giovedì 20 giugno 2013

Sventola Alta la Bandiera di un "Pericolo di Crollo"

Lo zio Ben lo scorso Dicembre ha reso chiaro di come volesse continuare ad inondare di liquidità i mercati. Lo ha ripetuto anche lo scorso Marzo: finché la disoccupazione non calerà al 6.5%, il programma di quantitative easing non smetterà. Parte di questo denaro va a comprare titoli garantiti da ipoteca, cosa che si suppone debba far scendere il tasso dei mutui. Indovinate un po'? Il tasso sta aumentando. L'inondazione di liquidità da parte della FED nel mercato dei capitali avrebbe dovuto fa diminuire i tassi a lungo termine, non farli aumentare. Non solo, ma i numeri dei senza lavoro stanno aumentando. Queste sono cose che nel mondo fiabesco dei Keynesiani non dovrebbero accadere, ma stanno accadendo. Lo zio Ben viene sorpreso ad ogni passo che intraprende.
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di Bill Bonner


Whoa! Gli investitori si comportano come se fossimo di nuovo nel 2007.

Ce ne parla USA Today:

Incoraggiati da un'impennata nei prezzi delle azioni e dai costi finanziari minimi, gli investitori azionari stanno accendendo prestiti ad un ritmo più veloce di quello che c'era prima che arrivasse la Grande Recessione.

Il cosiddetto debito marginale è arrivato a $379.5 miliardi a Marzo, il livello più alto sin dal Luglio 2007, quando tale debito raggiunse un massimo storico di $381.4 miliardi, secondo i dati più recenti del New York Stock Exchange.

I segnali che gli investitori si trovano a loro agio con le azioni e sono più disposti ad utilizzare il denaro preso in prestito per comprare più titoli nella speranza di raccogliere rendimenti più consistenti, hanno spinto il Dow Jones Industrials ad un balzo del 15% nel 2013.

Perché gli investitori sono così rialzisti? Perché l'economia si sta riprendendo? Perché il futuro è roseo? Perché le azioni saliranno ancora di più?

Nah... Per chi ci avete preso, cari lettori? Conosciamo la storia. Le azioni sono in aumento perché è la FED che le sta facendo salire. Ecco David Rosenberg dal Financial Post:

La FED ha sempre avuto un ruolo importante nell'influenzare le tendenze dei mercati finanziari, anche se gli effetti economici sono stati molto meno drammatici. Negli ultimi tempi questa influenza si è effettivamente rafforzata, nella misura in cui la correlazione tra il bilancio della FED e la direzione del mercato azionario, che era a malapena al 15% prima che iniziassero tutti questi giri di quantitative easing quattro anni fa, è oggi all'85%.

A titolo di confronto, la correlazione tra il mercato e gli utili societari è rimasta invariata al 70% circa.

La FED sta cercando di abbassare il costo complessivo del capitale ad un livello che sarebbe coerente con un tasso dei Fed funds al -2.2%, che è dove dovrebbe effettivamente trovarsi il tasso in base all'inflazione attuale e all'enorme eccesso di capacità dell'economia.

Ma il tasso dei fondi è stato pari a zero per più di quattro anni. La FED non può creare magicamente un tasso di interesse nominale negativo, per cui utilizza i poteri legati al suo bilancio per ottenere lo stesso risultato.

Questo poi mi porta al mio ultimo punto, che secondo me ha rappresentato un punto di svolta critico: la FED, nel suo comunicato stampa post-riunione di Dicembre, ha affermato che non abbandonerà la sua politica di un tasso allo 0% fino a quando il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti non scenderà al 6.5%. Oggi è circa all'8%.

Abbiamo valutato diverse ipotesi ed abbiamo scoperto che il raggiungimento di questo Santo Graal probabilmente ci porterà altri cinque anni di repressione finanziaria.


  
Nessuna Via d'Uscita

Ma aspettate un minuto. Se la FED continua a tenere alti i prezzi delle azioni per altri cinque anni, ciò non le farà finire in un terreno fatto di "esuberanza irrazionale"?

I tassi di interesse artificialmente bassi – per un periodo così esteso – non creeranno lo stesso tipo di distorsioni e bolle che hanno portato alla crisi del 2008-09?

Beh... sì... ovviamente.

Ma la FED è sul caso, e lo fa sapere dai giornali. I governatori della FED "stanno prendendo in considerazione una strategia d'uscita." Uscire da cosa? Stanno cercando di capire come scendere.

Per quattro anni si sono arrampicati su e su – offrendo prestiti a tassi di interesse reali negativi – cercando di incoraggiare le persone a prendere in prestito e spendere. Vogliono che la gente si separi dai propri soldi, non che li risparmi. E hanno anche incrementato in modo significativo la base monetaria attraverso il QE1, il QE2 ed ora il QE3. Nella versione corrente, stampa $85 miliardi al mese e li pompa nel sistema bancario!

Tale denaro non ha fatto molto per l'economia reale (il tasso di disoccupazione è sceso, ma solo perché le persone hanno lasciato la forza lavoro), ma ha fatto meraviglie per i prezzi delle azioni. Il Dow è più che raddoppiato sin dal 2009. E' salito anche quest'anno – segnando record dopo record.

Ben Bernanke dice che non stava mirando ai titoli azionari con il suo programma di QE. Ma questo è quello che è successo... salire più in alto per avere un buon tiro. Ora è seduto sulla cima della base monetaria (uno "stock" che è quattro volte più grande di quello nel '07).

E adesso come farà a far uscire la FED senza farsi male? Se i prezzi delle azioni sono così strettamente correlati alla stampa di denaro della FED, non scenderanno se la stampane viene spenta? E come reagirà la FED quando vedrà che le azioni finiranno in un altro mercato al ribasso?

La nostra ipotesi è che non appena Bernanke accennerà a spegnere la stampante, le azioni inizieranno a scivolare. Poi quando la stampante si fermerà per davvero, cadranno vistosamente. Qui è quando la situazione si farà interessante. Se la FED non può tornare indietro ora... come intenderà farlo quando i mercati e l'economia saranno ancora più dipendenti da essa?

Invece la FED andrà nel panico... e salirà ancora più in alto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 19 giugno 2013

E' la politica fiscale allentata l'ingrediente mancante per la ripresa degli Stati Uniti?

Credo che lo zio Ben sia stato abbastanza chiaro quando ha ripetuto per l'ennesima volta che il suo programma di quantitative easing finirà quando la disoccupazione arriverà al 6.5%. Quindi qualsiasi voce su una possibile inversione di marcia non troverà riscontro, e la creazione di quasi $1 bilione l'anno continuerà. Lo zio Ben è disperato, non sta facendo altro che guadagnare tempo. Vuole lasciare la patata bollente a qualcun altro, poi se il suo target non verrà raggiunto quando passerà la consegna di Governatore della FED non gli interesserà. Pero' fin quando ci sarà lui questa politica andrà avanti. Anche perché, nel frattempo, continuano a deteriorarsi quelle agenzie che hanno concesso prestiti che si sono rivelati non performanti. Dopo la FHA, si aggiunge Sallie Mae alle compagnie da tenere sott'occhio. In questo comunicato ci fa sapere come la società si è divisa in due e ci saranno alcuni asset messi sotto "firewall." Quali? I prestiti studenteschi, altra grande bolla gonfiata dalla stampante dello zio Ben. I vari ticchettii delle bombe a tempo innescate dalla sua follia monetaria e da quella fiscale dello stato lo stanno mandando ai pazzi, ed è per questo che non vede l'ora di andarsene.
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di Frank Shostak


Nel suo articolo del 7 Maggio sul New York Times l'editorialista Bruce Bartlett lamenta che, data l'attuale situazione economica, sono necessarie più cure Keynesiane per aggiustare l'economia americana. Secondo Bartlett il concetto di base dell'economia Keynesiana è che ci sono particolari circostanze economiche in cui non si applicano le regole generali dell'economia, le quali sarebbero addirittura controproducenti. Questo accade quando i tassi di interesse ed il tasso di inflazione sono così bassi che la politica monetaria diventa impotente; un aumento dell'offerta di moneta non ha alcun effetto stimolante perché non porta ad ulteriori spese da parte dei consumatori o delle imprese. Keynes definì questa situazione "trappola della liquidità." Keynes scrisse:

Vi è la possibilità, per i motivi di cui sopra, che dopo che il tasso di interesse è sceso ad un certo livello, la preferenza per la liquidità può diventare praticamente assoluta, nel senso che quasi tutti preferiscono i contanti al possesso di un debito che produce un tasso di interesse basso. In questo caso l'autorità monetaria perderebbe il controllo effettivo sul tasso di interesse.[1]

Bartlett sostiene che in tali circostanze la spesa pubblica può essere molto stimolante perché mette in circolo il denaro inattivo parcheggiato nelle riserve bancarie o nei conti di risparmio attraverso il consumo o l'investimento. Così la politica monetaria può tornare ad essere ancora una volta efficace. Bartlett ritiene che questo sia un punto di vista estremamente importante, che pero' i responsabili politici devono ancora cogliere. Secondo il nostro editorialista, nonostante il massiccio pompaggio monetario dalla FED sin dal 2008, esso ha prodotto uno scarso effetto stimolante sull'economia. Il bilancio della FED è passato dai $0.897 bilioni del Gennaio 2008 ai $3.3 bilioni all'inizio di Maggio 2013. Il tasso dei Fondi Federali è pari allo 0.25% all'inizio di Maggio, contro il 3% del Gennaio 2008.




Secondo Bartlett, in tempi normali ci si aspetterebbe che un tale aumento di denaro sia altamente inflazionistico e che aumenti drasticamente i tassi di interesse di mercato. Che questo non è avvenuto, dice Bartlett, è una prova del fatto che siamo finiti in una trappola della liquidità da diversi anni. Bartlett conclude dicendo che abbiamo bisogno di molta più spesa pubblica per portare l'economia fuori dalla sua depressione. Si noti inoltre che anche il premio Nobel per l'economia Paul Krugman ha opinioni simili. Secondo loro ciò di cui abbiamo bisogno è una ri-attivazione del flusso monetario che per alcuni motivi sconosciuti resta accatastato nel sistema bancario. Si osservi che nel quadro Keynesiano il flusso monetario in continua espansione è la chiave per la prosperità economica. Quello che spinge la crescita economica è la spesa monetaria.



Perché il denaro non è il motore della crescita economica?

Contrariamente al pensiero popolare, il flusso monetario non ha nulla a che fare con una crescita economica. Il denaro è solo un mezzo di scambio e niente di più. Inoltre, si noti che la gente non paga con i soldi, ma piuttosto con beni e servizi che ha prodotto.

Per esempio, un panettiere che compra delle scarpe le paga per mezzo del pane che ha prodotto, mentre il calzolaio che compra il pane lo paga mediante le scarpe che ha fatto. Quando il fornaio scambia i suoi soldi per le scarpe, in un certo senso le ha già pagate con il pane che ha prodotto prima di cimentarsi in questo scambio. Il denaro è solo utilizzato per lo scambio di beni e servizi. Essendo un mezzo di scambio, il denaro può aiutare solo nello scambio dei beni di un produttore per i beni di un altro produttore.

Quello che spinge la crescita economica è il risparmio che viene utilizzato per finanziare la proliferazione e la valorizzazione di strumenti e macchinari, ovvero, beni strumentali e l'infrastruttura che permette l'aumento di beni e servizi finali (cioè, la ricchezza reale che sostiene la vita ed il benessere delle persone).

Contrariamente a quanto si pensa comunemente, un aumento del flusso monetario è in realtà dannoso per la crescita economica in quanto mette in moto uno scambio di qualcosa per niente -- porta alla deviazione di ricchezza reale dai generatori di ricchezza ai consumatori di ricchezza. Ciò riduce la quantità di ricchezza a disposizione dei generatori di ricchezza, diminuendo così la loro capacità di migliorare e conservare l'infrastruttura. Questo a sua volta indebolisce la capacità di far crescere l'economia.



Cosa c'è dietro alla cosiddetta trappola della liquidità?

Il fatto che finora l'enorme pompaggio monetario della FED non abbia portato ad una massiccia inondazione monetaria dovrebbe essere considerato come una buona notizia. Immaginate se tutto quel pompaggio dovesse entrare nell'economia, decimerebbe interamente la macchina della produzione di ricchezza e produrrebbe un gigantesco impoverimento economico. Sembra che le forze di mercato finora siano riuscite a resistere all'assalto da parte della banca centrale americana. Quello che ha permesso questa resistenza non è una sorta di ideologia aggressiva contro il pompaggio della FED (in realtà la maggior parte degli esperti e dei commentatori è del parere che la FED dovrebbe pompare un sacco di soldi in tempi difficili), ma il fatto che il processo di generazione di ricchezza reale è stato gravemente danneggiato dalle precedenti politiche monetarie accomodanti della FED di Greenspan e Bernanke.

Il processo di produzione di ricchezza ha gravemente compromesso la crescita economica, e ovviamente questo ha fortemente ridotto il numero di mutuatari di buona qualità e quindi ha ridotto la disponibilità delle banche a concedere prestiti. Ricordate che le banche prestano ricchezza reale per mezzo del denaro. Sono solo intermediari. Quindi, se la formazione della ricchezza viene compromessa, possono essere concessi meno prestiti. Suggeriamo che questo è il solo fatto che spiega perché tutto il pompaggio della FED ha finito per accatastarsi nel sistema bancario. Finora nelle banche sono parcheggiati oltre $1.7 bilioni in liquidità. A Gennaio 2008 tale liquidità era pari a $2.4 miliardi.




Data l'elevata probabilità che il processo di generazione di ricchezza reale sia stato gravemente danneggiato, questo significa che anche il ritmo di produzione di ricchezza è stato danneggiato. Contrariamente a quanto si pensa comunemente, un aumento della spesa pubblica non può rilanciare il processo di generazione di ricchezza, ma al contrario può solo peggiorare le cose. Ricordate: lo stato non è un'entità che puo' generare ricchezza, quindi in questo senso un aumento della spesa pubblica genererà lo stesso effetto dannoso della stampa monetaria (portando alla deviazione di ricchezza dai generatori di ricchezza ai consumatori di ricchezza). Si osservi che nel 2012 gli esborsi governativi degli Stati Uniti ammontavano a $3.538 miliardi, un incremento del 98% dal 2000.

Fino a quando il tasso di crescita del bacino di ricchezza reale resta positivo, può continuare a sostenere le attività produttive e non produttive.

Tuttavia i guai saltano fuori quando, a causa delle politiche monetarie e fiscali accomodanti, emerge una struttura di produzione che assorbe molta più ricchezza rispetto alla quantità che rilascia.

Questo consumo eccessivo rispetto alla produzione di ricchezza porta ad un declino nel bacino della ricchezza.

Questo a sua volta indebolisce il sostegno alle attività economiche, con conseguente flessione economica. (La contrazione del bacino della ricchezza reale espone la fallacia comunemente accettata secondo cui le politiche monetarie e fiscali accomodanti possono far crescere l'economia.)

Inutile dire che una volta che l'economia cade in una fase di recessione a causa di un bacino della ricchezza reale in declino, qualsiasi tentativo del governo o delle banche centrali di rilanciare l'economia deve fallire.

Ciò significa che una politica come l'aumento della spesa pubblica per contrastare la trappola della liquidità peggiorerà solo le cose.

Non solo questi tentativi non rilanceranno l'economia; ma esauriranno ulteriormente il bacino della ricchezza reale, prolungando in tal modo la crisi economica.

Allo stesso modo ogni politica che costringerà le banche a concedere prestiti "dal nulla" danneggerà ulteriormente tale bacino e ridurrà ulteriormente la capacità delle banche di concedere prestiti.

La base dei prestiti è la ricchezza reale e non il denaro in quanto tale. E' la ricchezza reale che impone restrizioni alla capacità delle banche di concedere prestiti. (Il denaro è solo un mezzo di scambio che facilita il flusso di ricchezza reale.)

Si noti che senza un bacino della ricchezza reale in crescita, ogni espansione del credito bancario non farà altro che aumentare la presenza di asset non performanti.



Sintesi e conclusione

Contrariamente ai vari esperti, suggeriamo che nel clima economico attuale un aumento delle spese del governo non renderanno più efficaci le politiche monetarie accomodanti della FED (per quanto riguarda lo stimolo dell'attività economica).

Al contrario, indebolirà il processo di generazione di ricchezza e ritarderà la crescita economica.

Per far funzionare l'economia è necessario chiudere tutte le scappatoie per la creazione di moneta e ridurre drasticamente le spese dello stato.

Ciò rilascerà una maggiore quantità di ricchezza nelle mani dei generatori di ricchezza e aumenterà la loro capacità di far crescere l'economia.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] John Maynard Keynes, The General Theory of Employment, Interest, and Money, MacMillan & Co. Ltd. (1964), p. 207.

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martedì 18 giugno 2013

Il Quantitative Easing dell'Europa

Continuano i guai per quei paesi le cui banche vedono aumentare i propri debiti non performanti. Adesso ce lo conferma anche il Financial Times, dopo che su queste pagine è stato avvertito di questo pericolo da molto tempo. Tutti coloro che hanno creduto alle promesse dei burocrati soffriranno di un brutto risveglio. Osservate questa immagine e potrete farvi un'idea di cosa aspetta chi ha acquistato monnezza obbligazionaria. Già i primi traballamenti della strategia giapponese di invadere il mercato di yen appena stampati hanno fatto aumentare di nuovi gli spread dei bond periferici... dopo tutto chi potrebbe essere talmente folle di comprare quella monnezza obbligazionaria se non le politiche stupide di altri burocrati?
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di Mark J. Grant


La maggior parte della gente non pensa che l'Europa sia impegnata nel Quantitative Easing. Sa che gli Stati Uniti lo sono, che la Gran Bretagna lo è e ora anche il Giappone, ma pensa che l'Europa abbia finora rifiutato di percorrere questa strada. Lo si pensa perché questo è quello che è stato detto. Purtroppo è impreciso.

Il Quantitative Easing europeo ha luogo ogni giorno, solo pero' non nel modo utilizzato dall'America e dagli altri. In sostanza si tratta della stessa cosa ed è fatta in modo da aggirare le regole dell'Unione Europea. Anche per questo motivo la BCE ha un bilancio enorme.

Quello che ha fatto l'Europa è stato aggirare i propri regolamenti che vietano alla BCE di prestare denaro alle nazioni in modo diretto. Questo dovrebbe essere fatto dall'ESM e approvato dai vari parlamenti. Dal momento che ciò è politicamente impossibile in alcuni paesi e politicamente un incubo in altri, la BCE ha architettato un sistema per aggirare le regole politiche (con tutti i politici europei che annuiscono in un accordo silenzioso).

In Spagna, ad esempio, la BCE ha prestato alle banche $172 miliardi. La Spagna ha garantito il debito delle banche e le varie cartolarizzazioni bancarie, e poi il debito bancario e le cartolarizzazioni bancarie sono stati impegnati presso la BCE che ha sganciato liquidità. Tale denaro è stato utilizzato in gran parte per acquistare debito della Spagna che, di fatto, cede bond per denaro. Un buon trucco, un espediente interessante che è il motivo principale, forse l'unico motivo, per cui il rendimento del debito della Spagna è diminuito.

In Grecia, come altro esempio, è andato avanti lo stesso gioco. Non solo l'UE non conta le potenziali passività come parte del rapporto debito/PIL del paese (dove la Grecia ha garantito il debito delle sue banche), ma non viene incluso neanche il denaro consegnato in cambio dei bond finiti come garanzia presso la BCE. Ancora un altro trucco!

Un altro stratagemma è quello che è accaduto in Belgio e in altri paesi. Dexia è finita nei guai e Belgio, Francia e Lussemburgo hanno dovuto intervenire per dare denaro alla banca. Tuttavia non è stato chiamato prestito o definito come prestito, piuttosto è stato segnato sui loro bilanci come un "investimento" in modo da aumentare effettivamente gli attivi dei vari paesi poiché una corretta categorizzazione (es. "prestito") avrebbe incrementato il loro rapporto debito/PIL. La magia abbonda in Europa.

In realtà in tutta Europa, in quasi tutti i paesi, la BCE ha accettato il debito bancario e il debito societario garantito da qualche nazione dando in cambio denaro alle banche che possono prestarlo alle nazioni o comprare il loro debito sul mercato aperto quando ci sono le aste.

C'è molto clamore sul fatto che i rendimenti sovrani siano scesi grazie al miglioramento dell'economia europea. L'Europa è in una grave recessione. Anche un idiota riuscirebbe a capirlo, eppure questo è quello che viene sostenuto. La verità è che i rendimenti sono scesi perché la BCE dà denaro alle banche che poi viene utilizzato per costringerli a scendere. Le banche sono solo un condotto in questo schema; niente di più.

Ora la BCE detiene circa l'80% delle loro attività al valore nominale dichiarandole "senza rischi." Questa è un'altra parte della farsa perché le banche ricevono il denaro al tasso "senza rischio" del prestito o della cartolarizzazione. Queste cartolarizzazioni includono mutui, prestiti commerciali, prestiti per costruzioni e Dio solo sa cos'altro (forse non lo sa neanche Draghi e la sua banda di simpaticoni).

Non commettete errori; l'Europa è pienamente impegnata nel Quantitative Easing.

Ci sono voci, frammenti nel vento, che una o più banche francesi siano finite nei guai. Ogni volta i prestiti venivano cartolarizzati e consegnati alla BCE in modo che girasse liquidità alle banche. E' impossibile saperlo, ma con un sistema bancario quattro volte più grande della dimensione del PIL della nazione non mi sorprenderebbe scoprire che alcuni articoli siano stati categorizzati in modo non corretto, se non scoperti.

Poi cerchiamo di portare questo schema fino alla sua logica conclusione. I prestiti a cartolarizzazione non pagano. Le imprese sono al fallimento, il settore immobiliare è al collasso, la costruzione è ferma e non c'è possibilità di pagare le fonti primarie. Allora che cosa accadrà? Più cartolarizzazioni impegnate, più denaro sganciato alle banche, nuovi prestiti per pagare i vecchi prestiti e il sistema continua. L'unica speranza qui è la crescita, e quando non si prsenterà potrebbero accadere molte cose brutte.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 17 giugno 2013

Statistica: Il Tallone d'Achille dello Stato





di Murray N. Rothbard


[Questo articolo è stato pubblicato in Essays on Liberty, VIII (Irvington-on-Hudson, NY: Foundation for Economic Education, 1961), pp.255–261, e in The Freeman, Giugno 1961, pp. 40–44). E' stato ripubblicato in The Logic of Action Two (Edward Elgar, 1997, pp. 180–184). Rothbard aveva sviluppato una tesi simile in "The Politics of Political Economists: Comment," Quarterly Journal of Economics, 74, 4 (Novembre 1960), pp. 659–665, una critica su alcune tesi avanzate dall'economista George Stigler.]


La nostra è davvero l'Era della Statistica. In un paese e in un'epoca che venera i dati statistici come super "scientifici," come se ci offrissero le chiavi per un conoscenza omnicomprensiva, si riversa su di noi una vasta offerta di dati di tutte le forme e dimensioni. Sono partoriti per lo più dallo stato.

Mentre le agenzie private e le associazioni di categoria raccolgono e rilasciano alcune statistiche, sono limitate a specifici bisogni di settori specifici. La stragrande maggioranza delle statistiche sono raccolte e diffuse dallo stato. Le statistiche generali dell'economia, tra cui il famoso "prodotto nazionale lordo" che permette ad ogni economista di essere un indovino delle condizioni di business, provengono dallo stato.

Inoltre, molte statistiche sono sottoprodotti di altre attività statali: dal Bureau delle Entrate arrivano i dati fiscali, dai dipartimenti delle indennità di disoccupazione arrivano le stime dei disoccupati, dagli uffici doganali arrivano i dati sul commercio estero, dalla Federal Reserve arrivano statistiche sulle banche, e così via. E non appena vengono sviluppate nuove tecniche di statistica, vengono create nuove divisioni di dipartimenti governativi per affinarle ed usarle.

La fioritura di statistiche statali propone una serie di mali al libertario. In primo luogo, è evidente che troppe risorse vengono incanalate nella raccolta delle statistiche e nella produzione di statistiche. Dato un mercato totalmente libero, la quantità di lavoro, terra, capitale e risorse dedicate alle statistiche sarebbe concentrata in una piccola frazione del totale presente. E' stato stimato che il solo governo federale spende più di $48 milioni in statistiche, e che il lavoro statistico si avvale dei servizi di oltre 10,000 dipendenti civili a tempo pieno.[1]



Costi Nascosti

In secondo luogo, la grande massa di dati statistici viene raccolta mediante la coercizione dello stato. Ciò significa non solo che sono il prodotto di attività sgradite; ma significa anche che il vero costo di queste statistiche per il pubblico americano è molto più grande della semplice somma del denaro speso dalle agenzie governative. Il settore privato, e il consumatore privato, deve sostenere i costi onerosi dell'archiviazione dei documenti che richiedono queste statistiche. Non solo; questi costi fissi impongono un carico relativamente grande sulle piccole imprese, che sono mal equipaggiate per gestire le montagne di burocrazia che si riversano su di loro. Quindi, queste statistiche apparentemente innocenti paralizzano la piccola impresa e contribuiscono ad irrigidire il sistema imprenditoriale americano. La Hoover Commission ha rilevato, ad esempio, che:

Nessuno sa quanto costa all'industria americana compilare le statistiche richieste dallo stato. L'industria chimica da sola riferisce che ogni anno spende $8,850,000 per fornire report statistici richiesti da tre dipartimenti dello stato. Il settore utenze spende $32 milioni l'anno nella preparazione di relazioni per enti pubblici...

Tutti gli utilizzatori industriali di arachidi devono riferire il loro consumo al Dipartimento dell'Agricoltura... Dopo l'intervento della Task Force, il Dipartimento dell'Agricoltura ha convenuto che d'ora in poi solo quelli che ne consumano più di diecimila libbre l'anno devono presentare un rapporto...

Se le piccole modifiche venissero realizzate in due relazioni, la Task Force dice che una sola industria potrebbe risparmiare $800,000 l'anno in segnalazione statistica.

Molti dipendenti nel settore privato sono occupati nella raccolta di statistiche per lo Stato. Ciò è particolarmente gravoso per le piccole imprese. Un piccolo negozio di ferramenta in Ohio ha stimato che il 29% del suo tempo è assorbito nella compilazione di tali relazioni. Non di rado le persone a contatto con lo Stato devono tenere tutta una serie di libri per soddisfare le esigenze diverse e dissimili delle agenzie federali.[2]



Altre obiezioni

Ma ci sono altri motivi importanti, e non così evidenti, affinché il libertario consideri con sgomento le statistiche dello stato. Non solo la raccolta e la produzione delle statistiche vanno al di là della funzione statale di difesa delle persone e della proprietà; non solo vengono sprecate ed allocate malamente le risorse economiche, e gravati contribuenti, industrie, piccole imprese e consumatori. Ma le statistiche sono fondamentali per tutte le attività interventiste e socialiste dello stato.

Il singolo consumatore, nei suoi giri quotidiani, ha bisogno poco delle statistiche; attraverso la pubblicità, attraverso le informazioni di amici ed attraverso la propria esperienza, scopre cosa sta succedendo nei mercati intorno a lui. Lo stesso vale per le aziende. L'imprenditore deve inoltre studiare il suo particolare mercato, determinare il prezzo che deve pagare per quello che compra e farsi pagare per quello che vende, impegnarsi nella contabilità per stimare i costi, e così via. Ma nessuna di queste attività è davvero dipendente dall'omnium gatherum dei fatti statistici sull'economia di cui si ciba il governo federale. L'imprenditore, come il consumatore, conosce e impara a conoscere il suo mercato di riferimento attraverso la sua esperienza quotidiana.



Un Sostituto per i Dati di Mercato

I burocrati, così come i riformatori statalisti, sono in uno stato di affari completamente diverso: sono decisamente fuori del mercato. Pertanto, al fine di "entrare" nella situazione che stanno cercando di pianificare e riformare, devono entrare in possesso di una conoscenza che non è personale; l'unica forma in cui si può presentare tale conoscenza è attraverso la statistica.[3]

Le statistiche sono gli occhi e le orecchie del burocrate, del politico, del riformatore socialista. Solo attraverso le statistiche possono sapere, o almeno farsi una vaga idea, di quello che sta accadendo nell'economia.[4]

Solo attraverso le statistiche possono scoprire quanti anziani hanno il rachitismo, o quanti giovani hanno problemi dentali, o quanti eschimesi hanno problemi cutanei — e quindi solo mediante le statistiche questi interventisti possono scoprire chi "ha bisogno" di cosa nell'economia, e quanto denaro federale dovrebbe essere incanalato in quali direzioni.



Il Piano Generale

Sicuramente è solo mediente le statistiche che il governo federale può operare tentativi irregolari per pianificare, regolare, controllare o riformare vari settori — o imporre la pianificazione centrale e la socializzazione su tutto il sistema economico. Se il governo non ricevesse alcuna statistica sul mondo ferroviario, ad esempio, come potrebbe solamente iniziare a regolare le tariffe ferroviarie, le finanze e gli altri affari? Come potrebbe imporre controlli sui prezzi, se non sapesse nemmeno quali merci vengono vendute sul mercato, e a che prezzi? Le statistiche, per ripetere, sono gli occhi e le orecchie degli interventisti: del riformatore intellettuale, del politico, e del burocrate del governo. Rimuovete questi occhi e orecchie, oscurate tali sentieri verso la conoscenza, e tutta la minaccia di un intervento del governo sarà quasi completamente eliminata.[5]

E' vero, naturalmente, che anche se privato di ogni conoscenza statistica sugli affari della nazione, lo stato potrebbe ancora tentare di intervenire, di tassare, di regolamentare e di controllare. Potrebbe provare a sovvenzionare gli anziani anche senza avere la minima idea di quanti anziani ci siano e dove si trovano; potrebbe tentare di regolamentare un settore senza nemmeno sapere quante aziende ci siano o ignorando altri fatti di base del settore; potrebbe tentare di regolare il ciclo economico senza nemmeno sapere se i prezzi o le attività commerciali stanno migliorando o peggiorando. Potrebbe provarci, ma non andrebbe molto lontano. Il caos totale sarebbe un evento troppo palese e troppo evidente anche per la burocrazia, e certamente per i cittadini.

E questo è particolarmente vero in quanto una delle principali ragioni avanzate affinché lo stato intervenga è che "corregge" il mercato, e rende più razionale il mercato e l'economia. Ovviamente, se lo stato venisse privato di qualsiasi conoscenza degli affari economici, potrebbe anche non esserci una pretesa di razionalità in un suo intervento.

Sicuramente l'assenza di statistiche distruggerebbe immediatamente qualsiasi tentativo di pianificazione socialista. E' difficile vedere, per esempio, come i pianificatori centrali del Cremlino potrebbero pianificare la vita dei cittadini sovietici, se fossero privati ​​di tutte le informazioni, e di tutti i dati statistici, di questi cittadini. Lo stato non saprebbe nemmeno a chi dare ordini, tanto meno cercare di pianificare un'economia complessa.

Così, in tutta la selva di misure che sono state proposte nel corso degli anni per controllare e limitare lo stato o abrogare i suoi interventi, la semplice e poco spettacolare abolizione delle statistiche pubbliche sarebbe probabilmente quella più efficace. La statistica, vitale per lo statalismo, è anche il suo tallone d'Achille.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Cf. Neil Macneil and Harold W. Metz, The Hoover Report, 1953–1955 (New York: Macmillan, 1956), pp. 90–91; Commission on Organization of the Executive Branch of the Government, Task Force Report on Paperwork Management (Washington: June 1955); and idem, Report on Budgeting and Accounting (Washington: February 1949).

[2] Macneil and Metz, op. cit., pp. 90–91.

[3] Sulle mancanze della statistica in rapporto alla conoscenza personale di tutti i partecipanti al mercato, consultare la discussione illuminente di F.A. Hayek, Individualism and the Economic Order (Chicago: University Press, 1948), Capitolo 4. Vedi anche Geoffrey Dobbs, On Planning the Earth (Liverpool: K.R.P. Pubs., 1951), pp. 77–86.

[4] Nel 1863, Samuel B. Ruggles, delegato americano presso l'International Statistical Congress a Berlino, dichiarò: "La statistica rappresenta gli occhi dello statalista, permettendogli di indagare l'intera struttura ed economia del corpo politico attraverso un punto di vista chiaro ed esauriente." Per maggiori dettagli sulla correlazione tra statistica — e statistici — e lo stato, vedi Murray N. Rothbard, "The Politics of Political Economists: Comment," The Quarterly Journal of Economics (Novembre 1960), pp. 659–65. Vedi anche Dobbs, op. cit.

[5] "La politica dello stato dipende da una conoscenza dettagliata sull'occupazione, sulla produzione e sul potere d'acquisto. La formulazione delle leggi e del progresso amministrativo… della supervisione… della regolamentazione… e del controllo… deve essere guidata da un'ampia conoscenza di fatti rilevanti. Oggi come non mai, i dati statistici giocano un ruolo importante nella supervisione delle attività Statali. Gli amministratori non solo elaborano piani in base a fatti noti nel loro campo d'interesse, ma devono anche venire a conoscenza dell'attuale progresso raggiunto nel perseguire i loro fini." Reports on Budgeting and Accounting, op. cit., pp. 91–92.

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venerdì 14 giugno 2013

Deformazioni, distorsioni e frammentazioni





di Francesco Simoncelli


[Questo articolo è apparso anche sul magazine online The Fielder.]


«Conscia mens recti famae mendacia risit, sed nos in vitium credula turba sumus (La retta coscienza si ride delle menzogne della fama, ma noi siamo una razza facile a credere al male).» ~ Ovidio

La perenne discesa delle varie entità istituzionali del mondo in una depressione senza fine lascia davvero senza parole. Non è tanto la loro capacità di scavarsi la fossa, ma come la maggior parte delle persone sia propensa a credere a qualsiasi menzogna (non importa quanto grande sia) solo per vivere ancora un'ora in più nell'illusione. Preferiscono ignorare la realtà. Credono che lo stato sia un'entità talmente potente da poter soverchiare qualsiasi difficoltà ed uscirne pulito e prospero. Credono ancora nella salvezza attraverso lo stato.

E' razionale? In parte. La droga monetaria ha svolto un ruolo di assuefazione per il loro giudizio critico, è difficile mollarla. Il socialismo è conturbante e seducente, promette infatti paradisi all'orizzonte che rimangono tali: all'orizzonte. Non ci stiamo avvicinando a quell'orizzonte bensì al punto di rottura. La società dovrà operare una scelta: credere in una menzogna più grande oppure rinsavire. Optare per la prima "soluzione" è nient'altro che un palliativo, il quale condurrà solamente ad un dolore maggiore nel futuro.

Significa voltare le spalle a dei problemi che si fanno sempre più incalzanti. La colpa non è solo dei truffatori che perpetuano a tutti i costi la farsa in cui viviamo oggi, ma anche dei truffati che preferiscono abbandonarsi ad una vita di sicurezza temporanea. Lo stato non manterrà le sue promesse. Non le mantiene mai. Coloro che hanno creduto nel suo potere salvifico si ricrederanno quando si renderanno conto che i pianificatori centrali li avranno lasciati con un pugno di mosche in mano. E' così che agiscono coloro che impugnano la violenza monopolistica dello stato: costringono gli individui di una determinata società in uno scambio forzato. Ricorpono questo artifizio di parole rassicuranti, "penseremo a tutto noi, voi non dovete avere preoccupazioni."

Allora prendono in prestito oggi per pagare domani con denaro svalutato. Questo gioco è andato avanti sin da quando Bismarck inventò il sistema pensionistico. Oggi questo sistema è al collasso. Irriformabile senza un aumento infinito dell'età pensionabile, condannato da una curva demografica in progressivo invecchiamento, da un bacino dei risparmi reali seriamente danneggiato, dalle sconsideratezze permesse dal sistema statale. Le passività non finanziate di Previdenza Sociale e Medicare degli Stati Uniti ammontano a circa $222 bilioni, e gli altri stati mondiali languono nelle stesse condizioni. Gli stessi banchieri centrali non hanno soluzioni per i casini che loro stessi hanno creato.

Sono entrati in un territorio pericoloso che inizierà a scricchiolare sotto i loro piedi non appena lasceranno intuire che i loro programmi infiniti di monetizzazione dei debiti sovrani potranno soffrire di una lieve battuta d'arresto. Un vicolo cieco senza via di scampo se non un default.

Ma allora perché i truffati si lasciano truffare così facilmente?



GETTARE FUMO NEGLI OCCHI

L'economia è una delle scienze più importanti che possiamo avere a disposizione per osservare l'essere umano e cercare di descriverne le sue azioni. L'analisi di queste osservazioni venne definita da Ludwig von Mises come prasseologia, ovvero, lo studio dell'azione umana. Questo tipo di impostazione della materia ci suggerisce come l'economia sia sostanzialmente una scienza sociale, con l'imprevidibilità della stessa azione umana che ne rende affascinante lo studio. Tale affermazione è ancora vera, solo che il tempo ha operato delle deformazioni andando a lacerare profondamente questo legame tra economia ed azione umana.

Infatti, oggi la maggior parte delle persone che sente parlare di economia pensa immediatamente alla matematica. Ritiene che l'economia sia da categorizzare come scienza naturale, rivestendo la materia di un alone scientificamente ingiustificato. Uno dei primi autori della storia a sottolineare l'assenza di giustificazioni per questo assunto fu Adam Smith, il quale attraverso i suoi scritti rimarcava come il libero mercato fosse in antitesi con la pianificazione centrale e con tutto ciò che concerneva l'interventismo di entità esterne (es. lo stato). La quasi totalità dell'attività legislativa serve a creare privilegi a favore dei gruppi organizzati ed è contro l'interesse generale, diffuso, decentrato, di consumatori, risparmiatori, contribuenti, ecc. Una veloce lettura di The Wealth of Nations di Smith e Law Legislation and Liberty di F. A. Hayek fornirebbe esempi in abbondanza a favore di questa tesi.

Il punto qui è che non si possono avere strutture pianificate a tavolino, esse condurranno sempre a fallimenti perchè data l'imprevidibilità dell'azione umana essa sconquasserà sempre i piani ben congeniati di chiunque si voglia improvvisare ingegnere sociale. E' un processo inevitabile questo, e se viene soppresso si ripresenterà in un momento successivo con un conto più alto da saldare. Questo si ripeterà fin quando gli errori commessi dalla presunzione della pianificazione centrale non verranno infine ripuliti.

Nel mezzo ci sono i venditori di fumo i quali affermano di poter implementare una ricetta magica in grado di abolire questa legge naturale che non prescinde da niente e nessuno. Loro cercano di convincere gli individui che esiste una via di mezzo con la quale aggiustare il panorama economico rotto, una soluzione che non preveda alcun dolore e per giunta gratuita. E' il caso di Marx, il quale nel Manifesto del Partito Comunista sosteneva di come la società avesse bisogno di una banca centrale per impedire agli economisti di libero mercato di fare gli interessi della borghesia. Questa fu una giustificazione per il socialismo e l'interventismo.

Diversamente da quello che sosteneva Marx, una banca centrale non fa altro che creare un cartello, un oligopolio grazie al quale fare gli interessi di determinati soggetti col beneplacito dello stato. Ancora una volta clientelismo, truffa e furto. Un processo portato avanti silenziosamente attraverso la manipolazione dei tassi di interesse e dei prezzi in generale grazie all'inflazione.

Il testimone poi passò a Keynes che non fece altro che portare avanti le tesi di Marx, giustificando e richiedendo l'interventismo dello stato durante i cicli economici. Keynes, infatti, non era affatto un liberale bensì un socialista hard-core. Nella General Theory egli auspica la cosiddetta eutanasia del rentier (o risparmiatore), in modo che lo stato potesse entrare in scena e rifornire esso stesso il mercato di risorse per gli investimenti necessari.

Si giustifica un tasso di interesse moderatamente alto con la necessità di produrre un sufficiente incentivo a risparmiare. Ma si è mostrato che il livello effettivo dei risparmi è necessariamente determinato dal livello degli investimenti ed il livello di questi ultimi è promosso da un basso tasso di interesse a patto che non tentiamo di stimolarlo in questo modo oltre al livello a cui corrisponde la piena occupazione (se lo facciamo, secondo Keynes, otteniamo solo inflazione dei prezzi). Quindi è nel nostro miglior interesse ridurre il tasso di interesse in modo tale da eguagliarlo all’efficienza marginale del capitale nella situazione in cui vi è piena occupazione. [...]

Chi possiede capitale guadagna un interesse perché il capitale è scarso, allo stesso modo di come il proprietario di terre può percepire un affitto perché la terra è scarsa. Ma mentre ci possono essere motivi reali per la scarsità della terra non sussistono reali motivi per la scarsità di capitale Pertanto, in pratica [...] un aumento dell’offerta monetaria può essere attuato fino a che il capitale cessi di essere scarso [...] ciò significa l’eutanasia del rentier e di conseguenza l’eutanasia del sempre crescente potere oppressivo del capitalista di sfruttare la scarsità di capitale.[1]

Analogamente alle tesi Marxiste, quelle Keynesiane tendono a sopprimere il risparmiatore, colui che fa incetta di denaro in determinati momenti nel tempo. Marx li definiva borghesi, secondo lui sottraevano risorse dal mercato e ne facevano incetta solo per tornaconto personale (guadagnando sugli interessi). Per Keynes il rispamio dei capitalisti andava a togliere denaro dalla circolazione, inficiando di conseguenza il tessuto economico e causando problemi alla domanda di beni e servizi. Ovviamente Keynes imputava queste azioni a degli "spiriti animali" i quali annebbiavano la vista di tali rentier impedendo loro di concentrarsi sul bene della scoietà. A questo punto andava ad invocare l'intervento dello pianificazione centrale affinché aumentasse l'offerta di moneta e permettesse allo stato di impegnarsi in progetti di investimento.

L'equivalente del risparmio nell'ottica Keynesiana, solo che questa azione andava ad azzerare il valore del denaro risparmiato dai rentier perché abbassava artificialmente il tasso di interesse del denaro in modo che non avrebbero avuto incentivi a risparmiarlo. Secondo questo modo di pensare, quindi, la spesa del governo avrebbe ravvivato l'economia.

Ma questa teoria non solo non fa altro che giustificare un intervento positivo dello stato nell'economia (cosa distruttiva), ma anche una spesa in direzioni contrarie a quelle di mercato. Ciò non fa altro che alimentare l'azzardo morale nell'economia. Ciò non fa altro che alimentare investimenti improduttivi. Ciò non fa altro che giustificare un consumo scriteriato da parte del consumatore, il quale non viene più considerato un essere pensante bensì un maiale che si rotola nella fanghiglia adatto solo a grufolare e divorare. Che poi queste politiche non abbiano evitato le varie bolle che si sono susseguite nel tempo e che non stiano curando i malanni dell'attuale economia è significativo.

Ma invece di spalleggiare la fine di queste distorsioni, la propaganda no fa altro che promettere vie di fuga immaginarie paventate da sacrifici sempre più grandi ed un baratro inevitabile sdoganato con parole frivole dedicate all'attenzione sul presente. Questa strategia ha portato solo conforto per coloro ben connessi con l'establishment, gettando nella miseria il resto della popolazione.




Quello che sfugge all'analisi mainstream è che l'economia è composta da persone pensanti i cui desideri sono fondamentali per la corretta allocazione delle risorse all'interno del mercato, quindi ogni singolo individuo è un rentier perché attraverso le sue decisio di consumo o astensione dal consumo dirige organicamente il flusso di risorse nel panorama economico. Gli individui non sono pezzi di una scacchiera da poter muovere a discrezione dei pianificatori centrali. E dal grafico sopra capiamo che colpire tali soggetti non fa altro che arrecare danno a Main Street piuttosto che a Wall Street.

Creare denaro dal nulla e consegnarlo allo stato affinché lo investa non è la soluzione. Si avvia uno scambio di niente per qualcosa, la produzione infatti non subisce variazioni mentre la massa monetaria sì ed i primi ricevitori di questa nuova moneta la utilizzano avvantaggiandosi su coloro che la riceveranno per ultimi. La creazione di moneta, quindi, va a drenare risorse dai risparmiatori e le consegna coercitivamente e silenziosamente ad altri soggetti (es. stato e banche). Tale processo va avanti e finisce per inficiare il bacino dei risparmi reali consentendo alle attività consumatrici di ricchezza di prendere il sopravvento: le bolle finanziarie sono ineluttabili.



DELEVERAGING?

Ma la religione Keynesiana non si sofferma molto su questo punto. Anzi non si sofferma affatto su questo punto, affermando come la crisi sia solamente un intralcio ed un'anatema per il mercato, quando invece rappresenta un processo purificatore degli eccessi passati. La domanda aggregata è tutto quello che conta in ottica Keynesiana, e come si stimola questa domanda? Creazione di denaro in cambio di debito e spesa di tale denaro. Secondo questo ragionamento si andranno a stimolare i consumi e gli investimenti. Cosa manca in questo modo di ragionare? Il capitale. I Keynesiani non hanno affatto una teoria del capitale, a differenza degli Austriaci, quindi ignorano la scarsità del capitale.

Ignorando questo passaggio considerano il capitale come un parametro infinito creabile ad libitum dalla banca centrale e quindi spendibile dal governo in qualsivoglia investimento. Produttivo? Improduttivo? Non importa, nell'ottica Keynesiana il capitale viene sradicato della sua qualità. Non solo, ma lo stato per assicurarsi questi finanziamenti a buon mercato emette IOU i quali vanno ad aumentare il suo fardello di debito. Il problema con questo trucco contabile è che all'aumentare del debito diminuisce l'utilità marginale dello stesso.




La reddività marginale del debito è il rapporto tra debito, deficit e PIL. Immaginate un individuo che contrae un debito e utilizza il denaro per mettere su un'attività. Se la sua attività genera entrate maggiori rispetto al debito contratto, allora la redditività marginale sarà positiva e premierà l'individuo. (Se ad esempio per ogni 10 di debito ne guadagna 20.) Ma se l'individuo dovesse incappare in errori imprenditoriali e diminure le entrate rispetto al debito, quest'ultimo andrebbe  a sottrarre capacità funzionale all'impresa dell'individuo. (Se ad esempio per ogni 10 di debito ne guadagna 5.) Ovviamente se la redditività marginale scende in terreno negativo, ogni unità di debito accumulata eroderà la produttività dell'impresa dell'individuo facendolo finire in poco tempo in bancarotta. Questa pratica ha senso, quindi, solo se la redditività è positiva e genera entrate utili da spendere.

La stessa cosa la si può immaginare per quanto riguarda lo stato, in cui il deficit va a sottrarre risorse al settore privato affinché le possano utilizzare i pianificatori centrali. Come abbiamo detto in precedenza, la corretta allocazione delle risorse è compito degli individui e dei loro desideri e non di burocrati che hanno la presunzione di conoscenza. Sono impossibilitati ad operare un corretto calcolo economico e quindi tendono a sprecare risorse piuttosto che ad allocarle secondo i desideri degli agenti economici. Questa è una lezione che dovremmo ricordare, come spiegò Ludwig von Mises nel suo libro Economic Calculation in the Socialist Commonwealth.

Come vediamo dal grafico qui sopra ogni dollaro di debito ha generato sempre meno entrate utili e di conseguenza ogni nuovo debito ha generato sempre meno PIL. In termini ptratici osserviamo quest'altro grafico:




Nel caso degli USA, all'inizio del 2010 ogni dollaro di nuovo debito sottraeva 45 centesimi di produttività. Il punto di saturazione arriverà nel 2015.

Cosa significa? Ogni unità di debito aggiuntiva andrà a distruggere ogni unità addizionale di PIL. E' per questo che oggi molti economisti mainstream e commentatori mainstream (ovvero Keynesiani e MMTers) continuano ad estremizzare Keynes, perché le loro ricette stanno producendo oslo danni e non sanno fare altro che chiederne di più come se maggiore li quidità possa risolvere questo problema. E' inutile se qualcuno si lamente che questo non è quello che consigliava Keynes, è la diretta conseguenza della sua giustificazione dell'interventismo dello stato in faccende più grandi di lui. Il lungo termine è qui.

La sconsideratezza dei pianificatori centrali gli si sta ritorcendo contro, il salvataggio di quelle entità considerate troppo grandi per fallire sta gettando nell'oblio il resto della società. Come nell'esempio precedente dell'individuo che va in bancarotta a causa del raggiungimento del punto di saturazione, nel 2008 il settore bancario doveva andare in bancarotta per ripulire il mercato dagli errori commessi nel passato, stesso fato che sarebbe dovuto toccare nel 2010 agli stati europei che hanno commesso azzardo morale negli anni successivi alla creazione dell'euro. La perpetuazione dello status quo ed il salvataggio di quelle entità che sarebbero dovute fallire sta generando questa situazione insopportabile che culminerà con la distruzione del tessuto economico in cui siamo immersi.

Con i salvataggi continui a cui assistiamo anche oggi, gli stati mondiali stanno tentando di prolungare l'arrivo di quel punto di saturazione. Ma più ci provano, più le conseguenze saranno pesanti e dolorose.



FONDAMENTALI NEBULOSI

Tale tentativo sta formando un divario crescente tra i mercati e la realtà economica. Finché la banca centrale continuerà ad essere accomodante, le cose sembreranno andare bene ma questa è una cosa che non può durare per sempre. L'inversione di tendenza è un'inevitabilità. E data la mole di errori è probabile che alla prossima recessione (come se ne fossimo usciti dalla precedenti) i pianificatori centrali perdano definitivamente il controllo.




Questi non sono tempi normali, il grado di separazione tra realtà economica e mercati è talmente ampio che ormai non si contano più quanti settori sono in bolla. O per meglio dire, sotto alimentazione artificiale da parte delle banche centrali. Prendete ad esempio il mercato obbligazionario sovrano il quale ha visto aumentare i suoi acquisti da parte delle principali banche centrali mondiali a livelli esponenziali, ciò non ha fatto altro che abbassare artificialmente il loro rendimento a livelli ridicoli. Gli investitori, dapprima rinfrancati dalla scoperta di titoli sicuri, hanno iniziato ad innervosirsi quando i tassi di interesse reali sono diventati negativi, quindi la disperazione li ha portati ad apprezzare e rendere appetibile anche la spazzatura.

Inoltre, solo un anno fa i decennali greci rendevano il 30% e riflettevano il reale stato del paese ellenico. Non solo, ma l'haircut sul capitale di tale bond aveva letteralmente derubato coloro che avevano creduto alle promesse di un manipolo di burocrati facendo capire loro csa volesse dire prestare denaro allo stato. Oggi cosa succede? Gli stessi titoli rendono il 10%, ma l'economia reale è alla deriva con, ad esempio, una disoccupazione che ha raggiunto circa il 30%. Illusioni.

Ma l'economia mondiale che palesemente soffra di una gigantesca bolla azionaria è il Giappone, con la politica di Kuroda atta a distruggere definitivamente lo yen. Ovviamente, nel contorto mondo del mainstream nulla è più certo di qualcosa che viene negato. Soprattutto da pagliacci economici del calibro di Krugman, il quale all'epoca della bolla immobiliare dapprima la invocò e poi la difese. Oggi sta facendo la stessa cosa. La sua tesi ricorda molto quella di Irving Fisher nel 1929, secondo il quale stava avanzando un nuovo modello imprenditoriale ed uan nuova era economica che avrebbero condotto ad una prosperità permanente. Perse tutti i suoi soldi nel crollo del mercato azionario dell'epoca.

Inoltre Krugman giustifica la migrazione di quegli investitori che si stanno spostando dai bond a rendimenti ridicoli verso il mercato azionario, tralasciando allegramente il fatto che è la FED la responsabile di quei rendimenti bassi. Secondo la sua ottica l'interventismo e la manipolazione dei fondamentali economici è un ottimo incentivo a cui far reagire gli attori economici; non è affatto un artifizio creato a tavolino dai pianificatori centrali che non sanno più dove sbattere la testa. Anche perché, ricordate, non esiste alcun piano B.

E non dimentichiamo la bolla dei prestiti studenteschi la quale sarà la nuova bolla dei subprime. Sin dal 1999 questa bolla è cresciuta del 500% e ha fatto aumentare del 48% la disoccupazione nella fascia d'età tra i 25 ed i 34 anni. Questi prestiti sono pressoché impossibili da ripagare dato il panorama depresso nel mondo del lavoro e l'impossibilità di andare in default da parte dei contraenti.

In questo panorama la tentazione e la testardaggine dei pianificatori centrali è quella di affermare che stavolta è diverso, che le società moderne sono immuni ai problemi elencati qui sopra. Ne dubito fortemente. Nell'ultimo mese i bond USA hanno perso un terzo del loro valore, questo significa perdite per miliardi di dollari per coloro che li posseggono. E solo in 30 giorni... figuriamoci se i tassi di interesse dovessero aumentare. Poi se ci mettiamo dentro anche il mercato degli altri bond e dei derivati (che non sono altro che scommesse sugli stessi tassi di interesse) le perdite salgono a livelli esorbitanti.

Promemoria: se i tassi di interesse aumentano del doppio, il loro valore cala della metà. Gli investitori e gli speculatori (soprattutto) sono alquanto incazzati per la situazione che si è venuta a creare nel mercato obbligazionario sovrano dove i rendimenti sono a livelli incredibilmente ridicoli. Dati i rendimenti negativi della maggior parte dei titoli sovrani, la disperazione per tassi di interesse "decenti" sta facendo diventare appetibile anche la spazzatura. I junk bond stanno avendo il loro momento di gloria, e addirittura i titoli greci stanno diventando appetibili!

Poi non scordiamoci i rally nei mercati azionari alimentati dalle banche centrali. E infine è tornato Krugman alla ribalta dicendo, come durante l'epoca della bolla immobiliare, che non c'è alcuna bolla! A coronare la festa c'è Draghi che dichiara di essere pronto ad applicare tassi di interesse negativi sui depositi overnight delle banche commerciali.

La loro strategia di conferire un'immagine di solvibilità a questo scempio gli si sta ritorcendo contro. E' l'inizio della fine.



CONCLUSIONE

I problemi economici stanno raggiungendo un punto critico e la loro soluzione, procrastinata nel tempo, esploderà in faccia a coloro che si lasceranno trovare impreparati. Le radici di questi problemi sono state alimentate nel corso della storia dalle fallacie di Marx e Keynes, ed irrobustite da obbrobri burocratici come il Peel's Bank Act. Questo scenario può solo avere un singolo esito: la bancarotta degli stati mondiali. Prima di arrivare a questo esito, pero', faranno terra bruciata di tutto quello che hanno intorno.

Gli esperti nel 2007 avrebbero riso in faccia a chi avrebbe avanzato un simile panorama. Erano manifestamente Keynesiani e volevano farci credere che il Keynesismo fosse la soluzione ai nostri grattacapi. Le loro ricette non stanno funzionando, ed è per questo che si sbracciano affinché venga implementata "più della stessa cosa." Il Giappone sta entrando in un buco nero mediante lo stimolo dell'inflazione con l'Abenomics; l'euforia è durata solo 2 mesi. L'Inghilterra è sill'orlo del precipizio e nonostante l'acquisto di bond del governo per u  ammontare di $569 miliardi è stato prodotto solo un misero 0.5% di "crescita."

L'Europa non è in recessione, bensì in depressione. I banchieri del nord hanno prestato denaro ai paesi periferici i quali hanno cavalcato la bolla del credito facile col beneplacito della BCE. Ora i paesi periferici sono in bancarotta ed i banchieri del nord cercano di arrovellarsi il cervello affinché gl iinteressi su quei prestiti vengano ripagati.

La scuola Keynesiana ha alimentato la creazione di questo parnoama economico giustificando le sconsideratezze dei governi mondiali, ora non possono sottrarsi dalle loro responsabilità. Sono stati sulla cresta dell'onda economica per oltre 60 anni. Per un sacco di tempo ci hanno assicurato che niente del genere sarebbe accaduto. Sta accadendo invece e continuerà ad acadere. Che le principali banche centrali del mondo continueranno a stampare moneta o invertiranno il loro corso, continuerà ad accadere.


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Note

[1] Teoria Generale dell'Occupazione, dell'Interesse e della Moneta, John Maynard Keynes, pagg. 371-372.

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