venerdì 18 gennaio 2019

Riguadagnare il paradiso economico: recensione del libro “Riscoprire la Scuola Austriaca d'Economia”





di Francesco Simoncelli


Riscoprire la Scuola Austriaca d'Economia è un libro che trasmette al lettore quelle chiavi di lettura essenziali per apprendere gli strumenti basilari con cui sondare la realtà mutevole che lo circonda con un approccio solido e coerente. Piombini e Gagliano fanno un ottimo lavoro nello strutturare il manoscritto in diverse sezioni che introducono gradualmente chi legge ad un percorso di apprendimento mirato ad ottenere un singolo risultato: disintorpidire la mente degli individui affinché tornino a ricercare con spasmodica necessità la via verso la libertà individuale e la responsabilità individuale. In questi tempi in cui la richiesta di un maggiore statalismo ed interventismo nell'economia sembrano litanie costanti all'interno della maggior parte delle persone, Riscoprire la Scuola Austriaca ha come corollario la riscoperta di un liberalismo classico altamente necessario oggi. È quantomeno fondamentale che si torni a studiare i principi del liberalismo classico, solo così potranno essere gettate basi adamantine sui cui erigere la società del futuro. Egregio è lo sforzo di Gagliano e Piombini nel pavimentare quella strada che permette a lettore il modo in cui, nel corso del tempo, ha perso quella libertà che tanto lo contraddistingue nel mondo attuale, spiegando di conseguenza l'imbarbarimento dei nostri giorni nei comportamenti della maggior parte delle persone. Infatti è decisamente molto azzeccata la strategia di condurre il lettore a comprendere quali sono i principi cardine del liberalismo classico, con i relativi vantaggi, all'inizio del libro e successivamente ad elencare tutte quelle scelte che hanno portato ad un suo annichilimento pezzo dopo pezzo. Non è una caso, infatti, che il libro si apra con il pensiero liberale dell'epigone della Scuola Austriaca, Ludwig von Mises. Viaggiando a ritroso lungo il fiume della conoscenza passata attraverso giganti del pensiero liberale come Hume e Smith, Mises ci condensa in un unico libro, Liberalism, tutto ciò che un individuo deve sapere riguardo la storia del liberalismo classico, infondendo nei concetti che ci trasmette semplicità e al tempo stesso profondità. Gagliano è abile quindi a presentare al lettore un sunto essenziale di ciò che Mises ha prodotto attraverso i suoi lavori.

Se dovessi fare un parallelo letterale, paragonerei Riscoprire la Scuola Austriaca d'Economia ai capolavori della letteratura inglese Paradise Lost e Paradise Regained di John Milton. Gagliano e Piombini, a modesto parare dello scrittore che state leggendo, hanno tratto ispirazione da questa metodologia efficace di presentazione per invogliare ulteriormente i curiosi ed i neofiti ad assimilare con successo quei concetti che col tempo sembravano essere andati persi. Il primo saggio che incontriamo, quindi, è l'incarnazione del Paradise Lost, il paradiso perduto della dottrina liberale classica che attraverso le sue teorie aveva caratterizzato uno dei periodi più floridi dal punto di vista culturale, sociale e tecnologico della storia umana: il XIX secolo. Fu la teorizzazione dei concetti già emergenti nel XVI secolo che diedero vita ad un corpus letterale che forniva agli individui il vademecum alla base del successo umano durante i decenni della Rivoluzione Industriale. Mises, attraverso la diffusione dei suoi manoscritti sulle teorie liberali classiche, non fece altro che aggiornarle ai tempi correnti, fornendo a coloro che non avevano sperimentato il passaggio quella fondamentale memoria storica che tanto serve a ricordarci di non commettere errori già commessi in passato. Uno i questi errori è l'autarchia e Gagliano fa un ottimo lavoro quando ci ricorda questo passaggio cruciale a pagina 37 quando ci parla della "Politica liberale estera". Gli individui hanno sempre tratto vantaggio dalla cooperazione sociale per sopravvivere alle avversità della vita e del mondo in generale, mentre invece l'autarchia ha rappresentato la morte e la regressione. Un monito per i nostri giorni, soprattutto se guardiamo alle politiche estere protezioniste supportate dall'amministrazione Trump. L'introduzione, quindi, di figure presumibilmente illuminate in grado di discernere cosa sia bene e cosa sia male per la stragrande maggioranza degli individui, avallando fantascienze come la telepatie praticamente, ha rappresentato quel disastro che ha condotto l'umanità verso i socialismi estremi (destra e sinistra) del XX secolo. Ancora una volta Gagliano dimostra di essere padrone della materia scegliendo accuratamente di parlare del discepolo di Mises, Friedrich Hayek, mostrando al lettore il passaggio esatto in cui si è perso il paradiso del liberalismo classico: La via verso la schiavitù, capolavoro di Hayek del 1944.

“All'origine della nascita dei regimi totalitari, secondo von Hayek, vi è il progressivo allontanamento dalle idee sulle quali è stata edificata la civiltà occidentale. Da una prospettiva storica di lungo corso, un filo rosso lega questa esperienza, fondata dalla cultura greca e romana e che è cresciuta nel rinascimento e nel liberalismo del XIX secolo. Quelle idee sono condensate nel concetto di individualismo che, a dispetto elle opinioni prevalenti, non significa affatto egoismo, attaccamento ai soli propri interessi. I tratti essenziali dell'individualismo sono dunque il rispetto dell'uomo singolo in quanto uomo, cioè il riconoscimento che le sue idee ed i suoi gusti sono supremi nella sua propria sfera per quanto strettamente questa possa essere limitata, e la credenza che è desiderabile che gli uomini sviluppino i loro talenti e le loro inclinazioni individuali.” (p. 51)

È una necessità biologica che svuota il punto di vista di lungo termine della realtà e facilita le operazioni dello Stato. La necessità di vivere piega la volontà di vivere alle condizioni in base alle quali è possibile vivere; proprio come un uomo modella la propria vita intorno a condizioni primitive nelle lande selvagge, allo stesso modo si adatta a regole, regolamenti, controlli, confische ed interventi imposti dal potere politico. Se queste limitazioni sulle sue aspirazioni vengono rese legali, in modo che il suo "stile di vita" raggiunga una parvenza di stabilità, ben presto perderà coscienza di tali limitazioni; ciò di cui poteva risentirsi all'inizio, non solo viene accettato ma addirittura difeso. Tale è la composizione dell'essere umano che il suo adattamento all'ambiente non solo è confinato alla sfera fisica; deve includere un'accettazione consapevole, una giustificazione, un supporto morale. Non può vivere tranquillamente senza dare la sua benedizione alle condizioni sotto le quali vive. La sua competenza con le parole aiuta il processo di adattamento; con le parole egli sviluppa un'ideologia che soddisfa la sua mente riguardo la correttezza e la rettitudine del suo "modo di vivere". Questo è l'alleato segreto del socialismo: l'inclinazione dell'essere umano ad adorare condizioni che gli sono state imposte e sotto le quali ha trovato un comodo adattamento. La macchina socialista della propaganda, mediante una continua reiterazione, trasforma la frase ideologica in una liturgia; la burocrazia, che rende legale il tanto amato "modo di vivere", acquisisce la gloria di un sacerdozio; le infrastrutture statali, anche le prigioni, vengono ricoperte con un'aura divina; il formalismo statale diventa un rituale, le sue affermazioni un oracolo. Solo il teorico, l'economista e lo storico si preoccupa delle conseguenze di lungo termine riguardanti gli interventi dello stato. Nel frattempo uno deve vivere, e nel frattempo "lunga vita al re." E nelle sezioni 2, 3, 4, del Capitolo 2 apprendiamo come la semantica abbia fatto il suo corso per rendere plausibili delle pseudo-verità che hanno indotto in errore gli individui. Prestate molta attenzione a questo capitolo poiché in esso vengono evidenziati in modo netto i passi falsi che hanno condotto le persone a credere che il socialismo non foss'altro che l'inevitabilità del modello capitalista e Gagliano cattura oculatamente quei punti del capolavoro di Hayek per permetterci di individuare con precisione chirurgica quegli squilibri che hanno portato alla ribalta figure storiche come Marx e Keynes.

Qui la palla passa a Piombini, al quale tocca la descrizione del famoso "Better to serve in hell rather to be a serve in heaven", quando ci presenta i saggi sulle contraddizioni della teoria marxista e keynesiana. Queste due scuole "di pensiero" economico hanno tratto vantaggio dalla loro giustificazione dello pianificazione centrale attraverso lo stato per scavarsi una nicchia proficua all'interno della scala del potere. Assolutamente egregia è la sezione 4 del Capitolo 3 in cui si mostra quell'unico concetto in grado di creare un buco talmente grande nella teoria marxista da renderla assolutamente inutile a livello teorico e pratico. Ma come apprendiamo c'è chi è disposto a vendere il buon senso e la logica pur di acquisire un posto di prestigio all'apice della scala del potere. Lo stesso vale per il keynesismo. Entrambe queste scuole sono l'estensione dell'altra, perennemente alla ricerca di diventare un'appendice funzionale del potere statale e riferimento univoco delle sue scelte. Un posto invidiabile, un'ambizione deprecabile. E quest'ultimo aspetto è elaborato ampiamente nella sezione 7 del Capitolo 4, in cui apprendiamo la fonte da cui si sono diffusi tutti i mali economici negli Stati Uniti. Il New Deal aveva bisogno di essere promulgato e doveva essere metabolizzato dalla maggior parte delle persone, le quali venivano da un secolo in cui la libertà aveva caratterizzato un'incredibile crescita del benessere generale. Non la pianificazione centrale, ma la libertà di scambio e la volontarietà. L'individualismo ed il rispetto dei diritti di proprietà trasformarono una società al limite della sussistenza in un regno in cui le bellezze che un tempo erano solo ad appannaggio dei ricchi potevano essere godute anche dai poveri. Il capitalismo aveva consegnato alle masse quei sogni paradisiaci che i poveri potevano solo immaginare prima della Rivoluzione Industriale. Il New Deal doveva stravolgere questa visione radicata della vita, ma non bastava una legge per far sì che accadesse. Nel 1936, infatti, il keynesismo divenne una religione. Se il marxismo era una religione della rivoluzione politica, il keynesismo sarebbe diventata una religione della rivoluzione economica. Entrambi condividevano un controllo capillare della società da parte di una cerchia ristretta di "profeti" in grado di condurre per mano il loro gregge. Il marxismo aveva fallito perché si concentrò eccessivamente sulla politica, mentre il keynesismo avrebbe imparato da questo errore concentrando il suo fuoco sull'economia. O per meglio dire, il keynesismo sarebbe diventato il vangelo economico grazie alla diffusione delle sue teorie da parte dei governi, necessitanti una scusa ragionevole per intromettersi pesantemente nella vita degli individui.

Qual è una delle pulsioni più ancestrali dell'individuo? Vivere al massimo facendo il minimo. Attraverso i progressi tecnologici può riuscirci, ma ci vuole tempo. Un altro modo è fare in modo che altri lavorino per lui senza che egli debba sforzarsi minimamente. Un gruppo ristretto di persone che si suppone detenga la possibilità di migliorare la vita di miliardi di altri, venditori di fumo, è la scusa migliore per raggiungere questo obiettivo. Ma serve una giustificazione plausibile. Questa venne ricercata attraverso il keynesismo, il quale venne eretto a religione di stato. Al contempo, però, questa scelta rese ciechi di fronte alla realtà e quando accade non si presta attenzione a dove si va a finire; e questo Piombini lo fa notare dettagliatamente nella sezione 10 del Capitolo 4. Una discesa totale all'inferno.

Come riguadagnare il paradiso? Il Capitolo 5 del libro è dedicato interamente a questo compito. Un viaggio tutto da scoprire che permetterà al lettore di guardare al futuro con quell'ottimismo che contraddistingue una scuola di pensiero economico che non è cupa come molti pensano, bensì permette di guardare alla realtà per quello che è. Nessuna illusione, nessuna verità plausibile. Solo l'obiettività di ciò che accade e la responsabilità di affrontare le conseguenze di eventuali errori. L'ottimismo scaturisce dal fatto che potendo vedere chiaramente le cose che circondano il mondo economico, ovvero, conoscendo in modo chiaro e netto le cause dei fenomeni economici, possiamo prevederne gli effetti.  In questo modo non ci si concentrerebbe sugli effetti per correggere i malanni dell'economia, non facendo altro che perpetrarli ed acuirli, ma si andrebbe direttamente alla radice di suddetti problemi e si potrebbero risolvere facilmente. Questo ovviamente significherebbe liberarsi di un apparato parassitario e farraginoso che non ha fatto altro che spacciare un'illusione: che esso fosse l'unico modo per risolvere i problemi della società, di qualsiasi natura fossero. Liberarsene significherebbe tornare in quel punto in cui abbiamo lasciato il nostro sviluppo sociale. Lo stato non è l'apice della società; è un tappo allo sviluppo ulteriore della stessa. Ecco perché alcuni credono, o fanno credere, che l'umanità abbia raggiunto il picco massimo dell'evoluzione: non riescono a vedere oltre a causa della pianificazione centrale. Riscoprire la Scuola Austriaca d'Economia è un libro che rimuove questo tappo e permette alle persone di vedere oltre la cortina di fumo della pianificazione centrale. Permette loro di riguadagnare il paradiso.


giovedì 17 gennaio 2019

Criptovalute e la denazionalizzazione del denaro





di Lawrence H. White


In un libro del 1976 intitolato, The Denazionalisation of Money, l'economista premio Nobel F. A. Hayek enunciò una nuova proposta riguardante il cosiddetto denaro privato. Ciò che Hayek aveva in mente, non erano le banconote del passato emesse privatamente e che i relativi possessori potevano portare preso le banche emittenti e riscattare in monete d'oro o d'argento. Il suo piano richiedeva denaro irredimibile. Il mercato proposto da Hayek ricorda il mercato delle criptovalute emerso nell'ultimo decennio.

Hayek puntò il dito contro gli stati per la Grande Inflazione degli anni '70. Avevano monopolizzato l'offerta di moneta, eliminato i loro obblighi contrattuali di riscattare le banconote in oro e argento, e quindi aumentato significativamente l'offerta di moneta irredimibile. Era naturale che ne seguisse una grande inflazione. La soluzione, secondo Hayek, era quella di consentire la concorrenza tra le valute, de-monopolizzando e de-nazionalizzando il denaro.

Secondo la proposta di Hayek, i privati ​​e le imprese dovevano essere liberi di offrire la loro versione del denaro affinché entrasse in concorrenza con quella emessa dagli stati già in circolazione. Hayek riteneva che le persone avrebbero scelto valute ritenute migliori in base al loro giudizio e che la prospettiva di acquisire clienti avrebbe spinto gli emittenti privati ​​ad offrire alternative superiori. Gli stati avrebbero dovuto quindi migliorare le loro valute (cioè abbassare i loro tassi d'inflazione), o perdere quote di mercato a vantaggio dei fornitori privati.

Come doveva essere gestito questo denaro privato? Secondo Hayek le persone preferirebbero le valute con un potere d'acquisto stabile. In tal caso, i fornitori privati ​​gestirebbero il loro denaro in modo tale che un'unità di valuta acquistasse, con una certa affidabilità, un determinato paniere di merci. Una moneta stabile è interessante, perché elimina il rendimento negativo dei relativi possessori, a volte chiamato "imposta dell'inflazione". Riduce il rischio di stipulare contratti a lungo termine in quell'unità monetaria. Elimina inoltre gli aggiustamenti di prezzo non necessari che derivano dall'inflazione e facilita il confronto dei prezzi nel tempo.

Coloro che hanno esaminato la proposta di Hayek hanno notato tre potenziali problemi. Primo, non è così ovvio che le persone preferirebbero una moneta che ha un potere d'acquisto stabile. Forse preferirebbero una moneta che produce un rendimento positivo in relazione ad altri asset sicuri. Forse preferirebbero una moneta che stabilizza il reddito nominale. È difficile saperlo in anticipo.

Secondo, Hayek sembra sottovalutare l'importanza degli effetti di rete. L'utilità di una particolare moneta dipende dal numero di coloro disposti ad accettarla. La maggior parte di noi sarebbe riluttante a passare ad una moneta migliore che poche persone usano. (Altrimenti gli americani utilizzerebbero franchi svizzeri.) I costi di cambio delle valute ci dicono che sarebbe costoso per un datore di lavoro pagare i salari a diversi dipendenti in diverse valute, o che la maggior parte dei dipendenti convertisse i loro stipendi. È più probabile vedere una convergenza verso un'unità monetaria comune relativamente affidabile piuttosto che lo scenario immaginato da Hayek, in cui dozzine di monete distinte circolano simultaneamente nella stessa area.

Infine Hayek non prende seriamente in considerazione la tentazione di coloro che emettono la moneta di rinnegare le loro promesse. Per guadagnare quote di mercato, gli emettitori privati ​​devono promettere di gestire bene i propri fondi. Ma, una volta che una moneta viene ampiamente utilizzata, coloro che la emettono hanno un forte incentivo a rompere questa promessa. Infatti, poiché non hanno bisogno di rimborsare le loro banconote, potrebbero espanderne l'offerta senza alcun limite.

In un certo senso le criptovalute hanno messo in pratica l'esperimento mentale di Hayek. Le criptovalute emesse privatamente competono direttamente con il denaro emesso dallo stato. A differenza dell'oro, dell'argento e del sale, le criptovalute come bitcoin, ether e dash non hanno un evidente uso non monetario. Non sono merci, né sono riscattabili per una merce sottostante. Piuttosto sono monete irredimibili che vengono emesse da privati, proprio come aveva immaginato Hayek.

Tuttavia la maggior parte delle criptovalute si differenzia chiaramente dalle valute nella visione di Hayek in quanto non promettono un potere d'acquisto stabile. Invece, per superare il problema della rottura delle promesse, coloro che emettono le criptovalute si impegnano in modo credibile sulla quantità che emetteranno. Pre-programmano un programma di emissione nel codice delle criptovalute. L'offerta di bitcoin, ad esempio, si espande ad una quantità predeterminata in intervalli di 10 minuti. Quindi sappiamo già quante unità di bitcoin esisteranno in questo momento l'anno prossimo. La pre-programmazione rimuove la capacità di rinnegare una promessa in seguito, quando l'incentivo a farlo sarà forte.

Alcune criptovalute, come il tether, mirano a fissare il loro tasso di cambio rispetto al dollaro o all'euro. Altre lo fissano con l'oro, o mirano a stabilizzare il loro potere d'acquisto nei confronti di beni e servizi. Tuttavia queste "stablecoin" non sono riuscite ad ottenere molte quote di mercato fino ad oggi. Forse pochi individui vogliono una moneta che deficiti del potenziale di rivalutazione, o forse gli effetti di rete scoraggiano il passaggio a quello che potrebbe essere un mezzo di scambio superiore, o una combinazione dei due.

Il mercato delle criptovalute è ancora piuttosto nuovo. Bitcoin è stato lanciato poco meno di dieci anni fa. Nuove idee continuano ad essere sviluppate e proposte, quindi è probabilmente troppo presto per dire come andranno le cose. Hayek ebbe chiaramente un'intuizione eccellente quando propose di consentire alternative private al denaro statale mal gestito. Ma come Hayek ha scritto altrove, la competizione è una procedura di scoperta: dobbiamo far sì che funzioni per rivelare quali tipi di denaro le persone vogliono di più e il modo migliore per fornirlo. Come ha scritto il pioniere delle criptovalute, Nick Szabo, le domande non risolte sulle criptovalute "possono essere risolte solo mettendole in pratica e vedendo come funzionano".


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.com/


mercoledì 16 gennaio 2019

Perché la Cina dovrebbe lasciar cadere tutti i dazi?





di Alasdair Macleod


L'espansione del credito bancario negli anni '20 in America andò ad intensificare l'inflazione monetaria e dei prezzi durante la prima guerra mondiale. Nonostante l'espansione monetaria, l'America riuscì a tenere in piedi un gold-exchange standard fino al 1933. Anche altri Paesi tornarono ad un gold standard post-bellico (come il Regno Unito), ma lo fecero a tassi di convertibilità pre-bellici con una base di denaro circolante estremamente ampia. Alla fine tutti si ritrovarono a dover ricorrere alla svalutazione. Altre valute europee, invece, crollarono direttamente nel 1924.

L'offerta di moneta negli Stati Uniti salì del 73% tra il 1913-1919 ed i prezzi raddoppiarono. Nel Regno Unito l'offerta di moneta salì del 144% ed i prezzi salirono del 157%.[1] Fu da queste basi elevate che negli anni '20 continuò l'espansione del denaro circolante. Mentre tendiamo a ricordare i progressi economici derivanti dalla diffusione dell'energia elettrica e dalla produzione di automobili, ignoriamo i notevoli squilibri monetari. Gli squilibri monetari provocano squilibri nei prezzi, portando a scambi commerciali e flussi di capitali politicamente sgraditi. I governi e le banche centrali tentarono di soffocarne i sintomi, la ragione alla base della cooperazione tra Benjamin Strong presso la FED e Montague Norman presso la Banca d'Inghilterra durante quel decennio.

Nella prima guerra mondiale, la produzione venne requisita dai governi e ciò ebbe l'effetto di eliminare la concorrenza estera. Mentre il commercio internazionale si riprendeva negli anni del dopoguerra, gli imprenditori si trovavano di fronte a concorrenti stranieri le cui basi dei costi erano denominati in valute svalutate. Vennero quindi introdotti dazi per recintare i mercati domestici. Ciò portò all'Emergency Tariff Act del 1921 in America, consolidato nel Fordney-McCumber Tariff del 1922. Le nazioni straniere risposero approvando a loro volta nuovi dazi e la contrazione del commercio internazionale fu un fattore significativo dietro i crolli delle valute all'inizio del 1924 in Austria, Bulgaria, Germania, Grecia, Russia e Polonia. E poiché la contrazione degli scambi rendeva praticamente impossibile per questi Paesi ripagare i debiti di guerra, i presunti benefici della protezione commerciale richiedevano un enorme costo di capitale per l'America stessa.

Nel 1922 i dazi degli Stati Uniti sulle importazioni andavano dal 7% al 68%, con una media del 38%. Mentre gran parte dell'Europa era depressa dopo la guerra, nel 1926 le economie che ne facevano parte si erano riprese nonostante i dazi, diventatie una protezione insufficiente per le imprese americane. Nel 1930 lo Smoot-Hawley Tariff Act aumentò i dazi sulle importazioni fino a una media del 60%.[2]

Nel 1930 le reazioni dei partner commerciali degli Stati Uniti, che seguirono Smoot-Hawley aumentando a loro volta i dazi, furono altrettanto prevedibili ed economicamente illogiche. I prezzi delle materie prime iniziarono a diminuire in previsione del crollo degli scambi. Ciò ebbe un effetto devastante sugli agricoltori statunitensi, che erano stati una delle ragioni principali dei dazi in tutti i dibattiti sul commercio al Congresso, ancor prima della prima guerra mondiale.

Il mercato azionario statunitense crollò verso la fine del 1929, in vista del primo voto importante sullo Smoot-Hawley Act il 31 ottobre. I trader riuscirono ad anticipare correttamente gli effetti economici. I politici, di fronte al crollo del mercato azionario, diedero la colpa ad una perdita di fiducia da parte delle imprese, cosa che sarebbe stata sanata dall'introduzione dello Smoot-Hawley Act.[3]

Gli ottimisti potrebbero obiettare che le lezioni degli anni '20-'30 rappresentavano la prima volta che gli effetti negativi dei dazi si manifestavano agli occhi dei politici e della popolazione in generale, e quindi era improbabile che si sarebbero ripetuti. Non è così. Nel maggio del 1930, un mese dopo che il Congresso aveva approvato lo Smoot-Hawley, una petizione firmata da oltre un migliaio di economisti chiese al presidente Hoover di porre il veto. L'establishment economico di oggi è ugualmente unito contro i dazi, ma il presidente Trump è meno aperto alla persuasione sugli scambi di quanto lo fosse il presidente Hoover.[4]

La storia della follia politica di novanta anni fa ci suggerisce che l'amore per i dazi è così radicato nella psiche della classe politica che le prove empiriche verranno sempre ignorate. Le conseguenze economiche della guerra commerciale rischiano di farci rivivere la Grande Depressione.

Oltre a quella contro la Cina, c'è anche la battaglia commerciale tra Stati Uniti ed Unione Europea. L'UE è di per sé altamente protezionista e possiamo solo sperare che le crescenti minacce non si concretizzino mai, ma questa è una speranza nata dalla disperazione.



L'agricoltura e il denaro sono diversi questa volta

Ci sono due differenze significative tra gli anni '20-'30 e oggi che dovrebbero essere prese in considerazione. La prima: il grano ed i prezzi delle terre agricole sono stati ulteriormente indeboliti dalla sovrapproduzione, a causa della rapida adozione della meccanizzazione e dei nuovi pesticidi. I prezzi di tutti i prodotti agricoli sono crollati, impoverendo gli agricoltori di tutto il mondo. Le condizioni di aridità degli anni '30 fecero il resto per mandare in crisi gli agricoltori del Nord America.

La seconda differenza è nel denaro. Il crollo della domanda di materie prime nella Grande Depressione portò ad un crollo dei prezzi delle materie prime, misurato in dollari. A quel tempo, per quanto riguardava la popolazione, i dollari erano sostituti dell'oro, essendo scambiati per il metallo giallo a $20,67 l'oncia. Pertanto il crollo dei prezzi rifletteva un aumento del potere d'acquisto dell'oro, e l'eventuale risposta politica fu di annullare la convertibilità del dollaro nel 1933 e poi svalutarlo del 40% nel gennaio successivo.

Se rivivremo un crollo degli scambi commerciali in stile anni '30, sarà misurato nelle valute fiat di oggi. Sappiamo che le banche centrali compenseranno qualsiasi tendenza al calo dei prezzi gonfiando la massa monetaria. Questa è già una politica ufficiale. L'inflazione monetaria non risolverà i problemi sottostanti, servirà solo a dissimularli. Le banche centrali cercheranno di raggiungere un equilibrio tra la quantità di denaro e la stabilità dei prezzi. Questo obiettivo non può essere soddisfatto senza rialzare sia i tassi d'interesse sia il costo del prestito per gli stati, e dobbiamo quindi concludere che una crisi economica alimentata dai dazi minaccerà di indebolire il dollaro e tutte le valute fiat ad esso collegate.



Perché gli squilibri commerciali non hanno nulla a che fare con i prezzi

È tempo di affrontare la teoria degli squilibri commerciali. Abbiamo scandagliato le prove empiriche: i politici sono facilmente persuasi che l'eccesso di importazioni rispetto alle esportazioni sia dovuto alla concorrenza sleale. Persino le società americane tendono a delocalizzare la loro produzione nelle posizioni più economiche per massimizzare i loro profitti e spesso chiuderanno le loro operazioni in località più costose per ridurre i costi. Ma la ragione degli squilibri commerciali non ha nulla a che fare con il comportamento anti-patriottico, o la concorrenza sui prezzi. Essi sono endemici alle valute fiat.

Possiamo dedurre che in un sistema con sound money, vale a dire, in cui i pagamenti sono accettati in oro o in sostituti dell'oro interamente coperti, gli squilibri commerciali possono essere solo lievi e temporanei, perché le importazioni devono essere pagate con denaro reale inflessibile, guadagnato in modo che possa essere successivamente speso. Il denaro e il credito non possono essere prodotti dal nulla per pagare le importazioni. Se si verifica un deficit nel commercio, l'oro esce e di conseguenza diminuiscono i prezzi interni delle merci. Le comunità con prezzi più elevati tenderanno a comprare da comunità con i prezzi più bassi e i produttori tenderanno a vendere alle comunità con prezzi più alti.

In questo modo l'oro che scorre tra le comunità bilancia le preferenze di ogni comunità tra l'oro ed i beni, e quindi sia il commercio che i prezzi si autoregolano verso un livello comune.

Armati di questa conoscenza certa, possiamo procedere a descrivere come sorgono gli squilibri commerciali in un sistema monetario fiat. Esse dipendono dai tassi relativi di espansione del denaro e del credito tra una valuta e l'altra, perché gli squilibri commerciali devono essere pagati in denaro flessibile di oggi. Ciò porta alla seguente identità nella contabilità del reddito nazionale:

(Importazioni - Esportazioni) @ (Investimenti - Risparmi) + (Spesa pubblica - Tasse)

In altre parole, un deficit commerciale è il risultato netto di una carenza nella combinazione tra risparmio e deficit di bilancio. Si applica sia al capitale che alle merci e viene catturato nelle statistiche sulla bilancia dei pagamenti (BOP). Questo è un punto importante, date le grandi quantità di denaro che circolano all'interno del sistema finanziario globale che non sono associate agli accordi commerciali.

Supponendo di considerare un Paese con un deficit nella bilancia dei pagamenti, un deficit di risparmio per gli investimenti è sempre costituito da un'espansione di denaro e credito bancario. Se ci sono anche afflussi di capitali dall'estero, essi si tradurranno o in valuta fornita dalla banca centrale, oppure attraverso un'espansione precedente o presente del credito bancario. In ogni caso, la banca centrale è pronta a garantire che non vi sia una fuga sui mercati monetari attraverso la manipolazione sia dei tassi d'interesse sia del proprio bilancio.

Pertanto è chiaro che in tutte le circostanze il deficit di risparmio nell'identità contabile nazionale di cui sopra debba essere compensato dall'espansione monetaria.

Allo stesso modo, un deficit di bilancio può solo portare ad un'espansione dell'offerta di moneta, che di solito comporta l'emissione di buoni del Tesoro o strumenti simili a breve termine. Quando vengono emessi titoli di stato, le banche li comprano utilizzando i loro bilanci. Quando le entità non finanziarie ed i risparmiatori acquistano titoli di stato, o tolgono risparmi dagli investimenti del settore privato o aumentano i loro risparmi riducendo il consumo. Ridurre i consumi personali a favore del risparmio richiede tassi d'interesse più elevati, processo ostacolato dalle iniezioni di liquidità da parte della banca centrale.

Inoltre, avendo raccolto fondi, lo stato li spende, rimettendo i soldi in circolazione. Se ha attinto al risparmio, quei risparmi vengono trasformati in spesa pubblica. Altrimenti gli acquirenti di titoli di stato hanno un solo modo per entrarne in possesso, e cioè attingere all'espansione monetaria o creditizia. Pertanto qualunque sia il modo in cui la si guardi, un deficit di bilancio espande la quantità di denaro.

Un'analisi simile si applica ad una nazione con un surplus nella bilancia dei pagamenti. In questo caso, l'espansione monetaria è inferiore all'aumento dei risparmi, cosa che si riflette poi in un'eccedenza nella bilancia dei pagamenti. Pertanto, quando si considerano gli squilibri commerciali, i prezzi non hanno nulla a che fare con tutto ciò. I prezzi influenzeranno solo la fonte dell'offerta, non la domanda.

L'origine degli squilibri commerciali attraverso la struttura della contabilità nazionale è confermata dall'osservazione di un altro aspetto. La divisione del lavoro ci dice che facciamo cose e forniamo servizi per guadagnare i soldi per comprare le altre cose di cui abbiamo bisogno e per accumulare risparmi. Questo è vero quando si tratta di capifamiglia in famiglie in cui solo tale figura lavora. È anche vero per i soldi guadagnati e passati ad altri attraverso le associazioni di beneficenza e le agenzie statali. I sussidi di disoccupazione ed i sussidi sociali devono essere guadagnati da qualcuno.

Questo descrive un'economia in cui il sound money è l'agente temporaneo per convertire la produzione in consumo. Supponiamo ora che nell'economia vengano introdotti più soldi, non guadagnati da nessuno come descritto sopra, ma prodotti dal nulla. Di conseguenza più denaro inizia ad inseguire la stessa quantità di merci.

L'introduzione di denaro extra farà salire i prezzi interni. Per un periodo di tempo le merci importate rimarranno disponibili ai vecchi prezzi. L'offerta di questi beni deve provenire da Paesi meno colpiti dalla domanda alimentata dall'inflazione. In pratica, anche altri Paesi inflazionano le loro valute, quindi i differenziali di prezzo diventano una questione relativa. Inoltre i cittadini di alcune nazioni risparmiano più di altri, e fintanto che il volume dei loro risparmi aumenta rispetto all'offerta di moneta, ci saranno beni e servizi disponibili per l'esportazione ad altre comunità.

Ignorare la fonte degli squilibri commerciali è stato un grosso difetto nell'economia keynesiana, portando ad una miriade di altri problemi. Il denaro scoperto per coprire i deficit di bilancio e nel risparmio è al centro di tutto. Non è quindi un caso che questi squilibri aumentino di pari passo con il potere delle banche centrali. Sembra incredibile che, nonostante teorie economiche incontestabili, Keynes pensasse di eliminare completamente i risparmiatori e che lo stato potesse fornire agli imprenditori capitale a basso costo.[5] Keynes era chiaramente un matematico senza una conoscenza approfondita dell'economia, altrimenti non avrebbe negato la verità nell'identità matematica di cui sopra. Invece decise di buttare la Legge di Say e quindi ignorare le conseguenze del denaro scoperto quando è lo stato a voler gestire i risultati economici.



I vantaggi del libero scambio

Alla luce della teoria economica ragionata, la Cina sta commettendo un brutto errore rispondendo all'autolesionismo di Trump con l'autolesionismo. Non si ragione con la follia. Invece la Cina dovrebbe rimuovere tutti i dazi e lasciare che i suoi consumatori e le imprese competano liberamente con gli stranieri.

Forse è un'idea radicale, promossa per la prima volta in Gran Bretagna da David Ricardo che dimostrò i vantaggi del vantaggio comparato (1817), poi ripresa dall'Anti-Corn Law League con Richard Cobden e John Bright (1836-38). Persuase Robert Peel, il primo ministro di allora, riguardo i meriti del libero scambio. Il risultato fu l'abrogazione delle Corn Laws (1846) e da quel momento in poi il commercio esente da dazi divenne la politica nazionale in Gran Bretagna.

Di conseguenza la Gran Bretagna diventò la nazione più potente del pianeta, nonostante le sue piccole dimensioni. Prima della prima guerra mondiale, in Gran Bretagna passava l'80% di tutte le spedizioni marittime, con i maggiori centri di costruzione navale a Clyde, Belfast e Tyne. La Gran Bretagna trasse beneficio dall'assemblare un impero con cui negoziare, ma al centro di questo successo c'era il libero scambio.

I cinesi dovrebbero prendere nota. Hanno assistito agli straordinari successi di Hong Kong e Singapore, dopo la resa giapponese nel 1945. Il loro successo è stato interamente dovuto ai mercati liberi, un commercio privo di dazi e stati poco interventisti. È quindi illogico che la Cina segua Trump al suo gioco. Molto meglio lasciarlo distruggere il potenziale dell'America attraverso scelte sbagliate.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Note

[1] Melchior Payli, The Twilight of Gold, p. 33, citato in Lessons from the Great Depression di T. Rustici.

[2] Frank Taussig, The Tariff History of the United States (New York, Augustus Kelly 1967)

[3] Thomas Rustici, Lessons from the Great Depression, pp. 80 (Capitalism Works Publishing 2005)

[4] Hoover era contrario allo Smoot-Hawley Act, definendolo terribile, fraudolento e truffaldino, ciononostante lo approvò.

[5] J.M. Keynes, General Theory of Employment, Interest and Money, Note Conclusive II.

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martedì 15 gennaio 2019

A quanto pare pochi hanno capito il punto reale nella stampa 3D delle armi

Una delle domande che spesso ricorre quando avvengono delle sparatorie di massa è la seguente: è possibile che una cittadinanza armata possa fermare queste follie? La risposta è ed è documentata in un report dell'FBI, il quale passa al vaglio 50 episodi di aggressori armati attivi tra il 2016 ed il 2017. Gli incidenti con suddetti sono definiti come "uno o più individui attivamente coinvolti nell'uccisione o nel tentativo di uccidere persone in un'area popolata". L'FBI conclude la sua analisi osservando: «I cittadini armati e disarmati hanno ingaggiato l'aggressore in 10 incidenti. Hanno concluso in modo sicuro e con successo le sparatorie in otto di questi incidenti. Le loro azioni disinteressate probabilmente hanno salvato molte vite.» Non sorprende che, in 6 di questi 10 casi, colui che interveniva avesse un porto d'armi regolare ed un'arma regolarmente denunciata. Solo circostanze eccezionali o coraggio eccezionale portano un individuo disarmato a confrontarsi con un killer armato. Forse uno deve avere familiarità con le pistole per tentare. L'FBI scrive: «In quattro casi i cittadini in possesso di porto d'armi validi per armi da fuoco hanno fermato con successo l'aggressore. In due [di questi] incidenti, i cittadini hanno ingaggiato a fuoco l'aggressore. In due episodi, i cittadini hanno tenuto sotto tiro l'aggressore fino all'arrivo delle forze dell'ordine.» In un altro incidente: "un cittadino in possesso di un regolare porto d'armi è stato ferito prima che potesse sparare all'aggressore". Nell'ultimo dei sei incidenti, l'aggressore è stato accolto da armi spianate ed è fuggito. Pertanto un cittadino armato ha posto fine ad una sparatoria di massa in quattro casi, o all'8% delle sparatorie. L'economista John Lott sostiene che l'FBI non abbia tenuto conto di alcune sparatorie e che la percentuale reale negli ultimi anni sia di circa il 15%. In ogni caso, una percentuale significativa di sparatorie di massa è stata fermata da cittadini armati e molte vite sono state salvate. Disarmare la popolazione vuol dire fare un favore ai criminali.
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di Jeffrey Tucker


Il progetto di Cody Wilson per la stampa 3D delle pistole è tornato ancora una volta all'attenzione nazionale. Stavolta perché la compagnia di Cody ha (sorprendentemente) vinto una causa contro il Dipartimento di Stato che in precedenza aveva emanato un ordine restrittivo contro Defense Distribuited, citando il regolamento internazionale sul traffico delle armi.

Ci sono echi qui con la lunga battaglia per la PGP, che alla fine è stata vinta, con grande beneficio per la libertà individuale e la privacy. Fortunatamente ha vinto la libertà di parola. Alla fine potrebbe addirittura salvare il diritto di scaricare e stampare una pistola.

Ricordo l'ordine di rimozione per il progetto e Cody era coinvolto in una lotta ai massimi livelli. Questa era la battaglia che voleva e ce l'ha fatta. La sua vita non sarebbe mai più stata la stessa.

L'ordine precedente contro la DD è stato annullato, consentendo così alla sua azienda di rilasciare file digitali che consentono a chiunque abbia una stampante 3D di produrre una pistola funzionante a casa. Questa pistola ignora le consuete normative riguardanti i numeri seriali, la registrazione e la regolazione. Questo è il modo per provocare il panico in tutte quelle persone che vogliono restringere l'uso delle armi da fuoco.

Il panico non riguarda solo la distribuzione di massa di pistole non regolamentate; si tratta della perdita del controllo in generale.



Nessun controllo

Questa pistola è una manifestazione della nuova realtà digitale: il mondo fisico è ormai basato sull'informazione. L'unico modo per controllarlo è mettere la museruola alle persone, violare i diritti di libertà di parola e trasformare radicalmente un principio che siamo ormai siamo tenuti a credere che sia una relazione tra individuo e stato.

Tenete presente che Defense Distributed non produce né distribuisce armi. È solo flusso di informazioni. È un'azienda e un sito web, ma non mantiene alcuna relazione proprietaria con le informazioni che distribuisce. Ogni download può (ed è stato) duplicato e riprodotto all'infinito utilizzando qualsiasi piattaforma digitale: il mainstream web, il dark web, la messaggistica istantanea, le comunicazioni e-mail criptate, gli SMS, ogni tipo di applicazione basata su SMS, ecc.

Potete provare a controllare questa distribuzione di informazioni, ma nemmeno i regimi più totalitari di oggi vi hanno avuto successo. L'informazione è davvero un'idra a più teste, ma nemmeno questo spiega esattamente di cosa stiamo parlando. L'unico modo per controllare pienamente i flussi di informazioni in un'era digitale è assumere il pieno controllo del pensiero stesso, che è un'ambizione irrealizzabile in questo mondo, anche dal sistema più completo ed efficiente di controllo del pensiero che si possa immaginare.

Ed è esattamente il punto che Cody stava cercando di portare avanti.



I bei tempi del 2013

Cody fa parte di una generazione di intellettuali ed attivisti che dopo il 2008 ha visto nascere questo tipo di mondo. Molte cose precedentemente inimmaginabili sono cominciate ad accadere nel mondo digitale. La condivisione di file su reti distribuite ha rilasciato online grandi quantità di materiale protetto da copyright. Lo stato ha cercato di stare al passo, ma senza alcun risultato: il sistema di condivisione di file distribuiti è cresciuto nel corso dei decenni ed è continuato nonostante la scure dello stato.

Poi nel 2009 è accaduto qualcosa di incredibile: il denaro, il bene che lo stato aveva nazionalizzato 100 anni fa e in gran parte dominato per migliaia di anni, è entrato nel regno dell'economia dell'informazione. Questo era l'ultimo pezzo del puzzle, per così dire. Ora avevamo tutti i pilastri essenziali della vita commerciale e culturale traslati nel mondo dell'informazione, vale a dire, migrati nel regno in cui il potere non era più efficace.

La rivoluzione, a quei tempi, sembrava inarrestabile. Nel primo decennio del XXI secolo, queste persone erano conosciute come cypherpunk, perché usavano il codice informatico e la crittografia per aggirare i canali ufficiali di produzione e distribuzione di informazioni.

Più tardi tale movimento è mutato in quello che è divenuto noto come criptanarchismo. Il punto non era dover convincere le persone di una determinata filosofia, ma mostrare come avessimo gli strumenti per rendere la libertà una realtà. Abbiamo imparato come bypassare i due punti forti dello stato: i suoi monopoli giurisdizionali sulla forza e la sua capacità di mettere a tacere. Bypassarli con strumenti di libertà che non avevano un punto centrale di fallimento.

Le pistole stampate in 3D esistevano ben prima che arrivasse Cody Wilson, ma il suo contributo geniale è stata la volontà e il desiderio di alzarsi ed essere il volto di questo cambio di paradigma. Sapeva che per chiarire il punto, i media avevano bisogno di qualcuno da incolpare, qualcuno da demonizzare, un solo prodotto (una pistola!) su cui concentrarsi, per scrivere le loro storie e discutere delle implicazioni. Ispirare questo dibattito è stato il suo intento.

Cody era e non è un fanatico delle armi; era ed è un fanatico delle informazioni. Ha visto quello che molti di noi hanno visto. Ha scelto di agire in base ai nuovi ideali. È stato disposto a diventare il manifesto di un movimento che, di fatto, non ha nessun capo.



Non si tratta di Cody

I giornalisti che scrivono di questo argomento non hanno capito il punto. Sono abituati a coprire le questioni concentrandosi su persone, istituzioni e prodotti; discernendo tra buoni e cattivi sulla base delle dottrine della religione civica. Non sono disposti a coprire cambiamenti di paradigma su larga scala nella relazione tra individuo e stato. Non comprendono le implicazioni del decentramento, le implicazioni della mercificazione delle reti di informazione e cosa questo significhi per il controllo del mondo.

Ed è proprio per questo che la copertura editoriale della prima settimana di agosto 2018 è stata così assurda. Volevano concentrarsi su Cody e demonizzarlo. Ciò che non riuscivano a capire era il punto centrale di Cody: il mondo fisico sta migrando verso un regno diverso, il mondo dell'informazione che nessuno può controllare. Il mondo del futuro è incontrollato e incontrollabile.

Questo era il suo punto centrale. Non si trattava di armi in quanto tali. Non si trattava nemmeno di stampa 3D in quanto tale. Il suo punto centrale riguardava i flussi di informazione e l'ineluttabilità del potere in un mondo digitale. Niente sarà più lo stesso. Questa è la nostra realtà attuale; non è, tuttavia, la nostra attuale politica o tipo di giornalismo.

Cody e noi abbiamo sottovalutato la resilienza delle forze reazionarie nel mondo di oggi. Il paradigma sta cambiando, ma non senza attriti, non senza vittime, non senza un profondo turbamento dello status quo, che reagirà con strumenti che conosciamo e alcuni che ancora non comprendiamo.

Viviamo giorno per giorno, vivendo solo la scena passeggera che vediamo sui social media. Ma ci sono forze più grandi al lavoro. Non c'è possibilità di censurare definitivamente il futuro, con nessuno degli strumenti che hanno plasmato il passato. La grande migrazione sarà da un'economia basata sulle cose regolate dallo stato ad un'economia basata sulle idee regolate solo dalle scelte degli individui che compongono la società stessa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 14 gennaio 2019

Perché gli speculatori dovrebbero amare i crash nelle criptovalute





di Bill Bonner


Il 12 febbraio 1827 George Brown ospitò un incontro nella sua casa di Baltimora.

Insieme a lui c'erano 24 dei principali uomini d'affari dell'epoca.

L'argomento: rendere competitiva Baltimora sulla costa orientale.

New York aveva da poco aperto l'Erie Canal... ed era stato un successo strepitoso. I prezzi di spedizione erano diminuiti drasticamente ed i lavoratori erano accorsi nello stato.

Altre città in tutta la costa orientale degli Stati Uniti pianificarono la costruzione di un canale. Gli uomini d'affari di Baltimora temevano di venire lasciati indietro.

George Brown e Philip Thomas, un altro importante uomo d'affari locale, trovarono una soluzione: la nuova tecnologia chiamata ferrovia. E ne avrebbero costruita una dal porto di Baltimora al fiume Ohio.

Vendettero l'idea agli altri uomini d'affari dicendo loro che sarebbe confluito nello stato un notevole commercio. Erano praticamente tutti d'accordo.

Un mese dopo, Brown e Thomas inaugurarono la compagnia ferroviaria di Baltimora e Ohio (B&O).

Per finanziare la società Brown e Thomas si affacciarono in borsa. Convinsero la popolazione che sarebbe confluito nello stato un considerevole commercio e raccolsero $3 milioni in soli 12 giorni. ($3 milioni nel 1827 valgono più di $71 milioni oggi.)

Si dice che quasi tutti i residenti di Baltimora comprarono le azioni.


Ed è importante ricordare che le ferrovie erano una tecnologia rivoluzionaria all'epoca... Infatti B&O (ora parte di CSX Transportation) fu la prima ferrovia commerciale negli Stati Uniti.
Tutti sapevano che avrebbe avuto un profondo impatto sugli affari in America, ma come sarebbe andata a finire quell'impatto nessuno poteva saperlo.

Come vi mostrerò, la maturazione dell'industria ferroviaria passò attraverso una serie di boom, bust e storie.

E vi mostrerò anche i suoi parallelismi con l'industria delle criptovalute oggi.



Tutti amano il boom

Nel 1829 la B&O Railroad divenne la prima ferrovia negli Stati Uniti a guadagnare introiti su passeggeri e merci.

Nel 1854 incamerava profitti annuali per $2,7 milioni all'anno e ricordate che B&O aprì i battenti con soli $3 milioni.

Non erano solo la B&O... Le ferrovie iniziarono a spuntare in tutti gli Stati Uniti. Tra il 1849 e il 1857 gli Stati Uniti aggiunsero oltre 20.000 miglia ferroviarie. Era una mania a tutti gli effetti. (Per confronto, l'attuale sistema ferroviario del Regno Unito ha solo circa 10.000 miglia.)

Certo, tutti amavano il boom.

Ma nel 1857 iniziò a crollare. La corsa all'oro della California era finita. La guerra dell'Inghilterra contro la Russia drenò la Bank of England ed i finanziamenti esteri per le ferrovie americane si prosciugarono.

Fu un disastro per l'economia americana. Le azioni ferroviarie crollarono. Molte linee ferroviarie dovettero chiudere e licenziare migliaia di lavoratori. Molte compagnie ferroviarie dichiararono bancarotta.

Il crollo si diffuse alle banche che avevano finanziato la costruzione e l'acquisizione della terra per queste ferrovie. Diverse compagnie, come l'Ohio Life Insurance and Trust Company, fallirono.

Nonostante un'economia a brandelli e la caduta delle azioni, le ferrovie non morirono. Invece il crash si comportò come un incendio boschivo e andò ad eliminare i cespugli morti, permettendo una nuova crescita.

E aprì la strada al boom successivo.

I benefici delle ferrovie erano troppo buoni per scomparire.



Gli speculatori amano un buon bust

Nel 1859, il panico del 1857 era ormai passato. Nuovi imprenditori erano emersi per far avanzare ancora una volta l'industria ferroviaria.

Uno di questi era Jay Gould. Iniziò a speculare in titoli ferroviari di piccole dimensioni nel 1859 e nel 1863 era diventato il manager della Rensselaer e Saratoga Railroad.

Promuoveva le ferrovie e il telegrafo come l'onda del futuro, dicendo:
Mi interessa il telegrafo, perché i sistemi ferroviari e telegrafici vanno di pari passo, per così dire; parti integranti di una grande civiltà.

E:
Ho sempre comprato scommettendo sul futuro; è così che ho fatto i miei soldi

Era anche in grado di coinvolgere gli altri su tale futuro. Ad un certo punto della sua carriera, Gould controllava oltre 10.000 miglia di ferrovie negli Stati Uniti, oltre il 10% dell'intero sistema ferroviario statunitense all'epoca.

Ma come il primo boom, anche questo finì in un bust...

Dopo la guerra civile il sistema bancario crebbe rapidamente. Le ferrovie accesero molti prestiti per finanziare le loro operazioni e gli investitori si precipitarono nelle nuove azioni di un sistema ferroviario innovativo.

Ma alla fine una crisi bancaria in Europa si fece strada negli Stati Uniti. Oltre 100 banche fallirono ed i finanziamenti si prosciugarono. Gli investitori iniziarono a vendere i loro titoli ferroviari in massa, determinando il panico del 1873.

Potete vedere il danno arrecato alle azioni ferroviarie nel grafico qui sotto:


Nessuno venne risparmiato. Ancora una volta, come il primo bust, il secondo aprì la strada al boom successivo.

L'industria ferroviaria sarebbe andata avanti tra boom e bust molte altre volte, ma ogni volta non è mai stata la fine delle ferrovie. Ogni volta, l'industria è ritornata più forte di prima.

Infatti se si evitavano i titoli dei giornali e si puntava sulla crescita di lungo termine, il successo delle ferrovie era evidente.



Come l'industria delle criptovalute è come i primi anni delle ferrovie

Proprio come con le ferrovie, abbiamo visto lo stesso schema emergente nelle criptovalute. La differenza principale è che sta accadendo molto più velocemente.

Infatti nel decennio in cui le criptovalute sono state utilizzate, abbiamo già visto quattro boom e bust:
  • 2011: Dopo un rally del 10,500%, bitcoin è passato da $32 a $2; un calo del 94%.
  • 2013: Dopo un rally dell'11,400%, bitcoin è passato da $230 a $70; un calo del 70%.
  • 2014: Dopo un rally del 1,600%, bitcoin è passato da $1,200 a $173; un calo dell'86%.
  • 2018: Dopo un rally dell'11.450%, bitcoin è passato da $20.000 a $3.405; un calo dell'83%.

Mentre scrivo oggi, siamo alla fine del più recente bust delle criptovalute e ora sta emergendo una nuova storia che ci porterà nel prossimo boom.

Ecco alcune delle grandi storie dell'anno:
  • CBOE: A luglio il Chicago Board Options Exchange (CBOE) ha depositato presso la Securities and Exchange Commission (SEC) per un ETF su bitcoin. In collaborazione con la società di gestione degli investimenti VanEck e SolidX, CBOE ha aggiunto nuove funzionalità, come l'assicurazione, che ne renderanno più probabile l'approvazione in futuro.
  • Bakkt: The Intercontinental Exchange (ICE), proprietario della Borsa di New York e di 22 altri mercati in tutto il mondo, sta lanciando la sua piattaforma di asset digitali entro il 24 gennaio 2019.
  • Yale Endowment: Lo scorso ottobre David Swensen, Chief Investment Officer dello Yale Endowment Fund, ha annunciato che il fondo aveva investito in criptovalute. (Anche le dotazioni di Harvard, Stanford, Dartmouth e MIT hanno fatto investimenti in criptovalute).
  • Nasdaq: la seconda borsa valori del mondo prevede di quotare i futures di bitcoin nel primo trimestre del 2019. Il Nasdaq baserà i suoi contratti futures sul prezzo del bitcoin su numerose borse spot, come compilato dalla società di gestione degli investimenti VanEck.

E questo è solo l'inizio. La storia di Wall Street sta iniziando ad accelerare. Prendete in considerazione alcune affermazioni fatte nell'ultimo mese...

Morgan Stanley considera il settore delle criptovalute la "nuova classe d'investimento istituzionale".

JPMorgan ha detto al mondo: "Siamo grandi credenti in Ethereum".

E la cripto-venture Grayscale Investments ha annunciato di aver visto "livelli record d'interesse tra gli investitori istituzionali", nonostante il crollo dei prezzi.

Come le ferrovie, il prossimo boom delle criptovalute aprirà nuove opportunità d'investimento. Molti investitori entreranno nel 2019, fino a quando il prossimo boom non sarà ben avviato.

Ma se siete uno speculatore e siete disposti ad investire in questa nuova classe di asset, le criptovalute oggi sono la vostra opportunità.

Ricorda solo che le criptovalute sono molto volatili. Se avete intenzione di esporvi, non investite più di quanto possiate perdere. Una piccola scommessa per il potenziale di ottenere guadagni che cambiano la vita.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.com/