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mercoledì 6 maggio 2026

Fine partita per i prezzi dell'energia nell'industria tedesca: il fallimento del Green Deal innesca una spirale di sussidi

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/fine-partita-per-i-prezzi-dellenergia)

Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha ospitato presso la Cancelleria i massimi dirigenti dell'industria siderurgica tedesca per un vertice volto a discutere soluzioni alla crisi in atto. Dal picco raggiunto nel 2018, la produzione siderurgica tedesca è diminuita di circa il 25%.

La crisi economica tedesca sta accelerando. Costi energetici alle stelle, la concorrenza spietata di Cina e India, e l'assurda spinta dell'UE verso l'“acciaio verde” – una variante a impatto climatico zero che nessuno richiede sul mercato mondiale – stanno spingendo le aziende verso l'insolvenza o la delocalizzazione.

L'incontro riunirà rappresentanti del settore, sindacati e policymaker per definire i prossimi passi per un settore che sta affrontando la più grave turbolenza degli ultimi decenni.

Questo è solo l'ultimo di una serie di vertici di crisi orchestrati dal governo federale per fini mediatici. La consapevolezza è dimostrata, ma le soluzioni? Non altrettanto. Per l'economia tedesca, le “soluzioni” politiche si riducono sempre più a un unico strumento standard: più sussidi.


Un vertice monotematico

Al di là della prevista spinta verso dazi protezionistici, il vertice si riduce a un unico tema controverso: il cosiddetto prezzo dell'energia elettrica per l'industria. Sebbene molte aziende ad alta intensità energetica beneficino già di agevolazioni parziali, queste sono ben lungi dall'essere sufficienti per rimanere competitive a livello internazionale.

I prezzi dell'elettricità per l'industria si aggirano da mesi intorno ai 16-17 centesimi/kWh. L'industria tedesca continua a pagare fino al 70% in più rispetto ai concorrenti statunitensi o francesi, che beneficiano dell'energia nucleare come base energetica.

Questo è il costo della transizione verde.

E con ciò arrivano perdite di posti di lavoro, una riduzione della creazione di valore e, per la prima volta, un forte calo delle entrate fiscali comunali.

Non sorprende che il governo federale sia pronto ad approvare questo sussidio. Siamo nel pieno di una spirale di interventismi.


Costi non chiari

Il Ministro dell'Economia, Katerina Reiche, non ha fornito un bilancio specifico, ma ha indicato che i sussidi statali per l'elettricità destinati alle industrie ad alta intensità energetica, dalla chimica all'acciaio alla carta, potrebbero iniziare il 1° gennaio 2026.

L'Istituto economico tedesco stima che il piano ridimensionato per la fornitura di energia industriale si aggiri intorno ai €4 miliardi all'anno. Due anni fa un'audizione parlamentare di esperti aveva addirittura parlato di €50 miliardi. Il costo finale si attesterà probabilmente su un numero a due cifre.

Come sempre, saranno i contribuenti a pagare il conto, direttamente attraverso imposte più elevate o indirettamente tramite programmi finanziati con debito, i cui costi vengono compensati dall'inflazione.

In realtà il vertice verte interamente sui sussidi. Se non fosse per la Commissione europea che, sorprendentemente, continua a bloccare il piano, insistendo su rigidi limiti agli aiuti di stato, essi sarebbero stati approvati già da un bel pezzo: non più del 50% del consumo energetico e solo per tre anni. Non è chiaro il motivo di questo blocco da parte della Commissione, ma si tratta del principale ostacolo a questo nuovo programma di sussidi multimiliardario.


Il Green Deal fallisce

La frequenza dei vertici è significativa. La transizione della Germania verso un'economia a impatto climatico zero è già fallita. La realtà si rifiuta di piegarsi ai diktat del Green Deal di Bruxelles.

Nel frattempo migliaia di autoproclamati ideologi del clima si riuniscono alla COP30 in Brasile, mentre le critiche alle politiche climatiche e normative di Bruxelles si fanno sempre più insistenti.

L'industria tedesca considera leggi come la cosiddetta legge sulle catene di approvvigionamento – viste come una porta d'accesso al pieno controllo normativo lungo l'intera catena del valore – un ostacolo insormontabile. Persino un accordo su un prezzo dell'energia industriale apparentemente competitivo non può nascondere la burocrazia kafkiana di Berlino e Bruxelles.

Solo negli ultimi tre anni le aziende tedesche hanno dovuto creare 325.000 posti di lavoro aggiuntivi, non per la produzione, l'innovazione o l'esportazione, ma unicamente per soddisfare le crescenti esigenze burocratiche. Assurdo, antieconomico e devastante.


Presagio di fallimento

Ora lo stato interviene di nuovo in un'economia in crisi. Un prezzo agevolato per l'elettricità destinata all'industria è un segnale inequivocabile, anzi un avvertimento, che la transizione energetica tedesca è fallita.

Ciò che l'industria sa e che il complesso politico-mediatico sul clima nega è che, in un mercato dell'energia verde diretto dallo stato, la produzione competitiva di beni ad alta intensità energetica è impossibile. Con l'interruzione delle forniture di gas russo a basso costo e la dismissione delle centrali nucleari, altri Paesi, in particolare gli Stati Uniti, si impadroniranno della produzione industriale, sfruttando i minori costi energetici. La deregolamentazione del settore energetico statunitense sotto l'amministrazione di Donald Trump non fa che accentuare questo cambiamento.

L'etica politica richiederebbe un dibattito franco su decenni di sussidi sprecati, risorse mal allocate e strutture industriali al collasso, ma questo dibattito ancora non ha luogo.


Nessuna soluzione sostenibile all'orizzonte

Un prezzo agevolato per l'elettricità industriale è solo un altro tassello in un mosaico di sussidi ed esenzioni. Ammette il fallimento della transizione verde e l'impossibilità di pianificare centralmente processi economici complessi.

Tornare al gas russo a basso costo come soluzione temporanea per alleviare i costi energetici è politicamente impossibile nell'attuale contesto dell'UE. La soluzione effettiva, invece, assomiglia a un gioco di prestigio: si sottrae denaro a un gruppo (tramite tasse o debito, con inflazione ritardata) per darlo a un altro, ovvero le aziende ad alta intensità energetica.

Gli europei devono accettare di importare GNL statunitense a prezzi gonfiati e continuare a finanziare un'economia fallimentare basata sui sussidi per le energie rinnovabili. È ora di riscoprire i principi fondamentali dell'economia sana e onesta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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