(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-piu-grande-elefante-nella-stanza)
Il CFR è il braccio estero della Chatham House, istituzione inglese che per decenni ha letteralmente influenzato pesantemente la politica estera degli Stati Uniti. Questo almeno fino a quando i NY Boys hanno introdotto Trump sulla scena politica e geopolitica per far sentire il loro “Basta!”. La facilità con cui i comunisti, o più in generale la sinistra, è riuscita a fare leva sulla psicologia delle folle deriva sostanzialmente da una fonte progressivamente crescente di finanziamenti che è maturata con l'evoluzione del mercato dell'eurodollaro. Inutile dire che la City di Londra è sempre stata in prime linea per alimentare questo flusso e se ne è servita per espandere la propria rete di influenze nel sottobosco dei rapporti tra stati. Marx era il trampolino di lancio di quella rivoluzione “culturale” che avrebbe permesso all'impero inglese di sopravvivere al tempo e alla storia. Gramsci sarebbe stato colui che attraverso la “rivoluzione culturale” avrebbe sancito il copione finale con cui effettuare una colonizzazione “invisibile” di interi Paesi. L'ideologia woke odierna non è altro che l'iterazione moderna della conquista culturale, e poi politica, di una nazione. Ma senza un flusso costante e crescente di fondi, è impossibile tenere in piedi una simile macchina di propaganda (ecco perché Marx aveva come padrini due capitalisti e industriali londinesi che lo finanziavano).
L'aspetto monetario è tanto importante quanto quello filosofico e sociologico. Ecco perché è stata venduta la Federal Reserve agli Stati Uniti dai cugini inglesi affinché fosse la copia sputata della Banca d'Inghilterra e operasse le sette fasi della “Catena finanziaria della morte”. Il modello strutturale dell'economia odierna, santificata da Keynes, è quello impostato su debito e tasse di matrice inglese. Chi, come Hayek, provò ad attaccare questa impostazione in divenire venne accuratamente silenziato. E non è un caso che Hayek, ingiustamente accusato da diversi Austriaci di codardia, quando invece capì davvero come stavano le cose, venne minacciato accademicamente da Sraffa (stretto amico di Gramsci). La rivoluzione comunista era l'esperimento iniziale per soggiogare culturalmente la Russia; la rivoluzione della controcultura negli anni '60 negli Stati Uniti era lo stesso esperimento indirizzato però agli Stati Uniti. Infatti, dove viveva negli anni '60 Roszak, il padre putativo del movimento della controcultura?
L'amministrazione Trump e i NY Boys hanno capito un fatto cruciale: tutte le strade conducono a Londra e tutti i suoi finanziamenti conducono all'eurodollaro. Agire per prosciugare questi affluenti causa effetti a catena che agli occhi dei profani, e a quelli che si lasciano fuorviare da operazioni di intelligence (es. Trump plays 47D chess), sembrano azioni su più livelli. In realtà il livello è uno solo e il CFR sta semplicemente cercando di tenere le redini salde in ambito culturale e preparandosi per tenere vivi quanti più rivoli possibile in modo da tenere gonfio il mercato dell'eurodollaro nel post-Trump.
Questo è quello che succede quando i soldi finiscono. Soprattutto quando vengono prosciugati quegli affluenti (eurodollaro) che tenevano ben pasciuti i vari minion che facevano da camera d'eco. Adesso si azzannerrano tra di loro per i rivoli d'acqua.https://t.co/PP1lWPO7AV
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) June 28, 2026
Il concetto che deve essere chiaro è solo uno: se si vuole impedire lo scoppio di una guerra mondiale, allora bisogna distruggere tutte quelle risorse che potrebbero innescarla. La guerra di propaganda, in particolare quella per fratturare il movimento MAGA, è stata avviata 5 minuti dopo il fallito attentato a Butler. Non c'è nessun “mistero” o “giallo”, quindi, solo una psy-op per intorbidire le acque. Infatti quando si analizza il “balletto diplomatico” iraniano la domanda che bisogna porsi è semplicemente una: QUALE Iran smentisce? La confusione smette di esserci nel momento in cui si pongono le domande giuste e si viene indirizzati verso ragionamenti coerenti e logici. La fazione “costruttiva” in Iran è in trattative con l'amministrazione Trump e lo scopo in questo frangente storico è , per loro, attraversare progressivamente tutte le linee rosse della cricca di Davos/City di Londra. “Facciamo questo, o quello, firmiamo questo o quell'accordo, vediamo come reagiscono”. Israele e il Libano concordano un cessate il fuoco? Il minuto successivo Hezbollah “si sveglia” dal suo torpore. E che dire di Ever Lovely che ignora consapevolmente gli accordi Iran-USA? Oppure vogliamo parlare delle basi americane in Medio Oriente “distrutte”? Se davvero avessero fatto una tale fine, la testa dell'ammiraglio Brad Cooper sarebbe già stata tagliata via dal comando di CENTCOM.
Ma che coincidenza! La stessa società proprietaria della nave che "rimase" incastrata a Suez aggravando il caos della logistica delle catene di approvvigionamento. Una società, ricordiamolo, con connessioni con Singapore...https://t.co/2brvnS5tnS
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) June 30, 2026
Dal punto di vista militare, poi, ci sono storie che non ottengono adeguata copertura mediatica, come ad esempio le truppe iraqene che portano avanti un'operazione speciale vicino all'ambasciata americana laddove molto probabilmente si nascondevano spie iraniane; oppure l'avanzata dei curdi a nord. In sintesi, Washington sta usando il “tira e molla” dell'IRGC nei negoziati per ritorcerglielo contro: dateci le coordinate GPS da bombardare e indeboliremo ulteriormente la loro resistenza.
Come ho scritto nel mio ultimo articolo, chi sta conducendo le danze è Bessent. Le sue osservazioni al New York Economic Club non si limitavano alla politica economica: delineavano un cambiamento di rotta nell'economia politica interna, ovvero ripristinare la creazione di credito privato, rilanciare il Sistema Americano e ridurre il ruolo della Federal Reserve. Il filo conduttore è chiaro: un'alternativa “America First” al sistema post-2008 caratterizzato da banche centrali dominanti, banche commerciali limitate e dipendenza dai mercati finanziari. Il parallelismo con Hamilton è innegabile: egli non considerava il credito come un semplice sistema di finanziamento; lo vedeva come uno strumento di sviluppo nazionale, in grado di indirizzare i capitali privati verso l'industria e la produzione. Il quadro di Bessent riecheggia questa tradizione: allineare le politiche per premiare la produzione interna, ricostruire il credito produttivo e riorientare i capitali verso la manifattura, le catene di approvvigionamento e i settori strategici, anziché verso una continua ingegneria finanziaria. Inoltre invoca la necessità di un uso più mirato dei bilanci pubblici e delle istituzioni quasi pubbliche per catalizzare gli investimenti nella reindustrializzazione, nella produzione avanzata e nelle capacità strategiche.
Ciò rende la sua critica all'ordine post-crisi più rilevante dei consueti dibattiti sui tassi di interesse. Dalla crisi finanziaria globale, la FED si è evoluta da prestatore di ultima istanza a gestore di fatto della crescita, della psicologia del mercato e della determinazione dei prezzi del rischio. Allo stesso tempo la regolamentazione post-Dodd-Frank ha posto le banche commerciali in una situazione di vincolo strutturale, mentre il credito privato si è espanso principalmente come arbitraggio nei mercati finanziari piuttosto che come naturale espressione di un sistema economico sano.
La ricetta di Bessent non è l'eliminazione della FED, ma il suo ridimensionamento. Sì, Warsh condivide questa tesi. Infatti c'è anche un'eco jacksoniana. Il quadro di riferimento “America First” di Trump, come la campagna di Andrew Jackson contro la Seconda Banca degli Stati Uniti, riflette un profondo scetticismo nei confronti del potere finanziario concentrato e isolato dalla responsabilità democratica. In quest'ottica l'espansione dei canali di credito, sia pubblici che privati, diventa un modo per aggirare gli intermediari finanziari consolidati e reindirizzare i capitali verso le priorità nazionali.
L'obiettivo è un cambiamento di sistema: uno in cui la creazione di credito, incanalata attraverso mercati e istituzioni, sostenga la formazione di capitale produttivo anziché l'inflazione degli asset, e in cui la crescita sia trainata meno dall'ingegneria finanziaria e più dall'innovazione, dalla capacità industriale e dal progresso tecnologico. La scommessa di Trump e Bessent è semplice: l'America sarà più forte quando la FED interverrà di meno e il Paese costruirà di più. Il messaggio è chiaro, quindi: la globalizzazione ottimizzata per i costi ha reso gli Stati Uniti vulnerabili a interruzioni delle forniture, coercizione geopolitica e fughe tecnologiche. La dipendenza non è più una caratteristica benigna del commercio; è una vulnerabilità strategica. Non si tratta di autarchia, ma di una ridefinizione delle priorità. Semiconduttori, sistemi energetici, produzione avanzata e infrastrutture informatiche vengono riconsiderati come capacità sovrane. Le catene di approvvigionamento vengono valutate meno in base all'efficienza e più in base alla loro capacità di resistere agli shock e alle pressioni degli avversari.
Le implicazioni economiche sono meno rassicuranti. La resilienza implica costi più elevati, un sostegno fiscale costante e il rischio di un'inflazione più persistente... ma Washington è disposta a pagare. Per i mercati, il cambiamento è strutturale. I capitali seguiranno le linee di politica nei confronti dei settori strategici, mentre l'esposizione alle catene di approvvigionamento di Paesi avversari sarà sempre più penalizzata.
Questo riorientamento porta con sé un certo gradiente di incertezza, soprattutto all'estero, dato che l'accesso al dollaro inizia ad essere un privilegio esclusivamente interno. La presunta de-dollarizzazione, dal 2022 in poi, è semplicemente stata una narrativa che è rimasta in piedi solo sulla carta. Infatti la domanda di dollari a livello mondiale è più viva che mai, soprattutto alla luce del cambio di passo finora descritto in questo articolo nei confronti del settore industriale e ancora di più nei confronti del settore finanziario. Come ho avuto modo di scrivere in un pezzo del marzo scorso, la crisi di liquidità ha come sua origine principale la riduzione del rapporto di leva nei bilanci americani e la contrazione del sistema private credit/equity. Da allora la situazione non ha fatto altro che scalare la marcia, soprattutto in quest'ultimo ambito. Per un settore, come quello del private credit, che si è sostituito alle banche commerciali per oltre un decennio ormai, ciò significa che le reazioni del comparto industriale sono più sensibili. Ciò a sua volta significa inventari giù, difficoltà economiche montanti per le industrie, spesa per investimenti in contrazione, licenziamenti. La vera domanda è: chi è attrezzato a resistere a questa pressione di vendita e cambio di passo? Infatti la risposta è presto individuata se si osserva CHI sta correndo forsennatamente verso le uscite per ottenere dollari: il mercato estero.
Una crisi di liquidità sta sobbollendo sui mercati europei e inglesi, e oro, argento e Bitcoin sono in saldo (manca all'appello solo il petrolio intorno ai $70).
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) June 15, 2026
Uno di questi mercati, ad esempio è la Svezia. Il conseguente rallentamento economico a livello mondiale costringe il resto delle nazioni, esclusi gli Stati Uniti, a dover far fronte ai propri oneri finanziari vendendo valuta locale e riserve in cambio di dollari. Ciò ha un impatto significativo sul Forex, ma soprattutto sul mercato del petrolio: nonostante la discesa di prezzo dell'asset, i prezzi alla pompa rimangono alti. Questo perché l'apprezzamento del dollaro equivale, per il meccanismo sopraccitato, a una discesa delle altre valute (i cui costi per accedere alla materia prima salgono). Per estensione importatori ed esportatori, esclusi quelli americani, si ritrovano in grossi guai: i primi per i costi maggiorati, i secondi per i costi maggiorati riguardo la copertura sul rischio monetario. Un ottimo strumento di pressione geopolitica, senza dubbio, soprattutto su Londra e Bruxelles.
Questa situazione, apparentemente vantaggiosa per gli USA, ha però anch'essa un aspetto negativo. Ogni valuta ha un suo range di negoziazione, l'abbiamo visto sin dalla Brexit, ad esempio, dove alla sterlina è stato impedito di svalutarsi in rapporto all'euro per punire la “Little Britain”. Essa è stata continuamente trattata in una fascia di 0.83-0.89 rispetto all'euro. Lo stesso discorso si applica ai differenziali di tassi tra il decennale inglese e quello americano (+60bps), o quello americano e quello tedesco, o il pair USD/JPY (+160bps), ecc. Il DXY non fa eccezione. Al di sotto degli 85 l'emissione di valuta e debito rischia di essere talmente tanto grande da creare successivamente incapacità di ripagare questi oneri in futuro; al di sopra dei 105 questa incapacità diventa manifesta e morde forte, rischiando di creare una spirale di inadempienze e, paradossalmente, una spirale deflazionistica incontrollata (distruzione della domanda).
A livello puramente meccanico, escludendo gli intenti geopolitici, si tratta di due carry trade, uno nella valuta locale e uno in dollari (se la valuta locale si apprezza “troppo” rispetto al dollaro i debiti denominati in essa diventano difficili da ripagare e le esportazioni rallentano; viceversa se il dollaro si apprezza “troppo” rispetto alle valute locali, i costi degli input industriali creano difficoltà industriali e quindi rallentamento economico)... e se si esce al di fuori di suddetta fascia uno dei due va contro chi li esegue.
In questo contesto il proverbiale “canarino nella miniera” è il dollaro di Hong Kong. Avamposto della City di Londra in Asia, è uno di quei principali centri finanziari in cui il raccordo dell'eurodollaro è più presente. Quando il mercato dell'eurodollaro non è stressato, capitali in entrata finiscono inizialmente nell'Hang Seng Index e successivamente in tutta una serie di derivati finanziari. Quando invece monta lo stress nel mercato dell'eurodollaro, l'indice di borsa di Hong Kong scende e con esso si diffonde una disinflazione in tutti quegli strumenti finanziari che popolano il mercato finanziario ombra. In sintesi, il più recente calo dell'Hang Seng Index ci notifica un prosciugamento della liquidità mondiale.
Nuova prova dell'evoluzione dell'accordo tra Trump-Xi. Taiwan è solo uno specchietto per le allodole. Il vero spettacolo è il mercato dell'eurodollaro che adesso Pechino sta contribuendo a prosciugare nell'avamposto asiatico londinese.https://t.co/uLyDr2qMF8
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) June 27, 2026
E perché si sta prosciugando? Questa domanda necessita di due risposte, ovvero la comprensione di cosa sia la City di Londra e il motivo per cui la FED viene rimossa dal monopolio di emissione di nuove unità monetarie. Iniziando da quest'ultimo punto, gli USA hanno vissuto per parecchio tempo in una bolla in cui la classe dirigente ha esercitato massimo danno e massimo vandalismo nei confronti delle istituzioni americane. Si è semplicemente arrivati al punto in cui la Legge dei rendimenti marginali decrescenti ha fatto il suo corso per quanto riguarda la distruzione del dollaro: non c'era più alcun beneficio rimasto nel devastare una valuta che viene usata per proiettare potere. Di conseguenza una parte della classe dirigente americana, i cosiddetti NY Boys, hanno dato mandato politico a Trump affinché si invertisse il trend. Il GENIUS Act, lo STABLE Act e il CLARITY Act sono tutti tasselli dello stesso mosaico che puntano a un disegno generale in cui il Dipartimento del Tesoro americano si occuperà di emissione di credito interna, mentre la FED si occuperà solamente di gestire il valore nominale del dollaro con l'estero.
Per anni ci è stata venduta la storia della soppressione del prezzo dell'oro come mezzo per abbellire il cadavere putrescente del dollaro. E non fraintendetemi, era vera ad esempio dal 2002 al 2009, quando se si comprava all'apertura della borsa di New York e si vendeva alla chiusura si perdeva il 70% (nonostante in quell'arco temporale l'oro sia salito del 700%). Poi i tassi a zero, la ZIRP, la coordinated central banks policy hanno fatto il resto. Ma questa situazione è cambiata nel 2022 e con l'entrata in scena del SOFR, inversione che ha richiesto alla FED di scegliere una delle due strada davanti alle quali si trovava: o avrebbe contratto il suo bilancio del 90%, o l'avrebbe contratto fino a un certo ammontare e poi lasciato salire i prezzi delle garanzie collaterali (oro, Bitcoin). La scelta è ricaduta su quest'ultima via, dove l'oro è salito di prezzo ed è stata introdotta l'idea di creare un fondo sovrano nazionale con una riserva di Bitcoin pari a 1 milione di unità.
Gli Stati Uniti hanno intenzione di diventare un'economia più hamiltoniana di quanto non fossero prima, come lo sono ad esempio le economie di Russia e Cina. Ha funzionato per la Norvegia, ha funzionato per l'Arabia Saudita e sta funzionando per la Russia nonostante tutte le angherie che ha sopportato sin dallo scoppio del conflitto in Ucraina. Comprare oro, costruire un fondo sovrano, tenere basse le imposte sul reddito, tenere un tetto alle prestazioni dello Stato sociale, incamerare azioni di società strategiche (es. Intel, Fannie/Freddie, ecc.)... e poi col fondo sovrano finanziare i vari aspetti del governo federale. Per la precisione, gli asset collaterali saranno un mix, non solo T-Bill a breve termine, e questo include anche Bitcoin. Breve digressione qui. Blackrock è una azienda di medie dimensioni. Per quanto venga raffigurata come qualcosa in possesso di tentacoli ovunque, ha un equity ridicolo. Per Dimon & Co. è stato un gioco da ragazzi piegarla. Dal discorso di Fink a Davos lo scorso gennaio, abbiamo appreso che, pur di salvare la sua compagnia, ha deciso di ripudiare tutte quelle idiozie partorite gli anni precedenti da quello stesso forum. Quanto credete ci possa volere per i NY Boys se volessero reiterare lo stesso meccanismo nei confronti di Saylor ad esempio? Perché lui è ancora un'incognita in questo gioco. Potrebbe benissimo essere un proxy del Dipartimento del Tesoro americano per arrivare alla famosa riserva da 1 milione di bitcoin; oppure potrebbe essere benissimo un agente della cricca di Davos/City di Londra che sta accumulando liquidità per loro; potrebbe essere benissimo un tizio che s'è ritrovato per caso in una situazione più grande di lui.
Pensiamo per un momento al meccanismo delle azioni privilegiate. Se non sono convertibili, sono essenzialmente perpetual bond. Se le azioni vanno a zero e non sono convertibili, non si acquisisce l'equity della società. Questo significa che se le azioni privilegiate di Strategy non sono convertibili, se dovesse andare in bancarotta chi le ha acquistate non vedrebbe nemmeno un satoshi. Se invece sono convertibili, il prezzo di Bitcoin viene crashato perché viene venduto tramite le conversioni e lui è fregato. Questa è una di quelle situazioni che va osservata attentamente, soprattutto dopo il rimbalzo marcato che hanno fatto registrare suddette azioni (es. È stato salvato? Ha stretto un accordo sottobanco dietro le quinte? Ha un santo in paradiso e chi è?).
Il dato certo che abbiamo finora è uno: lo zio Sam attualmente possiede circa 200.000 bitcoin e per arrivare a 1 milione ne mancherebbero circa 800.000... la stessa quantità posseduta attualmente da Strategy.
Torniamo adesso alle doppie risposte riguardo la crisi di liquidità e passiamo alla seconda: la City di Londra. Esiste il posto fisico, il famoso miglio quadrato, con le sue regole, le sue norme e la propria amministrazione; poi esiste la metafora che io utilizzo per racchiudere il centro nevralgico di tutti quegli antichi poteri finanziari, i quali nel tempo hanno spostato la loro “capitale” muovendola prima da Venezia, poi da Amsterdam e infine a Londra. Avevano l'intenzione di spostarla di nuovo, a Dubai, e hanno avamposti a Singapore, Hong Kong, Tokyo, Vancouver, Teheran, Ankara, Washington DC, New York. Si tratta, in sintesi, di quel meccanismo dei vecchi poteri dell'Europa colonialista attraverso cui proiettano controllo. Da un lato quello finanziario (City), dall'altro il tavolo decisionale e di impostazioni delle linee di politica socio-politiche (Davos). Non sono esattamente la stessa cosa, non sono sovrapponibili, bensì rappresentano una convergenza di interessi. Ecco perché la Brexit è stata combattuta così tanto e Bruxelles ha fatto di tutto per riassorbire il Regno Unito, così come ha fatto di tutto per far eleggere Primi ministri inglesi che fossero allineati coi suoi punti di vista e sbarazzarsi di quelli che volevano riaffermare la sovranità inglese.
La City di Londra è il modo in cui scorrono i soldi, in cui i dollari vengono sottoposti a re-hypothecation. In realtà è meglio dire “era”, dato che dal 2022 gli Stati Uniti sono tornati a essere i decisori del costo del biglietto verde. Il cuore di questa strategia è stato il mercato dei capitali, è lì che sono state indirizzati gli sforzi per riorientare i flussi finanziari che hanno reso la City il principale sbocco. È questo il più grande “segreto” in bella vista che pochi hanno afferrato: chi ha un dannato bisogno di centralizzazione è la cricca di Davos/City di Londra, invece i NY Boys possono benissimo sopravvivere con una dose maggiore di decentralizzazione negli Stati Uniti. Ecco perché il Senato americano ha approvato una legge che vieta la CBDC sul suolo americano, mentre invece in Europa questo strumento rappresenta la linfa vitale e la sopravvivenza dell'attuale sistema. Il tutto si riduce a un unico motivo: gli eurocrati sono consapevoli che Tether e le stablecoin ancorate al dollaro toglieranno grandi flussi di capitali a Bruxelles e a Londra, quindi il sistema di comando & controllo incalzante che avanza in entrambe le giurisdizioni è propedeutico affinché il Super stato europeo abbia la capacità e la giustificazione economica, sociale e politica affinché possa bloccare i flussi in uscita.
Non dimentichiamoci un aspetto fondamentale: quello americano è un processo, tutti i problemi che attanagliano l'economia statunitense non saranno aggiustati in questa iterazione.
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