La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
____________________________________________________________________________________
(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/questa-e-la-terza-guerra-civile-inglese-f2c)
La Banca d'Inghilterra, fondata nel 1694, non fu mai un'istituzione governativa, si trattava di una società privata – una “società finanziaria whig” come la definì uno storico – creata con l'unico scopo di prestare il proprio capitale al governo inglese a un tasso di interesse dell'8% per finanziare la guerra di Guglielmo III contro la Francia. Questo accordo, dettagliato nella quarta parte di questa serie, costituì il “peccato originale” istituzionale che innescò una catena di eventi distruttivi in sette fasi – monopolio monetario, sovranità del debito, guerra perpetua, sfruttamento, crisi, abbandono e riavvio – all'interno dello Stato inglese e la esportò in tutto l'impero.
Se la Banca d'Inghilterra era il motore imperiale progettato per estendere il controllo finanziario su tutto il mondo anglofono, cosa accadde quando una potente élite di produttori leciti, situata alla periferia, si rifiutò di rimanere suddita di quel regime?
La risposta è la Rivoluzione americana, ma non nel senso convenzionale del termine. I coloni non erano separatisti in cerca di una nuova identità, né ribelli contro la civiltà inglese: erano restauratori che lottavano per rivendicare la loro antica identità. Non si ribellarono contro l'Inghilterra, ma contro i suoi strumenti corrotti: una Corona, un Parlamento e una burocrazia asserviti agli interessi finanziari continentali e impiegati per smantellare sistematicamente le stesse libertà inglesi – la sovranità individuale, la proprietà privata e un governo equilibrato – che avevano portato con sé oltreoceano come principi e identità fondamentali.
Questo saggio reinterpreta la Rivoluzione americana come una seconda Guerra civile inglese: la prima grande frattura nel regime finanziarista londinese del 1688. Si trattò di uno scisma all'interno dell'élite anglofona – la nobiltà coloniale, i latifondisti e i mercanti che difendevano la sovranità in stile Tudor e le libertà inglesi contro la configurazione post-1688 caratterizzata da sovranità basata sul debito, sfruttamento mercantilistico e supremazia degli obbligazionisti. La frattura fu contenuta dalla controrivoluzione hamiltoniana, la quale reintrodusse il DNA del 1688 nella nuova repubblica. Questa sopravvivenza e questo adattamento gettarono le basi per la mutazione più ambiziosa del regime: l'integrazione globale nei sette pilastri del potere nazionale – argomento della sesta parte di questa serie.
Iniziamo mappando la “Catena finanziaria della morte” sulle colonie, delineando il profilo della scissione tra le élite, ripercorrendo la rivoluzione incompiuta e mostrando come la frattura irrisolta abbia permesso al regime di espandersi a livello mondiale.
Il regime del 1688 nelle colonie: la Catena finanziaria della morte applicata alla periferia
La “Rivoluzione Gloriosa” del 1688 non si limitò a insediare un nuovo monarca; instaurò una nuova classe dirigente il cui potere si basava sul denaro, non sul territorio. Entro la metà del XVIII secolo, i meccanismi di questo regime erano stati completamente esportati nelle colonie americane. Ogni fase della “Catena finanziaria della morte” era operativa nella periferia.
Monopolio monetario e sovranità del debito
Il Currency Act del 1764 proibiva alle colonie di stampare ulteriore cartamoneta e imponeva ai coloni di pagare i mercanti britannici in oro e argento anziché con la valuta cartacea coloniale già in circolazione. Si trattava di una vera e propria sottomissione monetaria. Sebbene la legge si proponesse di standardizzare il commercio atlantico, il suo effetto fu quello di creare una dipendenza cronica dalla sterlina. Le colonie, con oro e argento scarsi, si trovarono con le finanze perennemente ristrette. Furono costrette ad agire come price-taker dei mercati londinesi, perennemente indebitate con i mercanti e i commercianti britannici.
Estrazione tramite regolamentazione commerciale
Gli Atti di Navigazione fungevano da imbuto per l'estrazione tramite il commercio. Come documentato da George Bancroft nel suo libro, History of the United States, i mercanti inglesi, mossi da “timori esagerati di avidità mercantile”, riuscirono a convincere il Parlamento a escludere i mercanti del New England dalla concorrenza con gli inglesi nelle piantagioni del sud. Il libero scambio tra le colonie fu soppresso; le merci esportate da una colonia all'altra furono soggette a dazi equivalenti a quelli sui consumi in Inghilterra.
A poco a poco “l'avidità dei commercianti inglesi si fece più sfacciata”. All'America fu proibito non solo di produrre articoli che potessero competere con l'Inghilterra sui mercati esteri, ma persino di rifornirsi autonomamente di articoli che la sua posizione le consentiva di produrre per le proprie esigenze. Bancroft conclude: “Questa fu la politica della Gran Bretagna nei confronti delle sue colonie, un sistema di monopolio adottato sull'esempio della Spagna e, per oltre un secolo, perseguito inflessibilmente in ben ventinove leggi del Parlamento”.
I nodi locali dello Stato fiscale-militare
Il regime mantenne il suo apparato di controllo interno attraverso governatori reali, esattori doganali e mercanti allineati con Londra. Dopo la Guerra dei Sette Anni, questo apparato si intensificò. Lo Sugar Act del 1764 istituì un Consiglio doganale americano con sede a Boston per far rispettare le leggi commerciali, con il potere di utilizzare “mandati di assistenza” – mandati di perquisizione generali – per sradicare il contrabbando. I trasgressori venivano processati nei tribunali dell'ammiragliato senza giuria, un attacco diretto alla tradizione del diritto comune inglese.
Alcuni coloni videro in questa perdita del diritto al processo con giuria una discesa dei “sudditi britannici amanti della libertà nella schiavitù politica”, una privazione che paragonarono esplicitamente alla schiavitù degli africani. La posta in gioco a livello costituzionale non avrebbe potuto essere più alta.
La trappola fiscale del dopoguerra
La Guerra dei Sette Anni (Guerra franco-indiana) lasciò la Gran Bretagna con un enorme debito pubblico. La soluzione, dal punto di vista di Londra, era quella di far pagare le colonie, ma, come dimostra l'analisi dell'Oxford Academic sulla rivoluzione monetaria inglese, la rivoluzione finanziaria fu “una questione tra il governo inglese e i suoi creditori”, con le colonie che contribuirono ben poco se non ad aggravare gli oneri che il governo doveva gestire. Le nuove tasse e i meccanismi di riscossione non miravano a un equo contributo; si trattava piuttosto di trasferire i costi dell'impero su una periferia che non aveva voce in capitolo nel governo imperiale.
Pertanto lo stesso meccanismo di guerra perpetua che era in funzione in Inghilterra dal 1694, ora operava anche nella periferia coloniale. La Catena finanziaria della morte era pienamente operativa.
Gli attori: la guerra civile inglese 2.0, uno scisma all'interno dell'élite anglofona
Gli uomini che guidarono la Rivoluzione americana non si consideravano innovatori o ribelli. Si consideravano conservatori, l'essenza stessa della civiltà inglese, impegnati a difendere quello che credevano essere il vero sistema inglese, incontaminato, contro le ingerenze di un sistema nuovo e straniero.
La leadership rivoluzionaria: i restaurazionisti inglesi
George Washington era un proprietario terriero della Virginia, un sovranista che intendeva la terra e la produzione come fondamento della vera ricchezza. John Adams era un mercante che difendeva il commercio onesto contro le manipolazioni monopolistiche. Samuel Adams, suo cugino, organizzò la resistenza nel linguaggio dei diritti costituzionali inglesi. John Hancock, uno dei mercanti più ricchi di Boston, rischiò la sua fortuna in difesa della libertà commerciale. Thomas Jefferson, il filosofo agrario, articolò una visione di repubblicanesimo basato sulla produzione. Benjamin Franklin, il capitalista tipografo, incarnò l'ingegnosità autodidatta della società commerciale inglese.
Questi uomini non erano “americani” nel senso nazionalista moderno del termine. Erano inglesi che credevano che la madrepatria si fosse allontanata dalle proprie migliori tradizioni. Come osserva il blog della UNC Press, gli americani di quel periodo erano “osservatori interessati del mondo che li circondava”, ma traevano le loro convinzioni politiche più profonde dalla storia costituzionale inglese: la Magna Carta, la Petizione dei Diritti, la tradizione del diritto comune che bilanciava la prerogativa con la libertà.
La contro-élite lealista: la fazione finanziaria locale
A opporsi a loro c'era una contro-élite lealista direttamente legata alle reti di credito della City di Londra, ai monopoli della Compagnia delle Indie Orientali e alla classe degli obbligazionisti. Si trattava degli agenti locali del regime del 1688, uomini i cui interessi non coincidevano con quelli dei vicini coloniali, bensì con l'apparato finanziario transatlantico. Lavoravano nelle dogane, sedevano nei tribunali dell'ammiragliato, erano avvocati e giudici, e si occupavano dell'applicazione e della riscossione delle imposte di bollo. Erano, di fatto, il governo di occupazione non soggetto a controllo da parte del regime.
Il nucleo ideologico: Restaurazione contro innovazione
Le linee di battaglia del 1776 erano le stesse degli anni Quaranta del Seicento e del 1688. Da una parte si schieravano i difensori delle antiche libertà inglesi: il diritto di acconsentire alla tassazione, al processo con giuria, all'autogoverno locale e alla proprietà al riparo da confische arbitrarie. Dall'altra parte si schieravano gli innovatori: coloro che avevano assoggettato lo Stato inglese al debito, finanziato da una macchina bellica permanente, gestita da una banca privata e imposta da una burocrazia consolidata, da una magistratura completamente asservita e da nobili, mercanti e industriali sleali.
In quanto fedeli sudditi britannici, i coloni tenevano in grande considerazione la loro Costituzione, un sistema sancito da diversi documenti che ritenevano il miglior ordinamento politico al mondo. La Costituzione inglese definiva i ruoli del Re, dei Lord e dei Comuni, ognuno dei quali controllava gli altri per prevenire tirannia, oligarchia, o dominio della folla. Prometteva la rappresentanza della volontà dei sudditi inglesi e, senza tale rappresentanza, persino una tassa indiretta era considerata una minaccia ai diritti dei coloni.
“Niente tasse senza rappresentanza” non era uno slogan di separazione; era il rifiuto della nuova dottrina secondo cui il consenso degli obbligazionisti, espresso attraverso il Parlamento, poteva prevalere sul consenso dei governati espresso attraverso le proprie assemblee. I coloni lottavano per ristabilire un equilibrio che riconoscevano essere stato corrotto alla fonte.
L'asse di classe: produzione legale contro estrazione illecita
La spaccatura era sia economica che costituzionale. Da una parte si trovava la produzione lecita: terra, commercio, industria locale, ovvero la creazione di ricchezza reale attraverso il lavoro e lo scambio. Dall'altra parte si trovava l'estrazione illecita: finanza dei redditieri, privilegi monopolistici, applicazione del Navigation Act e mercato obbligazionario, ovvero l'estrazione di ricchezza attraverso privilegi politici e manipolazioni giuridiche e cartacee.
Si trattava esattamente della stessa spaccatura che aveva alimentato la prima guerra civile negli anni Quaranta del Seicento e la resistenza all'accordo del 1688: gli “interessi finanziari” contro gli “interessi fondiari”, gli obbligazionisti contro i produttori, la corte contro il Paese, i datori di lavoro contro i lavoratori.
La frattura si accentua: rivendicazioni economiche, dichiarazioni ideologiche e conflitto aperto
La sequenza di innesco corrispondeva direttamente alle fasi dalla 4 alla 6 della Catena finanziaria della morte: estrazione, crisi e abbandono.
La sequenza di attivazione
Lo Stamp Act del 1765 fu la prima grande esplosione. Come riportato da Archibald Hinschelwood in un resoconto dell'epoca, la legge imponeva ai coloni di pagare una tassa, rappresentata da un bollo, su giornali, carte da gioco, diplomi e documenti legali. Le violazioni venivano processate nei tribunali del viceammiragliato senza giuria. John Adams lo definì “quell'enorme macchina... per abbattere tutti i diritti e le libertà dell'America”.
Le reazioni furono immediate e violente. A Boston, la folla bruciò in effigie il distributore di francobolli Andrew Oliver e minacciò di distruggere l'ufficio dei francobolli. In tutte le colonie “i distributori e gli ispettori di francobolli furono costretti dall'incontenibile rabbia del popolo a rinunciare alle loro cariche”. I Figli della Libertà si organizzarono, le Figlie della Libertà mobilitarono i boicottaggi e il Congresso dello Stamp Act – la prima azione unitaria delle colonie – negò al Parlamento il potere di tassare chi non era rappresentato.
Seguirono le leggi Townshend del 1767, che imponevano dazi su carta, vernici, piombo, tè e vetro. Ancor più inquietante fu la legge sulle entrate (Revenue Act), che finanziava gli stipendi dei governatori reali con i proventi doganali, recidendo la loro dipendenza dalle assemblee coloniali e rendendoli strumenti della volontà parlamentare. La legge di intimidazione (Restraining Act) sciolse l'Assemblea di New York fino a quando non si fosse conformata alla legge sull'alloggio delle truppe (Quartering Act).
Il Tea Act del 1773, che concedeva alla Compagnia delle Indie Orientali il monopolio sulla vendita del tè, fu la provocazione finale: un attacco diretto dell'asse corporativo-finanziario contro i mercanti coloniali. Il Boston Tea Party non fu un atto di vandalismo; fu un attacco deliberato al sistema monopolistico.
Il disegno di legge costituzionale
Quando il Primo Congresso Continentale si riunì, formulò le proprie rimostranze in termini esplicitamente costituzionali. La Dichiarazione d'Indipendenza, redatta da Jefferson, divenne un elenco di rivendicazioni specifiche contro il regime del 1688: eserciti permanenti in tempo di pace senza consenso, scioglimento delle assemblee legislative che si opponevano allo sfruttamento delle risorse, interruzione dei commerci con ogni parte del mondo, imposizione di tasse senza consenso, privazione del diritto al processo con giuria per i coloni, deportazione oltremare per reati pretestuosi.
Non si trattava di lamentele contro la civiltà inglese, si trattava di lamentele contro la sua perversione: contro la sostituzione della supremazia parlamentare all'equilibrio costituzionale, degli eserciti permanenti alla difesa tramite milizia, dei tribunali dell'ammiragliato alle giurie di common law, del monopolio delle imprese al libero scambio.
La realtà militare: cugini che combattono contro altri cugini
La guerra che ne seguì fu una faida familiare combattuta su scala transatlantica. Come osserva il blog della UNC Press, essa si inseriva in un'epoca globale di rivoluzioni, ma, in modo singolare, si trattò di una rivoluzione interna ai popoli anglofoni, non contro di essi. Soldati britannici e miliziani americani parlavano la stessa lingua, leggevano la stessa Bibbia e rivendicavano la stessa eredità costituzionale e genetica. Erano fratelli e cugini che si contendevano il potere sovrano: il classico schema intra-inglese, in quel momento proiettato su tremila miglia di oceano. Una sanguinosa faida familiare si trasformò in guerra, già in corso da oltre un secolo. Iniziata nel 1640 con il tradimento di una Corona, la cui protezione il mondo anglosassone non avrebbe mai più goduto fino ai giorni nostri.
La rivoluzione incompiuta: vittoria politica, sconfitta finanziaria e la controrivoluzione hamiltoniana
La rivoluzione ebbe successo sul piano politico, ma fallì su quello finanziario.
Il tentativo di restaurazione: gli Articoli della Confederazione
Gli Articoli della Confederazione rappresentarono un autentico tentativo di quello che questa serie ha definito “Bisanzio 2.0 in embrione”: un'alternativa sovranista al modello finanziarista. Non esisteva una banca centrale, non c'era un debito pubblico permanente, non esisteva uno stato militare-fiscale permanente, l'emissione di moneta era lasciata ai singoli stati, il governo nazionale non aveva il potere di imporre tasse ma solo di requisire fondi dagli stati sovrani.
Questa fu l'espressione politica della visione restaurazionista: un ritorno alla costituzione inglese equilibrata e decentralizzata prima della sua corruzione del 1688. Si trattava, in sostanza, dell'antica tradizione del Commonwealth inglese adattata alle condizioni americane.
La contro-restaurazione: la Banca degli Stati Uniti di Hamilton
La Convenzione costituzionale del 1787 segnò una svolta e nel 1791 Alexander Hamilton fece approvare dal Congresso la Prima Banca degli Stati Uniti, una riproduzione deliberata ed esplicita del modello della Banca d'Inghilterra.
Le analogie erano innegabili: era una banca ibrida tra banca centrale e banca commerciale, una partnership pubblico-privata in cui gli investitori privati possedevano l'80% delle azioni, mentre il governo federale deteneva il restante 20%. Il suo capitale ammontava a $10 milioni, di cui $2 milioni sottoscritti dal governo americano e $8 milioni venduti al pubblico. Gli stranieri potevano possedere azioni (e ne possedevano circa i tre quarti), pur non avendo diritto di voto.
Hamilton modellò la Prima Banca degli Stati Uniti direttamente sul modello della Banca d'Inghilterra. Essa fungeva da depositario e agente fiscale per il governo americano, emetteva una valuta uniforme sotto forma di banconote, regolamentava le banche autorizzate dagli stati attraverso l'accettazione o la richiesta di rimborso in moneta metallica e garantiva il credito del governo federale.
Le azioni della Prima Banca degli Stati Uniti pagavano un dividendo dell'8%, superando i titoli di Stato che rendevano il 6%: un ottimo ritorno per gli investitori. Un'azione costava $400 in un periodo in cui il reddito pro capite negli Stati Uniti era di soli $50, l'equivalente di $400.000 odierni, il che la rendeva uno strumento accessibile solo all'élite benestante.
L'opposizione Jefferson-Madison
Thomas Jefferson e James Madison compresero chiaramente cosa stava accadendo. La loro opposizione si rivelò profetica: misero in guardia contro il reintrodurre nella nuova repubblica il DNA del 1688. La visione agraria e produttiva di Jefferson si contrapponeva direttamente all'impero commerciale e finanziario di Hamilton. Le linee di battaglia erano le stesse che si erano delineate in Inghilterra: gli “interessi finanziari” delle imprese commerciali del Nord favorevoli alla banca, i gruppi agricoli del Sud contrari.
Il motivo era evidente. Gli agricoltori avevano bisogno di prestiti per finanziare i raccolti; i coloni occidentali necessitavano di capitali per acquistare terreni e fondare comunità. Volevano tassi di interesse bassi. I creditori, avendo subito le conseguenze della svalutazione del dollaro continentale (che perse il 99,9% del suo valore durante la Guerra d'Indipendenza americana), desideravano una moneta solida e tassi di interesse più elevati.
La spaccatura di classe che aveva alimentato la Rivoluzione – produzione lecita contro estrazione illecita – riemerse come divisione politica interna. Il regime era sopravvissuto alla sua prima grande frattura e si era ri-radicato sul suolo americano.
Eredità e implicazioni: dalla guerra civile 2.0 alla scala mondiale — Il ponte verso i sette elementi del potere nazionale
L'indipendenza politica fu raggiunta e la sovranità finanziaria andò perduta. Il DNA istituzionale del 1688 si dimostrò più resiliente dell'Oceano Atlantico e della civiltà inglese.
La sopravvivenza e la mutazione del regime
Sconfiggendo l'impulso restaurazionista in America, il regime finanziarista dimostrò la propria resilienza. Apprese di non poter essere superato, ma solo radicato più profondamente. La concessione della Prima Banca degli Stati Uniti non fu rinnovata nel 1811: la votazione fallì per un solo voto sia alla Camera che al Senato, con il vicepresidente Clinton che espresse il voto decisivo contro il rinnovo. Ma la Seconda Banca degli Stati Uniti seguì nel 1817 e la lotta continuò per tutto il XIX secolo, culminando nelle battaglie della “Croce d'Oro” degli anni '90 del XIX secolo.
Dopo il 1913, con la creazione della Federal Reserve, il regime professionalizzò e globalizzò i suoi meccanismi di controllo. La repubblica americana, invece di sradicare il parassita, ne divenne il nuovo e più potente ospite.
La linea diretta verso la guerra civile 2.5
Questa nuova prospettiva illumina la fase successiva: la Guerra Civile 2.5, ovvero il conflitto tra il modello finanziario-industriale hamiltoniano del Nord e il modello agrario-produttivo jeffersoniano del Sud. Come osserva Andre Fleche, Charles e Mary Beard definirono la Guerra Civile “la Seconda Rivoluzione Americana”, un conflitto in cui il governo federale sconfisse la secessione distruggendo il potere del sistema delle piantagioni; ma dal punto di vista di questa serie si trattò di un'ulteriore iterazione della stessa scissione di fondo: la lotta tra il consolidamento finanziarista e la sovranità dei produttori.
I sette pilastri del controllo mondiale
Sopravvivendo e adattandosi, il sistema finanziarista si preparò alla sua massima espansione: la conquista dei sette elementi del potere nazionale – diplomazia, informazione, forze armate, economia, finanza, intelligence e forze dell'ordine. Quella che era stata una disputa familiare transatlantica si trasformò in un sistema operativo planetario. Ogni affare mondiale venne trasformato in un teatro della scissione della guerra civile inglese.
Questi pilastri, radicati sia a Londra che a Washington, divennero il sistema operativo mondiale del regime del 1688. La lotta per l'anima dell'Inghilterra, persa nelle colonie, si proiettò ora sull'intero pianeta, trasformando ogni crisi internazionale, ogni alleanza, ogni conflitto in un nuovo teatro della perenne guerra civile inglese.
Lezioni per la Guerra Civile 3.0
La stessa frattura tra le élite persiste ancora oggi: Washington contro Londra, produttori contro finanziari, due capitali che si contendono lo stesso DNA istituzionale. Bisanzio 2.0 – il precedente storico di successo per la rottura con il dominio parassitario della finanza – rimane l'unico modello di fuga.
La frattura apertasi nel 1776 rimane la mappa per la vittoria: dimostra che il regime è mortale e che la resistenza è possibile. Ma dimostra anche con quanta tenacia il DNA del 1688 possa reimpiantarsi e mutare.
Obiezioni e repliche
Obiezione: “La Rivoluzione riguardava la libertà e la rappresentanza, non la finanza!”
Replica: i meccanismi finanziari rappresentavano una negazione della libertà. Il Currency Act limitava la libertà economica, gli Atti di Navigazione estraevano ricchezza attraverso il monopolio, il Tea Act proteggeva il monopolio delle grandi aziende. La rappresentanza era il linguaggio politico per opporsi alla servitù del debito, il mezzo con cui i coloni potevano proteggere le proprie proprietà da uno stato fiscale-militare irresponsabile. Separare la retorica politica dalla realtà economica significa non cogliere l'unità della visione dei coloni: la vera libertà richiedeva il controllo sulla propria proprietà e sul proprio governo.
Obiezione: “Alexander Hamilton era un patriota che ha costruito una nazione forte!”
Replica: gli scritti di Hamilton e la sua deliberata modellazione della Prima Banca degli Stati Uniti sulla Banca d'Inghilterra dimostrano che egli restaurò proprio il regime da cui la Rivoluzione aveva cercato di fuggire. Una nazione forte costruita sul modello del 1688 non è una nazione libera, ma una nazione con una forte classe predatoria. L'opposizione jeffersoniana lo aveva capito; i loro avvertimenti sono stati confermati da due secoli di schiavitù del debito e guerre perenni.
Obiezione: “Questa è una teoria del complotto!”
Replica: questa è un'analisi istituzionale e di classe di meccanismi documentati, la stessa scala probatoria utilizzata per il 1688 stesso. Lo statuto della Banca d'Inghilterra, le leggi monetarie, l'atto costitutivo della Prima Banca degli Stati Uniti, gli scritti di Hamilton, le lettere di Jefferson: non si tratta di cospirazioni, sono documenti pubblici. La questione è se scegliamo di leggerli onestamente.
La frattura che si rifiutava di guarire
La Rivoluzione americana dimostra che il regime è mortale e che la resistenza è possibile, ma dimostra anche con quanta tenacia il DNA del 1688 possa reimpiantarsi e mutare.
Sopravvissuto alla sua prima grande frattura e radicandosi nuovamente a Washington, il sistema finanziarista si preparò alla sua più grande espansione: l'integrazione nei sette pilastri del potere nazionale e il raggiungimento di un vero e proprio dominio globale.
Ogni crisi internazionale, ogni alleanza, ogni conflitto da allora si è combattuto sullo stesso campo di battaglia: la scissione interna dei popoli anglofoni, ora proiettata in tutto il mondo.
La Parte 6 di questa serie descriverà nel dettaglio come il regime si sia infiltrato nella diplomazia, nel mondo dell'informazione, nell'esercito, nell'economia, nella finanza, nell'intelligence e nelle forze dell'ordine, trasformando l'intero pianeta in un teatro di guerra simile alla guerra civile inglese.
La frattura apertasi nel 1776 rimane la mappa per la vittoria. Washington ha ancora l'opportunità storica di diventare la nuova Costantinopoli, di completare ciò che iniziò nel 1776 e di porre finalmente fine alla guerra civile inglese durata ormai 400 anni.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.
👉 Qui il link alla Prima Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2026/03/questa-e-la-terza-guerra-civile-inglese.html
👉 Qui il link alla Seconda Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2026/03/questa-e-la-terza-guerra-civile-inglese_0662881175.html
👉 Qui il link alla Terza Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2026/04/questa-e-la-terza-guerra-civile-inglese.html
👉 Qui il link alla Quarta Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2026/05/questa-e-la-terza-guerra-civile-inglese.html
👉 Qui il link alla Sesta Parte:
👉 Qui il link alla Settima Parte:
Letture consigliate:
• Murray Rothbard, A History of Money and Banking in the United States;
• Henry Warren, The Story of the Bank of England (1903);
• Kevin Phillips, The Cousins’ Wars;
• Andre M. Fleche, The Revolution of 1861;
• Ron Chernow, Alexander Hamilton;
• Thomas DiLorenzo, Hamilton’s Curse;
• George Bancroft, History of the United States.



_12.jpg)
_13.jpg)
_13.jpg)






