venerdì 20 maggio 2022

Capire come viene rubato il tempo: inflazione, deflazione e il sistema Eurodollaro

 

 

di Francesco Simoncelli

Capire cos'è il denaro significa costruire tutti i collegamenti successivi attraverso i quali smascherare ai propri occhi, l'illusione del cosiddetto "truffone" in cui siamo immersi al giorno d'oggi. Arrivare a questa comprensione rappresenta il mezzo di scambio grazie al quale riuscire a vedere le alternative per proteggersi dal più grande furto sistematico e schema di Ponzi mai ideato nella storia umana. Viviamo in un mondo fatto di scarsità e, a differenza del denaro che conosciamo in questa epoca, esistono quindi beni e servizi che necessitano di altre risorse, tempo e lavoro per essere creati. Tale processo è possibile riassumerlo in modo semplicistico come struttura della produzione, la cui organizzazione è fondamentalmente orizzontale: ovvero, non esiste alcun coordinatore o coordinamento dall'alto verso il basso in grado di avere tutte le conoscenze necessarie per dirimere in modo capillare ogni industria sul mercato. Questo è quello che, sostanzialmente, hanno argomentato Menger in Principi di economia quando parlava degli ordini spontanei e Hayek in The Use of Knowledge in Society quando parlava di conoscenza distribuita. Più in generale, con il saggio Io, la matita Leonard Read ha fuso entrambi i concetti e, analizzando la creazione di una semplice matita, ha permesso anche a chi era troppo pigro intellettualmente di arrivare a comprendere come funziona la struttura di produzione.

L'asso nella manica della Scuola Austriaca è esattamente questo: spiegare concetti apparentemente complessi in economia, con metafore semplici e a prova di sciocco. La creazione di questo assoluto miracolo chiamato struttura della produzione ha permesso agli individui di avere accesso, nel corso del tempo, a tutta una serie di lussi che, prima che potessero creati in abbondanza e resi disponibili a tutti, erano a esclusivo appannaggio di persone benestanti. In sostanza, gli attori di mercato hanno trovato nuovi modi per rendere più efficiente il tempo impiegato per ammortizzare la scarsità. In questo contesto i prezzi hanno funto da veicolo attraverso il quale diffondere in modo rapido le informazioni che ogni settore industriale aveva a disposizione, permettendo, di conseguenza, la parcellizzazione della conoscenza in unità che erano strettamente necessarie a quel tipo d'industria. Mises, già in Economic Calculation in the Socialist Commonwealth, aveva capito che per lo stato e un ente centralizzatore in generale era impossibile arrivare a questo tipo di conoscenza. Perché? Perché esso è incapace di parcellizzare la conoscenza in quelle unità utili per rendere efficiente il tempo e quindi alleviare la scarsità. Secondo la "sua" ottica, più nello specifico di quei gruppi d'individui che lo controllano, avere accesso a tutta la conoscenza dei mercati rappresenta la carta vincente per dirigere la struttura di produzione. Sarebbe come dire che per costruire una bicicletta, apprendete l'ingegneria aerospaziale: sapete costruire un razzo, ma a voi serve una bicicletta.

Ma questi prezzi hanno un "prezzo", questa conoscenza ha un prezzo, e l'accesso a tali informazioni richiede un compenso per il lavoro svolto in precedenza. Nell'ottica dello scambio, quindi, quintessenza della Catallattica e, più semplicemente, della vita degli esseri umani, il denaro ha funto da "autostrada" affinché suddette informazioni viaggiassero nel più breve tempo possibile. Inutile dirlo, qui la chiave di tutto è il tempo: la risorsa di capitale più scarsa che esista al mondo, la stessa risorsa che rende tutti gli esseri umani "uguali". Ognuno di noi inizia la propria vita con lo stesso ammontare di tempo, più o meno, e successivamente sta a noi impiegarlo nel modo migliore possibile per massimizzare il benessere. Quindi il denaro non è altro che un mezzo di scambio, lo è sempre stato. Da qualunque punto di vista lo vogliate guardare; non è affatto un fine di per sé. Chi non prende consapevolezza di questa realtà, non capirà la natura del "truffone" in cui è immerso e, soprattutto, non riuscirà a difendersi.

Non si può corrompere la natura del denaro, ma si può corrompere la sua manifestazione fisica come accaduto dal 1913 in poi. Questo a sua volta significa che l'autostrada descritta qui sopra ha visto deviazioni sulle sue corsie, canalizzando il tempo degli individui verso destinazioni specifiche. Detto in modo più semplice, il denaro scoperto o fiat non è altro che un gigantesco strumento per depredare l'economia più ampia della risorsa più scarsa per eccellenza, ovvero il tempo. L'Effetto Cantillon non è solo un modo per canalizzare potere d'acquisto da chi riceve per ultimo o non riceve affatto la valuta creata ex novo a chi la riceve per primo, è fondamentalmente un modo per rubare tempo ed energia. È questo lo scopo dei pianificatori centrali quando interferiscono con il flusso d'informazioni in un'economia. I vari giri di quantitative easing, ad esempio, non erano mera stampa di denaro, bensì un modo attraverso il quale acquistare tempo a scapito del resto dell'economia. Per cosa? Trovare un modo per far perdurare questo status quo. Perché? Perché a lungo andare questa architettura della società sgretola e sfilaccia il tessuto industriale il quale deve impiegare sempre più tempo e risorse per creare quello che in precedenza, in un mercato non ostacolato, creava in tempo minore e con minori risorse. Detto in modo semplice, il processo di efficienza del tempo e della scarsità viene danneggiato a scapito di porzioni crescenti della società. Ricordate, quindi, più si chiedono soldi a pioggia, più si chiede un furto del proprio tempo.

E prima o poi tale devastazione arriva anche ai piani alti. È inevitabile, è la natura della pianificazione centrale: Legge dei Rendimenti Marginali Decrescenti, ovvero, l'incremento delle misure distorcenti è proporzionale alla misallocation di tempo/risorse scarse all'interno dei settori industriali e produttivi. La manifestazione "fisica" di ciò è l'inflazione dei prezzi. È la conseguenza inevitabile del peccato originale commesso nel 1936 quando venne giustificata accademicamente questa pratica mediante la Teoria Generale di Keynes. Quel libro serviva solo a questo scopo: spacciare l'illusione che fosse possibile negare la Legge di Say. Le leggi economiche, per quanto possano essere aggirate, non possono essere violate; senza contare che suddetto aggiramento richiede un prezzo da pagare. E tale prezzo lo pagano dapprima chi subisce gli effetti della pianificazione centrale e successivamente anche coloro che ne fanno parte. Ecco perché è spuntata fuori l'idea del Grande Reset, il quale prevede l'introduzione di un "nuovo feudalesimo": l'accettazione che è legittimo che qualcuno derubi gli individui del proprio tempo. Un periodo intermedio affinché i pianificatori centrali possano riciclarsi in un nuovo sistema e al cui apice ci siano sempre loro nonostante i fallimenti del passato.

Tanto più diffusa è l'ignoranza di questi temi e la comprensione degli stessi, maggiore sarà lo spazio di manovra che avranno i pianificatori centrali per perorare la loro causa. Ecco quindi che se non vi occupate dell'economia, sarà l'economia a occuparsi di voi.


INFLAZIONE: CUI PRODEST?

Per sviare l'attenzione su quanto sia grave il furto attraverso l'inflazione, la statistica e la ponderazione dei prezzi attraverso un aggregato generalizzato mascherano abilmente la realtà delle cose. In questo modo le "prove" si perdono in una mare magnum di dati e numeri nonostante la percezione delle persone sia quella di un impoverimento sistematico e continuo. Ad esempio, l'attuale metodologia IPC non include i prezzi delle case e circa 1/4 del suo calcolo è rappresentato dall'OER, ovvero un inutile sondaggio tra i consumatori. A dicembre 2021 i prezzi delle case erano saliti del 20% da inizio anno, mentre gli affitti del 17%. E l'OER? 3,5%. Se invece di inutili sondaggi fossero stati riportati i prezzi pagati effettivamente dalle persone, lo scorso fine anno l'IPC negli USA sarebbe stato del 40% più alto. Inoltre l'IPC è una misura che tiene conto delle variazioni delle preferenze dei consumatori e delle relative sostituzioni dovute alle variazioni dei prezzi relativi. Questo è l'effetto di sostituzione: se il prezzo di qualcosa aumenta, i consumatori ne compreranno naturalmente meno e lo sostituiranno con qualcos'altro. Quindi gli statistici sostengono che se i consumatori non stanno più acquistando le cose più costose, non c'è motivo per includerle nel calcolo dell'IPC. Inutile dirlo, il costo della vita viene abbassato artificialmente.

Poi c'è l'edonica, un metodo di aggiustamento dei prezzi usato ogni volta che le caratteristiche dei prodotti inclusi nell'IPC cambiano a seconda dell'innovazione o dell'introduzione di prodotti completamente nuovi. Ad esempio, se i prezzi di un certo prodotto salgono del 10%, ma (secondo gli statistici) quel prodotto è migliore del 20% rispetto a quello che il consumatore era solito acquistare, il prezzo non sale quindi del 10% ma scende del 10%, perché il consumatore consuma il 20% in più (o il prodotto è migliore del 20%) e paga solo il 10% in più. Questo ragionamento non ha senso: solo perché un prodotto è migliore non significa necessariamente che offra un'esperienza migliore al consumatore (che paga per questi miglioramenti indipendentemente dal fatto che li utilizzi o no). Inoltre anche quando i prodotti migliorano e i prezzi salgono, non è perché sono migliorati, ma perché l'inflazione li fa salire. In un'economia senza interventi statali (es. tasse, spesa pubblica, burocrazia) i prezzi tenderebbero a scendere e, allo stesso tempo, la qualità dei prodotti aumenterebbe, poiché ci sarebbero molti più investimenti in produttività. In molti casi, poi, la qualità di alcuni prodotti e servizi diminuisce e non vi è alcun aggiustamento corrispondente nell'IPC. E come non menzionare quelle aziende che, pur mantenendo invariati i prezzi, iniziano a sostituire materiali più costosi e migliori con materiali più economici e di qualità inferiore (shrinkinflation)?

Infine c'è il trucco più becero di tutti: il cambiamento dei pesi all'interno del paniere. Infatti lo scorso gennaio, coem accade ogni inizio d'anno, il BLS ha modificato la ponderazione dei componenti IPC (principalmente cibo, veicoli ed energia): se a dicembre 2021 il "cibo" rappresentava il 13,99% dell'IPC, adesso avrebbe rappresentato il 13,37% nonostante gli aumenti su tutta la linea; la ponderazione di "veicoli nuovi" e "auto e camion usati" erano rispettivamente del 3,88% e del 3,42% a dicembre 2021, poi sono stati cambiati rispettivamente a 4,1% e 4,14% perché nonostante i prezzi siano alti si è proiettata una fine delle carenze di chip nel settore automobilistico e quindi un probabile calo dei prezzi; poi c'è il summenzionato OER che, con un peso del 24,25% nell'indice, faceva registrare una variazione dal 3,8% a dicembre 2021 al 4,08% a gennaio 2022, nonostante questo valore fosse molto inferiore al 10,1% di aumenti degli affitti a dicembre 2021 rispetto a dicembre 2020; e infine c'è l'energia che da una ponderazione nell'indice IPC di 7,5% a dicembre 2021 è passata a 7,3% a gennaio 2022 nonostante i prezzi siano in marcata salita.

Cui prodest? Lo stato. Gran parte della popolazione ama il welfare state ma sarebbe molto meno popolare se si conoscesse il suo costo reale. La maggior parte della spesa pubblica non è finanziata dalle tasse, ma dal debito e/o dall'inflazione (aumento dell'offerta di moneta); e gli elettori non capiscono chi paga alla fine. Attraverso l'inflazione lo stato nasconde il costo dei suoi programmi popolari e ottiene più voti. Poi c'è il PIL, spesso utilizzato per dire che le politiche economiche statali. In verità maggiore è la stampa di denaro, maggiore saranno i numeri del PIL, il quale non è altro che un tracker della penetrazione del denaro creato ex novo nell'economia più ampia. Come scordarci del sistema pensionistico? Ogni anno i pagamenti vengono aggiustati in base all'IPC e dal momento che la previdenza sociale è al verde, un modo per ridurre i pagamenti consiste nel ridurre artificialmente l'IPC in modo che gli aggiustamenti annuali siano inferiori. Inoltre truccare la statistica dell'IPC permette allo stato di incamerare più tasse, visto che molte di esse sono indicizzate all'IPC. Se guadagnate $1000 al mese e pagate un'imposta sul reddito del 15%, e i redditi fino a $900 sono esenti da tasse, un IPC del 10% significherebbe niente tasse da pagare. Ma se quel numero viene abbassato artificialmente fino al 5%, il vostro reddito in termini reali sarebbe di $950, quindi addio esenzione. Inoltre con un IPC manipolato al ribasso lo stato prende due piccioni con una fava: sgonfia in termini reali il peso del suo debito e paga meno interessi su di esso.

Inutile sottolinearlo, urge far riferimento a una statistica sui prezzi che sia quanto più in linea con la realtà e grazie al mondo delle criptovalute già esiste.


DEFLAZIONE: CUI PRODEST?

Dall'altro lato dello spettro esiste il fenomeno opposto, demonizzato e disprezzato sia dagli economisti mainstream sia dagli statistici. L'inflazione, come visto nella sezione precedente, è vantaggiosa per i mutuatari, poiché rimborsano i prestiti in una valuta con un potere d'acquisto inferiore rispetto a quando hanno preso il prestito; è ancor più vantaggiosa per lo stato, poiché può espandere l'offerta di denaro per ripagare il proprio debito e nel frattempo crea un apparente boom che alla fine sarà spazzato via da una recessione. Inutile dirlo, la deflazione viene quindi inquadrata in un processo di crisi e nell'immaginario collettivo assume il ruolo di evento spiacevole e doloroso, mentre invece la cattiva notizia dovrebbe essere l'avvio di un boom artificiale insostenibile che per forza di cose deve portare ad un periodo recessivo e di pulizia. I pianificatori centrali credono di agire avendo tutta la conoscenza del mondo e nell'avviare presuntuosamente un boom, spalancano le porte ad un inevitabile bust futuro il cui compito sarà togliere tutte quelle deviazioni inutili lungo l'autostrada del denaro. Ma concentriamoci invece su un ambiente deflazionistico, uno che non emerge a seguito di un boom insostenibile bensì dal libero fluire delle informazioni economiche.

Ci viene detto che sarebbe un male per due ragioni. La prima: "Prezzi bassi per i beni, pochi introiti". Il potere d'acquisto della valuta tende ad aumentare, quindi, anche se gli imprenditori ottengono meno soldi (a livello nominale) di quanto costano i loro prodotti, in termini reali realizzeranno comunque un profitto. Inoltre in un'economia deflazionistica scendono anche i prezzi degli input utilizzati nella struttura della produzione. Ma il punto cruciale è proprio perché i prezzi si abbassano che i consumatori acquistano più prodotti e servizi (senza indebitarsi) e le aziende guadagnano di più grazie alla riduzione dei costi. L'errore che commettono coloro che disprezzano la deflazione è questo: invertono i rapporti di causa/effetto partendo dal denaro e non dalla Legge di Say. E questo ci porta direttamente alla seconda: "I consumatori posticiperanno indefinitamente il consumo". Nessuno si lascia morire di fame o non acquista i medicinali perché un anno dopo costeranno di meno. Anzi, in realtà è il proprio contrario! Quando il bene/servizio è costoso i consumatori rimandano il consumo. Inoltre le persone tendono ad avere un'elevata preferenza temporale, quindi vogliono soddisfare i loro bisogni nel presente, non nel futuro, e se possono permettersi di comprare quello che vogliono, non esiteranno. Pertanto la deflazione ha diversi vantaggi, non solo per i consumatori, ma anche per gli imprenditori. Un'economia deflazionistica rende le industrie più redditizie e più efficienti, le quali sforneranno beni e servizi migliori e meno costosi.

Non dimentichiamoci una cosa: in un'economia deflazionistica i consumatori tenderebbero ad acquistare beni e servizi in contanti piuttosto che indebitarsi. Questo non solo potenzierebbe la privacy di ognuno, ma significherebbe meno denaro destinato al pagamento degli interessi per il consumo. Cisarebbe una spirale positiva: incentivo al risparmio, maggiori investimenti, maggiore produttività, beni e servizi più economici e migliori, maggiori profitti, maggiori incentivi per gli investimenti. E questo ciclo benefico sarebbe l'annientamento definitivo delle cosiddette società zombi, le quali non fanno altro che sprecare il bacino della ricchezza reale grazie alla facilità con cui possono indebitarsi nell'attuale ambiente inflattivo. Le aziende inefficienti verrebbero quindi eliminate, lasciando risorse a disposizione di aziende potenzialmente più efficienti e minimizzando lo spreco di risorse in sviluppi non sostenibili.

Inoltre un'economia deflazionistica genererebbe una maggiore diversificazione di beni e servizi, poiché la concorrenza spingerebbe verso un miglioramento della qualità dei prodotti visto che un semplice abbassamento dei prezzi nel lungo termine sarebbe un gancio non sufficiente per attirare nuovi clienti. Le aziende dovrebbero investire nella diversificazione dei beni per offrire ai consumatori più opzioni, soddisfare richieste sempre più specifiche e raggiungere un ventaglio più ampio di consumatori.

Ovviamente esistono anche riscontri storici a supporto di queste teorie. Un esempio di deflazione lo ritroviamo negli Stati Uniti del diciannovesimo secolo: tra il 1800 e il 1900, l'indice dei prezzi è sceso del 50 per cento (da 150 a 100) e “nonostante” ciò tal periodo fu caratterizzato da una grande crescita economica (aumento della produttività delle industrie e calo dei prezzi). È proprio ciò che accade in un'economia deflazionistica (o, in questo caso, tendente alla deflazione) e non dimentichiamoci che dal 1815 al 1914 gli Stati Uniti avevano un gold standard. In suddetto secolo ci furono anche episodi inflazionistici importanti, soprattutto durante la guerra civile americana con l'istituzione del National Banking Act, ma i periodi recessivi successivi durarono poco, poiché l'economia era in grado di riallocare le risorse in modo efficiente.

Anche Singapore è un buon esempio. A partire dal 1981 la Monetary Authority of Singapore, ovvero la banca centrale di Singapore, iniziò ad interferire solo sul tasso di cambio controllando il valore del dollaro di Singapore (SGD) rispetto a un paniere composto dalle valute delle principali economie mondiali, aumentando e riducendo la base monetaria di conseguenza. L'obiettivo era avere una valuta che si apprezzasse continuamente rispetto alle altre. Il tasso d'interesse di riferimento era quindi in gran parte determinato dal mercato e gli investimenti tendevano a essere più sostenibili nel medio e lungo termine (finanziati dal risparmio). Ciò contribuì a una crescita economica sostenibile, con recessioni meno intense: tra il 1982 e il 2005 l'SGD è stata la valuta che ha perso meno potere d'acquisto nel mondo, superando addirittura il franco svizzero.

Oltre alla politica monetaria della banca centrale di Singapore sopra descritta, il Paese in generale adottò una linea di politica che aumentasse la libertà economica: ascesa di società private molto competitive nel mercato globale, un elevato tenore di vita, bassa spesa pubblica, bassa tassazione, burocrazia quasi inesistente e poche normative.

Cui prodest? La deflazione è solo un male per lo stato. In un'economia deflazionistica esso non può tassare indirettamente tramite l'inflazione e non può utilizzare la politica monetaria per rilanciare artificialmente l'economia e ottenere voti prima che ci sia l'inevitabile recessione. I consumatori (soprattutto i più poveri) e gli imprenditori sono quelli che beneficiano dalla deflazione (prezzi più bassi e margini di profitto maggiori).


CAMBIAMENTI EPOCALI

Una volta compreso cos'è il denaro, e quindi, le forze economiche in gioco in base a come viene manipolato, otteniamo un quadro generale molto più chiaro su cosa va a beneficio della popolazione in generale e quello che va a scapito di essa ma a vantaggio di un gruppo ristretto d'individui. Inflazionismo e deflazionismo sono due forze in gioco in questo contesto tanto quanto il Grande Reset e il Grande Default, dove il primo rappresenta una demolizione controllata dell'attuale status quo socio-economico attraverso un comando/controllo capillare incalzante, mentre il secondo rappresenta una risposta naturale dell'ambiente economico nel suo complesso ad ogni tentativo di pianificazione centrale dell'economia. Una di queste risposte, ad esempio, è stata la recente decisione russa di far tornare protagonista l'oro in ambito monetario. Come scritto nella sezione precedente, questo tipo di asset ha alimentato una sana deflazione dei prezzi in periodi storici ricchi di prosperità per quei Paesi che l'avevano adottato come standard monetario. In sintesi, una moneta onesta incentiva un'economia onesta; e questo vale anche per Bitcoin, tra le altre cose.

Per il momento la Russia ha solo minacciato di reintrodurre uno standard monetario basato sull'oro a livello internazionale (visto che per il momento è maggiormento sentito solo all'interno del Paese). Ma questa sola decisione, oltre ai pagamenti per le materie prime energetiche impostati esclusivamente in rubli, sta fornendo stabilità ai tassi di cambio. Quindi la cricca di Davos ha fallito nel destabilizzare il Paese a livello di mercati dei capitali, mentre invece è finita sotto il fuoco incrociato sia delle decisione russe sull'oro sia diquelle statunitensi riguardo la politica monetaria. Come scritto in precedenza, la cricca di Davos ha infiltrato i vari governi del mondo, non li controlla direttamente, quindi non tutte le branche di questi ultimi indossano la casacca del Grande Reset. Ci sono alcuni "elementi sovversivi" che hanno altri interessi e vogliono preservarli. Per la popolazione in generale questi possono essere alleati temporanei, al limite, ma non benefattori o salvatori. Di conseguenza trattarli come tali significa posizionarsi meglio rispetto al resto delle persone ignare e operare scelte molto più informate. Tra questi "elementi sovversivi" c'è ad esempio la Federal Reserve la quale, da quando Powell è diventato presesidente ed è stato riconfermato, è iniziata una battaglia all'interno della banca centrale per distaccarsi dalla politica monetaria europea. Lui è un uomo di Wall Street e come tale fa riferimento al sistema bancario commerciale statunitense, il quale sarebbe miancciato, e non poco, dall'introduzione di una CBDC come vuole il piano della cricca di Davos. Questo piano ha come primum movens la distruzione la scalata della società statunitense, ultimo baluardo di ciò che rassomiglia ad una società libera. Il federalismo a livello statale ha salvato gli USA dalla follia scatenata con l'isteria per il virus e suddetto federalismo era un obiettivo del piano della cricca di Davos, come lo smantellamento del potere del sistema bancario commerciale statuninse che a livello locale ha un ascendente significativo.

Per questo motivo una priorità di Powell adesso è quella di sganciare la creazione di nuovi dollari dal sistema Eurodollaro, il quale è stato per molto tempo il catalizzatore della creazione di liquidità e un mezzo attraverso il quale salvare indirettamente l'Europa nei momenti di stress economico ben prima che intervenisse direttamente la BCE.

Ed è qui che penso che la transizione LIBOR/SOFR svolgerà un ruolo importante. Prima di tutto, cos'è il tasso SOFR? È il sostituto statunitense del LIBOR. Il tasso SOFR è guidato dai mercati monetari statunitensi con la quotazione giornaliera impostata dai dati reali delle banche statunitensi. Il LIBOR, invece, era un tasso fissato da 17 banche estere e 1 banca statunitense (la divisione londinese di JP Morgan Chase), non guidato dal mercato ma raggiunto per consenso. Indipendentemente da ciò, rappresenta l'attività all'interno del sistema bancario di Londra e dell'Europa, non degli Stati Uniti. Per decenni il LIBOR è stato il meccanismo mediante il quale la City di Londra e l'Europa controllavano il flusso di dollari in entrata e in uscita dal loro sistema bancario. Non c'è da stupirsi che la FED non avesse un vero controllo. In linea di massima, quando la FED rialza i tassi e provoca un drenaggio del sistema eurodollaro, oltre ad esercitare pressioni al rialzo sul LIBOR, se le banche europee sono più esposte a un aumento del costo del dollaro, il LIBOR sale più velocemente di quanto la FED rialzi i tassi.

Nei cicli passati, prima del tasso SOFR, tutto il debito statunitense era indicizzato al LIBOR, quindi non importava se la FED rialzava i tassi di un infinitesimo, i mutui e linee di credito esplodevano con il LIBOR anche se non c'era stress sottostante nei mercati statunitensi. Ora, nel 2022, con tutto il debito statunitense indicizzato al tasso SOFR, quando la FED rialza e rialzerà i tassi, il debito statunitense salirà in linea con esso piuttosto che con il LIBOR. In breve, il tasso SOFR spezza il legame dove i problemi dell'Europa o di Londra attraversavano l'oceano e diventavano i problemi anche degli USA.

Questo è un chiaro messaggio delle banche commerciali statunitensi che urlano a gran voce di aver smesso di finanziare la valanga di debiti europea. L'Europa, dall'altra parte, non può più contare sul controllo del LIBOR per ottenere i dollari di cui ha bisogno né da un Congresso compiacente né da una FED intrappolata. Inoltre, se davvero iniziate a riflettere secondo queste linee, sempre in termini generali, l'Europa finisce tra l'incudine del nuovo tasso SOFR e il martello del nuovo sistema di prezzaggio delle materie prime voluto dalla Russia.


CONCLUSIONE

L'iperfinanziarizzazione delle commodity ha oscurato la Legge di Say, facendo credere che fosse possibile perorare il mantra "qualcosa in cambio di niente". I beni reali sono stati sempre più scambiati per pezzi di carta in rapido deterioramento, creando un gap nella struttura di produzione. L'ampiezza di tale gap è proporzionale all'ampiezza che raggiungerà l'inflazione dei prezzi man mano che questa stortura artificiale del tessuto industriale, alimentata dalla stampa monetaria fiat, continuerà a perdurare. Prima si ammette l'errore e si torna a fare affari reciprocamente vantaggiosi, prima l'inflazione dei prezzi si attenuerà. In questo contesto capire cos'è davvero il denaro è cruciale, soprattutto le connessioni che esso sviluppa all'interno dell'ambiente di mercato, in questo modo è possibile tracciare tutti i punti toccati dal furto sistematico messo in piedi dallo stato e dai pianificatori centrali.

La contrazione deliberata di risparmi e libertà in Occidente equivale a introdurre un nuovo feudalesimo, calibrato per alimentare un comando/controllo capillare e operare una transizione della società verso un nuovo status quo analogo, però, al precedente. Evadere da questa schiavitù programmata sotto il vessillo dell'apparato statale è imeprativo, altrimenti ciò che attende l'Occidente è un periodo di barbarie indefinito. Sebbene i piani presumibilmente ben congengati da parte delle autorità pianificatrici centrali finiscono sempre per fallire, non ci può adagiare su tali allori perché, come ci ricorda la Scuola Austriaca, il tempo è fondamentale e perderlo significa sprecare risorse preziose (in questo caso preziosissime). Scegliere di usare Bitcoin è un primo passo per acquisire una mentalità di emancipazione dalla schiavitù, permettendo ai singoli individui di tornare a capire cos'è il denaro e perché è fondamentale avere un asset decentralizzato/incorruttibile per impedire i furti di tempo attraverso l'Effetto Cantillon.

Se il denaro fiat e, di conseguenza le leggi fiat, sono state l'arma attraverso la quale i banditi facenti parte di quel gruppo noto come pianificatori centrali hanno compiuto il più grande assalto alla diligenza della storia, il denaro sano ed onesto (oro e Bitcoin) è la più grande e inespugnabile difesa contro di esso.


giovedì 19 maggio 2022

La lira turca in caduta libera e il paracadute Bitcoin

 

 

da Bitcoin Magazine

Il 2021 è stato un anno difficile per il popolo turco, poiché il Paese ha subito una rapida svalutazione della sua valuta, la lira. Le cose non sono migliorate nel 2022, poiché la lira ha sofferto da quando la Russia ha invaso l'Ucraina dato che le sanzioni e i divieti di esportazione hanno portato a un aumento vertiginoso dei prezzi delle materie prime. Secondo i rapporti ufficiali del governo, i turchi soffrono ora di un'inflazione su base annua del 54,4%, la più alta degli ultimi 20 anni.

Tasso d'inflazione annuale della Turchia

La banca centrale stima che l'inflazione sarà solo del 23,2% su base annua entro la fine dell'anno, ma tale stima è stata effettuata presumendo che il prezzo del greggio rimanga a circa $80 al barile. Lo scoppio della guerra ha fatto salire il prezzo del petrolio ben al di sopra dei $100 nel momento in cui scriviamo. L'impennata dei prezzi delle materie prime significa che la banca centrale turca sta sottovalutando l'inflazione di fine anno. Per mettere le cose in prospettiva, l'anno scorso Russia e Ucraina hanno fornito l'80% delle importazioni di grano da $4 miliardi della Turchia. Se il prezzo di questa singola merce aumenta drasticamente, solo questo fattore potrebbe far aumentare il tasso d'inflazione della Turchia.

Il potere d'acquisto della lira sta tragicamente svanendo davanti agli occhi dei cittadini turchi, ma la verità è che questa crisi monetaria si sta sviluppando da molto tempo ormai.

Negli ultimi cinque anni la lira ha perso il 75,57% del suo valore rispetto al dollaro.

Fonte: Tradingview

 

Come c'è arrivata fin qui la Turchia?

Per dirla in modo semplice, sin dal 2012 la Turchia ha sofferto per l'assunzione di un ingente onere di debito derivante dalla Grande Recessione, dall'instabilità politica che ha portato a un colpo di stato fallito nel 2016 e dalle sanzioni e dazi statunitensi sulle sue industrie dell'acciaio e dell'alluminio.

Ecco una cronologia degli eventi utile per avere un'idea di come è stato l'ultimo decennio della Turchia:

Tutti questi eventi sono culminati in quello che sta succedendo oggi con il crollo della lira. Negli ultimi due anni abbiamo assistito a tutti i segni rivelatori di ciò che accade quando una valuta crolla e di come un governo e una banca centrale tentano di salvarla.

La Banca centrale della Repubblica di Turchia (CBRT) e il presidente Tayyip Erdoğan sono disperati nei loro sforzi per cercare di combattere l'inflazione e stabilizzare la lira. L'anno scorso li abbiamo visti tentare tutte le tattiche politiche per combatterla.

Ecco otto modi in cui le autorità turche hanno finora cercato di combattere l'inflazione:

1. Implementazione controlli sui prezzi

Un esempio di questi controlli sui prezzi è il pane e le panetterie turche. La Camera dei panifici ha fissato il prezzo del pane, ma ora i panifici avvertono che incombe la bancarotta poiché sono costretti ad aderire all'imposizione dei prezzi mentre le loro vendite sono in calo.

2. Implorare i cittadini turchi di vendere partecipazioni in oro/dollari e sostenere la lira

“Chiedo ai miei cittadini di investire le loro valute estere e l'oro in varie istituzioni finanziarie e di portare quei beni nell'economia e nella produzione.” — Il presidente Tayyip Erdoğan, 24 marzo 2021, in un discorso al Congresso dell'AKP

In un ultimo disperato tentativo di impedire ai cittadini turchi di fuggire dalla lira e di trovare protezione altrove, il presidente Erdoğan ha cercato, in più occasioni, di incoraggiarli a mantenere le loro lire in deprezzamento in nome dell'orgoglio nazionale.

Il governo turco ha di recente annunciato un nuovo conto di deposito per la conversione dell'oro che promette "reddito privo di rischio" in modo da incoraggiare le persone a portare il loro oro "sotto il materasso" nel sistema bancario.

3. Esaurire le riserve di valuta estera per sostenere la lira

A metà gennaio, le riserve in valuta estera della banca centrale turca sono scese al livello più basso sin dal 2002, a $7,54 miliardi. Ciò significa che da novembre 2021 circa il 75% delle riserve estere della banca centrale è stato svenduto per sostenere la lira. Dai minimi di gennaio le riserve monetarie turche sono aumentate dopo che la banca centrale ha concluso alcuni accordi di swap con gli Emirati Arabi Uniti.

Goldman Sachs stima che le riserve monetarie lorde della nazione siano diminuite di circa $20 miliardi nel dicembre 2021 a causa degli interventi della banca centrale.

Il presidente Erdoğan ha venduto rapidamente le riserve monetarie del suo Paese per sostenere il calo della lira.

4. Gli esportatori convertono il 25% del reddito in lire

Questa misura ha lo scopo di aumentare le riserve monetarie della Turchia costringendo le aziende a trattenere in lire parte dei loro ricavi dalle vendite all'estero. Queste azioni sono un tentativo di impedire alle aziende di vendere le loro lire per valute estere più forti.

5. Aumento del salario minimo del 50%

Per alleviare il malcontento pubblico, il presidente Erdoğan ha aumentato il salario minimo del 50%, l'aumento più alto degli ultimi 50 anni. Salari più alti aiutano sicuramente coloro che soffrono maggiormente, ma c'è anche il rischio che salari più alti portino a un'inflazione ancora maggiore, fallimenti e disoccupazione poiché le imprese devono far fronte a un aumento del costo del lavoro.

6. Iniezione di capitale nelle banche statali per aumentare i prestiti

Il Sovereign Wealth Fund della Turchia ha di recente iniettato $2 miliardi in due delle più grandi banche turche per aiutarle a migliorare i bilanci e stimolare i prestiti alle società.

Dopo tale iniezione di capitale è arrivata un'iniezione aggiuntiva di $1,6 miliardi nel suo più grande prestatore, TC Ziratt Bankasi, per "rafforzare il capitale delle banche statali e migliorare il loro potere di prestito".

Il governo sta tentando di mantenere il flusso di credito nel suo sistema bancario iniettando liquidità in modo da compensare l'erosione della lira.

7. Conti in lire protetti dallo stato

Per scoraggiare gli investitori che accumulano dollari per proteggersi, la Banca centrale turca ha annunciato che avrebbe sostenuto conti che convertivano valute estere in lire . In sostanza, la banca centrale offre protezione ai conti convertiti in lire coprendo eventuali variazioni dei tassi d'interesse o dei tassi di cambio da quando avviene la conversione.

Questa strategia ha portato a risultati favorevoli per la banca centrale, poiché i turchi si sono riversati sui conti in lire protetti. I fondi sono affluiti costantemente in questi "conti protetti", raggiungendo 290 miliardi ($21,4 miliardi).

Questa nuova strategia ha portato con successo gli investitori locali a ridurre i loro depositi in dollari ed euro di quasi $11 miliardi da quando i conti protetti sono stati inaugurati nel dicembre 2021. Il tempo ci dirà se questo schema di risparmio continuerà ad attirare gli investitori locali affinché detengano lire invece di altri asset e valute estere.

8. Rifiutarsi di rialzare i tassi d'interesse nonostante l'ambiente caratterizzato da un'elevata inflazione

Contrariamente alla pratica tradizionale delle banche centrali, il presidente Erdoğan non ha rialzato i tassi d'interesse in risposta all'inflazione e li ha invece tagliati.

In molti casi storici questa mossa ha solo portato a una maggiore inflazione. Inoltre ha licenziato diversi governatori nella banca centrale le cui politiche hanno iniziato a far salire i tassi d'interesse. Il presidente Erdoğan ne ha licenziati quattro in un arco di due mesi nella sola primavera del 2021.

Mentre altre banche centrali stanno rialzando i tassi d'interesse per combattere l'inflazione, il presidente Erdoğan si è rifiutato di farlo; ha mantenuto invariato il tasso di riferimento nonostante la rapida inflazione degli ultimi due mesi.

Il rendimento reale della Turchia è ora al 34,7% negativo, il più basso tra i mercati emergenti.

Fonte: Banche centrali, Bloomberg. Dati al 17/02/22

Il tasso d'interesse chiave della Turchia, il tasso pronti contro termine a una settimana, rimane al 14%, in calo del 3% nell'ultimo anno.

Nonostante tutti questi sforzi delle autorità turche, l'inflazione continua a salire e la lira continua a perdere potere d'acquisto. Erdoğan non incolpa le sue politiche, ma piuttosto gli "strumenti finanziari esteri" e le cattive statistiche. Erdoğan ha di recente licenziato il presidente dell'Istituto statistico turco dopo che la sua analisi statistica mostrava che l'inflazione era ancora in aumento.

Questo treno per l'inflazione turco non sembra fermarsi a breve. Tutti i tentativi della banca centrale e del governo di arginare l'inflazione non hanno fatto nulla per fermare la caduta libera della lira, e ora è scoppiata una guerra nella sua regione, peggiorando ancora di più il quadro dell'inflazione.


Una crisi diversa dalle altre

Da una prospettiva occidentale, è facile guardare a ciò che sta accadendo in Turchia e vedere l'ennesimo mercato emergente che soffre di una crisi monetaria come in Argentina o in Venezuela, ma questa crisi è molto diversa.

La Turchia fa impallidire gli altri Paesi in termini di produzione interna lorda (PIL), popolazione e commercio globale. Non vedevamo da molto tempo un Paese con un'economia di queste dimensioni attraversare una crisi monetaria come questa, e sicuramente non abbiamo visto una valuta fiat di queste dimensioni venire inflazionata in questo modo durante la vita di Bitcoin.

Oggi la Turchia ha una popolazione di circa 84 milioni di persone, è la ventunesima economia più grande del mondo in termini di PIL nominale e l'undicesima economia più grande in termini di PIL per parità di potere d'acquisto (PPA).

Di recente, le esportazioni turche hanno battuto un record di oltre $225 miliardi e, per la prima volta nella storia, la quota della Turchia nelle esportazioni globali ha superato l'1% delle esportazioni totali. La Turchia è attualmente il sesto più grande partner commerciale dell'Europa e il 32esimo più grande partner commerciale degli Stati Uniti. Le sue principali esportazioni sono veicoli, parti di macchinari, acciaio, ferro e tessuti.

Fonte: Statistica

Il punto che sto cercando di sottolineare qui è che la Turchia non è un Paese piccolo e irrilevante, è un grande, estremamente importante membro dell'economia globale e un partner commerciale vitale per tutta l'Europa e all'estero.

La rapida inflazione della lira è, quindi, una delle maggiori opportunità finora per Bitcoin di dimostrare il suo caso d'uso sulla scena mondiale come denaro resistente alla censura che nessuno può svilire: denaro che può trovare il mercato dei prodotti adatto nei Paesi come la Turchia dove la valuta locale sta perdendo potere d'acquisto a un ritmo allarmante.


Com'è a terra?

Dal parlare con alcuni amici e colleghi sul campo, sembra quello che vi aspettereste di sentire nelle prime fasi di un evento iperinflazionistico. Tutti mi dicono che loro e gli altri stanno cercando di trovare modi per proteggersi dall'inflazione crescente e che stanno lottando per sbarcare il lunario.

L'aumento del costo della vita ha reso tutto più costoso, i prezzi dei generi alimentari stanno aumentando quasi ogni giorno, costringendo le catene di negozi di alimentari a mettere quote su articoli come farina, olio e latte.

Ci sono segnalazioni di carenze di cibo in tutto il Paese. Di recente è stato stabilito un limite mensile di due litri a famiglia per l'olio di girasole.

Il governo turco ha negato queste carenze solo per vietare in seguito le esportazioni di petrolio e margarina a causa di "problemi di domanda interna e problemi con i movimenti dei prezzi".

Le file per il pane stanno diventando un evento sempre più comune, come mostra il New York Times in questo articolo.

All'inizio dell'anno lo stato ha alzato le tariffe dell'elettricità e del gas naturale e secondo alcuni potrebbero aumentare i costi energetici delle famiglie fino al 130%. Intendiamoci, questo accadeva prima che la guerra tra Russia e Ucraina provocasse un aumento dei prezzi del petrolio.

L'aumento dell'inflazione ha anche portato all'impennata dei prezzi degli affitti in tutto il Paese. I prezzi degli affitti sono aumentati di circa il 60% in alcuni distretti di Istanbul quest'anno. Gli studenti turchi stanno lottando per permettersi l'affitto e sono scesi in piazza per protestare dormendo nei parchi.

Un altro amico mi ha spiegato come i ristoranti in Turchia hanno iniziato a richiedere un importo minimo in dollari prima che i clienti potessero sedersi e hanno anche iniziato a far pagare i clienti per utilizzare lampade riscaldanti a causa dell'aumento dei costi energetici.

Oltre all'aumento del costo della vita, la gente deve anche fare i conti con gli stranieri opportunisti provenienti da Paesi vicini, come la Bulgaria, i quali hanno attraversato il confine per approfittare della debolezza della lira per usare le loro valute più forti e fare piazza pulita nei negozi di alimentari. Riempiono le loro auto di beni che acquistano a buon mercato e poi tornano a casa. La ricchezza della Turchia viene saccheggiata dagli stranieri, aumentando la pressione sulla gente comune turca che sta già lottando per permettersi cibo, alloggio e altri beni essenziali.

Tutti questi sviluppi hanno portato a rabbia e disperazione tra il popolo turco. Mentre i loro risparmi continuano a svanire, sono scesi in piazza per protestare contro le politiche economiche del loro presidente.

Secondo il Labor Studies Group, oltre 13.000 lavoratori turchi di 61 aziende hanno scioperato chiedendo salari più alti.

Alcuni scioperi hanno avuto successo e hanno ricevuto fino al 30% di aumento del salario reale, ciononostante non hanno tenuto il passo con l'aumento del costo della vita.

Il mese scorso migliaia di persone hanno marciato a Istanbul per alzare la voce contro la direzione della loro economia e del loro Paese. Questo è ciò che accade quando il denaro muore, quando i risparmi di una vita vengono distrutti e le persone trovano difficoltoso permettersi i beni di prima necessità; l'unica cosa che resta da fare è scendere in piazza e chiedere il cambiamento.


In che modo i turchi si stanno proteggendo?

Con grande sgomento del presidente Erdoğan, il popolo turco non ha ascoltato la sua richiesta di vendere tutto il loro oro e dollari per proteggere la lira ormai in caduta libera. Il popolo turco sta invece cercando rifugio in varie riserve di valore come immobili, oro, dollari e Bitcoin.

Una società di ricerca con sede a Istanbul, Aksoy Research, ha di recente condotto un sondaggio e ha chiesto al popolo turco: "Se avessi 10.000 in più, in cosa investiresti?"

Solo l'11,4% degli intervistati ha dichiarato che manterrebbe i propri risparmi in lire turche. Il resto dei risultati del sondaggio sono stati i seguenti:

• Il 39,6% ha dichiarato che investirà in oro

• Il 18,9% ha dichiarato di voler detenere dollari

• Il 14,3% ha dichiarato che avrebbe detenuto criptovalute

Questo sondaggio conferma alcune delle storie che ho sentito e dei dati che ho visto, i quali mostrano una corsa verso i dollari e l'oro in mezzo al tumulto della lira turca.

I depositi in valuta estera in Turchia hanno raggiunto il record di $239 miliardi all'inizio dell'anno.

Dati al 01/04/22

Questa crescente dollarizzazione in Turchia non dovrebbe sorprendere nessuno, perché i dollari offrono stabilità a breve termine a queste persone affinché possano pagare le bollette ogni mese. La Turchia importa anche la maggior parte del suo fabbisogno energetico, il quale ha un prezzo in dollari, e si è anche rimpinzata di debito denominato in dollari sulla scia della Grande Recessione. Entrambi questi fattori hanno contribuito alla maggiore dollarizzazione dell'economia turca nell'ultimo decennio.

In Turchia l'oro è da molte generazioni la protezione preferita contro l'inflazione, esso ha un posto centrale nelle usanze turche, spesso dato in dono dalle nascite ai matrimoni. Negli ultimi due anni abbiamo assistito a una corsa vero l'oro quando i turchi hanno visto la proverbiale "scritta sul muro" nel momento in cui la loro lira è stata costantemente inflazionata.

Dal 2020 le aziende turche e gli investitori hanno più che triplicato le loro disponibilità di oro a $36 miliardi. Questo in aggiunta all'oro che le famiglie turche già detenevano in casa, che il governo turco ora ammonta a circa 5.000 tonnellate per un valore compreso tra $250-350 miliardi.

La corsa verso l'oro e i dollari era prevedibile e, di recente, abbiamo visto i prezzi dell'oro continuare a salire nel mercato turco. Tuttavia uno degli sviluppi più interessanti durante questo episodio inflazionistico è l'ascesa di Bitcoin come un modo per preservare la propria ricchezza contro la svalutazione della lira turca.

Un articolo del Wall Street Journal ha rilevato che il valore in dollari dei volumi di scambio delle criptovalute è aumentato, così come le ricerche online per "Bitcoin". I turchi stanno iniziando ad abbracciare Bitcoin e le stablecoin, come Tether, come coperture contro l'inflazione nel momento del bisogno. Bitcoin sta offrendo speranza ad alcune persone mentre cercano luoghi in cui conservare la propria ricchezza al di fuori del vacillante sistema bancario turco.


Il paracadute Bitcoin

La caduta libera della lira turca è un ottimo esempio del perché, 13 anni fa, Satoshi inventò Bitcoin. Incorporato nel Blocco Genesi della rete Bitcoin, Satoshi inviò un messaggio in cui descriveva come questa creazione era una possibile soluzione alle banche centrali e alle politiche monetarie allentate che affliggono il mondo.

Oggi stiamo vedendo la visione di Satoshi realizzarsi mentre i turchi utilizzano Bitcoin per lo scopo previsto: un denaro non statale che preserva la ricchezza e non può essere controllato o corrotto.

Prima di Bitcoin il popolo turco avrebbe dovuto ricorrere solo all'uso di oro e dollari per proteggersi dai banchieri centrali e dalle politiche statali. Ora esiste una nuova soluzione accessibile a chiunque abbia uno smartphone e una connessione internet.

A differenza dell'oro e del dollaro, un individuo non ha bisogno di fidarsi di una terza parte per accedere a questo asset, non ha più bisogno di avere un conto in banca per proteggersi dall'inflazione. Inoltre, a differenza dell'oro e del dollaro, Bitcoin non può essere sequestrato facilmente dalle autorità come abbiamo visto fare in passato in altri Paesi durante periodi di crisi.

Bitcoin ha anche il vantaggio aggiuntivo di apprezzarsi nel tempo grazie alla sua offerta anelastica e al suo effetto rete. Due anni fa se un cittadino turco avesse deciso di risparmiare in bitcoin anziché in oro, lire o dollari, il suo potere d'acquisto sarebbe aumentato in un periodo in cui la lira ha perso oltre il 50% rispetto al dollaro.

Negli ultimi due anni Bitcoin ha sovraperformato la lira turca del 768,40% rispetto al dollaro (104,25%) e all'oro (132,95%).

Fonte: Tradingview

Quando la lira turca è stata inflazionata, la buona notizia è che il popolo turco ha capito come proteggersi perché le generazioni più anziane hanno subito un'inflazione come questa alla fine degli anni '90. I turchi hanno cercato rifugio dall'inflazione in asset come immobili, azioni, oro, dollari e, per la prima volta, Bitcoin.

Nel novembre 2021 il presidente Erdoğan ha dichiarato guerra a Bitcoin. Il pensiero di un presidente che dichiara guerra a un registro digitale decentralizzato è comico, per non dire altro. Avanti veloce fino ad oggi, il presidente turco potrebbe già sventolare bandiera bianca nella sua guerra contro Bitcoin. Dopo che il presidente di El Salvador, Nayib Bukelye, ha fatto visita al presidente turco a gennaio, Erdoğan ha consigliato al Partito per la giustizia e lo sviluppo al governo di esaminare da vicino il potenziale utilizzo di Bitcoin e di organizzare un forum sull'argomento.

Questi sviluppi mi danno speranza per il popolo turco. Ciò che mi solleva il morale è sapere che Bitcoin esiste oggi come un paracadute per sfuggire alla caduta libera della lira turca. Bitcoin offre al popolo turco un barlume di speranza in tempi bui. Sono storie come quelle di cui sopra che mi ricordano perché ho dedicato ogni giorno della mia vita a rendere Bitcoin il più accessibile possibile a persone di tutto il mondo che subiscono destini simili a quelli del popolo turco.

Oggi mi sento ottimista. L'adesivo qui sotto, visto per le strade di Istanbul, lo racconta meglio di quanto potrei mai fare io.

fonte: @BTCSTREETART

Ora che siamo entrati nell'era di Bitcoin, i cittadini di tutto il mondo hanno un'alternativa a cui rivolgersi per proteggere la propria ricchezza dagli effetti dannosi dell'inflazione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 18 maggio 2022

L'inflazione non è colpa di Putin, bensì della fede nella MMT

 

 

di Vibhu Vikramaditya

I prezzi di beni e servizi nell'economia stanno salendo alle stelle e sia i consumatori che i produttori soffrono per il calo del valore del loro denaro. Sfortunatamente la popolazione si rivolge ai politici di Washington e agli economisti di tutto il mondo per avere risposte.

Mentre il presidente Joe Biden e la sua amministrazione lo definiscono l'aumento dei prezzi di Putin, il Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti riferisce che negli ultimi dodici mesi l'indice di tutti gli articoli è aumentato del 7,9% prima dell'aggiustamento stagionale. La salita degli dodici mesi è in costante aumento ed è ora la più grande sin dal 1982. L'indice di tutti gli articoli al netto di cibo ed energia è aumentato del 6,4%, la più grande variazione in dodici mesi sin dal 1982. L'indice energetico è aumentato del 25,6% nell'ultimo anno e l'indice alimentare è aumentato del 7,9%, il più grande aumento di dodici mesi sin dal 1981.

Nel frattempo il debito pubblico è arrivato a $30.000 miliardi, da circa $10.000 miliardi all'inizio della recessione del 2008 e $5.000 miliardi a metà degli anni '90. Sebbene tali prove siano direttamente in contraddizione con la narrativa ufficiale della Casa Bianca, le élite politiche ignorano del tutto il problema o incolpano le persone sbagliate. Parte della radice di questa calamità si trova nel fondamento delle convinzioni economiche dell'amministrazione Biden.

Anche se la segretaria del Tesoro USA, Janet Yellen, ha preso le distanze dalla MMT, come studentessa di James Tobin continua a rimanere un'inflazionista e crede che lo stato debba svolgere un ruolo più attivo nell'economia. Ad esempio, ha sostenuto il piano d'incentivi da $1.900 miliardi firmato a marzo 2020 anche se il denaro è stato creato dal nulla. Sebbene non la approvi ufficialmente, le sue opinioni non si discostano dall'ortodossia della MMT.

Anche Stephanie Kelton, autrice di The Deficit Myth: Modern Monetary Theory and the Birth of the People's Economy, ha iniziato a fare interviste regolari sull'argomento, diventando di fatto il volto del movimento MMT. Ha servito come consigliere economico del senatore Bernie Sanders durante la sua campagna presidenziale e da allora ha consigliato anche l'amministrazione Biden, arrivando al punto di dichiarare che Biden ha adottato i suoi principi.


Che cos'è la MMT?

La MMT inizia la sua storiella con il vincolo di bilancio dello stato in un sistema moentario fiat. Secondo William Mitchell, L. Randall Wray e Martin Watts in Macroeconomics, l'approccio MMT standard, che mette in relazione il valore attuale delle entrate fiscali con il valore attuale della spesa pubblica e del debito pubblico, è fuorviante:

La conclusione più importante raggiunta dalla MMT è che chi emette valuta non deve affrontare vincoli finanziari. In parole povere, un Paese che emette la propria valuta non la vedrà mai esaurire e non potrà mai essere insolvente. Potrà effettuare tutti i pagamenti alla scadenza. (pag. 13)

Inoltre: "Per la maggior parte degli stati non vi è alcun rischio d'insolvenza sul debito pubblico" (p. 15).

L'implicazione più importante è che lo stato gode di un potere illimitato come arbitro nell'economia. Sulla base di questa teoria, il Congresso può utilizzare la stampa di denaro e accumulare debiti, aumentando la domanda aggregata al livello di piena occupazione. L'inflazione, secondo i teorici della MMT, è un fenomeno originato dai conflitti di classe tra lavoratori e capitalisti che si contendono quote più elevate del reddito nazionale (Macroeconomics, p. 255). Secondo loro, inoltre, “tutta la spesa (privata o pubblica) è inflazionistica se spinge la domanda aggregata nominale al di sopra della capacità reale dell'economia di assorbirla” (Macroeconomics, p. 127).

Come nel caso della maggior parte delle teorie "stravaganti", il mondo descritto dalla MMT non potrà mai prendere vita. La piena occupazione non è un criterio che i prezzi reali aspettano per poi poter salire, poiché acquirenti e venditori competono per le risorse scarse nell'economia di mercato. L'idea che l'inflazione sia un fenomeno puramente monetario e che avvenga al di là della capacità di assorbimento dell'economia sono entrambi veri in una certa misura, ma entrambe le ipotesi mancano il quadro vitale dell'interconnessione dell'economia di mercato.


L'inflazione nella struttura della produzione

L'aumento generale del livello dei prezzi, come credono fideisticamente keynesiani e MMTer, non deriva direttamente da un aumento dell'offerta di denaro o dalla piena occupazione (l'economia "surriscaldata"), ma da un aumento della scarsità di beni e servizi la cui capacità d'incidere sui prezzi di altri beni e servizi è maggiore e la cui produzione richiede molto tempo. Il criterio della piena occupazione della MMT non è quindi necessario affinché i prezzi inizino ad aumentare, come hanno dimostrato economisti come Murray N. Rothbard quando si riferiscono alla "stagflazione", l'aumento simultaneo d'inflazione e disoccupazione.

La struttura della produzione nell'economia inizia con i beni prodotti nelle fasi primarie e termina con i beni finali utilizzati dai consumatori. I beni utilizzati nelle fasi primarie della struttura di produzione vengono creati attraverso l'agricoltura, la silvicoltura, la pesca, l'estrazione mineraria, l'estrazione del petrolio e altre risorse naturali. Questi input costituiscono la base di quasi tutti gli altri prodotti o servizi forniti ai consumatori. A causa del loro ruolo vitale come prodotti di base dell'economia, le variazioni di prezzo di questi prodotti, dovute alle variazioni della domanda, sono le più inflazionistiche per tutti gli altri beni.

I secondi fattori d'influenza sui prezzi di altri beni sono i semilavorati e i servizi utilizzati come input dai produttori durante le fasi intermedie per creare beni e servizi finali. Data la loro natura non generale, questi beni, come l'acciaio e la plastica, sono utilizzati da più produttori per vari beni di fase successiva. Poiché la domanda di semilavorati aumenta a causa della maggiore concorrenza tra i produttori di beni finali, essa esercita pressioni inflazionistiche direttamente sui prezzi dei beni finali.

Quando viene introdotto denaro aggiuntivo nell'economia a causa dell'aumento della spesa pubblica, i consumatori aumentano il consumo di beni finali a causa dei loro saldi monetari incrementati. Con l'aumento della domanda di beni finali, i produttori di questi ultimi cercano di acquistare più beni di ordine primario e vari altri beni intermedi, la cui scarsità aumenta poi a causa della maggiore concorrenza tra i produttori, cosa che porta a un aumento dei prezzi di questi beni.

Questo riorienta i prezzi dell'intera struttura di produzione e lo spostamento viene poi osservato come un aumento generale dei prezzi attraverso vari indici. La gravità degli aumenti dei prezzi dipende dalla capacità di soddisfare l'aumento della domanda di beni di base e di beni intermedi.

L'inflazione è un fenomeno che si verifica a causa di cambiamenti nella scarsità a seguito di una maggiore concorrenza tra produttori che perseguono ciascuno i propri fini indipendenti. Mentre l'aumento dei prezzi fa parte del processo di mercato adattivo che guida la produzione e il consumo, l'aumento dei livelli d'inflazione o l'improvviso aumento generale dei prezzi richiedono una creazione aggiuntiva di denaro nell'economia che è più del denaro creato attraverso il credito al consumo e al produttore nel corso naturale di un'economia. Se i cambiamenti nell'offerta di denaro fossero stati interni all'economia, il processo di mercato adattivo avrebbe funzionato per allocare i beni in modo efficiente.

Quando gli stati creano domanda artificiale e cercano di aumentare la loro spesa in modo incontrollato, creano pressioni inflazionistiche nella struttura della produzione. Allo stesso tempo, distruggono anche il meccanismo di allocazione di mercato attraverso i prezzi, situazione che peggiora quanto più spendono. Mentre la stampa di denaro e il trasferimento digitale di denaro potrebbero richiedere pochi secondi, la produzione e la distribuzione richiedono molto più tempo.


Il ruolo corretto dei prezzi nel processo di mercato

Poiché il Congresso, armato di MMT, tenta di dettare il corso dell'economia in base alle proprie tendenze politiche, ciò porta a distorsioni dei prezzi nella struttura della produzione, ma l'aumento dei prezzi non è di per sé un problema. L'aumento dei prezzi in un mercato ben funzionante ha un ruolo specifico: quando un oggetto d'uso diventa scarso sul mercato, è un segnale per i consumatori di economizzarlo. Allo stesso tempo, gli aumenti di prezzo puntano nella direzione di un impiego più proficuo delle risorse (produzione del bene costoso) fino all'esaurimento dei profitti sopranormali. Quando i prezzi aumentano artificialmente, tuttavia, ciò distrugge l'efficiente meccanismo di allocazione dei mercati ed è una tassa applicata ai consumatori che va a ridurre il potere d'acquisto del denaro, così come la loro ricchezza risparmiata.

Gli aumenti dei prezzi alimentati dall'inflazione agiscono come segnali che indirizzano in modo errato l'impiego delle risorse, portando i produttori a fare scelte inefficienti e ad allocare erroneamente i fattori di produzione. Indeboliscono la fiducia nel meccanismo dei prezzi e, in tal contesto, questi ultimi sono come i segnali stradali che indirizzano in modo errato il traffico.


Conclusione

L'unica cosa moderna della MMT è la quantità di fiducia senza precedenti sia nella sua difesa che nell'applicazione. L'economia statunitense ha già sperimentato la follia keynesiana negli anni Sessanta, la quale si è conclusa con la stagflazione degli anni Settanta. Quando le politiche economiche dello stato si basano sulla convinzione che esso possa stampare quantità illimitate di denaro con ripercussioni minime o nulle, non dovremmo sorprenderci se ci troviamo a vivere nel periodo più inflazionistico degli ultimi quarant'anni.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 17 maggio 2022

La vera ragione dietro la spinta europea verso un embargo del petrolio russo

 

 

di Tom Luongo

Questa settimana l'Unione Europea dovrebbe annunciare un divieto totale di importazione del petrolio russo. L'Ungheria, nel suo primo vero atto di sfida, minaccia di porre il veto; la Germania, dopo un po' di tira e molla, ha deciso di poter sopravvivere a un simile divieto.

Supponendo che le obiezioni dell'Ungheria alla fine vengano superate, questo sembra l'ennesimo "autogol" energetico. Gli Stati Uniti hanno già emesso questo divieto.

Poiché l'industria europea dipende fortemente dal petrolio e dal gas russi, l'opinione comune è che la Commissione europea sia solo petulante e incompetente.

Sono petulanti? Sì. Incompetenti? Davvero? Ma solo se pensate in termini convenzionali di fare la cosa giusta per la propria gente. Ciò che è chiaro a qualsiasi osservatore serio della politica dell'UE è che non sono interessati a ciò che la loro gente ha da dire o vuole.

La loro è un'agenda che non sopporterà alcuna opposizione, anche a costo di distruggere la propria economia per mettere in ginocchio un rivale.

Detto questo, dubito che ci sarà un "embargo" sul gas naturale, perché non esiste un valido sostituto.

L'Ungheria sta sfruttando la necessità del consenso unanime in seno al Consiglio europeo per bloccare qualsiasi "divieto del gas" in qualsiasi nuovo pacchetto di sanzioni economiche. Ci sono almeno altri tre Paesi che sono felici che l'Ungheria sia disposta a subire l'ira di Bruxelles.

Ma vietare il petrolio russo, d'altra parte, è diverso.

Questo veto è stato predetto dal sottoscritto la mattina dopo che gli ungheresi hanno respinto in modo schiacciante la coalizione anti-Viktor Orban di George Soros e le hanno consegnato una sconfitta vergognosa.

L'Ungheria, invece, ha l'indipendenza energetica da Bruxelles avendo stipulato un contratto diretto con Gazprom per il gas naturale tramite il treno di Turkstream che va in Serbia e Ungheria. Questo dovrebbe fornire un contesto sul motivo per cui l'UE sta cercando di sanzionare la Serbia e tagliare i flussi di quel gasdotto che attraversa il territorio dell'UE in Bulgaria.

Con un'Ungheria fiscalmente, monetariamente (niente euro) ed energeticamente indipendente, ci sono poche ragioni affinché rimanga nell'UE se Bruxelles la tratta come membro di seconda classe. Orban e il suo governo sono stati risoluti nel rifiutarsi di essere coinvolti nel conflitto Russia/Ucraina, sebbene la NATO abbia esercitato una forte pressione.

È quasi come se Orban e gli ungheresi ora sfidassero l'UE a far avanzare le procedure di cui all'Articolo 7 per cacciarli fuori. Il problema è che, se lo facessero, comincerebbe la frattura dell'UE.

Quindi ciò che è più probabile che accada ora è che l'Ungheria userà questo veto per convincere l'UE a fare marcia indietro sulle violazioni dello "stato di diritto" che giustificano il taglio dell'Ungheria dalle distribuzioni di bilancio.

Perché Bruxelles e i suoi sostenitori dietro le quinte vogliono assolutamente questo divieto sul petrolio russo tanto quanto lo vogliono gli Stati Uniti e il Regno Unito? Fa parte della loro strategia a lungo termine per dissanguare la Russia, dopo aver trasformato l'Ucraina in un Afghanistan 2.0.

Ed è nelle differenze tra l'industria petrolifera e l'industria del gas naturale che pensano di poter raggiungere questo obiettivo.


Tubi e popoli

Sia nell'industria petrolifera che in quella del gas, la pressurizzazione di un pozzo è, per la maggior parte, un processo a senso unico: si scava un pozzo e si tira fuori il petrolio e/o il gas. Si procede fino all'esaurimento del pozzo e si sostituisce il naturale decadimento della produzione del pozzo perforandone uno nuovo.

Ma anche se c'è un grande shock della domanda al ribasso, una rarità nell'industria petrolifera, quei pozzi continuano a produrre. Il mercato diviene temporaneamente saturo di petrolio, il prezzo scende e i vecchi pozzi non vengono sostituiti finché non viene ripristinato l'equilibrio tra domanda e offerta.

Le curve dei futures sul petrolio vengono costruite dai trader per anticipare questi effetti sui prezzi e per la normale volatilità della domanda di petrolio, queste curve dovrebbero essere ragionevolmente prevedibili.

Sfortunatamente stiamo vivendo un momento in cui le persone più potenti del mondo (almeno nelle loro menti) stanno cercando di distruggere il mercato petrolifero per i propri scopi e la propria agenda. Stanno lavorando attivamente per rendere volatili i prezzi del petrolio e del gas al punto da distruggere gli investimenti nel settore.

Io li chiamo cricca di Davos. Sono gli oligarchi non eletti, i grandi banchieri, i grandi ereditari e i neocon che ogni anno si riuniscono a Davos, in Svizzera, per decidere sul futuro dell'umanità.

Ed è il loro programma: usano i cambiamenti climatici e le minacce internazionali, come la guerra biologica e il terrorismo, come giustificazioni per un'espansione dello stato di sorveglianza e il loro controllo su tutte le cose, ma soprattutto sul denaro.

L'enorme bacino di risorse naturali della Russia e il suo governo sono completamente di ostacolo. Se la pensate diversamente, allora siete vittime della propaganda della cricca di Davos. Vi esorto a sbarazzarvi della mentalità infantile "buoni/cattivi", alcune tane del bianconiglio sono solo buche, non tane.

Torniamo all'industria petrolifera. Chiudere un pozzo di gas o petrolio è pericoloso perché non vi è alcuna garanzia che possa essere riaperto. I pozzi possono essere danneggiati e il petrolio/gas in essi contenuto può essere perso senza perforarne uno nuovo.

Il gas lo si può "scaricare" bruciando l'eccesso se il deposito è pieno, piuttosto che tappare il pozzo e aspettare che la domanda ritorni. Con il petrolio, invece, non si può farlo. Bisogna conservarlo da qualche parte e la capacità di stoccaggio del petrolio della Russia è già piena, se non traboccante.

L'industria petrolifera in generale non è pronta per lo stoccaggio massiccio a lungo termine a causa di shock di domanda/offerta, perché non ce n'è letteralmente bisogno. Ciò che si espande è la capacità di spostare il petrolio per consumarlo, non conservarlo in grandi serbatoi sperando che qualcuno lo compri.

L'industria ha tutta la capacità inutilizzata di cui ha bisogno per coordinare domanda e offerta entro tolleranze piuttosto strette. Non è una consegna "immediata", ma non è in grado di assorbire uno shock della domanda del 20%.

Ed è qui che l'Occidente pensa di avere una grande leva da usare contro la Russia in questo momento. A detta di tutti, l'Europa è uno dei maggiori clienti petroliferi della Russia, con il porto di Rotterdam che riceveva e raffinava fino a 1,4 milioni di barili al giorno prima della guerra.

Che ci crediate o no, il Washington Post ha scritto un articolo decente in cui spiega dove finiscono le esportazioni russe. Dei circa 7,2 milioni di barili al giorno che la Russia esporta nel mondo, 4,8 milioni vanno in Paesi, la maggior parte dei quali in Europa, che affermano di non volerlo più acquistare da lì.

La mancanza di capacità di stoccaggio non dovrebbe essere un grosso problema se la Russia esportasse la maggior parte del petrolio in Europa via nave, cosa che già fa tra l'altro. Secondo una relazione recente di Transport & Environment, una ONG orientata a convincere l'Europa a rinunciare all'energia russa, l'oleodotto Druzhba fornisce solo il 10% circa del petrolio russo al mercato europeo.

Si tratta di un misero 250.000 barili al giorno. L'embargo USA è più pericoloso per l'economia russa, quando nel 2021, dovendo sostituire i barili sanzionati dal Venezuela dall'ex-presidente Trump, hanno importato una media di 600.000 barili al giorno.

Quelle importazioni hanno iniziato a prosciugarsi nel 2022, ben prima che la Russia invadesse l'Ucraina, quindi considerate come un altro dato che questa guerra tra Occidente e Russia era stata pianificata con largo anticipo rispetto alla data di inizio effettiva alla fine di febbraio.

Il punto è che oggi secondo la stampa generalista la Russia non ha la capacità di stoccaggio per far fronte a un embargo europeo e come tale dovrà tagliare la produzione. Le stime dei tagli alla produzione dalla Russia si aggirano intorno a 1,8 milioni di barili al giorno, mentre l'Occidente spera in 3 milioni.

Simile a quello che fece Trump nel 2018 contro l'Iran, la campagna di sanzioni ha messo nei guai molte compagnie petrolifere, non sapendo cosa avrebbe riservato il futuro e rifiutandosi inoltre di fare affari con la Russia per paura di entrare in conflitto con suddette sanzioni .

Da Shell a Glencore a Trafigura, le offerte petrolifere russe sono diventate sgradite e hanno creato il caos nei loro libri di negoziazione e nell'industria del commercio di materie prime nel suo insieme, come spiegato da Zoltan Pozsar di Credit Suisse il mese scorso.

A causa di questa dislocazione finanziaria in quello che dovrebbe essere un settore noioso e stabile, che commerciava la merce più importante del mondo con la più grande infrastruttura, adesso siamo in preda al caos.

E l'Occidente, seguendo il piano della cricca di Davos, spera in maggiore caos.

La conclusione di Pozsar è stata che tutte queste aziende a un certo punto avranno bisogno di un salvataggio (con la possibile nazionalizzazione) o dovranno fallire.

Allo stesso tempo, intaccherebbero notevolmente le prospettive economiche della Russia. Questo è una specie di piano ordito da una mente malvagia.

Ma se l'obiettivo non è la produzione russa, cosa sta cercando di ottenere l'UE?

Interrompendo le rotte normalmente utilizzate dal petrolio in tutto il mondo, ora c'è una carenza strutturale di navi cisterna per spostare il petrolio richiesto, dal momento che molti di quei barili, più di 2 milioni al giorno, ora devono fare viaggi molto più lunghi.

Invece della corsa da San Pietroburgo a Rotterdam, quelle stesse navi ora, come minimo, devono recarsi in depositi alle Bahamas e ai Caraibi, se non fino alla Cina o all'India, la loro destinazione finale.

Leggete il post di Pozsar per avere un'idea della portata della devastazione.

Si spera che questo shock dell'offerta all'interno del mercato delle petroliere e gli effetti a valle nei costi aggiuntivi ai viaggi creeranno un effetto a cascata all'interno dell'industria petrolifera russa, intaccandone quindi la produzione.

Questo, a sua volta, intaccherà la sua bilancia commerciale positiva che sta "alimentando la macchina da guerra di Putin", oltre a presentare anche l'opportunità per i concorrenti russi di entrare e rubare loro quote di mercato.

Attraverso questo meccanismo e gli sforzi in Occidente per cambiare il consumo di energia dell'Europa, l'effetto a lungo termine è quello di distruggere la capacità della Russia di continuare la guerra, privandola del capitale necessario.


Davos fa rima con Thanos

Gli Stati Uniti sono felici di spingere l'Europa fino a questo punto e molti commentatori sono felici di concludere la conversazione qui: scegliete il vostro epiteto, ma la storia si riassume in "Impero delle bugie", o "Zona A", o come la volete chiamare, che percepisce minacciata la propria egemonia e costringe tutti, in particolare l'Europa, a seguire la sua strategia.

Ma penso che questa descrizione sia più una versione "per la TV" piuttosto che una rappresentazione accurata della realtà.

In primo luogo, tralasciate la struttura degli obiettivi più ampia delle persone dietro questo pasticcio. Piuttosto che essere prigioniere di USA iperbellicosi, le nazioni dell'UE sono partner assolutamente disponibili.

La strategia del Grande Reset della cricca di Davos si basa sulle idiozie che Thomas Malthus inserì nella sua teoria sulla scarsità delle risorse. Il loro è un modello economico che non crede che le persone rispondano agli incentivi, pro e contro, che moderano il loro comportamento. Credono che gli esseri umani siano come un virus che deve essere controllato.

Il Grande Reset può essere ridotto alla tesi del cattivo nei film Marvel, Thanos: dover uccidere metà della vita nell'Universo per rendere le cose "sostenibili".

E il centro di potere di questo tipo di pensiero non è negli Stati Uniti e nell'impero degli Stati Uniti, noi siamo gli ipercapitalisti che fanno crescere il virus nella nostra capsula di Petri dell'individualismo.

No, questo pensiero deriva esattamente dalle critiche europee al capitalismo. Stiamo parlando di una minestra marxista riscaldata e dotata di una nuova patina retorica: sostenibilità, capitalismo degli stakeholder, ambiente, socialità e governance (ESG), scopo condiviso, ecc.

La prova che l'UE è felice della guerra in Ucraina tanto quanto le forze neocon negli Stati Uniti e nel Regno Unito è evidente dalla sua riluttanza a porvi fine attraverso la diplomazia.

Ma gli europei sono quelli che soffriranno di più per questa strategia.


Copioni errati generano politiche errate

Se la leadership dell'UE, sotto il giogo della cricca di Davos, agisse per conto degli europei, non taglierebbe fuori l'Europa dall'energia russa e direbbe agli Stati Uniti e al Regno Unito di andare al diavolo.

Invece tutto ciò che sentiamo è come la Germania possa svezzarsi completamente dall'energia russa entro un anno.

Non importa che questo esito non sia affatto positivo per l'industria tedesca o per il popolo tedesco a lungo termine. L'energia russa è di gran lunga la soluzione più economica per loro, rendendoli il più competitivi possibile.

Invece, dopo aver contribuito a creare la crisi in Ucraina, ora sostengono l'idea che sia un imperativo morale per i tedeschi soffrire e rimanere senza cibo, riscaldamento e altri beni di prima necessità per sconfiggere i malvagi russi.

Negli anni precedenti a questo conflitto avrebbero lavorato per attuare gli Accordi di Minsk, avrebbero revocato le sanzioni economiche alla Russia e sarebbero giunti a un accordo politico sulla Crimea e sul Donbas, lasciando che gli Stati Uniti e il Regno Unito se ne stessero a bordo campo.

L'ex-cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron hanno fatto il contrario: hanno preso in giro Putin fino a quando Macron non sarebbe stato rieletto e la Merkel sarebbe uscita di scena, lasciando a una debole coalizione approvata dalla cricca di Davos la responsabilità del crollo.

L'intensificarsi del commercio tra la Russia e l'UE alla fine avrebbe eclissato qualsiasi animosità bellica e l'insistenza degli Stati Uniti nell'armare l'Ucraina sarebbe diventata politicamente insostenibile, mentre l'Europa avrebbe iniziato un potenziale rinascimento piuttosto che finire in un buco nero economico.

Francia e Germania non avrebbero tradito i propri tentativi di diplomazia.

L'attuale conflitto russo/ucraino serve a uno scopo molto più grande rispetto al quadro semplicistico di incolpare gli Stati Uniti per tutto.

L'idea che l'Europa tema un'invasione russa della Polonia o addirittura della Germania, tanto da rendere necessaria l'espansione della NATO al suo confine nel Donbas, è ridicola. L'esercito russo non è costruito secondo queste linee, né le sue prestazioni in Ucraina dimostrano che è in grado di eseguire un'operazione del genere.

Quello che vediamo adesso è un copione che è stato scritto molto tempo fa: la guerra dell'Occidente contro la Russia è in fase di pianificazione da tempo.

I russi lo capiscono meglio di quanto molti siano disposti ad accettare. La loro leadership, Putin e il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, lo hanno articolato molto chiaramente in ogni fase della guerra fino ad oggi.

Non si fanno illusioni su dove l'Occidente e la cricca di Davos siano disposti a portare questo conflitto, motivo per cui hanno minacciato seriamente di colpire i veri "centri decisionali" che danno alle forze armate ucraine i loro ordini di marcia.

Questi sono avvertimenti diretti non ai nostri politici, ma a noi.

Hanno chiesto una separazione, pacifica, tra Oriente e Occidente, ma questo non fa parte dell'agenda. Come i classici narcisisti con l'ardente bisogno di controllare tutto, la Russia e il resto dell'Asia non potranno allontanarsi dalla cricca di Davos e dai loro leccapiedi eurocrati, perché si sentono i salvatori dell'umanità.

E noi siamo solo, nel migliore dei casi, "l'aiuto" e nel peggiore un inconveniente.

Il grande piano della cricca di Davos è distruggere il vecchio ordine globale per poi "ricostruirlo meglio", dove loro possiedono tutto e voi non possedete niente e vi piacerà... almeno così recita il loro copione.

Ora sono impegnati in questo piano, non importa se funzionerà o meno. E questo è ciò che dobbiamo ricordare in tutte le nostre analisi. I russi e i loro amici in Asia e in tutto il Sud del mondo hanno i mezzi e gli strumenti per vincere? Possibile.

Ma la domanda più grande è se questo conflitto si intensificherà o meno al punto in cui vincere diventerà un concetto irrilevante. Quando vedete un blocco come l'Unione Europea disposto a commettere atti di vandalismo domestico così grandi, e incolpare la vittima della loro aggressività sfrenata, siamo ben oltre il punto si sta lavorando per una soluzione razionale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/