La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/lestrema-sinistra-in-francia-minimizza)
Jean-Luc Mélenchon, leader del partito di estrema sinistra francese “La France Insoumise”, vuole minimizzare le preoccupazioni relative all'elevatissimo debito pubblico francese, il quale supera il 100% del PIL. Tali timori minano le sue richieste di maggiore spesa pubblica e le sue possibilità di vincere le elezioni presidenziali del 2027. Ha sempre cercato con entusiasmo soluzioni per ridurre il debito pubblico, anche ricorrendo a espedienti contabili. Nel 2020, da membro del Parlamento francese, Mélenchon propose la cancellazione di parte del debito pubblico francese detenuto dalla Banca Centrale Europea. Nel giugno 2026, dopo aver rinnovato la sua candidatura alla presidenza, chiese inoltre che il debito pubblico venisse misurato in base al valore economico aggiunto nell'arco della sua vita utile, e non in base al PIL di un singolo anno. Secondo questo nuovo indicatore, il debito pubblico francese si ridurrebbe magicamente a circa il 12-13% del PIL.
La manière actuelle de présenter la dette publique est trompeuse. Si on la rapporte au temps que dure un titre de dette, elle représente en réalité 12-13 % du PIB, et non pas plus de 100 %.
— Jean-Luc Mélenchon (@JLMelenchon) May 6, 2026
Si nous arrivions au pouvoir, certains imaginent que la France serait attaquée… pic.twitter.com/KhDGcdbbNv
La misurazione del debito rappresenta un problema?
A seguito della crisi finanziaria globale, della pandemia di COVID-19, di anni di crescita stagnante e di persistenti deficit di bilancio, il debito pubblico ha raggiunto livelli record in molte economie occidentali. Secondo il Global Debt Monitor dell'FMI, il debito pubblico nelle economie occidentali è più che raddoppiato, passando da circa il 45% del PIL negli anni '60 a circa il 110% del PIL nel 2024. Tra queste, il debito pubblico francese è stato uno di quelli con la crescita più rapida, passando da meno del 20% del PIL negli anni '60 al 115% del PIL nel 2025.
Ciononostante Mélenchon e i sostenitori del suo partito ritengono che il debito pubblico francese non sia elevato, perché può essere finanziato a tassi di interesse relativamente bassi. Inoltre il debito sarebbe protetto da una svendita grazie all'importanza dell'economia francese e delle banche sistemiche. Implicitamente Mélenchon ammette che la BCE interverrebbe senza dubbio in caso di necessità, acquistando titoli di Stato francesi e abbassando i tassi di interesse. Questo è esattamente ciò che è accaduto all'indomani della crisi finanziaria globale, quando il governatore della BCE, Mario Draghi, ha pronunciato la famosa frase “a qualunque costo” per salvare l'euro e la BCE ha ampliato il proprio bilancio di ben €5.000 miliardi, pari al 37,5% del PIL. In realtà il debito pubblico francese e dell'area Euro non è finanziato a basso costo perché è basso, ma perché beneficia del sostegno e del trattamento preferenziale delle banche centrali.
Al fine di evitare la monetizzazione del debito pubblico da parte delle banche centrali, che sarebbe inflazionistica e politicamente divisiva in un'unione monetaria di stati sovrani, i padri fondatori dell'euro hanno ideato le regole fiscali di Maastricht. In base a tali regole gli stati membri sono tenuti a limitare i disavanzi di bilancio al di sotto del 3% del PIL e a mantenere il debito pubblico al di sotto del 60% del PIL, o a ridurlo gradualmente verso tale livello. A 115% del PIL, il debito pubblico francese è quasi il doppio del valore di riferimento e la Francia è gradualmente diventata il terzo Paese più indebitato dell'area Euro dopo Grecia e Italia (Grafico 1). Modificare la definizione di debito pubblico sarebbe probabilmente ben accolto anche da altri Paesi fortemente indebitati e scatenerebbe una spirale negativa. La Germania ha già abbandonato la sua politica fiscale più frugale, innescando una corsa alla spesa per la difesa e gli investimenti pubblici al fine di sostenere la sua economia in difficoltà.
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| Grafico 1: Rapporto tra debito pubblico lordo e PIL (2025). Fonte: Eurostat (link: Debito pubblico pari all'87,8% del PIL nell'area Euro - Indicatori euro - Eurostat) |
Mélenchon sostiene che misurare il debito pubblico (una variabile di stock) in rapporto al PIL (una variabile di flusso) sia fuorviante. Non siamo d'accordo, perché la misurazione dell'indebitamento in relazione alla capacità del debitore di ripagare il debito è un indicatore consolidato anche nel settore privato. Anche lo stock di debito privato viene confrontato con gli utili (EBITDA) di un'azienda in un dato anno. L'indicatore del debito pubblico è in realtà più generoso perché, a differenza degli utili aziendali, solo una parte relativamente piccola del PIL può essere accantonata per il rimborso del debito. Sarebbe più significativo confrontare lo stock di debito con le entrate che un governo può incassare in un anno (di solito solo il 30-40% circa del PIL) e che non sono destinate a voci di spesa obbligatorie.
Innanzitutto il debito pubblico gode già di un trattamento preferenziale rispetto al debito privato. Mentre le imprese sono tenute a generare profitti sufficienti per onorare e rimborsare il debito, in genere non ci si aspetta che i governi lo rimborsino interamente, ma solo che mantengano un livello di indebitamento sostenibile in relazione alle dimensioni dell'economia e alla capacità fiscale. Per questo motivo la crescita economica, i disavanzi di bilancio e la pressione fiscale rivestono un ruolo chiave nella valutazione della solvibilità del debito pubblico. Vi sono inoltre vantaggi normativi, come coefficienti di ponderazione del rischio di capitale molto bassi o nulli per gli investimenti bancari in titoli di Stato, requisiti minimi per determinate istituzioni finanziarie, come i fondi pensione, per detenere titoli di Stato e l'utilizzo da parte delle banche centrali del debito pubblico come garanzia per le operazioni di moneta.
È vero che i governi possono mobilitare entrate più facilmente delle imprese, poiché possono ricorrere a mezzi coercitivi non di mercato come l'aumento delle tasse e l'inflazione per svalutare parte del debito in valuta nazionale; tuttavia questa capacità non è illimitata e l'estrazione di risorse dal settore privato mina la crescita e può facilmente condurre l'economia in una spirale discendente.
Un debito pubblico eccessivo soffoca la crescita?
Sulla scia della crisi finanziaria globale, Reinhart e Rogoff hanno analizzato l'impatto del debito pubblico sulla crescita, basandosi sull'esperienza di quarantaquattro Paesi in un arco di due secoli. I loro risultati hanno dimostrato che un debito molto elevato, superiore al 90% del PIL, è associato a tassi di crescita mediani inferiori, dell'uno per cento o più, in modo analogo sia nei mercati emergenti che nelle economie avanzate. Un debito pubblico elevato aumenta i premi di rischio e i costi degli interessi, spiazzando gli investimenti privati. Inoltre accresce l'incertezza fiscale e le aspettative di aumenti delle imposte, inducendo le imprese a ritardare gli investimenti, ostacolando l'imprenditorialità e modificando i modelli di consumo. Infine il rischio di crisi del debito non è trascurabile, soprattutto quando l'onere fiscale è già eccessivo e i tagli alla spesa sono impopolari.
Gwartney, Holcombe e Lawson hanno sostenuto che non solo l'elevato debito pubblico, ma anche la spesa pubblica eccessiva deprimono il dinamismo economico. Poiché la spesa pubblica nei Paesi OCSE è quasi raddoppiata tra il 1960 e il 1996, i loro tassi di crescita del PIL reale sono diminuiti in media di quasi due terzi. Con circa il 44% del PIL, il carico fiscale in Francia è il secondo più alto tra i Paesi OCSE, quasi 10 punti percentuali al di sopra della media. È opinabile che le tasse possano essere ulteriormente aumentate senza una grave reazione negativa da parte dell'economia. A ciò si aggiunge un livello di spesa pubblica altrettanto elevato, che si avvicina al 57% del PIL (Grafico 2), il che suggerisce che il rendimento marginale dell'ulteriore spesa pubblica pianificata da Mélenchon sarà molto basso.
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| Grafico 2: Spesa pubblica generale. Fonte: OCSE (link: Spesa pubblica generale | OCSE) |
Negli ultimi tre anni il disavanzo di bilancio si è attestato intorno al 5% del PIL. La Francia non ha avuto un bilancio in pareggio per oltre 50 anni, ovvero dal 1974, e i disavanzi di bilancio hanno superato il limite del 3% del PIL previsto dalle regole di Maastricht in 26 anni su 34 sin dal 1992. Di conseguenza il debito pubblico è salito alle stelle, passando da meno del 20% del PIL negli anni '70 a circa il 115% del PIL di oggi. Ciò riflette anche l'effetto di una crescita economica sempre più lenta, dovuta al progressivo soffocamento del settore privato e della crescita economica da parte dell'intervento statale (Grafico 3).
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| Grafico 3: Debito pubblico e crescita reale in Francia. Fonte: Elaborazioni proprie con dati dell'FMI (2025 Global Debt Monitor.pdf) & della FRED (Conti nazionali: PIL per spesa: prezzi costanti: prodotto interno lordo: totale per la Francia (FRAGDPRQPSMEI) | FRED | St. Louis FED) |
Una relazione recente della Corte dei Conti francese ha lanciato nuovamente l'allarme sull'insostenibilità della situazione fiscale e sulle sue fosche prospettive. Senza ulteriori misure di risanamento fiscale, il debito pubblico è destinato a crescere rapidamente fino a raggiungere il 129,4% del PIL entro il 2031, mentre il deficit di bilancio si attesterà intorno al 6% del PIL. A causa dell'aumento dei tassi di interesse, anche il costo annuo del debito è cresciuto rapidamente, passando da circa il 2% del PIL nel 2024 al 2,5% del PIL nel 2026, contraddicendo l'atteggiamento accomodante di Mélenchon.
Quest'ultimo e i suoi partner politici nell'alleanza di partiti di sinistra “Nouveau Front Populaire” (NFP) si sono presentati alle elezioni del 2024 con un programma economico che promuoveva un maggiore intervento statale. Prevedono di aumentare la spesa pubblica annua di ben €150 miliardi (circa il 5% del PIL) incrementando i salari pubblici e minimi, annullando la riforma pensionistica di Macron e aumentando altre spese sociali. Vogliono inoltre tassare maggiormente l'economia introducendo una tassa sugli “extraprofitti” delle aziende, ripristinando l'imposta patrimoniale sui ricchi e aumentando la progressività delle imposte sul reddito e sulle successioni.
I critici di centro-destra e le associazioni imprenditoriali dubitano che le misure fiscali proposte possano effettivamente raccogliere gli importi previsti, dato l'elevato carico fiscale già in vigore in Francia. Pertanto prevedono che il programma dell'NFP aumenterà il deficit di bilancio del 3-5% del PIL annuo, spingendo il debito pubblico verso un'impennata. Indipendentemente da come venga misurato, un elevato livello di debito pubblico è innanzitutto un segnale d'allarme che indica come la spesa pubblica e l'intervento statale nell'economia siano già eccessivi. Politici come Mélenchon farebbero bene a prestare attenzione a questo aspetto, altrimenti rischiano di condannare l'economia a un declino permanente.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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