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giovedì 15 maggio 2025

Una nuova era: il sistema monetario coperto da ₿itcoin

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato "fuori controllo" negli ultimi quattro anni in particolare. Questa è una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa è la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso è accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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da Tephra Digital

(Versione audio della traduzione diposnibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/una-nuova-era-il-sistema-monetario)

Dal crollo di Bretton Woods nel 1971, il dollaro ha funzionato come valuta puramente fiat. L'accordo sul petrodollaro del 1974 l'ha legato indirettamente al petrolio, rafforzandone la domanda globale. Oggi, con il crescente scetticismo nei confronti delle valute fiat e il crescente interesse per asset decentralizzati come Bitcoin, gli Stati Uniti potrebbero prendere in considerazione un nuovo sistema monetario coperto da Bitcoin, un asset digitale, scarso e decentralizzato. Bitcoin offre di fatto un approccio più moderno, automatizzato e basato su software alle attività del sistema bancario centrale.

Questo articolo esplora la fattibilità di un sistema monetario basato su Bitcoin nel contesto di importanti sviluppi finanziari storici, nonché il percorso strategico per la sua implementazione.

La relazione si concluderà con una strategia applicabile, utile per i policymaker, le istituzioni finanziarie e gli investitori.

• Luglio 1944 – Accordo di Bretton Woods: la Conferenza di Bretton Woods stabilì che il dollaro sarebbe diventato la principale valuta di riserva mondiale, coperto dall'oro. Con questo sistema esso era agganciato al metallo giallo a un tasso fisso di $35 l'oncia, mentre le altre principali valute erano agganciate al dollaro. Questo accordo creò un quadro monetario globale stabile, ancorato alla convertibilità del dollaro statunitense in oro, e gettò le basi per la crescita economica del secondo dopoguerra.

• Agosto 1971 – Nixon chiude la finestra dell'oro (il “Nixon Shock”): il presidente Nixon sospese la convertibilità del dollaro in oro. Ciò segnò la transizione del dollaro da valuta coperta dall'oro a una valuta fiat, il cui valore era determinato da un decreto governativo anziché da un bene fisso e indipendente.

• Ottobre 1973 – La crisi petrolifera e lo shock dei prezzi: in risposta al sostegno degli Stati Uniti e dell'Occidente a Israele, l'OPEC (guidato dall'Arabia Saudita) impose un embargo petrolifero agli Stati Uniti e a diverse nazioni occidentali. L'embargo portò a una grave carenza di petrolio, facendo quadruplicare i prezzi da circa $3 al barile a $12 al barile all'inizio del 1974. Questo improvviso aumento dei costi energetici innescò un'inflazione diffusa, una crisi economica e una crisi globale che portò alla stagflazione (inflazione elevata e disoccupazione elevata) nelle varie economie occidentali.

• Giugno 1974 – Accordo tra Stati Uniti e Arabia Saudita sul petrodollaro: Stati Uniti e Arabia Saudita raggiunsero un accordo che gettò le basi per il sistema del petrodollaro, che in seguito si espanse fino a includere altri Paesi OPEC. L'istituzione del petrodollaro consolidò lo status del dollaro come principale valuta di riserva mondiale, poiché la domanda globale di dollari aumentò parallelamente alle transazioni petrolifere. Questo accordo sostenne anche la crescita della produzione petrolifera mondiale e ridusse la leva strategica dell'OPEC, fornendo al contempo agli Stati Uniti una fonte affidabile di investimenti esteri e di domanda di debito pubblico statunitense.

• Ottobre 2008 – Pubblicazione del whitepaper di Bitcoin: sulla scia della crisi finanziaria globale e dei principali fallimenti bancari, un inventore anonimo noto come Satoshi Nakamoto pubblicò “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System”. Il documento descriveva una rete di transazioni che non richiedeva alcun tipo di intermediario tra istituzioni finanziarie terze o governative.

• Marzo 2009 – La Federal Reserve lancia il quantitative easing (QE): in risposta alla crisi finanziaria del 2008, la Federal Reserve implementò il suo primo ciclo di quantitative easing (QE), acquistando titoli del Tesoro statunitensi e titoli garantiti da ipoteca per iniettare liquidità nel sistema finanziario. Questa politica monetaria senza precedenti ampliò il bilancio della FED e segnò l'inizio di un prolungato periodo di svalutazione del dollaro, alimentando un'inflazione sostenuta dei prezzi degli asset finanziari.

• Dicembre 2012 – Il rapporto debito/PIL degli Stati Uniti supera il 100%: per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale, il rapporto debito/PIL degli Stati Uniti superò il 100%, segnalando un passaggio a una posizione di bilancio fortemente indebitata. Questo traguardo evidenziò la crescente dipendenza dalla spesa pubblica finanziata dal debito e sollevò preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale a lungo termine.

• Aprile 2020 – La FED lancia un quantitative easing aggressivo durante la pandemia: per contrastare le ricadute economiche della pandemia, la Federal Reserve avviò un nuovo ciclo di QE aggressivo, espandendo ulteriormente il proprio bilancio con l'acquisto di titoli del Tesoro e titoli garantiti da ipoteca su scala maggiore. Questo aumento dell'offerta di moneta svalutò significativamente il dollaro e determinò un'impennata dei prezzi degli asset, aggravando ulteriormente la disuguaglianza di ricchezza.

• Febbraio 2022 – Gli Stati Uniti congelano le riserve monetarie russe e trasformano il dollaro in un'arma: in risposta all'invasione russa dell'Ucraina, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno imposto severe sanzioni finanziarie, congelando le riserve monetarie russe detenute presso le banche occidentali. Questa azione ha segnato una svolta nella diplomazia finanziaria globale, poiché ha trasformato il dollaro in un'arma e ha sollevato preoccupazioni tra le altre nazioni sui rischi legati al possesso di riserve denominate in dollari.

• Marzo 2022 – Abbandono del dollaro nel commercio globale di petrolio: in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche, diverse nazioni produttrici di petrolio hanno iniziato a stipulare accordi bilaterali con i loro partner commerciali per saldare le transazioni petrolifere in valute diverse dal dollaro. Ciò ha segnalato una potenziale erosione del sistema del petrodollaro, poiché i Paesi cercavano alternative per ridurre la dipendenza dal dollaro nel commercio globale.

• Giugno 2023 – Sospensione del tetto del debito pubblico statunitense: il Congresso ha eliminato il tetto del debito pubblico, rimuovendo il limite legale all'indebitamento del governo federale. Questa decisione ha di fatto consentito un indebitamento illimitato, sollevando preoccupazioni circa una politica fiscale incontrollata e la potenziale accelerazione della crescita del debito pubblico statunitense, esercitando ulteriore pressione sulla stabilità del dollaro.

• Gennaio 2024 – Approvato l'ETF su Bitcoin: la SEC ha approvato il primo ETF spot su Bitcoin, aprendo la strada a un più ampio spettro di investimenti, sia al dettaglio che istituzionali. Questo traguardo ha legittimato Bitcoin e l'ETF ha facilitato l'accesso agli investitori, generando un aumento della domanda e significativi afflussi di capitali.

• Luglio 2024 – Trump definisce Bitcoin “il nuovo petrolio”: in una conversazione privata trapelata poi ai media (ma non ripresa in quelli generalisti), l'ex-presidente Donald Trump ha descritto Bitcoin come “il nuovo petrolio”, segnalando un potenziale cambiamento nella linea di politica statunitense nei confronti degli asset digitali. La dichiarazione suggeriva un riconoscimento del ruolo di Bitcoin come asset strategico nel sistema finanziario globale.

• 5 novembre 2024 – Donald Trump vince le elezioni presidenziali statunitensi: con una vittoria elettorale decisiva e schiacciante, Donald Trump viene rieletto Presidente degli Stati Uniti, con i Repubblicani che prendono il controllo sia della Camera che del Senato. L'esito delle elezioni segna una svolta per la politica statunitense in materia di asset digitali e la fine di un'ostilità normativa senza freni. L'amministrazione Trump si impegna a garantire chiarezza normativa, politiche fiscali favorevoli, l'istituzione di una Riserva Strategica di Bitcoin e un quadro normativo che supporti l'adozione diffusa di asset digitali da parte di individui, istituzioni, aziende, fondi pensione e governi.

• 8 novembre 2024 – Prima transazione di petrolio greggio in Medio Oriente con Tether Trade Finance: Tether, la più grande società di stablecoin al mondo, ha utilizzato la sua piattaforma di trade finance per completare il primo finanziamento di una transazione di petrolio greggio in Medio Oriente, saldato in USDT. Questa operazione rivoluzionaria sembra annunciare un importante cambiamento nella finanza commerciale globale, evidenziando l'adozione delle stablecoin come meccanismo di saldo alternativo per le principali transazioni su materie prime al di fuori del sistema bancario tradizionale.


Il futuro e le ragioni per un sistema monetario statunitense basato su Bitcoin

Con il sistema del petrodollaro, gli Stati Uniti hanno di fatto permesso al prezzo del petrolio di aumentare (in dollari), il che ha innalzato la produzione globale di petrolio e mitigato la minaccia strategica rappresentata dall'OPEC. Creando un'ampia classe di asset denominata in dollari (petrolio), gli Stati Uniti hanno anche istituito un meccanismo per sostenere il predominio del dollaro all'estero e finanziare i crescenti deficit interni. I proventi petroliferi in eccesso dei Paesi OPEC sono stati riciclati nei titoli del Tesoro statunitensi, rafforzando la domanda di dollari e conferendo agli Stati Uniti un enorme potere economico a livello globale.

A livello nazionale, questo sistema ha consentito ai politici di ricorrere a indebitamenti e spese ingenti, portando il debito statunitense dal 36% del PIL nel 1971 a circa il 125% di oggi, una traiettoria che ora rappresenta una seria sfida per gli Stati Uniti in quanto superpotenza finanziaria, nonché per la sua sicurezza energetica e nazionale.

Anche con un valore di mercato di circa $2.000 miliardi e con un volume medio giornaliero di scambi di oltre $20 miliardi, Bitcoin non è ancora abbastanza grande da sostituire il petrodollaro come spina dorsale del sistema monetario statunitense. Tuttavia un aumento significativo del prezzo di Bitcoin potrebbe innescare un nuovo paradigma.

Prezzi più elevati di Bitcoin determinerebbero probabilmente una crescita sostanziale nell'emissione di stablecoin coperte dal dollaro (a causa del maggiore valore di mercato totale di questa classe di asset e man mano che gli effetti di rete di Bitcoin e delle transazioni di asset digitali prendono piede).

A sua volta l'emissione di stablecoin stimolerebbe direttamente la domanda di buoni del Tesoro statunitensi, spostando di fatto il sostegno dei deficit degli Stati Uniti dal petrolio a Bitcoin.

Ciò consentirebbe agli Stati Uniti di mantenere il loro predominio monetario, indebolendo al contempo il potere strategico dei Paesi BRICS, che si sono rivolti all'oro nel tentativo di sfidare e aggirare il sistema del dollaro.

Diversi sviluppi recenti indicano che i lavori preparatori per questa transizione potrebbero essere già in corso.

Il quadro che segue è una panoramica preliminare dei possibili passi verso un sistema monetario basato su Bitcoin.

L'integrazione di Bitcoin nel sistema finanziario statunitense divisa in 21 fasi:


Calcolo della proprietà di Bitcoin richiesta negli Stati Uniti

Se vogliamo prendere in considerazione la transizione verso un sistema monetario basato su Bitcoin, la massa monetaria M2 fornisce la misura più completa della liquidità in dollari nell'economia. M2 include non solo contanti e depositi nei conti correnti (definiti collettivamente come M1), ma anche conti di risparmio, fondi del mercato monetario e altri asset quasi monetari.

Questa misura più ampia cattura l'intera portata delle attività denominate in dollari che circolano e accumulano valore all'interno dell'economia statunitense.

Presupposti chiave:

• Attuale massa monetaria M2 degli Stati Uniti: $22.000 miliardi;

• Offerta di moneta M2 prevista negli Stati Uniti nel 2045: $79.000 miliardi (applicando il CAGR del 6,7% dal 2000 al 2024);

• Obiettivo previsto per il prezzo di Bitcoin nel 2045: $13 milioni (secondo il modello Bitcoin24 di Michael Saylor)

• Investimento di capitale oggi: finanziato attraverso la monetizzazione parziale delle riserve ufficiali di oro degli Stati Uniti (8.133 tonnellate con un valore di mercato attuale di $764 miliardi, per semplificazione si presume un prezzo costante dell'oro);

• Offerta di Bitcoin completamente diluita: 21 milioni;

• Aggiustamento dell'offerta teorica rispetto a quella effettiva: si stima che dai 3 ai 4 milioni di Bitcoin potrebbero essere persi o irrecuperabili, portando l'offerta effettiva a circa 17-18 milioni. Tuttavia, per semplicità e per mantenere una stima conservativa, si utilizza l'offerta massima di 21 milioni.

Di seguito è riportata una tabella che mostra la quantità di Bitcoin richiesta negli Stati Uniti per diversi livelli di supporto entro il 2045:

Nota: l'analisi ha solo scopo illustrativo; i dati di mercato sono aggiornati al 26/02/2025 e provengono da fonti accessibili al pubblico.


Analisi dello scenario in cui c'è una copertura in Bitcoin

Panoramiche degli scenari:

1) 25% di copertura

• Questo livello di copertura da parte degli Stati Uniti potrebbe fungere da riserva parziale, simile al ruolo che svolgeva l'oro all'inizio del XX secolo.

2) 50% di copertura

• Un livello di copertura al 50% implica una dipendenza molto più marcata nei confronti di Bitcoin all'interno del sistema monetario statunitense. Aumentare l'allocazione di Bitcoin non solo accelera la sua adozione globale e ne rafforza la credibilità come asset di riserva, ma fornisce anche una copertura significativa contro l'aumento del debito statunitense. Con proiezioni che suggeriscono che il debito nazionale potrebbe raggiungere circa $115.000 miliardi entro il 2045 (in base a estrapolazioni), un livello di copertura al 50% potrebbe potenzialmente compensare fino al 34% di tale onere.

3) 100% di copertura

• La copertura completa rappresenterebbe uno standard Bitcoin, in cui l'intera massa monetaria M2 degli Stati Uniti sarebbe coperta da Bitcoin.

• Una copertura completa in Bitcoin funge da scudo contro la svalutazione della valuta fiat e gli errori di politica delle banche centrali, rende il dollaro un asset puramente monetario e riduce il debito netto rispetto al PIL a meno del 100%, riducendolo di quasi il 70% in termini assoluti.

Un sistema basato su Bitcoin sfrutterebbe le sue caratteristiche superiori, un asset più duro e scarso dell'oro, posizionando gli Stati Uniti come pionieri nell'adozione di un asset di riserva sovranazionale, indipendente e digitale. Il concetto di transizione verso un nuovo sistema monetario statunitense coperto da Bitcoin come garanzia è ambizioso e trasformativo. Rappresenta un profondo cambiamento dall'attuale modello basato su valuta fiat e finanziato dal debito verso un asset digitale, decentralizzato e scarso.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una “mancia” in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


venerdì 13 dicembre 2024

Il quadro generale finora: tre anni dopo

 


di Francesco Simoncelli

 (La traduzione audio dell'articolo disponibile qui)

Riprendo questa serie che l'anno scorso ha visto saltare un appuntamento. Un tipo di corruzione profonda e mega-politica distorce le politiche dal benessere pubblico e della nazione a favore di interessi speciali d'élite. Le industrie privilegiate di oggi, i progetti privilegiati e i gruppi di elettori chiave ottengono denaro che non hanno guadagnato e la prossima generazione ottiene una bomba ad orologeria finanziaria. La guerra in Europa orientale è un ottimo esempio. I russi stanno vincendo, ma questo è solo un dettaglio. La cosa importante è che gli ucraini stanno perdendo e stanno trascinando con sé gli Stati Uniti. Il coinvolgimento di questi ultimi è iniziato come risultato degli ideologi neocon a Washington e dell'industria della potenza di fuoco che li finanzia e trae profitto dal loro bellicismo. La guerra in Ucraina ha seguito lo schema del Vietnam, dell'Iraq e dell'Afghanistan: il coinvolgimento degli Stati Uniti inizia con bugie e idee sbagliate, continua con tangenti, doppi giochi e spese eccessive e finisce in disgrazia. E in Ucraina gli Stati Uniti sono andati oltre: hanno mostrato e mostrano al mondo che i loro strateghi militari sono incompetenti, le sue sanzioni sono impotenti e le sue armi moderne e ad alta tecnologia non sono all'altezza di quelle russe.

In altre parole, sostenere gli ucraini è stato più di uno spreco di denaro: ha rivelato a tutti noi che l'impero dell'Occidente non è affatto forte come finge di essere.

Le risorse combinate (PIL) degli alleati della NATO sono 30 volte maggiori di quelle della Russia, quindi non c'è mai stato alcun pericolo reale che le truppe russe andassero in barca sulla Senna. E fermare l'invasione dell'Ucraina da parte di Putin sembrava un gioco da ragazzi. E quando gli Stati Uniti hanno introdotto per la prima volta le loro sanzioni, si credeva che avrebbero paralizzato l'economia russa, che Putin se ne sarebbe presto andato e l'Occidente avrebbe trionfato. Ma le sanzioni non hanno funzionato e le restrizioni finanziarie hanno avvicinato Cina, Iran, Russia, Turchia, India, la maggior parte della popolazione mondiale, per inventare i propri sistemi commerciali.

Una politica estera ragionevole “America First” sarebbe stata quella di non intromettersi nella politica ucraina in primo luogo. I soldi e le armi degli Stati Uniti erano meglio tenuti in patria. Il Pentagono avrebbe potuto trarre vantaggio dalla guerra come osservatore, studiando attentamente le armi e le tattiche russe, piuttosto che farsi massacrare. Una linea di politica sensata è stata annullata dalla corruzione. I grandi soldi della lobby della potenza di fuoco impediscono una risposta onesta e ragionevole: il denaro inviato all'Ucraina, come ci ha fatto sapere Joe Biden, “torna in patria”, o almeno la parte che non viene rubata, nelle tasche delle industrie degli armamenti della Virginia settentrionale.

Il problema non è politico, è mega-politico. La mega-politica ci dice che le persone non sempre dicono quello che vogliono, sanno quello che vogliono o ottengono quello che vogliono. Invece pensano quello che devono pensare, fanno quello che vogliono fare e ottengono quello che meritano. E finiscono dove dovrebbero essere: trascinate dalle profonde correnti della storia. Nessuno vuole morire, per esempio, ma l'esito è quello per tutti. Nessuno vuole che la previdenza sociale vada in rovina, ma se non si corregge il tiro, succederà.

Chi vuole morire? Chi vuole gravare i propri figli di una vita di debiti? Ma chi può fermarlo? La risposta è: probabilmente nessuno. Quindi dobbiamo aspettarci che il Trend primario (prezzi reali degli asset più bassi, tassi d'interesse più alti, inflazione... insieme a caos e corruzione) continui. Man mano che le élite acquisiscono sempre più potere, diventano meno benigne, più fuori dal mondo e più parassitarie. Le loro società passano gradualmente dal “commercio gentile” e volontario a regole, regolamenti, leggi e linee di politica coercitive. Negli accordi win-win (vicendevolmente vantaggiosi) tra partecipanti volontari, le persone si accordano per migliorare reciprocamente la loro vita e quindi produrre “ricchezza”. Gli accordi win-lose (a somma zero), sostenuti dalla coercizione statale, ridistribuiscono la ricchezza e la distruggono. Le persone ottengono meno di ciò che vogliono (ricchezza) e più di ciò che i loro governanti vogliono che abbiano.

Le élite europee, in particolar modo, hanno percorso l'inevitabile sentiero dell'eccesso di promesse durante la loro carriera di classe dirigente. Inevitabile perché, come abbiamo appreso dalla serie sul Sovranismo pubblicata su queste pagine, anche l'apparato statale è vincolato alle leggi economiche ed esse sono apodittiche: Legge dei rendimenti decrescenti. Cercare di rimandare temporaneamente la correzione, posticipa il problema nel futuro a un costo maggiorato: dolore economico più acuto. Cedere influenza e potere guadagnati è come morire per le élite. Non solo, ma suddetta posticipazione può essere attuata solo mobilitando quantità di denaro (e di tempo) progressivamente maggiori e così facendo deviano risorse economiche scarse laddove sarebbero messe meglio a frutto. Il risultato è un accartocciamento industriale, soprattutto in un settore cruciale per il futuro come quello tecnologico.

Ma questo non importa, almeno non alle élite europee perché faranno letteralmente di tutto per portare avanti il loro piano. Qual è? Integrazione fiscale e obbligazionaria in Europa, per poi procedere a un haircut degli obbligazionisti per abbattere il gigantesco debito pubblico. Questo è possibile farlo se l'unico player credibile è l'Europa, da qui la necessaria campagna di demolizione dall'interno degli Stati Uniti. Non è possibile farlo in un ambiente, come quello attuale, in cui i capitali finanziari volano spaventati verso gli USA e il dollaro ha ripreso le redini della propria politica monetaria.

Il piano dell'élite europea, o della cricca di Davos insieme ai suoi compari inglesi, ha finito per essere avversato dal conglomerato bancario commerciale statunitense dato che, attraverso l'implementazione del dollaro digitale sotto forma di CBDC, sarebbe stato spogliato di tutto il suo potere e sfere d'influenza. Dal 2016 è guerra aperta tra i primi e i secondi, e l'elezione di Trump, insieme all'onda rossa, rappresentano in realtà un processo purgativo di tutti quegli infiltrati della cricca di Davos nella macchina politica americana che finora avevano impedito un aggiustamento anche dell'equazione fiscale. Trump non è altro che l'addetto alle pubbliche relazioni dei cosiddetti New York Boys. È uno scontro tra giganti, tra grandi poteri, tra grosse cosche mafiose e non esistono esclusioni di colpi. In questa guerra la cricca di Davos attualmente sta avendo la peggio, ma non si daranno mai per sconfitti... anzi faranno saltare il tavolo da gioco se necessario. Soprattutto sul loro territorio tutto deve essere sotto rigido controllo. Questa, ad esempio, è l'ennesima angheria nei confronti della popolazione inglese, rea nove anni fa di aver votato per la Brexit. La punizione più eclatante è stata la manipolazione del cross pair EURGBP sopra i 90 (da parte di BCE e BoE), in modo da impedire a una sterlina più economica di attirare investimenti esteri nel Paese.

Aumenti delle tasse, sequestro delle terre degli agricoltori, negoziati infiniti per la Brexit, ecc. sono stati tutti controlli eretti dalle istituzioni sia inglesi che europee (governi e banche centrali al seguito) per ostacolare la concretizzazione definitiva della Brexit. La popolazione in generale, e soprattutto la classe media, ha finito per odiarla proprio per questi motivi.

Lo stesso discorso vale per le colonie. Di conseguenza non si può accettare che Paesi come la Romania e la Georgia, ad esempio, possano avere leader che pensino prima agli interessi nazionali e poi a quelli internazionali, impedendo a chicchessia di trasformare la propria patria in un cumulo di macerie.

Ma la vera domanda è: come mai Georgia, Romania e Moldavia hanno iniziato a ribollire proprio adesso, dopo l'elezione di Trump? Chi ha più da perdere da una loro minore ricattabilità? Pensiamo un attimo alla Georgia, il partito in carica non ha mai nascosto la sua linea di politica equidistante da Europa e Russia. Altresì non ha mai nascosto il suo filo-europeismo. Ciononostante doveva essere utilizzato come proxy per un nuovo fronte di guerra in Europa orientale, ma Sogno georgiano ha rifiutato di scaraventare la nazione in un tritacarne. E data l'esperienza del passato, ha pensato bene di vederci meglio nella selva sterminata di ONG che operano sul suo territorio. Da quel momento in poi la narrativa occidentale ha iniziato a ribaltare la realtà e definire filo-russo il partito georgiano in carica fino alle più recenti manifestazioni di piazza in cui agenti esteri continuano a imperversare nelle piazze e addirittura ministri degli esteri dei Paesi baltici. Gli Stati Uniti continuano a essere sulla bocca di tutti, anche perché la NATO sono gli Stati Uniti, mentre invece azioni più pesanti e drastiche e interessi da parte di un altro player vengono opportunamente soprassedute. Sto parlando dell'Inghilterra. La stessa che si assicura di avere voce in capitolo in Romania e, dopo la vittoria del candidato “giusto”, in Moldavia.

Gli Stati Uniti, come abbiamo visto sopra, non hanno molto da perdere, anzi minore ingerenza negli affari altrui significherebbe più soldi e risorse da spendere in patria. Finora il supporto in Ucraina è stato controproducente, scriteriato e lesivo del benessere americano stesso (nonché della reputazione dell'esercito stesso). Se è vero che la City di Londra ha avuto il controllo della politica monetaria americana tramite il LIBOR, fino al gennaio 2022, allora è altresì logico presupporre che abbia avuto un particolare ascendente anche sulla linea di politica estera delle varie amministrazioni infiltrate dalla cricca di Davos. Ultima in ordine cronologico quella Biden. L'accelerazione e l'escalation in tutto il mondo a livello di guerre settarie a cui abbiamo assistito sin dal 5 novembre, denota un movimento convulso per assicurarsi che la nuova amministrazione Trump finisca in un pantano geopolitico prim'ancora del suo insediamento in modo che il flusso di dollari continui a scorrere fino in Europa.

È Londra, dopo Bruxelles, quella che ha più da perdere.


FRANCIA

L'UE, e in particolare i suoi membri di spicco, stanno continuando a comprare tempo. Il modello europeo è stato venduto a quello sino-russo e per quanto sì possano sbracciare i difensori di questa UE l'evidenza è indiscutibile: controllo capillare della società in stile sovietico. La guerra cinetica è la manifestazione disordinata di una guerra economica più grande, e l'UE ha bisogno di mobilitare la sua risorsa più grande: risparmiatori e contribuenti. E non devono fiatare, quindi devono disabituarsi a farlo... e forse la tanto sbandierata decarbonizzazione non è solo una battuta di spirito in questo contesto. Ma senza scomodare gli ultimi quattro anni la deriva autoritaria dell'UE parte da lontano: golpe contro Berlusconi e referendum irlandese per entrare nell'euro. Qui la cricca di Davos, insieme ai suoi compari inglesi, hanno un disperato bisogno di girare la guerra economica contro gli USA a loro favore. Questo significa che non si fermeranno davanti a niente e nessuno, alzando a ogni passo la posta in gioco.

Nel frattempo l'unica preoccupazione dei membri di spicco dell'UE è non soccombere sotto i colpi sempre più forti di una correzione economica incessante. La BCE, a tal proposito, sta facendo di tutto per tenere un tetto sui rendimenti obbligazionari dell'Eurozona (in particolar modo rispetto alla controparte americana), ma il compito diventa sempre più arduo da sostenere. La recente impennata dei tassi in Francia è una prova in tal direzione.

Ecco un riassunto della situazione francese: crescita della spesa sugli interessi del debito pubblico la più alta tra i Paesi europei; la spesa pubblica è fuori controllo; il rapporto debito/PIL è salito sopra il 100%; in termini assoluti ha più euro di debito rispetto all'Italia; i tassi d'interesse costano al 4% rispetto al PIL più della Grecia, senza contare che la legge di bilancio doveva immettere €60 miliardi, ma non è stata approvata. In poche parole, i lettori di questo blog sapevano già da tempo che la Francia si sarebbe unita alle fila dei PIIGS. Le sfide economiche della Francia non si esauriscono solo a livello economico, anche a livello geopolitico soffre per la perdita di sfere d'influenza a vantaggio dei BRICS. La differenza tra Francia e Stati Uniti è che questi ultimi sono in grado di aumentare le tasse. Se gli Stati Uniti lo faranno è un'altra storia, ma almeno sono in grado di farlo. La Francia, invece, è probabile che abbia raggiunto o sia vicina al picco massimo di aumento delle tasse. Se ci saranno ulteriori aumenti in tale direzione, le entrate fiscali potrebbero di fatto diminuire secondo la Curva di Laffer, per non parlare dell'ulteriore frammentazione sociale.

Nel frattempo le pressioni inflazionistiche derivanti dall'aumento dei prezzi dell'energia, le interruzioni della catena di approvvigionamento e le ricadute globali della guerra in Ucraina stanno rendendo la vita sempre più difficile ai cittadini francesi. I vincoli fiscali, tra cui la “procedura per deficit eccessivo”, limitano la capacità del governo di spendere per uscire da questi problemi. Questa stagnazione economica ha colpito più duramente le famiglie a basso e medio reddito, alimentando disordini sociali e malcontento. Con la crescente sensazione che la disuguaglianza economica si stia aggravando, i movimenti populisti stanno guadagnando terreno, respingendo i partiti politici tradizionali e mettendo in discussione l'integrazione europea.

Francia e Germania sono sempre state pilastri dell'Unione Europea, ma mentre l'instabilità economica e politica si aggrava sia in Francia che in Germania, tutto ciò mette in discussione la stabilità dell'UE stessa. Se la situazione economica della Francia dovesse deteriorarsi ulteriormente e i movimenti populisti guadagnassero ancora più terreno, ciò potrebbe innescare nuovi dibattiti sul futuro dell'UE. L'ascesa del populismo in uno degli stati principali dell'UE potrebbe incoraggiare altri movimenti euroscettici in tutto il continente, portando a nuove pressioni di frammentazione. La crisi energetica e l'aumento dell'inflazione non sono un'esclusiva della Francia, ma hanno aumentato le tensioni economiche in tutta Europa. Anche la Germania, un tempo motore economico dell'UE, sta affrontando gravi sfide a causa dell'aumento dei prezzi dell'energia, dell'indebolimento dei settori manifatturiero e industriale e della spesa fiscale limitata a causa del freno al debito. Paesi come l'Italia e la Spagna, che hanno già affrontato crisi del debito sovrano in passato, rimangono vulnerabili agli shock economici.

Mentre l'UE ha dimostrato resilienza di fronte a queste sfide, i problemi fiscali della Francia potrebbero aggiungere ulteriore tensione. Se una delle principali economie dell'UE vacilla, ciò complicherebbe gli sforzi per mantenere l'unità, soprattutto quando la “solidarietà fiscale” è già una questione controversa. Un governo francese diviso potrebbe avere difficoltà a sostenere iniziative UE più ampie, come le politiche di transizione energetica e gli obiettivi climatici, i quali richiedono una volontà politica unitaria e ingenti investimenti finanziari.

Una rinnovata frammentazione economica, inoltre, potrebbe mettere a dura prova la capacità della BCE di gestire la politica monetaria nell'Eurozona. Mentre i Paesi affrontano sfide economiche divergenti, la BCE potrebbe trovare sempre più difficile bilanciare il controllo dell'inflazione tramite gli stimoli monetari. Inutile dire che ciò sarebbe foriero di ulteriore instabilità finanziaria, rendendo più difficile tenere unita l'Eurozona.


GERMANIA

La Germania ha abbracciato le ideologie “green”. Una volta che i tedeschi aderiscono a un'ideologia, pare essere difficile far cambiare loro idea. Ed è così che la cancelliera Angela Merkel è arrivata al potere. Molti dimenticano che non è emersa dall'estrema sinistra verde, proveniva dalla CDU/CSU, il partito di centro-destra della Germania. La sua eredità è chiara: 

  1. islamizzazione demografica della Germania aprendo le porte a un'ondata di migranti estranei alla cultura tedesca e con meno o nessun interesse ad assorbirla;
  2. subordinazione energetica alla Russia;
  3. distruzione del settore nucleare della Germania.

Con la Merkel fuori gioco, la Germania si ritrova lungo una traiettoria di impoverimento e accelera. Secondo lo Süddeutsche Zeitung, il Ministero dell'Economia tedesco prevede ora una contrazione del PIL dello 0,2% per il 2024, invertendo la sua precedente previsione di crescita dello 0,3%. Senza contare anche l'annientamento industriale. BASF, ad esempio, un fiore all'occhiello del settore industriale tedesco sin dal 1865, simboleggia la forza manifatturiera della nazione. Con quasi 400 siti di produzione in 80 Paesi, il suo cuore rimane a Ludwigshafen, in Germania, dove gestisce un vasto complesso con 200 stabilimenti e impiega circa 39.000 persone. Negli ultimi due anni l'azienda ha chiuso una delle sue due unità di ammoniaca e ne ha tenute inattive diverse altre a causa della loro mancanza di competitività, con conseguente perdita di 2.500 posti di lavoro. Ha visto inoltre vendite in calo del 21,1% e utili rettificati in calo del 60,1%. In aggiunta a queste difficoltà BASF ha annunciato piani per tagliare i costi di altri $1,1 miliardi a Ludwigshafen, prefigurando ulteriori tagli ai posti di lavoro.

Euronews riferisce che “i guai economici della Germania continuano e il Paese ora affronta lo spettro di chiudere il 2024 in recessione”, il risultato diretto dell'abbandono da parte della Germania della sua politica decennale di importazione di energia a basso costo dalla Russia. Ora acquista GNL dagli Stati Uniti a prezzi più alti, il che a sua volta aumenta i costi in generale e corrode la sua competitività economica.

Come risultato di questo disastro industriale, l'establishment tedesco sta affrontando una rivolta da parte della sua popolazione, come dimostrato dalle recenti elezioni in Turingia, Sassonia e Brandeburgo, le quali hanno visto l'ascesa del partito di destra AfD. Mentre la logica vorrebbe la formazione di una coalizione di centro-destra e destra, che insieme avrebbero una larga maggioranza, il centro-destra ha reso chiaro il suo assoluto rifiuto di governare con AfD. Ciò significa che se la CDU dovesse vincere alle prossime e imminenti elezioni, dovrebbe governare con i Verdi, simbolo di tutto ciò che ha decretato la fine del colosso tedesco. Questa collaborazione è facilitata da una convergenza ideologica: sia la CDU che i Verdi credono nella necessità della “transizione energetica”. L'eliminazione dei combustibili fossili e dell'energia nucleare deve essere sostituita dalle “energie rinnovabili” (intermittenti, spesso inaccessibili e di uso pratico limitato). Questa visione aiuta a spiegare perché il Partito Popolare Europeo (PPE), il più grande gruppo politico del Parlamento europeo in cui la CDU ha forte influenza, ha nominato Ursula von der Leyen a capo della Commissione Europea. Inutile ricordare che sotto la sua guida l'economia sta crollando, l'industria sta scomparendo e l'islamismo sta proliferando.

“Un'Europa a zero emissioni di anidride carbonica”, un'impossibilità fisica, non accadrà mai. Anche se ipoteticamente dovesse accadere, non farebbe alcuna differenza a livello mondiale: l'Europa rappresenta solo l'8% delle emissioni globali. La distruzione dell'industria europea da parte della destra tedesca non avrebbe alcun effetto sul clima. È funzionale invece a un abbassamento degli standard sociali a causa di un eccesso di promesse da parte delle élite europee. Il motivo stesso per cui si sono imbarcate in una guerra scriteriata contro la Russia. Un proxy anche questo, alla fine, visto che l'obiettivo unico e critico è quello di tornare a rendere liquidi i mercati dei capitali europei, in modo da avere finanziamenti a basso costo attraverso lo sfruttamento della ricchezza altrui (ovvero quella degli Stati Uniti). La mentalità coloniale europea e inglese non è mai scomparsa, ha invece usato altri canali per proliferare: eurodollaro, rivoluzioni colorate, colpi di stato tramite la magistratura.

I colonialisti europei sono come le locuste: aspettano che cresca il raccolto e poi lo divorano. L'hanno fatto con gli Stati Uniti prima della Seconda guerra mondiale; hanno riprovato a farlo con la Cina. La formazione di capitale a livello pubblico (capitalismo degli stakeholder) prende spunto dalla crescita cinese sin dal 1979, è stato un laboratorio interessante da portare avanti. Solo che i cinesi hanno rifiutato di aprire i propri mercati dei capitali all'estero, impedendo alle locuste di divorarli. Dopo l'indipendenza finanziaria degli USA tramite l'avvio del SOFR e l'isolamento dai contraccolpi recessivi del resto del mondo, l'Europa rimane sola col proprio bacino di ricchezza da consumare. Ecco perché ha disperatamente bisogno di un'integrazione fiscale e obbligazionaria a livello di debito sovrano. Ecco perché deve costringere col ricatto “green” la Bundesbank a cedere su questo punto. Ecco perché continuerà a usare la scusa della guerra come giustificazione per portare il continente in tale direzione.


ITALIA

Uno degli indicatori più affidabili per confutare la narrativa “ottimista” del governo italiano riguardo a un'economia in ripresa, è guardare ai prestiti al settore privato. Netto declino. Questo significa due cose. La prima è che le banche commerciali sono ancora avverse al rischio e notano un ambiente economico/finanziario instabile, incerto e rotto. In Europa la classe media è la garanzia collaterale per tamponare la fuga di capitali verso gli USA, in particolar modo, poi, in Italia concedere un presto immobiliare è ancor più rischioso perché in caso di inadempienza è estremamente difficile pignorare l'immobile; un disastro per il bilancio dell'istituzione bancaria. La seconda: le banche sono concentrate a comprare obbligazioni sovrane per tenere artificialmente soppressi gli spread di credito europei nei confronti del resto del mondo, USA in particolare. Un trade, questo, relativamente più sicuro dato che lo stato è un mutuatario “più affidabile”, soprattutto perché può ricorrere, tra le altre, all'arma della “lotta all'evasione fiscale” per rendere malleabile la maggior parte dell'opinione pubblica e pagare le cedole.

Il rovescio della medaglia è una desertificazione industriale incalzante come si vede in Germania, in Francia e nel resto dell'UE. Come descritto anche nel Capitolo 13 del mio ultimo libro, Il Grande Default, l'Europa si sta autofagocitando per permettere all'attuale classe dirigente di portare avanti un disegno utopico, irrealistico e devastante del suo modo di uscire dal pantano economico, sacrificando nel processo tutto il resto.

A proposito della malleabilità dell'opinione pubblica, la maggior parte degli italiani prenderà con un sospiro di sollievo questa notizia, togliendosi la classica goccia di sudore dalla fronte e pensando che, alla fin fine, chi viene colpito dalla scure del fisco “ha di più” e “deve contribuire” al benessere sociale. Inutile dire che un simile pensiero, radicato nel postribolo socialista italiano, è il germe della propria distruzione e dolore economico. Togliere linfa vitale alla classe media significa azzoppare la formazione di capitale a favore di una sua consumazione immediata per far girare gli ingranaggi di uno stato sociale ipertrofico. Il benessere temporaneo percepito dai poveri è passeggero perché misure fiscali simili scaraventano nella povertà anche coloro che dovrebbero essere gli “addetti” alla creazione della ricchezza della nazione, andando quindi a ingrossare le fila di chi poi avrà necessità delle elemosine di stato. Da chi si prenderà poi? Dai poveri, ovviamente, visto che la loro dimensione sarà aumentata.

Per quanto controintuitivo possa sembrare questo pensiero, ma lo è solo per gli italiani, è spiegato egregiamente da Chodorov in due dei suoi libri migliori: La radice di tutti i mali economici e Avanzamento e declino della società. Causa ed effetto.

E infatti questa misura della povertà in Italia ci conferma quanto teorizzato finora. Nonostante i messaggi della politica su ridistribuzione, politiche sociali e uguaglianza, il cittadino medio è più povero e ha visto peggiorare la propria posizione tra tassi elevati e inflazione. Sebbene ciò non dovrebbe sorprendere, è importante ricordarlo. Non c'è nulla di magico nell'aumento del debito, della spesa in deficit e delle tasse. Il problema per la maggior parte degli italiani è che è sempre più difficile arrivare a fine mese nonostante la spesa pubblica record o a causa del suo impatto negativo su inflazione e tasse. C'è una ragione per cui dovremmo preoccuparci del crescente malcontento e impoverimento. L'effetto placebo della spesa pubblica sul PIL sta scemando, come dimostrato anche dalla perdita di spinta nel PIL pro-capite aggiustato alla parità di potere d'acquisto (il quale deve ancora raggiungere il picco pre-crisi 2008).

Ma non è finita qui, perché c'è questo singolo dato che è a dir poco devastante. Dovrebbe far accapponare la pelle di un qualsiasi governo, di un qualsiasi presidente del consiglio e di una qualsiasi persona che “viene confortata” dalle notizie positive sul PIL. Ventiquattro mesi di calo continuo significa morte economica, dato che un Paese non può reggersi solo sul turismo. L'edulcorazione della realtà attraverso una narrativa soporifera spacciata dai media generalisti non ne cambierà l'essenza: correzione dolorosa. L'Europa, poi, è indietro su tutto, soprattutto per quanto riguarda il progresso tecnologico. Questo, quindi, è l'ennesima prova di quanto ho scritto nel mio ultimo libro, Il Grande Default, ovverosia che l'UE sarà l'epicentro del default. L'inesorabilità della Legge dei rendimenti decrescenti è tutta in questa notizia. Diversamente dal settore privato, però, la cui natura adattativa permette di rompere i vincoli passati, creare nuovi equilibri e quindi rendimenti acceleranti, la natura di quello pubblico gli impedisce di seguire lo stesso percorso. Ecco perché suddetta Legge verrà portata sino all'esasperazione, dove i rendimenti diventeranno talmente negativi da richiedere una correzione tramite rottura del sistema. Per un maggiore contesto, vi basti pensare che nello stesso periodo di 17 anni il PIL è cresciuto solo del 20%. E l'Italia dovrebbe essere un Paese in grado di aumentare anche le proprie spese militari?

Passiamo al lato finanziario: apprendiamo che nell'ultimo anno è stato immesso solo €1 miliardo nella borsa italiana, mentre sono letteralmente fuggiti quasi €28 miliardi. Questa fuga è un sintomo più grande che ha visto, sin dal 2022, un deflusso crescente di capitali finanziari dall'Europa agli Stati Uniti. Ormai i parametri usati dalla narrativa mainstream per vendere un'immagine edulcorata della realtà sono sempre meno. Senza contare che il PEPP della BCE è programmato per finire tra un paio di mesi, ma sappiamo tutti che questi programmi "temporanei" diventano strutturali... come ci ha ricordato ieri Villeroy. Soprattutto adesso che oltre alla Germania anche la Francia finisce sotto la scure delle criticità economiche (oscurando addirittura il malato per eccellenza, ovvero l'Italia). Come ricordo nel mio ultimo libro, Il Grande Default, è una race to the bottom e vince chi arriva ultimo (attualmente gli Stati Uniti).

La maggior parte degli investitori è consapevole che maggiori iniezioni di liquidità tendono a mascherare gli squilibri fiscali. Una spesa in deficit insostenibile è sovrapponibile alla stampa di denaro, pertanto le correzioni di mercato sono sempre un'opportunità per acquistare azioni e asset rischiosi che aumenteranno di valore in termini di valuta fiat perché "l'unità di misura", il denaro, perderà potere d'acquisto. Il problema è la saturazione dei bilanci. Mantenere soppressi artificialmente i differenziali obbligazionari in Europa inizia a mostrare le sue insostenibili crepe, e ciò è visibile nel pair EURUSD e nelle criticità emergenti anche in Francia. L'ulteriore strato di difficoltà questa volta è un'inflazione persistente e perdite della BCE nel suo portafoglio obbligazionario. Il passaggio da una correzione di mercato al successivo rimbalzo potrebbe essere un processo molto più lungo di quanto immaginato ed essendo i bilanci dei player europei estremamente saturi sono anche estremamente sensibili a un periodo prolungato di turbolenze. Inoltre tagli dei tassi non segnalano un ambiente economico sano ma in rallentamento, quindi azioni e obbligazioni europee scenderanno nonostante la promessa di un taglio dei tassi perché gli investitori continueranno a subire una minore pressione all'acquisto.

In questo contesto la salita del prezzo dell'oro ha una ragione specifica: valutazione del rischio oggettiva, non più edulcorata dalle stampanti monetarie delle varie banche centrali. L'obiettivo di questa tendenza è aumentare il peso di un asset che non ha un rischio di controparte. C'entrano poco i tassi e il dollaro. Infatti non si tratta di de-dollarizzazione, ma di schermare i bilanci dalla volatilità creata dalle linee di politica monetarie passate. Ma l'oro è solo un tassello in questo mosaico, perché la sua sola presenza e accantonamento non saranno sufficienti a ricreare fiducia nel sistema. A quello ci penserà Bitcoin. Sarà arduo rispetto agli anni '80-'90, ma solo gli Stati Uniti saranno in grado di ricreare l'ottimismo di allora... questa volta, però, solo per loro.

 

SPAZIO DI MANOVRA IN RESTRINGIMENTO

La domanda a questo punto rimane solo una: quando le cose inizieranno a disfarsi? Risposta veloce: quando finiscono i soldi degli altri, come accade sempre in un ambiente socialista. Facciamo un salto sul sito del Ministero del Tesoro americano: l'Inghilterra e le sue succursali detengono ormai più titoli del Tesoro americano rispetto a tutte le altre nazioni del mondo. La scorsa estate, quando la Yellen stava facendo un QE “mascherato” abbassando artificialmente la parte lunga della curva dei rendimenti, la cricca di Davos (e tutti coloro associati a essa come la BCE, la BoE, ecc.) ha comprato bond sovrani statunitensi. Il motivo? Comprare questi titoli, vendere dollari e sostenere l'euro sin da quando Powell ha iniziato il suo ciclo di rialzo dei tassi. Senza questa strategia l'euro sarebbe già arrivato a 90 centesimo al dollaro. A un certo punto, però, questa copertura finirà e la scadenza è tra poco più di un mese: Janet Yellen non sarà più in grado di sostenere Christine Lagarde nel mantenere questi differenziali di credito.

La pressione è aumentata ulteriormente da quando la BoJ ha iniziato a restringere il proprio bilancio, lasciar salire la parte lunga della curva dei rendimenti, difendere lo yen e smobilitare il carry trade che s'era instaurato con esso (es. prendere in prestito in yen e usarli poi per comprare asset fruttiferi). Anche qui, il cross pair EURJPY racconta tutta la storia. Lo spazio di manovra si sta restringendo sempre di più. E la cosa è eclatante quando si nota il differenziale di rendimento tra il decennale tedesco e quello americano, dove una nazione senza un governo e con la produzione industriale annientata vede il suo debito di riferimento trattato 200 punti base al di sotto della controparte americana. La BCE sta impazzendo a tenere in piedi questa pantomima e più l'euro scenderà come conseguenza, più dovrà abbassare il limite del rendimento tedesco da difendere (es. 2,60% con EURUSD a 1.12, 2,50% con EURUSD a 1.08, 2,40% con EURUSD a 1.06 e ora 2,30% con EURUSD a 1.04).

I've some bad news for you sunshine, con il ritorno di Trump alla Casa Bianca e il Congresso repubblicano (per non parlare di chi gli sta dietro) il suddetto spazio di manovra diventerà ancor più ristretto dato che il flusso di capitali volerà ancor di più negli Stati Uniti. È lì che viene trattato meglio. Ecco perché il fermento geopolitico è stato incessante sin dalla fine delle elezioni: la cricca di Davos deve rompere il mercato obbligazionario statunitense se vuole avere ancora un qualche tipo di leva per trattare. E come si può batterli? Forzandoli a comprare asset che inevitabilmente calano di valore. La BCE e la BoE continuano a lanciare vagonate di cartastraccia contro i loro guai economici/finanziari in modo da rallentare il crollo e aspettandosi, al contempo, un qualche tipo di miracolo che inverta la tendenza. Cosa può essere? Ovviamente una guerra cinetica, una rivoluzione politica o altro del genere.

È teatro, illusione. Si sventolano una manciata di dati apparentemente positivi di fronte alle persone e si fa finta che tutto stia andando secondo i piani, nel frattempo si deruba quelle stesse persone dei loro possedimenti attraverso tasse e inflazione e si guadagna tempo in attesa che un evento critico inverta il flusso di capitali. Ora che la FED è libera dal giogo del LIBOR e si può iniziare a fare pulizia nel bilancio federale, abbasserà i tassi d'interesse per proteggere il sistema bancario americano. La liquidità rilasciata invaderà tutti i settori finanziari americani, compreso Bitcoin. Il fatto che diventerà parte integrante di una riserva strategica significa che il dollaro potrà essere usato con efficacia superiore rispetto al passato. Se si mettono insieme moral suasion, offerta finita di bitcoin e spostamenti di capitali, legare indirettamente il dollaro a Bitcoin significa che la sua salita di prezzo consentirà alla nazione di stabilizzare e ripagare il debito pubblico. Stesso piano pensato per l'oro, ecco perché Powell ha detto che Bitcoin è concorrente dell'oro e non del dollaro.

Pensateci. Con cosa viene scambiato regolarmente Bitcoin? Con Tether. Guardate cosa è successo alla sua capitalizzazione di mercato dopo le elezioni americane.

Ora allarghiamo lo sguardo e vediamo cosa è successo da quando è finito il processo a suo carico a New York.

I salti che si vedono nel primo grafico sono tutti alle 8:30 ora statunitense, momento della giornata in cui è aperto il mercato dei titoli sovrani americani. Detto in modo diretto, Tether è diventata una sussidiaria del Ministero del Tesoro americano e a tutti gli effetti la versione digitale del dollaro. A prescindere dalla liquidità dei mercati, se il trading di Bitcoin sugli exchange è un ammontare X quotidianamente, e se il prezzo di Bitcoin dovesse aumentare diciamo del 20%, allora Tether dovrebbe stampare nuove unità (e quindi comprare collaterale) per una quantità equivalente al salto di BTC. Tether, una volta reso trasparenti i suoi bilanci alle autorità statunitensi e avendo queste ultime inquadrato “da che parte stesse”, è stato un importante acquirente di titoli di stato americani a breve termine perché consapevole che tali strumenti sono la garanzia collaterale più liquida e affidabile sui mercati attualmente. E il denaro fatto sui rendimenti, l'hanno messo in oro, Bitcoin e altri asset al portatore. Inutile dire che nel momento in cui la FED procederà ad abbassare i tassi, il bilancio di Tether migliorerà. Per caso Tether ha in pancia bond sovrani inglesi, tedeschi, cinesi o singaporiani? No, solo titoli di stato americani.

Questo perché è consapevole del lavoro portato avanti da Powell e dai NY Boys: restringere il mercato degli eurodollari e mettere un freno al rapporto di leva/riserva frazionaria cui è stato sottoposto sinora, creando dollari ombra ordini di grandezza superiori rispetto al mercato dei dollari interno negli USA. Ora se qualcuno vuole utilizzare gli eurodollari, come ha fatto di recente la Cina con l'Arabia Saudita, deve mettere in conto la possibilità concreta che un DXY a 120 può mandare in bancarotta il suo trade. I pasti gratis sono finiti.

Di nuovo, chi è che ha più da perdere? La City di Londra.


CONCLUSIONE

La guerra cinetica è la manifestazione disordinata di una guerra economica ben più ordinata nel sottobosco. Ecco perché è cruciale avere per le mani sempre il quadro generale della situazione, in questo modo non si cade vittima della polarizzazione della propaganda che vuole sfornare solo pedine. Il mio ultimo libro, Il Grande Default, fa proprio questo: tiene ben saldo nella mente del lettore il quadro generale. Detto in parole povere, la cricca di Davos ha le classiche peculiarità della setta ed è quindi disposta a sacrificare in un suicidio di massa le proprie pedine pur di arrivare allo scopo prefissatosi. Cos'altro è la paranoia schizofrenica nei confronti dell'energia verde se non una manifestazione concreta di questo delirio psicopatico? Cos'altro è la devastazione industriale in ogni stato cardine dell'UE se non una manifestazione concreta di questo delirio psicopatico? Cos'altro è la diffusione irreale di una situazione economica positiva, dove il bacino di dati utili per dimostrarla plausibilmente si restringe sempre di più, contrastata da una stagnazione, o peggio recessione, che morde sempre di più? Quest'ultima dissonanza è particolarmente utile per vendere ai sottoposti nella setta la visione di un paradiso utopico previa l'ingestione del veleno per il suicidio di massa.

Il dipanarsi della storia degli ultimi 5 anni ormai deriva il suo momento scatenante nel 2019, quando il principale manipolo di banche di New York è scesa dal treno del Grande Reset: niente più collaterale europeo sui mercati pronti contro termine americani. Da lì in poi è stata solo una serie di escalation, l'ultima delle quali riguarda Tether. La guerra, qui, è combattuta da una parte della finanza di Wall Street che non ha nessuna intenzione di cedere sue sfere d'influenza vitali per il comando/controllo e dalla cricca di Davos che vuole sfilargliele. Formazione di capitale privato contro formazione di capitale a livello pubblico, ovvero libero mercato “supervisionato” contro libero mercato “controllato”, capitalismo degli stockholder contro capitalismo degli stakeholder.

Per quanto sia una frode il primo, è decisamente migliore del secondo. Per essere più chiari, il modello di business americano rimarrà superiore al modello di business dei BRICS. Infatti non bisogna farsi ingannare dalla propaganda di guerra, perché è possibile capire la pledging allegiance da cosa viene fatto piuttosto che da ciò che viene detto. E le CBDC ricadono in questo alveo. La visione del mondo deve essere scandagliata per gradi, come se stesse sbucciando una cipolla: strato dopo strato fino ad arrivare al cuore. A giovarne sarà la propria consapevolezza, visto che non si cadrà vittima delle polarizzazioni: i propri interessi coincideranno con quelli delle fazioni in lotta, sene trarrà vantaggio e si dovrà essere pronti abbandonarli al momento opportuno. Un esempio in merito è presto detto: la Federal Reserve negli ultimi due anni in particolar modo rappresenta quella fonte di potere adatta a contrastare il delirio di onnipotenza scatenato dalla cricca di Davos nel mondo e affermare la propria visione del futuro; una volta passata questa tempesta, poi potrà essere il momenti di discutere su come porre fine alle banche centrali. Per quanto siano esistenzialmente valide le ragioni che hanno spinto la Russia a incendiare l'Europa orientale, essa non rimane un barlume di civiltà nel mondo moderno; così come non lo è la Cina, né le altre sfere d'influenza a essa collegate. Una piccola curiosità a tal proposito: ho notato una cosa interessante dal 2022, ovverosia che tra tutti gli articoli che ho pubblicato sull'argomento, quello che Google mi ha sempre chiesto di correggere è questo: https://www.francescosimoncelli.com/2021/07/vladimir-putin-uomo-della-cricca-di.html
Eppure ce ne sono stati altri, in cui si cercava di spiegare le “ragioni” della Russia. Ciononostante solo questo è sempre stato flaggato.

Quando ci si confronta con queste realtà è bene sempre tenere a mente che i confini nazionali sono solo un costrutto sociale per giustificare l'estrazione di tasse, energia e tempo dai contribuenti. Esistono fazioni elitarie sovranazionali che, funzionando come una cupola mafiosa, stringono accordi e tradiscono.

È un mondo fatto di specchi e non è opportuno scambiare i riflessi per la realtà.


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lunedì 15 luglio 2024

Panico da petrodollaro: separare la realtà dalla finzione

 


di Michael Lebowitz

Di recente i media generalisti hanno avvertito dell’imminente fine dell’accordo sul petrodollaro, comunemente chiamato petrodollaro. Con tali narrazioni arriva l’ansia degli investitori soprattutto se si prendono in considerazione i seguenti titoli sull'argomento.

• L’OPEC interromperà il legame con il dollaro per la determinazione del prezzo del petrolio – The New York Times

• Il petrodollaro è morto e questo è un grosso problema – FX Street

• Dopo 50 anni la morte del petrodollaro segnerà la fine dell'egemonia statunitense – The Street Pro

Prima di saltare alle conclusioni, discutiamo di cosa è e cosa non è il petrodollaro. Con questa consapevolezza potremo poi affrontare le preoccupazioni sulla sua presunta morte. Inoltre possiamo screditare titoli minacciosi come: L'accordo sul petrodollaro scade: perché questo potrebbe innescare il “collasso di tutto”.

Prima di iniziare è necessario fare un disclaimer: l'articolo del New York Times di cui abbiamo parlato sopra non è recente, l'ho aggiunto per dimostrare che questa non è una storia nuova. L’articolo del giugno 1975 inizia così:

LIBREVILLE, Gabon, 9 giugno — I Paesi produttori di petrolio hanno concordato oggi di recidere il legame tra i prezzi del petrolio e il dollaro e di iniziare a quotare i prezzi in Diritti Speciali di Prelievo, ha detto il governatore della banca nazionale iraniana, Mohammed Yeganeh.


Cos'è il petrodollaro?

Nel 1974, in seguito all’embargo petrolifero in cui il prezzo del petrolio greggio al barile aumentò di quattro volte, provocando quindi un’impennata dell’inflazione dei prezzi e indebolendo l’economia, gli Stati Uniti cercarono disperatamente di evitare un altro embargo a tutti i costi. I politici statunitensi teorizzavano che un rapporto più forte con l’Arabia Saudita avrebbe contribuito notevolmente al raggiungimento del loro obiettivo.

Fortunatamente anche i sauditi speravano in una relazione vantaggiosa con gli Stati Uniti e avevano bisogno di investimenti affidabili per le loro nuove ricchezze; desideravano anche un migliore equipaggiamento militare. All’epoca l’Arabia Saudita fece registrare un enorme surplus di bilancio a causa dei guadagni derivanti dagli alti prezzi del petrolio e dalle esigenze di spesa relativamente minori provenienti dall’interno del Paese.

Sebbene non sia mai esistito un patto formale sul petrodollaro, è opinione diffusa che gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita abbiano stipulato un accordo sottobanco per soddisfare i reciproci bisogni. L’Arabia Saudita fu incoraggiata a investire il proprio surplus in titoli del Tesoro statunitensi, in cambio gli Stati Uniti avrebbero venduto attrezzatura militare all’Arabia Saudita. Entrambi speravano che una relazione migliore sarebbe stata un sottoprodotto di questo accordo.


Il petrodollaro non riguardava realmente il dollaro

Ritengo che le discussioni sul petrodollaro riguardassero principalmente l’Arabia Saudita che necessitava di un luogo sicuro per i propri surplus e gli Stati Uniti che cercavano dollari per finanziare i propri deficit fiscali. Anche se il dollaro sarebbe stata la valuta per tali transazioni, probabilmente non era il fulcro dei colloqui.

Nell’affrontare gli immensi costi della guerra in Vietnam e l’ambiziosa spesa sociale per pacificare i disordini sociali, l’America cercò finanziamenti in deficit; l’Arabia Saudita aveva bisogno di investire le sue eccedenze. Considerata la liquidità e la sicurezza senza precedenti del mercato dei titoli del Tesoro statunitense rispetto ad altre opzioni, l’“accordo” aveva molto senso per entrambe le parti. Inoltre, poiché i proventi petroliferi sauditi sarebbero stati utilizzati per acquistare titoli del Tesoro statunitensi, era logico che l’Arabia Saudita richiedesse ad altri acquirenti di petrolio di pagare in dollari.

Condivido due grafici per apprezzare meglio il deterioramento della posizione fiscale statunitense in quel momento. Il primo grafico qui sotto evidenzia i deficit durante la metà degli anni ’70. Oggi molti considererebbero ridicolo un deficit di $50 o $60 miliardi; d’altra parte i deficit rappresentavano un netto allontanamento dalla norma.

Il secondo grafico fornisce il contesto adeguato: la nazione stava sperimentando deficit federali più significativi tra la metà e la fine degli anni ’70 rispetto a quelli affrontati durante la seconda guerra mondiale. Considerata l’immensa spesa per quest'ultima, tale fatto fu sorprendente per molte persone all’epoca.


L'Arabia Saudita non ha dollari da investire

Oggi la situazione è diversa. L’America ha ancora un disperato bisogno di finanziamenti, ma l’Arabia Saudita non ha surplus di bilancio da investire. Secondo un articolo di Bloomberg intitolato Il petrodollaro è morto, lunga vita al petrodollaro:

Avanti veloce fino ad oggi e l'Arabia Saudita non ha affatto un surplus da riciclare. Invece il Paese si sta indebitando pesantemente sul mercato del debito sovrano e sta vendendo asset, comprese parti della sua compagnia petrolifera nazionale, per finanziare i suoi piani economici. È vero, Riyadh detiene ancora importanti riserve in valuta forte, alcune delle quali investite in titoli del Tesoro statunitensi, ma non li accumula più. La Cina e il Giappone hanno molto più denaro immobilizzato sul mercato del debito americano rispetto ai sauditi.


Il monopolio sulle riserve

Molti credono che il governo degli Stati Uniti costringa i Paesi stranieri a utilizzare il dollaro, forzandoli così ad avere riserve in dollari. Ciò sembra logico in quanto le riserve devono essere investite e possono contribuire a finanziare i nostri deficit.

Non sappiamo cosa dicono i nostri politici agli altri Paesi a porte chiuse, ma presumiamo che una certa “persuasione” spinga altri Paesi a utilizzare il dollaro. Indipendentemente da ciò, non ci sono molte opzioni oltre al dollaro.

Gli Stati Uniti offrono ad altre nazioni il posto migliore in cui investire per quattro ragioni principali:

Le quattro ragioni, lo stato di diritto, la liquidità dei mercati finanziari e la potenza economica e militare, garantiscono che la morte del dollaro non avverrà in tempi brevi.

Nessun altro Paese possiede tutte e quattro queste caratteristiche. Cina e Russia non dispongono dello stato di diritto e di mercati finanziari liquidi; inoltre la Russia ha un’economia piccola e fragile. L’Europa non ha mercati dei capitali sufficientemente liquidi, né potenza militare.

Si dice spesso che l’oro e Bitcoin siano candidati a usurpare il dollaro. Tanto per cominciare, non guadagnano un ritorno sull’investimento e i loro prezzi sono incredibilmente volatili. Ci sono molte altre difficoltà che impediscono loro di ottenere lo status di valuta a pieno titolo, che tratterremo però in un altro articolo.


Riepilogo

Anche se ci fosse stato un accordo formale, il petrodollaro non andrà da nessuna parte. Anche se l’Arabia Saudita accetta rubli, yuan, pesos, od oro per il suo petrolio, dovrà convertire quelle valute in dollari in quasi tutti i casi.

L’Arabia Saudita mantiene ancora il suo valore valutario ancorato al dollaro, come mostrato nel grafico qui sotto. Detengono inoltre circa $135 miliardi in titoli del Tesoro statunitensi, il massimo degli ultimi tre anni. Sembra davvero che l’Arabia Saudita stia cercando di dissociarsi dal dollaro e dai mercati finanziari statunitensi?

Storie come quella sul petrodollaro e sulla sua morte “imminente” del dollaro circolano da decenni. Un giorno avranno ragione e il dollaro seguirà la strada delle precedenti valute di riserva mondiali, ma affinché ciò accada è necessario che ci sia un’alternativa migliore e ad oggi non esiste nulla che ci si avvicini.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 16 febbraio 2024

Le forze della megapolitica (tutti contro tutti)

 

 

di Francesco Simoncelli

L’idea della megapolitica – secondo cui le tendenze più importanti si svolgono sotto la superficie – è stata sviluppata da James Davidson e William Rees-Mogg. Ecco come funziona: si dice che ci siano 57 milioni di persone negli Stati Uniti affette da “gravi malattie mentali” e, statisticamente, è probabile che un membro del Congresso su cinque sia compromesso. Allo stesso modo 2 o 3 dei 12 membri del FOMC potrebbero essere affetti dallo stesso morbo. Si è tentati di attribuire la colpa di molte delle linee di politica alla stupidità, ma questo non centra il punto: i politici e le altre élite non fanno cose “stupide” perché sono stupidi, ma perché sono trascinati da una tendenza megapolitica. Nel momento storico in cui viviamo sono stati corrotti, comprati e pagati da un impero in decadenza. Ricevono soldi dall’industria militare/farmaceutica/assistenziale/razzista/di genere; poi ballano al ritmo delle melodie che vengono trasmesse per loro.

Il mio obiettivo oggi non è quello di puntare il dito – né contro gli idioti al Congresso, né contro i falsari nella FED, né contro i clientelisti. Il mio compito è semplicemente capire cosa potrebbero fare dopo. Perché il Congresso vota per maggiori spese militari e armi più letali in Ucraina e Israele? Il portafoglio americano è vuoto. Inoltre la guerra in Ucraina è una causa persa (e non buona) e Israele, il Paese più ricco e potente della regione, può prendersi cura di sé stesso. Solo che ci sono troppi soldi in gioco affinché i politici possano dire “No”. In questo senso i russi e i palestinesi non possono incolpare nessuno se non sé stessi: se avessero messo insieme le loro azioni, avessero assunto il figlio del presidente, corrotto membri del Congresso, fatto enormi donazioni alle università e comprato gran parte dei media, ora staremmo inviando armi alla Russia e tirando fuori i bambini israeliani dalle macerie.

Giusto e sbagliato non c’entrano (quasi) nulla. I politici discutono su cosa “dovremmo” fare, ma sono semplicemente portavoce di forze megapolitiche che non comprendono né controllano. Le tecnologie vanno e vengono; gli imperi sorgono e cadono. Denaro, potere, flusso e riflusso di status... Sì, è questo il punto, cari lettori: le cose non funzionano come pensate che dovrebbero funzionare. In pratica, se non fosse per la stupidità e l'ipocrisia, almeno la metà dei titoli dei giornali scomparirebbero e la maggior parte di ciò che conosciamo come “politica pubblica” scomparirebbe.

La FED, ad esempio, non opera in un mondo rarefatto di pura logica e di processi decisionali innocenti. Funziona nel mondo reale, il mondo della megapolitica. I suoi annunci pubblici potrebbero non essere altro che chiacchiere e sciocchezze, ma la sua vera missione è quella di assicurarsi che i suoi fratelli nel settore bancario non abbiano molte brutte giornate. Il rifiuto di una CBDC, la rottura della central banking coordinated policy e l'indipendenza dall'indicizzazione globale dei debiti hanno rappresentato tutti dei passaggi per emancipare il settore bancario commerciale statunitense dalla soluzione partorita dal WEF al deragliamento delle finanze pubbliche in tutto il mondo e adottata fino all'amministrazione Obama. L'attuale sistema, infatti, è condannato, tutti lo sanno e i pianificatori centrali non sono stupidi, quindi hanno elaborato una soluzione per demolire parte dell'attuale status quo e riciclare il resto in un nuovo sistema. La caratteristica direzionale top-down non sarebbe cambiata. Solo che i pianificatori centrali, piuttosto che aspettare la “morte naturale” del sistema socioeconomico fiat, hanno deciso essi stessi di dettare i tempi. La contrazione energetica a cui assistiamo è deliberatamente perseguita affinché possano essere abbattuti settori della produzione sacrificabili sull'altare della megapolitica europea, inducendo una crisi economica che permetta successivamente agli stessi che l'hanno alimentata di presentarsi con una soluzione.

A quel punto sarà relativamente facile far ingoiare al pubblico qualsiasi soluzione, come l'euro digitale ad esempio. Ma, inutile dirlo, questo tipo di crisi deve essere inflazionistica per permettere agli stati di gestire senza troppi grattacapi i bilanci pubblici. Infatti la “rinascita” dell'attuale sistema passa attraverso il proxy usato negli USA per quanto riguarda i debiti agli studenti: rendere la garanzia collaterale non un oggetto, ma un individuo. In questo modo il default su tali strumenti finanziari diventa alquanto complicato e un eventuale giubileo avrà poca resistenza da parte dei diretti interessati: diversamente da quanto potrebbe accadere oggi in caso di haircut sui bond sovrani, un taglio del debito sui prestiti agli studenti è accolto con favore dalla popolazione. Accadrebbe la stessa cosa nel caso in cui divenissero realtà i cosiddetti perpetual bond con cui l'agenda del WEF immagina il futuro: capitalismo degli stakeholder e cose prese in prestito in ogni dove.

Ma il tabellone di gioco che abbiamo di fronte non è una scacchiera, ma quello del Go e i giocatori sono tanti oltre a cambiare colore velocemente. Gli Stati Uniti, infatti, si sono distaccati da questa visione e il segnale è stata l'elezione di Trump, prima, e l'ufficializzazione del SOFR, dopo. In questo modo la FED ha iniziato un arduo processo di rimpatrio della politica monetaria, andando a restringere il mercato degli eurodollari ormai fuori controllo e chiudendo i rubinetti monetari (tramite riserva frazionaria) che fino a quel punto avevano eroso progressivamente ricchezza reale dagli USA a vantaggio degli altri concorrenti sulla scena mondiale, Europa in primis. Tutti gli eventi geopolitici dal 2022 in poi hanno avuto un unico scopo: ingrandire il deficit di bilancio degli USA, grazie agli infiltrati nell'amministrazione Biden, affinché coloro i quali avevano costruito status e potere grazie alla manna degli eurodollari continuassero a essere finanziati.

Dal caos, però, non può che nascere altro caos e il proliferare di eventi bellici nel mondo rispecchia esattamente questo concetto, dove per quanto i litiganti principali siano USA ed Europa, non mancano le incursioni dei BRICS (e della Cina in particolar modo). Infatti se la guerra in Ucraina è stata fomentata ad hoc dai servizi segreti europei e londinesi, le fiamme del conflitto in Medio Oriente sono un affare direzionato nell'ombra (molto probabilmente) dalla Cina. Anche qui l'obiettivo è chiaro: far impantanare gli USA in nuovo conflitto e tenerli lontano da Taiwan. Per L'Europa significa due piccioni con una fava: il portafoglio dei deficit statunitensi rimarrebbe aperto e sarebbe possibile incolpare altri per la condizione miserevole che continua a svalutare gli standard di vita della popolazione europea. Infatti finora ci sono stati solo vertici su vertici in Europa, senza alcun atto pratico di risoluzione della crisi in Yemen. Stesso dicasi per i BRICS e l'Arabia Saudita.

Ecco perché, in sostanza, dai media generalisti si alza un coro unanime che vorrebbe Trump fuori dalla campagna elettorale. Al di là degli infiltrati nel sistema politico ed economico statunitense, ma chi negli altri Paesi concorrenti non vorrebbe la rielezione di un presidente rimbambito e debole come Biden? Sarebbe una festa soprattutto per la Cina alle prese con la gestione di una bolla immobiliare che deve essere sgonfiata il più ordinatamente possibile. Le forze della megapolitica quindi sono in movimento e muovono le loro pedine sul tabellone da gioco del Go, alleandosi o andando da soli. Come detto in precedenza, però, fomentare il caos genera solo altro caos e per definizione esso non è controllabile, quindi bisognerà stare attenti a che tipo di escalation assisteremo visto che ne abbiamo avuto un assaggio con Nord Stream 2 e, con esso, sono state tirate in ballo anche le infrastrutture adesso. Dio non voglia, infatti, che siano i cavi sottomarini...


LA PRETESA DI CONOSCENZA

La guerra cinetica finora è stata un risultato secondario di una volontà superiore di sopravvivere al pandemonio finanziario scatenato dal rialzo dei tassi della FED. L'azione, quest'ultima, unita all'impossibilità dei player esteri di porre garanzie (es. bond sovrani europei) presso il mercato pronti contro termine statunitense per accedere ai fondi, ha avuto lo scopo di spezzare quella catena che legava indirettamente eurodollari/eurobond agli Stati Uniti. Prestate attenzione a un fatto: diversamente dagli anni '80, quando Volcker rialzò i tassi della FED per “combattere l'inflazione”, egli lo fece raddoppiandoli; Powell ha rialzato i tassi di riferimento statunitensi di 25 volte! Eppure il sistema bancario statunitense, a parte le banche in California, ha retto ottimamente il colpo. Chi è che invece non sta reggendo il colpo? Il sistema bancario europeo: Barclays, Credit Agricole, Intesa San Paolo, ecc. In questo secolo il “vero” denaro è rappresentato dalle garanzie collaterali (collateral), le quali permettono l'accesso alla liquidità; in questo senso i titoli del Tesoro USA sono i migliori, i più liquidi. Nel tempo, però, è emerso un surrogato tanto buono quanto i bond sovrani statunitensi: eurodollari/eurobond. La leva finanziaria apposta a tale sistema è stata talmente grande, e inconoscibile, che gli spillover non possono essere determinati da nessuno. L'arduo compito della FED e di Powell è quello di distaccare gli USA da questo meccanismo finanziariamente mortale che stava prosciugando la nazione della sua salute economica.

Infatti con questo meccanismo non sono si accedeva a liquidità gratis, ma si otteneva anche la possibilità di estendere le proprie sfere d'influenza ben oltre le proprie possibilità. I vari di giri di QE che si sono susseguiti dopo il primo erano praticamente indirizzati a salvare non gli USA, ma la pletora di player che stavano iniziando ad avere problemi con le garanzie collaterali. La crisi sulla scia del crollo della Lehman non era affatto monetaria, bensì una crisi causata da una mancanza di collateral. Cosa tamponata in qualche modo con iniezioni di liquidità, ma quando il denaro in questo secolo è il collateral ciò non basta. Il ciclo economico, infatti, si è evoluto, potremmo dire, e adesso la sua sfera d'innesco è strettamente legata al settore bancario ombra. Una cosa è certa però: chi sta annaspando è il sistema bancario commerciale europeo.

L'UE infatti è un coacervo di burocrazia che è sopravvissuta finora grazie all'energia a basso prezzo proveniente dalla Russia e dalla percezione estera che l'euro, nel futuro prossimo, sarebbe stato in grado di essere una valuta paritaria del dollaro a livello internazionale. In realtà tutto ciò che ha sempre avuto è stato un accesso privilegiato al mercato dell'eurodollaro col quale illudere investitori e istituzioni. Dal 2022 i nodi sono venuti al pettine e l'UE è riuscita a sbarcare il lunario solo perché ha aggirato le sanzioni alla Russia.

A quale costo? Attingendo avidamente alla risorsa di capitale più importante: il tempo della sua popolazione. In questo senso sta cercando di ritardare quanto più possibile la sua scomparsa, rendendola solo più catastrofica. Infatti gli USA non solo possono vantare una banca, come JP Morgan, che praticamente sta mettendo le mani in pasta in vaste aree degli investimenti del mondo (compreso Bitcoin), ma stanno sottraendo potenza industriale all'industria europea stessa e trasferendola in patria. Inutile dire, poi, che i capitali finanziari volano a Ovest senza nemmeno pensarci due volte. In questo senso, quindi, la BCE rimane a corto di garanzie collaterali ed è incapace di fornire liquidità come supporto temporaneo. Voglio dire, anche se dovesse prolungare la vita dei programmi di allentamento quantitativo che dovrebbero terminare a fine anno, ciò non sarebbe sufficiente perché sarebbe liquidità coperta da niente: nessuno considera di ottima qualità le garanzie europee data l'incalzante desertificazione industriale, lo stato di diritto claudicante, l'accesso precluso a energia a basso costo e un mercato delle commodity in cui le banche europee sono subordinate a quelle americane e cinesi.

La realtà dei fatti è che la BCE sta seguendo a ruota la FED perché non ha altra scelta al momento, puntando sul fatto che ancora sono in vigore i suoi vari programmi di acquisto di asset. Un palliativo, in realtà, dato che il tasso d'interesse è dettato dal mercato e le banche centrali non possono far altro che ritardare gli eventi e infine seguire a ruota il mercato del credito. È controintuitivo immaginare che i tassi scendono quando la liquidità cerca i bond, ma è così che funziona la follia del credito che diventa denaro. Le banche centrali possono pungolare le banche commerciali, instradarle eventualmente, ma giammai controllano il flusso/riflusso del credito. Le banche centrali, infatti, fingono di sapere esattamente quale dovrebbe essere il tasso di prestito chiave di una nazione, o che possano essere in grado di dire quali saranno i movimenti futuri dei tassi. Il problema non è chi li dirige, i governatori non sono stupidi: è la ricetta, l’idea che un gruppo di burocrati possa pianificare la vita di milioni di esseri umani.

La cosa notevole è che nessuno sembra mettere in discussione tutto ciò. Perché abbiamo banche centrali? Perché preferiscono tassi che bassi piuttosto che alti? Né a nessuno importa particolarmente che esse gestiscano migliaia di miliardi di denaro che non è il loro e che, soprattutto, questo stesso denaro sia fraudolento. Anche se è impossibile sapere esattamente “perché” tutte queste cose sono così, nella megapolitica ci sono “ragioni” che almeno sembrano plausibili.

Ogni società, fin dai tempi dei Sumeri e dei sacrifici umani, si divide in un’élite – un’aristocrazia, un sacerdozio, una classe dirigente – e tutti gli altri. Col passare del tempo queste élite – quasi per definizione sono capaci, ben informate e intelligenti – trovano modi per migliorare il loro status e aumentare la loro ricchezza. Questo, ad esempio, è il processo che Milei sta cercando d'invertire in Argentina. La “casta politica”, come la chiama lui, ha strangolato l’economia reale per concedersi privilegi e benefici speciali.

Agli elettori non piacciono le tasse; agli investitori non piace concedere prestiti a uno stato in bancarotta. Quindi, in una democrazia moderna, il modo più semplice per un’élite di prendere potere e denaro al “popolo” è truccare i soldi. A questo proposito, il sistema monetario americano post-1971 ha rappresentato un grande passo avanti – per le élite. Da allora in poi i salari del “Popolo” sono rimasti alquanto stabili, ma la ricchezza delle classi superiori – coloro che possedevano i “mezzi di produzione” – è aumentata vertiginosamente. L’indice azionario Wilshire 5000, ad esempio, è aumentato di circa 20 volte (il possesso di azioni negli Stati Uniti è ai massimi storici, tuttavia per la persona media i guadagni nel mercato azionario sono un'utopia rispetto al reddito da lavoro). Per il lavoratore medio quasi tutto è aumentato di prezzo, tranne il valore reale della sua risorsa principale: il suo tempo. Di conseguenza ha dovuto dedicare più tempo per acquisire i beni di base della vita. Prima del cambio di denaro, per esempio, doveva lavorare circa 4 anni per comprare una casa; oggi gli costa più di 8 anni di travaglio. Il “popolo” potrebbe non possedere azioni, ma possiede case e purtroppo anche la maggior parte di questo guadagno – circa ¾ – è finita nelle mani delle élite.

In altre parole, la “ricetta” ha funzionato per alcuni ma non per tutti: la “casta politica” è diventata grassa e felice. Milei sta cercando di metterla a dieta nel suo Paese, ma per l'élite europea è ancora "All you can eat" 24 ore su 24, 7 giorni su 7.


CONCLUSIONE

La forze della megapolitica si stanno regionalizzando; il mondo ora è un tutti contro tutti. Se la globalizzazione aveva in qualche modo allungato e dilatato le supply chain, così come i rapporti diplomatici internazionali, l'inversione di tale tendenza ne sta causando una contrazione. Dal punto di vista teorico è sacrosanto criticare quelle istituzioni che hanno scatenato il caos che oggi ci troviamo ad affrontare, altresì bisogna riconoscere che senza una FED indipendente la situazione sarebbe stata ben peggiore. Ecco perché alcune forze della megapolitica vorrebbero vederla assorbita dal Ministero del Tesoro statunitense: ad esempio, potrebbe essere assecondato un movimento come quello “End the FED” solo per toglierla dall'equazione, così come l'amministrazione Biden ha assecondato le farneticazioni della MMT solo per vandalizzare i bilanci della nazione. Per quanto si possano criticare le banche centrali per la loro capacità di distorsione dell'ambiente economico, bisogna ammettere che se la FED non avesse avuto Powell, a quest'ora saremmo stati ben avviati lungo il Grande Reset della cricca di Davos.

Di certo è un obiettivo nobile e legittimo quello di perorare la causa banche centrali, allo stesso tempo bisogna chiedersi cosa sarebbe successo se la cricca di Davos avesse avuto la strada spianata per i suoi piani. Non è facile da ammettere, soprattutto per il sottoscritto, ma questo periodo storico sta presentando degli strani alleati per la libertà individuale. O almeno una preservazione quanto più possibile della stessa. Poi, se proprio vogliamo dirla tutta, le banche centrali sono un orpello in realtà nel più grande gioco delle percezioni: quelle che contano davvero sono le banche commerciali, quelle grandi ovviamente come JP Morgan. L'impostazione del tasso di riferimento è un comodo escamotage per dare la percezione che esiste un prestatore di ultima istanza in grado di stabilizzare situazioni potenzialmente pericolose. Detto in modo più semplice, che gli imprevisti possono essere anticipati grazie all'esistenza di qualcuno oltre alle banche commerciali e se qualcosa va storto allora c'è qualcuno a cui rivolgersi senza che il panico abbia modo di diffondersi velocemente. Chiamatelo pure “rischio calcolato”.

Adesso che la FED sta facendo pulizia e rimettendo ordine nella politica monetaria, (ri)facendola propria, stanno tutti scappando come scarafaggi per mettere una pezza a quel meccanismo che nel tempo garantiva loro una certa facilità nell'intreccio di alleanze e strutture di potere. Gli USA col re-onshoring delle imprese all'estero, e l'attrazione di quelle straniere come le industrie tedesche, stanno ulteriormente puntellando l'economia dagli scossoni che, inevitabilmente, si riverbereranno dalla Cina e dall'Europa. In questo senso l'accorciamento delle supply chain permettere di parare tali contraccolpi.

Adattarsi alla situazione che si verrà a creare nella propria nazione farà parte di quella strategia di difesa che risulterà un vantaggio, in termini di posizionamento anticipato, rispetto a coloro che invece sono totalmente immersi e manipolati dalle forze della megapolitica. Infatti, se prendiamo come esempio l'Europa, è particolarmente inquietante come i polarizzati (nei confronti di qualsiasi tema, non ultimo quella della guerra) siano diventati dei talebani che “sgozzano” le opinioni contrarie e arrivano persino a negare i fatti storici che hanno dato vita alla serie di eventi scatenanti la guerra. La pericolosità insita nella riscrittura del passato è stata descritta con dovizia e maestria da Orwell in 1984: chi controlla il passato, controlla il futuro... e i processi decisionali delle persone. Infatti la propaganda è un sordido strumento che s'insinua nella mente e, attraverso un'ideologia semplice ed efficace, trasforma gli individui infettati in cani rabbiosi. Non vedono più la ragione, ma solo nemici da azzannare. Color che sono attualmente polarizzati per quanto riguarda le guerre in corso, da ambo le parti, sono pronti a farsi massacrare... e altresì sono pronti a distruggersi sé stessi pur di zittire quelli che cercano di spezzare l'incantesimo. Chissà, forse un duro risveglio servirà allo scopo.

Sta di fatto che questa gente è pericolosa, dato il fanatismo che li alimenta. L'UE, quindi, non è fregata in quanto organizzazione destinata al fallimento per sua natura, ma nella caduta si sta portando dietro la società. Niente che il grande Frank Chodorov non aveva previsto nel suo magnifico libro, L'ascesa e la caduta della società (libro che vi invito caldamente a leggere). Le forze della megapolitica in Europa, pur di rimanere a galla e cercare di riprendersi il loro posto nello schema mondiale dei giochi, stanno sacrificando sull'altare della propria megalomania, presunzioen di conoscenza e psicopatia ricchezza ed energia delle varie popolazioni europee. Chi vuole rimanere in questo posto, quindi, deve prepararsi su più fronti.


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