giovedì 23 maggio 2019

Il rompicapo del debito studentesco

Il seguente è un articolo che va a riconfermare come l'ingegneria finanziaria, alimentata dalle politiche monetarie sconsiderate delle banche centrali, abbia alimentato l'accesso al bacino dei risparmi reali tutte quelle attività che hanno sprecato risorse scarse senza creare niente. Come descritto nell'articolo citato, invece di innovare e potenziare il settore della R&S, hanno gozzovigliato nei mercati azionari. Nel caso specifico, le grandi imprese hanno fatto ricorso ad LBO rischiosi perché si considerano "troppo grandi per fallire", con le loro potenziali perdite coperte dalla popolazione. Nel caso della fusione tra Bayer e Monsanto, poiché i rischi insiti in questa scelta stanno diventando visibili, ci si può aspettare che la BCE e la FED allentino di nuovo la politica monetaria. Ciò rianimerebbe il valore del mercato azionario di Bayer, ma a scapito dei risparmiatori che devono affrontare tassi di deposito reali più bassi e rendimenti più bassi dei titoli di stato. Inoltre la direzione di Bayer ha annunciato di voler tagliare 12.000 posti di lavoro. Per evitare ciò è probabile che i sindacati accettino tagli ai salari, il che consentirebbe di spostare i costi della fusione sui dipendenti anche. Poiché è probabile che questo causi malcontento sociale, per risolvere il problema degli LBO tossici, è necessaria un'inversione della politica monetaria ultra accomodante e far tornare in auge la funzione disciplinare dei tassi d'interesse. Solo se ripagare i debiti è un forte impegno, il finanziamento esterno può aiutare gli azionisti ad impedire ai manager di imbarcarsi in avventure altamente rischiose.
___________________________________________________________________________________


di Laurence Vance


Il programma federale di prestiti agli studenti è un casino e milioni di beneficiari dei suoi prestiti sono indebitati fino al collo. E lo sono fino al punto che, secondo due studi recenti:
  • Il 40% dei mutuatari andrà in default sui loro prestiti studenteschi entro il 2023;
  • ci sono 250.000 mutuatari inadempienti sui loro prestiti studenteschi ogni trimestre
  • in media occorrono 19,4 anni per pagare i prestiti per studenti.

E va notato che, a differenza di altre forme di debito federale, che sono scaricabili in caso di fallimento, il debito dei prestiti agli studenti non può essere annullato con la bancarotta.

Secondo LendEDU, un sito Web che aiuta i consumatori a conoscere e confrontare i prodotti finanziari compresi i prestiti agli studenti, il precursore del programma federale di prestiti agli studenti è il GI Bill. Approvato nel 1944, la GI Bill consentì ai veterani della seconda guerra mondiale di frequentare il college a costi ridotti o gratuitamente. I prestiti federali per gli studenti furono istituiti nel 1958 in base al National Defense Education Act. Gli studenti delle scuole superiori "che hanno mostrato promesse in matematica, scienze, ingegneria e lingua straniera, o coloro che volevano essere insegnanti, hanno ricevuto borse di studio e prestiti." Sotto l'Higher Education Act del 1965, le banche hanno iniziato "a fornire prestiti sovvenzionati e garantiti dallo stato agli studenti". Il Pell Grant è stato creato nel 1972, tuttavia ottenere denaro gratis per il college non ha scoraggiato gli studenti dall'indebitarsi. Infine, con lo Student Loan Reform Act del 1993, il governo federale iniziò a prestare direttamente "ai mutuatari, invece di passare prima da un'istituzione privata".

Da un punto di vista economico, i prestiti federali agli studenti distorcono il mercato. Il sostegno del governo, o l'emissione di prestiti agli studenti, fanno salire artificialmente il prezzo dell'istruzione. Grazie alla sempre maggiore "generosità" dello stato, non vi è alcun incentivo affinché college e università riducano i loro prezzi. Molte scuole sono diventate completamente dipendenti dai prestiti federali agli studenti per mantenere alte le loro iscrizioni. Prendete in considerazione il caso dell'ITT Technical Institute (ITT Tech). Un tempo era uno dei più grandi centri per l'istruzione for-profit negli Stati Uniti, ma dopo anni di indagini e cause legali, nell'agosto 2016 il Dipartimento dell'Istruzione degli Stati Uniti ha vietato agli studenti di utilizzare prestiti federali in una delle sue 130 sedi. Solo due settimane dopo, tutte le sedi ITT Tech sono state chiuse e la società ha dichiarato bancarotta.

Dal punto di vista fiscale i prestiti federali agli studenti non sono basati su solidi principi finanziari. Gli studenti con un cattivo rating di credito hanno tante possibilità di ottenere un prestito governativo quanto quelli con un buon rating di credito. Gli studenti che perseguono specializzazioni come ingegneria o informatica che possono portare a lavori ben retribuiti hanno la stessa probabilità di ricevere prestiti governativi come quegli studenti che si specializzano in studi sulle donne o studi di genere.

Da un punto di vista filosofico i prestiti federali agli studenti sono uno programma illegittimo. Il governo federale non è una banca, non ha soldi propri. Tutti i soldi del Tesoro federale sono prelevati dagli americani sotto forma di tasse. Nessun americano dovrebbe essere costretto a pagare per l'istruzione di qualsiasi altro americano. Allo stesso modo non è il ruolo adeguato del governo federale concedere prestiti o sovvenzionare le industrie.

Da un punto di vista pratico i prestiti federali agli studenti federali non hanno alcun senso. Perché il governo federale dovrebbe sovvenzionare un settore? E se il governo federale presta denaro agli americani per il college, allora perché non per le auto, le barche, le vacanze, le case ed i matrimoni? Perché il governo federale non rilascia carte di credito con le quali gli americani possano accendere un prestito e comprare ciò che vogliono?

Che cosa dovrebbe essere fatto per risolvere il rompicapo del debito studentesco?

Sono state proposte molte soluzioni, ma più di recente il senatore Lamar Alexander (R-Tenn.), ex-segretario all'Istruzione degli Stati Uniti, ha proposto che i datori di lavoro siano tenuti a dedurre i pagamenti dei prestiti degli studenti dalle buste paga degli impiegati e li rimettano al governo federale come imposte sul reddito. Tutte le soluzioni proposte soffrono di due difetti fatali.

Nessuna soluzione proposta riconosce che il rompicapo del debito studentesco non sarebbe mai emerso se il governo federale avesse semplicemente seguito la propria Costituzione e non avesse mai avuto nulla a che fare con l'istruzione: niente prestiti, niente sovvenzioni, niente sussidi, niente finanziamenti, niente programmi per la mensa, niente regolamenti, niente norme, niente buoni pasto e niente Dipartimento dell'Istruzione.

Nessuna soluzione proposta richiede la chiusura dei rubinetti monetari federali. Come la proposta del senatore Alexander, tutti chiedono di riformare il programma di prestito studentesco federale invece di porvi fine.

Il programma di prestito studentesco federale deve essere riconosciuto per quello che è e deve essere terminato prima che si possa trovare una qualsiasi soluzione reale al problema.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 22 maggio 2019

La liquefazione dei sogni di Wall Street





di David Stockman


La stupidità regna sovrana a Wall Street: è circondato da ogni tipo di politica economica sfavorevole ed evento imprevedibile, eppure i trader ed i robo-trader continuano a camminare sul bordo di una vasca piena di pescecani.

Non sembrano affatto ricordare che tra il picco intra-giornaliero di 2.941 e la chiusura alla vigilia di Natale, l'indice S&P 500 è sceso di un 25% in soli 64 giorni di trading.

Può davvero essere che la cecità di Powell e l'apparente tregua tra Trump e lo Schema Rosso di Ponzi abbiano rimosso ogni singola nuvola oscura dai cieli?

Ad ascoltare le teste di legno nello zombie-box, pare proprio di sì. E ancora meglio, ora che le preoccupazioni sul Muro sono state cancellate, il proverbiale tsunami di denaro a bordo campo si sta presumibilmente preparando ad alimentare la madre di tutti i crolli del mercato azionario.

Lo stesso Larry Fink, amministratore delegato di Blackrock, lo ha detto poco tempo fa. Intendiamoci, non ha detto perché dovrebbe salire ancora di più rispetti ai suoi attuali livelli già stratosferici, solo che il FOMO sta per scatenare un altro fuggi-fuggi di acquisto nel casinò.

Tra tutte le persone proprio Larry Fink, seduto in cima a $6.000 miliardi di asset (perlopiù ETF e fondi comuni d'investimento che possono essere scaricati in un momento di panico), dovrebbe essere agitato. Blackrock guadagna meno di 30 bps sulla sua montagna di risorse gestite, il che significa che un crollo dei prezzi degli asset di rischio (anche vicino a quelli del 2008-09 e 2000-2001) spazzerebbe via la maggior parte dei suoi $4 miliardi di profitti annuali.

Ma Larry Fink è apparentemente cieco di fronte a questo rischio e per una semplice ragione: è uno dei cavalcatori di bolle della sua generazione, e dopo 30 anni di indicibili successi e accumuli di ricchezza, ha da tempo perso la comprensione di cosa sia una finanza solida ed è diventato progressivamente ignaro del fatto che la sua azienda è in realtà seduta in cima alla più grande bolla finanziaria della storia.

Come uno dei quattro partner originali di Blackstone subito dopo l'ultima correzione onesta dei mercati nell'ottobre 1987, quando il Dow è crollato del 22% in un solo giorno, Fink è stato salutato come un innovatore finanziario estremamente brillante. Ancora ventenne, Larry Fink è stato uno dei pionieri del settore dei titoli garantiti da mutui ipotecari e inizialmente aveva realizzato profitti giganteschi scambiando e sottoscrivendo questi nuovi titoli. Compito reso estremamente facile da una evento: quando arrivò a Blackstone nel marzo 1988, il presidente della FED, Alan Greenspan, scoprì la stampante monetaria nel seminterrato dell'Eccles Building. Procedette quindi ad inondare Wall Street di liquidità, vanificando così i tentativi di Mr. Market di operare una pulizia degli errori economici accumulati sino a quel momento.

Nel 1989 i mercati si erano "ripresi" e la grande bolla trentennale dell'era attuale aveva iniziato la sua lunga, implacabile inflazione. Fu in quel momento che Larry Fink iniziò a pensare in grande: sviluppare il primo fondo comune che avrebbe investito esclusivamente in titoli garantiti da ipoteca di Fannie Mae e Freddie Mac. Ci vollero due settimane affinché il team Blackstone raccogliesse $100 milioni.

Tale team era guidato dal co-fondatore di Blackstone, Pete Peterson, già presidente di Lehman Brothers, segretario al commercio sotto Nixon, più giovane CEO in America all'età di 29 anni quando prese il timone di Bell & Howell. C'erano anche Steve Schwarzman (ancora membro di Blasckstone), Roger Altman (che successivamente ha fondato un altro gigante di Wall Street chiamato Evercore), Mark Gallogly (che in seguito ha fondato Centerbridge Partners) e il sottoscritto.

$100 milioni allora sarebbero stati $1 milione di oggi, ma quello era il 1989, quando la FED aveva un bilancio di appena $200 miliardi e il bilancio congiunto di tutte le principali banche centrali mondiali ammontava a ben meno di cinquecento miliardi di dollari. Nessuno si sarebbe mai sognato quello che sarebbe successo nel frattempo: il bilancio della FED da solo è passato ad un picco di $4.500 miliardi e il totale dei bilanci delle principali banche centrali del mondo hanno raggiunto i $25.000 miliardi.

Ma ecco il punto: le banche centrali si erano sempre date una regolata per quanto riguardava la creazione di denaro dal nulla. Vale a dire, i bilanci sono incrementati di circa il 3-4% all'anno, il che significa che i bilanci delle banche centrali ricoprivano una piccola percentuale del PIL (2-5%), mentre i modesti interventi nel mercato monetario esercitavano un tocco leggero sul prezzo del denaro, del debito e del rischio.

Ad esempio, durante il periodo di massimo splendore del capitalismo americano tra il 1953 e il 1966, il bilancio della FED si è espanso solo del 4,0% all'anno. Durante questo periodo la crescita economica era in media del 3,8% annuo, l'inflazione dell'1,0% all'anno e il rapporto tra debito pubblico e privato totale e PIL era cresciuto lentamente dall'1,33X nel secondo trimestre del 1953 all'1,45X nel secondo trimestre del 1966 (rispetto al 3,5X di oggi)

Inutile dire che tutto è cambiato dopo che Greenspan ha preso il timone della FED nell'agosto 1987 e ha proceduto ad esplodere il suo bilancio di 4 volte durante i 19 anni del suo regno; e ancora più importante costringere il resto delle banche centrali del mondo a seguirlo.

Di conseguenza durante i 27 anni tra il 1987 e il 2014, il bilancio della FED è cresciuto ad un tasso vertiginoso del 12,2% annuo, mentre negli ultimi trent'anni i bilanci congiunti delle banche centrali del mondo sono cresciuti di un 14,0% annuo.

Questo è completamente folle e ha causato una massiccia inflazione del prezzo degli asset finanziari, non in beni e servizi, e per una ragione molto semplice.

Per intenderci, il mondo non è mai stato a corto di lavoro: il nostro pianeta ha sempre avuto molti lavoratori, ma erano intrinsecamente vincolati al capitale perché fino agli ultimi 30 anni, la creazione di nuovo capitale richiedeva aumenti nei risparmi privati ​​e innumerevoli atti di soddisfazione posticipata dei propri desideri.

Non più ormai, almeno non durante l'attuale era della Finanza delle Bolle. Le banche centrali hanno sistematicamente represso il costo del debito e gonfiato il valore delle azioni, cosa che ha alimentato una lunga serie di massicci investimenti improduttivi. Di conseguenza i beni produttivi sono stati finanziati con il capitale a buon mercato stampato dalle banche centrali, o finanziati da speculatori col front-running in titoli di debito e titoli azionari.

A dire il vero questa deformazione finanziaria ha favorito una falsa prosperità, la cui più fulgida incarnazione è lo Schema Rosso di Ponzi. Il fatto più cruciale è che ha estinto qualsiasi tendenza verso un aumento dell'inflazione dei prezzi di beni e servizi, visto che un miliardo di lavoratori dalle risaie dell'Asia si è spostato nelle fabbriche.

Alla fine, quindi, l'inflazione artificialmente bassa di beni e servizi promossa dalle banche centrali è diventata la scusa per ancor più sconsideratezza monetaria. Il paravento delle banche centrali, la "lowflation", ricorda il dodicenne che uccide entrambi i genitori e poi si dispera nei tribunali per il fatto che sia rimasto orfano!

In ogni caso, le banche centrali hanno stampato denaro come mai prima d'ora. Ciò, a sua volta, ha travolto i giocatori nei mercati dei capitali, che si sono costantemente trasformati in casinò, con questa Grande Deformazione e ha fatto perdere definitivamente ogni traccia di una determinazione onesta dei prezzi.

Questo ci riporta al nostro Larry Fink. Negli ultimi 30 anni i sopraccitati $100 milioni di asset in gestione di Blackrock hanno raggiunto i $6.000 miliardi, ma per quanto sia intelligente, Larry Fink non è uno scienziato finanziario.


Inutile dire che Larry Fink è solo il manifesto di una generazione di trader e speculatori che hanno cavalcato bolle anche da 60.000X; e l'hanno fatto per così tanto tempo che non riescono nemmeno a vedere la follia finanziaria tutt'intorno a loro, come con Facebook, Zoom e Chipotle per citarne alcuni. Ma è sufficiente qui considerare il caso di Amazon, che ha guidato il folle recupero del 25%-35% dei principali indici azionari durante sin dalla vigilia di Natale.

La capitalizzazione di mercato di Amazon è quasi tornata al suo massimo storico, a $945 miliardi. Ciò rappresenta un assurdo 95X le sue entrate nette annuali da $10 miliardi, e un 74X del suo flusso di cassa annuale da $12,8 miliardi.

Inoltre quasi il 60% del reddito operativo di Amazon durante il 2018 è stato guadagnato dal suo business cloud (AWS), che rappresentava solo il 12% dei suoi $233 miliardi di vendite. Queste ultime non hanno nulla a che fare con il core business da $207 miliardi dell'e-commerce, e rappresentano in realtà un investimento non proprietario, a basso rendimento, ad alta intensità di capitale in vaste server farm (vale a dire, lo stupido patrimonio dell'economia digitale).

In sostanza, Amazon è un crogiolo di inefficienze, investimenti improduttivi e distruzione economica di Main Street, grazie ai falsi incentivi offerti dalla sua incredibile sopravvalutazione.

Ma come Larry Fink, i cavalcatori delle bolle non vedono l'assurdità della situazione perché 30 anni di implacabile inflazione degli asset hanno distrutto i meccanismi di funzionamento del mercato monetario e dei capitali.

Infatti anche MarketWatch ha iniziato a capire coem stanno le cose, commentando in modo perplesso il fatto che 45 analisti azionari che coprono AMZN lo considerino un "buy". Incredibile davvero, perché unac osa del genere non accadrebbe neanche tra un milione di anni in un libero mercato ed onesto.

Forse è anche per questo che l'ultima stella cadente delle IPO, Zoom, è stata tradata ad una capitalizzazione di mercato di $17,7 miliardi nella sua ultima chiusura. Ciò rappresenta 54X i suoi $331 milioni di entrate e 2.330X i suoi $7,6 milioni di reddito netto. E sì, stiamo parlando di duemilatrecentotrenta volte i guadagni.

Poi tra gli altri c'è Chipotle, che ha riportato un utile netto di $205 milioni per il periodo annuale terminato a marzo 2019. Ciò è notevole perché nel 2011 Chipotle ha incassato $215 milioni! Tuttavia ciò non ha impedito ai trader di scommettere sui suoi titoli fino ad una capitalizzazione di mercato di $20 miliardi, il che significa che è valutato al 100X del suo reddito netto e oltre il 55X il flusso di cassa.
Proprio così. Questa è una catena di ristoranti di burrito che non è andata da nessuna parte da otto anni a questa parte, perché ha saturato il Paese con negozi, ha molta concorrenza, sta affrontando crescenti costi di manodopera e cibo, ed è soggetta a molteplici episodi di avvelenamento dei suoi clienti con cibo contaminato.

Ma a quanto pare tutto ciò non importa per Larry Fink e compari, i quali ignorano come una liquefazione dei sogni di Wall Street e compagnia sia proprio dietro l'angolo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 21 maggio 2019

Cinque ragioni per la debolezza dell'economia argentina





di Daniel Lacalle


L'Argentina ha "stampato denaro per la gente" in stile MMT per molti anni. La sua erronea "politica monetaria inclusiva" del passato, stampare soldi per finanziare una gigantesca spesa pubblica, ha portato il Paese all'inflazione e alla depressione.

L'inflazione in Argentina è salita al 54% su base annua. Gli spread delle obbligazioni sono saliti a 854 punti base, i Credit Default Swap (CDS) a due anni sono saliti a 1094 punti base e quelli a cinque anni sono saliti a 948 punti base. Malgrado ciò il governo del Paese dà la colpa per l'inflazione a qualsiasi cosa eccetto la sua folle politica monetaria

L'economia argentina è più fragile e vulnerabile di quelle simili. tuttavia l'Argentina è anche uno dei Paesi con il più alto potenziale economico. Ci sono cinque fattori essenziali per capire la debolezza della sua economia:
  1. Il peso. Nonostante le politiche accomodanti della Federal Reserve e il cambio di rotta nel processo di normalizzazione, nel 2019 il peso è, ancora una volta, la valuta peggiore nei confronti del dollaro. L'indice del dollaro non si è mosso molto rispetto al suo paniere di valute, quindi è la politica monetaria disastrosa che ha fatto precipitare il peso. Una moneta debole è un pericolo per la stabilità del Paese e i governi sembrano voler solo ricucire la politica monetaria sbagliata della banca centrale. Un peso debole non rende l'economia argentina più competitiva o fa aumentare le esporta azioni. Se il Paese non affronta in modo serio e determinato l'errore di mantenere una valuta in un costante processo di distruzione del suo potere d'acquisto, passerà semplicemente di nuovo da crisi a crisi.

  2. La politica monetaria è seriamente inflazionistica. I governi preferiscono avere inflazione alta e incolpare un nemico esterno inesistente piuttosto che smettere di finanziare la spesa pubblica attraverso di essa. La perdita del potere d'acquisto della moneta viene sommata ad un tasso d'inflazione che un Paese con il potenziale e il capitale umano dell'Argentina non dovrebbe avere. Per molti anni l'Argentina è stato un Paese con il potenziale di un'economia sviluppata e una politica monetaria di un Paese del terzo mondo. Per anni ha seguito le raccomandazioni della MMT. Molti sostengono che la dollarizzazione sarebbe peggiore, perché è già stata tentata e ha portato ad una crisi... peccato che questo sia falso. L'Argentina non si è dollarizzata, ha realizzato un sotterfugio monetario fissando il peso al dollaro USA con un tasso di cambio completamente gonfiato che poi ha portato all'accumulo di squilibri. L'Argentina non aveva dollari, aveva peso sotto mentite spoglie. La dollarizzazione è ciò che ha fatto l'Ecuador, abbandonando il sucre, cosa che ha permesso al Paese di evitare un'iperinflazione in stile venezuelano.

  3. Tasse molto alte. Il cuneo fiscale argentino rimane il più alto nella regione e uno dei più alti al mondo per le aziende. Questa costante espropriazione della ricchezza attraverso svalutazione della moneta, inflazione e tasse funge da enorme ostacolo agli investimenti internazionali, alla crescita e alla creazione di posti di lavoro. In Argentina si sente sempre dire che "le entrate fiscali sono basse" e che quindi le tasse non possono essere ridotte. Tuttavia innalzarle ulteriormente mette un freno alla creazione di posti di lavoro, agli investimenti produttivi e all'attrattiva del capitale, e le entrate diminuiscono ancora di più.

  4. Spesa pubblica elevata. Negare l'effetto depressivo della spesa politica, all'interno di una spesa pubblica che raggiunge già oltre il 45% del PIL, è un problema grave per un Paese con un alto potenziale. Non è solo la spesa pubblica più alta nella regione, ma la più inefficiente secondo la Banca Interamericana dello Sviluppo. L'inefficienza della spesa pubblica in Argentina raggiunge il 7,2% del PIL.

  5. Protezionismo. Secondo l'indice di competitività globale del World Economic Forum, l'Argentina occupa il posto 92 su 137. Il trend di deterioramento iniziato tra il 2012 e il 2015 è stato ridotto per tre anni, ma le sfide da affrontare sono ancora consistenti. Una di queste è eliminare le scappatoie alle misure anti-commerciali e protezionistiche imposte dalla miope percezione che il protezionismo sostituirà le importazioni e rafforzerà l'economia, mentre la stampa di denaro stimolerà la crescita.

È vero che alcune misure sono state adottate per invertire questi elementi di fragilità, ma le riforme devono essere più coraggiose per impedire che l'economia cali ulteriormente nel 2019 e nel 2020.

Non è facile cambiare le politiche "neo-keynesiane" sbagliate dell'era Kirchner senza riconoscere l'enorme buco monetario e fiscale creato dalla precedente amministrazione, ma se le riforme non sono decisive e chiare, l'economia argentina continuerà ad essere fragile e più vulnerabile ai cicli economici rispetto alle altre economie simili. L'Argentina è un grande Paese con terribili politiche monetarie e fiscali. Con un tale potenziale di crescita e di occupazione, vale la pena essere coraggiosi e porre fine a ciò che rimane delle passate politiche sbagliate.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 20 maggio 2019

La libertà funziona in Svizzera





di Henrique Schneider


Nel 2018 l'economia svizzera è cresciuta del 2,5% e per il 2019 il gruppo di esperti federali per le previsioni economiche prevede un aumento dell'1,5%. Il prodotto interno lordo (PIL) della Svizzera è cresciuto tra l'1 e il 3% all'anno per quasi un decennio. Le turbolenze nell'Unione Europea, la "guerra commerciale" tra Stati Uniti e Cina e un franco svizzero forte non sembrano aver fermato la prosperità dell'economia svizzera. Qual è la sua formula per il successo? E durerà?

La Svizzera è comunemente associata alle sue banche e ai suoi orologi. I fatti, tuttavia, raccontano una storia diversa: solo circa il 9% del PIL svizzero è riconducibile ai servizi finanziari. La produzione si aggira intorno al 18%, quasi il 15% al dettaglio; la parte più significativa del PIL, circa il 31%, è generata da altri servizi.

Se è vero anche che ogni anno in Svizzera vengono prodotti più di 25 milioni di orologi, essi rappresentano solo il 9% delle esportazioni svizzere. I prodotti chimici e farmaceutici rappresentano oltre il 44% delle esportazioni totali del Paese; macchinari ed elettronica oltre il 14%. A proposito: la Svizzera produce ed esporta il doppio dei prodotti a base di caffè e tabacco rispetto a quelli a base di cioccolato e formaggio.

Queste statistiche potrebbero sembrare aneddotiche, ma la storia dietro di loro elucida un aspetto importante dell'economia svizzera: la sua diversità. La ventesima più grande economia del mondo, con un PIL nominale di $679 miliardi (2018, secondo il World Economic Forum) è un mix di produzione e servizi, di imprese high-tech e low-tech, orientate al mercato interno ed estero. L'economia svizzera è dominata da piccole e medie imprese che rappresentano oltre il 99% del numero totale delle sue imprese.



Unità senza uniformità

La Svizzera comprende l'eterogeneità come una forma di capitale. Diversi tipi di aziende con diversi modelli di business si arricchiscono reciprocamente in un ciclo di feedback positivo. Possono esplorare idee comuni attraverso la cooperazione; attraverso la competizione possono migliorarsi l'un l'altra. In entrambi i casi maggiori sono le imprese con idee diversificate e diversi modelli di business, maggiore sarà la collaborazione e la concorrenza. Ciò porta ad una maggiore produttività e innovazione.

Due esempi illustrano questo sistema. Mentre Uber entrava nel mercato svizzero nella città di Zurigo, alcuni degli operatori storici dei taxi si sono uniti per sviluppare la loro app, ispirata da Uber ma adattata al mercato svizzero. Con l'ingresso di Uber e la risposta dei taxi tradizionali, il mercato globale è cresciuto in termini di entrate. Nel cantone svizzero (stato) di Zugo, gli sviluppatori della tecnologia blockchain sono al lavoro per portare alla luce nuove idee di business. Mentre la maggior parte dei loro prodotti non ha ancora raggiunto la scala mondiale, le aziende stanno sviluppando nuove applicazioni ad un ritmo record.

Fino ad ora le autorità svizzere si sono astenute dal regolamentare Uber o le tecnologie legate alla blockchain. Questo, in parte, spiega il dinamismo del Paese ed è una caratteristica chiave dell'eterogeneità svizzera. Di norma i regolatori optano per la sovrintendenza applicata al quadro generale delle attività o dell'intera economia; la regolamentazione orientata a settori, industrie e tecnologie specifiche è rara e negli ultimi 20 anni è stata continuamente ridotta. L'idea alla base: la regolamentazione settoriale tende ad omogeneizzare l'attività aziendale, mentre quadri e condizioni neutrali incentivano la diversità.



Libertà economica e responsabilità individuale

Le condizioni neutrali vanno di pari passo con la libertà economica. Questo principio è sancito dalla costituzione svizzera: tutte le attività economiche non proibite, o regolate separatamente, sono aperte e possono essere perseguite da chiunque. Ciò ha conseguenze immense per il tessuto commerciale del Paese, perché chiunque è libero di aprire e gestire un'attività in qualsiasi momento in Svizzera, indipendentemente dall'educazione o dall'esperienza di quella persona e soprattutto senza la necessità di una licenza commerciale.

Due esempi: se un panettiere desidera fornire consulenza finanziaria, lui o lei può istituire e gestire tale attività. Non è richiesta nessuna licenza, né si applica nessuna regolamentazione settoriale e, all'inizio, l'azienda non deve nemmeno essere registrata. Non c'è bisogno di incorporazione e nessuna formalità. Ovviamente il fornaio può registrarsi, entrare in un organismo auto-regolamentato e incorporare l'azienda. In definitiva, però, questa è una decisione che spetta al proprietario. Allo stesso modo, se un parrucchiere vuole creare e gestire un'azienda che produce sacchetti di plastica, può farlo: non ci sono barriere all'ingresso.

Il rovescio della medaglia è che le singole imprese sono le uniche responsabili del loro successo o fallimento. Con un tasso di fallimento dell'1% annuo, la Svizzera mostra più fallimenti commerciali della maggior parte delle nazioni europee. Tuttavia questo aspetto è considerato come parte integrante di un sistema che tiene in alta considerazione la responsabilità individuale. Con pochissime eccezioni, la maggior parte delle aziende non ha una garanzia di stato né esplicita e né implicita. Non sono sovvenzionate e la responsabilità individuale è al centro della libertà economica.



Economia aperta e proprietà privata

La libertà economica e la responsabilità individuale, insieme all'apertura dell'economia e alla proprietà privata, sono fattori che contribuiscono alla diversità della Svizzera e al suo successo economico. Molte imprese svizzere, grandi e piccole, sono attori globali. Circa il 53% delle esportazioni svizzere è destinato all'Unione Europea, ma gli Stati Uniti e la Cina stanno diventando mercati sempre più importanti. La maggior parte delle aziende svizzere preferisce esportare nei mercati internazionali invece di avere una presenza fisica lì. Il sentimento generale è che quasi nessun Paese protegge la proprietà privata come la Svizzera, dove essa è considerata una base economica e morale per l'attività economica.

Due esempi: il governo svizzero sta spingendo per l'abolizione di tutti i dazi nei confronti di tutto il mondo. Vuole fare il primo passo e abolire unilateralmente tutti i dazi sulle importazioni di beni industriali. Ognuno trae vantaggio dal libero commercio, ma anche se un Paese si apre unilateralmente, i mercati liberi fanno pressione sull'industria nazionale, spingendola a migliorare. Dall'altra parte, una piccola azienda svizzera che produce sistemi di colorazione preferisce farli in patria ed esportare il prodotto nei due mercati principali, l'India e gli Stati Uniti. L'azienda sa che sarebbe meno costoso produrre nei mercati di riferimento ed è consapevole dei dazi per i suoi prodotti. Tuttavia continua a considerare la proprietà privata, le macchine e le formule proprietarie meglio tutelate in Svizzera ed è disposta a pagare un premio per mantenere tali beni al sicuro.

Apertura e pregiudizi domestici portano ad un dilemma: i prodotti svizzeri sono costosi, ma tendono a viaggiare bene nei mercati nazionali e internazionali. È vero che le imprese svizzere trovano clienti disposti a pagare il premio, ma spesso anche l'imprenditore paga. I margini di profitto delle imprese svizzere sono generalmente inferiori rispetto agli altri Paesi; il margine di profitto medio in tutta l'economia diversificata è di circa il 2%.



Stabilità politica e continuità

Un altro elemento che contribuisce alla prosperità dell'economia svizzera è la stabilità politica. Anche la politica è considerata una questione di responsabilità individuale e la maggior parte dei detentori di cariche politiche sono imprenditori o impiegati. Oltre alle cariche pubbliche, ricoperte da privati ​​cittadini impegnati in politica (e non da politici in carriera invece), quattro elezioni all'anno assicurano che la popolazione svizzera rimanga sintonizzata sulle decisioni politiche. Ciò porta ad una costante mediazione del consenso politico.

In Svizzera i politici a tempo pieno sono un fenomeno raro, che spesso ritroviamo nei rami esecutivo e giudiziario. Ma anche così molti magistrati, ministri di cantoni e quasi tutti i sindaci sono part-time. Inoltre tutti i principali partiti politici sono rappresentati nel governo nazionale. Non forgiano una coalizione formale, né firmano un contratto per formare un governo. La loro presenza in esso è una conseguenza del consenso in stile svizzero.

Accordare i cittadini alla politica e incentivare la politica a basarsi sul consenso porta alla stabilità politica. Da un lato i politici svizzeri svolgono normali attività economiche, dall'altro costruire il consenso sfrutta il capitale derivante dall'eterogeneità delle opinioni. Entrambe queste caratteristiche impediscono alla politica di scollegarsi con l'economia e distaccarsi dalla realtà. Il sistema politico svizzero non rispecchia solo l'economia della nazione per quanto riguarda la diversità come capitale; è anche accoppiato con la libera impresa a livello culturale e personale.



Tre scenari per il futuro

Il sistema economico svizzero, intrinsecamente legato al funzionamento politico del Paese, è stato la chiave per il successo e la prosperità della nazione alpina. Questo sistema, tuttavia, è sotto costante pressione per il cambiamento: poiché la Svizzera interagisce a livello internazionale, adatta il suo sistema di conseguenza. Mentre il discorso politico diventa più conflittuale, la politica norma di più e visto che il futuro è incerto, anche il successo futuro della Svizzera è indeterminato. Delineare tre possibili scenari ci aiuterà a concettualizzare come potrebbe evolversi tale futuro.

IL CASO MIGLIORE: la Svizzera rimane unica. Conserva l'eterogeneità nella sua economia con molte differenze tra settori, regioni, attività e modelli di business. Si distingue sempre più dai suoi concorrenti internazionali, ad esempio con meno regolamentazione, una maggiore volontà di assumersi rischi, rafforzare i diritti di proprietà e una bassa tassazione. A livello politico il processo decisionale guidato dal consenso popolare crea un forte legame tra il mondo politico, l'economia e la popolazione in generale.

IL CASO PEGGIORE: la Svizzera diventa più simile al resto d'Europa. Spinta dall'integrazione europea, la Svizzera si adegua all'Unione Europea accettando le sue regole e regolamenti e riconoscendo la sua Corte di Giustizia. In tal modo incrementa l'onere normativo, il sistema di assistenza sociale inizia a rispecchiare le soluzioni dell'UE e finisce per offrire anche servizi ai cittadini dell'UE. Di conseguenza l'attività del Paese diventa più omogenea, c'è meno attività imprenditoriale e innovazione. Le politiche statali più costose portano ad una maggiore tassazione. Il sistema politico perde la sua funzione integrativa attraverso la "professionalizzazione" dei politici a tutti i livelli di governo.

UN POSSIBILE RISULTATO: la Svizzera diventa più simile agli Stati Uniti. Mentre l'economia del Paese continua ad essere eterogenea tra settori, regioni, attività e tecnologie, il governo centrale svolge un ruolo più ampio e le normative settoriali diventano comuni. Imprenditori, pubblico in generale e politici si battono per una concorrenza "equa", normando di più e mettendo in atto licenze commerciali e altre barriere all'ingresso sul mercato. La responsabilità individuale viene a scemare a favore di politiche collettivistiche. Gli standard internazionali vengono rapidamente applicati ai processi economici e politici interni, spesso dopo essere stati modificati. La politica rimane basata sul consenso ma diventa più conflittuale; a livello federale i politici a tempo pieno diventano la norma.



Conclusione

Non è un segreto, alla fine: la libertà economica, l'economia aperta, i diritti di proprietà, la responsabilità individuale, nonché la stabilità politica e la continuità, sono i fattori principali che guidano il successo economico svizzero. La chiave per capire la Svizzera è che tutti questi fattori insieme creano un ambiente per modelli di business e prodotti differenziati. La diversità è l'anima del sistema, la principale fonte di capitale dell'economia svizzera.

Il futuro del successo svizzero dipende dalla capacità del Paese di proteggere la sua unicità, soprattutto di fronte alla forza omogeneizzante degli standard internazionali e delle normative europee. Nel migliore dei casi, la Svizzera osa rimanere diversa da qualsiasi altro sistema. Il caso migliore, tuttavia, non è il più probabile.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 17 maggio 2019

Keynes è morto, il lungo termine è infine arrivato





di Francesco Simoncelli


John Maynard Keynes è stato tenuto in grande considerazione per diversi decenni grazie al suo lavoro in economia all'inizio del XX secolo. La teoria che egli rese popolare nel tentativo di comprendere meglio la Grande Depressione, chiamata teoria keynesiana, rivoluzionò la politica economica: Keynes sosteneva una maggiore spesa pubblica e tasse più basse per stimolare l'attività economica , soprattutto durante i periodi di difficoltà economica. Successivamente, molto tempo dopo la sua morte, i suoi discepoli dissero che una performance economica ottimale potesse essere raggiunta attraverso una frequente "messa a punto" dell'economia, attraverso politiche monetarie e fiscali.

La prescrizione iniziale di Keynes si è trasformata in un'applicazione costante anche durante le lievi flessioni cicliche. Infatti in seguito alla crisi finanziaria 2007-2008, la minima turbolenza nei mercati ha costretto i pianificatori monetari centrali a ricorrere a rimedi keynesiani che un tempo erano riservati alle crisi serie. L'effetto è stata una dipendenza globale dallo stimolo economico, ma il triste record di crescita dei Paesi che per anni, se non decenni, vi hanno fatto ricorso, indica che la sua presunta efficacia è diminuita, se non scomparsa. In realtà queste misure disperate hanno causato più danni che benefici, perché un'eccessiva dipendenza cronica da farmaci nel breve termine ha portato ad una grave malattia nel lungo termine. Ormai siamo arrivati al punto in cui, secondo la teoria (neo-keynesiana), abbassare i tassi d'interesse è un modo per prendere in prestito dalla domanda futura al fine di prevenire una recessione oggi; ma poi arriva la pratica e in particolar modo la stagnazione economica in Europa.

Quando i tassi d'interesse raggiungono lo zero, o peggio ancora finiscono in territorio negativo, è lecito ritenere che non ci sia più una domanda futura che possa essere anticipata nel presente. Quindi, dopo un po', se si vuole continuare a consumare oltre la propria produzione, l'unica soluzione è usare i risparmi del passato. Ad esempio, in Germania i tassi di lungo termine sono scesi dal 4,5% del 2007 allo 0,3% di oggi. Ora immaginate un fondo pensione tedesco, o compagnia assicurativa, i cui investimenti sono interamente in bund tedeschi. Inoltre immaginate che il 10% del portafoglio maturi ogni anno e che questo fondo pensione, o compagnia assicurativa, debba versare il 3% del suo valore ogni anno in prestazioni pensionistiche.

Tra il 2007 e il 2011 il rendimento sui bund si è attestato intorno al 3%, quindi il nostro ipotetico fondo pensione non ha avuto problemi. Tuttavia, dal discorso di Mario Draghi del luglio 2012, i rendimenti sui bund sono crollati e ora oscillano attorno allo 0,3%. Per il nostro ipotetico fondo pensione tedesco, il suo reddito da cedole obbligazionarie (0,3%) non è più sufficiente per coprire il pagamento annuale ai suoi pensionati (3%). Ciò significa che deve vendere obbligazioni e le prime che venderà saranno quelle con cedola più alta acquistate tempo addietro, perché sono quelle su cui il fondo ha fatto i maggiori guadagni in conto capitale. Ma vendendo questi strumenti il fondo riceverà in futuro cedole medie più basse, perché i proventi di queste vendite saranno investiti in obbligazioni di nuova emissione con un rendimento molto più basso.

Alla fine, il fondo pensionistico esaurirà le vecchie obbligazioni da vendere e l'unica soluzione sarà o iniziare a pagare le pensioni dando fondo al suo capitale, oppure ridurre drasticamente le sue prestazioni pensionistiche. Quando i tassi di interesse raggiungono lo zero, dopo un po' i guadagni in conto capitale scompaiono e l'unico modo per mantenere il consumo è iniziare a consumare lo stock di risparmi.

Prendiamo la Francia come esempio: una delle cause scatenanti la protesta dei Gilet Gialli è stata la decisione del governo francese di fermare l'indicizzazione delle pensioni al tasso d'inflazione francese. Il livello basso dei tassi d'interesse significa che lo stock dei risparmi francesi è attualmente insufficiente a fornire adeguati rendimenti ai pensionati, quindi per sostenere il potere d'acquisto dei pensionati francesi, quindi l'unica opzione per il governo francese sarebbe stata quella di aumentare le tasse sui lavoratori. Ma una mossa del genere è sia politicamente che economicamente impossibile, dato il livello già elevato delle imposte dirette e indirette.

Una volta che viene raggiunta l'eutanasia del redditiero, le politiche keynesiane smettono di funzionare e come possiamo vedere le vittime principali sono i pensionati. E non solo per quanto riguarda i fondi pensione privati, ma anche e soprattutto quelli pubblici. Attenzione, però, perché nonostante tutte le prove empiriche che abbiamo a nostra disposizione (nonostante lo sapessimo a priori), si sta facendo strada un nuovo tipo di pensiero: le banche centrali possono stampare tutto il denaro che vogliono per compensare le carenze di risparmio. La stampa di denaro affinché gli stati possano spendere anche quando i risparmi non consentono tali spese, ora si chiama Modern Monetary Theory, o MMT.



RIANIMARE KEYNES: A CHE PREZZO?

Il nome è già un ossimoro: non c'è nulla di moderno in questa "teoria monetaria". Confondere la creazione di denaro con la creazione di ricchezza è un dibattito vecchio di 300 anni, qualcosa di già dimostrato dai fallimenti di John Law e dai saggi consigli di Richard Cantillon nel suo Essay on Commerce. Per capire come la MMT sia semplicemente più della stessa cosa che finora ha fallito, è importante ricordare come funziona la politica monetaria convenzionale. Se una banca centrale pensa che i tassi d'interesse dovrebbero essere inferiori per incoraggiare la crescita economica, crea denaro e lo usa per acquistare obbligazioni statali da banche private. Queste ultime, a loro volta, concedono prestiti ad un tasso di interesse più basso, incoraggiando consumi ed investimenti. Se la banca centrale teme l'inflazione, opera il processo inverso. (Va notato che è molto difficile capire quanti soldi creare o eliminare per raggiungere il delicato equilibrio tra prezzi stabili e crescita economica.)

La MMT trasferisce queste decisioni al parlamento. La banca centrale continuerebbe a creare denaro, ma il parlamento di una nazione determinerebbe quanto crearne. Il denaro creato ex novo non passerebbe inizialmente dalle banche, ma dai destinatari dei vari programmi della spesa pubblica. L'inflazione continuerebbe ad essere una preoccupazione, data la mole di denaro che verrebbe creata, e la MMT ha una risposta: le tasse. Nel mondo della MMT le tasse non vengono utilizzate per raccogliere fondi per le spese future, ma per "distruggere" denaro e bilanciare le spese precedenti. Inutile sottolineare come la MMT non eviti affatto il problema della (iper)inflazione.

I politici hanno scarsi incentivi a frenare le spese, perché esse portano benefici nel breve termine (prima delle elezioni) ad un costo nel lungo termine (dopo le elezioni). Né vi è ragione per supporre che i politici aumenteranno le tasse per bilanciare le loro spese. Le tasse sono sempre impopolari; la loro presenza può persino far deragliare il sostegno a politiche popolari. L'atteggiamento miope dei politici è il motivo per cui le economie forti stabiliscono l'indipendenza della banca centrale. Con la MMT avremo lo stesso risultato che abbiamo ora: la spesa supererà di gran lunga le tasse, ma con l'iperinflazione.

Inoltre tasse elevate generano poche entrate, perché riducono l'incentivo a fare tutto ciò che viene tassato: un'imposta sul reddito scoraggia il lavoro, un'imposta sulle vendite scoraggia gli acquisti, un'imposta sulle plusvalenze scoraggia gli investimenti, ecc. C'è un limite a quanti soldi lo stato può incamerare con le tasse e non è possibile bilanciare una spesa illimitata tassando solo i gruppi che sono i migliori ad evitare le tasse. Dal momento che non è possibile bilanciare la creazione di denaro senza restrizioni, tassando solo i ricchi, i politici saranno costretti a combattere l'inflazione con tasse più alte per tutti. Questi ultimi risponderanno di conseguenza, richiedendo più spese mentre i gruppi con interessi speciali vorrebbero esenzioni fiscali. Ancor più di adesso, la spesa pubblica rappresenterà la descrizione dello stato fornita da Bastiat: "Quella grande finzione attraverso la quale ognuno si sforza di vivere a spese di tutti gli altri".

Nel mondo della MMT, dato che il denaro viene creato dallo stato ed è in grado di stamparne quanto ne vuole, esso ha implicitamente il controllo su quantità illimitate di ricchezza reale. Se lo stato determina ciò che dovrebbe essere considerato come denaro e quale sarà il suo valore, ciò significa anche che imporrà il tasso di scambio tra denaro, beni e servizi. Ciò significa che i prezzi verranno stabiliti dallo stato e le forze di mercato verranno aggirate. La teoria economica mostra che tale condotta conduce all'uso inefficiente delle risorse e, a sua volta, all'impoverimento economico. Un esempio a questo riguardo è il crollo dell'Unione Sovietica e l'incapacità delle economie pianificate, come Cuba e Corea del Nord, di sfamare la propria popolazione.



SOLO IL LIBERO MERCATO HA LA SOLUZIONE

La via d'uscita è più libero mercato, il motore di un aumento della produttività, degli standard di vita, della ricchezza real e della prosperità economica. La visione di un ordine anarco-capitalista con un'economia altamente produttiva e una società apolide è in netto contrasto con il sistema di governance socialdemocratico contemporaneo che marcia lungo una maggiore spesa pubblica, più debito pubblico, più burocrazia, più stagnazione produttiva/creativa e meno potere d'acquisto dei salari. Il fine ultimo di questo sistema non è la stabilità, la ricchezza e la libertà, ma la bancarotta, la miseria e la repressione.

L'agenda politica della democrazia moderna afferma che lo stato potrebbe prevenire e curare la disoccupazione, le crisi economiche, le recessioni, l'inflazione, la deflazione e la disuguaglianza e che potrebbe fornire istruzione, assistenza sanitaria e previdenza sociale per tutti. Le promesse di aumento dei redditi e dell'occupazione dominano le campagne politiche, eppure la politica non ha mai soddisfatto queste affermazioni. Le politiche socialiste non funzionano perché distruggono la produttività e quest'ultima è la chiave della prosperità. La risposta non è più interventismo statale, ma eliminare lo stato. Non sarà il socialismo democratico a salvarci, ma l'anarco-capitalismo.

Nuove innovazioni tecnologiche renderanno obsoleto l'apparato politico e consentiranno la privatizzazione delle funzioni dello stato, della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario. Con la fine della politica di partito e del predominio statale monopolistico, la popolazione si scrollerà di dosso un peso finanziario colossale. In un mondo senza stato nel senso convenzionale in cui è inteso, il costo della vita sarà nettamente inferiore a quello di oggi ed i contributi obbligatori richiederanno solo una parte trascurabile del proprio reddito. La produttività sarà così alta che il potere d'acquisto degli stipendi eliminerà le ansie sulla sicurezza del posto di lavoro e il pagamento delle bollette.

Per evitare un nuovo totalitarismo, la risposta è più libero mercato e meno politica. Un sistema politico libero da politiche di partito, unitamente ad un ordine monetario basato sul mercato e alla disposizione privata del diritto e della sicurezza pubblica, ridurrà e infine abolirà lo stato come organizzazione monopolistica di dominio. Un ordine anarco-capitalista permetterebbe alle nuove tecnologie di eliminare la valanga di politiche e regolamenti pubblici che hanno soffocato la società fino ad oggi; eliminare in definitiva il sistema attuale inefficiente, corrotto, ingiusto e che nella sua essenza è anche antidemocratico.

Negli ultimi duecento anni, sin dalla rivoluzione industriale, la tecnologia ha trasformato profondamente l'esistenza umana. Nei prossimi decenni le innovazioni tecnologiche cambieranno il mondo ancor più di quanto accaduto negli ultimi duecento anni. Il libero mercato, insieme alla drastica riduzione dello stato e all'abolizione della politica, eliminerà quegli oneri finanziari che affliggono gli individui ed impediscono loro creare le basi di un ambiente economico prospero. L'intervento statale nella vita economica non porta alla prosperità, la quale invece può essere raggiunta solo da un costante smantellamento dello stato e dalla fine della politica.



IL RUOLO DELLE CRIPTOVALUTE

Ma quali sono le innovazioni tecnologiche di cui abbiamo parlato finora? Possiamo scorgerle sin da ora? Assolutamente sì e mi riferisco alle criptovalute. Bitcoin, nello specifico, potrebbe essere una via d'uscita, il modo migliore per prepararsi alla prossima recessione globale e al successivo reset della mole di debiti impagabili accumulati sino ad ora. Bitcoin è la sensazionale criptovaluta decentralizzata che potrebbe essere la risposta al sistema bancario centrale, il quale da quando è stato creato non ha fatto altro che rendere ciclico l'alternanza boom/bust. Le prospettive economiche stanno diventando così tetre che, come ci ricorda Macleod, esistono inquietanti parallelismi tra oggi e la Grande Depressione.

Il sistema che le banche centrali hanno creato si fonda su basi sabbiose e infine arriverà ad un redde rationem; in tal contesto il decentramento sarà la chiave per assicurarsi che una cosa del genere non debba mai più ripetersi. L'economia globale sembra andare bene, basta chiederlo ai media generalisti, ma tutto sta accadendo mentre uno degli indicatori economici di recessione sta segnalando il proverbiale "allarme rosso". Una delle maggiori preoccupazioni è la crisi del debito, in particolare il debito sovrano, il quale a livello mondiale sta superando i massimi storici. A partire dal disastro del 2008, il valore nominale di tutte le forme di debito è aumentato di decine di migliaia di miliardi di dollari, poiché le banche centrali di tutto il mondo hanno sostenuto i bilanci dei cosiddetti "Too big to fail", le imprese hanno potuto accendere più prestiti per "promuovere la crescita" ed i consumatori hanno speso più che mai. Il tutto mentre gli investimenti improduttivi e la Legge dei Rendimenti Decrescenti hanno continuato a far pagare dazio a quelle realtà che hanno deviato risorse reali scarse verso attività di mercato che le hanno sprecate.


La società occidentale ha accumulato oltre $87,000 miliardi in nuovi debiti sin da allora, accentuando che gli stati e le banche centrali non hanno imparato dagli errori del passato. La storia si ripete e pochi su questo pianeta hanno imparato le lezioni del passato. La situazione fiscale è insostenibile e la Federal Reserve è stata messa a "scacco matto" dal sistema stesso che ha aiutato a creare. Le tecnologie non hanno lo stesso tipo di ciclo vitale degli esseri umani. Sono più simili alle specie, nascono e si evolvono lentamente con i loro habitat. La mania delle ICO ha raggiunto il picco nel marzo 2018, quando le startup blockchain rendevano $1,75 miliardi e il mercato ICO sembrava inarrestabile. A novembre tale cifra era scesa a $360 milioni. Oh, e il prezzo di bitcoin era sceso di circa due terzi. In realtà era inevitabile che scoppiasse, la mania, una necessità del processo di maturazione di questa nuova tecnologia. Ciononostante la stampa ha accolto questo processo come una marcia funebre, un corteo di persone disilluse da un qualcosa che sembrava promettere mari e monti e invece non ha lasciato altro che macerie. Una triste fine, potreste pensare, per tutti coloro che avevano speso tempo ed energie per studiare e cercare di capire meglio cosa fosse bitcoin e come funzionasse. Inutile girarci intorno: il movimento blockchain è morto.

Duecentocinquanta milioni di anni fa la Siberia vide l’inizio di eruzioni vulcaniche che con la loro lava alla fine coprirono un’area di 770.000 miglia quadrate e non si fermarono per un milione di anni. Si stima che il 96% delle specie marine e il 70% degli abitanti della terra si fossero estinti. È conosciuto come l’evento di estinzione del Permiano-Triassico. Ciononostante la vita è andata avanti, dopo molte prove e tribolazioni, ed eccoci qui a commentare la morte del movimento blockchain. Nella grande narrazione della vita sulla Terra, una catastrofe di proporzioni che non possiamo lontanamente immaginare è stata ridotta ad una pagina di Wikipedia e ad alcuni documentari su Discovery Channel. Col senno di poi siamo molto bravi a spiegare come una tecnologia ha cambiato il mondo. Pensate ad Internet. Pensate a come le auto abbiano sostituito i cavalli e a come anche l’uomo medio capisca di motori. Quello che non comprendiamo all’inizio, il disordine durante le transizioni, è la cosa davvero interessante.

Nell’ultimo anno un movimento è morto e sono stati piantati i semi di un’industria. Quando un gruppo di piccoli imprenditori indipendenti trova una nuova idea, spesso decide di far parte di una rivoluzione che sconvolgerà lo status quo. Niente di più vero con la tecnologia Bitcoin/blockchain. La sua natura, in cui gli individui possono fare a meno degli intermediari, ha spinto le persone a considerare le sue applicazioni come un elisir per qualsiasi problema politico nel mondo. Le persone hanno iniziato a sognare ad occhi aperti, sognare di abbattere vecchi ordini che disprezzavano. L’opposizione a questa tecnologia ci ha fatto vedere anche strani compagni di letto: i più ardenti gold bug ed i socialisti hanno visto minacciati i loro giocattoli preferiti. Le chiacchiere sui social media secondo cui la blockchain è o il fondamento di una società utopica o una grande truffa si trascineranno ancora un po', ma non ha più importanza ormai.

Anche il più recente scandalo intorno a Bitfinex non ha più importanza, e infatti il prezzo di Bitcoin ne è stato solo marginalmente influenzato. L'unica vera stablecoin è una ancorata all'oro, come Ekon, le altre, quelle legate alle valute fiat, sono solo l'eredità che un mondo morente cerca di ancorare a quello nascente. KYC, riserva frazionaria, centralizzazione dei depositi, certificazione di terzi della presenza di riserve, ecc., sono tutti figli del mondo che Bitcoin è nato per sostituire. Quello attuale è un periodo di transizione, di comprensione potremmo dire.

La tecnologia Bitcoin/blockchain cambierà il mondo, ma probabilmente non nel senso di cui è stato discusso negli ultimi anni. Alcuni dei “sopravvissuti” potrebbero avviare mega società che diventeranno nomi noti a tutti nel futuro prossimo; altri saranno assunti da banche di Facebook, Google o Wall Street che potrebbero andare a costituire lo status quo che hanno cercato di rovesciare. Quelle società li cambieranno e loro cambieranno quelle società. Tra 20 anni avremo una storia da raccontare e la sentiremo ripetere anche nei documentari: come è morto un movimento, da cui è nato un settore industriale nuovo che ha apportato miglioramenti alla vita di tutti i giorni e si è evoluto incenerendo gli scetticismi che ancora oggi stentano a scomparire. Un esempio recente è il continuo travaso di bile di Roubini senza aver capito niente della tecnologia bitcoin. Equiparare bitcoin ad una bolla in generale è una cosa che ci si può aspettare da parte di chi non dispone degli strumenti di base per comprendere né la struttura del libero mercato, e quindi la scienza economica, né bitcoin. Queste equiparazioni sono equivalenti alla seguente di Paul Krugman, premio Nobel per l’economia: “Entro il 2005 sarà divenuto chiaro che l’impatto di Internet sull’economia non sarà superiore a quello del fax”. Ricordiamoci quindi di questi articoli fra qualche anno, come oggi ci ricordiamo di queste parole di Krugman.



CONCLUSIONE

Il "lungo termine" cui Keynes faceva riferimento nei suoi scritti è infine arrivato e la maggior parte delle persone non è pronta ad affrontare le conseguenze di questa situazione. Infatti giustificare ad oltranza il keynesismo in tutte le sue assurde prescrizioni economiche, crisi economica dopo crisi economica, ha silenziosamente distrutto l'ultimo baluardo su cui si fonda la fiducia nelle autorità di pianificazione centrale: le pensioni. Durante la prossima recessione i fondi pensione, che sono già fortemente sottofinanziati, cadranno in un buco nero finanziario dal quale non potranno mai scappare.


Stati e città, molti dei quali emettono obbligazioni per coprire le loro spese, saranno declassati a spazzatura e il loro accesso al credito sarà pesantemente tagliato, a meno che non aumentino le tasse (economicamente impossibile) o taglino i benefit previdenziali (politicamente impossibile). Le città e gli stati più deboli saranno costretti ad andare in default, gettando nel caos il mercato dei bond municipali e statali. Di fronte a un fallimento a cascata di una parte cruciale dell'universo del reddito fisso, le banche centrali reagiranno come hanno fatto nel 2008 accarezzando l'idea di seguire le idee della MMT. A quel punto c'è una buona possibilità che la crisi si diffonda dalle pensioni alle valute fiat.

Sarà questa la molla che spingerà la maggior parte delle persone a rifugiarsi nelle criptovalute, oltre a perdere la fiducia nello stato per quanto riguarda le prestazioni pensionistiche, che come ci stanno insegnando Venezuela, Brasile e Argentina sono l'unico modo affinché gli individui possano trattenere potere d'acquisto e libertà.