venerdì 12 giugno 2026

Dall'Europa al Pacifico, dal Brent al WTI, dall'eurodollaro a Tether

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/dalleuropa-al-pacifico-dal-brent)

Una delle migliori serie TV che io abbia visto è The Wire. Si partiva da una intercettazione in ambito di indagini poliziesche di un “pesce piccolo” e si finiva poi per catturare “pesci grandi”. Questo è un modo semplificato per far capire meglio ai lettori cosa sta facendo l'amministrazione Trump in quanto a politica interna: liberare capitali sequestrati dalle frodi affinché la gente comune possa trovare il SUO modo per guarire il malessere che ha ingabbiato per decenni il potenziale di crescita americano. In questo modo, piuttosto che avere a che fare con una popolazione costantemente arrabbiata e distratta dalla carcerazione sistematica delle persone, si ha a che fare con una popolazione che ha la capacità di rimboccarsi le maniche e creare/costruire qualcosa per il futuro. In sintesi, la classe media ha la possibilità di tornare a essere classe media.

Alla fine della fiera Hillary Clinton non andrà in prigione, ma se il tuo obiettivo è mandarci Obama allora la cosa migliore da fare è mettere quest'ultimo contro di lei. L'Iran non poteva sostenere economicamente lo sforzo di minare e arricchire l'uranio per scopi bellici, non vendevano abbastanza petrolio per arrivare alle cifre necessarie. Qualcuno li ha aiutati. Chi? Il fatto che Trump continui a sottolineare l'importanza che l'Iran consegni l'uranio arricchito in suo possesso è un indizio; un altro è stato Netanyahu che ha sempre sottolineato la necessità di impedire all'Iran di avere armi nucleari. Unendo questi puntini, e seguendo questo processo di “scoperta”, è possibile incastrare mediaticamente il sopraccitato “chi”. In tal senso la “guerra” in Iran è costata poco se la confrontiamo con i potenziali benefici. Infatti ha degli obiettivi chiari e precisi, non è la solita “guerra infinita” di matrice inglese. Nel frattempo vengono scoperte altre frodi a livello federale e iniziano a circolare i primi nomi che vengono perseguiti legalmente.

È un sistema molto grande e richiede molto tempo per essere aggiustato. Ma la grande opportunità che viene data alla classe media in questo modo, non è solo la capacità di prosperare, ma di avere davvero voce nella società americana. Quando Russell Vought dice che bisogna presentare una ricevuta se ci sono rimborsi federali per determinate attività, significa che il cittadino medio può tornare a fidarsi delle proprie istituzioni. Non basta, infatti, schiaffare qualcuno in prigione per risolvere le cose se poi il sistema rimane come prima. Il processo di pulizia passa sia attraverso la giustizia che la riforma di quelle istituzioni che non facevano altro che rappresentare un peso gravoso, a livello socio-economico, sulla classe media. Lo stesso quando Trump firma un ordine esecutivo in cui si dice sostanzialmente che i dipendenti pubblici possono essere licenziati con tanta facilità quanto quelli nel settore privato.

E questi segnali sono fondamentali perché indicano una volontà di ricostruire nella “giusta” direzione, diversamente dal chiasso che fanno gli accoliti di Bannon/Dugin che invece, da infiltrati-sabotatori quali sono, infuocano gli animi della gente comune solletticandone la pancia. Anche in questo l'amministrazione Trump è riuscita a staccare una vittoria.

Se il tuo obiettivo è quello di fermare una guerra mondiale, allora la strategia più intelligente è risucchiare tutti quei capitali che finanzierebbero gli asset da schierare in una tale guerra. Farlo significa impedire soprattutto che essi arrivino a un punto di rottura cruciale da scatenare effettivamente il conflitto. Questo a sua volta significa disinnescare Israele e Iran, Siria, Azerbaijan, ecc. Allo stesso modo in cui si sta comportando Putin nei confronti dell'“esercito ucraino”. Esaurire la capacità offensiva di suddetti asset vuol dire anche spogliarli della capacità di creare “minacce fantasma”, tipica strategia d'intelligente franco-inglese. Trump in questo caso diventa il “cattivo” della situazione, soprattutto agli occhi della stampa, ma fa call a tutte quelle minacce che hanno tenuto il mondo in subbuglio, soprattutto in Medio Oriente. Tutte le parti impantanate in conflitti secolari ne escono scontente, ma non c'è più alcun conflitto da poter sventolare con cui minacciare il mondo intero e farlo eventualmente sfociare in un confronto militare mondiale.

Questo documento, ad esempio, rilasciato di recente dalla Casa Bianca, sottolinea come i Fratelli Musulmani siano il minimo comun denominatore di tutti i gruppi jihadisti e terroristi in Medio Oriente e sono ciò che Trump/Bessent stanno scardinando. Avendo ben presente questa base la domanda successiva è: chi ha permesso a questo player di crescere, svilupparsi e diffondersi? Nientemeno che la comunità dell'intelligence britannica sin dal 1928. La British Suez Canal Company aiutò il fondatore dei Fratelli Musulmani a costruire la moschea che ne divenne poi il centro operativo. Da quel momento in poi i Fratelli Musulmani sono stati usati dall'intelligence britannica, a in seconda battuta da quella americana, contro i movimenti nazionalisti in tutto il Medio Oriente, il tutto per difendere l'architettura economica e strategica dell'impero inglese. La documentazione a supporto di queste tesi potete trovarla nel libro di Mark Curtis, Secret Affairs. Infatti queste informazioni, sebbene non circolino con una certa ampiezza, sono state rilasciate dal governo inglese quando ha desecretato documenti sensibili. I Fratelli Musulmani, quindi, e tutti i suoi gruppi satelliti sono asset operativi inglesi, messi in piedi, finanziati e sfruttati da Londra.

È evidente, poi, che il Qatar fosse un altro asset della City di Londra, così come lo è l'Iran, l'Oman, Erdogan/Fratelli musulmani e lo sarebbero diventati gli EAU. Ma cosa c'è di meglio di un cambio di governo? Far lavorare gli stessi asset per te. La stessa offerta presentata a Maduro e la stessa offerta presentata alla teocrazia iraniana. Il Qatar ha accolto l'invito quando Netanyauh l'ha bombardato l'anno scorso. Lo stesso di quanto accaduto tra Thailandia e Cambogia per mezzo della Malesia, ma senza bombardamenti. E, poi, trasformare il Qatar in una risorsa americana ha permesso di mettere ulteriore pressione sull'UE lato energia. 

La risposta della cricca di Davos, in particolar modo dopo la guerra dei 12 giorni tra Israele e Iran che aveva esaurito entrambe le nazioni? Attaccare le industrie principali di un Paese, i principali asset economici, e sottrarli: il petrolio russo, il petrolio venezuelano, il petrolio iraniano. Qual è l'asset più grande e importante degli Stati Uniti? I mercati dei capitali più profondi e liquidi del mondo. Con che cosa la cricca di Davos ha da sempre minacciato gli USA quando questi ultimi tentavano di cambiare il modo in cui il denaro scorreva nel mondo? Attacchi ai mercati dei capitali americani, cosa che da sempre ha spaventato il Congresso, perché è stato addestrato a credere che se la spesa pubblica si ferma allora gli Stati Uniti finiscono in un buco nero economico e finanziario. Il ruolo di Trump, da parte dei NY Boys che l'hanno messo lì, è sempre stato quello di fungere da pala meccanica nel campo della retorica per demolire queste credenze che la stessa cricca di Davos ha oculatamente piantato e fatto crescere per decenni. E indovinate un po'? Sta funzionando, soprattutto nello sconfessare tutte quelle voci contrarie che, sulla scia di dazi e altre linee di politica economiche, avevano predetto una fine ingloriosa per l'economia statunitense.

Questi player extra-statali hanno costruito una rete nel corso dei decenni, una gerarchia simil aziendale (es. low management, middle management, high management, Tavola Alta) in cui i vari strati rappresentano un nodo di intermediazione vitale per la proliferazione del controllo ombra dell'impero inglese. Così come la FED fu costruita a immagine e somiglianza della Banca d'Inghilterra, anche la CIA è stata costruita a immagine e somiglianza dell'MI6. È ormai noto che il suo budget è stato in parte finanziato dai cartelli della droga e sono ormai altresì note le sue connessioni con i terroristi, portandoci a concludere che l'intreccio MI6-CIA si sia avvinghiato più forte che mai nel corso del tempo. La lotta ai cartelli della droga, infatti, è il segno distintivo di un drenaggio di risorse da quel nodo nella rete inglese che per decenni ha alimentato l'estensione del suo potere ombra. Infatti gli USA, diversamente dal passato in cui erano praticamente invischiati nella sopraccitata rete, e piuttosto che combattere tali cartelli li facevano crescere, adesso stanno prosciugando quegli affluenti che hanno consolidato i flussi monetari sotterranei.

Inutile dire che questa rete ombra ha sempre funzionato ad appannaggio della City di Londra, attraverso le banche inglesi che, grazie all'oscurità gettata nelle connessioni tra i vari nodi, possono usufruire della proverbiale negazione plausibile per dichiararsi estranee a tutte quelle accuse che le vedrebbero invischiate in scenari di caos consapevole per il proprio tornaconto. Questo denaro ombra è sempre stato il nodo gordiano attraverso il quale le precedenti (potenziali) strategie di emancipazione hanno fallito. Un modo che hanno trovato Kash Patel e Scott Bessent di tenere traccia di questo denaro è stato quando l'anno scorso, a Los Angeles, hanno mandato gli agenti ICE a controllare un giro di riciclaggio di denaro sporco. Sono seguite delle rivolte legate al “razzismo” e quel denaro è stato spostato, lasciando una traccia che prontamente è stata seguita da FBI e Dipartimento del Tesoro permettendo loro di iniziare a tracciare tutta quella pletora di ONG che ha funto/funge da raccordo.

Perché, ad esempio, l'Iran continua ad attaccare gli Emirati Arabi Uniti? Perché questi ultimi hanno trovato un accordo con gli USA e hanno smesso di riciclare denaro per conto dell'IRGC. Infatti il presunto “nemico mortale” dell'Iran, Israele, è stato praticamente dimenticato. Questo “dettaglio” avvalora la tesi secondo cui ciò che conta è il flusso internazionale di denaro ombra e gli intermediari per far perdere le tracce del “beneficiario” sono nodi vitali affinché questo flusso rimanga intatto. Ed è qui che gli USA stanno DAVVERO facendo la guerra alla City di Londra/cricca di Davos, prosciugando un tale fiume sotterraneo. Questi sono i veri termini della vittoria americana. Infatti come mai anche la Turchia ha iniziato a finire insistentemente sulle pagine dei giornali? Perché è sempre stato un intermediario nel flusso di oro che dal Medio Oriente finiva poi nelle casse della LBMA, partecipando alla ben tenuta del sopraccitato fiume sotterraneo di denaro ombra. Più vengono intaccati i vari nodi della rete, più una tale rete diventa instabile.

L'ordine all'IRGC era quello di resistere quanto più possibile e creare quanto caos possibile nella regione, il tutto per minare l'immagine degli USA agli occhi del mondo: una nazione allo sbando, sconfitta e devastata economicamente. Ovviamente non importava che ciò non coincidesse con la realtà, l'importante era venderne la percezione. Soprattutto in vista delle elezioni di medio termine. Ora, con la situazione che si sta assestando in Iran, la City di Londra/cricca di Davos stanno già vedendo oltre le elezioni di medio termine perché sanno che è una causa persa per loro: hanno fallito nei tempi, anticipati dalle mosse di Trump/NY Boys. Per il 2028 stanno già fomentando la divisione all'interno del movimento MAGA, creando narrazioni divisive intorno alla persona di Vance, Rubio, ecc. Arrivare per allora con un caos interno significa offrire il fianco, perché diversamente dalle tesi strampalate che si sentono in giro non ci sarà un terzo mandato Trump. Ma di chi fidarsi ora? Ecco che i test della lealtà sono l'arma più efficace in questo contesto per scremare i papabili candidati ed evitare un ambiente controverso come quello visto con “Trump-De Santis”.

A Vance, in qualità di vicepresidente che di norma è solo una carica proforma, sono stati dati diversi compiti importanti (non ultimo le redini dell'affare Iran), ma ha fallito nel portare a casa il risultato. Rubio, invece, ha finora eseguito un ottimo compito a tal proposito. Questo, unito alla pulizia delle alte sfere gerarchiche dei rami esecutivo, giudiziario e legislativo del governo federale, cambiando al contempo il modo in cui il denaro scorre nello stesso governo federale (es. frodi tramite il welfare state ridotte al minimo), significa meno potere appaltato ai nemici degli USA e più vita alla rivoluzione inaugurata dai NY Boys, la quale sarà in grado di sopravvivere alla persona di Trump.

E come documentato nel mio libro, Il Grande Default, questa rivoluzione è iniziata col SOFR e poi ha toccato tutti quegli aspetti legati al sistema eurodollaro. Prendete ad esempio il Giappone. Uno degli altri motivi per cui la cricca di Davos ha provocato la guerra tra Ucraina-Russia era impedire al Giappone di comprare petrolio russo e saldare l'arbitraggio in una valuta diversa dalla sterlina, deteriorando soprattutto le trattative di pace che porrebbero fine alle ostilità che si portano dietro sin dalla Seconda guerra mondiale. Giappone e Russia, infatti, non hanno mai siglato un trattato di pace che mettesse fine alle ostilità della Seconda guerra mondiale. Una volta che ciò accade, l'intermediario rappresentato da Hong Kong e Singapore, e per estensione gli inglesi, vengono esclusi ed entrambi i Paesi commercerebbero direttamente (in particolar modo petrolio). Il Giappone è importante perché è stato usato come amplificatore del sistema eurodollaro tramite la sua capacità produttiva e il carry trade sullo yen, ecco perché la BOJ è stata l'ultima banca centrale ad abbandonare lo “zero bound” nei tassi di riferimento. E già dall'anno scorso, quando la BOJ ha avviato il ciclo di rialzo di tassi, ricordavo ai miei lettori che il Giappone non stava perdendo il controllo (ribadendo il concetto lo scorso febbraio). Quando Kuroda, poi, si è ritirato e non ha lasciato il posto al suo vice (l'anzianità conta molto in Giappone), mentre invece è diventato governatore Ueda, il messaggio era chiaro: la BOJ non sarebbe stato più l'amplificatore della leva nel sistema eurodollaro.

Infatti dicevo la normalizzazione dei tassi avrebbe catturato capitale che si rifiutava di entrare nel Paese a causa della ZIRP. Senza contare che gli investitori interni sono “patriottici” e se riescono a prendere anche 5 punti base al di sopra dell'inflazione, continueranno a scommettere sul proprio Paese. Non solo ma la BOJ ha potuto vendere il lato lungo della curva dei rendimenti obbligazionari grazie al suo portafoglio di azioni nel Nikkei ed è qui che tutti quegli analisti che dicevano che la fine del carry trade sullo yen avrebbe fatto saltare in aria il Giappone e per estensione gli USA avevano torto marcio: la cavalcata del Nikkei ha aiutato la BOJ ad attutire le perdite di bilancio sulle obbligazioni, oltre al fatto che aveva le spalle coperte dalle linee di swap in dollari. E la Takaichi, quando è stata eletta, la prima cosa che ha fatto è stato volare negli USA per staccare un nuovo accordo commerciale sul WTI con Trump. Di conseguenza potremmo dire che, insieme a Russia e Cina, gli USA inseriscono nel loro nuovo quadro logistico-commerciale anche il Giappone dato che in questo modo si esercita pressione sul dollaro di Hong Kong (altro grande punto di raccordo del sistema eurodollaro).

Infatti se Cina e Russia esercitano pressione sul lato energetico e delle commodity, Tokyo si occuperà di quello monetario. Una cosa è certa: ci sono ulteriori prove a supporto che il centro del mondo si sta spostando nel Pacifico.

Washington e Pechino sono attualmente protagonisti di un gioco delle parti: se nel primo trimestre dell'anno è il primo che compra oro, nel secondo trimestre è il secondo che lo compra, alternandosi nuovamente nel terzo e quarto trimestre dell'anno. Questa pressione è indirizzata ai mercati finanziarizzati di Londra, alla LBMA, la quale cerca di sopravvivere a questa morsa tramite la Turchia. Infatti gli acquisti di oro di quest'ultima sono un proforma, dato che si trasformano subito in vendite da spedire nel Regno Unito. Un dettaglio fondamentale in questo contesto è il fatto che il mercato cinese è saldato in oro fisico e ciò ridimensiona non poco il potere di leva londinese sulle singole once d'oro. Stabilizzare i mercati interni tramite l'afflusso di metalli preziosi è quanto di più indispensabile in un modello industrializzato che tenta di copiare i processi enunciati a suo tempo da Hamilton e Clay. La loro metodologia è quanto viene applicato oggi dall'amministrazione Trump per ridare slancio al settore manifatturiero americano e puntellare il peso gravoso del debito pubblico.

Rivalutare l'oro e rimuovere strati e strati di finanziarizzazione inglese dagli input industriali è il minimo che si può fare se si vuole ristabilire un calcolo imprenditoriale onesto e una classe media vivace, oltre a riorientare i flussi energetici mondiali anche. Infatti Alaska e Golfo d'America diventeranno i nuovi hub mondiali petroliferi da cui passeranno la maggior parte delle rotte commerciali petrolifere, consolidando ancor di più il nuovo polo commerciale del mondo con base nel Pacifico. Ma ancora di più sta avvenendo a livello federale in termini di cambiamento organizzativo: dalla centralizzazione alla decentralizzazione. La Federal Reserve tornerà a essere quello che era prima del 1935, ovvero il prestatore di ultima istanza nel commercial paper market americano e impostare il prezzo nominale del dollaro all'estero, mentre il Dipartimento del Tesoro coordinerà il mercato dei titoli di stato. Con un tasso di riferimento collateralizzato come il SOFR, questo design è realizzabile. Infatti ogni agenzia governativa avrà la capacità di emettere credito per i progetti nella sfera delle sue competenze a fronte di una copertura fatta di titoli di stato americani a breve termine. Come verrà emesso questo credito? Ovviamente tramite stablecoin. Il Dipartimento del Tesoro rappresenterà il raccordo principale in questa rete, determinando i flussi dei titoli stessi e provvedendo alle riconciliazioni nel tempo. Questo a sua volta significa che i progetti pubblici verranno regionalizzati, così come i tassi di interesse, rendendo obsoleto l'attuale Fed Fund rate. Le agenzie governative federali si occuperanno delle grandi opere pubbliche, mentre i singoli stati di quelle infrastrutture più importanti per i propri cittadini.

E le banche? Esse si inseriranno verticalmente in questo schema, offrendo l'architettura per le stablecoin stesse, dimostrando che stanno abbandonando progressivamente e consapevolmente il modello finanziarizzato dell'economia di matrice inglese. È questo che innescherà il CLARITY Act. Se guardato dall'esterno ci saranno sostanzialmente “due dollari”, uno a circolazione interna e uno a circolazione esterna che avrà un premio per essere utilizzato. Internamente, però, il mercato delle stablecoin fornirà abbastanza competizione tra le varie soluzioni da far emergere spontaneamente quelle forme migliori e più preferite dagli attori di mercato. Perché, ricordate, una CBDC richiedere “affittare” gli asset monetari sottostanti (perdendo quindi la proprietà privata su di essi), mentre le stablecoin permettono a chi le usa di conservare la titolarità sulle unità monetarie fisiche sottostanti.

E questo singolo aspetto spaventa a morte l'Unione Europea e il Regno Unito, dato che permette a Tether di succhiare progressivamente e inesorabilmente ciò che rimane della forza vitale di euro e sterlina. Pensateci: cos'è bandito in Europa, Bitcoin o Tether? Questo perché Tether, e per estensione la versione digitalizzata del dollaro, rappresenta un anatema peggiore per l'euro rispetto alle necessità attuali riguardo Bitcoin (riserva di valore, garanzia collaterale). Se si vuole colpire dove fa più male all'UE, adesso, bisogna commerciare e usare Tether. Quest'ultimo e Circle regolano oltre $700 miliardi al mese e sono già l’infrastruttura predefinita per i pagamenti transfrontalieri nei mercati emergenti. La disconnessione temporale è il punto chiave e l'euro, o perlomeno la sua versione digitale, sono già  roba da museo. Di conseguenza il mondo non si sta affatto “de-dollarizzando”, bensì si sta “de-euroizzando” e “de-sterlinizzando”. La sterlina, infatti, sopravvive all'anacronismo storico perché salda i cambi esteri sul Forex: il ponte tra i vari pair. Circa il 30% dei volumi del Forex sono intermediati dalla sterlina, la quale fornisce la liquidità necessaria per effettuare i vari cambi. Se, ad esempio, un tappezziere turco vuole vendere un tappeto negli USA: tra i vari passaggi riguardanti lira turca e dollari c'è di mezzo la sterlina e una banca inglese. Il fatto che la sterlina abbia conservato nel tempo questa sua funzionalità è stato grazie alle vecchie relazioni intessute dall'impero inglese e dalle banche inglesi, coperto dal flusso di petrolio tramite i contratti futures del Brent. Indovinate un po'? Le stablecoin in dollari elimineranno questo bisogno di intermediazione nel nuovo sistema finanziario in evoluzione e il WTI sostituirà il Brent come riferimento nella determinazione della consegna al margine di un barile di petrolio. Togliete queste due cose e la sterlina diventa una “reliquia barbarica”. Il premio non è la DeFi, bensì il DeFo ovvero il Forex disintermediato/decentralizzato.

A cascata vengono eliminati anche tutti quei prodotti finanziari su cui gli inglesi hanno costruito il loro castello della finanziarizzazione, dalle assicurazioni ai derivati, soprattutto perché non ha senso nel mondo di oggi che la sterlina venga trattata a 1.34-1.35 rispetto al dollaro in base alla capacità industriale inglese (assente) e alla capacità dell'economia inglese di generare domanda per la propria valuta. È un artefatto di un vecchio sistema usato per colonizzare finanziariamente il mondo tramite i flussi commerciali. Ed è qui che si inerisce l'indipendenza americana perseguita da Trump, soprattutto quando ciò significa “far cambiare bandiera” a tutti quegli asset nel Congresso americano che remano contro l'attuale amministrazione.

Dopo tutti gli scalpi che Trump ha preso finora, soprattutto al Senato (es. McConnell, Cornyn, Tillis, Cassidy), i vari deputati si stanno convincendo che egli (e chi sta dietro di lui) ha davvero pieno controllo sulla situazione americana e può garantire status e protezione. Gente come John Thune e altri simili esattamente questo vanno cercando, altrimenti restano sul carro dei vincitori che invece lavorano contro gli USA. Il fatto che Gingrich abbia di recente spalleggiato Trump riguardo le sue mosse, all'interno e all'esterno del Paese, dimostra che il GOP sta capitolando e che le elezioni di medio termine possono essere vinte da Trump con una certa agilità (nonostante le allucinazioni della stampa italiana e commentatori vari/eventuali sui social).

 

CONCLUSIONE

Durante periodi di transizione come quello in cui stiamo vivendo ci sono grandi opportunità di arbitraggio, perché la maggior parte ignora i meccanismi fondamentali che muovono l'evoluzione del sopraccitato periodo. La grande opportunità in questo momento è che tutti gli asset che possono essere usati come collaterale dovranno essere riprezzati in base alla quantità di dollari che scorreranno nel sistema. Il grande errore degli Stati Uniti, un errore che in realtà è stato imposto loro da forze esterne, è stato quello di “chiedere” al dollaro di ricoprire tutti e tre gli aspetti principali del denaro: riserva di valore, mezzo di scambio e unità di conto. Ma come fa una forma di credito e passività allo stesso tempo, uno strumento di debito potremmo dire, a essere una buona forma di denaro? Affinché esista un dollaro qualcuno deve indebitarsi... è un gioco a somma zero. Se il dollaro ha pochi problemi a essere un mezzo di scambio e unità di conto, ha grossi problemi a essere riserva di valore senza un ancoraggio a una commodity. Oggi l'oro è un'ottima riserva di valore, ma è terribile in quanto a mezzo di scambio e non è usato come unità di conto. In sintesi l'oro non è denaro oggi, è solo risparmio.

È stato relativamente facile “far scordare” alla popolazione in generale il gold standard, dato che la sua preferenza temporale è diventata sempre più veloce nel saldo degli scambi commerciali rispetto alla capacità di spostare altrettanto velocemente l'oro. Il dollaro, quindi, è stato una buona soluzione tecnologica a questo problema. Infatti bisogna ricordarsi che fintanto che non esistono rivendicazioni multiple sullo stesso dollaro, i guai economici rimangono ridotti al minimo. Il sistema monetario, quindi, deve espandersi in modo da tenere il passo con la domanda di denaro. Lo stesso discorso lo possiamo fare per il petrolio e il flusso di petrolio a livello mondiale sin da quando è scoppiato il conflitto in Iran. Infatti il problema non è tanto il prezzo del petrolio, ma è se è davvero possibile mettere le mani su un barile di petrolio. Niente più, niente meno che la Legge dell'utilità marginale decrescente. E questa è anch'essa un'opportunità: il modo in cui si muovevano i flussi di barili di petrolio nel mondo sta cambiando, rimuovendo quelle strozzature geografiche davano ad alcuni player la capacità di ricattare il resto del mondo.

Spostare questa capacità altrove significa invertire il processo dell'utilità marginale decrescente e invece innescare quella dei rendimenti marginali acceleranti, ridando altresì vigore alla produttività.

Ragionamenti come questi sono quelli che permettono di gettare le basi per un discorso riguardo gli investimenti più coerente con la realtà, sfruttando correttamente gli arbitraggi che attualmente spuntano fuori laddove chi non ha le idee chiare fatica a vedere. Il servizio di consulenza che trovate sul blog serve a soddisfare esattamente questo scopo. Prenotate uno slot su Calendly


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giovedì 11 giugno 2026

La grande ritirata: le ambizioni di Pechino in materia di valuta digitale centralizzata si stanno sgretolando

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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da The Epoch Times

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-grande-ritirata-le-ambizioni-di)

Per anni il Partito Comunista Cinese (PCC) ha presentato lo yuan digitale (e-CNY) come l'arma definitiva del totalitarismo finanziario. Era destinato a essere il culmine dello stato di sorveglianza. Con una valuta digitale programmabile e tracciabile, Pechino pensava di poter finalmente spezzare la schiena ai giganti dei pagamenti privati come Alipay e WeChat Pay.

Eppure, nonostante il controllo totale sulle leve dell'economia interna, il sogno digitale di Pechino mostra segni di cedimento strutturale.

Dal suo debutto alle Olimpiadi invernali nel 2022, l'e-CNY si è trasformato da un'aggressiva e potenziale forza trainante per il commercio al dettaglio a uno strumento di scarsa attrattiva per l'amministrazione statale.

In breve, nessuno lo vuole davvero.


La genesi del controllo: perché è nato l'e-CNY

La Banca Popolare Cinese (PBOC) non ha lanciato lo yuan digitale per semplificare la vita al cittadino medio di Shanghai o Shenzhen. Si è trattato di una mossa aggressiva contro l'autonomia del settore privato e di una tattica offensiva volta a minare la privacy individuale.

Nel 2014, quando la Cina avviò la ricerca sulle valute digitali delle banche centrali (CBDC), il Partito Comunista Cinese (PCC) si rese conto che la stragrande maggioranza delle transazioni al dettaglio avveniva su piattaforme non direttamente controllate. Le autorità comprendono che qualsiasi mancanza di controllo rappresenta una potenziale minaccia per il Partito, pertanto l'obiettivo dello yuan digitale era l'“inclusione finanziaria” (un eufemismo per indicare il monitoraggio e il controllo statale di ogni centesimo speso) e l'“internazionalizzazione dello yuan” per sfidare il dollaro statunitense.

Ma soprattutto si trattava di rafforzare il “Sistema di Credito Sociale” del PCC. Una valuta digitale della banca centrale (CBDC) per la vendita al dettaglio permette allo Stato di congelare istantaneamente i beni di un cittadino se il suo comportamento si discosta dall'ortodossia del Partito.


Il declino dell'adozione: perché le persone si rifiutano di cambiare

Nonostante la distribuzione di milioni di dollari in “buste rosse” e l'obbligo imposto ai dipendenti pubblici di città come Changshu di ricevere gli stipendi in e-CNY, l'adozione si è arrestata. Il motivo è semplice: non ci sono vantaggi per i consumatori, solo rischi.

Alipay e WeChat Pay offrono già un'esperienza utente impeccabile. Il passaggio a un portafoglio digitale controllato dallo Stato non offre alcun vantaggio aggiuntivo, eliminando al contempo gli ultimi rimasugli di anonimato finanziario. In una cultura in cui “salvare la faccia” e proteggere i propri beni dallo Stato predatorio sono di primaria importanza, sembra che il pubblico cinese abbia reagito con un'alzata di spalle collettiva.


Uno yuan digitale reinventato?

Sebbene i volumi delle transazioni in yuan digitale a livello nazionale abbiano registrato un aumento significativo in termini percentuali di utilizzo, il totale rimane solo una piccola frazione della massa monetaria complessiva. Nella maggior parte dei casi, viene utilizzato per pagamenti di piccolo importo relativi ai trasporti pubblici o alle utenze, prima di essere immediatamente riconvertito in depositi bancari tradizionali.

Per ampliare il più possibile il suo appeal, a partire dal 1° gennaio di quest'anno la banca centrale cinese ha consentito alle banche commerciali di corrispondere interessi sui portafogli e-CNY, trasformandoli sia in strumenti di pagamento che di risparmio. Questo potrebbe essere il tentativo della PBOC di salvare la valuta digitale, tuttavia modifica anche la natura dello yuan digitale originale come valuta digitale della banca centrale (CBDC), almeno in una certa misura. Ciononostante i depositi attuali in Cina rendono un misero 0,05%.

Le opinioni divergono su quali criteri siano opzionali, ma la maggior parte delle definizioni concorda sul fatto che si tratti di una “forma digitale di moneta della banca centrale”. Questa definizione rigorosa potrebbe far sì che il nuovo design renda l'e-CNY non più una vera e propria CBDC.


Una nuova valuta commerciale?

Rendendosi conto che l'adozione da parte del settore della vendita al dettaglio a livello nazionale non è ancora al livello desiderato, Pechino sta spostando la sua attenzione sul “Progetto mBridge”, una piattaforma multi-CBDC progettata per il commercio transfrontaliero tra i Paesi BRICS. La strategia per lo yuan digitale è passata dal monitoraggio delle abitudini di acquisto di generi alimentari dei cittadini all'aggiramento del sistema SWIFT per il commercio di petrolio e gas.

L'aumento dell'utilizzo internazionale fa parte di una strategia più ampia per mantenere le relazioni commerciali e finanziarie nel caso in cui le sanzioni statunitensi dovessero interrompere l'accesso al dollaro. I partner commerciali lo stanno effettivamente utilizzando, ma non nella misura desiderata o necessaria a Pechino. Un aumento del tasso di interesse aumenterebbe certamente l'attrattiva internazionale dell'e-CNY, ma l'attuale tasso basso non rappresenta un grande incentivo all'adozione.

Concentrandosi su una valuta digitale della banca centrale (CBDC) all'ingrosso per i pagamenti internazionali, il PCC spera di costruire una “cortina di ferro” finanziaria immune alle sanzioni occidentali. Questa svolta rappresenta un'ammissione tacita del fallimento della valuta digitale cinese (e-CNY) destinata ai piccoli investitori affinché diventasse la “moneta del popolo”.


Declino economico e fratture interne

Il fallimento e la riprogettazione dello yuan digitale non dovrebbero essere considerati isolatamente. Le condizioni e gli aspetti dello yuan digitale sono ancora in evoluzione perché il lancio iniziale non ha avuto il successo sperato dal PCC. L'evoluzione dello yuan digitale si sta verificando mentre il “miracolo cinese” entra nella sua fase terminale.

Sono troppi i fattori economici negativi per poterli ignorare. Il mercato immobiliare, principale fonte di ricchezza per le famiglie cinesi, continua a deteriorarsi. La disoccupazione giovanile rimane a livelli record e la Nuova Via della Seta si è trasformata in un'enorme trappola del debito, con molti Paesi partner incapaci di ripagare i prestiti. Adottare una nuova valuta che elimina ogni forma di privacy e autonomia personale in tali condizioni economiche è, a dir poco, una scelta inopportuna.


La divisione politica all'interno del PCC è un altro fattore

Il sostegno politico all'interno del PCC sta cambiando in intensità e tra le diverse fazioni, e il Partito non è il monolite che sembra essere. Le lotte intestine tra i fedelissimi del leader cinese Xi Jinping, fautori della “Sicurezza prima di tutto”, e i resti dell'ala tecnocratica hanno portato a una paralisi politica, poiché altre priorità finanziarie hanno richiesto attenzione.

Le risorse un tempo destinate allo yuan digitale per il commercio al dettaglio vengono ora dirottate per sostenere un sistema bancario in crisi e per finanziare progetti “di facciata” nel settore dell'intelligenza artificiale, volti a proiettare un'immagine di parità tecnologica con l'Occidente.


Il futuro: uno strumento di controllo, non di commercio

Il PCC annullerà il Capodanno cinese elettronico?

È improbabile. Le dittature raramente ammettono la sconfitta. Inoltre sarebbe un'ulteriore macchia sull'autorità di Xi che i suoi oppositori potrebbero usare contro di lui. In breve, la digitalizzazione della moneta non scomparirà.

Al contrario, è probabile che lo yuan digitale venga relegato a strumento specializzato per le transazioni tra stati, gli esborsi governativi e la verifica dell'operato dei funzionari locali. In definitiva, lo yuan digitale serve ad aumentare il controllo sulla popolazione e a preservare il dominio del PCC sul Paese.

È destinato a rimanere, in una forma o nell'altra.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 10 giugno 2026

Come la FED gestisce la liquidità: gli strumenti a disposizione della sua politica monetaria

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di Michael Lebowitz

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/come-la-fed-gestisce-la-liquidita)

Nel nostro ultimo articolo ci siamo concentrati sul perché i mercati dei capitali e finanziari siano diventati così dipendenti dalla FED per la liquidità. L'articolo spiegava che, in seguito alla crisi, una serie di regolamentazioni hanno modificato drasticamente il panorama della liquidità. Di conseguenza la FED, e non più il mercato privato, è ora il principale fornitore di liquidità.

Un lettore ci ha posto la seguente domanda: “Potreste fornirci un elenco e una descrizione degli strumenti di liquidità a disposizione della FED?”

L'idea ci è piaciuta. Data l'importanza della liquidità per l'andamento dei mercati finanziari, è fondamentale capire non solo chi fornisce liquidità, ma anche come lo fa.

Analizziamo il bilancio della Federal Reserve per comprendere meglio gli strumenti a sua disposizione.


Saldi totali delle riserve

Nel nostro precedente articolo avevamo sottolineato che i fornitori di liquidità overnight si sono spostati dai mercati privati ​​alla Federal Reserve.

Molte controparti nelle operazioni pronti contro termine che fornivano liquidità prima del 2008 non erano banche e quindi non detenevano riserve bancarie. Oggi, poiché molte di queste controparti che fornivano liquidità non sono in grado o non sono disposte a farlo, la liquidità proviene dalle banche tramite la Federal Reserve. Quando una banca effettua una transazione con la FED, quest'ultima aggiunge o ritira riserve dal sistema bancario. Pertanto per valutare il livello di liquidità in circolazione, uno sguardo alle riserve nel sistema bancario fornisce un buon indicatore. Si possono considerare le riserve come l'impronta delle azioni della FED.

Il grafico qui sotto mostra che le riserve bancarie si stanno avvicinando ai minimi degli ultimi cinque anni. Di conseguenza, e non a caso, la FED ha interrotto il QT, cosa che riduce le riserve, e ha iniziato a ipotizzare un QE.

Dato che la liquidità nel sistema finanziario è ora basata sulle riserve, analizziamo gli strumenti a disposizione della FED per aumentarle e ridurle.


QE/QT

Il quantitative easing (QE) e il quantitative tightening (QT) sono gli strumenti più noti della Federal Reserve.

Il QE si verifica quando la Federal Reserve acquista titoli del Tesoro e/o titoli garantiti da mutui ipotecari dal sistema bancario. La FED paga le banche per i titoli utilizzando le proprie riserve, pertanto il QE rimuove titoli dal mercato e aumenta le riserve bancarie. Il QT è l'opposto, in quanto rimette di fatto i titoli in circolazione, riducendo così le riserve del sistema bancario. Come mostra il grafico, QE e QT sono correlati alle riserve bancarie, ma esistono chiaramente altri fattori – alcuni sotto il controllo della FED e altri al di fuori della sua portata – che influenzano le riserve, come vedremo in seguito.

Il QE e il QT sono strumenti di liquidità piuttosto rudimentali, in quanto immettono o ritirano riserve regolarmente, secondo una pianificazione prestabilita, indipendentemente dal fabbisogno giornaliero di liquidità del sistema.


Altri strumenti di gestione delle riserve

Per aiutare la Federal Reserve a regolare con precisione le esigenze di liquidità giornaliere del sistema finanziario, ci sono diversi strumenti dedicati ai mercati dei capitali. I tassi di interesse applicati a questi programmi si basano sul suo tasso di riferimento (Fed Funds rate). Sebbene l'attività sul mercato di tale tasso sia nettamente inferiore rispetto a quella precedente la crisi finanziaria, esso rimane il tasso di riferimento al quale la FED mira per fornire finanziamenti overnight.

Come mostra il grafico qui sotto, la FED è incredibilmente efficace nel controllare i tassi.


La cassetta degli attrezzi

La Federal Reserve dispone di cinque strumenti principali per controllare il tasso di riferimento.

• Interessi sulle riserve (IORB): la Federal Reserve paga interessi sulle riserve delle banche depositate presso di essa. Un aumento del tasso incrementa l'incentivo a detenere riserve e viceversa. Pertanto l'IORB può essere utilizzato efficacemente per gestire le riserve e, di conseguenza, la liquidità.

• Operazioni di mercato aperto: prima del 2008 le operazioni di mercato aperto erano lo strumento principale utilizzato dalla FED per gestire il tasso di riferimento. Consistevano nell'acquisto e nella vendita di titoli di Stato da parte della FED per ritirare o immettere liquidità nei mercati monetari. L'acquisto aumenta le riserve e aggiunge liquidità, mentre la vendita ha l'effetto opposto. Sono simili al QE o al QT, con la differenza che vengono effettuate solo quando necessario. Queste operazioni sono ora meno frequenti.

• Overnight Reverse Repurchase Facility (ON RRP): attraverso questo programma, la FED prende in prestito denaro da una controparte tramite operazioni di pronti contro termine (repo). Il programma mantiene un livello minimo sui tassi di interesse overnight. Questo strumento ha assorbito la liquidità in eccesso derivante dai massicci stimoli economici imposti durante la pandemia. Il suo volume giornaliero è ora minimo.

• Standing Repo Facility (SRF): questo strumento fornisce liquidità overnight prestando denaro a fronte di garanzie. Così come l'ON RRP rappresenta un livello minimo, l'SRF rappresenta un livello massimo. Supponendo che le controparti siano disposte a prendere in prestito dalla FED, il tasso di riferimento dovrebbe essere limitato al tasso SRF.

• Il tasso di sconto: una reliquia dell'era pre-crisi finanziaria. Come l'SRF funge da meccanismo di salvaguardia. Il tasso di sconto è superiore al tasso di riferimento, pertanto vi sono pochi incentivi a utilizzarlo, se non in periodi di grave carenza di liquidità.

Gli strumenti a disposizione della FED creano un corridoio, ovvero un limite inferiore e superiore per i tassi overnight, consentendo alla FED di controllare i tassi di interesse sui prestiti overnight. La tabella seguente mostra l'aspetto del corridoio ipotizzando un intervallo obiettivo per i tassi di riferimento compreso tra il 3,75% e il 4,00%.


Fattori normativi che incidono sulla liquidità

Come abbiamo ampiamente discusso, una serie di regolamentazioni conservative ha modificato in modo significativo chi fornisce liquidità ai mercati dei capitali. Si parla molto della possibilità che queste misure normative avverse al rischio vengano revocate a breve.

Quando il mandato del presidente Powell terminerà, è probabile che assisteremo a una certa deregolamentazione nel settore bancario, il che dovrebbe migliorare la capacità del settore privato di fornire liquidità. Secondo il Washington Post:

Uno dei cambiamenti più significativi potrebbe derivare da un dibattito altamente tecnico su quanto debito le banche possano utilizzare per finanziare i propri investimenti e sull'entità delle riserve finanziarie che le grandi banche detengono per assorbire le perdite. La Federal Reserve e altri organismi di regolamentazione stanno pianificando di allentare i requisiti in modi che potrebbero avere l'effetto di aumentare l'ammontare complessivo del debito e ridurre le riserve nel sistema. Sebbene non sia ancora chiaro quale sarà la posizione definitiva, sarà ben lontana dagli sforzi compiuti durante l'era Biden, che miravano essenzialmente al contrario.

Nel lungo periodo i rischi derivanti dalla deregolamentazione del settore bancario dovrebbero destare preoccupazione, poiché la storia ha dimostrato che tali azioni possono rivelarsi imprudenti. Tuttavia gli investitori dovrebbero concentrarsi anche sui benefici a breve termine. Nello specifico la riduzione dei requisiti patrimoniali, soprattutto per le banche più grandi (le cosiddette GSIB: Global Systemically Important Banks), libererebbe capitali, consentendo loro di erogare più prestiti e/o acquistare più titoli. Ciò si tradurrebbe in una maggiore liquidità a livello di sistema. Inoltre, le banche più grandi dovrebbero registrare profitti più elevati ed essere maggiormente incentivate a detenere titoli del Tesoro statunitensi, con conseguente riduzione dei rendimenti.


L'impatto del settore pubblico sulla liquidità

La Federal Reserve ha un potere considerevole nella gestione della liquidità, ma è il libero mercato a determinarne la distribuzione e l'utilizzo. Prendiamo in considerazione alcuni modi in cui il settore pubblico influenza la liquidità.

• Depositi bancari: quando un cliente deposita denaro in banca, in sostanza fornisce liquidità alla banca stessa. Un singolo deposito permette alla banca, attraverso il sistema bancario a riserva frazionaria, di erogare diversi prestiti che, complessivamente, possono arrivare fino a 10 volte l'importo del deposito iniziale. I prelievi hanno l'effetto opposto sulla liquidità.

• Domanda di prestiti: una forte domanda di prestiti assorbe le riserve, riducendo così la liquidità. Al contrario quando il settore privato non richiede prestiti, le riserve tendono a rimanere stabili.

• Politiche di concessione del credito bancario: politiche di concessione del credito restrittive riducono la liquidità disponibile sui mercati, mentre politiche espansive la aumentano. Le politiche di concessione del credito dipendono spesso dalle riserve di sistema e dalle condizioni economiche.

• Condizioni economiche: le condizioni economiche tendono a svolgere un ruolo importante nella domanda e nell'offerta di liquidità.

• Deficit pubblici: i deficit federali richiedono l'emissione di debito, cosa che sottrae liquidità al sistema. Maggiore è il deficit, maggiore è la liquidità richiesta, il che spiazza il settore privato.

• Conto Generale del Dipartimento del Tesoro (TGA): il TGA è essenzialmente il conto corrente del governo federale, gestito presso la Federal Reserve Bank di New York. Comprende le entrate fiscali, i proventi delle aste del Dipartimento del Tesoro e la distribuzione dei pagamenti. Quando il governo aumenta il saldo del TGA, sottrae liquidità al mercato. Al contrario quando lo diminuisce, la liquidità entra nel mercato. Pur essendo una componente essenziale dell'equazione della liquidità e coinvolgendo la FED, il personale di quest'ultima non ha alcun controllo sui saldi.


Monitoraggio della liquidità presso la FED

Ogni settimana la Federal Reserve pubblica il suo bilancio e le relative variazioni rispetto alla settimana precedente. Il documento è disponibile a questo link.

Inoltre tutti i programmi discussi in questo saggio possono essere visualizzati graficamente sul sito web FRED della Federal Reserve di St. Louis.


Inquadrare lo stress di liquidità odierno

Ora condividiamo due grafici per aiutare a comprendere la tensione di liquidità che si sta lentamente manifestando nei mercati dei capitali. Per riferimento il SOFR, o Secured Overnight Financing Rate, è il tasso di interesse sui prestiti overnight per gli istituti finanziari non bancari. I finanziamenti SOFR sono garantiti da titoli del Tesoro statunitense; pertanto, a tutti gli effetti, sono privi di rischio.


SOFR & IORB

Il SOFR è il tasso dei pronti contro termine overnight tra gli istituti finanziari non bancari. Il tasso è tipicamente superiore al tasso ON RRP, al quale gli istituti possono prestare alla FED, e inferiore al tasso IORB. In condizioni di liquidità ideali, una banca dovrebbe decidere di prestare tramite i mercati SOFR quando esso supera il tasso IORB. Quando il SOFR è superiore all'IORB e la banca non lo fa, ciò segnala una carenza di liquidità o qualche altro motivo per cui le banche non sono disposte ad aumentare i profitti senza assumersi dei rischi. Come mostrato di seguito, il SOFR si è costantemente mantenuto al di sopra dell'IORB da ottobre.


Utilizzo della struttura pronti contro termine

Il grafico qui sotto, fornito da Bianco Research, mostra che la Standing Repo Facility è stata utilizzata con una certa frequenza negli ultimi due mesi. Come abbiamo già scritto, si tratta di una sorta di limite massimo e dovrebbe essere utilizzata solo quando il mercato SOFR non funziona correttamente.


Riepilogo

A prescindere dal livello di conoscenza che si ha degli strumenti a disposizione della FED, il concetto fondamentale che emerge da questo articolo è che la FED ha un controllo sulla liquidità molto maggiore rispetto a prima del 2008. Di conseguenza dato che la liquidità è un fattore determinante per i mercati, le azioni monetarie e normative della FED dovrebbero essere di fondamentale importanza per gli investitori e seguite con attenzione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 9 giugno 2026

La nuova macchina europea della censura

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Thomas Fazi

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-nuova-macchina-europea-della-censura)

L'UE adora parlare di libertà.

Basta guardare uno dei suoi recenti comunicati stampa dove si inaugura un'iniziativa chiamata Scudo Europeo per la Democrazia, la quale promette di proteggere tutto, dalle “persone libere” alle “elezioni libere” fino a – trattandosi di Bruxelles – “una società civile vivace”.

Tutto ciò è ammirevole, almeno sulla carta.

In realtà, però, lo Scudo della Democrazia non è altro che l'ultima manifestazione di mancanza di libertà: sopprimere il dissenso e controllare la libertà di parola con il pretesto di difendere la democrazia dalle interferenze straniere e dalle fake news.

Nell'ambito dello Scudo per la Democrazia, la Commissione europea propone la creazione di un Centro di monitoraggio che identifichi e rimuova “contenuti falsi” e “disinformazione” da internet. Come ha affermato Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sicurezza e la Democrazia, lo Scudo consentirà all'Europa di “rispondere più rapidamente ed efficacemente alla manipolazione delle informazioni e alle minacce ibride”. L'Alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, non ha nascosto la natura anti-russa dell'iniziativa: “Stiamo assistendo a campagne, anche provenienti dalla Russia, specificamente concepite per polarizzare i nostri cittadini, minare la fiducia nelle nostre istituzioni e inquinare la politica nei nostri Paesi”.

Il termine “indipendente” ricorre ripetutamente nel comunicato stampa. Verrà istituita una nuova “rete europea indipendente di verificatori dei fatti” in tutte le lingue ufficiali dell'UE, mentre l'Osservatorio europeo dei media digitali (EDMO), la rete di “verifica dei fatti” di punta dell'UE, finanziata con quasi €30 milioni, acquisirà nuovi poteri analitici “indipendenti” per monitorare le elezioni e le situazioni di crisi. Ma, ricordiamolo, l'indipendenza a Bruxelles si traduce in dipendenza finanziaria dalla Commissione. Infatti, per garantire questa “indipendenza”, la Commissione promette generosi finanziamenti a ONG e organi di informazione “indipendenti”.

Lo Scudo della Democrazia si basa sul recente Digital Services Act (DSA), la più ampia normativa su internet mai attuata in Europa. In teoria queste iniziative dovrebbero proteggere la democrazia; in pratica sortiscono l'effetto opposto. Il loro obiettivo non è “combattere la disinformazione”, come affermato, bensì controllare la narrazione in un momento in cui le élite politiche europee si trovano ad affrontare livelli di sfiducia pubblica senza precedenti, centralizzando il controllo sul flusso di informazioni e imponendo un'unica “verità” definita da Bruxelles. In breve, la Commissione europea sta costruendo una macchina di censura a livello continentale.

Come ha di recente affermato un diplomatico dell'UE, in modo decisamente orwelliano: “La libertà di parola rimane per tutti. Allo stesso tempo, però, i cittadini devono essere liberi da interferenze”. Ma chi decide cosa costituisce “interferenza”? Chi determina cosa è “vero” e cosa è “falso”? Le stesse istituzioni e gli stessi media che si sono ripetutamente macchiati di allarmismo e disinformazione. Solo poche settimane fa Ursula von der Leyen ha affermato che il sistema GPS del suo aereo era stato disturbato dalla Russia, un'accusa prontamente smentita dagli analisti. Nel frattempo la BBC, spesso considerata un modello di integrità giornalistica, è stata di recente colta in flagrante mentre modificava un discorso di Donald Trump per farlo apparire più estremista.

L'UE afferma di proteggere i cittadini dalle “falsità”, ma su quale base democratica o morale la Commissione si arroga il diritto di decidere cosa sia vero, soprattutto quando è evidente che lo stesso establishment politico-mediatico dell'UE si dedica regolarmente alla disinformazione e alla propaganda? Inoltre quando i cosiddetti verificatori dei fatti indipendenti vengono selezionati e finanziati dalla Commissione stessa, si crea un circolo vizioso: l'UE finanzia istituzioni che poi “verificano” e amplificano le narrazioni dell'UE. Lo Scudo della Democrazia, come i suoi predecessori, istituzionalizza quindi il potere di definire la realtà stessa.

In una serie di reportage ho dimostrato che l'Unione Europea gestisce già un vasto apparato di propaganda e censura che si estende a ogni livello della società civile: ONG, think tank, stampa e persino il mondo accademico. La pietra angolare di questo sistema è una rete di programmi finanziati dall'UE, in particolare CERV (Cittadini, Uguaglianza, Diritti e Valori), Europa Creativa e l'iniziativa Jean Monnet, che convogliano complessivamente miliardi di euro verso organizzazioni che, in teoria, sono “indipendenti” ma in realtà sono profondamente intrecciate con la macchina di Bruxelles.

Solo attraverso il programma CERV, che vanta un budget di quasi €2 miliardi per il periodo 2021-2027, oltre 3.000 ONG hanno ricevuto finanziamenti per realizzare più di 1.000 progetti. Ufficialmente questi fondi promuovono i “valori europei”; in pratica finanziano l'attivismo progressista e filo-europeo: ideologia di genere, multiculturalismo, antinazionalismo e “contrasto all'euroscetticismo”. Molti progetti sono esplicitamente concepiti per “aumentare la fiducia nell'UE” o “contrastare le narrazioni anti-UE”. Nel frattempo le ONG dell'Europa centrale e orientale ricevono generosi finanziamenti per “combattere le narrazioni autocratiche” e “sfidare l'euroscetticismo”, spesso prendendo di mira direttamente i governi in Polonia (sotto la precedente amministrazione) o in Ungheria: strategie di influenza esterna non dissimili da quelle storicamente associate ad agenzie come la USAID.

Il risultato è una pseudo-società civile: una rete di attori nominalmente “dal basso” che fungono da intermediari per la Commissione, amplificandone l'agenda e creando l'illusione di un sostegno popolare alle sue linee di politica.

Lo stesso schema si applica alla stampa. La mia ricerca ha dimostrato che l'UE destina come minimo €80 milioni all'anno direttamente a giornali, emittenti televisive, agenzie di stampa e “partenariati giornalistici”, per un totale di quasi €1 miliardo nell'ultimo decennio. Programmi come IMREG (Misure informative per la politica di coesione) hanno pagato testate giornalistiche per pubblicare articoli che elogiavano i fondi di coesione dell'UE, in alcuni casi senza nemmeno rivelare che il contenuto era finanziato dall'UE. La Commissione lo definisce “sensibilizzazione”; in qualsiasi altro contesto verrebbe chiamato pubblicità occulta o propaganda.

La macchina propagandistica dell'UE si estende anche al mondo accademico. Attraverso il programma Jean Monnet, la Commissione destina circa €25 milioni all'anno a università e istituti di ricerca di tutto il mondo, finanziando oltre 1.500 cattedre Jean Monnet in 700 istituzioni. L'obiettivo non è sostenere la ricerca indipendente, bensì instillare l'ideologia filo-europea nell'istruzione superiore. I documenti ufficiali affermano esplicitamente che i beneficiari sono tenuti ad agire come “ambasciatori dell'Unione europea” e “agenti di comunicazione”, interagendo con la stampa e le ONG. Il mondo accademico è stato di fatto trasformato in uno strumento ideologico.

Con lo Scudo della Democrazia, la Commissione intende ora espandere enormemente questo meccanismo. Propone non solo di istituire quello che di fatto è un Ministero della Verità, ma anche di iniettare ancora più denaro in ONG, stampa “indipendente” e reti di verifica dei fatti incaricate di promuovere i “valori europei”. Di fatto la von der Leyen sta comprando il consenso – e per farlo usa i soldi dei cittadini – annullando i confini tra il super-stato europeo, la stampa, la società civile e il mondo accademico.

E se l'obiettivo dell'UE, in questo caso, fosse semplicemente quello di manipolare la narrazione, sarebbe già abbastanza allarmante, ma il modello attuale indica una diretta interferenza nei processi elettorali. Abbiamo già visto questo scenario in Paesi come la Romania e la Moldavia, dove le élite locali – con il sostegno aperto o tacito di Bruxelles – hanno invocato lo spettro dell'“interferenza russa” (senza fornire prove concrete) per giustificare una palese manipolazione delle elezioni interne. In Romania le autorità hanno annullato le elezioni e impedito al principale candidato populista di partecipare. In Moldavia le autorità filo-europee hanno usato “problemi di sicurezza” per impedire agli espatriati filo-russi di votare. La protezione della democrazia diventa quindi il pretesto per sospenderla, anche se lo Scudo per la Democrazia prevede esplicitamente il rafforzamento della Rete europea di cooperazione per le elezioni e, in modo inquietante, la promozione di “scambi sistematici sull'integrità dei processi elettorali”.

La sete di controllo della Commissione europea non si limita all'informazione e alle elezioni. Ursula von der Leyen ha di recente avviato anche la creazione di una nuova unità di intelligence sotto l'autorità diretta della Commissione europea. L'obiettivo, secondo il Financial Times, è quello di unificare i dati di intelligence degli Stati membri e “migliorare la capacità dell'UE di individuare e rispondere alle minacce”. Il piano prevede la creazione di un servizio europeo di cooperazione in materia di intelligence, di fatto un'agenzia sovranazionale che opererebbe a fianco dei servizi di intelligence nazionali. Ufficialmente rafforzerebbe l'“autonomia strategica”; in pratica funzionerebbe come una sussidiaria della NATO e, per estensione, della CIA, soprattutto perché la stessa proposta auspica esplicitamente un “rafforzamento della cooperazione UE-NATO”.

Ciò evidenzia una più ampia e preoccupante tendenza alla centralizzazione del potere nelle mani della Commissione europea e, più in generale, della von der Leyen. Molti osservatori trovano profondamente inquietante la prospettiva di dotare “l'imperatrice Ursula” di un esercito di spie sovranazionali, operanti al di fuori del controllo dei parlamenti nazionali. Fornire a un'istituzione non eletta e opaca come la Commissione europea un proprio apparato di intelligence rappresenterebbe un'ulteriore tappa nella trasformazione dell'Europa in un colosso tecno-autoritario, che sorveglia non i nemici stranieri, ma i propri cittadini.

Vista in quest'ottica, lo Scudo della Democrazia non è nient'altro che uno strumento per istituzionalizzare ulteriormente un regime di controllo della libertà di parola e della narrazione. Il suo obiettivo è quello di censurare i discorsi online secondo vaghe definizioni di “disinformazione” strumentalizzate politicamente; di costringere piattaforme, giornalisti, accademici e cittadini a conformarsi a una visione del mondo ristretta e approvata dalla Commissione europea; di mettere a tacere il dissenso in nome della “lotta alle interferenze straniere”. Invece sta diventando sempre più chiaro che la vera guerra alla democrazia non è condotta da Mosca o Pechino, ma dall'interno, dalle stesse istituzioni che affermano di difenderla.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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lunedì 8 giugno 2026

Perché il SAVE Act è importante

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da ZeroHedge

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/perche-il-save-act-e-importante)

L'autogoverno americano si fonda su un principio imprescindibile: che le elezioni riflettano la volontà dei cittadini aventi diritto al voto, conteggiati con precisione e gestiti in modo trasparente. Repubblicani e sostenitori dell'integrità elettorale affermano che questo principio sia stato progressivamente minato, non necessariamente da una singola grande cospirazione, ma da un modello sistemico di allentamento delle garanzie, liste elettorali inesatte, sistemi di voto per corrispondenza manipolabili e una forte opposizione dei Democratici alle verifiche e alle riforme che risolverebbero una volta per tutte i dubbi dell'opinione pubblica.

Il Safeguard American Voter Eligibility (SAVE) Act, che gode di un sostegno pubblico di circa l'80%, richiederebbe la presentazione di un documento che attesti la cittadinanza statunitense per potersi registrare alle elezioni federali. Per i suoi sostenitori rappresenta la risposta minima e logica alle comprovate vulnerabilità del sistema di registrazione e di voto. Per i suoi oppositori, invece, costituisce una forma di soppressione del voto. Il dibattito su questa interpretazione è di per sé un indicatore rivelatore della posizione dei partiti sulla questione fondamentale: volete saperlo o no? E perché?

Esaminiamo l'argomento più nel dettaglio.

Nota: l'analisi che segue è stata redatta da una prospettiva repubblicana/difensore dell'integrità elettorale. Laddove le accuse non siano confermate, o siano contestate, vengono indicate come tali.


Parte I: problemi confermati e documentati

1. Liste elettorali truccate: uno scandalo nazionale

Non vi è dubbio che le liste elettorali americane siano piene di iscrizioni non valide. L'unico punto controverso è se debbano essere corrette.

La Divisione per i Diritti Civili del Dipartimento di Giustizia, sotto la guida del Vice Procuratore Generale Harmeet Dhillon, ha esaminato le liste elettorali di soli 16 stati a maggioranza repubblicana che hanno collaborato volontariamente, scoprendo decine di migliaia di apparenti non cittadini e centinaia di migliaia di persone decedute ancora iscritte nelle liste elettorali. L'amministrazione ha quindi citato in giudizio 29 stati, tra cui stati tradizionalmente democratici come California e New York, e stati in bilico come Arizona e Georgia, per ottenere la divulgazione dei dati delle liste elettorali ai sensi del National Voter Registration Act e dell'Help America Vote Act.

In California una revisione delle liste elettorali ha rilevato registrazioni collegate a caselle postali e a individui indicati come ultracentenari; in Colorado una causa legale ha imposto la cancellazione di 372.000 registrazioni non valide; in Michigan sono stati documentati elettori deceduti, alcuni dei quali risultano aver votato di persona anche dopo la morte; in Oregon sono state segnalate anomalie simili. Judicial Watch ha documentato la rimozione di decine di migliaia di nomi dalle liste elettorali in diversi stati, spesso solo a seguito di azioni legali, sollevando l'ovvia domanda sul perché gli stati si siano opposti alla pulizia delle liste in primo luogo.

Lo schema si ripete: i repubblicani cercano di eliminare qualsiasi possibilità che persone non autorizzate votino alle elezioni attraverso frodi legate alla raccolta fraudolenta di schede elettorali; i democratici intentano causa per impedirlo, al fine di evitare di privare del diritto di voto gli elettori aventi diritto (con il tacito scopo di favorire la raccolta fraudolenta di schede elettorali).

2. Voto dei non cittadini: casi perseguiti

Il voto dei non cittadini non è un'ipotesi, è un fenomeno documentato, perseguito e tuttora in corso.

A Filadelfia l'ICE e l'FBI hanno arrestato Mahady Sacko, un immigrato clandestino proveniente dalla Mauritania, per aver votato in sette elezioni federali a partire dal 2008, nonostante un ordine di espulsione del 2002. A Coldwater, in Kansas, il sindaco Joe Ceballos, residente permanente proveniente dal Messico, si è dimesso e ha dovuto affrontare delle accuse dopo aver votato in diverse elezioni. Questi non sono casi isolati; sono esempi concreti di una vulnerabilità che, secondo i repubblicani, il SAVE Act affronterebbe direttamente.

3. Frode elettorale tramite voto per corrispondenza: un meccanismo comprovato

I democratici e i loro alleati sulla stampa hanno insistito per anni sul fatto che le frodi elettorali tramite voto per corrispondenza siano estremamente rare. I risultati dei procedimenti giudiziari raccontano una storia diversa: vulnerabilità diffuse, reali e sfruttabili (oltre 1400 casi in questo database).

In Pennsylvania una giuria ha incriminato tre democratici – Mohammed Nurul Hasan, Mohammed Munsur Ali e Mohammed Rafikul Islam – per aver tentato di rubare le elezioni a sindaco di Millbourne nel 2021. Utilizzando il portale online di registrazione degli elettori della Pennsylvania (PAOVR), hanno modificato gli indirizzi di registrazione di quasi una trentina di non residenti, sostituendoli con indirizzi di Millbourne, hanno richiesto schede elettorali per corrispondenza a loro nome, le hanno compilate e le hanno spedite. La vulnerabilità del sistema: chiunque avesse informazioni personali di base su un elettore avrebbe potuto modificare la sua registrazione e dirottare la sua scheda elettorale a qualsiasi indirizzo nel mondo. Il candidato ha comunque perso, ma il meccanismo ha funzionato. Le “garanzie” che l'Associated Press aveva assicurato agli elettori non lo hanno fermato.

In Minnesota due persone si sono dichiarate colpevoli per aver inondato le elezioni con schede elettorali fraudolente; in Connecticut un dipendente statale è stato arrestato per aver modificato le iscrizioni di elettori repubblicani in democratici a loro insaputa. L'organizzazione Fair Fight di Stacey Abrams è stata costretta a pagare la multa più salata nella storia della Georgia per violazione delle norme sul finanziamento delle campagne elettorali.

4. ActBlue – Indagine congressuale in corso con segnali di allarme significativi

Non si tratta di un'accusa, si tratta di un'indagine federale in corso e documentata, supportata da mandati di comparizione del Congresso.

Nell'aprile del 2026 le commissioni Giustizia, Vigilanza e Amministrazione della Camera dei Rappresentanti hanno pubblicato un rapporto interinale congiunto in cui si affermava che cinque dipendenti ed ex-dipendenti di ActBlue, tra cui il responsabile dell'ufficio legale (licenziato), il personale dell'ufficio legale e il vicepresidente del servizio clienti, si erano avvalsi del Quinto Emendamento ben 146 volte durante le deposizioni. Non una o due volte, ben 146 volte. Senza che venisse data risposta a una sola domanda.

Il rapporto ha inoltre rilevato che ActBlue ha reso più permissive le proprie norme antifrode in due occasioni durante il ciclo elettorale del 2024 e che i materiali di formazione interna indicavano al personale addetto alla prevenzione delle frodi di “cercare motivi per accettare contributi” anziché esaminarli attentamente. L'intero team legale e di conformità, ogni singolo membro, si era dimesso, era stato licenziato o aveva usufruito di un lungo periodo di congedo entro marzo 2025, nei mesi immediatamente successivi alle elezioni.

Il New York Times, che non è certo una testata di destra, ha riportato le preoccupazioni relative alle donazioni straniere. L'ex-consigliere della Casa Bianca di Biden, Dana Remus, che lavora presso lo studio legale Covington di ActBlue, avrebbe avvertito che l'amministratore delegato di ActBlue potrebbe aver mal presentato i fatti al Congresso. Il presidente della Commissione Giustizia della Camera, Jim Jordan, ha riassunto l'ironia della situazione: i Democratici hanno passato un decennio ad accusare Trump di collusione con l'estero nella campagna elettorale. Ora le prove del flusso di denaro straniero verso le infrastrutture di raccolta fondi dei Democratici sono oggetto di un'indagine formale del Congresso.

5. Contea di Fulton, Georgia – Prove scomparse, raid dell'FBI e domande senza risposta

La contea di Fulton è diventata l'epicentro simbolico delle preoccupazioni relative all'integrità delle elezioni, e per ragioni ben documentate.

Nel gennaio 2026 la Commissione elettorale dello Stato della Georgia ha rivelato che gli investigatori non erano riusciti a trovare un singolo “nastro di azzeramento” proveniente dalle 148 macchine per il voto anticipato della contea di Fulton, relative alle elezioni generali del 2020. I nastri di azzeramento sono i documenti legali che certificano che ogni macchina contavoti ha iniziato il conteggio da zero, impedendo che voti precaricati o dati di prova vengano conteggiati come voti reali. La loro assenza non prova una frode, ma non può nemmeno essere giustificata. Un'ammissione del dicembre 2025 da parte del procuratore della contea di Fulton ha confermato che oltre 100 nastri di chiusura delle macchine contavoti, corrispondenti a circa 315.000 voti, non erano mai stati firmati dagli addetti ai seggi, come invece previsto dalla legge.

La settimana successiva alla riunione della Commissione elettorale statale, l'FBI ha eseguito un mandato di perquisizione presso l'ufficio elettorale della contea di Fulton, specificamente alla ricerca dei nastri di registrazione delle votazioni. Il mandato di perquisizione stesso rappresenta una determinazione giudiziaria federale che ha stabilito l'esistenza di una probabile causa per la perquisizione. La contea di Fulton non ha fornito una spiegazione soddisfacente su cosa sia successo a questi documenti.

6. L'opposizione dei Democratici alle verifiche elettorali

Un dato significativo, secondo gli attivisti per l'integrità elettorale: i Democratici hanno sistematicamente utilizzato azioni legali per ritardare, tagliare i fondi o bloccare le verifiche forensi delle elezioni del 2020. Una “verifica forense completa” – a differenza dei limitati riconteggi manuali effettuati dalla maggior parte degli stati – prevederebbe un esame indipendente della catena di custodia delle schede, dei registri delle macchine, dei dati sui voti espressi, delle firme sulle buste e dei dati a livello di seggio elettorale.

Negli Stati Uniti nessuna giurisdizione ha completato un audit forense completo delle elezioni presidenziali del 2020. In ogni giurisdizione in cui sono stati avviati seri tentativi di audit, i procuratori generali democratici o gruppi a loro alleati hanno intentato cause legali per ostacolarli. I critici si chiedono: se si è sicuri del risultato, perché opporsi all'audit?

I procuratori generali democratici hanno inoltre contestato collettivamente l'ordine esecutivo di Trump che richiede la prova di cittadinanza per la registrazione degli elettori, intentando causa per bloccarlo. Questa resistenza – a misure di verifica che la maggior parte delle democrazie considera standard – appare agli attivisti per l'integrità elettorale come una forma di prova a sé stante.


Parte II: accuse gravi ma non confermate

Le seguenti accuse sono state sollevate da ricercatori, analisti o investigatori e sono qui riportate come affermazioni che meritano di essere approfondite. Non sono state (ancora) confermate da tribunali, forze dell'ordine federali o revisori forensi indipendenti. I cosiddetti “giornalisti dell'integrità elettorale” del passato non si sono preoccupati di indagare su queste problematiche. Vengono presentate perché sono oggetto di indagine attiva o perché i modelli di dati sottostanti non hanno ricevuto un'adeguata spiegazione ufficiale.

Nota: oltre a quelle elencate di seguito, esistono molte altre accuse credibili che necessitano di essere indagate.

1. Anomalie statistiche nel voto del 2020: inspiegabili, non smentite

Un team di scienziati e ingegneri di election-integrity.info ha pubblicato analisi di serie temporali di dati elettorali del 2020, sostenendo di aver identificato picchi di voto statisticamente improbabili – grandi lotti di schede elettorali conteggiate in brevi intervalli di tempo che favorivano nettamente Biden – che, a loro dire, non possono essere spiegati dai normali schemi di conteggio. Affermano inoltre di aver trovato casi di “voti negativi” che compaiono nei dati delle serie temporali, cosa che dovrebbe essere matematicamente impossibile.

Stato attuale: queste analisi non sono state replicate in modo indipendente né accettate dagli statistici tradizionali. I funzionari elettorali attribuiscono i picchi di voto elevati alla segnalazione in blocco delle schede elettorali inviate per posta. Le affermazioni sui “voti negativi” potrebbero riflettere artefatti di inserimento dati o la metodologia di segnalazione. Tuttavia, nessun ente ufficiale ha condotto un audit dettagliato delle serie temporali che possa affrontare in modo definitivo queste affermazioni.

Non confermato: merita una revisione statistica indipendente.

2. Algoritmo del registro elettorale del Wisconsin

Un'analisi pubblicata su American Thinker nell'aprile del 2025 sosteneva che un algoritmo recentemente scoperto e incorporato negli archivi degli elettori del Wisconsin costituisse la prova di una frode elettorale di natura criminale, in quanto manipolava i dati di registrazione secondo uno schema sistematico.

Stato attuale: questa affermazione non è stata verificata dai funzionari elettorali del Wisconsin o da informatici indipendenti con accesso ai dati sottostanti. La Commissione elettorale del Wisconsin la contesta.

Non confermato: richiede un esame forense indipendente del registro degli elettori.

3. ActBlue “smurfing”: Donatori stranieri che utilizzano prestanome americani

Oltre alle confermate invocazioni del Quinto Emendamento e all'indagine del Congresso, alcuni analisti ipotizzano un meccanismo specifico: denaro straniero che affluisce ad ActBlue attraverso migliaia di piccole donazioni effettuate a nome di donatori americani inconsapevoli o fittizi, una pratica nota come “smurfing”. I dati pubblicati su electionwatch.info sembrano mostrare, stato per stato, modelli anomali di piccole donazioni. Un senatore dello stato dell'Arizona ha presentato una denuncia per aver segnalato irregolarità, formulando accuse specifiche in tal senso.

Stato attuale: l'indagine del Congresso è in corso e questo specifico meccanismo è oggetto di citazione in giudizio. I dati relativi al modello sono suggestivi ma non sono stati verificati tramite analisi bancaria forense.

Parzialmente confermato come obiettivo dell'indagine: le specifiche accuse di smurfing non sono confermate e in attesa di indagine.

4. Codice sorgente cinese nelle macchine per il voto

Sono circolate accuse, amplificate dai commenti sui sondaggi di Rasmussen, secondo cui codice sorgente di origine cinese sarebbe stato trovato incorporato nelle macchine per il voto digitale utilizzate nelle elezioni statunitensi.

Stato attuale: nessuna agenzia federale ha confermato pubblicamente questa scoperta. L'affermazione sembra provenire da ricercatori senza accesso al firmware delle macchine tramite canali ufficiali. Il sistema di rilevamento delle intrusioni Albert del DHS avrebbe subito dei malfunzionamenti durante il ciclo del 2020, il che solleva interrogativi sulla sicurezza informatica, ma ciò non conferma l'inserimento di codice cinese.

Non confermato: abbastanza grave da giustificare un'indagine ufficiale con piena trasparenza.

5. Operazioni di influenza del PCC nelle elezioni del 2020

Secondo quanto riportato da Just the News e da altre testate, gli analisti dell'intelligence avrebbero insabbiato le prove relative all'ingerenza del Partito Comunista Cinese nelle elezioni del 2020, a favore di Biden, e la NSA avrebbe intercettato comunicazioni riguardanti discussioni tra governi stranieri sul finanziamento di campagne elettorali statunitensi.

Stato attuale: la comunità dell'intelligence sta valutando se la Cina abbia preferito Biden a Trump nel 2020. Le specifiche accuse relative alla soppressione di informazioni e al riciclaggio di denaro non sono state confermate da documenti declassificati o procedimenti giudiziari. L'ex-giornalista della CBS, Catherine Herridge, ha approfondito l'argomento.

Parzialmente confermato (preferenza cinese): le accuse specifiche di riciclaggio di denaro e soppressione di informazioni non sono confermate.

6. Riciclaggio di fondi USAID nella campagna elettorale di Biden del 2024

Sono state pubblicate delle accuse secondo cui i fondi dell'USAID, denaro dei contribuenti statunitensi veicolato attraverso ONG, sarebbero stati utilizzati per sostenere la campagna elettorale di Biden-Harris del 2024, configurandosi di fatto come un finanziamento illecito da parte del governo federale in una campagna politica attraverso un meccanismo di riciclaggio di denaro.

Stato attuale: a seguito delle scoperte del DOGE, l'USAID è stata drasticamente ristrutturata sotto l'amministrazione Trump, in parte a causa di preoccupazioni relative alla spesa politicizzata. La documentazione specifica dei fondi confluiti nella campagna elettorale di Biden non è stata verificata tramite audit ufficiali o procedimenti giudiziari.

Non confermato: area di indagine governativa in corso.

7. Il Pakistan e il voto dei cittadini stranieri

Secondo quanto riportato da Gateway Pundit e da altre testate affiliate, alcuni cittadini pakistani che non hanno mai messo piede negli Stati Uniti sarebbero comunque presenti nelle liste elettorali americane e potrebbero aver votato.

Stato attuale: il meccanismo attraverso il quale ciò potrebbe verificarsi su larga scala non è stato stabilito. Sono documentati singoli casi di registrazione di cittadini stranieri (si veda la Parte I), ma il voto sistematico di cittadini pakistani non è confermato.

Non confermato.

8. Lo schema direzionale: tutte le frodi avvantaggiano i democratici

Uno degli argomenti più efficaci usati dai sostenitori dell'integrità elettorale è che praticamente ogni caso confermato, o presunto, di frode elettorale avvantaggia i Democratici, non i Repubblicani. Se la frode fosse casuale, ci si aspetterebbe una distribuzione pressoché equa. Il modello, sostengono, non è casuale.

Stato attuale: questa tesi merita di essere presa sul serio come osservazione statistica. I casi di frode confermati (Pennsylvania, Minnesota, Connecticut, ecc.) tendono a essere tra i Democratici, il che aiuta a spiegare la resistenza degli stessi Democratici al SAVE Act. I Democratici sostengono il voto degli immigrati clandestini nelle elezioni statunitensi, sostengono e incentivano la raccolta di schede elettorali e impiegano la guerra legale per combattere praticamente tutte le leggi sull'integrità elettorale promosse dai Repubblicani, le quali ripuliscono invece le liste elettorali e permettono l'esecuzione di audit forensi completi riguardo i risultati elettorali. Tutto ciò aumenta la probabilità di frode elettorale. Quando sembra un'anatra, nuota come un'anatra e starnazza come un'anatra, probabilmente è un'anatra.


Riflessioni conclusive

Che si accettino tutte, alcune o nessuna delle accuse non confermate di cui sopra, i soli problemi documentati – liste elettorali errate, registrazioni di non cittadini, sistemi di voto per corrispondenza manipolabili, resistenza alle verifiche, preoccupazioni relative ai finanziamenti esteri – forniscono un'ampia giustificazione per il requisito fondamentale del SAVE Act: dimostrare di essere cittadini americani prima di potersi registrare per votare alle elezioni federali. Il SAVE Act è una risposta logica.

Il popolo americano comprende molto bene la questione. L'ultimo sondaggio nazionale telefonico e online di Rasmussen Reports rileva che il 59% degli elettori statunitensi ritiene probabile che si verificheranno brogli diffusi che influenzeranno l'esito delle elezioni di metà mandato di quest'autunno. Inoltre oltre l'80% degli intervistati, appartenenti a tutti gli schieramenti politici e a tutti i gruppi etnici, sostiene il SAVE Act.

Gli oppositori (i democratici eletti e la loro base di attivisti) sostengono che ciò priverebbe del diritto di voto gli elettori legittimi sprovvisti di documenti. I sostenitori replicano che la stessa logica si applicherebbe all'obbligo di presentare un documento d'identità per imbarcarsi su un aereo o aprire un conto in banca: l'onere di dimostrare la cittadinanza è il minimo e la protezione che offre è sostanziale. Tutte le altre principali democrazie richiedono una qualche forma di verifica della cittadinanza per la partecipazione elettorale.

Il sostegno pubblico di circa l'80% al SAVE Act riflette una semplice intuizione: in una repubblica il diritto di voto appartiene ai cittadini. Verificare la cittadinanza non è una forma di soppressione del voto. Opporsi alla verifica, quando le liste elettorali contengono palesemente iscrizioni non aventi diritto, non significa proteggere la democrazia, bensì significa proteggere un sistema che avvantaggia coloro che preferiscono una minore supervisione.

Il popolo americano merita di sapere che le proprie elezioni sono trasparenti. Il SAVE Act è un inizio. Una piena capacità di audit forense, realizzata senza ostacoli legali, sarebbe il traguardo finale. Nessuna delle due cose dovrebbe essere controversa in un Paese che afferma di credere nella democrazia.

Dopotutto, i Democratici non vogliono forse “salvare la nostra democrazia”?


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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