mercoledì 27 maggio 2026

“A che punto tutto questo si configura come tradimento?”

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da Zerohedge

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/a-che-punto-tutto-questo-si-configura)

Il manuale della “rivoluzione colorata” utilizzato dalle élite dello Stato profondo, alcune delle quali operano all'interno del Capital Beltway, ha preso di mira il presidente Trump e il movimento populista per quasi un decennio. Se la Casa Bianca e il suo staff non riusciranno a capire come smantellare queste reti di sinistra, le stesse ONG finanziate con fondi occulti contro cui hanno dichiarato guerra all'inizio dello scorso autunno, rischiano che l'agenda MAGA venga compromessa.

Una serie di post pubblicati da Jennica Pounds, nota anche come “DataRepublican”, ha attirato l'attenzione del senatore Mike Lee (repubblicano dello Utah) e ha svelato nuovi dettagli di quella che è una complessa rete di un'operazione in stile “rivoluzione colorata”, orchestrata da democratici, organizzazioni no-profit, ex-dipendenti della USAID e miliardari per minare e destabilizzare dall'interno il movimento MAGA del presidente Trump.

La Pounds ha scritto su X:

Non si tratta di ipotesi, ma di informazioni tratte direttamente da una telefonata registrata. Ex-dipendenti della USAID descrivono come, prima del 20 gennaio, abbiano spostato i gruppi interni dai sistemi governativi alle chat crittografate di Signal, per poi collegarsi rapidamente con partner stranieri e ONG dopo l'insediamento. Questo tentativo di creare una rivoluzione colorata non è una novità; questo aspetto era già stato riportato da NOTUS all'inizio di quest'anno. Ciò che non viene riportato, tuttavia, è la dimensione internazionale. Un partecipante la definisce esplicitamente come “un movimento antiautoritario globale”, collegando i funzionari statunitensi con “colleghi di tutto il mondo che si sono occupati direttamente di questo problema”. Si fa riferimento al coordinamento con la Johns Hopkins, agli “spazi internazionali per la democrazia e la mitigazione dei conflitti” e agli sforzi per mobilitarsi oltre confine contro quello che percepiscono come autoritarismo interno.

Prosegue:

A che punto tutto questo si configura come tradimento?

La Pounds ha poi rivelato come quegli ex-funzionari corrotti della USAID abbiano “organizzato” movimenti di protesta su larga scala, una tattica classica di qualsiasi operazione di rivoluzione colorata, prima di aggiungere:

Si noti che alla fine del video il “noi” in riferimento all'organizzazione delle proteste del 5 febbraio è stato definito come un'iniziativa dei gruppi 50501 e Indivisible, entrambi finanziati da Soros. Questo è il primo collegamento concreto che ho trovato tra il movimento No Kings, il Dipartimento di Stato e Soros.

Ro Tucci, ex-direttrice del Centro USAID per la democrazia, i diritti umani e la governance e attuale co-responsabile di DemocracyAID, ha affermato all'inizio di quest'anno che era urgente coinvolgere le ONG internazionali per sostenere una rivoluzione colorata.

“Giustificano l'aspetto internazionale affermando che i regimi autoritari sono già collegati in rete a livello globale”, ha detto la Pounds.

La Pounds, inoltre, ha affermato che l'origine di questa rivoluzione colorata inizia proprio qui.

Proprio di recente l'organizzazione Americans for Public Trust ha pubblicato questo rapporto esplosivo:

Miliardari europei hanno convogliato $2 miliardi attraverso una rete di ONG transatlantiche per erodere la democrazia statunitense e finanziare la macchina delle proteste anti-Trump

I Democratici continueranno le loro operazioni di rivoluzione colorata nel 2026. Le ultime sono state un fallimento...

“Coup d'Flat”: Billionaire-Funded 'No Kings' Color-Revolution Turns Into White Liberal Boomer Parade As Dems Become National Laughingstock

Democrat Election Victories Fail To Spark Mass Mobilization Around White House

Nel frattempo l'amministrazione Trump ha messo in difficoltà il mondo delle ONG che operano senza scrupoli:

“Panic Unfolds”: Nonprofit Sector Battered By 419% Surge In Job Losses And Grantmaking Freeze

Ricordiamo che la scorsa estate l'operazione di rivoluzione colorata dei Democratici e delle loro ONG finanziate da miliardari con fondi occulti si è surriscaldata ed è sfociata in disordini aperti.

Invece di perdere tempo con le entità decentralizzate di Antifa, l'utente X, Cynical Publius, ha tre suggerimenti per Trump:

Il Partito Democratico, così come lo conosciamo oggi, cesserebbe di esistere se venissero attuate le seguenti tre misure:

  1. Obbligatorietà del documento d'identità a livello nazionale per votare di persona il giorno stesso delle elezioni, ad eccezione dei casi di voto per corrispondenza effettivo.

  2. Abolire lo status di esenzione fiscale per TUTTE le organizzazioni 501(c)(X) (anche quelle religiose, perché se lo manteniamo ne abuseranno).

  3. Continuiamo ad applicare le leggi sull'immigrazione vigenti volute da Trump finché non avremo riparato tutti i danni causati negli ultimi dieci anni.

Sul serio, tutto ciò che dobbiamo fare sono queste tre cose, e l'America tornerà a essere la Repubblica Costituzionale che è sempre stata destinata a essere.

È semplice.

Forse è giunto il momento che l'amministrazione Trump prenda sul serio la questione del risanamento del mondo del no-profit. Seamus Bruner ha offerto pubblicamente al presidente un chiaro punto di partenza in diretta televisiva nazionale:

Ai membri dello staff della Casa Bianca: leggete il post di Cynical Publius qui sopra.

Ecco anche un foglio riassuntivo:

• New Report Reveals Soros' Open Society Funneled $80 Million To Pro-Terror Groups

• Cheat Sheet: Here Are The Radical Leftist Orgs “Setting America On Fire”

E questo:

“Il marxismo odia la libertà e ama la miseria”, ha osservato il senatore Mike Lee.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 26 maggio 2026

L'economia iraniana sta implodendo

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di Zineb Riboua

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/leconomia-iraniana-sta-implodendo)

Molti dimenticano che l'Iran è entrato nel conflitto portando con sé la più grave crisi economica nella storia della Repubblica islamica.

Il presidente Pezeshkian aveva già avvertito che le infrastrutture del Paese erano al collasso: “A Teheran, se non riusciamo a gestire la situazione e se la popolazione non collabora nel controllo dei consumi, entro settembre o ottobre non ci sarà più acqua nei bacini idrici”. Oggi i danni vanno ben oltre la gestione delle risorse idriche e sono visibili in tre dimensioni: la valuta, il mercato del lavoro e la base industriale.

Il crollo del rial a 1,45 milioni per dollaro a gennaio ha scatenato forti proteste e da allora la valuta si è ulteriormente deprezzata, attestandosi ora a 1,87 milioni per dollaro. La banca centrale iraniana ha emesso un avviso pubblico, mettendo in guardia i cittadini dall'acquistare valuta estera e suggerendo che i prezzi potrebbero invertirsi con un intervento. “Se le aspettative vengono riviste, l'offerta aumenta o la banca centrale interviene in modo mirato, esiste la possibilità che i prezzi tornino alla normalità e che gli acquirenti a tassi elevati subiscano perdite”, ha affermato il comunicato stampa della banca centrale. Il fatto che essa metta in guardia la propria popolazione dal detenere dollari segnala che lo stato ha perso una delle funzioni più basilari di governo monetario.

Inoltre la grava situazione nel mercato del lavoro si aggiunge a quella monetaria. Il viceministro iraniano delle Cooperative, del Lavoro e del Welfare ha ammesso il mese scorso che la guerra ha distrutto oltre un milione di posti di lavoro, con ulteriori due milioni di perdite dovute a fattori diversi e indiretti.

Nemmeno i funzionari governativi riescono a concordare sull'entità dei danni, o forse non vogliono ammettere che gli attacchi statunitensi e israeliani abbiano colpito obiettivi strategici. Alcuni di loro hanno addirittura citato dati della previdenza sociale che suggeriscono un aumento di sole 100.000 richieste di sussidi di disoccupazione. Il ministro del Lavoro, Ahmad Meydari, ha poi diffuso una terza cifra, secondo cui 150.000 iraniani si sarebbero di recente registrati per ricevere i sussidi di disoccupazione.

Ciò che colpisce è che ogni cifra proviene da un ministero diverso, è misurata con una metodologia diversa e serve a uno scopo politico diverso. Più di ogni altra cosa, rivela un governo molto più interessato a gestire la percezione della disoccupazione che ad affrontare il problema in sé.

“Nell'ultimo anno la popolazione iraniana in età lavorativa è aumentata di circa 825.000 persone, ma sono stati creati solo 57.000 nuovi posti di lavoro.” (Financial Tribune)

Alla base di entrambi i problemi c'è il danno arrecato alla base industriale dell'Iran.

Mobarakeh Steel, uno dei più importanti impianti industriali dell'Iran, ha subito un duro colpo: oltre 27.000 lavoratori si trovano ora senza un contratto di lavoro definito; il personale tecnico specializzato, che in precedenza guadagnava oltre 100 milioni di toman (circa $568) al mese, ora percepisce una retribuzione vicina al minimo sindacale, pari a circa un quinto dei salari precedenti, secondo Iran International.

Il problema che attraversa tutto il resto è che la produzione siderurgica iraniana dipende da materie prime petrolchimiche e input energetici, mentre il settore petrolchimico si basa sull'acciaio nazionale per la costruzione e la manutenzione degli impianti. Questi due settori funzionano praticamente come un unico sistema interconnesso, e ciò che ha reso letali gli attacchi statunitensi è stato il fatto di aver colpito due dei suoi punti critici. Ciò è particolarmente dannoso anche per le Guardie Rivoluzionarie, poiché tale sistema ha un peso considerevole sull'economia iraniana, con i prodotti petrolchimici che generano circa $13 miliardi di entrate dalle esportazioni all'anno, classificandosi come la seconda maggiore fonte di valuta estera del Paese dopo il petrolio greggio.

In particolare, i prezzi dei farmaci sono aumentati fino al 400%, le farmacie segnalano carenze in tutto il Paese e il blocco di internet, che da tempo rappresenta lo strumento preferito dal regime per controllare la narrazione, potrà anche impedire agli iraniani di vedere filmati di fallimenti sul campo di battaglia delle Guardie Rivoluzionarie, ma non potrà impedire loro di vedere una valuta che ha perso più della metà del suo valore.

In questo senso ciò che l'Operazione Epic Fury ha ottenuto finora è stato costringere la Repubblica Islamica a gestire simultaneamente due fronti: uno rivolto verso l'esterno, volto a proteggere un complesso apparato militare basato su finanziamenti per procura, minacce missilistiche e un incessante programma nucleare, e uno rivolto verso l'interno, volto a gestire una popolazione che ha ripetutamente dimostrato, a costo della propria vita, che esiste una soglia che il regime continua a superare.


Il blocco e l'architettura delle sanzioni

Oltre agli attacchi ai settori chiave, il blocco navale statunitense ha interrotto le entrate derivanti dalle esportazioni alla fonte, con l'isola di Kharg che si sta avvicinando al limite della sua capacità di stoccaggio; le immagini satellitari mostrano infatti una grande chiazza di petrolio a ovest del terminale e le Guardie Rivoluzionarie stanno perdendo circa $170 milioni al giorno, e il Pentagono stima che le perdite totali di entrate petrolifere ammontino a $4,8 miliardi fino ad oggi.

Bloccare le esportazioni di petrolio, tuttavia, lascia intatta la rete finanziaria che l'Iran ha costruito per elaborare, trasferire e proteggere tali entrate attraverso intermediari cinesi, ed è proprio in questo ambito che opera l'Operazione Economic Fury.

Per comprenderlo, è necessario riconoscere che i precedenti cicli di sanzioni si sono rivelati inefficaci proprio perché la Cina assorbiva il petrolio greggio iraniano attraverso raffinerie clandestine, trasferiva i fondi attraverso reti bancarie ombra e forniva al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) l'infrastruttura di intelligence che ne manteneva operative le attività regionali. L'operazione “Economic Fury” si propone di colpire tutti questi aspetti. Come ha affermato il Segretario Bessent: “Prenderemo di mira senza sosta la capacità del regime di generare, trasferire e rimpatriare fondi, e perseguiremo chiunque agevoli i tentativi di Teheran di eludere le sanzioni”.

La campagna economica di Trump si articola su due livelli.

Il primo livello consiste nel colpire la rete finanziaria attraverso la quale il petrolio iraniano sfugge al controllo delle autorità di regolamentazione occidentali.

Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha designato Hengli Petrochemical, la seconda raffineria cinese per dimensioni, circa 40 compagnie di navigazione legate alla flotta ombra iraniana e raffinerie indipendenti come i principali impianti di lavorazione del petrolio greggio iraniano soggetto a sanzioni. La risposta di Pechino è stata un ordine formale di divieto che imponeva ai cittadini e alle aziende cinesi di non conformarsi, e l'ordine stesso era rivelatore: un governo ridotto a emettere istruzioni di emergenza per proteggere le proprie aziende dalle designazioni statunitensi ha esaurito i modi più discreti per fare affari con un'organizzazione designata come terroristica.

Il secondo livello consiste nel trasformare la pressione economica sul Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche in una campagna di denuncia politica diretta contro la Cina.

Le sanzioni inflitte a Meentropy Technology, The Earth Eye e Chang Guang Satellite Technology per aver fornito all'Iran informazioni geospaziali per monitorare i movimenti militari statunitensi e alleati, mettono a nudo la complicità cinese nelle operazioni militari iraniane, fornendo alle autorità di regolamentazione una base documentata per azioni più ampie contro il telerilevamento commerciale cinese.

Coloro che osservano i negoziati per il cessate il fuoco e concludono che il conflitto si stia esaurendo stanno interpretando erroneamente la situazione, con conseguenze analitiche concrete. Infatti, sebbene gli attacchi siano stati sospesi, l'Operazione Economic Fury continua a funzionare sia da acceleratore che da ancoraggio di ciò che la fase militare ha innescato, trasformando la distruzione sul campo di battaglia in un deterioramento istituzionale che si aggrava nel tempo e nega alle Guardie Rivoluzionarie la capacità finanziaria e organizzativa di ricostituire ciò che Epic Fury ha smantellato.

Le Guardie Rivoluzionarie amano vantarsi della loro immunità alle pressioni esterne, ma la situazione economica rivela un'organizzazione disorientata, che opera secondo un modello così rigido e dipendente da condizioni ormai obsolete da non avere una risposta efficace alle pressioni che ora gravano su di essa.


Il dilemma delle Guardie Rivoluzionarie

La Repubblica islamica non si è mai sostenuta unicamente grazie all'ideologia, né solo grazie alla coercizione. Ciò che più di ogni altra cosa l'ha sostenuta e resa così sofisticata è stato un sistema stratificato e coeso in cui l'impegno ideologico, la repressione selettiva e il clientelismo materiale si rafforzavano a vicenda, con ciascun elemento che compensava gli altri quando uno si indeboliva.

Si stima che Hezbollah ricevesse circa $700 milioni all'anno. Gli Houthi, le Forze di Mobilitazione Popolare, la Jihad Islamica Palestinese e una serie di altri gruppi per procura attingevano tutti alla stessa fonte. L'ideologia può spiegare perché gli uomini si uniscono a un movimento rivoluzionario, ma raramente spiega perché vi rimangono, e non spiega mai perché combattono costantemente per un lungo periodo e in diversi ambiti e aree. Ciò richiede finanziamenti, logistica e uno stato in grado di adempiere ai propri obblighi.

In una regione in cui le istituzioni statali si erano a lungo dimostrate predatorie, inefficienti o semplicemente assenti, le Guardie Rivoluzionarie offrivano ciò che era veramente raro: un'organizzazione che pagava puntualmente, forniva ai suoi partner attrezzature funzionanti e manteneva i suoi impegni. Tale affidabilità operativa ne ha assicurato l'influenza regionale tanto quanto qualsiasi affinità ideologica, e lo stesso principio ha sostenuto la pretesa del regime di autorità istituzionale a livello nazionale.

I regimi autoritari possono sopportare un notevole malcontento popolare, e la Repubblica islamica ha ripetutamente dimostrato questa capacità, tuttavia la loro resistenza prolungata si basa su due condizioni che operano in sinergia. La prima è un apparato coercitivo dotato della coerenza organizzativa e delle risorse materiali necessarie per impiegare la forza su vasta scala. La seconda è una popolazione che continua a valutare il costo della protesta come superiore al costo dell'obbedienza. Entrambe le condizioni sono ora oggettivamente in declino.

I primi segnali di deterioramento hanno iniziato a manifestarsi nel nucleo istituzionale. A marzo i membri del Comando delle Unità Speciali hanno ricevuto la notifica di problemi di elaborazione relativi al pagamento degli stipendi di alcune unità, il terzo ritardo di questo tipo per tali forze solo quest'anno. Le conseguenze sono state immediate: alcuni membri del personale si sono rifiutati di partecipare alle manifestazioni di mobilitazione filo-governativa, causando evidenti disagi alle operazioni nelle principali città. I ​​pensionati e alcuni reparti dell'esercito regolare non hanno ricevuto lo stipendio per il secondo mese consecutivo.

Gli alti comandanti hanno iniziato ad accusare le Guardie Rivoluzionarie di sfruttare la crisi finanziaria della Bank Sepah per indebolire le forze di polizia e concentrare le risorse a favore di enti legati al clero. Questo schema rivela un apparato militare che, pur essendo pienamente consapevole di una popolazione spinta al limite, ha abbandonato la gestione collettiva della scarsità e ha iniziato a ridistribuirla come arma tra le sue istituzioni costituenti.

Il contesto strategico ha ora ristretto le strade per le Guardie Rivoluzionarie a due sole vie, ognuna delle quali conduce a una diversa forma di distruzione istituzionale.

La crudeltà del dilemma sta nel fatto che scegliere l'una o l'altra strada non fa altro che accelerare il collasso che l'altra già minaccia.

Percorso 1: un accordo con Trump

Un accordo con Washington costringerebbe le Guardie Rivoluzionarie a rinunciare alla loro rete di appalti edili, monopoli di importazione e istituzioni finanziarie che hanno trasformato il potere politico in ricchezza, e a farlo di fronte a una popolazione che ha sopportato decenni di salari in calo, risparmi in diminuzione e infrastrutture fatiscenti, mentre le risorse nazionali venivano dirottate verso conflitti esteri.

Percorso 2: continuare la guerra

Nemmeno un confronto prolungato offre vie d'uscita. Spingerebbe le esigenze operative oltre le capacità dell'organizzazione, inasprirebbe le sanzioni che già tagliano i flussi di entrate, eroderebbe la credibilità militare a ogni nuovo scontro e intensificherebbe le rivalità interne tra la leadership clericale, le Guardie Rivoluzionarie, la burocrazia e le forze armate regolari, in lotta per una riserva di risorse sempre più ridotta. Un sistema basato sul clientelismo non può sopravvivere una volta che tutto questo si esaurisce.

Il problema è di natura strutturale e non esiste una soluzione a breve termine in grado di risolverlo.

Ogni possibile via d'uscita mina le condizioni stesse di cui l'organizzazione ha bisogno per sopravvivere. Ciò mette in luce la contraddizione centrale di ciò che la Repubblica Islamica ha costruito in quattro decenni: uno stato militare parallelo all'interno dello stato, un impero regionale di gruppi per procura e un sistema finanziario protetto da qualsiasi forma di controllo, il tutto concepito per proiettare il potere all'esterno, ma del tutto impreparato alla crescente pressione che ora proviene sia dall'interno che dall'esterno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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lunedì 25 maggio 2026

La Cina ha reso manifesta la fine dei giochi in Iran?

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di Tom Luongo

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-cina-ha-reso-manifesta-la-fine)

Ormai da settimane assistiamo a una farsa sullo Stretto di Hormuz. È aperto? È chiuso? È più lo Stretto di Schrödinger che altro, ovvero entrambe le cose contemporaneamente.

L'ambiguità è il punto centrale dell'esercizio. Non si possono scrivere titoli di giornale, influenzare i mercati petroliferi e alimentare la dissonanza cognitiva di chi odia Donald Trump se lo Stretto è, o in un modo o nell'altro, aperto o chiuso.

Sebbene questa ambiguità abbia un valore strategico, tale valore è soggetto a un decadimento temporale, come nel caso di un'opzione. Esistono date specifiche nel futuro che ne faranno rapidamente diminuire il valore.

Anche la funzione temporale per la valutazione delle opzioni non è affatto lineare. È pari a zero per un lungo periodo, poi negli ultimi trenta giorni del contratto la funzione temporale diventa più rilevante, fino a quando il valore del contratto non è essenzialmente zero, a seconda di quanto ci si discosta dallo strike price.

Più ci si allontana da esso, più aggressiva diventa la funzione di decadimento temporale sul valore dell'opzione (suggerimento: non fate trading con le opzioni, la maggior parte delle persone non è brava, me compreso).

Lo stesso principio di base si applica alle crisi politiche. Entrambe le parti elaborano la propria strategia, schierano i propri team di propaganda, espongono le proprie ragioni all'opinione pubblica, manovrano le proprie risorse materiali, esercitano pressioni dietro le quinte e poi vedono chi vince.

Ma alla fine quel disegno di legge dovrà essere messo ai voti, l'altra parte prenderà i suoi negoziatori e se ne andrà, oppure un blocco costringerà una delle due parti a iniziare a scaricare petrolio nel mare anziché interrompere la produzione.

Nel caso dell'Iran abbiamo assistito a tutti e tre questi eventi in successione e contemporaneamente.


In diretta da Hormuz, ecco il Gioco della Confusione!

Parliamo dunque della strategia iraniana dello Stretto di Schrödinger. Non è Donald Trump ad aver bisogno dello Stretto in un contesto di identità statale ambigua. È l'Iran. È tutto ciò che ha e Trump può sfruttare l'ambiguità a suo vantaggio, ma non ne ha bisogno.

Perché? Perché ha il controllo fisico della situazione. Lui e l'esercito americano se lo sono guadagnato nei primi giorni di marzo. Da allora non è stato altro che una guerra di propaganda volta a mantenere la percezione di qualcosa di falso... ovvero che l'Iran (o più specificamente le Guardie Rivoluzionarie) controlli il flusso di petrolio nel mondo.

Abbiamo visto i numeri: 7 milioni di barili sauditi al giorno diretti verso il Mar Rosso (e neanche un missile Houthi in vista), centinaia di petroliere dirette verso il Golfo d'America spingendo le esportazioni statunitensi a livelli record.

Gli Emirati Arabi Uniti sono fuori dall'OPEC, quindi “l'Iran” attacca il terminale dell'oleodotto a Fujairah per rappresaglia, dove vengono caricati e spediti altri 2 milioni di barili al giorno senza il loro consenso e senza che venga pagato il loro stupido pedaggio.

Trump annuncia l'Operation Freedom per scortare le petroliere attraverso le acque del Golfo dell'Oman, ma i capitani delle navi, di un livello di stupidità particolarmente elevato, si rifiutano di accettare la sua offerta. Questo, come la cancellazione dei contratti assicurativi da parte dei Lloyd di Londra, fa chiaramente parte della guerra di propaganda.

L'Iran sta cercando di vincere la guerra di propaganda, o di intelligence, mentre Trump ha già vinto quella sul campo. Attacchi casuali a navi qua e là non sono una strategia, gente, è solo il maggiore Habib Imadumassijad che lancia un missile per finire sui giornali.

Il titolo viene ripreso con entusiasmo dai soliti noti media e si propaga attraverso X alla velocità dell'algoritmo.

Non passano mai più di 48 ore da qualche mossa di ritorsione per mantenere vivo il gioco dell'ambiguità. Eccone una di stamattina:

Due giorni fa la Marina britannica ha dichiarato che un cacciatorpediniere statunitense è stato colpito da un missile iraniano. Nessun video, nessuna foto... solo un'espressione di incredulità da parte dei media britannici.

Da due mesi ci viene propinata la stessa replica del solito gioco che si ripete ogni volta che scoppia una di queste crisi.

Per quattro anni siamo stati assaliti da favole sui droni ucraini, sui fantasmi di Kiev e sui bombardamenti contro le infrastrutture russe che avrebbero potuto avere luogo solo con l'aiuto di forze NATO di una nazionalità o dell'altra.

In realtà non è molto diverso dalle storie di droni ucraini che si spingono in profondità nel territorio russo per colpire raffinerie di petrolio, o parte della triade nucleare russa. L'Ucraina non sta agendo strategicamente per vincere la guerra con queste mosse, si tratta di provocazioni per danneggiare politicamente Putin in patria e costringerlo ad intensificare il conflitto, andando oltre la questione di fondo, ovvero il deplorevole trattamento riservato dall'Ucraina alla minoranza russa nel Donbass.

L'obiettivo è sempre il trito e ritrito gioco dell'allungare il brodo e fingere. Confusione e costernazione, escalation anziché riconciliazione. Le marionette della cricca di Davos/City di Londra si rifiutano di negoziare nell'interesse dei propri cittadini; il tutto viene sempre giustificato da un appello alle emozioni, in questi casi per punire il prepotente.

Quante volte abbiamo sentito questa sciocchezza sull'Ucraina? “Basta che Putin lasci l'Ucraina e la guerra finirà”.

Quante volte avete sentito una variante di “Ma lo stretto era aperto il 27 febbraio...”

È la stessa logica fallace che riduce le preoccupazioni geopolitiche e la complessità degli interessi a livelli assurdi di ignoranza. In realtà, sta creando una nuova categoria di fallacia logica: l'appello allo status quo.

Dalla fine della fase principale dell'Operazione Epic Fury, abbiamo assistito a una tipica strategia di soft power anglo-iraniana nella fase intermedia del conflitto.

Si verificano delle mosse in cui la parte che dispone solo di opzioni di soft power (Iran, Ucraina) pensa di aver segnato un punto, o di aver scambiato una torre con un pedone, e poi vengono annunciati nuovi colloqui, vengono riproposte le stesse linee rosse e le stesse condizioni perché hanno ottenuto un vantaggio creato dal nulla, e poi tutto viene respinto senza indugi dalla parte con la forza militare, che viene quindi dipinta come la cattiva per aver ostacolato la pace.

Dopo pochi giorni di speranza, tutti tornano a casa, i mercati vengono gonfiati e poi svuotati, qualcuno ha guadagnato un sacco di soldi per evitare che i propri assegni venissero respinti.

Poi il ciclo si ripete.


Il tempo scorre

Ma, come ho detto all'inizio, tutto questo ha un meccanismo di decadimento temporale. Prima o poi il catering comincia a deteriorarsi sotto il sole cocente del pomeriggio, la band non ha più voglia di fare un quinto set e tutti non vedono l'ora che la festa finisca.

Una volta che un gruppo ha fatto il giro dei saluti, tutti gli altri iniziano ad avere la stessa idea.

A quel punto tutti colgono il segnale sociale all'improvviso: è come se un'onda invisibile attraversasse la stanza e tutti iniziassero a fare i bagagli contemporaneamente.

E c'è ben poco che l'ospite possa fare se vuole che la festa continui, a meno di non fare qualcosa di orribile.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno lasciato l'OPEC e l'OPEC+: la festa del cartello che manipolava i prezzi del petrolio è finita.

Nella stessa settimana il ministro degli Esteri iraniano, Aragchi, è stato convocato a Pechino e potete star certi che non era lì per discutere di come tenere bloccati i futuri flussi petroliferi della Cina dietro a un gruppo di capitani di navi indiane incompetenti che si rifiutano di accettare l'aiuto di Donald Trump per consegnare i loro carichi di petrolio.

No, gli è stato detto di smetterla con le idiozie, di iniziare a negoziare sul serio. L'infiltrato delle Guardie Rivoluzionarie che stava mandando a monte le trattative è stato licenziato.

Trump ha posticipato di un mese l'incontro con Xi Jinping per poter attuare appieno la sua strategia volta a porre fine al ricatto petrolifero iraniano.

Secondo alcune fonti l'Iran starebbe ora scaricando petrolio nel Golfo Persico (sottolineo “secondo alcune fonti”) anziché interrompere la produzione petrolifera, il che comprometterebbe la ripresa da questa situazione per anni.

L'Iran ha finalmente estromesso Mohammad Bagher Ghalibaf dai negoziati, lui che era il “falco” e si rifiutava di cedere su tutti i punti chiave della trattativa. Credete che sia successo solo perché gli sono uscite le farfalle dal sedere?

No, Ghalibaf era l'infiltrato della cricca di Davos e per questo è stato allontanato.

Il tempo stringe. La Cina desidera stabilità nei flussi energetici provenienti dal Medio Oriente. In quanto esportatrice di beni e importatrice di energia, ha bisogno di buoni rapporti con gli Stati Uniti per superare i propri squilibri strutturali mentre gli Stati Uniti ricostruiscono.

Trump e Xi si sono incontrati per discutere di queste cose e, possibilmente (si spera), per gettare le basi di un nuovo ordine mondiale che escluda il Vecchio Mondo della cricca di Davos. Trump e Putin hanno orchestrato un cessate il fuoco di tre giorni in occasione del Giorno della Vittoria russo per la Seconda guerra mondiale, allineando i calendari cerimoniali di Stati Uniti e Russia, in quello che è l'ennesimo grave affronto all'Europa.

Sia all'Iran che all'Ucraina viene detto che è finita, basta con queste sciocchezze una volta per tutte. Siete solo pedine e coloro con cui siete alleati stanno perdendo. È ora di stringere nuove alleanze con il Nuovo Mondo che si sta formando.

Persino l'UE sta cercando di far credere di essere aperta al dialogo con Putin. Così tanto sono disperati. Hanno colpito un paio raffinerie di petrolio, hanno fatto sanguinare di nuovo il naso a Putin e pensano: “Ora possiamo costringerlo a negoziare”.

Non ci sono colloqui... solo gente dell'UE che si sfoga per scrivere un titolo e far sembrare irragionevole il rifiuto di Putin.

Putin ha minacciato apertamente Kiev di annientamento se avesse violato il cessate il fuoco. Trump ha schierato un immenso arsenale per scatenare la prossima ondata di violenza contro le Guardie Rivoluzionarie e il popolo iraniano.

Quelle opzioni sono molto lontane dal loro strike price. Tic tac, l'orologio di Hormuz corre.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 22 maggio 2026

La fine delle frodi ai danni degli USA: Bessent chiude i finanziamenti occulti alle organizzazioni no-profit

 

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Stu Cvrk

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-fine-delle-frodi-ai-danni-degli)

Il 23 aprile il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato che l'IRS intende rivedere il Modulo 990, la dichiarazione informativa annuale presentata dalle organizzazioni esenti da imposte, al fine di migliorare la trasparenza e rafforzare la supervisione, concentrandosi in particolare sulla rendicontazione relativa a contratti governativi, sovvenzioni pubbliche e accordi di sponsorizzazione fiscale. Gli obiettivi dichiarati sono individuare le irregolarità e perseguire i responsabili.

Il Segretario del Tesoro, Scott Bessent, ha espresso la questione senza mezzi termini: “Stiamo ponendo fine all'era in cui frodi, abusi e attività estremiste venivano celati dietro complicate strutture no-profit. Quando soggetti malintenzionati abusano delle strutture di beneficenza, i direttori e i funzionari devono comprendere che la trasparenza può portare a controlli approfonditi, responsabilità e obblighi di legge”.

Il responsabile ad interim dell'ufficio legale dell'IRS ha aggiunto: “Se un'organizzazione riceve fondi pubblici, o donazioni deducibili dalle tasse, deve essere in grado di dimostrare chi controlla il denaro e dove viene impiegato”.

Perché questo requisito normativo apparentemente innocuo è così importante, visto che la maggior parte degli americani non ha idea a cosa serva il modulo 990?

Cerchiamo di rispondere a questa domanda in modo più dettagliato.


In sintesi, prima di tutto

Attualmente ingenti somme di denaro transitano attraverso organizzazioni “ombrello” senza scopo di lucro verso decine o centinaia di sottogruppi, e la traccia cartacea scompare. L'IRS non prevede al momento alcun meccanismo nel Modulo 990 per richiedere la divulgazione degli accordi di sponsorizzazione fiscale. Le nuove norme obbligherebbero queste organizzazioni di transito a rivelare chi riceve il denaro e per cosa viene utilizzato.

Bisogna considerare tutto ciò nel contesto delle accuse mosse contro il Southern Poverty Legal Center, che rappresentano solo la punta dell'iceberg degli accordi e delle transazioni di sponsorizzazione fiscale.


Il problema: cos'è la sponsorizzazione fiscale e come viene sfruttata?

La sponsorizzazione fiscale è una pratica legittima e consolidata. In un tipico rapporto di sponsorizzazione fiscale, lo status di esenzione fiscale 501(c)(3) di un'organizzazione no-profit viene esteso a gruppi impegnati in attività che servono alla missione dello sponsor fiscale, in genere a fronte di un compenso. Le donazioni al progetto sono indirizzate allo sponsor fiscale e sono limitate al sostegno delle attività dell'iniziativa benefica. Lo sponsor fiscale è responsabile di garantire che le attività del progetto raggiungano il loro scopo benefico. Ecco come la Tides Foundation, di orientamento progressista, pubblicizza le sponsorizzazioni fiscali sul proprio sito web.

Il caso d'uso legittimo: un nuovo ente di beneficenza che non ha ancora ottenuto lo status 501(c)(3) dall'IRS può operare sotto l'egida di un'organizzazione no-profit già consolidata mentre completa l'iter. Il problema sorge quando il modello viene utilizzato in modo improprio e su larga scala.

Arabella Advisors e le sue entità affiliate hanno sfruttato le normative fiscali in base alle quali i gruppi che utilizzano un accordo di sponsorizzazione fiscale non sono tenuti a presentare il modulo 990 all'Internal Revenue Service. Attraverso accordi di “trasferimento diretto”, i fondi vengono trasferiti da un'organizzazione all'altra, rendendo difficile tracciare la destinazione del denaro del donatore.

Come evidenziato nel comunicato stampa del Dipartimento del Tesoro americano, recenti attività di controllo da parte del Congresso hanno sollevato preoccupazioni sul fatto che alcuni accordi di sponsorizzazione fiscale possano essere utilizzati per occultare chi gestisce un progetto, chi controlla i fondi del progetto e come tali fondi vengono utilizzati.

La falla chiave sta nel fatto che, poiché il “progetto” sponsorizzato non è un'entità giuridica autonoma, non presenta alcuna dichiarazione dei redditi indipendente (modulo 990). Milioni di dollari possono essere destinati a un gruppo che, sulla carta, a malapena esiste – magari solo un sito web – senza alcuna responsabilità pubblica.


La rete di finanziamento occulto di Arabella: dimensioni e struttura

Arabella Advisors, fondata nel 2005 da Eric Kessler, ex-collaboratore dell'amministrazione Clinton, è diventata l'esempio più sofisticato di questo modello nella sinistra americana. Arabella Advisors è una società di consulenza filantropica che supervisiona diverse organizzazioni no-profit, le quali a loro volta gestiscono una moltitudine di progetti e organizzazioni di sinistra. Considerando le sette organizzazioni no-profit che compongono l'Arabella Network, nel solo 2023 sono stati erogati quasi $1 miliardo in sovvenzioni. Una cifra che permette di influenzare notevolmente le elezioni e l'attivismo di sinistra.

Le proporzioni sono sbalorditive. Nel ciclo elettorale del 2020 le organizzazioni no-profit di Arabella hanno raccolto $2,4 miliardi, più della somma raccolta dai comitati nazionali democratico e repubblicano messi insieme. Nel ciclo elettorale del 2022 la raccolta fondi di Arabella è salita a $3 miliardi.

Le organizzazioni no-profit gestite da Arabella hanno versato complessivamente ad Arabella oltre $200 milioni in onorari di consulenza, creando al contempo centinaia di organizzazioni di sinistra impegnate in politiche e attività di advocacy attraverso accordi di “sponsorizzazione fiscale” che generano “gruppi pop-up” operanti sotto l'egida di un'organizzazione no-profit gestita da Arabella, non tenuti a presentare dichiarazioni finanziarie indipendenti e che spesso esistono come poco più che un sito web.

La tecnica fondamentale – quella dei “gruppi pop-up” – è essenziale per comprendere come funziona l'opacità. Dalla sua nascita la rete Arabella ha sponsorizzato almeno 340 di questi gruppi e raramente rivelano il loro legame con Arabella Advisors, o con le sue organizzazioni no-profit interne; ciononostante molte di esse accettano donazioni dalla popolazione, fondi che vengono poi destinati alle organizzazioni no-profit di Arabella. Questo sistema permette inoltre a questi gruppi di nascondere i propri finanziatori, poiché è praticamente impossibile risalire a un singolo gruppo per ogni singola sovvenzione destinata alle organizzazioni no-profit di Arabella.

I fondi principali all'interno della rete – il New Venture Fund, il Sixteen Thirty Fund, l'Hopewell Fund, il Windward Fund e il North Fund – si scambiano denaro tra loro, aumentando ulteriormente l'opacità. I ​​cinque fondi hanno inviato più di $52 milioni ad Arabella Advisors come pagamento per servizi operativi e di gestione. In numerose occasioni, i fondi si sono trasferiti reciprocamente milioni di dollari, oscurando ulteriormente quali cause e iniziative siano state finanziate dalle singole sovvenzioni.

Anche il denaro estero è entrato in questa rete. Il miliardario svizzero Hansjörg Wyss è riuscito a trasferire $475 milioni in varie organizzazioni per influenzare la politica e le elezioni statunitensi attraverso le sue organizzazioni no-profit. La rete Arabella può essere collegata direttamente a $265 milioni provenienti dal Berger Action Fund e dalle Wyss Foundations. È importante ricordare che le leggi elettorali statunitensi vietano ai cittadini stranieri di contribuire a candidati, o PAC (Political Action Committee), ma non esiste una restrizione equivalente per le organizzazioni no-profit che operano in questo modo.

Cosa ha finanziato nello specifico Arabella? Ha svolto un ruolo di primo piano nelle battaglie relative alle nomine alla Corte Suprema, all'aborto, allo sport femminile, alla disciplina scolastica, alle politiche ambientali, alle false testate giornalistiche locali, ai “Zuck Bucks” che manipolano gli uffici elettorali e altro ancora. Un esempio particolarmente significativo: un gruppo sponsorizzato da Arabella e finanziato interamente con denaro di Soros, “Governing for Impact”, nato nel 2019, ha collaborato con la Harvard Law School per elaborare memorandum strategici legali su come ribaltare decine di regolamenti federali, tra cui il Titolo IX.

In particolare, il Sixteen Thirty Fund ha agito come strumento elettorale: ha finanziato diversi gruppi che hanno diffuso spot pubblicitari a sostegno dei Democratici durante le elezioni di metà mandato nel 2018. Il gruppo ha anche finanziato Demand Justice, che ha speso milioni di dollari in spot contro la nomina di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema. Solo nel 2020 il Sixteen Thirty Fund ha donato $410 milioni per sconfiggere Trump e conquistare il controllo a guida democratica degli Stati Uniti.

Il recente rebranding di Arabella: a seguito di un'attenta analisi, Arabella ha annunciato la sua chiusura, che sarà sostituita da tre organizzazioni. La divisione di sponsorizzazione fiscale è stata acquisita da Sunflower Services, una società di pubblica utilità di recente costituzione. Le restanti divisioni di Arabella hanno formato una nuova società chiamata Vital Impact. Sunflower Services è controllata, almeno in maggioranza, dalle tre maggiori organizzazioni benefiche C3 del vecchio impero di Arabella: New Venture, Hopewell e Windward Funds. I critici sottolineano che si tratta di una ristrutturazione, non di una chiusura; la stessa infrastruttura continua a operare sotto nomi più rassicuranti.


La Fondazione Tides: il modello originale

Tides è nata trent'anni prima di Arabella e ha sostanzialmente inventato il modello di sponsorizzazione fiscale per la sinistra. Il fondatore di Tides, Drummond Pike, aveva immaginato di utilizzare la sponsorizzazione fiscale per l'attivismo politico progressista. La sponsorizzazione fiscale prevede che un ente benefico esente da tasse fornisca supporto finanziario a un progetto, o un'organizzazione non esente, garantendogli così l'esenzione fiscale finché l'ente benefico mantiene il controllo su come vengono spesi i fondi.

Tra il 1996 e il 2010 il Tides Center ha svolto il ruolo di ente finanziatore per circa 677 progetti distinti, con un fatturato complessivo di $522,4 milioni; solo nel 2010 il Centro gestiva attivamente quasi 200 progetti.

Lo stesso fondatore di Tides, Pike, ha riconosciuto lo scopo principale del modello: “L'anonimato è molto importante per la maggior parte delle persone con cui lavoriamo”. Il Tides Center è stato descritto come un'organizzazione che elimina ogni traccia cartacea tra le sovvenzioni e il donatore originale.

La rete combinata di Tides è enorme. Le sei organizzazioni no-profit di Tides hanno fatto registrare un fatturato totale combinato di $785.605.823 nel 2024. Il Tides Center offre un supporto fiscale completo ai progetti che non godono dello status di esenzione fiscale da parte dell'IRS. Si noti, ancora una volta, che il modulo 990 non prevede alcun meccanismo per la divulgazione delle attività di supporto fiscale. Alcuni progetti attuali e passati del Tides Center includono Fair and Just Prosecution, Palestine Legal e l'International Corporate Accountability Roundtable.

Il Washington Free Beacon ha riportato che nel 2023 la Tides Foundation ha donato $286.000 all'Alliance for Global Justice, un gruppo noto soprattutto per essere stato lo sponsor finanziario di Samidoun, successivamente sanzionato dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti come “organizzazione benefica fittizia” per aver fornito supporto materiale a un'organizzazione terroristica palestinese che ha partecipato agli attacchi di Hamas del 7 ottobre.

Tides ha inoltre utilizzato i suoi servizi di sponsorizzazione fiscale per agevolare esplicitamente la ricerca di finanziamenti governativi. La commissione per tutti i finanziamenti provenienti da fonti governative è del 15%, superiore alle tariffe standard perché i finanziamenti governativi comportano una quantità di documenti e rendicontazione maggiore: ciò significa che Tides si promuove attivamente come strumento per consentire ai suoi progetti sponsorizzati di accedere ai finanziamenti federali, trattenendo una percentuale.


Finanziamenti governativi destinati a gruppi di sinistra

È qui che entrano in gioco direttamente i soldi dei contribuenti, distinti dai finanziamenti privati ​​occulti, ma spesso intrecciati ad essi. Ecco alcune stime ed esempi.

USAID ha stanziato più di $800.000 al New Venture Fund, un'organizzazione no-profit che opera con fondi occulti e che nasconde la provenienza dei fondi destinati a ciascuna organizzazione, e $27 milioni al Tides Center.

La Commissione statunitense per i rifugiati e gli immigrati, una delle organizzazioni non profit che si occupavano del trasporto di immigrati clandestini in tutto il Paese durante l'amministrazione Biden, ha dichiarato di aver ricevuto $284 milioni dei suoi $289 milioni di entrate da sovvenzioni governative, pari al 98,2% dei fondi ricevuti.

Dal 2008 il Solidarity Center ha ricevuto oltre $86 milioni dal governo federale; $61 milioni di questi sono stati erogati durante la presidenza Biden. Tre dipendenti del Solidarity Center sono entrati a far parte del Dipartimento del Lavoro durante l'amministrazione Biden. Il Solidarity Center riceve il 99% delle sue entrate totali dai contribuenti americani e serve l'AFL-CIO, che ha destinato l'86% delle sue donazioni politiche nel 2024 ai Democratici.

Sul fronte climatico: i fondi dell'Inflation Reduction Act hanno stanziato centinaia di miliardi per l'agenda verde. Un ex-membro dello staff di un gruppo ambientalista chiamato Coalition for Green Capital è entrato a far parte dell'EPA proprio per indirizzare $27 miliardi in finanziamenti per la transizione ecologica. Durante il suo mandato $5 miliardi sono stati concessi alla sua ex-organizzazione. Power Forward Communities ha ricevuto quasi $9 miliardi nonostante fosse stata fondata solo pochi mesi prima della richiesta, e tra i beneficiari figurava un gruppo affiliato a Stacey Abrams che aveva solo $100 in banca quando ha ricevuto $2 miliardi.

L'Environmental Law Institute, che ha gestito un “Climate Judiciary Project” per sensibilizzare i giudici federali e statali a favore delle azioni legali per danni climatici contro le compagnie energetiche, ha ricevuto milioni di dollari in sovvenzioni e contratti dall'EPA, dai Dipartimenti di Giustizia, Sicurezza Interna, Agricoltura e Stato e dalla National Science Foundation tra il 2021 e il 2024.

Per quanto riguarda nello specifico l'SPLC: nonostante abbia fatto registrare entrate per $132,7 milioni e un patrimonio netto di quasi $770 milioni nel 2021, il Dipartimento di Stato ha comunque concesso onorari e compensi per interventi a funzionari dell'SPLC. Inoltre il Dipartimento del Lavoro dell'era Biden approvò una sovvenzione da $6 milioni per la “formazione professionale” a NextGen, un'organizzazione no-profit che si batte per “cambiamenti politici progressisti” attraverso attività di sensibilizzazione e impegno civico.

Lo stesso SPLC è finito sotto i riflettori per altri motivi: il Dipartimento di Giustizia ha incriminato il Southern Poverty Law Center per frode federale, sostenendo che abbia raccolto impropriamente milioni di dollari per pagare informatori infiltrati nel Ku Klux Klan e in altri gruppi estremisti.

Il continuo viavai di persone tra queste ONG finanziate pubblicamente e le amministrazioni democratiche è un elemento chiave della vicenda. Il personale delle Open Society Foundations e dei gruppi di sinistra ad esse associati entrava e usciva dalla Casa Bianca di Biden, dal Dipartimento di Giustizia e da altre agenzie governative: le stesse persone che in precedenza avevano definito le priorità di erogazione dei finanziamenti, per poi indirizzare i fondi pubblici verso organizzazioni affini.

Nel solo primo mese dell'amministrazione Trump, 15 gruppi che avevano ricevuto finanziamenti federali dalla precedente amministrazione hanno fatto causa all'amministrazione in carica, principalmente per proteggere i propri fondi, che ammontavano a $1,6 miliardi. Questo è il circolo vizioso in miniatura: il governo concede finanziamenti ai gruppi di attivisti → i gruppi di attivisti fanno pressioni per ottenere più finanziamenti governativi → i gruppi di attivisti intentano cause contro chiunque cerchi di fermarli.


Riflessioni conclusive

Diversi fattori convergenti spiegano la tempistica dell'annuncio del Dipartimento del Tesoro americano ad aprile:

  1. La pressione del Congresso è andata aumentando. Diverse audizioni alla Camera nel corso dell'ultimo anno – l'audizione della sottocommissione DOGE intitolata “Fondi pubblici, programmi privati: le ONG impazzite” e l'audizione della sottocommissione giudiziaria intitolata “Come le reti no-profit di sinistra sfruttano i fondi dei contribuenti federali” – hanno creato un'ampia documentazione pubblica e generato lo slancio politico necessario per un intervento normativo.

  2. Il tentativo di rebranding ha messo in luce il problema. La ristrutturazione di Arabella in Sunflower Services e Vital Impact alla fine del 2025 è stata ampiamente interpretata come un tentativo di ripulire la propria reputazione e sfuggire al controllo. L'annuncio del Dipartimento del Tesoro americano segnala che il rebranding non sarà sufficiente.

  3. Il modulo 990 presenta una falla strutturale. Come evidenziato nel comunicato stampa del Dipartimento del Tesoro americano, il modulo 990 non prevede alcun meccanismo per la divulgazione delle attività di sponsorizzazione fiscale. Non si tratta di un errore di applicazione, bensì di una lacuna nel quadro normativo stesso, nota e sfruttata per decenni. Il Dipartimento del Tesoro sta finalmente intervenendo per colmarla attraverso un'azione normativa, anziché attendere un intervento legislativo del Congresso.

  4. L'incriminazione della SPLC e il relativo esame critico. L'incriminazione, unita alla costante attenzione sul ruolo della Tides Foundation nel finanziamento di gruppi anti-israeliani, ha portato alla ribalta la questione della responsabilità delle organizzazioni no-profit nell'attuale contesto politico.

  5. Il fenomeno delle “porte girevoli” è stato ampiamente documentato. Gli anni di Biden hanno prodotto una vasta documentazione di personale che si spostava tra la rete del finanziamento occulto e le agenzie governative, con l'esplicito effetto di indirizzare fondi pubblici verso organizzazioni allineate. L'amministrazione Trump sta utilizzando ogni strumento disponibile – esecutivo, regolamentare e giudiziario – per smantellare questi accordi.

In sostanza, il concetto è piuttosto semplice: per decenni un piccolo numero di aggregatori di organizzazioni no-profit ha utilizzato la sponsorizzazione fiscale per creare un sistema in cui miliardi di dollari – provenienti da grandi donatori privati, cittadini stranieri e contribuenti americani – affluiscono a organizzazioni attiviste di sinistra e direttamente legate al Partito Democratico, praticamente senza alcuna responsabilità pubblica. I gruppi sponsorizzati non presentano le proprie dichiarazioni dei redditi (Modulo 990).

Le organizzazioni intermediarie non sono tenute a rivelare quali progetti finanziano con i loro fondi e l'intero sistema è perfettamente legale secondo le attuali normative dell'IRS. L'annuncio del Dipartimento del Tesoro americano rappresenta il primo passo normativo significativo verso l'obbligo di divulgazione di questi accordi, e la sua tempistica riflette sia la volontà politica dell'attuale amministrazione sia il lavoro preparatorio svolto da oltre un anno di indagini del Congresso.

La luce del sole è il miglior disinfettante” per il corpo politico!


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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giovedì 21 maggio 2026

Bitcoin ha un'opportunità d'oro con gli agenti IA: è ora di costruire

 

A proposito di agenti IA, un nuovo studio del Bitcoin Policy Institute indica che i modelli di intelligenza artificiale preferiscono Bitcoin alle stablecoin e ad altre forme di moneta per diverse situazioni finanziarie, con pochissimi che mostrano una preferenza per la valuta fiat. Il BPI ha testato 36 modelli generando oltre 9.000 risposte e gli agenti IA “hanno scelto di utilizzare Bitcoin per le loro attività economiche”. Lo studio ha rilevato che il 48,3% dei modelli di IA ha scelto di utilizzare Bitcoin in generale ed è stato lo strumento monetario più selezionato in tutte le 9.072 risposte. Quando è stato chiesto loro di scenari che prevedevano la conservazione del potere d'acquisto su orizzonti pluriennali, il 79,1% delle risposte dell'IA ha scelto Bitcoin, “il risultato più sbilanciato dello studio”. Tuttavia, per scenari di pagamento, servizi, micropagamenti e trasferimenti transfrontalieri, le stablecoin sono state scelte nel 53,2% delle risposte rispetto a solo il 36% per Bitcoin. Jeff Park, responsabile degli investimenti di Bitwise, ha affermato che la spiegazione più ovvia del perché le stablecoin non abbiano ottenuto risultati migliori è che “possono essere congelate, Bitcoin no”. Quasi il 91% delle risposte ha scelto uno strumento nativo digitale come Bitcoin, stablecoin, altcoin, asset del mondo reale tokenizzati, o unità di calcolo, rispetto alla valuta fiat tradizionale: “Nessuno dei 36 modelli testati ha scelto la valuta fiat come preferenza generale, rendendo la convergenza verso la moneta digitale uno dei risultati più universali dello studio”. Quest'ultimo ha rivelato che i modelli di Anthropic hanno registrato una preferenza media per Bitcoin del 68%, mentre i modelli di OpenAI del 26%, quelli di Google del 43% e quelli di xAI del 39%.

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da Bitcoin Magazine

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/bitcoin-ha-unopportunita-doro-con)

Fin dalla sua nascita, Bitcoin ha dovuto affrontare una dura battaglia contro le valute fiat, che svolgono principalmente la funzione di denaro. Ovviamente esse presentano numerosi problemi, ma quando si tratta di impatti immediatamente visibili alla gente comune in gran parte del mondo, Bitcoin non è dieci volte migliore. Alcuni potrebbero persino concludere di preferire un sistema basato su una moneta neutrale a sistemi manipolati dagli stati, ma i sistemi fiat consolidati funzionano abbastanza bene da far sì che pochi vogliano affrontare la seccatura delle conversioni continue. Con la rapida crescita delle capacità degli agenti IA, si è aperto un enorme vuoto che Bitcoin ha la possibilità di colmare. Invece di competere con interessi consolidati come accade con le valute fiat, nel campo degli agenti IA di pagamento, tutti partono da zero.

In un recente articolo su Substack ho fatto notare che tutti gli standard di pagamento in fase di sviluppo per gli agenti IA non sono ancora decollati. Le carte di credito non funzioneranno in un mondo in cui gli acquisti vengono effettuati da strumenti automatizzati. Il web è pieno di captcha e di ingenti investimenti nel blocco dei bot, anziché nella loro abilitazione per il commercio. Anche se offrissero metodi di pagamento utilizzabili dagli agenti IA, oggi pochi commercianti dispongono di siti web che essi possano navigare agevolmente. Indipendentemente dal metodo di pagamento che gli agenti IA utilizzeranno in futuro, ogni commerciante dovrà adattarsi a un nuovo mondo.

Poiché nessuna azienda detiene il controllo sia del lato agenti IA che di quello commercianti del mercato, si apre un'ampia opportunità in cui la competizione è ancora aperta a tutti. Anzi, con la popolarità odierna degli agenti open source, nessuna azienda controlla gran parte del lato acquisti! Se la comunità Bitcoin gioca bene le sue carte, ci sono buone probabilità che gran parte del futuro del commercio si svolga su infrastrutture aperte, non controllate da un'unica azienda.

C'è ancora molto da costruire e quasi tutti gli attori nel settore dei pagamenti stanno cercando di posizionarsi per conquistare la leadership. Visa sta lavorando a un prodotto di “Commercio Intelligente”, OpenAI e Stripe hanno annunciato l'Agentic Commerce Protocol, Google ha annunciato AP2 e Coinbase ha annunciato un'estensione per le crittovalute: x402. La mancanza di una pianificazione centralizzata nella comunità Bitcoin rende le risposte con le proprie opzioni più caotiche e difficili da seguire, ma questa è anche la sua forza: molte persone che provano molti approcci diversi per raggiungere lo stesso obiettivo hanno maggiori probabilità di successo rispetto a un singolo approccio mirato che potrebbe essere sbagliato.

Con Lightning Network che ha superato il miliardo di dollari di transazioni mensili e Square che ha reso Lightning disponibile ai suoi commercianti fisici, sembra che la tecnologia che permetterà a Bitcoin di superare le barriere e diventare denaro di uso quotidiano sia finalmente arrivata. Alcuni commercianti, mossi da ideali, accettano Bitcoin da anni e, continuando a integrare i wallet Bitcoin negli agenti IA, creeremo ulteriori motivi per cui ogni commerciante che desidera vendere qualcosa dovrebbe aderire. Ma affinché ciò funzioni, i sostenitori di Bitcoin devono fare la loro parte e utilizzare gli strumenti a loro disposizione. Se le persone non cercano di acquistare con Bitcoin, ai commercianti non importerà.

Per fortuna al giorno d'oggi non serve saper programmare per creare strumenti che trovino commercianti che accettano pagamenti in bitcoin. Non bisogna nemmeno vendere tutti i propri bitcoin per comprare cose. Installate un agente IA, assegnagli un wallet, dategli dei bitcoin e ditegli di acquistare il vostro abbonamento mensile. Ditegli di inviare email ai commercianti da cui volete acquistare e di chiedere loro di accettare bitcoin. Indicategli la Bitcoin Merchant Community e ditegli di spiegare a qualsiasi commerciante che incontra che vorrebbe pagarlo senza che Visa prenda una commissione, ma che non è stato in grado di farlo.

Grazie all'ampio lavoro già svolto, Bitcoin è già uno dei metodi migliori per automatizzare il commercio online. Invece di dover riempire i propri siti di captcha per impedire ai bot di utilizzare carte di credito rubate e di dover gestire i chargeback, molti processori di pagamento in Bitcoin possono fornire ai commercianti valuta locale entro un giorno. Anziché essere esposti al rischio che la singola chiave privata di un operatore possa essere rubata da chi vuole impossessarsi delle sue stablecoin, i commercianti possono scegliere tra numerosi processori di pagamento, sia nazionali che esteri. Questa concorrenza riduce le commissioni e impedisce la creazione di nuove infrastrutture di pagamento su una piattaforma che, una volta consolidata la sua posizione dominante, inevitabilmente richiederà maggiori profitti.

Questi problemi non sono in cima alle preoccupazioni della maggior parte delle persone, ma dobbiamo assolutamente impostare correttamente il nuovo sistema. Le stablecoin sembrano ottime a prima vista, ma passare a un mondo in cui un'unica azienda (Coinbase) possiede sia la piattaforma (Base) sia gli interessi sul valore fluttuante della valuta (USDC) su cui vengono effettuati i pagamenti, non è una ricetta per il successo a lungo termine. Una volta che tutti saranno vincolati a un unico metodo di pagamento, cambiare sistema quando l'operatore aumenta le commissioni non sarà pratico. Non importa se il protocollo utilizzato dagli agenti IA per comunicare con i commercianti si basa su uno “standard aperto”. Se la stragrande maggioranza degli agenti IA ha fondi su una sola piattaforma e la stragrande maggioranza dei commercianti accetta pagamenti su una sola piattaforma, cambiare sarà impossibile.

Sebbene Bitcoin abbia fatto molta strada per diventare un asset di riserva, è solo all'inizio del suo percorso per diventare moneta di uso quotidiano. Il fatto che Bitcoin abbia raggiunto la velocità di fuga nel primo ambito non implica che il secondo sia garantito; anzi, tutt'altro. Con così tanta concorrenza da parte di tutti gli operatori del settore dei pagamenti, per non parlare delle stablecoin, c'è molto lavoro da fare per promuovere i pagamenti in bitcoin. Tuttavia non possiamo lasciarci sfuggire questa opportunità. Se credete che il commercio debba avvenire su una moneta neutrale piuttosto che tramite intermediari aziendali, è ora di mettersi al lavoro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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