(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/dalleuropa-al-pacifico-dal-brent)
Una delle migliori serie TV che io abbia visto è The Wire. Si partiva da una intercettazione in ambito di indagini poliziesche di un “pesce piccolo” e si finiva poi per catturare “pesci grandi”. Questo è un modo semplificato per far capire meglio ai lettori cosa sta facendo l'amministrazione Trump in quanto a politica interna: liberare capitali sequestrati dalle frodi affinché la gente comune possa trovare il SUO modo per guarire il malessere che ha ingabbiato per decenni il potenziale di crescita americano. In questo modo, piuttosto che avere a che fare con una popolazione costantemente arrabbiata e distratta dalla carcerazione sistematica delle persone, si ha a che fare con una popolazione che ha la capacità di rimboccarsi le maniche e creare/costruire qualcosa per il futuro. In sintesi, la classe media ha la possibilità di tornare a essere classe media.
Alla fine della fiera Hillary Clinton non andrà in prigione, ma se il tuo obiettivo è mandarci Obama allora la cosa migliore da fare è mettere quest'ultimo contro di lei. L'Iran non poteva sostenere economicamente lo sforzo di minare e arricchire l'uranio per scopi bellici, non vendevano abbastanza petrolio per arrivare alle cifre necessarie. Qualcuno li ha aiutati. Chi? Il fatto che Trump continui a sottolineare l'importanza che l'Iran consegni l'uranio arricchito in suo possesso è un indizio; un altro è stato Netanyahu che ha sempre sottolineato la necessità di impedire all'Iran di avere armi nucleari. Unendo questi puntini, e seguendo questo processo di “scoperta”, è possibile incastrare mediaticamente il sopraccitato “chi”. In tal senso la “guerra” in Iran è costata poco se la confrontiamo con i potenziali benefici. Infatti ha degli obiettivi chiari e precisi, non è la solita “guerra infinita” di matrice inglese. Nel frattempo vengono scoperte altre frodi a livello federale e iniziano a circolare i primi nomi che vengono perseguiti legalmente.
È un sistema molto grande e richiede molto tempo per essere aggiustato. Ma la grande opportunità che viene data alla classe media in questo modo, non è solo la capacità di prosperare, ma di avere davvero voce nella società americana. Quando Russell Vought dice che bisogna presentare una ricevuta se ci sono rimborsi federali per determinate attività, significa che il cittadino medio può tornare a fidarsi delle proprie istituzioni. Non basta, infatti, schiaffare qualcuno in prigione per risolvere le cose se poi il sistema rimane come prima. Il processo di pulizia passa sia attraverso la giustizia che la riforma di quelle istituzioni che non facevano altro che rappresentare un peso gravoso, a livello socio-economico, sulla classe media. Lo stesso quando Trump firma un ordine esecutivo in cui si dice sostanzialmente che i dipendenti pubblici possono essere licenziati con tanta facilità quanto quelli nel settore privato.
E questi segnali sono fondamentali perché indicano una volontà di ricostruire nella “giusta” direzione, diversamente dal chiasso che fanno gli accoliti di Bannon/Dugin che invece, da infiltrati-sabotatori quali sono, infuocano gli animi della gente comune solletticandone la pancia. Anche in questo l'amministrazione Trump è riuscita a staccare una vittoria.
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— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) May 31, 2026
Il cambio di passo al Dipartimento del Tesoro è riassumibile così: da cosa è buono per il sistema bancario a cosa è buono per i mutuatari. https://t.co/QaSSiOfQtl
Se il tuo obiettivo è quello di fermare una guerra mondiale, allora la strategia più intelligente è risucchiare tutti quei capitali che finanzierebbero gli asset da schierare in una tale guerra. Farlo significa impedire soprattutto che essi arrivino a un punto di rottura cruciale da scatenare effettivamente il conflitto. Questo a sua volta significa disinnescare Israele e Iran, Siria, Azerbaijan, ecc. Allo stesso modo in cui si sta comportando Putin nei confronti dell'“esercito ucraino”. Esaurire la capacità offensiva di suddetti asset vuol dire anche spogliarli della capacità di creare “minacce fantasma”, tipica strategia d'intelligente franco-inglese. Trump in questo caso diventa il “cattivo” della situazione, soprattutto agli occhi della stampa, ma fa call a tutte quelle minacce che hanno tenuto il mondo in subbuglio, soprattutto in Medio Oriente. Tutte le parti impantanate in conflitti secolari ne escono scontente, ma non c'è più alcun conflitto da poter sventolare con cui minacciare il mondo intero e farlo eventualmente sfociare in un confronto militare mondiale.
Questo documento, ad esempio, rilasciato di recente dalla Casa Bianca, sottolinea come i Fratelli Musulmani siano il minimo comun denominatore di tutti i gruppi jihadisti e terroristi in Medio Oriente e sono ciò che Trump/Bessent stanno scardinando. Avendo ben presente questa base la domanda successiva è: chi ha permesso a questo player di crescere, svilupparsi e diffondersi? Nientemeno che la comunità dell'intelligence britannica sin dal 1928. La British Suez Canal Company aiutò il fondatore dei Fratelli Musulmani a costruire la moschea che ne divenne poi il centro operativo. Da quel momento in poi i Fratelli Musulmani sono stati usati dall'intelligence britannica, a in seconda battuta da quella americana, contro i movimenti nazionalisti in tutto il Medio Oriente, il tutto per difendere l'architettura economica e strategica dell'impero inglese. La documentazione a supporto di queste tesi potete trovarla nel libro di Mark Curtis, Secret Affairs. Infatti queste informazioni, sebbene non circolino con una certa ampiezza, sono state rilasciate dal governo inglese quando ha desecretato documenti sensibili. I Fratelli Musulmani, quindi, e tutti i suoi gruppi satelliti sono asset operativi inglesi, messi in piedi, finanziati e sfruttati da Londra.
È evidente, poi, che il Qatar fosse un altro asset della City di Londra, così come lo è l'Iran, l'Oman, Erdogan/Fratelli musulmani e lo sarebbero diventati gli EAU. Ma cosa c'è di meglio di un cambio di governo? Far lavorare gli stessi asset per te. La stessa offerta presentata a Maduro e la stessa offerta presentata alla teocrazia iraniana. Il Qatar ha accolto l'invito quando Netanyauh l'ha bombardato l'anno scorso. Lo stesso di quanto accaduto tra Thailandia e Cambogia per mezzo della Malesia, ma senza bombardamenti. E, poi, trasformare il Qatar in una risorsa americana ha permesso di mettere ulteriore pressione sull'UE lato energia.
La risposta della cricca di Davos, in particolar modo dopo la guerra dei 12 giorni tra Israele e Iran che aveva esaurito entrambe le nazioni? Attaccare le industrie principali di un Paese, i principali asset economici, e sottrarli: il petrolio russo, il petrolio venezuelano, il petrolio iraniano. Qual è l'asset più grande e importante degli Stati Uniti? I mercati dei capitali più profondi e liquidi del mondo. Con che cosa la cricca di Davos ha da sempre minacciato gli USA quando questi ultimi tentavano di cambiare il modo in cui il denaro scorreva nel mondo? Attacchi ai mercati dei capitali americani, cosa che da sempre ha spaventato il Congresso, perché è stato addestrato a credere che se la spesa pubblica si ferma allora gli Stati Uniti finiscono in un buco nero economico e finanziario. Il ruolo di Trump, da parte dei NY Boys che l'hanno messo lì, è sempre stato quello di fungere da pala meccanica nel campo della retorica per demolire queste credenze che la stessa cricca di Davos ha oculatamente piantato e fatto crescere per decenni. E indovinate un po'? Sta funzionando, soprattutto nello sconfessare tutte quelle voci contrarie che, sulla scia di dazi e altre linee di politica economiche, avevano predetto una fine ingloriosa per l'economia statunitense.
Questi player extra-statali hanno costruito una rete nel corso dei decenni, una gerarchia simil aziendale (es. low management, middle management, high management, Tavola Alta) in cui i vari strati rappresentano un nodo di intermediazione vitale per la proliferazione del controllo ombra dell'impero inglese. Così come la FED fu costruita a immagine e somiglianza della Banca d'Inghilterra, anche la CIA è stata costruita a immagine e somiglianza dell'MI6. È ormai noto che il suo budget è stato in parte finanziato dai cartelli della droga e sono ormai altresì note le sue connessioni con i terroristi, portandoci a concludere che l'intreccio MI6-CIA si sia avvinghiato più forte che mai nel corso del tempo. La lotta ai cartelli della droga, infatti, è il segno distintivo di un drenaggio di risorse da quel nodo nella rete inglese che per decenni ha alimentato l'estensione del suo potere ombra. Infatti gli USA, diversamente dal passato in cui erano praticamente invischiati nella sopraccitata rete, e piuttosto che combattere tali cartelli li facevano crescere, adesso stanno prosciugando quegli affluenti che hanno consolidato i flussi monetari sotterranei.
Dopo Messico, Canada (sì, Canada), Colombia e Venezuela, adesso il Guatemala. Continua il drenaggio di risorse "made in USA" ai danni dell'"high management", storico nodo nella rete dell'impero inglese per imporre il suo controllo ombra.https://t.co/cgjdUxcuhs
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) June 3, 2026
Inutile dire che questa rete ombra ha sempre funzionato ad appannaggio della City di Londra, attraverso le banche inglesi che, grazie all'oscurità gettata nelle connessioni tra i vari nodi, possono usufruire della proverbiale negazione plausibile per dichiararsi estranee a tutte quelle accuse che le vedrebbero invischiate in scenari di caos consapevole per il proprio tornaconto. Questo denaro ombra è sempre stato il nodo gordiano attraverso il quale le precedenti (potenziali) strategie di emancipazione hanno fallito. Un modo che hanno trovato Kash Patel e Scott Bessent di tenere traccia di questo denaro è stato quando l'anno scorso, a Los Angeles, hanno mandato gli agenti ICE a controllare un giro di riciclaggio di denaro sporco. Sono seguite delle rivolte legate al “razzismo” e quel denaro è stato spostato, lasciando una traccia che prontamente è stata seguita da FBI e Dipartimento del Tesoro permettendo loro di iniziare a tracciare tutta quella pletora di ONG che ha funto/funge da raccordo.
Perché, ad esempio, l'Iran continua ad attaccare gli Emirati Arabi Uniti? Perché questi ultimi hanno trovato un accordo con gli USA e hanno smesso di riciclare denaro per conto dell'IRGC. Infatti il presunto “nemico mortale” dell'Iran, Israele, è stato praticamente dimenticato. Questo “dettaglio” avvalora la tesi secondo cui ciò che conta è il flusso internazionale di denaro ombra e gli intermediari per far perdere le tracce del “beneficiario” sono nodi vitali affinché questo flusso rimanga intatto. Ed è qui che gli USA stanno DAVVERO facendo la guerra alla City di Londra/cricca di Davos, prosciugando un tale fiume sotterraneo. Questi sono i veri termini della vittoria americana. Infatti come mai anche la Turchia ha iniziato a finire insistentemente sulle pagine dei giornali? Perché è sempre stato un intermediario nel flusso di oro che dal Medio Oriente finiva poi nelle casse della LBMA, partecipando alla ben tenuta del sopraccitato fiume sotterraneo di denaro ombra. Più vengono intaccati i vari nodi della rete, più una tale rete diventa instabile.
L'ordine all'IRGC era quello di resistere quanto più possibile e creare quanto caos possibile nella regione, il tutto per minare l'immagine degli USA agli occhi del mondo: una nazione allo sbando, sconfitta e devastata economicamente. Ovviamente non importava che ciò non coincidesse con la realtà, l'importante era venderne la percezione. Soprattutto in vista delle elezioni di medio termine. Ora, con la situazione che si sta assestando in Iran, la City di Londra/cricca di Davos stanno già vedendo oltre le elezioni di medio termine perché sanno che è una causa persa per loro: hanno fallito nei tempi, anticipati dalle mosse di Trump/NY Boys. Per il 2028 stanno già fomentando la divisione all'interno del movimento MAGA, creando narrazioni divisive intorno alla persona di Vance, Rubio, ecc. Arrivare per allora con un caos interno significa offrire il fianco, perché diversamente dalle tesi strampalate che si sentono in giro non ci sarà un terzo mandato Trump. Ma di chi fidarsi ora? Ecco che i test della lealtà sono l'arma più efficace in questo contesto per scremare i papabili candidati ed evitare un ambiente controverso come quello visto con “Trump-De Santis”.
A Vance, in qualità di vicepresidente che di norma è solo una carica proforma, sono stati dati diversi compiti importanti (non ultimo le redini dell'affare Iran), ma ha fallito nel portare a casa il risultato. Rubio, invece, ha finora eseguito un ottimo compito a tal proposito. Questo, unito alla pulizia delle alte sfere gerarchiche dei rami esecutivo, giudiziario e legislativo del governo federale, cambiando al contempo il modo in cui il denaro scorre nello stesso governo federale (es. frodi tramite il welfare state ridotte al minimo), significa meno potere appaltato ai nemici degli USA e più vita alla rivoluzione inaugurata dai NY Boys, la quale sarà in grado di sopravvivere alla persona di Trump.
E come documentato nel mio libro, Il Grande Default, questa rivoluzione è iniziata col SOFR e poi ha toccato tutti quegli aspetti legati al sistema eurodollaro. Prendete ad esempio il Giappone. Uno degli altri motivi per cui la cricca di Davos ha provocato la guerra tra Ucraina-Russia era impedire al Giappone di comprare petrolio russo e saldare l'arbitraggio in una valuta diversa dalla sterlina, deteriorando soprattutto le trattative di pace che porrebbero fine alle ostilità che si portano dietro sin dalla Seconda guerra mondiale. Giappone e Russia, infatti, non hanno mai siglato un trattato di pace che mettesse fine alle ostilità della Seconda guerra mondiale. Una volta che ciò accade, l'intermediario rappresentato da Hong Kong e Singapore, e per estensione gli inglesi, vengono esclusi ed entrambi i Paesi commercerebbero direttamente (in particolar modo petrolio). Il Giappone è importante perché è stato usato come amplificatore del sistema eurodollaro tramite la sua capacità produttiva e il carry trade sullo yen, ecco perché la BOJ è stata l'ultima banca centrale ad abbandonare lo “zero bound” nei tassi di riferimento. E già dall'anno scorso, quando la BOJ ha avviato il ciclo di rialzo di tassi, ricordavo ai miei lettori che il Giappone non stava perdendo il controllo (ribadendo il concetto lo scorso febbraio). Quando Kuroda, poi, si è ritirato e non ha lasciato il posto al suo vice (l'anzianità conta molto in Giappone), mentre invece è diventato governatore Ueda, il messaggio era chiaro: la BOJ non sarebbe stato più l'amplificatore della leva nel sistema eurodollaro.
Infatti dicevo la normalizzazione dei tassi avrebbe catturato capitale che si rifiutava di entrare nel Paese a causa della ZIRP. Senza contare che gli investitori interni sono “patriottici” e se riescono a prendere anche 5 punti base al di sopra dell'inflazione, continueranno a scommettere sul proprio Paese. Non solo ma la BOJ ha potuto vendere il lato lungo della curva dei rendimenti obbligazionari grazie al suo portafoglio di azioni nel Nikkei ed è qui che tutti quegli analisti che dicevano che la fine del carry trade sullo yen avrebbe fatto saltare in aria il Giappone e per estensione gli USA avevano torto marcio: la cavalcata del Nikkei ha aiutato la BOJ ad attutire le perdite di bilancio sulle obbligazioni, oltre al fatto che aveva le spalle coperte dalle linee di swap in dollari. E la Takaichi, quando è stata eletta, la prima cosa che ha fatto è stato volare negli USA per staccare un nuovo accordo commerciale sul WTI con Trump. Di conseguenza potremmo dire che, insieme a Russia e Cina, gli USA inseriscono nel loro nuovo quadro logistico-commerciale anche il Giappone dato che in questo modo si esercita pressione sul dollaro di Hong Kong (altro grande punto di raccordo del sistema eurodollaro).
Infatti se Cina e Russia esercitano pressione sul lato energetico e delle commodity, Tokyo si occuperà di quello monetario. Una cosa è certa: ci sono ulteriori prove a supporto che il centro del mondo si sta spostando nel Pacifico.
Washington e Pechino sono attualmente protagonisti di un gioco delle parti: se nel primo trimestre dell'anno è il primo che compra oro, nel secondo trimestre è il secondo che lo compra, alternandosi nuovamente nel terzo e quarto trimestre dell'anno. Questa pressione è indirizzata ai mercati finanziarizzati di Londra, alla LBMA, la quale cerca di sopravvivere a questa morsa tramite la Turchia. Infatti gli acquisti di oro di quest'ultima sono un proforma, dato che si trasformano subito in vendite da spedire nel Regno Unito. Un dettaglio fondamentale in questo contesto è il fatto che il mercato cinese è saldato in oro fisico e ciò ridimensiona non poco il potere di leva londinese sulle singole once d'oro. Stabilizzare i mercati interni tramite l'afflusso di metalli preziosi è quanto di più indispensabile in un modello industrializzato che tenta di copiare i processi enunciati a suo tempo da Hamilton e Clay. La loro metodologia è quanto viene applicato oggi dall'amministrazione Trump per ridare slancio al settore manifatturiero americano e puntellare il peso gravoso del debito pubblico.
Rivalutare l'oro e rimuovere strati e strati di finanziarizzazione inglese dagli input industriali è il minimo che si può fare se si vuole ristabilire un calcolo imprenditoriale onesto e una classe media vivace, oltre a riorientare i flussi energetici mondiali anche. Infatti Alaska e Golfo d'America diventeranno i nuovi hub mondiali petroliferi da cui passeranno la maggior parte delle rotte commerciali petrolifere, consolidando ancor di più il nuovo polo commerciale del mondo con base nel Pacifico. Ma ancora di più sta avvenendo a livello federale in termini di cambiamento organizzativo: dalla centralizzazione alla decentralizzazione. La Federal Reserve tornerà a essere quello che era prima del 1935, ovvero il prestatore di ultima istanza nel commercial paper market americano e impostare il prezzo nominale del dollaro all'estero, mentre il Dipartimento del Tesoro coordinerà il mercato dei titoli di stato. Con un tasso di riferimento collateralizzato come il SOFR, questo design è realizzabile. Infatti ogni agenzia governativa avrà la capacità di emettere credito per i progetti nella sfera delle sue competenze a fronte di una copertura fatta di titoli di stato americani a breve termine. Come verrà emesso questo credito? Ovviamente tramite stablecoin. Il Dipartimento del Tesoro rappresenterà il raccordo principale in questa rete, determinando i flussi dei titoli stessi e provvedendo alle riconciliazioni nel tempo. Questo a sua volta significa che i progetti pubblici verranno regionalizzati, così come i tassi di interesse, rendendo obsoleto l'attuale Fed Fund rate. Le agenzie governative federali si occuperanno delle grandi opere pubbliche, mentre i singoli stati di quelle infrastrutture più importanti per i propri cittadini.
E le banche? Esse si inseriranno verticalmente in questo schema, offrendo l'architettura per le stablecoin stesse, dimostrando che stanno abbandonando progressivamente e consapevolmente il modello finanziarizzato dell'economia di matrice inglese. È questo che innescherà il CLARITY Act. Se guardato dall'esterno ci saranno sostanzialmente “due dollari”, uno a circolazione interna e uno a circolazione esterna che avrà un premio per essere utilizzato. Internamente, però, il mercato delle stablecoin fornirà abbastanza competizione tra le varie soluzioni da far emergere spontaneamente quelle forme migliori e più preferite dagli attori di mercato. Perché, ricordate, una CBDC richiedere “affittare” gli asset monetari sottostanti (perdendo quindi la proprietà privata su di essi), mentre le stablecoin permettono a chi le usa di conservare la titolarità sulle unità monetarie fisiche sottostanti.
E questo singolo aspetto spaventa a morte l'Unione Europea e il Regno Unito, dato che permette a Tether di succhiare progressivamente e inesorabilmente ciò che rimane della forza vitale di euro e sterlina. Pensateci: cos'è bandito in Europa, Bitcoin o Tether? Questo perché Tether, e per estensione la versione digitalizzata del dollaro, rappresenta un anatema peggiore per l'euro rispetto alle necessità attuali riguardo Bitcoin (riserva di valore, garanzia collaterale). Se si vuole colpire dove fa più male all'UE, adesso, bisogna commerciare e usare Tether. Quest'ultimo e Circle regolano oltre $700 miliardi al mese e sono già l’infrastruttura predefinita per i pagamenti transfrontalieri nei mercati emergenti. La disconnessione temporale è il punto chiave e l'euro, o perlomeno la sua versione digitale, sono già roba da museo. Di conseguenza il mondo non si sta affatto “de-dollarizzando”, bensì si sta “de-euroizzando” e “de-sterlinizzando”. La sterlina, infatti, sopravvive all'anacronismo storico perché salda i cambi esteri sul Forex: il ponte tra i vari pair. Circa il 30% dei volumi del Forex sono intermediati dalla sterlina, la quale fornisce la liquidità necessaria per effettuare i vari cambi. Se, ad esempio, un tappezziere turco vuole vendere un tappeto negli USA: tra i vari passaggi riguardanti lira turca e dollari c'è di mezzo la sterlina e una banca inglese. Il fatto che la sterlina abbia conservato nel tempo questa sua funzionalità è stato grazie alle vecchie relazioni intessute dall'impero inglese e dalle banche inglesi, coperto dal flusso di petrolio tramite i contratti futures del Brent. Indovinate un po'? Le stablecoin in dollari elimineranno questo bisogno di intermediazione nel nuovo sistema finanziario in evoluzione e il WTI sostituirà il Brent come riferimento nella determinazione della consegna al margine di un barile di petrolio. Togliete queste due cose e la sterlina diventa una “reliquia barbarica”. Il premio non è la DeFi, bensì il DeFo ovvero il Forex disintermediato/decentralizzato.
A cascata vengono eliminati anche tutti quei prodotti finanziari su cui gli inglesi hanno costruito il loro castello della finanziarizzazione, dalle assicurazioni ai derivati, soprattutto perché non ha senso nel mondo di oggi che la sterlina venga trattata a 1.34-1.35 rispetto al dollaro in base alla capacità industriale inglese (assente) e alla capacità dell'economia inglese di generare domanda per la propria valuta. È un artefatto di un vecchio sistema usato per colonizzare finanziariamente il mondo tramite i flussi commerciali. Ed è qui che si inerisce l'indipendenza americana perseguita da Trump, soprattutto quando ciò significa “far cambiare bandiera” a tutti quegli asset nel Congresso americano che remano contro l'attuale amministrazione.
Dopo tutti gli scalpi che Trump ha preso finora, soprattutto al Senato (es. McConnell, Cornyn, Tillis, Cassidy), i vari deputati si stanno convincendo che egli (e chi sta dietro di lui) ha davvero pieno controllo sulla situazione americana e può garantire status e protezione. Gente come John Thune e altri simili esattamente questo vanno cercando, altrimenti restano sul carro dei vincitori che invece lavorano contro gli USA. Il fatto che Gingrich abbia di recente spalleggiato Trump riguardo le sue mosse, all'interno e all'esterno del Paese, dimostra che il GOP sta capitolando e che le elezioni di medio termine possono essere vinte da Trump con una certa agilità (nonostante le allucinazioni della stampa italiana e commentatori vari/eventuali sui social).
CONCLUSIONE
Durante periodi di transizione come quello in cui stiamo vivendo ci sono grandi opportunità di arbitraggio, perché la maggior parte ignora i meccanismi fondamentali che muovono l'evoluzione del sopraccitato periodo. La grande opportunità in questo momento è che tutti gli asset che possono essere usati come collaterale dovranno essere riprezzati in base alla quantità di dollari che scorreranno nel sistema. Il grande errore degli Stati Uniti, un errore che in realtà è stato imposto loro da forze esterne, è stato quello di “chiedere” al dollaro di ricoprire tutti e tre gli aspetti principali del denaro: riserva di valore, mezzo di scambio e unità di conto. Ma come fa una forma di credito e passività allo stesso tempo, uno strumento di debito potremmo dire, a essere una buona forma di denaro? Affinché esista un dollaro qualcuno deve indebitarsi... è un gioco a somma zero. Se il dollaro ha pochi problemi a essere un mezzo di scambio e unità di conto, ha grossi problemi a essere riserva di valore senza un ancoraggio a una commodity. Oggi l'oro è un'ottima riserva di valore, ma è terribile in quanto a mezzo di scambio e non è usato come unità di conto. In sintesi l'oro non è denaro oggi, è solo risparmio.
È stato relativamente facile “far scordare” alla popolazione in generale il gold standard, dato che la sua preferenza temporale è diventata sempre più veloce nel saldo degli scambi commerciali rispetto alla capacità di spostare altrettanto velocemente l'oro. Il dollaro, quindi, è stato una buona soluzione tecnologica a questo problema. Infatti bisogna ricordarsi che fintanto che non esistono rivendicazioni multiple sullo stesso dollaro, i guai economici rimangono ridotti al minimo. Il sistema monetario, quindi, deve espandersi in modo da tenere il passo con la domanda di denaro. Lo stesso discorso lo possiamo fare per il petrolio e il flusso di petrolio a livello mondiale sin da quando è scoppiato il conflitto in Iran. Infatti il problema non è tanto il prezzo del petrolio, ma è se è davvero possibile mettere le mani su un barile di petrolio. Niente più, niente meno che la Legge dell'utilità marginale decrescente. E questa è anch'essa un'opportunità: il modo in cui si muovevano i flussi di barili di petrolio nel mondo sta cambiando, rimuovendo quelle strozzature geografiche davano ad alcuni player la capacità di ricattare il resto del mondo.
Spostare questa capacità altrove significa invertire il processo dell'utilità marginale decrescente e invece innescare quella dei rendimenti marginali acceleranti, ridando altresì vigore alla produttività.
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