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giovedì 30 ottobre 2025

Mining di Bitcoin e banane islandesi

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato fuori controllo negli ultimi quattro anni in particolare. Questa una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Joakim Book

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/mining-di-bitcoin-e-banane-islandesi)

In una sconsiderata strategia di marketing ecologico per il suo Paese, il primo ministro islandese, Katrín Jakobsdóttir, ha dichiarato al Financial Times a fine marzo che la sua isola nel mezzo dell'Atlantico dovrebbe usare la sua abbondante energia non per il mining di Bitcoin ma per... coltivare mais (!).

Elogiando la sovranità alimentare in un mondo costellato da crisi energetiche, catene di approvvigionamento sconquassate e guerre, ha ampliato il suo spunto di discussione sull'attualità affermando che “Bitcoin è un problema mondiale”, che “i data center in Islanda utilizzano una quota significativa della nostra energia verde” e che, secondo un nuovo piano energetico per il futuro, Bitcoin non ne avrebbe avuto alcun ruolo.

Dalle dichiarazioni della signora Jakobsdóttir possiamo imparare molto su commercio, energia, agricoltura, mining di Bitcoin e ostentazione politica, quindi approfondiamo.

Innanzitutto se non avete capito cosa fa Bitcoin, come le macchine per il mining (“ASIC”) proteggono la rete o perché è importante per il mondo, qualsiasi energia consumata dai suoi computer, dalle sue macchine per il mining o dai suoi wallet hardware vi sembrerà uno spreco. Ma questo non è il punto: le democrazie liberali occidentali non allocano l'elettricità in base ai casi d'uso che i loro attuali funzionari pubblici ritengono utili, ma lasciano che i singoli individui paghino per le necessità che loro ritengono preziose. Pensate a tutte quelle abbuffate di Netflix, ai videogiochi o alle decorazioni natalizie, che consumano tutte quantità di elettricità simili a quelle del mining globale di Bitcoin.

In secondo luogo l'elettricità totale utilizzata dai data center in Islanda (solo alcuni di essi fanno mining) è stata di 1.169 GWh nel 2021, circa il 6% del consumo totale del Paese, ovvero poco più del consumo di tutte le famiglie messe insieme. Tale consumo è completamente sminuito dall'elefante energetico nella stanza: l'industria dell'alluminio. Circa due terzi dell'elettricità nazionale (ovvero 12.454 GWh, ovvero 11 volte il consumo totale dei data center, ovvero circa il 20% del consumo energetico totale, quest'ultimo dato include anche il riscaldamento e la benzina) viene utilizzato per trasformare la bauxite importata in alluminio destinato all'esportazione. È un'attività piuttosto redditizia. Le tre fonderie di alluminio del Paese contribuiscono all'economia islandese quasi quanto il settore turistico, molto più noto e pubblicizzato.

È anche per questo che Daníel Jónsson, amministratore delegato di GreenBlocks, un'azienda di mining, ha aperto il suo editoriale sul quotidiano islandese Visir criticando la Jakobsdóttir con la proposta di una centrale idroelettrica in Etiopia. L'energia e l'elettricità inutilizzate sono una calamita per i miner di Bitcoin, poiché prendono l'elettricità che non può essere prontamente utilizzata per altri scopi e la trasformano in una delle risorse più liquide e trasferibili a livello mondiale.

Jónsson osserva che il principio “non è poi così diverso dal percorso intrapreso dall'Islanda negli anni '60, quando [gli islandesi] decisero di costruire centrali elettriche ed esportare elettricità [...] per l'industria dell'alluminio”. Sebbene gli islandesi abbiano molto da dire sugli impianti geotermici e sulle dighe fluviali, è innegabile che il popolo islandese viva bene anche grazie al successo dell'esportazione di elettricità.

Il mining di Bitcoin è solo un altro modo per fare la stessa cosa: trasformare l'energia intrappolata, con pochi usi alternativi, in qualcosa che il resto del mondo desidera avere.

In terzo luogo, il mais?! Davvero?! La mentalità da pianificazione centralizzata coinvolta qui è sorprendente. A 64 gradi nord in un paesaggio aspro con poche superfici pianeggianti o terreni coltivabili come invece negli infiniti campi di mais del Midwest, dove per otto mesi all'anno non cresce altro che ghiacciai e cumuli di neve, dove le risorse naturali più abbondanti sono pesci, cascate e calore geotermico, si vuole coltivare mais?

Certo, proprio come le stampanti di banconote infinite possono permettere a qualsiasi azienda, organizzazione o governo di sopravvivere, l'elettricità infinita può far accadere la maggior parte delle cose. Di conseguenza in Islanda si può coltivare di tutto, compresi i pomodori locali – che invadono i negozi di Reykjavík – e fichi, arance e banane – che crescono invece in una serra gestita da un'università a un'ora dalla città (a quanto pare in Islanda si coltivano banane dagli anni '50, anche se non sono mai diventate commercialmente redditizie poiché la scarsa luce solare, anche integrata con quella artificiale, fa maturare una pianta di banana in circa due anni rispetto ai pochi mesi necessari in Sud America o in Africa).

In quarto luogo il valore economico del commercio. Nel suo libro, The Myth of the Rational Voter, l'economista Bryan Caplan della George Mason University documenta come una delle differenze tra la popolazione e gli economisti sia il grado di esitazione nell'interagire con gli stranieri, in particolare per quanto riguarda il valore del commercio estero. Mentre gli economisti, alla lavagna, iniziano a blaterare di Ricardo o del vantaggio comparato, i cittadini comuni tendono a pensare a localismo, perdita di posti di lavoro e delocalizzazione.

Forse la popolazione di un Paese, affamata di banane, potrebbe essere meglio rifornita coltivandole utilizzando abbondante elettricità locale, anche se il clima e la scarsa insolazione invernale non sono adatti. Oppure si potrebbe ottenere frutta in quantità maggiore, più economica e di migliore qualità acquistando bauxite dall'estero, investendovi due terzi dell'elettricità nazionale, trasportando all'estero l'alluminio risultante e infine facendo tornare altre navi e aerei con banane e pomodori freschi.

I giornalisti del Financial Times hanno aggiunto con naturalezza che “l'Islanda produce la maggior parte dei prodotti animali che consuma, ma solo l'1% dei suoi cereali e il 43% delle sue verdure”, come se queste fossero statistiche in qualche modo rilevanti. Lo stesso si può dire di una città o di una famiglia (“[...] produce solo circa l'1% del suo consumo alimentare e il 5% delle sue verdure, in gran parte dal suo orto estivo”); non hanno alcun significato economico.

Prendiamo ad esempio New York City. Nonostante i numerosi orti comunitari e gli sforzi considerevoli compiuti negli ultimi anni dalle autorità per sostenere i prodotti locali in città, possiamo tranquillamente supporre che solo una miseria del cibo consumato ogni giorno a Manhattan venga coltivata lì. Nessuna persona sana di mente pensa che questo sia un problema. In economie integrate e monetarie con facile accesso ai trasporti e al commercio internazionale, queste cose non contano più.

Il sistema economico è controintuitivo in questo senso: ciò che a un osservatore superficiale può sembrare una follia assoluta, può avere perfettamente senso. È meglio coltivare le mele localmente o farsele spedire dalla Nuova Zelanda? L'Islanda dovrebbe coltivare banane, fichi e mais, o utilizzare l'energia per fornire circa il 2% dell'alluminio mondiale?

Nonostante la “disastrosa” carenza di produzione agricola dell'Islanda, il Paese è ben fornito di cereali e ortaggi tutto l'anno, proprio come agli abitanti di New York non mancano frutta e verdura fresche. L'idea risale ai dibattiti sulle Corn Laws del 1800 e, dopo la vittoria del libero scambio, la Britannia ha esplicitamente fatto affidamento sugli stranieri per il suo sostentamento. Un gran bell'affare.

Utilizzando calcoli economici e profitti/perdite derivanti dal sistema dei prezzi, possiamo trovare la risposta a queste domande: se un'azienda o un'attività realizza un profitto è la conferma che il prodotto è stato valutato positivamente dai consumatori rispetto a ciò che è stato impiegato per realizzarlo.

Ma forse possiamo fare entrambe le cose? Un computer ASIC è poco più di una rumorosa stufa dotata di alcuni processi di hashing, i quali convertono quasi tutta l'elettricità consumata in calore. Se i funzionari pubblici islandesi volessero coltivare più pomodori, banane, o mais utilizzando l'elettricità verde di cui la loro terra è così benedetta, potrebbero semplicemente piazzare qualche ASIC nelle loro serre.

Immaginate: potreste acquistare verdure islandesi coltivate localmente e proteggere la più grande rete monetaria digitale del mondo. Forse la coinbase guadagnata da miner Bitcoin potrebbe pagare uno staff di ricerca proprio su Bitcoin presso l'ufficio del Primo Ministro islandese.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 22 maggio 2024

L’anarchia non è né caos né difficile da trovare

Vorrei portare un ulteriore esempio a supporto di quelli che verranno presentati nell'articolo di oggi. In una società libera i problemi verrebbero risolti dal mercato, questo è il messaggio di base del libro “Against the State” di Lew Rockwell. Visto che a oggi, grazie a una subdola macchina di propaganda, il razzismo è sulla bocca di tutti, si sostiene comunemente che tale problema dilagherebbe in una società priva di regolamentazione statale. Tranne nei casi in cui la legge vieta alle persone di interagire tra loro, il mercato tende sempre a diffondere un sentimento di pace senza costringere né vietare gli scambi. Ciò non significa che non ci sarebbero razzisti in una società libera, ma che non avrebbero il potere di impedire ad altre persone di effettuare scambi tra loro. Un razzista può rifiutarsi di commerciare, ma non può costringere gli altri. Il fatto che il razzismo non sia in grado di proliferare senza la mano dello stato, spiega perché i sistemi di apartheid furono propagati non dall’odio ma da un sistema di leggi basato sulla razza spalleggiato dalla forza statale. La segregazione razziale in quei sistemi era un requisito legale, non un movimento organico diffuso dagli odiatori. L’idea che oggi anima i “crimini d’odio”, ovvero che la loro proliferazione è una minaccia dalla quale solo lo stato può proteggerci, è solamente l’ennesima strategia per massimizzare il potere statale. Come scrive lo stesso Rockwell: “Invece di affidare la nostra protezione a uno stato predatore, perché non fare affidamento sulla cooperazione pacifica in un libero mercato? [...] Lo Stato per sua natura non può essere giusto e se quindi è la giustizia quella che si va cercando bisogna fare a meno dello Stato e di tutte le istituzioni a esso collegate”.

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di Andreas Granath

Nel linguaggio comune, e forse in qualsiasi dizionario, anarchia è sinonimo di caos e disordine. Ciò potrebbe non sorprendere dal momento che gli anarchici di sinistra hanno lavorato duramente per distruggere la reputazione del concetto stesso.

In quanto ex-statalista condividevo questa visione dell’anarchia: una distopia caotica. Ma, come ho imparato nel corso degli anni, è l'esatto opposto. Tuttavia questa consapevolezza può essere raggiunta solo osservando le cose logicamente.


Definire l'anarchia

La parola anarchia deriva dal greco antico e significa “senza sovrano o autorità”. Nel definire l’anarchia è fondamentale definire il ruolo di un governante. Gli anarchici di sinistra si oppongono alle gerarchie naturali, alla proprietà privata e al governo. Secondo la loro logica, un governante è qualcuno che possiede proprietà privata, ricopre una posizione manageriale, o è un funzionario governativo.

Dall’altro lato, invece, chi obbliga qualcun altro a condividere i suoi mezzi di produzione non sarebbe considerato un governante. Quindi questa visione dell’anarchia è incoerente e contraddittoria. Detto questo, dobbiamo esaminare una filosofia politica più coerente: l’anarcocapitalismo, una filosofia politica anarchica di destra.

Essa definisce un governante in modo libertario, come qualcuno che usa la violenza o la minaccia di essa per controllare gli altri. Ciò si deduce dall’assioma libertario dell’autoproprietà come diritto naturale. Dal punto di vista logico questo diritto dev'essere esteso anche al possesso di beni.

Ora che abbiamo una visione logica e coerente di un sovrano, possiamo definire l’anarchia. È una relazione sociale tra persone basata sull'assenza di coercizione attraverso la violenza o la minaccia di essa. A rigor di termini, l’anarchia è la cooperazione sociale volontaria tra individui dotati di proprietà personale e i loro beni privati.


Trovare l'anarchia

Il tipico statalista chiederà quasi sempre a un anarchico di indicare un momento e un luogo specifici in cui l’anarchia abbia funzionato. A questo proposito il tipico anarchico (di destra) indicherà molto spesso il Commonwealth islandese, o la Repubblica di Cospaia. Sebbene questi siano ottimi esempi di società più grandi e ben funzionanti, vi mostrerò molti altri esempi.

L’anarchia, che è una relazione interpersonale tra individui senza violenza o minaccia di essa, può essere trovata ovunque. Osservando le cose in una microprospettiva, scopriamo che le relazioni anarchiche sono più comuni delle relazioni non anarchiche.

La maggior parte delle persone hanno relazioni anarchiche tra loro: si scambiano quotidianamente beni, servizi, idee, informazioni, amore e molte altre cose preziose. In altre parole, il valore viene scambiato con altro valore volontariamente.

Su questo principio di scambio di valore costruiamo famiglie, società, imprese e altri gruppi. Sebbene all’interno delle società più piccole vi sia anarchia, esiste ancora una relazione non anarchica con lo stato. La maggior parte delle persone non riesce a vederlo perché non può esserci una relazione interpersonale con un individuo e un collettivo assente. Questo perché solo gli individui agiscono e interagiscono.

Così lo stato si nasconde e si mimetizza attraverso i suoi dipendenti e le loro diverse professioni. Prendiamo ad esempio qualcuno che decide di non pagare le tasse. Sebbene sappia delle conseguenze che subirà, ci sono molte relazioni interpersonali da studiare in questo caso.

All'inizio potrebbe ricevere un avviso da qualcuno nell'Agenzia delle Entrate. Dopo averne ignorato diversi, a casa sua si presenteranno poliziotti armati. Durante la detenzione e in attesa del processo, sarà sorvegliato da guardie carcerarie. Alla fine avrà il suo processo e quando si troverà in tribunale sarà incriminato da giudici e pubblici ministeri.

Tenete presente che queste persone direttamente coinvolte rappresentano solo la punta dell'iceberg, sotto il livello del mare abbiamo politici che promulgano leggi, contribuenti ed elettori che alimentano lo stato insieme ai lobbisti.

Se scomponiamo il “rapporto tra stato e individui” in rapporti interpersonali, il quadro diventa più chiaro: lo stato funziona come una banda di ladri, ma in modo molto sofisticato e subdolo.

Inoltre dovremmo considerare che anche i dipendenti pubblici sono in una relazione anarchica tra loro, però, proprio come i privati ​​cittadini, hanno una relazione non anarchica con lo stato. Esiste anche, come sottolineato da Ludwig von Mises e Murray Rothbard, anarchia tra gli stati. Almeno fino allo scoppio della guerra.

In conclusione, anarchia significa assenza di un governante. In una microprospettiva è una relazione sociale tra due individui senza violenza o minaccia di essa. Questa microanarchia può essere ed è estesa per coinvolgere gruppi più ampi di persone, pertanto non vi è alcun limite a quanto la società possa diventare grande prima che l’anarchia diventi inefficiente e un governo debba prendere il controllo.

L’anarchia è ordine spontaneo, non caos. Tale ordine spontaneo può essere trovato ovunque ed essere anarchico non è così controverso come si pensa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 26 marzo 2021

I morti stanno consumando i vivi: dalla nipponizzazione all'argentinizzazione dell'economia

 

 

di Francesco Simoncelli

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere la storia di un argentino che, durante una vita di duro lavoro, era riuscito a risparmiare circa 600.000 pesos. Al tasso di cambio del mercato nero di oggi, valgono circa $4.000. Questi soldi erano tenuti sotto il proverbiale materasso e sono diventati praticamente inutili. Una vita di risparmi... puff! Il protagonista della storia non aveva un conto in banca, non aveva carte di credito, solo un mucchio di contanti e nessun pensiero di proteggersi dal furto silenzioso del suo potere d'acquisto. Hitchcock asseriva che non esistesse il delitto perfetto, peccato che non fosse erudito in economia altrimenti avrebbe fatto film con tutt'altra trama.

L'inflazione in Argentina si aggira intorno al 50% all'anno e il Paese ha visto uno dei lockdown più duri nel tentativo di fermare il coronavirus... o almeno questa è la scusa ufficiale, perché in realtà sappiamo tutti che gli stati necessitano di una scusa per giustificare l'intervento continuo e cercare di contrastare il disastro economico che essi stessi hanno causato in primo luogo. Impossibile dire cosa succederà dopo, ma se la storia è una guida, i pesos continueranno a perdere valore rispetto al dollaro USA e poi il dollaro perderà valore rispetto a tutto il resto. Il biglietto verde post-1971, infatti, ha già perso il 96% del suo valore in termini di oro e negli anni a venire quasi sicuramente perderà il resto.


TRE LEZIONI DALL'ARGENTINA

Prima di passare ad analizzare il "dove ci troviamo", è utile capire quali lezioni si possono apprendere dai veterani dell'interventismo economico, dell'impoverimento socio-economico e dell'inflazione dei prezzi. Cosa possiamo imparare dall'Argentina? Può essere utile per prepararci ad un sistema più disfunzionale? Per mezzo secolo i valori degli asset, gli standard di vita e la crescita del PIL non sono dipesi né dalla produzione reale, né dai guadagni reali. Invece il credito è stato espanso al di là dell'output necessario per sostenerlo. Dall'inizio degli anni '80 il debito USA, ad esempio, è cresciuto di oltre $35.000 miliardi in più rispetto al PIL, ma il debito non può aumentare più velocemente della crescita economica per sempre. C'è, quindi, una forte probabilità che quando gli schemi salteranno, le economie occidentali saranno disfunzionali come quella dell'Argentina.

Prima lezione: impossibile fidarsi dei numeri ufficiali. In Argentina il tasso d'inflazione ufficiale è stato fissato per anni al 10% o meno, quando invece tutti sapevano che i prezzi reali stavano salendo come minimo del 20-30% all'anno. Il governo ha cercato di nascondere la verità truccando il suo Big Mac Index, convincendo McDonald's a tenere basso il prezzo dei suoi hamburger. Alla fine la catena dei fast food ha dovuto ritirare il panino dai menù, poiché perdeva soldi, mentre il governo insisteva sulla sua linea di un'inflazione non oltre il 10%. Nel frattempo le pizze salivano del 25% all'anno e la gente ha iniziato ad usare il "Pizza Index" per una misura più vera dell'inflazione dei prezzi.

Gli economisti mainstream ripetono spesso che non abbiamo nulla di cui preoccuparci, perché l'offerta di moneta e l'inflazione al consumo sono sotto controllo. Inutile dire che si sbagliano: si possono sfornare tutti i numeri riguardanti l'inflazione che si vuole a seconda delle ipotesi alla base di tali numeri. E ciò vale anche per il denaro, il cui posto è stato preso dal credito sin dal 1971. Le persone non hanno più "contanti", infatti quando vogliono comprare una casa, un'auto o anche una cena non usano contanti, ma il credito. Ciò che conta per loro non è quanto denaro hanno, ma quanto credito hanno a disposizione ed il loro potere d'acquisto dipende dalla continua offerta di credito. Anche le aspettative d'inflazione non dipendono più dall'offerta di moneta, ma dalla disponibilità di credito e dalla volontà di utilizzarlo.

Seconda lezione: occhio a tutte le forme sintetiche di ricchezza. Durante le varie crisi finanziarie che si sono susseguite in Argentina, le persone hanno cercato di proteggersi accumulando denaro (pesos o dollari), bond o facendo affidamento sulle pensioni. Tutti questi tipi di risparmio ed investimenti si sono rivelati disastrosi. Il peso è stato perennemente svalutato; il governo ogni volta ha chiuso le banche e convertito in pesos i depositi in dollari; le pensioni ed i bond hanno subito lo stesso fato (soprattutto quest'ultimi nei casi in cui le società hanno cessato l'attività e la perdita è stata del 100%). Lezione: gli asset sintetici, o cartacei, possono essere manipolati e svalutati facilmente.

I risultati sono stati devastanti per i risparmiatori della classe media, mentre i ricchi sono stati più furbi perché hanno tenuto gran parte del loro denaro in conti esteri, specialmente in Uruguay e Miami (oltre ad acquistare immobili, aziende e oggetti da collezione invece di asset di carta).

Terza lezione: perdita della fiducia. Quando un'economia diventa disfunzionale, la fiducia a tutti i livelli diminuisce. Questo è particolarmente vero quando i risparmi di una vita, il duro lavoro di una vita, vengono costantemente e progressivamente erosi attraverso svalutazione monetaria, tasse e crowding out dovuto ai deficit pubblici. La fiducia nel vecchio modello, nei suoi soldi, nelle sue promesse, nelle sue teorie e nei suoi modi di fare affari si dissolverà a ritmo crescente. Le persone non saranno in grado di identificare esattamente il colpevole, invece si sentiranno imbrogliate e molte si sentiranno come se dovessero "imbrogliare" a loro volta. Prestiti, impegni di lavoro, pratiche burocratiche di ogni tipo: tutto diventa inaffidabile ai loro occhi. Le persone tendono ad "imbrogliare" in molti modi: i conti bancari offshore diventano comuni, transazioni effettuate tramite conti segreti, acquisti/vendite in contanti e "sottobanco", ecc.

Negli affari, negli investimenti e soprattutto nei confronti dello stato, la fiducia diminuirà rapidamente e la persona media non sarà preparata. Imparerà, suo malgrado e ad un enorme costo, a diversificare in Bitcoin, a diffidare dei numeri ufficiali e ad essere pronta ad ignorare statistiche sospette di ogni tipo.


PIENA NIPPONIZZAZIONE

Questo monito dal presente continua ad essere inascoltato, soprattutto in virtù delle ultime decisioni in materia di politica monetaria da parte della BCE che praticamente ha abbandonato qualsiasi preoccupazione di facciata nei confronti di offerta di denaro e stabilità di prezzi andando adesso a prendere di mira la curva dei rendimenti. Perché, se ancora si avessero dubbi, è rimasta solo la BCE a comprare spazzatura obbligazionaria dei Paesi europei. Lo stesso discorso vale per la FED. Non solo, ma apprendiamo anche che il ritmo del pompaggio monetario è destinato a crescere.

Ciò che colpisce ancora di più è che questo potrebbe non essere sufficiente. Prendiamo il caso particolare della FED: dopo che ha monetizzato praticamente ogni dollaro di emissione netta del Tesoro USA nel 2020, quest'anno l'offerta di bond sovrani supererà significativamente gli acquisti della FED. Detto in altre parole, l'emissione netta del Tesoro USA sarà di circa $2.400 miliardi e la FED dovrebbe monetizzarne meno della metà. Considerando quello che è successo nel 2020 (e da cui non si torna indietro), questo è un burrone che potrebbe portare ad un calo significativo dei prezzi obbligazionari se il mercato non subodorerà un interventismo maggiorato da parte della FED. Infatti non è un caso che i rendimenti obbligazionari delle scadenze più lunghe continuino inesorabilmente a salire.

Insomma la FED deve più che raddoppiare il suo QE mensile programmato nel 2021 solo per raggiungere il livello del 2020 (e come abbiamo visto dalle azioni più recenti della BCE e dal grafico qui sopra, non è certo sola). E qui arriva il colpo di scena, perché quest'anno le iniezioni di liquidità non saranno limitate al QE. Infatti gli acquisti di titoli da parte della banca centrale americana tramite il QE non sono l'unico modo in cui la liquidità può entrare nei mercati: negli Stati Uniti il Tesoro può aumentare la liquidità attingendo al suo saldo di cassa detenuto presso la Federal Reserve (noto come TGA o Conto Generale del Tesoro). Dal punto di vista della liquidità l'emissione del debito da parte del Tesoro USA e la successiva spesa non incide sulla liquidità netta, almeno non in linea generale: quando il Tesoro USA emette debito, le riserve del sistema bancario scendono; quando spende i soldi, le riserve del sistema bancario aumentano.

Tuttavia il 2020 è stato unico, in quanto il Tesoro USA ha emesso molti debiti senza spendere i soldi, accumulando oltre $1.600 miliardi.

Nel 2021 il Conto Generale del Tesoro subirà una maggiore volatilità a causa della scadenza del tetto del debito, ma inizialmente si tradurrà in una iniezione consistente di liquidità. La scadenza del tetto del debito è il 1° agosto 2021. In questa data, il Tesoro degli Stati Uniti non sarà in grado di emettere alcun debito aggiuntivo oltre a quanto necessario per coprire gli obblighi esistenti.

Tuttavia ciò di cui pochi sono a conoscenza, è che esiste una clausola che vieta al TGA di superare i livelli prima della scadenza del tetto del debito. Ciò significa che, in base al tetto del debito del 2019, la liquidità del Tesoro USA dovrà essere di $200 miliardi entro il 1° agosto 2021. Di conseguenza ci saranno pagamenti di bond sovrani a raffica nel 2021 affinché il Tesoro USA possa ridurre il proprio saldo di cassa. Con la liquidità del TGA a circa $1.600 miliardi, significa che il Tesoro degli Stati Uniti sbloccherà $1.400 miliardi di liquidità nei prossimi 8 mesi, più che raddoppiando quella proveniente dalla FED nello stesso periodo di tempo ($120 miliardi x 8 mesi).

Ma con gli interventi del sistema bancario centrale non è importante ciò che "si vede", bensì ciò che "non si vede". Si vedono migliaia di miliardi di dollari in liquidità che hanno effetti positivi sui mercati degli asset, tuttavia ciò che non si vede è ciò che sta accadendo altrove. Oltre al fatto che gli interventi delle banche centrali abbiano reso il 10% più ricco ancora più ricco, bypassando il 90% più povero, l'effetto più insidioso è stata l'ascesa delle società "zombi". Queste società sopravvivono solo grazie alla soppressione dei tassi d'interesse e alla creazione di un clima di investimento speculativo per l'emissione di obbligazioni. Mentre gli "zombi" spuntano fuori in numeri da record, il costo invisibile per l'economia passa inosservato. Queste società prendono in prestito capitale dagli investitori per nutrire un ospite "morente" e privano le nuove imprese del capitale, delle risorse economiche e delle opportunità necessarie per emergere. Inutile dire che mantenere in vita aziende morenti più a lungo di quanto la "distruzione creativa" consentirebbe naturalmente, soffoca la crescita economica.

Negli ultimi 40 anni, in particolar modo, s'è messo il turbo alle politiche monetarie e fiscali keynesiane credendo fideisticamente che il modello funzionasse e la maggior parte della crescita economica aggregata è stata finanziata dalla spesa in deficit, dall'espansione del credito e dalla riduzione dei risparmi. A sua volta, la riduzione degli investimenti produttivi nell'economia ha portato ad un rallentamento della produzione. Il conseguente rallentamento dell'economia ed il calo dei salari ha costretto il consumatore a ricorrere sempre più al credito, il che ha anche ridotto i risparmi. Inutile dire che i consumatori si sono ritrovati a dirottare una parte maggiore del loro reddito per il servizio del debito. Un silenzioso calo della prosperità economica ha serpeggiato negli ultimi 40 anni in particolare, alimentato dalle stesse figure che si sono fatte avanti per porvi rimedio.

Infatti la maggior parte dei programmi di spesa pubblica non è altro che ridistribuzione delle risorse economiche senza alcun criterio di mercato e non è un caso che i modelli economici mainstream ignorano la ridotta produttività che segue uno spostamento delle risorse da player potenzialmente produttivi a player che molto probabilmente le sprecheranno. La sciocca visione keynesiana secondo cui "più soldi nelle tasche delle persone stimolerà la spesa dei consumatori e la crescita economica" non solo s'è dimostrata sbagliata, ma addirittura distruttiva.

E questa è stata una lezione appresa dal Giappone. Dal 1980 ad oggi l'economia giapponese ha mantenuto un tasso di crescita medio di appena lo 0,43%. nel corso del tempo ha fatto spesso ricorso al QE e sin dall'ultima crisi finanziaria ha avviato un massiccio programma di "quantitative easing" che è più di 3 volte più grande di quello degli Stati Uniti. Mentre i mercati azionari hanno ottenuto buoni risultati con gli interventi della BOJ, la prosperità di Main Street è più o meno uguale a quella dell'inizio di questo secolo. Inoltre nonostante il bilancio della BOJ consumi l'80% dei mercati degli ETF, per non parlare di una fetta considerevole del mercato del debito pubblico e societario, il Giappone rimane afflitto da recessioni periodiche e sempre più ravvicinate nel tempo.

Perché è importante il Giappone? Perché oltre ad essere il paziente 0 del QE, è soprattutto un modello della conseguente fragilità della crescita economica. L'ingegneria finanziaria non aiuta un'economia, la danneggia. Se davvero fosse un aiuto, dopo le enormi dosi di liquidità, l'economia giapponese sprizzerebbe forza da tutti i pori. Invece accade l'opposto.


DALLA NIPPONIZZAZIONE ALL'ARGENTINIZZAZIONE

Ma con lo stimolo keynesiano visto come l'unico mezzo affinché gli stati possano finanziare i loro deficit, non c'è scampo. In realtà basterebbe semplicemente ricorrere all'aritmetica per capire che più si stampa, più si svaluta e più bisogna stampare di nuovo. Aggiungete il fattore della distruzione di ricchezza e les jeux sont faits. Gli Stati Uniti stanno già seguendo questa rotta monetaria, anche se pochissimi osservatori se ne rendono conto. Le criptovalute, i mercati azionari, i metalli e le materie prime stanno tutti salendo di prezzo, una condizione che può verificarsi solo come risultato della svalutazione monetaria. È la prova che, coloro che possono farlo, stanno già scaricando dollari per asset finanziari, il che solleva la questione dell'effetto sul potere d'acquisto del dollaro alla prossima dose di inflazione monetaria. Dato il modo in cui è costruito, le misure ufficiali dell'inflazione non rispecchieranno pienamente gli aumenti dei prezzi.

Per certi aspetti, il dollaro si trova nella stessa posizione della corona islandese nel 2007. Due anni prima il deficit commerciale dell'Islanda era salito fino al 20% del PIL e le agenzie di rating iniziarono a cambiare le loro valutazioni in negativo. Quando poi arrivò la Grande Recessione la fiducia economica nell'Islanda svanì completamente e le banche, tentando di preservare i propri bilanci, si affrettarono verso le uscite. Le tre principali banche islandesi avevano una leva spropositata, avendo asset circa dieci volte il PIL islandese. Anche se i loro bilanci erano denominati in corone, erano fortemente dipendenti da finanziamenti n valute estere; la loro scomparsa fece crollare le banche e la valuta islandese. Oggi sebbene i finanziamenti statunitensi siano denominati in dollari, da quando gli USA hanno iniziato a fare affidamento su deficit commerciali coperti da investimenti esteri in entrata, come l'Islanda prima della crisi del 2008, sono diventati dipendenti dagli investimenti esteri.

Oltre a questa fragilità di fondo per il dollaro, le attuali condizioni economiche si stanno aggiungendo ai problemi del settore bancario commerciale. Se le iniezioni di liquidità della FED nel mercato dei pronti contro termine nel settembre 2019 non avessero salvato le banche da un'imminente crisi di liquidità, una crisi bancaria sarebbe stata praticamente una certezza. Ma da allora la situazione è notevolmente peggiorata, costringendo la FED ad espandere drasticamente il proprio bilancio per creare riserve bancarie aggiuntive. Inoltre il deficit di bilancio per il 2020 è stato stimato a $3.300 miliardi, circa il 17% del PIL. Altre grandi valute affrontano problemi simili a causa della rapida escalation dei deficit di bilancio.

E questo trend è equivalente ad un treno in corsa i cui freni sono rotti e ha di fronte un ponte fatiscente. Infatti ricordiamo cosa afferma la relazione di qualche anno fa della Social Security Administration: "Entro il 2033 le tasse raccolte saranno sufficienti per pagare solo il 75% circa dei benefici di welfare programmati". Questa data è stata rivista di recente. Ogni bilancio statale è composto da spesa obbligatoria e spesa discrezionale; inutile dire che la fetta della torta fiscale di quest'ultimo tipo di spesa si riduce sempre di più (es. qui le cifre per gli USA). In sostanza, i pagamenti del welfare sono la spada di Damocle sulle teste degli stati, l'ultimo pilastro su cui si fonda la loro fonte restante di controllo. Il sistema attuale non è solo finanziariamente insostenibile, è anche uno schema Ponzi in cui coloro che pagano, persone in età lavorativa, sostengono coloro che raccolgono i pagamenti in un ciclo senza fine. Sebbene possa essere pubblicizzato come un fondo pensionistico pubblico, coloro che versano oggi non potranno mai utilizzare i soldi che sono stati tenuti a pagare.

Dato questo background già marcescente, dobbiamo aggiungerci che il sistema bancario commerciale tirerà in barca i remi del credito, le società zombi necessitanti finanziamenti si ritroveranno a corto di supporto vitale, la produzione reale e le supply chain sono state devastate dalle politiche governative in risposta alla crisi sanitaria, lo tsunami di liquidità sul sistema finanziario ha creato una situazione di disconnessione con Main Street e ha legato le valute fiat a doppio filo con gli asset finanziari, il proverbiale "helicopter money" su Main Street creerà un aumento significativo dei prezzi al consumo. Come scritto in tempi non sospetti il gioco a cui stiamo giocando è "Inflate or die".


CONCLUSIONE

L'efficacia della politica monetaria ha i suoi limiti: per quanto creare denaro dal nulla possa sembrare inizialmente una cosa buona, in realtà non porta prosperità. L'inflazione dei prezzi sta iniziando a bussare alle nostre porte, sebbene finora sia stato mascherato dall'inflazione dei prezzi degli asset. Nonostante un forte calo del PIL e un tasso di disoccupazione superiore a quello prima dell'inizio della crisi, gli indici azionari non sembrano affatto aver accusato il colo. Questo mostra anche chi trae profitto dalla risposta economica alla crisi: chi possiede un patrimonio, cioè chi è già ricco. Le classi medie e inferiori, nel frattempo, perdono terreno, perché le loro attività vengono chiuse o bloccate. Pertanto i pianificatori monetari centrali continuano ad aumentare la disuguaglianza economica nella "lotta contro il virus".

Nell'ultimo decennio è stata necessaria un'enorme quantità di interventi da parte delle banche centrali per mantenere a galla le economie a livello globale e vi sono prove a iosa che la crescita economica è in stallo. Siamo in piena nipponizzazione:

• un calo del risparmio che impoverisce gli investimenti produttivi;

• una fascia demografica che invecchia e che dipende sempre più dal welfare state;

• un'economia fortemente indebitata;

• un gruppo demografico più giovane sottoccupato;

• rallentamento dei tassi di crescita economica interna;

• produzione industriale debole.

Il fulcro resta la demografia ed i tassi d'interesse. Man mano che l'invecchiamento della popolazione crescerà, diventando un freno netto al "risparmio", la dipendenza dal welfare state continuerà ad espandersi. Non solo, ma dall'ultimo report del CBO apprendiamo tre cose importanti:

  1. Il deficit di bilancio salirà a $2.300 miliardi nell'anno fiscale 2021 e ammonterà a $12.300 miliardi nel prossimo decennio.
  2. Il debito USA raggiungerà un nuovo record crescendo da oltre il 79% del PIL alla fine dell'anno fiscale 2019 a oltre il 102% entro la fine del 2021 e crescerà di altri $13.600 miliardi entro la fine del 2031 fino a raggiungere i $35.000 miliardi.
  3. La vera chicca: quattro dei principali fondi fiduciari sono insolventi. Il CBO proietta l'insolvenza del Fondo fiduciario autostradale nell'anno fiscale 2022, l'insolvenza del Fondo fiduciario assicurativo ospedaliero (Medicare) nell'anno fiscale 2026, l'insolvenza del Fondo fiduciario per la previdenza sociale nell'anno solare 2032 e l'insolvenza del Fondo fiduciario per l'assicurazione contro l'invalidità nel 2035.

Il tutto presumendo che niente vada storto nel frattempo. Un pio desiderio se consideriamo la trappola "Inflate or die" in cui sono finite le varie banche centrali del mondo e la dipendenza massiccia generata da un sistema pensionistico destinato al fallimento. E questa è solo la punta dell'iceberg.

No, non vi è alcuna ragione teorica per pensare che la produzione reale possa essere sostituita con denaro fasullo.

No, non c'è nessun esempio nella storia in cui la stampa di denaro si sia dimostrata efficace nel creare una crescita economica e una prosperità reali.

No, non c'è modo di fermare la stampa di denaro; le famiglie, le imprese ed i governi ora fanno affidamento su di essa.

No, non esiste un modo indolore per tornare a tassi d'interesse e politiche fiscali/monetarie normali.

No, non c'è motivo plausibile per pensare che questa storia non finirà in un disastro economico/sociale, proprio come ogni altro episodio di stampa di denaro nella storia.

Deficit e debiti attuali saranno sulle spalle delle generazioni future, anche perché l'impoverimento è causato da un virus, no? Infatti il mantra economico attuale è "come avremmo fatto senza banche centrali ad intervenire con vagonate di soldi?". In questo modo si bypassa alla grande il fatto che le chiusure e tutte le altre misure non farmaceutiche sono state inutili. La stampa di denaro è servita a salvare/sostenere i soliti noti, mentre le conseguenze se le becca il resto della popolazione. Meglio ancora se indossa la mordacchia, china il capo di fronte alla povertà eruttante e ringrazia per il tozzo di pane che riesce a racimolare.


mercoledì 17 marzo 2021

Denaro ed illusioni statistiche

 

 

di Alasdair Macleod


«Posso provare qualsiasi cosa con le statistiche, tranne la verità»

~ Lord Canning, 1819

L'aforisma di Canning è ancora vero, dato che la raccolta dei dati e l'analisi statistica sono progredite negli ultimi duecento anni? Questo articolo spiegherà perché la risposta è sì.

È ancora vero a causa degli interessi per i quali vengono utilizzate le statistiche. Sappiamo, o dovremmo sapere, che l'indicizzazione dell'IPC non riesce a riflettere il  tasso reale di declino del potere d'acquisto delle valute fiat. Non si tratta solo di mero risparmio di denaro sull'indicizzazione, perché è coinvolta una soppressione degli input, numeri fuorvianti e il loro uso per supportare credenze e risultati preferiti invece di sostenere una teoria economica e monetaria a priori sana e solida.

Questo articolo rileva che l'applicazione di tutti questi metodi corrompe le statistiche monetarie, comprese le tre componenti principali dell'equazione di scambio. Questa analisi è stata creata sulla scia delle recenti modifiche alla definizione di offerta di moneta M1 negli Stati Uniti.


Introduzione

I monetaristi sostengono da tempo che esiste una relazione tra i cambiamenti nella quantità di valuta circolante e il livello generale dei prezzi. Non è l'unico fattore che governa la relazione, ma è stato generalmente stabilito che è vero. Il caso teorico è così convincente che nessuno, nemmeno la MMT, lo nega. In genere assumiamo che le statistiche monetarie, l'ancora fondamentale dell'equazione di scambio emersa oltre un secolo fa, siano affidabili. Ma anche le statistiche monetarie, le cui componenti abbandonano le identità contabili, finiscono per essere tagliate a pezzi per volere delle autorità, sollevando la questione di cosa dovremmo considerare come denaro in un momento di espansione monetaria globale senza precedenti in tempo di pace. Inoltre i pianificatori monetari centrali che spostano i paletti mettono in dubbio con le loro azioni l'abitudine macroeconomica di fare affidamento esclusivamente su prove statistiche per prevedere i risultati.

A febbraio la FED ha modificato la definizione di M1 includendo "Depositi di risparmio" e "Altri depositi controllabili". Ora sono combinati e segnalati come "Altri depositi liquidi". L'effetto è di aumentare M1, ma di lasciare M2 invariato, come illustrato nel seguente grafico.

Il cambiamento accetta la realtà, da tempo riconosciuta nella definizione di offerta di moneta Austriaca (AMS), che i conti di risparmio siano una forma di denaro disponibile per la spesa nelle transazioni quotidiane. I pianificatori monetari centrali generalmente aggirano tali considerazioni, guardando le definizioni monetarie dal loro punto di vista politico invece che dal punto di vista di chi utilizza il denaro.

Per i drogati di statistica c'è uno svantaggio, in quanto la nuova M1 è disponibile solo come media mensile retrospettiva invece che come media settimanale più attuale. Ciò ha l'effetto di sottostimare l'aumento di M1 nei periodi di inflazione monetaria in rapido aumento. E, soprattutto, M1 così modificato da questi cambiamenti viene reso inutile come tracciamento statistico dell'inflazione monetaria.

Ciò solleva altre domande: dovremmo considerare l'offerta di denaro più ampia o più ristretta come l'indicatore principale dei cambiamenti nell'offerta di moneta? Dovremmo ignorare il dettaglio statistico e cercare di capire il denaro da un'analisi a priori della teoria dello scambio? Questa è la differenza fondamentale nell'approccio dei monetaristi rispetto alla Scuola Austriaca. I monetaristi oggi, in comune con altre scuole macroeconomiche, testano le proposte per correlazione statistica, evitando così la necessità di una solida analisi teorica. Di conseguenza la definizione di denaro raramente va oltre le proposizioni semplicistiche ed il suo vero valore d'uso, che è definito da un'azione umana meno prevedibile, viene ignorato.

La Scuola Austriaca ignorava l'approccio statistico al denaro, almeno fino a quando Murray Rothbard non ha tentato di definire la valuta circolante esclusivamente nel contesto delle statistiche monetarie statunitensi, lavoro poi consolidato da Joseph Salerno. Ma non è mai stato possibile inserire statistiche monetarie diverse in un pattern standardizzato, quindi ciò che si applica in America, che comunque non può essere definito con precisione, non si applica altrove. Né quando la composizione di una componente monetaria è alterata, esclusa o inclusa, come le attuali modifiche a M1.

Pertanto qualsiasi prova statistica disponibile può essere utilizzata solo per corroborare un'analisi teorica e non può essere accettata come prova prima facie. Come disse Lord Canning due secoli fa, si può provare qualsiasi cosa con le statistiche tranne la verità.


Definizione di denaro

Un approccio teorico alla comprensione di cos'è il denaro deve iniziare con una sua definizione e la possiamo prendere dal glossario del libro L'Azione umana di von Mises: "Il mezzo di scambio più comunemente usato nella società. La merce più commerciabile in una comunità che le persone cercano principalmente allo scopo di scambiarne successivamente le unità per i beni o servizi che preferiscono. I mezzi circolanti accettati più prontamente per il pagamento di beni, servizi e debiti insoluti. Il denaro è un fattore indispensabile nello sviluppo della divisione del lavoro e dei conseguenti scambi indiretti su cui si basa la civiltà moderna". In altre parole, il denaro è il mezzo che collega la produzione con il consumo attraverso la divisione del lavoro. Deve essere immediatamente disponibile a tale scopo. Ciò include certamente il denaro contante e il denaro depositato in banca. Ora la FED sostiene che i risparmi sono immediatamente disponibili per i depositanti bancari, quindi si tratta di equivalenti dei contanti. Ma ci sono altri aspetti importanti riguardanti il denaro, come i saldi pubblici non spesi. Poiché possono essere prelevati in qualsiasi momento, sono anch'essi denaro, proprio come se fosse denaro dovuto ad un normale depositante. Ma questo non è incluso nella nuova definizione di M1 (ribattezzata M1 SL); è un'omissione importante visti i recenti saldi sul conto generale del governo USA di ben $1.700 miliardi. Se, oltre ai depositi di risparmio, fossero stati inclusi i saldi pubblici non spesi, M1 SL sarebbe stata più simile all'offerta di moneta Austriaca (AMS) di Rothbard.

Di conseguenza la M1 ufficiale non ha ancora raggiunto l'AMS, essendo passata da $3.977 miliardi nel gennaio 2020 a $18.105 esattamente un anno dopo, con un aumento del 355%. Nello stesso arco di tempo l'AMS è passata da $14.082 a $20.614, con un aumento del 46%, meno drammatico ma reale.

Quando si tratta di gestire le aspettative, un aumento effettivo del 46% è più preoccupante di un aumento molto maggiore a causa dei cambiamenti nella statistica. Questa sembra essere la ragione della parziale conversione della FED all'offerta di moneta Austriaca, ma ha scelto una via di mezzo. E sopprimendo i tassi d'interesse, la politica monetaria tenta di aumentare la circolazione del denaro che, secondo i pianificatori monetari centrali, sarebbe altrimenti rimasto in depositi bancari inutilizzati. Viene ignorato anche il fatto che i depositi bancari siano il sostegno del credito bancario, di cui si desidera l'espansione, ma ciò non impedisce ai pianificatori monetari centrali di cercare di aumentare la circolazione del denaro.


Il mito della velocità

Anche con M1 ufficiale poco inferiore all'AMS, la velocità di circolazione è un concetto ampiamente accettato, utilizzato come statistica per promuovere il discorso macroeconomico. La St. Louis FED lo definisce come segue: "La velocità del denaro è la frequenza con cui un'unità monetaria viene utilizzata per acquistare beni e servizi di produzione nazionale entro un dato periodo di tempo. In altre parole, è il numero di volte che un dollaro viene speso per acquistare beni e servizi per unità di tempo. Se la velocità del denaro aumenta, si verificano più transazioni tra gli individui in una determinata economia".

Questo è palesemente falso. Affinché fosse giusto non dovrebbe esserci alcuna relazione tra produzione e consumo, ed i consumatori si ritroverebbero in qualche modo con denaro da spendere senza guadagnarlo. La stampa di denaro potrebbe soddisfare questa condizione, perché viene prodotto dal nulla invece di essere realmente guadagnato dagli attori economici. Ciò che rende questo approccio statistico accettabile per i neo-keynesiani è la negazione della Legge di Say, la quale descrive la logica alla base della divisione del lavoro e sottolinea che il denaro è la merce intermedia più commerciabile la cui funzione primaria consente di trasformare la produzione in consumo.

Se c'è un concetto che illustra la differenza tra un approccio macroeconomico top-down e la realtà della vita quotidiana, sono concetti come la velocità di circolazione del denaro.

Confrontiamo due affermazioni riguardanti la velocità di circolazione del denaro, la prima è presa dal Corporate Finance Institute: “Ogni volta che il tasso d'interesse sugli asset finanziari è basso, il desiderio di detenere denaro diminuisce quando le persone cercano di scambiarlo con altri beni o asset finanziari. Di conseguenza la velocità di circolazione aumenta. Quando la domanda di denaro è bassa, la velocità sarà alta. Al contrario, quando il costo opportunità/costo alternativo è basso, la domanda di denaro sarà alta e la velocità di circolazione bassa”.

Ciò è in linea con la politica di soppressione dei tassi d'interesse dei pianificatori monetari centrali. Sopprimono il tasso d'interesse per incoraggiare la circolazione monetaria, ma se questo è vero, non può essere vero il contrario. Eppure oggi il calo della velocità è stato accompagnato da tassi d'interesse in calo, fino allo zero, smentendo le ipotesi macroeconomiche.

La seconda affermazione è di Ludwig von Mises: "Gli economisti matematici rifiutano di partire dalla domanda e dall'offerta di denaro dei vari individui. Introducono invece la nozione spuria di velocità di circolazione secondo il modello della meccanica".

Von Mises sta dicendo che sono i mercati liberi a decidere come usare il denaro, non la gestione statale dei tassi d'interesse.

L'economista matematico potrebbe tentare di sostenere che i tassi d'interesse influenzano il rapporto tra consumo e risparmio, con tassi più elevati che riducono il consumo immediato. Ma questa è una falsa pista, perché il PIL include gli investimenti delle imprese e la spesa pubblica finanziata dal risparmio e quindi il denaro non speso per il consumo diretto. Per comprendere ulteriormente gli errori nel concetto di velocità dobbiamo approfondirne le origini.

La nozione di velocità di circolazione è nata dalla teoria quantitativa della moneta, la quale collega i cambiamenti nella quantità di denaro ai cambiamenti nel livello generale dei prezzi. Questo è stabilito nell'equazione dello scambio. Gli elementi di base sono il denaro, la velocità e la spesa totale, rappresentata dal PIL. Quanto segue è il più semplice dei modi in cui è stata espressa: Denaro x Velocità = Spesa totale (o PIL)

Supponendo di poter misurare sia la quantità di denaro che la spesa totale, otteniamo la velocità. Ma questo non ci dice perché la velocità possa variare: tutto ciò che sappiamo è che deve variare per bilanciare l'equazione. Si potrebbe ugualmente affermare che due metriche completamente non correlate possono essere inserite in un'equazione matematica, purché sia ​​inclusa una variabile la cui unica funzione è quella di bilanciare sempre l'equazione. In altre parole, la velocità non è un'espressione valida del rapporto tra denaro e prezzi; è lì semplicemente per bilanciare un'equazione che altrimenti non esiste.

La critica di von Mises si basa sulla logica secondo cui l'economia è una scienza sociale e non fisica, pertanto le relazioni matematiche devono essere strettamente limitate alla contabilità e non devono essere confuse con la risoluzione di questioni economiche. Sfortunatamente economisti e commentatori hanno il concetto di velocità così radicato nel loro pensiero che questo punto importante gli sfugge.

L'unica apparente certezza nell'equazione dello scambio è la quantità di denaro, ammesso che sia tutto registrato. Nessuno sembra preoccuparsi del denaro non incluso o di quegli asset che possono essere detenuti come alternative al contante. Inoltre, se il denaro è sano ed onesto, come lo era quando è stata ideata la teoria quantitativa della moneta, si potrebbe dedurre che dopo un certo lasso di tempo un aumento nella sua quantità tenderebbe a far aumentare i prezzi, perché le variazioni nel livello generale di liquidità personale in una popolazione la cui moneta è sana ed onesta tendono ad essere più stabili di quella in un sistema con denaro fiat.

Oggi non abbiamo più denaro sano ed onesto, il cui potere d'acquisto era regolato dalle preferenze umane senza impedimenti. Invece abbiamo valute fiat il cui potere d'acquisto è formalizzato in cambi esteri e corrotto dall'intervento statale. Un esempio illustrativo delle conseguenze ci viene fornito dalla corona islandese che l'8 ottobre 2008 si è improvvisamente dimezzata di valore, il che non ha nulla a che fare con le variazioni nella quantità di moneta, nella sua velocità di circolazione o nel PIL islandese.

Nella storia economica il crollo della valuta islandese non è stato un evento isolato. Il potere d'acquisto di una valuta fiat varia continuamente, fino al punto di perderlo del tutto indipendentemente dai cambiamenti nella sua quantità. La verità è che l'utilità di una valuta fiat dipende interamente dalle opinioni soggettive degli individui, espresse attraverso i mercati, e ha poco a che fare con una relazione quantitativa meccanica. A questo proposito il solo potenziale di un'emissione illimitata, o un cambiamento nella percezione della stabilità finanziaria nei confronti di chi la emette, come ha scoperto l'Islanda, può essere sufficiente a destabilizzarla.

Secondo l'equazione dello scambio, non è così che dovrebbero funzionare le cose. L'ordine degli eventi è che prima si ha un aumento della quantità di denaro e poi i prezzi aumentano, perché la logica monetarista afferma che i prezzi aumentano come risultato del denaro extra speso, non come risultato del denaro ancora da spendere. Con una teoria meccanica non può esserci spazio per la soggettività.

Non ha quindi senso concludere che la velocità è un segnale vitale di qualche tipo. Legare il rapporto tra le variazioni della quantità di moneta all'effetto sui prezzi è sicuramente più giustificato nel caso del denaro sano ed onesto, pienamente coperto e liberamente scambiabile in monete d'oro. Ma nessuna modifica sostanziale al concetto originale ha consentito le diverse caratteristiche tra denaro fiat e oro.

La teoria monetarista nella sua forma attuale è ancora una falsa pista, almeno fino a quando i monetaristi non scopriranno infine che la velocità non è altro che un fattore per bilanciare la loro equazione. È indicativo della falsa meccanizzazione del comportamento umano da parte dei moderni macroeconomisti. Tuttavia va anche notato che è impossibile conciliare il concetto di velocità di circolazione con un semplice fatto della vita di tutti i giorni: guadagniamo i nostri stipendi e realizziamo i nostri profitti una volta che li abbiamo a disposizione. Si tratta di una velocità costante esattamente pari a 1, supponendo che non ci siano cambiamenti nei livelli di liquidità nel periodo in esame.

Questa è la conclusione inconfutabile della Legge di Say, ma venne respinta da Keynes nella Teoria Generale per far posto ai suoi errori macroeconomici.


Le implicazioni dell'espansione monetaria

Seguendo la logica di Rothbard, secondo cui il denaro ed i suoi equivalenti immediatamente accessibili nella mente dell'individuo sono offerta di denaro, possiamo vedere dal grafico sopra che in un'economia il cui PIL annuo è stimato a $21.500 miliardi l'offerta di moneta Austriaca a $20.600 miliardi, ovvero il 95% di tutte le transazioni; ciò suggerisce che l'attore economico medio detiene quasi un anno di liquidità in contanti. Come risultato della continua espansione monetaria, l'economia statunitense è inondata di denaro che, in media, difficilmente circola.

Oltre all'AMS c'è anche la moneta creditizia, che giustamente è esclusa, perché essendo dall'altra parte del bilancio di una banca non è necessariamente disponibile per i pagamenti immediati: la banca può sempre limitare le emissioni di credito non utilizzato. In questa categoria possiamo includere anche i saldi del sistema bancario ombra. Inoltre i pagamenti con carta di credito non sono istantanei, visto che il pagamento della merce viene differito fino ad un mese, quindi devono essere escluse anche queste e forme simili di credito.

Ovviamente esiste un collegamento tra l'espansione del credito bancario e la crescita dei depositi, sollevando la questione se i depositi così creati debbano essere inclusi nell'AMS. La risposta è che non si deve fare distinzione tra depositi e quelli che derivano dall'espansione del credito, perché per l'utente tutti i depositi bancari sono considerati denaro, qualunque sia la loro origine.

Lasciato al libero mercato e ad una forma sana ed onesta, il denaro sarebbe indubbiamente scarso, ma abbastanza abbondante da fungere da mezzo di scambio tra produzione e consumo. Pertanto il denaro in dollari fiat, esistente nell'attuale quantità, è la conseguenza di politiche monetarie allentate. Piuttosto che presumere che i tassi negativi stimoleranno la popolazione ad usarli, il che è indubbiamente alla base del pensiero mainstream, dovrebbero essere compiuti sforzi per considerare come ridurre il pericolo che il denaro in eccesso venga inaspettatamente mobilitato per i beni.

L'inconveniente della posizione attuale è spiegato dalla descrizione di von Mises del ruolo del denaro come "merce più commerciabile in una comunità che le persone cercano principalmente allo scopo di scambiarne successivamente unità con i beni o servizi che preferiscono". Il rischio è che notevoli quantità di denaro vengano mobilitate per tale funzione se le persone decidono di ridurre il loro rapporto tra possedere riserve di denaro e possedere beni di cui non hanno bisogno immediatamente.

Ma con i lockdown che mettono fuori uso fasce di produzione industriale, i beni ed i servizi non sono disponibili per soddisfare questa potenziale domanda, di conseguenza i prezzi possono aumentare in modo significativo solo fino a quando il rapporto monetario non si riequilibra. In altre parole, il PIL nominale, non essendo altro che un totale monetario, sembrerà aumentare in modo sostanziale e con le stime ufficiali dell'inflazione dei prezzi palesemente soppresse, il PIL "reale" registrato ufficialmente sarà dichiarato come prova del successo della politica monetaria nel salvare l'economia. Ma ricordate l'aforisma di Canning: posso provare qualsiasi cosa con le statistiche, tranne la verità.


Le fallacie insite nella metrica del PIL

Finora abbiamo mostrato gli errori nelle statistiche monetarie ufficiali e spiegato perché la velocità di circolazione non ha senso. Rivolgiamo ora la nostra attenzione alla terza ed ultima componente dell'equazione di scambio. L'ignoranza non può essere così facilmente giustificata riguardo al PIL, che è stato inventato negli anni '30 e il cui unico uso pratico è indicare allo stato il potenziale di gettito fiscale. Il suo ruolo nell'equazione dello scambio come sostituto dei prezzi è fuorviante.

Il PIL non è altro che un totale in denaro delle transazioni registrate durante un certo periodo, di solito su un anno. Non rivela la qualità delle transazioni e del progresso economico come comunemente supposto. È coerente con ciò che von Mises ha descritto come un'economia ciclica uniforme nel libro L'Azione umana: "Un'economia immaginaria in cui tutte le transazioni e le condizioni fisiche si ripetono senza cambiamento in ogni ciclo di tempo simile. Tutto è immaginato per continuare esattamente come prima, comprese tutte le idee e gli obiettivi umani. In tali condizioni fittizie e ripetitive, non può esserci alcuna variazione netta nell'offerta o nella domanda e quindi non può esserci alcuna variazione nei prezzi".

Aggiustandolo all'inflazione dei prezzi registrata ufficialmente, il PIL sembra soddisfare tutte le condizioni di un'economia ciclica uniforme. Chiaramente non si accorda con la realtà. Inoltre se la quantità di denaro fosse costante, anche il PIL di quella comunità rimarrebbe costante. La logica di questa affermazione è insindacabile.

Pertanto gli aumenti numerici in un'economia ciclica uniforme devono provenire dal lato monetario. In altre parole, se la quantità di denaro e credito in un'economia aumenta, salirà anche il PIL. E nessuno dei suoi aumenti può essere attribuito ad un miglioramento delle condizioni economiche, perché è modellato su un'economia ciclicamente costante. Ciò è illustrato rimuovendo l'espansione monetaria dal PIL, come rappresentato nel seguente grafico.

L'aggiustamento del PIL nominale in termini di M3 ci dice che il PIL degli Stati Uniti è variato in modo uniforme e lo ha fatto con poche oscillazioni per oltre quattro decenni. Le uniche eccezioni degne di nota sono state a seguito della crisi Lehman, quando l'economia statunitense è entrata in una breve recessione, e nel 2020. Quest'ultima riflette un forte aumento dei disoccupati e dei sottoccupati che continuano a ricevere pagamenti diretti dallo stato.

La gravità della contrazione economica dello scorso anno è stata quindi nascosta dall'espansione dell'offerta di denaro più ampia e la sua ulteriore espansione dall'ultimo dato (terzo trimestre 2020) continuerà a mascherare la profondità reale della recessione economica. Per ulteriore conferma, il seguente grafico mostra la stessa relazione tra PIL ed M4 per il Regno Unito, dove sono in gioco fattori simili.

Gli economisti mainstream non fanno distinzione tra economia reale e PIL. Non si sente né si legge mai alcuna distinzione tra i due, e l'economia ciclica uniforme di Mises è quasi esclusivamente limitata a pochi testi pre-keynesiani non letti. Ma qualsiasi aumento del PIL, essendo interamente collegato all'aumento dell'offerta di moneta, è completamente privo di significato. Però poi le politiche monetarie ed economiche dovrebbero fornire una giustificazione per la loro esistenza, per non parlare della vita di tutti gli economisti e statistici nelle istituzioni finanziarie e bancarie.

Ma con tutto il denaro che viene incanalato nelle economie oggi, non ci possono essere dubbi sul fatto che il PIL aumenterà di conseguenza. Ma come mostrano gli ultimi due grafici qui sopra, con il taglio della capacità produttiva le economie degli Stati Uniti e del Regno Unito sono in depressione.

Canning ce lo sta ricordando: dimenticatevi delle statistiche, guardatevi intorno invece.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 30 aprile 2019

Paul Volcker non ci può salvare stavolta...

Leggendo questo articolo di Bloomberg apprendiamo come l'Islanda, un Paese sull'orlo della bancarotta qualche anno fa, sia riuscita ad alleggerire il proprio carico di debiti seguendo politiche che da tempo vengono suggerite su queste pagine per nazioni ultra indebitate, come l'Italia ad esempio. ricordiamolo ancora una volta allora: riduzione delle tasse e soprattutto riduzione della spesa pubblica. Ecco perché bisognerebbe prendere a schiaffi quegli economisti e politici che parlano di "stimolo" mediante la spesa pubblica per far crescere l'economia. La spesa pubblica limita la crescita economica semplicemente perché è ridistribuzione artificiale di risorse scarse e preziose (es. camion, trattori, computer, uffici, esseri umani, ecc.) a persone politicamente ammanicate. Quindi la spesa pubblica alimenta la crescita economica? No. In parole povere, la spesa pubblica è il processo in base al quale gli imprenditori orientati al mercato vengono sostituiti da individui orientati alla ricerca di rendite. Il denaro estorto attraverso le tasse serve solo a far crescere il controllo dello stato sull'economia (capitale umano e strumentale) che invece quando impiegate con raziocinio (in accordo con un calcolo economico genuino), alimentano per davvero il progresso economico.
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di Bill Bonner


Ancora nessuna crepa visibile nel mercato azionario, ma l'economia potrebbe essere in crisi.

In primo luogo cresce la comprensione che la ripresa economica targata Obama/Trump è stata un fallimento.

Un titolo su Yahoo Finance:
Jamie Dimon: l'economia degli Stati Uniti avrebbe dovuto crescere del 40% nell'ultimo decennio, non del 20%

Non è passata quasi una settimana da quando la Casa Bianca ha proposto il suo nuovo bilancio, contando su una crescita del 3%, che sta già ammettendo che non funzionerà. Il New York Times:
L'amministrazione Trump ha promosso un taglio delle tasse da $1.500 miliardi nel 2017, con la promessa che avrebbe innescato una crescita economica sostenuta. Sebbene i tagli alle tasse abbiano elargito euforia all'economia nel breve termine, i funzionari del governo ora ammettono che non saranno sufficienti a garantire la crescita annuale del 3% presente nella loro legge di bilancio.

In secondo luogo, stanno spuntando altri segnali che la ripresa, debole com'è, sta raggiungendo la sua fine.

I grandi esportatori (Cina, Corea del Sud e Giappone) stanno tutti segnalando un rallentamento delle vendite all'estero. E anche i trasportatori navali dicono che c'è meno traffico in mare, fatto confermato dal calo del Baltic Dry Index.

Persino il presidente della FED, Jerome Powell, ha evidenziato la debolezza dell'economia globale:
[...] Osserviamo una crescente evidenza di un rallentamento dell'economia globale [...]. Direi che i principali rischi per la nostra economia sembrano ora derivare dalla crescita più lenta in Cina e in Europa e anche eventi come la Brexit.

La Gran Bretagna dovrebbe lasciare l'Unione Europea tra soli nove giorni. A che termini? Non lo sappiamo L'incertezza potrebbe essere dirompente.

Ma oggi parleremo quella che crediamo sia una cosa certa: il treno fiscale degli Stati Uniti deraglierà.

I federali hanno già $22.000 miliardi di debiti, in aumento di $1.000 miliardi all'anno. Il bilancio di Trump sarà respinto dal Congresso e le sue proiezioni economiche non hanno senso.

Ma la sua caratteristica più pericolosa si rivelerà una sottostima. La nostra ipotesi è che il debito degli Stati Uniti (dopo una recessione e un crollo del mercato) salirà a $40.000 miliardi entro il 2030.

Ma aspettate... sicuramente c'è una via d'uscita... un modo per farlo rallentare... e tornare sui binari. Un caro lettore ci ha ricordato che il Canada c'è riuscito.
È possibile equilibrare un bilancio del governo federale. Il debito del Canada nel 1996 era così grande che il Fondo Monetario Internazionale minacciava di intervenire. Ma sei anni dopo il bilancio era in eccedenza e il governo è riuscito a gestire sette eccedenze di fila fino a quando la Grande Recessione non l'ha riprotato in rosso.

Il problema per gli Stati Uniti è che, come ha dimostrato il Canada, arrivare ad un surplus richiede misure che sia i liberal sia i conservatori aborriscono: sono state eliminate un quinto di tutte le posizioni governative, oltre a quelle militari e della RCMP [Royal Canadian Mounted Police] (circa 50.000 lavori); i programmi di welfare state (a province e individui) sono stati radicalmente ristrutturati.

Ad esempio, l'indennità di disoccupazione è stata rinominata indennità di occupazione per sostenere i lavoratori tra vari lavori, con minori benefici monetari e più programmi di formazione [...]. Le tasse sono state aumentate su individui e società.

Una sovrattassa temporanea del 3% è stata applicata a quei percettori di reddito superiori a $50k; l'imposta è stata eliminata quando il deficit era scomparso. Sebbene non facesse parte della strategia, l'esistenza di una nuova imposta sul valore aggiunto ha generato più entrate del previsto.

Il Canada ha ridotto il proprio deficit in un periodo di prosperità globale e prezzi alti delle risorse, rafforzando gli utili societari e le entrate fiscali. Il recente taglio delle imposte negli Stati Uniti non ha ancora portato ad un aumento delle entrate pubbliche nonostante un'attività economica positiva.

In realtà le entrate fiscali sono in calo del 6%. Ma senza tagli alla spesa, i tagli delle tasse sono inutili.

Quindi può essere fatto. Il disastro non è scontato e la catastrofe può essere evitata.

Ma... riuscite ad immaginare Trump che aumenta le tasse e taglia le spese? E Alexandra Ocasio Cortez? E Bernie Sanders?

Riuscite ad immaginare la FED che non fa niente mentre il mercato azionario crolla di nuovo e la disoccupazione sale al 10%?

Riuscite ad a immaginare Jerome Powell in piedi, irrefrenabile, come Paul Volcker... mentre gli economisti, i politici, la Casa Bianca e la stampa urlano ffinché "stimoli" l'economia?

Nonostante la fervida immaginazione, è impossibile da immaginare.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 29 aprile 2015

La nuova proposta di riforma bancaria salverà l'Islanda dall'instabilità economica?





di Ash Navabi


Una notizia recente proveniente dall'Islanda ha mandato su di giri quella parte di blogosfera dedita all'economia. Frosti Sigurjonsson critica l'attuale sistema bancario a riserva frazionaria e propone invece un sistema che definisce a "Moneta Sovrana". Ma cos'è una "moneta sovrana", come si diversifica dal sistema attuale e come dovrebbe funzionare? In questo post prima vi spiegherò, seguendo un approccio Austriaco, come funziona il sistema attuale e quali sono i suoi problemi, poi passerò ad analizzare la proposta della moneta sovrana per vedere come tenterebbe di risolvere le carenze del sistema attuale.



Come Viene Creato il denaro Nel Sistema Attuale?

Prima di poter analizzare la proposta della moneta sovrana, dobbiamo capire come funziona il sistema attuale. Possiamo suddividere la spiegazione in 15 passi. Ma prima bisogna capire che una banca centrale (come la Banca del Canada o la Federal Reserve) è molto simile a qualsiasi altra banca: offre conti di deposito e prestiti alla clientela. La differenza è che si può diventare clienti della banca centrale solo su invito.

  1. La banca centrale decide di aumentare la quantità di denaro nell'economia.
  2. Per invogliare le banche private ad accendere nuovi prestiti presso di essa, la banca centrale abbassa il tasso d'interesse per i prestiti.
  3. Le banche private poi prendono in prestito denaro dalla banca centrale.
  4. E' importante rendersi conto che la banca centrale crea letteralmente dal nulla i soldi per questi prestiti.
  5. Funziona in questo modo: una banca privata, come Goldman Sachs, vuole un prestito da $1000 dalla banca centrale, allora quest'ultima digita sui suoi computer che la banca privata ora detiene $1000 in più sul suo conto.
  6. In breve, la banca centrale dice alla banca privata che ora ha un migliaio di dollari in più sul suo conto e, come per magia, compaiono mille dollari in più sul conto della banca privata.
  7. Poi le banche private prestano questo nuovo denaro ai clienti (ad un tasso d'interesse superiore rispetto a quello applicato loro dalla banca centrale) tramite un sistema chiamato "prestito a riserva frazionaria". Ecco una versione molto semplice di come funziona:
  8. Diciamo che Goldman Sachs presta tutti i $1000 ricevuti dalla banca centrale ad un cliente, Alfa. Goldman firma un assegno ad Alfa di $1000.
  9. Alfa poi va in un'altra banca, diciamo la Scotia Bank, per depositare il suo assegno.
  10. Ma Scotia sa (in realtà lo presume) che Alfa non spenderà i suoi $1000 tutti in una volta. Potrebbe avere bisogno solo del 10% ($100) al momento.
  11. Così Scotia si ritrova a poter fare una scelta: o può lasciare in deposito i $900 che Alfa non usa... o può prestarli a qualcun altro — ad un interesse!
  12. Poiché esistono leggi che gli permettono di farlo, Scotia sceglie di perseguire la seconda opzione — conservando solo una frazione del deposito originale, mentre presta il ​​resto a Beta.
  13. Beta ha ora un assegno da $900. Lo deposita presso la Royal Bank, ma quest'ultima sa che Beta ne utilizzerà solo il 10%. Così ora la Royal Bank si ritrova a poter fare una scelta...
  14. E così via.
  15. Se questo processo va avanti, con ogni banca che conserva il 10% mentre presta il resto, alla fine ci saranno 10 volte tanto i $1000 iniziali. Se le banche ne conservassero il 20%, il sistema creerà 5 volte tanto i $1000 entrati inizialmente nel sistema.

Questa è l'esposizione standard della riserva frazionaria.[1] Poiché il nuovo denaro viene creato ogni volta che c'è un nuovo prestito, questo sistema talvolta viene chiamato "denaro basato sul debito". I vantaggi sono evidenti: le banche ottengono nuove entrate utilizzando denaro che altrimenti non verrebbe utilizzato. I consumatori e i produttori ne traggono beneficio perché tutto il denaro di nuova creazione abbasserà i tassi d'interesse, il che significa che ottenere prestiti sarà molto più facile.

Per il pensiero mainstream il problema principale è se qualcuno volesse indietro più di quel 10%. Le banche dovrebbero iniziare a ritirare i prestiti, forse iniziare a vendere asset, e se non riuscissero a raccogliere soldi abbastanza velocemente andrebbero in bancarotta. La soluzione mainstream prevede di conferire alla banca centrale il potere di "prestatore d'ultima istanza" affinché possa concedere prestiti d'emergenza e arginare questi tipi di problemi.



Riserva Frazionaria e Ciclo Economico

Ma per molti economisti, per esempio Ludwig von Mises, Friedrich Hayek, Murray Rothbard e Roger Garrison, ci sono anche altri problemi. Secondo questi economisti è di vitale importanza comprendere come i tassi d'interesse forniscano informazioni fondamentali sull'economia. Vale a dire, ci informano della volontà e della disponibilità delle persone di prestare e prendere in prestito denaro.

Ricordiamoci che domanda e offerta rappresentano volontà e disponibilità. Quando si tratta di prestiti, la loro offerta rappresenta la volontà e la disponibilità di concedere prestiti, mentre la domanda rappresenta la volontà e la disponibilità di prendere in prestito. Ceteris paribus, all'aumentare dei tassi d'interesse, i risparmiatori possono fornire più prestiti (essere disposti a risparmiare di più) ma i mutuatari ne richiedono meno (perché non sono disposti a pagare di più per un prestito).

Inoltre i tassi d'interesse ci dicono come i risparmiatori e gli imprenditori stiano investendo i loro soldi. Alti tassi d'interesse ci dicono che i risparmiatori preferirebbero spendere i loro soldi ora piuttosto che metterli in una banca. Così gli imprenditori produrranno merci che possono essere consumate ora invece che in futuro.

Bassi tassi d'interesse ci dicono che i risparmiatori sono disposti a rinunciare al consumo presente in favore di uno maggiore in futuro. Così gli imprenditori inizieranno ad investire in progetti a lungo termine finanziati dal risparmio dei risparmiatori per soddisfarne i desideri futuri.

Ma quando le banche centrali abbassano i tassi d'interesse, confondono questi segnali. I risparmiatori, pensando che non ci sia tanta domanda per i loro soldi, risparmiano di meno; i mutuatari, pensando che ci sia un eccesso di risparmio, decidono di prendere in prestito più soldi. Poiché i risparmiatori stanno risparmiando di meno, spendono di più nel presente. Poiché i mutuatari devono rimborsare i loro prestiti, decidono di fare investimenti che daranno i loro frutti in futuro. Durante questo periodo in cui i consumatori spendono e gli investitori investono, l'economia sembra essere in piena espansione.

Ma a causa della mancata corrispondenza tra i desideri dei mutuatari e le aspettative dei risparmiatori, alla fine qualcuno chiederà alla propria banca più soldi di quelli che quest'ultima ha in riserva. Questo porterà ad una corsa agli sportelli che destabilizzerà l'intero sistema. Questo è il succo della cosiddetta "teoria Austriaca del ciclo economico".



L'Approccio della Moneta Sovrana

Le notizie che ci arrivano dall'Islanda parlano di un approccio risolutivo chiamato "moneta sovrana". Secondo questa tesi, il sistema della moneta sovrana richiederà alle banche commerciali di mantenere il 100% delle loro riserve, terminando quindi la pratica del prestito a riserva frazionaria.

Tuttavia la banca centrale continuerà ad esistere e si riserverà il diritto di creare denaro dal nulla in modo arbitrario. La banca centrale potrà creare soldi senza al contempo concedere un prestito. Quindi se lo stato avesse bisogno di $1 miliardo, al posto del sistema attuale in cui deve raccogliere tale denaro vendendo un bond da $1 miliardo, la banca centrale gli concederebbe letteralmente questa somma senza il bisogno di nulla in cambio.

La tesi della moneta sovrana afferma di portare diversi vantaggi nell'ambiente economico, ma per problemi di tempo mi concentrerò su una sola affermazione: la moneta sovrana si tradurrà in una maggiore stabilità economica.



Un Sistema con Riserve Bancarie al 100% e con una Banca Centrale è Sinonimo di Stabilità Economica?

Se le banche private operassero in un sistema con riserve bancarie al 100%, non c'è alcun dubbio che i prestiti rifletterebbero le condizioni reali di domanda e offerta sul mercato. Se una banca è limitata a prestare solo quella somma che i suoi clienti hanno designato come prestabile — cioè, la quantità di denaro che i risparmiatori sono disposti ad offrire — allora i mutuatari potranno prendere decisioni più consapevoli riguardo gli interessi di lungo periodo della società.

In altre parole, in un sistema con riserve bancarie al 100%, non ci sarebbero più disallineamenti sistemici tra la spesa dei risparmiatori e gli investimenti degli investitori. Quindi non ci sarebbe più alcun ciclo economico Austriaco.

Ma se la banca centrale è ancora in grado di creare denaro dal nulla, quali conseguenze avrà sul resto dell'economia? Il problema riguarda il modo in cui viene introdotta la nuova moneta.

Immaginate di trovare una banconota da $100 che è caduta dal cielo. Sicuramente la spendereste in cambio di qualcosa che comprate di solito; diciamo una collezione di libri da un'asta online. Se non aveste mai trovato quella banconota, non avreste partecipato all'asta online e così qualcun altro avrebbe comprato quella collezione di libri per meno soldi. Ovviamente voi siete più ricchi, però nessun altro è più povero perché avete trovato e speso $100 che si sono materializzati dal nulla.

Ma le vostre nuove ricchezze hanno fatto aumentare il prezzo dei libri rispetto a quello che altrimenti sarebbe stato in assenza di quei $100 trovati. Inoltre ora anche l'organizzatore dell'asta ha più soldi da spendere. Diciamo che è disposto a pagare un po' di più per guanti di pelle e DVD. Ora anche i rispettivi venditori di suddette merci hanno un po' più da spendere, mentre altre persone possono permettersi un minor numero di guanti di pelle e DVD.

Si noti che l'effetto della nuova moneta diminuisce dopo ogni transazione. In un primo momento sale solo il prezzo dei libri, poi il prezzo di guanti di pelle e DVD. Così ora la gente può acquistare meno libri, guanti e DVD rispetto a prima.

Chi entra in possesso del nuovo denaro per primo ottiene un grande vantaggio, e chi ne entra in possesso più in avanti perde su diverse cose. Il nuovo denaro distorce i prezzi relativi dei beni in modo tale che solo i suoi primi ricevitori ne traggano beneficio, e danneggia le persone che ne entrano in possesso più in avanti nel tempo. Questo è chiamato Effetto Cantillon.

Se nella società il potere di creare denaro è l'esclusiva solo di un'agenzia, allora essa trae enormi benefici dall'Effetto Cantillon. Di conseguenza le imprese private avranno un grosso incentivo a posizionarsi il più vicino possibile a tale agenzia, in modo da sfruttare anch'esse l'Effetto Cantillon.

Così, affidare la creazione di denaro ad un soggetto estremamente potente, significa assicurare agli agenti che lo controllano un ampio margine discrezionale su beni e servizi. Se sono i politici questi agenti, allora è probabile che i gruppi avvantaggiati saranno coloro che costruiscono infrastrutture e promettono altri "tipi di lavoro". Se invece sono i banchieri centrali, allora le istituzioni finanziarie saranno probabilmente le più avvantaggiate.

Avere un "comitato per la creazione della moneta" (come si propone dall'Islanda) dove i tecnocrati decidono quanti soldi saranno creati, mentre i burocrati decidono come verranno spesi, non farà che acuire l'incentivo al clientelismo.

Inoltre se il nuovo denaro viene utilizzato per comprometterne i tassi d'interesse — per esempio, per acquistare bond — allora (nonostante le riserve bancarie al 100%) ancora una volta l'economia sarà suscettibile ad una mancata corrispondenza tra ciò che i risparmiatori vogliono e ciò che gli investitori stanno facendo, portando così ad un altro ciclo economico Austriaco.[2]



Conclusione

Il sistema della moneta sovrana, con una banca centrale e con riserve bancarie al 100%, è probabile che possa ridurre significativamente le fluttuazioni associate alla riserva frazionaria. Tuttavia non è una panacea contro le distorsioni sistemiche dell'economia. Centralizzare qualsiasi potere, specialmente uno così importante come la creazione del denaro, porterà inevitabilmente al clientelismo. E seppur in maniera ridotta, esisterà ancora una manipolazione dei mercati del credito che porterà al ciclo economico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Nel report islandese si dice che questa descrizione da manuale sia sbagliata, tema a cui mi dedicherò un'altra volta. Ciononostante non altera il resto dell'analisi.

[2] Per ulteriori dettagli su questo argomento, si veda la nota 89 a pagina 662 del libro di Jesus Huerta De Soto, Money, Bank Credit and Economic Cycles.

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