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di Zineb Riboua
(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/lo-stretto-di-hormuz-lerrore-di-valutazione)
Il presidente Donald Trump ha annunciato un blocco navale totale da parte degli Stati Uniti dello Stretto di Hormuz e ha minacciato di distruggere “quel poco che resta dell'Iran”. In un paio di post su Truth Social, Trump ha dichiarato che le forze armate statunitensi avrebbero iniziato a bloccare l'ingresso e l'uscita delle navi dallo Stretto, intercettando qualsiasi imbarcazione che avesse pagato pedaggi all'Iran per transitarvi in sicurezza, e ha avvertito che qualsiasi iraniano che avesse sparato contro navi statunitensi o pacifiche avrebbe “FATTO SCATENARE L'INFERNO” mentre la Marina avrebbe lavorato allo sminamento dello Stretto. L'annuncio è arrivato mentre i negoziati per il cessate il fuoco a Islamabad, in Pakistan, fallivano e la delegazione statunitense guidata dal vicepresidente, JD Vance, faceva ritorno in patria. Di fatto Washington ha agito per privare Teheran dell'unico strumento coercitivo che riteneva di avere a disposizione.
Le guerre solitamente chiudono le porte alla politica estera americana, ma questo episodio ha rivelato che l'Operazione Epic Fury le ha spalancate con una forza insolita. Per comprenderne il perché, è necessario un'onesta riflessione sul più grande errore commesso dall'Iran in questa guerra: la decisione del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) di militarizzare lo Stretto di Hormuz si annovera tra gli errori di valutazione più gravi nella storia del regime.
In seguito agli attacchi americani e israeliani, le Guardie Rivoluzionarie hanno perseguito due degli esiti previsti dalla loro strategia su Hormuz.
La prima minaccia era uno shock economico mondiale di tale gravità da costringere Washington a fare marcia indietro. L'Iran sperava di poter provocare un'interruzione così costosa per i mercati petroliferi e le relative catene di approvvigionamento da costringere gli Stati Uniti a tornare al tavolo delle trattative alle condizioni iraniane. Lo Stretto è attraversato da circa il 20% del commercio mondiale di petrolio e da una quantità simile di gas naturale liquefatto. Una chiusura effettiva avrebbe fatto impennare i prezzi dell'energia in Europa, Asia e in tutta la regione del Golfo.
Il secondo obiettivo era politico. L'Iran cercava di sfruttare le tensioni nello Stretto per spezzare l'alleanza tra Washington e i suoi partner del Golfo, dimostrando che le operazioni militari americane imponevano un costo insostenibile alla stabilità regionale, esercitando pressioni su Riyadh, Abu Dhabi e Doha affinché chiedessero un cessate il fuoco.
Il mondo arabo ha sempre tenuto d'occhio il punteggio
Ciò che le Guardie Rivoluzionarie non avevano previsto era il peso del debito politico che avevano accumulato in tutto il mondo arabo. Per decenni Teheran ha posto il conflitto israelo-palestinese al centro della vita politica araba, consacrando ogni intervento iraniano e bollando ogni governo arabo che opponeva resistenza come traditore dell'Islam. L'obiettivo era quello di strumentalizzare le rimostranze arabe e trasformarle in una copertura per la conquista della Repubblica islamica.
Le Guardie Rivoluzionarie sono state lo strumento di quella conquista, dispiegate in tutta la regione per costruire stati paralleli, impadronirsi dei sistemi finanziari e insediare figure politiche la cui sopravvivenza dipendeva interamente dal patrocinio iraniano.
In Iraq 67 fazioni armate legate alle Forze di Mobilitazione Popolare, che contavano complessivamente circa 230.000 uomini, consumavano circa $3,5 miliardi all'anno dalle casse dello Stato, mentre i primi ministri iracheni governavano con il permesso di Teheran anziché per mandato popolare.
In Siria l'Iran ha investito miliardi nel regime di Bashar al-Assad, trasformando uno stato arabo un tempo sovrano in una base operativa avanzata per la proiezione del potere militare. Nel 2013 Mehdi Taeb, a capo del think tank iraniano Ammar Base, definì la Siria “la 35ª provincia dell'Iran”.
Più a sud i comandanti Houthi, che rispondevano direttamente alle Guardie Rivoluzionarie, tenevano in ostaggio in modo permanente lo Stretto di Bab el-Mandeb, attraverso il quale transita il 10% del commercio marittimo mondiale.
Ogni teatro di produzione seguiva la stessa logica: subordinare la sovranità araba alle ambizioni rivoluzionarie della Repubblica islamica, per poi presentare l'occupazione come resistenza.
Le popolazioni arabe, schiacciate sotto questa macchina rivoluzionaria, avevano da tempo riconosciuto la vera natura dell'impresa. Già nel 2017 il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman aveva definito la Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, “il nuovo Hitler del Medio Oriente”. Durante l'Operazione Epic Fury, Faiq al-Sheikh Ali, ex-membro del parlamento iracheno, dichiarò: “Sono arabo e vedo l'umiliazione da parte degli iraniani, non vedo alcuna umiliazione da parte degli israeliani”. Il mondo arabo ha tenuto d'occhio il punteggio da anni e le Guardie Rivoluzionarie non hanno certo lesinato ragioni affinché si giungesse a tale conclusione.
Ecco perché il secondo obiettivo, la frammentazione degli alleati del Golfo, è fallito. A peggiorare ulteriormente la situazione per Teheran, il regime aveva trascorso le settimane precedenti i colloqui di Islamabad colpendo proprio gli Stati sulla cui neutralità si basava la strategia, attaccando impianti di desalinizzazione e infrastrutture petrolifere in tutto il Golfo e trasformando qualsiasi residuo di simpatia in quei Paesi in aperta ostilità. Sultan Al Jaber, ministro dell'industria e delle tecnologie avanzate degli Emirati Arabi Uniti (EAU), ha dichiarato che lo Stretto non è mai stato sotto il controllo iraniano in un modo che avrebbe permesso a Teheran di chiudere o limitare legalmente la navigazione internazionale. Gli Stati del Golfo hanno rafforzato direttamente la posizione americana e il vantaggio politico che Teheran si aspettava di ottenere dalla perturbazione economica non si è mai concretizzato.
In altre parole, le Guardie Rivoluzionarie si sono date la zappa sui piedi. Le alternative a disposizione dell'Iran al di fuori dello Stretto possono sostituire meno del 10% del traffico marittimo del Golfo. Prima della guerra l'inflazione superava il 40%, la valuta aveva perso più dell'80% del suo valore nel decennio precedente e la flotta ombra che Teheran aveva allestito per contrabbandare petrolio e finanziare le operazioni delle Guardie Rivoluzionarie era già sotto pressione a causa delle sanzioni accumulate. Il reclutamento era crollato così tanto sotto il peso degli stipendi non pagati e dell'asfissia economica che, secondo alcune fonti, le Guardie Rivoluzionarie arruolavano persino dodicenni. Un blocco navale statunitense prolungato rende economicamente impossibile qualsiasi ulteriore resistenza.
10/10 BOTTOM LINE: A naval blockade imposes ~$435M/day in combined economic damage. Storage fills in 13 days, forcing well shut-ins that cause permanent reservoir damage. The rial enters terminal collapse. Iran's alternatives outside the Strait can replace less than 10% of Gulf…
— Miad Maleki (@miadmaleki) April 12, 2026
Bloccando lo Stretto che l'Iran sta cercando di imporre come pedaggio, gli Stati Uniti hanno smascherato il bluff di Teheran, rivelando che la Repubblica islamica ha bisogno del commercio attraverso Hormuz almeno quanto il resto del mondo.
La lezione per tutti è stata che non si può collaborare con l'Iran, né fare affidamento su di esso. E gli Stati del Golfo si sono mossi per rendere questa lezione permanente. Dopo le dichiarazioni di Trump l'Arabia Saudita ha annunciato il pieno ripristino della capacità di pompaggio del petrolio attraverso il suo oleodotto Est-Ovest a circa sette milioni di barili al giorno, pochi giorni dopo aver fornito una valutazione dei danni al suo settore energetico causati dagli attacchi durante il conflitto. Così facendo Riyadh ha dimostrato che la regione può deviare i flussi energetici attorno allo Stretto. Nel tentativo di trasformare Hormuz in una leva di potere, l'Iran ha accelerato proprio gli investimenti che la strategia era stata concepita per impedire. Il punto di strozzatura che Teheran ha cercato di trasformare in un'arma viene reso inefficace dal punto di vista strategico dagli stati il cui allineamento Teheran sperava di spezzare.
L'opportunità rara per Washington
Ma nella miseria delle Guardie Rivoluzionarie si cela un'opportunità per Washington, e opportunità di questa portata non si ripetono. Se sfruttato a dovere, il blocco di Trump potrebbe sbloccare un più ampio consolidamento regionale.
La prima opportunità risiede nell'espansione degli Accordi di Abramo in una solida architettura regionale. Firmati nel 2020 tra Israele, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Marocco hanno già prodotto una cooperazione tangibile in ambito commerciale, tecnologico e di sicurezza. Durante l'Operazione Epic Fury gli stati del Golfo hanno coordinato le proprie azioni con il Comando Centrale degli Stati Uniti a un livello di interazione inimmaginabile un decennio fa, condividendo informazioni, aprendo lo spazio aereo e integrandosi in una strategia di difesa che ha funzionato come un tutt'uno. Coinvolgere ulteriori partner del Golfo in un quadro strutturato trasformerebbe quell'allineamento bellico in un ordine duraturo, con il corridoio India-Medio Oriente-Europa a fornire la spina dorsale economica attorno alla quale potrebbe prendere forma l'architettura più ampia.
La seconda opportunità è più rilevante nel lungo periodo. Per due decenni gli Stati Uniti hanno tentato di sopprimere le reti sostenute dall'Iran attraverso un intervento militare diretto in stati troppo deboli, o troppo influenzati, per agire come veri partner, un modello che si è dimostrato strategicamente estenuante e non ha prodotto risultati duraturi.
Il deterioramento dell'architettura per procura dell'Iran cambia completamente la situazione di fondo. Un Iraq che riacquista la sovranità sul proprio settore della sicurezza, una Siria liberata dal radicamento iraniano e gli stati del Golfo che hanno assorbito attacchi prolungati senza subire fratture politiche sono in una posizione migliore per controllare il proprio territorio. Solo stati sovrani forti e capaci di antiterrorismo possono produrre risultati duraturi, e Washington ha ora una reale opportunità di contribuire a costruirli attraverso la cooperazione in materia di sicurezza e impegno diplomatico, liberando risorse strategiche americane per l'Indo-Pacifico.
Il Medio Oriente si sta già riorganizzando in funzione del declino dell'Iran. L'opportunità per Washington è quella di consolidare quanto la regione ha già iniziato a fare.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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