Visualizzazione post con etichetta free banking. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta free banking. Mostra tutti i post

giovedì 16 ottobre 2025

Il ritorno del denaro privato: il sogno americano & l'incubo europeo

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato fuori controllo negli ultimi quattro anni in particolare. Questa una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

____________________________________________________________________________________


di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-ritorno-del-denaro-privato-il)

L'Europa, l'Unione Europea e gli Stati Uniti si stanno allontanando sempre di più. All'ombra della guerra in Ucraina e delle politiche di censura di Bruxelles, si sta aprendo una frattura anche a livello di politica monetaria.

Quest'ultima è spesso trattata come una sorta di figliastro dai media generalisti. Tranne durante le crisi del debito sovrano, quando le banche centrali intervengono come soccorritori, la politica e i media si concentrano principalmente sulle decisioni riguardo i tassi d'interesse. Queste vengono presentate come momenti salienti per aiutare la politica ad ancorare le aspettative di inflazione e influenzare l'attività di mercato.

In breve: questa resta una visione superficiale che non rende giustizia alla complessità della politica monetaria.

È deplorevole – e forse non è una coincidenza – che la politica monetaria venga affrontata con tanta frettolosità. Il denaro è il bene centrale dell'economia. Il suo sviluppo di valore, la sua diluizione e la sua manipolazione da parte degli attori politici sono una patata bollente che rimane in gran parte insondabile. Ciononostante da quando le banche statunitensi si sono ritirate dal LIBOR di Londra e da quando è stato introdotto il tasso di riferimento nazionale (il SOFR), la politica monetaria si è evoluta in una questione geopolitica chiave che merita un dibattito approfondito.


Dietro la cortina fumogena dei media

Dietro il rumore di fondo monetario rappresentato dai tassi di interesse e dal controllo dell'inflazione, si sta verificando una deriva strategica che ridefinirà il futuro economico. L'Unione Europea, l'Europa e gli Stati Uniti stanno intraprendendo percorsi di politica monetaria separati.

Censura dei media, socialismo climatico e ora il dibattito sull'euro digitale: si potrebbe dire che Bruxelles e i banchieri della BCE non risparmiano alcuno sforzo per trasformare l'UE in una fortezza di potere.

Con l'euro digitale compirebbero un passo importante verso il suo consolidamento: una moneta programmabile e completamente trasparente basata su una blockchain centralizzata che trasformerebbe il denaro in una merce con una forte valenza morale e politica. Obiettivi climatici, consumo individuale di CO2, consumo di carne e viaggi: l'associazione del comportamento individuale al complesso di controllo basato sulle emissioni è tangibile. E sanzionare cittadini e aziende in caso di comportamenti dissidenti potrebbe diventare un'attività burocratica di routine.

Seguendo il ragionamento della presidente della BCE, Christine Lagarde, è chiaro cosa attende gli europei: sorveglianza algoritmica dell'attività economica e controllo moralistico del comportamento individuale.


Il denaro è un bene pubblico?

Per la Lagarde il denaro è un bene pubblico, naturalmente sotto il controllo dello stato o di surrogati parastatali come la BCE. Il progetto dell'euro digitale partirà in piccolo, con wallet limitati gestiti dalla BCE, commercializzati dalle banche commerciali in sordina (le quali diventerebbero obsolete in caso di conversione completa).

Secondo la Lagarde un euro digitale dovrebbe offrire nuove possibilità di scelta, integrare il denaro contante e promuovere l'inclusione. Ma anche qui, solo slogan politici: “inclusione” rimane una frase vuota, priva di qualsiasi contenuto. In realtà la BCE mira a garantire il controllo sui flussi di capitali e, nella prossima crisi del debito dell'Eurozona, a impedire la loro fuga per evitare il collasso e l'esaurimento dei flussi finanziari. Tutto il resto è un'operazione di copertura scritta per il lettore disinteressato della sezione economica.

L'Europa si sta dirigendo inesorabilmente verso il centralismo. La domanda rimane: il colpo di stato monetario avrà successo o l'Eurozona crollerà prima? Il quadro giuridico dovrebbe essere pronto all'inizio del 2026, prima che inizi l'implementazione vera e propria.

Realisticamente si prevede un avvio nel 2028, forse solo nel 2029. C'è la speranza che progetti così grandi falliscano a causa dell'inerzia burocratica, quindi restiamo ottimisti.


Il ritorno del denaro privato

Nel frattempo, dall'altra parte dell'Atlantico, si sta verificando una sorprendente inversione di tendenza. L'orientamento della politica monetaria dell'amministrazione Trump mira alla parziale riattivazione del sistema monetario privato. Il quadro giuridico attualmente in fase di definizione (GENIUS Act) offre alle banche commerciali la possibilità di emettere le proprie stablecoin, ovvero dollari digitali, espandendo così il mercato attualmente dominato da Tether. In tutto il mondo oltre 500 milioni di persone utilizzano già questa nuova forma di denaro: un movimento inarrestabile, a prescindere da come la vedono gli europei.

Ogni unità di una stablecoin è sostenuta da una quantità equivalente di titoli del Tesoro USA a breve termine, nonché da oro e Bitcoin, il che fornisce al Dipartimento del Tesoro americano un argomento convincente per partecipare attivamente alla diffusione di questa tecnologia: il debito pubblico americano viene letteralmente venduto al settore privato.

Questo sviluppo ricorda il periodo precedente alla fondazione della Federal Reserve. A quel tempo il ruolo della banca centrale si trasformò lentamente da “prestatore di ultima istanza” per le banche commerciali a strumento di stampa di moneta per il finanziamento del debito pubblico, il tutto combinato con la manipolazione degli asset. Gradualmente gli Stati Uniti poterono tornare all'era del free banking del XIX secolo quando le banche di credito private avrebbero emesso le proprie banconote coperte da oro o argento. La solvibilità delle istituzioni era supervisionata dalle stanze di compensazione, non da una banca centrale vera e propria.

Errori di valutazione portavano a fallimenti e non esistevano salvataggi centrali: il volume del credito era limitato in base alle valutazioni del rischio basate sul mercato.

Potrebbe tornare a essere più o meno così: valute parallele coperte dal Dipartimento del Tesoro americano, reti di compensazione private e concorrenza tra denaro pubblico e privato; ciò significherebbe la fine delle garanzie delle banche centrali, che distorcono il mercato, per chi si assume dei rischi.


Il sogno americano & l'incubo europeo

Il free banking negli Stati Uniti fu uno dei pilastri dell'era industriale che diede avvio a un boom economico senza precedenti. Le banche private crearono moneta in modo responsabile e indirizzarono i capitali scarsi specificamente verso progetti innovativi. La competizione tra le diverse banconote promosse disciplina e fiducia: chi perdeva fiducia era fuori gara. Senza una banca centrale e salvataggi governativi, il rischio era una vera e propria valuta che frenava il sovraindebitamento e alimentava il dinamismo economico.

È questo l'obiettivo dell'amministrazione Trump? Un ritorno allo spirito tipicamente americano dei mercati assolutamente liberi, che naturalmente porta anche situazioni di maggiore volatilità?

Nel frattempo gli europei sembrano aver scelto la strada opposta, cercando di arginare la volatilità centralizzando i poteri politici essenziali. Resta da vedere se riusciranno a introdurre l'euro digitale, mentre il loro principale concorrente oltreoceano abbraccia il principio di libertà e responsabilità personale. La fuga di capitali dall'UE verso gli Stati Uniti è un segnale significativo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


venerdì 10 ottobre 2025

Un labirinto di aggiustamenti: interni ed esterni

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/un-labirinto-di-aggiustamenti-interni)

Uno dei migliori insegnamenti che Hayek avrebbe lasciato in eredità era quello legato alla conoscenza di mercato. Quest'ultimo ha al suo interno una così grande mole di informazioni che è impossibile per un solo individuo, o un gruppo di essi, riuscire a padroneggiarla interamente. Nel bellissimo saggio, The Use of Knowledge in Society, questa lezione viene ribadita aggiungendo a corredo un altro aspetto: quello che gli individui possono fare è creare un filo coerente tra i pezzi di informazione che trovano sparsi e utilizzarli per fare impresa. Quando, poi, questi fili si intrecciano con quelli intessuti da altri, ecco che si viene a creare una rete che dà vita al famoso ordine spontaneo di cui lo stesso Hayek aveva approfondito l'esistenza aggiungendoci la teoria del capitale di Bawerk. Questa rete è replicabile e visibile in altri ambiti, non solo quello economico: Bitcoin, ad esempio. Anche in quello della divulgazione vale lo stesso principio e raccogliere informazioni intriganti/interessanti nel mare magnum delle idee è un compito alquanto arduo; i flutti presenti in questo oceano sono in gran parte confusionari e non permettono l'accesso a qualcosa di utile. La combinazione di idee, molto spesso, conduce a un vicolo cieco.

Occorre un lavoro di scandagliamento approfondito e un processo di trial/error altrettanto accurato. Quando avete letto nel mio ultimo libro, Il Grande Default, di come la cricca di Davos si fosse infiltrata a più livelli nelle stanze dei bottoni americane, avete avuto una chiave di lettura completa della situazione. Ne avete una parziale quando Trump parla in modo vago di “nemici interni”. Anche JP Morgan, ad esempio, aveva uffici in Europa, ma questo non impediva alle 17 banche europee di impostare il LIBOR e svuotare della ricchezza reale gli USA tramite il mercato dell'eurodollaro. Questo concetto è ancora sconosciuto ai più, anche a molti della Scuola Austriaca e seguaci della stessa, ed è grazie al mio manoscritto e al mio blog se in Italia è possibile approfondire questo tema. Non lo troverete trattato da nessun altra parte.

Fatto sta che una istituzione non è monolitica, così come non lo è uno stato. Entrambi sono costituiti da persone, che possono essere trasformati in asset... infiltrati. I confini nazionali servono solo a giustificare davanti agli occhi dei contribuenti il fatto che essi debbano essere spremuti per sostenere la nazione; esistono in realtà famiglie, interessi e gruppi di pressione che si spartiscono il diritto di governare un territorio. Negli USA sta prevalendo uno in particolare, che per amore di semplificazione chiameremo NY Boys, facendo valere le proprie ragioni anche all'estero avendo rimpatriato il controllo del dollaro offshore. Qui non esistono buoni o cattivi, ma solo interessi e alleanze/tradimenti. Per la gente comune, invece, solo occasioni per trarre vantaggio dalla corretta lettura di queste dinamiche.

Addirittura anche all'interno dell'FOMC esistono queste divisioni e sono state evidenti sin dal 2017, per chi sapeva dove guardare, quando Powell ha avviato il processo di riorganizzazione della nazione. Lui era uno di quelli contrari all'obiettivo del 2% d'inflazione come impostato da Bernanke e poi seguito dalla Yellen. Infatti è stato grazie a questo escamotage che entrambi sono stati in grado di applicare con relativa facilità la ZIRP e, quindi, permettere l'ipertrofia del mercato dei dollari offshore. Powell era dell'idea di seguire la linea di Singapore ad esempio: mirare alla banda di un tasso di cambio, non a quella dell'inflazione o del mercato del lavoro. A Jackson Hole, lo scorso agosto, ha praticamente cestinato la regola del “2% d'inflazione come obiettivo” (flexible targeting). Ciò avvalora ancora di più la tesi secondo cui la FED e l'amministrazione Trump, nonostante le scaramucce di facciata da dare in pasto alla stampa generalista per sviarla, stanno lavorando insieme per riformare la FED stessa. A tal proposito, a essere licenziata è stata Lisa Cook, non Powell.

L'obiettivo è cambiare il modo in cui la FED interagisce con l'economia e un primo passo in questa direzione è tornare a un'istituzione antecedente al 1935, anno i cui Roosevelt la trasformò nella realtà attivamente interventista di oggi. Non più un ente centralizzatore, ma uno con un ruolo sempre più marginale per ciò che concerne politica monetaria e fiscale. Mi spiego meglio. Con l'approvazione del GENIUS e STABLE Act gli Stati Uniti avranno un dollaro “interno” che avrà un certo prezzo e un dollaro “esterno” che ne avrà un altro di prezzo (superiore al primo, data la presenza di una commissione per il privilegio di usarlo). In questo modo l'economia interna sarà distaccata, o perlomeno di gran lunga meno influenzata, da ciò che accade esternamente. Il SOFR imposta i tassi d'interesse in base agli andamenti dei mercati del debito/credito statunitensi, non più internazionali. Lo stress finanziario, che in precedenza partiva dall'Europa e dal Regno Unito tramite il LIBOR, ha meno capacità di influenzare il resto del mondo e forzare una linea di politica coordinata a livello di banche centrali.

I salti mortali per conciliare l'economia interna con quella esterna possono essere abbandonati e concentrarsi sulla ricostruzione della classe media americana, fatta a pezzi dalla ZIRP e dalla progressiva finanziarizzazione dell'economia. La correzione di Wall Street sarà assorbita da Main Street ed ecco perché Trump ha solleticato i mercati con la retorica dell'abbassamento dei tassi: prima che potesse accadere questi ultimi dovevano essere convinti che ci fossero prove, che l'attuale amministrazione avesse davvero intenzione di rimettere a posto l'equazione fiscale della nazione. L'approvazione della Big Beautiful Bill è stato un passo in questa direzione, la politica commerciale un altro e la deregolamentazione/snellimento burocratico un altro ancora. I risultati non si sono fatti attendere, con buona pace di chi sventolava il feticcio della bancarotta.

Con tassi lievemente più bassi, ora, è possibile mettere una pezza a uno dei mercati più importanti per la classe media americana: quello immobiliare. “Aggiustare” i prezzi delle case in modo da rapportarli agli stipendi pagati, affinché i giovani possano uscire dalle case dei genitori, creare nuovi nuclei famigliari e infine ricostruire il “sogno americano”. Ecco perché sarà fondamentale la IPO riguardante Fannie Mae e Freddie Mac, questo li porterà entrambi fuori dalla conservatorship e li farà tornare entrambi in profitto rivitalizzando il mercato dei mutui trentennali americano. Fannie e Freddie sono la nona compagnia più profittevole al mondo, solo l'anno scorso hanno fatto registrare $29 miliardi in commissioni e Obama le usava per finanziare l'Obamacare: immaginate ora cosa potrebbero fare se portate fuori dall'alveo pubblico e liberalizzate, soprattutto se fondi pensione e agenzie di assicurazione possono investire e tirarci fuori rendimenti decenti. Se ci aggiungiamo anche la rimozione della Supplemental Leverage Ratio e la liberazione del capitale bancario immobilizzato (parliamo di circa $5.500 miliardi in riserve in eccesso) che doveva essere detenuto nei loro bilanci come ulteriore garanzia a supporto dei titoli di stato americani (l'asset più liquido e affidabile al mondo dal 2022), le banche americane ottengono un vantaggio non indifferente rispetto alle controparti europee e la concessione di prestiti diventerà più facile.

Per quanto JP Morgan e Solomon Bank siano state le voci più forti nel sostenere questa causa, non significa che vogliano tornare a giocare d'azzardo sui mercati e far perdere le tracce di un qualsiasi confine tra investment banking e reserve banking. Significa principalmente tornare ad avere un margine netto d'interesse attraverso la loro attività principale: concedere prestiti. Gli strati aggiuntivi di burocrazia applicati dal Dodd-Frank Act hanno costretto le banche americane a concentrarsi fondamentalmente sul settore finanziario, incapaci di fare soldi col margine netto d'interesse. È questo che le banche dovrebbero fare: prestare soldi al 6%, dare il 3% d'interesse ai depositanti e trattenere per loro il restante 3%. Invece di analizzare il gradiente di rischio di un'azienda a cui concedere un mutuo, sono state indirizzate lungo la strada dell'ingegneria finanziaria e della finanziarizzazione dei loro bilanci (e indirettamente a quella di Main Street). Senza contare che anche le regole di Basilea 3 hanno rappresentato dei legacci importati alla profittabilità delle banche americane, mantenendo competitive le loro controparti europee. La zombificazione degli istituti di credito americani ha rappresentato un costante drenaggio di risorse, tramite la burocrazia, oltreoceano. Così come la raffica di norme di conformità a livello commerciale ha costretto il resto del mondo ad adattarsi agli standard normativi europei (assurdi), allo stesso modo ha funzionato la normativa bancaria; e non scordiamoci i tentativi multipli di trascinare in una guerra cinetica gli USA in Medio Oriente o in Ucraina. Cos'è che non fa notizia sui media generalisti, però? La crescita dei salari, i quali rispetto all'anno precedente mostrano, sebbene timidi, segni di ripresa. Ma per avere un quadro completo della situazione bisogna aggiungere anche un grosso cambiamento che sta avvenendo a livello di movimenti nei posti di lavoro. In sintesi, i colletti bianchi, i cui lavori sono scoppiati grazie agli strati di burocrazia posti sulla nazione, hanno esercitato una sorta di effetto crowding out nei confronti dei colletti blu: spostare un foglio sarebbe diventato più profittevole di creare un bene di consumo. E carriere del genere hanno significato mutui, bonus e tutta una serie di agi garantiti da un lavoro che non aggiungeva niente alla ricchezza reale, anzi col tempo l'ha sottratta. Un processo del genere non poteva far altro che “appaltare” al resto del mondo la manifattura, il settore secondario, a fronte di un progressivo affogare nel debito. Dollari uscivano ed entrava ciarpame di qualità progressivamente inferiore, ma i debiti rimanevano. È così che l'ipertrofia del mercato dell'eurodollaro ha tenuto in piedi la City di Londra e, come sottoprodotto, anche Bruxelles a scapito di Washington.

L'inversione di questa tendenza deve avvenire con gradualità e in modo organico, nonostante Trump volesse (apparentemente) forzare la mano a Powell. I numeri della disoccupazione non sono allarmanti perché è in atto un mutamento delle condizioni professionali negli USA, coadiuvato dalla R&S nel campo dell'IA, il quale permetterà di ricreare una sostenibilità effettiva nel mondo del lavoro. Parallelamente a ciò corre il binario degli investimenti esteri, la cui barriera all'ingresso sarà il possesso di titoli del Tesoro americani: oltre a far pagare al resto del mondo gli eccessi che ha contribuito a creare negli USA in passato, l'acquisto di titoli sovrani americani rappresenterà il biglietto d'ingresso al mercato più liquido, affidabile e profittevole del mondo. La cosiddetta “idraulica” del sistema finanziario americano viene così resa un asset nel bilancio della nazione. Ma non finisce qui, perché la tokenizzazione di questa classe di asset permetterà agli investitori non solo di scommettere sulla riorganizzazione del Paese ma anche su singoli progetti (industriali, ad esempio) in modo da ottenere un doppio rendimento.

Di conseguenza anche se Powell è “lento” nell'abbassare i tassi di riferimento, la progressione di questi eventi puntellerà il settore immobiliare mentre la classe media cercherà di uscire dal pantano di stagnazione creato ad hoc da una classe dirigente del passato intenzionata a svuotare la nazione piuttosto che a farla prosperare. Pensateci: se il vostro scopo è quello di saccheggiare un posto per mandare i proventi altrove, ciò non riuscirà a conciliarsi con una crescita sostenibile, nel tempo, di suddetto posto. Perché? Legge dei rendimenti marginali decrescenti. Se invece il vostro scopo è quello di spartire il bottino della nazione tra gli “amici degli amici” in patria e voi stessi, sarà decisamente più facile lasciare qualcosa anche al resto della popolazione. La felicità, relativa, di quest'ultima la incentiverà a chiudere un occhio sul resto delle scorribande ai piani alti. Perché? Legge dei rendimenti marginali acceleranti. Se prima del 2022 i partner commerciali degli USA erano tali solo per prenderne un pezzo, adesso è finalmente un rapporto paritario. Infatti quello che non capiscono gran parte degli Austriaci è che una volta tolto di mezzo lo strato di normative scritto dai nemici degli Stati Uniti e applicato da un Congresso di traditori, il mondo cambia letteralmente e diventa irriconoscibile.


IL CENTRO DEL LABIRINTO

Aggiustamento interno e poi aggiustamento esterno. Nel primo caso si tratta di ridare “speranza” a un'intera generazione, forse due, di americani che durante l'amministrazione Biden sono stati letteralmente privati di una qualsiasi preferenza temporale orientata al futuro. Guerre all'estero, inflazione e disoccupazione sono stati gli elementi principali del declino della classe media; l'amministrazione Trump “è stata chiamata” a risolvere soprattutto questi temi riducendo gli sprechi all'estero e aumentando gli impegni d'investimento internamente. Qualsiasi correzione non avviene senza dolore economico: può essere attenuato, ma non può essere cancellato. Questo a sua volta significa che la riorganizzazione del mondo lavoro non ci sarà senza scossoni iniziali che dovranno trovare successivamente un nuovo equilibrio; i numeri grigi che abbiamo letto di recente sono influenzati non solo da questa tendenza, ma anche dalla regolazione dei flussi migratori. L'effetto di ciò si sta già sentendo a livello immobiliare, dove gli affitti hanno smesso di correre ad esempio. Secondo le ultime stime ce ne sono altri 18 milioni circa in circolazione entrati nel Paese illegalmente grazie alle politiche migratorie lasche dell'amministrazione Biden e, inutile dirlo, l'effetto deflazionistico che avrà questa tendenza (espulsioni o incentivi monetari per andarsene) andrà a contrastare quelli inflazionistici ancora derivanti dallo stimolo fiscale del Build Back Better della precedente amministrazione.

Parallelamente al mondo del lavoro corre la politica commerciale, dove i dazi non solo non stati inflazionistici mentre invece hanno portato vitalità nelle casse del Dipartimento del Tesoro. Infatti hanno un effetto temporaneo su prodotti specifici, sempre che non sia il produttore/distributore a volerne assorbire l'impatto, ma soprattutto generano un gettito interessante per il governo americano. Questo significa che se Trump dovesse essere avvicendato da una presidenza democratica nel 2028, difficilmente verrebbero aboliti (così come la precedente amministrazione Biden non ha abolito i dazi sui prodotti cinesi). Se ci aggiungiamo anche che la Big Beautiful Bill avrà un effetto positivo sul bilancio federale, allora abbiamo di fronte un sentimento popolare/elettorale tutto sommato positivo nei confronti dell'attuale amministrazione.

Gli aggiustamenti esterni sono quelli più problematici, invece. Gli europei non possono permettersi di perdere la guerra in Ucraina perché significherebbe una caduta libera per il progetto UE e l'euro, visto che verrebbe a mancare la disponibilità di materie prime/risorse finanziarie (es. asset finanziari congelati nelle banche europee) che sono attualmente in Russia e che sono estremamente importanti per sostenere la credibilità del sistema bancario dell'Eurozona. Devono per forza andare avanti, quindi, ma non hanno affatto i mezzi per farlo se non attraverso gli Stati Uniti che però non vogliono affatto essere coinvolti in una guerra cinetica. Uno degli ultimi messaggi dati da Trump a tal proposito è possibile parafrasarlo in questo modo: “Volete che questa guerra continui a tutti i costi? Bene, allora li pagherete VOI questi costi. Se la NATO si vuole muovere verso un conflitto diretto allora noi vi venderemo le armi, ma ce le pagherete in anticipo”.

La domanda è: con cosa le pagheranno? Dal punto di vista energetico l'UE è in grossi guai: il petrolio al largo della Gran Bretagna è praticamente impossibile da estrarre causa burocrazia e tasse, e la Norvegia è sostanzialmente un circuito a sé stante. Dal punto di vista finanziario l'UE è in grossi guai: la fonte da cui accedeva a finanziamenti facili, il mercato dell'eurodollaro, viene prosciugata dalla FED; dopo l'entrata a pieno regime del SOFR, o si comprano titoli del Tesoro americani per accedere alla liquidità in dollari oppure si chiede una linea di credito (swap) alla FED... ma solo se si è ritenuti “degni”, come l'Argentina ad esempio. Infatti le politiche commerciali servono anche a questo: determinare chi è “amico” e chi non lo è. In questo modo l'accesso alla liquidità in dollari non sarà negato, ma arriverà con clausole come ad esempio una commissione d'accesso per usare la valuta più affidabile, credibile e necessaria al mondo. Questo scenario per l'Europa significa doversi preparare a sostenere dei costi, sia per la difesa sia per il comparto bancario/monetario/economico, che sottoporranno a forti pressioni al ribasso la moneta unica e accentueranno ancora di più la fuga di capitali verso gli Stati Uniti da parte di risparmi europei destinati al macello se resteranno nell'UE.

Prima di una crisi del debito sovrana, la valuta che successivamente imploderà sale nel mercato dei cambi. Infatti l'Europa ha bisogno di liquidità in euro sia per pagare i salari, sia di liquidità in dollari per tenere in piedi tutti i suoi carry trade. Come ricordato in tempi non sospetti, il mondo si ri-dollarizza quando il DXY scende dato che la pressione di acquisto/vendita del dollaro viene di poco superata da quella d'acquisto dell'euro ad esempio.

È una giostra che può andare avanti fin quando esistono riserve in dollari da cui attingere, fino a quando qualcosa si rompe come a Hong Kong o a Singapore. Questi due hub sono da sempre stati una fonte non indifferente di dollari offshore, ma difendere ancoraggi del genere è diventato arduo da quando non esiste più il LIBOR. L'Autorità monetaria di Hong Kong, ad esempio, mantiene un differenziale di 25 punti base sul suo tasso di riferimento rispetto a quello della FED, il che significa che è stato impostato un carry trade da sfruttare. A sua volta stiamo parlando di un differenziale di 50-60 punti base tra i T-bill americani a 30 giorni e i loro omologhi di Hong Kong. L'HIBOR, la versione di Hong Kong del LIBOR, è stato appiattito fino allo 0,5% a maggio e da allora è rimasto lì: qualcuno sta vendendo dollari a sconto a Hong Kong. E visto che stiamo parlando di una colonia inglese da tempo immemore, tutti i sospetti ricadono sulla City di Londra.


CONCLUSIONE

È passato un anno da quando ho pubblicato il mio ultimo libro, Il Grande Default, e uno dei temi trattati in esso era il motivo per cui Stati Uniti ed Europa sono ai ferri corti. Tutto ciò che avete trovato nel mio manoscritto ha rappresentato una narrazione prevalentemente in linea con quanto osservato finora. Lo studio del sistema dell'eurodollaro, le sue criticità nel passato e l'origine del suo controllo, mi hanno permesso di avere una proverbiale “finestra sul futuro”. Quest'ultima affaccia su un presente, adesso, in cui l'UE viene costantemente costretta ad accettare il ritiro sulle proprie sponde da parte degli USA; qualunque deviazione da questa linea di politica verrà accolta da un'azione uguale e contraria fatta di power politics.

La consensus politics era solamente una scusa per permettere all'UE di insinuarsi nell'ordine mondiale e diventarne il punto di riferimento, sacrificando nel contempo gli Stati Uniti. I New York Boys hanno preso in mano le redini della situazione americana e hanno fatto ricorso a tutta la loro influenza territoriale per arginare questo assalto e con l'elezione di Trump è partito il contrattacco.

Le principali pedine geopolitiche sono state schierate: Giappone in Asia, Israele/Arabia Saudita/Azerbaijan/Armenia in Medio Oriente, Polonia/Italia/Grecia/Turchia in Europa. Alla Gran Bretagna, invece, verrà dato l'onore delle armi in cambio del ritiro/neutralità dalle sue zone d'influenza attualmente caratterizzate da conflitti e la resa di qualsiasi pretesa sul Canada. Chi viene estromesso dal rimodellamento del mondo di fronte al gigantesco cambiamento di rotta di Washington è il “nucleo” dell'Europa: Francia, Germania e Belgio/Olanda principalmente. Ecco perché sono propenso a pensare che l'UE si frammenterà lungo questi confini e si verranno a creare 2 (o forse più) Eurosistemi. Già adesso la BCE è praticamente un pro-forma, dato che le singole banche centrali nazionali non hanno mai smesso realmente di impostare/influenzare la politica monetaria delle rispettive nazioni attraverso i pronti contro termine.

Alla fine della fiera sono 3 i centri di potere nel mondo: Washington, City di Londra e Vaticano. Bruxelles, Francoforte, Parigi, ecc. non sono pervenute.


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


giovedì 18 settembre 2025

Perché i possessori di Bitcoin trarranno vantaggio dalla legge sulle stablecoin

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato fuori controllo negli ultimi quattro anni in particolare. Questa una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

____________________________________________________________________________________


di Julia Cartwright

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/perche-i-possessori-di-bitcoin-trarranno)

La recente approvazione del GENIUS Act al Senato e l'imminente “Crypto Week” della Camera segnano un cambiamento epocale nel mondo finanziario. Il disegno di legge, approvato con 68 voti favorevoli e 30 contrari, stabilisce un quadro normativo federale per le stablecoin, il quale include requisiti di riserva, informativa agli emittenti e tutela dei consumatori. Questa legge getta le basi affinché il sistema finanziario statunitense si liberi dal monopolio che le banche hanno a lungo detenuto sul denaro, creando spazio per l'innovazione e la concorrenza nei servizi finanziari.

Al centro di questa transizione c'è l'adozione delle stablecoin, crittovalute progettate per mantenere un valore stabile ancorato a un asset di riserva. Le stablecoin offrono un mezzo di scambio stabile e una riserva di valore, consentendo al contempo transazioni digitali più fluide e una più ampia adozione della tecnologia blockchain.

Ma perché i sostenitori di Bitcoin, che da tempo sostengono una forma di denaro decentralizzata, trarranno vantaggio dalla legge sulle stablecoin? Dopotutto sono emesse da società private e sono ancorate a una valuta fiat.

L'ascesa delle stablecoin non diminuisce il valore o l'importanza di Bitcoin, o di altre crittovalute.

In realtà le due cose si completano a vicenda.

La chiarezza normativa in questo ambito consente agli imprenditori nel settore delle crittovalute di valutare il rischio, minaccia il monopolio che le banche hanno sul denaro e crea una domanda aggiuntiva per i dollari.

Per molti imprenditori nel settore delle crittovalute, qualsiasi legge è meglio di nessuna legge. Il mondo delle crittovalute sta attualmente soffrendo di una sorta di paralisi causata dall'incertezza normativa.

Questo è stato uno dei temi centrali della Bitcoin Conference di maggio, il più grande incontro al mondo dedicato a Bitcoin, che ha visto gli interventi di J. D. Vance, Michael Saylor e Donald Trump Jr. Molti leader nel settore delle crittovalute hanno sostenuto l'approvazione di normative per gettare le basi per regole più formali nel loro settore.

La codifica delle normative sulle crittovalute, di cui il GENIUS Act e lo STABLE Act sono centrali, consente agli imprenditori di valutare con sicurezza il rischio nel settore. La legge può sempre essere modificata in futuro, ma disporre di una struttura normativa chiara incoraggia gli imprenditori a investire con fiducia in questo settore in rapida espansione.

Attualmente le banche decidono di fatto chi ha accesso al capitale e a quali condizioni, attraverso il loro controllo dominante su conti correnti, conti di risparmio e prestiti. L'ascesa delle stablecoin offre una via d'uscita da questo sistema centralizzato. Le stablecoin consentono a privati ​​e aziende di aggirare il sistema bancario tradizionale facilitando transazioni dirette peer-to-peer su reti blockchain decentralizzate, eliminando gli intermediari bancari.

Grazie alla stabilità dei prezzi legata a un asset, all'accessibilità globale (chiunque abbia una connessione Internet può accedervi) e all'integrazione con smart contract, le stablecoin rappresentano un'alternativa efficiente e conveniente ai sistemi finanziari tradizionali.

L'adozione delle stablecoin riduce la capacità esclusiva delle banche di controllare l'offerta di moneta. Con l'utilizzo delle stablecoin, persone e aziende non contribuiscono più ai profitti delle banche sotto forma di commissioni, prestiti o depositi. Le stablecoin possono sostituire strumenti finanziari come i conti correnti, che rappresentano la parte più redditizia del bilancio di una banca. Creando un modo più efficiente e trasparente per gestire le transazioni, le stablecoin riducono i costi complessivi dei servizi finanziari, minacciando di sovvertire la morsa che le banche hanno sul denaro.

Con l'adozione delle stablecoin da parte di un numero sempre maggiore di persone a livello globale, la domanda di dollari e titoli del Tesoro statunitensi aumenterà. L'entità di questo aumento della domanda è sconosciuta, tuttavia essa riduce i rendimenti obbligazionari e facilita l'aumento del debito statunitense. Se la convinzione dei bitcoiner che lo stato abbia scarso autocontrollo sulla politica fiscale si rivelerà vera, trarranno vantaggio dall'ascesa delle stablecoin. Maggiore è la domanda di dollari, più lo stato sarà incoraggiato a stampare e indebitarsi per soddisfare tale domanda. Ciò potrebbe portare a pressioni inflazionistiche, che a loro volta aumenterebbero il valore delle crittovalute, in particolare di Bitcoin, come copertura contro l'inflazione.

L'ampia accettazione delle stablecoin apre la strada a una maggiore chiarezza normativa nel settore delle crittovalute. Con regole chiare per l'emissione e l'utilizzo delle stablecoin, aziende e consumatori avranno maggiore fiducia nell'utilizzarle per le transazioni quotidiane. Per i bitcoiner la chiarezza normativa sulle stablecoin contribuirà a garantire che l'intero ecosistema delle crittovalute abbia leali possibilità di competere con la finanza tradizionale.

Il futuro delle crittovalute è in continua evoluzione e le stablecoin rappresentano una parte importante di questa evoluzione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


venerdì 13 settembre 2024

Ludwig von Mises e la teoria Austriaca della moneta, dell'attività bancaria e del ciclo economico — Parte #3

 

 

di Richard Ebeling

Quando l'edizione in lingua inglese di The Theory of Money and Credit di Ludwig von Mises fu pubblicata 90 anni fa, nel 1934, il mondo era nel mezzo della Grande Depressione. Il crollo del mercato azionario americano nell'ottobre del 1929 si trasformò presto in una grave crisi economica che raggiunse il punto più basso in termini di disoccupazione e calo della produzione industriale/agricola nel 1932 e all'inizio del 1933.

In Europa le condizioni economiche non erano migliori. La Gran Bretagna e la Francia, ad esempio, stavano sperimentando gli stessi effetti negativi di calo della produzione e aumento della disoccupazione, anche se il peggio, in termini di questi due indicatori economici, si stava verificando in Germania. A intensificare l'impatto mondiale della crisi economica fu un ritorno al protezionismo commerciale in molte delle principali economie, compresi gli Stati Uniti, insieme ai controlli sui cambi che portarono a un drastico calo del commercio e degli investimenti internazionali.


Stato e Grande depressione

Perché la gravità e la profondità di questa depressione economica erano le più gravi nella memoria di chiunque? Secondo Mises ciò era dovuto al grado in cui gli stati stavano introducendo linee di politica che ostacolavano e impedivano all'economia di mercato di riaggiustarsi e riequilibrarsi dopo quella che si era rivelata la falsa prosperità del decennio precedente. Non che tutto ciò che era accaduto in quest'ultimo periodo di tempo fosse insostenibile. Le innovazioni tecnologiche, l'efficienza dei costi, i miglioramenti nell'organizzazione e nella gestione dell'industria e della produzione avevano rappresentato miglioramenti tangibili negli standard e nella qualità della vita in tutto il mondo, specialmente negli Stati Uniti.

Ma a sovrastare questi impressionanti miglioramenti nei potenziali di produzione c'erano state linee di politica monetarie negli Stati Uniti e in Europa che avevano portato a disallineamenti e squilibri tra risparmi e investimenti, preparando il terreno a un inevitabile periodo di correzione. Relazioni insostenibili tra prezzi e salari e usi di risorse e capitale dovevano essere corretti se si voleva tornare a una crescita e stabilità economica a lungo termine.

In passato c'erano stati boom e bust, inflazioni e depressioni, tuttavia raramente erano stati così gravi e destabilizzanti come quelli vissuti negli anni '30. Prima di ciò gli stati avevano mantenuto un approccio abbastanza “non intromissivo”, consentendo ai mercati finanziari, degli investimenti e dei consumatori di aggiustarsi e trovare i loro modelli di coordinamento di prezzi/salari e usi di risorse/capitale per tornare alla piena occupazione e ai potenziali di produzione.


Il gold standard e il crescente interventismo dello stato

Negli anni '30 gli stati fecero il contrario: nel settembre 1931 il governo britannico aveva posto fine al gold standard come base del sistema monetario del Paese; dopo l'insediamento di Franklin D. Roosevelt negli Stati Uniti nel marzo 1933, il gold standard venne rimosso nel giugno di quell'anno ordinando agli americani di consegnare le loro monete d'oro e i lingotti in cambio di cartamoneta della Federal Reserve sotto la minaccia di arresto, confisca e imprigionamento.

Prima con il presidente repubblicano Herbert Hoover e poi con i programmi del New Deal, il governo degli Stati Uniti gestì grandi deficit di bilancio, aumentò le tasse sulle imprese, intraprese ingenti progetti di lavori pubblici e interferì con gli aggiustamenti di salari/prezzi. Infatti con l'avvento del New Deal Roosevelt impose un sistema di pianificazione economica in stile fascista sull'industria e l'agricoltura, eliminando a tutti gli effetti l'economia di mercato. Solo una serie di decisioni della Corte Suprema nel 1935 e nel 1936, che dichiararono incostituzionali alcuni dei principali programmi del New Deal, salvarono l'America dalla possibilità di un'economia pianificata permanente.

Negli anni '20 la Germania aveva un governo democratico debole, noto come Repubblica di Weimar. Nel 1931 e nel 1932 i tre maggiori partiti politici rappresentati nel parlamento tedesco erano i socialdemocratici, i nazionalsocialisti (nazisti) e i comunisti. Nel gennaio 1933 Adolf Hitler fu nominato cancelliere (primo ministro) e nel giro di pochi mesi i nazisti trasformarono rapidamente il Paese in una dittatura, con la spesa e gli investimenti diretti dal governo. I nazisti introdussero formalmente la pianificazione centralizzata quadriennale nel 1936.

Nella vicina Austria, dove Mises viveva e lavorava come analista economico per la Camera di commercio di Vienna, scoppiò una breve guerra civile nel febbraio 1934 tra il governo di orientamento fascista e le forze armate del Partito socialdemocratico, e si concluse con la sconfitta dei socialisti austriaci. Poco dopo fu istituita una nuova costituzione che stabiliva ufficialmente un sistema politico autoritario e un'economia corporativista. Nell'ottobre 1934 Mises lasciò l'Austria e accettò la sua prima cattedra a tempo pieno presso il Graduate Institute of International Studies di Ginevra, in Svizzera. Ciò gli permise di sfuggire sia alla vita sotto la dittatura fascista nel suo Paese d'origine, sia alla crescente ondata di antisemitismo che divenne violenta e mortale dopo che Hitler entrò a Vienna nel marzo 1938 e l'Austria fu annessa al Terzo Reich.


Mises sulle cause della Grande depressione

Nel febbraio 1931 Mises tenne una conferenza sulle cause della crisi economica. I Paesi d'Europa e gli Stati Uniti furono coinvolti nella Grande depressione proprio perché gli stati non erano riusciti a consentire aggiustamenti e ribilanciamenti basati sul mercato in modo da ripristinare la produzione e l'occupazione.

Invece fecero del loro meglio per mantenere prezzi e salari a livelli non di mercato attraverso varie forme di interventismo e regolamentazione. I dazi proteggevano i produttori nazionali non competitivi dai rivali stranieri; i sindacati avevano il potere non ufficiale di chiudere le aziende e usare la violenza per impedire ai lavoratori non sindacalizzati di riempire i posti di lavoro dei lavoratori sindacalizzati in sciopero, affinché venissero imposti salari più alti di quelli di mercato; l'indennità di disoccupazione fu utilizzata per ridurre la pressione sui sindacati da parte dei disoccupati; le tasse sulle imprese private ridussero gli investimenti e minacciarono il consumo di capitale; la spesa in deficit degli stati fu utilizzata per “creare” posti di lavoro inutili. Da ciò Mises concluse:

Se si fa tutto il possibile per impedire al mercato di svolgere la sua funzione di bilanciare domanda e offerta, non dovrebbe sorprenderci se persiste una grave sproporzione tra domanda e offerta, se le merci restano invendute, le fabbriche restano inattive, ci sono milioni di disoccupati, la miseria e l'indigenza crescono e se, sulla scia di tutto ciò, il radicalismo distruttivo dilaga nella politica [...]. Con la crisi economica la politica economica interventista, la linea di politica seguita oggi da tutti gli stati indipendentemente dal fatto che siano responsabili nei confronti dei parlamenti o che abbiano aperto le porte alle dittature, diventa evidente.


L'influenza corruttrice dello stato interventista

L'effetto corrosivo che tali linee di  politica interventiste ebbero sul funzionamento del mercato e sugli incentivi antisociali nel settore privato venne spiegato da Mises un anno dopo, nel 1932, in un saggio intitolato “Il mito del fallimento del capitalismo”:

Nello stato interventista non è più di fondamentale importanza per il successo di un'impresa che l'attività venga gestita in modo da soddisfare le richieste dei consumatori nel modo migliore e meno costoso. È molto più importante avere “buoni rapporti” con le autorità in modo che gli interventi vadano a vantaggio e non a svantaggio dell'impresa. Qualche protezione commerciale in più per i prodotti dell'impresa e qualcuna in meno per le materie prime utilizzate nel processo di produzione possono essere di gran lunga più vantaggiosi per l'impresa rispetto alla massima cura nella gestione dell'attività. Non importa quanto bene essa possa essere gestita, fallirà se non sa come proteggere i propri interessi nella stesura dei dazi e nelle negoziazioni davanti ai collegi arbitrali e con le autorità dei cartelli. Avere “collegamenti” diventa più importante che produrre bene e a basso costo.

Quindi le posizioni di comando all'interno delle imprese non sono più ottenute da persone che sanno come organizzare le aziende e dirigere la produzione nel modo in cui la situazione di mercato richiede, ma da persone che sono considerate “in alto”, che sanno come andare d'accordo con la stampa e tutti i partiti politici, in modo che loro e la loro azienda non diano fastidio. È questa classe dirigente che negozia molto di più con funzionari statali e leader di partito che con coloro da cui comprano e a cui vendono.

Poiché si tratta di ottenere favori politici per le loro imprese, i direttori devono ripagare i politici con favori. Negli ultimi anni ci sono state poche grandi imprese che non hanno dovuto spendere somme molto considerevoli [...] in contributi per le campagne elettorali, organizzazioni di assistenza pubblica e simili [...]. La crisi di cui soffre oggi il mondo è la crisi dell'interventismo e del socialismo nazionale e municipale; in breve, è la crisi delle linee di politica anticapitaliste.

L'ambiente economico tedesco era uno in cui una relazione simbiotica collegava coloro che erano in politica e nella burocrazia con gruppi d'interessi particolari che desideravano favori e privilegi a spese degli altri. Non sorprende poi se un anno dopo, nel 1933, lo stato interventista, corrotto e corruttore, si trasformò nell'economia di comando/controllo nazionalsocialista, e che nel Paese di Mises, l'Austria, il fascismo e l'economia pianificata vennero implementati un anno dopo, nel 1934.


La teoria del ciclo economico di Mises

Anche se una ragnatela crescente di politiche interventiste spiega come e perché la Grande depressione degli anni '30 divenne così profonda e prolungata, rimaneva ancora la questione di come e perché si fosse verificata. In altre parole, quali erano le politiche monetarie e bancarie che precedettero la Grande depressione e che la resero inevitabile? Mises, nel libro The Theory of Money and Credit e poi nella sua monografia Monetary Stabilization and Cyclical Policy (1928), aveva presentato quella che in seguito divenne nota come teoria Austriaca del ciclo economico.

La teoria di Mises su denaro, sistema bancario e ciclo economico era una sintesi della teoria del denaro di Carl Menger, della teoria del capitale di Eugen von Böhm-Bawerk e della teoria dei tassi d'interesse e dei prezzi di Knut Wicksell. Basandosi su Menger, Mises sviluppò un'analisi della non neutralità del denaro, ovvero come i cambiamenti nell'offerta di denaro si fanno strada nel mercato in modelli sequenziali temporali e che influenzano la struttura dei prezzi e dei salari, nonché le allocazioni di risorse e capitale tra i settori dell'economia.

Mises adattò la teoria di Böhm-Bawerk, su una struttura temporale di investimento e produzione, concentrandosi sui processi di coordinamento dei prezzi mediante i quali risorse e lavoro vengono combinati nelle fasi di produzione sia per produrre beni capitali sia per fabbricare i beni finiti desiderati dai consumatori. Ognuna di queste fasi di produzione deve essere coordinata con successo con le altre. La “lunghezza” delle rispettive strutture temporali deve anche essere coerente con la quantità di risparmi complessivi nell'economia in modo che le risorse, il lavoro e i beni capitali necessari possano essere disponibili per completare e mantenere i processi di produzione complessi attraverso un periodo di tempo dopo l'altro.

Come abbiamo visto, il tasso d'interesse che emerge dal mercato assicura che gli investimenti intrapresi possano essere mantenuti entro i limiti dei risparmi accantonati dai percettori di reddito. In un mondo di scarsità, gli usi delle risorse di qualsiasi società sono in competizione tra diverse applicazioni di esse sia nel presente che tra gli orizzonti temporali presenti e futuri. Una maggiore utilizzazione in una direzione significa che ce n'è meno disponibile per l'utilizzo in modi alternativi.


Knut Wicksell sui tassi d'interesse e il processo inflazionistico

L'economista svedese, Knut Wicksell (1851-1926), sosteneva in Interest and Prices (1898) che se i beni nel presente fossero scambiati direttamente con beni nel futuro, cioè come nelle transazioni di baratto, il prezzo determinato in modo competitivo tra beni nel presente e nel futuro tenderebbe ad assicurare che l'investimento fosse mantenuto in equilibrio con i risparmi. Il prezzo intertemporale dei beni presenti per beni futuri è il “tasso d'interesse naturale” di equilibrio. Tuttavia, nei mercati reali, tutti gli scambi, compresi quelli nel tempo, vengono effettuati tramite il mezzo del denaro. Quest'ultimo nel presente (e il potere d'acquisto su vari beni che quella somma di denaro rappresenta) viene scambiato per una somma di denaro nel futuro (e il potere d'acquisto su vari beni che quella somma di denaro dovrebbe rappresentare).

Se il tasso d'interesse monetario coincide con l'ipotetico tasso d'interesse “naturale” di equilibrio, allora risparmi e investimenti vengono mantenuti in un equilibrio coordinato anche in un'economia che usa il denaro. Il problema, sottolineò Wicksell, è che la quantità di denaro offerta tramite il sistema bancario per scopi d'investimento può superare la quantità di denaro che i percettori di reddito avevano originariamente depositato nel sistema bancario come risparmi; oppure le banche potrebbero prestare meno di quanto era stato depositato presso di esse. Quindi potrebbero esserci investimenti di denaro totali maggiori dei risparmi di denaro, o più risparmi di denaro rispetto ai prestiti emessi all'interno del sistema bancario; investimenti totali maggiori dei risparmi disponibili, o investimenti totali inferiori ai risparmi disponibili.

Le banche potrebbero provare a estendere prestiti superiori ai risparmi depositati fissando il tasso d'interesse al di sotto del tasso naturale attraverso la creazione di banconote, o maggiori depositi a vista. Ma poiché la scarsità continua a limitare il totale reale delle attività economiche che possono essere intraprese, la maggiore quantità di denaro finisce solo per generare un aumento cumulativo dei prezzi (inflazione dei prezzi) finché il tasso d'interesse monetario viene mantenuto al di sotto di quello naturale. Analogamente se il tasso d'interesse monetario dovesse essere fissato al di sopra del tasso naturale, i prestiti totali sarebbero inferiori ai risparmi disponibili, con conseguente calo cumulativo dei prezzi (deflazione dei prezzi) finché il tasso d'interesse monetario viene mantenuto più alto di quello naturale.


Il sistema free banking e i limiti delle valute scoperte

Questo era lo sfondo della teoria del ciclo economico di Mises. Mentre la sviluppava negli anni '20 e '30, sosteneva che se fosse prevalso prevalso un sistema free banking competitivo, ci sarebbero stati controlli ed equilibri basati sul mercato che avrebbero impedito agli squilibri tra risparmi e investimenti di verificarsi in misura significativa. Se una o più banche avessero deciso di aumentare la rispettiva quantità di banconote, o depositi a vista, abbassando il tasso d'interesse monetario a cui stavano estendendo prestiti a potenziali mutuatari, le somme prese in prestito sarebbero state presto spese in vari beni e servizi che essi volevano acquistare.

Coloro che ricevevano le banconote emesse in questo modo, ad esempio, dalla Adam Smith Bank le avrebbero depositate nelle loro banche, ad esempio la Thomas Malthus Bank e la David Ricardo Bank. Le Thomas Malthus e David Ricardo Bank, ricevendo depositi delle banconote dai clienti della Adam Smith Bank, li avrebbero scambiati tramite quella che viene chiamata “stanza di compensazione”, chiedendo oro o argento che quelle banconote dovevano coprire. Le banche che avevano emesso banconote in eccesso rispetto ad altre banche avrebbero subito un deflusso netto delle loro riserve di oro e argento. Se avessero continuato la loro espansione monetaria in questo modo, sarebbero finite per incappare, col tempo, nell'insolvenza o addirittura nella bancarotta poiché il numero totale di banconote rivendicate nei loro confronti avrebbe significato una perdita di tutte le loro riserve in oro e argento.

Allo stesso tempo se i loro depositanti si fossero preoccupati della solvibilità della banca, questa avrebbe rischiato di affrontare una corsa agli sportelli, ovvero molti dei depositanti che, più o meno simultaneamente, richiedono indietro il ​​loro denaro in oro e argento. Nel loro stesso interesse personale, sotto le pressioni del processo della stanza di compensazione e per mantenere alta la fiducia dei loro clienti, le banche private, in un sistema di free banking competitivo, avrebbero incentivi a resistere alla creazione eccessiva di mezzi fiduciari (banconote e depositi non completamente coperti da riserve in oro e argento).

Le creazioni ingiustificate di banconote e di depositi a vista (vale a dire, in eccesso rispetto all'oro e all'argento depositati presso quell'istituto finanziario) verrebbero mantenuti entro limiti ristretti nell'ambito di un sistema free banking competitivo. Considerando il mercato nel suo complesso, quindi, gli investimenti verrebbero mantenuti entro i limiti di scarsità dei risparmi effettivi accantonati dai percettori di reddito. Come Mises spiegò in Monetary Stabilization and Cyclical Policy, in un ambiente free baking potrebbero ancora esserci mezzi fiduciari emessi dalle banche:

Tuttavia le banche dovrebbero essere particolarmente caute a causa della sensibilità alla perdita di reputazione dei loro mezzi fiduciari, dato che nessuno sarebbe costretto ad accettare. Nel corso del tempo gli abitanti dei Paesi capitalistici imparerebbero a distinguere tra banche buone e cattive [...]. La gestione di banche solventi e altamente rispettate, le uniche banche i cui mezzi fiduciari godrebbero della fiducia generale, incarnerebbe un esercizio di apprendimento dalle esperienze passate.

Una linea di politica fatta di moderazione e prudenza da parte di banche rispettate e affermate costringerebbe i dirigenti più irresponsabili di altre banche a fare lo stesso [...] perché l'espansione del credito circolante non può mai essere l'atto di una singola banca, né di un gruppo di singole banche [...]. Se esistessero fianco a fianco diverse banche capaci di emettere denaro, ciascuna con uguali diritti, e se alcune di esse cercassero di espandere il volume del credito circolante mentre altre non modificassero la loro condotta, allora a ogni compensazione bancaria i saldi a vista apparirebbero regolarmente a favore delle banche conservatrici. Di fronte al rimborso delle cambiali e al ritiro dei saldi di cassa, le banche sconsiderate sarebbero costrette a limitare la portata delle loro emissioni [...]. Può darsi che una soluzione definitiva al problema [dell'ingiustificata espansione monetaria] possa essere raggiunta solo attraverso l'istituzione di un sistema bancario completamente libero.


Banche centrali ed espansione monetaria

Tuttavia non era così che si erano sviluppati i sistemi bancari in Europa o in Nord America. È vero che nel diciannovesimo secolo, dopo le precedenti esperienze con le inflazioni causate dagli stati o dalle loro banche centrali, furono stabilite nuove regole in base alle quali molte delle principali banche centrali avrebbero gestito i loro sistemi secondo le regole del gold standard, ciononostante rimasero sistemi monetari monopolistici controllati centralmente.

Gli stati e le loro banche centrali avrebbero periodicamente supervisionato le espansioni dei mezzi fiduciari e l'abbassamento artificiale dei tassi d'interesse attraverso i sistemi bancari sotto il loro controllo. Ciò avrebbe preparato il terreno per i tipi di boom e bust che Wicksell aveva delineato in Interest and Prices. Questa situazione fu esacerbata nel ventesimo secolo quando le banche centrali vennero sollevate dal gold standard dai rispettivi governi, senza più il controllo e la paura di perdere le riserve auree alla base del sistema monetario di un Paese.

L'aspetto aggiuntivo del processo wickselliano, fatto poi evolvere da Mises, era un focus sul modo non neutrale in cui le espansioni monetarie e creditizie distorcevano la struttura dei prezzi e le allocazioni/uso di capitale e lavoro. Un abbassamento artificiale del tasso d'interesse monetario al di sotto del tasso “naturale” fa sì che il denaro e il credito passino prima nelle mani dei mutuatari che utilizzano il nuovo denaro a loro disposizione per intraprendere progetti d'investimento per i quali le quantità di risorse reali per completarli e sostenerli si riveleranno insufficienti nel lungo periodo.

Essi effettuano ordini ai fornitori di beni strumentali e alle imprese di costruzione per avviare o espandere progetti d'investimento e assumono lavoratori per assisterli. Le risorse, il lavoro e il capitale per queste iniziative sono attratti attraverso l'offerta di salari più elevati.

Se questi fattori di produzione venissero, invece, reindirizzati verso quei settori che richiedono più tempo a causa di aumenti nelle preferenze di risparmio delle persone (e quindi una diminuzione implicita delle preferenze per i beni di consumo), l'aumento della domanda di input nella produzione di beni d'investimento sarebbe controbilanciato da una diminuzione della domanda di beni di consumo. Le variazioni nei prezzi relativi e nei salari e le riallocazioni di input da alcune aree del mercato ad altre porterebbero al necessario equilibrio: nel tempo i maggiori risparmi e le attività d'investimento completate porterebbero a un miglioramento e a un aumento delle forniture di beni di consumo che rappresenterebbero la “ricompensa” futura per il consumo posticipato nel presente.


Espansione monetaria e cattiva allocazione delle risorse

Invece le autorità monetarie nel sistema bancario centrale aumentano le riserve di prestito delle banche (acquistando titoli di stato che il governo del Paese emette per coprire la spesa in deficit), il che espande la loro capacità di estendere ulteriori prestiti a mutuatari interessati a tassi d'interesse più bassi.

I mutuatari competono per sottrarre risorse, manodopera e capitale, offrendo prezzi più elevati, dai loro impieghi nei settori dei beni di consumo. Malgrado ciò non ci sono corrispondenti diminuzioni nei prezzi dei beni di consumo o nei prezzi degli input in queste parti del mercato, poiché non c'è stata alcuna diminuzione nella domanda dei consumatori. Si può presumere che coloro che vengono attratti nei settori dei beni d'investimento abbiano le stesse preferenze di consumo-risparmio che avevano prima dei loro nuovi impieghi. Utilizzano i loro redditi più elevati per richiedere le stesse proporzioni di beni di consumo di prima, pertanto i prezzi nei mercati dei beni di consumo e dei fattori complementari aumentano. Questi prezzi e salari più alti nei settori dei beni di consumo dell'economia agiscono come una “calamita” per attrarre lavoratori e risorse dai mercati dei beni d'investimento e riportarli alla produzione di beni di consumo.

Se l'espansione monetaria, con i conseguenti tassi d'interesse più bassi e un maggiore indebitamento per gli investimenti, fosse un atto “una tantum” della banca centrale, i prezzi e i salari nonché gli usi di risorse, lavoro e capitale si ristabilirebbero dopo un breve periodo di tempo in quel modello che riflette le preferenze di base dei percettori di reddito. Dal punto di vista storico, però, le autorità nelle banche centrali, una volta avviata un'espansione monetaria e un abbassamento artificiale dei tassi d'interesse, li portano avanti nel tempo iniettando nuovi fondi nel sistema bancario commerciale.

I prezzi continuano a salire seguendo la sequenza temporale in cui viene introdotto il denaro creato ex novo, speso prima in attività d'investimento, seguito dall'aumento dei redditi degli input e poi dall'aumento della domanda di denaro per beni e servizi di consumo. Si verifica un tiro alla fune con i produttori di beni d'investimento e i produttori di beni di consumo che competono tra loro nel tentativo di tirare i fattori di produzione in una direzione e poi nell'altra.

Se il castello di carte “contorto” deve essere mantenuto indefinitamente, le autorità nelle banche centrali accelereranno il ritmo di espansione monetaria; nella sequenza temporale dell'aumento dei prezzi, le “iniezioni” saranno abbastanza grandi da mantenere i prezzi dei beni di produzione al di sopra dei prezzi dei beni di consumo. Altrimenti se i prezzi dei beni di consumo inizieranno a salire a un ritmo più veloce rispetto ai prezzi dei beni di produzione, i modelli d'investimento indotti dal denaro creato ex novo si riveleranno insostenibili e s'innescherà la fase di recessione del ciclo economico. A meno che le autorità monetarie non consentano all'inflazione di andare completamente fuori controllo, con una conseguente iperinflazione, essa deve essere interrotta o rallentata, punto in cui la recessione non può più essere evitata.


La stabilizzazione del livello dei prezzi ha destabilizzato il processo di mercato

Negli anni '20 la Federal Reserve tentò di mantenere un “livello dei prezzi” stabilizzato in un'economia in crescita, con aumenti di produttività ed efficienze dei costi che altrimenti avrebbero portato a una diminuzione dei prezzi al consumo (avvantaggiando la popolazione con prezzi dei beni inferiori e miglioramenti degli standard di vita). Invece aumentò l'offerta di denaro nel tentativo di contrastare questa benigna deflazione dei prezzi e, di conseguenza, creò un'inflazione dei prezzi mantenendoli più alti di quanto sarebbero stati altrimenti.

Sotto la superficie di un “livello dei prezzi” relativamente stabile, la politica monetaria della banca centrale aveva messo in moto una distorsione e uno squilibrio tra risparmi e investimenti che inevitabilmente dovevano concludersi con una recessione. Ma quest'ultima divenne la Grande depressione solo perché interventi statali di vario genere impedirono al processo di mercato di realizzare un sano riequilibrio tra domanda/offerta e prezzi che avrebbe riportato la piena occupazione senza il disastro economico degli anni '30.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una “mancia” in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


👉 Qui il link alla Prima Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2024/08/ludwig-von-mises-e-la-teoria-austriaca.html

👉 Qui il link alla Seconda Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2024/08/ludwig-von-mises-e-la-teoria-austriaca_01824675579.html


giovedì 12 settembre 2024

L'incontro tra le idee economiche e Bitcoin

 

 

di Emile Phaneuf III

Nel tentativo di comprendere meglio le fondamenta intellettuali di ciò che alla fine è diventato noto come Bitcoin, abbiamo finora esplorato la competizione tra valute proposta dall'economista F. A. Hayek e l'idea di costruire un “mondo alla John Galt nel cyberspazio”. Abbiamo poi esplorato le radici anarchiche tramite David D. Friedman, con importanti contributi degli autori di fantascienza Robert Heinlein e Vernor Vinge. Ognuno di questi individui è stato esplicitamente citato almeno una volta da Timothy C. May, il quale gestiva la mailing list Cypherpunk per tutti gli anni '90 e ha costruito la tesi per mercati online supportati da una crittografia avanzata, un pubblico interconnesso a livello mondiale, una sorta di valuta su Internet che avrebbe facilitato il commercio e l'avvento di uno stato di anarchia.

Ma per fare un ulteriore passo in avanti, dobbiamo esplorare le influenze intellettuali che gli economisti Lawrence H. White e George Selgin hanno avuto su almeno due dei più importanti cypherpunk: Nick Szabo e Hal Finney.

Nick Szabo è il responsabile dell'ingegnerizzazione di un paio di tentativi di una valuta nativa su Internet prima di Bitcoin: “The God Protocols” (1999) e “bit gold” (2005, ora considerato un precursore diretto di Bitcoin). Hal Finney ci provò col suo tentativo nel 2004 chiamato “Reusable Proofs of Work” (RPOW). Nessuno di questi tentativi fu effettivamente programmato fino a un prodotto finito; furono semplicemente concettualizzati per iscritto e (nel caso di RPOW) con quantità minime di codice. Nonostante né Szabo, né Finney siano stati citati nel whitepaper di Bitcoin, Satoshi ha successivamente affermato che Bitcoin era un'implementazione del “bit gold” di Szabo (insieme al “b-money” di Wei Dai). Quanto a Finney, fu il primo destinatario di una transazione bitcoin da Satoshi stesso e twittò il famoso “Running bitcoin” l'11 gennaio 2009, appena otto giorni dopo che Bitcoin era venuto alla luce. In sintesi, sia Szabo che Finney hanno dato contributi significativi all'evoluzione di idee che hanno inevitabilmente portato a ciò che ora chiamiamo Bitcoin.

Ma per costruire una valuta digitale solida e scalabile, non bisogna solo possedere competenze in programmazione e crittografia, bisogna anche capire cosa rende buona una forma di denaro. Il blog di Szabo, “Unenumerated”, si tuffa nella storia del denaro (tra molti altri argomenti) e un suo pezzo molto letto (da bitcoiner e simili), “Shelling Out”, contiene riferimenti all'economista del XIX secolo Carl Menger, il quale scrisse dell'emergere spontaneo del denaro. Ma è interessante notare che Szabo e Finney avevano anche studiato il lavoro di Lawrence H. White e George Selgin.


Le influenze di White e Selgin sui principali cypherpunk

Un tema di ricerca comune nelle carriere di White e Selgin è la concorrenza tra valute, un tema affrontato per la prima volta da F. A. Hayek durante gli anni '70 con il suo importante libro The Denationalisation of Money.

Negli anni Novanta White e Finney ebbero uno scambio amichevole di idee tramite tre articoli pubblicati sulla rivista Extropy. Finney, in un articolo del 1993, sosteneva che Internet avrebbe reso possibile una valuta nativa su di esso (non supportata da denaro fiat o beni nel mondo reale); White, nel 1995, rispose di essere scettico, tirando fuori la difficoltà di allontanarsi dall'effetto di rete delle valute fiat; Finney rispose per le rime nel 1996.

Nel 2010 Finney fece riferimento al libro di Selgin del 1988, The Theory of Free Banking, come una delle sue principali influenze. “George Selgin ha elaborato in dettaglio la teoria del free banking competitivo”, scrisse Finney, “e sostiene che un tale sistema sarebbe stabile, resistente all'inflazione e autoregolante”.

In un'apparizione nel podcast What Bitcoin Did di Peter McCormack datata 2019, Szabo attribuisce sia a White che a Selgin il merito di aver plasmato il suo pensiero:

Stavo facendo ricerche sulla storia del denaro e stavo andando a ritroso, parte di essa riguardava il private banking, dove le banche emettevano denaro, cambiali, banconote e George Selgin e Larry White erano le figure principali che si sono occupate di questi temi. È stato stimolante, ma poi ho letto anche come sia fallito il tutto e usurpato dalle banche centrali. Poi più tardi, forse 100, 200 anni dopo, le banche centrali hanno inaugurato il denaro fiat.

Oltre alla mailing list cypherpunk, alla fine degli anni '90 White e Selgin erano partecipanti di una mailing list privata e separata con alcuni dei più importanti cypherpunk chiamata “Libtech”. Szabo racconta che “io, Wei Dai, Hal Finney, Larry White, George Selgin e pochi altri eravamo in una mailing list che ho creato chiamata Libtech ed è lì che ho inventato Bitgold [sic], e Wei Dai ha inventato b-money, e abbiamo avuto grandi discussioni”.

In un thread su Twitter del 2019, Szabo ha anche attribuito a White e Selgin il merito sia del pensiero di Finney che del suo su come un sistema free banking potesse funzionare con uno standard Bitcoin, suggerendo che le tecnologie Layer 2, come Lightning Network, forniscono un modo più trustless per realizzarlo.


White e Selgin su Bitcoin

Sia White che Selgin criticano Bitcoin da angolazioni diverse. Per White la moneta ideale è quella con un potere d'acquisto stabile (un punto ripetutamente sottolineato anche da Hayek), mentre la moneta ideale di Selgin “stabilizzerebbe la spesa nominale” (mi dice via email) “pur consentendo al livello dei prezzi di variare in accordo coi cambiamenti nella produttività totale”.

Nel nuovo libro di White, Better Money: Gold, Fiat, or Bitcoin?, egli scrive che “[poiché la curva di offerta di Bitcoin] è verticale, l'impatto degli spostamenti della domanda è interamente sul prezzo e per niente sulla quantità. In questo senso la volatilità del potere d'acquisto è insita nel design di Bitcoin. Il mio punto di vista è che la volatilità del suo potere d'acquisto ne rende molto improbabile l'uso diffuso come mezzo di scambio [...] ma solo il tempo ce lo dirà”.

Selgin definisce Bitcoin una “moneta merce sintetica”, il che significa che, come la moneta fiat, qualsiasi uso non monetario è meno ovvio, ma come una merce “è naturalmente o inevitabilmente scarso” (secondo lui “il semplice uso come investimento” è non monetario). Sostiene inoltre che il vantaggio di una moneta merce sintetica “è proprio che ricorrendo ad essa si può evitare di lasciare la gestione del denaro alle banche centrali, o alle forze cieche della natura. Invece l'offerta è determinata una volta per tutte da vincoli organizzati artificialmente. Un sistema monetario di merce sintetica potrebbe funzionare meglio dei sistemi monetari fiat, o delle potenziali alternative alla moneta merce classica”, ma sottolinea l'improbabilità che uno stato adotti un tale sistema.

Nel 1989 White suggerì la possibilità di una politica monetaria con un programma di offerta predeterminato, proponendo una soluzione al “problema della garanzia” di Ronald Coase. Come spiegato nel nuovo libro di White, per comprendere tale problema possiamo pensare a potenziali acquirenti che potrebbero essere titubanti nell'acquistare, ad esempio, un'opera d'arte di un artista nel presente, sapendo che egli potrebbe comunque riprodurre copie dell'opera d'arte e venderla a un prezzo inferiore (seppur superiore al suo costo marginale di produzione). Una soluzione per calmare i potenziali acquirenti sarebbe che l'artista numerasse ogni opera d'arte (#7 di 100, ecc.). Satoshi ha costruito qualcosa di simile nella politica monetaria di Bitcoin. White scrive che “nonostante abbia riconosciuto, molti anni prima dell'introduzione di Bitcoin, che un impegno sulla quantità avrebbe potuto, in linea di principio, risolvere il problema di Coase per una moneta irredimibile e di libero mercato, [...] non avevo previsto che un tale dispositivo potesse o sarebbe stato utilizzato per creare effettivamente un mezzo di scambio”.

In una presentazione tenuta al Center for Market Education in Malesia, White ammette che la volatilità del potere d'acquisto di Bitcoin potrebbe smorzarsi se il suo utilizzo come mezzo di scambio aumentasse sostanzialmente, poiché tale utilizzo significherebbe una domanda meno volatile. Sottolinea inoltre che puntare su uno standard Bitcoin aiuterebbe molto.


Conclusione

Gli sforzi compiuti nel corso della loro carriera da Lawrence H. White e George Selgin per comprendere meglio il denaro hanno contribuito in ultima analisi al clima di idee che ha plasmato il pensiero di almeno due dei più importanti cypherpunk (Nick Szabo e Hal Finney), i quali hanno lavorato per rendere realtà Bitcoin.

Resta da vedere se la sua volatilità rimarrà un ostacolo all'eventuale adozione diffusa come mezzo di scambio. Poiché Bitcoin è un sistema altamente decentralizzato e antifragile, senza asset dal mondo reale che possono essere sequestrati per chiuderlo, e poiché ha già raggiunto una discreta scala a livello mondiale, (a me) sembra essere l'unico candidato realistico (“in modo furbescamente indiretto”, come proponeva Hayek) a introdurre qualcosa che lo stato non può fermare. Pertanto la volatilità potrebbe essere il prezzo che dobbiamo pagare per vincere la partita nel lungo termine.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una “mancia” in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


giovedì 5 settembre 2024

Decentralizzazione e Bitcoin

 

 

di Emile Phaneuf III

Dalla fine degli anni '80 fino all'inizio degli anni 2000, i cypherpunk, un gruppo di crittografi, matematici, informatici e attivisti, hanno lavorato per costruire quello che chiamavano un “cripto-mondo-anarchico alla John Galt nel cyberspazio”. Questo luogo virtuale sarebbe stato uno in cui individui da tutto il mondo avrebbero potuto comunicare e commerciare, con diritti di proprietà protetti, contratti rispettati e una propria valuta digitale nativa. A questi cypherpunk viene attribuito il merito di aver avuto un coinvolgimento significativo nello sviluppo di progetti come Tor, remailer anonimi, PGP per la crittografia delle e-mail, OTR per la crittografia delle chat, BitTorrent, Wikileaks, il mercato Silk Road e, naturalmente, Bitcoin, sia durante l'esistenza formale del gruppo che in seguito.

Poiché l'esistenza stessa di Bitcoin deriva dall'insieme di idee a cui hanno aderito questi cypherpunk, vale la pena esplorarne le radici anarchiche.

Secondo Timothy C. May, uno dei fondatori del movimento cypherpunk e uno dei membri più influenti, la cripto-anarchia era un concetto che traeva ispirazione dal lavoro dell'economista David D. Friedman, dello scrittore di fantascienza Vernor Vinge e della filosofa Ayn Rand.

Il libro di Friedman, The Machinery of Freedom, pubblicato per la prima volta nel 1973 e giunto ora alla terza edizione, sostiene l'anarco-capitalismo, esplorando il modo in cui varie società nel corso della storia, e a vari livelli, hanno protetto la proprietà, risolto le controversie, fatto rispettare i contratti e fornito difesa senza l'intervento dello stato.

Dall'opera di Vinge, May trasse ispirazione dal racconto True Names. E, a quanto pare, anche Friedman ebbe un impatto sul pensiero di Vinge. In un'intervista quest'ultimo citò The Machinery of Freedom di Friedman come una delle sue fonti di ispirazione, affermando che quel libro gli innescò una profonda “rivoluzione intellettuale interna”.


Le ispirazioni di Friedman per l'anarchia

Da dove veniva l'anarchia di David Friedman? I suoi genitori, Milton e Rose Friedman, non erano certamente anarchici.

In una e-mail a me indirizzata confermava che il romanzo di finzione di Robert Heinlein, The Moon is a Harsh Mistress, è stata un'influenza primaria. In un'intervista sul suo libro Friedman afferma che:

[...] forniva un quadro fittizio di una società in cui la legge e l'applicazione della stessa sono endogene [...] fatte all'interno del sistema [...]. Per quanto ne sapevo, era un quadro internamente coerente [...]. Questo è tutto quello che potevo capire [dalla] lettura, non c'è una ragione particolare per cui non avrebbe dovuto funzionare in quelle circostanze [...]. Una volta che mi sono convinto che era possibile avere una società in cui la legge e l'applicazione della stessa erano interne al sistema di mercato piuttosto che imposte dall'esterno, ciò mi ha portato a interessarmi alla questione di come si potesse avere l'equivalente nel mondo reale.

Friedman sottolinea anche che se avesse avuto maggiori conoscenze di storia e antropologia all'epoca, forse non avrebbe avuto bisogno della narrativa di Heinlein per giungere a queste conclusioni, poiché in seguito scoprì che non mancavano esempi nel mondo reale.

F. A. Hayek è stata un'altra influenza. In una conversazione registrata Friedman sottolinea la “distinzione tra un'organizzazione e un ordine autogenerato”. Lui (Friedman) era incuriosito dall'idea che “un'economia di mercato non ha uno scopo” nel modo in cui lo hanno i club o le aziende. Questo per dire che molti individui, con i loro diversi scopi, potrebbero comunque coordinare i loro piani. Nelle parole di Friedman: “Un insieme di persone che hanno scopi diversi interagiscono e coordinano comunque le loro attività”.

In particolare Friedman dedicò The Machinery of Freedom sia a Heinlein che a Hayek (tra gli altri).


L'influenza di Friedman su May

Timothy May sostenne una società cripto-anarchica già nel 1988 nel suo Crypto Anarchist Manifesto e in seguito menzionò ripetutamente Friedman e The Machinery of Freedom nella mailing list cypherpunk e in altri scritti.

Ma oltre all'anarchia in generale, May avrebbe anche avuto l'opportunità di imbattersi negli scritti di Friedman sul denaro. La seconda edizione del libro di Friedman, The Machinery of Freedom, pubblicato nel 1989 e all'incirca nel periodo in cui i cypherpunk erano appena agli inizi, contiene un capitolo intitolato The Market for Money. Questo capitolo (che cita anche il lavoro dell'economista Lawrence H. White) sostiene che “invece di discutere se lo Stato debba tornare al gold standard, dovremmo invece riflettere se esso debba produrre denaro” e che il denaro lasciato alla sfera del settore privato ​​potrebbe essere concepito in modo che “non si basi sulla saggezza o sulla benevolenza delle persone incaricate di gestirne l'offerta”. Qui vediamo l'idea di Hayek di competizione tra vari tipi di denaro integrata nelle più ampie idee anarchiche di Friedman, che furono rapidamente abbracciate dai cypherpunk.

La passione di May per la cripto-anarchia era condivisa anche da un altro cypherpunk e ingegnere informatico, Wei Dai, il cui saggio del 1998, “b-money”, descriveva come avrebbe potuto funzionare una criptovaluta (e, tra l'altro, era elencato nei riferimenti del whitepaper di Bitcoin di Satoshi Nakamoto). Dai scrisse nel suo saggio che “sono affascinato dalla cripto-anarchia di Tim May”.

Nota a margine: sebbene May si fosse imbattuto nelle idee di Murray Rothbard (un altro pioniere del pensiero anarco-capitalista), non trovo alcun accenno a lui in nessuno dei suoi scritti dell'era cypherpunk. Quindi gli scritti di May sull'anarco-capitalismo, che assumono un nuovo volto come “cripto-anarchia”, chiariscono che Friedman è stata l'influenza primaria.


L'influenza (successiva) di Timothy C. May su Friedman

May notò che Friedman stava iniziando a interessarsi all'accoppiamento di idee tra crittografia e anarchia. Scrisse nella mailing list cypherpunk di come Friedman “si fosse convertito” alla cripto-anarchia e tenne un discorso sull'argomento a Los Angeles.

Friedman dichiarò in una presentazione all'Independent Institute nel 2001 che “la storia di queste idee è che le ho rubate da un gruppo di persone chiamate 'cypherpunk', di cui il principale esponente è Tim May, che ne ha rubate alcune a me [...] e poi io le ho rubate di nuovo a lui”. Friedman ha persino dedicato il suo libro, Future Imperfect, a May (tra gli altri) e, infatti, esso tratta i contributi di Friedman a molte delle stesse idee di cui si occupavano i cypherpunk.


Conclusione

Timothy May immaginò — e alcuni cypherpunk chiave lavorarono per creare — una società digitale (a volte) nascosta (ispirata alle opere di fantasia di Ayn Rand e Vernor Vinge) che sarebbe essenzialmente esistita in uno stato di anarchia (ispirata da David Friedman). Nel contesto del cyberspazio ciò significava che individui da tutto il mondo, con scopi molto diversi, potevano coordinare i loro piani grazie all'interconnettività dei computer, al software open source e alle innovazioni tecnologiche nella crittografia.

Bitcoin stesso è una valuta che potrebbe essere considerata come uno stato di anarchia. È stato progettato, ma la sua governance decentralizzata opera in modo tale che nessuna singola parte (né i miner, né i nodi, né i programmatori, né gli utenti, né gli exchange, né i provider di wallet, né i processori di pagamento) lo possa controllare. Di conseguenza ha regole oggettive che ogni parte deve seguire, ma come protocollo è completamente senza stato.

La lettura di Heinlein permise a Friedman di immaginare una società “in cui la legge e l'applicazione della stessa erano interne al sistema di mercato piuttosto che imposte dall'esterno”, e quando cominciò a scavare, trovò molti esempi concreti nella vita reale.

Oltre alla finzione, ha anche portato l'idea di un “ordine autogenerato” alle sue logiche conclusioni: all'anarchia, più in là di quanto Hayek si sentisse a suo agio a spingerla. Il suo modo creativo di pensare a come gli individui con fini molto diversi potessero coordinare i loro piani è stato determinante nel pensiero dei cypherpunk, le cui idee e il cui lavoro alla fine hanno portato a ciò che ora chiamiamo Bitcoin.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una “mancia” in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.