lunedì 19 novembre 2018

Keynes, il maestro della confusione

Per una confutazione chiara, completa e dettagliata della Teoria Generale di Keynes, ricordo ai lettori che è in vendita il libro "Il fallimento della nuova economia", traduzione in italiano del classico uscito negli anni '50 dalla penna di Henry Hazlitt. Il sottoscritto, quindi, non ha potuto fare a meno di accettare la proposta di scrivere la Prefazione italiana dell’opera tradotta. Questo perché il testo di Hazlitt dovrebbe essere presente sullo scaffale di ogni individuo che si definisce amante della libertà e della libertà economica. Il lavoro di Hazlitt corregge un grande errore di Hayek ai suoi tempi: confutare punto per punto la “Teoria Generale” di J. M. Keynes, l’origine di tutti i mali economici del nostro presente. E adesso grazie allo sforzo accademico encomiabile del collega Marco Marinozzi, anche in Italia si può  fruire dell’immensa saggezza e precisione dello spirito Austriaco presente nell’opera originale di Hazlitt. Il plauso a quest’ultimo va soprattutto per la volontà di sciropparsi un libro mal scritto, confusionario, contraddittorio e insensato; ciononostante il lavoro di smontaggio delle tesi keynesiane è chirurgico e inattaccabile. Come Bohm-Bawerk si prese la briga di annientare le tesi sballate e sciocche di Marx, così Hazlitt decise di sobbarcarsi l’onere di spazzare via il presunto prestigio acquisito dall’economia keynesiana. Oggi, Marco Marinozzi e io stiamo cercando di estendere questa confutazione anche al mercato italiano, in modo da rendere il keynesismo lo zimbello del mondo accademico economico così come accadde col marxismo dopo il 1989.
È possibile acquistare il testo, “Il Fallimento dell’Economia Keynesiana”, su Amazon al seguente indirizzo: https://amzn.to/2MsniMf
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di Hunter Lewis


Paul Samuelson, professore di economia al MIT dopo la seconda guerra mondiale e autore di un libro di economia best-seller, è stato uno dei più ardenti discepoli americani di Keynes. Ecco cosa disse sulla Teoria Generale di quest'ultimo:
È un libro mal scritto, mal organizzato [...]. È arrogante, irascibile, polemico e non tanto generoso nei suoi riconoscimenti. Abbonda in un mare di confusione [...].

Leggendo questo passaggio, possiamo capire l'infatuazione di Keynes per il paradosso. Samuelson, l'ardente discepolo, ci sta dicendo che il libro del maestro è buono perché è cattivo.

Tuttavia non dobbiamo ascoltare solo la campana di Samuelson riguardo la cattiva scrittura, la cattiva organizzazione e la confusione nella Teoria Generale. In seguito alla pubblicazione nel 1936, molti eminenti economisti indicarono gli stessi problemi, anche se alcuni di loro esitarono a criticare o litigare con Keynes e quindi scelsero attentamente le loro parole. Frank H. Knight, uno dei principali economisti americani, si lamentò del fatto che fosse "eccessivamente difficile dire cosa volesse dire l'autore [...]. La disputa riguardante il lavoro mi sembra abbastanza infondata."

Joseph Schumpeter sottolineò la tecnica di Keynes nell'aggirare i problemi con definizioni artificiali che, legate a supposizioni infiocchettate con gergo tecnico, producevano tautologie dall'aspetto paradossale: "L'economista britannico Hubert Henderson in privato affermò che: mi sono lasciato inibire per molti anni... dal desiderio di non litigare in pubblico con Maynard... Ma... considero i suoi libri come un capriccio di sofisticata confusione."

L'economista francese Etienne Mantoux aggiunse che l'intera faccenda sembra essere semplicemente "la razionalizzazione di una linea di politica... tanto cara a lui".

Nella stessa Teoria Generale, Keynes parlava bene di chiarezza, coerenza e logica. Era pronto a sfatare quelli che considerava gli errori degli altri, ma poi si lasciava andare ad un gergo inutile e fuorviante, ad affermazioni errate, confusione, contraddizioni, noncuranza ed illogicità generali.

Non è che Keynes fosse completamente opaco. Alla fine è possibile capire quello che sembra dire, ma val la pena mettere a fuoco i vari dispositivi retorici e gli offuscamenti messi in campo.



Dispositivo uno: oscurità

Una tipica frase della Teoria Generale:
Abbiamo piena occupazione quando la produzione sale ad un livello al quale il rendimento marginale di un'unità rappresentativa dei fattori di produzione scende al livello minimo a cui è disponibile una quantità di fattori sufficienti per produrre questo output.

Ciò significa, in sostanza, che non raggiungiamo la piena occupazione fino a quando tutti i fattori di produzione non sono pienamente impiegati. Per Keynes solo a questo punto dovremmo preoccuparci dell'inflazione.

Keynes fece un'eccezione quando altri economisti scrissero in questo modo contorto. Ad esempio, in una lettera del 1931 al direttore di The New Statesman and Nation, accusò Lionel Robbins dello stesso peccato, sebbene Robbins fosse uno scrittore molto chiaro:
Il professor Robbins vuole "maggiore elasticità dei costi salariali locali"... il che significa in un inglese comprensibile, suppongo, una riduzione dei salari medi.

Data questa pugnalata a Robbins, possiamo almeno supporre che Keynes avrebbe evitato il termine "elasticità" nella Teoria Generale? No, per niente, lo usa (e ne abusa) ripetutamente.



Dispositivo due: uso improprio del gergo tecnico

Nell'esempio qui sopra, Lionel Robbins stava usando il gergo standard degli economisti. Keynes amava inventare il proprio gergo, o peggio, usare il gergo standard in un modo non standard. Ciò gli causò un rimprovero da parte dell'economista Frank H. Knight nella sua revisione della Teoria Generale: "I termini semplici e le modalità di espressione elementari sembrano essere stati evitati per principio".

L'unica ragione legittima per usare il linguaggio tecnico è rendere più chiara una frase, se non al lettore medio, almeno al lettore professionista. Keynes usava abitualmente un linguaggio tecnico per confondere e, come vedremo tra breve, questa potrebbe essere stata una strategia voluta.



Dispositivo tre: cambiare le definizioni

Keynes ci dice nella Teoria Generale che gli economisti non hanno definito in modo chiaro il termine "efficienza marginale del capitale" (che significa grosso modo il ritorno sul capitale). Quindi in tutto il libro usa tale termine in molti modi diversi, almeno sette dal conteggio di Henry Hazlitt. Un'altra parola mutevole nella Teoria Generale è il salario, che può significare una tariffa oraria o la retribuzione totale dei dipendenti o qualcos'altro. Keynes non sembrava notare la differenza, il che lo portò a commettere gravi errori logici.

Ancora una volta, Keynes criticò lo stesso errore in altri. In una recensione di un libro all'inizio della sua carriera, contestò un autore per lo stesso errore:
ha usato la [stessa] espressione circa trenta volte con otto sensi diversi.



Dispositivo quattro: uso improprio dei termini comuni

In alcuni casi Keynes estese il significato di una parola comunemente usata senza ridefinirla esplicitamente. Ad esempio, ci dice che per ogni merce c'è un tasso d'interesse implicito: un tasso d'interesse per il grano, un tasso d'interesse per il rame, un tasso d'interesse per l'acciaio e così via. Ciò vuol dire confondere le opzioni e il prezzo dei futures sulle materie prime con i tassi d'interesse, un chiaro caso in cui si confondono mele e banane. Abbiamo già visto che Keynes usava la parola equilibrio per descrivere ciò che era effettivamente squilibrio.



Dispositivo cinque: inversione di causa ed effetto

Keynes diceva che gli imprenditori calcolano la quantità di entrate che guadagneranno da X dipendenti. Le cose non stanno così. Calcolano quanti dipendenti possono permettersi in base alle entrate X. Keynes diceva che i prezzi sono bassi se la produzione è bassa. In realtà è il contrario: la produzione è bassa se i prezzi sono bassi. A Keynes sembravano piacere queste inversioni, forse perché trasformano l'ordinario in novità. Ma in realtà non è altro che un trucco da salotto, accumulando errori su errori.



Dispositivo sei: falso determinismo

L'economista keynesiano Alvin H. Hansen, il cui libro A Guide to Keynes ha tentato di demistificare il maestro, ci dice che "il contributo più notevole di Keynes è stata la sua funzione di consumo". La cosiddetta propensione marginale al consumo (funzione di consumo) ci dice che le persone tendono a risparmiare di più man mano che il loro reddito aumenta. Detto così, è un luogo comune. Ma Keynes la chiamava "legge psicologica fondamentale", cosa che certamente non è. Non possiamo né prevedere con certezza che le persone risparmieranno sempre di più man mano che il loro reddito aumenterà, né possiamo elaborare un programma prevedibile di aumento del risparmio, come ipotizzato da Keynes.

Nel modello keynesiano, anche la propensione marginale al consumo viene considerata come una variabile indipendente. (Si suppone che determini altre variabili, non da esse determinate). Questo è chiaramente falso. Come Benjamin Anderson, economista e critico di Keynes, ha sottolineato: "Le cosiddette variabili keynesiane indipendenti (1. La propensione marginale al consumo, 2. L'efficienza marginale del capitale, 3. Il tasso d'interesse) sono tutte influenzate l'una dall'altra. Sono interdipendenti, non indipendenti. Keynes se ne dimentica ed ammette ad un certo punto che la #2 è influenzata dalla #1".



Dispositivo sette: avanti e indietro tra categorie incoerenti

Keynes usava la parola "salari" per indicare sia un salario, sia i salari totali. Era anche incline a spostarsi avanti e indietro tra beni e servizi fisici e prezzi monetari per merci e servizi, un altro caso in cui si confondono mele e banane.



Dispositivo otto: affermazioni non supportate

Nella Teoria Generale ci sono solo due riferimenti a studi statistici, uno dei quali venne addirittura respinto dallo Keynes e definito come improponibile:
Il metodo di Kuznet deve sicuramente portare ad una stima troppo bassa.

Anche quando discuteva di un argomento che si prestava particolarmente all'analisi statistica, come una relazione tra i raccolti agricoli e il ciclo economico, sceglieva semplicemente una posizione senza preoccuparsi di cercare dati rilevanti.



Dispositivo Nove: errori

Keynes definì erroneamente lo scopo dei fondi delle grandi imprese. Come poté commettere un errore così elementare? Probabilmente perché aveva ripetuto la stessa cosa molte volte e, essendo occupato, non si prendeva il tempo per controllare il suo lavoro scritto.

A volte Keynes sembrava troppo impegnato anche solo a pensare. Diceva che se un prestatore presta denaro ad un imprenditore, ciò avrebbe raddoppiato il rischio di quest'ultimo, il che avrebbe raddoppiato il rischio riflesso nel tasso d'interesse. Questo non ha senso, come osservò Henry Hazlitt. Il rischio non è raddoppiato quando un finanziatore entra in scena. Il prestatore e l'imprenditore condividono ciò che è ancora lo stesso rischio di fallimento.



Dispositivo dieci: economia macro o aggregata

Keynes è generalmente ricordato per la sua macroeconomia "inventata", la quale guarda ai flussi dell'economia generale piuttosto che alla microeconomia di specifiche imprese o industrie. Questo non è del tutto accurato. Altri economisti adottarono una prospettiva simile, sebbene spesso si trovassero ad estrapolare dalla singola impresa all'economia nel suo insieme, cosa che Keynes criticò tra l'altro. Ironia della sorte, Keynes attaccò la Legge di Say che è, a sua volta, un esempio di macroeconomia. È certamente giusto dire che Keynes sviluppò il proprio tipo di macroeconomia, che i suoi seguaci hanno sviluppato nella macroeconomia di oggi. È anche vero che un punto di vista macroeconomico rende più facile creare fraintendimenti e allusioni, e Keynes sfruttò pienamente questa apertura.



Dispositivo undici: uso improprio della matematica

Keynes faceva riferimento alle vendite in una delle sue equazioni, ma si trattava delle vendite previste, non di quelle effettive. Le aspettative per definizione non sono verificabili e quindi non appartengono ad un'equazione.

Come ha sottolineato Henry Hazlitt,
Un'affermazione matematica, per essere scientificamente utile, deve, come una dichiarazione verbale, essere almeno verificabile, anche quando non è verificata. Se dico, ad esempio (e non sto solo scherzando), che l'amore di John per Alice varia in una relazione esatta e determinabile con l'amore di Mary per John, dovrei essere in grado di dimostrare che sia così. Non provo la mia affermazione, né la rendo più plausibile o "scientifica" se scrivo, solennemente:
  • sia X uguale all'amore di Maria per John,
  • e Y uguale all'amore di John per Alice,
  • allora Y = f (X)

— e avanti trionfalmente. Eppure questo è il tipo di asserzione che viene costantemente fatta dagli economisti matematici, e in special modo da Keynes.

Data la confusione nella Teoria Generale, non dovrebbe sorprenderci se Keynes interrompa il suo uso improprio della matematica per dirci che (apparentemente) è d'accordo con Hazlitt:
Dire che la regina Vittoria fosse una regina migliore, ma non una donna più felice, della regina Elisabetta, [è] una proposizione né priva di significato né priva di interesse, ma inadatta per il calcolo differenziale. La nostra precisione sarà una finta precisione se cercheremo di utilizzare concetti tanto vaghi e non quantitativi come base per un'analisi quantitativa.

Egli avverte anche di
metodi simbolici pseudo-matematici di analisi economica.

Dopo un po' della sua algebra, aggiunge che:
Non attribuisco molto valore a manipolazioni di questo tipo.

È abbastanza tipico di Keynes attaccare, disarmare, urlare, bisbigliare e qualificare le sue affermazioni con la matematica; oppure ignorare, anche in modo clamoroso, le stesse qualifiche. Occasionalmente Keynes era persino capace di bluffare. Scrivendo una lettera privata a Montagu Norman, governatore della Banca d'Inghilterra, disse che le sue teorie (le stesse teorie che sarebbero poi apparse nella Teoria Generale) erano una
certezza matematica, [per niente] da mettere in discussione.

Keynes certamente lo sapeva meglio. Alcuni dei suoi discepoli, no. L'economista Wilhelm Röpke annotò nel 1952 che
I rivoluzionari [keynesiani] [tendono a scagliarsi] con veemenza e disprezzo contro i loro avversari, come agiscono gli "illuminati" nei confronti di coloro che ritengono ignoranti. Sembrano considerarsi superiori in quanto possono ricorrere con evidente orgoglio alla difficoltà della loro letteratura e all'uso della matematica, cosa che sembrano elevare la "nuova economia" quasi all'altezza della fisica.

Potremmo andare avanti, quasi indefinitamente, citando le oscurità di Keynes, gli offuscamenti, le incoerenze, le fallacie logiche, e così via, ma è ora di porci l'ovvia domanda: perché ha scritto la Teoria Generale in questo modo? Keynes poteva essere ordinato, organizzato, coerente, pertinente, chiaro, completo e fattuale, oltre ad essere giocoso e arguto, quando voleva esserlo. Questo è evidente dai libri precedenti e da molti dei lavori più brevi. Ci sono alcuni frammenti della Teoria Generale che riflettono anche queste caratteristiche. Allora perché la maggior parte dei suoi lavori è così diversa?

Ci sono molte possibili risposte. Lo storico Paul Johnson disse, senza riferirsi a Keynes, che "in materia finanziaria, la complessità è troppo spesso usata per nascondere la verità, per ingannare." L'economista francese Étienne Mantoux, rivedendo la Teoria Generale poco dopo la pubblicazione, citò un precedente economista inglese, Samuel Bailey, del 1825: "La reputazione di un autore per la profondità delle sue idee spesso si guadagna con una piccola mescolanza di incomprensibilità".

Questo potrebbe essere parte della spiegazione: Keynes intendeva ingannare o impressionare. Ma dobbiamo ricordare che Keynes era un venditore. Stava cercando di vendere un particolare tipo di politica economica, ed era pronto ad utilizzare qualsiasi dispositivo retorico, dalla chiarezza cristallina all'incomprensibilità, al fine di portare a termine la vendita.

Perché l'incomprensibilità dovrebbe aiutare? Non solo perché può essere usata per impressionare, ma anche per intimidire. A Keynes piaceva far sentire le persone, come diceva il suo amico Bob Brand, come "il ragazzo più basso della classe".

Keynes probabilmente sviluppò la confusione come uno dei suoi modi di esporre. Strapazzava e creava confusione nella "scacchiera" mentale, perché si sentiva sicuro di poter sempre tenere a mente la posizione dei "pezzi degli scacchi" e muoverli come riteneva opportuno, mentre i suoi avversari non potevano. Questa è davvero una capacità impressionante, specialmente quando si parla estemporaneamente. Non c'è da stupirsi se Sir Josiah Stamp, un economista molto rispettato che spesso collaborò con Keynes nelle trasmissioni della BBC, disse in onda che: "Non potrò mai rispondere a quando tu stai teorizzando".

Se questo fosse un atteggiamento deliberato da parte di Keynes, o solo un'abitudine, non possiamo saperlo. Ma per lui era una fatto del tutto naturale ricadere in uno stile scomposto e intimidatorio quando scrisse la Teoria Generale. Il problema è che tale "strategia" non funziona altrettanto bene nelle conversazioni o nei dibattiti. Quando è limitato alla stampa, può essere esaminato e possono essere rivelati tutte le miriadi di difetti, errori di fatto o di ragionamento, i trucchi retorici e la pseudo originalità.

Alcuni eminenti economisti, tra cui Ludwig von Mises, Friedrich Hayek, Wilhelm Röpke, Jacques Rueff e Henry Hazlitt, tra gli altri, lo capirono. Altri percepivano che qualcosa non andava, ma esitavano a dirlo per paura della posizione di Keynes e della sua rappresaglia. Purtroppo nessun grande economista ha pubblicato una confutazione immediata del libro, in modo che l'influenza della Teoria Generale non si diffondesse (nonostante i suoi difetti fin troppo evidenti).

Oggi molte persone — economisti, finanziari, investitori, imprenditori e manager — affermano che Keynes è il loro eroe intellettuale. Hanno letto la Teoria Generale? O hanno letto solo i pochi passaggi chiari e spiritosi ampiamente citati?


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 16 novembre 2018

Il ciclo del credito è ad un punto di svolta





di Alasdair Macleod


Siamo sul punto di entrare in un'era di tassi d'interesse alti, quindi i mercati si comporteranno in modo diverso rispetto ai primi anni '80. Ci sono somiglianze con l'era post-Bretton Woods degli anni '70 affinché possiamo ricavare una qualche indicazione su come i mercati possano evolvere nel futuro prossimo.


Il grafico qui sopra dice molto. A metà ottobre il rendimento del decennale USA ha aperto nuovi orizzonti per questo ciclo del credito. L'evoluzione delle principali medie mobili nella sequenza rialzista (poiché rendimenti più elevati significano prezzi delle obbligazioni nettamente inferiori) è un esempio da manuale. Lo slancio sottostante sembra così potente che un rapido aumento fino al 3.5% e oltre sembra essere una certezza. Il ciclo del credito, passando da un periodo di finanziamenti a tassi ridicoli a maggiori costi per suddetti, è chiaramente ad un punto di svolta.

Nel mondo della moneta fiat, tutto prende la sua valutazione dai titoli del Tesoro USA. Per le azioni è teoricamente il bond a lungo termine, il quale sta correndo verso rendimenti più elevati. Dopo aver ignorato questo fatto, l'indice S & P500 di recente ha raggiunto nuovi massimi. È stata una cavalcata fantastica per titoli azionari che sembra sempre più certo sperimenteranno un brusco risveglio. È probabile che l'attuale rallentamento dei corsi azionari sia l'inizio di una nuova tendenza al ribasso in tutti gli asset finanziari.

Ad un certo punto, e questo è il motivo per cui il break-out dei rendimenti obbligazionari è importante, ci troveremo ad affrontare uno shock nelle valutazioni che indebolirà la relazione tra asset e debito. Questo è sempre stato un evento periodico, con le banche centrali che hanno intrapreso qualsiasi azione necessaria per salvare le grandi banche commerciali. Quando arriva la crisi, abbassano i tassi d'interesse per sostenere le valutazioni degli asset, sostenendo i mercati dei titoli di stato e in ultima analisi le azioni. Tutto ciò ha lo scopo di salvare le banche, consentire ai governi di finanziare i loro deficit ed incoraggiare la ripresa stimolando l'espansione del credito bancario, cosa che l'ultima volta è stata sostenuta dal quantitative easing. I salvataggi delle banche centrali sono riusciti ogni volta fino a questo momento, anche perché tutti noi vogliamo che funzionino.

È sensazione diffusa che una nuova crisi non specificata sia in agguato sulla scia degli ultimi segnali di instabilità finanziaria o debolezza economica. Che si tratti dell'Italia, del debito della Cina, del rallentamento della crescita dell'offerta di moneta, o di un appiattimento della curva dei rendimenti, sono stati tutti identificati come fattori scatenanti. Anche se fino a sei mesi fa i pessimisti sembravano convinti che l'economia americana fosse in stallo, quando invece s'è dimostrata robusta.

In generale, le banche centrali sono abili nel disinnescare i singoli problemi, ma c'è una difficoltà che le banche centrali non riescono a gestire: il ciclo del credito che esse stesse creano attraverso le loro precedenti azioni inflazionistiche.

È stato scritto abbastanza su questo argomento grazie alla teoria Austriaca del ciclo economico (che per ragioni di precisione dovrebbe essere ribattezzata teoria del ciclo del credito). Invece i banchieri centrali sono keynesiani e ritengono che le strutture di capitale siano fisse e che le interazioni tra i tassi d'interesse e l'allocazione del capitale possano essere tranquillamente ignorate.

La prova di questo errore si riscontra nel ciclo del credito descritto dalla Scuola Austriaca, il quale una volta avviato è impossibile da controllare. Porta inesorabilmente ad un boom temporaneo seguito da una crisi del credito. Come ho concluso in un articolo pubblicato in precedenza: "Saremo fortunati se la prossima crisi del credito, tenendo conto di tutto ciò, non arriverà prima della fine dell'anno".

Continuo ad attenermi a questa scala temporale. Questo articolo aggiorna quello sopraccitato ed è una tesi su come evolverà probabilmente la fase di crisi del ciclo del credito. Prenderemo in considerazione tutto ciò dall'inizio dell'ampio mercato ribassista negli asset finanziari, il quale conduce a perturbazioni economiche. Si confronta bene con la situazione di fondo delle finanze globali degli anni '70, iniziata con una crisi del dollaro e finita con la morte del sistema di Bretton Woods nel 1971. I prezzi delle materie prime, in particolare il petrolio, sono aumentati vertiginosamente, il che sembra riaccadere ancora oggi. È importante sottolineare che allora si era concluso il contesto favorevole dei tassi d'interesse della metà degli anni '60, sostituito da tassi d'interesse ufficiali a due cifre ed una crescente perdita di fiducia nelle valute fiat scoperte

Ci sono abbastanza allitterazioni e rime tra allora e ora per formare la base di una tesi su ciò che ci aspetta.



L'era dei tassi d'interesse bassi è finita

Dall'inizio di questo secolo ci sono state due crisi creditizie, 2001/02 e 2008/09. Si sono verificate in un contesto di tassi decrescenti a lungo termine. Il totale mondiale tra debito statale, non finanziario e dei consumatori è aumentato da $64,000 miliardi nel 2000 a $105,000 miliardi nel 2008. Oggi è probabilmente circa $186,000 miliardi, esclusi il debito del settore finanziario e del sistema bancario ombra.[1] Il tasso di crescita del debito non finanziario è simile alla crescita del PIL nominale globale, cosa che riflette semplicemente la crescita dell'offerta di moneta applicata all'economia non finanziaria. E con il calo dei tassi d'interesse a lungo termine, si è espanso notevolmente.

La relazione costante tra debito e PIL ci dice che l'altezza della montagna del debito è come ci si potrebbe aspettare in questa situazione inflazionistica. Pertanto non è la dimensione complessiva del debito che scatenerà la crisi, né il costo del suo servizio è il problema immediato, perché gran parte di esso è costituito da interessi fissi con un po' di tempo prima che scadano, ed un mutuatario saggio avrebbe utilizzato tassi d'interesse bassi o addirittura a zero per rifinanziarsi in scadenze più lunghe.

Per il settore commerciale le questioni più importanti sono di gran lunga il costo marginale del capitale circolante e le ipotesi sui tassi d'interesse a sostegno dei piani aziendali. Anche se una società ha una liquidità netta, fisserà un limite di rendimento per un ritorno sul suo capitale. Questi calcoli vengono ora rivisti in base a tassi d'interesse più elevati, rendendo gli investimenti precedenti meno redditizi. Per il momento un'azienda potrebbe decidere di stare più calma piuttosto che inficiare gli impegni precedenti. Ma anche i prezzi, quell'importante fattore di input per la produzione, stanno aumentando, distruggendo progressivamente i suddetti margini.

Poiché i tassi d'interesse ed i rendimenti obbligazionari aumenteranno ulteriormente ed i mercati azionari scenderanno, le imprese che vedono indebolirsi le precedenti ipotesi di profitto sono costrette a rivedere nuovamente i loro piani aziendali. Le banche percepiranno l'oscillazione dell'umore e, a loro volta, diventeranno prudenti nel mercato dei prestiti. Le banche centrali nelle loro indagini scopriranno che l'atmosfera aziendale si sta deteriorando, ma si troveranno di fronte ad un dilemma: l'inflazione dei prezzi sta aumentando ad un ritmo accelerato e se ciò avrà ripercussioni troppo presto si peggiorerà la situazione generale. Commetteranno lo stesso errore che la FED ha commesso nel 1927? Quell'anno l'economia sembrava entrare in una leggera recessione, e la FED abbassò i tassi d'interesse per sostenere una rapida crescita. Poi il mercato azionario si surriscaldò e andò in crash nel 1929.

La tentazione per le banche centrali di aspettare e vedere deve essere forte. Non ci sono dubbi che in questo ciclo i rendimenti dei titoli statunitensi stanno segnalando una significativa accelerazione del mercato obbligazionario. È una caratteristica dei principali mercati obbligazionari: il sentimento di inadempienza iniziale, in base al quale gli investitori accettano quanto viene detto dalle banche centrali e dalle agenzie governative, viene sostituito da un crescente scetticismo. E se c'è un problema sottovalutato che potrebbe indurre gli investitori a ripensarci, è la condizione reale dell'economia. Fondamentale è il deflatore dei prezzi, utilizzato per aggiustare il PIL nominale, i salari e le pensioni all'inflazione dei prezzi. Diventando scettici, gli investitori obbligazionari non saranno più soddisfatti dei rendimenti che riflettono un ritorno reale basso o addirittura negativo. Invece cominceranno ad aspettarsi un risarcimento per la perdita del potere d'acquisto del loro capitale, e faranno le loro valutazioni in merito.

Questo è il motivo per cui i rendimenti sui bond del Tesoro USA stanno aumentando e sembrano destinati ad aumentare ulteriormente. E questo è il punto cruciale: gli Stati Uniti hanno tassi d'interesse bassi, ma non più un'economia con tassi d'interesse bassi. Con l'accelerazione dell'aumento dei prezzi di beni e servizi, sospinto dai persistenti deficit fiscali e dagli stimoli monetari, è probabile che gli investitori mettano in discussione i dati ufficiali sull'inflazione, attualmente considerati corretti.

I dati grezzi consistenti in un paniere di beni fissi come misura di un tenore di vita costante, differiscono sostanzialmente dall'IPC. Quest'ultimo è diventato un indice basato su un paniere di beni e servizi che cambia continuamente, riflettendo la sostituzione, la diminuzione della qualità e l'edonica. Questo è il motivo per cui l'IPC sottovaluta in modo significativo il tasso d'inflazione dei prezzi, mentre un indice di vita standard e costante mostra già un'inflazione annualizzata dei prezzi più vicina al 10%, un'approssimazione che si è protratta per diversi anni.

Se il sentimento degli investitori si trasforma in questa realtà, l'era dei tassi d'interesse super bassi che tutti diamo per scontata sarà finita. Questo è un pericolo molto reale. Sarà sostituito da tassi e rendimenti obbligazionari che sembravano appropriati oltre quarant'anni fa. Durante la fine degli anni '60 e '70 i tassi d'interesse iniziarono ad aumentare man mano che gli squilibri valutari si normalizzarono, con il conseguente abbandono dell'accordo di Bretton Woods del dopoguerra. Oggi le valute non hanno nemmeno la foglia di fico rappresentata dall'oro, ma gli squilibri valutari sono una caratteristica comune.



I fattori che possono scatenare una crisi del credito

Finora abbiamo riassunto la teoria dietro lo sviluppo di un importante mercato ribassista piuttosto che di una crisi del credito. Invece di una crisi del credito immediata e sistemica, un mercato ribassista degli asset finanziari potrebbe progredire considerevolmente prima che si sviluppi una crisi sistemica. In tal caso, ci si può aspettare che l'inflazione dei prezzi, eredità degli ultimi dieci anni di politica monetaria eccessivamente allentata, cresca verso il 15% in termini di panieri fissi. I tentativi di manipolare il paniere in continua evoluzione dell'IPC saranno quindi accolti con lo stesso scetticismo che oggi viene riservato a quello argentino ed a quello venezuelano, e l'IPC sarà sempre più considerato come una copertura dell'inflazione dei prezzi.

In questo nuovo contesto di mercato guidato da un crescente scetticismo, le banche centrali non riusciranno a rialzare i tassi d'interesse tanto da tenere il passo con la spinta del mercato verso l'aumento delle preferenze temporali che deriva da un aumento dell'inflazione dei prezzi. [La preferenza temporale è la valutazione di mercato tra il possesso futuro rispetto al possesso presente.] Le aste di debito statale sfoggeranno tassi progressivamente superiori alle attese.

I commentatori del mercato sono monetaristi, i quali ritengono che l'economia dipende sempre più dall'inflazione monetaria e creditizia. Questo è ciò che è accaduto nel Regno Unito tra il maggio 1972 e la fine del dicembre 1974, quando l'indice azionario FT-30 perse il 75% del suo valore ed i rendimenti dei Gilt a lunga scadenza erano saliti dal 9% al 16.3%. L'inflazione dei prezzi al dettaglio era passata dal 2.5% nel 1967 al 24% nel 1975.

Nel novembre 1973 il Regno Unito soffrì per una crisi delle proprietà commerciali ed una crisi bancaria. Le società immobiliari quotate in borsa, precedentemente considerate come coperture d'investimento contro l'aumento dell'inflazione dei prezzi, crollarono improvvisamente dopo che la Banca d'Inghilterra fu costretta a rialzare il tasso di riferimento per vendere il debito pubblico. L'ultima goccia fu una crisi petrolifera in seguito alla guerra dello Yom Kippur. Diciotto mesi dopo che le azioni avevano raggiunto il picco, si materializzò all'improvviso una crisi sistemica. Mentre una nuova crisi del credito si sta già sviluppando oggi, sulla base di questo precedente esempio non possiamo escludere la possibilità che una crisi sistemica venga posticipata fino a quando il mercato orso e l'aumento dei tassi d'interesse non saranno progrediti da un po' di tempo.

Tuttavia, affinché la crisi sistemica venga posticipata, è necessario che sia posticipato anche un deterioramento del sentiment aziendale sulla scia di tassi d'interesse più elevati. Questo sembra meno probabile oggi, dato l'accento posto dalle banche centrali sull'effetto ricchezza dei tassi d'interesse soppressi. Inoltre il debito dei consumatori non esisteva nel Regno Unito del 1972 e il finanziamento ipotecario era razionato. Oggi è probabile che tassi d'interesse più alti abbiano un impatto più immediato sul comportamento dei consumatori.

Anche senza una crisi sistemica iniziale innescata dall'aumento dei rendimenti obbligazionari, possiamo concludere che un mercato ribassista negli asset finanziari rischia di indebolire inizialmente le aziende che vendono prodotti ai consumatori e di peggiorare molto rapidamente. Ne seguirà sicuramente una crisi incentrata sul valore decrescente delle garanzie detenute nelle banche e un aumento dei prestiti totali.

Prendiamo adesso in considerazione il principale rischio sistemico che potrebbe trasformare un mercato orso in un crash più immediato.



L'UE è desincronizzata

La politica monetaria della BCE ha fatto scomparire il costo del finanziamento per i governi dell'Eurozona, con tassi d'interesse negativi sui depositi.

La BCE sta ancora gonfiando la massa monetaria attraverso il suo programma di acquisti obbligazionari, anche se dovrebbe cessare a dicembre. Gli acquisti di asset, per un totale di oltre €2,500 miliardi, hanno tenuto sotto controllo i rendimenti dei titoli di stato ed il finanziamento del deficit pubblico per gli stati mediterranei. È importante sottolineare che il rendimento del bond tedesco a 2 anni è ancora -0.56% ede il rendimento del titolo decennale tedesco è solo dello 0.54%.

I differenziali di rendimento, con EUR LIBOR a 3 mesi a -0.36%, stanno guidando un carry trade in base al quale le banche e gli hedge fund aumentano i prestiti in euro per acquistare buoni del Tesoro USA, attualmente con un rendimento del 2.2%. È probabilmente il trade più redditizio nei mercati finanziari, che con un rapporto di leva del 10X dà un rendimento annualizzato del capitale superiore al 25%, senza alcun rischio di prezzo. Esiste un rischio nelle valute, ma con la BCE riluttante ad aumentare i tassi, vi è stato anche un profitto sul Forex.

Questo trade ha spinto l'euro in basso rispetto al dollaro. Ciò è avvenuto perché la BCE sta chiudendo un occhio sull'economia dell'Eurozona, mentre manipola i mercati obbligazionari per favorire il finanziamento dei governi europei attraverso il debito pubblico. Non c'è dubbio che la BCE sarà presto costretta a cambiare marcia, permettendo ai tassi d'interesse in euro di salire a livelli più normali e determinati dai mercati.

L'eventuale normalizzazione dei tassi d'interesse è stata anticipata dalla BCE. Uno degli scopi dei suoi programmi di acquisto di asset è stato quello di offrire alle grandi banche commerciali l'opportunità di ridurre la loro esposizione al debito pubblico. Ciò è avvenuto in una certa misura, ma i pericoli di una spiralizzazione distruttiva e di rendimenti obbligazionari crescenti che spazzano via il capitale di base delle banche, sono ancora molto maggiori di quanto non fossero al momento della crisi bancaria dell'Eurozona del 2011. Ciò alimenta le attuali preoccupazioni secondo cui un aumento dei rendimenti dei titoli italiani può destabilizzare le banche italiane e altre istituzioni finanziarie ad esse collegate.

Se la BCE accetterà la realtà che la politica monetaria dovrà normalizzarsi rapidamente, dovrà trovare un modo per proteggere le banche fortemente esposte all'aumento dei rendimenti del debito pubblico, abbandonando il suo sostegno ai governi spendaccioni. In un contesto di tassi d'interesse bassi apparentemente perpetui, la BCE ha dimostrato inventiva nel voler raggiungere tale obiettivo. Ma è una sfida molto più difficile da vincere quando le tendenze dei tassi d'interesse sono in rialzo.

Maggiore è il ritardo, maggiore è il problema; ma è probabile che la BCE segua un approccio attendista, tollerando un tasso di cambio più basso per l'euro. Man mano che i mercati globali si allontaneranno dall'attuale contesto di tassi d'interesse bassi, questa posizione diventerà rapidamente insostenibile. Nel migliore dei casi, sembrerà che la BCE possa solo ritardare di pochi mesi una crisi bancaria sistemica nell'Eurozona.



Rischi nelle valute

Finora abbiamo affrontato lo sviluppo teorico di un mercato orso globale alimentato dalla fine dei tassi d'interesse bassi e dalle relative conseguenze. Abbiamo esaminato le divergenze nei tassi d'interesse tra i mercati obbligazionari dell'Eurozona e degli Stati Uniti, le quali hanno portato ad uno sbalzo speculativo in dollari. Ci si può aspettare che tutte le valute fiat cadano vittima dei rendimenti obbligazionari in salita, e sulla scia di ciò un cambiamento fondamentale nel sentimento degli investitori. All'interno di queste difficoltà generali, ci sono inevitabili cambiamenti radicali nei rapporti di prezzo tra le maggiori valute fiat.

Un retaggio della crisi della Lehman è l'espansione monetaria senza precedenti all'interno del sistema finanziario globale. Questo fatto sta portando a flussi destabilizzanti, in particolare nel carry trade tra l'euro e il dollaro come descritto in precedenza. Allo stesso tempo, sono aumentati i flussi degli investimenti in asset in dollari, con il portafoglio estero di asset statunitensi raddoppiato a $18,412 miliardi tra il 2009 ed il giugno 2017. I saldi di cassa di proprietà straniera sono aumentati a $4,217 miliardi, per un totale di $22,629 miliardi. Questa cifra è significativamente superiore al PIL USA.

A partire dal giugno 2017 è probabile che queste cifre siano state ulteriormente, gonfiate da entità non statunitensi che sfruttano i differenziali dei tassi d'interesse, nonché dall'aumento dei valori azionari. Inoltre anche le banche e gli hedge fund statunitensi hanno creato la domanda di dollari attraverso il carry trade, il quale alla fine sarà interamente liquidato. Gli investitori giapponesi hanno acquistato dollari per acquistare azioni, con $500 miliardi a giugno 2017, e, data la salita dell'indice S&P500, sono certi di possedere di più oggi. Saranno probabilmente i primi venditori di azioni e dollari statunitensi, fenomeno già evidenziato dal rafforzamento dello yen nei confronti del dollaro negli ultimi giorni.

Pertanto possiamo aspettarci che lo yen si rafforzi ulteriormente, mentre l'euro calerà. Dato l'elevato livello di ponderazione attribuito all'euro, il TWI del dollaro dovrebbe aumentare leggermente, nonostante il rafforzamento dello yen. Il grafico qui sotto illustra la posizione corrente.




Cina

C'è un punto interrogativo sulle azioni finanziarie della Cina: userà l'attuale rally del dollaro per scaricare alcune delle sue riserve in dollari? Sarebbe certamente in linea con la sua politica di deprezzamento, e dato che gli americani sono aggressivi sul fronte dazi, potrebbe essere una risposta adeguata. Ma ha già venduto dollari per comprare yuan e di conseguenza ha prosciugato la liquidità di yuan dai mercati offshore. Questo è un passo indietro per la Cina, perché la liquidità è necessaria affinché lo yuan possa essere ampiamente accettato come mezzo di scambio negli accordi commerciali internazionali.

La Cina si ritrova con troppi dollari ed una grossa quantità di titoli del Tesoro USA senza mercato. La maggior parte della sua posizione può essere utilizzata solo a fini strategici, e finora è stata riluttante ad agire in questo modo. Invece la Cina si è accontentata di rimanere sulla difensiva, contenta di sapere che alla fine di questa storia vincerà. Ma col presidente Trump l'America ha intensificato la guerra commerciale, spostandosi sempre più lontano da un compromesso e senza mostrare alcun segno di voler trovare un accordo. Gli ottimisti sperano ancora che quest'aggressione cambierà dopo le elezioni di medio termine all'inizio di novembre, ma l'amministrazione Trump crede alla propria retorica.

Il problema per la Cina è che la sua politica estera è sempre più in contrasto con i suoi obiettivi interni. Vuole darsi una mossa e ciò comporta l'indirizzamento delle risorse per lo sviluppo delle infrastrutture non solo in Cina, ma negli altri Paesi lungo le due vie della seta. Sta inoltre costruendo relazioni commerciali e cooperative con l'Africa, il Medio Oriente e l'America Latina. In breve, vuole fare le scarpe all'America come potenza economica globale dominante.

Gli acquisti previsti di materiali industriali da parte della Cina nei prossimi anni non hanno precedenti e nel medio termine sono destinati a far salire i prezzi delle materie prime e dell'energia. Il boom dei prezzi delle materie prime, che ha avuto un effetto così significativo negli anni '70, è destinato a ripetersi negli anni a venire.

La Cina non può permettersi di aspettare troppo a lungo nel suo piano di sviluppo programmato. Sotto queste pressioni, il cambiamento delle sorti dell'America, con l'aumentare dei tassi d'interesse e l'arrivo di un mercato orso nel mondo finanziario, può solo portare ad una rivalutazione della politica cinese nei confronti dell'America e del dollaro. Una cosa sembra certa, e cioè avrà fine la riapplicazione delle eccedenze di dollari per finanziare il deficit del governo degli Stati Uniti, mettendo ulteriori pressioni sulle finanze dell'America e forse sul dollaro stesso.

Il dollaro uscirà sicuramente indebolito dal suo ruolo sempre minore nel commercio internazionale. Finora i commentatori economici l'hanno liquidato come un fattore insignificante, prevedendo che si tratti di uno sviluppo solo a lunghissimo termine. Ma mentre l'ambiente dei tassi d'interesse cambierà e il governo degli Stati Uniti si troverà ad affrontare difficoltà di finanziamento, il calo del potere d'acquisto del dollaro accelererà. Ci saranno troppi dollari per il loro uso.

La Cina ha già posto le basi per un cambiamento radicale nelle prospettive del dollaro. Dal 1983 la Cina compra oro in quantità abnormi e dal 2002 ha permesso ed incoraggiato anche i suoi cittadini a farlo. La Cina potrebbe ora abbandonare il dollaro e lasciare che il prezzo dell'oro aumenti, compensando le perdite nell'export verso l'America con l'aumento della ricchezza personale dei suoi cittadini.

La Russia, l'altro avversario della guerra fredda odierna, ha fatto passi significativi per proteggersi da una crisi del dollaro, avendo venduto quasi tutti i suoi bond del Tesoro USA e acquistato riserve auree con il ricavato.

In breve, non dovremmo lasciarci ingannarei dalle guerre commerciali e dalla narrativa generalista occidentale secondo cui la Cina è una bolla in procinto di esplodere. Se gli americani si rifiutano di cercare un accordo lavorativo ragionevole con i cinesi, questi ultimi hanno sia i mezzi sia un incentivo ad indebolire il dollaro.



Commodity e oro

L'aggressività dell'America con i dazi e l'effetto sullo yuan stanno indubbiamente mettendo alla prova la pazienza della Cina, ma non ancora da provocare una reazione netta. L'obiettivo della Cina è quello di modernizzare e migliorare la propria infrastruttura e quella dell'intero continente asiatico.

Come abbiamo già notato, la Cina deve acquisire notevoli quantità di materie prime e pagarle in dollari, anche se potrebbero essere pagate in yuan. Quindi è sempre più nel suo interesse vedere lo yuan salire rispetto al dollaro, un risultato che può gestire. Ciò significa prezzi delle materie prime ancora in aumento in termini di dollari, sommati ai quali i dazi di Trump aumenteranno il tasso d'inflazione interna degli Stati Uniti. Pertanto, quando il dollaro perderà il sostegno del carry trade di oggi, l'economia americana rischierà un'accelerazione dell'inflazione dei prezzi, aggravata da una caduta della sua valuta e dall'aumento dei prezzi delle materie prime.

Anche i prezzi del petrolio stanno aumentando, essendo quasi triplicati sin dal 2016. Non siamo ancora in inverno nell'emisfero settentrionale e la domanda sembra destinata ad aumentare. Gli aumenti dei prezzi del petrolio sono stati anche una forza dominante negli anni '70. La lezione di quell'epoca è che gli stati attraverso i loro sistemi bancari hanno tentato di compensare gli effetti dei più alti prezzi dell'energia espandendo la massa monetaria. È difficile sostenere che sarà diverso questa volta. In momenti come questi, l'oro si comporta bene. Se esiste un'ampia stabilità dei prezzi, tende ad essere nel rapporto tra oro e prezzi delle materie prime.

C'è un mito comune secondo cui i tassi d'interesse più alti fanno male all'oro, perché l'aumento dei pagamenti degli interessi sui depositi bancari è visto come un costo d'opportunità crescente per gli investitori in oro. L'errore è considerare l'oro come un investimento, quando è in realtà denaro. In quanto tale, l'oro fisico si deve mettere a confronto col denaro fisico. In ogni caso, con l'oro si può guadagnare interesse se lo si presta, come dimostrato dai tassi di leasing dell'oro nei mercati dei capitali.

Gli anni settanta hanno anche fornito indiscutibili prove del fatto che i prezzi dell'oro sono indipendenti dai tassi d'interesse. Il prezzo in dollari dell'oro alla fine degli anni '60 era ancorato a $35 l'oncia e il tasso dei Fed Funds era al 5%. All'inizio del 1980 l'oro aveva raggiunto il picco a $850 e il FFR era aumentato al 19%. L'evidenza è chiara: le variazioni dei tassi d'interesse non sono correlate alle variazioni del prezzo dell'oro.

La chiave per capire il prezzo dell'oro è comprendere che l'oro è denaro e la sua desiderabilità rispetto ai dollari fiat è decisa da persone e imprese che li valutano.

In fondo, gli stati lo sanno ed è per questo che detengono riserve e cercano di manipolare sia il prezzo che l'opinione pubblica. È per questo che l'oro è diventato un campo di battaglia nella geopolitica tra America e Asia. Ma man mano che i mercati scoprono gli effetti distruttivi dell'aumento dei tassi d'interesse sulle principali economie ed i rischi sistemici che li accompagnano, il prezzo dell'oro misurato in denaro fiat è destinato a salire. Questo è il risultato che i media generalisti riferiranno, quando invece è più preciso dire che è il potere d'acquisto delle valute fiat che scende, misurato in oro.

Per la persona comune la soluzione oggi sembra essere la stessa di oltre quarant'anni fa. Al suo meglio, è aumentato oltre ventiquattro volte. Ammettendo le rime della storia piuttosto che le ripetizioni, la migliore conservazione del capitale è probabilmente solo una forma di denaro: l'oro fisico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Note

[1] McKinsey Global Institute Briefing Note: September 2018. La cifra attuale è una stima dell'Institute of International Finance per il primo trimestre 2018. L'IIF stima anche che il debito del settore finanziario è a $61,000 miliardi.

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giovedì 15 novembre 2018

La miglior difesa contro le molestie sessuali è un libero mercato del lavoro





di Jeffrey Tucker


Lin Farley, la persona che ha coniato l'espressione "molestie sessuali" nel 1975, è oggi profondamente infelice per il movimento a cui ha dato origine. Pensa che sia degenerato.

"All'inizio", scrive, "sembrava che il termine avesse il potenziale per cambiare tutto. Le donne lavoratrici fecero subito loro il mio modo di dire, il quale catturava l'essenza della coercizione sessuale che vivevano quotidianamente".

È vero che dando un nome alla pratica, scrive, le regole della vita aziendale e del governo avrebbero cominciato a cambiare. I programmi di allenamento contro le molestie sessuali sono comuni. Le donne con un certo grado di successo professionale, risorse e altre opzioni, hanno nuovi modi per cercare un risarcimento. La legge è cambiata. Gli avvocati hanno vinto alla grande.

È meno convinta che sia cambiato qualcosa nella pratica per la donna media professionista. Coniare la frase "ha fatto molto meno per incoraggiare le conversazioni che avevo immaginato nel 1975 e che credevo avrebbero aiutato a cambiare la nostra cultura". "Peggio, consente a coloro che sostengono che la cultura e le dinamiche del potere siano cambiate di ricorrere alle nuove regole come prova".



Le leggi non funzionano

Non è certo la prima volta che le nuove leggi non riescono a raggiungere l'effetto sperato. La soluzione che ha proposto? Oltre a raccomandare più chiacchiere, più esposizione, più hashtag #metoo, non sembra averne una, a parte scrivere articoli di opinione furiosi sul New York Times.

Un maggiore coinvolgimento del governo federale significa solo combattere la coercizione con più coercizione, e non è un percorso molto promettente.

La mia proposta alternativa: la migliore difesa possibile contro tutte le forme di sfruttamento sul posto di lavoro, incluso ciò che si presume sia una forma di genere o sessista, è un libero mercato del lavoro. Leggi, mandati e regolamenti che bloccano le persone in particolari posti di lavoro, industrie e percorsi di carriera, rendono i lavoratori più vulnerabili agli abusi da parte dei padroni. Il modo migliore per equiparare il potere tra proprietari/manager e dipendenti è un mercato del lavoro altamente competitivo.

Più ci allontaniamo dal libero mercato, più lo sfruttamento del lavoro è un problema importante.

Specifichiamo qui che non ci sarà mai il nirvana. Questo mondo non sarà mai un luogo di sacralità universale. Troll, cretini e capi sfruttatori saranno sempre con noi. La vera domanda è: come può il potere che le persone cattive hanno sulle persone buone essere ridotto in modo che si traduca nel minor danno possibile per le persone e la società? Come minimo le vittime e le potenziali vittime hanno bisogno di un modo per fuggire. La via di fuga dovrebbe essere ovvia: a basso costo e non dannosa.

Ben oltre il diritto di licenziarsi e trovare un nuovo lavoro. Si tratta di creare un mercato intensamente concorrenziale per il lavoro, in modo tale che i datori di lavoro debbano essere persone decenti per assumere e mantenere lavoratori. Devono comportarsi bene, altrimenti perderanno le persone talentuose a beneficio dei loro concorrenti. Il denaro parla, istruisce e forma le persone per essere migliori. Si tratta di un'economia in cui nessuno è intrappolato o costretto dalla mancanza di opzioni a sopportare il degrado personale.



La via capitalista

Fornire una simile fuga fu fondamentale per la rivoluzione liberale del XVIII secolo: non servitù della gleba, schiavitù, o servitù in generale. Il risultato è stato il capitalismo, l'unico sistema economico ad aver eliminato il ruolo dello sfruttamento nel lavoro e nelle relazioni capitali (Marx aveva capito esattamente il contrario).

Guardate che cosa scrisse Ludwig von Mises nel 1927 sul potere del lavoro contro il potere del capitale in un mercato libero:
In un'impresa privata l'assunzione di lavoratori non è il conferimento di un favore, ma una transazione commerciale da cui entrambe le parti, datore di lavoro e dipendente, beneficiano. Il datore di lavoro deve sforzarsi di pagare i salari corrispondenti in base al lavoro svolto. Se non lo fa, corre il rischio di vedere il lavoratore lasciare il suo impiego per quello offerto da un concorrente e più remunerativo. Il dipendente, per non perdere il lavoro, deve a sua volta sforzarsi di adempiere ai doveri della sua posizione abbastanza bene da meritare il suo salario. Dal momento che l'occupazione non è un favore, ma una transazione commerciale, il dipendente non ha bisogno di temere che possa essere licenziato se finisce per essere antipatico. Poiché l'imprenditore che licenzia, per ragioni di pregiudizio personale, un impiegato utile che vale la pena di pagare, fa male solo a sé stesso e non al lavoratore, il quale può trovare altrove una posizione simile.

Sembra ideale, vero? Esattamente. L'ideale qui sembra fantastico, se dovessimo andare in giro a praticarlo. Mises fa immediatamente riferimento al problema dell'intervento nel libero mercato. Tutti gli interventi creano forme burocratiche di gestione per soppiantare le forze del mercato e ciò riduce i diritti reali del lavoro.

Quali sono gli interventi che hanno ridotto i diritti dei lavoratori e hanno dato ai capi la sensazione di "concedere favori" ai lavoratori? L'elenco è lungo, ma include gli obblighi dell'assistenza sanitaria, le vacanze obbligatorie, i costi della tassazione sul salario, il licenziamento professionale, i salari minimi e la lunga lista di cosiddetti "diritti del lavoro" che si concludono solo con l'intrappolamento dei lavoratori in lavori da cui non possono andare via.

Tutti questi programmi soffocano la concorrenza nel mercato del lavoro. Rendono i lavoratori meno commerciabili e costringono le persone ad aggrapparsi ai posti di lavoro che hanno. Per dirla in modo chiaro: l'Obamacare ha contribuito in maniera massiccia alla promozione delle molestie sessuali.



Tenersi il lavoro

Pensateci: se oggi vorreste licenziarvi, quanto pensate che ci vorrebbe per trovare un altro lavoro? Quanto tempo vi aspetteresti di rimanere senza reddito? In alcuni settori dei servizi, come ristoranti, alberghi e bar, di solito ci vogliono alcune settimane. Ma una volta entrati in posizioni di fascia alta, le cose diventano difficili e possono passare da sei settimane a due mesi per ricoprire un'altra posizione.

Il licenziamento, per tradizione dai tempi antichi, prevede solo due settimane di reddito. Poi c'è l'enorme problema dell'assistenza sanitaria. Il timer scatta subito. Dovrete rivolgervi al cosiddetto "mercato" dominato dall'Obamacare, o pagare una sanzione al governo federale. Quindi potreste dovervi spostare, e sarebbe costoso. Nel frattempo potreste provare a fare diversi colloqui e fare una buona impressione – nonostante siate preda del panico per la vostra vita, lo status sociale e le finanze.

Vedete tutto questo e pensate:
Sì, penso che terrò il mio lavoro attuale. È vero, il mio capo è un idiota. Mi da fastidio e ha tanti difetti. Il mio manager stava facendo vaghe insinuazioni che mi mettevano a disagio. Si arrabbia facilmente solo per mostrare il suo potere. Il mio supervisore sta trollando i miei social media e fa domande personali che non lo riguardano. Ma cosa posso fare? Nessuno vuole trovarsi disoccupato.

Tenersi un lavoro di questo tipo è una delle principali ragioni per cui i capi danno sfoggio di un potere sproporzionato sui lavoratori. È un importante fattore che contribuisce e perpetua lo sfruttamento. Più scelta esiste nel mercato del lavoro, più i lavoratori sono nella posizione di chiedere decenza, rispetto e decoro dalla direzione.



Per favore ritorna

Alcuni anni fa, quando l'economia stava crescendo rapidamente e le aziende erano alla disperata ricerca di lavoratori, ho assistito ad una scena in un minimarket che non dimenticherò mai. Una giovane arrivò in ritardo di alcuni minuti al lavoro. Il capo era furioso con lei e cominciò a urlarle contro, di fronte ai clienti.

Rimase lì a prendersi tutti gli insulti. Quando ebbe finito, si tolse tranquillamente il grembiule e lo mise sul bancone. Disse "arrivederci" e uscì dalla porta principale.

Cosa pensate sia successo dopo? Immediatamente il capo capì quanto fosse stato un idiota. Uscì fuori per fermarla e la pregò di tornare. Non riuscivo a sentire la conversazione, ma sembrava la stesse pregando. Scuse, orari migliori, promesse di non essere più un idiota – non so cosa la convinse precisamente, ma qualunque cosa abbia detto la persuase a tornare a lavorare.

Guardai questa scena con un senso di soggezione. Ecco, l'immagine di un ideale! Il contratto di lavoro è uno scambio in cui entrambe le parti beneficiano. Se una parte vuole andarsene, l'accordo è finito. Nessuno viene mai danneggiato. Nessuno viene mai umiliato. Nessuno dovrebbe mai dover affrontare il problema di fornire qualsiasi tipo di servizio che non è nel contratto. Equità, decenza e valori umani vincono.

Un libero mercato significa progresso verso la fine di tutte le forme di sfruttamento, tra cui le molestie sessuali, l'indecenza, il contatto inappropriato, il casting sui divani, i pranzi che durano troppo a lungo e diventano troppo intimi, le comunicazioni personali a tarda notte, gli interrogatori invasivi sulle vite personali, le intimidazioni sottili o non sottili, o qualsiasi altra forma di imposizione. La via per la pace e la dignità umana è la stessa qui come altrove: rendere tutte le cose volontarie.

Dite che questo non metterà finalmente fine al problema? È probabile, ma ci darà il miglior modo possibile per migliorare la nostra vita e diminuire la sofferenza umana. Questo è più di quanto possano ottenere leggi, opinioni, vergogna o speranze varie, affinché l'umanità possa migliorare da sola.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 14 novembre 2018

Dovremmo usare la probabilità in economia?

Ludwig von Mises delineò una distinzione netta tra teoria e storia: la prima è lo studio dell'azione umana, in quanto riguarda l'uomo in un mondo di risorse scarse, e la seconda è un resoconto reale di come esseri umani, prezzi, beni e servizi hanno interagito l'uno con l'altro in passato. In altre parole, per definizione, c'è una differenza tra ciò che affermiamo di ottenere attraverso la teoria dell'azione umana rispetto all'indagine storica. E su questa distinzione Mises scrisse un intero libro intitolato "Teoria e storia". Infatti le affermazioni e le proposizioni economiche non derivano dall'esperienza, sono apodittiche come la logica e la matematica. Non sono soggetti a verifica e falsificazione sulla base dell'esperienza e dei fatti, sono logicamente e temporalmente antecedenti a qualsiasi comprensione dei fatti storici. Sono un requisito necessario di ogni comprensione intellettuale degli eventi storici. Mises definì questa teoria generale la prasseologia dell'azione umana. L'economia è un sottoinsieme della prasseologia. Gli Austriaci non credono che le leggi economiche possano essere scoperte tramite prove empiriche/statistiche. Per definizione, lo scopo delle prove e delle statistiche è di raccogliere informazioni storiche, non di scoprire la teoria economica. Pertanto l'informazione empirica riguarda "l'economia" solo in un modo ampio e generale; per avere un quadro migliore del passato, ma mai per acquisire le leggi dell'azione umana. Solo perché gli Austriaci non pensano che le leggi dell'economia siano scoperte da modelli complessi, non significa che le statistiche in generale non debbano mai essere utilizzate. Sarebbe come lamentarsi che le leggi della logica non siano mai state "provate" dalle statistiche. Ma le statistiche per loro natura epistemologica non possono smentire quelle cose che vengono scoperte a priori. Le statistiche sono piene zeppe delle loro stesse ipotesi, correlazioni, condizioni temporali e altro, che le rendono del tutto insufficienti a fornire leggi infrangibili di teoria economica. In questo contesto esistono studi che "dimostrano" la positività a livello di bilancio di un deficit crescente e altri studi che dimostrano il contrario. Ma la logica deduttiva insita nella teoria economica è apodittica ed essa ci dice che un calcolo economico in accordo col mercato è impossibile per un ambiente centralizzato come quello statale. Basta solo questo per dire senza paura di essere smentiti che la manovra economica del governo italiano, così come quella del governo francese, sarà un fallimento, accantonando a cuor leggero tutte quelle litanie intonate con "lasciamoli lavorare" che vorrebbero giudicare il risultato ex-post.
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di Frank Shostak


L'economia moderna, oltre alla matematica sofisticata, impiega anche distribuzioni di probabilità. Cos'è la probabilità? La probabilità di un evento è la proporzione di quante volte un evento si verifica in un numero elevato di prove.

Ad esempio, la probabilità di ottenere testa quando una moneta viene lanciata è 0.5. Questo non significa che quando una moneta viene lanciata 10 volte, si ottiene sempre cinque volte testa.

Tuttavia se l'esperimento viene ripetuto un gran numero di volte, è probabile che si otterrà il 50%. Maggiore è il numero di lanci, più probabile sarà l'approssimazione.

In alternativa, diciamo che in una particolare area la probabilità che le case di legno prendano fuoco sia dello 0.01. Ciò significa che in base all'esperienza, in media, l'1% delle case in legno prenderà fuoco.

Ciò non significa che quest'anno, o l'anno successivo, la percentuale di case che prendono fuoco sarà esattamente dell'1%. La percentuale potrebbe essere dell'1% o meno ogni anno. Tuttavia, nel tempo, la media di queste percentuali sarà dell'1%.

Questa informazione, a sua volta, può essere convertita nel costo del danno da incendio, stabilendo in tal modo la possibilità di assicurarsi contro il rischio di incendio. I proprietari di case in legno potrebbero decidere di spalmare il rischio creando un fondo.

Ogni proprietario di una casa in legno contribuirà con una certa proporzione alla somma totale di denaro necessaria per coprire i danni di quei proprietari le cui case saranno danneggiate dall'incendio.

Si noti che l'assicurazione contro il rischio d'incendio può avvenire solo perché conosciamo la probabilità della sua distribuzione e perché ci sono abbastanza proprietari di case in legno per spalmare il costo del danno da incendio tra di loro in modo che il premio non sia eccessivo.

Nei suoi scritti, Ludwig Von Mises ha etichettato questo tipo di probabilità come una probabilità di classe. Secondo Mises:
Probabilità di classe significa: sappiamo o presumiamo di conoscere, per quanto riguarda il problema in questione, tutto sul comportamento di un'intera classe di eventi o fenomeni; ma per quanto riguarda gli eventi o fenomeni singoli non sappiamo nulla, ma sono elementi di questa classe.

Pertanto i proprietari di case in legno sono tutti membri di un particolare gruppo, o classe, che sarà colpita in modo simile da un incendio.

Sappiamo che, in media, l'1% dei membri di questo gruppo sarà colpito da un incendio. Tuttavia non sappiamo esattamente chi sarà.

La cosa importante per l'assicurazione è che i membri di un gruppo devono essere omogenei per quanto riguarda un particolare evento.



Perché la distribuzione della probabilità non è rilevante in economia?

In economia non ci occupiamo di casi omogenei. Ogni osservazione è un evento unico, non ripetibile, che non è un membro di alcuna classe... è una classe a sé stante.

Di conseguenza non può essere stabilita nessuna distribuzione della probabilità. (Anche in questo caso, la distribuzione della probabilità si baserebbe sul presupposto che stiamo trattando casi omogenei.)

Prendiamo ad esempio le attività imprenditoriali. Se queste attività fossero omogenee con distribuzioni della probabilità conosciute, allora non avremmo bisogno di imprenditori.

Dopotutto, un imprenditore è un individuo che organizza le sue attività per scoprire le esigenze future dei consumatori. Tuttavia le esigenze delle persone non sono mai costanti rispetto ad un bene particolare.

Poiché le attività imprenditoriali non sono omogenee, ciò significa che non è possibile formare la distribuzione della probabilità per i rendimenti imprenditoriali.

Ad esempio, nel primo anno un'attività imprenditoriale produce un ritorno sull'investimento del 10%. Nel secondo anno un'altra attività imprenditoriale produce un rendimento del 15%. Nel terzo anno una terza attività imprenditoriale produce un rendimento dell'1% e nel quarto una quarta attività imprenditoriale genera un rendimento del 2%. La media di questi rendimenti è del 7%.

In nessun modo, tuttavia, ciò implica che possiamo stabilire una distribuzione della probabilità dei rendimenti in base a come si può stabilire per il rischio di incendi o per ottenere testa nel lancio di una moneta.

I rendimenti in vari anni sono il risultato di specifiche attività imprenditoriali. Queste attività non sono omogenee e non possono essere considerate appartenenti alla stessa classe.

Il profitto emerge una volta che un imprenditore scopre che i prezzi di determinati fattori sono sottovalutati rispetto al valore potenziale dei prodotti che questi fattori, una volta impiegati, potrebbero produrre.

Riconoscendo la discrepanza e facendo qualcosa al riguardo, un imprenditore rimuove suddetta discrepanza, cioè, elimina il potenziale per un ulteriore profitto.

Il riconoscimento dell'esistenza di potenziali profitti significa che un imprenditore aveva conoscenze particolari che altre persone non avevano. Avere questa conoscenza unica significa che i profitti non sono il risultato di eventi casuali.[1]

Mises ha definito questa come una probabilità del caso:
Probabilità del caso significa: sappiamo, per quanto riguarda un particolare evento, alcuni dei fattori che ne determinano l'esito; ma ci sono altri fattori determinanti su cui non sappiamo nulla.[2]

Mises riteneva che la probabilità del caso non fosse aperta a nessun tipo di valutazione numerica. L'azione umana non può essere analizzata nello stesso modo in cui si analizzano gli oggetti concernenti una probabilità di classe.

Per dare un senso ai dati in economia, non bisogna esaminarli con metodi statistici ma cercando di capire come siano emersi.

L'assunto che l'economia mainstream renda valida la distribuzione della probabilità in economia, porta a risultati assurdi.

Proprio perché non descrive un mondo di esseri umani che esercitano le loro scelte, ma macchine.

L'impiego delle probabilità nelle analisi economiche implica che i vari dati economici siano stati generati da un processo casuale in somiglianza con il lancio di una moneta. (Abbiamo già visto che non è così per quanto riguarda i profitti imprenditoriali.)

Notate che casuale significa arbitrario, cioè senza metodo o decisione consapevole. Tuttavia, se le cose stessero così, gli esseri umani non sarebbero stati in grado di sopravvivere.

Per mantenere la loro vita e il loro benessere, gli esseri umani devono agire consapevolmente e con determinazione. Devono pianificare le loro azioni e impiegare mezzi adeguati.

Ora, se in economia la probabilità numerica non può essere stabilita oggettivamente, che dire della probabilità soggettiva? Nel momento in cui ci si sposta in compiti soggettivi, si potrebbe dire qualsiasi cosa.

Si potrebbe dire che in base ai sentimenti personali c'è un'alta probabilità di una recessione tra qualche tempo. In alternativa, si potrebbe dire che c'è il presentimento che il mercato azionario affronterà una correzione molto presto.

Queste affermazioni derivano dall'esperienza personale o dalla conoscenza che ha un individuo.

Suggeriamo che questi esempi fanno parte della probabilità del caso, cioè, sappiamo certe cose per quanto riguarda un particolare evento, ma ci sono altri fattori determinanti su cui non sappiamo nulla.

Ad esempio, sappiamo che un aumento dell'offerta di moneta potrebbe esercitare in futuro una pressione al rialzo sui prezzi delle merci.

Tuttavia non possiamo essere certi che i prezzi aumenteranno, poiché potrebbero esserci altri fattori di compensazione di cui non sappiamo nulla. Non sarà di gran beneficio assegnare arbitrariamente probabilità numeriche.



Sommario e conclusioni

Contrariamente al pensiero popolare, la probabilità numerica non è applicabile in economia. La probabilità numerica è rilevante nella sfera della non-economia in cui si osservano casi omogenei. In economia, non ci occupiamo di casi omogenei.

Ogni osservazione è un evento unico, non ripetibile, causato da una particolare azione da parte degli individui. Di conseguenza non può essere stabilita nessuna distribuzione di probabilità. L'azione umana non può essere analizzata nello stesso modo in cui si analizzano gli oggetti. Per dare un senso ad un dato storico, non bisogna esaminarlo con metodi statistici, ma cercando di capire come sia emerso.

Il fatto che l'economia mainstream faccia esistere una distribuzione della probabilità ed essa possa essere quantificata, porta a risultati assurdi. Perché non descrive un mondo di esseri umani che esercitano le loro scelte, ma macchine.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Murray N. Rothbard, Man, Economy, and State (Los Angeles: Nash), Vol 2, p. 466.

[2] Human Action, p. 110.

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martedì 13 novembre 2018

Il lato oscuro della criptoimpresa





di Jeffrey Tucker


Un paio di giorni fa ho ricevuto una mail da un amico: "Un tipo dalla Polonia ha chiesto a mia madre se avesse potuto ricevere denaro dalla Western Union, convertirlo in bitcoin e poi inviarli in Australia. Sembrava una truffa. Hai mai sentito qualcosa di simile?"

Non dite niente. La risposta è si, è una truffa. Una delle tante nel settore Bitcoin.

Questo era particolarmente deprecabile, perché il tizio incriminato aveva fatto amicizia con una vedova da settimane. A lei piacevano tutte quelle attenzioni. Andavano d'accordo e poi lui ha sganciato la bomba.

Lei ha sentito puzza di bruciato e ha chiamato suo figlio, salvandola dalla perdita di denaro. Il truffatore poi ha "provato ad instillarle un senso di colpa perché non voleva farlo".

Come un fan della tecnologia, mi dispiace che ci siano questi episodi. Come tanti altri, desideriamo disperatamente che questo settore sia pulito dalle truffe. Andate via scammer!



Le truffe seguono le innovazioni

Detto questo, non considero la presenza di truffe nell'industria della crittografia come un qualcosa che possa gettare discredito sulla tecnologia. È l'opposto. Gli scammer rappresentano il lato oscuro dell'imprenditoria. Vanno dove sono i soldi, e questi ultimi tendono a seguire la cosa più bella.

Pensate all'industria ferroviaria nel 1870. Le frodi erano ovunque: furti, appropriazioni indebite, truffe e racket di ogni tipo. E sì, anche scandali politici. Seguono ogni nuova tecnologia. A volte è difficile distinguere la cosa reale da quella falsa.

Bitcoin e le criptovalute in generale sono particolarmente suscettibili alle operazioni poco chiare. Le persone presumono due cose su questo settore:
  1. è troppo difficile da capire per le persone normali;
  2. se non ci sei dentro, te la stai perdendo. 
Questa è un'opportunità perfetta per l'imbroglione!
Come possiamo riconoscerli? Non è sempre facile, ma ci sono alcuni modelli che abbiamo visto più e più volte.



Cinque modi

David Veksler di WalletRecovery.info ha mostrato particolare interesse per l'argomento, soprattutto perché ha dovuto confrontarsi con persone che cercavano di ingannarlo. Ha delineato cinque modi principali.
  1. Contratti di mining. Vi parleranno dei soldi che farete se solo inviate subito Bitcoin. Li investiranno per voi e li faranno fruttare. Uno ci crede e, whoop, i ladri scappano con i vostri soldi. Vi sentirete un idiota, ma non avete idea di come fare per riavere i vostri soldi. Ci sono mining pool reali a cui potete unirvi, ma non è mai così facile come inviare criptovalute ad un indirizzo pubblico e poi diventare ricchi.

  2. Wallet fasulli. Questa è piuttosto semplice: scaricate questo wallet e vi trasferite i vostri fondi. Poof, il denaro scompare. A volte prendono nomi simili ai wallet reali, come nel caso di Electrum Pro, che era una versione farlocca del wallet reale Electrum. Wallet falsi sono apparsi e scomparsi sui siti di download legittimi.

  3. Fork fasulli. Quando una blockchain subisce un hardfork, i proprietari esistenti possono ottenere i loro nuovi token. Ma non è così facile come inserire le vostre chiavi private online. Fatelo e probabilmente vi ruberanno sia i vecchi che i nuovi fondi. Come dice Veksler, l'unico modo sicuro per rivendicare i token è spostare prima i vecchi token in un nuovo wallet. Non è scienza missilistica, ma dovete assolutamente sapere cosa state facendo.

  4. Exchange fasulli. Molti, se non la maggior parte dei proprietari di criptovalute, non hanno idea del problema di base: possedete o meno le chiavi? Se avete un wallet privato o un hard wallet, allora sì. (Per favore, scrivetevi le parole del backup, stampatele e mettetele in un posto sicuro.) Se state usando uno exchange e stornate dei fondi lì, non possedete le chiavi private. Le persone usano gli exchange per comprare e vendere criptovalute ed è grandioso, ma alla fine c'è bisogno di fidarsi dell'exchange. Non tutti sono degni di fiducia. Gli exchange farlocchi prenderanno i vostri soldi e ve ne renderete conto solo quando cercherete di spostare i soldi che presumibilmente possedete.

  5. Wallet in vendita. Devo ammettere che non ne avevo mai sentito parlare. Secondo Veksler, i truffatori vendono i wallet presumibilmente pieni di token, ma affermano di aver dimenticato la password. Il modo per evitare questa truffa è semplice: convertite dollari in criptovalute e poi trasferiteli solo su wallet privati, o tramite un exchange legittimo.

Potreste notare qualcosa in comune con quanto detto finora. Tutti vogliono che reimpegnate il denaro. Questa cosa dovrebbe già mettervi in allarme. Fortunatamente tutto ciò che è necessario sapere sulle truffe nel mondo delle criptovalute è disponibile con una rapida ricerca su Internet. La comunità è stata assolutamente fantastica nell'autoregolarsi. Queste persone sanno bene che lo stato non sarà mai efficace nel prevenire le frodi in questo spazio.

Prendete in considerazione la truffa della Western Union che ha quasi derubato la madre del mio amico. È dettagliata con trascrizioni complete qui. Non deve necessariamente coinvolgere anche Bitcoin. Le truffe con trasferimento di denaro esistono da molto tempo.

Ovviamente ci sono molte persone che pensano che Bitcoin sia esso stesso una truffa, o forse un vero e proprio schema di Ponzi. La presenza di racket incoraggia solo lo scetticismo. Per tutto ciò che è reale in questo settore, ce ne sono altre decine che non lo sono.

Tra l'altro, mentre stavo scrivendo questo articolo, ho ricevuto una email che mi spingeva ad adottare un nuovo token, disponibile solo a me perché sono presumibilmente famoso ed influente. Ehi, hanno un white paper! Deve essere legittimo!


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/