lunedì 3 agosto 2020

C'è davvero una “seconda ondata”: più emorragie di posti di lavoro, redditi, inadempienze e fallimenti aziendali





di David Stockman


Il Tristo Mietitore dell'era moderna ha da tempo lasciato l'epicentro della sua breve furia a New York, dove le azioni sciocche di Cuomo hanno causato un'ondata di infezioni, malattie e morte nelle case di riposo, che rappresentano quasi interamente l'impennata nella conta delle morti CON Covid durante il mese di aprile

Al contrario, nel mese di luglio New York ha fatto tamponi a tutto spiano, ma non ha visto nuovi casi di Covid. Rispetto ad un totale di 1.250.000 tamponi durante il mese scorso, solo 13.872 sono risultati positivi e molti di questi sono le stesse persone che ripetono il test al fine di ottenere la licenza per tornare al lavoro.

In ogni caso, il tasso lordo dei positivi è solo dell'1,1% e probabilmente molto meno se i dati fossero stati de-duplicati.

Allo stesso modo, ci sono state in media solo 10 decessi CON Covid segnalati durante le prime tre settimane di luglio, una piccola frazione dei 500-800 decessi al giorno (la stragrande maggioranza nelle case di riposo) segnalati nel mese di aprile.

Inoltre, non vi è alcun mistero sul motivo per cui la curva sta (per fortuna) precipitando in basso: questo virus, come quello dell'influenza, colpisce prima la popolazione più debole e più vulnerabile, e in seguito tende a soccombere quando i sistemi immunitari delle parti più sane della popolazione si uniscono alla battaglia.


Ciò che significa tale naturale progressione del contagio è che il lockdown del Governatore Cuomo non aveva praticamente nulla a che fare con il ritiro gradito del coronavirus.

Ciò è evidente dal confronto con la Svezia, che praticamente non ha avuto alcun lockdown. Ieri il tasso di mortalità CON Covid era di 130 per 100.000 persone per lo stato di New York in generale, e di 235, 223 e 200 per 100.000 abitanti nel Bronx, nel Queens e a Brooklyn.

Al contrario, il tasso di mortalità in Svezia è stato di circa 55 per 100.000 abitanti, e la percentuale preponderante di questi era costituita da persone di età superiore ai 70 anni.

In ogni caso, il grafico qui sotto dice tutto. Il Governatore Cuomo non ha "appiattito la curva" rispetto al sistema sociale ed economico aperto in Svezia, e ha anche determinato un tasso di mortalità 2,5 volte più alto su base cumulativa.


Allo stesso modo, non c'è alcuna "seconda ondata" nelle cosiddette aree hot spot negli Stati Uniti del sud. Come nel caso di New York, il virus si sta semplicemente muovendo attraverso la popolazione in un lasso di tempo di un mese o due in ritardo rispetto alla diffusione del contagio originale nel Nordest; e, ancora una volta, sta incontrando il suo nemico naturale rappresentato dai sistemi immunitari delle parti più sane della popolazione.

La prova è semplice ed è misurata dal tasso di ospedalizzazione per nuovi casi. Quest'ultimo è precipitato dal 15-20% nei primi giorni del contagio in questi nuovi cosiddetti stati hot spot, ma ora è a cifra singola. I dati per nuovi casi, ricoveri e il rapporto di ricovero per i primi 20 giorni di luglio includono quanto segue:
  • Florida: 207.960 nuovi casi, 6.726 ricoveri aggiuntivi = 3,2%
  • Arizona: 65.968 nuovi casi, 1.962 ricoveri aggiuntivi = 3,0%
  • Tennessee: 36.245 nuovi casi, 1.047 ricoveri aggiuntivi = 2,9%
  • Georgia: 64.284 nuovi casi, 3.996 ricoveri aggiuntivi = 6,2%
  • Arkansas: 13.150 nuovi casi, 883 ricoveri aggiuntivi = 6,0%
  • Carolina del Sud: 35.046 nuovi casi, 1.328 ricoveri aggiuntivi = 3,8%
  • Mississippi: 21.642 nuovi casi, 610 ricoveri aggiuntivi = 2,8%

In una parola, i tassi di ospedalizzazione del 3-6% non sono indicativi di una crisi di salute pubblica o di una terribile malattia che sta devastando la popolazione. In realtà, sono solo leggermente al di sopra dei tassi di ospedalizzazione per la normale influenza invernale.

Il grafico seguente è la valutazione del CDC per le stagioni 2010-2018 e mostra che il tasso di ospedalizzazione per casi infetti è stato in media dell'1,5%-2,0% in tale periodo di otto anni; e questo a fronte di una generosa stima di malattie influenzali totali, non casi confermati in laboratorio come con le attuali statistiche di Covid.

Tuttavia, il punto non ha bisogno di essere specificato: non chiudiamo bar, ristoranti, palestre, parrucchieri, cinema, centri commerciali ecc., ogni inverno a causa dell'influenza. Tuttavia questo è esattamente ciò che la dittatura sanitaria sta ora sollecitando per gli stati sopra elencati di fronte ad un virus che è solo leggermente più grave del normale.

Detto in altro modo, anche ora il 94-97% dei "nuovi casi" nei cosiddetti stati della zona rossa sono asintomatici o provocano lievi sintomi che poi guariscono. La presunta economia più grande di sempre è ora sommersa da disoccupazione, fallimenti aziendali, insolvenze nei pagamenti e una popolazione spaventata.

Inutile dire che è stato Fauci e la sua banda di cialtroni "esperti" che hanno spianato la strada a governatori, dipartimenti di sanità pubblica, sindaci e funzionari minori affinché potessero attaccare i mezzi di sussistenza e il benessere dei propri elettori.


Oltre al danno la beffa: Fauci ha avuto il coraggio di presentare lo stato di New York come brillante esempio al resto della nazione quando, in realtà, il governatore si è dannatamente sbagliato dato lo tsunami di morti nella casa di riposo dello stato.

Il fatto è che il tasso di mortalità di New York per 100.000 abitanti è ben più di 2 volte maggiore rispetto alle controparti europee di Italia, Spagna e Regno Unito; ed è in realtà più di 4,5 volte più alto della Florida e 9,5 volte più alto di quello del Texas.

Di fronte ad un tale giudizio sconsiderato, il marchio di fabbrica di Donald, "Sei licenziato!", sarebbe il minimo che ci si potrebbe aspettare. Soprattutto alla luce di funzionari Dem assetati di potere che hanno intensificato i loro attacchi all'economia di Main Street.

I sovrani Dem della contea di Broward, in Florida, per esempio, hanno emesso un ordine che richiede ai proprietari di abitazioni di imporre l'uso di amscherine per i visitatori nelle loro case, pena la multa o il carcere.

Allo stesso modo, il sindaco della contea Dale Holness "ha annunciato un coprifuoco e sanzioni penali se ci sono più di 10 persone nella propria casa o se c'è un raduno di più di 10 persone all'interno di un RESIDENCE PRIVATO".

Ovviamente la contea di Broward è solo un microcosmo rispetto al caos schiacciante nell'economia nazionale. Non stiamo più parlando solo di un paio di governanti aggressivi come quelli di New York, New Jersey e Michigan nei primi giorni dell'epidemia: quello che abbiamo ora è un vero e proprio esercito di funzionari ufficiali che lacerano letteralmente il tessuto della vita economica e sociale in gran parte dell'America.

Attenzione, però, perché quanto sta accadendo a livello economico non è causa del virus. L'economia pre-Covid era già fragile, piena di debiti, speculazioni e cattivi investimenti che inciampava in avanti sul ritmo di crescita residua del capitalismo, anche di fronte ai giganteschi ostacoli ad una prosperità sostenibile posti dallo stato e soprattutto dal sistema bancario centrale.

Quindi qualsiasi "cigno nero" avrebbe potuto innescare la profonda recessione ora in corso. Ma a causa del lockdown, le cose sono peggiorate molto più rapidamente.

Ad esempio, nulla di simile a questo grafico s'è mai stato visto prima negli annali della storia moderna. Rispetto ad un picco di 6,6 milioni di beneficiari dell'indennità di disoccupazione verso la fine della Grande recessione (maggio 2009), vi sono ora oltre 32 milioni di lavoratori che incassano benefici statali e federali dell'indennità di disoccupazione. Più del 20% dei 158 milioni di lavoratori occupati a febbraio.


Il danno ad entrate e spese di un esercito di disoccupati (32 milioni di persone) avrebbe fatto vacillare l'economia degli Stati Uniti mesi fa, perché nel mondo che Donald ha ereditato l'80% delle famiglie non ha sostegno finanziario o fondi da parte per i momenti difficili.

Ovviamente suddetto danno è stato temporaneamente attutito dall'eruzione senza precedenti di elargizioni provenienti dal welfare state, impacchettate nei salvataggi di tre mesi fa. Ciò include oltre $500 miliardi di sostegno salariale tramite il programma PPP, assegni da $1.200 che sono stati erogati a 160 milioni di cittadini e in particolare i $600 dollari a settimana di "aggiunta" ​​federale sui vantaggi dell'indennità di disoccupazione.

Inutile dire come l'impatto di questi ultimi abbia mascherato il dolore economico mostrato nel grafico sopra. Su base media nazionale, il normale programma di indennità di disoccupazione statale paga circa $500 a settimana, o un tasso annuo di $26.000 ai lavoratori coperti.

A notte fonda, durante le frenetiche sessioni legislative di fine marzo, il Congresso l'ha alzato a $1.100 a settimana, un tasso annuo di $57.200.

Ma l'aggiunta federale costa anche $75 miliardi al mese e ha messo quasi i due terzi dei destinatari disoccupati in una fascia di reddito più alta rispetto a quando avevano il loro lavoro; almeno quando svolgevano quest'ultimo producevano beni e servizi, i mattoni della macroeconomia.

Ora accade che alcuni dei senatori repubblicani hanno capito che non si può sborsare un sussidio da $75 miliardi al mese per la disoccupazione e aspettarsi che i motori della vita economica si riavviino, o che i resti sbrindellati dei conti fiscali di Washington si possano magicamente riparare.

Quindi c'è una possibilità piuttosto considerevole che ci sarà battaglia politica sull'imminente prolungamento del Salvataggio 4.0 e che ad agosto il gigantesco cuscino d'aria delle elargizioni del welfare che hanno mascherato il disastro del lockdown verrà improvvisamente sgonfiato.

Il grafico qui sotto, infatti, mostra come la fantasmagorica roba gratis di Washington abbia capovolto la tradizionale nozione di recessione e specialmente quella in cui un quinto della forza lavoro è disoccupata. Il grafico mostra il reddito personale mensile totale delle famiglie, compresi dividendi, interessi e profitti che finiscono principalmente al 10% più alto della società.

Incredibilmente ad aprile, quando le varie industrie, dai viaggi aerei ai ristoranti e ai bar di quartiere, erano deserte, il reddito totale delle famiglie era in realtà del 5% superiore a quello di gennaio, un periodo in cui Wall Street sosteneva che l'economia americana fosse in boom.

Da allora i redditi delle famiglie sono riusciti a rimanere al livello pre-Covid di gennaio, nonostante una perdita di erogazioni salariali ad un tasso annuo negativo di $850 miliardi.

Ciò che si prospetta per agosto e per molti mesi a venire, quindi, è il ritardo dei ricavi e la contrazione della spesa di un'economia malconcia che ha già subito un tonfo a due cifre nella produzione effettiva di beni e servizi.

Inutile dire che tutto ciò scioccherà Wall Street.


In ogni caso, gli indicatori in ritardo di oggi del disagio economico generato dal lockdown si aggraveranno enormemente. Questi grafici sulle mancate riscossioni degli affitti e le chiusure delle piccole imprese sono solo la punta dell'iceberg, e continueranno a peggiorare anche se verrà partorito un qualche Salvataggio 5.0 a Capitol Hill prima dell'inizio della vera stagione elettorale.



In effetti, su un numero qualsiasi di variabili ad alta frequenza, i dati sono già saliti e questo prima che il tonfo di agosto e la più feroce battaglia elettorale nella storia moderna abbiano preso il loro pedaggio.

E ora con i nuovi ordini di lockdown e una rinnovata campagna di isteria per il virus, c'è davvero una "seconda ondata" in arrivo: più emorragie di posti di lavoro, redditi, inadempienze e fallimenti aziendali.




[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 31 luglio 2020

I prezzi non potranno che salire e velocemente anche





di Alasdair Macleod


Con i mercati azionari in grande spolvero, pochi stanno pensando oltre il brevissimo termine e perlopiù stanno tirando ad indovinare. A parte forse il breve periodo, la situazione economica è preoccupante e ogni speranza di rimbalzo a V è un pio desiderio, o propaganda dei broker. Per ora la politica monetaria è quella di acquistare praticamente tutto stampando denaro senza limiti e quasi nessuno sta pensando alle conseguenze.

La trasmissione di denaro nell'economia reale si sta rivelando difficile, con le banche che vogliono ridurre i loro bilanci e molte sono riluttanti ad espandere il credito. Inoltre oggi le banche sono più deboli rispetto all'ultima crisi del credito ed i mancati pagamenti nel trimestre appena trascorso potrebbero innescare una crisi sistemica prima della fine del prossimo mese.

I fallimenti di alcune banche sono inevitabili e saranno un campanello d'allarme per i mercati. L'inflazione monetaria diventerà quindi una questione ovvia man mano che le banche centrali ed i dipartimenti del Tesoro dei vari stati diventeranno disperati per prevenire una crisi economica. Faranno quindi l'unica cosa che rimane loro da fare: inflazionare o morire.

Gli stranieri, che sono incredibilmente long su dollaro ed asset in dollari, quasi certamente daranno il via ad una catena di eventi che porterà a cali significativi nel potere d'acquisto del dollaro. E quando finalmente gli americani inizieranno a cambiare preferenza, dai dollari ai beni, il biglietto verde sarà cestinato insieme a tutte le valute fiat che sono legate ad esso.



Introduzione: problemi di trasmissione monetaria

Tra le diverse scuole di economia c'è molta confusione sul legame tra i cambiamenti nella quantità di denaro ed i prezzi, emersi di nuovo sulla scia del recente crollo del PIL e dall'aggressiva risposta monetaria delle autorità per contenere le conseguenze economiche.

I neo-keynesiani sembrano capire che esista un legame, ma per loro l'inflazione è sempre dei prezzi la quale può essere gestita adeguando successivamente la politica monetaria.

I monetaristi seguono una teoria della quantità che porta ad una relazione semplice tra i cambiamenti nella quantità di denaro e dei prezzi dopo un periodo di tempo di circa un anno. La differenza principale con i neo-keynesiani sta nei tempi: i monetaristi vedono l'inflazione monetaria verificarsi molto prima dell'effetto sui prezzi, mentre i neo-keynesiani responsabili della politica monetaria ipotizzano che l'aumento dei prezzi possa essere successivamente controllato con tassi d'interesse variabili.

La Scuola Austriaca, bandita da questi procedimenti, spiega che l'inflazione è applicabile solo al denaro e che l'effetto sul livello generale dei prezzi è determinato da una combinazione di variazioni della quantità di denaro e delle preferenze relative dei consumatori nel possedere denaro rispetto ai beni.

Ma le banche centrali operano esclusivamente su linee neo-keynesiane. Si sentono libere di espandere la quantità di denaro a condizione che il livello generale dei prezzi non superi il 2%; tranne quando accade poi e di solito c'è una scusa per non limitare immediatamente la crescita dell'offerta di moneta. L'inflazionismo keynesiano soffre di problemi su vari livelli, non ultimo perché equivale a guidare un veicolo usando lo specchietto retrovisore. Le banche centrali non sembrano rendersi conto che le attuali politiche monetarie garantiscono la morte delle loro valute.

I banchieri centrali agiscono come se l'offerta di moneta aumentasse dopo i prezzi, ed è così che viene impostata la politica monetaria. Hanno altre convinzioni senza senso: la tassa dell'inflazione, nonostante derubi i consumatori della loro ricchezza, li stimola ad acquistare. Chiunque abbia pensato che una politica focalizzata solo sulle distorsioni di breve termine possa durare, merita il Premio Ignobile per l'idiozia.

Ah! Sicuramente doveva essere dato a Lord Keynes. E, neanche a dirlo, oggi i suoi discepoli sono i principali destinatari del premio Nobel per l'economia. Ora le banche centrali sono come i preti aztechi che cercano di placare i loro dei con sacrifici umani. Siamo i sacrifici, i mortali minori che cercano di fare il meglio per le nostre famiglie e noi stessi, massacrati con mezzi monetari.

Il Grafico 1 indica l'allarmante svalutazione dei nostri risparmi, guadagni e pensioni attraverso l'espansione monetaria e spiega perché il potere d'acquisto del dollaro è diminuito più rapidamente di quanto l'IPC suggerisca.


La quantità di denaro fiat riflette non solo il denaro in circolazione, vale a dire il denaro vero come definito dagli economisti Austriaci, ma anche le riserve di deposito delle banche commerciali detenute presso la FED (gli ultimi dati risalgono al 1° maggio). Rappresenta il denaro fiat sia in circolazione sia teoricamente disponibile per la circolazione.

Mostra l'inflazione monetaria in eccesso in seguito alla crisi della Lehman nel 2008, che fino al 1° febbraio di quest'anno è cresciuta con un tasso composto mensile del 9,5%, rispetto al tasso medio a lungo termine pre-Lehman di circa il 5,9%.

Non sorprende se gli analisti indipendenti che calcolano il tasso d'inflazione dei prezzi ci dicono che sia intorno all'8%-10% (Shadowstats.com e Chapwood Index) invece dell'IPC dell'1,5-2,0%. E come se ciò non bastasse, dobbiamo aggiungere la recente impennata ad un tasso annualizzato del 98%, ponendo la FMQ al doppio del doppio rispetto a come sarebbe stata se la Lehman non fosse mai andata in bancarotta. La FMQ ora supera anche il PIL, dicendoci che c'è più denaro fiat rispetto alla produzione statunitense, e tuttavia le imprese in difficoltà chiedono più liquidità alle banche.

La FED ha aumentato la base monetaria ad un ritmo senza precedenti per fornire liquidità, presumibilmente per il settore non finanziario. Affinché ciò accada, le banche commerciali devono essere pronte ad aumentare i loro prestiti ai non finanziari e il credito bancario non deve contrarsi. Ma come mostra il Grafico 2, i bilanci bancari hanno smesso di crescere e si sono persino contratti dalla fine di aprile.


Tra il 26 febbraio e il 29 aprile i bilanci bancari sono saliti di $2.489 miliardi. Queste cifre includono l'aumento delle riserve totali detenute presso la FED e non in circolazione, che nello stesso periodo sono salite di $1.083 miliardi. Pertanto le banche commerciali hanno aumentato i loro attivi di $1.406 miliardi tra queste date. Essi sono suddivisi tra finanziari e non finanziari, però l'aumento dei prezzi degli asset finanziari rispetto al declino delle attività commerciali suggeriscono fortemente che Wall Street sia stato favorito rispetto a Main Street

Fino al 17 giugno i bilanci bancari si sono contratti di $169 miliardi. La misura in cui le banche stanno puntando sulle attività finanziarie sarà bilanciata da una contrazione ancora più marcata del credito bancario per i non finanziari rispetto a quanto indicato nel bilancio complessivo.

Le banche centrali che fanno affidamento sull'inflazione ora hanno un problema: le banche commerciali non riescono a trasferire il denaro extra al settore non finanziario. Tuttavia le interruzioni nelle catene di approvvigionamento, la componente onshore per un totale di circa $38.000 miliardi e una componente offshore non quantificabile, non sono affatto scomparse ed i loro problemi stanno crescendo di giorno in giorno. In breve, affrontiamo una continua crisi di liquidità con mezzi limitati per alleviarla.



Prospettive economiche per i prossimi mesi

Prima di procedere nella nostra analisi su come l'inflazione avrà effetti sui prezzi, dobbiamo valutare le prospettive economiche, sfondo delle probabili conseguenze data l'entità dell'inflazione monetaria; solo dopo potremo passare a valutare l'effetto sui prezzi.

Il primo indizio è nel Grafico 2 sopra, il quale mostra che i prestiti bancari si stanno contraendo, ed è importante capire perché. In questa fase del ciclo del credito, che ha iniziato la sua fase espansiva in seguito alla crisi della Lehman oltre un decennio fa, è normale una forte contrazione del credito bancario nei confronti dei non finanziari. È ciò che alimenta le recessioni e le depressioni periodiche e lo stimolo monetario da parte delle banche centrali ha lo scopo di aiutare i banchieri commerciali a mettere toppe nei bilanci e riprendere coi prestiti.

L'atteggiamento attuale dei banchieri centrali nei confronti del credito bancario risale alla descrizione di Irving Fisher di come il credito bancario in contrazione abbia intensificato la depressione degli anni '30 attraverso la liquidazione del debito, costringendo i valori delle garanzie a scendere e al fallimento di migliaia di banche. Da allora la politica monetaria è guidata dalla paura di una ripetizione dello stesso pattern, ma lo stimolo keynesiano all'inizio del ciclo del credito non fa che aumentare la natura destabilizzante del comportamento dei banchieri commerciali: lunghi periodi di crescente avidità per attività di prestito, intervallate poi da improvvise inversioni dovute alla paura per il rischio di prestito. Il tutto si traduce in un ciclo di espansione e contrazione del credito, che negli ultimi cicli è stato temporaneamente deformato da espansioni monetarie sempre più aggressive insieme ad azioni statali a sostegno delle industrie in difficoltà.

È un approccio tampone che non fa altro che nascondere i problemi piuttosto che risolverli.

Dopo il fallimento della Lehman, un modello simile a quello che si sta verificando oggi (un rapido aumento delle attività bancarie attraverso il QE) è stato seguito da una contrazione del credito bancario che è durata circa quindici mesi. Ma quella crisi riguardava le attività finanziarie nel mercato dei mutui, con effetti a catena sui non finanziari. Per quanto difficile, la sua risoluzione era relativamente prevedibile.

Questa crisi è iniziata nei settori non finanziari ed è quindi più dannosa per l'economia; la sua gravità probabilmente porterà ad una crisi bancaria molto più grande di quella della Lehman e forse maggiore di qualsiasi altra cosa vista dalla depressione degli anni '30.

I banchieri commerciali stanno realizzando solo ora questa possibilità. Per loro il pericolo immediato è associato a questo trimestre appena trascorso, quando la domanda di credito per pagare le commissioni trimestrali aumenta in modo significativo. Le aziende sono già in ritardo come mai prima d'ora, con molti centri commerciali, uffici e fabbriche inutilizzati e affitti non pagati. È questo problema, condiviso dalle banche di tutto il mondo, che a causa della gravità delle attuali condizioni di business rischia di rovesciare il sistema bancario e farlo precipitare immediatamente. L'entità del problema sarà palese nei prossimi mesi.

Escludendo gli effetti successivi, la crisi della Lehman è costata al governo degli Stati Uniti e alle sue agenzie oltre $10.000 miliardi in operazioni di supporto e salvataggio. Questa volta, essendo nel settore non finanziario con effetti a catena per l'economia finanziaria, la crisi è molto più profonda di quella della Lehman e richiederà un salvataggio molto più ampio per le industrie al collasso. Parte del problema sono le catene di approvvigionamento rotte che necessitano di un ponte finanziario. E nulla di tutto ciò può essere fatto senza che la FED finanzi tutto direttamente o indirettamente attraverso un QE. Nonostante la massiccia inflazione monetaria già in atto, non ci sono dubbi sul fatto che la domanda aggregata dei consumatori e la produzione di beni per soddisfarla subiranno un duro colpo quest'anno ed i prossimi, e non vi sono dubbi sul fatto che lo stato necessiterà di un maggior finanziamento monetario.

La disoccupazione di manodopera precedentemente produttiva sta già aumentando drasticamente e, man mano che i fallimenti saliranno di numero, lo faranno anche i numeri dei disoccupati. Supponiamo quindi che rispetto allo scorso anno la produzione di beni e servizi e la domanda dei consumatori diminuiranno di almeno il 25%. Si noti che evitiamo di utilizzare i totali in denaro, poiché sono insignificanti; è lo scambio di lavoro che viene convertito in prodotti e servizi fisici quello che conta.

In questa situazione vengono iniettate enormi quantità di denaro, nessuna delle quali sconfigge i vincoli sull'offerta di beni, né la domanda complessiva in un'economia ad alta disoccupazione. In sintesi, avremo troppi soldi a caccia di troppo pochi beni. C'è solo un risultato, ceteris paribus: il potere d'acquisto del dollaro in termini di beni di consumo si ridurrà notevolmente. Ma l'analisi del sistema bancario centrale lo esclude, associando suddetta formula ad un'economia in espansione e troppo stimolata.

Ciò spiega la stagflazione, la situazione in cui un'economia stagnante nella domanda complessiva è accompagnata da un aumento dei prezzi. Né le altre cose restano uguali. I primi ricevitori del denaro creato ex novo lo spenderanno, facendo salire i prezzi dei beni e dei servizi che acquistano prima che i prezzi di altri ne siano interessati. Tra i primi destinatari c'è il governo federale, che in un anno elettorale è doppiamente improbabile che si trattenga. La distribuzione del denaro statale assumerà sempre più la forma di assistenza ai disoccupati, spostando la spesa verso gli elementi essenziali della vita. In un'economia con un'attività sommessa e che non risponde abbastanza rapidamente da produrre i volumi di prodotti desiderati, i prezzi, principalmente quelli dei beni "essenziali", aumenteranno bruscamente.

Quasi certamente l'indice ufficiale dei prezzi non catturerà questo effetto fino a quando sarà troppo tardi. L'IPC comprende la maggior parte degli articoli acquistati solo occasionalmente dai singoli. La scarsa domanda di beni di prima necessità in presenza di un eccesso di offerta esercita una pressione al ribasso sui loro prezzi, anche in un contesto inflazionistico. È quindi possibile che l'IPC registri un'inflazione dei prezzi minima o nulla in media quando i prezzi dei generi alimentari e dell'energia saranno in forte aumento, in particolare se si tiene conto anche dei metodi statistici progettati per mostrare un aumento minimo o nullo dell'inflazione dei prezzi.

Di conseguenza le banche centrali sono già state gravemente fuorviate dal metodo statistico dell'IPC. E quando i prezzi degli elementi essenziali saliranno alle stelle, continueranno ad aumentare la quantità di denaro in circolazione, distratte dal loro target al 2%. Quando l'IPC lo sforerà sarà troppo tardi, molta acqua monetaria sarà già fluita sotto i ponti.

I politici probabilmente affibbieranno l'aumento dei prezzi di cibo ed energia all'avidità del settore privato, lo fanno sempre e quindi contempleranno l'introduzione di controlli sui prezzi, peggiorando ulteriormente questo risultato.

Allontaniamoci da ciò che sta accadendo e cerchiamo di stimare l'inflazione prossima ventura:
  • Dopo essere cresciuto ad un ritmo medio annuo del 9,5% sin dalla crisi della Lehman, da febbraio di quest'anno la FMQ ha fatto registrare un ritmo di crescita annuo del 98%. I bilanci bancari sono aumentati di poco meno di $2.500 miliardi a marzo e aprile, ma ora stanno iniziando a contrarsi. Seguiranno sicuramente ulteriori aumenti nella base monetaria, compensando la mancanza di espansione del credito bancario.
  • La FED sta sottoscrivendo l'intero mercato del debito societario statunitense nel tentativo di garantire il flusso finanziario a tutti i debitori, aggirando le banche e reprimendo i rendimenti dei mercati. Il mercato secondario per il debito non finanziario nei soli Stati Uniti è di $9.600 miliardi, il che probabilmente richiederà un migliaio di miliardi iniziale circa in acquisti della FED nel prossimo futuro per mantenere soppressi gli spread sui rendimenti.
  • Il trimestre di due giorni fa sarà caratterizzato da un significativo aumento dei mancati pagamenti, ma le richieste di più credito bancario saranno contrastate dalle banche, portando all'improduttività molti dei prestiti esistenti. Sotto il peso dei crediti deteriorati, sarebbe un miracolo se una crisi bancaria non fosse innescata da mancati pagamenti negli Stati Uniti o altrove, dove i sistemi bancari sono ancora più deboli. Ovunque inizi, la FED è impegnata a sostenere l'intero sistema bancario statunitense, insieme a tutti i suoi mutuatari e catene di approvvigionamento interrotte, per evitare che la disoccupazione sfugga al controllo. L'inflazione monetaria richiesta solo per questo potrebbe essere come minimo il doppio del costo della crisi della Lehman.
  • La FED sta inoltre tentando di sottoscrivere l'intero mercato degli asset finanziari, gonfiando la quantità di dollari che vi vengono immessi al fine di mantenere la necessaria fiducia.
  • L'espansione monetaria su questa scala è destinata ad indebolire il dollaro nelle borse estere, poiché gli stranieri liquideranno i loro investimenti (titoli del Tesoro USA e depositi bancari non necessari). Ciò lascerà un disavanzo pubblico che andrà fuori controllo, e se la FED vorrà mantenere bassi i costi di prestito, dovrà anche assorbire le vendite di titoli del Tesoro USA detenuti all'estero che attualmente ammontano a $6.770 miliardi.

Misurato in dollari attuali, anche la quantità di moneta M1 dopo tutto questo finanziamento inflazionistico probabilmente crescerà molto più del PIL degli Stati Uniti, che si contrarrà nettamente in termini di produzione fisica e consumo. Questa è la ricetta per un crollo monetario, come illustrato da John Law in Francia nel 1720.



Finanze dello Zio Sam

Oltre a mantenere attivo e funzionante il sistema bancario, l'altro obiettivo prioritario della FED è garantire finanziamenti al governo degli Stati Uniti. Non vi è dubbio che il suo deficit di bilancio sia già fuori controllo. Prima del COVID-19, la Casa Bianca era già sulla buona strada per un deficit di oltre mille miliardi di dollari. Inutile dire che è stato ampliato a causa della carenze di entrate fiscali e maggiori costi di spesa. A maggio l'ufficio del bilancio del Congresso ha stimato che il disavanzo per i primi otto mesi dell'anno fiscale 2019/20 era più che raddoppiato a $1.905 miliardi, di cui $1.162 sono stati sostenuti solo in aprile e maggio. Se il disavanzo continua a questo ritmo, il risultato dell'esercizio fiscale sarà di almeno $3.000 miliardi.

L'amministrazione presidenziale aveva proposto uno stimolo da $2.000 miliardi, parte dei quali s'è riflessa nelle cifre di aprile e maggio. Il Congresso è andato ancora oltre, proponendo uno stimolo da $3.000 miliardi. Se vengono adottati gli elementi extra del Congresso, possiamo modificare le nostre aspettative e portare il deficit di bilancio ad un tasso annuale di $4.000 miliardi.

La convinzione che cifre di questa portata possano essere raccolte nei mercati ai tassi d'interesse attuali è un errore. Solo una creazione monetaria illimitata può creare attualmente così tanta liquidità.

Prima che arrivasse il virus, la Casa Bianca aveva stimato che i costi di indebitamento annui sarebbero stati di $422 miliardi. Se il deficit aumenta di $3.000 miliardi, suddetta cifra salirà a circa $480 miliardi sulle attuali ipotesi della Casa Bianca. L'onere dei tassi d'interesse già rappresentava oltre il 40% delle stime del deficit di bilancio pre-COVID-19, quindi possiamo capire benissimo perché la FED e il Ministero del Tesoro USA siano desiderosi di mantenere soppressi i rendimenti obbligazionari. In poche parole, se salgono una crisi dei finanziamenti è l'unico risultato.

Sulla scia di una crisi bancaria praticamente certa, è inevitabile che si verifichi una fuga di depositi e asset di rischio verso la sicurezza percepita dei titoli del Tesoro USA. Per un breve periodo, il governo USA sarà in grado di finanziare il suo deficit senza un aumento dei tassi d'interesse. Ma a meno che la crescente emissione di buoni del Tesoro USA non venga acquistata tutta dalla FED, l'effetto economico sarà quello di drenare fondi dai settori finanziari e non finanziari privati. Pertanto è quasi certo che la FED coprirà quasi tutto con il QE.

In sintesi, le finanze pubbliche si ritrovano con il più grande deficit mai registrato. Abbiamo per le mani un disastro economico in via di sviluppo, alimentato non solo dai lockdown, ma da una confluenza di fase di bust nel ciclo del credito e crescente protezionismo commerciale. Non è esagerato suggerire che siamo sull'orlo di una catastrofe economica; una discesa in un'epoca economica buia. Non solo il disavanzo di bilancio sta aumentando a multipli di quello previsto fino allo scorso marzo, ma non vi è alcuna possibilità che scenda tanto presto.

A questa prospettiva possiamo aggiungere altri fattori negativi: la contrazione del commercio transfrontaliero a livello globale è indicativa di un crollo dell'attività commerciale; tendenza ad aumentare il protezionismo commerciale da parte degli Stati Uniti; si sta diffondendo l'isolamento nazionalistico. Queste tendenze sono evidenti per coloro che sanno dove guardare. E per l'America, in un anno elettorale, è probabile che i fattori politici peggiorino le cose.



Come l'inflazione monetaria si tradurrà in prezzi più alti

Possiamo aspettarci di vedere due fasi nel processo di indebolimento del potere d'acquisto del dollaro. La prima sembra essere già iniziata con l'indebolimento del dollaro negli scambi esteri e la seconda sarà un suo rifiuto come mezzo di scambio.

Un anno fa i detentori stranieri possedevano oltre $20.500 miliardi in titoli statunitensi, ai quali devono essere aggiunti depositi bancari, conti di risparmio, ecc., per un totale di ulteriori $6.452 miliardi. In tutto quasi $27.000 miliardi. La contrazione del commercio transfrontaliero e l'isolazionismo che lo accompagna suggeriscono che gli stranieri ora hanno bisogno di meno dollari, portando quindi al rimpatrio dei dollari in eccesso.

A guidare anche questa ondata di vendite saranno gli sviluppi politici. Se verrà eletto Biden, allora tutti i guadagni del dollaro durante l'amministrazione Trump potrebbero andare persi.

Inoltre non dobbiamo dimenticare che, a meno che il tasso di risparmio degli Stati Uniti non salga, in tempi normali un deficit di bilancio più elevato porta a deficit commerciali più elevati. Quando il capitale monetario derivante da deficit commerciali viene riciclato, il deficit di bilancio viene finanziato direttamente o indirettamente dagli stranieri. Infatti questo è il motivo per cui gli stranieri hanno accumulato investimenti in dollari e biglietti verdi, ma se questo circolo virtuoso viene interrotto, il deficit gemello continuerà ad esistere senza che le mani estere continuino ad accumulare dollari. Invece questi ultimi verranno venduti in cambio di altre valute e materie prime.

Pertanto gli stranieri hanno due problemi da tenere in considerazione: il livello delle loro attuali partecipazioni che ora sono troppo alte e le crescenti quantità di dollari nelle loro mani per scambi presenti e futuri. E con il disavanzo di bilancio che sale a $4.000 miliardi, il disavanzo commerciale aumenterà di una cifra simile. A meno che il popolo americano non aumenti i propri risparmi. Potrebbero farlo a breve termine come reazione alla crescente incertezza economica, ma non sulla scala richiesta, né per il tempo necessario a creare uno stock significativo in relazione al deficit gemello.

Nei restanti mesi come presidente, Trump probabilmente risponderà ad un crescente deficit commerciale aumentando i dazi sulle merci importate, estendendo la sua politica commerciale contro la Cina ad altre giurisdizioni. In tal caso, i costi di produzione per i beni di consumo aumenteranno, trainati dalla combinazione di un calo del dollaro negli scambi con l'estero e dall'aumento dei dazi sui beni importati. Diventa quindi un circolo vizioso con gli stranieri che vedono crollare i loro guadagni in dollari, incoraggiandoti quindi a liquidare più delle loro partecipazioni esistenti.

L'effetto di questi fattori alla fine verrà notato dai consumatori americani e influenzerà la preferenza relativa che gli individui avranno tra detenere una riserva monetaria e possedere beni. Una piccola modifica del livello aggregato delle preferenze dei consumatori in questo senso avrà un impatto significativo sui prezzi e se desiderano collettivamente detenere meno liquidità e più beni, i prezzi di quest'ultimi aumenteranno rapidamente. Con il COVID-19 e le mutevoli condizioni economiche, è probabile che le preferenze aumentino per i cosiddetti beni essenziali, in particolare cibo ed energia, e con le capacità dei produttori privati ​​del capitale necessario per espandere la produzione, la loro capacità di rispondere aumentando la produzione sarà fortemente limitata.

Nelle fasi finali di una crisi guidata dall'inflazione, la popolazione non si farà scrupoli se dovrà acquistare beni, fino al punto di vendere proprietà per sopravvivere. Una valuta che nessuno vuole perderà tutto il suo valore oggettivo, questo è ciò che accade dopo tutte le grandi inflazioni monetarie. Una volta che le persone perdono la fiducia nella capacità di una valuta di trattenere potere d'acquisto, iniziano a disfarsene il più rapidamente possibile ed è troppo tardi per stabilizzarla. Questa è stata la storia di ogni valuta fiat che è morta in passato.

L'esempio da manuale fu la grande inflazione nella Repubblica di Weimar in Germania. Lo stato fece affidamento sull'inflazione monetaria come principale fonte di finanziamento. Il crollo finale, quando il popolo tedesco non accettò più il marco cartaceo come moneta per le transazioni, ebbe luogo tra maggio e novembre, impiegando circa sei mesi. All'epoca venne descritto come crack-up boom, il boom finale nei beni e nei valori reali che segna la fine di un'inflazione apparentemente infinita, la rottura completa di un sistema monetario.

Oggi il tempo impiegato per la discesa finale del dollaro nell'oblio sarà fissato dagli stessi valori umani, accelerati dalle comunicazioni e dai sistemi di pagamento istantanei di oggi, rendendo potenzialmente più rapido il collasso.

In conclusione, non lasciatevi ingannare dalla convinzione comune secondo cui un declino dell'economia americana porterà ad un calo dei prezzi. La risposta inflazionistica della FED, che sarà immensa, farà sì che uno tsunami di soldi finirà per andare a caccia di una quantità ridotta di beni necessari.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 30 luglio 2020

Tre rischi per le banche europee





di Daniel Lacalle


Le misure attuate dai governi della zona Euro  hanno un unico denominatore: un massiccio aumento del debito pubblico e privato. I prestiti sono alla base dei pacchetti di incentivi dalla Germania alla Spagna e l'obiettivo è quello di dare alle imprese e alle famiglie un po' di leva per superare i brutti mesi del lockdown e consentire all'economia di riprendersi nel terzo e quarto trimestre. Questa scommessa su una pronta ripresa potrebbe mettere in ulteriore difficoltà il settore bancario europeo già in brutte acque.

Le banche in Europa stanno meglio rispetto al 2008, ma ciò non significa che siano forti e pronte a sobbarcarsi miliardi di prestiti a rischio elevato. Le banche europee hanno ridotto i loro crediti deteriorati, ma la cifra è ancora grande, al 3,3% del totale dei loro attivi secondo la Banca Centrale Europea. Anche le entità finanziarie si troveranno ad affrontare i prossimi due anni con scarsi margini di reddito netto a causa di tassi negativi e un rendimento del capitale proprio molto debole.

Le due misure più importanti che i governi hanno utilizzato in questa crisi sono i prestiti alle imprese parzialmente garantiti dagli stati membri e sussidi di disoccupazione per ridurre l'onere della disoccupazione. Quasi 40 milioni di lavoratori nelle grandi nazioni europee sono finiti nel sistema di disoccupazione sovvenzionato, secondo Eurostat e Bankia Research. Sono stati concessi prestiti fino al 6% del PIL della zona Euro per consentire alle imprese di affrontare la crisi. Quindi cosa succederà se la ripresa sarà debole e disomogenea e le cifre di crescita del terzo e quarto trimestre saranno deludenti (come credo accadrà)? In primo luogo, l'aumento dei crediti deteriorati può elevare la cifra totale al 6% degli attivi totali nel settore bancario, ovvero €1.200 miliardi. In secondo luogo, fino al 20% dei lavoratori disoccupati sovvenzionati si unirà probabilmente alle fila della piena disoccupazione, il che potrebbe aumentare significativamente il rischio di mutui e prestiti personali.

Le banche potrebbero dover affrontare uno tsunami di problemi, in quanto si scontreranno tre fattori:
  1. aumento dei crediti deteriorati;
  2. pressioni deflazionistiche provenienti da una crisi prolungata;
  3. banca centrale che mantiene tassi negativi che a loro volta distruggeranno la redditività bancaria.

Stimiamo un aumento dell'indebitamento netto in rapporto all'EBITDA delle maggiori società dello Stoxx 600 fino a 3 volte l'attuale 1,8X. Ciò significa che le banche possono affrontare un muro di insolvenze e indebolire la solvibilità e la liquidità nella stragrande maggioranza delle loro attività (prestiti) proprio mentre le pressioni deflazionistiche colpiranno l'economia, la crescita si indebolirà e la banca centrale attuerà misure di liquidità ancora più aggressive, ma futili, ed un dannoso taglio dei tassi.

Questa combinazione di problemi può generare il rischio di una crisi finanziaria, poiché verrebbe utilizzato il bilancio delle banche per affrontare il salvataggio di ogni possibile settore industriale. Potrebbe annullare l'intero miglioramento del bilancio delle entità finanziarie ottenuto lentamente e dolorosamente nell'ultimo decennio e distruggerlo in pochi mesi.

Indebolire il bilancio delle banche e nascondere rischi maggiori con tassi più bassi è una politica estremamente pericolosa a lungo termine. I governi hanno spinto le banche a concedere prestiti ad imprese e famiglie in condizioni finanziarie molto difficili; questo potrebbe rivelarsi un boomerang e secondo la BCE potrebbe colpire l'80% dell'economia reale che è finanziata dal settore bancario.

I governi avrebbero dovuto adottare misure più prudenti e affrontare la crisi del virus C con riduzioni fiscali e sovvenzioni, non attraverso ingenti prestiti, anche se parzialmente garantiti dagli stati. Se la crisi del debito sovrano riprenderà vigore, ci sarà un quarto rischio che potrebbe danneggiare le banche e il finanziamento dell'economia reale.

La risposta delle banche in questa crisi è stata positiva, ma potrebbe essere troppo presto per dirlo e chiaramente si stanno assumendo troppi rischi a tassi troppo bassi. Finora le entità finanziarie sono state prudenti e hanno fatto grandi sforzi per rafforzare i bilanci. Tuttavia potrebbe essere necessario raddoppiare queste disposizioni nei prossimi trimestri.

Adottare misure per evitare la creazione di una crisi finanziaria da queste politiche estreme sarà fondamentale per evitare un problema più grande nel 2021-2022.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 29 luglio 2020

Perché i “beni pubblici” non giustificano l'intervento statale





di Philipp Bagus


La teoria dei beni pubblici è uno dei principali argomenti che viene solitamente utilizzato per giustificare, dal punto di vista economico, l'esistenza dello stato.

È pericoloso utilizzare la terminologia neoclassica, poiché allontana sistematicamente il pensiero da una tesi economica sana e solida. Tuttavia, per amor di discussione, accettiamo le due caratteristiche distintive di un bene pubblico secondo i libri di testo tradizionali.

In primo luogo, un bene pubblico può essere consumato da altri consumatori senza costi aggiuntivi. Questa caratteristica è nota come consumo senza rivalità. Ad esempio, una volta costruito un faro, illumina la via per altre navi senza costi aggiuntivi.[1]

In secondo luogo, i consumatori non possono essere esclusi dal consumo del bene pubblico una volta che questo è stato prodotto ad un costo ragionevole. Ad esempio, un armatore che non vuole pagare i servizi del faro non può esservi escluso, perché se il faro viene spento nessuno può vederlo, nemmeno le navi che lo hanno pagato. Di conseguenza emerge il cosiddetto problema degli "scrocconi": i consumatori, anche se volessero godere del servizio del bene pubblico, non aiutano a finanziarlo, ma cercano di sfruttare i contributi degli altri. Poiché chiunque proverà a sfruttare il contributo di qualcun altro, i beni pubblici sarebbero poco prodotti in un mercato libero. Lo stato deve intervenire, tassare gli scrocconi e finanziare il bene pubblico con le entrate fiscali.



Critiche alla teoria dei beni pubblici

Queste affermazioni sembrano abbastanza ragionevoli, ma ci sono diverse critiche alla tesi a supporto dei beni pubblici.

In primo luogo, non esiste una linea di divisione chiara e obiettiva tra un bene privato e un bene pubblico. Molti beni pubblici sono prodotti privatamente, come la musica di strada in una zona pedonale.[2] E molti beni prodotti dallo stato, come il servizio postale, non rientrano nella categoria dei beni pubblici. Soprattutto, i beni hanno un carattere soggettivo. La caratterizzazione di una cosa come un bene non è oggettiva né eterna. La canzone del musicista di strada può essere considerata una pessima esibizione se qualcuno detesta la performance. Come ha sottolineato Walter Block, le calze possono essere considerate un bene pubblico una volta che le persone si preoccupano del colore delle calze che indossano altre persone. Inoltre l'assenza di calze potrebbe influire negativamente sulla salute e quindi su terze parti.

In secondo luogo, anche la rivalità nei consumi è soggettiva. Quando qualcuno preferisce ascoltare il musicista di strada, c'è rivalità nei consumi.

In terzo luogo, neanche la possibilità di esclusione è oggettiva. Da un punto di vista dinamico, l'innovazione offre nuovi modi per escludere gli scrocconi. Ad esempio, nel caso delle dighe nella Germania settentrionale, gli imprenditori hanno immaginato nuovi modelli di business per escludere chi non paga.

In quarto luogo, se il libero mercato non produce qualcosa nella quantità desiderata da alcuni osservatori, ciò non significa automaticamente che dovrebbe essere prodotto dallo stato. Per giungere a tale conclusione, bisognerebbe prima sviluppare una teoria etica, normalmente non è prevista una norma che giustifichi la violenza per produrre beni pubblici. Infatti, come dimostra Hoppe, una tale norma consentirebbe una guerra di tutti contro tutti.

In quinto luogo, la produzione statale di beni pubblici implica una minore produzione di beni privati. L'intervento statale rende impossibile il calcolo economico. L'utilità persa a causa del finanziamento fiscale dei beni pubblici può essere arbitrariamente confrontata solo con l'utilità ottenuta dalla loro produzione. Quindi è giustificato parlare di mali pubblici piuttosto che di beni pubblici.

Infine, la quantità di produzione di beni pubblici da parte dello stato rimane arbitraria.



L'intervento statale intralcia la produzione di “beni pubblici”

C'è un altro punto sui beni pubblici e gli scrocconi che voglio sottolineare in questo articolo.

Lo stato spesso impedisce o sabota la produzione privata di beni pubblici sul mercato. Più nello specifico, lo stato rende più difficile la soluzione del problema degli scrocconi prendendo risorse dai cittadini.

Ad esempio, la politica monetaria inflazionistica incentiva le persone ad indebitarsi più di quanto farebbero in un sistema monetario sano ed onesto. Quando si è indebitati eccessivamente, è necessario concentrarsi sul proprio lavoro e svolgere meno attività di volontariato.

Le tasse funzionano allo stesso modo. Più persone sono tassate, meno tempo libero hanno per il volontariato, ceteris paribus. Il volontariato è essenziale per la produzione privata di beni pubblici, come aiutare i poveri, pattugliare un quartiere, partecipare a riunioni scolastiche, o prendersi cura di un bellissimo giardino. A causa della tassazione, le persone hanno anche meno risorse a loro disposizione, il cui uso può anche essere di beneficio a terzi (ad esempio, l'installazione di luci sulla propria proprietà che va ad illuminare anche la strada o dispositivi di sicurezza che scoraggiano i criminali).

A volte i decreti dello stato ostacolano la produzione privata di beni pubblici in modo ancora più diretto. Il possesso di armi scoraggia i criminali e può aumentare la sicurezza. È possibile essere scrocconi anche in questo caso. Non tutti devono spendere soldi per armi e addestramento. Alcuni possono fare affidamento su altri che finanziano il bene pubblico.[3] Sfortunatamente in molti Paesi il governo sabota la produzione di questo bene pubblico attraverso divieti.



Il problema degli scrocconi

Una società più armoniosa grazie agli aiuti volontari, una società più sicura grazie a guardie volontarie, una società più bella grazie a giardini ed illuminazione ben tenuti, tutte queste definizioni si adattano ad una buona concezione di bene pubblico. Mostrano anche che il problema degli scrocconi può essere risolto. Quando c'è un mercato si evolveranno modelli di business che forniscono i servizi richiesti. Tuttavia, a causa delle tasse, gli standard di vita sono più bassi e sul mercato libero vengono prodotti meno beni pubblici di quanto accadrebbe altrimenti.

I movimenti sociali, religiosi o politici forniscono un'altra risposta al problema degli scrocconi. Jeffrey Hummel sottolinea che i rivoluzionari americani hanno esercitato esternalità positive su altri che potevano sfruttare le azioni dei rivoluzionari che rischiavano la vita. Lo stesso accadde durante le Crociate. I crociati rischiavano la vita per garantire ai pellegrini cristiani un viaggio sicuro in Terra Santa, mentre altri cristiani sfruttavano questi sforzi.[4] In generale, attraverso l'istruzione e l'assistenza ai poveri, i movimenti religiosi producono beni pubblici come una società più pacifica, armoniosa ed istruita. Tutti possono sfruttare questi sforzi.

Allo stesso modo, coloro che contribuiscono alle istituzioni che difendono la nostra libertà, come il Mises Institute, stanno finanziando la produzione di un bene pubblico. Se sostenete il Mises Institute, ottenete una società più libera. Tutti ne beneficiano; nessuno escluso. (Lo stesso vale per l'opera di divulgazione effettuata dal mio blog, ndt). Certamente potrebbe prosperare di più se le tasse fossero più basse e le persone più ricche potessero contribuire di più.[5] In questo modo lo stato riduce la produzione di beni pubblici.

Oggi coloro che protestano contro le violazioni della libertà dovute al lockdown si trovano in una situazione simile. Se ci sono abbastanza proteste e sufficiente disobbedienza civile, non ci sarebbe alcuna sanzione.[6] In questo modo, le proteste possono esercitare esternalità positive sul resto della popolazione.

Tuttavia ci possono essere anche scrocconi. Invece di passare il tempo a protestare e a rischiare sanzioni, le persone potrebbero semplicemente starsene a casa. Se tutti resistessero e disobbedissero alla polizia, non ci sarebbe alcun lockdown. Se, tuttavia, troppe persone sfruttano la disobbedienza altrui, consapevolmente o meno, il bene pubblico della libertà verrà soppresso. Naturalmente l'incapacità di produrre il bene pubblico della libertà non è colpa del mercato, perché senza lo stato la disobbedienza civile per raggiungere la libertà non sarebbe stata nemmeno necessaria. È lo stato che attraverso la minaccia delle forze di polizia reprime la produzione di questo bene pubblico.

In breve, ci sono beni pubblici che non sarebbero prodotti senza lo stato, ma ci sono anche beni pubblici la cui produzione è resa impossibile dallo stato. A causa dell'intervento statale, vi è una sovrapproduzione di alcuni beni pubblici e una sottoproduzione di altri, come l'immunità al coronavirus.

Quali beni pubblici sono più importanti? Quelli che lo stato produce o quelli che distrugge? Quali beni pubblici devono essere prodotti? Esistono due modi per decidere: i politici possono decidere arbitrariamente quali beni pubblici vengono prodotti e quali no, oppure le persone che interagiscono volontariamente in un libero mercato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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[1] Ronald Coase ha contestato l'idea che i fari siano beni pubblici.

[2] Si noti che non sono le caratteristiche oggettive di un bene a determinarne il valore, ma i servizi valutati soggettivamente che un bene fornisce ad un consumatore.

[3] Tenete presente che è del tutto soggettivo se il possesso di armi sia un bene pubblico o un male pubblico, poiché alcune persone potrebbero sentirsi a disagio con il libero possesso di armi. I criminali considererebbero sicuramente il possesso diffuso di armi nella popolazione un male pubblico.

[4] Rodney Stark ha difeso le crociate come sforzi sostanzialmente difensivi.

[5] Si potrebbe sostenere che con tasse più elevate vi sia un incentivo più forte a difendere la libertà in quanto c'è molto da guadagnare. Tuttavia il Mises Institute ha una portata maggiore rispetto agli istituti di libero mercato in Paesi meno liberi con tas rate più elevati.

[6] Étienne de La Boétie ha sottolineato che il potere statale si basa in definitiva sul consenso e sull'obbedienza.

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martedì 28 luglio 2020

Lo stato: il virus più letale di tutti





di Huerta De Soto


Il virus più letale è la coercizione istituzionalizzata che si trova nel DNA stesso dello stato e come abbiamo visto ha consentito di negare lo scoppio di una pandemia. Le prove sono state soppresse e scienziati e dottori eroici sono stati perseguitati, messi a tacere semplicemente perché sono stati i primi a comprendere ed esporre la gravità del problema. Di conseguenza settimane e mesi sono andati persi, ad un costo enorme: centinaia di migliaia di persone sono morte a causa della diffusione mondiale di un'epidemia che, all'inizio, le statistiche ufficiali manipolate vergognosamente hanno fatto sembrare meno pericolosa di quanto non fosse in realtà.

Il virus più letale è l'esistenza di ingombranti burocrazie e organizzazioni sovranazionali, che non sono riuscite o non hanno voluto monitorare in situ la realtà della situazione, ma hanno invece sostenuto le informazioni ricevute, offrendo al contempo supporto costante e persino elogi a politiche e misure coercitive.

Il virus più letale è l'idea che lo stato possa garantire la nostra salute pubblica e il nostro benessere universale, quando la scienza economica ha dimostrato l'impossibilità teorica della pianificazione centrale nel dare una qualità coerente e coordinata ai comandi coercitivi che emette nel suo tentativo di raggiungere i suoi pomposi obiettivi. Questa impossibilità è dovuta all'enorme volume di informazioni e conoscenze che tale compito richiederebbe e che manca alla pianificazione centrale. È anche dovuto al fatto che la coercizione istituzionale ha un impatto sul corpo sociale degli esseri umani, che da soli sono in grado di coordinarsi (e lo fanno spontaneamente) e creare ricchezza. Tale coercizione impedisce l'emergere della conoscenza diretta di cui lo stato ha bisogno per stabilire un coordinamento con i suoi comandi. Questo teorema è noto come impossibilità del calcolo economico sotto il socialismo. Mises e Hayek scoprirono il teorema negli anni '20 e gli eventi della storia mondiale non possono essere compresi senza di esso.

Il virus più letale è la dipendenza e la complicità mostrate verso lo stato da innumerevoli scienziati, esperti e intellettuali. Quando le autorità sono ubriache di potere, questa simbiosi lascia disarmata e indifesa una società manipolata. Ad esempio, il governo spagnolo ha esortato i cittadini a prendere parte a manifestazioni di massa di centinaia di migliaia di persone mentre il virus si stava già diffondendo in modo esponenziale. Quindi, appena quattro giorni dopo, è stata annunciata la decisione di dichiarare uno stato di allarme e confinare in modo coercitivo l'intera popolazione nelle loro case.

Il virus più letale è la demonizzazione dell'iniziativa privata e della sua agile ed efficiente autoregolazione, unita alla deificazione del settore pubblico in ogni area: la famiglia, l'istruzione, le pensioni, l'occupazione, il settore finanziario e l'assistenza sanitaria pubblica (un punto particolarmente rilevante al momento). Oltre 12 milioni di spagnoli, tra cui quasi il 90% degli oltre 2 milioni di impiegati statali (e tra questi un vicepresidente del governo spagnolo), hanno scelto liberamente l'assistenza sanitaria privata piuttosto che quella pubblica. I medici e le infermiere del sistema sanitario pubblico lavorano duramente e altruisticamente, ed i loro sforzi eroici non sono mai sufficientemente riconosciuti. Tuttavia il sistema non può assolutamente eliminare le sue contraddizioni interne, le sue liste di attesa, o la sua comprovata incompetenza in materia di prevenzione universale e protezione dei propri lavoratori. Ma, secondo un doppio standard, qualsiasi difetto minore nel settore privato viene sempre ed immediatamente condannato, mentre i difetti molto più gravi e flagranti nel settore pubblico sono visti come la prova definitiva della necessità di spendere più denaro e aumentare ulteriormente le dimensioni del settore pubblico.

Il virus più letale è la propaganda politica incanalata attraverso i media pubblici e anche attraverso i media privati ​​che, tuttavia, dipendono dallo stato come se fosse una droga. Come insegnava Goebbels, le bugie ripetute abbastanza spesso alla popolazione possono essere trasformate in verità ufficiali. Eccone alcune: il sistema sanitario pubblico spagnolo è il migliore al mondo; la spesa pubblica ha continuato a diminuire dall'ultima crisi; le tasse devono essere pagate dai "ricchi" e non stanno pagando la loro giusta quota; il salario minimo non è dannoso per l'occupazione; il tetto ai prezzi non causa carenze; un reddito minimo universale è la panacea di tutti i mali nel mondo del lavoro; i Paesi del nord Europa sono egoisti perché non desiderano spalmare il debito europeo; il numero di decessi ufficialmente riportato riflette il numero effettivo di decessi; solo poche centinaia di migliaia di persone sono state infettate; stiamo eseguendo test più che sufficienti; le mascherine sono necessarie, ecc. Qualsiasi cittadino anche moderatamente intelligente può facilmente verificare che quelle elencate sono tutte bugie.

Il virus più letale è l'uso corrotto della terminologia politica che coinvolge metafore fuorvianti per ipnotizzare la popolazione e rendere le persone ancora più sottomesse e dipendenti dallo stato. Ci viene detto che stiamo combattendo una "guerra" e che una volta che vinceremo, avremo bisogno di iniziare la "ricostruzione". Ma non siamo in guerra, né è necessario ricostruire nulla. Fortunatamente tutte le nostre attrezzature, fabbriche e strutture di capitale sono intatte. Sono lì, in attesa che dedichiamo tutti i nostri sforzi e lo spirito imprenditoriale al ritorno al lavoro, e quando ciò accadrà, ci riprenderemo molto rapidamente da questa situazione di stallo. Tuttavia, affinché ciò avvenga, dobbiamo avere una politica economica che favorisca meno stato e maggiore libertà imprenditoriale, riduca le tasse e la burocrazia, bilanci i conti pubblici e li ponga su basi solide, liberalizzi il mercato del lavoro e fornisca certezza del diritto e rafforzi la fiducia. Mentre una tale politica di libero mercato ha permesso alla Germania di Adenauer ed Erhard di riprendersi da una situazione molto più grave dopo la seconda guerra mondiale, la Spagna sarà impoverita e condannata se insisteremo nel prendere la direzione del socialismo.

Il virus più letale consiste nella deificazione della ragione umana e nell'uso sistematico della coercizione, incarnata dallo stato. Ci appare in veste di pecora come la quintessenza di un certo "fare del bene a tutti", tentandoci con la possibilità di raggiungere il nirvana qui e ora, di raggiungere la "giustizia sociale" e porre fine alla disuguaglianza. Tuttavia nasconde il fatto che il Leviatano prospera con l'invidia e quindi alimenta l'odio e il risentimento sociale. Il futuro dell'umanità dipende dalla nostra capacità di immunizzarci contro il virus più mortale: il socialismo che infetta l'anima umana e si è diffuso tra tutti noi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/