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mercoledì 28 aprile 2021

L'ennesima rivista medica mette in guardia dalle conseguenze devastanti delle mascherine

 

 

di Jeffrey Tucker & Jenin Younes

Il fatto che le mascherine siano solo un dogma è stato illustrato dalla risposta di Anthony Fauci alla situazione in Texas, stato che ha abrogato l'obbligo di mascherine e ha visto i nuovi casi precipitare. Alla domanda di spiegare questo risultato, Fauci ha risposto: "Non sono proprio sicuro [...]. Potrebbe essere che stiano facendo cose all'aperto". Ha rifiutato anche di prendere in considerazione il fatto che le mascherine non sono efficaci nel controllare la diffusione del coronavirus. In altre parole, la teoria secondo cui mascherarsi dovrebbe arrestare il virus sta diventando falsificabile.

I contenuti dell'AIER e di questo blog si sono concentrati principalmente sui lockdown, ma sono stati pubblicati e tradotti diversi pezzi sul tema mascherine:

• La questione delle mascherine

• I pericoli delle mascherine

• Mascheramento: un'attenta revisione delle prove

• Mascherare i bambini: tragico, antiscientifico e dannoso

• La non scientificità dietro l'utilizzo delle mascherine

• Un anno di travestimenti

La questione delle mascherine sta acquisendo importanza sia in termini di scientificità che di preoccupazioni per la libertà e la funzione sociale. In primo luogo, ci sono crescenti richieste di indossare la mascherina come componente permanente della nostra vita. Questo articolo, ad esempio, suggerisce che le mascherine dovrebbero essere adottate durante la stagione influenzale, i picchi nei casi di coronavirus e quando una persona è malata. In secondo luogo, una delle tante riviste collegate al National Institutes of Health, Medical Hypothesis, ha accettato la pubblicazione di un'analisi devastante sui danni causati dalle mascherine. La citazione è: Vainshelboim B. Facemasks in the COVID-19 era: A health hypothesis. Med Hypotheses. 2021;146:110411.

È vero, questa non è una rivista convenzionale ed è proprio per questo che esiste. È stata fondata sulla preoccupazione che osservazioni scientifiche valide che si discostano dalle tendenze predominanti non supererano il convenzionale processo di revisione tra pari, soprattutto quando una tesi è radicale o rompe lo status quo. La rivista, pubblicata dalla Elsevier Public Health Emergency Collection, ha un prestigioso comitato editoriale che utilizza standard elevati nella selezione del materiale per la pubblicazione e può fornire una casa per articoli scientifici non ortodossi. Infatti, dato lo stato di censura e la confusione scientifica sulla scia dei lockdown, tali riviste sono più che mai necessarie.

Questo articolo è stato scritto da un singolo autore, il che significa che una persona s'è messa in gioco assumendosi la responsabilità del suo contenuto. John Ioannidis ha dimostrato che una caratteristica degli studi problematici è che vengono eseguiti e riportati da grandi team di ricercatori piuttosto che da un singolo autore. Questo ha senso: grandi team possono distribuire la responsabilità delle affermazioni coinvolte. Ciò migliora, ma non prova, la credibilità della ricerca pubblicata dai singoli autori.

Il noto autore Baruch Vainshelboim lavora nella Divisione di Cardiologia, Veterans Affairs Palo Alto Health Care System/Stanford University, Palo Alto, CA, Stati Uniti, e ha avuto un'affiliazione con il Pulmonary Institute, Rabin Medical Center, Beilinson Hospital, Petach Tikva, Israele. Ha conseguito il dottorato di ricerca (Universidade do Porto) in fisiologia dell'esercizio clinico nella riabilitazione polmonare e quindi ha un forte interesse per il rapporto tra salute e mascherine.

Vale la pena leggere l'intero documento. Cita gli studi e le conoscenze più noti nella letteratura scientifica prima della primavera del 2020, inclusa l'OMS: "Le mascherine non sono necessarie, poiché non sono disponibili prove sulla loro utilità per proteggere le persone non malate".

L'autore prosegue spiegando una miriade di pericoli fisiologici associati all'uso della mascherina:

Oltre all'ipossia e all'ipercapnia, respirando attraverso la mascherina rimangono componenti batteriche e germi sullo strato interno ed esterno della mascherina. Questi componenti tossici vengono ripetutamente repressi nel corpo, provocando l'autocontaminazione. Respirare attraverso le mascherine aumenta anche la temperatura e l'umidità nello spazio tra la bocca e la mascherina, con conseguente rilascio di particelle tossiche dai materiali della mascherina stessa. Una revisione sistematica della letteratura ha stimato che i livelli di contaminazione da aerosol delle mascherine includevano da 13 a 202.549 virus diversi. Respirare aria contaminata con alte concentrazioni di particelle batteriche e tossiche insieme a bassi livelli di O2 e alti livelli di CO2 danneggiano continuamente l'omeostasi del corpo, causando auto-tossicità e immunosoppressione.

E alcuni danni psicologici delle mascherine:

Come descritto in precedenza, indossare mascherine causa uno stato ipossico ed ipercapnico che danneggia costantemente la normale omeostasi e attiva la risposta allo stress "combatti o fuggi", un importante meccanismo di sopravvivenza nel corpo umano. La risposta acuta allo stress include l'attivazione dei sistemi nervoso, endocrino, cardiovascolare e immunitario. L'attivazione della parte limbica del cervello, il rilascio degli ormoni dello stress (adrenalina, noradrenalina e cortisolo), i cambiamenti nella distribuzione del flusso sanguigno (vasodilatazione dei vasi sanguigni periferici e vasocostrizione dei vasi sanguigni viscerali) e l'attivazione della risposta del sistema immunitario (secrezione di macrofagi e cellule natural killer). L'incontro con persone che indossano mascherine attiva un'innata emozione stress-paura, fondamentale per tutti gli esseri umani in situazioni di pericolo, come la morte o un esito sconosciuto ed imprevedibile. Mentre la risposta acuta allo stress (da secondi a minuti) è una reazione adattativa e fa parte del meccanismo di sopravvivenza, lo stato cronico e prolungato di paura-stress è disadattivo e ha effetti dannosi sulla salute fisica e mentale. La risposta stress-paura ripetuta o continua fa sì che il corpo operi in modalità sopravvivenza, con un aumento sostenuto della pressione sanguigna, stato pro-infiammatorio e immunosoppressione.

E la conclusione:

Le evidenze scientifiche esistenti mettono in discussione la sicurezza e l'efficacia di indossare una mascherina come intervento preventivo per il COVID-19. I dati suggeriscono che le mascherine sia mediche che non mediche sono inefficaci per bloccare la trasmissione da uomo a uomo di malattie virali e infettive come il SARS-CoV-2. È stato dimostrato che indossare mascherine ha effetti fisiologici e psicologici avversi sostanziali. Questi includono ipossia, ipercapnia, mancanza di respiro, maggiore acidità e tossicità, attivazione della paura e risposta allo stress, aumento degli ormoni dello stress, immunosoppressione, affaticamento, mal di testa, declino delle prestazioni cognitive, predisposizione a malattie virali e infettive, stress cronico, ansia e depressione. Le conseguenze a lungo termine dell'uso di mascherine possono causare un deterioramento della salute, sviluppo e progressione di malattie croniche e morte prematura. Governi, politici ed organizzazioni sanitarie dovrebbero utilizzare un approccio basato su prove scientifiche per quanto riguarda l'uso delle mascherine, soprattutto quando queste ultime sono considerate un intervento preventivo per la salute pubblica.

Questo articolo rappresenta una nuova sfida alla posizione pro-mascherine. Si sostiene che non sono semplicemente un “talismano”, come il Journal of American Medical Association ha detto ad aprile 2020 (prima che gli autori fossero costretti a ritirare l'affermazione tre mesi dopo), la situazione è ben peggiore: le mascherine non sono solo inutili, ma danneggiano la salute individuale ed il benessere sociale.

A dire il vero, chiunque è libero di contestare le conclusioni, attaccare le note a piè di pagina, contestare l'interpretazione, o far saltare quella che è chiaramente un'ipotesi. Tuttavia gli editori della rivista hanno scelto di pubblicare questa prospettiva non convenzionale perché è coerente con un consenso in questo stesso periodo dell'anno scorso, prima che l'ortodossia cambiasse improvvisamente ed ignorasse le prove accumulate negli ultimi dodici mesi. Inoltre sostenere questa posizione oggi comporta un serio rischio professionale: il professore di comunicazione della NYU, Mark Crispin Miller, è finito sotto indagine per aver suggerito ai suoi studenti di pensare in modo critico alle mascherine; spronandoli a leggere studi che concludono che non sono un mezzo efficace per frenare la diffusione dei virus respiratori, così come studi che giungono alla conclusione opposta.

Il documento è stato pubblicato nel bel mezzo di uno sforzo congiunto da parte di Anthony Fauci, Joe Biden e altri per normalizzare e universalizzare l'uso delle mascherine, anche se molti stati ne stanno abrogando l'obbligo con il sostegno pubblico. Le prove che mascherarsi può aver avuto un qualche effetto sulla traiettoria del virus sono scarse nella migliore delle ipotesi. Lo studio più comunemente citato da parte del CDC trova una differenza dello 0,5% nella velocità di trasmissione su 20 giorni e dell'1,8% dopo 100 giorni. Più lungo è il tempo, più variabili ci sono in gioco; una correlazione estremamente debole tra due punti aumenta la credulità, soprattutto se usata per spingere un mascheramento generale della popolazione.

Inoltre molti aspetti della nostra cultura delle mascherine non sono plausibili, come l'idea che non si prende il Covid mentre si è seduti e si mangia e si può quindi essere smascherati; ma poi, magicamente, stare in piedi e camminare rappresenta un rischio e quindi richiede il mascherarsi. C'è bisogno di commentare poi quando la si indossa all'aperto o anche da soli durante un'escursione nel bosco?

Dato che il mascheramento di popolazioni sane per lunghi periodi di tempo è una nuova politica, è sbalorditivo che i media e le riviste scientifiche abbiano deciso nel giro di pochi mesi che l'efficacia di tale pratica non potesse essere messa in discussione o studiata, né i suoi effetti negativi discussi.

Chiunque pensi che la questione sia risolta dopo un anno di attuazione di un meccanismo che riduce apparentemente la diffusione della malattia, non capisce il significato della parola "scienza". La scienza è un processo mediante il quale vengono incorporate nuove informazioni e prove man mano che vengono scoperte. Anthony Fauci e Andrew Cuomo stanno sfruttando il termine "scienza" per dire alle persone che certe convinzioni non possono essere messe in discussione.

Non importa quante volte queste persone ripetano la parola "scienza", stanno promuovendo esattamente l'opposto: il dogma. Al contrario, il dottor Baruch Vainshelboim ci sta spingendo a pensare in modo più ampio e critico. Il suo è un coraggioso tentativo di analizzare i costi dell'adozione del mascheramento universale, ed è esattamente così che la scienza progredisce realmente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 3 febbraio 2021

La questione delle mascherine

 

 

di Jenin Younes

Invidio quel lettore che è arrivato alla fine di Unreported Truths About Covid-19 and Lockdowns: Masks di Alex Berenson senza strapparsi i capelli per la frustrazione data l'assurdità del mondo di oggi, che a quanto pare non è così diverso da quello di Galileo quattro secoli fa.

Berenson dimostra che non ci sono prove che le mascherine chirurgiche e in tessuto funzionino per controllare la diffusione del coronavirus, mentre ce ne sono che facciano male. Tuttavia, chiunque abbia cercato di discutere l'argomento in uno stato blu è stato tacciato di eresia praticamente, dato il grado di politicizzazione con cui è stato infarcito questo argomento.

Questo è il terzo saggio di una serie chiamata Unreported Truths About Covid-19 and Lockdowns. I primi due si concentrano sugli effetti deleteri dei lockdown e sulla sovrastima della pericolosità del virus. Berenson, che lavorava come giornalista al New York Times prima di diventare un romanziere a tempo pieno, è stato etichettato fin dall'inizio come un "contrarian" del coronavirus e da allora ha raggiunto lo status non ufficiale di re tra gli scettici riguardo questa storia. Poiché il suo profilo Twitter lo ritrae notoriamente con un sorriso sardonico e con una mascherina sotto il mento, era ora che affrontasse anche l'argomento delle mascherine.

Berenson documenta il famigerato voltafaccia dei cosiddetti esperti sulle mascherine lo scorso marzo. Dopo aver detto per settimane che le museruole non bloccano la trasmissione del virus, Anthony Fauci, i Center for Disease Control (CDC), il Surgeon General e altri hanno fatto un 180° ed invertito improvvisamente la rotta. La spiegazione per questo cambiamento improvviso è che il primo messaggio era stato dato solo per prevenire una carenza di mascherine tra gli operatori sanitari. Berenson sconfessa questa interpretazione, sostenendo che il messaggio iniziale era corretto, ma queste persone e istituzioni hanno ceduto alle pressioni politiche.

Qual è la prova che ci sono state pressioni politiche? Sebbene Berenson non lo affermi esplicitamente, vale la pena notare che l'ex-presidente Trump ha immediatamente sfidato l'idea di indossare la mascherina, come hanno fatto molti dei suoi sostenitori, e credo che questo abbia portato alla reazione estrema nella direzione opposta tra democratici e liberal.

Berenson sottolinea che da quel momento in poi giornali e riviste hanno iniziato a pubblicare pezzi "insopportabilmente arroganti" che ritraevano coloro che si opponevano alle mascherine come cretini, narcisisti e persino sociopatici. Questo accarezza l'idea, sostenuta da molti in questo Paese, che coloro che non sono dalla loro parte sono fondamentalmente diversi, moralmente inferiori o forse addirittura malvagi.

Ma la vera prova sta nel fatto che, contrariamente al dogma che ha messo radici nella società americana, specialmente nei circoli democratici, non esiste fondamento scientifico per affermare che le mascherine, così come vengono indossate nella vita di tutti i giorni, proteggano chi la indossa o chi si viene a contatto. Nelle parole di Berenson: "La prova che i rivestimenti per il viso facciano qualcosa di buono è decisamente più porosa delle mascherine stesse". Secondo me, se l'argomento non fosse così politicamente irto, è improbabile che l'evidenza scientifica potesse essere ignorata.

Berenson descrive gli studi che valutano se le mascherine chirurgiche e in tessuto proteggano chi le indossa e il suo verdetto, a questo punto, non sorprenderà. L'evidenza scientifica stabilisce che le mascherine chirurgiche e in tessuto "non offrono alcuna protezione", perché il virus viaggia su particelle così piccole che per fornire protezione il materiale dovrebbe essere abbastanza fine da catturare quasi tutti gli aerosol e le goccioline.

A parte i respiratori N95, che sono anche più efficaci perché si adattano al viso dell'individuo, le mascherine non sono realizzate con tale materiale. Non solo gli N95 sono costosi, ma indossati correttamente sono "soffocanti, scomodi e difficili da tollerare per lunghi periodi".

La prova ancora più forte che queste mascherine non siano efficaci proviene da studi randomizzati controllati (RCT). Come spiega Berenson, la ricerca di Hong Kong e del Vietnam non ha trovato prove che le mascherine chirurgiche riducano la trasmissione dell'influenza, mentre ha scoperto che le mascherine chirurgiche e in tessuto aumentano i tassi d'infezione.

Il primo grande RCT, condotto in Danimarca per valutare l'utilità delle mascherine contro SARS-CoV-2, non ha riscontrato differenze nei tassi d'infezione tra coloro che le indossavano e coloro che non le indossavano (ho analizzato in precedenza la distorsione dello studio, soprattutto da parte del New York Times e di altre testate di centro-sinistra).

Per quanto riguarda l'affermazione che le mascherine potrebbero non proteggere chi le indossa ma proteggere coloro intorno, ricordiamo ancora una volta che "le mascherine non hanno nessuna possibilità di catturare la maggior parte delle particelle che espiriamo" a causa delle dimensioni delle stesse, come spiegato in un articolo pubblicato sul Lancet. (Da un punto di vista logico, o la mascheina funziona come una barriera o no.

Berenson osserva che l'autore "non è arrivato al punto di definire inutili le mascherine, una impossibilità oggi a livello ufficiale, ma è stato critico soprattutto sulla presunta protezione delle altre persone nel caso più ovvio: quando sono indossate da casi sintomatici negli ospedali".

Allo stesso modo, il 5 giugno l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha pubblicato un documento in cui afferma che "l'uso diffuso di mascherine da parte di persone sane nell'ambiente comunitario non è ancora supportato da prove scientifiche dirette o di alta qualità e ci sono altri potenziali benefici e danni da prendere in considerazione".

Anche in questo caso, dato il clima politico, l'OMS ha "ventilato" un tiepido sostegno all'uso delle mascherine: "I governi dovrebbero incoraggiare il pubblico in generale ad indossare mascherine in situazioni e contesti specifici".

Berenson sfata in modo convincente il mito secondo cui studi osservazionali dimostrano l'efficacia delle mascherine, come il tanto citato salone nel Missouri dove due parrucchieri che avevano sintomi da coronavirus indossavano mascherine e pare non abbiano infettato 139 clienti. Come osserva Berenson, ci sono innumerevoli altre spiegazioni per questo risultato. Ad esempio, forse il salone aveva una buona ventilazione, o forse i parrucchieri non erano molto contagiosi. Nonostante la mancanza di rigore scientifico e intellettuale sottostante, questo aneddoto è servito da fondamento logico per gli obblighi delle mascherine in molte giurisdizioni. Inoltre le prove empiriche puntano tutte nella direzione opposta: nonostante l'uso ampiamente diffuso delle mascherine a livello mondiale, i casi sono lo stesso in aumento.

Come sa bene chiunque sia rimasto coinvolto nel dibattito sulle mascherine, la domanda successiva è sempre: perché non indossarne una dal momento che non lo sappiamo con certezza e c'è una possibilità che aiutino? Come sostiene Berenson, le direttive ufficiali dovrebbero essere supportate da prove.

Non è stato smentito che fare la verticale prevenga la diffusione del coronavirus, ma la maggior parte di noi vedrebbe un problema se lo stato ci richiedesse di farla per cinque minuti al giorno... così, perché non si sa mai. In altre parole, consentire allo stato di stabilire regole senza prove adeguate della loro efficacia crea il rischio che emetta direttive arbitrarie per dare l'impressione di fare qualcosa.

Inoltre, come spiega Berenson, le mascherine non sono innocue. Descrive in dettaglio la decisioni del 2013 da parte di due giudici canadesi, i quali dovevano decidere su una causa riguardante regole ospedaliere che richiedevano agli infermieri di indossare mascherine se non si erano vaccinati contro l'influenza. Entrambi i giudici giudicarono a favore degli infermieri e stabilirono che c'erano prove limitate o inesistenti che dimostrassero "l'utilità delle mascherine nel ridurre la trasmissione" e invece danni sostanziali, inclusi disagio e irritazione della pelle.

Sebbene Berenson non ne discuta, l'uso diffuso ed a lungo termine di mascherine causa danni psicologici significativi, specialmente a bambini e neonati e ancora di più a quelli con disabilità come l'autismo. Persino il New York Times ha riconosciuto che le mascherine ostacolano lo sviluppo cognitivo dei bambini, nonostante sia giunto alla conclusione irrazionale che tale danno sia inevitabile.

Uno dei punti più critici di Berenson è che ora ci sono prove sostanziali che il coronavirus sia diffuso molto raramente, se non mai, da individui asintomatici. La convinzione che la trasmissione asintomatica fosse una delle forze primarie che alimentassero il coronavirus ha spianato la strada a lockdown e obbligo di mascherine in primavera.

Se solo le persone sintomatiche diffondono il virus, non c'è alcuna giustificazione per mettere in quarantena e mascherare i sani: tutto ciò che le società deve fare è chiedere alle persone che presentano sintomi di rimanere a casa.

Diversi studi recenti hanno stabilito che la trasmissione asintomatica del coronavirus è estremamente rara, se non addirittura assente; anche l'OMS ha riconosciuto questo fatto. Naturalmente questi studi sono stati completamente ignorati dai media. Coloro che hanno scommesso la propria reputazione personale e professionale sull'efficacia e la necessità di lockdown e obbligo di mascherine non possono ora riconoscere di aver commesso un errore così grave.

Berenson conclude teorizzando che l'obbligo delle mascherine riflette "uno sforzo degli stati per scoprire quali restrizioni alle libertà civili accetteranno le persone sulla base delle prove più sottili possibili [...]. Oggi dobbiamo indossare mascherine, domani avremo bisogno di test Covid negativi per viaggiare tra i Paesi. O vaccini per andare a lavorare".

Come ho già avuto modo di scrivere, concordo con la conclusione di Berenson, anche se tendo ad incolpare l'incompetenza dello stato e il rifiuto di ammettere errori come motivi più nefasti.

Ovviamente, anche i media sono colpevoli, con testate e canali televisivi come New York Times, Washington Post, CNN e MSNBC che promuovono un'ideologia ciecamente pro-lockdown e pro-mascherina, scartando le prove che arrivano da tutti gli angoli della Terra: i lockdown non funzionano come soluzioni a lungo o medio termine, mentre stanno distruggendo milioni di vite e le mascherine sono inefficaci. Anche adesso, con un vaccino a disposizione, il New York Times pubblica articoli in cui si sostiene che dato il presunto nuovo ceppo mortale del virus, i Paesi devono bloccare tutto più duramente e più a lungo; l'Australia prevede di mantenere i propri confini chiusi fino alla fine del 2021, se non più a lungo; e il Regno Unito ha indicato che rimarrà bloccato almeno fino a luglio.

Berenson vede la proverbiale scritta sul muro: fino a quando una parte sostanziale di noi non si alzerà in piedi e dirà di non tollerare di essere privata ​​della vita, della libertà, della proprietà e della dignità, gli stati continueranno ad infliggere queste misure repressive.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 9 dicembre 2020

La non scientificità dietro l'utilizzo delle mascherine

 

 

di Jenis Younes

Ricordo vividamente il giorno, alla fine di marzo, quando le mascherine sono diventate improvvisamente sinonimo di moralità: o uno si preoccupava della vita degli altri e indossava una museruola, o uno era egoista e si rifiutava di farlo. Il cambiamento è avvenuto praticamente dall'oggi al domani.

Solo uno o due giorni prima, avevo associato questo abbigliamento esclusivamente a chirurghi e persone che vivevano in regioni fortemente inquinate. Ora il passatempo preferito dei miei amici durante le sessioni settimanali di Zoom è condannare le persone quando corrono o socializzano senza mascherine. Ero sconcertato dalla loro certezza che quei pezzi di stoffa fossero l'unica cosa che si frapponeva tra noi e la morte di massa, in particolare quando poche settimane prima il messaggio degli esperti contraddiceva questa nuova dottrina.

Il 29 febbraio Jerome Adams ha twittato: "Sul serio, gente - SMETTETE DI COMPRARE LE MASCHERINE... NON sono efficaci nell'impedire alla popolaizione di contrarre il #Coronavirus". Anthony Fauci, il membro più noto della task force sul coronavirus, consigliava in quel periodo agli americani di non indossare mascherine. Allo stesso modo, nelle prime settimane dell'epidemia, il CDC sosteneva che le mascherine dovessero essere indossate solo da individui sintomatici o che si prendono cura di una persona malata, una posizione che l'OMS ha mantenuto anche più a lungo.

Non appena l'uso della mordacchia s'è ricoperto di etica, la storia s'è trasformata in una questione politica, esemplificata da un articolo stampato il 27 marzo sul New York Times intitolato "Più americani dovrebbero indossare mascherine per la propria protezione". Il pezzo era pregno di paura ma scarso di prove. Pur riconoscendo che "ci sono pochissimi dati che dimostrano che le mascherine chirurgiche, in particolare, hanno un effetto protettivo per il pubblico in generale", l'autore ha continuato sostenendo che "potrebbero essere meglio di niente", e ha citato un un paio di studi in cui le mascherine chirurgiche riducevano apparentemente i tassi di trasmissione dell'influenza.

Una relazione è giunta alla stessa conclusione osservando una "testa fittizia attaccata ad un simulatore di respirazione".  Un'altra analizzava l'uso di mascherine chirurgiche su persone che manifestano almeno due sintomi di malattia respiratoria acuta. Per inciso, nessuno di questi studi ha coinvolto mascherine di stoffa o teneva conto dell'uso (o uso improprio) di mascherine nel mondo reale, e nessuno ha stabilito l'efficacia dell'uso diffuso di mascherine da parte di persone che non manifestano sintomi. Non c'era alcuna prova che le persone sane dovessero indossare mascherine quando vanno in giro, specialmente all'aperto. Eppure, ad aprile, camminare per le strade di Brooklyn con il naso e la bocca scoperti evocava il tipo di reazione che a febbraio sarebbe stata riservata all'apparizione di una mitragliatrice.

In breve tempo, la politicizzazione s'è intensificata. Quasi subito il presidente Trump s'è rifiutato di indossare una museruola, quindi la resistenza ad esse è stata equiparata ad un sostegno nei suoi confronti. Per lo stesso motivo, i politici democratici hanno adottato questa misura su tutta la linea; di conseguenza all'inizio di aprile tutti i liberal hanno religiosamente indossato mordacchie. Allo stesso modo, giornali di sinistra come il New York Times e il Washington Post hanno promosso inequivocabilmente l'uso di mascherine dopo quell'articolo del 27 marzo, senza una vera analisi o considerazione di punti di vista e prove opposti.

La velocità con cui indossare la museruola tra il pubblico in generale è passata da pratica inaudita a necessità morale mi ha davvero colpito. Dopotutto, se la scienza fosse stata unanime come sostenevano quelli intorno a me, sicuramente le mascherine sarebbero state raccomandate già a gennaio o febbraio, per non parlare di precedenti epidemie di malattie infettive come l'influenza suina del 2009. Non c'era alcuna prova scientifica incontrovertibile tra la fine di febbraio e la fine di marzo, in particolare in assenza di nuove prove emerse proprio durante quel periodo.

Forse niente di tutto ciò è particolarmente sorprendente in questa era iperpolitica. Ciò che è scioccante è la partecipazione della comunità scientifica a sovvertire prove che non sono in linea con il consenso. Un primo esempio è l'affermazione piuttosto sbalorditiva dell'Institute of Health Metrics Evaluation ("IHME"), pubblicata sulla rivista Nature-Medicine e riecheggiata in innumerevoli articoli in seguito, secondo cui le vite di 130.000 persone potevano essere salvate con un obbligo a livello nazionale di indossare la mascherina.

Come ha sottolineato il mio collega Phil Magness in un editoriale sul Wall Street Journal, il modello IHME si basava su dati errati: si presumeva che il 49% degli americani indossasse mascherine sulla base di un sondaggio condotto tra aprile e giugno, pur affermando che la statistica rappresentava il numero di americani che indossava mascherine al 21 settembre. Infatti, entro l'estate, circa l'80% degli americani le indossava regolarmente. (Ironia della sorte, se Fauci e il chirurgo generale non avessero confuso le acque a marzo, l'uso della mascherina probabilmente avrebbe raggiunto tassi molto più alti molto prima).

Ciò ha messo in dubbio l'accuratezza della cifra 130.000, dal momento che molte più persone usavano abitualmente mascherine rispetto a quanto ipotizzato dallo studio.

Sebbene Magness abbia contattato Nature-Medicine per sottolineare il problema, dopo essere rimasto in silenzio per quasi due settimane, la rivista ha rifiutato di affrontare il problema. Inutile dire che il danno era stato fatto: giornali come il New York Times non sarebbero riusciti a correggere l'errore e le eventuali ritrattazioni sarebbero state sicuramente collocate lontano dalla prima pagina, dove appariva l'articolo iniziale che sbandierava la cifra dell'IHME. Ciononostante l'affermazione infondata che 130.000 vite potevano essere salvate con un obbligo a livello nazionale di indossare la mascherina continua ad essere ripetuta, anche da Joe Biden e dal direttore del National Institutes of Health, Francis Collins.

Che la scienza dietro l'uso delle mascherine sia come minimo discutibile è ulteriormente esemplificato da una lettera all'editore scritta in risposta all'articolo di Magness. Il dottor Christopher Murray ha riconosciuto che i numeri di chi indossa le mascherine sono saliti costantemente, ma poi ha concluso che dovrebbero essere utilizzate perché sono "la nostra prima linea di difesa contro l'epidemia" e l'attuale modello IHME indica che "se il 95% dei residenti negli Stati Uniti indossasse le mascherine quando esce di casa, potremmo prevenire la morte di decine di migliaia di americani" perché "le mascherine funzionano" e "ci aspetta un dolore molto più profondo se ci rifiutiamo di indossarle".

Niente di tutto ciò spiega l'incapacità dei modellatori di Nature-Medicine o dell'IHME di riconoscere e correggere l'errore. Inoltre, né i modellatori dell'IHME né il dottor Murray forniscono alcuna prova che le mascherine funzionino. Presumono che siano estremamente efficaci nel prevenire la diffusione del coronavirus e quindi affermano che il modello è corretto. Questo tipo di ragionamento circolare è tipico di coloro che insistono sul fatto che le mascherine siano efficaci senza prendersi la briga di confermare tale affermazione, o almeno sottolineare che probabilmente sono solo un lieve vantaggio in luoghi interni specifici e vicino a persone a rischio.

L'assenza di copertura mediatica di un recente studio sulle mascherine condotto in Danimarca, incarna il fallimento della comunità scientifica nel non riconoscere quei risultati che non si adattano alla narrativa prevalente. Il primo studio randomizzato e controllato nel suo genere (un altro è apparso a maggio ma riguardava l'influenza e aveva risultati simili) ha riscontrato un'assenza di prove empiriche che le mascherine forniscano protezione alle persone che le indossano. Lo studio è stato citato in un articolo del NYT, ma ha il seguente titolo: "Un nuovo studio mette in dubbio la protezione fornita dalle mascherine, ma dovete indossarle lo stesso".

Notando che i risultati "sono in conflitto con quelli di una serie di altri studi", principalmente "esami di laboratorio delle particelle bloccate da materiali di vario tipo", l'autore ha osservato che questa ricerca "non altera le raccomandazioni di salute pubblica negli Stati Uniti". In particolare, gli esami di laboratorio, a differenza dello studio danese, non tengono conto della realtà dell'uso quotidiano della mascherina da parte di persone normali.

L'autrice cita poi Susan Ellenberg, biostatistica dell'Università della Pennsylvania, che sostiene che lo studio indica una tendenza "nella direzione del beneficio, anche se i risultati non sono statisticamente significativi. Niente in questo studio suggerisce [...] che è inutile indossare la mascherina".

Né nulla in suddetto studio suggerisce che sia utile indossare una mascherina, un fatto che la Ellenberg (e il titolo) ignorano convenientemente. Inoltre, se un risultato è statisticamente insignificante, non dovrebbe essere utilizzato per sostenere alcuna proposizione.

Gli scienziati dovrebbero analizzare spassionatamente i dati che contraddicono i loro pregiudizi e le loro ipotesi, ed essere aperti a cambiare le loro convinzioni di conseguenza. Il fatto che i risultati dell'unico studio randomizzato e controllato siano stati e continuano ad essere minimizzati dimostra che, quando si parla di mascherine, tutto ciò che si avvicina al metodo scientifico è stato buttato dalla finestra. Ciò è ancor più evidente data la mancanza di interesse che i sostenitori delle museruole hanno dimostrato nel condurre essi stessi uno studio randomizzato e controllato.

Un articolo del Los Angeles Times è andato anche oltre: ha distorto i risultati dello studio danese per sostenere, in modo incomprensibile, che la ricerca ha dimostrato che è giustificato indossare le mordacchie. L'autore ha citato, come presunta prova convincente che le mascherine funzionano, i bassi tassi di mortalità per Covid-19 a Singapore, Vietnam e Taiwan. Infatti, secondo l'ultimo sondaggio YouGov condotto a metà novembre, l'83% degli americani ora indossa mascherine in pubblico, tassi più alti rispetto a Vietnam (77%) e Taiwan (82%).

Inoltre ci sono altre spiegazioni, oltre all'uso diffuso delle museruole, per i tassi di mortalità notevolmente bassi in questi Paesi. Alcuni scienziati ritengono che una precedente esposizione ad altri coronavirus in queste regioni abbia conferito un'immunità parziale o totale al SARS-CoV-2. Altri hanno ipotizzato che l'obesità, l'ambiente o la genetica potrebbero essere la ragione per cui l'Europa e gli Stati Uniti hanno tassi di mortalità sostanzialmente più elevati rispetto a molti Paesi asiatici e africani; dopo tutto, l'obesità è uno dei fattori di rischio più significativi per una malattia grave.

Concludere sulla base dei bassi tassi di mortalità in diversi Paesi che le mascherine prevengono la trasmissione del coronavirus è palesemente assurdo, illogico e non scientifico. Un osservatore occasionale potrebbe anche notare che i casi di coronavirus (anche se non necessariamente decessi) sono in aumento in molte parti del mondo, indipendentemente dall'obbligo di indossare museruole o il numero di chi le indossa. Sebbene non sia un esperimento controllato, questo fatto dovrebbe essere come minimo preso in considerazione quando si fanno affermazioni così nette.

È ovvio che la questione delle mascherine sia diventata così politicizzata che i media mainstream, i politici e persino gli scienziati raccolgono la minima prova favorevole, scartano tutto ciò che è in conflitto con la loro teoria e, soprattutto, travisano i dati, per supportare la conclusione che le mascherine indossate da persone asintomatiche prevengono la trasmissione del coronavirus.

E le mascherine sono solo una parte di questa storia: chiusura delle scuole, blocchi e distanziamenti sociali sono stati adottati dogmaticamente come mezzi per controllare l'infezione. La prova sostanziale che questi meccanismi non sono efficaci, soprattutto oltre la loro durata, è stata rifiutata per troppo tempo. Questa non è scienza: è politica, e coloro all'interno della professione che si sono rifiutati di esaminare i loro pregiudizi, o hanno manipolato le prove per ottenere privilegi politici, sono assolutamente in malafede.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/