giovedì 21 febbraio 2019

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin e delle principali Altcoin, 21/02/2019


Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, dove verranno analizzati gli indicatori chiave scelti dal sottoscritto per avere un punto di riferimento in questa fase del mercato, passando poi all'analisi di altre coin tra cui Ethereum, Litecoin, Bitcoin Cash (ABC) e Binance Coin.

È possibile consultare l'analisi tecnica al seguente indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin-e-delle-principali-altcoin--21-0-71f3640f3c76


Denaro: come il suo passato ne predice il futuro





di Claudio Grass


Cos'è il denaro, da dove viene e, ancora più importante, dove va a finire?

A prima vista potrebbe sembrare inesplicabile e bizzarro che i nostri governi ed i nostri governanti siano riusciti a mantenere la loro presa sul sistema monetario per 2.000 anni, specialmente quando si pensa agli innumerevoli modi in cui hanno abusato di tal potere e usato il loro monopolio a danno dei propri cittadini. È stata un'illusione di massa che ha facilitato tutto questo, una convinzione cieca che loro, e loro solamente, possono essere degni di fiducia per questo compito vitale, poiché apparentemente in grado di badare ai nostri migliori interessi. Tuttavia, ora che la sfiducia nei confronti dei nostri governanti sta giustamente sbiadendo, sta diventando sempre più chiaro che solo noi come individui possiamo badare ai nostri interessi ed è solo una questione di tempo prima che l'intero castello di carte cada a terra.

Per rispondere a tutte queste domande sul denaro dobbiamo prima capire la sua storia, tenendo presente che coloro che non conoscono la storia sono condannati a riviverla. Tutto è iniziato quando le persone sono diventate stanziali e invece di vivere nello stato di natura hanno iniziato a sfruttarla; questo fu l'inizio dei diritti della proprietà privata. Inoltre gli uomini hanno iniziato a rendersi conto che alcune persone erano più brave a svolgere compiti specifici rispetto ad altre e quindi mettere in atto ciò che oggi conosciamo come divisione del lavoro. Questi cambiamenti migliorarono la produzione economica e in generale tutti ne beneficiarono. Questa transizione nel modo in cui veniva svolto un lavoro in un'economia, rese necessario il commercio tra gli individui. Così il baratto, o lo scambio di beni e servizi reali con altri beni e servizi reali, divenne una pratica comune. Anche il baratto aveva i suoi svantaggi, perché richiedeva quella che è nota come "doppia coincidenza dei desideri" per poter funzionare. Ad esempio, per poter scambiare la vostra mucca con tre capre in un'economia caratterizzata dal baratto, dovevate prima trovare qualcuno che volesse una mucca, avesse tre capre e fosse disposto a scambiarle con la vostra mucca.

Il concetto di denaro, tuttavia, liberò tutti gli operatori di mercato da questo onere ed eliminò tali inefficienze; offrì la possibilità di utilizzare una merce, o più precisamente, un hard asset di valore ampiamente riconosciuto e accettato, che servisse "a riempire il vuoto" di quei desideri non coincidenti. Nel corso della storia umana, molte cose sono servite come denaro, dal bestiame al tabacco alle conchiglie e alle perle. Ancora oggi usiamo parole che provengono da quei tempi e derivano dal latino, come "salario", sale che veniva usato come mezzo di pagamento per i soldati durante l'Impero Romano.

Nel corso di migliaia di anni i metalli preziosi, e in particolare l'oro e l'argento, sono emersi come la migliore forma di denaro, con l'oro che alla fine ha prevalso sul mercato. L'oro è stato quindi scelto in modo organico e come risultato di un processo di selezione naturale e decentralizzato. Perché? Perché le persone conferivano valore all'oro come merce ancor prima che diventasse denaro. Pertanto il denaro reale non viene in essere a causa della coercizione o di un decreto. È, in sostanza, un processo di mercato, in cui gli attori di mercato decidono liberamente quale mezzo di scambio utilizzare. L'oro e l'argento erano facilmente riconoscibili e trasportabili, erano rari e quindi assolvevano la funzione di deposito di valore privo di rischi di controparte.

La gente oggi, specialmente in Occidente, ha dimenticato che il denaro cartaceo rappresentava un semplice titolo di proprietà per una certa quantità di oro o argento. Anche in passato non era considerato saggio camminare con troppe monete d'oro o d'argento in tasca, così la gente iniziò a depositare il proprio oro presso gli orafi, i quali in cambio chiedevano un deposito per la custodia. I depositanti erano ancora i proprietari e l'oro non poteva essere prestato, mentre ricevevano una ricevuta per i loro depositi. Con il passare del tempo, questi biglietti divennero un mezzo di pagamento, poiché erano un titolo di proprietà sull'oro e quindi "buoni come l'oro". Questo sviluppo diede origine al sistema bancario moderno e alla dematerializzazione del denaro.

L'avidità, tuttavia, prese il sopravvento e gli orafi vollero fare più soldi. Il primo caso documentato di frode da parte di un "banchiere" risale all'anno 393 a.C. Isocrate descrive come il banchiere "Passio" usava tangenti e documenti falsificati per appropriarsi indebitamente dell'oro che era stato affidato alla sua "banca". Diventò una pratica largamente usata tra gli orafi prestare l'oro che era stato loro consegnato per sicurezza e guadagnare interessi sul prestito dell'oro attraverso le ricevute. Poiché queste ultime erano percepite come oro, creavano denaro dal nulla e si guadagnava un interesse su di esso. Questo schema di Ponzi funzionava bene finché la gente aveva fiducia nella banca e tutti non si presentavano nello stesso momento a ritirare il loro oro.

La popolazione viene quindi automaticamente divisa in pochi vincitori e molti perdenti. Organizzazioni e istituzioni più vicine alla nuova produzione di denaro, al governo e alle banche centrali, ricevono per primi i soldi creati ex novo e quindi possono acquistare beni ai livelli di prezzo esistenti prima che aumentino a scapito di tutti gli altri, i quali non possono far altro che guardare evaporare i loro risparmi e perdere potere d'acquisto.

Dove possiamo andare da qui? Negli anni '70 Friedrich August von Hayek lo spiegò in un'intervista:
Non saremo mai in grado di prevenire l'inflazione se non togliamo allo stato il monopolio della spesa iniziale del denaro. Gli stati non ci hanno mai dato un buon mezzo di scambio; sì, il fondamento logico per il monopolio degli stati sulla spesa iniziale del denaro non era nemmeno il fatto che ci avrebbero dato un buon mezzo di scambio, ma solo quello che avrebbe permesso loro di finanziarsi. Il risultato è stato che per duemila anni abbiamo avuto un monopolio che nessuno ha messo in dubbio. Quindi, se vogliamo avere una società libera, dobbiamo ricostruire la democrazia e togliere allo stato il monopolio monetario.

Oggi siamo negli stadi iniziali di una rivoluzione come quella auspiacata da Hayek. Proprio come il cambio di paradigma e gli effetti dirompenti di Internet negli anni '90, le applicazioni blockchain e le criptovalute hanno il potenziale per rompere e ricostruire il sistema monetario attuale. La comunicazione decentrata, regole decentralizzate, la produzione decentralizzata e un sistema finanziario decentralizzato possono permetterci di riprendere il controllo e porre fine a tutti gli abusi di potere da parte delle istituzioni centralizzate.

In tale sistema decentralizzato, basato sulla blockchain, le risorse reali possono essere digitalizzate e ogni persona può decidere da sé ciò che vuole utilizzare come denaro. Potranno essere scambiati anche titoli di proprietà su oro fisico, argento o altre materie prime, immobili o azioni di società operanti nel mondo reale. Immaginate il mondo come un mercato globale, connesso, ma totalmente decentralizzato e veramente libero. L'allocazione delle risorse sarà ottimizzata, i talenti umani saranno utilizzati in modo migliore rispetto a oggi, l'innovazione fiorirà, mentre la libertà totale di commerciare con chiunque piaccia, senza barriere e in qualsiasi forma di valuta preferita, ridurrà i costi ed eliminerà tutti gli intermediari e tutti gli oneri e le limitazioni imposte dallo stato.

Se pensate che suona come un lontano futuro, ripensateci. Le startup Fintech ed i progetti su blockchain stanno già lavorando intensamente in tutto il mondo, in particolare nei principali cripto-hub come la Svizzera ed il Liechtenstein. Certo, sarebbe sciocco credere che la transizione verso questo nuovo mondo sarà completamente priva di sfide e difficoltà. Tuttavia, alla fine della fiera, dobbiamo decidere se vogliamo vivere in un sistema che impone e limita le nostre scelte quando si tratta di che tipo di denaro possiamo usare, o se vogliamo reclamare il diritto di prendere le nostre decisioni.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 20 febbraio 2019

Perché non dovreste preoccuparvi di un governo unico mondiale





di Gary North


Sono entrato nel movimento conservatore a metà degli anni '50. La donna che mi introdusse al movimento era una signora ben intenzionata ma con una paura atavica di un governo mondiale.

Si preoccupava di più delle Nazioni Unite e così facevano tutte le altre donne che si riunivano in gruppi di studio nel sud della California. Ce n'erano molti nella California meridionale a quei tempi ed i loro membri credevano davvero che l'UNICEF fosse una minaccia per la loro libertà. Non ho mai capito perché l'UNICEF dovesse essere una minaccia per la mia libertà. Si preoccupavano anche per l'UNESCO. Quando è stata l'ultima volta che vi siete preoccupati per l'UNESCO? Sapete cos'è l'UNESCO? Esiste ancora, così come l'UNICEF. Ma, a differenza dell'UNICEF, non ci sono carte non natalizie dell'UNESCO. Quindi non ottiene molta pubblicità. L'UNICEF le vende ancora; io personalmente non ne ho mai vista una, ma Amazon le vende.

Sin dagli anni '50 abbiamo assistito alla proliferazione di organizzazioni governative internazionali, note come IGO. Ce ne sono a dozzine, Wikipedia fornisce questa lista. Qui ci sono quelle dedicate alla finanza e al commercio. Una di quelle più note è l'Organizzazione Mondiale del Commercio, meglio conosciuta come WTO. Dovrebbe presumibilmente regolare i termini del commercio internazionale, ma non ho mai capito come funziona davvero. Non ha una burocrazia per applicare i regolamenti approvati. I suoi agenti non indossano distintivi e portano armi. I burocrati del WTO che ricevono alti stipendi possono emettere direttive, possono dire ai vari governi del mondo cosa è permesso fare, ma non possono imporre sanzioni e riscuoterle. Il WTO non può convincere il Congresso a far rispettare le sue direttive. Né può farlo col parlamento britannico.

Nessuna delle agenzie sopraccitate ha una sovranità operativa. Hanno solo una sovranità sulla carta. Non possono far rispettare le loro direttive, possono solo emetterle.

Ogni volta che il WTO o qualsiasi altra organizzazione correlata alle Nazioni Unite impartisce un comando ad una nazione la cui legislatura non vuole imporre, i politici di tale nazione dovrebbero andare nei loro rispettivi uffici e indossare una di quelle grandi mani di plastica che i fan indossano durante gli eventi sportivi.

Cosa risponderà, esattamente, il WTO, l'ONU o XYZ? Inviare l'esercito? No. Tassare quel governo che non collabora? Come? Inviare una squadra di agenti in uniforme e arrestare tutti i politici? Non penso proprio.

Se una legge non è supportata da sanzioni fisiche, non è una legge. È solo un suggerimento.

Il WTO, l'ONU, ecc. possono emettere tutti i suggerimenti che vogliono, nessun governo nazionale prenderà sul serio nessuno di questi suggerimenti.



LA MIA RACCOMANDAZIONE AI VERDI

Questo è il motivo per cui sono favorevole a far sì che i verdi si concentrino sul raggiungimento di una sorta di accordo internazionale sui cambiamenti climatici firmato da rappresentanti di alto livello di ogni nazione sulla terra. Dal momento che nessuna di queste nazioni si sottometterà ad un'agenzia delle Nazioni Unite che regolerà le emissioni di carbonio, non vi è alcuna minaccia alla sovranità nazionale.

Esiste una potenziale minaccia politica interna però: il governo di una nazione potrebbe essere preso in consegna dai "riscaldatori globali" e potrebbero usare l'accordo non vincolante e inapplicabile per giustificare norme interne che regolano le emissioni di carbonio. Ma qualsiasi governo nazionale può farlo comunque, non ha bisogno di un pezzo di carta firmato da altri 200 governi che chiedono la riduzione delle emissioni di carbonio.

Più energia e denaro spendono i verdi per cercare di persuadere i loro governi nazionali a firmare un un accordo del genere, meno tempo e denaro spenderanno per cercare di organizzare gli elettori per eleggere politici che perseguiranno l'agenda dei verdi. I verdi non hanno denaro illimitato e risorse organizzative illimitate. È molto meglio per la libertà che si concentrino sul perseguimento di un obiettivo internazionale che sulla mobilitazione politica interna.

Più soldi spendono i gruppi con interessi speciali per cercare di persuadere le loro legislature nazionali ad inviare agenti ad una riunione delle Nazioni Unite e presentare una dichiarazione, meglio sarà per la libertà. Le risorse sono sempre scarse.

È meglio che il vostro avversario politico spenda risorse per finire un vicolo cieco piuttosto che spenderle per un progetto che potrebbe avere conseguenze nazionali.



BREXIT ED IL WTO

Mi sono ricordato tutto ciò dopo aver letto un articolo sul sito della sinistra britannica, The Guardian. La politica editoriale del sito è anti-Brexit. I redattori sono in preda al panico: tra meno di due mesi la Gran Bretagna è destinata ad uscire dall'Unione Europea.

Il Guardian, insieme a tutta la sinistra britannica, sta cercando di spaventare il parlamento affinché faccia qualcosa per fermare tutto questo. Il parlamento, nel frattempo, è paralizzato. Non può decidere cosa fare. L'orologio sta ticchettando. L'allarme è programmato per suonare il 29 marzo.

Alcuni promotori della Brexit affermano che la Gran Bretagna sarà autorizzata ad operare secondo le regole del WTO, che sono generalmente regole basate su dazi bassi. Il Guardian non lo tollererà! Quindi ha scritto questo titolo:
Il Regno Unito non può commerciare sui termini del WTO dopo una Brexit senza accordo, dicono gli esperti

Il Regno Unito potrebbe affrontare sette anni di attesa per un commercio privo di attrito secondo le regole del WTO se dovesse uscire dall'UE

Innanzitutto, chi dice che queste persone siano esperte? Secondo, qualcuno al WTO non presta attenzione alla loro esistenza? Terzo, anche se avessero ragione da un punto di vista legale, cosa farà il WTO a riguardo?

Il parlamento britannico può fissare dazi più alti o più bassi di quelli richiesti dal WTO e quest'ultimo non può imporre sanzioni significative. Può emettere una direttiva di qualche tipo. Ci vorranno un paio di anni affinché i burocrati scrivano una direttiva del genere. Ma cosa succederà se lo faranno?

Inoltre, se il parlamento britannico imporrà dazi al di sotto di quelli raccomandati dal WTO, quest'ultimo rimarrà in silenzio. L'economia britannica starà meglio se il parlamento farà esattamente questo: ci saranno più scambi.

Il testo dell'articolo è più sensazionalistico, e ancor meno in contatto con la realtà economica, rispetto ai titoli. Esempio:
Il Regno Unito non sarà in grado di aver un commercio senza dazi secondo le regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio per un massimo di sette anni in caso di Brexit senza accordo, secondo due importanti esperti di diritto dell'Unione Europea.

Il caos conseguente potrebbe raddoppiare i prezzi del cibo e far precipitare la Gran Bretagna in una recessione che potrebbe durare fino a 30 anni, dicono gli avvocati che hanno agito per Gina Miller nel caso storico che ha costretto il governo a chiedere l'approvazione del parlamento per lasciare l'UE.

Una recessione che dura 30 anni sarebbe tre volte più lunga della Grande Depressione. Il giornalista che ha scritto l'articolo si aspettava davvero che qualcuno ci credesse? Se è così, allora il loro pubblico è composto principalmente da persone con una comprensione pari a zero della storia economica britannica. Fatta eccezione per il periodo di dieci anni della Grande Depressione, il Regno Unito ha registrato una crescita economica reale di almeno il 2% pro-capite all'anno a partire dal 1800 circa.

Questa teoria della recessione di 30 anni sarà testata molto presto. Tale test inizierà in meno di due mesi. La mia previsione è semplice: non ci sarà una recessione che durerà 30 anni. Ci potrebbe essere una recessione, ma questo sarà il risultato della politica della banca centrale britannica, non dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea. La Gran Bretagna sarà ancora in grado di vendere beni e soprattutto servizi al resto del mondo. Se imporrà dazi bassi, venderà più beni al resto del mondo di quelli che altrimenti avrebbero venduto. Anche i compratori europei compreranno beni e servizi britannici, nonostante i dazi contro gli stati membri non appartenenti all'UE. Inizialmente ci sarà un calo degli scambi con l'UE, ma perché questo dovrebbe creare una recessione di 30 anni?

Ci vengono fornite maggiori informazioni.
È stato affermato che il Regno Unito potrebbe passare ai termini del WTO se non vi sarà alcun accordo con l'UE, ma Anneli Howard, specialista in diritto comunitario presso Monckton Chambers e membro del gruppo di lavoro Brexit, ritiene che ciò non sia vero.

"Nessun accordo significa partire senza nulla", ha detto. "La recessione sarà peggiore di quella degli anni '30, per non parlare di quella del 2008. È impossibile dire per quanto tempo potrebbe andare avanti. Alcuni economisti dicono 10 anni, altri dicono che gli effetti potrebbero essere avvertiti per 20 o anche 30 anni: anche i più accaniti Brexiter concordano che potrebbero essere decenni."

Se è davvero impossibile dire quanto a lungo potrebbe andare avanti, sarebbe saggio per la Howard non citare economisti senza nome che sostengono che durerà quanto la Grande Depressione, o il doppio o il triplo del tempo. L'approccio migliore sarebbe evitare di dire per quanto tempo durerà, dato che è impossibile dire quanto durerà. Ma la logica economica non interessa alla signora Anneli. È un avvocato e gli avvocati sono addestrati a persuadere le giurie, non a capire l'economia.

Ci viene detto quanto segue: "Anche i più accaniti Brexter concordano che potrebbe essere decenni". Veramente? Chi è questa gente? L'articolo non nomina nessuno.

Ci viene detto che una Brexit pulita è impossibile a causa delle regole del WTO. Queste regole sono complesse. Quanto complesse? Molto complesse. Non val la pena discutere di questa affermazione.
In primo luogo, il Regno Unito deve elaborare il proprio programma per entrambi i servizi e ciascuna delle oltre 5.000 linee di prodotti coperte dall'accordo WTO, e ottenere il consenso di tutti i 163 Stati del WTO nei 32 giorni di seduta parlamentari rimanenti fino al 29 marzo 2019. Un numero di stati ha già sollevato obiezioni al progetto di programma del Regno Unito: 20 sui beni e tre sui servizi.

A rendere il tutto più complicato, non ci sono "termini predefiniti" in base ai quali la Gran Bretagna potrebbe scontrarsi, ha affermato la Howard, ma allo stesso tempo il Regno Unito è stato bloccato dai membri del WTO in base al "programma" dell'UE.

Il secondo ostacolo è l'enorme quantità di legislazione interna che dovrebbe essere approvata prima di essere in grado di operare secondo le regole del WTO: ci sono nove statuti e 600 oggetti statutari che dovrebbero essere adottati.

Il governo non può semplicemente tagliare e incollare i 120.000 statuti UE nella legge del Regno Unito e quindi apportarvi modifiche gradualmente, ha detto la Howard. "Il Regno Unito dovrà istituire nuovi organismi di controllo e trasferire nuovi poteri ai regolatori per creare i nostri sistemi interni."

Ecco come funzionano le burocrazie: lentamente, se non affatto. Se il WTO ha tutte queste regole, allora dovrà addebitare specifiche spese al governo britannico, regola per regola, infrazione per infrazione, accusando il governo britannico di specifiche violazioni. Quindi il governo può bloccarsi. Non ci vuole molto per fermare una burocrazia internazionale che non ha poteri esecutivi. Caso per caso, il governo britannico può contestare la valutazione del WTO. Ogni caso dovrà essere risolto dalla procedura giudiziaria del WTO. Quanto pensate che ci vorrà? Ve lo dirò io: molto più a lungo della presunta recessione in Gran Bretagna.

È proprio la complessità della burocrazia del WTO a garantire che la sua burocrazia non possa imporre sanzioni significative contro un governo nazionale che non collabora. Forse su qualche regola oscura può ottenere il rispetto, ma solo perché il governo in questione decide di non combattere la sentenza. Ma tale governo potrebbe essere mandato a casa alle elezioni successive, perché ha rispettato suddetta sentenza o per qualsiasi altra ragione. Il nuovo governo potrebbe decidere che non sarà conforme. Cosa potrà fare poi il WTO in merito? Potrà solo presentare un reclamo formale.



MOSCA CIECA

Questo è il motivo per cui nessuno dovrebbe preoccuparsi di un governo mondiale. Queste IGO non sono coordinate da regole generali. Non c'è nessuna agenzia che possa emettere sanzioni al di sopra di esse. Non esiste un sistema giudiziario di ricorsi. Non esiste un meccanismo di applicazione di suddette sanzioni. Non esiste un piano centrale. L'attuale sistema di IGO dovrebbe essere completamente ristrutturato dal governo mondiale. I burocrati dovrebbero imparare come lavorare in un sistema nuovo di zecca. I burocrati al vertice del nuovo sistema dovrebbero ottenere la cooperazione dei burocrati di ruolo che hanno trascorso la loro intera carriera all'interno del sistema esistente. Quanto pensate che ci vorrà?

Il sistema esistente è un modo per impiegare decine di migliaia di burocrati strapagati per non fare nulla. Essendo burocrati, sono specialisti nel non fare nulla e lo fanno straordinariamente bene. Lo fanno anche a caro prezzo, ma se ci pensiamo davvero, i soldi con cui vengono pagati sono probabilmente ben spesi. I gruppi con interessi speciali cercano sempre di far sì che queste agenzie facciano ciò che loro vogliono che facciano, il che è un modo meraviglioso di sprecare un sacco di tempo e un sacco di soldi.

Se i governi nazionali cooperano con le regole emesse da qualche IGO, questo può essere un problema. Ma il problema non sarebbe l'IGO, bensì il legislatore nazionale o qualche agenzia burocratica creata dalla legislatura nazionale e finanziata da quest'ultima. La direttiva della IGO sarebbe semplicemente una maschera per i fanatici del controllo nelle mani delle burocrazie nazionali. "Dobbiamo imporre questa cosa: l'agenzia XYZ ha detto che dobbiamo farlo".

Quale dovrebbe essere la risposta della legislatura nazionale? La migliore risposta sarebbe quella di eliminare l'agenzia, ma non succede mai. La seconda migliore risposta sarebbe quella di tagliare i finanziamenti delle agenzie, ma neanche succede mai. La terza migliore risposta sarebbe quella di ritirarsi dall'accordo internazionale e questo potrebbe succedere. Questa risposta è fondamentalmente l'invocazione della mano di plastica.



CONCLUSIONE

Un governo mondiale significa una burocrazia internazionale. Una burocrazia internazionale significa dozzine e dozzine di burocrazie separate, praticamente autonome. Non ci sarebbe modo di coordinare tutte queste burocrazie. Non c'è mai stato un tentativo delle Nazioni Unite di coordinarle. Alcune di loro non sono agenzie delle Nazioni Unite.

Una direttiva di una IGO ha autorità solo se un governo nazionale decide di cooperare. Nonostante tutte le urla su una perdita di sovranità nazionale, non c'è mai stata nessuna perdita di sovranità nazionale a causa delle IGO. L'unica autorità che ha una IGO è l'autorità concessa da un governo nazionale attraverso la sottomissione volontaria.

Ecco una regola generale che governa la sovranità: senza sanzioni reali e la minaccia di sanzioni reali, non c'è sovranità.

Quando sentite "la cessione della sovranità nazionale", pensate "mano di plastica".

La mano invisibile del libero mercato e la mano di plastica della sovranità politica interna vanno di pari passo. Una mano lava l'altra ,ma possiamo vedere solo una.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 19 febbraio 2019

Come riconoscere le statistiche fuorvianti sul controllo delle armi





di Tim Hsiao


Il dibattito accademico sul controllo delle armi consiste principalmente in una guerra di statistiche. Nuovi studi emergono ogni tot. settimane e, di conseguenza, entrambe le parti in questi dibattito si stanno costantemente rinchiudendo tra chi avalla o no questo o quell'altro studio in questo o quell'altro Paese.

Per coloro che non sono formati nell'analisi dei dati, questo dibattito può sembrare impossibile da comprendere. Come gli inesperti dovrebbero interpretare i risultati degli studi statistici?



È importante la resistenza, non la prevenzione

Le statistiche sono disponibili in tutte le forme e dimensioni, quindi la prima cosa che dobbiamo fare è determinare quali tipi di statistiche sono rilevanti per il dibattito sul controllo delle armi e quali sono irrilevanti. Per fare questo, è necessario comprendere ciò che rappresenta il dibattito sul controllo delle armi. Non possiamo separare il pertinente dall'influente se non siamo chiari su come inquadrare il problema.

Quindi, in sostanza, in cosa consiste il dibattito sulla proprietà delle armi? Molti sembrano pensare che si tratti di deterrenza; cioè, se la proprietà delle armi possa prevenire un crimine. Il più noto sostenitore di questo punto di vista è John Lott, il quale sostiene che le leggi sul diritto di portare armi sia efficace nel ridurre i tassi di criminalità attraverso la funzione di deterrenza nei confronti dei criminali. La ricerca di Lott è stata corroborata da numerosi altri studi e criticata da altri.

Indipendentemente dal fatto che la ricerca di Lott regga ad un vaglio dettagliato, voglio suggerire che è sbagliato pensare al dibattito sulla proprietà delle armi soprattutto in termini di prevenzione dei crimini. Al contrario, il diritto di possedere armi dipende principalmente dal fatto che le armi sono mezzi ragionevoli per resistere ad un crimine.

Sebbene la prevenzione sia più socialmente desiderabile (è meglio che in primo luogo un crimine non si verifichi affatto), sarebbe un sotto prodotto della resistenza, quindi quest'ultima è più fondamentale. Le armi sono ritenute importanti per l'autodifesa principalmente per la loro capacità di erogare forza letale, il che significa che la resistenza, non la prevenzione, è primaria. La prevenzione è un ulteriore vantaggio, ma è secondaria.

Niente di tutto ciò vuol suggerire che la ricerca di Lott sia sbagliata. Il punto è che la prevenzione e la resistenza sono due cose molto diverse, e su quest'ultima si basa fondamentalmente il dibattito sulle armi.

Per illustrare la differenza, supponete di incontrare un rapinatore mentre fate una passeggiata. Impugnate la vostra arma da fuoco contro il rapinatore che si avventa contro di voi con un coltello. Gli sparate e lo ferite. In tale situazione la pistola non è riuscita a prevenire un crimine, ma ha avuto successo nel resistere ad un crimine. La pistola è stato un mezzo efficace e ragionevole di autodifesa anche se non è riuscita a scoraggiare il rapinatore.

Questo è un punto cruciale che deve essere attentamente valutato: anche se le armi non impediscono il crimine riducendo il tasso complessivo di criminalità, ciò non significa che non sono un mezzo ragionevole per resistere al crimine. La questione più importante è semplicemente una: se le armi facciano un buon lavoro quando vengono usate contro un aggressore. La dissuasione non è la questione chiave in gioco.



I tipi di studi sbagliati

Con quanto detto in mente, siamo ora in grado di valutare la rilevanza degli studi empirici. Supponiamo, a ragion veduta, che i pro-controllo delle armi abbiano ragione nel ritenere che la proprietà delle armi o le leggi sul diritto di portarle non scoraggiano il crimine. Cosa ne conseguirebbe? Niente, in realtà. Dal momento che il dibattito sulle armi riguarda principalmente la questione se esse siano ragionevoli mezzi per resistere ai crimini, il fatto che le armi non possano funzionare per prevenire il crimine non danneggia la tesi del possesso delle armi.

Lo stesso vale anche se le armi incrementano il crimine. Riprendiamo l'esempio precedente che riguarda il rapinatore. Supponiamo che dopo avervi visto impugnare la pistola, il rapinatore si infuri e mi attacchi con maggiore violenza. In tal caso, non solo la vostra pistola non è riuscita a prevenire un crimine, ma potrebbe averlo peggiorato; ma ciò non significa che la vostra arma non sia un mezzo ragionevole per resistere al crimine, né che non fosse giustificato usarla per difendervi.

Il punto è questo: anche se gli studi che dimostrano che il possesso delle armi o le leggi sul diritto di portarle aumentano il crimine sono giusti, in realtà sono irrilevanti. Non ne consegue che le pistole non siano efficaci se usate per l'autodifesa. Poiché i meriti delle pistole riguardano i loro benefici in termini di resistenza, è ingannevole attaccarle concentrandosi sulla mancanza di benefici preventivi. Il fallimento di un'arma nel prevenire un crimine non implica il suo fallimento nel resistervi.

I fautori del controllo delle armi sono quindi colpevoli di un subdolo gioco di prestigio quando citano studi che dimostrano che le armi portano a più crimini, o che i possessori di armi hanno un rischio più elevato di essere uccisi da armi da fuoco. Anche se tutti questi studi sono veri (e ci sono molte ragioni per dubitarne), sono del tutto irrilevanti rispetto a ciò che è effettivamente in gioco nel dibattito sul possesso delle armi; confondono il rischio generale annesso con le pistole e la loro efficacia se utilizzate per l'autodifesa.

Ora, per essere onesti, molti pro-armi sono colpevoli di commettere lo stesso errore, in quanto inquadrano l'intero dibattito in termini di deterrenza e prevenzione della criminalità. Anche se non è sbagliato guardarlo in quest'ottica, dovrebbero essere aspetti secondari rispetto a ciò che conta davvero. I pro-armi dovrebbero dirigere la loro attenzione sul numero di usi difensivi delle armi e sulla loro efficacia per l'autodifesa, poiché questi sono i temi che riguardano direttamente la questione centrale del dibattito sulle armi: resistere al crimine.

Quindi, la prossima volta che vedete uno studio che mostra come la proprietà delle armi possa aumentare il crimine o le possibilità di morire, sappiate che è irrilevante. Essere in grado di distinguere tra prevenzione e resistenza non vi renderà esperti nell'analisi dei dati, ma vi aiuterà molto a superare la palude delle statistiche anti-armi.



I tipi di studi giusti

Il tipo di studi a cui dovremmo prestare attenzione sono quegli studi che si occupano direttamente dell'efficacia delle armi quando usate in uno scenario di autodifesa. Su questo argomento, vi è un consenso chiaro e travolgente sul fatto che le armi da fuoco sono efficaci quando utilizzate per l'autodifesa.

Uno studio del 1993 pubblicato sul Journal of Quantitative Criminology ha rilevato che su otto diverse forme di resistenza al furto, "l'uso della pistola da parte della vittima è stata la strategia di resistenza più coerentemente associata ad esiti positivi (per le vittime di rapine)".

Uno studio del 2000 pubblicato sul Journal of Criminal Justice ha scoperto che uomini e donne che resistevano con una pistola avevano meno probabilità di essere feriti o perdere proprietà di quelli che resistevano usando altri mezzi o che non resistevano affatto. Nel caso delle donne, "avere una pistola rende davvero uguali donne e uomini".

Uno studio del 2004 pubblicato sulla rivista Criminology ha rilevato che su sedici diverse forme di autodifesa delle vittime, "una varietà di tattiche perlopiù forti, compresa la resistenza con una pistola, sembra avere gli effetti più forti nel ridurre il rischio di lesioni".

Infine, uno studio del 2010 pubblicato su Crime and Delinquency, ha rilevato che la resistenza con una pistola diminuiva le probabilità di completamento di una rapina e di uno stupro del 93% e del 92%, rispettivamente.

Facendo un bilancio di questi punti, l'Institute of Medicine e il National Research Council hanno concluso in una revisione del 2013:
Gli studi che hanno valutato direttamente l'effetto degli usi difensivi delle pistole, hanno scoperto percentuali di ferita costantemente più bassi tra le vittime di reati con armi da fuoco rispetto alle vittime che hanno usato altre strategie di autodifesa.

Quando si tratta di utilizzare studi e statistiche, entrambe le parti tendono a concentrarsi sull'impatto del possesso delle armi e delle leggi sul diritto di portarle nel causare o scoraggiare la violenza. Queste sono certamente questioni interessanti da esaminare, ma la deterrenza (o la sua mancanza) non è rilevante nella domanda chiave sul dibattito sulle armi: ciò che conta è se le armi siano efficaci nel fare ciò che sono progettate per fare. E su questa domanda vi è un chiaro consenso sul fatto che le armi da fuoco sono estremamente efficaci nell'autodifesa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 18 febbraio 2019

Come è stato sepolto il Paradosso di Gibson





di Alasdair Macleod


Fino agli anni '70 tutta la storia economica mostrava che i rendimenti obbligazionari erano legati al livello generale dei prezzi, non al tasso d'inflazione dei prezzi come comunemente si crede. Tuttavia, da allora, le statistiche dicono che le cose non stanno più così, ed i rendimenti obbligazionari sono sempre più influenzati dal tasso d'inflazione dei prezzi. Questo articolo spiega il perché è successa una cosa del genere e perché è importante oggi.

Questo articolo è un seguito del mio saggio dello scorso marzo. In quel saggio ho spiegato perché, sulla base di oltre duecento anni di statistiche, i tassi d'interesse a lungo termine erano correlati al livello generale dei prezzi, e non al tasso d'inflazione. Ora approfondisco ulteriormente l'analisi, spiegando perché il Paradosso sembra non essere più applicabile.

I due grafici che illustrano la posizione pre-1970 sono il grafico 1 e il grafico 2 riprodotti di seguito.


I grafici prendono il rendimento del Consolidated Loan Stock (Consol) del governo inglese come proxy del tasso d'interesse a lungo termine e dell'indice dei prezzi (il tasso d'inflazione dei prezzi) registrato nel Regno Unito. Le ragioni per usare le statistiche del Regno Unito sono che i Consol incarnano le serie di prezzi più lunga riguardo qualsiasi forma di debito a termine, e durante quegli anni la Gran Bretagna era la principale nazione commerciale del mondo. Inoltre, per la maggior parte del periodo coperto dal Paradosso di Gibson, Londra era il centro finanziario del mondo e le sterline erano la base di riserva per la maggior parte delle valute straniere non indipendenti.

Le prove fornite dai grafici sono chiare: il Paradosso di Gibson ha mostrato che il livello generale dei prezzi era correlato ai tassi d'interesse a lungo termine, il che equivale ai costi di finanziamento affrontati dagli imprenditori. Non era correlato al tasso di variazione del livello generale dei prezzi, altrimenti noto oggi come tasso d'inflazione dei prezzi. Contraddice le teorie monetarie prevalenti nel periodo da David Ricardo in poi. In altre parole, non vi è alcuna evidenza empirica che l'utilizzo dei tassi d'interesse possa funzionare come mezzo per regolare la domanda di debito, e quindi l'attività economica. E questa riflessione dovrebbe preoccuparci.

Il Paradosso fu identificato per la prima volta da Thomas Tooke nel 1844, ma chiamato così da Keynes dopo che Alfred Gibson scrisse un articolo a riguardo per Banker's Magazine nel 1923. Keynes lo definì un Paradosso perché non riuscì a trovare spiegazioni e, oltre ad un numero di tentativi inutili nel corso degli anni per spiegarlo, è rimasto un Paradosso fino a quando non sono stato in grado di risolverlo nel 2015.

La soluzione è semplice. Un uomo d'affari che pianifica di fabbricare un prodotto dovrebbe calcolare i suoi costi di produzione su fattori noti; la sua valutazione del valore di mercato futuro del prodotto è sempre basata su prezzi noti per merci simili. È quindi in grado di calcolare quale tasso d'interesse è disposto a pagare per consegnare la sua produzione al mercato, qualora necessiti di accendere un prestito per fabbricare il prodotto. È attraverso questo processo di calcolo che il costo del prestito è legato ai valori totali riflessi nell'indice dei prezzi.

L'ipotesi diffusa nei libri di testo economici è sempre stata che i risparmiatori stabiliscono il tasso d'interesse, poiché allocano la spesa tra consumo attuale e quello differito. Ho scoperto solo un'eccezione a questa teoria ed è presente nella Teoria del denaro e del credito di Ludwig von Mises. A pagina 341 del manoscritto, egli affermava che la domanda di capitale assume la forma di domanda di denaro.

Quindi il denaro viene domandato dal produttore. Il punto di vista di Mises sull'impostazione dei tassi d'interesse, che Keynes nell'Appendice al Capitolo 14 Sezione 3 della sua Teoria Generale ha confessato di non comprendere, ribalta i pregiudizi religiosi e socialisti di lunga data sul ruolo del risparmiatore. Secondo von Mises, il risparmiatore fornisce un servizio agli imprenditori mettendo a disposizione capitale per la produzione, servizio per il quale l'imprenditore paga un certo ammontare. Tornando alla Teoria del denaro e del credito di von Mises, a pagina 340 leggiamo che:
I beni strumentali o di produzione traggono il loro valore dal valore dei loro potenziali prodotti, ma di norma rimangono un po' al di sotto di esso. Il margine con cui il valore dei beni capitali è inferiore a quello dei loro prodotti attesi costituisce l'interesse; la sua origine risiede nella differenza naturale tra i beni presenti ed i beni futuri.

Stando così le cose, il tasso d'interesse è determinato da ciò che il mutuatario pagherà per assicurarsi una proficua produzione di beni futuri, non ciò che richiederà un redditiero usurario, come l'hanno definito Keynes e altri. L'imprenditore imposta il prezzo del prestito avendo l'opzione di non prendere in prestito, o di cambiare i suoi piani. Nei suoi calcoli, tenterà a quantificare i suoi costi fissi e marginali di produzione, e la produzione aggiunta che fornirà il capitale aggiuntivo. Deve stimare il valore all'ingrosso della sua produzione extra, valutare i suoi profitti al lordo degli interessi. Deve tenere conto del tempo necessario per riunire gli elementi del capitale monetario e non monetario sul prodotto venduto, stimando la preferenza temporale coinvolta. È quindi in grado di giudicare l'interesse che è disposto a pagare per garantirsi il capitale necessario alle sue esigenze.

Ma c'è un'ulteriore considerazione da fare, che ci assicura la soluzione al Paradosso di Gibson. Se i tassi d'interesse sono troppo alti per un particolare piano di produzione, l'imprenditore potrebbe modificare i suoi piani, perché i costi di finanziamento più alti sono sostanzialmente compensati da un livello generalmente più alto di prezzi. Il livello più alto dei prezzi è la conseguenza di un aumento del livello di consumo rispetto ai risparmi ed un tasso di risparmio più basso tenderà ad aumentare il costo degli interessi per i finanziamenti aziendali. Pertanto le variazioni nel livello generale dei prezzi devono essere correlate al costo del finanziamento aziendale. La relazione tra la preferenza temporale (rappresentata dai tassi d'interesse) e il modo in cui la produzione si adatta sono lo sfondo del Triangolo di Hayek.

Chiaramente l'imprenditore imposta i tassi d'interesse facendo un'offerta fino al punto in cui i risparmi corrispondono al suo piano, a patto che i prestiti per finanziare la sua produzione sfornino un profitto accettabile. Questo ci dice qualcosa che dovremmo sapere da sempre: i consumatori preferiscono spendere piuttosto che risparmiare e, a parità di condizioni, devono essere tentati a risparmiare. Questa è la verità che tutti coloro che hanno tentato di spiegare il Paradosso di Gibson, inclusi Tooke, Arthur Gibson, Irving Fisher, Knut Wicksell e lo stesso Keynes, non sono riusciti a cogliere. Larry Summers ha persino firmato un articolo sull'argomento che è stato ugualmente insoddisfacente.

Si deve aggiungere che quanto detto è ancora vero qualora i consumatori aumentino la loro propensione al risparmio, abbassando in tal modo il livello dei tassi d'interesse e passando dal consumo corrente a quello differito, abbassando anche il livello generale dei prezzi. Come ha mostrato Hayek, prezzi più bassi e tassi d'interesse più bassi rendono redditizio per le imprese investire in mezzi di produzione più circolari, in modo da adeguarsi ai prezzi più bassi risultanti da un cambiamento nell'equilibrio tra consumo corrente e differito.

La ragione per cui i "grandi economisti" non hanno capito tutto ciò, deve trovarsi nella loro psiche. Per il cristianesimo e anche per le altre religioni monoteistiche l'interesse è considerato come usura. Un usuraio è tradizionalmente considerato una persona malvagia, una persona che estorce denaro agli altri semplicemente perché ha soldi da prestare mentre il produttore che lavora sodo è la povera vittima di turno. Un risparmiatore che riceve un interesse è considerato una sanguisuga agli occhi della società. Questo pregiudizio è certamente visibile negli scritti di Keynes. Definì i risparmiatori dei redditieri, un termine con una connotazione negativa, la quale evoca l'immagine di un collezionista di affitti per conto di un latifondista. Auspicò persino l'eutanasia del risparmiatore nella sua Teoria Generale.

Non c'è da stupirsi se l'establishment economico abbia mancato il punto: il produttore vuole il denaro del risparmiatore e il risparmiatore medio è generalmente riluttante a fornirlo.

L'intero ethos cristiano-socialista dipende dal fatto che il redditiero per Keynes fosse moralmente inferiore al mutuatario. C'è una certa influenza statalista tra i diritti del debitore rispetto a quelli del creditore, e non solo perché lo stato è esso stesso un debitore. Se, come si può concludere dalla spiegazione del Paradosso di Gibson, il debitore non è una parte innocente percossa economicamente da avidi redditieri e quindi non ha il diritto di rivendicare una posizione morale superiore, dobbiamo sostanzialmente cambiare le nostre opinioni sul tasso d'interesse.

Gli economisti della tradizione Austriaca hanno un punto di vista differente rispetto a questa visione tradizionale. Certo, raramente hanno cercato di capire quale parte sia responsabile dell'impostazione dei prezzi in questa questione. Inoltre la storia economica incompiuta di Murray Rothbard è solo uno dei pochi importanti lavori sull'argomento che hanno come tema centrale l'antipatia filosofica e religiosa nei confronti dell'interesse. Infatti una comprensione, libera dalla morale, della relazione tra produttori e consumatori è una conditio sine qua non per tutte le analisi economiche. Ma ciò che dovrebbe preoccuparci è che la base della politica del tasso d'interesse della banca centrale è allineata con i moralisti, ignorando le prove empiriche del Paradosso di Gibson.



Perché la gestione dei tassi d'interesse e del livello generale dei prezzi non ha funzionato

Questa è ora la storia, come vedremo tra breve, non perché il Paradosso di Gibson non si applica più, ma perché è sepolto da altri fattori. Continueremo quindi la nostra analisi del passato.

Avendo stabilito perché i rendimenti obbligazionari sono correlati al livello generale dei prezzi, dobbiamo ora mostrare perché non sono correlati al tasso d'inflazione dei prezzi. Ovviamente la quantità complessiva di denaro preso in prestito a fini produttivi può essere ridotta da tassi d'interesse più elevati, se vengono fatti salire dalla banca centrale oltre un certo punto. E infatti se i tassi d'interesse vengono rialzati oltre quel determinato punto, poche opportunità di produzione saranno redditizie e meno ancora verranno intraprese. Oltre a questo caso speciale che può verificarsi solo alla fine di un ciclo del credito, le variazioni dei tassi d'interesse riflettono cambiamenti nell'allocazione del denaro tra consumi immediati e risparmi.

La quantità complessiva di denaro è irrilevante in questa relazione. Mettendo da parte le conseguenze inflazionistiche, se si raddoppia la quantità di denaro, fintanto che si raddoppia il denaro speso nella stessa proporzione in termini di consumi e denaro risparmiato, teoricamente i tassi d'interesse rimarrebbero immutati. Pertanto le misure monetarie più ampie possono espandersi o contrarsi indipendentemente dai tassi d'interesse stabiliti nel mercato.

Pertanto possiamo dire che prima del 1975 le variazioni dei tassi d'interesse non hanno portato a cambiamenti nella quantità complessiva di moneta, demolendo una chiave di volta delle ipotesi monetariste sull'uso dei tassi d'interesse per gestire la domanda. Il presunto collegamento tra la gestione dei tassi d'interesse da parte della banca centrale e il controllo della domanda economica non esiste in realtà.



Dopo il 1975

Il grafico 1 e 2 ci portano dal 1730 al 1975, rispetto al 1730-1930 nel mio articolo precedente sul Paradosso di Gibson. Dopo questo arco temporale i grafici ci mostrano qualcosa di diverso. Qui sotto ci sono i grafici 3 e 4.


È come se i poli nord e sud si fossero capovolti. Dal 1975 il rendimento dei titoli non è più correlato all'indice dei prezzi compositi, mentre si è sviluppata una correlazione più stretta con il tasso d'inflazione. Ci sono stati cambiamenti significativi nell'economia del Regno Unito e degli Stati Uniti.
  • Il primo punto da notare è che sia l'economia del Regno Unito che quella degli Stati Uniti produce in proporzione meno beni e più servizi. I beni sono generalmente a più alta intensità di capitale rispetto ai servizi e la proporzione del debito totale applicato al finanziamento dei beni è quindi diminuita. Il legame tra produzione e tassi di finanziamento a lungo termine che esisteva da duecento anni si è indebolito per questo motivo.
  • L'abbandono dell'accordo di Bretton Woods nel 1971 ha permesso al dollaro, e a tutte le altre valute fiat che fanno riferimento ad esso, di perdere continuamente il potere d'acquisto, invece di fluttuare nel tempo. Ciò si riflette in tutti gli indici del livello generale dei prezzi in continua crescita. Ovviamente i rendimenti obbligazionari non possono aumentare di pari passo con gli indici senza gravi conseguenze.
  • Dal 1980 gli asset puramente finanziari sono diventati un fattore importante nei mercati dei prestiti. I criteri per i prestiti per gli asset finanziari non sono legati al livello generale dei prezzi nel modo in cui sono stati legati i finanziamenti per la produzione di beni. Invece sono legati alla calo dei tassi d'interesse, cosa che gonfia i valori capitali da cui dipendono gli asset puramente finanziari.
  • Lo sviluppo dei mercati dei capitali ha modificato negli ultimi decenni il modo in cui le società raccolgono capitali, con una maggiore enfasi sul finanziamento azionario, sostituendo il debito.
  • L'indebitamento dei consumatori è diventato un fattore importante dietro la domanda di prestiti, sostituendo i finanziamenti per la produzione con i finanziamenti al consumo.
  • I consumatori non incarnano più la principale fonte di finanziamento per la produzione industriale. Tale ruolo è stato ripreso dalle banche centrali che lavorano in tandem con le banche commerciali attraverso l'espansione monetaria. Pertanto, il legame in base al quale l'impresa fa salire i tassi dei prestiti per attirare maggiori risparmi non si applica più al contesto monetario odierno.



Gli errori nella politica monetaria sono ancora presenti

Sappiamo che prima degli anni settanta il Paradosso di Gibson era ancora vero. Sappiamo anche che dopo gli anni settanta non è stato più vero e il perché è stato descritto nella sezione precedente. Ma ciò lascia ancora aperta una domanda: l'evoluzione dei fattori economici, in cui adesso c'è una correlazione tra tassi d'interesse e livello generale dei prezzi, significa che la gestione del tasso d'interesse da parte delle banche centrali sia una politica giustificata?

Le banche centrali affermano l'esistenza di una connessione causale tra i tassi d'interesse e la domanda di credito (in modo da controllare la domanda aggregata nell'economia). I fatti suggeriscono il contrario, come illustrato dal grafico 5.


I picchi dei tassi d'interesse sin dal 1980 hanno avuto un impatto minimo, o nullo, sulla crescita inarrestabile del debito del settore privato nell'economia statunitense. L'unica lieve oscillazione del tasso di crescita del debito è stata la crisi della Lehman. Ma le cose sono cambiate negli ultimi quarant'anni, il debito è stato accumulato anche dagli stati (non incluso nel grafico 5), ​​dal settore finanziario e dai consumatori a ritmi crescenti. Ciò significa che una recessione in una categoria, anche in una crisi del credito, porta semplicemente ad una ripresa in un'altra, in particolare perché una flessione del settore privato porta ad un aumento del debito pubblico.



Conclusioni

Ora che abbiamo una comprensione di come e perché il Paradosso di Gibson non si applica più, possiamo valutare la sua importanza sotto una nuova luce. Un punto centrale nella comprensione di ciò che il Paradosso ci dice è che la politica monetaria non raggiungerà mai il suo obiettivo, se tale obiettivo è quello di gestire in qualche modo la domanda aggregata in base a tassi d'interesse variabili.

La funzione dei tassi d'interesse è fraintesa. Non possono essere usati per regolare la domanda complessiva di denaro, regolano solo il suo uso. In questo modo la politica monetaria distorce l'economia. I tassi d'interesse soppressi incoraggiano le imprese ad investire in progetti che non possono essere sostenuti quando poi i tassi d'interesse vengono successivamente normalizzati. Rialzare i tassi cambia i calcoli dell'imprenditore, costringendolo ad abbandonare progetti apparentemente redditizi a tassi più bassi. In teoria rialzare e abbassare i tassi d'interesse porta solo a cambiamenti nei processi produttivi, la cui redditività viene misurata rispetto a fattori noti, tra cui il livello generale dei prezzi e gli attuali costi di finanziamento.

Ma mettendo in moto un ciclo del credito, le banche centrali finiscono per dover rialzare i tassi a livelli economicamente distruttivi quando l'inflazione dei prezzi accelera. Questo è il motivo per cui i cicli del credito sono sempre finiti in crisi. È come se usando i tassi d'interesse come strumento di gestione economica, le banche centrali avessero solo un interruttore "accendi-spegni" e non uno strumento in grado di variare la corrente.

Dal 1975 la produzione è diventata una componente decrescente nelle economie basate sul credito. Il debito è ora accumulato da stati, consumatori e un settore finanziario che si nutre di espansione monetaria.

Il Paradosso di Gibson è ora spiegato e non è più un paradosso. La relazione tra i rendimenti obbligazionari e il livello generale dei prezzi nel contesto della produzione esiste ancora. È stato solo sepolto, perché la produzione è diventata una parte minore dell'economia moderna. Il risparmiatore è ucciso e la ricchezza del settore privato è diventata eccessivamente dipendente dalla speculazione finanziaria.

Non finirà bene.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/