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venerdì 15 maggio 2026

Dall'eurodollaro al WTI: la conclusione della guerra d'indipendenza (finanziaria) americana

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/dalleurodollaro-al-wti-la-conclusione)

Nel momento in cui la liquidità in dollari nel sistema offshore del biglietto verde è diminuita, l'Inghilterra “si è scoperta” povera. Il sistema eurodollaro ha rappresentato il più grande bacino di liquidità in dollari al mondo. Si stima che il suo valore si aggiri intorno ai $100.000+ miliardi, capitali completamente al di fuori del controllo del Dipartimento del Tesoro statunitense. Un deposito in eurodollari presso HSBC a Londra (o qualsiasi altra banca estera) rappresentava un credito nei confronti di HSBC e non del governo statunitense. HSBC poteva di fatto scegliere autonomamente la propria allocazione patrimoniale. Ecco che entrano in gioco le stablecoin, però: riancorano le riserve in dollari offshore direttamente al debito sovrano statunitense. Un USDT nel portafoglio di un investitore di Hong Kong è (grazie al GENIUS Act) ora un credito nei confronti del Dipartimento del Tesoro statunitense (tramite la riserva di Tether).

Si tratta di un “rimpatrio” digitalizzato del sistema eurodollaro, in cui ogni dollaro offshore detenuto sotto forma di stablecoin si traduce ora in un credito nei confronti del Dipartimento del Tesoro statunitense. Se anche solo il 25% del bacino di eurodollari migrasse in stablecoin entro il 2035, ciò si tradurrebbe in una nuova domanda strutturale di titoli del Tesoro americani compresa tra $3.500 e $4.500 miliardi. Una cifra sufficiente, da sola, ad assorbire circa due anni di emissioni nette di titoli del Dipartimento del Tesoro americano al ritmo attuale. Le stablecoin ricicleranno il dollaro offshore e, così facendo, contribuiranno a risolvere la situazione fiscale degli Stati Uniti.

Non fatevi, quindi, abbindolare dai dilettanti della geopolitica e dell'economia, l'Iran non è mai stato il bersaglio: esso è sempre stato la rete di flussi finanziari che ha alimentato la City di Londra e le briciole a Londra stessa. Tutto il petrolio parcheggiato nei porti iraniani ha bloccato suddetti flussi, poiché i proventi non possono essere intermediati dalla Turchia (ad esempio) e finanziare tutta quella pletora di attività nel sottobosco degli stati che permettevano alla City di allungare i suoi tentacoli di controllo. Qui l'Iran è solamente il terreno di scontro e quando Trump ha parlato di annichilimento di una civiltà, avvertiva ancora coloro indecisi con chi schierarsi: se con Londra o con Washington.

In questo senso il potere di leva è concreto, perché questa gente per quanto fanatica possa essere ci tiene alla propria pelle. Infatti abbiamo scoperto sin dall'inizio di questo conflitto chi veramente comanda e non sono i mullah: l'IRGC, infatti, ha messo agli arresti domiciliari Ghalibaf, Pezeshkian, Araghchi e persino il figlio della guida spirituale iraniana. Il vero potere è l'IRGC come ho ripetuto spesso nei miei commenti è così si è rivelato. Ma che potere rimane se i pozzi petroliferi devono essere fermati e si rischiano infiltrazioni di acqua che li renderebbero inutilizzabili per sempre? Questo era l'annichilimento cui faceva riferimento Trump: niente più energia, niente più proventi, niente più società.

L'IRGC ha perso la guerra al terzo giorno di conflitto. Ciò che rimane adesso è una Paese dilaniato dalla guerra civile e da un attore dietro le quinte che rifiuta di scendere a compromessi. Lo Stretto di Hormuz, tecnicamente, non è chiuso: ci sono navi che si rifiutano di attraversarlo. L'Iran sopravvive solo nella guerra di propaganda, quella cinetica è già stata vinta dagli americani. Aerei, navi e altri veicoli militari americani sono come “anatre grasse” in attesa di essere colpite, eppure non vediamo tutte queste fantastiche e innumerevoli armi che colpiscono tutti questi obiettivi e accumulano sacchi di cadaveri americani. Il modo di negoziare iraniano è come quello già visto tra UK/UE sulla Brexit e tra Russia/Ucraina. Gli iraniani HANNO RIFIUTATO la proposta americana di aiutare a costruire centrali nucleari civili! Ma... di... cosa... diavolo... stiamo... parlando? L'obiettivo della City era trasformare l'Iran nella Corea del Nord del Medio Oriente e da lì minacciare tutto e tutti con armi nucleari. Ecco perché è stato vitale l'intervento americano per togliere dal tabellone di gioco questo asso nella manica inglese tramite il riorientamento delle tratte commerciali/logistiche del petrolio.

La City di Londra è un concetto, non un posto fisico: la vecchia rete di intrallazzi monetari e geopolitici. Dopo aver distrutto l'Inghilterra, questa rete, avrebbe traslocato altrove. Per la precisione negli Emirati Arabi Uniti, ma gli Stati Uniti hanno impedito questo spostamento. Hong Kong? La Cina impedirà questo spostamento. Singapore? La Cina farà lo stesso. L'unica scelta rimasta è Ankara, dato che ha un esercito importante è una buona capacità di proiettare forza geopolitica al di fuori del Paese. Si tratta di far percepire l'importanza, dal punto di vista marittimo, di determinati punti geografici sul globo: come farli percepire indispensabili a quante più persone possibili.

Ed è questo che Trump sta soprattutto attaccando: l'Iran è solo importante finché un'altra porzione del mondo non diventa il centro dell'economia mondiale e del flusso di energia. Quando i russi guardano a Est piuttosto che a Sud, quando i cinesi guardano a Est piuttosto che a Ovest o Sud, tutti gli stretti presenti in Medio Oriente e in Europa perdono il loro potere geopolitico. Soprattutto se si sposta la produzione di energia nel Golfo d'America. Ecco perché Carlo III è andato negli USA e perché Trump definisce i termini della vittoria in Iran in modo diverso da quelli che si sentono sulla stampa o dai dilettanti della geopolitica nei canali d'informazione alternativi.

Il coro dei MAGA fasulli/infiltrati, come Tucker Carlson e altri accoliti della cerchia di Bannon, recitava all'unisono “all'Iran basta sopravvivere per vincere”. Non si combatte una guerra in base ai termini della vittoria definiti da qualcun altro. In Iran era stata preparata una guerra diversa da quella che gli Stati Uniti hanno invece imposto, cambiando il terreno di scontro e le tattiche. E soprattutto gli obiettivi finali.

Qatar, Oman, Emirati Arabi Uniti... tutti questi erano Paesi fasulli, avamposti colonizzati dalla City di Londra per le sue operazioni in ambito finanziario, energetico e di intelligence. Il caos alimentato in Medio Oriente è sempre stato alimentato per creare le condizioni affinché chi fosse dietro di esso ne guadagnasse e Londra ha sempre avuto un piede in due staffe in Medio Oriente per fomentare il caos, non ultimo il caos tra Israele e palestinesi. O se questo non fosse chiaro, vi basti vedere come agiva la SPLC.

Non si agisce in base ai termini della vittoria dei propri avversari. Quello che non capiscono i gaslighted dalla propaganda inglese, è che devono girare il mappamondo per capire quale sarà l'esito finale del conflitto in Iran. L'obiettivo della City era concentrare il mondo finanziario ed energetico in quella regione del mondo; gli Stati Uniti stanno scardinando questa visione ridirezionando suddetti settori nel Pacifico. E indovinate un po'? Stanno avendo successo.

Chi controllava il meccanismo di prezzo del dollaro prima del 2022? La City di Londra. Chi controllava il meccanismo di prezzo della maggior parte dei principali asset industriali ed è una potenza post-industriale? La City di Londra. Non New York, non Chicago, non Hong Kong, non Tokyo, non Sydney. Il mercato dell'alluminio, il mercato del rame, il mercato dell'oro e dell'argento, il mercato del nickel... il mercato del petrolio. E stiamo parlando di contratti che non prevedono consegna, infatti la maggior parte di essi era puramente di natura finanziaria, dove la capacità di apporre la stessa garanzia infinite volte in diversi contratti è legale nella City di Londra. Mentre non è legale a New York ad esempio.

Bessent sta perseguendo una delle operazioni più importanti per depotenziare la City di Londra nell'impostare i prezzi di asset industriali strategici (es. rame, alluminio, nickel, piombo, zinco, oro, argento, platino, palladio, petrolio). Perché? Perché gli USA stanno affrontando un percorso di re-industrializzazione e non c'è posto per una potenza finanziarizzata post-industriale che possa inficiare un tale processo. E questa è una guerra che non può essere vinta da soli. Chi c'è dall'altro lato di questo processo? La Cina. In questo modo si rimuove “l'intermediario” che vorrebbe metterli l'uno contro l'altro a proprio vantaggio. Se si guardano alcuni di questi eventi in base a questa chiave di lettura, si vedranno i mercati non come armi geopolitiche bensì come strumenti di negoziazione.

Gli inglesi stanno realizzando, quindi, che gli americani sono determinati ad andare per i fatti loro, e questo significa che faranno di tutto per impedire la fuga della “colonia impazzita”. La storia americana è pregna di episodi in cui gli inglesi sono stati coinvolti, in un modo o nell'altro, affinché recuperassero le redini di una nazione che voleva sganciarsi dall'impero inglese.

Il panico del 1812, il tentato assassinio di Andrew Jackson, la Guerra civile, la schiavitù, l'assassinio di Lincoln e il buco della memoria in cui sono state scaraventate figure come il generale Grant, Wilson il primo presidente a essere una pedina inglese nella storia americana, la morte misteriosa di Roosevelt una settimana dopo aver affrontato a muso duro Churchill sul fatto che lui non era sceso in guerra per permettere all'impero inglese di sopravvivere, le prime elezioni rubate nella storia americana tra Dewey e Truman (indovinate chi autorizzò il lancio della bomba nucleare e a chi fa comodo un mondo minacciato dal pericolo nucleare, oltre al non sviluppo di fonti energetiche come l'uranio 233 e il torio 232 che non hanno come sottoprodotto il plutonio con cui fare armi?), ecc.

Questo breve elenco di episodi mette in luce una verità nascosta poco sotto la superficie del presunto impero americano: non è mai esistito, così come non è mai esistito il petrodollaro. Ciò che è esistito, invece, è una fitta rete nel sottobosco delle istituzioni americane che ha lavorato per mantenere un determinato status quo: una sintonia con l'impero inglese (riciclatosi negli anfratti oscuri della storia) e un finanziamento dello stesso tramite l'eurodollaro.

Se c'è una cosa che gli USA stanno dimostrando in Iran, e che i russi hanno dimostrato in Ucraina, è che il modo di fare guerra moderno può benissimo fare a meno dell'arsenale nucleare. Il conflitto in Medio Oriente sta servendo come banco di prova per nuove armi, così come l'Oreshnik russo. Gli arsenali nucleari, infatti, oltre a essere obsoleti e ad avere effetti di lunga durata, sono maledettamente costosi da mantenere. Voglio dire, davvero si può credere che un Paese come il Pakistan abbia potuto dotarsi di armi nucleari senza l'esplicito consenso inglese affinché fosse uno dei tanti teatri di potenziali attriti con l'India e che le tenga aggiornate?

Ciò che ci stanno insegnando droni e altri tipi di missili e tipologie di armi è che il mondo è pronto per abbandonare questo tipo di “deterrenza militare” che in realtà è sempre stata una motivazione ad appannaggio del colonialismo inglese con cui controllare a distanza altre parti del mondo. Fomentare il caos e, ancora una volta, “Divide et impera”. E in questo contesto anche la militarizzazione delle valute ci indica una storia: così come l'obsolescenza delle armi nucleari verrà dimostrata al mondo, anche l'obscolescenza delle CBDC verrà dimostrata al mondo. Anzi, è già qui. Infatti l'incipiente approvazione del CLARITY Act rappresenterà la pietra tombale definitiva su qualsiasi speranza della cricca di Davos-City di Londra di riciclare le proprie attività nel mondo post-transizione che stanno modellando gli Stati Uniti.

La de-dollarizzazione, diversamente da quello che dicono gli analfabeti finanziari secondo cui basterebbe “diversificare” la valuta negli scambi commerciali, significherebbe nel concreto accettare il dolore di una contrazione economica devastante dell'economia della propria nazione. Ovvero, vendere dollari e asset denominati in dollari e andare in default per i prestiti contratti in tale valuta. Nessuno è disposto ad accettare il dolore economico derivante dalla VERA de-dollarizzazione. Il fatto che nessuno voglia intraprendere questo percorso, quindi, è il segno tangibile e sufficiente che il feticcio di un abbandono del dollaro come valuta di scelta nel commercio mondiale è uno specchietto per allodole; una percezione distorta della realtà. E questo punto è dimostrato perfettamente dal fatto che le nazioni del mondo, in particolare quelle del Golfo in questo momento storico, preferiscono accendere linee di swap in dollari (prestiti, quindi) piuttosto che vendere la quantità di asset denominati in dollari e dollari nelle loro casse. Nonostante tutte le chiacchiere, le illazioni, le presunte prove, i video su Youtube, i post sui social, le nazioni del mondo preferiscono il “dolore” del sistema del dollaro piuttosto che il dolore economico. E la capillarizzazione che raggiungerà Tether nel mondo intero assicurerà agli Stati Uniti la capacità di trattenere le vecchie sfere di influenza e conquistarne di nuove.

Questo fatto è estremamente importante, visto che gli avversari non rimarranno a guardare. Infatti, proprio due settimane fa mentre i mercati londinesi erano chiusi, è stato sferrato un attacco ai titoli di stato a lunga scadenza americani (ricordiamo che la Banca d'Inghilterra è praticamente il maggior detentore di bond americani insieme alle sue succursali) e alla valuta degli Emirati Arabi Uniti, i quali hanno richiesto linee di swap alla FED. Quando i bond trentennali hanno oscillazioni così marcate, non possono essere altro che le banche centrali a ordire macchinazioni del genere; senza contare che gli EAU adesso sono una pedina scappata dalle grinfie inglesi. E, purtroppo, per una pedina scappata ce n'è un'altra catturata.

Il decennale è quel punto di riferimento che si guarda sovente perché su di esso si basa il mercato immobiliare, il mercato industriale, ecc. Insomma i progetti strutturali a lungo termine si basano sui bond decennali. Confrontare uno di una nazione con quello di un'altra permette di capire qual è la preferenza dei capitali per l'una o l'altra nazione. Quando ci sono impennate, esse sono quasi sempre correlate con eventi geopolitici. Negli ultimi 3 anni il differenziale tra decennale tedesco e italiano è sceso, dato che in precedenza la Lagarde difendeva principalmente il rendimento tedesco affinché non superasse una certa soglia. Di recente invece la Meloni, appoggiando Trump, ha permesso ai mercati dei capitali di scommettere sull'Italia nonostante le turbolenze economiche e politiche. A quest'ora ci sarebbe dovuto essere un superamento, ma la sua assenza dimostra la mano pesante della BCE sui rendimenti tedeschi e questo si traduce in una pressione di vendita su altri bond europei che non sono difesi tanto quanto quelli tedeschi.

Negli ultimi due anni, in particolare, abbiamo assistito a impennate improvvise, con i titoli italiani venduti e la BCE a comprare forsennatamente i titoli tedeschi, e un rientro nella normalità da parte dei titoli italiani puntellati dagli investitori americani. Per gran parte della sua legislatura la Meloni è rimasta su un percorso “giusto”, però nelle ultime 6 settimane qualcosa è cambiato, così come il suo atteggiamento; qualcosa che le ha fatto percepire pericolo a livello politico. E con tale atteggiamento è cambiato anche l'andamento dell'intera curva dei rendimenti italiani, la quale sta salendo. Ha subito un avvertimento mafioso tramite l'esito del referendum sulla giustizia, la Francia continua a fare pressione sul Nord-ovest italiano, l'Istat ha rivisto in negativo l'andamento del PIL facendo scattare il processo di infrazione a livello di deficit, ecc.

Differenziali nelle curve di rendimento tra il 28 febbraio e il 28 aprile (Azzurro = Germania; Rosa = Francia; Viola = Italia)

Senza contare che questo mese scatta la nona rata del PNRR e chi ha accettato questa linea di credito sapeva che sarebbe stato un cappio al collo dell'Italia, soprattutto in virtù del fatto che una parte cospicua del programma è sì a fondo perduto, ma per lo stato italiano NON per i contribuenti italiani. E adesso iniziano a spuntare fuori le prime defezioni dal governo e i nomi degli infiltrati nello stesso. Lo Stato profondo italiano va indietro di centinaia di anni e i suoi tentacoli sono molto, molto profondi e forse dovremmo accettare che è diventata una pedina catturata sul tabellone di gioco.


CONCLUSIONE

I segnali che ci arrivano confermano che i moribondi sono gli europei, non gli Stati Uniti. La “disfatta totale” in Iran è per Londra-Parigi-Bruxelles.

La Persia era lo spartiacque tra la potenza marittima britannica e quella terrestre russa; in seguito divenne un pilastro dell'impero energetico della City di Londra, alimentando la marina di Churchill e arricchendo il distretto finanziario londinese. Inutile dire che la nazione ha orbitato da sempre nella sfera d'influenza inglese. Ciò che sta attaccando Trump nella zona, e per contraccolpo in Europa, è l'idea che tali luoghi siano il “centro” del mondo. La vittoria degli USA è quella di aver iniziato il ridirezionamento delle rotte commerciali e finanziarie mondiali. Prendendo spunto da Alexander Hamilton sulla forza industriale e finanziaria, da Henry Clay sullo sviluppo interno e da James Monroe sulla convinzione che le potenze esterne non debbano dettare il destino dell'emisfero occidentale, ciò significa ricostruire la capacità produttiva americana, proteggere il proprio emisfero come fortezza energetica e garantire che nessun rivale possa dominare le risorse critiche o i punti strategici dell'economia mondiale.

L'America non sta cercando di isolarsi dal mondo; sta cercando di diversificare le fonti e le rotte energetiche, riportare in patria o in Paesi amici la produzione critica, e costruire sistemi che offrano agli Stati Uniti e ai loro alleati delle alternative da quando la City ha trasformato l'interdipendenza in potere di leva. La chiusura dello Stretto di Hormuz è l'esempio concreto di questa dottrina in termini di potere militare.


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