giovedì 2 febbraio 2023

Le prospettive per Bitcoin nel 2023

 

 

di Stephan Livera

Mentre il capitolo del 2022 si è chiuso, è tempo di rivolgere lo sguardo a ciò che accadrà nel 2023. Ecco alcuni temi che ritengo risulteranno importanti per Bitcoin quest'anno.


IPERATTIVITÀ NORMATIVA

La norma sui viaggi della Financial Action Task Force (FATF) sta costringendo gli exchange e i fornitori di servizi Bitcoin a documentare e condividere sempre più informazioni sulle transazioni dei clienti. Stiamo vedendo politici come Elizabeth Warren parlare pubblicamente contro Bitcoin e anche se il suo disegno di legge sugli asset digitali non ha possibilità reali d'essere approvato, prefigura che ci saranno battaglie future su questo tema.

Ma, d'altra parte, dovremmo anche ricordare che gli stati inizialmente erano contrari alle tecnologie di voice over internet protocol (VoIP) (es. Skype, ecc.) e però oggi usano le VoIP. Con Bitcoin sarà lo stesso: Paesi che lo adottano come denaro a corso legale, che lo tengono nelle riserve ufficiali, che forniscono servizi Bitcoin ai cittadini e incoraggiano gli investitori e gli imprenditori a entrare in questo mondo.


CBDC E LA GUERRA AL CONTANTE

La guerra al contante va avanti, con molti Paesi che ritirano dalla circolazione banconote di grosso taglio o vietano le transazioni fisiche in contanti al di sopra di una certa soglia. Ci sono molti Paesi che parlano di valute digitali della banca centrale (CBDC), ma la mia ipotesi è che nel 2023 la maggior parte non avrà la capacità tecnica ed economica per sostenere una CBDC pienamente funzionante.

Il 2023 riguarderà principalmente prove e retorica, in preparazione per le future implementazioni delle CBDC. Gli stati possono comunque costringere le persone a entrare nelle CBDC in quei Paesi in cui lo stato sociale è strabordante, dicendo loro: "Se volete il vostro sussidio, allora lo prenderete sotto forma di CBDC". Proprio come Darth Vader in Star Wars, sarà l'ennesimo caso d'imposizione unilaterale di un accordo nella vana speranza che non sarà poi modificato in futuro.

Un tempo le CBDC potevano essere viste come una "teoria del complotto", ma ormai stanno chiaramente arrivando come una minaccia alla libertà finanziaria e alla privacy. Purtroppo la maggior parte delle persone non vedrà la minaccia fino a quando non sarà troppo tardi e le CBDC saranno ormai una realtà, ma sarà anche il dolore risultante che spingerà più persone a utilizzare Bitcoin.


LA RINASCITA DELL'INTERESSE PER L'AUTO-CUSTODIA

Nuovi massimalisti di Bitcoin nascono mentre i fan occasionali delle "crypto" vengono asfaltati a causa del fallimento di piattaforme come Celsius, BlockFi, FTX, Voyager, Vauld, ecc. In un certo senso si tratta di un ciclo, infatti il bear market del 2014 e 2015 è arrivato dopo la bancarotta di Mt. Gox, e durante quello dal 2018 al 2019 abbiamo assistito in precedenza al crollo di QuadrigaCX. Di conseguenza stiamo solo assistendo all'ennesimo spettacolo in cui le persone devono imparare la lezione nel modo più duro.

Nel 2023 assisteremo a una riscoperta della cultura dell'auto-custodia dato che il dolore del 2022 è più recente. Mezzi per percorrere questa strada già ci sono. Questo non significa estinzione dei futuri cicli e ondate di nuove persone che non saranno così attente, le truffe sui rendimenti e sulle shitcoin torneranno prima o poi sotto un'altra forma, ma sarà un nuovo bacino di persone che soccomberanno a esse.

Stiamo assistendo alla proliferazione di più contenuti e webinar che riguardano l'auto-custodia. Ad esempio, con Swan Bitcoin ho ospitato alcuni webinar sull'ABC dell'auto-custodia e questi webinar hanno avuto il più alto interesse e registrazioni di qualsiasi altro webinar che Swan abbia mai offerto. Offrire una semplice funzione di prelievo indipendente o essere al 100% responsabili dei propri fondi sarà una caratteristica importante per Bitcoin nel 2023.


WALLET E FUNZIONALITÀ MINISCRIPT

Dal sito di Pieter Wuille: “Miniscript è un linguaggio per scrivere (un sottoinsieme di) script Bitcoin in modo strutturato, consentendo analisi, composizione, firma generica e altro ancora”.

Per coloro che non hanno familiarità con questi concetti, Miniscript è un modo per esprimere più facilmente diversi script o condizioni di spesa per Bitcoin. Questa feature potrebbe essere integrata in diversi wallet in modi che consentano una più facile compatibilità tra hardware e software.

Potreste pensare: "Perché dovrebbe interessarmi?" e, all'inizio, avreste ragione a chiedervelo. Ma nel tempo ciò consentirà scenari più sofisticati di auto-affidamento, impresa, o persino pianificazione ereditaria. Volete avere una configurazione multisig tre su tre che degrada fino a una configurazione multisig due su tre dopo 90 giorni? O esistono diverse condizioni di "back out" per un contesto aziendale? Miniscript rende più facile fare queste cose e consentire alle persone di utilizzare il loro software o hardware esistente per questo scopo. Per essere chiari, alcune di queste cose sono già possibili oggi con lo script Bitcoin, ma Miniscript lo rende tecnicamente più fattibile o più facile da realizzare nella pratica.

Ci vorrà del tempo per sviluppare queste soluzioni, ma la funzionalità sembra promettente. Le aziende e i loro clienti potrebbero essere particolarmente interessati a queste cose, perché potrebbe rendere le loro pratiche di auto-custodia più pratiche da eseguire per dipendenti e detentori di chiavi private.

Attualmente ci sono Liana (dello stesso team dietro Revault) e Ledger che hanno annunciato il supporto Miniscript nel loro hardware, e Spectre DIY aveva già abilitato il supporto nel 2021! Rob Hamilton ha anche parlato degli usi di Miniscript nel mondo delle assicurazioni. Prevedo un ulteriore supporto in questo 2023.

Ciò potrebbe aiutare a spingere l'uso di Bitcoin verso direzioni di auto-custodia e lontano dal "vecchio modello" dei servizi finanziari in cui è necessario riporre fiducia nello stato, nelle banche e nelle istituzioni finanziarie canoniche affinché mantengano la loro parola o non degradino la vostra ricchezza.


ESPANSIONE DELLA COMUNITÀ E DEGLI EVENTI BITCOIN

Vedremo più eventi e conferenze di piccole dimensioni in diversi Paesi del mondo. Contrariamente ad alcuni che credono che ci siano troppe conferenze su Bitcoin, il problema è più che altro dare per scontato che voi dobbiate partecipare a tutte!

Dovreste invece partecipare agli eventi e alle conferenze in linea con i vostri interessi e/o la vostra area geografica. Avere più conferenze è una buona cosa, a patto che siano fatte in modo economico ed efficace. Ad esempio, il Bitcoin bush bash è un modello che potremmo vedere replicato in tutto il mondo: partecipazione gratuita, tenuta in una sala o in un'altra area gratuita/economica, nessuna registrazione, raduno di dimensioni ridotte ospitato in un luogo conveniente.

Abbassando le aspettative su cose che in genere costano molto di più (ad esempio, operazioni fantasiose e professionali, live streaming, molti oratori internazionali), i bitcoiner possono far crescere le loro comunità e i loro incontri locali. Questo non è per sminuire i grandi eventi e le grandi conferenze su Bitcoin, poiché anch'essi svolgono un ruolo chiave, ma vedo una "via di mezzo" che può essere occupata da eventi locali a basso costo.


SENTIMENTO GENERALE

Non ho una sfera di cristallo che mi dice come andranno le cose nel 2023, credo che il prezzo in denaro fiat di Bitcoin rimarrà in una tendenza prevalentemente laterale. Dimenticate ciò di cui parlano e postano le persone perennemente rialziste, di solito inseguono le proprie aspettative o si lasciano prendere troppo dalle proprie camere dell'eco. Ci vuole tempo affinché il ciclo tocchi il fondo.

Ma guardiamo il lato positivo: è un ottimo momento per accumulare e costruire qualcosa. Ricordate, nei cicli precedenti non era così chiaro che "Bitcoin sarebbe tornato", mentre ora il mondo si sta lentamente rendendo conto che Bitcoin è qui per restare.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 1 febbraio 2023

La guerra dei 77 anni e perché il Partito della Guerra ha demonizzato l'Iran – Parte #2

 

 

di David Stockman

Quando la Guerra dei 77 anni finì nel 1991, la teocrazia sciita insediata a Teheran era uno sfortunato albatross per il popolo persiano, ma non era una minaccia per la sicurezza della patria americana.

L'idea stessa che Teheran sia una potenza espansionista decisa a esportare il terrorismo nel resto del mondo è una gigantesca finzione e un tessuto di bugie inventato dal Partito della Guerra a Washington e da Bibi Netanyahu per ottenere sostegno politico.

Infatti la demonizzazione dell'Iran durata trent'anni è servita a uno scopo: ha permesso a entrambi i rami del Partito della Guerra di evocare un temibile nemico e, a sua volta, questo feticcio viene utilizzato per giustificare politiche aggressive che richiedono una costante mobilitazione militare e il mantenimento di una vasta armata di forze di spedizione che dissanguano le risorse fiscali dell'America ma non fanno assolutamente nulla per la sua sicurezza e incolumità.

Infatti l'Iran non è stato demonizzato per un puro caso. Quando la Guerra Fredda terminò ufficialmente nel 1991, la cabala Cheney/neocon allora domiciliata al Pentagono temeva il tipo di drastica smobilitazione del complesso militare-industriale statunitense giustificata dall'ambiente strategico improvvisamente più pacifico: riduzione delle spese militari come già era accaduto sia dopo la prima che la seconda guerra mondiale, e a ragion veduta.

Dopo anni di Guerre Infinite, oggi non si sa cosa temessero i neoconservatori al tempo del crollo sovietico. È utile allora ricordare cosa è realmente accaduto dopo le grandi guerre della prima metà del Novecento.

Prima guerra mondiale: da un picco di $181 miliardi ($ 2021) nel 1919, la spesa per la difesa degli Stati Uniti scese a soli $11 miliardi nel 1924. Si trattò di un crollo del -94%.

Seconda guerra mondiale: da un picco del 1945 di $1.250 miliardi ($ 2021), la spesa degli Stati Uniti precipitò di un incredibile $1.140 miliardi nel 1948. Anche questo fu un calo del -92% e significò che il complesso militare-industriale dell'epoca venne smantellato, con fabbriche e asset bellici riconvertiti alla produzione civile.

Per evitare una simile contrazione del 90%, o al limite del 50%, alla fine della Guerra Fredda, il Partito della Guerra ha sviluppato una dottrina anti-iraniana che è stata esplicitamente descritta come un modo per mantenere la spesa per la difesa agli alti livelli della Guerra Fredda. Se la temibile Unione Sovietica se n'era andata, doveva essere inventata ed enormemente gonfiata una minaccia proveniente dal minuscolo PIL iraniano di $450 miliardi e dal minuscolo budget per la difesa di $17 miliardi.

Inutile dire che la narrativa che hanno sviluppato a tal fine è una delle grandi bugie mai uscite dalla Beltway. Vi fa venire in mente il tizio che ha ucciso i suoi genitori e poi si getta ai piedi dei tribunali perché è orfano!

Vale a dire, durante gli anni '80 furono i neoconservatori dell'amministrazione Reagan a emettere la fatwa contro la Repubblica islamica dell'Iran e venne basata sulla sua retorica ostile nei confronti dell'America. Quell'inimicizia era stata scatenata dal ventennale sostegno da parte di Washington del regime tirannico e illegittimo dello Scià, e costituiva una narrativa fondante della Repubblica islamica che non era molto diversa dal castigo rivoluzionario dell'America nei confronti di re Giorgio.

Che gli iraniani avessero ragione è fuor di dubbio. Gli archivi aperti degli Stati Uniti ora provano che la CIA rovesciò il governo democraticamente eletto dell'Iran nel 1953 e mise Mohammad Reza Shah Pahlavi, totalmente inadatto e megalomane, sul Trono del Pavone per governare come un burattino per conto della sicurezza degli Stati Uniti e degli interessi petroliferi.

Durante i decenni successivi lo Scià non solo saccheggiò la ricchezza della nazione persiana, ma con l'aiuto della CIA e delle forze armate statunitensi creò anche una brutale forza di polizia segreta, nota come SAVAK. Quest'ultima faceva sembrare civilizzata la Stasi della Germania dell'Est.

Ironia della sorte, tra le sue tante follie lo Scià aveva intrapreso una campagna di energia nucleare civile negli anni '70, la quale prevedeva di pavimentare il paesaggio iraniano con dozzine di centrali nucleari.

Si sarebbero usate le crescenti entrate petrolifere dell'Iran dopo il 1973 per acquistare tutte le attrezzature richieste dalle compagnie occidentali – e anche servizi di supporto al ciclo del combustibile come l'arricchimento dell'uranio – al fine di fornire al regno energia a basso costo per secoli.

Al tempo della rivoluzione, il primo di questi impianti a Bushehr era quasi completato, ma l'intero progetto fu sospeso tra le turbolenze del nuovo regime e l'inizio della guerra di Saddam Hussein contro l'Iran nel settembre 1980. Di conseguenza un deposito di $2 miliardi languiva presso l'agenzia nucleare francese che lo aveva originariamente ottenuto dallo Scià per finanziare un aumento della sua capacità di arricchimento per rifornire le batterie dei reattori.

Infatti, proprio in questo contesto, il nuovo regime iraniano dimostrò di non essere determinato a ottenere bombe nucleari, o qualsiasi altra arma di distruzione di massa. Nel bel mezzo dell'invasione dell'Iran da parte dell'Iraq nei primi anni '80, l'Ayatollah Khomeini emise una fatwa contro le armi biologiche e chimiche.

Eppure, proprio in quel momento, Saddam stava sganciando le sue orribili armi chimiche sulle forze iraniane – alcune delle quali erano composte da ragazzini a malapena armati – con l'aiuto dei satelliti di tracciamento della CIA e il concorso di Washington. Quindi, fin dall'inizio, la posizione iraniana è stata del tutto contraria all'infinita bufera di false accuse da parte del Partito della Guerra sulla sua presunta volontà di usare armi nucleari.

Per quanto oscure e medievali fossero le sue opinioni religiose, la teocrazia che governava l'Iran non consisteva in dementi guerrafondai. Nel fervore della battaglia per la sopravvivenza nazionale erano disposti a sacrificare le proprie forze piuttosto che violare i propri scrupoli religiosi per contrastare le armi chimiche di Saddam.


COME WASHINGTON HA ISPIRATO IL MITO DEL PROGRAMMA SEGRETO DI ARMI NUCLEARI DELL'IRAN

Poi, nel 1983, il nuovo regime iraniano decise di completare la centrale di Bushehr e alcuni elementi aggiuntivi del grande piano nucleare civile dello Scià. Ma quando tentò di riattivare il contratto francese di arricchimento e acquistare le apparecchiature necessarie per la centrale elettrica dai fornitori tedeschi originari, venne bloccato da Washington. E quando cercò di riavere indietro il suo deposito di $2 miliardi, gli venne negato anche quello.

Per farla breve, la storia successiva degli sforzi ripetuti da parte degli iraniani per acquistare attrezzature e componenti sul mercato internazionale, spesso da fonti del mercato nero come il Pakistan, è stata una risposta all'incessante sforzo per bloccare i suoi legittimi diritti come firmatario del Trattato di non proliferazione nucleare di completare alcune parti del progetto nucleare civile dello Scià.

Allo stesso modo, l'incapacità dell'Iran di riattivare il contratto di fornitura di uranio arricchito con la Francia è stata la ragione per cui alla fine ha tentato di sviluppare la propria capacità di arricchimento.

Inutile dire che non ci sono voluti molti sforzi da parte dei fanatici neocon a Washington, specialmente dopo le elezioni del 2000, per far passare queste strutture di arricchimento come prova di una campagna segreta per ottenere "la bomba".

Le esagerazioni, le bugie, le distorsioni e l'allarmismo scaturiti da questa campagna neocon sono davvero deplorevoli. Eppure hanno iniziato a circolare nei primi anni '90, quando George H. W. Bush contattò il neoeletto governo di Hashemi Rafsanjani per seppellire l'ascia di guerra dopo che l'Iran aveva cooperato per ottenere il rilascio dei prigionieri americani detenuti in Libano nel 1989.

Rafsanjani era un pragmatico che non voleva conflitti con gli Stati Uniti e l'Occidente; e dopo la devastazione della guerra durata otto anni contro l'Iraq, si concentrò sulla ricostruzione economica e persino su riforme di libero mercato dell'economia vacillante dell'Iran.

È una delle grandi tragedie della storia che i neocon siano riusciti a soffocare anche i migliori istinti di Bush senior riguardo un riavvicinamento con Teheran.

Quindi la flebile apertura dopo quel rilascio di prigionieri fu di breve durata, specialmente dopo che il posto di vertice alla CIA fu assunto nel 1991 dallo spregevole Robert Gates.

Era uno dei peggiori burocrati della Guerra Fredda, Gates ha trascorso il resto della sua carriera cercando in tutto il mondo mostri da fabbricare.

In questo caso la motivazione era particolarmente disgustosa. Gates era stato il braccio destro di Bill Casey durante il mandato canaglia di quest'ultimo alla CIA durante l'amministrazione Reagan. Tra i tanti progetti spiacevoli che Gates ha guidato c'era l'affare Iran-Contra che ha quasi distrutto la sua carriera quando è esploso, e per il quale ha incolpato gli iraniani per la sua divulgazione pubblica.

Dal suo incarico di vicedirettore della sicurezza nazionale nel 1989 (e poi di capo della CIA poco dopo), Gates ha fatto di tutto per vendicarsi. Quasi da solo uccise la buona volontà della Casa Bianca nella vicenda rilascio dei prigionieri in Libano e inaugurò il palese mito secondo cui l'Iran stava sponsorizzando il terrorismo e cercando di ottenere armi nucleari.

Infatti è stato Gates l'architetto della demonizzazione dell'Iran, diventato poi un punto fermo della propaganda del Partito della Guerra dopo il 1991. Col tempo ciò si è trasformato nell'affermazione assolutamente falsa secondo cui l'Iran è un aspirante egemone aggressivo e una fonte di terrorismo dedito alla distruzione dello stato di Israele.

Quest'ultima gigantesca menzogna è stata forgiata dai neoconservatori e dalla confraternita di scagnozzi assetati di potere di Bibi Netanyahu dopo la metà degli anni '90. Infatti la falsa affermazione secondo cui l'Iran rappresenta una "minaccia esistenziale" per Israele è un prodotto della politica interna israeliana che ha tenuto Bibi al potere per gran parte degli ultimi due decenni – una piaga per l'umanità.

Ma la verità è che l'Iran ha solo una piccola frazione rispetto alla capacità militare d'Israele. E rispetto alle 100 armi nucleari di quest'ultimo, l'Iran non ha mai avuto nemmeno un programma di armamento nucleare dopo che un programma di ricerca su piccola scala è stato abbandonato nel 2003.

E questa non è la nostra opinione: era la sobria valutazione delle 17 principali agenzie d'intelligence nella National Intelligence Estimates (NIE) nel 2007, e da allora è stata confermata.

È la ragione per cui il piano neocon di bombardare l'Iran alla fine del mandato di George W. Bush non è stato realizzato. Come Dubya ha confessato nelle sue memorie, nemmeno lui riusciva a capire come spiegare al popolo americano perché bisognava bombardare strutture che tutte le sue agenzie d'intelligence avevano detto non esistere.

Inoltre, attraverso un ulteriore studio derivante dall'accordo nucleare internazionale del 2015, che avrebbe messo una camicia di forza anche sul programma civile iraniano ed eliminato la maggior parte delle sue scorte di uranio arricchito se Trump non l'avesse stupidamente ridotto in cenere, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) ha anche confermato che l'Iran non aveva un programma segreto di armi nucleari dopo il 2003.

La spaventosa favola delle armi nucleari e della minaccia iraniana era solo propaganda del Partito della Guerra.


ALTRE BUGIE DEL PARTITO DELLA GUERRA – DEMONIZZAZIONE DELLA MEZZALUNA SCIITA

In questo contesto il vaneggiare del Partito della Guerra sulla leadership iraniana sciita è l'ennesima componente del blocco trentennale della Washington imperiale verso la pace. L'Iran non era una minaccia per la sicurezza americana nel 1991 e da allora non ha mai organizzato una coalizione ostile di terroristi che richiedesse l'intervento di Washington.

A iniziare dal sostegno di lunga data dell'Iran al governo di Bashir Assad in Siria, tale alleanza risale all'era di suo padre ed è radicata nella storica politica confessionale del mondo islamico.

Il regime di Assad è alawita, un ramo degli sciiti, e nonostante la brutalità del suo regime, è stato un baluardo di protezione per tutte le sette minoritarie della Siria, inclusi i cristiani, contro una potenziale pulizia etnica a maggioranza sunnita. Quest'ultima si sarebbe sicuramente verificata se ai ribelli sostenuti dagli Stati Uniti e dai sauditi, guidati dal Fronte Nusra e dall'ISIS, fosse stato permesso di prendere il pieno potere.

Allo stesso modo, il fatto che il governo di Baghdad nello stato distrutto dell'Iraq – vale a dire l'intruglio artificiale di popoli messi insieme a forza nel 1916 dalle penne di due diplomatici europei in pantaloni a righe (i signori Sykes e Picot rispettivamente degli uffici esteri britannico e francese) – sia ora allineato con l'Iran è anche il risultato della politica confessionale e della vicinanza geoeconomica.

L'Iraq è stato diviso: i curdi del nord-est hanno dichiarato la semi-indipendenza e negli ultimi anni hanno raccolto le proprie entrate petrolifere e gestito le proprie forze di sicurezza.

E le terre sunnite occidentali dell'alto Eufrate sono state conquistate per la prima volta dall'ISIS con armi americane ($25 miliardi) sottratte allo sfortunato esercito iracheno e finanziate dai proconsoli di Washington in partenza; e poi cancellato durante la feroce campagna di bombardamenti di Obama (e di Trump) progettata per sradicare il male terroristico che la stessa Washington aveva generato.

Di conseguenza ciò che rimane dello stato iracheno è una popolazione prevalentemente sciita che nutre aspri risentimenti dopo due decenni di violenti conflitti con le forze sunnite. Perché, quindi, non dovrebbero allearsi con i loro vicini sciiti?

Allo stesso modo l'affermazione secondo cui l'Iran stia ora cercando di annettere lo Yemen, giustificando così il caos provocato su di esso dalla guerra aerea saudita, è una menzogna. L'antico territorio dello Yemen è stato tormentato dalla guerra civile sin dall'inizio degli anni '70. E una delle principali forze trainanti di quel conflitto sono state le differenze confessionali tra il sud sunnita e il nord houthi (sciita).

In tempi più recenti, la palese guerra dei droni di Washington all'interno dello Yemen contro presunti terroristi e il suo dominio e finanziamento del governo dello Yemen hanno prodotto lo stesso vecchio risultato: l'ennesimo stato fallito e un governo illegittimo che è fuggito all'undicesima ora, lasciando dietro di sé l'ennesimo deposito di armi e attrezzature americane.

Di conseguenza le forze houthi, che ora controllano parti sostanziali del Paese, non sono una sorta di avanscoperta inviata da Teheran, ma sono partigiani che condividono un legame confessionale con l'Iran e che in realtà sono stati armati, per quanto inavvertitamente, da Washington.

Infine c'è il quarto elemento del presunto asse iraniano: le comunità sciite controllate da Hezbollah nel Libano meridionale e la valle della Beqaa nel nord-est. Come ogni altra cosa in Medio Oriente, Hezbollah è un prodotto dell'imperialismo europeo, della politica confessionale islamica e delle politiche di sicurezza spesso fuorvianti e controproducenti d'Israele.

In primo luogo, il Libano non era più un Paese reale di quanto lo fosse l'Iraq quando Sykes e Picot misero su una carta geografica i loro righelli per disegnarne a tavolino i confini. Il risultato è stato un miscuglio di divisioni religiose ed etniche – cattolici maroniti, greco-ortodossi, copti, drusi, sunniti, sciiti, alawiti, curdi, armeni, ebrei e innumerevoli altri – che hanno reso praticamente impossibile la creazione di uno stato stabile.

Alla fine un'alleanza di cristiani e sunniti ha ottenuto il controllo del Paese, lasciando il 40% della popolazione sciita priva di diritti civili e anche economicamente svantaggiata. Ma è stato l'afflusso di profughi palestinesi negli anni '60 e '70 che alla fine ha sconvolto l'equilibrio delle forze settarie e ha innescato una guerra civile che è durata essenzialmente dal 1975 fino alla fine del secolo.

Ha anche innescato una catastrofica e ostinata invasione israeliana del Libano meridionale nel 1982 e una successiva occupazione repressiva di territori prevalentemente sciiti nei successivi 18 anni. Il presunto scopo di questa invasione era cacciare l'OLP e Yasser Arafat dall'enclave nel Libano meridionale che avevano stabilito dopo essere stati cacciati dalla Giordania nel 1970.

Alla fine Israele riuscì a mandare Arafat in Nord Africa, ma nel processo creò un movimento di resistenza militante a base sciita nel sud del Libano che non esisteva nemmeno nel 1982 e che a tempo debito sarebbe diventato la forza singola più forte nei frammentati accordi politici interni del Libano.

Dopo che Israele si ritirò nel 2000, l'allora presidente cristiano del Paese chiarì che Hezbollah era diventato una forza legittima e rispettata all'interno del sistema politico libanese, non un agente sovversivo di Teheran: “Per noi libanesi, e posso dirvi la maggior parte dei libanesi, Hezbollah è un movimento di resistenza nazionale. Se non fosse stato per loro, non avremmo potuto liberare la nostra terra. E per questo abbiamo grande stima per il movimento di Hezbollah”.

Quindi, sì, Hezbollah è parte integrante della cosiddetta Mezzaluna sciita e il suo allineamento confessionale e politico con Teheran è del tutto plausibile. Ma quell'accordo – per quanto scomodo per Israele – non rappresenta un'aggressione iraniana non provocata al confine settentrionale d'Israele, bensì il contraccolpo del rifiuto ostinato dei governi israeliani – in particolare i governi di destra del Likud – di affrontare in modo costruttivo la questione palestinese.

Al posto di una soluzione a due stati nel territorio della Palestina, la politica israeliana ha prodotto uno stato cronico di confronto e guerra con l'enorme fetta della popolazione libanese rappresentata da Hezbollah.

Quest'ultima non è sicuramente un'agenzia governativa pacifica e ha commesso la sua parte di atrocità, ma il punto in questione è che, dati gli ultimi 35 anni di storia e politica israeliana, Hezbollah sarebbe esistito lo stesso come forza minacciosa sul confine settentrionale anche se la teocrazia iraniana non fosse esistita e lo Scià, o il suo erede, fosse ancora sul Trono del Pavone.

Insomma, non c'è un'alleanza terroristica nella Mezzaluna sciita che minaccia la sicurezza americana. Tale affermazione è invece una delle grandi menzogne promulgate dal Partito della Guerra dopo il 1991 e che da allora è stata abbracciata dalla Washington imperiale per mantenere in vita il complesso militare-industriale e giustificare il suo autoproclamato ruolo di poliziotto del mondo.

E per quanto riguarda il suo vero scopo, ovvero mantenere alta la spesa per la guerra, ha avuto un notevole successo. Dopo alcuni piccoli tagli alla difesa in termini reali durante gli anni '90 sotto la presidenza Bill Clinton, il ritorno dello sciame di neocon sull'apparato di sicurezza nazionale sotto la presidenza di Bush junior ha rimosso ogni traccia della smobilitazione post-Guerra Fredda. Il budget per la difesa di $632 miliardi ($ 2021) alla fine della Guerra dei 77 anni nel 1991 è tornato a $650 miliardi nel 2004; e dopo le scriteriate invasioni dell'Afghanistan e dell'Iraq con il pretesto della "guerra al terrorismo", le spese per la difesa hanno raggiunto gli $821 miliardi nel budget finale di Dubya.

Vale a dire, il Partito della Guerra ha promosso un'azione militare mondiale sufficiente per aumentare il budget della difesa del +30% in termini reali rispetto a quando l'Unione Sovietica è scomparsa dalle pagine della storia nel 1991,


IL PUNTO DI VISTA ERRONEO DI WASHINGTON SECONDO CUI IL GOLFO PERSICO È ROBA AMERICANA – LA RADICE DEL JIHADISMO SUNNITA

L'attuale minaccia terroristica è sorta dal lato sunnita, non da quello sciita, della divisione islamica. È stata fomentata da Washington dopo il 1990, alimentata dall'infinita ingerenza degli Stati Uniti nella politica della regione e dai bombardamenti contro i nemici auto-creati dalla stessa Washington.

Alla radice del terrorismo di matrice sunnita c'è l'annoso errore di Washington secondo cui la sicurezza e il benessere economico dell'America dipendono dal mantenimento di un'armata nel Golfo Persico per proteggere i giacimenti petroliferi circostanti e il flusso di petroliere attraverso lo stretto di Hormuz .

Tale dottrina è stata sbagliata dal giorno in cui è stata ufficialmente enunciata da uno dei grandi ignoranti economici americani, Henry Kissinger, all'epoca della crisi petrolifera nel 1973. I 48 anni trascorsi da allora hanno ampiamente dimostrato che non importa chi controlla i giacimenti petroliferi e che l'unica cura efficace per i prezzi alti del petrolio è il libero mercato.

Ogni dittatura, da Muammar Gheddafi in Libia a Hugo Chavez in Venezuela, a Saddam Hussein, ai capi sanguinari della Nigeria, ai mullah medievali e alle fanatiche guardie rivoluzionarie dell'Iran, ha prodotto petrolio, e tutto quello che hanno potuto, perché avevano disperatamente bisogno di entrate.

Anche mentre i barbari dell'ISIS sono stati brevemente al potere nella Siria orientale, mungevano ogni possibile goccia di petrolio dai minuscoli giacimenti sparsi intorno al loro dominio. Quindi non c'è alcun motivo economico per la massiccia presenza militare della Washington imperiale in Medio Oriente.

La verità è che non esiste un cartello OPEC: praticamente ogni membro produce tutto ciò che può e imbroglia quando possibile. L'unica cosa che ricorda il controllo della produzione nel mercato petrolifero mondiale è il fatto che i principi sauditi trattano le loro vaste riserve petrolifere non molto diversamente da Exxon: tentano di massimizzare il valore dei loro 270 miliardi di barili di riserve, ma alla fine non sono più chiaroveggenti nel calibrare il miglior prezzo del petrolio per ottenerlo in un dato momento di quanto lo siano gli economisti della Exxon o dell'Agenzia internazionale per l'energia.

Durante l'ultimo decennio, ad esempio, i sauditi hanno ripetutamente sottovalutato la rapidità e l'ampiezza con cui la soglia dei $100 al barile raggiunta all'inizio del 2008 e di nuovo nel 2014 avrebbe innescato un flusso d'investimenti, tecnologia e debito a buon mercato nella zona di scisto statunitense, nelle sabbie bituminose canadesi, nelle province petrolifere della Russia, nelle acque profonde al largo del Brasile e simili. E questo per non parlare del solare, dell'eolico e di tutte le altre fonti alternative di energia sovvenzionate dallo stato.

Molto tempo fa, quando Jimmy Carter ci diceva di abbassare i termostati e indossare i nostri maglioni cardigan, quelli di noi al Congresso dalla parte del libero mercato dicevano che i prezzi alti del petrolio avrebbero portato essi stessi alla cura. Ora lo sappiamo anche dal punto di vista empirico: è sicuro che è così.

Quindi la Quinta Flotta e i suoi ausiliari palesi e nascosti non avrebbero mai dovuto essere lì, risalendo fino al colpo di stato della CIA contro la democrazia iraniana nel 1953.

Ma avendo trasformato l'Iran in un nemico, la Washington imperiale era appena agli inizi quando arrivò il 1990. Ancora una volta, in nome della "sicurezza petrolifera", ha portato la macchina da guerra americana nelle fessure politiche e religiose del Golfo Persico e lo ha fatto a causa del sopracitato conflitto settario che non aveva alcuna attinenza con la sicurezza dei cittadini americani.

Come disse giustamente l'ambasciatore statunitense Glaspie a Saddam Hussein alla vigilia dell'invasione del Kuwait da parte di quest'ultimo, l'America non aveva niente a che fare con quella storia.

Il Kuwait non era nemmeno un Paese, era un conto bancario situato su una fascia di giacimenti petroliferi che circondavano un'antica città commerciale che era stata abbandonata da Ibn Saud all'inizio del XX secolo. Questo perché Saud non sapeva cosa fosse il petrolio o che ci fosse; e in ogni caso, nel 1913 gli inglesi ne avevano fatto un protettorato separato per ragioni che si perdono nella nebbia della storia diplomatica.

Allo stesso modo, la controversa disputa dell'Iraq con il Kuwait riguardava la sua affermazione secondo cui l'emiro del Kuwait stava "perforando indebitamente" nel campo iracheno di Rumaila. Eppure quello era un confine del tutto elastico, privo di qualsiasi significato.

Infatti la disputa sul giacimento di Rumaila iniziò nel 1960, quando una dichiarazione della Lega Araba segnò arbitrariamente il confine tra Iraq e Kuwait due miglia a nord rispetto alla punta più meridionale del giacimento di Rumaila.

E quel confine appena definito, a sua volta, era arrivato solo 44 anni dopo che la suddetta coppia di diplomatici inglese e francese si era spartita le vincite della fine dell'Impero Ottomano, ponendo sulle mappe un semplice righello. Così facendo hanno contaminato il Paese artificiale dell'"Iraq" con le province mesopotamiche storicamente indipendenti e ostili degli sciiti a sud, dei sunniti a ovest e dei curdi a nord.

Insomma, non importava chi controllava la punta meridionale del campo di Rumaila – il brutale dittatore di Baghdad o l'opulento emiro del Kuwait – da esso non dipendevano né il prezzo del petrolio, né la pace dell'America, né la sicurezza dell'Europa, né il futuro dell'Asia.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


👉 Qui il link alla Prima Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2023/01/la-guerra-dei-77-anni-e-perche-ancora.html

👉 Qui il link alla Terza Parte: 

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martedì 31 gennaio 2023

Di cosa si preoccupa davvero Jay Powell?

 

 

di Tom Luongo

Con i mercati ancora fermamente convinti che domani la Federal Reserve aumenterà il Fed Funds Rate di soli 25 punti base (0,25%), trovo affascinante che una figura come Mohamed El-Erian, ex-capo di PIMCO, abbia invitato la FED a mantenere la sua attuale rotta e sorprenderà i mercati con altri 50 punti base questa settimana.

Sono d'accordo con lui, completamente.

So che siete scioccati.

Questo articolo è uscito lo stesso giorno dell'ultimo dato sul PIL degli Stati Uniti (quarto trimestre +2,6%), delle vendite di case (rallentamento ma non sostenuto), delle scorte (in calo) e delle richieste di disoccupazione (poco interessanti). Sono stati seguiti dai dati sulla spesa dei consumatori e dall'indicatore d'inflazione preferito dalla FED, il deflatore PCE, che si è raffreddato come previsto, e ora è appena al di sotto del FFR (4,4% contro 4,5%).

Oooh, aspettativa di rendimento reale positiva dello 0,1%. Presto, la FED ha reso possibile risparmiare di nuovo in dollari!

Come si dice in questi casi, roba da non crederci...

El-Erian ha messo in luce una serie di punti che supportano la "normalizzazione" della politica della FED sul controllo dell'inflazione. Sono buoni se ritenete che l'inflazione sia la massima priorità della FED (e non una delle tante priorità):

• Sebbene l'inflazione continuerà a scendere nell'immediato futuro, i suoi principali driver si sono spostati sul settore dei servizi, aumentando così il rischio di pressioni sui prezzi quando il mercato del lavoro rimane solido.

• Con la sorprendente crescita mondiale al rialzo, la finestra per aumenti dei tassi più ordinati è diventata più ampia.

• Le condizioni finanziarie si sono notevolmente allentate negli ultimi mesi e, secondo alcune misure, sono intorno ai livelli che prevalevano lo scorso marzo, quando la FED ha avviato questo ciclo di rialzi.

• Un viaggio più veloce verso il tasso di picco che è già stato segnalato, e ribadito più volte dai funzionari della FED, riduce le complessità di collegare il percorso a una destinazione variabile.

Ci sono anche forti argomenti di gestione del rischio a favore di un altro aumento di 50 punti base prima di scendere a 25 punti base.

Mi piacciono di più il secondo e il terzo punto di El-Erian, perché supportano la tesi che porto avanti secondo cui non ci sarà una recessione nel 2023.

Molto probabilmente nel 2024, ma molto improbabile nel 2023.

È improbabile che la crescita mondiale diventi negativa con questi fattori favorevoli:

• Un inverno mite in Europa implica minori costi energetici per quest'estate;

• Un rally in controtendenza dell'euro che alimenta proprio un "costo dell'energia inferiore";

• La Cina pone fine alla sua politica Zero-COVID in concomitanza con il tetto al prezzo del petrolio russo voluto da Janet Yellen, il che implica che la Cina esca dal periodo di lockdown pronta a esplodere, specialmente con uno yuan sotto a ¥6,8 e la PBoC ha spazio per "espandere" il bilancio;

• La Yellen sta implementando una variazione dell'operazione Twist per contrastare il QT di Powell e spendere il saldo del Tesoro americano presso la FED;

• I $1.200 miliardi in creazione di nuovo credito a livello nazionale hanno alimentato ogni tipo di spesa;

• Aumento della spesa per la difesa da parte dell'amministrazione “Biden”;

• Un mercato del lavoro ristretto che continuerà a ruotare dalle risorse umane mascherate da lavori tecnologici e di nuovo al movimento delle cose.

Tutti questi dati hanno spinto i ragazzi di Zerohedge a impegnarsi in un po' di proiezioni, dicendo che Powell è perplesso dai dati sul mondo del lavoro.

Questo non è il quadro che Powell sperava, dato la stretta senza precedenti della politica monetaria che ha scatenato nell'ultimo anno. Non c'è nulla in questi dati che giustifichi una "pausa" da parte della FED.

Sì, avete ragione, la FED non ha bisogno di fermarsi.

E, no, siete voi quelli perplessi perché la vostra premessa di base continua ad essere sbagliata. La FED non può combattere questa inflazione perché non è un'inflazione da domanda di credito, che è ciò su cui i tassi d'interesse hanno il maggior controllo.

Questi dati danno a Jerome Powell più munizioni per fare ciò che El-Erian e io lo stiamo esortando a fare: aumentare di 50 punti base e spostare un'altra tranche di investitori fuori dalla fase di "contrattazione" e verso la "depressione", e infine verso l'"accettazione": la proverbiale "FED Put" è morta.

Ora i mercati sono finalmente passati dalla fase di "negazione" (per la maggior parte) a quella della "rabbia".

La realtà è che dovrebbero avvicinarsi all'"accettazione" del fatto che qui sta succedendo qualcos'altro oltre alla semplice FED che cerca di domare l'inflazione.

C'è stato un netto cambiamento nel sentimento del mercato dopo i dati sul PIL: i rendimenti delle obbligazioni statunitensi hanno iniziato a salire, l'oro si è fermato e le azioni non hanno fatto granché. Questa non è l'immagine fiduciosa di una FED accomodante.

Anche i dati sull'inflazione non confermano la necessità di rallentare le cose. Ciò che mi infastidisce di più di tutto questo circo è che per così tanto tempo la FED è stata criticata per non aver rialzato i tassi e poi, quando finalmente lo fa, tutti si lamentano dicendo "Ma invertirà la rotta al primo segno di difficoltà"; l'assurdità è stata trattenersi al primo rialzo di 25 bps lo scorso marzo.

I primi segnali di difficoltà sono già qui: insolvenze sui prestiti auto, rallentamenti nel mercato immobiliare, aumento dell'utilizzo delle carte di credito, prezzi delle auto in calo insieme agli utili aziendali, licenziamenti annunciati nel settore tecnologico, ecc. Quindi la FED ha resistito molto di più di quanto abbiano fatto Bernanke e la Yellen.

Eppure il discorso dell'inversione di rotta è ancora di gran moda.


Aver ragione o essere onesti... Sceglietene uno

Sapete, ogni volta che mi trovo di fronte a una situazione come questa, mi viene in mente la mia primissima intervista su Newsmax.

La persona che sarebbe diventata il mio redattore di linea, e mi avrebbe insegnato a scrivere di queste cose, mi chiese: “Preferiresti aver ragione o essere onesto?”

L'implicazione era che di tanto in tanto avrei sbagliato, quindi avrei potuto sopportare di ammetterlo pubblicamente e accettarne la responsabilità? Immagino di aver risposto correttamente, perché ottenni il lavoro. Ma non mentivo: se sbaglio, sbaglio.

Oggi, se mi sbaglio su Powell e lui rialza i tassi di soli 25 punti base, mi prenderò le mie responsabilità.

Troppo di ciò che vedo oggi nei commenti finanziari sono brave persone che non riescono ad ammettere di aver sbagliato su questo ciclo dalla FED. Hanno paura per la loro reputazione e per i loro affari.

Ehi, lo so bene. Davvero pensate che neanche io senta la stessa cosa? Tutti ci sentiamo così. Questo è un lavoro difficile perché significa navigare a vista con dati imperfetti, se non intenzionalmente manipolati, e quindi fare dichiarazioni audaci.

Applaudo quando chiunque ci prova.

Ma, detto questo, sbagliare per anni finché non si ha ragione non è una virtù. Dare di voi l'impressione di un orologio fermo è disonesto.

Quindi, ai miei fratelli nel mondo dell'informazione finanziaria alternativa: volete continuare a "parlare del vostro copione" riguardo un cataclisma economico innescato dalla FED piuttosto che accettare una tesi diversa?

Il mio punto è, in definitiva, che persone come quelli di Zerohedge che hanno scritto quel pezzo sopra trascorrono tanto tempo a perorare le loro causa che non passano mai un minuto a chiedersi se c'è una causa diversa o migliore che dovrebbero invece perorare.


Non i miei eurodollari, non il mio circo

Il che mi porta a Jeff Snider e a tutto ciò che riguarda gli eurodollari. Snider è il tizio che ha reso popolare l'analisi dell'eurodollaro nella politica monetaria della FED. E gli dobbiamo tanti ringraziamenti.

Il problema, come ho sottolineato in precedenza, è che Snider non è un tipo da analisi geopolitica. Nella migliore delle ipotesi, non vede il quadro più ampio del motivo per cui la FED sarebbe disposta a rompere la presa del mercato dell'eurodollaro sulla sua linea di politica.

Nel peggiore dei casi sta sostenendo indirettamente la cricca di Davos, perché ritiene che il sistema dell'eurodollaro sia la risposta del libero mercato alla pianificazione centrale della FED. La verità è probabilmente qualcos'altro.

Il suo ultimo sproloquio è che è impossibile rompere il sistema dell'eurodollaro.

Questo va bene, significa che le mie tesi stanno costringendo le persone a reagire e a rinforzare le loro posizioni.

Indipendentemente dal motivo, Snider continua a ribadire la sua opinione secondo cui la FED è sia incompetente che malvagia. Fermatemi se avete già sentito questa tesi.

Non c'è alcuna volontà d'impegnarsi in qualcosa che si avvicini minimamente a una ristrutturazione della situazione. Solo la solita analisi del pilota automatico che, francamente, è stata sbagliata per ormai due anni.

Snider non si sbagliava sui mercati dell'eurodollaro quando Bernanke e la Yellen erano alla FED. Aveva ragione ed era una voce molto preziosa nello spazio dell'informazione finanziaria alternativa. Ho ascoltato molto attentamente. Le inversioni dei futures sull'eurodollaro hanno sempre significato che l'economia mondiale si sarebbe bloccata nel punto esatto di tale inversione.

E oggi l'inversione dei futures sull'eurodollaro è centrata su giugno 2023. Ma l'anno scorso era centrata sul terzo/quarto trimestre del 2022. Quindi la tesi dell'inversione è giusta o sbagliata? Chiaramente all'inizio del 2022 il mercato dei futures sull'eurodollaro aveva un prezzo errato. Potrebbe accadere la stessa cosa per il secondo/terzo trimestre di quest'anno, dove sta segnalando un'inversione di marcia da parte della FED?

È una buona domanda.

Ma quegli "eventi sull'eurodollaro", come li chiama Snider, si sono verificati a causa del potere dei mercati dell'eurodollaro (che ora secondo Snider non sono nemmeno più dollari, solo crediti denominati in dollari) o perché Bernanke e la Yellen sono legati ai globalisti che hanno costruito il sistema dell'eurodollaro durante la ricostruzione dell'Europa sotto il Piano Marshall?

Questo sistema "bancario ombra" è diventato la coda che scodinzola del cane (FED). È stato solo a grazie a strutture di mercato radicate che questo tipo di potere è stato sostenuto e perpetuato. In altre parole, la tesi dell'eurodollaro di Snider era costruita su una variabile indipendente o dipendente? E non ha fatto altro che descrivere condizioni di mercato di un passato che oggi non esiste più?

A causa di questo pregiudizio intrinseco nei dati (uno in cui gli eurodollari sono supportati dal LIBOR e da un Congresso/FOMC disponibile) ha addestrato un sacco d'investitori ad analizzare i mercati sulla base di tale ipotesi e credendo che sia un FATTO, incapace di mutamento.

Io sono solo il tizio che cerca di attirare l'attenzione di tutti affinché prendano in considerazione quanto segue:

Tutto ciò che minaccia il sistema dell'eurodollaro deve essere eliminato e l'uso dei futures sull'eurodollaro per manipolare la finanza mondiale, utilizzando una FED compiacente, deve essere preservato a tutti i costi.

Ecco qual è la realtà ed è stato possibile capirlo grazie alle azioni di Powell e John Williams alla FED di New York i quali hanno messo fine all'uso del LIBOR come tasso d'indicizzazione del debito primario statunitense. Questa è la cornice di tutte le mie tesi riguardo i principali obiettivi della FED in questo ciclo.

Una tesi ruota attorno all'uso degli eurodollari per finanziare l'impero USA e l'Unione Europea, mentre la vera storia è che l'Europa vuole avere il controllo su entrambi.

Snider ha detto che è una soluzione di "libero mercato" al male della FED.

Veramente? LIBOR = un mercato libero. Come si suol dire: "Ok, Boomer".

Lascio a voi decidere chi ha inquadrato meglio ciò che rappresentano gli eurodollari. E per la cronaca, non sono amareggiato o arrabbiato. Sono una testa di cavolo e, come Powell, ho la "faccia da brutto ceffo", quindi posso capire la confusione.

Uno di noi avrà "ragione", ma l'obiettivo non è battersi il petto, bensì trovare la verità.

Perché solo così possiamo prendere buone decisioni per quanto riguarda i nostri soldi e il nostro tempo.


Considerazioni sul futuro

Ora torniamo al problema centrale dell'eurodollaro che la FED sta affrontando.

Oggi l'inversione dei futures sull'eurodollaro è centrata per il prossimo giugno e un punto d'inversione per la FED al 5%.

Cos'altro finisce a giugno? L'utilizzo del LIBOR in dollari per tutto il debito originato negli Stati Uniti. Hmmm, conveniente eh? Un'importante banca canadese, TD North, tra l'altro, si è appena unita al treno SOFR per l'indicizzazione del debito in dollari. Quindi tal mercato diventerà solo più profondo e più liquido.

Chiaramente c'è una scommessa sui mercati del credito: la fine del LIBOR segnerà un punto di svolta nella linea di politica della FED. E a quel punto, se date retta all'analisi di Snider, il sistema dell'eurodollaro prenderà a schiaffi l'arrogante FED per aver pensato di avere un qualche controllo sulla politica monetaria degli Stati Uniti.

Ora, pensiamo a questo punto per un minuto. Perché i mercati dell'eurodollaro sono ossessionati dal 5% come punto d' inversione per la FED?

Non ho una risposta precisa, ma supponiamo che qualcosa di vitale in Europa si rompa se l'FFR supera il 5%. Non vi aspettereste di vedere lo stesso istrionismo che abbiamo finora sulla stampa per la cricca di Davos?

Pertanto possiamo considerare una tale ossessione una necessità di mantenere la FED al di sotto del 5%. La massiccia sopravvalutazione dei dati economici alimenta solo quella narrativa secondo cui la FED ha già rotto il mondo e deve fermarsi prima che rompa qualcos'altro.

Ma sappiamo che non è così. I dati non sono neanche lontanamente negativi come ci viene detto.

Per carità, la FED non ci ha nemmeno concesso un quarto di rendimenti reali positivi sul debito a 2 anni per compensare gli ultimi quindici anni di erosione dei bilanci di quasi tutti tranne di chi trae direttamente beneficio dall'effetto Cantillon.

Non so voi gente, ma ho guardato il mio conto di risparmio presso la mia banca e indovinate qual è il mio rendimento?

4%? 3%? 2%? 

No. È ancora 0,015%. 

Se volete un rendimento decente sui vostri soldi, dovete ancora vincolarli per 9-24 mesi. E, a proposito, se le opinioni mainstream risulteranno corrette e l'inflazione scenderà ulteriormente (una pessima ipotesi), allora anche un conto di deposito a 12 mesi con APR del 3% perderà ancora potere d'acquisto.

La FED non è vicina alla fine della sua strategia ed El-Erian ha ragione sul fatto che c'è ancora un enorme divario di credibilità.

Danielle Dimartino Booth lo ha fatto notare nella sua intervista durante la seconda metà del 2022, dicendo che Powell era arrabbiato con il suo staff per averlo fuorviato sull'inflazione e per averlo reso ridicolo con quella idiozia "dell'inflazione transitoria" nel 2021.

Il discorso "l'inflazione è transitoria" da parte della FED era semplicemente una conseguenza dell'attacco politico senza precedenti alla sua leadership, guidato nientemeno che da Lael Brainard, che era stato preparato da Obama per essere il sostituto di Powell.

Pensate ancora che non ci sia un occhio alla geopolitica nella linea di politica della FED? Se sì, potreste essere tanto obnubilati quanto Jim Cramer.


Dammi il consenso su questo! 

Quindi, mentre tutto sta urlando che la FED rialzerà di 25 punti base questa settimana, ci sono tesi molto forti che hanno poco a che fare con i "dati" e più con "il quadro generale", secondo cui il FOMC ci sorprenderà.

Sono sicuro che vi state stancando di vedere questo grafico, ma questo è il grafico che conta. Se la FED rialzerà i tassi di soli 25 punti base e la BCE di 50, non assisteremo a uno cambiamento significativo come a dicembre?

Con l'inflazione dell'Eurozona molto più alta di quella degli Stati Uniti, perché il mercato continua a non credere a Powell, che è stato schietto con i mercati per un anno, pur accettando che la Lagarde abbia tutto sotto controllo anche se continua ad essere inconsapevole di ciò che la circonda?

Ecco la domanda migliore in risposta a un ottimo articolo su Wolf Street:

Il punto di questo grafico è mostrare che la Lagarde sta perdendo la fiducia dei mercati, ha smosso cielo e terra per sopprimere gli spread creditizi interni e ora stanno crollando rapidamente. La curva dei futures sull'eurodollaro si sta appiattendo. L'inversione giugno/settembre è scesa a soli 6,5 punti base, in calo rispetto ai 17 punti base dell'ultima riunione del FOMC.

Se Powell acconsente a soli 25 punti base nel prossimo incontro, sarà molto più difficile per lui tornare a 50 punti base in futuro, indipendentemente dai dati sull'inflazione, dai dati economici, o altro.

Ci sarà sangue in acqua e gli squali gireranno in cerchio. Darà alla BCE un'ancora di salvezza che non merita. 25 punti base non servono ad alcun interesse che si sovrapponga alla sopravvivenza della FED (inclusi i neocon decisi alla guerra con la Russia).

Questo è l'enigma che la FED sta affrontando. E la domanda è se le sue priorità sono cambiate ora che ha ripulito il tavolo da gioco per il programma di quantitative tightening. Powell ha costretto i troll della cricca di Davos, come il segretario del Tesoro Yellen, a combattere la sua linea di politica e la Lagarde a gestire gli spread del credito e ad ammettere di non essere riuscita a contenere l'inflazione.

L'obiettivo è ancora il ritorno della FED al centro della politica monetaria del dollaro, altrimenti verrà spianata la strada verso l'oblio della MMT voluta dalla cricca di Davos, guerra e carestie, come negli anni '30, e la fine della politica monetaria nazionale/sovrana così come l'abbiamo conosciuta.

Questo è il motivo per cui non si tratta solo di combattere l'inflazione, come l'ha inquadrata El-Erian. La cosiddetta "normalizzazione" è una copertura. Mentre l'inflazione è un grosso problema per la FED, affinché possa conservare la sua credibilità, sta anche cercando di monitorare la geopolitica, contrastare la de-dollarizzazione da parte del Sud del mondo, impedire il collasso dei mercati del credito costruiti in suo nome senza distruggere la creazione di capitale in patria.

Non è un'impresa da poco. Non credo che avrà pieno successo, ma non penso nemmeno che ne abbia bisogno. Dopo aver portato allo scoperto i pregiudizi di tutti, ha la possibilità di spostare le priorità per alcune settimane, ancora una volta fino a quando i dati sull'inflazione non le forniranno la copertura perfetta per continuare lungo la linea di politica "tassi più alti ancora per molto".

E, mentre mi piacerebbe avere ragione e vedere un aumento di 50 bps, anche se saranno 25 non è la fine del mondo per la FED. Significa solo che ha il suo bel da fare per riguadagnare una certa credibilità perduta.

Tuttavia ciò apre lo stesso alla possibilità di rivederci a marzo con il più grande "ve l'avevo detto" nella storia della politica monetaria. In altre parole, darà a Powell l'opportunità di dire: “Vi ho dato quello che volevate e guardate dove ci ha portato”.

Pensate che la narrativa a supporto non sia stata già preparata? La scorsa settimana Nick Timiraos ci ha assicurato che questo mese sarebbero stati 25 punti base.

Ci ha avvertiti che i membri del FOMC sono preoccupati per il ritorno dell'inflazione entro la fine dell'anno.

Due settimane fa la BCE era convinta che i rialzi dei tassi fossero finiti. Poi sono arrivati ​​i dati sull'inflazione e ora tutti di aspettano 50 bps dalla Lagarde.

In questo ambiente, creato usando gli austro-libertari come utili idioti per sopravvalutare l'incompetenza e la malvagità della FED, la cricca di Davos ha fatto della FED il capro espiatorio di tutti.

Qualunque cosa accada, la FED sarà ora incolpata per le crisi.

In realtà, se vi fermate a pensarci, è geniale, ma è anche facilmente contrastabile.

Tutto ciò che Powell & Co. devono fare è ignorare i desideri dei mercati e portare a termine ciò che hanno iniziato.

Quindi, Jay, se stai leggendo, vai di 50 e segnalane altri 50.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 30 gennaio 2023

La cricca di Davos è al suo ultimo giro di giostra

 

 

di Tom Luongo

Nel novembre 2021 ho scritto un pezzo intitolato, Have We Finally Reached Peak Davos?. Inutile dire che ho azzeccato la tempistica. Quando si scrive tanto quanto me negli ultimi cinque anni, è facile guardare indietro e indicare le previsioni azzeccate, nonostante abbia anche sbagliato un sacco di cose.

Quel particolare articolo, però, era corretto quasi punto per punto nel valutare lo stato del Grande Reset della cricca di Davos.

Ho scritto un thread su Twitter su questo argomento l'altro giorno, in modo da piantare i prossimi chiodi nella bara della cricca di Davos prima dell'apertura della loro riuonine di quest'anno.

L'obiettivo non è quello di fare tutto bene, ma di avere ragione più spesso di quanto si abbia torto, stimolando il dibattito e la conversazione. Questo è il modo in cui andiamo molto vicino alla verità e/o consolidiamo le nostre argomentazioni in una ricerca senza fine per il miglioramento di tal processo.

Di recente ho scritto un pezzo a riguardo e perché è importante identificare coloro che sono ancora su questi binari, coloro che stanno inziando solo adesso a percorrerli e coloro che invece sono bloccati nella palude dei propri preconcetti.

Bisogna abbracciare e incoraggiare i primi due gruppi e mettere in discussione l'etica di quest'ultimo.

Proprio perché nel 2023 la missione sta iniziando a cambiare: dal tentativo di prevedere cosa faranno questi bastardi globalisti all'aiutare le persone a migliorare le loro capacità di analisi dei dati.

Più persone analizzano criticamente i passi falsi della cricca di Davos, meno tempo dedicano all'abreazione e utilizzano quel tempo risparmiato in modo più produttivo per contrastare i piani della cricca di Davos.

Quindi eccoci qui, mentre Davos 2023 si conclude ed è abbastanza ovvio, osservandone lo svolgimento, che sta crollando tutto il loro castello di carte costruito su una rozza mescolanza di psicopatia e arroganza.

E non è solo perché molti di noi riescono a vederli per quello che sono, comunisti da quattro soldi in abiti costosi, ma perché ci sono nette divisioni che si stanno formando all'interno dei loro stessi ranghi.

Il problema per la maggior parte dei globalisti è che anche loro finiscono per credere alle loro menzogne. Non vedono la tempesta in arrivo, credendo che si tratti di un pericolo che possono tranquillamente gestire.

Quindi guardare lo svolgimento della conferenza di Davos di quest'anno è stato affascinante perché, per la prima volta, la sua lucentezza era sparita. Troppe persone stavano vedendo le pareti di quella camera dell'eco per quello che erano: vecchie, squallide e piene di spifferi.

La cricca di Davos era uscita da dietro il sipario per dichiararsi il salvatore dell'umanità attraverso le idee folli del loro Fuhrer sul transumanesimo, le città in 15 minuti, il mangiare insetti e l'affittare la vostra vita a un'autorità centrale.

Ed è stato facile costruire una contro-narrativa a questa follia: puntare il dito e ridere di loro.

L'odio per la cricca di Davos è cresciuto inesorabilmente.

L'ansia e la paura che questi uomini hanno promulgato sono ora profondamente radicate nelle persone, perché si sentono più vicine alla verità rispetto a ciò che era stato presentato loro in precedenza. Con un Twitter relativamente libero, le opportunità per ulteriori attacchi alla narrativa della cricca di Davos stanno aumentando in modo esponenziale.

E questa è una cosa molto buona.

Alla cricca di Davos piace parlare in termini di inevitabilità del loro futuro previsto, ma è solo una facciata. Gli psicopatici raddoppiano sempre la posta in gioco di fronte alle avversità.

Ma ho notato un certo senso di panico e/o disperazione da parte di molti luogotenenti della cricca di Davos, come Larry Fink di Blackrock che si lamenta di quanto ci stiamo tutti opponendo ai criteri ESG, o al segretario generale della NATO Jens Stoltenberg che esorta tutti a dare più armi per finanziare la guerra in Ucraina definendola la via della pace.

Prestate attenzione all'uso di "la" rispetto a "una" in quella frase. Quando qualcuno vi sta dicendo che c'è solo una strada da percorrere, si tratta di un ultimatum... e sta anche mentendo spudoratamente.

Una delle "vie" per la pace in Ucraina è negoziare onestamente con la Russia. Il presidente ucraino e discepolo di Schwab, Zelensky, è là fuori a dire cose sempre più folli ogni giorno, come ora che pensa che Putin sia morto mentre gli Stati Uniti ventilano l'idea che l'Ucraina riconquisti la Crimea.

Il fatto che fino a questo punto non sia stata messa sul tavolo nemmeno un'offerta ragionevole nei confronti dei russi ci dice che questa guerra è politica e non una sfortunata coincidenza della belligeranza russa.

Ma guardate attentamente il video e prestate attenzione alla disperazione mostrata da Stoltenberg. Sa che la guerra non sta andando bene per la NATO, sa che se qui la NATO fallirà; lui e tutti questi globalisti perderanno non solo il loro posto, ma a livello personale.

Sa anche che sarà sacrificato sull'altare dei globalisti se non riuscirà a consegnare quanto promesso in Ucraina. È uguale all'ammiraglio Piett, che deglutisce nervosamente, di fronte a Darth Vader (Soros).

L'anno scorso a Davos è stato Soros a confutare l'invito a negoziare di Henry Kissinger. Questo scontro tra ottuagenari su ideologia e realpolitik è stato una sorta di passaggio del Rubicone per tutto ciò che riguarda la cricca di Davos.

{E ho sicuramente sbagliato molte cose nell'articolo che ho scritto a riguardo, se state tenendo il punteggio.}

Ignorando il pragmatismo di Kissinger e abbracciando la belligeranza di Soros, la cricca di Davos si è rivelata una camera dell'eco i cui editti stanno facendo precipitare il mondo verso un terribile conflitto, rendendo molto più facile il lavoro dei loro nemici che vi si oppongono.

Sapete che Soros ha vinto la discussione perché di recente il vecchio Henry è stato costretto a fare marcia indietro rispetto alle posizioni espresse l'anno scorso.

Immagino sia per questo che Soros ha annunciato al mondo che non aveva bisogno di andare a Davos quest'anno, ma che sarebbe stato alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco il mese prossimo per dichiarare la Terza Guerra Mondiale.

Allora, dove siamo adesso?

Abbiamo superato il picco d'influenza della cricca di Davos, questo è certo. Quando è trapelata la lista degli invitati di quest'anno, ho trovato affascinante che ci fossero molti di quelli che l'avevano saltata in passato: amministratori delegati di banche statunitensi come Jamie Dimon di JP Morgan Chase. Ce ne sono stati altrettanti che sono andati in precedenza a chiedere la sanità mentale – Putin e Xi Jinping – ma stavolta non hanno nemmeno telefonato.

È stata una settimana affascinante di annunci e titoli altisonanti che dipingono un quadro molto brutto per il futuro della cricca di Davos. Quando li prendete (e il loro tempismo) nel contesto completo, dovrebbe essere ovvio coem andrà a finire.

Ecco un elenco parziale dei titoli di questa settimana:

Saudis Open to Settling Trade Outside US Dollar

New Zealand PM Ardern Announces Resignation

Iran Joins Eurasian Economic Union

Iran’s Oil Exports Return to Pre-Sanction Levels

US Interested in Helping Ukraine Take Back Crimea

ECB Head Lagarde Says Inflation is Still Too High

Dimon Says Interest Rates Must Go Beyond 5%

• Il "BidenGate" acquisisce trazione (qui e qui)

Powell Nemesis Brainard Backs “Higher for Long Rate Policy”

Al Gore Trotted Out to Scare Us with Climageddon!

Morgan Stanley CEO, “Davos is an Echo Chamber”

Ma l'argomento decisivo è questo titolo del Guardian.

La maggior parte di questi eventi sarebbe risultata interessante in qualsiasi momento, ma il fatto che si siano verificati tutti quanti mentre si stava svolgendo Davos 2023 è sbalorditivo. E pensare che così tanti dei partecipanti se ne vadano ancora in giro come se il futuro fosse già scritto a loro favore è altrettanto sbalorditivo.

Non ho intenzione di speculare ulteriormente su ciò che sta realmente accadendo lì, tranne per dire che se sembra che qualcosa sia cambiato radicalmente, è probabilmente in meglio. Schwab se ne andrà dopo aver governato il WEF per 52 anni?

La mia teoria secondo cui i NY Boys e altri grandi banchieri ne hanno finalmente avuto abbastanza di questi psicopatici è corretta e si sono presentati con una nuova serie di regole da stabilire?

È per questo che Bill Gates non c'era?

È per questo che la stampa occidentale servile ora pubblica articoli che non avrebbero mai visto la luce se Schwab stesse ancora vincendo?

Guardate, non sono ingenuo, so che la cricca di Davos è una copertura per un gruppo più grande, più vecchio e più profondo di mediatori di potere. I veri banchieri non hanno pagine su Wikipedia.

Se Larry Fink è un tenente, allora Schwab è solo un colonnello ed è possibile che ora venga sacrificato per proteggere i generali.

Ma perché i generali sentono il bisogno di fare pulizia proprio adesso? Per quanto sia difficile da credere, potrebbero semplicemente aver perso.

A volte le cose non sono più complicate di quanto sembrano.

Hanno avuto la loro occasione e l'hanno mancata.

Non ci sarà nessun panopticon o nessuna cyber-pandemia. Guideremo ancora auto normali, mangeremo carne rossa e vivremo in case con un minimo di privacy. Se riusciremo a evitare la terza guerra mondiale, beh quella è una storia diversa.

Forse la depressione che tutti temiamo è già qui da quindici anni e questo è il suo picco. Nessun fungo atomico, nessun Grande Esercito della Repubblica, solo un gruppo di vecchi perdenti che alla fine escono fuori pista e si schiantano contro il muro invece di allontanarsi vincenti verso il tramonto.

Non credono di aver ancora finito. È quell'abisso tra la loro percezione di potere e la realtà della loro impotenza che determinerà il resto di questo spettacolo dell'orrore. Soros e i suoi pazzi neocon andranno a Monaco e fomenteranno ancor più la guerra.

Ma sapete come si suol dire, no? Occhio a cosa desiderate perché potrebbe avverarsi...

I piani degenerati della cricca di Davos potrebbero finire nel 2023, ma i postumi della loro follia ci accompagneranno per anni.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 27 gennaio 2023

La tesi umanitaria e ambientalista a favore di Bitcoin

 

 

di Alex Gladstein

Bitcoin può ridurre la corruzione degli aiuti esteri, porre fine alla loro dipendenza e favorire l'energia rinnovabile per i mercati emergenti?

Bitcoin viene generalmente associato agli investimenti e all'innovazione strettamente finanziaria, ma cosa succede se alcuni dei suoi maggiori impatti nel tempo finiranno per influenzare gli spazi umanitari e ambientali?

Questo saggio esplorerà alcune delle principali diatribe nella sfera degli aiuti internazionali, sottolineando che i benefattori dovrebbero considerare i pagamenti in Bitcoin e il mining come strumenti per ridurre la corruzione, diminuire la dipendenza dagli aiuti esteri e permettere all'energia rinnovabile di superare gli ostacoli alla sua adozione in tutto il mondo.

Nel suo saggio del 2010, Alms Dealers, Philip Gourevitch racconta la storia degli aiuti esteri. Tale industria, ha scritto, è nata nel 1968 dalla compassione occidentale innescata dagli spot in TV che mostravano bambini affamati nella provincia separatista del Biafra in Nigeria. L'impulso ad aiutare i meno fortunati nel mondo si è trasformato in una vasta industria di aiuti esteri da $200 miliardi.

I 22 governi più ricchi forniscono circa il 60% di quella somma, con ONG private, aziende e fondazioni che finanziano il resto. Circa un terzo degli aiuti esteri è classificato come assistenza allo sviluppo, un terzo come aiuto umanitario e un terzo come sostegno militare o alla sicurezza. In totale, negli ultimi sei decenni, più di $4.000 miliardi in aiuti esteri sono stati inviati dai Paesi ricchi a quelli più poveri.

Questa è una somma sbalorditiva e, in superficie, una dimostrazione di altruismo apparentemente impressionante. Personaggi pubblici come Jeffrey Sachs e Peter Singer sostengono che l'aiuto estero è un imperativo morale, ma non tutti sono d'accordo sull'impatto complessivo. Come si chiede Gourevitch: “La moderna industria umanitaria aiuta invece a creare il tipo di miseria che dovrebbe riparare?”

Alla fine egli attribuisce all'umanitarismo il merito di aver fatto del bene, ma ci sono tre notevoli difetti che gli impediscono di realizzare pienamente la sua missione.

In primo luogo, gli aiuti esteri sono generalmente diretti e distribuiti dai governi locali. A quel punto questi regimi, spesso autocratici, sottraggono una parte dei fondi o dei beni ai loro compari o truppe, o sviluppano reti di clientelismo. Quando l'aiuto estero non viene completamente rubato, le tasse possono essere ridotte in ogni punto lungo il percorso verso il destinatario previsto. Percentuali significative di aiuti esteri vengono estratte da intermediari mentre si dirigono da Washington o Bruxelles agli agricoltori o ai rifugiati dall'altra parte del mondo.

Nella sua critica Gourevitch ha scritto che c'è una “decadenza più profonda nell'umanitarismo la quale non ha fatto altro che alimentare le guerre: dal quindici percento del valore degli aiuti esteri (nella Liberia di Charles Taylor) all'ottanta percento (sul territorio di alcuni somali signori della guerra), per non parlare poi dell'infrastruttura logistica per la pulizia etnica (in Bosnia)”.

In secondo luogo, gli aiuti esteri sono spesso strutturati in modo da creare dipendenza. Dalle scarpe lanciate da un elicottero solo per rovinare la domanda di produzione locale, a intere nazioni le cui industrie alimentari e di beni di base sono state distrutte, gli aiuti esteri hanno ostacolato l'indipendenza economica e politica già nota a governi e cittadini in luoghi come Stati Uniti, Francia o Giappone.

Gourevitch ha descritto le “ignobili economie che gli aiuti esteri alimentano e creano: la concorrenza per i contratti, anche per progetti che tutti sanno essere sconsiderati, i modi in cui sconvolgono i mercati locali di beni e servizi, rafforzando i produttori di guerra e creando nuovi crisi per le loro vittime”.

Un terzo problema correlato è che gli aiuti esteri non sono sufficientemente sfruttati per aiutare le comunità e le nazioni in via di sviluppo a diventare indipendenti dal punto di vista energetico, perché raramente esiste un chiaro percorso verso la sostenibilità economica per le aziende agricole a energia rinnovabile, i cui punti di raccolta sono spesso lontani dai centri abitati e privi di rete infrastruttura.

Bitcoin potrebbe aiutare gli umanitari a superare queste tre sfide?

Da un lato, sembra ovvio come questa nuova valuta digitale possa aiutare a connettere i benefattori ai destinatari, in modo peer-to-peer, e che non può essere fermato e potrebbe ridurre significativamente la corruzione degli "intermediari".

Dall'altro, e in un modo che deve ancora essere ampiamente discusso, sembra possibile che il mining di Bitcoin, al contrario di altre forme di aiuto, possa aiutare a emancipare comunità e nazioni dalla dipendenza da potenze straniere ed espandere la propria l'elettrificazione.


I. TAGLIARE FUORI GLI INTERMEDIARI

La stragrande maggioranza degli aiuti esteri proviene da governi e individui occidentali e viene inviata ai governi, o tramite essi, dei mercati emergenti. Molti di questi governi sono corrotti o autoritari e decidono come distribuire gli aiuti esteri. Esistono altri sforzi umanitari peer-to-peer come GiveDirectly, ma in generale, l'opportunità di riforma – e per benefattori e filantropi inviare aiuti direttamente alle comunità e alle persone bisognose – è enorme.

Quando gli aiuti esteri vengono dati oggi, passano attraverso una serie di intermediari. Secondo gli studiosi “la storia degli aiuti esteri è stata indissolubilmente legata alla corruzione”. I rapporti suggeriscono un “tasso di perdita” del 15% per gli aiuti diretti alle nazioni più povere e che “una grande frazione del denaro degli aiuti non raggiunge mai un Paese in via di sviluppo”. Uno studio recente ha rilevato che “ben un sesto degli aiuti esteri destinati ai Paesi più poveri del mondo è confluito in conti bancari in paradisi fiscali di proprietà delle élite”. Nel 2012 l'allora Segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon, ha affermato che “la corruzione ha impedito al 30% di tutta l'assistenza allo sviluppo di raggiungere la sua destinazione finale”. Ad esempio, in uno studio di Oxfam, i ricercatori hanno potuto verificare solo che il 7% dei $28 milioni in aiuti statunitensi destinati al Ghana è arrivato a destinazione tra il 2013 e il 2015.

Nel suo libro, Dead Aid, l'economista zambiana Dambisa Moyo ha sostenuto che l'assistenza straniera può ostacolare la crescita e, in alcuni casi, fa di più per riempire le tasche dei burocrati che per migliorare in modo sostenibile la vita del cittadino medio. Gli aiuti esteri possono anche innescare un ciclo di feedback negativo di ulteriori sprechi, poiché quando i governi beneficiari sono “troppo deboli o troppo privi di scrupoli per gestire le risorse degli aiuti, i benefattori devono dedicare una quantità straordinariamente elevata di risorse alla supervisione e ai controlli”. Anche quando gli operatori umanitari sono onesti, sono spesso ostacolati, incapaci di denunciare la corruzione per paura di essere espulsi dal Paese in cui lavorano. Ciò si traduce in una “mancanza storica di apertura tra le agenzie umanitarie sui problemi di corruzione”. Molti governi, dal Myanmar al Venezuela, hanno agito da blocco, usando il controllo delle frontiere e dei sistemi finanziari per impedire che gli aiuti esteri affluissero ai loro cittadini per paura che potessero rafforzare i gruppi di opposizione.

Ma l'umanitarismo potrebbe essere espresso in modo più diretto.

Come esempio personale, qualcuno ha contattato il sottoscritto qualche mese fa, all'inizio della rivoluzione in Myanmar. Voleva fornire aiuto al movimento democratico, ma il sistema bancario era praticamente chiuso e non c'era un modo semplice per trasferire dollari. Dopo aver fatto alcune ricerche, ci è stato presentato un operatore umanitario diventato attivista, che era anche un utilizzatore di Bitcoin. Poteva facilmente accettare una donazione, custodirla in BTC e poi venderla nei mercati peer-to-peer quando aveva bisogno di spendere la valuta kyat locale. Gli è stato mandato un indirizzo tramite Signal e la donazione è arrivata in pochi minuti. Nessuna barriera, nessun intermediario e nessuna possibilità di corruzione lungo il percorso. È solo un piccolo esempio, ma è un assaggio di ciò che potrebbe riservare il futuro.

Il punto di svolta rappresentato da Bitcoin come sistema di pagamento umanitario di successo è la liquidità locale (in modo che i destinatari possano facilmente incassare denaro fiat quando necessario), o le economie circolari. La prima si è espansa notevolmente in tutto il mondo negli ultimi anni e le seconde sono già in costruzione.

Oggi se si vuole sostenere un progetto umanitario in qualsiasi Paese del mondo, dall'Iraq al Senegal, basta che il destinatario abbia uno smartphone. In questo modo possono ricevere bitcoin direttamente su un'app Android gratuita e open source come Melis wallet e poi, se necessario, scambiarli nel tempo in denaro fiat attraverso mercati peer-to-peer come Paxful, LocalBitcoins, o canali Telegram.

Aiuti, donazioni e rimesse possono ora essere inviati a persone in El Salvador, ad esempio, con l'aiuto di Strike. La piattaforma basata, sviluppata da Jack Mallers, Rockstar Dev e altri, è diventata, tre settimane dopo il lancio, l'app finanziaria numero uno in assoluto nel Paese. Questa crescita è stata alimentata dall'economia circolare e dalla comunità di "Bitcoin Beach", che ora sta dando i natali ad altre comunità, non solo in El Salvador ma anche nei Paesi vicini come il Guatemala.

In definitiva, uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo internazionale è stato il fatto che ci sono tanti intermediari tra il donatore e il destinatario. Spesso sono governi cleptocratici o corporazioni sfruttatrici e monopolistiche. Con Bitcoin c'è un nuovo modello per eliminare questo pasticcio e connettere benefattori e beneficiari in modo peer-to-peer.


II. LA SOCIETÀ SFRUTTATRICE

Nel loro libro, Why Nations Fail, gli economisti Daron Acemoglu e James Robinson scompongono il mondo in due tipi di società: inclusiva e sfruttatrice.

Le società inclusive, come la Corea del Sud o gli Stati Uniti, “sono quelle che consentono e incoraggiano la partecipazione delle persone in attività economiche che sfruttano al meglio i loro talenti e abilità e che consentono loro di fare le scelte che desiderano”.

Ciò è in contrasto con le società sfruttatrici, le quali dipendono da istituzioni politiche assolutiste per la loro sopravvivenza.

“Istituzioni politiche inclusive tenderebbero a sradicare le istituzioni economiche che espropriano le risorse di molti, erigono barriere all'ingresso e sopprimono il funzionamento dei mercati in modo che solo pochi ne traggano vantaggio”, ma nelle società sfruttatrici coloro che detengono il potere sono in grado di contrastare queste forze e “arricchirsi e aumentare il proprio potere a spese della società”.

In termini generali, gli aiuti esteri fluiscono dalle società inclusive a quelle sfruttatrici. Acemoglu e Robinson hanno raccontato la tragica storia del Congo, il quale ha sofferto per secoli sotto istituzioni altamente sfruttatrici. Dal regno del Kongo al regno genocida di re Leopoldo, e dal colonialismo belga della fase successiva alla dittatura di Mobutu e alle guerre minerarie di oggi, le élite e le potenze straniere hanno saccheggiato le risorse naturali del Paese, sottratto incredibili profitti, distrutto l'ambiente e decimato la popolazione.

Mobutu, ad esempio, possedeva un palazzo con un aeroporto abbastanza grande da far atterrare un jet Concorde (che affittò per volare avanti e indietro da Parigi) e acquistò castelli in tutta Europa e possedeva persino ampi tratti di Bruxelles. Nel frattempo i cittadini congolesi sotto il suo regno soffrivano per l'iperinflazione, la povertà assoluta, la violenza dilagante e una quasi totale mancanza di elettricità.

“La moderna RDC”, hanno scritto Robinson e Acemoglu, “rimane povera perché i suoi cittadini non hanno ancora quelle istituzioni economiche che creano gli incentivi di base che rendono prospera una società. Il potere politico continua ad essere strettamente concentrato nelle mani di un'élite che ha pochi incentivi ad aiutare il popolo”.

Gli aiuti esteri non cambiano una tale situazione e, a volte, aiutano a sostenere gli oppressori che in primo luogo tengono sotto scacco la loro gente.

E se un nuovo tipo di aiuto umanitario potesse spezzare questo modello di dipendenza invece di aiutarlo e favorirlo?


III. UN TRAMITE PER L'INDIPENDENZA

Miliardi di persone nei Paesi in via di sviluppo affrontano il problema dell'energia. Affinché le loro economie crescano, devono espandere la loro infrastruttura elettrica, un'impresa complessa e ad alta intensità di capitale. Ma quando costruiscono centrali elettriche, con aiuti o investimenti esteri, per cercare di catturare energia rinnovabile in luoghi remoti, tale energia spesso non ha nessun posto dove andare.

In molti Paesi dell'Africa, ad esempio, ci sono vaste risorse solari, eoliche e idroelettriche. Queste forze potrebbero guidare l'attività economica, ma le comunità e i governi locali di solito non hanno i fondi per investire nelle infrastrutture e quindi avviare il processo.

I benefattori e gli investitori stranieri non sono disposti a sostenere progetti che non hanno un percorso verso la sostenibilità o i profitti. Senza forti linee di trasmissione per fornire energia dai punti di raccolta ai centri abitati, i costruttori di centrali elettriche potrebbero aspettare anni prima di poter vedere un qualche ritorno senza sovvenzioni estere.

Qui è dove Bitcoin potrebbe rappresentare un punto di svolta per gli incentivi. Le nuove centrali elettriche, non importa quanto remote, possono generare entrate immediate, anche senza linee di trasmissione, indirizzando la loro energia alla rete Bitcoin e trasformando la luce del sole, l'acqua o il vento in denaro.

Man mano che le autorità locali o i clienti si collegano gradualmente alla centrale elettrica e sono disposti a pagare di più per l'energia di quanto i miner possono permettersi, il carico di Bitcoin si riduce e le comunità possono crescere. In questo modo il mining di Bitcoin stimola l'attività economica e permette l'avvio di reti rinnovabili; gli aiuti internazionali potrebbero fornire la scintilla.

Per scoprire come, l'autore ha parlato con il miner Seb Gouspillou.


IV. IL MINING DI BITCOIN IN CONGO

Nel 2014 l'Unione Europea ha contribuito a finanziare una centrale idroelettrica da 15 megawatt (MW) su un piccolo affluente del fiume Congo nella RDC. La struttura è immersa in quella che è, dopo l'Amazzonia, la seconda foresta pluviale tropicale più grande del mondo. È di proprietà e gestita dal Virunga National Park, che mira a preservare migliaia di specie animali e vegetali tra cui il gorilla di montagna in via di estinzione, oltre a sostenere i cinque milioni di persone che vivono vicino ai confini del parco.

Il sogno di alimentare parchi come questo con l'energia idroelettrica è complicato. Come ha scritto il New York Times in un articolo del 2017, le centrali a Virunga “possono salvare un parco e aiutare un Paese”.

Ma, com'è tipico, a causa della difficoltà di costruzione della rete, la direzione del parco non è stata in grado di utilizzare subito tutta l'energia. Nel 2020 ha deciso d'iniziare a minare Bitcoin con l'energia in eccesso.

Generare subito entrate da una centrale elettrica remota in montagna, nelle giungle o nei deserti, è quasi impossibile, perché l'energia potrebbe non essere collegata immediatamente ai clienti. Ma con Bitcoin la struttura può ancora trarre profitto anche senza linee di distribuzione o domanda locale. Gouspillou ha affermato che le centrali idroelettriche e gli altri progetti della sua azienda, come i parchi solari in Sudafrica, sono buoni esempi di questo meccanismo nel mondo reale.

Con l'aumentare della domanda locale, le sue macchine del mining si spegneranno e questo è un fenomeno legato al mercato dell'energia: i miner di Bitcoin hanno bisogno di prezzi compresi tra 2 centesimi e 5 centesimi per kilowatt (kW) affinché possano lavorare in modo redditizio, ma ogni altro utente pagherà di più, da 5 a 6 centesimi/kW per gli utenti industriali e da 10 a 15 centesimi/kW per gli utenti residenziali nei Paesi sviluppati, fino all'incredibile gamma di 20-40 centesimi/kW in Africa. Data la concorrenza per l'energia che i miner di Bitcoin vogliono acquistare, essi spegneranno le loro macchine, forse per riaccenderle in seguito e in risposta ai carichi di rete. Questa relazione è poco compresa da molti, portando a un presupposto popolare, ma errato, secondo cui Bitcoin "spreca" energia che invece potrebbe essere utilizzata per altri progetti.

L'azienda di Gouspillou ha costruito e gestisce l'impianto minerario di Virunga e ha formato il personale locale. La mining farm si connette tramite Internet via satellite ai pool minerari e la società deposita la quota di entrate in bitcoin direttamente nel suo conto online.

Questa è una nuova ancora di salvezza economica per il parco, che secondo Gouspillou riceve solo circa $100.000 all'anno dal governo congolese, ma ha un budget operativo mensile di circa $1.000.000.

C'è un altro progetto idroelettrico in lavorazione a Virunga, una diga da 30 MW su un altro fiume vicino, e che sarà finanziato dall'UE. Questa volta il parco sta già pianificando di utilizzare parte di quell'energia per il mining di Bitcoin. Alla fine queste dighe potrebbero sostenere i milioni di persone che vivono intorno al territorio del parco e costituire un “tentativo ambizioso non solo per proteggere Virunga – il parco nazionale più antico dell'Africa – da minacce tra cui ribelli armati, deforestazione e cercatori di petrolio, ma per far ripartire l'economia locale e contribuire a stabilizzare una delle peggiori zone di conflitto del mondo”.

Centinaia di milioni di persone oggi vivono ancora senza accesso alle reti elettriche e la maggior parte si trova in sub-Africa sahariana. Nel 2019 solo l'8,7% della popolazione congolese aveva accesso all'energia elettrica. I numeri sono simili o peggiori in Sud Sudan, Somalia, Libera, Sierra Leone, Ciad, Niger, Malawi e Repubblica Centrafricana, con solo pochi governi nel continente africano in grado di fornire elettricità a più del 50% della loro popolazione. In Paesi come il Congo, l'elettrificazione si sta espandendo più lentamente della crescita della popolazione.

Tradizionalmente i cittadini senza elettricità abbattono gli alberi per ricavarne carbone e cucinare, rilasciando quantità significative di monossido di carbonio nell'atmosfera. La combustione di biocarburanti per cucinare e riscaldarsi è anche una delle principali cause d'inquinamento dell'aria in tutto il mondo, causando 1,6 milioni di morti all'anno, la metà dei quali sono bambini sotto i cinque anni. Ma se il mining di Bitcoin può essere un ponte per sovvenzionare e incoraggiare più energia idroelettrica, allora gli umanitari devono puntare su di esso in modo da fermare la deforestazione, proteggere l'ambiente e responsabilizzare le persone. Secondo l'International Food Policy Research Institute, il Congo “ha il potenziale per diventare il granaio dell'intero continente africano”.

La ricerca delle Nazioni Unite afferma che fornire elettricità a chi ne è sprovvisto richiede “un aumento dei finanziamenti privati e incentivi politici e fiscali adeguati, in modo da stimolare uno sviluppo più rapido delle nuove tecnologie”.

Bitcoin potrebbe benissimo essere un meccanismo per aiutare ad allineare gli incentivi e stimolare più elettricità e agricoltura per una parte del mondo che è sottosviluppata e dipendente dalle importazioni.

Esistono diversi modelli di come gli aiuti esteri potrebbero funzionare in questo scenario. In un modello "meno maturo", un'azienda come BigBlock di Gouspillou potrebbe essere pagata per gestire tutto e consegnare una quota di profitto a un partner locale. In un modello "più maturo", potrebbero essere incaricati di gestire solo l'installazione e la formazione e poi lasciare tutto il resto alle autorità locali.

In questo modo l'aiuto umanitario potrebbe contribuire a rafforzare le comunità locali e a farle ripartire in modo che possano avere il controllo sul proprio destino, rendendole più produttive e sovrane. Esistono già molti di questi progetti per fornire elettricità a piccole comunità lontane dai centri abitati in tutta l'Africa, ha affermato Gouspillou, e il mining di Bitcoin può renderli molto più redditizi ed efficaci. E se la Gates Foundation o l'UE, ad esempio, annunciassero $100 milioni all'anno per finanziare il mining di Bitcoin in Africa? Con l'innovazione in corso nella connettività Internet via satellite, la monetizzazione delle fonti energetiche nelle regioni remote diventerebbe più economica nel tempo.

Gouspillou ha affermato che la rete nella sua nativa Francia dipende ancora al 70% dal nucleare, un retaggio della visione di Charles de Gaulle per l'indipendenza energetica. Ma niente di tutta questa energia viene utilizzato per il mining di Bitcoin, qualcosa che Gouspillou ha definito un grosso errore. Ha stimato che se solo il 2% della produzione del sistema nucleare fosse diretto al mining di Bitcoin, tale cifra potrebbe essere sufficiente a superare le recenti difficoltà finanziarie della compagnia elettrica statale e a farla tornare in attivo. Durante l'estate, e di notte, c'è meno domanda sulla rete, ma oggi quell'energia non viene utilizzata. Gouspillou ha affermato che sarebbero i momenti perfetti per deviarla nel mining di Bitcoin, ma le autorità sono all'oscuro di come funziona il tutto e le opportunità sprecate sono enormi.

A tal fine Bitcoin potrebbe svolgere un ruolo significativo nell'aiutare a incentivare l'energia nucleare. Dozzine di Paesi dei mercati emergenti stanno esplorando l'energia nucleare come modo per raggiungere l'indipendenza energetica, ma secondo la World Nuclear Association la dimensione dei loro sistemi di rete è un grosso problema, poiché “molte centrali nucleari sono più grandi delle centrali a combustibili fossili che integrano o vogliono sostituire”. Ma ancora una volta, con Bitcoin, qualsiasi energia in eccesso può essere indirizzata al mining fino a quando le comunità intorno all'impianto non si mettono al passo. L'idea di utilizzare Bitcoin per sfruttare l'energia ridotta vale anche per i Paesi sviluppati, ovviamente. La Germania, ad esempio, ha notoriamente creato più energia eolica di quanta ne possa utilizzare.

Un disprezzo per Bitcoin è cronico nell'intero spazio dello sviluppo internazionale, che fino a questo punto non ha realizzato o ne ha ignorato il potenziale per ridurre la corruzione e stimolare l'attività economica. Troppi umanitari sono caduti vittima del miraggio delle narrative "blockchain sì, Bitcoin no", le quali hanno mandato in fumo centinaia di milioni di dollari.

La storia francese si evolve poi in una visione molto più deprimente in tutto il mondo in via di sviluppo, dove molte nazioni hanno abbondanti risorse eoliche, solari, idroelettriche e persino di uranio, ma mancano dell'infrastruttura di rete e della domanda per trarne vantaggio. Gouspillou considera il mining di Bitcoin, alimentato da umanitari o investitori, come il modo per mettere tutto a posto.

Oggi solo il 4% della popolazione mondiale ha l'esorbitante privilegio di creare la valuta di riserva mondiale. Ma in un potenziale futuro in cui Bitcoin è quella valuta di riserva, il mining dalle fonti rinnovabili potrebbe permettere a qualsiasi nazione di diventare la protagonista della futura base monetaria del mondo. Inoltre ciò potrebbe fornire un enorme incentivo affinché si porti avanti l'espansione e l'innovazione dei sistemi a energia rinnovabile. “È esattamente questo”, ha detto Gouspillou, “il sogno”.


V. EVITARE LE INSIDIE

Se le organizzazioni umanitarie, le fondazioni e gli uffici esteri potessero supportare le operazioni di mining di Bitcoin nei siti di energia rinnovabile, ciò potrebbe essere un fattore scatenante per un'attività economica locale sostenibile.

Pensate a come in Norvegia il Sovereign Wealth Fund, sostenuto dall'estrazione di petrolio, abbia finanziato una delle migliori qualità della vita al mondo. Il Sudan e l'Etiopia, con enormi risorse eoliche e solari che alimentano il mining di Bitcoin e una rete elettrica in crescita, potrebbero essere la Norvegia del futuro?

Un risultato roseo, ovviamente, è tutt'altro che garantito. Rimangono i grandi ostacoli delle autorità locali corrotte e delle società straniere sfruttatrici.

Un modo per neutralizzare questa minaccia è che i benefattori internazionali considerino i progetti di mining di Bitcoin come opportunità economiche, stabilendo che parte dei profitti vadano alla microfinanza o al capitale di rischio in modo da finanziare imprese locali. Se le principali fondazioni e i governi possono far rispettare queste condizioni nei loro accordi per la creazione d'infrastrutture rinnovabili, potrebbero avere un impatto duraturo.

Anche dal punto di vista del profitto esiste la possibilità che i miner di Bitcoin stranieri possano operare in modo sostenibile. Possono essere pagati per avviare operazioni e formare il personale locale, lasciando parte o tutti i profitti nelle mani della regione. La popolazione potrebbe quindi assorbire la ricchezza dalle energie rinnovabili, invece di vederla scivolare via in terre straniere, come spesso accade. In questo modo investire nei pagamenti e nel mining di Bitcoin potrebbe essere una narrativa più sostenibile in materia di ambiente, società e governance aziendale (ESG).

Una grande sfida per Bitcoin è come evitare il destino dell'oro, che come valuta di riserva storica è stata saccheggiata dalle potenze coloniali in luoghi come il Congo. Successivamente gli Stati Uniti hanno custodito l'oro all'interno dei propri confini attraverso l'Executive Order 6102 e infine, dopo l'accordo di Bretton Woods, hanno centralizzato gran parte dell'oro detenuto da altri governi. Ciò ha aiutato il presidente Nixon nel 1971 a tagliare fuori l'oro dal sistema monetario e neutralizzare i suoi effetti restrittivi sulla spesa di guerra. Quindi cosa impedisce che questo tipo di esito non accada aanche a Bitcoin se viene estratto nei Paesi in via di sviluppo?

Satoshi Nakamoto scelse il 5 aprile come compleanno, giorno in cui l'ordine esecutivo 6102 entrò in vigore nel 1933. Ha progettato Bitcoin appositamente per resistere a questo tipo di sequestro. Grazie alle sue proprietà e agli incentivi che crea, sarà difficile per uno stato controllare tutte le strutture di mining del mondo e, a livello nazionale, impossibile impedire ai cittadini di usarlo.

Dopotutto Bitcoin è "invisibile", può essere spostato da un capo all'altro della Terra in pochi minuti, è programmabile, facilmente divisibile e il suo potere di spesa può essere facilmente custodito in una varietà di modi e formati rendendolo altamente resistente alla confisca.

L'oro e le altre materie prime non hanno nessuna di queste qualità e a volte hanno contribuito a portare a società sfruttatrici. Forse gli attributi permissionless e trustless di Bitcoin possono aiutare il mondo a spostarsi verso una direzione più inclusiva.

Un ultimo ostacolo è rappresentato dal fatto che un'enorme industria mondiale degli aiuti esteri ora corre a sostenere società che non possono reggersi da sole. Questo punto può sembrare cinico, ma le grandi fondazioni e le agenzie governative vorranno davvero ridurre la burocrazia, la corruzione e la dipendenza attraverso Bitcoin se ne trarranno vantaggio?

Per tutte le centinaia di miliardi di dollari investiti ogni anno nello sviluppo internazionale per migliorare la vita dei più vulnerabili, rimangono ancora grandi ostacoli da superare.

Questo saggio ha esaminato come la corruzione degli intermediari e la dipendenza forzata affliggano l'industria umanitaria e come la mancanza d'infrastrutture impedisca ai mercati emergenti di capitalizzare su risorse energetiche rinnovabili. Per chiunque sia interessato a superare questi ostacoli, Bitcoin merita un approfondimento come strumento umanitario e di miglioramento ambientale.

Che si tratti di un mezzo peer-to-peer e resistente alla corruzione per trasferire fondi all'estero, una scintilla per l'indipendenza economica o un sussidio per l'elettrificazione rinnovabile nei Paesi in via di sviluppo, l'impatto futuro di Bitcoin al di fuori delle aree tradizionali della finanza e degli investimenti è solo all'inizio.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/