venerdì 24 gennaio 2020

Una panoramica sull'oro nel 2020





di Alasdair Macleod


Questo articolo è una panoramica sulle condizioni economiche che determineranno il prezzo dell'oro nel 2020 e oltre. La svolta del ciclo del credito, l'effetto sui disavanzi pubblici e il modo in cui devono essere finanziati sono i temi che verranno affrontati.

In assenza di domanda estera per i nuovi titoli del Tesoro USA e di un aumento del tasso di risparmio, il deficit di bilancio USA può essere finanziato solo con l'inflazione monetaria. Ciò farà salire i rendimenti obbligazionari, poiché il potere d'acquisto in calo del dollaro accelererà a causa dell'enorme quantità di nuovi dollari che entreranno in circolazione. Viene inoltre discussa la relazione tra l'aumento dei rendimenti obbligazionari e il prezzo dell'oro.

È possibile che i recenti eventi sul Comex, con l'espansione dell'open interest che non ha soppresso il prezzo dell'oro, siano l'ennesima prova della trappola del debito in cui è finito il governo degli Stati Uniti.

Stanno emergendo prorompenti le tensioni che porteranno ad una crisi per le valute fiat.




Introduzione

Nel 2019 il prezzo in dollari è aumentato del 18,3% e quello dell'argento del 15,1%. O meglio, valutato in oro il dollaro è sceso del 15,5% e in argento è sceso del 13%. Questo perché la storia del 2019, come sarà quella del 2020, ha visto la riemersione della svalutazione della valuta fiat. Soprattutto nell'ultimo trimestre la FED ha iniziato ad iniettare nuova liquidità in un sistema bancario illiquido attraverso gli accordi di riacquisto, dove alle banche vengono accreditate riserve presso la FED stessa in cambio di bond statali a titolo di garanzia. Inoltre la BCE ha riavviato a novembre il quantitative easing e la Banca del Giappone è pronta ad allentare ulteriormente la sua politica monetaria "se lo slancio verso il suo obiettivo di inflazione al 2% si indebolisce" (Kuroda - 26 dicembre).

La Banca del Giappone sta ancora acquistando obbligazioni, ma ad un ritmo che dovrebbe scendere al di sotto i rimborsi delle sue partecipazioni esistenti. Pertanto entriamo nel 2020 con l'offerta di moneta ampliata di tutte e tre le principali banche centrali occidentali. Oltre ai problemi di liquidità, l'incubo dei banchieri centrali è che l'economia globale scivoli in recessione, anche se nessuno lo confesserà apertamente perché sarebbe un'ammissione di fallimento. Ed i policymaker sono anche terrorizzati dal fatto che se i banchieri annuseranno un'economia in declino, ritireranno i prestiti alle imprese e peggioreranno le cose.

Le banche centrali fanno bene a preoccuparsi di quest'ultimo aspetto. L'entrata in scena della fase di bust nel ciclo del credito e la guerra dei dazi di Trump ha già colpito gravemente il commercio internazionale, con economie esportatrici come la Germania già in recessione e importanti indicatori commerciali, come il Baltic Dry Index, in caduta libera. Sebbene i media generalisti parlino di un accordo imminente con la Cina, è un copione che abbiamo visto diverse volte ormai: tutto sembra pronto per la firma solo per essere dismesso o sospeso all'ultimo momento.

Il tema che inizierà a dominare la politica monetaria nel 2020 è chi finanzierà un aumento dei deficit pubblici. Al momento è sui radar di pochi investitori, ma sui mercati è inevitabile che un crescente deficit di bilancio in America sarà finanziato quasi interamente dall'inflazione monetaria, una politica di finanziamento adottata anche in altre giurisdizioni. Inoltre Christine Lagarde, la nuova presidente della BCE, ha dichiarato di voler estendere il quantitative easing al finanziamento di progetti ambientali.

Il 2020 si preannuncia come l'anno in cui il ruolo del denaro come riserva di valore verrà abbandonato.



Il ruolo dell'oro nel contesto di mercati distorti

I protagonisti delle attuali distorsioni sui mercati sono la soppressione dei tassi d'interesse e la regolamentazione bancaria. Non è necessario ribadire il punto sui tassi d'interesse, poiché tassi a zero e persino negativi non sono riusciti a stimolare niente, solo una bolla nei prezzi degli asset.

L'intenzione dichiarata alla base della politica monetaria è l'opposto della realtà. Sebbene importante dal punto di vista del burocrate, salvare l'economia non è la massima priorità; bensì garantire che gli stati non siano mai a corto di fondi. Il finanziamento inflazionistico garantisce che essi siano sempre in grado di spendere e che abbiano sempre accesso al credito.

All'insaputa del pubblico, lo stato autorizza le banche a condurre i loro affari in un modo che per un'organizzazione senza licenza sia legalmente fraudolento. Le banche creano credito attraverso la loro partecipazione al QE, facilitando la creazione di moneta dal nulla che viene aggiunta alle loro riserve. In questo modo si trasferisce ricchezza dal pubblico ignaro allo stato, ai capitalisti clientelari, agli speculatori finanziari ed ai consumatori che vivono oltre i propri mezzi. Lo stato cospira con i suoi macroeconomisti per sopprimere l'evidenza di un aumento dei prezzi manipolando le statistiche sull'inflazione. Questo inganno ha avuto un tale successo che la svalutazione monetaria viene presentata come crescita economica, con pochissimi nel mainstream finanziario che comprendono l'inutilità di dati come il PIL e di come serva a sviare l'attenzione dal quadro generale.

Il monopolio dello stato sull'emissione di denaro, e attraverso i loro regolatori che controllano l'espansione del credito, è destinato a condurre ad abusi progressivamente maggiori. E ora, in quest'ultimo ciclo del credito, il consumatore che è anche il produttore ha visto i suoi redditi e risparmi erosi dalla svalutazione monetaria continua da non poter più generare le tasse che servono al suo stato per bilanciare i conti.

Il problema non è nuovo. L'America non ha più fatto registrare un avanzo di bilancio sin dal 2001. L'ultimo ciclo del credito precedente alla crisi della Lehman non ha prodotto un avanzo di bilancio, né l'attuale ciclo. Invece, a seguito della crisi della Lehman, abbiamo assistito ad una marcata accelerazione dell'inflazione monetaria ed il Grafico 2 mostra come il dollaro si sia espanso al di sopra della sua tendenza a lungo termine.


Negli ultimi anni il tentativo della FED di tornare alla normalità riducendo il suo bilancio è miseramente fallito. Dopo una breve pausa, la Fiat Money Quantity ha iniziato a crescere ad un ritmo incredibile ed è tornata in territorio record.

Per capire il background delle relazioni tra oro e valute fiat nel 2020, è necessario chiarire la situazione nel modo più cristallino possibile. Entriamo nel nuovo decennio con i più alti livelli di ignoranza monetaria immaginabili. Di conseguenza i mercati sono diventati più distorti che mai, come attestano i tassi d'interesse negativi e le obbligazioni a rendimento negativo. Nel nostro tentativo di divinare il futuro, abbiamo due problemi: valutare quando la tensione tra l'illusione di stabilità nei mercati finanziari e la realtà farà crollare il sistema e il grado di caos che ne conseguirà.

I tempi sono impossibili da prevedere con certezza, perché non possiamo conoscere il futuro. Ma, se le caratteristiche dei precedenti cicli del credito sono una guida, assisteremo ad una crisi finanziaria e sistemica in una o più grandi banche. La necessità di liquidità suggerisce che l'evento è vicino, anche tra mesi e forse settimane. In ogni caso, le banche verranno salvate, di questo possiamo esserne certi. Le banche centrali dovranno quindi creare ancora più denaro, oltre a quello necessario per finanziare l'aumento del deficit di bilancio dello stato. Il caos monetario promette di essere più grande di qualsiasi altra cosa vista finora, e inghiottirà tutte le economie occidentali dipendenti dal welfare e quelle che commerciano con loro.

Tra il finanziamento dei deficit pubblici, salvare le banche e forse investire in energia verde rinnovabile, l'emissione di nuovi fondi nel 2020 sarà con tutta probabilità senza precedenti, maggiore di qualsiasi altra cosa vista finora. Tutto ciò porterà ad una crisi, che potrebbe essere già iniziata, e ad un aumento dei costi di indebitamento. Il rendimento dei titoli del Tesoro USA a 10 anni è già in aumento, come mostrato nel Grafico 3.


Supponendo che non vi sia un aumento significativo del tasso di risparmio e nonostante tutti i tentativi di sopprimerne le prove, l'accelerazione del ritmo dell'inflazione monetaria alla fine porterà ad aumenti nel livello generale dei prezzi misurati in dollari. Come afferma Milton Friedman, l'inflazione [dei prezzi] è sempre e comunque un fenomeno monetario.

Attraverso il QE le banche centrali ritengono di poter contenere il costo dei finanziamenti allo stato. Ciò di cui non sembrano rendersi conto è che mentre per un mutuatario l'interesse è un costo da contrapporre al reddito, invece per un creditore riflette la preferenza temporale, che è la differenza tra il possesso corrente (in questo caso di dollari in contanti) e il possesso in un data futura. A meno che la FED non riesca a predire con precisione chirurgica le preferenze temporali, il dollaro perderà potere d'acquisto. Non solo sarà venduto sulle borse estere, ma i depositanti ridurranno al minimo i loro saldi ed i creditori la loro proprietà del debito.

Se, come vediamo nel Grafico 3, i rendimenti dei titoli in dollari stanno iniziando a salire, l'inesorabile preferenza temporale sta già facendo il suo corso ed ulteriori rialzi dei rendimenti obbligazionari metteranno in pericolo il finanziamento allo stato. Il Congressional Budget Office presuppone che il tasso d'interesse medio sul debito pubblico sarà del 2,5% per i prossimi tre anni e che l'interesse netto nell'anno fiscale 2020 sarà di $390 miliardi, pari a circa il 38% del disavanzo previsto di $1008 miliardi. Per le finanze pubbliche una recessione e rendimenti obbligazionari più elevati di quanto si aspetti dal CBO sarà un disastro.

In queste circostanze la FED farà tutto ciò che è in suo potere per fermare i mercati. Le somiglianze tra la situazione attuale del dollaro e il deterioramento delle finanze del governo britannico all'inizio degli anni '70 sono notevoli. All'epoca ci fu una crisi molto seria e infine un salvataggio dell'FMI. Tranne che oggi non ci può essere alcun salvataggio del FMI per gli Stati Uniti e il dollaro, perché il salvatore ottiene le sue munizioni dal salvato.

Cinquant'anni fa, nel Regno Unito, l'oro salì da meno di £15 l'oncia a £80 nel dicembre 1974. Il picco del ciclo del credito arrivò alla fine del 1971, quando il rendimento dei decennali era del 7%. Nel dicembre 1974 il mercato azionario era crollato, evento seguito da una crisi bancaria, un'inflazione dei prezzi raddoppiata e il rendimento dei decennali oltre il 16%.

La storia tende a fare rima, come si suol dire.



Oro e tassi d'interesse in aumento

Secondo la saggezza finanziaria attuale la salita dei tassi d'interesse è un male per il prezzo dell'oro, perché quest'ultimo non ha rendimenti. Eppure l'esperienza contraddice ripetutamente questa tesi. Chiunque ricordi di aver investito nel Regno Unito ad un rendimento del 7% nel dicembre 1971, ha visto poi i prezzi crollare ad un rendimento superiore al 16%, mentre l'oro è passato da £15 a £80 l'oncia nei tre anni seguenti.

Parte dell'errore è credere che l'oro non abbia alcun rendimento. Questo vale solo per l'oro detenuto come denaro e per l'uso non monetario. Come denaro, viene prestato e preso in prestito; l'oro monetario ha le sue preferenze temporali, così come le valute fiat. In assenza di intervento statale, le preferenze temporali per l'oro e le valute fiat sono stabilite dai rispettivi utenti, tenendo conto delle caratteristiche speciali di ciascuno. Non è semplice arbitraggio (vendere oro e acquistare denaro fiat per ottenere il differenziale di interesse), perché lo spread riflette importanti differenze che non possono essere ignorate. È come shortare i franchi svizzeri e comprare dollari nella convinzione che non vi siano rischi.

La principale variabile tra le preferenze temporali dell'oro e una valuta fiat è la differenza tra una forma consolidata di moneta derivata dalle preferenze collettive dei suoi utenti, per le quali non vi è alcun rischio di controparte, e la valuta emessa dallo stato che diventa uno strumento di finanziamento per mezzo della sua svalutazione.

La preferenza temporale dell'oro varierà a seconda del rischio di prestito, oltre ad un tasso originario, ma è considerevolmente più stabile rispetto alla preferenza temporale di una valuta fiat. La stabilità del tasso d'interesse dell'oro è illustrata nel Grafico 4, che va dal Bank Charter Act del 1844 a prima della prima guerra mondiale, periodo durante il quale c'era un gold coin standard. Ad eccezione del credito bancario incontrollato, la sterlina ha funzionato come sostituto dell'oro.


A causa dei problemi creati dal ciclo del credito bancario, questi valori nascondono alcune fluttuazioni significative, come al momento del crollo di Overend Gurney nel 1866, quando i tassi di prestito salirono al 10%. La depressione a seguito della crisi di Barings nel 1890 bloccò la domanda di credito, evento evidente dal grafico. Tuttavia i tassi di indebitamento, che erano a tutti gli effetti in oro, erano notevolmente stabili e variavano tra il 2-3½%. Alcune di queste variazioni possono essere ascritte alle mutevoli percezioni del rischio generale dei debitori e ad altre alle variazioni nella domanda di investimenti industriali, legate al ciclo del credito bancario.

Confrontate tutto ciò con i tassi d'interesse in dollari sin dal 1971, quando venne chiusa la finestra dell'oro, come mostrato nel Grafico 5 per il decennio successivo.


Nel febbraio 1972 il tasso dei Fed Funds era al 3,29%, superando infine il 19% nel gennaio 1981. Allo stesso tempo, l'oro salì da $46 ad un massimo di $843 il 21 gennaio 1980. Considerando il tasso d'interesse originario dell'oro a circa il 2%, c'era una penalità del 17% per dissuadere le persone dall'accumulare oro e detenere invece dollari.

Nel 1971 il debito del governo degli Stati Uniti era al 35% del PIL e nel 1981 al 31%. Nel corso del decennio il governo degli Stati Uniti fece registrare un avanzo di bilancio sufficiente da assorbire l'aumento del costo degli interessi sui suoi obblighi e qualsiasi nuovo finanziamento del Tesoro. L'America entra nel 2020 con un rapporto debito/PIL di oltre il 100%. Tassi d'interesse più elevati non sono quindi un'opzione politica e il governo degli Stati Uniti e il dollaro sono intrappolati in una trappola del debito da cui è improbabile che il dollaro possa uscire.

I semi della distruzione del dollaro furono seminati più di cinquant'anni fa, quando fu formato il Gold Pool di Londra: le banche centrali si impegnavano ad aiutare gli Stati Uniti a mantenere il prezzo a $35, costrette a farlo perché gli Stati Uniti non potevano più sopprimere il prezzo dell'oro da soli. E per una buona ragione: il Grafico 6 mostra come gli ultimi cinquant'anni abbiano eroso il potere d'acquisto delle quattro principali valute fiat da quando è stato sciolto il Gold Pool.


Negli ultimi cinquant'anni lo yen ha perso oltre il 92%, il dollaro il 97,6%, l'euro (e le sue componenti precedenti) il ​​98,2% e la sterlina più del 98,7%. E ora stiamo per assistere al più grande aumento dell'inflazione monetaria globale mai visto.



Il mercato dell'oro fisico

Negli ultimi anni la domanda di oro fisico è stata forte. Gli acquirenti nel settore privato cinese e indiano hanno finora accumulato rispettivamente circa 17.000 tonnellate (secondo i dati dello Shanghai Gold Exchange) e circa 24.000 tonnellate (secondo il direttore del WGC Somasundaram, citato sul Financial Express lo scorso maggio).

Si ritiene che prezzi più alti dell'oro dissuaderanno la domanda futura da queste fonti, ma questa è una visione prettamente occidentale basata sulla credenza in valori "oggettivi" per le valute fiat e prezzi soggettivi per l'oro. Ignora il fatto che per gli asiatici è l'oro che ha valore "oggettivo". In Asia i gioielli in oro vengono acquistati come riserva di valore per evitare il deprezzamento della valuta fiat, componente centrale dell'accumulo di ricchezza a lungo termine di una famiglia.

Pertanto non vi è certezza che prezzi più alti comprometteranno la domanda asiatica. Infatti la domanda non è stata indebolita in India nonostante il prezzo sia salito da 300 rupie l'oncia a oltre 100.000 da quando il Gold Pool di Londra è fallito e tutti i disincentivi emanati dal governo indiano e persino il divieto di acquistare oro.

Inoltre dal 2008 le banche centrali hanno accumulato oltre 4.400 tonnellate per aumentare le loro riserve ufficiali fino a 34.500 tonnellate. Le banche centrali più attive sul mercato dell'oro sono quelle asiatiche e quelle dell'Europa orientale e centrale.

Innanzitutto c'è l'elemento geopolitico, con la Russia che sostituisce i dollari in riserva con l'oro e la Cina che vuole controllare i mercati globali delle consegne fisiche. In secondo luogo tra gli europei c'è preoccupazione riguardo il ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale. Inoltre la crescente potenza dei due egemoni dell'Asia continua a spingere oltre i due terzi della popolazione mondiale dal dollaro verso l'oro.

Goldmoney stima che ci siano circa 180.000 tonnellate di oro estratti, molte delle quali non possono essere classificate come monetarie: lingotti, monete e gioielli in oro puro. La produzione annua delle miniere è 3.000-3.500 tonnellate, offrendo un rapporto stock-flow di oltre 50 volte. In altre parole, l'aumento annuale della quantità di oro è simile alla crescita della popolazione mondiale, conferendo grande stabilità come mezzo di scambio.

Queste qualità sono in contrasto con l'accelerazione sempre più certa della svalutazione del denaro fiat nei prossimi anni. Chiunque sia pronto a distaccarsi dal fronte finanziario può facilmente vedere dove finirà il rapporto tra oro e valute fiat. La maggior parte della popolazione mondiale si sta allontanando da queste ultime, preferendo l'oro come riserva di valore, mentre i mercati finanziari hanno pochissimo oro fisico. In preda al FOMO, gli investitori hanno iniziato ad accumulare in quantità maggiori le alternative cartacee all'oro fisico: ETF, futures, opzioni, contratti a termine e azioni minerarie.



Il mercato dell'oro sintetico

Dal punto di vista del governo degli Stati Uniti, il dollaro non deve avere rivali e lo scopo principale delle opzioni e dei contratti a termine è quello di espandere artificialmente l'offerta dell'oro per evitare l'aumento del prezzo. In un contesto più ampio, la capacità di stampare dal nulla asset sintetici è un mezzo per sopprimerne i prezzi e non dobbiamo farci distrarre dalle affermazioni secondo cui i derivati ​​migliorano la liquidità: migliorano la liquidità solo a prezzi più bassi.

Quando il prezzo in dollari dell'oro ha invertito il trend il 17 dicembre 2015, l'open interest sul Comex era pari a 393.000 contatti. Oggi invece siamo a 786.422 contratti, con un aumento dell'offerta sintetica equivalente a 1.224 tonnellate. Ma non è tutto. Non solo esistono altri mercati derivati ​​regolamentati con contratti sull'oro, ma anche mercati non regolamentati. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali alla fine del 2015 i contratti OTC non regolamentati (principalmente contratti a termine sul mercato di Londra) salirono dell'equivalente di 2.450 tonnellate. E non dobbiamo dimenticare la quantità sconosciuta di passività bancarie nei confronti dei conti non allocati dei clienti, cosa che aggiunge all'equazione qualche migliaio di tonnellate in più.

Negli ultimi mesi la soppressione dei prezzi dell'oro si è intensificata, come evidente dall'aumento dell'open interest sul Comex (Grafico 7).


Ci sono due cose che emergono dal grafico. In primo luogo, l'aumento del prezzo dell'oro ha visto aumentare l'offerta di oro sintetico, cosa che ci aspetteremmo da un mercato progettato per mettere un freno ai prezzi. In secondo luogo, invece di scendere insieme al prezzo dell'oro, l'open interest ha continuato a salire dopo il picco dei prezzi all'inizio di settembre, mentre il prezzo dell'oro è calato di circa $100. Questo ci dice che lo schema di soppressione dei prezzi è incappato in problemi, con i grandi acquirenti che hanno avuto l'opportunità di aumentare le loro posizioni a prezzi più bassi.

In passato le bullion bank sono state in grado di bloccare i prezzi creando contratti dal nulla sul Comex. La recente espansione dell'open interest non è riuscita a raggiungere questo obiettivo e bisogna notare che la quantità di oro nelle casse del Comex copre solo il 2% della posizione short da 2.446 tonnellate. A Londra ci sono solo 3.052 tonnellate nei caveau del LBMA (esclusa la Bank of England), oltre ad una quantità sconosciuta di ETF e oro in custodia. La liquidità fisica per il mercato a termine di Londra è quindi molto bassa rispetto alle consegne a termine. E, naturalmente, le bullion bank di Londra e di altri Paesi non hanno oro fisico a sufficienza per coprire i loro obblighi verso i titolari di conti non allocati.

Chiaramente non esiste oro fisico disponibile nel sistema per legittimare la quantità di derivati ad esso legato. I mercati dell'oro sintetico potrebbero andare incontro a difficoltà sistemiche, con le bullion bank schiacciate dall'aumento del prezzo dell'oro, dalle posizioni short e dai conti non allocati.

Esistono meccanismi per contrastare questi rischi sistemici, come la capacità di dichiarare forza maggiore sul Comex e contratti di conto standard non allocati che consentono ad una bullion bank di consegnare equivalenti in contanti alla maturazione dei bond. Tali scenari, però, non farebbero altro che aggravare il panico, spingendo i prezzi dell'oro ancora più in alto. Ciò a sua volta significa che qualsiasi salvataggio del sistema è destinato a fallire.



Un duplice futuro per il prezzo dell'oro

È evidente che il mondo delle valute fiat stia andando alla deriva, verso difficoltà sempre maggiori di quanto possa essere contenuto dal Comex e a Londra. Questa è la lezione da trarre dall'aumento dell'open interest sul Comex.

Ci vorrà un sostanziale aumento del prezzo dell'oro affinché i mercati finanziari occidentali capiscano come stanno davvero le cose. Oltre all'escalation delle tensioni sistemiche, un prezzo dell'oro oltre i $2.000 può fare la differenza. Gli investitori scopriranno di aver sbagliato, poiché si ritroveranno a corto di ETF sull'oro, azioni sulle industrie minerarie e derivati ​​regolamentati, nel qual caso è probabile che la loro domanda per il metallo giallo trascini una o più bullion bank in notevoli difficoltà. Potremmo chiamare questo il primo passo verso un futuro monetario duplice.

La misura in cui i prezzi dell'oro saliranno potrebbe essere sostanziale, ma supponiamo che passi la crisi, che le banche vengano salvate e il QE metta un freno ai rendimenti dei titoli di stato, si potrebbe pensare che il prezzo dell'oro entrerà in correzione. Ma in quel momento ci si dovrà preoccupare di una perdita accelerata del potere d'acquisto delle valute fiat a causa dell'inflazione monetaria, e ciò farà capire agli investitori che quello che stanno vedendo non è un aumento del prezzo dell'oro ma un crollo di quello delle valute fiat.

Gli alti livelli di debito pubblico oggi nelle tre principali giurisdizioni sembrano garantire questo esito. Suddetti livelli sono così grandi che il sistema di soppressione del prezzo dell'oro si rivelerà troppo piccolo e finirà per essere inefficace. L'effetto sul potere d'acquisto delle valute fiat sarà quindi fuori discussione.

Come notato sopra, il percorso verso una crisi per le valute fiat potrebbe essere già iniziato, con l'incapacità dell'establishment di sopprimere il prezzo dell'oro attraverso la creazione di ulteriori 100.000 contratti sul Comex. In caso contrario, qualsiasi successo da parte delle autorità monetarie nel riaffermare il controllo sarà probabilmente temporaneo.

Forse stiamo già iniziando a vedere il sistema delle valute fiat che inizia a sgretolarsi, nel qual caso coloro che insistono che l'oro non è denaro si troveranno in grossi guai.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 23 gennaio 2020

La “Regola sull'origine” dimostra perché gli accordi commerciali non sono libero commercio





di Robert P. Murphy


Ludwig von Mises disse che le persone devono scegliere tra socialismo e capitalismo senza ostacoli, perché non esiste una "via di mezzo" coerente tra i due. Il presunto compromesso di uno stato altamente interventista, in cui le autorità riconoscono la proprietà privata ma emanano editti che regolano il modo in cui i proprietari possono usarla, è instabile. Mises sosteneva che l'interventismo porta a conseguenze persino peggiori del problema originale, spingendo ad un maggiore interventismo.

Durante i dibattiti sull'Obamacare ho sottolineato quanto fosse pertinente la lezione di Mises: non potevamo ottenere le "parti buone" dell'Obamacare (come la copertura universale) senza le "parti cattive" (come il mandato individuale e gli imponenti aumenti delle tasse). Quando poi guardiamo alle controversie odierne sul commercio con la Cina, ancora una volta le intuizioni di Mises sono preziose. Non si possono imporre dazi punitivi sulla Cina e lasciare le altre rotte commerciali relativamente libere, perché i cinesi spediranno le loro esportazioni verso una rotta più tortuosa. I cinesi devono decidere se abbandoneranno i tentativi di gestione coercitiva degli scambi, o prepararsi ad una pianificazione top-down ancora più ampia del commercio globale.



Mises e il latte

L'esempio standard di Mises riguardo un intervento che porta ad un altro era il controllo dei prezzi del latte. Supponiamo che il governo voglia rendere il latte più economico per le famiglie povere. Può imporre severi controlli sui prezzi, ma se questo limite di prezzo viene imposto nel contesto di un'economia di mercato altrimenti libera, il risultato immediato sarà una carenza di latte. Ora non ci saranno più famiglie povere che lottano per permettersi il latte, i negozi non venderanno più latte. A questo punto il governo può ammettere il suo errore e ritirarsi, oppure può imporre ulteriori controlli sui prezzi, questa volta sui mangimi per bestiame ad esempio, al fine di convincere i produttori di latte a rifornire nuovamente il mercato. Tuttavia questo secondo giro di intervento porta a conseguenze ancora più indesiderabili, e così via.



La lezione di Mises applicata al commercio internazionale

Nel dibattito sul libero scambio possiamo osservare un fenomeno simile. L'amministrazione Trump è impegnata in una guerra commerciale contro la Cina, imponendo dazi sulle sue importazioni nel tentativo di portare Pechino al tavolo della contrattazione. Tuttavia le restanti tasche del libero commercio ne ostacolano l'effetto a causa del fenomeno del "trasbordo", in cui la Cina esporta i suoi beni in un Paese terzo dal quale poi possono essere venduti negli Stati Uniti senza penalità. Come ha riportato un recente articolo del WSJ, intitolato "I dazi americani sulla Cina sono stati smorzati dai trucchi commerciali":
Miliardi di dollari di beni fabbricati in Cina, e soggetti a dazi doganali dall'amministrazione Trump nella sua lotta contro Pechino, stanno entrando lo stesso negli Stati Uniti attraverso altri Paesi in Asia, in particolare il Vietnam, secondo i dati commerciali ed i funzionari stranieri.

E così vediamo la rilevanza del monito di Mises: l'obiettivo dell'intervento iniziale, la riscossione dei dazi sulle importazioni cinesi, era di danneggiare gli esportatori cinesi e quindi convincere i funzionari del governo cinese a soddisfare le richieste americane. Ma gran parte dell'effetto previsto è stato disattivato a causa del trasbordo.

A questo punto i funzionari americani possono ammettere che il loro approccio era sconsiderato e smettere di usare le tasse come un modo per rendere di nuovo grande l'America; oppure possono espandere la guerra commerciale contro la Cina per includere un ampio monitoraggio del contenuto delle merci provenienti da ogni altro Paese sulla Terra.



La “Regola sull'origine” negli accordi commerciali

Questa non è un'iperbole, perché come ha spiegato Ryan McMaken gli accordi commerciali speciali (come il patto degli Stati Uniti con l'America centrale) hanno delle clausole che indicano che solo merci qualificate possono sfuggire ai dazi. McMaken ha evidenziato questo passaggio da una FAQ sull'accordo CAFTA-DR (Accordo di libero scambio tra America centrale-Repubblica Dominicana-Stati Uniti):
In che modo il mio prodotto può qualificarsi per usufruire del CAFTA-DR?

Il prodotto deve essere qualificato come un bene "originario" ai sensi dell'Accordo. Ciò significa che il prodotto deve disporre di contenuti o elaborazioni USA, nicaraguensi, guatemaltechi, honduregni, salvadoregni, costaricani e/o domenicani sufficienti per soddisfare i criteri dell'accordo. Se le merci contengono solo input di Stati Uniti, o dell'America centrale, o della Repubblica Dominicana, allora sono idonee. Se contengono alcuni input di altri Paesi, potrebbero comunque essere idonei se soddisfano criteri specifici stabiliti nelle Regole sull'origine dell'Accordo. Ogni prodotto ha una regola unica, basata sulla sua classificazione tariffaria. La maggior parte delle regole richiede che gli input non originari subiscano una trasformazione specifica attraverso l'elaborazione negli Stati Uniti, o in uno o più degli altri Paesi firmatari (metodo del cambio di tariffa), e/o che abbiano un livello sufficiente di contenuto originario determinato mediante una formula (metodo del contenuto del valore regionale).

E ora vediamo perché un "accordo di libero scambio" non è un indice che dichiara: "I dazi sul Paese X sono pari allo 0%, tre urrà per Bastiat!" Questi sono accordi commerciali pianificati centralmente, con centinaia di pagine dedicate a dettagli e regolamenti.



Conclusione

Come Mises ha sottolineato più volte, le persone devono decidere se abbracciare il capitalismo o il socialismo. Non esiste una terza via in cui possiamo godere del dinamismo dei mercati evitando i loro "eccessi" attraverso interventi strategici. Nel caso dei dazi, in particolare quando l'obiettivo non è una fonte di entrate ma piuttosto il raggiungimento di una posizione di contrattazione con un determinato Paese, una politica che si indirizza ad esso si guasterà presto, perché il Paese di destinazione può semplicemente spedire le sue esportazioni tramite altri canali. (Questo stesso problema si verifica nel caso della "carbon tax" su quei Paesi che non puniscono gli emettitori di gas serra nella stessa misura del Paese originale.)

L'unico punto logico è che un Paese deve tenere traccia dell'intera rete di flussi commerciali e imporre dazi appropriati di conseguenza. Piuttosto che questo incubo bizantino, sarebbe più saggio gettare la spugna e provare un'altra strategia per raggiungere i loro obiettivi. Il libero commercio unilaterale renderebbe gli americani più ricchi e il nostro esempio potrebbe eventualmente ispirare altri stati a garantire ai loro cittadini una maggiore libertà economica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 22 gennaio 2020

L'eccezionale valore dei valori sul mercato





di Gary Galles


L'ho sentito molte volte: "Un economista è qualcuno che conosce il prezzo di tutto e il valore di niente". Ma solo di recente ho scoperto che la sua origine era la definizione che Oscar Wilde affibbiava ai cinici. In realtà gli economisti sono scettici, non cinici, ma l'idea che un economista possa essere descritto come "qualcuno che conosce il prezzo di tutto e il valore di niente" è così sbagliata che non riesco a togliermela dalla mente.

"Conoscere il prezzo di tutto" travisa le cose più importanti sui prezzi di mercato e "conoscere il valore del nulla" è forse una critica ancora più fuorviante.



Conoscere il prezzo di tutto

Come per tutte le dichiarazioni false, ma popolari, descrivere gli economisti come quelli che conoscono il prezzo di tutto ha un fondo di verità. I prezzi sono una delle variabili più cruciali studiate dagli economisti. Dai principi di economia in poi, gli studenti devono affrontare molti esercizi di ottimizzazione basati su determinati prezzi, o progettati per determinare i prezzi di mercato. La microeconomia intermedia è comunemente chiamata teoria dei prezzi e gli strumenti della restrizione di bilancio e della curva di indifferenza sviluppati in tal corso non possono essere utilizzati in assenza di prezzi di mercato (è necessario che i prezzi di mercato determinino il vincolo di bilancio). Ma definire gli economisti in un modo così ristretto e riduzionista ignora le cose più preziose che gli economisti conoscono sui prezzi, paragonati ad una calcolatrice umana che cerca di determinare i prezzi relativi per massimizzare il profitto come produttore e l'utilità come consumatore.

Una visione così fuorviante ignora che i prezzi comunicano informazioni agli attori di mercato, molti dei quali sono inconoscibili in assenza di diritti di proprietà e di accordi volontari. Allo stesso modo, i prezzi coordinano le azioni degli attori di mercato in contrasto all'approccio invasivo del "comando e controllo" basato sulla coercizione. I prezzi di mercato motivano anche coloro che comprano e vendono, incluso fornire un meccanismo per indurre a trattare volontariamente con quelle persone che non conosciamo o addirittura non ci piacciono.



Conoscere i prezzi rispetto a cosa?

Dire che gli economisti sanno i prezzi delle cose, significa che gli altri non li sappiano. Se le cose stanno così, ciò attribuisce agli economisti informazioni veramente preziose, come sosteneva Ludwig von Mises. Se non esistessero prezzi di mercato noti, come farebbero i venditori a prevedere quali benefici riceverebbero dai consumatori in cambio dei loro prodotti? Come potrebbero sapere quali scelte produttive fare? Come farebbero gli acquirenti a sapere a che cosa dovrebbero rinunciare per acquisire tali prodotti? Come farebbero a sapere quali scelte di consumo effettuare? E poiché solo gli accordi volontari rivelano queste informazioni, qualsiasi alternativa imposta riduce la conoscenza degli attori di mercato e, con essa, il loro benessere. La concorrenza del mercato non è un'alternativa meno amichevole, e quindi inferiore, alla cooperazione, come spesso descritto, ma un mezzo per rivelare meglio chi può trarre il massimo vantaggio dalla cooperazione e come.



Risolvere i disaccordi sul valore

Gli economisti studiano i prezzi di mercato anche per risolvere, in modi reciprocamente vantaggiosi, le differenze tra le preferenze e le circostanze delle persone. Ogni unità di un determinato bene a cui una persona è interessata presuppone un beneficio atteso superiore al costo da sostenere; ogni unità di un determinato bene che una persona vende ha un costo marginale inferiore ai ricavi previsti in cambio. Pertanto acquirenti e venditori non sono d'accordo sui benefici e sui costi di ogni unità, fino a quando, per l'ultima unità scambiata, sono approssimativamente uguali al prezzo di mercato. La libertà di determinare quanto scambiare consente accordi sui prezzi di mercato, i quali offrono vantaggi a tutte le parti interessate. Senza un tale meccanismo di accordo al margine, i disaccordi condurrebbero facilmente a guerre per determinare quali preferenze dovrebbero dominare.

Inoltre il fatto che tutte le parti in gioco beneficino di ciascuna unità scambiata ha conseguenze importanti sulle alternative all'organizzazione del mercato, quelle applicate dagli stati. Quando vengono imposte tasse o dazi, regolamenti, massimali di prezzo o minimi, per "impostare" il risultato del mercato, si va a ridurre la quantità scambiata, spazzando via i reciproci guadagni che tali operazioni avrebbero altrimenti generato.

Inoltre i prezzi di mercato risolvono anche i cambiamenti nelle preferenze e nelle circostanze in modo flessibile e pacifico. Tali modifiche richiedono termini rinegoziati. Quando i protagonisti di una transazione devono solo concordare il valore dell'ultima unità scambiata, i prezzi possono risolvere il conflitto temporaneo prodotto da tali cambiamenti in modo congiuntamente volontario piuttosto che imposto in modo coercitivo da una parte sull'altra.



Conoscere il valore di nulla

Dire che una persona conosce il valore di nulla è un modo offensivo di dire che non c'è motivo di prestare attenzione a ciò che ha da dire su qualcosa. Ma la frase dimostra in realtà un'assenza di comprensione del valore.

Dire che gli economisti non conoscono il valore di qualcosa è vero, ma irrilevante. Nessuno conosce il valore oggettivo di nulla, perché i valori non sono tali. Il valore è negli occhi di chi guarda. Sono soggettivi e differiscono ampiamente, in particolare quando si tratta di cose che in definitiva riteniamo importanti (ad es. amore, rispetto per gli altri, rispetto di sé, ecc.). Il nostro disaccordo sui valori è illustrato ogni volta che andiamo oltre le generalità (ad esempio, siamo uniti nel desiderare il cibo, ma non siamo d'accordo su quale tipo di cibo, quanto cibo, cibo per chi, disponibile quando e dove, per non parlare di chi dovrebbe pagare e gli scambi che desideriamo tra cibo e altre cose che apprezziamo). Questo è il motivo per cui gli economisti sono scettici sul linguaggio unitario in politica. Non siamo unificati nei fini che vogliamo e nei compromessi che siamo disposti ad accettare.

Dire che gli economisti non sanno cosa non esiste non è una critica valida alla professione. Dopotutto è altrettanto vero per quelli che li criticano. Ciò che va a sottolineare, invece, è l'ignoranza o la falsa rappresentazione (intenzionale) di suddetti critici usate per affermare che i loro valori sono definitivi e quindi i giudizi degli altri dovrebbero essere conformati ai loro con la forza.

Ad esempio, le richieste di preservare le strutture "storiche" vengono utilizzate per privare i legittimi proprietari dei loro diritti di proprietà perché piacevano a qualcun altro. Allo stesso modo, preservare gli spazi verdi è una popolare scusa dei proprietari di case su terreni che sono stati convertiti e quindi negare gli stessi diritti di conversione ad altri che non hanno ancora fatto lo stesso. Il motivo è semplice: una volta che sono lì, ridefiniscono tutto ciò che gli piace della zona come loro diritto inviolabile, indipendentemente dai diritti degli altri.



Valore totale & valore marginale

Dire che gli economisti non conoscono alcun valore riflette anche la confusione dei critici sui valori marginali rispetto ai valori totali, spesso definito paradosso dei diamanti e dell'acqua. Per l'esistenza umana il valore totale dell'acqua supera quello per i diamanti. L'acqua, di gran lunga più preziosa, non dovrebbe essere più costosa dei diamanti? No. Il prezzo di mercato riflette il valore marginale dell'acqua, non il valore totale dell'acqua. Non scambiamo intere classi di merci; commerciamo unità di merci concrete e marginali e il valore marginale dell'acqua è inferiore rispetto a quello dei diamanti, poiché l'offerta è molto più abbondante rispetto alla domanda.

Questa confusione è anche alla base delle obiezioni secondo cui i prezzi di mercato non riflettono il merito individuale. Qualcuno con un merito molto maggiore nel produrre ciò che gli altri apprezzano potrebbe essere meno meritorio in altri modi, ciononostante è il merito ciò che i mercati premiano. Naturalmente non esiste nemmeno un modo oggettivo per misurare il merito e quindi nessun altro mezzo per allocare le risorse può premiare con precisione il merito.



Saperne di più sul valore

Mentre i prezzi di mercato vengono criticati perché non rivelano valori, in realtà rivelano di più sui valori delle persone rispetto a qualsiasi sistema di allocazione delle risorse imposto in modo coercitivo. Gli scambi volontari possono incorporare tutte le preferenze e le circostanze note solo a coloro che effettuano le scelte, ciò che a sua volta fornisce ad altri informazioni preziose sui valori marginali; invece qualsiasi “soluzione” pianificata centralmente scarta tali informazioni preziose e la ricchezza che ne può conseguire, come dimostrò Friedrich Hayek.

Anche se gli economisti, come gli altri, non conoscono il valore oggettivo di nulla, sanno che finché le persone stipulano volontariamente accordi di mercato, tutte le parti in ciascuna transazione si aspettano che il valore soggettivo che riceveranno come beneficio superi il valore soggettivo sopportato sotto forma di costi. E qualsiasi intrusione coercitiva che costringe gli individui ad azioni indesiderate distrugge i guadagni congiunti per i partecipanti.

Gli economisti sono lungi dall'essere limitati alla sola conoscenza dei prezzi di mercato. Infatti la loro comprensione del processo di mercato volontario e le conseguenze benefiche che ne risultano è molto più importante. Gli economisti forniscono anche approfondimenti più accurati sui valori che le persone attribuiscono ai beni e ai servizi rispetto ai loro accusatori confusi, i quali desiderano sostituire le preferenze delle persone con qualcosa di peggiore e dannoso. Come scriveva Max Borders: "Il pensiero passa dalla soggettività alla falsa oggettività. Una volta che si avalla la tesi statalista che esiste un bene oggettivo, bisogna discutere in base a tali condizioni". E la conseguenza è una chiara dimostrazione che, nelle parole di Frank Knight, "non è l'ignoranza che fa il maggior danno; bensì credere di sapere tanto di qualcosa che invece non si conosce affatto".


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 21 gennaio 2020

La farsa





di Sven Henrich


Di recente ha avuto luogo un rituale annuale: gli analisti di Wall Street che per il nuovo anno predicono gli obiettivi di prezzo per l'indice S&P 500. Non siate sorpresi, ma per il 2020 sono tutti più alti. Perché non è una sorpresa? Perché Wall Street prevede sempre obiettivi di prezzo più elevati. Non importa cosa accada, Wall Street continuerà a farlo fino a quando gli investitori non saranno spinti giù dalla proverbiale scogliera. Wall Street non vi dirà di vendere. Mai. Perché? Perché il modello di business si basa sull'attrazione di una quantità sempre maggiore di flussi d'investimento, più risorse gestite, più allocazioni negli ETF. L'intero settore si basa sull'afflusso di fondi. Scrutate bene le persone sempre rialziste in TV, il loro compenso si basa su risorse gestite o gestiscono ETF o le loro aziende sono impegnate nella vendita di offerte al pubblico, IPO e simili.

Quando il vostro sostentamento è legato ai flussi in entrata, non direte alla gente di vendere. Mai.

Ed è un bello spettacolo. È abbastanza facile essere un toro a Wall Street: dalla rivoluzione tecnologica negli anni '80, i mercati sono saliti la maggior parte del tempo in modo da avere una probabilità dell'80% di avere ragione ogni anno. E negli anni in cui non la si aveva, si dava la colpa solo alla FED o ad un evento che "nessuno poteva prevedere". E poi si prediceva nuovamente prezzi più alti, perché la FED stava intervenendo.

Ecco come funziona questo gioco: si emettono obiettivi di prezzo basati su alcune nozioni di crescita degli utili e contesto economico. Quindi, durante tutto l'anno, Wall Street abbassa leggermente le aspettative di rialzo per le stesse società su cui aveva predetto obiettivi di prezzo ottimistici; e poi, quando le società superano queste aspettative più basse, il tutto viene sbandierato come un successo. E poi quando le aziende superano queste aspettative di utili ridotte, si aggiornano gli obiettivi di prezzo per le azioni creando una frenesia sempre maggiore di ottimismo. E quando le azioni vengono aggiornate ai massimi livelli, questo attira ancora più investitori ad unirsi alla festa e, quindi, spesso finiamo con azioni che cadono a pezzi dopo gli aggiornamenti di Wall Street. Un classico esempio sono stati tutti gli aggiornamenti di borsa a settembre/ottobre 2018, poco prima del calo del mercato del 20%.

Quando Wall Street dice di vendere? Dopo che il danno è già stato fatto. Spesso questo segna il fondo nei singoli titoli o persino nei mercati. Il fatto è che Wall Street raramente dice di vendere al top, anzi dice addirittura di raddoppiare le entrate nei mercati.

La parte migliore: grazie alle migliaia di miliardi di dollari in riacquisti di azioni proprie che riducono la quantità di azioni trattate, non è nemmeno necessario avere una crescita degli utili effettiva per mantenere viva l'illusione della crescita degli utili:


Tutto ciò di cui si ha bisogno sono i riacquisti di azioni proprie e una FED accomodante, cosicché la farsa possa andare avanti per anni.


No, gli obiettivi di prezzo basati sugli obiettivi delle entrate sono nella migliore delle ipotesi un gioco da ragazzi e, nel peggiore dei casi, una farsa, soprattutto per quanto riguarda il mercato più ampio. Rappresentano un grave pericolo per gli investitori quando la scogliera si avvicina e nessuno dice loro di vendere, ma piuttosto di continuare a comprare invece.

Wall Street ha detto agli investitori di vendere nel 1999? No.

Alla fine del 1999 Wall Street parlava di obiettivi di prezzo più elevati per l'anno 2000.

L'indice $SPX chiuse a 1469 nel 1999. Gli obiettivi di prezzo di fine anno per il 2000 lo mettevano tra 1525 e 1700. L'indice S&P 500 chiuse l'anno a 1320. Le motivazioni per queste proiezioni ottimistiche? I guadagni ovviamente: "First Call Corp prevede per l'anno prossimo un guadagno medio del 17,2% per le aziende nell'indice S&P 500". Ovviamente ciò non è accaduto quando il mercato ha raggiunto il picco nel marzo del 2000 e poi è sceso inesorabilmente prima di raggiungere 786 nell'ottobre 2002. Wall Street aveva previsto 786 sull'indice $SPX? Ovviamente no.

Abbiamo visto ripetersi la stessa cosa prima della crisi finanziaria. La recessione è iniziata ufficialmente nel dicembre 2007. Wall Street aveva detto agli investitori di vendere? Ovviamente no, invece per l'ennesima volta sono stati sparati prezzi più alti.


L'indice $SPX chiuse il 2007 a 1478 e per il 2008 vennero sparati obiettivi di prezzo nella gamma 1600-1750. L'indice $SPX chiuse il 2008 a 903 prima di raggiungere 666 nel 2009. Qualche target di prezzo da Wall Street inferiore a 1000? Ovviamente no.

Ma non dobbiamo andare molto indietro per vedere di nuovo lo stesso copione.

Alla fine del 2017 Wall Street ha attirato gli investitori con obiettivi per il 2018 nel range dei 3000, poiché l'indice $SPX aveva chiuso il 2017 a 2673.


Alla fine del 2018 l'indice $SPX ha chiuso a 2506. Oops!

Ma non sia mai che si prendano la colpa dei loro errori, invece hanno scaricato tutta la colpa alla politica della FED. Come osa far salire i tassi e ridurre la liquidità! Come si è scoperto, le previsioni sugli utili utilizzate per giustificare gli obiettivi di prezzo non hanno avuto nulla a che fare con il comportamento del mercato. La crescita degli utili è stata forte nel 2018 grazie ai tagli fiscali.

Anche il 2019 rivela un elemento importante della farsa: le basi delle proiezioni spesso non sono solo sbagliate, ma anche totalmente irrilevanti.

Wall Street ancora una volta ha sparato prezzi più alti per il 2019 e questa volta ha avuto, ma non per i motivi addotti. Infatti erano del tutto sbagliati. Le previsioni sugli utili dovevano essere $178 per azione per il 2019, in quanto gli obiettivi per l'indice $SPX erano stati nuovamente fissati a 3000-3100. Ma i guadagni non sono arrivati ​​neanche vicino a $178. Sono arrivati ​​a $163. La parte migliore: nonostante questo sbaglio nelle proiezioni sulla crescita degli utili, l'indice $SPX ha superato gli obiettivi di prezzo chiudendo il 2019 a 3230.

Quant'è fenomenale questa cosa? Si può fare qualsiasi previsione sugli utili e vedere superati i propri obiettivi di prezzo.

Sappiamo tutti perché ovviamente: le massicce iniezioni di liquidità della FED, l'inversione del tightening ed i tre tagli dei tassi hanno catapultato i mercati più in alto in base alla semplice espansione dei multipli.


E quindi tutti i guadagni del mercato sono derivati ​​dalle azioni della FED, non dagli utili o dalla crescita. A quanto pare è colpa della FED solo quando le azioni scendono, nessuno la tira in ballo quando alimenta una gigantesca inflazione dei prezzi degli asset.

E così ora per il 2020 vediamo ancora una volta obiettivi di prezzo più elevati.


Questi erano gli obiettivi di prezzo più alti a metà dicembre. Da allora è stata festa per tutti. Volete 3600? Eccolo qua. Volete 3950? Eccolo qua. Volete il Nasdaq a 10000? Fatto.

Ma c'è un problema... Poiché gli obiettivi di prezzo devono essere ancora una volta più elevati, occorre mostrare una giustificazione. Come al solito, questa giustificazione è proiettare la crescita degli utili per il prossimo anno.

La base di previsione degli utili? $178. Tenete presente che è lo stesso obiettivo degli utili previsto per il 2019 per giustificare obiettivi di prezzo tra 3000-3100. Ora la stessa previsione viene utilizzata per giustificare obiettivi di prezzo tra 3425-3600 (o anche superiori). L'implicazione: tutto si basa sulla continua espansione dei multipli, non sui fondamentali, altrimenti non si utilizzerebbero le stesse previsioni.

Se vi fosse coerenza con gli obiettivi di prezzo previsti, si dovrebbe tornare a 3000-3100 per questo tipo di previsione degli utili. Ma ovviamente nessuno vuole mostrare obiettivi di prezzo in calo e quindi gli investitori sono portati ad acquistare in un mercato sempre più costoso, come notiamo dalle capitalizzazioni di mercato storiche rispetto al PIL.


Questo è il modo in cui uno conduce gli investitori giù da una scogliera: continuare ad acquistare l'espansione dei multipli. Ecco Robert Shiller l'inventore del rapporto CAPE: "Il CAPE ha raggiunto 33 nel gennaio 2018 ed ora è a 31. Questo numero potrebbe sembrare insignificante in sé, ma è significativo se si considera che è stato così alto solo in due occasioni: 1929 e 1999."

Ma le cose andranno bene per gli investitori. Chi lo sta dicendo?

Gli stessi economisti che hanno detto che il decennale sarebbe salito al 2,5-3% nel 2019.

Il decennale anno è sceso a quasi l'1,4% prima di chiudere l'anno all'1,9%. Quindi sottolineo il punto: nessuno sa niente di cosa accadrà da qui a 12 mesi. Non Wall Street, non gli economisti e soprattutto non la FED.

A dicembre 2018 la FED diceva di voler continuare a rialzare i tassi e ridurre il bilancio per tutto il 2019. Invece ha tagliato i tassi 3 volte e ha aumentato il suo bilancio di oltre $410 miliardi da settembre.

Nessuna delle sue proiezioni è stata soddisfatta, non ha visto arrivare il caos nel mercato dei pronti contro termine e non ha raggiunto il suo obiettivo d'inflazione. E ora sta dicendo che si trova in attesa. Ma per favore! La FED insegue la realtà, non ha alcuna comprensione di nulla. Peggio ancora, è del tutto disonesta nelle sue comunicazioni.

Ecco la sua spiegazione per gli aumenti delle azioni nel quarto trimestre: "Gli indici dei prezzi delle azioni sono aumentati moderatamente durante il periodo tra le riunioni, in base agli sviluppi commerciali e alle relazioni sull'occupazione negli Stati Uniti più forti del previsto".

Che schifo...


La FED continua a non voler riconoscere il proprio ruolo nel guidare i corsi azionari. Dal momento che non riescono a capire di essere ignoranti, devo considerare il tutto come un inganno intenzionale.

Quindi la FED insegue la propria politica, non vede arrivare rallentamenti e sta usando il mercato azionario per provocare una svolta nella crescita economica senza mai ammettere di farlo.

Ecco i principali indicatori economici senza l'indice S&P 500.


Dov'è la prova che l'economia sta sperimentando una miracolosa ripresa? Non secondo i dati rilasciati di recente.

E la FED che dice?

La NYFED riprota una crescita del PIL dell'1,1% mentre la FED di Atlanta insiste sul 2,3%. Roba da ridere...

Consentitemi quindi di riassumere: Wall Street ha sbagliato le proiezioni economiche, ha sbagliato le proiezioni dei rendimenti, ha sbagliato le proiezioni degli utili e la FED ha sbagliato tutto... ciononostante tutti celebrano il fallimento del sistema.

E ora usiamo i prezzi alimentati dalla liquidità artificiale come prova di cose positive in futuro in un momento in cui le valutazioni stanno allungando i confini storici. Wall Street vi sta nuovamente dicendo di comprare come se fosse il 1999. Ma se il 2020 si rivela invece un'opportunità di vendita storica, sappiate che Wall Street non vi avrà detto di vendere.

La farsa deve continuare e il ciclo ripetersi.

Solo quando scoppia una bolla, le lezioni vengono apprese... solo per essere nuovamente dimenticate. Di seguito alcune citazioni degne di nota a seguito della famigerata bolla del 2000, ancora una volta rilevante ora più che mai dato che i mercati sono saliti per 10 anni consecutivi e tutti non proiettano altro che una scalata ancora più grande.

29 dicembre 2000: "Ci siamo adagiati sul fatto che la tecnologia sarebbe salita per sempre," ha dichiarato John Hughes, stratega azionario di Shields & Co.

14 ottobre 2001: "Gli analisti di Wall Street non possono resistere all'impostazione di obiettivi di prezzo, anche se la pratica ne ha dimostrato l'inutilità". Gli obiettivi di prezzo sono "marketing puro" da parte degli analisti, ha affermato Marshall Front di Front Barnett Associates. "Gli analisti fanno parte di società di intermediazione e la loro motivazione è quella di indurre i loro investitori a trasferire denaro da un titolo all'altro", ha affermato.

Gli investitori potrebbero voler ascoltare queste voci del passato, o rischiare di riapprendere le stesse lezioni. Nessuno sa cosa accadrà nei prossimi 12 mesi. Non Wall Street, non la FED, non gli economisti. Dire il contrario è una farsa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 20 gennaio 2020

Come Trump ha assassinato l'America

La maggior parte delle persone si è concentrata sulla figura del generale iraniano assassinato. Patriota? Carnefice? Chi lo sa... sta di fatto che i motivi alla base di questi e di futuri attacchi è una sola: il dollaro USA. Non bisogna smettere di guardare il quadro più ampio. La propensione degli Stati Uniti per i deficit di bilancio ha fatto emergere un grosso problema nella loro gestione: vendita di un sacco di debito pubblico o monetizzazione dello stesso. E se non ci fosse abbastanza domanda globale? Ciò significherebbe che gli Stati Uniti dovrebbero pagare più interessi sul proprio debito, oppure potrebbero monetizzarlo attraverso la banca centrale. Inutile dire come quest'ultima "soluzione" distruggerebbe il valore del dollaro. Quindi gli Stati Uniti hanno capito che dovevano trovare il modo di impedire che l'eccesso di dollari e debito ne distruggesse il valore. L'hanno trovato attraverso la politica estera. Un pezzo importante di questa strategia è stata la costante alleanza con l'Arabia Saudita, il più grande produttore mondiale di greggio dalla metà degli anni '70 al 2018 (quando gli USA poi l'hanno superata). Però man mano che la Cina e la Russia lavorano sempre più per indebolire il dollaro e la sua posizione geopolitica, piccoli Paesi come l'Iran diventeranno ancora più importanti nella spinta degli Stati Uniti a conservare lo status quo del dollaro. Ma resta da vedere per quanto tempo possano continuare su questa linea...
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di David Stockman


Secondo la logica contorta di Washington si potrebbe dire che gli iraniani se la siano andata a cercare. Dopotutto hanno avuto il coraggio di piazzare il loro Paese proprio nel mezzo di 35 basi militari statunitensi!

Però qualcuno più sano di mente potrebbe chiedere: cosa diavolo sta facendo Washington con una massiccia impronta militare in una regione e in una serie di Paesi arretrati che non hanno praticamente alcun impatto sulla sicurezza e la libertà della sua patria?

Gibuti? Oman? Kyrgyzstan? Uzbekistan? Afghanistan? Bahrain? Kuwait? E sì, Iraq e Iran?

Washington ha distrutto il penultimo senza una ragione, basandosi su grandi bugie per quanto riguarda le armi di distruzione di massa inesistenti di Saddam e la presunta base di al-Qaeda. Ciò ha trasformato l'Iraq in un inferno che pulsa di attriti settari e rimostranze anti-americane, anche quando Baghdad è caduta sotto il controllo dei politici e delle milizie sciite amiche dell'Iran.

Allo stesso tempo, l'Iran stesso non rappresenta una minaccia per la patria americana. Il suo piccolo PIL da $350 miliardi equivale a 6 giorni di produzione annua negli Stati Uniti e il suo budget della difesa da $20 miliardi è equivalente a quello che il Pentagono spreca ogni 8 giorni.

Militarmente non ha una marina, un'aeronautica che sembra uscita da un museo della guerra fredda e una forza missilistica a corto e medio raggio che è dedicata alla difesa e alla deterrenza nella regione, non ad un attacco agli Stati Uniti.

I suoi circa 300 aerei, ad esempio, includono 175 US F-4, F-5, F-14, elicotteri e trasportatori acquistati dallo Shah negli anni '70 e tenuti insieme con scotch e gomma da masticare. Dispone inoltre di circa 60 aerei MiG-29 e Sukhoi Su di epoca sovietica, oltre a qualche decina di aerei europei e cinesi dal design prevalentemente antico.


Allo stesso modo, anche il suo missile da crociera di medio raggio più avanzato (Soumar) riesce a malapena a raggiungere Roma, in Italia, per non parlare di Roma in Georgia.

Come è evidente dai cerchi gialli, verdi, rossi e neri sulla mappa qui sotto, che rappresentano il raggio di azione di ciascun missile, la stragrande maggioranza della forza missilistica dell'Iran ha un raggio di 500 miglia o meno. Questi missili sono in grado di colpire obiettivi nelle immediate vicinanze del Golfo Persico, o più o meno nella stessa area che comprende le 35 basi militari americane mostrate nel grafico sopra.

Detto in altro modo, le capacità militari estremamente modeste dell'Iran non rappresentano affatto una minaccia per la patria americana. Servono sostanzialmente a difendersi nel proprio quartiere, dove Washington è intervenuto e che occupa con enorme potenza di fuoco e intenzioni ostili da decenni.


In ciò, ovviamente, si capiscono molte cose. Più di 13 anni dopo l'impiccagione di Saddam, gli Stati Uniti hanno ancora più di 30.000 truppe e appaltatori nelle immediate vicinanze del Golfo Persico. Ma perché?

Non può essere dovuto all'ISIS. Lo Stato Islamico non è mai stato niente di più che un numero insignificante di città e villaggi polverosi sull'Alto Eufrate, a cavallo tra l'Iraq occidentale e la Siria nord-orientale, comunque destinato a crollare sulla scia della sua follia barbarica; e che è stato sbaragliato dall'aeronautica russa, dai militari di Assad e dalle forze della milizia sciita organizzate dallo stesso maggiore generale Soleimani.

Dovrebbe essere ovvio ormai che non è nemmeno per il petrolio. Al momento gli Stati Uniti stanno producendo quasi 13 milioni di barili al giorno e sono i principali produttori mondiali di petrolio (staccando l'Arabia Saudita e la Russia); e attualmente sono esportatori di greggio per la prima volta in tre quarti di secolo.

Inoltre la Quinta Flotta USA non è mai stata la soluzione alla sicurezza petrolifera. La cura per i prezzi elevati sono i prezzi elevati, come dimostrano dal boom dello scisto americano e canadese.

E la strada per la stabilità dell'industria petrolifera mondiale è un commercio pacifico, perché praticamente ogni regime, indipendentemente dalla politica e dall'ideologia, ha bisogno di tutte le entrate petrolifere che può raccogliere per finanziare il proprio governo e mantenere la sua popolazione ragionevolmente tranquilla.

Certamente non esiste un caso migliore di quello dell'Iran stesso, con un'economia gravata da decenni di guerre, sanzioni, mal governo e una popolazione di 80 milioni che aspira ad un tenore di vita occidentale.

Se lasciato in pace, Teheran avrebbe prodotto 5 milioni di barili al giorno dalle sue abbondanti riserve, a malapena un decimo della sua scarsa produzione attuale dovuta alle sanzioni di Washington.

Quindi se non si tratta dell'ISIS o del petrolio, perché Washington continua a mettere in pericolo le 35 basi visualizzate nel grafico sopra e migliaia di truppe statunitensi e altro personale nella regione?

Perché Donald non è stato in grado di riportare a casa le forze come ha spesso proclamato?

La risposta, ovviamente, è che la politica estera del governo degli Stati Uniti è controllata da neocon anti-iraniani e dai fanatici dei cambi di regime. Siamo ancora in Siria non per combattere l'ISIS, che è sparito ormai, ma per bloccare la rotta terrestre dell'Iran verso i suoi alleati in Siria e Libano (Hezbollah); e rimaniamo in Iraq esclusivamente per usarlo come base per gli attacchi clandestini statunitensi e israeliani contro suddetti alleati.

Questi attacchi istigati o condotti da Washington contro gli alleati iraniani sono il motivo per cui vi è una crescente pressione nel governo iracheno affinché gli Stati Uniti se ne vadano. Queste pressioni diventeranno ora schiaccianti alla luce del bombardamento americano di cinque campi del PMF (forze di mobilitazione popolari), milizie sciite che sono state integrate nell'esercito iracheno e che sono sotto il comando del suo primo ministro e di Soleimani.

A dire il vero, la scelta degli alleati dell'Iran non ha nulla a che fare con la sicurezza della patria americana: nessuno dei governi sovrani in Libano (dove Hezbollah è il principale partito politico), in Siria e persino in Iraq (che a quanto pare è alleato degli Stati Uniti) ha protestato contro questi accordi basati sulla confessione (sciita) ed i benefici che ne derivano.

Questo perché la cosiddetta mezzaluna sciita è un bau-bau inventato da Bibi Netanyahu ed è la scusa per la sua isterica politica estera anti-iraniana. Quest'ultima non è nemmeno intesa a migliorare la sicurezza di Israele, ma è una strategia per diffamare un "nemico lontano" in modo da tenere unita la sua coalizione di destra e continuare a governare.

Allo stesso modo, l'avidità e l'appetito per il potere da parte del complesso militare degli Stati Uniti sono così voraci da farli accettare tutte le missioni in qualsiasi parte del pianeta, non importa quanto siano stupide, futili o immorali (come nel caso dei 19 anni in Afghanistan).

Di conseguenza Washington cospira per mantenere attive le 35 basi nel Medio Oriente e per innescare azioni come l'assassinio del principale leader militare iraniano al fine di mantener viva la minaccia ed alimentare periodicamente tensioni e contrattacchi che mantengono in vita le missioni e le forze schierate.

Washington ha demonizzato, ostracizzato e attaccato economicamente l'Iran per decenni, e ora sta letteralmente cercando di distruggere la sua economia e società attraverso le sanzioni economiche e la sua campagna di "massima pressione" che mira a portare il destino di Saddam Hussein e Muammar Gheddafi ai leader di Teheran.
L'attuale campagna di sanzioni di Washington contro l'Iran è così aggressiva e brutale che costituisce una guerra sotto mentite spoglie.
Quando si circonda una nazione sovrana con un'armata militare terrestre, marittima e aerea e poi si dichiari una guerra economica vera e propria con un obiettivo a malapena camuffato di cambio di regime, bisogna combattere come si può.

Ecco perché la dichiarazione del Segretario di Stato Pompeo che giustifica l'atto di aggressione di Donald è orribile.

Washington sta mettendo a rischio l'intera nazione dell'Iran e lo sta facendo senza alcuna provocazione iraniana contro la sicurezza della patria americana.

Ora le cose andranno fuori controllo, perché il regime iraniano si vendicherà per la morte di Soleimani. Eliminando quest'ultimo Donald ha anche vaporizzato ogni possibilità di attuare la politica "America First" su cui ha sempre insistito e ragione per cui è finito nell'Ufficio Ovale.

L'unica cosa decente che Obama abbia fatto sul fronte della politica estera è stato l'accordo sul nucleare con l'Iran. In base a quest'ultimo l'Iran rinunciava ad una capacità di armi nucleari che non aveva mai avuto o voluto e si vedeva restituire miliardi di dollari congelati (che appartengono in primo luogo a Teheran), sottoponendosi ad una serie di ispezioni e controlli internazionali da cui persino Houdini non avrebbe potuto liberarsi.

Ma Donald ha stracciato questo accordo, non perché l'Iran l'abbia violato, ma perché i neocon (guidati da quel ritardato di Jared Kushner) gli hanno mentito riguardo ai presunti difetti.

L'attuale aggressione contro l'Iran sta rapidamente diventando la decisione più demente e vergognosa di Washington, perché sta mettendo inutilmente in pericolo i suoi cittadini e intrappolando il loro leader in un ciclo di violenza infinita.

Donald è ora l'ennesimo presidente americano intrappolato nel tipo di trappola che da sempre è risultato il modus operandi dell'Impero prima di tutto e tutti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/