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mercoledì 26 agosto 2026

Investire in una mentalità improntata alla crescita: l'antidoto al nichilismo disincantato

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di Barry Brownstein

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/investire-in-una-mentalita-improntata)

Essere “blackpilled” non è più una prerogativa esclusiva degli incel: un'analisi del 2025 evidenzia un crescente “nichilismo culturale” tra la Generazione Z in America, caratterizzato da un senso di impotenza in cui il cambiamento sembra impossibile e la vita appare priva di significato.

Secondo Gallup: “La percentuale di adulti statunitensi che dichiarano di soffrire attualmente di depressione o di essere in cura per essa ha superato il 18% sia nel 2024 che nel 2025, con un aumento di circa otto punti percentuali rispetto alla prima rilevazione del 2015”.

Secondo un sondaggio di YouGov, quasi il 20% degli americani sotto i 30 anni ritiene che l'uso della violenza per scopi politici possa, a volte, essere giustificato.

Sia la “destra woke” che la “sinistra woke” promuovono una visione del mondo radicata in un fatalismo disincantato. Pur individuando diversi nemici – che si tratti di razzismo bianco, capitalismo, Stato profondo, ebrei, femministe o altri – le loro narrazioni inficiano la responsabilità individuale.

Insistendo sul fatto che forze esterne schiaccianti controllino la vita, le fazioni “woke” di tutto lo spettro politico incoraggiano quella che la psicologa di Stanford, Carol Dweck, definisce una mentalità fissa: la convinzione che il destino sia determinato da fattori come la genetica o sistemi truccati, rendendo lo sforzo personale apparentemente inutile e alimentando il nichilismo.

Così scrive la Dweck nel suo libro, Mindset: “Molte persone con una mentalità fissa pensano che sia il mondo a dover cambiare, non loro. Si sentono in diritto di avere qualcosa di meglio: un lavoro migliore, una casa migliore o un coniuge migliore. Il mondo dovrebbe riconoscere le loro qualità speciali e trattarle di conseguenza”.

A volte, tutti noi attraversiamo momenti di pessimismo dilagante, sentendoci dei falliti o delle vittime e interrogandoci sul senso della nostra vita. Quando questi pensieri emergono, la ricerca della Dweck sulla mentalità personale offre un antidoto. Le nostre convinzioni riguardo all'intelligenza e alle capacità plasmano il modo in cui affrontiamo la vita.

La Dweck osserva un monologo interiore difensivo comune tra coloro che hanno una mentalità fissa:

Sembrerò intelligente o stupido?

Sarò accettato o rifiutato?

Mi sentirò un vincitore o un perdente?

Queste domande caratterizzano la convinzione, tipica di una mentalità fissa, che l'intelligenza e le capacità siano tratti statici e immutabili.

La Dweck ci spiega che una persona con una mentalità fissa si spaventa facilmente di fronte alle sfide, perché crede che qualsiasi fallimento rappresenti un verdetto definitivo sul proprio valore. Questa convinzione crea un circolo vizioso in cui l'individuo si preoccupa più della propria immagine che del proprio miglioramento. La Dweck rivela come “credere che le proprie qualità siano immutabili... crei l'urgenza di dover dimostrare il proprio valore più e più volte”.

Con una mentalità fissa, gli individui tendono a nascondere gli errori piuttosto che cercare il feedback e la pratica necessari per la crescita. Il costo emotivo è elevato; la Dweck paragona l'esperienza al “cercare sempre di convincere se stessi e gli altri di avere una scala reale quando in realtà si teme di avere solo una coppia di dieci”.

L'antidoto a questa stagnazione e alla prospettiva di scivolare nel nichilismo è la mentalità improntata alla crescita. Invece di considerare le capacità come un diritto di nascita, questa prospettiva le vede come un punto di partenza. La Dweck la definisce come segue:

Questa mentalità improntata alla crescita si basa sulla convinzione che le proprie qualità fondamentali siano qualcosa che si può coltivare attraverso l'impegno, le strategie e l'aiuto degli altri. Sebbene le persone possano differire in molti modi – nei talenti e nelle attitudini iniziali, negli interessi o nel temperamento – tutti possono cambiare e crescere attraverso l'impegno e l'esperienza.

È importante sottolineare che la ricerca scientifica dimostra come gli individui possano sentirsi sicuri e orientati alla crescita in un ambito, ma statici in un altro. La chiave per un cambiamento di mentalità trasformativo è l'autoconsapevolezza: identificare dove le convinzioni radicate ci limitano, in modo da poter iniziare ad adottare convinzioni che consentano il cambiamento.

Una mentalità orientata alla crescita non elimina l'amarezza del fallimento, ma ne ridefinisce il significato trasformandolo in una spinta per la pratica. Come scrive la stessa Dweck: “Anche con una mentalità orientata alla crescita, il fallimento può essere doloroso, ma non vi definisce. È un problema da affrontare, risolvere e da cui imparare”.

Con una mentalità orientata alla crescita, la libertà personale significa sfruttare le opportunità positive per sperimentare volontariamente, fallire e adattarsi, al fine di sviluppare le proprie capacità e intraprendere un percorso verso una vita significativa. Libertà significa molto più di una condizione negativa, caratterizzata dall'assenza di coercizione o interferenza negli affari personali.

Può essere definito un processo di scoperta personale e decentralizzato, basato su tentativi ed errori, all'interno di sé stessi. Una mentalità orientata alla crescita è semplicemente un impegno interiorizzato verso lo stesso processo che celebriamo in una società liberale, dove il meccanismo di mercato è caratterizzato da sperimentazione decentralizzata, feedback e adattamento. Questa è la scelta tra essere un imprenditore e un cliente.

Ecco alcune strategie per adottare una mentalità orientata alla crescita.


Puntate alle piccole vittorie

Ricordate che la Dweck sostiene un processo, non un cambiamento miracoloso e repentino. La persona con una mentalità rigida e disincantata – e a volte questo può riguardare chiunque di noi – ha bisogno di piccole vittorie, di esperienze in cui lo sforzo produce effettivamente un cambiamento.

Il leggendario ex-allenatore di football dell'Università dell'Alabama, Nick Saban, insegnava incessantemente ai suoi giocatori a concentrarsi sull'esecuzione del proprio ruolo in ogni singola azione, privilegiando il processo rispetto al risultato.

Una mentalità orientata alla crescita crea un quadro filosofico per riconoscere l'importanza di questi successi. Bisogna essere in grado di osservare mentalmente: “Ho provato una nuova strategia e ha funzionato. Questo dimostra che il cambiamento è possibile grazie al mio impegno”.

Una mentalità orientata alla crescita non nega gli ostacoli né finge che non esistano differenze di capacità.

Al contrario, chi ha una mentalità fissa precipita in una spirale di pessimismo e nichilismo. Si inventano scuse per la mancanza di impegno, e poi il fallimento dimostra loro che le loro scuse erano fondate.


Acquisite maggiore consapevolezza dei vostri schemi metacognitivi

La metacognizione è il modo in cui pensate al vostro stesso pensiero. Una persona con una mentalità fissa nutre convinzioni fisse riguardo al proprio modo di pensare, come ad esempio “Non posso cambiare il mio modo di pensare”, oppure “Sono quello che sono e non posso cambiare”.

Le più recenti generazioni di terapia cognitiva sono la Terapia Metacognitiva (MCT) e la Terapia di Accettazione e Impegno (ACT). Le loro ricerche dimostrano che le convinzioni metacognitive possono cambiare e che il primo passo consiste nel prendere coscienza dei propri schemi di pensiero senza giustificarli. Tale consapevolezza interrompe la spirale emotiva che porta alla disperazione e alla mancanza di speranza.

La visione del mondo “blackpilled” si basa su presupposti mentali fissi, come ad esempio:

La società è intrinsecamente ingiusta.

I miei sforzi sono vani.

L'antidoto della mentalità improntata alla crescita è:

Il mio impegno costante ha un impatto sui risultati.

I teorici della MCT non citano la Dweck, ma la loro analisi della Sindrome da Attenzione Cognitiva (CAS) descrive precisamente cosa accade a livello psicologico quando adottiamo una mentalità fissa riguardo ai nostri problemi. Rimuginiamo sulle nostre convinzioni, cerchiamo informazioni che confermino le nostre convinzioni e, di conseguenza, i nostri meccanismi di difesa si rivelano controproducenti.

Si tratta di una mentalità fissa a livello metacognitivo. Le persone credono che i loro schemi di pensiero siano immutabili: “La mia mente funziona proprio così”. Pertanto, non tentano mai le strategie che sarebbero realmente utili.

Una mentalità rigida riguardo al proprio modo di pensare è uno dei meccanismi principali alla base della sofferenza psicologica. Quando le persone adottano una mentalità improntata alla crescita, non solo riguardo alle proprie capacità ma anche riguardo ai propri schemi di pensiero, diventano disposte a sperimentare nuovi modi per allentare la presa esercitata dai loro schemi di pensiero condizionati.


Date un senso e raggiungete il vostro scopo

Potreste aver notato che più significato attribuite alla tua vita, più siete resilienti nell'affrontare le sfide. La mentalità improntata alla crescita della Dweck crea direttamente una struttura per la continua ricerca di significato: il progetto perpetuo di auto-sviluppo.

Leonard Read, paladino della prosperità umana, scrisse questo nel suo libro, Elementi di leadership libertaria: “Lo scopo dell'essere umano qui è crescere, emergere, schiudersi, evolversi nella coscienza”.

Read sostiene che, senza un punto di riferimento o uno scopo fondamentale, agiamo senza meta:

Con le nostre vite ancorate al nulla, tendiamo a credere e ad agire senza scopo; ovvero, obbediamo a impulsi emotivi invece di aderire rigorosamente alle discipline imposte da qualche premessa, valore o principio trascendentale.

Read concorda con l'enfasi posta dalla Dweck sull'importanza di avere un quadro di riferimento per lo sviluppo personale e con la convinzione che le proprie capacità e la propria intelligenza possano essere sviluppate attraverso l'impegno e l'apprendimento.

I nichilisti sono limitati dalla loro mentalità rigida. I paladini della libertà, con una mentalità orientata alla crescita, trovano un senso nella loro vita e contribuiscono alle fondamenta stesse di una società fiorente.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 13 maggio 2026

L'economia della gratitudine: ciò che i newyorkesi hanno dimenticato sulla prosperità

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di Barry Brownstein

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/leconomia-della-gratitudine-cio-che)

Se dovessi riassumere la mentalità dei newyorkesi che hanno eletto Zohran Mamdani a sindaco di New York, direi che vogliano qualcosa senza dare nulla in cambio e che a pagarne il prezzo siano i ricchi. Invece non otterranno nulla e ne pagheranno il prezzo con una qualità della vita peggiore.

La vittoria di Mamdani è stata lastricata di ingratitudine per le benedizioni che i newyorkesi ricevono quotidianamente. La mentalità che pretende “qualcosa in cambio di niente” dalla società non è solo un fenomeno politico, ma una profonda lacuna nella comprensione economica e nel carattere morale.

Frédéric Bastiat, nei suoi Sofismi economici, ha messo a nudo ciò che molti non comprendono: “Entrando a Parigi, che ero venuto a visitare, mi dissi: qui ci sono un milione di esseri umani, che morirebbero tutti in breve tempo se cessasse l'afflusso di ogni genere di viveri verso questa grande metropoli”.

Bastiat spiegò che la nostra “immaginazione” non riesce nemmeno a comprendere “la vasta molteplicità di merci” che dovevano entrare ogni giorno per impedire ai parigini di morire di fame. “Eppure”, sottolineò Bastiat, “in questo momento tutti dormono, e il loro sonno tranquillo non è disturbato nemmeno per un istante dalla prospettiva di una catastrofe così spaventosa”.

Quel testo fu scritto nel 1845; oggi la complessità dell'economia necessaria a mantenere in vita e in salute i parigini (e i newyorkesi) è aumentata esponenzialmente. Eppure, se esistesse un sondaggio Gallup che monitorasse il livello di gratitudine dei newyorkesi dal 1847 a oggi, scommetterei che essa sia diminuita.

Nel libro, Armonie economiche, Bastiat scrisse di una persona di modeste condizioni: “È impossibile non rimanere colpiti dalla sproporzione, davvero incommensurabile, che esiste tra le soddisfazioni che quest'uomo trae dalla società e le soddisfazioni che potrebbe procurarsi da solo se fosse ridotto alle proprie risorse”.

Considerato questo dato di fatto, l'ingratitudine è forse segno di una mente ignorante e arrogante? Dopotutto, come aggiunse Bastiat, “oserei affermare che in un solo giorno egli consuma più cose di quante ne potrebbe produrre in dieci secoli”.

Bastiat aggiunse con perspicacia che questo dono di ricchezze da parte di altri non avviene a spese di nessun altro: “Ciò che rende il fenomeno ancora più strano è che la stessa cosa vale per tutti gli altri uomini. Ciascuno dei membri della società ha consumato un milione di volte di più di quanto avrebbe potuto produrre; eppure nessuno ha derubato nessun altro”.

In breve, la mentalità “chi vince e chi perde” che alcuni usano per giustificare la loro ingratitudine è insensata. Naturalmente non sono solo i newyorkesi a mostrare questa mentalità illiberale e ingrata. Definisco questa mentalità “chi vince e chi perde” illiberale, perché è incompatibile con la mentalità “vincono tutti” necessaria affinché una società libera possa prosperare.

L'ingratitudine non è un problema nuovo per l'umanità. Nelle sue, Lettere sull'etica n°81, il filosofo stoico Seneca scrisse: “Vi lamentate di aver incontrato qualcuno di ingrato. Se è la prima volta, allora dovreste essere grati voi stessi alla fortuna o ai vostri sforzi”.

Esprimere gratitudine è gratificante per sé stessi. Seneca insegnava: “Dovremmo fare ogni sforzo per mostrare tutta la gratitudine di cui siamo capaci”. Non perché ne riceveremo una ricompensa, ma perché “ogni virtù è la sua stessa ricompensa. Infatti, non si praticano le virtù per ricevere un premio: la ricompensa per un'azione retta è aver agito rettamente”.

Avendo coltivato una mentalità di gratitudine, Seneca assicurava: “Avete ottenuto qualcosa di meraviglioso [...] il miglior stato d'animo possibile [...] un cuore grato”.

Supponiamo che in questo momento non siate grati. Le parole di Seneca vi getteranno addosso un secchio d'acqua gelida: “Nessuno può godere della propria stima se non è grato agli altri. Credete forse che io stia dicendo che l'ingrato finirà per essere infelice? Non gli sto concedendo alcun tempo in più: è infelice proprio adesso”.

Se questo avvertimento non dovesse essere recepito, Seneca raccomandò con fermezza: “Dovremmo evitare l'ingratitudine non per il bene degli altri, ma per il nostro. Solo la parte più piccola e lieve della propria malvagità si riversa sugli altri; la parte peggiore – la più densa, per così dire – rimane nel vaso, soffocando chi lo possiede”.

Se la nostra ingratitudine ci sta “soffocando”, non sarebbe saggio fare qualcosa al riguardo?

Nel suo libro, Sui benefici, Seneca spiegò perché siamo ingrati: “Si tratta o di un'eccessiva considerazione di sé – la radicata debolezza umana di essere impressionati da sé stessi e dai propri successi – oppure di avidità o invidia”.

“Ognuno è generoso nel giudicare sé stesso”, osservava Seneca, “ed è per questo che ognuno pensa di essersi guadagnato tutto ciò che possiede [...] e che il suo vero valore non sia apprezzato dagli altri”.

“L'avidità”, spiega Seneca, “non permette a nessuno di essere grato. Nulla di ciò che ci viene dato è mai sufficiente a soddisfare le speranze indisciplinate; più riceviamo, più desideriamo”.

L'invidia, spiega Seneca, “è un'emozione più violenta e implacabile”. L'invidia “ci turba facendo paragoni” e “non difende mai gli interessi altrui, ma li antepone sempre a quelli di tutti gli altri”. Concentriamo “la nostra attenzione sulla fortuna di chi è più avanti di noi”.

Seneca credeva che “esistono molti tipi di persone ingrate, così come esistono molti tipi di ladri e assassini”. Sia chiaro, non tutti i newyorkesi sono ingrati, e non tutti gli ingrati risiedono a New York. Ovunque ci sono persone che negano di aver ricevuto i benefici di coloro che forniscono beni e servizi per loro conto. Seneca insegnava che “il più ingrato di tutti è colui che dimentica di aver ricevuto qualcosa”.

Come potremmo negare o dimenticare i benefici della vita moderna? Seneca spiegava: “Siamo costantemente presi da nuovi desideri; non consideriamo ciò che abbiamo, ma solo ciò che cerchiamo di ottenere”.

In breve, l'ingratitudine deriva da una distorsione fondamentale della percezione: la persona ingrata o sovrastima i propri meriti, o si concentra costantemente sui desideri inappagati, o si confronta invidiosamente con chi ha ricevuto di più, oppure si lascia talmente assorbire dalla ricerca di nuovi oggetti da dimenticare completamente i benefici ricevuti in passato. Ciascuna di queste cause cognitive riflette l'incapacità di percepire e apprezzare ciò che si è effettivamente ottenuto.

Poiché siamo troppo presi a contare ciò che crediamo ci sia dovuto, ignoriamo ciò che è sotto gli occhi di tutti. Ignoriamo i legami di reciproco vantaggio che ci uniscono e da cui dipende la nostra sopravvivenza. Il mondo di Mamdani è un mondo in cui gli ingrati prendono dagli altri e si lamentano ancora di volere di più. Se un mondo governato da “socialisti democratici” sembra insostenibile, è perché lo è.

Se scegliamo di essere un ego scontroso, mentalmente ristretto e ingrato, la nostra capacità di dare un senso alla nostra vita diminuirà di conseguenza.

Seneca ci ha lasciato questa guida per la vita: “È impossibile per chiunque provare invidia e gratitudine allo stesso tempo; l'invidia è ciò che provano i lamentosi e i malinconici, ma la gratitudine è accompagnata dalla gioia”. Seneca incoraggiava coloro che coltivano la gratitudine a essere “ostinatamente ottimisti”, convinti che gli ingrati cambieranno atteggiamento. Senza questo ottimismo, avvertiva Seneca, “l'attività umana cesserebbe”.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 14 gennaio 2026

I figli di Mao: come lo zelo rivoluzionario continua a deformare le menti dei giovani

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di Barry Brownstein

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-figli-di-mao-come-lo-zelo-rivoluzionario)

Dopo aver letto e scritto ampiamente sulle sofferenze del popolo cinese sotto Mao, sono rimasto inorridito e allarmato nell'ascoltare una breve opinione di una studentessa dell'Oberlin College, rilasciata poco dopo l'assassinio di Charlie Kirk.

La studentessa è una rivoluzionaria irriducibile, ispirata da Mao, che è a favore di più “assassini politici” e contraria alla libertà di parola per i “reazionari” e i “capitalisti”. Vorrebbe che “alcune persone avessero paura di esprimere la propria opinione in pubblico”.

In un corso universitario le è stato insegnato “come la rivoluzione violenta ha liberato milioni di persone e donne” nella Cina di Mao.

Le sue opinioni sono estreme, ma non è la sola. Un sondaggio del 2021 condotto tra i 150 migliori college degli Stati Uniti ha rilevato che quasi il 25% degli studenti ha dichiarato che è accettabile ricorrere alla violenza per mettere a tacere un oratore controverso. In alcuni college femminili il 50% degli studenti ha sostenuto la violenza.

Presuntuosa e ignorante, se la ragazza dell'Oberlin avesse partecipato a un evento di Charlie Kirk, è probabile che non si sarebbe sentita spinta a riconsiderare la sua posizione. Ma pensate ai seguenti fatti che Charlie avrebbe potuto condividere con lei se gli avesse fatto una domanda sulla Cina.

Nel suo libro, Hungry Ghosts: Mao's Secret Famine, Jasper Becker spiegò che uno degli obiettivi dichiarati del Partito Comunista, sotto Mao, era quello di eliminare la famiglia e i legami che l'amore genera:

Dobbiamo considerare la Comune Popolare come la nostra famiglia e non prestare troppa attenzione alla formazione di una nostra famiglia separata [...] le persone più care al mondo sono i nostri genitori, ma non possono essere paragonati al Presidente Mao e al Partito Comunista [...] perché non è la famiglia che ci ha dato tutto, ma il Partito Comunista e la grande rivoluzione [...]. L'amore personale non è così importante: quindi le donne non dovrebbero pretendere troppa energia dai loro mariti.

Forse quella studentessa dell'Oberlin vede la distruzione della famiglia come un obiettivo degno di essere perseguito. “A causa della collettivizzazione e della carestia diffusa”, Becker scrisse, “le donne erano costrette ad aggiogarsi all'aratro con l'utero penzolante, tale era la scarsità di animali da tiro”.

Se “liberazione” significa concedere ad alcune persone il potere arbitrario di infliggere paura e terrore, allora, sotto Mao, alcune donne erano potenti. Becker continuò: “Una ragazza di vent'anni, Huang Xiu Lian, presidente dell'Associazione femminile della comune, tagliò le orecchie a quattro persone”.

Mao fece morire di fame milioni di persone e i sopravvissuti divennero schiavi nelle piantagioni comuniste. Molti morirono di fame, tanto che Becker scrisse: “Pochi corpi furono sepolti. Molti si sdraiarono a casa e morirono”.

L'istinto materno fu distrutto. Alcune madri nascondevano scorte di cibo ai propri figli, temendo che essi le rivelassero alle autorità.

Sia Jasper Becker che Frank Dikötter forniscono resoconti di cannibalismo. Nel suo libro, Mao's Great Famine, Dikötter racconta che i genitori lasciavano morire di fame le loro figlie (i maschi erano considerati più preziosi) e poi scambiavano i corpi con un'altra famiglia per consumarli. Questo era chiamato “scambia figlio, prepara cibo”. Mao liberò le donne... dalla vita.

Un potere illimitato portava alla violenza sessuale e le donne erano indifese. La liberazione di Mao significava, scrisse Becker, che “le donne venivano umiliate con bastoni inseriti nei genitali”.

Dikötter scrisse che “le donne incinte che non si presentavano al lavoro venivano costrette a spogliarsi nel bel mezzo dell'inverno e poi a rompere il ghiaccio”. Gli aborti spontanei sul lavoro erano comuni.

Tra i funzionari del partito, scrisse Dikötter, “lo stupro si diffuse come un contagio in un panorama morale desolato”. Un funzionario si era “‘preso delle libertà’ con quasi tutte le donne non sposate del villaggio”.

Nelle città, scrisse Dikötter, “per un buono annonario del valore di dieci o venti centesimi, o per una libbra di riso, si concedeva un favore sessuale in un angolo tranquillo di un parco pubblico. Chi non ci riusciva rischiava la fame”.

In una fabbrica, raccontò Dikötter, “i padroni locali costringevano le donne a lavorare nude. In un solo giorno del novembre 1958, più di 300 lavoravano nude. Quelle che si rifiutavano venivano legate”. I padroni sostenevano che così facendo avrebbero infranto “tabù feudali”.

Inoltre Becker condivise i resoconti di testimoni oculari riguardo il dissidente Wei Jingsheng. Mentre viaggiava come Guardia Rossa, Jingsheng “rimase scioccato nel vedere donne e bambini affamati e nudi che mendicavano cibo in ogni stazione ferroviaria”. Un membro del personale sul treno sminuì l'umanità di coloro che morivano di fame, dicendo che erano “ex-proprietari terrieri e contadini ricchi, o semplicemente pigri, e che la fame faceva loro bene”.

Come la classe dirigente cinese comunista, la studentessa dell'Oberlin probabilmente non vedrà l'umanità negli altri tanto presto.

Come scrisse Dikötter: “Apparentemente tutto potrebbe essere giustificato in nome dell'emancipazione”.

Cosa possiamo imparare sul perché oggi tante persone siano così attaccate a opinioni contrarie ai fatti e alla ragione?

La follia non è limitata a chi è di sinistra. Oggi alcuni credono che Israele abbia assassinato Charlie Kirk.

Le intuizioni di Leonard Read e David Hume ci aiutano a comprendere il funzionamento della mente umana. Quando le persone espongono le motivazioni delle proprie posizioni, non significa che siano arrivate a esse attraverso la ragione.

Nel suo libro, Who's Listening, Read spiegava: “Dobbiamo solo riconoscere che le idee, buone o cattive, si impossessano dell'individuo; non il contrario. Non sono io a possedere un'idea; è lei a possedere me”.

David Hume la metterebbe così: viene adottata una passione come l'amore per Mao, l'odio per la civiltà occidentale, o l'odio per gli ebrei, e poi si trovano ragioni per giustificarla. Quando convinzioni politiche profondamente radicate sono guidate dalla passione, non c'è modo di convincere le persone a cambiare posizione.

Nel 1739, nel suo Trattato sulla natura umana, David Hume pubblicò la sua teoria secondo cui le nostre passioni (emozioni), non la ragione, sono il motore principale del processo decisionale. La teoria di Hume è riconosciuta dai filosofi come una delle più significative nella storia dell'intera filosofia. E oggi, le neuroscienze stanno confermando le idee di Hume.

Eppure, quasi tre secoli dopo, le sue intuizioni non sono ampiamente comprese dal pubblico in generale. Possiamo capirne il motivo. Ci sembra che prendiamo le nostre decisioni il più delle volte attraverso un pensiero razionale e deliberato; è l'altra persona, non noi, a essere stupida. Preferiamo pensare di essere i capitani delle nostre vite, esercitando il libero arbitrio attraverso la nostra razionalità. Le sfide alla nostra convinzione della razionalità ci mettono a disagio.

E allora, dove ci troviamo noi che cerchiamo di difendere la libertà dall'assalto di persone possedute da passioni illiberali?

Read propose un'utile analogia tra l'alta e la bassa pressione nei modelli meteorologici, dove la bassa pressione provoca tempeste e le alte pressioni le frenano: “Nel fervore dell'emozione, o della battaglia, gli individui tendono a creare aree di bassa pressione”.

Analogamente alle aree di bassa pressione ci sono individui di scarsa comprensione. L'assurdità nella mente degli esseri umani, onnipresente tra noi seppur spesso in qualche modo dormiente, si attiva, si scatena, si infuria, mentre si riversa in mentalità troppo vuote, o depresse, per preoccuparsi della differenza tra schiavitù e libertà.

Non possiamo controllare il meteo. Tra persone di scarsa comprensione, ogni giorno si formano nuove aree di “bassa pressione”. Eppure, con la forza della nostra comprensione, possiamo creare aree di alta pressione per bloccare le passioni sociali illiberali.

Read ci metteva in guardia: “Le cattive idee non possono essere rese più sensate combattendo coloro che le esprimono. Il perfezionamento dell'autocomprensione rispetto alla riforma degli altri: il primo è possibile, la seconda è inutile”.

Il nostro scopo, spiegò Read, “è crescere nella consapevolezza, nella percezione, nella coscienza”.

La più grande minaccia alla libertà deriva dalla mancanza di rispetto per l'umanità altrui e dalle passioni non controllate dalla ragione. Solo coltivando la comprensione di sé gli individui possono resistere al fascino delle ideologie distruttive. La vera battaglia per la libertà si combatte quotidianamente nelle trincee delle nostre menti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 9 dicembre 2025

Adam Smith sul senso del dovere e “la grande divisione” dello spirito umano

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di Barry Brownstein

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/adam-smith-sul-senso-del-dovere-e)

Ichiro Suzuki è stato inserito nella Baseball Hall of Fame quest'estate. Con il suo controllo di mazza pressoché ineguagliabile, Ichiro ha collezionato dieci stagioni consecutive con più di 200 hit validi e il record stagionale di 262 hit validi.

Il discorso di accettazione di Ichiro nella Baseball Hall of Fame era incentrato sul suo dovere nei confronti dei tifosi e dei compagni di squadra: “Quando i tifosi usano il loro tempo prezioso per venire a vederti giocare, hai la responsabilità di dare il massimo per loro, che vinciamo o perdiamo con 10 punti di scarto”.

Se si ascolta la maggior parte degli atleti moderni, si notano subito cliché facilmente falsificabili sulla fiducia in sé stessi come chiave del successo. Meno persone parlano dei propri doveri e responsabilità.

Ichiro sottolineava che le sue “abilità” non erano “migliori di quelle degli altri”. Al contrario, era sul palco perché “la pratica e la preparazione quotidiane”, insieme alla volontà di prestare attenzione ai “piccoli dettagli”, sono state il “fondamento” del suo “successo”. Ichiro incarnava non solo la ricerca moderna sul ruolo della pratica, ma anche ciò che Adam Smith, nel suo The Theory of Moral Sentimets, identificava come il desiderio di “lode” rispetto al mero desiderio di “lode”.

Smith sosteneva che, mentre un applauso immeritato può deliziare una persona debole, una persona saggia cerca di guadagnarselo. La lode falsa, scriveva Smith, “dovrebbe essere più mortificante di qualsiasi censura e dovrebbe evocare perpetuamente nella nostra mente la più umiliante di tutte le riflessioni, il riflesso di ciò che dovremmo essere, ma di ciò che non siamo”. Se pensate che influencer, figli nepo, o persone che hanno ottenuto il loro lavoro grazie ai criteri DEI, abbiano una vita felice, Smith potrebbe non essere d'accordo: “Solo i più deboli e superficiali tra gli uomini possono essere deliziati da quella lode che loro stessi sanno essere del tutto immeritata”.

Il miglior consiglio di Ichiro era di non attribuire mai il controllo di sé stessi a forze esterne. I lanciatori non ti battono, piuttosto, pensava, “è perché c'era qualcosa che avresti potuto fare meglio assumendoti le tue responsabilità”. Questa convinzione ha portato Ichiro al costante impegno di migliorare; ha concluso la sua carriera come uno dei soli 33 giocatori nella storia con oltre 3.000 hit validi.

Adam Smith vorrebbe farci sapere che la stessa mentalità che Ichiro ha applicato alla sua carriera vale per tutti gli individui. Smith ci ha lasciato una guida per diventare più rispettosi del senso del dovere e meno influenzati dalle nostre emozioni. Possiamo scegliere attivamente di uscire dalla narrativa distorta che si agita nella nostra testa, che giustifica sempre ciò che facciamo.

Smith ci ha consigliato di rivolgerci allo “spettatore imparziale” che è in noi: “Non potremo mai esaminare i nostri sentimenti e le nostre motivazioni, non potremo mai formulare alcun giudizio su di essi, a meno che non ci allontaniamo, per così dire, dalla nostra posizione naturale e non ci sforziamo di vederli a una certa distanza da noi”.

Non si trattava di un mero esercizio accademico; Smith voleva che fossimo in trincea, a mettere in pratica ciò che contempliamo: “La speculazione più sublime del filosofo contemplativo difficilmente può compensare la negligenza del più piccolo senso del dovere”.

Il senso del dovere ci garantisce di poter lavorare tutti insieme in modo stabile e prevedibile, anche quando i nostri sentimenti personali prendono il sopravvento. Possiamo rispettare le regole morali generali, anche quando sentimenti personali che migliorano la vita, come l'onestà, la gratitudine o la gentilezza, sembrano essere assenti.

Se pensate che Adam Smith sostenesse l'idea di un individuo che rivendica il proprio interesse personale, definito dalle proprie passioni, contro il resto del mondo, probabilmente non l'avete mai letto. Smith era chiaro: “La grande divisione dei nostri affetti è tra egoismo e benevolenza”, e dobbiamo domare il nostro lato egoistico.

L'idea di senso del dovere di Smith era convincente e diretta. In primo luogo ci spiegava che l'umanità “è fatta per l'azione [...] per promuovere, attraverso l'esercizio delle [nostre] facoltà [...] cambiamenti nelle circostanze esterne, sia [nostre] che degli altri”.

Poi ci chiedeva di onorare il nostro scopo in modo da “poter evocare tutto il vigore della [nostra] anima e tendere ogni nervo, al fine di produrre quegli obiettivi che sono lo scopo del [nostro] essere”.

Smith ci spiegava che diventiamo degni di lode seguendo “regole generali di condotta” che chiamava “un senso del dovere, un principio di massima importanza nella vita umana e l’unico principio in base al quale la maggior parte dell’umanità è in grado di dirigere le proprie azioni”.

Le nostre buone intenzioni sono insufficienti e non adempiono al nostro senso del dovere. Smith scrisse che alla persona “che non ha compiuto alcuna azione importante”, ma che esprime “i sentimenti più giusti, più nobili e più generosi”, non è dovuto nulla.

Smith ci forniva una scheda di valutazione per distinguere coloro che sono degni della nostra ammirazione da coloro che, per mancanza di autocontrollo, sono “inutili”.

Quando scegliamo di essere persone senza valore, siamo in balia dei nostri sentimenti. Non credo che questo prevalga sul nostro senso del dovere. Smith scrisse che la persona affidabile e di sani principi “aderisce, in ogni occasione, con fermezza e risolutezza alle sue massime”. Ichiro l'ha vissuto in prima persona, senza mai vacillare fino all'ultima stagione. Questa adesione al proprio senso del dovere è esattamente ciò che, secondo Smith, distingue una persona d'onore da chi “agisce in modo vario e casuale, a seconda che l'umore, l'inclinazione o l'interesse prevalgano”.

Potete guardare il football per otto ore in una splendida giornata autunnale invece di lanciare la palla a vostro figlio; potete provare soddisfazione nel rimproverare un collega perché non la vede come voi; potete pensare che Curb Your Enthusiasm sia una guida alla vita e serbare rancore perché qualcuno ha violato una regola che vi siete inventati; potete guardare l'ennesima serie TV ininterrottamente invece di coltivare la vostra mente per preservare la libertà. Con tali azioni Smith direbbe che avete scelto di essere inutili e vorrebbe che prendeste in considerazione una scelta diversa.

È l'“autocontrollo” che ci permette di dedicarci al nostro senso del dovere e di non scegliere la via dell'inutilità. Smith sapeva che siamo “argilla grezza” che non potrà mai raggiungere la perfezione, ciononostante definisce la persona di “perfetta virtù”, “l'oggetto del nostro più alto amore e ammirazione” come “colui che unisce, al più perfetto controllo dei propri sentimenti originali ed egoistici, la più squisita sensibilità sia per i sentimenti suoi che per quelli altrui”.

Invito il lettore a fare proprio questo: prendetevi un momento e riflettete su un problema attuale che sta creando ansia e conflitto; prestate attenzione alla narrazione interiore che spiega il problema dal vostro punto di vista. Se riuscite a notarla, potete anche distogliere l'attenzione dalle vostre autogiustificazioni. Mentre lo fate, notate se emerge un'altra prospettiva che vi richiama al vostro dovere.

Probabilmente Ichiro non ha mai letto Adam Smith, ma capiva che la sua vita non consisteva semplicemente nel mettersi a proprio agio. Nella performance di Ichiro, vediamo le possibilità di migliorare le nostre prestazioni nelle imprese della vita quando diamo retta al nostro senso del dovere. L'assenza di scopo che molti hanno adottato, sostiene il filosofo Bernardo Kastrup, è un modo per “liberarci da qualsiasi spiacevole sensazione di responsabilità o dovere”. Per coloro che non hanno uno scopo, il senso del dovere migliorerebbe immediatamente la loro vita.

C'è in gioco più di quanto possiamo immaginare. Smith ci aiutava a comprendere che la civiltà progredisce, o regredisce, a seconda della nostra adesione al senso del dovere e della nostra volontà di ignorare i sentimenti transitori, allontanandoci dalle passioni che distruggono la società: “L'esistenza stessa della società umana [...] crollerebbe” se perdessimo il senso del dovere e scivolassimo nell'inutilità come impostazione predefinita della nostra vita.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 14 ottobre 2025

I newyorkesi flirtano con il programma socialista nei supermercati

New York, come tutte le altre roccaforti democratiche sono un inferno dal punto di vista della quotidianità. Chi ci vive lo sa bene. La recente decisione di Trump di invaire la Guardia nazionale a Chicago e Portland, ennesime due grandi città americane che vengono attenzioante da tale provedimento, è una rispsota a una situazione che rischia di andare fuori controllo. Come a Detroit. I sindaci di tutte queste città democratiche hanno reso i posti da loro amministrati delle zone di guerra... letteralmente. Le ragioni sono sempre le stesse, le conosciamo bene: qualunque cosa toccano i democratici si trasforma in un girone infernale. Non c'è più nemmeno il beneficio del dubbio di pensare che siano degli incapaci, a questo punto anche i più scettici devono cedere all'unica idea possibile rimanente: c'è un disegno nel distruggere il tessuto sociale americano, distruggere la tenuta del patto sociale stesso. Mandare la Guardia nazionale era il minimo che Trump potesse fare visto che sono diventati, a tutti gli effetti, enclavi criminali. Tutte le grandi città che finiscono nelle grinfie di questa gente sperimentano un degreado verticale della qualità della vita; poi ci sono anche interi stati, come ad esempio la California, roccaforte della cricca di Davos. Non si può non concludere, quindi, che questo è qualcosa di voluto, un risultato ricercato, figlio di quelle contromosse avviate da suddetta cricca di Davos per mettere i bastoni tra le ruote all'amministrazione Trump e minimizzare, quanto più possibile, i danni che sta subendo dalla riorganizzazione del Paese. Il caos sociale, i venti di secessione e la spada di Damocle della guerra civile sono tutti strumenti nella “cassetta degli attrezzi” della cricca di Davos.

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di Barry Brownstein

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-newyorkesi-flirtano-con-il-programma)

Vivere a New York City non è facile. Il Cato Institute classifica lo Stato di New York come quello meno libero degli Stati Uniti. Oltre alle elevate imposte statali sul reddito, i residenti di New York City pagano un'imposta aggiuntiva del 3,876% sui redditi superiori a $50.000. L'imposta sulle vendite totale di New York City è dell'8,875%.

Oltre al carico fiscale, i residenti di New York City e dello Stato devono sopportare pesanti oneri normativi. Burocrazia imponente e corruzione vanno di pari passo, e New York non è certo priva di entrambe.

A New York, burocrazia e corruzione si traducono in un costo scolastico per studente sbalorditivo, pari a $36.293, il più alto del Paese. Sarebbe sbagliato credere che una spesa talmente ingente si possa tradurre in eccellenza educativa.

E ora, il candidato democratico a sindaco, Zohran Mamdani, afferma di voler “abbassare i costi e semplificare la vita” ai residenti di New York spendendo ancora di più. Promette il congelamento degli affitti, autobus gratuiti, asili nido gratuiti e negozi di alimentari gestiti dall'amministrazione pubblica.

Mamdani ci dice che i suoi negozi di alimentari si concentreranno “sul mantenimento dei prezzi bassi, non sul profitto”. Questi negozi pubblici non pagheranno l'affitto, o le tasse sulla proprietà, e “trasferiranno i risparmi ai clienti”. Mamdani promette di ricreare magicamente il miracolo della distribuzione alimentare in chiave moderna: “Acquisteranno e venderanno a prezzi all'ingrosso, centralizzeranno lo stoccaggio e la distribuzione, e collaboreranno con i quartieri locali per prodotti e approvvigionamento”. Nel suo spot su TikTok ci dice che i prezzi dei negozi di alimentari privati ​​sono “fuori controllo” e che i suoi negozi non aumenteranno i prezzi.

Alle primarie democratiche Mamdani ha ottenuto i voti dei laureati. Uno dei sostenitori di Mamdani, analfabeti economicamente ma “colti”, proveniente da una “famiglia conservatrice del nord dello stato di New York”, ha scritto un messaggio alla madre dopo le elezioni: “È stato bello sentire che il mio voto contava e che stava contribuendo ad aprire la strada al mondo in cui voglio vivere”.

Il mondo che questo elettore immagina non sarà quello in cui vorrebbe vivere.

Invece di una riforma fiscale e normativa, i piani socialisti di Mamdani risolveranno tutto con regali, spese folli e una generosa dose di “globalizzazione dell'Intifada”, antisemitismo e sentimenti anticapitalisti.

F. A. Hayek spiegò perché molte persone sostengono i politici che promuovono progetti socialisti. Nel suo libro, The Road to Serfdom, scrisse che le persone vogliono essere “sollevate dalla necessità di risolvere i [propri] problemi economici e [...] dalle scelte difficili che questo spesso comporta”.

Mamdani attribuisce al capitalismo la responsabilità delle scelte economiche che tutti dobbiamo affrontare. Per usare le parole di Hayek, gli elettori “sono fin troppo propensi a credere che la scelta non sia realmente necessaria, che sia loro imposta dal sistema economico in cui viviamo”.

Con queste mentalità Hayek ci avvertì di aspettarci “discorsi irresponsabili su una ‘abbondanza potenziale’”.

Il politico che fa campagna elettorale con un piano, per quanto ridicolo, ha un vantaggio quasi insormontabile rispetto al politico che cerca di spiegare come il processo di mercato risolva i problemi senza l'intervento dei pianificatori centrali. Quando le persone sono astoriche e analfabete in materia economica, desiderano ardentemente un piano.

Ciò che gli elettori non vedono è che una tassazione e una regolamentazione eccessive compromettono il funzionamento del mercato. Più il mercato è debole, più il governo interviene per dirigerlo, e per condizionare noi.

Hayek è stato chiaro sul dove tutto questo porta: “Dato che nelle condizioni moderne dipendiamo per quasi ogni cosa dai mezzi che i nostri simili ci forniscono, la pianificazione economica implicherebbe la direzione di quasi tutta la nostra vita”.

Oggi l'attuazione dei piani di Mamdani per i negozi alimentari non porterà a diffuse privazioni e carestie. Perché? Mamdani non può mettere fine a tutte le alternative dei negozi alimentari privati. Chi desidera l'esperienza del DMV quando fa la spesa può fare acquisti nei negozi di Mamdani. A seconda di quanti soldi dei contribuenti intende sprecare, Mamdani potrebbe indebolire i negozi tradizionali, soprattutto per quanto riguarda i prodotti di prima necessità come latte, uova e carne. I negozi statali metterebbero fuori mercato alcuni negozi tradizionali. Le più a rischio saranno le piccole botteghe a conduzione familiare.

Nonostante le accuse di Mamdani di speculazione sui prezzi, il supermercato medio opera con un margine di profitto di circa l'1,6%. I supermercati sono spinti a operare in modo efficiente con il minimo spreco a causa della forte concorrenza. I burocrati non sanno nulla di efficienza, né hanno la conoscenza per gestire i supermercati. Con una contabilità onesta, i supermercati di Mamdani opererebbero con perdite enormi.

I capitalisti contro cui si scaglia Mamdani non sempre si comportano virtuosamente, ma come sottolinea John Mueller nel suo libro, Capitalism, Democracy and Ralph's Pretty Good Grocery, il processo di mercato nel capitalismo tende a “premiare comportamenti imprenditoriali onesti, equi, civili e compassionevoli, e ispira una forma di assunzione di rischi che può essere definita eroica”.

Nel suo libro, Conscious Capitalism, il fondatore di Whole Foods, John Mackey, osserva: “La fiducia è fondamentale per avere un buon rapporto con i clienti”.

Market Basket è una catena di supermercati del New England. Qualche anno fa clienti, dipendenti e venditori hanno scioperato durante un'acquisizione ostile, costringendo a un'inversione di tendenza. Market Basket, insieme a Wegmans, è nota per la forte fedeltà dei suoi clienti e anche dei suoi dipendenti. L'amministratore delegato di questa catena di supermercati ritiene che “Market Basket abbia un obbligo morale nei confronti delle comunità che serviamo”. Sostiene le sue parole offrendo prezzi bassi ai clienti e avanzamenti di carriera per i dipendenti. Market Basket promuove i dipendenti in base al merito, non all'anzianità. Al contrario, l'anzianità fa avanzare i dipendenti pubblici, che sono molto difficili da licenziare. Nei negozi di Mamdani dovreste aspettarvi che i dipendenti si comportino come i negozianti dell'era sovietica.

Wegmans figura costantemente nella lista delle “100 migliori aziende in cui lavorare” della rivista Fortune. Il suo ex-presidente, Robert Wegman, ha affermato, riferendosi al suo trattamento dei dipendenti: “Non ho mai dato più di quanto ho ricevuto”. In questa dichiarazione di principio, si percepisce la convinzione che il mondo degli affari sia un'impresa “win-win”, non “win-lose”.

Le persone attratte dal socialismo vogliono ricevere prima di dare. I loro eroi, come Mamdani, credono che ai miliardari non dovrebbe essere permesso di accumulare tanta ricchezza. Se Mamdani venisse eletto, aspettatevi che i ricchi newyorkesi fuggano dalla città.

Oggi i supermercati offrono fino a 60.000 articoli diversi. Supponiamo che i punti vendita di Mamdani funzionino più come un Trader Joe's, con solo 4.000 articoli. Su quali basi tali punti vendita decideranno cosa tenere in magazzino? Nel suo libro, Dismantling Utopia: How Information Ended the Soviet Union, Scott Shane ci aiuta a rispondere a questa domanda.

Shane era curioso di sapere perché “alcune delle file più lunghe a Mosca fossero per le scarpe”. Naturalmente dava per scontato che “l'inefficiente economia sovietica non producesse abbastanza scarpe”.

Con sua sorpresa, Shane scoprì che per ogni adulto e bambino, l'Unione Sovietica produceva “più di tre scarpe all'anno”. Come poteva esserci una carenza di scarpe?

Shane ce lo spiega: “La comodità, la vestibilità, il design e la combinazione di taglie delle scarpe sovietiche erano così fuori sintonia con ciò di cui la gente aveva bisogno e desiderava che essa era disposta a fare la fila per ore pur di acquistare ogni tanto un paio di scarpe, solitamente importate”. I pianificatori sovietici avevano scelto una scarpa di consenso, ed era una che soddisfaceva poche esigenze.

Persone come me che vivono in campagna non penserebbero mai che i consumatori pagherebbero due o tre volte il prezzo per uova biologiche certificate, allevate al pascolo, rispetto a quelle “normali”. Eppure la quotidianità ci dice che sono disposti a pagare un sovrapprezzo, e i supermercati dedicano un notevole spazio sugli scaffali a marche diverse di uova.

Lo stesso tipo di decisione viene presa in ogni corsia di un supermercato. Fermatevi un attimo nel reparto yogurt per dare un'occhiata all'incredibile varietà di scelta: greco, bulgaro, islandese, biologico, non biologico, latte intero, parzialmente scremato, senza grassi, zuccherato, non zuccherato e un numero sorprendente di gusti.

Mamdani condanna il capitalismo e i profitti, ma non comprende il meccanismo del mercato. Prezzi e profitti aiutano gli imprenditori a individuare il mix di prodotti ottimale per i loro clienti. Nel socialismo le decisioni vengono prese in base ai capricci dei burocrati.

Hayek nel suo saggio, The Use of Knowledge in Society, scrisse:

Sono convinto che se [il sistema dei prezzi] fosse il risultato di un deliberato progetto umano, e se le persone guidate dalle variazioni dei prezzi capissero che le loro decisioni hanno un significato che va ben oltre il loro obiettivo immediato, questo meccanismo sarebbe acclamato come uno dei più grandi trionfi della mente umana.

Mamdani non è impressionato dal miracoloso processo di mercato; è impressionato dalle invettive della sua mente presumibilmente superiore.

Vivevo a Baltimora quando, negli anni '80, arrivò una nuova ondata di emigrati sovietici. Le famiglie ospitanti, che aiutavano questi nuovi arrivati ad adattarsi alla vita americana, mi raccontavano dei primi incontri degli emigrati con la cornucopia del nostro Paese. Raccontavano di emigrati sbalorditi dall'abbondanza nei supermercati. Alcuni rimasero paralizzati, sopraffatti dalla vastità della scelta; altri riempirono freneticamente i carrelli, temendo che gli scaffali sarebbero rimasti vuoti il ​​giorno dopo.

Rimasero stupiti nello scoprire che nessun funzionario governativo dettava l'ubicazione dei supermercati, o gli orari di apertura dei negozi; nessun funzionario dettava cosa vendevano, o chi erano i loro fornitori.

Non molti anni dopo, nel 1989, Boris Eltsin, allora membro del Parlamento sovietico, visitò un supermercato in un sobborgo di Houston. Nemmeno le élite sovietiche avevano accesso a una tale abbondanza. Sbalordito e perplesso, Eltsin chiese: “Quanto costa? Serve un'istruzione speciale per gestire un supermercato? Sono tutti così i negozi americani?” Jon Miltimore sottolinea: “L'esperienza di Eltsin quel giorno era in contrasto con tutto ciò che sapeva”.

Mamdani ha sperimentato la cornucopia generata dal processo di mercato; non ha le scuse di Eltsin. Per promuovere il suo programma socialista, Mamdani indossa intenzionalmente dei paraocchi e induce gli elettori a credere di non dover assumersi la responsabilità delle proprie scelte economiche.

Alcuni ignorano la sua ascesa, sostenendo che l'adesione dei Democratici a candidati così radicali sia autodistruttiva per il loro partito. Ciò che mi preoccupa è la probabilità che una crisi economica pre-2028 possa creare sostegno per candidati presidenziali in stile Mamdani. Se gli elettori di New York City non lo sconfiggeranno alle urne a novembre, potremmo avere nuovi casi di devastazione dei mercati.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 24 settembre 2025

I nazisti ci insegnano come sconfiggerli

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato fuori controllo negli ultimi quattro anni in particolare. Questa una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Barry Brownstein

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-nazisti-ci-insegnano-come-sconfiggerli)

Il compianto Peter Drucker è considerato il padre della moderna teoria del management. Nato a Vienna, fu un giovane docente all'Università di Francoforte agli inizi del regime di Hitler. Nel suo libro Adventures of a Bystander (riportato in Life in the Third Reich), Drucker racconta la prima riunione di facoltà controllata dai nazisti all'Università di Francoforte, avvenuta poco dopo l'ascesa al potere di Hitler nel 1933.

Ne delinea il contesto: “Francoforte aveva una facoltà scientifica distinta sia per la sua erudizione, sia per le sue convinzioni liberali; tra gli scienziati di Francoforte spiccava un biochimico-fisiologo del calibro di un premio Nobel e dalle impeccabili credenziali liberali”.

Il commissario nazista non perse tempo e prese in mano la situazione: “Agli ebrei sarebbe stato proibito l'ingresso nei locali dell'università e sarebbero stati licenziati senza stipendio il 15 marzo”.

“Nonostante il forte antisemitismo dei nazisti”, la facoltà non se l'aspettava.

Seguirono volgarità e minacce, mentre il commissario “puntava il dito contro un capo dipartimento dopo l'altro e diceva: ‘O fate quello che vi dico, o vi metteremo in un campo di concentramento’”.

Il silenzio calò nella sala, tutti attendevano che l'illustre scienziato e “grande liberale” prendesse la parola. Egli si alzò e disse: “Molto interessante, signor Commissario, e per certi versi molto illuminante: ma c'è un punto che non ho capito tanto bene. Ci saranno più fondi per la ricerca in fisiologia?”

I docenti furono facilmente comprati, con “il commissario che assicurava agli studiosi che ci sarebbero stati molti soldi per la ‘scienza razzialmente pura’”. I docenti non opposero resistenza (chiunque abbia trascorso del tempo nel mondo accademico non dovrebbe sorprendersene).

Alcuni uomini coraggiosi “uscirono con i loro colleghi ebrei, ma la maggior parte si mantenne a distanza di sicurezza da essi che solo poche ore prima erano stati loro amici intimi”.

Sotto shock, Drucker decise di lasciare la Germania entro 48 ore, cosa che fece.

Eventi simili si verificarono in tutta la Germania. Nel suo libro, Hitler's True Believers, Robert Gellately spiega che prima del 1933 il nazionalsocialismo aveva già messo radici nelle università.

Poco dopo che Peter Drucker lasciò la Germania nazista, scrisse Gellately: “All'illustre fisico Max Planck fu chiesto se gli sarebbe piaciuto partecipare a un incontro per discutere del trattamento dei professori ebrei”. Planck rispose docilmente che “se trenta professori avessero fatto ciò, ci sarebbero state [secondo le parole di Planck] ‘150 persone pronte a dichiarare la loro solidarietà a Hitler domani, perché vogliono avere quei posti’” (Planck non era ebreo).

Gellately concluse: “Nel suo silenzio il corpo docente dell'establishment potrebbe essere visto come prossimo alla complicità”.

La rovina delle loro vite fu il prezzo che i professori tedeschi pagarono per ottenere benefici a breve termine.

Invidia e avidità – il desiderio di ottenere qualcosa in cambio di niente – sono emozioni umane comuni. In Law, Legislation and Liberty, Volume 3, F. A. Hayek spiegò: “La morale che sostiene la società aperta non serve a gratificare le emozioni umane. La civiltà si basa in gran parte sul fatto che gli individui hanno imparato a frenare i propri desideri per oggetti particolari e a sottomettersi a regole di condotta giusta generalmente riconosciute”. 

Non furono solo gli accademici a fare la fila per ricoprire i posti occupati dagli ebrei. Gellately riferì che “i medici si affrettarono ad aderire al Partito Nazista” perché “desideravano ardentemente i posti dei medici ebrei”.

Nel suo libro, The Third Reich: A History of Nazi Germany, Thomas Childers scrisse: “Tutti i ‘non ariani’ [furono] immediatamente licenziati dalla pubblica amministrazione nazionale, statale e municipale. Agli ebrei non fu più permesso di ricoprire la carica di insegnanti, professori universitari, giudici, o di svolgere qualsiasi altro incarico governativo”.

In breve, prima di assassinare gli ebrei, la Germania nazista aveva avviato un programma proto-DEI per gli “ariani”.

Oggi l'Università di Harvard, accusata di tollerare attività antisemite, ha una popolazione studentesca ebraica inferiore al 5%. Negli anni '70 fino al 25% degli studenti di Harvard era ebreo. I moderni programmi DEI “progressisti” hanno un obiettivo simile a quello dei programmi DEI nazisti: ridurre o eliminare la rappresentanza ebraica e bianca da istituzioni e aziende.

Secondo The Years of Extermination di Saul Friedländer, i decreti nazisti non andavano molto oltre quello che era l'accettazione pubblica. Venivano tenuti da conto i sentimenti del popolo e di entità influenti, come la Chiesa e l'industria:

Nessun gruppo sociale, nessuna comunità religiosa, nessuna istituzione accademica o associazione professionale in Germania e in tutta Europa dichiarò la propria solidarietà agli ebrei [...] molti gruppi di potere erano direttamente coinvolti nella loro espropriazione e desideravano, anche per avidità, la loro scomparsa totale.

Purtroppo, concluse Friedländer:

Le politiche naziste e antiebraiche ad esse collegate hanno potuto raggiungere i loro livelli più estremi senza l'interferenza di importanti interessi contrapposti.

Affinché l'antisemitismo raggiunga le sue conseguenze più dannose, è necessaria la coercizione da parte dello stato.

Childers racconta la storia del boicottaggio delle attività commerciali ebraiche, sostenuto dallo stato, del 1° aprile 1933:

Le truppe d'assalto si appostavano davanti a negozi, grandi magazzini e studi professionali ebraici, minacciando chiunque volesse entrare. Portavano cartelli antisemiti e scarabocchiavano slogan sulle vetrine dei negozi.

“Tedeschi, difendetevi. Non comprate dagli ebrei”, era uno degli slogan.

I nazisti, tuttavia, non furono soddisfatti della risposta pubblica al boicottaggio: “Molti clienti ignorarono il boicottaggio, sfiorando i picchetti delle SA per fare acquisti in negozi e grandi magazzini ebraici”. Peggio ancora per i nazisti, “alcuni acquirenti avevano persino tentato di entrare con la forza in un negozio ebraico”, e altri “clienti si erano affrettati ad acquistare merce da negozi ebrei giorni prima del boicottaggio”.

Il giorno dopo il boicottaggio fu annullato; i nazisti attesero per attuare azioni più estreme.

Childers riferì anche che nel 1933 i tedeschi “andavano ancora a trovare i loro medici e avvocati ebrei”. Non molto tempo dopo, nuovi editti consentirono ai medici ebrei di curare solo altri ebrei, una situazione che li spinse a fuggire dalla Germania o, in ultima analisi, a essere assassinati nei campi di concentramento.

All'inizio i legami commerciali si dimostrarono più forti dell'odio nazista, ciononostante quest'ultimo  lavorò instancabilmente per eliminare i legami commerciali, da cui dipendono le nostre vite.

Nel suo libro, An Enquiry Concerning the Principles of Morals, David Hume scrisse: “Si è spesso affermato che, poiché ogni uomo ha un forte legame con la società e percepisce l'impossibilità della sua sussistenza solitaria, diventa, per questo motivo, favorevole a tutte quelle abitudini o principi che promuovono l'ordine nella società”.

Hume definì tale ordine una “benedizione inestimabile” che deve essere mantenuta attraverso “la pratica della giustizia e dell’umanità, grazie alle quali soltanto la confederazione sociale può essere mantenuta e ogni uomo può raccogliere i frutti della reciproca protezione e assistenza”.

Nel suo A Treatise on Human Nature, Hume spiegò: “Le passioni [le emozioni umane] sono così contagiose che passano con la massima facilità da una persona all’altra”.

Si può sostenere che una delle passioni umane alla base della disgregazione sociale sia l'insaziabile desiderio di liberarsi dalla necessità. In The Road to Serfdom, Hayek descrive questo desiderio come un anelito di “liberazione dalla costrizione delle circostanze che inevitabilmente limitano la gamma di scelta di tutti noi”.

La nostra scelta è sostenere i politici che promettono l'impossibile libertà dalla scarsità, o coloro che promettono la libertà dalla coercizione, che invece è possibile. La libertà dalla coercizione comporta tutte le scelte e le responsabilità che ci assumiamo in una forma di governo liberale.

La libertà elimina il potere coercitivo dello stato di “soddisfare i nostri desideri”, come scrisse Hayek in The Constitution of Liberty. La natura umana induce alcuni a ricorrere a mezzi illiberali per ottenere ciò che desiderano. La libertà, la libertà dalla coercizione, offre la soluzione più efficace alla pericolosa escalation dell'antisemitismo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 3 settembre 2025

Il caro prezzo del declino della civiltà

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato fuori controllo negli ultimi quattro anni in particolare. Questa una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Barry Brownstein

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-caro-prezzo-del-declino-della)

La civiltà è fragile. Innumerevoli interazioni sociali e commerciali la costituiscono. In uno dei suoi saggi più importanti, Individualism: True and False, F. A. Hayek scrisse: “Sebbene possa non essere difficile distruggere le formazioni spontanee che costituiscono le basi indispensabili di una civiltà libera, potrebbe essere al di là delle nostre possibilità ricostruire deliberatamente una tale civiltà una volta che queste fondamenta vengono distrutte”.

Oggi un numero allarmante di persone vede il crollo come una cosa positiva. Alcuni, profondamente pessimisti, considerano le nostre istituzioni irreparabili, rendendo preferibile una ripartenza; altri attivisti radicali auspicano il crollo della civiltà occidentale.

Hayek potrebbe dire: fate attenzione a ciò che desiderate, pochi sfuggiranno alla carneficina che porterebbe il crollo della civiltà.

Se l'avvertimento di Hayek vi preoccupa, allora il magnifico libro di Alexandra Hudson, The Soul of Civility, rientra nella correzione educativa.

Scrivo correzione educativa perché la Hudson sostiene che se le nostre istituzioni stanno fallendo, è perché stiamo facendo scelte moralmente sbagliate. Possiamo e dobbiamo fare di meglio, non solo per noi stessi, ma per il bene dell'umanità. La Hudson scrive: “Non possiamo cambiare la società, ma possiamo cambiare noi stessi e il modo in cui operiamo nel mondo che ci circonda. E se un numero sufficiente di noi decidesse di cambiare sé stesso, potremmo essere in grado di cambiare anche il mondo in cui viviamo”. Questo non è un invito a eleggere leader migliori, o ad allinearsi a un'identità tribale.

La civiltà, ci informa la Hudson, “è il rispetto fondamentale che ci è dovuto in virtù della nostra dignità condivisa e del nostro pari valore morale come esseri umani. Lo dobbiamo agli altri indipendentemente da chi sono, che aspetto hanno, da dove vengono, se ci piacciono o no, e se possono o meno fare qualcosa per noi”.

Basandosi sul lavoro del filosofo Martin Buber, la Hudson sostiene: “Dobbiamo combattere consapevolmente la tentazione perenne di vedere il mondo e gli altri esclusivamente attraverso la lente delle nostre esperienze e del nostro progresso. Strumentalizziamo le persone quando ci fa comodo e siamo pronti ad (apparire) gentili e generosi quando abbiamo qualcosa da guadagnare”.

La Hudson fornisce una semplice linea guida: “Le abitudini morali che promuovono la prosperità umana sono virtù. Le abitudini morali che ci dividono – dentro di noi e tra noi e gli altri – sono vizi”.

La Hudson spiega che civiltà non è sinonimo di cortesia, e che una personalità colta non è sinonimo di carattere. Ci incoraggia a difendere principi senza tempo anche quando gli altri sono fortemente in disaccordo.

Sostiene che la virtù non può essere imposta per legge. Man mano che diventiamo più virtuosi, si ravviva in noi il sentimento morale che, per diritto di nascita, ogni essere umano è uguale agli altri.

La missione della Hudson è ispirare la virtù per salvare la libertà. Molti pensatori l'hanno influenzata, tra cui Ben Franklin, che ammoniva: “Solo un popolo virtuoso è capace di libertà. Man mano che le nazioni diventano corrotte e viziose, hanno più bisogno di padroni”.

Cita anche Edmund Burke, che scrisse: “Gli uomini sono qualificati per la libertà esattamente in proporzione alla loro disposizione a imporre catene morali ai propri appetiti”. Come Franklin, anche Burke capì che se il “potere di controllo” non si trova negli individui, lo si troverà all'esterno, nelle mani degli autoritari.

La Hudson condivide ciò che il giurista americano Learned Hand scrisse nel ventesimo secolo: “La libertà risiede nei cuori degli uomini e delle donne; quando lì muore, nessuna costituzione, nessuna legge, nessun tribunale può salvarla; nessuna costituzione, nessuna legge, nessun tribunale può fare molto per aiutarla”.

Perfect Days, un film di Wim Wenders di una bellezza immensa, racconta la vita di un addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo. L'alto livello di pulizia di base nei bagni pubblici e nelle strade giapponesi è inimmaginabile nelle città statunitensi. La legge non impone questa attenzione individuale alla pulizia; è una dimostrazione di rispetto per gli altri.

Di recente, in un bar di Philadelphia, alcuni giovani hanno ballato e scattato selfie con un cartello che diceva “Al diavolo gli ebrei”. Uno degli studenti coinvolti ha affermato che si trattava solo di uno “scherzo”.

“Lo stato non può legiferare sul pensiero”, ha affermato il deputato Thomas Massie quando ha votato contro un disegno di legge che condannava l'antisemitismo qualche anno fa. Massie ha ragione, ma sta solo sostenendo il punto della Hudson.

Se volete vivere in una società in cui l'antisemitismo è normalizzato, non aspettatevi di sfuggire alle conseguenze.

“L'obbedienza alla spontaneità” è un concetto introdotto da John Fletcher Moulton, matematico e giudice inglese del diciannovesimo secolo. Moulton e la Hudson concordano sul fatto che in questa obbedienza risieda “la vera grandezza di una nazione, la sua vera civiltà”. La Hudson aggiunge: “Quanto più una società si affida all'autoregolamentazione – e quanto meno si affida alla legge, alla coercizione, al conflitto e al contenzioso – tanto più è libera”.

Sostiene che “una società libera dipende dalla decisione dei suoi cittadini di compiere azioni onorevoli e virtuose anche quando hanno la possibilità di non farlo”. La Hudson vuole che prendiamo in considerazione la nostra disponibilità a obbedire a virtù spontanee.

Se in una buona giornata vi tenete lontani dai social media e dalle notizie, potreste non avere motivo di pensare alle idee contenute nel libro della Hudson. In una giornata del genere la vostra vita funziona piuttosto bene. Avete l'elettricità a portata di mano, cibo in tavola e persone che vi amano e si prendono cura di voi. È improbabile che andiate mai in quel bar di Philadelphia.

Il nostro carattere non è messo alla prova dai nostri giorni migliori – i mari calmi della prosperità economica e della coesione sociale – ma dai periodi di difficoltà economica e dai periodi in cui i legami della società civile sono sfilacciati. Il libro della Hudson è medicina preventiva.

Di recente, durante la prova di una corona dentale per mia moglie, il dentista e la sua assistente hanno lavorato fino all'ora di pranzo per ottenere un risultato perfetto. Altri dentisti avrebbero potuto prendere scorciatoie, invece lui ha messo al primo posto le esigenze di mia moglie. La Hudson sostiene che abbiamo bisogno di più interazioni di questo tipo nella vita di tutti i giorni: “Le nostre interazioni quotidiane possono elevare o peggiorare la nostra esperienza di convivenza sociale. La nostra considerazione verso gli altri promuove la fiducia reciproca e, di conseguenza, la nostra libertà e il nostro benessere”.

Basandosi sugli scritti di Hayek, la Hudson sottolinea che esiste una differenza tra la fiducia visibile che nutriamo nei confronti di familiari e amici e la fiducia invisibile che potremmo costruire con gli sconosciuti.

Quest'ultima rende possibile la società commerciale. Infatti la Hudson scrive che essa “è una fiducia generalizzabile, ovvero quella fiducia che riponiamo negli innumerevoli sconosciuti con cui interagiamo ogni giorno. Essa riduce i costi di transazione nella nostra società anonima e si costruisce attraverso i nostri piccoli gesti di gentilezza e generosità verso gli sconosciuti”.

“La tranquillità della mente, così necessaria alla felicità [...] è meglio promossa dalle [...] passioni della gratitudine e dell’amore”, scrisse Adam Smith in The Theory of Moral Sentiments.

La Hudson scrive: “Nessuna battaglia terrena vale il rischio di compromettere la salute e la vita della nostra anima. In fin dei conti, non possiamo controllare la civiltà o la maleducazione degli altri. Possiamo solo controllare noi stessi”.

Ognuno di noi oggi fallirà molte volte nel controllo di sé stesso. Ciò che conta non è che, in quanto esseri umani imperfetti, commettiamo errori, ma che siamo disposti a far sì che quegli errori vengano corretti dai legami affettivi che ci aiutano a prosperare.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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