lunedì 20 maggio 2019

La libertà funziona in Svizzera





di Henrique Schneider


Nel 2018 l'economia svizzera è cresciuta del 2,5% e per il 2019 il gruppo di esperti federali per le previsioni economiche prevede un aumento dell'1,5%. Il prodotto interno lordo (PIL) della Svizzera è cresciuto tra l'1 e il 3% all'anno per quasi un decennio. Le turbolenze nell'Unione Europea, la "guerra commerciale" tra Stati Uniti e Cina e un franco svizzero forte non sembrano aver fermato la prosperità dell'economia svizzera. Qual è la sua formula per il successo? E durerà?

La Svizzera è comunemente associata alle sue banche e ai suoi orologi. I fatti, tuttavia, raccontano una storia diversa: solo circa il 9% del PIL svizzero è riconducibile ai servizi finanziari. La produzione si aggira intorno al 18%, quasi il 15% al dettaglio; la parte più significativa del PIL, circa il 31%, è generata da altri servizi.

Se è vero anche che ogni anno in Svizzera vengono prodotti più di 25 milioni di orologi, essi rappresentano solo il 9% delle esportazioni svizzere. I prodotti chimici e farmaceutici rappresentano oltre il 44% delle esportazioni totali del Paese; macchinari ed elettronica oltre il 14%. A proposito: la Svizzera produce ed esporta il doppio dei prodotti a base di caffè e tabacco rispetto a quelli a base di cioccolato e formaggio.

Queste statistiche potrebbero sembrare aneddotiche, ma la storia dietro di loro elucida un aspetto importante dell'economia svizzera: la sua diversità. La ventesima più grande economia del mondo, con un PIL nominale di $679 miliardi (2018, secondo il World Economic Forum) è un mix di produzione e servizi, di imprese high-tech e low-tech, orientate al mercato interno ed estero. L'economia svizzera è dominata da piccole e medie imprese che rappresentano oltre il 99% del numero totale delle sue imprese.



Unità senza uniformità

La Svizzera comprende l'eterogeneità come una forma di capitale. Diversi tipi di aziende con diversi modelli di business si arricchiscono reciprocamente in un ciclo di feedback positivo. Possono esplorare idee comuni attraverso la cooperazione; attraverso la competizione possono migliorarsi l'un l'altra. In entrambi i casi maggiori sono le imprese con idee diversificate e diversi modelli di business, maggiore sarà la collaborazione e la concorrenza. Ciò porta ad una maggiore produttività e innovazione.

Due esempi illustrano questo sistema. Mentre Uber entrava nel mercato svizzero nella città di Zurigo, alcuni degli operatori storici dei taxi si sono uniti per sviluppare la loro app, ispirata da Uber ma adattata al mercato svizzero. Con l'ingresso di Uber e la risposta dei taxi tradizionali, il mercato globale è cresciuto in termini di entrate. Nel cantone svizzero (stato) di Zugo, gli sviluppatori della tecnologia blockchain sono al lavoro per portare alla luce nuove idee di business. Mentre la maggior parte dei loro prodotti non ha ancora raggiunto la scala mondiale, le aziende stanno sviluppando nuove applicazioni ad un ritmo record.

Fino ad ora le autorità svizzere si sono astenute dal regolamentare Uber o le tecnologie legate alla blockchain. Questo, in parte, spiega il dinamismo del Paese ed è una caratteristica chiave dell'eterogeneità svizzera. Di norma i regolatori optano per la sovrintendenza applicata al quadro generale delle attività o dell'intera economia; la regolamentazione orientata a settori, industrie e tecnologie specifiche è rara e negli ultimi 20 anni è stata continuamente ridotta. L'idea alla base: la regolamentazione settoriale tende ad omogeneizzare l'attività aziendale, mentre quadri e condizioni neutrali incentivano la diversità.



Libertà economica e responsabilità individuale

Le condizioni neutrali vanno di pari passo con la libertà economica. Questo principio è sancito dalla costituzione svizzera: tutte le attività economiche non proibite, o regolate separatamente, sono aperte e possono essere perseguite da chiunque. Ciò ha conseguenze immense per il tessuto commerciale del Paese, perché chiunque è libero di aprire e gestire un'attività in qualsiasi momento in Svizzera, indipendentemente dall'educazione o dall'esperienza di quella persona e soprattutto senza la necessità di una licenza commerciale.

Due esempi: se un panettiere desidera fornire consulenza finanziaria, lui o lei può istituire e gestire tale attività. Non è richiesta nessuna licenza, né si applica nessuna regolamentazione settoriale e, all'inizio, l'azienda non deve nemmeno essere registrata. Non c'è bisogno di incorporazione e nessuna formalità. Ovviamente il fornaio può registrarsi, entrare in un organismo auto-regolamentato e incorporare l'azienda. In definitiva, però, questa è una decisione che spetta al proprietario. Allo stesso modo, se un parrucchiere vuole creare e gestire un'azienda che produce sacchetti di plastica, può farlo: non ci sono barriere all'ingresso.

Il rovescio della medaglia è che le singole imprese sono le uniche responsabili del loro successo o fallimento. Con un tasso di fallimento dell'1% annuo, la Svizzera mostra più fallimenti commerciali della maggior parte delle nazioni europee. Tuttavia questo aspetto è considerato come parte integrante di un sistema che tiene in alta considerazione la responsabilità individuale. Con pochissime eccezioni, la maggior parte delle aziende non ha una garanzia di stato né esplicita e né implicita. Non sono sovvenzionate e la responsabilità individuale è al centro della libertà economica.



Economia aperta e proprietà privata

La libertà economica e la responsabilità individuale, insieme all'apertura dell'economia e alla proprietà privata, sono fattori che contribuiscono alla diversità della Svizzera e al suo successo economico. Molte imprese svizzere, grandi e piccole, sono attori globali. Circa il 53% delle esportazioni svizzere è destinato all'Unione Europea, ma gli Stati Uniti e la Cina stanno diventando mercati sempre più importanti. La maggior parte delle aziende svizzere preferisce esportare nei mercati internazionali invece di avere una presenza fisica lì. Il sentimento generale è che quasi nessun Paese protegge la proprietà privata come la Svizzera, dove essa è considerata una base economica e morale per l'attività economica.

Due esempi: il governo svizzero sta spingendo per l'abolizione di tutti i dazi nei confronti di tutto il mondo. Vuole fare il primo passo e abolire unilateralmente tutti i dazi sulle importazioni di beni industriali. Ognuno trae vantaggio dal libero commercio, ma anche se un Paese si apre unilateralmente, i mercati liberi fanno pressione sull'industria nazionale, spingendola a migliorare. Dall'altra parte, una piccola azienda svizzera che produce sistemi di colorazione preferisce farli in patria ed esportare il prodotto nei due mercati principali, l'India e gli Stati Uniti. L'azienda sa che sarebbe meno costoso produrre nei mercati di riferimento ed è consapevole dei dazi per i suoi prodotti. Tuttavia continua a considerare la proprietà privata, le macchine e le formule proprietarie meglio tutelate in Svizzera ed è disposta a pagare un premio per mantenere tali beni al sicuro.

Apertura e pregiudizi domestici portano ad un dilemma: i prodotti svizzeri sono costosi, ma tendono a viaggiare bene nei mercati nazionali e internazionali. È vero che le imprese svizzere trovano clienti disposti a pagare il premio, ma spesso anche l'imprenditore paga. I margini di profitto delle imprese svizzere sono generalmente inferiori rispetto agli altri Paesi; il margine di profitto medio in tutta l'economia diversificata è di circa il 2%.



Stabilità politica e continuità

Un altro elemento che contribuisce alla prosperità dell'economia svizzera è la stabilità politica. Anche la politica è considerata una questione di responsabilità individuale e la maggior parte dei detentori di cariche politiche sono imprenditori o impiegati. Oltre alle cariche pubbliche, ricoperte da privati ​​cittadini impegnati in politica (e non da politici in carriera invece), quattro elezioni all'anno assicurano che la popolazione svizzera rimanga sintonizzata sulle decisioni politiche. Ciò porta ad una costante mediazione del consenso politico.

In Svizzera i politici a tempo pieno sono un fenomeno raro, che spesso ritroviamo nei rami esecutivo e giudiziario. Ma anche così molti magistrati, ministri di cantoni e quasi tutti i sindaci sono part-time. Inoltre tutti i principali partiti politici sono rappresentati nel governo nazionale. Non forgiano una coalizione formale, né firmano un contratto per formare un governo. La loro presenza in esso è una conseguenza del consenso in stile svizzero.

Accordare i cittadini alla politica e incentivare la politica a basarsi sul consenso porta alla stabilità politica. Da un lato i politici svizzeri svolgono normali attività economiche, dall'altro costruire il consenso sfrutta il capitale derivante dall'eterogeneità delle opinioni. Entrambe queste caratteristiche impediscono alla politica di scollegarsi con l'economia e distaccarsi dalla realtà. Il sistema politico svizzero non rispecchia solo l'economia della nazione per quanto riguarda la diversità come capitale; è anche accoppiato con la libera impresa a livello culturale e personale.



Tre scenari per il futuro

Il sistema economico svizzero, intrinsecamente legato al funzionamento politico del Paese, è stato la chiave per il successo e la prosperità della nazione alpina. Questo sistema, tuttavia, è sotto costante pressione per il cambiamento: poiché la Svizzera interagisce a livello internazionale, adatta il suo sistema di conseguenza. Mentre il discorso politico diventa più conflittuale, la politica norma di più e visto che il futuro è incerto, anche il successo futuro della Svizzera è indeterminato. Delineare tre possibili scenari ci aiuterà a concettualizzare come potrebbe evolversi tale futuro.

IL CASO MIGLIORE: la Svizzera rimane unica. Conserva l'eterogeneità nella sua economia con molte differenze tra settori, regioni, attività e modelli di business. Si distingue sempre più dai suoi concorrenti internazionali, ad esempio con meno regolamentazione, una maggiore volontà di assumersi rischi, rafforzare i diritti di proprietà e una bassa tassazione. A livello politico il processo decisionale guidato dal consenso popolare crea un forte legame tra il mondo politico, l'economia e la popolazione in generale.

IL CASO PEGGIORE: la Svizzera diventa più simile al resto d'Europa. Spinta dall'integrazione europea, la Svizzera si adegua all'Unione Europea accettando le sue regole e regolamenti e riconoscendo la sua Corte di Giustizia. In tal modo incrementa l'onere normativo, il sistema di assistenza sociale inizia a rispecchiare le soluzioni dell'UE e finisce per offrire anche servizi ai cittadini dell'UE. Di conseguenza l'attività del Paese diventa più omogenea, c'è meno attività imprenditoriale e innovazione. Le politiche statali più costose portano ad una maggiore tassazione. Il sistema politico perde la sua funzione integrativa attraverso la "professionalizzazione" dei politici a tutti i livelli di governo.

UN POSSIBILE RISULTATO: la Svizzera diventa più simile agli Stati Uniti. Mentre l'economia del Paese continua ad essere eterogenea tra settori, regioni, attività e tecnologie, il governo centrale svolge un ruolo più ampio e le normative settoriali diventano comuni. Imprenditori, pubblico in generale e politici si battono per una concorrenza "equa", normando di più e mettendo in atto licenze commerciali e altre barriere all'ingresso sul mercato. La responsabilità individuale viene a scemare a favore di politiche collettivistiche. Gli standard internazionali vengono rapidamente applicati ai processi economici e politici interni, spesso dopo essere stati modificati. La politica rimane basata sul consenso ma diventa più conflittuale; a livello federale i politici a tempo pieno diventano la norma.



Conclusione

Non è un segreto, alla fine: la libertà economica, l'economia aperta, i diritti di proprietà, la responsabilità individuale, nonché la stabilità politica e la continuità, sono i fattori principali che guidano il successo economico svizzero. La chiave per capire la Svizzera è che tutti questi fattori insieme creano un ambiente per modelli di business e prodotti differenziati. La diversità è l'anima del sistema, la principale fonte di capitale dell'economia svizzera.

Il futuro del successo svizzero dipende dalla capacità del Paese di proteggere la sua unicità, soprattutto di fronte alla forza omogeneizzante degli standard internazionali e delle normative europee. Nel migliore dei casi, la Svizzera osa rimanere diversa da qualsiasi altro sistema. Il caso migliore, tuttavia, non è il più probabile.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 17 maggio 2019

Keynes è morto, il lungo termine è infine arrivato





di Francesco Simoncelli


John Maynard Keynes è stato tenuto in grande considerazione per diversi decenni grazie al suo lavoro in economia all'inizio del XX secolo. La teoria che egli rese popolare nel tentativo di comprendere meglio la Grande Depressione, chiamata teoria keynesiana, rivoluzionò la politica economica: Keynes sosteneva una maggiore spesa pubblica e tasse più basse per stimolare l'attività economica , soprattutto durante i periodi di difficoltà economica. Successivamente, molto tempo dopo la sua morte, i suoi discepoli dissero che una performance economica ottimale potesse essere raggiunta attraverso una frequente "messa a punto" dell'economia, attraverso politiche monetarie e fiscali.

La prescrizione iniziale di Keynes si è trasformata in un'applicazione costante anche durante le lievi flessioni cicliche. Infatti in seguito alla crisi finanziaria 2007-2008, la minima turbolenza nei mercati ha costretto i pianificatori monetari centrali a ricorrere a rimedi keynesiani che un tempo erano riservati alle crisi serie. L'effetto è stata una dipendenza globale dallo stimolo economico, ma il triste record di crescita dei Paesi che per anni, se non decenni, vi hanno fatto ricorso, indica che la sua presunta efficacia è diminuita, se non scomparsa. In realtà queste misure disperate hanno causato più danni che benefici, perché un'eccessiva dipendenza cronica da farmaci nel breve termine ha portato ad una grave malattia nel lungo termine. Ormai siamo arrivati al punto in cui, secondo la teoria (neo-keynesiana), abbassare i tassi d'interesse è un modo per prendere in prestito dalla domanda futura al fine di prevenire una recessione oggi; ma poi arriva la pratica e in particolar modo la stagnazione economica in Europa.

Quando i tassi d'interesse raggiungono lo zero, o peggio ancora finiscono in territorio negativo, è lecito ritenere che non ci sia più una domanda futura che possa essere anticipata nel presente. Quindi, dopo un po', se si vuole continuare a consumare oltre la propria produzione, l'unica soluzione è usare i risparmi del passato. Ad esempio, in Germania i tassi di lungo termine sono scesi dal 4,5% del 2007 allo 0,3% di oggi. Ora immaginate un fondo pensione tedesco, o compagnia assicurativa, i cui investimenti sono interamente in bund tedeschi. Inoltre immaginate che il 10% del portafoglio maturi ogni anno e che questo fondo pensione, o compagnia assicurativa, debba versare il 3% del suo valore ogni anno in prestazioni pensionistiche.

Tra il 2007 e il 2011 il rendimento sui bund si è attestato intorno al 3%, quindi il nostro ipotetico fondo pensione non ha avuto problemi. Tuttavia, dal discorso di Mario Draghi del luglio 2012, i rendimenti sui bund sono crollati e ora oscillano attorno allo 0,3%. Per il nostro ipotetico fondo pensione tedesco, il suo reddito da cedole obbligazionarie (0,3%) non è più sufficiente per coprire il pagamento annuale ai suoi pensionati (3%). Ciò significa che deve vendere obbligazioni e le prime che venderà saranno quelle con cedola più alta acquistate tempo addietro, perché sono quelle su cui il fondo ha fatto i maggiori guadagni in conto capitale. Ma vendendo questi strumenti il fondo riceverà in futuro cedole medie più basse, perché i proventi di queste vendite saranno investiti in obbligazioni di nuova emissione con un rendimento molto più basso.

Alla fine, il fondo pensionistico esaurirà le vecchie obbligazioni da vendere e l'unica soluzione sarà o iniziare a pagare le pensioni dando fondo al suo capitale, oppure ridurre drasticamente le sue prestazioni pensionistiche. Quando i tassi di interesse raggiungono lo zero, dopo un po' i guadagni in conto capitale scompaiono e l'unico modo per mantenere il consumo è iniziare a consumare lo stock di risparmi.

Prendiamo la Francia come esempio: una delle cause scatenanti la protesta dei Gilet Gialli è stata la decisione del governo francese di fermare l'indicizzazione delle pensioni al tasso d'inflazione francese. Il livello basso dei tassi d'interesse significa che lo stock dei risparmi francesi è attualmente insufficiente a fornire adeguati rendimenti ai pensionati, quindi per sostenere il potere d'acquisto dei pensionati francesi, quindi l'unica opzione per il governo francese sarebbe stata quella di aumentare le tasse sui lavoratori. Ma una mossa del genere è sia politicamente che economicamente impossibile, dato il livello già elevato delle imposte dirette e indirette.

Una volta che viene raggiunta l'eutanasia del redditiero, le politiche keynesiane smettono di funzionare e come possiamo vedere le vittime principali sono i pensionati. E non solo per quanto riguarda i fondi pensione privati, ma anche e soprattutto quelli pubblici. Attenzione, però, perché nonostante tutte le prove empiriche che abbiamo a nostra disposizione (nonostante lo sapessimo a priori), si sta facendo strada un nuovo tipo di pensiero: le banche centrali possono stampare tutto il denaro che vogliono per compensare le carenze di risparmio. La stampa di denaro affinché gli stati possano spendere anche quando i risparmi non consentono tali spese, ora si chiama Modern Monetary Theory, o MMT.



RIANIMARE KEYNES: A CHE PREZZO?

Il nome è già un ossimoro: non c'è nulla di moderno in questa "teoria monetaria". Confondere la creazione di denaro con la creazione di ricchezza è un dibattito vecchio di 300 anni, qualcosa di già dimostrato dai fallimenti di John Law e dai saggi consigli di Richard Cantillon nel suo Essay on Commerce. Per capire come la MMT sia semplicemente più della stessa cosa che finora ha fallito, è importante ricordare come funziona la politica monetaria convenzionale. Se una banca centrale pensa che i tassi d'interesse dovrebbero essere inferiori per incoraggiare la crescita economica, crea denaro e lo usa per acquistare obbligazioni statali da banche private. Queste ultime, a loro volta, concedono prestiti ad un tasso di interesse più basso, incoraggiando consumi ed investimenti. Se la banca centrale teme l'inflazione, opera il processo inverso. (Va notato che è molto difficile capire quanti soldi creare o eliminare per raggiungere il delicato equilibrio tra prezzi stabili e crescita economica.)

La MMT trasferisce queste decisioni al parlamento. La banca centrale continuerebbe a creare denaro, ma il parlamento di una nazione determinerebbe quanto crearne. Il denaro creato ex novo non passerebbe inizialmente dalle banche, ma dai destinatari dei vari programmi della spesa pubblica. L'inflazione continuerebbe ad essere una preoccupazione, data la mole di denaro che verrebbe creata, e la MMT ha una risposta: le tasse. Nel mondo della MMT le tasse non vengono utilizzate per raccogliere fondi per le spese future, ma per "distruggere" denaro e bilanciare le spese precedenti. Inutile sottolineare come la MMT non eviti affatto il problema della (iper)inflazione.

I politici hanno scarsi incentivi a frenare le spese, perché esse portano benefici nel breve termine (prima delle elezioni) ad un costo nel lungo termine (dopo le elezioni). Né vi è ragione per supporre che i politici aumenteranno le tasse per bilanciare le loro spese. Le tasse sono sempre impopolari; la loro presenza può persino far deragliare il sostegno a politiche popolari. L'atteggiamento miope dei politici è il motivo per cui le economie forti stabiliscono l'indipendenza della banca centrale. Con la MMT avremo lo stesso risultato che abbiamo ora: la spesa supererà di gran lunga le tasse, ma con l'iperinflazione.

Inoltre tasse elevate generano poche entrate, perché riducono l'incentivo a fare tutto ciò che viene tassato: un'imposta sul reddito scoraggia il lavoro, un'imposta sulle vendite scoraggia gli acquisti, un'imposta sulle plusvalenze scoraggia gli investimenti, ecc. C'è un limite a quanti soldi lo stato può incamerare con le tasse e non è possibile bilanciare una spesa illimitata tassando solo i gruppi che sono i migliori ad evitare le tasse. Dal momento che non è possibile bilanciare la creazione di denaro senza restrizioni, tassando solo i ricchi, i politici saranno costretti a combattere l'inflazione con tasse più alte per tutti. Questi ultimi risponderanno di conseguenza, richiedendo più spese mentre i gruppi con interessi speciali vorrebbero esenzioni fiscali. Ancor più di adesso, la spesa pubblica rappresenterà la descrizione dello stato fornita da Bastiat: "Quella grande finzione attraverso la quale ognuno si sforza di vivere a spese di tutti gli altri".

Nel mondo della MMT, dato che il denaro viene creato dallo stato ed è in grado di stamparne quanto ne vuole, esso ha implicitamente il controllo su quantità illimitate di ricchezza reale. Se lo stato determina ciò che dovrebbe essere considerato come denaro e quale sarà il suo valore, ciò significa anche che imporrà il tasso di scambio tra denaro, beni e servizi. Ciò significa che i prezzi verranno stabiliti dallo stato e le forze di mercato verranno aggirate. La teoria economica mostra che tale condotta conduce all'uso inefficiente delle risorse e, a sua volta, all'impoverimento economico. Un esempio a questo riguardo è il crollo dell'Unione Sovietica e l'incapacità delle economie pianificate, come Cuba e Corea del Nord, di sfamare la propria popolazione.



SOLO IL LIBERO MERCATO HA LA SOLUZIONE

La via d'uscita è più libero mercato, il motore di un aumento della produttività, degli standard di vita, della ricchezza real e della prosperità economica. La visione di un ordine anarco-capitalista con un'economia altamente produttiva e una società apolide è in netto contrasto con il sistema di governance socialdemocratico contemporaneo che marcia lungo una maggiore spesa pubblica, più debito pubblico, più burocrazia, più stagnazione produttiva/creativa e meno potere d'acquisto dei salari. Il fine ultimo di questo sistema non è la stabilità, la ricchezza e la libertà, ma la bancarotta, la miseria e la repressione.

L'agenda politica della democrazia moderna afferma che lo stato potrebbe prevenire e curare la disoccupazione, le crisi economiche, le recessioni, l'inflazione, la deflazione e la disuguaglianza e che potrebbe fornire istruzione, assistenza sanitaria e previdenza sociale per tutti. Le promesse di aumento dei redditi e dell'occupazione dominano le campagne politiche, eppure la politica non ha mai soddisfatto queste affermazioni. Le politiche socialiste non funzionano perché distruggono la produttività e quest'ultima è la chiave della prosperità. La risposta non è più interventismo statale, ma eliminare lo stato. Non sarà il socialismo democratico a salvarci, ma l'anarco-capitalismo.

Nuove innovazioni tecnologiche renderanno obsoleto l'apparato politico e consentiranno la privatizzazione delle funzioni dello stato, della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario. Con la fine della politica di partito e del predominio statale monopolistico, la popolazione si scrollerà di dosso un peso finanziario colossale. In un mondo senza stato nel senso convenzionale in cui è inteso, il costo della vita sarà nettamente inferiore a quello di oggi ed i contributi obbligatori richiederanno solo una parte trascurabile del proprio reddito. La produttività sarà così alta che il potere d'acquisto degli stipendi eliminerà le ansie sulla sicurezza del posto di lavoro e il pagamento delle bollette.

Per evitare un nuovo totalitarismo, la risposta è più libero mercato e meno politica. Un sistema politico libero da politiche di partito, unitamente ad un ordine monetario basato sul mercato e alla disposizione privata del diritto e della sicurezza pubblica, ridurrà e infine abolirà lo stato come organizzazione monopolistica di dominio. Un ordine anarco-capitalista permetterebbe alle nuove tecnologie di eliminare la valanga di politiche e regolamenti pubblici che hanno soffocato la società fino ad oggi; eliminare in definitiva il sistema attuale inefficiente, corrotto, ingiusto e che nella sua essenza è anche antidemocratico.

Negli ultimi duecento anni, sin dalla rivoluzione industriale, la tecnologia ha trasformato profondamente l'esistenza umana. Nei prossimi decenni le innovazioni tecnologiche cambieranno il mondo ancor più di quanto accaduto negli ultimi duecento anni. Il libero mercato, insieme alla drastica riduzione dello stato e all'abolizione della politica, eliminerà quegli oneri finanziari che affliggono gli individui ed impediscono loro creare le basi di un ambiente economico prospero. L'intervento statale nella vita economica non porta alla prosperità, la quale invece può essere raggiunta solo da un costante smantellamento dello stato e dalla fine della politica.



IL RUOLO DELLE CRIPTOVALUTE

Ma quali sono le innovazioni tecnologiche di cui abbiamo parlato finora? Possiamo scorgerle sin da ora? Assolutamente sì e mi riferisco alle criptovalute. Bitcoin, nello specifico, potrebbe essere una via d'uscita, il modo migliore per prepararsi alla prossima recessione globale e al successivo reset della mole di debiti impagabili accumulati sino ad ora. Bitcoin è la sensazionale criptovaluta decentralizzata che potrebbe essere la risposta al sistema bancario centrale, il quale da quando è stato creato non ha fatto altro che rendere ciclico l'alternanza boom/bust. Le prospettive economiche stanno diventando così tetre che, come ci ricorda Macleod, esistono inquietanti parallelismi tra oggi e la Grande Depressione.

Il sistema che le banche centrali hanno creato si fonda su basi sabbiose e infine arriverà ad un redde rationem; in tal contesto il decentramento sarà la chiave per assicurarsi che una cosa del genere non debba mai più ripetersi. L'economia globale sembra andare bene, basta chiederlo ai media generalisti, ma tutto sta accadendo mentre uno degli indicatori economici di recessione sta segnalando il proverbiale "allarme rosso". Una delle maggiori preoccupazioni è la crisi del debito, in particolare il debito sovrano, il quale a livello mondiale sta superando i massimi storici. A partire dal disastro del 2008, il valore nominale di tutte le forme di debito è aumentato di decine di migliaia di miliardi di dollari, poiché le banche centrali di tutto il mondo hanno sostenuto i bilanci dei cosiddetti "Too big to fail", le imprese hanno potuto accendere più prestiti per "promuovere la crescita" ed i consumatori hanno speso più che mai. Il tutto mentre gli investimenti improduttivi e la Legge dei Rendimenti Decrescenti hanno continuato a far pagare dazio a quelle realtà che hanno deviato risorse reali scarse verso attività di mercato che le hanno sprecate.


La società occidentale ha accumulato oltre $87,000 miliardi in nuovi debiti sin da allora, accentuando che gli stati e le banche centrali non hanno imparato dagli errori del passato. La storia si ripete e pochi su questo pianeta hanno imparato le lezioni del passato. La situazione fiscale è insostenibile e la Federal Reserve è stata messa a "scacco matto" dal sistema stesso che ha aiutato a creare. Le tecnologie non hanno lo stesso tipo di ciclo vitale degli esseri umani. Sono più simili alle specie, nascono e si evolvono lentamente con i loro habitat. La mania delle ICO ha raggiunto il picco nel marzo 2018, quando le startup blockchain rendevano $1,75 miliardi e il mercato ICO sembrava inarrestabile. A novembre tale cifra era scesa a $360 milioni. Oh, e il prezzo di bitcoin era sceso di circa due terzi. In realtà era inevitabile che scoppiasse, la mania, una necessità del processo di maturazione di questa nuova tecnologia. Ciononostante la stampa ha accolto questo processo come una marcia funebre, un corteo di persone disilluse da un qualcosa che sembrava promettere mari e monti e invece non ha lasciato altro che macerie. Una triste fine, potreste pensare, per tutti coloro che avevano speso tempo ed energie per studiare e cercare di capire meglio cosa fosse bitcoin e come funzionasse. Inutile girarci intorno: il movimento blockchain è morto.

Duecentocinquanta milioni di anni fa la Siberia vide l’inizio di eruzioni vulcaniche che con la loro lava alla fine coprirono un’area di 770.000 miglia quadrate e non si fermarono per un milione di anni. Si stima che il 96% delle specie marine e il 70% degli abitanti della terra si fossero estinti. È conosciuto come l’evento di estinzione del Permiano-Triassico. Ciononostante la vita è andata avanti, dopo molte prove e tribolazioni, ed eccoci qui a commentare la morte del movimento blockchain. Nella grande narrazione della vita sulla Terra, una catastrofe di proporzioni che non possiamo lontanamente immaginare è stata ridotta ad una pagina di Wikipedia e ad alcuni documentari su Discovery Channel. Col senno di poi siamo molto bravi a spiegare come una tecnologia ha cambiato il mondo. Pensate ad Internet. Pensate a come le auto abbiano sostituito i cavalli e a come anche l’uomo medio capisca di motori. Quello che non comprendiamo all’inizio, il disordine durante le transizioni, è la cosa davvero interessante.

Nell’ultimo anno un movimento è morto e sono stati piantati i semi di un’industria. Quando un gruppo di piccoli imprenditori indipendenti trova una nuova idea, spesso decide di far parte di una rivoluzione che sconvolgerà lo status quo. Niente di più vero con la tecnologia Bitcoin/blockchain. La sua natura, in cui gli individui possono fare a meno degli intermediari, ha spinto le persone a considerare le sue applicazioni come un elisir per qualsiasi problema politico nel mondo. Le persone hanno iniziato a sognare ad occhi aperti, sognare di abbattere vecchi ordini che disprezzavano. L’opposizione a questa tecnologia ci ha fatto vedere anche strani compagni di letto: i più ardenti gold bug ed i socialisti hanno visto minacciati i loro giocattoli preferiti. Le chiacchiere sui social media secondo cui la blockchain è o il fondamento di una società utopica o una grande truffa si trascineranno ancora un po', ma non ha più importanza ormai.

Anche il più recente scandalo intorno a Bitfinex non ha più importanza, e infatti il prezzo di Bitcoin ne è stato solo marginalmente influenzato. L'unica vera stablecoin è una ancorata all'oro, come Ekon, le altre, quelle legate alle valute fiat, sono solo l'eredità che un mondo morente cerca di ancorare a quello nascente. KYC, riserva frazionaria, centralizzazione dei depositi, certificazione di terzi della presenza di riserve, ecc., sono tutti figli del mondo che Bitcoin è nato per sostituire. Quello attuale è un periodo di transizione, di comprensione potremmo dire.

La tecnologia Bitcoin/blockchain cambierà il mondo, ma probabilmente non nel senso di cui è stato discusso negli ultimi anni. Alcuni dei “sopravvissuti” potrebbero avviare mega società che diventeranno nomi noti a tutti nel futuro prossimo; altri saranno assunti da banche di Facebook, Google o Wall Street che potrebbero andare a costituire lo status quo che hanno cercato di rovesciare. Quelle società li cambieranno e loro cambieranno quelle società. Tra 20 anni avremo una storia da raccontare e la sentiremo ripetere anche nei documentari: come è morto un movimento, da cui è nato un settore industriale nuovo che ha apportato miglioramenti alla vita di tutti i giorni e si è evoluto incenerendo gli scetticismi che ancora oggi stentano a scomparire. Un esempio recente è il continuo travaso di bile di Roubini senza aver capito niente della tecnologia bitcoin. Equiparare bitcoin ad una bolla in generale è una cosa che ci si può aspettare da parte di chi non dispone degli strumenti di base per comprendere né la struttura del libero mercato, e quindi la scienza economica, né bitcoin. Queste equiparazioni sono equivalenti alla seguente di Paul Krugman, premio Nobel per l’economia: “Entro il 2005 sarà divenuto chiaro che l’impatto di Internet sull’economia non sarà superiore a quello del fax”. Ricordiamoci quindi di questi articoli fra qualche anno, come oggi ci ricordiamo di queste parole di Krugman.



CONCLUSIONE

Il "lungo termine" cui Keynes faceva riferimento nei suoi scritti è infine arrivato e la maggior parte delle persone non è pronta ad affrontare le conseguenze di questa situazione. Infatti giustificare ad oltranza il keynesismo in tutte le sue assurde prescrizioni economiche, crisi economica dopo crisi economica, ha silenziosamente distrutto l'ultimo baluardo su cui si fonda la fiducia nelle autorità di pianificazione centrale: le pensioni. Durante la prossima recessione i fondi pensione, che sono già fortemente sottofinanziati, cadranno in un buco nero finanziario dal quale non potranno mai scappare.


Stati e città, molti dei quali emettono obbligazioni per coprire le loro spese, saranno declassati a spazzatura e il loro accesso al credito sarà pesantemente tagliato, a meno che non aumentino le tasse (economicamente impossibile) o taglino i benefit previdenziali (politicamente impossibile). Le città e gli stati più deboli saranno costretti ad andare in default, gettando nel caos il mercato dei bond municipali e statali. Di fronte a un fallimento a cascata di una parte cruciale dell'universo del reddito fisso, le banche centrali reagiranno come hanno fatto nel 2008 accarezzando l'idea di seguire le idee della MMT. A quel punto c'è una buona possibilità che la crisi si diffonda dalle pensioni alle valute fiat.

Sarà questa la molla che spingerà la maggior parte delle persone a rifugiarsi nelle criptovalute, oltre a perdere la fiducia nello stato per quanto riguarda le prestazioni pensionistiche, che come ci stanno insegnando Venezuela, Brasile e Argentina sono l'unico modo affinché gli individui possano trattenere potere d'acquisto e libertà.


giovedì 16 maggio 2019

L'austerità funziona... quando i mercati sono lasciati liberi di agire





di Anthony P. Mueller


Cercare di superare una crisi finanziaria con dosi maggiori di debiti è inefficace e la cosa è auto evidente, visto che sarebbe solo un ulteriore passo in avanti verso la bancarotta definitiva. Per superare una crisi finanziaria sono necessarie politiche a favore delle imprese private. L'austerità non è dolorosa quando la contrazione del settore pubblico è accompagnata dall'espansione del settore privato: la ricetta per far funzionare l'austerità richiede l'eliminazione degli interventismi centrali e l'alimentazione dello spirito imprenditoriale. I policymaker non dovrebbero litigare sui tagli alla spesa, ma determinare che cosa deve essere fatto per far espandere il settore privato mentre il settore pubblico si restringe.



Politiche fallimentari

Come gli economisti della scuola Austriaca hanno spiegato molto tempo fa, l'austerità (e non più spesa) è la via per uscire da una depressione. Un nuovo studio empirico su 16 economie avanzate ha pienamente confermato la tesi che l'austerità funziona. La ricerca ha rilevato che una considerevole riduzione del deficit di un Paese e la stabilizzazione del debito pubblico, sono il modo per recuperare e riconquistare la crescita economica.

Eppure la credenza popolare dice che il debito, attraverso più deficit, verrebbe finanziato da maggiori entrate fiscali perché la spesa pubblica "stimola" l'economia. I politici guadagnano consensi con questa falsa tesi. Eppure questi sostenitori ignorano che l'emergere di una crisi del debito è di per sé la prova che il cosiddetto moltiplicatore fiscale della spesa pubblica non ha funzionato come promesso. La materializzazione di una crisi del debito significa che il farmaco miracoloso ha fallito.

Quando emerge una crisi del debito, gli stati cercano di ignorare la verità e la popolazione non vuole sentire che la baldoria della spesa dovrebbe finire. I politici ottengono il loro posto nel governo come spacciatori di pasti presumibilmente gratis, di conseguenza non sono in grado di giustificare la necessità di una minore spesa pubblica. Va contro la natura di coloro che vivono di stato dire che la soluzione è una minore attività statale.

Anche quando la crisi del debito pubblico è diventata un'emergenza nazionale, non si placano i soliti fuochi d'artificio di una retorica delle illusioni. È molto più probabile che la stessa negligenza che ha provocato la crisi del debito persisterà anche quando arriva la crisi del debito. Un Paese può definirsi fortunato quando dà una possibilità all'austerità.

Una crisi del debito mostra che ora è necessario liberare risorse per il settore privato. Quando l'espansione della produzione privata compensa la contrazione del settore pubblico, diminuirà il carico del debito del Paese. Non più spesa pubblica, come sostengono i risparmiatori di deficit, ma ridurla e far spazio all'espansione del settore privato salverà l'economia.

Coloro che preferiscono più spesa pubblica di fronte ad una crisi del debito pubblico suggeriscono che la stessa strategia che ha portato alla calamità sarebbe la sua soluzione. La presenza di una crisi del debito dimostra che è stato accumulato troppo debito e per superare tale crisi sono necessari più risparmi, non meno.



Austerità senza rimorsi

La ripresa economica dopo la seconda guerra mondiale negli Stati Uniti e in Europa occidentale ci fornisce un'impressionante conferma della tesi secondo cui i tagli alla spesa pubblica stimolano l'attività economica quando realizzati in combinazione con un miglioramento del clima degli investimenti.

All'epoca la riduzione della spesa pubblica, quando la macchina da guerra americana dovette essere ridotta, avvenne in un'atmosfera che era tornata favorevole agli affari privati. Mentre l'incertezza e la politica economica del presidente Roosevelt ridussero l'economia privata a favore del settore pubblico e dell'occupazione statale durante la Grande Depressione e negli anni della guerra, era emerso un nuovo periodo per la libera impresa negli Stati Uniti e negli altri Paesi (Germania occidentale e Giappone, ad esempio).

Un altro esempio istruttivo è quello di mettere a confronto le politiche del Regno Unito dopo la fine delle guerre napoleoniche e quelle adottate dopo le due guerre mondiali.

Debito pubblico del Regno Unito, 1692-2011

Sulla scia delle guerre napoleoniche all'inizio del XIX secolo, il debito pubblico britannico era cresciuto oltre il duecentocinquanta percento rispetto al suo prodotto interno lordo. Nel secolo che seguì la guerra, terminata nel 1815, il Regno Unito abbatté il suo debito e sperimentò il suo più glorioso periodo di prosperità economica. Al contrario, l'economia britannica ha vissuto periodi prolungati di stagnazione economica sia dopo la prima guerra mondiale che durante la seconda guerra mondiale.

Le politiche economiche di questi periodi non potrebbero essere più diverse. Mentre nel XIX secolo la Gran Bretagna seguì una politica economica basata sugli ideali del liberalismo classico, il Paese adottò politiche interventiste dopo la prima guerra mondiale e fece lo stesso dopo la seconda guerra mondiale fino alla fine degli anni '70. Mentre la Gran Bretagna ha guadagnato ricchezza e prosperità nel XIX secolo, ha sperimentato declino economico e stagnazione nel XX secolo.



La prossima crisi

Negli Stati Uniti il peso del debito (debito pubblico in percentuale del prodotto interno lordo del Paese) è aumentato dall'82% nel 2008 al 105% nel 2016. Questa cifra è destinata ad esplodere quando arriverà la prossima recessione o i tassi d'interesse saliranno. Il Giappone è sprofondato nel debito per oltre due decenni e l'onere del debito della nazione è salito oltre il 250%. Il Giappone fornisce l'esempio più eclatante del fatto che enormi programmi di spesa pubblica e ZIRP non sono utili quando il sistema statale non viene sostituito da riforme radicali orientate al libero mercato.

Qualunque siano le circostanze specifiche della prossima crisi finanziaria, si unirà ad una crisi del debito pubblico. Infatti molti Paesi del mondo, non solo la Grecia alcuni anni fa o attualmente il Brasile, sono in una crisi del debito. Stati Uniti, Giappone, molti Paesi europei: una crisi del debito pubblico incombe su quasi tutte le economie avanzate. La crisi non è ancora diventata acuta in suddetti Paesi perché le banche centrali hanno acquistato il debito pubblico ad un ritmo senza precedenti e hanno applicato tassi d'interesse estremamente bassi. Ora queste politiche stanno raggiungendo il loro limite e la prossima recessione rappresenterà anche la prossima grande crisi del debito.

Quando i tempi sono normali, l'investitore può considerare i titoli di stato buoni quanto la propria valuta. Infatti acquistarli può essere un'alternativa redditizia al risparmio in valuta; invece di prestare il proprio denaro alle banche commerciali in un conto di risparmio, il risparmiatore presta i suoi fondi allo stato. Quando il mercato obbligazionario è liquido, e il mercato delle obbligazioni è solitamente uno dei mercati finanziari più liquidi, le obbligazioni sono un sostituto completo della valuta (con l'ulteriore vantaggio di guadagnare interessi).

Finché l'interesse sulle obbligazioni compensa la perdita dovuta all'inflazione dei prezzi, l'investitore può sentirsi salvo. Cosa succede quando l'inflazione dei prezzi supera le aspettative? In questo caso il calcolo che è stato effettuato al momento di decidere di acquistare le obbligazioni non è più valido: quanto più il nuovo tasso d'inflazione atteso supera il livello precedente, tanto meno favorevole sarà mantenere le obbligazioni. Gli investitori iniziano a vendere obbligazioni ed i nuovi investitori le acquisteranno solo ad un tasso di interesse più elevato. La superiorità delle obbligazioni rispetto alla valuta va in frantumi. Poi si scopre che l'assioma della MMT, che lo stato può spendere senza tener conto delle entrate, che "i deficit non contano", diventa una falsa promessa.

Una volta che le aspettative inflazionistiche cominciano a salire e le proiezioni trovano conferma, lo stato diventa un debitore ordinario e in quanto tale è affidabile solo quanto può onorare il proprio debito. Cessa il privilegio dello stato come emettitore degno di fiducia della moneta della nazione; questo fenomeno è comunemente chiamato "perdita di fiducia". In termini economici ciò significa che l'investitore non considera più i titoli di stato tanto buoni quanto la valuta.



Conclusione

Quand'è che gli stati riconosceranno che non esiste un'alternativa all'austerità quando si raggiunge il limite di debito contraibile? Quand'è che gli stati riconosceranno che l'austerità non ha bisogno di essere dolorosa e basta solo effettuare tagli alla spesa in combinazione con un miglioramento del contesto economico del settore privato? La scelta tra il taglio della spesa pubblica o un aumento della stessa si riduce alla scelta tra accettare un periodo di avversità o andare avanti illudendosi che le cose si sistemeranno da sole. Alla fine la verità viene sempre a galla. Solo un cerebroleso potrebbe optare per una maggiore spesa. Tuttavia la semplice riduzione della spesa pubblica non è sufficiente: ciò che deve essere fatto è combinare i tagli alla spesa con una politica convincente di promozione della libera impresa senza alcuna riserva.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 15 maggio 2019

Le banche centrali stanno tenendo in piedi il mercato azionario

Il rallentamento giapponese non sorprende più nessuno, perché è al suo terzo decennio di stagnazione per mascherare l'insostenibilità di un modello demografico e produttivo con politiche di spesa pubblica e monetarie inconcludenti. Il problema più preoccupante, però, rimane l'Europa che ha completamente abbandonato il suo programma di riforme per scommettere tutto sul miraggio della politica monetaria, mentre fermentano i rischi economici, demografici, statali e politici. I dati dalla Germania rimangono deboli e nel resto dell'Eurozona la fragilità delle economie è legata sia agli squilibri fiscali che all'interventismo statale eccessivo. Ciononostante la maggior parte dei Paesi dell'Eurozona sta pericolosamente ignorando la possibilità di una crisi economica e, peggio ancora, propone una grande spesa pubblica e tasse elevate come "soluzione". Alcuni richiedono addirittura uno stimolo enorme dalla Germania. Fare gli stessi errori degli altri Paesi non è una politica di crescita, è un'azione suicida. Non ci sono prove che la Germania stia importando meno del necessario, al contrario, il suo utilizzo industriale è passato dal 71% del 2009 all'86% di oggi. Nel frattempo gli investimenti privati ​​sono ai massimi pre-crisi. Non possiamo chiedere alla Germania di commettere gli errori degli altri per mascherare gli squilibri dei suoi partner europei. Il problema dell'Eurozona è triplice: demografico, interventismo fiscale/monetario e mancanza di leadership tecnologica. Se aggiungiamo il rischio politico di alcuni governi che vogliono penalizzare i settori ad alta produttività mentre sovvenzionano quelli a bassa produttività, abbiamo un quadro economico che non sarà risolto da altre iniezioni di liquidità e tassi bassi. Con i tassi a zero e quasi €1,800 miliardi di liquidità ex novo, il problema dell'Unione Europea non è il moderato rallentamento globale. Sta perpetuando un modello rigido, interventista e pesantemente invadente dal punto di vista fiscale e sociale.
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di Thorsten Polleit


I mercati finanziari sembrano avere molta fiducia nell'efficacia della politica monetaria delle banche centrali, nel senso che mantenendo bassi i tassi d'interesse le economie continueranno ad espandersi ed i prezzi degli asset, in particolare, continueranno a salire. C'è una buona ragione affinché risparmiatori ed investitori ragionino molto attentamente sulla presunta verità di tale affermazione.

La domanda chiave è questa: qual è la relazione effettiva tra il tasso d'interesse ed i prezzi degli asset, in particolare i prezzi delle azioni? Per rispondere a questa domanda, può essere utile dare un breve sguardo al ben noto "Modello di Crescita di Gordon", il quale ci mostra la relazione funzionale tra il prezzo delle azioni di un'azienda e il suo livello di profitto, il tasso d'interesse e il tasso di crescita del profitto dell'azienda. La formula è:

prezzo azione = D / ( i - g )

dove D = dividendo, i = tasso di interesse e g = crescita del profitto.

Se, per esempio, D = $10, i = 5% e g = 0%, il prezzo delle azioni sarà $200 [10 / (0,05 - 0) = 200]. Se g sale fino al 2%, il prezzo delle azioni salirà a $333,3. Se la banca centrale abbassa il tasso d'interesse al 4%, il prezzo delle azioni salirà ulteriormente a $500,0. Se poi g scendesse all'1%, il prezzo delle azioni scenderebbe a $333,3, e se g scendesse ancora più in basso allo 0,005%, il prezzo delle azioni scenderà a $285,7.


Questo piccolo esempio mostra che una banca centrale può far salire i prezzi delle azioni abbassando il tasso d'interesse. Tuttavia che dire dell'effetto del tasso d'interesse sulla crescita degli utili delle imprese? Da un punto di vista keynesiano si potrebbe dire che tassi d'interesse più bassi innescano nuove spese e ciò dovrebbe accrescere i profitti delle imprese. Mentre potrebbe essere così nel breve periodo, ci si potrebbero aspettare effetti ulteriori nel lungo termine: la forza di un'economia potrebbe scemare.

Ad esempio, tassi d'interesse artificialmente bassi mantengono vivi i business non redditizi, impedendo ai produttori migliori di guadagnare quote di mercato. Ciò, a sua volta, rallenta la pressione concorrenziale nei mercati, determinando una minore crescita ed una minore occupazione e, infine, deteriorando la situazione dei profitti delle imprese. Inoltre i bassi costi del credito invitano gli stati ad incrementare la spesa in deficit, dirottando le risorse scarse in progetti improduttivi. Il benessere materiale delle persone rimane al di sotto del suo potenziale.

Quanto detto qui sopra indica uno scenario scomodo: le banche centrali, attraverso la loro politica di tassi d'interesse estremamente bassi, fanno salire i prezzi delle azioni a livelli sempre più alti. Poi, ad un certo punto, gli investitori tengono conto dell'effetto controproducente della politica dei tassi bassi e rivedono al ribasso le loro aspettative sulla crescita futura degli utili delle imprese. Una volta iniziato il declino del prezzo delle azioni, è piuttosto difficile fermarlo.

Inutile dire che un calo dei prezzi delle azioni rappresenterebbe anche un freno ai prezzi di altri beni, come, ad esempio, materie prime, beni intermedi e prezzi delle abitazioni. Uno calo generale dei prezzi sarebbe un pesante onere per il sistema di oggi, in primo luogo perché potrebbe innescare un massiccio giro di default: quando i redditi nominali dei mutuatari scendono in generale, o calano al di sotto delle loro aspettative, troveranno maggiori difficoltà a servire il loro debito.


Nel caso estremo, il sistema fiat money potrebbe persino crollare. Infatti se il mercato del credito, a causa di insolvenze diffuse, facesse aumentare i costi dei prestiti e rendesse il credito meno accessibile ai mutuatari, è molto probabile un crollo. Ciò farebbe davvero esplodere la struttura produttiva e occupazionale dell'economia che è stata creata nel periodo di tassi d'interesse artificialmente abbassati.

Certo, gli stati e le loro banche centrali vorrebbero impedire, con ogni mezzo, una deflazione dei prezzi e il conseguente crollo. In questo sforzo possono contare sul sostegno della popolazione: alla gente non piace la recessione e la disoccupazione. Un'opzione che i pianificatori monetari centrali potrebbero avere in mente è spingere i tassi d'interesse in territorio negativo, almeno in termini reali. Tuttavia, questo potrebbe non essere tanto facile come sembra.

Infatti c'è qualcosa chiamato "limite zero dei tassi d'interesse nominali". Significa che i tassi d'interesse nominali non possono essere spinti sotto lo zero. Quindi, se e quando i prezzi scenderanno, i tassi d'interesse rimarranno positivi, o addirittura saliranno in termini reali. E questo certamente non fermerebbe il dissesto della piramide del credito e così le banche centrali vedranno solo una via d'uscita: la stampa di denaro per acquistare un'ampia gamma di asset e/o il proverbiale "denaro dagli elicotteri".

Ma chi riceverà questi soldi? Dovrebbero finire nelle mani dei consumatori, degli imprenditori, delle banche, o dello stato? O a tutti loro? E quanti soldi dovrebbero essere emessi? Dovrebbero essere emessi all'inizio o alla fine del mese? Tutti dovrebbero ottenere lo stesso importo o, diciamo, un aumento del 10% dei propri depositi bancari? Qual è il principio corretto per distribuire nuove quantità di denaro? Benvenuti nel socialismo!

La politica monetaria di tassi d'interesse estremamente bassi è lungi dall'essere innocua, anche se sembra essere anticiclica e sembra sostenere i mercati degli asset nel breve periodo, suggerendo che tutto va bene. Vi sono solide ragioni economiche per supporre che la politica dei tassi d'interesse artificialmente bassa delle banche centrali sia controproducente; e più i tassi d'interesse rimangono a livelli soppressi, più sale il rischio che qualcosa vada storto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 14 maggio 2019

Avete scritto in tempo il vostro necrologio su Bitcoin?





di Jeffrey Tucker


La capitalizzazione di mercato delle criptovalute è ora superiore del 300% rispetto a due anni fa. Tra i maggiori cambiamenti di due anni fa c'è il dominio di Bitcoin (BTC) sul settore, nonostante il suo calo di prezzo dell'85% sin da gennaio 2017 (ridimensionato oggi a circa il 50%). Questo cambiamento è per lo più riconducibile all'aumento dei token specializzati che soddisfano le varie esigenze del mercato, qualcosa che ben pochi avrebbero potuto prevedere 5 anni fa.

Se siete sorpresi, potreste aver letto troppi necrologi che hanno trattato Bitcoin e tutti i prodotti correlati come una mania speculativa piuttosto che un'innovazione meritevole di seria attenzione. Ironia della sorte, sono queste stesse persone che non smettono mai di inveire contro le manie speculative nelle criptovalute (una tecnologia che ha solo dieci anni!) che ignorano il valore sottostante di un nuovo sistema per la gestione della proprietà e dei flussi di titoli di proprietà.

I miei dati sono selettivi ed escludono il rally selvaggio del dicembre 2017, un momento in cui le file ai bancomat bitcoin erano all'ordine del giorno. Comprare alto e hodlare sarebbe stato... deplorevole.

Potete leggere innumerevoli storie di come tante persone siano state risucchiate in una bolla e si siano rovinate la vita investendo in varie criptovalute. La gente usa questo unico evento come un modo per dire che il mondo crypto non è altro che un bell'oggetto che non ha alcun valore.

In realtà il boom/bust 2017-18 non è stato storico, ma piuttosto una ripetizione degli stessi alti e bassi che abbiamo visto dall'ottobre 2009 quando è stato pubblicato il primo prezzo di mercato di Bitcoin. Ci ricorda una vecchia verità: la maggior parte della gente compra alto e vende basso. Ecco perché c'è un tale profitto nel fare il contrario, ma andare contro la tendenza è più difficile di quanto sembri perché, a quanto pare, il futuro è inconoscibile.



La frenesia alimenta altra frenesia

Tutti i prezzi, specialmente quelli di una nuova risorsa che invita la partecipazione pubblica alla sua valutazione, sono soggetti nel breve termine ad ondate di psicologia umana. Nel 2013 lavoravo per una società che pubblicava newsletter sugli investimenti. La compagnia non smetteva mai di cercare di ottenere nuovi abbonati, ma c'era sempre lo stesso problema: se avesse spinto un'idea di cui nessuno aveva sentito parlare, o un titolo o una risorsa che era da poco venuta alla ribalta sul mercato, gli aspiranti abbonati non ne sarebbero rimasti impressionati.

Il momento in cui le persone si entusiasmano per un investimento è solitamente il momento preciso in cui è già ipercomprato. Quindi la società avrebbe inviato sollecitazioni basate su temi nelle notizie, sapendo perfettamente che quelle risorse avrebbero affrontato una correzione di prezzo, ma ritenendo anche che ci fosse valore serio nel lungo termine. Ciononostante un gruppo di persone arrabbiate avrebbe scritto alla compagnia con l'intenzione di denunciarla per i pessimi risultati nel breve periodo. La metà avrebbe annullato il proprio abbonamento.

La società ne era pienamente consapevole, ma le commercializzava comunque. I suoi dati di vendita hanno dimostrato che questo era il modo migliore per ottenere abbonati. Se manteneva metà delle persone che si erano iscritte, aveva un modello vincente.

Non è cinismo, era solo la realtà. Non si possono vendere prodotti che le persone trovano noiosi. Gli asset finanziari sottocosto sono sempre noiosi, invece gli asset costosissimi sono eccitanti.

In questo senso, i mercati delle criptovalute non sono diversi dagli altri, tranne che si sono dimostrati più volatili, il che è esattamente ciò che ci si aspetterebbe da una tecnologia completamente nuova. Il sentimento degli investitori passa dalla disperazione all'esuberanza in un lasso di tempo brevissimo.



L'astrattismo delle criptovalute

Le criptovalute ha aggiunto il problema che l'intera faccenda sia solamente astratta. Alla fine si tratta sostanzialmente di codice informatico. Sebbene da un quarto di secolo ci troviamo nell'era digitale, molte persone rimangono incredule. Pensano che la ricchezza sia ciò che si possa toccare, che il denaro sia ciò che si fa tintinnare in tasca. Il valore non può essere costituito da vari uno e zero. Anche ora i relatori nelle conferenze denunciano il nostro mondo fatto di social media, giochi online, ecc. e dicono che è stata una bolla gigantesca. "Dobbiamo tornare a fare le cose concrete" è un tema che si sente sia nei circoli progressisti che in quelli conservatori.

A questo problema si aggiunge la combinazione di funzionalità delle criptovalute che le persone ancora non capiscono. Rete distribuita, hashing, protocolli di proof-of-work, crittografia: chi, se non gli specialisti, possono dare un senso a tutto questo? La maggior parte delle persone non ha idea di quale sia il caso d'uso, né tanto meno quale sia il suo scopo finale (la mia risposta rapida: è la migliore tecnologia mai scoperta per documentare i diritti di proprietà).

Perché così tanti non hanno la pazienza di capire, e forse perché così pochi possono spiegarlo in modo coerente, c'è una strana moda di voler sfatare il tutto. Ogni volta che il mercato scende, le persone si impegnano a scrivere necrologi. Ho visto ripetersi questa farsa sin da quando il prezzo di Bitcoin era di $14.

La tendenza è decisamente vecchia, visto che c'è un sito chiamato Bitcoin Obituaries che ha registrato 350 necrologi. Guardate il primo: "L'unica cosa che ha mantenuto vivo il Bitcoin così a lungo è la sua novità. O rimarrà una novità per sempre o passerà dallo stato di novità a quello di morte più veloce di quanto voi possiate battere le palpebre."

Il prezzo all'epoca era di $0,23. Ricordo di averlo letto e di aver pensato: "Oh, non vedo l'ora che questa cosa raggiunga i $1.000; allora la gente smetterà di scrivere queste sciocchezze." E sapete cosa? Il prezzo ha snobbato queste persone. Forse a $5.000 avrebbero cambiato idea? A $10.000?

Invece no e infatti ecco una dichiarazione più recente: "Sembra proprio che abbiamo un bust in atto... Che le criptovalute recuperino o meno, e dubito che lo faranno, è chiaro che la loro volatilità le rende inadatte a fungere da mezzo di scambio."

Questo è stato scritto nel settembre 2018, un periodo in cui quella brillante mente non riusciva a controllare i dati che mostravano che le transazioni per blocco erano aumentate drasticamente dal febbraio 2018. Lo stesso vale per le transazioni giornaliere. Per quanto riguarda la volatilità, la maggior parte del 2018 è stato un anno di stabilità dei prezzi, con grande dispiacere degli investitori.

Questi fatti non contano per coloro che vogliono solo denigrare. La tecnologia di base non ha importanza, perché queste persone non mostrano quasi alcun interesse al riguardo.

A dire il vero, non sto prevedendo che bitcoin core (BTC) vincerà questa battaglia tra le varie criptovalute; forse il suo dominio aumenterà o forse la diversificazione sarà la via del futuro. Non sto nemmeno dicendo che salirà di prezzo per sempre, forse scenderà di nuovo. Prevedo persino che accadrà qualunque sarà il suo nuovo massimo.

In passato ho previsto perfettamente i $1.000 e sono diventato piuttosto famoso per la mia previsione stravagante; quello che non sono riuscito a prevedere era il suo successivo ribasso a $350.

Non c'è disonore in questo. Quello che mi infastidisce, invece, è il senso ridicolo di certezza che hanno coloro che parlano delle criptovalute e di tutti i mercati finanziari; che le loro belle menti sono più intelligenti del mercato stesso. Non è affatto così, ma un giornalista o un intellettuale convinto è difficile da far ricredere.

Se non avete scritto quel necrologio su Bitcoin, potete provare l'emozione di sapere ciò che non potete sapere. Dimostra un punto nello spirito di F.A. Hayek che non smette mai di risuonarmi in testa: se sapessimo per certo cosa ci porterà il mercato, non avremmo bisogno del mercato per saperlo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/