(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-luce-sullimpero-inglese-delle)
Le strozzature marittime sono state da sempre la punta di diamante degli imperi, dato che il commercio per mare è più efficiente di quello via terra. I grandi imperi del passato, come quello portoghese e olandese ad esempio, hanno sfruttato questo vantaggio. Nondimeno quello inglese, conoscendo anche l'importanza delle strozzature in giro per il globo. La guerra mediatica contro l'amministrazione Trump ha scalato la marcia ogni volta che uno di questi punti è stato conquistato dagli USA a danno degli inglesi. Non dimentichiamoci, inoltre, che anche a livello monetario esistono “strozzature”, come ad esempio lo era il LIBOR e lo è ancora lo Swift. Modi di intendere la liquidità diversi, ma stessa essenza: generare caos con relativa semplicità e al contempo trarre profitto dal caos.
Stretto di Malacca sotto il controllo degli Stati Uniti https://t.co/mfhcXY3wwh
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) April 13, 2026
La fase di transizione in cui ci troviamo richiederà anche il mutamento delle alleanze che per decenni sono state saldate in virtù di un nuovo giocatore davvero dominante sulla scena, non più un subordinato alla City di Londra. E badate bene, questo significa anche una riorganizzazione a livello bancario sulla scena internazionale (es. banche canadesi, banche di Hong Kong, banche svizzere, ecc.) e soprattutto a livello nazionale (es. JP Morgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley contro BofA, Citigroup, Mellon Bank). I rischi sono tanti come abbiamo visto negli ultimi due mesi in particolare, soprattutto sulla scia della guerra mediatica lanciata dall'impero inglese per gettare fumo su quanto stia accadendo nel sottobosco finanziario e geopolitico. Ma così come bisognava disinnescare la guerra civile facendo scoppiare in anticipo le proteste di piazza sulla scia dello scandalo Minnesota, allo stesso modo il proxy inglese “Iran” doveva essere disinnescato prima delle elezioni di medio termine affinché Londra e Bruxelles potessero essere assediate e gli USA abbiano la possibilità di schivare il proverbiale proiettile d'argento elettorale che invece ha colpito l'Ungheria.
To recap:
— Mike Benz (@MikeBenzCyber) April 14, 2026
1. The EU Council blocked $40 billion to Hungary because it wouldn't give NGOs control over its courts.
2. The EU Court blocked Hungary from passing a FARA law to see whether NGOs there were funded by the EU.
3. The EU Council announced it would centralize voting power… https://t.co/PY4MT55G5r
Tutto ciò che ha fatto finora l'amministrazione Trump è stato calcolato per arrivare al punto attuale, non ultimo il Board of Peace in grado addirittura di unire sciiti e sunniti (il cui astio in passato è stato alimentato dalla City di Londra per trarvi profitto), elemento la cui assenza non avrebbe garantito agli USA il vantaggio tattico sul territorio che hanno. Non solo, ma bisogna aggiungere che l'Operazione speciale americana in Iran non è nata dalla sera alla mattina, bensì è sempre stata un'opzione in seno all'amministrazione Trump, dato che il Dipartimento del Tesoro ha lavorato per un anno per tracciare i legami dell'IRGC col sistema bancario internazionale (in particolare le banche svizzere).
Come al solito, tutte le strade conducono a Londra. https://t.co/MiIomyjpeg
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) April 13, 2026
Una intricata rete di legami politici, narcotraffico e denaro che corre indietro nel tempo, come minimo, all'Irangate degli anni '80 ed è proseguita fino ai giorni nostri con Hezbollah, Venezuela e altri. E badate bene, la CIA nemmeno è un monolite; anche al suo interno esistono fazioni che possono essere infiltrate, soprattutto dall'MI6. Operazione resa più agevole dal fatto che una parte del bilancio dell'agenzia d'intelligence statunitense è nascosta addirittura allo scrutinio del Congresso e del Presidente. A ciò aggiungiamo le connessioni finanziarie degli ayatollah con la City di Londra, il riciclaggio di denaro tramite le banche turche/inglesi, e l'accesso a nuovi proventi tramite Hezbollah e i suoi legami coi cartelli della droga sudamericani.
Ciò che si vede: l'amministrazione Trump sta riorganizzando a proprio favore le rotte energetiche.
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) April 15, 2026
Ciò che NON si vede: l'amministrazione Trump sta riorganizzando anche le rotte del narcotraffico.
Da qui si comprende meglio l'isteria europea nei confronti di Trump. https://t.co/BA0fdwOLiX
I giocatori in questa partita non devono per forza avere tutti gli obiettivi in comune: chiaramente alcuni si sovrappongono tra Stati Uniti e Israele & City di Londra e IRGC. Ci sono in ballo interessi comuni e altri che divergono leggermente, ma questo assicura che l'Iran non vorrà farsi annichilire del tutto. Così come Dubai, avamposto designato dalla City di Londra per traslocare i propri affari e rimanere schermata con quello che sarebbe dovuto essere l'ombrello nucleare iraniano, ha deciso di tagliare i ponti con gli inglesi e accettare la bonifica statunitense. Il Regno Unito non ha più la capacità di proiettare forza tramite il suo esercito e lo fa, invece, tramite il mondo della finanza e degli Stati profondi. In questo senso l'IRGC è uno strumento potente, l'élite israeliana è uno strumento potente, i neocon americani sono uno strumento potente, ecc. Nel momento in cui si realizza che essi rischiano di diventare asset in rapido deprezzamento, o li si sua subito oppure si perde la loro influenza, soprattutto in virtù del progetto A(merica)-R(ussia)-C(ina) che prende sempre più forma e si concretizza materialmente. La piovra che sta combattendo l'amministrazione Trump è esattamente questa, gli aspetti militari del conflitto in Iran sono sostanzialmente uno spettacolo secondario.
Tutte le infrastrutture pubbliche che vengono attaccate, ovvero ponti, raffinerie, impianti di fertilizzanti, ecc., hanno lo scopo di creare uno shock a livello di catene di approvvigionamento dato che la City di Londra continua a perdere la sua fonte di denaro facile a livello privato (es. CJNG) e a livello pubblico.
Aggiungiamo che la SPLC aveva anche conti in quei "paradisi fiscali" che rappresentano hub di smistamento di dollari offshore per la City di Londra. Continua il prosciugamento del mercato dell'eurodollaro e la conseguente isteria di Londra/Bruxelles.https://t.co/ob11Q1Dppe
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) April 23, 2026
Questa è una piovra pluritentacolare che ha ramificazioni molto, molto profonde: pensate ad esempio ai modi con cui riesce ancora a canalizzare denaro e risorse dure dagli Stati Uniti tramite la sua partnership con lo Utah (e i mormoni aggiungerei). Ecco perché uno degli obiettivi interni sarà quello di avere un dollaro a circolazione nazionale separato da quello a circolazione internazionale, il quale avrà un premio (una copia dello yuan onshore e offshore). E questa è solo una rampa di lancio, perché la riorganizzazione del biglietto verde necessita al contempo anche della riorganizzazione dei metalli preziosi (cosa che sta accadendo col drenaggio della LBMA) e, cosa più importante di tutte, con la riorganizzazione del mercato del petrolio. Da qui il differenziale che sta sviluppando di recente tra il Brent e il WTI, dove è l'offerta fisica che sta impostando adesso il prezzo al margine (non più l'offerta sintetica).
Potete vedere questa riorganizzazione svilupparsi anche in quei Paesi del Golfo che hanno stretto un accordo con gli USA: non più elementi subordinati come accadeva prima quando la City di Londra controllava totalmente il braccio armato di Washington, ma elementi alla pari che si parlano tramite accordi commerciali. Infatti cos'era prima il Qatar se non un fornitore di gas all'Europa/Regno Unito? Cos'erano gli Emirati Arabi Uniti se non l'ennesimo hub da cui riciclare denaro sporco per Europa/Regno Unito? Cos'era l'Oman se non una fucina per le operazioni in zona dell'MI6? A tutti questi Paesi è stato offerto un accordo che hanno accettato, ecco perché, diversamente da certi analisti che costruiscono lo spaventapasseri “i Paesi arabi abbandoneranno gli USA”, questa realtà rimarrà una loro illusione. Lo stesso tipo di accordo è stato presentato all'Iran: biforcare i proventi del petrolio affinché l'IRGC venga tagliato fuori ed essi confluiscano verso il governo in carica e la popolazione. Nessun cambio di regime, nessun governo fantoccio; un assetto come quello lasciato in Venezuela.
E a proposito del Paese sudamericano, guardate il seguente grafico.
Altra pietra tombale sulla capoccia dei disfattisti degli USA, talmente tanto tronfi di commentare i presunti insuccessi militari che si sono lasciati sfuggire la vera storia: le rotte commerciali del petrolio. Controllando il flusso di petrolio, si controlla anche la valuta in cui viene trattato. La maggior parte delle nazioni arabe appoggia la campagna statunitense contro l'Iran ed è importante sottolineare che il loro impegno in materia è stato messo alla prova e ha retto. La rimozione del presidente venezuelano Maduro, poi, e l'influenza sul petrolio venezuelano fanno parte della stessa strategia. Gli Stati Uniti controllano le riserve petrolifere dell'emisfero occidentale e hanno a disposizione più petrolio di tutta l'OPEC messa insieme, esercitando così un enorme potere di leva per mantenere il prezzo del petrolio in dollari. Una volta rimossi gli intermediari in questo mercato si stabilizzano anche le pressioni finanziarie interne, permettendo ai capitali in entrata di acquietare tutte quelle voci che già davano per spacciati gli USA sulla scia del rollover da $10.000 miliardi del loro debito.
Il silenzio assordante di Cina e Russia riguardo l'accordo siglato dagli americani su Hormuz ci racconta una storia. I cinesi, in particolare, vogliono azzerato il premio di rischio sulla loro base manifatturiera. Ovviamente il problema qui non è l'offerta, la quale ce n'è in abbondanza, bensì la logistica. Il prezzo sale solo per questo fattore, altrimenti avremmo assistito a una situazione simile a quella del 2020 in cui i prezzi dei futures finirono in territorio negativo. Quando suddetta abbondanza inizierà a muoversi, e lo farà solo quando Trump darà l'ordine, i mercati saranno invasi e il prezzo dell'oro nero colerà a picco. Il vantaggio cinese di pagare prezzi all'ingrosso per il petrolio scomparirà dato che essi saranno molto vicini a quelli al dettaglio.
Per 4 anni la Cina ha portato avanti un tira e molla nei confronti della Russia sul prezzo del gasdotto Siberia 2, dato che i cinesi volevano lo stesso prezzo pagato per Siberia 1. Chiaramente avevano potere di leva perché pagavano un prezzo all'ingrosso per il petrolio grazie a Venezuela e Iran. L'intervento di Trump, adesso, farà pagare ai cinesi il prezzo al dettaglio per l'energia, non più all'ingrosso. Ecco perché i cinesi sono corsi a contrattare coi russi su Siberia 2 nel momento in cui Hormuz è stato “chiuso”. Diversamente da quello che leggete sulla stampa, o dai ridicoli commenti dei canali d'informazione alternativi sui suoi post su Truth, Trump sa cos'è il potere di leva e quali sono i punti deboli dei competitor degli USA. La Cina, infatti, ha bisogno di sicurezza energetica, perché non ottiene più favori da Venezuela e Iran: gli Stati Uniti stanno diventando coloro che impostano il prezzo al margine. Sganciare i russi dalla subordinazione nei confronti dei cinesi è uno di quei punti su cui secondo me Trump e Putin hanno concordato quando si sono incontrati in Alaska l'anno scorso. I russi, all'indomani della guerra in Ucraina, erano consapevoli del loro ruolo una volta che si sarebbero alleati coi cinesi; in questo modo Trump ricuce quei legami che si erano strappati sulla scia delle scelte scellerate in politica estera dell'amministrazione Biden/cricca di Davos.
Infatti gli Stati Uniti vogliono un prezzo più basso della materia energia; è la City di Londra, invece, a spingere su il prezzo, esito alimentato non solo a livello finanziario tramite l'offerta sintetica del Brent, ma anche tramite la “chiusura” di Hormuz quando Lloyd's ha smesso di assicurare le navi. Assetto perdurato fino a quando gli USA non sono stati in grado di riprendere le redini della situazione alimentando al contempo la guerra civile all'interno dell'IRGC.
Giunti a questo punto tutto ruota attorno a un solo aspetto: come si crea un equivalente di una Delci Rodriguez in Iran. Come ripetuto spesso, stiamo parlando di un'operazione di grandezza superiore rispetto a quella venezuelana, considerando soprattutto tutti i nodi gordiani che si porta dietro data la sua importanza per le strategie mondiali di Londra e Bruxelles. Per quanto si continuasse a dire che ci fosse un accordo con gli iraniani, in realtà c'era la bozza di un accordo e questo significa automaticamente che se, ad esempio, Trump sta negoziando con Aragchi e forse trova una intesa con lui, non significa che una volta che egli torna in patria è in grado di farlo valere per tutte le altre fazioni che imperversano nel Paese. La stampa, invece, getta ulteriore benzina su questo diffondendo FUD e facendo passare per incapace l'amministrazione Trump, piuttosto che concludere logicamente che forse, e dico forse, Aragchi ha una pistola puntata alla testa... Se dobbiamo ridurre il teatro di guerra a soli due giocatori, allora quelli sono Washington e la City di Londra. E il premio sono i flussi monetari ed energetici in tutto il mondo. Possiamo quindi escludere la sciocca teoria secondo cui è Israele in realtà ad aver trascinato in guerra gli Stati Uniti, o che esso è in grado di pilotare ad hoc gli stessi Stati Uniti.
Queste due notizie (1, 2), apparentemente slegate, rappresentano l'esempio per eccellenza con cui gli inglesi controllavano da dietro le quinte il mondo intero. Non è affatto un caso che sia gli USA sia Israele abbiano smesso di condividere informazioni di intelligence con Londra. Quest'ultima ha sempre alimentato il gioco “Divide et impera” per creare caos (e trarre profitto dai premi di rischio), in modo da generare le condizioni a essa favorevoli per portare avanti la propria agenda. La “profezia” di Kissinger riguardo la scomparsa di Israele non era una premonizione sul futuro da parte di una persona lungimirante, ma ciò che era nelle intenzioni di globalisti come lui per modellare un mondo a immagine dei loro interessi. Questo a sua volta significa che Israele sarebbe diventato un asset in rapido deprezzamento da essere lanciato nella mischia nel momento in cui i tempi sarebbero stati maturi. E quei tempi sono arrivati nell'ottobre 2023, quando Netanyauh è stato convinto da Londra a “lasciar accadere” il 10/7 affinché avesse poi una giustificazione preziosa con cui far fuori definitivamente Hamas. Trump all'epoca era ancora fuori dai giochi ed era incerto il suo ritorno. Purtroppo per Bibi, alla falange qatarina di Hamas venne invece dato l'ordine di calcare la mano rispetto a quanto era stato invece promesso a lui. L'obiettivo inglese era quello di mettere a ferro e fuoco la regione, scommettendo sulla vendetta di Netanyauh.
Una volta realizzato cosa stava accadendo, ritengo che tutte le azioni effettuate da Netanyauh dopo quell'evento siano state indirizzate a difendere la nazione e contrastare i piani inglesi. Perché si può dire tutto di Netanyauh, ma non che non sia un patriota. Il caos nella regione era l'innesco ideale, poi, per permettere agli affari inglesi di delocalizzarsi in Medio Oriente, per la precisione a Dubai, e delocalizzare i flussi finanziari della City di Londra nel Golfo persico sotto l'ombrello nucleare dell'Iran. Il ricongiungimento dell'Inghilterra poi con l'UE avrebbe creato un canale diretto con essa, con cui portare avanti il processo di esclusione della Russia. Il Qatar sarebbe diventato un gasdotto per entrambe e l'Oman come avamposto delle azioni di intelligence dell'MI6. Nel frattempo l'alleanza con l'IRGC avrebbe fornito agli inglesi anche il controllo sull'altra sponda del Golfo persico.
Non è finita qui, perché la censura di tutte le altre fonti di petrolio (soprattutto quelle russe) avrebbe concentrato il flusso di petrolio mondiale nello Stretto di Hormuz. E in questo schema rientra anche il collasso delle raffinerie sulla costa occidentale statunitense, costringendo la California a diventare un importatore di energia. In quest'ottica era fondamentale impedire all'Iran di dotarsi di armi nucleari; in quest'ottica si capisce a chi faceva riferimento Obama quando avallò il JCPOA; in quest'ottica si capisce perché Russia e Cina sono stati ai margini durante la guerra dei 12 giorni e l'operazione americana in Iran. Si trattava semplicemente dell'inizio della fine del ricatto iraniano, del ricatto della volatilità del petrolio che per decenni gli inglesi hanno portato avanti per riciclare il proprio Impero. Quando si legge il 10/7 come un incidente voluto, allora si vedono a cascata tutte le conseguenze con un'ottica molto più logica: Londra ha tradito Netanyauh, quest'ultimo ha ritorto le sue azioni contro Londra e Trump ha colto la palla al balzo per mettere ordine nei Paesi del Golfo. Non solo, ma questa chiave di lettura fornisce ulteriore contesto al motivo per cui Russia e Cina sono rimasti a bordo campo. Infatti il centro del mondo smetterà di essere l'Europa, soppiantata dal Pacifico e dall'Artico.
Se prendete un mappamondo, quali sono quelle tre potenze che si incrociano in quella parte dell'emisfero terrestre?
Ma non dimentichiamoci dei flussi, la chiave di tutta questa storia. Mentre la stampa e i canali d'informazione alternativi fantasticano di una de-dollarizzazione imminente a causa della “disfatta” americana in Iran, nonostante a marzo le transazioni internazionali abbiano fatto segnare un uso record (+51,1%) del dollaro da 4 anni a questa parte, una storia poco battuta è quella dell'ancoraggio tra il dollaro di Hong Kong e il dollaro statunitense. Dallo scorso autunno suddetto ancoraggio si è rotto, portando l'USD/HKD oltre i 7.8, e ciò segnala stress finanziario e monetario all'interno dei flussi del Forex intermediati dalla City di Londra.
Hong Kong è sempre stato un suo avamposto per intermediare il flusso di dollari offshore e adesso la City sta perdendo la partita non solo a livello di prosciugamento dei fondi in eurodollari in circolazione, ma anche di riorientamento dei flussi monetari lontano dall'intermediazione londinese e a esclusivo vantaggio di Washington tramite Tether. La capillarizzazione del dollaro e l'inclusione degli unbanked tramite la digitalizzazione del dollaro è l'ultimo chiodo nella bara in quel campo che permetteva alla City di Londra di finanziare il proprio Impero delle ombre. La stablecoin sul dollaro di Hong Kong oggi, e possibilmente quella di Singapore domani, sono un tentativo disperato di stare al passo coi tempi e puntellare un Impero finanziario in disfacimento.
La de-dollarizzazione è la foglia di fico della propaganda inglese per nascondere la vera storia: la de-finanziarizzazione e il relativo ridimensionamento dell'Impero inglese.
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