venerdì 14 dicembre 2018

L'inflazione sta rialzando la sua brutta testa





di Alasdair Macleod


Il mondo della finanza e degli investimenti, come sempre, è infestato da molte incertezze. L'economia americana è in boom, dicono alcuni, e altri avvertono che la crescita dell'offerta di moneta è rallentata, facendo temere un'imminente deflazione. Ci preoccupiamo per le banche, con un noto nome europeo di importanza sistemica in difficoltà. Ci preoccupiamo per la disintegrazione dell'Eurozona, con squilibri record e un membro significativo, l'Italia, che naviga in brutte acque. Il mercato azionario cinese, ci viene detto, è ora ufficialmente in un bear market. Gli altri lo seguiranno? Ma c'è una cosa che finora è stata ampiamente ignorata: l'inflazione.

Più correttamente, è il tasso di aumento dei prezzi ufficialmente registrato ad essere stato ignorato. L'inflazione vera e propria è già qui attraverso l'espansione della quantità di denaro e credito in seguito alla crisi della Lehman dieci anni fa. Il tasso di espansione del denaro e del credito è ora rallentato e questo è ciò che sta causando preoccupazioni tra i monetaristi. Ma è quello che succede ai prezzi che dovrebbe preoccuparci, perché un aumento dell'inflazione dei prezzi viola gli obiettivi dichiarati della FED. Un aumento del livello generale dei prezzi è la conferma che il potere d'acquisto di una valuta sta diminuendo.

Secondo il tasso ufficiale d'inflazione, il CPI-U degli Stati Uniti, già a maggio era in netto aumento al 2.8%. Se l'economia degli Stati Uniti continua a crescere, la FED dovrà continuare a rialzare i tassi d'interesse per rallentare le cose. È troppo semplicistico sostenere che un rallentamento della crescita dell'offerta di moneta rimuova la minaccia inflazionistica. In questo articolo, spiegherò il perché la prossima crisi del credito sarà l'inizio della fine per le valute fiat scoperte.



Le falsità dietro l'inflazione dei prezzi

Il CPI-U è un tentativo di misurare le variazioni del livello generale dei prezzi, definito come il prezzo di un paniere di beni e servizi acquistati dai consumatori. Il concetto è imperfetto fin dall'inizio, perché cerca di misurare ciò che non può esserlo. L'uomo medio non esiste. Non solo il livello generale dei prezzi è diverso per ogni individuo e famiglia, ma non è possibile ignorare classi, professioni, luoghi, preferenze culturali e personali diverse e presumere che possano essere racchiusi in qualcosa di significativo. Possiamo parlare vagamente del livello generale dei prezzi, ma questo non significa che possa o debba essere misurato. Fare la media è semplicemente una costruzione inappropriata ed abusata da economisti e da matematici.

C'è anche una questione dinamica fondamentale e importante, ignorata dagli statistici economici: non è possibile catturare il progresso economico con le statistiche, per non parlare delle medie. Il cambiamento sempre presente nella condizione umana è il risultato di un'interazione non quantificabile tra consumatori e produttori. Ciò che un consumatore ha acquistato diversi mesi fa, che tra l'altro è la base delle informazioni statistiche, non può essere altro che una curiosità storica. Non ci dice cosa stia comprando oggi o comprerà domani. Né gli statistici possono eventualmente esprimere giudizi di valore che inducano i consumatori a cambiare marca o comprare cose diverse. In breve, anche se esistesse un indice dei prezzi teoricamente giustificabile, misurerebbe la cosa sbagliata.

Gli statistici stanno semplicemente vendendo un mito ed i miti, a condizione che vengano creduti veri, controllano il modo di pensare mainstream. È nell'interesse di colui che tiene a libro paga gli statistici, lo stato, vedere l'inflazione dei prezzi sottostimata, quindi non dovrebbe sorprenderci se i tentativi indipendenti di registrare l'inflazione dei prezzi l'abbiano stimata molto più in alto.

Stime indipendenti suggeriscono un tasso d'inflazione dei prezzi di circa il 10%, a seconda della città, e questa è una valutazione più veritiera. Se fosse riconosciuto ufficialmente, verrebbe esposto il continuo impoverimento dell'americano ordinario, perché il deflatore del PIL andrebbe a registrare un'economia che si contrae continuamente in termini reali. E questa sembra essere stata la situazione sin dalla crisi della Lehman, così come in molti degli anni precedenti.

Non si può, anno dopo anno, togliere ricchezza ai consumatori senza mandare in rovina l'economia. Stiamo parlando di una contrazione economica continua, il risultato inevitabile della svalutazione monetaria. Non lo si ammetterà mai a livello ufficiale, meno che mai lo ammetterà la FED, la quale ha la responsabilità di salvaguardare la valuta ed il sistema bancario. La FED non produce stime ufficiali sull'inflazione dei prezzi, competenza questa del Bureau of Economic Affairs, quindi la FED si nasconde dietro un dipartimento governativo.

Ma se la FED ammettesse questo insabbiamento statistico, cosa potrebbe fare? L'intero concetto di stimolo monetario cadrebbe in mille pezzi e il dibattito si allontanerebbe quasi certamente dalle politiche che si basano sul fumo monetario e si sposterebbero sulla reintroduzione del sound money. La FED dovrebbe chiudere i battenti.

Tuttavia il governo ora dipende dal finanziamento inflazionistico per coprire i propri deficit di bilancio persistenti, se non direttamente, come minimo indirettamente attraverso l'espansione del credito bancario per finanziare l'acquisto di titoli di stato. Nel breve termine il presidente Trump ha peggiorato le cose alzando ulteriormente il deficit di bilancio, il quale sarà finanziato attraverso una maggiore inflazione monetaria. E a lungo termine gli obblighi derivanti dall'aumento dei costi del welfare state garantiranno un'inflazione monetaria più rapida, necessaria per pagare le spese in eccesso del governo statunitense.

Quindi possiamo dire con certezza che lo scopo della politica monetaria è diverso da ciò che viene comunemente affermato: invece di promuovere la salute dell'economia statunitense, si garantisce che la spesa pubblica possa procedere senza interruzioni e senza chiedere ai rappresentanti del popolo il permesso di aumentare le tasse.



Fattori temporali e supply-side

Il punto di vista neo-keynesiano sull'inflazione dei prezzi recita che l'aumento dei prezzi è guidato dall'eccesso di domanda. In altre parole, un'economia che cresce troppo velocemente porta ad una crescente domanda per i fattori di produzione.

Questo approccio minimizza il ruolo del denaro. Se la quantità di moneta è fissa, l'aumento della domanda per alcuni fattori di produzione può essere soddisfatto solo previa riduzione della domanda per altri fattori di produzione. Se la quantità di denaro e di credito aumenta, la ridistribuzione dei fattori di produzione è compromessa ed i fattori comuni vengono richiesti fino a che il denaro extra rimane disponibile. La fonte di prezzi più alti è chiaramente il denaro extra.

Quando una banca centrale, come la FED, crea denaro ed incoraggia l'espansione del credito, ci vuole del tempo affinché questo denaro extra circoli nel sistema. Finisce inizialmente nel settore finanziario, questo perché l'inflazione monetaria è inizialmente diretta alle banche per stabilizzare i loro bilanci. E una volta passata la crisi immediata, le banche continuano ad estendere il credito allo stato a tassi d'interesse soppressi, acquistandone le obbligazioni. I tassi d'interesse soppressi, e di riflesso anche i rendimenti obbligazionari, portano ad un bull market nelle azioni, incoraggiando la speculazione. Il credito bancario viene quindi esteso alle imprese ed anche ai consumatori attraverso le carte di credito ed il debito ipotecario. A questo punto l'inflazione dei prezzi inizia ad essere un problema.

Il banchiere ed economista del diciottesimo secolo, Richard Cantillon, fu il primo a descrivere come il nuovo denaro circoli gradualmente attraverso l'economia, facendo salire i prezzi nel frattempo. Alla sua analisi dobbiamo aggiungere il corso che prende oggi nei mercati finanziari, in modo da capire il suo impatto sull'economia non finanziaria.

Il tempo impiegato affinché denaro e credito ex novo vengano assorbiti dall'economia, governa la durata del periodo che separa le varie crisi creditizie. Cantillon fece anche notare che coloro che ci guadagnano sono quelli che ricevono per primi il denaro creato ex novo, mentre coloro che ci perdono sono quelli che trovano i prezzi aumentati prima di mettere le mani sul denaro creato ex novo. Infatti la ricchezza viene trasferita da quest'ultimi ai primi.

Questo trasferimento di ricchezza giova allo stato, alle banche ed ai clienti preferiti delle banche, poiché deruba silenziosamente operai, disoccupati, pensionati e salariati fissi. La natura dell'Effetto Cantillon è destinata ad influenzare i policymaker affinché comprendano gli effetti delle loro politiche monetarie. Accecati dall'interesse personale e dagli interessi di quelli vicini a loro, non riescono a capire esattamente come la creazione di denaro extra crei nell'effettivo una povertà diffusa.

La creazione monetaria apporta chiaramente benefici alle parti che controllano e consigliano la FED, conferendo ad essa e ai suoi epigoni il bagliore roseo della superiorità istituzionale. Tutti intorno ad essa festeggiano per l'afflusso di denaro extra. E la licenza di crearlo dal nulla data alle banche commerciali viene sfruttata appieno. Ovviamente sono contrarie al ritiro dello stimolo. Non sorprende se i neo-keynesiani, con le loro convinzioni economiche flessibili, credano che stimolare l'economia sia utile per portarla fuori dalla recessione. Non si accorgono invece che la stanno incanalando nella prossima crisi del credito, come la BCE e la Bank of Japan evidenziano chiaramente, perché tutti coloro che arrivano per primi alla festa monetaria vogliono che continui.



La connessione tra l'inflazione monetaria e l'inflazione dei prezzi

Non esiste una formula matematica che lega inflazione monetaria ed inflazione dei prezzi. Milton Friedman disse che "l'inflazione è sempre e comunque un fenomeno monetario", ma non tutti condividono le sue conclusioni. I banchieri centrali prendono nota dell'aforisma di Friedman, ma lo ignorano a favore della loro interpretazione ad hoc degli effetti della politica monetaria. Il risultato è che, in assenza di una solida comprensione del rapporto tra denaro, prezzi generali e prezzi degli asset, finiscono sempre per essere travolti da una nuova crisi finanziaria.

È una politica che fallisce sempre. I banchieri centrali pensano che le difficoltà sorgano nel settore privato, quindi si concentrano su ciò che considerano come rischi del mercato. Non riescono pienamente a capire che nasce tutto dalle loro stesse politiche monetarie. Oltre ad andare contro i propri interessi, convincere i banchieri centrali è doppiamente difficoltoso perché non esiste una prova empirica che colleghi la quantità del denaro in circolazione coi prezzi.

Dal punto di vista logico Friedman aveva ragione. Se ci sono più soldi a caccia della stessa quantità di merci, il potere d'acquisto del denaro scenderà. Questa era la lezione del sound money, quando era al di là della portata dell'interferenza dello stato. Il potere d'acquisto del sound money e del denaro fiat varia a causa dei cambiamenti nel livello generale di liquidità desiderati dai consumatori.

Tuttavia l'uso diffuso del sound money, oro o argento, ha anche assicurato che l'effetto sui prezzi dovuto alle variazioni di un desiderio localizzato di liquidità monetaria, fosse ridotto al minimo attraverso l'arbitraggio sui prezzi; quindi, in tali circostanze, la relazione tra la quantità di moneta e il livello generale dei prezzi era semplice da vedere ed era indiscutibile. Le valute nazionali fiat non condividono questa caratteristica e il loro potere d'acquisto dipende solo in parte dai cambiamenti nella loro quantità, essendo ostaggio del desiderio collettivo dei consumatori di mantenere il corso legale del proprio stato. In altre parole, se i consumatori rifiutano collettivamente la valuta del loro governo, perde tutto il suo valore come mezzo di scambio.

Infatti ci sono due forze in gioco qui: cambiamenti nella quantità e cambiamenti nel desiderio di possedere la valuta. Possono andare di pari passo o in direzione opposta. Data la quantità di nuova moneta e credito emessi dopo la crisi della Lehman, sembra che le due forze si stiano annullando a vicenda: un drastico aumento della quantità di denaro parzialmente compensato dalla volontà di detenere saldi di cassa più cospicui. Il risultato è che il potere d'acquisto del dollaro non è diminuito di quanto ci si poteva aspettare, sebbene, come già discusso in precedenza in questo saggio, il calo del potere d'acquisto del dollaro sia stato significativamente maggiore di quanto ammettono le cifre ufficiali sull'inflazione.

È molto probabile che le persone e le imprese negli Stati Uniti siano state persuase a mantenere i saldi di cassa e i depositi presso le banche a causa dei dati ufficiali (fuorvianti) sull'inflazione. Se le autorità avessero ammesso che i tassi d'inflazione dei prezzi fossero più vicini ai dati di Shadowstats e a quelli del Chapwood Index, il comportamento dei consumatori sarebbe stato probabilmente molto diverso; molto probabilmente avrebbero ridotto la loro esposizione ad un dollaro in evidente svalutazione.

Un massiccio aumento dell'offerta di moneta combinato con una diminuzione della fiducia della popolazione nella valuta, avrebbe quasi sicuramente contribuito ad indebolire rapidamente il potere d'acquisto del dollaro. A meno che una perdita di fiducia nella valuta non venga stroncata sul nascere da un aumento preventivo e significativo dei tassi d'interesse, la discesa di una valuta verso la distruzione può degenerare rapidamente. Farlo troppo tardi o non abbastanza indebolirebbe la fiducia ancora di più.

La questione della fiducia pone ancora un altro problema per la FED: visto che il valore delle valute dipende da statistiche ingannevoli, quando la manipolazione statistica da parte dello stato verrà meno ciò rappresenterà un grande pericolo per la politica monetaria futura.



Il dollaro non ha dove nascondersi nella prossima crisi del credito

La storia dei cicli del credito ci mostra che il livello generale dei prezzi aumenta a causa della precedente espansione monetaria. Inevitabilmente una banca centrale è obbligata a rialzare i tassi d'interesse, azione richiesta dal mercato non accettando più la soppressione dei valori della preferenza temporale. (Quest'ultima è la differenza tra il possesso immediato di un bene e la promessa del suo possesso futuro, e rappresenta anche la base dei tassi d'interesse quando impostati dal libero mercato.)

Tassi d'interesse più alti espongono gli errori di calcolo degli imprenditori nelle loro valutazioni per quanto riguarda l'allocazione del capitale. Segue un rallentamento dell'attività commerciale e le banche, che sono intermediarie tra prestatori e mutuatari, diventano rapidamente insolventi. Una crisi del credito si trasforma rapidamente in una crisi sistemica del sistema bancario.

In passato prelevare i depositi bancari era il modo in cui le persone cercavano di proteggersi dall'insolvenza di una banca. Ciò creava una domanda di denaro fisico, la quale contribuiva a sostenere il valore della valuta in una crisi sistemica. Tuttavia questa opzione è stata rimossa.

Le banche centrali considerano il prelievo dei depositi come un ostacolo ai loro tentativi di fermare la bancarotte delle banche. Sin dagli anni '90 i governi hanno progressivamente limitato la proprietà degli individui sulla loro liquidità, accusando gli accaparratori di contanti di essere collusi in attività criminali ed evasione fiscale. Più di recente si sono mossi verso il divieto totale del contante, assistito dalla diffusione di carte contactless e altre forme di trasferimento elettronico.

La rimozione dell'alternativa denaro fisico costringe un depositante preoccupato a ridistribuire il denaro dalla sua banca in un'altra banca che ritiene più sicura. La banca centrale può compensare la perdita di depositi in una banca che ha perso la fiducia dei depositanti, riciclando i depositi in eccesso accumulati nelle altre banche. Ciò permette alla banca centrale di salvare banche in difficoltà a porte chiuse, invece di dover affrontare la contagiosa perdita di fiducia che si accompagna ad una corsa antiquata agli sportelli. Questo è probabilmente il motivo principale per cui le banche centrali vogliono eliminare il denaro contante.

Immaginiamo ora che la prossima crisi del credito sia peggiore dell'ultima. Un risparmiatore ordinario è bloccato nel sistema ed è incapace di richiedere denaro per sfuggire al rischio di essere un creditore della sua banca e del sistema bancario in generale. Il suo unico rimedio è ridurre la sua esposizione ai depositi bancari acquistando qualcosa. È facile immaginare una situazione in cui i venditori marginali di una valuta detenuta in depositi bancari fanno diminuire il suo potere d'acquisto rapidamente. Tutto ciò che serve è un'assenza di acquirenti o, in altre parole, una riluttanza a vendere quegli asset considerati migliori della liquidità.

Ma cosa è sicuro comprare? Gli asset non finanziari vedranno ridursi il loro valore ed i prezzi degli immobili residenziali, che sono fissati dal costo degli interessi e dalla disponibilità di mutui, sono probabilmente in uno stato di collasso. Anche le azioni rifletteranno questi valori in calo. I titoli di stato sono un tradizionale rifugio sicuro, ma le finanze pubbliche sono di fronte ad una crisi: deficit di bilancio che sfuggono al controllo.

Gli investitori ed i risparmiatori devono anticipare questi pericoli rispetto alla crisi del credito ed agire. Ecco come funzionano i mercati. Ora che l'alternativa denaro contante è stata preclusa, gli unici asset per i quali possono essere scambiati i depositi prima della crisi sono i metalli preziosi e le criptovalute. Pertanto sembra probabile che la domanda di un rifugio sicuro favorirà inizialmente queste classi di asset. Saranno, come dice il cliché, il canarino nella miniera di carbone.



Ci stiamo dirigendo verso l'ultima crisi del credito?

Questo saggio ha messo in evidenza l'inganno delle statistiche ufficiali riguardo i prezzi negli Stati Uniti e il modo in cui sono state utilizzate per ingannare sia i mercati che i consumatori. Le politiche monetarie della FED sono basate sulle sabbie mobili e potrebbero affrontare una nuova minaccia rispetto all'ultima crisi del credito: una generale perdita di fiducia da parte della popolazione nella FED stessa.

Durante la crisi della Lehman, abbiamo guardato alla FED affinché ci salvasse da un collasso sistemico. È riuscita a raddoppiare la base monetaria un anno dopo il settembre 2008, aumentandola infine quasi cinque volte nei successivi cinque anni. La quantità di moneta fiat (FMQ), che include tutto il denaro e il credito in dollari fiat (sia in circolazione che in riserve), è aumentata di tre volte da $5400 miliardi a $15600 miliardi. Queste sono misure della massiccia espansione monetaria, i cui effetti sui prezzi sono stati celati con successo dalle statistiche ufficiali. L'intero processo di salvare l'economia dall'ultima crisi bancaria e farla sembrare una ripresa, è stato un inganno davvero straordinario.

Quando si smette di ammirare l'indubbia abilità che le autorità monetarie hanno dimostrato nella gestione di tutte le nostre aspettative, ecco che emergono i dubbi. La FED sembra normalizzare il proprio bilancio, presumibilmente per poterlo gonfiare di nuovo. Ma il rapporto tra FMQ e PIL era al 33% nel 2007 prima della crisi della Lehman, e oggi è all'80%. In ogni caso, ci stiamo muovendo verso la prossima crisi del credito con troppi dollari emessi rispetto alle dimensioni dell'economia statunitense.

Quando arriverà la prossima crisi del credito, la FED probabilmente scoprirà che le sarà impossibile espandere il proprio bilancio e sostenere sia le banche che le finanze del governo attraverso il QE nel modo in cui ha fatto l'ultima volta, senza compromettere il potere d'acquisto del dollaro. Una crisi che è causata da un onere insopportabile di debito, non può essere risolta continuamente emettendo ancora più credito. L'ultima volta ha funzionato senza compromettere la valuta, la prossima volta non possiamo esserne così sicuri. Ma la FED non ha altri rimedi.

La prossima crisi del credito potrebbe quindi essere l'ultima che vedranno le valute fiat e il sistema bancario odierno, se la svalutazione della moneta, richiesta per impedire il crollo del debito, rappresenterà la distruzione del dollaro e di tutte le altre valute ad esso collegate. Il ciclo del credito cesserà quindi. Non dovremmo versare lacrime per la sua fine, ma dovremmo gioire per le conseguenze politiche ed economiche che ne seguiranno.

La fine del denaro fiat potrebbe non accadere immediatamente, perché ci si può aspettare che la popolazione si aggrappi all'illusione che i suoi dollari saranno sempre validi come mezzo di scambio prima di abbandonare definitivamente ogni speranza in essi. Questa è stata l'esperienza di inflazioni documentate nell'era delle valute fiat: dalle iperinflazioni europee nei primi anni '20 in poi. E poiché tutte le valute fiat sono sulla stessa barca, il loro potere d'acquisto è destinato a crollare, a meno che le singole banche centrali non introducano una convertibilità credibile in oro.

Abbiamo crolli monetari ben documentati, anche quelli regionali come quelli che seguirono dopo la prima guerra mondiale in Europa. In Austria finì quattro anni dopo la guerra, in Germania cinque. Ma una crisi monetaria transcontinentale che porta alla fine del sistema monetario a valenza globale ci porta tutti in un territorio sconosciuto, la cui tempistica e progressione sono difficili da stimare.

La mia ipotesi migliore per i tempi della prossima crisi del credito rimane la stessa: il primo trimestre del 2019, o il secondo al più tardi. Il breve tempo che rimane è la conseguenza dell'enorme svalutazione monetaria non solo negli Stati Uniti, ma anche a livello globale.

La distruzione totale della moneta fiat dovrebbe richiedere almeno un altro anno o due, forse tre. Ma prima di tutto: l'attuale fase del ciclo del credito deve evolvere in una crisi del credito prima di poter stilare la strada verso le sue conseguenze.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 13 dicembre 2018

La teoria comunista non può prendersi il merito per le criptovalute





di Jeffrey Tucker


Uno degli errori più grossolani nella storia dell'economia è stata la teoria del valore-lavoro: le cose e le azioni sono preziose grazie al lavoro che si fa per realizzarle. Intuitivamente sembra corretto, invece è completamente sbagliato. Le cose hanno valore perché voi ed io le valutiamo, indipendentemente dagli input di lavoro.

Scopriamo poi che lo spazio cripto-intellettuale è pieno di persone che commettono questo errore. Un punto di vista diffuso è che Bitcoin è prezioso solo grazie alla sua proof of work, la quale richiede potenza della CPU per la risoluzione di complessi problemi matematici. È così che la rete stabilisce sia l'accesso al libro mastro sia l'autorità per cambiarlo. È quindi grazie a questo metodo che Bitcoin acquisisce valore.

È completamente sbagliato.

Ho fatto notare questa pessima teoria nei circoli Bitcoin, ma c'è voluta solo una rapida ricerca per scoprire che il problema è peggiore di quanto pensassi! Ecco un articolo della P2P Foundation, pubblicato quest'anno, che sostiene che la teoria del libero mercato non può spiegare il valore di Bitcoin. Solo il marxismo può. Sì, avete letto bene. Ecco un estratto da quell'articolo.
La teoria del denaro di Marx non è radicata nella convertibilità, né nella garanzia, né nel reddito, né nell'utilità, ma piuttosto nel lavoro.

Ironia della sorte, mentre le teorie capitalistiche libertarie sul denaro non possono spiegare Bitcoin, sono le teorie marxiste sul denaro che possono farlo. Il valore nominale di Bitcoin rappresenta un certo valore in termini di tempo di lavoro incorporato nel potere di calcolo utilizzato per minarlo. La teoria marxista del denaro è una teoria della Proof of Work.

Per Marx il valore di tutte le merci non è soggettivo, ma oggettivo; tutte le merci hanno un valore che viene creato dal lavoro richiesto per produrle. La ragione per cui il denaro può essere usato come un modo per esprimere il prezzo di altre merci è perché rappresenta una certa quantità di lavoro; che è anche ciò su cui si basa il valore delle altre materie prime.

Già posso sentire gli economisti là fuori che urlano mentre si strappano i capelli! Quello che abbiamo qui è solo confusione. L'ecosfera di Bitcoin ne è piena: wallet (no, non proprio portafogli), proof of work (no, non proprio lavoro), mining (no, non vera attività estrattiva) e anche Bitcoin (non è una monetina, ma piuttosto una serie di numeri). Queste parole ci permettono di capire, più o meno, ma introducono anche un certo grado di confusione circa la realtà delle cose.

Si noti che il nostro amico cripto-marxista (Dmytri Kleiner) non sta solo sostenendo che il valore di Bitcoin deriva dal lavoro, ma che questa è la fonte di ogni valore.



Biscotti con palle di pelo dentro

Pensate a questo: diciamo che decidete di trascorrere un weekend a fare biscotti con palle di pelo tossite dal vostro gatto. Quest'ultimo ha fatto tanto per sputarle e voi vi siete dannati l'anima per cucinarli e renderli commestibili.

Poi vi recate al mercato con le vostre creazioni e cercate di venderle. Naturalmente non posso dire con certezza se troverete acquirenti, ma è improbabile che ne troverete. È molto più probabile che attirerete insulti.

Per vostra sfortuna, i biscotti non hanno alcun valore nonostante le molte ore di lavoro che voi e il vostro gatto avete impiegato. Come può essere?

Ecco perché: la vostra teoria è sbagliata. Il valore è conferito da altri e devono valutare il bene o servizio in base ai loro giudizi (il che sembra ovvio, ma se è così ovvio, perché così tante persone sbagliano?). Questo valore si estende dalla mente degli altri, non dal vostro lavoro. Questo è assolutamente e universalmente vero per ogni singolo bene o servizio nell'economia.



Nessun valore oggettivo

State cercando di pensare a delle eccezioni. Acqua? Dipende. Non c'è dubbio che ne abbiate bisogno, ma ciò non conferisce alcun valore oggettivo all'acqua. Se avete accesso illimitato ad una fonte d'acqua senza fine, il prezzo finirà per scendere a zero. D'altra parte, se state morendo nel deserto, potreste cedere tutti i vostri risparmi per un bicchiere d'acqua.

O forse pensate che la Bibbia abbia un valore oggettivo. Potrebbe avere un valore morale o voi potreste pensare che abbia valore, ma in termini economici, qualsiasi unità biblica è valida solo fino a quando le persone sono disposte a pagare per entrarne in possesso. Niente di più.

Torniamo a Bitcoin. Diciamo che i computer in tutto il mondo macinano energia per eseguire funzioni di hashing. Questo "mining" sta fornendo enormi proof of work, più di tutti gli altri lavori messi insieme. Il risultato è che si ottengono WorkCoin a iosa. Decidete di usarle per qualcosa. A quanto pare, WorkCoin non fa nulla. Non potete inviarli o comprarci qualcosa, e non possono essere convertiti in nulla di valore.

In altre parole, avete sprecato tutto il vostro lavoro.

Funziona allo stesso modo con Bitcoin. Se non poteste farci niente, se non ci fosse una blockchain che permetta lo scambio P2P di questa serie di numeri, se poteste in qualche modo tracciare una linea di separazione tra Bitcoin e la blockchain, quale sarebbe il suo valore? Il valore sarebbe zero. Questa non è affatto una opinione. Tra il 3 gennaio 2009 e il 5 ottobre 2009, il valore di Bitcoin era precisamente $0. Questo per quanto ne sappiamo, semplicemente perché non c'era nessun prezzo pubblicato.

Perché la gente lo ha minato, cioè, lavoro per ottenerlo? Perché la speranza era che alla fine potesse essere utile.

Il primo prezzo pubblicato è emerso il 5 ottobre 2009 ed era 1/16 di un centesimo. Se è diventato prezioso solo in quella data, perché c'erano state così tante transazioni che avevano avuto luogo nei 10 mesi precedenti? I geek stavano testando la rete per vedere se potesse funzionare. Ha funzionato e il valore ha cominciato a salire. Da dove proviene? Dalle menti degli utenti. Nessuno ha detto: "Hey, i computer hanno lavorato così duramente per 10 mesi, quindi questo magico denaro su Internet deve sicuramente avere un certo valore!"

Tutto ciò significa che il valore di Bitcoin non è generato dal lavoro svolto per crearli. Il valore di Bitcoin deriva dal suo valore nell'uso effettivo, e basta. Ecco perché le persone sono disposte a spendere risorse per ottenerlo. Bitcoin ha reso possibile raggruppare pacchetti di informazioni immutabili e trasferirli peer-to-peer senza un intermediario, su lunghe distanze, all'interno di una rete resistente alla censura e preservando al tempo stesso i diritti di proprietà.

È prezioso? Sì, perché questa cosa che volevamo fare (problema dei generali bizantini) non è mai stata possibile nella storia del mondo. Il valore segue il servizio che fornisce, niente di più. Se non fornisse tale servizio, o se non lo facesse altrettanto bene o meglio dei servizi finanziari convenzionali, il valore tornerebbe nuovamente a zero.

(Sviluppatori di Bitcoin: spero che stiate leggendo. Non esiste una "riserva di valore" che possa essere sostenuta senza la possibilità di usare quella cosa per qualcosa.)

Una nota finale sullo stesso Karl Marx: credeva davvero nella teoria del valore-lavoro, come molti economisti classici prima di lui. La sua particolarità era che se il valore appartiene ai lavoratori, allora i capitalisti non dovevano prenderlo. Ecco perché predicava il socialismo, ma fu smentito su questo punto alla fine del XIX secolo da una gigantesca svolta nella teoria economica chiamata Rivoluzione Marginale.

Questa svolta economica difendeva i mercati liberi ed il sound money meglio di quanto non fosse stato fatto nel XVIII secolo, e preparò il mondo alla maggior parte dei progressi scientifici in economia nei successivi 150 anni. La teoria del valore-lavoro ci riporta indietro nel tempo, e non è una base su cui spiegare o comprendere gli sviluppi monetari dell'era digitale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.com/


mercoledì 12 dicembre 2018

Cosa può uccidere una valuta inutile





di Keith Weiner


Esiste un'idea abbastanza popolare, almeno tra i libertari americani ed i gold bug: la gente un giorno "si sveglierà" e improvvisamente si renderà conto che il dollaro è cattivo/scoperto/fiat/manipolabile/senza valore/ecc. Quando arriverà questa epifania, allora lo ripudieranno. Cioè, venderanno tutti i loro dollari per comprare beni di consumo (vale a dire iperinflazione), oro e/o criptovalute.



Rimborsi in equilibrio con i depositi

Oggi nessuna valuta è coperta dall'oro. Con una valuta ancorata all'oro, ogni unità monetaria inizierebbe la sua vita con qualcuno che sceglie di depositare la sua moneta d'oro in cambio della valuta cartacea. E terminerebbe con qualcuno che chiede il rimborso della carta nella moneta d'oro. Una buona analogia sono le ossa nel corpo umano. Un processo rimuove costantemente il materiale osseo e un altro processo lo fa crescere di più. Quelle che sembrano essere ossa sempre uguali, con lunghezza e massa fisse, vengono costantemente abbattute e ricostruite. Le ossa apparentemente immutabili sono in realtà in equilibrio tra due forze opposte.

Lo stesso accade con il gold standard. Alcune persone chiedono il rimborso della carta per ottenere monete d'oro. Altri depositano monete d'oro per ottenere la carta. Il gold standard sembra apparentemente stabile, ma in realtà è in equilibrio tra due processi opposti.

Sentiamo spesso dire che gli stati odiano il gold standard perché non possono stampare l'oro. Questo è vero, ma c'è un altro motivo. Quando le persone non amano il tasso d'interesse, o la solidità delle banche, ritirano le loro monete d'oro. Quello che sembrava essere stabile, non lo è più. Questo non ha nulla a che fare con la quantità di valuta o d'oro. Ha invece a che fare con l'onestà.

Pertanto la nostra definizione di inflazione non si basa sull'aumento della quantità (o sulla sua presunta conseguenza, l'aumento dei prezzi). L'inflazione è contraffazione monetaria: prendere in prestito senza i mezzi o l'intenzione di rimborsarlo.

Per qualche strana ragione, le persone tendono a voler ritirare le loro monete d'oro da una banca che si impegna in questa pratica. È un vero grattacapo. Qualcuno dovrebbe scrivere su questo mistero...

Comunque col gold standard le persone hanno una scelta: possono depositare o riscattare i loro depositi.

Nel rendere irredimibili le valute una volta rimborsabili, gli stati hanno tolto la facoltà di scelta alla popolazione. Se non vi piace un deposito bancario, forse perché il suo tasso d'interesse è troppo basso, potete ritirare le banconote. Tuttavia tali banconote pagano zero, quindi finite dalla padella alla brace. Inoltre la banca centrale presta allo stato e alle banche. Quindi la sua carta trasporta gli stessi rischi.



Dichiarare che una valuta sia coperta dall'oro

Molte persone pensano che uno stato potrebbe re-introdurre la convertibilità con l'oro. Ma questo equivale a voler far rivivere un osso morto. La valuta non ha più alcun processo: depositi o rimborsi. Lo stato inizierebbe, nel migliore dei casi, con un grande tesoro in oro. Avrebbe inoltre una grande quantità di valuta cartacea, in parte produttiva e in gran parte contraffatta. E non ci sarebbe modo affinché le persone potessero differenziare.

Chi depositerebbe oro in un sistema simile?

A parte questo piccolo problema, né lo stato né le banche possono permettersi di prendere in prestito l'oro oggi. Non hanno un reddito in oro, né rappresentano imprese commerciali.

Oggi dichiarare un "gold standard" potrebbe significare solo un sistema di prezzi dell'oro fissi. Senza depositi, né depositanti, né scopo produttivo per effettuare un deposito d'oro e quindi nessun interesse per l'oro, sarà un processo unilaterale. Ci sarà richiesta di oro da parte di persone che detengono carta, ma nessuna richiesta inversa.

E questa domanda non rappresenterebbe realmente un rimborso, in quanto non estinguerebbe un debito. Tutto il debito (dai prestiti agli studenti alle carte di credito, ai mutui per le auto e le abitazioni, ai prestiti alle imprese, alle obbligazioni fino ai disavanzi accumulati) rimarrebbe denominato nella vecchia valuta cartacea irredimibile. Nessuno inizierebbe a ripagare i debiti in oro.

Quindi questo presunto gold standard avrebbe: nessun interesse sull'oro, nessun deposito in entrata e l'oro non verrebbe usato per estinguere i debiti. Ci sarebbero solo persone che scambierebbero la loro valuta con l'oro.

Se lo stato stabilisse un prezzo basso, allora la gente acquisterebbe tutto l'oro. Se impostasse un prezzo troppo alto, non ci sarebbero acquisti. E, naturalmente, non esisterebbe un prezzo "giusto" fisso per l'oro. Il prezzo di compensazione del mercato si muove per molte ragioni, non ultima la diluizione infinita del potere d'acquisto della valuta contraffatta.

Come tutti gli altri schemi di imposizione dei prezzi da parte della banca centrale, una tale "moneta con garanzia l'oro" fallirebbe.

E questo ci riporta al franco svizzero, che è stato oggetto di un sistema di imposizione dei prezzi per mantenerne basso il valore a $0,83. Questo schema è fallito nel gennaio 2015 ed è stato doppiamente interessante, perché se la moneta viene stampata come la maggior parte della gente suppone, non c'è motivo per cui la Banca Nazionale Svizzera non abbia potuto continuare a farlo.



Il meccanismo del crollo di una valuta

Abbiamo detto che il franco svizzero crollerà.

Proprio come le persone non si sveglieranno domani e ripudieranno il dollaro, non lo faranno neanche con il franco svizzero. Non è così che funziona. Il percorso che condurrà a tale esito è pingue di meccanismi insidiosi.

Uno è il tasso di deposito negativo. Attualmente i depositanti al dettaglio non pagano; ricevono un tasso pari a zero e quindi non hanno motivo di ritirare la valuta cartacea da un deposito bancario.

Le corporazioni e le istituzioni sono molto meno equipaggiate per accumulare denaro cartaceo. Per prima cosa, le quantità sono molto più grandi e di solito i controlli finanziari aziendali non sono progettati per gestire centinaia di milioni o miliardi di documenti.

Fin qui tutto bene, giusto? Non proprio. Ci sono due problemi: le banche stanno perdendo su ogni deposito al dettaglio. Interessi a 0 rappresentano un costo troppo alto in un mondo in cui regnano i tassi negativi. Se questo, di per sé, causerà una crisi, lo lascio all'analisi di qualcun altro. Possiamo solo dire che le perdite nel frattempo non sono sostenibili.

E il problema peggiora, perché i tassi riprenderanno la loro tendenza al ribasso. Quindi, anche se oggi le banche possono permettersi un sussidio di 75 punti base ai depositanti al dettaglio, domani non potranno permettersi un sussidio di 100 bps o 150 bps. C'è una linea di confine, da qualche parte, e sarà superata prima o poi.

Non sto dicendo che le persone improvvisamente realizzeranno qualcosa. Sto discutendo sull'inevitabilità matematica che le banche dovranno addebitare interessi negativi ai depositanti al dettaglio.

Quando ciò accadrà, le persone avranno un motivo per ritirare il denaro (il contante rende lo 0%, il che è meglio di un tasso negativo). Questa sarà una corsa agli sportelli a tutti gli effetti. Quando lo stato ha reso irredimibile il denaro, i pianificatori centrali pensavano di aver posto fine alla possibilità di una corsa sistemica agli sportelli bancari. Ma questo è vero solo se i tassi di interesse sono >/= 0%.

"OK", potreste dire, "possono risolvere il problema vietando i franchi in contanti. Tutti riceveranno una carta di credito e dovranno usarla per addebiti e accrediti." Non affronterò i toni sinistri del totalitarismo impliciti in questa idea. Mi concentrerò solo sull'economia.

In primo luogo, guardiamo i depositanti al dettaglio. In che modo si suppone che chiunque possa risparmiare se deve rinunciare a 75 punti base all'anno (o più) a causa degli interessi negativi addebitati dal sistema bancario commerciale? È impossibile. A prescindere da quanto aumenti il ​​saldo in franchi, l'interesse negativo farà scappare i depositanti.

Tutti i cittadini svizzeri che desiderano accumulare risparmi saranno costretti a farlo in un'altra valuta.

Non è questione di svegliarsi; questa è semplicemente una lotta in presenza di una valuta con un tasso d'interesse negativo.

Le persone saranno costrette a vendere franchi e comprare dollari (principalmente dollari, subito l'oro). Non perché improvvisamente capiscono la teoria monetaria. Non perché hanno una visione a lungo termine del franco svizzero. Non perché sono consapevoli di un crollo della valuta. Ma semplicemente per evitare che il loro conto in banca venga ripulito.

"OK", potreste dire, "questo potrebbe accadere in futuro ma non sta succedendo oggi." Questo è vero. Ma le imprese sono una storia diversa.

Esse hanno un incentivo a concludere accordi con i loro clienti e venditori per usare dollari. Inoltre se un'azienda può prendere in prestito denaro ad interessi negativi, allora può distruggere il capitale mentre realizza un profitto. Se distruggere il capitale è redditizio, allora verrà fatto su larga scala. Nessuna valuta (o economia) può sopravvivere a tempo indeterminato.

E c'è un altro problema. Ogni azienda ha un mix ottimale di liquidità, asset correnti e asset a lungo termine. I gestori intelligenti determinano questi livelli e li conservano di conseguenza. Un tasso d'interesse negativo distorce necessariamente questo calcolo. Tutti vogliono evitare le perdite, quindi cercheranno di ridurre al minimo i saldi di cassa. Questo avrà diversi effetti secondari. Uno di questi è ovvio: un rischio maggiore a causa della riduzione dei saldi di cassa.

Un altro è che le aziende diventeranno meno liquide, e quindi meno flessibili e meno agili.

Un terzo effetto: preferiranno che i clienti paghino più tardi piuttosto che prima. Questo aspetto viola migliaia di anni di commercio. Ma ora c'è un incentivo perverso a voler essere pagati a 90 giorni anziché in contanti. Quindi ci sarà una preferenza per estendere il credito ai clienti, per evitare di essere pagati fino a quando non ci sarà una spesa dovuta. In altre parole, se Acme deve incassare 1 milione di franchi svizzeri il 1° gennaio, allora vorrà che i suoi clienti paghino il 1° gennaio e non prima.

O vorrebbe che fosse così, a parità di condizioni. Naturalmente estendere i termini aumenta il rischio di credito. I clienti chiederanno uno sconto per estendere la scadenza del pagamento? È logico...

Le aziende faranno aumentare il prezzo degli altri asset e quindi abbasseranno i rendimenti. Bisogna anche prendere in considerazione il costo del trading dei franchi e dei dollari e l'acquisto di un future in franchi. Non c'è modo di sfuggire alla ricaduta dei tassi negativi. Tutti gli saranno coperti da radioattività tossica che ridurrà i loro rendimenti.

Infine, diamo un'occhiata al concetto di valore attuale netto e applichiamolo alle passività aziendali. In un mondo normale, cioè con tassi d'interesse positivi, un pagamento da effettuare o ricevere in futuro ha un valore inferiore rispetto ad un pagamento presente. Il valore attuale di un pagamento futuro è scontato dal tasso d'interesse di mercato. Così, ad esempio, se il tasso di interesse è del 10%, un pagamento di 100 franchi tra un anno vale oggi 90,91 franchi.



Il nostro vecchio amico: il valore attuale netto

Ma con tassi d'interesse a zero, un pagamento futuro vale il suo valore nominale di oggi. Questo, di per sé, causerà il collasso poiché tutto il debito irrecuperabile è perpetuo. Il valore di una perpetuità a zero interesse è: infinito.

E quant'è il valore attuale netto di un pagamento futuro con tassi d'interesse negativi? La matematica dice che è più alto nel presente. In altre parole, con un interesse del -10%, un pagamento di 100 franchi l'anno prossimo vale oggi 111,11 franchi.

Se abbassare i tassi d'interesse è come cadere nel pozzo gravitazionale di un buco nero, i tassi negativi sono come essere all'interno della massa dell'oggetto stesso. Il peso del debito sale finché non vi schiaccia.

E come abbiamo visto, c'è un modo comune per capire questo fenomeno: preferireste che qualcuno vi debba una somma fissa, piuttosto che pagarvi. Almeno fino a quando il suo credito è buono, cosa che il tasso d'interesse in calo sta compromettendo. In sintesi, il tasso d'interesse in calo distruggerà la capacità dei debitori di pagare.

Bancarotte, una serie a cascata di fallimenti, e così via, distruggeranno una valuta alla fine. Questa è la nostra previsione per il franco.

Mi rendo conto che una tale previsione sia desolante ed è per questo che la scrivo: per avvertire il mondo di ciò che sta arrivando. E perché perseguiamo la visione di pagare gli interessi sull'oro, che è l'unica via da questa catastrofe imminente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.com/


martedì 11 dicembre 2018

La bomba ad orologeria da mille miliardi di euro: il settore bancario europeo





di Daniel Lacalle


Le azioni delle banche dell'Eurozona sono calate drasticamente sui mercati, nonostante i risultati degli stress test effettuati dalla BCE, e l'indice azionario delle banche europee è calato del 25% rispetto all'anno precedente nonostante le raccomandazioni rialziste da parte di quasi tutti i broker. Questo non dovrebbe sorprendere nessuno, perché abbiamo visto in passato che questi test sono solo un esercizio teorico. Inoltre i risultati degli stress test sono ampiamente contestati, perché contengono una delle premesse più ridicole in economia: Ceteris Paribus, o "a parità di condizioni", cosa che non accade mai. Ogni gestore patrimoniale sa che il rischio aumenta lentamente e si sviluppa rapidamente.

Gli utili deludenti, il rischio crescente nella zona Euro e nelle economie emergenti, i margini deboli del reddito netto e il basso rendimento del capitale netto tangibile, sono fattori che hanno contribuito alla debole performance delle banche europee. Gli investitori sono giustamente sospettosi nei confronti delle stime per il 2019. dove troviamo aspettative di crescita a due cifre. Ciò sembra davvero impossibile nell'attuale scenario macroeconomico.


Le banche dell'Eurozona hanno fatto un buon lavoro nel rafforzare la loro struttura di capitale, raggiungendo quasi un aumento dell'1% annuo del capitale di base Tier 1. La domanda è se questo miglioramento sia sufficiente.

Due fattori pesano sul sentimento:
  1. Oltre €10 miliardi di "obbligazioni ibride" (CoCo) rischiose sono incluse nel calcolo del capitale di base.

  2. Il volume totale di crediti in sofferenza nell'Unione Europea è ancora pari a circa €900 miliardi, ben al di sopra dei livelli pre-crisi, con un rapporto di solo il 50,7% secondo la Commissione Europea. Sebbene il rapporto sia sceso al 4,4%, in calo di circa 1 punto percentuale su base annua, il dato assoluto rimane elevato e il rapporto è troppo esiguo.

Questo è ciò che definisco "bomba ad orologeria europea da mille miliardi di euro". Un rischio da mille miliardi di euro quando l'indice MSCI Europe Bank ha una capitalizzazione di mercato totale di circa €790 miliardi.


Concentriamoci sui CoCo, perché è un problema poco commentato.

I €10 miliardi di CoCo possono essere un'arma a doppio taglio. Da un lato sono stati uno degli strumenti preferiti per migliorare rapidamente il capitale di base. Negli ultimi anni è stato uno strumento molto popolare per rafforzare il capitale e diversificare le fonti di finanziamento. Dall'altro lato è stata una risorsa altamente rischiosa che adesso può creare un effetto domino sul patrimonio netto e sugli altri titoli degli istituti bancari. Ammettiamolo, l'idea che un CoCo possa fallire senza alcun rischio di contagio per il resto della struttura del capitale è semplicemente ridicola.

Questi CoCo sono obbligazioni ibride. Le agenzie di rating vi assegnano fino al 50% della componente "equity", perché l'investitore può perdere l'intera cedola, nonché parte o tutto il capitale se il coefficiente patrimoniale dell'emittente scende al di sotto del 7% o del 5%.

Queste obbligazioni ad alto rischio sono state emesse in un mondo in cui gli investitori sono affamati di rendimenti decenti a fronte del calo dei tassi d'interesse, quando molti presumevano una forza crescente del settore bancario. Il capitale di base era in aumento, le banche erano più forti che mai ed i rendimenti di questi CoCo erano compresi tra il 4 e il 7%. Ovviamente il rischio era molto più alto.

Nel 2011 le banche europee hanno emesso €10 miliardi in questi prodotti, con rendimenti che hanno raggiunto il 10%. Sembrava un affare sicuro, con quasi nessun rischio di default.

La politica delle banche centrali e la repressione finanziaria hanno portato gli investitori ad accollarsi un rischio maggiore a causa di un panorama economico con rendimenti spariti.

Nel 2017 le banche dell'Eurozona ne hanno emessi più di €70 miliardi con rendimenti che sono scesi al 4%.

Dal 10% al 4% di rendimento man mano che i rischi si stavano gradualmente accumulando, i titoli bancari sono scesi e i dati economici hanno iniziato a deludere.

Questi prodotti erano estremamente popolari perché gli investitori pensavano che le banche non avrebbero avuto alcun problema a soddisfare la cifra richiesta per il Tier 1. Il rischio di violare quella soglia di capitale sembrava impossibile.

"Impossibile" e "senza rischi" sono parole molto pericolose in qualsiasi classe di asset. Nelle obbligazioni ibride, poi, è sconsiderato non credere in alcun rischio.

Un recente articolo (Contagion in the European CoCos market) dei professori Pierluigi Bologna, Arianna Miglietta e Anatoli Segura, conclude: "La ricapitalizzazione delle banche come continuità aziendale fornita dai CoCo non può essere dannosa per la stabilità del resto del mercato. Se le caratteristiche operative dei CoCo continuassero a rivelarsi destabilizzanti in situazioni di stress future, sarebbe necessario riconsiderare il loro ruolo come strumenti di capitale regolamentare delle banche."

Non sorprende se i CoCo siano diminuiti drasticamente e abbiano creato un effetto domino che influisce anche sulle azioni.

Solo ai pianificatori centrali può essere balenata in mente l'idea che un'obbligazione possa fallire senza alcuna minaccia per la solvibilità della banca emittente, poiché incapaci di valutare il rischio ed il contagio.


Le azioni delle banche della zona Euro sono rimbalzate verso la fine di agosto, mentre le stime degli utili erano in calo.

I rischi nei CoCo sono evidenti e adesso stanno aumentando anche le preoccupazioni per i prestiti non performanti:
  • Guadagni più deboli provenienti dai mutuatari a causa del rallentamento. Secondo la BRI, la percentuale di grandi società zombi (quelle che non possono pagare gli interessi passivi con i profitti operativi) è balzata al 9% dei nomi quotati.
  • La necessità di accelerare la ricapitalizzazione per evitare la prossima crisi renderà meno facile il rifinanziamento degli NPL.
  • L'impatto del rallentamento globale per quelle banche che hanno optato per la crescita nei mercati emergenti, nelle materie prime e nel finanziamento delle infrastrutture pubbliche.

Chiunque creda che questi due problemi saranno risolti estendendo il quantitative easing ed i tassi bassi, non ha imparato nulla dagli anni passati.

Ciò che questi rischi mostrano è che le banche della zona Euro devono attuare un piano di ricapitalizzazione molto più incisivo. Gli aumenti di capitale e l'eliminazione dei dividendi in contanti dovranno probabilmente ritornare, ma i manager non vogliono imboccare questa via perché secondo loro le azioni sono troppo basse. Tuttavia l'attesa di un rimbalzo si è rivelata un grosso errore. Si diceva che il 2018 sarebbe stato l'anno perfetto per un rialzo delle azioni delle banche: fiducia nell'Eurozona, probabilità di rialzi dei tassi, miglioramento dei fondamentali e crescita degli utili. Niente di tutto ciò è successo. Aspettare che le cose migliorino per le classi di asset non è sufficiente.

Le banche dell'Eurozona stanno meglio rispetto a tre anni fa, ma non hanno minimamente risolto i problemi chiave che ancora le attanagliano.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.com/


Il cartello bancario ed il tentativo di assassinio di Bitcoin

Video intervista sul canale Youtube di Filippo Angeloni in cui si parla di come le criptovalute stiano gradualmente cambiando l'attuale paradigma monetario. Dal cartello del sistema bancario centrale all'attuale Everything Bubble, che ruolo giocheranno le criptovalute nel futuro prossimo.