Visualizzazione post con etichetta Leonard E. Read. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Leonard E. Read. Mostra tutti i post

martedì 24 gennaio 2012

Una Chiacchierata sulle Ricchezze non Guadagnate

Non c'entra molto con l'argomento di oggi, ma sputtanare questo babbeo economico non ha prezzo. Mentre a Dicembre diceva che eravamo in depressione, adesso vede raggi di sole e margherite dappertutto. Questo clown non ha la minima idea di quello che sta succedendo, non ha una teoria che gli permetta di vedere in anticipo i cambiamenti nell'economia. Non ha capito che dipende dallo zio Ben e dall'inchiostro verde che intende utilizzare; non ha compreso la ripresa nominale in atto negli USA e non ha compreso la "porta sul retro" dello zio Mario. Rigetta la teoria Austriaca del ciclo economico, e così facendo si produce in simile figure imbarazzanti. Rigetta anche le affermazioni autro-libertarie fatte sulla proprietà privata, portandolo ad uscirsene con simili frasi a favore di tasse maggiori sui ricchi. Poiché nella sua ottica, come in quella popolare, tutti i ricchi devono le loro ricchezze a guadagni "ingiusti". Ed è qui che entra in gioco Mr. Read...
_________________________________________________________________


di Leonard Read


[On Freedom and Free Enterprise (1956)]


Uno dei capisaldi della teoria economica è il valore economico che diamo alle merci e ai servizi che possiedono una relazione con il nostro benessere. Il valore economico è l'importanza che per noi possiede un bene perché è utile e scarso.

Tale credito va alla fama eterna di Carl Menger e di altri studiosi della Scuola Austriaca che hanno scoperto ed esposto questa conoscenza elementare del valore soggettivo. Hanno poi proceduto ad applicare l'analisi del valore nel campo dei beni complementari, ad esempio, beni che sono necessari per collaborare nella resa di servizi d'uso e, infine, nel campo dei beni capitali, che hanno chiamato "beni di ordine superiore". La teoria del valore dei beni complementari è diventata poi la chiave per la soluzione di uno dei problemi più importanti e difficili dell'economia: il problema della distribuzione.

Le valutazioni dei consumatori in un'economia di mercato, in ultima analisi, determinano il modo in cui viene distribuito l'ultimo prodotto tra i fattori di produzione in collaborazione. Quanto poco questa conoscenza elementare della valutazione economica sia conosciuta può essere visto dalla diffusa accettazione e dalla circolazione di teorie dei salari che negano qualsiasi relazione col processo di valutazione. Gli Americani lo accettano e la maggior parte delle istituzioni d'educazione economica insegna teorie di "potere di contrattazione", "potere d'acquisto", "standard di vita", "teoria della sussistenza", o anche la pura "teoria dello sfruttamento."

La distribuzione attraverso il processo di valutazione sembra essere nota solo a pochi studiosi e scrittori "reazionari" e "superati". E' al credito duraturo di Ludwig von Mises il quale, per diversi decenni, è stato il primo "reazionario" tra gli studiosi, un reazionario della ragione e della teoria economica. Per questo egli merita la nostra ammirazione e gratitudine.

Molte persone credono sinceramente che il valore di qualcosa sia determinato dal lavoro utilizzato nella sua produzione; che il suo prezzo dovrebbe riflettere abbastanza oggettivamente la quantità di lavoro messo in essa. Il credo in questa teoria del valore del lavoro, tuttavia, è nato nel mito, non nei fatti. Le esperienze giornaliere rivelano il suo errore. Esempio inverosimile, lo stesso lavoro può essere usato per fare torte di fango come per fare torte di marmellata, ma il valore sul mercato sarebbe diverso.

Un servizio o un prodotto di poco valore in un momento o in un luogo può essere molto apprezzato in un altro momento e luogo. Per esempio, un artista può produrre centinaia di dipinti considerati bizzarri da altri ed essere ricompensato con la fame per il suo lavoro. Ma, lasciate che il suo stile diventi una moda, e per meno lavoro di prima, può divertirsi nel lusso.

Se perduto e alla deriva su una zattera per giorni, un uomo può offrire la sua fortuna in cambio di un hamburger. Eppure, la stessa persona, dopo un pasto vigoroso, non potrebbe offrire un soldo in cambio, anche se l'hamburger non fosse cambiato affatto.

Gli individui hanno diversi giudizi sul valore. Il valore nel senso di mercato, dunque, è soggettivo piuttosto che una determinazione oggettiva. In un certo senso, è come la bellezza. Che cos'è la bellezza? E' quello che o io o altre persone pensano che sia bello. Dipende dai giudizi di valore soggettivi o personali, giudizi caratterizzati da variazioni costanti.

Un valore, come la bellezza, non può essere oggettivamente determinato. Che tutte le persone possono pensare di certo che un tramonto sia bellissimo, che un dato mostro sia orrendo, che l'oro sia desiderabile, o che le torte di fango siano inutili non altera il fatto che questi sono giudizi soggettivi. Una tale unanimità si limita ad affermare che alcuni giudizi soggettivi sono simili.

Non è affatto sorprendente che molte persone negli Stati Uniti e in tutto il mondo non sottoscrivano la natura soggettiva del valore. Nessuno la capiva abbastanza bene per provare a darne una spiegazione fino all'ultima parte del 19° secolo. In precedenza, persone notevoli come John Stuart Mill e il meglio degli economisti, tra cui Adam Smith e Ricardo, furono ostacolati nel loro sviluppo della teoria economica perché accettarono il costo della produzione o la teoria del valore del lavoro.

Non riuscivano semplicemente a spiegare quelli che sapevano essere i grandi vantaggi del processo di scambio volontario nel libero mercato. Sapevano benissimo che entrambe le parti devono guadagnare quando ognuno ha scambiato quello che voleva di meno per quello che voleva di più, ma non poterono dimostrare che tale aumento doveva essere "guadagnato", perché non erano in grado di spiegarlo in termini di costi del lavoro. In breve, non erano in grado di vedere come il prezzo del libero mercato avrebbe potuto essere competitivamente o soggettivamente determinato da individui che non avevano una conoscenza precisa dei costi del lavoro o di altri costi coinvolti nella produzione di un elemento in particolare.

Come Adam Smith, tenendo fede a questa teoria del valore del lavoro, abbia potuto vedere i grandi vantaggi del commercio — le benedizioni incalcolabili degli altri, o della società, per l'individuo — ed uscirsene a favore delle imprese private invece che del socialismo, è un miracolo più da attribuire al solido istinto che al ragionamento economico.

Marx, in quanto distinto da Adam Smith, seguì la teoria del valore del lavoro fino alla sua logica conclusione: il socialismo. Marx considerava tutte le cose utili come una grande "fondo salari" e credeva che l'intero fondo sarebbe dovuto essere distribuito direttamente ai lavoratori. Poiché permettere ad una qualsiasi parte di questo fondo di essere un guadagno sul capitale, sarebbe stato come un incremento immeritato e, sosteneva, avrebbe portato allo sfruttamento.

Come qualsiasi sostenitore della teoria del costo del lavoro possa credere in nient'altro che al socialismo è difficile da capire. Smith, Ricardo, Mill, e molti altri istintivamente, non logicamente, arrivarono a conclusioni diverse.

Solo se si comprende l'utilità marginale o la teoria soggettiva del valore sulla base degli innumerevoli giudizi degli individui che agiscono liberamente e volontariamente sul mercato, si può procedere in un percorso logico di un credo nella proprietà privata e nel controllo della proprietà. Con questo tipo di comprensione, si può capire perché una persona può avere tutto il diritto di consumare più di quanto potesse mai sperare di produrre dal proprio lavoro.

Uno può, è chiaro, possedere qualsiasi cosa gli altri gli offriranno liberamente in cambio rispetto a quello che egli ha da offrire loro. Questo significa guadagni per tutti i partecipanti nel processo di scambio, guadagni che devono sempre sembrare non guadagnati in termini di lavoro speso. Tuttavia, ciò riflette l'approvazione di tutti coloro che sono interessati in qualsiasi transazione.

L'utilità marginale o la teoria soggettiva del valore non ha bisogno di giustificazione. Perché si basa sullo scambio volontario, funziona senza costrizione alcuna. La teoria del valore del lavoro — la teoria della determinazione del prezzo del lavoro — d'altro canto, fondata sullo scambio non volontario, non può funzionare senza coercizione.

Analizziamo la persona il cui padre ha investito $500 nel settore automobilistico e che si chiede ora a chi debba dare i milioni risultanti. Egli non è più il destinatario dell'incremento non guadagnato quanto non lo è la persona che oggi lavora per un salario nella stessa azienda. Entrambi esistono su ciò che essi stessi non possono produrre e non producono. E se il salariato riuscisse a tagliare quello che potrebbe pensare che siano le ricchezze immeritate dei suoi fratelli "fortunati", distruggerebbe allo stesso tempo la propria fonte di sostentamento.

Meditiamo su questo salariato. Vive in una casa che non poteva costruire. Forse, dato abbastanza materiale e strumenti correttamente fabbricati e dei piani disegnati da qualche architetto, avrebbe potuto mettere insieme qualcosa che assomigliasse ad una casa.

Ma lui non saprebbe come fare un modesto chiodo: la miniera, la lega di metalli, la costruzione dei forni, l'estrusione ed altri macchinari, e così via. Potrebbe fare un martello? Una sega? Portare il legname al suo stato finito? Anche fare la stringa su cui pende il suo filo a piombo? Coltivare e filare e pettinare e tessere il cotone con cui è fatto?

Potrebbe costruire il macchinario che estrae il carbone che usa per riscaldare la sua casa? Non avrebbe potuto fare la lampada che i minatori indossano se ogni ingrediente fosse dipeso esclusivamente dalle sue risorse.

Che dire delle automobili che assembla, una delle quali è di sua proprietà? Né lui né qualsiasi altra persona su questa terra potrebbe produrla da solo. E il cibo che mangia? I vestiti che indossa? I libri e le riviste che legge? Il telefono che usa? Le opportunità che gli vengono costantemente presentate?

Tutto viene eseguito da una vasta opera e processo di scambio, milioni di individui con altrettante varie abilità che lavorano in modo cooperativo e competitivo — un mondo di energia complessa e fluente, la cui organizzazione è più complicata di quanto qualsiasi persona possa capire, per non parlare del controllo. Altri — la società passata e presente — pongono beni e servizi e conoscenze a lui raggiungibili in una tale varietà e abbondanza, che da solo non potrebbe produrre in migliaia di anni quella parte che egli consuma in un solo giorno. Ed ottiene tutto questo in cambio del proprio magro sforzo.

La cosa stupefacente è che per lui è possibile gudagnare senza alcuna variazione nei suoi sforzi, nelle sue capacità, nella sua conoscenza. Lasciate che gli altri diventino più creativi e più produttivi, e potrete ricevere di più in cambio di quello che avete da offrire. Tra parentesi, per lui è anche possibile perdere tutto, come potrebbe accadere se avesse continuato ad offrire nient'altro che frustini.

C'è un fatto ancora più sorprendente. Il nostro salariato può pensare alla sua situazione come sfortunata se paragonata a quella di colui che ha ereditato milioni. È vero, il milionario ha guadagnato molto dalle azioni degli altri. Ma il salariato deve la sua vita alle azioni di altri.

Non è che possedere milioni ed avere la vita sono proposte alternative. Non è questo il punto. Il punto è che entrambe derivano dal processo di scambio stesso e che tutto ciò che ognuno ha — che si tratti di auto, case, cibo, vestiti, calore, milioni, conoscenza, o la vita stessa — gli viene dato senza merito nel senso che da solo non ha prodotto tutto.

Noi commerciamo perché tutti noi possiamo ottenere più soddisfazione dal nostro lavoro mediante tale mezzo. Enormi negozi sono a disposizione di coloro che hanno qualcosa da commerciare che gli altri valutano. Nel libero mercato, ognuno guadagna tutto ciò che riceve nello scambio volontario. Ciò è straordinariamente di più di quanto si possa produrre da soli.

Al fine di cogliere appieno il processo attraverso il quale si può consumare in un giorno quello che non si riusciva a produrre in migliaia di anni — il processo attraverso il quale si può guadagnare in un giorno quello che non si riusciva a guadagnare da soli in migliaia di anni — è solo necessario che uno veda che la propria capacità di reddito è in grado di espandersi illimitatamente grazie alla produttività e allo scambio e ai giudizi di valore degli altri.

Questo mondo di energia creativa, questa produttività esterna, poi, diventa di singolare importanza per ognuno di noi. Non solo il nostro benessere — materiale, intellettuale e spirituale — dipende da essa, ma la vita stessa è sotto il suo governo. In breve, ognuno di noi è il beneficiario di questa produttività attraverso la divisione del lavoro e l'acculo di capitale e gli investimenti degli altri.

Cerchiamo di sondare questo mondo di produttività attraverso la divisione del lavoro dal punto di vista di se stessi come potenziali beneficiari della sua generosità. La matematica della fissione nucleare, è nota ad alcuni studiosi. Io, invece, non conosco la matematica più di tanto. Tale conoscenza in teoria può essere mia. Ma posso averla solo aumentando il mio potere percettivo.

Può accadere benissimo che l'aumento richiesto della percezione vada oltre la mia competenza o che io possa scegliere di aumentare la mia percezione lungo altre linee escludendo dal potere percettivo questa linea. Ma, presumendo che ottenga questa conoscenza, l'ho guadagnata? Sì, come se l'avessi acquisita per rivelazione diretta. Diretta, o indiretta attraverso lo studio della conoscenza degli altri, non cambia la questione.

Lo stesso principio si applica ad un prodotto come ad un elemento di conoscenza. Gli yacht di lusso sono disponibili. La loro realizzazione mi è tanto estranea e scollegata come attualmente lo è la matematica della fissione nucleare. Non ne ho uno. Tale possesso in teoria potrebbe essere mio. Sarei potuto diventare il beneficiario della sua esistenza aumentando i miei poteri di scambio, oppure, se tutti gli altri fossero diventati sufficientemente produttivi, avrei potuto averne uno in cambio di sforzi non superiori a quelli che esercito ora.

Ma supponiamo che io ne ottenga uno in cambio dei miei magri sforzi presenti; me lo sono guadagnato? Sì, anche se è simile al modo con cui ottengo un cervo scegliendo il sentiero su cui camminerò e premendo il grilletto di una pistola. Tutto il resto è in dotazione. Il cervo, un miracolo con cui l'uomo non aveva nulla a che fare, ha attraversato la mia strada. La pistola, la polvere da sparo, il colpo, rappresentano l'ingegno creativo che scorre nello spazio e nel tempo di cui io ho solo la più debole delle nozioni.

Come per il cervo, così è con la barca. Me la sono guadagnata come se avessi fatto tutto da solo. Altri nella loro produttività, conoscenza, competenza, hanno accettato volentieri lo scambio che ho offerto loro.

Qualcuno potrebbe sostenere che avrei potuto scambiare il potere per ottenere uno yacht se fossi nato come figlio di un padre che "ha avuto un colpo di fortuna." Per lo stesso motivo, avrei potuto avere le facoltà percettive per capire la matematica della fissione nucleare data la mia discendenza diversa.

Vedersi in prospettiva in relazione a tutti gli altri è assolutamente impossibile. Riusciamo a malapena a capire noi stessi; la comprensione degli altri è ancora più scarsa. Tuttavia, non è necessario che questa prospettiva sia perfetta. E' solo necessario che cogliamo l'idea che siamo beneficiari di questo benefattore, questa divisione del lavoro, e che capiamo ed apprezziamo la nostra dipendenza e la nostra relazione con essa.

Visto in questa luce — se stessi come beneficiari e la divisione del lavoro come un benefattore — diventa pertinente riesaminare i propri comportamenti, atteggiamenti, azioni. Se servissimo meglio i nostri interessi individuali, vivremmo in armonia con i fatti della vita, non in disarmonia con essi.

Considerato in questa luce, si dovrebbe fare tutto il possibile per aumentare i propri poteri percettivi e di scambio. E' solo attraverso l'auto-miglioramento che si può servire sé stessi al meglio. E, chiaramente, è solo con l'auto-miglioramento che si può servire meglio gli altri — cioè, aumentare il benessere di qualcun'altro.

Da chi è composto questo nostro benefattore, questo deposito di energia? E' composto da individui che, come noi, sono diversi da tutti gli altri e che, come noi, dipendono dagli altri. E quale dovrebbe essere il nostro atteggiamento verso questi milioni di altri, se guardati dal punto di vista del proprio interesse?

  1. Fiducia in se stessi, una grande virtù, va sottolineato. Il modo per essere autosufficienti è quello di tenersi fuori dalle schiene degli altri ed impegnarsi in scambi volontari — mai in quelli non volontari. Questo è il libero mercato.

  2. E' un fatto primario di osservazione che gli altri, come chiunque altro, lavoreranno al meglio se sarà acconsentito loro la proprietà e il controllo dei frutti del proprio lavoro — e della propria partecipazione nel processo di scambio. E' nel proprio interesse preservare il proprio incentivo. Questa è l'istituzione della proprietà privata.

  3. Come per se stessi, gli altri agiranno creativamente al meglio se lasciati liberi di farlo. Si dovrebbe, quindi, guardare con grande sfavore a qualsiasi interferenza con l'attività creativa e ad eventuali inibizioni del libero scambio e della comunicazione dell'azione creativa. L'interesse proprio è compromesso se ci sono predoni o briganti o autoritari fra questi altri; se ci sono tra di loro uomini che praticano la violenza, la frode, false dichiarazioni, o la predazione. L'interesse proprio soffre se gli elettori utilizzano l'apparato politico per ottenere i propri scopi a scapito della stragrande maggioranza della gente. La forma di governo che protegge il buon funzionamento dell'economia di libero mercato e la sua divisione del lavoro volontaria è un governo limitato.

Affinché ogni individuo salvi la propria pelle ed anima, deve dare come minimo tanto riguardo per i diritti degli altri come fa con i propri. Si dovrebbe essere desiderosi di proteggere le energie creative, il libero scambio e la comunicazione degli altri come quelli propri. Affinché ognuno di noi potrà veramente dire: "Io sono il beneficiario della loro esistenza".

Se noi come individui salvassimo la nostra pelle e le nostre anime, useremmo tutte le persuasioni morali a nostra disposizione affinché tutti gli uomini fossero liberi

  • di perseguire la propria ambizione in tutta la misura nelle loro capacità;
  • di associarsi con altri a loro piacimento per qualsiasi motivo a loro piacimento;
  • di adorare Dio a modo loro;
  • di scegliere il proprio mestiere;
  • di entrare in affari per se stessi, essere i capi di se stessi, ed impostare le proprie ore di lavoro;
  • di utilizzare i loro beni acquistati o risparmiati onestamente, come meglio desiderano;
  • di offrire i loro servizi o prodotti per la vendita alle loro condizioni;
  • di comprare o non comprare qualsiasi servizio o prodotto offerto in vendita;
  • di essere d'accordo o in disaccordo con altre persone;
  • di studiare ed imparare ciò che colpisce la loro fantasia;
  • di fare in generale quello che vogliono, a patto che non violino l'eguale diritto e l'opportunità di ogni altra persona a fare ciò che vuole.

Secondo queste osservazioni, ecco un modo di vivere in armonia con gli interessi degli altri. L'invidia degli altri per realizzazioni o premi può essere fatta cadere naturalmente e facilmente a vantaggio dell'apprezzamento e del piacere. La disuguaglianza, essendo la compagna di squadra della variazione, senza la quale la sopravvivenza è impossibile, sarebbe, pertanto, favorita e non denigrata.

Le ricchezze ricevute in una società libera non sono guadagnate? Solo se tutti i produttori raccolgono straordinariamente più di quanto potrebbero guadagnare in una situazione isolata. I vantaggi derivanti dalla nostra divisione del lavoro sono a disposizione di tutti noi nello scambio volontario, se prevale la libertà.

Questi sono i pensieri di chi si crede un beneficiario e che crede che tutti gli altri che agiscono in modo creativo sono i suoi benefattori. Devo la mia vita a loro; quindi se volessi vivere e prosperare, devo lavorare diligentemente sia per la loro libertà che per la mia.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


domenica 8 gennaio 2012

Cosa Rende Diverse le Idee?

"La ragione è caratteristica e particolare dell'uomo. [...] Tutti gli oggetti che formano il subconscio della sensazione, della percezione, e dell'osservazione umane si presentano anche ai sensi degli animali. Ma l'uomo soltanto è capace di trasformare gli stimoli sensori in esperienza ed osservazione. [...] L'azione è preceduta dal pensiero. Pensare è deliberare in anticipo sopra l'azione futura e riflettere successivamente sopra l'azione passata. Pensiero ed azione sono inseparabili. Ogni azione è sempre basata su un'idea definita circa le relazioni causali. [...] Azione senza pensiero e pratica senza teoria sono inimagginabili. [...] E' sempre l'individuo che pensa. La società non pensa più di quanto mangi o beva. L'evoluzione della ragione umana, dal pensare ingenuo dell'uomo primitivo al pensare raffinato della scienza moderna, si è affermata entro la società. Tuttavia il pensiero è sempre una conquista degli individui." -- Ludwig von Mises, Azione Umana
_______________________________________________________________


di Leonard Read


[To Free or Freeze (1972)]


Il dizionario definisce il plagio: "prendere qualcosa e farlo passare per proprio (idee, scritti, ecc. di un altro)."

A prima vista, il plagiatore sembra essere una spregevole mascalzone — nient'altro che un ladro. Ma forse questo è un giudizio troppo frettoloso.

Ciò che rende il plagio un vizio è far passare consapevolmente come proprie le idee e gli scritti di un altro, cioè, farsi passare per un bugiardo. Poiché è facilmente dimostrabile che praticamente ogni idea che sposiamo e facciamo passare per nostra è inconsapevolmente presa da altri. Infatti, qualora non fosse questo il caso, cioè, se dovessimo far circolare esclusivamente le nostre idee originali edi nostri scritti — idee mai pensate prima da nessun altro — la comunicazione arriverebbe quasi a fermarsi. Un paio di osservazioni su questo punto:

  • L'originalità non è altro che imitazione giudiziosa. Gli scrittori più originali hanno preso in prestito l'uno dall'altro. L'istruzione che troviamo nei libri è come il fuoco. Lo prendiamo dai nostri vicini, lo accendiamo a casa, lo comunichiamo agli altri, e diventa proprietà di tutti.
  • Non si può portare avanti una vita confortevole senza un po' di cecità sul fatto che tutto quello che è stato detto, è stato detto meglio di come lo potremmo dire noi.
  • La gente parla sempre di originalità; ma cosa significa? Non appena nasciamo il mondo inizia a lavorare su di noi; e ciò va avanti fino alla fine. E, dopo tutto, cosa possiamo considerare di nostra proprietà, eccetto l'energia, la forza e la volontà? Se dovessi rendere conto di tutto ciò che devo a grandi predecessori e contemporanei, non ci sarebbe altro che un piccolo bilancio a mio favore.
  • L'originalità è semplicemente un paio di occhi nuovi.
  • Se siamo in grado di avanzare proposizioni vere e nuove, queste sono le nostre per diritto di scoperta; e se possiamo ripetere ciò che è vecchio, più brevemente e brillantemente rispetto ad altri, anche questo diventa nostro, per diritto di conquista.
  • E' quasi impossibile per chiunque legga molto, ed è un buon affare, avere la probabilità, in ogni occasione, di determinare se un pensiero è stato di un altro, o il suo. Ho più volte citato frasi nei miei scritti, in aiuto ai miei argomenti, in una conversazione, pensando che le stessi sostenendo con una sorta di migliore autorità!
  • Quegli scrittori che sono alla ricerca di novità possono avere poche speranze di grandezza; perché le grandi cose non possono essere sfuggite alle osservazioni precedenti.
  • Non è strano che le idee ricordate traggano spesso vantaggio dalla folla di pensieri e vengano contrabbandate come originali. I pensatori onesti rubano sempre inconsciamente gli uni dagli altri. Le nostre menti sono piene di trovate ed idee isolate che riteniamo siano nostre. Il plagio innocente spunta un po' ovunque. La letteratura è piena di coincidenze. Nell'aria ci sono sempre pensieri, perciò ci vuole più intelligneza per evitarli che per sbatterci contro.
  • I plagiatori hanno, come minimo, il merito della conservazione.

Lo sfondo di queste nove osservazioni ha una lezione interessante per noi. Al momento di decidere di esplorare questo argomento, mi rivolsi al Dizionario del Pensiero, selezionando le citazioni che più o meno quadravano con il mio pensiero sull'originalità e sul plagio, opinioni che ho creduto siano più o meno le mie. Prima non avevo mai letto nessuna di queste osservazioni di cui sono a conoscenza. Ora, se non avessi scoperto quello che altri avevano scritto ed avendo messo questi stessi pensieri nel mio fraseggio, l'avrei inconsapevolmente preso da altri. Non c'è nulla di sbagliato in questo — niente, assolutamente; ma avrebbe avuto "come minimo il merito della conservazione." D'altra parte, supponiamo che dopo aver scoperto queste osservazioni avessi usato il fraseggio preciso e lo avessi reclamto come mio! Che bugiardo! Una tattica simile non avrebbe arrecato alcun danno a quegli autori che vivono solo nella nostra memoria e nessuna offesa ai miei lettori. Solo autolesionismo!

Trovare l'originale di una determinata idea, probabilmente non è possibile. Per esempio, nell'Ottobre del 1970 fu pubblicato un mio libro intitolato Talking to Myself. Alcuni mesi dopo, fu annunciato il celeberrimo Talking to Myself di Pearl Bailey. Si tratta di una ragionevole certezza che nessuno di noi due abbia preso il titolo dall'altro; si è semplicemente verificato ad entrambi la stessa cosa nello stesso momento. Tale è la natura sincronica delle idee che si palesano contemporaneamente in menti diverse. La documentazione è costellata di esempi. Lo psichiatra svizzero, Carl Jung, scrisse un libro su questo fenomeno: Synchronicity.

Altrettanto fenomenale è il modo in cui le idee si sviluppano. Sentiamo o leggiamo di un'idea nuova per noi. E si insinua nel subconscio o in qualche antro della mente, passa attraverso un periodo di gestazione per giorni, settimane o anni e, se non muore quando ancora è un embrione, emerge come un'idea propria — "originale". Sono stato in grado di identificare tali "originali" nella mia esperienza, i periodi di gestazione vanno dai sei mesi ai trent'anni.

Non vi è, infatti, alcun modo per rivendicare la proprietà di un'idea, la quale è spirituale, come facciamo con le cose materiali — le leggi sul copyright e il gergo legale. Tanto vale cercare di disegnare le linee di proprietà intorno ad una nuvola o ad un desiderio o ad un sogno o alla Creazione. Le idee sono sempre in uno stato di fusione e/o di flusso, e sfidano ogni precisa demarcazione.

Si potrebbe concludere che questa valutazione è in contrasto con il modo di vivere del libero mercato e della proprietà privata che, ovviamente, pongono l'accento sul profitto — aggiungerei anche, giustamente. Ciò, tuttavia, sorvola il fatto che ci sono due tipi di profitto: psichico e monetario, il primo non riduce l'incentivo ad una azione creativa rispetto al secondo. E non è meno gratificante!

Robert Louis Stevenson ci ha dato questo aforisma: "Io prendo il mio latte da molte mucche, ma faccio il mio stesso burro." E io faccio esattamente la stessa cosa, il mio "burro" è una filosofia non-prescrittiva: nessuna restrizione architettata dall'uomo contro il rilascio di energia creativa.

Mi offende il prelievo e l'utilizzo delle mie idee da parte altri? Al contrario, più gli altri le adottano maggiore è la mia soddisfazione: il profitto psichico. Supponiamo che le mie idee sulla libertà fossero talmente accettate dagli altri che la libertà avrebbe prevalso come nostro modo di vivere. Io la preferirei a tutti i dollari della Cristianità. E per quanto riguarda il credito, non me ne potrebbe importare di meno. La fama personale è qualcosa di poco conto rispetto alla libertà individuale e alle pari opportunità per tutti, anche dal punto di vista del puro interesse personale. Preferisco passarmela bene proprio perché lo fanno anche gli altri.

E a proposito di bel tempo, uno dei miei hobby è cucinare. Ho preso il mio latte da molte mucche — artisti culinari — ora ed allora "ad libitum", aggiungendo una spezia o un'erba o un tocco di questo e quello, creo novità gastronomiche. Quando un ospite riconoscente esprime di voler conoscere la ricetta, gliela consegno con grande piacere; non la trattengo mai come un mio monopolio. In primo luogo, vi è un profitto psichico in questa donazione. E, in secondo luogo, posso cenare al tavolo di un'altra persona, poiché mi sarà servita una cena deliziosa..

Lo stesso principio di scambio e condivisione eleva le idee proprio come migliora la qualità del cibo. Più condivido idee con gli altri, più migliorano le mie, e quelle offerte a me saranno di migliore qualità. Questo è il processo dell'iniziare col piede giusto.

Non sappiamo da dove vengono le idee; sono di natura spirituale. Quando le riceviamo e le capiamo diventano nostre o, forse, sarebbe più esatto dire che noi apparteniamo ad esse. In ogni caso, le buone idee non devono essere messe in deposito, ma devono essere condivise — date e ricevute liberamente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


sabato 31 dicembre 2011

Io Non Lo So

E così si conclude il secondo anno di vita di Freedonia. In questo arco di tempo vi ho proposto, cari lettori, materiale e scritti personali su cui riflettere. Almeno spero. Potremmo anche chiamarli degli spunti...degli spunti su cui rimuginare in quei momenti del giorno in cui vi eclissate nei vostri pensieri e vagate nei meandri dei vostri ragionamenti in cerca di idee utili per rispondere alle sempiterne domande che la vita vi pone davanti. Io non sono qui per offrirvi le risposte. Io sono qui per incitare le domande. Perché? Perché l'unica risposta che conosco è: "Non lo so!" Il mio compito, per così dire, è cercare di rendere il più chiaro possibile il messaggio Austriaco e del suo "corollario politico" il libertarismo; ci sono riuscito? Non lo so. Da come si stanno mettendo le cose là fuori sono convinto che presto le persone saranno spinte a fare una scelta: libertà o schiavitù. Siamo pronti per rispondere? Non lo so. Quello che so è che bisogna trovare in se stessi una visione della vita tanto potente da superare e scardinare tutti i vincoli che le persone determinate a porre catene ai polsi degli altri sono pronte a mettere in atto. Diventare indomabili: "Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te." Le persone hanno questo potenziale? Sì. Riusciranno a sfoggiarlo in tempo? Questo non lo so. Amate per ogni minuto della vostra vita madame Libertà.
_________________________________________________________


di Leonard E. Read


[The Free Market and Its Enemy (1965)]


Ogni individuo che ha preso coscienza del libero mercato e delle sue prestazioni miracolose deve rendersi conto che il suo opposto — il socialismo — sta crescendo a passi da gigante. Questa crescita, al momento, non risiede tanto nell'acquisizione formale (nazionalizzazione dei modi di produzione) quanto nel controllo politico e nell'accettazione intellettuale del controllo; il socialismo, ideologicamente, è ora la dottrina Americana. Questo per dire che il socialismo non è ancora così completamente incorporato in pratica come lo è in teoria — ma l'accettazione della teoria è la prefazione all'inevitabile pratica. L'andamento nel mondo degli affari pratici segue la scia delle idee dominanti.

In ogni caso, le idee socialiste stanno diventando così popolari che innumerevoli "liberi imprenditori" stanno o "salendo a bordo" o "correndo ai ripari." Ma, in qualunque modo — uno tanto pietoso come gli altri — stanno abbandonando il loro ruolo di alfieri della libertà.

Una delle ragioni principali per questa apostasia è abbastanza chiara: troppo pochi capiscono e possono supportare il libero mercato — senza il quale la libertà di parola, di stampa, di religione sono assolutamente impossibili.[1] In assenza di alfieri qualificati, la libertà sparisce negli Stati Uniti come altrove.

Supportare la causa del libero mercato richiede grande dedizione ed apprendimento, e tra le altre cose, come non abbandonare la causa. Ed a meno che "io" possa mantenere in eterno la consapevolezza di quanto poco "io" sappia, le probabilità di diventare un propugnatore del libero mercato sono nulle. Qui ci sono due trappole esplosive e difficili da riconoscere che vittimizzano molti "io":
  1. Tentare di spiegare come il socialismo, una volta installato, possa far funzionare meglio quello attuale.
  2. Tentare di spiegare che cosa accadrebbe ad una attività socializzata se fosse desocializzata, lasciando l'attività al libero mercato.

Cercherò di dimostrare non solo che ciascuna di queste cose è impossibile da realizzare, ma che i tentativi stessi forniscono alla logica libertaria un chiaro disservizio.

Un team fu invitato in Venezuela per un seminario. Ci riunimmo con i partecipanti in un lussuoso albergo a 60 miglia da Caracas — uno di una catena di 11 osterie costruito, posseduto e gestito dal governo nazionale. La catena è sempre stata profondamente in rosso. Un imprenditore di successo (uno dei nostri ospiti), una volta venne invitato dal governo a dirigere questa operazione socializzata. Pensando che il socialismo avrebbe potuto funzionare se lui fosse stato in carica, accettò la sfida. Quando scoprì che questi hotel richiedevano il 150% di occupazione solo per il pareggio, diede le dimissioni. Se avesse saputo che il socialismo, per sua stessa natura, non potrebbe mai funzionare, si sarebbe risparmiato questo spreco delle sue energie.



Socialismo Definito

Il socialismo può essere definito come il possesso e il controllo statale dei mezzi di produzione e di scambio e/o dei risultati della produzione e dello scambio; ma di cosa, in realtà, si tratta in sostanza? Si tratta di un intervento forzato nei processi di scambio, un cuneo di potere tra la volontà degli acquirenti e la volontà dei venditori, un intervento coercitivo in quello che alcune persone vogliono che altre persone siano disposte a concedere. Il socialismo, in ultima analisi, è pari alla frustrazione dello scambio volontario da parte di persone che non sono consapevoli di quanto poco sanno.

Per esempio, un Americano desidera scambiare i suoi $20 per un maglione di un Inglese — nient'altro che uno scambio volontario, nessuno status viene alterato dopo lo scambio rispetto a prima che fosse effettuato. Quelli che "sanno tutto", però, con la loro forza di polizia, insistono sul fatto che sia coinvolto un interesse sociale, che uno scambio non può essere fatto senza una penale di $5. Nella misura in cui questa transazione è socializzata — in questo caso la penalità di $5 — a tale livello la volontà delle due parti pacifiche viene frustrata.

Come funziona la frustrazione? Come può essere manipolata la frustrazione per ottenere un'armonia ed un aumento della produzione? Qualsiasi interferenza con il pacifico scambio volontario, a prescindere da chi interferisce, non può fare altro che devastare?

Molti antisocialisti, infelici per il risultato delle attività socializzate, ritengono che queste potrebbero essere migliorate se loro, piuttosto che gli altri che "sanno tutto", fossero in carica. Così cercano l'elezione o la nomina negli organi del governo di tali attività, con l'impressione che questo sia un modo per lottare per la libertà. Questo lo ammetto: possono, se in carica, fare di più con i soldi degli altri rispetto a quanto potrebbero fare se fossero stati in carica quelli che "sanno tutto". Ma questo non è un compimento libertario; è solo una sostituzione di un gruppo che "sa tutto" con un altro.

Inoltre, quando quelli con un orientamento libertario si pongono l'obiettivo di fare funzionare meglio il socialismo, o per gestire l'attività o per approvare leggi che modificano i dettami socialisti, approvano tacitamente la premessa socialista e, quindi, abbandonano il loro appoggio al libero mercato. Rinnegano tutti gli argomenti fondamentali contro la premessa socialista, perché con le loro azioni riconoscono che essa potrebbe essere migliorata se loro la amministrassero. "Il socialismo, se io fossi il suo direttore, non sarebbe così male." Che, a mio avviso, è un'affermazione forte e chiara di uno che pensa di "sapere tutto".

Cosa sto dicendo? Che un libertario non può accettare il generalato dell'ufficiale in capo? O l'appartenenza ad un consiglio municipale, o a qualsiasi altra cosa simile? Finché egli afferma di sapere come far funzionare il socialismo, è esattamente ciò che sto dicendo.[2] Quale milgiore opposizione ci può essere se non un gentile "No, grazie!" E quando viene chiesto: "Ammettendo che la TVA è con noi, come si può farla funzionare meglio rispetto ad ora?" quale risposta più vera che "Non lo so; non lo saprò mai; e nessuno lo saprà mai." Non esiste un modo giusto per realizzare una premessa sbagliata!

Lo studente della libertà, se non vuole uscire fuori binario, deve sperare e lavorare per la restaurazione del libero mercato e di un governo restituito al suo ruolo principale quello di mantenere la pace.[3] Poi lasciatelo in pace, scaricando le attività socialiste a coloro che non sono ancora consapevoli di quanto poco sanno. Lasciati alle loro risorse, potrebbero rendersi conto della confusione dei loro regimi e, certamente, se ne renderanno conto i libertari che non sono caduti in questa trappola. Perché i libertari dovrebbero assolvere i socialisti aderendo alle loro misure impraticabili?

Questo per quanto riguarda la prima trappola. Ma che dire della sua gemella, il tentativo di spiegare cosa potrebbe accadere se il mercato fosse liberato dall'interventismo statale, cioè, se le attività fossero desocializzate?



Cosa Sarebbe Potuto Accadere?

Gli scettici del libero mercato si chiedono sempre: "Beh, come il libero mercato si prenderebbe cura della consegna della posta? Dell'istruzione? Oppure di qualsiasi altra cosa?" Queste domande richiedono risposte soddisfacenti, o il libero mercato perderebbe di conseguenza il suo punto. E altrettanto spesso, gli aspiranti libertari inciamperanno nella trappola; ma veniamo scongiurati per una sorta di una risposta.

Ora, questi tentativi di risposta, a prescindere da quanto abili e geniali siano gli autori, non avranno meno di tre errori, l'ultimo dei quali è il "sapere tutto". Prendiamo il caso della consegna della posta. Una persona non può spiegare come il libero mercato si prenderebbe cura della consegna della posta, come il suo bisnonno non avrebbe potuto spiegare come la televisione sarebbe potuta emergere dalle forze del libero mercato!

Un difetto ancora più grave è che lo scettico in ascolto combinerà la risposta del "so tutto" e la risposta del libero mercato; e se questo è il meglio che ha da offrire, il libero mercato non è valido. Questi futili tentativi di risposta non possono far altro che confermare ai più scettici il loro socialismo.

La più grande colpa, naturalmente, è che questi stessi studenti della libertà non hanno ancora imparato a rispondere onestamente: "Non lo so; non lo saprò mai; e nessuno lo saprà mai". Essi non sono del tutto guariti dalla psicosi dell'offesa.

Questa risposta del "non so" ha il pregio di essere intelligente, sincera, umile, ed abbastanza originale da incuriosire qualsiasi scettico con una mente curiosa. Ammesso ciò, la risposta — di per sé — non fornisce alcun chiarimento. Ma se lo scettico vuole imparare (è inutile parlare con lui se non vuole) e se gli aspiranti libertari hanno osservato e possono riferire come funziona il libero mercato quando non è politicamente abortito, lo scetticismo riguardante il libero mercato diminuirà, la fiducia in ciò che l'uomo potrà raggiungere qualora lasciato libero di provare aumenterà. In breve, ci sarà un chiarimento, la formazione avrà inizio.

Come il libero mercato si prenderebbe cura della consegna della posta qualora il servizio postale fosse desocializzato? Io non lo so! Né qualcuno avrebbe potuto sapere 100 anni fa come il libero mercato avrebbe sviluppato i mezzi per trasferire la voce umana da città a città. Ma prendete atto di questi fatti: abbiamo mantenuto la consegna della posta come un'operazione socializzata; il suo servizio è sempre peggiore, non migliore; i suoi costi e prezzi stanno aumentando, non diminuendo; dal 1932 ha accumulato un deficit riconosciuto da $10 miliardi, e il deficit aumenta annualmente.[4]

Il trasferimento della voce, d'altra parte, sta migliorando. Solo un secolo fa la voce umana poteva essere trasferita alla velocità del suono, ma solo alla distanza a cui due persone potevano capirsi mentre gridavano. Oggi, la voce umana viene trasferita alla velocità della luce; e per la distanza, è qualsiasi posto sulla terra — l'hai detto! Il servizio è migliorato enormemente; e il costo è diminuito costantemente.

Nel trasferimento della voce umana, sono state più o meno operative le forze del libero mercato. Nessuno avrebbe potuto prevedere nel 1865 quale forma avrebbero preso queste forze nel corso dei successivi cento anni. Ancora più notevole, nessuno può descrivere come sia avvenuto il miracolo dopo il fatto. Una volta che ci rendiamo conto che non possiamo spiegare cosa è successo, diventa evidente che non potremo mai spiegare cosa succederà.



Natura e Uomo

I miracoli del mercato sono di un ordine superiore e più complesso rispetto ai miracoli della natura: quello che emerge dal libero mercato abbraccia i miracoli della natura e in più i miracoli della creatività umana. Se posso ripeterlo, tutti gli artefatti con cui viviamo non sono altro che l'applicazione della creatività umana alla creatività della natura.

Riflettete sul più semplice di questi fenomeni, l'ordine della natura. Se foste vissuti sulla terra prima della comparsa degli alberi, per esempio, e vi sarebbe stato chiesto: "Come la natura potrebbe creare un albero?" avreste risposto: "Non lo so". Oggi, se vi viene chiesto: "Come ha fatto la natura a creare un albero?" sareste costretti a rispondere: "Non lo so". Eppure potete prevedere, con certezza notevole, che la natura continuerà a produrre questi bei miracoli, purché le condizioni favorevoli alla loro crescita non vengano abortite. È possibile derivare dall'esperienza non una conoscenza del "come farlo", ma una fiducia saldamente fondata nell'affidabilità dell'ordine biologico.

Tale aspettativa fiduciosa è la cosa che si avvicina di più a spiegare ad un uomo come il libero mercato si prenderebbe cura di un'attività, se fosse desocializzato. I miracoli del libero mercato sono a profusione inimmaginabile, e sono così comuni che sono per lo più dati per scontato che notati ed apprezzati — come l'aria che respiriamo. Questi, quando opportunamente compresi, includono la sua esperienza. Ma tale esperienza non fornisce una conoscenza del "come farlo"; serve solo come base per una fiducia incrollabile e garantita, una fiducia in quello che gli uomini liberi possono realizzare — purché le condizioni favorevoli al libero scambio non siano abortite.

Il poeta che scrisse: "Solo Dio può fare un albero", stava semplicemente riconoscendo una fede comune. Non si è mai sentito che i "so tutto" abbiano provato a confutare ciò; tutti lo danno per scontato. Eppure, se viene affermato che "solo Dio può fare un violino" — porzioni di natura con la creatività umana come ingrediente aggiunto — l'individuo inconsapevole di quanto poco egli sappia, non avrà alcuna esitazione a legare la produzione del violino al suo intelletto come non ce l'avrà a socializzare le compagnie aeree, o l'energia e la luce, o il servizio postale, o qualsiasi altra cosa.

Perché le persone ammettono che non sono in grado di organizzare gli atomi e le molecole nelle manifestazioni viventi della natura, mentre al tempo stesso non riconoscono alcuna carenza in loro quando si tratta di organizzare qualcosa di cui sappiamo molto di meno: la creatività umana? Io non lo so!



Guadagnando Fiducia nella Libertà

L'aspirante libertario, se ha mosso il primo passo importante verso il progresso, capisce che non sa come organizzare la vita di un singolo essere umano. Egli ammette che esiste un ordine di creazione che va al di là della propria mente, che questo ordine funziona in modi diversi e meravigliosi attraverso miliardi di menti, e che non dovrebbe in alcun modo interrompere questi miracoli. Ciò, tuttavia, non fa di lui un "non so niente". Anche se, dalla sua esperienza, non sa cosa accadrà, guadagna una fiducia in una cosa: i miracoli accadranno se le energie creative sono libere di scorrere.

Lo studente della libertà acquista questa fiducia: gli uomini, quando liberi di provare, compiranno i miracoli, una fiducia estrapolata dall'esperienza. Ma quando si tratta di predire la forma dei miracoli che si manifesteranno dalla creatività, deve prendere il suo posto tra gli uomini, non tra i semidei chiaroveggenti. Come un essere umano consapevole, deve rispondere: "Io non lo so!"


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


__________________________________________________________________

Note

[1] Consultare "Freedom Follows the Free Market" di Dean Russell, The Freeman, Gennaio 1963.

[2] Anche accettando tali compiti con un chiaro mandato di pianificare, credo che il loro crollo sarebbe futile. Consultare "Unscrambling Socialism," Essays on Liberty, Volume XII (Irvington-on-Hudson, New York: Foundation for Economic Education, 1965), p. 433.

[3] Inibire e penalizzare azioni distruttive come la frode, la violenza, il fraintendimento, la predazione — invocando una giustizia comune, mantenedo la pace — richiede un'agenzia di coercizione: il governo. La gestione delle attività distruttive non può essere lasciata al libero mercato, la natura del quale è volontaria ed il suo campo è la produttività e la creatività. Consultare il mio Government: An Ideal Concept, op. cit.

[4] Consultare "$48,000" di Paul Poirot, the Freeman, Febbraio 1965.

__________________________________________________________________