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giovedì 12 settembre 2024

L'incontro tra le idee economiche e Bitcoin

 

 

di Emile Phaneuf III

Nel tentativo di comprendere meglio le fondamenta intellettuali di ciò che alla fine è diventato noto come Bitcoin, abbiamo finora esplorato la competizione tra valute proposta dall'economista F. A. Hayek e l'idea di costruire un “mondo alla John Galt nel cyberspazio”. Abbiamo poi esplorato le radici anarchiche tramite David D. Friedman, con importanti contributi degli autori di fantascienza Robert Heinlein e Vernor Vinge. Ognuno di questi individui è stato esplicitamente citato almeno una volta da Timothy C. May, il quale gestiva la mailing list Cypherpunk per tutti gli anni '90 e ha costruito la tesi per mercati online supportati da una crittografia avanzata, un pubblico interconnesso a livello mondiale, una sorta di valuta su Internet che avrebbe facilitato il commercio e l'avvento di uno stato di anarchia.

Ma per fare un ulteriore passo in avanti, dobbiamo esplorare le influenze intellettuali che gli economisti Lawrence H. White e George Selgin hanno avuto su almeno due dei più importanti cypherpunk: Nick Szabo e Hal Finney.

Nick Szabo è il responsabile dell'ingegnerizzazione di un paio di tentativi di una valuta nativa su Internet prima di Bitcoin: “The God Protocols” (1999) e “bit gold” (2005, ora considerato un precursore diretto di Bitcoin). Hal Finney ci provò col suo tentativo nel 2004 chiamato “Reusable Proofs of Work” (RPOW). Nessuno di questi tentativi fu effettivamente programmato fino a un prodotto finito; furono semplicemente concettualizzati per iscritto e (nel caso di RPOW) con quantità minime di codice. Nonostante né Szabo, né Finney siano stati citati nel whitepaper di Bitcoin, Satoshi ha successivamente affermato che Bitcoin era un'implementazione del “bit gold” di Szabo (insieme al “b-money” di Wei Dai). Quanto a Finney, fu il primo destinatario di una transazione bitcoin da Satoshi stesso e twittò il famoso “Running bitcoin” l'11 gennaio 2009, appena otto giorni dopo che Bitcoin era venuto alla luce. In sintesi, sia Szabo che Finney hanno dato contributi significativi all'evoluzione di idee che hanno inevitabilmente portato a ciò che ora chiamiamo Bitcoin.

Ma per costruire una valuta digitale solida e scalabile, non bisogna solo possedere competenze in programmazione e crittografia, bisogna anche capire cosa rende buona una forma di denaro. Il blog di Szabo, “Unenumerated”, si tuffa nella storia del denaro (tra molti altri argomenti) e un suo pezzo molto letto (da bitcoiner e simili), “Shelling Out”, contiene riferimenti all'economista del XIX secolo Carl Menger, il quale scrisse dell'emergere spontaneo del denaro. Ma è interessante notare che Szabo e Finney avevano anche studiato il lavoro di Lawrence H. White e George Selgin.


Le influenze di White e Selgin sui principali cypherpunk

Un tema di ricerca comune nelle carriere di White e Selgin è la concorrenza tra valute, un tema affrontato per la prima volta da F. A. Hayek durante gli anni '70 con il suo importante libro The Denationalisation of Money.

Negli anni Novanta White e Finney ebbero uno scambio amichevole di idee tramite tre articoli pubblicati sulla rivista Extropy. Finney, in un articolo del 1993, sosteneva che Internet avrebbe reso possibile una valuta nativa su di esso (non supportata da denaro fiat o beni nel mondo reale); White, nel 1995, rispose di essere scettico, tirando fuori la difficoltà di allontanarsi dall'effetto di rete delle valute fiat; Finney rispose per le rime nel 1996.

Nel 2010 Finney fece riferimento al libro di Selgin del 1988, The Theory of Free Banking, come una delle sue principali influenze. “George Selgin ha elaborato in dettaglio la teoria del free banking competitivo”, scrisse Finney, “e sostiene che un tale sistema sarebbe stabile, resistente all'inflazione e autoregolante”.

In un'apparizione nel podcast What Bitcoin Did di Peter McCormack datata 2019, Szabo attribuisce sia a White che a Selgin il merito di aver plasmato il suo pensiero:

Stavo facendo ricerche sulla storia del denaro e stavo andando a ritroso, parte di essa riguardava il private banking, dove le banche emettevano denaro, cambiali, banconote e George Selgin e Larry White erano le figure principali che si sono occupate di questi temi. È stato stimolante, ma poi ho letto anche come sia fallito il tutto e usurpato dalle banche centrali. Poi più tardi, forse 100, 200 anni dopo, le banche centrali hanno inaugurato il denaro fiat.

Oltre alla mailing list cypherpunk, alla fine degli anni '90 White e Selgin erano partecipanti di una mailing list privata e separata con alcuni dei più importanti cypherpunk chiamata “Libtech”. Szabo racconta che “io, Wei Dai, Hal Finney, Larry White, George Selgin e pochi altri eravamo in una mailing list che ho creato chiamata Libtech ed è lì che ho inventato Bitgold [sic], e Wei Dai ha inventato b-money, e abbiamo avuto grandi discussioni”.

In un thread su Twitter del 2019, Szabo ha anche attribuito a White e Selgin il merito sia del pensiero di Finney che del suo su come un sistema free banking potesse funzionare con uno standard Bitcoin, suggerendo che le tecnologie Layer 2, come Lightning Network, forniscono un modo più trustless per realizzarlo.


White e Selgin su Bitcoin

Sia White che Selgin criticano Bitcoin da angolazioni diverse. Per White la moneta ideale è quella con un potere d'acquisto stabile (un punto ripetutamente sottolineato anche da Hayek), mentre la moneta ideale di Selgin “stabilizzerebbe la spesa nominale” (mi dice via email) “pur consentendo al livello dei prezzi di variare in accordo coi cambiamenti nella produttività totale”.

Nel nuovo libro di White, Better Money: Gold, Fiat, or Bitcoin?, egli scrive che “[poiché la curva di offerta di Bitcoin] è verticale, l'impatto degli spostamenti della domanda è interamente sul prezzo e per niente sulla quantità. In questo senso la volatilità del potere d'acquisto è insita nel design di Bitcoin. Il mio punto di vista è che la volatilità del suo potere d'acquisto ne rende molto improbabile l'uso diffuso come mezzo di scambio [...] ma solo il tempo ce lo dirà”.

Selgin definisce Bitcoin una “moneta merce sintetica”, il che significa che, come la moneta fiat, qualsiasi uso non monetario è meno ovvio, ma come una merce “è naturalmente o inevitabilmente scarso” (secondo lui “il semplice uso come investimento” è non monetario). Sostiene inoltre che il vantaggio di una moneta merce sintetica “è proprio che ricorrendo ad essa si può evitare di lasciare la gestione del denaro alle banche centrali, o alle forze cieche della natura. Invece l'offerta è determinata una volta per tutte da vincoli organizzati artificialmente. Un sistema monetario di merce sintetica potrebbe funzionare meglio dei sistemi monetari fiat, o delle potenziali alternative alla moneta merce classica”, ma sottolinea l'improbabilità che uno stato adotti un tale sistema.

Nel 1989 White suggerì la possibilità di una politica monetaria con un programma di offerta predeterminato, proponendo una soluzione al “problema della garanzia” di Ronald Coase. Come spiegato nel nuovo libro di White, per comprendere tale problema possiamo pensare a potenziali acquirenti che potrebbero essere titubanti nell'acquistare, ad esempio, un'opera d'arte di un artista nel presente, sapendo che egli potrebbe comunque riprodurre copie dell'opera d'arte e venderla a un prezzo inferiore (seppur superiore al suo costo marginale di produzione). Una soluzione per calmare i potenziali acquirenti sarebbe che l'artista numerasse ogni opera d'arte (#7 di 100, ecc.). Satoshi ha costruito qualcosa di simile nella politica monetaria di Bitcoin. White scrive che “nonostante abbia riconosciuto, molti anni prima dell'introduzione di Bitcoin, che un impegno sulla quantità avrebbe potuto, in linea di principio, risolvere il problema di Coase per una moneta irredimibile e di libero mercato, [...] non avevo previsto che un tale dispositivo potesse o sarebbe stato utilizzato per creare effettivamente un mezzo di scambio”.

In una presentazione tenuta al Center for Market Education in Malesia, White ammette che la volatilità del potere d'acquisto di Bitcoin potrebbe smorzarsi se il suo utilizzo come mezzo di scambio aumentasse sostanzialmente, poiché tale utilizzo significherebbe una domanda meno volatile. Sottolinea inoltre che puntare su uno standard Bitcoin aiuterebbe molto.


Conclusione

Gli sforzi compiuti nel corso della loro carriera da Lawrence H. White e George Selgin per comprendere meglio il denaro hanno contribuito in ultima analisi al clima di idee che ha plasmato il pensiero di almeno due dei più importanti cypherpunk (Nick Szabo e Hal Finney), i quali hanno lavorato per rendere realtà Bitcoin.

Resta da vedere se la sua volatilità rimarrà un ostacolo all'eventuale adozione diffusa come mezzo di scambio. Poiché Bitcoin è un sistema altamente decentralizzato e antifragile, senza asset dal mondo reale che possono essere sequestrati per chiuderlo, e poiché ha già raggiunto una discreta scala a livello mondiale, (a me) sembra essere l'unico candidato realistico (“in modo furbescamente indiretto”, come proponeva Hayek) a introdurre qualcosa che lo stato non può fermare. Pertanto la volatilità potrebbe essere il prezzo che dobbiamo pagare per vincere la partita nel lungo termine.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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giovedì 5 settembre 2024

Decentralizzazione e Bitcoin

 

 

di Emile Phaneuf III

Dalla fine degli anni '80 fino all'inizio degli anni 2000, i cypherpunk, un gruppo di crittografi, matematici, informatici e attivisti, hanno lavorato per costruire quello che chiamavano un “cripto-mondo-anarchico alla John Galt nel cyberspazio”. Questo luogo virtuale sarebbe stato uno in cui individui da tutto il mondo avrebbero potuto comunicare e commerciare, con diritti di proprietà protetti, contratti rispettati e una propria valuta digitale nativa. A questi cypherpunk viene attribuito il merito di aver avuto un coinvolgimento significativo nello sviluppo di progetti come Tor, remailer anonimi, PGP per la crittografia delle e-mail, OTR per la crittografia delle chat, BitTorrent, Wikileaks, il mercato Silk Road e, naturalmente, Bitcoin, sia durante l'esistenza formale del gruppo che in seguito.

Poiché l'esistenza stessa di Bitcoin deriva dall'insieme di idee a cui hanno aderito questi cypherpunk, vale la pena esplorarne le radici anarchiche.

Secondo Timothy C. May, uno dei fondatori del movimento cypherpunk e uno dei membri più influenti, la cripto-anarchia era un concetto che traeva ispirazione dal lavoro dell'economista David D. Friedman, dello scrittore di fantascienza Vernor Vinge e della filosofa Ayn Rand.

Il libro di Friedman, The Machinery of Freedom, pubblicato per la prima volta nel 1973 e giunto ora alla terza edizione, sostiene l'anarco-capitalismo, esplorando il modo in cui varie società nel corso della storia, e a vari livelli, hanno protetto la proprietà, risolto le controversie, fatto rispettare i contratti e fornito difesa senza l'intervento dello stato.

Dall'opera di Vinge, May trasse ispirazione dal racconto True Names. E, a quanto pare, anche Friedman ebbe un impatto sul pensiero di Vinge. In un'intervista quest'ultimo citò The Machinery of Freedom di Friedman come una delle sue fonti di ispirazione, affermando che quel libro gli innescò una profonda “rivoluzione intellettuale interna”.


Le ispirazioni di Friedman per l'anarchia

Da dove veniva l'anarchia di David Friedman? I suoi genitori, Milton e Rose Friedman, non erano certamente anarchici.

In una e-mail a me indirizzata confermava che il romanzo di finzione di Robert Heinlein, The Moon is a Harsh Mistress, è stata un'influenza primaria. In un'intervista sul suo libro Friedman afferma che:

[...] forniva un quadro fittizio di una società in cui la legge e l'applicazione della stessa sono endogene [...] fatte all'interno del sistema [...]. Per quanto ne sapevo, era un quadro internamente coerente [...]. Questo è tutto quello che potevo capire [dalla] lettura, non c'è una ragione particolare per cui non avrebbe dovuto funzionare in quelle circostanze [...]. Una volta che mi sono convinto che era possibile avere una società in cui la legge e l'applicazione della stessa erano interne al sistema di mercato piuttosto che imposte dall'esterno, ciò mi ha portato a interessarmi alla questione di come si potesse avere l'equivalente nel mondo reale.

Friedman sottolinea anche che se avesse avuto maggiori conoscenze di storia e antropologia all'epoca, forse non avrebbe avuto bisogno della narrativa di Heinlein per giungere a queste conclusioni, poiché in seguito scoprì che non mancavano esempi nel mondo reale.

F. A. Hayek è stata un'altra influenza. In una conversazione registrata Friedman sottolinea la “distinzione tra un'organizzazione e un ordine autogenerato”. Lui (Friedman) era incuriosito dall'idea che “un'economia di mercato non ha uno scopo” nel modo in cui lo hanno i club o le aziende. Questo per dire che molti individui, con i loro diversi scopi, potrebbero comunque coordinare i loro piani. Nelle parole di Friedman: “Un insieme di persone che hanno scopi diversi interagiscono e coordinano comunque le loro attività”.

In particolare Friedman dedicò The Machinery of Freedom sia a Heinlein che a Hayek (tra gli altri).


L'influenza di Friedman su May

Timothy May sostenne una società cripto-anarchica già nel 1988 nel suo Crypto Anarchist Manifesto e in seguito menzionò ripetutamente Friedman e The Machinery of Freedom nella mailing list cypherpunk e in altri scritti.

Ma oltre all'anarchia in generale, May avrebbe anche avuto l'opportunità di imbattersi negli scritti di Friedman sul denaro. La seconda edizione del libro di Friedman, The Machinery of Freedom, pubblicato nel 1989 e all'incirca nel periodo in cui i cypherpunk erano appena agli inizi, contiene un capitolo intitolato The Market for Money. Questo capitolo (che cita anche il lavoro dell'economista Lawrence H. White) sostiene che “invece di discutere se lo Stato debba tornare al gold standard, dovremmo invece riflettere se esso debba produrre denaro” e che il denaro lasciato alla sfera del settore privato ​​potrebbe essere concepito in modo che “non si basi sulla saggezza o sulla benevolenza delle persone incaricate di gestirne l'offerta”. Qui vediamo l'idea di Hayek di competizione tra vari tipi di denaro integrata nelle più ampie idee anarchiche di Friedman, che furono rapidamente abbracciate dai cypherpunk.

La passione di May per la cripto-anarchia era condivisa anche da un altro cypherpunk e ingegnere informatico, Wei Dai, il cui saggio del 1998, “b-money”, descriveva come avrebbe potuto funzionare una criptovaluta (e, tra l'altro, era elencato nei riferimenti del whitepaper di Bitcoin di Satoshi Nakamoto). Dai scrisse nel suo saggio che “sono affascinato dalla cripto-anarchia di Tim May”.

Nota a margine: sebbene May si fosse imbattuto nelle idee di Murray Rothbard (un altro pioniere del pensiero anarco-capitalista), non trovo alcun accenno a lui in nessuno dei suoi scritti dell'era cypherpunk. Quindi gli scritti di May sull'anarco-capitalismo, che assumono un nuovo volto come “cripto-anarchia”, chiariscono che Friedman è stata l'influenza primaria.


L'influenza (successiva) di Timothy C. May su Friedman

May notò che Friedman stava iniziando a interessarsi all'accoppiamento di idee tra crittografia e anarchia. Scrisse nella mailing list cypherpunk di come Friedman “si fosse convertito” alla cripto-anarchia e tenne un discorso sull'argomento a Los Angeles.

Friedman dichiarò in una presentazione all'Independent Institute nel 2001 che “la storia di queste idee è che le ho rubate da un gruppo di persone chiamate 'cypherpunk', di cui il principale esponente è Tim May, che ne ha rubate alcune a me [...] e poi io le ho rubate di nuovo a lui”. Friedman ha persino dedicato il suo libro, Future Imperfect, a May (tra gli altri) e, infatti, esso tratta i contributi di Friedman a molte delle stesse idee di cui si occupavano i cypherpunk.


Conclusione

Timothy May immaginò — e alcuni cypherpunk chiave lavorarono per creare — una società digitale (a volte) nascosta (ispirata alle opere di fantasia di Ayn Rand e Vernor Vinge) che sarebbe essenzialmente esistita in uno stato di anarchia (ispirata da David Friedman). Nel contesto del cyberspazio ciò significava che individui da tutto il mondo, con scopi molto diversi, potevano coordinare i loro piani grazie all'interconnettività dei computer, al software open source e alle innovazioni tecnologiche nella crittografia.

Bitcoin stesso è una valuta che potrebbe essere considerata come uno stato di anarchia. È stato progettato, ma la sua governance decentralizzata opera in modo tale che nessuna singola parte (né i miner, né i nodi, né i programmatori, né gli utenti, né gli exchange, né i provider di wallet, né i processori di pagamento) lo possa controllare. Di conseguenza ha regole oggettive che ogni parte deve seguire, ma come protocollo è completamente senza stato.

La lettura di Heinlein permise a Friedman di immaginare una società “in cui la legge e l'applicazione della stessa erano interne al sistema di mercato piuttosto che imposte dall'esterno”, e quando cominciò a scavare, trovò molti esempi concreti nella vita reale.

Oltre alla finzione, ha anche portato l'idea di un “ordine autogenerato” alle sue logiche conclusioni: all'anarchia, più in là di quanto Hayek si sentisse a suo agio a spingerla. Il suo modo creativo di pensare a come gli individui con fini molto diversi potessero coordinare i loro piani è stato determinante nel pensiero dei cypherpunk, le cui idee e il cui lavoro alla fine hanno portato a ciò che ora chiamiamo Bitcoin.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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giovedì 30 maggio 2024

I cypherpunk, John Galt e Bitcoin

 

 

di Emile Phaneuf III

Negli anni '90 e all'inizio degli anni 2000 i cypherpunk, un gruppo di crittografi, matematici, informatici e attivisti, molti dei quali avevano influenze libertarie, lavorarono per realizzare un mondo migliore con mezzi pacifici attraverso la matematica e il codice informatico. Sebbene l’identità del fondatore di Bitcoin rimanga sconosciuta al grande pubblico, è ampiamente riconosciuto che questa valuta digitale apolide è il risultato diretto del loro lavoro.

Nel 1992 Timothy C. May, un sedicente cripto-anarchico e membro fondatore dei cypherpunk, pubblicò un saggio intitolato “Libertaria in Cyberspace”. May scrisse che “sarà più facile formare certi tipi di società libertarie nel cyberspazio che nel mondo reale delle nazioni e dei luoghi fisici” e che “queste idee di 'cripto-anarchia' eroderanno ulteriormente il potere degli stati di tassare e costringere i contribuenti”.

May citò una serie di influenze chiave sui cypherpunk, tra cui gli economisti F. A. Hayek e David D. Friedman, nonché Ayn Rand. Ma la cripto-anarchia come ideologia politica era un tema ricorrente e Ayn Rand ne era, secondo May, “una delle principali promotrici”. Scrisse che "ciò che [Rand] voleva fare con la tecnologia dei materiali (tramite la soria di John Galt) è molto più facilmente realizzabile con la matematica”. Ma il cambiamento sociale che cercavano di realizzare non era solo un interesse passivo: “I cypherpunk scrivono codice informatico” disse Eric Hughes, un altro membro del gruppo, nel suo “Cypherpunk's Manifesto”.

L'idea di costruire un mondo cripto-anarchico nel cyberspazio era un'idea intrigante. Nel 1998 il cypherpunk e ingegnere informatico Wei Dai scrisse un saggio in cui spiegava come potesse funzionare una moneta crittografica che chiamò “b-money”. Nella primissima frase del saggio scrisse di essere “affascinato dalla cripto-anarchia di Tim May” e che in questa cyber-utopia crittografica lo stato era “permanentemente proibito e permanentemente non necessario” perché “i suoi partecipanti non possono essere collegati ai loro interessi, nomi o luoghi fisici”.

Nick Szabo, un altro cypherpunk e scienziato informatico, descrisse l'anarchia digitale come un luogo dove “si può formare la propria comunità indipendente e dichiarare indipendenza dalle istituzioni corrotte”, un luogo con il proprio denaro privato, dove la proprietà privata non è protetta attraverso mezzi violenti e dove viene applicata la legge dei contratti.

Dato che lo sviluppo di una valuta digitale emessa privatamente era uno degli obiettivi principali dei cypherpunk, e poiché furono ispirati in gran parte da Ayn Rand e quest'ultima aveva molto da dire sul denaro, vale la pena rivedere alcuni dei suoi scritti per saperne di più su cosa avrebbe potuto pensare di Bitcoin.


Anarchia

Come accennato in precedenza, la visione di Timothy May riguardo l'impresa di Galt nel cyberspazio era quella che descriveva come “cripto-anarchia”, ma la Rand liquidò del tutto l’anarchia come sistema politico definendola “un’ingenua astrazione”.

Mentre sia la Rand che alcuni dei cypherpunk più influenti immaginavano come poteva essere una società più libera – apprezzando entrambi il libero scambio e l’interazione volontaria – non sarebbero stati d’accordo sulla necessità di un livello minimo di coercizione per finanziare, ad esempio, i tribunali e le istituzioni militari. Pertanto se consideriamo una valuta digitale privata come una parte essenziale della visione cripto-anarchica, è difficile immaginare che la Rand avesse potuto sostenerla. Ma uno sguardo più attento alle sue opinioni sui diritti di proprietà e sul denaro stesso può fornirci una prospettiva più approfondita.


Diritti di proprietà

La Rand scrisse che solo attraverso i diritti di proprietà un qualsiasi altro diritto può esistere, e che senza diritti di proprietà “non c’è modo di risolvere o evitare un caos di opinioni, interessi, richieste, desideri e capricci contrastanti”.

Con Bitcoin conoscere qualcosa (la vostra chiave privata) significa essenzialmente possederla. Ovviamente è possibile affidare le proprie chiavi private a terzi (un exchange, ad esempio), ma questo è del tutto inutile e altamente scoraggiato tra i bitcoiner, come dichiara il motto “Not your keys, not your coins”. Mentre è possibile sequestrare Bitcoin costringendo qualcuno a rivelare le proprie chiavi private, la natura della sue funzionalità forza l'agente malevolo a fare di tutto (violenza) per espropriare. In quanto tale Bitcoin sposta radicalmente l’equilibrio di potere tra l’individuo e lo stato, poiché quest'ultimo non può andare di porta in porta usando violenza per estorcere le informazioni dalla testa delle persone senza falsificare l’immagine pubblica che promuove di se stesso come “fornitore benevolo di benessere sociale”.

Per fare un ulteriore passo in avanti, la portabilità di Bitcoin consente alla ricchezza di spostarsi da un angolo all’altro della Terra senza autorizzazioni. Consente inoltre ai proprietari di tale asset di attraversare fisicamente i confini e portare con sé la propria ricchezza, poiché i bitcoin non occupano spazio fisico e le chiavi private possono essere archiviate in testa.

In sintesi, Bitcoin rappresenta una forma radicale di diritto di proprietà e, come tale, è difficile immaginare che la Rand non ne avrebbe apprezzato questo aspetto.


Denaro

Quando la Rand scriveva del denaro, di solito si riferiva al valore di guadagnarlo creando valore per gli altri; distingueva tra denaro guadagnato con mezzi giusti e denaro guadagnato con mezzi ingiusti (ad esempio attraverso legami politici). Ci ha anche dato un'indicazione su quale tipo di denaro considerasse sano:

Il denaro è lo strumento degli esseri umani che hanno raggiunto un alto livello di produttività e un controllo a lungo termine sulla propria vita. La moneta non è semplicemente uno strumento di scambio: è, cosa ancora più importante, uno strumento di risparmio, il quale consente un consumo ritardato e fa guadagnare tempo per la produzione futura. Per soddisfare questo requisito, il denaro dev'essere un bene materiale che sia imperituro, raro, omogeneo, facilmente immagazzinabile, non soggetto ad ampie fluttuazioni di valore e sempre richiesto tra coloro con cui si commerca (enfasi mia).

Da ciò possiamo concludere che avrebbe apprezzato la scarsità di Bitcoin (con un limite massimo fisso a 21 milioni), il quale facilita la sua proposta di riserva di valore, ma probabilmente si sarebbe sentita a disagio per la sua volatilità nel potere d'acquisto.

In Atlas Shrugged il personaggio immaginario Francisco d'Anconia tiene un discorso appassionato sul denaro, sostenendo che “il denaro è guadagnato – prima che possa essere saccheggiato o scroccato – grazie allo sforzo di ogni essere umano onesto, ciascuno nella misura delle sue capacità. Un essere umano onesto è colui che sa che non può consumare più di quanto ha prodotto”. Anche in questo caso riflettiamo sulla reale scarsità di Bitcoin, dato che nessuno è in grado di produrne dal nulla per pagare favori politici (una pratica standard per la valuta fiat).

L'oro è un tema ricorrente nel lavoro della Rand sul denaro. Nel suo libro, Capitalism: The Unknown Ideal, Alan Greenspan fu autore di un capitolo intitolato “Oro e libertà economica”, dove scrisse: “L'oro e la libertà economica sono inseparabili [...]” e “la spesa in deficit è uno schema per la confisca 'nascosta' della ricchezza. L’oro ostacola questo processo insidioso. Si pone come protettore dei diritti di proprietà”.


Conclusione

Alla Rand sarebbe piaciuto Bitcoin? È difficile saperlo con esattezza. Morì nel 1982, molto prima che la maggior parte di noi avesse mai sentito parlare di Internet. Qualunque sia la vostra opinione sulla Rand, non si può negare la sua forte influenza sui primi cypherpunk che “scrivevano codice informatico” in un tentativo decennale di realizzare una versione cyberspaziale del capitalismo laissez-faire che lei coraggiosamente sosteneva nello spazio reale.

La Rand aveva cose importanti da dire sul denaro e, in primo luogo, sul modo moralmente giustificabile di guadagnarlo. Infatti le sue opinioni sul denaro erano così salde che indossava un orgoglio con il simbolo del dollaro ($) come dichiarazione d'intenti. Forse se fosse viva oggi e sapesse fino a che punto Bitcoin funge da soluzione tecnica al problema politico di una classe privilegiata di persone che vive sulle spalle di coloro che producono, avrebbe invece indossato un orologio con il simbolo ₿ di Bitcoin. Le sue idee hanno ispirato proprio le persone che hanno deciso di trasformare qualcosa come Bitcoin in realtà, mi piace quindi pensare che ne sarebbe stata orgogliosa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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giovedì 9 maggio 2024

Hayek e Bitcoin

 

 

di Emile Phaneuf III

Il defunto economista F. A. Hayek aveva molto da dire sul denaro privato, sull’inflazione e sulla preservazione delle libertà individuali contro uno stato tirannico. Mentre ci avviciniamo al 15° anniversario della pubblicazione del whitepaper di Bitcoin da parte di Satoshi Nakamoto, vale la pena riflettere su cosa avrebbe potuto pensare Hayek di questa svolta tecnologica.

Nell’ottobre 2008 Satoshi Nakamoto annunciò di aver pubblicato un documento in cui spiegava come un “sistema monetario elettronico” peer-to-peer potesse funzionare “senza terze parti fidate”. Nel gennaio dell’anno successivo lanciò Bitcoin citando un articolo del quotidiano britannico The Times: “The Times 03/Jan/2009 Chancellor on brink of second bailout for banks”. L'avvio di questo sistema di denaro elettronico peer-to-peer era una risposta al clientelismo che aveva visto nelle banche centrali durante la crisi finanziaria mondiale.

Sfortunatamente Hayek morì molto prima della nascita di Bitcoin, ma nel suo libro, The Denationalisation of Money, sostenne la sottrazione allo stato del suo potere monopolistico sul denaro. Oltre a ciò, Hayek immaginava un sistema economico in cui “diversi tipi di denaro distinti e concorrenti sono simultaneamente in uso nello stesso territorio”. Se Bitcoin fosse esistito durante la vita di Hayek, probabilmente egli non avrebbe sostenuto (come fanno molti bitcoiner) di “bitcoinizzare tutto”, proprio perché un'unica forma di denaro non era ciò che aveva in mente. Hayek voleva la competizione nel campo monetario.


Furbo e inarrestabile

Hayek avrebbe sicuramente apprezzato l'incrollabile resistenza di Bitcoin alle pressioni politiche, ma, soprattutto, mi piace pensare che avrebbe apprezzato Bitcoin per almeno altri due importanti motivi: furbizia e impossibile da fermare. In un'intervista del 1984 Hayek affermò che:

Non credo che avremo mai più una forma di denaro sano/onesto se prima non lo togliamo dalle mani dello stato. Se non ci riusciamo con la violenza, [allora] tutto ciò che possiamo fare è introdurre subdolamente qualcosa che non possa fermare.

La cosiddetta “via indiretta furba” che Satoshi ha ideato (prendendo in prestito da quelli prima di lui) voleva che Bitcoin fosse semplicemente un protocollo – una forma monetaria TCP/IP – altamente decentralizzato, il che significa che nessuna parte sarebbe stata in grado di controllarlo a proprio vantaggio. Ed essendo un asset digitale nativo di Internet, non ci sarebbe stato alcun punto di fallimento centralizzato nel mondo reale, con asset tangibili che avrebbero potuto essere sequestrati (come è successo invece ad almeno due valute digitali prima di Bitcoin).


Bitcoin e oro

Satoshi ha cercato di imitare l'oro nel mondo digitale. Nel white paper di Bitcoin ha scritto che: “L'aggiunta costante di una quantità costante di nuove monete è analoga ai minatori d'oro che spendono risorse per aggiungere nuovo oro in circolazione [...] [anche se nel] nostro caso, è il tempo della CPU e l'elettricità che vengono consumati”. Cosa pensava Hayek dell'oro?

Hayek scrisse che se l’oro fosse rimasto nelle mani dello stato, avrebbe considerato questo standard metallico “l’unico sistema tollerabilmente sicuro”. Ma l’oro rappresentava solo “un’ancora traballante” per proteggersi dai “rischi di frode da parte dello stato” e “non sarà mai una moneta valida come quella emessa da un’agenzia la cui intera attività si basa sul suo successo nel fornire una moneta sostenibile al pubblico”.

Hayek disse anche che l’oro ci ha dato una “regolazione semi-automatica della quantità di denaro” (qualcosa che vedeva favorevolmente), ma avrebbe potuto trovare interessante l’idea di una politica monetaria algoritmica impenetrabile, come quella di Bitcoin.

Ciò che Hayek considerava una forma monetaria migliore dell’oro era la sua proposta di una moneta emessa dalle banche in un ambiente di competizione monetaria e coperta da asset reali. L’economista Lawrence H. White fa giustamente distinzione tra “la proposta di Hayek – consentire la libera scelta e la concorrenza tra le valute – e la sua previsione su quale tipo di moneta avrebbe poi dominato il campo”.

Hayek credeva anche che la popolazione avrebbe probabilmente preferito una moneta “il cui potere d’acquisto è predittivamente stabile”. Un potere d’acquisto stabile, scrisse, avrebbe ridotto la tensione sui rapporti debitore-creditore (un argomento che Hayek tratta in dettaglio nel suo libro).

White sostiene, nel suo nuovo libro Better Money: Gold, Fiat or Bitcoin?, che un aumento del potere d’acquisto dell’oro stimola (attraverso la motivazione del profitto) una risposta a produrne di più “finché il potere d’acquisto non ritorna alla media”. Al contrario, poiché un aumento simile del potere d'acquisto di Bitcoin non può provocare un aumento nell'offerta oltre il programma di creazione di nuove coin fisso e codificato nel suo protocollo, non ci sono “aspettative di un ritorno [alla media] per smorzare la volatilità”.


Conclusione

Se il potere d’acquisto di Bitcoin si stabilizzerà nel tempo in modo sufficiente da diventare un mezzo di scambio comunemente utilizzato è un tema di acceso dibattito. Dal mio punto di vista ciò che Bitcoin sacrifica in termini di potere d’acquisto stabile essendo insensibile agli aumenti della domanda, viene ampiamente compensato altrove come sistema monetario superiore basato su regole ferree, non essendo soggetto né alla discrezione umana dei pianificatori centrali né ai miner che potrebbero voler creare più unità di quelle che il suo protocollo è programmato per creare. Questo è precisamente il motivo per cui le masse potrebbero inevitabilmente adottarlo (ogniqualvolta i loro stati si dimostrano incapaci o non interessati a dissuaderle dal farlo), non solo come riserva di valore ma anche come mezzo di scambio. E avendo un asset digitale nativo di Internet che non risponde a forze esterne per la sua offerta, otteniamo una moneta radicalmente decentralizzata, senza precedenti nella storia umana.

Inoltre molti utenti Bitcoin non sembrano preoccuparsi della volatilità e il suo utilizzo continua a crescere: sia sulla catena principale che sul cosiddetto strato secondario. E i tentativi di repressione nei suoi confronti – soprattutto negli Stati Uniti e in Europa – così come la fretta di implementare le CBDC in tutto il mondo, suggeriscono che i regolatori sono preoccupati per quanto sia potente.

Quindi ad Hayek piacerebbe Bitcoin? Non l'ho mai conosciuto, ma penso che gli sarebbe piaciuto ciò che rappresenta così come la misura in cui toglie il denaro dalle mani dello stato (poiché le persone in tutto il mondo effettuano transazioni peer-to-peer, senza autorizzazione, con questo asset digitale apolide). Bitcoin è quel modo subdolo e indiretto che potrebbe non fermarsi mai. Oh, e ricordate la menzione di Satoshi dell'articolo del The Times sui salvataggi bancari? Per una coincidenza enorme, egli/ella/loro (assumendo che non ne fosse/fossero a conoscenza in quel momento) sarebbe/sarebbero probabilmente felice/i di apprendere che nella stessa video intervista di Hayek quest'ultimo mostrò una copia del The Times e disse: “Lo leggo ogni giorno. Le grandi menti pensano allo stesso modo”.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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giovedì 15 febbraio 2024

Il futuro di Bitcoin dopo l'approvazione dell'ETF

 

 

di Emile Phaneuf III

Il 10 gennaio, oltre un decennio dopo la prima richiesta di un Exchange-Traded Fund (ETF) spot su Bitcoin, la Securities and Exchange Commission (SEC) ha infine approvato undici richieste nello stesso giorno. Le negoziazioni sono iniziate il giorno successivo, l'11 gennaio. La prima richiesta in assoluto per un ETF spot su Bitcoin risale al 2013, da parte di Gemini, una società co-fondata dai fratelli Winklevoss; la SEC respinse la richiesta di Gemini nel 2017 così come la successiva richiesta della stessa società nel 2018.

Gli Exchange-Traded Fund consentono agli investitori di ottenere esposizione alla volatilità dei prezzi di Bitcoin senza dover investire direttamente in esso. Va notato che la SEC solitamente si riferisce agli ETF come ETP (Exchange-Traded Products); gli ETF sono solo un tipo di ETP.

Il sentimento generale nella sfera Bitcoin era di eccitazione. Bitcoin Magazine ha definito l'approvazione della SEC “una pietra miliare storica nell'adozione di Bitcoin nei mercati finanziari tradizionali”. L'investitore Balaji Srinivasan l'ha definita “l'inversione spirituale dell'Ordine Esecutivo 6102” (riferendosi al sequestro dell'oro americano da parte di FDR nel 1935). Per molti la riluttante approvazione della SEC è stata vista come una sorta di convalida istituzionale per Bitcoin, soprattutto dopo anni di snobbismo da parte di personaggi dell'establishment come Warren Buffet, Jamie Dimon ed Elizabeth Warren.

Anche nella dichiarazione pubblica del presidente della SEC, Gary Gensler, in cui annunciava l'approvazione dell'ETF spot su Bitcoin, egli ha avvertito che “Bitcoin è principalmente un asset speculativo e volatile che viene utilizzato anche per attività illecite tra cui ransomware, riciclaggio di denaro, evasione di sanzioni e finanziamento del terrorismo“ (Gensler trascura opportunamente il fatto che anche le valute fiat, compreso il dollaro, vengono utilizzate per gli stessi scopi).

Gensler ha inoltre sottolineato che la SEC non aveva altra scelta se non quella di approvare gli ETF spot su Bitcoin poiché “la Corte d'Appello degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia ha ritenuto che la Commissione non è riuscita a spiegare adeguatamente il suo ragionamento nel disapprovare la quotazione e la negoziazione dell'ETP proposto da Grayscale [...]”.

Ma un commento positivo è arrivato dal commissario della SEC Hester Peirce in una sua dichiarazione, accusando la SEC di aver trattato negli anni gli ETP spot su Bitcoin in modo diverso (più severo rispetto ad altri tipi di richieste su ETP): “I paletti continuavano a muoversi mentre la Commissione apponeva 'NEGATO' domanda dopo domanda”.

La dichiarazione completa del Commissario Peirce merita un'attenta lettura, ma il paragrafo finale in particolare riflette quella che ritengo sia una posizione di principio coerente con una società libera:

Non sto celebrando Bitcoin o prodotti correlati a esso; ciò che ne pensa un regolatore è irrilevante. Sto celebrando il diritto degli investitori americani di esprimere le proprie opinioni su Bitcoin acquistando e vendendo ETP spot su di esso. E sto celebrando la perseveranza degli operatori di mercato nel cercare di portare sul mercato un prodotto che pensano che gli investitori vogliano. Mi congratulo con la tenacia decennale dei candidati di fronte all'ostruzionismo della Commissione.


Una prospettiva personale

Che piaccia o no ai regolatori più ostili a Bitcoin, l'approvazione spot dell'ETF da parte della SEC fornisce una forte contro-narrativa all'obiezione “Bitcoin è per la droga, il riciclaggio di denaro”. L’approvazione ha certamente il potenziale per aumentarne sostanzialmente il potere d’acquisto nel tempo (che possiamo facilmente misurare utilizzando il suo prezzo denominato in valuta fiat) mentre nuovo denaro istituzionale affluisce in Bitcoin.

Ci sono però due cose a cui prestare attenzione: una riguarda il consenso di Bitcoin e l’altra riguarda l’autocustodia.


1. Consenso

Poiché Bitcoin ha un modello di governance altamente decentralizzato, nessun singolo stakeholder o molteplici stakeholder collusi (miner, nodi, sviluppatori, utenti, exchange, fornitori di wallet, chi processa i pagamenti) sono in grado di modificarlo a proprio vantaggio senza raggiungere un consenso generale tra tutti gli altri. Satoshi Nakamoto, il creatore di Bitcoin, conosceva gli incentivi e un po' di Teoria dei giochi.

Man mano che le grandi istituzioni finanziarie aumentano le loro partecipazioni (direttamente o indirettamente) nel corso del tempo, è probabile che ci sia un'enorme pressione per piegare le regole di Bitcoin verso il rispetto delle sanzioni dell'Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Tesoro degli Stati Uniti (per comprendere l’attuale clima normativo, va notato che nel 2022 l’OFAC ha iniziato a sanzionare le operazioni di mining di criptovalute in Russia e persino gli indirizzi dei wallet Ether presumibilmente collegati agli hacker nordcoreani). 

In Bitcoin le norme esistenti fungono da punto di Schelling: un punto di consenso in cui le persone convergono senza molto coordinamento. Pertanto non è difficile immaginare un cosiddetto hardfork che potrebbe verificarsi su visioni concorrenti del protocollo Bitcoin, con conseguente divisione in due coin separate entrambe chiamate “Bitcoin” (e non sarebbe la prima volta). Il primo “Bitcoin” sarebbe favorevole ai regolatori e sostenuto istituzionalmente; il secondo sarebbe un Bitcoin “Gratuito e Aperto” senza autorizzazioni e resistente alla censura.

Se una tale divisione dovesse verificarsi, potremmo immaginare che i regolatori negli Stati Uniti e in Europa, ad esempio, vietino agli exchange di facilitare gli scambi del Bitcoin “GA”. Inoltre i miner di quest'ultimo potrebbero subire pesanti attacchi per vari motivi (ad esempio con un’agenda incentrata sull'energia verde), spingendo le loro operazioni verso Paesi meno allineati politicamente con gli Stati Uniti e l’Europa (nota a margine: ciò complicherebbe ulteriormente la capacità dei governi americano ed europei di sanzionare qualsiasi Paese a piacimento).

Per essere chiari, nessuno di questi attacchi alla rete di pagamento Bitcoin “GA” la ucciderebbe, anzi, però spingerebbe i suoi stakeholder ai margini dal punto di vista giuridico. Inoltre ciò che i nemici politici e normativi trascurano è che più intensificano gli attacchi contro di esso utilizzando mezzi (a volte) legalmente discutibili e autoritari, più – ironia della sorte – aumentano la proposta di valore per una rete di pagamento libera e aperta; cioè, le repressioni contro di esso andrebbero a creare una nuova domanda per esso. Questo perché le persone che si trovano a vivere in regimi autoritari cercano strumenti per preservare qualche elemento della propria dignità. 


2. Custodia personale

Per quanto riguarda la custodia personale, vale la pena rivisitare rapidamente ciò che Satoshi aveva originariamente in mente. Il suo white paper definisce Bitcoin un “sistema di denaro elettronico peer-to-peer”. Peer-to-peer significa che non sono necessari custodi centralizzati, infatti allontanarsi del tutto dalle terze parti centralizzate è stata la svolta chiave che Bitcoin ha introdotto dopo un paio di decenni di dibattiti tra cypherpunk e tentativi precedenti (si veda la mia tabella dettagliata per ulteriori informazioni su questo tema).

Come ha giustamente notato David Waugh, l'autocustodia di Bitcoin vi protegge da uno stato che “potrebbe essere in grado di sequestrare bitcoin del gestore patrimoniale od ordinargli di liquidare l'ETF”. 

Forse non sorprende che il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti si riferisca ai wallet con custodia autonoma (“non custodial”) in una sorta di modo dispregiativo, etichettandoli come “unhosted wallet” – una definizione che implica che un modo legittimo per effettuare pagamenti è che gli utenti si fidino di terze parti (un “host”) che possono essere facilmente costrette dall'apparato normativo a consegnare i fondi degli utenti a piacimento. Ma anche se ignoriamo il rischio di uno stato predatorio, gli exchange stessi possono essere a dir poco inaffidabili. Il servizio di analisi blockchain Glassnode ha osservato che all'indomani del crollo di FTX nel novembre 2022, sia gli utenti istituzionali che quelli al dettaglio hanno ritirato fondi dagli exchange, in massa, con conseguenti deflussi netti significativi, spostandoli poi in servizi di auto-custodia. Quest'ultima, quindi, protegge i diritti di proprietà. 


Riflessioni finali

Anche se l'approvazione, attesa da tempo da parte della SEC, di un ETF spot su Bitcoin merita un po' di festeggiamenti, fate attenzione a ciò che verrà dopo. L’apparato statale tratterà sempre più Bitcoin come un prodotto finanziario regolamentato – qualcosa da cui BlackRock e il resto di Wall Street possono trarre profitto – pertanto è probabile che diventi ancora più ostile al concetto di rete di pagamento aperta peer-to-peer immaginato da Satoshi. Gli stati-nazione rimangono gelosi della concorrenza che fa Bitcoin al loro denaro monopolistico-inflazionistico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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giovedì 17 marzo 2022

Il Teorema della Regressione di Mises, Bitcoin e la Teoria Soggettiva del Valore

 

 

di Emile Phaneuf III

Il Teorema della Regressione di Mises, dettagliato per la prima volta nella versione originale tedesca del 1912 del suo libro The Theory of Money and Credit, ha cercato di spiegare come il potere d'acquisto del denaro è determinato dal mercato. Il Teorema della Regressione era un tentativo di risolvere un problema che lasciava perplessi gli economisti del suo tempo – qualcosa che consideravano illogico come "spiegare il potere d'acquisto del denaro in riferimento alla sua domanda e la domanda di denaro in relazione al suo potere d'acquisto". Mises tentò di risolvere questo problema sostenendo che le persone fanno previsioni sul potere d'acquisto futuro del denaro osservando il potere d'acquisto dell'immediato passato. E per spiegare il potere d'acquisto dell'immediato passato – ieri – guardano al potere d'acquisto dell'altro ieri, e così via. In breve, applicò la Teoria dell'Utilità Marginale al denaro e fu in grado di evitare un argomento circolare introducendo un elemento temporale.

Ci potrebbe essere un problema: una regressione infinita. Ma Mises non la pensava così:

Se ripercorriamo passo dopo passo il potere d'acquisto del denaro, arriviamo infine al punto in cui inizia il servizio della merce in questione come mezzo di scambio. A questo punto il valore di scambio di ieri è determinato esclusivamente dalla domanda non monetaria – industriale – che viene manifestata solo da chi vuole utilizzare questo bene per impieghi diversi da quello di mezzo di scambio.

Spiegando un po' più in dettaglio, Mises scrisse:

Se in questo modo andiamo sempre più indietro, alla fine dobbiamo arrivare ad un punto in cui non troviamo più alcuna componente nel valore di scambio oggettivo del denaro che derivi da valutazioni basate sulla funzione del denaro come mezzo di scambio; dove il valore del denaro non è altro che il valore di un oggetto che è utile in altro modo piuttosto che come denaro […]. Prima era consuetudine acquistare beni sul mercato non per consumo personale, ma semplicemente per scambiarli poi con i beni realmente desiderati; ogni singola merce veniva accreditata solo con quel valore dato dalle valutazioni soggettive fondate sulla sua diretta utilità. [Enfasi mia]

Fino a questo punto, il suo Teorema sembra abbastanza non controverso, ma propone anche affermazioni radicali, che vedremo più avanti attraverso la lente della Teoria Soggettiva del Valore.

[Quando] una merce che non era precedentemente richiesta per l'impiego come mezzo di scambio comincia ad essere richiesta per tale impiego, gli stessi effetti devono manifestarsi di nuovo; nessuna merce può essere impiegata per la funzione di mezzo di scambio che all'inizio stesso del suo uso per tale scopo non aveva valore di scambio a causa di altri impieghi […]. Nessuno può mai riuscire a costruire un caso ipotetico in cui le cose possano avvenire in modo diverso. [Enfasi mia]

E ancora:

Un mezzo di scambio senza passato è impensabile. Nulla può entrare nella funzione di mezzo di scambio che non fosse già prima un bene economico e al quale le persone attribuissero valore di scambio già prima che fosse richiesto come tale.

Ma prima di esplorare la compatibilità di Bitcoin (o la sua possibile mancanza) con il Teorema, dobbiamo affrontare ciò che il Teorema non dice.

In primo luogo, il Teorema non è un avvertimento di Mises che un mezzo di scambio che non aderisce ad esso non può sostenersi. Piuttosto è un'affermazione audace: un mezzo di scambio che non vi aderisce non può esistere affatto. In secondo luogo, il Teorema non dice che il valore d'uso diretto (non monetario) deve mantenersi affinché un mezzo di scambio continui ad avere valore di scambio. In altre parole, solo a titolo di esempio, se i certificati cartacei coperti dall'oro sono negoziati sul mercato, il Teorema della Regressione non afferma che quei certificati non possano mantenere il loro status di mezzo di scambio se il custode dell'oro annulla la rimborsabilità.

Un'interpretazione evidenziata da Laura Davidson e Walter Block propone che il Teorema della Regressione di Mises sia "rilevante solo quando un nuovo mezzo di scambio nasce da un'economia puramente di baratto". Per quanto riguarda Bitcoin in particolare, gli autori affermano che "non è necessario avere un valore d'uso diretto affinché sia un mezzo di scambio, nonostante non sia emerso da un'economia puramente di baratto". Sostengono che i nuovi mezzi di scambio possano nascere con una struttura dei prezzi monetari già esistente (o memoria di essa), proprio come già accaduto con il Rentenmark tedesco (1923), l'Euro (1992) ed il “credito” argentino (2002). Applicando questi esempi a Bitcoin, affermano suddetti autori, e visto che questo nuovo asset digitale è emerso in vari Paesi all'interno di condizioni di non baratto e prezzi monetari fiat già esistenti, Bitcoin non deve passare lo scrutinio del Teorema della Regressione.

Tuttavia, nonostante l'attenta rilettura da parte del presente autore delle opere classiche di Mises, The Theory of Money and Credit e Human Action, sembra che non ci siano prove a riguardo un eventuale limite posto da un'economia puramente di baratto. Inoltre gli stessi Davidson e Block ammettono entrambi in un podcast di non essere a conoscenza di alcuna limitazione del genere da parte dello stesso Mises. Quello che abbiamo da Mises, quindi, sono le sue affermazioni citate sopra, che (dal punto di vista di questo autore) sembrano applicarsi chiaramente in modo ampio senza una qualche limitazione dettata dal baratto.


Bitcoin ed il Teorema della Regressione

A primo acchito l'esistenza di Bitcoin sembra violare il Teorema di Mises, a meno che non si possa dimostrare un precedente uso non monetario. Cioè, Bitcoin dovrebbe essere valutato per la sua utilità diretta prima che possa sfoggiare un valore di scambio indiretto.

Quindi i criteri sono stati soddisfatti, o Bitcoin viola il Teorema? Non è così difficile soddisfare il Teorema se consideriamo che Bitcoin non è solo un'unità monetaria isolata; esiste su una blockchain con una sofisticata rete di pagamento, gestisce il settlement finale in pochi minuti (se il venditore è disposto a pagare una fee sufficientemente alta), effettua pagamenti transfrontalieri con facilità e senza autorizzazione, risolve il problema della doppia spesa senza l'utilizzo di una terza parte centralizzata, e così via. In quanto tali, i casi d'uso non monetari di Bitcoin soddisfano il Teorema.

Ora dobbiamo distinguere tra bitcoin, le unità monetarie, e Bitcoin, la rete e la tecnologia di pagamento sottostante. Questo non solo perché ai bitcoiner piace vedere l'uso corretto dei termini, ma più nello specifico per il Teorema di Mises: se i primi bitcoiner hanno valutato la rete e la tecnologia di pagamento trustless di Bitcoin prima di valutare le unità monetarie (che è esattamente quello che è successo per quanto ne so), allora il requisito di regressione di Mises ("valore di scambio successivo ad altri impieghi" prima che fosse utilizzato come mezzo di scambio) è stato soddisfatto e, quindi, l'asset digitale non viola il Teorema. Infatti Bitcoin (la rete di pagamento) e bitcoin (l'unità monetaria) sono inseparabili in un modo in cui PayPal (la rete di pagamento) ed il dollaro (l'unità monetaria) non lo sono.

Bitcoin (la rete di pagamento) ha un'unica valuta digitale nativa: bitcoin. PayPal non ha una valuta unica e nativa. È vero che PayPal beneficia dalla vasta rete di utenti del dollaro e viceversa, ma questo non cambia il punto principale: per funzionare la rete di pagamento (PayPal) ha ancora bisogno di attingere ad una valuta digitale che non sia la sua. Nessuno invia a nessun altro "paypal" come mezzo di scambio. PayPal, senza l'uso di una valuta digitale fiat non nativa, è un arco senza frecce.

Konrad Graf ci fornisce un utile esempio:

E se chiedessimo ai telefoni di avere un certo valore da soli, anche quando sono disconnessi dalla rete telefonica? […] Un telefono è un tipo di merce che ha valore solo nel contesto in cui è prezioso. […] Sostenere che Bitcoin dovrebbe avere un valore al di fuori del contesto preciso in cui è significativo vuol dire richiedere che i telefoni siano utili anche quando sono disconnessi.

Ma se il valore è soggettivo (un principio centrale del modo di pensare economico Austriaco), allora è difficile affermare che un nuovo mezzo di scambio non possa essere valutato prima come mezzo di scambio piuttosto che per qualche altro scopo precedente. Peter St. Onge sottolinea questo punto:

Tra i maggiori contributi di Menger nei suoi Principi c'è la consapevolezza che il denaro è fondamentalmente una merce come qualsiasi altra – richiesta per la sua utilità nel consentire transazioni e riserva di valore – con un prezzo effettivo dettato dalla sua scarsità. […] Se il denaro, come ogni altra merce, trae il suo valore dai benefici che offre, è difficile capire perché il denaro, e anche quei benefici, richieda un antecedente. Proprio come Internet può essere prezioso senza un "pre-internet", una criptovaluta che consente transazioni e risparmi anonimi, irreversibili ed a bassa regolamentazione può essere preziosa senza un precursore. Se non vi è alcun requisito di regressione per il valore in nessun altra merce, perché solo il denaro deve sopportare questo onere?

Inoltre, nonostante il disaccordo del presente autore con l'affermazione di Davidson e Block secondo cui il Teorema della Regressione di Mises è limitato a situazioni di baratto, essi propongono un'osservazione molto importante: è più facile per un nuovo mezzo di scambio ("A") avere successo quando c'è già un altro mezzo di scambio ("B") in uso diffuso grazie al quale abbiamo prezzi a cui guardare. Quindi, ad esempio, se le patate hanno la possibilità di diventare un mezzo di scambio secondario ("A"), è più facile che ciò avvenga in una società senza baratto in cui tutti i beni e servizi hanno già un prezzo in dollari ("B"). In altre parole, beni e servizi già quotati in dollari ci consentono di sapere molto prima di utilizzare le patate come mezzo di scambio, qual è il rapporto tra i prezzi, ad esempio, tra una macchina ed una casa. Quindi, grazie ai prezzi in dollari, possiamo sapere che il valore di mercato di un'unità di una particolare casa è di circa quindici unità di una particolare auto. Pertanto possiamo sapere che dovremmo pagare circa quindici volte più patate per la casa rispetto all'auto. Ora abbiamo il difficile processo di scoperta dei prezzi, perché non conosciamo ancora il valore di mercato (in patate) di automobili o case. Inutile dire che Davidson e Block hanno ragione sul fatto che una struttura dei prezzi già esistente (senza baratto) possa svolgere un ruolo cruciale nell'aiutare i nuovi mezzi di scambio a decollare.

Quanto al processo di scoperta del prezzo, come sarebbe possibile per gli individui dedurre un valore soggettivo di un bene che non ha una storia di valore di scambio? Come sottolinea Robert Murphy, Mises potrebbe non aver immaginato una situazione in cui potesse nascere un nuovo mezzo di scambio, dapprima con valore di mercato pari a zero, poi (in termini di dollari) del valore di pochi centesimi, per poi aumentare nel tempo fino a diventare migliaia di dollari. Applicando tutto questo a Bitcoin, è possibile che sia stato valutato da qualche persona da qualche parte prima come mezzo di scambio e poi per qualche altro scopo. Questo sarà l'argomento della nostra prossima sezione.


Come il Teorema della Regressione viola la Teoria Soggettiva del Valore

Nonostante Bitcoin sia stato facilmente in grado di soddisfare il Teorema in vari modi (segnalazione dei propri valori, speculazione, ecc.), non dobbiamo dimenticare le affermazioni di Mises sull'impossibilità che un mezzo di scambio venga prima valutato attraverso usi non monetari (Konrad Graf sostiene che è un'impossibilità logica). Ma il valore è soggettivo, o no? Perché la Teoria Soggettiva del Valore dovrebbe applicarsi a tutti gli altri beni eccetto il denaro? Se il valore è davvero soggettivo, allora non c'è una ragione particolare per cui qualcuno non possa prima valutare qualcosa per il suo uso indiretto. Ciò inoltre non confuta il cuore del Teorema della Regressione di Mises: gli individui effettuano calcoli (almeno nella maggior parte dei casi, anche se le affermazioni di Mises implicano la sua convinzione che ciò si applichi in tutti i casi) guardando ai prezzi del passato e se si seguono le tracce di un mezzo di scambio abbastanza indietro, questo vi porterà a qualcosa di valutato come prezioso per ragioni diverse dal suo utilizzo come mezzo di scambio. Ma, come ha sostenuto William J. Luther, piuttosto che considerarla una "condizione necessaria" come crede Mises, potrebbe essere più appropriatamente considerata un "fattore contribuente". In altre parole: "A parità di condizioni, è più probabile che un oggetto che possiede un valore non monetario decolli da terra rispetto ad un oggetto che non lo possiede".

È importante distinguere tra resoconti descrittivi di ciò che vediamo fare alle persone (o ci aspettiamo che facciano come attori strettamente razionali) da ciò che è logicamente possibile per loro fare. Il punto principale che desideriamo discutere qui è che la certezza che Mises aggiunge inutilmente al suo Teorema (riguardo all'impossibilità di un qualsiasi ipotetico modo diverso), lo pone su un terreno instabile una volta che lo vediamo attraverso la lente della soggettività.

In Principles of Economics, Carl Menger espone la Teoria Soggettiva del Valore e scrive che "il valore non esiste al di fuori della coscienza degli uomini". Spiegato in modo più elaborato: “Il valore non è quindi nulla di inerente ai beni, nessuna proprietà in essi contenuta, ma semplicemente l'importanza che prima attribuiamo alla soddisfazione dei nostri bisogni, cioè alla nostra vita e al nostro benessere, e di conseguenza trasliamo ai beni economici come cause esclusive della loro soddisfazione”.

Menger addirittura inserì il concetto di valore soggettivo nei criteri elencati affinché un bene fosse un bene (riferendosi ai beni economici). Affinché un bene sia un bene, scrisse, deve soddisfare tutti e quattro i seguenti criteri: deve esserci un bisogno umano per esso; la cosa deve essere in grado di soddisfare il bisogno umano; ci deve essere la conoscenza umana della capacità della cosa di soddisfare il bisogno; e ci deve essere un "ordine della cosa sufficiente a dirigerlo verso la soddisfazione del bisogno". Non dobbiamo necessariamente accettare tutti i criteri di Menger: solo riconoscerne l'enfasi sulla soggettività.

In Human Action, Mises spiega la Teoria Soggettiva del Valore sostenendo che il ruolo dell'economista è quello di prendere "i giudizi di valore dell'uomo che agisce come dati ultimi e non aperti a nessun ulteriore esame critico". Ma, senza rendersene conto, il soggettivismo di Mises contrasta con la sua affermazione secondo cui nessun mezzo di scambio potrebbe venire in essere senza un previo valore d'uso diretto.

Per quanto riguarda Bitcoin come asset digitale unico, Mises capì bene che i beni economici non "devono essere incarnati in una cosa tangibile", ma non avendo vissuto l'era digitale, poteva solo classificare tutti i beni economici non tangibili come "servizi". Quindi, essendo un uomo del suo tempo (e non per colpa sua), non aveva una struttura adeguata per classificare qualcosa come Bitcoin. Konrad Graf (che ha vissuto l'emergere di Bitcoin, insieme al resto di noi) definisce Bitcoin un "bene scarso, immateriale, digitale'".

Menger si riferisce al denaro come "la merce più commerciabile" e mostra come il bestiame servisse a questo scopo nel mondo antico e, con il passare del tempo, prese il suo posto uno standard metallico basato su oro, argento e rame, soprattutto con il progredire della civiltà e le persone che si spostarono dagli ambienti rurali a quelli urbani. Questa "merce più commerciabile di tutte" sottolinea il punto in cui il denaro è una merce come tutte le altre (possiamo usare i termini "merce" e "bene" in modo intercambiabile).

Rothbard rende l'argomento ancora più esplicito:

Una verità importantissima sul denaro emerge ora dalla nostra discussione: il denaro è una merce. Imparare questa semplice lezione è uno dei compiti più importanti del mondo. Molto spesso le persone hanno parlato del denaro come di qualcosa di molto più o meno di questo. Il denaro non è un'unità di conto astratta, separabile da un bene concreto; non è un gettone inutile buono solo per lo scambio; non è una “pretesa sulla società”; non è una garanzia di un livello di prezzo fisso. È semplicemente una merce. Si differenzia dalle altre merci per essere richiesto principalmente come mezzo di scambio. Ma a parte questo, è una merce e, come tutte le merci, ha uno stock esistente, deve far fronte alle richieste delle persone di comprarla e detenerla, ecc. Come tutte le merci, il suo "prezzo", in termini di altri beni, è determinato dall'interazione della sua offerta totale, o stock,

E quindi bisogna porsi la domanda: se il valore è soggettivo (un pilastro centrale del modo di pensare economico Austriaco), e se un mezzo di scambio (o il denaro) è un bene come un altro, allora come possiamo dire che una merce non potrebbe essere valutata prima da qualcuno da qualche parte come mezzo di scambio piuttosto che per qualche altro scopo? L'affermazione di Mises secondo cui “nessuno può mai riuscire a costruire un caso ipotetico in cui le cose dovessero accadere in un modo diverso” va contro la soggettività.


Conclusione

Per sottolineare il punto centrale della tesi di questo articolo, il Teorema della Regressione è ancora utile senza dover accettare la contraddizione logica che, da un lato, una merce può essere valutata soggettivamente per qualsiasi motivo, e dall'altro, che una merce non può possibilmente essere valutata per uno scopo specifico (come mezzo di scambio) a meno che non sia stata prima valutata per uno scopo diverso. L'evidenza empirica che i bitcoin siano stati valutati per la prima volta per il valore d'uso diretto non lo confuta; infatti Bitcoin potrebbe essere emerso con perfetta conformità al Teorema. Ci sono, al momento della stesura di questo articolo, circa 12.000 asset digitali quotati su CoinMarketCap.com: ci aggrappiamo strettamente alla Teoria del Valore Soggettivo (come dovremmo) mentre allo stesso tempo ci aggrappiamo alla convinzione che nessuno di questi avrebbe potuto essere valutato come mezzo di scambio prima di qualche altro scopo? Il valore o è soggettivo o non lo è.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/