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mercoledì 22 luglio 2026

L'ultima linea di difesa della NATO?

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Matthew Andersson

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/lultima-linea-di-difesa-della-nato)

I critici potrebbero aver interpretato erroneamente il recente vertice della NATO.

A loro sembra che gli Stati Uniti si stiano schierando unilateralmente con l'Europa e contro la Russia.

Il presidente Trump è più astuto: sa chi ha la mano vincente e le sue comunicazioni dirette con i suoi pari, Xi e Putin, non sono sempre pubbliche.

Le critiche iniziali del presidente Trump nei confronti dell'UE e della NATO rimangono valide. Sebbene gli Stati Uniti stiano attualmente offrendo loro una certa cortesia diplomatica e un sostegno limitato, l'Europa è in definitiva circondata da ogni lato da potenze che la rendono irrilevante in termini di influenza mondiale. L'Europa si è messa in questa situazione a causa del proprio declino economico interno, dovuto a scelte politiche errate. Sta usando la guerra come mezzo per risollevare le proprie sorti, ma le sue probabilità di successo sono scarse.

L'UE è economicamente circondata dagli Stati Uniti a ovest, dalla Russia e dalla Cina a est, da un vasto territorio artico a nord che non può controllare e dall'India e da Israele, potenza emergente in Medio Oriente, a sud. L'Europa non ha margini di manovra strategica. Ha scarse prospettive di riemergere come potenza di rilievo e la NATO ha perso da tempo la sua rilevanza e la sua solvibilità.

Fin dal suo primo mandato il presidente Trump ha avuto ragione riguardo alla Russia e alla NATO.

Avere “ragione” significa comprendere l'importanza economica e commerciale a lungo termine della Russia e apprezzarne la potenza militare. Insieme a Cina e Stati Uniti, essa costituisce la triade delle superpotenze. Avere ragione significa anche comprendere che i giorni dell'UE e della NATO sono contati e che il mondo è cambiato senza di esse.

Dopo l'incontro di Anchorage con Trump, il presidente Putin ha invitato il suo omologo a Mosca: la cauta risposta di Trump ha ricordato che, sebbene relazioni produttive possano essere benvenute da entrambi i leader, ognuno di loro opera all'interno di una complessa tradizione di difesa e politica estera che non si fida dell'altro. Alcuni l'hanno definita il “crogiolo della fiducia” e l'esperienza passata è difficile da superare. Il cambiamento avverrà lentamente.

L'Europa fa parte di quella massa continentale eurasiatica condivisa, e della sua sicurezza, ma “l'Europa” non è un unico Paese unificato. Anche all'interno della sua limitata sfera occidentale è stata una regione costantemente impegnata in rivalità e guerre. C'è stato un periodo dopo Napoleone – circa un secolo – in cui si è goduto di una relativa pace, ma il XX secolo è stato l'esatto opposto: una catena quasi ininterrotta di guerre – regionali, rivoluzionarie, mondiali e fredde – e ora, una nuova guerra nel XXI secolo è sempre più vista come inevitabile.

Esistono molteplici spiegazioni di natura politica, sociale e istituzionale, ma il declino economico è al centro della motivazione per cui l'UE è determinata a provocare la Russia (e perché si sta appellando agli Stati Uniti).

Se però Germania, Francia e Regno Unito fossero guidate da una solida crescita industriale interna, avessero confini controllati tramite l'immigrazione e una minore dipendenza energetica dall'estero, se non addirittura sull'orlo del collasso energetico nazionale, un simile conflitto non sarebbe necessario né verrebbe preso seriamente in considerazione.

Nella storia recente basta ripercorrere la disastrosa linea di politica della cosiddetta “energia verde” di Angela Merkel, la deindustrializzazione, le frontiere aperte e la chiusura del centro nucleare tedesco per averne una chiara spiegazione. È caduta completamente nella trappola di un'ingenua ideologia progressista che sostiene che il petrolio non conti più nulla.

E gli Stati Uniti stavano imboccando la stessa strada.

Francia e Regno Unito non sono da meno, con la loro serie di leader deboli, confini incontrollati, violenza interna da parte di culture straniere, deindustrializzazione e delocalizzazione. Non c'è da stupirsi se i “leader” europei siano ora intrappolati economicamente e si stiano rivolgendo alla guerra come disperata forma di ripresa economica.

Il presunto capo della NATO, Mark Rutte, è stato di recente alla Casa Bianca, perorando la causa della guerra e chiedendo il sostegno finanziario degli Stati Uniti, con slide e grafici che sembravano più un piano fallimentare di risanamento aziendale. Il vecchio detto “attenti a ciò che desiderate” potrebbe essere pertinente, dato che la NATO sta agendo da intermediaria per l'Europa occidentale e guarda agli Stati Uniti come al suo garante prima del fallimento. Il presidente Trump ha già visto situazioni simili.

Ovviamente molti altri interessi e attori guidano questa strategia, ma il declino di Germania, Francia e Gran Bretagna potrebbe essere il fattore determinante. La Scandinavia è in qualche modo immune, soprattutto la Norvegia grazie alle sue risorse naturali e ai suoi capitali, ma è vulnerabile alle influenze politiche e di policy europee.

Lo storico dell'economia Walt Rostow, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca sotto i presidenti statunitensi Eisenhower, Kennedy e Johnson, ha fornito un modello economico che contribuisce in larga misura a spiegare perché l'Eurasia e l'Europa siano sempre state instabili e soggette a conflitti. Il suo libro, The Stages of Economic Growth: A Non-Communist Manifesto, illustra come i Paesi si sviluppano attraverso diverse fasi di maturità.

Ma prevede anche come i Paesi ricorreranno alla guerra quando queste fasi saranno messe in discussione, interrotte o, a causa di una leadership inadeguata o di interferenze statali, ristagneranno o regrediranno.  L'Europa è scivolata indietro da potenza industriale e coloniale avanzata a uno Stato sociale con frontiere aperte, guidato da una classe politica debole, priva di piani, idee, impegno e lealtà nazionale.

Il Cremlino russo ha di recente annunciato che la sua operazione militare speciale in Ucraina si è trasformata in una vera e propria guerra. Sebbene prevedere gli sviluppi sia problematico, il vantaggio di potenza della Russia è talmente schiacciante che la NATO non può che essere vista come impegnata in un suicidio di fatto. Data la tendenza culturale europea al pessimismo esistenzialista, forse ciò è comprensibile.

Quando la guerra finalmente finirà, come inevitabilmente accade, di solito porta alla formazione di nuovi confini, relazioni, alleanze e accordi. La NATO e l'Europa sembrano contare sul caos della guerra come via d'uscita dalla propria debolezza.

Gli Stati Uniti potrebbero offrire loro un certo supporto tecnico-militare attraverso la vendita di armi, ma questo potrebbe rivelarsi un'autolesione, un inganno.

Alla fine Stati Uniti, Russia e Cina riprenderanno il loro dominio mondiale e la loro alleanza di potere. L'UE probabilmente crollerà o verrà ridimensionata; la NATO verrà definitivamente smantellata e la vecchia Alleanza Atlantica aggirerà l'Europa per allinearsi economicamente con l'Est e il Sud dell'Eurasia, perché è lì che risiede il potere.

Questo è ciò che prevedono le fasi di crescita.

L'UE sarà ulteriormente eclissata sul piano commerciale e militare da un Medio Oriente in ascesa dominato da Israele, perché quest'ultimo sa cosa vuole, ha un piano e sa come combattere. I burocrati europei come Rutte, Macron, Merz e la von der Leyen non lo sanno, e si troveranno di fronte a un destino fatale quando finalmente si renderanno conto che questa battaglia sarà probabilmente la loro ultima resistenza politica.

I cittadini europei possono tirare un sospiro di sollievo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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