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mercoledì 21 aprile 2021

Clientelisti dei giorni nostri, versione Jeff Bezos

 

 

di David Stockman

C'è una specie di Vero Liberale, mi viene in mente John Tamny, che in qualche modo pensa che la massiccia follia fiscale e monetaria proveniente da Washington avvenga senza conseguenze; e che per quanto deplorevole possa essere, non va a discapito delle brillanti opere dei titani aziendali odierni nella Silicon Valley e altrove.

Quindi non temete, il dinamismo capitalista prevarrà. I tempi del boom andranno avanti indipendentemente dai troll e dai truffatori che occupano i seggi del potere della nazione e dagli infiniti schemi e assalti al mercato libero che generano.

Ahimè, siamo profondamente contrari a questo punto di vista.

In generale, questi nuovi titani non sono geni. Cavalcano le bolle, facendosi trovare al posto giusto al momento giusto. E dopo anni di massiccia inflazione dei prezzi degli asset finanziari da parte della FED, sono diventati totalmente corrotti: politicamente, intellettualmente e in altro modo.

Ci è venuta in mente questa terribile realtà mentre leggevamo i titoli dei giornali di oggi in cui si annunciava che Jeff Bezos è doppiamente favorevole agli abomini fiscali e di spesa pubblica di Sleepy Joe.

Potremmo dire che questa è solo l'ennesima incarnazione della famosa battuta di Vladimir Lenin secondo cui i capitalisti fabbricheranno volentieri la corda per appendersi. Ma in realtà, va molto più in profondità.

Queste persone sono state rese così follemente ricche dall'enorme inflazione del mercato azionario da parte della FED che non si preoccupano più se le loro attività sono disturbate o addirittura profondamente danneggiate da piani infrastrutturali inutili come quello di Biden; e, peggio ancora, non hanno idea di come sia generata ricchezza reale e sostenibile o come la prosperità del libero mercato non sia affatto una cosa sicura quando lo stato diventa uno sfrenato distruttore di denaro onesto, rettitudine fiscale e disciplina finanziaria.

Nel caso di Bezos, il grafico qui sotto vi dice tutto ciò che dovete sapere. Alla fine del 2015, solo cinque anni fa, la capitalizzazione di mercato dell'azienda era di $315 miliardi, rendendo Bezos straordinariamente ricco con un patrimonio netto di circa $45 miliardi. Cinque anni e il divorzio più costoso nella storia del pianeta dopo, le partecipazioni di Bezos valgono $175 miliardi.

Inutile dire che cinque anni fa Amazon era già assurdamente valutata 47 volte il modesto flusso di cassa dell'azienda. Cioè, su $107 miliardi di vendite, rimanevano solo $6,7 miliardi (flusso di cassa operativo) a causa di enormi livelli di CapEx, marketing e spese operative.

Il grafico qui sotto non lascia dubbi su quello che è successo da allora. La capitalizzazione di mercato dell'azienda è salita a $1.627 miliardi o di 5,2 volte. Al contrario, il flusso di cassa operativo è aumentato solo del 3,9 volte.

Di conseguenza il multiplo del flusso di cassa dell'azienda è esploso ad un 63X.

Amazon è un'azienda di 30 anni che sta uscendo dall'anno Covid. Una popolazione colpita dai lockdown, rannicchiata nelle proprie case, ha ordinato la consegna di merci e rifornimenti dalla porta principale come mai prima d'ora. Le vendite nette durante il 2020 sono effettivamente aumentate dell'incredibile somma di $106 miliardi.

Mettiamo il tutto in prospettiva. Questo guadagno di un anno supera le vendite totali del secondo più grande rivenditore della nazione, Target Corp.

Proprio così. Con 1.897 negozi che occupano 250 milioni di piedi quadrati di spazio di vendita, Target ha registrato vendite totali nel 2020 di $93,5 miliardi e l'azienda ha impiegato più di mezzo secolo per raggiungere un livello di vendite quasi pari al guadagno di un anno di Amazon durante l'epidemia.

Tuttavia nessuno sano di mente poteva aspettarsi che la crescita delle vendite del 2020 continuasse. Una popolazione vaccinata ne ha avuto abbastanza di scatole di cartone sui gradini della porta di casa ed è più che pronta a sfondare la prigione Covid e tornare nei centri commerciali ed in altri empori al dettaglio.

Quindi, valutare un colosso di vendite da $386 miliardi a 63 volte il livello del flusso di cassa è semplicemente folle.

Dall'altra parte, con $24,2 miliardi di reddito ante imposte nel 2020 e un mercato azionario infinitamente speculativo e credulone, Bezos sembra credere che gettare il resto dell'America aziendale sotto il bus delle tasse valga la protezione che potrebbe acquisire Amazon da Washington e Sleepy Joe.

Ma non è tutto. Amazon non è solo assurdamente sopravvalutata sui mercati, è anche una minaccia per le autostrade economiche e le strade a due corsie della Main Street d'America.

Sì, sappiamo che Amazon è un vantaggio per i consumatori; ma una cosa sono i bassi costi sulla base di un ragionevole ritorno sul capitale, un'altra è il prezzo predatorio senza riguardo al profitto per conquistare nuovi segmenti di mercato.

Quest'ultimo aspetto non ha vita lunga in un mercato senza ostacoli, perché le perdite accumulate dai predatori presto esauriscono l'accesso al capitale d'investimento. E senza capitale per sovvenzionare le perdite, il modello di business del predatore porta al fallimento.

Si dà il caso che la FED e il casinò di Wall Street abbiano reso praticabile il capitalismo predatorio in violazione di tutte le leggi dell'economia. Vale a dire, l'attività di e-commerce di Amazon è così ridicolmente sopravvalutata che in realtà sta pagando Bezos ed i suoi tirapiedi per dissipare il flusso di cassa su iniziative in perdita di ogni forma e dimensione.

Questa verità è oscurata dal fatto che la scarsa redditività di Amazon dalla sua attività principale di e-commerce è integrata in modo massiccio dalla sua attività di servizi cloud completamente indipendente chiamata AWS. Pertanto, durante l'anno record del 2020, AWS rappresentava quasi il 60% dell'utile operativo di Amazon basato solo sull'11,7% delle sue vendite totali.

Detto in modo diverso, il margine operativo di Amazon in AWS è stato del 29,4% contro solo il 2,7% della sua gigantesca attività di e-commerce, la quale ha fatto registrare $340,7 miliardi o l'89% delle sue vendite totali.

In conclusione, quindi, AWS ha ottenuto un utile netto di circa $12,6 miliardi. Se dovessi valutare AWS con un multiplo PE di 37 volte (Microsoft), la sua capitalizzazione di mercato sarebbe di circa $470 miliardi.

E questo sarebbe più che giusto. Durante gli ultimi tre anni il reddito operativo di Microsoft è salito da $4,1 miliardi (2017) a $22,9 miliardi (2020), o di 5,6 volte grazie al decollo tardivo del suo business cloud.

Al contrario, dopo diversi anni di crescita del reddito operativo a tre cifre prima del 2017, l'utile operativo di AWS è passato da $4,3 miliardi nel 2017 a soli $13,5 miliardi nel 2020. Si tratta di un guadagno di appena 3,1 volte o nettamente inferiore alla cifra di Microsoft.

Allo stesso tempo, Amazon è attualmente valutata a $1.662 miliardi sul mercato azionario, il che implica che l'attività di e-commerce (inclusa la pubblicità) vale $1.154 miliardi.

Inoltre l'utile netto attribuibile alla sua gigantesca attività di e-commerce nel 2020 è stato di soli $8,73 miliardi, il che significa che è implicitamente valutato ad un multiplo PE di 132X!

È davvero fuori dal mondo, perché i guadagni dell'e-commerce di Amazon nel 2020 erano del tutto aberranti in base al suo enorme guadagno di volume di $96 miliardi nel suo segmento di mercato. Al contrario, l'utile netto del segmento e-commerce è stato solo la metà del livello del 2020 nel 2019 e nel 2018 (rispettivamente $4,2 miliardi e $4,0 miliardi).

In breve, l'effetto di una massiccia sopravvalutazione nel casinò di Wall Street è che la direzione di Amazon riceve segnali seriamente errati. Negli ultimi cinque anni non ha pagato un centesimo di dividendi o riacquistato una singola quota di azioni nonostante abbia generato quasi $172 miliardi di flusso di cassa e $300 miliardi di profitti lordi.

Ciò significa che Amazon sta utilizzando questi enormi flussi per inondare il mercato con prezzi sottocosto e iniziative in perdita in infiniti nuovi segmenti, mentre delizia Bezos ed i suoi azionisti pubblici con un prezzo delle azioni in continuo aumento e multipli di valutazione sempre più incredibili.

Come abbiamo spesso osservato, non esiste combinazione più pericolosa del denaro gratis e del libero mercato. Insieme hanno trasformato un ex-imprenditore schumpeteriano in un ricco distruttore della ricchezza di Main Street, anche se offre a Sleepy Joe la corda con cui strangolare ciò che resta della prosperità capitalista in America.

Infatti il grafico qui sotto vi dice tutto ciò che dovete sapere. Grazie ai pazzi stampatori di denaro nell'Eccles Building, la capitalizzazione di mercato di Coca-Cola, ad esempio, è aumentata da $150 miliardi a $229 miliardi negli ultimi 10 anni, anche se il suo reddito netto è precipitato da $12,5 miliardi a $7,7 miliardi, o di quasi il 40%.

Alla fine i dirigenti di Coca-Cola sono diventati molto ricchi, ma non a causa della misera prestazione dell'azienda. Sono diventati ricchi perché la FED li ha resi tali, alimentando un gioco d'azzardo dilagante a Wall Street che ha portato il PE della società dal 12X nel 2011 a quasi 30X di oggi.

I repubblicani sono abbastanza preveggenti da vedere che il loro vero nemico sono i banchieri centrali che hanno permesso a questi capitalisti clientelari di diventare così indicibilmente ricchi da non aver più nemmeno bisogno di prestare attenzione agli affari o ai politici di Washington?

La risposta, purtroppo, è no.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 29 aprile 2020

Un solo grafico





di Sven Henrich


Il Nasdaq è ancora verde quest'anno, quindi dov'è la crisi? La FED l'ha capito: ci sono voluti solo $2.000 miliardi di espansione del bilancio in quattro settimane e tutto è tornato a posto.

Assurdo.

Infatti posso mostrarvi un solo grafico che ci suggerisce, se la storia si ripete, che il recente rally è solo l'antipasto per nuovi minimi.

Prima che commenti questo grafico, godetevi prima questo: la FED sta creando la più grande distorsione dei prezzi degli asset conosciuta dall'uomo, disaccoppiando nuovamente i prezzi dalla realtà. Lo ha già fatto nell'autunno del 2019 con il suo intervento nel mercato repo e il programma di espansione del bilancio, ma ora ha ampliato il suo bilancio di oltre $2.000 miliardi in sole 4 settimane.


Ulteriore contesto storico: la Federal Reserve ha aumentato il proprio bilancio di $2.600 miliardi rispetto ai minimi di agosto 2019. Si tratta di un aumento vicino al 70% in soli 8 mesi, che rappresenta il 12% del PIL degli Stati Uniti. L'espansione del bilancio della FED di $2.000 miliardi nelle ultime 4 settimane rappresenta oltre il 9% del PIL degli Stati Uniti.

Non pensate nemmeno un momento a dire, a me o a qualcun altro, che questi numeri non incidano sui prezzi degli asset. Infatti i numeri stanno diventando così assurdi che non esiste alcun contesto storico con cui fare confronti adeguati. Sospetto che nemmeno la FED abbia la minima idea delle conseguenze collaterali che sta scatenando. Tutto questo arriva con tassi a zero, pronti contro termine distorti e, naturalmente, ulteriori programmi di prestito e salvataggio annunciati. Chi può tenere traccia di tutto ciò?

È una bonanza di liquidità mai vista prima, quindi non sorprende che Wall Street sia di nuovo alla caccia del treno della FED.

Questo è tutto ciò che si ottiene da Wall Street in questi giorni: inseguire la FED nella convinzione che manterrà nuovamente il controllo, anche se l'ha perso tra febbraio e marzo in cui il mercato azionario globale è crollato.

Ma nessuno ha imparato la lezione: non la FED, non Wall Street e certamente non gli investitori.
Nessuno ha imparato nulla in quanto le distorsioni che hanno portato gli investitori giù dalla scogliera si stanno nuovamente riformando, ma ancora più estreme questa volta.

I prezzi delle azioni statunitensi sono ancora una volta valutati al 132% della capitalizzazione di mercato rispetto al PIL, poiché il settore tecnologico è di nuovo tornato in verde mentre l'intera struttura economica sta collassando intorno a noi.
L'attività economica sta calando a livelli peggiori della crisi del 2009.


Come per il PIL del secondo trimestre: ecco l'ultimo FED Nowcast di New York che proietta un PIL del secondo trimestre al -7,8%, che probabilmente peggiorerà fino a raggiungere il -20% o -30%.


E il settore dell'abbigliamento?


Tutto sta andando verticalmente al rialzo o al ribasso e tutto ciò rappresenta il più grande shock economico mai visto nelle nostre vite.

Offerta di moneta M1:


Prestiti commerciali:


Ma secondo alcuni nulla di tutto ciò conta. Niente di tutto ciò è importante, perché la FED copre le spalle a tutti quindi possiamo giustificare anche questo:

Sicuramente $AMZN trarrà vantaggio dall'intero settore della vendita al dettaglio e $NFLX trarrà vantaggio dagli americani seduti a casa a guardare la TV. Ma questo non fa un'economia.

Infatti l'intero Paese ha bisogno di salvataggi. L'intero Paese non è in grado di sostenersi da solo per poche settimane in una crisi:

E con questo contesto, come si può giustificare un mercato valutato al 132% della capitalizzazione di mercato rispetto al PIL?


Ma stiamo scherzando? Alcuni sostengono che i mercati guardano al futuro e vedono cose migliori. Assurdo, al quadrato. Questi mercati non hanno visto arrivare nulla e hanno subito un massacro, e ora stanno semplicemente saltando di nuovo sul treno della liquidità della FED; lo stesso treno che in primo luogo li ha intrappolati.

Nessuna lezione è stata appresa. Come lo sappiamo? Perché gli stessi errori vengono ripetuti e portati a nuovi estremi ancora più insensati.

Ancora una volta l'intero mercato è guidato da una manciata di titoli.


Mentre i mercati più ampi mostrano ancora una marcata debolezza.


Anzi, la maggior parte dice: di nuovo la ponderazione del loro peso è in grande ritardo.


Mentre l'indice $SPX è tornato ai minimi di ottobre 2019, il peso dell'indice $XVG si è mosso appena nell'ultima settimana e rimane molto al di sotto dei minimi di ottobre 2019. Il messaggio? È di nuovo un mercato guidato da una manciata di titoli. Ciò significa che stiamo di nuovo fissando un mercato fortemente distorto e manipolato.

Questo è il "miglior" risultato che $2.000 miliardi in interventi della banca centrale può ottenere: un mercato sopravvalutato, distorto e completamente disconnesso dai fondamentali economici.

Nasdaq di nuovo verde, quindi... i condannati alla disoccupazione ti salutano.


No, tutto ciò che ha il sapore dell'ultima crisi... tranne che è peggio.

Titoli tecnologici che fanno registrare nuovi massimi, hedge fund salvati con milioni di americani disoccupati e file senza fine davanti i supermercati.

Che pianeta! No, quello che sta succedendo qui è che la FED sta creando un altro circo con i soldi che rincorrono gli stessi titoli come accaduto durante la bolla del 2019, ignorando il messaggio del mercato più ampio, i rendimenti e uno crollo dei fondamentali economici... il che mi porta ad un grafico.

Il grafico ci dice che i minimi non si sono ancora palesati. Il grafico ci dice che la mano della FED non reggerà ed è un semplice diagramma tecnico, che ci ha mostrato la tabella di marcia già anni fa.

Guardate da vicino.


Che cosa è successo nel 2000 e nel 2007? I mercati hanno superato e rotto i loro trend rialzisti e hanno subito una correzione molto ripida dalla banda superiore di Bollinger a quella inferiore. In tal modo, i futures S&P 500 sono scesi al di sotto della loro 20MA mensile.

Indovinate cosa è successo in entrambi i casi? L'indice $SPX è risalito verso la 20MA mensile e quella era considerata la fine della correzione. Il rally che avrebbe messo fine al mercato orso. Il rally che avrebbe riportato l'ottimismo, il rally che suggeriva come il peggio fosse finito, il rally che diceva che il sell-off era finito, il rally che affermava che i minimi erano lì. Esattamente le stesse cose che stiamo ascoltando ora.

E nel 2007 e nel 2000 questi tag della 20MA hanno visto i mercati non solo rinunciare a tutti i guadagni del rally, ma è stato allora che è iniziato il vero bear market e nuovi minimi significativi.

E indovinate un po'? Durante il mensile OPEX sulla scia del più grande intervento del sistema bancario centrale conosciuto dall'uomo, abbiamo visto proprio il test della 20MA.

E guardate ancora più da vicino.


La 20MA mensile coincide perfettamente con l'EMA 5 mensile, un altro indicatore chiave che offre resistenza. Coincidenza?

Ne dubito. Questo era un tag tecnico chiave.

Ma il mese non è finito. Ciò che appare chiaro qui è che la chiusura del mese è di fondamentale importanza. Se la FED può mantenere il controllo e invogliare gli investitori a continuare a inseguire un'espansione dei multipli ingiustificata, alla fine di aprile dovremmo vedere il prezzo vicino a queste due MA.

Se la FED dovesse perdere il controllo e i fondamentali inizieranno a dominare l'azione dei prezzi, il mese prossimo dovremmo vedere l'andamento dei prezzi al di sotto di questi due MA. Nel 2000 e nel 2007 è stato il mese successivo ai tag 20MA dove l'azione dei prezzi ha mostrato ritracciamenti significativi. Se vedremo un replay, allora maggio potrebbe diventare un mese molto difficile per i tori.

Chi vincerà? Non possiamo ancora saperlo, ma abbiamo una linea tecnica chiaramente definita nella sabbia. Il quadro fondamentale è chiaro: i mercati ora sono di nuovo ampiamente sopravvalutati, ma la FED sta di nuovo distorcendo i prezzi degli asset.

Dal nostro punto di vista si sono esauriti gli schemi rialzisti delineati nell'indice $SPX (pattern 1, pattern 2) e $RUT. Ora un diverso insieme di segnali sta suggerendo che qualcos'altro potrebbe essere in fase di definizione. Ne sapremo di più entro la fine del mese se gli orsi sono in grado di riprendere il controllo, date le ingenti somme di liquidità gettate in questi mercati. La FED difficilmente può permettersi il fallimento. Immaginate di perdere il controllo di un mercato dopo aver investito oltre $2.000 miliardi di liquidità in appena un mese.

Gli investitori hanno una scelta da fare: credere di poter inseguire un mercato sopravvalutato nella speranza che la FED mantenga il controllo, o guardare un grafico che ci racconta un copione già visto. Un copione che suggerisce di non inseguire un mercato del genere, ma piuttosto scegliere un diverso modo di agire.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 17 gennaio 2020

Attenzione gente, le banche centrali faranno qualcosa di stupido





di Francesco Simoncelli


Con la fine del 2019 abbiamo visto l'ennesimo salvataggio targato banche centrali di un sistema incancrenito, che continua ad annaspare tra le increspature dello tsunami di credito vomitato nell'ambiente finanziario. Le banche centrali stanno giocando con qualcosa che va ben oltre la loro comprensione e soprattutto capacità di controllare, visto che non appena sono emersi i primi problemi sui mercati la FED è entrata a gamba tesa fornendo un totale ormai di $500 miliardi in liquidità. La cosa da far mettere le mani ai capelli è che stiamo parlando di interventi per influenzare il tasso overnight del mercato dei pronti contro termine, ovvero, un tasso giornaliero. Questo per dire che si è passati dal prendere come riferimento il tasso di rendimenti del decennale USA in passato, ad oggi in cui ogni giorno i pianificatori monetari centrali devono aggiustare il tiro per mantenere salda la loro presa sui mercati. O almeno l'illusione che sia così.

Questo perché è assodato che le banche centrali possano andare in bancarotta, quindi la nenia secondo cui sono onnipotenti dato che possono stampare tutto il denaro che vogliono è sbagliata. Perché? Perché non ci si domanda una cosa: a che prezzo? Di conseguenza le banche centrali rischiamo sempre di più, ogni giorno che passa, di fare qualcosa di nettamente stupido. L'ultima sciocchezza in ordine cronologico è quella rappresentata dai due grafici che seguono, dove possiamo notare la stretta correlazione tra il temporaneo disinnesco del caos nel mercato dei pronti contro termine e l'inversione repentina del bilancio della FED.



Inutile dire che è lecito chiedersi fino a quando può durare questo tira e molla e la risposta è un tempo indefinibile ex ante. A supporto di ciò, però, c'è da dire che il commercio mondiale è in stallo e nella stessa situazione langue anche la produzione industriale. Infatti basta consultare quegli indici quanto più vicini al mondo reale e in grado di dare un quadro vagamente esaustivo dello stato del bacino della ricchezza reale, come il Baltic Dry Index, per capire come la Legge dei Rendimenti Decrescenti stia facendo velocemente il suo corso quando applicata alla stampa sconsiderata di denaro fiat. Quindi la quantità di denaro stampata conta, perché in ultima analisi tale denaro finisce nell'economia più ampia causando un innalzamento generale dei prezzi (con un certo scarto temporale ovviamente). Su questo tema, però, infuria il dibattito tra coloro che prevedono la deflazione dei prezzi e quelli che predicono l'inflazione dei prezzi. Ciò che conta è la direzione dei prezzi, anno dopo anno, a ritmi superiori al 2% annuo. Se i prezzi scendono, i contratti di debito a lungo termine favoriscono i creditori, mentre se aumentano al di sopra del 2% annuo, i contratti precedenti favoriscono i mutuatari (che pagano con denaro svalutato). Il numero di mutuatari che vota è decisamente più alto rispetto a quello dei creditori, ecco perché la politica favorisce sempre l'inflazione dei prezzi a lungo termine.

Gli inflazionisti fanno notare l'aumento del bilancio del Federal Reserve System, che è aumentato più rapidamente che in qualsiasi momento nell'era post-Seconda Guerra Mondiale. Quindi concludono che all'orizzonte si staglia una grave inflazione dei prezzi. I deflazionisti fanno invece notare il moltiplicatore monetario M1, che è sceso nettamente. Quest'ultimo è il risultato delle decisioni dei banchieri commerciali di non prestare denaro al pubblico, accumulando invece riserve in eccesso presso la FED. Quindi se le banche non prestano, concludono i deflazionisti, si prospetta una grave deflazione dei prezzi.

Ma ecco presentarsi la tempesta perfetta: le banche commerciali hanno bisogno di liquidità per restare a galla e se non è la banca centrale che la offre allora devono prenderla dalla clientela. Questo significa attirare nuovi depositanti. Come? Pagando un interesse positivo. Come in un ambiente economico dove l'interventismo delle banche centrali ha soppresso il rischio reale e i rendimenti della maggior parte della classe di asset? La propaganda mainstream continua a bombardare le masse affinché  utilizzino le banche ed i loro circuiti per le loro operazioni economiche. Il gioco delle banche centrali, quindi, è a doppio taglio: se da un lato intervengono per aiutare il settore bancario commerciale, il perdurare di questa situazione crea distorsioni che infine portano a paradossi necessitanti una correzione. Questo per dire che nonostante gli interessi sborsati sulle riserve in eccesso, il fatto che il sistema finanziario fosse decotto non è cambiato nonostante tutto l'interventismo finora messo in campo. Questo a sua volta fa entrare in scena la disperazione e con essa un errore madornale che permetterà una correzione salutare. L'ennesima dimostrazione che la pianificazione monetaria centrale è fallimentare poiché in disaccordo con un calcolo economico genuino.

Quindi le banche sono state costrette a tornare sul mercato dei prestiti, altrimenti sarebbero state prosciugate dai pagamenti ai depositanti che in massa sono stati canalizzati nel sistema bancario.



Ogni scuola di pensiero economico, tranne la Scuola Austriaca, si fida dello stato o della banca centrale affinché possano fare qualcosa nei momenti di stress. Il mondo intero crede nell'inflazione monetaria come cura suprema per i periodi di congiuntura negativa. Ogni volta che l'economia rallenta, vengono invocate le rotative monetarie per "risolvere" i guai. Coloro che prevedono una deflazione dei prezzi sostengono che l'inflazione monetaria non sarà sufficiente da superare la deflazione dei prezzi. Davvero? Non vi è alcun limite teorico all'aumento dei prezzi dato il potere monopolistico di cui gode il sistema bancario centrale. Poiché le persone associano l'aumento dei prezzi alla prosperità, ci sarà sostegno al denaro fiat.

Il punto è semplice: ad un tasso di interesse dello 0%, le persone di solito prendono in prestito denaro per acquistare cose. Questa affermazione è smentita quando l'unità di conto con cui si accendono i prestiti perde potere d'acquisto a ritmo incalzante. In questo caso i consumatori se ne sbarazzeranno per possedere beni (la fase del ciclo del credito che Mises chiamò crack-up boom, dove gli attori di mercato non ritengono più che quello che consideravano denaro può fungere come tale nel medio-breve termine). Se i banchieri centrali non riescono più a convincere i consumatori ad accendere prestiti, possono prestare denaro allo stato il quale poi lo manderà a gruppi con interessi speciali. A loro volta questi gruppi lo spenderanno, e così via. Ecco perché ci sarà inflazione dei prezzi in futuro, non deflazione.

Qual è quell'evento che può far perdere potere d'acquisto a ritmo incalzante all'unità di conto? La cocciutaggine dei banchieri centrali e la ricerca del Santo Graal del controllo, come starnazzato dallo zio Ben. I tassi negativi sono la distruzione definitiva del denaro fiat, un'aberrazione economica che parte da una diagnosi errata: l'idea che gli attori economici non prendano più credito o investano di più perché scelgono di risparmiare e quindi il risparmio deve essere penalizzato per stimolare l'economia.

L'inflazione e la crescita non sono basse a causa dell'eccesso di risparmio, ma a causa dell'eccesso di debito. Perpetuare l'eccesso di capacità con tassi bassi e liquidità a profusione non fa altro che zombificare l'economia, sovvenzionando i settori fortemente indebitati e penalizzando la produttività con tasse predatorie. I tassi negativi non aiutano a ridurre il debito, lo incentivano; non rafforzano la capacità di credito delle famiglie, perché i prezzi degli asset non replicabili (immobili, ecc.) salgono alle stelle a causa dell'eccesso monetario e il minor costo del debito non compensa il rischio maggiore.

La crescita degli investimenti e del credito non è contenuta perché gli attori economici sono ignoranti o risparmiano troppo, ma perché hanno un cervello. Le famiglie e le imprese sono più caute nei loro investimenti e decisioni di spesa perché percepiscono che la realtà che vedono ogni giorno non corrisponde al costo della vita e a quanto guadagnano. È del tutto errato pensare che le famiglie e le imprese non stiano investendo, accedendo prestiti o spendendo, lo stanno facendo ma meno di quello che i pianificatori monetari centrali vorrebbero. Di conseguenza non si tratta di spiriti animali volubili o un settore privato pigro, ma un tipico caso di stime errate dei pianificatori monetari centrali. La loro tesi è incoerente: i tassi sono negativi perché richiesti dai mercati, non perché sono imposti dalla banca centrale. Se così fosse, perché non lasciano fluttuare i tassi liberamente se il risultato sarebbe stato lo stesso? Perché è falso.

I tassi negativi sono un enorme trasferimento di ricchezza dai risparmiatori allo stato. Ma è un processo suicida, perché nel frattempo assistiamo alla distruzione della percezione del rischio e al salvataggio di una masnada di attività inefficienti. La NIRP può essere difesa solo da persone che non hanno mai investito, creato ricchezza reale o creato un lavoro, perché nessuno che ha lavorato nell'economia reale può credere che la repressione finanziaria porterà gli attori economici ad ingozzarsi di credito e rafforzare l'economia. Quando le banche centrali si presentano come coloro che annulleranno la fase di bust del ciclo del credito, non fanno altro che generare un rischio e una bolla più grandi.

La Svezia, ad esempio, ha fallito col suo esperimento NIRP iniziato cinque anni fa e ora lo inverte a causa dei rischi finanziari che stanno eruttando. L'indice dei prezzi degli immobili è aumentato del 50%, l'indice residenziale medio è aumentato del 27%, gli asset non replicabili sono saliti tra il 30% e il 70% (infrastrutture, ecc. ), il mercato azionario è salito di oltre il 20%. Di contro, però, i consumi e gli investimenti delle famiglie si sono mossi a malapena ed i salari reali sono rimasti stagnanti. La politica monetaria è passata dall'essere un sostegno alle riforme strutturali ad una scusa per evitarle. Ora gli stati sono lieti di leggere sui giornali e sentire gli economisti parlare di "misure fiscali". E quando uno stato sente "misure fiscali" state pur certi che si tradurranno in nuove "spese". E quando gli stati della zona Euro iniziano a spendere, il risultato è sempre lo stesso: più debito e tasse più alte.



LA GRANDE VENDITA DI AZIONI

In questo contesto la narrativa di mercati azionari più forti inizia a farsi debole, perché oltre alla sovra-estensione che hanno raggiunto nel complesso, non c'è niente alla base dei vari titoli sui mercati che possa giustificare l'impennata pazzesca che hanno avuto sin da quando la FED ha messo mano al mercato dei pronti contro termine. Divergenze negative, flussi di cassa, fondamentali, segnali di conferma, utili, niente di tutto questo è servito a mostrare l'allarme rosso presente sulla scena azionaria. Inutile sottolineare come la manipolazione del mercato obbligazionario abbia successivamente portato ad un front-running selvaggio sulla maggior parte delle classi di asset. Il denaro ha fatto levitare artificialmente i loro prezzi, danneggiando al contempo i rendimenti di lungo termine e costringendo attività presumibilmente oculate negli investimenti (es. fondi pensione) a rivolgersi addirittura ai mercati spazzatura per ottenere la resa annuale di cui disperatamente avevano bisogno.

Non appena i rubinetti monetari sono stati appena rallentati, si sono viste le prime crepe. Da quello che possiamo vedere dagli indicatori, come le bande di Bollinger, sono belle profonde visto che dopo una estensione del genere il test della linea mediana è a dir poco scontato. Sì, questo significa come minimo una correzione del 50% dei principali indici azionari.




Sembra di rivedere il copione del primo trimestre del 2000, quando a fronte di una lieve correzione di inizio anno i mercati poi hanno segnato nuovi massimi. Inutile ricordare cosa sia accaduto dopo. Potremmo vedere la stessa cosa nel primo trimestre di questo anno, dove i tori andranno a comprare sulla scia delle iniezioni di liquidità. Sebbene sentiate urlare "compra", non fatelo. È una trappola. Gli squilibri non solo solo di natura teorica, come fin qui documentato, ma anche di natura tecnica. Il trading giornaliero dei titoli qui sopra raffigurati (Dow Jones, S&P, NASDAQ) è costellato da una miriade di gap che prima o poi saranno colmati. Per non parlare poi delle divergenze su RSI e MACD. Questo per dire che non ci sono volumi a supporto di tale salita ed è solo di natura speculativa.

I principali protagonisti da tenere sotto controllo per prevedere in qualche modo l'arrivo della correzione sono Apple e Microsoft.


È probabile che si verifichi un considerevole pullback all'inizio del primo trimestre 2020 ($230 circa), al quale poi potrebbe far seguito pullback più grande più avanti nel 2020 e nel 2021. Lo stesso discorso vale per Microsoft.


I trend sono estremamente ripidi, stretti ed ampiamente disconnessi, e quindi, a mio avviso, pericolosi. Non sto dicendo che queste aziende non continueranno a crescere o non abbiano modelli di business vincenti. Quello che sto dicendo è che esiste un enorme rischio tecnico e, date le loro dimensioni e il loro dominio, queste società contengono anche elementi di rischio sistemico in quanto molti possiedono gli stessi titoli decisamente famosi. Entrambi quindi sono azioni chiave da tenere d'occhio durante tutto l'anno. I tori non possono permettersi di perderne neanche una di queste e la loro traiettoria di prezzo è, a mio avviso, insostenibile. Occhio quindi ad altri due fattori cruciali: il pattern di compressione del VIX e le banche centrali che stanno acquistando oro.





LA FINE DEI PASTI GRATIS PER IL KEYNESISMO

Ma non si tratta solo delle banche centrali in quanto tali, bensì di tutto il pensiero economico che ne ha forgiato l'esistenza. La grande svendita non sarà solo fisica, ma anche a livello delle idee. Nel mondo del pensiero economico i keynesiani sono sempre stati i protagonisti. Da quando F. A. Hayek trascurò di sfidare Keynes dopo la pubblicazione della Teoria Generale nel 1936, il keynesismo ha goduto di pasti gratis. Non scrisse mai un libro dettagliato che riga per riga confutasse l'opera di Keynes. Altri lo fecero, ma non erano famosi. Un economista di nome Arthur Marget rispose dopo due anni con il volume I di una confutazione in due volumi: The Theory of Prices. Ma nessuno aveva sentito parlare di Marget e ancora oggi quasi nessuno ha mai sentito parlare del suo libro.

Le pressioni della seconda guerra mondiale giustificarono il fatto che Keynes non poteva rispondere ai critici, perché impegnato a gestire il Ministero del Tesoro britannico. Altro pasto gratis, quindi. Morì nel 1946 e due anni dopo Paul Samuelson scrisse il libro di testo universitario di maggior successo in economia. Da quel momento in poi il keynesismo in generale sarebbe stato inarrestabile.

Ludwig von Mises fu un eccellente scrittore e difensore della sua posizione, purtroppo quest'ultima era lontana dagli ambienti che contavano nel mondo accademico. Dopo il 1945 si ritrovò ad insegnare in un'università di seconda scelta, senza una retribuzione fissa, e sfortunatamente nessuno prestò attenzione alla sua confutazione di tutti gli altri sistemi economici. Il suo libro, L'Azione Umana, fu pubblicato nel 1949 e solo poche persone lo lessero. Vendette meglio del previsto, ma sicuramente non fu un best seller.

La cosa principale che salvò Mises fu il fatto che l'editore della Yale University Press amava i suoi libri ed erano venduti abbastanza bene da giustificare la loro ristampa. Agli inizi degli anni '60 il "discepolo" di Mises, Murray Rothbard, iniziò a portare avanti i principi del pensiero economico del suo mentore. Rothbard era uno scrittore migliore di Mises (e di tutti gli altri) e un polemista incallito, ma era ancora al di fuori delle sfere accademiche. Fu relegato ai margini del mondo accademico, il Politecnico di Brooklyn, che non offriva nemmeno una specializzazione in economia. I suoi primi libri furono pubblicati principalmente con il sostegno finanziario del Volker Fund, e poi di case editrici minori. Non guadagnò molta attenzione, ciononostante fece gradualmente emergere il vantaggio di seguire i principi della Scuola Austriaca: il keynesismo è incoerente. Non solo, ma ogni volta che gli economisti della Scuola di Chicago scrivono per altri economisti, diventano anche loro incoerenti. Adottano le formule e il gergo matematico dei keynesiani. I professori di ruolo ritengono indegno comunicare con le persone comuni mediante un linguaggio semplice e coerente.

Il motivo è semplice: godono della protezione del cartello statale (accreditamento accademico) e tale cartello è finanziato dal denaro dei contribuenti. Pertanto una critica all'istruzione pubblica, alla regolamentazione statale e allo stato non entra mai in un libro di testo studiato nei dipartimenti di economia. Agli studenti non viene mai presentata una confutazione della visione del mondo keynesiana. Nella migliore delle ipotesi studiano pseudo-critiche mosse dagli economisti della Scuola di Chicago o dagli economisti della public choice.

Gli Austriaci come chi scrive questo pezzo che sono seguaci di Mises e Rothbard non sono turbati dal fatto che sono stati esclusi dalle "sale del potere". È logico perché sia accaduto: esiste una scuola di pensiero economico che si oppone alle politiche keynesiane e monetariste. Riconoscerli a livello accademico avrebbe significato dare loro un pubblico e questa è l'ultima cosa che i keynesiani abbiano mai voluto. Ciononostante il tempo è stato galantuomo ed i meriti della Scuola Austriaca sono stati pubblicamente riconosciuti quando nel 1990, in un articolo sul New Yorker, Robert Heilbroner, il socialista multimilionario che si arricchì coi diritti d'autore del suo libro The Worldly Philosophers, ammise pubblicamente che Mises aveva avuto ragione sull'incapacità dei socialisti di escogitare un sistema di calcolo economico razionale.

Scommetto che a questo giro sarà Paul Krugman colui che dovrà cospargersi il capo di cenere e dar ragione agli Austriaci di fronte al fallimento dell'economia mista. Più precisamente il fallimento conclamato delle prescrizioni keyensiane, le quali hanno scatenato forme di interventismo sempre più brutali.



CONCLUSIONE

Chiunque preveda un'inevitabile deflazione dei prezzi non capisce che lo scenario attuale è il prodotto di banchieri commerciali/centrali terrorizzati. Sanno che se non intervengono l'establishment cadrà a pezzi sotto gli errori economici del passato (mai corretti) e sanno anche che se intervengono alimenteranno un'inflazione dei prezzi di massa. Questo è il fatto centrale nel dibattito inflazione contro deflazione. Nel frattempo la quota dell'economia più ampia sotto l'egida dello stato aumenta incessantemente a causa dei suoi deficit.

Stiamo assistendo alle battute finali del keynesismo. La sua dipartita aprirà le porte all'inflazione di massa. Deflazione di massa? Ve la potete scordare.


martedì 28 maggio 2019

Bolle, bolle e ancora bolle





di David Stockman


Donald è stato di nuovo nel Wisconsin questo fine settimana, ribadendo che l'economia americana sta esplodendo come mai prima d'ora. "Ora siamo l'economia numero uno in tutto il mondo", ha detto sabato sera a una manifestazione a Green Bay, nel Wisconsin.

Inutile dire che siamo contrari a questa affermazione. L'economia statunitense indebitata e piena di bolle ha esaurito il gas dopo un lungo ciclo artificiale di tiepida espansione; e finora le decisioni di Trump in materia di commercio internazionale e l'abbuffata di indebitamento fiscale hanno solo aggiunto un ulteriore bagaglio debilitante sull'economia profondamente compromessa dell'America.
Infatti Donald sta tradendo l'entroterra americano, perché il suo irragionevole attacco alla FED garantisce una ripetizione del crash del mercato azionario del 2008 e della conseguente recessione sostenuta dai piani alti delle grandi aziende.

Cioè, bloccando sostanzialmente la (tardiva) campagna di normalizzazione della FED e costringendola a far fare la figura del pusillanime a Powell, è stata rimossa l'ultima debole barriera contro un crash dei mercati.

Sono stati scatenati i robo-trader e gli incalliti trader "buy-the-dip" affinché continuassero a spingere gli indici azionari più in alto fino a quando l'ultimo lemming non raggiunge la strada sopra le scogliere. Ma una volta che ci sarà la deflagrazione finanziaria di Wall Street versione 2019, non ci sarà modo di fermarla perché non ci sono altro che venti contrari davanti a noi, tutti ignorati in questi ultimi momenti di mania della FED.

Infatti è difficile immaginare come i nostri banchieri centrali incapaci potrebbero fare qualcosa di più visto che hanno già frantumato quegli ingredienti che mantengono i mercati finanziari disciplinati, equilibrati e sostenibili (es. premi di rischio, costi alti per i carry trade, scetticismo nei confronti dei venditori, ecc.)

A dire il vero, crediamo che la FED fosse già in ritardo nel suo tentativo tardivo di rialzare i tassi d'interesse e di ridurre il suo bilancio verso qualcosa che potrebbe essere vagamente descritto come normalizzato. Ma dopo aver capitolato sulla scia dei tweet arrabbiati di Donald e degli attacchi d'isterismo di Wall Street alla fine del 2018, proprio quando la disciplina finanziaria era imperativa, la FED ha preso la decisione peggiore possibile al 118° mese di un ciclo economico che sta letteralmente urlando "correzione in vista".

Sin dalla vigilia di Natale il Dow è salito del 22%, l'indice S&P 500 è più alto del 25% e il NASDAQ-100 del 33%. Ancora più importante, una quota enorme di quei guadagni negli indici generali è attribuibile a soli sei titoli, i cosiddetti FAANG+M.

Cioè, Facebook è salito del 56%, Apple del 39%, Amazon del 69%, Netflix del 59%, Google del 25% e Microsoft del 38%. In totale, questi sei titoli hanno messo su $1.250 miliardi di capitalizzazione di mercato che non erano presenti alla vigilia di Natale, passando da un valore combinato di $3.210 miliardi a $4.400 miliardi in un battito di ciglia.

Così facendo la capitolazione della FED ha portato il momentum sul mercato nel modo più distruttivo possibile: cioè accendendo un'ultima insensata corsa agli ultimi sei titoli in piedi, ha provocato un'improvvisa eruzione degli indici complessivi, trascinando così anche gli ETF, i fondi indicizzati, i fondi comuni e la falange sopravvissuta di Jim Cramer.

Questa dinamica è evidente nelle seguenti cifre: l'aumento di $1.250 miliardi dei FAANG+M dalla vigilia di Natale ha rappresentato un guadagno del 39%. Al contrario, gli altri 494 titoli dell'indice S&P 500 sono stati valutati a $16.500 miliardi al minimo intermedio del 24 dicembre e da allora sono saliti di circa la metà dei FAANG+M, o del 22,5% a $20.200 miliardi.

A sua volta questa levitazione ha ridotto in frantumi ogni residua razionalità rimasta nel casinò. Infatti la capitalizzazione di mercato dei FAANG+M dopo la vigilia di Natale ammontava a $5.000 miliardi, mettendo a tacere ogni dissenso sulla bolla.

Ciò significa che anche quei giocatori d'azzardo che a fine 2018 hanno realizzato che era ora di dirigersi verso le uscite, ora sono ritornati sui loro passi. Tutta la parvenza di un mercato a doppio senso è stata essenzialmente cancellata, una condizione che storicamente ha proceduto l'arrivo del proverbiale Cigno Nero.

Infatti tra le varie follie del sistema bancario centrale negli ultimi decenni, praticamente nulla è paragonabile alla stupidità delle scelte di Powell. Questo perché i geni nell'Eccles Building hanno supportato il casinò ed i suoi speculatori più spericolati.

Non c'è nessuna condizione più pesante di questa. In un mercato azionario da $25.000 miliardi, dove il 25% del capitale azionario è detenuto da ETF e da indici, un evento Cigno Nero si trasformerà rapidamente in un tracollo contagioso, perché i freni naturali (i venditori allo scoperto che comprano per proteggersi e staccare profitti) sono del tutto assenti.

Ed è qui che entra in gioco il giusto castigo che si merita Donald. Basata sulla storia dei moderni crolli alimentati dalla FED, possiamo prevedere con assoluta certezza che un crash del mercato causerà un nuovo round di ristrutturazioni e licenziamenti da parte dei piani alti delle grandi aziende, poiché cercheranno disperatamente di placare gli dei del trading a Wall Street e di recuperare il valore immutabile delle loro stock option.

Durante i 9 mesi successivi al fallimento della Lehman, infatti, sono stati eliminati 6 milioni di posti di lavoro e le scorte sono state ridotte di oltre $150 miliardi o del 10%. In totale ci sono stati ammortamenti per circa $500 miliardi, azioni che hanno comportato la chiusura di negozi, impianti e depositi inutilizzati; così come ordini annullati a fornitori e venditori e a cascata un drastico rallentamento nel ritmo del business globale.

Detto in modo diverso, ciò che abbiamo oggi sono recessioni nate dalla liquidità della FED, la quale è stata utilizzata dai piani alti delle grandi aziende nella loro ossessione per le stock option. Ecco perché nessuno nel mondo mainstream vede arrivare una recessione.

Le recessioni ai tempi dei vostri nonni erano causate da una stretta creditizia per Main Street, ma tale epoca è ormai svanita. È stata soppiantata dallo scoppio delle bolle finanziarie, shock che costringe i dirigenti aziendali a gettare il bambino con l'acqua sporca, mentre si impoveriscono di minuto in minuto.


Una FED già screditata e confusa sarà in grado di confortare il casinò e salvare la faccia di Donald? La risposta è No. Infatti per la prima volta in 30 anni i trader a Wall Street se la dovranno vedere da soli, mentre la FED verrà inghiottita in un gorgo di disperata autoconservazione a tutti i costi e perdita di controllo.

Questo perché l'economia americana è in realtà piuttosto fragile. Ricordiamo che il 2,1% dell'aumento totale del 3,2% del PIL reale registrato nel primo trimestre, è dovuto a fluttuazioni temporanee di scorte di magazzino, spesa pubblica e recupero degli investimenti dell'anno scorso inteso a sfruttare i dazi al 25% di Donald.

A parte questi movimenti sfalsati nei conti del PIL, le componenti principali (spesa al consumo delle famiglie, spese in conto capitale ed edilizia residenziale) erano piuttosto flosce, mostrando un aumento sottile dell'1,1%.

In questo contesto, ecco il profilo del tanto decantato consumatore americano. Il piccolo tasso di aumento annuo dell'1,19% nel primo trimestre è stato il secondo più debole dalla fine del 2013, in calo dal 3,8% nel secondo trimestre 2018, dal 3,5% nel terzo trimestre e dal 2,5% nel quarto trimestre.

Inoltre, nonostante la vanità di Donald, è difficile identificare una qualsiasi accelerazione nella tendenza dal gennaio 2017.

Al contrario, la spesa personale al consumo mostra l'ennesima respinta lungo la resistenza coincidente col picco nel secondo trimestre dello scorso anno e da allora ha marcato una decisa discesa, nonostante il taglio delle imposte targato Trump.

Spesso ci riferiamo ai cosiddetti consulenti economici di Donald come a delle cheerleader e questo grafico sottolinea esattamente il motivo. Nessun economista competente potrebbe guardare al trend sottostante e affermare che l'economia americana è in piena espansione o che il rischio di scivolare in recessione è inesistente.


Ulteriori dati pubblicati di recente su reddito, spesa e risparmio non fanno che rafforzare le implicazioni negative di fondamentali flosci contenuti nel rapporto sul PIL del primo trimestre.

Sin dall'inizio della pseudo-ripresa, il tasso dei risparmi delle famiglie è riuscito ad arrivare ad un misero 7,5% e da allora non ha fatto altro che calare. Questo perché, quando tutto il resto va male, le famiglie sfruttano i loro fondi messi da parte per pagare le bollette.

Ciò è stato evidente nuovamente a marzo, quando il tasso di risparmio è sceso ad un minimo del 6,5%. Ciò significa che la debole tendenza al rialzo della spesa personale al consumo registrata nel secondo trimestre dello scorso anno, è stata alimentata dal drenaggio dei conti di risparmio.


Ciò che seguirà sarà il deterioramento delle tendenze nei mercati del credito al consumo e questo è esattamente ciò che sta accadendo adesso. Il tasso di default riguardo le carte di credito nel primo trimestre ha toccato il 3,82%, il livello più alto sin dal secondo trimestre del 2012.

Inoltre l'andamento dei prestiti è stato ancora più allarmante tra alcuni dei principali player nel mercato delle carte di credito. Nel caso di Capital One, il tasso di default nel primo trimestre è stato del 5,04%, facendo sì che il CEO avvertisse nella sua teleconferenza che la società stava affrontando un periodo di notevole "degrado" del credito.

E questo con la disoccupazione al 3,9%. Nessuno nel casinò osa chiedersi cosa succederà quando arriverà la recessione?


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 7 dicembre 2018

Il mistero dell'attività bancaria ombra e come emanciparsene





di Francesco Simoncelli


Quando la FED ha avviato il QT alla fine del 2017, ha fatto credere agli attori di mercato che il suo piano fosse col pilota automatico: le sue azioni avrebbero intaccato solo marginalmente i mercati. Tenendo presente che la politica monetaria funziona con un ritardo temporale di 12-18 mesi, questa politica restrittiva in un'economia debole è veleno per tutte quelle attività che hanno beneficiato dalla manna monetaria. Ed i risultati attesi stanno iniziando a comparire: tassi d'interesse sui mutui sono aumentati, i mutui stanno calando ed il settore immobiliare ne sta soffrendo. Ciò alla fine si tradurrà in un minor numero di nuovi acquisti di case, una formazione di famiglie più lenta ed un rinnovato indebolimento generale dell'economia. La FED dovrà invertire la rotta e tagliare i tassi, o almeno "fare una pausa" nel suo processo di "rialzo" dei tassi. I banchieri centrali sanno che una recessione arriverà prima o poi e dopo un decennio di politiche monetarie senza precedenti stanno cercando di ricaricare il loro arsenale (sotto forma di tassi più alti e un bilancio ridotto), in modo che possa usarlo quando sarà il momento.


Il nuovo allentamento arriverà prima attraverso la forward guidance e poi con pause nei rialzi dei tassi, fino ad invertire le riduzioni di bilancio espandendolo di nuovo attraverso il QE4, se necessario. Questo almeno è quello che si vede e di cui parlano anche i canali mainstream. Cos'è che non si vede? Andate sul sito del BLS e cercate "Inflation calculator". È la seconda voce in "Inflation and consumer spending". Una volta cliccato sul link apparirà il calcolatore dell'inflazione. Scrivete 1000 nel box rettangolare, quindi cliccate sulla freccia verso il basso per inserire la data: 1913. Infine cliccate su "Calculate". Vedrete quanti soldi ci servirebbero oggi, al netto delle tasse, per eguagliare il potere d'acquisto di $1000 nel 1913 , l'anno in cui la FED aprì i battenti. Per comprendere il "successo" della politica monetaria della FED, bisogna ricordare che l'oro oggi è a circa $1200/oncia. Nel 1913 era a $20. Cioè, l'oro oggi è 60 volte più prezioso, valutato in dollari, di quanto non fosse nel 1913. Confrontatelo con la cifra risultante nel calcolatore dell'inflazione.

Ciò che vediamo è una serie infinita di menzogne ​​sulla stabilità economica, sul denaro stabile e sulla necessità di un monopolio statale per controllare la politica monetaria. Queste bugie non sono nuove e nonostante il passare del tempo rimangono sempre le stesse. Non sono errori, sono bugie. Chiunque nel mondo accademico, o bancario, inizia a dire la verità scoprirà che il suo reddito, espresso in dollari o altra valuta fiat, scenderà molto più rapidamente del deprezzamento del dollaro. Quindi le bugie non vengono messe in discussione. Sono semplicemente accettate.

Ma il monopolio sul denaro sta svanendo. Nuove forme di denaro hanno sostituito M-1 e le sue componenti: valuta in circolazione e conti correnti. Adesso abbiamo anche M-2, M-3, MZM. Gli esperti non sono d'accordo su quali sia "il denaro vero". Non sono sicuri di quale offerta di denaro abbia maggiore influenza. Le banche centrali non le controllano direttamente. A volte, come oggi, le banche centrali non sembrano controllarle neanche indirettamente. I banchieri centrali hanno perso il controllo sul denaro e sull'economia. Le nuove tecnologie hanno indebolito qualsiasi controllo centralizzato.





John Maynard Keynes, apologete ed architetto del sistema monetario di oggi, una volta disse: "Nel lungo termine, siamo tutti morti". Aveva ragione, lo saremo; ma la domanda è: come dovremmo vivere nel frattempo?

Se avete scommesso il vostro futuro sulla produttività delle bugie dello stato, dovreste essere consapevoli di una cosa: il lungo periodo economico potrebbe arrivare prima che moriate. Il potere delle forze del libero mercato è maggiore del potere di Powell e dei suoi pari in altre banche centrali.



ANDARE AVANTI SENZA CAPIRE I FONDAMENTALI

Questo argomento è stato affrontato già diverse volte su questo spazio divulgativo, ovvero, come le banche centrali in realtà abbiano solo la capacità d'influenzare l'ambiente economico e non hanno il controllo di niente, né dei tassi d'interesse né sulle diverse offerte di denaro. È solo fumo negli occhi. Ma questa cortina di fumo ha richiesto un ingente costo da pagare per essere portata avanti. Ha praticamente portato all'asfissia del panorama economico più ampio attraverso anni e anni di investimenti improduttivi e sostegno ad aziende zombi (sia nel settore bancario che in quello commerciale). Le menzogne sulla stabilità e sul controllo adesso si stanno ritorcendo contro coloro che le hanno spacciate, poiché hanno scelto di provare a tutti i costi ad incapsulare un qualcosa di dinamico in un quadro di riferimento statico.

Sebbene le leggi dell'economia possano essere aggirate, non possono essere violate. E questo significa che verrà pagato un prezzo per questa arroganza. Non solo, ma non controllando niente i pianificatori centrali si ritrovano su una macchina che dopo aver imboccato una strada in pendenza, la scarsa manutenzione della stessa adesso la sta facendo fermare. Quando accadrà, si tornerà indietro e ci si schianterà alla fine della discesa. Qualunque cosa facciano i pianificatori centrali non possono cambiare questa inevitabilità, ma solo sperare che non ci siano ostacoli lungo la corsa. Spingere sul freno non aiuterà, la macchina è rotta. Ed è così che stanno le cose, soprattutto quando prendiamo in considerazione un fatto alquanto prevedibile in questo mondo economico: il 75% di ogni soldo tassato viene speso in attività improduttive.

Negli Stati Uniti, ad esempio, durante il secondo trimestre di quest'anno il governo federale ha speso $4,450 miliardi. Solo $3,470 miliardi sono stati finanziati da entrate federali, mentre i restanti $983 miliardi sono stati finanziati a debito. In altre parole, ci sono volute tutte le entrate solo per coprire il welfare state e gli interessi per il servizio del debito. Nei mercati finanziari, quando si accende un prestito per pagare gli obblighi che non ci si può permettere, è un fenomeno noto come "schema di Ponzi". (Nonostante ciò ci sono ancora delle facce toste che hanno il coraggio di definire in tal modo Bitcoin, quando in realtà esso è il contrario e praticamente è la soluzione agli schemi di Ponzi statali.)

Il problema è il massiccio aumento della spesa in deficit che alimenta l'illusione temporanea di una crescita economica. Poiché la maggior parte del debito emesso dagli Stati Uniti è stato sperperato in seguito all'aumento dei programmi di assistenza sociale, vi è un ritorno negativo sull'investimento. Più grande diventa il debito, più è distruttivo, poiché devia una quantità sempre crescente di dollari da investimenti produttivi verso investimenti improduttivi. E attualmente ci vogliono $3 di debito per creare $1 di crescita.


Ma non è solo il debito federale il problema, è tutto il debito. Quando parliamo del settore delle famiglie il debito è stato utilizzato per sostenere uno standard di vita ben al di là di quello che il reddito e la crescita dei salari potevano sostenere. Questo modo di fare ha funzionato finché la possibilità di sfruttare l'indebitamento era un'opzione. Il problema è che quando l'aumento dei tassi d'interesse raggiunge un punto in cui l'ulteriore leva finanziaria diventa problematica, non è possibile ottenere ulteriori risultati economici "positivi".

Il problema è che il continuo declino della crescita economica negli ultimi 35 anni ha impedito alla classe media americana di conservare il proprio tenore di vita. Poiché la crescita dei salari reali è rimasta stagnante, i consumatori sono stati costretti a ricorrere al credito per colmare il divario nel sostenere il loro attuale tenore di vita.



E come dettagliavo in un altro articolo, anche le condizioni delle aziende zombie continuano a deteriorarsi man mano che non possono più attingere al bacino dei risparmi reali per deviare ricchezza reale a loro favore e a scapito dei creatori genuini di ricchezza reale. La loro disperazione, come ci racconta il Financial Times, le sta portando addirittura ad utilizzare parte del denaro rimpatriato per ricomprare azioni proprie e grassare in questo modo ancora per un po' il mercato azionario. Ma come già accaduto durante la bolla dotcom, il mercato azionario adesso si regge solo sulle spalle di una manciata di azioni che ancora riescono a lasciare un segno positivo nella loro performance. Infatti le FANG sono l'ultimo puntello che sta sorreggendo la bisca clandestina che è diventato il mercato azionario al giorno d'oggi, e quando il denaro facile si esaurirà del tutto ed inizieranno i fallimenti, il ridimensionamento di queste aziende sarà epocale... insieme a tutto il comparto azionario eccessivamente gonfio.


E con le banche centrali che sono diventate praticamente degli hedge fund al soldo di stati e grandi banche commerciali, rischiano grosso anch'esse. In primis la BNS, la quale è follemente esposta al mercato azionario USA. In secondo luogo la BOJ, il cui bilancio adesso supera addirittura il PIL del Giappone. In terzo luogo la BCE, la cui campagna monetaria in cui ha acquistato diverse obbligazioni IG sta iniziando ad avere un effetto boomerang.

Queste scelte hanno creato un "boom indotto dal credito" che ha ormai raggiunto la sua inevitabile conclusione. Mentre la Federal Reserve riteneva che la creazione di un "effetto ricchezza" attraverso la soppressione dei tassi d'interesse avrebbe riparato ai mali economici della Grande Recessione, ciò che ha creato invece è stata solo una "bolla del debito" ancora più grande. Questo boom insostenibile del credito ha incanalato gli investimenti in asset sempre più rischiosi alla ricerca di rendimenti decenti e ad una diffusa serie di errori. Nel 2007 erano i mutui subprime e gli strumenti derivati; oggi i riacquisti di azioni, le emissioni di debito di bassa qualità, i dividendi finanziati dal debito e gli investimenti speculativi senza un rischio ponderato alla realtà.

Quando la creazione di credito non può più essere sostenuta, i mercati devono eliminare gli eccessi prima che possa iniziare il ciclo successivo. Solo allora le risorse possono essere ridistribuite verso usi più efficienti. Questo è il motivo per cui tutti gli sforzi delle politiche keynesiane per stimolare la crescita nell'economia hanno fallito. Le politiche fiscali e monetarie, dal TARP al QE, ai tagli delle tasse, ritardano solo il processo di compensazione.

Il rischio maggiore nella prossima recessione è la potenziale profondità di tale processo di compensazione. Con l'economia che richiede circa $3 di debito per creare $1 di crescita economica, un ritorno ad un livello di debito strutturalmente gestibile comporterebbe una riduzione di quasi $40,000 miliardi nel mercato del credito rispetto ai livelli attuali.


Queste sono le attuali fondamenta marce delle principali economie mondiali e le banche centrali non hanno alcun controllo sulla disgregazione a cui stiamo assistendo. Tutte le tue strategie finanziarie a lungo termine dovrebbero basarsi sul presupposto che i banchieri del mondo finiranno per commettere un errore, un grande errore. Non sono superuomini e il sistema, come abbiamo visto, è vulnerabile. le valute fiat sono condannate nel lungo termine, a causa del debito pubblico, incluso il debito delle pensioni. Ci sarà un Grande Default, ma sarà camuffato dall'inflazione monetaria.

Al fine di trasferire i rischi dei banchieri commerciali alle vittime, depositanti ed elettori, le banche centrali non potranno far altro che ricorrere ulteriormente all'inflazione monetaria, altrimenti i grandi banchieri commerciali ne soffrirebbero. Perché? Perché le grandi banche commerciali sono piene di certificati di debito pubblico. Hanno comprato titoli di stato. Alla fine tale debito verrà ripudiato. Esiste una legge universale che riguarda il debito pubblico: i creditori alla fine vengono derubati.



COME BITCOIN PUÒ MIGLIORARE IL DENARO ED AGGIUSTARE I MERCATI DEI CAPITALI

Perché agiscono così? Perché gli stati concedono loro il monopolio sulla riserva frazionaria e poi chiedono prestiti. E in questo ambiente i titoli di stato sono diventati "denaro" essi stessi. Non solo, ma in suddetto ambiente nessuno sa quale asset è di chi e se ne perde traccia della proprietà creando rivendicazioni multiple su uno stesso asset. Entrambi questi problemi hanno alimentato la gigantesca bolla del debito che abbiamo oggi e a cui le banche centrali non sanno come rispondere, poiché ormai la situazione è sfuggita di mano come abbiamo visto nella sezione precedente. Prima di capire quale sia la soluzione a questi due problemi, approfondiamo meglio le cause. Nel 1983 Murray Rothbard scrisse Il Mistero dell'attività bancaria, spiegando in modo dettagliato come funzionasse un sistema a riserva frazionaria, ovvero, come un dollaro creato venga poi moltiplicato diverse volte finendo in M-2.

Nel corso del tempo il sistema monetario e finanziario, però, si è evoluto ed il concetto di denaro ha assunto una connotazione "più ampia". Infatti oggi dovremmo parlare del mistero dell'attività bancaria ombra. Al giorno d'oggi il denaro è tutto ciò che può essere finanziato, come fanno ad esempio i Primary Dealer con la FED attraverso il mercato repo: titoli di stato, MBS, obbligazioni societarie, ecc. Lo stesso si può dire con la BCE o la BOJ con i titoli IG per la prima e gli ETF per la seconda. C'è stato un momento negli ultimi dieci anni in cui questi titoli sono stati trattati ad interesse negativo, data la scarsità che avevano assunto visto che tutti i grandi player volevano impossessarsene e "darli in pegno" in cambio di un prestito da parte della banca centrale. Il grafico qui sotto ci mostra chiaramente la discrepanza tra la quantità di credito "illegittima" (circulation credit) e quella legittima (commodity credit).

La quantità di credito legittima, rappresentata dalla linea verde, è quella sostenuta da risparmi all'interno del panorama economico ed è per questo che Mises la definiva commodity credit; la linea rossa, invece, è la quantità di credito creata in eccedenza ai risparmi e per tal motivo possiamo definirla illegittima. Il divario al giorno d'oggi è di circa $40,000 miliardi solo negli Stati Uniti.

Fonte: Federal Reserve Z.1 e BEA

Inutile sottolineare come il colossale errore di sganciare il dollaro dall'oro abbia alimentato questa baldoria di credito facile e cascata di debiti. In realtà, c'è un secondo errore connesso a questo di cui pochi parlano e di cui lo stesso Rothbard non ha parlato nel suo libro (non per colpa sua ovviamente, visto che all'epoca i comunicati della FED venivano rilasciati al pubblico anni dopo la loro stesura). Nel 1982 la FED cambia il suo target riguardo la politica monetaria, ovvero, al posto di "guardare" M-1 da quel momento in poi avrebbe guardato al tasso dei Fed Funds. In parole più semplici, invece di orientare la sua politica monetaria in base alla quantità di credito da quel momento in poi l'avrebbe fatto in base al prezzo del credito. Non è un caso, quindi, che la linea rossa nel grafico qui sopra sia esplosa da allora. Nel corso del tempo gli investimenti improduttivi hanno eroso costantemente la ricchezza reale della società e, come abbiamo visto nella sezione precedente, adesso questa è stata ridotta di molto rispetto al suo stato iniziale nel 1971.

Sino ad allora il debito equivaleva praticamente ai risparmi e l'oro manteneva onesto il sistema; successivamente l'economia più ampia è stata parassitata da un settore finanziario che ha avuto luce verde da stati e banche centrali. E tale risultato non è altro che l'arroganza di queste ultime entità che ritengono di poter controllare capillarmente l'ambiente economico. Allo stato non interessa il "bene comune"; allo stato interessa solamente sopravvivere un giorno in più, visto che le sue attività non sono in sintonia con un ambiente economico libero e prono ai segnali di mercato. Per sopravvivere lo stato deve imbrogliare e truffare, e non è un caso che questa caratteristica si sia rispecchiata nel sistema finanziario.

Pensate ad un momento come sia cambiato nel tempo per farvi un'idea. In passato la società che emetteva una obbligazione consegnava direttamente tale prodotto finanziario nelle mani dell'investitore ed ovviamente era costretta a pagare interessi e capitale. Oggi, invece, la società che emette una obbligazione non è affatto costretta a pagare interessi e capitale all'investitore. Tra la società e l'investitore ci sono una serie di intermediari che sono obbligati al settlement tra di loro e in ultima analisi all'investitore (ecco perché quando vi recate in banca ci vogliono diversi giorni per smobilitare posizioni nei mercati). Lungo questa catena d'intermediazione il titolo viene impegnato più volte come garanzia per altri prestiti e questo ovviamente diffonde rischi di controparte, rischi operativi ed emissioni in massa di titoli che non valgono niente. A tal proposito è utile consultare l'esempio della Dole, dove alla fine della fiera c'erano più possessori di titoli che titoli azionari stessi.

I detrattori delle criptovalute dovrebbero studiare l'attuale sistema finanziario prima di gettare fango su un ecosistema tecnologico che potrebbe mettere fine a questo baraccone. Ma probabilmente questa gente è la stessa che si fida delle Poste, senza sapere che Deutsche Bank è responsabile dei depositi...Ma sto divagando, torniamo alla nuova era della riserva frazionaria, perché il titolo più posto come collaterale sui mercati è senza dubbio il decennale USA. Uno studio di un economista del FMI dimostra che in media lo stesso titolo viene reipotecato 3 volte. Questo significa che solo una entità su tre detiene realmente l'asset che tutte le parti dicono di possedere e tale moltiplicazione ha raggiunti cifre impressionanti. È così che funziona fondamentalmente la riserva frazionaria nell'attività bancaria ombra.

Fortunatamente sin dal 2009 abbiamo avuto la prova che esiste una via d'uscita da questo sistema corrotto e truffaldino. La tecnologia blockchain/Bitcoin è una struttura regolata dalla matematica e non da regole arbitraria di un qualsiasi comitato o commissione, di conseguenza non può essere manomessa perché la matematica è immutabile. Essa permette a diversi utenti di verificare i dati nello stesso momento e lungo diverse distanze nel tempo, acquisendo quindi fiducia nella validità di ciò che si vede. Potremmo definirlo in termini semplici registro distribuito unico e immutabile, in cui ciò che viene scritto è verificabile da tutti e nessuno può manometterlo per i propri scopi. Nell'attuale sistema finanziario, invece, ogni banca ad esempio ha copia del proprio registro ed è un'informazione manipolabile e non verificabile.

La rivoluzione introdotta da Satoshi Nakamoto nel 2008 è stata quella di proporre la prima moneta decentralizzata e denazionalizzata nell'era digitale, andando a risolvere il cosiddetto Problema dei Generali Bizantini. In sintesi, quando l'informazione viaggia attraverso il tempo e lo spazio, come possiamo essere sicuri che non sia stata manipolata? La soluzione di Satoshi non è solo di natura tecnologica, è una combinazione anche di crittografia e Teoria dei Giochi (oltre ad un sistema di incentivi economici che hanno costituito un equilibrio inimmaginabile, capace di schermare il sistema da un qualsiasi attacco di hacking). Senza contare che non esiste alcun "consiglio di amministrazione" che decide aggiornamenti o cala dall'alto decisioni; tutti gli upgrade di sistema vengono eseguiti senza tirare giù la rete e con il consenso di tutti i nodi (in caso contrario, la blockchain effettua un fork e coloro contrari prendono la loro strada, come è accaduto l'anno scorso ad esempio con Bitcoin Cash).



OBIEZIONI AUSTRIACHE INFONDATE

In questo contesto, però, non tutti gli economisti Austriaci sono d'accordo sulla potenziale efficacia di Bitcoin come denaro. Anzi, diversi di loro sono alquanto scettici e tendono a scartarlo su basi aprioristiche, ignorando l'evoluzione dei tempi ed interpretando male la teoria che propugnano. Uno di questi fraintendimenti è quello riguardante il Teorema della Regressione e su queste pagine è stato ampiamente dimostrato che Bitcoin non lo viola affatto. Ma più di ogni altra cosa, il j'accuse più ripetuto negli ambienti Austriaci è il fatto che le criptovalute non siano coperte da niente. Questo perché hanno una visione del denaro che va a separare il mezzo di pagamento e l'infrastruttura per effettuare pagamenti, ovvero, il denaro fiat e le carte di credito. Bitcoin, invece, fonde questi due aspetti e le caratteristiche uniche del suo sistema, nonché la processazione dei pagamenti, conferiscono principalmente quel valore d'uso che tanti ancora non hanno compreso.

Il token e il sistema di trasmissione dei pagamenti sono fusi ed è questo che genera confusione in coloro che non hanno studiato Bitcoin. All'inizio della sua esistenza Bitcoin era solamente un'unità di conto su un registro, ma da quando gli individui hanno iniziato ad utilizzare tale registro esso ha acquisito quelle attenzioni che l'hanno reso prezioso agli occhi degli attori di mercato. Fermatevi un attimo a pensare a questa caratteristica di Bitcoin: il nuovo denaro creato finisce nelle mani di coloro che spendono risorse per tener aggiornato il registro distribuito, mentre nel sistema attuale la banca centrale inietta il nuovo denaro nell'economia sotto forma di finanziamenti allo stato. In Bitcoin coloro che ottengono i benefici dell'inflazione sono coloro che rendono sicura la rete e validano le transazioni, non un gruppo non eletto di individui che attraverso l'inganno deruba silenziosamente il resto della popolazione. Un processo arbitrario contro un processo calato dall'alto, eppure c'è chi si arrampica sugli specchi per definire Bitcoin denaro fiat.

Non solo, ma la quantità finita di Bitcoin a 21 milioni lo rende una risorsa scarsa da possedere e non esiste (almeno al momento) qualcosa di migliore di questa criptovaluta. La crescita del suo valore, quindi, non potrà mai far salire la sua offerta; potrà solo rendere il network più sicuro ed immune agli attacchi. Infatti i miner saranno attratti dalla possibilità di fare soldi nell'attività di mining e questo renderà il network più sicuro perché la potenza di calcolo aumenterà, e con essa la difficoltà di risolvere le operazioni matematiche che permetteranno di "scoprire" nuovi Bitcoin. Di conseguenza, Bitcoin e la crittografia sono tecnologie difensive: abbassano il costo di difendere proprietà ed informazioni, e fanno salire il costo di attaccarle.

Inoltre i detrattori dovranno mettersi il cuore in pace e rinunciare ad uno dei loro cavalli di battaglia, ovvero, "internet potrebbe essere spento". Buona fortuna con questo tipo di soluzione, soprattutto se si pensa a come funzionano oggi le banche ad esempio, ma al di là di ciò adesso esistono satelliti che possono fornire una connessione 24 ore su 24. Allo stesso modo, anche l'energia elettrica necessaria per far andare avanti il sistema è stato un cavallo di battaglia dei detrattori. Oltre a sorvolare su quanto costi mantenere in piedi l'attuale sistema delle carte di credito, dimenticano che è fondamentale che sia difficile e costoso ottenere nuovi Bitcoin altrimenti scomparirebbero tutti gli incentivi economici alla base della sua preservazione.

Ciò che ancora stenta a capire la maggior parte delle persone è che, oltre a rappresentare una rivoluzione all'interno del campo monetario, Bitcoin e la tecnologia blockchain rappresentano un allenamento alla libertà e alla responsabilità individuale. Ovvero, affrontare e risolvere in prima persona quei problemi che più rendono insoddisfacente la nostra vita, senza delegare a terze parti aspetti importanti e cruciali della nostra esistenza. L'eccessivo affidamento all'intermediazione ha alimentato il sistema corrotto in cui siamo immersi oggigiorno, creando quelle mostruosità finanziarie che fagocitano la speranza per il futuro e la ricchezza onestamente guadagnata degli attori di mercato. Bitcoin non è la soluzione perfetta, ma rappresenta la miglior occasione in mano agli attori di mercato per emanciparsi dalla trappola mortale che li vuole come garanzia collaterale dietro il caos nel mondo finanziario.



CONCLUSIONE

Il controllo delle banche entrali sull'economia più ampia è solo una funzione della fiducia che gli individui ripongono ancora nelle valute fiat. Man mano che tale fiducia andrà svanendo., svanirà anche suddetta illusione. La FED sostiene di essere in grado di progettare un "atterraggio morbido", ma ciò non è mai accaduto nella realtà. È ancora meno probabile che accada in questo attuale ciclo a causa di quanto tempo è passato e di come i mercati finanziari e l'economia siano stati distorti. Nell'ultimo ciclo economico, dal 2002 al 2007, sono stati i mutui subprime a far saltare tutto, e nel ciclo attuale saranno le obbligazioni societarie a ricoprire tal ruolo, contagiando successivamente il mercato azionario statunitense.

Lo spread tra i titoli del Tesoro USA decennali/biennali è uno strumento utile per determinare quanto sia vicina una recessione. Questo spread è un indicatore estremamente accurato che ha messo in allerta riguardo ogni recessione negli Stati Uniti negli ultimi 50 anni, inclusa la Grande Recessione. Quando lo spread è compreso tra lo 0% e l'1%, si trova nella "zona di allerta" perché significa che il ciclo economico sta maturando e che una recessione è probabilmente a pochi anni di distanza. Quando lo spread scende al di sotto dello 0% è probabile che si verifichi una recessione entro l'anno successivo. Come mostra il grafico qui sotto, lo spread tra il decennale/biennale è già in profondità nella "Warning Zone" e si dirige verso la "Recession Zone" ad un ritmo allarmante.



La storia ha dimostrato più e più volte che l'ingerenza nei mercati da parte delle banche centrali porta a distorsioni economiche ed a crisi. In base all'attuale ambiente economico, non abbiamo imparato le lezioni che dovevamo imparare nel 1999 e nel 2008, quindi siamo condannati a ripeterle. Emanciparsi da questo ciclo di errori è possibile e l'occasione ci viene fornita dalle criptovalute, in particolare da Bitcoin, che grazie alla loro tecnologia e alla filosofia alle loro spalle rappresentano insieme ai metalli preziosi l'unico porto sicuro in cui rifugiarsi e successivamente ripartire una volta passata la tempesta.