mercoledì 17 giugno 2026

I Democratici hanno un problema con gli elettori e la manipolazione dei distretti elettorali non lo avrebbe mai risolto

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di Ryan Young

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-democratici-hanno-un-problema-con)

A novembre 2024 il 47% degli elettori della Virginia ha votato per i candidati repubblicani al Congresso. Secondo la mappa elettorale che i democratici della Virginia hanno cercato di far approvare, quegli elettori si sarebbero ritrovati con un solo distretto repubblicano su 11. Passare da una ripartizione di 6 a 5 a una di 10 a 1 era ciò che i democratici definivano “ripristino dell'equità”.

Per raggiungere il loro obiettivo i Democratici hanno aggirato una commissione bipartisan per la ridefinizione dei distretti elettorali, istituita appositamente dagli elettori della Virginia nel 2020 per porre fine alla manipolazione dei confini elettorali da parte dei partiti. Hanno redatto la nuova mappa a porte chiuse e hanno approvato un emendamento costituzionale il 31 ottobre 2025, nonostante le votazioni anticipate per le elezioni generali fossero già in corso dal 19 settembre, violando così il requisito della costituzione statale che prevede un'elezione intermedia tra le due votazioni legislative. Non hanno rispettato l'obbligo di pubblicare gli emendamenti 90 giorni prima della votazione e hanno sottoposto agli elettori un quesito referendario chiedendo se volessero “ripristinare l'equità”, una formulazione che un giudice della corte d'appello ha definito “palesemente fuorviante”.

Ogni fase di questo processo ha richiesto di ignorare una regola o di ingannare un elettore.

Non si tratta di un partito che avanza una proposta politica; si tratta di un partito che ha deciso che vincere a tutti i costi è più importante che rispettare le regole.

Quando la Corte Suprema della Virginia ha stabilito con un voto di 4 a 3 che l'iniziativa era incostituzionale, i Democratici non si sono fermati a riflettere. Al contrario, hanno rincarato la dose. Invece di accettare la decisione della Corte Suprema della Virginia, il Presidente della Camera, Don Scott, e il Procuratore Generale, Jay Jones, hanno presentato un ricorso d'urgenza alla Corte Suprema degli Stati Uniti, un documento pieno di errori di ortografia e refusi. Il leader della minoranza alla Camera, Hakeem Jeffries, ha definito la sentenza “senza precedenti e antidemocratica”. La deputata Suzan DelBene, presidente del Comitato Democratico per le Campagne Elettorali al Congresso, ha affermato che quattro giudici non eletti avevano “ignorato la volontà degli elettori”. Ancora più significativo, il New York Times ha riportato che, durante una telefonata con Jeffries, i membri democratici del Congresso della Virginia hanno discusso la possibilità di abbassare l'età pensionabile obbligatoria per i giudici della Corte Suprema della Virginia da 73 a 54 anni, esattamente l'età del giudice più giovane della maggioranza. Ciò avrebbe costretto l'intera Corte al pensionamento, creando l'opportunità di sostituirli con giudici che avrebbero ripristinato la mappa elettorale. Oggi i politici democratici stanno mostrando il loro vero volto: sono radicali travestiti da moderati. I repubblicani dovrebbero reagire di conseguenza.

I repubblicani non dovrebbero scambiare quanto accaduto in Virginia per un incidente procedurale isolato. La disponibilità dei democratici a scavalcare una commissione bipartisan approvata dagli elettori, a ignorare le norme costituzionali, a ingannare gli elettori al momento del voto e poi a proporre l'ampliamento della Corte Suprema per superare l'illegalità di tali azioni, è uno spaccato di come opera il Partito Democratico moderno.

Ma la bizzarra mappa dei Democratici non avrebbe mai risolto il loro problema di fondo.

Le persone stanno votando con i piedi trasferendosi negli stati repubblicani ben amministrati. Si prevede che il censimento del 2030 sposterà da otto a dieci grandi elettori dagli stati democratici a quelli repubblicani, uno spostamento di 16-20 punti percentuali che renderà drasticamente più difficile la corsa alla Casa Bianca per un candidato democratico.

Se i Democratici vogliono essere competitivi nei prossimi anni, dovranno spostarsi verso il centro per incontrare gli elettori dove si trovano. Invece di cercare di manipolare il sistema, i Democratici dovrebbero convincere gli elettori sulle questioni che realmente stanno loro a cuore. Dovrebbero sostenere idee di buon senso e di ampio respiro a cui si sono opposti per troppo tempo. I sondaggi sulla libertà di scelta scolastica si attestano intorno al 74% a livello nazionale; i sondaggi sull'identificazione degli elettori raggiungono l'84%; i sondaggi sulla lotta alle frodi assistenziali si attestano al 71%, di cui il 62% tra i Democratici. Queste sono vittorie facili che attendono solo i politici di entrambi gli schieramenti. Non serve un genio della politica per capire che i Democratici dovrebbero fermare la loro corsa a sinistra e schierarsi invece con la maggioranza degli elettori.

Il tentativo in Virginia di manipolare i distretti elettorali è stato una vergogna e un imbarazzo nazionale. La reazione sconsiderata dei Democratici alla sconfitta è stata persino peggiore, ma le conseguenze dovrebbero essere un momento di riflessione e riadattamento per entrambi i partiti. Gli elettori cercano leader che ascoltino le loro preoccupazioni, che facciano lavorare il governo per loro e che migliorino le loro vite. I Democratici dovrebbero cercare di vincere in modo onesto e leale, perseguendo linee di politica di buon senso che la gente desidera. È così che dovrebbe funzionare il nostro sistema, altrimenti i Democratici – e gli elettori – continueranno a vedere rosso.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 16 giugno 2026

Il vertice dell'UE sul mondo digitale mette in luce la crisi dell'innovazione in Europa

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-vertice-dellue-sul-mondo-digitale)

A Berlino è tornata la stagione dei vertici. Dopo gli incontri di crisi con le industrie automobilistica e siderurgica, l'attenzione si è concentrata sul prossimo punto critico: l'economia digitale. Finora le autorità di regolamentazione dell'UE l'hanno letteralmente strangolata.

Grande accoglienza presso il campus EUREF di Berlino: circa 900 partecipanti provenienti dal mondo della politica, dell'economia e della scienza di tutta Europa si sono recati nella capitale per il Digital Summit. Tra i relatori di spicco: il cancelliere Friedrich Merz e il suo omologo francese Emmanuel Macron, entrambi alle prese con forti difficoltà politiche nei rispettivi Paesi.

Anche sul piano politico l'Europa è ufficialmente entrata in modalità di crisi. L'elevato numero di vertici economici ne è la prova e non promette nulla di buono per i prossimi anni. Considerando l'economia digitale, che ha dato il via alla prossima grande rivoluzione economica, si deve concludere che il panico a Bruxelles, Parigi e Berlino è giustificato.

Il divario tecnologico tra l'economia dell'Eurozona e i concorrenti di Stati Uniti e Cina appare, al momento, incolmabile. Rivoluzione europea? Non pervenuta.


Mercato dei capitali senza vita

Uno sguardo ai numeri grezzi offre una chiara percezione della stagnazione tecnologica: negli Stati Uniti quest'anno vengono investiti oltre $340 miliardi nell'intelligenza artificiale, dopo i $244 miliardi del 2025. In Cina il settore privato mobilita circa $100 miliardi per modernizzare i processi digitali.

Anche includendo generosamente il Regno Unito, l'UE raggiunge a malapena i €25 miliardi, una quota trascurabile su scala globale.

Amazon da sola investe circa $118 miliardi, quasi cinque volte il capitale dell'intera economia dell'UE, che può dare il suo modesto contributo solo attraverso circa il 50% di finanziamenti pubblici. Una situazione imbarazzante dal punto di vista politico, disastrosa dal punto di vista economico.


Vertice senz'anima

Il dilemma della politica europea è emerso chiaramente dai discorsi di Berlino. Fin dall'inizio il quadro normativo si è rivelato eccessivamente rigido, soffocando l'innovazione e rendendo l'economia digitale dipendente, soprattutto da giganti americani come Amazon, Google o Microsoft. Il software SAP? Spesso proviene dagli Stati Uniti!

Una delle principali richieste del vertice era quindi quella di ridurre questa dipendenza da potenti concorrenti stranieri.

La Commissione europea ha annunciato, in occasione del vertice, che nei prossimi dodici mesi esaminerà come una regolamentazione più rigorosa possa arginare le presunte pratiche anticoncorrenziali dei fornitori di servizi cloud come Microsoft Azure e Amazon Web Services. Si prospetta una dura battaglia contro il governo statunitense, che senza dubbio si opporrà con forza.

Nel frattempo il cancelliere Merz ha ribadito il suo appello alla sovranità digitale europea e ha messo in guardia contro la dipendenza dal software americano. Si tratta di plasmare attivamente il futuro digitale, ha ribadito, avviando un processo di recupero per colmare il divario con la concorrenza.


Intervento statale

I politici europei giungono alla solita conclusione: finanziamenti pubblici. Questi rappresentano già circa il 40% del volume totale nel settore dell'intelligenza artificiale in Europa e saranno sempre più destinati alla formazione e alla fidelizzazione dei talenti IT europei.

Dovrebbe inoltre contribuire a costruire un'infrastruttura digitale indipendente, in particolare nei servizi cloud e nella sicurezza informatica, un altro tallone d'Achille dell'economia europea.

L'associazione di categoria Bitkom chiede una semplificazione radicale delle leggi digitali dell'UE e una drastica riduzione degli obblighi di rendicontazione. Il GDPR si è rivelato un fallimento costoso e insensato, come altri elementi dell'eccessiva regolamentazione di Bruxelles. Legge sull'intelligenza artificiale e legge sulla protezione dei dati: tutto deve essere rivisto, semplificato o abolito.


Tassazione digitale come ultima spiaggia?

Allo stato attuale l'economia digitale dell'UE non è in grado di crescere o di tenere il passo con i concorrenti internazionali. Un altro punto di discussione: una tassa digitale sui ricavi pubblicitari degli operatori globali, in particolare delle aziende statunitensi. Di recente il Ministro della Cultura, Wolfram Weimar, ha presentato l'idea in tono polemico.

Ma cosa cambierebbe concretamente? In Europa lo Stato ostacola l'innovazione. Troppi capitali transitano attraverso canali pubblici, impedendo l'emergere di un mercato del capitale di rischio funzionante e in grado di finanziare queste innovazioni.

I partecipanti al vertice si sono resi conto che l'UE si trova di fronte a un compromesso: la massima protezione dei dati ostacola la crescita del settore. L'UE dovrà liberalizzare la normativa e restituire il controllo dei dati agli utenti. Questo tema sarà al centro di un dibattito parlamentare a Bruxelles.


Energia e cultura dell'innovazione

L'economia del futuro sarà basata sui dati, dipenderà da infrastrutture energetiche stabili e da startup altamente competitive che graviteranno attorno a poli tecnologici. Nulla di tutto ciò esiste oggi in Germania. Risultato: gli investitori internazionali sono in gran parte disinteressati al Paese.

Considerando le dimensioni del mercato unico europeo, la solidità patrimoniale residua e la robusta struttura accademica, strangolare completamente l'economia digitale rappresenta un vero e proprio successo politico. Bruxelles ha creato il quadro normativo ben prima che si affermasse un'economia digitale di rilievo. Quando si tratta di controllare e manipolare il libero mercato, Bruxelles agisce con efficienza, ma anche con metodi distruttivi.


Necessario un ritiro della Commissione

Uscire da questa trappola normativa e stimolare l'imprenditorialità digitale richiederebbe una rottura radicale con le cattive pratiche: abrogare norme come l'AI Act o il GDPR, fermare gli interventi in corso tramite il Digital Services Act (DSA) e il Digital Markets Act (DMA), che regolano il mercato digitale europeo in modo capillare.

Eppure il vertice ha mostrato scarsa comprensione del problema autoinflitto. Bruxelles considera le crescenti critiche al DSA e al DMA come un attacco al suo potere. La regolamentazione digitale, al pari delle linee di politica sul clima, deve essere vista nel contesto del rimodellamento ideologico dell'euroeconomia. Bruxelles è il centro di comando di questo processo fatale e la pressione dell'autorità di regolamentazione aumenta con l'aggravarsi della recessione.

Le barriere di mercato devono cadere, l'imprenditorialità deve essere più libera, gli oneri fiscali ridotti e lo Stato deve arretrare dal suo dominio sul mercato dei capitali. Sciogliere il nodo gordiano della regolamentazione digitale attraverso una liberalizzazione radicale per consentire la crescita di ecosistemi europei autonomi è sembrato, al vertice di Berlino, una favola.


Scontro tra filosofie

Raramente le filosofie politiche e i paradigmi economici statunitensi ed europei si sono scontrati così violentemente come nell'economia digitale. Le controversie sulla censura di Bruxelles, sul DSA (Digital Security Act) e sul previsto monitoraggio delle chat hanno causato tensioni reali, intensificatesi da quando il vicepresidente statunitense JD Vance ha criticato la censura europea alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco.

La lotta per i diritti civili, la libertà di parola e il diritto di proprietà è chiaramente un terreno di scontro nello spazio digitale: libertà contro sorveglianza, responsabilità individuale contro stato paternalista – Stati Uniti contro Unione Europea? In linea generale si potrebbe interpretare in questo modo, ma gli Stati Uniti dovranno anche affrontare il problema del potere di mercato dei propri oligopoli digitali e stabilire se i nuovi concorrenti possano accedere liberamente al mercato, o se le attività di lobbying, come a Bruxelles, debbano proteggere Amazon e simili dalla concorrenza.


Spazio di rischio digitale

Per l'autorità di regolamentazione europea, lo spazio digitale rappresenta soprattutto un rischio sulle narrazioni: uno spazio pubblico illimitato e difficile da disciplinare, che alimenta l'opposizione anziché reprimerla.

I recenti attacchi da parte di politici tedeschi contro piattaforme statunitensi come X e Meta riflettono una crescente consapevolezza – e la perdita di controllo – in aree di conflitto cruciali per la politica e l'ideologia dell'UE: la linea politica sul clima, il conflitto in Ucraina e l'aggravarsi della crisi economica, ampiamente sottovalutati dalla stampa.

Il rischio che si formi un'opposizione critica in modo opaco, decentralizzato, polemico e altamente visibile rimane sempre presente.


Errore e controllo

Nel dibattito sul futuro digitale dell'economia dell'Eurozona, incombe lo spettro dell'euro digitale e la questione della sovranità individuale nello spazio digitale.

Anche solo il tentativo di integrare questa tecnologia come forma di dominio statale centralizzato nei mercati monetari e dei capitali dimostra che Bruxelles non comprende la tecnologia digitale come una questione di concorrenza decentralizzata, che prospera con una regolamentazione statale minima.

Con il Genius Act e l'integrazione delle stablecoin statunitensi nel sistema bancario – un mercato monetario quasi alternativo – Washington attribuisce la creazione di credito maggiormente al settore privato.


Anacronismo europeo

Tutto indica una fusione sincronizzata tra la creazione decentralizzata di moneta e le applicazioni tecnologiche dell'intelligenza artificiale, motivo per cui il tentativo dell'UE di centralizzare e regolamentare rigidamente questi elementi è destinato al fallimento.

Il Vertice Digitale ha confermato i timori europei: la politica europea è intrappolata, a livello intellettuale e burocratico, in un modello in cui i finanziamenti pubblici, la regolamentazione capillare, le norme sul lavoro e un dibattito pubblico fortemente censurato costituiscono il modello ideologico di riferimento.

Questo non può e non potrà finire bene se il progresso tecnologico spinge verso la libertà.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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lunedì 15 giugno 2026

Come i collaboratori nominati da Trump alimentarono il complotto del Russiagate contro di lui

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di Paul Sperry

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/come-i-collaboratori-nominati-da)

Quando i funzionari dell'amministrazione Obama fabbricarono prove di intelligence che collegavano Donald Trump a Mosca, dopo la sua sorprendente vittoria del 2016, non immaginavano che i suoi stessi collaboratori politici li avrebbero aiutati a minare la presidenza di Trump e le sue possibilità di rielezione nel 2020.

L'analisi di RealClearInvestigations di documenti recentemente declassificati e le interviste esclusive con ex-funzionari dell'amministrazione Trump rivelano per la prima volta come membri chiave del suo gabinetto e altri incaricati durante il suo primo mandato abbiano celato le macchinazioni della precedente amministrazione e, deliberatamente o involontariamente, abbiano indotto in errore l'opinione pubblica, facendo credere che le false informazioni sul Russiagate fossero reali.

L'ex-consigliere speciale, John Durham, l'ex-consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, l'ex-segretario di Stato, Mike Pompeo, e l'ex-direttrice della CIA, Gina Haspel, hanno ignorato o insabbiato prove che mettevano in dubbio un documento fondamentale della bufala del Russigate: la Intelligence Community Assessment (ICA) redatta negli ultimi giorni dell'amministrazione Obama.

Durham, nominato dal procuratore generale William Barr, bloccò la declassificazione e la pubblicazione di prove chiave che smascheravano l'ICA alla vigilia delle elezioni del 2020, un fatto finora inedito.

L'ICA ha contribuito a costruire la falsa narrativa che ha portato a numerose indagini per spionaggio che hanno perseguitato Trump durante il suo primo mandato: ovvero che il presidente russo, Vladimir Putin, avesse autorizzato manovre scorrette per aiutare Trump a vincere le elezioni del 2016. Una revisione governativa del 2018 di quel documento, redatto principalmente dal direttore della CIA di Obama, John Brennan, e dal suo direttore dell'intelligence nazionale, James Clapper, ha rilevato che le sue affermazioni più esplosive si basavano su “un frammento di frase scarso, poco chiaro e non verificabile tratto da uno dei rapporti [di intelligence] di bassa qualità”, secondo una relazione recentemente declassificata che funzionari dell'amministrazione Trump e, successivamente, dell'amministrazione Biden, avevano contribuito a tenere nascosta in un caveau della CIA. La relazione citava inoltre, a sostegno di tale tesi, informazioni compromettenti di intelligence, già smentite, finanziate dalla campagna elettorale di Hillary Clinton.

Sebbene questi funzionari nominati da Trump potrebbero non aver dato inizio all'utilizzo della CIA come arma contro di lui, hanno facilitato il processo nascondendo prove che smascheravano le affermazioni fasulle secondo cui la Russia avrebbe cercato di aiutare Trump. Oscurando il ruolo di Joe Biden nella messa in atto della bufala, potrebbero aver contribuito alla vittoria del vicepresidente di Obama nella serrata corsa alla presidenza del 2020.

“Il tradimento del Russiagate è continuato sotto gli occhi di tutti”, ha affermato l'ex-consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, JD Gordon, con alcuni membri del suo stesso gabinetto che lo hanno lasciato correre indisturbato invece di rendere pubblici i documenti segreti che avrebbero dissipato i sospetti che aleggiavano su di lui prima delle elezioni del 2020.


John Bolton

La soppressione delle informazioni può essere fatta risalire almeno alla metà del 2018. Fu allora che Fred Fleitz, all'epoca capo di gabinetto del Consigliere per la Sicurezza Nazionale, John Bolton, venne a sapere che gli investigatori del suo ex-datore di lavoro, la Commissione Intelligence della Camera dei Rappresentanti, stavano esaminando i dati grezzi dell'ICA a supporto delle principali conclusioni della valutazione.

Fleitz, che in passato era stato analista della CIA, era curioso di sapere cosa avessero scoperto durante l'anno precedente, intervistando analisti della CIA ed esaminando documenti segreti a Langley. Così si recò all'altra estremità di Pennsylvania Avenue e lesse una bozza del rapporto altamente classificato in una stanza protetta del Campidoglio degli Stati Uniti.

Fleitz ha dichiarato a RealClearInvestigations di essere rimasto sorpreso nell'apprendere che gli investigatori avevano scoperto numerosi documenti di intelligence che dimostravano come la conclusione principale della ICA – ovvero che la Russia “aveva sviluppato una chiara preferenza” per Trump e “aspirava ad aiutarlo” a vincere le elezioni – fosse basata su informazioni di intelligence scadenti e falsificate. Gli investigatori della Camera hanno scoperto che tali valutazioni erano in parte supportate dal dossier Steele, una serie di rapporti finanziati dalla campagna elettorale della Clinton contenenti accuse infondate che collegavano Trump al Cremlino, compilati dall'ex-ufficiale dell'intelligence britannica Christopher Steele.

“L'ICA ha travisato sia l'importanza che la credibilità dei rapporti contenuti nel dossier”, che si sono rivelati “falsi o infondati”, ha osservato l'analisi top secret del Congresso. “L'ICA si è riferita al dossier come 'piani e intenzioni russe', insinuando falsamente che avesse un valore informativo per comprendere le operazioni di influenza di Mosca”.

Fleitz riteneva che Bolton dovesse essere informato sul rapporto non pubblicato della Camera, il quale minava la narrazione prevalente secondo cui Trump e Mosca avevano cospirato durante la campagna elettorale del 2016. Tornato nel suo ufficio alla West Wing, Fleitz si sedette al suo computer, scrisse una sintesi del rapporto e la consegnò al suo capo.

Ma Bolton, a sua volta, non informò il presidente. “Non fece nulla al riguardo. Non ne parlò mai con Trump e io non ne ho mai più sentito parlare”, ha dichiarato Fleitz a RealClearInvestigations.

Secondo Fleitz, se Trump avesse saputo delle scioccanti rivelazioni contenute nel rapporto classificato, avrebbe potuto usarle per dissipare l'ombra di sospetto che aleggiava sulla sua presidenza riguardo alla Russia.

Bolton, che deve affrontare accuse penali per aver gestito in modo improprio altri documenti classificati, e il suo avvocato non hanno risposto alle richieste di commento.


Mike Pompeo

Ciò che Fleitz non sapeva all'epoca era che la CIA stava anche ostacolando l'indagine della Camera sull'ICA. Mike Pompeo, il primo direttore della CIA nominato da Trump, era tanto scettico sul fatto che il suo predecessore Brennan avesse sbagliato la valutazione riguardo la collusione con l'intelligence russa quanto riguardo quello che stava emergendo dall'analisi condotta dalla Commissione Intelligence della Camera. “Gli abbiamo mostrato una bozza, ma non ci ha creduto. Ha detto che potevamo sbagliarci su molte di queste cose", ha affermato Derek Harvey, che ha lavorato come consulente senior per l'analisi presso la Commissione Intelligence della Camera dal 2017 al 2022.

Di conseguenza, ha affermato, “non abbiamo ricevuto molta collaborazione da Pompeo”.

Numerosi tentativi di contattare Pompeo via e-mail e telefono nei suoi nuovi incarichi di direttore esecutivo senior del Center for Law & Government presso la Liberty University in Virginia e di consulente della Fire Point, la principale azienda ucraina nel settore della difesa, a Kiev, non hanno avuto successo.


Gina Haspel

All'epoca la vice di Pompeo era Gina Haspel, la quale ha svolto un ruolo molto più attivo nel celare le informazioni. Funzionaria veterana della CIA, a cui Pompeo aveva affidato la maggior parte delle operazioni quotidiane dell'agenzia, non gradiva che i collaboratori del Congresso indagassero sulle attività di spionaggio dell'agenzia che portarono alla creazione della versione altamente classificata e riservata dell'ICA.

Fonti hanno riferito a RealClearInvestigations che la CIA si è assicurata che l'ispezione in loco degli investigatori, svoltasi dal 2017 al 2020, fosse attentamente monitorata e rigorosamente controllata. Gli investigatori della Camera dovevano essere autorizzati ad accedere ogni giorno a una “sala di lettura” a Langley per esaminare i documenti utilizzati dalla CIA a supporto dell'ICA. Inoltre erano obbligati a chiudere a chiave i loro computer portatili e il materiale al termine delle operazioni serali.

“La Haspel non permetteva loro di portare via nemmeno gli appunti dalla loro postazione di lavoro”, ha detto Harvey. “Non potevano portare via niente dall'edificio”.

Un'altra fonte della Commissione Intelligence della Camera, a conoscenza dell'operazione, ha affermato che gli investigatori sospettavano che la CIA “stesse spiando i computer della commissione” a Capitol Hill. Hanno riferito all'allora presidente della commissione, Devin Nunes, che la CIA aveva manomesso i computer che l'agenzia li aveva costretti a usare per redigere il loro rapporto all'interno della sede centrale, e questo solo dopo che era stato loro negato l'accesso a qualsiasi computer nei primi quattro mesi della loro indagine.

Secondo un rapporto che documenta gli sforzi della CIA per “ostacolare” le indagini, “le modifiche tecniche apportate ai computer [forniti dalla CIA] li hanno resi instabili e inaffidabili”, rallentando così il lavoro degli investigatori.

Quel rapporto, ottenuto da RealClearInvestigations, aggiungeva: “Strani malfunzionamenti del sistema hanno causato la visualizzazione sfocata di alcune righe di testo, costringendo a riavviare il sistema per correggerle e talvolta provocando la perdita di testo o note a piè di pagina”.

Gli investigatori hanno ripetutamente richiesto “computer adeguati” a supporto della revisione, ma non li hanno mai ricevuti. È stato loro negato l'accesso a software che avrebbero permesso di effettuare ricerche efficienti tra i grandi volumi di documenti classificati e non classificati presenti nell'agenzia. Migliaia di pagine di rapporti di intelligence rilevanti per l'ICA erano disponibili solo in formato cartaceo. Il personale ha dovuto spulciare voluminosi raccoglitori con anelli rotti e divisori mancanti, ostacolando ulteriormente la loro attività di verifica.

Pompeo e la Haspel hanno inoltre imposto restrizioni ai cinque autori dell'ICA scelti personalmente da Brennan, che inizialmente erano stati tenuti a distanza.

“Ci sono voluti quasi cinque mesi prima che allo staff della commissione fosse consentito di intervistare gli autori dell'ICA”, si legge nel rapporto interno.

La portavoce della commissione, Lesley Byers, ha dichiarato a RealClearInvestigations: “Anche solo ottenere interviste con i redattori dell'ICA era una battaglia epica con la CIA all'epoca, il che sottolinea ulteriormente le misure straordinarie adottate dalla CIA per ostacolare i membri dello staff dell'HPSCI [Commissione permanente della Camera sull'intelligence]”. Ha poi aggiunto: “Perché ostacolare se non c'era nulla da nascondere?”.

Nel maggio 2018 Trump nominò Pompeo Segretario di Stato e designò la Haspel come sua sostituta. Quest'ultima era stata caldamente raccomandata per l'incarico, con il sostegno di molti veterani della comunità dell'intelligence, tra cui John Brennan, per il quale aveva lavorato come capo della postazione di Londra e direttrice delle operazioni della CIA. Prima dell'udienza di conferma del 2018, Brennan firmò una lettera congiunta con altri 52 ex-funzionari dell'intelligence esprimendo il suo “forte sostegno” alla Haspel e sostenendo che fosse “una scelta eccellente per quella posizione”. Assicurò inoltre ai senatori che avrebbe prodotto “informazioni imparziali”.

Dopo aver assunto la guida della CIA, ha chiuso a chiave tutte le bozze del rapporto della Commissione Intelligence della Camera in una cassaforte all'interno di una stanza blindata presso il quartier generale della CIA, fino alla fine del suo incarico nel gennaio 2021. Ha inoltre sequestrato tutti gli appunti e gli altri materiali di lavoro degli investigatori.

“Gina Haspel ha insabbiato il rapporto”, ha detto Harvey.

Secondo fonti ben informate, prima di lasciare l'incarico, la Haspel avrebbe preteso che sia Barr che Durham mantenessero il rapporto riservato e non ne divulgassero alcuna parte prima delle elezioni del 2020.

“Nel 2020 Gina Haspel andava in giro furiosa, dicendo che quel rapporto non avrebbe mai dovuto vedere la luce del sole”, ha affermato un ex-alto funzionario dell'Ufficio del Direttore dell'Intelligence Nazionale. “Ancora non riesco a credere che sia stata lei a dirigere la CIA sotto la presidenza Trump. È una cosa totalmente folle”.

Fleitz ha descritto i suoi tentativi di impedire la diffusione di tali informazioni scagionanti come “insubordinazione nei confronti di un presidente degli Stati Uniti”.

La Haspel, che parlava fluentemente russo, era da tempo un esperto del Cremlino e aveva assunto posizioni intransigenti che si contrapponevano a molte delle linee di politica di Trump nei confronti di Mosca.

Non è chiaro se lei abbia contribuito all'ICA, ma nel 2016 era a capo della postazione della CIA a Londra, dove ha assistito gli investigatori del Russiagate, tra cui Peter Strzok. Secondo alcune fonti avrebbe approvato il suo viaggio a Londra per incontrare il diplomatico australiano Alexander Downer, il quale affermava che il consigliere della campagna di Trump, George Papadopoulos, gli avesse rivelato che i russi possedevano informazioni compromettenti su Hillary Clinton. La Haspel fu informata della questione, che divenne la base per l'indagine Crossfire Hurricane dell'FBI, mirata a diversi consiglieri di Trump, tra cui lo stesso Papadopoulos.

La Haspel si trovava a Londra anche durante le cosiddette “operazioni di intercettazione” condotte dall'FBI contro Papadopoulos e il consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, Michael Flynn, in cui l'FBI si avvalse dell'esperto collaboratore della CIA, Stef Halper, per cercare di coglierli in flagrante mentre avevano possibili contatti compromettenti con i russi.

Numerosi tentativi di contattare la Haspel via e-mail e telefono presso il suo nuovo incarico di presidente della CIA Officers Memorial Foundation a Herndon, in Virginia, non hanno avuto successo.

Una fonte a conoscenza del pensiero della Haspel ha affermato che si era opposta alla pubblicazione del rapporto che smascherava l'ICA perché avrebbe potuto rivelare informazioni sensibili, sebbene la sua recente pubblicazione abbia dimostrato che nessun interesse di sicurezza nazionale è stato leso, comprese le fonti e i metodi.


John Durham

Con la fine del primo mandato di Trump, si presentò un'ultima opportunità per smascherare le macchinazioni dell'amministrazione Obama. Una tale opportunità fu sventata dal procuratore speciale incaricato di indagare sulle origini della bufala del Russiagate, John Durham. Fu il procuratore generale di Trump, Barr, a scegliere Durham, un vecchio collega e amico del Dipartimento di Giustizia.

Sebbene il rapporto finale di Durham, pubblicato solo nel 2023, sollevasse seri interrogativi sull'inchiesta sul Russiagate, la sua decisione più significativa venne presa negli ultimi giorni delle elezioni del 2020, quando bloccò i tentativi di smascherare il complotto per strumentalizzare l'intelligence statunitense. Nell'ottobre di quell'anno l'allora direttore della National Intelligence, John Ratcliffe, cercò di declassificare e pubblicare un rapporto di 44 pagine che confutava la conclusione dell'Intelligence Community Assessment (ICA), commissionata da Obama, secondo cui Mosca aveva cercato di influenzare le elezioni a favore di Trump. Quando l'ICA è stata infine declassificata la scorsa estate, ha scatenato una tempesta di polemiche, che ha portato all'indagine su Brennan e Clapper e all'incriminazione dell'ex-direttore dell'FBI, James Comey.

Nel 2020 Durham insistette affinché l'indagine sull'ICA rimanesse segreta. Durham sostenne di star utilizzando il rapporto segreto, redatto da due investigatori della Commissione Intelligence della Camera, nella sua inchiesta per stabilire se l'FBI e la CIA avessero politicizzato e utilizzato come arma le informazioni di intelligence contro Trump.

“Durham chiese espressamente che quel rapporto non venisse declassificato e reso pubblico, insieme ad altre cose, perché voleva usarlo come parte della sua indagine e dei suoi procedimenti giudiziari – o almeno così presumevamo”, ha affermato l'ex-alto funzionario dell'intelligence dell'ODNI a conoscenza del tentativo di declassificazione di Ratcliffe.

Ratcliffe, ora direttore della CIA, inizialmente accettò di non divulgare il rapporto, rimasto segreto per i successivi cinque anni, fino a quando la direttrice dell'intelligence nazionale di Trump, Tulsi Gabbard, lo ha declassificato e reso pubblico senza censure a luglio dell'anno scorso.

“Dopo aver consegnato a Durham il rapporto, insieme a oltre mille pagine di altri documenti classificati, è sparito nel nulla”, ha dichiarato l'ex-alto funzionario dell'intelligence, il quale ha parlato a condizione di anonimato. “Non abbiamo più avuto sue notizie e non ha fatto nulla con quel rapporto”.

Sebbene la pubblicazione dei documenti da parte della Gabbard chiarisca che l'ICA sia stato fondamentale nella bufala del Russiagate, Durham lo ha praticamente ignorato nel suo rapporto finale sullo scandalo. A parte una nota a piè di pagina a pagina 7 che cita l'ICA – in cui si legge: “Si veda anche la Intelligence Community Assessment, ‘Valutazione delle attività e delle intenzioni russe nelle recenti elezioni statunitensi’ (6 gennaio 2017)” – non vi è alcun altro riferimento all'ICA nel suo rapporto di 316 pagine. Né compare in un'appendice al rapporto recentemente declassificato, nonostante Durham avesse intervistato i due funzionari dell'amministrazione Obama principalmente responsabili della stesura dell'ICA: Brennan e Clapper.

“Non ho la minima idea del perché Durham l'abbia omesso”, ha detto l'ex-alto funzionario dell'intelligence.

I tentativi di contattare Durham per un commento non hanno avuto successo.

Il rapporto ICA, ora declassificato, viene utilizzato come prova nelle indagini penali del Dipartimento di Giustizia contro personaggi dell'era Obama, tra cui Brennan. I procuratori del Distretto Meridionale della Florida, che a quanto pare stanno cercando di costruire un caso di cospirazione per corruzione, hanno recentemente emesso una serie di mandati di comparizione davanti al gran giurì nei confronti di Brennan e Clapper, degli ex-funzionari dell'FBI, Peter Strzok e Lisa Page, e di altri funzionari dell'era Obama coinvolti nella stesura dell'ICA. Richiedono registrazioni delle comunicazioni e altri documenti relativi al periodo 2016-2017, quando furono redatte le versioni classificate del rapporto e una versione non classificata fu resa pubblica.

Le decisioni di Durham continuano a influenzare il dibattito sul Russiagate. La stampa è scettica sul fatto che i procuratori possano trovare qualcosa di incriminante, perché sostengono che Durham abbia già fatto il suo dovere.

“John Durham, il procuratore speciale nominato dall'amministrazione Trump, ha esaminato in modo esaustivo la valutazione delle interferenze russe e non ha riscontrato alcun illecito penale”, ha recentemente affermato Ken Dilanian, corrispondente di MSNBC per la sicurezza nazionale. “Eppure il Dipartimento di Giustizia sta cercando di riaprire la questione...”

Tuttavia ex-funzionari dell'amministrazione Trump hanno iniziato a dubitare che Durham abbia condotto un'indagine approfondita sulla questione. JD Gordon, consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, afferma che il procuratore, ora in pensione, si è limitato a “fare le cose di routine”.

“Dato che John Durham non incluse le informazioni rilevanti e incriminanti a sua disposizione sulla cospirazione criminale contro un presidente regolarmente eletto, la storia dovrebbe ricordare i suoi sforzi come un fallimento totale”, ha dichiarato Gordon a RealClearInvestigations.

“Ha trattato quasi tutti i cospiratori con i guanti di velluto”, ha aggiunto Gordon. “Il suo approccio mite era l'esatto opposto dell'indagine del [procuratore speciale Robert] Mueller, che ha perseguitato senza sosta i collaboratori di Trump per qualsiasi cosa, anche se erano tutti vittime innocenti della bufala della ‘collusione’ con la Russia”.

Gordon fa notare che Mueller e il suo staff di procuratori, che non hanno trovato prove di una cospirazione tra Trump e la Russia, hanno inviato agenti dell'FBI a interrogarlo tre volte tra il 2017 e il 2019; hanno anche ottenuto da un gran giurì la cessione dei suoi tabulati telefonici. Il presidente della Commissione Giustizia della Camera, Jerry Nadler, ha chiesto a Gordon di fornire ulteriore documentazione nel 2019, e lui ha acconsentito. Gordon, ex-comandante della Marina e portavoce del Pentagono sotto la presidenza di George W. Bush, ha affermato di essere stato costretto a sostenere spese legali a cinque cifre per difendersi dal falso scandalo.


Dati di intelligence truccati

“La CIA ha ordito una cospirazione per fabbricare informazioni compromettenti su Trump”, ha affermato Harvey. “In pratica stava conducendo un'operazione di intelligence mirata alla sua campagna elettorale e alla sua presidenza”.

L'ICA era un elemento chiave della cospirazione, ha osservato, perché è stata usata strategicamente come pretesto per condurre innumerevoli indagini di spionaggio su Trump e i suoi consiglieri che hanno paralizzato la sua presidenza.

Un mese dopo la vittoria di Trump sulla Clinton, il presidente Obama ordinò alla CIA e ad altre agenzie di intelligence statunitensi di rivedere le loro precedenti valutazioni, le quali non avevano riscontrato alcuna prova che il governo russo avesse tentato di hackerare le elezioni a favore di Trump.

Nel giro di sole tre settimane la CIA ha raccolto nuove prove per concludere che il presidente russo, Vladimir Putin, avesse personalmente avviato un'operazione di influenza per favorire la vittoria di Trump alle elezioni. Il rapporto dell'ICA, reso pubblico e utile a Obama e alla Clinton per spiegare la sua clamorosa sconfitta, ha omesso il fatto che la CIA si fosse basata in parte sul dossier finanziato dalla stessa Clinton per giungere a questa nuova conclusione.

Gli analisti dell'intelligence si opposero all'utilizzo del dossier, ma il principale agente dei servizi segreti di Obama, Brennan, li ignorò. Almeno un analista di alto livello dell'intelligence, ora informatore che collabora con il Dipartimento di Giustizia nell'indagine in corso sulla bufala del Russiagate, ha affermato di essere stato “minacciato” dai suoi superiori affinché modificasse la sua valutazione pre-elettorale per conformarsi al nuovo ICA.

L'informatore, che lavorava sotto l'allora direttore della National Intelligence, Clapper, ha anche affermato di aver contattato gli investigatori del procuratore speciale Durham per segnalare sospetti di “manipolazione” di informazioni grezze che confluivano nell'ICA, ma non è mai stato interrogato, nonostante “avessi informazioni rilevanti per indagini penali in corso”, come riportato per la prima volta da RealClearInvestigations.

“Hanno cercato di far sembrare che Trump fosse il candidato di Putin, ma in realtà non c'era alcuna prova che Putin stesse cercando di sostenere Trump”, ha detto Harvey. “Se si legge attentamente il rapporto [dell'HPSCI] [sull'ICA], sia Brennan che Clapper emergono come i veri artefici del complotto, e si scopre che entrambi sapevano fin dall'inizio che Hillary aveva orchestrato tutta questa operazione contro Trump”.

Brennan e Clapper non hanno risposto alle richieste di commento.

“Hanno manipolato e politicizzato i dati dell'intelligence”, ha aggiunto Fleitz, “e questo era ovvio per chiunque avesse letto quel rapporto esplosivo”. Tra questi figuravano Barr, Durham, Bolton, Pompeo, la Haspel e altri funzionari nominati da Trump che, invece di smascherare lo scandalo, lo hanno insabbiato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 12 giugno 2026

Dall'Europa al Pacifico, dal Brent al WTI, dall'eurodollaro a Tether

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/dalleuropa-al-pacifico-dal-brent)

Una delle migliori serie TV che io abbia visto è The Wire. Si partiva da una intercettazione in ambito di indagini poliziesche di un “pesce piccolo” e si finiva poi per catturare “pesci grandi”. Questo è un modo semplificato per far capire meglio ai lettori cosa sta facendo l'amministrazione Trump in quanto a politica interna: liberare capitali sequestrati dalle frodi affinché la gente comune possa trovare il SUO modo per guarire il malessere che ha ingabbiato per decenni il potenziale di crescita americano. In questo modo, piuttosto che avere a che fare con una popolazione costantemente arrabbiata e distratta dalla carcerazione sistematica delle persone, si ha a che fare con una popolazione che ha la capacità di rimboccarsi le maniche e creare/costruire qualcosa per il futuro. In sintesi, la classe media ha la possibilità di tornare a essere classe media.

Alla fine della fiera Hillary Clinton non andrà in prigione, ma se il tuo obiettivo è mandarci Obama allora la cosa migliore da fare è mettere quest'ultimo contro di lei. L'Iran non poteva sostenere economicamente lo sforzo di minare e arricchire l'uranio per scopi bellici, non vendevano abbastanza petrolio per arrivare alle cifre necessarie. Qualcuno li ha aiutati. Chi? Il fatto che Trump continui a sottolineare l'importanza che l'Iran consegni l'uranio arricchito in suo possesso è un indizio; un altro è stato Netanyahu che ha sempre sottolineato la necessità di impedire all'Iran di avere armi nucleari. Unendo questi puntini, e seguendo questo processo di “scoperta”, è possibile incastrare mediaticamente il sopraccitato “chi”. In tal senso la “guerra” in Iran è costata poco se la confrontiamo con i potenziali benefici. Infatti ha degli obiettivi chiari e precisi, non è la solita “guerra infinita” di matrice inglese. Nel frattempo vengono scoperte altre frodi a livello federale e iniziano a circolare i primi nomi che vengono perseguiti legalmente.

È un sistema molto grande e richiede molto tempo per essere aggiustato. Ma la grande opportunità che viene data alla classe media in questo modo, non è solo la capacità di prosperare, ma di avere davvero voce nella società americana. Quando Russell Vought dice che bisogna presentare una ricevuta se ci sono rimborsi federali per determinate attività, significa che il cittadino medio può tornare a fidarsi delle proprie istituzioni. Non basta, infatti, schiaffare qualcuno in prigione per risolvere le cose se poi il sistema rimane come prima. Il processo di pulizia passa sia attraverso la giustizia che la riforma di quelle istituzioni che non facevano altro che rappresentare un peso gravoso, a livello socio-economico, sulla classe media. Lo stesso quando Trump firma un ordine esecutivo in cui si dice sostanzialmente che i dipendenti pubblici possono essere licenziati con tanta facilità quanto quelli nel settore privato.

E questi segnali sono fondamentali perché indicano una volontà di ricostruire nella “giusta” direzione, diversamente dal chiasso che fanno gli accoliti di Bannon/Dugin che invece, da infiltrati-sabotatori quali sono, infuocano gli animi della gente comune solletticandone la pancia. Anche in questo l'amministrazione Trump è riuscita a staccare una vittoria.

Se il tuo obiettivo è quello di fermare una guerra mondiale, allora la strategia più intelligente è risucchiare tutti quei capitali che finanzierebbero gli asset da schierare in una tale guerra. Farlo significa impedire soprattutto che essi arrivino a un punto di rottura cruciale da scatenare effettivamente il conflitto. Questo a sua volta significa disinnescare Israele e Iran, Siria, Azerbaijan, ecc. Allo stesso modo in cui si sta comportando Putin nei confronti dell'“esercito ucraino”. Esaurire la capacità offensiva di suddetti asset vuol dire anche spogliarli della capacità di creare “minacce fantasma”, tipica strategia d'intelligente franco-inglese. Trump in questo caso diventa il “cattivo” della situazione, soprattutto agli occhi della stampa, ma fa call a tutte quelle minacce che hanno tenuto il mondo in subbuglio, soprattutto in Medio Oriente. Tutte le parti impantanate in conflitti secolari ne escono scontente, ma non c'è più alcun conflitto da poter sventolare con cui minacciare il mondo intero e farlo eventualmente sfociare in un confronto militare mondiale.

Questo documento, ad esempio, rilasciato di recente dalla Casa Bianca, sottolinea come i Fratelli Musulmani siano il minimo comun denominatore di tutti i gruppi jihadisti e terroristi in Medio Oriente e sono ciò che Trump/Bessent stanno scardinando. Avendo ben presente questa base la domanda successiva è: chi ha permesso a questo player di crescere, svilupparsi e diffondersi? Nientemeno che la comunità dell'intelligence britannica sin dal 1928. La British Suez Canal Company aiutò il fondatore dei Fratelli Musulmani a costruire la moschea che ne divenne poi il centro operativo. Da quel momento in poi i Fratelli Musulmani sono stati usati dall'intelligence britannica, a in seconda battuta da quella americana, contro i movimenti nazionalisti in tutto il Medio Oriente, il tutto per difendere l'architettura economica e strategica dell'impero inglese. La documentazione a supporto di queste tesi potete trovarla nel libro di Mark Curtis, Secret Affairs. Infatti queste informazioni, sebbene non circolino con una certa ampiezza, sono state rilasciate dal governo inglese quando ha desecretato documenti sensibili. I Fratelli Musulmani, quindi, e tutti i suoi gruppi satelliti sono asset operativi inglesi, messi in piedi, finanziati e sfruttati da Londra.

È evidente, poi, che il Qatar fosse un altro asset della City di Londra, così come lo è l'Iran, l'Oman, Erdogan/Fratelli musulmani e lo sarebbero diventati gli EAU. Ma cosa c'è di meglio di un cambio di governo? Far lavorare gli stessi asset per te. La stessa offerta presentata a Maduro e la stessa offerta presentata alla teocrazia iraniana. Il Qatar ha accolto l'invito quando Netanyauh l'ha bombardato l'anno scorso. Lo stesso di quanto accaduto tra Thailandia e Cambogia per mezzo della Malesia, ma senza bombardamenti. E, poi, trasformare il Qatar in una risorsa americana ha permesso di mettere ulteriore pressione sull'UE lato energia. 

La risposta della cricca di Davos, in particolar modo dopo la guerra dei 12 giorni tra Israele e Iran che aveva esaurito entrambe le nazioni? Attaccare le industrie principali di un Paese, i principali asset economici, e sottrarli: il petrolio russo, il petrolio venezuelano, il petrolio iraniano. Qual è l'asset più grande e importante degli Stati Uniti? I mercati dei capitali più profondi e liquidi del mondo. Con che cosa la cricca di Davos ha da sempre minacciato gli USA quando questi ultimi tentavano di cambiare il modo in cui il denaro scorreva nel mondo? Attacchi ai mercati dei capitali americani, cosa che da sempre ha spaventato il Congresso, perché è stato addestrato a credere che se la spesa pubblica si ferma allora gli Stati Uniti finiscono in un buco nero economico e finanziario. Il ruolo di Trump, da parte dei NY Boys che l'hanno messo lì, è sempre stato quello di fungere da pala meccanica nel campo della retorica per demolire queste credenze che la stessa cricca di Davos ha oculatamente piantato e fatto crescere per decenni. E indovinate un po'? Sta funzionando, soprattutto nello sconfessare tutte quelle voci contrarie che, sulla scia di dazi e altre linee di politica economiche, avevano predetto una fine ingloriosa per l'economia statunitense.

Questi player extra-statali hanno costruito una rete nel corso dei decenni, una gerarchia simil aziendale (es. low management, middle management, high management, Tavola Alta) in cui i vari strati rappresentano un nodo di intermediazione vitale per la proliferazione del controllo ombra dell'impero inglese. Così come la FED fu costruita a immagine e somiglianza della Banca d'Inghilterra, anche la CIA è stata costruita a immagine e somiglianza dell'MI6. È ormai noto che il suo budget è stato in parte finanziato dai cartelli della droga e sono ormai altresì note le sue connessioni con i terroristi, portandoci a concludere che l'intreccio MI6-CIA si sia avvinghiato più forte che mai nel corso del tempo. La lotta ai cartelli della droga, infatti, è il segno distintivo di un drenaggio di risorse da quel nodo nella rete inglese che per decenni ha alimentato l'estensione del suo potere ombra. Infatti gli USA, diversamente dal passato in cui erano praticamente invischiati nella sopraccitata rete, e piuttosto che combattere tali cartelli li facevano crescere, adesso stanno prosciugando quegli affluenti che hanno consolidato i flussi monetari sotterranei.

Inutile dire che questa rete ombra ha sempre funzionato ad appannaggio della City di Londra, attraverso le banche inglesi che, grazie all'oscurità gettata nelle connessioni tra i vari nodi, possono usufruire della proverbiale negazione plausibile per dichiararsi estranee a tutte quelle accuse che le vedrebbero invischiate in scenari di caos consapevole per il proprio tornaconto. Questo denaro ombra è sempre stato il nodo gordiano attraverso il quale le precedenti (potenziali) strategie di emancipazione hanno fallito. Un modo che hanno trovato Kash Patel e Scott Bessent di tenere traccia di questo denaro è stato quando l'anno scorso, a Los Angeles, hanno mandato gli agenti ICE a controllare un giro di riciclaggio di denaro sporco. Sono seguite delle rivolte legate al “razzismo” e quel denaro è stato spostato, lasciando una traccia che prontamente è stata seguita da FBI e Dipartimento del Tesoro permettendo loro di iniziare a tracciare tutta quella pletora di ONG che ha funto/funge da raccordo.

Perché, ad esempio, l'Iran continua ad attaccare gli Emirati Arabi Uniti? Perché questi ultimi hanno trovato un accordo con gli USA e hanno smesso di riciclare denaro per conto dell'IRGC. Infatti il presunto “nemico mortale” dell'Iran, Israele, è stato praticamente dimenticato. Questo “dettaglio” avvalora la tesi secondo cui ciò che conta è il flusso internazionale di denaro ombra e gli intermediari per far perdere le tracce del “beneficiario” sono nodi vitali affinché questo flusso rimanga intatto. Ed è qui che gli USA stanno DAVVERO facendo la guerra alla City di Londra/cricca di Davos, prosciugando un tale fiume sotterraneo. Questi sono i veri termini della vittoria americana. Infatti come mai anche la Turchia ha iniziato a finire insistentemente sulle pagine dei giornali? Perché è sempre stato un intermediario nel flusso di oro che dal Medio Oriente finiva poi nelle casse della LBMA, partecipando alla ben tenuta del sopraccitato fiume sotterraneo di denaro ombra. Più vengono intaccati i vari nodi della rete, più una tale rete diventa instabile.

L'ordine all'IRGC era quello di resistere quanto più possibile e creare quanto caos possibile nella regione, il tutto per minare l'immagine degli USA agli occhi del mondo: una nazione allo sbando, sconfitta e devastata economicamente. Ovviamente non importava che ciò non coincidesse con la realtà, l'importante era venderne la percezione. Soprattutto in vista delle elezioni di medio termine. Ora, con la situazione che si sta assestando in Iran, la City di Londra/cricca di Davos stanno già vedendo oltre le elezioni di medio termine perché sanno che è una causa persa per loro: hanno fallito nei tempi, anticipati dalle mosse di Trump/NY Boys. Per il 2028 stanno già fomentando la divisione all'interno del movimento MAGA, creando narrazioni divisive intorno alla persona di Vance, Rubio, ecc. Arrivare per allora con un caos interno significa offrire il fianco, perché diversamente dalle tesi strampalate che si sentono in giro non ci sarà un terzo mandato Trump. Ma di chi fidarsi ora? Ecco che i test della lealtà sono l'arma più efficace in questo contesto per scremare i papabili candidati ed evitare un ambiente controverso come quello visto con “Trump-De Santis”.

A Vance, in qualità di vicepresidente che di norma è solo una carica proforma, sono stati dati diversi compiti importanti (non ultimo le redini dell'affare Iran), ma ha fallito nel portare a casa il risultato. Rubio, invece, ha finora eseguito un ottimo compito a tal proposito. Questo, unito alla pulizia delle alte sfere gerarchiche dei rami esecutivo, giudiziario e legislativo del governo federale, cambiando al contempo il modo in cui il denaro scorre nello stesso governo federale (es. frodi tramite il welfare state ridotte al minimo), significa meno potere appaltato ai nemici degli USA e più vita alla rivoluzione inaugurata dai NY Boys, la quale sarà in grado di sopravvivere alla persona di Trump.

E come documentato nel mio libro, Il Grande Default, questa rivoluzione è iniziata col SOFR e poi ha toccato tutti quegli aspetti legati al sistema eurodollaro. Prendete ad esempio il Giappone. Uno degli altri motivi per cui la cricca di Davos ha provocato la guerra tra Ucraina-Russia era impedire al Giappone di comprare petrolio russo e saldare l'arbitraggio in una valuta diversa dalla sterlina, deteriorando soprattutto le trattative di pace che porrebbero fine alle ostilità che si portano dietro sin dalla Seconda guerra mondiale. Giappone e Russia, infatti, non hanno mai siglato un trattato di pace che mettesse fine alle ostilità della Seconda guerra mondiale. Una volta che ciò accade, l'intermediario rappresentato da Hong Kong e Singapore, e per estensione gli inglesi, vengono esclusi ed entrambi i Paesi commercerebbero direttamente (in particolar modo petrolio). Il Giappone è importante perché è stato usato come amplificatore del sistema eurodollaro tramite la sua capacità produttiva e il carry trade sullo yen, ecco perché la BOJ è stata l'ultima banca centrale ad abbandonare lo “zero bound” nei tassi di riferimento. E già dall'anno scorso, quando la BOJ ha avviato il ciclo di rialzo di tassi, ricordavo ai miei lettori che il Giappone non stava perdendo il controllo (ribadendo il concetto lo scorso febbraio). Quando Kuroda, poi, si è ritirato e non ha lasciato il posto al suo vice (l'anzianità conta molto in Giappone), mentre invece è diventato governatore Ueda, il messaggio era chiaro: la BOJ non sarebbe stato più l'amplificatore della leva nel sistema eurodollaro.

Infatti dicevo la normalizzazione dei tassi avrebbe catturato capitale che si rifiutava di entrare nel Paese a causa della ZIRP. Senza contare che gli investitori interni sono “patriottici” e se riescono a prendere anche 5 punti base al di sopra dell'inflazione, continueranno a scommettere sul proprio Paese. Non solo ma la BOJ ha potuto vendere il lato lungo della curva dei rendimenti obbligazionari grazie al suo portafoglio di azioni nel Nikkei ed è qui che tutti quegli analisti che dicevano che la fine del carry trade sullo yen avrebbe fatto saltare in aria il Giappone e per estensione gli USA avevano torto marcio: la cavalcata del Nikkei ha aiutato la BOJ ad attutire le perdite di bilancio sulle obbligazioni, oltre al fatto che aveva le spalle coperte dalle linee di swap in dollari. E la Takaichi, quando è stata eletta, la prima cosa che ha fatto è stato volare negli USA per staccare un nuovo accordo commerciale sul WTI con Trump. Di conseguenza potremmo dire che, insieme a Russia e Cina, gli USA inseriscono nel loro nuovo quadro logistico-commerciale anche il Giappone dato che in questo modo si esercita pressione sul dollaro di Hong Kong (altro grande punto di raccordo del sistema eurodollaro).

Infatti se Cina e Russia esercitano pressione sul lato energetico e delle commodity, Tokyo si occuperà di quello monetario. Una cosa è certa: ci sono ulteriori prove a supporto che il centro del mondo si sta spostando nel Pacifico.

Washington e Pechino sono attualmente protagonisti di un gioco delle parti: se nel primo trimestre dell'anno è il primo che compra oro, nel secondo trimestre è il secondo che lo compra, alternandosi nuovamente nel terzo e quarto trimestre dell'anno. Questa pressione è indirizzata ai mercati finanziarizzati di Londra, alla LBMA, la quale cerca di sopravvivere a questa morsa tramite la Turchia. Infatti gli acquisti di oro di quest'ultima sono un proforma, dato che si trasformano subito in vendite da spedire nel Regno Unito. Un dettaglio fondamentale in questo contesto è il fatto che il mercato cinese è saldato in oro fisico e ciò ridimensiona non poco il potere di leva londinese sulle singole once d'oro. Stabilizzare i mercati interni tramite l'afflusso di metalli preziosi è quanto di più indispensabile in un modello industrializzato che tenta di copiare i processi enunciati a suo tempo da Hamilton e Clay. La loro metodologia è quanto viene applicato oggi dall'amministrazione Trump per ridare slancio al settore manifatturiero americano e puntellare il peso gravoso del debito pubblico.

Rivalutare l'oro e rimuovere strati e strati di finanziarizzazione inglese dagli input industriali è il minimo che si può fare se si vuole ristabilire un calcolo imprenditoriale onesto e una classe media vivace, oltre a riorientare i flussi energetici mondiali anche. Infatti Alaska e Golfo d'America diventeranno i nuovi hub mondiali petroliferi da cui passeranno la maggior parte delle rotte commerciali petrolifere, consolidando ancor di più il nuovo polo commerciale del mondo con base nel Pacifico. Ma ancora di più sta avvenendo a livello federale in termini di cambiamento organizzativo: dalla centralizzazione alla decentralizzazione. La Federal Reserve tornerà a essere quello che era prima del 1935, ovvero il prestatore di ultima istanza nel commercial paper market americano e impostare il prezzo nominale del dollaro all'estero, mentre il Dipartimento del Tesoro coordinerà il mercato dei titoli di stato. Con un tasso di riferimento collateralizzato come il SOFR, questo design è realizzabile. Infatti ogni agenzia governativa avrà la capacità di emettere credito per i progetti nella sfera delle sue competenze a fronte di una copertura fatta di titoli di stato americani a breve termine. Come verrà emesso questo credito? Ovviamente tramite stablecoin. Il Dipartimento del Tesoro rappresenterà il raccordo principale in questa rete, determinando i flussi dei titoli stessi e provvedendo alle riconciliazioni nel tempo. Questo a sua volta significa che i progetti pubblici verranno regionalizzati, così come i tassi di interesse, rendendo obsoleto l'attuale Fed Fund rate. Le agenzie governative federali si occuperanno delle grandi opere pubbliche, mentre i singoli stati di quelle infrastrutture più importanti per i propri cittadini.

E le banche? Esse si inseriranno verticalmente in questo schema, offrendo l'architettura per le stablecoin stesse, dimostrando che stanno abbandonando progressivamente e consapevolmente il modello finanziarizzato dell'economia di matrice inglese. È questo che innescherà il CLARITY Act. Se guardato dall'esterno ci saranno sostanzialmente “due dollari”, uno a circolazione interna e uno a circolazione esterna che avrà un premio per essere utilizzato. Internamente, però, il mercato delle stablecoin fornirà abbastanza competizione tra le varie soluzioni da far emergere spontaneamente quelle forme migliori e più preferite dagli attori di mercato. Perché, ricordate, una CBDC richiedere “affittare” gli asset monetari sottostanti (perdendo quindi la proprietà privata su di essi), mentre le stablecoin permettono a chi le usa di conservare la titolarità sulle unità monetarie fisiche sottostanti.

E questo singolo aspetto spaventa a morte l'Unione Europea e il Regno Unito, dato che permette a Tether di succhiare progressivamente e inesorabilmente ciò che rimane della forza vitale di euro e sterlina. Pensateci: cos'è bandito in Europa, Bitcoin o Tether? Questo perché Tether, e per estensione la versione digitalizzata del dollaro, rappresenta un anatema peggiore per l'euro rispetto alle necessità attuali riguardo Bitcoin (riserva di valore, garanzia collaterale). Se si vuole colpire dove fa più male all'UE, adesso, bisogna commerciare e usare Tether. Quest'ultimo e Circle regolano oltre $700 miliardi al mese e sono già l’infrastruttura predefinita per i pagamenti transfrontalieri nei mercati emergenti. La disconnessione temporale è il punto chiave e l'euro, o perlomeno la sua versione digitale, sono già  roba da museo. Di conseguenza il mondo non si sta affatto “de-dollarizzando”, bensì si sta “de-euroizzando” e “de-sterlinizzando”. La sterlina, infatti, sopravvive all'anacronismo storico perché salda i cambi esteri sul Forex: il ponte tra i vari pair. Circa il 30% dei volumi del Forex sono intermediati dalla sterlina, la quale fornisce la liquidità necessaria per effettuare i vari cambi. Se, ad esempio, un tappezziere turco vuole vendere un tappeto negli USA: tra i vari passaggi riguardanti lira turca e dollari c'è di mezzo la sterlina e una banca inglese. Il fatto che la sterlina abbia conservato nel tempo questa sua funzionalità è stato grazie alle vecchie relazioni intessute dall'impero inglese e dalle banche inglesi, coperto dal flusso di petrolio tramite i contratti futures del Brent. Indovinate un po'? Le stablecoin in dollari elimineranno questo bisogno di intermediazione nel nuovo sistema finanziario in evoluzione e il WTI sostituirà il Brent come riferimento nella determinazione della consegna al margine di un barile di petrolio. Togliete queste due cose e la sterlina diventa una “reliquia barbarica”. Il premio non è la DeFi, bensì il DeFo ovvero il Forex disintermediato/decentralizzato.

A cascata vengono eliminati anche tutti quei prodotti finanziari su cui gli inglesi hanno costruito il loro castello della finanziarizzazione, dalle assicurazioni ai derivati, soprattutto perché non ha senso nel mondo di oggi che la sterlina venga trattata a 1.34-1.35 rispetto al dollaro in base alla capacità industriale inglese (assente) e alla capacità dell'economia inglese di generare domanda per la propria valuta. È un artefatto di un vecchio sistema usato per colonizzare finanziariamente il mondo tramite i flussi commerciali. Ed è qui che si inerisce l'indipendenza americana perseguita da Trump, soprattutto quando ciò significa “far cambiare bandiera” a tutti quegli asset nel Congresso americano che remano contro l'attuale amministrazione.

Dopo tutti gli scalpi che Trump ha preso finora, soprattutto al Senato (es. McConnell, Cornyn, Tillis, Cassidy), i vari deputati si stanno convincendo che egli (e chi sta dietro di lui) ha davvero pieno controllo sulla situazione americana e può garantire status e protezione. Gente come John Thune e altri simili esattamente questo vanno cercando, altrimenti restano sul carro dei vincitori che invece lavorano contro gli USA. Il fatto che Gingrich abbia di recente spalleggiato Trump riguardo le sue mosse, all'interno e all'esterno del Paese, dimostra che il GOP sta capitolando e che le elezioni di medio termine possono essere vinte da Trump con una certa agilità (nonostante le allucinazioni della stampa italiana e commentatori vari/eventuali sui social).

 

CONCLUSIONE

Durante periodi di transizione come quello in cui stiamo vivendo ci sono grandi opportunità di arbitraggio, perché la maggior parte ignora i meccanismi fondamentali che muovono l'evoluzione del sopraccitato periodo. La grande opportunità in questo momento è che tutti gli asset che possono essere usati come collaterale dovranno essere riprezzati in base alla quantità di dollari che scorreranno nel sistema. Il grande errore degli Stati Uniti, un errore che in realtà è stato imposto loro da forze esterne, è stato quello di “chiedere” al dollaro di ricoprire tutti e tre gli aspetti principali del denaro: riserva di valore, mezzo di scambio e unità di conto. Ma come fa una forma di credito e passività allo stesso tempo, uno strumento di debito potremmo dire, a essere una buona forma di denaro? Affinché esista un dollaro qualcuno deve indebitarsi... è un gioco a somma zero. Se il dollaro ha pochi problemi a essere un mezzo di scambio e unità di conto, ha grossi problemi a essere riserva di valore senza un ancoraggio a una commodity. Oggi l'oro è un'ottima riserva di valore, ma è terribile in quanto a mezzo di scambio e non è usato come unità di conto. In sintesi l'oro non è denaro oggi, è solo risparmio.

È stato relativamente facile “far scordare” alla popolazione in generale il gold standard, dato che la sua preferenza temporale è diventata sempre più veloce nel saldo degli scambi commerciali rispetto alla capacità di spostare altrettanto velocemente l'oro. Il dollaro, quindi, è stato una buona soluzione tecnologica a questo problema. Infatti bisogna ricordarsi che fintanto che non esistono rivendicazioni multiple sullo stesso dollaro, i guai economici rimangono ridotti al minimo. Il sistema monetario, quindi, deve espandersi in modo da tenere il passo con la domanda di denaro. Lo stesso discorso lo possiamo fare per il petrolio e il flusso di petrolio a livello mondiale sin da quando è scoppiato il conflitto in Iran. Infatti il problema non è tanto il prezzo del petrolio, ma è se è davvero possibile mettere le mani su un barile di petrolio. Niente più, niente meno che la Legge dell'utilità marginale decrescente. E questa è anch'essa un'opportunità: il modo in cui si muovevano i flussi di barili di petrolio nel mondo sta cambiando, rimuovendo quelle strozzature geografiche davano ad alcuni player la capacità di ricattare il resto del mondo.

Spostare questa capacità altrove significa invertire il processo dell'utilità marginale decrescente e invece innescare quella dei rendimenti marginali acceleranti, ridando altresì vigore alla produttività.

Ragionamenti come questi sono quelli che permettono di gettare le basi per un discorso riguardo gli investimenti più coerente con la realtà, sfruttando correttamente gli arbitraggi che attualmente spuntano fuori laddove chi non ha le idee chiare fatica a vedere. Il servizio di consulenza che trovate sul blog serve a soddisfare esattamente questo scopo. Prenotate uno slot su Calendly


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giovedì 11 giugno 2026

La grande ritirata: le ambizioni di Pechino in materia di valuta digitale centralizzata si stanno sgretolando

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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da The Epoch Times

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-grande-ritirata-le-ambizioni-di)

Per anni il Partito Comunista Cinese (PCC) ha presentato lo yuan digitale (e-CNY) come l'arma definitiva del totalitarismo finanziario. Era destinato a essere il culmine dello stato di sorveglianza. Con una valuta digitale programmabile e tracciabile, Pechino pensava di poter finalmente spezzare la schiena ai giganti dei pagamenti privati come Alipay e WeChat Pay.

Eppure, nonostante il controllo totale sulle leve dell'economia interna, il sogno digitale di Pechino mostra segni di cedimento strutturale.

Dal suo debutto alle Olimpiadi invernali nel 2022, l'e-CNY si è trasformato da un'aggressiva e potenziale forza trainante per il commercio al dettaglio a uno strumento di scarsa attrattiva per l'amministrazione statale.

In breve, nessuno lo vuole davvero.


La genesi del controllo: perché è nato l'e-CNY

La Banca Popolare Cinese (PBOC) non ha lanciato lo yuan digitale per semplificare la vita al cittadino medio di Shanghai o Shenzhen. Si è trattato di una mossa aggressiva contro l'autonomia del settore privato e di una tattica offensiva volta a minare la privacy individuale.

Nel 2014, quando la Cina avviò la ricerca sulle valute digitali delle banche centrali (CBDC), il Partito Comunista Cinese (PCC) si rese conto che la stragrande maggioranza delle transazioni al dettaglio avveniva su piattaforme non direttamente controllate. Le autorità comprendono che qualsiasi mancanza di controllo rappresenta una potenziale minaccia per il Partito, pertanto l'obiettivo dello yuan digitale era l'“inclusione finanziaria” (un eufemismo per indicare il monitoraggio e il controllo statale di ogni centesimo speso) e l'“internazionalizzazione dello yuan” per sfidare il dollaro statunitense.

Ma soprattutto si trattava di rafforzare il “Sistema di Credito Sociale” del PCC. Una valuta digitale della banca centrale (CBDC) per la vendita al dettaglio permette allo Stato di congelare istantaneamente i beni di un cittadino se il suo comportamento si discosta dall'ortodossia del Partito.


Il declino dell'adozione: perché le persone si rifiutano di cambiare

Nonostante la distribuzione di milioni di dollari in “buste rosse” e l'obbligo imposto ai dipendenti pubblici di città come Changshu di ricevere gli stipendi in e-CNY, l'adozione si è arrestata. Il motivo è semplice: non ci sono vantaggi per i consumatori, solo rischi.

Alipay e WeChat Pay offrono già un'esperienza utente impeccabile. Il passaggio a un portafoglio digitale controllato dallo Stato non offre alcun vantaggio aggiuntivo, eliminando al contempo gli ultimi rimasugli di anonimato finanziario. In una cultura in cui “salvare la faccia” e proteggere i propri beni dallo Stato predatorio sono di primaria importanza, sembra che il pubblico cinese abbia reagito con un'alzata di spalle collettiva.


Uno yuan digitale reinventato?

Sebbene i volumi delle transazioni in yuan digitale a livello nazionale abbiano registrato un aumento significativo in termini percentuali di utilizzo, il totale rimane solo una piccola frazione della massa monetaria complessiva. Nella maggior parte dei casi, viene utilizzato per pagamenti di piccolo importo relativi ai trasporti pubblici o alle utenze, prima di essere immediatamente riconvertito in depositi bancari tradizionali.

Per ampliare il più possibile il suo appeal, a partire dal 1° gennaio di quest'anno la banca centrale cinese ha consentito alle banche commerciali di corrispondere interessi sui portafogli e-CNY, trasformandoli sia in strumenti di pagamento che di risparmio. Questo potrebbe essere il tentativo della PBOC di salvare la valuta digitale, tuttavia modifica anche la natura dello yuan digitale originale come valuta digitale della banca centrale (CBDC), almeno in una certa misura. Ciononostante i depositi attuali in Cina rendono un misero 0,05%.

Le opinioni divergono su quali criteri siano opzionali, ma la maggior parte delle definizioni concorda sul fatto che si tratti di una “forma digitale di moneta della banca centrale”. Questa definizione rigorosa potrebbe far sì che il nuovo design renda l'e-CNY non più una vera e propria CBDC.


Una nuova valuta commerciale?

Rendendosi conto che l'adozione da parte del settore della vendita al dettaglio a livello nazionale non è ancora al livello desiderato, Pechino sta spostando la sua attenzione sul “Progetto mBridge”, una piattaforma multi-CBDC progettata per il commercio transfrontaliero tra i Paesi BRICS. La strategia per lo yuan digitale è passata dal monitoraggio delle abitudini di acquisto di generi alimentari dei cittadini all'aggiramento del sistema SWIFT per il commercio di petrolio e gas.

L'aumento dell'utilizzo internazionale fa parte di una strategia più ampia per mantenere le relazioni commerciali e finanziarie nel caso in cui le sanzioni statunitensi dovessero interrompere l'accesso al dollaro. I partner commerciali lo stanno effettivamente utilizzando, ma non nella misura desiderata o necessaria a Pechino. Un aumento del tasso di interesse aumenterebbe certamente l'attrattiva internazionale dell'e-CNY, ma l'attuale tasso basso non rappresenta un grande incentivo all'adozione.

Concentrandosi su una valuta digitale della banca centrale (CBDC) all'ingrosso per i pagamenti internazionali, il PCC spera di costruire una “cortina di ferro” finanziaria immune alle sanzioni occidentali. Questa svolta rappresenta un'ammissione tacita del fallimento della valuta digitale cinese (e-CNY) destinata ai piccoli investitori affinché diventasse la “moneta del popolo”.


Declino economico e fratture interne

Il fallimento e la riprogettazione dello yuan digitale non dovrebbero essere considerati isolatamente. Le condizioni e gli aspetti dello yuan digitale sono ancora in evoluzione perché il lancio iniziale non ha avuto il successo sperato dal PCC. L'evoluzione dello yuan digitale si sta verificando mentre il “miracolo cinese” entra nella sua fase terminale.

Sono troppi i fattori economici negativi per poterli ignorare. Il mercato immobiliare, principale fonte di ricchezza per le famiglie cinesi, continua a deteriorarsi. La disoccupazione giovanile rimane a livelli record e la Nuova Via della Seta si è trasformata in un'enorme trappola del debito, con molti Paesi partner incapaci di ripagare i prestiti. Adottare una nuova valuta che elimina ogni forma di privacy e autonomia personale in tali condizioni economiche è, a dir poco, una scelta inopportuna.


La divisione politica all'interno del PCC è un altro fattore

Il sostegno politico all'interno del PCC sta cambiando in intensità e tra le diverse fazioni, e il Partito non è il monolite che sembra essere. Le lotte intestine tra i fedelissimi del leader cinese Xi Jinping, fautori della “Sicurezza prima di tutto”, e i resti dell'ala tecnocratica hanno portato a una paralisi politica, poiché altre priorità finanziarie hanno richiesto attenzione.

Le risorse un tempo destinate allo yuan digitale per il commercio al dettaglio vengono ora dirottate per sostenere un sistema bancario in crisi e per finanziare progetti “di facciata” nel settore dell'intelligenza artificiale, volti a proiettare un'immagine di parità tecnologica con l'Occidente.


Il futuro: uno strumento di controllo, non di commercio

Il PCC annullerà il Capodanno cinese elettronico?

È improbabile. Le dittature raramente ammettono la sconfitta. Inoltre sarebbe un'ulteriore macchia sull'autorità di Xi che i suoi oppositori potrebbero usare contro di lui. In breve, la digitalizzazione della moneta non scomparirà.

Al contrario, è probabile che lo yuan digitale venga relegato a strumento specializzato per le transazioni tra stati, gli esborsi governativi e la verifica dell'operato dei funzionari locali. In definitiva, lo yuan digitale serve ad aumentare il controllo sulla popolazione e a preservare il dominio del PCC sul Paese.

È destinato a rimanere, in una forma o nell'altra.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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