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venerdì 23 ottobre 2026

Qualunque sia l'esito delle elezioni di medio termine, esso non fermerà il piano di Bessent &Trump

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/qualunque-sia-lesito-delle-elezioni) 

Che la guerra attualmente in atto non fosse cinetica era chiaro sin dai primi giorni di conflitto in Iran, dove non sono mai state le guardie rivoluzionarie a gettare nel caos lo Stretto di Hormuz bensì le assicurazioni londinesi. Per quanto la capacità nucleare iraniana fosse la giustificazione principale per avviare l'operazione speciale, l'obiettivo era sin da subito uno: i vecchi poteri colonialisti europei. È stato Trump a scegliere momento e luogo, non la cricca di Davos. Quando si realizza che era sin dall'inizio il carry trade sullo yen e il flusso di petrolio alla base dello stesso a essere gli obiettivi definitivi dell'amministrazione Trump, ecco che tutta la storia diventa più chiara. La cronologia degli eventi, ricordata in un precedente pezzo, ha evidenziato una strategia magistrale affinché tutte le pedine fossero in linea e si potesse procedere col piano. Venezuela, Giappone e infine il Medio Oriente, mettendo fine a 70 anni di ambiguità tra i Paesi del Golfo. La chiave di lettura per capire che l'UE è sempre stata l'obiettivo di Bessent è quando ha venduto euro per difendere lo yen, non il dollaro. In questo modo ha rotto l'ancoraggio EUR/YEN e GBP/YEN col quale distorcevano i mercati delle valute e obbligazionari. La furbizia di Bessent è stata quella di capire che non si trattava di un carry trade “normale”, ovvero short yen e long titoli americani (o il contrario), bensì di una concomitanza di posizioni short su yen e titoli americani unita a un long sull'euro. Stiamo parlando di una persona che, durante un'intervista post-nomina come Segretario al Tesoro americano, guarda contemporaneamente a 270 tipi di mercati e va in cerca di anomalie, impronte di azioni ostili da parte di altre banche centrali. Non a caso è stato lui e Druckenmiller a suo tempo a mettere all'angolo la Banca d'Inghilterra.

A questo punto la cricca di Davos/City di Londra ha assunto una posizione di ritirata, perché non potendo più contare sul collaterale dello spostamento mondiale del petrolio ha proceduto ad attaccare la filiera a valle: le raffinerie. La contromossa statunitense? Attaccare il mercato obbligazionario europeo.

Tutto ciò che si trova nel range tra il decennale e il trentennale, a livello di flussi marginali, è controllato dalle banche centrali. Basta leggere le relazioni del TIC per capirlo. Quando si vuole effettuare una psy-op nel mercato obbligazionario, allora vedrete i giornali sempre concentrarsi sul trentennale. La liquidità che si trova, invece, tra il quinquennale e il decennale è di ordini di grandezza superiore e molto più difficile da manipolare. In questo senso è sufficiente per una BOE, ad esempio, comprare i trentennali a pacchi e poi scaricarli quando chi è dall'altra parte del trade fa qualcosa contro di te. In questo modo si crea il titolo sui giornali. Soprattutto ora che gli USA si stanno spostando da un mercato obbligazionario intermediato dalla FED a uno intermediato dal Dipartimento del Tesoro americano, quindi tali asset verranno maggiormente usati come armi. Inseriamo, adesso, in questo scenario un altro dato: negli ultimi anni le banche centrali estere hanno comprato titoli americani lungo tutto lo spettro della curva dei rendimenti (BOE, BCE e sussidiarie hanno accumulato circa $2.000 miliardi in bond americani). E l'hanno fatto quando i rendimenti erano bassi. Ma è un ricatto a senso unico lo spauracchio di una vendita massiccia di titoli americani? Immaginiamo un trentennale comprato 10 anni fa a un rendimento del 2.5%: per i restanti 20 anni si tratterebbe di una passività sui bilanci americani di $500.000 (più il capitale, diciamo $1 milione).

Se la BOE scarica il titolo sul mercato ai tassi attuali e Bessent è l'acquirente dall'altro lato, quest'ultimo sborsa solo $750.000 e la passività di lungo termine sui bilanci (interessi) viene cancellata. È esattamente questo che Bessent sta facendo coi buyback annunciati: sta scegliendo quelli migliori da ricomprare, in termini di valore, e abbassando le passività presenti/future. Non solo, ma ha maggiore spazio di manovra per emettere titoli a breve termine con cui ampliare la portata del mercato delle stablecoin e fornire credito a breve termine alle banche commerciali. In questo senso il “bear flattening” della curva americana alimenta la capacità industriale degli USA e mette nelle stesse condizioni d'azione le altre banche centrali... se hanno però lo stesso spazio fiscale di manovra... cosa che non hanno come dimostra la Francia. Ecco perché il gioco degli eurocrati di estendere la vita dei conflitti in Iran e Ucraina sta diventando per essi estremamente costoso e insostenibile.

È praticamente da un anno che sul blog e sui miei social punto i riflettori su un anello debole europeo che non si riusciva a credere fosse tale: la Francia. Di norma guardavo i differenziali di rendimento tra i decennali tedeschi-italiani, tedeschi-americani, inglesi-americani... poi, però, mi sono chiesto: perché non guardare anche quelli tra Francia e Italia? E quando ho iniziato a mappare un tale andamento in relazione allo svolgimento dell'operazione in Iran, tutto è diventato più chiaro. La volatilità nel sopraccitato differenziale è crollata alla fine della guerra dei 12 giorni e sin da allora è scesa come un sasso in caduta libera, soprattutto quando è poi scoppiato il confronto in Medio Oriente quest'anno. Questo era un tassello che mancava nella storia sull'Iran, dato che, concentrato principalmente sugli interessi inglesi data la relazione tra di essi e il petrolio in quei territori, esiste anche una relazione tra Francia e IRGC.

Inutile dire che il differenziale tra i decennali americani-tedeschi è quello di riferimento, dato che traccia due elementi percepiti oggigiorno come “porti sicuri” nel panorama obbligazionario. Per ragioni diverse, ovviamente, perché il bund tedesco è il “porto sicuro” in seno all'Europa: l'unica mobilità rimanente all'interno del continente per quanto riguarda i capitali europei; i titoli americani, invece, sono il “porto sicuro” dei flussi di capitali internazionali. Per quanto io sia un fermo sostenitore di un libero mercato, oggi non esistono dato che le banche centrali dominano la scena. Quindi in un periodo storico in cui la Lagarde ha messo in piedi un controllo della curva dei rendimenti, manipolare i rendimenti dei titoli tedeschi è un modo astuto per tenere tutti gli altri soppressi. Non funziona al 100%, dato che se si mappano i differenziali di rendimento tra i titoli tedeschi-italiani si notano esplosioni al rialzo in grado di far sfuggire il controllo. Rimane pur sempre un'operazione delicata. E tale delicatezza emerge nella sua interezza quando si mappano i rendimenti dei decennali francesi e italiani.

In sintesi, i capitali europei hanno preferito e continuano a preferire l'Italia come meta rispetto a Germania e Francia. La BCE si sta disperatamente divincolando per mantenere al 3.5% il decennale tedesco, ma al tempo stesso sa che è una battaglia persa: il Giappone sta lasciando salire il lato lungo della sua curva dei rendimenti e non è più possibile manipolare a proprio vantaggio il cross monetario EUR/YEN. O la Lagarde salva il mercato obbligazionario europeo, o salva l'euro... non può salvarli entrambi. E questo è stato chiaro sin da quando Bessent quest'estate ha rotto la banda 181-186 in cui era incapsulata la volatilità tra euro e yen. Adesso bisogna vedere cosa farà la Banca d'Inghilterra, perché è stata la stampella della BCE in precedenza. Infatti nell'ultima iterazione di riunioni di banche centrali, le uniche a non aver effettuato un rialzo dei tassi sono state quella inglese e canadese.

Se proprio era necessario un ulteriore indizio che Carney era stato chiamato a liquidare il Paese e impedire che finisse sin da subito nell'orbita statunitense, il seguente tweet fuga qualsiasi dubbio rimanente. 

Per quanto l'UE volesse far cadere le colpe del caos obbligazionario recente sulle spalle americane anticipando sin da questa estate le criticità del debito pubblico americano, e quindi svincolarsi dai riflettori, Bessent ha astutamente rimandato al mittente gli assalti e ha messo egregiamente sotto pressione quella terza gamba del carry trade sullo yen: l'euro. In questo modo lo scoppio al rialzo dei rendimenti dei bond europei è stata una conseguenza inevitabile. Nel frattempo gli USA hanno continuato a puntellare l'altro fronte in questo scontro: la loro credibilità finanziaria.

La nomina in seno al Dipartimento del Tesoro americano di Judy Shelton è un segnale incoraggiante per l'oro e il suo ruolo centrale nella strategia americana di riqualificazione del bilancio nazionale. Ciò significa un passo in avanti, un indizio in più, per quanto riguarda la rivalutazione del metallo giallo ma Bessent non ha fretta nell'accelerare i tempi. Come descritto in precedenza in questo saggio, ha il polso ben saldo della situazione con gli strumenti finora implementati. Ciononostante arriverà anche il momento della rivalutazione dei prezzi dell'oro, la garanzia collaterale per eccellenza dato che il resto del mondo non ha le capacità aurifere che hanno invece gli Stati Uniti. Soprattutto se prendiamo in considerazione Inghilterra e Canada; soprattutto se prendiamo in considerazione il fatto che il Canada occidentale cercherà asilo negli USA tra una manciata di anni. Perché è così che finirà questa storia, dato che fa parte della strategia America First di protezione della propria sfera d'influenza geopolitica in base alla Dottrina Monroe. L'esempio per eccellenza è stato il recente accordo siglato tra Groenlandia e Stati Uniti... badate bene, stretto col re di Danimarca non col governo danese.

Tutti questi eventi sono talmente importanti che oscurano il chiasso che si sta facendo intorno alle elezioni di medio termine. Vincerle, ovviamente, semplificherebbe la vita a Trump, ma non sono una preoccupazione asfissiante in grado di inficiare quanto finora fatto. È stata la stessa Chatham House a dichiarare, tra le righe, che la cricca di Davos/City di Londra non è in grado di sopravvivere a due mandati di Trump. Il piano di riqualificazione degli USA è talmente avviato da essere in grado di garantire il famoso dividendo da $5.000 per ogni americano; non si tratta di una promessa elettorale, bensì di una capacità insita nella tokenizzazione di asset col potenziale di migliorare gli attivi dello zio Sam fino a $200.000 miliardi. Ecco perché la City di Londra ha un bisogno frenetico di assicurarsi il proprio futuro e questo significa ricorrere potenzialmente a bombe ad orologeria finanziarie. Nel corso del tempo ne abbiamo viste a iosa da FTX, Silicon Valley Bank, l'attacco a Credit Suisse tramite i bond CoCo, Archegos Capital, fino alla più famosa Lehman Brothers per coprire lo smantellamento del mercato immobiliare americano con la nazionalizzazione di Fannie/Freddie. In questo modo la determinazione del lato lungo della curva dei rendimenti americani è stata appaltata all'estero.

La recente sanzione di Bank of America è un monito contro tale istituzione affinché non faccia “cose strane” in vista delle elezioni di medio termine. Questa, infatti, è una bomba ad orologeria finanziaria dato che non ha mai ripulito il suo bilancio da tutti quei derivati che impostavano una strategia short sui metalli preziosi e le commodity in generale. È una slavina, poi, dai mercati finanziari alla geopolitica quando a una esplosione del genere fa seguito un attacco cinetico in grado di trascinare in una guerra cinetica gli USA.

Di conseguenza ai NY Boys serviva un piano B nel caso in cui tutte le altre strategie convenzionali sarebbero fallite. E secondo me questo piano B poteva essere benissimo Bitcoin. Voglio dire, si parla spesso di come possa essere uscito dalla DARPA (un po' come Internet)... e se fosse vero? Se fosse vero che sia stato creato in quell'ambiente, ma non per risucchiare il capitale circolante e fregare chi lo usa, bensì per avere a disposizione un'alternativa digitale con cui rompere il dominio del sistema eurodollaro? Se ci pensate, è a dir poco curioso che il lancio ufficiale di Bitcoin sia avvenuto all'indomani del furto targato Obama di Fannie/Freddie e che nel Genesis Block ci sia un pagina di un giornale inglese. Forse, e dico forse, lo scopo originale di Bitcoin è sempre stato quello di essere l'alternativa incorruttibile al mercato distorto e sintetico dell'oro e dell'argento. In fin dei conti, chi odia Bitcoin più di tutti gli altri nel mondo? Gli europei.

Sin da quando ha toccato i $125.000 a unità, le agenzie del vecchio mondo si sono affrettate a farlo scendere di prezzo in modi anti-economici. Prima di parlare di volatilità “selvaggia” di Bitcoin, meglio ricordarsi che i mercati sono manipolati e attualmente esiste un tetto affinché Bitcoin non superi i $90.000-95.000. Se guardate il grafico a 3 mesi, vi accorgerete che dopo tre candele ribassiste, la penultima in ordine cronologico è una rottura al rialzo: segnale chiaramente bullish e sintomo che il bear market è finito. Ciononostante le oscillazioni settimanali nell'ordine dei $2.000-2500 rappresentano il tentativo di impedire all'asset di sfogare il suo potenziale.

La cricca di Davos/City di Londra ha purtroppo un ampio spettro di possibilità tra cui scegliere e attaccare l'amministrazione Trump. Nel momento in cui una di queste viene messa alle strette passano subito alla prossima, senza dover per forza dichiararsi sconfitti. In questo balletto non è sempre “il nemico” che imposta il ritmo, a volte è anche Trump che ribalta la situazione determinando il campo di scontro. Il motivo è presto detto: anche “il nemico” ha una sua strategia che porterà avanti. Ad esempio, la discontinuità degli attacchi in Iran è sovrapponibile al ciclo delle spese in conto capitale dei costruttori di navi (come la Keppel a Singapore). Colpire il mercato nel momento del ciclo dove è più vulnerabile permette di ottenere il massimo dei risultati con uno sforzo medio se non minimo. Inutile dire poi che a monte non c'è alcun problema (estrazione), le strozzature avvengono a metà (spedizione) e a valle (raffinazione). È così che la cricca di Davos agisce nel momento in cui il suo obiettivo è quello di radere al suolo il sistema attuale.

Ma un punto ci tengo a sottolinearlo, perché potrei essere frainteso: non si tratta di personaggi/famiglie che hanno un potere illimitato. Questo è quello che vogliono far pensare, questo è quello che vogliono far sembrare che sia. Spesso inquadro la City di Londra come centro nevralgico, solo perché la maggior parte dei flussi monetari passano di lì; soprattutto a livello di sistema bancario ombra. Una volta che si comprendono le meccaniche di un tale sistema, non si può più ignorarlo. Non si tratta di un singolo vettore di analisi, ma fa parte di un punto fermo macroscopico che bisogna sempre tenere in considerazione. È ovvio che anche francesi, tedeschi, spagnoli, e addirittura gli oligarchi americani (es. i Bush, i Clinton, ecc.) hanno i loro interessi, ciononostante il raccordo principale dove vengono smistati i flussi monetari rimane uno. Ecco perché è meglio riconsiderare i termini e le espressioni finora usati e usare invece Tavola Alta.

Questo conflitto, questa guerra tra famiglie o bande, nasce dal rifiuto di alcune di esse di fungere da panacea di tutti i mali economici e perdere di conseguenza l'ascendente che avevano su tutti gli altri. Detto in termini più semplici, gli Stati Uniti hanno smesso di essere considerati i “cattivi” del mondo e si sono rifiutati di essere il capro espiatorio per il “giubileo” dei debiti pubblici. Ecco perché sono determinati a ri-collateralizzare il loro bilancio nazionale, al loro ritmo ovviamente, e lo faranno nel modo che avrà meno contraccolpi a livello di economia mondiale, affinché un tale dolore possa essere percepito da meno partner americani possibile... fatta eccezione per quei globalisti nella Tavola Alta che avrebbero voluto far pagare l'intero conto solamente agli USA.

I narcisisti vengono riportati a “più miti consigli” in due modi: ignorandoli e distruggendo la loro reputazione. Nel caso dell'UE farla passare da “eroina”, insignita addirittura del Nobel per la pace, ad antagonista. L'ultimo anello di questa catena che si allunga sempre di più di giorno in giorno è stato l'immagazzinamento di scorte di carburante diesel nonostante le popolazioni europee stiano affrontando spese ingenti per sopravvivere ai prezzi alti alla pompa di benzina e altrove. Per questo Trump ha minacciato l'UE di ritorsioni se non avesse iniziato a rilasciare tali riserve. E indovinate un po'? Succederà la stessa cosa con gli asset congelati russi nelle istituzioni finanziarie europee. Un nuovo muro di contenimento sta venendo eretto in Europa e i confini sono stati delineati dal più recente viaggio di Rubio nel continente. Presto ogni Paese dovrà decidere se stare al di qua (UE, o ciò che ne rimarrà) o al di là di quel muro (USA + ARC, ovvero AmericaRussiaCina).

I cambiamenti, geopolitici e finanziari, messi in moto da Trump e Bessent sono talmente profondi che nessuna elezione di medio termine riuscirà a fermarli.

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lunedì 19 ottobre 2026

Perché la Groenlandia è al centro di un ordine mondiale in cambiamento

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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da The Epoch Times

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/perche-la-groenlandia-e-al-centro)

Una rara convergenza di fattori geopolitici ha accresciuto l'importanza strategica della Groenlandia. Situata in una regione cruciale per la difesa del territorio statunitense, l'isola si trova anche tra due rotte marittime artiche emergenti che potrebbero ridurre significativamente i tempi di transito globali. Inoltre, il territorio è ricco di risorse naturali, tra cui le terre rare.


Maggiore importanza

Situata alle porte dell'Oceano Atlantico e dell'Oceano Artico, la Groenlandia è diventata fondamentale per la difesa del territorio statunitense. Tale valutazione si riflette nella nuova Strategia di Difesa Nazionale degli Stati Uniti, pubblicata il 23 gennaio, che identifica la Groenlandia come un “territorio chiave”, insieme al Canale di Panama e al Golfo di America.

Quando Trump menzionò per la prima volta l'acquisto della Groenlandia nel 2019, Alexander Gray ricopriva una carica di alto profilo per la sicurezza nazionale alla Casa Bianca. Gray affermò che il presidente era “assolutamente serio” allora, visto che ha dato priorità alla difesa dell'emisfero occidentale.

Geograficamente, la Groenlandia fa parte del Nord America. Oggi, gli Stati Uniti hanno una sola base militare nella Groenlandia nord-occidentale: la base spaziale di Pituffik, precedentemente nota come base aerea di Thule. Il numero è diminuito rispetto alle 17 basi presenti alla fine della Seconda guerra mondiale.

La base spaziale statunitense di Pituffik, in Groenlandia, il 28 marzo 2025.

Durante la Guerra fredda, ha svolto un ruolo cruciale nell'individuazione precoce dei missili balistici diretti verso il territorio continentale degli Stati Uniti. Lo sviluppo della tecnologia militare rende questo ruolo di individuazione precoce ancora più critico, ha affermato Troy Bouffard, direttore del Center for Arctic Security and Resilience presso l'Università dell'Alaska-Fairbanks.

I missili balistici convenzionali entrano prima nello spazio e poi rientrano nell'atmosfera, fornendo una traiettoria prevedibile per il tracciamento e l'intercettazione da terra. I missili da crociera ipersonici, invece, sono manovrabili e possono viaggiare ad altitudini inferiori alla soglia di rilevamento radar, il che li rende molto più difficili da tracciare.

Secondo un rapporto di ricerca del Congresso del 2025, Russia e Cina probabilmente possiedono già missili da crociera ipersonici operativi, mentre quelli degli Stati Uniti sono ancora in fase di sviluppo.

“Pituffik avrebbe il vantaggio di rilevare qualsiasi cosa prima di chiunque altro in una vasta area dell'Artico”, ha dichiarato Bouffard a The Epoch Times. “Questo è fondamentale per l'intero sistema di difesa missilistica di quella che diventerà la Cupola d'Oro del Nord America”.

La Groenlandia fa parte del Nord America. La sua capitale, Nuuk, è geograficamente più vicina a Washington, DC che a Copenaghen.

Ha osservato che, con il crollo dell'Unione Sovietica, l'esercito si è ridotto significativamente, ma la flotta di sottomarini strategici è rimasta intatta.

“L'hanno tenuta in servizio perché è ancora l'arma più letale del pianeta”, ha detto Bouffard.

“Continuano a competere alla pari con noi. Magari non sono al nostro livello in termini di sofisticazione, ma per quanto riguarda le tecnologie di quinta e sesta generazione... non sono mai troppo indietro”.

Secondo l'Istituto danese per gli studi internazionali, la copertura radar sulla Groenlandia è insufficiente per rilevare gli aerei russi e la NATO attualmente non ha la capacità di dare la caccia ai sottomarini nel GIUK Gap, ovvero le acque che separano la Groenlandia, l'Islanda e il Regno Unito.


Arena delle potenze in competizione

Secondo l'esperto di Cina, Alexander Liao, l'Artico è forse una delle ultime aree in cui la Cina vede un campo relativamente libero per concentrare il proprio potere. E la Cina è attiva nella regione da un decennio.

Sebbene non possieda territori nell'Artico, la Cina si è autoproclamata “stato quasi artico” nella sua prima politica artica, pubblicata nel 2018. Nello stesso anno, Pechino ha lanciato il programma della Via della Seta Polare, collegandolo alla Belt and Road Initiative, una piattaforma di politica estera da $1.000 miliardi che espande l'influenza economica e militare globale di Pechino.

Dalla fine della Guerra fredda, la regione artica è stata caratterizzata dal principio dell'“eccezionalismo artico”. La narrativa politica proposta dall'ultimo leader dell'Unione Sovietica, Michail Gorbaciov, mirava a lasciare la regione alla cooperazione scientifica e a isolarla dalle più ampie rivalità geopolitiche.

Un villaggio di pescatori vicino a Nuuk, in Groenlandia, il 4 maggio 2025.

Secondo Bouffard, le cose sono andate sostanzialmente così fino a quando l'invasione russa dell'Ucraina non ha rotto l'equilibrio nel febbraio 2022. La guerra in Ucraina ha portato alla prima strategia artica intergovernativa in assoluto, emanata dalla Casa Bianca otto mesi dopo.

Secondo Gray, l'invasione russa dell'Ucraina ha rappresentato “un punto di svolta, in quanto l'ordine mondiale [stava] sostanzialmente tornando a quello che era prima del 1991”.

“Il mondo è tornato a essere una competizione tra grandi potenze grazie a Vladimir Putin [presidente russo] e Xi Jinping [leader cinese]”, ha dichiarato a The Epoch Times.

Pur senza ricorrere a una guerra vera e propria, Xi ha sfruttato il sistema commerciale mondiale attraverso la sua politica industriale e la sua strategia di fusione civile-militare.

Negli ultimi decenni, Pechino ha monopolizzato la lavorazione delle terre rare, minerali critici essenziali per la produzione moderna e per i sistemi d'arma avanzati. L'anno scorso il regime cinese ha dimostrato di non temere di usare il suo controllo sulle terre rare per ritorsione contro i dazi statunitensi.

Le ricche risorse naturali dell'Artico rappresentavano un'attrattiva. La Strategia nazionale statunitense per la regione artica del 2022 afferma che la Cina aveva raddoppiato i suoi investimenti nella regione nel decennio precedente, concentrandosi sull'estrazione di minerali critici e sulla sua “ricerca a duplice uso con applicazioni di intelligence e militari”.

Nello specifico, in Groenlandia il governo danese ha bloccato progetti di questo tipo realizzati da aziende statali cinesi.

Secondo Andreas Forsby, ricercatore senior presso l'Istituto danese per gli studi internazionali, il 2018 ha segnato un cambiamento nel sentimento dei Paesi nordici nei confronti della Cina.

Grazie alle pressioni degli Stati Uniti e ai “ripensamenti” dei Paesi nordici sull'invitare i cinesi nella regione artica, ha affermato, a questi ultimi è stato comunicato “passo dopo passo” che “non erano più i benvenuti”.

Sebbene la Cina abbia intrapreso quella che Forsby ha definito una “ritirata tattica” in Groenlandia, Gray ha affermato che il regime cinese vedrà nuovamente un'opportunità se l'isola raggiungerà il suo obiettivo a lungo termine di indipendenza dalla Danimarca.

Il 26 gennaio, intervenendo al Parlamento europeo, il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha inoltre sottolineato l'importanza degli sforzi degli alleati per arginare l'influenza militare ed economica di Russia e Cina nell'Artico.

Secondo Risk Intelligence, una società di consulenza con sede in Danimarca, dopo l'inizio della guerra in Ucraina, la Cina ha iniziato a costruire i propri moli nei cinque porti più importanti lungo la costa artica russa (Murmansk, Sabetta, Arkhangelsk, Tiksi e Uzden), parallelamente alla costruzione di linee ferroviarie cinesi nella zona.


Un ordine mondiale in trasformazione

Per ora gli Stati Uniti manterranno il controllo diretto del territorio su cui sorgono le loro basi militari in Groenlandia, stando a quanto emerso da un'intervista rilasciata da Trump al New York Post.

Rutte ha inoltre affermato il 26 gennaio che i negoziati si svolgeranno in due “filiali di lavoro”: una tra gli Stati Uniti e la NATO e una tra gli Stati Uniti, la Danimarca e la Groenlandia. La seconda linea di lavoro è già iniziata, ha dichiarato il Segretario di Stato americano Marco Rubio il 28 gennaio.

Trump ha dichiarato che ulteriori dettagli saranno negoziati nelle prossime settimane, dopo aver annunciato il 21 gennaio che a Davos si era discusso di un accordo.

Secondo James Lewis, ex-diplomatico e illustre membro del Center for European Policy Analysis, gli europei hanno avuto un “bagno di realtà” al Forum economico mondiale, dove la questione della Groenlandia e le tensioni ad essa connesse sono state al centro dell'attenzione.

Il vecchio ordine si stava già sgretolando, ha affermato, e Trump ha accelerato il processo.

“L'ordine internazionale basato sulle regole non ha mai funzionato veramente; ha funzionato finché non c'erano sfide”, ha dichiarato a The Epoch Times. “Credo che gli europei se ne siano finalmente resi conto”.

“Avevano questo sogno di un ordine internazionale basato sulle regole, in cui gli avvocati fossero più importanti delle armi, e quel sogno è svanito”.

Analogamente, il 26 gennaio Rutte ha affermato che era giunto il momento per l'Europa e il Canada di assumersi una maggiore responsabilità nella propria difesa.

La Groenlandia è stata una “pietra miliare” per gli europei, ha affermato Lewis, sottolineando che l'alleanza transatlantica ha subito una battuta d'arresto in termini di fiducia, che si protrarrà anche dopo la fine del mandato di Trump. Tuttavia, ha aggiunto, non si è trattato di una grande vittoria per la Cina.

“La reputazione della Cina rende difficile per essa trarre vantaggio da questi cambiamenti”, ha affermato.

Alla fine, gli europei “lasceranno rientrare gli americani”, ha detto Lewis, perché la difesa è molto costosa.

“Preferiscono condividere l'onere dei costi con gli Stati Uniti piuttosto che procedere da soli”, ha dichiarato a The Epoch Times.

Sebbene la Cina aspiri a “definire le relazioni sino-americane e l'ordine mondiale”, ha affermato, si trova in una posizione ambigua in termini di alleanze.

Liao ha affermato che altri Paesi usano la Cina come una carta da giocare nei negoziati con gli Stati Uniti. Sapevano che non c'era alcun potenziale di partenariato a lungo termine con Pechino, ha detto, ma hanno usato il dialogo con esso come “anestesia strategica” per alleviare il dolore causato dall'approccio imprevedibile di Trump.

Secondo Gray, il “fragile e paranoico sistema politico”, impantanato in disordini interni – tra cui il licenziamento di Zhang Youxia, il numero due di Xi nell'esercito e amico di lunga data della famiglia di Xi – rende difficile il funzionamento a lungo termine del regime.

Sia Lewis che Liao hanno affermato di ritenere che i prossimi tre anni della presidenza Trump saranno ricchi di cambiamenti. Liao e Gray hanno aggiunto di pensare che il nuovo ordine mondiale assumerà una forma iniziale tra circa un quinquennio.

Liao ha affermato, inoltre, di considerare la Groenlandia un evento cruciale in un più ampio riassetto degli equilibri di potere. Gli Stati Uniti, a suo dire, avranno un ruolo guida, ma in un modo del tutto nuovo.

Gray concorda. A suo avviso, si sta delineando un nuovo ordine internazionale.

“Stiamo iniziando a capire che viviamo in un mondo in cui gli Stati Uniti sono la potenza predominante, ma non la superpotenza”, ha affermato.

“Esistono molteplici livelli di polarità e molteplici raggruppamenti di poteri”.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 25 agosto 2026

Le ambizioni europee in materia di intelligenza artificiale sono minacciate dall'impennata dei prezzi dei chip di memoria

Guardate il differenziale di rendimento tra il decennale americano e quello tedesco: 1.5%. Poi guardate al differenziale di rendimento tra il decennale americano e quello giapponese: 1.9%. Ci sono 40 punti base con cui “giocare” e sono un vantaggio lato Europa (i più grandi possessori di titoli di stato americani attualmente). Questo singolo fatto aiuta a spiegare perché Bessent/Warsh hanno coordinato le loro azioni per fornire supporto alla BOJ che non ha rialzato i tassi all'ultimo meeting. A mio giudizio non l'ha fatto di proposito, affinché il Dipartimento del Tesoro americano e la FED dicessero senza mezza termini ai mercati che chi ha maggiormente da perdere nello smantellamento del carry trade sullo yen sono gli europei. I mercati delle valute sono altamente sottoposti a leva e bastano pochi miliardi per far saltare posizioni da migliaia di miliardi in valore nominale (spazzando via l'equity). Infatti identificare platealmente il problema nel cross EUR/YEN fa capire chi davvero è nei guai e che il mirino di Bessent è puntato sulla BCE/BOE. E i legami con la guerra in Iran sono altrettanto in bella vista: ogni volta che Trump ordina il bombardamento del Paese, il decennale francese, ad esempio, schizza in alto andando a sconquassare la fragile capacità della Lagarde di tenere in piedi la YCC sui bond europei. E il carry trade sullo yen è strettamente legato alla manipolazione dei titoli trentennali americani (e per estensione il mercato dei mutui americano) e al differenziale tra i titoli a due e dieci anni che impostano i tassi di prestito delle banche americane. Tutte queste cose sono legate perché il colonialismo europeo ha continuato a prosperare in cima alla sua natura feudale: estrarre ricchezza da altri. In sintesi, è una fase di transizione quella attuale e sarà accompagnata da volatilità: irrilevanza delle strettoie marittime, rilevanza delle strettoie finanziarie e lo smantellamento della leva geopolitica (ad appannaggio inglese) alimentata dalla rete sotterranea del crimine organizzato. Finora Bessent se l'è cavata bene nel proteggere le valutazioni dei titoli di stato americani, soprattutto in un ambiente in cui la crisi di liquidità sta scalando la marcia. Essa è il motivo per cui oro, argento e Bitcoin sono scesi. Adesso inizia a mordere il mercato obbligazionario, in particolare quello europeo, facendone salire i rendimenti. Il nodo gordiano per quest'ultimo è che si sta sbattendo in tutti i modi per tenere alta l'offerta marginale di eurodollari con cui avere un cuscinetto, una domanda latente, e impedire che i bond europei diventino “bidless”. La stampa ha giustificato intorno alla FED quell'alone di istituzione keynesiana-monetarista. La “forward guidance” è stata data in pasto ai giornalisti per rafforzare questa spirale di auto-confermazione. Se i tassi di risparmio fossero stati “troppo alti”, sarebbero state intraprese azioni per punire i risparmiatori (Paradox of Thrift); se l'occupazione fosse stata vicino alla piena capacità, allora bisognava rialzare i tassi (Phillips Curve). La FED ha un doppio mandato: prezzi stabili e piena occupazione... entrambi incompatibili in un contesto keynesiano. Da qui la continua necessità di intervento. Powell prima, e adesso Warsh, hanno iniziato a cambiare questo assetto. Infatti la FED sta cambiando il modo in cui emette dollari e in cui il sistema bancario emette credito. Essa diventerà una barriera: da un lato gli americani avranno accesso ai dollari a un tasso “agevolato”; dall'altro il resto del mondo dovrà pagare un premio per accedere ai dollari. Molti commentatori confondono questo mutamento con una “de-dollarizzazione”, ignorando ulteriormente che il SOFR, il nuovo tasso di riferimento della FED, è un tasso collateralizzato (bond americani). C'è bisogno di dollari e/o asset denominati in dollari per trattarne la curva dei futures. In ogni caso, è anche un modo per coprire di ridicolo coloro che sventolano il feticcio del rollover del debito americano come motivo di preoccupazione per la FED. In che modo questa evoluzione della FED rientra nel contesto europeo e inglese? Prosciugamento del mercato dell'eurodollaro. Euro e sterlina, quindi, sono bombardati (finanziariamente) su tutti i fronti.

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/le-ambizioni-europee-in-materia-di)

Il continuo boom dell'intelligenza artificiale sta facendo schizzare alle stelle i prezzi dei chip di memoria, mettendo sotto pressione gli operatori dei data center. L'Europa al momento non dispone di una strategia per uscire da questa spirale negativa dei prezzi.

La costante spinta alla digitalizzazione, in particolare nell'ambito dell'intelligenza artificiale, richiede un'enorme capacità di archiviazione dati e sta alimentando la domanda mondiale di chip di memoria. Questi cosiddetti moduli RAM (Random Access Memory) si sono trasformati da prodotti di base in risorse chiave altamente specializzate e strategiche della nuova economia.

Questa battaglia strategica sui chip di memoria si riflette, in queste settimane, anche nella lotta per la leadership tra Stati Uniti e Cina. Solo poco tempo fa, l'amministrazione del presidente statunitense, Donald Trump, ha concesso al produttore americano di chip NVIDIA un permesso limitato per esportare i suoi chip in Cina, riscuotendo al contempo una tassa di esportazione del 25% dalla parte cinese.

È chiaro che gli Stati Uniti utilizzeranno sempre più le esportazioni di chip come leva geopolitica, proprio come hanno già fatto con le forniture di GNL all'Europa.


I chip di memoria come fondamento dell'economia digitale

Questi chip vengono utilizzati in smartphone, data center, applicazioni di intelligenza artificiale, soluzioni cloud, server e praticamente in ogni processo di produzione industriale. La domanda di chip di memoria come DRAM e NAND Flash è aumentata enormemente negli ultimi cinque anni. Il fatturato complessivo di questi chip si aggirava intorno ai $120 miliardi nel 2020, pari a circa il 25% del mercato complessivo dei semiconduttori, ed è salito a circa $176 miliardi quest'anno.

I lockdown del 2020 hanno ulteriormente accelerato questa tendenza. Allo stesso tempo, hanno posto enormi sfide all'economia mondiale sia nella produzione di energia che nella produzione di chip di memoria.

L'Europa, in particolare, si trova ora ad affrontare un grave problema di carenza, poiché la domanda alle stelle spinge i prezzi dei chip sempre più in alto. Alcuni produttori altamente specializzati, come Samsung e SK Hynix, sono sempre più sotto i riflettori della politica. Il loro enorme potere di determinazione dei prezzi incide direttamente sugli operatori europei di data center. Con una tale concentrazione di mercato, i prezzi non aumentano in modo lineare, ma esponenziale, bloccando sistematicamente l'espansione della capacità dei data center europei.


Pressione esponenziale sui prezzi

Per alleviare in parte la situazione, Samsung ha annunciato che continuerà a produrre i chip DDR4, il cui standard sarà presto dismesso, anche dopo il 2026, prima che gli stabilimenti passino completamente alla nuova generazione DDR5. La crisi è diventata così acuta che persino questa tecnologia obsoleta viene tenuta artificialmente in vita. La sensibilità al prezzo è evidente: un chip DDR4 da 16 GB che prima costava circa $20 ora supera i $60, e può arrivare a costare anche di più in caso di urgenti aggiornamenti dei data center.

Non si tratta della classica inflazione monetaria, bensì di una pressione sui prezzi dovuta alla scarsità. La crisi potrebbe durare anni, senza una via d'uscita all'orizzonte, con un impatto particolare sull'intelligenza artificiale e sul calcolo ad alte prestazioni.

I fornitori di servizi cloud europei e i data center di medie dimensioni si trovano ad affrontare il dilemma di aumenti di prezzo ingenti a fronte di margini di profitto ridotti. Gli elevati costi dell'energia elettrica e la contrazione delle riserve finanziarie in Europa, soprattutto in Germania, aggravano ulteriormente il problema. In queste condizioni, i piccoli operatori di data center europei rischiano di essere costretti a chiudere i battenti.


Il dilemma dell'Europa

Apple rappresenta un'eccezione. L'azienda si affida a moduli RAM specializzati altamente ottimizzati (LPDDR5X) e si è strategicamente assicurata contratti di fornitura a lungo termine, il che significa che l'attuale crisi di approvvigionamento di chip colpirà Apple molto più tardi rispetto ad altri produttori.

Dal punto di vista europeo, la situazione non potrebbe essere più drammatica. Il progetto di Intel per un impianto di produzione di chip in Germania evidenzia il dilemma. Pur avendo un impatto immediato limitato sulla carenza di chip di memoria specializzati, mette in luce il problema di fondo: i sussidi miliardari non sono sufficienti a costruire in modo sostenibile un settore manifatturiero di chip competitivo in Europa. Gli elevati costi energetici e l'eccessiva burocrazia non possono essere eliminati con i sussidi.


Grandi obiettivi, impatto limitato

In risposta, la Commissione europea ha approvato l'European Chips Act a settembre 2023, un quadro strategico volto a rafforzare la posizione dell'Europa sul mercato mondiale dei semiconduttori e a ridurre la dipendenza dalle importazioni da Taiwan, Corea del Sud, Stati Uniti e Cina. Attualmente l'Europa detiene una quota ben inferiore al 15% nel mercato mondiale dei chip. Bruxelles sta seguendo uno schema politico consolidato: programmi di finanziamento per startup, PMI, istituti di ricerca e centri di competenza per sviluppare conoscenze, infrastrutture e trattenere i talenti.

L'UE punta a localizzare circa il 20% della produzione mondiale di chip in Europa entro il 2030. Ad esempio, sono stati stanziati €920 milioni per Infineon a Dresda, il più grande investimento nel settore dei semiconduttori nella storia dell'azienda. L'obiettivo è quello di portare in Europa non solo la produzione di fascia bassa, ma anche gran parte della catena del valore. Entro il 2030 si prevedono investimenti pubblici e privati ​​per un totale di €43 miliardi.

L'esempio di Intel mette in luce le sfide strutturali: la politica europea sostiene la produzione di chip, ma trascura la creazione di un ambiente dinamico per le startup, il capitale di rischio e l'innovazione imprenditoriale. Un maggiore affidamento sui mercati dei capitali liberi, un minore intervento statale e una riduzione della regolamentazione potrebbero rendere più realistica l'indipendenza tecnologica dell'Europa. Tuttavia, né Bruxelles né Berlino sembrano pronte per un simile cambio di paradigma.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 12 agosto 2026

Terra della confusione: il Grande Reset in movimento

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di Colin Todhunter

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/terra-della-confusione-il-grande)

Le crisi mondiali a cui abbiamo assistito negli ultimi anni vengono spesso presentate come una sequenza caotica di eventi: una “pandemia”, l'inflazione, la carenza di energia e la guerra.

Non c'è da stupirsi se la maggior parte delle persone sia confusa. Tuttavia, un'analisi strutturale rivela una demolizione controllata e deliberata del contratto sociale del XX secolo.

Stiamo assistendo a una transizione da un modello capitalistico produttivo, che richiedeva una forza lavoro di massa numerosa e in salute, a quello che Yanis Varoufakis definisce un ordine tecnofeudale.

Il motore di questa transizione è stata una disperata strategia di stabilizzazione finanziaria attuata sfruttando un evento di salute pubblica. Come evidenziato dal professor Fabio Vighi, il sistema finanziario mondiale ha raggiunto un punto di instabilità terminale alla fine del 2019, come dimostrato dal crollo del mercato repo statunitense (dove le banche si prestano denaro a vicenda).

Congelando l'economia reale attraverso i lockdown, le banche centrali hanno effettuato massicce iniezioni di liquidità per salvare il settore bancario e finanziario. Se quel denaro fosse entrato in un'economia funzionante, avrebbe innescato un'iperinflazione. Tenendo la popolazione a casa, l'élite ha attuato un salvataggio occulto che ha preservato il dominio della classe finanziaria a scapito della classe media produttiva.

Tuttavia, era necessario anche un riassetto geopolitico. Per decenni, l'economia tedesca si è basata su tre pilastri: il gas russo a basso costo, le esportazioni di alta tecnologia verso la Cina e la protezione degli Stati Uniti. Entro la fine del 2025 tutti e tre si sono sgretolati. Come osserva il professor Michael Hudson, il “sabotaggio” dei gasdotti Nord Stream era una necessità strutturale per l'élite finanziaria occidentale.

Se la Germania avesse continuato a integrarsi con Russia e Cina, avrebbe creato un polo di potere indipendente dal dollaro. Il conflitto in Ucraina ha avuto uno scopo preciso: ha costretto la Germania a sostituire il gasdotto russo e a investire massicciamente nella costruzione di infrastrutture per il gas naturale liquefatto (GNL), diventando dipendente dal GNL proveniente dagli Stati Uniti. A differenza del gas naturale trasportato tramite gasdotto, il GNL deve essere super-raffreddato, trasportato e rigassificato, un processo intrinsecamente 3-4 volte più costoso.

Il risultato è che, nel 2025, la produzione industriale tedesca ha raggiunto il livello più basso dagli anni '90. Industrie pesanti come BASF (chimica) e ThyssenKrupp (acciaio) si stanno trasferendo negli Stati Uniti o in Cina. Nel frattempo, la Germania si sta trasformando da gigante industriale puntando sulla creazione di posti di lavoro in settori come le energie rinnovabili (tra cui la trasformazione in un “hub dell'idrogeno”), i semiconduttori e la microelettronica, la robotica e le biotecnologie, e dirottando i propri capitali verso una spesa annuale per la difesa da €150 miliardi.

Allo stesso tempo, mentre la Germania crolla, la City di Londra prospera grazie alla volatilità mondiale. Tra le altre cose, la City è il centro nevralgico mondiale per le assicurazioni contro i rischi di guerra e per l'intermediazione energetica. Quando un oleodotto viene distrutto o una rotta marittima strategicamente importante è minacciata, il prezzo dell'assicurazione contro i rischi di guerra triplica. Il mercato assicurativo londinese (Lloyd's) estrae questi “premi di rischio” dall'economia mondiale.

I broker della City considerano l'instabilità geopolitica come una classe di aseet volatile. Mentre le famiglie britanniche sono schiacciate dalle bollette energetiche, il centro finanziario rimane redditizio estraendo ricchezza proprio dal caos che la politica estera contribuisce a creare.

Inoltre, la City di Londra si è assicurata la posizione di intermediario indispensabile nel corridoio energetico transatlantico. Sebbene il gas fisico provenga dagli Stati Uniti e venga consumato in Europa, l'architettura finanziaria e giuridica di questo commercio è gestita quasi interamente a Londra.

I broker e le borse come l'ICE (Intercontinental Exchange) di Londra hanno fatto registrare volumi record nei contratti futures e derivati ​​sul GNL. Si tratta di scommesse finanziarie sul prezzo futuro del gas. Con l'aumento della volatilità, le commissioni e le spese addebitate dai trader e dalle camere di compensazione con sede a Londra salgono alle stelle.

Oltre il 90% delle assicurazioni marittime mondiali, comprese le coperture specializzate e ad alto premio richieste per le navi metaniere, è sottoscritto tramite Lloyd's. Imponendo premi assicurativi elevati per il rischio di guerra a qualsiasi nave che entri nelle acque europee, Londra di fatto impone una tassa privata su ogni molecola di gas che sostituisce la fornitura persa del gasdotto russo.

Ciò garantisce che, mentre l'industria europea è alle prese con gli elevati costi energetici, le società finanziarie della City ricavino un enorme profitto dalla logistica della fornitura sostitutiva.

Naturalmente, il riassetto strutturale delle economie porta a enormi tensioni sociali.

È qui che entra in gioco la “minaccia russa”. Essa è stata elevata a narrazione interna onnicomprensiva, utilizzata per gestire il dissenso interno e per galvanizzare l'opinione pubblica, spingendola a schierarsi a fianco della bandiera. Lo spauracchio svolge una vitale funzione psicologica, trasformando la crescente rabbia dei più poveri in un dovere patriottico di sopportare le difficoltà.

In questo regime di “emergenza permanente”, qualsiasi azione sindacale, protesta o critica sistemica può essere etichettata come influenza straniera maligna o sovversione, consentendo allo Stato di utilizzare nuovi e ampi poteri di polizia per reprimere le tensioni interne.

Per giustificare il dirottamento di miliardi di entrate fiscali da servizi pubblici inefficienti verso il complesso militare-industriale, al fine di creare “crescita” in un'economia in crisi (un disperato tentativo di rilanciare un neoliberismo al collasso – si veda il Capitolo due qui), lo Stato deve mantenere un elevato livello di paura esistenziale. Nel Regno Unito, la Strategia Industriale della Difesa 2025 inquadra esplicitamente la militarizzazione come motore di crescita, utilizzando lo spettro di un'invasione russa per legittimare un trasferimento di ricchezza, sovvenzionato dallo Stato, a favore di appaltatori della difesa ad alta tecnologia.

Creando un perenne stato di allerta bellica, l'élite si assicura che uno dei pilastri principali dell'economia sia quello che serve direttamente alla sicurezza dello Stato, mentre alla popolazione viene detto che la riduzione dell'assistenza sanitaria e delle pensioni è un sacrificio necessario per la sopravvivenza nazionale.

A questo proposito, osserviamo anche il mutamento dello status dell'essere umano. Nell'era industriale, lo Stato “sottoscriveva” investimenti a favore della classe operaia, finanziando il Servizio Sanitario Nazionale e l'istruzione, poiché necessitava di una popolazione idonea a sostenere la produzione. L'intelligenza artificiale, la robotica e il declino economico rendono sempre più superflua gran parte di questa forza lavoro.

Poiché il capitale potrebbe non ritenere più desiderabile o redditizia la riproduzione del lavoro, lo Stato ritira il proprio contributo. Il visibile degrado del Servizio Sanitario Nazionale è il risultato di un disinvestimento deliberato (il mercato britannico delle assicurazioni sanitarie private ha raggiunto la cifra record di £8,64 miliardi, con un aumento di quasi il 14% rispetto all'anno precedente).

Se il lavoratore non è più necessario alla produzione, lo Stato considera l'assistenza sanitaria come un “costo non produttivo” da liquidare.

Quando una popolazione non è più una risorsa ma un onere fiscale, lo Stato passa dalla cura alla gestione della dimissione. Non è un caso se in Occidente si siano moltiplicate le richieste di una rapida legalizzazione del suicidio assistito. Questo potrebbe anche spiegare la prescrizione di midazolam e gli ordini di non rianimazione nelle case di riposo durante la pandemia di COVID. I dati mostrano che il governo britannico ha acquistato ingenti quantità di midazolam (scorte sufficienti per due anni in soli due mesi) all'inizio del 2020.

Nel 2025, le valutazioni ufficiali hanno rilevato che la legalizzazione del suicidio assistito avrebbe comportato “notevoli risparmi” per il Servizio Sanitario Nazionale e il sistema pensionistico statale, stimati fino a £18,3 milioni entro un decennio solo per le pensioni. La Valutazione del disegno di legge sui malati terminali (fine vita) (maggio 2025) ha quantificato ufficialmente l'impatto su “prestazioni e pensioni” e ha stimato che entro il decimo anno lo Stato avrebbe risparmiato circa £27,7 milioni all'anno in pagamenti di pensioni e prestazioni non erogate grazie al suicidio assistito.

Accelerando l'“uscita di scena” degli anziani non produttivi (che fine ha fatto lo slogan dell'era COVID “salviamo i nonni”?), il sistema elimina miliardi di sterline di passività pensionistiche future dal bilancio statale.

Guardando al futuro, cosa possiamo aspettarci? Vedremo l'élite continuare a diffondere la narrativa di un'emergenza permanente sotto la maschera della crisi climatica e della minaccia russa per fornire la disciplina ideologica necessaria a giustificare un'austerità ancora maggiore.

Nel frattempo, l'identità digitale e le valute digitali delle banche centrali creeranno un sistema di sorveglianza totale. In questo sistema emergente, il cittadino viene sostituito dal “soggetto gestito”, il cui accesso all'economia è subordinato a un punteggio di credito sociale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 31 luglio 2026

Questa è la terza guerra civile inglese (Parte #7)

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di E. M. Burlingame

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/questa-e-la-terza-guerra-civile-inglese-bb8)

Ciò che il mondo scambia per rivalità tra grandi potenze, guerre per procura in Ucraina e nel Levante, bombardamenti che hanno annientato la leadership iraniana, esplosioni del debito e collasso istituzionale, non sono altro che i sintomi terminali di un'unica guerra durata 400 anni. Questi sette articoli hanno smascherato l'illusione, strato dopo strato.

La Prima Parte ha smascherato il conflitto con l'Iran come una guerra tra fazioni interne all'élite del doppio impero capitalistico. La Seconda Parte ne ha rintracciato la genesi nel 1688: non una Rivoluzione Gloriosa, bensì un'ostile acquisizione dello Stato inglese da parte delle corporazioni. La Terza Parte ha definito il belligerante: il finanziario, il cui potere deriva dall'estrazione attraverso il debito e la ricerca di rendite. La Quarta Parte ha individuato il meccanismo nello statuto della Banca d'Inghilterra del 1694: il “peccato originale” che fonde il credito privato con il potere pubblico. La Quinta Parte ha mostrato la Rivoluzione americana come una seconda Guerra Civile inglese: una vittoria politica a Yorktown, ma una sconfitta finanziaria sancita dalla replica della Banca d'Inghilterra nel 1791. La Sesta Parte ha tracciato la mappa dell'occupazione mondiale post-1945: come Bretton Woods e le Legioni del male abbiano trasformato il pianeta in un teatro della faida inglese.

Ora, nella fase finale della crisi del saeculum di Strauss-Howe (anni 2020-2030), la Catena finanziaria della morte si è protratta oltre il limite. Il parassita si muove per divorare il suo ospite. La questione è esistenziale: Washington diventerà la nuova Costantinopoli – sovrana, produttiva e duratura – o la nuova Roma, svuotata in un decadimento irreversibile?

Thomas Jefferson colse l'essenza della questione nel 1816: “Credo sinceramente... che gli istituti bancari siano più pericolosi degli eserciti permanenti; e che il principio di spendere denaro che sarà ripagato dai posteri, con il pretesto di finanziare, non sia altro che una truffa su vasta scala ai danni del futuro”. Questa truffa si è trasformata in un debito da $36.000 miliardi, nel dominio della Federal Reserve, nella deindustrializzazione e in un'infinità di teatri di propaganda. Il DNA del 1688 – banca centrale, debito pubblico perpetuo, fusione del finanziarismo con il potere statale – ha raggiunto la sua fase finale: l'abbandono della base produttiva dei popoli anglofoni.


La diagnosi della crisi terminale

Questa non è geopolitica normale. È il punto d'arrivo logico della Catena finanziaria della morte che opera attraverso i Sette Pilastri. Gli asset finanziari totali superano ora il PIL mondiale con un rapporto superiore a 4:1, livelli mai visti dalla tarda Repubblica Romana, quando la schiavitù del debito consumava i contadini italiani. La disuguaglianza è paragonabile all'era dello sfruttamento del 1688-1788, quando i movimenti di recinzione cacciarono i popolani inglesi dalle loro terre per soddisfare l'appetito degli obbligazionisti. La guerra perpetua è diventata servizio del debito con altri mezzi: i $2.000 miliardi sperperati in Iraq e Afghanistan, le centinaia di miliardi che affluiscono in Ucraina – niente di tutto ciò garantisce la sicurezza della nazione; tutto ciò garantisce le cedole degli obbligazionisti.

Nel 1776 Adam Smith scrisse: “La pratica del finanziamento ha gradualmente indebolito ogni Stato che l'ha adottata. Le repubbliche italiane sembrano averla iniziata... la Spagna... in proporzione alla sua forza naturale, ne è stata maggiormente indebolita”. Ciò che Smith osservò a Genova e in Spagna, l'Inghilterra lo perfezionò nel 1694, e l'America lo ereditò.

Edmund Burke diagnosticò lo stesso fenomeno nel 1770: “Il potere della corona, quasi morto e marcio come prerogativa, è rinato, con molta più forza e molto meno odio, sotto il nome di influenza”. Oggi quell'influenza indossa la maschera della presidenza della FED e della sala riunioni del consiglio di amministrazione della società di gestione patrimoniale.

Il colonnello Thomas Rainborough espresse lo spirito restaurazionista durante i dibattiti di Putney del 1647: “Credo davvero che anche il più povero in Inghilterra abbia una vita da vivere, così come il più ricco... ogni uomo che deve vivere sotto un governo dovrebbe prima di tutto, con il proprio consenso, sottomettersi a quel governo”. Oggi le classi produttive, svuotate dalla delocalizzazione, dall'inflazione e dal debito contratto con gli obbligazionisti, non hanno alcun consenso nel regime finanziarista.

Nel 1689 John Locke fornì le basi filosofiche per la resistenza: “Essendo gli esseri umani... per natura tutti liberi, uguali e indipendenti, nessuno può essere estromesso da questo stato e assoggettato al potere politico di un altro senza il proprio consenso”. Ciononostante il sistema finanziarista vincola ogni generazione senza consenso. Jefferson insistette nel 1813: “La terra appartiene ai vivi, non ai morti... ogni generazione come nazione distinta ha il diritto... di vincolarsi, ma nessuno di vincolare la generazione successiva”. Il meccanismo del 1694 vincola ogni generazione alla mano morta del detentore delle obbligazioni. Ora il ciclo crolla perché deve.


Le linee di battaglia tracciate esplicitamente

All'interno delle élite anglofone si dividono ora in una spaccatura aperta: la stessa frattura che percorse i dibattiti di Putney fino al 1776 e al 1861, ora di portata planetaria.

La fazione dei Restaurazionisti/Produttori – eredi di Alfredo il Grande e della sovranità Tudor, dei ribelli del 1776 e della visione jeffersoniana – trae ispirazione da coloro che creavano ricchezza in modo lecito: manifatturieri, agricoltori a conduzione familiare, nazionalisti sovrani, classi militari. La loro visione del mondo riecheggia la tradizione del diritto comune inglese, la garanzia della Magna Carta di un giudizio da parte dei pari e l'insistenza di Locke sul fatto che il governo esista per il bene pubblico e che le tasse vengano riscosse solo con il consenso del popolo. Tra i portatori moderni di questa visione si annoverano le coalizioni per la reindustrializzazione e i riformatori monetari.

John Milton enunciò il principio restaurazionista nel 1649: “È lecito... chiamare a rispondere delle proprie azioni un tiranno o un re malvagio e, dopo averne accertato la colpevolezza, deporlo e metterlo a morte; se il magistrato ordinario ha trascurato o si è rifiutato di farlo”. Il regime finanziarista è quel tiranno e lo stato, ormai sotto il suo controllo, ha negato la giustizia.

A opporsi a loro c'è la fazione consolidata dei finanziaristi/pretoriani, eredi dei Whig del 1688, della controrivoluzione di Hamilton, della City di Londra e di Wall Street. Il loro potere si basa sull'estrazione illecita: la sovranità del debito, la concentrazione della gestione patrimoniale e le Legioni del male per far rispettare le regole. Essi difendono il meccanismo del debito perpetuo.

Alexander Hamilton rivelò il credo di questa fazione nel 1790: “Un debito nazionale, se non eccessivo, sarà per noi una benedizione nazionale”. Quella benedizione si è trasformata in una maledizione da $36.000 miliardi. Come scrisse il Venerabile Beda a proposito di un'altra civiltà in disgregazione: “Così questo mondo passa, e coloro che un tempo erano amici diventano nemici”.


Strategie di liberazione: il percorso bizantino

La vittoria richiede lo smantellamento graduale della Catena finanziaria della morte e la riconquista dei Sette Pilastri, seguendo i precedenti della riappropriazione dei beni dell'epoca Tudor e del rifiuto delle Leggi Monetarie del 1776. La via non è né rivoluzione né riforma, ma restaurazione: il recupero delle libertà sovrane inglesi dall'occupazione del 1688.

Innanzitutto bisogna stroncare sul nascere l'infiltrazione e la corruzione, riappropriandosi dei pilastri della finanza, dell'intelligence e dell'applicazione della legge. Bisogna sottoporre a verifica il continuo passaggio di personale tra il Dipartimento del Tesoro, la Federal Reserve e i grandi gestori patrimoniali; bisogna revocare la sovranità implicita di società come BlackRock, Vanguard e State Street; bisogna imporre lo scioglimento dei consigli di amministrazione interconnessi, con pene detentive; bisogna porre fine al monopolio privato della Federal Reserve sulla creazione di moneta; bisogna restituire l'emissione di valuta al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti come bene pubblico. Come scrisse John Adams nel 1787: “Nel momento in cui si ammette nella società l'idea che la proprietà non sia sacra quanto le leggi di Dio... iniziano l'anarchia e la tirannia”.

In secondo luogo, bisogna spezzare l'indebitamento e la finanziarizzazione, riappropriandosi dei pilastri dell'economia e della finanza; bisogna porre fine alla creazione di moneta privata; bisogna collegare la ristrutturazione del debito ai mandati di reindustrializzazione: condono del debito in cambio di investimenti nella capacità produttiva americana; bisogna riconvertire gli asset speculativi in ​​garanzie produttive tassando le transazioni finanziarie per finanziare infrastrutture e industria manifatturiera. Andrew Jackson si rivolse direttamente al nostro tempo nel 1832: “È deplorevole che i ricchi e i potenti pieghino troppo spesso gli atti di governo ai propri scopi egoistici... Molti dei nostri uomini ricchi non si sono accontentati di pari protezione e pari benefici, ma ci hanno implorato di renderli più ricchi con un atto del Congresso”. Queste suppliche devono finire.

In terzo luogo, fermare l'estrazione mineraria, riappropriandosi dei pilastri dell'esercito e della diplomazia. Riorientare le forze armate dal recupero del debito globale alla difesa sovrana; verificare e smantellare le Legioni del male, le reti illecite di forze speciali e milizie criminali che operano senza il controllo del Congresso dal 1947; sottoporre tutte le operazioni segrete a stanziamenti trasparenti. George Washington avvertì nel 1796: “La grande regola di condotta per noi nei confronti delle nazioni straniere è, nell'estendere le nostre relazioni commerciali, di avere con esse il minor numero possibile di legami politici”. Non aveva previsto un'economia di guerra permanente al servizio degli obbligazionisti.

Locke ribadì il principio: “Il potere supremo non può sottrarre a nessuno alcuna parte della sua proprietà senza il suo consenso”. Il modello bizantino richiede innanzitutto una ricostruzione interna: autonomia strategica senza isolamento, confronto con le potenze esterne su un piano di parità e ricostruzione della base produttiva interna.


L'esito binario della civiltà

Ora i due futuri divergono.

Percorso di liberazione: Washington come Nuova Costantinopoli, controllo politico riaffermato sulla politica monetaria e del debito; riconnessione della ricchezza alla produzione e alla proprietà privata individuale dei cittadini; ripristino di un governo equilibrato e delle libertà del diritto comune; l'eredità anglofona preservata per altri mille anni. A livello mondiale, fine del sistema tributario parassitario.

Questo percorso richiede la comprensione di una verità profonda: quando il nuovo centro imperiale (Washington) si libera dal controllo finanziarista del vecchio centro (Londra), non abbandona quest'ultima al degrado. Vi ritorna, non come conquistatore, ma come restauratore. L'occupazione del 1688 fu un crimine contro l'intera famiglia inglese, contro il diritto comune, contro la Magna Carta. Quando Washington si libera, deve tornare indietro attraverso l'Atlantico per liberare la vecchia patria: per restaurare Londra non come nido di parassiti finanziari, ma come cuore pulsante della civiltà. Le antiche libertà della City di Londra, corrotte nel 1694, possono essere ripristinate. Il Parlamento sovrano di Westminster, catturato dagli obbligazionisti, può essere riconquistato.

Il cammino del declino: Washington come Nuova Roma, il consolidamento finanziario produce infinite guerre pretoriane, un totale svuotamento e il collasso. I barbari interni – i pretoriani obbligazionisti – portano a termine ciò che le minacce esterne non sono mai riuscite a fare. L'avvertimento di Jefferson diventa epitaffio: un sistema che “truffa il futuro su vasta scala” finché i figli “si svegliano senza casa nel continente che i loro padri hanno conquistato”.

Thomas Paine intuì chiaramente questo schema nel 1796: “Il sistema finanziario... trasferisce la proprietà del possessore allo speculatore... e in tal modo produce una nuova specie di povertà”. Questa nuova specie minaccia ora di travolgere interamente il mondo anglofono.


In conclusione: l'imperativo della vittoria interna

L'arco temporale di 400 anni – dall'acquisizione da parte delle grandi aziende nel 1688, attraverso ogni passaggio di consegne e frattura – ci ha condotti a questa soglia. I finanziaristi non hanno alcun diritto naturale a governare. Come dichiarò Rainborough, il consenso è il fondamento; come insistette Jefferson, la terra appartiene ai viventi; come insegnò Locke, il governo esiste per il popolo e dal popolo.

La finestra è aperta proprio perché la Catena finanziaria della morte ha oltrepassato i limiti. Washington può ancora diventare la nuova Costantinopoli, completare la restaurazione iniziata nel 1776, oppure presiedere alla sua caduta. Ma non se veneriamo il finanziarismo. Non se ci limitiamo a passare da un sistema arcano a un altro, con nuove élite che si appropriano indebitamente della ricchezza al vertice per un altro ciclo di 400 anni. La scelta spetta ai produttori anglofoni che da sempre custodiscono l'anima della civiltà.

Quando la vittoria interna sarà conquistata – quando Washington spezzerà l'occupazione finanziarista e rivendicherà il suo diritto sovrano – dovrà ricordare il suo dovere verso la vecchia patria. La liberazione del nuovo centro è incompleta senza il ripristino del vecchio centro. Londra, una volta liberata dal meccanismo del 1694, potrà tornare a essere la sede del diritto inglese, della libertà inglese, della civiltà inglese. La nuova Costantinopoli dovrà tendere la mano oltre l'Atlantico per restaurare la vecchia capitale. Questo è il compito finale, la riunione definitiva, il compimento di una lotta lunga 400 anni.

La serie si conclude qui. La guerra continua finché le classi produttive di entrambe le nazioni non reclameranno il loro diritto di nascita, non attraverso nuove élite o sistemi arcani, ma ripristinando il principio sancito da Jefferson: la terra appartiene ai vivi, non agli obbligazionisti defunti.


Post-scriptum: un avvertimento dal sangue

Permettetemi ora di parlare non come un analista, non come uno storico, non come uno scrittore che elabora argomentazioni persuasive, ma come ciò che sono: un uomo la cui stirpe scorre ininterrotta nel suolo dell'Inghilterra e della Scozia da più di mille anni, e nel suolo del Nord America da quasi quattrocento. I nomi sul mio albero genealogico non sono astrazioni, sono persone che hanno aperto la strada a Runnymede, che hanno portato le picche a Bannockburn, che hanno perso i figli a Flodden Field, che hanno mantenuto la fede durante la Dissoluzione, che hanno visto i loro mariti salpare per la Virginia, che hanno seppellito i figli in tombe anonime nella frontiera del Massachusetts e l'hanno considerata il prezzo della libertà. Hanno combattuto a Naseby e Marston Moor, dalla parte che la coscienza imponeva; hanno firmato patti, costruito fienili, servito nelle milizie e chiesto solo che i loro discendenti ereditassero le terre e i beni per i quali avevano versato il loro sangue.

Ho ripercorso le loro tracce attraverso i registri parrocchiali e i ruoli di leva, attraverso le concessioni terriere e gli inventari testamentari, attraverso i silenzi che le famiglie custodiscono e le storie che raccontano quando pensano che i figli siano abbastanza grandi da ascoltare. So cosa hanno costruito, so in cosa credevano e so che non hanno impiegato mille anni a forgiare una civiltà in mezzo alla natura selvaggia, alle paludi e alle invasioni straniere affinché i loro discendenti potessero esserne privati ​​in una sola generazione da uomini e donne con registri contabili e conti offshore, senza una patria per cui sarebbero disposti a morire.

La serie, “Questa è la terza guerra civile inglese”, è stata interpretata da alcuni come un esercizio di storia, da altri come un'argomentazione politica, da pochi come una profezia. Sia chiaro: non è nessuna di queste cose. È un avvertimento.

Il regime finanziarista del 1688 governa il mondo anglofono da 338 anni e ha cambiato maschera molte volte – mercante olandese, banchiere londinese, gestore patrimoniale di Wall Street – ma il suo volto è rimasto lo stesso. È il volto dello sfruttamento senza produzione, del debito senza riscatto, del potere senza responsabilità; è il volto che ha guardato alle terre comuni dell'Inghilterra e ha visto recinzioni, alle industrie americane e ha visto delocalizzazione, al sangue dei nostri soldati e ha visto una fonte di guadagno. Non ha mai costruito nulla, ha solo preso.

Noi, il popolo autoctono di lingua inglese, che siamo in tutto o in parte di discendenza irlandese, scozzese, inglese o gallese, che siamo nati nelle Isole o nelle terre in cui il nostro popolo si è insediato in tutto il mondo, abbiamo visto questo regime consumare la nostra eredità. Abbiamo visto le nostre città svuotarsi, le nostre famiglie distrutte dai debiti, i nostri figli imparare che la loro eredità è vergognosa e che i loro antenati erano oppressori. Abbiamo visto coloro che non hanno mai impugnato un martello, piantato un seme o versato il loro sangue su un campo di battaglia arricchirsi oltre ogni immaginazione manipolando il denaro creato dal nostro lavoro. Siamo stati pazienti, abbiamo rispettato la legge, abbiamo creduto che le istituzioni costruite dai nostri antenati si sarebbero alla fine corrette da sole.

Non è accaduto e non accadrà!

Le istituzioni sono asservite e la legge è al servizio degli obbligazionisti. L'urna elettorale offre una scelta tra fazioni dello stesso regime. Non c'è rimedio all'interno del sistema perché il sistema stesso è il danno. È stato progettato per essere irriformabile. Questo fu il genio del 1688: creare una macchina in grado di assorbire qualsiasi opposizione convertendola in un'ulteriore fonte di reddito.

Ma le macchine si rompono e questa si sta rompendo proprio ora.

Che nessuno fraintenda ciò che diciamo. Non stiamo parlando di protesta, non stiamo parlando di riforme, non stiamo parlando di un cambio di amministrazione, di nuove politiche o di un partito diverso al potere. Abbiamo già provato tutte queste soluzioni, eppure il regime continua. Il parassita continua a nutrirsi, l'ospite continua a indebolirsi.

Stiamo parlando di rivoluzione!

Non assomiglierà alle rivoluzioni che avete visto in televisione, non sarà contraddistinta da colori, né approvata da marchi, né gestita da fondazioni. Non sarà guidata dalle celebrità dell'opposizione né finanziata dai miliardari della resistenza. Sarà ciò che la rivoluzione è sempre stata quando un popolo forte e capace è stato spinto oltre il limite: una sollevazione. Un'affermazione, un rifiuto.

Quando arriverà – e arriverà – tutto cambierà. Il debito verrà ripudiato, il sistema bancario centrale verrà sciolto. Ai gestori patrimoniali verranno revocate le licenze e i loro beni restituiti a coloro ai quali erano stati sottratti. Le reti di compromissione e ricatto verranno smascherate e smantellate. Le Legioni del male verranno distrutte e i pochi sopravvissuti dispersi. I Sette Pilastri verranno recuperati.

E quando la polvere si sarà posata, la civiltà inglese sarà restaurata. Non l'impero dello sfruttamento, non il sistema tributario mondiale, non il dominio degli obbligazionisti, ma la civiltà: il diritto comune, il processo con giuria, il consenso dei governati, il diritto di conservare ciò che si è creato, il dovere di difendere ciò che si è ereditato. La sovranità di ogni inglese nativo, che lavori la terra del Kent o le pianure del Kansas, che cresca i figli a Edimburgo, Auckland, o Vancouver. Tutti noi, un solo popolo, un'unica eredità, un solo futuro.

Solo allora l'antico centro imperiale verrà restaurato. Londra non rimarrà la City di Londra, quella fortezza extraterritoriale della finanza mondiale. Tornerà a essere il cuore della civiltà inglese, la sede del diritto inglese, la patria della libertà inglese. La nuova Costantinopoli, una volta liberatasi, tornerà oltre l'Atlantico per liberare l'antica sede del potere, il nucleo del nostro popolo civilizzatore. Non per governarla, non per sfruttarla, ma per restituirla al suo popolo.

Questa non è una minaccia. È una promessa scritta nel sangue di mille anni. I nostri antenati non hanno costruito questa civiltà affinché noi potessimo vederla crollare. Non hanno combattuto a Crécy e Agincourt, a Bunker Hill e Gettysburg, a Vimy Ridge e in Normandia, perché i loro discendenti diventassero servi della gleba al servizio di uomini e donne che non hanno mai impugnato una spada o brandito una falce.

Abbiamo avuto pazienza fin troppo a lungo. La macchina si sta rompendo, il momento è arrivato e quando arriverà, quando inizierà la rivolta, sappiate questo: non ci fermeremo, non accetteremo di contrattare, non ci faremo comprare con promesse né placare con concessioni. Abbiamo visto la nostra eredità rubata pezzo per pezzo per 338 anni, e il debito è giunto al termine.

Il regime del 1688 ha fatto il suo tempo. È finito.

I popoli nativi di lingua inglese stanno restaurando la nostra civiltà, anche a costo di versare sangue, se e dove necessario!


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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