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giovedì 1 ottobre 2026

L'economia dell'IA: uno sguardo oltre l'apparenza

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Michael Lebowitz

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/leconomia-dellia-uno-sguardo-oltre)

L'economia statunitense appare in ottima forma. Basti pensare che il prezzo della benzina si aggira intorno ai $5, il petrolio greggio supera i $100, la fiducia dei consumatori è ai minimi storici e i tassi di interesse sui mutui e altri prestiti sono rimasti relativamente alti, ciononostante l'economia statunitense, trainata dai consumi, continua a espandersi. Tuttavia, proprio come per l'aspetto di una casa, non sono solo i dati principali a definire un'economia. Altrettanto importante è la sua struttura di supporto. Apriamo le porte della nostra economia per comprendere meglio l'impatto attuale dell'intelligenza artificiale e come potrebbe evolversi in futuro.

La questione che ci poniamo è se il boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale stia effettivamente ampliando le basi economiche di questo Paese o se stia indebolendo la forza lavoro, fondamento di una qualsiasi economia.

Abbiamo suddiviso il saggio in due parti. La prima parte presenta lo scenario ottimistico: un boom economico indotto dall'intelligenza artificiale e trainato dalla produttività, in cui i benefici si diffondono rapidamente alla società. La seconda parte affronterà una prospettiva più pessimistica: la possibilità di un ampio divario nella distribuzione dei benefici in termini di produttività derivanti dall'IA, che andrebbero più a vantaggio delle aziende che dei dipendenti.


La spesa per l'intelligenza artificiale traina il PIL

L'ingente quantità di capitale che affluisce nello sviluppo delle infrastrutture per l'intelligenza artificiale e, di conseguenza, nel PIL, è enorme. Come mostrato nel grafico qui sotto, le spese in conto capitale (Capex) di sole quattro aziende, Amazon, Google, Microsoft e Meta, superano ora i $700 miliardi all'anno, circa 7 volte di più rispetto a cinque anni fa. Sulla base delle previsioni del Capex per il 2026, un terzo della crescita del PIL potrebbe provenire da queste quattro aziende.

Lo sviluppo dell'intelligenza artificiale si estende ben oltre i quattro bilanci menzionati in precedenza. Ogni dollaro di investimenti (Capex) speso dai grandi hyperscaler crea domanda lungo un'ampia catena di fornitura. Ad esempio, le imprese edili stanno costruendo campus di data center grandi come piccole città, le aziende di servizi pubblici si affannano ad aumentare la capacità di generazione di energia, i produttori nazionali di semiconduttori stanno incrementando la loro produzione e i fornitori di fibra ottica e reti hanno ordini in arretrato pluriennali. La rete elettrica sta affrontando la sua prima crescita sostenuta della domanda in vent'anni, trainata quasi interamente dal fabbisogno energetico dei data center, che si prevede raddoppierà entro il 2030.


Contesto storico

L'entità degli attuali investimenti nello sviluppo dell'intelligenza artificiale ha precedenti storici. Ad esempio, l'espansione ferroviaria della metà del XIX secolo comportò investimenti infrastrutturali ben più ingenti, con spese in conto capitale (Capex) per le ferrovie che, al loro apice, si stima abbiano assorbito dal 10% al 20% del PIL. Un paragone più recente e appropriato è quello con lo sviluppo delle telecomunicazioni alla fine degli anni '90, quando le spese in conto capitale raggiunsero un picco di circa l'1%-1,2% del PIL statunitense. La spesa odierna per le infrastrutture di intelligenza artificiale, sostenuta solo dalle sopraccitate quattro aziende, ha di recente superato la cifra delle telecomunicazioni.

A differenza del boom di queste ultime alimentato dal debito, la spesa odierna per l'intelligenza artificiale è stata finora finanziata quasi interamente dalla liquidità e dai flussi di cassa di aziende estremamente redditizie. Sebbene la composizione dei finanziamenti si stia spostando dalla liquidità e dai flussi di cassa, le aziende sopra menzionate presentano rapporti debito/capitale proprio ben al di sotto della media dell'indice S&P 500 e significativamente inferiori rispetto al periodo di espansione delle telecomunicazioni. Inoltre, gli utili derivanti da altre linee di business altamente redditizie continueranno a fornire loro ingente liquidità da investire.


Il consumatore è resiliente, ma le risorse si stanno esaurendo

Sebbene la spesa per l'intelligenza artificiale sia enorme e stia stimolando l'economia, alcuni sostengono che stia mascherando le debolezze della spesa dei consumatori, la quale rappresenta il principale motore della crescita economica. Il grafico qui sotto mostra che la spesa dei consumatori rappresenta circa il 67% del PIL, come accade sin dal 2001. Non si è registrato alcun cambiamento apprezzabile negli ultimi anni, dall'avvento dell'intelligenza artificiale.

Sebbene il contributo recente della spesa dei consumatori non abbia subito variazioni significative, la sua sostenibilità è un fattore chiave per la crescita futura. Pur rimanendo stabili, i consumi mostrano segnali di un deterioramento delle risorse disponibili per la spesa. Ad esempio, il tasso di risparmio personale è sceso a livelli prossimi al minimo storico dal 1960, come illustrato di seguito. Ciò suggerisce che una quota crescente dei consumi personali viene finanziata attingendo ai risparmi anziché ai redditi correnti.

Un comportamento del genere non è insolito durante i periodi di forte occupazione, poiché i consumatori spendono di più quando sono fiduciosi riguardo alle proprie prospettive lavorative e salariali. Detto questo, un basso tasso di risparmio è un campanello d'allarme, ma in passato ha già coesistito con periodi di espansione economica florida.

L'indicatore più importante dei consumi futuri sono i salari, che ci conducono al mercato del lavoro.


Un mercato del lavoro in continua evoluzione

Secondo alcuni pessimisti, l'intelligenza artificiale distruggerà posti di lavoro. Finora, però, non è stato così. Ad esempio, nel 2025, quasi 55.000 dei 1,17 milioni di licenziamenti totali sono stati direttamente attribuiti all'IA, secondo Challenger, Gray & Christmas. Altre stime indicano un numero più elevato, compreso tra 200.000 e 300.000 posti di lavoro persi nel 2025. Sebbene questa stima sia preoccupante, rappresenta solo lo 0,15-0,20% circa dell'occupazione totale nel settore non agricolo.

Guardando al futuro, le prospettive si fanno incerte. Goldman Sachs ha una visione pessimistica, con 300 milioni di posti di lavoro a rischio in tutto il mondo. Ma questa è solo una parte della storia. Il World Economic Forum (WEF) stima che l'intelligenza artificiale creerà 170 milioni di posti di lavoro a livello mondiale.

Non c'è dubbio che l'intelligenza artificiale avrà un impatto significativo sull'economia, sul mercato del lavoro e su molti individui. Le innovazioni passate ne sono la prova. Basti pensare che circa due terzi dei posti di lavoro negli Stati Uniti negli anni '40 non esistono più. I nuovi posti di lavoro creati in seguito sono stati resi possibili da nuove innovazioni.

Sebbene il futuro rimanga incerto, la correlazione storica tra crescita occupazionale, salari e produttività è incoraggiante. Come spieghiamo di seguito, PwC afferma che “i salari crescono due volte più velocemente nei settori più esposti all'intelligenza artificiale rispetto a quelli meno esposti”.


I guadagni di produttività si diffonderanno

La crescita economica e la crescita salariale sono direttamente correlate alla produttività. Quest'ultima misura la capacità di un'economia di generare leva finanziaria a partire dai suoi due fattori produttivi principali: lavoro e capitale. Senza produttività, un'economia dipende esclusivamente da due fattori produttivi limitati. Pertanto, senza una crescita della produttività, è improbabile che si verifichi una crescita economica nel lungo periodo.

È fondamentale discutere quanta produttività genererà l'IA e come verrà distribuita. La prima parte, ovvero la quantità, è quasi impossibile da valutare oggi. Detto questo, PwC stima che la crescita della produttività sia quasi quadruplicata nei settori esposti all'IA sin dal 2022. Inoltre:

L'intelligenza artificiale è davvero la causa di questa impennata di produttività? Non possiamo dimostrare con certezza il nesso causale, ma sappiamo che la crescita dei ricavi nei settori esposti all'IA ha subito una forte accelerazione nel 2022, anno in cui il lancio di ChatGPT 3.5 ha fatto scoprire al mondo il potenziale dell'IA. Da allora, con la corsa delle aziende ad adottare questa tecnologia, il valore creato nei settori meglio posizionati per utilizzare l'IA è salito alle stelle. Nell'arco di due anni, i settori più capaci di sfruttare l'IA sono passati dall'essere arretrati in termini di produttività a leader, a dimostrazione che gli investimenti nell'IA stanno dando i loro frutti. La promessa dell'IA si sta dimostrando reale e siamo solo agli inizi della sua adozione.

Per quanto riguarda la distribuzione della produttività, alcuni pessimisti sostengono che i vantaggi derivanti dall'intelligenza artificiale si stiano riversando in modo preponderante sui lavoratori qualificati con redditi elevati. Sebbene ciò sia attualmente vero, è accaduto anche con ogni grande ondata tecnologica nella sua fase iniziale. L'automazione industriale ha inizialmente avvantaggiato i detentori di capitali. I personal computer hanno inizialmente avvantaggiato i lavoratori con qualifiche elevate. Internet ha inizialmente avvantaggiato le persone istruite e connesse. Ma col tempo, i prezzi diminuiscono, i ritmi di adozione aumentano e i benefici si estendono all'intera forza lavoro.

Il verdetto della storia è unanime: i benefici iniziano in modo circoscritto per poi diffondersi ampiamente in tutta l'economia. Come mostriamo nel grafico qui sotto, grazie alla leadership mondiale degli Stati Uniti nell'innovazione, i nostri stati più poveri, Mississippi, West Virginia e Arkansas, hanno un PIL pro capite simile o superiore a quello di altre grandi nazioni.


Dispersione della produttività

Il grafico qui sotto evidenzia il motivo della nostra preoccupazione. Dal secondo dopoguerra fino alla fine degli anni '90, le quote della produzione economica spettanti rispettivamente ai lavoratori e alle imprese erano ragionevolmente equilibrate. In altre parole, la distribuzione dei benefici derivanti dalla produttività tra lavoratori e aziende è rimasta allineata. Tuttavia, come evidenziamo, tale equilibrio ha iniziato a incrinarsi alla fine degli anni '90 con l'avvento di Internet.

Internet ha accelerato l'automazione, consentendo alle imprese di sfruttare le differenze di costo della manodopera su scala globale. Il risultato, come mostrato sopra, è stato uno spostamento del potere contrattuale sui salari dai lavoratori alle imprese. Di conseguenza, molti lavori a qualifica intermedia – come agenti di viaggio, cassieri di banca, centralinisti e addetti all'inserimento dati – sono stati eliminati dall'automazione, delocalizzati o soggetti a una compressione salariale. L'occupazione residua si è polarizzata verso lavori ad alta qualifica e retribuzione elevata (legati alla conoscenza) e verso servizi a bassa qualifica e retribuzione ridotta. La classe media si è svuotata; questo fenomeno contribuisce a spiegare l'economia “a forma di K” e il crescente divario di ricchezza tra ricchi e poveri.

Internet premia la portata. Ad esempio, un'azienda di software può servire un milione di clienti sostenendo lo stesso costo marginale necessario per servirne cento. Le piattaforme digitali, come Uber e Airbnb, possono intercettare una quota significativa dei flussi di transazione di un settore senza possedere beni fisici. Le dinamiche economiche dell'era di Internet hanno sistematicamente favorito il capitale rispetto al lavoro, poiché la creazione di valore si è spostata verso asset che non rientrano nelle voci di costo dei salari.

Come mostriamo di seguito, tra la fine degli anni '90 e oggi i margini di profitto delle imprese sono praticamente raddoppiati, mentre la quota di PIL spettante ai lavoratori è diminuita di quasi 10 punti percentuali. Tale divario continua ad allargarsi nonostante tassi di disoccupazione storicamente bassi. Ciò ci ricorda che la quantità di posti di lavoro e la quota di reddito non sono la stessa cosa. Nonostante notizie economiche apparentemente positive, la ricchezza si sta allontanando dalla maggior parte della popolazione.


L'IA e la divergenza nella ricchezza

Alla luce dei progressi della tecnologia Internet, dobbiamo chiederci se l'IA esaspererà ulteriormente le tendenze di divergenza nella ricchezza.

Lo scenario ottimistico prevede che i guadagni di produttività generati dall'IA finiscano per diffondersi nell'economia. I premi salariali oggi riconosciuti ai lavoratori della conoscenza diventano, domani, lo standard di riferimento per tutti i lavoratori. Anche in un contesto di crescenti disparità di ricchezza, i vantaggi in termini di produttività offerti da Internet hanno fatto sì che la crescita economica portasse benefici a tutti, sebbene in misura diversa. La storia conferma questa tesi se si considera un orizzonte temporale sufficientemente ampio.

Tuttavia, lo scenario pessimistico (o *bear case*) sostiene che l'IA differisca dalle innovazioni precedenti per un aspetto fondamentale: la velocità di adozione. Internet ha impiegato circa due decenni per penetrare capillarmente nell'economia; l'IA si sta diffondendo molto più rapidamente. Basti pensare che Internet ha impiegato sette anni per raggiungere i 100 milioni di utenti, mentre ChatGPT ha toccato questa cifra in appena due mesi.

Se le aziende dovessero incamerare i guadagni di produttività derivanti dall'IA attraverso la riduzione dei costi, l'espansione dei margini e l'automazione del lavoro d'ufficio, la quota di produzione destinata ai lavoratori potrebbe contrarsi a un ritmo ancora più sostenuto rispetto al passato.


La “Pausa di Engels”

La “Pausa di Engels” prende il nome da Friedrich Engels, coautore del Manifesto del Partito Comunista. Engels documentò le condizioni della classe operaia inglese durante la Rivoluzione Industriale britannica. Tra il 1790 e il 1840 circa, la Gran Bretagna fece registrare un netto incremento della produttività. I ​​cotonifici, le macchine a vapore e ogni sorta di metodo di produzione meccanizzata determinarono un aumento straordinario della produzione e della ricchezza nazionale. Il PIL crebbe rapidamente e gli utili aziendali salirono alle stelle. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, il tenore di vita dei lavoratori britannici peggiorò a causa della stagnazione dei salari: le fabbriche che avevano reso la Gran Bretagna la nazione più ricca stavano, al contempo, impoverendo le persone che vi lavoravano.

L'economia britannica impiegò cinquant'anni per assorbire lo shock di produttività della Rivoluzione Industriale e per innalzare, su larga scala, il tenore di vita. Quel cinquantennio di “Pausa di Engels” – periodo in cui i benefici della produttività tardarono a diffondersi tra la popolazione – ebbe effetti deleteri per un'intera generazione.


Una nuova “Pausa di Engels”?

I parallelismi tra la Rivoluzione Industriale britannica e la rivoluzione dell'IA sono molti.

L'IA genererà incrementi straordinari nella produzione aziendale e nella ricchezza nazionale, ma attualmente i benefici risultano concentrati nelle mani di poche aziende tecnologiche, dei loro azionisti e di una cerchia relativamente ristretta di lavoratori altamente qualificati e dirigenti. Se l'IA automatizzasse il lavoro d'ufficio più velocemente di quanto i mercati del lavoro riescano a creare impieghi sostitutivi e a riqualificare i lavoratori, potremmo assistere a una moderna “Pausa di Engels”: un periodo prolungato in cui il PIL e i profitti aziendali crescono mentre i salari mediani ristagnano e la disoccupazione aumenta. A differenza dei posti di lavoro manuali britannici dell'Ottocento, le professioni oggi a rischio sarebbero probabilmente impieghi stabili della classe media basati sulla conoscenza.


Sintesi – Tesi di investimento

Gli scenari rialzisti e ribassisti relativi all'impatto economico dell'IA non si escludono a vicenda. La storia suggerisce che entrambi possano verificarsi simultaneamente. Le innovazioni produttive che, in ultima analisi, innalzano il tenore di vita generale lo hanno spesso fatto solo dopo lunghi periodi di sconvolgimento e di concentrazione dei vantaggi.

La nostra ipotesi di base rimane che, nel tempo, la produttività legata all'IA si rivelerà complessivamente positiva per l'economia e per la maggior parte della popolazione. I guadagni di produttività sono reali, gli investimenti di capitale sono senza precedenti e il verdetto della storia sull'innovazione è costante. Tuttavia, le tempistiche e le modalità di distribuzione dei benefici dell'innovazione nell'IA sono tutt'altro che certe.

Per gli investitori, le tempistiche dovrebbero svolgere un ruolo fondamentale nella gestione del patrimonio.

Qualora si concretizzasse lo scenario rialzista – caratterizzato da una rapida diffusione della produttività, da un aumento diffuso dei salari e dalla creazione di più posti di lavoro di quanti ne vengano eliminati dall'IA – l'opportunità risiederebbe nel detenere quote di società di infrastrutture e servizi nella posizione migliore per cogliere tali vantaggi. Se invece dovesse avverarsi lo scenario ribassista, con un'espansione dei margini aziendali a scapito della forza lavoro, l'economia potrebbe soffrire anche in presenza di una crescita del PIL. Le aziende rivolte al consumatore finale e quelle incapaci di impiegare l'IA per restare al passo con la concorrenza sono le più esposte ai rischi.

In ogni caso, un'esposizione attiva – che permetta di distinguere tra vincitori e vinti, attuali e potenziali – avrà probabilmente più senso rispetto a un approccio passivo, caratterizzato da una limitata concentrazione sui vincitori.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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