venerdì 7 agosto 2026

MKULTRA: La mano nascosta | Parte 1 - Il laboratorio

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Joshua Stylman

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/mkultra-la-mano-nascosta-parte-1)

Questo saggio è pubblicato in quattro parti consecutive. Ciascuna si basa sulla precedente, pur mantenendo un proprio focus tematico. L'opera completa esaminerà l'evoluzione del controllo mentale a partire da:

Parte 1: Il Laboratorio - Fondamenti Storici del Controllo Mentale
In questa parte esploreremo una storia documentata di cui la maggior parte delle persone non ha idea. Sembra assurdo, lo so, ma è tutto contenuto negli archivi governativi. Questa base è fondamentale: se non si comprende cosa è realmente accaduto in contesti classificati, il resto di questa analisi non avrà senso.

Parte 2: Il Teatro - Continuità Istituzionale e Integrazione Culturale
In questa parte collegheremo queste tecniche alla cultura delle celebrità e all'intrattenimento. È un cliché dire che viviamo in un mondo ossessionato dalle celebrità, ma vi siete mai chiesti se sia naturale? Dopotutto, questo livello di fissazione culturale è un fenomeno relativamente recente. È un fenomeno del tutto organico, o stiamo forse assistendo all'architettura dell'influenza che si manifesta attraverso le nostre icone più care?

Parte 3: La Rete - Evoluzione Tecnologica
Il vero punto cruciale: scoprire come questi sistemi si siano espansi oltre i laboratori e le figure pubbliche per raggiungere ognuno di noi. Ciò che un tempo richiedeva la forza ora opera attraverso dispositivi che portiamo volontariamente con noi. Siamo diventati tutti partecipanti volontari al più grande esperimento di influenza mentale della storia.

Parte 4: Lo Specchio - Implicazioni Filosofiche
Dove siamo costretti a riflettere su cosa questo significhi per la libertà umana e la coscienza stessa. Se le nostre percezioni possono essere manipolate, cosa significa davvero l'autonomia?

Diversi lettori possono approcciarsi a questo materiale con prospettive diverse.

Per ricercatori e accademici: il saggio fornisce prove documentate, collegamenti storici e specifiche tecniche che illuminano i sistemi di influenza nascosti.

Per coloro che sono interessati all'influenza tecnologica: le sezioni sulla documentazione dei brevetti e sullo sviluppo tecnologico offrono spunti su come i sistemi di influenza operano nella vita moderna.

Per gli appassionati di filosofia: la Parte 4 esplora questioni fondamentali riguardanti l'autonomia, la coscienza e i diritti umani nell'era delle tecnologie di influenza avanzate.

Per gli scettici: capisco perfettamente – sarei scettico anch'io se qualcuno mi presentasse questo lavoro. Ecco perché ho incluso numerose citazioni da documenti governativi declassificati, registri di brevetti e sviluppi tecnologici. Presento il mio lavoro proprio perché comprendo la natura straordinaria di ciò che sto proponendo.

Nel corso del saggio distinguo tra fatti verificati e connessioni più speculative. Il mio obiettivo non è convincere, ma documentare e collegare informazioni storicamente disparate in una narrazione coerente che faccia luce sull'evoluzione di queste tecnologie.

Per analizzare questi sistemi complessi e multidominio, applicherò il metodo descritto dal mio amico, il filosofo Mark Schiffer. Questo quadro concettuale trascende sia l'analisi accademica convenzionale (che richiede una validazione istituzionale), sia ciò che altri potrebbero liquidare come teorie del complotto (che richiederebbero nessi causali diretti che non sempre posso fornire). Identifica invece delle firme architettoniche: caratteristiche strutturali ricorrenti in ambiti apparentemente non correlati. Si può pensare a tutto questo come al rilevamento di un'impronta digitale nel tempo e nello spazio: non una prova diretta, ma una firma coerente che diventa inconfondibile se osservata nel suo insieme. Quando meccanismi di controllo identici compaiono in operazioni di intelligence, nell'industria dell'intrattenimento, negli istituti psichiatrici e nei brevetti tecnologici; credo che stiamo assistendo a una convergenza che trascende la semplice coincidenza.

Questo approccio non richiede di dimostrare ogni connessione, piuttosto rivela i sistemi attraverso i loro schemi ricorrenti. Come osserva lo stesso Schiffer: “Ogni singolo fatto può essere oggetto di dibattito, ogni affermazione isolata può essere attaccata, ma uno schema che converge in più ambiti è innegabile”.

Ogni parte contiene materiale sostanziale che esplora diverse sfaccettature di questo tema complesso. I lettori potrebbero trovare utile affrontare ogni parte – e persino le sezioni all'interno di ciascuna parte – al proprio ritmo, sia che si tratti di verificare le affermazioni, di tornare a materiale precedente per seguire i collegamenti, o semplicemente di elaborare le implicazioni. Questa analisi premia un approccio attento e ponderato piuttosto che una lettura frettolosa. Non esiste un modo giusto per approcciarsi a questo materiale: prendetevi il vostro tempo e seguite ciò che vi risuona.

Ho creato questa analisi per pura curiosità e preoccupazione, per portare l'attenzione su qualcosa nel mio piccolo angolo di mondo che credo meriti la nostra attenzione. Se anche solo una frazione degli schemi che ho identificato fosse corretta, ci troveremmo di fronte a qualcosa di profondo: la possibilità che la nostra libertà più fondamentale – la nostra mente – sia stata sistematicamente compromessa. Quando il campo di battaglia diventa la coscienza, la libertà di pensiero... non è solo un'altra libertà, è il fondamento che rende possibili tutte le altre libertà. Senza la libertà di coscienza, ogni altro diritto diventa illusorio.


PARTE 1: IL LABORATORIO - LE BASI STORICHE DEL CONTROLLO MENTALE

Nel 2023, durante l'Eras ​​Tour di Taylor Swift, accadde qualcosa di strano. I fan iniziarono a segnalare quello che i media definirono “amnesia post-concerto”: l'incapacità di ricordare parti significative degli spettacoli a cui avevano appena assistito. “È come se il mio cervello non riuscisse a elaborare quello che stava succedendo”, ha dichiarato un fan ad ABC News. Un altro ha ammesso: “Non ricordo assolutamente nulla”. Migliaia di persone hanno condiviso esperienze simili online. Gli esperti medici hanno attribuito questo fenomeno alla “normale dissociazione” dovuta al sovraccarico sensoriale.

Questo fenomeno, liquidato come sovraccarico sensoriale, riecheggia tecniche perfezionate decenni fa in laboratori segreti. È possibile che questa esperienza non sia un'anomalia culturale isolata derivante dall'entusiasmo dei fan di Taylor Swift? Potrebbe invece rappresentare il culmine di un sistema che ha perfezionato i suoi metodi nel corso delle generazioni: l'evoluzione del controllo mentale dai laboratori segreti ai dispositivi di consumo, dai soggetti costretti ai partecipanti volontari, dagli esperimenti isolati all'implementazione mondiale?

Metodi sofisticati di controllo mentale hanno origine in programmi governativi segreti condotti in ambienti di laboratorio. I ricercatori hanno testato le teorie su piccoli gruppi, affinato i loro metodi ed esplorato sistematicamente i limiti della manipolazione psicologica. Questo approccio scientifico è riuscito a scomporre e rimodellare le menti umane. Ciò che un tempo sembrava impossibile è diventato prassi comune. Questi primi esperimenti hanno gettato le basi per sistemi di controllo più ampi, che hanno iniziato a prendere forma man mano che i ricercatori ne ampliavano l'applicazione.

Comprendere questi primi esperimenti di laboratorio e la loro evoluzione verso le moderne applicazioni su larga scala è fondamentale per orientarsi nella nostra realtà attuale. Anche dopo le audizioni del Congresso volte a smascherare e fermare questi programmi, essi si sono evoluti, adattati e diffusi attraverso le nostre istituzioni e tecnologie più affidabili.

Oggi le stesse tecniche di influenza un tempo testate su soggetti di laboratorio ignari raggiungono le nostre tasche attraverso gli smartphone, plasmano le nostre percezioni tramite feed algoritmici e modificano il nostro comportamento attraverso ambienti attentamente progettati. Senza riconoscere questi schemi, rischiamo di affidare la nostra stessa coscienza a sistemi progettati per frammentarla, reindirizzarla e, in ultima analisi, controllarla. Questa tecnologia è ben documentata nei brevetti, implementata nei prodotti e influenza miliardi di persone ogni giorno. L'ultima frontiera della libertà non è la terra, la legge o il codice informatico, ma la mente stessa. Senza la sovranità cognitiva, ogni altro diritto diventa negoziabile.

Nel saggio di oggi esamineremo le origini di laboratorio su cui si sarebbe sviluppato e costruito un sistema ben più ampio, ma la storia non finisce qui. Nelle serie successive ripercorreremo l'evoluzione di queste tecniche, passate da esperimenti classificati a istituzioni consolidate, tecnologie di uso comune e, in definitiva, al tessuto stesso della società moderna.

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Le radici antiche

La ricerca del controllo della mente e del comportamento umano risale a secoli fa. Nel 1493 nacque l'alchimista e medico Paracelso, che distinse tra quella che definì “magia bianca” – tecniche ipnotiche terapeutiche – e “magia nera” – che utilizzava metodi simili per il controllo e la manipolazione. Nel 1679 il De Medicina Magnetica di Guillaume Maxwell documentò metodi di mesmerismo che dimostravano come forze esterne potessero influenzare il comportamento e la percezione.

Nel 1784 il Marchese de Puysegur documentò quello che definì “sonnambulismo artificiale”, oggi riconosciuto come trance ipnotica. Il suo lavoro rivelò che i soggetti potevano eseguire comandi complessi mentre si trovavano in stati alterati di coscienza e, aspetto cruciale, potevano sperimentare amnesia al risveglio, senza alcun ricordo di quanto accaduto durante la trance.

Questa scoperta dell'amnesia post-ipnotica presenta una sorprendente somiglianza con le esperienze riportate dai fan della Swift. Pierre Janet, nel 1882, definì la dissociazione come la condizione in cui “le cose accadono come se un'idea, un sistema parziale di pensieri, si emancipasse dal controllo personale cosciente per funzionare in modo indipendente”. Queste prime ricerche gettarono le basi dei concetti fondamentali – dissociazione, amnesia, suggestionabilità – che sarebbero stati in seguito strumentalizzati dalle agenzie di intelligence.

La Commissione Franklin, incaricata da Luigi XVI nel 1784 di indagare sul “magnetismo animale”, riconobbe privatamente questi fenomeni pur respingendoli pubblicamente, stabilendo così un altro schema ricorrente: la negazione ufficiale delle capacità di controllo mentale che venivano attivamente studiate a porte chiuse.

Per una cronologia più completa di queste prime tecniche di controllo mentale e della loro evoluzione nel corso dei secoli, si veda l'Appendice A. Questa cronologia si basa sull'opera pionieristica di Carla Emery, Secret, Don't Tell: The Encyclopedia of Hypnotism, e sulla mia approfondita ricerca su questi metodi storici.

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Il vuoto etico

Nel XX secolo questi concetti psicologici si sono intrecciati con sperimentazioni sempre più inquietanti condotte su soggetti umani in altri campi di studio. Un esempio precoce sono gli esperimenti sulla pellagra (1915-1920) che dimostrarono la disponibilità dei ricercatori a negare trattamenti debilitanti e questa malattia, potenzialmente fatale, si diffuse tra gli afroamericani delle zone rurali, nonostante se ne conoscessero sia la causa che la cura. Lo studio sulla sifilide di Tuskegee (1932-1972) portò la questione ancora oltre: 399 uomini affetti da sifilide furono osservati per quattro decenni, durante i quali il trattamento fu deliberatamente negato, e le loro sofferenze documentate in prestigiose riviste mediche.

Durante il Progetto Manhattan (anni '40) ai civili fu iniettato plutonio senza consenso per misurare gli effetti delle radiazioni. Lo studio della dottoressa Lauretta Bender del 1944 presso l'ospedale Bellevue sottopose 100 bambini (alcuni di appena tre anni) all'elettroshock, sostenendo che fosse un trattamento per la schizofrenia infantile, nonostante molti dei bambini non mostrassero sintomi che giustificassero tale diagnosi.

La normalizzazione di pratiche di ricerca non etiche ha creato le basi per lo sviluppo di tecniche sistematiche di controllo mentale. Questa preoccupante metodologia si espanse in seguito fino a creare ambienti in cui persino personaggi pubblici o famosi potevano essere manipolati, come si sarebbe visto in casi come quello della relazione tra Marilyn Monroe e il suo psichiatra Dr. Ralph Greenson, che a quanto pare esercitò una notevole influenza su molti aspetti della sua vita privata.

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I punti di rottura di Sargant

Lo psichiatra britannico, William Sargant, fornì il quadro teorico che sarebbe stato presto messo in pratica in uno dei programmi segreti più famigerati della storia americana: MKULTRA. La sua opera del 1957, Battle for the Mind, sintetizzò osservazioni provenienti da casi psichiatrici e traumi bellici per sviluppare un modello completo per distruggere e riprogrammare la mente umana.

Attingendo alle ricerche di Pavlov, Sargant individuò come spingere il cervello oltre la sua normale soglia di stress potesse creare uno stato di maggiore suggestionabilità. “Diversi tipi di convinzioni possono essere impiantati nelle persone dopo che la funzione cerebrale è stata sufficientemente alterata da paura, rabbia o eccitazione indotte accidentalmente o deliberatamente”.

Negli anni '60 e nei primi anni '70, presso il Royal Waterloo Hospital, Sargant mise in pratica le sue teorie sulla suggestionabilità indotta dallo stress e sulla disfunzione cerebrale. Con il pretesto di curare la depressione e altre patologie psichiatriche, sottopose giovani donne a coma farmacologico della durata di mesi, combinato con terapia elettroconvulsiva. Le sopravvissute, tra cui l'attrice Celia Imrie e la modella Linda Keith, ne uscirono in uno stato che descrissero come “simile a quello di uno zombie”. La Keith in seguito ricordò: “Non riuscivo a prendere decisioni da sola... La cosa più sconvolgente di tutte era che non riuscivo più a leggere”.

I metodi di Sargant – interruzione del sonno, manipolazione sensoriale, ansia indotta e interrogatorio assistito da farmaci – fornirono un modello scientifico per il controllo mentale sistematico che sarebbe stato adottato direttamente dalle agenzie di intelligence.

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La rete di sperimentazione nazista

Da bambino, interpretavo le atrocità naziste semplicemente come “il male fine a sé stesso”: atti di crudeltà casuali e privi di scopo. Ma lo studio dei loro programmi di ricerca ha rivelato qualcosa di ben più inquietante: non si trattava di atti di violenza casuali, bensì di indagini scientifiche metodiche. Mentre la ricerca tradizionale è vincolata da risorse ed etica, gli scienziati nazisti operavano con finanziamenti praticamente illimitati provenienti da interessi bancari internazionali e senza alcun limite morale su ciò che si poteva fare ai soggetti umani.

Questa orribile combinazione permise loro di spingere la sperimentazione sul corpo e sulla mente umana a livelli senza precedenti. Le conoscenze acquisite – per quanto atroci fossero i loro metodi – rappresentavano un tesoro di dati sui limiti psicologici e fisiologici dell'essere umano che non avrebbero potuto essere ottenuti con mezzi etici.

L'utilizzo di dati ottenuti con metodi così orribili sarebbe, ovviamente, profondamente immorale e non etico, nella migliore delle ipotesi. Eppure, nonostante questa evidente violazione dell'etica, esiste un legame diretto tra la sperimentazione umana nazista e i programmi americani di controllo mentale. Questo collegamento fu formalmente stabilito attraverso l'Operazione Paperclip, il programma segreto documentato nell'autorevole opera storica di Annie Jacobsen, che portò più di 1.600 scienziati tedeschi negli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale.

Il dottor Kurt Blome, che condusse esperimenti sui prigionieri dei campi di concentramento, sfuggì al processo di Norimberga grazie all'aiuto americano e in seguito lavorò a progetti di armi chimiche e biologiche negli Stati Uniti. Il dottor Hubertus Strughold, che supervisionò gli esperimenti a Dachau dove i prigionieri morirono in condizioni di estrema bassa pressione, divenne direttore della Scuola di Medicina Aeronautica nell'Aeronautica Militare statunitense e fu in seguito celebrato come il “padre della medicina spaziale”.

Nella sua opera definitiva, Poisoner in Chief, Stephen Kinzer documenta come “ogni volta che uno scienziato che ambiva a reclutare si rivelava avere qualche macchia sul suo curriculum, il governo statunitense ne riscriveva la biografia. Eliminava sistematicamente i riferimenti all'appartenenza alle SS, alla collaborazione con la Gestapo, allo sfruttamento dei lavoratori forzati e agli esperimenti su soggetti umani”.

Colin Ross nel suo libro, The CIA Doctors: Human Rights Violations by American Psychiatrists, scriveva: “L'importazione di medici nazisti negli Stati Uniti attraverso programmi segreti come Paperclip è parte integrante del contesto”. Attraverso richieste ai sensi del Freedom of Information Act (FOIA), Ross ha documentato come questi scienziati abbiano portato non solo la loro competenza, ma anche le loro metodologie nei programmi di ricerca americani. L'approccio metodico allo studio della psicologia umana sviluppato nei campi di concentramento – in particolare, l'uso sistematico di traumi, farmaci e manipolazione sensoriale per frammentare l'identità – ha fornito le basi per tecniche simili nel progetto MKULTRA.

A riprova di ciò, i razzi della NASA che (presumibilmente) portarono Neil Armstrong sulla Luna furono costruiti dal team di Wernher von Braun, l'ingegnere aerospaziale nazista che in seguito diresse il programma di sviluppo missilistico della NASA. Si trattava degli stessi razzi sviluppati a Camp Dora, dove circa 20.000 lavoratori morirono in condizioni orribili. Questo trasferimento di personale e conoscenze rappresentò una trasmissione diretta di tecniche sperimentali dai campi di concentramento ai programmi di ricerca americani classificati.

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Frammentazione sistematica della coscienza

Il 13 aprile 1953 il direttore della CIA, Allen Dulles, autorizzò MKULTRA, un programma che sarebbe diventato la più vasta ricerca sistematica sul controllo mentale mai condotta dal governo degli Stati Uniti. La tempistica rivela un livello di audacia sconcertante: appena sette anni dopo che il processo di Norimberga aveva stabilito il principio del consenso informato nella sperimentazione umana, quando il mondo credeva che i buoni avessero ormai il controllo. Mentre la cultura americana passava dalla mentalità bellica agli ideali sani e morali del “papà sa tutto”, queste arti oscure venivano perfezionate in laboratori governativi segreti, contraddicendo apertamente la narrazione pubblica di una leadership morale.

MKULTRA sarebbe diventato il più famigerato dei programmi sistematici di controllo mentale condotti in segreto dagli Stati Uniti, ma certamente non fu il primo. I documenti storici dimostrano chiaramente che tali ricerche erano iniziate prima, con progetti precursori basati sulle conoscenze acquisite con l'Operazione Paperclip. Il Progetto CHATTER, condotto dalla Marina degli Stati Uniti dal 1947 al 1953, indagò sui sieri della verità e sulle droghe che inducono la parola, traendo ispirazione direttamente dagli esperimenti nazisti con la mescalina a Dachau. Il Progetto BLUEBIRD (1950) si concentrò sull'impedire ai dipendenti della CIA di rivelare informazioni durante gli interrogatori. Il suo successore, il Progetto ARTICHOKE (1951), si espanse per esplorare applicazioni “offensive”, tra cui la domanda posta in un memorandum del 1952: “Possiamo ottenere il controllo di un individuo al punto da indurlo a fare ciò che vogliamo contro la sua volontà e persino contro le leggi fondamentali della natura?”

Questi programmi interconnessi – BLUEBIRD, ARTICHOKE e CHATTER – rappresentavano diverse sfaccettature dello stesso ampio programma di ricerca. Sebbene gli storici li distinguano in base alla cronologia, all'obiettivo e alla struttura amministrativa, essi funzionarono come una continua evoluzione di tecniche correlate. Il termine “MKULTRA” è successivamente diventato sinonimo di tutta questa costellazione di ricerche sul controllo mentale, proprio come “Q-tip” è diventato sinonimo di tutti i bastoncini di cotone. Questo saggio segue tale convenzione, usando MKULTRA non solo per indicare lo specifico programma con quel nome in codice, ma anche la più ampia metodologia di manipolazione della coscienza che si è evoluta attraverso molteplici iniziative e decenni.

A capo di MKULTRA c'era il Dottor Sidney Gottlieb, capo della Divisione Servizi Tecnici della CIA e soprannominato il “Mago Nero” all'interno dell'agenzia. Grazie alla sua formazione in chimica e alla sua reputazione di avere approcci creativi alle operazioni segrete, a Gottlieb fu concessa una straordinaria libertà d'azione nell'esplorare metodi per controllare il comportamento umano. Come scrive Kinzer: “In vent'anni alla Central Intelligence Agency, Gottlieb ha diretto la ricerca più sistematica della storia sulle tecniche di controllo mentale”. Gli anni '90 riportarono l'attenzione sul ruolo di Gottlieb quando, morente di cancro, rilasciò interviste a U.S. News & World Report in cui riconosceva che “la maggior parte della ricerca sul controllo mentale era entusiasmante e intellettualmente stimolante”, pur affermando di “cercare di purificare la sua anima dagli angeli anziché dai demoni”: una frase curiosa che suggerisce un'ambiguità morale riguardo a un lavoro che aveva rovinato innumerevoli vite.

Come documenta Ross: “L'obiettivo principale dei programmi di controllo mentale della Guerra fredda era quello di creare sintomi e disturbi dissociativi, incluso il disturbo dissociativo dell'identità”. Non si trattava di semplice curiosità scientifica, ma di un tentativo metodico di frammentare la coscienza umana in componenti programmabili.

Il Sottoprogetto 136 di MKULTRA dichiarava esplicitamente il suo obiettivo di “indurre stati dissociativi” utilizzando “ipnosi e farmaci”. Non si trattava di un concetto nuovo e sviluppato in modo isolato. George Estabrooks, un eminente psicologo che aveva collaborato con le agenzie di intelligence statunitensi fin dalla Seconda guerra mondiale, aveva già affermato pubblicamente di poter creare “super spie” con personalità multiple, in grado di svolgere missioni senza esserne consapevoli. Ciò di cui Estabrooks discuteva apertamente negli ambienti accademici, il progetto MKULTRA cercava di perfezionarlo in laboratori segreti.

Sotto la direzione di Sidney Gottlieb, il progetto MKULTRA comprendeva 162 sottoprogetti documentati, distribuiti in 44 università, 12 ospedali e diverse altre istituzioni. Questi progetti esploravano la manipolazione chimica, la stimolazione elettronica, metodi basati sul trauma e sofisticate tecniche ipnotiche, tutti finalizzati alla creazione di stati dissociativi controllabili. L'obiettivo finale era sviluppare metodi affidabili per costringere gli individui a compiere azioni, comprese operazioni che avrebbero violato il loro codice morale o il loro interesse personale, e successivamente non avere alcun ricordo di averle eseguite, creando essenzialmente risorse umane “programmabili” che potevano essere attivate e dirette a loro insaputa.

Questa mappa interattiva visualizza gli ospedali, le università e le strutture mediche note coinvolte nel progetto MKULTRA e nella relativa ricerca sul controllo mentale in Nord America. Ho compilato coordinate, categorie e attività di ricerca specifiche per ciascun sito, basate su documenti declassificati e ricerche storiche. La distribuzione geografica rivela come questi programmi fossero sistematicamente integrati in prestigiose istituzioni mediche, creando una vasta rete di siti di ricerca operanti con diversi meccanismi di finanziamento e coperture. Questa mappa è ancora in fase di elaborazione: i lettori in possesso di ulteriori informazioni o correzioni sono invitati a contribuire a questo lavoro di documentazione in corso.

All'interno di questa rete di strutture, alcuni siti sono diventati tristemente noti per applicazioni particolarmente estreme di tecniche di controllo mentale. Il lavoro del Dr. Ewen Cameron presso l'Università McGill a Montreal esemplifica gli estremi del programma. Finanziato attraverso il Sottoprogetto 68 di MKULTRA, Cameron sviluppò tecniche di “guida psichica”. Ciò che rende questo caso particolarmente inquietante è che Cameron eseguì questi esperimenti su pazienti che si erano rivolti a lui per curare disturbi minori come ansia o depressione, trasformandoli in inconsapevoli soggetti di ricerca e senza il loro consenso. Questi soggetti venivano sottoposti a coma farmacologico per settimane, durante le quali ascoltavano messaggi audio ripetitivi. Il suo approccio di “de-patterning” utilizzava massicci trattamenti di elettroshock – fino a quaranta volte più potenti della terapia standard – per cancellare le strutture di personalità esistenti. Alcuni pazienti ricevettero fino a 360 trattamenti, con conseguente perdita permanente di memoria e deficit cognitivi. Quando le vittime intentarono causa alla CIA, i documenti rivelarono che Cameron aveva ricevuto circa $60.000 (equivalenti a oltre $500.000 odierni) per una ricerca che aveva distrutto la vita di pazienti che si erano rivolti a lui per problemi minori come l'ansia.

Il caso di Frank Olson rappresenta un esempio lampante dell'imprudenza del programma. Olson, un biochimico dell'esercito che collaborava con la CIA, fu deliberatamente drogato con LSD a sua insaputa e senza il suo consenso durante un ritiro nel 1953, nell'ambito degli esperimenti della CIA su soggetti ignari. Pochi giorni dopo, in preda a un grave disagio psicologico, morì cadendo dalla finestra di un hotel al tredicesimo piano di New York. Come riporta Stephen Kinzer: “Due decenni dopo la CIA ammise che i suoi agenti avevano somministrato LSD a Olson pochi giorni prima della sua morte, provocandone la caduta fatale”. Inizialmente classificato come suicidio, indagini successive suggerirono un omicidio, e la famiglia di Olson ricevette infine un risarcimento dal governo senza che venissero divulgate tutte le circostanze.

Oltre a questi sottoprogetti documentati, altre iniziative come il Progetto OFTEN (documentato in documenti declassificati e resi pubblici nel 1977) si occupavano di studiare tossine e agenti biologici in grado di alterare il comportamento e la coscienza, inclusa l'esplorazione di materiali occulti. Il Progetto SPELLBINDER (descritto in dettaglio in una relazione della Commissione Church del 1976) si concentrava specificamente sulla creazione di assassini “dormienti” che potevano essere attivati ​​per compiere missioni senza che ne avessero consapevolezza o memoria: l'applicazione concreta del concetto di “candidato manciuriano”.

Va' e uccidi è un film del 1962 in cui un soldato americano viene catturato, sottoposto al lavaggio del cervello e programmato per diventare un assassino inconsapevole, attivabile tramite specifici stimoli e privo di memoria delle proprie azioni successive: esattamente la capacità che le agenzie di intelligence cercavano di sviluppare.

Oltre agli interventi psicologici e chimici diretti, le testimonianze dei sopravvissuti e dei ricercatori suggeriscono che le fiabe per bambini più conosciute fungessero da potenti strumenti di programmazione. In particolare Il mago di Oz e Alice nel Paese delle Meraviglie sono stati identificati come modelli frequentemente utilizzati nei protocolli di controllo mentale.

Queste storie venivano scelte proprio perché fornivano percorsi simbolici preconfezionati che svolgevano molteplici funzioni nella programmazione. La loro struttura familiare creava percorsi dissociativi (“attraversare l'arcobaleno”, “scendere nella tana del coniglio”), mentre i loro personaggi offrivano modelli per diversi frammenti di personalità o “alter ego”. La duplice natura infantile e spaventosa di queste storie le rendeva veicoli ideali per codificare le risposte al trauma.

Questo periodo vide anche lo sviluppo di tipologie di programmazione specializzate, tra cui quelle che ricercatori e sopravvissuti identificarono in seguito come “modelli presidenziali” per la memorizzazione delle informazioni e la programmazione “beta sex kitten” per la manipolazione sessuale – quest'ultima potenzialmente esemplificata dalla figura pubblica attentamente gestita e dalle difficoltà private di Marilyn Monroe.

Ciò che ebbe inizio in ambienti di laboratorio controllati trovò presto espressione su larga scala, poiché queste tecniche si evolsero da procedure sperimentali a strutture istituzionali che furono silenziosamente integrate in organizzazioni e sistemi culturali rispettati.

Il passaggio dal laboratorio all'istituzione rappresenta un'evoluzione critica nella metodologia. Mentre MKULTRA richiedeva l'accesso fisico diretto ai soggetti e operava entro vincoli di riservatezza, l'adozione istituzionale permise a queste tecniche di diffondersi su larga scala attraverso canali culturali consolidati. Gli stessi stati dissociativi un tempo indotti da traumi e sostanze chimiche potevano ora essere ottenuti attraverso processi culturali. Grammatica, progettazione ambientale e influenza sociale. Questo cambiamento, invisibile al pubblico generale, è stato trasformativo. I meccanismi di controllo hanno perso la loro natura esplicita e si sono integrati in modo sottile e furtivo nel tessuto della vita quotidiana, operando attraverso le stesse istituzioni di cui le persone si fidavano di più.

L'antropologo Gregory Bateson ha fornito le basi teoriche per il controllo mentale attraverso il suo lavoro sulla schismogenesi (il processo mediante il quale i gruppi si dividono e si polarizzano progressivamente) e sulla teoria del doppio vincolo. La sua ricerca, in parte finanziata attraverso i canali MKULTRA, ha esaminato come le comunicazioni contraddittorie creino conflitti psicologici irrisolvibili. Questi doppi vincoli costringono una persona in trappole psicologiche: ad esempio, i manuali di interrogatorio della CIA declassificati negli anni '70 istruivano gli agenti a offrire contemporaneamente clemenza in caso di collaborazione, chiarendo al contempo che la non collaborazione sarebbe stata punita, creando una situazione senza via d'uscita che annientava la resistenza. A livello di laboratorio, queste tecniche favorivano la confusione e la dissociazione necessarie per programmare gli individui. Questo schema si estese in seguito a livello sociale: durante la Guerra fredda al pubblico americano veniva contemporaneamente raccomandato di vigilare sull'infiltrazione comunista e di fidarsi ciecamente delle istituzioni governative, istituzioni che a loro volta adottavano sempre più metodi di sorveglianza totalitari. Ciò creò un vero e proprio dilemma in cui i cittadini erano intrappolati tra il loro dovere patriottico di essere sospettosi e il loro altrettanto patriottico obbligo di dimostrare una fiducia incondizionata nell'autorità. Quando emersero le rivelazioni su programmi come MKULTRA, questa comunicazione contraddittoria si intensificò, frammentando ulteriormente il consenso pubblico sull'affidabilità delle istituzioni. Come abbiamo esplorato nel saggio, Per non cadere divisi, la posizione di Bateson all'incrocio tra antropologia, cibernetica e teoria dei sistemi lo rese particolarmente prezioso per i ricercatori che cercavano metodi scientifici per frammentare e ristrutturare la coscienza umana.

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Il collegamento con Kennedy

Lo schema di Oswald

La teoria divenne operativa nelle circostanze che circondarono Lee Harvey Oswald e l'assassinio del presidente Kennedy. Dal 1957 al 1958 Oswald prestò servizio presso la base aerea navale di Atsugi, in Giappone, una struttura in cui venivano condotti attivamente gli esperimenti del progetto MKULTRA. Sidney Gottlieb, l'ideatore principale del MKULTRA, risulta essere stato presente ad Atsugi nello stesso periodo.

Un cablogramma della CIA, classificato come segreto fino alla sua declassificazione ai sensi del JFK Records Act del 1992 e reso pubblico nel 1996, indicava che Oswald stava “maturando” e “aveva le capacità per essere utilizzato”, suggerendo che l'agenzia lo considerasse una potenziale risorsa o un agente operativo. Pubblicato insieme a migliaia di altri documenti di intelligence, il cablogramma rafforza l'opinione di molti ricercatori secondo cui Oswald non era un agente ribelle, ma una persona nota all'intelligence statunitense e forse da essa manipolata. Numerosi testimoni descrissero in seguito Oswald come un individuo che manifestava comportamenti coerenti con quelli di agenti programmati, tra cui assenze ingiustificate, storie personali incoerenti e improvvisi cambiamenti di personalità.

La Commissione Warren, incaricata di indagare sull'assassinio, era a conoscenza di questi collegamenti ma non li approfondì mai, il che è particolarmente significativo considerando che era presieduta da Allen Dulles, lo stesso direttore della CIA che aveva autorizzato il progetto MKULTRA e che era stato licenziato da Kennedy dopo il fiasco della Baia dei Porci.

L'intersezione di Ruby

Lo schema dei collegamenti tra i servizi segreti diventa innegabile esaminando Jack Ruby, l'assassino di Oswald. Dopo che Ruby uccise Oswald in diretta televisiva, fu esaminato dal dottor Louis Jolyon “Jolly” West, un eminente ricercatore del progetto MKULTRA. In seguito a questo esame, lo stato mentale di Ruby si deteriorò rapidamente: iniziò ad affermare di far parte di una cospirazione e che gli venivano iniettate cellule cancerogene. Questo deterioramento rispecchia gli effetti documentati delle tecniche di deprogrammazione di West.

Lo stesso Dr. West, basandosi sulle teorie di William Sargant sugli stati dissociativi indotti, aveva riferito alla CIA nel 1956 di aver realizzato quello che definiva l'“impossibile”: sostituire “veri ricordi” con “falsi” in esseri umani a loro insaputa. In un documento classificato intitolato, The Psychophysiological Studies of Hypnosis and Suggestibility, West descrisse esplicitamente le tecniche per “manipolare il ricordo di un evento specifico nella vita di un individuo e, tramite suggestione ipnotica, indurre il successivo ricordo cosciente, in modo che quell'evento non si sia mai verificato, ma che un altro evento (fittizio) sia effettivamente accaduto”.

I parallelismi con l'assassinio di RFK

Lo schema si estendeva all'assassino di Robert Kennedy, Sirhan Sirhan, che presentava i classici segni di programmazione e tra i sintomi riscontrati figurava l'amnesia riguardo alla sparatoria e un apparente stato di trance. Come documentato da Lisa Pease nel libro, A Lie Too Big to Fail, Sirhan presentava proprio i sintomi che la ricerca di West, finanziata dalla CIA, mirava a creare: un soggetto programmato che avrebbe compiuto un'azione senza poi ricordarsene. Diversi osservatori, tra cui il cameraman della CBS James D. Wilson, notarono che Sirhan sembrava agire sotto suggestione post-ipnotica, il che si allineava perfettamente con la ricerca specializzata di West sulla combinazione di ipnosi e sostanze psicoattive per impiantare falsi ricordi e creare barriere amnesiche. Il coinvolgimento di West va oltre le dirette visite mediche e si estende a inquietanti coincidenze che circondano entrambi gli assassinii dei Kennedy.

In un'altra surreale coincidenza, John Frankenheimer, regista del film Va' e uccidi, che narrava la storia di un assassino programmato, era con RFK il giorno in cui fu ucciso. La trama del film riguardava un veterano della guerra di Corea sottoposto al lavaggio del cervello e programmato per assassinare un candidato alla presidenza. Lo stesso Jolly West aveva condotto approfondite ricerche sui prigionieri di guerra reduci dalla guerra di Corea, studiando precisamente il tipo di condizionamento descritto nel film. Che questi parallelismi con l'assassinio di Kennedy non fossero una semplice coincidenza?

Forse l'elemento più intrigante in questo intreccio di relazioni era George Joannides, il capo delle operazioni di guerra psicologica della CIA, presente all'Hotel Ambassador la notte dell'assassinio di Robert Kennedy. Con un colpo di scena degno di un thriller di spionaggio, questo stesso agente aveva gestito e finanziato direttamente il gruppo di esuli cubani che aveva documentato la distribuzione, nei mesi precedenti all'assassinio di JFK, di volantini filo-castristi con lo slogan “Giù le mani da Cuba”. Questi materiali, distribuiti ai media poche ore dopo la morte di Kennedy, contribuirono a consolidare rapidamente la notorietà di Oswald. Anni dopo, nel 1978, Joannides fu nominato referente della CIA presso la Commissione speciale della Camera sugli omicidi, senza rivelare questo legame: un fatto che, secondo quanto affermato in seguito dal consulente legale capo della Commissione, avrebbe reso Joannides stesso oggetto di indagine se fosse stato noto.

La rete di Manson

Un altro caso emblematico di questo schema emerse con gli omicidi della Famiglia Manson. Come documentato nella pionieristica ricerca di Tom O'Neill, Chaos: Charles Manson, the CIA, and the Secret History of the Sixties, il dottor West allestì un “laboratorio camuffato da rifugio per hippie” nel quartiere di Haight-Ashbury a San Francisco nel 1967, proprio quando Charles Manson stava sviluppando la sua setta nella stessa zona. Questa struttura operava in collegamento con la Haight-Ashbury Free Medical Clinic, dove Manson e i suoi seguaci si recavano regolarmente. Sebbene non vi siano prove definitive che West abbia visitato personalmente Manson, la sua assenza al processo fu sospetta per una persona solitamente chiamata a testimoniare in casi di così alto profilo. Il collegamento si approfondì grazie al collega di West all'UCLA, il dottor Joel Hochman, che testimoniò riguardo alle ragazze Manson che utilizzavano quelli che sembrano essere schemi linguistici programmati: “Consapevolezza totale... un solo pensiero... non c'è realtà”. La ricerca di Lisa Pease ha dimostrato che questi schemi rispecchiano gli stati dissociativi che West era specializzato nel creare attraverso il suo lavoro documentato con nuove droghe efficaci nell'accelerare l'induzione dello stato ipnotico.

Gli omicidi di Sharon Tate e LaBianca, perpetrati dalla Famiglia Manson, potrebbero avere profonde connessioni con gli assassinii di Kennedy. Sharon Tate era stata coinvolta nella campagna presidenziale di Robert F. Kennedy nell'area di Los Angeles e alcune fonti riportano che fosse presente a una cena privata poco prima dell'assassinio di Kennedy, durante la quale quest'ultimo dichiarò che avrebbe riaperto le indagini sull'omicidio del fratello una volta arrivato alla Casa Bianca. Ciò crea un collegamento tra gli assassinii di Kennedy e quelli di Sharon Tate attraverso la presenza di persone coinvolte, la stessa tempistica e interessi convergenti nell'insabbiare le indagini. Il suo omicidio, per mano della banda di Manson, eliminò un importante e potenziale testimone nel caso di Robert Kennedy. In particolare, prima ancora dell'arresto dei membri della Famiglia Manson, Ed Butler – la stessa figura che aveva organizzato la conferenza stampa con Lee Harvey Oswald, trasmessa a livello nazionale il giorno dell'assassinio di JFK – pubblicò un articolo in cui attribuiva falsamente gli omicidi Tate-LaBianca a “militanti neri”, in linea con lo scenario di guerra razziale “Helter Skelter” della Famiglia Manson.

Il coinvolgimento di West in casi di rilevanza politica continuò nei decenni successivi, con la sua partecipazione diretta alla valutazione di altri personaggi di alto profilo che mostravano segni di condizionamento mentale. Il suo coinvolgimento in importanti eventi storici si protrasse con il caso di Patty Hearst, che valutò direttamente dopo il suo rapimento e l'apparente condizionamento da parte dell'Esercito di Liberazione Simbionese. Questo caso presentava molteplici connessioni con la ricerca sul controllo mentale: non solo West fu coinvolto, ma anche William Sargant (le cui tecniche di de-programmazione hanno influenzato direttamente la metodologia MKULTRA) fu consultato per la difesa di Hearst. Sargant arrivò persino a scrivere agli avvocati di Hearst offrendo la sua esperienza nel lavaggio del cervello, affermando che il suo caso era “il miglior esempio di lavaggio del cervello che avessi mai visto”. La valutazione di West sulla trasformazione dell'identità di Hearst si basava sulla sua ricerca finanziata dal governo presso l'UCLA sulle modifiche indotte della personalità, dove aveva diretto il dipartimento di psichiatria per 20 anni, mentre Sargant riconobbe nella sua trasformazione gli stessi schemi che aveva documentato nel suo libro Battle for the Mind.

Il culmine del coinvolgimento di West, protrattosi per tutta la sua carriera, con soggetti sottoposti a condizionamento mentale si manifestò nel suo ultimo caso importante: l'attentato di Oklahoma City. Il 19 aprile 1995, prima ancora che McVeigh venisse identificato come sospettato, West apparve al programma televisivo “Larry King Live” per parlare del “pazzo solitario” responsabile dell'attentato. West diresse poi l'équipe traumatologica dell'American Psychological Association che si precipitò a Oklahoma City e visitò McVeigh diciotto volte nel carcere federale. Secondo il profiler dell'FBI John Douglas, McVeigh era “una personalità facilmente controllabile e manipolabile”, esattamente il tipo di soggetto che West era specializzato per programmare. Quando McVeigh incontrò per la prima volta il suo avvocato difensore Stephen Jones, dichiarò spontaneamente: “Non ho subito il lavaggio del cervello”, un'affermazione che Jones trovò “curiosa” e “strana”.

Il fidato terapeuta di McVeigh in prigione, il dottor John Smith, aveva studiato direttamente con il dottor Louis Jolyon West, creando un altro anello di congiunzione diretto nella catena che collega West a un altro “lupo solitario” responsabile di atti di violenza politicamente rilevanti.

La presenza di West in così tanti casi di alto profilo che coinvolgono comportamenti simili a quelli programmati non può essere liquidata come una coincidenza. Qualsiasi persona razionale riconoscerebbe il chiaro schema di connessione. Solo tra il 1974 e il 1989 West ricevette oltre $5,1 milioni in finanziamenti federali attraverso il National Institute of Mental Health, con altri milioni di dollari confluiti nell'UCLA Neuropsychiatric Institute da lui diretto.

Come concluse Walter Bowart, autore di Operation Mind Control, dopo aver indagato su questi collegamenti: West era “forse il principale sostenitore del controllo mentale nell'America di oggi... [la cui] carriera pubblica appare come una costruzione attentamente studiata per una copertura di spionaggio”.

Il progetto di Huxley

Gli scritti di Aldous Huxley sul controllo della popolazione, la persuasione di massa e l'uso di sostanze psichedeliche per il condizionamento comportamentale si allineano strettamente con i temi centrali esplorati dal Tavistock Institute, un'organizzazione britannica del dopoguerra focalizzata sulla psicologia sociale, la propaganda e l'ingegneria comportamentale. Sebbene non vi siano prove documentate di un suo impiego diretto al Tavistock, i suoi contributi intellettuali si intrecciarono profondamente con i suoi obiettivi, e la leadership di suo fratello Julian all'UNESCO contribuì a istituzionalizzare modelli simili su scala globale. Come documentato nella corrispondenza di Huxley con le figure chiave del progetto MKULTRA, egli concettualizzò come gli stati di sopraffazione successivi a eventi traumatici potessero creare le condizioni ideali per impiantare nuovi schemi di pensiero in intere popolazioni. Questo collegamento chiude il cerchio tra teoria e applicazione: ciò che iniziò come esplorazione filosofica di Huxley in opere come “Le porte della percezione” si è evoluto nelle tecniche operative impiegate da West e altri in questi casi di alto profilo, creando un filo diretto tra la teoria letteraria e la manipolazione storica.

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Conclusione

Le prove storiche dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio che il governo degli Stati Uniti ha condotto ricerche sistematiche sul controllo mentale attraverso MKULTRA e programmi correlati. Ciò che ha reso questo sistema particolarmente efficace è stato il modo in cui ha replicato simultaneamente gli stessi meccanismi di controllo in molteplici ambiti. Proprio come Edison ha stabilito il controllo monopolistico sui media visivi attraverso cinque meccanismi chiave – controllo delle infrastrutture (attrezzature cinematografiche), controllo della distribuzione (sale cinematografiche), quadro giuridico (brevetti), pressione finanziaria (liste nere) e definizione di legittimità (contenuti “autorizzati”) – MKULTRA ha stabilito un controllo parallelo sulla coscienza: controllo delle infrastrutture (istituti psichiatrici), canali di distribuzione (soggetti di test inconsapevoli), quadro giuridico (classificazione per motivi di sicurezza nazionale), pressione finanziaria (finanziamento strategico dei ricercatori) e definizione di legittimità (etichettatura dei soggetti come “malati di mente” per screditare le testimonianze).

Questo schema si è ripresentato costantemente nel corso del XX secolo, come ho ampiamente documentato nella serie Ingegnerizzare la realtà, la mia precedente serie di saggi che esplora come le strutture di potere plasmino sistematicamente la percezione pubblica. John D. Rockefeller ha impiegato meccanismi identici in medicina: controllo delle infrastrutture (facoltà di medicina), controllo della distribuzione (ospedali), quadro giuridico (licenze), pressione finanziaria (finanziamenti strategici) e definizione di legittimità (medicina “scientifica” contro medicina “alternativa”). La ricorrenza di questo schema preciso in ambiti apparentemente non correlati – cinema, medicina e ora controllo mentale – rivela non una coincidenza, ma una progettazione architettonica deliberata. Non si trattava di programmi isolati, bensì dell'espressione di un piano tecnocratico complessivo per il controllo sia della realtà fisica che della coscienza umana in molteplici ambiti. Ciò che iniziò come antiche tecniche di mesmerismo e ipnosi si è evoluto attraverso metodologie sempre più sofisticate, di pari passo con i progressi della conoscenza scientifica e delle capacità tecnologiche.

Attraverso documenti declassificati, testimonianze al Congresso e resoconti di ricercatori e soggetti sperimentali, possiamo tracciare una linea chiara che va dalle prime sperimentazioni umane non etiche, passando per i contributi scientifici nazisti dell'Operazione Paperclip, fino all'approccio formalizzato e sistematico del progetto MKULTRA. Ciò che questi documenti dimostrano è un investimento istituzionale decennale nello sviluppo di tecniche per controllare e manipolare la coscienza umana. Dai metodi psicologici per distruggere la personalità attraverso il trauma agli interventi chimici progettati per creare stati programmabili, questa ricerca rappresenta uno dei capitoli più inquietanti nella storia della ricerca governativa.

Nella storia dell'umanità, quando mai una struttura di potere ha rinunciato volontariamente a una capacità una volta sviluppata? Lo schema si ripete in tutte le civiltà e tecnologie: le capacità non vengono mai abbandonate, ma solo evolute, rinominate o trasferite a diversi ambiti di controllo. La manipolazione mentale sarebbe lo strumento di potere per eccellenza: immaginare che le agenzie di intelligence rinuncerebbero semplicemente a una tale capacità significa ignorare consapevolmente sia la logica che i precedenti storici.

La metodologia di riconoscimento degli schemi che abbiamo impiegato in questa analisi rivela connessioni che gli approcci storici tradizionali spesso non colgono. Come osserva Schiffer: “Ogni singolo fatto può essere oggetto di dibattito, ogni affermazione isolata può essere attaccata, ma uno schema che converge in più ambiti è innegabile”. Identificando firme architettoniche ricorrenti in ambiti apparentemente non correlati, anziché richiedere prove causali dirette, possiamo vedere come i sistemi di controllo mentale si manifestino attraverso caratteristiche strutturali coerenti anche quando la documentazione specifica è stata deliberatamente distrutta. Ciò diventa particolarmente cruciale quando si esaminano sistemi progettati per nascondere le proprie operazioni, come fece MKULTRA quando i suoi file furono distrutti per ordine del governo nel 1973.

Come approfondiremo nella Seconda parte, la conclusione ufficiale del progetto MKULTRA non ha rappresentato la fine della ricerca sul controllo mentale, bensì la sua evoluzione e diffusione attraverso pilastri consolidati della società. L'impiego operativo di queste metodologie – dimostrato dai loro collegamenti con eventi cruciali come gli assassinii dei Kennedy – ha continuato a plasmare le narrazioni storiche, rimanendo al contempo latente nei sistemi medico, dell'intrattenimento e culturale.

Ripercorrendo l'evoluzione del controllo mentale, dalle antiche tecniche ipnotiche agli esperimenti sistematici del progetto MKULTRA, abbiamo visto come le tecniche inizialmente sviluppate per il controllo individuale abbiano gettato le basi per applicazioni più ampie. Questa fase di laboratorio ha definito gli strumenti metodologici – dissociazione, trauma, manipolazione chimica e programmazione sistematica – che sarebbero stati successivamente impiegati nei sistemi culturali e tecnologici. Sebbene il Laboratorio abbia creato le tecniche, sarebbe stata necessaria l'adozione istituzionale per estendere realmente questi metodi oltre i singoli esperimenti.

Le prove presentate finora ci costringono a riconoscere una realtà scomoda: ciò che è iniziato come ricerca sperimentale si è evoluto in programmi operativi con profonde implicazioni sia per le libertà individuali sia per la nostra comprensione della coscienza stessa. La storia documentata del controllo mentale non è una semplice curiosità storica, bensì il fondamento su cui si basano le moderne tecnologie di influenza. Ciò che un tempo accadeva dietro le porte dei laboratori ora permea ogni aspetto della vita moderna. Quelli che iniziarono come esperimenti classificati su soggetti ignari si sono evoluti in una sofisticata architettura di influenza, ora intessuta in una sottile rete che tocca miliardi di persone attraverso sistemi che si mascherano da cultura spontanea o naturale.

Ci siamo lasciati alle spalle i laboratori, ma gli esperimenti sono continuati, ora sceneggiati, confezionati e venduti come intrattenimento. Ciò che è iniziato nell'ombra non è finito: è diventato mainstream.

Prossimo articolo della serie: Parte 2: Il teatro - Continuità istituzionale e integrazione culturale, ovvero come le tecniche MKULTRA hanno trovato nuova collocazione in università, ospedali e nell'industria dell'intrattenimento e perché i riflettori sono spesso il nascondiglio perfetto.

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Appendice A: Cronologia del controllo mentale ed evoluzione attraverso i secoli

Questa cronologia presenta le tappe fondamentali nello sviluppo delle tecniche di controllo mentale, dalle loro origini documentate fino all'era MKULTRA e oltre. Visualizzando questi sviluppi cruciali in ordine cronologico, emergono schemi che altrimenti potrebbero rimanere nascosti studiando eventi isolati.

La progressione rivela come le antiche pratiche ipnotiche si siano evolute in programmi di ricerca sistematici, come i confini etici siano stati ripetutamente oltrepassati in nome della scienza e della sicurezza nazionale, e come le tecniche perfezionate in contesti riservati abbiano infine influenzato pratiche istituzionali più ampie.

Punti di svolta cruciali, come l'Operazione Paperclip (1947), l'autorizzazione di MK ULTRA (1953) e le rivelazioni della Commissione Church (1975), segnano transizioni fondamentali nel modo in cui queste metodologie sono state sviluppate, impiegate e infine divulgate al pubblico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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👉 Qui il link alla Seconda Parte: 

👉 Qui il link alla Terza Parte:

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giovedì 6 agosto 2026

La moneta deflazionistica ha un impatto diverso: Bitcoin perde metà del suo valore ed è ancora vincente

Lo scorso 23 giugno la Commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento europeo ha approvato la propria posizione sul pacchetto legislativo relativo all'euro digitale. Il progetto, giustificato dalla BCE come una semplice questione di comodità rispetto al contante, è stato questa volta presentato in una dichiarazione del Parlamento europeo come una vera e propria opzione di pagamento europea, nel tentativo di contrastare il dominio delle principali società di pagamento americane: Visa e Mastercard. Questo sviluppo riflette l'approccio sempre più protezionistico adottato dall'Unione europea in ambito tecnologico, come dimostrano il Digital Markets Act e il recente Tech Sovereignty Package, i quali rendono più difficile la libera concorrenza e l'innovazione privata. Secondo la posizione ora approvata, non saranno i cittadini, bensì la Commissione europea, su raccomandazione della BCE, a determinare l'importo massimo di euro digitali che ogni persona potrà detenere, probabilmente intorno ai €3.000, con revisioni periodiche. Inoltre alle aziende non sarà consentito detenere saldi in euro digitali per più di 24 ore, ad eccezione dell'accumulo dei pagamenti ricevuti, che dovranno essere trasferiti automaticamente dopo tale periodo. Con questa regola Bruxelles rafforza il controllo centralizzato e riduce significativamente l'utilità dell'euro digitale per il settore imprenditoriale. Le aziende perdono libertà e opzioni, e queste condizioni seguono la stessa logica di controllo centralizzato riscontrabile nella valuta digitale cinese: lo yuan digitale. Nel sistema cinese esiste anche la possibilità di ottenere limiti più elevati in cambio della cessione di maggiori dati personali e dell'accettazione di una minore privacy, un modello di “privacy a più livelli” in cui la libertà viene sacrificata e solo il grado di sottomissione allo Stato rimane oggetto di scelta. Sebbene la BCE neghi pubblicamente che l'euro digitale sarà una valuta programmabile, questo tipo di soluzioni tecnologiche e centralizzate lasciano sempre aperta la possibilità che sulla loro architettura vengano integrate funzionalità condizionali. Il denaro può essere reso obsoleto, condizionato o tracciato, trasformandosi in uno strumento di politica pubblica ben più potente del contante. Per contrastare una presunta dipendenza dal Nord America, l'Europa sta creando una dipendenza interna ancora più pericolosa, in cui il denaro cessa di essere uno strumento di libertà individuale e di libero mercato, per diventare invece uno strumento di controllo e di rivalità geopolitica. In definitiva, l'euro digitale non libera l'Europa, non la modernizza né rende i pagamenti più comodi. Si limita a cambiare chi detiene il controllo, trasferendolo dalle aziende private americane alle autorità pubbliche europee, e rafforzandolo nel contempo. Nella sua essenza, questo progetto rivela una profonda scelta di tirannia: il denaro cessa di appartenere principalmente agli individui, poiché lo Stato si appropria del potere di definire i limiti della libertà finanziaria.

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di Bryan Lutz

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-moneta-deflazionistica-ha-un-impatto)

Bitcoin ha perso quasi la metà del suo valore rispetto al massimo del 2025, e ora i necrologi sono usciti dal cassetto e sono tornati a circolare con insistenza. I sondaggi sul sentiment stanno raggiungendo livelli che non si vedevano dal “critto-inverno” del 2022 e la stampa finanziaria ha riscoperto il suo genere preferito: l'analisi post-mortem di Bitcoin.

E questa volta hanno un grafico da sbandierare ai quattro venti. Il Dow Jones ha appena fatto registrare il suo miglior anno contro Bitcoin sin dal 2022: il rapporto Dow/BTC è più che raddoppiato rispetto al minimo di agosto 2025, passando da 0,36 a 0,84.

Ecco qui. Tracceremo anche la linea rossa per loro.

La striscia vincente di dodici mesi del Dow Jones contro Bitcoin. Da notare il livello che la linea non ha ancora toccato: 1,0.

Chiunque abbia resistito ha sentito ogni singolo punto. Se voleste scrivere un articolo intitolato “Bitcoin è finito (di nuovo)”, questo sarebbe il grafico da cui partireste.

Notate però cosa la linea non ha ancora fatto: non ha ancora raggiunto il valore di 1.0.

Dopo il peggior periodo di sentiment degli ultimi anni, dopo un calo di circa il 45%, dopo dodici mesi di perdite rispetto all'indice azionario più legato alla generazione dei baby boomer al mondo, l'intero Dow Jones Industrial Average non è ancora in grado di acquistare un singolo Bitcoin.

Contro trenta delle più grandi aziende americane, la moneta vince, e avanza anche del resto.


Capovolgete la frazione

Se vi sembra impossibile, è perché state leggendo la frazione nel modo in cui la CNBC vuole che voi la leggiate:

    Bitcoin

    ───────

    $$$$$$$

Bitcoin al numeratore, dollari al denominatore, e il numeratore è stato appena dimezzato. Caso chiuso, giusto?

Frazione errata. Come ha spiegato Mark Jeftovic nell'articolo, It's the Denominator Stupid!, il punto fondamentale di Bitcoin è che non è l'unità di misura, ma lo strumento con cui viene misurata. Mettete l'indice al suo posto:

      DOW

    ───────

    BITCOIN

Ora estendete il grafico indietro di un decennio e premi il pulsante “log”, che è una vera e propria sorpresa con un solo clic per i cervelli legati alla moneta fiat:

Il Dow Jones denominato in Bitcoin. Un calo del 99% che è sopravvissuto a ogni crollo di Bitcoin, incluso quello attuale.

Nel 2014 ci volevano più di 40 bitcoin per acquistare tutto il Dow Jones; nel picco massimo del 2015 ne servivano 84.

Oggi: 0,83.

Misurato con il nuovo denominatore, il Dow Jones ha perso circa il 99% del suo valore in dodici anni, e la “ripresa” che tutti stanno celebrando appare su quel grafico come una leggera oscillazione in fondo a un precipizio. Bitcoin ha appena subito il suo peggior colpo degli ultimi anni e non ha restituito praticamente nulla dei guadagni relativi di un decennio.

Ecco cosa fa la moneta deflazionistica: ha un impatto diverso.


Si tratta di matematica

Il Dow Jones è quotato in dollari e i dollari si moltiplicano, si inflazionano, si deprezzano e poi muoiono... che è il modello di business dell'intero sistema monetario fiat. L'aggregato monetario M2 si ferma solo durante la sua ascesa, ogni crisi viene risolta con altro aggregato monetario, e gli utili dell'indice vengono maggiorati nelle stesse unità che si riducono progressivamente.

Nel frattempo il programma di distribuzione di Bitcoin non partecipa alle riunioni del FOMC. Gli halving continuano a ripetersi. Ventuno milioni, prendere o lasciare.

Facciamo due conti da gennaio 2000: il Dow Jones è cresciuto del 361% in dollari; M2 è cresciuto del 394%. Dividendo l'uno per l'altro, il mercato rialzista di ventisei anni svanisce: misurato in termini monetari, l'indice non si è mosso di un millimetro. Ogni punto di “Dow Jones a 52.000” che non rappresenta la creazione della stampante monetaria si arrotonda a zero.

Il Dow Jones e l'offerta di moneta, stessa linea di partenza, 26 anni dopo. L'indice non è mai andato oltre la stampante monetaria.

Quindi la frazione ha un numeratore gonfiato da un'offerta di moneta in espansione, che si sovrappone a un denominatore che non si espande. Eseguite questa equazione per un decennio e la linea sul grafico è l'unico risultato possibile. I ribassi – del 2018, del 2022 e di quest'anno – rappresentano la volatilità all'interno del trend e questo trend è la divisione tra moneta fiat e Bitcoin.

La ripresa del Dow Jones, misurata con un metro di misura sempre più ristretto, deve correre a perdifiato anche solo per rimanere fermo. Quest'anno ha fatto registrare una forte ripresa in dollari; in termini di bitcoin ha recuperato qualcosa come un errore di arrotondamento.


Stessa storia, solo che l'orologio gira più lentamente

Se questo schema vi sembra familiare, è perché lo è. Chi possiede oro lo vive dal 1971, seppur con un ritmo diverso.

Nel 2001 il Dow Jones valeva 42 once d'oro; oggi, con il Dow Jones ai massimi storici nominali e gli algoritmi in festa, ne vale 12,7. Due terzi del valore dell'indice, denominato in oro, sono spariti in un quarto di secolo in cui “le azioni salgono sempre”.

Sì, oro e Bitcoin hanno avuto andamenti divergenti in questo ciclo. L'oro si attesta a $4.142, mentre Bitcoin è in fase di ribasso. Hanno profili di volatilità e curve di adozione differenti, eppure condividono la stessa matematica di base. Un asset è la moneta forte consolidata, l'altro è lo sfidante che sta ancora cercando di superare il divario. L'indice Dow Jones non può superare nessuno dei due in un arco temporale rilevante.

“Le azioni ai massimi storici” significa che il parametro di riferimento si sta riducendo. È sempre stato così.


La moneta deflazionistica si conferma imbattuta in questo decennio

Ecco il punto riguardo al pessimismo estremo: è un resoconto dello stato emotivo di investitori speculativi, non dell'asset in sé. Nulla è cambiato per Bitcoin (o per l'oro) quest'anno. Il programma di emissione non è cambiato, gli halving non sono cambiati, gli oltre $300.000 miliardi in obbligazioni denominate in una valuta in costante calo non sono cambiati.

L'unica cosa che è cambiata è il prezzo, quotato nel vecchio denominatore, e l'intera funzione del vecchio denominatore è quella di diminuire.

Quindi i principali notiziari potrebbero avere ragione su una cosa: la moneta deflazionistica non vince sempre. Tuttavia vince in ogni decennio ed è imbattuta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 5 agosto 2026

Le illusioni tedesche alimentate dal debito: Merz umiliato, l'economia in caduta libera

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/le-illusioni-tedesche-alimentate)

Il 2025 si è concluso per la cancelleria tedesca con un sonoro botto a Bruxelles. Dopo il fallito blitz contro i beni russi di Euroclear, Berlino ha volto lo sguardo alla sperata ripresa dell'economia tedesca, ma anche qui, per gli ingenui statistici, si prospetta un'altra amara realtà: la ricchezza non si crea con il debito improduttivo.

È difficile stabilire se il Cancelliere trovi appagamento, o persino gioia, nel suo attuale incarico. Non che Friedrich Merz, con i suoi numerosi stratagemmi politici, possa vantare una qualche felicità professionale. Eppure, la curiosità rimane: come dev'essere la psiche di un uomo che per quasi otto mesi è stato condotto per il naso da bucanieri socialdemocratici come Lars Klingbeil e Bärbel Bas attraverso il circo politico, esposto, umiliato e ripetutamente ridicolizzato?


Marcia verso l'economia pianificata

Le grandiose promesse di Merz di snellire la burocrazia, di dare impulso all'economia con una serie di riforme autunnali e il suo bizzarro patriottismo economico alla “Made for Germany” si dissolvono al minimo soffio di opposizione interna alla coalizione. Sembra una commedia ingenua: la CDU e l'SPD camuffano le politiche di riforma, solo per condurre il piano centralizzato di trasformazione della società e dell'economia attraverso mari sempre più agitati. Il buon vecchio Erich... cosa avrebbe pensato di ciò che è diventata la vecchia “RFT”?

La continua umiliazione pubblica subita dall'ex-direttore della colazione di BlackRock, Friedrich Merz, ha raggiunto un culmine (temporaneo) a Bruxelles: al vertice UE ha ricevuto un sonoro schiaffo dalla piccola coalizione di Visegrád guidata dal primo ministro ungherese, impedendo di fatto l'espropriazione dei beni russi presso Euroclear.

Per coloro che comprendono l'importanza di Euroclear e che intuiscono anche solo vagamente cosa significhi danneggiare un pilastro dell'architettura del mercato finanziario internazionale basata sulla fiducia, un sospiro di sollievo era inevitabile.

Ciò che minacciava la situazione era niente meno che un calcio sconsiderato alle fondamenta del sistema, dettato dall'ignoranza, dall'incompetenza politica, o da una negazione quasi maniacale della realtà riguardo alla guerra perduta in Ucraina. Il panico ha preso il sopravvento sulla ragione, l'UE e l'Europa sono sprofondate sempre più nella spirale del debito e della recessione, la cui accelerazione sta ora facendo perdere la testa a città un tempo prospere come Stoccarda e Wolfsburg.

A Bruxelles, a Merz e ai suoi alleati è stato mostrato un limite invalicabile. Si è chiuso così il cerchio su un 2025 tutt'altro che positivo per lui e tutto lascia presagire che la conclusione di quest'anno offrirà ben pochi motivi di ottimismo.


Verso il tramonto

La sola economia tedesca garantisce che il 2026 proseguirà senza soluzione di continuità il disastro del 2025. Una valutazione economica onesta richiede la volontà di un inventario onesto. La quota dello Stato sul PIL tedesco ha superato da tempo la fatidica soglia del 50%. I nuovi prestiti, al netto degli artifici contabili del governo federale, ammonteranno a circa il 5,6%.

La strenua battaglia di Merz contro il freno al debito costringe ormai persino gli economisti della Bundesbank a una valutazione realistica. Per quest'anno prevedono un deficit di bilancio ufficiale del 4,8%, una cifra che conferma indirettamente la nostra stima del nuovo indebitamento effettivo.

Se si considera lo Stato come un consumatore che colma i propri deficit creando debito improduttivo, allora una crescita pari a zero, secondo le statistiche, non significa altro che l'economia privata – quella che produce beni e servizi per i consumatori reali – si sta riducendo drasticamente.

Per contrastare questa erosione economica, il governo federale, oltre al suo bilancio già fortemente in deficit, convoglia fondi speciali verso due economie artificiali: l'economia verde e il settore bellico. A tale scopo vengono presi in prestito sul mercato del credito oltre €50 miliardi all'anno.

È questo miscuglio di ignoranza economica, oblio storico e fede quasi infantile nei miracoli che lascia senza parole! Si può tranquillamente presumere che nessun membro del governo comprenda che solo il capitale risparmiato dal processo economico e trasformato in investimenti sul libero mercato crea ricchezza.

Il duo Merz-Klingbeil sta costruendo un'economia fatta di bolle, ideologicamente impegnata nella transizione verde, ma geopoliticamente basata su un'idea storicamente fatale: la crescita di un'economia di guerra.


La silenziosa erosione dell'economia reale

Questa linea di politica potrebbe ulteriormente gonfiare il settore pubblico. La semplice distribuzione di questi enormi programmi di debito e credito mette al lavoro decine di migliaia di persone a scapito della popolazione produttiva. L'elevato ritmo normativo di Bruxelles e Berlino ha costretto l'economia tedesca a creare circa 325.000 nuovi posti di lavoro amministrativi negli ultimi tre anni, unicamente per gestire la valanga di documenti e requisiti normativi. Carta su carta: assurdo, kafkiano ed economicamente distruttivo.

Lo Stato, di fatto, esternalizza la propria burocrazia e distorce le statistiche a più livelli. Mentre gli apparati amministrativi crescono, centinaia di migliaia di posti di lavoro nel settore industriale sono già andati perduti. La stima di consenso per una crescita economica nel 2026 di appena l'uno per cento è la vera catastrofe che Berlino deve ora affrontare.

Poco importa quanto credito lo Stato ritiri dal mercato dei capitali, o quali incentivi crei per indirizzare i capitali privati ​​verso aree industriali dismesse – come l'acciaio verde o l'energia eolica. In questo contesto, il settore privato si ridurrà di almeno il quattro percento solo quest'anno.


Il punto di svolta

Per Friedrich Merz questa catastrofe economica non è più solo una bomba a orologeria politica interna. Se la spirale discendente continua, gli spettacoli mediatici, le ritualizzate critiche agli imprenditori, il patriottismo vuoto e gli infiniti slogan sulla “perseveranza” non basteranno a spiegare ai cittadini perché il loro dissanguamento attraverso tasse e mercato del lavoro continua ad aumentare mentre nessuno affronta le cause.

In sostanza, questa crisi riguarda la correzione di due fondamentali errori ideologici. Verrà il momento in cui la Germania dovrà abbandonare l'illusione di sinistra: agire permanentemente come ufficio sociale mondiale. Questa svolta coinciderà con la fine del distruttivo socialismo climatico: o porterà l'industria tedesca al fallimento, oppure la spingerà tra le braccia di Paesi gestiti in modo razionale.

Il gruppo di Visegrád ha dato un calcio dimostrativo agli stinchi di Merz, ma le dinamiche reali sono più complesse: si sta formando una forte opposizione di partiti e governi conservatori – provenienti da Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Italia. Alla fine questi partiti decapiteranno la Medusa del socialismo climatico, ovvero i pianificatori centralizzati. Tuttavia, visti i forti venti contrari e la feroce resistenza del potente nucleo di Bruxelles, la nascita del Perseo europeo liberatore potrebbe rivelarsi un'impresa lunga e ardua.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 4 agosto 2026

Accessibilità immobiliare: una realtà ben più solida di quanto suggeriscano i titoli dei giornali

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Lance Roberts

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/accessibilita-immobiliare-una-realta)

Ecco i “fatti” che i media vi raccontano sull'accessibilità immobiliare.

Cominciamo con un recente sondaggio: due americani su tre affermano che non è un buon momento per comprare casa, il dato più negativo mai registrato da Gallup. Un altro studio ha mostrato che un numero record di 25,2 milioni di adulti sotto i 35 anni vive ancora con i genitori. Scorrendo qualsiasi feed, si sente dire che l'inaccessibilità immobiliare ha definitivamente escluso un'intera generazione dal mercato immobiliare. Questi sono i “fatti” secondo i media.

Tuttavia, ecco il problema di questa storia: se si confronta l'accessibilità immobiliare oggi con il parametro che effettivamente determina l'importo del mutuo che si paga ogni mese, il quadro si ribalta. Secondo questo parametro, acquistare una casa potrebbe essere più facile ora di quanto non lo fosse per i Boomer e la Generazione X, a cui viene attribuita la colpa di tutto.

Vorrei chiarire cosa è reale, perché non intendo costruire un'argomentazione su basi false. Dal 2019 il prezzo mediano degli immobili in vendita è aumentato di circa il 34%, raggiungendo i $430.000; la rata del mutuo per una casa media è passata da circa $1.700 all'inizio del 2020 a circa $3.100 alla fine del 2025; i tassi di interesse sono triplicati rispetto ai minimi del 2021. Questo shock è stato reale e si è verificato in soli cinque anni.

Quindi la frustrazione è comprensibile. Ciò che non regge è trasformare un recente picco dei prezzi a livello regionale in una legge permanente della fisica, applicabile a ogni codice postale e a ogni acquirente. La realtà dell'accessibilità immobiliare oggi è più circoscritta, più locale e molto più facilmente risolvibile di quanto suggeriscano i titoli dei giornali.

Ma partiamo dalla narrazione secondo cui la generazione dei Boomer se la passava bene. Come ha scritto un utente su X: “Voi della generazione dei baby boomer ve la passavate bene, potevate comprare una casa al prezzo di un pane e un litro di latte”.


Per i baby boomer non è stato facile

Ecco la parte che questa narrazione omette: il Boomer che acquistò casa nel 1980 finanziò il mutuo con un tasso fisso trentennale del 13,74%, lo vide salire oltre il 18% entro ottobre 1981 e non aveva modo di sapere se i tassi sarebbero mai scesi, il che faceva sì che ogni pagamento sembrasse una condanna a vita. Pensateci. Per un prezzo medio di una casa di $64.600 con un anticipo del 20%, quella famiglia destinava circa il 39% del proprio reddito al mutuo al netto delle tasse sulla proprietà. Aggiungendo queste ultime, la tipica famiglia del 1980 spendeva quasi il 47% del proprio reddito per l'abitazione.

Oggi chi acquista una casa per circa $417.000, con un tasso di interesse vicino al 6,5%, spende circa il 32% per il mutuo e circa il 43% per le spese totali. Due analisi indipendenti hanno eseguito esattamente gli stessi calcoli e sono giunte allo stesso risultato. Per quanto riguarda la rata che conta, il 1980 era difficile quanto, se non più difficile, del 2026. Quindi l'accessibilità immobiliare oggi dipende principalmente dalla rata del mutuo, e i calcoli relativi alla rata attuale favoriscono la situazione attuale. Notate questa cosa: non è il prezzo della casa, ma il tasso di interesse.


La crisi è regionale, non nazionale

Ora osserviamo dove si concentra effettivamente il problema dell'accessibilità immobiliare. Una casa tipica in Iowa costa circa 3,7 anni di reddito familiare, un prezzo simile a quello di un acquirente nazionale nel 2000. In Ohio, Indiana, Illinois e Kansas le case si vendono ancora a circa, o meno, $300.000. Tra le grandi aree metropolitane, Chicago, Houston, Dallas, Atlanta e Philadelphia si classificano tra le più accessibili del Paese. Oggi l'accessibilità immobiliare dipende innanzitutto dal codice postale e solo in secondo luogo dalla generazione di appartenenza.

I mercati immobiliari costosi sono reali, ma presentano delle specificità ed ecco il punto cruciale che la maggior parte dei media non coglie: la vecchia via di fuga di trasferirsi in un posto economico sta per chiudersi, perché ora il Montana costa 8,7 anni di reddito, peggio della California o di New York. Lo  stesso schema regionale si riscontra nella percentuale di giovani adulti che vivono ancora in casa con i genitori: nel New Jersey si tratta del 44% dei giovani adulti; nel South Dakota del 18%. La mappa dei “figli che non possono andare a vivere da soli” è per lo più una mappa degli stati più costosi.

Anche la cifra di “uno su tre” menzionata sopra merita un'analisi più approfondita. Include tutti coloro che hanno un'età compresa tra i 18 e i 34 anni, ovvero studenti universitari, ventiduenni al loro primo impiego e persone che hanno sempre vissuto a casa con i genitori per un periodo prolungato. Se si restringe questo intervallo a una fascia di età più realistica per quanto riguarda la proprietà di una casa, ovvero dai 25 ai 34 anni, la percentuale scende a circa il 18%. E circa il 70% di coloro che vivono ancora a casa con i genitori ha un lavoro, quindi questa storia dell'accessibilità immobiliare non riguarda una generazione pigra o un mercato del lavoro in crisi. Riguarda gli anticipi, gli affitti e un'età media al matrimonio che si è spostata di sei anni in avanti rispetto al 1980.


Dove gli scettici hanno ragione...

Non fingerò che nulla sia cambiato. Due cose sono effettivamente diventate più difficili e minimizzarle sarebbe un insulto al lettore. Primo, l'anticipo. Nel 1980 un anticipo del 20% corrispondeva a circa due terzi del reddito annuo; oggi corrisponde a un anno intero o più, motivo per cui chi acquista casa per la prima volta versa in media solo il 9% di anticipo, e perché l'età media di chi acquista casa per la prima volta è salita da 29 a circa 40 anni. Questa barriera di capitale rappresenta un vero ostacolo.

In secondo luogo, le assicurazioni. I premi sono aumentati del 24% tra il 2021 e il 2024, raggiungendo una media di $3.303, il doppio del tasso di inflazione, con un incremento nel 95% dei codici postali. Nello Utah i premi assicurativi sono aumentati del 59%. Questo costo non è colpa vostra e non si risolverà rinunciando al caffè, ma notate cosa hanno in comune questi due problemi: sono specifici e affrontabili, non una condanna imposta a un'intera generazione. Il dibattito odierno sull'accessibilità immobiliare presenta due oneste eccezioni e nominarle è ciò che distingue un'analisi da uno sfogo nella sezione commenti.


...e dove non ce l'hanno

Ecco l'ironia nascosta nella storia dell'anticipo: chi acquistava casa nel 1980 non si trovava di fronte a una norma del 20%, ma versava un anticipo ancora maggiore, in media circa il 28%. Per evitare l'assicurazione ipotecaria su un mutuo convenzionale, era necessario avere a disposizione l'intero 20% in contanti, senza eccezioni. Non esistevano programmi convenzionali del 3%, né strutture di finanziamento aggiuntive diffuse, né una serie di sovvenzioni statali a cui attingere. O si risparmiava la somma forfettaria, o si rimaneva inquilini.

Oggi le opzioni sono molteplici. Chi acquista casa per la prima volta può optare per un mutuo tradizionale con un anticipo minimo del 3%, un mutuo FHA con un anticipo del 3,5% o un mutuo VA o USDA a zero anticipo, se idoneo, e può persino coprire questa spesa con fondi ricevuti in regalo, un prelievo dal piano pensionistico 401(k) o un sussidio statale. La regola del 20% è superata. L'anno scorso l'acquirente medio di una prima casa ha versato un anticipo del 10%, non del 20%. Un anticipo inferiore significa ovviamente un'assicurazione ipotecaria privata e una rata più alta, ma la convinzione che serva il 20% in contanti solo per entrare in casa è il mito più costoso che tiene bloccati gli affittuari, e non è vero da decenni.


Il manuale: oggi la convenienza di una casa dipende da voi

Allora qual è la mossa? Smettete di interpretare un titolo di giornale come un verdetto sulla vostra situazione. L'acquirente che considera “morta la proprietà immobiliare” come verità assoluta, mentre si trova in un mercato in cui una casa solida costa tre o quattro volte il suo reddito, si convince da solo di non poter fare un acquisto che in realtà potrebbe fare. La nona regola di Bob Farrell calza a pennello in questo caso: quando tutti gli esperti e le previsioni sono d'accordo, di solito succede qualcos'altro. Il sentiment ha appena toccato un minimo storico e storicamente è in questi casi che l'acquirente paziente viene ripagato.

Ma la mentalità vi porta solo alla linea di partenza. Ecco la parte che nessuno vuole sentire.

Lavorare non basta. Circa il 70% dei giovani adulti che vivono ancora in casa con i genitori ha già un lavoro, quindi uno stipendio da solo non basta certo a farli uscire. Ciò che permette di uscirne è una serie di decisioni che la maggior parte delle persone evita perché sono difficili. Quindi, diciamole chiaramente.

• Fate due calcoli, poi automatizzate il processo. Un anticipo del 3,5% su una casa da $250.000 è di $8.750, circa $730 al mese per un anno. Se non riuscite a trovare $730, si tratta di un problema di spese o di reddito, ed entrambi vi riguardano. Ma ecco il punto che le critiche non colgono: l'incapacità di risparmiare tale somma non è solo un problema di anticipo, è un segnale che non potete ancora permettervi di acquistare una casa. Il mutuo è solo la base. Le tasse sulla proprietà, l'assicurazione che ora si aggira in media sui $3.303 all'anno, l'1% circa del valore di una casa che viene assorbito dalla manutenzione annuale e le quote condominiali, se presenti, contribuiscono alla rata mensile. Non riuscite a mettere da parte $730 al mese come inquilino? Affogherete in quei costi di gestione come proprietari. La prova del risparmio non è l'ostacolo, è la verifica della preparazione.

• Tagliate le spese più grosse, non quelle piccole. Non è il caffè quotidiano a tenervi rinchiusi nella vostra vecchia camera da letto, ma lo sono sicuramente la rata da $650 per la macchina, l'affitto da $1.900 in una città che avete scelto per la vita notturna e lo stile di vita che finanziate per apparire di successo sullo schermo del telefono. Vendete la macchina finanziata, trovate un coinquilino, comprate una casa più piccola, perché la casa media di nuova costruzione è il 38% più grande di quella del 1980, il che rende un appartamento di 140 metri quadrati una scelta, non una difficoltà. Vivete al di sotto delle vostre possibilità, di proposito. Nessuno verrà a sovvenzionare il vostro tenore di vita.

• Passiamo ora alla questione economica. I posti di lavoro buoni e le case a prezzi accessibili raramente si trovano nello stesso quartiere costoso in cui siete cresciuti. Si trovano a Columbus, Des Moines, Indianapolis e Greenville, dove un reddito medio permette ancora di acquistare una casa di prezzo medio. Il lavoro da remoto ha reso questo trasferimento più facile che mai. Se non volete trasferirvi per cogliere nuove opportunità, va bene, ma in tal caso avete trasformato l'inaccessibilità immobiliare in una scelta, non in un destino ineluttabile.

• Aumentate il vostro reddito e il vostro punteggio di credito contemporaneamente. Un reddito extra di $1.000 al mese equivale a un anticipo completo in meno di un anno. Un aumento del punteggio di credito da 580 a 620 può farvi passare da un mutuo FHA al 3,5% a un mutuo convenzionale al 3%, facendovi risparmiare migliaia di dollari subito e ancora di più nel corso della durata del mutuo. E ogni anno di ritardo ha un costo. La National Association of Realtors stima che rimandare un acquisto dai 30 ai 40 anni costi all'acquirente medio circa $150.000 in termini di perdita di capitale.

Il mercato non è equo, non lo è mai stato. L'unica domanda che conta è cosa intendete fare al riguardo.

In definitiva, il problema è questo: le case non sono inaccessibili ovunque, per tutti e per sempre. Sono costose in luoghi specifici, per ragioni specifiche, e soprattutto sin dal 2020. Il resto è questione di geografia, di problemi di risparmio e di una narrazione che le persone continuano a ripetere finché non ci credono. Dopo trent'anni di osservazione dei cicli economici, ho imparato che le peggiori decisioni finanziarie si prendono quando le persone accettano una narrazione invece di fare i conti. Oggi l'accessibilità immobiliare è migliore di quanto ammetta la Federal Reserve. Fate i vostri calcoli e vedrete.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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