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martedì 16 settembre 2014
I sindacati sono nemici del lavoro
di George Reisman
Molti americani, forse una sostanziale maggioranza, credono ancora che, indipendentemente da eventuali problemi che potrebbero aver causato, i sindacati sono un'istituzione che esiste nell'interesse personale dei salariati. Infatti molti credono che sono i sindacati che si frappongono tra il salariato medio ed una vita di salari di sussistenza, un orario di lavoro estenuante e condizioni lavorative terribili.
I sindacati e la popolazione ignorano quasi totalmente il ruolo essenziale svolto dal calo dei prezzi per raggiungere un aumento dei salari reali. Considerano degno di nota solo l'aumento dei salari monetari. Infatti nel nostro ambiente economico con un'inflazione cronica, trovare prezzi che in realtà calano è relativamente raro.
Tuttavia l'unica cosa che può spiegare un aumento dei salari reali in tutto il sistema economico, è un calo dei prezzi in relazione ai salari. E l'unico modo per realizzare una cosa simile è un aumento della produzione per lavoratore. Più produzione per lavoratore — una maggiore produttività della manodopera — serve ad aumentare l'offerta di beni e servizi in relazione all'offerta di manodopera che li produce. In questo modo, si riducono i prezzi in relazione ai salari e quindi aumentano i salari reali e gli standard di vita.
Ciò che fa aumentare i salari monetari in tutto il sistema economico, non coincide con ciò che fa aumentare i salari reali. Gli incrementi dei salari monetari sono essenzialmente il risultato dell'aumento dell'offerta di denaro e del conseguente aumento del volume complessivo della spesa nel sistema economico. In assenza di un aumento della produttività, l'espansione monetaria e la spesa vanno ad aumentare i prezzi più dei salari. Questo risultato può essere impedito solo se la produzione per lavoratore aumenta in contemporanea con l'incremento dell'offerta di denaro e dei volumi di spesa, di conseguenza in questo scenario i prezzi aumentano meno dei salari. La presenza di questi prezzi inferiori sarebbe stata cancellata se i protagonisti fossero stati solo l'aumento dell'offerta di moneta e dei volumi di spesa.
Con poche eccezioni, i salari reali di tutto il sistema economico non salgono perché emergono salari monetari più elevati. In sostanza, salgono solo in presenza di una maggiore offerta di beni e servizi in relazione all'offerta di manodopera, abbassando i prezzi rispetto ai salari. La verità è che il miglioramento del tenore di vita viene percepito diversamente quando paragoniamo singoli salariati, uomini d'affari e capitalisti con i salariati medi. L'individuo lo percepisce attraverso il guadagno di più soldi. Il salariato medio lo percepisce attraverso prezzi più bassi.
Questa discussione vuole dimostrare che l'aumento dei salari monetari, per cui lottano i sindacati, non è affatto la fonte di un aumento dei salari reali. La fonte di un aumento dei salari reali è una produttività crescente della manodopera, che avviene sempre con un calo dei prezzi, non con l'aumento dei salari monetari.
Infatti, gli sforzi dei sindacati nell'aumentare i salari monetari sono profondamente contrari all'obiettivo di innalzare i salari reali ed il tenore di vita. Quando i sindacati cercano di elevare il tenore di vita dei loro membri mediante l'aumento dei loro salari monetari, questo sforzo si trasforma inevitabilmente in un tentativo di rendere artificialmente scarso il lavoro. Questo è il loro unico modo per aumentare i salari dei loro membri. I sindacati non hanno molto potere sulla domanda di lavoro, ma spesso esercitano un notevole potere sull'offerta di lavoro. E la loro tecnica per innalzare i salari prevede di rendere l'offerta di lavoro la più scarsa possibile, almeno nel particolare settore o attività di cui si occupa un determinato sindacato.
Così, ogni volta che possono, i sindacati tentano di ottenere il controllo sull'ingresso nel mercato del lavoro. Cercano di imporre programmi di apprendistato, o requisiti vari imposti dallo stato. Tali misure hanno lo scopo di abbassare l'offerta di manodpera in un determinato settore e quindi consentire di guadagnare redditi più alti a chi ha la fortuna di esservi ammesso. Anche quando i sindacati non riescono a ridurre direttamente l'offerta di manodopera, l'imposizione delle loro richieste per salari al di sopra del mercato ha l'effetto di ridurre il numero dei posti di lavoro in un determinato settore e, di conseguenza, l'offerta di manodopera.
Gli aumenti salariali artificiali imposti dai sindacati hanno come risultato la disoccupazione. Questa situazione si viene a creare quando è possibile una formazione rapida dei sindacati. Se, come negli Stati Uniti di oggi, la maggioranza dei lavoratori in uno stabilimento decide di voler essere rappresentata da un sindacato, allora i salari imposti dai sindacati saranno effettivi anche in quei settori senza sindacati.
I datori di lavoro nei settori senza sindacati si sentiranno in dovere di offrire ai loro dipendenti stipendi paragonabili a quelli percepiti dai lavoratori nel sindacato — anzi, forse addirittura ancora più elevati — al fine di impedire la loro sindacalizzazione.
Aumenti salariali diffusi vanno a trincerare un gran numero di lavoratori in numerose occupazioni, cosa che mette estrema pressione ai saggi salariali di qualsiasi area del sistema economico che rimane scoperta. A salari sufficientemente bassi, queste aree scoperte avrebbero potuto assorbire la fuoriuscita di lavoratori provenienti da altre aree. Ma le leggi del salario minimo impediscono a queste aree scoperte di far scendere abbastanza in basso i loro salari.
Per la maggior parte di coloro abbastanza fortunati da conservare i propri posti di lavoro, la conseguenza più grave dei sindacati è l'abbassamento o la riduzione drastica della produttività dei lavoratori. Con poche eccezioni, i sindacati sono in aperto contrasto con l'aumento della produttività dei lavoratori. E' come se fosse una questione di principio. Si oppongono all'introduzione di macchinari per risparmiare lavoro sulla base del fatto che essi provocano disoccupazione. Si oppongono alla concorrenza tra i lavoratori. Come ha sottolineato Henry Hazlitt, costringono i datori di lavoro a tollerare livelli occupazionali gonfiati, come ad esempio i fochisti, il cui ruolo è quello di spalare carbone sulle locomotive a vapore, che vengono riassegnati sulle locomotive a diesel. Impongono situazioni in cui la forza lavoro viene utilizzata in modo anti-economico per creare lavori, come la richiesta di svitare e avvitare quei materiali già adeguatamente avvitati. Impongono classificazioni dei lavoratori, e richiedono che gli specialisti siano impiegati per svolgere un lavoro che altri potrebbero fare facilmente — per esempio, richiedere le capacità di un imbianchino per riparare danni accidentali ad una parete commessi da un elettricista, i quali potrebbero essere facilmente riparati dall'elettricista stesso.
A chi comprende il ruolo cruciale svolto dalla produttività del lavoro nell'innalzamento dei salari reali, dovrebbe essere anche ovvio che la lotta dei sindacati contro l'aumento della produttività del lavoro li rende acerrimi nemici dell'aumento dei salari reali. Per quanto possa essere radicale questa conclusione, per quanto possa essere in contrasto con l'opinione prevalente dei sindacati stessi (i quali si considerano la fonte della crescita dei salari reali negli ultimi centocinquanta anni o più), il fatto è che nella loro lotta contro l'aumento del produttività del lavoro, i sindacati hanno combattuto attivamente l'aumento dei salari reali!
Lungi dall'essere i fautori del miglioramento del tenore di vita del lavoratore medio, i sindacati operano più o meno in totale ignoranza di ciò che effettivamente aumenta il tenore di vita del lavoratore medio. In conseguenza della loro ignoranza, sono responsabili delle disuguaglianze artificiali nei saggi salariali, della disoccupazione e dell'abbassamento dei salari reali e del tenore di vita del lavoratore medio. Tutte queste conseguenze distruttive ed anti-sociali derivano dal fatto che mentre le persone guadagnano più denaro attraverso l'aumento della produzione e dell'offerta complessiva di beni e servizi (cosa che riduce i prezzi ed innalza i salari reali in tutto il sistema economico), i sindacati aumentano i guadagni monetari dei loro membri facendo esattamente l'opposto. Riducono l'offerta e la produttività dei lavoratori, e quindi riducono l'offerta dei beni e dei servizi (aumentandone di conseguenza i prezzi) che i loro membri contribuiscono a produrre, andando a ridurre i salari reali in tutto il sistema economico.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
domenica 8 luglio 2012
L'Anatomia della Deflazione
"La Federal Reserve può riaccendere l'inflazione monetaria in qualsiasi momento ponendo sulle banche una tassa per le riserve in eccesso presso la FED.
Chi prevede un'inevitabile deflazione nei prezzi non capisce che lo scenario attuale è il prodotto di banchieri legittimamente spaventati e del Consiglio dei Governatori della Federal Reserve. In qualsiasi momento, la FED può fare in modo che tutti i soldi delle banche vengano prestati. Ma la FED sa che questo raddoppierà l'offerta di moneta in poche settimane. Questo creerà un'inflazione nei prezzi di massa.
Questo è il fatto centrale nel dibattito inflazione vs. deflazione. Finché i deflazionisti rispondono con una sola voce, rimarranno, come i loro predecessori sono rimasti, persone senza una tesi teorica e pratica per la loro posizione.
Così, la FED attende. Nel frattempo, la porzione dell'economia ricoperta dal governo Federale aumenta inesorabilmente a causa dei deficit. Questo non cambierà nei prossimi anni.
Stiamo assistendo all'ultima resistenza del Keynesismo. Quando fallirà, la FED costringerà le banche a concedere prestiti. Poi vedremo un'inflazione di massa.
Una deflazione di massa? Potete scordarvela." -- Gary North
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di George Reisman
I timori per la deflazione, visibile un mese o due fà, stanno ora rapidamente affievolendosi, e presto potrebbero scomparire del tutto. Tuttavia, la deflazione è ancora un argomento sul quale è importante avere una corretta comprensione.
La deflazione è generalmente considerata come sinonimo di calo dei prezzi. Non ci poteva essere errore più grave in tutta l'economia. Chiamare calo dei prezzi la "deflazione" si traduce in una profonda confusione tra prosperità e depressione. Questo perché la principale causa del calo dei prezzi è il progresso economico, la cui caratteristica essenziale è un aumento della produzione ed offerta di beni e servizi, che, naturalmente, opera per far calare i prezzi.
Eppure il termine deflazione è anche strettamente connesso con i fenomeni di crollo dei profitti aziendali ed una difficoltà improvvisamente molto più elevata nel rimborsare i debiti, con la conseguenza di diffuse insolvenze e fallimenti. La caduta dei profitti ed il forte aumento improvviso del peso del debito sono, naturalmente, i sintomi principali di una depressione.
Quindi, la causa prossima della prosperità, vale a dire, un aumento della produzione e dell'offerta, viene confusa con la depressione e l'impoverimento diffuso che accompagna le depressioni. Ciò, ovviamente, è strettamente legato alle assurdità della dottrina della sovrapproduzione, che sostiene che siamo poveri perché siamo ricchi.
Ciò che deve essere compreso è che ci sono due distinte cause per un calo generale dei prezzi. Una è l'aumento della produzione e dell'offerta, che non dovrebbero mai e poi mai essere confusi con la deflazione, la depressione, o la povertà. L'altra è una diminuzione della quantità di denaro e/o il volume della spesa nel sistema economico. Il calo dei prezzi è l'unico effetto che hanno in comune. Differiscono profondamente rispetto ai loro altri effetti.[1]
Le cose essenziali che devono essere capite è che un calo dei prezzi causato da aumento della produzione non serve a ridurre il tasso generale o medio di profitto nel sistema economico e non rende più difficile il rimborso del debito. Infatti, nella misura in cui tale calo dei prezzi ha luogo rispetto ad una quantità crescente di denaro e un volume crescente di spesa, e risulta solo dal fatto che l'aumento della produzione e dell'offerta superano l'aumento del denaro e della spesa, è accompagnato da un aumento positivo del tasso di profitto ed una maggiore facilità nel rimborsare i debiti.
Proprio questo sarebbe il caso sotto il gold standard, in quanto l'offerta d'oro cresce modestamente di anno in anno come risultato di operazioni d'estrazione d'oro continue ed ampliate, ed il volume della spesa in termini di oro cresce proporzionalmente. In tali circostanze, il venditore medio nel sistema economico sarebbe nella posizione di vendere a prezzi inferiori ed allo stesso tempo avere un'offerta di beni da vendere a quei prezzi più bassi che sarebbe più grande rispetto a quando i prezzi erano più bassi.
Ad esempio, se il calo dei prezzi deriva dal fatto che, mentre la quantità di denaro ed il volume della spesa nel sistema economico stanno aumentando ad un tasso del due per cento annuo, la produzione e l'offerta stanno aumentando ad un tasso del tre per cento annuo, il venditore medio nel sistema economico si trova nella posizione di avere il tre per cento dei prodotti in più per venderli a prezzi che sono solo l'un per cento più bassi. I suoi ricavi dalle vendite saranno del due per cento superiori, e questo è ciò che conta per i suoi profitti nominali e la sua capacità di ripagare i debiti. I suoi profitti saranno superiori e la sua capacità di ripagare il debito sarà maggiore. Ci sono prezzi più bassi qui, ma assolutamente nessuna deflazione.
Quello che spazza via i profitti e rende più difficile il rimborso del debito non è la caduta dei prezzi, ma la contrazione della base monetaria, cioè la riduzione della quantità di moneta e/o il volume della spesa nel sistema economico. Questo è ciò che riduce i ricavi delle vendite, e, a fronte di costi determinati sulla base dei precedenti esborsi di denaro, determina una corrispondente riduzione dei profitti. E' anche ciò che rende più difficile il pagamento del debito, nel senso che c'è semplicemente meno denaro disponibile da guadagnare e quindi disponibile per essere utilizzato per il rimborso dei debiti. E' la contrazione monetaria, e la contrazione monetaria solamente, che dovrebbe essere chiamata deflazione.
Inoltre, a fronte di una data contrazione monetaria, la riduzione dei profitti e l'aumento del peso del debito non verrebbero in alcun modo ridotti se i prezzi non calassero. Infatti, questi fenomeni non verrebbero alleviati se i prezzi aumentassero. I prezzi non calerebbero se la produzione e l'offerta scendessero nella stessa misura in cui denaro e spesa calerebbero. Salirebbero se la produzione e l'offerta scendessero in misura maggiore rispetto alla quantità di denaro ed al volume della spesa. Ma indipendentemente da ciò che potrebbe accadere alla produzione, all'offerta ed ai prezzi, la contrazione monetaria stessa causerebbe la riduzione nei ricavi delle vendite e, a fronte dei precedenti esborsi di denaro che vengono rappresentati come costi, la riduzione dei profitti. Ed inoltre causerebbe l'aumento dell'onere del rimborso del debito.
Il punto è che la caduta dei prezzi non è semplicemente la causa di un calo dei profitti ed un aumento del peso del debito. Al massimo può accompagnare queste cose, quando tutti e tre sono il risultato di una contrazione monetaria. Ma non dovrebbe nemmeno essere così. Poiché i fenomeni del calo dei profitti e dell'aumento degli oneri sul debito, come ho appena dimostrato, possono anche essere accompagnati dall'aumento dei prezzi — nella misura in cui una riduzione nella produzione e nell'offerta dovesse superare la riduzione del denaro e della spesa.
Ciò che merita un'attenzione particolare è il fatto che anche quando una caduta dei prezzi è il risultato di una contrazione monetaria, piuttosto che di un aumento della produzione e dell'offerta, ed è accompagnata da reali difficoltà economiche, piuttosto che dalla prosperità generale, il suo contributo specifico alla situazione non ricopre il ruolo di causa, ma di rimedio. I prezzi in calo in risposta alla contrazione monetaria sono precisamente ciò che consente ad una quantità di denaro e ad un volume di spesa ridotti di acquistare tanti beni e di impiegare tanti lavoratori quanti ne acquistavano e ne impeigavano in precedenza quando la quantità di denaro ed il volume della spesa erano maggiori. Impedire la caduta dei prezzi, incluso un calo dei saggi salariali, serve solo ad impedire il ripristino della produzione e dell'occupazione.
Mettiamola in questo modo. La deflazione non è calo dei prezzi. E' contrazione monetaria. I prezzi in calo sono necessari come risposta alla deflazione, che viene prima, e che esiste se i prezzi scendono o no, e può esistere anche se i prezzi aumentano. I prezzi in calo in risposta alla deflazione sono economicamente vantaggiosi, in quanto consentono ad una quantità di denaro e ad un volume di spesa ridotti di acquistare tanto quanto le quantità precedentemente maggiori di denaro e di volume della spesa acquistavano.
In altre parole, l'effetto del calo dei prezzi è sempre positivo. Non va confuso con la deflazione e la depressione, e non è certamente la loro causa. Al contrario, come abbiamo visto, è un rimedio per gli effetti della deflazione. E questo è vero anche per i debitori. Non è il livello dei prezzi che rende difficile ripagare un debito, ma la quantità di denaro che si può guadagnare in relazione alla dimensione dei debiti che si devono pagare. Se il membro medio di un sistema economico non è più in grado di guadagnare tanti soldi come era solito, e quindi trova più difficoltà a rimborsare qualsiasi data quantità di debito, allora il fatto che i prezzi scendano ancora non gli fa guadagnare meno. Piuttosto consente al suo potere di spesa ridotto di comprare di più. Il suo problema è nel rapporto tra la quantità di denaro che può guadagnare e la quantità di denaro che deve rimborsare. Il suo problema non è causato da un maggior potere d'acquisto di quei soldi.
(E qui si può vedere l'assurdità della situazione macroeconomica dei provvedimenti del New Deal nella Grande Depressione per raggiungere la ripresa costringendo la combustione di patate, l'aratura del cotone, e la macellazione dei suini. Tali misure non avevano il potere di aumentare i ricavi delle vendite e dei profitti, o la capacità di ripagare il debito nel sistema economico. Al massimo, avrebbero potuto aumentare i ricavi delle vendite di determinati gruppi, nella misura in cui la domanda per i loro specifici prodotti era anelastica, ed equivalentemente avrebbero potuto ridurre i ricavi delle vendite in altre parti del sistema economico. Il loro effetto sui ricavi delle vendite era paragonabile a quella del cosiddetto "shock petrolifero" dei primi anni '70, in cui aumentarono i ricavi delle vendite del petrolio e degli altri produttori di energia, ma a scapito dei ricavi delle vendite del resto del sistema economico, che di conseguenza ne soffrì. In generale non ebbero un effetto sui ricavi delle vendite, sui profitti, o sulla capacità di ripagare i debiti. Tutto quello che queste misure servirono a raggiungere furono prezzi più elevati ed una riduzione del potere d'acquisto dei fondi disponibili — in altre parole, resero la vita più difficile.)
Né la prospettiva di un calo dei prezzi in sé e per sé dovrebbe essere considerata come la causa di un aumento del desiderio di risparmiare, e ancor meno di un aumento della domanda di possesso di moneta e quindi di una contrazione monetaria. Nella misura in cui il calo dei prezzi accompagna una maggiore prosperità, la prospettiva di un calo dei prezzi è accompagnata dalla prospettiva di una maggiore prosperità. La prospettiva di una maggiore prosperità per il futuro prevede un incentivo ad un maggiore consumo nel presente.
Si dovrebbe pensare al consumo presente come se si stesse per ricevere un'eredità. Ciò significa che il futuro di una persona sarà più rifornito, e che quindi può permettersi di aumentare il proprio consumo e divertimento nel presente. Questo compensa il fatto che ogni dollaro trattenuto dal consumo attuale avrà maggior potere d'acquisto in futuro. In altre parole, l'effetto del calo dei prezzi causato da una produzione aumentata dovrebbe essere considerato neutrale per quanto concerne il livello del risparmio e del rifornimento per il futuro, perché la prospettiva di un maggiore potere d'acquisto futuro dell'unità monetaria è compensata dalla prospettiva di una maggiore prosperità futura. In tali circostanze, la prospettiva di prezzi in calo non fornisce una base per un aumento della domanda di possesso di moneta.
Il caso è diverso quando la necessità di un calo dei prezzi è causata dalla contrazione monetaria. In questo caso, il fallimento del calo dei prezzi, a fronte della previsione che sarebbero calati nella misura necessaria per ripulire il mercato da beni invenduti e dal lavoro, conduce ad un rinvio speculativo degli acquisti, che aumenta la pressione sui prezzi affinché scendano.[2] Una volta che i prezzi diminuiscono nella misura necessaria, ciò rappresenta la fine della contrazione. Infatti, data l'esistenza di un'astensione speculativa dagli acquisti in previsione della diminuzione dei prezzi e dei salari ad un livello necessario, una volta che tale livello viene raggiunto, l'astensione speculativa dagli acquisti volge al termine e c'è un aumento del volume della spesa. In altre parole, la risposta alla diminuzione necessaria dei prezzi e dei salari è la ripresa economica.
A condizione che la quantità di moneta nel sistema economico non diminuisca, un aumento della domanda di moneta per il possesso può avere l'effetto benefico di aumentare il livello di liquidità finanziaria nel sistema economico, un punto prezioso che Rothbard evidenziò.[3] Serve a migliorare misure vitali della salute finanziaria come i saldi di cassa delle imprese rispetto alle loro passività correnti. Si comprende ciò nella misura in cui c'è bisogno di ridurre i saggi salariali ed i prezzi e quindi l'ammontare delle passività correnti, che diminuiscono in conseguenza di minori spese e quindi meno conti da pagare.
Più alto è il livello di tale liquidità finanziaria, minore sarà il pericolo di insolvenze e fallimenti, e quindi maggiore sarà la sicurezza rispetto ad ogni necessità di ulteriori aumenti nel possesso di contanti. L'implicazione di ciò è che gli aumenti nella domanda di moneta per il possesso sono auto-limitanti, e che tale domanda di moneta per il possesso tende a stabilizzarsi ad un livello superiore. Non vi è alcun processo riguardante la sua auto-alimentazione e continuo aumento.[4]
Infatti, ciò che crea la necessità di un improvviso e sostanziale aumento della domanda di moneta per il possesso è la precedente diminuzione artificiale della domanda di moneta per il possesso causata dall'espansione del credito. L'espansione del credito porta gli imprenditori a credere che possono sostituire all'attuale propensione di accumulare di denaro la prospettiva di prendere in prestito, facilmente e proficuamente, i fondi che potrebbero richiedere. L'espansione del credito incoraggia anche una riduzione della domanda di moneta per il possesso mediante l'apparente facilità con cui le scorte possono essere vendute con profitto a fronte di ricavi crescenti delle loro vendite, poiché sembra opportuno accumulare più scorte e meno denaro. L'aumento dei tassi di interesse che genera l'espansione del credito nel corso della sua progressione, mentre l'aumento dei ricavi dalle vendite accresce i profitti nominali e la conseguente richiesta di fondi mutuabili, serve anche a ridurre la domanda di moneta per il possesso. Questo perché i tassi di interesse elevati servono per prestare somme disponibili in brevi periodi di tempo, cosa che non sarebbe accaduta a tassi di interesse più bassi. A questi fattori va aggiunta l'influenza di ogni prospettiva di aumento dei prezzi che l'espansione del credito può creare. E infine, la perdita di capitale che genera l'espansione del credito, come conseguenza dei grandi investimenti improduttivi che provoca, serve a rendere disponibile meno credito e quindi a creare un'ulteriore domanda di moneta per il possesso.[5]
Evitate l'inflazione e l'espansione del credito, lasciate che la domanda di moneta per il possesso sia alta, lasciate che i prezzi ed i salari vengano regolati da questo fatto, e successivamente il sistema economico sarà al sicuro da improvvisi aumenti nella domanda di moneta per il possesso.
Allo stesso modo, la ragione migliore a favore di una diminuzione effettiva della quantità di moneta è che soffrirne può servire ad evitare un calo più grave in seguito. Questo sarebbe il caso sotto un gold standard a riserva frazionaria che non si fosse distaccato troppo radicalmente da una riserva al 100% d'oro. In tali circostanze, una riduzione della quantità di denaro in termini di mezzi fiduciari[6] potrebbe diminuire la quantità di denaro fino all'offerta attuale di oro monetario, conservando così il gold standard ed evitando la necessità di una riduzione della quantità di denaro più grave e potenzialmente catastrofica in seguito, il tipo di riduzione verificatisi dal 1929 al 1933, dopo decenni di aumenti dell'offerta dei mezzi fiduciari in relazione all'offerta di oro.
La deflazione, che non può essere ripetuta troppo spesso, significa contrazione monetaria, non calo dei prezzi, e si può inserire nella categoria di un dolore da sopportare solo al fine di evitarne uno maggiore più tardi. Non dovrebbe mai essere, e praticamente non lo è mai, considerata come una cosa positiva di per sé. In effetti, l'opposizione all'espansione del credito, ed alla riserva frazionaria del sistema bancario che rende possibile l'espansione del credito, si basa soprattutto sul fatto che è responsabile per la deflazione, che non esisterebbe in sua assenza.
Il punto più importante che ho presentato, e cioè, che un calo dei prezzi causato da aumento della produzione non è deflazione e non dovrebbe mai essere confuso con la deflazione, è illustrato nella tabella seguente, che può essere considerata come una sintesi di questo articolo.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
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Note
[1] Ciò è qualcosa che ho spiegato a lungo nel mio libro Capitalism: A Treatise on Economics, pp. 544–46, 557–59, 573–80, 809–20 e in un articolo "The Goal of Monetary Reform," The Quarterly Journal of Austrian Economics, Autunno 2000, vol. 3, no. 3, pp. 3–18.
[2] Riguardo a questo punto, consultare Ludwig von Mises, Human Action 3rd ed. rev. (Chicago: Henry Regnery Company, 1966), pp. 568–70; Murray N. Rothbard, Man, Economy, and State (Princeton, New Jersey: D. Van Nostrand Company, Inc., 1962), pp. 112–14, 673–75.
[3] Murray N. Rothbard, What Has Government Done to Our Money? (Novato, California: Libertarian Publishers, 1964), pp. 14–16.
[4] Consultare Rothbard, Man, Economy, and State, p. 675.
[5] Su questo punto, consultare Mises, op. cit., pp. 550–66, p. 568.
[6] I mezzi fiduciari sono diritti trasferibili del denaro standard, in questo caso l'oro, che sono pagabili a vista dall'emettitore ed accettati nel commercio come l'equivalente del denaro standard, ma per i quali non esiste in realtà denaro standard.
[7] Questa tabella è presa dal mio articolo "The Goal of Monetary Reform," The Quarterly Journal of Austrian Economics, Autunno 2000, vol. 3., no. 3, p. 14.
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Chi prevede un'inevitabile deflazione nei prezzi non capisce che lo scenario attuale è il prodotto di banchieri legittimamente spaventati e del Consiglio dei Governatori della Federal Reserve. In qualsiasi momento, la FED può fare in modo che tutti i soldi delle banche vengano prestati. Ma la FED sa che questo raddoppierà l'offerta di moneta in poche settimane. Questo creerà un'inflazione nei prezzi di massa.
Questo è il fatto centrale nel dibattito inflazione vs. deflazione. Finché i deflazionisti rispondono con una sola voce, rimarranno, come i loro predecessori sono rimasti, persone senza una tesi teorica e pratica per la loro posizione.
Così, la FED attende. Nel frattempo, la porzione dell'economia ricoperta dal governo Federale aumenta inesorabilmente a causa dei deficit. Questo non cambierà nei prossimi anni.
Stiamo assistendo all'ultima resistenza del Keynesismo. Quando fallirà, la FED costringerà le banche a concedere prestiti. Poi vedremo un'inflazione di massa.
Una deflazione di massa? Potete scordarvela." -- Gary North
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di George Reisman
I timori per la deflazione, visibile un mese o due fà, stanno ora rapidamente affievolendosi, e presto potrebbero scomparire del tutto. Tuttavia, la deflazione è ancora un argomento sul quale è importante avere una corretta comprensione.
La deflazione è generalmente considerata come sinonimo di calo dei prezzi. Non ci poteva essere errore più grave in tutta l'economia. Chiamare calo dei prezzi la "deflazione" si traduce in una profonda confusione tra prosperità e depressione. Questo perché la principale causa del calo dei prezzi è il progresso economico, la cui caratteristica essenziale è un aumento della produzione ed offerta di beni e servizi, che, naturalmente, opera per far calare i prezzi.
Eppure il termine deflazione è anche strettamente connesso con i fenomeni di crollo dei profitti aziendali ed una difficoltà improvvisamente molto più elevata nel rimborsare i debiti, con la conseguenza di diffuse insolvenze e fallimenti. La caduta dei profitti ed il forte aumento improvviso del peso del debito sono, naturalmente, i sintomi principali di una depressione.
Quindi, la causa prossima della prosperità, vale a dire, un aumento della produzione e dell'offerta, viene confusa con la depressione e l'impoverimento diffuso che accompagna le depressioni. Ciò, ovviamente, è strettamente legato alle assurdità della dottrina della sovrapproduzione, che sostiene che siamo poveri perché siamo ricchi.
Ciò che deve essere compreso è che ci sono due distinte cause per un calo generale dei prezzi. Una è l'aumento della produzione e dell'offerta, che non dovrebbero mai e poi mai essere confusi con la deflazione, la depressione, o la povertà. L'altra è una diminuzione della quantità di denaro e/o il volume della spesa nel sistema economico. Il calo dei prezzi è l'unico effetto che hanno in comune. Differiscono profondamente rispetto ai loro altri effetti.[1]
Le cose essenziali che devono essere capite è che un calo dei prezzi causato da aumento della produzione non serve a ridurre il tasso generale o medio di profitto nel sistema economico e non rende più difficile il rimborso del debito. Infatti, nella misura in cui tale calo dei prezzi ha luogo rispetto ad una quantità crescente di denaro e un volume crescente di spesa, e risulta solo dal fatto che l'aumento della produzione e dell'offerta superano l'aumento del denaro e della spesa, è accompagnato da un aumento positivo del tasso di profitto ed una maggiore facilità nel rimborsare i debiti.
Proprio questo sarebbe il caso sotto il gold standard, in quanto l'offerta d'oro cresce modestamente di anno in anno come risultato di operazioni d'estrazione d'oro continue ed ampliate, ed il volume della spesa in termini di oro cresce proporzionalmente. In tali circostanze, il venditore medio nel sistema economico sarebbe nella posizione di vendere a prezzi inferiori ed allo stesso tempo avere un'offerta di beni da vendere a quei prezzi più bassi che sarebbe più grande rispetto a quando i prezzi erano più bassi.
Ad esempio, se il calo dei prezzi deriva dal fatto che, mentre la quantità di denaro ed il volume della spesa nel sistema economico stanno aumentando ad un tasso del due per cento annuo, la produzione e l'offerta stanno aumentando ad un tasso del tre per cento annuo, il venditore medio nel sistema economico si trova nella posizione di avere il tre per cento dei prodotti in più per venderli a prezzi che sono solo l'un per cento più bassi. I suoi ricavi dalle vendite saranno del due per cento superiori, e questo è ciò che conta per i suoi profitti nominali e la sua capacità di ripagare i debiti. I suoi profitti saranno superiori e la sua capacità di ripagare il debito sarà maggiore. Ci sono prezzi più bassi qui, ma assolutamente nessuna deflazione.
Quello che spazza via i profitti e rende più difficile il rimborso del debito non è la caduta dei prezzi, ma la contrazione della base monetaria, cioè la riduzione della quantità di moneta e/o il volume della spesa nel sistema economico. Questo è ciò che riduce i ricavi delle vendite, e, a fronte di costi determinati sulla base dei precedenti esborsi di denaro, determina una corrispondente riduzione dei profitti. E' anche ciò che rende più difficile il pagamento del debito, nel senso che c'è semplicemente meno denaro disponibile da guadagnare e quindi disponibile per essere utilizzato per il rimborso dei debiti. E' la contrazione monetaria, e la contrazione monetaria solamente, che dovrebbe essere chiamata deflazione.
Inoltre, a fronte di una data contrazione monetaria, la riduzione dei profitti e l'aumento del peso del debito non verrebbero in alcun modo ridotti se i prezzi non calassero. Infatti, questi fenomeni non verrebbero alleviati se i prezzi aumentassero. I prezzi non calerebbero se la produzione e l'offerta scendessero nella stessa misura in cui denaro e spesa calerebbero. Salirebbero se la produzione e l'offerta scendessero in misura maggiore rispetto alla quantità di denaro ed al volume della spesa. Ma indipendentemente da ciò che potrebbe accadere alla produzione, all'offerta ed ai prezzi, la contrazione monetaria stessa causerebbe la riduzione nei ricavi delle vendite e, a fronte dei precedenti esborsi di denaro che vengono rappresentati come costi, la riduzione dei profitti. Ed inoltre causerebbe l'aumento dell'onere del rimborso del debito.
Il punto è che la caduta dei prezzi non è semplicemente la causa di un calo dei profitti ed un aumento del peso del debito. Al massimo può accompagnare queste cose, quando tutti e tre sono il risultato di una contrazione monetaria. Ma non dovrebbe nemmeno essere così. Poiché i fenomeni del calo dei profitti e dell'aumento degli oneri sul debito, come ho appena dimostrato, possono anche essere accompagnati dall'aumento dei prezzi — nella misura in cui una riduzione nella produzione e nell'offerta dovesse superare la riduzione del denaro e della spesa.
Ciò che merita un'attenzione particolare è il fatto che anche quando una caduta dei prezzi è il risultato di una contrazione monetaria, piuttosto che di un aumento della produzione e dell'offerta, ed è accompagnata da reali difficoltà economiche, piuttosto che dalla prosperità generale, il suo contributo specifico alla situazione non ricopre il ruolo di causa, ma di rimedio. I prezzi in calo in risposta alla contrazione monetaria sono precisamente ciò che consente ad una quantità di denaro e ad un volume di spesa ridotti di acquistare tanti beni e di impiegare tanti lavoratori quanti ne acquistavano e ne impeigavano in precedenza quando la quantità di denaro ed il volume della spesa erano maggiori. Impedire la caduta dei prezzi, incluso un calo dei saggi salariali, serve solo ad impedire il ripristino della produzione e dell'occupazione.
Mettiamola in questo modo. La deflazione non è calo dei prezzi. E' contrazione monetaria. I prezzi in calo sono necessari come risposta alla deflazione, che viene prima, e che esiste se i prezzi scendono o no, e può esistere anche se i prezzi aumentano. I prezzi in calo in risposta alla deflazione sono economicamente vantaggiosi, in quanto consentono ad una quantità di denaro e ad un volume di spesa ridotti di acquistare tanto quanto le quantità precedentemente maggiori di denaro e di volume della spesa acquistavano.
In altre parole, l'effetto del calo dei prezzi è sempre positivo. Non va confuso con la deflazione e la depressione, e non è certamente la loro causa. Al contrario, come abbiamo visto, è un rimedio per gli effetti della deflazione. E questo è vero anche per i debitori. Non è il livello dei prezzi che rende difficile ripagare un debito, ma la quantità di denaro che si può guadagnare in relazione alla dimensione dei debiti che si devono pagare. Se il membro medio di un sistema economico non è più in grado di guadagnare tanti soldi come era solito, e quindi trova più difficoltà a rimborsare qualsiasi data quantità di debito, allora il fatto che i prezzi scendano ancora non gli fa guadagnare meno. Piuttosto consente al suo potere di spesa ridotto di comprare di più. Il suo problema è nel rapporto tra la quantità di denaro che può guadagnare e la quantità di denaro che deve rimborsare. Il suo problema non è causato da un maggior potere d'acquisto di quei soldi.
(E qui si può vedere l'assurdità della situazione macroeconomica dei provvedimenti del New Deal nella Grande Depressione per raggiungere la ripresa costringendo la combustione di patate, l'aratura del cotone, e la macellazione dei suini. Tali misure non avevano il potere di aumentare i ricavi delle vendite e dei profitti, o la capacità di ripagare il debito nel sistema economico. Al massimo, avrebbero potuto aumentare i ricavi delle vendite di determinati gruppi, nella misura in cui la domanda per i loro specifici prodotti era anelastica, ed equivalentemente avrebbero potuto ridurre i ricavi delle vendite in altre parti del sistema economico. Il loro effetto sui ricavi delle vendite era paragonabile a quella del cosiddetto "shock petrolifero" dei primi anni '70, in cui aumentarono i ricavi delle vendite del petrolio e degli altri produttori di energia, ma a scapito dei ricavi delle vendite del resto del sistema economico, che di conseguenza ne soffrì. In generale non ebbero un effetto sui ricavi delle vendite, sui profitti, o sulla capacità di ripagare i debiti. Tutto quello che queste misure servirono a raggiungere furono prezzi più elevati ed una riduzione del potere d'acquisto dei fondi disponibili — in altre parole, resero la vita più difficile.)
Né la prospettiva di un calo dei prezzi in sé e per sé dovrebbe essere considerata come la causa di un aumento del desiderio di risparmiare, e ancor meno di un aumento della domanda di possesso di moneta e quindi di una contrazione monetaria. Nella misura in cui il calo dei prezzi accompagna una maggiore prosperità, la prospettiva di un calo dei prezzi è accompagnata dalla prospettiva di una maggiore prosperità. La prospettiva di una maggiore prosperità per il futuro prevede un incentivo ad un maggiore consumo nel presente.
Si dovrebbe pensare al consumo presente come se si stesse per ricevere un'eredità. Ciò significa che il futuro di una persona sarà più rifornito, e che quindi può permettersi di aumentare il proprio consumo e divertimento nel presente. Questo compensa il fatto che ogni dollaro trattenuto dal consumo attuale avrà maggior potere d'acquisto in futuro. In altre parole, l'effetto del calo dei prezzi causato da una produzione aumentata dovrebbe essere considerato neutrale per quanto concerne il livello del risparmio e del rifornimento per il futuro, perché la prospettiva di un maggiore potere d'acquisto futuro dell'unità monetaria è compensata dalla prospettiva di una maggiore prosperità futura. In tali circostanze, la prospettiva di prezzi in calo non fornisce una base per un aumento della domanda di possesso di moneta.
Il caso è diverso quando la necessità di un calo dei prezzi è causata dalla contrazione monetaria. In questo caso, il fallimento del calo dei prezzi, a fronte della previsione che sarebbero calati nella misura necessaria per ripulire il mercato da beni invenduti e dal lavoro, conduce ad un rinvio speculativo degli acquisti, che aumenta la pressione sui prezzi affinché scendano.[2] Una volta che i prezzi diminuiscono nella misura necessaria, ciò rappresenta la fine della contrazione. Infatti, data l'esistenza di un'astensione speculativa dagli acquisti in previsione della diminuzione dei prezzi e dei salari ad un livello necessario, una volta che tale livello viene raggiunto, l'astensione speculativa dagli acquisti volge al termine e c'è un aumento del volume della spesa. In altre parole, la risposta alla diminuzione necessaria dei prezzi e dei salari è la ripresa economica.
A condizione che la quantità di moneta nel sistema economico non diminuisca, un aumento della domanda di moneta per il possesso può avere l'effetto benefico di aumentare il livello di liquidità finanziaria nel sistema economico, un punto prezioso che Rothbard evidenziò.[3] Serve a migliorare misure vitali della salute finanziaria come i saldi di cassa delle imprese rispetto alle loro passività correnti. Si comprende ciò nella misura in cui c'è bisogno di ridurre i saggi salariali ed i prezzi e quindi l'ammontare delle passività correnti, che diminuiscono in conseguenza di minori spese e quindi meno conti da pagare.
Più alto è il livello di tale liquidità finanziaria, minore sarà il pericolo di insolvenze e fallimenti, e quindi maggiore sarà la sicurezza rispetto ad ogni necessità di ulteriori aumenti nel possesso di contanti. L'implicazione di ciò è che gli aumenti nella domanda di moneta per il possesso sono auto-limitanti, e che tale domanda di moneta per il possesso tende a stabilizzarsi ad un livello superiore. Non vi è alcun processo riguardante la sua auto-alimentazione e continuo aumento.[4]
Infatti, ciò che crea la necessità di un improvviso e sostanziale aumento della domanda di moneta per il possesso è la precedente diminuzione artificiale della domanda di moneta per il possesso causata dall'espansione del credito. L'espansione del credito porta gli imprenditori a credere che possono sostituire all'attuale propensione di accumulare di denaro la prospettiva di prendere in prestito, facilmente e proficuamente, i fondi che potrebbero richiedere. L'espansione del credito incoraggia anche una riduzione della domanda di moneta per il possesso mediante l'apparente facilità con cui le scorte possono essere vendute con profitto a fronte di ricavi crescenti delle loro vendite, poiché sembra opportuno accumulare più scorte e meno denaro. L'aumento dei tassi di interesse che genera l'espansione del credito nel corso della sua progressione, mentre l'aumento dei ricavi dalle vendite accresce i profitti nominali e la conseguente richiesta di fondi mutuabili, serve anche a ridurre la domanda di moneta per il possesso. Questo perché i tassi di interesse elevati servono per prestare somme disponibili in brevi periodi di tempo, cosa che non sarebbe accaduta a tassi di interesse più bassi. A questi fattori va aggiunta l'influenza di ogni prospettiva di aumento dei prezzi che l'espansione del credito può creare. E infine, la perdita di capitale che genera l'espansione del credito, come conseguenza dei grandi investimenti improduttivi che provoca, serve a rendere disponibile meno credito e quindi a creare un'ulteriore domanda di moneta per il possesso.[5]
Evitate l'inflazione e l'espansione del credito, lasciate che la domanda di moneta per il possesso sia alta, lasciate che i prezzi ed i salari vengano regolati da questo fatto, e successivamente il sistema economico sarà al sicuro da improvvisi aumenti nella domanda di moneta per il possesso.
Allo stesso modo, la ragione migliore a favore di una diminuzione effettiva della quantità di moneta è che soffrirne può servire ad evitare un calo più grave in seguito. Questo sarebbe il caso sotto un gold standard a riserva frazionaria che non si fosse distaccato troppo radicalmente da una riserva al 100% d'oro. In tali circostanze, una riduzione della quantità di denaro in termini di mezzi fiduciari[6] potrebbe diminuire la quantità di denaro fino all'offerta attuale di oro monetario, conservando così il gold standard ed evitando la necessità di una riduzione della quantità di denaro più grave e potenzialmente catastrofica in seguito, il tipo di riduzione verificatisi dal 1929 al 1933, dopo decenni di aumenti dell'offerta dei mezzi fiduciari in relazione all'offerta di oro.
La deflazione, che non può essere ripetuta troppo spesso, significa contrazione monetaria, non calo dei prezzi, e si può inserire nella categoria di un dolore da sopportare solo al fine di evitarne uno maggiore più tardi. Non dovrebbe mai essere, e praticamente non lo è mai, considerata come una cosa positiva di per sé. In effetti, l'opposizione all'espansione del credito, ed alla riserva frazionaria del sistema bancario che rende possibile l'espansione del credito, si basa soprattutto sul fatto che è responsabile per la deflazione, che non esisterebbe in sua assenza.
Il punto più importante che ho presentato, e cioè, che un calo dei prezzi causato da aumento della produzione non è deflazione e non dovrebbe mai essere confuso con la deflazione, è illustrato nella tabella seguente, che può essere considerata come una sintesi di questo articolo.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
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Note
[1] Ciò è qualcosa che ho spiegato a lungo nel mio libro Capitalism: A Treatise on Economics, pp. 544–46, 557–59, 573–80, 809–20 e in un articolo "The Goal of Monetary Reform," The Quarterly Journal of Austrian Economics, Autunno 2000, vol. 3, no. 3, pp. 3–18.
[2] Riguardo a questo punto, consultare Ludwig von Mises, Human Action 3rd ed. rev. (Chicago: Henry Regnery Company, 1966), pp. 568–70; Murray N. Rothbard, Man, Economy, and State (Princeton, New Jersey: D. Van Nostrand Company, Inc., 1962), pp. 112–14, 673–75.
[3] Murray N. Rothbard, What Has Government Done to Our Money? (Novato, California: Libertarian Publishers, 1964), pp. 14–16.
[4] Consultare Rothbard, Man, Economy, and State, p. 675.
[5] Su questo punto, consultare Mises, op. cit., pp. 550–66, p. 568.
[6] I mezzi fiduciari sono diritti trasferibili del denaro standard, in questo caso l'oro, che sono pagabili a vista dall'emettitore ed accettati nel commercio come l'equivalente del denaro standard, ma per i quali non esiste in realtà denaro standard.
[7] Questa tabella è presa dal mio articolo "The Goal of Monetary Reform," The Quarterly Journal of Austrian Economics, Autunno 2000, vol. 3., no. 3, p. 14.
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venerdì 16 dicembre 2011
Come Eliminare Previdenza Sociale ed Assistenza Statale Medica #3

[Terza ed Ultima Parte.]
Qui il link alla Prima Parte.
Qui il link alla Seconda Parte.
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di George Reisman
I Problemi Speciali nell'Eliminare l'Assistenza Statale Medica
L'eliminazione dell'Assistenza Statale Medica, specialmente dopo i 70 anni, richiede determinati passi per rendere accessibile agli anziani l'assistenza medica al di fuori del sistema dell'Assistenza Statale Medica (ed anche al di fuori della maggior parte dei piani di assicurazione medici privati). Ciò richiede l'eliminazione per quanto possibile di tutto l'interventismo del governo che nelle generazioni è stato responsabile dell'aumento dei costi dell'assistenza medica. Nel mio saggio "The Real Right to Medical Care versus Socialized Medicine", epsongo una spiegazione dettagliata dei vari modi in cui l'interventismo del governo è stato responsabile dell'aumento dei costi dell'assistenza medica privata ed un programma di riforma pro-libero mercato che ridurrebbe drasticamente i costi di tale assistenza medica e la renderebbe accessibile alla maggior parte delle persone senza assicurazione medica.
Sebbene sia stato scritto nel 1994, in modo da aiutare a prevenire la promulgazione del cosiddetto Piano Clinton, le sue scoperte sono tanto applicabili ad oggi quanto lo erano allora, e dovrebbe essere considerato come una parte essenziale delle mie proposte di eliminare la Previdenza Sociale/Assistenza Statale Medica. I soli dettagli significativi che dovrebbero essere sostituiti sono gli assurdi e non necessari alti costi dell'assistenza medica privata del 1994, che riflettono tutto l'interventismo del governo nell'assistenza medica fino ad oggi, con i più assurdi alti costi dell'assistenza medica privata di oggi, che incorporano l'effetto dell'enorme inflazione dell'offerta di denaro che ha avuto luogo negli anni dell'interventismo.
Riforma nello Spirito del Liberalismo Classico
Una caratteristica importante del programma di riforma che ho presentato è che non c'è bisogno di accettarlo in toto. Il suo appoggio ad un aumento dell'età pensionabile nella Previdenza Sociale/Assistenza Statale Medica fino a 70 anni, e perfino a 75, potrebbe essere accettato da coloro che desidererebbero mantenere questi programmi ma limitarli ad una popolazione più vecchia rispetto a quella presente. La promulgazione di entrambe queste limitazioni sarebbe un'importante vittoria. Non toglierebbe nulla allo scopo dell'eliminazione totale della Previdenza Sociale e dell'Assistenza Statale Medica e servirebbe come un importante passo nel raggiungimento di questo fine.
Questo programma sembrerà indubbiamente molto lento per alcuni sostenitori dei diritti individuali e della libertà. Ciononostante, credo che sia difatti il mezzo più rapido per ottenere lo scopo ultimo che non comporta un rovesciamento rivoluzionario di quelli che sono stati stabiliti come diritti per legge, tuttavia la legge ha sbagliato nello stabilire questi diritti in primo luogo. Procedere su questa strada è un aspetto essenziale del liberalismo nel suo senso classico. Fondamentalmente, i diritti di ogni tipo, che devono essere pagati da altre persone, non sono più legittimi di quei presunti diritti di proprietà dei proprietari sui loro schiavi. Tuttavia per evitare una guerra civile, il liberalismo dovrebbe incoraggiare una politica di emancipazione retribuita piuttosto che di emancipazione violenta. Oggi, in circostanze simili, il liberalismo deve limitare per quanto possibile il disturbo che altrimenti sarebbe causato dall'eliminazione di diritti illegittimi e perversi.
Individualismo contro Collettivismo
A livello fondamentale, ciò a cui serve questa discussione di riforma è di portare alla luce il conflitto tra le filosofie dell'individualismo e del collettivismo. La Previdenza Sociale e l'Assistenza Statale Medica sono monumenti al collettivismo. Entrambe poggiano sulla premessa che l'individuo non può pensare a sé stesso nella vecchiaia mediante il risparmio e che invece deve fare affidamento alla grande società organizzata e collettiva, ovvero, il governo, affinché pensi a lui.
L'individuo, ovviamente, è di gran lunga la parte principale nel suo più grande interesse, cioè, l'interesse di vita o di morte, che concerne il provvedere alla propria vecchiaia. Il resto del mondo non potrà mai sperimentare tale questione con l'intensità con cui egli un giorno la sperimenterà se vivrà fino all'età senile, non con la stessa intensità con cui egli la sperimenterebbe se fosse abituato a pensare con chiarezza al futuro.
Molti individui, ovviamente, non pensano al futuro, o non sufficientemente. Ma molti in questa categoria, forse la stragrande maggioranza, lo farebbero se vivessero in condizioni in cui avessero familiarità con la sofferenza degli altri che risulterebbe da cattive scelte e da conseguenze che causerebbero queste cattive scelte se loro non avessero una protezione adeguata.
In ogni evento, la soluzione ad una qualsiasi insufficienza dell'individuo non può essere la rimozione della sua responsabilità di pensare al proprio futuro e porre suddetta responsabilità nelle mani di una massa di altri individui. Poiché si deve supporre non solo che quegli altri individui siano egualmente incompetenti, ma anche che manchino della motivazione di autoconservazione che ogni individuo sperimenta in questioni riguardanti la propria vita ed il proprio benessere. Infatti, il concetto che la presunta incompetenza dell'individuo sia la base per spostare la responsabilità sulla collettività si riduce all'assurdità che coloro che sono incompetenti nel gestire le proprie vite, dove hanno tutto da perdere, sono pertanto qualificati a gestire le vite degli altri, dove non hanno praticamente nulla da perdere.
Le conseguenze di questa assurdità non includono solo la distruzione economica tramite l'indebolimento del risparmio, ma anche un potenziale olocausto geriatrico. Questo sarebbe il risultato quando le masse di anziani, senza mezzi propri di sostentamento ed invece dipendenti dal supporto di masse di stranieri anonimi, si rendono conto che gli stranieri si sono stancati di sostenerli.
Un assaggio di questo risultato può essere trovato nei "comitati della morte" che molti osservatori hanno scorto nell'ultima legge sull'assistenza sanitaria approvata dal Congresso. Per esempio, una notizia degli ultimi giorni sugli sforzi per fermare i trattamenti di dialisi per i pazienti anziani (Consultate, per esempio, "When Ailments Pile Up, Asking Patients to Rethink Free Dialysis", The New York Times, 1 Aprile, p. 1).
Il controllo del governo sull'assistenza medica e su quello che è considerato il protocollo medico nel trattamento delle malattie, anche coloro che hanno tentato di pensare al proprio futuro sono a rischio.
Nonostante il loro infinito atteggiarsi e le loro infinite finzioni, i politici non amano il popolo — di qualsiasi età. Ciò che amano è il loro stesso potere. Fanno finta di amare il popolo come un mezzo per guadagnare potere. La storia mostra ancora ed ancora che una volta che lo ottengono, le vite di milioni diventano spendibili.
Il fatto attuale è che mentre le vite dei vecchi sono di inestimabile valore, quando prese una alla volta, non sono di attuale valore per i politici ed i funzionari del governo. Infatti, dalla prospettiva dell'interesse personale dei funzionari, che considerano la terra e le persone del loro paese come proprietà personali, non esiste nessun altro scopo se non la propria — dei funzionari — glorificazione, l'esistenza degli anziani è attualmente un impedimento. Perché gli anziani consumano quantità sostanziali di risorse della collettività che i funzionari controllano, ed allo stesso tempo producono poco o niente. Se cessassero di esistere, i funzionari avrebbero risorse disponibili per metterle in altri usi che sicuramente giudicherebbero più importanti.
Oggi, ovviamente, gli anziani hanno ancora il diritto di voto, e ciò li può proteggere per un pò. Ma il governo onnipotente è chiaramente la direzione in cui ci stiamo muovendo. Ci stiamo affidando sempre di più al potere dei funzionari del governo che ci considerano come un contadino considera il proprio bestiame. Saremo in grado di vivere, in povertà e come schiavi, fintanto che saremo utili a loro. Ma quando saremo troppo vecchi, saremo lasciati a morire. Come l'articolo del Times a cui si faceva riferimento prima, saremo descritti secondo tali eufemismi avendo "scelto una gestione medica senza dialisi", ovvero, "gestione medica" senza trattamento.
Se vogliamo proteggere il valore della vita umana individuale, particolarmente in vecchia età, quando è più vulnerabile, dobbiamo invertire la direzione ed iniziare a smantellare la Previdenza Sociale e l'Assistenza Statale Medica, due istituzioni collettiviste potenzialmente mortali. Dobbiamo restituire all'individuo la responsabilità ed il potere di determinare il proprio futuro tramite il risparmio e la premeditazione. L'individuo deve avere la sua proprietà unita alla libertà di utilizzarla per il proprio benessere, come ritiene più opportuno. I funzionari del governo devono essere epurati dal processo.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
giovedì 15 dicembre 2011
Come Eliminare Previdenza Sociale ed Assistenza Statale Medica #2

[Seconda Parte.]
Qui il link alla Prima Parte.
Qui il link alla Terza Parte.
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di George Reisman
Aumentare l'Età Pensionistica della Previdenza Sociale/Assistenza Statale Medica Oltre i 70 anni e Chiudere i Programmi ai Nuovi Entranti
Il passo successivo per l'eliminazione della Previdenza Sociale/Assistenza Statale Medica sarebbe alzare le loro età pensionistiche oltre i 70 anni. Ciò potrebbe essere ottenuto da ulteriori incrementi annuali, questa volta ad un passo trimestrale ogni anno. Così, alla fine di altri 20 anni, l'età pensionistica della Previdenza Sociale/Assistenza Statale Medica sarebbe di 75 anni. A questo punto, basandoci sugli stessi dati citati in precedenza, i risparmi annuali nel costo dei benefici pensionistici della Previdenza Sociale sarebbero leggermente più del 59%, mentre i risparmi annuali per le spese dell'Assistenza Statale Medica sarebbero quasi del 31%.
Aumentare la loro età pensionistica di un ulteriore anno, in un periodo quadriennale aggiuntivo, porterebbe l'intervallo di tempo totale a 40 anni dall'iniziale implemento della riforma di eliminazione graduale. In questa disposizione delle cose, ogni persona da 36 anni in su all'inizio della riforma di eliminazione graduale impaziente di iscriversi alla Previdenza Sociale ed all'Assistenza Statale Medica sarebbe in grado di farlo fino e non oltre i 76 anni, se questo è ciò che vuole. Allo stesso tempo, se volesse essere in grado di andare in pensione all'età di 70 anni e beneficiare dei guadagni della Previdenza Sociale, tutto ciò che gli sarebbe richiesto sarebbe di fare provviste per un massimo di 6 anni tra l'età di 70 e 76 anni ad un livello uguale a quello che avrebbe precedentemente ricevuto sotto il Programma della Previdenza Sociale.
Quarant'anni è un periodo di tempo sufficiente per permettere a chiunque abbia 35 anni o meno all'inizio dell'attuazione di fare adeguate provviste per il proprio pensionamento all'età di 70 anni, o perfino all'età di 65 anni se ciò è quello che vuole. Da questo punto in poi, i programmi della Previdenza Sociale e dell'Assistenza Statale Medica sarebbero chiusi a nuovi iscritti.
In seguito, col passaggio di ogni anno, il costo dei programmi diminuirebbe regolarmente. Basandoci ancora una volta sugli stessi dati citati in precedenza, dopo 9 anni aggiuntivi, al cui tempo l'età minima di coloro che ancora ricevono la Previdenza Sociale e l'Assistenza Statale Medica sarebbe di 85 anni, il costo annuale dei programmi potrebbe ridursi rispettivamente del 88% e del 66%. Col passaggio di altri 10 anni, al cui tempo l'età minima di coloro che ancora ricevono i benefici sarebbe di 95 anni, il costo annuale della Previdenza Sociale sarebbe ridotto del 99% e quello dell'Assistenza Statale Medica di un ulteriore 16% o 17%, per una riduzione cumulativa del 82% o 83%.
L'esigua riduzione delle spese dell'Assistenza Statale Medica è la conseguenza del fatto che approssimativamente il 17% delle spese dell'Assistenza Statale Medica sono fatte a nome di persone al di sotto dei 65 anni — il 14.9% a nome di coloro che sono disabili ed il 2.1% a nome di coloro con malattie renali all'ultimo stadio, che richiedono dialisi.[1]
Propio come i pagamenti a nome degli anziani non rappresentano tutte le spese dell'Assistenza Statale Medica, così anche le spese fatte sotto il titolo della Previdenza Sociale non sono esclusivamente a beneficio dei lavoratori pensionati. Mentre le spese necessarie per fornire le entrate delle pensioni erano di 468.2$ miliardi nel 2009, c'erano spese aggiuntive di circa 89$ miliardi per l'Assicurazione Superstiti e 118.3$ miliardi per l'Assicurazione di Inabilità. Così, il totale della spesa sotto il titolo "Previdenza Sociale" era di 675.5$ miliardi.[2]
L'eliminazione completa della Previdenza Sociale e dell'Assistenza Statale Medica richiederebbe, ovviamente, anche l'eliminazione di questi aspetti dei programmi. Un possibile primo passo in questa direzione sarebbe stabilire accertamenti della fonte di reddito dei riceventi un tale aiuto insieme al ritorno di tali programmi agli Stati ed ai governi locali. Questo passo potrebbe partire nelle fasi iniziali del processo di eliminazione graduale.
L'Effetto dell'Eliminazione della Previdenza Sociale/Assistenza Statale Medica sui Salari Reali e sullo Standard di Vita Generale
Come indicato in precedenza, dall'inizio del processo di eliminazione della Previdenza Sociale/Assistenza Statale Medica, tutti quelli da 66 anni in su avrebbero l'opportunità di godersi una vita ampiamente libera dalla tassazione federale sul reddito per i guadagni derivati dall'occupazione. Tutti quelli da 66 anni in su avrebbero un'esenzione dovuta alle entrate derivate dall'impiego nell'ordine di 100,000$ l'anno, in termini di potere d'acquisto attuale, per il resto della propria vita. Quello che chiunque dovrebbe fare di più per assicurarsi questa opportunità in un dato anno sarebbe astenersi dal prendere le entrate della Previdenza Sociale in quell'anno, se avesse diritto a riceverle. Gli anni della pensione segnati da questa libertà dalla tassazione sul reddito potrebbero davvero divenire "Anni d'Oro".
In aggiunta, l'eliminazione progressiva del sistema della Previdenza Sociale/Assistenza Statale Medica opererebbe per promuovere il risparmio e l'accumulo di capitale. Il risparmio degli individui sostituirebbe regolarmente le tasse come fonte di approviggionamento per la vecchiaia. Un accumulo di capitale crescente aumenterebbe, ovviamente, la domanda di manodopera e la produttività della manodopera il che vuol dire che aumenterebbero i saggi salariali e l'offerta di beni, dove quest'ultima opererebbe per diminuire i prezzi. Così, i salari reali e lo standard generale di vita aumenterebbero. Questo aumento sarebbe continuo in quanto il tasso di accumulo di capitale sarebbe permanentemente in crescita come risultato di un maggiore risparmio ed una corrispondente maggiore concentrazione di produzione di beni capitali relativi ai beni al consumo.
Allo stesso tempo, tuttavia, nel corso dei molti anni che sarebbero richiesti affinché il fardello della Previdenza Sociale/Assistenza Statale Medica scompaia, tutte quelle persone di 35 e meno anni all'inizio del programma di eliminazione graduale, e molti dei loro figli, imparerebbero dolorosamente il significato di dover ripagare un debito nazionale. Poiché gli obblighi finanziari contratti dalla Previdenza Sociale e dall'Assistenza Statale Medica sono difatti un debito nazionale enorme. Sono un enorme debito nazionale contratto da vecchi e dagli infermi incapaci di prendersi cura di sé stessi. Le persone sono in larga misura incapaci semplicemente perché è stato promesso che il governo si fosse occupato di loro e così non sarebbe stato necessario il risparmio.
Due grandi lezioni che possono essere imparate dal disastro finanziario costituito dalla Previdenza Sociale/Assistenza Statale Medica sono che al governo dovrebbe essere proibito di contrarre un qualsiasi debito nazionale significativo e che una promessa del governo di pensioni o fornitura di assistenza medica è una categoria di debito nazionale. A tutti i livelli del governo dovrebbe essere costituzionalmente proibito contrarre quantità significative di debito oltre un breve termine, inclusi, soprattutto, tutti i tipi di obblighi legati alle pensioni.
Se tutto va bene, ci sarà un posto speciale all'Inferno per tutti i politici truffatori e tutti gli intellettuali filibustieri delle ultime generazioni che hanno accantonato all'infinito il significato dei debiti nazionali con frasi del tipo "lo dobbiamo a noi stessi" ed hanno affermato che i debiti nazionali non dovessero essere mai ripagati. Questi, ovviamente, erano gli stessi truffatori e filibustieri che hanno sempre denunciato con ignoranza il risparmio come accumulo di denaro, la causa delle depressioni e della disoccupazione di massa.
E nel caso di tutti i funzionari del governo che nel corso dei vari decenni hanno usato consapevolmente i ricavi delle tasse sulla Previdenza Sociale per finanziare l'attuale spesa del governo, questi truffatori e filibustieri sono giunti al rango di grandi criminali, colpevoli del crimine di appropriazione indebita a livelli senza precedenti in tutta la storia umana. Hanno letteralmente deviato trilioni di dollari che le persone credevano che fossero i loro risparmi, messi da parte per il loro futuro, nell'attuale spesa del governo. La spesa era per progetti desiderati da questi funzionari e designata a mantenerli in carica promuovendo l'illusione che i funzionari avessero compiuto il miracolo di fornire apparenti benefici di valore senza alcun costo corrispondente. Ovviamente, la ragione per l'apparente mancanza di costi era che i costi erano coperti dai ricavi dell'appropriazione indebita.
La Previdenza Sociale e l'Assistenza Statale Medica hanno causato un enorme deviazione di risparmi nel consumo del governo, non solo deviando i ricavi delle tasse della Previdenza Sociale e dell'Assistenza Statale Medica nell'attuale spesa del governo, ma come prima cosa, e più importante, indebolendo una delle fondamentali motivazioni per il risparmio privato e l'investimento, ovvero, il bisogno di pensare alla propria vecchiaia. Gli effetti della Previdenza Sociale e dell'Assistenza Statale Medica sono stati quelli di rimuovere l'apparente bisogno di non risparmiare molto. Senza sorpresa, nella convinzione che il governo stava ora pensando alla vecchiaia delle persone, il tasso di risparmio negli Stati Uniti è diminuito bruscamente nel corso degli anni, cadendo a zero in alcuni anni.
Il governo, ovviamente, non fa niente di ciò. L'accumulo di capitale basato su decenni di risparmi privati ed investimenti, che in una libera economia sarebbe stato la fonte della sicurezza finanziaria futura, è stata sostituito dalla sua promessa di tassare le future generazioni, mentre consuma i fondi che dovrebbero essere diretti al risparmio e all'investimento e di conseguenza all'accumulo di capitale.
Deve essere compreso che questo risparmio privato perso, questi investimenti persi ed il corrispondente accumulo di denaro sono essenziali per sostenere lo stock di capitali, senza parlare dell'aumentarlo. Ciò perché nella vecchiaia e nel pensionamento, le persone consumano la ricchezza che hanno accumulato per provvedere a questo periodo della loro vita. Se le generazioni successive non prendono parte alla costruzione delle proprie provviste per la vecchiaia ed il pensionamento, il consumo di una attuale generazione di anziani serve ad esaurire l'intero stock di capitali nel sistema economico. Dalla sua creazione nel 1935 fino ai giorni nostri, la Previdenza Sociale, rinforzata dall'Assistenza Statale Medica nel 1965, è servita sia ad indebolire la spinta delle persone a pensare alla vecchiaia ed al pensionamento mediante il risparmio, e sia ad indebolire la possibilità di risparmiare, visto che le tasse per finanziare questi programmi sono aumentate. Così sempre più risparmi e capitali accumulati in passato sono andati persi.
Si possono vedere gli effetti di questa decumulazione nell'atrofia del sistema industriale degli Stati Uniti e nel drammatico declino dei precedenti grandi centri di produzione, come Detroit, Cleveland e St. Loius. La ricchezza che una volta era presente è scomparsa, risucchiata nel vorace consumo del governo, sotto il comando di politici e funzionari ignoranti, disonesti e malvagi.
Ovviamente, la consueta spiegazione del declino del sistema industriale Americano è la competizione dei produttori stranieri che pagano salari minori. Tuttavia, la verità è che se i produttori Americani avessero avuto più capitale, sarebbero stati in grado di produrre più efficientemente ed a costi minori, pertanto controbilanciando più frequentemente i vantaggi che i produttori esteri hanno avuto grazie all'essere stati in grado di pagare salari minori. Infatti, per generazioni, i produttori americani sono stati capaci di farlo. La loro superiorità in termini di capitali investiti per lavoratore permise di controbilanciare perfino le enormi differenze tra i saggi salariali Americani ed esteri mediante una maggiore produttività dei lavoratori Americani risultante da maggiori capitali investiti.
A dire il vero, l'investimento estero ed il movimento internazionale di capitali sono diventati molto più facili sin dalla seconda metà dell'ultimo secolo rispetto alla prima metà. Ma investire in paesi esteri non riduce il capitale investito nei paesi in cui gli investitori risiedono. Al contrario, lo incrementa. Ciò perché l'investimento incrementa molto la produttività del lavoro ed il totale di quello che è prodotto nei paesi esteri, ed una grande porzione di questa produzione addizionale sono beni capitali che sono esportati nel paese degli investitori. Proprio come l'investimento negli Stati occidentali degli Stati Uniti da parte di cittadini degli Stati orientali del paese è servito ad aumentare la ricchezza presente negli Stati orientali, sulle fondamenta di beni ricevuti dagli Stati occidentali, così anche gli investimenti da parte dei cittadini Americani in posti come il Giappone e la Cina servono ad aumentare i beni capitali negli Stati Uniti, grazie al fatto che i beni capitali arrivano dal Giappone e dalla Cina. Questi beni capitali non si ritrovano solo nei componenti prodotti all'estero ed usati dai produttori Americani, ma anche nelle numerose industrie, come gli stabilimenti automobilistici costruiti da aziende Giapponesi e Coreane negli Stati Uniti. L'afflusso di capitali esteri si può ritrovare anche nel fatto che sono questi capitali esteri che finanziano in gran parte i deficit di bilancio del nostro governo spendaccione ed impediscono a questi deficit di consumare ancora più capitale precedentemente accumulato negli Stati Uniti.
Così, la causa del declino industriale dell'America non è l'investimento al di fuori del paese. Né, ovviamente, è il risultato esclusivo della Previdenza Sociale e dell'Assistenza Statale Medica, e del declino che hanno causato in particolare nel risparmio e nell'investimento.
Ci sono numerose cause addizionali per il declino economico dell'America. Tuttavia, tutte loro condividono con la Previdenza Sociale e l'Assistenza Sanitaria Medica il fatto che rappresentano esempi di interferenza del governo nel sistema economico che serve ad indebolire l'accumulo di capitale e l'aumento della produttività del lavoro. Prima e più importante tra queste cause è l'appetito senza limiti del governo per la spesa e l'espansione senza fine dei suoi poteri e delle sue attività che aumentano la spesa. La spesa addizionale è finanziata per larga parte da incrementi arbitrari nell'offerta di denaro, ovvero, inflazione, e dalla politica strettamente connessa di espansione del credito e del suo conseguente spreco di capitale. Insieme all'inflazione e all'espansione del credito, c'è la confisca operata dalla tassazione dei redditi che altrimenti sarebbero stati risparmiati ed investiti, più di tutto, profitti, interessi, dividendi e guadagni sul capitale, come anche le imposte sulle successioni, che sono tasse sul capitale già accumulato. In aggiunta, c'è la concessione di privilegi di monopolio ai sindacati ed a tutte le altre interferenze del governo che arbitrariamente servono ad aumentare i costi di produzione ed a ridurre la produzione per unità, nella misura in cui la produzione viene ridotta lo è anche la produzione di beni capitali.[3]
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
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Note
[1] Consultare Medpac, ibid., p. 33 (Grafico 2-1).
[2] Consultare Annual Statistical Supplement to the Social Security Bulletin, 2010, p. 1.
[3] Per un'elaborazione di quest'ultimo punto, consultare "The Undermining of Capital Accumulation and Real Wages by Government Intervention," pp. 636–639 dell'autore di Capitalism: A Treatise on Economics (Ottawa, Illinois: Jameson Books, 1996).[Scarica il PDF]
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Come Eliminare Previdenza Sociale ed Assistenza Statale Medica #1
Sempre al centro di enormi polemiche, questi due sistemi porteranno al camposanto l'attuale welfare state. La soluzione è chiara: per evitare ulteriori danni ci deve essere un piano che risparmi dolore alla maggior parte delle persone. E' chiaro che Previdenza Sociale ed Assistenza Statale Medica devono essere aboliti, e le persone dovrebbero scegliere i propri programmi in cui investire e pianificare i propri anni di pensionamento; ma come? Questo saggio ci offre una via di fuga da questi due grandi schemi Ponzi. Inoltre, c'è da aggiungere che lungo tale idea dovrebbero essere eliminate anche quelle ostruzioni che rendono difficoltoso l'impiego (come le leggi sul salario minimo e gli indennizzi di disoccupazione). In questo modo non ci sarebbe bisogno di unlteriori spese (come ci vorrebbe far credere il "giovane" Galbraith), e la disoccupazione sparirebbe abbastanza presto. Infatti, è la produzione, non il consumo, che stimola l'economia.[Prima Parte di Tre.]
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di George Reisman
Le spese per i programmi della Previdenza Sociale e di Assistenza Statale Medica rappresentano circa un terzo della spesa federale totale.[1] E' ovvio che qualsiasi grande riduzione nella spesa del governo richiede grandi riduzioni nella spesa di questi programmi. Sfortunatamente, la Previdenza Sociale e l'Assistenza Statale Medica sono generalmente considerate come sacre ed intoccabili, con il risultato che poche se non alcune proposte sono stata avanzate affinché si riducesse pesantemente la spesa che comportano.[2]
Ad oggi, l'età in cui i pieni — "normali" — benefici della Previdenza Sociale possono essere ottenuti, date le migliori aspettative di vita degli individui ed i contributi al sistema fino a quel momento, è 66 anni. Ciò rappresenta un incremento di 1 anno dell'età in vigore dall'inizio del sistema fino al 2003, dove fu incrementata di 2 mesi, raggiungendo 66 dopo una serie di ulteriori 5 incrementi bimestrali negli anni che andarono dal 2004 al 2008. A partire dal 2021, il pensionamento per beneficiare del programma è progettato per aumentare con una seconda serie di incrementi bimestrali, finché non sarà raggiunta l'età pensionistica di 67 anni nel 2027.
Dall'inizio del sistema, e progettato a continuare indefinitamente, è stato possibile scegliere di ricevere i benefici della Previdenza Sociale iniziando dall'età di 62 anni, sebbene ad un tasso ridotto. Questo tasso è attualmente il 75% dell'ammontare totale dei benefici, giù dal 80% quando l'età pensionistica per beneficiare del programma era di 65 anni, ed è progettata che diminuisca al 70% quando l'età pensionistica per beneficiare del programma aumenterà a 67 anni. Continuando a lavorare e posticipando il ricevimento dei benefici all'età di 70 anni, è possibile ottenere benefici premio che sono attualmente, per i pensionati del 2011, il 32% più alti rispetto alla quantità "totale" dei benefici. Questo premio è progettato per diminuire del 24% quando l'età pensionistica per ricevere i completi benefici aumenterà a 67 anni.
L'età per iscriversi all'Assistenza Statale Medica è ancora 65 anni e, sotto le leggi vigenti, non è programmata per aumentare. Infatti, l'iscrizione ad una qualsiasi età successiva è frequentemente penalizzata.
Il sistema della Previdenza Sociale, insieme all'Assistenza Statale Medica, potrebbe essere eliminato mediante i seguenti passi, ognuno dei quali risulterebbe in sostanziali risparmi sui costi. Primo, a seguito di un periodo di circa due o tre anni, per fornire sufficiente avvertimento e tempo per l'aggiustamento, ci dovrebbe essere un incremento graduale fino all'età di 70 anni dove gli individui hanno diritto a ricevere i pieni benefici della Previdenza Sociale e dell'Assistenza Statale Medica. Nello stesso periodo, i pre-benefici dell'età pensionistica per la Previdenza Sociale dovrebbero essere spostati da 62 a 66 anni.
Gli incrementi nell'età potrebbero avere luogo in aumenti semestrali per un periodo di 8 anni, con l'eccezione di un incremento iniziale di 1½ anni nel caso dell'Assistenza Statale Medica. Così, supponendo che la riforma che sto proponendo sarebbe implementata prima del 2021 con l'età pensionistica della Previdenza Sociale ancora a 66 anni, nel primo anno della sua attuazione l'età di pre-pensionamento della Previdenza Sociale sarebbe alzata a 62½ anni, mentre l'età pensionistica per i pieni benifici, insieme a quella dell'Assistenza Statale Medica, sarebbe aumentata a 66½ anni. Nel secondo anno, le rispettive età pensionistiche si posizionerebbero a 63 anni e 67 anni. E continuerebbe così, anno dopo anno, per un incremento totale di 4 anni su un periodo di 8 anni.
In questo periodo, oltre agli aggiustamenti per gli incrementi nell'indice dei prezzi al consumo, i benefici pensionistici rimarrebbero invariati mentre aumenterebbero le rispettive età a cui potrebbero essere ottenuti. Così, alla fine del processo, gli individui che ricevono benefici pre-pensionistici all'età di 66 anni non riceverebbero maggiori benefici rispetto agli individui che li hanno ottenuti in precedenza a 62 anni. Allo stesso modo, gli individui all'età di 70 anni non riceverebbero pieni benefici maggiori rispetto agli individui che li hanno ricevuti all'età di 66 anni, prima che il processo di riforma iniziasse.
Così, quando completato dopo 8 anni, l'effetto di questa fase della riforma sarebbe una sotanziale riduzione sia nel numero delle persone riceventi i benefici della Previdenza Sociale e dell'Assistenza Sociale sia nei benefici medi pro-capite ricevuti da coloro che sono rimasti nel programma della Previdenza Sociale. I membri del gruppo d'età tra i 65 ed i 69 anni non riceverebbero più i benefici dell'Assistenza Statale Medica. I membri del gruppo d'età tra 62 ed i 65 anni non riceverebbero più la Preveidenza Sociale. I membri del gruppo d'età tra i 66 ed i 69 anni iscritti al programma in quel periodo, riceverebbero benefici del 25% in meno rispetto ai loro predecessori, prima che inizi la riforma, perché come i benefici pre-pensionistici iniziati all'età di 62 anni sono stati del 25% in meno rispetto ai pieni benefici che iniziano all'età di 66 anni, così ora i benefici pre-pensionistici che iniziano all'età di 66 anni sarebbero del 25% in meno rispetto ai pieni benefici che iniziano all'età di 70 anni. Infatti, la riduzione nei benefici del gruppo d'età tra i 66 ed i 69 anni sarebbe ulteriormente incrementata dal fatto che non tratterrebbero più qualsiasi premio per il pensionamento dopo i 66 anni. L'eliminazione dei benefici premio funzionerebbe infine per ridurre i benefici aggregati di tutti i gruppi d'età successivi, in quanto anche loro infine non rifletterebbero più l'incorporamento dei benefici premio a nessuno.
Come per il Dicembre 2009, dei circa 33.5 milioni di persone riceventi i benefici pensionistici della Previdenza Sociale, approssimativamente 4.4 milioni, o all'incirca il 13%, erano nel gruppo d'età tra i 62 ed i 65 anni. Questo gruppo ha ricevuto benefici pensionistici di 54.7 miliardi, che rappresentano circa l'11.7% dell'aggregato dei benefici pensionistici della Previdenza Sociale per un ammontare di 486.2$ pagati nel 2009.[3] Non è irragionevole supporre che la chiusura della Previdnza Sociale ai nuovi iscritti nel gruppo d'età tra i 62 ed i 65 anni otterrebbe riduzioni percentuali paragonabili al numero di persone riceventi i benefici pensionistici della Previdenza Sociale ed al costo generale del programma. A ciò deve essere aggiunto l'effetto della riduzione del 25% nei benefici del gruppo d'età tra i 66 ed i 69 anni più l'effetto dell'eliminazione dei premi per il pensionamento ritardato.
Basata sui benefici della Previdenza Sociale pagati ai membri dei gruppi d'età 62-65 anni e 66-69 anni nel 2009 in relazione ai benefici pensionistici totali della Previdenza Sociale in quell'anno, la riduzione generale risultante nel costo di tali benefici può essere stimata a circa il 18%. I benefici pagati ai membri del gruppo d'età 66-69 anni erano di 116.9$ miliardi, circa il 25% del totale. Una riduzione del 25% in questi benefici rappresenta una riduzione del 6.25% nei benefici generali. Così, la riduzione totale nei benefici è la somma del 11.7%, la porzione delle entrate pensionistiche della Previdenza Sociale precedentemente ricevuta dai membri del gruppo d'età 62-65 anni, più il 6.25%, ovvero, approssimativamente il 18% in tutto. Questa percentuale è la misura della riduzione del costo annuale della Previdenza Sociale che ci si può aspettare alla fine degli 8 anni.
Basati su dati forniti dal Medicare Payment Advisory Commission (Medpac), i risparmi nei costi dell'Assistenza Statale Medica che risulterebbero da un aumento dell'idoneità da 65 a 70 anni possono essere stimati a circa il 15% della spesa dell'Assistenza Statale Medica.[4]
Il Secondo Passo per l'Eliminazione della Previdenza Sociale
Il secondo passo per l'eliminazione della Previdenza Sociale sarebbe l'eliminazione della categoria del pre-pensionamento. Ciò potrebbe essere ottenuto incrementando l'età pre-pensionistica con un'ulteriore serie di 8 incrementi semestrali, che la porterebbero a coincidere con l'ormai stabilita età pensionistica dei pieni benefici, ovvero a 70 anni. Basandoci sui dati dal 2009, ciò risulterebbe in un taglio del costo della Previdenza Sociale di un ulteriore 18.75%, aumentando il risparmio sui costi, alla fine del sedicesimo anno, di quasi il 37% l'anno.
Risarcimento per la Perdita dei Benefici della Previdenza Sociale e dell'Assistenza Statale Medica
Per quanto riguarda il risarcimento per la perdita dei benefici della Previdenza Sociale e dell'Assistenza Statale Medica, gli individui nel gruppo d'età 66-69 anni che rimangono a lavorare, e molti di loro ora dovrebbero farlo, sarebbero esentati dal pagare le imposte federali sul reddito per un'ammontare uguale alle entrate che devono pagare in tasse per la Previdenza Sociale (quest'ammontare è attualmente 106,800$). Questi individui sarebbero anche esentati dal pagare le tasse sulla Previdenza Sociale, inclusi i contribuiti del datore di lavoro da parte di coloro che erano lavoratori indipendenti.
Le esenzioni per gli incrementi sarebbero aggiustate all'indice dei prezzi al consumo e sarebbero automaticamente estese alle età più vecchie come l'età pensionistica avanzata della Previdenza Sociale/Assistenza Statale Medica oltre i 70 anni. Infatti, proprio all'inizio della riforma le esenzioni si applicherebbero a tutti gli individui di 66 o più anni aventi diritto ai benefici pensionistici della Previdenza Sociale i quali si sono astenuti dal prenderli in qualsiasi altro anno. Per esempio, anche nel primo anno della riforma, qualcuno di 75 o 80 anni, che non abbia accettato quei benefici in quell'anno, riceverebbe esenzioni erariali per quell'anno.
Dovrebbe essere compreso che queste esenzioni delle imposte federali sul reddito si applicherebbero alle entrate che per la maggior parte non sarebbero altrimenti esistite, con il risultato che il governo non incorrerebbe in nessuna perdita significativa delle entrate. Infatti, milioni di persone di sessant'anni ancora occupate e fuori dalla Previdenza Sociale e dall'Assistenza Statale Medica non solo sarebbero una grande riduzione nella spesa del governo per la Previdenza Sociale e per l'Assistenza Statale Medica, ma anche un sostanziale aumento per le entrate erariali del governo.
L'aumento delle entrate erariali avverrebbe perché le persone nella parentesi d'età 62-69 anni, ora vantaggiosamente impiegate invece di essere a carico della Previdenza Sociale e dell'Assistenza Statale Medica, pagherebbero di più sottoforma di tasse sulle vendite, accise e tasse sulla proprietà, poiché avrebbero entrate maggiori e la possibilità di spenderle rispetto a quanto avrebbero ricevuto dalla Previdenza Sociale. E pagherebbero inoltre di più sottoforma di imposte sul reddito statali e locali. Per esempio, invece di ricevere 10,000$ o 20,000$ l'anno in entrate dalla Previdenza Sociale, uno guadagnerebbe 20,000$ o 30,000$ oppure di più in entrate dal suo lavoro. Il governo federale risparmierebbe 10,000$ o 20,000$ in spese della Previdenza Sociale (in aggiunta alle spese più o meno considerevoli dell'Assistenza Statale Medica) e, in più, Stati e governi locali raccoglierebbero entrate erariali significativamente addizionali dalle spese delle nuove entrate dell'occupazione.
Deve essere sottolineato qui che l'eliminazione graduale dei programmi della Previdenza Sociale e dell'Assistenza Statale Medica, o l'impiego di qualsiasi altra misura che sarebbe accompagnata da un aumento del numero di persone in cerca d'impiego, richiede un intensificarsi degli sforzi per abolire o limitare per quanto possibile le leggi sul salario minimo e pro-sindacati. Ciò è necessario in modo da rendere possibile al grande numero di persone in cerca di lavoro di trovare occupazione. Le scale degli stipendi dei sindacati ed il salario minimo imposto dal governo operano per impedire questa situazione mantenendo i saggi salariali arbitrariamente e coercitivamente al di sopra i tassi del libero mercato, mantenendo pertanto la quantità di lavoro richiesto al di sotto dell'offerta disponibile.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
Link alla Seconda Parte.
Link alla Terza Parte.
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Note
[1] Nell'anno fiscale 2012, si stima che le spese della Previdenza Sociale saranno di $761 miliardi, mentre si stima che quelle per l'Assistenza Statale Medica saranno di $468 miliardi. Si stima che nel 2012 la spesa totale del governo federale sarà di $3,699 miliardi. Fonte: Fiscal Year 2012, Budget of the US Government (Washington, DC: US Government Printing Office, 2011), p. 174 (Tabella S-3).[Scarica il PDF]
[2] Un'eccezione potrebbe essere la proposta sul budget attualmente in sviluppo da un numero di Repubblicani membri della Camera dei Rappresentanti, che secondo i resoconti cercano di ridurre la spesa del governo federale di $4 biliardi in un periodo di 10 anni, in larga parte sostituendo direttamente la spesa federale per l'Assistenza Statale Medica con sussidi federali per l'acquisto di un'assicurazione medica privata. (Consultate The Wall Street Journal, 4 Aprile, 2011, p. 1)
[3] Fonte: Annual Statistical Supplement to the Social Security Bulletin, 2010, p. 228 (Tabella 5.A1.1).
[4] Si veda Medpac, June 2010 Data Book, Healthcare Spending and the Medicare Program, p. 34 (Grafico 2-2. Medicare enrollment and spending by age-group, 2006).[Scarica il PDF] Questo grafico mostra che quasi il 31% della spesa dell'Assistenza Statale Medica è per conto del gruppo d'età 64-74 anni. Allo stesso tempo, i Dati della Previdenza Sociale mostrano che il sottogruppo 65–69 anni rappresenta il 55% rispetto al più ampio gruppo d'età. La maggiore proporzione delle persone nel sottogruppo più giovane compensa per larga parte le spese più alte pro-capite del sottogruppo più vecchio e suggerisce la possibilità di una riduzione dei costi indicata.
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venerdì 24 dicembre 2010
Boom-Bust nel microcosmo
Questo articolo sarebbe dovuto essere la parte finale del precedente, ma ho preferito tagliarlo. Invece il commento di Alberto nel precedente articolo mi ha convinto a postarlo; in sostanza è un'ottima spiegazione dei cicli boom/bust causati dal prosperare su una ricchezza fasulla ed dall'accumulare debiti che difficilmente saranno ripagati. Il nostro passato economico, il nostro presente economico ed il nostro futuro economico se non si deciderà di ragionare sui problemi, invece che delegarli a chicchessia._______________________________________________
di George Reisman
Le caratteristiche essenziali del ciclo economico di boom-bust possono essere comprese vedendole attraverso le circostanze finanziarie di un singolo individuo.
Quindi si immagini che una persona comune ha badato alla sua esistenza vivendo più o meno dei propri mezzi. Un giorno riceve una lettera da una grande banca. La lettera lo informa che è l'unico erede di un lontano parente che possedeva una fortuna sostanziosa e che dovrebbe andare nell'ufficio principale della banca della sua città per firmare i documenti necessari e ricevere tutte le necessarie autorizzazioni per disporre d'ora in poi di questa fortuna secondo come ritenga più giusto. Naturalmente egli immediatamente va dentro e prende possesso della sua nuova fortuna.
Se la fortuna in questione sia di 100$ milioni o 10$ milioni, è certo che avrà un grande impatto sulla sua esistenza da questo momento in avanti. Poichè essa gli aprirà nuovi mondi consentendogli ora di affrontare la spesa di cose che non aveva mai potuto nemmeno sognare di comprare prima. Si sarebbe potuto permettere una nuova casa, forse una villa. Avrebbe potuto comprarsi un nuovo guardaroba, viaggiare per il mondo, scaricare qualsiasi lavoro che attualmente aveva e che non amava.
Se è in affari, può espandere la sua azienda in grandi modi. Se non è in affari, può far partire un'azienda di grandezze significative. E può permettersi di investire e speculare in borsa e nel mercato immobiliare, poichè la sua nuova ricchezza gli rende possibile non avere paura di perdite per centinaia o migliaia di dollari; difatti, sembra che ora possa permettersi anche di perdere milioni di dollari e sarebbe ancora ricco.
Questo è il periodo di boom per un'individuo. La sua vita è facile. Può fare molte più cose di quelle che era in grado di fare prima. E le sue prospettive appaiono senza limiti. Per il resto della sua vita, guarderà indietro a queto periodo con la più grande amorevolezza e desidererà ardentemente riviverlo. Sono "i bei tempi".
Il Bust
Ciò che pone fine alla facilità di vita del nostro individuo è una seconda lettera. Questa lettera spiega che ora è stato appurato che il parente ha ottenuto quella fortuna, che egli ha ricevuto, tramite mezzi criminali. Così la fortuna non apparteneva de facto a quel parente e perciò non potrebbe essere passata da lui a nessun altro.
Quindi la banca conclude che il nostro individuo è obbligato a riportare la fortuna. Di conseguenza tutti i suoi conti con la banca in questione sono stati congelati, delle ingiunzioni gli proibiscono di spendere altro denaro di quella eredità che lui aveva pensato di possedere ed è richiesto il ritorno di qualsiasi cosa sia rimasta.
Il nostro individuo si trova ora sepolto sotto una montagna di debiti che non può ripagare. Deve vendere la sua casa o la villa a molto meno di quanto l'aveva pagata (se per nessun'altra ragione, ciò renderà probabilmente il caso semplice visto il pagamento di tariffe di mediazione e l'inabilità di aspettare per molto il giusto compratore). Deve vendere i vestiti e molti altri beni che aveva comprato, che probabilmente gli renderanno solo a prezzi molto bassi. Tutto quello che aveva speso per viaggiare sarà stata una totale perdita, come lo saranno le sue spese su molte altre forme di consumi lussuosi. Lo stesso per i suoi investimenti, potrebbero essere proficui o meno. Tuttavia data la sua mancanza di grande successo finanziario precedentemente il ricevimento dell'eredità, è più probabile che essi siano stati non proficui.
Il risultato di tutto ciò è che il ricevimento dell' "eredità" si è rivelato essere una catastrofe finanziaria per il nostro individuo. Fare massicci acquisti nella convinzione sbagliata secondo cui possedeva una fortuna, quando in realtà non era così, lo ha portato a vivere oltre i suoi mezzi e sperperare molta o tutta la ricchezza che aveva prima di ottenere l' "eredità".
Boom-Bust nell'Economia più Ampia
Il motivo dei boom-bust nell'economia più ampia è essenzialmente simile a quello che è stato descritto nel caso di questo individuo. In entrambi i casi il boom è caratterizzato dalla comparsa di una nuova e grande ricchezza che di fatto non esiste. Il bust è la conseguenza dell'atteggiamento economico ispirato dall'illusione di ricchezza.
Nel ciclo boom-bust dell'economia più ampia, l'illusoria ricchezza non prende la forma di false eredità ma di credito bancario cartaceo creato di recente che è confuso con il capitale reale, la ricchezza fisica. Su istigazione e con il supporto della Federal Reserve, nel più recente boom le banche hanno creato diversi trilioni di dollari di nuovo ed addizionale denaro, il quale è stato prestato. Sulla base di questo capitale fittizio è stato fatto procedere il sistema economico, sebbene in corrispondenza è stata creata nuova ed addizionale ricchezza fisica. Il risultato, tra le altre cose, è stata la costruzione di all'incirca di tre milioni di nuove case per cui le persone non potevano pagare.
In realtà il capitale effettivamente disponibile nel boom è insufficiente per sostenere i progetti che sono stati portati avanti sulla base dell'espanzione del credito. Invece di creare nuovo ed addizionale capitale, l'espansione del credito serve a portare su i saggi salariali ed i prezzi dei beni capitali. Ciò riduce il potere d'acquisto dei capitali. Infine crea una situazione in cui quelli che normalmente sarebbero stati in una posizione di prestare denaro scoprono che non possono farlo, oppure che non possono prestare altrettanto, perchè hanno bisogno dei fondi per finanziare le loro operazioni interne che ora devono essere portate avanti a saggi salariali più alti ed a prezzi di beni capitali più alti. Allo stesso tempo, per la stessa ragione, i debitori scoprono che i fondi che hanno preso in prestito sono insufficienti. Così i debitori hanno bisogno di più denaro mentre i prestotori possono prestare solo di meno. Il risultato è una "crisi finanziaria", in cui le imprese vanno in bancarotta per mancanza di fondi.
Nella fase di boom sono stati accumulati debiti massicci. Appena questi debiti diventano impagabili, il capitale delle società che hanno prestato i fondi è di conseguenza ridotto. Nel processo il capitale delle banche che hanno creato il nuovo ed addizionale credito può essere spazzato via, creando un potenziale assalto agli sportelli ed un'effettiva riduzione nella quantità di denaro nel sistema economico. Il solo spettro di tali eventi crea un maggiore aumento nella domanda di denaro a disposizione, con il risultato che la spesa nel sistema economico inizia a diminuire anche senza un'effettivo crollo nella quantità di denaro.
La conclusione che può essere tratta è che la chiave per evitare i "bust" è evitare l'espansione del credito ed i "boom" che la causano. I boom non sono periodi di prosperità ma di sperperamento di ricchezza. Più a lungo durano, peggiore è la devastazione che ne segue.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
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