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venerdì 31 ottobre 2025

Nuovo libro in uscita: La rivoluzione di Satoshi



di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/nuovo-libro-in-uscita-la-rivoluzione)

Il mondo aveva assolutamente bisogno di questo libro di Wendy McElroy affinché tutti, e dico tutti, abbiano un quadro generale della rivoluzione monetaria in atto. Ed era esattamente la persona giusta per scriverlo. Il libro, tradotto dal sottoscritto, è disponibile per l'acquisto su Amazon al seguente indirizzo: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK

Il suo lavoro è intriso della storia della libertà e della lotta contro il controllo autoritario, scrivendo articoli e libri pionieristici sull'intero spettro dell'esperienza umana a riguardo. In quest'ultimo manoscritto, La rivoluzione di Satoshi, ha rivolto la sua attenzione a quella che sono convinto sia una delle innovazioni più importanti della storia: Bitcoin e i servizi correlati a esso. Spiega come, oggi, questa tecnologia preannunci cambiamenti fondamentali, grandi cambiamenti, nel rapporto tra individuo e stato.

Negli ultimi sedici anni abbiamo assistito alla creazione di una nuova architettura monetaria e finanziaria che potrebbe sostituire tutto ciò che è stato conosciuto e utilizzato nel corso della vita di ogni persona vivente.

Abbiamo sperimentato una moneta utile e sicura che funziona in tutto il mondo, non è collegata allo stato e non necessita del sistema bancario. Questo stesso sistema può sostituire tutti i sistemi di pagamento esistenti ed è una creazione puramente del mercato che aggiunge alle tradizionali funzioni contabili e di riserva di valore un'ulteriore caratteristica: un mezzo di pagamento peer-to-peer globale.

Sedici anni fa persino i più grandi teorici sostenevano che tutto ciò non sarebbe potuto accadere... poi, però, è successo.

Abbiamo assistito alla creazione di smart contract in grado di gestire un vasto numero di transazioni, impegni e interazioni umane. Abbiamo persino osservato come questo sistema sia diventato uno strumento per raccogliere capitali e sostituire le tradizionali funzioni di prestito; otto anni fa questa era solo un'ipotesi, poi è diventata una realtà da centinaia di miliardi di dollari con nuove forme di capitale raccolte attraverso la tokenizzazione.

Ci troviamo ora di fronte a un'intera gamma di tecnologie che potrebbero sostituire le valute fiat, i metodi di pagamento tradizionali e perfino i mercati dei capitali, e portare a qualcosa di nuovo.

Forse stareste pensando, mentre leggete, che si tratti solo di utopia, ma il punto è questo: non è più solo teoria. Queste tecnologie esistono già, anche se solo nelle loro fasi iniziali. Ecco perché ci sono tanti bitcoiner là fuori che parlano con entusiasmo del futuro. Lo hanno già sperimentato. E non bisogna andare dall'altra parte del mondo visto che in Italia, ad esempio, è già presenta una nutrita comunità che s'è sviluppata lungo tutto il proverbiale stivale.

Da Rovereto a Fornelli fino a Custonaci, anche l'Italia, come fenomeno puramente dal basso, è stata invasa dalla “rivoluzione di Saotshi”.

Potreste non aver utilizzato mai Bitcoin. E va bene. Nonostante tutti i difetti del sistema attuale, le vecchie strutture svolgono ancora il loro compito... finché non si verifica un qualche evento che ci pone di fronte all'imprevisto. Solo in quel momento emerge una forte ragione per cambiare e la storia umana è costellata da situazioni che prima devono verificarsi sulla “propria pelle” per poter solo poi prendere adeguate contromisure. I pionieri hanno sempre fatto fatica, almeno inizialmente, a veicolare la portata di un cambiamento. Inevitabilmente, però, quest'ultimo è sempre arrivato dapprima lentamente e poi improvvisamente.


LA REGOLAMENTAZIONE NON È TARDATA AD ARRIVARE

C'è un altro fattore che ostacola il passaggio dal vecchio al nuovo. Le normative stanno cercando di forzare la nuova tecnologia a comportarsi come la vecchia. Per acquistare Bitcoin è necessario rispettare le normative “Know-your-customer”, ovvero fornire ogni dettaglio sulla propria persona. Qualsiasi guadagno derivante da oscillazioni di prezzo del nuovo asset deve essere dichiarato e su di esso si devono pagare le tasse. Le aziende che desiderano partecipare alla “rivoluzione di Satoshi” devono registrarsi sugli exchange che sono dei punti di strozzatura tra il vecchio e il nuovo.

Ho visto come queste normative, imposte gradualmente e applicate arbitrariamente, abbiano introdotto un elemento di paura in una tecnologia senza paura, distorcendo il settore e rendendolo meno innovativo e competitivo. Ogni volta che viene svelato e inizia a prendere piede un nuovo utilizzo delle reti distribuite, alcuni pezzi grossi emergono dall'alto per mettere in guardia dal “rispetto delle leggi”, concepite per una tecnologia diversa.

I consumatori sono spaventati e l'esperienza dell'utente finale non è migliorata quanto avrebbe potuto in assenza di enormi costi di conformità. Ho visto come l'incertezza giuridica abbia fatto sì che commercianti e consumatori perdessero l'accesso a una varietà di servizi; ho visto imprenditori sospendere i loro progetti in attesa di un editto amministrativo.

Quanto saremmo più avanti in assenza di questi interventi? È impossibile vedere le innovazioni che non abbiamo sperimentato. Sappiamo solo che le cose sarebbero diverse.


QUANTO ABBIAMO DEVIATO DALLA TABELLA DI MARCIA?

Consideriamo cosa succede quando si ricorre al potere per fermare il progresso di una nuova tecnologia. Funziona davvero nel lungo termine? Per rispondere alla domanda dobbiamo considerare gli aspetti controfattuali.

Immaginate se i governi europei avessero preso misure severe per fermare la stampa. Cosa sarebbe successo se le città di tutto il mondo avessero vietato l'automobile? Quale sarebbe stato il destino delle ferrovie, dell'illuminazione elettrica e degli impianti idraulici se interessi particolari li avessero soppressi per favorire le tecnologie prevalenti?

Possiamo solo fare supposizioni, perché niente di tutto questo è realmente accaduto. È vero che non tutti accolsero con favore la stampa. Gli scribi nei monasteri erano preoccupati per il futuro; alcuni si chiedevano se la fede avesse potuto sopravvivere dato l'accesso pubblico ai testi antichi. La maggior parte delle persone, però, vide l'avvento della stampa come un'innovazione gradita. Lo stesso valeva per la combustione interna, l'illuminazione e gli impianti idraulici. Ci fu innegabile lentezza nella loro adozione, inizialmente, poi, improvvisamente, divennero consuetudine.

Qualcuno crede davvero che queste innovazioni avrebbero potuto essere fermate? Ci sono casi nella storia in cui la concessione di monopoli governativi ha ritardato l'ingresso sul mercato dei concorrenti. È successo con il piroscafo in Inghilterra, con gli aerei negli Stati Uniti e con alcune applicazioni software negli ultimi decenni. Ma questi ritardi sono temporanei; i brevetti scadono e la storia va avanti.

Le normative sono diverse. Gli imprenditori devono innovare attorno a esse. Emergono mercati grigi e neri. Chi si assume rischi deve scontrarsi con le autorità, ma alla fine qualcosa cede. Riflettete, ad esempio, sui posibili esiti se ogni lord e barone in Europa nel XII secolo avesse vietato il ferro di cavallo. Pensate che questo avrebbe fermato l'implementazione di tale tecnologia? Molto improbabile e la ragione è una: le idee sono più potenti degli stati. Alla fine i costi dell'applicazione delle normative superano di gran lunga i benefici per la classe dirigente.


UN MONDO “BITCOINIZZATO”

Alla luce di quanto visto in questi ultimi sedici anni, molte delle imposizioni burocratiche/fiscali sono incompatibili con una tecnologia che è nata e opera in un contesto di perfetta libertà.

Alcune legislature hanno iniziato a comprenderlo. Il Wyoming, la Florida, il Texas, il New Hampshire, il Colorado e l'Arizona, ad esempio, hanno una tassazione minima e addirittura inesistente riguardo Bitcoin e gli scambi in bitcoin. Stati come il Wisconsin vagliano leggi che ritengono un diritto l'autocustodia; stati come il Michigan vagliano leggi che inseriranno Bitcoin nella riserva strategica della loro giurisdizione. Questi sono solo esempi immediati, ce ne sono molti altri che ricadono nello stesso alveo e rappresentano un'apertura in rapida crescita nei confronti di questa nuova tecnologia. A riprova che Bitcoin non ha bisogno di loro, ma sono gli stati ad aver bisogno di Bitcoin. Senza contare poi l'incalzante riserva strategica a livello federale che è in canna ai piani dell'attuale amministrazione Trump.

Cosa vi aspettavate che accadesse? Dieci anni fa se il Congresso avesse fatto la stessa cosa, non sarebbe cambiato molto. La tecnologia non esisteva e non sapevamo davvero se avesse potuto esistere.

Cosa succederebbe se domani tutti gli interventi su questa tecnologia venissero revocati? Niente più penalizzazioni per aver acquistato e venduto bitcoin, creato nuove applicazioni, innovato nuovi sistemi di pagamento e così via. Le aziende potrebbero tokenizzare anziché emettere azioni; potrebbero pagare in bitcoin e tenere la contabilità in bitcoin senza subire sanzioni. Riflettete attentamente: potreste trattenere molti più dei vostri guadagni semplicemente passando a una tecnologia migliore.

Quanto tempo ci vorrà prima che l'ecosistema di Bitcoin sostituisca quasi tutto il resto? Perché è tutto qui, in realtà... è sempre stato tutto qui... è sempre stata solo una questione di tempo.


IL PRESENTE COLLIDE NEL PASSATO

Il mondo finanziario e monetario così come esiste oggi è in realtà tenuto insieme da una forza che ci vincola alle vecchie forme. Questa forza non si limita a imporre limitazioni e inefficienze; ​​mantiene letteralmente in piedi una vasta infrastruttura che altrimenti cesserebbe di dominare o addirittura di esistere, e impedisce l'avvento di un nuovo modo di vivere. E questo nuovo modo di vivere non riguarda solo l'acquisto e la vendita. Il denaro fiat e i mercati dei capitali regolamentati sono così centrali nella nostra vita pubblica che l'avvento di un mondo “Bitcoin-centrico” cambierebbe radicalmente il rapporto tra individuo e stato.

Mantenere in vita un vasto sistema solo con la forza non è sostenibile a lungo termine. Se esiste la tecnologia pronta a prendere il sopravvento e frenata solo da mezzi puramente artificiali, ciò non promette bene per il passato affinché possa essere preservato per sempre. Il futuro non può essere rimandato all'infinito nemmeno dagli stati più potenti del mondo. Alla fine le idee prevalgono.

Wendy McElroy, grazie ai suoi studi storici e al suo approfondimento sull'ecosistema Bitcoin, comprende il potere delle idee. Bitcoin e tutto ciò che vi è correlato sono tra le idee più rivoluzionarie della storia. Dimostra come trasformeranno in meglio la struttura dell'economia, della politica e delle relazioni umane. Per arrivare da qui a lì sarà necessaria la più ampia comprensione possibile di ciò che sta accadendo e la McElroy, con il suo libro La rivoluzione di Satoshi, è la guida che tutti stavamo aspettando.


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sabato 9 novembre 2024

Bibliografia di Freedonia

In questa pagina del blog trovate i vari titoli che ho pubblicato e che ho tradotto nel corso del tempo, sia le versioni cartacee che le versioni digitali.


Il Grande Default  {versione cartacea | versione digitale}

L'economia è un gioco da ragazzi  {versione cartacea | versione digitale}

L'economia cristiana in una lezione  {versione cartacea | versione digitale}

L'avanzamento e il declino della società  {versione cartacea | versione digitale}

La radice di tutti i mali economici  {versione cartacea | versione digitale}

La fine delle fallacie economiche  {versione cartacea/versione digitale}


mercoledì 16 ottobre 2024

Il mio terzo libro: “Il Grande Default”

Ho pubblicato il mio terzo libro, il titolo è Il Grande Default. Lo trovate disponibile per l'acquisto al seguente link su Amazon: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9

L'accumulo di capitale è necessario per fornire i finanziamenti alle imprese sostenibili, le quali generano occupazione, reddito e gettito fiscale. La determinazione dei prezzi nei mercati dei capitali è essenziale per valutare accuratamente il rapporto rischio/rendimento sia degli investimenti economici reali che delle attività finanziarie. La determinazione dei prezzi alimenta quindi l'allocazione efficiente del capitale al suo impiego più redditizio sulla base delle informazioni raccolte da milioni di investitori. Questo concetto è uno dei fondamenti cruciali della teoria capitalista.

Quando le banche centrali hanno spinto i tassi d'interesse sia a lungo che a breve termine ai minimi storici, sono successe due cose:

• Gli investimenti meno attraenti sono diventati "redditizi";

• L'allocazione del capitale ha iniziato a subire distorsioni.

Il tasso d'interesse è essenzialmente il "prezzo del tempo", poiché il futuro tende ad essere più rischioso del presente. Quando prendiamo in prestito dal futuro per investire, un tasso d'interesse cerca di riflettere questo rischio: maggiore è l'incertezza, maggiore è il tasso d'interesse. O è così che dovrebbe andare, ma le banche centrali hanno fatto e stanno facendo di tutto per aggirare questa legge economica. Con tassi d'interesse molto bassi o negativi, che sono diventati comuni dal 2010 in poi, i finanziamenti diventano disponibili anche per quegli investimenti che non sono redditizi.  Questa è un'allocazione del capitale pericolosa perché tali imprese non redditizie dovrebbero fallire, ma schivano il proverbiale proiettile d'argento grazie ai finanziamenti artificialmente a buon mercato. Queste imprese "zombi" sprecano capitale che invece potrebbe essere utilizzato per finanziare investimenti più redditizi, il che a sua volta si tradurrebbe in salari più elevati, dividendi e plusvalenze per gli azionisti e un'economia più vigorosa e dinamica.

Questo è il fardello che le banche centrali hanno apposto sulle spalle dell'economia mondiale, e si vede anche nei numeri ufficiali. La misurazione dell'impatto della distruzione creativa, ovvero il flusso di innovazioni tecnologiche nell'economia, è ostacolata dal fatto che non è osservabile. Quando si manifesta un'innovazione tecnologica in grado di aumentare la redditività, le imprese acquisiscono nuove attrezzature e lavoratori più qualificati per integrarle nella produzione. Sebbene possiamo misurare attrezzature, macchinari e persino la qualità del lavoro, l'aumento effettivo della produttività dell'innovazione non può essere osservato direttamente, almeno a livello "macro".

Tuttavia conosciamo il livello di aumento della produzione, gli investimenti in attrezzature e macchinari (capitale) e il miglioramento della quantità/qualità della forza lavoro. La parte riguardante l'aumento della produzione che non può essere spiegata da questi elementi può essere interpretata come crescita della produttività in tutta l'economia.

Le banche centrali hanno svuotato l'economia mondiale indebolendo seriamente il processo di distruzione creativa e hanno distrutto il meccanismo di determinazione dei prezzi nei mercati dei capitali, il che ha portato a gravi distorsioni (bolle) nei mercati finanziari. La conseguente fragilità dell'economia mondiale e dei mercati finanziari significa che siamo soggetti ad un crollo epico, che danneggerà gravemente famiglie, aziende e persino i Paesi. Le probabilità che il suo epicentro sia l'Europa sono molto alte. In un periodo come questo in cui le finanze delle imprese sono sotto forte stress ed il loro patrimonio netto fortemente eroso, le banche commerciali finiranno nuovamente nell'occhio del ciclone a causa dell'inettitudine del governo italiano e dell'azzardo morale generato dal denaro facile.

E quando tale crollo arriverà, con esso verrà deciso il destino delle nostre generazioni e di quelle future. Se lasciamo che le banche centrali assumano il pieno controllo delle nostre economie, emergerà uno scenario futuro davvero orribile. La generazione degli anni '30 e '40 ha affrontato tempi difficili e ha imparato a lavorare duro, a risparmiare denaro e a lasciare che l'economia facesse il suo corso. Questo semplice fatto è ciò che ha prodotto i bei tempi degli anni '50 e '60, rendendo gli Stati Uniti leader mondiali senza pari, in tutti i sensi. Il 1955, infatti, fu l'ultimo anno in cui gli USA sperimentarono una deflazione dei prezzi al consumo. Però, come dice il proverbio, ciò che una generazione impara quella successiva dimentica.

Richard Nixon si ritrovò a far fronte ad un aumento dell'inflazione dei prezzi: 4,3% nel 1971. Il dollaro era in calo ed i francesi stavano arrivando con le portaerei sui lidi americani per scambiare i loro dollari in oro. Cosa fece Nixon? Tagliò la spesa pubblica, le tasse e si rimboccò le maniche per trovare una via d'uscita dal buco in cui lo aveva scaraventato Lyndon Johnson con le politiche di "Guns and butter"? No, ordinò invece la chiusura della "finestra dell'oro". Da allora in poi l'America avrebbe operato con un nuovo tipo di denaro fasullo, coperto solo dalla credibilità dei futuri capi del Tesoro e della FED.

L'inflazione salì al 13% nel 1980 e sembrava inarrestabile, almeno fino a quando Paul Volcker la riportò sotto controllo. Questa spallata garantì agli Stati Uniti 20 anni di relativa prosperità. Ma da allora è come se fosse stato reciso l'ultimo barlume di sanità economica nelle menti degli economisti mainstream e degli imbonitori nei media generalisti.

In primo luogo, nel 2001 George W. Bush cedette ai guerrafondai e all'ala militare/industriale del Deep State dando il via alla guerra più lunga, più costosa e più inutile nella storia degli Stati Uniti. Non c'era un nemico identificabile. Nel frattempo anche il capo della FED, Alan Greenspan, imboccò la strada dell'azzardo morale infinito: piuttosto che lasciare che l'economia guarisse da sola dopo la recessione del 2001, la manipolò e la distorse ulteriormente abbassando il tasso di riferimento oltre 500 punti base.

Questi tassi d'interesse artificialmente bassi generarono la crisi dei mutui del 2008-2009. Poi sia la FED, con il successore di Greenspan, Ben Bernanke, che il governo federale, con Barack Obama, hanno raddoppiato la dose. Bernanke giustificò la propria mancanza di spina dorsale nel suo libro, The Courage to Act, e come il suo predecessore tagliò il tasso di riferimento di oltre 5 punti percentuali fino a quasi zero. Obama continuò a finanziare le cattedrali nel deserto avviate dalla precedente amministrazione e sebbene si fosse impegnato a far uscire l'America dalle futili guerre di Bush, quando arrivò il momento critico piuttosto che scontrarsi con i guerrafondai, compresi Hillary Clinton e Joe Biden, si lasciò andare.

La crisi successiva, nel settembre 2019, non ha fatto altro che portare alla luce tutti quegli errori economici spazzati sotto il tappeto in passato ma moltiplicati nei costi. La continua distorsione dei mercati attraverso gli interventi progressivi e crescenti da parte del sistema bancario centrale non solo ha creato un scollamento gigantesco tra Main Street e Wall Street, ma i presunti guadagni generati da quest'ultimo comparto sono stati il risultato di un trasferimento di ricchezza grazie alla stampa di denaro. Ma l'Effetto Cantillon non ha ripercussioni solo sull'inflazione dei prezzi, anche e soprattutto sulla qualità degli investimenti" (o pseudo tali) che vengono intrapresi.

Infatti esso toglie risorse preziose a quelle attività che avrebbero creato una prosperità genuina, come abbiamo visto nella sezione precedente, e le costringe al fallimento. Cosa che non sarebbe accaduta in un mercato non ostacolato. Nel contempo quelle realtà privilegiate artificialmente restano in piedi e non si dedicano più a servire il cliente, bensì gozzovigliano con l'ingegneria finanziaria. La speculazione forsennata che ne emerge non è più quel processo migliorativo che funge da collante tra produzione presente e futura, bensì una mania che spinge gli attori di mercato a rincorrere tutti quegli asset che ancora mostrano un rendimento positivo. Non esiste più un mark-to-market, ma solo un market maker (banca centrale) che man mano socializza comparti interi dell'economia nel momento in cui finiscono sotto pressione a causa degli interventi precedenti.

Accade per eccellenza nel mercato obbligazionario statale e si sta diffondendo al resto dei mercati, come quello obbligazionario societario.

Mises aveva messo in guardia nel suo piccolo gioiello degli anni '50, Planned Chaos, da questo percorso pericoloso. È una strada verso la rovina che infatti richiede interventi sempre più grandi ed invadenti per permettere allo status quo di andare avanti ancora un giorno in più. Il problema è il prezzo da pagare e stiamo vedendo che più passa il tempo più si fa salato, sia in termini economici che in termini sociali. Non dovrebbe sorprendere quindi che il vicepresidente della Banca mondiale, Carmen Reinhardt, ha detto che un disastro finanziario è all'orizzonte: default sovrano e default per il debito aziendale. Il fatto stesso di un crollo imminente non dovrebbe essere una sorpresa, specialmente se ci si ricorda di $1,5 triliardi di derivati in un'economia mondiale che genera solo $80.000 miliardi/anno in beni e scambi misurabili. Non importa ciò che le banche centrali hanno tentato di fare per fermare un nuovo crash dei mercati, niente ha funzionato. I tassi d'interesse da zero a negativi non hanno funzionato, l'apertura di prestiti repo overnight per $100 miliardi a banche fallite non ha funzionato, né il salvataggio da $4.500 miliardi. Non importa cosa provano a fare questi maghi finanziari, la situazione continua a peggiorare. Piuttosto che riconoscere ciò che sta realmente accadendo, sono stati selezionati capri espiatori per spostare la colpa.

Dallo schema Ponzi delle pensioni fino alla "Everything bubble" dei giorni nostri, il sistema in cui operiamo è stato distorto a tal punto che ormai inizia ad essere una passività anche per chi è ai posti di comando. L'incapacità di attuare un calcolo economico in accordo coi mercati è il cuore del problema. La teoria Austriaca del ciclo economico, annunciata da Ludwig von Mises nel 1912, ci dice che un'offerta di denaro gonfiata porta a distorsioni dei prezzi nei mercati dei capitali. Queste distorsioni promuovono investimenti in linee di produzione che produrranno perdite quando l'offerta di moneta smetterà di crescere, peggio quando si contrae.

La tesi di un Grande Reset è la demolizione controllata dell'economia. Questa non è un'ipotesi campata in aria, bensì documentata sin dal 1977 e avanzata nientemeno che da Paul Volcker. Il settore più colpito è quello della piccola/media impresa. Questo è il cuore della classe media, la quale è indebitata a livelli senza precedenti e quindi ferma al proverbiale Picco del Debito. Non è più in grado di rispondere agli stimoli monetari e non essendoci più bilanci da saturare attraverso il credito facile la pianificazione centrale fallisce. Nessuna forward guidance è in grado di aggirare questo esito.

Quindi cosa fanno i pianificatori monetari centrali? Agirebbero in base alla fallacia della finestra rotta, annientando il sopraccitato settore per poi permettergli, attraverso sovvenzioni, di tornare a produrre. Un deleveraging classico di quell'ammontare di debiti significherebbe anche la deflagrazione di tutte quelle entità che sono connesse col sistema bancario centrale e che ne traggono profitto: grandi banche commerciali e stati. Libero mercato significa necessariamente libera scelta,  e la piccola/media impresa è la quintessenza del decentramento e dell'imprevidibilità. La spasmodica ricerca del controllo da parte delle autorità centrali, sventolando il feticcio delle emergenze, serve quindi a tenere tutti buoni mentre si riorganizza il "giocattolo". Una strategia, questa, che diventa sempre più impellente per l'UE in particolar modo man mano che passa il tempo. Senza integrazione fiscale, e soprattutto senza un sistema di emissione obbligazionaria di debito comune, non supererà la proverbiale notte. Ha bisogno come il pane di questa soluzione e ciò significa maggiore centralizzazione dei poteri, con tutte le conseguenze del caso.

Il mio libro, in definitiva, esplora e analizza la logica conclusione dell'economia mista, un viaggio per comprendere e svelare le meccaniche ombra che regolano il mondo dell'economia e della finanza di oggi. L'esperimento di fondere insieme economia e geopolitica chiarisce il caos socioeconomico dei giorni nostri, permettendo al lettore di acquisire un nuovo grado di consapevolezza e quindi la possibilità di sfruttare opportunità che prima non vedeva. Un vantaggio comparato rispetto agli altri che, al giorno d'oggi, significa salvezza (economica) oppure dannazione (economica). Il manoscritto va a concludere la mia trilogia di testi dedicati alla corretta e facile comprensione dei temi economici attraverso gli occhiali della Scuola Austriaca. Tutto è iniziato con L'economia è un gioco da ragazzi che presentava ai lettori la teoria basilare, poi ho proseguito con La fine delle fallacie economiche in cui portavo a un livello avanzato la teoria e ora sono pronto a chiudere questo filone con la "messa in pratica", facendo evolvere la teoria del ciclo economico attraverso l'inclusione del sistema bancario ombra e le tematiche geopolitiche.

Un testo, Il Grande Default (qui la versione cartacea) (qui la versione digitale), che sicuramente vi prenderà del tempo ma in cambio di questo investimento metterà insieme i tasselli di quel mosaico che ancora appare confuso a molti.

venerdì 15 gennaio 2016

L'economia cristiana in una lezione





di Francesco Simoncelli


[La seguente è la “Prefazione all'edizione italiana” dell'ultimo libro di Gary North, Christian Economics in One Lesson, da me tradotto e commercializzato a questo indirizzo.]


L'economia moderna è pregna di quello che potremmo definire "pragmatismo economico". Ovvero, se qualcosa funziona dal punto di vista empirico, allora funzionerà per sempre. Questa massima viene sostenuta dalla maggior parte della popolazione, nonché dall'establishment accademico e politico. Non esiste alcuna teoria a sostegno di questo punto di vista, solo la praticità di un sistema che riesce a protrarsi tanto a lungo da convincere chicchessia che tutto continuerà ad andare così. Non c'è modo di convincere tali persone della proposizione errata delle loro convinzioni, anche se intorno a loro non ci sarà altro che devastazione economica, continueranno a chiedere penitenti una dose maggiore di quello che credevano fosse un percorso risolutivo "nella pratica".

Cosa ci vuole affinché cambino idea? Un crollo tonante dell'economia. Una discontinuità talmente monumentale nell'attuale pratica economica, da incitare gli attori di mercato a riconsiderare le loro posizioni riguardo l'economia. Infatti la maggior parte delle persone aderisce all'economia keynesiana anche senza saperlo. Anche se non ha mai letto nulla di teoria economica, ha una propensione a seguire il pensiero keynesiano. Perché? Due parole: pasti gratis.

La promessa di una vita all'insegna di grandi ricchezze guadagnate col minimo sforzo, stimola la maggior parte degli individui a cedere parte delle loro libertà personali a favore di un politburo monetario in grado, presumibilmente, di direzionare l'intera economia verso lidi di maggiore prosperità e nel contempo sganciare una valanga di pasti gratis. Sicurezze in ogni dove, certezze dietro ogni angolo, e più nessuna responsabilità. È questa la promessa del politburo monetario. È una promessa vuota. È la promessa presente in qualsiasi schema di Ponzi.

Non tutti abbandoneranno le vecchie abitudini di cadere vittima di simili promesse, ma di certo staranno più attenti. Dopo essere rimasti scottati una volta, sarà più difficile che la seconda cadranno nello stesso tranello. Cosa può facilitare loro il compito? Un promemoria sempre a disposizione. Di che tipo? Economico? Soprattutto. Ma non basta. Perché? Perché il messaggio dell'economia non è tanto potente come quello etico. Quest'ultimo chiama in causa la singola persona. La mette di fronte ai propri sbagli. La mette di fronte ai propri difetti morali.

Per molto tempo l'etica è stata distaccata dalla materia economica, poiché si pensava che potesse inficiare la rigidità degli enunciati in essa contenuti. Si pensava che potesse intorbidire i dettami sapienti e oggettivi elencati dalle prescrizioni economiche. Nel seguente libro, invece, torneremo ad apprezzare la congiunzione tra etica ed economia. Vedremo come entrambe lavorino in sinergia per permettere agli individui d'agire lungo linee economiche corrette. Vedremo come entrambe lavorino per fornire agli individui un quadro analitico e comportamentale coerente e potente. Infatti, in questo libro non troverete grafici o equazioni. Non si ha alcun bisogno di arzigogoli econometrici per comprendere come sia eticamente sbagliato infilare le proprie mani nei portafogli altrui.

Questo libro non solo vi permette di comprendere l'economia in una sola lezione, ma vi permette di comprendere come affiancarvi una teoria etica coerente. Il tutto, ovviamente, in una sola lezione. È questa l'idea rivoluzionaria di Gary North: fare quello che Hazlitt non riuscì a fare nel 1946, ovvero, insegnare l'economia insieme ad una teoria etica coerente in una sola lezione. Hazlitt, infatti, pensava che sarebbe bastato sottolineare gli errori economici che fino a quel momento avevano condotto l'umanità verso lidi molto pericolosi. Pensava che indicare laddove si stesse sbagliando sarebbe stato sufficiente affinché il grande pubblico avesse riconsiderato i principi keynesiani che sin dal 1936 avevano goduto di un successo straordinario. Non bastò e il suo libro venne ignorato. Perché? Perché la teoria era stata enunciata 10 anni prima e quello ormai era il tempo del pragmatismo. Nessuno aveva più intenzione di riconsiderare la teoria. Le promesse erano già state fatte ed erano allettanti. Perché abbandonarle quando potevano essere ancora soddisfatte nonostante ci fosse qualcuno che ne metteva in dubbio la realizzazione?

Ecco il nodo cruciale. È proprio quest'ultima domanda a cui Hazlitt non riuscì a dare risposta e che lasciò annegare nell'oblio la sua opera. Il suo libro, sebbene fosse economicamente coerente e analiticamente perfetto, non spingeva la maggior parte della popolazione a riconsiderare le proprie posizioni. Il loro orecchio era teso verso le promesse dello stato e del suo potere salvifico. Il suo messaggio era eticamente superiore. Sebbene fosse un'etica sbagliata, la sua apparente legittimità e plausibilità è stata accettata a braccia aperte dal grande pubblico.

Ora questo messaggio sta gettando la maschera e si sta rivelando per la mostruosità che è. In poche parole, Hazlitt aveva ragione. Ma ci saremmo potuti evitare questi decenni bui se, oltre al messaggio economico, Hazlitt avesse inserito nel suo manoscritto anche un messaggio etico. Il problema fondamentale con il libro di Hazlitt è che si rivolgeva ad un pubblico in particolare, ben istruito, e questo lo portò ad abbandonare la componente etica poiché accademicamente irrilevante. Fu un grande errore, perché ciò non gli permise di scorgere il vero nemico: la pianificazione economica statale.

Il messaggio etico dello stato era potente: è legittimo infilare la propria mano nel portafoglio altrui se questo porta ad un bene superiore. Il libro di Hazlitt non si prefiggeva d'essere latore di un'etica coerente col proprio messaggio economico, quindi le sue tesi non sono riuscite a permeare le menti della maggior parte delle persone che ritenevano plausibilmente accettabile il compromesso etico dello stato. Nessuno lo metteva in dubbio. L'economia, infatti, riteneva l'etica neutrale dal suo punto di vista. Quindi perché preoccuparsene?

Questo libro cerca di correggere l'errore di Hazlitt, fornendo ai lettore principi economici ed etici totalmente coerenti e sani. Quando infine il credo keynesiano di una salvezza economica attraverso lo stato verrà fatto a pezzi dalla bancarotta del sistema pensionistico, si creerà un vuoto sia di teoria che di pratica nel mondo delle idee. Questo vuoto sarà colmato solo se il messaggio di coloro che intendono riempirlo sarà sufficientemente potente e coerente. Visto che gli economisti Austriaci stanno mettendo in guardia la popolazione da molto tempo circa i difetti dell'economia keynesiana, otterranno gran parte delle attenzioni. Questo libro, quindi, intende essere il riferimento principale di suddetto nuovo inizio, poiché fornisce adeguati strumenti economici ed etici per tutti coloro che finiranno col mettere inevitabilmente in discussione i principi economici keynesiani e i principi etici dello stato.

Quando gli assegni del governo non verranno più mandati nella cassetta delle lettere delle varie persone, ci sarà un ripensamento generale sul ruolo dello stato e di come la filosofia dei pasti gratis sia in realtà una bufala. Quando le promesse verranno infrante, le persone deluse e arrabbiate andranno alla ricerca di una nuova teoria sulla quale fare affidamento. Ne avranno bisogno. Non solo per avere una visione più chiara di quello che accadrà, ma soprattutto per lenire il dolore dell'aver fatto la figura degli sciocchi dato che c'erano diversi scrittori che avvertivano di tal esito. La domanda è: a chi si rivolgeranno?

Di sicuro non a coloro che li avranno delusi. Statalisti e keynesiani possono scordarsi, stavolta, di godere del cosiddetto free ride. Chi raccoglierà i pezzi? Più nello specifico, chi raccoglierà i prezzi nel proprio paese, nella propria città, nella propria regione? È praticamente certo che le reazioni saranno diverse e nuove teorie spunteranno fuori, ansiose d'essere prese come modello di riferimento. La maggior parte di queste sicuramente tenderanno a concentrarsi su come evitare i danni dovuti al collasso dell'attuale sistema economico, o al minimo, come schivarne la maggior parte. Il pragmatismo economico sarà fatto a pezzi in tal processo, lasciando la sperimentazione di nuovi modelli sostitutivi.

Di certo la pianificazione statale centrale avrà grossi problemi a far rispettare i suoi dettami e spunteranno varie sacche di resistenza alla sua influenza. È per questo che è cruciale avere quante più persone possibili istruite nei principi della teoria economica Austriaca supportati da una visione etica ben chiara e coerente. Un piccolo drappello di tali persone in ogni comunità garantirà alle tesi Austriache di diffondersi più rapidamente e di instillare nella popolazione confusa un senso etico sano e genuino. Non sarà così facile, perché le alternative al modello prevalente ci metteranno tempo per guadagnarsi la fiducia di coloro che sono stati delusi. Ma se il messaggio economico ed etico saranno entrambi potenti, si può stare certi che non verranno respinti. E questo libro offre ai lettori un messaggio etico ed economico potente.

Una volta letto entrerete anche voi, cari lettori, a far parte del suddetto drappello d'individui il cui compito sarà quello d'istruire i futuri delusi dall'attuale sistema economico/sociale.

Sarà un lungo e lento processo d'istruzione, ma alla fine darà i suoi frutti. Essere ottimisti richiede tempo e pazienza, ma alla fine porta alla vittoria; mentre invece è facile cadere vittime del pessimismo, e la sconfitta sarà la meta finale sicura.


lunedì 8 giugno 2015

Da cinque anni l'economia è un gioco da ragazzi





di Francesco Simoncelli


Erano esattamente cinque anni fa che questo blog si avvicinava timidamente ad un mondo enormemente popolato da siti d'informazione. Con un piglio d'intraprendenza e buona volontà, Freedonia ha iniziato ad offrire ai lettori un prodotto che si differenziasse da quello proposto dalla maggior parte dei canali informativi. Il blog nasceva da questa idea: se una persona riesce a vedere di fronte a sé e ai lati, chi gli guarda le spalle? Freedonia, quindi, voleva fornire ai lettori uno squarcio di realtà che avveniva alle loro spalle. Ovviamente, coloro che ascoltano da estranei ciò che non riescono a vedere, conservano un certo scetticismo. Servono prove. Serve costanza. Serve caparbietà. Nel corso degli anni questo spazio virtuale si è proposto di coltivare queste caratteristiche, offrendo al pubblico pezzi che andavano ad analizzare ciò che accadeva alle sue spalle. Articolo dopo articolo, i lettori hanno iniziato a fidarsi di Freedonia. Conquistare la fiducia di chi non può vedere alle sue spalle è qualcosa di significativo. Rappresenta il dono più importante che una persona possa concedere ad un'altra. Guardare le spalle di qualcuno è fondamentale per conservare un rapporto di fiducia. Per questo viene spesso usata l'espressione "pugnalare alle spalle" per descrivere il tradimento.

L'attacco alle spalle rappresenta uno degli attacchi più vigliacchi. Non sembra, ma spesso sono questi gli attacchi che vengono sferrati più di recente. Avere qualcuno che vi guarda le spalle dà sicurezza, consente di focalizzare le energie su quello che accade intorno. Una minima distrazione e non solo si permette ad un malintenzionato di ferire colui girato di spalle, ma se sopravvive potrebbe pensare che l'avete tradito. Il tarlo del dubbio non va via facilmente. L'impegno e gli sforzi devono raddoppiare, per recuperare il terreno perso. Spesso i lettori si sono domandati come mai io sia stato così costante nelle mie pubblicazioni. Ora lo sapete. Freedonia, per tutto questo tempo, vi ha guardato le spalle e lo ha fatto senza farsi sfuggire un attacco. In ogni occasione importante, ha sempre fornito un parere alternativo a quello mainstream. Ha fornito quella sfaccettatura che spesso non trapela da quello che avete davanti, ma passa dietro di voi senza che la notiate. Se non avete qualcuno che vi guarda le spalle, vi sfuggirà. Non saprete che è passata dietro di voi. Perderete un'occasione.

In questi anni la costanza che ho infuso nel blog ha guadagnato la fiducia di coloro che si sono sentiti protetti, che hanno potuto guardare di fronte a loro e, in possesso di un punto di vista alternativo rispetto agli altri, sono riusciti a non essere feriti da notizie apparentemente innocue. Non si tratta di avere ragione o torto. Questo blog non ha intenzione di ergersi a giudice supremo. Si tratta di dare un resoconto di ciò che accade alle spalle degli individui. Pensate ad una persona che passeggia tranquillamente per il mercato rionale. davanti a lui vede solamente gente cordiale e mercanti che gli vogliono offrire la loro mercanzia. Non può vedere cosa accade alla sue spalle, quindi presuppone che tutto stia andando bene anche alle sue spalle. Non si aspetta la comparsa di un borseggiatore. Chi sta camminando dietro di lui e lo avverte di questa possibilità, non ha né ragione né torto. Lo sta mettendo in guardia nei confronti di una situazione che potrebbe venire a crearsi e che non dovrebbe sottovalutare, soprattutto in base al luogo in cui stanno passeggiando.

Non è stato un compito semplice. La difficoltà risiede nella costanza, soprattutto quando non si ha un accreditamento ufficiale da parte di quelle autorità che rappresentano lo spartiacque tra conoscenza falsa e vera. Di conseguenza discutere di una determinata materia in mancanza di certificazione ufficiale, viene visto come segno di scarsa affidabilità. In casi simili solo l'esperienza e la costante dimostrazione delle proprie capacità riesce a creare un'incrinazione in questa fallacia. Questa è fondamentalmente l'essenza che ha permeato il mio lavoro su questo blog. Ho cercato di dimostrare ai lettori la capacità analitica e d'approfondimento che questo spazio poteva offrire loro. Ciò richiede tempo. Ciò richiede confronti. Ciò richiede la diffusione delle proprie pubblicazioni su quanti più siti disponibili ad accettare di pubblicarle. Il mio lavoro su Freedonia, quindi, s'è guadagnato la possibilità di essere pubblicato su altri siti che ritenevano interessante le analisi presentate. Avevo bisogno di mostrare loro una qualche certificazione per dimostrare che stessi parlando con cognizione di causa? No. Quello che ho scritto parlava per me. La mia certificazione sono gli articoli e i commenti che potete leggere su Freedonia e sui siti che ospitano i miei lavori.

Questi anni hanno rafforzato e incrementato la mia conoscenza nel campo economico, permettendo ai miei lettori la fruizione di materiale analitico nuovo, approfondito e man mano più accurato. E' stata una trasformazione continua. Un'affinazione di quelle tecniche di difesa con cui guardare le spalle altrui. In questi anni, quindi, ci sono state le lezioni che ho appreso anch'io. Una di queste è decisamente la più importante: le persone, in base alle loro azioni, ottengono ciò che meritano. Questo è fondamentalmente l'essenza dell'economia di mercato. Ogni qual volta si commette un errore, le forze di mercato ripuliscono l'ambiente di tutta quella "sporcizia" accumulata sotto il tappeto. Quando questo accade a seguito di una serie d'errori consistente, lo definiamo recessione; quando invece è un intero modello economico che va al macero, allora possiamo definirlo depressione. Negli ultimi 40 anni, il sistema economico ha fondato la sua esistenza su un presupposto di base illusorio: esistono i pasti gratis. Ciò ha permesso l'ingresso nell'ambiente economico di una mole di errori spropositata; e ogni volta che le forze di mercato sono entrate in gioco per correggerli, le autorità si sono intromesse e hanno salvato la baracca, permettendo ai vari azzardi morali presenti di continuare la loro attività distruttiva.

Il 2008 è sembrato l'anno del redde rationem, invece, attraverso azioni di politica monetaria mai viste prima, la sopracitata illusione ha guadagnato un altro po' di tempo di vita. Ma qui possiamo apprendere un'altra lezione: la potenza della correzione sarà pari alla potenza dell'illusione che l'ha preceduta. Le timide riprese nominali di cui siamo testimoni oggigiorno rappresentano una forte prova a sostegno di questa tesi. Gli interventi centrali da parte delle autorità stanno progressivamente perdendo la loro efficacia, predisponendo una correzione epocale degli errori commessi in passato. Era evitabile questa catastrofe? Di sicuro era evitabile una correzione più dura, soprattutto se i vari stati del mondo non si fossero indebitati fino alle orecchie, se non fossero state create agenzie statali che sussidiavano gli sprechi di denaro, se le banche centrali avessero ricoperto un ruolo passivo, se i consumatori non fossero stati spinti a consumare piuttosto che risparmiare, ecc. Alla fine la maggior parte degli individui è stata fuorviata attraverso la classica formula "il capitalismo ha fallito", la quale è andata a giustificare una nuova serie di azzardi morali, speculazioni ingiustamente retribuite e la trasformazione delle borse mondiali in bische clandestine.

Ma, e questa è un'altra lezione che ho appreso, le cose spesso non vanno come vorremmo, ma vanno come dovrebbero andare. Lo stesso vale per l'economia di mercato. Tutti coloro che si sono lasciati illudere dal sopracitato presupposto, hanno deciso deliberatamente di cavalcare le bolle che sono nate a seguito dei vari allentamenti monetari da parte delle principali banche centrali. Investitori comuni e consumatori si sono lasciati abbindolare da promesse vuote, ignorando la loro lontananza dalla stampante monetaria. Questo ha significato che, oltre al loro rischio, si sarebbero portati dietro anche quello di coloro "più privilegiati". Con questo termine intendo coloro più vicini alla stampante monetaria che sono in grado di godere degli effetti redistributivi per primi. Chi è stato salvato durante l'ultima crisi? Chi continua ad essere salvato nel caos europeo? Di certo non il proprietario di una casa pignorata. Di certo non gli investitori che hanno visto svanire parte del loro capitale investito in Grecia. Meriterebbero di essere salvati? Certo che no. Ma ciò vale anche per quelle entità che invece sono state salvate e possono timbrare il biglietto per il prossimo giro; ma attenzione, perché il tutto viene messo in piedi per "salvaguardare" gli ultimi e i diseredati.

Peccato che tale salvaguardia abbia un prezzo nascosto, o forse non più di tanto. E lo pagheranno gli stessi che abboccano all'amo dell'intervento statale nell'economia.


Fonte: Il Sole 24 Ore

L'interventismo statale non sta facendo altro che preservare i propri interessi protetti. Sono grandi pachidermi che si abbeverano dai soldi estorti attraverso la tassazione, spesi in deficit, o creati ex novo dalle banche centrali. Quel è lo scopo di questa protezione? Proteggere gli interessi privilegiati dalle correzioni di mercato, remunerarle con guadagni immeritati e lasciare il conto agli sprovveduti creduloni. Quest'ultima, invece, è una delle lezioni più tristi che ho appreso in questi anni, poiché tale conto salirà all'aumentare degli interventi dello stato nell'economia. Più si impedirà a quel processo che Schumpeter chiamava "distruzione creativa" di distruggere gli errori e lasciare spazio a idee creative, più la stagnazione economica e intellettuale prenderanno d'assedio quelle economie martoriate da interventi centrali correttivi. Negli anni '30 Roosevelt tentò di correggere gli errori di politica monetaria commessi dalla FED negli anni '20. Il risultato fu la Grande Depressione, la quale ebbe fine con il periodo post-seconda guerra mondiale dove l'inversione degli interventismi centrali lasciò spazio ad una correzione di mercato genuina. Negli anni '90 il Giappone seguì lo stesso esempio, e dopo 25 anni l'economia giapponese langue ancora in una situazione di correzione di mercato.

E dato che gli stati mondiali sono decisamente dipendenti dal denaro facile e dai debiti, il crollo della bolla obbligazionaria rappresenterà il momento in cui perderanno il controllo poiché la pianificazione centrale non può gestire nel lungo periodo una crisi di simile portata.

Ho preso una decisione, quindi. Ho voluto mettere in pratica il consiglio che Leonard Read suggeriva a chiunque gli chiedesse cosa l'uomo della strada avrebbe potuto fare davanti ad una situazione del genere: "Migliorare la propria comprensione del mondo". In questo mio spazio vi offro la stessa possibilità attraverso la pubblicazione del mio primo libro: L'Economia E' un Gioco da Ragazzi. (Disponibile su Lulu.com & Scribd.) In esso troverete l'esposizione delle teorie della Scuola Austriaca "ridotte all'osso", semplificate e riassunte in modo da massimizzarne la memorizzazione. Il mio scopo è quello di aiutare quelle persone che vogliono essere aiutate a comprendere. Se si vuole aiuto, è necessario anche offrire un aiuto. Significa partecipare al sostegno di un progetto.

Chiunque non vuole aiuto e ritiene di avere il proprio set di risposte che lo soddisfano, può fare a meno di acquistare questo volume. Può affidarsi benissimo alle spiegazioni mainstream della attuali condizioni economiche. Spiegazioni il cui risultato è questo, ad esempio:




Il cuore del mio libro è quello di offrire al lettore curioso risposte specifiche a problemi specifici. Fornire al lettore curioso strumenti epistemologici chiari con cui affrontare la realtà di tutti i giorni, la quale presenta una miriade di sfaccettature nelle quali ci si può perdere. Soprattutto se non si ha una teoria chiara su cui fare affidamento. Se ritenete che quanto detto possa interessarvi, se ritenete che quanto avete letto su questo sito vi abbia aiutato ad avere una corretta visione di ciò che vi circonda, allora questo libro fa al caso vostro. E' un testo adatto anche ai "più giovani", poiché li aiuta ad entrare in contatto con un mondo le cui idee, molto spesso, vengono assorbite "per sentito dire" o per "credo popolare". Il modo peggiore per avvicinarsi al mondo dell'economia.

Se invece siete solamente interessati agli articoli giornalieri e avete apprezzato il lavoro continuo e assiduo di questi cinque anni, potete dimostrare il vostro apprezzamento lasciando una donazione. Vi basta cliccare sul pulsante Paypal che potete vedere in alto sulla colonna di destra (vi prego di farlo dal mio blog, visto che i miei articoli vengono riportati anche su siti terzi).

Quindi, grazie a voi lettori, che con le vostre azioni alimentate la fiamma della libertà.