venerdì 29 maggio 2026

I veri termini della vittoria di Trump

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-veri-termini-della-vittoria-di)

La City di Londra, per quanto potente, non è onnipotente. Appare tale perché è in grado di spostare le attenzioni nella direzione sbagliata e impedire di avere quelle discussioni chiave in grado di arrivare organicamente a ciò che deve essere aggiustato. Se non si ha idea di chi fomenta il caos, chi ha l'incentivo a farlo, allora è impossibile impedire a chi sposta le attenzioni nella direzione sbagliata di smetterla. In questo senso Israele è un'ottima distrazione. È una questione di chi ha vero potere e chi no; chi è un esecutore e chi è il mandante; chi ha la capacità di muovere il mercato del petrolio in su e in giù, insieme ai titoli dei giornali, per trasmettere la percezione che Trump ha perso il controllo e vuole salvare solo sé stesso. Questo stesso gioco è stato portato avanti negli ultimi 4 anni nei confronti di Putin e non è un caso che lui e Trump si siano parlati quando ancora Carlo si trovasse negli USA. E poi ha parlato con Xi. L'Iran in questo contesto è IRRILEVANTE, è solo un nodo in una rete molto più grande, una rete fatta di ombre che viene portata alla luce ed essendo questa l'arma difensiva più importante che ha tale rete, le mosse per preservarla saranno sempre più disperate e manifeste. La pressione che sta montando nel mercato obbligazionario inglese segnala che il governo Starmer possa essere alle battute finali. Qualcosa sta cambiando e se il cambiamento avviene tramite i Gilt, come avvenuto con la Truss, allora sarà un evento in sordina.

Niente di eclatante, soprattutto sulla scia del discorso di Carlo III al Congresso americano. Starmer, così come Carney in Canada, sono stati eletti per distruggere le nazioni da essi governate.

Lo stesso pattern di distruzione è stato imbastito in Medio Oriente. Tutti i Paesi mezionati da Trump riguardo gli Accordi di Abramo erano nell'orbita inglese e francese, usati per riciclaggio di denaro e altre macchinazioni geopolitiche. L'obiettivo, ora, è convincerli che è meglio l'orbita americana di Trump. Soprattutto con Russia e Cina che non supportano più l'Iran, o per meglio dire l'attuale catena di comando il cui vertice è l'IRGC. Ecco perché Trump parla di “cambio di governo”. Cina e Russia, in passato, sono penetrati in Iran per fare da contraltare ai colonialisti europei, i quali tramite il JCPOA e Total Energy hanno permesso a inglesi e francesi di determinare/impostare la linea di politica (ed economica) in Medio Oriente. Non erano lì perché credevano nella causa dell'Iran, ma per ragioni geopolitiche: la Russia otteneva il corridoio nord-sud fino all'Oceano indiano per bypassare lo Stretto del Bosforo e la Cina ampliava la sua Belt and Road Initiative. Chiaramente questa è un'analisi semplificata, ma tutto si riduce a questo: Trump sta riorientando le rotte commerciali/logistiche lontano dal Medio Oriente e dall'Europa, quindi i precedenti obiettivi geopolitici russi e cinesi possono essere abbandonati. Il più grande perdente qui è l'India, una delle ultime e più grandi colonie inglesi. Ecco perché Rubio la scorsa settimana è volato in India: per testare la volontà di Modi, perché sono le navi indiane quelle che si rifiutano di passare a Hormuz. Non solo, ma siglando gli Accordi di Abramo ciò porterà finalmente pace in Medio Oriente, rimuovendo quell'effetto destabilizzante rappresentato dalle macchinazioni anglo-francesi. E Israele potrà finalmente sviluppare la propria economia, uscendo da quella di guerra.

Il soft-power dell'IRGC, ovvero la confusione sull'apertura/chiusura dello Stretto di Hormuz e la propaganda mediatica (le uniche carte rimaste da giocarsi), è come un'opzione dove la funzione tempo rappresenta la variabile “impazzita”. Chi le ha trattate sa di cosa parlo: per tutto il periodo in cui le si possiede trattengono il 95% del loro valore, poi, a 4-5 giorni dalla loro scadenza, crollano in valore. Il tempismo nel roll-over di questo strumento finanziario è tutto, altrimenti piuttosto che una lieve perdita si viene spazzati via completamente. Dovete trattare l'Iran, quindi, o per meglio dire l'IRGC, come un'opzione: sta disperatamente cercando di vendere al mondo una certa percezione della realtà, mentre i burattinai al di sopra (Londra e Bruxelles) li spalleggiano rinforzando una tale illusione. Ma come con le opzioni, c'è una data nel futuro in cui scadono: c'è una data nel futuro in cui questo raggiro scadrà (es. la chiusura dei pozzi petroliferi, il meeting Xi-Trump, la Brexit automatica, il 4 di luglio, le midterm, ecc.). Non lo possiamo sapere in anticipo quale sarà lo “strike day” in questo caso, ma sarà uno di quelli elencati. Tutta questa storia ha senso, e la confusione viene diradata, nel momento in cui si pensa in modo strategico: il blocco statunitense dello Stretto è arrivato quando l'intelligence americana sapeva che l'Iran sarebbe stato costretto a scaricare il petrolio nel Golfo persico, o chiudere i pozzi, e ha calcolato questo evento facendolo coincidere con la data del meeting Trump-Xi. E quando è subentrato questo tipo di dolore alcune linee rosse sono state spostate, soprattutto quando Carlo III è andato via dagli USA: Zelensky e Aragchi hanno smosso, seppur di poco, le loro posizioni intransigenti. Unendo tutti questi puntini, quindi, si capisce che la funzione tempo dell'opzione sta degradando verso lo 0.

Tre sono le cose che contano per essere immuni alla propaganda sull'Iran:

  1. La curva dei rendimenti americana ha assorbito la precedente inversione;
  2. I mercati azionari/obbligazionari americani non sono affatto perturbati;
  3. Il mercato forward del petrolio è bearish.

I persiani hanno inventato il gioco degli scacchi, un gioco dove le informazioni sono sostanzialmente alla luce del sole. Il Texas Hold'em, invece, è un gioco puramente americano, dove le informazioni sono sostanzialmente nascoste. In quest'ultimo caso l'obiettivo è quello di spingere l'avversario a credere di “avere le carte giuste” e puntare più di quello che è disposto a perdere. È così che si fanno i soldi col poker. L'IRGC credeva che attirando gli USA in un confronto (non è una guerra questa) il campo da gioco sarebbe stato quello navale, e lì avrebbe dato loro un bel filo da torcere. Invece Trump, piuttosto che giocare a scacchi, ha preferito giocare a poker (non fraintendetemi, un azzardo anche questo) e ha dato all'IRGC un confronto aereo. È la stessa cosa può ripetersi su Bandar Abbas, con gli eserciti emiratini e sauditi che si prendono quel fazzoletto di terra e gli A10 che lo difendono. Ecco perché l'unica arma rimasta nelle mani dell'IRGC-City di Londra è la guerra di propaganda mediatica e le giravolte nelle trattative di “pace”. Su questa scia, è a dir poco “curioso” come quello che vale per l'Iran non vale “magicamente” per gli USA. E qui solo chi è in malafede dimostra palesemente di esserlo, avvalorando ancora di più la tesi che all'Iran è rimasta solo la propaganda mediatica in questo confronto. Questo a sua volta significa che la stampa e i commentatori sui social si strappano i capelli per il “blocco” iraniano dello Stretto, ma non coprono assolutamente l'efficacia del “contro-blocco” americano; si strappano i capelli per il vantaggio orografico iraniano, ma non applicano la stessa logica agli USA e ai loro alleati (sauditi ed emiratini potrebbero prendere Bandar Abbas e gli americani difenderlo con l'aeronautica, dato che gli iraniani praticamente non hanno più né quest'ultima né una Marina); si strappano i capelli per criticare la presunta assenza di un piano iniziale nel confronto con l'Iran, ignorando ingenuamente (o consapevolmente, se si vuole “pensare male”) che in passato il petrolio ha raggiunto picchi più alti e COME MINIMO era stato messo in conto che il petrolio potesse arrivare ai $150 al barile (salvo poi non arrivarci, o almeno finora non l'ha fatto dato che gli USA sanno cosa stanno facendo); si strappano i capelli per elogiare la presunta lungimiranza della Cina che ha immagazzinato barili di petrolio, dimenticandosi però che un conto è avere una popolazione il cui reddito medio annuale è ~$65.000 e un prezzo della benzina a ~$4, un altro è avere una popolazione il cui reddito medio annuale è ~$20.000.

Diffidate, quindi, da chi afferma che gli Stati Uniti sono stati sconfitti dall'Iran, o che a esso basta “sopravvivere” per vincere. Non sono questi i termini reali della vittoria. L'attuale fase di transizione ci porta in un mondo in cui non importa quale sia il prezzo del petrolio. La cosa che conterà davvero, e il vero termine della vittoria americana, è il controllo al margine sulla consegna dei barili di petrolio (qualunque sia il prezzo). E del controllo sul ritmo di consegna, potete star certi, è qualcosa di cui hanno discusso Trump e Xi. Soprattutto perché un altro obiettivo dell'amministrazione Trump è rendere obsoleti le strozzature geografiche mondiali, spostando la produzione di petrolio nel Golfo d'America. In questo modo verranno resi obsoleti i ricatti che potrebbero emergere se QUALCUNO prendesse come ostaggio suddette strozzature. L'unica che conterebbe, sarebbe il Canale di Panama (e i porti americani). Da “price taker” a “price setter” del prezzo del petrolio, ed è nelle città portuali americane che i Democratici sferreranno il loro attacco durante le midterm.

Gli americani iniziano a preoccuparsi delle midterm ad agosto. Quindi tutte quelle chiacchiere che sentite adesso sulla stampa italiana secondo cui Trump sarebbe a rischio a novembre, sono fasulle. Inoltre le recenti elezioni in Ohio ci dicono due cose principalmente. La prima è che gli americani hanno fiducia nelle parole di Trump secondo cui i prezzi della benzina scenderanno, ecco perché non ci sono disordini sociali (soprattutto negli stati rossi). La seconda è che i repubblicani stanno tirando su molti più soldi dei democratici per le elezioni, questi ultimi rimangono all'asciutto soprattutto perché Bessent sta tagliando loro tutti quei finanziamenti ombra tramite ONG e altre organizzazioni no-profit.

Lo stesso copione dell'Ohio l'abbiamo visto ripetersi in Kentucky, a dimostrazione che tutte le preoccupazioni per le midterm sono sentite all'estero e rappresentano un grimaldello per deturpare l'immagine che ha il popolo americano nei confronti di Trump. A ciò bisogna aggiungere che Massie, come altri nel movimento MAGA, ad esempio Marjorie Taylor Greene, sono elementi di divisione inseriti apposta dagli avversari per sabotare dall'interno. Potremmo chiamarla “Operazione Mitt Romney”: essere sempre allineati e votare sempre per le sciocchezze, per le cause ininfluenti e per quelle proposte di leggi “innocue” agli occhi degli avversari degli USA... ma quando si presenta davvero il momento di essere in linea con un cambiamento reale e dannoso per gli agenti esteri, ecco che scatta la trappola e gli asset infiltrati adducono giustificazioni e scuse per essere contrari. Nel suo discorso di concessione alle primarie Massie ha espresso ripudio per la guerra... quale? In Iran sono stati 10 giorni di bombardamento e un blocco tutt'ora in vigore, come a Cuba sostanzialmente, il tutto per riorientare le catene di approvvigionamento e le rotte logistico/commerciali dell'energia. Massie ha poi reiterato lo slogan “End the FED”... come? Non si accorge che già adesso è in corso un processo di trasformazione della stessa? Un ritorno a ciò che era prima del 1935? Davvero non ha idea di cosa Tether stia diventando per il mercato estero e interno del dollaro?

Oppure, la spiegazione più coerente: è sempre stato un asset divisivo che s'è guadagnato la fiducia dell'elettorato repubblicano a suon di “difesa dei principi”, salvo poi effettuare le vere mosse per cui era stato “reclutato”. Non fraintendetemi, alcune leggi da lui sostenute/presentate non erano affatto male (es. filiera della carne), ciononostante proprio questo conferma la tesi asset attivato in caso di necessità prima che si deprezzi definitivamente.

E in questo frangente storico, il deprezzamento degli asset infiltrati corre molto veloce. Soprattutto per un motivo: a chi fa più male un prezzo del petrolio a circa $110? Non agli Stati Uniti, non sono loro ad avere una curva dei rendimenti in sofferenza. Soprattutto non sono loro a rischiare di rimanere a corto di dollari. Senza contare che sono nel bel mezzo di una fase di transizione che li sta portando ad abbandonare il sistema estrattivo-keynesiano a favore di uno produttivo (Hamilton-Clay). Se ci uniamo che col SOFR adesso la FED controlla il front-end della curva dei rendimenti americana, l'uscita dalla conservatorship da parte di Fannie Mae/ Freddie Mac le permetterà di controllare anche il back-end. I guai sono tutti per gli europei, e per estensione canadesi, perché sin dal 2022 hanno portato avanti una “yield curve control” per impostare un tetto ai rendimenti delle loro obbligazioni. Il Canada infatti è un proxy che a mesi alterni vende/compra titoli del Tesoro americani per impedire che il rapporto di leva nel mercato dell'eurodollaro crolli bruscamente. Il problema: è una lenta erosione, man mano che le precedenti “linee rosse” vengono tutte attraversate al rialzo (es. 2,5%, 2,7%, 3%, ecc.). Infatti dov'è il trentennale statunitense? Laddove si trovava al momento del ciclo di rialzi dei tassi di Powell, mentre invece la Lagarde ha perso quasi 100 punti base nel differenziale di rendimento tra il decennale americano e quello tedesco. Questa è la ragione principale per cui gli USA possono permettersi di “tergiversare” sulla questione Iran.

Quello che molti commentatori faticano a capire è il concetto di tempo integrato nei processi industriali e commerciali. Se prendete ad esempio lo sconquasso causato dai lockdown nella filiera della carne, ciò è stato dovuto alla rottura della catena del rimpiazzo dei capi che necessitano tempo per essere allevati. L'offerta rimane indietro, mentre la domanda riprende e si intensifica: aumento dei prezzi. Ciò vale anche per gli altri settori industriali, poiché l'impegno di capitale per progetti che vedranno i loro frutti nel futuro sembrano nell'immediato carenti. Infatti la re-industrializzazione degli USA è un processo che richiederà come minimo una generazione per vederne i frutti maturi, mentre invece i commentatori parlano nel presente di “fallimenti”, “crisi”, “debiti impagabili” e “disastri economici”.

Nel momento in cui mettiamo insieme due elementi dell'esecutivo americano, come il Project Vault e il Defense Production Act, capiamo che gli sforzi imprenditoriali che vengono incentivati a livello federale vedranno, come minimo, i primi risultati da qui ai prossimi 5 anni. Il vantaggio in questo contesto è il prezzo “di favore” delle materie prime a cui possono accedere le aziende americane. Infatti già il cambiamento di atteggiamento è significativo: non più progetti industriali/imprenditoriali fatti per soddisfare gli appetiti degli azionisti (tipico modello inglese, dove la “mano invisibile” è la loro che tramite la finanziarizzazione dell'economia trattengono parte dei guadagni). Logistica, trasformazione, energia, sono caratteristiche che spingeranno i cambiamenti industriali nel tempo, non nel presente.

Stiamo assistendo allo stesso meccanismo che negli anni '30 Roosevelt usò, tramite i mutui trentennali a tasso fisso, per rilanciare la classe media e l'economia americana. Queste supply chain non possono essere ricostruite senza supporto alla base, senza lo smantellamento della finanziarizzazione che le ha reso eteree e ha allungato oltremodo la produzione di un bene. L'accorciamento del processo produttivo unito alle catene di approvvigionamento non è protezionismo, o autarchia, ma il modo per riorganizzare un'economia che era stata trasformata in un guscio vuoto.

Come ripetuto spesso, uno degli obiettivi di Trump è sbarazzarsi della volatilità del petrolio come arma in mano ai suoi nemici. Infatti il prezzo del petrolio dovrebbe essere l'argomento più noioso di questa Terra. C'è qualcuno che, ad esempio si preoccupa del prezzo del carbone? Solo i produttori e i consumatori. Il carbone è noioso. Perché? Perché nessuno può più inserire un pedaggio, o un punto di strozzatura, nel flusso di carbone. Quest'ultimo non è stato finanziarizzato affinché il mondo girasse attorno a esso come mezzo per influenzare il commercio globale. Non esiste alcun mercato dei futures strutturato sul carbone che abbia davvero importanza! Esiste invece con il Brent e se si ha il controllo su di esso, allora si ha il potere per muovere i mercati, per sbarazzarsi di presidenti, per far cadere governi, per finanziare intermediari e terroristi, ecc. In sintesi, è la base dell'instabilità mondiale... per come vengono gestiti gli affari OGGI. Rimuovete le strozzature geografiche e il petrolio tornerà a essere noioso. Questo è il termine della vittoria REALE perseguito da Trump. Raggiungerlo significa mandare in fumo tutto quel capitale che la City di Londra ha dispiegato in Iran per arrivare a questo momento storico... e questo è un altro termine della vittoria perseguito da Trump.

La manifestazione della superiorità americana si evince anche attraverso un mondo in cui il dollaro è dominante ma secondo i canoni di chi lo emette, non più di chi lo controlla indirettamente tramite il prezzo impostato altrove. Per quanto tutto questo possa sembrare un “far west” monetario, non è altro che ciò che esisteva negli USA prima della FED: banche commerciali con le loro banconote, coperte dall'oro, che facevano riferimento a stanze di compensazione regionali. Un sistema decentrato/distribuito senza un regolatore centrale unico. Per quanto possa sembrare instabile a leggerlo così, le crisi economiche erano ridotte ai minimi termini.

(Nota: il panico del 1907 venne invece gonfiato mediaticamente per dare l'impressione che si necessitasse di una versione americana della Banca d'Inghilterra, e col senno di poi, data anche la presenza di Wilson, sappiamo di chi fosse lo zampino.)

GENIUS Act, STABLE Act e CLARITY Act sono le tre componenti che permetterebbero di tornare a un sistema analogo a quello pre-Federal Reserve (senza contare che anch'essa verrà riformata affinché il suo statuto torni a quello pre-1935). Il percorso inverso dalla moneta puramente fiat a un sistema che potremmo chiamare Bretton Woods 2.0 passa per ovvi motivi da un periodo in cui il presunto “caos” del libero mercato si assesta verso un sistema più affine alla società che lo determina. Internamente, negli USA, ci saranno diversi “dollari digitali” emessi da varie realtà, mentre esternamente ci sarà Tether. Una novità? Niente più niente meno di quanto descritto da Hayek in, A Choice in Currency. Non sarà un mondo perfetto, nemmeno buono... senza dubbio sarà un mondo migliore rispetto a quello attuale. E se ci sono da fare compromessi in quella fase di transizione che porta a un mondo in cui le idee libertarie/Austriache diventeranno dominanti, allora questo è il momento per gettare tali basi. Un momento storico come questo, dove i libertari possono avere una reale occasione per affermare tra il pubblico più ampio le loro idee di miglioramento filosofico/sociale, è fondamentale da sfruttare se si vuole avere DAVVERO una possibilità di vincere. Il percorso è tortuoso, certo; impervio, senza dubbio; ma è la possibilità concreta di avere una strada chiara e definita che parte dal punto A (statalismo “sfrenato”) al punto B (libertarismo “sfrenato”) in cui il processo intermedio è finalmente percorribile.

Le stablecoin hanno il potenziale per essere tanto trasformative per il sistema monetario mondiale quanto lo fu l'abbandono di Bretton Woods. Una stablecoin come Tether, collateralizzata sostanzialmente da oro e Bitcoin, ha la possibilità di raggiungere tutti i Paesi del mondo... che le loro autorità monetarie lo vogliano o meno. Meglio se lo accetteranno volontariamente, perché è nel loro migliore interesse dato che il dollaro rimane la valuta di raccordo commerciale per eccellenza. Certo, forse dovrebbero scegliere l'oro in quanto tale o Bitcoin in quanto tale, ma stanno preferendo trattare tali asset come riserve piuttosto che come circolante. Immaginate un possessore estero di Tether, in particolare in Unione Europea: egli è più “pericoloso” rispetto allo stesso possessore di oro o Bitcoin, perché in questo caso trasferisce potere di leva a Washington a scapito di Bruxelles.

Non solo, ma l'ascesa delle stablecoin, oltre a rappresentare nuova domanda per i titoli del Tesoro americani, permetterà al governo federale di emettere più titoli sul front-end della curva dei rendimenti (rendendo tali titoli più attraenti). Questo è importante perché se il back-end sale, Washington non deve necessariamente pagare tassi alti per ripagare il suo debito. E anche se il back-end dovesse salire, ciò metterebbe pressione sugli altri decennali nel resto del mondo e loro si ritroverebbero in guai molto più seri. I tassi alti fanno male agli USA? Certo, ma stritolano letteralmente il resto del mondo. Vi basti vedere cosa è successo nel 2022: nonostante una flessione economica gli USA ne sono usciti bene, mentre la Cina è dovuta intervenire per salvare il suo mercato obbligazionario, l'Inghilterra è dovuta intervenire per salvare il suo mercato obbligazionario, la BCE è dovuta intervenire per salvare il mercato obbligazionario della periferia europea.

Il cambiamento della FED sarà quello da una istituzione monopolistica che emette unità monetarie a una Exim Bank per l'eurodollaro, fino a tornare al suo mandato originale: prestatore di ultima istanza nel commercial paper market americano e impostazione del valore nominale del dollaro all'estero. Questo significa che tra i suoi “compiti” non figurerà più il QE, l'espansione del proprio bilancio, il savataggio di banche così come lo abbiamo visto finora, ecc. In particolar modo, la riduzione ulteriore dell'attuale bilancio sarà importante: maturazione dei titoli garantiti da ipoteca (ormai nel loro ultimo terzo di vita dato che sono vecchi di 18 anni) e maturazione dei titoli di stato americani. Inoltre Warsh è la cosa migliore che potesse capitare ad asset che sono garanzie ed equity, come oro e Bitcoin, dato che una linea di politica attuale e conclamata degli USA è quello di “gestire” gli asset che migliorano gli attivi di bilancio. Infatti questo è l'unico modo efficace per disinnescare le criticità del lato dei passivi. Quindi l'obiettivo di Trump, Bessent e Warsh è quello di “svegliare” tutti questi asset dormienti tramite un fondo sovrano che li valorizzi ai prezzi di mercato, ma questa è un'analisi che sfugge se ci si concentra solo sui debiti e non sugli attivi, ad esempio, o solo sull'offerta di denaro e non sulla domanda.

In sintesi, senza il controllo monetario e senza il controllo sui flussi monetari, in particolare per quanto riguarda il dollaro, il processo di re-industrializzazione americano sarebbe destinato a fallire miseramente. Ecco perché Trump, nel recente viaggio in Cina, è riuscito a staccare un accordo con Xi riguardo la commessa su 200 jet della Boeing (iniziali). Infatti pensate alla filiera industriale necessaria per costruire una macchina complessa come un aereo: dai sedili delle varie classi fino ai singoli chiodi da 1 pollice. E questo è anche il motivo per cui l'automotive è un settore cruciale ed è stato anch'esso riportato in patria: nell'alveo della difesa è imperante la costruzione di veicoli sul proprio territorio, il motivo per cui gli USA hanno avuto un vantaggio nella Seconda guerra mondiale.

Infatti i Bush, gli Obama e in generale i sodali dei globalisti hanno fatto di tutto per distruggere il sistema logistico e dei trasporti americani, in particolare la Marina. 

Il sistema bancario e finanziario inglese nella sfera d'influenza cinese (es. Singapore, Hong Kong, Africa orientale) sono da tempo coinvolti non solo nel riciclaggio dei proventi della droga, ma anche, e soprattutto, nel contrabbando di commodity. Qual è quindi l'interesse della Cina nel Canada in virtù del progetto A(merica)-R(ussia)-C(ina) che si sta sviluppando (e la recente visita di Trump in Cina sta rafforzando)? Condividere informazioni d'intelligence finanziaria. Il fatto che tutti i “pezzi grossi” si siano presentati insieme a Trump nel suo viaggio in Cina dimostra che essi “si parlano”.

Diversamente, quindi, da tutte le chiacchiere che sentite da una certa narrativa sulla stampa e sui canali d'informazione alternativi (gli stessi che gridavano al nemico quando parlavano di Russia e poi Cina), secondo cui la Cina vuole papparsi Taiwan, quello che farà Pechino invece sarà ridimensionare l'influenza inglese nella sua sfera d'influenza. Questo significa che nel mirino ha Hong Kong e Singapore, altro che Taiwan. L'interesse cinese nel Canada, quindi, non vuole un takeover silenzioso del Paese, bensì lo smantellamento sistematico di tutte le strutture finanziarie nel Pacifico e in Asia che fanno riferimento al Canada (e per estensione alla City di Londra). Questo perché il “centro commerciale ed economico” del mondo diventerà il Pacifico e non può diventarlo se prima non viene bonificato a dovere.

Dispiace rovinare i sogni dei commentatori sui social che ci raccontano della trappola di Tucidide che affrontano gli USA nei confronti della Cina. Non è così. Agli USA sta bene che la Cina sia dominante in Asia... fintanto che tale dominio non esca dai confini locali. Se la Cina rappresentasse davvero una minaccia reale nei confronti del primato americano, non si sarebbero fatti buttare fuori dal Venezuela, dall'Argentina, dal Canale di Panama, ecc. I cinesi temono e rispettano ciò che sono diventati gli USA dopo il 2022: un player che difende il dollaro e per estensione il suo primato nel mondo. Un futuro conflitto cinetico tra americani e cinesi è solo propaganda da chi ha più da perdere in questo nuovo contesto geopolitico: Londra e Bruxelles.


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


giovedì 28 maggio 2026

Le stablecoin e la rivalutazione del dollaro

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

____________________________________________________________________________________


di Lance Roberts

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/le-stablecoin-e-la-rivalutazione)

La tesi secondo cui “la moneta fiat sta morendo” è diventata uno slogan tra i sostenitori degli asset digitali, gli amanti dell'oro e i fautori delle crittovalute. Il fulcro di questa narrazione è che le banche centrali hanno stampato enormi quantità di denaro e questa “stampa di moneta” ha portato alla svalutazione della valuta, rendendo obsoleto il dollaro statunitense. Abbiamo già discusso di questa narrazione riguardo la “svalutazione” in precedenza.

La narrazione è seducente: l'inflazione è fuori controllo, il governo stampa moneta e il dollaro è agli sgoccioli. Ma sebbene ci siano rischi reali da tenere d'occhio, la maggior parte dei titoli diffonde paura anziché fatti. È impressionante, e chi vende oro, argento o altri beni rifugio spesso lo usa per spaventare le persone e spingerle ad agire. Uno dei grafici preferiti, utilizzato per sostenere la tesi della “svalutazione”, è il classico grafico che mostra come il dollaro statunitense abbia perso il 90% del suo potere d'acquisto sin dal 1966.

Ma ecco il punto: questo grafico non mostra alcuna svalutazione. Riflette solo l'inflazione, un fenomeno ben noto e ampiamente previsto in un'economia in crescita. I prezzi aumentano nel tempo perché la domanda cresce a causa della crescita demografica, dell'aumento dei redditi e della crescita dei consumi. Questo è particolarmente vero in un'economia post-industriale, trainata dai servizi, che incentiva l'espansione del credito e gli investimenti di capitale. In altre parole, non è il dollaro che perde valore, ma l'economia che si espande.

Chi sostiene la tesi della “svalutazione” non comprende il funzionamento dell'economia e dell'inflazione moderna. Quel grafico mostra, nell'economia odierna, solo la perdita di potere d'acquisto dei dollari inattivi, ovvero non investiti. I dollari che rimangono inutilizzati perdono valore rispetto all'inflazione nel tempo. Non si tratta di un crollo della valuta fiat, bensì di un segnale per investire il capitale. Sebbene i “gold bug” affermino che l'oro protegga dalla svalutazione (ovvero dall'inflazione), il che è vero, lo stesso vale per i buoni del Tesoro a 3 mesi e i titoli del Tesoro statunitensi, in termini di rendimento totale reale e aggiustato all'inflazione . Lo stesso dollaro investito nell'indice S&P 500 si è rivelato di gran lunga il miglior strumento per proteggere il potere d'acquisto del dollaro statunitense.

È fondamentale sottolineare che il termine “svalutazione” non si riferisce al crollo della valuta, è solo un “riflesso dell'inflazione sui dollari non investiti”.  L'inflazione erode il potere d'acquisto se i redditi e i rendimenti non tengono il passo. Una banconota da $100 oggi vale meno di quanto valesse nel 2010, semplicemente perché il livello generale dei prezzi di beni e servizi acquistati in un'economia in espansione aumenta nel tempo. Questo effetto è reale, ma è una conseguenza naturale dell'interazione tra attività economica e politica monetaria con la crescita, non un crollo strutturale della fiducia.

In realtà il dollaro rimane dominante. Come abbiamo ampiamente discusso nel pezzo La morte del dollaro è notevolmente esagerata:

• Circa l'80% delle transazioni globali utilizza il dollaro statunitense come unità di conto, o di riconciliazione;

• Il dollaro statunitense rappresenta ancora quasi il 60% delle riserve monetarie mondiali detenute dalle banche centrali;

• Non esiste altra valuta, o asset finanziario, con la stessa profondità, liquidità e fiducia istituzionale del dollaro statunitense.

Questi fatti contraddicono l'idea che il mondo stia abbandonando le valute fiat, o il dollaro statunitense. La narrazione secondo cui il dollaro sta morendo ignora le schiaccianti prove della continua domanda e del continuo utilizzo a livello internazionale, motivo per cui gli acquisti esteri di titoli del Tesoro statunitensi hanno raggiunto livelli record.


L'illusione della fuga

Chi sostiene che gli investitori stiano acquistando oro o Bitcoin aggrappandosi alla narrativa della “svalutazione” o sta intenzionalmente cercando di ingannare gli altri, oppure ignora il funzionamento del sistema monetario e delle unità fondamentali di determinazione dei prezzi, scambio e riconciliazione nell'economia moderna.

Siamo assolutamente d'accordo sul fatto che gli investitori dovrebbero investire i propri  dollari “inattivi”  in “attività rischiose” come obbligazioni, oro, azioni o Bitcoin per proteggere i propri risparmi dall'inflazione nel tempo. Tuttavia i guadagni di tali attività, che aumentano in termini nominali,  riflettono solo variazioni di valutazione relativa, non un abbandono del dollaro stesso. Inoltre, mentre coloro che acquistano sulla scia dei timori di una “svalutazione”, perlopiù a causa dei titoli dei giornali piuttosto che dei fatti, cercano i cosiddetti “beni rifugio”, acquistando Bitcoin o oro, pensano di abbandonare la moneta “fiat”.

Tuttavia, non è così, poiché questi asset sono ancora prezzati e riconciliati in dollari. Bitcoin viene scambiato in coppia con il dollaro e il prezzo di mercato globale dell'oro è quotato in dollari. Quando i possessori desiderano spendere o effettuare transazioni al di fuori del contesto degli asset digitali, devono riconvertire il denaro nel sistema del dollaro. La convinzione di poter davvero sfuggire alla moneta fiat è un'idea filosofica. In termini pratici, il trasferimento di valore e l'utilità ruotano ancora attorno al dollaro. Come dimostrato in precedenza, il modo migliore in assoluto per proteggere il proprio potere d'acquisto dalla “svalutazione” è stato il mercato azionario statunitense.

Sebbene la narrativa della “svalutazione” spesso sostenga che i titoli del Tesoro statunitensi siano reliquie indesiderabili di un sistema in declino, la realtà è l'opposto. I titoli del Tesoro statunitensi rimangono gli strumenti finanziari più liquidi e affidabili del pianeta. Sono fondamentali per i benchmark dei tassi di interesse globali, per il calcolo dei tassi privi di rischio, per i mercati delle garanzie e per le riserve internazionali.

Inoltre una nuova evoluzione nell'economia odierna è destinata a rendere il dollaro statunitense ancora più dominante: le stablecoin in USD.


Le stablecoin in USD e perché sono necessarie

Come spiegato, il dollaro statunitense è, e rimarrà, la spina dorsale della finanza globale. Ciò non cambierà nel futuro prossimo, né in quello più lontano, principalmente perché non esistono alternative realistiche. Tuttavia l'ascesa delle stablecoin ancorate al dollaro statunitense probabilmente consoliderà ulteriormente questo predominio.

Attualmente quasi il 99% delle stablecoin ancorate a valute fiat sono agganciate al dollaro statunitense, poiché quest'ultimo domina le riserve valutarie mondiali. La quota del dollaro nelle riserve mondiali continua a superare quella di tutte le altre principali valute messe insieme, a dimostrazione della persistente fiducia degli Stati Uniti nel dollaro, anche in un contesto di preoccupazione per l'inflazione. In particolare le stablecoin ancorate al dollaro riflettono la forza del dollaro, non il suo declino.

Cosa sono dunque le stablecoin in USD? Si tratta di token digitali progettati per mantenere un ancoraggio 1:1 al dollaro statunitense. A differenza delle crittovalute volatili come Bitcoin o Ether, il cui prezzo può subire forti oscillazioni, le stablecoin offrono stabilità detenendo riserve di asset liquidi di alta qualità. Gli esempi più noti sono USDT di Tether e USDC di Circle, che insieme rappresentano oltre il 90% del mercato delle stablecoin in USD. Per dare un'idea, alla fine del 2025 Tether (che emette la stablecoin USDT) deteneva oltre $135 miliardi in titoli del Tesoro statunitensi, posizionandosi al 17° posto a livello globale tra i detentori di debito sovrano statunitense. Le partecipazioni di Tether superano quelle di Corea del Sud, Arabia Saudita, Germania ed Emirati Arabi Uniti.

Ecco perché questo è fondamentale per la narrazione sulla “morte del dollaro”.

Le stablecoin in USD operano su reti blockchain, consentendo la liquidazione in tempo reale e il trasferimento globale di dollari digitali senza intermediari bancari tradizionali. Questa capacità è particolarmente preziosa per le transazioni transfrontaliere, le rimesse e i mercati con infrastrutture bancarie meno sviluppate. Il Fondo Monetario Internazionale osserva che, sebbene la maggior parte del volume delle transazioni in stablecoin sia attualmente legato al trading di crittovalute, i flussi transfrontalieri sono in rapida crescita, il che suggerisce un futuro utilizzo in sistemi finanziari più ampi. Come riportato da Chainstack:

Le stablecoin sono entrate a far parte della finanza tradizionale, collegando i sistemi bancari alle reti di asset digitali. I token ancorati al dollaro movimentano già volumi paragonabili a quelli delle principali reti di pagamento, con transazioni che rivaleggiano con quelle di ACH, Visa e PayPal. A metà del 2025 l'offerta di stablecoin ha superato i $250 miliardi, a testimonianza della domanda di pagamenti più rapidi e sempre disponibili.

Sebbene il volume delle transazioni rimanga ancora molto ridotto (circa l'1% dell'attuale volume globale dei pagamenti transfrontalieri, un mercato annuo da $2 triliardi), ci sono diverse ragioni per cui molti prevedono una crescita sostanziale del mercato delle stablecoin in USD in futuro.

Questi casi d'uso risultano interessanti per la finanza globale, in quanto modernizzano i sistemi di pagamento. Se le stablecoin ancorate al dollaro statunitense dovessero raggiungere una maggiore diffusione, potrebbero diventare un'infrastruttura fondamentale per i flussi di denaro digitale, rendendo i titoli del Tesoro statunitensi ancora più importanti per il sistema finanziario globale.


Come le stablecoin ancorate al dollaro statunitense potrebbero rendere i titoli del Tesoro americani ancora più importanti

La presenza di questi asset nelle riserve di stablecoin in USD sottolinea come l'infrastruttura del dollaro digitale sia strettamente interconnessa con i mercati del debito sovrano statunitense, anziché esserne esterna. Con la crescita del mercato delle stablecoin in USD, il suo rapporto con i titoli del Tesoro statunitensi potrebbe diventare più significativo, poiché coloro che le emettono devono detenere asset liquidi e a basso rischio per mantenere l'ancoraggio al dollaro e soddisfare le aspettative normative e di mercato. Dato che i titoli del Tesoro a breve termine sono ampiamente accettati come garanzia e altamente liquidi, rappresentano una scelta naturale.

Gli sviluppi normativi, come il GENIUS Act, approvato nel 2025, richiedono a coloro che emettono stablecoin di garantire i propri token con asset liquidi di alta qualità, come dollari statunitensi o titoli del Tesoro a breve termine, aumentando la probabilità che le riserve rimangano strettamente legate al debito sovrano statunitense. Inoltre, qualora e quando lo STABLE Act venisse approvato, imporrebbe ulteriori requisiti a coloro che emettono stablecoin per mantenere asset sicuri e altamente liquidi a garanzia.

Pertanto le proiezioni del settore suggeriscono che il mercato delle stablecoin in USD potrebbe raggiungere i $2.000-3.000 miliardi entro il 2030, grazie a una regolamentazione più chiara e a una maggiore adozione finanziaria. In tale scenario la domanda di riserve per i titoli del Tesoro americani potrebbe diventare un importante acquirente aggiuntivo nei mercati monetari, potenzialmente integrando la domanda tradizionale per essi. La Reuters ha riportato che fino all'80% delle riserve esistenti nel mercato delle stablecoin è costituito da buoni del Tesoro americani e operazioni di pronti contro termine, il che indica che le attuali pratiche di riserva sono già fortemente orientate verso di essi.

Infine la ricerca accademica suggerisce che la domanda di stablecoin in dollari statunitensi è già sufficientemente elevata da influenzare i rendimenti a breve termine. Ad esempio, uno studio ha rilevato che gli acquisti di titoli del Tesoro statunitensi da parte di coloro che emettono stablecoin sono correlati a una misurabile pressione al ribasso sui rendimenti a un mese, evidenziando come la domanda di riserve digitali in dollari possa influenzare i mercati reali.

Tuttavia qualsiasi discussione sulle stablecoin in USD deve tenere conto dei rischi. È fondamentale sottolineare che questa tesi presuppone che le stablecoin in USD diventeranno uno strumento di transazione globale sempre più diffuso. Si tratta di un futuro “possibile”, non certo. Attualmente l'utilizzo delle stablecoin in USD è concentrato nel trading e nella riconciliazione tra crittovalute, non nel commercio tradizionale o nei pagamenti. L'adozione dipende dai quadri normativi, dal coinvolgimento istituzionale e dalla fiducia a livello globale.

Il rischio di custodia rimane una preoccupazione fondata. S&P Global Ratings ha di recente declassato la valutazione di stabilità di Tether, rilevando che solo il 64% delle sue riserve era detenuto in titoli del Tesoro statunitensi a breve termine e che persistono problemi di trasparenza. Ciò sottolinea l'importanza di una rendicontazione più chiara, di una governance più solida e di soluzioni di custodia più regolamentate affinché le stablecoin possano crescere in sicurezza.

“Bitcoin rappresenta il 5,6% degli USDT in circolazione, superando il margine di sovracollateralizzazione del 3,9% associato a un rapporto di collateralizzazione del 103,9%. Un calo del prezzo di Bitcoin o del valore di altri asset a rischio più elevato potrebbe quindi ridurre la copertura del collaterale.” – S&P Global

Esiste anche la concorrenza delle valute digitali delle banche centrali (CBDC). I governi potrebbero scegliere le proprie infrastrutture per le valute digitali, il che potrebbe ridurre l'attrattiva delle stablecoin private in USD in determinati casi d'uso; tuttavia, anche se le CBDC dovessero acquisire una notevole diffusione, saranno probabilmente garantite dai titoli del Tesoro statunitensi per le ragioni qui elencate.

Un altro rischio è che, con l'aumento della domanda di titoli del Tesoro americani, i rendimenti diminuiscano. Sebbene chi emette stablecoin in USD probabilmente modificherà la composizione delle riserve, gli asset sottostanti rimangono titoli ancorati al dollaro. Questa distinzione è fondamentale, poiché, indipendentemente dal fatto che chi emette stablecoin detenga buoni del Tesoro americani, operazioni di pronti contro termine o altri asset a breve termine in dollari, il legame con il dollaro persiste. Il sistema continuerà a operare all'interno del quadro monetario del dollaro, non in un universo monetario alternativo.

Infine, esiste SEMPRE il rischio che nulla di tutto ciò si concretizzi nella misura prevista. Ostacoli normativi, barriere tecnologiche, o cambiamenti nelle condizioni macroeconomiche potrebbero arrestare la crescita. Sebbene il futuro non sia mai certo, il quadro delle stablecoin ancorate al dollaro statunitense e l'attuale traiettoria degli sviluppi tecnologici suggeriscono che il modo in cui conduciamo affari a livello globale cambierà nel prossimo futuro e, soprattutto, il dollaro statunitense sarà al centro di questo cambiamento.


Conclusioni e tesi di investimento

La narrazione secondo cui “la moneta fiat sta morendo” non è supportata dai dati, né dalla realtà. L'inflazione, pur essendo reale, non rappresenta una svalutazione nel senso storico del termine. Si tratta piuttosto dell'erosione del potere d'acquisto dei dollari non investiti in un'economia in espansione. Il dollaro statunitense rimane il fondamento della finanza globale, dominando negli scambi commerciali, nelle riserve e nei pagamenti. Nessuna valuta, asset o sistema alternativo attualmente eguaglia la sua liquidità, la fiducia istituzionale o la profondità del mercato.

L'illusione di poter sfuggire alla moneta fiat investendo in oro o Bitcoin denota una scarsa comprensione del funzionamento del sistema monetario. Sebbene questi asset proteggano i risparmi dall'inflazione, non sono indipendenti dal sistema monetario a corso forzoso, poiché il loro prezzo, la loro riconciliazione e il loro utilizzo sono denominati in dollari statunitensi. Qualsiasi affermazione di “fuga” dalla moneta fiat è più ideologica che pratica.

Ciò che sta emergendo ora non è la morte del dollaro, ma la sua “rivalutazione” attraverso la trasformazione del modo in cui circola, viene riconciliato e funziona tramite infrastrutture digitali. Le stablecoin ancorate al dollaro non rappresentano una minaccia per il sistema monetario statunitense; al contrario, ne sono un'estensione. Facilitando i pagamenti digitali in tempo reale su reti blockchain e detenendo riserve in titoli del Tesoro statunitensi ed equivalenti in contanti, le stablecoin ancorate al dollaro rafforzano il ruolo centrale del dollaro stesso.

Se le stablecoin ancorate al dollaro statunitense dovessero affermarsi come strumenti di transazione di uso comune, un'ipotesi che rimane al momento solo un'ipotesi, la domanda di titoli del Tesoro statunitensi potrebbe aumentare significativamente. Con una dimensione di mercato prevista tra i $2.000 e i $3.000 miliardi entro il 2030, chi emette stablecoin potrebbe diventare acquirente importante di titoli del Tesoro statunitensi. Ciò aumenterebbe la liquidità, sosterrebbe rendimenti più bassi e integrerebbe ulteriormente gli strumenti del Dipartimento del Tesoro americano nel sistema finanziario globale.

Gli investitori devono essere consapevoli dei rischi. L'adozione delle stablecoin non è garantita; i quadri normativi potrebbero subire delle battuta d'arresto; permangono i rischi legati alla custodia, soprattutto con emittenti non trasparenti; le valute digitali delle banche centrali potrebbero generare concorrenza; se le stablecoin in USD non riusciranno a espandersi oltre i casi d'uso di trading, il loro impatto rimarrà limitato.

Tuttavia la tesi di investimento rimane convincente:

• I titoli del Tesoro statunitensi rimangono fondamentali. La domanda continua e diversificata, sia da parte degli acquirenti tradizionali che da chi emette dollari digitali, ne conferma il ruolo di asset primario.

• L'infrastruttura delle stablecoin in USD offre opportunità alle aziende che forniscono servizi di custodia, liquidità e sistemi di pagamento digitali conformi alle normative.

• Le banche e le fintech che si posizionano all'incrocio tra la compensazione tramite blockchain e la conformità alle valute fiat potrebbero diventare parte integrante dell'architettura di rivalutazione.

Il dollaro non sta morendo, sta evolvendo. In particolare, le stablecoin ancorate al dollaro potrebbero fungere da ponte di collegamento tra il mondo finanziario analogico e il suo futuro digitale. Il quadro normativo e tecnologico sta evolvendo e il futuro delle stablecoin in USD ha alle spalle il pieno peso del credito sovrano degli Stati Uniti. Per gli investitori disposti a scommettere su questa evoluzione, l'opportunità risiede nella comprensione del futuro del dollaro.

Non è la sua distruzione, ma la digitalizzazione del predominio del dollaro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


mercoledì 27 maggio 2026

“A che punto tutto questo si configura come tradimento?”

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

____________________________________________________________________________________


da Zerohedge

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/a-che-punto-tutto-questo-si-configura)

Il manuale della “rivoluzione colorata” utilizzato dalle élite dello Stato profondo, alcune delle quali operano all'interno del Capital Beltway, ha preso di mira il presidente Trump e il movimento populista per quasi un decennio. Se la Casa Bianca e il suo staff non riusciranno a capire come smantellare queste reti di sinistra, le stesse ONG finanziate con fondi occulti contro cui hanno dichiarato guerra all'inizio dello scorso autunno, rischiano che l'agenda MAGA venga compromessa.

Una serie di post pubblicati da Jennica Pounds, nota anche come “DataRepublican”, ha attirato l'attenzione del senatore Mike Lee (repubblicano dello Utah) e ha svelato nuovi dettagli di quella che è una complessa rete di un'operazione in stile “rivoluzione colorata”, orchestrata da democratici, organizzazioni no-profit, ex-dipendenti della USAID e miliardari per minare e destabilizzare dall'interno il movimento MAGA del presidente Trump.

La Pounds ha scritto su X:

Non si tratta di ipotesi, ma di informazioni tratte direttamente da una telefonata registrata. Ex-dipendenti della USAID descrivono come, prima del 20 gennaio, abbiano spostato i gruppi interni dai sistemi governativi alle chat crittografate di Signal, per poi collegarsi rapidamente con partner stranieri e ONG dopo l'insediamento. Questo tentativo di creare una rivoluzione colorata non è una novità; questo aspetto era già stato riportato da NOTUS all'inizio di quest'anno. Ciò che non viene riportato, tuttavia, è la dimensione internazionale. Un partecipante la definisce esplicitamente come “un movimento antiautoritario globale”, collegando i funzionari statunitensi con “colleghi di tutto il mondo che si sono occupati direttamente di questo problema”. Si fa riferimento al coordinamento con la Johns Hopkins, agli “spazi internazionali per la democrazia e la mitigazione dei conflitti” e agli sforzi per mobilitarsi oltre confine contro quello che percepiscono come autoritarismo interno.

Prosegue:

A che punto tutto questo si configura come tradimento?

La Pounds ha poi rivelato come quegli ex-funzionari corrotti della USAID abbiano “organizzato” movimenti di protesta su larga scala, una tattica classica di qualsiasi operazione di rivoluzione colorata, prima di aggiungere:

Si noti che alla fine del video il “noi” in riferimento all'organizzazione delle proteste del 5 febbraio è stato definito come un'iniziativa dei gruppi 50501 e Indivisible, entrambi finanziati da Soros. Questo è il primo collegamento concreto che ho trovato tra il movimento No Kings, il Dipartimento di Stato e Soros.

Ro Tucci, ex-direttrice del Centro USAID per la democrazia, i diritti umani e la governance e attuale co-responsabile di DemocracyAID, ha affermato all'inizio di quest'anno che era urgente coinvolgere le ONG internazionali per sostenere una rivoluzione colorata.

“Giustificano l'aspetto internazionale affermando che i regimi autoritari sono già collegati in rete a livello globale”, ha detto la Pounds.

La Pounds, inoltre, ha affermato che l'origine di questa rivoluzione colorata inizia proprio qui.

Proprio di recente l'organizzazione Americans for Public Trust ha pubblicato questo rapporto esplosivo:

Miliardari europei hanno convogliato $2 miliardi attraverso una rete di ONG transatlantiche per erodere la democrazia statunitense e finanziare la macchina delle proteste anti-Trump

I Democratici continueranno le loro operazioni di rivoluzione colorata nel 2026. Le ultime sono state un fallimento...

“Coup d'Flat”: Billionaire-Funded 'No Kings' Color-Revolution Turns Into White Liberal Boomer Parade As Dems Become National Laughingstock

Democrat Election Victories Fail To Spark Mass Mobilization Around White House

Nel frattempo l'amministrazione Trump ha messo in difficoltà il mondo delle ONG che operano senza scrupoli:

“Panic Unfolds”: Nonprofit Sector Battered By 419% Surge In Job Losses And Grantmaking Freeze

Ricordiamo che la scorsa estate l'operazione di rivoluzione colorata dei Democratici e delle loro ONG finanziate da miliardari con fondi occulti si è surriscaldata ed è sfociata in disordini aperti.

Invece di perdere tempo con le entità decentralizzate di Antifa, l'utente X, Cynical Publius, ha tre suggerimenti per Trump:

Il Partito Democratico, così come lo conosciamo oggi, cesserebbe di esistere se venissero attuate le seguenti tre misure:

  1. Obbligatorietà del documento d'identità a livello nazionale per votare di persona il giorno stesso delle elezioni, ad eccezione dei casi di voto per corrispondenza effettivo.

  2. Abolire lo status di esenzione fiscale per TUTTE le organizzazioni 501(c)(X) (anche quelle religiose, perché se lo manteniamo ne abuseranno).

  3. Continuiamo ad applicare le leggi sull'immigrazione vigenti volute da Trump finché non avremo riparato tutti i danni causati negli ultimi dieci anni.

Sul serio, tutto ciò che dobbiamo fare sono queste tre cose, e l'America tornerà a essere la Repubblica Costituzionale che è sempre stata destinata a essere.

È semplice.

Forse è giunto il momento che l'amministrazione Trump prenda sul serio la questione del risanamento del mondo del no-profit. Seamus Bruner ha offerto pubblicamente al presidente un chiaro punto di partenza in diretta televisiva nazionale:

Ai membri dello staff della Casa Bianca: leggete il post di Cynical Publius qui sopra.

Ecco anche un foglio riassuntivo:

• New Report Reveals Soros' Open Society Funneled $80 Million To Pro-Terror Groups

• Cheat Sheet: Here Are The Radical Leftist Orgs “Setting America On Fire”

E questo:

“Il marxismo odia la libertà e ama la miseria”, ha osservato il senatore Mike Lee.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


martedì 26 maggio 2026

L'economia iraniana sta implodendo

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

____________________________________________________________________________________


di Zineb Riboua

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/leconomia-iraniana-sta-implodendo)

Molti dimenticano che l'Iran è entrato nel conflitto portando con sé la più grave crisi economica nella storia della Repubblica islamica.

Il presidente Pezeshkian aveva già avvertito che le infrastrutture del Paese erano al collasso: “A Teheran, se non riusciamo a gestire la situazione e se la popolazione non collabora nel controllo dei consumi, entro settembre o ottobre non ci sarà più acqua nei bacini idrici”. Oggi i danni vanno ben oltre la gestione delle risorse idriche e sono visibili in tre dimensioni: la valuta, il mercato del lavoro e la base industriale.

Il crollo del rial a 1,45 milioni per dollaro a gennaio ha scatenato forti proteste e da allora la valuta si è ulteriormente deprezzata, attestandosi ora a 1,87 milioni per dollaro. La banca centrale iraniana ha emesso un avviso pubblico, mettendo in guardia i cittadini dall'acquistare valuta estera e suggerendo che i prezzi potrebbero invertirsi con un intervento. “Se le aspettative vengono riviste, l'offerta aumenta o la banca centrale interviene in modo mirato, esiste la possibilità che i prezzi tornino alla normalità e che gli acquirenti a tassi elevati subiscano perdite”, ha affermato il comunicato stampa della banca centrale. Il fatto che essa metta in guardia la propria popolazione dal detenere dollari segnala che lo stato ha perso una delle funzioni più basilari di governo monetario.

Inoltre la grava situazione nel mercato del lavoro si aggiunge a quella monetaria. Il viceministro iraniano delle Cooperative, del Lavoro e del Welfare ha ammesso il mese scorso che la guerra ha distrutto oltre un milione di posti di lavoro, con ulteriori due milioni di perdite dovute a fattori diversi e indiretti.

Nemmeno i funzionari governativi riescono a concordare sull'entità dei danni, o forse non vogliono ammettere che gli attacchi statunitensi e israeliani abbiano colpito obiettivi strategici. Alcuni di loro hanno addirittura citato dati della previdenza sociale che suggeriscono un aumento di sole 100.000 richieste di sussidi di disoccupazione. Il ministro del Lavoro, Ahmad Meydari, ha poi diffuso una terza cifra, secondo cui 150.000 iraniani si sarebbero di recente registrati per ricevere i sussidi di disoccupazione.

Ciò che colpisce è che ogni cifra proviene da un ministero diverso, è misurata con una metodologia diversa e serve a uno scopo politico diverso. Più di ogni altra cosa, rivela un governo molto più interessato a gestire la percezione della disoccupazione che ad affrontare il problema in sé.

“Nell'ultimo anno la popolazione iraniana in età lavorativa è aumentata di circa 825.000 persone, ma sono stati creati solo 57.000 nuovi posti di lavoro.” (Financial Tribune)

Alla base di entrambi i problemi c'è il danno arrecato alla base industriale dell'Iran.

Mobarakeh Steel, uno dei più importanti impianti industriali dell'Iran, ha subito un duro colpo: oltre 27.000 lavoratori si trovano ora senza un contratto di lavoro definito; il personale tecnico specializzato, che in precedenza guadagnava oltre 100 milioni di toman (circa $568) al mese, ora percepisce una retribuzione vicina al minimo sindacale, pari a circa un quinto dei salari precedenti, secondo Iran International.

Il problema che attraversa tutto il resto è che la produzione siderurgica iraniana dipende da materie prime petrolchimiche e input energetici, mentre il settore petrolchimico si basa sull'acciaio nazionale per la costruzione e la manutenzione degli impianti. Questi due settori funzionano praticamente come un unico sistema interconnesso, e ciò che ha reso letali gli attacchi statunitensi è stato il fatto di aver colpito due dei suoi punti critici. Ciò è particolarmente dannoso anche per le Guardie Rivoluzionarie, poiché tale sistema ha un peso considerevole sull'economia iraniana, con i prodotti petrolchimici che generano circa $13 miliardi di entrate dalle esportazioni all'anno, classificandosi come la seconda maggiore fonte di valuta estera del Paese dopo il petrolio greggio.

In particolare, i prezzi dei farmaci sono aumentati fino al 400%, le farmacie segnalano carenze in tutto il Paese e il blocco di internet, che da tempo rappresenta lo strumento preferito dal regime per controllare la narrazione, potrà anche impedire agli iraniani di vedere filmati di fallimenti sul campo di battaglia delle Guardie Rivoluzionarie, ma non potrà impedire loro di vedere una valuta che ha perso più della metà del suo valore.

In questo senso ciò che l'Operazione Epic Fury ha ottenuto finora è stato costringere la Repubblica Islamica a gestire simultaneamente due fronti: uno rivolto verso l'esterno, volto a proteggere un complesso apparato militare basato su finanziamenti per procura, minacce missilistiche e un incessante programma nucleare, e uno rivolto verso l'interno, volto a gestire una popolazione che ha ripetutamente dimostrato, a costo della propria vita, che esiste una soglia che il regime continua a superare.


Il blocco e l'architettura delle sanzioni

Oltre agli attacchi ai settori chiave, il blocco navale statunitense ha interrotto le entrate derivanti dalle esportazioni alla fonte, con l'isola di Kharg che si sta avvicinando al limite della sua capacità di stoccaggio; le immagini satellitari mostrano infatti una grande chiazza di petrolio a ovest del terminale e le Guardie Rivoluzionarie stanno perdendo circa $170 milioni al giorno, e il Pentagono stima che le perdite totali di entrate petrolifere ammontino a $4,8 miliardi fino ad oggi.

Bloccare le esportazioni di petrolio, tuttavia, lascia intatta la rete finanziaria che l'Iran ha costruito per elaborare, trasferire e proteggere tali entrate attraverso intermediari cinesi, ed è proprio in questo ambito che opera l'Operazione Economic Fury.

Per comprenderlo, è necessario riconoscere che i precedenti cicli di sanzioni si sono rivelati inefficaci proprio perché la Cina assorbiva il petrolio greggio iraniano attraverso raffinerie clandestine, trasferiva i fondi attraverso reti bancarie ombra e forniva al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) l'infrastruttura di intelligence che ne manteneva operative le attività regionali. L'operazione “Economic Fury” si propone di colpire tutti questi aspetti. Come ha affermato il Segretario Bessent: “Prenderemo di mira senza sosta la capacità del regime di generare, trasferire e rimpatriare fondi, e perseguiremo chiunque agevoli i tentativi di Teheran di eludere le sanzioni”.

La campagna economica di Trump si articola su due livelli.

Il primo livello consiste nel colpire la rete finanziaria attraverso la quale il petrolio iraniano sfugge al controllo delle autorità di regolamentazione occidentali.

Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha designato Hengli Petrochemical, la seconda raffineria cinese per dimensioni, circa 40 compagnie di navigazione legate alla flotta ombra iraniana e raffinerie indipendenti come i principali impianti di lavorazione del petrolio greggio iraniano soggetto a sanzioni. La risposta di Pechino è stata un ordine formale di divieto che imponeva ai cittadini e alle aziende cinesi di non conformarsi, e l'ordine stesso era rivelatore: un governo ridotto a emettere istruzioni di emergenza per proteggere le proprie aziende dalle designazioni statunitensi ha esaurito i modi più discreti per fare affari con un'organizzazione designata come terroristica.

Il secondo livello consiste nel trasformare la pressione economica sul Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche in una campagna di denuncia politica diretta contro la Cina.

Le sanzioni inflitte a Meentropy Technology, The Earth Eye e Chang Guang Satellite Technology per aver fornito all'Iran informazioni geospaziali per monitorare i movimenti militari statunitensi e alleati, mettono a nudo la complicità cinese nelle operazioni militari iraniane, fornendo alle autorità di regolamentazione una base documentata per azioni più ampie contro il telerilevamento commerciale cinese.

Coloro che osservano i negoziati per il cessate il fuoco e concludono che il conflitto si stia esaurendo stanno interpretando erroneamente la situazione, con conseguenze analitiche concrete. Infatti, sebbene gli attacchi siano stati sospesi, l'Operazione Economic Fury continua a funzionare sia da acceleratore che da ancoraggio di ciò che la fase militare ha innescato, trasformando la distruzione sul campo di battaglia in un deterioramento istituzionale che si aggrava nel tempo e nega alle Guardie Rivoluzionarie la capacità finanziaria e organizzativa di ricostituire ciò che Epic Fury ha smantellato.

Le Guardie Rivoluzionarie amano vantarsi della loro immunità alle pressioni esterne, ma la situazione economica rivela un'organizzazione disorientata, che opera secondo un modello così rigido e dipendente da condizioni ormai obsolete da non avere una risposta efficace alle pressioni che ora gravano su di essa.


Il dilemma delle Guardie Rivoluzionarie

La Repubblica islamica non si è mai sostenuta unicamente grazie all'ideologia, né solo grazie alla coercizione. Ciò che più di ogni altra cosa l'ha sostenuta e resa così sofisticata è stato un sistema stratificato e coeso in cui l'impegno ideologico, la repressione selettiva e il clientelismo materiale si rafforzavano a vicenda, con ciascun elemento che compensava gli altri quando uno si indeboliva.

Si stima che Hezbollah ricevesse circa $700 milioni all'anno. Gli Houthi, le Forze di Mobilitazione Popolare, la Jihad Islamica Palestinese e una serie di altri gruppi per procura attingevano tutti alla stessa fonte. L'ideologia può spiegare perché gli uomini si uniscono a un movimento rivoluzionario, ma raramente spiega perché vi rimangono, e non spiega mai perché combattono costantemente per un lungo periodo e in diversi ambiti e aree. Ciò richiede finanziamenti, logistica e uno stato in grado di adempiere ai propri obblighi.

In una regione in cui le istituzioni statali si erano a lungo dimostrate predatorie, inefficienti o semplicemente assenti, le Guardie Rivoluzionarie offrivano ciò che era veramente raro: un'organizzazione che pagava puntualmente, forniva ai suoi partner attrezzature funzionanti e manteneva i suoi impegni. Tale affidabilità operativa ne ha assicurato l'influenza regionale tanto quanto qualsiasi affinità ideologica, e lo stesso principio ha sostenuto la pretesa del regime di autorità istituzionale a livello nazionale.

I regimi autoritari possono sopportare un notevole malcontento popolare, e la Repubblica islamica ha ripetutamente dimostrato questa capacità, tuttavia la loro resistenza prolungata si basa su due condizioni che operano in sinergia. La prima è un apparato coercitivo dotato della coerenza organizzativa e delle risorse materiali necessarie per impiegare la forza su vasta scala. La seconda è una popolazione che continua a valutare il costo della protesta come superiore al costo dell'obbedienza. Entrambe le condizioni sono ora oggettivamente in declino.

I primi segnali di deterioramento hanno iniziato a manifestarsi nel nucleo istituzionale. A marzo i membri del Comando delle Unità Speciali hanno ricevuto la notifica di problemi di elaborazione relativi al pagamento degli stipendi di alcune unità, il terzo ritardo di questo tipo per tali forze solo quest'anno. Le conseguenze sono state immediate: alcuni membri del personale si sono rifiutati di partecipare alle manifestazioni di mobilitazione filo-governativa, causando evidenti disagi alle operazioni nelle principali città. I ​​pensionati e alcuni reparti dell'esercito regolare non hanno ricevuto lo stipendio per il secondo mese consecutivo.

Gli alti comandanti hanno iniziato ad accusare le Guardie Rivoluzionarie di sfruttare la crisi finanziaria della Bank Sepah per indebolire le forze di polizia e concentrare le risorse a favore di enti legati al clero. Questo schema rivela un apparato militare che, pur essendo pienamente consapevole di una popolazione spinta al limite, ha abbandonato la gestione collettiva della scarsità e ha iniziato a ridistribuirla come arma tra le sue istituzioni costituenti.

Il contesto strategico ha ora ristretto le strade per le Guardie Rivoluzionarie a due sole vie, ognuna delle quali conduce a una diversa forma di distruzione istituzionale.

La crudeltà del dilemma sta nel fatto che scegliere l'una o l'altra strada non fa altro che accelerare il collasso che l'altra già minaccia.

Percorso 1: un accordo con Trump

Un accordo con Washington costringerebbe le Guardie Rivoluzionarie a rinunciare alla loro rete di appalti edili, monopoli di importazione e istituzioni finanziarie che hanno trasformato il potere politico in ricchezza, e a farlo di fronte a una popolazione che ha sopportato decenni di salari in calo, risparmi in diminuzione e infrastrutture fatiscenti, mentre le risorse nazionali venivano dirottate verso conflitti esteri.

Percorso 2: continuare la guerra

Nemmeno un confronto prolungato offre vie d'uscita. Spingerebbe le esigenze operative oltre le capacità dell'organizzazione, inasprirebbe le sanzioni che già tagliano i flussi di entrate, eroderebbe la credibilità militare a ogni nuovo scontro e intensificherebbe le rivalità interne tra la leadership clericale, le Guardie Rivoluzionarie, la burocrazia e le forze armate regolari, in lotta per una riserva di risorse sempre più ridotta. Un sistema basato sul clientelismo non può sopravvivere una volta che tutto questo si esaurisce.

Il problema è di natura strutturale e non esiste una soluzione a breve termine in grado di risolverlo.

Ogni possibile via d'uscita mina le condizioni stesse di cui l'organizzazione ha bisogno per sopravvivere. Ciò mette in luce la contraddizione centrale di ciò che la Repubblica Islamica ha costruito in quattro decenni: uno stato militare parallelo all'interno dello stato, un impero regionale di gruppi per procura e un sistema finanziario protetto da qualsiasi forma di controllo, il tutto concepito per proiettare il potere all'esterno, ma del tutto impreparato alla crescente pressione che ora proviene sia dall'interno che dall'esterno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.