La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/le-stablecoin-e-la-rivalutazione)
La tesi secondo cui “la moneta fiat sta morendo” è diventata uno slogan tra i sostenitori degli asset digitali, gli amanti dell'oro e i fautori delle crittovalute. Il fulcro di questa narrazione è che le banche centrali hanno stampato enormi quantità di denaro e questa “stampa di moneta” ha portato alla svalutazione della valuta, rendendo obsoleto il dollaro statunitense. Abbiamo già discusso di questa narrazione riguardo la “svalutazione” in precedenza.
La narrazione è seducente: l'inflazione è fuori controllo, il governo stampa moneta e il dollaro è agli sgoccioli. Ma sebbene ci siano rischi reali da tenere d'occhio, la maggior parte dei titoli diffonde paura anziché fatti. È impressionante, e chi vende oro, argento o altri beni rifugio spesso lo usa per spaventare le persone e spingerle ad agire. Uno dei grafici preferiti, utilizzato per sostenere la tesi della “svalutazione”, è il classico grafico che mostra come il dollaro statunitense abbia perso il 90% del suo potere d'acquisto sin dal 1966.
Ma ecco il punto: questo grafico non mostra alcuna svalutazione. Riflette solo l'inflazione, un fenomeno ben noto e ampiamente previsto in un'economia in crescita. I prezzi aumentano nel tempo perché la domanda cresce a causa della crescita demografica, dell'aumento dei redditi e della crescita dei consumi. Questo è particolarmente vero in un'economia post-industriale, trainata dai servizi, che incentiva l'espansione del credito e gli investimenti di capitale. In altre parole, non è il dollaro che perde valore, ma l'economia che si espande.
Chi sostiene la tesi della “svalutazione” non comprende il funzionamento dell'economia e dell'inflazione moderna. Quel grafico mostra, nell'economia odierna, solo la perdita di potere d'acquisto dei dollari inattivi, ovvero non investiti. I dollari che rimangono inutilizzati perdono valore rispetto all'inflazione nel tempo. Non si tratta di un crollo della valuta fiat, bensì di un segnale per investire il capitale. Sebbene i “gold bug” affermino che l'oro protegga dalla svalutazione (ovvero dall'inflazione), il che è vero, lo stesso vale per i buoni del Tesoro a 3 mesi e i titoli del Tesoro statunitensi, in termini di rendimento totale reale e aggiustato all'inflazione . Lo stesso dollaro investito nell'indice S&P 500 si è rivelato di gran lunga il miglior strumento per proteggere il potere d'acquisto del dollaro statunitense.
È fondamentale sottolineare che il termine “svalutazione” non si riferisce al crollo della valuta, è solo un “riflesso dell'inflazione sui dollari non investiti”. L'inflazione erode il potere d'acquisto se i redditi e i rendimenti non tengono il passo. Una banconota da $100 oggi vale meno di quanto valesse nel 2010, semplicemente perché il livello generale dei prezzi di beni e servizi acquistati in un'economia in espansione aumenta nel tempo. Questo effetto è reale, ma è una conseguenza naturale dell'interazione tra attività economica e politica monetaria con la crescita, non un crollo strutturale della fiducia.
In realtà il dollaro rimane dominante. Come abbiamo ampiamente discusso nel pezzo La morte del dollaro è notevolmente esagerata:
• Circa l'80% delle transazioni globali utilizza il dollaro statunitense come unità di conto, o di riconciliazione;
• Il dollaro statunitense rappresenta ancora quasi il 60% delle riserve monetarie mondiali detenute dalle banche centrali;
• Non esiste altra valuta, o asset finanziario, con la stessa profondità, liquidità e fiducia istituzionale del dollaro statunitense.
Questi fatti contraddicono l'idea che il mondo stia abbandonando le valute fiat, o il dollaro statunitense. La narrazione secondo cui il dollaro sta morendo ignora le schiaccianti prove della continua domanda e del continuo utilizzo a livello internazionale, motivo per cui gli acquisti esteri di titoli del Tesoro statunitensi hanno raggiunto livelli record.
L'illusione della fuga
Chi sostiene che gli investitori stiano acquistando oro o Bitcoin aggrappandosi alla narrativa della “svalutazione” o sta intenzionalmente cercando di ingannare gli altri, oppure ignora il funzionamento del sistema monetario e delle unità fondamentali di determinazione dei prezzi, scambio e riconciliazione nell'economia moderna.
Siamo assolutamente d'accordo sul fatto che gli investitori dovrebbero investire i propri dollari “inattivi” in “attività rischiose” come obbligazioni, oro, azioni o Bitcoin per proteggere i propri risparmi dall'inflazione nel tempo. Tuttavia i guadagni di tali attività, che aumentano in termini nominali, riflettono solo variazioni di valutazione relativa, non un abbandono del dollaro stesso. Inoltre, mentre coloro che acquistano sulla scia dei timori di una “svalutazione”, perlopiù a causa dei titoli dei giornali piuttosto che dei fatti, cercano i cosiddetti “beni rifugio”, acquistando Bitcoin o oro, pensano di abbandonare la moneta “fiat”.
Tuttavia, non è così, poiché questi asset sono ancora prezzati e riconciliati in dollari. Bitcoin viene scambiato in coppia con il dollaro e il prezzo di mercato globale dell'oro è quotato in dollari. Quando i possessori desiderano spendere o effettuare transazioni al di fuori del contesto degli asset digitali, devono riconvertire il denaro nel sistema del dollaro. La convinzione di poter davvero sfuggire alla moneta fiat è un'idea filosofica. In termini pratici, il trasferimento di valore e l'utilità ruotano ancora attorno al dollaro. Come dimostrato in precedenza, il modo migliore in assoluto per proteggere il proprio potere d'acquisto dalla “svalutazione” è stato il mercato azionario statunitense.
Sebbene la narrativa della “svalutazione” spesso sostenga che i titoli del Tesoro statunitensi siano reliquie indesiderabili di un sistema in declino, la realtà è l'opposto. I titoli del Tesoro statunitensi rimangono gli strumenti finanziari più liquidi e affidabili del pianeta. Sono fondamentali per i benchmark dei tassi di interesse globali, per il calcolo dei tassi privi di rischio, per i mercati delle garanzie e per le riserve internazionali.
Inoltre una nuova evoluzione nell'economia odierna è destinata a rendere il dollaro statunitense ancora più dominante: le stablecoin in USD.
Le stablecoin in USD e perché sono necessarie
Come spiegato, il dollaro statunitense è, e rimarrà, la spina dorsale della finanza globale. Ciò non cambierà nel futuro prossimo, né in quello più lontano, principalmente perché non esistono alternative realistiche. Tuttavia l'ascesa delle stablecoin ancorate al dollaro statunitense probabilmente consoliderà ulteriormente questo predominio.
Attualmente quasi il 99% delle stablecoin ancorate a valute fiat sono agganciate al dollaro statunitense, poiché quest'ultimo domina le riserve valutarie mondiali. La quota del dollaro nelle riserve mondiali continua a superare quella di tutte le altre principali valute messe insieme, a dimostrazione della persistente fiducia degli Stati Uniti nel dollaro, anche in un contesto di preoccupazione per l'inflazione. In particolare le stablecoin ancorate al dollaro riflettono la forza del dollaro, non il suo declino.
Cosa sono dunque le stablecoin in USD? Si tratta di token digitali progettati per mantenere un ancoraggio 1:1 al dollaro statunitense. A differenza delle crittovalute volatili come Bitcoin o Ether, il cui prezzo può subire forti oscillazioni, le stablecoin offrono stabilità detenendo riserve di asset liquidi di alta qualità. Gli esempi più noti sono USDT di Tether e USDC di Circle, che insieme rappresentano oltre il 90% del mercato delle stablecoin in USD. Per dare un'idea, alla fine del 2025 Tether (che emette la stablecoin USDT) deteneva oltre $135 miliardi in titoli del Tesoro statunitensi, posizionandosi al 17° posto a livello globale tra i detentori di debito sovrano statunitense. Le partecipazioni di Tether superano quelle di Corea del Sud, Arabia Saudita, Germania ed Emirati Arabi Uniti.
Ecco perché questo è fondamentale per la narrazione sulla “morte del dollaro”.
Le stablecoin in USD operano su reti blockchain, consentendo la liquidazione in tempo reale e il trasferimento globale di dollari digitali senza intermediari bancari tradizionali. Questa capacità è particolarmente preziosa per le transazioni transfrontaliere, le rimesse e i mercati con infrastrutture bancarie meno sviluppate. Il Fondo Monetario Internazionale osserva che, sebbene la maggior parte del volume delle transazioni in stablecoin sia attualmente legato al trading di crittovalute, i flussi transfrontalieri sono in rapida crescita, il che suggerisce un futuro utilizzo in sistemi finanziari più ampi. Come riportato da Chainstack:
Le stablecoin sono entrate a far parte della finanza tradizionale, collegando i sistemi bancari alle reti di asset digitali. I token ancorati al dollaro movimentano già volumi paragonabili a quelli delle principali reti di pagamento, con transazioni che rivaleggiano con quelle di ACH, Visa e PayPal. A metà del 2025 l'offerta di stablecoin ha superato i $250 miliardi, a testimonianza della domanda di pagamenti più rapidi e sempre disponibili.
Sebbene il volume delle transazioni rimanga ancora molto ridotto (circa l'1% dell'attuale volume globale dei pagamenti transfrontalieri, un mercato annuo da $2 triliardi), ci sono diverse ragioni per cui molti prevedono una crescita sostanziale del mercato delle stablecoin in USD in futuro.
Questi casi d'uso risultano interessanti per la finanza globale, in quanto modernizzano i sistemi di pagamento. Se le stablecoin ancorate al dollaro statunitense dovessero raggiungere una maggiore diffusione, potrebbero diventare un'infrastruttura fondamentale per i flussi di denaro digitale, rendendo i titoli del Tesoro statunitensi ancora più importanti per il sistema finanziario globale.
Come le stablecoin ancorate al dollaro statunitense potrebbero rendere i titoli del Tesoro americani ancora più importanti
La presenza di questi asset nelle riserve di stablecoin in USD sottolinea come l'infrastruttura del dollaro digitale sia strettamente interconnessa con i mercati del debito sovrano statunitense, anziché esserne esterna. Con la crescita del mercato delle stablecoin in USD, il suo rapporto con i titoli del Tesoro statunitensi potrebbe diventare più significativo, poiché coloro che le emettono devono detenere asset liquidi e a basso rischio per mantenere l'ancoraggio al dollaro e soddisfare le aspettative normative e di mercato. Dato che i titoli del Tesoro a breve termine sono ampiamente accettati come garanzia e altamente liquidi, rappresentano una scelta naturale.
Gli sviluppi normativi, come il GENIUS Act, approvato nel 2025, richiedono a coloro che emettono stablecoin di garantire i propri token con asset liquidi di alta qualità, come dollari statunitensi o titoli del Tesoro a breve termine, aumentando la probabilità che le riserve rimangano strettamente legate al debito sovrano statunitense. Inoltre, qualora e quando lo STABLE Act venisse approvato, imporrebbe ulteriori requisiti a coloro che emettono stablecoin per mantenere asset sicuri e altamente liquidi a garanzia.
Pertanto le proiezioni del settore suggeriscono che il mercato delle stablecoin in USD potrebbe raggiungere i $2.000-3.000 miliardi entro il 2030, grazie a una regolamentazione più chiara e a una maggiore adozione finanziaria. In tale scenario la domanda di riserve per i titoli del Tesoro americani potrebbe diventare un importante acquirente aggiuntivo nei mercati monetari, potenzialmente integrando la domanda tradizionale per essi. La Reuters ha riportato che fino all'80% delle riserve esistenti nel mercato delle stablecoin è costituito da buoni del Tesoro americani e operazioni di pronti contro termine, il che indica che le attuali pratiche di riserva sono già fortemente orientate verso di essi.
Infine la ricerca accademica suggerisce che la domanda di stablecoin in dollari statunitensi è già sufficientemente elevata da influenzare i rendimenti a breve termine. Ad esempio, uno studio ha rilevato che gli acquisti di titoli del Tesoro statunitensi da parte di coloro che emettono stablecoin sono correlati a una misurabile pressione al ribasso sui rendimenti a un mese, evidenziando come la domanda di riserve digitali in dollari possa influenzare i mercati reali.
Tuttavia qualsiasi discussione sulle stablecoin in USD deve tenere conto dei rischi. È fondamentale sottolineare che questa tesi presuppone che le stablecoin in USD diventeranno uno strumento di transazione globale sempre più diffuso. Si tratta di un futuro “possibile”, non certo. Attualmente l'utilizzo delle stablecoin in USD è concentrato nel trading e nella riconciliazione tra crittovalute, non nel commercio tradizionale o nei pagamenti. L'adozione dipende dai quadri normativi, dal coinvolgimento istituzionale e dalla fiducia a livello globale.
Il rischio di custodia rimane una preoccupazione fondata. S&P Global Ratings ha di recente declassato la valutazione di stabilità di Tether, rilevando che solo il 64% delle sue riserve era detenuto in titoli del Tesoro statunitensi a breve termine e che persistono problemi di trasparenza. Ciò sottolinea l'importanza di una rendicontazione più chiara, di una governance più solida e di soluzioni di custodia più regolamentate affinché le stablecoin possano crescere in sicurezza.
“Bitcoin rappresenta il 5,6% degli USDT in circolazione, superando il margine di sovracollateralizzazione del 3,9% associato a un rapporto di collateralizzazione del 103,9%. Un calo del prezzo di Bitcoin o del valore di altri asset a rischio più elevato potrebbe quindi ridurre la copertura del collaterale.” – S&P Global
Esiste anche la concorrenza delle valute digitali delle banche centrali (CBDC). I governi potrebbero scegliere le proprie infrastrutture per le valute digitali, il che potrebbe ridurre l'attrattiva delle stablecoin private in USD in determinati casi d'uso; tuttavia, anche se le CBDC dovessero acquisire una notevole diffusione, saranno probabilmente garantite dai titoli del Tesoro statunitensi per le ragioni qui elencate.
Un altro rischio è che, con l'aumento della domanda di titoli del Tesoro americani, i rendimenti diminuiscano. Sebbene chi emette stablecoin in USD probabilmente modificherà la composizione delle riserve, gli asset sottostanti rimangono titoli ancorati al dollaro. Questa distinzione è fondamentale, poiché, indipendentemente dal fatto che chi emette stablecoin detenga buoni del Tesoro americani, operazioni di pronti contro termine o altri asset a breve termine in dollari, il legame con il dollaro persiste. Il sistema continuerà a operare all'interno del quadro monetario del dollaro, non in un universo monetario alternativo.
Infine, esiste SEMPRE il rischio che nulla di tutto ciò si concretizzi nella misura prevista. Ostacoli normativi, barriere tecnologiche, o cambiamenti nelle condizioni macroeconomiche potrebbero arrestare la crescita. Sebbene il futuro non sia mai certo, il quadro delle stablecoin ancorate al dollaro statunitense e l'attuale traiettoria degli sviluppi tecnologici suggeriscono che il modo in cui conduciamo affari a livello globale cambierà nel prossimo futuro e, soprattutto, il dollaro statunitense sarà al centro di questo cambiamento.
Conclusioni e tesi di investimento
La narrazione secondo cui “la moneta fiat sta morendo” non è supportata dai dati, né dalla realtà. L'inflazione, pur essendo reale, non rappresenta una svalutazione nel senso storico del termine. Si tratta piuttosto dell'erosione del potere d'acquisto dei dollari non investiti in un'economia in espansione. Il dollaro statunitense rimane il fondamento della finanza globale, dominando negli scambi commerciali, nelle riserve e nei pagamenti. Nessuna valuta, asset o sistema alternativo attualmente eguaglia la sua liquidità, la fiducia istituzionale o la profondità del mercato.
L'illusione di poter sfuggire alla moneta fiat investendo in oro o Bitcoin denota una scarsa comprensione del funzionamento del sistema monetario. Sebbene questi asset proteggano i risparmi dall'inflazione, non sono indipendenti dal sistema monetario a corso forzoso, poiché il loro prezzo, la loro riconciliazione e il loro utilizzo sono denominati in dollari statunitensi. Qualsiasi affermazione di “fuga” dalla moneta fiat è più ideologica che pratica.
Ciò che sta emergendo ora non è la morte del dollaro, ma la sua “rivalutazione” attraverso la trasformazione del modo in cui circola, viene riconciliato e funziona tramite infrastrutture digitali. Le stablecoin ancorate al dollaro non rappresentano una minaccia per il sistema monetario statunitense; al contrario, ne sono un'estensione. Facilitando i pagamenti digitali in tempo reale su reti blockchain e detenendo riserve in titoli del Tesoro statunitensi ed equivalenti in contanti, le stablecoin ancorate al dollaro rafforzano il ruolo centrale del dollaro stesso.
Se le stablecoin ancorate al dollaro statunitense dovessero affermarsi come strumenti di transazione di uso comune, un'ipotesi che rimane al momento solo un'ipotesi, la domanda di titoli del Tesoro statunitensi potrebbe aumentare significativamente. Con una dimensione di mercato prevista tra i $2.000 e i $3.000 miliardi entro il 2030, chi emette stablecoin potrebbe diventare acquirente importante di titoli del Tesoro statunitensi. Ciò aumenterebbe la liquidità, sosterrebbe rendimenti più bassi e integrerebbe ulteriormente gli strumenti del Dipartimento del Tesoro americano nel sistema finanziario globale.
Gli investitori devono essere consapevoli dei rischi. L'adozione delle stablecoin non è garantita; i quadri normativi potrebbero subire delle battuta d'arresto; permangono i rischi legati alla custodia, soprattutto con emittenti non trasparenti; le valute digitali delle banche centrali potrebbero generare concorrenza; se le stablecoin in USD non riusciranno a espandersi oltre i casi d'uso di trading, il loro impatto rimarrà limitato.
Tuttavia la tesi di investimento rimane convincente:
• I titoli del Tesoro statunitensi rimangono fondamentali. La domanda continua e diversificata, sia da parte degli acquirenti tradizionali che da chi emette dollari digitali, ne conferma il ruolo di asset primario.
• L'infrastruttura delle stablecoin in USD offre opportunità alle aziende che forniscono servizi di custodia, liquidità e sistemi di pagamento digitali conformi alle normative.
• Le banche e le fintech che si posizionano all'incrocio tra la compensazione tramite blockchain e la conformità alle valute fiat potrebbero diventare parte integrante dell'architettura di rivalutazione.
Il dollaro non sta morendo, sta evolvendo. In particolare, le stablecoin ancorate al dollaro potrebbero fungere da ponte di collegamento tra il mondo finanziario analogico e il suo futuro digitale. Il quadro normativo e tecnologico sta evolvendo e il futuro delle stablecoin in USD ha alle spalle il pieno peso del credito sovrano degli Stati Uniti. Per gli investitori disposti a scommettere su questa evoluzione, l'opportunità risiede nella comprensione del futuro del dollaro.
Non è la sua distruzione, ma la digitalizzazione del predominio del dollaro.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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