giovedì 28 maggio 2026

Le stablecoin e la rivalutazione del dollaro

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Lance Roberts

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/le-stablecoin-e-la-rivalutazione)

La tesi secondo cui “la moneta fiat sta morendo” è diventata uno slogan tra i sostenitori degli asset digitali, gli amanti dell'oro e i fautori delle crittovalute. Il fulcro di questa narrazione è che le banche centrali hanno stampato enormi quantità di denaro e questa “stampa di moneta” ha portato alla svalutazione della valuta, rendendo obsoleto il dollaro statunitense. Abbiamo già discusso di questa narrazione riguardo la “svalutazione” in precedenza.

La narrazione è seducente: l'inflazione è fuori controllo, il governo stampa moneta e il dollaro è agli sgoccioli. Ma sebbene ci siano rischi reali da tenere d'occhio, la maggior parte dei titoli diffonde paura anziché fatti. È impressionante, e chi vende oro, argento o altri beni rifugio spesso lo usa per spaventare le persone e spingerle ad agire. Uno dei grafici preferiti, utilizzato per sostenere la tesi della “svalutazione”, è il classico grafico che mostra come il dollaro statunitense abbia perso il 90% del suo potere d'acquisto sin dal 1966.

Ma ecco il punto: questo grafico non mostra alcuna svalutazione. Riflette solo l'inflazione, un fenomeno ben noto e ampiamente previsto in un'economia in crescita. I prezzi aumentano nel tempo perché la domanda cresce a causa della crescita demografica, dell'aumento dei redditi e della crescita dei consumi. Questo è particolarmente vero in un'economia post-industriale, trainata dai servizi, che incentiva l'espansione del credito e gli investimenti di capitale. In altre parole, non è il dollaro che perde valore, ma l'economia che si espande.

Chi sostiene la tesi della “svalutazione” non comprende il funzionamento dell'economia e dell'inflazione moderna. Quel grafico mostra, nell'economia odierna, solo la perdita di potere d'acquisto dei dollari inattivi, ovvero non investiti. I dollari che rimangono inutilizzati perdono valore rispetto all'inflazione nel tempo. Non si tratta di un crollo della valuta fiat, bensì di un segnale per investire il capitale. Sebbene i “gold bug” affermino che l'oro protegga dalla svalutazione (ovvero dall'inflazione), il che è vero, lo stesso vale per i buoni del Tesoro a 3 mesi e i titoli del Tesoro statunitensi, in termini di rendimento totale reale e aggiustato all'inflazione . Lo stesso dollaro investito nell'indice S&P 500 si è rivelato di gran lunga il miglior strumento per proteggere il potere d'acquisto del dollaro statunitense.

È fondamentale sottolineare che il termine “svalutazione” non si riferisce al crollo della valuta, è solo un “riflesso dell'inflazione sui dollari non investiti”.  L'inflazione erode il potere d'acquisto se i redditi e i rendimenti non tengono il passo. Una banconota da $100 oggi vale meno di quanto valesse nel 2010, semplicemente perché il livello generale dei prezzi di beni e servizi acquistati in un'economia in espansione aumenta nel tempo. Questo effetto è reale, ma è una conseguenza naturale dell'interazione tra attività economica e politica monetaria con la crescita, non un crollo strutturale della fiducia.

In realtà il dollaro rimane dominante. Come abbiamo ampiamente discusso nel pezzo La morte del dollaro è notevolmente esagerata:

• Circa l'80% delle transazioni globali utilizza il dollaro statunitense come unità di conto, o di riconciliazione;

• Il dollaro statunitense rappresenta ancora quasi il 60% delle riserve monetarie mondiali detenute dalle banche centrali;

• Non esiste altra valuta, o asset finanziario, con la stessa profondità, liquidità e fiducia istituzionale del dollaro statunitense.

Questi fatti contraddicono l'idea che il mondo stia abbandonando le valute fiat, o il dollaro statunitense. La narrazione secondo cui il dollaro sta morendo ignora le schiaccianti prove della continua domanda e del continuo utilizzo a livello internazionale, motivo per cui gli acquisti esteri di titoli del Tesoro statunitensi hanno raggiunto livelli record.


L'illusione della fuga

Chi sostiene che gli investitori stiano acquistando oro o Bitcoin aggrappandosi alla narrativa della “svalutazione” o sta intenzionalmente cercando di ingannare gli altri, oppure ignora il funzionamento del sistema monetario e delle unità fondamentali di determinazione dei prezzi, scambio e riconciliazione nell'economia moderna.

Siamo assolutamente d'accordo sul fatto che gli investitori dovrebbero investire i propri  dollari “inattivi”  in “attività rischiose” come obbligazioni, oro, azioni o Bitcoin per proteggere i propri risparmi dall'inflazione nel tempo. Tuttavia i guadagni di tali attività, che aumentano in termini nominali,  riflettono solo variazioni di valutazione relativa, non un abbandono del dollaro stesso. Inoltre, mentre coloro che acquistano sulla scia dei timori di una “svalutazione”, perlopiù a causa dei titoli dei giornali piuttosto che dei fatti, cercano i cosiddetti “beni rifugio”, acquistando Bitcoin o oro, pensano di abbandonare la moneta “fiat”.

Tuttavia, non è così, poiché questi asset sono ancora prezzati e riconciliati in dollari. Bitcoin viene scambiato in coppia con il dollaro e il prezzo di mercato globale dell'oro è quotato in dollari. Quando i possessori desiderano spendere o effettuare transazioni al di fuori del contesto degli asset digitali, devono riconvertire il denaro nel sistema del dollaro. La convinzione di poter davvero sfuggire alla moneta fiat è un'idea filosofica. In termini pratici, il trasferimento di valore e l'utilità ruotano ancora attorno al dollaro. Come dimostrato in precedenza, il modo migliore in assoluto per proteggere il proprio potere d'acquisto dalla “svalutazione” è stato il mercato azionario statunitense.

Sebbene la narrativa della “svalutazione” spesso sostenga che i titoli del Tesoro statunitensi siano reliquie indesiderabili di un sistema in declino, la realtà è l'opposto. I titoli del Tesoro statunitensi rimangono gli strumenti finanziari più liquidi e affidabili del pianeta. Sono fondamentali per i benchmark dei tassi di interesse globali, per il calcolo dei tassi privi di rischio, per i mercati delle garanzie e per le riserve internazionali.

Inoltre una nuova evoluzione nell'economia odierna è destinata a rendere il dollaro statunitense ancora più dominante: le stablecoin in USD.


Le stablecoin in USD e perché sono necessarie

Come spiegato, il dollaro statunitense è, e rimarrà, la spina dorsale della finanza globale. Ciò non cambierà nel futuro prossimo, né in quello più lontano, principalmente perché non esistono alternative realistiche. Tuttavia l'ascesa delle stablecoin ancorate al dollaro statunitense probabilmente consoliderà ulteriormente questo predominio.

Attualmente quasi il 99% delle stablecoin ancorate a valute fiat sono agganciate al dollaro statunitense, poiché quest'ultimo domina le riserve valutarie mondiali. La quota del dollaro nelle riserve mondiali continua a superare quella di tutte le altre principali valute messe insieme, a dimostrazione della persistente fiducia degli Stati Uniti nel dollaro, anche in un contesto di preoccupazione per l'inflazione. In particolare le stablecoin ancorate al dollaro riflettono la forza del dollaro, non il suo declino.

Cosa sono dunque le stablecoin in USD? Si tratta di token digitali progettati per mantenere un ancoraggio 1:1 al dollaro statunitense. A differenza delle crittovalute volatili come Bitcoin o Ether, il cui prezzo può subire forti oscillazioni, le stablecoin offrono stabilità detenendo riserve di asset liquidi di alta qualità. Gli esempi più noti sono USDT di Tether e USDC di Circle, che insieme rappresentano oltre il 90% del mercato delle stablecoin in USD. Per dare un'idea, alla fine del 2025 Tether (che emette la stablecoin USDT) deteneva oltre $135 miliardi in titoli del Tesoro statunitensi, posizionandosi al 17° posto a livello globale tra i detentori di debito sovrano statunitense. Le partecipazioni di Tether superano quelle di Corea del Sud, Arabia Saudita, Germania ed Emirati Arabi Uniti.

Ecco perché questo è fondamentale per la narrazione sulla “morte del dollaro”.

Le stablecoin in USD operano su reti blockchain, consentendo la liquidazione in tempo reale e il trasferimento globale di dollari digitali senza intermediari bancari tradizionali. Questa capacità è particolarmente preziosa per le transazioni transfrontaliere, le rimesse e i mercati con infrastrutture bancarie meno sviluppate. Il Fondo Monetario Internazionale osserva che, sebbene la maggior parte del volume delle transazioni in stablecoin sia attualmente legato al trading di crittovalute, i flussi transfrontalieri sono in rapida crescita, il che suggerisce un futuro utilizzo in sistemi finanziari più ampi. Come riportato da Chainstack:

Le stablecoin sono entrate a far parte della finanza tradizionale, collegando i sistemi bancari alle reti di asset digitali. I token ancorati al dollaro movimentano già volumi paragonabili a quelli delle principali reti di pagamento, con transazioni che rivaleggiano con quelle di ACH, Visa e PayPal. A metà del 2025 l'offerta di stablecoin ha superato i $250 miliardi, a testimonianza della domanda di pagamenti più rapidi e sempre disponibili.

Sebbene il volume delle transazioni rimanga ancora molto ridotto (circa l'1% dell'attuale volume globale dei pagamenti transfrontalieri, un mercato annuo da $2 triliardi), ci sono diverse ragioni per cui molti prevedono una crescita sostanziale del mercato delle stablecoin in USD in futuro.

Questi casi d'uso risultano interessanti per la finanza globale, in quanto modernizzano i sistemi di pagamento. Se le stablecoin ancorate al dollaro statunitense dovessero raggiungere una maggiore diffusione, potrebbero diventare un'infrastruttura fondamentale per i flussi di denaro digitale, rendendo i titoli del Tesoro statunitensi ancora più importanti per il sistema finanziario globale.


Come le stablecoin ancorate al dollaro statunitense potrebbero rendere i titoli del Tesoro americani ancora più importanti

La presenza di questi asset nelle riserve di stablecoin in USD sottolinea come l'infrastruttura del dollaro digitale sia strettamente interconnessa con i mercati del debito sovrano statunitense, anziché esserne esterna. Con la crescita del mercato delle stablecoin in USD, il suo rapporto con i titoli del Tesoro statunitensi potrebbe diventare più significativo, poiché coloro che le emettono devono detenere asset liquidi e a basso rischio per mantenere l'ancoraggio al dollaro e soddisfare le aspettative normative e di mercato. Dato che i titoli del Tesoro a breve termine sono ampiamente accettati come garanzia e altamente liquidi, rappresentano una scelta naturale.

Gli sviluppi normativi, come il GENIUS Act, approvato nel 2025, richiedono a coloro che emettono stablecoin di garantire i propri token con asset liquidi di alta qualità, come dollari statunitensi o titoli del Tesoro a breve termine, aumentando la probabilità che le riserve rimangano strettamente legate al debito sovrano statunitense. Inoltre, qualora e quando lo STABLE Act venisse approvato, imporrebbe ulteriori requisiti a coloro che emettono stablecoin per mantenere asset sicuri e altamente liquidi a garanzia.

Pertanto le proiezioni del settore suggeriscono che il mercato delle stablecoin in USD potrebbe raggiungere i $2.000-3.000 miliardi entro il 2030, grazie a una regolamentazione più chiara e a una maggiore adozione finanziaria. In tale scenario la domanda di riserve per i titoli del Tesoro americani potrebbe diventare un importante acquirente aggiuntivo nei mercati monetari, potenzialmente integrando la domanda tradizionale per essi. La Reuters ha riportato che fino all'80% delle riserve esistenti nel mercato delle stablecoin è costituito da buoni del Tesoro americani e operazioni di pronti contro termine, il che indica che le attuali pratiche di riserva sono già fortemente orientate verso di essi.

Infine la ricerca accademica suggerisce che la domanda di stablecoin in dollari statunitensi è già sufficientemente elevata da influenzare i rendimenti a breve termine. Ad esempio, uno studio ha rilevato che gli acquisti di titoli del Tesoro statunitensi da parte di coloro che emettono stablecoin sono correlati a una misurabile pressione al ribasso sui rendimenti a un mese, evidenziando come la domanda di riserve digitali in dollari possa influenzare i mercati reali.

Tuttavia qualsiasi discussione sulle stablecoin in USD deve tenere conto dei rischi. È fondamentale sottolineare che questa tesi presuppone che le stablecoin in USD diventeranno uno strumento di transazione globale sempre più diffuso. Si tratta di un futuro “possibile”, non certo. Attualmente l'utilizzo delle stablecoin in USD è concentrato nel trading e nella riconciliazione tra crittovalute, non nel commercio tradizionale o nei pagamenti. L'adozione dipende dai quadri normativi, dal coinvolgimento istituzionale e dalla fiducia a livello globale.

Il rischio di custodia rimane una preoccupazione fondata. S&P Global Ratings ha di recente declassato la valutazione di stabilità di Tether, rilevando che solo il 64% delle sue riserve era detenuto in titoli del Tesoro statunitensi a breve termine e che persistono problemi di trasparenza. Ciò sottolinea l'importanza di una rendicontazione più chiara, di una governance più solida e di soluzioni di custodia più regolamentate affinché le stablecoin possano crescere in sicurezza.

“Bitcoin rappresenta il 5,6% degli USDT in circolazione, superando il margine di sovracollateralizzazione del 3,9% associato a un rapporto di collateralizzazione del 103,9%. Un calo del prezzo di Bitcoin o del valore di altri asset a rischio più elevato potrebbe quindi ridurre la copertura del collaterale.” – S&P Global

Esiste anche la concorrenza delle valute digitali delle banche centrali (CBDC). I governi potrebbero scegliere le proprie infrastrutture per le valute digitali, il che potrebbe ridurre l'attrattiva delle stablecoin private in USD in determinati casi d'uso; tuttavia, anche se le CBDC dovessero acquisire una notevole diffusione, saranno probabilmente garantite dai titoli del Tesoro statunitensi per le ragioni qui elencate.

Un altro rischio è che, con l'aumento della domanda di titoli del Tesoro americani, i rendimenti diminuiscano. Sebbene chi emette stablecoin in USD probabilmente modificherà la composizione delle riserve, gli asset sottostanti rimangono titoli ancorati al dollaro. Questa distinzione è fondamentale, poiché, indipendentemente dal fatto che chi emette stablecoin detenga buoni del Tesoro americani, operazioni di pronti contro termine o altri asset a breve termine in dollari, il legame con il dollaro persiste. Il sistema continuerà a operare all'interno del quadro monetario del dollaro, non in un universo monetario alternativo.

Infine, esiste SEMPRE il rischio che nulla di tutto ciò si concretizzi nella misura prevista. Ostacoli normativi, barriere tecnologiche, o cambiamenti nelle condizioni macroeconomiche potrebbero arrestare la crescita. Sebbene il futuro non sia mai certo, il quadro delle stablecoin ancorate al dollaro statunitense e l'attuale traiettoria degli sviluppi tecnologici suggeriscono che il modo in cui conduciamo affari a livello globale cambierà nel prossimo futuro e, soprattutto, il dollaro statunitense sarà al centro di questo cambiamento.


Conclusioni e tesi di investimento

La narrazione secondo cui “la moneta fiat sta morendo” non è supportata dai dati, né dalla realtà. L'inflazione, pur essendo reale, non rappresenta una svalutazione nel senso storico del termine. Si tratta piuttosto dell'erosione del potere d'acquisto dei dollari non investiti in un'economia in espansione. Il dollaro statunitense rimane il fondamento della finanza globale, dominando negli scambi commerciali, nelle riserve e nei pagamenti. Nessuna valuta, asset o sistema alternativo attualmente eguaglia la sua liquidità, la fiducia istituzionale o la profondità del mercato.

L'illusione di poter sfuggire alla moneta fiat investendo in oro o Bitcoin denota una scarsa comprensione del funzionamento del sistema monetario. Sebbene questi asset proteggano i risparmi dall'inflazione, non sono indipendenti dal sistema monetario a corso forzoso, poiché il loro prezzo, la loro riconciliazione e il loro utilizzo sono denominati in dollari statunitensi. Qualsiasi affermazione di “fuga” dalla moneta fiat è più ideologica che pratica.

Ciò che sta emergendo ora non è la morte del dollaro, ma la sua “rivalutazione” attraverso la trasformazione del modo in cui circola, viene riconciliato e funziona tramite infrastrutture digitali. Le stablecoin ancorate al dollaro non rappresentano una minaccia per il sistema monetario statunitense; al contrario, ne sono un'estensione. Facilitando i pagamenti digitali in tempo reale su reti blockchain e detenendo riserve in titoli del Tesoro statunitensi ed equivalenti in contanti, le stablecoin ancorate al dollaro rafforzano il ruolo centrale del dollaro stesso.

Se le stablecoin ancorate al dollaro statunitense dovessero affermarsi come strumenti di transazione di uso comune, un'ipotesi che rimane al momento solo un'ipotesi, la domanda di titoli del Tesoro statunitensi potrebbe aumentare significativamente. Con una dimensione di mercato prevista tra i $2.000 e i $3.000 miliardi entro il 2030, chi emette stablecoin potrebbe diventare acquirente importante di titoli del Tesoro statunitensi. Ciò aumenterebbe la liquidità, sosterrebbe rendimenti più bassi e integrerebbe ulteriormente gli strumenti del Dipartimento del Tesoro americano nel sistema finanziario globale.

Gli investitori devono essere consapevoli dei rischi. L'adozione delle stablecoin non è garantita; i quadri normativi potrebbero subire delle battuta d'arresto; permangono i rischi legati alla custodia, soprattutto con emittenti non trasparenti; le valute digitali delle banche centrali potrebbero generare concorrenza; se le stablecoin in USD non riusciranno a espandersi oltre i casi d'uso di trading, il loro impatto rimarrà limitato.

Tuttavia la tesi di investimento rimane convincente:

• I titoli del Tesoro statunitensi rimangono fondamentali. La domanda continua e diversificata, sia da parte degli acquirenti tradizionali che da chi emette dollari digitali, ne conferma il ruolo di asset primario.

• L'infrastruttura delle stablecoin in USD offre opportunità alle aziende che forniscono servizi di custodia, liquidità e sistemi di pagamento digitali conformi alle normative.

• Le banche e le fintech che si posizionano all'incrocio tra la compensazione tramite blockchain e la conformità alle valute fiat potrebbero diventare parte integrante dell'architettura di rivalutazione.

Il dollaro non sta morendo, sta evolvendo. In particolare, le stablecoin ancorate al dollaro potrebbero fungere da ponte di collegamento tra il mondo finanziario analogico e il suo futuro digitale. Il quadro normativo e tecnologico sta evolvendo e il futuro delle stablecoin in USD ha alle spalle il pieno peso del credito sovrano degli Stati Uniti. Per gli investitori disposti a scommettere su questa evoluzione, l'opportunità risiede nella comprensione del futuro del dollaro.

Non è la sua distruzione, ma la digitalizzazione del predominio del dollaro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 27 maggio 2026

“A che punto tutto questo si configura come tradimento?”

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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da Zerohedge

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/a-che-punto-tutto-questo-si-configura)

Il manuale della “rivoluzione colorata” utilizzato dalle élite dello Stato profondo, alcune delle quali operano all'interno del Capital Beltway, ha preso di mira il presidente Trump e il movimento populista per quasi un decennio. Se la Casa Bianca e il suo staff non riusciranno a capire come smantellare queste reti di sinistra, le stesse ONG finanziate con fondi occulti contro cui hanno dichiarato guerra all'inizio dello scorso autunno, rischiano che l'agenda MAGA venga compromessa.

Una serie di post pubblicati da Jennica Pounds, nota anche come “DataRepublican”, ha attirato l'attenzione del senatore Mike Lee (repubblicano dello Utah) e ha svelato nuovi dettagli di quella che è una complessa rete di un'operazione in stile “rivoluzione colorata”, orchestrata da democratici, organizzazioni no-profit, ex-dipendenti della USAID e miliardari per minare e destabilizzare dall'interno il movimento MAGA del presidente Trump.

La Pounds ha scritto su X:

Non si tratta di ipotesi, ma di informazioni tratte direttamente da una telefonata registrata. Ex-dipendenti della USAID descrivono come, prima del 20 gennaio, abbiano spostato i gruppi interni dai sistemi governativi alle chat crittografate di Signal, per poi collegarsi rapidamente con partner stranieri e ONG dopo l'insediamento. Questo tentativo di creare una rivoluzione colorata non è una novità; questo aspetto era già stato riportato da NOTUS all'inizio di quest'anno. Ciò che non viene riportato, tuttavia, è la dimensione internazionale. Un partecipante la definisce esplicitamente come “un movimento antiautoritario globale”, collegando i funzionari statunitensi con “colleghi di tutto il mondo che si sono occupati direttamente di questo problema”. Si fa riferimento al coordinamento con la Johns Hopkins, agli “spazi internazionali per la democrazia e la mitigazione dei conflitti” e agli sforzi per mobilitarsi oltre confine contro quello che percepiscono come autoritarismo interno.

Prosegue:

A che punto tutto questo si configura come tradimento?

La Pounds ha poi rivelato come quegli ex-funzionari corrotti della USAID abbiano “organizzato” movimenti di protesta su larga scala, una tattica classica di qualsiasi operazione di rivoluzione colorata, prima di aggiungere:

Si noti che alla fine del video il “noi” in riferimento all'organizzazione delle proteste del 5 febbraio è stato definito come un'iniziativa dei gruppi 50501 e Indivisible, entrambi finanziati da Soros. Questo è il primo collegamento concreto che ho trovato tra il movimento No Kings, il Dipartimento di Stato e Soros.

Ro Tucci, ex-direttrice del Centro USAID per la democrazia, i diritti umani e la governance e attuale co-responsabile di DemocracyAID, ha affermato all'inizio di quest'anno che era urgente coinvolgere le ONG internazionali per sostenere una rivoluzione colorata.

“Giustificano l'aspetto internazionale affermando che i regimi autoritari sono già collegati in rete a livello globale”, ha detto la Pounds.

La Pounds, inoltre, ha affermato che l'origine di questa rivoluzione colorata inizia proprio qui.

Proprio di recente l'organizzazione Americans for Public Trust ha pubblicato questo rapporto esplosivo:

Miliardari europei hanno convogliato $2 miliardi attraverso una rete di ONG transatlantiche per erodere la democrazia statunitense e finanziare la macchina delle proteste anti-Trump

I Democratici continueranno le loro operazioni di rivoluzione colorata nel 2026. Le ultime sono state un fallimento...

“Coup d'Flat”: Billionaire-Funded 'No Kings' Color-Revolution Turns Into White Liberal Boomer Parade As Dems Become National Laughingstock

Democrat Election Victories Fail To Spark Mass Mobilization Around White House

Nel frattempo l'amministrazione Trump ha messo in difficoltà il mondo delle ONG che operano senza scrupoli:

“Panic Unfolds”: Nonprofit Sector Battered By 419% Surge In Job Losses And Grantmaking Freeze

Ricordiamo che la scorsa estate l'operazione di rivoluzione colorata dei Democratici e delle loro ONG finanziate da miliardari con fondi occulti si è surriscaldata ed è sfociata in disordini aperti.

Invece di perdere tempo con le entità decentralizzate di Antifa, l'utente X, Cynical Publius, ha tre suggerimenti per Trump:

Il Partito Democratico, così come lo conosciamo oggi, cesserebbe di esistere se venissero attuate le seguenti tre misure:

  1. Obbligatorietà del documento d'identità a livello nazionale per votare di persona il giorno stesso delle elezioni, ad eccezione dei casi di voto per corrispondenza effettivo.

  2. Abolire lo status di esenzione fiscale per TUTTE le organizzazioni 501(c)(X) (anche quelle religiose, perché se lo manteniamo ne abuseranno).

  3. Continuiamo ad applicare le leggi sull'immigrazione vigenti volute da Trump finché non avremo riparato tutti i danni causati negli ultimi dieci anni.

Sul serio, tutto ciò che dobbiamo fare sono queste tre cose, e l'America tornerà a essere la Repubblica Costituzionale che è sempre stata destinata a essere.

È semplice.

Forse è giunto il momento che l'amministrazione Trump prenda sul serio la questione del risanamento del mondo del no-profit. Seamus Bruner ha offerto pubblicamente al presidente un chiaro punto di partenza in diretta televisiva nazionale:

Ai membri dello staff della Casa Bianca: leggete il post di Cynical Publius qui sopra.

Ecco anche un foglio riassuntivo:

• New Report Reveals Soros' Open Society Funneled $80 Million To Pro-Terror Groups

• Cheat Sheet: Here Are The Radical Leftist Orgs “Setting America On Fire”

E questo:

“Il marxismo odia la libertà e ama la miseria”, ha osservato il senatore Mike Lee.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 26 maggio 2026

L'economia iraniana sta implodendo

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Zineb Riboua

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/leconomia-iraniana-sta-implodendo)

Molti dimenticano che l'Iran è entrato nel conflitto portando con sé la più grave crisi economica nella storia della Repubblica islamica.

Il presidente Pezeshkian aveva già avvertito che le infrastrutture del Paese erano al collasso: “A Teheran, se non riusciamo a gestire la situazione e se la popolazione non collabora nel controllo dei consumi, entro settembre o ottobre non ci sarà più acqua nei bacini idrici”. Oggi i danni vanno ben oltre la gestione delle risorse idriche e sono visibili in tre dimensioni: la valuta, il mercato del lavoro e la base industriale.

Il crollo del rial a 1,45 milioni per dollaro a gennaio ha scatenato forti proteste e da allora la valuta si è ulteriormente deprezzata, attestandosi ora a 1,87 milioni per dollaro. La banca centrale iraniana ha emesso un avviso pubblico, mettendo in guardia i cittadini dall'acquistare valuta estera e suggerendo che i prezzi potrebbero invertirsi con un intervento. “Se le aspettative vengono riviste, l'offerta aumenta o la banca centrale interviene in modo mirato, esiste la possibilità che i prezzi tornino alla normalità e che gli acquirenti a tassi elevati subiscano perdite”, ha affermato il comunicato stampa della banca centrale. Il fatto che essa metta in guardia la propria popolazione dal detenere dollari segnala che lo stato ha perso una delle funzioni più basilari di governo monetario.

Inoltre la grava situazione nel mercato del lavoro si aggiunge a quella monetaria. Il viceministro iraniano delle Cooperative, del Lavoro e del Welfare ha ammesso il mese scorso che la guerra ha distrutto oltre un milione di posti di lavoro, con ulteriori due milioni di perdite dovute a fattori diversi e indiretti.

Nemmeno i funzionari governativi riescono a concordare sull'entità dei danni, o forse non vogliono ammettere che gli attacchi statunitensi e israeliani abbiano colpito obiettivi strategici. Alcuni di loro hanno addirittura citato dati della previdenza sociale che suggeriscono un aumento di sole 100.000 richieste di sussidi di disoccupazione. Il ministro del Lavoro, Ahmad Meydari, ha poi diffuso una terza cifra, secondo cui 150.000 iraniani si sarebbero di recente registrati per ricevere i sussidi di disoccupazione.

Ciò che colpisce è che ogni cifra proviene da un ministero diverso, è misurata con una metodologia diversa e serve a uno scopo politico diverso. Più di ogni altra cosa, rivela un governo molto più interessato a gestire la percezione della disoccupazione che ad affrontare il problema in sé.

“Nell'ultimo anno la popolazione iraniana in età lavorativa è aumentata di circa 825.000 persone, ma sono stati creati solo 57.000 nuovi posti di lavoro.” (Financial Tribune)

Alla base di entrambi i problemi c'è il danno arrecato alla base industriale dell'Iran.

Mobarakeh Steel, uno dei più importanti impianti industriali dell'Iran, ha subito un duro colpo: oltre 27.000 lavoratori si trovano ora senza un contratto di lavoro definito; il personale tecnico specializzato, che in precedenza guadagnava oltre 100 milioni di toman (circa $568) al mese, ora percepisce una retribuzione vicina al minimo sindacale, pari a circa un quinto dei salari precedenti, secondo Iran International.

Il problema che attraversa tutto il resto è che la produzione siderurgica iraniana dipende da materie prime petrolchimiche e input energetici, mentre il settore petrolchimico si basa sull'acciaio nazionale per la costruzione e la manutenzione degli impianti. Questi due settori funzionano praticamente come un unico sistema interconnesso, e ciò che ha reso letali gli attacchi statunitensi è stato il fatto di aver colpito due dei suoi punti critici. Ciò è particolarmente dannoso anche per le Guardie Rivoluzionarie, poiché tale sistema ha un peso considerevole sull'economia iraniana, con i prodotti petrolchimici che generano circa $13 miliardi di entrate dalle esportazioni all'anno, classificandosi come la seconda maggiore fonte di valuta estera del Paese dopo il petrolio greggio.

In particolare, i prezzi dei farmaci sono aumentati fino al 400%, le farmacie segnalano carenze in tutto il Paese e il blocco di internet, che da tempo rappresenta lo strumento preferito dal regime per controllare la narrazione, potrà anche impedire agli iraniani di vedere filmati di fallimenti sul campo di battaglia delle Guardie Rivoluzionarie, ma non potrà impedire loro di vedere una valuta che ha perso più della metà del suo valore.

In questo senso ciò che l'Operazione Epic Fury ha ottenuto finora è stato costringere la Repubblica Islamica a gestire simultaneamente due fronti: uno rivolto verso l'esterno, volto a proteggere un complesso apparato militare basato su finanziamenti per procura, minacce missilistiche e un incessante programma nucleare, e uno rivolto verso l'interno, volto a gestire una popolazione che ha ripetutamente dimostrato, a costo della propria vita, che esiste una soglia che il regime continua a superare.


Il blocco e l'architettura delle sanzioni

Oltre agli attacchi ai settori chiave, il blocco navale statunitense ha interrotto le entrate derivanti dalle esportazioni alla fonte, con l'isola di Kharg che si sta avvicinando al limite della sua capacità di stoccaggio; le immagini satellitari mostrano infatti una grande chiazza di petrolio a ovest del terminale e le Guardie Rivoluzionarie stanno perdendo circa $170 milioni al giorno, e il Pentagono stima che le perdite totali di entrate petrolifere ammontino a $4,8 miliardi fino ad oggi.

Bloccare le esportazioni di petrolio, tuttavia, lascia intatta la rete finanziaria che l'Iran ha costruito per elaborare, trasferire e proteggere tali entrate attraverso intermediari cinesi, ed è proprio in questo ambito che opera l'Operazione Economic Fury.

Per comprenderlo, è necessario riconoscere che i precedenti cicli di sanzioni si sono rivelati inefficaci proprio perché la Cina assorbiva il petrolio greggio iraniano attraverso raffinerie clandestine, trasferiva i fondi attraverso reti bancarie ombra e forniva al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) l'infrastruttura di intelligence che ne manteneva operative le attività regionali. L'operazione “Economic Fury” si propone di colpire tutti questi aspetti. Come ha affermato il Segretario Bessent: “Prenderemo di mira senza sosta la capacità del regime di generare, trasferire e rimpatriare fondi, e perseguiremo chiunque agevoli i tentativi di Teheran di eludere le sanzioni”.

La campagna economica di Trump si articola su due livelli.

Il primo livello consiste nel colpire la rete finanziaria attraverso la quale il petrolio iraniano sfugge al controllo delle autorità di regolamentazione occidentali.

Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha designato Hengli Petrochemical, la seconda raffineria cinese per dimensioni, circa 40 compagnie di navigazione legate alla flotta ombra iraniana e raffinerie indipendenti come i principali impianti di lavorazione del petrolio greggio iraniano soggetto a sanzioni. La risposta di Pechino è stata un ordine formale di divieto che imponeva ai cittadini e alle aziende cinesi di non conformarsi, e l'ordine stesso era rivelatore: un governo ridotto a emettere istruzioni di emergenza per proteggere le proprie aziende dalle designazioni statunitensi ha esaurito i modi più discreti per fare affari con un'organizzazione designata come terroristica.

Il secondo livello consiste nel trasformare la pressione economica sul Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche in una campagna di denuncia politica diretta contro la Cina.

Le sanzioni inflitte a Meentropy Technology, The Earth Eye e Chang Guang Satellite Technology per aver fornito all'Iran informazioni geospaziali per monitorare i movimenti militari statunitensi e alleati, mettono a nudo la complicità cinese nelle operazioni militari iraniane, fornendo alle autorità di regolamentazione una base documentata per azioni più ampie contro il telerilevamento commerciale cinese.

Coloro che osservano i negoziati per il cessate il fuoco e concludono che il conflitto si stia esaurendo stanno interpretando erroneamente la situazione, con conseguenze analitiche concrete. Infatti, sebbene gli attacchi siano stati sospesi, l'Operazione Economic Fury continua a funzionare sia da acceleratore che da ancoraggio di ciò che la fase militare ha innescato, trasformando la distruzione sul campo di battaglia in un deterioramento istituzionale che si aggrava nel tempo e nega alle Guardie Rivoluzionarie la capacità finanziaria e organizzativa di ricostituire ciò che Epic Fury ha smantellato.

Le Guardie Rivoluzionarie amano vantarsi della loro immunità alle pressioni esterne, ma la situazione economica rivela un'organizzazione disorientata, che opera secondo un modello così rigido e dipendente da condizioni ormai obsolete da non avere una risposta efficace alle pressioni che ora gravano su di essa.


Il dilemma delle Guardie Rivoluzionarie

La Repubblica islamica non si è mai sostenuta unicamente grazie all'ideologia, né solo grazie alla coercizione. Ciò che più di ogni altra cosa l'ha sostenuta e resa così sofisticata è stato un sistema stratificato e coeso in cui l'impegno ideologico, la repressione selettiva e il clientelismo materiale si rafforzavano a vicenda, con ciascun elemento che compensava gli altri quando uno si indeboliva.

Si stima che Hezbollah ricevesse circa $700 milioni all'anno. Gli Houthi, le Forze di Mobilitazione Popolare, la Jihad Islamica Palestinese e una serie di altri gruppi per procura attingevano tutti alla stessa fonte. L'ideologia può spiegare perché gli uomini si uniscono a un movimento rivoluzionario, ma raramente spiega perché vi rimangono, e non spiega mai perché combattono costantemente per un lungo periodo e in diversi ambiti e aree. Ciò richiede finanziamenti, logistica e uno stato in grado di adempiere ai propri obblighi.

In una regione in cui le istituzioni statali si erano a lungo dimostrate predatorie, inefficienti o semplicemente assenti, le Guardie Rivoluzionarie offrivano ciò che era veramente raro: un'organizzazione che pagava puntualmente, forniva ai suoi partner attrezzature funzionanti e manteneva i suoi impegni. Tale affidabilità operativa ne ha assicurato l'influenza regionale tanto quanto qualsiasi affinità ideologica, e lo stesso principio ha sostenuto la pretesa del regime di autorità istituzionale a livello nazionale.

I regimi autoritari possono sopportare un notevole malcontento popolare, e la Repubblica islamica ha ripetutamente dimostrato questa capacità, tuttavia la loro resistenza prolungata si basa su due condizioni che operano in sinergia. La prima è un apparato coercitivo dotato della coerenza organizzativa e delle risorse materiali necessarie per impiegare la forza su vasta scala. La seconda è una popolazione che continua a valutare il costo della protesta come superiore al costo dell'obbedienza. Entrambe le condizioni sono ora oggettivamente in declino.

I primi segnali di deterioramento hanno iniziato a manifestarsi nel nucleo istituzionale. A marzo i membri del Comando delle Unità Speciali hanno ricevuto la notifica di problemi di elaborazione relativi al pagamento degli stipendi di alcune unità, il terzo ritardo di questo tipo per tali forze solo quest'anno. Le conseguenze sono state immediate: alcuni membri del personale si sono rifiutati di partecipare alle manifestazioni di mobilitazione filo-governativa, causando evidenti disagi alle operazioni nelle principali città. I ​​pensionati e alcuni reparti dell'esercito regolare non hanno ricevuto lo stipendio per il secondo mese consecutivo.

Gli alti comandanti hanno iniziato ad accusare le Guardie Rivoluzionarie di sfruttare la crisi finanziaria della Bank Sepah per indebolire le forze di polizia e concentrare le risorse a favore di enti legati al clero. Questo schema rivela un apparato militare che, pur essendo pienamente consapevole di una popolazione spinta al limite, ha abbandonato la gestione collettiva della scarsità e ha iniziato a ridistribuirla come arma tra le sue istituzioni costituenti.

Il contesto strategico ha ora ristretto le strade per le Guardie Rivoluzionarie a due sole vie, ognuna delle quali conduce a una diversa forma di distruzione istituzionale.

La crudeltà del dilemma sta nel fatto che scegliere l'una o l'altra strada non fa altro che accelerare il collasso che l'altra già minaccia.

Percorso 1: un accordo con Trump

Un accordo con Washington costringerebbe le Guardie Rivoluzionarie a rinunciare alla loro rete di appalti edili, monopoli di importazione e istituzioni finanziarie che hanno trasformato il potere politico in ricchezza, e a farlo di fronte a una popolazione che ha sopportato decenni di salari in calo, risparmi in diminuzione e infrastrutture fatiscenti, mentre le risorse nazionali venivano dirottate verso conflitti esteri.

Percorso 2: continuare la guerra

Nemmeno un confronto prolungato offre vie d'uscita. Spingerebbe le esigenze operative oltre le capacità dell'organizzazione, inasprirebbe le sanzioni che già tagliano i flussi di entrate, eroderebbe la credibilità militare a ogni nuovo scontro e intensificherebbe le rivalità interne tra la leadership clericale, le Guardie Rivoluzionarie, la burocrazia e le forze armate regolari, in lotta per una riserva di risorse sempre più ridotta. Un sistema basato sul clientelismo non può sopravvivere una volta che tutto questo si esaurisce.

Il problema è di natura strutturale e non esiste una soluzione a breve termine in grado di risolverlo.

Ogni possibile via d'uscita mina le condizioni stesse di cui l'organizzazione ha bisogno per sopravvivere. Ciò mette in luce la contraddizione centrale di ciò che la Repubblica Islamica ha costruito in quattro decenni: uno stato militare parallelo all'interno dello stato, un impero regionale di gruppi per procura e un sistema finanziario protetto da qualsiasi forma di controllo, il tutto concepito per proiettare il potere all'esterno, ma del tutto impreparato alla crescente pressione che ora proviene sia dall'interno che dall'esterno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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lunedì 25 maggio 2026

La Cina ha reso manifesta la fine dei giochi in Iran?

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di Tom Luongo

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-cina-ha-reso-manifesta-la-fine)

Ormai da settimane assistiamo a una farsa sullo Stretto di Hormuz. È aperto? È chiuso? È più lo Stretto di Schrödinger che altro, ovvero entrambe le cose contemporaneamente.

L'ambiguità è il punto centrale dell'esercizio. Non si possono scrivere titoli di giornale, influenzare i mercati petroliferi e alimentare la dissonanza cognitiva di chi odia Donald Trump se lo Stretto è, o in un modo o nell'altro, aperto o chiuso.

Sebbene questa ambiguità abbia un valore strategico, tale valore è soggetto a un decadimento temporale, come nel caso di un'opzione. Esistono date specifiche nel futuro che ne faranno rapidamente diminuire il valore.

Anche la funzione temporale per la valutazione delle opzioni non è affatto lineare. È pari a zero per un lungo periodo, poi negli ultimi trenta giorni del contratto la funzione temporale diventa più rilevante, fino a quando il valore del contratto non è essenzialmente zero, a seconda di quanto ci si discosta dallo strike price.

Più ci si allontana da esso, più aggressiva diventa la funzione di decadimento temporale sul valore dell'opzione (suggerimento: non fate trading con le opzioni, la maggior parte delle persone non è brava, me compreso).

Lo stesso principio di base si applica alle crisi politiche. Entrambe le parti elaborano la propria strategia, schierano i propri team di propaganda, espongono le proprie ragioni all'opinione pubblica, manovrano le proprie risorse materiali, esercitano pressioni dietro le quinte e poi vedono chi vince.

Ma alla fine quel disegno di legge dovrà essere messo ai voti, l'altra parte prenderà i suoi negoziatori e se ne andrà, oppure un blocco costringerà una delle due parti a iniziare a scaricare petrolio nel mare anziché interrompere la produzione.

Nel caso dell'Iran abbiamo assistito a tutti e tre questi eventi in successione e contemporaneamente.


In diretta da Hormuz, ecco il Gioco della Confusione!

Parliamo dunque della strategia iraniana dello Stretto di Schrödinger. Non è Donald Trump ad aver bisogno dello Stretto in un contesto di identità statale ambigua. È l'Iran. È tutto ciò che ha e Trump può sfruttare l'ambiguità a suo vantaggio, ma non ne ha bisogno.

Perché? Perché ha il controllo fisico della situazione. Lui e l'esercito americano se lo sono guadagnato nei primi giorni di marzo. Da allora non è stato altro che una guerra di propaganda volta a mantenere la percezione di qualcosa di falso... ovvero che l'Iran (o più specificamente le Guardie Rivoluzionarie) controlli il flusso di petrolio nel mondo.

Abbiamo visto i numeri: 7 milioni di barili sauditi al giorno diretti verso il Mar Rosso (e neanche un missile Houthi in vista), centinaia di petroliere dirette verso il Golfo d'America spingendo le esportazioni statunitensi a livelli record.

Gli Emirati Arabi Uniti sono fuori dall'OPEC, quindi “l'Iran” attacca il terminale dell'oleodotto a Fujairah per rappresaglia, dove vengono caricati e spediti altri 2 milioni di barili al giorno senza il loro consenso e senza che venga pagato il loro stupido pedaggio.

Trump annuncia l'Operation Freedom per scortare le petroliere attraverso le acque del Golfo dell'Oman, ma i capitani delle navi, di un livello di stupidità particolarmente elevato, si rifiutano di accettare la sua offerta. Questo, come la cancellazione dei contratti assicurativi da parte dei Lloyd di Londra, fa chiaramente parte della guerra di propaganda.

L'Iran sta cercando di vincere la guerra di propaganda, o di intelligence, mentre Trump ha già vinto quella sul campo. Attacchi casuali a navi qua e là non sono una strategia, gente, è solo il maggiore Habib Imadumassijad che lancia un missile per finire sui giornali.

Il titolo viene ripreso con entusiasmo dai soliti noti media e si propaga attraverso X alla velocità dell'algoritmo.

Non passano mai più di 48 ore da qualche mossa di ritorsione per mantenere vivo il gioco dell'ambiguità. Eccone una di stamattina:

Due giorni fa la Marina britannica ha dichiarato che un cacciatorpediniere statunitense è stato colpito da un missile iraniano. Nessun video, nessuna foto... solo un'espressione di incredulità da parte dei media britannici.

Da due mesi ci viene propinata la stessa replica del solito gioco che si ripete ogni volta che scoppia una di queste crisi.

Per quattro anni siamo stati assaliti da favole sui droni ucraini, sui fantasmi di Kiev e sui bombardamenti contro le infrastrutture russe che avrebbero potuto avere luogo solo con l'aiuto di forze NATO di una nazionalità o dell'altra.

In realtà non è molto diverso dalle storie di droni ucraini che si spingono in profondità nel territorio russo per colpire raffinerie di petrolio, o parte della triade nucleare russa. L'Ucraina non sta agendo strategicamente per vincere la guerra con queste mosse, si tratta di provocazioni per danneggiare politicamente Putin in patria e costringerlo ad intensificare il conflitto, andando oltre la questione di fondo, ovvero il deplorevole trattamento riservato dall'Ucraina alla minoranza russa nel Donbass.

L'obiettivo è sempre il trito e ritrito gioco dell'allungare il brodo e fingere. Confusione e costernazione, escalation anziché riconciliazione. Le marionette della cricca di Davos/City di Londra si rifiutano di negoziare nell'interesse dei propri cittadini; il tutto viene sempre giustificato da un appello alle emozioni, in questi casi per punire il prepotente.

Quante volte abbiamo sentito questa sciocchezza sull'Ucraina? “Basta che Putin lasci l'Ucraina e la guerra finirà”.

Quante volte avete sentito una variante di “Ma lo stretto era aperto il 27 febbraio...”

È la stessa logica fallace che riduce le preoccupazioni geopolitiche e la complessità degli interessi a livelli assurdi di ignoranza. In realtà, sta creando una nuova categoria di fallacia logica: l'appello allo status quo.

Dalla fine della fase principale dell'Operazione Epic Fury, abbiamo assistito a una tipica strategia di soft power anglo-iraniana nella fase intermedia del conflitto.

Si verificano delle mosse in cui la parte che dispone solo di opzioni di soft power (Iran, Ucraina) pensa di aver segnato un punto, o di aver scambiato una torre con un pedone, e poi vengono annunciati nuovi colloqui, vengono riproposte le stesse linee rosse e le stesse condizioni perché hanno ottenuto un vantaggio creato dal nulla, e poi tutto viene respinto senza indugi dalla parte con la forza militare, che viene quindi dipinta come la cattiva per aver ostacolato la pace.

Dopo pochi giorni di speranza, tutti tornano a casa, i mercati vengono gonfiati e poi svuotati, qualcuno ha guadagnato un sacco di soldi per evitare che i propri assegni venissero respinti.

Poi il ciclo si ripete.


Il tempo scorre

Ma, come ho detto all'inizio, tutto questo ha un meccanismo di decadimento temporale. Prima o poi il catering comincia a deteriorarsi sotto il sole cocente del pomeriggio, la band non ha più voglia di fare un quinto set e tutti non vedono l'ora che la festa finisca.

Una volta che un gruppo ha fatto il giro dei saluti, tutti gli altri iniziano ad avere la stessa idea.

A quel punto tutti colgono il segnale sociale all'improvviso: è come se un'onda invisibile attraversasse la stanza e tutti iniziassero a fare i bagagli contemporaneamente.

E c'è ben poco che l'ospite possa fare se vuole che la festa continui, a meno di non fare qualcosa di orribile.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno lasciato l'OPEC e l'OPEC+: la festa del cartello che manipolava i prezzi del petrolio è finita.

Nella stessa settimana il ministro degli Esteri iraniano, Aragchi, è stato convocato a Pechino e potete star certi che non era lì per discutere di come tenere bloccati i futuri flussi petroliferi della Cina dietro a un gruppo di capitani di navi indiane incompetenti che si rifiutano di accettare l'aiuto di Donald Trump per consegnare i loro carichi di petrolio.

No, gli è stato detto di smetterla con le idiozie, di iniziare a negoziare sul serio. L'infiltrato delle Guardie Rivoluzionarie che stava mandando a monte le trattative è stato licenziato.

Trump ha posticipato di un mese l'incontro con Xi Jinping per poter attuare appieno la sua strategia volta a porre fine al ricatto petrolifero iraniano.

Secondo alcune fonti l'Iran starebbe ora scaricando petrolio nel Golfo Persico (sottolineo “secondo alcune fonti”) anziché interrompere la produzione petrolifera, il che comprometterebbe la ripresa da questa situazione per anni.

L'Iran ha finalmente estromesso Mohammad Bagher Ghalibaf dai negoziati, lui che era il “falco” e si rifiutava di cedere su tutti i punti chiave della trattativa. Credete che sia successo solo perché gli sono uscite le farfalle dal sedere?

No, Ghalibaf era l'infiltrato della cricca di Davos e per questo è stato allontanato.

Il tempo stringe. La Cina desidera stabilità nei flussi energetici provenienti dal Medio Oriente. In quanto esportatrice di beni e importatrice di energia, ha bisogno di buoni rapporti con gli Stati Uniti per superare i propri squilibri strutturali mentre gli Stati Uniti ricostruiscono.

Trump e Xi si sono incontrati per discutere di queste cose e, possibilmente (si spera), per gettare le basi di un nuovo ordine mondiale che escluda il Vecchio Mondo della cricca di Davos. Trump e Putin hanno orchestrato un cessate il fuoco di tre giorni in occasione del Giorno della Vittoria russo per la Seconda guerra mondiale, allineando i calendari cerimoniali di Stati Uniti e Russia, in quello che è l'ennesimo grave affronto all'Europa.

Sia all'Iran che all'Ucraina viene detto che è finita, basta con queste sciocchezze una volta per tutte. Siete solo pedine e coloro con cui siete alleati stanno perdendo. È ora di stringere nuove alleanze con il Nuovo Mondo che si sta formando.

Persino l'UE sta cercando di far credere di essere aperta al dialogo con Putin. Così tanto sono disperati. Hanno colpito un paio raffinerie di petrolio, hanno fatto sanguinare di nuovo il naso a Putin e pensano: “Ora possiamo costringerlo a negoziare”.

Non ci sono colloqui... solo gente dell'UE che si sfoga per scrivere un titolo e far sembrare irragionevole il rifiuto di Putin.

Putin ha minacciato apertamente Kiev di annientamento se avesse violato il cessate il fuoco. Trump ha schierato un immenso arsenale per scatenare la prossima ondata di violenza contro le Guardie Rivoluzionarie e il popolo iraniano.

Quelle opzioni sono molto lontane dal loro strike price. Tic tac, l'orologio di Hormuz corre.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 22 maggio 2026

La fine delle frodi ai danni degli USA: Bessent chiude i finanziamenti occulti alle organizzazioni no-profit

 

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Stu Cvrk

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-fine-delle-frodi-ai-danni-degli)

Il 23 aprile il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato che l'IRS intende rivedere il Modulo 990, la dichiarazione informativa annuale presentata dalle organizzazioni esenti da imposte, al fine di migliorare la trasparenza e rafforzare la supervisione, concentrandosi in particolare sulla rendicontazione relativa a contratti governativi, sovvenzioni pubbliche e accordi di sponsorizzazione fiscale. Gli obiettivi dichiarati sono individuare le irregolarità e perseguire i responsabili.

Il Segretario del Tesoro, Scott Bessent, ha espresso la questione senza mezzi termini: “Stiamo ponendo fine all'era in cui frodi, abusi e attività estremiste venivano celati dietro complicate strutture no-profit. Quando soggetti malintenzionati abusano delle strutture di beneficenza, i direttori e i funzionari devono comprendere che la trasparenza può portare a controlli approfonditi, responsabilità e obblighi di legge”.

Il responsabile ad interim dell'ufficio legale dell'IRS ha aggiunto: “Se un'organizzazione riceve fondi pubblici, o donazioni deducibili dalle tasse, deve essere in grado di dimostrare chi controlla il denaro e dove viene impiegato”.

Perché questo requisito normativo apparentemente innocuo è così importante, visto che la maggior parte degli americani non ha idea a cosa serva il modulo 990?

Cerchiamo di rispondere a questa domanda in modo più dettagliato.


In sintesi, prima di tutto

Attualmente ingenti somme di denaro transitano attraverso organizzazioni “ombrello” senza scopo di lucro verso decine o centinaia di sottogruppi, e la traccia cartacea scompare. L'IRS non prevede al momento alcun meccanismo nel Modulo 990 per richiedere la divulgazione degli accordi di sponsorizzazione fiscale. Le nuove norme obbligherebbero queste organizzazioni di transito a rivelare chi riceve il denaro e per cosa viene utilizzato.

Bisogna considerare tutto ciò nel contesto delle accuse mosse contro il Southern Poverty Legal Center, che rappresentano solo la punta dell'iceberg degli accordi e delle transazioni di sponsorizzazione fiscale.


Il problema: cos'è la sponsorizzazione fiscale e come viene sfruttata?

La sponsorizzazione fiscale è una pratica legittima e consolidata. In un tipico rapporto di sponsorizzazione fiscale, lo status di esenzione fiscale 501(c)(3) di un'organizzazione no-profit viene esteso a gruppi impegnati in attività che servono alla missione dello sponsor fiscale, in genere a fronte di un compenso. Le donazioni al progetto sono indirizzate allo sponsor fiscale e sono limitate al sostegno delle attività dell'iniziativa benefica. Lo sponsor fiscale è responsabile di garantire che le attività del progetto raggiungano il loro scopo benefico. Ecco come la Tides Foundation, di orientamento progressista, pubblicizza le sponsorizzazioni fiscali sul proprio sito web.

Il caso d'uso legittimo: un nuovo ente di beneficenza che non ha ancora ottenuto lo status 501(c)(3) dall'IRS può operare sotto l'egida di un'organizzazione no-profit già consolidata mentre completa l'iter. Il problema sorge quando il modello viene utilizzato in modo improprio e su larga scala.

Arabella Advisors e le sue entità affiliate hanno sfruttato le normative fiscali in base alle quali i gruppi che utilizzano un accordo di sponsorizzazione fiscale non sono tenuti a presentare il modulo 990 all'Internal Revenue Service. Attraverso accordi di “trasferimento diretto”, i fondi vengono trasferiti da un'organizzazione all'altra, rendendo difficile tracciare la destinazione del denaro del donatore.

Come evidenziato nel comunicato stampa del Dipartimento del Tesoro americano, recenti attività di controllo da parte del Congresso hanno sollevato preoccupazioni sul fatto che alcuni accordi di sponsorizzazione fiscale possano essere utilizzati per occultare chi gestisce un progetto, chi controlla i fondi del progetto e come tali fondi vengono utilizzati.

La falla chiave sta nel fatto che, poiché il “progetto” sponsorizzato non è un'entità giuridica autonoma, non presenta alcuna dichiarazione dei redditi indipendente (modulo 990). Milioni di dollari possono essere destinati a un gruppo che, sulla carta, a malapena esiste – magari solo un sito web – senza alcuna responsabilità pubblica.


La rete di finanziamento occulto di Arabella: dimensioni e struttura

Arabella Advisors, fondata nel 2005 da Eric Kessler, ex-collaboratore dell'amministrazione Clinton, è diventata l'esempio più sofisticato di questo modello nella sinistra americana. Arabella Advisors è una società di consulenza filantropica che supervisiona diverse organizzazioni no-profit, le quali a loro volta gestiscono una moltitudine di progetti e organizzazioni di sinistra. Considerando le sette organizzazioni no-profit che compongono l'Arabella Network, nel solo 2023 sono stati erogati quasi $1 miliardo in sovvenzioni. Una cifra che permette di influenzare notevolmente le elezioni e l'attivismo di sinistra.

Le proporzioni sono sbalorditive. Nel ciclo elettorale del 2020 le organizzazioni no-profit di Arabella hanno raccolto $2,4 miliardi, più della somma raccolta dai comitati nazionali democratico e repubblicano messi insieme. Nel ciclo elettorale del 2022 la raccolta fondi di Arabella è salita a $3 miliardi.

Le organizzazioni no-profit gestite da Arabella hanno versato complessivamente ad Arabella oltre $200 milioni in onorari di consulenza, creando al contempo centinaia di organizzazioni di sinistra impegnate in politiche e attività di advocacy attraverso accordi di “sponsorizzazione fiscale” che generano “gruppi pop-up” operanti sotto l'egida di un'organizzazione no-profit gestita da Arabella, non tenuti a presentare dichiarazioni finanziarie indipendenti e che spesso esistono come poco più che un sito web.

La tecnica fondamentale – quella dei “gruppi pop-up” – è essenziale per comprendere come funziona l'opacità. Dalla sua nascita la rete Arabella ha sponsorizzato almeno 340 di questi gruppi e raramente rivelano il loro legame con Arabella Advisors, o con le sue organizzazioni no-profit interne; ciononostante molte di esse accettano donazioni dalla popolazione, fondi che vengono poi destinati alle organizzazioni no-profit di Arabella. Questo sistema permette inoltre a questi gruppi di nascondere i propri finanziatori, poiché è praticamente impossibile risalire a un singolo gruppo per ogni singola sovvenzione destinata alle organizzazioni no-profit di Arabella.

I fondi principali all'interno della rete – il New Venture Fund, il Sixteen Thirty Fund, l'Hopewell Fund, il Windward Fund e il North Fund – si scambiano denaro tra loro, aumentando ulteriormente l'opacità. I ​​cinque fondi hanno inviato più di $52 milioni ad Arabella Advisors come pagamento per servizi operativi e di gestione. In numerose occasioni, i fondi si sono trasferiti reciprocamente milioni di dollari, oscurando ulteriormente quali cause e iniziative siano state finanziate dalle singole sovvenzioni.

Anche il denaro estero è entrato in questa rete. Il miliardario svizzero Hansjörg Wyss è riuscito a trasferire $475 milioni in varie organizzazioni per influenzare la politica e le elezioni statunitensi attraverso le sue organizzazioni no-profit. La rete Arabella può essere collegata direttamente a $265 milioni provenienti dal Berger Action Fund e dalle Wyss Foundations. È importante ricordare che le leggi elettorali statunitensi vietano ai cittadini stranieri di contribuire a candidati, o PAC (Political Action Committee), ma non esiste una restrizione equivalente per le organizzazioni no-profit che operano in questo modo.

Cosa ha finanziato nello specifico Arabella? Ha svolto un ruolo di primo piano nelle battaglie relative alle nomine alla Corte Suprema, all'aborto, allo sport femminile, alla disciplina scolastica, alle politiche ambientali, alle false testate giornalistiche locali, ai “Zuck Bucks” che manipolano gli uffici elettorali e altro ancora. Un esempio particolarmente significativo: un gruppo sponsorizzato da Arabella e finanziato interamente con denaro di Soros, “Governing for Impact”, nato nel 2019, ha collaborato con la Harvard Law School per elaborare memorandum strategici legali su come ribaltare decine di regolamenti federali, tra cui il Titolo IX.

In particolare, il Sixteen Thirty Fund ha agito come strumento elettorale: ha finanziato diversi gruppi che hanno diffuso spot pubblicitari a sostegno dei Democratici durante le elezioni di metà mandato nel 2018. Il gruppo ha anche finanziato Demand Justice, che ha speso milioni di dollari in spot contro la nomina di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema. Solo nel 2020 il Sixteen Thirty Fund ha donato $410 milioni per sconfiggere Trump e conquistare il controllo a guida democratica degli Stati Uniti.

Il recente rebranding di Arabella: a seguito di un'attenta analisi, Arabella ha annunciato la sua chiusura, che sarà sostituita da tre organizzazioni. La divisione di sponsorizzazione fiscale è stata acquisita da Sunflower Services, una società di pubblica utilità di recente costituzione. Le restanti divisioni di Arabella hanno formato una nuova società chiamata Vital Impact. Sunflower Services è controllata, almeno in maggioranza, dalle tre maggiori organizzazioni benefiche C3 del vecchio impero di Arabella: New Venture, Hopewell e Windward Funds. I critici sottolineano che si tratta di una ristrutturazione, non di una chiusura; la stessa infrastruttura continua a operare sotto nomi più rassicuranti.


La Fondazione Tides: il modello originale

Tides è nata trent'anni prima di Arabella e ha sostanzialmente inventato il modello di sponsorizzazione fiscale per la sinistra. Il fondatore di Tides, Drummond Pike, aveva immaginato di utilizzare la sponsorizzazione fiscale per l'attivismo politico progressista. La sponsorizzazione fiscale prevede che un ente benefico esente da tasse fornisca supporto finanziario a un progetto, o un'organizzazione non esente, garantendogli così l'esenzione fiscale finché l'ente benefico mantiene il controllo su come vengono spesi i fondi.

Tra il 1996 e il 2010 il Tides Center ha svolto il ruolo di ente finanziatore per circa 677 progetti distinti, con un fatturato complessivo di $522,4 milioni; solo nel 2010 il Centro gestiva attivamente quasi 200 progetti.

Lo stesso fondatore di Tides, Pike, ha riconosciuto lo scopo principale del modello: “L'anonimato è molto importante per la maggior parte delle persone con cui lavoriamo”. Il Tides Center è stato descritto come un'organizzazione che elimina ogni traccia cartacea tra le sovvenzioni e il donatore originale.

La rete combinata di Tides è enorme. Le sei organizzazioni no-profit di Tides hanno fatto registrare un fatturato totale combinato di $785.605.823 nel 2024. Il Tides Center offre un supporto fiscale completo ai progetti che non godono dello status di esenzione fiscale da parte dell'IRS. Si noti, ancora una volta, che il modulo 990 non prevede alcun meccanismo per la divulgazione delle attività di supporto fiscale. Alcuni progetti attuali e passati del Tides Center includono Fair and Just Prosecution, Palestine Legal e l'International Corporate Accountability Roundtable.

Il Washington Free Beacon ha riportato che nel 2023 la Tides Foundation ha donato $286.000 all'Alliance for Global Justice, un gruppo noto soprattutto per essere stato lo sponsor finanziario di Samidoun, successivamente sanzionato dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti come “organizzazione benefica fittizia” per aver fornito supporto materiale a un'organizzazione terroristica palestinese che ha partecipato agli attacchi di Hamas del 7 ottobre.

Tides ha inoltre utilizzato i suoi servizi di sponsorizzazione fiscale per agevolare esplicitamente la ricerca di finanziamenti governativi. La commissione per tutti i finanziamenti provenienti da fonti governative è del 15%, superiore alle tariffe standard perché i finanziamenti governativi comportano una quantità di documenti e rendicontazione maggiore: ciò significa che Tides si promuove attivamente come strumento per consentire ai suoi progetti sponsorizzati di accedere ai finanziamenti federali, trattenendo una percentuale.


Finanziamenti governativi destinati a gruppi di sinistra

È qui che entrano in gioco direttamente i soldi dei contribuenti, distinti dai finanziamenti privati ​​occulti, ma spesso intrecciati ad essi. Ecco alcune stime ed esempi.

USAID ha stanziato più di $800.000 al New Venture Fund, un'organizzazione no-profit che opera con fondi occulti e che nasconde la provenienza dei fondi destinati a ciascuna organizzazione, e $27 milioni al Tides Center.

La Commissione statunitense per i rifugiati e gli immigrati, una delle organizzazioni non profit che si occupavano del trasporto di immigrati clandestini in tutto il Paese durante l'amministrazione Biden, ha dichiarato di aver ricevuto $284 milioni dei suoi $289 milioni di entrate da sovvenzioni governative, pari al 98,2% dei fondi ricevuti.

Dal 2008 il Solidarity Center ha ricevuto oltre $86 milioni dal governo federale; $61 milioni di questi sono stati erogati durante la presidenza Biden. Tre dipendenti del Solidarity Center sono entrati a far parte del Dipartimento del Lavoro durante l'amministrazione Biden. Il Solidarity Center riceve il 99% delle sue entrate totali dai contribuenti americani e serve l'AFL-CIO, che ha destinato l'86% delle sue donazioni politiche nel 2024 ai Democratici.

Sul fronte climatico: i fondi dell'Inflation Reduction Act hanno stanziato centinaia di miliardi per l'agenda verde. Un ex-membro dello staff di un gruppo ambientalista chiamato Coalition for Green Capital è entrato a far parte dell'EPA proprio per indirizzare $27 miliardi in finanziamenti per la transizione ecologica. Durante il suo mandato $5 miliardi sono stati concessi alla sua ex-organizzazione. Power Forward Communities ha ricevuto quasi $9 miliardi nonostante fosse stata fondata solo pochi mesi prima della richiesta, e tra i beneficiari figurava un gruppo affiliato a Stacey Abrams che aveva solo $100 in banca quando ha ricevuto $2 miliardi.

L'Environmental Law Institute, che ha gestito un “Climate Judiciary Project” per sensibilizzare i giudici federali e statali a favore delle azioni legali per danni climatici contro le compagnie energetiche, ha ricevuto milioni di dollari in sovvenzioni e contratti dall'EPA, dai Dipartimenti di Giustizia, Sicurezza Interna, Agricoltura e Stato e dalla National Science Foundation tra il 2021 e il 2024.

Per quanto riguarda nello specifico l'SPLC: nonostante abbia fatto registrare entrate per $132,7 milioni e un patrimonio netto di quasi $770 milioni nel 2021, il Dipartimento di Stato ha comunque concesso onorari e compensi per interventi a funzionari dell'SPLC. Inoltre il Dipartimento del Lavoro dell'era Biden approvò una sovvenzione da $6 milioni per la “formazione professionale” a NextGen, un'organizzazione no-profit che si batte per “cambiamenti politici progressisti” attraverso attività di sensibilizzazione e impegno civico.

Lo stesso SPLC è finito sotto i riflettori per altri motivi: il Dipartimento di Giustizia ha incriminato il Southern Poverty Law Center per frode federale, sostenendo che abbia raccolto impropriamente milioni di dollari per pagare informatori infiltrati nel Ku Klux Klan e in altri gruppi estremisti.

Il continuo viavai di persone tra queste ONG finanziate pubblicamente e le amministrazioni democratiche è un elemento chiave della vicenda. Il personale delle Open Society Foundations e dei gruppi di sinistra ad esse associati entrava e usciva dalla Casa Bianca di Biden, dal Dipartimento di Giustizia e da altre agenzie governative: le stesse persone che in precedenza avevano definito le priorità di erogazione dei finanziamenti, per poi indirizzare i fondi pubblici verso organizzazioni affini.

Nel solo primo mese dell'amministrazione Trump, 15 gruppi che avevano ricevuto finanziamenti federali dalla precedente amministrazione hanno fatto causa all'amministrazione in carica, principalmente per proteggere i propri fondi, che ammontavano a $1,6 miliardi. Questo è il circolo vizioso in miniatura: il governo concede finanziamenti ai gruppi di attivisti → i gruppi di attivisti fanno pressioni per ottenere più finanziamenti governativi → i gruppi di attivisti intentano cause contro chiunque cerchi di fermarli.


Riflessioni conclusive

Diversi fattori convergenti spiegano la tempistica dell'annuncio del Dipartimento del Tesoro americano ad aprile:

  1. La pressione del Congresso è andata aumentando. Diverse audizioni alla Camera nel corso dell'ultimo anno – l'audizione della sottocommissione DOGE intitolata “Fondi pubblici, programmi privati: le ONG impazzite” e l'audizione della sottocommissione giudiziaria intitolata “Come le reti no-profit di sinistra sfruttano i fondi dei contribuenti federali” – hanno creato un'ampia documentazione pubblica e generato lo slancio politico necessario per un intervento normativo.

  2. Il tentativo di rebranding ha messo in luce il problema. La ristrutturazione di Arabella in Sunflower Services e Vital Impact alla fine del 2025 è stata ampiamente interpretata come un tentativo di ripulire la propria reputazione e sfuggire al controllo. L'annuncio del Dipartimento del Tesoro americano segnala che il rebranding non sarà sufficiente.

  3. Il modulo 990 presenta una falla strutturale. Come evidenziato nel comunicato stampa del Dipartimento del Tesoro americano, il modulo 990 non prevede alcun meccanismo per la divulgazione delle attività di sponsorizzazione fiscale. Non si tratta di un errore di applicazione, bensì di una lacuna nel quadro normativo stesso, nota e sfruttata per decenni. Il Dipartimento del Tesoro sta finalmente intervenendo per colmarla attraverso un'azione normativa, anziché attendere un intervento legislativo del Congresso.

  4. L'incriminazione della SPLC e il relativo esame critico. L'incriminazione, unita alla costante attenzione sul ruolo della Tides Foundation nel finanziamento di gruppi anti-israeliani, ha portato alla ribalta la questione della responsabilità delle organizzazioni no-profit nell'attuale contesto politico.

  5. Il fenomeno delle “porte girevoli” è stato ampiamente documentato. Gli anni di Biden hanno prodotto una vasta documentazione di personale che si spostava tra la rete del finanziamento occulto e le agenzie governative, con l'esplicito effetto di indirizzare fondi pubblici verso organizzazioni allineate. L'amministrazione Trump sta utilizzando ogni strumento disponibile – esecutivo, regolamentare e giudiziario – per smantellare questi accordi.

In sostanza, il concetto è piuttosto semplice: per decenni un piccolo numero di aggregatori di organizzazioni no-profit ha utilizzato la sponsorizzazione fiscale per creare un sistema in cui miliardi di dollari – provenienti da grandi donatori privati, cittadini stranieri e contribuenti americani – affluiscono a organizzazioni attiviste di sinistra e direttamente legate al Partito Democratico, praticamente senza alcuna responsabilità pubblica. I gruppi sponsorizzati non presentano le proprie dichiarazioni dei redditi (Modulo 990).

Le organizzazioni intermediarie non sono tenute a rivelare quali progetti finanziano con i loro fondi e l'intero sistema è perfettamente legale secondo le attuali normative dell'IRS. L'annuncio del Dipartimento del Tesoro americano rappresenta il primo passo normativo significativo verso l'obbligo di divulgazione di questi accordi, e la sua tempistica riflette sia la volontà politica dell'attuale amministrazione sia il lavoro preparatorio svolto da oltre un anno di indagini del Congresso.

La luce del sole è il miglior disinfettante” per il corpo politico!


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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