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mercoledì 7 ottobre 2026

Legge europea sulle reti digitali: un incentivo alle infrastrutture o l'ennesima camicia di forza normativa?

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/legge-europea-sulle-reti-digitali)

La Commissione europea ha presentato la bozza definitiva del Digital Networks Act. La normativa mira a stabilire un quadro normativo a livello europeo per gli investimenti nell'espansione della banda larga e nelle infrastrutture di telecomunicazione. Resta tuttavia da vedere se questo approccio riuscirà a mobilitare capitali privati ​​su larga scala.

Con il Digital Networks Act (DNA), un importante quadro normativo dell'Unione europea in materia di infrastrutture sta entrando nella sua fase legislativa finale. Dopo le consultazioni preparatorie dello scorso anno, la Commissione europea ha ora pubblicato la sua proposta ufficiale, volta ad armonizzare le reti nazionali di telecomunicazione degli Stati membri sotto norme uniformi. L'obiettivo è colmare il notevole divario tecnologico con le principali economie digitali come Stati Uniti e Cina e fornire alle imprese un quadro giuridico affidabile per accelerare la diffusione della tecnologia 5G e delle reti in fibra ottica. La responsabilità del progetto è affidata alla Commissaria europea per la Tecnologia, Henna Virkkunen.


Il DNA per riorientare le politiche di sovvenzione

Il DNA sostituirà l'attuale Codice europeo delle comunicazioni elettroniche (EECC) e definirà il quadro strutturale per la concorrenza, la sicurezza informatica e lo sviluppo delle reti digitali. Se la Commissione europea riuscirà a raggiungere un accordo con il Parlamento europeo e il Consiglio – eventualità ampiamente considerata probabile – il regolamento potrebbe entrare in vigore già a gennaio 2027. Il testo definitivo dovrà poi essere recepito nel diritto nazionale dagli Stati membri.

A livello UE, il programma Europa Digitale fornisce il quadro finanziario per l'espansione delle infrastrutture digitali tra il 2021 e il 2027, con un budget totale di circa €7,6 miliardi. Il programma sostiene progetti in materia di cybersicurezza, soluzioni cloud e infrastrutture digitali. Inoltre, il Connecting Europe Facility (CEF Digital), lanciato un anno fa con una dotazione di €865 milioni, promuove specificamente progetti di banda larga gigabit e 5G in tutta l'UE.

A livello dei singoli Stati membri, i finanziamenti sono ancora prevalentemente trainati da investimenti pubblici. Nel 2025, ad esempio, la Germania ha investito circa €4 miliardi di fondi pubblici nella digitalizzazione, di cui circa €2,9 miliardi sono stati specificamente destinati all'espansione della banda larga. Il settore privato ha integrato questo investimento con oltre €10 miliardi nella realizzazione di reti in fibra ottica e mobili.

In tutta l'UE, gli Stati membri hanno delineato misure nelle loro roadmap digitali per un volume cumulativo di €288,6 miliardi. Circa €205,1 miliardi di questo totale provengono dai bilanci pubblici, mentre la parte restante è attribuibile a investimenti privati ​​e co-finanziamenti da parte di imprese e attori regionali. Programmi a livello europeo come Digital Europe, CEF Digital, Horizon Europe, InvestEU e gli IPCEI integrano ulteriormente questi fondi nazionali, indirizzandoli verso progetti di rete e tecnologici.

Rispetto agli Stati Uniti, emerge un profilo di investimento nettamente diverso. Lì, il capitale privato è predominante, con volumi di transazione che superano i $200 miliardi nel settore delle infrastrutture digitali. La spesa pubblica, in particolare in ricerca e sviluppo, si è attestata intorno ai $145 miliardi, includendo stanziamenti significativi nei settori della difesa e della tecnologia.

Negli Stati Uniti, l'iniziativa privata è il principale motore degli investimenti, mentre l'Europa tradizionalmente si affida alla pianificazione centralizzata e all'intervento statale. Resta incerto cosa il Digital Networks Act possa realisticamente realizzare in termini di mobilitazione di ulteriori capitali privati, visti gli ingenti sforzi nazionali già in corso. Da un punto di vista economico, poco potrebbe cambiare: l'Europa continua a essere un contesto difficile e fortemente regolamentato, in cui gli investimenti sono più complessi e meno flessibili rispetto agli Stati Uniti.


Applicabilità a livello europeo e aziende interessate

Il DNA si applicherà in tutta l'UE e avrà un impatto diretto sulle società di telecomunicazioni e di infrastrutture. In Germania, ciò riguarda principalmente Deutsche Telekom, Vodafone Germany e Telefónica Germany (O2), le quali gestiscono estese reti mobili e fisse e detengono importanti licenze per lo spettro radio. Anche i fornitori di fibra ottica, gli operatori di rete regionali e le aziende municipalizzate che investono nell'espansione delle reti ad alta velocità rientreranno nel nuovo quadro normativo.

Un aspetto positivo è che il DNA garantisce alle aziende diritti sullo spettro radio più lunghi e stabili, migliorando la sicurezza della pianificazione per le decisioni di investimento. Tuttavia, resta da vedere come i requisiti di trasparenza, le norme anti-discriminazione imposte dall'UE e le disposizioni in materia di sicurezza saranno definiti nel successivo processo normativo e come funzionerà nella pratica la nuova struttura di conformità dell'UE.

Dal punto di vista del consumatore, l'espansione della tecnologia 5G e della fibra ottica si tradurrebbe idealmente in reti stabili e affidabili, soprattutto in Germania, dove persistono lacune nella copertura. La certezza giuridica per i principali operatori di rete e gli incentivi agli investimenti per lo sviluppo delle infrastrutture andrebbero a vantaggio dei consumatori, mentre anche i fornitori più piccoli potrebbero beneficiare di regole di mercato più uniformi.


Opportunità e rischi per la concorrenza e l'innovazione

La legislazione ridefinisce radicalmente il quadro normativo per le infrastrutture digitali dell'UE senza generare immediatamente nuovi costi, una notizia positiva visti i bilanci pubblici sotto pressione. Un quadro normativo europeo unificato potrebbe ridurre le incertezze nazionali ed eliminare le discrepanze transfrontaliere, potenzialmente diminuendo i costi di transazione per le imprese.

Tuttavia, l'iniziativa della Commissione europea nell'ambito del DNA deve essere vista con cautela. I negoziati finora condotti indicano che Bruxelles intende mantenere la possibilità di intervenire sulle strutture dei prezzi, sugli obblighi di accesso e sui requisiti di sicurezza. Ciò potrebbe portare alla nascita di una nuova burocrazia che interferirebbe profondamente con i processi di investimento, favorendo le grandi imprese già presenti sul mercato ed escludendo di fatto i nuovi concorrenti.

Inoltre, il coordinamento centralizzato dello spettro a livello UE potrebbe limitare la concorrenza qualora gli operatori di mercato esistenti traessero un vantaggio sproporzionato dalla vicinanza politica. Resta da vedere se il quadro normativo diventerà un ostacolo all'accesso al mercato o se riuscirà a stimolare realmente l'innovazione all'interno dell'economia dell'UE.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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