mercoledì 23 settembre 2020

Mistificazioni e tirannia ai tempi del virus C

 

 

di David Stockman

Ci risiamo. Dopo appena tre giorni dall'esplosione di un minimo di sanità mentale a Wall Street, i robot trader ed i RobinHooder sono tornati a sostenere oggi il calo di ieri.

Con quasi tutte le società nell'indice S&P 500 che hanno pubblicato i risultati del secondo trimestre, gli utili annuali su base GAAP sono stati registrati a $65,00 per azione e sulla base dei cosiddetti "utili operativi" la cifra annuale è $125,40 per azione.

Quindi, al prezzo di chiusura di 3339 di oggi sull'indice S&P 500, l'attuale rapporto PE si attesta a 51,4 volte i guadagni certificati da CEO/CFO pena la prigione, o 26,6 volte la versione dei guadagni curata da Wall Street senza gli oneri di ristrutturazione e altri errori occasionali.

Naturalmente la contabilità GAAP riflette il consumo di risorse aziendali reali, come l'avviamento che viene cancellato quando un accordo di fusione/acquisizione va in fumo o la svalutazione di investimenti in fabbriche, magazzini e negozi che vengono chiusi; e, come tali, diminuiscono nel tempo le risorse aziendali e il patrimonio netto degli azionisti.

Ma da decenni ormai Wall Street ha strappato tutto ciò che odora di "una tantum" dalle dichiarazioni degli utili aziendali alla SEC, tanto che non sa più nemmeno cosa sia la contabilità GAAP; e fa finta che questi debiti (e crediti) siano semplicemente rumore che si uniforma nel tempo.

Peccato che non sia così. Se la rendicontazione ex-item (gli extraordinary item sono ricavi e costi che sorgono da eventi o transazioni che chiaramente sono distinti dalle attività ordinarie della società e  quindi non ci si aspetta che ricorrano frequentemente o regolarmente, ndT) fosse semplicemente un meccanismo di livellamento neutro, gli utili GAAP e gli "utili operativi" sarebbero uguali se aggregati su diversi anni o addirittura su un intero ciclo economico.

Tuttavia negli ultimi 100 trimestri ci sono stati essenzialmente zero casi in cui gli utili GAAP hanno superato gli "utili operativi". Quindi, in termini aggregati, diverse migliaia di miliardi in svalutazioni e perdite aziendali sono state spazzate via sotto il tappeto.

Durante il secondo trimestre del 2020, ad esempio, gli utili GAAP segnalati alla SEC hanno totalizzato $145,8 miliardi per le società nell'indice S&P 500, mentre gli utili ex-item sono stati pari a $222,3 miliardi. Ciò equivaleva alla cancellazione di quasi $77 miliardi di svalutazioni e ha gonfiato il numero degli utili aggregati di oltre il 52%!

Inutile dire che il gioco è tutto incentrato sulla manipolazione degli utili al fine di minimizzare il multiplo PE, supportando così la finzione che le azioni siano ragionevolmente valutate e che non si trovino in bolla, almeno nel mercato rappresentato dall'indice S&P 500.

Tuttavia, valutare il mercato al 51 volte gli utili annuali durante l'attuale momento critico, o anche quasi 27 volte se si vuole dare retta agli ingegneri finanziari ai piani alti delle grandi aziende, è a dir poco folle.

Eppure i giocatori d'azzardo nel casinò azionario ignorano tutto ciò. Wall Street ha già deciso che i risultati dell'anno in corso non contano affatto: i multipli PE finali vengono semplicemente spinti nel buco della memoria con la presunzione che le prospettive ottimiste di una ripresa diventeranno realtà tra 4 trimestri nel futuro; e se non accadrà, una forte dose di ex-item farà aumentare gli utili effettivi quando verranno pubblicati.

Tuttavia se pensate che un multiplo PE futuro di, diciamo, 17,5 volte vada bene e che il flusso di elementi una tantum sia OK, allora avete ancora bisogno di $195 per azione di utili operativi entro il secondo trimestre del 2021 per giustificare il livello dell'indice di oggi.

Inoltre un aumento del 56% degli utili operativi nei prossimi quattro trimestri ($195 per azione nel secondo trimestre del 2021 contro $125 per azione nel secondo trimestre del 2020) non sia semplicemente un compito arduo; è decisamente da pazzi scatenati.

Ecco perché: la volontaria sospensione dell'incredulità che attualmente fa levitare il mercato ad altezze assurde si basa sull'idea che i vaccini Covid funzioneranno come un proiettile d'argento e che dopo circa 15 miliardi di punture (2 per ciascuna persona nel mondo), lo status quo pre-Covid sarà ripristinato completamente e rapidamente.

Ma se accettate di credere a queste favolette, tanto vale credere anche alla fatina dei denti. O in altre parole, l'operazione da $15 miliardi della Casa Bianca è stata paragonata al Progetto Manhattan, ma la probabile somiglianza è che entrambi hanno una bomba alla fine.

Al momento ci sono tre principali candidati tra i vaccini, ma ognuno è irto di rischi considerevoli e potenziali ritardi. Uno è sviluppato da Moderna Inc. in collaborazione con Fauci presso il National Institutes of Health e un altro da Pfizer Inc. e BioNTech con sede in Germania. Un terzo proviene da AstraZeneca e Università di Oxford.

Quest'ultimo è stato temporaneamente sospeso a causa di una "grave reazione avversa" in uno dei pazienti. La causa della sospensione è stata un caso di mielite trasversa, un'infiammazione del midollo spinale che causa sintomi quali lombalgia, debolezza alle braccia e alle gambe, difficoltà a camminare, incontinenza e problemi digestivi. Secondo il National Institutes of Health ogni anno vengono diagnosticati circa 1.400 casi.

Ovviamente l'azienda e tutti i feticisti delle case farmaceutiche stanno dicendo: "Circolare! Non c'è niente da vedere qui", perché tali sospensioni si verificano continuamente per cautela e rigore scientifico. Potrebbe essere vero, ma è anche vero che la maggior parte dei vaccini richiede 5-10 anni per essere svilupparti, non 5-10 mesi.

Ciò che non si nota è che non c'è mai stato un vaccino efficace contro i coronavirus; che quello sviluppato nel 2011 contro un precedente coronavirus si è rivelato LETALE quando testato su soggetti animali; e che i vaccini di Moderna e Pfizer sono nuovi quanto la malattia stessa, cioè, implicano la manomissione dei vostri geni, non l'iniezione di piccoli pezzi di un virus per indurre l'immunità alla malattia attraverso la produzione di anticorpi contro di essa.

Quest'ultimo punto è cruciale perché si scopre che la Casa Bianca sperava di avere un vaccino su vasta scala entro il giorno delle elezioni e le speranze erano proprio riposte sulla disponibilità di questi due nuovi vaccini. Vale a dire, il CDC ha di recente inviato documenti a funzionari statali in cui si delineano vari scenari, inclusa la disponibilità di un numero limitato di dosi dei due vaccini entro la fine di ottobre, ma come ha osservato il Wall Street Journal: "l documento del CDC non nominano i due vaccini che potrebbero diventare disponibili, ma descrive le caratteristiche che corrispondono a quelle dei vaccini Pfizer e Moderna".

Ciò che fanno questi vaccini è iniettare il cosiddetto mRNA (m = messaggero) nel paziente allo scopo di istruire il suo DNA cellulare a generare nuove molecole di Covid-19. Detto in modo diverso, il vostro corpo diventa una fabbrica di virus al fine di ingannare il sistema immunitario e fargli produrre anticorpi per contrattaccare questi agenti patogeni auto-generati.

Questo approccio all'immunità potrebbe rivelarsi una delle più grandi scoperte mediche dell'era attuale, ma è anche vero che non c'è mai stato un vaccino basato sull'ingegneria dell'RNA e del DNA, per non parlare di uno approvato e testato in condizioni di uso di massa.

Oltre a ciò, i vaccini COVID-19 a base di mRNA di Moderna e Pfizer potrebbero incappare in gravi ostacoli sulla catena di approvvigionamento e sulla logistica a causa dei requisiti di manipolazione e conservazione a freddo di entrambi i vaccini. Secondo alcuni esperti, queste condizioni di temperatura estremamente fredda possono diventare "seriamente limitanti" alla capacità dei distributori di spedire le dosi e alla capacità delle cliniche di somministrarle ad un'ampia fascia di pazienti.

E intendiamo super freddo. Il vaccino Pfizer, soprannominato BNT162b2, ha particolarmente sollevato diversi dubbi: secondo quanto riferito, deve essere conservato a -94° Fahrenheit e durerà solo 24 ore se refrigerato a temperature normali tra 35,6° e 46,4°. Allo stesso modo, la versione Moderna richiede temperature di gestione ben al di sotto dello zero Fahrenheit.

Indubbiamente questi requisiti logistici saranno alla fine risolti con lo sviluppo di nuove attrezzature di stoccaggio e infrastrutture di movimentazione, ma ancora una volta, ciò non avverrà dall'oggi al domani e non in un modo che consentirà un aumento di decine di milioni di dosi prima della prossima stagione influenzale.

Vale a dire, i sintomi e il conteggio dei casi ordinari di influenza e polmonite si sono talmente fusi col Covid che c'è quasi una "seconda ondata" garantita di casi e decessi in arrivo durante la stagione influenzale di ottobre-aprile, indipendentemente dal fatto che siano attribuibili strettamente al Covid o meno; e ci sono poche prospettive che il presunto proiettile d'argento (vaccinazioni su vasta scala) arrivi in ​​tempo e nella scala necessaria per cambiare il quadro generale.

E questo è praticamente certo se finiamo con un'elezione sospesa e una situazione di stallo a livello politico, e se nel frattempo i Democratici scenderanno sul sentiero di guerra, come ha già accennato Nancy Pelosi, contro quelli che etichettano "pericolosi vaccini targati Trump".

In termini pratici, quindi, ciò che ci aspetta è un'altra stagione influenzale in cui i feticisti del virus si mobiliteranno ed autorizzeranno ad implementare lo stesso tipo di interventi non farmaceutici (cioè lockdown e ordini di quarantena di massa) che hanno messo in ginocchio l'economia statunitense la scorsa primavera.

Infatti governatori e sindaci di quegli stati governati dai Dem hanno trasformato l'irregimentazione incostituzionale e distruttiva delle loro economie in una forma di virtù anti-Trump che avrà gravi ripercussioni negli anni a venire. Questo perché la maggior parte dei peggiori trasgressori (Cuomo, Murphy, Pritzker, Whitmer, Newsom) non sono in lista per essere rieletti a novembre.

Inoltre, sotto le non dichiarate ragioni anti-Trump per i lockdown, c'è la motivazione implicita che i funzionari statali e locali hanno il diritto e l'obbligo di usare poteri esecutivi mai autorizzati per ordinare forme assolutamente capricciose di legge economica marziale.

Chiamatelo proibizionismo Covid. Infatti l'annuncio di questa settimana da parte del Governatore Cuomo e del sindaco DeBlasio, che i ristoranti di New York City possono riaprire il 30 settembre, è la prova di cui avete bisogno.

Un limite al 25% della capacità e una distanza tra i tavoli di sei piedi (secondo la tabella sotto) è fatale per la maggior parte dei ristoranti della nazione, ma a New York City, dove gli altissimi costi degli immobili fanno sì che tavoli e avventori vengano bloccati in piccoli spazi, è una condanna a morte.

L'ultima volta che abbiamo controllato c'erano circa 26.000 ristoranti a New York, di cui 10.000 nella sola Manhattan. Questi ristoranti, bar e gastronomie danno lavoro a più di 400.000 lavoratori e generano più di $35 miliardi di entrate lorde all'anno. Ma una volta che si debbono rispettare tutte le indicazioni mostrate nella tabella qui sotto, quei numeri si ridurranno drasticamente.

E la devastazione del settore della ristorazione è solo la metà della storia. New York sta rapidamente perdendo il settore finanziario a favore di località remote e modalità di lavoro da casa, e le aziende tecnologiche non hanno bisogno di stabilirsi lì quando hanno luoghi più accomodanti come Austin, Raleigh, Charlotte, Dallas, Boulder, Columbus e Jacksonville.

Quindi New York ha solo due industrie rimanenti, il gigantesco complesso ospedaliero e il turismo, per sostenere l'economia di oltre 8 milioni di cittadini.

Dubitiamo, tuttavia, che il settore sanitario senza scopo di lucro ed a bassa retribuzione possa sostenere la città; e siamo abbastanza certi che con ristoranti, teatri, musei e strutture sportive e di intrattenimento di massa fortemente irreggimentati e gravemente danneggiati, i 65 milioni di turisti annuali della città non saranno ben lieti di tornare e che le sue 120.000 camere d'albergo non si avvicineranno nemmeno ad un tasso di occupazione decente.

Ma ecco il punto: perché l'accoppiata Cuomo/DeBlasio mira a spegnere la linfa vitale economica di una città le cui finanze stanno già scricchiolando sotto un enorme carico di pensioni, stipendi municipali altissimi e welfare state preponderante?

La risposta, ovviamente, è il proibizionismo Covid. Dopo tutto, il numero di nuovi casi, ricoveri e decessi CON Covid è praticamente scomparso da New York e dallo stato di New York.

Infatti il contrasto tra i risultati durante gli ultimi 30 giorni e quelli durante il picco dell'epidemia ad aprile è così evidente da suggerire che i proibizionisti che gestiscono lo stato e la città sono, in senso figurato, determinati ad arrestare ogni speranza nello stato.

Durante l'intervallo tra il 9 agosto e il 9 settembre, l'unica metrica più alta è stata il numero di tamponi. È aumentato di 3,5 volte da 23.180 al giorno ad aprile a 82.220 al giorno durante il periodo di 30 giorni più recente.

Ma nonostante tutto lo sforzo non è uscito molto. In altre parole, nel mese di aprile ci sono stati 7.620 nuovi casi al giorno, pari al 33% di quelli testati. Al contrario, negli ultimi 30 giorni ci sono stati solo 676 nuovi casi al giorno, una riduzione del 91%, solo lo 0,8% di quelli testati.

Per dirla in modo più chiaro, durante l'ultimo mese New York ha eseguito 2.466.520 nuovi tamponi, ma meno dell'1% di essi è risultato positivo per il Covid; e sappiamo anche dall'articolo del New York Times della scorsa settimana che la quota schiacciante di questa minuscola frazione di "positivi" rappresentava cicli di PCR superiori a 30, il che significa che trasportavano cariche virali così piccole da non causare né malattia né contagio.

Ciò è evidente dai dati comparativi di ospedalizzazione e mortalità. Ad aprile si sono verificati in media 2.000 nuovi ricoveri al giorno, pari al 26% dei nuovi casi, mentre negli ultimi trenta giorni non si è registrato alcun aumento netto dei ricoveri e il censimento medio giornaliero dei pazienti Covid è diminuito più del 90%.

Ancora più importante, il tasso di mortalità giornaliera è precipitato del 98,9%. Proprio così, ci sono stati 560 morti al giorno ad aprile, ma solo 6 al giorno negli ultimi 30 giorni.

Quindi New York è una zona franca dal Covid, eppure i Feticisti del Virus hanno deciso di uccidere non solo l'industria della ristorazione di New York City, ma la sua stessa redditività come centro per il turismo e l'intrattenimento. .

Questi fatti mettono in luce la cosiddetta Scienza Fasulla che è alla base dell'isteria per questa malattia e per il lockdown, mania che ha avvolto non solo lo stato di New York, ma gran parte della nazione.

Il fatto è che i ristoranti, il turismo ed i luoghi di intrattenimento di New York non avrebbero mai dovuto essere chiusi in primo luogo, perché la stragrande maggioranza dei loro clienti non è mai stata diffusore del virus o tra le sue vittime. Infatti New York è stato l'epicentro di malattie gravi e morti CON il Covid, ma tra gli anziani nelle case di riposo e coloro che già soffrivano di malattie pregresse.

Ad esempio, tra i 25.377 decessi CON Covid nello stato di New York fino ad oggi, il 14%, o 3.590, si sono verificati tra persone di età pari o superiore a 90 anni, una popolazione che è intrinsecamente gravata da un'alta incidenza di condizioni mediche potenzialmente letali.

Secondo i dati statali, infatti, ci sono stati 6.082 casi tra le prime dieci comorbidità, o 1,7 casi per ogni morte CON Covid. Questi includevano 1.724 casi di ipertensione, il che significa che quasi la metà delle vittime soffriva di pressione alta, nonché 1.133, 702 e 653 casi di demenza, diabete e colesterolo alto, rispettivamente; più altri 2.890 casi come malattie renali, coronariche, delle arterie, polmonari, cancro, ictus, ecc.

Detto in modo semplice, queste vittime erano più di là che di qua. Sarebbe stato troppo disturbo per l'accoppiata Cuomo/DeBlasio dire loro di tenersi lontani dai ristoranti, da Broadway, dal Guggenheim Museum e dai concerti rock al Madison Square Garden?

Allo stesso modo, un altro 26%, o 6.539 dei decessi a New York, era tra la coorte 80-89 anni. Ma ancora una volta ci sono stati 12.700 casi tra le prime dieci comorbidità, o 1,94 per vittima, inclusi 3.645 casi di ipertensione, 2.050 casi di diabete, 1.377 casi di demenza e 697 casi di malattia renale, tra gli altri.

Altri 6.576 decessi (il 26% del totale) sono attribuiti alla popolazione 70-79 anni e anch'essi erano diffusi nelle prime dieci comorbidità. In questa coorte tali condizioni ammontavano a più di 13.000 o una media di 2,0 per vittima, inclusi quasi 4.000 casi di ipertensione e altri 4.000 casi di diabete e demenza.

In tutto, 16.700, o il 66% dei decessi CON Covid nello stato di New York, erano tra una popolazione molto piccola e altamente vulnerabile di anziani e infermi. La coorte di 70 anni e oltre a New York ammonta a 2,32 milioni di persone, o solo l'11,9% della popolazione dello stato, e la sottopopolazione di questo gruppo in strutture di assistenza a lungo termine e/o affetta da comorbidità potenzialmente letali è una porzione ancora più piccola.

Al contrario, la popolazione di New York di 50 anni e meno ammonta a 12,44 milioni, o il 64% della popolazione dello stato, ma rappresentava solo 1.317 morti, o il 5,1% dei decessi Covid.

E anche tra questa popolazione più giovane coloro che sono morti erano affetti da comorbidità. Ad esempio, tra i 2,53 milioni di newyorkesi nella coorte 40-49 anni ci sono stati 870 decessi CON Covid, ma anche 800 comorbidità tra la piccola frazione di questa fascia di età (0,03%).

Nonostante l'elevato numero di morti complessive di New York (25.377), il tasso di mortalità per i 12,4 milioni di anime di 50 anni o meno era solo di 10,5 per 100.000 abitanti, che nello schema dei tassi di mortalità annuale per questa popolazione (300 per 100.000 abitanti) è un mero errore di arrotondamento. È un fattore di rischio di morte che nessuna società razionale dovrebbe tentare di prevenire con blocchi medievali e che una società libera non dovrebbe nemmeno contemplare.

Al contrario, l'11,9% della popolazione di età pari o superiore a 70 anni ha sperimentato un tasso di mortalità CON Covid di 720 su 100.000 abitanti, o 69 volte superiore.

Come abbiamo detto, sarebbe stato troppo lasciare aperte le sedi dell'aggregazione sociale, come ha fatto la Svezia, mentre venivano mobilitate campagne educative e di sensibilizzazione per gli anziani esortandoli a stare lontani da ristoranti, bar, palestre, spettacoli e concerti?

La domanda è retorica, ovviamente. La Svezia, senza aver fatto lockdown, è ora priva di Covid, come dimostrato nel grafico qui sotto. Ha finito per sperimentare un tasso di mortalità CON Covid di 64 su 100.000 abitanti, e più della metà è avvenuto in case di riposo, non tra la popolazione in età lavorativa e in età scolare (c'è stato solo 1 decesso CON Covid tra i suoi 2,2 milioni di persone  tra i 20 anni e meno).

Al contrario, il lockdown dell'accoppiata Cuomo/DeBlasio ha portato ad un tasso di mortalità di 130 su 100.000 abitanti e ha distrutto i lavoratori, le imprese e la base imponibile, e continuerà a farlo per i mesi a venire.

Inutile dire che New York non è un'isola aberrante di follia, ma è semplicemente l'avanguardia di gran parte degli stati controllati dai Dem, e continuerà ad esserlo per i mesi a venire con il ritorno dell'influenza invernale e il proiettile d'argento della vaccinazione di massa.

Quindi, sì, in queste condizioni pagare 51 volte gli utili correnti non è solo delirante; equivale ad un suicidio.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 22 settembre 2020

Le bancarotte aumentano nonostante migliaia di miliardi in nuova liquidità

 

 

di Daniel Lacalle

I lockdown hanno distrutto l'economia globale e l'impatto durerà per anni. L'errore della tesi "vite o economia" è evidente a tutti ora, anche a chi lo ignorava di proposito, visto che ci sono stati Paesi come Taiwan, Corea del Sud, Austria, Svezia e Olanda capaci di preservare il tessuto imprenditoriale e l'economia mentre hanno svolto un lavoro migliore nella gestione della pandemia rispetto ai Paesi con lockdown più severi.

Uno dei fatti più allarmanti di questa crisi è il ritmo con cui crescono le bancarotte. Nonostante un'iniezione di liquidità da $11.000 miliardi e aiuti statali, azioni e obbligazioni ai massimi storici e rendimenti sovrani e societari ai minimi storici, le società stanno fallendo al ritmo più veloce sin dalla Grande Depressione. Perché? Perché una crisi di solvibilità non può essere mascherata dalla liquidità.

Migliaia di miliardi di liquidità stanno dando agli investitori e agli stati un falso senso di sicurezza, perché i rendimenti sono bassi e le valutazioni sono alte, ma è un miraggio alimentato dagli acquisti del sistema bancario centrale e che non può mascherare la velocità con cui le aziende hanno a che fare con problemi di solvibilità a lungo termine. Questo è un punto importante, perché l'impennata delle bancarotte e l'aumento delle aziende zombi significa meno occupazione, meno investimenti e una crescita più bassa in futuro.

La liquidità nasconde solo il rischio, non risolve i problemi di solvibilità causati dal crollo dei flussi di cassa mentre i costi rimangono elevati.

Secondo il Financial Times le dichiarazioni di bancarotta da parte di grandi società statunitensi stanno ora procedendo ad un ritmo record e dovrebbero superare i livelli raggiunti durante la crisi finanziaria del 2009. Al 17 agosto, un record di quarantacinque società, ciascuna con un patrimonio di oltre $1 miliardo, hanno presentato istanza di fallimento. In Germania circa cinquecentomila aziende sono considerate insolventi e sono state zombizzate da un'inutile "legge sull'insolvenza" che semplicemente estende il dolore delle imprese tecnicamente fallite. In Spagna la Banca di Spagna ha avvertito che il 25% di tutte le società è sull'orlo della chiusura per insolvenza. Secondo le stime di Moody's, oltre il 10% delle imprese nelle principali economie sono in grave stress finanziario, molte ormai in fallimento tecnico.

Com'è potuto accadere? Dalla crisi del 2008 tutte le azioni politiche sono state mirate a mantenere bassi i rendimenti dei titoli di stato, salvando la spesa pubblica ed i deficit stratosferici; e le massicce iniezioni di liquidità hanno avvantaggiato le grandi società quotate che hanno utilizzato il denaro per proteggere le loro valutazioni attraverso riacquisti ed ingegneria finanziaria a basso costo. Tuttavia il denaro facile ha anche innescato cattivi investimenti, allocazione errata del capitale e livelli di debito superiori al normale. Le piccole imprese non hanno visto i presunti benefici dei massicci programmi di liquidità e deficit, mentre le grandi aziende si sono assuefatte a livelli elevati di debito, scarso ritorno sul capitale impiegato e rapporti di solvibilità troppo bassi in un'economia in crescita.

Denaro facile e salvataggi statali hanno gettato i semi di una crisi di solvibilità innescata dalla decisione irresponsabile di alcuni governi di chiudere intere economie. Se avete un'economia altamente indebitata e con rapporti di produttività e solvibilità bassi, chiuderla per due mesi è l'ultimo chiodo nella bara. E le ripercussioni dureranno per anni.

Salvare le aziende zombi non farà che peggiorare le cose e nuovi lockdown potrebbero essere letali. La soluzione è ciò che nessuno stato vuole fare, perché non cattura i titoli dei giornali né dà l'impressione che i politici stiano salvando il mondo: misure dal lato dell'offerta che attivano i meccanismi di rifinanziamento, ristrutturazione e miglioramento dell'efficienza.

Più politiche dal lato della domanda, piani di stimolo inutili atti a costruire qualsiasi cosa a qualsiasi costo e più iniezioni di liquidità peggioreranno le cose e spingeranno l'economia verso la stagflazione. Il problema successivo sarà quindi una crisi finanziaria mentre le bancarotte aumentano e le valutazioni degli asset bancari scenderanno, poiché i prestiti in sofferenza saliranno nonostante la massiccia azione del sistema bancario centrale.

Gli stati preferiranno seguire la rotta del Giappone: più debito, più salvataggi e massiccia spesa pubblica. Tuttavia ciò porterà solo alla stagnazione ed a squilibri perpetui impossibili da nascondere, soprattutto quando gli stessi errori commessi in Giappone emergeranno nella zona Euro, in Cina e negli Stati Uniti. Non vi è alcun modo in cui le grandi spese e le abbuffate di liquidità produrranno altro che debito più elevato, una crescita più debole e salari reali più bassi.

Per porre fine al problema delle imprese zombi e al rischio di ulteriori salvataggi, abbiamo bisogno di un mercato più aperto, meno burocrazia e meccanismi di ristrutturazione più flessibili. Qualsiasi altra cosa produrrà semplicemente stagnazione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 21 settembre 2020

La cospirazione contro la Libia

 

 

di Eric Draitser

Il sole cocente del deserto passa attraverso strette lamelle nella minuscola finestra. Un topo corre sul pavimento di cemento incrinato, lo scalpiccio delle sue minuscole zampe è soffocato dal suono di voci lontane che parlano in arabo. Le loro chiacchiere sono in un dialetto libico occidentale, il quale si distingue peculiarmente rispetto al dialetto orientale parlato a Bengasi. Da qualche parte in lontananza, oltre l'orizzonte scintillante del deserto, c'è Tripoli, il gioiello dell'Africa ora ridotto ad una guerra perpetua.

Ma qui, in questa cella di un vecchio magazzino umido a Bani Walid, non ci sono contrabbandieri, stupratori, ladri o assassini. Ci sono africani catturati dai trafficanti mentre si dirigevano dalla Nigeria, dal Camerun, dal Ciad, dall'Eritrea o da altre parti disparate del continente, alla ricerca di una vita di fuga dalla guerra e dalla povertà, frutto marcio del colonialismo anglo-americano ed europeo. I marchi a fuoco sui loro volti raccontano una storia più tragica di qualsiasi cosa prodotta da Hollywood.

Questi sono schiavi: esseri umani comprati e venduti per il loro lavoro. Alcuni sono destinati ai cantieri, mentre altri ai campi. Tutti affrontano la certezza della servitù forzata, un incubo ad occhi aperti che è diventato la loro realtà quotidiana.

Questa è la Libia, la vera Libia. La Libia che è stata costruita dalle ceneri della guerra USA-NATO che ha deposto Muammar Gheddafi e il governo della Jamahiriya Araba Libica. La Libia ora si è divisa in fazioni in guerra, ciascuna sostenuta da una varietà di attori internazionali il cui interesse nel Paese è tutt'altro che umanitario.

Ma questa Libia non è stata costruita da Donald Trump. No, è stato il grande umanitario Barack Obama, insieme a Hillary Clinton, Joe Biden, Susan Rice, Samantha Power e il loro armonioso circolo pacifico di interventisti liberal a provocare questa devastazione. Con discorsi brillanti sulla libertà e l'autodeterminazione, il Primo Presidente Nero, insieme ai suoi compagni della NATO in Francia e Gran Bretagna, ha scatenato i cani da guerra su una nazione africana in precedenza considerata da gran parte del mondo come un modello di sviluppo economico e sociale .

Ma questo non è un mero esercizio giornalistico per documentare solo uno degli innumerevoli crimini compiuti in nome del popolo americano. No, questi siamo noi, la sinistra negli Stati Uniti contro la guerra, che scrutiamo attraverso le crepe della Washington imperiale – sgretolata com'è dal marciume interno e dal decadimento politico – per far brillare una luce attraverso l'oscurità chiamata Trump.

Ci sono verità che devono essere chiarite affinché non vengano seppellite come i tanti corpi sotto la sabbia del deserto.


La guerra in Libia: una cospirazione criminale

Per comprendere la profondità della criminalità coinvolta nella guerra USA-NATO contro la Libia, dobbiamo svelare una storia complessa che coinvolge tra gli attori sia gli Stati Uniti che l'Europa, i quali hanno letteralmente cospirato per provocare questa guerra, esponendo l'incostituzionale belligeranza del precedente presidente degli Stati Uniti.

Emerge un'immagine che è sorprendentemente in contrasto con la narrativa dominante sulle buone intenzioni e sui presunti dittatori. Infatti, sebbene Gheddafi sia stato presentato come il cattivo per eccellenza in questa storia raccontata dagli scriba dell'Impero, in realtà sono Barack Obama, Hillary Clinton, Joe Biden, l'ex-presidente francese Nicholas Sarkozy, il filosofo e neocoloniale francese Bernard Henri-Lévy e l'ex-primo ministro britannico David Cameron ad essere le vere forze malevole. Sono stati loro, non Gheddafi, ad intraprendere una guerra palesemente illegale con falsi pretesti e per la loro stessa esaltazione. Sono stati loro, non Gheddafi, a cospirare per far precipitare la Libia nel caos e nella guerra civile da cui deve ancora riprendersi. Sono stati loro a battere sui tamburi di guerra mentre proclamavano la pace sulla Terra.

La guerra USA-NATO alla Libia rappresenta uno degli esempi più eclatanti di aggressione militare e illegalità da parte degli Stati Uniti. Ovviamente non hanno agito da soli, poiché i francesi e gli inglesi erano desiderosi di venire coinvolti nella riaffermazione del controllo su una risorsa africana un tempo redditizia e strappata al controllo europeo da Gheddafi. E questo solo pochi anni dopo che l'ex-primo ministro britannico e criminale di guerra in Iraq, Tony Blair, si era incontrato con Gheddafi per inaugurare una nuova era di apertura e collaborazione.

La storia inizia con Bernard Henri-Lévy, filosofo e giornalista francese che si credeva una spia internazionale. Non essendo riuscito ad arrivare in tempo in Egitto per rafforzare il suo ego capitalizzando la rivolta contro l'ex-dittatore Hosni Mubarak, spostò rapidamente la sua attenzione sulla Libia, dove era in corso una rivolta anti-Gheddafi a Bengasi. Come ha raccontato Le Figaro, Henri-Lévy riuscì a partecipare ad un incontro con l'allora capo del Consiglio nazionale di transizione (TNC) Mustapha Abdeljalil, un ex-funzionario di Gheddafi che divenne capo del TNC anti-Gheddafi. Ma Henri-Lévy non era lì solo per un'intervista da pubblicare sul suo giornale, era lì per aiutare a rovesciare Gheddafi e, così facendo, diventare una star internazionale.

Henri-Lévy sollecitò rapidamente i suoi contatti e si mise al telefono con il presidente francese Nicholas Sarkozy per chiedergli, piuttosto schiettamente, se avesse accettato di incontrare Abdeljalil e la leadership del TNC. Pochi giorni dopo Henri-Lévy ed i suoi colleghi andarono ​​al Palazzo dell'Eliseo con la leadership del TNC al loro fianco. Con grande shock dei libici presenti, Sarkozy disse loro che intendeva riconoscere il TNC come governo legittimo della Libia. Henri-Lévy e Sarkozy avevano, almeno in teoria, deposto il governo di Gheddafi.

Ma il piccolo problema delle vittorie militari di Gheddafi e la possibilità concreta che potesse uscire vittorioso dal conflitto complicarono le cose, poiché l'opinione pubblica francese era venuta a conoscenza del piano e giustamente biasimava Sarkozy. Henri-Lévy, da opportunista quale è, alimentò il fervore patriottico annunciando che senza l'intervento francese, la bandiera tricolore che sventolava sugli hotel a cinque stelle di Bengasi si sarebbe macchiata di sangue. La campagna di pubbliche relazioni funzionò quando Sarkozy accarezzò l'idea di un intervento militare.

Tuttavia Henri-Lévy aveva ancora un ruolo ancora più critico da svolgere: portare il colosso militare statunitense nella cospirazione. Organizzò il primo di quelli che sarebbero stati diversi colloqui ad alto livello tra i funzionari americani dell'amministrazione Obama e i libici del TNC. Inoltre Henri-Lévy organizzò l'incontro tra Abdeljalil e il Segretario di Stato Hillary Clinton. Mentre la Clinton era scettica al momento dell'incontro, sarebbe stata una questione di mesi prima che lei e Joe Biden, insieme a artisti del calibro di Susan Rice, Samantha Power e altri, pianificassero la rotta politica, diplomatica e militare verso il cambiamento di governo in Libia.


Gli americani si buttano nella mischia

Non ci sarebbe stata nessuna guerra in Libia se non fosse stato per la macchina politica, diplomatica e militare degli Stati Uniti. Detto in modo più diretto, non ci sarebbe stata nessuna guerra se non fosse stato per la collaborazione attiva dell'amministrazione Obama con le sue controparti francesi e britanniche.

Come ha spiegato Jo Becker del NY Times nel 2016, Hillary Clinton incontrò Mahmoud Jibril, un eminente politico libico che sarebbe diventato il nuovo Primo Ministro della Libia post-Gheddafi, ed i suoi associati al fine di valutare la fazione che stava chiedendo supporto agli Stati Uniti. Il lavoro della Clinton, secondo Becker, era di "misurare i ribelli che sostenevamo", un modo elegante per dire che la Clinton partecipò alla riunione per determinare se questo gruppo di politici che parlava a nome di un gruppo eterogeneo di voci anti-Gheddafi (che andavano da attivisti a favore della democrazia a terroristi veri e propri affiliati a reti terroristiche globali) dovevano essere sostenuti con denaro USA e armi segrete.

La risposta, in definitiva, fu sì.

Ma ovviamente, come per tutte le disavventure bellicose americane, non c'era consenso sull'intervento militare. Come ha riportato Becker, alcuni nell'amministrazione Obama erano scettici sulla vittoria lampo e sul calcolo politico postbellico. Una voce prominente del dissenso, almeno secondo Becker, era l'ex-segretario alla Difesa Robert Gates. Era preoccupato che l'atteggiamento da falco della Clinton e Biden nei confronti della Libia avrebbe infine portato ad un incubo politico in stile iracheno, che senza dubbio sarebbe finito con gli Stati Uniti che avrebbero creato e poi abbandonato uno stato fallito... esattamente quello che è successo.

È importante notare che la Clinton e Biden erano due delle principali voci a favore della guerra. Entrambi hanno sostenuto sin dall'inizio la No-Fly Zone ed entrambi hanno sostenuto l'intervento militare. Infatti i due sono risultati favorevoli in quasi tutti i crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti negli ultimi 30 anni, compreso il crimine di Bush contro l'umanità che chiamiamo seconda guerra in Iraq.

Come ha spiegato l'ex-lacchè della Clinton (vicedirettore del personale addetto alla pianificazione delle politiche del Segretario di Stato), Derek Chollet: "[La Libia] sembrava una pratica facile". Chollet, uno dei principali partecipanti alla cospirazione americana per fare la guerra alla Libia, che in seguito ha servito direttamente sotto Obama e presso il Consiglio di sicurezza nazionale, illustra inavvertitamente l'arroganza imperiale del campo interventista Obama-Clinton-Biden. Definendo la Libia una "pratica facile", significa ovviamente che la Libia era un candidato perfetto per un'operazione di cambio di governo il cui principale vantaggio sarebbe stato quello di incoraggiare politicamente coloro che la sostenevano.

Chollet, come molti pianificatori strategici dell'epoca, vedeva la Libia come un'opportunità per trasformare le manifestazioni e le rivolte del 2010-2011, che divennero note come Primavera araba, in capitale politico per l'allora classe dirigente statunitense. Questa divenne rapidamente la posizione della Clinton e presto il consenso dell'intera amministrazione Obama.

 

La guerra di Obama fuori dalle cronache storiche

Uno dei miti più perniciosi della guerra degli Stati Uniti alla Libia era l'idea, propagandata diligentemente dai lobbisti della difesa e dai giornalisti dei principali organi di stampa, che la guerra fosse una piccola guerra a buon mercato e che non costasse quasi nulla agli Stati Uniti. Non ci sono state vite americane perse nella guerra stessa e il costo in termini monetari è stato minimo, per usare la spregevole terminologia imperialista.

Ma mentre il costo totale della guerra è impallidito rispetto ai crimini su vasta scala in Iraq e Afghanistan, i mezzi con cui è stata finanziata sono costati agli Stati Uniti molto più dei dollari; la guerra alla Libia è stata un'impresa criminale e incostituzionale che ha ulteriormente posto le basi per un presidenza imperiale e un potere esecutivo senza vincoli. Come scriveva all'epoca il Washington Post: "Notando che Obama aveva detto che la missione poteva essere pagata con denaro già stanziato al Pentagono, [l'ex-presidente della Camera] Boehner ha insistito sulla richiesta al Congresso di finanziamenti supplementari".

Operazioni militari impreviste che richiedono spese come quelle fatte per lo sforzo libico, normalmente richiedono stanziamenti supplementari poiché sono al di fuori del budget principale del Pentagono. Questo è il motivo per cui i fondi per l'Afghanistan e l'Iraq sono separati dal normale bilancio del Dipartimento della Difesa. I costi aggiuntivi per alcune delle operazioni in Libia sono minimi... ma le spese per armi, carburante e attrezzature perse sono un'altra cosa.

Poiché l'amministrazione Obama non ha cercato stanziamenti del Congresso per finanziare la guerra, c'è ben poco in termini di documenti per fare una corretta contabilità dei costi della guerra. Man mano che il costo di ogni bomba, jet e veicolo di supporto logistico scompariva nell'abisso contabile del Pentagono, lo stesso destino attanagliava anche qualsiasi parvenza di legalità costituzionale. In sostanza, Obama ha contribuito a stabilire una presidenza senza legge che non solo ha avuto poco rispetto per i controlli e gli equilibri costituzionalmente imposti, ma ha ignorato completamente lo stato di diritto. Infatti alcuni dei crimini di cui sono colpevoli Trump e il procuratore generale Bill Barr hanno il loro diretto corollario nel perseguimento della guerra in Libia da parte dell'amministrazione Obama.

Allora da dove sono usciti fuori i soldi e dove sono finiti? Nessuno lo sa davvero, a meno che non siate uno di quei sempliciotti a cui piace prendere alla parola del Pentagono. Come disse un portavoce del Pentagono alla CNN nel 2011: "Il prezzo per le operazioni del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti in Libia al 30 settembre [era] di $1,1 miliardi. Ciò includeva operazioni militari quotidiane, munizioni, prelievo di rifornimenti e assistenza umanitaria". Tuttavia, per illustrare la totale impossibilità orwelliana di discernere la verità, il vicepresidente Joe Biden ha raddoppiato quel numero parlando alla CNN: "L'alleanza NATO ha funzionato come era stata progettata, condivisione degli oneri. In totale ci è costato $2 miliardi e nessuna vita americana persa".

Come è dolorosamente evidente, non esiste un modo chiaro per sapere quanto è stato speso se non quello di prendere in parola coloro che hanno perseguito la guerra. Senza la supervisione del Congresso e senza una chiara documentazione registrata, la guerra alla Libia scompare nel buco della memoria e con essa l'idea che ci sia una separazione dei poteri, l'autorità del Congresso e una Costituzione funzionante.


La sporca guerra americana in Libia

Mentre il ricordo della Libia per la maggior parte degli americani è il teatro politico derivato dall'attacco alla struttura statunitense a Bengasi che uccise diversi americani, tra cui l'ambasciatore statunitense Stevens, non è affatto il più importante. L'uso ei gruppi terroristici (e degli insorti che ne sono emersi) come delegati militari è la vera eredità americana da una prospettiva strategica. Mentre i media generalisti presentavano la narrazione di proteste spontanee e rivolte per rovesciare Gheddafi, era in realtà una rete di gruppi terroristici che faceva il lavoro sporco.

Sebbene gran parte di questa storia sia stata sepolta sotto notizie fasulle, creazione di miti da parte dell'establishment e confusione sparsa dai media, all'epoca era ben riportata. Ad esempio, come ha scritto nel 2011 il New York Times riguardo una delle principali forze sul campo sostenute dagli Stati Uniti durante la guerra: "Il Libyan Islamic Fighting Group è stato formato nel 1995 con l'obiettivo di cacciare il colonnello Gheddafi. Spinti sulle montagne o esiliati dalle forze di sicurezza libiche, i membri del gruppo sono stati tra i primi ad unirsi alla lotta contro le forze di Gheddafi [...]. Ufficialmente il gruppo di combattimento non esiste più, ma gli ex-membri stanno combattendo in gran parte sotto la guida di Abu Abdullah Sadik [alias Abdelhakim Belhadj]".

Già a quel tempo c'era un notevole disagio tra i pianificatori strategici di Washington per il fatto che l'amministrazione Obama avesse stretto un'alleanza con un gruppo terroristico con legami noti ad al-Qaeda, cosa che avrebbe potuto rivelarsi un grave errore. "I servizi segreti americani, europei e arabi riconoscono di essere preoccupati per l'influenza che i membri dell'ex-gruppo potrebbero esercitare sulla Libia dopo che il colonnello Gheddafi verrà spodestato, e stanno cercando di valutare la loro influenza e qualsiasi legame persistente con Al-Qaeda", scriveva il NYT.

Naturalmente le varie agenzie di intelligence statunitensi avevano già un'idea abbastanza chiara di chi stessero sostenendo, o almeno degli elementi che sarebbero stati coinvolti in qualsiasi operazione americana. Nello specifico, gli Stati Uniti sapevano che le aree da cui attingevano le forze di opposizione anti-Gheddafi erano un focolaio di attività criminali e terroristiche.

In uno studio del 2007 intitolato "I combattenti stranieri di Al-Qaeda in Iraq: un primo sguardo ai documenti Sinjar", che ha esaminato le origini dei vari gruppi criminali e terroristici attivi in ​​Iraq, il Combating Terrorism Center presso l'Accademia militare degli Stati Uniti a West Point ha concluso che: "Secondo i documenti Sinjar quasi il 19% dei combattenti proveniva dalla Libia. Inoltre la Libia ha contribuito con molti più combattenti pro-capite di qualsiasi altra nazionalità, inclusa l'Arabia Saudita [...]. L'apparente aumento delle reclute libiche in viaggio in Iraq potrebbe essere collegato al rapporto sempre più collaborativo del Libyan Islamic Fighting Group (LIFG) con al-Qa'ida, culminato con l'adesione ufficiale di al-Qaeda al LIFG il 3 novembre 2007 [...]. Le città più comuni che i combattenti chiamavano casa erano Darnah [Derna], in Libia, e Riyadh, in Arabia Saudita, con 52 e 51 combattenti rispettivamente. Darnah [Derna] con una popolazione poco più di 80.000 rispetto ai 4,3 milioni di Riyadh, ha di gran lunga il maggior numero pro-capite di combattenti secondo i documenti Sinjar".

All'epoca si sapeva che la maggior parte delle forze anti-Gheddafi proveniva dalla regione, tra cui Derna, Bengasi e Tobruk (la "Libia orientale"), e che la probabilità che al-Qaeda e altri gruppi terroristici erano tra i ranghi delle reclute statunitensi era molto alta.

Prendiamo il caso della Brigata dei Martiri del 17 febbraio, incaricata dagli Stati Uniti di sorvegliare la struttura della CIA a Bengasi in cui è stato assassinato l'ambasciatore Stevens. Così scrisse il Los Angeles Times nel 2012: "Nell'ultimo anno, mentre erano stati assegnati dalla loro milizia per aiutare a proteggere la missione statunitense a Bengasi, la coppia era stata addestrata dal personale di sicurezza americano nell'uso delle armi, nel proteggere gli ingressi, nell'arrampicarsi sui muri e nel condurre combattimenti corpo a corpo [...]. I miliziani negano categoricamente di sostenere gli assalitori, ma riconoscono che la loro grande forza alleata, nota come Brigata dei Martiri del 17 febbraio, potrebbe includere elementi anti-americani [...]. La brigata del 17 febbraio è considerata una delle milizie più capaci nella Libia orientale".

Ma non sono stati solo LIFG e gruppi criminali affiliati ad al-Qaeda ad entrare nella mischia grazie a Washington.

Una risorsa di lunga data degli Stati Uniti, il generale Khalifa Hifter e il suo cosiddetto esercito nazionale libico, sono sul campo in Libia sin dal 2011 e sono emersi come una delle forze principali in lizza per il potere nella Libia del dopoguerra. Hifter ha una lunga e sordida storia al soldo della CIA nei suoi tentativi di rovesciare Gheddafi negli anni '80, prima di essere reinsediato vicino a Langley, in Virginia. Come riportato dal New York Times nel 1991: "L'operazione paramilitare segreta, avviata negli ultimi mesi dell'amministrazione Reagan, ha fornito aiuti militari e addestramento a circa 600 soldati libici tra quelli catturati durante i combattimenti al confine tra Libia e Ciad nel 1988 [...]. Sono stati addestrati da funzionari dell'intelligence americana in sabotaggio e altre abilità di guerriglia in una base vicino a Ndjamena, la capitale del Ciad. Il piano di utilizzare gli esiliati si adatta perfettamente all'entusiasmo dell'amministrazione Reagan di rovesciare il colonnello Gheddafi".

Hifter, leader di questi tentativi falliti, divenne noto come "uomo di punta in Libia" della CIA, avendo preso parte a numerosi tentativi di cambio di governo, compreso il tentativo abortito di rovesciare Gheddafi nel 1996. Quindi il suo arrivo nel 2011, al culmine della rivolta, ha segnalato un'escalation del conflitto da una rivolta armata ad un'operazione internazionale. Se Hifter stesse lavorando direttamente con l'intelligence statunitense o semplicemente complimentandosi con gli sforzi degli Stati Uniti per aver portato avanti la sua guerra personale pluriennale contro Gheddafi, è irrilevante. Ciò che conta è che Hifter e l'esercito nazionale libico, come LIFG e altri gruppi, sono diventati parte del più ampio sforzo di destabilizzazione che ha rovesciato Gheddafi e ha creato il paesaggio infernale che è oggi la Libia.

Questa è l'eredità della sporca guerra degli Stati Uniti alla Libia.

 

Il passato è un prologo

È settembre 2020. Gli americani sono concentrati su un'elezione tra Trump e un criminale di guerra democratico.

È settembre 2020. La Libia si prepara a entrare nel suo ottavo anno di guerra civile. I mercati degli schiavi come quello di Bani Walid sono all'ordine del giorno quanto lo erano i centri di alfabetizzazione giovanile nella Libia di Gheddafi. Bande armate e milizie esercitano il potere anche in aree sotto il controllo del governo. Un signore della guerra si organizza in Oriente mentre guarda alla Russia, all'Arabia Saudita, all'Egitto e agli Emirati Arabi Uniti per ricevere supporto.

È settembre 2020 e la guerra USA-NATO alla Libia è svanita in un lontano ricordo mentre altre questioni come Black Lives Matter hanno catturato l'attenzione pubblica.

La Libia, un tempo conosciuta come il "gioiello dell'Africa", un Paese che ha fornito rifugio a molti lavoratori migranti dell'Africa subsahariana pur mantenendo l'indipendenza dagli Stati Uniti e dalle ex-potenze coloniali dell'Europa, non esiste più. Al suo posto c'è uno stato fallito che ora riflette il tipo di razzismo contro i neri represso invece con la forza dal governo di Gheddafi.

La Libia è l'esempio globale dello sfruttamento del corpo dei neri.

Se usate un po' l'immaginazione potrete vedere il presidente Joe Biden rimettere insieme la vecchia band. Hillary Clinton nello Studio Ovale come voce influente, qualcuno per consigliare il Comandante in Capo. Derek Chollet e Ben Rhodes che ridono insieme mentre ordinano un altro giro nel loro ritrovo preferito a DC, brindando al ristabilimento dell'ordine a Washington. Barack Obama come éminence grise dietro la rinascita politica della struttura liberal-conservatrice.

Ma in Libia non si torna indietro, non si può aggiustare il passato per sfuggire al presente.

La stessa cosa vale per gli Stati Uniti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 18 settembre 2020

È il virus C l'innesco di un nuovo ordine mondiale economico?

 

 

di Patrick Henningsen

Ricordo quando dicevano che "tutto è cambiato dopo l'11 settembre". È così, ma certamente non in meglio e penso che siamo tutti d'accordo su questo punto.  Ricordo come tutti abbiano rinunciato ai propri diritti e agli aspetti chiave della democrazia, tutto in nome del "tenerci al sicuro".

All'epoca le decisioni che hanno cambiato il mondo vennero prese in reazione ad una minaccia esagerata, con l'adozione di leggi e "misure di emergenza" radicali. Di solito non scaturisce nulla di buono quando un governo prende decisioni e formula politiche permanenti, sospende costituzioni e diritti, imponendo il tutto ad una popolazione in preda al terrore.

A gennaio, come un leviatano emerso dai titani Oceano e Ceto dell'antica Grecia, è nata l'epidemia globale di coronavirus. Come l'11 settembre, è stato un evento dirompente, ma questa volta su una scala inimmaginabile. Indipendentemente dal fatto che si creda o meno che si tratti di un agente patogeno naturale o di ingegneria biologica, è fuori discussione che questa "crisi'' è e sarà usata per promuovere un'agenda globalista su più fronti, probabilmente caratterizzata da guerre tra le grandi potenze.

L'uomo moderno sta ora entrando in regni di distopia solo immaginati prima da artisti del calibro di Aldous Huxley, George Orwell e Philip K. Dick. Ciò che rende tutto questo difficile per così tanti è che l'improvvisa transizione è stata praticamente istantanea, lasciando le persone in uno stato di smarrimento, a chiedersi cosa fosse appena successo alla loro vecchia vita.

Non importa da che parte vada questa situazione, è quasi certo che la vita non sarà più la stessa.


Crisi sanitaria

Ormai dovremmo avere familiarità con la storia: un nuovo coronavirus, scientificamente noto come SARS-CoV-2, o COVID-19, si è fatto strada in tutto il pianeta, infettando milioni di persone e facendo registrare oltre 100.000 morti (al momento in cui viene scritto questo pezzo) in 180 Paesi. Le vittime di questo focolaio sono le persone anziane di età superiore ai 70 anni e le persone in cure palliative, la maggior parte delle quali soffre di condizioni mediche gravi e croniche.

Questo è un evento dirompente su una scala che il mondo moderno non ha mai visto prima. Lo shock e lo stupore sono iniziati nel momento in cui le cose sono iniziate ad andar male nella città cinese di Wuhan, nella provincia di Hubei. La poplazione globale è stato inondata di immagini di autorità cinesi che indossavano tute biologiche, sanificavano l'esterno degli edifici e si mettevano in quarantena nei loro appartamenti. Quindi venne avviato un programma in stile medievale, approvato dallo stato, che i media ed i politici occidentali hanno chiamato "lockdown", un termine preso in prestito dal complesso industriale delle prigioni.

Wuhan è stato uno spettacolo indimenticabile che ha avuto un certo impatto sulla psiche dell'Occidente, tanto che quando il coronavirus è arrivato sulle coste europee e nordamericane, la popolazione era talmente condizionata da aspettarsi una risposta in stile cinese dai propri governi. Non sorprende che questo sia esattamente ciò che ha ottenuto e, infatti, era ciò che chiedeva.

Il 12 marzo il primo ministro britannico Boris Johnson ha convocato una conferenza stampa di emergenza durante la quale è salito sul podio, affiancato dai suoi due principali consiglieri scientifici, Sir Patrick Vallace e Chris Whitty, per spiegare il piano d'azione del governo incentrato sul concetto epidemiologico comunemente noto di "immunità collettiva". La loro strategia era familiare, perché è stata l'ortodossia nella moderna epidemiologia: consentire ad un virus di attraversare circa il 60-80% della popolazione e svilupparne l'immunità, estinguendolo naturalmente in una sola stagione.

Ma Johnson ha commesso l'errore di sovrastimare grossolanamente il tasso di mortalità, una stima che avrebbe lasciato il Paese con circa 52 milioni di infetti e 500.000 vittime. Certo, col senno di poi, questi numeri erano pura finzione, ma all'epoca tutti erano così terrorizzati che credevano agli "esperti". Tuttavia l'approccio dell'immunità collettiva era più o meno identico all'approccio "senza lockdown" adottato da altri Paesi europei, come Svezia e Islanda, nonché Bielorussia, Messico e Giappone. Ciò avrebbe comportato test su campioni casuali a livello nazionale e per coloro che presentavano sintomi. Agli anziani e alle persone vulnerabili sarebbe stato detto di isolarsi per un certo periodo di tempo, mentre venivano condotti gli studi.

Il "Piano A" non è durato a lungo. Il 24 marzo Johnson è andato sulla TV nazionale, questa volta senza il suo team scientifico, per annunciare un lockdown a livello nazionale, un arresto effettivo della società e della maggior parte dell'economia del Paese. Il Regno Unito stava ora seguendo gli altri membri della NATO, Francia, Italia, Spagna, ecc., che avevano già imposto blocchi nazionali draconiani, comprese nuove e rigorose linee guida di "distanziamento sociale" che impedivano alle persone di riunirsi.

Sembrava che l'improvvisa svolta a 180° di Johnson fosse stata in parte provocata da una relazione allarmistica pubblicata da uno dei team di "esperti" governativi dell'Imperial College di Londra, guidato dal controverso Neil Ferguson, che in precedenza era stato responsabile della crisi "Foot and Mouth" nel 2001, una debacle che si è conclusa con l'abbattimento non necessario di circa sei milioni di capi di bestiame in Gran Bretagna.

A questo giro Ferguson e il suo team, con la loro magia di modellazione, sono arrivati a dire che ci sarebbero stati circa mezzo milione di morti per coronavirus se il governo non avesse implementato "un allontanamento sociale intenso e altri interventi ora in atto".

Sebbene la cifra fosse completamente fittizia, i media se ne sono impadroniti, così come i funzionari governativi, e hanno alimentato paura e panico. Spaventata e insicura, la popolazione ha accettato le misure autoritarie, ma il governo britannico non ha mai dato una data di fine alla quarantena; a discrezione della confraternita scientifica del governo inglese.

Una volta che questa bolla di paura era stata sufficientemente gonfiata, un blocco in stile medievale era diventato realtà in numerosi Paesi, tra cui Australia e Nuova Zelanda. L'impatto di una quarantena nazionale completa è ancora sconosciuto, ma sta già diventando chiaro che sarà a dir poco catastrofico per quei Paesi che hanno accettato l'autodistruzione volontaria delle loro economie e la sospensione indefinita della democrazia.

Vale la pena di notare che questa non è la prima volta che le Nazioni Unite, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e l'Imperial College hanno provato ad evocare un panico globale per un virus influenzale. Nel 2005 l'ONU lanciava moniti riguardo il virus dell'influenza aviaria H5N1, il quale "avrebbe potuto causare morti tra i cinque ed i 150 milioni di persone". Anche allora i funzionari governativi si rivolsero al profeta di sventura dell'Imperial, Neil Ferguson, il quale se ne uscì con un bilancio delle vittime completamente immaginario di 200 milioni di persone. La sua equazione matematica a livello di scuola superiore era mozzafiato nella sua eccessiva semplicità:

"Circa 40 milioni di persone sono morte nell'epidemia di influenza spagnola nel 1918", ha detto il prof. Ferguson. "Ci sono sei volte più persone sul pianeta ora, quindi potreste scalare fino a circa 200 milioni di persone probabilmente".

Quella previsione portò all'abbattimento di decine di milioni di uccelli nel Sud-est asiatico, ma la pandemia non si è mai realmente materializzata. Alla fine le vittime umane erano state un centinaio in tutto il mondo. Fu sostanzialmente un non evento.

Numeri insignificanti simili hanno seguito l'hype globale sull'influenza suina H1N1 nel 2009. Grazie al lavoro della giornalista investigativa, Sharyl Attkisson, il Center for Disease Control (CDC) negli Stati Uniti è stato sorpreso a gonfiare eccessivamente il numero dei casi; una mossa fraudolenta che ha avuto gravi implicazioni per la politica del governo e ha alimentato una paura pubblica infondata.

Con il COVID-19, il complesso medico/industriale globalista, guidato dall'OMS, sperava di ripetere le precedenti campagne di pubbliche relazioni proponendo il nuovo coronavirus come la nuova influenza spagnola. Questa volta hanno avuto un'opportunità straordinaria grazie alla Cina, che ha dato vita ad un'incredibile performance mediatica e "dimostrazione di forza" nel mese di gennaio "bloccando" Wuhan, ispirando i leader occidentali e altri a provare lo stesso approccio.

Tuttavia i risultati si sono rivelati economicamente disastrosi per i Paesi occidentali "bloccati".


Crollo economico

Tutto ciò è certo che avrebbe innescato una recessione globale contrassegnata da almeno 12 mesi di crescita negativa, con ripercussioni economiche e sociali mai viste prima. La decisione di Paesi come Regno Unito, Francia, Italia, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti di far implodere volontariamente le loro economie e porre la maggior parte delle loro popolazioni agli arresti domiciliari, avrà un impatto duraturo non solo sulle economie nazionali ma anche sull'economia globale per gli anni a venire.

In termini di scala, i danni causati ai mercati e all'industria hanno già superato la crisi finanziaria del 2008 e non c'è fine in vista.

Per "combattere il coronavirus" i vari governi hanno distrutto le loro economie reali e le hanno sostituite con finanziamenti statali destinati a ciascuna sezione dell'economia. Questa trasformazione di emergenza è la stessa di una mobilitazione di un'economia in tempo di guerra, con una forte attenzione al complesso industriale, medico e farmaceutico, alle forze armate e ai partner aziendali selezionati con cura dallo stato. Questa dura fusione di interessi statali e aziendali è il classico corporativismo o fascismo. In tale ambiente brutale e limitato, queste sono alcune delle poche istituzioni abbastanza forti da rimanere vitali.

L'effetto netto di inserire immediatamente milioni di lavoratori nel welfare statale e di spingere centinaia di migliaia di piccole e medie imprese (PMI) al fallimento sarà il più grande consolidamento e trasferimento di ricchezza nella storia moderna. Quelli con abbastanza capitale da uscire dalla crisi saranno in grado di acquistare società, e persino interi settori, a pochi centesimi. Monopoli come Amazon, Google e giganti delle telecomunicazioni consolideranno e solidificheranno le loro quote di mercato, mentre i concorrenti moriranno gradualmente. Gli appaltatori precedentemente indipendenti dipenderanno dall'assistenza dello stato, sovvenzioni e prestiti di "soccorso". Le grandi società avranno gli stati che copriranno il costo dei loro libri paga per tutta la durata della crisi.

Non vi è alcun modello economico valido per giustificare la stampa di somme di denaro record da coprire l'enorme costo dei lockdown. Per un Paese ricco come gli Stati Uniti, la Federal Reserve andrà in modalità overdrive, creando migliaia di miliardi di dollari per i vari "piani di stimolo" e salvataggi. La FED di New York sta ora pompando migliaia di miliardi di nuovi dollari nelle banche, oltre a prestiti "ponte" direttamente alle imprese. Questo non è mai successo prima. Gli Stati Uniti stanno anche acquistando quantità senza precedenti di azioni societarie per mantenere a galla Wall Street. Con questi livelli di quantitative easing, ci sono rischi di iperinflazione e altri problemi sistemici come prezzi del cibo più elevati a causa della carenza di approvvigionamento e salari stagnanti a causa di sovrabbondanze nel mercato del lavoro sulla scia delle politiche economiche interne. Il risultato finale di tutti questi salvataggi (se mai finiranno) sarà esattamente come per qualsiasi guerra nella storia: un rapido trasferimento di potere, controllo e proprietà allo stato e al cartello delle banche centrali.

Per gli individui e le famiglie, questo significa che i loro risparmi verranno spazzati via, la loro proprietà crollerà di valore e le loro prospettive future si indeboliranno, almeno nel breve e medio termine, e non avranno altra scelta che indebitarsi per sopravvivere.

Prima di questa crisi abbiamo visto il più grande divario di ricchezza nella storia moderna dalla Gilded Age (1870-1900), con l'1% più ricco che ora possiede più della metà della ricchezza mondiale. Dopo la prima fase di questa crisi, suddetto divario potrebbe raddoppiare o addirittura triplicare. Con le PMI spazzate via, gli unici posti di lavoro disponibili saranno nello stato o con una manciata di mega-società.

Come spesso accade dopo una guerra, è probabile che i Paesi sviluppati e in via di sviluppo diventino dipendenti dalle linee di credito del Fondo Monetario Internazionale (FMI) o degli stessi Stati Uniti, che disporranno di molti dollari e buoni del Tesoro statunitensi in vendita o in prestito a tassi d'interesse prossimi allo zero percento.

La chiusura delle compagnie aeree mondiali, insieme alla biosicurezza e alla stagnazione finanziaria che colpirà alcune sezioni del commercio globale, danneggerà gravemente il sistema dominante della  globalizzazione. Ciò senza dubbio incoraggerà i blocchi commerciali regionali già esistenti, come l'ASEAN nel Sud-est asiatico e l'Unione africana, facendo leva sui loro interessi per creare reti commerciali più regionalizzate e resilienti. Poiché il commercio fisico e le relazioni sono codificate a livello regionale, la globalizzazione aumenterà nella sfera digitale online e con il commercio elettronico internazionale, l'apprendimento online e il social networking.

Con una massiccia recessione economica segnata da livelli record di disoccupazione e debito, la de-globalizzazione di rotte precedentemente aperte e scarsità delle risorse, il tutto sotto un ampio mantello di insicurezza biologica, il suolo è fertile per uno smantellamento definitivo della democrazia e un aumento dei regimi fascio-comunisti, in particolare in Occidente. La tendenza andava già in questa direzione prima della crisi, ma ora non farà che accelerare.

Dal punto di vista storico, la scena è ora pronta per un'altra guerra mondiale in cui il vincitore stabilirà l'agenda per un "nuovo ordine mondiale" nel XXI secolo.


Dominio a spettro completo: un piede nella guerra mondiale

Proprio come nel 1914 e all'inizio della prima guerra mondiale, il 2020 sarà un importante punto di svolta per l'inizio del XXI secolo e dovrebbe essere visto come un preludio tangibile ad una nuova guerra mondiale. Ci sono una serie di ragioni per cui questo è un esito probabile.

È vero che si possono attuare più cambiamenti in due anni di guerra che in vent'anni di pace. Nel caso della crisi del Covid, quei due anni sono stati ridotti a due mesi. Attualmente gli eventi vengono inquadrati dalle potenze occidentali come la "lotta globale contro un nemico invisibile", ma la crisi Covid ha creato una serie di nuovi paradigmi, alcuni dei quali sono i classici precursori di una guerra. Il primo e più ovvio è il fatto che praticamente dall'oggi al domani i Paesi occidentali, in particolare Stati Uniti, Regno Unito e Francia, hanno mobilitato tutti gli aspetti della loro economia e ristrutturato la società per riflettere sia un'economia di guerra che uno stato di legge marziale.

I Paesi del blocco occidentale sono ora pronti ad una lunga guerra, se necessario.

La minaccia di un agente biologico presenta alcuni problemi per un esercito a livello globale come quello americano. Gli Stati Uniti hanno già dovuto annullare le principali esercitazioni NATO in Europa e ritirare parte della loro flotta navale a causa del coronavirus e dei timori di infettare un gran numero di personale militare. Altri Paesi potrebbero avere problemi simili. In questo senso, la malattia ha gravemente rallentato i combattimenti in tutto il mondo, uno dei benefici più inaspettati, sebbene graditi, della crisi.

La prima scelta ovvia delle potenze occidentali per istigare una guerra calda o fredda è la Cina, insieme ai suoi alleati. Quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si riferisce al COVID-19 come "il virus cinese", sta segnalando alla sua base elettorale e ai falchi della guerra nel Partito Repubblicano che la Casa Bianca sta preparando uno scontro. La retorica anti-cinese e la propaganda mediatica sono aumentate notevolmente negli Stati Uniti dall'inizio della crisi sanitaria, con molti americani, in particolare la destra, che ora incolpano i cinesi per aver rilasciato questa pestilenza nel mondo.

Dopo qualche altro mese di distruzione economica, malessere sociale e un numero crescente di morti negli Stati Uniti, i nuovi ranghi di disoccupati chiederanno un capro espiatorio per le loro terribili sofferenze, momento in cui una guerra con la Cina potrebbe diventare più praticabile per Washington. Ciò potrebbe assumere la forma di una guerra on-off, caldo-freddo, della durata di 30 o 40 anni, e attirerà altre grandi potenze usando campi di battaglia in Paesi terzi.

Per l'impero statunitense, un obiettivo primario nel confronto con la Cina sarebbe quello di interrompere e possibilmente far deragliare l'infrastruttura storica di Pechino e lo sviluppo economico noto come Belt and Road Initiative, progettata per collegare l'Europa con l'Asia lungo varie rotte via terra e mare. In caso di successo, il centro di gravità globale si sposterà dagli Stati Uniti verso l'Eurasia. In caso di depressione globale, gli Stati Uniti saranno geopoliticamente ben posizionati per resistere alla tempesta poiché hanno il controllo sia degli oceani Atlantico e Pacifico. La Belt and Road della Cina potrebbe ribaltare i piani di Washington, dominando tutti i mercati globali durante questa nuova epoca tumultuosa.

In un certo senso, la crisi ha interrotto l'emergere di un nuovo mondo multipolare, ma l'imperativo del multipolarismo potrebbe anche essere spinto dalla de-globalizzazione economica e dal fatto che gli Stati Uniti continueranno a ritirare le proprie risorse militari da avamposti come il Medio Oriente. Qualsiasi ritiro degli Stati Uniti dalla scena mondiale sarà riempito da altre potenze emergenti come Russia, India, Turchia e forse Giappone. Molte di queste potenze emergenti richiedono risorse e materiali, quindi la corsa per stabilire rotte commerciali in Africa sarà una caratteristica post-crisi sanitaria.

Questa crisi fornisce anche una comoda copertura per il lancio delle reti 5G in tutto il mondo, la spina dorsale di un nuovo stato di sorveglianza globale in grado di monitorare e registrare tutto in tempo reale.


Una sanità mondiale e legge marziale sanitaria

L'attuale "stato di guerra" si estende a livello internazionale, con restrizioni ai viaggi già in vigore. Sembra esserci una rapida spinta ad istituire un sistema globale semplificato di tracciamento digitale obbligatorio, implementato sotto gli auspici della "salute globale" e guidato dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). A loro si uniscono i governi partecipanti e le società transnazionali che implementeranno questi nuovi sistemi di "sorveglianza sanitaria".

La vera domanda che rimane senza risposta è: cosa accadrà una volta che tutte le misure di "lockdown" saranno allentate e i viaggi aerei internazionali ripartiranno a pieno regime?

Ci sono già voci provenienti da governi e organizzazioni che chiedono ai cittadini di superare una qualche forma di "test di immunità" affinché venga concessa loro la libertà di movimento all'interno della società, portando un "passaporto di immunità" o un certificato digitale memorizzato su un microchip o uno smartphone.

Ciò si combina con la rapida spinta verso una società senza contanti. A causa dei timori del contagio, la cartamoneta e le monete vengono stigmatizzate come "sporche" e molti punti vendita si rifiutano di accettarli. Una volta adottato questo sistema a livello nazionale, ne consegue che queste stesse restrizioni verranno estese ai viaggiatori internazionali. Inutile dire che questo avrà gravi implicazioni per la libertà personale e la privacy.

Se consentito, questo nuovo regime biologico diventerà per la popolazione un governo mondiale de facto. Il fondatore di Microsoft, Bill Gates (patrimonio netto di $97,8 miliardi), ha chiesto un sistema nazionale di tracciamento dei vaccini negli Stati Uniti, finanziato in parte da circa $100 milioni di dollari che lui e la moglie hanno donato per combattere il coronavirus. Gates ha già investito pesantemente nella ricerca, sviluppo e produzione di vaccini e, con sua moglie, sono un motore primario nella proliferazione di questi farmaci a livello globale. Gates dice che sosterrà l'investimento per sette nuove fabbriche di vaccini in tutto il mondo, e come ha detto al presentatore del Daily Show, Trevor Noah: "Finché non avremo vaccinato tutto il mondo".

"L'unica cosa che ci consentirà davvero di tornare completamente alla normalità e di sentirci bene seduti negli stadi con molte altre persone, è creare un vaccino e non solo prenderci cura del nostro Paese, ma portarlo alla popolazione mondiale", ha detto Gates.

Da oligarchi come Gates, multinazionali farmaceutiche ed ufficiali governativi, l'avvertimento è chiaro: non vi sarà permesso riprendere la "vita normale" finché non accettate il vaccino. E non aspettatevi che l'elenco delle nuove vaccinazioni richieste finisca con il nuovo coronavirus. Una volta stabilito questo primo precedente, i Paesi dipendenti dai viaggi e dal commercio internazionali saranno costretti ad adottare il quadro normativo di questo nuovo complesso di "sanità unica mondiale". Viene quindi tracciata la strada per un flusso costante di requisiti per "combattere" varie epidemie e "minacce biologiche", siano esse esagerate o meno.

E non dimentichiamoci di dichiarazioni autoritarie fatte da zar auto-nominati, come il dottor Michael Ryan direttore esecutivo dell'OMS, il quale di recente ha detto che i membri delle famiglie potrebbero essere prelevati dalle loro case con la forza. "La trasmissione che sta avvenendo attualmente in molti Paesi, sta avvenendo a livello familiare [...]. In un certo senso, la trasmissione è stata tolta dalle strade e respinta nelle unità familiari. Ora dobbiamo andare a vedere le famiglie per trovare quelle persone che potrebbero essere malate ed isolarle in modo sicuro e dignitoso", ha detto Ryan.

L'ovvio pericolo qui è che questo nuovo regime statale-corporativo discriminerà ed emarginerà i cittadini sulla base dei loro registri di immunità, richiedendo loro di inocularsi un nuovo vaccino per ricevere diritti e privilegi. Questa sarebbe una completa abrogazione della libertà personale e dei diritti umani, riportando indietro l'orologio di centinaia di anni. Il tutto basato su ciò che molti importanti medici ed epidemiologi concordano non è più una minaccia significativa per la salute pubblica, in termini di infezioni e decessi, rispetto ad una qualsiasi influenza stagionale.


Un Green New Deal targato COVID?

Uno dei principali beneficiari di una chiusura globale è stata la lobby del cambiamento climatico.

Chiudendo con la forza milioni di aziende e ritirando decine di milioni di auto dalla strada e costringendo a terra le compagnie aeree mondiali, la crisi ha fornito alla giovane Greta Thunberg le prove di cui lei e i suoi sostenitori avevano bisogno per dimostrare le virtù di un mondo a zero emissioni di carbonio.

Ciò accelererà anche l'adozione di un cosiddetto "Green New Deal" a livello internazionale, che potrebbe avere meno a che fare con il salvataggio dell'ambiente o il "cambiamento del clima" e più con la creazione di una nuova bolla finanziaria globale basata sul mercificazione e finanziarizzazione dell'ecosfera terrestre. Si tratta essenzialmente di un nuovo mercato monetario, obbligazionario e dei derivati ​​"in salsa green".

Greta non è apparsa dal nulla nel 2018. Lei e chi la gestisce sono stati incaricati di una missione, e ora sono molto vicini alla realizzazione della loro agenda, la quale combacia anche con gli obiettivi dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite.


Chi vince: globalismo o nazionalismo?

Un altro sottoprodotto inaspettato di questa crisi è stato il fatto che un certo numero di stati membri dell'Unione Europea ha tirato per la giacchetta Bruxelles per non aver reagito abbastanza velocemente e per non aver rilasciato fondi sufficienti per le istituzioni pubbliche e le imprese in difficoltà. Di conseguenza Paesi come l'Italia e la Polonia stanno esercitando pressioni sulla risposta relativamente debole e inefficace di Bruxelles.

Allo stesso tempo, questa nuova griglia di controllo globale si presta all'implementazione di una struttura di governo mondiale da utilizzare per regolare e giudicare i problemi, nonché per gestire i futuri "focolai". Alla fine di marzo l'ex-premier britannico e cancelliere, Gordon Brown, ha chiesto ai leader mondiali di creare un ente governativo globale provvisorio al fine di affrontare l'epidemia di coronavirus e gestire il collasso economico globale.

Quali che fossero le agende geopolitiche e di ingegneria sociale già in atto prima della crisi, potete star certi che il coronavirus ne ha accelerate molte.

In termini di prese di potere, questa è l'incarnazione del motto "mai lasciare che una buona crisi vada sprecata".

Oh, e non dimenticate: è tutto fatto solo ed esclusivamente per il vostro bene. 


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 17 settembre 2020

I costi reali delle aziende zombi e del denaro facile

 

 

di Ali Mecklai

I dati recenti pubblicati da Yardeni Research Inc., Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), Institute of International Finance (IIF) e dal database dei dati economici della Federal Reserve Bank of St.Louis (FRED), ci offrono una panoramica della portata reale delle azioni delle banche centrali prima e durante l'epidemia Covid-19.

Le implicazioni possono essere viste attraverso diverse dimensioni critiche, ma prima dobbiamo capire la natura distruttiva del sistema bancario centrale.

Se ne accettiamo la premessa principale, ovvero il ruolo di prestatore di ultima istanza, ne consegue che in quest'ultimo caso il sistema bancario centrale deve avere un bacino di ricchezza da cui prestare. Dopotutto, per effettuare un prestito bisogna possedere qualcosa di valore. In questa situazione il sistema bancario centrale stampa denaro, il luogo da cui ricava il suo bacino di asset per il prestito, prelevando dalle persone tramite l'inflazione. In sostanza il sistema bancario centrale presta alle banche rubando alla gente, mentre ci si aspetta che queste ultime restituiscano tali soldi alle persone. Questo furto è subdolo, non un'imposta diretta o una confisca immediata, ma la distruzione di risparmi reali e potere d'acquisto.

Dall'inizio di quest'anno fino a giugno, gli attivi totali delle principali banche centrali (FED, BCE, BOJ, PBOC) sono saliti di quasi $6.000 miliardi. È probabile che questa rapida ascesa continuerà nel corso dell'anno. Allo stesso modo, nel primo trimestre di quest'anno il debito globale è salito a $258.000 miliardi, arrivando al massimo storico del 392% del PIL. Famiglie, imprese e governi stanno contraendo più debiti nella speranza di compensare i dolori economici della crisi, ma il falso sedativo del debito presto svanirà, rivelando il dolore reale dietro tutte queste distrazioni. Non fatevi ingannare, ciò che viene fatto dagli stati e consentito dalle banche centrali equivale a pagare un debito con un altro debito.

Questi dati dovrebbero allarmarvi e la domanda immediata dovrebbe essere: chi pagherà e chi ne trarrà vantaggio? Nel bizzarro mondo dei tassi d'interesse negativi, la questione diventa ancora più complicata.

I tassi d'interesse artificialmente bassi hanno consentito la bull run più lunga nella storia degli Stati Uniti (2009-20). L'indebitamento a basso costo ha sostenuto le società zombie che fanno affidamento su altri prestiti per rimborsare i prestiti passati. In concomitanza con gli sforzi di quantitative easing, l'indice S&P 500 non solo si è ripreso dal crollo dello scorso marzo, ma ha superato il suo massimo storico.

I tassi d'interesse artificialmente bassi hanno reso più conveniente ipotecare una casa, finanziare un'auto e pagare il debito degli studenti... a lungo termine,però, ha reso tutto questo più costoso. Consentendo l'accensione di prestiti a basso costo per finanziare la spesa, in particolare su attività come l'edilizia abitativa e il mercato azionario, le banche centrali hanno infuso tali mercati con una domanda artificiale che a sua volta fa salire i prezzi alle stelle.

Monetizzando e svalutando indirettamente il valore reale del debito, le banche centrali hanno tagliato i cavi del freno dalla spesa pubblica.

Fonte: Edward Yardeni e Mali Quintana, banche centrali: bilanci mensili (Yardeni Research Inc., 27 agosto 2020).

Non è una coincidenza che nel momento in cui la FED ha iniziato a ridurre il suo bilancio nel 2018, i mercati sono impazziti. Quando la FED ha ridotto i propri attivi di appena il 6% tra l'inizio del 2018 e il febbraio 2019, il mercato è crollato due volte.

Il crollo più recente a marzo è stato un indicatore di imminenti difficoltà economiche. Tuttavia la FED ha invertito il suo percorso di riduzione del bilancio, acquistando $500 miliardi in titoli del Tesoro USA e $200 miliardi in titoli garantiti da ipoteca per fornire la cosiddetta "liquidità di emergenza".

Infatti le azioni della FED hanno dirottato le risorse scarse dai settori produttivi per monetizzare il debito pubblico, gonfiare una bolla degli asset e inviare il conto a tutti gli altri. È importante sottolineare che questo ha creato un vasto gap tra ricchi e non abbienti. Quindi, sebbene i cosiddetti politici conservatori si stiano grattando la testa per l'ascesa del socialismo, dovremmo davvero essere così sorpresi?

Il vero segno della ripresa economica non dovrebbe essere misurato nominalmente in dollari e centesimi, ma in termini di tassi d'interesse reali. Quando i mercati, non burocrati e banchieri centrali, impostano i tassi d'interesse, i mercati stimolano efficienza produttiva ed allocativa delle risorse scarse. Il vero segno di un'economia in crescita e sana dovrebbe essere un tasso d'interesse reale positivo impostato dalle forze di mercato.

I tassi d'interesse reali positivi indicano che gli investimenti/risparmi stanno producendo rendimenti positivi e quindi ricchezza reale. Ciò significa che le persone, le imprese ed i governi vengono ricompensati per il risparmio. Nel mondo dei tassi d'interesse negativi, è vero il contrario.

Quando i tassi d'interesse reali sono negativi, creano distorsioni nei mercati. Tra il 23 marzo e oggi, quasi tutti gli asset popolari degli Stati Uniti si sono gonfiati. Azioni come il NASDAQ e l'indice S&P 500 sono salite rispettivamente del 61% e del 50%, Bitcoin dell'81% e l'oro del 36%. Attraverso la manipolazione e la svalutazione della valuta, questa inflazione degli asset dovrebbe essere un avvertimento per tutti, non perché gli asset valgono necessariamente di più, ma perché i dollari valgono di meno.

Questa inflazione degli asset ha coinciso con un forte aumento dell'offerta di moneta M2 (circa il 20% anno su anno).

Tuttavia, quando i tassi d'interesse reali sono negativi, possiamo aspettarci solo bolle. Dall'inizio della crisi Covid, i rendimenti delle obbligazioni a dieci anni indicizzati all'inflazione sono crollati, anche al di sotto dell'1%.

Fonte: FRED 10-Year Treasury Inflation-Indexed Security, Constant Maturity [DFII10], https://fred.stlouisfed.org/series/DFII10.

Non sorprende che questi tassi siano scesi così in basso, non particolarmente perché il loro rendimento è negativo, ma perché l'inflazione è superiore ai rendimenti.

Questo è qualcosa che l'IPC (Indice dei prezzi al consumo) non riuscirà a mostrare. L'uso di panieri irrilevanti di beni di consumo, come viaggi aerei, discoteche e hotel tra le altre cose, dipinge un quadro falsificato. Ora più che mai c'è più denaro che insegue meno beni, con molte attività chiuse e assegni sociali in arrivo. Il recente aumento dell'offerta di moneta farà quindi salire l'inflazione reale ancora più in alto e farà scendere i tassi d'interesse reali.

Fonte: Fred M2 Money Stock [M2], https://fred.stlouisfed.org/series/M2.

I tassi reali negativi servono ad accelerare l'indebitamento globale e a consolidare la zombificazione. Man mano che i bilanci delle banche centrali crescono, crescono anche i sussidi indiretti alle società inefficienti. Accettando prestiti ad un tasso d'interesse reale inferiore allo zero, le società zombie riescono a farsi pagare dal loro prestatore in realtà. Mantenendo in vita gli attori inefficienti, agli imprenditori innovativi viene impedito di creare ricchezza e vengono innalzate barriere all'ingresso attraverso un lento e costante assorbimento di risorse scarse, favorendo una disuguaglianza di ricchezza senza precedenti attraverso la monopolizzazione della banca centrale.

Nel 2019 la BRI ha riportato che oltre il 10% delle aziende quotate in borsa in quattordici Paesi sviluppati erano zombie. La mia valutazione è che entro la fine di questa crisi la cifra sarà molto più alta. Negli Stati Uniti è quasi del 20% secondo Deutsche Bank Securities.

Quando prendere in prestito denaro è così economico (in effetti, vi pagano!), la zombificazione è un processo inevitabile. Analizzando i dati trimestrali dal 1998 al 2020, l'8% della varianza dei livelli del debito aziendale come percentuale del capitale proprio può essere attribuita direttamente alle variazioni dei livelli M2. Utilizzando l'analisi di regressione, l'ipotesi nulla di questa relazione (che le variabili non siano correlate) ha un valore p di 0,0000 e un punteggio t di 588; in altre parole c'è una probabilità quasi del 100% che la relazione tra queste due variabili sia statisticamente significativa.

Il Giappone è la patria storica delle ziende zombi e sta ancora soffrendo per la sua crisi degli anni ottanta. Nel 2018 le società giapponesi avevano contratto prestiti per $4.590 miliardi, l'ammontare più alto sin dal 1997. La miriade di problemi economici del Giappone non include solo la zombificazione delle sue aziende, ma anche quella della sua gente, che tra le altre cose deve affrontare un invecchiamento incalzante. Poiché il suo bilancio supera il 100% del PIL, la BOJ sta sostanzialmente raddoppiando le sue politiche fallimentari del passato.

Fonte: Edward Yardeni e Mali Quintana, banche centrali: bilanci mensili (Yardeni Research Inc., 27 agosto 2020).

Mantenere in vita aziende zombie inefficienti può aumentare l'occupazione a breve termine, evitando il turnover generale di quote di mercato aziendali, tuttavia nel lungo termine prosciugano le risorse e bloccano i futuri datori di lavoro. La BRI scrive:

In particolare, i risultati della stima suggeriscono che un aumento di 1 punto percentuale nella quota ristretta di zombi in un settore riduce il tasso di spesa in conto capitale (capex) delle imprese non zombi di circa 1 punto percentuale, una riduzione del 17% rispetto al tasso medio di investimento. Allo stesso modo, la crescita dell'occupazione è inferiore di 0,26 punti percentuali, con una riduzione dell'8%. Tuttavia in entrambe le definizioni troviamo che le società non zombi investono di più e registrano una maggiore crescita dell'occupazione.

Dopo la crisi del 2008, FED, BOC (Bank of Canada), BCE (Banca centrale europea) e altre banche centrali hanno fatto esperimenti coi tassi d'interesse, portandoli addirittura in territorio negativo. Ora le risorse che in precedenza erano disponibili per combattere le recessioni sono state completamente esaurite per combattere l'ultima recessione. Combattere il debito con il debito è irresponsabile e ingiusto nei confronti delle generazioni future.

L'interazione tra l'aumento dei livelli del debito, i tassi d'interesse reali negativi e la zombificazione dovrebbe riguardare tutti noi, specialmente nel contesto dei lockdown. Ma non si dovrebbe incolpare il capitalismo per questa crisi. Al contrario: dovremmo incolpare il sistema bancario centrale e le sue azioni economiche distruttive.

 

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/