(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/indipendenza-americana-20-globalisti)
Non tutte le battaglie possono essere vinte in una guerra. Soprattutto quella attuale nel mondo finanziario. A volte è necessario dare corda all'avversario.... con cui impiccarsi. Fargli credere che ha margine di vittoria, concedere una porzione di terreno, inferiore a quella conquistata, e successivamente attaccare sulla scia della sua euforia. Il recente rialzo da parte della FED, per quanto sia un errore a livello di linea di politica, ha la sua motivazione se ragioniamo in base al “dispositivo” metodologico che ho sempre descritto su queste pagine: avanzare una ipotesi, testarla e arrivare a una tesi (dato che non disponiamo di tutti i tasselli del mosaico). La FED, con un abbassamento dei tassi, avrebbe causato un effetto domino sui mercati europei e in base alla feroce propaganda a cui abbiamo assistito quest'estate, qualsiasi evento critico sarebbe stato affibbiato agli USA causando in questo modo un contagio finanziario. È stato lo stesso Bessent a parlare di “non voler una crisi mondiale” proprio di recente, una indicazione che gli USA sono disposti a trattare per mettere fine alle ostilità... ma non alle condizioni degli europei che vorrebbero la resa degli americani nonostante siano essi palesemente in svantaggio.
Non scordiamoci nemmeno che il CLARITY Act continua a essere tenuto in ostaggio da un Congresso infiltrato, così come il SAVE Act. Ciononostante avremo avuto un quadro della situazione più chiaro solo col meeting della BOJ piuttosto che con quello della FED: infatti il vero meeting da tenere d'occhio non era tanto quello della FED, bensì quello della BOJ. Se avesse tenuto i tassi fermi, allora gli USA stavano offrendo una tregua agli europei; invece li ha rialzati e quindi niente è cambiato rispetto prima. La tregua offerta agli europei arriva a condizioni più dure.
In tutto ciò, il sistema americano ha ottenuto una sua personale vittoria: un passo in avanti per la transizione da una società in cui la banca centrale è “indipendente”, a una in cui viene messa sotto scrutinio pubblico. Tale progressione nella riforma della FED è cruciale per ottenere in futuro una decentralizzazione dei suoi poteri e compiti, soprattutto in un contesto sociale in cui la FED agiva in passato senza che l'americano medio sapesse addirittura cosa fosse realmente.
Non fraintendetemi, nessun governo o stato esiste per fare il bene della popolazione. Ci sono stati che allentano la presa su di essa, come gli Stati Uniti, e altri che la stringono di più, come l'UE. Entrambi usano la gente comune come garanzia collaterale ultima per far arrivare le proprie linee di politica all'avversario. Ad esempio, per quanto la pressione dettata dai costi della benzina sui portafogli della classe media americana non è indifferente, è inferiore a quella percepita dagli europei; ciononostante entrambi contribuenti vengono usati come strumento in questa guerra. La differenza è che gli americani lo sanno e si stanno rimboccando le maniche, e di conseguenza accetteranno anche il rialzo della FED, mentre invece gli europei vengono trattati come dei cretini tramite la retorica melensa e buonista della Von der Leyen. Un “esercito” è consapevole della guerra e dei suoi rischi, l'altro invece è totalmente impreparato e subirà le perdite maggiori, soprattutto perché sono i suoi “generali” che li mandano al macello esattamente per fregare i loro risparmi.
Stretta? Questo è socialismo incalzante, peggio di quello sovietico del secolo scorso. A riprova che l'UE ha urgente bisogno di rubare qualsiasi tipo di asset e metterlo a bilancio per estendere la sua recalcitrante sopravvivenza. Non ha altro collaterale.https://t.co/GtGBreErYk
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) September 22, 2026
Infatti gli USA combattono questa guerra per sé stessi e costruire qualcosa; gli europei combattono questa guerra per distruggere e basta. Chi ha più da perdere qui sono gli americani, di conseguenza è scontato che Trump & Co. siano disposti a trattare se vedono uno spiraglio. Una debolezza che viene sfruttata non poco dagli europei/cricca di Davos, spingendo sulla propaganda che l'attuale amministrazione non “ha mantenuto le promesse” e facendo quindi leva sulla demoralizzazione della sua base elettorale. Sicuramente è questo che hanno provato coloro che hanno assistito al recente rialzo dei tassi da parte di Warsh. “Tutto ciò che vi ha offerto Trump è dolore economico, votate l'altro... assecondateci sul rendere il Canada un membro onorario dell'UE”... mentre invece sulla Groenlandia c'è stata una levata di scudi senza uguali sulla stampa. Questo è il divario contro cui sta lottando l'amministrazione Trump e per quanto l'Iran sia stato un rischio, era necessario prenderlo ora. L'apparato di propaganda e di finanziamento della cricca di Davos/City di Londra non può essere smantellato senza rischio: il nodo iraniano era un raccordo ombra per tutto quel denaro che poi sarebbe fuoriuscito da qualche parte in una banca regolamentata e pagare terroristi, agitatori, manifestanti o roba del genere.
È così che Bessent ha iniziato a mappare l'intera rete ombra di finanziamenti che hanno spremuto gli USA tramite l'eurodollaro. Ancora una volta: per il bene dell'americano medio? Indirettamente... principalmente per permettere agli interessi dei NY Boys di preservare e conservare la ricchezza creata sul territorio, senza che qualcuno di esterno potesse appropriarsene indebitamente com'è accaduto fino al SOFR. Il coro di protesta da parte di chi traeva indebito profitto da un tal processo è talmente chiassoso da mostrare gli Stati Uniti come l'unico posto in cui le criticità economiche sono così vaste da ottenere esclusiva attenzione. Potete notarlo su Twitter, o sulla carta stampata: il mercato obbligazionario statunitense è l'unico che ottiene le sole attenzioni della critica... ciononostante nessuna banca americana ha avuto bisogno di un salvataggio, mentre invece quelle tedesche sì. Infatti il mercato europeo e inglese sono quelli messi peggio.
Anzi, la situazione europea non è soltanto peggiore: è disastrosa. Il PIL dell'area Euro è cresciuto dello 0,4% nel secondo trimestre, ma tale dato è stato gonfiato dall'aumento trimestrale del 3,9% fatto registrare dall'Irlanda. Escludendo quest'ultima, la crescita è stata appena dello 0,3%. Utilizzando la domanda interna irlandese – l'indicatore che la stessa BCE ritiene più rappresentativo dell'attività economica reale – la crescita dell'area Euro si attesta appena allo 0,1% nel secondo trimestre, con stime dello 0,1% per il terzo e dello 0,2% per il quarto, secondo le proiezioni dell'Eurosistema a giugno. Germania, Francia e Italia hanno fatto registrare ciascuna una crescita dello 0,2%, dopo che nel primo trimestre l'UE aveva subito una contrazione dello 0,2%. L'Eurosistema prevede un deludente 0,8% per il 2026, mentre la Commissione Europea stima lo 0,9%, dato rivisto al ribasso. Secondo Eurostat, il tasso di disoccupazione si attesta al 6,3%, con 11,1 milioni di persone senza lavoro. A luglio l'inflazione nell'area Euro è stata del 2,9%, ma l'analisi delle componenti è rivelatrice: +10,0% per l'energia; +2,2% per l'indice al netto dell'energia; +1,2% per alimentari, alcolici e tabacchi; e appena +0,9% per i beni industriali non energetici (dati Eurostat). La BCE mantiene operativo il TPI per intervenire sui mercati dei titoli di stato e la liquidità in eccesso nell'Eurosistema ammonta ancora a €2.100 miliardi.
Il recente rialzo dei tassi della BCE non produrrà i miglioramenti sul fronte dell'inflazione. Nessun governo taglia la spesa pubblica perché i tassi salgono. Un maggior costo del servizio del debito non garantisce il controllo dei conti pubblici, ma comporta soltanto un aumento della pressione fiscale sul settore privato. Di conseguenza la BCE finirà per infliggere una doppia penalizzazione: credito più costoso o inaccessibile e una tassazione ancora più pesante, il tutto senza alcun effetto sui prezzi dell'energia.
Se la BCE volesse davvero tenere sotto controllo l'inflazione, dovrebbe smettere di sovvenzionare l'indebitamento pubblico, ridurre più rapidamente il proprio bilancio, drenare le riserve e la liquidità in eccesso ed eliminare le garanzie statali, anziché scaricare l'onere dell'aggiustamento su chi crea posti di lavoro e ricchezza reale. Invece il suo unico obiettivo era quello di proteggere il carry trade tra i rendimenti giapponesi e quelli europei, dato che un rialzo simile oltre a non servire a niente durante uno shock dell'offerta (non si possono “stampare” benzina o raffinerie) ricade sulle spalle dei contribuenti, non è nemmeno sufficiente a far credere ai mercati dei capitali che l'Europa ha trovato la sua strada verso la fine della stagnazione economica. Essi si aspettano una remunerazione molto più alta per crederci.
Per sopravvivere, quindi, la cosa che rimane all'UE e alla cricca di Davos è un differenziale di rendimento positivo rispetto alla controparte giapponese e la propaganda sui media di ogni genere che tutte le “disgrazie” finora avvenute sono da affibbiare a Trump... nonostante gli USA abbiano visto un'asta eccezionale nello spazio del decennale e del trentennale.
Questo singolo grafico è il motivo di tutto il “dannarsi l'anima” da parte degli eurocrati per quanto riguarda i temi economici e geopolitici. Non possono scappare dalla tenaglia: la BOJ che rialza i tassi in basso e la FED che li abbassa o li tiene fermi. Nel mezzo la BCE che cerca di mantenere un differenziale positivo, man mano che il mercato obbligazionario europeo si degrada e altri eventi intensificano la pressione (es. gli USA che stringono un accordo col Niger sull'uranio buttando fuori i francesi, o i sauditi che chiudono i rubinetti del petrolio nei confronti dell'UE, o gli stessi americano che vogliono stringere un accordo con la Bielorussia). Possiamo racchiudere la lettura di tutti gli eventi geopolitici, nonché il fato dell'Unione europea, in questo fazzoletto di 300 punti base e il Giappone è la chiave.
Guardiamo alla progressione degli eventi in questo 2026: 2 gennaio, gli Stati Uniti prendono Maduro; 8 febbraio, la Takaichi diventa (a tutti gli effetti) Primo ministro in Giappone; 28 febbraio, Trump inizia a bombardare l'Iran; la BOJ rialza i tassi il giorno successivo alla firma del Memorandum d'intesa di Islamabad. Queste sono tutte correlazioni importati, perché il carry trade sullo yen è sempre stato l'obiettivo sin dall'operazione americana in Venezuela. È semplice: se si voleva smantellare il controllo esterno della curva dei rendimenti americana, bisognava scardinare l'uso del Giappone da parte della cricca di Davos/City di Londra come salvadanaio infinito per loro operazioni finanziarie nel sistema bancario ombra. E questo processo richiedeva altresì liberarsi del flusso di petrolio come garanzia collaterale alla sua base... traffico che a sua volta alimentava tutta un'altra serie di illeciti come il riciclaggio di denaro sporco, il traffico di droga, la piaga del fentanyl, ecc.
Occuparsene uno a uno di tutte queste piaghe sarebbe stato improduttivo e sciocco: un modo di perdere tempo e farlo guadagnare invece alla cricca di Davos/City di Londra. Ovviamente bisognava colpire il cuore pulsante di questa rete di illeciti. Come? Bombardando l'Iran. Questa singola azione non ha fatto altro che accendere la miccia per demolire l'attuale edificio del sistema economico mondiale, costruito sul vecchio flusso di petrolio e sui flussi di cassa cresciuti al di sopra di essi. E questo a sua volta conferisce nelle mani degli Stati Uniti la possibilità di usare il mercato obbligazionario mondiale come arma: accendere/spegnere la volatilità a proprio vantaggio. Avete notato come il 27 luglio scorso, o lo scorso 16 settembre, tutti fossero preoccupati che Warsh non rialzasse i tassi perché sapevano che Ueda l'avrebbe fatto? Se Warsh non avesse rialzato i tassi di riferimento all'ultimo meeting dell'FOMC, o li avesse lasciati inalterati, mentre Ueda avrebbe seguito il percorso che ha seguito finora, il differenziale tra il decennale tedesco e quello giapponese sarebbe diventato negativo.
![]() |
| Differenziale di rendimento tra il decennale tedesco e quello giapponese |
In parole semplici, ciò che è rimasto del carry trade sullo yen sarebbe andato in frantumi e con esso l'Unione Europea. Sin dal 2022 la strategia è stata, sostanzialmente, quella di prosciugare il mercato dell'eurodollaro e vedere chi avrebbe meglio resistito a un ambiente finanziario con costi del capitale più alti. Gli “esperimenti” del quantitative easing e della Coordinated central banks policy erano strumenti per annacquare definitivamente i segnali di mercato, forzare i contribuenti americani a sovvenzionare artificialmente gli eccessi oltreoceano e lasciare un cumulo di macerie. In sintesi, la cosiddetta catena finanziaria della morte aveva quasi fatto il suo corso e il credo keynesiano/monetarista ha sempre rappresentato la giustificazione accademica e popolare alla sua permanenza. Gli Stati Uniti si stanno semplicemente comportando come Bisanzio si comportò quando crollò l'Impero romano. Questa importante determinazione è riflessa dal cambio tra price maker e price taker nel mercato dell'eurodollaro: non più la City di Londra con il LIBOR, bensì Washington con il SOFR.
Il passo successivo è quello di abbassare il costo del capitale per sé stessi, adesso, e questo sta venendo portato avanti creando finestre di opportunità in America latina. Ma una tale linea di politica avrà effetti devastanti per qualcun altro... come stiamo vedendo adesso riguardo i mercati obbligazionari. E in questo aspetto gli USA sono stati molto “educati” nel non far scattare un panico generale a livello internazionale, graziando più volte l'UE nonostante tutte le sue scorribande. L'ultimo rialzo dei tassi da parte di Warsh va esattamente in questa direzione: “Avete ancora tempo per lasciarci in pace”. Un avvertimento conciliante a Carney, alla Von der Leyen e a tutto quello stuolo di sicofanti che sono gli addetti alle pubbliche relazioni della cricca di Davos. Il motto “America First” non è stato altro che un modo “educato” di dichiarare indipendenza dalle pastoie estere che hanno schiavizzato il contribuente americano negli ultimi 80 anni, sin da quando Churchill ha partorito quell'obbrobrio di Bretton Woods riciclando il trucchetto del post-Prima guerra mondiale: sgonfiare i propri debiti facendo pagare il prezzo agli altri tramite il mispricing dell'oro in relazione all'offerta di denaro esistente. Il ciclo di inflazione successivo sarebbe stato introdotto attraverso il sistema eurodollaro.
E adesso sono le stablecoin a essere usate per smantellare questo sistema di estrazione, con Bitcoin come collaterale (es. non è un caso che Tether si stato bandito dall'UE). Gli USA stanno transitando verso un sistema di stablecoin coperto dagli attivi del Dipartimento del Tesoro americano, dove ci sarà un dollaro a circolazione interna e uno a circolazione esterna. In questo contesto la Federal Reserve sarà relegata a una sorta di Ex-Im Bank per l'eurodollaro, privata di tutti quei poteri che sono arrivati dopo il 1935. Ogni volta che Bessent scoperchia una vaso di vermi a livello di manipolazioni dei mercati delle valute, posizioni short sui titoli di Stato americani, o posizioni a leva alla cui base c'è lo yen, schiamazzi e strepitii sono all'ordine del giorno perché la cricca di Davos è costretta a fare i conti con un paniere di privilegi in contrazione. Soprattutto perché suddetto paniere è stato riempito a discapito degli americani, come spiegato sopra.
Il CLARITY Act non viene fatto passare da infiltrati e agenti ostili? Fannie Mae/Freddie Mac continuano a essere tenuti in ostaggio? Ecco che entra in scena la backdoor per eccellenza, cosa che secondo me è sempre stato Bitcoin sin dalla sua nascita.https://t.co/KV82DnmYmm
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) September 20, 2026
Le stablecoin che hanno in bilancio Bitcoin, oltre a creare un ambiente di mercato più competitivo e reale per i titoli di Stato americani, fanno risparmiare importanti punti base in costi operativi agli utenti. In sintesi, tutto ciò che veniva rubato da agenti ostili esteri, viene lasciato nelle tasche degli americani. E questo a sua volta significa che rimangono a disposizione della nazione anche tutte quelle commodity che possono fungere non solo da collaterale per il dollaro, ma anche da sottostante per ridurre in valore reale il rapporto debito/PIL. Quello che dimenticano molti critici a tal proposito è che un bilancio non è fatto solo da passivi, ma anche da attivi. Il debito può essere collateralizzato, può essere compensato dagli attivi... la variabile è “a che prezzo”. Uno può essere sottoposto a leva fino alle orbite oculari, ma se il flusso di cassa che sorregge questa impalcatura è cinque volte superiore... va tutto bene. Addirittura se si mette una porzione di flusso di cassa da parte, l'interesse su tale porzione può ripagare l'esposizione alla leva.
Un sogno... probabilmente. Ma forse non così irreale se si considera che il paper to swap ratio per l'oro è 300, è 9 per Bitcoin ed è 1000 per l'argento.https://t.co/NZJcyfljSz
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) September 21, 2026
Quello a cui stiamo assistendo adesso è il tentativo definitivo dei globalisti di impedire agli Stati Uniti, l'economia più efficiente al mondo a livello di capacità produttiva (migliore di quella cinese), di ottenere il costo del capitale che meritano. Hanno speso tutto il loro tempo sin dal 2022 a rallentarli e intralciarli. Se la strategia “higher for longer” di Powell era quello che necessitava la nazione allora, adesso i globalisti stanno facendo di tutto per sponsorizzare questa linea di politica quando invece è ora di cambiare passo. In parole povere, si tratta di un tentativo di sabotaggio, perché non esiste al mondo che i Paesi europei riescano a finanziarsi a tassi che sono la metà di quelli americani. Senza dimenticare, cari lettori, che dei famigerati $40.000 miliardi in debito pubblico americano, più di un quarto sono stati generati da agenti ostili per alimentare terrorismo internazionale, ONG canaglia, frodi assistenziali e disordini sociali interni.
Tagliare il cordone ombelicale a tali “incanalamenti” di denaro è un modo per andare in default per quei debiti accumulati e anche se dovessero essere dichiarati insoluti non sarebbe affatto un danno d'immagine per gli USA. Soprattutto quando si pensa che la cricca di Davos ha ordito un pesante haircut per risolvere la crisi del debito europea, seguito poi dall'emissione di perpetual bond. Ma se gli Stati Uniti restano ancora una meta appetibile per i mercati di capitali, come abbiamo visto la settimana scorsa, questo piano sarà un fallimento per i globalisti: l'UE non è credibile dal punto di vista finanziario, commerciale, economico e sociale come destinazione ultima per far fruttare gli investimenti. Da qui si capisce, quindi, la feroce campagna denigratoria europea e di preclusione pubblica nei confronti di Tether, Bitcoin e tutti quei mezzi che riescano a far uscire facilmente capitali dall'Eurozona.
Esistono quattro grandi zone economiche nel mondo: Stati Uniti, Russia, Cina ed Europa. Le prime tre odiano la quarta. C'è molto lavoro ancora da fare, a livello intellettuale, fisico ed economico, ma è necessario aggiustare solo il 5% di tutti i grattacapi in queste categorie per attirare la fiducia degli investitori e degli scettici.
•••
Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.





















