Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
Per mesi, l'ipotesi che lo Stretto di Hormuz fosse l'arma segreta di Teheran ha dominato i commenti sulla guerra.
Essendo un canale marittimo stretto attraverso il quale storicamente transitava circa un quinto del petrolio mondiale e una quota consistente di gas naturale liquefatto, lo Stretto appariva come un punto strategico che l'Iran avrebbe potuto chiudere o interrompere a piacimento. Non era necessario distruggere ogni singola petroliera: colpire una piccola percentuale con droni, missili da crociera, motoscafi o mine avrebbe fatto impennare i premi assicurativi, scoraggiato equipaggi e compagnie e, di fatto, chiuso lo Stretto senza un controllo fisico continuo.
Quest'idea non era nuova: era da tempo un elemento caratteristico della strategia iraniana, considerata sia uno strumento militare che un mito politico a dimostrazione del fatto che, anche sotto pressione, Teheran manteneva una leva decisiva sul sistema energetico globale. Parte dei media occidentali e analisti indipendenti hanno amplificato la stessa narrazione.
Basandosi su dati di navigazione open-source incompleti, soprattutto dopo che le navi avevano iniziato a navigare nell'ombra, molti hanno concluso che gli Stati Uniti erano stati colti impreparati e non avevano una strategia realistica per riaprire il canale. Hormuz, sostenevano, era di fatto chiuso o chiudibile a discrezione dell'Iran. Questa interpretazione era incisiva, ma anche incompleta.
Come la minaccia è stata erosa
L'ipotesi che il sistema di rilevamento e puntamento iraniano non potesse essere smantellato senza una drammatica escalation si è rivelata errata. Sotto il comando del Comando Centrale degli Stati Uniti, noto anche come CENTCOM, e con un significativo coinvolgimento della Quinta Flotta e delle componenti dell'Aeronautica, gli Stati Uniti hanno condotto un'azione prolungata per indebolire i sensori di cui l'Iran aveva bisogno per individuare e colpire le navi.
L'Iran si è affidato a radar mobili montati su camion, droni, missili da crociera, motoscafi del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) e mine navali. All'interno dello Stretto, le navi si muovono in rotte relativamente prevedibili. L'Iran ha combinato radar attivi con telecamere elettro-ottiche e a infrarossi passive installate su terreni elevati e isole come Qeshm, Larak e Abu Musa.
I radar mobili avrebbero emesso brevi segnali per localizzare le navi, per poi spegnersi e spostarsi prima che i missili antiradar potessero arrivare. Una volta nota la posizione approssimativa di una nave, si potevano inviare sistemi d'attacco per cercarla.
La vulnerabilità consisteva nel fatto che ogni emissione radar poteva essere rilevata. Gli aerei americani hanno risposto sistematicamente con missili antiradar, mentre le attività di ricognizione visiva e di intelligence hanno individuato i sensori passivi. Questo è stato il fulcro di quella che alcuni dei coinvolti hanno definito “bonificare la palude”.
L'Iran disponeva di sistemi di ridondanza, ma il numero di sensori era limitato. Centinaia di attacchi di precisione hanno gradualmente ridotto la capacità dell'Iran di monitorare il traffico nello Stretto. Man mano che lo strato di rilevamento si è assottigliato, l'efficacia dei sistemi d'attacco è diminuita.
Parallelamente, sono state neutralizzate le mine con imbarcazioni senza equipaggio e la rotta meridionale vicino all'Oman è stata dichiarata in gran parte libera. I convogli si sono mossi sotto scorta, spesso di notte e con il sistema di informazione automatica (AIS) disattivato. I cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke, dotati di radar Aegis e intercettori missilistici standard (SM), costituivano la spina dorsale del convoglio; droni ed elicotteri Apache armati di razzi a guida laser hanno fornito ulteriore copertura. Le navi americane hanno anche ingaggiato i motoscafi delle Guardie Rivoluzionarie che si avvicinavano ai convogli.
Sul piano commerciale, gli Stati Uniti hanno affrontato le barriere assicurative. All'inizio di marzo, il presidente Donald Trump ha incaricato la US International Development Finance Corporation (DFC) di fornire assicurazioni contro il rischio politico e garanzie per il commercio marittimo.
La DFC, in collaborazione con il Dipartimento del Tesoro e il CENTCOM, ha istituito una linea di riassicurazione rotativa di circa $20 miliardi, successivamente ampliata con partner privati tra cui Chubb, incentrata sulla copertura dello scafo, dei macchinari e del carico. L'adesione iniziale è stata limitata. Con il calo dei tassi di successo iraniani, un numero maggiore di navi ha aderito.
I risultati sono stati significativi: il CENTCOM ha riferito di aver assistito ben oltre mille navi commerciali e di aver movimentato centinaia di milioni di barili dalla primavera. I sistemi di tracciamento indipendenti spesso riportavano cifre inferiori perché gran parte del traffico avveniva in incognito. Il volume di traffico prebellico era di 20-21 milioni di barili al giorno.
I flussi attraverso Hormuz restano al di sotto di tale soglia, ma, combinati con l'oleodotto Abu Dhabi-Fujairah e l'oleodotto saudita per Yanbu nel Mar Rosso, i volumi si sono ripresi a sufficienza per mantenere i prezzi del petrolio nella fascia tra gli $85 e i $95, elevati ma ben lontani dalla catastrofe prevista.
Non voler vedere il quadro completo
I dati pubblici risultavano in ritardo sia per ragioni tecniche che psicologiche. Le navi che perdevano il segnale durante il transito di solito riattivavano i loro localizzatori AIS in seguito, quindi in teoria avrebbero potuto essere tracciate e conteggiate, tuttavia il confronto era imperfetto a causa della sovrapposizione dei movimenti notturni, della ricezione satellitare incompleta, dei segnali intermittenti e dei trasferimenti da nave a nave.
I sistemi di tracciamento commerciali tentano di correggere le anomalie utilizzando immagini e altri dati, ma le soglie di confidenza producono comunque delle sottostime rispetto a ciò che le forze di scorta potrebbero effettivamente vedere.
C'era anche una ragione narrativa. La storia del successo iraniano e del fallimento americano si adattava alle aspettative che molti già nutrivano. Le prove contraddittorie generavano dissonanza cognitiva. La reazione comune era quella di proteggere la cornice originaria, applicando un maggiore scetticismo ai dettagli scomodi e considerando i progressi più lenti come temporanei.
In un contesto informativo controverso, le narrazioni che confermano le aspettative preesistenti spesso sopravvivono a quelle che necessitano di essere riviste.
Il principio generale
Il caso di Hormuz illustra uno schema più ampio: la leva è spesso più efficace quando è latente. La minaccia influenza il comportamento; il bersaglio si tutela o spera che la carta non venga mai giocata. Una volta utilizzata su larga scala, gli incentivi cambiano. Emergono costi reali e il valore di neutralizzare la minaccia aumenta vertiginosamente.
Segue un processo di adattamento: si braccano i sensori, si organizzano le scorte, si accelerano i percorsi alternativi e si trovano soluzioni commerciali. Col tempo, la leva iniziale produce rendimenti decrescenti. Chi esercita la coercizione spesso si ritrova più debole di prima.
Questo schema non è unico. Nel 1973, i produttori di petrolio arabi ridussero le esportazioni e aumentarono i prezzi. Lo shock a breve termine fu grave; la risposta a lungo termine incluse miglioramenti in termini di efficienza, riserve strategiche, produzione al di fuori dell'OPEC e la rivoluzione dello shale oil.
Le interruzioni delle forniture di gas imposte dalla Russia all'Europa tra il 2021 e il 2022 hanno prodotto un andamento simile: l'espansione del GNL, lo stoccaggio, la riduzione della domanda e la comparsa di fornitori alternativi hanno fatto crollare la quota di mercato di Mosca in Europa, costringendola a vendere una maggiore quantità delle sue forniture a prezzi fortemente scontati alla Cina e ad altri Paesi.
Le restrizioni imposte dalla Cina nel 2010 al Giappone sull'estrazione di terre rare hanno stimolato lo sviluppo di attività minerarie alternative, il riciclo e la sostituzione delle materie prime. Negli ultimi anni, anche gli Stati Uniti hanno accelerato questa transizione grazie ai finanziamenti del CHIPS Act, alle partecipazioni azionarie e ai prestiti del Dipartimento della Difesa, agli accordi sui prezzi minimi e sui contratti di fornitura, e al Project Vault, che comprende partecipazioni azionarie in produttori chiave e una riserva strategica di minerali, ampliando al contempo la cooperazione con partner come l'Australia.
Le leve rimanenti e i loro limiti
Se la strategia di Hormuz sta già dando risultati decrescenti, quali altre opzioni restano all'Iran?
La leva più incisiva e sottoutilizzata è una campagna più sistematica contro la produzione energetica del Golfo stesso: giacimenti, impianti di lavorazione, raffinerie e industrie a valle. L'Iran ha già colpito questi obiettivi su scala significativa. Ciò che non è stato ancora pienamente tentato è uno sforzo prolungato e multilaterale per la distruzione duratura delle capacità produttive.
Tra le altre potenziali leve si annoverano l'intensificazione delle attività per procura, le operazioni informatiche, la pressione su Bab el-Mandeb, i segnali nucleari residui e attacchi più pesanti contro le basi statunitensi o le infrastrutture critiche. Ognuna di queste opzioni conserva un certo potenziale.
Tuttavia, la stessa logica si applica anche in questo caso. Un ulteriore utilizzo su larga scala accelererebbe le reazioni che ne ridurrebbero l'efficacia. Allo stesso tempo, il regime è sottoposto a continue pressioni economiche dovute al blocco navale statunitense, al controllo delle esportazioni di petrolio e alle più ampie sanzioni dell'“Operazione Economic Outcast”. Un'escalation sotto questo assedio aumenterebbe significativamente i costi e ridurrebbe i tempi di reazione.
Un'altra opzione potrebbe essere una distrazione altrove, magari orchestrata da un altro Paese dell'asse emergente dei Paesi dipendenti dal Partito Comunista Cinese, come la Russia, la Corea del Nord o la Cina stessa.
La battaglia per lo Stretto non rappresenta l'intera guerra. Ha tuttavia illustrato una caratteristica ricorrente della strategia: le leve geografiche e delle risorse appaiono più formidabili finché rimangono latenti. Una volta messe in moto in modo continuativo, spesso innescano quelle forze che alla fine ne riducono l'efficacia.
Diversamente dall'armata brancaleone dell'attuale governo italiano, l'amministrazione Trump sa con chi ha a che fare quando di sparla di potere giudiziario. La più recente sentenza della SCOTUS in materia di “ius soli” è l'ennesima prova che, per grande influenza di John Roberts, il potere eversivo del ramo giudiziario negli USA è determinato è scavalcare quello legislativo ed esecutivo. In merito alla questione, si fondono insieme giurisdizione politica e geografica nel modo peggiore possibile (laddove il Congresso può offrire protezione agli immigrati, ma essi sono ancora soggetti alla giurisdizione della loro cittadinanza d'origine) e la magistratura ostracizza potere legislativo ed esecutivo. Qui c'è da smantellare una illusione accuratamente seminata da Hollywood: la Corte Suprema non è quell'organo finale dove vengono finalizzate le controversie. Alla creazione degli USA c'erano le Corti Supreme dei singoli stati americani, le quali hanno appaltato parte dei loro poteri a quella federale. Si tratta di una concessione, non di una scala gerarchica di poteri. Infatti alla sua formazione, il governo federale aveva come compito l'impostazione dei commerci tra gli stati americani, l'impostazione della linea di politica estera e la difesa. Quindi, i dazi ad esempio, erano materia per Presidente e Congresso, la Corte Suprema non doveva metterci becco. Ogni organo aveva i suoi compiti, determinati dal nono e decimo emendamento.
L'eversività della magistratura, in ogni nazione ormai, è il sintomo della conquista esterna di un Paese (così come l'immigrazione incontrollata è una forma di conquista sociale, dato che il mercato dell'eurodollaro non può più essere usato in modo estensivo) e viene usata, negli USA in particolare, per fomentare una guerra civile. Perché è così che funziona. I migranti scaricano a pacchi figli in Florida, ad esempio, e richiedono un certificato di nascita americano. De Santis gli nega quello della Florida, questo significa che questi scalzacani non possono avere documenti validi nello stato della Florida e quindi impossibilitati a vivere. Per di più possono solo spostarsi nei territori americani (es. DC, Guam, ecc.), ma non possono spostarsi negli altri stati americani perché non sono cittadini di quello stato (la Florida nel nostro esempio). Ciò a sua volta permetterebbe allo stato in questione di chiamare in tribunale il governo federale stesso (decimo emendamento), nel qual caso la Corte Suprema potrebbe invocare la Clausola di supremazia per annullare ciò che resta del federalismo americano. Gente come Roberts è pronta a tirare questa spoletta pur di aizzare al punto di non ritorno la guerra civile voluta ardentemente dalla Tavola Alta oltreoceano?
Lo scenario ottimista è quello che più viene preso in considerazione, ma non bisogna scordarsi che l'amministrazione Trump tiene presente anche quello pessimista: una sconfitta alle elezioni di medio termine e una vittoria Dem nel 2029. Uno dei principali scopi adesso, quindi, è quello di degradare quanto più possibile tutti quegli asset americani che possono essere ritorti contro il Paese. Questo significa levare le tende dal Medio Oriente e ridurre drasticamente il numero di basi sul quel territorio in modo da impedire ad agenti esterni di alimentare conflitti; lo stesso lo si può dire degli aiuti a Israele. Il rapporto tra USA e Israele non cambierà, solo che non ci saranno di mezzo soldi “gratis” con cui alimentare un azzardo morale a livello militare e trasformare di nuovo in un proxy di destabilizzazione Israele e altri Paesi mediorientali. Soprattutto adesso che gli USA hanno un canale diretto col governo civile in divenire a Teheran, il quale viene usato per smantellare ciò che rimane degli asset dell'IRGC.
Facciamola semplice, così anche il più obnubilato da stampa e algoritmi di selezione (che, ricordiamolo, “allena” l'utente stesso) possa capire. Gli inglesi controllavano entrambi i lati della barricata in Medio Oriente, sia in Israele che in Iran. Era solamente questa l'origine della guerra infinita che ha infuriato nella zona. Il Golfo Persico era a loro esclusiva determinazione, dato che controllavano Iran, Qatar (pompa del gas), Emirati Arabi (riciclaggio di denaro), Oman (avamposto dell'MI6 sullo Stretto). Se non si parte da questo assunto, e se non si parte dal fatto che esistono diverse fazioni all'interno di una nazione (compresi anche i cosiddetti “intransigenti” e coloro che portano avanti solo ed esclusivamente una linea dura), allora inevitabilmente si finisce per avere una chiave di lettura insufficiente per leggere gli eventi. E quindi attecchiscono narrative fasulle, o addirittura accuse di irrazionalità nei confronti dell'amministrazione Trump.
Quest'ultima, sin dalla sua prima iterazione, sa che il modo migliore per far uscire allo scoperto infiltrati e situazioni compromesse è quello di rivelare l'agenda che hanno i diversi player sulla scena geopolitica. Siamo adesso arrivati al momento in cui i vari leader (di facciata) mondiali e gli opinionisti influenti devono scoprire le carte e mostrare per chi lavorano davvero o da chi sono finanziati per perseguire una certa linea di politica. L'attacco all'Iran, oltre a disinnescare l'arma di ricatto finanziaria e geopolitica dello Stretto di Hormuz, e trasferire logistica e commercio dall'Europa al continente americano nel suo complesso, è servito a smascherare le agende reali dei capi di stato.
Questa è una questione che va al di là delle singole filosofie politiche, o economiche. Si può odiare lo stato quanto si vuole, ma che dire della rete ombra di intrallazzi, interessi, influenze e ricatti che gli inglesi hanno imparato a padroneggiare nel corso della storia? È un concetto che va ben oltre lo stato e paradossalmente il loro superamento significa anche un oscuramento più intricato di suddette ombre. Qual è quell'asset, decentralizzato e distribuito, che fa della trasparenza il suo cavallo di battaglia? Bitcoin. Qual è quella nazione che sta accogliendo una tale filosofia nelle sue strategie economiche e politiche? Gli Stati Uniti. Questo mi porta a pensare che la nascita dell'asset fosse stata pensata esattamente per un momento del genere, che gli USA abbiano alimentato la sua evoluzione per avere a disposizione un'arma con cui gettare luce su quell'impero delle ombre. Pensateci un momento: la migliore definizione di Bitcoin attualmente è una backdoor a un sistema che ha fatto del dollaro ombra offshore la sua cannuccia con cui succhiare indefinitamente ricchezza dagli USA. L'algoritmo su cui “gira” il protocollo è lo stesso di quello usato dal sistema bancario e finanziario. Ciò spiegherebbe anche perché c'è una pagina di un giornale inglese all'interno del Genesis Block.
E questo spiegherebbe ulteriormente perché Powell e Wall Street hanno dapprima lottato unghie e denti per far avanzare i lavori per il SOFR e poi hanno abbracciato la possibilità di aprire a Bitcoin e alle stablecoin. La chiave di lettura della trasparenza è il miglior modo per intendere l'evoluzione di tutti gli eventi finora accaduti nel mondo, sin dalla prima amministrazione Trump e addirittura fin dalla nascita di Bitcoin stesso. Qui si inserisce anche l'abbandono della politica keynesiana in materia di banca centrale americana nel momento in cui Warsh abiura ufficialmente la Curva di Phillips, linea di politica puramente di matrice inglese. Qui si inserisce anche il dialogo con Mosca e Pechino, e lo spostamento di Washington verso un'economia hamiltoniana (in termini commerciali). Mettendo tutte queste cose insieme si arriva alla conclusione che l'attacco all'Iran è stato il palco finale per ridimensionare definitivamente il flusso finanziario ombra che ha tenuto in piedi l'impero inglese sin dal post-Seconda guerra mondiale.
E la maestria degli inglesi nel ribaltare causa-effetto è prodigiosa, soprattutto quando, tramite la propaganda mediatica, instillano nella mente della maggior parte delle persone che gli USA “si stanno isolando”. Sbagliato: sono gli USA a voler isolare Londra e Bruxelles dal resto del mondo.
Lo spostamento di asset militari americani in Grecia, che adesso è il Paese europeo più armato, rappresenta il proverbiale “bastone” agitato nei confronti della Turchia, mentre la “carota” è la stabilizzazione della lira turca. Erdogan ha sempre giocato la sua partita sul filo del rasoio, tra gli interessi americani e quelli della cricca di Davos/City di Londra (es. Fratelli musulmani). Un gioco pericoloso ma che ha rappresento la carta vincente affinché il Paese non venisse invaso né dall'una, né dall'altra fazione. Trump, comunque, come ha dimostrato anche col Qatar, offre una via per collaborare ed è la stessa offerta che ha di recente presentato allo stesso Erdogan. Ed è anche un modo per effettuare una de-escalation sia in Medio Oriente che in Europa dell'est: Iran e Israele non hanno più bisogno di essere monitorati affinché non causino caos nella regione. Il rifiuto recente israeliano di aiuti americani annuali è un segno che la strategia di distensione in Medio Oriente funziona, soprattutto se ci aggiungiamo i piani per costruire nuove infrastrutture di trasporto del petrolio. E questo l'ha capito anche la Turchia, da qui la fanfara grandiosa che è stata allestita all'arrivo di Trump al recente G7, mentre uno squallido pulmino è stato affibbiato ai “leader” europei.
Puntellare il fronte greco e sguarnire quello polacco è stato anche un modo per dimostrare buona volontà nei confronti di Putin, senza però abbassare la guardia (Stretto del Bosforo). Ciò che emerge da questi rapporti è solo una cosa: forza. Concessioni di buona volontà, senza però depotenziare la propria posizione negoziale. Infatti tutte le connessioni inglesi nel Golfo Persico sono state rovesciate e i piani di Londra e Bruxelles di poter maneggiare le leve geopolitiche mondiali si riducono man mano che il tempo passa. In fondo, la Brexit altro non era che una faida interna alla cosiddetta Tavola Alta per decidere chi dovesse guidare il mondo post-reset.
Ora Washington sta offrendo la sopraccitata “carota” a Erdogan, il quale ne ha davvero bisogno per stabilizzare il mercato della lira. Solo una manciata di mesi fa ha scaricato tutti i suoi titoli del Tesoro americani, una mossa che può essere letta in due modi: o Londra ha richiamato i suoi asset, oppure Ankara continua a fare da ponte per i flussi finanziari ombra inglesi. Perché, ricordiamolo, Ankara è uno dei pochi Paesi che permette alle banche locali di detenere oro come riserve Tier-1 e, sin dal 2013 quando Obama tagliò fuori l'Iran dallo Swift affinché venissero potenziati i flussi finanziari ombra inglesi che passavano da lì, il denaro ombra iraniano è stato riciclato in Turchia tramite l'oro. In questo modo Obama ha finanziato indirettamente l'armamento nucleare iraniano. Riportare l'Iran nello Swift significa gettare luce sui flussi ombra. Ancora una volta trasparenza, l'anatema della City di Londra. Trump ha praticamente fatto capire a Erdogan di scegliere da che parte stare e questa offerta può essere presentata solo da un Leader che sta avendo la meglio sui propri avversari. La stessa offerta che è stata presentata a Israele... che tanto si dice controlla gli stati Uniti... mentre invece Trump ha fatto capire a Netanyahu che può sconfiggere Hezbollah, ma può scordarsi di prendersi mezzo Libano.
L'unione di tutti questi temi rappresenta un piano che gli Stati Uniti stanno portando avanti non per bontà o nobiltà di cuore, ma solo perché la classe dirigente americana è stufa di farsi fregare dalle sue controparti oltreoceano.
Infatti il differenziale di rendimento tra il decennale inglese e quello americano è +32 punti base, mentre tra quello inglese e quello giapponese è +210 punti base. La Banca d'Inghilterra continua a manipolare il lato lungo della curva dei rendimenti americana tramite il carry trade sullo yen e la Banca del Canada, mentre combatte unghie e denti per impedire a Trump di tornare a far avere un mercato ai titoli garantiti da ipoteca (cosa che permetterebbe la riconquista completa della politica sui tassi). La vera guerra è tutta qui: lungo lo spettro dei rendimenti tra i 10 anni e i 30 anni. Ed ecco perché il Giappone deve continuare a rialzare i tassi: i differenziali di rendimento vengono a mancare. A quel punto o la Banca d'Inghilterra lascia correre ancora più in alto il back-end della sua curva (causando una crisi obbligazionaria), o lo abbassa a costo dell'arbitraggio sulla valuta (passando la patata bollente dei bond all'UE). Ueda non è conosciuto per il suo coraggio e se sta resistendo alla pressione mediatica è solo grazie all'appoggio di Bessent, il cui obiettivo è la fine degli arbitraggi sulle valute come arma e la fine dei differenziali di rendimento obbligazionari come arma.
Infatti la fine del carry trade sullo yen ha potenziato il prosciugamento di liquidità in eurodollari nei mercati mondiali. Ciò ha permesso agli USA di dedicarsi ad altre faccende geopolitiche, come il Venezuela e l'Iran, e lasciando la componente economica al Giappone. Questo non ha impedito agli avversari degli USA di attaccarli, come continuano a fare sulla parte meno liquida della curva dei rendimenti (trentennale), e a incamerare bond americani per accedere ai dollari (dato che il SOFR è un tasso collateralizzato a differenza del LIBOR). In questo contesto il margine di manovra della BOJ è abbastanza ampio, dato che può coprire le perdite sulle obbligazioni con il portafoglio di azioni in suo possesso. Alla fine della fiera, gli allarmismi (stampa inglese) sul Giappone non erano direzionati al Paese stesso, ma alle conseguenze che avrebbero causato su quelle economie dipendenti dall'eurodollaro e a cui non avrebbero più avuto accesso privilegiato. Washington sta praticamente liberando il Giappone dalla morsa finanziarista inglese che da tempo immemore ha spremuto il Paese.
Non solo, ma Mr. e Mrs. Watanabe ottengono un rendimento positivo al netto dell'inflazione sul lato lungo della curva dei rendimenti e coprono, coi loro risparmi, le aste obbligazionarie mettendo una toppa alla ritirata dalla BOJ. https://t.co/B4Ri3aeWZn
I futures sulla benzina, poi, mostrano chiaramente un andamento ribassista per i prezzi futuri della materia. Per le elezioni di medio termine si prospetta infatti un valore di $2.35. Lo stesso per la curva forward del petrolio, in manifesta discesa rispetto alle oscillazioni presenti. Certo, il range rimarrà intorno ai $75-80 per il momento, non rivedremo i $60 molto probabilmente fino all'anno prossimo. La backwardation è sul Brent; il WTI è in contango invece. Ma il primo è un contratto puramente finanziario, mentre il secondo prevede la consegna fisica. E con il Venezuela in supporto alla produzione americana e l'OPEC+ che ha tagliato i prezzi del petrolio più del previsto (spiazzando progressivamente l'Iran), i guai saranno esclusivamente europei. Senza contare che il presunto partner dell'UE, ovvero l'Ucraina, continua ad avere come obiettivo bersagli russi la cui distruzione fa esclusivamente del male alle importazioni di energia europee. Un “curioso” modo per farsi continuare a dare soldi e supporto militare...
Un ricatto interno potremmo chiamarlo, perché non dimentichiamoci di un punto: esistono fazioni “moderate” e disposte al compromesso anche all'interno della cosiddetta cricca di Davos. E così come Trump e i suoi alleati sono costretti a superare linee rosse degli avversari per forzarli a una reazione (bombardare nuovamente l'Iran ha come obiettivo indebolire l'IRGC rispetto ai negoziatori disposti a collaborare con gli USA), lo stesso indebolimento è messo in piedi a livello di City di Londra/cricca di Davos. La strategia regina è sempre stata quella di degradare la capacità dei propri avversari nell'accedere alle fonti di collaterale. Infatti chi è che viene più impattato dalla recente decisione cinese di limitare le esportazioni di elio? Non gli Stati Uniti, i quali sono esportatori di elio. Ovviamente l'Unione Europea. Inutile dire che, per motivi logici, Xi, Putin e Trump non possono mostrare pubblicamente la loro alleanza d'intenti in questo conflitto. La quantità di infiltrati nei loro rispettivi Paesi è incapacitante ancora (basti pensare al Congresso americano e la spasmodica e recalcitrante volontà di finanziare indefinitamente la guerra in Europa orientale se potesse).
Visto che l'IRGC ha scelto chiaramente l'annientamento, e per estensione i burattinai dietro di essi ovvero Londra e Bruxelles, il conflitto in Iran si dimostra ancora una volta lo stadio finale di una strategia volta a rendere gli Stati Uniti i decisori ultimi in cima alla Tavola Alta. In sintesi, si stanno prendendo il ruolo di coloro che imposteranno le decisioni che daranno forma al mondo di domani, al sistema mondiale di domani. Infatti non crediate che Londra, Parigi o Bruxelles stessi siano “amici”; si è sempre trattato di chi avrebbe impostato la linea di politica del nuovo sistema. Washington si sta dimostrando semplicemente un “amministratore” più tollerabile visto che vuole far respirare la classe media, diversamente dai piani di Londra e Bruxelles che vogliono un chiaro annientamento della stessa.
In questo contesto attaccare Teheran è un modo, indiretto ovviamente, di risolvere l'altro scenario di guerra in Ucraina, stringendo il cappio energetico intorno al collo dell'UE. In che modo può rifornire di militari, armamenti e strumenti Kiev se la possibilità di accedere a petrolio e gas a basso costo diventa sempre più esigua? E se non ha più accesso alle risorse energetiche, come farà ad attenuare una crisi sul debito sovrano dato che rifinanziare i debiti dei vari Paesi membri non potrà più essere fatto a costi bassi? La più recente asta di titoli decennali tedeschi è stata un disastro (la quale ha raccolto solo la metà dei fondi che si proponeva di raccogliere). Non dimentichiamoci che il petrolio è il collaterale principale tramite cui scorre il denaro nel sistema finanziario odierno.
Disinnescare l'Iran, quindi, era fondamentale a differenza di ciò che dicono “pacifisti oltranzisti” e propagandisti bannoniani/duginisti (se davvero l'obiettivo di Trump fosse stato quello di annientare l'Iran, gli sarebbe bastato imporre un embargo alle importazioni d'acqua). Contenere l'IRGC, e per estensione le influenze della cricca di Davos/City di Londra in Medio Oriente, ha permesso a Trump di ottenere il supporto di quelle fazioni nelle varie nazioni di quella regione tramite un colpo di stato finanziario: dall'entrata in vigore del SOFR sono principalmente gli Stati Uniti a decidere chi può avere accesso facilitato al mercato dell'eurodollaro e chi no. “Bastone e carota”. Riprendiamo in considerazione la Turchia: l'Europa dell'est non è più una minaccia per essa, così come non lo è più il conflitto a Nord-est tra Azerbaijan e Armenia, e l'Iran non è più una fonte di destabilizzazione contro Israele.
Così come gli asset militari americani sono stati spostati in Grecia dal Nord e dall'Est Europa, anche asset finanziari stanno affluendo in Turchia (sotto forma di capitali di rischio, stablecoin in dollari, Bitcoin, ecc.) per convincerla con la “carota”, senza però nascondere il “bastone”. Non mancherà nemmeno l'intelligence necessaria per stanare tutti quei canali che hanno reso Ankara un potenziale nodo nella rete della cricca di Davos/City di Londra, come doveva esserlo Dubai e Pechino. Infatti quest'ultimo sta ritorcendo contro l'Europa, fungendo da punto di pressione in sintonia con Washington, la devastazione industriale autoinflitta senza essere più quella destinazione che le “locuste” di Davos avevano scelto per avviare una nuova Catena della morte finanziaria.
L’ONDA ELETTRICA CINESE STA PER TRAVOLGERE L’EUROPA
Per BYD e Geely, l’Europa rappresenta la valvola di sfogo ideale per sfuggire alla brutale guerra dei prezzi domestica. Le vendite estere di BYD sono aumentate del 95% in un anno; quelle di Geely del 157%. E questi numeri non…
In questo contesto Londra, Bruxelles e Parigi vengono costrette a rimanere in quelle zone che hanno contribuito a devastare, in grado solo di parassitarle fino all'osso pur di rilanciare in qualche modo il loro piano di sopravvivenza. Non possono forzare un reset adesso senza finire per essere spazzati via come classe dirigente a livello internazionale; la crisi obbligazionaria che ho descritto nel mio libro, Il Grande Default, dovevano pagarla Stati Uniti e Russia affinché il Vecchio Continente emergesse come guida unica nell'impostazione del sistema futuro. Entrambi i Paesi si sono rifiutati di stare al gioco: il primo a livello finanziario, il secondo a livello militare. Così facendo hanno costruito un nuovo equilibrio e impostato la loro presenza alla guida al “tavolo delle decisioni”. Il modo di fare guerra ormai è cambiato, rendendo obsoleti gli armamentari nucleari. Oreshnik e la rimozione chirurgica di Maduro sono stati i punti di svolta. Il mondo finanziario è cambiato, dato il SOFR ha permesso agli USA di riprendere il controllo della valuta e del lato corto della loro curva dei rendimenti.
I grafici qui sotto mostrano rispettivamente il differenziale di rendimento tra il decennale inglese e quello americano, e il differenziale tra le obbligazioni a 2 e 10 anni americane (il benchmark di riferimento delle banche a cui concedere mutui e prestiti). Da quando il Giappone ha iniziato il suo percorso di rialzo dei tassi, normalizzazione dei rendimenti obbligazionari e inversione del carry trade sullo yen, questi due grafici si muovono in sincronia. In sintesi, gli inglesi, avendo perso la capacità di manipolare il lato corto della curva dei rendimenti americana, si aggrappano alla manipolazione del lato lungo per disinnescare una crisi del debito sui loro titoli (ecco perché finora hanno fatto in modo che fosse impossibile far uscire fuori dalla conservatorship Fannie Mae & Freddie Mac). E questa semplice descrizione di una delle loro tante manipolazioni è anche il motivo per cui non esistono condizioni di vittoria per l'Ucraina, solo un continuo logoramento per ritardare un redde rationem su quel flusso di prestiti che è stato scaricato nella dolina finanziaria dell'Europa dell'est.
In una qualsiasi partita di GO con più di 4 giocatori è praticamente impossibile costruire una “struttura” stabile con cui vincere il gioco e “l'ideatore” del sistema, chi ne controlla le regole (sistema di estrazione/colonizzazione/divisione conflittuale), vincerà sempre. Oh ma se si bypassa il gioco stesso e si punta direttamente al sistema, le cose cambiano...
Alla fine gli europei non avranno più energia con cui rifornire l'Ucraina e la recente offerta di Trump nei confronti di Zelensky, ovvero quello di fornire Patriot, è stata una buotade. Come può non esserlo se per costruire la fabbrica per produrli richiede come minimo 5 anni per essere costruita e diventare pienamente operativa? Bastone e carota. Trump ha fornito la carota a Zalensky, una via d'uscita, ma quest'ultimo l'ha rifiutata. Così come il MOU è stato rifiutato dalla fazione oltranzista iraniana. L'euristica in questi casi è dannatamente semplice: quando un individuo o un gruppo di individui agiscono diversamente dal loro miglior interesse, e fanno scelte palesemente scellerate, allora qualcuno sta puntando loro una pistola alla testa. Allo stesso modo non basta essere “amici”, o accettare la “carota”, degli Stati Uniti per ottenere più di quello che si merita: non lo otterrà Putin oltre al Donbass e Crimea, non lo otterrà Netanyahu oltre alla distruzione di Hezbollah.
Colpa del caldo? No, colpa del sistema keynesiano di debito ed estrazione ricchezza. E l'unico modo che hanno gli europei per tirarsene fuori è far pagare agli altri il conto: nel 1918 a Berlino, nel 1945 a Washington e oggi sarebbe stato a Pechino/Mosca.https://t.co/8k3TRArHqu
A chi davvero basta sopravvivere per vincere la guerra a questo punto non è l'Iran contro gli USA, bensì alla Russia contro la NATO. I membri europei hanno firmato assegni per sostenere Kiev con collaterale la cui riscossione è ancora intrappolata dietro l'esercito russo. Il cappio, oltre a quello energetico, è anche monetario, stretto intorno al collo dell'UE, e sta soffocando più velocemente le economie europee.
Colpa del caldo? No, colpa del sistema keynesiano di debito ed estrazione ricchezza. E l'unico modo che hanno gli europei per tirarsene fuori è far pagare agli altri il conto: nel 1918 a Berlino, nel 1945 a Washington e oggi sarebbe stato a Pechino/Mosca.https://t.co/8k3TRArHqu
Quali sono quei punti su cui Londra e Bruxelles stanno combattendo più alacremente? Stanno combattendo unghie e denti contro il CLARITY Act, contro la liberalizzazione di Fannie/Freddie, contro l'emancipazione di Canada e Australia come vettori con cui pompare il mercato dell'eurodollaro. Stanno combattendo contro l'eventualità sempre più manifesta della loro mancanza di accesso a garanzie collaterali. Questo è il mosaico dove ha luogo la guerra finanziaria tra la City e Washington, ma se si alterano tutte le cose sopraccitate a livello strutturale allora il sistema risultante sarà molto più durevole. Questo significa rimettere flusso di cassa nelle mani della classe media. Un sistema a due livelli: il governo americano che prende quote in aziende importanti in grado di migliorare la capacità produttiva e il flusso di credito (es. Intel); poi ricostruire il mercato dei mutui trentennali il quale ha permesso alla classe media americana di prosperare come ha fatto, fino alla sua implosione ad hoc nel 2008.
L'idea che dazi e industria manifatturiera siano la fonte della ricchezza, della forza e della sicurezza di una nazione risale ad Alexander Hamilton. Scrivendo poco dopo la Rivoluzione, Hamilton temeva che una nazione di agricoltori ed esportatori di merci non sarebbe stata in grado di resistere a lungo alle grandi potenze europee. Nella sua relazione intitolata, Sul tema delle manifatture, pubblicata nel 1791, scrisse: “Non solo la ricchezza, ma anche l'indipendenza e la sicurezza di un Paese sono materialmente connesse alla prosperità delle manifatture. Ogni nazione, in vista di questi grandi obiettivi, dovrebbe sforzarsi di possedere al suo interno tutti gli elementi essenziali per l'approvvigionamento nazionale. Questi comprendono i mezzi di sussistenza, l'abitazione, il vestiario e la difesa”.
Oppure pensate a Energy Fuels. Il suo impianto di White Mesa, nello Utah, è/era l'unico impianto di lavorazione dell'uranio operativo negli Stati Uniti. Ha una capacità autorizzata di otto milioni di libbre di uranio all'anno. È il principale produttore statunitense di U308, il concentrato necessario per produrre combustibile per le centrali nucleari. È un'attività legata all'uranio, ma è anche un'attività legata alle terre rare. La lavorazione dell'uranio è tossica, in parte perché il minerale è radioattivo e bisogna prendere ogni sorta di precauzione per il residuo generato, oltre a trovarsi in una giurisdizione/area geografica favorevole a tali attività. Lo Utah è uno di questi luoghi. Il mese scorso, il Dipartimento della Guerra ha approvato un prestito condizionato di $720 milioni con Energy Fuels per la lavorazione della monzanite presso l'impianto di White Mesa. Questo potrebbe renderla un produttore nazionale di successo di terre rare. Ciò si integrerebbe perfettamente con la strategia perseguita dall'amministrazione Trump.
Questo sistema di incentivi negli Stati Uniti attrarrà capitali, cosa che a sua volta creerà non poche difficoltà alla Banca d'Inghilterra e alla BCE affinché li trattengano sul loro territorio e smettano di interferire nel differenziale di rendimento nei titoli americani a dieci e trent'anni tramite la manipolazione, come suggerito sopra, del differenziale due anni-dieci anni americani e quello tra il decennale inglese e americano.
Come si fa affinché la Tavola Alta metta in gioco i propri di capitali? Si adotta la stessa strategia di logoramento applicata dalla Russia forzando la NATO a tirargli contro uomini e materiali militari. Si tratta di un drenaggio dalla classe fiananziarista alla classe media americana, la quale è stata spremuta da tassi dei mutui alti, alta inflazione, regolamentazione selvaggia, sprechi fiscali/sociali, ecc.
Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK
La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
I critici potrebbero aver interpretato erroneamente il recente vertice della NATO.
A loro sembra che gli Stati Uniti si stiano schierando unilateralmente con l'Europa e contro la Russia.
Il presidente Trump è più astuto: sa chi ha la mano vincente e le sue comunicazioni dirette con i suoi pari, Xi e Putin, non sono sempre pubbliche.
Le critiche iniziali del presidente Trump nei confronti dell'UE e della NATO rimangono valide. Sebbene gli Stati Uniti stiano attualmente offrendo loro una certa cortesia diplomatica e un sostegno limitato, l'Europa è in definitiva circondata da ogni lato da potenze che la rendono irrilevante in termini di influenza mondiale. L'Europa si è messa in questa situazione a causa del proprio declino economico interno, dovuto a scelte politiche errate. Sta usando la guerra come mezzo per risollevare le proprie sorti, ma le sue probabilità di successo sono scarse.
L'UE è economicamente circondata dagli Stati Uniti a ovest, dalla Russia e dalla Cina a est, da un vasto territorio artico a nord che non può controllare e dall'India e da Israele, potenza emergente in Medio Oriente, a sud. L'Europa non ha margini di manovra strategica. Ha scarse prospettive di riemergere come potenza di rilievo e la NATO ha perso da tempo la sua rilevanza e la sua solvibilità.
Avere “ragione” significa comprendere l'importanza economica e commerciale a lungo termine della Russia e apprezzarne la potenza militare. Insieme a Cina e Stati Uniti, essa costituisce la triade delle superpotenze. Avere ragione significa anche comprendere che i giorni dell'UE e della NATO sono contati e che il mondo è cambiato senza di esse.
Dopo l'incontro di Anchorage con Trump, il presidente Putin ha invitato il suo omologo a Mosca: la cauta risposta di Trump ha ricordato che, sebbene relazioni produttive possano essere benvenute da entrambi i leader, ognuno di loro opera all'interno di una complessa tradizione di difesa e politica estera che non si fida dell'altro. Alcuni l'hanno definita il “crogiolo della fiducia” e l'esperienza passata è difficile da superare. Il cambiamento avverrà lentamente.
L'Europa fa parte di quella massa continentale eurasiatica condivisa, e della sua sicurezza, ma “l'Europa” non è un unico Paese unificato. Anche all'interno della sua limitata sfera occidentale è stata una regione costantemente impegnata in rivalità e guerre. C'è stato un periodo dopo Napoleone – circa un secolo – in cui si è goduto di una relativa pace, ma il XX secolo è stato l'esatto opposto: una catena quasi ininterrotta di guerre – regionali, rivoluzionarie, mondiali e fredde – e ora, una nuova guerra nel XXI secolo è sempre più vista come inevitabile.
Esistono molteplici spiegazioni di natura politica, sociale e istituzionale, ma il declino economico è al centro della motivazione per cui l'UE è determinata a provocare la Russia (e perché si sta appellando agli Stati Uniti).
Se però Germania, Francia e Regno Unito fossero guidate da una solida crescita industriale interna, avessero confini controllati tramite l'immigrazione e una minore dipendenza energetica dall'estero, se non addirittura sull'orlo del collasso energetico nazionale, un simile conflitto non sarebbe necessario né verrebbe preso seriamente in considerazione.
Nella storia recente basta ripercorrere la disastrosa linea di politica della cosiddetta “energia verde” di Angela Merkel, la deindustrializzazione, le frontiere aperte e la chiusura del centro nucleare tedesco per averne una chiara spiegazione. È caduta completamente nella trappola di un'ingenua ideologia progressista che sostiene che il petrolio non conti più nulla.
E gli Stati Uniti stavano imboccando la stessa strada.
Francia e Regno Unito non sono da meno, con la loro serie di leader deboli, confini incontrollati, violenza interna da parte di culture straniere, deindustrializzazione e delocalizzazione. Non c'è da stupirsi se i “leader” europei siano ora intrappolati economicamente e si stiano rivolgendo alla guerra come disperata forma di ripresa economica.
Il presunto capo della NATO, Mark Rutte, è stato di recente alla Casa Bianca, perorando la causa della guerra e chiedendo il sostegno finanziario degli Stati Uniti, con slide e grafici che sembravano più un piano fallimentare di risanamento aziendale. Il vecchio detto “attenti a ciò che desiderate” potrebbe essere pertinente, dato che la NATO sta agendo da intermediaria per l'Europa occidentale e guarda agli Stati Uniti come al suo garante prima del fallimento. Il presidente Trump ha già visto situazioni simili.
Ovviamente molti altri interessi e attori guidano questa strategia, ma il declino di Germania, Francia e Gran Bretagna potrebbe essere il fattore determinante. La Scandinavia è in qualche modo immune, soprattutto la Norvegia grazie alle sue risorse naturali e ai suoi capitali, ma è vulnerabile alle influenze politiche e di policy europee.
Lo storico dell'economia Walt Rostow, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca sotto i presidenti statunitensi Eisenhower, Kennedy e Johnson, ha fornito un modello economico che contribuisce in larga misura a spiegare perché l'Eurasia e l'Europa siano sempre state instabili e soggette a conflitti. Il suo libro, The Stages of Economic Growth: A Non-Communist Manifesto, illustra come i Paesi si sviluppano attraverso diverse fasi di maturità.
Ma prevede anche come i Paesi ricorreranno alla guerra quando queste fasi saranno messe in discussione, interrotte o, a causa di una leadership inadeguata o di interferenze statali, ristagneranno o regrediranno. L'Europa è scivolata indietro da potenza industriale e coloniale avanzata a uno Stato sociale con frontiere aperte, guidato da una classe politica debole, priva di piani, idee, impegno e lealtà nazionale.
Il Cremlino russo ha di recente annunciato che la sua operazione militare speciale in Ucraina si è trasformata in una vera e propria guerra. Sebbene prevedere gli sviluppi sia problematico, il vantaggio di potenza della Russia è talmente schiacciante che la NATO non può che essere vista come impegnata in un suicidio di fatto. Data la tendenza culturale europea al pessimismo esistenzialista, forse ciò è comprensibile.
Quando la guerra finalmente finirà, come inevitabilmente accade, di solito porta alla formazione di nuovi confini, relazioni, alleanze e accordi. La NATO e l'Europa sembrano contare sul caos della guerra come via d'uscita dalla propria debolezza.
Gli Stati Uniti potrebbero offrire loro un certo supporto tecnico-militare attraverso la vendita di armi, ma questo potrebbe rivelarsi un'autolesione, un inganno.
Alla fine Stati Uniti, Russia e Cina riprenderanno il loro dominio mondiale e la loro alleanza di potere. L'UE probabilmente crollerà o verrà ridimensionata; la NATO verrà definitivamente smantellata e la vecchia Alleanza Atlantica aggirerà l'Europa per allinearsi economicamente con l'Est e il Sud dell'Eurasia, perché è lì che risiede il potere.
Questo è ciò che prevedono le fasi di crescita.
L'UE sarà ulteriormente eclissata sul piano commerciale e militare da un Medio Oriente in ascesa dominato da Israele, perché quest'ultimo sa cosa vuole, ha un piano e sa come combattere. I burocrati europei come Rutte, Macron, Merz e la von der Leyen non lo sanno, e si troveranno di fronte a un destino fatale quando finalmente si renderanno conto che questa battaglia sarà probabilmente la loro ultima resistenza politica.
I cittadini europei possono tirare un sospiro di sollievo.
Il CFR è il braccio estero della Chatham House, istituzione inglese che per decenni ha letteralmente influenzato pesantemente la politica estera degli Stati Uniti. Questo almeno fino a quando i NY Boys hanno introdotto Trump sulla scena politica e geopolitica per far sentire il loro “Basta!”. La facilità con cui i comunisti, o più in generale la sinistra, è riuscita a fare leva sulla psicologia delle folle deriva sostanzialmente da una fonte progressivamente crescente di finanziamenti che è maturata con l'evoluzione del mercato dell'eurodollaro. Inutile dire che la City di Londra è sempre stata in prime linea per alimentare questo flusso e se ne è servita per espandere la propria rete di influenze nel sottobosco dei rapporti tra stati. Marx era il trampolino di lancio di quella rivoluzione “culturale” che avrebbe permesso all'impero inglese di sopravvivere al tempo e alla storia. Gramsci sarebbe stato colui che attraverso la “rivoluzione culturale” avrebbe sancito il copione finale con cui effettuare una colonizzazione “invisibile” di interi Paesi. L'ideologia woke odierna non è altro che l'iterazione moderna della conquista culturale, e poi politica, di una nazione. Ma senza un flusso costante e crescente di fondi, è impossibile tenere in piedi una simile macchina di propaganda (ecco perché Marx aveva come padrini due capitalisti e industriali londinesi che lo finanziavano).
L'aspetto monetario è tanto importante quanto quello filosofico e sociologico. Ecco perché è stata venduta la Federal Reserve agli Stati Uniti dai cugini inglesi affinché fosse la copia sputata della Banca d'Inghilterra e operasse le sette fasi della “Catena finanziaria della morte”. Il modello strutturale dell'economia odierna, santificata da Keynes, è quello impostato su debito e tasse di matrice inglese. Chi, come Hayek, provò ad attaccare questa impostazione in divenire venne accuratamente silenziato. E non è un caso che Hayek, ingiustamente accusato da diversi Austriaci di codardia, quando invece capì davvero come stavano le cose, venne minacciato accademicamente da Sraffa (stretto amico di Gramsci). La rivoluzione comunista era l'esperimento iniziale per soggiogare culturalmente la Russia; la rivoluzione della controcultura negli anni '60 negli Stati Uniti era lo stesso esperimento indirizzato però agli Stati Uniti. Infatti, dove viveva negli anni '60 Roszak, il padre putativo del movimento della controcultura?
L'amministrazione Trump e i NY Boys hanno capito un fatto cruciale: tutte le strade conducono a Londra e tutti i suoi finanziamenti conducono all'eurodollaro. Agire per prosciugare questi affluenti causa effetti a catena che agli occhi dei profani, e a quelli che si lasciano fuorviare da operazioni di intelligence (es. Trump plays 47D chess), sembrano azioni su più livelli. In realtà il livello è uno solo e il CFR sta semplicemente cercando di tenere le redini salde in ambito culturale e preparandosi per tenere vivi quanti più rivoli possibile in modo da tenere gonfio il mercato dell'eurodollaro nel post-Trump.
Questo è quello che succede quando i soldi finiscono. Soprattutto quando vengono prosciugati quegli affluenti (eurodollaro) che tenevano ben pasciuti i vari minion che facevano da camera d'eco. Adesso si azzannerrano tra di loro per i rivoli d'acqua.https://t.co/PP1lWPO7AV
Il concetto che deve essere chiaro è solo uno: se si vuole impedire lo scoppio di una guerra mondiale, allora bisogna distruggere tutte quelle risorse che potrebbero innescarla. La guerra di propaganda, in particolare quella per fratturare il movimento MAGA, è stata avviata 5 minuti dopo il fallito attentato a Butler. Non c'è nessun “mistero” o “giallo”, quindi, solo una psy-op per intorbidire le acque. Infatti quando si analizza il “balletto diplomatico” iraniano la domanda che bisogna porsi è semplicemente una: QUALE Iran smentisce? La confusione smette di esserci nel momento in cui si pongono le domande giuste e si viene indirizzati verso ragionamenti coerenti e logici. La fazione “costruttiva” in Iran è in trattative con l'amministrazione Trump e lo scopo in questo frangente storico è , per loro, attraversare progressivamente tutte le linee rosse della cricca di Davos/City di Londra. “Facciamo questo, o quello, firmiamo questo o quell'accordo, vediamo come reagiscono”. Israele e il Libano concordano un cessate il fuoco? Il minuto successivo Hezbollah “si sveglia” dal suo torpore. E che dire di Ever Lovely che ignora consapevolmente gli accordi Iran-USA? Oppure vogliamo parlare delle basi americane in Medio Oriente “distrutte”? Se davvero avessero fatto una tale fine, la testa dell'ammiraglio Brad Cooper sarebbe già stata tagliata via dal comando di CENTCOM.
Ma che coincidenza! La stessa società proprietaria della nave che "rimase" incastrata a Suez aggravando il caos della logistica delle catene di approvvigionamento. Una società, ricordiamolo, con connessioni con Singapore...https://t.co/2brvnS5tnS
Dal punto di vista militare, poi, ci sono storie che non ottengono adeguata copertura mediatica, come ad esempio le truppe iraqene che portano avanti un'operazione speciale vicino all'ambasciata americana laddove molto probabilmente si nascondevano spie iraniane; oppure l'avanzata dei curdi a nord. In sintesi, Washington sta usando il “tira e molla” dell'IRGC nei negoziati per ritorcerglielo contro: dateci le coordinate GPS da bombardare e indeboliremo ulteriormente la loro resistenza.
Come ho scritto nel mio ultimo articolo, chi sta conducendo le danze è Bessent. Le sue osservazioni al New York Economic Club non si limitavano alla politica economica: delineavano un cambiamento di rotta nell'economia politica interna, ovvero ripristinare la creazione di credito privato, rilanciare il Sistema Americano e ridurre il ruolo della Federal Reserve. Il filo conduttore è chiaro: un'alternativa “America First” al sistema post-2008 caratterizzato da banche centrali dominanti, banche commerciali limitate e dipendenza dai mercati finanziari. Il parallelismo con Hamilton è innegabile: egli non considerava il credito come un semplice sistema di finanziamento; lo vedeva come uno strumento di sviluppo nazionale, in grado di indirizzare i capitali privati verso l'industria e la produzione. Il quadro di Bessent riecheggia questa tradizione: allineare le politiche per premiare la produzione interna, ricostruire il credito produttivo e riorientare i capitali verso la manifattura, le catene di approvvigionamento e i settori strategici, anziché verso una continua ingegneria finanziaria. Inoltre invoca la necessità di un uso più mirato dei bilanci pubblici e delle istituzioni quasi pubbliche per catalizzare gli investimenti nella reindustrializzazione, nella produzione avanzata e nelle capacità strategiche.
Ciò rende la sua critica all'ordine post-crisi più rilevante dei consueti dibattiti sui tassi di interesse. Dalla crisi finanziaria globale, la FED si è evoluta da prestatore di ultima istanza a gestore di fatto della crescita, della psicologia del mercato e della determinazione dei prezzi del rischio. Allo stesso tempo la regolamentazione post-Dodd-Frank ha posto le banche commerciali in una situazione di vincolo strutturale, mentre il credito privato si è espanso principalmente come arbitraggio nei mercati finanziari piuttosto che come naturale espressione di un sistema economico sano.
La ricetta di Bessent non è l'eliminazione della FED, ma il suo ridimensionamento. Sì, Warsh condivide questa tesi. Infatti c'è anche un'eco jacksoniana. Il quadro di riferimento “America First” di Trump, come la campagna di Andrew Jackson contro la Seconda Banca degli Stati Uniti, riflette un profondo scetticismo nei confronti del potere finanziario concentrato e isolato dalla responsabilità democratica. In quest'ottica l'espansione dei canali di credito, sia pubblici che privati, diventa un modo per aggirare gli intermediari finanziari consolidati e reindirizzare i capitali verso le priorità nazionali.
L'obiettivo è un cambiamento di sistema: uno in cui la creazione di credito, incanalata attraverso mercati e istituzioni, sostenga la formazione di capitale produttivo anziché l'inflazione degli asset, e in cui la crescita sia trainata meno dall'ingegneria finanziaria e più dall'innovazione, dalla capacità industriale e dal progresso tecnologico. La scommessa di Trump e Bessent è semplice: l'America sarà più forte quando la FED interverrà di meno e il Paese costruirà di più. Il messaggio è chiaro, quindi: la globalizzazione ottimizzata per i costi ha reso gli Stati Uniti vulnerabili a interruzioni delle forniture, coercizione geopolitica e fughe tecnologiche. La dipendenza non è più una caratteristica benigna del commercio; è una vulnerabilità strategica. Non si tratta di autarchia, ma di una ridefinizione delle priorità. Semiconduttori, sistemi energetici, produzione avanzata e infrastrutture informatiche vengono riconsiderati come capacità sovrane. Le catene di approvvigionamento vengono valutate meno in base all'efficienza e più in base alla loro capacità di resistere agli shock e alle pressioni degli avversari.
Le implicazioni economiche sono meno rassicuranti. La resilienza implica costi più elevati, un sostegno fiscale costante e il rischio di un'inflazione più persistente... ma Washington è disposta a pagare. Per i mercati, il cambiamento è strutturale. I capitali seguiranno le linee di politica nei confronti dei settori strategici, mentre l'esposizione alle catene di approvvigionamento di Paesi avversari sarà sempre più penalizzata.
Questo riorientamento porta con sé un certo gradiente di incertezza, soprattutto all'estero, dato che l'accesso al dollaro inizia ad essere un privilegio esclusivamente interno. La presunta de-dollarizzazione, dal 2022 in poi, è semplicemente stata una narrativa che è rimasta in piedi solo sulla carta. Infatti la domanda di dollari a livello mondiale è più viva che mai, soprattutto alla luce del cambio di passo finora descritto in questo articolo nei confronti del settore industriale e ancora di più nei confronti del settore finanziario. Come ho avuto modo di scrivere in un pezzo del marzo scorso, la crisi di liquidità ha come sua origine principale la riduzione del rapporto di leva nei bilanci americani e la contrazione del sistema private credit/equity. Da allora la situazione non ha fatto altro che scalare la marcia, soprattutto in quest'ultimo ambito. Per un settore, come quello del private credit, che si è sostituito alle banche commerciali per oltre un decennio ormai, ciò significa che le reazioni del comparto industriale sono più sensibili. Ciò a sua volta significa inventari giù, difficoltà economiche montanti per le industrie, spesa per investimenti in contrazione, licenziamenti. La vera domanda è: chi è attrezzato a resistere a questa pressione di vendita e cambio di passo? Infatti la risposta è presto individuata se si osserva CHI sta correndo forsennatamente verso le uscite per ottenere dollari: il mercato estero.
Una crisi di liquidità sta sobbollendo sui mercati europei e inglesi, e oro, argento e Bitcoin sono in saldo (manca all'appello solo il petrolio intorno ai $70).
Uno di questi mercati, ad esempio è la Svezia. Il conseguente rallentamento economico a livello mondiale costringe il resto delle nazioni, esclusi gli Stati Uniti, a dover far fronte ai propri oneri finanziari vendendo valuta locale e riserve in cambio di dollari. Ciò ha un impatto significativo sul Forex, ma soprattutto sul mercato del petrolio: nonostante la discesa di prezzo dell'asset, i prezzi alla pompa rimangono alti. Questo perché l'apprezzamento del dollaro equivale, per il meccanismo sopraccitato, a una discesa delle altre valute (i cui costi per accedere alla materia prima salgono). Per estensione importatori ed esportatori, esclusi quelli americani, si ritrovano in grossi guai: i primi per i costi maggiorati, i secondi per i costi maggiorati riguardo la copertura sul rischio monetario. Un ottimo strumento di pressione geopolitica, senza dubbio, soprattutto su Londra e Bruxelles.
Questa situazione, apparentemente vantaggiosa per gli USA, ha però anch'essa un aspetto negativo. Ogni valuta ha un suo range di negoziazione, l'abbiamo visto sin dalla Brexit, ad esempio, dove alla sterlina è stato impedito di svalutarsi in rapporto all'euro per punire la “Little Britain”. Essa è stata continuamente trattata in una fascia di 0.83-0.89 rispetto all'euro. Lo stesso discorso si applica ai differenziali di tassi tra il decennale inglese e quello americano (+60bps), o quello americano e quello tedesco, o il pair USD/JPY (+160bps), ecc. Il DXY non fa eccezione. Al di sotto degli 85 l'emissione di valuta e debito rischia di essere talmente tanto grande da creare successivamente incapacità di ripagare questi oneri in futuro; al di sopra dei 105 questa incapacità diventa manifesta e morde forte, rischiando di creare una spirale di inadempienze e, paradossalmente, una spirale deflazionistica incontrollata (distruzione della domanda).
A livello puramente meccanico, escludendo gli intenti geopolitici, si tratta di due carry trade, uno nella valuta locale e uno in dollari (se la valuta locale si apprezza “troppo” rispetto al dollaro i debiti denominati in essa diventano difficili da ripagare e le esportazioni rallentano; viceversa se il dollaro si apprezza “troppo” rispetto alle valute locali, i costi degli input industriali creano difficoltà industriali e quindi rallentamento economico)... e se si esce al di fuori di suddetta fascia uno dei due va contro chi li esegue.
In questo contesto il proverbiale “canarino nella miniera” è il dollaro di Hong Kong. Avamposto della City di Londra in Asia, è uno di quei principali centri finanziari in cui il raccordo dell'eurodollaro è più presente. Quando il mercato dell'eurodollaro non è stressato, capitali in entrata finiscono inizialmente nell'Hang Seng Index e successivamente in tutta una serie di derivati finanziari. Quando invece monta lo stress nel mercato dell'eurodollaro, l'indice di borsa di Hong Kong scende e con esso si diffonde una disinflazione in tutti quegli strumenti finanziari che popolano il mercato finanziario ombra. In sintesi, il più recente calo dell'Hang Seng Index ci notifica un prosciugamento della liquidità mondiale.
Nuova prova dell'evoluzione dell'accordo tra Trump-Xi. Taiwan è solo uno specchietto per le allodole. Il vero spettacolo è il mercato dell'eurodollaro che adesso Pechino sta contribuendo a prosciugare nell'avamposto asiatico londinese.https://t.co/uLyDr2qMF8
E perché si sta prosciugando? Questa domanda necessita di due risposte, ovvero la comprensione di cosa sia la City di Londra e il motivo per cui la FED viene rimossa dal monopolio di emissione di nuove unità monetarie. Iniziando da quest'ultimo punto, gli USA hanno vissuto per parecchio tempo in una bolla in cui la classe dirigente ha esercitato massimo danno e massimo vandalismo nei confronti delle istituzioni americane. Si è semplicemente arrivati al punto in cui la Legge dei rendimenti marginali decrescenti ha fatto il suo corso per quanto riguarda la distruzione del dollaro: non c'era più alcun beneficio rimasto nel devastare una valuta che viene usata per proiettare potere. Di conseguenza una parte della classe dirigente americana, i cosiddetti NY Boys, hanno dato mandato politico a Trump affinché si invertisse il trend. Il GENIUS Act, lo STABLE Act e il CLARITY Act sono tutti tasselli dello stesso mosaico che puntano a un disegno generale in cui il Dipartimento del Tesoro americano si occuperà di emissione di credito interna, mentre la FED si occuperà solamente di gestire il valore nominale del dollaro con l'estero.
Per anni ci è stata venduta la storia della soppressione del prezzo dell'oro come mezzo per abbellire il cadavere putrescente del dollaro. E non fraintendetemi, era vera ad esempio dal 2002 al 2009, quando se si comprava all'apertura della borsa di New York e si vendeva alla chiusura si perdeva il 70% (nonostante in quell'arco temporale l'oro sia salito del 700%). Poi i tassi a zero, la ZIRP, la coordinated central banks policy hanno fatto il resto. Ma questa situazione è cambiata nel 2022 e con l'entrata in scena del SOFR, inversione che ha richiesto alla FED di scegliere una delle due strada davanti alle quali si trovava: o avrebbe contratto il suo bilancio del 90%, o l'avrebbe contratto fino a un certo ammontare e poi lasciato salire i prezzi delle garanzie collaterali (oro, Bitcoin). La scelta è ricaduta su quest'ultima via, dove l'oro è salito di prezzo ed è stata introdotta l'idea di creare un fondo sovrano nazionale con una riserva di Bitcoin pari a 1 milione di unità.
Gli Stati Uniti hanno intenzione di diventare un'economia più hamiltoniana di quanto non fossero prima, come lo sono ad esempio le economie di Russia e Cina. Ha funzionato per la Norvegia, ha funzionato per l'Arabia Saudita e sta funzionando per la Russia nonostante tutte le angherie che ha sopportato sin dallo scoppio del conflitto in Ucraina. Comprare oro, costruire un fondo sovrano, tenere basse le imposte sul reddito, tenere un tetto alle prestazioni dello Stato sociale, incamerare azioni di società strategiche (es. Intel, Fannie/Freddie, ecc.)... e poi col fondo sovrano finanziare i vari aspetti del governo federale. Per la precisione, gli asset collaterali saranno un mix, non solo T-Bill a breve termine, e questo include anche Bitcoin. Breve digressione qui. Blackrock è una azienda di medie dimensioni. Per quanto venga raffigurata come qualcosa in possesso di tentacoli ovunque, ha un equity ridicolo. Per Dimon & Co. è stato un gioco da ragazzi piegarla. Dal discorso di Fink a Davos lo scorso gennaio, abbiamo appreso che, pur di salvare la sua compagnia, ha deciso di ripudiare tutte quelle idiozie partorite gli anni precedenti da quello stesso forum. Quanto credete ci possa volere per i NY Boys se volessero reiterare lo stesso meccanismo nei confronti di Saylor ad esempio? Perché lui è ancora un'incognita in questo gioco. Potrebbe benissimo essere un proxy del Dipartimento del Tesoro americano per arrivare alla famosa riserva da 1 milione di bitcoin; oppure potrebbe essere benissimo un agente della cricca di Davos/City di Londra che sta accumulando liquidità per loro; potrebbe essere benissimo un tizio che s'è ritrovato per caso in una situazione più grande di lui.
Pensiamo per un momento al meccanismo delle azioni privilegiate. Se non sono convertibili, sono essenzialmente perpetual bond. Se le azioni vanno a zero e non sono convertibili, non si acquisisce l'equity della società. Questo significa che se le azioni privilegiate di Strategy non sono convertibili, se dovesse andare in bancarotta chi le ha acquistate non vedrebbe nemmeno un satoshi. Se invece sono convertibili, il prezzo di Bitcoin viene crashato perché viene venduto tramite le conversioni e lui è fregato. Questa è una di quelle situazioni che va osservata attentamente, soprattutto dopo il rimbalzo marcato che hanno fatto registrare suddette azioni (es. È stato salvato? Ha stretto un accordo sottobanco dietro le quinte? Ha un santo in paradiso e chi è?).
Il dato certo che abbiamo finora è uno: lo zio Sam attualmente possiede circa 200.000 bitcoin e per arrivare a 1 milione ne mancherebbero circa 800.000... la stessa quantità posseduta attualmente da Strategy.
Torniamo adesso alle doppie risposte riguardo la crisi di liquidità e passiamo alla seconda: la City di Londra. Esiste il posto fisico, il famoso miglio quadrato, con le sue regole, le sue norme e la propria amministrazione; poi esiste la metafora che io utilizzo per racchiudere il centro nevralgico di tutti quegli antichi poteri finanziari, i quali nel tempo hanno spostato la loro “capitale” muovendola prima da Venezia, poi da Amsterdam e infine a Londra. Avevano l'intenzione di spostarla di nuovo, a Dubai, e hanno avamposti a Singapore, Hong Kong, Tokyo, Vancouver, Teheran, Ankara, Washington DC, New York. Si tratta, in sintesi, di quel meccanismo dei vecchi poteri dell'Europa colonialista attraverso cui proiettano controllo. Da un lato quello finanziario (City), dall'altro il tavolo decisionale e di impostazioni delle linee di politica socio-politiche (Davos). Non sono esattamente la stessa cosa, non sono sovrapponibili, bensì rappresentano una convergenza di interessi. Ecco perché la Brexit è stata combattuta così tanto e Bruxelles ha fatto di tutto per riassorbire il Regno Unito, così come ha fatto di tutto per far eleggere Primi ministri inglesi che fossero allineati coi suoi punti di vista e sbarazzarsi di quelli che volevano riaffermare la sovranità inglese.
La City di Londra è il modo in cui scorrono i soldi, in cui i dollari vengono sottoposti a re-hypothecation. In realtà è meglio dire “era”, dato che dal 2022 gli Stati Uniti sono tornati a essere i decisori del costo del biglietto verde. Il cuore di questa strategia è stato il mercato dei capitali, è lì che sono state indirizzati gli sforzi per riorientare i flussi finanziari che hanno reso la City il principale sbocco. È questo il più grande “segreto” in bella vista che pochi hanno afferrato: chi ha un dannato bisogno di centralizzazione è la cricca di Davos/City di Londra, invece i NY Boys possono benissimo sopravvivere con una dose maggiore di decentralizzazione negli Stati Uniti. Ecco perché il Senato americano ha approvato una legge che vieta la CBDC sul suolo americano, mentre invece in Europa questo strumento rappresenta la linfa vitale e la sopravvivenza dell'attuale sistema. Il tutto si riduce a un unico motivo: gli eurocrati sono consapevoli che Tether e le stablecoin ancorate al dollaro toglieranno grandi flussi di capitali a Bruxelles e a Londra, quindi il sistema di comando & controllo incalzante che avanza in entrambe le giurisdizioni è propedeutico affinché il Super stato europeo abbia la capacità e la giustificazione economica, sociale e politica affinché possa bloccare i flussi in uscita.
Non dimentichiamoci un aspetto fondamentale: quello americano è un processo, tutti i problemi che attanagliano l'economia statunitense non saranno aggiustati in questa iterazione.
Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.
Più si scava nella storia, più ci si accorge che in realtà i fatti come vengono raccontati ufficialmente sono il ritratto di Dorian Gray: belli e lineari da una parte, contorti e deformi dall'altra. Il miglior alleato della libertà d'azione sono le ombre. E così ci siamo ritrovati con la presunta vittoria degli USA dopo la Seconda guerra mondiale, a livello ufficiale, mentre è sempre stato l'impero inglese quello che ha avuto la meglio: ha trasferito con successo il vecchio sistema di colonizzazione tramite i debiti e l'estrazione di ricchezza, tramite banche centrali e arbitraggio sulle valute, negli Stati Uniti col beneplacito dell'oligarchia americana a Washington. La relazione “speciale” tra Inghilterra e Stati Uniti nacque proprio a Bretton Woods col preciso scopo di canalizzare oltreoceano la ricchezza reale prodotta dalla classe media americana. Un processo che ha impiegato praticamente 80 anni per essere portato alle sue estreme conseguenze, il che dà l'idea di quanto fosse mastodontico.
L'ancoraggio del dollaro all'oro a $35 l'oncia dopo l'imponente stampa di denaro durante la guerra è servito da innesco per far volare oltreoceano le riserve d'oro americane e dare modo a Triffin di elaborare il suo famoso “dilemma”; lo stesso trucco che Churchill impiegò dopo la Prima guerra mondiale sulla sterlina ed estrasse tutto l'oro dalla Germania. Gli USA passarono dall'avere 20.000 once d'oro nel 1946 a 8.000 nel 1971, risparmi e riserve che vennero usati per ricostruire l'Europa che aveva temporaneamente parcheggiato i “gioielli di famiglia” negli Stati Uniti (es. financial kill chain). Lo stesso processo che nel tempo ha spostato il “centro finanziario” del mondo da Venezia, Amsterdam e Londra (e nel presente l'avrebbe fatto a Dubai). In questo modo l'Europa è stata ricostruita e parallelamente ha imposto dazi alla produzione americana in modo da gestire un avanzo commerciale attraverso il quale alimentare ulteriormente il mercato dell'eurodollaro che già negli anni '50 era più grande del mercato interno del dollaro.
Nixon non fece altro che intervenire per far smettere questa emorragia. Venne “ricompensato” con una damnatio memoriae e l'effettivo saccheggio degli USA prese piede con la famosa inflazione dei prezzi dell'epoca. Le estreme conseguenze non si sarebbero palesate fino al 2008, però, quando è stata nazionalizzata l'industria dei mutui aprendo le porte alla conservatorship di Fannie/Freddie, l'Obamacare ha devastato il sistema sanitario americano e la FED è stata trasformata in una stazione di pompaggio degli eurodollari tramite la ZIRP. Il culmine, la fase finale della financial kill chain, sarebbe arrivata col COVID, il dollaro digitale e le città da 15 minuti... ma nel 2016 quella stessa oligarchia americana, o una parte di essa, ha detto basta e spezzato col passato scegliendo Trump.
Le principali istituzioni, interne ed estere, sono contro di lui esattamente perché sono luoghi catturati da quelle stesse persone e gruppi (City di Londra, cricca di Davos, Tavola Alta, chiamateli come volete) che si sono visti fermare all'ultimo passo il processo di raccolta. Questa guerra di riconquista e sostituzione non si può portare a termine senza avere dalla propria “generali” e “luogotenenti” di cui ci si può fidare, ed ecco che i test di lealtà sono all'ordine del giorno da parte dell'amministrazione Trump, così come pungolare gli avversari per farli venire allo scoperto. È in questo senso che deve essere letta la retorica trumpiana, questa è la chiave di lettura più accurata per inquadrare il recente strappo tra la Meloni e Trump.
Il modo in cui il governo degli Stati Uniti si finanzierà sta cambiando, poi, allontanandosi da quello di matrice inglese, e con esso cambierà anche l'ottica con cui si guarderà a Bitcoin, ad esempio, che avrà un ruolo importante. L'obiettivo dell'amministrazione Trump è quello di solidificare il dominio del dollaro sia a livello interno che esterno alla nazione e Bitcoin rappresenterà una delle garanzie collaterali a supporto. Un'uscita dal vecchio sistema “debito e tasse” che invece Londra e Bruxelles vogliono tenere in piedi. La “bitcoinizzazione” tanto agognata dai bitcoiner non arriverà attraverso l'asset stesso, almeno non in questo periodo storico, bensì attraverso la collateralizzazione delle stablecoin ancorate al dollaro. È in questo modo che Bitcoin “conquisterà” il mondo, soprattutto se tramite quelle stesse stablecoin sarà ancorato a qualcosa di reale anche il flusso di asset (in particolare l'energia). Wall Street e le società nel mondo dell'energia sono pronte a questo scenario e Strategy non è altro che il proxy di quello che vedremo: le società bitcoin treasury si moltiplicheranno. Non mi sorprenderà se un domani, non molto più in là nel tempo, Strategy diventerà alla stregua di Intel per il Dipartimento del Tesoro americano e in questo modo verrà creata la riserva strategica di Bitcoin in seno al governo americano.
Non c'è bisogno della FED, la quale sarà ridimensionata in importanza e portata delle sue azioni. La cosiddetta stampa di denaro che tanto ha alimentato la narrativa a sostegno di Bitcoin come difesa da una valuta in declino si sta trasformando in una narrativa in cui il suo prezzo aumenterà per abbassare quel rapporto di leva che ha svuotato il dollaro, e per estensione la ricchezza reale degli USA, a vantaggio di Londra e Bruxelles. Il LIBOR altro non era che il raccordo mondiale con cui giustificare un rapporto di leva finanziaria iper-esteso e giustificare carry trade multipli sul dollaro da cui estrarre rendimenti. Il SOFR, invece, è un tasso collateralizzato ed è per questo che la City di Londra, assetata di liquidità in dollari, sta ricorrendo a tutti i suoi canali per acquisirli; ed è anche per questo che usa uno dei suoi proxy, il Canada, per attaccare la curva dei futures sul SOFR.
Uno in meno a cui può attingere è quello del Giappone che, con l'abbattimento delle tasse sulle crittovalute, si allontana dal modello bancario incentrato sulla City di Londra. Sin dalla fine del carry trade sullo yen decretata da Ueda ad agosto dell'anno scorso, abbiamo assistito a una serie di azioni intraprese per avvalorare la tesi indipendenza dagli inglesi. E Dio solo sa quanto il Giappone abbia bisogno adesso di collaterale per stabilizzare il proprio debito pubblico, stessa strategia adottata dagli USA: congelare i prezzi nominali e lasciare che i prezzi degli asset che fungono da collaterale salgano... dopo che ne hanno acquistati a sufficienza a un prezzo quanto più basso possibile. Non sono stupidi. In questo contesto potremmo ipotizzare che il prezzo “basso” sia quello che non mandi in bancarotta società come quella di Saylor, ad esempio, destinata a essere il proxy del fondo sovrano di cui si servirà il Dipartimento del Tesoro americano per il suo processo di ricapitalizzazione degli USA.
In questo contesto fa riflettere la scelta italiana, invece, di percorrere il sentiero opposto: aumento della tassazione per le crittovalute. Al che si possono pensare a due scenari. Il primo, ovviamente, è quello in cui lo Stato profondo italiano è talmente profondo da aver fatto desistere il governo Meloni da qualsiasi possibile riforma interna in grado di concretizzare un allineamento con Trump. Adesso il suo scopo è solo quello di sopravvivere fino alla fine della legislatura. L'altro scenario, quello più fosco, era che la Meloni fosse sin dall'inizio un cavallo di Troia posto dall'UE per Trump: una finta affinità a livello di politica estera, ma non di quella interna, per dare l'impressione che ci fosse un “alleato” in Europa con cui dialogare.
Se il campanello d'allarme per essere guardinghi è suonato con la stretta fiscale sulle crittovalute, la certezza è arrivata con le scelte (pavide) italiane riguardo il confronto in Iran... a differenza della Grecia, ad esempio.
Ma torniamo un attimo indietro, ai titoli di stato americani e al SOFR. A questo link potete trovare la ripartizione dei possessori dei titoli di stato americani tra gli stranieri. Spicca il secondo il lista, ovvero il Regno Unito, che da quando è entrato in vigore il SOFR l'accesso al mercato dell'eurodollaro avviene tramite collaterale (es. T-bill o T-bond), non più il “far west” del LIBOR non collateralizzato. Ma non fatevi ingannare, perché in realtà se si contano anche le succursali UK allora Londra è la prima detentrice di titoli di stato americani al mondo. Infatti oltre a Canada, Isole Cayman, Hong Kong e Singapore, c'è un altro grosso detentore che passa inosservato. Infatti le Isole Vergini britanniche sono passate dall'avere un valore trascurabile in titoli di stato americani a circa $80 miliardi oggi. Un incremento non indifferente, che denota due cose principalmente: la necessità di Londra di tenere quanto più liquido possibile (per sé) il mercato dell'eurodollaro e la persistente presenza di infiltrati ostili nelle istituzioni americane.
Deve farlo adesso, durante questa fase di transizione, dove ancora esiste un tasso di riferimento unico, non c'è ancora un doppio dollaro e la collateralizzazione del flusso degli asset è ancora all'inizio. Questo processo è iniziato ufficialmente quattro anni fa quando JP Morgan è diventata custode del GLD, separando nettamente la consegna fisica dalla speculazione finanziaria: il COMEX si sarebbe occupato solo della consegna fisica dell'asset, mentre JP Morgan avrebbe coperto il mercato sintetico con offerta fisica. In questo modo gli short sono stati uccisi, mentre i long hanno potuto finalmente respirare un po' di determinazione onesta dei prezzi. Lo stesso discorso possiamo farlo col differenziale tra WTI e Brent, perché gli USA stanno replicando lo stesso meccanismo nel mercato del petrolio: questa volta però uccidendo i long e coprendo gli short. Ecco perché tra gli altri motivi il petrolio non è schizzato a $200.
Quattro sono i motivi per cui il petrolio non è arrivato ai fantomatici $200: - il controblocco degli USA ha funzionato; - l'elasticità dell'asset ha assorbito parte dello shock; - l'emisfero americano ha puntellato l'offerta; - allentato il grarbuglio energetico californiano.
Infatti, ricordiamolo, questa è una guerra principalmente finanziaria. E c'è un aspetto che ho notato e che mi ha fatto drizzare tutti i peli del corpo. Prima che JP Morgan compiesse la mossa sull'oro, avallata ovviamente dall'entrata in vigore del SOFR, i mercati dei differenziali tra i bond americani a 2 e 10 anni (laddove vengono impostati i tassi dei mutui) e tra i decennali americani e inglesi si muovevano in modo sproporzionato. Dopo l'avvento del SOFR, ma più in particolare quando la scorsa estate il Giappone ha posto fine al carry trade sullo yen, hanno iniziato a muoversi in sincronia.
Stesso differenziale di rendimento. Cosa significa? La City di Londra, usando il sopraccitato bacino di bond americani, sta manipolando i differenziali americani per impedire uno scoppio al rialzo delle cifre inglesi. Inoltre ecco perché finora la City di Londra/cricca di Davos ha fatto l'impossibile per impedire a Trump di togliere dalla conservatorship Fannie/Freddie. Dallo shutdown dello scorso autunno fino alla più recente bagarre contro Bill Pulte (indovinate un po' che ruolo aveva prima? FHFA). Il vero obiettivo della crisi del 2008 era quello di insediare Obama, rubare Fannie/Freddie dai suoi azionisti, salvare AIG (due volte) e dare la colpa di tutto al crollo della Lehman. E ricordiamolo, AIG è una creatura di Londra sostanzialmente. Da quel momento in poi è stato un gioco da ragazzi far scendere la FED a zero coi tassi e finanziare senza freni il mercato dell'eurodollaro. Ricordate, la FED “controlla” il front-end della curva dei rendimenti (il mercato dei T-bill); il back-end invece è “controllato” dall'industria dei mutui, ovvero Fannie/Freddie tramite acquisto/vendita di titoli garantiti da ipoteca.
Dopo il 2008 la City di Londra/cricca di Davos aveva il controllo di entrambi gli spettri della curva dei rendimenti americana. Il SOFR ha cambiato tutto, come ho documentato anche nel mio libro, Il Grande Default: ha riportato il controllo della politica monetaria nelle mani di Washington. Ora la lotta è sul back-end della curva dei rendimenti: impedire che anche il mercato dei mutui torni nel pieno controllo di Washington e, oltre a impedire l'uscita dalla conservatorship da parte di Fannie/Freddie, manipolare il back-end della curva americana (il mercato dei T-Bond) come forma di ricatto. Nel frattempo si cerca di scardinare la presa londinese usando le crittovalute.
E quanto detto finora ci conferma che chi sta conducendo lo spettacolo qui è Bessent, non Trump. Perché? Perché il confronto in Iran riguarda il flusso monetario nel mondo e il conseguente modo in cui tale liquidità scorre negli asset (in particolare energia). Quando il flusso di denaro che entra nelle casse dell'IRGC è seriamente sotto attacco, ecco che ripartono le schermaglie. La realtà qui è che l'IRGC sta finendo i soldi con cui finanziarsi, soprattutto sulla scia della morsa applicata da Bessent a tutti quei fondi oscuri che per decenni hanno svuotato di ricchezza reale gli USA a vantaggio dei terroristi, dapprima, e di Londra/Bruxelles in secondo luogo. Hezbollah e tutti gli altri gruppi facenti parte del cosiddetto Asse del male (compresi i Fratelli musulmani in Turchia) sono solo dei canali per far scorrere risorse monetarie in Iran, ecco perché vengono assediati da Israele. Ma la vera guerra qui è finanziaria, si svolge nel sottobosco delle relazioni internazionali dove Londra e Parigi hanno gran interesse a vedere scorrere dollari verso le loro economie e continuare a influenzare il mondo tramite ricatti geopolitici indiretti (es. strozzature geografiche, petrolio).
🚨BREAKING: US planning to use Iranian assets to rebuild Gulf allies, a source familiar with Secretary Bessent’s thinking tells me.
“Treasury will utilize all tools available to allow Iranian assets to be made available to our Gulf allies to support rebuilding and repairs for…
L'IRGC, ridimensionata dalle operazioni militari di successo israelo-americane, ha perso nei confronti delle fazioni “moderate” (governo + esercito), permettendo a queste ultime di prendere il sopravvento. E questo grazie alle uccisioni chirurgiche e alla guerra aerea capitanata dagli A-10. Trump non ha giocato sul campo di battaglia preparato dall'IRGC-City di Londra, ma ha scelto il suo e l'ha imposto all'avversario. Il teatro imbastito dalle scaramucce tra Netanyahu e Trump era la classica “nebbia di guerra” per gli avversari (e per gli sprovveduti che non hanno saputo leggere gli eventi). Tutti gli obiettivi sono stati raggiunti ed è stata un'operazione che ha avuto successo data la natura più complicata della precedente in Venezuela. L'OPEC è sfaldato, Dubai non sarà più un hub della City di Londra, il Qatar fornirà energia all'UE alle condizioni americane e la testa che coordina Hamas a Doha ha smesso di fomentare caos in Israele, l'oleodotto che partirà dalla penisola arabica fino a Haifa sarà il simbolo di pace e prosperità per la regione, le strozzature geopolitiche non saranno più usate come arma di ricatto da Londra e Bruxelles, gli atti di terrorismo non saranno più una componente che faranno aumentare artificialmente i premi assicurativi e la Marina statunitense non fornirà più difesa gratis alle assicurazioni londinesi (che adesso hanno un concorrente in quelle americane), le rotte petrolifere e le rotte logistico/commerciali verranno concentrate nel Golfo d'America e nel Pacifico... ma soprattutto il denaro privato che scorreva nel traffico di droga ed esseri umani è stato prosciugato per arrivare a tutti questi risultati. Riflettete quindi su quali sono stati i player in questo confronto, quali erano i loro traffici iniziali e quali i risultati. In questo modo sarà più facile capire che la bonifica degli USA era necessaria e sacrosanta, nonostante i costi annessi all'operazione. Il mondo adesso non dico che sia più buono o perfetto, ma un poco migliore sì.
🇪🇺Europe runs on 🇺🇸American gas now.
Here's the proof.
In 2017, US LNG was barely a footnote in European energy.
In 2025: 58.4% of ALL European LNG came from America.
Ma dove conducono tutte queste strade? A un unico sbocco, come ho scritto anche nel Capitolo 16 del mio libro, Il Grande Default: la morsa sempre più stretta al collo di Londra, Parigi e Bruxelles. La BCE, con l'ultimo rialzo dei tassi, ha dimostrato che il suicidio ritualistico è ancora in voga. Secondo il modello keynesiano standard, l'aumento dell'inflazione dei prezzi trainato dall'aumento dei prezzi energetici richiede un aumento dei tassi di riferimento. Per i banchieri centrali keynesiani come la Lagarde, l'inflazione spinta dai costi delle commodity e quella trainata dalla domanda sono la stessa cosa. Sono talmente presi dalle macchinazioni centralizzate da non capire che c'è una netta differenza se l'economia si “surriscalda” a causa dei prezzi delle commodity più alti o a causa della domanda di denaro trainata da una maggiore volontà di commerciare/creare/produrre. Interferire fa sempre diffondere miseria e canalizzare le risorse verso la classe dirigente.
La BCE ha rialzato i tassi perché deve difendere la valuta. Un apprezzamento della valuta unica avrebbe significato maggiore possibilità di acquistare dollari e stemperare la crisi di liquidità. Invece che ha fatto l'euro? È sceso (in rapporto al dollaro). I mercati dei capitali hanno fatto call al bluff della Lagarde... forse perché sanno che sta perdendo il controllo quindi vogliono tassi ancora più alti prima di fare offerte d'acquisto per l'euro? Quando una valuta scende in risposta a un aumento dei tassi ciò suggerisce che nessuno la vuole.
Il problema della Lagarde è che per “smorzare l'inflazione” attraverso i rialzi dei tassi ucciderà al contempo qualsiasi possibilità di crescita nell'UE, perché è questo il segnale inviato quando la banca centrale intraprende un tale percorso. Rallentare ancora di più l'economia tedesca? Solo chi è fuori di testa potrebbe continuare a tenere euro. Sperava che Warsh avrebbe tagliato affinché anche lei potesse farlo più aggressivamente, invece no. Quando Powell rialzò i tassi anche le altre banche centrali furono costrette a seguirlo: mantenere i differenziali dei tassi. Ecco perché non è possibile difendere sia la valuta che i rendimenti dei bond, uno dei due va fuori controllo (soprattutto adesso che il mercato dell'eurodollaro non è più una risorsa a disposizione di Bruxelles): far apprezzare l'euro per mitigare il costo degli input energetici, ma questo significa vendere dollari e comprare titoli americani a scapito dei titoli europei; oppure vendere euro per comprare titoli europei, ma questo significa far apprezzare il dollaro e far salire i costi delle esportazioni. E ciò si ripercuote sugli esportatori europei anche in un secondo modo, dato che essi devono difendersi dai rischi sulle valute, uccidendo ulteriormente il comparto commerciale europeo.
1/2 Il punto che molti commentatori non hanno capito, e farneticano di sconfitta americana, è che il mondo ha subito una trasformazione: l'impostazione del costo del petrolio non passa più dal prezzo, bensì dalla capacità di consegna dell'asset fisico.https://t.co/P5XbVt5cpX