Il problema centrale per l'UE e i suoi singoli stati membri è l'azzardo morale. Fornire un sostegno incondizionato alla Francia ha sostenuto l'incentivo a non risanare le finanze pubbliche e ha indotto altri governi ad aspettarsi un trattamento analogo. Tuttavia, negarlo avrebbe comportato il rischio che l'aumento dei costi di finanziamento aggravasse la situazione fiscale e si propagasse tensioni in tutta l'unione monetaria. Gli strumenti della BCE non risolvono questo dilemma. Il suo “Transmission Protection Instrument” tiene conto della sostenibilità fiscale e del rispetto degli impegni di politica economica europea, ed è concepito per contrastare pressioni di mercato ingiustificate e disordinate. Una variazione dei prezzi guidata dal deterioramento dei fondamentali rende l'intervento molto più complesso. Un sostegno duraturo richiederebbe uno sforzo concertato da parte della Francia per ripristinare la credibilità fiscale. L'avvicinarsi delle elezioni presidenziali complica tale scenario: le istituzioni europee devono avere la certezza che il governo che si assume gli impegni sia in grado di mantenerli e che il suo successore li rispetti. Non esiste un obbligo formale per la BCE di attendere l'esito delle elezioni, ma potrebbe essere necessaria chiarezza politica prima di poter imporre condizioni significative. Il cambiamento di posizione della Germania rende la situazione ancora più complessa. Il Paese può rimanere un rifugio sicuro relativo all'interno dell'Europa, pur diventando meno capace o disposto a garantire per i vicini. Una sovraperformance dei Bund durante una crisi non dimostrerebbe che la capacità di salvataggio collettivo sia illimitata. Un modo interessante per esprimere questo rischio consiste nell'aprire posizioni “short” sui titoli di stato spagnoli contro i Bund di pari durata. Il differenziale della Spagna, ancora relativamente contenuto, offre una remunerazione insufficiente a fronte di un possibile episodio di frammentazione più ampio. Un differenziale iniziale più ridotto implica inoltre un costo di mantenimento (“carry”) negativo, inferiore rispetto a una posizione “short” sulla Francia. La Spagna offre agli investitori dubbiosi sulla garanzia collettiva dell'Eurozona un'opportunità di posizionamento potenzialmente economica, con rischi di ribasso relativamente limitati. Non dimentichiamoci, però, che la Spagna ha un rapporto debito/PIL del 100% ed è guidata da un governo di minoranza che di recente ha indetto elezioni anticipate. Un'asimmetria allettante, visti i rischi crescenti. Il differenziale tra i decennali francesi e tedeschi a 150 punti base può sembrare allettante, perché l'istinto è quello di sfruttare la dislocazione del mercato e attendere il ritorno alla normalità. Tuttavia un tale istinto rischia di ancorarsi a un passato che non offre più una guida affidabile. Un differenziale può essere storicamente ampio e, ciononostante, offrire una remunerazione inadeguata per ciò che ci attende. Durante la crisi del debito sovrano, i differenziali tra il decennale italiano e quello tedesco superarono i 500 punti base. Non si tratta di una previsione per la Francia, ma l'episodio dimostra l'entità delle oscillazioni che i differenziali possono subire quando i mercati perdono fiducia nella sostenibilità fiscale e nella credibilità del sostegno europeo. Lo storico della Francia e il suo essere un “punto di rifermento” all'interno dell'UE potrebbero non costituire più parametri affidabili per valutare i potenziali rischi di ribasso in un contesto diverso. Gli investitori dovrebbero essere estremamente cauti nel dare per scontato un ritorno alla situazione precedente.
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di Thomas Kolbe
(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/il-ventottesimo-regime-la-nuova-riforma)
La Commissione europea sta rispondendo alle crescenti critiche sull'eccessiva burocrazia con l'introduzione di una nuova forma giuridica societaria. Il “ventottesimo regime” mira a creare una struttura giuridica uniforme applicabile a tutta l'area economica dell'Unione Europea. Un'idea affascinante, ma destinata a sprofondare rapidamente nella generale follia burocratica.
L'Unione Europea ha raggiunto un punto in cui ci si può ritenere fortunati se si trascorrono alcuni giorni senza nuove iniziative normative da parte dell'apparato centrale di Bruxelles.
Per allentare la pressione e respingere le crescenti critiche alla giungla burocratica dell'UE, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha presentato l'idea di una forma giuridica societaria europea durante il Forum economico mondiale di Davos.
La nuova tipologia di società paneuropea proposta si chiama ventottesimo regime e diventerebbe la ventottesima forma giuridica europea, affiancandosi alle forme societarie nazionali come GmbH, SPA, o Limited.
Quello che la von der Leyen ha presentato come un progetto innovativo mira a semplificare la costituzione di società per startup e aziende in fase di espansione. L'obiettivo è operare a livello transfrontaliero in tutti i 27 Stati membri del Mercato Unico senza dover creare ulteriori filiali per conformarsi ai requisiti legali di ciascun Paese.
Il ventottesimo regime è concepito per consentire un processo di costituzione e gestione aziendale uniforme e completamente digitalizzato. Le società potrebbero essere registrate online entro 48 ore, senza notaio e senza complicate pratiche burocratiche.
La Commissione prevede inoltre di istituire un registro centrale dell'UE, che funga da sportello unico e garantisca trasparenza in materia di costituzione di società, aumenti di capitale e strutture proprietarie. Il progetto si trova attualmente nella fase iniziale di consultazione parlamentare e potrebbe entrare in vigore nella legislazione nazionale non prima del 2027.
L'idea della Commissione è allettante. Oltre a facilitare la costituzione rapida e semplice di società, rappresenterebbe la prima iniziativa sostanziale da anni volta a superare una regolamentazione perlopiù repressiva, mirata a rafforzare concretamente il mercato unico europeo.
Un ingresso più rapido sul mercato, fusioni semplificate e un potenziale accesso più agevole al capitale di rischio potrebbero essere la conseguenza, a condizione che si verifichi anche una deregolamentazione fiscale a livello nazionale. Tuttavia, ciò sembra improbabile, viste le prassi normative europee.
L'unione dei mercati dei capitali, spesso citata in ambito politico, riceverebbe così il suo primo, modesto impulso: un collegamento concreto con la situazione degli imprenditori. A quanto pare, frammenti di critica provenienti dal mondo degli affari a volte giungono anche negli ambienti della Commissione: chi l'avrebbe mai detto?
Dove sono gli imprenditori?
Come sempre accade con le iniziative di Bruxelles, il diavolo si nasconde nei dettagli. Innanzitutto, è necessario ottenere l'adozione a livello nazionale di questa nuova forma giuridica.
Si prevede che potenti gruppi di pressione, dai consulenti fiscali ai revisori dei conti, si impegneranno a fondo per tutelare i propri interessi, che derivano in gran parte dalla complessità della legislazione fiscale, dei requisiti patrimoniali e delle procedure di costituzione delle società.
Su qualsiasi presunta liberalizzazione dell'attività economica incombe la lunga ombra della politica regolamentare europea.
Questo è il vero nodo cruciale della politica europea. Considerando la struttura economica dell'Unione Europea, sorge spontanea la domanda: dove sono gli imprenditori disposti o in grado di utilizzare questo nuovo quadro normativo europeo per le imprese?
Un singolo dato illustra la grottesca attività regolamentare di Bruxelles: solo l'anno scorso, l'economia europea è stata inondata da oltre 1.400 nuovi atti giuridici dell'UE. Ovvero, quattro nuove normative al giorno. Direttive, regolamenti, atti delegati, atti di esecuzione: le imprese stanno annegando in una palude normativa di Bruxelles guidata da ideologie.
Le linee di politica relative alla CO₂ e le direttive sulle catene di approvvigionamento sono spesso al centro dell'attenzione, esaminando nel dettaglio ogni attività economica e generando enormi costi burocratici. Gli imprenditori si ritrovano sempre più spesso a dover finanziare le procedure amministrative, anziché dedicarsi completamente al servizio dei propri mercati.
Quello che vediamo a Bruxelles è la burocrazia classica: una volta istituita, alimentata politicamente e trattata come avanguardia politica, sviluppa una vita propria. Cinicamente, la produzione di atti giuridici è l'unico “asset” che la mantiene in vita.
La verità di questo fenomeno burocratico si rivela spesso apertamente, quando i politici elencano con orgoglio le leggi che hanno promosso, senza alcuna comprensione della reale vita economica. È il lavoro di un becchino che si fa strada attraverso un settore produttivo della società sempre più paralizzato.
Il sostegno politico e mediatico alla regolamentazione climatica dell'UE ha creato una burocrazia autoreferenziale che si sta ora diffondendo negli Stati membri. Con le quote statali che superano il 50%, si è oltrepassato il punto di non ritorno dello squilibrio economico. L'Europa rischia di diventare un polo puramente amministrativo, mentre l'economia produttiva si contrae costantemente.
Il parassita consuma il suo ospite, accelerandone il decadimento. L'Europa si sta trasformando in un sito amministrativo con un'attività produttiva in declino.
Le forze centrifughe accelerano
L'iniziativa del ventottesimo regime potrebbe effettivamente rivelarsi una soluzione affascinante per rafforzare il mercato unico, a patto che un giorno si avvii un processo ordinato di revisione normativa.
È molto probabile che la spirale discendente dell'elevato debito pubblico, del calo della produttività, dell'aumento della disoccupazione e del drammatico declino geopolitico del continente finiranno per spianare la strada a una svolta conservatrice e orientata al mercato.
Per i pianificatori centrali di Bruxelles, in particolare nell'Europa orientale, si sta preparando una tempesta politica che, una volta unificata, potrebbe un giorno mandare in frantumi le catene della regolamentazione.
Dal punto di vista tedesco, tuttavia, sembra probabile che le forze trainanti della trasformazione in chiave socialista climatica – indubbiamente concentrate a Berlino – mobiliteranno le proprie risorse per proseguire sulla strada fatale verso un'economia pianificata, anche dopo la rottura con l'opposizione.
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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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