lunedì 15 ottobre 2018

La Behavioral Economics è una buona teoria economica?





di Frank Shostak


Di recente una teoria economica relativamente nuova chiamata Behavioral Economics (BE) ha iniziato a guadagnare popolarità. I suoi epigoni come Daniel Kahneman, Vernon Smith e Richard Thaler hanno ricevuto il premio Nobel per il contributo nel campo della BE.

La struttura della BE è emersa a causa dell'insoddisfazione nei confronti della teoria neoclassica in merito alle scelte dei consumatori. Un grosso problema nella teoria neoclassica è che essa avalla l'esistenza di una scala di preferenze ben radicata nella testa delle persone. Indipendentemente da qualsiasi altra cosa, questa scala rimane sempre la stessa.

I sostenitori della BE sostengono che questo sia un caso molto irrealistico. Quindi, per rendere il quadro mainstream più realistico, hanno suggerito di introdurre la psicologia nell'economia.

Si ritiene che lo stato emotivo delle persone influenzerà il loro processo decisionale. Pertanto, se i consumatori stanno diventando più ottimisti riguardo al futuro, questo rappresenterà un messaggio importante per le imprese in merito alle loro decisioni di investimento.

Secondo i ricercatori della BE, se i consumatori sono generalmente pazienti o impazienti ciò determina se sono inclini a spendere o risparmiare nel presente. Se sono più pazienti e risparmiano di più, ciò fornirà la base per generare fondi per i nuovi progetti di investimento degli imprenditori.

Gli economisti comportamentali sottolineano l'importanza della personalità. Una persona enfatica è considerata più propensa a fare scelte altruistiche. Le persone impulsive hanno maggiori probabilità ad essere impazienti e non così brave a risparmiare per il loro pensionamento. Le persone avventurose hanno maggiori probabilità di correre dei rischi — saranno più propense a giocare d'azzardo (vedi Behavioural Economics. A Very Short Introduction di Michelle Baddeley).

Mentre la critica della BE sull'economia mainstream è valida, ci chiediamo se la BE risolva il problema delle preferenze invariate dei consumatori e se presenti questi ultimi come persone reali e non come macchine.

La chiave qui è la definizione di ciò che sono gli esseri umani. Secondo la BE le persone non sono razionali, nel senso che usano la ragione in varie decisioni. Secondo i sostenitori della BE, il fattore chiave per le scelte dei consumatori sono le emozioni. Ad esempio, il premio Nobel Vernon Smith sostiene:
Alla gente piace credere che un buon processo decisionale sia una conseguenza dell'uso della ragione, e che qualsiasi influenza che le emozioni potrebbero avere è antitetica alle buone decisioni. Ciò che non è apprezzato da Mises e altri che si affidano similmente al primato della ragione nella teoria delle scelte, è il ruolo costruttivo che le emozioni svolgono nell'azione umana.[1]

Ovviamente una volta che l'importanza della ragione viene respinta, ciò che rimane è trattare gli esseri umani come oggetti. Secondo questo modo di pensare, l'azione umana non è guidata dalla ragione ma da fattori esterni che agiscono sugli esseri umani. Per mezzo di uno stimolo dato, si può quindi osservare varie reazioni umane e trarre ogni sorta di conclusione riguardante il ​​mondo dell'economia. Tuttavia, secondo Mises:
È impossibile descrivere qualsiasi azione umana se non si fa riferimento al significato che l'attore vede nello stimolo de a ciò a cui punta la sua risposta.[2]

Rifiutando l'importanza della ragione umana, gli economisti comportamentali e sperimentali considerano l'uomo come un semplice animale. Infatti alcuni degli economisti sperimentali stanno conducendo vari esperimenti su piccioni e ratti per verificare varie proposizioni dell'economia tradizionale.[3]



Perché l'introduzione della psicologia in economia non renderà l'economia più realistica

La psicologia è un elemento importante nell'economia comportamentale e sperimentale sulla base del fatto che l'azione umana e la psicologia sono discipline interconnesse. Tuttavia c'è una netta differenza tra economia e psicologia. La psicologia si occupa del contenuto dei fini e dei valori. L'economia inizia con la premessa che le persone perseguono una condotta intenzionale. Non si occupa del contenuto particolare dei vari fini.

Secondo Rothbard:
I fini di un uomo possono essere "egoistici" o "altruisti", "raffinati" o "volgari". Possono enfatizzare il godimento dei "beni materiali" e dei conforti, oppure possono sottolineare la vita ascetica. L'economia non è interessata al loro contenuto e le sue leggi si applicano a prescindere dalla natura di questi fini.[4]

Mentre:
La psicologia e l'etica si occupano del contenuto dei fini umani; si chiedono perché l'uomo scelga determinati fini, o quali scopi dovrebbero essere considerati primari.[5]

Pertanto l'economia si occupa di un dato fine e le implicazioni formali del fatto che gli uomini hanno fini e utilizzano mezzi per raggiungerli. Di conseguenza l'economia è una disciplina separata dalla psicologia.

Introducendo la psicologia in economia, si cancella la generalità della teoria. Questo è esattamente ciò che stanno facendo lo psicologo Daniel Kahneman, premio Nobel per l'economia, ed i suoi seguaci.

Attraverso vari test che ha condotto, Kahneman ha concluso che le persone non si comportano sempre in modo razionale, cioè in accordo con le premesse dell'economia mainstream. Ciò che Kahneman ha scoperto non ha nulla a che fare col fatto che le persone sono razionali o meno. Ha a che fare con la premessa imperfetta dell'economia popolare: le preferenze della gente sono costanti. In breve, le persone sono come macchine che non cambiano mai idea.

Contrariamente al pensiero tradizionale, la Scuola Austriaca ha sempre sostenuto che le valutazioni non esistono da sole indipendentemente dalle cose da valutare. Su questo Rothbard ha scritto: "Non ci può essere valutazione senza cose da valutare".[6]

In altre parole, la valutazione è il risultato della mente che valuta le cose. È una relazione tra la mente e le cose.

Se le preferenze sono costanti, allora è possibile comprimere queste preferenze in una formulazione matematica, cioè, si può catturare i desideri delle persone per mezzo di una formula. Ciò viene etichettato dall'economia mainstream come funzione di utilità. Curiosamente il presupposto della costanza è etichettata come un'importante caratteristica della razionalità dall'economia popolare.

Ovviamente le persone cambiano idea, quindi non sorprende se Kahneman abbia "scoperto" che il comportamento delle persone reali possa deviare sistematicamente da quello della cosiddetta "macchina uomo", come illustrato dall'economia mainstream.[7]

Piuttosto che ignorare il presupposto delle preferenze costanti, Kahneman sostiene questa ipotesi e ha solo modificato la formulazione matematica delle preferenze del consumatore, vale a dire, la funzione di utilità, al fine di portare più realismo nel modello dell'economia mainstream. Nel suo lavoro altamente elogiato, Kahneman ha scritto:
Quindi la funzione di valore derivata (utilità) di un individuo non riflette sempre atteggiamenti "puri" nei confronti del denaro, poiché potrebbe essere influenzata da ulteriori conseguenze specifiche. Tali perturbazioni possono facilmente produrre regioni convesse nella funzione di valore per i guadagni e regioni concave nella funzione di valore per le perdite. Quest'ultimo caso può essere più comune in quanto grandi perdite spesso richiedono cambiamenti nello stile di vita.[8]



Il quadro misesiano delle scelte dei consumatori

Seguendo la struttura del pensiero di Mises, possiamo accertare la caratteristica distintiva e il significato dell'azione umana. Ad esempio, si può osservare che le persone sono impegnate in una varietà di attività. Ad esempio, possono svolgere lavori manuali, guidare automobili, camminare per strada o cenare nei ristoranti. La caratteristica distintiva di queste attività è che sono tutte propositive.

Inoltre possiamo stabilire il significato di queste attività. Pertanto il lavoro manuale può essere un mezzo per guadagnare denaro, il che a sua volta consente di raggiungere vari obiettivi come comprare cibo o vestiti. Mangiare in un ristorante può essere un mezzo per stabilire relazioni d'affari. Guidare una macchina può essere un mezzo per raggiungere una destinazione particolare.

In altre parole, le persone operano all'interno di un quadro di fini e mezzi; usano vari mezzi per raggiungere i fini. Possiamo anche stabilire che le azioni sono consapevoli e propositive.

La consapevolezza che l'azione umana sia consapevole e propositiva è certa. Chiunque cerchi di opporsi a questo fatto si contraddice, perché rappresenta un'azione intenzionale e consapevole nel voler sostenere che le azioni umane non sono consapevoli e propositive.

Sono valide anche varie conclusioni che derivano da questa conoscenza dell'azione consapevole e intenzionale, il che implica che non è necessario sottoporle a vari test di laboratorio come avviene nell'economia sperimentale. Per una conoscenza che è certa, non è richiesto alcun test empirico.

Gli economisti comportamentali e sperimentali, come il premio Nobel Vernon Smith, respingono l'idea che le azioni umane siano consapevoli e intenzionali. Così ha scritto Smith:
Lui (Mises) vuole affermare che l'azione umana sia intenzionalmente propositiva. Ma questa non è una condizione necessaria per il suo sistema. I mercati sono là fuori a fare le loro cose indipendentemente dal fatto che la molla dell'azione umana implichi o meno una scelta deliberata autocosciente. Sottolinea enormemente i processi mentali inconsci. La maggior parte di ciò che sappiamo non ricorda l'apprendimento, né il processo di apprendimento è accessibile alla nostra esperienza cosciente, la mente. [...] Anche i problemi decisionali importanti che affrontiamo vengono elaborati dal cervello sotto l'accessibilità consapevole.[9]



Mezzi/fini e le scelte dei consumatori

L'azione intenzionale implica che le persone valutino vari mezzi a loro disposizione in base ai loro fini. I fini individuali stabiliscono lo standard per le valutazioni umane e, quindi, le scelte. Scegliendo un particolare fine, un individuo stabilisce anche uno standard di valutazione dei vari mezzi.

Per esempio, se il mio scopo è quello di fornire una buona educazione a mio figlio, allora esplorerò varie istituzioni educative e le classificherò in accordo con le mie informazioni sulla qualità dell'educazione che queste istituzioni forniranno. Il mio standard per classificare queste istituzioni è il mio fine, quello di fornire a mio figlio una buona educazione.

O, per esempio, se la mia intenzione è quella di acquistare un'auto, ci sono tanti tipi di auto disponibili sul mercato, quindi devo specificare a me stesso i fini specifici che l'auto mi aiuterà a raggiungere. Per esempio, un fattore che potrei dover considerare è se pianifico di percorrere lunghe distanze, o solo una breve distanza da casa mia alla stazione ferroviaria e poi prendere il treno. Il mio fine definirà come valuterò le varie auto. Forse concluderò che per un breve tratto una macchina di seconda mano sarà buona. Poiché i fini di un individuo determinano le sue valutazioni dei mezzi, e quindi le sue scelte, ne consegue che lo stesso bene sarà valutato in modo diverso dall'individuo a seguito di cambiamenti nei suoi fini.

In qualsiasi momento le persone hanno un'abbondanza di fini che vorrebbero raggiungere. Ciò che limita il raggiungimento dei vari fini è la scarsità dei mezzi. Quindi, una volta resi disponibili i mezzi, è possibile accogliere un numero maggiore di fini, o scopi, e gli standard di vita delle persone miglioreranno.

Un altro limite al raggiungimento dei vari scopi è la disponibilità di mezzi adeguati. Quindi per placare la mia sete nel deserto, avrò bisogno di acqua. I diamanti in mio possesso non saranno di alcun aiuto in questo senso.

La struttura mezzi/fini è l'essenza di ogni azione umana, sia che l'azione sia in accordo con ciò che è considerato come condotta razionale, oppure no.

Inoltre una volta accettato che le azioni umane sono consapevoli ed intenzionali, non avrà molto senso estrapolare le preferenze in un laboratorio, o tramite questionari, dal momento che solo qualcosa che è costante può essere estratto. Quindi i vari risultati ottenuti dai test di laboratorio, o dai questionari, non faranno avanzare la nostra comprensione dell'azione umana per quanto riguarda l'economia, ma al contrario ci impediranno di acquisire una conoscenza significativa.



Conclusioni

Seminando dubbi sulla nozione che la ragione sia la principale facoltà che guida le azioni umane, l'economia comportamentale enfatizza l'importanza delle emozioni come fattore chiave che guida le azioni umane.

Attraverso l'analisi psicologica, i sostenitori dell'economia comportamentale hanno presumibilmente dimostrato che la condotta delle persone è irrazionale.

Di conseguenza i sostenitori dell'economia comportamentale potrebbero aver involontariamente gettato le basi per l'introduzione di controlli statali per "proteggere" gli individui dal loro comportamento irrazionale.

Ad esempio, ampie fluttuazioni nei mercati finanziari possono essere attribuite a comportamenti irrazionali che possono danneggiare l'economia. Quindi avrà senso frenare questa irrazionalità con un dosaggio di regolamenti restrittivi.

L'economia comportamentale, pur criticando l'economia tradizionale per non essere realista riguardo alle scelte umane, tratta gli esseri umani come automi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Vernon L. Smith, “ Reflections on Human Action after 50 years,” Cato Journal 19, no.2 (Fall 1999): 200.

[2] Ludwig Von Mises, The Ultimate Foundation of Economic Science. Si veda il capitolo 2.

[3] Frances K. McSweeney & Samantha Swindell, “Behavioral Economics and Within-Session Changes in Responding,” Journal of the Experimental Analysis of Behavior 72, no.3 (November,1999): 355–71.

[4] Murray N. Rothbard, Man, Economy and State, p. 63.

[5] Ibid., p. 63.

[6] Murray N. Rothbard, Towards a Reconstruction of Utility and Welfare Economics.

[7] Daniel Kahneman & Amos Tversky, “Prospect Theory: An analysis of decision under risk.” Econometrica 47, no. 2 (March, 1979).

[8] Ibid.

[9] Vernon L. Smith, “ Reflections on Human Action after 50 years,” Cato Journal 19, no. 2 (Fall 1999): 200.

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domenica 14 ottobre 2018

Riscoprire cos'è il sound money: conferenza sul Bitcoin a San Daniele del Friuli

Mercoledì 17 ottobre alle ore 18.30 presso la Biblioteca Guarneriana Antica di San Daniele del Friuli sarò relatore nella conferenza "Cos'è Bitcoin?" Il mio intervento consentirà al pubblico partecipante di comprendere le meccaniche di teoria economica alla base della rivoluzione che stanno mettendo in campo le criptovalute. Poiché sebbene sia importante capire il come, è altrettanto fondamentale capire il perché un qualcosa stia diventando un fenomeno di mercato catalizzante attenzione crescenti. Uno scrutinio del mondo delle criptovalute attraverso la lente d'ingrandimento della metodologia della Scuola Austriaca, analizzando un mondo che potrebbe consentire in futuro di ritornare ad un sound money attraverso la riacquisizione di quei principi teorici fondamentali che sono andati persi sin dal 1914.

Perché, ricordate, il sound money inizia nella mente degli attori di mercato e solo dopo si manifesta nella pratica.



venerdì 12 ottobre 2018

Perché le persone accettano il denaro fiat?





di Francesco Simoncelli


In origine, la moneta cartacea non era considerata denaro ma solo un sostituto del denaro, ovvero l'oro. Le banconote cartacee erano coperte da oro depositato presso le banche. I titolari di queste banconote potevano convertirle in metallo giallo ogni volta che lo desideravano. Poiché le persone ritenevano più conveniente utilizzare le banconote cartacee per lo scambio di beni e servizi, queste venivano considerate tanto buone quanto il denaro reale sottostante. L'introduzione di suddette banconote ha aperto la porta a pratiche fraudolente: le banche sarebbero state tentate di aumentare i loro profitti prestando banconote scoperte.

In un'economia di libero mercato una banca che emette banconote cartacee in eccesso rispetto alla quantità di oro in suo possesso, scoprirà rapidamente che il valore di scambio delle sue banconote in relazione ad altre diminuirà. Questo calo del valore di scambio spingerà le persone a convertire in oro le banconote di quella banca in loro possesso, al fine di proteggere il proprio potere d'acquisto. La banca in questione non avrà abbastanza oro per onorare tutte le banconote cartacee emesse, e pertanto dovrà dichiarare bancarotta. La minaccia di fallimento, quindi, serve a dissuadere le banche dall'emettere banconote cartacee scoperte. Si può quindi concludere che in un'economia di libero mercato la moneta cartacea non può assumere una "vita" propria e diventare indipendente dal denaro reale sottostante.

All'interno di un'economia di mercato ostacolata, caratterizzata dall'interferenza dello stato, la moneta cartacea può avere speranza di sopravvivere. Lo stato può abolire con un decreto la convertibilità in oro delle banconote cartacee, evitando così che le banche falliscano. Tuttavia l'abolizione della convertibilità non cancella il potere d'acquisto di ieri delle banconote cartacee. Il collegamento passato con l'oro funge da punto di riferimento iniziale attraverso il quale gli attori di mercato possono continuare a gestire i propri affari. Sulla base delle informazioni passate, possono formulare nel presente la loro domanda di certificati cartacei. Tuttavia, una volta che le banche non sono più obbligate a rimborsare in oro le banconote cartacee, ciò apre la possibilità ad enormi profitti: un incentivo ad una sfrenata espansione dell'offerta di banconote cartacee. Ci si allontana, quindi, sempre di più da quel punto di riferimento iniziale e si viaggia in una terra indefinita e ricca di crescenti incertezze. La soppressione della volontà dei mercati, a lungo andare, provoca conseguenze indesiderate dai pianificatori monetari centrali.

Infatti potrebbe addirittura generare un'iperinflazione e portare al crash dell'economia di mercato. Per evitare questo esito, è necessaria l'applicazione di leggi specifiche sullo standard monetario cartaceo. Lo scopo principale è impedire a banche concorrenti di emettere banconote cartacee in eccesso. Questo risultato si ottiene attraverso l'istituzione di una banca monopolista, cioè la banca centrale, la quale gestisce l'espansione della moneta cartacea. Per affermare la propria autorità, la banca centrale introduce le proprie banconote cartacee, le quali sostituiscono quelle delle banche commerciali. Il potere d'acquisto delle banconote della banca centrale può esistere perché esse vengono scambiate ad un tasso di cambio fisso con le precedenti banconote cartacee delle singole banche commerciali, le quali conservavano l'ultima traccia di connessione con la realtà del mercato grazie al precedente legame con l'oro.

Le banconote cartacee della banca centrale, dichiarate a corso legale, fungono anche da riserva per le banche. Ciò a sua volta pone un limite all'espansione del credito delle banche e sembrerebbe quindi che attraverso le politiche monetarie la banca centrale possa gestire e stabilizzare il sistema monetario. Invece le cose non stanno così: lo standard monetario cartaceo deve essere costantemente manipolato per prevenirne un crollo. Ciò significa un pompaggio monetario continuo e in continua crescita per mantenere il sistema "stabile", ma questa pratica porta a cali permanenti del potere d'acquisto della moneta fiat e cicli ci boom/bust che a loro volta destabilizzano l'intero sistema monetario. Un perfetto esempio di tale teoria è la storia di John Law. John Law of Lauriston (1671-1729), figlio di James Law, un ricco orafo e banchiere scozzese, nacque ad Edimburgo, sperperando in giovane età l'eredità del padre in gioco d'azzardo. Condannato per aver ucciso un rivale in amore in un duello a Londra nel 1694, Law fuggì alla prigione e scappò nel continente. Dopo un decennio in Europa meditando sui problemi monetari, Law tornò nel 1703 in Scozia e si concentrò sullo sviluppo e la pubblicazione del suo schema di teoria monetaria, presentato al Parlamento scozzese nel 1705, pubblicando nello stesso anno il suo famoso trattato, Money and Trade Considered. Il Parlamento scozzese lo prese in considerazione, ma rifiutò il suo piano; l'anno successivo l'avvento dell'unione della Scozia con l'Inghilterra costrinse Law a fuggire di nuovo nel continente, poiché era ancora ricercato dalla legge inglese per la vecchia accusa di omicidio.

Law sosteneva che una banca centrale potesse emettere moneta cartacea inconvertibile, o meglio, denaro cartaceo "coperto" dalla terra della nazione. Come parte della sua proposta, la nazione (in questo caso la Scozia) avrebbe dovuto mettere a capo della banca centrale lo stesso Law per mettere in atto questo schema inflazionistico.

John Law propose di "fornire alla nazione" una somma sufficiente di denaro. Tale aumento avrebbe dovuto far risorgere il commercio e aumentare l'occupazione e la produzione (potremmo definire questo un proto-keynesismo). Law sottolineò, in opposizione alla tradizione del sound money, che il denaro è una semplice creazione statale e che non ha alcun valore intrinseco. La sua unica funzione è essere un mezzo di scambio, e non un deposito di valore per il futuro. John Law assicurò alla nazione che l'aumento dell'offerta di moneta e del credito bancario non avrebbe fatto salire i prezzi, specialmente sotto l'egida saggia del suo comando. Law anticipò addirittura Irving Fisher ed i monetaristi, assicurando che la sua inflazione cartacea avrebbe protato alla "stabilità del valore": stabilità del prezzo del lavoro o del potere d'acquisto del denaro. Law anticipò anche Adam Smith nella sua fallace giustificazione delle banche a riserva frazionaria, le quali avrebbero fornito l'equivalente di "castelli in aria": una riserva di denaro senza spendere risorse per l'estrazione di oro o argento .

Se la salita dei prezzi interni costituisce il tallone d'Achille dell'inflazione monetaria, un'altra preoccupazione è il deflusso di oro ed argento dal Paese; in breve, una "bilancia commerciale sfavorevole". Ma John Law respinse questo problema: dichiarò che un aumento dell'offerta di moneta avrebbe aumentato l'occupazione e la produzione e "quindi" avrebbe aumentato le esportazioni, generando così una bilancia commerciale favorevole, con oro e argento che sarebbero confluiti nel Paese.

Law ebbe la possibilità di attuare il suo piano in Francia quando il suo amico Philippe, Duc d'Orléans, salì al potere. Il duca d'Orléans lo nominò capo della Banque Générale nel 1716, una banca centrale col monopolio sull'emissione di banconote in Francia. Ben presto la Banque divenne la Banque Royale e il duca d'Orléans aiutò la banca richiedendo che gli esattori delle tasse utilizzassero le banconote di Law per riscuotere le imposte. Malgrado ciò Law aveva anche dei nemici, e testarono il suo schema richiedendo argento per cinque milioni delle sue banconote. Law non poteva soddisfare questa richiesta subito, e promise di farlo il giorno dopo. Per quanto il ministro delle finanze non amasse Law, a causa dell'intimo rapporto di quest'ultimo con il duca d'Orléans, sentiva di doverlo aiutare e fornire l'argento necessario per soddisfare la richiesta di rimborso.

Quando il sistema di Law sembrò funzionare, tutti cedettero alla febbre speculativa. E Law lo rese facile, con le masse che erano in grado di acquistare azioni con pochi soldi e anche di speculare in quelle che erano essenzialmente opzioni sulle azioni della Compagnia del Mississippi. Originariamente le banconote erano usate per pagare le tasse francesi ed erano riscattabili in argento; presto, però, la rimborsabilità dell'argento venne abolita. Nel 1717 John Law aveva tutto il potere monetario e finanziario del regno e al suo vecchio schema aggiunse il finanziamento del massiccio debito pubblico. Venne nominato capo della nuova Compagnia Mississippi, nonché direttore generale delle finanze francesi; le azioni della Compagnia Mississippi sarebbero state "coperte" dalla vasta e sottosviluppata terra che il governo francese possedeva nel territorio della Louisiana nel Nord America. La banca di Law creò la famigerata "bolla Mississippi"; azioni, credito bancario, prezzi e valori monetari salirono alle stelle dal 1717 al 1720.

Nel 1720 la bolla scoppiò e Law rimase solo un povero debitore, costretto ancora una volta a fuggire dal Paese. Tra i primi ad uscire per primi dalla bolla ci fu il banchiere irlandese Richard Cantillon. Egli si rese conto che il mercato toro era tutto fumo e niente arrosto: quantità sempre crescenti di banconote scoperte. Law vagò per l'Europa, vivendo in modo precario come giocatore d'azzardo e cercando di trovare un altro Paese che adottasse il suo piano. Morì nel 1729, a Napoli, cercando di persuadere il governo napoletano a renderlo il suo banchiere centrale.

John Law finì in disgrazia dopo che il suo sistema Mississippi fallì nel 1720, ma lo stato e le sue cheerleader nella professione economica continuano ad abbracciare le sue idee, credendo che la stampa di denaro possa far prosperare l'economia. Credono che i banchieri centrali sappiano quanti soldi richieda un'economia, o quanto alti o bassi debbano essere i tassi d'interesse per garantire la prosperità. L'episodio di Law è una perfetta replica della situazione attuale: egli era convinto che i problemi economici della Francia potessero essere risolti con l'espansione della cartamoneta scoperta, proprio come fanno oggi gli economisti mainstream. Al centro dell'esperimento di Law c'era la convinzione che lo stato avrebbe dovuto controllare il denaro e non doveva essere lasciato alla scelta dei mercati. Law sfidava la saggezza dell'epoca nel campo monetario, proprio come Keynes ignorò la Legge di Say in modo da creare un ruolo per lo stato.

Cosa possiamo apprendere dall'esperimento di John Law? L'inflazione monetaria diventa come un tapis roulant lanciato a tutta velocità dal quale la fuga è praticamente impossibile. Una volta che il Duca autorizzò l'ulteriore emissione di un miliardo di livree quando la Banque Generale divenne la banca ufficiale dello stato, il dado venne tratto. Il Duca era stato convinto che c'era una soluzione per l'insolvenza dello stato. La situazione finanziaria della Francia all'epoca era simile a quella di molti Paesi oggi, dove le spese pubbliche sono di gran lunga superiori alle entrate fiscali. John Law cercò di ridurre il costo dell'interesse annuale sul debito pubblico da oltre il 7% al 3%. La BCE ha fatto un po' meglio per gli spendaccioni nell'Eurozona, usando mezzi simili.

Un'altra caratteristica comune è l'uso deliberato dell'espansione monetaria per creare una sensazione di benessere attraverso l'inflazione degli asset. L'introduzione e la continuazione del quantitative easing negli ultimi dieci anni ha lo stesso scopo. L'inflazione degli asset a Parigi venne accompagnata dall'inflazione dei prezzi. Poi si estese alle altre città in cui Banque Royale aveva filiali. La stessa cosa la vediamo oggi, con i prezzi di beni e servizi ordinari significativamente più alti nei centri finanziari, come New York e Londra; questi prezzi più alti si sono poi diffusi anche ad altri centri finanziari e commerciali.

Oggi il ciclo dell'inflazione degli asset che si trasforma in inflazione dei prezzi, ha sempre causato una crisi del credito, ma ognuna di queste crisi può essere considerata una versione minore dell'esperimento francese di Law. Iniziano con l'espansione della moneta cartacea scoperta, cosa che porta all'inflazione dei prezzi degli asset, la quale alimenta l'inflazione dei prezzi e quindi si arriva ad una crisi del credito. Questi cicli finora non si sono sviluppati in bolle tanto distruttive quanto quella di John Law, ma le distorsioni economiche si sono accumulate dopo ogni ciclo di credito. Di conseguenza oggi ancora non abbiamo visto il crollo visto in Francia durante il 1720.

Sembra che si stia avvicinando al momento in cui la gigantesca bolla gonfiata sin dal dopoguerra diventerà sempre più difficile da sostenere attraverso le crisi creditizie. Sia l'espansione della base monetaria che quella del credito bancario nell'ultimo ciclo del credito non hanno precedenti, e da allora la situazione è diventata più instabile. Il messaggio dall'esperienza di Law è che il collasso dell'intero sistema monetario fiat è inevitabile e probabilmente vicino. E quando avverrà, distruggerà le valute di carta scoperte. Ecco il motivo per cui stiamo assistendo alla loro "tokenizzazione". Ma non solo negli Stati Uniti, anche in Svizzera, in Francia e in Austria. La merce più scambiata in un ambiente fiat è la fiducia(1, 2, 3), e durante la prossima crisi del credito questo sarà decisamente chiaro. Ancorare le valute fiat alle criptovalute sarà l'evoluzione del contesto economico attuale, ma questa decisione porta con sé conseguenze indesiderabili (per i pianificatori centrali), perché sosterrà la tesi di Hayek esposta nel suo saggio del 1974.

Si tratterà di token "stabili" che sono l'opposto di Bitcoin e delle altre 4 o 5 criptovalute decentralizzate e "libere". Abbiamo a che fare con una strategia per diffondere le valute fiat 2.0 utilizzando parte della tecnologia blockchain, ma in modo centralizzato. Alla fine ci sarà solamente più controllo, mentre la massa penserà di usare qualcosa di nuovo e molto interessante che la trasformerà come conigli in gabbia. In realtà, ci sono molti indizi che avallano suddetta tesi: Morgan Stanley, Citigroup, Goldman Sachs, Merril Lynch, ecc.

Chi è sveglio e consapevole di queste tendenze epocali sfrutterà sia il punto di svolta epocale delle criptovalute "stabili" e valute fiat trasformate in pseudo-criptovalute, sia il boom che di conseguenza avranno le vere criptovalute come Bitcoin, le quali diventeranno riserva di valore/modo alternativo di operare scambi. I pochi consapevoli giocheranno entrambe le partite cercando di raggiungere il miglior risultato possibile. Una bella scommessa che solo una piccola percentuale vincerà. In questo modo la competizione premierà le criptovalute vere e libere, non le pseudo-criptovalute nate da un piccolo gruppo di individui. Chi ha studiato la Scuola Austriaca d'economia ed i suoi strumenti intellettuali ha intuito il potenziale di questa tendenza epocale e si posizionerà in anticipo. D'altra parte, coloro che seguiranno la massa e realizzeranno il potenziale di Bitcoin troppo tardi, pagheranno un prezzo più alto per la loro leggerezza.




giovedì 11 ottobre 2018

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, 11/10/2018


Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, dove andremo ad analizzare l'odierno calo dei prezzi repentino e cercare di scorgere un pattern di breve termine che ci suggerisca l'andamento prossimo di BTC.
È possibile consultare l'analisi tecnica al seguente indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin--11-10-2018-bcc680efe527


I supervisori europei stanno monitorando la liquidità delle banche italiane “con molta preoccupazione”





da Zerohedge


Con i rendimenti dei titoli di stato italiani che negli ultimi mesi sono arrivati ai massimi livelli in oltre 4 anni, il settore che è stato il più colpito è stato quello bancario, il quale ha perso un terzo del suo valore di mercato nei sei mesi successivi al picco di aprile.


Mentre i rendimenti più elevati tendono ad essere positivi per le banche locali, le quali possono guadagnare un profitto maggiore sul margine d'interesse netto, l'Italia negli ultimi anni è stata un caso emblematico in cui le cose sono andate "alla rovescia", in gran parte a causa delle massicce riserve di debito sovrano italiano nelle banche nazionali.

E, come ha scritto di recente Bloomberg, mentre i bilanci delle banche italiane sono molto migliorati dalla crisi del debito sovrano nel 2011, le banche hanno utilizzato gran parte dei fondi successivamente iniettati dalla Banca Centrale Europea per acquistare ancora più debito sovrano.

Come mostrato di seguito, le istituzioni finanziarie del Paese detengono di gran lunga il maggior numero di obbligazioni statali tra i creditori in Europa. In particolare, secondo i dati della BCE, le banche italiane detengono circa €375 miliardi di obbligazioni nazionali (o il 10% dei loro attivi) e l'impennata dei rendimenti, danneggiando il valore di tali possedimenti, erode i loro livelli di capitale rendendole particolarmente vulnerabili ad ulteriori aumenti.


Ciò significa che quando i prezzi dei titoli italiani crollano, come stanno facendo ora, ciò porta alla sottocapitalizzazione delle banche e, se il calo dei prezzi è abbastanza ampio, potrebbe addirittura portare all'insolvenza bancaria.

Di qui l'aumento dei prezzi delle azioni e l'aumento dei CDS al crescere delle probabilità di default.


Commentando questo problema strutturale che affligge le banche italiane, Luigi Zingales, professore di finanza presso la School of Business dell'Università di Chicago, ha dichiarato a fine settembre che "l'Italia si trova di fronte ad un circolo vizioso che può portare ad una crisi simile a quella del 2011". Peggio ancora, Zingales ha avvertito che "dal 2011 non è cambiato nulla a livello europeo" aggiungendo che "senza il completamento delle misure bancarie e di sostegno, l'Italia rischia una spirale negativa come accaduto nel 2011. L'incertezza sta facendo salire gli spread delle obbligazioni, influenzando così i bilanci delle banche ed il loro costo di finanziamento, e in ultima analisi la loro capacità di dare credito".

Ecco che ritorna la proverbiale spirale distruttiva.

Ora sembra che l'Europa stessa stia cominciando ad essere preoccupata perché, secondo la Reuters, le autorità europee di vigilanza bancaria hanno intensificato il monitoraggio dei livelli di liquidità delle banche italiane a causa delle turbolenze nei mercati dei giorni scorsi, cosa che ha provocato un forte aumento dei rendimenti dei titoli di stato del Paese.

E visto che l'Italia è l'unica nazione che, dopo la Grecia, corre il rischio più alto di una corsa agli sportelli bancarie, l'ultima cosa che l'UE vuole (o la BCE può permettersi) è innescare un panico bancario con la notizia che le banche ora sono "intensamente monitorate", così la Reuters ha citato una fonte europea di alto livello la quale ha affermato che "non c'è motivo di allarmarsi".

Naturalmente l'alternativa vuole che ci sia ragione di allarmarsi, e si formerebbero improvvisamente file per ritirare i propri depositi e risparmi e poi parcheggiarli in un qualche posto molto più sicuro.

Secondo la Reuters, il monitoraggio UE riguarda sia i depositi dei clienti sia il mercato interbancario, utilizzato dalle banche per prestarsi denaro reciprocamente senza richiedere garanzie collaterali, ha detto la fonte, aggiungendo che non c'è "nessun segnale di allarme".

Inoltre l'ampia liquidità fornita dalla BCE durante anni di politica monetaria ultraespansionistica sta proteggendo il mercato interbancario da qualsiasi tensione, hanno detto i trader di Milano.

Ancora più importante, le banche italiane non hanno visto alcuna fuga di depositi nonostante le recenti turbolenze sui mercati ed i prezzi delle banche in ribasso: a luglio i depositi nelle banche italiane erano a €2,390 miliardi, in calo da €2,410 miliardi a giugno.

Questo potrebbe cambiare presto se l'UE continuerà a scavare, spingendo la popolazione locale a chiedersi perché Bruxelles è così nervosa.

Nel frattempo l'Italia continua la disputa con l'UE sul suo bilancio, lo spread del debito sovrano continua a salire e gli analisti di Credit Suisse avvertono che uno spread superiore a 400 punti base non sarebbe sostenibile per le banche italiane. Secondo le stime, un ampliamento di 200 punti base a partire da fine giugno ridurrebbe in media il coefficiente patrimoniale dei creditori italiani di 66 punti base. E questo potrebbe innescare la necessità di un aumento di capitale, hanno detto gli analisti, incluso Carlo Tommaselli.


Per ora, il motivo principale per cui i depositanti locali sono rimasti ottimisti malgrado il calo dei prezzi delle azioni e l'accelerazione del declino della capitalizzazione, è che molti confidano che il capo della BCE, Mario Draghi, non permetterà mai che le banche italiane falliscano. Ma alla luce dell'attuale governo populista, può essere un'ipotesi ottimistica: dopo tutto, quale modo migliore per impartire al nuovo governo di coalizione una lezione se non lasciare che i rendimenti salgano ancora più in alto e mandino in bancarotta una o più banche, concentrando la rabbia pubblica sul governo Di Maio-Salvini?

Per ora la BCE si è rifiutata di giocare questo asso nella manica, anche se a giudicare dall'impennata dei rendimenti, non è intervenuta neanche con acquisti aggressivi. In agosto, Goldman Sachs ha sottolineato che le banche italiane spesso forniscono una fonte costante di domanda nei momenti di crisi, ma che il crescente rischio politico ed i cambiamenti normativi potrebbero renderle più riluttanti ad intervenire.

E la ragione principale di ciò è che, dopo 3 anni, il Q€ della BCE sta finalmente giungendo al termine.


Questo è il motivo per cui mentre gli ispettori dell'UE ritengono che non ci sia "nulla per cui allarmarsi", potrebbero voler vigilare attentamente per i prossimi 3 mesi, sempre più vicini al giorno in cui la BCE non monetizzerà più il debito italiano e non supporterà più le banche italiane. Non saremmo sorpresi se, pochi giorni prima della suddetta scadenza, inizieranno a formarsi le temute file di depositanti davanti le banche...


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.com/