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venerdì 18 settembre 2026

L'assedio di Bessent & Warsh a Londra e Bruxelles



di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/lassedio-di-bessent-and-warsh-a-londra)

Dapprima l'Argentina con le Falkland, adesso Israele che viene sanzionata da Londra: il mondo si sta rimodellando a immagine di Washington. O per meglio dire, il mondo, sia a livello finanziario che geopolitico, si sta rimodellando lontano dalla morsa colonizzatrice/estorsiva inglese/europea. Il recente accordo tra Venezuela e Stati Uniti rappresenta il manifesto della rottura col passato: accordi vicendevolmente vantaggiosi piuttosto che a somma zero. C'è un “nuovo sceriffo in città” e la City di Londra vede ridimensionata la sua preponderanza internazionale, soprattutto perché a un certo punto ha iniziato ad esistere solo a scapito di Washington. E qui mi tocca ricordarlo ancora una volta, visto che i canali di informazione generalisti e quelli alternativi dimostrano di (voler) brancolare nel buio: la collateralizzazione del flusso commerciale del petrolio tramite canali ombra, sia dal Venezuela che dall'Iran, ha creato quella volatilità necessaria alla City di Londra e ai club P&I londinesi per guadagnare sui premi delle assicurazioni e al contempo aprire posizioni a leva sui mercati monetari/obbligazionari (es. carry trade sullo yen).

Un gigantesco credito gonfiato dalla leva finanziaria nel mercato dell'eurodollaro progettato per destabilizzare gli Stati Uniti e venire pagato dai contribuenti americani. Tutto il caos fomentato dall'Europa e dal Canada ha avuto origine dallo smantellamento americano di tutti quei nodi ombra che usavano il flusso di petrolio come collaterale, o base se volete, per finanziare un gioco a leva e alimentare operazioni illecite a livello finanziario e geopolitico. Il terrorismo era una di queste attività, insieme a molte altre: cartelli della droga, traffico di esseri umani, riciclaggio di denaro tramite i Paesi caraibici. Solo adesso stiamo vedendo Bessent iniziare a parlare apertamente di queste cose di cui voi, cari lettori, avete sentito parlare in abbondanza sul mio blog. Una guerra civile contro l'Inghilterra. Il petrolio può essere usato come garanzia collaterale per accendere prestiti e avere la credibilità di ripagarli in futuro (es. andare short sullo yen e long sui bund tedeschi). La finestra di opportunità magistralmente sfruttata da Trump è stata quella di attaccare prima che il ricatto nucleare potesse chiudere qualsiasi iniziativa in tal senso in futuro; il riorientamento dei flussi petroliferi, la produzione al margine di una barile di petrolio, è stata sottratta dalle grinfie delle assicurazioni della City di Londra e delle vecchie compagnie di spedizione europee. La minaccia dell'Iran è sempre stata quella di farsi passare come l'unico esportatore di petrolio in Medio Oriente, favoletta che ha alimentato per un po' i timori di un prezzo a $200 al barile. La rottura dell'OPEC ha distrutto definitivamente questa fantasia e tra un anno, massimo due, Hormuz sarà un ricordo lontano.

Infatti dopo i magheggi di Kpler, ecco un altro indizio che punta verso una verità che era palese sin dall'inizio del confronto in Iran: gli USA avevano chiuso la partita sin da subito. Invece i canali d'informazione generalisti e alternativi hanno fatto da grancassa alle fandonie uscite dall'Iran, come se quello che dicesse l'IRGC fosse pura verità mentre ciò che affermavano gli americani fosse solo menzogna. Sì, detta in parole povere quelli che si sono sbracciati per sostenere il controllo di Hormuz per mano dell'IRGC sono stati abbindolati... e adesso si guardano bene dal tirare fuori di nuovo l'argomento. Il punto cruciale è che sin da allora c'è QUALCUNO che vuole un prezzo del petrolio ingiustificatamente alto, come si può notare dalle manipolazioni a cavallo tra la chiusura del venerdì e l'apertura della domenica, dato che il grafico tende NATURALMENTE verso una fascia compresa tra i $75-80.

È chiaro ormai come si stesse usando la manipolazione del cross EUR/YEN, EUR/GBP e i differenziali di rendimento tra i titoli obbligazionari europei e quelli giapponesi per alimentare posizioni short sia sullo yen che sui bond americani. Carry trade, tutti questi, alimentati dal sottostante petrolio. Per tre anni lo yen è sceso nei confronti dell'euro... poi da marzo di quest'anno ha lateralizzato. Qualcuno era “naked short” in questo trade. Quando la BOJ ha rialzato i tassi fino all'1%, il differenziale di rendimento tra il decennale giapponese e tedesco è sceso sotto i 30 punti (i rendimenti dei Bund erano superiori a quelli dei JGB). Quel carry trade ha iniziato a invertirsi e chi lo sfruttava era spaventato a morte che Ueda rialzasse ancora i tassi, facendo circolare nello spazio informativo finanziario l'idea che Warsh debba rialzare i tassi. Se invece Warsh taglia, e Ueda rialza, la crisi se la beccano in faccia gli europei. Il sequestro delle petroliere iraniane è un messaggio indiretto degli USA a chi stava usando quel collaterale per alimentare le sopraccitate manipolazioni a loro discapito, così come il controllo sulla consegna al margine dei barili di petrolio. Insensate, poi, le polemiche sulla pesantezza della materia prima venezuelana, dati i siti di estrazione di Lake Maracaibo.

Ma quanto descritto finora è solo una cosa: effetti. Conseguenze di due giganteschi eventi causali che hanno portato all'escalation della guerra finanziaria tuttora in atto. Sto parlando del prosciugamento del mercato dell'eurodollaro da parte della FED e la liberazione del Giappone. Quest'ultimo punto è quello poco discusso, ma che invece troverete ben argomentato su queste pagine. Infatti l'amplificazione della leva finanziaria nell'eurodollaro è avvenuta grazie alla NIRP della BOJ e la conquista del Paese nipponico da parte della City di Londra. Era fondamentale che l'amministrazione Trump si adoperasse per raggiungere questo obiettivo e, per lo stupore di molti, l'Iran è solo un punto intermedio. Quando la Takaichi è riuscita ad avere un numero sufficiente di seggi tale da permetterle di accordarsi con diversi partiti nazionalisti minori, e così facendo avere una maggioranza solida, il Giappone si è ritrovato con un governo nazionalista per la prima volta sin dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il problema di leadership che il PLD ha avuto negli ultimi 3 anni era una conseguenza di quella lotta imbastita per portare fuori il Paese dalla sfera inglese: non più una colonia della City di Londra. Il boom industriale del Giappone era funzionale alla costruzione di una capacità tale da sorreggere qualcosa come il carry trade sullo yen; non si può fare la stessa cosa in Svizzera, ad esempio. Perché? Perché i prestiti non vengono accessi in base ai tassi d'interessi (realmente), bensì in base alla capacità produttiva del Paese. Un po' quello che viene delineato nel libro, Princes of the Yen, solo che bisogna togliere la retorica anti-americana e sostituirla con Churchill e gli inglesi.

A febbraio la cricca di Davos/City di Londra sperava che Komeito, un partito minore con forti legami col Partito comunista cinese e facente riferimento alla fazione di Hu Jintao, riuscisse a ricattare il primo ministro... la tipica situazione di quando un partito minore riesce a gestire un'intera coalizione di governo e tiene per gli “zebedei” il partito di maggioranza. Niente più, niente meno che il classico divide et impera. Viene allestito il palcoscenico con l'operazione Maduro, gli attori vanno in scena sulla scia delle elezioni giapponesi e il dramma si consuma con l'Iran che mette in evidenza tutte quelle operazioni che scorrevano nelle trame ombra del sistema finanziario. Al che possiamo chiederci: “Perché Trump ha rischiato così tanto in Iran a ridosso delle elezioni di medio termine?” Perché queste cose sono così dannatamente giganti e consequenziali che non si tratta del ciclo elettorale attuale, bensì di una trasformazione generazionale nella linea di politica estera ed economica americane. Quindi non c'è indipendenza americana senza indipendenza del Giappone.

Gli Stati Uniti sanno benissimo qual è il gioco della cricca di Davos/City di Londra: uno attendista, in cui vengono aperti diversi fronti di guerra per impedire che si riesca a sbrogliare una matassa che viene complicata sempre di più. Vi basti pensare quanto è stato difficile occuparsi del Giappone tramite l'Iran, o ad esempio di tutti quei programmi federali che inviano dollari all'estero tramite le ONG e altri programmi sociali truffaldini. L'amministrazione Trump non può far altro che spostare quanto più possibile in avanti il baricentro della propria “squadra” e mettere pressione su quei punti più delicati per l'UE: come ad esempio il mercato obbligazionario. Anche qui si ripropone la solita riflessione: chi è in grado di resistere più a lungo ad un rialzo dei tassi dei titoli di stato? Gli USA si dimostrano ancora la meta preferita per i capitali.

Ma non solo quello, ci sono anche altri eventi che puntano tutti in un'unica direzione: la stretta sull'UE. Infatti possiamo annoverare tra di essi il volo di Ratcliffe a Mosca, dato che missioni del genere vengono effettuate in segretezza mentre invece stavolta si voleva che si sapesse (probabilmente per avvertire Putin di un attacco false flag di matrice inglese); la presenza di Siluanov al G20 e l'incontro con Bessent; la divulgazione della presenza di un sottomarino russo di stanza presso le coste americane; ancora Bessent che avverte le Isole Vergini Britanniche dato il loro ruolo, tra gli altri, di riciclaggio di denaro per conto della City di Londra tramite i titoli di stato americani; infine lo stesso Bessent che raddoppia lo posta in gioco sui mercati finanziari e obbligazionari sfidando apertamente i manipolatori della City che, come detto sopra, avevano imbastito un carry trade (es. short yen e titoli di stato americani collateralizzato con il flusso di petrolio) per estrarre ricchezza e risorse dagli USA. La risposta dell'UE è arrivata attraverso la Von der Leyen la quale ha accelerato i tempi per l'implementazione della Savings & Investments Union, unico strumento di liquidità ora a disposizione dell'Eurozona per sopravvivere al prosciugamento del mercato dell'eurodollaro, all'inversione del carry trade sullo yen e alla salita dei rendimenti obbligazionari europei.

Il messaggio è semplice: Bessent sta dicendo senza mezzi termini e mezze misure che i NY Boys sono ben consapevoli delle strategie europee e londinesi. “Noi vi vediamo, noi sappiamo”. I mercati obbligazionari in tutto il mondo si stanno accartocciando e la spinta definitiva l'ha data Bessent col suo intervento sullo yen, ma quest'unico evento è solo l'ultimo di una lunga serie che voi lettori avete potuto leggere su queste pagine: l'Iran, l'eurodollaro, Maduro, i prezzi del petrolio... tutti sono nodi di un'unica trama. E questa trama è possibile vederla se si risponde a una singola domanda: “Chi è più infuriato per quello che è successo in Medio Oriente?” Non gli iraniani, bensì coloro che sfruttavano il flusso di petrolio per manipolare i mercati delle valute e obbligazionari per affibbiare la colpa della destabilizzazione economica esclusivamente a Giappone e Stati Uniti mentre essi riuscivano a uscirne indenni: Londra e Bruxelles. Il carry trade sullo yen doveva essere smantellato, perché lo yen a prezzi ridicoli ha rappresentato l'amplificazione per eccellenza nel mercato dell'eurodollaro, il tutto collateralizzato dal flusso di petrolio a livello mondiale che poteva essere usato come una manopola con cui accendere/spegnere le tensioni in Medio Oriente e soprattutto accendere/spegnere la volatilità del prezzo del petrolio. Stiamo parlando di una cifra tra il 5-7% a livello settimanale dell'asset più importante della società odierna: un anatema per gli imprenditori e i loro calcoli. Ciononostante è così che la Lloyd riusciva a sovvenzionarsi: un pizzo pagato attraverso i contratti di spedizione/assicurazione, la benzina alla pompa, la spesa al supermercato, ecc. E c'era solo un modo per smantellare questo premio pirata: togliere all'Iran la capacità di ricattare il mondo tramite Hormuz, abbattere i cartelli della droga in Messico, disconnettere le banche canadesi dal riciclaggio di denaro via Caracas e l'Avana. La mente dietro tutto questo è sempre stata quella di Bessent, il quale non ha fatto altro che sfilacciare, pezzo dopo pezzo dopo pezzo, questa rete ombra. Nessuno l'aveva mai fatto finora.

Ciò tra le altre cose ha richiesto far salire i rendimenti dei bond sovrani. Sin da quando Powell ha iniziato a prosciugare la liquidità in dollari nel 2022, gli europei hanno comprato titoli sovrani americani a pacchi per manipolare la curva dei rendimenti americana. Hanno usato la lentezza giapponese nel rialzare i tassi per finanziare il mercato dei bund tedeschi, affinché rimanessero al di sotto di tutti gli altri nell'Eurozona e negli USA. Lo smantellamento del carry trade sullo yen non è il pezzo finale di questo puzzle, ma uno importante. Gli stessi che adesso si stracciano le vesti per i debiti giganteschi di USA e Giappone, sono gli stessi che davano per spacciati gli americani 4 anni fa quando Powell si sbarazzò della ZIRP. Poi sono arrivati i 550 punti base nei tassi di riferimento e gli USA non sono crollati grazie al SOFR; gli altri, invece, al di fuori delle “amicizie” americane sono stati costretti a mosse dettate dal panico e difendere i loro mercati, al ritmo di $1.700 miliardi di acquisti di titoli di stato americani.

Ora che il giocattolo della collateralizzazione del petrolio è rotto e il carry trade sullo yen è in inversione, il panico sui mercati statunitensi sarà solo sulla carta dei titoli di giornale: per quanto possano essere temporaneamente venduti, i bond americani saranno ricomprati al più presto perché altrimenti Londra e Bruxelles non saranno in grado di manipolare i mercati del Forex tanto a lungo. Da qui il balletto ricorsivo degli allarmi esclusivamente affibbiati dalla stampa agli Stati Uniti per alimentare una crisi del debito sovrano, oltre alla disperata escalation della guerra in Ucraina, e quindi scatenare un disastro economico simile a quello del COVID, del 2008, o della Seconda guerra mondiale. Scenario propedeutico a un default per il debito sovrano europeo, introduzione dell'euro digitale senza patemi d'animo, integrazione fiscale ed emissione di perpetual bond. È sempre stato questo il modus operandi, o modello di business, della cricca di Davos/City di Londra e finora le mosse/contromosse dell'accoppiata Bessent e Powell, prima, Warsh adesso, sono indirizzate a condurre la nazione verso elezioni di medio termine quanto più tranquille possibile senza un panico esteso nel mercato obbligazionario americano (talmente esteso da farlo diventare bidless).

La cricca di Davos/City di Londra si muove in interstizi che la maggior parte delle persone non capisce: Forex, bond, flussi di cassa, private equity, ecc. Sono tutti pezzi di un grande puzzle, ma nessuno al di fuori di loro ha il quadro completo ovviamente. Voi lettori leggete il mio blog perché, oltre a guardare ai mercati, applico una teoria sull'azione politica che mi permette inizialmente di effettuare ipotesi e successivamente testarle. In questo modo erigo una fondazione di conoscenza attorno alle ipotesi rimanenti, affinché possa arrivare a una tesi. È una mole di lavoro non indifferente da portare avanti, ciononostante i lettori sono poi in grado di distinguere in modo cristallino le ombre sulla proverbiale caverna dalle figure effettive. Per questo vi invito a sostenere questo spazio di divulgazione sottoscrivendo abbonamenti su Substack, comprando i libri sulla mia pagina Amazon, oppure prenotando una consulenza su Calendly. Il valore aggiunto a livello di vantaggio competitivo non si rispecchia solo sul piano della comprensione, ma soprattutto sui mercati perché si ha una visione privilegiata rispetto a chi invece non ha la minima idea di cosa accade a livello geopolitico ed economico.

Di conseguenza quando vediamo cosa Trump e Bessent hanno fatto finora, possiamo accarezzare l'idea che abbiamo superato la parte peggiore della stampa scriteriata di denaro e ora è tempo di spingere su produttività e garanzie collaterali (alla base della capacità produttiva della società), farle salire in valore per accettare il passato e andare avanti. Che siate d'accordo o meno con le idee di Hamilton, è decisamente un sistema migliore di quello attuale dato che almeno si concentra sulla produzione. Mette le persone al lavoro per costruire qualcosa di creativo e utile, in opposizione al sistema keynesiano/estrattivo tuttora vigente. Certo, non un sistema perfetto quello hamiltoniano, ma uno transitorio per superare un'economia iper-finanziarizzata come quella di oggi. La chiosa di questo ragionamento indica il motivo per cui adesso tutti sulla stampa e altrove sono infuriati contro Scott Bessent: ha smantellato quel carry trade che sin dalla fine di Bretton Woods ha alimentato l'iper-finanziarizzazione dell'economia mondiale.

Ecco come funzionava per chi ancora non l'avesse capito: se si mantiene debole la valuta di una potenza industriale e i suoi tassi bassi, si può finanziare costantemente la leva nel sistema finanziario tramite l'arbitraggio tra suddetta potenza industriale e tutte le altre economie. Esempio: si accende un prestito in yen allo 0.5% e si comprano titoli del Tesoro americani che rendono il 4%. Guadagno netto del 3.5%, il quale si può sottoporre a leva finanziaria nel mercato del dollaro offshore (completamente diversa da ciò che si suole fare a Wall Street). Tutti i mercati dei bond sono stati distorti dal carry trade sullo yen e i differenziali tra gli interessi sono la chiave.

Inutile dire che un tale trade è deleterio per Trump, soprattutto in concomitanza delle elezioni di medio termine. Anche perché, siamo onesti: davvero si crede che tutti gli stati vadano d'amore e d'accordo? Non serve una mente “cospirazionista” per sapere che alla prima occasione si salterebbero alla gola per sfilare soldi e risorse l'uno dall'altro. Altrimenti non esisterebbero i servizi segreti... Non esistono alleanze nei rapporti geopolitici, solo interessi divergenti o convergenti. Di conseguenza Washington farà la sua parte per preservare Tokyo, usando la sua autorevolezza per calmare i mercati dei capitali e quindi stabilizzare i fondi pensione giapponesi che si ritrovano buchi di bilancio. La stessa copertura non è disponibile per fondi pensione e società di assicurazione europei e questa è una cosa chiara a tutti sin dalla crisi (alimentata artificialmente) di Credit Suisse. Ma non si tratta di un caso isolato: questa estate è stato un rimbombo quotidiano sui giornali finanziari di un evento critico a ottobre che manderà in crisi gli Stati Uniti. Davvero queste “predizioni” si avverano perché fondate solo su analisi, o vengono spinte ad avverarsi? Come si può pensarla diversamente quando gente condannata più e più volte per reati finanziari viene ricoperta per l'ennesima volta di liquidità e incentivata a perseguire trade spericolati? Come si può pensarla diversamente quando una Bank of America ancora non ha pulito il suo bilancio da posizioni short sull'oro quando il metallo giallo è palesemente in trend rialzista? La giustificazione ufficiale è incompetenza, ma è una scusa troppo comoda: si tratta semplicemente di vandali.

Vandali al soldo di chi li spinge a essere tali perché copre loro le spalle. E allora è logico concludere che si tratta di quelle élite europee la cui sopravvivenza dipende dalle fasi di estrazione di ricchezza altrui, colonialismo finanziario sostanzialmente, e l'amministrazione Trump rappresenta la mina vagante in grado di ridimensionare pericolosamente il loro ascendente a livello internazionale. Perché se si pungola un simile “drago” è inevitabile una reazione, nonché prevedibile ex-ante. Dopo tutto ancora non hanno messo in gioco i loro capitali in questa partita, visto che possono ancora ricorrere a ciò che resta dell'eurodollaro e ai risparmi dei contribuenti europei (es. SIU). Ciò che finora si è degradato sono tutti quegli asset che fungevano da “complicità interna” sul suolo statunitense, i quali lavoravano contro gli interessi del proprio Paese. Vengono in mente tutti i casi di frodi previdenziali, frodi sanitarie, frodi assistenziali, ecc. O anche l'ostracismo nei confronti di leggi come il CLARITY Act, il SAVE Act e la liberalizzazione di Fannie Mae/Freddie Mac. Quest'ultimo punto verrà combattuto unghie e denti dagli infiltrati ostili sul suolo statunitense, perché l'assenza di controllo sul lato lungo della propria curva dei rendimenti è ciò che manca a Washington per liberarsi definitivamente dal giogo straniero. La nazionalizzazione dei sopraccitati istituti di finanziamento immobiliare, oltre a salvare AIG (agente inglese), ha permesso di creare un divario talmente grande tra il rendimento del decennale americano e quello del trentennale da rendere disfunzionale il mercato dei mutui e rendere illiquidi i titoli coperti da ipoteca. Un carico pendente sulle spalle della FED e una incapacità di gestire i tassi a lungo termine da parte del mercato interno.

È un lungo cammino quello che punta verso il dispendio di capitali da parte della “Tavola Alta”, ma la fase di transizione/trasformazione in cui si trova la FED costringerà un simile esito alla fine. Pensateci: il SOFR ha ucciso il Federal funds rate che sostanzialmente rappresentava una porta d'accesso estera ai dollari; le stablecoin faranno mutare il mercato dei titoli sovrani americani, poi. A tutti gli effetti ci troviamo nel bel mezzo di un processo che ci traghetterà dal sistema eurodollaro al sistema stablecoin: dominio della FED sostituito dal dominio del Dipartimento del Tesoro americano. E di cosa si preoccupava, e preoccupa, maggiormente l'UE? Di non ottenere linee di swap privilegiate con la FED. Spogliata la banca centrale americana del suo ruolo di dominio economico e decentralizzato tramite le FED regionali, ciò che rappresenterà in futuro sarà solo un cancello per avere accesso al dollaro... niente di più. Niente più salvataggi centrali.

È una cosa che gli Stati Uniti possono permettersi in virtù del fatto che si trovano all'apice della catena delle garanzie collaterali, mentre invece Londra e Bruxelles si trovano alla fine. Ed ecco un altro motivo per cui chi ha più da perdere in una crisi sono le capitali europee, non Washington. Una ovvietà se si pensa ad Hormuz: non sono gli USA a rimanerne danneggiati se resta chiuso, così come non lo sono se viene chiuso Bab-el-Mandeb. È vero che i prezzi della benzina sono aumentati negli USA... ma al gallone! Infatti se il prezzo medio è circa $4 al gallone oltreoceano, qui staremmo parlando di circa €8 al gallone. Una bella differenza tra chi esporta quantità in eccesso di carburante perché ne è provvisto e chi deve affidarsi alle importazioni perché, tra le altre cose, ha ucciso le raffinerie tramite la religione dell'ambientalismo. Senza contare che Trump non ha venduto i barili della SPR, bensì li ha sottoposti a contratti pronti contro termine con le società petrolifere (es. Exxon prende in prestito oggi 100 milioni di barili e ne riconsegna 105 milioni tra un anno).

Chi è sotto assedio, quindi, non è il dollaro né il mercato obbligazionario americano, bensì i mercati monetari e obbligazionari europei. Loro deficitano di tutte quelle garanzie collaterali in grado di giustificare livelli spropositati di leva finanziaria e creazione di strumenti finanziari “esotici” con cui far traboccare il mondo della loro influenza politica ed economica.

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mercoledì 12 agosto 2026

Terra della confusione: il Grande Reset in movimento

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Colin Todhunter

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/terra-della-confusione-il-grande)

Le crisi mondiali a cui abbiamo assistito negli ultimi anni vengono spesso presentate come una sequenza caotica di eventi: una “pandemia”, l'inflazione, la carenza di energia e la guerra.

Non c'è da stupirsi se la maggior parte delle persone sia confusa. Tuttavia, un'analisi strutturale rivela una demolizione controllata e deliberata del contratto sociale del XX secolo.

Stiamo assistendo a una transizione da un modello capitalistico produttivo, che richiedeva una forza lavoro di massa numerosa e in salute, a quello che Yanis Varoufakis definisce un ordine tecnofeudale.

Il motore di questa transizione è stata una disperata strategia di stabilizzazione finanziaria attuata sfruttando un evento di salute pubblica. Come evidenziato dal professor Fabio Vighi, il sistema finanziario mondiale ha raggiunto un punto di instabilità terminale alla fine del 2019, come dimostrato dal crollo del mercato repo statunitense (dove le banche si prestano denaro a vicenda).

Congelando l'economia reale attraverso i lockdown, le banche centrali hanno effettuato massicce iniezioni di liquidità per salvare il settore bancario e finanziario. Se quel denaro fosse entrato in un'economia funzionante, avrebbe innescato un'iperinflazione. Tenendo la popolazione a casa, l'élite ha attuato un salvataggio occulto che ha preservato il dominio della classe finanziaria a scapito della classe media produttiva.

Tuttavia, era necessario anche un riassetto geopolitico. Per decenni, l'economia tedesca si è basata su tre pilastri: il gas russo a basso costo, le esportazioni di alta tecnologia verso la Cina e la protezione degli Stati Uniti. Entro la fine del 2025 tutti e tre si sono sgretolati. Come osserva il professor Michael Hudson, il “sabotaggio” dei gasdotti Nord Stream era una necessità strutturale per l'élite finanziaria occidentale.

Se la Germania avesse continuato a integrarsi con Russia e Cina, avrebbe creato un polo di potere indipendente dal dollaro. Il conflitto in Ucraina ha avuto uno scopo preciso: ha costretto la Germania a sostituire il gasdotto russo e a investire massicciamente nella costruzione di infrastrutture per il gas naturale liquefatto (GNL), diventando dipendente dal GNL proveniente dagli Stati Uniti. A differenza del gas naturale trasportato tramite gasdotto, il GNL deve essere super-raffreddato, trasportato e rigassificato, un processo intrinsecamente 3-4 volte più costoso.

Il risultato è che, nel 2025, la produzione industriale tedesca ha raggiunto il livello più basso dagli anni '90. Industrie pesanti come BASF (chimica) e ThyssenKrupp (acciaio) si stanno trasferendo negli Stati Uniti o in Cina. Nel frattempo, la Germania si sta trasformando da gigante industriale puntando sulla creazione di posti di lavoro in settori come le energie rinnovabili (tra cui la trasformazione in un “hub dell'idrogeno”), i semiconduttori e la microelettronica, la robotica e le biotecnologie, e dirottando i propri capitali verso una spesa annuale per la difesa da €150 miliardi.

Allo stesso tempo, mentre la Germania crolla, la City di Londra prospera grazie alla volatilità mondiale. Tra le altre cose, la City è il centro nevralgico mondiale per le assicurazioni contro i rischi di guerra e per l'intermediazione energetica. Quando un oleodotto viene distrutto o una rotta marittima strategicamente importante è minacciata, il prezzo dell'assicurazione contro i rischi di guerra triplica. Il mercato assicurativo londinese (Lloyd's) estrae questi “premi di rischio” dall'economia mondiale.

I broker della City considerano l'instabilità geopolitica come una classe di aseet volatile. Mentre le famiglie britanniche sono schiacciate dalle bollette energetiche, il centro finanziario rimane redditizio estraendo ricchezza proprio dal caos che la politica estera contribuisce a creare.

Inoltre, la City di Londra si è assicurata la posizione di intermediario indispensabile nel corridoio energetico transatlantico. Sebbene il gas fisico provenga dagli Stati Uniti e venga consumato in Europa, l'architettura finanziaria e giuridica di questo commercio è gestita quasi interamente a Londra.

I broker e le borse come l'ICE (Intercontinental Exchange) di Londra hanno fatto registrare volumi record nei contratti futures e derivati ​​sul GNL. Si tratta di scommesse finanziarie sul prezzo futuro del gas. Con l'aumento della volatilità, le commissioni e le spese addebitate dai trader e dalle camere di compensazione con sede a Londra salgono alle stelle.

Oltre il 90% delle assicurazioni marittime mondiali, comprese le coperture specializzate e ad alto premio richieste per le navi metaniere, è sottoscritto tramite Lloyd's. Imponendo premi assicurativi elevati per il rischio di guerra a qualsiasi nave che entri nelle acque europee, Londra di fatto impone una tassa privata su ogni molecola di gas che sostituisce la fornitura persa del gasdotto russo.

Ciò garantisce che, mentre l'industria europea è alle prese con gli elevati costi energetici, le società finanziarie della City ricavino un enorme profitto dalla logistica della fornitura sostitutiva.

Naturalmente, il riassetto strutturale delle economie porta a enormi tensioni sociali.

È qui che entra in gioco la “minaccia russa”. Essa è stata elevata a narrazione interna onnicomprensiva, utilizzata per gestire il dissenso interno e per galvanizzare l'opinione pubblica, spingendola a schierarsi a fianco della bandiera. Lo spauracchio svolge una vitale funzione psicologica, trasformando la crescente rabbia dei più poveri in un dovere patriottico di sopportare le difficoltà.

In questo regime di “emergenza permanente”, qualsiasi azione sindacale, protesta o critica sistemica può essere etichettata come influenza straniera maligna o sovversione, consentendo allo Stato di utilizzare nuovi e ampi poteri di polizia per reprimere le tensioni interne.

Per giustificare il dirottamento di miliardi di entrate fiscali da servizi pubblici inefficienti verso il complesso militare-industriale, al fine di creare “crescita” in un'economia in crisi (un disperato tentativo di rilanciare un neoliberismo al collasso – si veda il Capitolo due qui), lo Stato deve mantenere un elevato livello di paura esistenziale. Nel Regno Unito, la Strategia Industriale della Difesa 2025 inquadra esplicitamente la militarizzazione come motore di crescita, utilizzando lo spettro di un'invasione russa per legittimare un trasferimento di ricchezza, sovvenzionato dallo Stato, a favore di appaltatori della difesa ad alta tecnologia.

Creando un perenne stato di allerta bellica, l'élite si assicura che uno dei pilastri principali dell'economia sia quello che serve direttamente alla sicurezza dello Stato, mentre alla popolazione viene detto che la riduzione dell'assistenza sanitaria e delle pensioni è un sacrificio necessario per la sopravvivenza nazionale.

A questo proposito, osserviamo anche il mutamento dello status dell'essere umano. Nell'era industriale, lo Stato “sottoscriveva” investimenti a favore della classe operaia, finanziando il Servizio Sanitario Nazionale e l'istruzione, poiché necessitava di una popolazione idonea a sostenere la produzione. L'intelligenza artificiale, la robotica e il declino economico rendono sempre più superflua gran parte di questa forza lavoro.

Poiché il capitale potrebbe non ritenere più desiderabile o redditizia la riproduzione del lavoro, lo Stato ritira il proprio contributo. Il visibile degrado del Servizio Sanitario Nazionale è il risultato di un disinvestimento deliberato (il mercato britannico delle assicurazioni sanitarie private ha raggiunto la cifra record di £8,64 miliardi, con un aumento di quasi il 14% rispetto all'anno precedente).

Se il lavoratore non è più necessario alla produzione, lo Stato considera l'assistenza sanitaria come un “costo non produttivo” da liquidare.

Quando una popolazione non è più una risorsa ma un onere fiscale, lo Stato passa dalla cura alla gestione della dimissione. Non è un caso se in Occidente si siano moltiplicate le richieste di una rapida legalizzazione del suicidio assistito. Questo potrebbe anche spiegare la prescrizione di midazolam e gli ordini di non rianimazione nelle case di riposo durante la pandemia di COVID. I dati mostrano che il governo britannico ha acquistato ingenti quantità di midazolam (scorte sufficienti per due anni in soli due mesi) all'inizio del 2020.

Nel 2025, le valutazioni ufficiali hanno rilevato che la legalizzazione del suicidio assistito avrebbe comportato “notevoli risparmi” per il Servizio Sanitario Nazionale e il sistema pensionistico statale, stimati fino a £18,3 milioni entro un decennio solo per le pensioni. La Valutazione del disegno di legge sui malati terminali (fine vita) (maggio 2025) ha quantificato ufficialmente l'impatto su “prestazioni e pensioni” e ha stimato che entro il decimo anno lo Stato avrebbe risparmiato circa £27,7 milioni all'anno in pagamenti di pensioni e prestazioni non erogate grazie al suicidio assistito.

Accelerando l'“uscita di scena” degli anziani non produttivi (che fine ha fatto lo slogan dell'era COVID “salviamo i nonni”?), il sistema elimina miliardi di sterline di passività pensionistiche future dal bilancio statale.

Guardando al futuro, cosa possiamo aspettarci? Vedremo l'élite continuare a diffondere la narrativa di un'emergenza permanente sotto la maschera della crisi climatica e della minaccia russa per fornire la disciplina ideologica necessaria a giustificare un'austerità ancora maggiore.

Nel frattempo, l'identità digitale e le valute digitali delle banche centrali creeranno un sistema di sorveglianza totale. In questo sistema emergente, il cittadino viene sostituito dal “soggetto gestito”, il cui accesso all'economia è subordinato a un punteggio di credito sociale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 24 luglio 2026

Trasparenza: anatema di Londra e Bruxelles

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/trasparenza-anatema-di-londra-e-bruxelles)

Diversamente dall'armata brancaleone dell'attuale governo italiano, l'amministrazione Trump sa con chi ha a che fare quando di sparla di potere giudiziario. La più recente sentenza della SCOTUS in materia di “ius soli” è l'ennesima prova che, per grande influenza di John Roberts, il potere eversivo del ramo giudiziario negli USA è determinato è scavalcare quello legislativo ed esecutivo. In merito alla questione, si fondono insieme giurisdizione politica e geografica nel modo peggiore possibile (laddove il Congresso può offrire protezione agli immigrati, ma essi sono ancora soggetti alla giurisdizione della loro cittadinanza d'origine) e la magistratura ostracizza potere legislativo ed esecutivo. Qui c'è da smantellare una illusione accuratamente seminata da Hollywood: la Corte Suprema non è quell'organo finale dove vengono finalizzate le controversie. Alla creazione degli USA c'erano le Corti Supreme dei singoli stati americani, le quali hanno appaltato parte dei loro poteri a quella federale. Si tratta di una concessione, non di una scala gerarchica di poteri. Infatti alla sua formazione, il governo federale aveva come compito l'impostazione dei commerci tra gli stati americani, l'impostazione della linea di politica estera e la difesa. Quindi, i dazi ad esempio, erano materia per Presidente e Congresso, la Corte Suprema non doveva metterci becco. Ogni organo aveva i suoi compiti, determinati dal nono e decimo emendamento.

L'eversività della magistratura, in ogni nazione ormai, è il sintomo della conquista esterna di un Paese (così come l'immigrazione incontrollata è una forma di conquista sociale, dato che il mercato dell'eurodollaro non può più essere usato in modo estensivo) e viene usata, negli USA in particolare, per fomentare una guerra civile. Perché è così che funziona. I migranti scaricano a pacchi figli in Florida, ad esempio, e richiedono un certificato di nascita americano. De Santis gli nega quello della Florida, questo significa che questi scalzacani non possono avere documenti validi nello stato della Florida e quindi impossibilitati a vivere. Per di più possono solo spostarsi nei territori americani (es. DC, Guam, ecc.), ma non possono spostarsi negli altri stati americani perché non sono cittadini di quello stato (la Florida nel nostro esempio). Ciò a sua volta permetterebbe allo stato in questione di chiamare in tribunale il governo federale stesso (decimo emendamento), nel qual caso la Corte Suprema potrebbe invocare la Clausola di supremazia per annullare ciò che resta del federalismo americano. Gente come Roberts è pronta a tirare questa spoletta pur di aizzare al punto di non ritorno la guerra civile voluta ardentemente dalla Tavola Alta oltreoceano?

Lo scenario ottimista è quello che più viene preso in considerazione, ma non bisogna scordarsi che l'amministrazione Trump tiene presente anche quello pessimista: una sconfitta alle elezioni di medio termine e una vittoria Dem nel 2029. Uno dei principali scopi adesso, quindi, è quello di degradare quanto più possibile tutti quegli asset americani che possono essere ritorti contro il Paese. Questo significa levare le tende dal Medio Oriente e ridurre drasticamente il numero di basi sul quel territorio in modo da impedire ad agenti esterni di alimentare conflitti; lo stesso lo si può dire degli aiuti a Israele. Il rapporto tra USA e Israele non cambierà, solo che non ci saranno di mezzo soldi “gratis” con cui alimentare un azzardo morale a livello militare e trasformare di nuovo in un proxy di destabilizzazione Israele e altri Paesi mediorientali. Soprattutto adesso che gli USA hanno un canale diretto col governo civile in divenire a Teheran, il quale viene usato per smantellare ciò che rimane degli asset dell'IRGC. 

Facciamola semplice, così anche il più obnubilato da stampa e algoritmi di selezione (che, ricordiamolo, “allena” l'utente stesso) possa capire. Gli inglesi controllavano entrambi i lati della barricata in Medio Oriente, sia in Israele che in Iran. Era solamente questa l'origine della guerra infinita che ha infuriato nella zona. Il Golfo Persico era a loro esclusiva determinazione, dato che controllavano Iran, Qatar (pompa del gas), Emirati Arabi (riciclaggio di denaro), Oman (avamposto dell'MI6 sullo Stretto). Se non si parte da questo assunto, e se non si parte dal fatto che esistono diverse fazioni all'interno di una nazione (compresi anche i cosiddetti “intransigenti” e coloro che portano avanti solo ed esclusivamente una linea dura), allora inevitabilmente si finisce per avere una chiave di lettura insufficiente per leggere gli eventi. E quindi attecchiscono narrative fasulle, o addirittura accuse di irrazionalità nei confronti dell'amministrazione Trump.

Quest'ultima, sin dalla sua prima iterazione, sa che il modo migliore per far uscire allo scoperto infiltrati e situazioni compromesse è quello di rivelare l'agenda che hanno i diversi player sulla scena geopolitica. Siamo adesso arrivati al momento in cui i vari leader (di facciata) mondiali e gli opinionisti influenti devono scoprire le carte e mostrare per chi lavorano davvero o da chi sono finanziati per perseguire una certa linea di politica. L'attacco all'Iran, oltre a disinnescare l'arma di ricatto finanziaria e geopolitica dello Stretto di Hormuz, e trasferire logistica e commercio dall'Europa al continente americano nel suo complesso, è servito a smascherare le agende reali dei capi di stato.

Questa è una questione che va al di là delle singole filosofie politiche, o economiche. Si può odiare lo stato quanto si vuole, ma che dire della rete ombra di intrallazzi, interessi, influenze e ricatti che gli inglesi hanno imparato a padroneggiare nel corso della storia? È un concetto che va ben oltre lo stato e paradossalmente il loro superamento significa anche un oscuramento più intricato di suddette ombre. Qual è quell'asset, decentralizzato e distribuito, che fa della trasparenza il suo cavallo di battaglia? Bitcoin. Qual è quella nazione che sta accogliendo una tale filosofia nelle sue strategie economiche e politiche? Gli Stati Uniti. Questo mi porta a pensare che la nascita dell'asset fosse stata pensata esattamente per un momento del genere, che gli USA abbiano alimentato la sua evoluzione per avere a disposizione un'arma con cui gettare luce su quell'impero delle ombre. Pensateci un momento: la migliore definizione di Bitcoin attualmente è una backdoor a un sistema che ha fatto del dollaro ombra offshore la sua cannuccia con cui succhiare indefinitamente ricchezza dagli USA. L'algoritmo su cui “gira” il protocollo è lo stesso di quello usato dal sistema bancario e finanziario. Ciò spiegherebbe anche perché c'è una pagina di un giornale inglese all'interno del Genesis Block.

E questo spiegherebbe ulteriormente perché Powell e Wall Street hanno dapprima lottato unghie e denti per far avanzare i lavori per il SOFR e poi hanno abbracciato la possibilità di aprire a Bitcoin e alle stablecoin. La chiave di lettura della trasparenza è il miglior modo per intendere l'evoluzione di tutti gli eventi finora accaduti nel mondo, sin dalla prima amministrazione Trump e addirittura fin dalla nascita di Bitcoin stesso. Qui si inserisce anche l'abbandono della politica keynesiana in materia di banca centrale americana nel momento in cui Warsh abiura ufficialmente la Curva di Phillips, linea di politica puramente di matrice inglese. Qui si inserisce anche il dialogo con Mosca e Pechino, e lo spostamento di Washington verso un'economia hamiltoniana (in termini commerciali). Mettendo tutte queste cose insieme si arriva alla conclusione che l'attacco all'Iran è stato il palco finale per ridimensionare definitivamente il flusso finanziario ombra che ha tenuto in piedi l'impero inglese sin dal post-Seconda guerra mondiale.

E la maestria degli inglesi nel ribaltare causa-effetto è prodigiosa, soprattutto quando, tramite la propaganda mediatica, instillano nella mente della maggior parte delle persone che gli USA “si stanno isolando”. Sbagliato: sono gli USA a voler isolare Londra e Bruxelles dal resto del mondo.

Lo spostamento di asset militari americani in Grecia, che adesso è il Paese europeo più armato, rappresenta il proverbiale “bastone” agitato nei confronti della Turchia, mentre la “carota” è la stabilizzazione della lira turca. Erdogan ha sempre giocato la sua partita sul filo del rasoio, tra gli interessi americani e quelli della cricca di Davos/City di Londra (es. Fratelli musulmani). Un gioco pericoloso ma che ha rappresento la carta vincente affinché il Paese non venisse invaso né dall'una, né dall'altra fazione. Trump, comunque, come ha dimostrato anche col Qatar, offre una via per collaborare ed è la stessa offerta che ha di recente presentato allo stesso Erdogan. Ed è anche un modo per effettuare una de-escalation sia in Medio Oriente che in Europa dell'est: Iran e Israele non hanno più bisogno di essere monitorati affinché non causino caos nella regione. Il rifiuto recente israeliano di aiuti americani annuali è un segno che la strategia di distensione in Medio Oriente funziona, soprattutto se ci aggiungiamo i piani per costruire nuove infrastrutture di trasporto del petrolio. E questo l'ha capito anche la Turchia, da qui la fanfara grandiosa che è stata allestita all'arrivo di Trump al recente G7, mentre uno squallido pulmino è stato affibbiato ai “leader” europei.

Puntellare il fronte greco e sguarnire quello polacco è stato anche un modo per dimostrare buona volontà nei confronti di Putin, senza però abbassare la guardia (Stretto del Bosforo). Ciò che emerge da questi rapporti è solo una cosa: forza. Concessioni di buona volontà, senza però depotenziare la propria posizione negoziale. Infatti tutte le connessioni inglesi nel Golfo Persico sono state rovesciate e i piani di Londra e Bruxelles di poter maneggiare le leve geopolitiche mondiali si riducono man mano che il tempo passa. In fondo, la Brexit altro non era che una faida interna alla cosiddetta Tavola Alta per decidere chi dovesse guidare il mondo post-reset.

Ora Washington sta offrendo la sopraccitata “carota” a Erdogan, il quale ne ha davvero bisogno per stabilizzare il mercato della lira. Solo una manciata di mesi fa ha scaricato tutti i suoi titoli del Tesoro americani, una mossa che può essere letta in due modi: o Londra ha richiamato i suoi asset, oppure Ankara continua a fare da ponte per i flussi finanziari ombra inglesi. Perché, ricordiamolo, Ankara è uno dei pochi Paesi che permette alle banche locali di detenere oro come riserve Tier-1 e, sin dal 2013 quando Obama tagliò fuori l'Iran dallo Swift affinché venissero potenziati i flussi finanziari ombra inglesi che passavano da lì, il denaro ombra iraniano è stato riciclato in Turchia tramite l'oro. In questo modo Obama ha finanziato indirettamente l'armamento nucleare iraniano. Riportare l'Iran nello Swift significa gettare luce sui flussi ombra. Ancora una volta trasparenza, l'anatema della City di Londra. Trump ha praticamente fatto capire a Erdogan di scegliere da che parte stare e questa offerta può essere presentata solo da un Leader che sta avendo la meglio sui propri avversari. La stessa offerta che è stata presentata a Israele... che tanto si dice controlla gli stati Uniti... mentre invece Trump ha fatto capire a Netanyahu che può sconfiggere Hezbollah, ma può scordarsi di prendersi mezzo Libano.

L'unione di tutti questi temi rappresenta un piano che gli Stati Uniti stanno portando avanti non per bontà o nobiltà di cuore, ma solo perché la classe dirigente americana è stufa di farsi fregare dalle sue controparti oltreoceano.

Infatti il differenziale di rendimento tra il decennale inglese e quello americano è +32 punti base, mentre tra quello inglese e quello giapponese è +210 punti base. La Banca d'Inghilterra continua a manipolare il lato lungo della curva dei rendimenti americana tramite il carry trade sullo yen e la Banca del Canada, mentre combatte unghie e denti per impedire a Trump di tornare a far avere un mercato ai titoli garantiti da ipoteca (cosa che permetterebbe la riconquista completa della politica sui tassi). La vera guerra è tutta qui: lungo lo spettro dei rendimenti tra i 10 anni e i 30 anni. Ed ecco perché il Giappone deve continuare a rialzare i tassi: i differenziali di rendimento vengono a mancare. A quel punto o la Banca d'Inghilterra lascia correre ancora più in alto il back-end della sua curva (causando una crisi obbligazionaria), o lo abbassa a costo dell'arbitraggio sulla valuta (passando la patata bollente dei bond all'UE). Ueda non è conosciuto per il suo coraggio e se sta resistendo alla pressione mediatica è solo grazie all'appoggio di Bessent, il cui obiettivo è la fine degli arbitraggi sulle valute come arma e la fine dei differenziali di rendimento obbligazionari come arma.

Infatti la fine del carry trade sullo yen ha potenziato il prosciugamento di liquidità in eurodollari nei mercati mondiali. Ciò ha permesso agli USA di dedicarsi ad altre faccende geopolitiche, come il Venezuela e l'Iran, e lasciando la componente economica al Giappone. Questo non ha impedito agli avversari degli USA di attaccarli, come continuano a fare sulla parte meno liquida della curva dei rendimenti (trentennale), e a incamerare bond americani per accedere ai dollari (dato che il SOFR è un tasso collateralizzato a differenza del LIBOR). In questo contesto il margine di manovra della BOJ è abbastanza ampio, dato che può coprire le perdite sulle obbligazioni con il portafoglio di azioni in suo possesso. Alla fine della fiera, gli allarmismi (stampa inglese) sul Giappone non erano direzionati al Paese stesso, ma alle conseguenze che avrebbero causato su quelle economie dipendenti dall'eurodollaro e a cui non avrebbero più avuto accesso privilegiato. Washington sta praticamente liberando il Giappone dalla morsa finanziarista inglese che da tempo immemore ha spremuto il Paese.

I futures sulla benzina, poi, mostrano chiaramente un andamento ribassista per i prezzi futuri della materia. Per le elezioni di medio termine si prospetta infatti un valore di $2.35. Lo stesso per la curva forward del petrolio, in manifesta discesa rispetto alle oscillazioni presenti. Certo, il range rimarrà intorno ai $75-80 per il momento, non rivedremo i $60 molto probabilmente fino all'anno prossimo. La backwardation è sul Brent; il WTI è in contango invece. Ma il primo è un contratto puramente finanziario, mentre il secondo prevede la consegna fisica. E con il Venezuela in supporto alla produzione americana e l'OPEC+ che ha tagliato i prezzi del petrolio più del previsto (spiazzando progressivamente l'Iran), i guai saranno esclusivamente europei. Senza contare che il presunto partner dell'UE, ovvero l'Ucraina, continua ad avere come obiettivo bersagli russi la cui distruzione fa esclusivamente del male alle importazioni di energia europee. Un “curioso” modo per farsi continuare a dare soldi e supporto militare...

Un ricatto interno potremmo chiamarlo, perché non dimentichiamoci di un punto: esistono fazioni “moderate” e disposte al compromesso anche all'interno della cosiddetta cricca di Davos. E così come Trump e i suoi alleati sono costretti a superare linee rosse degli avversari per forzarli a una reazione (bombardare nuovamente l'Iran ha come obiettivo indebolire l'IRGC rispetto ai negoziatori disposti a collaborare con gli USA), lo stesso indebolimento è messo in piedi a livello di City di Londra/cricca di Davos. La strategia regina è sempre stata quella di degradare la capacità dei propri avversari nell'accedere alle fonti di collaterale. Infatti chi è che viene più impattato dalla recente decisione cinese di limitare le esportazioni di elio? Non gli Stati Uniti, i quali sono esportatori di elio. Ovviamente l'Unione Europea. Inutile dire che, per motivi logici, Xi, Putin e Trump non possono mostrare pubblicamente la loro alleanza d'intenti in questo conflitto. La quantità di infiltrati nei loro rispettivi Paesi è incapacitante ancora (basti pensare al Congresso americano e la spasmodica e recalcitrante volontà di finanziare indefinitamente la guerra in Europa orientale se potesse).

Visto che l'IRGC ha scelto chiaramente l'annientamento, e per estensione i burattinai dietro di essi ovvero Londra e Bruxelles, il conflitto in Iran si dimostra ancora una volta lo stadio finale di una strategia volta a rendere gli Stati Uniti i decisori ultimi in cima alla Tavola Alta. In sintesi, si stanno prendendo il ruolo di coloro che imposteranno le decisioni che daranno forma al mondo di domani, al sistema mondiale di domani. Infatti non crediate che Londra, Parigi o Bruxelles stessi siano “amici”; si è sempre trattato di chi avrebbe impostato la linea di politica del nuovo sistema. Washington si sta dimostrando semplicemente un “amministratore” più tollerabile visto che vuole far respirare la classe media, diversamente dai piani di Londra e Bruxelles che vogliono un chiaro annientamento della stessa.

In questo contesto attaccare Teheran è un modo, indiretto ovviamente, di risolvere l'altro scenario di guerra in Ucraina, stringendo il cappio energetico intorno al collo dell'UE. In che modo può rifornire di militari, armamenti e strumenti Kiev se la possibilità di accedere a petrolio e gas a basso costo diventa sempre più esigua? E se non ha più accesso alle risorse energetiche, come farà ad attenuare una crisi sul debito sovrano dato che rifinanziare i debiti dei vari Paesi membri non potrà più essere fatto a costi bassi? La più recente asta di titoli decennali tedeschi è stata un disastro (la quale ha raccolto solo la metà dei fondi che si proponeva di raccogliere). Non dimentichiamoci che il petrolio è il collaterale principale tramite cui scorre il denaro nel sistema finanziario odierno.

Disinnescare l'Iran, quindi, era fondamentale a differenza di ciò che dicono “pacifisti oltranzisti” e propagandisti bannoniani/duginisti (se davvero l'obiettivo di Trump fosse stato quello di annientare l'Iran, gli sarebbe bastato imporre un embargo alle importazioni d'acqua). Contenere l'IRGC, e per estensione le influenze della cricca di Davos/City di Londra in Medio Oriente, ha permesso a Trump di ottenere il supporto di quelle fazioni nelle varie nazioni di quella regione tramite un colpo di stato finanziario: dall'entrata in vigore del SOFR sono principalmente gli Stati Uniti a decidere chi può avere accesso facilitato al mercato dell'eurodollaro e chi no. “Bastone e carota”. Riprendiamo in considerazione la Turchia: l'Europa dell'est non è più una minaccia per essa, così come non lo è più il conflitto a Nord-est tra Azerbaijan e Armenia, e l'Iran non è più una fonte di destabilizzazione contro Israele.

Così come gli asset militari americani sono stati spostati in Grecia dal Nord e dall'Est Europa, anche asset finanziari stanno affluendo in Turchia (sotto forma di capitali di rischio, stablecoin in dollari, Bitcoin, ecc.) per convincerla con la “carota”, senza però nascondere il “bastone”. Non mancherà nemmeno l'intelligence necessaria per stanare tutti quei canali che hanno reso Ankara un potenziale nodo nella rete della cricca di Davos/City di Londra, come doveva esserlo Dubai e Pechino. Infatti quest'ultimo sta ritorcendo contro l'Europa, fungendo da punto di pressione in sintonia con Washington, la devastazione industriale autoinflitta senza essere più quella destinazione che le “locuste” di Davos avevano scelto per avviare una nuova Catena della morte finanziaria.

In questo contesto Londra, Bruxelles e Parigi vengono costrette a rimanere in quelle zone che hanno contribuito a devastare, in grado solo di parassitarle fino all'osso pur di rilanciare in qualche modo il loro piano di sopravvivenza. Non possono forzare un reset adesso senza finire per essere spazzati via come classe dirigente a livello internazionale; la crisi obbligazionaria che ho descritto nel mio libro, Il Grande Default, dovevano pagarla Stati Uniti e Russia affinché il Vecchio Continente emergesse come guida unica nell'impostazione del sistema futuro. Entrambi i Paesi si sono rifiutati di stare al gioco: il primo a livello finanziario, il secondo a livello militare. Così facendo hanno costruito un nuovo equilibrio e impostato la loro presenza alla guida al “tavolo delle decisioni”. Il modo di fare guerra ormai è cambiato, rendendo obsoleti gli armamentari nucleari. Oreshnik e la rimozione chirurgica di Maduro sono stati i punti di svolta. Il mondo finanziario è cambiato, dato il SOFR ha permesso agli USA di riprendere il controllo della valuta e del lato corto della loro curva dei rendimenti.

I grafici qui sotto mostrano rispettivamente il differenziale di rendimento tra il decennale inglese e quello americano, e il differenziale tra le obbligazioni a 2 e 10 anni americane (il benchmark di riferimento delle banche a cui concedere mutui e prestiti). Da quando il Giappone ha iniziato il suo percorso di rialzo dei tassi, normalizzazione dei rendimenti obbligazionari e inversione del carry trade sullo yen, questi due grafici si muovono in sincronia. In sintesi, gli inglesi, avendo perso la capacità di manipolare il lato corto della curva dei rendimenti americana, si aggrappano alla manipolazione del lato lungo per disinnescare una crisi del debito sui loro titoli (ecco perché finora hanno fatto in modo che fosse impossibile far uscire fuori dalla conservatorship Fannie Mae & Freddie Mac). E questa semplice descrizione di una delle loro tante manipolazioni è anche il motivo per cui non esistono condizioni di vittoria per l'Ucraina, solo un continuo logoramento per ritardare un redde rationem su quel flusso di prestiti che è stato scaricato nella dolina finanziaria dell'Europa dell'est.


In una qualsiasi partita di GO con più di 4 giocatori è praticamente impossibile costruire una “struttura” stabile con cui vincere il gioco e “l'ideatore” del sistema, chi ne controlla le regole (sistema di estrazione/colonizzazione/divisione conflittuale), vincerà sempre. Oh ma se si bypassa il gioco stesso e si punta direttamente al sistema, le cose cambiano...

Alla fine gli europei non avranno più energia con cui rifornire l'Ucraina e la recente offerta di Trump nei confronti di Zelensky, ovvero quello di fornire Patriot, è stata una buotade. Come può non esserlo se per costruire la fabbrica per produrli richiede come minimo 5 anni per essere costruita e diventare pienamente operativa? Bastone e carota. Trump ha fornito la carota a Zalensky, una via d'uscita, ma quest'ultimo l'ha rifiutata. Così come il MOU è stato rifiutato dalla fazione oltranzista iraniana. L'euristica in questi casi è dannatamente semplice: quando un individuo o un gruppo di individui agiscono diversamente dal loro miglior interesse, e fanno scelte palesemente scellerate, allora qualcuno sta puntando loro una pistola alla testa. Allo stesso modo non basta essere “amici”, o accettare la “carota”, degli Stati Uniti per ottenere più di quello che si merita: non lo otterrà Putin oltre al Donbass e Crimea, non lo otterrà Netanyahu oltre alla distruzione di Hezbollah.

A chi davvero basta sopravvivere per vincere la guerra a questo punto non è l'Iran contro gli USA, bensì alla Russia contro la NATO. I membri europei hanno firmato assegni per sostenere Kiev con collaterale la cui riscossione è ancora intrappolata dietro l'esercito russo. Il cappio, oltre a quello energetico, è anche monetario, stretto intorno al collo dell'UE, e sta soffocando più velocemente le economie europee.

Quali sono quei punti su cui Londra e Bruxelles stanno combattendo più alacremente? Stanno combattendo unghie e denti contro il CLARITY Act, contro la liberalizzazione di Fannie/Freddie, contro l'emancipazione di Canada e Australia come vettori con cui pompare il mercato dell'eurodollaro. Stanno combattendo contro l'eventualità sempre più manifesta della loro mancanza di accesso a garanzie collaterali. Questo è il mosaico dove ha luogo la guerra finanziaria tra la City e Washington, ma se si alterano tutte le cose sopraccitate a livello strutturale allora il sistema risultante sarà molto più durevole. Questo significa rimettere flusso di cassa nelle mani della classe media. Un sistema a due livelli: il governo americano che prende quote in aziende importanti in grado di migliorare la capacità produttiva e il flusso di credito (es. Intel); poi ricostruire il mercato dei mutui trentennali il quale ha permesso alla classe media americana di prosperare come ha fatto, fino alla sua implosione ad hoc nel 2008.

L'idea che dazi e industria manifatturiera siano la fonte della ricchezza, della forza e della sicurezza di una nazione risale ad Alexander Hamilton. Scrivendo poco dopo la Rivoluzione, Hamilton temeva che una nazione di agricoltori ed esportatori di merci non sarebbe stata in grado di resistere a lungo alle grandi potenze europee. Nella sua relazione intitolata, Sul tema delle manifatture, pubblicata nel 1791, scrisse: “Non solo la ricchezza, ma anche l'indipendenza e la sicurezza di un Paese sono materialmente connesse alla prosperità delle manifatture. Ogni nazione, in vista di questi grandi obiettivi, dovrebbe sforzarsi di possedere al suo interno tutti gli elementi essenziali per l'approvvigionamento nazionale. Questi comprendono i mezzi di sussistenza, l'abitazione, il vestiario e la difesa”.

Oppure pensate a Energy Fuels. Il suo impianto di White Mesa, nello Utah, è/era l'unico impianto di lavorazione dell'uranio operativo negli Stati Uniti. Ha una capacità autorizzata di otto milioni di libbre di uranio all'anno. È il principale produttore statunitense di U308, il concentrato necessario per produrre combustibile per le centrali nucleari. È un'attività legata all'uranio, ma è anche un'attività legata alle terre rare. La lavorazione dell'uranio è tossica, in parte perché il minerale è radioattivo e bisogna prendere ogni sorta di precauzione per il residuo generato, oltre a trovarsi in una giurisdizione/area geografica favorevole a tali attività. Lo Utah è uno di questi luoghi. Il mese scorso, il Dipartimento della Guerra ha approvato un prestito condizionato di $720 milioni con Energy Fuels per la lavorazione della monzanite presso l'impianto di White Mesa. Questo potrebbe renderla un produttore nazionale di successo di terre rare. Ciò si integrerebbe perfettamente con la strategia perseguita dall'amministrazione Trump. 

Questo sistema di incentivi negli Stati Uniti attrarrà capitali, cosa che a sua volta creerà non poche difficoltà alla Banca d'Inghilterra e alla BCE affinché li trattengano sul loro territorio e smettano di interferire nel differenziale di rendimento nei titoli americani a dieci e trent'anni tramite la manipolazione, come suggerito sopra, del differenziale due anni-dieci anni americani e quello tra il decennale inglese e americano.

Come si fa affinché la Tavola Alta metta in gioco i propri di capitali? Si adotta la stessa strategia di logoramento applicata dalla Russia forzando la NATO a tirargli contro uomini e materiali militari. Si tratta di un drenaggio dalla classe fiananziarista alla classe media americana, la quale è stata spremuta da tassi dei mutui alti, alta inflazione, regolamentazione selvaggia, sprechi fiscali/sociali, ecc. 


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mercoledì 22 luglio 2026

L'ultima linea di difesa della NATO?

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Matthew Andersson

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/lultima-linea-di-difesa-della-nato)

I critici potrebbero aver interpretato erroneamente il recente vertice della NATO.

A loro sembra che gli Stati Uniti si stiano schierando unilateralmente con l'Europa e contro la Russia.

Il presidente Trump è più astuto: sa chi ha la mano vincente e le sue comunicazioni dirette con i suoi pari, Xi e Putin, non sono sempre pubbliche.

Le critiche iniziali del presidente Trump nei confronti dell'UE e della NATO rimangono valide. Sebbene gli Stati Uniti stiano attualmente offrendo loro una certa cortesia diplomatica e un sostegno limitato, l'Europa è in definitiva circondata da ogni lato da potenze che la rendono irrilevante in termini di influenza mondiale. L'Europa si è messa in questa situazione a causa del proprio declino economico interno, dovuto a scelte politiche errate. Sta usando la guerra come mezzo per risollevare le proprie sorti, ma le sue probabilità di successo sono scarse.

L'UE è economicamente circondata dagli Stati Uniti a ovest, dalla Russia e dalla Cina a est, da un vasto territorio artico a nord che non può controllare e dall'India e da Israele, potenza emergente in Medio Oriente, a sud. L'Europa non ha margini di manovra strategica. Ha scarse prospettive di riemergere come potenza di rilievo e la NATO ha perso da tempo la sua rilevanza e la sua solvibilità.

Fin dal suo primo mandato il presidente Trump ha avuto ragione riguardo alla Russia e alla NATO.

Avere “ragione” significa comprendere l'importanza economica e commerciale a lungo termine della Russia e apprezzarne la potenza militare. Insieme a Cina e Stati Uniti, essa costituisce la triade delle superpotenze. Avere ragione significa anche comprendere che i giorni dell'UE e della NATO sono contati e che il mondo è cambiato senza di esse.

Dopo l'incontro di Anchorage con Trump, il presidente Putin ha invitato il suo omologo a Mosca: la cauta risposta di Trump ha ricordato che, sebbene relazioni produttive possano essere benvenute da entrambi i leader, ognuno di loro opera all'interno di una complessa tradizione di difesa e politica estera che non si fida dell'altro. Alcuni l'hanno definita il “crogiolo della fiducia” e l'esperienza passata è difficile da superare. Il cambiamento avverrà lentamente.

L'Europa fa parte di quella massa continentale eurasiatica condivisa, e della sua sicurezza, ma “l'Europa” non è un unico Paese unificato. Anche all'interno della sua limitata sfera occidentale è stata una regione costantemente impegnata in rivalità e guerre. C'è stato un periodo dopo Napoleone – circa un secolo – in cui si è goduto di una relativa pace, ma il XX secolo è stato l'esatto opposto: una catena quasi ininterrotta di guerre – regionali, rivoluzionarie, mondiali e fredde – e ora, una nuova guerra nel XXI secolo è sempre più vista come inevitabile.

Esistono molteplici spiegazioni di natura politica, sociale e istituzionale, ma il declino economico è al centro della motivazione per cui l'UE è determinata a provocare la Russia (e perché si sta appellando agli Stati Uniti).

Se però Germania, Francia e Regno Unito fossero guidate da una solida crescita industriale interna, avessero confini controllati tramite l'immigrazione e una minore dipendenza energetica dall'estero, se non addirittura sull'orlo del collasso energetico nazionale, un simile conflitto non sarebbe necessario né verrebbe preso seriamente in considerazione.

Nella storia recente basta ripercorrere la disastrosa linea di politica della cosiddetta “energia verde” di Angela Merkel, la deindustrializzazione, le frontiere aperte e la chiusura del centro nucleare tedesco per averne una chiara spiegazione. È caduta completamente nella trappola di un'ingenua ideologia progressista che sostiene che il petrolio non conti più nulla.

E gli Stati Uniti stavano imboccando la stessa strada.

Francia e Regno Unito non sono da meno, con la loro serie di leader deboli, confini incontrollati, violenza interna da parte di culture straniere, deindustrializzazione e delocalizzazione. Non c'è da stupirsi se i “leader” europei siano ora intrappolati economicamente e si stiano rivolgendo alla guerra come disperata forma di ripresa economica.

Il presunto capo della NATO, Mark Rutte, è stato di recente alla Casa Bianca, perorando la causa della guerra e chiedendo il sostegno finanziario degli Stati Uniti, con slide e grafici che sembravano più un piano fallimentare di risanamento aziendale. Il vecchio detto “attenti a ciò che desiderate” potrebbe essere pertinente, dato che la NATO sta agendo da intermediaria per l'Europa occidentale e guarda agli Stati Uniti come al suo garante prima del fallimento. Il presidente Trump ha già visto situazioni simili.

Ovviamente molti altri interessi e attori guidano questa strategia, ma il declino di Germania, Francia e Gran Bretagna potrebbe essere il fattore determinante. La Scandinavia è in qualche modo immune, soprattutto la Norvegia grazie alle sue risorse naturali e ai suoi capitali, ma è vulnerabile alle influenze politiche e di policy europee.

Lo storico dell'economia Walt Rostow, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca sotto i presidenti statunitensi Eisenhower, Kennedy e Johnson, ha fornito un modello economico che contribuisce in larga misura a spiegare perché l'Eurasia e l'Europa siano sempre state instabili e soggette a conflitti. Il suo libro, The Stages of Economic Growth: A Non-Communist Manifesto, illustra come i Paesi si sviluppano attraverso diverse fasi di maturità.

Ma prevede anche come i Paesi ricorreranno alla guerra quando queste fasi saranno messe in discussione, interrotte o, a causa di una leadership inadeguata o di interferenze statali, ristagneranno o regrediranno.  L'Europa è scivolata indietro da potenza industriale e coloniale avanzata a uno Stato sociale con frontiere aperte, guidato da una classe politica debole, priva di piani, idee, impegno e lealtà nazionale.

Il Cremlino russo ha di recente annunciato che la sua operazione militare speciale in Ucraina si è trasformata in una vera e propria guerra. Sebbene prevedere gli sviluppi sia problematico, il vantaggio di potenza della Russia è talmente schiacciante che la NATO non può che essere vista come impegnata in un suicidio di fatto. Data la tendenza culturale europea al pessimismo esistenzialista, forse ciò è comprensibile.

Quando la guerra finalmente finirà, come inevitabilmente accade, di solito porta alla formazione di nuovi confini, relazioni, alleanze e accordi. La NATO e l'Europa sembrano contare sul caos della guerra come via d'uscita dalla propria debolezza.

Gli Stati Uniti potrebbero offrire loro un certo supporto tecnico-militare attraverso la vendita di armi, ma questo potrebbe rivelarsi un'autolesione, un inganno.

Alla fine Stati Uniti, Russia e Cina riprenderanno il loro dominio mondiale e la loro alleanza di potere. L'UE probabilmente crollerà o verrà ridimensionata; la NATO verrà definitivamente smantellata e la vecchia Alleanza Atlantica aggirerà l'Europa per allinearsi economicamente con l'Est e il Sud dell'Eurasia, perché è lì che risiede il potere.

Questo è ciò che prevedono le fasi di crescita.

L'UE sarà ulteriormente eclissata sul piano commerciale e militare da un Medio Oriente in ascesa dominato da Israele, perché quest'ultimo sa cosa vuole, ha un piano e sa come combattere. I burocrati europei come Rutte, Macron, Merz e la von der Leyen non lo sanno, e si troveranno di fronte a un destino fatale quando finalmente si renderanno conto che questa battaglia sarà probabilmente la loro ultima resistenza politica.

I cittadini europei possono tirare un sospiro di sollievo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 21 luglio 2026

Il New Deal marrone dell'Europa

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Dmitry Orlov

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-new-deal-marrone-delleuropa)

Il risultato del Green New Deal è un costante peggioramento del tenore di vita in tutta Europa, dovuto principalmente alla minore disponibilità di energia a prezzi accessibili pro capite. A sua volta è la stabilità apparente, ma il progressivo deterioramento delle condizioni di vita, ben più di una vera e propria crisi, a spingere le popolazioni a ribellarsi e a rovesciare le élite al potere. Le élite europee lo sanno, non gradiscono essere impiccate ai lampioni in tutta Europa e cercano quantomeno di scaricare la colpa su altri o, meglio ancora, di orchestrare una vera e propria crisi che poi potranno fingere di mitigare.

La crisi artificiale che hanno scelto è l'attacco, del tutto fittizio ma imminente, all'Unione Europea da parte della Federazione Russa. La ridicola menzogna usata per sostenere questa tesi è che, se l'esercito ucraino venisse sconfitto e il regime di Kiev cadesse, i carri armati russi invaderebbero l'Europa... proprio come fecero nel 1945! La spinosa questione del perché la Russia dovrebbe essere interessata a una simile avventura viene elusa attraverso il fanatismo anti-russo: il semplice fatto che i russi siano russi viene considerato sufficiente a garantire la loro propensione a un comportamento così folle e autodistruttivo.

Ma noi, non essendo bigotti irrazionali anti-russi, ci prenderemo il tempo per rispondere a questa domanda. Prendiamo in considerazione le richieste dichiarate dalla Russia per l'ex-Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, creata da Lenin e Stalin: la sua denazificazione, smilitarizzazione, neutralità e la garanzia dei diritti della maggioranza russofona (che rimane tale nonostante i tentativi, peraltro molto coercitivi, di costringere la popolazione a parlare ucraino). Si noti che “conquistare tutta l'Europa” o “ristabilire l'URSS” non rientra tra gli obiettivi della Russia.

A quattro anni dall'inizio dell'operazione militare speciale russa, possiamo valutarne i risultati.

Denazificazione: dove sono i battaglioni neonazisti ucraini che sventolavano bandiere e insegne di ispirazione nazista tedesca e i cui membri erano facilmente riconoscibili per le svastiche e i ritratti di Hitler tatuati su arti e torsi? Quelli regolarmente accusati di crimini di guerra sono il Battaglione Azov (ora reggimento), il Battaglione Aidar, il Reggimento Kraken e Settore Destro. Il Battaglione Azov fu fondato dal nazionalista di estrema destra Andrej Biletskij e utilizzava l'Angelo Lupo nazista come emblema. I membri ultranazionalisti del Settore Destro hanno svolto un ruolo di primo piano nella rivoluzione di Euromaidan del 2014 e nella guerra del Donbass del 2014-2015. Il Battaglione Aidar è stato accusato di violazioni dei diritti umani da Amnesty International e Human Rights Watch. Il Partito Svoboda (Libertà) reclutava combattenti usando una retorica ultranazionalista e antisemita. Tutti questi gruppi ebbero una lunga e gloriosa carriera, seminando morte e distruzione, ma ormai gran parte dei loro membri originari è morta e, sebbene i loro nomi siano ancora usati a fini propagandistici dal regime di Kiev, le organizzazioni stesse sono quasi morte. A questo punto i battaglioni nazisti vengono impiegati principalmente come truppe di sbarramento, bloccando la ritirata delle reclute inesperte che si lanciano contro i russi in avanzata e cercando di ucciderle se tentano di arrendersi.

Smilitarizzazione: per il primo anno circa dell'Operazione Militare Speciale, le forze ucraine non hanno avuto carenza di volontari, ma ora non ce ne sono più. Al contrario, gli uomini vengono prelevati dalle strade e arruolati con la forza (a meno che non possano permettersi di pagare una lauta tangente), mentre gli ufficiali di reclutamento si sono arricchiti a dismisura e sono odiati e disprezzati. Inizialmente le truppe ucraine erano armate con armi di epoca sovietica, risalenti alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, o requisite in tutta l'Europa orientale da Paesi che facevano parte del Patto di Varsavia e che ora sono membri della NATO. L'esercito ucraino era organizzato e operava secondo manuali e regolamenti di epoca sovietica. E rappresentava una minaccia formidabile, infliggendo notevoli perdite alla parte russa. Le scorte di armi di epoca sovietica sono state gradualmente ridotte e sostituite con armi NATO, che si sono rivelate molto meno efficaci e molto più facili da distruggere per i russi, essendo progettate, come sono, per massimizzare i profitti delle aziende di difesa americane piuttosto che per fornire un'adeguata difesa (dato che nessuno sta attaccando l'America in ogni caso). Anche gli arsenali della NATO sono ormai sostanzialmente esauriti, così come i fondi disponibili per l'acquisto di nuove armi. I leader europei in Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e altrove stanno iniziando a respingere l'idea di ulteriori spese militari a favore del regime di Kiev.

Nel frattempo, in Ucraina, i manuali e i regolamenti di epoca sovietica sono stati sostituiti dagli “standard NATO” e da un addestramento che si è rivelato molto meno efficace di quello sovietico. I membri della NATO hanno appreso la metodologia dagli americani, i quali, a loro volta, l'avevano appresa da ex-ufficiali nazisti tedeschi che, come ricorderete, persero la guerra contro l'Armata Rossa. La NATO, e ora l'esercito ucraino, si affidano quindi a dottrine militari, principi organizzativi e pratiche operative della parte sconfitta. La NATO, composta principalmente dagli americani, è stata in grado di ottenere risultati (sebbene mai una vittoria netta) contro avversari deboli come la Serbia e la Libia, ma la sua tecnica preferita – i bombardamenti indiscriminati – sarebbe inevitabilmente sfociata in uno scambio nucleare semmai fosse stata impiegata contro la Russia.

Si è creata una situazione davvero assurda: gli ucraini, che si atteggiano a nazisti tedeschi, con la NATO a supporto, sono coinvolti in un conflitto convenzionale ad alta intensità contro la Russia, che si atteggia ad Armata Rossa, ottenendo lo stesso risultato finale. Dato che ciò implica un'estrema stupidità, un rapido sguardo ai punteggi del QI nazionale sembra opportuno: la media russa è di 103; quella ucraina è di 95,4, la più bassa d'Europa. Gli Stati Uniti se la cavano un po' meglio con un QI di 99,7, ancora molto indietro rispetto ai 107 della Cina. “Scemo e più scemo vanno in guerra” sarebbe stato un buon titolo per un film, se non fosse per tutto il sangue, la violenza e le fosse comuni dei militari ucraini che si estendono a perdita d'occhio.

Da tutto ciò si può concludere che la Russia sta lentamente ma inesorabilmente raggiungendo gli obiettivi dichiarati della sua Operazione Speciale di Migrazione (SMO), vincendo una guerra di logoramento sia contro l'Ucraina (in termini di uomini) che contro la NATO (in termini di armamenti). Con la maggior parte degli ultranazionalisti ucraini morti, gli arsenali ucraini e della NATO esauriti, e un numero sempre maggiore di soldati ucraini che si rifiutano di combattere, l'operazione militare si concluderà inevitabilmente, il regime di Kiev cadrà, la maggioranza russofona in Ucraina riaffermerà i propri diritti e, se tutto andrà bene, si tornerà all'ordine costituzionale distrutto durante il colpo di stato orchestrato dagli Stati Uniti nella primavera del 2014.

La Russia intende quindi proseguire con ulteriori operazioni militari speciali per denazificare, smilitarizzare e difendere i diritti umani delle numerose minoranze russe che vivono in Estonia, Lettonia, Lituania e Moldavia? La Russia considera la difficile situazione dei russi che ancora risiedono in queste regioni una questione umanitaria piuttosto che militare, assorbendo facilmente l'afflusso. Ad esempio, attualmente in Russia vivono mezzo milione di moldavi, mentre la popolazione totale della Moldavia è di soli due milioni di abitanti ed è in rapido calo. La situazione nei Paesi baltici è simile, sebbene i numeri siano troppo esigui per essere rilevanti.

Ma ognuna di queste ex-repubbliche socialiste sovietiche semi-defunte, create con frammenti dell'Impero russo e alimentate da bolscevichi di mentalità internazionalista, con grande rammarico e disappunto della Russia, presenta anche alcune considerazioni strategiche per la Russia stessa: l'Estonia, insieme alla Finlandia, blocca quasi completamente il Golfo di Finlandia, che fornisce un accesso marittimo di fondamentale importanza a San Pietroburgo e ai vicini porti di Ust-Luga e Primorsk, con un volume totale di merci di circa 170 milioni di tonnellate all'anno. La Lituania costituisce un corridoio terrestre verso l'exclave russa di Kaliningrad. La Moldavia ha una regione separatista, la Transnistria, abitata da mezzo milione di cittadini con passaporto russo, che lo Stato russo è teoricamente tenuto a difendere.

Ma quale di questi problemi la Russia tenterebbe mai di risolvere con un attacco? Un'Europa non completamente folle e squilibrata dovrebbe essere in grado di risolvere tali questioni amichevolmente e senza ricorrere alla violenza. Possiamo solo sperare che una sonora sconfitta della NATO in Ucraina calmi i vertici dell'Alleanza che attualmente cercano di intensificare il conflitto.

Qualora dovesse scoppiare un conflitto militare tra i quattro Paesi sopra menzionati, è importante tenere presente che questi dovrebbero essere difesi da truppe provenienti da altre parti d'Europa. Tutti e quattro questi Paesi sono in gran parte spopolati di giovani: data la scarsità di opportunità lavorative, i giovani emigrano non appena possibile, lasciando dietro di sé Paesi scarsamente popolati... solo pensionati sempre più indigenti, con un numero crescente di edifici scolastici vuoti convertiti in strutture per anziani non più autosufficienti.

A sua volta quanto è probabile che giovani americani, britannici, francesi, tedeschi, spagnoli e italiani vengano arruolati e mandati a morire in un conflitto inutile per difendere Estonia, Lettonia, Lituania (membri NATO e UE) e Moldavia (non membro)? Se solo il 16% degli uomini tedeschi afferma di essere assolutamente disposto a imbracciare le armi per difendere la propria patria, quale percentuale di loro sarebbe disposta ad andare a morire per la Lituania? Possiamo solo fare delle ipotesi, quindi ipotizziamo il 2% – e questi sarebbero i meno sani di mente, quelli con tendenze suicide! Possiamo anche sperare che una società tedesca non completamente folle eserciti una notevole pressione politica per costringere il proprio governo a concedere ai russi tutto ciò che desiderano, che non è molto: corridoi stradali e ferroviari, aperti e sicuri, verso Kaliningrad e rotte marittime e aeree ampliate attraverso il Golfo di Finlandia sarebbero sufficienti a risolvere la questione amichevolmente per quanto riguarda i Paesi baltici.

Attualmente sembra che l'Occidente non abbia alcun interesse a risolvere le questioni in modo amichevole, concentrandosi invece sull'organizzazione di provocazioni. Lo scorso 10 settembre alcuni droni sono entrati nello spazio aereo polacco. Si è poi scoperto che si trattava di droni Gerbera di fabbricazione russa, velivoli esca privi di carica esplosiva, utilizzati per confondere e neutralizzare i sistemi di difesa aerea. Data la loro autonomia limitata, sono stati lanciati dal territorio controllato dal regime di Kiev. Hanno sorvolato parte della Bielorussia, dove alcuni sono stati abbattuti, mentre altri hanno proseguito verso la Polonia. Le autorità bielorusse hanno diramato un avvertimento alle loro controparti polacche: “In arrivo, attenzione!”

Le forze polacche e di altri Paesi NATO hanno fatto decollare i loro aerei da combattimento, ma questi sono inutili per abbattere bersagli così piccoli e lenti. I droni erano di fabbricazione russa, ma non ci sono prove che fossero gestiti da russi. Droni di questo tipo precipitano regolarmente dai cieli ucraini e possono essere riparati, riforniti di carburante, riprogrammati e rimessi in servizio. È possibile che i russi fossero dietro la provocazione, se il loro obiettivo era dimostrare che la NATO è indifesa persino contro droni così primitivi, nel qual caso avrebbero raggiunto il loro scopo, ma è molto più probabile che si trattasse del regime di Kiev che cercava di mantenere viva la narrativa dell'“aggressione russa”.

Sembra che tali dimostrazioni, plausibilmente negabili, si verifichino effettivamente. Ad esempio, c'è stato il pallone meteorologico cinese che ha sorvolato gli Stati Uniti continentali dal 28 gennaio al 4 febbraio 2023. La sua traiettoria di volo ha descritto un bellissimo arco che ha coperto l'Alaska, il Canada occidentale e poi gli Stati Uniti continentali dallo Stato di Washington a Myrtle Beach, nella Carolina del Sud. Ha volato troppo in alto perché l'aeronautica statunitense potesse abbatterlo, ma ha gradualmente perso quota ed è stato abbattuto da un F-22 Raptor a un'altitudine di 18.000 metri. Si è trattato o di un incidente (il pallone è stato deviato dalla rotta), o di una dimostrazione dell'incapacità degli americani di difendere il proprio spazio aereo da... palloni meteorologici!

Appena 10 giorni dopo l'episodio dei droni russi disarmati che volavano indisturbati sulla Polonia, è scoppiato uno scandalo con aerei russi che avrebbero violato lo spazio aereo estone. Secondo le autorità estoni, tre jet russi Mig-31 sarebbero entrati nello spazio aereo estone “senza autorizzazione e vi sarebbero rimasti per un totale di 12 minuti”. Gli aerei erano in viaggio dalla regione di Leningrado a quella di Kaliningrad, seguendo i corridoi aerei sul Golfo di Finlandia e sul Mar Baltico, frequentati dal traffico aereo tra queste due regioni russe e che aggirano i tre Paesi baltici. In particolare, il corridoio di libero passaggio internazionale tra Finlandia ed Estonia è lungo 370 km ma largo solo 11 km ed è teoricamente possibile che i Mig abbiano oltrepassato il limite meridionale estone di tale corridoio. In ogni caso, i Mig-31 viaggiano a una velocità di crociera di 2.500 km/h, ovvero 41 km/min, e in 12 minuti avrebbero percorso 491 km, superando la distanza prevista di circa 122 km. In sostanza, il territorio estone non è sufficientemente esteso da giustificare un'avanzata così lunga.

La parte estone non è riuscita a presentare alcuna prova di tale violazione, mentre il ministero della Difesa russo ha affermato che i jet erano impegnati in un “volo di linea... nel rigoroso rispetto delle normative internazionali sullo spazio aereo e non hanno violato i confini di altri Stati, come confermato da un monitoraggio obiettivo”. La questione avrebbe dovuto chiudersi lì, ma nooo! Valeva la pena far decollare i jet e convocare una conferenza NATO d'emergenza ai sensi del Capitolo 4 della Carta NATO per un evento insignificante, accidentale, o inventato? Solo se l'intento era quello di creare un gran clamore per nulla e una tempesta in un bicchiere d'acqua.

Trascurando i dettagli, tali provocazioni sono necessarie: la transizione dal defunto Green New Deal al nuovo Brown New Deal – ovvero il militarismo europeo – richiede un nemico. Non ci sono altri candidati: la Corea del Nord è troppo pericolosa; l'Iran lo stesso; la Cina ha già in pugno l'economia europea e la soffocherà se non inizierà a comportarsi bene. L'unico nemico sicuro è la Russia, ma anche questo è un problema: non è sufficientemente minacciosa. È quindi necessario inscenare provocazioni per mantenere vivo il mito dell'“aggressione russa” nella mente degli europei, nella speranza di convincerli, e in caso di fallimento, costringerli ad accettare elevati livelli di spesa per la difesa, proprio come hanno accettato elevati livelli di spesa per le energie “verdi” – a beneficio delle élite dominanti europee.

Tuttavia si scopre che le provocazioni poco convincenti non bastano certo a tenere in vita il mito dell'“aggressione russa”, figuriamoci a renderlo abbastanza avvincente da motivare schiere di veri credenti a mettersi in fila nei centri di reclutamento, desiderosi di morire combattendo contro gli aggressivi russi in stile ucraino. Sfortunatamente le provocazioni poco credibili non sono l'unica cosa che l'Occidente nel suo complesso ha da offrire: si stanno anche compiendo sforzi per costruire un'immagine convincente del nemico. Questi sforzi sono piuttosto estesi e complessi e sono in atto da secoli. Includono una fantasiosa riscrittura della storia che relega nell'oblio tutti gli episodi che non dipingono la Russia sotto una luce completamente negativa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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