venerdì 15 febbraio 2019

Bitcoin nel 2019





di Francesco Simoncelli


Nonostante la correzione dei prezzi dello scorso anno, la quale ha portato molti ad affermare che la "bolla crypto" sia infine esplosa, ci sono ancora molte buone ragioni per acquistare bitcoin nel 2019. Infatti il suo attuale livello di prezzo potrebbe effettivamente fornire un'eccellente opportunità di acquisto .

Nel 2017 bitcoin ha avuto un anno incredibile, premiando gli investitori con un rendimento del 1350% e un massimo storico di $20.000 come regalo di Natale a dicembre di quell'anno. Nel 2018 le cose sono andate molto diversamente, perché bitcoin ha perso oltre il 70% del suo valore, passando da $14.000 il 1° gennaio a meno di $4.000 alla fine dell'anno. Mentre gli accusatori sono ancora là fuori a decidere se bitcoin ha toccato il fondo o no, ecco cinque motivi per sentirsi positivi se si sta valutando una decisione d'acquisto.



L'ADOZIONE DI BITCOIN STA CRESCENDO A LIVELLO MONDIALE

Nonostante il calo del valore, l'adozione a livello mondiale di Bitcoin è in aumento. Ad esempio, il numero di utenti del popolare wallet Blockchain è aumentato costantemente nel 2018. I dati della società mostrano un aumento da 22 milioni a oltre 32 milioni di wallet negli ultimi dodici mesi, il che suggerisce che l'interesse della gente per bitcoin non è diminuito nonostante la sua correzione di prezzo.

Inoltre i volumi di negoziazione presso la principale piattaforma di scambio peer-to-peer, LocalBitcoins, suggeriscono che l'adozione di bitcoin sta crescendo nei mercati emergenti. I Paesi del Sud America come Argentina, Cile, Colombia, Perù e Venezuela, hanno mostrato un aumento dei volumi di trading di bitcoin nel 2018. Per non parlare dei bancomat.

Con l'introduzione di Lightning Network, l'adozione da parte dei commercianti è destinata ad aumentare, poiché questi nuovi canali forniranno la possibilità di pagamenti più rapidi senza costi aggiuntivi.



L'ARRIVO DI UNA POSSIBILE REGOLAMENTAZIONE

Le discussioni relative ad un quadro normativo globale per le criptovalute durante le riunioni del G20 nel 2018 hanno chiarito che i legislatori e gli organismi di regolamentazione finanziaria sono desiderosi di garantire che il trading dei cryptoasset rispetti regole analoghe al trading azionario e al forex.

Anche se i primi utilizzatori di bitcoin probabilmente non sono d'accordo, per la maggior parte delle persone e degli investitori pare che le normative rappresentino in realtà un bene.

Un mercato regolamentato dei cryptoasset attirerà un maggior numero di investitori retail e fornirà il tanto decantato marchio di approvazione che gli investitori istituzionali, come fondi comuni di investimento, compagnie assicurative e fondi pensione, richiedono per investire in una tale classe di asset.

Poiché i controlli KYC/AML vengono implementati negli exchange di tutto il mondo e le autorità di regolamentazione stanno lentamente iniziando a formulare un quadro per le vendite di token, possiamo aspettarci un maggiore controllo ed applicazioni normative nel 2019. Che questa centralizzazione delle informazioni sia un bene, ne dubito, poiché espone dati sensibili degli individui al furto. Ciononostante la centralizzazione delle informazioni è un'arma a doppio taglio per i regolatori, poiché una volta che la maggior parte delle persone comprenderà cosa può fare con bitcoin, inizierà a comprendere anche i vantaggi di una decentralizzazione nei vari aspetti della società. Bitcoin non è solo una moneta, una riserva di valore o un'unità di conto; bitcoin è un concetto, è la sintesi di tutti i manuali teorici che spiegano la libertà con l'opportunità di metterli in pratica. Bitcoin è un cambiamento di paradigma e si dimostrerà resistente a qualsiasi tentativo di censura.



WALL STREET E LE CRIPTOVALUTE

L'anno scorso, Fidelity, Nasdaq e l'Intercontinental Exchange (ICE) hanno annunciato per il 2019 piani per il lancio di offerte di trading in criptovalute per gli investitori istituzionali.

In particolare, la nuova iniziativa di ICE, Bakkt, dovrebbe guidare le aziende di Wall Street a negoziare bitcoin, in quanto suddetta piattaforma avrà al suo interno derivati ​​per bitcoin, servizi di custodia e, in seguito, piani per implementare di soluzioni di pagamento per i commercianti.

Inoltre il numero di cripto hedge fund è aumentato nel 2018, il che significa che più denaro istituzionale è pronto ad entrare in bitcoin nei prossimi mesi, poiché questi hedge fund raccolgono fondi per aumentare i loro asset in gestione.



GLI SVILUPPATORI CONTINUANO AD INNOVARE

Ci sono molte persone, specialmente nella comunità delle altcoin, che credono che bitcoin alla fine sarà sostituito da un'altra moneta digitale decentralizzata in futuro. Ciò che molti di questi individui sembrano dimenticare, tuttavia, è che il bitcoin non è statico.

Gli sviluppatori sono continuamente al lavoro per migliorare la rete bitcoin ed aumentarne la scalabilità, aggiungendo funzionalità che migliorano la privacy e abilitando altre funzionalità come gli smart contract.

Il rilascio di Lightning Network e Liquid Network nel 2018 testimoniano l'impegno degli sviluppatori di bitcoin per una sua evoluzione positiva.



BITCOIN HA SEMPRE SUPERATO I SUOI PICCHI DOPO UN CROLLO DEI PREZZI

Non fa mai male analizzare i dati storici dei prezzi. Bitcoin ha visto molti picchi e minimi negli ultimi dieci anni ed è stato "dato per morto" oltre 340 volte. Tuttavia è sempre riuscito a superare i suoi massimi storici, quindi non ci sono ragioni per pensare che non rivedremo più un tale andamento tendenziale.


A metà del 2011 il prezzo di bitcoin toccò i $30 sull'exchange più popolare dell'epoca, Mt.Gox. A seguito di un attacco a suddetto exchange, il prezzo crollò ad un minimo di soli $ 2 a novembre 2011, per poi riprendersi nuovamente nel 2012.

Nell'aprile 2013 bitcoin raggiunse brevemente il picco di $260, prima di calare oltre il 50% in poche ore dal momento che Mt.Gox non fu in grado di gestire l'aumento dei volumi di trading e venne colpito da un attacco DDoS. Nonostante il calo della fiducia degli investitori nell'ecosistema del trading di bitcoin, bastarono sette mesi per superare ancora il picco di prezzo.

Alla fine del 2013 bitcoin raggiunse per la prima volta la soglia simbolica dei $1.000, ma il prezzo scese gradualmente ad un minimo di $175 nei due anni successivi. Due anni dopo, all'inizio del 2017, bitcoin raggiunse ancora una volta la soglia dei $1.000 e superò questo picco storico per raggiungere il suo record il 20 dicembre dello stesso anno.

I dati storici sui prezzi suggeriscono che bitcoin è destinato a superare nuovamente il picco storico più recente, anche se potrebbero essere necessari alcuni anni. Molti sviluppi positivi sono stati oscurati dall'andamento dei prezzi dello scorso anno, ma nei prossimi dodici mesi gli investitori potrebbero vedere questi sviluppi riflessi negli stessi prezzi che finora hanno dominato la loro attenzione.


giovedì 14 febbraio 2019

Sono finite le rivoluzioni top-down





di Gary North


Ho passato tutta la mia vita all'ombra di un uomo, Karl Marx.

All'età di 14 anni compresi l'importanza di Marx nella storia. Iniziai a studiare alcuni dei suoi scritti quando ero alle superiori. Continuai a studiarlo seriamente alla scuola di specializzazione e nel 1968 venne pubblicato il mio libro su Marx.

Karl Marx ha cambiato il mondo, eppure non l'ha fatto da solo. Il suo collega, Frederick Engels, ha scritto alcuni dei suoi materiali letterari più brevi, come gli articoli di giornale, e ha lasciato che ci fosse il nome di Marx su di essi. È stato co-autore del Manifesto del Partito Comunista, inizialmente anonimo (1848). Ha anche finanziato Marx per oltre 20 anni. Era un capitalista di successo nell'industria tessile, gestiva l'azienda di famiglia a Manchester. Senza Engels, nessuno avrebbe mai sentito parlare di Marx. Fu Engels che lo convertì al materialismo dialettico, eppure Engels non viene quasi mai preso in considerazione. Era uno scrittore superiore rispetto a Marx.

Il movimento comunista dopo la morte di Marx nel 1883 venne dimenticato, almeno fino al 1917. Prima della rivoluzione vittoriosa di Lenin, che fu più di un colpo di stato, nell'ottobre del 1917, Marx era studiato da pochissime persone. Fu Lenin che elevò Marx a figura eroica e pensatore creativo. Marx non era né eroico né un pensatore creativo che sfidava i potenti intellettuali dei suoi tempi. Scrisse analisi economiche pompose e filippiche contro radicali ed utopisti tedeschi sconosciuti.

Poiché Lenin raggiunse il potere, una manciata di intellettuali iniziò a prendere sul serio Marx. Le idee di Marx sulla lotta di classe e lo sfruttamento del lavoro si ritrovarono alcuni seguaci che scrissero trattati e articoli per altri intellettuali., ma disertarono progressivamente dopo l'invasione della Cecoslovacchia da parte dell'Unione Sovietica nel 1968. Quando l'Unione Sovietica crollò nel dicembre 1991, tutti questi intellettuali abbandonarono la nave. Oggi non esiste più un movimento intellettuale marxista di peso nei campus universitari.

La prosa pomposa di Marx è servita come giustificazione ideologica, e quindi religiosa, per le tirannie atee che hanno controllato un terzo della popolazione mondiale dal 1949 al 1979. Mao prese il potere in Cina nel 1949. Deng Xiaoping abbandonò l'economia socialista nel 1979.



L'IMPROBABILITÀ DEL TRIONFO DEL MARXISMO

Com'è possibile che Marx abbia cambiato il mondo sedendosi, giorno dopo giorno, decennio dopo decennio, al British Museum di Londra leggendo libri polverosi e scrivendo materiali che quasi nessuno ha letto? Da un punto di vista storico è semplicemente incredibile. Questo dottorato di ricerca tedesco disoccupato, la cui calligrafia era talmente pessima che non riuscì ad ottenere l'unico lavoro che avesse mai provato ad ottenere a Londra, e che viveva con il sussidio di un capitalista di successo, scriveva materiali quasi illeggibili che cambiarono la mente del figlio di un burocrate russo, che a sua volta conquistò l'impero russo in soli dieci giorni. Questo è semplicemente incredibile.

Non c'è modo che un qualsiasi studioso seguente potesse trovare un modello in questa connessione storica. Non esiste un modello da imitare. Ci sono decine di migliaia di studiosi in tutto il mondo che pubblicano libri e articoli illeggibili come quelli che scrisse Marx. Ci sono senza dubbio alcuni rivoluzionari tra loro e questi rivoluzionari possono vivere con il sussidio di disoccupazione, il che significa che possono essere professori di ruolo ed alcuni dei loro studenti possono esserne persuasi. I loro lettori, però, sono pochi e senza molta influenza. La probabilità di trovare un Lenin tra di loro è minima. Anche nel caso di Lenin, era uno dei circa 3.000 rivoluzionari in Europa nel 1900, ed è stato l'unico ad aver mai fatto una rivoluzione che è durata più di qualche settimana.

Ci sono stati alcuni studiosi che hanno influenzato il pensiero degli intellettuali, che a loro volta hanno influenzato il pensiero degli attivisti. Immanuel Kant era un tale studioso. Quasi nessuno legge i suoi materiali originali, ma ha influenzato il pensiero di generazioni di scrittori e insegnanti che non sono consapevoli della misura in cui erano seguaci di Kant. Ho intervistato F. A. Hayek nel 1985. All'inizio della mia carriera compresi che era un kantiano. Eppure ammise nell'intervista di non capire fino a che punto fosse un seguace di Kant fino al libro di John Gray su di lui. La sua affermazione mi sbalordì.

Charles Darwin ha avuto un impatto enorme sul modo di pensare degli intellettuali di tutto il mondo, ma non aveva intenzione di fondare il darwinismo. Non aveva una strategia per reclutare seguaci. Era un recluso. Non gli piacevano i confronti sulla stampa. Fu Thomas Huxley, a partire dalla fine del 1859, che divenne noto come il bulldog di Darwin. Si sobbarcò l'onere del lavoro intellettuale e poi le idee si sono diffuse molto velocemente. Darwin era un evoluzionista, non era un credente nelle discontinuità radicali in grado di modellare la natura.



IL WORLD WIDE WEB

Oggi, grazie al World Wide Web, le idee possono diffondersi rapidamente. Jordan Peterson potrebbe essere il miglior esempio. Nessuno può spiegare questo fenomeno, ma lui non sta organizzando un movimento. Lo rappresenta, insegna ai suoi aderenti, ma sta parlando di trasformazione individuale non di trasformazione del mondo attraverso azioni politiche organizzate. Sembra essere contrario a piani grandiosi. Sembra davvero credere nella verità che espresse Gesù: guardare la trave nei propri occhi prima di criticare la pagliuzza in quelli degli altri. In caso contrario non potrete essere d'aiuto al prossimo e produrrete più danni che benefici.

Il World Wide Web favorisce il cambiamento individuale e forse il cambiamento della comunità locale, ma ci sono così tante voci in competizione con così tanti programmi in competizione che sarà quasi impossibile per qualsiasi movimento centralizzato controllare qualcosa di più grande di una contea. Non vedo come la religione della rivoluzione possa mai produrre l'equivalente delle rivoluzioni comuniste del XX secolo. Le comunicazioni sono troppo decentralizzate.

Il cambiamento sociale arriverà dal basso verso l'alto. Questa trasformazione è coerente con gli insegnamenti delle principali religioni del mondo. È certamente coerente con la filosofia politica del libero mercato di Adam Smith e dell'illuminismo scozzese. È ugualmente coerente con la filosofia anti-rivoluzionaria di Edmund Burke, che ha dominato il conservatorismo europeo nel XIX secolo. Burke e Smith avevano un grande rispetto per gli scritti dell'uno e dell'altro.

Questo è il motivo per cui vedo la fine di qualsiasi cosa assomigli al socialismo o al comunismo. Quando finiranno i soldi dello stato, il grande esperimento finirà con essi. In realtà, si è concluso il 25 dicembre 1991. Le persone con schemi grandiosi di trasformazione politica top-down sono intrappolati in una visione del mondo centralizzata pre-Internet.

Se un video può diventare virale, anche un altro può diventarlo. Questa è una buona notizia per la libertà.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 13 febbraio 2019

Il dollaro avrà un ruolo cardine nella crisi del credito





di Alasdair Macleod


Ora è possibile capire come si svilupperà la crisi del credito. Al centro c'è un dollaro sopravvalutato e posseduto in eccesso dagli stranieri, gonfiato da flussi speculativi determinati dai differenziali dei tassi d'interesse. Tali differenziali devono essere urgentemente corretti dalla Banca Centrale Europea e dalla Banca del Giappone se si vuole impedire che la distorsione economica peggiori ulteriormente.

Il problema è aggravato dal fatto che la crisi potrebbe essere innescata da questa normalizzazione. Ci si può aspettare che inizi nei prossimi mesi, anche entro la fine dell'anno. Quando i flussi nel dollaro si abbassano e si invertono, i rendimenti obbligazionari possono aumentare drasticamente in tutte le principali valute. Ci saranno anche una serie di altri fattori, in particolare l'aumento dei prezzi delle materie prime, lo stimolo di Trump ed i dazi che faranno salire l'inflazione dei prezzi. Insieme ad un dollaro in calo, l'inflazione dei prezzi e quindi i tassi d'interesse sono destinati a salire in modo significativo.

Poi c'è un altro problema: quando si tratta di salvare il sistema finanziario globale dalla ricaduta sistemica, non solo la sfida sarà più ardua rispetto alla crisi della Lehman, ma i cambiamenti legislativi, come le disposizioni confusionarie del bail-in, hanno reso più difficile l'impresa.

Ci sono anche prove che durante l'ultima crisi del credito nel 2008, i russi furono tentati di interferire con i tentativi di salvataggio da parte della FED, rischiando di far schiantare potenzialmente l'intero sistema finanziario statunitense. A quel tempo non riuscirono ad ottenere l'appoggio dei cinesi. Ora che la Russia ha smaltito la maggior parte dei suoi investimenti in dollari in cambio dell'oro, e in seguito ad un'escalation di conflitti geopolitici, una nuova crisi finanziaria può essere considerata un'opportunità per indebolire il potere finanziario e geopolitico americano.

Le prospettive per il dollaro e tutti gli asset dipendenti dal dollaro non sono buone. L'unica protezione sarà il possesso di oro fisico, argento e criptovalute, al di là della portata delle banche minacciate a livello sistemico.



Valute in super difficoltà

Le chiacchiere nei mercati finanziari hanno continuato a ripetere come le politiche della FED sui tassi d'interesse stiano creando crisi nei mercati emergenti, ma questi ultimi saranno probabilmente i protagonisti secondari di una nuova tragedia globale. Come Shakespeare scrisse in Macbeth, non sono altro che "ombre che camminano, un giocatore povero che si pavoneggia e si agita sul palco, e poi non si sente più".

Il vero problema è stato sottovalutato, e cioè le tensioni tra le valute: il dollaro, l'euro e lo yen. Potrebbero essere i protagonisti della crisi del credito, e se sì, come si svolgerà la tragedia?

Basta notare la disparità dei rendimenti obbligazionari, in particolare sul lato sinistro della curva dei rendimenti. I titoli del Tesoro USA a due anni rendono il 2.74%, mentre i rendimenti dei bund tedeschi a due anni rendono -0.55%. Anche i JGB a due anni rendono -0.12%. Non si hanno disparità come queste sulla curva dei rendimenti senza lo spostamento di enormi quantità di denaro a breve termine.

Mettendo da parte il rischio delle valute, una banca dell'Eurozona, una compagnia di assicurazioni o un fondo pensione europei, sono tassati sugli investimenti a breve termine in bund attraverso i rendimenti negativi; dall'altro lato però viene offerto loro un allettante rendimento dagli UST con un rischio simile.

Allettante, non è vero?

Ovviamente non possiamo ignorare il rischio delle valute. Per semplicità supporremo che un'assicurazione sul rischio elimini più o meno l'opportunità di profitto. È possibile utilizzare derivati sulle valute per limitare il rischio, e infatti questo è uno dei motivi per cui i derivati ​​OTC in valuta estera si sono attestati a oltre $87.000 miliardi nella seconda metà dello scorso anno.

Ma stiamo divagando. I profitti massimi si ottengono prendendo una naked punt, e qui il trend è il vostro migliore amico. Se si ritiene che il dollaro salirà rispetto all'euro, non solo un istituto finanziario con sede in Europa guadagnerà più del tre percento detenendo UST a due anni rispetto ai bund equivalenti, ma c'è la succosa prospettiva di un guadagno nella valuta in cui è denominato il titolo. Inoltre la FED prevede di rialzare ancora i tassi d'interesse, mentre la BCE pare di no. Ciò dovrebbe garantire che il rischio sulla valuta sia tenuto a bada.

Le istituzioni finanziarie in Europa devono essere fortemente tentate. Inoltre il dollaro ha smesso di scendere ad aprile e da allora la sua tendenza è stata al rialzo. Nei mercati si parla di una carenza di dollari, poiché i governi dei mercati emergenti potrebbero essere costretti a coprire le loro passività in dollari, il che insieme ai rialzi dei tassi d'interesse indotti dalla FED faranno salire il dollaro rispetto all'euro, e persino allo yen.

Non siete ancora convinti?

Possiamo essere sicuri che gli operatori economici in Europa abbiano sbavato al sol pensiero, in particolare con il rischio obbligazionario italiano in aumento e quindi un'ulteriore ragione per vendere euro, che sono di gran lunga la componente più importante del trade-weighted index del dollaro. Anche gli hedge fund in Europa e negli Stati Uniti sono entusiasti di questo trade per le stesse ragioni. L'unica domanda rimanente è come massimizzare le opportunità. Fortunatamente le banche e gli intermediari di negoziazione stanno facendo la fila per concedere prestiti a fronte di UST a breve scadenza di alta qualità, direttamente o tramite accordi reverse repo. Un prestito bancario per un cliente credibile assicurerà un gearing di otto o dieci volte e un inverse repo ancora più alto.

Rimaniamo a dieci volte. I costi finanziari si basano sui tassi del mercato monetario, euro o yen, che per gli euro a tre mesi sono -0.3% e per lo yen lo 0%. Per dieci volte il cambio, al netto delle commissioni, possiamo quindi aspettarci un rendimento lordo del 30% annuo in euro comprando UST a due anni, o il 26% in yen, al netto dei cambi e delle variazioni di prezzo. Non è molto meno investire in buoni del Tesoro USA a 13 settimane.

Non c'è da stupirsi se questo sta diventando il più grande trade disponibile. L'attrazione di questi differenziali tra le principali valute è il motivo per cui il governo degli Stati Uniti non ha riscontrato problemi nel finanziare i propri deficit di bilancio. E fintanto che la BCE e la BOJ insistono su tassi negativi e a zero, e la BCE continua a stampare denaro per comprare obbligazioni italiane, può andare avanti per sempre.

Questa è la tesi bullish per il dollaro. Per equilibrio, dobbiamo introdurre una nota di cautela. Ogni volta che vediamo un modo infallibile per fare soldi coi dollari, l'esperienza ci dice che è tempo di fare il contrario: azioni nel 1999-2000, mutui per immobili nel 2007-08, la crescita del sistema bancario ombra nel 2007-08 per finanziare la speculazione. Oggi abbiamo qualcosa di molto più grande: speculazioni eccessive a favore del dollaro e contro tutto il resto. L'elemento più destabilizzante per il dollaro non sono le ombre nei mercati emergenti, ma il rapporto tra il dollaro e l'euro e, in misura minore, lo yen giapponese. Questo arbitraggio sui tassi d'interesse e sulle obbligazioni convertibili è destinato a rivelarsi particolarmente destabilizzante anche per i mercati dell'Eurozona.



Il "whatever it takes" di Draghi non esiste più

Negli ultimi anni il differenziale dei tassi d'interesse tra l'euro e il dollaro USA è cresciuto, così come l'opportunità di arbitraggio. Un elemento importante è stato il finanziamento attraverso il sistema bancario ombra, un'attività di prestito che non viene riflessa nelle statistiche sul bilancio delle banche.

Secondo il Financial Stability Board, che monitora il sistema bancario ombra, nel 2007 lo shadow banking ha totalizzato $29.200 miliardi, mentre invece nel 2015 è salito a $34.200 miliardi. Va notato che le statistiche del FSB coprono solo 27 giurisdizioni, alcune delle quali piccole, esclusa la Cina. Tuttavia, di quei $34.200 miliardi, il sistema bancario ombra nel mercato ad interessi fissi (compresi hedge fund, fondi comuni d'investimento e fondi monetari) è raddoppiato a $22.000 miliardi.

Le attività in questa particolare branca ora dominano il sistema bancario ombra ed è qualcosa che si sta sviluppando sin dalla crisi finanziaria del 2008. Già nel maggio 2015 la BCE ci avvertiva che la rapida crescita del sistema bancario ombra rappresentava un rischio per la stabilità finanziaria nell'Eurozona. Si noti che tutte le cifre pubblicate sia dall'FSB che dalla BCE, oltre ad essere solo una guida, sono ormai obsolete, ma possiamo supporre che ciò che stiamo vedendo ora sia semplicemente il culmine di tendenze speculative che sono cresciute da un bel po' di tempo.

Se la BCE era preoccupata più di tre anni fa della rapida crescita del sistema bancario ombra, oggi dovrebbe esserne terrorizzata. Deve rialzare i tassi d'interesse abbastanza rapidamente, ma non può farlo senza causare danni collaterali in Portogallo, Italia, Grecia, Spagna e persino in Francia. Questi stati spendaccioni hanno sfruttato appieno un costo di prestito pari a zero, o quasi zero. E ora l'Italia si sta ribellando ancor prima di qualsiasi rialzo dei tassi d'interesse.

Non è più credibile che la BCE asserisca che l'Eurozona sia solo nelle prime fasi della ripresa, quando l'economia statunitense si sta chiaramente dirigendo verso il surriscaldamento. Infatti l'economia dell'Eurozona è moribonda: Paesi come Germania, Paesi Bassi e Finlandia stanno bene, ma altri, come la Francia, molto meno. La disoccupazione nei PIGS è rimasta ostinatamente alta, in particolare per i giovani. Ma questi sono problemi fiscali e strutturali, non monetari.

La BCE dovrà indubbiamente dire ai PIGS di mettere ordine nei loro conti e rialzare i tassi per fermare la destabilizzazione dell'economia globale. Per il momento, coloro bullish nei confronti del dollaro stanno ignorando la realtà: la BCE deve agire. Le posizioni long da record nel dollaro si erano accumulate da tempo, molto prima che iniziasse la fuga precipitosa. Coloro che oggi sono bullish nei confronti del dollaro sono probabilmente gli ultimi compratori, lasciando solo chi vorrà intascare i profitti di questo trade.



Salvare le banche è più complicato rispetto all'ultima volta

Dovremmo prendere atto di un articolo scritto da Ben Bernanke, Tim Geithner e Hank Paulson sul New York Times. È stata effettivamente un'ammissione che ci sarà un'altra crisi finanziaria, e questi tre che hanno presieduto l'ultima devono essere proprio preoccupati per dire una cosa del genere.

Sottolineano che alcuni degli strumenti che hanno implementato dieci anni fa non sono più disponibili. Il paragrafo critico è il seguente:
Ma nelle sue riforme post-crisi il Congresso ha anche tolto alcuni degli strumenti più potenti usati dal FDIC, dalla FED e dal Tesoro USA. Tra questi cambiamenti, il FDIC non può più rilasciare garanzie generali sul debito bancario come ha fatto nell'ultima crisi, i prestiti di emergenza della FED sono stati limitati e il Tesoro USA non è più in grado di apporre la sua garanzia ai fondi del mercato monetario. Questi poteri sono stati fondamentali per fermare il panico del 2008.

La loro preoccupazione è che, in base alle leggi e ai regolamenti vigenti, una crisi simile a quella della Lehman aumenterebbe il rischio di un collasso totale del sistema finanziario, perché le autorità finanziarie hanno le mani legate. Mentre c'è del vero nelle loro preoccupazioni, potrebbero essere superate dagli ordini esecutivi di emergenza del presidente.

Gli autori rimangono stranamente silenziosi sul problema generale: l'estrema difficoltà di un salvataggio finanziario e sistemico coordinato a livello globale; e questo è il provvedimento di bail-in adottato da tutti i membri del G20 e sancito dalle loro leggi. L'ultima volta i bail-out e la nazionalizzazione delle banche sono stati i metodi più impiegati e hanno protetto sia i depositanti che i possessori di obbligazioni. Il costo è stato interamente a carico dello stato.

Le disposizioni sul bail-in sono state introdotte specificamente per evitare che il costo dei futuri fallimenti bancari venisse addossato sullo stato, e invece adesso i costi devono essere condivisi dai possessori di obbligazioni e dai depositanti non assicurati. La loro applicazione a fallimenti di singole banche che non sono considerate istituzioni finanziarie di rilevanza sistemica è in realtà superflua, poiché le normali leggi sulla bancarotta sono sufficienti per questi casi. Le difficoltà emergono quando un potenziale fallimento bancario rischia di trasformarsi in una minaccia sistemica. Ma se si impone il bail-in di una tale banca, addossando le perdite su titolari di obbligazioni e depositanti non assicurati, non si farà altro che acuire un problema sistemico.

I tre uomini al centro della crisi della Lehman sembrano aver imparato poco dalla loro esperienza. La lezione principale è l'inutilità di chiudere alcune porte mentre se ne aprono di altre.



Altri governi stanno a guardare

La Russia sembra aver già preso una decisione strategica contro il dollaro. Non per niente preferisce l'oro, in grado di fornire protezione contro una crisi del dollaro.

Il partner strategico della Russia in Asia è il maggiore detentore straniero di dollari e UST. Le riserve totali non auree della Cina ammontano a $3.130 miliardi, di cui $1.120 miliardi sono investiti in UST. Gran parte dei rimanenti $2.000 miliardi sono in depositi in dollari e altri titoli liquidi in dollari. Parte di tutto ciò la Cina l'ha prestata ad altri Paesi. Ad esempio, i prestiti totali alle nazioni africane alla fine del 2017 ammontavano a $143 miliardi. All'inizio di quest'anno il presidente Xi ha promesso altri $23 miliardi di prestiti agli stati arabi. La China Development Bank sta prestando $20 miliardi in America Latina per progetti infrastrutturali. Queste sono piccole somme per la Cina, ma sostanziali per i destinatari. Sembra che la Cina continui a concedere prestiti e spendere i suoi dollari per sbarazzarsene.

Il continuo surplus commerciale rispetto all'America significa che la Cina sta ancora accumulando dollari ad un ritmo più veloce di quelli che può usare per acquisire influenza sui mercati emergenti. Dati i suoi obiettivi strategici, non dovrebbe perseguire questa strategia. Seguirà attentamente la situazione, ma per il momento le tattiche commerciali americane sono la sua preoccupazione immediata.

Tuttavia arriverà un momento in cui la Cina focalizzerà la sua attenzione sui propri interessi. Il suo appetito per i materiali industriali è enorme, ed è probabile che stia accumulando riserve di materie prime vitali, come il rame ed altri metalli di base, da impiegare nei suoi piani di sviluppo delle infrastrutture e per lo sviluppo lungo le due strade della seta. È per assicurarsi queste materie prime e forniture energetiche che ha investito dollari nelle economie emergenti che la riforniscono.

Eppure gli speculatori hanno shortato questi metalli sul Comex e altrove come modo per comprare ulteriori dollari, mentre sembrano ignorare i piani cinesi. Le scorte di rame nel London Metal Exchange sono diventate molto basse, con un tonnellaggio negoziabile che è sceso da 319.525 tonnellate a fine marzo a sole 147.450 tonnellate la scorsa settimana.

Un dollaro forte presenta un'eccellente opportunità per la Cina di accelerare la spesa per le scorte di materie prime. Finora ciò non ha portato alla rottura dei prezzi, perché la Cina ha dimostrato di essere un attento acquirente. Tuttavia la penuria di asset fisici e consegnabili nei mercati chiave delle materie prime, come il rame, è destinata a manifestarsi con uno shock di prezzo. Nel caso del petrolio, WTI e Brent sono ora entrambi in backwardation a causa delle sanzioni statunitensi contro l'Iran. Il Venezuela continua ad essere un disastro da questo punto di vista.

La Cina ha dimostrato di essere acutamente consapevole delle dinamiche del mercato occidentale e collabora continuamente con la Russia su una strategia geopolitica e finanziaria. In questo contesto, la seguente è un'importante affermazione di Hank Paulson (Segretario del Tesoro degli Stati Uniti durante la crisi della Lehman) in un'intervista rilasciata a Robert Peston, in relazione alla gestione della crisi della Lehman: "Non ho intenzione di nominare chi, ma ho incontrato qualcuno... Questa persona mi ha detto che i cinesi avevano ricevuto un messaggio dai russi che diceva: 'Ehi, uniamoci e vendiamo i titoli Fannie e Freddie sul mercato'. I cinesi non lo avrebbero mai fatto, ma non mi sentivo al sicuro fino a quando non le avremmo messe al sicuro."

Sembra che i russi fossero pronti ad interferire con i piani di salvataggio dell'America sulla scia della crisi della Lehman dieci anni fa. Oggi hanno ridotto la loro esposizione ai titoli del Tesoro USA a livelli insignificanti e prenderebbero sicuramente in considerazione l'ipotesi di intervenire nuovamente. Con sanzioni contro di loro, hanno davvero poco da perdere e molto da guadagnare.

Non possiamo essere così sicuri che i cinesi si rifiuteranno di seguire i russi questa volta. Oggi c'è un presidente americano imprevedibile e l'antagonismo dell'America contro la Cina si è radicato ancora di più. Che la Cina possa collaborare con Washington per una stabilità globale attraverso canali secondari, non può essere considerato plausibile in una nuova crisi finanziaria e sistemica. Finché il sistema finanziario cinese sarà isolato, l'impatto negativo di un collasso del sistema finanziario occidentale sull'economia cinese potrebbe essere venduto al popolo cinese come una colpa dell'Occidente. L'atteggiamento "responsabile" della Cina per proteggere sé stessa ed i suoi cittadini potrebbe essere politicamente vantaggioso per il regime.

Hanno bisogno di fare molto poco: rifiutarsi di aiutare. Pertanto la Cina è in grado di utilizzare una crisi finanziaria americana futura come un'opportunità per lasciare che il dollaro distrugga la propria egemonia e per migliorare i propri piani economici e geostrategici.



Si sta sviluppando la prossima crisi del credito

Possiamo essere certi di una cosa, e cioè che le banche centrali attraverso le loro azioni hanno creato l'unica crisi che non possono affrontare. Come diceva Mario Draghi, "whatever it takes": il rischio sistemico è regolarmente coperto dagli stress test e dal continuo inasprimento delle normative finanziarie. Ma quando le banche centrali espandono la quantità di denaro all'inizio del ciclo del credito, si ritrovano problemi più grandi dopo.

Alla fine si presenta l'inevitabile crisi del credito. Ora possiamo presumere quanto sarà seria, perché è proporzionale allo stimolo precedente. Dal 2008 è stato straordinariamente grande a livello globale. A questo dobbiamo aggiungere le precedenti distorsioni del credito che non sono state cancellate dall'ultima crisi del credito, e anche da quella precedente.

Si sta configurando come l'evento finanziario più serio del nostro tempo, su questo non ci possono essere dubbi. Ciò che non sappiamo con precisione è la forma che prenderà e quando accadrà. Tutto ciò che sappiamo è che il rialzo dei tassi d'interesse indebolirà i modelli di business, le finanze pubbliche e la spesa dei consumatori. Potrebbe essere il rialzo dei tassi d'interesse e la salita dei rendimenti obbligazionari nell'area Euro, poiché la BCE interviene per colmare il divario dei rendimenti sopraccitato. Potrebbe essere l'America stessa; questi sono i candidati più ovvi. I rialzi dei tassi d'interesse sono sempre un fattore scatenante di un'inversione dei flussi speculativi. E la prossima crisi si preannuncia come l'attacco più incisivo al sistema finanziario globale da quando il dollaro ha perso la sua convertibilità con l'oro. Si comincerà con l'implosione della bolla del dollaro.

Oltre alla fuoriuscita record di fondi speculativi dal dollaro, c'è anche una serie di altri fattori che rischia di far salire i tassi d'interesse. C'è lo stimolo fiscale di Trump che va ad aumentare l'offerta di obbligazioni, mentre gli stranieri si trasformano in venditori. Ci sono i dazi, perché aumentano i costi per il consumatore americano e quindi l'IPC. Ci sono i prezzi delle materie prime e dell'energia che aumenteranno sulla scia della domanda cinese, mentre si libererà dei suoi dollari per comprare materie prime di cui ha bisogno per far progredire il suo tredicesimo e quattordicesimo piano quinquennale. Questi fattori possono essere previsti da coloro che sanno dove guardare. Presi insieme hanno il potenziale per diventare una tempesta perfetta.

Come abbiamo detto, la vera tragedia è che le politiche monetarie della BCE sono incredibilmente fuori di testa. È della massima urgenza che vengano corrette. Ciò significa che i tempi della prossima crisi del credito vanno tra la fine dell'anno o, al più tardi, all'inizio del prossimo anno. Aspettatevi un cambiamento della politica monetaria della BCE, progettato per sostenere l'euro e portarlo più in alto, quindi il dollaro dovrebbe iniziare ad invertire la sua rotta in quel momento. La scarsità delle scorte dovrebbe spingere per un forte aumento dei prezzi delle materie prime e le imminenti sanzioni contro l'Iran cominceranno a far salire i prezzi dell'energia. L'inflazione dei prezzi USA, già registrata ufficialmente al 2,9%, sarà presto superiore al 3%.

I rendimenti dei titoli statunitensi saliranno al salire dei deflussi dal dollaro, mettendo nei guai le finanze del governo statunitense. Nonostante l'aumento dei rendimenti obbligazionari, il prezzo dell'oro dovrebbe aumentare drasticamente, riflettendo una crisi nel dollaro. In breve, il cambio di sentimento per il dollaro promette di essere inaspettatamente rapido.

All'inizio di questo articolo, è stata posta una domanda: quale forma avrebbe preso questa crisi? Questa volta è improbabile che sarà innescata dal crollo delle azioni o dei prezzi degli immobili residenziali; crolleranno invece sulla scia di uno sconvolgimento nei mercati delle valute, portando ad un collasso dei prezzi delle obbligazioni. Sono le prospettive riguardo i prezzi delle obbligazioni e del loro effetto su altri asset finanziari che caratterizzeranno la prossima crisi. Nel 2008 i rendimenti dei titoli del Tesoro USA scesero perché gli investitori cercarono riparo dagli investimenti del settore privato. Questa volta gli stranieri che vendono dollari e UST rischiano di travolgere chi cercherà sicurezza in patria e faranno salire i rendimenti dei titoli. Dovremmo anche tenere a mente che il finanziamento del governo degli Stati Uniti è diventato pesantemente dipendente dagli afflussi di investimenti esteri.

I rendimenti dei titoli obbligazionari in rialzo, i quali riflettono vendite all'estero, saranno quindi al di là del controllo della FED. Le banche, come intermediari, hanno bilanci più solidi negli Stati Uniti, ma le banche dell'Eurozona sono più indebitate e maggiormente esposte alle obbligazioni sovrane. Entrambi i sistemi bancari risultano molto più ingolfati quando si tiene conto dei bilanci del settore bancario ombra.

L'ultima volta la crisi ha colpito prima il sistema bancario statunitense. Le banche erano diventate estremamente avide, cartolarizzando il debito per nasconderlo ai regolatori. Le banche dell'Eurozona sono state scoperte a comprare questo debito, soprattutto attraverso le sussidiarie con sede in Irlanda. Ma il vero problema era in America, con gli altri che ne pativano le conseguenze. Oggi non sarà solo l'America, ma sarà un problema globale che indebolirà la valuta di riserva mondiale, probabilmente innescato da una riduzione forzata della divergenza delle politiche monetarie tra la FED e le altre due principali banche centrali del mondo. L'imminente crisi rischia di essere peggiore e più ampia rispetto a quella precedente, poiché scaturirà dalla sopravvalutazione della valuta di riserva mondiale.

Qualsiasi tentativo di salvare le finanze del governo, delle banche e delle imprese statunitensi stampando moneta fornirà semplicemente più carburante al fuoco inflazionistico, ma è difficile che ci possa essere una qualsiasi altra risposta da parte della FED. L'unico vero strumento che ha è l'espansione monetaria, ed è incaricata di mantenere a galla il sistema. Lo stesso vale per l'Eurozona e la BCE.

Gli unici che sembrano in grado di evitare le peggiori conseguenze sono i russi ed i cinesi. La Cina potrebbe avere una serie diversa di problemi, a seconda di come reagirà ad una crisi del dollaro, ma questo va oltre lo scopo di questo articolo. Ho scritto altrove sulla loro strategia monetaria, in particolare per quanto riguarda l'oro. Ma se la Cina e la Russia sopravvivranno alla prossima crisi del credito con meno ferite rispetto all'Occidente, apporteranno un cambiamento nell'equilibrio geopolitico. Una cosa è certa: l'oro fisico sarà il più sicuro degli hedging quando il dollaro inizierà a scendere, portandosi dietro tutte le altre valute.

Cosa può fare l'America per impedire che il dollaro scivoli verso l'oblio? L'unica risposta è ripristinare la convertibilità con l'oro; e speriamo in un cambiamento nella politica monetaria a tal fine, e che l'America abbia ancora le riserve auree per farlo. Anche questo presuppone che le banche possano essere salvate, cosa che non è affatto certa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 12 febbraio 2019

I policymaker trasformeranno un rallentamento economico mondiale in una crisi?





di Daniel Lacalle


I dati macroeconomici più recenti delle principali economie indicano un rallentamento generalizzato. Ciò che preoccupa non è solo una moderazione nel percorso di crescita, ma l'accelerazione dell'indebolimento di quelle economie che dovrebbero essere più forti e più sane. Ancor di più preoccupa che questo aggressivo peggioramento dei principali indicatori guida in Cina, nell'UE e nella maggior parte delle economie emergenti si verifichi al picco del più grande stimolo monetario e fiscale degli ultimi decenni.

È facile dare la colpa ai titoli di giornale, alle guerre commerciali e ovviamente a Trump, ma sarebbe ingenuo credere che questi siano i veri fattori alla base della negatività economica.

dal 1975 il ritmo delle riprese economiche mondiali è stato più lento e più debole, secondo l'OCSE. Suddette riprese hanno richiesto più tempo e sono avanzate più lentamente. Allo stesso tempo, i periodi di crisi sono stati meno aggressivi, anche se più frequenti, e quasi tutte le economie hanno chiuso i periodi di recessione con più debiti di prima.

Questi fattori sono tutti preoccupanti, ma le prove dimostrano anche che il progresso economico è continuato nonostante tutto ed i principali fattori di benessere sono migliorati notevolmente. Ho avuto l'opportunità di incontrare Johan Norberg, autore di "Progress", e abbiamo discusso di tutti gli elementi positivi che abbiamo visto negli ultimi decenni. Nello stesso periodo, dal 1975 al 2018, l'estrema povertà è stata ridotta ai minimi storici. Fame, povertà, analfabetismo, mortalità infantile... tutti questi terribili problemi sono stati ridotti ai livelli più bassi della storia.

Riconoscere ciò che c'è di positivo è importante, ma ignorare i rischi è pericoloso. Il debito globale è balzato ai massimi storici, oltre tre volte il PIL mondiale. Affinché tali elementi di progresso possano continuare a migliorare, dobbiamo confutare l'analisi sbagliata riguardo l'origine delle crisi e fermare le soluzioni che vengono spesso proposte sulla falsariga di suddetta analisi. Sono d'accordo con Johan Norberg sul fatto che il principale fattore che ha guidato i progressi che abbiamo visto è stato il libero mercato. (Il libero mercato, diversamente da quello che dicono gli scettici ed i pianificatori centrali, non sparisce mai perché ciò significherebbe la sparizione dell'essere umano in quanto tale; può essere ostacolato, ma mai abolito. NdT) La libertà di innovare, sperimentare, creare e condividere richiede gli incentivi giusti.

Per decenni i governi e le banche centrali hanno sempre identificato i problemi dell'economia come problemi dal lato della domanda. In caso di crisi o recessione, i governi pensano immediatamente ad un problema dovuto alla mancanza di domanda, e successivamente decidono che il settore privato non è disposto o in grado di soddisfare le reali esigenze della domanda nell'economia, nonostante la mancanza di una prova reale che le aziende o i cittadini investano o consumino meno di quello di cui hanno bisogno. La premessa è che le aziende non stanno investendo "abbastanza". Rispetto a cosa e deciso da chi? Ovviamente dai pianificatori centrali che traggono vantaggio dalle bolle e dalla sovraccapacità, ma che non ne subiscono mai le conseguenze.

I governi e le banche centrali non percepiscono mai i rischi derivanti da un eccesso di offerta e ancor meno prevedono una bolla. Perché? Perché la maggior parte dei pianificatori centrali considera il debito, l'eccesso di offerta e le bolle come piccoli danni collaterali di un bene più grande: recuperare la crescita ad ogni costo.

Dietro l'errore nella diagnosi c'è l'ossessione di mantenere o accrescere il Prodotto Interno Lordo (PIL) ad ogni costo. Il PIL è relativamente facile da gonfiare. Spiego sempre ai miei studenti che il PIL è l'unico calcolo economico in cui si aggiunge ciò che si spende a ciò che si guadagna. Il PIL può essere gonfiato attraverso la spesa pubblica e con maggiori spese alimentate dal debito. Il debito non è un problema quando serve al suo scopo, ovvero finanziare investimenti produttivi e permettere all'economia di crescere, mentre efficienza, innovazione e tecnologia ci permettono di essere più produttivi e ricevere più beni e servizi a prezzi più convenienti. È un ciclo virtuoso.

Il circolo virtuoso del credito si trasforma in un circolo vizioso di indebitamento improduttivo quando incentiviamo gli investimenti improduttivi e impediamo la sostituzione della tecnologia attuando massicci stimoli fiscali ed iniezioni di liquidità.


Le banche centrali giustificano le loro azioni dicendo che non sono loro a tagliare i tassi, bensì è una richiesta del mercato e del settore privato. Davvero? Come e quando hanno fatto tale sondaggio? Che settore privato? I clientelisti o le aziende obsolete? Quelli altamente indebitati? Inoltre se i tassi bassi e le iniezioni di liquidità sono una domanda del mercato, perché non lasciare che il mercato fissi i tassi e la liquidità al posto delle banche centrali?

Quegli stessi governi che sentono il bisogno di "far salire l'inflazione", qualcosa che nessun consumatore ha mai chiesto, lo fanno perché vi traggono vantaggio in veste di primi destinatari del denaro di nuova creazione. Nemmeno i settori dei mendicanti traggono pienamente beneficio dall'inflazione, la tassa sui poveri. Questi ultimi soffrono a causa dei maggiori costi e delle spese d'importazione.

Proponendo sempre la stessa diagnosi, gli errori si ripetono e si accumulano. Non c'è da meravigliarsi se il ritmo delle riprese economiche sia più lento e più debole e ci siano più debiti.
  • In primo luogo, i governi ritengono che il problema sia la mancanza di domanda e utilizzano i risparmiatori per finanziarla attraverso le tasse e l'inflazione. Il modo migliore per aumentare il PIL? Grandi elefanti bianchi, enormi progetti infrastrutturali che generano una spinta a breve termine nel PIL sulla componente spesa pubblica. Naturalmente c'è bisogno di infrastrutture, ma la differenza è quando i Paesi decidono di usarle come sotterfugio per mascherare la crescita. Costruire qualcosa ad ogni costo. Ciò lascia un debito ingente, un'economia meno dinamica e debole.
  • In secondo luogo, le politiche sul lato della domanda tengono in vita a spese dei risparmiatori e dei settori produttivi quei settori che sono obsoleti. I governi sovvenzioneranno e sosterranno sempre l'inefficiente a spese dell'efficiente, perché il loro obiettivo è quello di conservare ciò che credono funzioni ed i relativi posti di lavoro. Non è dovuto a cattive intenzioni o obiettivi malvagi, è semplicemente perpetuare il passato in cui hanno vissuto.
  • In terzo luogo, massicce iniezioni di liquidità e tassi bassi sono esattamente l'equivalente di sussidi indiretti ed inefficienti. I primi destinatari delle "politiche monetarie non convenzionali" saranno, per definizione, i più indebitati ed i meno produttivi. Questo è il motivo per cui la crescita della produttività e la velocità del denaro si fermano durante i periodi di eccessi monetari e fiscali alimentati dagli stati.
  • In quarto luogo, vengono itnerrotti i benefici del ciclo del credito a breve e lungo termine. La distruzione creativa è quasi del tutto eliminata, viene promosso il mal investimento attraverso tassi insostenibilmente bassi e la liquidità viene assorbita dagli asset finanziari e dai settori improduttivi.

L'inflazione non aumenta tanto quanto i pianificatori centrali vogliono, perché la tecnologia e l'efficienza sono inarrestabili e perché l'eccesso di capacità si perpetua attraverso un costante rifinanziamento. La massiccia liquidità ed i tassi bassi fanno salire le società zombie. È gigantesca la percentuale di aziende che non possono pagare gli interessi passivi con i profitti operativi, nonostante i tassi ultra bassi ed i presunti piani di "crescita economica".

Per decenni le politiche sul lato della domanda hanno mostrato risultati decrescenti, seppur non letali, ma ora il mondo ha ripetuto le stesse politiche così tante volte che sono diventate semplicemente inutili. I tassi sono insostenibilmente bassi, la liquidità è eccessiva e non esiste uno spazio fiscale reale che i governi possano utilizzare; in sintesi, hanno consumato la loro capacità di estrarre ricchezza dai risparmiatori.

Più sentiamo che dobbiamo spendere di più e risparmiare di meno, più debole è la risposta degli agenti economici.

Gli stati e le banche centrali creano una crisi da un rallentamento economico moderato e completamente salutare, negando i cicli economici e, peggio ancora, presentandosi come quelli che li annulleranno.

L'attuale rallentamento mondiale non è dovuto alla mancanza di stimoli, ma al loro eccesso. Quando i pianificatori centrali decidono di "correggerlo", creano i semi della crisi. I disinvestimenti raggiungono livelli insostenibili e le bolle scoppiano, influenzando tutti gli aspetti dell'economia reale.

Non vi è alcuna prova che aziende o cittadini stiano investendo o consumando meno del necessario, ciò accade solo nella mente di coloro che si aspettano risultati come se stessero compilando un foglio di calcolo Excel.

L'economia mondiale è vicina alla recessione, ma una crisi in piena regola non s'è ancora manifestata. Se le banche centrali e gli stati si presenteranno, ancora una volta, come "soluzione", la innescheranno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 11 febbraio 2019

L'incorregibile keynesismo monetario di Krugman





di Jeffrey Tucker


Sapete cosa vorrei? Vorrei che Paul Krugman mi chiamasse in questo momento. Vorrei parlargli di come scaricare un wallet per criptovalute. Poi potrebbe prendere il telefonino e scannerizzare il codice QR del suo indirizzo pubblico, così gli manderei un token a sua scelta.

Vedrebbe e sperimenterebbe come funziona. Potrebbe ancora odiare le criptovalute, come ha fatto fino ad adesso, ma almeno avrebbe provato e sperimentato in prima persona la realtà di un sistema monetario e di pagamento moderno, invece di scrivere sciocchezze su di esso.



Il cambiamento

La twittersfera dedicata a Bitcoin e simili ha fatto saltare in aria l'ultimo rantolo di Krugman contro Bitcoin. Ciò che è passato inosservato è che la sua posizione è cambiata rispetto al suo articolo del 28 dicembre 2013, "Bitcoin is Evil". Una volta considerava il mondo delle criptovalute del tutto ridicolo. Ora lo trova poco saggio e non redditizio come sistema monetario.

Questa è una grande differenza, potremmo definirlo addirittura un progresso. La sua posizione attuale sul tema è esattamente ciò che ci si aspetterebbe da un keynesiano, vale a dire, decisamente contrario a qualsiasi forma di denaro non creata e gestita dallo stato, che sia oro o Bitcoin.

Il primo pezzo del 2013 è stato scritto quando Bitcoin aveva toccato i $1,000 e aveva iniziato a calare. Sono profondamente consapevole di quanto fosse un prezzo straordinario all'epoca. In precedenza, nel 2013, era salito a circa $14, un livello che aveva toccato brevemente nel 2011 quando quasi nessuno vi prestava attenzione. Era facile liquidarlo come pura assurdità, e Krugman fece esattamente questo.



Tutto questo non è reale

Lo capisco perché ho fatto la stessa cosa nel 2010. Mi ci sono voluti due anni per arrivare a capire che non solo le criptovalute sono vere; rappresentano una grande innovazione. Quando me ne sono reso conto, non c'erano ancora molti articoli mainstream sul tema. La maggior parte delle risorse disponibili non erano scritte per gli economisti.

Quindi è stato un enorme passo in avanti che Krugman l'avesse addirittura preso in considerazione.

"Può davvero funzionare?" si chiedeva nel 2013. "Sono ancora profondamente poco convinto. Per avere successo, il denaro deve essere sia un mezzo di scambio che una riserva di valore ragionevolmente stabile [...] Ed è poco chiaro il motivo per cui BitCoin dovrebbe essere una riserva stabile di valore".

Questa dichiarazione richiede un po' di spiegazioni in realtà. Ludwig von Mises, nel suo trattato definitivo sul denaro e sul credito del 1912, descrisse la funzione della "riserva di valore" del denaro come una caratteristica secondaria rispetto all'utilità primaria del denaro. Esistono molte fonti per la riserva del valore; il denaro può essere uno, ma questo è un caso d'uso non un test di funzionalità fondamentale.
Non appena l'impiego di un certo bene economico come mezzo di scambio diventa generale, le persone iniziano a mettere da parte questo bene privilegiandolo rispetto agli altri. Infatti l'accaparramento come forma d'investimento non gioca un ruolo importante nella nostra attuale fase di sviluppo economico, essendo il suo posto occupato dall'acquisto di proprietà fruttifere.

In breve, il caso d'uso della "riserva di valore" è uno stadio nell'evoluzione del denaro, non una pratica persistente nel tempo. Tenete presente che Mises scrisse ciò oltre 100 anni fa. Già, la gente aveva trovato altri modi per conservare ricchezza oltre ai soldi sotto i materassi. E oggi, l'idea che Bitcoin debba essere giudicato in base al fatto che sia o meno una riserva di valore, per non parlare della stabilità, è assurda.

L'ironia continua quando si guardano i dati sulla velocità di Bitcoin: ha rallentato a seguito del crollo dei prezzi dopo il dicembre 2017.


Inoltre Krugman ignora completamente l'innovazione monetaria chiave che è rappresentata dalle criptovalute: la loro rete peer-to-peer è parte integrante dell'unità monetaria, facendo così scomparire i problemi di immagazzinamento, geografia e fiducia. È un modo completamente diverso di concettualizzare il denaro ed il sistema di pagamento.

Il valore del token stesso riconduce al suo servizio di saldo degli scambi. Se ci fosse un modo per dividere Bitcoin dal suo registro distribuito, sarebbe distrutto e diverrebbe inutile.

Krugman non lo ha capito e ancora non lo capisce, e possiamo concludere da quel pezzo che pensava che l'innovazione non avesse assolutamente alcun valore ed era dannosa.



Allora e ora

Oggi le sue opinioni sono più sfumate.
Invece di transazioni quasi prive di attrito, abbiamo costi elevati per fare affari, perché il trasferimento di un Bitcoin o di un'altra criptovaluta richiede di fornire una cronologia completa delle transazioni passate. Invece di soldi creati con il clic di un mouse, abbiamo soldi che devono essere estratti, creati attraverso calcoli ad alta intensità di risorse [...]. I costi elevati, rendendo costoso creare un nuovo Bitcoin o trasferirne uno esistente, sono essenziali per il progetto di creare fiducia in un sistema decentralizzato.

Ignorerò l'affermazione sbagliata secondo cui usare Bitcoin richieda l'hosting personale di un nodo completo in cui sono registrate tutte le transazioni. Non è così. Per quanto riguarda la presunta gloria di "denaro creato col clic del mouse", Bitcoin è una merce scarsa, in quanto il denaro deve necessariamente esserlo per ottenere e conservare il suo valore (se un bene non è scarso, è necessariamente privo di prezzo a meno che non venga imposto).

L'ultima analisi di Krugman è un esercizio in istituzioni comparative, il che significa che ora si rende conto che le criptovalute sono reali e vuole parlarne come un sistema monetario. Ama il denaro fiat, perché costa molto di più rispetto alle criptovalute

A dire il vero, "gli stati hanno occasionalmente abusato del privilegio di creare denaro fiat", scrive, "ma per la maggior parte del tempo gli stati e le banche centrali esercitano moderazione".

È un modo alquanto bizzarro di respingere gli orrori dell'inflazione che per secoli hanno portato a rivoluzioni, sconvolgimenti politici, calamità culturali e tirannie. La quantità di sofferenza umana causata dal settore bancario centrale è immensa. E anche quando l'evidente disastro non viene riconosciuto nella nazionalizzazione del denaro, ci sono altri effetti: debito pubblico illimitato, spese incontrollate, ampi aumenti del potere dello stato, il tutto reso possibile da "denaro creato col semplice clic di un mouse".



Oro digitale

Il cambiamento di Krugman è da "non può funzionare" a "questo non è buono quanto il sistema bancario centrale e il denaro fiat".

Lo considero come un progresso. La sua visione negativa nei confronti delle criptovalute è esattamente ciò che ci aspetteremmo da un teorico istruito nel keynesismo. Keynes disprezzava il gold standard a causa dei costi delle sue risorse, dei limiti che poneva ai sogni dei politici e del modo in cui tiene sotto controllo la realtà. Bitcoin non è neanche lontanamente vicino ad essere un concorrente del dollaro come denaro, eppure Krugman lo attacca per la stessa ragione per cui Keynes attaccò l'oro.

A volte vediamo discussioni tra i sostenitori dell'oro e delle criptovalute. Il mio dibattito con Peter Schiff ne è un esempio. Ma come mostra questo articolo di Krugman, dal punto di vista della teoria economica, la vera divisione sarà sempre tra coloro che sostengono il sound money e coloro che vogliono il pieno controllo statale sul denaro, vale a dire, denaro scoperto.

Per ora questa tecnologia non deve essere giudicata sulla base di un futuro immaginario in cui sostituirà completamente il denaro nazionale. Non credo che lo vedremo nella nostra vita. In questo momento la domanda dovrebbe essere: serve ad uno scopo utile giudicato dal mercato?

Nel frattempo, la mia offerta è valida: se Paul Krugman vuole sperimentare come si fa uno scambio di sound money moderno P2P, sono disposto ad aiutarlo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/