(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/trasparenza-anatema-di-londra-e-bruxelles)
Diversamente dall'armata brancaleone dell'attuale governo italiano, l'amministrazione Trump sa con chi ha a che fare quando di sparla di potere giudiziario. La più recente sentenza della SCOTUS in materia di “ius soli” è l'ennesima prova che, per grande influenza di John Roberts, il potere eversivo del ramo giudiziario negli USA è determinato è scavalcare quello legislativo ed esecutivo. In merito alla questione, si fondono insieme giurisdizione politica e geografica nel modo peggiore possibile (laddove il Congresso può offrire protezione agli immigrati, ma essi sono ancora soggetti alla giurisdizione della loro cittadinanza d'origine) e la magistratura ostracizza potere legislativo ed esecutivo. Qui c'è da smantellare una illusione accuratamente seminata da Hollywood: la Corte Suprema non è quell'organo finale dove vengono finalizzate le controversie. Alla creazione degli USA c'erano le Corti Supreme dei singoli stati americani, le quali hanno appaltato parte dei loro poteri a quella federale. Si tratta di una concessione, non di una scala gerarchica di poteri. Infatti alla sua formazione, il governo federale aveva come compito l'impostazione dei commerci tra gli stati americani, l'impostazione della linea di politica estera e la difesa. Quindi, i dazi ad esempio, erano materia per Presidente e Congresso, la Corte Suprema non doveva metterci becco. Ogni organo aveva i suoi compiti, determinati dal nono e decimo emendamento.
L'eversività della magistratura, in ogni nazione ormai, è il sintomo della conquista esterna di un Paese (così come l'immigrazione incontrollata è una forma di conquista sociale, dato che il mercato dell'eurodollaro non può più essere usato in modo estensivo) e viene usata, negli USA in particolare, per fomentare una guerra civile. Perché è così che funziona. I migranti scaricano a pacchi figli in Florida, ad esempio, e richiedono un certificato di nascita americano. De Santis gli nega quello della Florida, questo significa che questi scalzacani non possono avere documenti validi nello stato della Florida e quindi impossibilitati a vivere. Per di più possono solo spostarsi nei territori americani (es. DC, Guam, ecc.), ma non possono spostarsi negli altri stati americani perché non sono cittadini di quello stato (la Florida nel nostro esempio). Ciò a sua volta permetterebbe allo stato in questione di chiamare in tribunale il governo federale stesso (decimo emendamento), nel qual caso la Corte Suprema potrebbe invocare la Clausola di supremazia per annullare ciò che resta del federalismo americano. Gente come Roberts è pronta a tirare questa spoletta pur di aizzare al punto di non ritorno la guerra civile voluta ardentemente dalla Tavola Alta oltreoceano?
Lo scenario ottimista è quello che più viene preso in considerazione, ma non bisogna scordarsi che l'amministrazione Trump tiene presente anche quello pessimista: una sconfitta alle elezioni di medio termine e una vittoria Dem nel 2029. Uno dei principali scopi adesso, quindi, è quello di degradare quanto più possibile tutti quegli asset americani che possono essere ritorti contro il Paese. Questo significa levare le tende dal Medio Oriente e ridurre drasticamente il numero di basi sul quel territorio in modo da impedire ad agenti esterni di alimentare conflitti; lo stesso lo si può dire degli aiuti a Israele. Il rapporto tra USA e Israele non cambierà, solo che non ci saranno di mezzo soldi “gratis” con cui alimentare un azzardo morale a livello militare e trasformare di nuovo in un proxy di destabilizzazione Israele e altri Paesi mediorientali. Soprattutto adesso che gli USA hanno un canale diretto col governo civile in divenire a Teheran, il quale viene usato per smantellare ciò che rimane degli asset dell'IRGC.
Facciamola semplice, così anche il più obnubilato da stampa e algoritmi di selezione (che, ricordiamolo, “allena” l'utente stesso) possa capire. Gli inglesi controllavano entrambi i lati della barricata in Medio Oriente, sia in Israele che in Iran. Era solamente questa l'origine della guerra infinita che ha infuriato nella zona. Il Golfo Persico era a loro esclusiva determinazione, dato che controllavano Iran, Qatar (pompa del gas), Emirati Arabi (riciclaggio di denaro), Oman (avamposto dell'MI6 sullo Stretto). Se non si parte da questo assunto, e se non si parte dal fatto che esistono diverse fazioni all'interno di una nazione (compresi anche i cosiddetti “intransigenti” e coloro che portano avanti solo ed esclusivamente una linea dura), allora inevitabilmente si finisce per avere una chiave di lettura insufficiente per leggere gli eventi. E quindi attecchiscono narrative fasulle, o addirittura accuse di irrazionalità nei confronti dell'amministrazione Trump.
Quest'ultima, sin dalla sua prima iterazione, sa che il modo migliore per far uscire allo scoperto infiltrati e situazioni compromesse è quello di rivelare l'agenda che hanno i diversi player sulla scena geopolitica. Siamo adesso arrivati al momento in cui i vari leader (di facciata) mondiali e gli opinionisti influenti devono scoprire le carte e mostrare per chi lavorano davvero o da chi sono finanziati per perseguire una certa linea di politica. L'attacco all'Iran, oltre a disinnescare l'arma di ricatto finanziaria e geopolitica dello Stretto di Hormuz, e trasferire logistica e commercio dall'Europa al continente americano nel suo complesso, è servito a smascherare le agende reali dei capi di stato.
Questa è una questione che va al di là delle singole filosofie politiche, o economiche. Si può odiare lo stato quanto si vuole, ma che dire della rete ombra di intrallazzi, interessi, influenze e ricatti che gli inglesi hanno imparato a padroneggiare nel corso della storia? È un concetto che va ben oltre lo stato e paradossalmente il loro superamento significa anche un oscuramento più intricato di suddette ombre. Qual è quell'asset, decentralizzato e distribuito, che fa della trasparenza il suo cavallo di battaglia? Bitcoin. Qual è quella nazione che sta accogliendo una tale filosofia nelle sue strategie economiche e politiche? Gli Stati Uniti. Questo mi porta a pensare che la nascita dell'asset fosse stata pensata esattamente per un momento del genere, che gli USA abbiano alimentato la sua evoluzione per avere a disposizione un'arma con cui gettare luce su quell'impero delle ombre. Pensateci un momento: la migliore definizione di Bitcoin attualmente è una backdoor a un sistema che ha fatto del dollaro ombra offshore la sua cannuccia con cui succhiare indefinitamente ricchezza dagli USA. L'algoritmo su cui “gira” il protocollo è lo stesso di quello usato dal sistema bancario e finanziario. Ciò spiegherebbe anche perché c'è una pagina di un giornale inglese all'interno del Genesis Block.
E questo spiegherebbe ulteriormente perché Powell e Wall Street hanno dapprima lottato unghie e denti per far avanzare i lavori per il SOFR e poi hanno abbracciato la possibilità di aprire a Bitcoin e alle stablecoin. La chiave di lettura della trasparenza è il miglior modo per intendere l'evoluzione di tutti gli eventi finora accaduti nel mondo, sin dalla prima amministrazione Trump e addirittura fin dalla nascita di Bitcoin stesso. Qui si inserisce anche l'abbandono della politica keynesiana in materia di banca centrale americana nel momento in cui Warsh abiura ufficialmente la Curva di Phillips, linea di politica puramente di matrice inglese. Qui si inserisce anche il dialogo con Mosca e Pechino, e lo spostamento di Washington verso un'economia hamiltoniana (in termini commerciali). Mettendo tutte queste cose insieme si arriva alla conclusione che l'attacco all'Iran è stato il palco finale per ridimensionare definitivamente il flusso finanziario ombra che ha tenuto in piedi l'impero inglese sin dal post-Seconda guerra mondiale.
E la maestria degli inglesi nel ribaltare causa-effetto è prodigiosa, soprattutto quando, tramite la propaganda mediatica, instillano nella mente della maggior parte delle persone che gli USA “si stanno isolando”. Sbagliato: sono gli USA a voler isolare Londra e Bruxelles dal resto del mondo.
Lo spostamento di asset militari americani in Grecia, che adesso è il Paese europeo più armato, rappresenta il proverbiale “bastone” agitato nei confronti della Turchia, mentre la “carota” è la stabilizzazione della lira turca. Erdogan ha sempre giocato la sua partita sul filo del rasoio, tra gli interessi americani e quelli della cricca di Davos/City di Londra (es. Fratelli musulmani). Un gioco pericoloso ma che ha rappresento la carta vincente affinché il Paese non venisse invaso né dall'una, né dall'altra fazione. Trump, comunque, come ha dimostrato anche col Qatar, offre una via per collaborare ed è la stessa offerta che ha di recente presentato allo stesso Erdogan. Ed è anche un modo per effettuare una de-escalation sia in Medio Oriente che in Europa dell'est: Iran e Israele non hanno più bisogno di essere monitorati affinché non causino caos nella regione. Il rifiuto recente israeliano di aiuti americani annuali è un segno che la strategia di distensione in Medio Oriente funziona, soprattutto se ci aggiungiamo i piani per costruire nuove infrastrutture di trasporto del petrolio. E questo l'ha capito anche la Turchia, da qui la fanfara grandiosa che è stata allestita all'arrivo di Trump al recente G7, mentre uno squallido pulmino è stato affibbiato ai “leader” europei.
Puntellare il fronte greco e sguarnire quello polacco è stato anche un modo per dimostrare buona volontà nei confronti di Putin, senza però abbassare la guardia (Stretto del Bosforo). Ciò che emerge da questi rapporti è solo una cosa: forza. Concessioni di buona volontà, senza però depotenziare la propria posizione negoziale. Infatti tutte le connessioni inglesi nel Golfo Persico sono state rovesciate e i piani di Londra e Bruxelles di poter maneggiare le leve geopolitiche mondiali si riducono man mano che il tempo passa. In fondo, la Brexit altro non era che una faida interna alla cosiddetta Tavola Alta per decidere chi dovesse guidare il mondo post-reset.
Ora Washington sta offrendo la sopraccitata “carota” a Erdogan, il quale ne ha davvero bisogno per stabilizzare il mercato della lira. Solo una manciata di mesi fa ha scaricato tutti i suoi titoli del Tesoro americani, una mossa che può essere letta in due modi: o Londra ha richiamato i suoi asset, oppure Ankara continua a fare da ponte per i flussi finanziari ombra inglesi. Perché, ricordiamolo, Ankara è uno dei pochi Paesi che permette alle banche locali di detenere oro come riserve Tier-1 e, sin dal 2013 quando Obama tagliò fuori l'Iran dallo Swift affinché venissero potenziati i flussi finanziari ombra inglesi che passavano da lì, il denaro ombra iraniano è stato riciclato in Turchia tramite l'oro. In questo modo Obama ha finanziato indirettamente l'armamento nucleare iraniano. Riportare l'Iran nello Swift significa gettare luce sui flussi ombra. Ancora una volta trasparenza, l'anatema della City di Londra. Trump ha praticamente fatto capire a Erdogan di scegliere da che parte stare e questa offerta può essere presentata solo da un Leader che sta avendo la meglio sui propri avversari. La stessa offerta che è stata presentata a Israele... che tanto si dice controlla gli stati Uniti... mentre invece Trump ha fatto capire a Netanyahu che può sconfiggere Hezbollah, ma può scordarsi di prendersi mezzo Libano.
L'unione di tutti questi temi rappresenta un piano che gli Stati Uniti stanno portando avanti non per bontà o nobiltà di cuore, ma solo perché la classe dirigente americana è stufa di farsi fregare dalle sue controparti oltreoceano.
Infatti il differenziale di rendimento tra il decennale inglese e quello americano è +32 punti base, mentre tra quello inglese e quello giapponese è +210 punti base. La Banca d'Inghilterra continua a manipolare il lato lungo della curva dei rendimenti americana tramite il carry trade sullo yen e la Banca del Canada, mentre combatte unghie e denti per impedire a Trump di tornare a far avere un mercato ai titoli garantiti da ipoteca (cosa che permetterebbe la riconquista completa della politica sui tassi). La vera guerra è tutta qui: lungo lo spettro dei rendimenti tra i 10 anni e i 30 anni. Ed ecco perché il Giappone deve continuare a rialzare i tassi: i differenziali di rendimento vengono a mancare. A quel punto o la Banca d'Inghilterra lascia correre ancora più in alto il back-end della sua curva (causando una crisi obbligazionaria), o lo abbassa a costo dell'arbitraggio sulla valuta (passando la patata bollente dei bond all'UE). Ueda non è conosciuto per il suo coraggio e se sta resistendo alla pressione mediatica è solo grazie all'appoggio di Bessent, il cui obiettivo è la fine degli arbitraggi sulle valute come arma e la fine dei differenziali di rendimento obbligazionari come arma.
Infatti la fine del carry trade sullo yen ha potenziato il prosciugamento di liquidità in eurodollari nei mercati mondiali. Ciò ha permesso agli USA di dedicarsi ad altre faccende geopolitiche, come il Venezuela e l'Iran, e lasciando la componente economica al Giappone. Questo non ha impedito agli avversari degli USA di attaccarli, come continuano a fare sulla parte meno liquida della curva dei rendimenti (trentennale), e a incamerare bond americani per accedere ai dollari (dato che il SOFR è un tasso collateralizzato a differenza del LIBOR). In questo contesto il margine di manovra della BOJ è abbastanza ampio, dato che può coprire le perdite sulle obbligazioni con il portafoglio di azioni in suo possesso. Alla fine della fiera, gli allarmismi (stampa inglese) sul Giappone non erano direzionati al Paese stesso, ma alle conseguenze che avrebbero causato su quelle economie dipendenti dall'eurodollaro e a cui non avrebbero più avuto accesso privilegiato. Washington sta praticamente liberando il Giappone dalla morsa finanziarista inglese che da tempo immemore ha spremuto il Paese.
Non solo, ma Mr. e Mrs. Watanabe ottengono un rendimento positivo al netto dell'inflazione sul lato lungo della curva dei rendimenti e coprono, coi loro risparmi, le aste obbligazionarie mettendo una toppa alla ritirata dalla BOJ. https://t.co/B4Ri3aeWZn
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) July 16, 2026
I futures sulla benzina, poi, mostrano chiaramente un andamento ribassista per i prezzi futuri della materia. Per le elezioni di medio termine si prospetta infatti un valore di $2.35. Lo stesso per la curva forward del petrolio, in manifesta discesa rispetto alle oscillazioni presenti. Certo, il range rimarrà intorno ai $75-80 per il momento, non rivedremo i $60 molto probabilmente fino all'anno prossimo. La backwardation è sul Brent; il WTI è in contango invece. Ma il primo è un contratto puramente finanziario, mentre il secondo prevede la consegna fisica. E con il Venezuela in supporto alla produzione americana e l'OPEC+ che ha tagliato i prezzi del petrolio più del previsto (spiazzando progressivamente l'Iran), i guai saranno esclusivamente europei. Senza contare che il presunto partner dell'UE, ovvero l'Ucraina, continua ad avere come obiettivo bersagli russi la cui distruzione fa esclusivamente del male alle importazioni di energia europee. Un “curioso” modo per farsi continuare a dare soldi e supporto militare...
Un ricatto interno potremmo chiamarlo, perché non dimentichiamoci di un punto: esistono fazioni “moderate” e disposte al compromesso anche all'interno della cosiddetta cricca di Davos. E così come Trump e i suoi alleati sono costretti a superare linee rosse degli avversari per forzarli a una reazione (bombardare nuovamente l'Iran ha come obiettivo indebolire l'IRGC rispetto ai negoziatori disposti a collaborare con gli USA), lo stesso indebolimento è messo in piedi a livello di City di Londra/cricca di Davos. La strategia regina è sempre stata quella di degradare la capacità dei propri avversari nell'accedere alle fonti di collaterale. Infatti chi è che viene più impattato dalla recente decisione cinese di limitare le esportazioni di elio? Non gli Stati Uniti, i quali sono esportatori di elio. Ovviamente l'Unione Europea. Inutile dire che, per motivi logici, Xi, Putin e Trump non possono mostrare pubblicamente la loro alleanza d'intenti in questo conflitto. La quantità di infiltrati nei loro rispettivi Paesi è incapacitante ancora (basti pensare al Congresso americano e la spasmodica e recalcitrante volontà di finanziare indefinitamente la guerra in Europa orientale se potesse).
Visto che l'IRGC ha scelto chiaramente l'annientamento, e per estensione i burattinai dietro di essi ovvero Londra e Bruxelles, il conflitto in Iran si dimostra ancora una volta lo stadio finale di una strategia volta a rendere gli Stati Uniti i decisori ultimi in cima alla Tavola Alta. In sintesi, si stanno prendendo il ruolo di coloro che imposteranno le decisioni che daranno forma al mondo di domani, al sistema mondiale di domani. Infatti non crediate che Londra, Parigi o Bruxelles stessi siano “amici”; si è sempre trattato di chi avrebbe impostato la linea di politica del nuovo sistema. Washington si sta dimostrando semplicemente un “amministratore” più tollerabile visto che vuole far respirare la classe media, diversamente dai piani di Londra e Bruxelles che vogliono un chiaro annientamento della stessa.
In questo contesto attaccare Teheran è un modo, indiretto ovviamente, di risolvere l'altro scenario di guerra in Ucraina, stringendo il cappio energetico intorno al collo dell'UE. In che modo può rifornire di militari, armamenti e strumenti Kiev se la possibilità di accedere a petrolio e gas a basso costo diventa sempre più esigua? E se non ha più accesso alle risorse energetiche, come farà ad attenuare una crisi sul debito sovrano dato che rifinanziare i debiti dei vari Paesi membri non potrà più essere fatto a costi bassi? La più recente asta di titoli decennali tedeschi è stata un disastro (la quale ha raccolto solo la metà dei fondi che si proponeva di raccogliere). Non dimentichiamoci che il petrolio è il collaterale principale tramite cui scorre il denaro nel sistema finanziario odierno.
Disinnescare l'Iran, quindi, era fondamentale a differenza di ciò che dicono “pacifisti oltranzisti” e propagandisti bannoniani/duginisti (se davvero l'obiettivo di Trump fosse stato quello di annientare l'Iran, gli sarebbe bastato imporre un embargo alle importazioni d'acqua). Contenere l'IRGC, e per estensione le influenze della cricca di Davos/City di Londra in Medio Oriente, ha permesso a Trump di ottenere il supporto di quelle fazioni nelle varie nazioni di quella regione tramite un colpo di stato finanziario: dall'entrata in vigore del SOFR sono principalmente gli Stati Uniti a decidere chi può avere accesso facilitato al mercato dell'eurodollaro e chi no. “Bastone e carota”. Riprendiamo in considerazione la Turchia: l'Europa dell'est non è più una minaccia per essa, così come non lo è più il conflitto a Nord-est tra Azerbaijan e Armenia, e l'Iran non è più una fonte di destabilizzazione contro Israele.
Così come gli asset militari americani sono stati spostati in Grecia dal Nord e dall'Est Europa, anche asset finanziari stanno affluendo in Turchia (sotto forma di capitali di rischio, stablecoin in dollari, Bitcoin, ecc.) per convincerla con la “carota”, senza però nascondere il “bastone”. Non mancherà nemmeno l'intelligence necessaria per stanare tutti quei canali che hanno reso Ankara un potenziale nodo nella rete della cricca di Davos/City di Londra, come doveva esserlo Dubai e Pechino. Infatti quest'ultimo sta ritorcendo contro l'Europa, fungendo da punto di pressione in sintonia con Washington, la devastazione industriale autoinflitta senza essere più quella destinazione che le “locuste” di Davos avevano scelto per avviare una nuova Catena della morte finanziaria.
L’ONDA ELETTRICA CINESE STA PER TRAVOLGERE L’EUROPA
— Gianclaudio Torlizzi (@TCommodity) July 15, 2026
Per BYD e Geely, l’Europa rappresenta la valvola di sfogo ideale per sfuggire alla brutale guerra dei prezzi domestica. Le vendite estere di BYD sono aumentate del 95% in un anno; quelle di Geely del 157%. E questi numeri non…
In questo contesto Londra, Bruxelles e Parigi vengono costrette a rimanere in quelle zone che hanno contribuito a devastare, in grado solo di parassitarle fino all'osso pur di rilanciare in qualche modo il loro piano di sopravvivenza. Non possono forzare un reset adesso senza finire per essere spazzati via come classe dirigente a livello internazionale; la crisi obbligazionaria che ho descritto nel mio libro, Il Grande Default, dovevano pagarla Stati Uniti e Russia affinché il Vecchio Continente emergesse come guida unica nell'impostazione del sistema futuro. Entrambi i Paesi si sono rifiutati di stare al gioco: il primo a livello finanziario, il secondo a livello militare. Così facendo hanno costruito un nuovo equilibrio e impostato la loro presenza alla guida al “tavolo delle decisioni”. Il modo di fare guerra ormai è cambiato, rendendo obsoleti gli armamentari nucleari. Oreshnik e la rimozione chirurgica di Maduro sono stati i punti di svolta. Il mondo finanziario è cambiato, dato il SOFR ha permesso agli USA di riprendere il controllo della valuta e del lato corto della loro curva dei rendimenti.
I grafici qui sotto mostrano rispettivamente il differenziale di rendimento tra il decennale inglese e quello americano, e il differenziale tra le obbligazioni a 2 e 10 anni americane (il benchmark di riferimento delle banche a cui concedere mutui e prestiti). Da quando il Giappone ha iniziato il suo percorso di rialzo dei tassi, normalizzazione dei rendimenti obbligazionari e inversione del carry trade sullo yen, questi due grafici si muovono in sincronia. In sintesi, gli inglesi, avendo perso la capacità di manipolare il lato corto della curva dei rendimenti americana, si aggrappano alla manipolazione del lato lungo per disinnescare una crisi del debito sui loro titoli (ecco perché finora hanno fatto in modo che fosse impossibile far uscire fuori dalla conservatorship Fannie Mae & Freddie Mac). E questa semplice descrizione di una delle loro tante manipolazioni è anche il motivo per cui non esistono condizioni di vittoria per l'Ucraina, solo un continuo logoramento per ritardare un redde rationem su quel flusso di prestiti che è stato scaricato nella dolina finanziaria dell'Europa dell'est.
In una qualsiasi partita di GO con più di 4 giocatori è praticamente impossibile costruire una “struttura” stabile con cui vincere il gioco e “l'ideatore” del sistema, chi ne controlla le regole (sistema di estrazione/colonizzazione/divisione conflittuale), vincerà sempre. Oh ma se si bypassa il gioco stesso e si punta direttamente al sistema, le cose cambiano...
Alla fine gli europei non avranno più energia con cui rifornire l'Ucraina e la recente offerta di Trump nei confronti di Zelensky, ovvero quello di fornire Patriot, è stata una buotade. Come può non esserlo se per costruire la fabbrica per produrli richiede come minimo 5 anni per essere costruita e diventare pienamente operativa? Bastone e carota. Trump ha fornito la carota a Zalensky, una via d'uscita, ma quest'ultimo l'ha rifiutata. Così come il MOU è stato rifiutato dalla fazione oltranzista iraniana. L'euristica in questi casi è dannatamente semplice: quando un individuo o un gruppo di individui agiscono diversamente dal loro miglior interesse, e fanno scelte palesemente scellerate, allora qualcuno sta puntando loro una pistola alla testa. Allo stesso modo non basta essere “amici”, o accettare la “carota”, degli Stati Uniti per ottenere più di quello che si merita: non lo otterrà Putin oltre al Donbass e Crimea, non lo otterrà Netanyahu oltre alla distruzione di Hezbollah.
Colpa del caldo? No, colpa del sistema keynesiano di debito ed estrazione ricchezza. E l'unico modo che hanno gli europei per tirarsene fuori è far pagare agli altri il conto: nel 1918 a Berlino, nel 1945 a Washington e oggi sarebbe stato a Pechino/Mosca.https://t.co/8k3TRArHqu
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) July 20, 2026
A chi davvero basta sopravvivere per vincere la guerra a questo punto non è l'Iran contro gli USA, bensì alla Russia contro la NATO. I membri europei hanno firmato assegni per sostenere Kiev con collaterale la cui riscossione è ancora intrappolata dietro l'esercito russo. Il cappio, oltre a quello energetico, è anche monetario, stretto intorno al collo dell'UE, e sta soffocando più velocemente le economie europee.
Colpa del caldo? No, colpa del sistema keynesiano di debito ed estrazione ricchezza. E l'unico modo che hanno gli europei per tirarsene fuori è far pagare agli altri il conto: nel 1918 a Berlino, nel 1945 a Washington e oggi sarebbe stato a Pechino/Mosca.https://t.co/8k3TRArHqu
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) July 20, 2026
Quali sono quei punti su cui Londra e Bruxelles stanno combattendo più alacremente? Stanno combattendo unghie e denti contro il CLARITY Act, contro la liberalizzazione di Fannie/Freddie, contro l'emancipazione di Canada e Australia come vettori con cui pompare il mercato dell'eurodollaro. Stanno combattendo contro l'eventualità sempre più manifesta della loro mancanza di accesso a garanzie collaterali. Questo è il mosaico dove ha luogo la guerra finanziaria tra la City e Washington, ma se si alterano tutte le cose sopraccitate a livello strutturale allora il sistema risultante sarà molto più durevole. Questo significa rimettere flusso di cassa nelle mani della classe media. Un sistema a due livelli: il governo americano che prende quote in aziende importanti in grado di migliorare la capacità produttiva e il flusso di credito (es. Intel); poi ricostruire il mercato dei mutui trentennali il quale ha permesso alla classe media americana di prosperare come ha fatto, fino alla sua implosione ad hoc nel 2008.
L'idea che dazi e industria manifatturiera siano la fonte della ricchezza, della forza e della sicurezza di una nazione risale ad Alexander Hamilton. Scrivendo poco dopo la Rivoluzione, Hamilton temeva che una nazione di agricoltori ed esportatori di merci non sarebbe stata in grado di resistere a lungo alle grandi potenze europee. Nella sua relazione intitolata, Sul tema delle manifatture, pubblicata nel 1791, scrisse: “Non solo la ricchezza, ma anche l'indipendenza e la sicurezza di un Paese sono materialmente connesse alla prosperità delle manifatture. Ogni nazione, in vista di questi grandi obiettivi, dovrebbe sforzarsi di possedere al suo interno tutti gli elementi essenziali per l'approvvigionamento nazionale. Questi comprendono i mezzi di sussistenza, l'abitazione, il vestiario e la difesa”.
Oppure pensate a Energy Fuels. Il suo impianto di White Mesa, nello Utah, è/era l'unico impianto di lavorazione dell'uranio operativo negli Stati Uniti. Ha una capacità autorizzata di otto milioni di libbre di uranio all'anno. È il principale produttore statunitense di U308, il concentrato necessario per produrre combustibile per le centrali nucleari. È un'attività legata all'uranio, ma è anche un'attività legata alle terre rare. La lavorazione dell'uranio è tossica, in parte perché il minerale è radioattivo e bisogna prendere ogni sorta di precauzione per il residuo generato, oltre a trovarsi in una giurisdizione/area geografica favorevole a tali attività. Lo Utah è uno di questi luoghi. Il mese scorso, il Dipartimento della Guerra ha approvato un prestito condizionato di $720 milioni con Energy Fuels per la lavorazione della monzanite presso l'impianto di White Mesa. Questo potrebbe renderla un produttore nazionale di successo di terre rare. Ciò si integrerebbe perfettamente con la strategia perseguita dall'amministrazione Trump.
Questo sistema di incentivi negli Stati Uniti attrarrà capitali, cosa che a sua volta creerà non poche difficoltà alla Banca d'Inghilterra e alla BCE affinché li trattengano sul loro territorio e smettano di interferire nel differenziale di rendimento nei titoli americani a dieci e trent'anni tramite la manipolazione, come suggerito sopra, del differenziale due anni-dieci anni americani e quello tra il decennale inglese e americano.
Come si fa affinché la Tavola Alta metta in gioco i propri di capitali? Si adotta la stessa strategia di logoramento applicata dalla Russia forzando la NATO a tirargli contro uomini e materiali militari. Si tratta di un drenaggio dalla classe fiananziarista alla classe media americana, la quale è stata spremuta da tassi dei mutui alti, alta inflazione, regolamentazione selvaggia, sprechi fiscali/sociali, ecc.
Net foreign inflows into U.S. equities hits record high pic.twitter.com/85amqazTb9
— Hedgeye (@Hedgeye) July 13, 2026
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