mercoledì 19 giugno 2019

Può la FED riuscire a far andare ancora avanti questo lungo ciclo?





di Brendan Brown


L'attuale ciclo economico lunghissimo è una maledizione monetaria. Se avessimo avuto il sound money non esisterebbe e con il gold standard pre-1914 non è mai accaduta una cosa del genere. L'attuale fase espansiva del ciclo economico negli Stati Uniti, la più lunga di sempre, arriva sulla scia di tre recenti fasi espansive di un super ciclo: 1991-2000, 1982-90 e 1961-69. Probabilmente il primo ciclo super lungo è stato quello dal 1921 al 29.

Qual è il "segreto della lunga vita" di queste fasi espansive del ciclo economico? Ripetuti stimoli da parte della FED in risposta a qualsiasi segnale di rallentamento economico e pericolo correlato. Qualsiasi ribasso naturale dei prezzi (a volte descritto in modo fuorviante come "forze disinflazionistiche") aumenta la possibilità di uno stimolo da parte della banca centrale in qualsiasi fase del ciclo economico (se si tratta di accelerare la ripresa da una depressione, o combattere la potenziale debolezza più tardi).

Il ritmo discendente potrebbe derivare da un'ondata di cambiamenti tecnologici compresa la globalizzazione, la quale esercita una pressione diretta verso il basso sui costi, o un'impennata della crescita della produttività. Laddove il sistema monetario persegua un obiettivo di prezzo o di inflazione, il ritmo discendente significa che la banca centrale può ricorrere allo "stimolo" piuttosto che lasciare che i prezzi scendano come accadrebbe invece nel contesto di un sound money.

Sotto il gold standard pre-1914, al contrario, i periodi di sostenuta discesa dei prezzi nei mercati di beni e servizi (comprese le fasi di recessione del ciclo economico) erano una parte essenziale del processo attraverso il quale i prezzi di beni e servizi nel lungo periodo sarebbero tornati alla media . La fiducia tra la popolazione in questa progressione era fondamentale per la reputazione del denaro come riserva di valore.

Nel mondo del fiat money, qualsiasi discesa dei prezzi delle merci è un'opportunità di stimolo monetario. Cogliere questa opportunità è essenziale per la generazione di un ciclo lungo. Il sottoprodotto altamente distruttivo dello stimolo in queste condizioni è l'inflazione dei prezzi degli asset. Nel ciclo attuale ci sono state opportunità senza precedenti.

Gli elementi costitutivi di un ciclo super lungo sono i sub-cicli descritti come "cicli di crescita". I periodi sostenuti di crescita al di sopra del trend (circa 2 anni in media sin dagli anni '50) sono etichettati come "cicli di crescita" e quelli al di sotto del trend "rallentamenti del ciclo di crescita" (in media poco meno di 2 anni). La FED è stata determinante in molte occasioni, non sempre con successo, ad utilizzare i suoi strumenti di stimolo per impedire che la recessione del ciclo di crescita si trasformasse in una recessione completa.

Secondo l'Economic Cycle Research Institute, ci sono già stati tre cicli di crescita completi nell'attuale ciclo economico super lungo. Ora siamo nella fase discendente del quarto (dal suo picco nell'aprile 2018).

Dall'inizio di quest'anno la FED di Powell si è impegnata a combattere la crisi e il Presidente Trump ha un interesse fondamentale affinché abbia successo. L'entità della forza della recessione potrebbe essere più forte di quella stimata dai funzionari della FED (e troppo grande affinché un qualsiasi aggiustamento possa essere efficace). Oppure i loro calcoli possono essere sbagliati e fare troppo poco troppo tardi.



"Cicli lunghi" del passato

Possiamo rivolgerci al laboratorio della storia per capire meglio.

Primo, c'è il lungo ciclo del 1921-9 (interrotto da una recessione molto mite, dall'ottobre 1926 al novembre 1927, più simile al rallentamento del ciclo di crescita che ad una recessione vera e propria). Benjamin Strong approfittò della disinflazione portata dalla rapida crescita della produttività e dall'eccesso di materie prime per riaccendere il boom e dare propellente al mercato azionario.

Quando si arrivò il rallentamento del ciclo di crescita successivo, che si manifestò tra la fine del 1928 e gli inizi del 1929, la FED sotto la nuova leadership era determinata a spezzare la mania speculativa a Wall Street. Il presidente Hoover (insediatosi nel marzo del 1929) fu d'accordo. In ogni caso, non vi erano preoccupazioni per la FED o per il mercato per un possibile grave rallentamento, nonostante i segnali di recessione provenienti dalla Germania sin dall'autunno 1928.

Secondo, il lungo ciclo del 1961-9. La crescita della produttività registrata nei primi anni '60 era una potente influenza "disinflazionistica", la quale consentì alla FED di condurre una politica di stimolo aggressiva senza un conseguente aumento dell'IPC (quasi piatto fino al 1965). L'inflazione dei prezzi degli asset fu virulenta. Con netto ritardo la FED ed il suo presidente Martin reagirono nell'inverno del 1965/6 ad un improvviso balzo dell'inflazione generale, ma andarono nel panico mentre l'economia rallentava bruscamente; i mercati azionari iniziarono a schiantarsi e la Casa Bianca di Johnson fece pressioni sulla banca centrale, azione culminata con il famoso stimolo monetario nell'inverno 1966-7. Lo stimolo pose le basi per un potente rimbalzo economico nel 1967-8; nel bel mezzo della guerra del Vietnam e del rallentamento della crescita della produttività, l'inflazione dell'IPC decollò.

Terzo, la lunga fase espansiva del ciclo 1982-90 fu caratterizzata dal grande stimolo monetario di Paul Volcker quando collaborò con il nuovo Segretario al Tesoro del Presidente Reagan, James Baker, per svalutare il dollaro. Il famigerato Accordo del Plaza (autunno 1985) arrivò nel mezzo di un difficile rallentamento del ciclo di crescita, in vista delle cruciali elezioni di metà mandato (novembre 1986). La successiva forte ripresa economica della fine degli anni '80 fu segnata da un'inflazione elevata e da un'inflazione dei prezzi degli asset in tutto il mondo (il Giappone fu l'epicentro).

Avanziamo rapidamente verso l'attuale e lunga fase espansiva (saltando i ripetuti tentativi di mantenerla viva da parte di Greenspan negli anni '90, nel 1995 e nel 1998).

La FED di Bernanke ha risposto al rallentamento del ciclo di crescita dal febbraio 2012 al gennaio 2013 (il motivo la crisi europea del debito sovrano) con uno stimolo monetario significativo. Il rallentamento del ciclo di crescita successivo, dal dicembre 2014 al maggio 2016 (scoppio della bolla energetica, "recessione" della Cina), è stato arginato dalla FED della Yellen cancellando tutti i rialzi previsti dei tassi d'interesse per quasi un anno intero (2016) e le banche centrali estere si sono impegnate nell'aggressività monetaria (es. QE e tassi negativi in Europa e in Giappone). Una potente disinflazione a livello globale (soprattutto l'eccesso di commodity e la digitalizzazione) ha reso possibile tutto questo senza abbandonare lo standard d'inflazione al 2%.

Quindi arriviamo al quarto rallentamento del ciclo di crescita che l'ECRI fa risalire alla primavera del 2018, alimentato dai mercati emergenti (compresa la Cina) e dall'Europa. La FED di Powell, convinta che i tagli delle tasse sulle imprese e la de-regolamentazione avrebbero trionfato sulle forze della recessione dall'estero, è in un primo momento andata avanti con rialzi dei tassi preordinati. Ora con la disinflazione che continua imperterrita e il riconoscimento che, nonostante tutto, gli Stati Uniti sono effettivamente in una fase di rallentamento del ciclo di crescita, questi rialzi sono cessati.

Nei primi mesi di quest'anno il punto di vista generale sul mercato è stato che "l'azione della FED" avrà successo nel prevenire il passaggio dell'attuale rallentamento del ciclo di crescita ad una recessione vera e propria, e che emergerà una nuova fase di crescita entro l'inverno 2019/2020. Non c'è nessuna preoccupazione che questa ripresa del ciclo di crescita sarà accompagnata (a differenza dei precedenti cicli di crescita) da un serio rialzo dell'inflazione di beni e servizi. Ma chi può esserne davvero così sicuro? La pressione al ribasso dei prezzi dovuta alla digitalizzazione potrebbe improvvisamente allentarsi. È inconoscibile l'estensione dell'inflazione monetaria nei mercati di beni e servizi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 18 giugno 2019

Le manipolazioni delle valute si diffondono in tutto il mondo





di Brendan Brown


Come di consueto la pubblicazione dell'ultima relazione semestrale del Tesoro USA sulla manipolazione dei cambi (“Macroeconomic and Foreign Exchange Policies of Major Trading Partners of the United States") è stata accolta bene dai media, anche se la loro analisi è talmente viziata da essere una farsa.

Il segretario al Tesoro Mnuchin ne ha avallato i risultati, concludendo che non esiste alcuna manipolazione da nessuna parte. Sì, esiste un elenco di Paesi, tra cui Giappone, Germania e altri sei, i cui risultati meritano l'inclusione in un elenco di monitoraggio speciale, Cina esclusa. Quest'ultima è stata inserita in un monitoraggio separato in base a diverse preoccupazioni e le riforme raccomandate sono di ampia portata (incluso lo smantellamento degli handicap per gli investitori stranieri in Cina).

Per contro, la prescrizione generale per i Paesi sulla lista di monitoraggio è quella di adottare misure, di bilancio e strutturali, per aumentare la domanda interna. I manipolatori della valuta a Berlino, Francoforte, Tokyo, Zurigo, Londra ed a Pechino devono ridere di fronte a questa manifestazione di incompetenza del Tesoro degli Stati Uniti. Il mezzo più potente che scatena una guerra tra valute (politica monetaria e varie forme di repressione finanziaria) non è affatto menzionato nella relazione. Una scelta a dir poco bizzarra.

Prendete in considerazione la politica economica del primo ministro giapponese Abe: il capo della banca centrale mantiene basso lo yen tenendo in zona negativa i tassi d'interesse, nonostante un boom della spesa in conto capitale, fissando rigorosamente i tassi d'interesse a lungo termine a pochi punti base sopra lo zero. Tutto questo per portare l'inflazione IPC fino al 2%, in spregio ad un continuo calo dei prezzi. Questa debolezza dei prezzi dei beni e dei servizi riflette l'integrazione con l'Asia orientale, la digitalizzazione e la metamorfosi nel mercato del lavoro (deregolamentazione e declino del sistema delle retribuzioni di anzianità). Contemporaneamente la repressione finanziaria diminuisce ulteriormente l'attrazione per gli asset monetari giapponesi, aumentando così la forza dei deflussi di capitali. La relazione del Tesoro degli Stati Uniti non critica nulla di tutto ciò.

Mnuchin ha affermato che l'accordo di libero scambio tra Stati Uniti e Giappone deve includere un capitolo che bandisca la manipolazione della valuta; ma non ci dovrebbe essere eccitazione né sul suo contenuto, né più in generale sulla possibilità di raggiungere un accordo. Tokyo, come Berna, è un maestro delle tattiche di dilatazione dei tempi.

Possibile che nessun alto funzionario dell'amministrazione Trump capisca tutto ciò?

I funzionari pubblici tendono ad attenersi alle linee guida e al protocollo stabilito e l'amministrazione Obama ha già dimostrato questo punto. Mnuchin ha accennato (a Gerusalemme, 21 ottobre) ad una revisione di tutto questo, insoddisfatto della sua mancanza di opzioni nei confronti della Cina; ma non vi è alcuna base per aspettarsi che la questione essenziale delle armi monetarie sia inclusa in un qualsiasi discussione ufficiale su questi temi.

Il Trade Facilitation and Trade Enforcement Act del 2015 chiede al Segretario del Tesoro di monitorare le politiche macroeconomiche e monetarie dei principali partner commerciali e di effettuare analisi avanzate di questi partner se attivano determinati criteri oggettivi che forniscono informazioni su eventuali pratiche monetarie sleali. Il sottosegretario Lew ai tempi di Obama ha quindi stabilito tre criteri oggettivi.
  • Primo: il surplus commerciale bilaterale di un dato Paese supera i $20 miliardi con gli Stati Uniti?
  •  Secondo: il surplus delle partite correnti è superiore al 3% del PIL?
  • Terzo: l'intervento in valuta estera è persistente e unilaterale, cumulandosi oltre il 2% del PIL nell'arco di 12 mesi?

Sia nella teoria che nella pratica, questi test non hanno senso.

Le eccedenze commerciali bilaterali con gli Stati Uniti potrebbero essere ampie (e compensate da altri deficit commerciali bilaterali), senza la presenza di manipolazioni della valuta. Piuttosto le variazioni delle forniture internazionali e il vantaggio comparato potrebbero essere le principali variabili esplicative.

Un ampio avanzo delle partite correnti potrebbe essere pienamente coerente con le divergenze sottostanti nei risparmi e nei comportamenti di investimento tra Paesi, come in un sistema con sound money; gli studenti di storia sanno che la Francia e la Gran Bretagna avevano eccedenze delle partite correnti di quasi il 10% del PIL nei due decenni precedenti alla prima guerra mondiale sotto il gold standard.

E per quanto riguarda l'intervento sul mercato dei cambi, questo dovrebbe sicuramente essere espresso in termini di stock piuttosto che di flusso. Il Giappone non è intervenuto in modo significativo per molti anni nei mercati delle valute, ma perché il Paese continua a detenere massicce riserve in valuta estera (accumulate durante le precedenti fasi di intervento per mantenere ordinati i mercati delle valute) piuttosto che ridurle gradualmente a livelli normali?

Se venissero applicati test reali per verificare la manipolazione effettiva di una valuta (armi monetarie e repressione finanziaria) le accuse sarebbero giustificate non solo nei confronti del Giappone, ma anche della Cina e dell'Europa.

La Cina difende le politiche di allentamento monetario perseguendo il proprio obiettivo di inflazione al 3%. Ma perché un'economia di un mercato emergente con una crescita della produttività abbastanza rapida punta ad un'inflazione del 3% piuttosto che a prezzi stabili? E per quanto riguarda la repressione finanziaria, il controllo statale sulle istituzioni finanziarie, il quale va a deprimere i rendimenti per i risparmiatori, sono così note da spiegare l'elevata domanda di asset esteri (nonostante le restrizioni) e la debole domanda estera di asset finanziari cinesi.

In Europa abbiamo ancora la BCE di Draghi, con l'importantissima autorizzazione della Cancelleria di Berlino, che mantiene i tassi d'interesse negativi e un'espansione aggressiva della base monetaria nonostante l'economia tedesca sia in pieno boom e l'inflazione al 2%. Tutto ciò con il pretesto che l'area esterna della zona Euro richieda un lungo periodo di adeguamento dei prezzi al ribasso e questo obiettivo è più facile da raggiungere se i prezzi in Germania aumentano in modo significativo. Parallelamente la repressione finanziaria fa sì che i risparmi tedeschi vengano mobilitati attraverso le banche nazionali per finanziare gli stati deboli, soprattutto l'Italia.

Sì, questo è ciò che Draghi aveva in mente quando si vantava di voler fare tutto il necessario per "salvare l'euro". Ma gli Stati Uniti dovrebbero accettare passivamente le conseguenze di un euro super basso e di un gigantesco surplus commerciale tedesco? Non guardate la relazione del Tesoro USA per avere risposta!

Non vi è alcuna base per immaginare che l'amministrazione Trump si stia preparando per una nuova politica contro i manipolatori delle valute. Qualunque inasprimento della politica anti-manipolazione delle valute significherebbe una riforma monetaria finora assente nell'agenda politica internazionale. Inoltre se gli Stati Uniti dovessero censurare le politiche monetarie straniere che apparentemente vengono giustificate dalla ricerca di un'inflazione al 2%, allora dovrebbe essere messa in discussione tale linea di politica e non godere di un rispetto acritico.

Come minimo gli Stati Uniti dovrebbero prendere di mira il FMI e le sue squadre di sorveglianza dei tassi di cambio, le quali giustificano tutti i tassi di cambio con la formula standard "l'equilibrio sottostante". Criticare il FMI potrebbe essere attraente per l'amministrazione Trump, ma sarà tutto fumo e niente arrosto se non avrà luogo una riforma monetaria internazionale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.com/


lunedì 17 giugno 2019

L'economia italiana che affonda è solo la punta dell'iceberg?

La risposta a questa domanda non può che essere affermativa a causa dell'immenso sistema di ridistribuzione nato con l'UE: Target2. Se, ad esempio, una impresa italiana acquista qualcosa da una impresa tedesca, il credito dell'impresa tedesca aumenta sul saldo target della Deutsche Bundesbank e aumenta la passività della Banca d'Italia. Sono proprio questi saldi della Bundesbank che ora stanno salendo a vette esorbitanti. Le passività dell'Italia e della Spagna, in particolare, si stanno spostando nella direzione opposta a quelle della Germania. Dall'inizio del 2015 queste passività sono aumentate vertiginosamente e la ragione è il programma di acquisto di obbligazioni della zona Euro. Poiché molte banche commerciali piene di tali titoli si trovano in Germania, o hanno il loro conto Target2 presso la Bundesbank per vari motivi, le passività ed i crediti associati presso la Bundesbank aumentano ancora di più quando la Banca d'Italia acquista titoli. L'Unione Sovietica, per inciso, aveva un sistema simile, con il Tagikistan che accumulava passività nei confronti della Russia fino a circa l'80% del suo PIL all'epoca. Inutile dire che queste passività non sono mai state rimborsate. Un monopolio sulla creazione di denaro non è lontano dai sogni comunisti. Karl Marx parlava di banca centrale già nel 1848 nel suo piano in 10 punti per istituire uno stato comunista. Se manipolare i tassi d'interesse e cercare di pianificare centralmente l'economia non è una prova abbastanza convincente da mostrare che le banche centrali stesse (nel nostro caso la BCE) non sono utili per una prosperità di lungo periodo, siamo ben oltre la redenzione. La storia di altre unioni monetarie ci mostra che l'euro è stato costruito senza tenere conto delle esperienze passate e come queste ultime finirà in bancarotta.
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di Vijay Victor


L'Unione Europea al momento è indubbiamente ad un bivio. Le economie che un tempo erano considerate pilastri forti dell'UE sono ora sull'orlo di cadere. Gli economisti hanno lanciato numerosi avvertimenti a seguito della crisi finanziaria del 2008 sulle crescenti problematiche legate al debito in molte economie dell'UE. L'incubo dell'UE è iniziato con la crisi economica della Grecia nel 2015. Sebbene il piano machiavellico di Merkel sulle misure di austerità abbia evitato la Grexit, non è stato possibile fare qualcosa per ostacolare l'inevitabile Brexit.

Uno dopo l'altro, i nodi vengono al pettine, rendendo l'intera trama difficile da gestire ai registi di Bruxelles. Il Paese che adesso è finito nell'occhio del ciclone non è altro che l'Italia. La terza economia più grande nell'Eurozona è una nave che affonda. Le ultime statistiche rivelano che l'attuale debito dell'Italia è pari a circa il 130% del PIL totale, circa $2.600 miliardi, quasi uguale alla dimensione dell'economia indiana in termini di PIL nominale. L'economia italiana è 10 volte più grande di quella della Grecia, alludendo ulteriormente all'intensità di questa crisi economica. John Higgins e Adam Hoyes, economisti di Capital Economics, osservano che: "A differenza dell'Italia, il rapporto debito/PIL della Grecia è su una traiettoria discendente e il suo debito è stato ristrutturato molto meglio rispetto a quanto accaduto in Italia. Il debito è molto più grande in termini assoluti e pone un rischio sistemico molto più grande per l'area Euro nel suo complesso ".

Guardando alle prospettive di crescita a lungo termine, le statistiche mostrano un risultato disarmante: il PIL pro-capite italiano è rimasto stazionario negli ultimi 18 anni.

Fonte: OCSE

Le banche italiane sono già finanziariamente deboli, gravate dal peso di dover rifinanziare le loro emissioni obbligazionarie e gli enormi debiti. Ciò ha ridotto la loro capacità di prestare fondi al settore privato, già con un piede nella fossa. Data la dimensione dell'economia italiana, anche un eventuale aiuto da parte della Banca Centrale Europea potrebbe non essere sufficiente. Le questioni economiche in Italia hanno già posto gravi minacce agli obiettivi monetari della Banca Centrale Europea. La crisi in Italia, se non contenuta, frantumerà la fiducia del mercato nei confronti dell'intera Eurozona.



A chi dovremmo dare la colpa?

Indubbiamente lo scenario politico in Italia ha aggravato la crisi. Le misure del nuovo governo populista in Italia stanno minacciando l'autonomia della banca centrale italiana, la Banca d'Italia. Il nuovo governo vuole prendere il controllo delle ingenti riserve auree della banca centrale italiana. "L'oro è proprietà del popolo italiano e di nessun altro", ha detto Matteo Salvini, vice primo ministro e leader della Lega, chiarendo cosa vorrebbe fare il governo: svalutazione.

Nel 2018 il governo italiano ha cercato di aumentare il deficit di bilancio al 2,4% per i successivi tre anni. Questa proposta non è stata accettata dall'UE e da lì sono emersi i conflitti d'interesse tra il governo e l'UE. Con una moneta comune è impossibile per gli economisti italiani pensare ad una svalutazione e il Paese ora potrebbe pentirsi della sua decisione di essere passato dalla Lira all'Euro. Ciononostante non è una buona scelta tornare indietro alla Lira in questo momento, in quanto ciò provocherebbe ingenti perdite agli investitori in tutta Europa, con il risultato di una crisi economica globale senza precedenti.

Questa instabilità persistente nell'Eurozona mostra il fallimento nell'affrontare una politica fiscale e monetaria comune che mette in discussione anche la logica del concetto di Unione Economica. Infatti le economie con le migliori performance sono anche minacciate dalle assurde decisioni politiche ed economiche prese dai leader nei Paesi membri.

La crisi italiana pone ora una seria minaccia all'esistenza dell'intera Eurozona. Riconciliare l'ambizione del governo italiano col rimanere in linea con le politiche dell'UE darà vita ad una bagarre continua nel prossimo futuro. Tuttavia la crisi economica italiana è solo la punta di un iceberg. Anche le questioni legate al debito in altre economie europee, tra cui il Portogallo e la Spagna, sono importanti: "I fondamentali economici in molti Paesi europei sono relativamente deboli. La Spagna ha ancora un deficit eccessivo, così come la Francia", ha dichiarato Michael Leithead, responsabile degli investimenti a reddito fisso presso EFG Asset Management. Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, ha menzionato nel 2012 che avrebbe fatto "tutto il necessario" per salvare l'euro. È una questione di tempo, ormai, vedere quanto costerà all'UE porre fine a questo contagio virulento del debito.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 14 giugno 2019

Sul sound money





da Medium


La scelta di quale moneta usare passa attraverso compromessi e conseguenze. Il denaro, quello costoso da creare, è stato generalmente usato come la forma più affidabile di valuta, poiché la capacità di creare denaro con una certa facilità distrugge la ricchezza dei risparmiatori e quindi l'incentivo al risparmio. Conosciuto come sound money o hard money, come quello alla base di standard monetari basati sui metalli preziosi, le valute ad alto costo di creazione conservano meccanismi affidabili per limitare la crescita dell'offerta. Al contrario, l'unsound money, o il denaro che è facilmente incrementabile nell'offerta come il denaro emesso dallo stato, è suscettibile ad aumenti rapidi dello stock e deprezzamento della ricchezza di coloro che lo utilizzano. La stampa dell'unsound money è stata spesso utilizzata per finanziare la spesa pubblica, usando così la ricchezza futura dei cittadini per finanziare i bisogni percepiti di oggi. Le prove delle più grandi civiltà della storia mostrano che il sound money è necessario per il progresso e la crescita, e la mancanza di uno standard monetario stabile è generalmente associata alla distruzione sociale ed economica, come nel caso del collasso dell'Impero Romano attraverso la svalutazione della moneta. Le valute digitali come Bitcoin possono offrire una soluzione ai problemi storici e attuali dell'unsound money. Allo stesso tempo bisogna stare attenti all'adozione di un sound money non nazionale, poiché la rapida adozione di queste nuove alternative è diametralmente opposta agli interessi statali ed a quelli delle istituzioni bancarie centrali. Tuttavia non possiamo ignorare il fatto che la storia ha dimostrato più e più volte che una volta che i mezzi monetari "sani" si allontanano da questo percorso attraverso la svalutazione, alla fine saranno completamente sostituiti da nuove forme di denaro più solide.



Unsound money

Il denaro emesso dallo stato, come il denaro primitivo e la maggior parte delle basi monetarie basate sulle commodity, è suscettibile a rapidi aumenti dell'offerta rispetto al suo stock e pertanto ha il potenziale (in ogni momento) di provocare una rapida perdita di appetibilità (quando ricevuto come salario), diminuzione del potere d'acquisto e deprezzamento della ricchezza di coloro che lo usano. Con la sospensione del gold standard nei primi anni del 1900, gli stati hanno espanso l'offerta di denaro al di là del limite apposto dall'oro, diffondendo la responsabilità del rimborso futuro a tutta la popolazione. Il denaro (vale a dire, il valore e, più specificamente, il valore futuro) veniva creato per finanziare la guerra, dilapidando la ricchezza futura dei cittadini. La prima guerra mondiale sarebbe finita molto prima se le nazioni europee avessero conservato il gold standard e non fossero state in grado di finanziare i loro sforzi di guerra attraverso l'espansione del fiat money. Con un sound money, le spese di guerra sono vincolate dalle tasse che lo stato può raccogliere e dai risparmi accumulati nel tempo, ma con un unsound money, l'unica limitazione è quanto ne può creare prima che ogni unità creata diventi esponenzialmente meno di valore (avvicinandosi asintoticamente allo zero). Con il fiat money il valore viene percepito attraverso la creazione di denaro aggiuntivo, ma solo fino a quando la popolazione crede che questo nuovo valore fiat sia temporaneo ("corretto" o attraverso la creazione futura di ricchezza effettiva, o la promessa futura di una contrazione dell'offerta di moneta). La Grande Depressione costrinse le nazioni ad abbandonare il gold standard, mentre il controllo statale e la socializzazione dell'economia sotto Hoover e FDR continuarono a spingere la crescita dell'unsound money, incluso l'Executive Order 6102 firmato da FDR nel 1933 che proibiva la proprietà di monete d'oro, lingotti, e certificati e permetteva al governo federale di confiscare la ricchezza dei suoi cittadini.

L'iperinflazione è un fenomeno economico unico. Dato che il costo di creazione del denaro emesso dall ostato è effettivamente pari a zero, è una tentazione costante creare valuta al fine di soddisfare la domanda di consumo a breve termine, portando ad un circolo vizioso difficile da invertire: prendere in prestito dal futuro per soddisfare i bisogni presenti. Continuando su questa strada è ovvio che la ricchezza di una nazione scompaia in un periodo relativamente breve. L'iperinflazione va oltre la semplice perdita della ricchezza di una nazione; rappresenta un completo collasso della struttura economica, della capacità produttiva e della produttività di una società. L'aumento dell'offerta monetaria significa una continua svalutazione della moneta, espropriazione di valore da individui che possiedono ricchezza (e che l'hanno ammassata nel corso degli anni e delle generazioni attraverso un sano risparmio) a coloro che per primi ricevono il nuovo denaro. Questo trasferimento di ricchezza dai risparmiatori ai "percettori del denaro creato ex novo" è noto come Effetto Cantillon: la politica inflazionistica crea ricchezza per uno stato a scapito dei risparmiatori, ed i beneficiari immediati successivi sono coloro che lo ricevono una volta che lo stato lo spende. La ricchezza presente e futura dei cittadini viene ridotta attraverso la politica inflazionistica, e quindi anche il reddito e la ricchezza di uno stato sono ridotti in futuro sotto forma di entrate fiscali reali in declino. In sostanza, la politica inflazionistica elimina l'elemento temporale del reddito e della ricchezza futura dello stato derivante dalla tassazione dei cittadini. Che l'Effetto Cantillon sia il risultato di una politica inflazionistica generale, o di emergenze nazionali che giustificano l'aumento della spesa pubblica per stabilizzare un'economia che arranca, l'espansione del denaro emesso dallo stato riduce la ricchezza dei suoi attuali detentori, diminuisce l'incentivo al risparmio e crea problemi ben più gravi più a lungo termine se non soppressa da un sovrano sempre vigile intenzionato a riportare più solidità (il più rapidamente possibile) nel denaro. E, data la mancanza storica di esempi tangibili di un "ritorno al sound money", ci preoccupiamo sempre più che, una volta preso il sentiero del "prendere in prestito dal futuro per pagare il presente", le società moderne potrebbero essere praticamente incapaci di rompere questo ciclo senza un intervento significativo e forte.

Il sound money rende gli sforzi sociali, come la produzione, la cooperazione reciproca, l'accumulo di ricchezza, i risparmi, l'unica strada verso la prosperità rispetto alla creazione di ricchezza per alcuni attraverso la diluizione di quella di altri. I primi del Novecento segnarono il passaggio dal sound money all'unsound money, coperto da un decreto statale che negava la libera scelta nelle questioni monetarie ed obbligava i cittadini ad accettare il fiat money emesso dallo stato. Il sound money è un requisito fondamentale della libertà individuale contro l'autoritarismo ed il dispotismo, poiché la capacità dello stato di creare denaro all'infinito può dargli un'influenza indebita sui suoi cittadini, un'influenza che per sua stessa natura può essere più facilmente abusata e attrarre quelli con programmi tutt'altro che ottimali.



Risparmio e preferenza temporale

Il sound money è un prerequisito chiave per le scelte individuali nel background della preferenza temporale, un elemento critico del processo decisionale personale. La preferenza temporale si riferisce alla preferenza di un individuo per il consumo presente rispetto al consumo futuro. Quelli con una maggiore preferenza temporale sono sostanzialmente focalizzati sul loro benessere nel presente, mentre altri con una preferenza temporale inferiore danno maggiore enfasi al loro benessere in futuro. Ma questo concetto va ben oltre la semplice preferenza dell'individuo nel voler consumare; l'economista Hoppe spiega che una volta che la preferenza temporale dell'individuo si abbassa lungo una base abbastanza ampia della popolazione per consentire la produzione di beni capitali, inizia il "processo di civiltà": "Un circuito di feedback positivo in cui le preferenze temporali diminuiscono continuamente grazie all'accumulo di capitale, all'aumento del valore relativo dei beni futuri, all'ulteriore divisione del lavoro e all'estensione delle aspettative di vita." Le conseguenze del contrario, una situazione in cui le preferenze temporali aumentano lungo una base sufficientemente ampia della popolazione, dovrebbe essere ovvia.

La microeconomia si concentra sulle decisioni individuali e le decisioni economiche più importanti che ogni individuo può scegliere sono i compromessi tra l'oggi e il domani. Più il denaro conserva il proprio valore nel tempo, più gli individui (a parità di condizioni) saranno incentivati ​​a posticipare il consumo presente ed a destinare capitale e risorse alla produzione futura, con conseguente maggiore accumulo di capitale e migliore qualità della vita. Nei casi in cui il denaro non conserva il suo valore nel tempo, gli individui sono incentivati ​​a consumare piuttosto che risparmiare e impegnare il capitale per il futuro, portando infine a decisioni sub-ottimali di allocazione del capitale e livelli di ricchezza aggregati inferiori. L'unsound money ha effetti profondi sulle società nel lungo periodo: la società in aggregato risparmia meno, accumula meno risorse e consuma il suo capitale ad un ritmo più veloce. Quel che è peggio è che questo si verifica in un modo quasi paradossale, in quanto gli individui "vedono" solo gli effetti a breve termine di una maggiore capacità di consumare, mentre continuano ad alimentare il declino a lungo termine della ricchezza della società.

Le società e il progresso economico prosperano col sound money; questo progresso si disintegra quando c'è l'unsound money. L'impero romano, in parte, crollò a causa della svalutazione della moneta d'argento romana, il denario. Il commercio era vitale per Roma e generò la stragrande maggioranza della ricchezza dei cittadini romani, consentendo alla capitale di pagare per l'amministrazione, la logistica, i militari e il controllo dei suoi 130 milioni di persone su 1,5 milioni di miglia quadrate. Per finanziare la spesa presente, il denario, originariamente costituito da 4,5 grammi di argento puro, venne svalutato dal 90% al 50% (l'equivalente economico della stampa di fiat money di oggi) riducendone il contenuto d'argento. Per tutto il II e III secolo, la valuta fu continuamente svalutata; alla fine il contenuto d'argento fu ridotto a solo lo 0,5%, l'equivalente di aver aumentato l'offerta di denaro di 180 volte. La svalutazione della moneta non aumentò la prosperità come inizialmente previsto; piuttosto trasferiva continuamente la ricchezza risparmiata dalle persone al sogno futuro di una continua espansione imperiale e rendeva sempre più difficile il commercio e il lavoro quotidiano. Con i crescenti costi logistici e amministrativi, in particolare con il finanziamento degli sforzi militari dell'impero romano, i romani imposero tasse più alte ai cittadini dell'Impero, portando infine all'iperinflazione, ad un'economia dissestata, allo smembramento del commercio, ad una crisi finanziaria e al ritorno a metodi di scambio inefficienti (es. baratto). Dinamiche simili possono essere studiate nella caduta dell'impero bizantino e nelle lotte dei giorni nostri delle società europee.

L'unsound money controllato dalle banche centrali, il cui esplicito compito è quello di mantenere l'inflazione positiva, aggiunge incentivi (e sempre più) negativi affinché le persone risparmino. Solo i rendimenti superiori al tasso d'inflazione della valuta sono positivi in ​​termini reali, creando incentivi per un rendimento superiore, ma incanalando in investimenti più rischiosi e spese crescenti. Nel ventesimo secolo in media i tassi di risparmio sono diminuiti in modo allarmante tra le nazioni sviluppate, in particolare dopo la sospensione del gold standard (Fig. 1). Parallelamente i debiti pubblici e privati a tutti i livelli sono aumentati. Il sound money, d'altra parte, ha un valore stabile nel tempo rispetto all'unsound money.

Fig. 1: US Personal Saving Rate, Percent, Monthly, Seasonally Adjusted Annual Rate. Federal Reserve Bank of St. Louis. (2019).

Il pensiero keynesiano (basato su una preferenza temporale alta) ha predicato l'astensione dal risparmio e ha esortato al consumo come chiave della prosperità economica, trasformando così il capitalismo, un sistema originariamente basato sul risparmio e sull'accumulo di capitale, in un sistema di gratificazione immediata e consumo. La crescita economica a lungo termine è inevitabilmente alimentata dalla gratificazione posticipata, dal risparmio e dall'investimento di capitali, estendendo così il ciclo di produzione e aumentando la produttività della produzione. Il passaggio dal sound money all'unsound money ha portato ad un deprezzamento della ricchezza, ad un aumento significativo dei consumi e all'indebitamento economico come metodo comune per finanziare tale consumo.



Banca Centrale

In The Use of Knowledge in Society, Hayek sostiene che i prezzi siano informazioni ed un sistema di comunicazione tra la produzione e un'economia che coordina processi complessi in un sistema di libero mercato. Un'interruzione nella capacità dei prezzi di comunicare informazioni causa interruzioni dell'attività economica, in quanto l'economia non può più comprendere e misurare adeguatamente la scarsità di risorse ed i costi economici. I sistemi capitalistici non possono funzionare correttamente senza una determinazione libera del prezzo del capitale attraverso l'interazione tra domanda e offerta, allocazione di beni capitali e decisioni economiche guidate da segnali di prezzo. L'adozione della struttura capitalista keynesiana (in contrasto con il capitalismo tradizionale basato sull'accumulo a cui gli autori di questo articolo rimangono ferventi discepoli), che ha portato alla manipolazione dei tassi d'interesse e alla svalutazione monetaria, elimina l'incentivo ad accumulare capitali e crea distorsioni nei normali cicli economici . Alla fine le recessioni e le depressioni derivano da una spesa di capitale futura spinta in avanti nel tempo, da un costo errato del capitale a causa della manipolazione dei tassi d'interesse e dal prestare capitale ad un valore netto negativo.

I keynesiani sostengono che i cicli economici sono il risultato dei cosiddetti "spiriti animali" ed i banchieri centrali e lo stato possono ingegnerizzare la ripresa/crescita attraverso la stampa di denaro ex novo ed una maggiore spesa pubblica grazie a tale denaro. Tuttavia la logica economica dimostra che tali azioni cercano semplicemente di insabbiare le questioni economiche critiche e sperano che in qualche modo la nuova attività economica riesca a mostrare segni positivi. La storia ci mostra come la manipolazione del denaro e l'intromissione nel meccanismo di scoperta dei prezzi aumentano la gravità delle recessioni, soprattutto perché le banche centrali credono erroneamente di poter prevenire o gestire le recessioni. Il controllo della banca centrale sull'offerta di denaro e sui tassi d'interesse distorce i segnali ed incentiva gli operatori di mercato a sperperare i loro consumi e la loro produzione, portando infine ad un'errata allocazione (a volte in misura grave) di capitale e risorse, oltre che a bancarotte e licenziamenti di vasta portata. Il sound money impone a tutti gli operatori di mercato di essere efficienti in termini di capitale e risorse, ed i governi devono agire in modo fiscalmente responsabile. Senza la presenza di una banca centrale, gli individui sceglierebbero quel tipo di denaro affidabile con il più alto rapporto stock/flussi ed una fluttuazione minima delle variazioni tra domanda e offerta. Un tale concetto non è fantasioso o senza precedenti: prima della pervasione dell'economia keynesiana e della creazione di tassi di cambio fluttuanti, i singoli individui erano in grado di creare piani aziendali globali denominati in qualsiasi valuta senza tener conto delle fluttuazioni dei tassi di cambio.



Dati in prospettiva

Le banche centrali di tutto il mondo hanno stampato quantità di denaro senza precedenti e, attraverso la loro relazione simbiotica e "indipendente" dagli stati, hanno creato livelli di debito considerevoli nel secolo scorso. Le banche centrali e gli stati hanno in pratica lavorato in tandem per creare e manipolare i cicli economici attraverso l'emissione di debito da parte degli stati (politica fiscale) e successivi acquisti sul mercato aperto da parte delle banche centrali con denaro creato ex novo (politica monetaria). Avendo eliminato il gold standard, le banche centrali sono state libere di stampare denaro, finanziare gli sforzi bellici e ingegnerizzare i cicli economici. La ricchezza dello stato non era più limitata dalle riserve auree della banca centrale e dalla sua capacità di tassare i cittadini; avrebbe potuto espandere la sua ricchezza inglobando quella di tutti i suoi cittadini e sfornare tanto debito quanto ne voleva, perché, come afferma anche Paul Krugman, "lo dobbiamo a noi stessi". Uno stato può continuare a spendere e accumulare debiti senza doversi mai preoccupare di ripagarli, perché può attingere alla stampa di denaro della banca centrale. I dati del secolo scorso sono piuttosto allarmanti: il debito globale è salito alle stelle nel bel mezzo di una continua svalutazione del fiat money.

Fig. 2: M2 Money Stock, Billions of Dollars, Monthly, Seasonally Adjusted. Federal Reserve Bank of St. Louis. (2018).

La Figura 2 illustra la crescita dello stock di denaro in dollari USA e la Figura 3 mostra la crescita del debito nazionale di alcuni Paesi sin dagli anni '70. La massa monetaria e il debito federale sono aumentati drasticamente dopo la crisi finanziaria del 2008. Il governo federale ha speso denaro ricavato dalla vendita di bond del Tesoro per pianificare la crescita, dal momento che il debito federale statunitense ha registrato aumenti significativi da $9.200 miliardi alla fine del 2007 a $20.500 miliardi alla fine del 2017. La massa monetaria M2 degli Stati Uniti è quasi raddoppiata in soli 10 anni, passando da $7.500 miliardi a dicembre 2007 a $14,300 miliardi a settembre 2018. Dinamiche simili possono essere viste in tutti i principali stati e banche centrali del mondo.

Fig. 3: Bloomberg L.P. (2018). Government Debt Data. Bloomberg L.P.

Mentre l'aumento della svalutazione monetaria e la spesa pubblica sono riusciti ad aumentare il PIL nominale ed a prevenire temporaneamente una profonda depressione globale, queste azioni hanno richiesto un prezzo elevato da pagare: il rapporto debito pubblico/PIL ha visto la prima componente sorpassare di gran lunga la seconda. La Figura 4 mostra la crescita del rapporto debito/PIL tra le maggiori economie mondiali.

Fig. 4: General government debt (% PIL). OECD (2018).

Poiché il rapporto debito/PIL è un indicatore della salute di un'economia e un fattore chiave per la sostenibilità delle finanze pubbliche, l'aumento del rapporto debito/PIL suggerisce la presenza di una spesa pubblica insostenibile e porta inevitabilmente a crolli della valuta o a lunghi periodi di austerità (a seconda se il suo debito è denominato in valuta locale o estera). La spesa futura che è stata anticipata nel tempo attraverso i deficit e l'accumulo del debito dovrà inevitabilmente essere rimborsata con periodi di spesa inferiore. In caso contrario, gli stati non saranno in grado di pagare gli interessi in aumento sul debito, dovranno continuare a stampare denaro per coprire il costo nominale del debito e imporre pesanti tasse sui cittadini, deprimere la crescita economica, diminuire la fiducia nella valuta e creare un cicli di inflazione di massa (e forse anche iperinflazionistico). Il livello del debito di uno stato e la sua sostenibilità, la credibilità di uno stato come debitore, i cambiamenti delle azioni monetarie, la credibilità di una valuta e il valore di una valuta, sono strettamente collegati: se anche uno non si sincronizza con gli altri, possono emergere crisi monetarie e finanziarie. In realtà non si sa esattamente quale sia il motivo e il quando di una de-sincronizzazione di tutti questi fattori, anche se i crolli delle potenze imperiali del passato ci mostrino le gravi conseguenze derivanti dalla mancanza di credibilità di un governo come creditore, dalla svalutazione incontrollata del denaro, o dalla sfiducia nella valuta.



Sound money digitale

Nella ricerca di un sound money digitale valido, Bitcoin è stato il primo sistema di pagamento digitale che non si è basato su un intermediario di fiducia. Il bitcoin è scarso, con un'offerta totale limitata a 21 milioni di bitcoin; inoltre impiega una variante della regola di crescita percentuale K di Milton Friedman, in base alla quale è fissata la crescita annuale dell'offerta di moneta. L'emissione diminuisce ogni 210.000 blocchi (circa ogni 4 anni), dimezzando ogni volta la ricompensa del blocco. Alla sua introduzione nel 2009 la ricompensa era di 50 bitcoin per blocco, poi si è dimezzata a 25 bitcoin nel 2013 ed a 12,5 bitcoin nel 2016. Contrariamente al sistema bancario centrale, dove i soldi di nuova emissione vengono utilizzati per finanziare la spesa pubblica e il prestito, i bitcoin di nuova emissione sono una sorta di compenso per quelle persone che spendono risorse per aggiornare il libro mastro distribuito e, soprattutto, vengono "creati" in base ad un programma di emissione fisso, noto e inalterabile (Figura 5).

Fig. 5: Bitcoin in circolazione. Blockchain Luxembourg S.A. (2018).

L'aggiustamento della difficoltà in Bitcoin, o il metodo che modula la creazione dell'offerta all'aumentare delle risorse di rete, agisce come un metodo affidabile per limitare il rapporto tra stock e flussi e rende Bitcoin fondamentalmente unico rispetto a tutte le altre forme di denaro. Anche la crescita del valore non può aumentarne l'offerta, rendendolo un hard money duraturo, in quanto l'offerta è limitata dall'algoritmo hard-coded e dalla difficoltà regolata dinamicamente della rete. Inoltre la sicurezza della rete sta nell'asimmetria dei costi di esecuzione delle "prove di lavoro", necessarie per convalidare le transazioni e il costo della verifica della completezza e della veridicità: è relativamente difficile e costoso eseguire i calcoli, ma è facile verificare che i calcoli siano corretti.

La presenza di una politica monetaria conservatrice e l'aggiustamento della difficoltà consentono a Bitcoin di avere successo come un deposito digitale di ricchezza e come mezzo monetario trasferibile. Mentre molti punteranno alla volatilità del Bitcoin come ostacolo insormontabile per la sua adozione, la sua volatilità oggi, sebbene ancora all'inizio della sua adozione globale, è il risultato della sua offerta programmabile, inflessibile e predeterminata; i cambiamenti della domanda delle unità sottostanti non influenzano la creazione o la distruzione delle unità. Pertanto, con l'aumento dell'adozione di Bitcoin (e l'aumento della capitalizzazione a causa della sua offerta fissa e conosciuta), ogni adottante avrà per definizione un impatto decrescente sul prezzo, portando ad un indebolimento della volatilità nel lungo periodo. Quindi, mentre la volatilità di Bitcoin è naturale e abbastanza prevedibile durante la sua fase iniziale di adozione globale, questa volatilità non dovrebbe essere confusa con la sua volatilità attesa una volta che l'adozione avrà raggiunto un certo livello di maturità, dato che le sue proprietà ne fanno una riserva di valore sostanzialmente buona. Bitcoin è uno dei pochi asset che ha una scarsità limitata e l'unico mezzo monetario che è sicuro non soffrirà di svalutazioni. Inoltre Bitcoin non presenta alcuno svantaggio fisico dei soldi tradizionali, o dei depositi di ricchezza: il costo e la velocità del trasferimento e dello stoccaggio rappresentano un miglioramento significativo rispetto ai mezzi monetari tradizionali.

Bitcoin ha creato un meccanismo alternativo ed indipendente per i pagamenti globali che non richiede un intermediario fidato e può funzionare separatamente dal sistema finanziario esistente. Bitcoin combina il pagamento in contanti con i vantaggi della digitalizzazione, creando un metodo rapido per il pagamento di grandi somme a livello transfrontaliero. Sebbene possa competere con le banche centrali e le grandi istituzioni finanziarie, Bitcoin ha un registro distribuito e verificabile, la sicurezza crittografica, è praticamente resistente alle minacce e non è esposto ad alcun rischio di controparte o affidamento ad una terza parte affidabile. Se Bitcoin raggiungerà una stabilità di valore a lungo termine, potrebbe essere un'alternativa superiore all'utilizzo del fiat money per i pagamenti globali e la conservazione della ricchezza; una moneta veramente decentralizzata ed esistente in un equilibrio tra processori, sviluppatori ed utenti. Anche se non diventerà un'alternativa superiore al sistema bancario centrale, Bitcoin fornisce come minimo un'opzione monetaria alternativa che può essere sfruttata di volta in volta da qualsiasi individuo nel mondo che vuole sfuggire dall'inflazione nella valuta locale.

Per un asset che mostra una volatilità annuale superiore al 50%, si potrebbe sostenere che il suo utilizzo per le transazioni economiche quotidiane potrebbe essere proibitivo. Tuttavia è imperativo considerare alcuni punti chiave. In primo luogo, l'elevata volatilità di Bitcoin è principalmente una funzione dell'elevata domanda marginale rispetto al suo stock esistente e alla capitalizzazione di mercato. Gli acquisti e le vendite marginali rispetto ad una bassa capitalizzazione di mercato (circa $64 miliardi a febbraio 2019) creeranno naturalmente una volatilità violenta. Se la capitalizzazione di mercato di Bitcoin crescerà per soddisfare le fluttuazioni della domanda, la sua volatilità dovrebbe diminuire man mano che diminuiranno gli acquisti e le vendite marginali. In secondo luogo, Bitcoin rappresenta oggi un investimento speculativo e di tipo venture capital per molti che lo possiedono. Di conseguenza gli investitori dovrebbero aspettarsi rendimenti più elevati al fine di compensare il maggior rischio dell'investimento e, di conseguenza, dovrebbero aspettarsi una maggiore volatilità. La volatilità dovrebbe diminuire man mano che varierà la proprietà dello stock in circolazione: da investitori speculativi ad investitori più stabili. Infine, la volatilità di Bitcoin è generalmente misurata rispetto ad una valuta fiat, principalmente il dollaro USA. Tuttavia il valore del sound money non è quello rispetto ad altre valute, ma piuttosto il suo potere d'acquisto rispetto ad un paniere di beni e servizi. Bitcoin è progettato per essere una "stablecoin" per quanto riguarda il suo potere d'acquisto, e quindi la sua volatilità dovrebbe essere misurata rispetto alla sua capacità di acquistare beni e servizi. La stragrande maggioranza delle economie globali subisce un'inflazione consistente ed è stata tale per tutto il secolo scorso in seguito alla sospensione del gold standard. Inflazione consistente indica che il valore di un paniere sottostante di beni e servizi si è apprezzato rispetto alla valuta fiat a cui è legato; viceversa, significa che ogni unità di moneta ha un potere d'acquisto più basso ed è marginalmente peggiore nella sua funzione primaria (es. pagare per beni, servizi e lavoro). Quindi la volatilità di Bitcoin, come altre forme di denaro, dovrebbe essere misurata rispetto al suo potere d'acquisto nelle economie locali rispetto alle altre valute fiat per tenere conto della volatilità reale e non nominale.

Evidenziamo due esempi apparentemente opposti di potere d'acquisto perso da parte del fiat unsound money per illustrare questo fenomeno: il bolivar venezuelano e il dollaro USA. Nel primo esempio, le politiche iperinflazionate alla fine del 2010 hanno portato ad un massiccio deprezzamento del bolivar, all'eradicazione della ricchezza individuale e alla povertà estrema per la stragrande maggioranza dei venezuelani. Alla fine del 2018 il tasso d'inflazione del Venezuela superava l'80.000% (le stime del 2018 per il tasso d'inflazione venezuelano sono variate dall'80.000% fino al 1.000.000%), nel senso che ciascuna unità di valuta locale ha effettivamente perso il 100% del suo potere d'acquisto. L'inflazione giornaliera è circa del 220%, ovvero ogni $100 vale $31 appena 24 ore dopo. Questa enorme perdita di potere d'acquisto si è verificata in un arco temporale relativamente breve, ma tali dinamiche possono essere osservate anche nel dollaro degli Stati Uniti nel corso dell'ultimo secolo: dal 1913 al 2018 il valore del dollaro USA è sceso di oltre il 96%. La Figura 6 mostra la perdita del potere d'acquisto di $100 dollari USA dal 1913. Negli ultimi dieci anni il dollaro USA ha perso il 16% del suo potere d'acquisto (da $4,70 a $3,90 sulla scala della Figura 6). Sebbene la perdita del potere d'acquisto del dollaro USA sia più lenta e meno estrema di quella del bolivar venezuelano, la conclusione è la stessa: le valute fiat hanno indubbiamente fallito nel conservare il loro potere d'acquisto, il solo requisito fondamentale del denaro e la ragione della sua esistenza. Nonostante la sua volatilità e molteplici cicli di bull/bear, Bitcoin ha aumentato inequivocabilmente il suo potere d'acquisto, passando da $0 a $3500 nei dieci anni dalla sua creazione.

Fig. 6: Consumer Price Index for All Urban Consumers: Purchasing Power of the Consumer Dollar, Index 1913=100, Monthly, Not Seasonally Adjusted. Federal Reserve Bank of St. Louis. (2019).

Altre risorse digitali che presentano caratteristiche di sound money (alti rapporti di stock-to-flow, una sufficiente resistenza agli attacchi di rete, crittografia e protezione dell'inflazione) potrebbero servire coem tali. Anche gli elementi oggettivi di una moneta devono essere considerati con il suo grado di accettazione sociale: il denaro ha valore perché la società richiede il vantaggio che offre in termini di potere d'acquisto rispetto a lavoro, beni e servizi. Poiché la società è disposta ad accettare e a dare denaro come forma di pagamento, il suo valore in parte deriva dalla sua convenzione sociale. È del tutto possibile che Bitcoin in futuro possa perdere quote di mercato a favore di un sound money migliore. In teoria sound money con equivalenti caratteristiche oggettive e sociali si contendono il mercato, a parità di altri fattori; sebbene in pratica gli effetti di rete, i set di caratteristiche, i vantaggi di essere nati prima e le convenzioni sociali creino tassi di crescita e quote di mercato ineguali. Sotto questa luce, la ricerca di un sound money digitale non finisce con Bitcoin; in realtà è iniziato con Bitcoin e ora ha aperto alla possibilità di un mercato più libero e accessibile per il sound money.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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giovedì 13 giugno 2019

Davvero abbiamo solo un decennio per risolvere la questione del cambiamento climatico?





di Robert P. Murphy


Wise Alecks sui social media ha fatto notare con sarcasmo il modo in cui Beto O'Rourke abbia affermato di recente che gli esseri umani hanno solo dieci anni per agire sui cambiamenti climatici, appoggiando così Alexandria Ocasio-Cortez che in precedenza aveva fissato la scadenza a dodici anni. A parte gli scherzi, è importante sottolineare che la "scienza del consenso", come definita nei rapporti periodici delle Nazioni Unite, non supporta affatto una mentalità catastrofista simile.



I nostri dati politici ignorano l'IPCC

Il modo più rapido per chiarire questo punto è quello di riproporre qualcosa che ho evidenziato diversi anni fa in un post sull'IER in cui ho smascherato Paul Krugman che inventava cose sui cambiamenti climatici. Nello specifico, la seguente tabella proviene dall'ultimo rapporto Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), l'AR5 (Table SPM.2):

Fonte: IPCC AR5, Gruppo di lavoro III, Sintesi per i policymaker

Per semplificare la lettura, tratterò le relative parti della tabella qui sotto:

Fonte: Adattato da IPCC AR5, Gruppo di lavoro III, Sintesi per i policymaker, Table SPM.2

Ci sono molte informazioni nella tabella, ma vorrei riassumere gli elementi importanti rispetto alle recenti affermazioni di O'Rourke e Ocasio-Cortez. Le celle beige nella tabella adattata qui sopra mostrano gli aumenti percentuali dei costi di mitigazione totali necessari per raggiungere le concentrazioni atmosferiche di gas serra all'estrema sinistra (celle bianche) nell'anno 2100, per gli anni 2030-2050 e 2050-2100, in due diversi scenari di emissioni totali (inferiore a 55 gigatoni di CO2 o superiore).

In altre parole, le celle beige ci mostrano quanto un ritardo delle azioni governative nel corso dell'anno 2030 aumenterà il costo necessario per raggiungere le concentrazioni atmosferiche specificate per l'anno 2100 (celle bianche). Nello specifico, le celle beige dimostrano che "non facendo nulla" sui cambiamenti climatici fino all'anno 2030, anche in uno scenario di base ad alta emissione, la stima migliore dell'IPCC sul costo del raggiungimento di suddetto esito aumenta del 44% negli anni 2030-2050 e 37% negli anni 2050-2100.

Il punto retorico della tabella qui sopra era quello di incoraggiare il sostegno alle politiche di mitigazione del clima. Le persone che hanno messo insieme questa tabella per i policymaker volevano dire: "Ehi, visto che ovviamente dovremo affrontare i cambiamenti climatici alla fine, potremmo anche andare avanti, ma più a lungo rimandiamo, più sarà costoso".



IPCC: una scomoda verità

Il mio modesto punto qui è di mostrare che questa tabella rappresenta ora un imbarazzante ostacolo per coloro, come O'Rourke e Ocasio-Cortez, che intimoriscono la gente nel sostenere proposte ridicolmente costose e aggressive per "combattere il cambiamento climatico". Se O'Rourke e Ocasio-Cortez avessero ragione quando incitano all'azione, allora nella tabella dell'IPCC qui sopra le celle beige avrebbero dovuto avere tutti i segni dell'infinito; e in una nota a piè di pagina si spiegherebbe: "Se aspettiamo fino al 2030 per iniziare gli sforzi di mitigazione, moriremo tutti."

Ma non è quello che ci ha detto il rapporto delle Nazioni Unite. Invece ci ha riferito che sì, i costi per raggiungere i vari obiettivi climatici (misurati dalle concentrazioni atmosferiche di CO2 nell'anno 2100) sarebbero più alti a causa del ritardo, ma anche in uno scenario pessimistico, la migliore ipotesi dell'aumento dei costi è del 44%.



Conclusione

In questo post ho analizzato una tabella in una delle relazioni più recenti delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, al fine di mostrare quanto siano infondate le recenti affermazioni secondo cui gli esseri umani hanno X anni per agire sul cambiamento climatico. Ronald Bailey su Reason ci fornisce ulteriori prove, dagli stessi documenti della "scienza del consenso" su cui dovremmo fare affidamento, per dimostrare che queste affermazioni non hanno senso.

Questa storia è l'ennesimo esempio che dimostra la farsa del dibattito sui cambiamenti climatici. Ogni volta che un critico non è d'accordo con le proposte più radicali che, secondo i propri proponenti, trasformerebbero la società occidentale, il critico viene etichettato come un negazionista della scienza. Eppure, anche ad un esame superficiale delle relazioni tecniche, vediamo che i profeti di sventura sono quelli che stanno supportando affermazioni non supportate dai fatti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/