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giovedì 3 dicembre 2020

Wonder Woman è un film pro-guerra?

 

 

di Daniel J. Sanchez

Perché gli esseri umani si sono massacrati a migliaia durante la prima guerra mondiale, una barbarie di massa senza precedenti in cui un'intera generazione di giovani si è decimata e ha commesso atrocità su donne, bambini e anziani?

Nel film Wonder Woman, l'eroica principessa amazzone Diana crede che un dio malvagio sia il colpevole.

Ares, dio della guerra, è figlio di Zeus, re degli dei e creatore della razza umana. Ares detesta le creature di suo padre e nel corso della storia ha cercato di sterminarle mettendo il genere umano contro sé stesso in guerre incessanti. Prima di morire per mano di suo figlio, Zeus creò le Amazzoni per contrastare Ares e portare la pace all'umanità.


Dio della guerra

Nel 1918 Diana apprende della Grande Guerra da Steve Trevor, una spia americana che salva tra le acque che circondano l'isola nascosta delle Amazzoni. Trevor le dice immediatamente che è uno dei "buoni" ed i tedeschi che lo inseguono sono i "cattivi". Diana crede a questa caratterizzazione semplicistica della prima guerra mondiale, così come i registi.

Diana si convince che i tedeschi (e solo i tedeschi) siano sotto l'influenza soprannaturale del dio della guerra e decide di andare incontro al destino del suo popolo distruggendo Ares, liberando così i tedeschi e l'umanità dalla sua influenza minacciosa: dalla morsa della guerra. Crede che così facendo porrà fine alla Grande Guerra, "la guerra per porre fine a tutte le guerre" come dice Trevor, e come molti dei "progressisti" del mondo reale (inclusi Woodrow Wilson e H.G. Wells) promisero che sarebbe stato.

Avviso: spoiler

Successivamente, però, la visione del mondo di Diana crolla quando infine incontra Ares, e lui le rivela che non è mai stato responsabile della sete di sangue dell'umanità. L'unica parte che interpretava era quella di trasmettere subliminalmente idee per armi nuove e più letali a generali e scienziati. Ha dato loro i disegni per le armi, ma gli umani hanno deciso da soli di costruirle ed usarle l'uno contro l'altro.

Gli umani, dice Ares a Diana, sono intrinsecamente bellicosi, perché sono "egoisti" e "deboli", il motivo per cui vuole condurli alla loro estinzione. Gli umani, insiste, non sono degni della protezione di Diana; dovrebbe invece unire le forze con lui per sterminarli una volta per tutte. Allora la Terra, spogliata dal genere umano, apparterrà di nuovo agli dei e tornerà ad essere il paradiso che doveva essere.

Benché inizialmente si disperi nell'apprendere la verità, Diana rifiuta la sua offerta, proclamando che è irrilevante se l'umanità "merita" il suo aiuto; lei glielo offre per amore incondizionato. Accetta che l'umanità possa essere bellicosa, ma almeno attenuerà il danno che può infliggere a sé stessa uccidendo il dio che sta sussurrando nelle sue orecchie schemi per armi micidiali.


Armi malvagie

La grande "lezione" di Wonder Woman è in sintonia con la tendenza comune ad identificare le armi stesse come il problema chiave.

Quando abbiamo a che fare con crimini violenti, molti accusano l'eccessiva disponibilità di armi da fuoco e quindi sostengono politiche interne che vanno dalla registrazione, alle "zone prive di armi", fino al totale disarmo.

E con le atrocità della guerra, molti considerano la proliferazione delle armi di distruzione di massa come il problema cardine, e quindi sostengono politiche estere che vanno dalle sanzioni, agli attacchi aerei, alle invasioni di Paesi che possiedono o cercano di acquisire tali armi.

Nel 2003, ad esempio, la giustificazione principale per l'invasione e l'occupazione dell'Iraq è stata la falsa tesi secondo cui il suo governo possedeva ancora armi di distruzione di massa e stava cercando di fabbricarne di più. Hussein era stato a lungo un malvivente, visto che aveva ucciso i ribelli curdi iracheni nel massacro di Halabja del 1988. Dopo il rovesciamento di Saddam, suo cugino, soprannominato "Chemical Ali", è stato processato e condannato a morte per l'attacco. Nessun processo del genere è stato tenuto per nessuno dei funzionari dell'amministrazione Reagan che aveva contribuito a fornire a Saddam le armi chimiche usate nell'attacco e quindi aiutare l'Iraq nella sua sanguinosa invasione dell'Iran.

Più di recente, i belligeranti hanno chiesto un intervento militare in Siria basato su accuse non provate: il governo siriano avrebbe armi di distruzione di massa e le avrebbe usate contro ribelli e civili nella guerra civile. Entrambe le amministrazioni di Obama e Trump hanno dichiarato che l'uso di armi chimiche è una "linea rossa". Obama ha quasi forzato quella linea rossa nel 2013, dopo un presunto attacco col gas da parte del governo siriano; e nell'aprile di quest'anno Trump ha lanciato attacchi aerei a seguito di un'altra accusa del genere.

Le armi chimiche sono anche la principale minaccia nel film Wonder Woman. La missione di Steve Trevor è quella di impedire ai tedeschi di sviluppare ed usare un nuovo gas che può penetrare attraverso le maschere antigas alleate: un'arma di distruzione di massa creata dallo scienziato Isabel Maru (alias "Doctor Poison") sotto la supervisione del malvagio Generale Erich Ludendorff.

Mentre Trevor si concentra sulle armi di distruzione di massa, Diana ritiene che l'ostilità ispirata da Ares (che lei pensa sia Ludendorff) sia la questione di fondo, e quindi vuole trovarlo e ed eliminarlo.

Più tardi scopriamo che sia Maru che Ludendorff sono stati ispirati da Ares, quindi Steve e Diana avevano entrambi ragione in un certo senso. Era Ares da incolpare, ma nel ruolo di fornitore di armi, non come incarnazione della belligeranza.


Cuore triste, arma pronta

Come il film descrive chiaramente, la determinazione di Diana nel voler distruggere Ares e porre fine alla guerra è motivata da un cuore triste per le vittime della guerra. In una trincea alleata viene a sapere della sofferenza dei civili in un vicino villaggio occupato dalla Germania. Sfidando l'insistenza di Trevor a continuare la missione, Diana assalta le trincee tedesche e libera il villaggio.

L'intervento umanitario di Diana ricorda gli "idealisti" aderenti alla dottrina della politica estera "Responsabilità di Proteggere" (R2P), i quali denunciano i "realisti" perché si astengono dall'intervenire per prevenire atrocità.

Il campione di questa dottrina è Samantha Power, autrice della bibbia R2P A Problem from Hell: America in the Age of Genocide (in cui condanna il fallimento dell'America nel prevenire atrocità in Iraq, Ruanda, Kosovo e altrove) e funzionario dell'amministrazione Obama che, insieme a Hillary Clinton e Susan Rice, spinse per la guerra umanitaria americana in Libia al fine di prevenire un presunto "genocidio".

Wonder Woman, che per tutto il film prende a botte tedeschi su tedeschi, non è tanto una principessa della pace quanto una valchiria per la guerra "umanitaria": una Samantha Power con superpoteri e una spada magica.

Il momento nel film in cui il cuore di Diana è più triste, è quando non riesce a prevenire un attacco tedesco che massacra il villaggio che aveva appena liberato. La vista delle vittime è oscurata da nuvole di gas, ma l'angoscia di Diana è comunque evocativa del sentimento degli americani (incluso Trump stesso) nel vedere le immagini delle vittime siriane.

Questi sentimenti sono infuocati da media guerrafondai che trascurano di informare il pubblico sul ruolo di Washington nel provocare queste atrocità; o sulle sofferenze e sulle morti che deriverebbero da un maggiore intervento, specialmente tutti quei musulmani non sunniti che probabilmente verrebbero decapitati e sottoposti a pulizia etnica se i ribelli dell'esercito islamico, e supportati dagli Stati Uniti, dovessero conquistare l'intero Paese.


Responsabilità per il cambiamento di regime

Dopo aver visto i corpi di quelli per cui aveva la Responsabilità di Proteggere, Diana si arrabbia con Steve Trevor. L'aveva ostacolata all'ultimo secondo prima che assassinasse il generale Ludendorff, cosa che secondo lei avrebbe impedito l'atrocità.

Allo stesso modo, i sostenitori della R2P nella vita reale depongono le migliaia di vittime della guerra civile siriana ai piedi dei realisti e dei non interventisti che ostacolano gli sforzi per rovesciare il macellaio di Damasco, il presidente siriano Bashar al-Assad. A quanto pare dimenticano che dopo che Saddam Hussein fu impiccato e Muammar Gheddafi ucciso per strada, sia l'Iraq che la Libia sono finiti in una guerra e in un caos ancora maggiori, coinvolgendo anche disastri umanitari peggiori di quelli sotto le loro dittature: ad esempio, la pulizia etnica dei sunniti iracheni, una guerra di terrore contro gli sciiti iracheni guidati da Al-Qaeda (e successivamente ISIS), e pogrom anti-neri e mercati degli schiavi in Libia.


Incolpare chi vuole la pace

Il colpo di scena nel film è che Ares non è il bellicoso generale tedesco Ludendorff che ha voluto la guerra a tutti i costi e addirittura uccide i suoi superiori quando decidono di stipulare una tregua. Invece Ares è per tutto il tempo il benefattore di Wonder Woman, Sir Patrick Morgan: un funzionario di gabinetto britannico che difende categoricamente un armistizio con la Germania.

Gli sceneggiatori hanno persino messo in bocca ad Ares/Morgan, "La pace ad ogni costo", lo slogan a lungo associato ai promotori (molto disprezzati nella realtà) della pace, come Neville Chamberlain, il primo ministro britannico le cui politiche "insufficientemente conflittuali" sono spesso additate come la causa della marcia di Hitler in Europa e della seconda guerra mondiale.

Il piano diabolico di Ares è di negoziare un armistizio che non poteva reggere, e che in qualche modo avrebbe portato ad una guerra ancora più grande e alla fine all'annientamento dell'umanità. Esatto: un dio della guerra che promuove la guerra cercando la pace.

Il corso degli eventi reali non ha visto alcuna pace negoziata nella prima guerra mondiale, ma una politica di resa incondizionata e guerra totale perseguita fino alla fine. Fu questo che portò all'umiliazione della Germania, all'ascesa del nazismo e ad una guerra mondiale ancora più letale: per non parlare della rivoluzione comunista in Russia, della consegna di mezza Europa a Stalin e l'avvento di armi veramente capaci di annientare la razza umana.

Ciononostante la "lezione di Monaco di Baviera" viene ancora oggi ignorata e vengono ingiuriati coloro che rifiutano un confronto armato contro i moderni Hitler come Milosevic, Hussein, i mullah iraniani, Assad e Putin.


Come porre fine alla guerra

Nel climax del film, Steve Trevor si sacrifica per distruggere l'intera scorta di armi di distruzione di massa prima che possano essere utilizzate su popolazioni civili, mentre Wonder Woman sconfigge il responsabile. L'anti-proliferazione, l'intervento umanitario e l'eliminazione di un "Hitler" si fondono in un'eruzione che celebra il trionfo della guerra con... la guerra.

Eppure è stato durante uno dei momenti tranquilli del film che è stato accennato al vero rimedio per la guerra. In un intermezzo intimo, Diana dice a Steve Trevor che ha imparato a parlare centinaia di lingue, perché è così che tutte le Amazzoni possono svolgere il loro ruolo di "ponti" tra i popoli e facilitatori della pace.

Questo è un approccio appropriato, perché la comunicazione porta non solo alla tregua, ma al commercio. E il commercio stabilisce l'interdipendenza materiale e quindi genera civiltà e un reciproco interesse per la pace.

È vero che gli umani sono imperfetti, come dice Ares, e quindi capaci di guerre e atrocità, ma tali impulsi violenti non possono essere neutralizzati permettendo che impulsi analoghi delle super-élite scorrano senza freni sotto il manto autoritario del cosiddetto "eroismo umanitario".

L'impulso alla guerra può essere superato solo attraverso la comprensione della follia della guerra stessa e capire che premi più grandi si possono ottenere attraverso la produzione e il commercio.

La risposta alla guerra contro il "cattivo" non è la guerra del "buono", ma la comunicazione e il commercio, la libertà e le arti della pace. I praticanti di queste arti e campioni di tale pace sono i veri eroi.

Se i registi avessero concepito l'eroismo come qualcosa di più che distruggere i "cattivi", avrebbero potuto far usare a Wonder Woman la sua abilità di traduzione super-umana, non per decifrare la crittografia nemica, ma per superare il divario linguistico tra uomini giovani e spaventati in trincee contrapposte. Avrebbero persino potuto fare in modo che Diana facilitasse la tregua natalizia della prima guerra mondiale, rappresentata in una commovente e bellissima pubblicità di Sainsbury.

Per fortuna, gli eroici ragazzi della tregua natalizia non avevano bisogno di alcun aiuto super-umano per attraversare il filo spinato e la barriera linguistica: solo senso umano, decenza e coraggio per sfidare i loro superiori e, almeno per un giorno, rinunciare "alla guerra per porre fine a tutte le guerre".


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 19 settembre 2019

Ogni giorno le armi impediscono migliaia di crimini

Questo è un interessante documento di lavoro del 2018 in cui si dice che un'intensa copertura mediatica delle stragi da arma da fuoco le arrivi addirittura ad incitare. Gli economisti Jay Walker e Michael Jetter volevano capire meglio i motivi dietro questi tipi di omicidi, quindi hanno esplorato un set di dati (dal 1 gennaio 2013 al 23 giugno 2016) e sono arrivati ad una conclusione: "La copertura mediatica delle stragi da arma da fuoco ha avuto un effetto statistico significativo sul numero di stragi nella settimana successiva". In altre parole, la copertura delle stragi di massa finisce per incoraggiarle. Circa 33.000 persone vengono ferite a morte negli Stati Uniti ogni anno. Circa due terzi di queste morti sono suicidi, il restante terzo è in costante calo da decenni. Nel 2015 circa 13.286 persone sono state uccise negli Stati Uniti da armi da fuoco in decessi non correlati al suicidio. Nel 1993 questa cifra era 18.253. Durante questo lasso di tempo, parte di una tendenza decennale di declino della violenza con le armi, le vittime di stragi di massa hanno rappresentato meno dell'11%. Gli Stati Uniti hanno assistito a sette stragi da arma da fuoco finora nel 2019 e hanno causato la morte di 58 persone innocenti. Se nel 2019 non si verificheranno più stragi simili, probabilmente rappresenteranno circa lo 0.1% delle vittime di armi da fuoco negli Stati Uniti. Inutile dire che ognuna delle 58 morti è una tragedia, ma in una nazione di 320 milioni di persone, le tragedie sono all'ordine del giorno: circa 10 persone annegano ogni singolo giorno, 100 muoiono ogni giorno in incidenti automobilistici, addirittura muoiono 500 persone per errori medici e 300 persone per influenza ogni 48 ore. In realtà le probabilità di morire in una strage da arma da fuoco sono estremamente basse, non più alte rispetto all'essere uccisi da un fulmine che uccide circa 44 americani ogni anno.
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di Lawrence W. Reed


È una cosa che non cambia mai. Una frazione di secondo dopo che si è verificata una strage da arma da fuoco, gli ideologi ed i fanatici contrari alle armi rilasciano dichiarazioni in cui acclamano nuovi controlli sulle armi, nonostante le leggi vigenti abbiano fallito o le leggi che desiderano non avrebbero fatto alcuna differenza. Caso in questione: i tragici incidenti di Dayton, Ohio ed El Paso, in Texas, all'inizio di agosto 2019.

Il messaggio è chiaro: le armi causano violenza. Tassatele, sequestratele, vietatele, regolatele. Fate qualcosa, forse qualsiasi cosa! Tali reazioni istintive sono pericolose, scrive Charles W. Cooke su National Review: "Perché quando una nazione stabilisce una linea diretta tra le sue emozioni e le sue leggi, non mantiene la sua libertà a lungo".



Le armi non uccidono le persone, le salvano

La libertà non è l'unica cosa che potrebbe andare persa quando vengono approvate leggi sul controllo delle armi per placare le emozioni su ragione, prove, logica e diritti. Andranno sicuramente perse anche delle vite... molte.

Quante vite vengono effettivamente salvate dal possesso delle armi? Questa è una domanda estremamente importante che i fanatici contro le armi e gli ideologi ignorano. È una cosa che mi è venuta subito in mente quando ho saputo di un incidente qui nella mia città di Newnan, in Georgia, qualche giorno fa. Il titolo del Newnan Times-Herald diceva: "Uomo ricoverato in ospedale dopo essere stato ucciso fuori dal bar".

Poco dopo l'una di sabato mattina, 17 agosto, la polizia è arrivata al Fat Boys Bar & Grill per intervenire contro una sparatoria. Un cliente aveva minacciato altri clienti, spingendo la sicurezza del locale a buttarlo fuori con la forza. Infuriato per essere stato trattato in questo modo, ha detto che avrebbe preso una pistola "e avrebbe sparato in quella bettola".

Quest'uomo molto arrabbiato (e forse drogato) ha raggiunto la macchina di un suo amico nel parcheggio, ha afferrato una pistola calibro .40 all'interno dell'auto e ha iniziato a sparare in aria. Nel frattempo Ben McCoy, un uomo che ha assistito a tutto questo dall'interno del suo veicolo, aveva il suo fucile con sé. Prima che potesse usarlo è stato colpito quattro volte dall'uomo che brandiva la pistola, che poi è fuggito nel bosco.

Nonostante sia stato colpito al petto, allo stomaco, al braccio sinistro e alla coscia destra, McCoy si sta riprendendo e l'assalitore è stato arrestato. Nessuno è stato ucciso, ma la situazione sarebbe stata tragicamente diversa se Ben McCoy e il suo fucile non avessero distratto l'uomo armato.

Certo, in questo particolare incidente è brutto che un uomo innocente sia stato ferito, però non perdete di vista il fatto che la sua presenza armata ha impedito quello che avrebbe potuto essere un bagno di sangue. Accade molto spesso che i possessori di armi le utilizzino, o le brandiscano, e salvino vite, tranne a volte quella dell'assalitore. Ho scelto questo esempio perché è avvenuto nella mia città e volevo esprimere solidarietà al signor McCoy.



Efficacia delle armi

Ho controllato online e ho trovato alcuni numeri interessanti. Un buon sito Web con note a piè di pagina e riferimenti a fonti autorevoli è GunFacts.info. Qui ho imparato quanto segue:
  • Le armi prevengono circa 2,5 milioni di crimini all'anno, ovvero 6.849 ogni giorno. Molto spesso le armi non vengono utilizzate e non viene versato sangue (incluso quello del criminale).
  • Ogni anno 400.000 crimini potenzialmente letali vengono prevenuti grazie alle armi da fuoco.
  • Il 60% dei criminali condannati ha ammesso di aver evitato di commettere crimini quando sapeva che la vittima era armata. Il 40% dei criminali condannati ha ammesso di aver evitato di commettere crimini quando pensava che la vittima potesse essere armata.
  • I criminali riferiscono di evitare di entrare nelle case dove ci sono anche i proprietari perché temono di essere feriti.
  • Meno dell'1% delle armi da fuoco viene utilizzato per commettere un crimine.

Se dubitate dell'obiettività di quel sito web, val la pena di sottolineare che il Center for Disease Control, in una relazione richiesta dal presidente Obama nel 2012 a seguito del massacro di Sandy Hook, ha stimato che il numero di crimini evitati dalle armi potrebbe essere ancora più elevato: ben 3 milioni all'anno, o circa 8.200 ogni giorno.

Un'altra eccellente fonte di informazioni su questo argomento (e su molti altri problemi attuali) è la pagina dedicata al controllo delle armi di JustFacts.org.



Uso difensivo delle armi

In, "L'uso difensivo delle armi va oltre lo sparare ai malviventi", James Agresti ha fornito prove schiaccianti da più fonti che dimostrano che l'uso delle armi a scopo difensivo è più comune ed efficace rispetto a quanto vogliono far credere i fanatici anti-armi. Agresti afferma che "le persone che usano una pistola per scopo difensivo raramente danneggiano (e tanto meno uccidono) i criminali. Questo perché i criminali spesso scappano quando scoprono che i loro obiettivi sono armati."

John Lott, autore del libro "More Guns, Less Crime", è presidente del Crime Prevention Research Center, un'altra eccezionale fonte di informazioni su questo argomento. Scrive:
Tra il 66% ed il 32% di economisti e criminologi afferma che le zone senza armi hanno "maggiori probabilità di attirare i criminali". Un margine compreso tra il 60% e il 40% ritiene che le pistole in casa non aumentino i suicidi. E dal 62% al 35% afferma che le armi sono usate più spesso per autodifesa che nella commissione del crimine.

Questo potrebbe spiegare perché anche il New York Times non abbia ancora affisso un cartellone pubblicitario che urla: "Questa è una zona senza armi da fuoco. Non ci sono pistole qui."

Se potessimo confiscare i 350 milioni di pistole stimati nel Paese, non elimineremo l'uso offensivo delle armi da fuoco? Buona fortuna. C'è motivo di credere che una simile guerra alle armi da fuoco avrebbe più successo della guerra dello stato alle droghe? Perfino un bambino di quinta elementare potrebbe dirvi che finirebbe per essere disarmato solo l'innocente. I criminali non avrebbero problemi a tenere le loro armi, o ad ottenerne una un fiorente mercato nero.

Questo mi spinge a ringraziare i vari Ben McCoy nel mondo, i possessori di armi rispettosi della legge che sono tanto importanti quanto i poliziotti (e probabilmente anche di più) nello sforzo di mantenere gli innocenti sani e salvi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 19 febbraio 2019

Come riconoscere le statistiche fuorvianti sul controllo delle armi





di Tim Hsiao


Il dibattito accademico sul controllo delle armi consiste principalmente in una guerra di statistiche. Nuovi studi emergono ogni tot. settimane e, di conseguenza, entrambe le parti in questi dibattito si stanno costantemente rinchiudendo tra chi avalla o no questo o quell'altro studio in questo o quell'altro Paese.

Per coloro che non sono formati nell'analisi dei dati, questo dibattito può sembrare impossibile da comprendere. Come gli inesperti dovrebbero interpretare i risultati degli studi statistici?



È importante la resistenza, non la prevenzione

Le statistiche sono disponibili in tutte le forme e dimensioni, quindi la prima cosa che dobbiamo fare è determinare quali tipi di statistiche sono rilevanti per il dibattito sul controllo delle armi e quali sono irrilevanti. Per fare questo, è necessario comprendere ciò che rappresenta il dibattito sul controllo delle armi. Non possiamo separare il pertinente dall'influente se non siamo chiari su come inquadrare il problema.

Quindi, in sostanza, in cosa consiste il dibattito sulla proprietà delle armi? Molti sembrano pensare che si tratti di deterrenza; cioè, se la proprietà delle armi possa prevenire un crimine. Il più noto sostenitore di questo punto di vista è John Lott, il quale sostiene che le leggi sul diritto di portare armi sia efficace nel ridurre i tassi di criminalità attraverso la funzione di deterrenza nei confronti dei criminali. La ricerca di Lott è stata corroborata da numerosi altri studi e criticata da altri.

Indipendentemente dal fatto che la ricerca di Lott regga ad un vaglio dettagliato, voglio suggerire che è sbagliato pensare al dibattito sulla proprietà delle armi soprattutto in termini di prevenzione dei crimini. Al contrario, il diritto di possedere armi dipende principalmente dal fatto che le armi sono mezzi ragionevoli per resistere ad un crimine.

Sebbene la prevenzione sia più socialmente desiderabile (è meglio che in primo luogo un crimine non si verifichi affatto), sarebbe un sotto prodotto della resistenza, quindi quest'ultima è più fondamentale. Le armi sono ritenute importanti per l'autodifesa principalmente per la loro capacità di erogare forza letale, il che significa che la resistenza, non la prevenzione, è primaria. La prevenzione è un ulteriore vantaggio, ma è secondaria.

Niente di tutto ciò vuol suggerire che la ricerca di Lott sia sbagliata. Il punto è che la prevenzione e la resistenza sono due cose molto diverse, e su quest'ultima si basa fondamentalmente il dibattito sulle armi.

Per illustrare la differenza, supponete di incontrare un rapinatore mentre fate una passeggiata. Impugnate la vostra arma da fuoco contro il rapinatore che si avventa contro di voi con un coltello. Gli sparate e lo ferite. In tale situazione la pistola non è riuscita a prevenire un crimine, ma ha avuto successo nel resistere ad un crimine. La pistola è stato un mezzo efficace e ragionevole di autodifesa anche se non è riuscita a scoraggiare il rapinatore.

Questo è un punto cruciale che deve essere attentamente valutato: anche se le armi non impediscono il crimine riducendo il tasso complessivo di criminalità, ciò non significa che non sono un mezzo ragionevole per resistere al crimine. La questione più importante è semplicemente una: se le armi facciano un buon lavoro quando vengono usate contro un aggressore. La dissuasione non è la questione chiave in gioco.



I tipi di studi sbagliati

Con quanto detto in mente, siamo ora in grado di valutare la rilevanza degli studi empirici. Supponiamo, a ragion veduta, che i pro-controllo delle armi abbiano ragione nel ritenere che la proprietà delle armi o le leggi sul diritto di portarle non scoraggiano il crimine. Cosa ne conseguirebbe? Niente, in realtà. Dal momento che il dibattito sulle armi riguarda principalmente la questione se esse siano ragionevoli mezzi per resistere ai crimini, il fatto che le armi non possano funzionare per prevenire il crimine non danneggia la tesi del possesso delle armi.

Lo stesso vale anche se le armi incrementano il crimine. Riprendiamo l'esempio precedente che riguarda il rapinatore. Supponiamo che dopo avervi visto impugnare la pistola, il rapinatore si infuri e mi attacchi con maggiore violenza. In tal caso, non solo la vostra pistola non è riuscita a prevenire un crimine, ma potrebbe averlo peggiorato; ma ciò non significa che la vostra arma non sia un mezzo ragionevole per resistere al crimine, né che non fosse giustificato usarla per difendervi.

Il punto è questo: anche se gli studi che dimostrano che il possesso delle armi o le leggi sul diritto di portarle aumentano il crimine sono giusti, in realtà sono irrilevanti. Non ne consegue che le pistole non siano efficaci se usate per l'autodifesa. Poiché i meriti delle pistole riguardano i loro benefici in termini di resistenza, è ingannevole attaccarle concentrandosi sulla mancanza di benefici preventivi. Il fallimento di un'arma nel prevenire un crimine non implica il suo fallimento nel resistervi.

I fautori del controllo delle armi sono quindi colpevoli di un subdolo gioco di prestigio quando citano studi che dimostrano che le armi portano a più crimini, o che i possessori di armi hanno un rischio più elevato di essere uccisi da armi da fuoco. Anche se tutti questi studi sono veri (e ci sono molte ragioni per dubitarne), sono del tutto irrilevanti rispetto a ciò che è effettivamente in gioco nel dibattito sul possesso delle armi; confondono il rischio generale annesso con le pistole e la loro efficacia se utilizzate per l'autodifesa.

Ora, per essere onesti, molti pro-armi sono colpevoli di commettere lo stesso errore, in quanto inquadrano l'intero dibattito in termini di deterrenza e prevenzione della criminalità. Anche se non è sbagliato guardarlo in quest'ottica, dovrebbero essere aspetti secondari rispetto a ciò che conta davvero. I pro-armi dovrebbero dirigere la loro attenzione sul numero di usi difensivi delle armi e sulla loro efficacia per l'autodifesa, poiché questi sono i temi che riguardano direttamente la questione centrale del dibattito sulle armi: resistere al crimine.

Quindi, la prossima volta che vedete uno studio che mostra come la proprietà delle armi possa aumentare il crimine o le possibilità di morire, sappiate che è irrilevante. Essere in grado di distinguere tra prevenzione e resistenza non vi renderà esperti nell'analisi dei dati, ma vi aiuterà molto a superare la palude delle statistiche anti-armi.



I tipi di studi giusti

Il tipo di studi a cui dovremmo prestare attenzione sono quegli studi che si occupano direttamente dell'efficacia delle armi quando usate in uno scenario di autodifesa. Su questo argomento, vi è un consenso chiaro e travolgente sul fatto che le armi da fuoco sono efficaci quando utilizzate per l'autodifesa.

Uno studio del 1993 pubblicato sul Journal of Quantitative Criminology ha rilevato che su otto diverse forme di resistenza al furto, "l'uso della pistola da parte della vittima è stata la strategia di resistenza più coerentemente associata ad esiti positivi (per le vittime di rapine)".

Uno studio del 2000 pubblicato sul Journal of Criminal Justice ha scoperto che uomini e donne che resistevano con una pistola avevano meno probabilità di essere feriti o perdere proprietà di quelli che resistevano usando altri mezzi o che non resistevano affatto. Nel caso delle donne, "avere una pistola rende davvero uguali donne e uomini".

Uno studio del 2004 pubblicato sulla rivista Criminology ha rilevato che su sedici diverse forme di autodifesa delle vittime, "una varietà di tattiche perlopiù forti, compresa la resistenza con una pistola, sembra avere gli effetti più forti nel ridurre il rischio di lesioni".

Infine, uno studio del 2010 pubblicato su Crime and Delinquency, ha rilevato che la resistenza con una pistola diminuiva le probabilità di completamento di una rapina e di uno stupro del 93% e del 92%, rispettivamente.

Facendo un bilancio di questi punti, l'Institute of Medicine e il National Research Council hanno concluso in una revisione del 2013:
Gli studi che hanno valutato direttamente l'effetto degli usi difensivi delle pistole, hanno scoperto percentuali di ferita costantemente più bassi tra le vittime di reati con armi da fuoco rispetto alle vittime che hanno usato altre strategie di autodifesa.

Quando si tratta di utilizzare studi e statistiche, entrambe le parti tendono a concentrarsi sull'impatto del possesso delle armi e delle leggi sul diritto di portarle nel causare o scoraggiare la violenza. Queste sono certamente questioni interessanti da esaminare, ma la deterrenza (o la sua mancanza) non è rilevante nella domanda chiave sul dibattito sulle armi: ciò che conta è se le armi siano efficaci nel fare ciò che sono progettate per fare. E su questa domanda vi è un chiaro consenso sul fatto che le armi da fuoco sono estremamente efficaci nell'autodifesa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 29 gennaio 2019

Le leggi sul controllo delle armi non hanno protetto le vittime della sparatoria di Jacksonville, le hanno lasciate indifese




di Amy Swearer


Lo scorso agosto un ragazzo a Jacksonville, in Florida, ha aperto il fuoco contro altre persone, uccidendone due e ferendone 10 prima di togliersi la vita.

Sembrava che, come molte altre sparatorie di massa prima di questa, le leggi sulle armi avrebbero dovuto essere sufficienti ad impedirgli di possedere armi da fuoco. Invece, ancora una volta, le leggi sulle armi hanno fatto poco più che imporre barriere per i cittadini rispettosi della legge, i quali sono stati lasciati indifesi.



Il fallimento dell'applicazione della legge

È evidente che l'aggressore avesse molti dei tratti comuni dei vari aggressori pubblici di massa. Veniva da un famiglia estremamente disagiata e aveva problemi di salute mentale e comportamentali. Era un emarginato sociale che, sebbene non del tutto paranoico, pensava di essere oppresso dalla sua famiglia e dalla società.

Non era mai stato condannato per un qualsiasi crimine, ma aveva avuto numerose interazioni con le forze dell'ordine a causa di scoppi di rabbia che mostravano comportamenti minacciosi. Andava male a scuola e alla fine aveva abbandonato il college.

I documenti del tribunale rivelano che l'aggressore da adolescente era stato ricoverato involontariamente in strutture di salute mentale in sei diverse occasioni, aveva trascorso 97 giorni in una struttura dello Utah per giovani con problemi di salute comportamentale, e sua madre chiamava regolarmente la polizia a causa dei suoi comportamenti. In base alle leggi del Maryland e quella federale, i ricoveri involontari erano sufficienti ad impedirgli l'acquisto o il possesso legale di armi da fuoco, a meno che non avesse ripristinato i suoi diritti.
Nel Maryland il ripristino dei diritti al possesso delle armi implica un processo abbastanza intenso che include la presenza di professionisti in salute mentale che attestino la solidità dello stato mentale dell'individuo. È altamente improbabile che l'aggressore di Jacksonville avesse ripristinato i suoi diritti ai sensi della legge del Maryland, ma non lo sappiamo per certo.

Eppure, secondo i funzionari, l'aggressore è stato in grado di acquistare due pistole da un rivenditore di armi da fuoco con licenza federale a Baltimora, il che significa che ha superato, come minimo, un test federale sulla salute mentale, ha presentato le sue impronte digitali e ha superato un corso di addestramento sulla sicurezza delle armi da fuoco.

Non è ancora noto se lo stato di salute mentale dell'aggressore fosse stato segnalato al database corretto, se fossero stati secretati perché minorenne quando gli eventi si verificarono, o se qualche altro contrattempo abbia impedito all'armeria di scoprire attraverso controlli obbligatori che l'aggressore non poteva acquistare un'arma da fuoco.



Volerci difendere non ci rende insensibili

Ma nulla di tutto ciò ha impedito ai fautori del controllo delle armi di chiedere immediatamente l'imposizione di leggi più rigide per i cittadini rispettosi della legge. Né ha impedito a certi sostenitori del controllo delle armi di accusare nuovamente i proprietari di armi rispettosi della legge di ignorare le vittime.

Come analista giuridica, il disprezzo di un diritto costituzionale mi infastidisce. Come persona, le accuse di insensibilità mi danno la nausea.

Ho visto il video della sparatoria e sono stata sopraffatta dall'emozione. Percepivo il panico, la paura e l'incredulità. Sentivo le urla disumane dei feriti e i lamenti di coloro feriti. Sentivo le preghiere dei morenti nei loro ultimi momenti.

E il mio cuore si spezzava per quello che sentivo, per il male insensato e il dolore inflitto ad innocenti.

Ma si spezzava anche per quello che non ho sentito: i rumori di una difesa legittima.



Non autorizzati a difendersi

Per 16 lunghi secondi un individuo si trovava in un luogo pieno di vittime disarmate. Quei 16 secondi che avrebbero potuto essere molti di più, visto che l'aggressore aveva due pistole e munizioni extra che però non ha usato.

Mi ci vogliono quattro secondi per estrarre la mia arma dalla fondina, individuare una minaccia ed eliminarla. Ma per 16 secondi le persone in quella stanza non potevano fare nulla.

In quei momenti erano senza difese di fronte al loro carnefice. Li abbiamo lasciati indifesi. Non avevano sicurezza armata, nessuna protezione e nessuna scelta. Jacksonville ha impedito loro di difendersi dichiarando la zona "area in cui le armi non possono entrare" e trascurando di fornire qualsiasi altra protezione. Si è scoperto che queste leggi statali non erano sufficienti per fermare l'aggressore, un 24enne con una lunga storia di problemi di salute mentale e comportamentali.
La mattina dopo la sparatoria la CNN ha pubblicato un articolo dal titolo “Don’t Try to Sugarcoat the Horror of Jacksonville”. L'autore sbaglia molte cose, soprattutto fa apparire i diritti del secondo emendamento come qualcosa da sadici, come se fossero qualcosa inventata da menti malate piuttosto che una parte inestricabile dell'intero quadro che garantisce la libertà di un popolo.

Suggerisce che i sostenitori del Secondo Emendamento vogliono semplicemente proteggere i loro fucili; un'affermazione assurda ed imbecille, visto che è vero esattamente il contrario: le armi servono per proteggerci dal tipo di male mostrato a Jacksonville.

In un editoriale privo di sostanza e scritto da un decerebrato per altri decerebrati, si accusano alcune persone di mancare di empatia e di non riuscire a comprendere l'analisi di fondo per paura di dove le risposte potrebbero condurle.



Il male esiste, quindi difendiamoci da esso

Ma in un certo senso, sono d'accordo con il punto principale dell'autore: la risposta non è far scomparire la sofferenza, ma di abbracciare la sua esistenza.

La nostra realtà è che il male esiste. Gli esseri umani si feriscono a vicenda. Da quando Caino colpì Abele fino alla sparatoria di Jacksonville, gli esseri umani si sono fatti del male a vicenda. Nonostante le nostre leggi, nonostante le nostre precauzioni, nonostante le nostre migliori intenzioni, il male esiste e gli esseri umani si feriscono a vicenda.

Dobbiamo abbracciare questa realtà e quindi dobbiamo prendere adeguate precauzioni.

Circa 100 milioni di americani hanno scelto di spiegare l'esistenza del male armandosi contro di esso, in conformità con un diritto costituzionale che esiste in primo luogo come un controllo contro il male.

L'anno scorso gli americani hanno usato le loro armi per legittima difesa tra le 500.000 e le 3 milioni di volte. E mentre speriamo che il giorno non arrivi mai quando il male alzerà la sua brutta testa nei nostri confronti, sappiamo che se lo farà, potremmo avere una possibilità di combattere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 15 gennaio 2019

A quanto pare pochi hanno capito il punto reale nella stampa 3D delle armi

Una delle domande che spesso ricorre quando avvengono delle sparatorie di massa è la seguente: è possibile che una cittadinanza armata possa fermare queste follie? La risposta è Sì ed è documentata in un report dell'FBI, il quale passa al vaglio 50 episodi di aggressori armati attivi tra il 2016 ed il 2017. Gli incidenti con suddetti sono definiti come "uno o più individui attivamente coinvolti nell'uccisione o nel tentativo di uccidere persone in un'area popolata". L'FBI conclude la sua analisi osservando: «I cittadini armati e disarmati hanno ingaggiato l'aggressore in 10 incidenti. Hanno concluso in modo sicuro e con successo le sparatorie in otto di questi incidenti. Le loro azioni disinteressate probabilmente hanno salvato molte vite.» Non sorprende che, in 6 di questi 10 casi, colui che interveniva avesse un porto d'armi regolare ed un'arma regolarmente denunciata. Solo circostanze eccezionali o coraggio eccezionale portano un individuo disarmato a confrontarsi con un killer armato. Forse uno deve avere familiarità con le pistole per tentare. L'FBI scrive: «In quattro casi i cittadini in possesso di porto d'armi validi per armi da fuoco hanno fermato con successo l'aggressore. In due [di questi] incidenti, i cittadini hanno ingaggiato a fuoco l'aggressore. In due episodi, i cittadini hanno tenuto sotto tiro l'aggressore fino all'arrivo delle forze dell'ordine.» In un altro incidente: "un cittadino in possesso di un regolare porto d'armi è stato ferito prima che potesse sparare all'aggressore". Nell'ultimo dei sei incidenti, l'aggressore è stato accolto da armi spianate ed è fuggito. Pertanto un cittadino armato ha posto fine ad una sparatoria di massa in quattro casi, o all'8% delle sparatorie. L'economista John Lott sostiene che l'FBI non abbia tenuto conto di alcune sparatorie e che la percentuale reale negli ultimi anni sia di circa il 15%. In ogni caso, una percentuale significativa di sparatorie di massa è stata fermata da cittadini armati e molte vite sono state salvate. Disarmare la popolazione vuol dire fare un favore ai criminali.
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di Jeffrey Tucker


Il progetto di Cody Wilson per la stampa 3D delle pistole è tornato ancora una volta all'attenzione nazionale. Stavolta perché la compagnia di Cody ha (sorprendentemente) vinto una causa contro il Dipartimento di Stato che in precedenza aveva emanato un ordine restrittivo contro Defense Distribuited, citando il regolamento internazionale sul traffico delle armi.

Ci sono echi qui con la lunga battaglia per la PGP, che alla fine è stata vinta, con grande beneficio per la libertà individuale e la privacy. Fortunatamente ha vinto la libertà di parola. Alla fine potrebbe addirittura salvare il diritto di scaricare e stampare una pistola.

Ricordo l'ordine di rimozione per il progetto e Cody era coinvolto in una lotta ai massimi livelli. Questa era la battaglia che voleva e ce l'ha fatta. La sua vita non sarebbe mai più stata la stessa.

L'ordine precedente contro la DD è stato annullato, consentendo così alla sua azienda di rilasciare file digitali che consentono a chiunque abbia una stampante 3D di produrre una pistola funzionante a casa. Questa pistola ignora le consuete normative riguardanti i numeri seriali, la registrazione e la regolazione. Questo è il modo per provocare il panico in tutte quelle persone che vogliono restringere l'uso delle armi da fuoco.

Il panico non riguarda solo la distribuzione di massa di pistole non regolamentate; si tratta della perdita del controllo in generale.



Nessun controllo

Questa pistola è una manifestazione della nuova realtà digitale: il mondo fisico è ormai basato sull'informazione. L'unico modo per controllarlo è mettere la museruola alle persone, violare i diritti di libertà di parola e trasformare radicalmente un principio che siamo ormai siamo tenuti a credere che sia una relazione tra individuo e stato.

Tenete presente che Defense Distributed non produce né distribuisce armi. È solo flusso di informazioni. È un'azienda e un sito web, ma non mantiene alcuna relazione proprietaria con le informazioni che distribuisce. Ogni download può (ed è stato) duplicato e riprodotto all'infinito utilizzando qualsiasi piattaforma digitale: il mainstream web, il dark web, la messaggistica istantanea, le comunicazioni e-mail criptate, gli SMS, ogni tipo di applicazione basata su SMS, ecc.

Potete provare a controllare questa distribuzione di informazioni, ma nemmeno i regimi più totalitari di oggi vi hanno avuto successo. L'informazione è davvero un'idra a più teste, ma nemmeno questo spiega esattamente di cosa stiamo parlando. L'unico modo per controllare pienamente i flussi di informazioni in un'era digitale è assumere il pieno controllo del pensiero stesso, che è un'ambizione irrealizzabile in questo mondo, anche dal sistema più completo ed efficiente di controllo del pensiero che si possa immaginare.

Ed è esattamente il punto che Cody stava cercando di portare avanti.



I bei tempi del 2013

Cody fa parte di una generazione di intellettuali ed attivisti che dopo il 2008 ha visto nascere questo tipo di mondo. Molte cose precedentemente inimmaginabili sono cominciate ad accadere nel mondo digitale. La condivisione di file su reti distribuite ha rilasciato online grandi quantità di materiale protetto da copyright. Lo stato ha cercato di stare al passo, ma senza alcun risultato: il sistema di condivisione di file distribuiti è cresciuto nel corso dei decenni ed è continuato nonostante la scure dello stato.

Poi nel 2009 è accaduto qualcosa di incredibile: il denaro, il bene che lo stato aveva nazionalizzato 100 anni fa e in gran parte dominato per migliaia di anni, è entrato nel regno dell'economia dell'informazione. Questo era l'ultimo pezzo del puzzle, per così dire. Ora avevamo tutti i pilastri essenziali della vita commerciale e culturale traslati nel mondo dell'informazione, vale a dire, migrati nel regno in cui il potere non era più efficace.

La rivoluzione, a quei tempi, sembrava inarrestabile. Nel primo decennio del XXI secolo, queste persone erano conosciute come cypherpunk, perché usavano il codice informatico e la crittografia per aggirare i canali ufficiali di produzione e distribuzione di informazioni.

Più tardi tale movimento è mutato in quello che è divenuto noto come criptanarchismo. Il punto non era dover convincere le persone di una determinata filosofia, ma mostrare come avessimo gli strumenti per rendere la libertà una realtà. Abbiamo imparato come bypassare i due punti forti dello stato: i suoi monopoli giurisdizionali sulla forza e la sua capacità di mettere a tacere. Bypassarli con strumenti di libertà che non avevano un punto centrale di fallimento.

Le pistole stampate in 3D esistevano ben prima che arrivasse Cody Wilson, ma il suo contributo geniale è stata la volontà e il desiderio di alzarsi ed essere il volto di questo cambio di paradigma. Sapeva che per chiarire il punto, i media avevano bisogno di qualcuno da incolpare, qualcuno da demonizzare, un solo prodotto (una pistola!) su cui concentrarsi, per scrivere le loro storie e discutere delle implicazioni. Ispirare questo dibattito è stato il suo intento.

Cody era e non è un fanatico delle armi; era ed è un fanatico delle informazioni. Ha visto quello che molti di noi hanno visto. Ha scelto di agire in base ai nuovi ideali. È stato disposto a diventare il manifesto di un movimento che, di fatto, non ha nessun capo.



Non si tratta di Cody

I giornalisti che scrivono di questo argomento non hanno capito il punto. Sono abituati a coprire le questioni concentrandosi su persone, istituzioni e prodotti; discernendo tra buoni e cattivi sulla base delle dottrine della religione civica. Non sono disposti a coprire cambiamenti di paradigma su larga scala nella relazione tra individuo e stato. Non comprendono le implicazioni del decentramento, le implicazioni della mercificazione delle reti di informazione e cosa questo significhi per il controllo del mondo.

Ed è proprio per questo che la copertura editoriale della prima settimana di agosto 2018 è stata così assurda. Volevano concentrarsi su Cody e demonizzarlo. Ciò che non riuscivano a capire era il punto centrale di Cody: il mondo fisico sta migrando verso un regno diverso, il mondo dell'informazione che nessuno può controllare. Il mondo del futuro è incontrollato e incontrollabile.

Questo era il suo punto centrale. Non si trattava di armi in quanto tali. Non si trattava nemmeno di stampa 3D in quanto tale. Il suo punto centrale riguardava i flussi di informazione e l'ineluttabilità del potere in un mondo digitale. Niente sarà più lo stesso. Questa è la nostra realtà attuale; non è, tuttavia, la nostra attuale politica o tipo di giornalismo.

Cody e noi abbiamo sottovalutato la resilienza delle forze reazionarie nel mondo di oggi. Il paradigma sta cambiando, ma non senza attriti, non senza vittime, non senza un profondo turbamento dello status quo, che reagirà con strumenti che conosciamo e alcuni che ancora non comprendiamo.

Viviamo giorno per giorno, vivendo solo la scena passeggera che vediamo sui social media. Ma ci sono forze più grandi al lavoro. Non c'è possibilità di censurare definitivamente il futuro, con nessuno degli strumenti che hanno plasmato il passato. La grande migrazione sarà da un'economia basata sulle cose regolate dallo stato ad un'economia basata sulle idee regolate solo dalle scelte degli individui che compongono la società stessa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 28 agosto 2018

L'uso difensivo delle armi va oltre lo sparare ai malviventi



Lo scopo principale delle leggi sul controllo delle armi non è quello di ridurre i crimini contro le persone, è quello di disarmarle rendendo gli elettori dipendenti dallo stato per la protezione.
Quest'ultimo, però, offre poca protezione. Sono pochi i reati che la polizia risolve senza le persone informate sui fatti. Non può arrivare a casa vostra in tempo per salvarvi da un attacco di un criminale armato.
Poi c'è la storia del poliziotto che ha violentato la donna che aveva chiesto aiuto. Senza armi, la donna era indifesa.
Tutti lo sanno nella leadership del movimento per il controllo delle armi. A loro non importa. Considerano più importante l'obiettivo di una popolazione indifesa e disarmata piuttosto che quello di ridurre i crimini. Queste persone vogliono il potere. Una popolazione armato limita l'estensione di tal potere.

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di James Agresti


In un articolo del New York Times intitolato “How to Reduce Shootings,” scrive Nicholas Kristof: "È vero che le armi vengono occasionalmente usate per fermare atti di violenza. Ma contrariamente a quanto suggerisce la National Rifle Association, è raro. Uno studio del Violence Policy Center ha rilevato che nel 2012 vi sono stati 259 omicidi giustificabili da parte di cittadini privati che hanno utilizzato un'arma da fuoco".

Questa affermazione è sciatta e grossolana, facendo finta che le armi da fuoco contrastino la violenza solo quando sono usate per uccidere criminali. Come spiegato dalla National Academies of Sciences in un'analisi di oltre 300 pagine di studi sulle armi da fuoco: "L'uso di una pistola per difesa non deve per forza ferire o uccidere l'assalitore. Piuttosto, per valutare i benefici dell'autodifesa, è necessario misurare il crimine ed evitare ferimenti. Il risultato particolare per un trasgressore è di scarsa rilevanza".

Allo stesso modo, un documento del Journal of Criminal Law and Criminology del 1995 afferma: "Questo è un problema troppo serio per trarre conclusioni basandosi su statistiche stupide che mettono a confronto il numero di vite stroncate dalle armi con il numero di criminali uccisi dalle vittime. Uccidere un criminale non va a beneficio della vittima, ma piuttosto è un incubo che la tormenterà per anni".



Prevenzione del crimine

Lo scopo di avere un'arma per la difesa non è uccidere criminali, ma impedire loro di uccidere o danneggiare altri. Di conseguenza lo stesso documento del 1995 ha rilevato che "solo l'8%" di persone che usano un'arma per la difesa "riferisce di aver ferito un malvivente." Data la dimensione del campione dello studio, suddetta percentuale presenta un margine di errore di campionamento di ±4 punti percentuali. Gli autori concludono che "il tasso di ferimenti dell'8.3% è probabilmente troppo alto" e che gli usi delle armi per scopi difensivi "sono meno gravi nelle loro conseguenze di quanto suggeriscono i nostri dati".

In altre parole, le persone che usano un'arma per difesa raramente fanno del male (molto meno uccidono) i criminali. Questo perché i criminali spesso si allontanano quando scoprono che i loro bersagli sono armati. Un'indagine del 1982 su criminali di sesso maschile in 11 prigioni statali negli Stati Uniti ha rilevato che il 40% di loro aveva deciso di non commettere un crimine perché "sapeva o credeva che la vittima avesse una pistola".

Contrariamente all'affermazione ingannevole di Kristof, una serie di dati credibili ci dice che i civili usano le armi per fermare violenze più di 100,000 volte all'anno.

Ad esempio, il suddetto documento del 1995 si basava su un'indagine di 4,977 famiglie, secondo cui almeno lo 0.5% delle famiglie nei precedenti cinque anni aveva membri che avevano usato un'arma per difesa durante una situazione in cui pensavano che qualcuno "quasi certamente sarebbe stato ucciso" se "non avessero usato un'arma per protezione". Applicato alla popolazione degli Stati Uniti usando metodi scientifici standard, ciò equivale ad almeno 162,000 vite salvate all'anno, escludendo tutti "i militari, la polizia, o le guardie giurate".

Dato che questi dati risalgono agli anni '90 e si basano sulle opinioni soggettive della gente su cosa sarebbe successo se non avessero usato una pistola, dovrebbero essere prese con le pinze. Tuttavia la stessa ricerca ha rilevato che il numero di persone che utilizzavano un'arma per l'autodifesa era circa sei volte maggiore del numero che affermava che l'utilizzo di un'arma "quasi certamente" avrebbe salvato una vita. Ciò equivale ad almeno 1,029,615 usi delle armi all'anno, compresi quelli in cui sono state salvate vite e casi di minore entità.



Di fronte ai fatti

In particolare, il criminologo anti-armi Marvin E. Wolfgang ha elogiato sul Journal of Criminal Law and Criminology uno studio condotto dai ricercatori pro-armi Gary Kleck e Marc Gertz. Altri studi dimostrano che gli usi difensivi delle armi sono molto più comuni di quanto Kristof induca a credere i suoi lettori.

Il ricercatore anti-armi David McDowall e altri hanno condotto un'indagine importante sull'uso delle armi per scopi difensivi pubblicata sul Journal of Quantitative Criminology nel 2000. Gli autori non hanno portato i risultati dell'indagine alle loro conclusioni logiche usando la pratica comune di ponderarli per determinare quali sarebbero stati i risultati a livello nazionale. Ma quando si tiene conto di questo aspetto, i risultati implicano che gli statunitensi usano le armi per difendere loro e gli altri dai criminali almeno 990,000 volte l'anno. Questa cifra spiega solo i casi "chiari" di uso delle armi a scopo difensivo e si basa su una ponderazione progettata per minimizzare gli usi delle armi a scopo difensivo.

Allo stesso modo, un sondaggio del 1994 condotto dall'U.S. Centers for Disease Control and Prevention (CDC) ha scoperto che gli americani usano le armi per spaventare gli intrusi che irrompono nelle loro case circa 498,000 volte all'anno.

Nel 2013 il Presidente Obama ha ordinato al Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani e al CDC di "condurre o sponsorizzare ricerche sulle cause delle violenze armate e sui modi per prevenirle." In risposta il CDC ha chiesto all'Institute of Medicine and National Research Council di "convocare una commissione di esperti per sviluppare un programma di ricerca incentrato sugli aspetti di salute pubblica relativi alla violenza legata alle armi da fuoco..." Questa commissione ha studiato la questione e ha concluso:
L'uso delle armi per scopi difensivi da parte delle vittime di reati è un evento comune, anche se il numero esatto continua ad essere contestato...

Quasi tutte le stime dei sondaggi nazionali indicano che gli usi delle armi per scopi difensivi da parte delle vittime sono almeno tanto comuni quanto quelli offensivi dei criminali, con stime di usi annuali che vanno da circa 500,000 a più di 3 milioni...

Alcuni studiosi indicano una stima radicalmente inferiore, di soli 108,000 di usi difensivi annuali in base al National Crime Victimization Survey, ma questa stima di 108,000 è difficile da interpretare perché agli intervistati non è stato chiesto specificamente l'uso delle armi.

Gli studi che hanno valutato direttamente l'effetto degli usi delle armi per scopi difensivi (cioè, incidenti in cui un'arma è stata "usata" dalla vittima per attaccare o minacciare un criminale) hanno riscontrato tassi di ferimenti sempre più bassi tra le vittime utilizzanti un'arma rispetto alle vittime utilizzanti altre strategie di autodifesa...

In breve, la differenza tra i dati sull'uso delle armi per scopi difensivi e la cifra ingannevole di Kristof è enorme. Ingannando i suoi lettori facendo credere loro che raramente le armi sono usate per la difesa, lui ed i suoi redattori del Times potrebbero dissuadere persone che altrimenti potrebbero salvare vite grazie alle armi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 13 marzo 2018

Armi e scuole: il mercato può fare meglio?

Dopo la recente strage in una scuola pubblica negli States, insorge per l'ennesima volta il dibattito riguardo il controllo delle armi. Viene da chiedersi se almeno una delle persone che chiede una restrizione alle armi sia mai stata ad Acapulco o in Messico in generale... Nonostante le pesanti leggi contro il possesso delle armi, le persone oneste sono rimaste alla mercé dei criminali. Comunque, il buon senso e la logica pare sempre che siano le vittime successive di queste sparatorie, come se l'abolizione del secondo emendamento (l'unica cosa che ancora rende l'America un Paese civile) possa rappresentare una soluzione a tragedie del genere. Salvo poi "scoprire" che i media si scordano sempre di menzionare le volte in cui insegnanti armati hanno impedito stragi della stessa portata di quella avvenuta in Florida. Se davvero si volesse partire da un punto sensato per arginare episodi di violenza del genere, bisognerebbe semplicemente:

1. Porre fine alla lotta alla droga e decriminalizzarne l'uso;
2. Promulgare leggi migliori per quanto riguarda il trattamento della malattia mentale (badate bene, il punto 1 e 2 sono molto legati);
3. Privatizzare l'intero sistema sistema scolastico, permettendo ai genitori di scegliere se mandare i propri figli in scuole in cui non c'è personale armato, in scuole in cui c'è personale armato, o seguire la strada dell'homeschooling.

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di Jeff Deist


Non c'è un'epidemia di violenza armata in America; anzi, il contrario. Ma la recente sparatoria in una scuola superiore in Florida c'ha ricordato i profondi problemi culturali alla base della nostra società. Questi problemi vanno oltre lo scopo del libertarismo di per sé, ma ancora una volta possiamo osservare che una maggiore libertà richiederà una rinascita della società civile: il nichilismo e la disperazione in ogni segmento della popolazione sono molto più pericolosi dei "fucili d'assalto". Meno possiamo governarci, più inviteremo lo stato ad intervenire.[1]

Milioni di armi già sono in possesso di varie famiglie americane, quindi promulgare leggi "come quelle in Europa" non funzionerà. Cessioni volontarie di armi da fuoco alla polizia non scalfirà nemmeno la superficie del problema, e tanto meno fermerà i criminali. La confisca involontaria è inefficiente sia dal punto di vista politico che pratico.

Non esistono soluzioni politiche top-down. Il controllo delle armi in realtà non previene il crimine, ma fornisce alla classe politica e ai media l'ennesimo dibattito culturale fuorviante. Gli americani sono profondamente divisi sulle armi, così come sono profondamente divisi sull'aborto, sul cambiamento climatico e su decine di altre questioni. E perché dovremmo aspettarci il contrario in un Paese in cui ci sono 320 milioni di persone con economie e culture diverse?

Il vero federalismo, a lungo abbandonato dai progressisti e dai conservatori, è un approccio che ha il potenziale di ridurre i conflitti politici sulle armi. Manhattan e Montana potrebbero avere prospettive diverse, ed entrambi possono gestire le cose senza il Congresso. Contrariamente a quanto si crede, il Secondo Emendamento non è né una legge "federale" sulle armi, né ha creato un diritto alla proprietà privata delle armi. Ha semplicemente sancito l'idea che "il popolo" debba essere armato per difendersi potenzialmente contro lo stato stesso.

Non abbiamo bisogno di una costituzione per riconoscere che tutti gli esseri umani hanno un diritto innato e preesistente all'autodifesa. Per rendere efficace questo diritto (specialmente per i membri più deboli della società) devono essere impiegati strumenti. Le armi sono semplicemente tali strumenti, oggetti inanimati che non possono ricadere in categorie innate di bene o male. Il diritto di possedere armi è un derivato naturale della proprietà dei nostri corpi.

La risposta libertaria alle sparatorie di massa, in particolare alle sparatorie nelle scuole, è quella di consentire agli insegnanti e ad altro personale di portare armi nei campus. In realtà, il programma libertario più ampio è quello di permettere alla maggior parte delle persone di essere armate, o almeno potenzialmente armate, per creare una società più sicura (per non dire più educata). Se non possiamo schioccare le dita e produrre città e quartieri privi di criminalità dove nessuno ha bisogno di portare una pistola, dovremmo come minimo consentire a tutti di avere la capacità di dissuadere o difendersi dai criminali.

Tutto questo è teoricamente giusto, ma ignora l'impulso del mercato di esternalizzare i servizi agli specialisti. Questo è il motivo per cui i quartieri ingaggiano pattuglie di sicurezza private e perché le celebrità assumono guardie del corpo professioniste. Non tutti vogliono portare con sé una pistola o addestrarsi nel suo uso. E c'è il problema della grandezza, in cui le persone potrebbero trovarsi schierate contro bande criminali organizzate.

Piuttosto che discutere incessantemente sul complesso processo politico di elaborare leggi sul controllo delle armi, dovremmo pensare a soluzioni di mercato che si concentrino sul controllo della criminalità. Dovremmo pensare in termini di economia di mercato, dove la proprietà privata e gli incentivi corretti ci forniscono ciò che il governo e le leggi non possono: un meccanismo per determinare possibili danni e il costo della protezione o della prevenzione di tali danni. La gente vuole quartieri e scuole sicuri, e questo è solo un altro modo per dire che esiste un mercato per tali necessità.

In generale, il sistema legale degli Stati Uniti impone la responsabilità ai proprietari di determinati spazi la cui negligenza (o condotta intenzionale) si traduce in qualcuno che rimane ferito in quella determinata proprietà.

In base all'identità della parte lesa, vengono accordati gradi diversi di responsabilità legale ("dovere") nei confronti dei proprietari terrieri: un trasgressore, ad esempio, ha meno diritto a fare causa per infortunio rispetto ad un invitato (cioè, un cliente). La legge tiene in considerazione se la parte lesa abbia uno scopo legittimo di essere lì, e in alcuni casi se abbia contribuito alla sua ferita per sua negligenza.

Il dovere di rendere la propria proprietà sicura da un particolare danno riguarda, in un certo senso, la prevedibilità di tale danno. Lasciare il latte versato in un corridoio del supermercato troppo a lungo potrebbe comportare un danno al proprietario se un cliente scivola e si fa male — una caduta abbastanza prevedibile e chiaramente causata dal pavimento bagnato. Ma gli atti criminali intenzionali di una terza parte generalmente assolvono il proprietario. Dopotutto, nessun aggressore armato era mai entrato prima nel supermercato, quindi perché il proprietario avrebbe dovuto difendersi da questo evento molto improbabile?

Ma un distretto scolastico pubblico dovrebbe avere un dovere più marcato di mantenere gli studenti al sicuro rispetto a quello di un proprietario di un supermercato? Probabilmente sì, visto che nella nostra società la vita dei bambini è forse più importante di quella degli adulti.

Inoltre, le sparatorie nelle scuole sono ora più prevedibili nonostante rimangano estremamente rare? L'attenzione dei media e la notorietà data a tali sparatorie cambiano il calcolo? Forse oggi le sparatorie nelle scuole potrebbero essere considerate prevedibili agli occhi di una giuria.

Non possiamo necessariamente trarre conclusioni qui, ma la domanda è: i proprietari delle scuole pubbliche — in genere i distretti scolastici municipali o provinciali — dovrebbero essere immuni da cause legali per sparatorie semplicemente perché sono suddivisioni politiche degli stati? Dovrebbero godere dell'immunità, o dovrebbero essere costretti a prendere in considerazione misure di sicurezza come devono fare i proprietari privati? Dopotutto, sembra chiaro che una sparatoria di massa in una prestigiosa scuola privata si tradurrebbe in un contenzioso legale.

Sembra chiaro che imporre una responsabilità extracontrattuale ai proprietari e agli operatori scolastici, anche ai funzionari di governo, migliorerebbe la sicurezza e fornirebbe una fonte di risarcimento per le famiglie delle vittime. Le agenzie di sicurezza private, che hanno una reputazione sul mercato da proteggere, quasi certamente fornirebbero un servizio più efficiente della polizia di stato — per la semplice ragione che più crimine punirebbero, più i loro profitti aumenterebbero, senza invece passare per i vari solleciti odierni di un aumento del budget della polizia. E i modelli di sicurezza privati come quelli a Disneyland traggono vantaggio dal voler creare un ambiente sereno e felice, in cui le forze di sicurezza hanno ogni incentivo a non esacerbare le situazioni o ad assumersi le loro responsabilità.

Inoltre i modelli di assicurazione privata potrebbero aiutare le scuole a stanziare razionalmente i fondi relativi ai rischi coinvolti. Poiché le sparatorie nelle scuole sono rare, i premi per coprire un evento del genere dovrebbero essere limitati. Ma anche altri tipi minori di criminalità nelle scuole potrebbero essere assicurati, aiutando gli amministratori a capire meglio cosa devono affrontare. E le compagnie di assicurazione si farebbero in quattro per offrire consigli su come evitare le sparatorie, dal momento che sarebbe nel loro interesse impedire che tali cose accadessero visti i costi in cui incapperebbero.

Certo, le scuole pubbliche che utilizzano i fondi dei contribuenti per assumere sicurezza privata e pagare i premi assicurativi confonde un po' le acque, ma almeno sposta tutte le parti coinvolte — distretti scolastici, amministratori, insegnanti, fornitori di sicurezza e genitori — verso un approccio basato sul mercato per scuole più sicure. La responsabilità extracontrattuale, per quanto imperfettamente amministrata dai tribunali statali, offre un modo per allineare gli interessi dei genitori e dei proprietari delle scuole nel prevenire ulteriori eventi orribili.

Un sistema razionale di sicurezza privata e controllo della criminalità si concentrerebbe sulle soluzioni di mercato, le quali riducono la criminalità in generale e forniscono un risarcimento significativo alle vittime. In altre parole, si concentrerebbe sulla prevenzione e sulla restituzione. Il mercato può fornire entrambe le cose molto meglio dello stato, con il suo sistema amorfo e distorto di giustizia e incarcerazione di massa — pagato dai contribuenti che afferma di rappresentare.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Sfortunatamente Murray Rothbard non scritto molto sulle armi e sulla cultura delle armi come ha fatto invece per altri argomenti. Nel libro For A New Liberty attacca il controllo delle armi sia dal punto di vista concettuale che empirico, definendolo un impulso snob di chi è abbastanza fortunato da vivere in aree sicure e abbastanza ricco da non preoccuparsi per la perdita di una piccola parte della sua proprietà (come il portafogli rubato in una rapina o la macchina rubata). E nel libro Making Economic Sense condanna una proposta dell'era Clinton di aumentare le tasse federali sui venditori di armi.

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giovedì 23 novembre 2017

Un credo sempre a portata di mano: .357, .45 e le glock





di Gary North


Per quanto riguarda l'assassinio di massa nella chiesa del Texas, il presidente Trump aveva ragione: era un bene che qualcuno avesse una pistola.

Qualcuno fuori dalla chiesa aveva un fucile. Sapeva come usarlo. Le autorità locali saranno dispensate dal costo di tenere prigioniero l'assassino. Non ci sarà alcuna carcerazione a vita, nessuna possibilità di appello e nessun ribaltamento di tale sentenza da parte di una commissione per la libertà condizionale. L'assassino è stato trasferito alla Corte Suprema. Sono certo che sia stato giudicato e condannato. Non ci sarà alcun appello. Non ci sarà alcuna libertà vigilata.

Tuttavia. . . .

Se ogni uomo di quella chiesa avesse avuto un'arma, meno persone sarebbero morte.

Se ogni donna di quella chiesa avesse avuto un'arma, ancor meno persone sarebbero morte.

È comune per la maggior parte delle chiese avere una persona che dà il benvenuto alla porta. La mia chiesa ne ha due. Se entrambi avessero una pistola domenica prossima, mi sentirei sollevato. Due persone che danno il benvenuto, due pistole. Questo comportamento sarebbe coerente con quello che Gesù ha insegnato:

Poi disse: «Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine». Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli rispose «Basta!». (Luca 22: 35-38).

Preferirei nuove persone che danno il benvenuto. Dovrebbero essere alte almeno sei piedi e pesare 220 libbre.

Lo so, lo so: questo sarebbe considerato estremismo. Ma ad un certo punto, se le cose continuano così come sono continuate finora, questo non sarà più considerato estremismo.

Una volta tutto ciò era comune nell'ovest degli Stati Uniti. Un buon libro su questo argomento è quello di Ross Phares, Bible in Pocket, Gun in Hand: The Story of Frontier Religion (1971).

Suppongo di guardare un po' troppo avanti nel futuro, ma se ci saranno altri 40 o 50 massacri nelle chiese fondamentaliste, gli atteggiamenti cambieranno.

Portare un'arma non sarà mai accettato nelle chiese teologicamente liberal. Quello che seminano, raccolgono. Una politica di "nessuna resistenza attiva qui", non è un buon modo per evitare il terrorismo. C'è una strategia fondamentale per prevenire la criminalità: rendere più difficile per il criminale commettere il suo crimine contro di voi rispetto a qualcun altro. Questa è un'applicazione di una delle leggi più importanti nell'economia: quando il prezzo di qualcosa aumenta, meno ne sarà richiesto.

Credo che sia una buona politica per le chiese credenti nella Bibbia adottare un metodo che all'ingresso delle chiese dica chiaramente ai terroristi: "Ti conviene andare in una chiesa liberal".



"LA PACE, LA PACE, QUANDO NON C'È PACE"

Una chiesa dovrebbe essere un luogo di pace. Tutti sono d'accordo su questo punto. Anche una nazione dovrebbe essere un luogo di pace. Molte persone sono d'accordo. Ma solo i pacifisti ritengono che lo stato debba essere disarmato.

Perché qualcuno crede che la chiesa debba essere disarmata? Perché lo stato dovrebbe avere un monopolio sulla difesa armata contro i criminali? Perché non crediamo nell'arresto da parte dei cittadini? Un tempo ci credevamo, ma ora non più. Perché quelle persone timorate di Dio non credono che sia legittimo essere armati?

Nei circoli liberal, è comune la prospettiva di un'abolizione delle armi da fuoco in sintonia con l'Europa occidentale. I liberal vogliono rendere gli americani timorati dello stato, senza che essi mettano in discussione i suoi interventi nella loro vita, così come già accade coi cittadini dell'Europa occidentale. Questa prospettiva non predomina negli Stati Uniti, non in teoria almeno, ma è prevalente nella pratica. La maggior parte delle persone crede nel principio del secondo emendamento, ma la maggior parte delle persone è raro che sia armata. Molte persone credono veramente che lo stato possa difenderle contro i terroristi. Su questo presupposto, dal 2011 gli americani hanno consegnato la loro libertà al governo federale. Ecco perché è avvenuto il massacro nel Texas.

Alle parole debbono seguire i fatti. Se crediamo in cittadini armati, dovremmo essere cittadini armati. Dobbiamo praticare ciò che predichiamo, ma è difficile rompere con la nostra cultura. Essa è schizofrenica riguardo il principio generale di una cittadinanza armata.

Gli americani sono sempre stati armati. Ciò risale all'era della rivoluzione americana. L'unico storico americano che ha scritto un libro dicendo il contrario, e che ha vinto il premio più prestigioso della storia accademica americana, il premio Bancroft, è stato smascherato: l'autore ha falsificato le sue prove. È stato licenziato dall'Università di Emory. Il premio Bancroft gli è stato revocato, la prima volta che accadeva una cosa del genere. Ha messo nel sacco gli accademici con la cattedra. Non ha messo nel sacco gli studiosi non universitari che credono nel secondo emendamento e che sentivano puzza di bruciato quando hanno letto il suo libro. Lo hanno colto con le mani nel sacco. Inizialmente aveva difensori accademici, ma presto sono tutti scomparsi.

Essere armati è un'antica tradizione americana. Deve essere riportata in auge.



LA TEOLOGIA DELL'AUTODIFESA

Mio padre era nell'FBI. Quando diventò cristiano, iniziò a preoccuparsi del fatto che dovesse sparare ad un criminale che minacciasse di fare violenza. Il suo pastore, il primo pastore del Presbiterio settentrionale ad essere spretato per ortodossia -- senza un processo (1933) -- aveva una pronta risposta: "Spara, alla fine andrà lo stesso all'inferno".

Quando qualcuno minaccia violenza contro di voi, è legittimo trasferire il suo caso ad un luogo superiore. Speditelo ad un giudice superiore.

Ricordate questa regola: non ci sarà alcun patteggiamento nel giorno di giudizio.



CONCLUSIONE

Qual è la mia opinione sulle .357, .45, o le glock?

Credo nella diversità. Credo nella libertà di scelta. Credo nella divisione del lavoro e nella specializzazione.

Tuttavia sono della vecchia guardia. Favorisco le .45 ACP. Sono stato addestrato dal Col. Jeff Cooper. Lui ed io eravamo compagni di classe alla scuola di specializzazione. Mi ha insegnato come agire: due al petto, uno alla testa, tre secondi.

Credo che le persone dovrebbero seguire un corso di formazione sulla sicurezza delle armi. Ogni volta che pensate alla "sicurezza delle armi", pensate a questo: due al petto, uno alla testa, tre secondi.

Quello che è sicuro per voi, è pericoloso per il vostro aggressore.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 25 ottobre 2017

La Catalogna mostra il pericolo di cittadini disarmati





di Laura Williams


Sin dal tragico omicidio di 59 persone a Las Vegas, ho sentito americani ben intenzionati da tutti gli angoli politici affermare perentoriamente:

Non possiamo proibire le armi?

Ormai tutti possiamo comprare un lanciagranate.

Cose come questa accaderebbero meno spesso.

Non abbiamo abbastanza agenti di polizia.

Mentre le vittime erano ancora in ospedale, alcune persone, intervistate alla TV o sfogandosi sui social media, hanno criticato il secondo emendamento della Costituzione definendolo "obsoleto" e "pericoloso". Hanno vissuto così a lungo in una società sicura e stabile tanto da credere che cittadini armati costituiscano una minaccia per la vita e la libertà di tutti.

Coloro che pretendono di non vedere nessuna necessità o vantaggio nella proprietà individuale delle armi, devono semplicemente guardare alle colline della Catalogna dove è attualmente in atto un esperimento sociale.



Patrioti disarmati

Poche ore prima che un presunto pistolero solitario aprisse il fuoco dal casinò di Mandalay Bay, i cittadini di una piccola regione che circonda Barcellona, ​​Spagna, hanno votato per la loro indipendenza regionale. I cittadini della Catalogna hanno una lingua, una cultura e una storia uniche, e considerano la Spagna un potere limitrofo, non il loro legittimo governante. Così come fece eroicamente il Congresso Continentale dell'America (e come i Texani ed i Californiani hanno occasionalmente minacciato di fare), la Catalogna ha voluto dichiarare l'indipendenza e separarsi.

Le urne in Catalogna sono state attaccate da agenti pesantemente armati dello stato centrale, con armamenti anti-sommossa e fucili con mirino. La polizia nazionale spagnola ha sparato proiettili di gomma e ha lanciato gas lacrimogeno sugli elettori, ha assaltato i luoghi in cui si votava, ha interrotto il voto ed ha distrutto abbastanza urne da mettere in serio dubbio i risultati.

Soprattutto, pochi di questi aspiranti patrioti erano armati.

In Spagna la proprietà delle armi da fuoco non è un diritto individuale protetto. Le licenze civili sulle armi da fuoco sono limitate a "casi di estrema necessità", ma solo se il governo la ritiene "una ragione valida". I controlli di base, gli esami medici e le restrizioni sulle licenze limitano ulteriormente l'accesso. Le licenze sono concesse individualmente in base al calibro e al modello, e le armi automatiche sono strettamente proibite ai civili. La polizia può richiedere ad un cittadino di presentare un'arma da fuoco in qualsiasi momento per l'ispezione o la confisca. La Spagna ha emanato il tipo di "restrizione basata sul senso comune" che desiderano i sostenitori americani del controllo delle armi.

Ma, naturalmente, ciò non significa che i cittadini spagnoli non acquistino armi. Infatti i contribuenti spagnoli sostengono un enorme arsenale di armi, tutte nelle mani delle "forze di polizia armate dall'amministrazione statale, responsabili della sicurezza della popolazione".

Tali agenti dello stato non stavano garantendo "la sicurezza della popolazione" in Catalogna; stavano puntando le armi contro patrioti che avevano sfidato il dominio dei loro oppressori.

"Se qualcuno cerca di dichiarare l'indipendenza di una parte del territorio, cosa che non può essere fatta, dobbiamo fare tutto il possibile per applicare la legge", ha detto il ministro della giustizia spagnolo in un discorso pubblico. Mentre molte urne sono state chiuse o bloccate, 2.3 milioni di elettori (90% a favore dell'indipendenza) sono stati autorizzati a votare, ha continuato, "perché le forze di sicurezza hanno deciso che non valeva la pena utilizzare la forza a causa delle conseguenze che avrebbe potuto avere“.

Le conseguenze di un governo che utilizza la forza per controllare coloro che ha giurato di proteggere devono essere gravi. Quando invece i cittadini sono armati, le conseguenze per la tirannia aumentano.



Tiranni armati

Gli americani col tempo hanno dato troppa fiducia allo stato, pronti ad affermare che i burocrati hanno a cuore solo il nostro migliore interesse. Anche con un bambinone nell'ufficio ovale, molti sono desiderosi di cedere la propria libertà individuale a coloro che promettono di gestire la loro vita. Gli Stati Uniti sono stati progettati per essere il governo più piccolo della storia del mondo, senza un esercito permanente e scarsa intromissione nelle attività private dei suoi cittadini. Invece abbiamo il governo più potente e intrusivo nella storia umana, con 800 basi militari permanenti in 70 Paesi, una potenza di fuoco insondabile e soverchianti capacità di sorveglianza. Gli abusi del potere non controllati sono la routine e, peggio, tollerati.

67 agenzie federali, tra cui l'IRS e la FDA, dispongono di armi militari, secondo il rapporto di monitoraggio OpenTheBooks, The Militarization of America. Tra i programmi più invadenti, tra cui il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale e l'Autorità per la Sicurezza dei Trasporti, non c'è divulgazione del loro bilancio delle armi.

Il numero di funzionari governativi armati con autorità di arresto è raddoppiato dal 1996. Ora gli Stati Uniti hanno più ufficiali federali "civili" armati (200,000+) rispetto al numero dei marine (182,000). L'IRS spende milioni di dollari dei contribuenti ogni anno per fucili a pompa, fucili AR-15, armamenti anti-sommossa e per addestrare migliaia di "agenti speciali" che alla fine prenderanno di mira i cittadini americani.

Anche i poliziotti locali, gli sceriffi e i soldati sono stati armati per combattere contro i cittadini americani. Le armi da battaglia sono state date alla polizia statale e locale, presumibilmente per combattere il traffico di droga e le minacce terroristiche nei festival locali. I raid militari della SWAT vengono utilizzati per i possessori di droga di basso livello, non per situazioni con ostaggi. Parenti e vicini di presunti criminali hanno visto puntare armi statali alla testa dei loro bambini. Le violazioni dei diritti civili, incluse le ricerche illegali e il sequestro di denaro e di proprietà senza prove di alcun reato, sono ormai fin troppo comuni.

Le forze dell'ordine richiedono attrezzature militari direttamente dal Pentagono: carri armati, mitragliatrici, lanciagranate, gas lacrimogeni, camuffamenti, scudi e maschere antigas. L'equipaggiamento militare viene spesso acquistato con i fondi illeciti recuperati dai criminali, in modo da evitare le lungaggini burocratiche degli stanziamenti.

L'elevata percentuale di forze di polizia corre il rischio di trattare gli americani medi come dei combattenti nemici.

Gli scontri tra i civili e gli agenti pesantemente armati dello stato a Ferguson, a Baltimora, in Oregon e durante altre proteste politiche in tutto il Paese, dovrebbero ricordarci che i sostenitori del controllo delle armi non ridurranno il numero di armi bensì le consegneranno nelle mani di federali o criminali.

La strage di Las Vegas è una tragedia terribilmente familiare. Ma non dite che "gli americani non dovrebbero essere autorizzati a comprare armi", quando ciò che intendete realmente dire è "i cittadini devono essere autorizzati ad acquistare armi da fuoco solo per i loro governanti".


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/