venerdì 22 febbraio 2019

La politica monetaria della Cina deve cambiare





di Alasdair Macleod



La prossima crisi del credito rappresenterà una grande sfida per l'economia cinese, perché tassi d'interesse più alti sono destinati ad avere un effetto devastante sui modelli di business cinesi e sulla domanda dei consumatori stranieri. Affrontare questa situazione è probabilmente la più grande sfida affrontata dal governo cinese dalla fine dell'era maoista. Tuttavia la Cina ha una via di fuga, stabilizzando sia i tassi d'interesse che collegando lo yuan all'oro.

Ma i cinesi avranno il coraggio di sfruttarla? Questo articolo esamina le sfide e la possibile soluzione. Conclude che c'è una ragionevole possibilità che la Cina abbraccerà il sound money, perché è in grado di farlo e il pericolo di non farlo potrebbe distruggere lo stato.



I cinesi sono keynesiani?

Possiamo essere ragionevolmente certi che i funzionari statali cinesi che si avvicinano alla mezza età siano stati pesantemente occidentalizzati attraverso la loro istruzione. E questo aspetto ha influenzato principalmente i campi della finanza e dell'economia. In queste discipline c'è una divisione tra loro e la vecchia guardia, esemplificata dal presidente Xi. Le barbe grigie che guidano il Congresso Nazionale dei Popoli stanno invecchiando ed i loro successori comprendono l'analisi economica in modo diverso, essendo stati istruiti nelle università occidentali.

Non è ancora stato riscontrato un problema evidente nell'attuale contesto economico e finanziario. L'evoluzione tranquilla raramente disturba lo status quo, e fintanto che riflette i cambiamenti nella società in generale, la macchina del governo andrà avanti senza troppi patemi d'animo. Ma quando arriverà la prossima crisi del credito, la capacità della Cina di gestirla potrebbe essere gravemente compromessa.

Questo articolo analizza la prossima crisi del credito dal punto di vista della Cina. Dati i primi segnali provenienti dallo stato del ciclo del credito in America e dalla crescente instabilità nei mercati finanziari globali, i tempi potrebbero essere improvvisamente rilevanti. La Cina deve accettare il sound money come via di fuga da un sistema fiat money in via di disintegrazione, ma per farlo dovrà scartare l'economia neo-keynesiana dell'Occidente che ha adottato come motore principale del suo progresso economico.

Con gli economisti di cultura occidentale radicati nell'amministrazione cinese, la Cina riuscirà a comprendere i difetti, i limiti ed i pericoli del sistema monetario fiat? Può sfruttare i vantaggi dell'approccio basato sul sound money che l'ha portata ad accumulare oro e ad incoraggiare i suoi cittadini a fare altrettanto?

I consulenti economici della Cina dovranno mostrare il coraggio di abbandonare le politiche economiche sbagliate e le false statistiche con cui continuerà ad essere giudicata dai loro pari occidentali. Se accetterà la sfida, la Cina uscirà dalla prossima crisi del credito in una posizione significativamente più forte rispetto all'Occidente, per il quale è impossibile immaginare un cambiamento radicale del pensiero economico.



La strategia finanziaria e monetaria post-Mao

Dopo la morte di Mao Zedong nel 1976, la leadership cinese ha dovuto affrontare una decisione sul suo destino. Con la scomparsa di Mao, l'icona che univa forzatamente oltre quaranta gruppi etnici era sparita. Era la fine di un'era della storia cinese e bisognava abbracciare il futuro con un nuovo approccio. Non farlo avrebbe significato la frammentazione dello stato attraverso la disobbedienza civile e tutto sarebbe probabilmente sfociato in una guerra civile multietnica.

I capi saggi, che avevano osservato gli straordinari successi di Hong Kong e Singapore, avrebbero avuto la meglio. Era chiaro che per sopravvivere il Partito Comunista avrebbe dovuto abbracciare il capitalismo, pur mantenendo il controllo politico. Il successore nominato da Mao, Hua Gofeng, durò non più di un anno. Fu il suo successore, Deng Xiaoping, a reinventare la Cina. Alla fine degli anni '70, Deng, odiando i sovietici per il loro coinvolgimento in Vietnam, dichiarò l'Unione Sovietica il principale avversario della Cina. In questo punto cruciale della pupa cinese, essa strinse una relazione strategica con l'America condividendo un nemico comune.

I semi per il rapporto con l'America erano già stati gettati dalla prima visita di Nixon in Cina nel 1972, quindi gli americani erano pronti ad aiutare la Cina nel loro mondo. Durante gli anni '80 tale relazione aprì la Cina all'investimento estero di compagnie americane e di altre società occidentali, e ci fu una corsa a costruire nuove fabbriche, sfruttando una manodopera diligente a buon mercato e la mancanza di regolamenti restrittivi.

Nel 1983 era chiaro che la banca centrale cinese, la People's Bank (PBOC), aveva un problema monetario tra le sue mani, perché aveva acquistato valute estere per emettere yuan. I flussi di capitali verso l'interno vennero aggiunti alla politica di gestione del tasso di cambio dello yuan, abbassato al fine di stimolare lo sviluppo economico. Di conseguenza, oltre alla gestione delle valute estere, la PBOC era stata incaricata della responsabilità di comprare oro e argento. Alla popolazione venne proibito il possesso di entrambi i metalli.

All'epoca l'obiettivo della Cina era semplicemente quello di diversificare le sue riserve. La leadership intuì la differenza tra oro e moneta fiat, proprio come avevano fatto gli arabi negli anni '70, e i tedeschi negli anni '50. Era prudente tenere un po' d'oro fisico. Inoltre la teoria economica marxista, insegnata nelle università statali, aveva impressionato gli studenti su un punto: il capitalismo occidentale avrebbe certamente fallito e anche le loro valute fiat sarebbero diventate inutili.

L'accumulo segreto di oro da parte della Cina negli anni '80 era anche un'assicurazione contro la futura instabilità economica, motivo per cui vennero elogiate istituzioni spacciate come fondamentali per lo stato, come l'Esercito di liberazione popolare, il Partito comunista e la Lega della gioventù comunista. Solo una parte relativamente piccola venne dichiarata come riserva monetaria.

Negli anni '90 i flussi di capitali verso l'interno stavano iniziando ad essere integrati dalle esportazioni e stava emergendo una nuova classe cinese ricca. La PBOC aveva ancora molti dollari. Fortunatamente l'oro non era amato nei mercati occidentali e i lingotti erano disponibili a prezzi in declino. La PBOC è stata in grado di accumulare in segreto grandi quantità d'oro per conto delle istituzioni dello stato, ma è emersa una nuova ragione strategica per l'acquisto di oro in seguito al crollo dell'URSS.

La fine dell'URSS nel 1989 significava che non era più il nemico comune dell'America e della Cina, alterando la relazione strategica tra i due. Ciò ha portato ad un graduale cambiamento nelle relazioni estere della Cina, con l'America sempre più preoccupata per l'emergere della Cina come superpotenza, andando a minacciare il suo dominio globale.

Queste relazioni hanno cambiato la politica cinese riguardo l'oro: da polizza di assicurazione contro le incognite monetarie a risorsa strategica.

I lingotti erano disponibili, in parte perché le banche centrali occidentali li hanno venduti durante un bear market. La famosa vendita da parte di Gordon Brown al bottom del metallo giallo, incarnava la generale disaffezione delle banche centrali occidentali nei confronti dell'oro. La Cina era invece disposta a comprare. Tra il 1983 e il 2002 l'offerta delle miniere ha aggiunto 42.460 tonnellate allo stock di superficie, quando l'Occidente era un venditore netto.

La politica cinese riguardo l'oro è evidente: ha investito molto nell'estrazione dell'oro ed è attualmente il più grande minatore nazionale. I raffinatori del governo cinese stavano anche importando oro e argento doré da processare e conservare, e stabilirono un nuovo standard per le barre da un chilo. Oggi la Cina ha una forte presa sull'intero mercato mondiale dei lingotti.

Nel 2002 la Cina prese una decisione: consentire alla popolazione di comprare oro ed i benefici di tale proprietà furono ampiamente promossi dai media statali. Possiamo essere certi che questa decisione è stata presa solo dopo che lo stato aveva accumulato lingotti sufficienti per i suoi bisogni.

Il pubblico cinese ha accumulato circa 15.000 tonnellate fino ad oggi, al netto del riciclaggio dei rottami, in base alle consegne dello Shanghai Gold Exchange. Dato che alla popolazione non è ancora concesso possedere valuta estera, la proprietà dell'oro dovrebbe continuare ad essere una scelta popolare come riserva di valore alternativa allo yuan, e attualmente lo SGE consegna tra le 150-200 tonnellate ogni mese.

Oltre alle riserve dichiarate, non si sa quanto oro possieda lo stato. Ma valutando i flussi dei capitali sin dal 1983, la disponibilità di lingotti fisici in base all'approvvigionamento minerario e l'impatto del bear market 1980-2002, la PBOC avrebbe potuto accumulare fino a 15.000-20.000 tonnellate prima che alla popolazione venisse permesso di acquistare oro. In tal caso staremmo parlando di circa il 10% di tali flussi di capitale ai prezzi attuali dell'oro.

La verità è sconosciuta, ma possiamo essere certi che l'oro è diventato una risorsa strategica per la Cina e il suo popolo. La Cina deve aver sempre avuto l'aspettativa che nel lungo termine l'oro sarebbe tornato ad essere denaro, presumibilmente per coprire lo yuan. Altrimenti perché fare di tutto per monopolizzare il mercato mondiale dei lingotti?

Ma c'è un problema: col passare del tempo e con l'emersione di una nuova generazione di leader istruiti in Occidente, questi ultimi capiranno il valore dell'oro (oltre ad essere semplicemente una risorsa strategica) e le vere ragioni dietro i fallimenti economici dell'Occidente, dato che hanno abbracciato le sue politiche economiche e monetarie?

Queste rimangono domande fondamentali. Ma prima di prendere in esame le risposte, dobbiamo analizzare le attuali politiche economiche, monetarie e geo-strategiche della Cina.



Lavorare implementando gli standard monetari dell'Occidente

I cinesi hanno abbracciato la riserva frazionaria come mezzo per finanziare l'espansione economica. Vi sono differenze significative rispetto all'Occidente nel modo in cui questo credito viene disperso. Negli Stati Uniti le banche commerciali sono tutte entità indipendenti, nominalmente controllate tramite regolamentazione. In Cina circa due terzi di tutti gli attivi bancari sono in banche di proprietà statale. Questa struttura consente al governo cinese di controllare direttamente la strategia complessiva del prestito bancario.

Controllando la strategia di prestito, lo stato può garantire il finanziamento dei suoi obiettivi strategici. Ma, cosa importante, lo stato usa anche le sue banche nazionalizzate per influenzare i flussi di capitale del settore privato e per assicurarsi che esista un limite agli eccessi speculativi. Più di recente l'abbiamo visto visto nella deliberata riduzione del sistema bancario ombra. Prima di ciò nel 2015 lo stato mise fine alla speculazione sulle materie prime e venne fatta scoppiare la bolla del mercato azionario (sebbene ci fossero altre influenze al lavoro).

Un punto che raramente viene riconosciuto dagli analisti occidentali è che mentre l'espansione del credito bancario cinese è stata più rapida di quella negli Stati Uniti, c'è meno denaro negli asset speculativi. Ed è un'eccessiva speculazione che rende turbolenti i mercati.

Contrariamente a quanto dicono molti osservatori finanziari, il sistema finanziario cinese è più efficace nel finanziare la produzione rispetto a quello degli Stati Uniti. M2 degli Stati Uniti è raddoppiata negli ultimi dieci anni, ma il PIL nominale è aumentato solo del 40%. M2 cinese è triplicata, ma la crescita del PIL nominale della Cina l'ha quasi eguagliata. Negli Stati Uniti l'espansione monetaria è finita nella speculazione finanziaria e sostiene un'economia dipendente da valori degli asset in continuo aumento.

La politica della Cina di garantire che l'espansione del credito bancario sia investita nella produzione e non nella speculazione, può sembrare antiquata. Ma c'è un'altra ragione per cui evita il potenziale destabilizzante dei flussi speculativi: la probabilità che l'America li userà per indebolire l'economia cinese. In un discorso al Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (CCPCC) nell'aprile 2015, il maggiore generale Qiao Liang, lo stratega dell'esercito popolare di liberazione,  ha identificato un ciclo di debolezza del dollaro nei confronti di altre valute seguito da un rafforzamento, il quale ha dapprima gonfiato il debito in Paesi stranieri e poi li ha mandati in bancarotta. Ciò ha quindi consentito agli interessi commerciali statunitensi di acquisire asset a prezzi stracciati.

Qiao sosteneva che si trattasse di una politica americana deliberata e sarebbe stata usata contro la Cina.

A suo giudizio era giunto il momento che l'America "si approfittasse" della Cina. Basandosi sui rapporti dei servizi segreti cinesi, all'inizio del 2014 è stato informato del coinvolgimento americano nel movimento "Occupy Central" a Hong Kong. Dopo diversi ritardi, la FED annunciò la fine del QE il settembre successivo, evento che spinse in su il dollaro e le proteste "Occupy Central" esplosero il mese successivo.

Agli occhi di Qiao era ovvio che i due eventi erano collegati. Indebolendo il tasso di cambio dollaro/yuan, gli americani hanno cercato di distruggere l'economia. Nel giro di sei mesi la borsa di Shanghai iniziò a collassare, con l'indice composito SSE che scendeva da 5.160 a 3.050 tra giugno e settembre 2015.

Non possiamo sapere con certezza se i sospetti di Qiao siano fondati, ma possiamo capire la cautela della leadership cinese basata sulla sua analisi. È estremamente rilevante per la situazione di oggi. Un dollaro forte è alimentato dal rialzo dei tassi d'interesse, dalla "destabilizzazione" della Turchia, del Sud Africa e di tutti gli altri stati agganciati ad un dollaro a buon mercato. Sta inoltre indebolendo il tasso di cambio dello yuan, minacciando di destabilizzare anche la Cina. Sembra probabile, almeno per i cinesi, che l'attuale commento sui disastri che potrebbero accadere in Cina se il tasso dovesse superare la soglia dei 7 yuan per dollaro, siano solo sussurri provenienti dal governo degli Stati Uniti.

Per questo ed altri motivi, la leadership cinese è estremamente cauta nell'avere passività in dollari e nell'accumulare denaro improduttivo e speculativo. Li giustifica in modo da avere un rigoroso regime di controllo dei cambi, in base al quale ai dollari non è permesso di circolare in Cina, e tutti i flussi di capitali interni sono trasformati in yuan dalla PBOC. Tuttavia l'attuale regime di controllo dei cambi impedisce allo yuan di diffondersi ampiamente fuori dalla Cina, limitando la sua accettazione come valuta internazionale.

Questa situazione dovrà cambiare, se lo yuan vuole sostituire il dollaro. Ad un certo punto, però, una politica che porta all'accumulo di dollari in massa deve essere terminata.



La risposta è quella di coprire lo yuan con l'oro

Il maggiore generale Qiao ha chiarito al CCPCC che il dollaro ha raggiunto il dominio globale solo dopo l'agosto del 1971, quando è stato reciso il legame con l'oro ed è stato sostituito con il petrolio. Legame con il petrolio non attraverso i valori di scambio, come era avvenuto con l'oro, ma attraverso un monopolio di pagamenti. "La cosa più importante nel XX secolo non è stata la prima guerra mondiale, la seconda guerra mondiale, o la disintegrazione dell'URSS, ma piuttosto la disconnessione del 15 agosto 1971 tra il dollaro USA e l'oro."

Parole forti. Ma se le cose stanno così, i cinesi sapranno che l'evento più importante di questo nuovo secolo sarà la distruzione dello status egemonico del dollaro. Richiede un'attenta considerazione e possono sorgere molte conseguenze imprevedibili. I cinesi sanno che non devono venire accusati per la morte del dollaro.

Finché l'economia mondiale continuerà a crescere senza crisi periodiche del credito, la Cina dovrà solo reagire agli eventi, senza fare nulla per indebolire il dollaro. Non dovrà mai cercare lo status di valuta di riserva mondiale. Ma mentre i banchieri centrali possono presumere di aver bandito le crisi creditizie, la realtà è diversa. Una visione indipendente e basata sul mercato dell'attuale ciclo del credito è che l'insorgere di un'altra crisi del credito sta diventando più probabile di giorno in giorno. Stando così le cose, in base alle attuali politiche monetarie ci si può aspettare che anche l'economia cinese finisca in crisi, insieme a quelle degli stati occidentali.

L'economia manifatturiera cinese sarà particolarmente colpita dal rialzo dei tassi d'interesse, cosa che normalmente scatena una crisi del credito. Tassi d'interesse più alti trasformano i precedenti investimenti di capitale in investimenti non redditizi, poiché i calcoli del profitto basati su tassi d'interesse più bassi e prezzi di input più bassi non sono più validi. Questo è un problema più grande per la Cina che per molte altre economie, a causa della sua enfasi sulla produzione di beni. In breve, a meno che la Cina non trovi una soluzione alla prossima crisi del credito prima che arrivi, potrebbe trovarsi in maggiori difficoltà rispetto agli stati in cui la produzione di beni è un'attività di minore rilevanza.

Da quello che sappiamo della loro analisi strategica sulla moneta e sul credito, i cinesi dovrebbero essere consapevoli del rischio ciclico per la produzione. Se lo yuan e il dollaro vanno testa a testa, lo yuan sarà sempre il perdente. Significherebbe che lo yuan sprofonderebbe inevitabilmente più velocemente del dollaro nella corsa verso la crisi del credito. Come dice Qiao, la Cina è già stata destabilizzata dall'America. Ad un certo punto, la Cina dovrà agire per proteggersi ed è qui che entra in gioco il suo oro.



Stabilizzare la valuta e l'economia con l'oro

La Cina ha originariamente accumulato riserve d'oro non dichiarate come diversificazione prudente piuttosto che possedere solo passività di altri stati. Questa si è poi trasformata in una politica quasi strategica, incoraggiando i suoi cittadini ad accumulare oro, pur continuando a vietare loro di possedere valute estere. Conosciamo all'incirca quanto oro hanno i suoi stessi cittadini, ma possiamo solo supporre quali siano le quantità in mano allo stato. Presto arriverà il momento di dichiararlo.

Il ragionamento è semplice. In questa fase del ciclo del credito, e fintanto che lo yuan sarà scoperto, i tassi d'interesse dello yuan saliranno al punto in cui i modelli di business cinesi verranno distrutti. L'unico modo in cui questo processo può essere fermato è quello di collegare lo yuan all'oro, in modo che i tassi d'interesse si allineino all'oro, non ad uno yuan in crescente svalutazione rispetto al dollaro.

La Cina compirà un passo importante ponendo fine all'era del dollaro. Deve essere pronta a farlo, nonostante le opinioni degli economisti istruiti in Occidente nella sua stessa amministrazione. Alcune banche centrali occidentali potrebbero trovarsi in una situazione imbarazzante, avendo venduto le loro riserve auree. La Cina deve muoversi presto per evitare ulteriori aumenti dei tassi d'interesse statunitensi.

La Cina deve resistere alla tentazione di rinviare una decisione così importante. I neo-keynesiani a Pechino sosterranno che uno yuan più basso compenserà gli esportatori che devono affrontare i dazi americani. Ma tutto ciò fa aumentare i prezzi interni ed il costo delle materie prime necessarie per i piani infrastrutturali cinesi. No, la decisione sopraccitata deve essere presa il più presto possibile.

Supponendo che la Cina abbia significative riserve d'oro non dichiarate, ciò potrebbe essere fatto molto semplicemente attraverso l'emissione di un'obbligazione jumbo perpetua, pagando coupon in oro o yuan a discrezione del detentore. Questo modello finanziario, senza la funzione di convertibilità dell'oro, è basato sul Common Loan Stock, approvato nel 1751 e riproposto nel 2015.

I vantaggi di questo approccio diventeranno evidenti e ciò che segue è una proposta schematica che mostra come si possa raggiungere la stabilità monetaria e la rimozione del rischio sistemico. Per dare ai mercati il ​​tempo di adeguare il prezzo dell'oro sulla scia della ri-monetizzazione cinese, queste proposte dovrebbero essere annunciate in anticipo rispetto all'introduzione del bond sopraccitato, insieme alla piena divulgazione delle riserve d'oro reali della Cina. Il bond darebbe un rendimento di base in oro, consentendo un rendimento leggermente superiore a riflesso del rischio di credito della Cina. Avrà un prezzo per garantire che sia attraente agli occhi dei risparmiatori e degli investitori, rendendolo un'alternativa credibile al possesso di lingotti fisici. Poiché il bond non dovrebbe mai essere ripagato, dovrebbe andare a beneficio della posizione di credito della Cina nei mercati e stimolare la domanda internazionale per lo yuan.

Ulteriori emissioni di valuta da parte della PBOC dovrebbero quindi essere coperte dall'oro, come nel caso del Bank Charter Act del 1844. Alle banche sarebbe concesso un periodo di tempo limitato per separare le loro funzioni di deposito dai loro libri di prestito, che sostituirebbero con emissioni obbligazionarie come strumento principale per finanziare le attività di prestito.

I depositi bancari non frutterebbero più nulla e caricherebbero sui clienti i costi amministrativi e di gestione. Depositanti e risparmiatori quindi canalizzerebbero i loro risparmi nelle nuove obbligazioni bancarie o nel nuovo jumbo bond. Le banche e il sistema bancario non rappresenterebbero più un rischio sistemico.

Ciò significherebbe che l'espansione monetaria in Cina si verificherebbe solo attraverso le importazioni d'oro, l'offerta mineraria ed il riciclaggio dei gioielli. Considerando la produzione annua delle miniere cinesi (oltre 400 tonnellate) e supponendo che lo stato possieda già riserve non dichiarate significative, ci dovrebbe essere una copertura sufficiente d'oro per impostare un gold standard con questi mezzi. Un bond da mille miliardi di yuan con un coupon in oro al 3%, supponendo un prezzo dell'oro pari a ¥15.000 ($2.150 ai tassi di cambio correnti), richiederebbe solo 62 tonnellate di oro per pagare il coupon annuale, supponendo che tutti i detentori optino per gli interessi pagati in oro. In pratica è probabile che la maggior parte degli interessi siano pagati in yuan.

Il costo dei prestiti per la produzione sarebbe quindi riallineato al livello generale dei prezzi, ripristinando il Paradosso di Gibson come rapporto costo/finanziamento del produttore. Le attività di esportazione verrebbero salvate da tassi d'interesse più elevati sui loro prestiti, ma dovrebbero adattarsi ad un ambiente economico col sound money. La Svizzera ha una valuta relativamente forte, e prima che arrivasse l'euro anche la Germania. Le fabbriche di proprietà straniera, i cui proprietari sono attratti solo dal tasso di cambio basso dello yuan, andrebbero incontro alla bancarotta. Ma questo libererebbe lavoratori affinché possano ricoprire ruoli più funzionali nel futuro della Cina.

Pertanto è inevitabile il dissesto delle industrie nel settore dell'export, ed è anche necessario. L'allontanamento da questo settore è già incorporato nella politica economica. I cinesi sapevano che fare affidamento sulle esportazioni era solo un trampolino di lancio per la propria autosufficienza. A lungo termine possiamo presumere che sappiano che il sound money fornisce un ambiente aziendale più stabile rispetto al denaro fiat, specialmente quando è il più grande consumatore mondiale di materiali industriali prezzati in dollari.

Fu la sterlina coperta dall'oro che rese la piccola Gran Bretagna la più grande nazione sulla terra nella seconda metà del diciannovesimo secolo. Il sound money funziona per un'economia basata sui risparmi, e con i cinesi che risparmiano una parte sostanziale del loro reddito netto, questa è la caratteristica distintiva della Cina.

Proteggere la ricchezza e il risparmio dei cittadini è la priorità alla base della leadership cinese. Il valore della ricchezza accumulata dai risparmiatori cinesi rispetto a quella di altre nazioni con monete fiat in declino sarebbe in questo modo sia garantito che potenziato. Senza dubbio il potere d'acquisto dell'oro continuerebbe a salire rispetto a quello delle valute fiat, incoraggiando la domanda estera per il nuovo jumbo bond della Cina. L'aumento del suo valore di mercato misurato in valuta estera non solo assicurerebbe la continua richiesta di obbligazioni, ma creerebbe guadagni in conto capitale per i proprietari esistenti.

Rendere lo yuan convertibile in oro permetterebbe alla Cina di porre fine ai controlli sui cambi e allo yuan stesso di essere usato nel commercio internazionale. La PBOC eliminerebbe le sue riserve in valuta estera e non prenderebbe parte ai mercati dei cambi.

Tuttavia ciò equivarrebbe ad un attacco frontale allo status del dollaro, a meno che, come sembra improbabile, il Tesoro americano segua rapidamente la Cina reintroducendo una forma credibile di convertibilità in oro che eviti i difetti del sistema di Bretton Woods. Il Tesoro degli Stati Uniti afferma di detenere 8.133 tonnellate di oro, le quali potrebbero essere utilizzate a tale scopo.

Ai prezzi correnti l'oro americano è valutato a $325 miliardi e forse $600 miliardi dopo l'eventuale annuncio della Cina. Se l'oro del Tesoro USA esiste realmente, la Cina dovrebbe essere felice di comprarlo se gli Stati Uniti cercano di venderne un po' per sopprimerne il prezzo. Dopo tutto, la Cina ha sia dollari che buoni del Tesoro USA da vendere in cambio dell'oro. E l'America sarebbe sciocca ad ostacolare le vendite cinesi di titoli del Tesoro USA come alcuni commentatori hanno suggerito, perché ciò indebolirebbe la fiducia globale nei mercati delle obbligazioni in dollari.

È difficile vedere come gli Stati Uniti possano eguagliare un piano cinese basato sul sound money. Inoltre le finanze del governo degli Stati Uniti sono già in pessime condizioni e un ritorno al sound money richiederebbe una riduzione della spesa pubblica che è politicamente impossibile. Questo non è un problema che il governo cinese deve affrontare, e lo scopo di un jumbo bond legato all'oro non è tanto quello di raccogliere fondi; piuttosto suggellare una relazione di prezzo tra lo yuan e l'oro.

Che la Cina attui il piano qui suggerito o meno, una cosa è certa: la prossima crisi del credito arriverà e avrà un forte impatto su tutte le nazioni che operano con i sistemi monetari fiat. A causa delle montagne di debito, quasi tutte le economie occidentali sono irrimediabilmente intrappolate. Gli ostacoli nel dover passare ad una politica monetaria sana sembrano troppo scoraggianti per essere affrontati.

In definitiva, un ritorno al sound money è una soluzione che farà meno danni delle valute fiat, le quali invece perdono il loro potere d'acquisto ad un ritmo accelerato. Pensate al Venezuela e al modo in cui il sound money risolverebbe i suoi problemi. Cercare di guadagnare tempo stampando ancor più denaro in un'economia che soffre di una crisi del credito distruggerà solo le valute. La tattica ha funzionato durante la crisi della Lehman, ma è stata una vittoria di Pirro. È improbabile che funzioni di nuovo.

Poiché negli ultimi dieci anni l'economia cinese ha goduto di un'espansione del debito principalmente rivolta alla produzione, se non riesce ad agire presto dovrà affrontare un crollo vecchio stile con le industrie in bancarotta e disoccupazione alle stelle. La Cina ha un welfare state molto limitato, e senza la soppressione maoista, non solo deve mettere in conto che i piani dello stato vadano male, ma che si possa sviluppare tra le masse scontento e ribellione.

Per la Cina un gold-exchange standard basato sullo yuan è l'unica via d'uscita. Dovrà anche negare fermamente quello che le università occidentali hanno insegnato ai loro studenti più brillanti. Ma se agirà presto e in modo decisivo, la Cina rimarrà in piedi mentre il resto del mondo si ritroverà a mangiare la polvere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 21 febbraio 2019

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin e delle principali Altcoin, 21/02/2019


Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, dove verranno analizzati gli indicatori chiave scelti dal sottoscritto per avere un punto di riferimento in questa fase del mercato, passando poi all'analisi di altre coin tra cui Ethereum, Litecoin, Bitcoin Cash (ABC) e Binance Coin.

È possibile consultare l'analisi tecnica al seguente indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin-e-delle-principali-altcoin--21-0-71f3640f3c76


Denaro: come il suo passato ne predice il futuro





di Claudio Grass


Cos'è il denaro, da dove viene e, ancora più importante, dove va a finire?

A prima vista potrebbe sembrare inesplicabile e bizzarro che i nostri governi ed i nostri governanti siano riusciti a mantenere la loro presa sul sistema monetario per 2.000 anni, specialmente quando si pensa agli innumerevoli modi in cui hanno abusato di tal potere e usato il loro monopolio a danno dei propri cittadini. È stata un'illusione di massa che ha facilitato tutto questo, una convinzione cieca che loro, e loro solamente, possono essere degni di fiducia per questo compito vitale, poiché apparentemente in grado di badare ai nostri migliori interessi. Tuttavia, ora che la sfiducia nei confronti dei nostri governanti sta giustamente sbiadendo, sta diventando sempre più chiaro che solo noi come individui possiamo badare ai nostri interessi ed è solo una questione di tempo prima che l'intero castello di carte cada a terra.

Per rispondere a tutte queste domande sul denaro dobbiamo prima capire la sua storia, tenendo presente che coloro che non conoscono la storia sono condannati a riviverla. Tutto è iniziato quando le persone sono diventate stanziali e invece di vivere nello stato di natura hanno iniziato a sfruttarla; questo fu l'inizio dei diritti della proprietà privata. Inoltre gli uomini hanno iniziato a rendersi conto che alcune persone erano più brave a svolgere compiti specifici rispetto ad altre e quindi mettere in atto ciò che oggi conosciamo come divisione del lavoro. Questi cambiamenti migliorarono la produzione economica e in generale tutti ne beneficiarono. Questa transizione nel modo in cui veniva svolto un lavoro in un'economia, rese necessario il commercio tra gli individui. Così il baratto, o lo scambio di beni e servizi reali con altri beni e servizi reali, divenne una pratica comune. Anche il baratto aveva i suoi svantaggi, perché richiedeva quella che è nota come "doppia coincidenza dei desideri" per poter funzionare. Ad esempio, per poter scambiare la vostra mucca con tre capre in un'economia caratterizzata dal baratto, dovevate prima trovare qualcuno che volesse una mucca, avesse tre capre e fosse disposto a scambiarle con la vostra mucca.

Il concetto di denaro, tuttavia, liberò tutti gli operatori di mercato da questo onere ed eliminò tali inefficienze; offrì la possibilità di utilizzare una merce, o più precisamente, un hard asset di valore ampiamente riconosciuto e accettato, che servisse "a riempire il vuoto" di quei desideri non coincidenti. Nel corso della storia umana, molte cose sono servite come denaro, dal bestiame al tabacco alle conchiglie e alle perle. Ancora oggi usiamo parole che provengono da quei tempi e derivano dal latino, come "salario", sale che veniva usato come mezzo di pagamento per i soldati durante l'Impero Romano.

Nel corso di migliaia di anni i metalli preziosi, e in particolare l'oro e l'argento, sono emersi come la migliore forma di denaro, con l'oro che alla fine ha prevalso sul mercato. L'oro è stato quindi scelto in modo organico e come risultato di un processo di selezione naturale e decentralizzato. Perché? Perché le persone conferivano valore all'oro come merce ancor prima che diventasse denaro. Pertanto il denaro reale non viene in essere a causa della coercizione o di un decreto. È, in sostanza, un processo di mercato, in cui gli attori di mercato decidono liberamente quale mezzo di scambio utilizzare. L'oro e l'argento erano facilmente riconoscibili e trasportabili, erano rari e quindi assolvevano la funzione di deposito di valore privo di rischi di controparte.

La gente oggi, specialmente in Occidente, ha dimenticato che il denaro cartaceo rappresentava un semplice titolo di proprietà per una certa quantità di oro o argento. Anche in passato non era considerato saggio camminare con troppe monete d'oro o d'argento in tasca, così la gente iniziò a depositare il proprio oro presso gli orafi, i quali in cambio chiedevano un deposito per la custodia. I depositanti erano ancora i proprietari e l'oro non poteva essere prestato, mentre ricevevano una ricevuta per i loro depositi. Con il passare del tempo, questi biglietti divennero un mezzo di pagamento, poiché erano un titolo di proprietà sull'oro e quindi "buoni come l'oro". Questo sviluppo diede origine al sistema bancario moderno e alla dematerializzazione del denaro.

L'avidità, tuttavia, prese il sopravvento e gli orafi vollero fare più soldi. Il primo caso documentato di frode da parte di un "banchiere" risale all'anno 393 a.C. Isocrate descrive come il banchiere "Passio" usava tangenti e documenti falsificati per appropriarsi indebitamente dell'oro che era stato affidato alla sua "banca". Diventò una pratica largamente usata tra gli orafi prestare l'oro che era stato loro consegnato per sicurezza e guadagnare interessi sul prestito dell'oro attraverso le ricevute. Poiché queste ultime erano percepite come oro, creavano denaro dal nulla e si guadagnava un interesse su di esso. Questo schema di Ponzi funzionava bene finché la gente aveva fiducia nella banca e tutti non si presentavano nello stesso momento a ritirare il loro oro.

La popolazione viene quindi automaticamente divisa in pochi vincitori e molti perdenti. Organizzazioni e istituzioni più vicine alla nuova produzione di denaro, al governo e alle banche centrali, ricevono per primi i soldi creati ex novo e quindi possono acquistare beni ai livelli di prezzo esistenti prima che aumentino a scapito di tutti gli altri, i quali non possono far altro che guardare evaporare i loro risparmi e perdere potere d'acquisto.

Dove possiamo andare da qui? Negli anni '70 Friedrich August von Hayek lo spiegò in un'intervista:
Non saremo mai in grado di prevenire l'inflazione se non togliamo allo stato il monopolio della spesa iniziale del denaro. Gli stati non ci hanno mai dato un buon mezzo di scambio; sì, il fondamento logico per il monopolio degli stati sulla spesa iniziale del denaro non era nemmeno il fatto che ci avrebbero dato un buon mezzo di scambio, ma solo quello che avrebbe permesso loro di finanziarsi. Il risultato è stato che per duemila anni abbiamo avuto un monopolio che nessuno ha messo in dubbio. Quindi, se vogliamo avere una società libera, dobbiamo ricostruire la democrazia e togliere allo stato il monopolio monetario.

Oggi siamo negli stadi iniziali di una rivoluzione come quella auspiacata da Hayek. Proprio come il cambio di paradigma e gli effetti dirompenti di Internet negli anni '90, le applicazioni blockchain e le criptovalute hanno il potenziale per rompere e ricostruire il sistema monetario attuale. La comunicazione decentrata, regole decentralizzate, la produzione decentralizzata e un sistema finanziario decentralizzato possono permetterci di riprendere il controllo e porre fine a tutti gli abusi di potere da parte delle istituzioni centralizzate.

In tale sistema decentralizzato, basato sulla blockchain, le risorse reali possono essere digitalizzate e ogni persona può decidere da sé ciò che vuole utilizzare come denaro. Potranno essere scambiati anche titoli di proprietà su oro fisico, argento o altre materie prime, immobili o azioni di società operanti nel mondo reale. Immaginate il mondo come un mercato globale, connesso, ma totalmente decentralizzato e veramente libero. L'allocazione delle risorse sarà ottimizzata, i talenti umani saranno utilizzati in modo migliore rispetto a oggi, l'innovazione fiorirà, mentre la libertà totale di commerciare con chiunque piaccia, senza barriere e in qualsiasi forma di valuta preferita, ridurrà i costi ed eliminerà tutti gli intermediari e tutti gli oneri e le limitazioni imposte dallo stato.

Se pensate che suona come un lontano futuro, ripensateci. Le startup Fintech ed i progetti su blockchain stanno già lavorando intensamente in tutto il mondo, in particolare nei principali cripto-hub come la Svizzera ed il Liechtenstein. Certo, sarebbe sciocco credere che la transizione verso questo nuovo mondo sarà completamente priva di sfide e difficoltà. Tuttavia, alla fine della fiera, dobbiamo decidere se vogliamo vivere in un sistema che impone e limita le nostre scelte quando si tratta di che tipo di denaro possiamo usare, o se vogliamo reclamare il diritto di prendere le nostre decisioni.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 20 febbraio 2019

Perché non dovreste preoccuparvi di un governo unico mondiale





di Gary North


Sono entrato nel movimento conservatore a metà degli anni '50. La donna che mi introdusse al movimento era una signora ben intenzionata ma con una paura atavica di un governo mondiale.

Si preoccupava di più delle Nazioni Unite e così facevano tutte le altre donne che si riunivano in gruppi di studio nel sud della California. Ce n'erano molti nella California meridionale a quei tempi ed i loro membri credevano davvero che l'UNICEF fosse una minaccia per la loro libertà. Non ho mai capito perché l'UNICEF dovesse essere una minaccia per la mia libertà. Si preoccupavano anche per l'UNESCO. Quando è stata l'ultima volta che vi siete preoccupati per l'UNESCO? Sapete cos'è l'UNESCO? Esiste ancora, così come l'UNICEF. Ma, a differenza dell'UNICEF, non ci sono carte non natalizie dell'UNESCO. Quindi non ottiene molta pubblicità. L'UNICEF le vende ancora; io personalmente non ne ho mai vista una, ma Amazon le vende.

Sin dagli anni '50 abbiamo assistito alla proliferazione di organizzazioni governative internazionali, note come IGO. Ce ne sono a dozzine, Wikipedia fornisce questa lista. Qui ci sono quelle dedicate alla finanza e al commercio. Una di quelle più note è l'Organizzazione Mondiale del Commercio, meglio conosciuta come WTO. Dovrebbe presumibilmente regolare i termini del commercio internazionale, ma non ho mai capito come funziona davvero. Non ha una burocrazia per applicare i regolamenti approvati. I suoi agenti non indossano distintivi e portano armi. I burocrati del WTO che ricevono alti stipendi possono emettere direttive, possono dire ai vari governi del mondo cosa è permesso fare, ma non possono imporre sanzioni e riscuoterle. Il WTO non può convincere il Congresso a far rispettare le sue direttive. Né può farlo col parlamento britannico.

Nessuna delle agenzie sopraccitate ha una sovranità operativa. Hanno solo una sovranità sulla carta. Non possono far rispettare le loro direttive, possono solo emetterle.

Ogni volta che il WTO o qualsiasi altra organizzazione correlata alle Nazioni Unite impartisce un comando ad una nazione la cui legislatura non vuole imporre, i politici di tale nazione dovrebbero andare nei loro rispettivi uffici e indossare una di quelle grandi mani di plastica che i fan indossano durante gli eventi sportivi.

Cosa risponderà, esattamente, il WTO, l'ONU o XYZ? Inviare l'esercito? No. Tassare quel governo che non collabora? Come? Inviare una squadra di agenti in uniforme e arrestare tutti i politici? Non penso proprio.

Se una legge non è supportata da sanzioni fisiche, non è una legge. È solo un suggerimento.

Il WTO, l'ONU, ecc. possono emettere tutti i suggerimenti che vogliono, nessun governo nazionale prenderà sul serio nessuno di questi suggerimenti.



LA MIA RACCOMANDAZIONE AI VERDI

Questo è il motivo per cui sono favorevole a far sì che i verdi si concentrino sul raggiungimento di una sorta di accordo internazionale sui cambiamenti climatici firmato da rappresentanti di alto livello di ogni nazione sulla terra. Dal momento che nessuna di queste nazioni si sottometterà ad un'agenzia delle Nazioni Unite che regolerà le emissioni di carbonio, non vi è alcuna minaccia alla sovranità nazionale.

Esiste una potenziale minaccia politica interna però: il governo di una nazione potrebbe essere preso in consegna dai "riscaldatori globali" e potrebbero usare l'accordo non vincolante e inapplicabile per giustificare norme interne che regolano le emissioni di carbonio. Ma qualsiasi governo nazionale può farlo comunque, non ha bisogno di un pezzo di carta firmato da altri 200 governi che chiedono la riduzione delle emissioni di carbonio.

Più energia e denaro spendono i verdi per cercare di persuadere i loro governi nazionali a firmare un un accordo del genere, meno tempo e denaro spenderanno per cercare di organizzare gli elettori per eleggere politici che perseguiranno l'agenda dei verdi. I verdi non hanno denaro illimitato e risorse organizzative illimitate. È molto meglio per la libertà che si concentrino sul perseguimento di un obiettivo internazionale che sulla mobilitazione politica interna.

Più soldi spendono i gruppi con interessi speciali per cercare di persuadere le loro legislature nazionali ad inviare agenti ad una riunione delle Nazioni Unite e presentare una dichiarazione, meglio sarà per la libertà. Le risorse sono sempre scarse.

È meglio che il vostro avversario politico spenda risorse per finire un vicolo cieco piuttosto che spenderle per un progetto che potrebbe avere conseguenze nazionali.



BREXIT ED IL WTO

Mi sono ricordato tutto ciò dopo aver letto un articolo sul sito della sinistra britannica, The Guardian. La politica editoriale del sito è anti-Brexit. I redattori sono in preda al panico: tra meno di due mesi la Gran Bretagna è destinata ad uscire dall'Unione Europea.

Il Guardian, insieme a tutta la sinistra britannica, sta cercando di spaventare il parlamento affinché faccia qualcosa per fermare tutto questo. Il parlamento, nel frattempo, è paralizzato. Non può decidere cosa fare. L'orologio sta ticchettando. L'allarme è programmato per suonare il 29 marzo.

Alcuni promotori della Brexit affermano che la Gran Bretagna sarà autorizzata ad operare secondo le regole del WTO, che sono generalmente regole basate su dazi bassi. Il Guardian non lo tollererà! Quindi ha scritto questo titolo:
Il Regno Unito non può commerciare sui termini del WTO dopo una Brexit senza accordo, dicono gli esperti

Il Regno Unito potrebbe affrontare sette anni di attesa per un commercio privo di attrito secondo le regole del WTO se dovesse uscire dall'UE

Innanzitutto, chi dice che queste persone siano esperte? Secondo, qualcuno al WTO non presta attenzione alla loro esistenza? Terzo, anche se avessero ragione da un punto di vista legale, cosa farà il WTO a riguardo?

Il parlamento britannico può fissare dazi più alti o più bassi di quelli richiesti dal WTO e quest'ultimo non può imporre sanzioni significative. Può emettere una direttiva di qualche tipo. Ci vorranno un paio di anni affinché i burocrati scrivano una direttiva del genere. Ma cosa succederà se lo faranno?

Inoltre, se il parlamento britannico imporrà dazi al di sotto di quelli raccomandati dal WTO, quest'ultimo rimarrà in silenzio. L'economia britannica starà meglio se il parlamento farà esattamente questo: ci saranno più scambi.

Il testo dell'articolo è più sensazionalistico, e ancor meno in contatto con la realtà economica, rispetto ai titoli. Esempio:
Il Regno Unito non sarà in grado di aver un commercio senza dazi secondo le regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio per un massimo di sette anni in caso di Brexit senza accordo, secondo due importanti esperti di diritto dell'Unione Europea.

Il caos conseguente potrebbe raddoppiare i prezzi del cibo e far precipitare la Gran Bretagna in una recessione che potrebbe durare fino a 30 anni, dicono gli avvocati che hanno agito per Gina Miller nel caso storico che ha costretto il governo a chiedere l'approvazione del parlamento per lasciare l'UE.

Una recessione che dura 30 anni sarebbe tre volte più lunga della Grande Depressione. Il giornalista che ha scritto l'articolo si aspettava davvero che qualcuno ci credesse? Se è così, allora il loro pubblico è composto principalmente da persone con una comprensione pari a zero della storia economica britannica. Fatta eccezione per il periodo di dieci anni della Grande Depressione, il Regno Unito ha registrato una crescita economica reale di almeno il 2% pro-capite all'anno a partire dal 1800 circa.

Questa teoria della recessione di 30 anni sarà testata molto presto. Tale test inizierà in meno di due mesi. La mia previsione è semplice: non ci sarà una recessione che durerà 30 anni. Ci potrebbe essere una recessione, ma questo sarà il risultato della politica della banca centrale britannica, non dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea. La Gran Bretagna sarà ancora in grado di vendere beni e soprattutto servizi al resto del mondo. Se imporrà dazi bassi, venderà più beni al resto del mondo di quelli che altrimenti avrebbero venduto. Anche i compratori europei compreranno beni e servizi britannici, nonostante i dazi contro gli stati membri non appartenenti all'UE. Inizialmente ci sarà un calo degli scambi con l'UE, ma perché questo dovrebbe creare una recessione di 30 anni?

Ci vengono fornite maggiori informazioni.
È stato affermato che il Regno Unito potrebbe passare ai termini del WTO se non vi sarà alcun accordo con l'UE, ma Anneli Howard, specialista in diritto comunitario presso Monckton Chambers e membro del gruppo di lavoro Brexit, ritiene che ciò non sia vero.

"Nessun accordo significa partire senza nulla", ha detto. "La recessione sarà peggiore di quella degli anni '30, per non parlare di quella del 2008. È impossibile dire per quanto tempo potrebbe andare avanti. Alcuni economisti dicono 10 anni, altri dicono che gli effetti potrebbero essere avvertiti per 20 o anche 30 anni: anche i più accaniti Brexiter concordano che potrebbero essere decenni."

Se è davvero impossibile dire quanto a lungo potrebbe andare avanti, sarebbe saggio per la Howard non citare economisti senza nome che sostengono che durerà quanto la Grande Depressione, o il doppio o il triplo del tempo. L'approccio migliore sarebbe evitare di dire per quanto tempo durerà, dato che è impossibile dire quanto durerà. Ma la logica economica non interessa alla signora Anneli. È un avvocato e gli avvocati sono addestrati a persuadere le giurie, non a capire l'economia.

Ci viene detto quanto segue: "Anche i più accaniti Brexter concordano che potrebbe essere decenni". Veramente? Chi è questa gente? L'articolo non nomina nessuno.

Ci viene detto che una Brexit pulita è impossibile a causa delle regole del WTO. Queste regole sono complesse. Quanto complesse? Molto complesse. Non val la pena discutere di questa affermazione.
In primo luogo, il Regno Unito deve elaborare il proprio programma per entrambi i servizi e ciascuna delle oltre 5.000 linee di prodotti coperte dall'accordo WTO, e ottenere il consenso di tutti i 163 Stati del WTO nei 32 giorni di seduta parlamentari rimanenti fino al 29 marzo 2019. Un numero di stati ha già sollevato obiezioni al progetto di programma del Regno Unito: 20 sui beni e tre sui servizi.

A rendere il tutto più complicato, non ci sono "termini predefiniti" in base ai quali la Gran Bretagna potrebbe scontrarsi, ha affermato la Howard, ma allo stesso tempo il Regno Unito è stato bloccato dai membri del WTO in base al "programma" dell'UE.

Il secondo ostacolo è l'enorme quantità di legislazione interna che dovrebbe essere approvata prima di essere in grado di operare secondo le regole del WTO: ci sono nove statuti e 600 oggetti statutari che dovrebbero essere adottati.

Il governo non può semplicemente tagliare e incollare i 120.000 statuti UE nella legge del Regno Unito e quindi apportarvi modifiche gradualmente, ha detto la Howard. "Il Regno Unito dovrà istituire nuovi organismi di controllo e trasferire nuovi poteri ai regolatori per creare i nostri sistemi interni."

Ecco come funzionano le burocrazie: lentamente, se non affatto. Se il WTO ha tutte queste regole, allora dovrà addebitare specifiche spese al governo britannico, regola per regola, infrazione per infrazione, accusando il governo britannico di specifiche violazioni. Quindi il governo può bloccarsi. Non ci vuole molto per fermare una burocrazia internazionale che non ha poteri esecutivi. Caso per caso, il governo britannico può contestare la valutazione del WTO. Ogni caso dovrà essere risolto dalla procedura giudiziaria del WTO. Quanto pensate che ci vorrà? Ve lo dirò io: molto più a lungo della presunta recessione in Gran Bretagna.

È proprio la complessità della burocrazia del WTO a garantire che la sua burocrazia non possa imporre sanzioni significative contro un governo nazionale che non collabora. Forse su qualche regola oscura può ottenere il rispetto, ma solo perché il governo in questione decide di non combattere la sentenza. Ma tale governo potrebbe essere mandato a casa alle elezioni successive, perché ha rispettato suddetta sentenza o per qualsiasi altra ragione. Il nuovo governo potrebbe decidere che non sarà conforme. Cosa potrà fare poi il WTO in merito? Potrà solo presentare un reclamo formale.



MOSCA CIECA

Questo è il motivo per cui nessuno dovrebbe preoccuparsi di un governo mondiale. Queste IGO non sono coordinate da regole generali. Non c'è nessuna agenzia che possa emettere sanzioni al di sopra di esse. Non esiste un sistema giudiziario di ricorsi. Non esiste un meccanismo di applicazione di suddette sanzioni. Non esiste un piano centrale. L'attuale sistema di IGO dovrebbe essere completamente ristrutturato dal governo mondiale. I burocrati dovrebbero imparare come lavorare in un sistema nuovo di zecca. I burocrati al vertice del nuovo sistema dovrebbero ottenere la cooperazione dei burocrati di ruolo che hanno trascorso la loro intera carriera all'interno del sistema esistente. Quanto pensate che ci vorrà?

Il sistema esistente è un modo per impiegare decine di migliaia di burocrati strapagati per non fare nulla. Essendo burocrati, sono specialisti nel non fare nulla e lo fanno straordinariamente bene. Lo fanno anche a caro prezzo, ma se ci pensiamo davvero, i soldi con cui vengono pagati sono probabilmente ben spesi. I gruppi con interessi speciali cercano sempre di far sì che queste agenzie facciano ciò che loro vogliono che facciano, il che è un modo meraviglioso di sprecare un sacco di tempo e un sacco di soldi.

Se i governi nazionali cooperano con le regole emesse da qualche IGO, questo può essere un problema. Ma il problema non sarebbe l'IGO, bensì il legislatore nazionale o qualche agenzia burocratica creata dalla legislatura nazionale e finanziata da quest'ultima. La direttiva della IGO sarebbe semplicemente una maschera per i fanatici del controllo nelle mani delle burocrazie nazionali. "Dobbiamo imporre questa cosa: l'agenzia XYZ ha detto che dobbiamo farlo".

Quale dovrebbe essere la risposta della legislatura nazionale? La migliore risposta sarebbe quella di eliminare l'agenzia, ma non succede mai. La seconda migliore risposta sarebbe quella di tagliare i finanziamenti delle agenzie, ma neanche succede mai. La terza migliore risposta sarebbe quella di ritirarsi dall'accordo internazionale e questo potrebbe succedere. Questa risposta è fondamentalmente l'invocazione della mano di plastica.



CONCLUSIONE

Un governo mondiale significa una burocrazia internazionale. Una burocrazia internazionale significa dozzine e dozzine di burocrazie separate, praticamente autonome. Non ci sarebbe modo di coordinare tutte queste burocrazie. Non c'è mai stato un tentativo delle Nazioni Unite di coordinarle. Alcune di loro non sono agenzie delle Nazioni Unite.

Una direttiva di una IGO ha autorità solo se un governo nazionale decide di cooperare. Nonostante tutte le urla su una perdita di sovranità nazionale, non c'è mai stata nessuna perdita di sovranità nazionale a causa delle IGO. L'unica autorità che ha una IGO è l'autorità concessa da un governo nazionale attraverso la sottomissione volontaria.

Ecco una regola generale che governa la sovranità: senza sanzioni reali e la minaccia di sanzioni reali, non c'è sovranità.

Quando sentite "la cessione della sovranità nazionale", pensate "mano di plastica".

La mano invisibile del libero mercato e la mano di plastica della sovranità politica interna vanno di pari passo. Una mano lava l'altra ,ma possiamo vedere solo una.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 19 febbraio 2019

Come riconoscere le statistiche fuorvianti sul controllo delle armi





di Tim Hsiao


Il dibattito accademico sul controllo delle armi consiste principalmente in una guerra di statistiche. Nuovi studi emergono ogni tot. settimane e, di conseguenza, entrambe le parti in questi dibattito si stanno costantemente rinchiudendo tra chi avalla o no questo o quell'altro studio in questo o quell'altro Paese.

Per coloro che non sono formati nell'analisi dei dati, questo dibattito può sembrare impossibile da comprendere. Come gli inesperti dovrebbero interpretare i risultati degli studi statistici?



È importante la resistenza, non la prevenzione

Le statistiche sono disponibili in tutte le forme e dimensioni, quindi la prima cosa che dobbiamo fare è determinare quali tipi di statistiche sono rilevanti per il dibattito sul controllo delle armi e quali sono irrilevanti. Per fare questo, è necessario comprendere ciò che rappresenta il dibattito sul controllo delle armi. Non possiamo separare il pertinente dall'influente se non siamo chiari su come inquadrare il problema.

Quindi, in sostanza, in cosa consiste il dibattito sulla proprietà delle armi? Molti sembrano pensare che si tratti di deterrenza; cioè, se la proprietà delle armi possa prevenire un crimine. Il più noto sostenitore di questo punto di vista è John Lott, il quale sostiene che le leggi sul diritto di portare armi sia efficace nel ridurre i tassi di criminalità attraverso la funzione di deterrenza nei confronti dei criminali. La ricerca di Lott è stata corroborata da numerosi altri studi e criticata da altri.

Indipendentemente dal fatto che la ricerca di Lott regga ad un vaglio dettagliato, voglio suggerire che è sbagliato pensare al dibattito sulla proprietà delle armi soprattutto in termini di prevenzione dei crimini. Al contrario, il diritto di possedere armi dipende principalmente dal fatto che le armi sono mezzi ragionevoli per resistere ad un crimine.

Sebbene la prevenzione sia più socialmente desiderabile (è meglio che in primo luogo un crimine non si verifichi affatto), sarebbe un sotto prodotto della resistenza, quindi quest'ultima è più fondamentale. Le armi sono ritenute importanti per l'autodifesa principalmente per la loro capacità di erogare forza letale, il che significa che la resistenza, non la prevenzione, è primaria. La prevenzione è un ulteriore vantaggio, ma è secondaria.

Niente di tutto ciò vuol suggerire che la ricerca di Lott sia sbagliata. Il punto è che la prevenzione e la resistenza sono due cose molto diverse, e su quest'ultima si basa fondamentalmente il dibattito sulle armi.

Per illustrare la differenza, supponete di incontrare un rapinatore mentre fate una passeggiata. Impugnate la vostra arma da fuoco contro il rapinatore che si avventa contro di voi con un coltello. Gli sparate e lo ferite. In tale situazione la pistola non è riuscita a prevenire un crimine, ma ha avuto successo nel resistere ad un crimine. La pistola è stato un mezzo efficace e ragionevole di autodifesa anche se non è riuscita a scoraggiare il rapinatore.

Questo è un punto cruciale che deve essere attentamente valutato: anche se le armi non impediscono il crimine riducendo il tasso complessivo di criminalità, ciò non significa che non sono un mezzo ragionevole per resistere al crimine. La questione più importante è semplicemente una: se le armi facciano un buon lavoro quando vengono usate contro un aggressore. La dissuasione non è la questione chiave in gioco.



I tipi di studi sbagliati

Con quanto detto in mente, siamo ora in grado di valutare la rilevanza degli studi empirici. Supponiamo, a ragion veduta, che i pro-controllo delle armi abbiano ragione nel ritenere che la proprietà delle armi o le leggi sul diritto di portarle non scoraggiano il crimine. Cosa ne conseguirebbe? Niente, in realtà. Dal momento che il dibattito sulle armi riguarda principalmente la questione se esse siano ragionevoli mezzi per resistere ai crimini, il fatto che le armi non possano funzionare per prevenire il crimine non danneggia la tesi del possesso delle armi.

Lo stesso vale anche se le armi incrementano il crimine. Riprendiamo l'esempio precedente che riguarda il rapinatore. Supponiamo che dopo avervi visto impugnare la pistola, il rapinatore si infuri e mi attacchi con maggiore violenza. In tal caso, non solo la vostra pistola non è riuscita a prevenire un crimine, ma potrebbe averlo peggiorato; ma ciò non significa che la vostra arma non sia un mezzo ragionevole per resistere al crimine, né che non fosse giustificato usarla per difendervi.

Il punto è questo: anche se gli studi che dimostrano che il possesso delle armi o le leggi sul diritto di portarle aumentano il crimine sono giusti, in realtà sono irrilevanti. Non ne consegue che le pistole non siano efficaci se usate per l'autodifesa. Poiché i meriti delle pistole riguardano i loro benefici in termini di resistenza, è ingannevole attaccarle concentrandosi sulla mancanza di benefici preventivi. Il fallimento di un'arma nel prevenire un crimine non implica il suo fallimento nel resistervi.

I fautori del controllo delle armi sono quindi colpevoli di un subdolo gioco di prestigio quando citano studi che dimostrano che le armi portano a più crimini, o che i possessori di armi hanno un rischio più elevato di essere uccisi da armi da fuoco. Anche se tutti questi studi sono veri (e ci sono molte ragioni per dubitarne), sono del tutto irrilevanti rispetto a ciò che è effettivamente in gioco nel dibattito sul possesso delle armi; confondono il rischio generale annesso con le pistole e la loro efficacia se utilizzate per l'autodifesa.

Ora, per essere onesti, molti pro-armi sono colpevoli di commettere lo stesso errore, in quanto inquadrano l'intero dibattito in termini di deterrenza e prevenzione della criminalità. Anche se non è sbagliato guardarlo in quest'ottica, dovrebbero essere aspetti secondari rispetto a ciò che conta davvero. I pro-armi dovrebbero dirigere la loro attenzione sul numero di usi difensivi delle armi e sulla loro efficacia per l'autodifesa, poiché questi sono i temi che riguardano direttamente la questione centrale del dibattito sulle armi: resistere al crimine.

Quindi, la prossima volta che vedete uno studio che mostra come la proprietà delle armi possa aumentare il crimine o le possibilità di morire, sappiate che è irrilevante. Essere in grado di distinguere tra prevenzione e resistenza non vi renderà esperti nell'analisi dei dati, ma vi aiuterà molto a superare la palude delle statistiche anti-armi.



I tipi di studi giusti

Il tipo di studi a cui dovremmo prestare attenzione sono quegli studi che si occupano direttamente dell'efficacia delle armi quando usate in uno scenario di autodifesa. Su questo argomento, vi è un consenso chiaro e travolgente sul fatto che le armi da fuoco sono efficaci quando utilizzate per l'autodifesa.

Uno studio del 1993 pubblicato sul Journal of Quantitative Criminology ha rilevato che su otto diverse forme di resistenza al furto, "l'uso della pistola da parte della vittima è stata la strategia di resistenza più coerentemente associata ad esiti positivi (per le vittime di rapine)".

Uno studio del 2000 pubblicato sul Journal of Criminal Justice ha scoperto che uomini e donne che resistevano con una pistola avevano meno probabilità di essere feriti o perdere proprietà di quelli che resistevano usando altri mezzi o che non resistevano affatto. Nel caso delle donne, "avere una pistola rende davvero uguali donne e uomini".

Uno studio del 2004 pubblicato sulla rivista Criminology ha rilevato che su sedici diverse forme di autodifesa delle vittime, "una varietà di tattiche perlopiù forti, compresa la resistenza con una pistola, sembra avere gli effetti più forti nel ridurre il rischio di lesioni".

Infine, uno studio del 2010 pubblicato su Crime and Delinquency, ha rilevato che la resistenza con una pistola diminuiva le probabilità di completamento di una rapina e di uno stupro del 93% e del 92%, rispettivamente.

Facendo un bilancio di questi punti, l'Institute of Medicine e il National Research Council hanno concluso in una revisione del 2013:
Gli studi che hanno valutato direttamente l'effetto degli usi difensivi delle pistole, hanno scoperto percentuali di ferita costantemente più bassi tra le vittime di reati con armi da fuoco rispetto alle vittime che hanno usato altre strategie di autodifesa.

Quando si tratta di utilizzare studi e statistiche, entrambe le parti tendono a concentrarsi sull'impatto del possesso delle armi e delle leggi sul diritto di portarle nel causare o scoraggiare la violenza. Queste sono certamente questioni interessanti da esaminare, ma la deterrenza (o la sua mancanza) non è rilevante nella domanda chiave sul dibattito sulle armi: ciò che conta è se le armi siano efficaci nel fare ciò che sono progettate per fare. E su questa domanda vi è un chiaro consenso sul fatto che le armi da fuoco sono estremamente efficaci nell'autodifesa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/