venerdì 30 ottobre 2026

Meccanismi di schiavitù

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di E. M. Burlingame

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/meccanismi-di-schiavitu)

C'è qualcosa di strano nel modo in cui raccontiamo la nostra storia. Ci troviamo di fronte alle piramidi, alla pietra tagliata con precisione di Sacsayhuamán, ai templi allineati alle stelle degli antenati di cui abbiamo dimenticato i nomi, e il nostro primo impulso è spesso quello di distogliere lo sguardo da noi stessi: verso l'alto, verso l'esterno, verso gli dei, gli alieni, le superciviltà perdute di altri luoghi. Non diciamo: “Che cosa straordinaria può fare una comunità umana”. Sussurriamo: “Abbiamo ricevuto aiuto”.

Non si tratta di una semplice curiosità. È l'impronta di un'antica operazione psicologica, un profondo schema culturale che si è sviluppato in modo sottile ma spietato per millenni. Il suo obiettivo principale non è distruggere la conoscenza esplicita – i libri possono essere bruciati e poi riscritti, dopotutto – ma gestire il panorama più sottile delle credenze: la fede nelle nostre capacità, nella nostra eredità, nel nostro ruolo sovrano nel cosmo. Opera attraverso quella che si potrebbe definire una “cancellazione silenziosa”: un'omissione silenziosa, persistente e istituzionalizzata, un'enfasi selettiva, una derisione delle prove contrarie così radicata da sembrare buon senso. La cancellazione è silenziosa perché raramente si manifesta. Vive nella nota a piè di pagina non scritta, nel manufatto rinchiuso in un seminterrato di un museo, nel testo sacro interpretato solo attraverso una lente di sottomissione, nel tono sprezzante di un esperto interpellato su una città sommersa.

Il risultato, coltivato nel corso di decine di generazioni, è un complesso di inferiorità diffuso in tutta la specie umana, mascherato da un linguaggio misterioso. Siamo stati addestrati a considerarci inferiori: primitivi, creati, salvati e perennemente resettati da forze superiori alle nostre. Questo saggio traccia la struttura di tale addestramento: esplora dieci meccanismi interconnessi attraverso i quali antiche civiltà, divinità, alieni e poteri segreti vengono utilizzati come canali psicologici per vincolare la nostra concezione del mondo e le storie in cui viviamo. Sebbene questi meccanismi siano più evidenti nelle storie marginali e nelle tradizioni esoteriche, il loro vero potere risiede nel modo in cui si sono infiltrati nelle convinzioni quotidiane: che il progresso sia una linea retta ascendente, che la vera conoscenza appartenga ai custodi del potere, che non siamo noi quelli che stavamo aspettando.

Fondamentalmente, non si tratta di una discussione sulla veridicità o falsità letterale di specifici misteri antichi. Si tratta piuttosto di un'analisi sugli effetti psicologici: un esame di come certe storie, a prescindere dal loro valore fattuale, vengano strumentalizzate per separarci dalla nostra capacità di agire e di come tale separazione venga silenziosamente mantenuta attraverso la cancellazione di narrazioni umane alternative.

Consideriamo l'architettura controintuitiva della conoscenza istituzionale stessa. Interi campi accademici e le teorie che proteggono vengono finanziati e promossi non tanto per esplorare il passato, ma per gestirne i confini, e così facendo diventano motori della stessa segretezza che pretendono di smantellare. Una disciplina costruita per separare le ipotesi “marginali” dalla ricerca “seria” funziona meno come una finestra che come una cassaforte: più i custodi sorvegliano il perimetro con il ridicolo, i reperti occultati e le citazioni selettive, più comunicano al mondo esterno che qualcosa di incandescente è rinchiuso all'interno. Questa è la forma di un'arma silenziosa rivolta contro sé stessa.

Il ricercatore a cui viene negata la cattedra per aver studiato dati anomali, lo scavo che perde i finanziamenti nel momento in cui scopre una data scomoda, il processo di revisione paritaria che impone il consenso attraverso una silenziosa omissione: tutto ciò non si limita a cancellare storie umane alternative, come descritto in precedenza; genera un segnale ambientale, quasi psichico, dell'esistenza di una “conoscenza proibita”. Custodendo il canone con tanta ferocia, il mondo accademico sussurra che il canone stesso è terrorizzato da ciò che si trova appena al di fuori di esso. Il risultato è un mito che si autoalimenta: ogni atto di silenziosa cancellazione da parte di un'istituzione rispettata diventa una nuova prova dell'esistenza di biblioteche nascoste, tecnologie soppresse e storie segrete che prosperano nello spazio negativo dei resoconti ufficiali. Così, le stesse strutture finanziate in opposizione al mistero diventano, con squisita controintuizione, i suoi più efficaci coltivatori.


L'anatomia della cancellazione silenziosa

Prima di smantellare le singole narrazioni, dobbiamo comprendere il bisturi con cui l'operazione psicologica taglia. La cancellazione silenziosa opera attraverso quattro tecniche principali.

• Omissione: non la negazione urlata, ma l'assenza pianificata. Le storie orali indigene che parlano di un risveglio umano autogenerato non vengono mai integrate nel curriculum “serio”. L'erosione idrica sulla Sfinge non viene dibattuta nei suoi meriti; la discussione stessa viene etichettata come marginale e quindi non degna di essere affrontata.

• Il ridicolo: il più efficace strumento di controllo. Chi contempla la possibilità di culture umane antidiluviane avanzate o la validità di tecnologie sciamaniche interiori viene dipinto come credulone, infantile o illuso. Questo trasforma la vergogna in un'arma, rendendo la libera ricerca un rischio sociale.

• Amplificazione selettiva: un'interpretazione di un mito viene amplificata fino a diventare un fatto, mentre un'altra – altrettanto plausibile, spesso persino più significativa – viene svuotata di significato. Gli Anunnaki che riducono gli umani in schiavitù diventano la notizia principale; la divinità interiore dell'Atman come co-creatore della realtà diventa una nota a piè di pagina per gli specialisti.

• Cattura co-creativa: l'operazione psicologica non inventa il nostro desiderio di meraviglia; lo dirotta. Gli esseri umani sono naturalmente attratti dal mistero, dalla possibilità di entrare in contatto con il numinoso. L'operazione psicologica incanala questo desiderio in una specifica postura passiva: la meraviglia come spettacolo da osservare, non come capacità latente da attivare.

Con questa prospettiva, possiamo ora esaminare le dieci grandi trame che sono state usate contro di noi.


I dieci meccanismi

1. Il furto della competenza ancestrale: l'attribuzione esterna dei successi umani

In ogni angolo della Terra, i popoli antichi spostavano pietre di peso inimmaginabile, le allineavano ai cicli celesti con precisione millimetrica e costruivano opere idrauliche che gli ingegneri moderni faticano ancora a riprodurre. La narrazione culturale dominante reagisce a questi fatti con un'affermazione quasi automatica: dovevano per forza possedere una tecnologia antigravitazionale aliena, essere guidati da divinità celesti o possedere una super-scienza atlantidea perduta. Questa attribuzione raramente è dettata da cattive intenzioni, ma il suo impatto psicologico è devastante e costante. Cancella silenziosamente il genio paziente, l'etnomatematica, i sofisticati sistemi di archiviazione orale dei dati e l'organizzazione collettiva del lavoro dei nostri antenati, soprattutto quelli delle società non occidentali o pre-“civilizzate”. Al posto di quel genio, ci offre una storia in cui gli esseri umani sono fondamentalmente incapaci di raggiungere traguardi eccezionali da soli.

La silenziosa cancellazione qui consiste nell'omissione della maestria quotidiana. Non ci viene insegnato nulla sulle tecnologie delle fibre che hanno permesso di spostare i moai di Rapa Nui senza l'aiuto di alieni, o sulla riscoperta della sofisticata tecnologia idrologica di Angkor Wat. Il risultato è un condizionamento culturale che sussurra: tu discendi da una stirpe di creature che non siamo mai riusciti a capirla del tutto. Questa narrazione interiore diventa una profezia che si autoavvera in popoli intenzionalmente mantenuti in un perpetuo stato di ignoranza. Se le strutture più belle della memoria umana hanno richiesto un intervento esterno, allora l'uomo moderno – che si sente incapace di costruire qualcosa di lontanamente simile – impara a considerare tale incapacità come un tratto della specie, non come un'amnesia temporanea.

L'alternativa cancellata: l'ingegno umano è una risorsa rinnovabile. I nostri antenati non avevano bisogno di gru volanti perché coltivavano forme di conoscenza – cinestetiche, comunitarie, spirituali – che l'umanità industrializzata ha dimenticato ma che, in linea di principio, potrebbe ricordare o quantomeno riscoprire.

2. Servitori per creazione: i miti del creatore/signore supremo come storie di origine

Dall'Enuma Elish a certe interpretazioni letteraliste della Genesi, dalle tavolette sumere che descrivono gli Anunnaki mentre creano un lavoratore primitivo al sacrificio vedico del Purusha reinterpretato attraverso l'ideologia delle caste, emerge una narrazione persistente: siamo stati creati per servire. Siamo il prodotto di una modifica genetica, di uno stampo d'argilla, di un ripensamento divino, e la nostra esistenza dipende dalla volontà di esseri superiori. Il messaggio psicologico di questa storia è una gerarchia di inferiorità cosmica. Se la tua origine è la sottomissione, allora l'autodeterminazione diventa una violazione dell'ordine naturale.

Qui, la silenziosa cancellazione funziona seppellendo tradizioni parallele che raccontano una storia radicalmente diversa. In molte cosmologie ermetiche, tantriche e indigene, gli esseri umani sono emanazioni della sostanza divina stessa, non schiavi ma espressioni frattali del principio creativo, “dèi in divenire” che hanno temporaneamente dimenticato la propria natura. L'operazione psicologica seleziona la narrazione della servitù e la presenta come la versione letterale e autorevole, mentre l'interpretazione che infonde potere viene etichettata come metaforica, esoterica o eretica. La sottigliezza sta nel fatto che non c'è bisogno di essere costretti a inchinarsi; si cresce semplicemente credendo che rivendicare un immenso potere interiore sia, per definizione, superbia.

L'alternativa cancellata: la coscienza non è un prodotto di un creatore esterno, ma il campo stesso da cui emergono tutti i creatori. Il progetto umano non è di obbedienza, ma di risveglio a tale identità.

3. La cancellazione delle epoche dimenticate: la creazione del passato “primitivo”

Il mondo accademico e l'istruzione pubblica hanno dipinto un quadro della storia umana palesemente lineare, esile e immensamente fragile. Eravamo semplici cacciatori-raccoglitori fino alla “rivoluzione” neolitica che ha dato inizio alla civiltà in Mesopotamia, e da allora tutto è stato una marcia inarrestabile verso la modernità. Qualsiasi prova che contraddica questa cronologia – manufatti fuori contesto (OOPArts), rovine sommerse che precedono la fine accettata dell'era glaciale, mappe anomale che mostrano coste preglaciali – viene sistematicamente emarginata, ignorata o “smentita” attraverso un atteggiamento di scetticismo metodologico piuttosto che attraverso una ricerca aperta.

Questa silenziosa cancellazione raggiunge due obiettivi. In primo luogo, elimina il ricordo dell'ascesa e della caduta ciclica dell'umanità, che altrimenti ci insegnerebbe che la civiltà avanzata non è un punto di arrivo garantito, ma una conquista fragile che richiede una gestione consapevole. In secondo luogo, pone la società contemporanea come l'apice indiscusso delle conquiste umane, anestetizzando così l'istinto di superarla. Se siamo la prima iterazione veramente avanzata, allora la mediocrità che percepiamo in noi stessi è semplicemente lo stato naturale. Dimentichiamo che i nostri antenati potrebbero aver ripetutamente raggiunto, perso e ricostruito sofisticate culture globali. Il sussurro dell'operazione psicologica è il presente quanto di meglio si possa ottenere, ed è un miracolo che siamo arrivati ​​fin qui.

L'alternativa cancellata: la storia umana è una biblioteca bruciata più volte. I frammenti che ritroviamo – Göbekli Tepe, Gunung Padang, il monumento di Yonaguni – non sono anomalie da smentire, ma pagine sopravvissute che alludono a una ricorrente capacità umana di genialità ben prima di qualsiasi culla di civiltà ufficialmente riconosciuta.

4. In attesa del rapimento: dipendenza da salvatori esterni e ritorno

Dai “culti del cargo” in attesa del ritorno delle navi portatrici di spiriti alle moderne comunità di divulgazione che contano i giorni che mancano all'arrivo degli “alieni che atterrano e sistemano tutto”, domina un unico atteggiamento: quello del bambino in attesa. Antiche profezie di messia, missioni di salvataggio extraterrestri e singolarità tecnologiche incanalano tutte le aspirazioni umane in una sala d'attesa dove l'unica attività legittima è guardare il cielo, obbedire al dogma e alle scritture, consolandosi con il pensiero che un'intelligenza superiore prenderà presto il controllo.

La silenziosa cancellazione colpisce al cuore lo sviluppo interiore, l'innovazione e il progresso. Ogni tradizione spirituale matura – sia essa sciamanica, yoghica o mistica – ha mappato un territorio di capacità umane latenti: percezione accresciuta, gnosi diretta, padronanza dell'energia, sogno cosciente. L'elenco è lungo. Queste tradizioni insistono sul fatto che il divino o l'evoluto sia già dentro di noi e che il lavoro consista nel risvegliarlo, non nell'importarlo dalle Pleiadi. Presentando incessantemente la realizzazione come un evento esterno, l'operazione psicologica mantiene l'attenzione umana fissa verso l'esterno, facendo apparire irrilevante il vasto paesaggio interiore e la chiamata al lavoro interiore come una distrazione dal “vero” evento all'orizzonte.

L'alternativa cancellata: siamo noi stessi il ritorno che stiamo aspettando. L'archetipo del salvatore è una proiezione del nostro potenziale inespresso, e ogni minuto trascorso in un'attesa passiva è un minuto rubato alla coltivazione consapevole di quel potenziale.

5. Un innato essere indegni: gerarchie di subordinazione nella religione e nell'ideologia

Divinità iraconde e gelose – e le loro controparti laiche – popolano il sistema nervoso centrale delle credenze sancite dallo Stato. Nel cristianesimo, la divinità esige sangue, lodi e obbedienza assoluta; nella democrazia liberale, ideali astratti come la volontà generale, il mercato o la sacralità del processo richiedono sacrificio, lealtà e affermazione rituale. Gli esseri umani sono raffigurati come peccatori decaduti, soggetti irrazionali o cittadini insufficientemente illuminati che possono essere redenti solo sottomettendosi a un'autorità esterna: un sacerdozio o un'élite tecnocratica accreditata, un testo sacro letto alla lettera o una costituzione interpretata da una magistratura esperta, un trono divino, uno Stato sovrano, un'accademia venerata.

E anche quando la teologia o l'ideologia contengono profondità mistiche e intellettuali. La radicale interiorità del misticismo cristiano, la promessa democratica di un autentico autogoverno collettivo: ciò che è ammesso è solo la versione popolarizzata e politicizzata che cancella concetti più profondi. Quel che rimane è una rappresentazione morale in cui rivendicare il proprio potere è il peccato originale, sia che si tratti di conoscenza spirituale di sé o di azione democratica diretta.

Questa è forse la più intima delle cancellazioni perché colonizza l'identità. Il meccanismo silenzioso è la reinterpretazione sistematica delle scritture e dei dogmi, delle politiche e delle procedure, allontanandole dall'allegoria interna e orientandole verso una gerarchia esteriorizzata. Gli “dèi” biblici del Salmo 82, l'insegnamento vedantico “Tat Tvam Asi” (Tu sei Quello), l'assioma ermetico “come in alto, così in basso”: tutti indicano una capacità umana di co-creazione divina. I loro echi civici, che l'autorità legittima scaturisce dal consenso e dalla ragione dei governati, che tutte le persone sono dotate di pari dignità e capacità di autodeterminazione, sono ugualmente presenti nella poesia fondante della democrazia liberale. Queste interpretazioni non vengono negate categoricamente; sono riservate a mistici d'élite e teorici di ruolo, mentre le masse ricevono una dieta di intrinseca indegnità. Al gregge viene detto che sono pecore depravate; agli elettori viene detto che sono troppo ignoranti, troppo emotivi o troppo pericolosi per governarsi da soli. Il risultato è un complesso di inferiorità spirituale e civico così profondo che l'autodeterminazione viene percepita come un sacrilegio contro il cielo o contro l'ordine secolare.

L'alternativa cancellata: il regno è davvero dentro di noi. La narrazione della caduta è la mappa di una frammentazione psicologica che può essere sanata attraverso la conoscenza di sé, non una condanna penale permanente per la specie. E la promessa democratica è il riconoscimento che l'autorità scaturisce dalla coscienza informata e attiva di ogni cittadino, non da un meccanismo permanente di gestione oligarchica. La verità sepolta, al di là di ogni religione e ideologia, è che il sacro e il sovrano dimorano dentro di noi, e i grandi sistemi di controllo ci hanno semplicemente insegnato a dimenticarlo.

6. Lo spettacolo come anestetico: la popolarizzazione mediatica e lo sconforto culturale

Nel XXI secolo, la teoria degli antichi astronauti è diventata un impero dell'intrattenimento. Programmi televisivi, video virali e bestseller ripetono lo stesso schema: “Questa inspiegabile struttura potrebbe essere stata costruita dagli esseri umani? Probabilmente no”. Il tono è di divertita perplessità, un carnevale di mistero che non sfocia mai in una vera e propria indagine. L'effetto, col tempo, è una strana forma di disillusione culturale. È una sorta di stanchezza consapevole in cui scherziamo sugli alieni che costruiscono le piramidi e poi passiamo oltre, avendo assimilato il messaggio più profondo che la storia umana è fondamentalmente una storia di limitazioni.

La silenziosa cancellazione qui è un'abile mossa di judo psicologico. La verità – che l'innovazione umana è enormemente sottovalutata e che le prove soppresse potrebbero richiedere un ripensamento radicale del nostro passato – viene nascosta in bella vista trasformandosi in qualcosa di kitsch. Quando una narrazione diventa un meme, il sistema immunitario intellettuale impara a ignorarla. Un'indagine seria viene preceduta dall'ironia. L'operazione psicologica non ha bisogno di spegnere la curiosità; deve solo esaurirla. Silurando l'energia che avrebbe potuto essere impiegata nell'esplorazione del potenziale umano represso verso un consumo passivo e leggermente divertito del “mistero” come marchio.

L'alternativa cancellata: l'esistenza stessa di queste anomalie, spogliata di ogni artificio alieno, rivela una stirpe di conoscenza umana che è stata sistematicamente sottovalutata. La meraviglia che proviamo a Baalbek è uno specchio, non una finestra.

7. Amnesia traumatica: narrazioni catastrofiche e di reset come programmazione della fragilità

Atlantide crollò; il diluvio spazzò via un mondo. Gli dèi si stancarono dell'arroganza umana e ripristinarono il pianeta con il fuoco e il terremoto. Queste storie, presenti in quasi tutte le culture della Terra, contengono una profonda verità sulla ciclicità del tempo. Ma l'operazione psicologica non le usa per insegnare la resilienza, le usa per insegnare la fragilità. L'enfasi è sempre sulla distruzione, sull'impotenza, sulla punizione, sui fallimenti dell'uomo... incapace di essere sufficientemente umile e sottomesso. Ciò che viene messo a tacere è il sapere adattivo che è sopravvissuto: le tecniche, le tecnologie sociali, i lignaggi di saggezza che si sono insinuati tra le crepe e hanno dato origine al ciclo successivo.

Il risultato è un fatalismo mascherato da intuizione spirituale. Se la civiltà viene inevitabilmente e ripetutamente schiacciata da forze superiori, allora pensare a lungo termine diventa irrazionale. Perché investire in una visione collettiva che la prossima eruzione solare o il prossimo capriccio divino cancelleranno? Questo condizionamento genera una specie di eterni principianti che, in ogni nuova era, ricominciano da zero, credendosi i primi costruttori dai tempi dell'Eden. È una forma di amnesia traumatica programmata nella società e nella cultura, che garantisce che non ereditiamo mai l'intero archivio dell'intelligenza adattiva umana e rimaniamo quindi vulnerabili al prossimo ciclo di controllo.

L'alternativa cancellata: in ogni mito catastrofico si cela un manuale di sopravvivenza. I nostri antenati non morirono e basta. No, sopravvissero alle tenebre e trovarono il modo di trasmettere conoscenze conquistate a caro prezzo. Recuperare quel manuale è il prerequisito per spezzare il ciclo.

8. La camera blindata: custodi della conoscenza segreta

Le storie di scuole misteriche, tavolette nascoste degli Anunnaki e segreti angelici sussurrati a stirpi elette esercitano un'attrazione irresistibile. Suggeriscono che da qualche parte, appena fuori dalla nostra portata, si sia conservata una comprensione completa dell'esistenza. Solo che non è per noi, le persone comuni. Perché a noi manca la chiave. Il genio dell'operazione psicologica sta nel prendere la capacità umana universale di conoscenza diretta, profonda e intuitiva, e nel proiettarla interamente in un deposito esterno e gelosamente custodito. La silenziosa cancellazione è la perenne affermazione dei mistici di tutte le tradizioni: che la verità non è un testo nascosto, ma un'esperienza diretta e accessibile a qualsiasi essere umano che volga il suo sguardo all'interno.

Convincendoci che la rivelazione sia stata un evento storico unico, vissuto da un essere superiore piuttosto che uno stato di coscienza continuamente accessibile, la narrazione trasforma l'autorealizzazione in una sorta di trasgressione. Non siete iniziati, non appartenete alla stirpe giusta, non avete accesso ai “veri” insegnamenti. E quindi, le vostre esplorazioni interiori sono pura fantasia. Tutto questo condiziona la dipendenza degli studiosi da interpreti autorizzati, sacerdoti e accademici, da avvocati, giudici e giuristi, alimentando al contempo una sottocultura di cercatori che inseguono segreti esteriori senza mai giungere alla porta interiore.

L'alternativa cancellata: la tradizione misterica per eccellenza è il sistema nervoso umano. L'iniziazione è una trasformazione irreversibile della consapevolezza, non una tessera di appartenenza.

9. L'invenzione dell'innata impotenza tecnologica: la tecnologia antica soppressa

Parallelamente al tesoro della conoscenza segreta, esiste il tesoro della tecnologia segreta. Le storie insistono sul fatto che i vimana, le reti energetiche cristalline e i dispositivi a energia del punto zero fossero doni o reliquie di intelligenze non umane. Tutti grandi doni che sono andati perduti perché ritirati, distrutti da cataclismi o sequestrati da governi e corporazioni segrete. Sebbene alcune di queste affermazioni possano fare riferimento a fenomeni anomali reali, l'effetto dell'operazione psicologica è quello di convincere la persona media che la mente umana, senza alcun aiuto, sia costituzionalmente incapace di inventare tali meraviglie. La cancellazione riguarda una verità diversa: che molte delle imprese più impressionanti attribuite alla super-tecnologia potrebbero benissimo essere state realizzate attraverso metodi a bassa tecnologia ma ad alta intelligenza, come la biogeometria, la levitazione acustica, la coscienza collettiva amplificata. Tutte capacità replicabili da esseri umani comuni.

La vera violenza è rivolta allo spirito di sperimentazione. Se l'unica fonte di energia gratuita è un disco alieno precipitato e sepolto sotto il ghiaccio, allora tutti gli inventori da garage e i risolutori di problemi dal basso stanno sprecando il loro tempo. La narrazione culturale dell'innata inferiorità tecnologica ci spinge di nuovo verso la posizione di consumatori passivi, in attesa che gli addetti ai lavori dell'oligarchia governativa “svelino” ciò che non avremmo mai potuto creare da soli.

L'alternativa cancellata: la creatività umana è la tecnologia primaria e, per noi qui sulla Terra, l'unica tecnologia definitiva. Siamo circondati dal potenziale inutilizzato di soluzioni semplici ed eleganti, culturalmente messe da parte da una mitologia di dipendenza da tecnologie esotiche.

10. L'emarginato permanente: controllo da parte di gruppi segreti e lignaggi

Infine, l'intero edificio è coronato dall'idea dei Maestri Nascosti: discendenti di re-dèi, culti misterici evolutisi e trasformatisi in cabale moderne, lignaggi degli Illuminati che presumibilmente guidano gli affari umani dalla caduta di Atlantide. Questa narrazione, che sia in parte vera o interamente inventata, serve a uno scopo psicologico ben preciso: cancella la possibilità stessa di un potere distribuito e di una saggezza popolare. Se la vera capacità di agire è sempre stata monopolizzata da un'élite geneticamente o ritualmente separata, allora le persone comuni sono destinate a rimanere eterne estranee nella propria civiltà.

La silenziosa cancellazione, in questo caso, riguarda gli innumerevoli esempi storici di società decentralizzate, gerarchiche ma al contempo più egualitarie, che hanno costruito tecnologie e sistemi di governo sofisticati senza re divini, senza democrazie liberali onnipotenti. Cancella le reti di persone comuni che hanno ripetutamente creato bellezza e innovazione al di fuori della logica del controllo. L'effetto finale è quello di instillare una tacita accettazione culturale secondo cui il potere, la verità e il potenziale appartengono solo a pochi “eletti”. Ciò implica che qualsiasi pretesa di autosovranità sia una pericolosa illusione che i padroni occulti finiranno per correggere.

L'alternativa cancellata: il potere è una rete, non una piramide. Il genio umano per la collaborazione, l'auto-organizzazione e l'illuminazione reciproca è esistito in ogni epoca proprio negli spazi che, secondo le operazioni psicologiche, sono sempre stati vuoti o controllati.


La natura subdola dell'operazione psicologica

Questi dieci meccanismi non necessitano di una commissione di cospirazione per funzionare. Operano grazie all'inerzia combinata di mezze verità, abitudini istituzionali, un'autentica fascinazione per il mistero e la tendenza umana a esternalizzare la fonte della meraviglia. Ciò che li rende una vera operazione psicologica non è un centro di comando in qualche città segreta, ma un circolo vizioso auto-stabilizzante: una storia che ci fa sentire più piccoli e ci incoraggia a non guardare troppo a fondo nella nostra interiorità, il che a sua volta rende la storia più reale.

Si noti il ​​tema ricorrente: la cancellazione prende sempre di mira la sovranità del sé. Che si tratti del furto di competenze ancestrali, della programmazione di un senso di indegnità spirituale o del mito della cassaforte della conoscenza, il risultato è lo stesso: una specie che continua a cercare risposte in alto e all'esterno, invece che dentro di sé. L'operazione psicologica non ha bisogno di annientare il potenziale umano; ha solo bisogno di mantenerlo non riconosciuto e irriconoscibile, con un nome e un'interpretazione errati, e di farlo appartenere a qualcos'altro o a qualcun altro.

Ed ecco il colpo di scena più insidioso: molte delle narrazioni riguardo le operazioni psicologiche sono co-create dalla nostra legittima sete di significato: il desiderio di contatto, di un'età dell'oro perduta, di un'origine sacra. Questo desiderio è immensamente reale, la radice di ogni ricerca umana di qualcosa di più. L'operazione psicologica si appropria semplicemente di questo desiderio, lo incanala attraverso un filtro di inferiorità e ce lo rivende come intrattenimento, dogma, sapere proibito o tutto questo insieme e altro ancora. La cura, quindi, non è il cinismo, ma il discernimento. L'unica vera soluzione è sviluppare la capacità di provare stupore e, allo stesso tempo, riconoscere il nostro volto nell'artefatto che lo provoca.


Verso una storia emancipata

Se la tattica di base dell'operazione psicologica è quella di separarci dalle nostre capacità cancellando le prove di tali capacità, allora la contromossa non è quella di smentire ogni affermazione sugli antichi astronauti, ma di raccontare una storia umana più completa. La storia che dobbiamo raccontare è quella che rivendica la meraviglia come un'azione interna.

Questo significa non considerare le piramidi come prova di un intervento alieno, ma come testimonianza di ciò che una cultura umana unita e geometricamente sofisticata può manifestare. Significa contemplare la possibilità che i miti degli Anunnaki siano registrazioni codificate di un'interfaccia tra la coscienza umana e quella divina, che abbiamo erroneamente interpretato come un rapporto padrone-schiavo. Significa restituire alle tecnologie interiori – meditazione, rituali profondi, pratiche di coerenza collettiva – il loro posto centrale, accanto a qualsiasi tecnologia di pietra o stellare. Significa guardare al ciclo dei cataclismi non come prova della nostra fragilità, ma come testimonianza della nostra resistenza e un invito a questa generazione a integrare finalmente i manuali di sopravvivenza del passato.

In termini pratici, una storia emancipata farebbe quanto segue:

• Aprire le porte alle prove: trattare le opere d'arte fuori dal comune e le rovine anomale come legittimi enigmi, anziché come fenomeni marginali e imbarazzanti.

• Tradizioni egualitarie più recenti: amplificare le storie di società umane che hanno funzionato senza re-dèi e potere centralizzato, dimostrando che la gerarchia è una scelta, non una legge.

• Riconsiderare il mito in chiave psicologica: leggere le storie di dèi, creatori e cataclismi come mappe di un territorio interiore, una programmazione che può schiavizzare o liberare a seconda dell'interpretazione.

• Ricordare la competenza umana: coltivare un orgoglio culturale per l'ingegno ancestrale che non sia nazionalistico ma specista, radicato nella meraviglia per ciò che gli esseri umani hanno realizzato senza aiuto esterno.

• Rivolgere il cercatore verso l'interno: insistere sul fatto che la rivelazione definitiva non sarà una conferenza stampa governativa sugli UFO, bensì un risveglio individuale e collettivo alla stranezza e al potere già latenti nella coscienza ordinaria.

L'atto più radicale potrebbe essere semplicemente quello di dare ascolto alla voce che dice “non potremmo mai farlo” e chiedersi: chi mi ha insegnato a pensare così poco alla mia specie? Quando questa domanda viene posta onestamente, l'antica operazione psicologica inizia a perdere la sua presa. Il passato cancellato comincia a riemergere non come un insieme di alieni e divinità irate, ma come uno specchio in cui finalmente riconosciamo il nostro volto sovrano e magnifico.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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giovedì 29 ottobre 2026

La tecnologia quantistica non si prenderà i vostri Bitcoin

 

Come ci ricorda il retaggio di Schumpeter, una determinata tecnologia quando viene scoperta presenta il massimo dell'energia possibile e il minimo dell'efficienza possibile. Una volta che entrano in gioco gli imprenditori e in generale l'azione umana, o l'impulso di migliorare la propria condizione, ecco che le due forze sopraccitate iniziano a bilanciarsi ed equilibrarsi. L'energia esplosiva alla nascita della tecnologia in questione viene ridistribuita uniformemente per migliorarne l'efficienza e soprattutto difenderla da attacchi malevoli di coloro che vogliono sfruttarla per raggiungere quell'atavico obiettivo umano: vivere al massimo col minimo sforzo. È una pulsione ancestrale che ci porteremo sempre dietro. E col miglioramento dell'efficienza, poi, migliora anche l'accessibilità. Una dimostrazione pratica di questa tesi è la dedizione della comunità Bitcoin a migliorare la user experience di coloro che usano tale tecnologia, indirizzandosi ad esempio alla risoluzione di problemi percepiti da coloro che vogliono usare onestamente lo strumento. Infatti, come vedremo anche nell'articolo di oggi, uno dei temi che stanno creando un certo clima di incertezza all'interno della comunità è quello legato al calcolo quantistico e alla possibile sottrazione criminale di bitcoin a propria disposizione. Che sia una paura genuina o meno, alimentata solo dalla stampa oppure un bisogno davvero percepito, sta emergendo come tema ricorrente e dare una risposta a riguardo è dirimente. L'articolo di oggi si occuperà più della parte tecnica della questione, in questo cappello invece ci occuperemo più del lato economico. Sì perché, ad oggi, il costo di una transazione quantisticamente resistente è sceso a $67, rispetto ai $320 dello scorso agosto. Il bisogno percepito crea le basi per ottimizzare il protocollo, che il timore sia vero o meno. E questo è valso per tutti i problemi e le incertezze del passato e varrà per tutti gli altri che si presenteranno alla porta di Bitcoin. Stiamo parlando delle basi dell'azione umana, della manifestazione più eclatante dell'ordine spontaneo e di come l'organizzazione distribuita degli individui lavora per migliorare l'ecosistema in cui vive senza necessità di disposizioni dall'alto.

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da Bitcoin Magazine

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/la-tecnologia-quantistica-non-si)

Fin dalla sua nascita, Bitcoin è stato oggetto di previsioni di FUD (paura, incertezza e dubbio). Nonostante ciò è cresciuto fino a diventare un asset che vale miliardi di dollari e ha iniziato a ritagliarsi un posto nell'ordine monetario mondiale. Negli ultimi mesi, lo spettro di un computer quantistico crittograficamente rilevante (CRQC) che consentirebbe a un malintenzionato di ricreare chiavi segrete a partire da chiavi pubbliche e firmare transazioni Bitcoin, spostando le monete di altri utenti, è tornato a farsi sentire come una forma evoluta di FUD.

Si tratta di una minaccia concreta alla crescita continua di Bitcoin? In una parola, no.

Non ci sono prove che un computer quantistico crittograficamente rilevante verrà costruito entro un decennio, e non si sa ancora se una macchina del genere verrà mai realizzata. La minaccia quantistica rimane una semplice paura, un'incognita.


All'avanguardia

Ad oggi, nessuna macchina per il calcolo quantistico è riuscita a eseguire calcoli al di fuori della portata di un bambino precoce di 6 anni (confermato empiricamente). I computer quantistici sono una tecnologia straordinaria e dimostrano le capacità del mondo moderno, degne di un film di fantascienza. Questi dispositivi sfruttano tecnologie fondamentali come le pinzette ottiche, il raffreddamento laser, i qubit di flusso superconduttori, le trappole elettromagnetiche, i frigoriferi a diluizione e molte altre. All'interno di questi dispositivi, i singoli qubit vengono forzati in specifici stati subatomici (diversi per ogni tecnologia candidata), entangled in sovrapposizioni, manipolati per rappresentare calcoli e infine le loro proprietà subatomiche vengono lette e interpretate. La verità è che questi dispositivi esistono e possono essere manipolati per produrre calcoli significativi a partire da una manciata di input. La dura realtà è che (per esempio, una tecnologia candidata) per eseguire un calcolo che un bambino piccolo può fare, è necessaria una quantità di energia sufficiente a climatizzare una scuola superiore del Texas, molte ore di configurazione e ulteriori ore di post-elaborazione.


Leggere il futuro

So cosa state pensando: “Ma ci sono tanti soldi che affluiscono nel calcolo quantistico”. Il flusso di denaro in un settore è correlato al tasso di progresso tecnologico reale in quel settore? Non proprio. Anzi, si potrebbe sostenere che, finché non viene sviluppata la tecnologia di base corretta e non viene confermata la validità del prodotto sul mercato, il flusso di denaro in un'area ha una correlazione negativa con la probabilità che venga sviluppata una tecnologia applicabile. Questo è chiaramente visibile confrontando il programma Space Shuttle della NASA con il Falcon 9 di SpaceX. SpaceX ha preso (per lo più) conoscenze scientifiche già note e le ha applicate nella pratica per soddisfare una dimostrabile esigenza di mercato di un accesso affidabile e a basso costo allo spazio, con un costo del programma inferiore a $5 miliardi per la prima missione con equipaggio. Lo Space Shuttle è costato circa $50 miliardi per raggiungere la sua prima missione con equipaggio. Non solo il Falcon 9 è costato un ordine di grandezza inferiore in termini di sviluppo, ma ha anche un record di sicurezza dell'equipaggio impeccabile fino ad oggi. Ci sono molte ragioni per queste differenze, ma ciò dimostra che nessuna quantità di denaro può rendere praticabile una tecnologia che non è ancora pronta. Trasponendo questo concetto all'informatica quantistica possiamo constatare che, investendo ingenti somme di denaro nel problema, è possibile realizzare dimostrazioni tecnologiche a costi elevatissimi.

Ma questo non ci dice nulla sulla possibilità che maggiori finanziamenti ci permettano di raggiungere il Santo Graal dei qubit stabili e a basso tasso di errore (come l'affidabilità del Falcon 9).

Nessun ulteriore sviluppo del programma Space Shuttle avrebbe mai potuto produrre il basso costo e l'elevata affidabilità del Falcon 9, ed è del tutto probabile che nessun ulteriore sviluppo, a qualsiasi costo, renderà mai una qualsiasi delle attuali tecnologie di calcolo quantistico sufficientemente affidabile da decifrare una singola coppia di chiavi.

Ora, potreste pensare: “Ma che dire di tutti i recenti progressi?” Ci sono due cose importanti da tenere a mente riguardo ai progressi pubblicati di recente.

Innanzitutto, molti di questi progressi lo sono stati solo nel campo della matematica pura.

Ad esempio, il recente articolo di Google, il quale conteneva un risultato così importante da indurre l'azienda a omettere il circuito quantistico teorico piuttosto che rischiare che venisse utilizzato per violare importanti sistemi crittografici. Questo potrebbe sembrare un enorme passo avanti verso il futuro dei computer quantistici crittograficamente rilevanti, ma in realtà non ha cambiato nulla. A meno che (o fino a quando) l'hardware quantistico non raggiunga il suo momento Falcon 9, non esiste alcun dispositivo che si avvicini minimamente alla stabilità e alla scalabilità necessarie per far funzionare il circuito omesso. Nascondere un circuito progettato per un dispositivo che potrebbe non esistere mai è pura messinscena.

In secondo luogo, sul fronte hardware, vediamo molti nuovi risultati e piccoli progressi pubblicati in un dato anno, ma quanti di questi sono relativi alla stessa tecnologia candidata per il calcolo quantistico? Quanti rappresentano semplicemente un nuovo inizio dopo che un risultato precedente si è rivelato un vicolo cieco? La realtà è che questi progressi non rappresentano un percorso lineare verso un eventuale successo. Rappresentano piuttosto una ricerca in ampiezza in uno spazio di possibilità infinito all'interno del quale i ricercatori quantistici sperano di trovare un percorso lungo il quale possano procedere anche solo per una distanza modesta senza imbattersi nell'ennesimo vicolo cieco.

Quando guardiamo al futuro del calcolo quantistico, la realtà appare a dir poco nebulosa. Ci sono sviluppi tecnologici promettenti, soprattutto, a mio avviso, nel campo dei dispositivi ad atomi neutri. Ma è ancora troppo presto per dire se si aprirà una strada verso un eventuale computer quantistico crittograficamente rilevante lungo uno qualsiasi dei rami attualmente conosciuti, o se ci attendono ulteriori ripartenze. Se, a un certo punto, vedremo diverse iterazioni della stessa tecnologia candidata implementare dispositivi progressivamente più performanti e calcolare risultati significativi che nemmeno un bambino prodigio sarebbe in grado di ottenere, potremo riprendere questa discussione con prove diverse.


In teoria

Esistono due possibili spiegazioni per i ripetuti fallimenti della ricerca quantistica nello sviluppo di un computer quantistico crittograficamente rilevante nel corso di molti decenni. È possibile che si tratti semplicemente di un problema difficile e che stiamo continuando ad applicare la scienza e l'ingegneria per risolverlo, e che un giorno l'ingegno della specie umana prevarrà, come è accaduto nello sviluppo di Internet, dello smartphone, dei social media e di Bitcoin (lasciamo al lettore decidere quali di questi siano sviluppi positivi). D'altro canto, potrebbe darsi che lo sviluppo di un computer quantistico crittograficamente rilevante sia impossibile o che rimarrà per sempre fuori dalla nostra portata. Prendiamo in considerazione cosa significherebbe l'esistenza di un computer quantistico crittograficamente rilevante: la macchina dovrebbe rappresentare, all'interno della sua sovrapposizione, un campo di possibilità delle stesse dimensioni della complessità del problema crittografico da risolvere. Ovvero, per violare la sicurezza a 128 bit del logaritmo discreto della curva ellittica di Bitcoin secp256k1, la sovrapposizione quantistica dovrebbe rappresentare tutti i possibili valori di un numero a 128 bit. Nell'informatica classica, rappresentare tutti questi valori richiederebbe una capacità di memoria (di molti ordini di grandezza) superiore a quella mai prodotta dall'umanità. Se la sovrapposizione quantistica presenta anche la minima granularità (ovvero se non è perfettamente continua su tutti i valori possibili), allora il computer quantistico non potrà mai essere crittograficamente rilevante. Se l'energia necessaria per mantenere una sovrapposizione è proporzionale alla complessità del campo rappresentato, allora un computer quantistico non potrà mai essere crittograficamente rilevante. L'attuale comprensione della fisica quantistica non esclude nessuna di queste possibilità.


Conclusione: Bitcoin non può riposare

Nonostante quanto detto finora, lo sviluppo di Bitcoin verso nuovi algoritmi crittografici deve continuare. Sebbene un attacco quantistico alla crittografia di Bitcoin non sia imminente, è del tutto possibile che venga scoperta un'altra falla attraverso altri metodi. Sappiamo che alcune curve ellittiche presentano delle debolezze e secp256k1 potrebbe essere la prossima. Bitcoin è sopravvissuto così a lungo perché gli attacchi al sistema lo hanno rafforzato e questo continuerà ad essere vero anche durante lo svolgimento dell'attacco FUD quantistico. Lo sviluppo di P2MR o P2TRv2, di SHRINCS, SPHINCS, IBC, ML-DSA e altri schemi di firma post-quantistici porterà inevitabilmente a miglioramenti nella resilienza di Bitcoin di fronte a futuri attacchi, anche se un computer quantistico crittograficamente rilevante effettivo non dovesse mai essere sviluppato.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 28 ottobre 2026

Teocrati, socialisti e l'impulso totalitario alla pianificazione

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Barry Brownstein

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/teocrati-socialisti-e-limpulso-totalitario)

Probabilmente non conosceremo mai il vero numero delle vittime tra i coraggiosi rivoluzionari iraniani, ma ciò che è stato mostrato con dettagli crudi è l'orribile brutalità della teocrazia iraniana nei confronti del proprio popolo.

In un recente saggio pubblicato sul New Yorker, intitolato “Un massacro a Mashhad”, Cora Engelbrecht ha raccontato di un massacro durato diversi giorni, in cui un'enorme folla di manifestanti iraniani ha invaso le strade, i ponti e le autostrade di Mashhad. Tra le vittime c'erano bambini con le loro madri e i loro nonni. Un iraniano che ha condiviso la documentazione con la Engelbrecht ha riferito: “Per tre notti, le strade della mia città natale si sono trasformate in un campo di sterminio”.

Per alcuni, la mentalità che ha dato origine alla teocrazia iraniana sembra appartenere a un altro mondo, a migliaia di chilometri di distanza o a centinaia di anni fa. F.A. Hayek direbbe: non siatene così sicuri.

Il regime iraniano è una forma di totalitarismo teocratico. La sua guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, afferma: “Dio parla attraverso la mia bocca”. Un dissidente è considerato un “nemico di Dio”, il che giustifica una brutalità inimmaginabile e l'uso della forza letale contro di lui. Mercenari stranieri sono stati portati in Iran per unirsi alle Guardie Rivoluzionarie e reprimere i tumulti sociali. Hanno ricevuto istruzioni di colpire il volto e la testa dei manifestanti, con l'obiettivo di accecarli.

Anche in Occidente stanno emergendo gruppi teocratici. Per ora, le loro azioni sono mitigate dalla sensibilità e dalle leggi occidentali. Tuttavia, la mentalità di questi gruppi è altrettanto distruttiva e spietata quanto quella della teocrazia iraniana.

Una delle radici della crescente mentalità teocratica si trova negli scritti del filosofo politico francese Jean-Jacques Rousseau. Nel capitolo intitolato “Il Legislatore” del suo libro, Il Contratto Sociale, Rousseau scrisse: “Per scoprire le regole della società più adatte alle nazioni, sarebbe necessaria un'intelligenza superiore che contempli tutte le passioni degli uomini senza provarne alcuna”.

Rousseau continuò:

Questa intelligenza dovrebbe essere completamente estranea alla nostra natura, pur conoscendola a fondo; la sua felicità dovrebbe essere indipendente da noi, eppure pronta a occuparsi della nostra; e infine, nel corso del tempo, dovrebbe guardare a una gloria lontana e, operando in un secolo, essere in grado di goderne in quello successivo.

Rousseau concluse quel paragrafo affermando: “Ci vorrebbero degli dei per dare leggi agli uomini”.

Ciò che Rousseau aveva immaginato avrebbe sovvertito le fondamenta stesse alla base del progresso della civiltà occidentale: ovvero, il metodo per tentativi ed errori e la libertà di crescere superando ciò che non funziona.

Nel suo libro, The Fatal Conceit, F. A. Hayek sosteneva che un errore fondamentale del socialismo – e questo errore rispecchia il pensiero teocratico – è il tentativo di imporre la morale del “piccolo gruppo” o della “tribù” all'“ordine esteso della cooperazione umana”.

Spiegò come “la morale socialista distruggerebbe gran parte dell'umanità attuale e impoverirebbe gran parte del resto”. Possiamo osservare che gli occidentali si sostengono principalmente grazie a un mercato decentralizzato, reso ordinato da persone che cooperano volontariamente tra loro, pur mirando ciascuna al raggiungimento dei propri obiettivi. Sostituire quest'ordine spontaneo con un piano “morale” centralizzato farebbe crollare il sistema stesso che produce le risorse necessarie alla sopravvivenza umana. Khamenei ha fatto collassare l'economia iraniana principalmente dirottando le risorse per finanziare il terrorismo in tutto il mondo.

La morale socialista è spogliata dalle giustificazioni soprannaturali della morale teocratica, ma conserva un'anima totalitaria. Credere che “le regole della società” possano essere scoperte e che la natura umana possa essere plasmata secondo tale disegno significa invitare una persona “superiore” a intervenire e a plasmare il mondo. Milioni di persone hanno sostenuto despoti come Hitler, Stalin o gli Ayatollah, credendo che una persona “superiore” al potere avrebbe creato un mondo migliore. Questa è la cosiddetta presunzione fatale.

Il regime iraniano crede di poter progettare una società islamica. I teocrati occidentali credono di poter progettare una società equa, una società ecologica e così via, attraverso l'ingegneria amministrativa.

Hayek dimostrò che non esiste alcuna “intelligenza superiore” in grado di comprendere le incalcolabili preferenze degli esseri umani. Hayek spiegò che la vera artefice del miracolo della vita moderna non risiede in un ayatollah o in un dittatore laico, bensì nelle “regole di condotta umana che si sono evolute gradualmente (in particolare quelle relative a proprietà, onestà, contratti, scambi, commercio, concorrenza, profitto e privacy)”.

Le regole di condotta generate dai regimi totalitari sono profondamente diverse da quelle generate in una società liberale. Nel libro, Law, Legislation, and Liberty, Hayek distingue tra nomos e tesi.

La libertà esiste solo sotto il nomos, ovvero regole che ci dicono come comportarci gli uni con gli altri (ad esempio, “non rubare”, “non uccidere”) senza dirci cosa dovremmo raggiungere. Nelle parole di Hayek: “La Grande Società è nata dalla scoperta che gli esseri umani possono vivere insieme in pace e trarre reciproco beneficio senza concordare sugli obiettivi specifici che perseguono individualmente”. Solo queste “regole astratte... hanno reso possibile estendere l'ordine di pace oltre i piccoli gruppi che perseguono gli stessi fini”.

La teocrazia opera attraverso tesi. L'Ayatollah e, ​​ad esempio, il preside della facoltà di Diversità, Equità e Inclusione utilizzano entrambi le regole come comandi per raggiungere specifici risultati sociali (ad esempio, rendere la società più islamica o renderla più equa).

Mentre le Guardie Rivoluzionarie usano i proiettili, la teocrazia amministrativa occidentale usa le regole come clava per ottenere l'obbedienza dai suoi progetti sociali. Il teocrate occidentale, quindi, tenta di sostituire il nomos con la tesi.

Hayek, nel suo libro The Road to Serfdom, avvertiva che “assumersi la direzione della vita economica di persone con ideali e valori ampiamente divergenti significa assumersi responsabilità che implicano l'uso della forza”. Poiché è impossibile che tutti concordino su quale sia un risultato equo, lo Stato esercita un potere arbitrario per imporre il proprio modello.

In che misura la tesi ha sostituito il nomos in Occidente? Nello spirito di Hayek, ecco un elenco di domande per valutare “leggi”, linee di politica, decreti esecutivi o mandati amministrativi. Quando è possibile rispondere affermativamente a queste domande, la legge o la norma promuove la libertà.

• Questa regola si applica a tutti, compresi coloro che l'hanno creata e coloro che attualmente detengono il potere?

• La regola è definita senza uno scopo o un fine specifico in mente? 

• Un individuo può sapere in anticipo in che modo una norma lo influenzerà, a prescindere dai capricci di un amministratore pubblico?

• Questa regola permette agli individui di perseguire i propri diversi obiettivi, anziché costringerli a servire un bene comune?

• Questa linea di politica presuppone forse che il governo sappia meno di quanto sappiano i cittadini, le cui conoscenze sono disperse tra loro? 

• La norma evita di nominare specifici gruppi (razziali, religiosi o economici) ai quali concedere un trattamento speciale?

• La norma si concentra su ciò che le persone non devono fare (divieti) piuttosto che su ciò che devono fare (obblighi positivi)?

• La norma si basa su una tradizione consolidata e su una prassi “scoperta”? (Una norma elaborata da un giorno all'altro da un comitato non è una prassi scoperta)

• La linea di politica è priva di termini come “sociale” o “equo” che confondono i confini del potere?

• Vi sentireste al sicuro se il vostro peggior nemico politico sovrintendesse all'applicazione di questa precisa regola?

Valutate le regole e le “leggi” odierne utilizzando queste domande e noterete che molte sono comandi volti a plasmare le persone affinché si adattino a un modello predefinito.

L'“intelligenza superiore” che Rousseau ricercava non si trova in una persona o in uno stato burocratico, bensì nella conoscenza diffusa di un popolo libero.

Che al potere ci sia un'élite religiosa o una burocrazia laica, l'esito di un'anima totalitaria è il collasso della civiltà stessa necessaria alla sopravvivenza umana.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 27 ottobre 2026

La Germania respinge un investimento da un miliardo di euro su un data center: la burocrazia ha la meglio

Un differenziale di rendimento agli attuali 170 punti tra i decennali tedeschi e americani è possibile solo in un contesto in cui la BCE manipola pesantemente il rapporto. L'articolo di oggi sottolinea l'ennesimo esempio di una lunga serie già documentati su queste pagine: la Germania, un tempo locomotiva d'Europa, è diventato un carretto. I rendimenti delle sue obbligazioni dovrebbero essere molto più alti, ma grazie alle manipolazioni della BCE/BOE sul lato lungo della curva dei rendimenti americana e l'appoggio del Canada (Paese con una parvenza restante di garanzie collaterali), viene venduta l'illusione che l'UE sia più attraente per i mercati dei capitali rispetto agli Stati Uniti. Questa illusione sta venendo erosa lentamente, ma inesorabilmente. Il piano di spese di Bruxelles è il seguente: a partire dal 2028 il bilancio annuale della Commissione dovrebbe passare dagli attuali €170 miliardi a €285 miliardi, un incremento pari al 68%. La Von der Leyen punta a raggiungere la cifra complessiva di duemila miliardi di euro nell'arco di sette anni. È un piano quinquennale cinese. Un aumento di quasi il 70% tra un quadro finanziario e l'altro non rappresenta una semplice espansione di bilancio; questa megalomania fiscale cela una trasformazione sistemica. L'ultima trovata degli esperti di redistribuzione a Bruxelles – i fautori di un'economia basata sui sussidi – consiste nello stoccare la CO2 catturata sotto i fondali del Mare del Nord e del Mar Baltico; un'idea che richiede una fantasia davvero fuori dal comune. Di recente la presidenza irlandese nel Consiglio dell'UE ha proposto un taglio di €141 miliardi al bilancio di Bruxelles: si tratterebbe di circa €20 miliardi in meno all'anno, ovvero una riduzione dell'8% rispetto alla proposta iniziale della Commissione. Ciononostante il bilancio registrerebbe comunque una crescita superiore al 55%. Per il cancelliere tedesco, la proposta irlandese è risultata inaccettabile. Mese dopo mese, la Commissione europea sollecita i mercati dei capitali per ottenere nuova liquidità attraverso l'emissione di obbligazioni. Solo quest'anno circa €180 miliardi di nuovo credito sono affluiti nelle casse di Ursula von der Leyen. Tale credito – garantito collettivamente dagli Stati membri, sebbene una pratica del genere sia ufficialmente vietata – finanzia l'intero apparato. Grazie a queste risorse, leader socialisti come lo spagnolo Pedro Sánchez arrivano a finanziarsi e saranno i contribuenti europei a dover saldare il conto, e i consumatori non avranno altra scelta se non quella di pagare la propria quota di questo sperpero politico attraverso l’inflazione che esso genera. Nell’agosto dello scorso anno Bruxelles ha trasferito a Madrid oltre €23 miliardi, di cui €16 miliardi sotto forma di prestiti; altri €6,23 miliardi sono arrivati ​​nell’agosto di quest’anno. Finora la Spagna ha ricevuto complessivamente €78 miliardi. Che l'UE ricorra alla repressione finanziaria per costringere banche, investitori e risparmiatori privati ​​ad acquistare Eurobond, o che invece offra titoli a tassi di interesse allettanti che il mercato accetti di buon grado, non fa più molta differenza ormai. Il «club del debito» europeo ha già urtato l’iceberg nel mercato obbligazionario e gli unici rimasti sul ponte di comando di questa nave destinata al naufragio sono quei funzionari pubblici talmente inebriati dalla propria brama di potere da non essersi accorti di aver dato il via al capitolo conclusivo della loro stessa storia.

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/la-germania-respinge-un-investimento)

A Groß-Gerau, in Assia, un progetto da un miliardo di euro è stato bloccato dall'opposizione dei cittadini e dalla maggioranza del consiglio comunale. La città appare ora l'emblema del declino della Germania: arretrata, ostinata e irrimediabilmente persa in un'epoca che non lascia spazio a un solipsismo passivo.

Con circa 27.000 abitanti, Groß-Gerau beneficia di collegamenti diretti con Francoforte e Darmstadt, il che la rende una città ideale per i pendolari. Qui vive la tradizionale classe media tedesca: in parte al riparo dagli sconvolgimenti economici e sociali del Paese, ma al contempo sufficientemente vicina ai principali centri di sviluppo da ritrovarsi improvvisamente sotto i riflettori.


La CDU ha votato a favore del progetto

Il consiglio comunale ha respinto la proposta di un data center della società statunitense, Vantage Data Centers, a seguito delle proteste dei residenti. Con i voti di SPD, Verdi e Sinistra, la città ha bocciato un investimento privato di circa €2,5 miliardi.

La struttura prevista avrebbe fatto parte dell'infrastruttura digitale della regione Reno-Meno, incentrata su DE-CIX, uno dei più importanti centri internet al mondo. Si tratta delle nuove autostrade digitali mondiali: intelligenza artificiale, sistemi autonomi, guida autonoma, soluzioni cloud, tutte infrastrutture su cui fanno affidamento le principali economie come Stati Uniti e Cina per uscire dalla stagnazione economica.

Per la Germania, questi sviluppi sono considerati, nella migliore delle ipotesi, marginali. L'atteggiamento prevalente si maschera da superiorità ideologico-morale, utilizzando la regolamentazione per garantire che aziende e utenti non “si spingano troppo oltre”. Nella politica europea, la sfera digitale non è altro che un terreno di gioco per polemiche e meschine critiche al piano generale per la costruzione di uno stato ideale basato sul socialismo verde.

Con 18 voti a favore e 14 contrari, il consiglio comunale si è infine opposto al progetto. Solo la CDU, insieme al Kombi-FWG, lo ha sostenuto. Questo getta luce sulle dinamiche politiche tedesche: in assenza dell'AfD, la CDU agisce sorprendentemente in modo indipendente, sfidando persino il cosiddetto cartello dei partiti “firewall”. Che questo possa essere un segnale di una potenziale liberazione politica della Germania? O l'azione locale della CDU è stata semplicemente un'eccezione all'interno di un'ideologia altrimenti saldamente allineata a Bruxelles?

Il sito proposto si trovava a poche centinaia di metri dalle zone residenziali, separato da un parco industriale. Eppure, questo è bastato a far sì che le presunte preoccupazioni per il rumore dominassero il dibattito locale. I Verdi sostenevano che il data center avrebbe creato “corridoi termici” e deprezzato il valore degli immobili, una preoccupazione mai sollevata durante la costruzione di turbine eoliche. Mentre l'interesse pubblico ha sempre prevalso sulla proprietà privata durante la costruzione di parchi eolici, in questo caso l'ideologia ha sostituito una valutazione razionale del rischio. Fin dall'inizio, la politica locale ha cercato pretesti per bloccare il progetto, spinta dalla paura di assumersi responsabilità e dall'inerzia burocratica.


Scuse ed elusioni

Le giustificazioni addotte per respingere l'investimento erano tanto bizzarre quanto tipicamente tedesche: timide, sulla difensiva e prive di qualsiasi visione. Le entrate fiscali previste erano considerate insufficienti, i potenziali posti di lavoro minimi: una scusa dopo l'altra. La burocrazia si è radicata a tal punto che gli investimenti privati ​​sono ormai percepiti come una minaccia piuttosto che come un'opportunità.

Questo sistema ha eroso le capacità di astrazione e trasformato la debolezza in superiorità morale. Il futuro non è più visto come malleabile, il cambiamento è percepito come un peso e l'immaginazione viene sistematicamente indebolita. Le persone imparano a seguire le regole invece di risolvere i problemi.

La soluzione consiste nel liberarsi da questa gabbia di ferro della regolamentazione, rilanciando l'innovazione e costruendo le infrastrutture essenziali per l'economia di domani.


Il villaggio degli ideologi verdi

La politica tedesca non ha mai avuto seri problemi a espropriare le case dei proprietari per installare turbine eoliche. La cosiddetta partecipazione dei cittadini non è altro che un palliativo per le reali perdite materiali inflitte ai residenti. Persino i simbolici sistemi di compensazione in alcuni Länder non riescono ad affrontare il disprezzo strutturale per i diritti di proprietà. La proprietà privata è vista con sospetto e trattata come una preda fiscale per ambizioni ideologiche.

Il progetto di Groß-Gerau avrebbe potuto rappresentare un'opportunità per implementare un modello di remunerazione equa orientato al mercato, anteponendo i principi economici alle logiche ideologiche. Invece, la Germania rimane in un “villaggio tribale” dal punto di vista psicologico: perennemente sulla difensiva contro la modernizzazione, con la burocrazia e le ONG che alimentano il provincialismo.

Per le aziende statunitensi, questa è prassi consolidata: i diritti di proprietà impongono negoziati seri con i residenti interessati, oppure il contenzioso garantisce un equilibrio. La Francia offre un esempio contrastante: il presidente Emmanuel Macron ha di recente investito €30 milioni nella “Silicon Valley” del suo Paese, mentre gli investimenti privati ​​statunitensi superano di centinaia di miliardi tali iniziative statali. La lezione è chiara: l'Europa rimane vincolata alla centralizzazione, incapace di competere con sistemi più agili e orientati al mercato.

È giunto il momento che la Germania abbandoni la rigidità del socialismo climatico e inizi ad abbracciare nuovi modelli di business. L'ostinazione e la timidezza non devono più impedire al Paese di riconoscere le opportunità di crescita e innovazione.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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lunedì 26 ottobre 2026

Il futuro della Volkswagen

Di recente abbiamo assistito all'ennesima torsione della semantica per permettere all'Unione Europea di apparire quello che in realtà non è. Infatti la recente ondata di protezionismo, salvo condannare gli altri quando lo fanno nei suoi confronti e assolvere sé stessa quando adotta tale misura, mira a limitare lo tsunami di veicoli cinesi in Europa. Questa misura, infatti, è stata accolta con entusiasmo sia dalla stampa che dai commentatori indipendenti. Dato che il polo ARC sta ufficialmente prendendo forma, l'Europa si ritrova a dover ricorrere a misure progressivamente draconiane per trincerarsi al suo interno e non far fuggire i capitali dal continente. L’economia dell’area Euro ha un disperato bisogno di tornare in forma, essendo stata sedata per decenni dall’UE, paladina del protezionismo. Il corpus normativo di Bruxelles in materia climatica – probabilmente il più vasto impianto normativo della storia umana – persegue l’obiettivo di scoraggiare una concorrenza sgradita. E ci è riuscito, come dimostrano i persistenti avanzi commerciali. Da un lato, l’economia dell’area Euro subisce gravi danni a causa di questa linea di politica; dall’altro, in molti settori manca la concorrenza, il che incide negativamente sul ciclo dell’innovazione e sulla crescita della produttività. I sussidi agiscono come un veleno che ottunde l’intelletto. Attrarre genuinamente capitali internazionali significa che menti brillanti, investitori e imprenditori dovrebbero trovare qui condizioni migliori rispetto a quelle offerte dalle semi-dittature presenti nel mondo. Il fatto che ciò non accada è tragico, ma descrive bene il processo di declino generale di quell’entità culturale che chiamiamo Europa. Il protezionismo non può sostituire la competitività. È contraddittorio, se non addirittura distruttivo, lasciarsi sedurre da questo populismo spicciolo, sulla scia di quanto proposto da figure come Merz o Macron. La prosperità va conquistata attraverso la concorrenza, in una sorta di maratona economica. Anche la concorrenza estera è, senza dubbio, una compagna indispensabile in questo percorso. Gli europei sono gli unici responsabili della propria miseria economica. Chi per decenni si è cullato nella falsa illusione di una prosperità duratura, spalancando le porte a linee di politica di «decrescita», a un’economia statalizzata e all’immigrazione legata alla povertà, non deve stupirsi se la Cina fiuta l’odore di un cadavere.

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/il-futuro-della-volkswagen)

Il Consiglio di Sorveglianza di Volkswagen ha di recente approvato all'unanimità il “Piano Futuro 2030” dell'azienda. Accelerando i tempi, Volkswagen non solo intende sottolineare la reale gravità della situazione, ma anche dimostrare di aver riconosciuto il pericolo e di voler riprendere il controllo della situazione. Il simbolismo è fondamentale in questi giorni, poiché i danni causati dalla strategia aziendale degli ultimi anni sono diventati evidenti come una ferita aperta. Il presidente del Consiglio di Sorveglianza, Hans Dieter Pötsch, ha descritto la decisione come la prova della determinazione del Gruppo a trasformarsi e a lavorare con tutte le sue forze per il proprio futuro a lungo termine e per la propria competitività. Ciononostante, rimane l'impressione che il percorso di consolidamento del Gruppo rappresenti più un collasso aziendale interno che una riduzione controllata delle dimensioni, il crepuscolo di un'era economica.

Entro la metà degli anni 2030, in tutto il mondo verranno eliminati 50.000 posti di lavoro. I piani sociali e le offerte di pensionamento anticipato rappresenteranno probabilmente la parte del leone di questa riduzione della forza lavoro. Si dice che Volkswagen si trovi ad affrontare una sovraccapacità produttiva di 500.000 veicoli in Europa. I costi di ristrutturazione per il Gruppo potrebbero ammontare fino a €10 miliardi. Volkswagen sta inciampando su ostacoli sociali che l'azienda stessa ha creato durante i periodi di prosperità: la legislazione tedesca sul lavoro impedisce un rapido adeguamento delle strutture aziendali alle condizioni del mercato e all'effettiva forza economica dell'azienda.

Per la Germania, in quanto polo industriale, le prospettive sono fosche: gli stabilimenti Volkswagen di Emden, Hannover e Zwickau, così come quello Audi di Neckarsulm, rischiano di essere vittime del piano di ridimensionamento del Gruppo. La decisione non è ancora stata formalizzata: entro la fine di giugno 2027, l'azienda intende chiarire il destino dei singoli siti. Dal 2031 al 2034, non ci sarà più un'assegnazione competitiva della produzione in questi stabilimenti, il che suggerisce che Volkswagen si stia preparando ad abbandonare i siti.

È sorprendente che, solo pochi giorni fa, l'amministratore delegato Oliver Blume avesse sottolineato, durante una visita allo stabilimento di Zwickau, che il sito avrebbe avuto, per usare le sue parole, le stesse opportunità di qualsiasi altro stabilimento in Europa. Blume, tuttavia, aveva già evidenziato la sua scarsa redditività rispetto ad altre sedi: secondo lui i costi del lavoro erano più del doppio rispetto a quelli di siti europei comparabili.

È qui che risiede il vero problema: Volkswagen non è più competitiva. Costi del lavoro eccessivi, costi energetici esorbitanti e una regolamentazione dilagante stanno spingendo non solo le case automobilistiche, ma l'intera produzione industriale ad abbandonare la Germania.

A Wolfsburg c'è effettivamente un bisogno urgente di intervenire. Il business in Cina, in particolare, è praticamente collassato. Complessivamente, il fatturato del primo semestre dell'anno in corso è diminuito leggermente, attestandosi a €158,1 miliardi. Il problema è che l'utile operativo è crollato dell'11,6% a €5,9 miliardi, lasciando un margine operativo imbarazzante e basso, pari ad appena il 3,8%. È il persistere del trend negativo a destare preoccupazione. Volkswagen, quindi, non ha solo un problema di vendite, ma soprattutto un immenso problema di costi. La possibilità che si stiano manifestando anche problemi di liquidità è stata dimostrata dalla vendita di Everllence, la controllata del Gruppo specializzata in motori di grossa cilindrata, precedentemente nota come MAN Energy Solutions: Volkswagen ha ceduto una quota di maggioranza alla società di investimento statunitense Bain Capital, ricavando €7,4 miliardi.

Volkswagen – e con essa l'intero settore automobilistico tedesco, nonché le industrie ad alta intensità energetica in generale – si trova con le spalle al muro. Come riporta il Bild, citando dati interni del Gruppo Volkswagen, i costi di produzione per veicolo nello stabilimento di Emden ammontano a €4.850, circa 4,5 volte la cifra corrispondente nello stabilimento cinese di Tianjin, dove si attestano a €1.078. Il costo della manodopera diretta per la produzione sarebbe di €74 all'ora a Emden, contro i €12 a Tianjin, un fattore di oltre sei.

Gli errori del passato emergono con particolare evidenza se si considera la produttività del lavoro. A Emden, il calcolo indica 29 veicoli per dipendente all'anno, contro i 51,3 di Tianjin. Ciò corrisponde a circa il 77% di veicoli in più per dipendente. Anche l'assenteismo per malattia presenta una differenza notevole nel confronto interno: a Emden il tasso è del 10,5%, contro l'1,0% di Tianjin. Questa cifra va ben oltre una semplice questione di politica del personale che incide sulle operazioni interne. Forse la spirale discendente in cui sono precipitati il ​​Gruppo e l'intero settore ha già lasciato il segno sul morale dei dipendenti? In ogni caso, questo dato in particolare richiede un'interpretazione, proprio perché è così eclatante.

Le conseguenze dell'abbandono del nucleare in Germania e della continua espansione delle normative sul clima sono state ampiamente discusse in questo contesto. Nel loro insieme rappresentano un suicidio economico ideologicamente motivato, perpetrato da una società appagata e convinta del proprio successo, che ora si trova a dover assistere al progressivo smantellamento del proprio tessuto industriale, motore della prosperità, schiacciato dagli eccessivi costi dell'energia e del lavoro, dalla crescente regolamentazione e dalle spietate forze della concorrenza globale.

Volkswagen è diventata vittima della crescente pianificazione centralizzata a livello politico e della pervasività dell'ideologia ambientalista nel panorama aziendale. La lezione ora è chiara: il corporativismo e la dipendenza dalle direttive politiche non ripagano a lungo termine. Alla fine, come sempre, a pagare il conto sono altri, ovvero i dipendenti e gli investitori che avevano riposto la loro fiducia nel futuro della casa automobilistica.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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