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venerdì 25 settembre 2026

Indipendenza americana 2.0: globalisti, Iran, Bitcoin, yen e bond

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/indipendenza-americana-20-globalisti)

Non tutte le battaglie possono essere vinte in una guerra. Soprattutto quella attuale nel mondo finanziario. A volte è necessario dare corda all'avversario.... con cui impiccarsi. Fargli credere che ha margine di vittoria, concedere una porzione di terreno, inferiore a quella conquistata, e successivamente attaccare sulla scia della sua euforia. Il recente rialzo da parte della FED, per quanto sia un errore a livello di linea di politica, ha la sua motivazione se ragioniamo in base al “dispositivo” metodologico che ho sempre descritto su queste pagine: avanzare una ipotesi, testarla e arrivare a  una tesi (dato che non disponiamo di tutti i tasselli del mosaico). La FED, con un abbassamento dei tassi, avrebbe causato un effetto domino sui mercati europei e in base alla feroce propaganda a cui abbiamo assistito quest'estate, qualsiasi evento critico sarebbe stato affibbiato agli USA causando in questo modo un contagio finanziario. È stato lo stesso Bessent a parlare di “non voler una crisi mondiale” proprio di recente, una indicazione che gli USA sono disposti a trattare per mettere fine alle ostilità... ma non alle condizioni degli europei che vorrebbero la resa degli americani nonostante siano essi palesemente in svantaggio.

Non scordiamoci nemmeno che il CLARITY Act continua a essere tenuto in ostaggio da un Congresso infiltrato, così come il SAVE Act. Ciononostante avremo avuto un quadro della situazione più chiaro solo col meeting della BOJ piuttosto che con quello della FED: infatti il vero meeting da tenere d'occhio non era tanto quello della FED, bensì quello della BOJ. Se avesse tenuto i tassi fermi, allora gli USA stavano offrendo una tregua agli europei; invece li ha rialzati e quindi niente è cambiato rispetto prima. La tregua offerta agli europei arriva a condizioni più dure.

In tutto ciò, il sistema americano ha ottenuto una sua personale vittoria: un passo in avanti per la transizione da una società in cui la banca centrale è “indipendente”, a una in cui viene messa sotto scrutinio pubblico. Tale progressione nella riforma della FED è cruciale per ottenere in futuro una decentralizzazione dei suoi poteri e compiti, soprattutto in un contesto sociale in cui la FED agiva in passato senza che l'americano medio sapesse addirittura cosa fosse realmente.

Non fraintendetemi, nessun governo o stato esiste per fare il bene della popolazione. Ci sono stati che allentano la presa su di essa, come gli Stati Uniti, e altri che la stringono di più, come l'UE. Entrambi usano la gente comune come garanzia collaterale ultima per far arrivare le proprie linee di politica all'avversario. Ad esempio, per quanto la pressione dettata dai costi della benzina sui portafogli della classe media americana non è indifferente, è inferiore a quella percepita dagli europei; ciononostante entrambi contribuenti vengono usati come strumento in questa guerra. La differenza è che gli americani lo sanno e si stanno rimboccando le maniche, e di conseguenza accetteranno anche il rialzo della FED, mentre invece gli europei vengono trattati come dei cretini tramite la retorica melensa e buonista della Von der Leyen. Un “esercito” è consapevole della guerra e dei suoi rischi, l'altro invece è totalmente impreparato e subirà le perdite maggiori, soprattutto perché sono i suoi “generali” che li mandano al macello esattamente per fregare i loro risparmi.

Infatti gli USA combattono questa guerra per sé stessi e costruire qualcosa; gli europei combattono questa guerra per distruggere e basta. Chi ha più da perdere qui sono gli americani, di conseguenza è scontato che Trump & Co. siano disposti a trattare se vedono uno spiraglio. Una debolezza che viene sfruttata non poco dagli europei/cricca di Davos, spingendo sulla propaganda che l'attuale amministrazione non “ha mantenuto le promesse” e facendo quindi leva sulla demoralizzazione della sua base elettorale. Sicuramente è questo che hanno provato coloro che hanno assistito al recente rialzo dei tassi da parte di Warsh. “Tutto ciò che vi ha offerto Trump è dolore economico, votate l'altro... assecondateci sul rendere il Canada un membro onorario dell'UE”... mentre invece sulla Groenlandia c'è stata una levata di scudi senza uguali sulla stampa. Questo è il divario contro cui sta lottando l'amministrazione Trump e per quanto l'Iran sia stato un rischio, era necessario prenderlo ora. L'apparato di propaganda e di finanziamento della cricca di Davos/City di Londra non può essere smantellato senza rischio: il nodo iraniano era un raccordo ombra per tutto quel denaro che poi sarebbe fuoriuscito da qualche parte in una banca regolamentata e pagare terroristi, agitatori, manifestanti o roba del genere.

È così che Bessent ha iniziato a mappare l'intera rete ombra di finanziamenti che hanno spremuto gli USA tramite l'eurodollaro. Ancora una volta: per il bene dell'americano medio? Indirettamente... principalmente per permettere agli interessi dei NY Boys di preservare e conservare la ricchezza creata sul territorio, senza che qualcuno di esterno potesse appropriarsene indebitamente com'è accaduto fino al SOFR. Il coro di protesta da parte di chi traeva indebito profitto da un tal processo è talmente chiassoso da mostrare gli Stati Uniti come l'unico posto in cui le criticità economiche sono così vaste da ottenere esclusiva attenzione. Potete notarlo su Twitter, o sulla carta stampata: il mercato obbligazionario statunitense è l'unico che ottiene le sole attenzioni della critica... ciononostante nessuna banca americana ha avuto bisogno di un salvataggio, mentre invece quelle tedesche sì. Infatti il mercato europeo e inglese sono quelli messi peggio.

Anzi, la situazione europea non è soltanto peggiore: è disastrosa. Il PIL dell'area Euro è cresciuto dello 0,4% nel secondo trimestre, ma tale dato è stato gonfiato dall'aumento trimestrale del 3,9% fatto registrare dall'Irlanda. Escludendo quest'ultima, la crescita è stata appena dello 0,3%. Utilizzando la domanda interna irlandese – l'indicatore che la stessa BCE ritiene più rappresentativo dell'attività economica reale – la crescita dell'area Euro si attesta appena allo 0,1% nel secondo trimestre, con stime dello 0,1% per il terzo e dello 0,2% per il quarto, secondo le proiezioni dell'Eurosistema a giugno. Germania, Francia e Italia hanno fatto registrare ciascuna una crescita dello 0,2%, dopo che nel primo trimestre l'UE aveva subito una contrazione dello 0,2%. L'Eurosistema prevede un deludente 0,8% per il 2026, mentre la Commissione Europea stima lo 0,9%, dato rivisto al ribasso. Secondo Eurostat, il tasso di disoccupazione si attesta al 6,3%, con 11,1 milioni di persone senza lavoro. A luglio l'inflazione nell'area Euro è stata del 2,9%, ma l'analisi delle componenti è rivelatrice: +10,0% per l'energia; +2,2% per l'indice al netto dell'energia; +1,2% per alimentari, alcolici e tabacchi; e appena +0,9% per i beni industriali non energetici (dati Eurostat). La BCE mantiene operativo il TPI per intervenire sui mercati dei titoli di stato e la liquidità in eccesso nell'Eurosistema ammonta ancora a €2.100 miliardi.

Il recente rialzo dei tassi della BCE non produrrà i miglioramenti sul fronte dell'inflazione. Nessun governo taglia la spesa pubblica perché i tassi salgono. Un maggior costo del servizio del debito non garantisce il controllo dei conti pubblici, ma comporta soltanto un aumento della pressione fiscale sul settore privato. Di conseguenza la BCE finirà per infliggere una doppia penalizzazione: credito più costoso o inaccessibile e una tassazione ancora più pesante, il tutto senza alcun effetto sui prezzi dell'energia.

Se la BCE volesse davvero tenere sotto controllo l'inflazione, dovrebbe smettere di sovvenzionare l'indebitamento pubblico, ridurre più rapidamente il proprio bilancio, drenare le riserve e la liquidità in eccesso ed eliminare le garanzie statali, anziché scaricare l'onere dell'aggiustamento su chi crea posti di lavoro e ricchezza reale. Invece il suo unico obiettivo era quello di proteggere il carry trade tra i rendimenti giapponesi e quelli europei, dato che un rialzo simile oltre a non servire a niente durante uno shock dell'offerta (non si possono “stampare” benzina o raffinerie) ricade sulle spalle dei contribuenti, non è nemmeno sufficiente a far credere ai mercati dei capitali che l'Europa ha trovato la sua strada verso la fine della stagnazione economica. Essi si aspettano una remunerazione molto più alta per crederci.

Per sopravvivere, quindi, la cosa che rimane all'UE e alla cricca di Davos è un differenziale di rendimento positivo rispetto alla controparte giapponese e la propaganda sui media di ogni genere che tutte le “disgrazie” finora avvenute sono da affibbiare a Trump... nonostante gli USA abbiano visto un'asta eccezionale nello spazio del decennale e del trentennale.

Questo singolo grafico è il motivo di tutto il “dannarsi l'anima” da parte degli eurocrati per quanto riguarda i temi economici e geopolitici. Non possono scappare dalla tenaglia: la BOJ che rialza i tassi in basso e la FED che li abbassa o li tiene fermi. Nel mezzo la BCE che cerca di mantenere un differenziale positivo, man mano che il mercato obbligazionario europeo si degrada e altri eventi intensificano la pressione (es. gli USA che stringono un accordo col Niger sull'uranio buttando fuori i francesi, o i sauditi che chiudono i rubinetti del petrolio nei confronti dell'UE, o gli stessi americano che vogliono stringere un accordo con la Bielorussia). Possiamo racchiudere la lettura di tutti gli eventi geopolitici, nonché il fato dell'Unione europea, in questo fazzoletto di 300 punti base e il Giappone è la chiave.

Guardiamo alla progressione degli eventi in questo 2026: 2 gennaio, gli Stati Uniti prendono Maduro; 8 febbraio, la Takaichi diventa (a tutti gli effetti) Primo ministro in Giappone; 28 febbraio, Trump inizia a bombardare l'Iran; la BOJ rialza i tassi il giorno successivo alla firma del Memorandum d'intesa di Islamabad. Queste sono tutte correlazioni importati, perché il carry trade sullo yen è sempre stato l'obiettivo sin dall'operazione americana in Venezuela. È semplice: se si voleva smantellare il controllo esterno della curva dei rendimenti americana, bisognava scardinare l'uso del Giappone da parte della cricca di Davos/City di Londra come salvadanaio infinito per loro operazioni finanziarie nel sistema bancario ombra. E questo processo richiedeva altresì liberarsi del flusso di petrolio come garanzia collaterale alla sua base... traffico che a sua volta alimentava tutta un'altra serie di illeciti come il riciclaggio di denaro sporco, il traffico di droga, la piaga del fentanyl, ecc.

Occuparsene uno a uno di tutte queste piaghe sarebbe stato improduttivo e sciocco: un modo di perdere tempo e farlo guadagnare invece alla cricca di Davos/City di Londra. Ovviamente bisognava colpire il cuore pulsante di questa rete di illeciti. Come? Bombardando l'Iran. Questa singola azione non ha fatto altro che accendere la miccia per demolire l'attuale edificio del sistema economico mondiale, costruito sul vecchio flusso di petrolio e sui flussi di cassa cresciuti al di sopra di essi. E questo a sua volta conferisce nelle mani degli Stati Uniti la possibilità di usare il mercato obbligazionario mondiale come arma: accendere/spegnere la volatilità a proprio vantaggio. Avete notato come il 27 luglio scorso, o lo scorso 16 settembre, tutti fossero preoccupati che Warsh non rialzasse i tassi perché sapevano che Ueda l'avrebbe fatto? Se Warsh non avesse rialzato i tassi di riferimento all'ultimo meeting dell'FOMC, o li avesse lasciati inalterati, mentre Ueda avrebbe seguito il percorso che ha seguito finora, il differenziale tra il decennale tedesco e quello giapponese sarebbe diventato negativo.

Differenziale di rendimento tra il decennale tedesco e quello giapponese

In parole semplici, ciò che è rimasto del carry trade sullo yen sarebbe andato in frantumi e con esso l'Unione Europea. Sin dal 2022 la strategia è stata, sostanzialmente, quella di prosciugare il mercato dell'eurodollaro e vedere chi avrebbe meglio resistito a un ambiente finanziario con costi del capitale più alti. Gli “esperimenti” del quantitative easing e della Coordinated central banks policy erano strumenti per annacquare definitivamente i segnali di mercato, forzare i contribuenti americani a sovvenzionare artificialmente gli eccessi oltreoceano e lasciare un cumulo di macerie. In sintesi, la cosiddetta catena finanziaria della morte aveva quasi fatto il suo corso e il credo keynesiano/monetarista ha sempre rappresentato la giustificazione accademica e popolare alla sua permanenza. Gli Stati Uniti si stanno semplicemente comportando come Bisanzio si comportò quando crollò l'Impero romano. Questa importante determinazione è riflessa dal cambio tra price maker e price taker nel mercato dell'eurodollaro: non più la City di Londra con il LIBOR, bensì Washington con il SOFR.

Il passo successivo è quello di abbassare il costo del capitale per sé stessi, adesso, e questo sta venendo portato avanti creando finestre di opportunità in America latina. Ma una tale linea di politica avrà effetti devastanti per qualcun altro... come stiamo vedendo adesso riguardo i mercati obbligazionari. E in questo aspetto gli USA sono stati molto “educati” nel non far scattare un panico generale a livello internazionale, graziando più volte l'UE nonostante tutte le sue scorribande. L'ultimo rialzo dei tassi da parte di Warsh va esattamente in questa direzione: “Avete ancora tempo per lasciarci in pace”. Un avvertimento conciliante a Carney, alla Von der Leyen e a tutto quello stuolo di sicofanti che sono gli addetti alle pubbliche relazioni della cricca di Davos. Il motto “America First” non è stato altro che un modo “educato” di dichiarare indipendenza dalle pastoie estere che hanno schiavizzato il contribuente americano negli ultimi 80 anni, sin da quando Churchill ha partorito quell'obbrobrio di Bretton Woods riciclando il trucchetto del post-Prima guerra mondiale: sgonfiare i propri debiti facendo pagare il prezzo agli altri tramite il mispricing dell'oro in relazione all'offerta di denaro esistente. Il ciclo di inflazione successivo sarebbe stato introdotto attraverso il sistema eurodollaro.

E adesso sono le stablecoin a essere usate per smantellare questo sistema di estrazione, con Bitcoin come collaterale (es. non è un caso che Tether si stato bandito dall'UE). Gli USA stanno transitando verso un sistema di stablecoin coperto dagli attivi del Dipartimento del Tesoro americano, dove ci sarà un dollaro a circolazione interna e uno a circolazione esterna. In questo contesto la Federal Reserve sarà relegata a una sorta di Ex-Im Bank per l'eurodollaro, privata di tutti quei poteri che sono arrivati dopo il 1935. Ogni volta che Bessent scoperchia una vaso di vermi a livello di manipolazioni dei mercati delle valute, posizioni short sui titoli di Stato americani, o posizioni a leva alla cui base c'è lo yen, schiamazzi e strepitii sono all'ordine del giorno perché la cricca di Davos è costretta a fare i conti con un paniere di privilegi in contrazione. Soprattutto perché suddetto paniere è stato riempito a discapito degli americani, come spiegato sopra.

Le stablecoin che hanno in bilancio Bitcoin, oltre a creare un ambiente di mercato più competitivo e reale per i titoli di Stato americani, fanno risparmiare importanti punti base in costi operativi agli utenti. In sintesi, tutto ciò che veniva rubato da agenti ostili esteri, viene lasciato nelle tasche degli americani. E questo a sua volta significa che rimangono a disposizione della nazione anche tutte quelle commodity che possono fungere non solo da collaterale per il dollaro, ma anche da sottostante per ridurre in valore reale il rapporto debito/PIL. Quello che dimenticano molti critici a tal proposito è che un bilancio non è fatto solo da passivi, ma anche da attivi. Il debito può essere collateralizzato, può essere compensato dagli attivi... la variabile è “a che prezzo”. Uno può essere sottoposto a leva fino alle orbite oculari, ma se il flusso di cassa che sorregge questa impalcatura è cinque volte superiore... va tutto bene. Addirittura se si mette una porzione di flusso di cassa da parte, l'interesse su tale porzione può ripagare l'esposizione alla leva.

Quello a cui stiamo assistendo adesso è il tentativo definitivo dei globalisti di impedire agli Stati Uniti, l'economia più efficiente al mondo a livello di capacità produttiva (migliore di quella cinese), di ottenere il costo del capitale che meritano. Hanno speso tutto il loro tempo sin dal 2022 a rallentarli e intralciarli. Se la strategia “higher for longer” di Powell era quello che necessitava la nazione allora, adesso i globalisti stanno facendo di tutto per sponsorizzare questa linea di politica quando invece è ora di cambiare passo. In parole povere, si tratta di un tentativo di sabotaggio, perché non esiste al mondo che i Paesi europei riescano a finanziarsi a tassi che sono la metà di quelli americani. Senza dimenticare, cari lettori, che dei famigerati $40.000 miliardi in debito pubblico americano, più di un quarto sono stati generati da agenti ostili per alimentare terrorismo internazionale, ONG canaglia, frodi assistenziali e disordini sociali interni.

Tagliare il cordone ombelicale a tali “incanalamenti” di denaro è un modo per andare in default per quei debiti accumulati e anche se dovessero essere dichiarati insoluti non sarebbe affatto un danno d'immagine per gli USA. Soprattutto quando si pensa che la cricca di Davos ha ordito un pesante haircut per risolvere la crisi del debito europea, seguito poi dall'emissione di perpetual bond. Ma se gli Stati Uniti restano ancora una meta appetibile per i mercati di capitali, come abbiamo visto la settimana scorsa, questo piano sarà un fallimento per i globalisti: l'UE non è credibile dal punto di vista finanziario, commerciale, economico e sociale come destinazione ultima per far fruttare gli investimenti. Da qui si capisce, quindi, la feroce campagna denigratoria europea e di preclusione pubblica nei confronti di Tether, Bitcoin e tutti quei mezzi che riescano a far uscire facilmente capitali dall'Eurozona.

Esistono quattro grandi zone economiche nel mondo: Stati Uniti, Russia, Cina ed Europa. Le prime tre odiano la quarta. C'è molto lavoro ancora da fare, a livello intellettuale, fisico ed economico, ma è necessario aggiustare solo il 5% di tutti i grattacapi in queste categorie per attirare la fiducia degli investitori e degli scettici.

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giovedì 30 aprile 2026

Perché Bitcoin è la moneta dei popoli liberi

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Alex Gladstein

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/perche-bitcoin-e-la-moneta-dei-popoli)

I governi autoritari di tutto il mondo ricorrono sempre più spesso alla repressione finanziaria per neutralizzare i loro oppositori. Sorvegliando e congelando i conti bancari, possono bloccare sul nascere qualsiasi forma di opposizione democratica. Allo stesso tempo le organizzazioni per i diritti umani, dalla Nigeria alla Russia fino a Hong Kong, si stanno rivolgendo a Bitcoin – una valuta digitale resistente alla censura che può essere utilizzata senza collegare le transazioni alle informazioni personali – per ricevere donazioni, pagare gli stipendi e garantire la continuità delle proprie attività, anche se i dittatori volessero censurare tali attività.

Cinquant'anni fa gli stati non potevano monitorare facilmente, o controllare, l'economia a livello individuale. La maggior parte delle transazioni quotidiane in tutto il mondo avveniva ancora in contanti, o al massimo con assegni cartacei, e non veniva registrata immediatamente in un database e non poteva essere utilizzata per modellare il comportamento dei cittadini o sorvegliare i dissidenti. Quel mondo è ormai lontano.

Oggi, con la predominanza della spesa digitale, la maggior parte delle transazioni è immediatamente visibile, o quantomeno facilmente rintracciabile dalle autorità in un secondo momento. Ciò che spendete dice molto di più su di voi di quanto voi possiate dire a parole. Gli stati possono vedere chi compra cosa, chi paga chi e chi dona a quale causa. I nemici dello stato (reali o immaginari) possono essere eliminati con un semplice clic, senza bisogno di un mandato dei tribunali. A volte, come nel caso della Cina, non è nemmeno necessario prendere una decisione per bloccare i finanziamenti a un critico. Uno strumento di intelligenza artificiale automatizza il processo, trasformando in realtà distopica l'idea di “precrimine” dello scrittore di fantascienza Philip K. Dick.

Peggio ancora, le banconote o i crediti digitali a disposizione di chi vive sotto regimi autoritari sono progettati per svalutarsi drasticamente. I dittatori inflazionano regolarmente le proprie valute nazionali per finanziare stati di polizia, guerre, forze di sicurezza e stili di vita sfarzosi a scapito del tenore di vita dei cittadini comuni. Prendiamo l'Egitto come esempio lampante: Abdel Fattah al-Sisi è noto per aver ricevuto miliardi di dollari in aiuti internazionali, mentre svalutava da un giorno all'altro la sterlina egiziana, che negli ultimi dieci anni ha perso oltre l'85% del suo potere d'acquisto rispetto al dollaro statunitense. Sisi si aggrappa al potere, mentre le classi medio-basse pagano il doppio, o addirittura il triplo, per i beni di prima necessità rispetto a pochi anni fa.

Infine molte vittime della tirannia si trovano ad affrontare l'isolamento finanziario, anche se personalmente non hanno commesso alcun illecito. Le sanzioni internazionali imposte ai Paesi, unite alle linee di politica aziendali che emarginano diverse nazionalità, finiscono per danneggiare milioni di persone innocenti. A causa dei crimini dei loro governanti, i cittadini di Paesi come l'Iran, ad esempio, non godono delle reti di pagamento agevolate, dello shopping online, o dell'accesso a beni e servizi mondiali di cui beneficiamo noi nelle democrazie occidentali.

Nel mondo della promozione della democrazia, la repressione finanziaria non riceve la stessa attenzione riservata alle frodi elettorali, alla censura delle notizie, o ai prigionieri politici. Ciononostante questo tipo di repressione è forse la più profonda: non tutti sono giornalisti, o politici dell'opposizione, ma tutti usano il denaro. Solo circa il 13% della popolazione mondiale gode sia di una democrazia liberale con libertà di parola e diritti di proprietà, sia di una “valuta di riserva”, ovvero un'unità monetaria sufficientemente solida da indurre altri stati ad accumularla nelle proprie riserve. Il restante 87% dell'umanità è nato sotto un regime autoritario, o in un'epoca di crollo di una valuta fiat (emessa dallo stato e non coperta da una materia prima). In poche parole, gli attivisti per la democrazia si rivolgono a Bitcoin perché il sistema attuale non funziona per loro.


Una crisi bancaria per l'attivismo democratico

Il 16 giugno 2025 Ruslan Shaveddinov, attivista russo per la democrazia e responsabile del canale YouTube, Team Navalny, ha dichiarato che la sua “banca preferita”, Revolut, “ha ceduto alle pressioni del governo di Putin e mi ha bloccato i conti”. Anche due suoi colleghi, Dmitry Nizovtsev e Nina Volokhonskaya, sono stati privati ​​dei loro conti. Shaveddinov ha ipotizzato che Revolut avesse ceduto alle pressioni dello stato russo. Poche ore dopo i conti sono stati sbloccati, ma non prima che lo scandalo dimostrasse un punto ovvio: i conti bancari sono politici e possono essere attivati e disattivati a piacimento dai poteri forti. E se questi poteri forti sono le persone che si criticano, o a cui ci si oppone, allora la possibilità di utilizzare i servizi finanziari tradizionali potrebbe essere compromessa.

Gli attivisti in esilio come Shaveddinov devono fare molta attenzione alle loro finanze, ma per gli attivisti che vivono ancora all'interno di dittature è probabilmente già impossibile utilizzare i canali finanziari tradizionali. Secondo la Human Rights Foundation, 5,7 miliardi di persone vivono in regimi autoritari, il che significa che la stragrande maggioranza degli attivisti per la democrazia vive in luoghi in cui i pagamenti, la raccolta fondi e i risparmi sono completamente interrotti.

Consideriamo una semplice operazione logistica per un'organizzazione democratica in un regime autocratico come la Turchia. Se un donatore straniero desidera elargire una sovvenzione di $25.000 a un'organizzazione no-profit turca, effettua un bonifico bancario sul conto corrente dell'organizzazione in Turchia. Supponendo che i fondi vengano effettivamente svincolati dal Paese d'origine (cosa non sempre garantita, dato che le banche occidentali potrebbero considerare alcune destinazioni di pagamento troppo rischiose), la banca turca ricevente vedrà che l'organizzazione donatrice ha inviato $25.000 a un gruppo di attivisti e condividerà quindi tale informazione, in tempo reale o poco dopo, con i funzionari del regime. Nella migliore delle ipotesi i fondi saranno monitorati, o sequestrati; nella peggiore delle ipotesi il beneficiario verrà incarcerato, o addirittura fatto sparire, e l'intera organizzazione potrebbe essere chiusa o identificata come gruppo estremista, traditore, o terrorista.

Anche se i fondi stranieri dovessero raggiungere un gruppo di attivisti all'interno di un regime autocratico, non sarebbero in dollari statunitensi, bensì nella valuta locale: la lira turca, la sterlina egiziana, o la naira nigeriana, tutte valute che negli ultimi anni sono state svalutate di oltre il 50% dai rispettivi regimi. Inoltre è probabile che la transazione richieda settimane, se non addirittura mesi, per essere accreditata sul conto dell'organizzazione non profit, già a corto di risorse e ora, come minimo, sotto la lente d'ingrandimento del regime.

Questa è la routine quotidiana per le organizzazioni non profit che cercano di raccogliere fondi dall'estero, o di pagare il personale, o i fornitori di servizi all'estero. Il sistema bancario tradizionale non funziona più a sufficienza per finanziare il lavoro a favore della democrazia in contesti difficili. Non è abbastanza sicuro, non è abbastanza efficiente e non è abbastanza veloce.

È qui che Bitcoin brilla. Ora immaginiamo lo stesso scenario turco utilizzando la valuta digitale open-source: l'organizzazione no-profit beneficiaria comunica tramite messaggio crittografato con il donatore, fornendo un nuovo indirizzo Bitcoin (una stringa di numeri e lettere generata cliccando su “ricevi” all'interno di un wallet Bitcoin) e tutta la documentazione necessaria. Il donatore invia quindi semplicemente i fondi, che arrivano in pochi minuti (o secondi, se inviati tramite Lightning Network, un metodo per inviare Bitcoin in modo più economico, veloce e privato). Il donatore condivide queste informazioni con il proprio team finanziario (tutte le donazioni devono essere tracciate affinché le organizzazioni benefiche occidentali mantengano lo status di no-profit), ma in questo caso, il governo turco non ha idea che un supporto fondamentale sia arrivato giusto in tempo per il giornalista che indaga sulla corruzione, l'ambientalista che protegge una foresta, il sindacalista che coordina uno sciopero, l'artista che progetta un murale pubblico, o l'osservatore elettorale che si reca al seggio.

La donazione in Bitcoin è ora a disposizione dell'organizzazione no-profit locale, che può utilizzarla senza bisogno di autorizzazione da parte delle autorità. Forse il gruppo userà una piattaforma di scambio peer-to-peer su WhatsApp, o Telegram, per scambiare immediatamente i Bitcoin con banconote; forse pagheranno gli stipendi direttamente in Bitcoin, o acquisteranno beni e servizi presso il crescente numero di commercianti mondiali che accettano Bitcoin. Magari useranno un sito web come Bitrefill per pagare in Bitcoin la spesa, il noleggio auto, gli hotel, gli acquisti online, o le ricariche telefoniche; oppure forse conserveranno i Bitcoin per il futuro, piantando un seme che crescerà come un albero invece di “risparmiare” lire turche, che non germoglierebbero affatto. In ogni caso, dovrebbe essere evidente che Bitcoin, dal punto di vista logistico, rappresenta una rivoluzione per l'attivismo, un'innovazione arrivata proprio al momento giusto per aiutare le organizzazioni no-profit a orientarsi in un'era in cui il sistema bancario non è più adeguato alle loro esigenze.


Andare dove il dollaro non può arrivare

Per molti difensori dei diritti umani il dollaro statunitense non è sufficiente. Prendiamo il caso di Roya Mahboob, l'attivista umanitaria e imprenditrice afghana. Da bambina, a Herat, lei e la sua famiglia furono costrette a fuggire in Iran dopo la presa del potere da parte dei talebani nel 1996. In seguito, dopo l'invasione statunitense dell'Afghanistan nel 2001, i Mahboob tornarono nella loro città natale e Roya iniziò a notare i primi segni di sviluppo tecnologico. Scorse quello che descrisse come “una scatola in grado di comunicare con altre scatole” all'interno di un bar, ma alle ragazze non era permesso usare il computer. Perseverò e riuscì a convincere il proprietario del bar a lasciarglielo usare prima dell'apertura e divenne una preziosa specialista nella riparazione di computer. Fece lo stesso all'università locale e, dopo la laurea, fondò l'Afghan Citadel Software Company, che dava lavoro a donne in tutto l'Afghanistan, aiutandole a pubblicare i loro blog e consentendo loro di svolgere micro-lavori online. I pagamenti, tuttavia, rappresentavano un grosso problema.

Il denaro mobile non si è mai diffuso nel Paese, e PayPal e Venmo non erano disponibili per gli afghani. Il contante era problematico, poiché i parenti maschi lo confiscavano alle donne al loro ritorno a casa, ma molti afghani avevano cellulari e connessioni internet occasionali. Così Roya pensò: perché non provare con Bitcoin? Aveva sentito parlare dell'invenzione di Satoshi Nakamoto da un'amica di New York e decise di tentare. Nell'estate e nell'autunno del 2013, quando iniziò a pagare i suoi dipendenti nella nuova valuta digitale, un Bitcoin passò da un valore di $50 a oltre $1.000. Ma poi, quando il più grande exchange Bitcoin, Mt. Gox, iniziò a crollare e infine dichiarò bancarotta, il tasso di cambio scese in una serie di ribassi sotto i $200. Roya smise di pagare i suoi dipendenti in Bitcoin, ma non riusciva a togliersi dalla testa l'idea di una moneta che chiunque potesse usare, indipendentemente dal sesso.

Una delle prime dipendenti fu costretta a fuggire dall'Afghanistan. Alla fine si stabilì in Germania, dove poté accedere ai suoi Bitcoin utilizzando la sua frase di recupero (simile a una password, una frase di recupero può essere utilizzata per recuperare l'accesso ai propri Bitcoin). Quelle monete, che ora valgono considerevolmente di più, le permisero di rifarsi una vita. La sorella di Roya, Elaha, nel frattempo, riacquistava Bitcoin dalle ragazze che lavoravano nell'azienda di Roya quando queste avevano bisogno di fare acquisti e il commerciante non accettava la nuova valuta. Elaha conservò le monete e in seguito le utilizzò, con un valore venti volte superiore, per finanziare i suoi studi alla Cornell University. Nel 2014 Roya inaugurò l'organizzazione benefica Digital Citizen Fund per insegnare competenze alle giovani donne e ragazze afghane. Si assicurò di includere corsi di formazione su Bitcoin, arrivando a istruire oltre 25.000 donne e ragazze sulla valuta digitale e altre tecnologie.

All'inizio del 2021 Roya si rese conto che il governo afghano sostenuto dagli Stati Uniti, pur avendo avuto un impatto positivo sulle donne nel suo Paese, non sarebbe durato per sempre. Cercò di convincere i suoi genitori a convertire parte dei loro risparmi in Bitcoin, ma non vollero ascoltarla. Quell'estate Kabul cadde nelle mani dei talebani in poche settimane. La maggior parte delle persone in fuga perse tutto: il denaro non poteva essere trasferito oltre confine e la fuga improvvisa non diede ai cittadini il tempo sufficiente per liquidare e vendere i propri beni. Così i genitori di Roya, come molti altri, subirono una catastrofe finanziaria, ma non lei, né le ragazze che avevano scoperto la valuta digitale, il cui valore era custodito su Internet ed era accessibile tramite una password che poteva essere annotata, nascosta, inviata a un amico all'estero, o persino memorizzata.

Oggi, dopo oltre 1.300 giorni in cui alle ragazze afghane è stato impedito di andare a scuola, Roya continua a finanziare l'istruzione clandestina in Afghanistan con Bitcoin. Le insegnanti, che ricevono i pagamenti direttamente da Roya e dal suo team, possono spenderli sui mercati peer-to-peer, o scambiarli con denaro contante tramite contatti locali. È tecnologicamente impossibile utilizzare il sistema bancario basato sul dollaro per svolgere questo lavoro cruciale, ma con Bitcoin è semplice.


Libertà monetaria

La lotta per la libertà monetaria è profondamente radicata in molti movimenti democratici globali. Nonostante la questione della valuta venga perlopiù ignorata nei rapporti sui diritti umani, i meccanismi monetari sono al centro di alcune delle più grandi lotte democratiche a livello mondiale, sia dal punto di vista ideologico che logistico.

Basti guardare agli 85 anni di lotta per l'indipendenza e la democrazia in Togo, ex-colonia francese nell'Africa occidentale, incastonata tra Ghana e Nigeria. Quando l'impero francese si ritirò dai suoi possedimenti nella regione tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60, emerse in Togo una figura tenace a favore della democrazia: Sylvanus Olympio. Leader visionario e fervente sostenitore dei diritti democratici nel Paese appena indipendente, uno degli obiettivi più importanti di Olympio era la libertà monetaria.

Nell'ambito del colonialismo francese, Parigi impose il franco coloniale (CFA) ai suoi sudditi, ottenendo il controllo e la rendita sulla manodopera e sulle risorse di quelle regioni. Olympio voleva porre fine a tale dominio e si fece promotore di una valuta controllata autonomamente per il suo nuovo Paese. Nel gennaio del 1963, pochi giorni prima che questa riforma venisse promulgata, Olympio fu assassinato da sicari paramilitari francesi e al suo posto fu insediato un dittatore di nome Gnassingbé Eyadéma. Gnassingbé avrebbe governato per oltre quarant'anni e suo figlio continua ancora oggi a opprimere il Togo. Gli elementi chiave del dominio della sua famiglia sono il sostegno militare francese e l'utilizzo del CFA da parte del Togo. L'accordo garantisce alla Francia il diritto di prelazione sulle esportazioni del Paese (tra cui petrolio, uranio e legname); storicamente ha permesso alla Francia di custodire e utilizzare come garanzia le riserve auree nazionali del Togo; e offre alla Francia un mercato enorme (il Togo è uno dei quindici Paesi CFA dell'Africa occidentale e centrale, che ospita trecento milioni di persone) per vendere merci a prezzi artificialmente elevati.

Farida Nabourema è un'attivista per la democrazia di terza generazione del Togo e la sua famiglia si batte per la libertà monetaria fin dai tempi coloniali. Suo nonno combatté contro i francesi e suo padre si oppose al regime di Gnassingbé, il che gli causò frequenti arresti e la successiva esclusione totale da qualsiasi servizio bancario, o finanziario. Anche Farida è diventata un'attivista, contribuendo a mobilitare nel 2009 oltre un milione di togolesi nelle piazze, quando era ancora una studentessa universitaria. Anche a lei è stato negato l'accesso ai servizi bancari, come a quasi tutti i membri del movimento democratico togolese. Poiché la dittatura di Gnassingbé controlla il sistema finanziario, il regime può facilmente censurare i “dissidenti”, rendendo molto difficile la mobilitazione e la crescita dei movimenti per i diritti umani e di protesta.

Farida sta contrastando la situazione su due fronti: in primo luogo contro il sistema del franco CFA e la mancanza di libertà monetaria in Togo, e in secondo luogo contro il controllo tirannico dell'attività economica esercitato da Gnassingbé. Lo sta facendo con Bitcoin. Quello che inizialmente era un utilizzo personale della valuta digitale per trasferire denaro sia all'interno del Togo che dall'estero a gruppi che promuovono la democrazia (cosa impossibile con i dollari statunitensi), sotto la guida di Farida si è trasformato in una tattica a livello nazionale per educare e rafforzare il movimento democratico, in modo che il governo non possa più paralizzarlo attraverso il cosiddetto debanking.

Vedendo l'impatto di Bitcoin sulla lotta per la democrazia nel suo Paese, Farida ha voluto condividere queste lezioni in tutto il continente. Nel 2022 ha inaugurato l'Africa Bitcoin Conference. Giunta ormai alla sua quarta edizione, la conferenza riunisce attivisti, educatori e imprenditori nell'ecosistema Bitcoin provenienti da oltre quaranta Paesi africani. I partecipanti condividono consigli e strumenti in un percorso comune per costruire un'economia africana peer-to-peer al di fuori del controllo statale. Per Farida, e per molti altri, non ci sarà democrazia in Togo, o in Africa, finché il denaro non sarà democratizzato e il controllo non sarà nelle mani del popolo. Considerano Bitcoin una delle poche soluzioni che offrono alle persone una via d'uscita sia dal colonialismo che dalla dittatura.


Una rivoluzione silenziosa

Il movimento democratico cubano rimane frammentato, isolato e gravemente sottofinanziato. Ciò è dovuto in parte alla difficoltà di far entrare e uscire denaro dal Paese. Nel 2021 il Partito Comunista iniziò a smantellare il sistema a due livelli del peso cubano, in cui i dipendenti statali guadagnavano pesos cubani, scambiati a un tasso di 24 per dollaro, mentre gli stranieri utilizzavano pesos cubani convertibili, scambiati alla pari con il dollaro. Il sistema di ancoraggio si rivelò insostenibile e il peso fu di fatto lasciato fluttuare liberamente. Questo provocò un'iperinflazione, con il peso che ora viene scambiato a oltre trecento per dollaro, decimando i salari della maggior parte dei lavoratori dell'isola.

Il nuovo piano statale per attrarre valuta estera pregiata è la Moneda Libremente Convertible (MLC), dal nome fuorviante, che funziona un po' come una carta regalo per i cubani, permettendo loro di acquistare articoli di qualità in negozi più raffinati. I commercianti che vendono carne, elettronica, o abbigliamento di buon livello accettano solo MLC. Tuttavia i pesos guadagnati con il tradizionale lavoro statale non sono convertibili in MLC e possono acquistare solo beni di prima necessità, pertanto i cubani devono chiedere a familiari, o amici all'estero, di “ricaricare” il loro conto MLC con euro, real, dollari canadesi e valute simili. Il regime raccoglie la valuta estera pregiata e accredita ai singoli individui la MLC, che possono utilizzare per acquistare ciò di cui hanno bisogno.

Per evitare questa miseria e la ricerca di rendite, un numero crescente di cubani si è rivolto al Bitcoin. Ho intervistato decine di cubani sull'isola che avevano iniziato a usare e risparmiare Bitcoin nel 2020, quando uno veniva scambiato a circa $5.000. Immaginate  di risparmiare il vostro stipendio in una valuta, il peso cubano, che è crollata del 90% rispetto a risparmiare in una valuta che si è apprezzata del 2.000%, se aveste optato per il Bitcoin. Questa è una decisione che moltissimi cubani hanno preso per necessità negli ultimi cinque anni.

Oggi a Cuba esistono scuole clandestine che insegnano ai cittadini come usare Bitcoin in modo sicuro, come spenderli e come educare i commercianti locali ad accettarli. My First Bitcoin, una guida educativa open-source sviluppata inizialmente in El Salvador, è stata trasformata dai cubani in una versione popolare sull'isola, offrendo agli adolescenti (e a chiunque altro) un modo semplice e accessibile per imparare a conoscere la valuta digitale.

Ora, a Cuba, prima che altrove, stanno prendendo piede nuovi strumenti basati su Bitcoin. Un esempio è eCash, una tecnologia per la privacy finanziaria inventata negli anni '80 dal crittografo David Chaum, che ha riacquistato popolarità negli ultimi anni dopo essere stata ricostruita a partire da Bitcoin. L'idea è che i Bitcoin vengano inviati a una “zecca” di eCash, che fornisce agli utenti “denaro digitale” completamente privato, trasferibile istantaneamente ed estremamente economico, spendibile anche in assenza di connessione Internet: una caratteristica molto utile a Cuba. Come funziona? Allo stesso modo delle carte di credito tradizionali: solo il commerciante, che deve ricevere informazioni alfanumeriche dal cliente, ha bisogno di Internet.

Ogni giorno le famiglie all'estero inviano rimesse a Cuba con Bitcoin, gli attivisti per la democrazia spezzano le catene finanziarie con Bitcoin e i comuni cittadini cubani scelgono di abbandonare il corrotto sistema peso-MLC per utilizzare Bitcoin. E il regime non può farci nulla. Questa è una rivoluzione silenziosa e pacifica che, lentamente ma inesorabilmente, sta arricchendo i singoli individui e offrendo loro una via di fuga dalla tradizione comunista del furto di stato.


Un'ancora di salvezza per i movimenti democratici

Negli ultimi cinque anni, in luoghi diversi come Bielorussia, Hong Kong, India, Nicaragua, Nigeria e Russia, i regimi autoritari hanno preso di mira i difensori dei diritti umani con la repressione finanziaria. In Bielorussia la stampa indipendente è stata sistematicamente privata dei servizi bancari; a Hong Kong qualsiasi azienda, o organizzazione affiliata al movimento pro-democrazia, ha visto i propri conti bancari congelati; in India il Primo Ministro, Narendra Modi, ha avviato una campagna di debanking, prendendo di mira il principale partito di opposizione del Paese, nonché ambientalisti, Amnesty International e attivisti contro la schiavitù; in Nicaragua il regime di Daniel Ortega ha privato dei servizi bancari persino la chiesa e le università per consolidare ulteriormente il controllo del dittatore; in Nigeria il governo ha congelato le app fintech utilizzate dalla Feminist Coalition (FemCo), il movimento al centro delle proteste #EndSARS del 2021, per bloccarne l'accesso ai finanziamenti; in Russia importanti organizzazioni a favore della democrazia, tra cui la Fondazione anticorruzione di Alexei Navalny, hanno visto revocato il loro accesso alle banche e i fondi confiscati.

In ogni caso, Bitcoin viene utilizzato a livello locale per sostenere la resistenza democratica, anche quando gli stati cercano di fermarla. In Bielorussia i pagamenti in Bitcoin sono diventati una pratica comune nell'attivismo, ampiamente utilizzati soprattutto da gruppi della società civile guidati da giovani come BYSOL, poiché l'alternativa digitale è più sicura rispetto al trasporto di banconote attraverso il confine. A Hong Kong i prigionieri politici incarcerati durante le proteste contro la Legge sulla Sicurezza Nazionale vengono ora rilasciati, ma a una condizione: non possono aprire conti bancari, pertanto alcune organizzazioni inviano loro sussidi in Bitcoin. In India gli attivisti antischiavitù a cui è stato negato l'accesso ai servizi bancari hanno trovato il modo di far arrivare fondi in Bitcoin ai loro partner all'interno del Paese, e in Nicaragua gli attivisti per la democrazia insegnano da anni a individui e gruppi della società civile come ricevere, risparmiare e spendere Bitcoin in modo che possano continuare il loro lavoro senza conti bancari. In Nigeria FemCo ha raccolto centinaia di migliaia di dollari in Bitcoin attraverso la tecnologia di raccolta fondi open source BTCPay Server, consentendo al gruppo di continuare a sostenere le proteste dopo che il governo ha bloccato i suoi tradizionali canali finanziari.

In tutti questi casi il dollaro non potrebbe funzionare: non può essere utilizzato per attività essenziali a tutela dei diritti umani. Bitcoin, invece, sì, e la sua rilevanza non potrà che aumentare nell'era delle valute digitali delle banche centrali (CBDC). Le CBDC rappresentano un modo per i governi di riappropriarsi del potere dal settore privato, emettendo moneta digitale direttamente dalle banche centrali, anziché da banche o aziende tecnologiche, come avviene oggi. Le CBDC sono anche un modo per sostituire il contante cartaceo, che tutela la privacy, con una valuta digitale governativa soggetta a sorveglianza.

Secondo il CBDC Tracker della Human Rights Foundation, uno strumento online gratuito, più di 110 governi stanno sperimentando le CBDC, e alcuni regimi autoritari, tra cui Cina e Nigeria, le hanno implementate nella vita pubblica quotidiana. In un futuro dominato dalle CBDC, gli stipendi potrebbero avere tassi di interesse negativi o date di scadenza, e la conoscenza in tempo reale dei flussi finanziari da parte dei governi potrebbe diventare molto più precisa. Il denaro potrebbe persino essere programmato in modo che non sia possibile acquistare determinati beni. Ad esempio, in Thailandia il governo sta distribuendo un prototipo di CBDC con spese limitate a determinati venditori, acquisti ristretti a determinati beni e fondi che scadono dopo sei mesi. Questo è un incubo per le libertà civili, ma che può essere aggirato con Bitcoin.


Bitcoin, non crittovalute o blockchain

Una legittima obiezione sollevata da molti critici delle valute digitali è: che dire di tutte le truffe? Che dire di FTX, o di tutti gli schemi Ponzi legati alle crittovalute? In realtà le “crittovalute” sono, in senso lato, una gigantesca truffa. Delle oltre ventimila “crittovalute” esistenti, a parte Bitcoin e le stablecoin, poche hanno un'utilità reale. Quasi il 100% di questi token è stato lanciato con il solo scopo di arricchire i suoi creatori a spese degli investitori, i quali acquistano i token a un prezzo gonfiato nella speranza di guadagnare. Funziona più o meno così: un gruppo di persone crea “Democracy Coin” e poi convince un importante exchange a quotarla a 5 centesimi per token. Oltre ai costi di marketing, coniare cento milioni di token è praticamente gratuito, e cinquanta milioni vengono venduti agli addetti ai lavori a un centesimo per token. Quindi i creatori hanno già guadagnato $500.000 e i restanti token vengono offerti sul mercato. Il risultato: il token solitamente sale un po' all'inizio fino a essere scambiato a 10 centesimi (permettendo agli insider di guadagnare altri $500.000 o più) prima di crollare fino a frazioni di centesimo. Naturalmente gli insider hanno un prezzo prestabilito al momento della vendita, lasciando gli altri a mani vuote.

Questi imbrogli, ovviamente, non hanno nulla a che vedere con l'attivismo per i diritti umani, né li hanno FartCoin, DogeCoin o TrumpCoin. Sono semplicemente schemi per arricchirsi velocemente. Gli utenti dovrebbero sapere che vengono solo derubati. Ecco perché è fondamentale distinguere le “crittovalute” da Bitcoin, il quale offre una vera decentralizzazione, resistenza alla censura e scarsità digitale.

La prossima volta che qualcuno chiede informazioni su “crittovalute” o “blockchain”, chiedetegli: a quale token si riferisce? Solana? Ethereum? Zcash? Shiba Inu? Questo di solito porta a una conversazione molto più produttiva e specifica. E se non riescono a essere specifici, è un campanello d'allarme, soprattutto in un mondo in cui così tanti emittenti di token cercano di ingannare le organizzazioni non profit per indurle a usare i loro token, in modo da poter vantare una maggiore adozione nel mondo reale.

Bisogna ammettere che le stablecoin hanno effettivamente un'utilità umanitaria a livello globale. In molti Paesi sono persino più popolari di Bitcoin (soprattutto la variante Tether su Tron). Il che è comprensibile: la maggior parte delle persone vive in luoghi dove la valuta fiat è un disastro, con un'inflazione incredibilmente alta e quindi cerca rifugio nel dollaro. Una stablecoin è sostanzialmente un eurodollaro che si può tenere in tasca senza documenti d'identità: in pratica un dollaro offshore emesso al di fuori del sistema bancario statunitense, senza alcuna delle garanzie e protezioni offerte dal sistema bancario americano.

Le stablecoin offrono alle persone accesso al dollaro, il che rappresenta spesso un grande vantaggio rispetto alla valuta fiat locale, ma comporta numerosi rischi. In primo luogo tutte le stablecoin in circolazione oggi sono centralizzate e possono essere, e spesso lo sono, confiscate o censurate. In secondo luogo possono perdere il loro ancoraggio e azzerarsi, come è successo qualche anno fa con TerraLuna. In terzo luogo aumentano il potere statale e l'effetto rete della moneta statale. In prospettiva suggerisco che, nell'ottica di promuovere la democrazia, si considerino le valute digitali in tre modi: Bitcoin, stablecoin e tutte le altre.


Rispondere alle critiche rivolte a Bitcoin

Bitcoin, ovviamente, non è una panacea, ma gli attivisti per la democrazia lo sanno. Sanno come gestire la volatilità della valuta, come scambiarla con valute fiat locali come dollari, euro o pesos, e come utilizzarla con un discreto livello di privacy. O almeno, queste informazioni sono reperibili online ovunque.

La stragrande maggioranza dei critici di Bitcoin vive negli Stati Uniti, o in Europa, ed è accecata da un enorme privilegio finanziario. Ciò significa che la valuta con cui sono nati è accettata in tutto il mondo; per loro è facile acquistare azioni e obbligazioni per proteggersi dalla svalutazione; possono inviare denaro senza problemi ad amici e parenti; i governi locali proteggono i loro risparmi durante una corsa agli sportelli; il denaro non è soggetto a una censura politica così aggressiva. Ma questo vale solo per circa un miliardo di persone che hanno avuto la fortuna di nascere in Paesi con valute di riserva, stato di diritto, libertà di parola e diritti di proprietà. Gli altri sette miliardi di persone sul pianeta sono nate in Paesi con valute al collasso o regimi autoritari. La loro valuta è praticamente inutile al di fuori del loro Paese e il loro strumento di risparmio medio è qualcosa come banconote in declino, lamiere, o bestiame.

Molti intellettuali, giornalisti, accademici e politici occidentali rifiutano Bitcoin perché il loro sistema monetario ha sempre funzionato abbastanza bene per loro e considerano le alternative sciocche, dannose, o uno spreco. Questo ragionamento, basato su privilegi finanziari, svanirà man mano che più persone scopriranno la verità su Bitcoin e sulle falle del sistema monetario globale. Le critiche più diffuse a Bitcoin si dividono principalmente in tre categorie: volatilità e adozione, consumo energetico e criminalità.

Sulla volatilità e l'adozione. A questo punto gli utenti di Bitcoin sanno che il tasso di cambio col dollaro varia ogni giorno e attraversa cicli. Da un centesimo a oltre $100.000, il percorso di Bitcoin non è stato lineare. È meglio considerare Bitcoin come un ottimo strumento di risparmio a medio-lungo termine se si prevede di risparmiare per cinque anni o più. Se l'orizzonte temporale è inferiore, si tratta indubbiamente di un investimento più rischioso. Ma la maggior parte degli operatori per i diritti umani non risparmia capitali per molti anni. Utilizza Bitcoin per le sue altre caratteristiche: come mezzo per trasferire valore da un luogo all'altro al di fuori del controllo governativo. Una volta che Bitcoin raggiunge la sua destinazione, il destinatario può venderlo, scambiarlo con denaro contante o stablecoin, oppure spenderlo.

Gli utenti di Bitcoin in Paesi come Brasile, Costa Rica, Ghana e Kenya possono utilizzare app come Tando per spendere i propri Bitcoin con qualsiasi commerciante o fornitore di servizi. Ad esempio, potreste scendere da un taxi a Nairobi e chiedere se è possibile pagare con il servizio di moneta elettronica M-Pesa, che è lo standard in Africa. Se l'autista acconsente, potete utilizzare l'app Tando per pagare in Bitcoin. L'autista riceverebbe scellini kenioti senza dover sapere nulla di Bitcoin. Queste app stanno crescendo in numero e diffusione in tutto il mondo e, in combinazione con piattaforme di spesa come Bitrefill e Azteco, semplificano notevolmente le operazioni con Bitcoin per gli attivisti. Siamo solo all'inizio dell'adozione da parte degli esercenti. Square, che gestisce oltre quattro milioni di lettori di pagamenti digitali negli Stati Uniti e in altri Paesi, attiverà i pagamenti in Bitcoin a metà del 2025. Questo aiuterà gli attivisti e altri residenti negli Stati Uniti che desiderano integrare pienamente Bitcoin nella loro vita.

Sul consumo energetico. I miner Bitcoin, computer specializzati che utilizzano l'elettricità per proteggere la rete Bitcoin, sono come i veicoli elettrici: nessuno dei due produce emissioni. Come per i veicoli elettrici, ciò a cui dobbiamo prestare attenzione è il mix energetico dell'elettricità che alimenta i miner. E la realtà è che il mix che alimenta la rete Bitcoin è più ecologico (il 52,4% dei miner utilizza risorse sostenibili) rispetto alla rete elettrica statunitense che alimenta i veicoli elettrici americani (solo il 40% di quell'energia proviene da fonti sostenibili) e sta diventando sempre più ecologico di anno in anno. Il mining di Bitcoin è un settore estremamente competitivo con margini di profitto minimi. I miner cercano incessantemente l'energia più economica sulla Terra e l'energia più economica è sempre l'energia non sfruttata, sprecata, o comunque inutilizzata. I miner non possono competere con gli acquirenti di energia residenziali, o industriali. Fallirebbero.

Al contrario, il mining è sempre più attratto da fonti energetiche di base: idroelettrica, nucleare, o geotermica, dove la domanda non corrisponde completamente all'offerta e l'energia a volte rimane inutilizzata; fonti energetiche intermittenti come l'eolico e il solare, che spesso producono energia in momenti della giornata in cui la domanda non raggiunge il picco; e il metano. In tutti i casi, i miner di Bitcoin sono ben disposti a pagare per consumare energia da queste fonti, riducendo il loro inquinamento praticamente a zero.

Sulla criminalità. Gli oppositori di Bitcoin, ovviamente, cercheranno di screditare qualsiasi utente definendolo “criminale”. E sebbene sia vero che tutti gli attivisti per la democrazia menzionati in questo saggio siano considerati criminali dai loro governi, non è questo il punto. Per comprendere meglio, possiamo paragonare gli utenti di Bitcoin a quelli di un'altra tecnologia open source: Signal. Chiunque può usare Signal, ma conferisce un potere asimmetrico ai singoli individui, non agli stati. Non è così significativo che Putin possa scambiarsi messaggi segreti con sua figlia, ma è significativo che decine di milioni di russi possano scambiarsi messaggi segreti e cospirare contro di lui. Allo stesso modo, non è così importante che i criminali possano usare Bitcoin (la maggior parte non lo fa, poiché è molto difficile acquistare o vendere grandi quantità senza lasciare traccia), dato che le grandi organizzazioni criminali hanno ottimi collegamenti bancari: i cartelli usano HSBC, Hamas usa banche con sede in Qatar, i dittatori controllano le proprie banche e così via.

In definitiva, i dittatori sono i veri criminali, e per loro Bitcoin è una catastrofe. L'invenzione di Satoshi Nakamoto restituisce il denaro al popolo, garantendogli libertà di parola, diritti di proprietà e mercati finanziari aperti. Questo è esattamente ciò che i dittatori temono di più, perché hanno bisogno di censura, confisca e mercati finanziari chiusi per sopravvivere. Ecco perché i tiranni criminalizzano i pagamenti in Bitcoin, a loro non piace il denaro che non possono controllare.


Introduzione a Bitcoin

Per tutti coloro che elargiscono sovvenzioni o che operano in organizzazioni non profit, integrare Bitcoin nel proprio lavoro vi renderà donatori o attivisti più efficaci, e ci sono alcuni passi immediati che potete intraprendere per iniziare. Se vi occupate di erogazioni, iniziate con l'erogazione di piccoli contributi in Bitcoin, anche solo per risparmiare tempo e stress al vostro team. Inviare un pagamento in Bitcoin in un contesto politico difficile richiede pochi minuti, a differenza delle ore o dei giorni che a volte occorrono per trasferire denaro attraverso il sistema bancario da Washington o New York a un Paese come il Sudan o la Birmania. Quando erogate una sovvenzione, chiedete al beneficiario se preferisce un bonifico bancario o Bitcoin: potreste rimanere sorpresi da quanti scelgono quest'ultima opzione. Una volta che i vostri contabili avranno erogato una sovvenzione in Bitcoin anziché tramite bonifico bancario, non vorranno più tornare indietro.

Se siete un'organizzazione della società civile che riceve finanziamenti, la prima cosa da fare è iniziare a usare Bitcoin. È molto più facile di quanto non lo fosse cinque anni fa: le app sono molto migliori e la valuta è più ampiamente accettata e conosciuta. Potete imparare con un libro (come quello che ho pubblicato io, ndT) oppure partecipare a un evento Bitcoin e chiedere aiuto. Un buon obiettivo è acquisire familiarità con la ricezione, la detenzione e la spesa di Bitcoin senza utilizzare servizi di custodia o fornire informazioni personali. Per chi combatte una dittatura, non è sicuro conservare Bitcoin presso un'azienda sotto il controllo del governo o collegare i propri Bitcoin alla propria identità. Tra i wallet per principianti con cui imparare ci sono Muun per Bitcoin on-chain, Phoenix o Wallet of Satoshi per Lightning Network, oppure Fedi o Zeus per eCash.

Il passo successivo consiste nell'imparare a ricevere passivamente donazioni in Bitcoin tramite un widget sul sito web della propria organizzazione, cosa che può essere facilmente realizzata con un software open source come BTCPay Server. I donatori spesso preferiscono donare Bitcoin perché non sono soggetti a imposte sulle plusvalenze quando vengono donati a un ente di beneficenza o a un istituto scolastico registrato. È fondamentale non utilizzare un servizio che preleva immediatamente i Bitcoin e li converte in dollari o euro; è preferibile imparare ad accettare Bitcoin direttamente e a conservarli in modo sicuro (senza affidarsi a un custode di terze parti) con l'aiuto di un'azienda come Casa o Unchained, che offre soluzioni di “custodia collaborativa”. In questo caso, invece che la vostra organizzazione detenga l'unica chiave privata (password) per accedere ai Bitcoin, viene creato un “account” con tre password, di cui due necessarie, ad esempio, per prelevare i fondi. Ciò consente di distribuire il rischio a livello geografico, o sociale, e di custodire i fondi dell'organizzazione in modo tale che le operazioni non vengano interrotte se una persona perde la password o si disconnette.

Una volta che avrete familiarità con la ricezione e la conservazione di Bitcoin, potrete iniziare a utilizzarli per erogare sovvenzioni, pagare gli stipendi, o acquistare beni e servizi nella vostra economia locale. Rimarrete sorpresi da quanti commercianti sono disposti ad accettare Bitcoin se richiesto. Dopodiché quando vi sentirete a vostro agio nell'effettuare pagamenti in un nuovo sistema in cui avete il controllo e nessuno può impedirvelo, sarà il momento di iniziare ad apprendere e integrare altre tecnologie e strumenti di intelligenza artificiale open source.

Leopoldo López, ex-prigioniero politico venezuelano e attivista per la democrazia, sta aprendo la strada a questa innovazione al World Liberty Congress, dove sta mettendo a frutto la sua pluriennale esperienza nella formazione di attivisti per progettare un nuovo tipo di apprendimento online. Gli utenti parteciperanno ai seminari online del World Liberty Congress utilizzando un protocollo sociale decentralizzato chiamato Nostr, accessibile a tutti. A differenza di Zoom o Teams, Nostr non richiede agli utenti di condividere informazioni personali con aziende o governi. Tutto ciò che serve per configurare un'app Nostr è una chiave pubblica e una privata (indirizzo email e password). Da lì si diventa proprietari dei propri dati e della propria identità online, potendo passare facilmente da un client all'altro come Primal o Damus, invece di rimanere intrappolati nel web odierno su YouTube, X o Instagram, impossibilitati a trasferire follower o post da una piattaforma all'altra. Nostr è inoltre integrato con Bitcoin, in modo che, partecipando a un corso online, gli insegnanti possano facilmente inviare piccole quantità di Bitcoin, che possono essere condivise con qualsiasi creatore online, indipendentemente dal luogo in cui si trova, senza bisogno di conti bancari o documenti cartacei.

Come spiega López, X è stato bandito in Venezuela, quindi la possibilità di accedere a una rete di comunicazione che non può essere semplicemente attivata e disattivata è enorme, soprattutto perché connette gli utenti anche a una rete monetaria globale altrettanto inarrestabile. Gli ultimi passi sono gli strumenti di intelligenza artificiale open source e il “vibe coding” per l'attivismo. Quest'ultima è una nuova tecnica, coniata dall'ex-direttore dell'IA di Tesla, Andrej Karpathy, che consente alle persone di utilizzare app basate sull'IA come Replit o Goose per creare nuove app, siti web, presentazioni, o report senza conoscere una riga di codice. Esistono anche agenti di IA che tutelano la privacy, come Maple, i quali possono aiutare i dissidenti in situazioni difficili. Armati di strumenti come Bitcoin, Nostr e vibe coding, gli attivisti di oggi sono più potenti che mai. Possono organizzare, effettuare transazioni e ampliare il loro lavoro senza dipendere da aziende che espongono i loro dati personali.

López non è l'unico attivista di spicco a utilizzare la “tecnologia della libertà”: anche Srdja Popovic, fondatore di Otpor!, il movimento di protesta non violento serbo che ha rovesciato Slobodan Miloševiæ, lo fa. Il suo Centro per le azioni e le strategie non violente applicate (CANVAS) fornisce ai movimenti pro-democrazia non violenti consigli e tattiche per il successo. CANVAS ha integrato la formazione su Bitcoin nel suo lavoro, come hanno fatto molti altri. Un breve elenco si trova sulla homepage della Bitcoin Humanitarian Alliance, un gruppo di una dozzina di organizzazioni non profit che si occupano di diritti umani e lavoro umanitario utilizzando Bitcoin come mezzo per ricevere donazioni, conservare fondi, pagare gli stipendi ed eludere i tiranni.


Denaro libero

Bitcoin è in crescita. Questa tendenza non si riflette solo nelle storie qui raccontate, ma anche nei dati. Quest'estate il Tech Policy Institute della Cornell Brooks School ha avviato il Global Bitcoin Adoption Index, un'iniziativa di ricerca che ha coinvolto 25.000 persone in 25 Paesi per valutare l'adozione di Bitcoin e stablecoin a livello mondiale. I risultati sono significativi: in molti grandi Paesi, comprese democrazie e autocrazie in declino come India, Kenya, Nigeria, Russia e Turchia, oltre un quarto dei cittadini dichiara di utilizzare o di aver utilizzato Bitcoin in passato. Ciò equivale a decine, se non centinaia, di milioni di persone. La curva di adozione ricorda quella di Internet verso la fine degli anni '90, quando molte persone in Paesi come gli Stati Uniti utilizzavano Internet ma ancora con modem a 56k e l'iPhone sarebbe arrivato solo dieci anni dopo.

Le conferenze su Bitcoin stanno proliferando in tutto il mondo in via di sviluppo, dal Sud-est asiatico all'Africa all'America Latina, e sono frequentate da numerosi utenti Bitcoin provenienti da decine di Paesi autoritari. I materiali didattici sono migliori, più diffusi e disponibili in più lingue che mai. Le applicazioni offrono una migliore esperienza utente, più opzioni e una maggiore connettività con il sistema finanziario in generale. Grazie all'avvento di innovazioni come Lightning Network ed eCash, la privacy degli utenti Bitcoin può essere più sicura che mai. E grazie all'aggiornamento di Square che ha permesso ai suoi quattro milioni di lettori di accettare Bitcoin e alle integrazioni di app come Tando in Kenya e Bitcoin Jungle in Costa Rica, decine di milioni di persone possono spendere Bitcoin nelle proprie economie locali senza doverli prima convertire in valuta fiat.

Anche il numero di sostenitori dell'ecosistema Bitcoin è in crescita. Ad esempio, la Reynolds Foundation è una nuova organizzazione benefica la cui missione, in parte, è quella di ridurre il “deficit democratico” nella filantropia. Secondo i suoi dirigenti, solo un dollaro su cento speso a livello mondiale per cause filantropiche è destinato alle libertà civili e al lavoro per la democrazia. E di quel dollaro, meno di dieci centesimi vengono spesi all'interno di regimi autoritari. Se la Reynolds Foundation e altre organizzazioni riusciranno a colmare questo deficit e a orientare la filantropia mondiale maggiormente verso il sostegno alla libertà, avranno bisogno degli strumenti giusti per svolgere un tal lavoro, ed è per questo che hanno iniziato a concedere sovvenzioni a organizzazioni come OpenSats che stanno costruendo l'infrastruttura Bitcoin a livello mondiale.

Presto tutti i finanziatori seri utilizzeranno Bitcoin, forse non per ogni donazione, ma per i finanziamenti che devono essere erogati rapidamente, laddove altri fondi non possono arrivare, soprattutto per sostenere le persone impegnate in attività a favore della democrazia in contesti politici difficili. Proprio come gli attivisti per i diritti umani hanno portato Twitter da nicchia a piattaforma mondiale attraverso eventi come la Primavera araba, essi potrebbero svolgere un ruolo di avanguardia simile nella diffusione dell'uso di Bitcoin. Se consideriamo l'adozione di sistemi di messaggistica privata crittografata (Signal, WhatsApp) da parte degli attivisti, rari nel 2010 ma quasi onnipresenti nel 2020, possiamo ragionevolmente ipotizzare che Bitcoin, che nel 2020 stava appena iniziando a diffondersi tra gli attivisti, diventerà una valuta standard per l'attivismo a favore dei diritti umani e non solo entro il 2030.

I governi, dal canto loro, stanno facilitando l'adozione di Bitcoin da parte delle organizzazioni non profit. Alcuni, tra cui gli Stati Uniti, sono attratti dall'idea di “riserve strategiche di Bitcoin”, in cui i governi potrebbero accumulare Bitcoin per integrare le riserve di hard asset come oro e petrolio. Altri sono interessati a utilizzare Bitcoin come valuta commerciale neutrale, o come mezzo per convertire le riserve energetiche in capitale. Persino leader che non desiderano che la propria popolazione utilizzi Bitcoin come moneta stanno normalizzando Bitcoin nella cultura attraverso le loro parole e azioni.

Le transizioni pacifiche sono molto più efficaci di quelle violente, e non abbiamo mai visto nulla di simile alla protesta mondiale pacifica di Bitcoin. Basta guardare i documenti depositati presso gli exchange (solo Coinbase ha segnalato oltre cento milioni di utenti, molti dei quali utenti Bitcoin, nel 2025), le decine di milioni di download di wallet autocustodial e gli oltre dieci milioni di dispositivi di cold storage venduti, per capire che il passaggio dall'uso del denaro tradizionale a Bitcoin è probabilmente la più grande protesta pacifica della storia. La parte più interessante è che si tratta di un'azione silenziosa e non coordinata, molto meno rischiosa rispetto allo scendere in piazza.

Ogni giorno la portata di Bitcoin è fonte di ispirazione, anche nei luoghi più oscuri. Ha aiutato le persone a sopravvivere sotto assedio ad Aleppo; ha sostenuto le famiglie in Libano; ha portato aiuti a Gaza, in Birmania e in Sudan; e ha persino contribuito a salvare i rifugiati nordcoreani bloccati nella Cina nord-orientale. Bitcoin garantisce diritti di proprietà, connette le persone al mondo e mantiene viva la resistenza, spesso in luoghi dove nient'altro può arrivare. Nel gennaio 2009, quando Bitcoin fu buttato nella mischia, Satoshi Nakamoto probabilmente non avrebbe mai immaginato dove avrebbe portato questa invenzione. Ma oggi possiamo affermare, quantomeno, che si è guadagnato il titolo di “moneta della libertà”.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 27 febbraio 2026

Decadentismo europeo/inglese & Rinascimento americano/giapponese

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/decadentismo-europeoinglese-and-rinascimento)

Nell'era moderna un impero non si estende più controllando fisicamente un territorio, bensì controllando il flusso dei capitali. Gli inglesi lo sanno bene. Controllare i binari lungo cui corrono capitali e soldi. Questo a sua volta significa costruire una struttura di fiducia nell'ombra tramite intermediari, società di clearing, società di assicurazioni, ecc. e con essa controllare il movimento dei beni fisici tramite i mercati dei futures. Vengono altresì coltivate connessioni e privilegi che maturano nel tempo. C'è quindi bisogno di controllare fisicamente i possessori delle proprietà e dei titoli di proprietà? No. E cosa sono le CBDC se non la digitalizzazione dei sopraccitati binari? E qui diventa più chiaro il motivo per cui Bitcoin adesso è sotto attacco, dato che il prezzo è solo uno show secondario rispetto al potenziale inattaccabile rappresentato dalla tecnologia sottostante.

Ma se non si smantella la rete di privilegi nel sottobosco e non si blocca il flusso, ciò che importa davvero, questa storia continuerà a ripetersi. Ecco perché Bessent ha ragione quando parla dell'urgenza di approvare il CLARITY Act: cambiare definitivamente il flusso con cui si muovono i dollari sottrarrà capacità di manipolazione a quei player, come Bruxelles e la City di Londra, che stanno lottando con unghie e denti per mantenere i loro privilegi acquisiti. La “buona notizia” è che tali privilegi si reggevano sul furto ai danni degli USA e questi ultimi sono determinati a mettere fine a questa storia. A questo corre parallelo il passaggio del SAVE Act, il quale permetterebbe delle elezioni degne di un Paese civile. A quel punto basterebbe mettere gli agenti ICE a ogni seggio affinché gli immigrati illegali non possano votare e i Democratici non vinceranno... nonostante tutti i soldi che Soros senior e junior possano spendere a riguardo.

Infatti il singolo e più importante obiettivo dell'amministrazione Trump, ora, è quello di ridurre ai minimi termini il sistema attuale che ha reso gli americani il capro espiatorio per tutti i mali del mondo e che ha sottratto loro capacità produttiva/ricchezza reale. Una delle fonti di ansia nel movimento MAGA è stata Steve Bannon, ad esempio, e non è un caso che tramite gli Epstein file abbiamo compreso che lui e i suoi programmi erano un cavallo di Troia. Dopo essere cresciuto mediaticamente grazie a Breitbart e Andrew Breitbart è stato uno dei catalizzatori delle critiche “interne” all'amministrazione Trump per non avere eseguito arresti, per non essere stato abbastanza incisivo, di rischiare di perdere le elezioni di medio termine, ecc. Lo scopo di gente come Bannon e di tutti coloro che sono orbitati attorno a lui e al suo programma era, ed è, quello di raffreddare quell'entusiasmo che ha accolto positivamente l'elezione di Trump. E per estensione raffreddare l'entusiasmo per altri riformatori come Milei, Orban, Fico. In questo modo diventa più facile disinnescarne altri come Norwaki in Polonia e Rupert Lowe in Inghilterra.

Ancora una volta tutte le strade conducono a(lla City di) Londra, la fonte di questa destabilizzazione cronica. E non importa se prima conducevano ad Amsterdam, Venezia e Roma, adesso la fonte di quel potere è lì e l'amministrazione Trump vuole impedire che si ricicli altrove (come ha tentato di fare a Pechino e ora sta tentando di fare a Dubai). Il modo più efficace che ha per contingentarlo è dichiarare indipendenza dall'Europa e presentarsi come vero punto di stabilità per il resto del mondo: ciò a sua volta cambierà come agiranno Russia e Cina, come si organizzerà il Medio Oriente, cambierà il Sud-est asiatico e l'Africa, cambierà soprattutto l'America Latina.

Guardare all'evoluzione della curva dei rendimenti tra Italia, Francia e Germania (i tre pilastri su cui si regge l'UE) spiega molto degli andamenti geopolitici ed economici. Senza il bisogno dei commenti della stampa generalista. I rendimenti tedeschi continuano a salire e quelli sul front-end sono ormai sovrapponibili; il punto interessante di adesso è che il trentennale italiano ha superato quello francese, quest'ultimo più rischioso del primo. Ecco perché Macron è diventato irrequieto nelle ultime settimane parlando di usare lo strumento di “anti-coercizione” europeo nei confronti degli USA e quindi alleviare le pressioni al rialzo sull'euro, permettendo quindi di compensare col suo indebolimento i dazi, la linea di politica americana “dollaro debole-oro forte” e proteggere i rendimenti obbligazionari europei. Ma questo assetto non servirebbe a molto: prezzi dell'energia più alti. La trappola “dollaro debole-tassi alti” che ha prosciugato lentamente il mercato degli eurodollari e ha permesso la stretta di accordi commerciali a Trump, adesso si invertirà continuando a tenere alta la pressione sull'Europa man mano anche che il Giappone normalizzerà la sua politica monetaria.

Alla fine dell'anno i tassi giapponesi e americani probabilmente convergeranno, eliminando quella fonte di finanziamenti gratis con cui l'Europa ha potuto sfornare pasti gratis, rendere ipertrofici gli Stati sociali e credere che l'iper-regolamentazione fosse un modello di business percorribile nonostante la desertificazione industriale incalzante. Sostituire il carry trade sullo yen e quella masnada di ONG sul territorio americano (inclusa l'uscita dall'OMS, dall'IPCC, ecc.) che facevano fluire dollari all'estero con la ZIRP della Svizzera è imbarazzante. Un disperato tentativo di guadagnare tempo mentre l'UE si trova davanti una decisione: accettare i termini della resa o far saltare in aria il tabellone di gioco.

Come in una partita di GO, Trump sta muovendo le sue pedine per guadagnare territorio e se questo significa stringere accordi con quatarini, siriani, lasciar “sfogare” Israele, abbattere il mondo “basato sulle regole” (inglesi) e ripulire il volto dell'Iran agli occhi del mondo (togliendo dall'equazione il cosiddetto “asse del male” e la minaccia nucleare) in modo da appianare le tensioni territoriali e settarie, e quindi risparmiare tempo e denaro con cui ricostruire l'America, allora tutto ciò è qualcosa che val la pena sostenere. La maggior parte delle persone ancora non riesce a comprendere questi obiettivi perché non ha la minima idea di come scorrono denaro e influenze. Il mondo degli intermediari, che lo stesso Epstein ha contribuito a costruire, è quello che ha alimentato la macchina della City di Londra grazie alla quale sono state combattute guerre mondiali. Trump, con la sua strategia, ha nel mirino “eserciti” e infrastrutture che avrebbero scatenato l'ennesima iterazione bellica mondiale con cui abbattere gli enormi debiti accumulati finora e ripetere di nuovo il ciclo. Se si guarda al modo in cui operano geopolitica e mondo finanziario, intricati tra loro, si capisce altresì che non importa chi sia pubblicamente al comando, per l'oligarchia di Davos è importante che sia essa a tirare le fila dietro le quinte. Per quanto si possano etichettare con la fantascienza i libri di Neal Stephenson, The Baroque Cycle, spiega accuratamente i natali del mondo moderno dalla creazione della Banca d'Inghilterra.

Le iterazioni di questi cicli hanno raggiunto il loro picco massimo e offrono il fianco a una correzione. Martin Armstrong parla di cicli che durano 300 anni circa, evoluzioni di sistemi a guida pubblica o privata. Stiamo vivendo uno di questi avvicendamenti.

Infatti, come spesso ripetuto, bisogna guardare a quello che Trump fa, non quello che dice. La maggior parte delle sue esternazioni sono “teatro”. Per l'appunto non c'è alcuna invasione dell'Iran, non c'è alcuna guerra cinetica contro Russia e Cina, il governo venezuelano è quello di prima fatto salvo “l'uccello che deve cantare”. E cos'altro era il rilascio degli Epstein file se non un altro tipo di “uccello che deve cantare”? Vedete, sono dell'idea che l'anno scorso quando Trump fece visita al re Carlo, presentò i termini della resa alla City di Londra: il loro ruolo nel processo decisionale internazionale sarebbe stato ridimensionato, in ritorno si sarebbero tenuti tutte le loro ricchezze e privilegi acquisiti fino a quel momento. La stessa offerta è stata presentata alla cricca di Davos il mese scorso dal discorso di Trump al forum mondiale nella stessa città e da Rubio alla Conferenza di Monaco. Gli Epstein file hanno scagionato Trump dalle accuse che venivano mosse contro di lui, mentre invece stanno mettendo nei guai gente facente riferimento a “middle management” e “upper management” che rappresentano le linee lungo cui corre il potere di intermediazione di City di Londra/cricca di Davos.

In questa nuova schermaglia nell'ambito più grande della partita di GO sia l'amministrazione Trump che gli avversari vogliono cavalcare la narrativa degli Epstein file per portare acqua al loro mulino. Essendo la mole di informazioni gigantesca, non è una bolla che si sgonfierà tanto presto. I termini della resa sono ancora validi, dato che parecchi documenti sono ancora parzialmente oscurati, ma l'esposizione di ulteriori intermediari non significa altro che escalation. Quest'ultima già resa chiara dalla ridicola audizione tenuta da quell'asset estero Massie contro Pam Bondi. Non una gran prova quella di quest'ultima, ciononostante il suo compito è decisamente arduo nel ripulire il Dipartimento di Giustizia e in suddetta audizione aveva ragione quando ha sottolineato che Massie aveva impostato la sua tesi sfruttando la fallacia della domanda complessa. Così come la sua critica all'intervento chirurgico in Venezuela, lamentando uno scavalcamento del Congresso in merito a dichiarazioni di guerra. Si dimenticava che operazioni simili sono nel potere esclusivo del Presidente degli Stati Uniti? Certo che no.

La realtà è che per quanto i numeri del Congresso dicano che l'amministrazione Trump abbia una maggioranza al Senato e alla Camera, ce l'ha solo in quest'ultima... ed è lieve. Ecco perché far passare il SAVE Act è fondamentale così come vincere le elezioni di medio termine, altrimenti ci vorrà un solo giorno dopo la tornata elettorale affinché il Congresso proceda con l'impeachment di Trump. La decisione della Corte Suprema in merito ai dazi è solo un assaggio di questo esito. Il team di Trump è perfetto? Ovviamente no. È buono per questa guerra? Sì. Pam Bondi è stata sotto attacco mediatico sin da quando ha ricevuto la carica, Kash Patel è stato sotto attacco mediatico sin da quando ha ricevuto la carica, Tulsi Gabbard è stata sotto attacco mediatico sin da quando ha ricevuto la carica. Quest'ultima è tenuta apposta nell'ombra dallo stesso Trump e non ne parla quasi mai: il DNI è un potente strumento nelle mani dell'amministrazione Trump per smembrare la piovra dello Stato profondo e la presenza della Gabbard a Fulton era nientemeno un guanto di sfida.

Stiamo parlando di una partita molto lunga e per usare la metafora del baseball siamo solo al terzo inning. Alla battuta si avvicendano i vari atleti e, a volte, bisogna lasciar agire l'avversario per cercare di “prevedere” le mosse successive. Hanno provato ad attaccare il mercato obbligazionario sovrano americano e hanno fallito; hanno provato ad attaccare il mercato dell'argento e hanno fallito; stanno provando ad attaccare Bitcoin, ma non fanno altro che spostarlo in mani più forti. Ancora una volta, il nodo gordiano sono i flussi; ecco perché i dazi fanno molto male al portafoglio della cricca di Davos e c'è una narrativa feroce contro di essi.

A proposito di flussi, una delle conseguenze della rimozione di Maduro è quella del controllo sui flussi di petrolio dal Venezuela. Ora sono gli Stati Uniti a manovrare il rubinetto energetico di Caracas. Questo significa che il petrolio continuerà a scorrere verso Pechino, ma quel tanto che basta affinché siano soddisfatte le esigenze industriali; gli approvvigionamenti non saranno più tali da permettergli di costruire una riserva strategica nazionale o alimentare una guerra contro Washington. I tentacoli inglesi ancora raggiungono la Cina e il recente colpo di stato fallito ne è la prova, ma oltre a ciò il timore della Cina è un'inversione dei ruoli con la Russia: se prima quest'ultima era un partner subordinato, com'erano consapevoli anche i russi e affermarono all'indomani dello scoppio della guerra in Ucraina, ora la Cina dipenderà molto di più dalle importazioni di energia russe. Questo a sua volta significa anche che la Russia, oltre a ottenere un vantaggio geopolitico, ottiene indirettamente una motivazione per avvicinarsi di più alle posizioni americane nella chiusura del conflitto in Ucraina.

In Iran ci sono come minimo tre fazioni sul suo territorio. Una di queste è l'IRGC, decisamente supportata dagli inglesi. Il cosiddetto “asse del male” (es. Hamas, Hezbollah, IRGC, ecc.) in Medio Oriente era finanziato tramite fondi e passaporti, per muoversi nel mondo, provenienti dal Venezuela. Con l'esfiltrazione di Maduro l'amministrazione Trump ha tagliato questa importante fonte di approvvigionamento, alimentando al contempo le proteste di piazza a Teheran e le pressioni dei curdi a nord del Paese. Gli inglesi, famosi per la loro tattica “divide et impera”, vogliono altresì rimuovere la fazione religiosa al comando, ormai diventata un asset in rapido deprezzamento, e sostituirla con il loro fantoccio Pahlavi. Ripristinare lo Sha, la cui rimozione fu un'operazione dell'MI6 (i servizi di intelligence francesi entrarono in gioco dopo... Khamenei partì con un volo da Parigi). Per quanto l'operazione americana in Venezuela possa aver smosso le acque in Iran, gli effetti secondari e terziari sono i benvenuti perché tolgono capacità di minaccia a un Paese che da sempre ha mosso le sue intimidazioni nei confronti di Israele per creare ad hoc instabilità nella regione per il tornaconto inglese.

Oltre agli USA, chi riesce rafforzato da questo assetto in evoluzione in Medio Oriente è la Russia. La Cina, infatti, otterrà petrolio venezuelano alle condizioni americane e se ne vorrà di più dovrà rivolgersi esclusivamente alla Russia ora, ribaltando la situazione di subordinazione precedente. Un favore indiretto, nonché conciliazione e buona volontà americane, per motivare la Russia a terminare le ostilità in Ucraina. Ciò permetterebbe alla Russia anche di riconvertire il suo tessuto industriale concentrato adesso sullo sforzo bellico, generando un asse commerciale tra USA, Russia e Giappone in grado di spezzare il retaggio obsoleto del XIX secolo con cui inglesi ed europei avevano venduto il loro eccezionalismo commerciale.

Il Nikkei è sui 57.000 e molto presto arriverà ai 60.000 sulla scia della certezza politica, mentre la BOJ può tranquillamente lasciar salire il back-end della curva dei rendimenti perché puntellato dal suo portafoglio di azioni. Con una maggioranza di 2/3 alla Camera, essa può neutralizzare il potere di veto del Senato: questa stabilità politica permetterà, entro 6 mesi, di riaprire i rapporti con la Russia e terminare le ostilità recalcitranti sin dalla Seconda guerra mondiale. Questo a sua volta significa che, sulla scia della fine del carry trade sullo yen, i tassi di riferimento tra USA e Giappone si allineeranno (~2%) facendo fronte unico contro la City di Londra. Quest'ultima, infatti, ha perso un nodo di instabilità economica da propagare nel resto del mondo, oltre a una diminuzione del propellente finanziario con cui alimentare manipolazione di valute, obbligazioni, ecc. Quando l'arbitraggio tra dollari, yen e relativi tassi di entrambi i Paesi scomparirà, sparirà anche il mondo disegnato da Werner nel suo famoso libro e l'incubo di Mackinder diventerà realtà.

Non esiste solo il livello geopolitico ed economico, poi, ma anche quello sociale. Una società in salute è anche una società produttiva, ecco perché è stato necessario ribaltare la piramide alimentare negli USA. Questo ha permesso altresì di stoppare i finanziamenti pubblici a tutte quelle società nel campo dei cibi ultraprocessati e infatti la Doritos, ad esempio, ha dovuto abbassare i prezzi del 15%. Come lei anche altre, riscoprendo qualcosa che prima con i “food stamp” avevano scordato che esistesse: la concorrenza. Questo a sua volta significa la possibilità di diminuire la platea di idonei all'Obamacare, programma messo in piedi per tenere al guinzaglio Fannie/Freddie e ostracizzare la classe media dalla creazione di ricchezza reale. L'abbattimento sistematico delle fondamenta che rendevano "eccezionale" gli USA hanno permesso di convogliare i capitali altrove, laddove non erano fisiologicamente meglio serviti, ma in mancanza di alternative scorrevano in tal modo.

Capite adesso come mai ogni Dipartimento toccato dall'amministrazione Trump fa parte di un disegno più ampio per ricapitalizzare gli USA a ogni livello. Ribaltare la piramide alimentare permetterà agli americani di ritrovare un po' di salute in più, questo a sua volta significherà meno peso sul sistema sanitario, questo a sua volta significherà giustificare lo smantellamento dell'Obamacare, questo a sua volta significherà liberare Fannie/Freddie da costi esorbitanti che ne impediscono il debutto fuori dall'alveo pubblico, questo a sua volta significherà condizioni immobiliari migliori per la classe media (es. mutui trentennali a tasso fisso), questo a sua volta significherà prosperità per la classe media su solide basi economiche e sociali, questo a sua volta significherà maggiore spazio di manovra interno per abbattere i fardelli di debito, questo a sua volta significherà controllo sul back-end della curva dei rendimenti americana (esito propedeutico per evitare ulteriori attacchi al mercato dei titoli di stato americani).

Gli Epstein file, inoltre, ci hanno fornito la prova definitiva che Powell non è mai stato a bordo della cricca di Davos, mentre invece quest'ultima aveva reclutato parte del movimento MAGA e deputati del Congresso al seguito per remare contro l'indipendenza degli USA. Se da un lato c'era la stampa che premeva sullo spauracchio russo, dall'altra c'erano i Bannon e coloro che vi orbitavano attorno (es. Ted Cruz, Marjorie Taylor Greene, Tucker Carlson, Mark Mitchell, ecc.) che invece sventolavano lo spauracchio cinese, oltre a tutta una serie di altre critiche come “non ci sono arresti”, “i giovani vengono radicalizzati” e “Trump perderà le elezioni di medio termine”. I narcisisti sono fenomenali nell'instillare “pulsanti emotivi” nella testa delle persone e poi premerli in caso di necessità. E questo ci suggerisce anche l'importanza delle riforme dell'amministrazione Trump in termini dei flussi di capitali internamente ed esternamente. Per parecchio tempo è circolata la narrazione secondo cui vivevamo in un sistema basato sul petrodollaro, quando in realtà si trattava di un sistema giuridico basato sulla fiducia nel sottobosco tra banche, istituti di credito vari e società di assicurazione. Questo è la cricca di Davos; questo è la City di Londra. E questo a sua volta significa che, se necessario, potrebbero saltare in aria bombe a orologeria finanziarie in stile Archegos... Bank of America, a tal proposito, è una banca che ancora adesso “si rifiuta” di bilanciare il proprio bilancio per quanto riguarda i derivati...

BofA e Citigroup saranno l'extrema ratio nell'arsenale della City di Londra. Saranno usate come usò AIG nel 2008. Ecco perché le 2 banche negli ultimi 7 anni non hanno ripulito i loro bilanci dalla masnada di derivati in loro possesso.

Qual è il messaggio che la stampa europea sta facendo passare adesso? Negli Stati Uniti regna l'incertezza, tra Epstein file, scandali in Minnesota, elezioni di medio termine in avvicinamento, ecc. L'obiettivo di chi coordina questo attacco è congelare i mercati dei capitali, far apparire gli USA in una condizioni apparentemente instabile rispetto a quella che è veramente. Come avrete notato, nel momento in cui il Giappone ha stabilizzato la questione politica tramite le elezioni i capitali sono volati lì (smorzando le voci di coloro che ancora raccontano la favoletta che Ueda abbia “perso il controllo”). Nel frattempo l'UE guadagna tempo per imbastire un sistema di “ingabbiamento finanziario” per quanto resta dei capitali in questo continente.

Qual è quel catalizzatore che permetterà agli USA di apparire stabili, senza alcun ragionevole dubbio contrario, dal punto di vista socio-economico anche agli occhi più scettici e che scatenerà un'uscita furiosa di capitali dall'Europa? Perché è a questo che si sta preparando l'UE, ecco perché gente come Draghi e Letta parlano di “urgenza” e “tempi stretti”. Qual è quindi? La Corte Suprema americana. In particolare, il suo parere sui dazi imposti da Trump. Ritardare questa decisione ha permesso all'UE di guadagnare tempo nel percorso di erezione di barriere ai capitali. Ma è altresì un'arma a doppio taglio: il tempo passato ha aumentato la difficoltà per quanto riguarda inversione di accordi commerciali stretti e flussi di denaro coinvolti. Quando questo ostacolo giuridico vedrà una soluzione stabile, coloro che gestiscono asset per conto terzi realizzeranno che il nuovo sistema americano è qui per restare. Sarà a quel punto che i fund manager europei in Lussemburgo, ad esempio, e altrove si guarderanno negli occhi e tireranno la spoletta.


CONCLUSIONE

Ciò che sta prendendo forma negli USA, almeno nel medio termine, è quel sistema di capacità produttiva che venne delineato da Alexander Hamilton e che intesse una relazione di partnership pubblico-privato. Nel suo vortice finiranno gli asset digitali, oro/argento, il ribilanciamento delle linee commerciali, ecc. Un sistema che non si intromette nelle opportunità che la classe media può cogliere per migliorare la propria capacità produttiva, in opposizione al falso binomio rivoluzione dei lavoratori e soldi a pioggia ai poveri o iperfinanziarizzazione degli asset ed élite che gestiscono tutto dall'alto. La via verso la ricchezza è il laissez-faire, la possibilità in mano alla classe media di avere solide basi al suo attivo per potere pensare esclusivamente a come migliorare le proprie condizioni economiche e, per estensione, quelle del resto della società. Bitcoin e oro hanno ovviamente un ruolo in tutto questo: limitare l'abuso che può accadere quando il credito è in espansione. Il credito non è una cosa negativa, così come non lo è il debito; è l'iperfinanziarizzazione del debito e la rimozione del collaterale dal debito il problema, elemento che permette agli “intermediari” di succhiare i profitti nel processo di creazione di ricchezza reale. È qui che si sono inseriti la cricca di Davos/City di Londra, la loro concentrazione di potere è avvenuta grazie al posizionamento strategico tra produttore e consumatore. Quando il potere si concentra negli intermediari, la classe media perde. E per mantenere i loro privilegi cosa fanno gli intermediari? Mettono le classi sociali una contro l'altra. Nel frattempo rubano, oltre alla capacità produttiva, anche asset reali con cui poi resettare il sistema quando si arriva a un punto di saturazione critico.

Il super potere della City di Londra, in forza della sua autonomia giuridica, è quello di apporre la stessa garanzia per comprare diversi asset: comprare un titolo del Tesoro USA, apporlo come garanzia per diventare titolari di un bond giapponese, apporre il bond giapponese per comprare azioni, apporre le azioni per ritornare all'inizio di questa catena. Benvenuti nel carry trade infinito. Stessa cosa con qualche migliaia di dollari e all'improvviso ecco comparire dal nulla derivati per milioni di dollari con cui comprare elezioni o muovere le probabilità su Polymarket. No i mercati non sempre hanno ragione, la liquidità è cruciale. C'è una ragione per cui non esiste un'architettura strutturata di opzioni sul BIST 100 turco, mentre invece esiste per il DJIA.

Tra l'altro qual è una delle caratteristiche che ha reso popolare Bitcoin? Il superamento della necessità degli intermediari. Ed eccovi servita una delle motivazioni strategiche sufficienti a spiegare l'attenzione dell'amministrazione Trump su Bitcoin.

I metalli preziosi sono arrivati a cifre che solo qualche anno fa ci saremmo sognati, così come Bitcoin. Anzi, quelle cifre avrebbero comportato gravi dislocazioni sociali anche, soprattutto nell'immaginario di coloro che prevedevano gravi conseguenze sulla scia di salite così ripide. Ciononostante l'economia statunitense sta reagendo bene; non ha risolto tutti i suoi problemi, ma tiene botta. Il Giappone anche, se si guardano le risposte dei mercati azionari e obbligazionari. La concentrazione su asset credibili, affidabili e tangibili, nonché il potenziale di crescita annesso alle prospettive di policy implementate e da implementare, sta premiando americani e giapponesi con la fiducia dei mercati.

L'effimero, l'evanescente, l'ectoplasmatico, o per meglio dire l'iperfinanziarizzazione delle economie europee, è ciò che ha perso di credibilità. In particolar modo ora che gli USA hanno dato una svolta alla loro linea di politica. Ci provarono nel 1971, quella di Nixon fu una mossa difensiva per impedire che l'oro continuasse a scorrere dalle casse statunitensi a quelle europee. Venne “ricompensato” con lo scandalo Watergate. Ma se andiamo indietro nel tempo ci sono stati altri presidenti che hanno segnato la complicità di una parte degli Stati Uniti col piano di espropriazione e devastazione della nazione, come ad esempio Wilson e Johnson. L'eurodollaro ha rappresentato il manifesto di questa espropriazione, lo strumento per eccellenza: nonostante la mossa difensiva di Nixon nel sostituire l'oro con i titoli del Tesoro americani, l'impostazione del prezzo del dollaro era determinato altrove. E questo ha fatto proseguire il deflusso di ricchezza reale dalla nazione a vantaggio di Bruxelles e City di Londra.

Il motivo per cui i mercati, adesso, stanno credendo alla narrazione secondo cui gli USA possono cavarsela è che sono in grado di usare l'aumento dei prezzi di asset duri come base; hanno la capacità di resistere a questi venti contrari e nonostante tutto sfruttare questa opportunità per recuperare il terreno perso. Il personale fa la linea di politica, come si suol dire, e guardando ai protagonisti attuali (es. Bessent, Miran, Warsh) la scommessa di un successo dell'amministrazione Trump nei suoi intenti non è solo probabile ma allettante.


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