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venerdì 24 luglio 2026

Trasparenza: anatema di Londra e Bruxelles

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/trasparenza-anatema-di-londra-e-bruxelles)

Diversamente dall'armata brancaleone dell'attuale governo italiano, l'amministrazione Trump sa con chi ha a che fare quando di sparla di potere giudiziario. La più recente sentenza della SCOTUS in materia di “ius soli” è l'ennesima prova che, per grande influenza di John Roberts, il potere eversivo del ramo giudiziario negli USA è determinato è scavalcare quello legislativo ed esecutivo. In merito alla questione, si fondono insieme giurisdizione politica e geografica nel modo peggiore possibile (laddove il Congresso può offrire protezione agli immigrati, ma essi sono ancora soggetti alla giurisdizione della loro cittadinanza d'origine) e la magistratura ostracizza potere legislativo ed esecutivo. Qui c'è da smantellare una illusione accuratamente seminata da Hollywood: la Corte Suprema non è quell'organo finale dove vengono finalizzate le controversie. Alla creazione degli USA c'erano le Corti Supreme dei singoli stati americani, le quali hanno appaltato parte dei loro poteri a quella federale. Si tratta di una concessione, non di una scala gerarchica di poteri. Infatti alla sua formazione, il governo federale aveva come compito l'impostazione dei commerci tra gli stati americani, l'impostazione della linea di politica estera e la difesa. Quindi, i dazi ad esempio, erano materia per Presidente e Congresso, la Corte Suprema non doveva metterci becco. Ogni organo aveva i suoi compiti, determinati dal nono e decimo emendamento.

L'eversività della magistratura, in ogni nazione ormai, è il sintomo della conquista esterna di un Paese (così come l'immigrazione incontrollata è una forma di conquista sociale, dato che il mercato dell'eurodollaro non può più essere usato in modo estensivo) e viene usata, negli USA in particolare, per fomentare una guerra civile. Perché è così che funziona. I migranti scaricano a pacchi figli in Florida, ad esempio, e richiedono un certificato di nascita americano. De Santis gli nega quello della Florida, questo significa che questi scalzacani non possono avere documenti validi nello stato della Florida e quindi impossibilitati a vivere. Per di più possono solo spostarsi nei territori americani (es. DC, Guam, ecc.), ma non possono spostarsi negli altri stati americani perché non sono cittadini di quello stato (la Florida nel nostro esempio). Ciò a sua volta permetterebbe allo stato in questione di chiamare in tribunale il governo federale stesso (decimo emendamento), nel qual caso la Corte Suprema potrebbe invocare la Clausola di supremazia per annullare ciò che resta del federalismo americano. Gente come Roberts è pronta a tirare questa spoletta pur di aizzare al punto di non ritorno la guerra civile voluta ardentemente dalla Tavola Alta oltreoceano?

Lo scenario ottimista è quello che più viene preso in considerazione, ma non bisogna scordarsi che l'amministrazione Trump tiene presente anche quello pessimista: una sconfitta alle elezioni di medio termine e una vittoria Dem nel 2029. Uno dei principali scopi adesso, quindi, è quello di degradare quanto più possibile tutti quegli asset americani che possono essere ritorti contro il Paese. Questo significa levare le tende dal Medio Oriente e ridurre drasticamente il numero di basi sul quel territorio in modo da impedire ad agenti esterni di alimentare conflitti; lo stesso lo si può dire degli aiuti a Israele. Il rapporto tra USA e Israele non cambierà, solo che non ci saranno di mezzo soldi “gratis” con cui alimentare un azzardo morale a livello militare e trasformare di nuovo in un proxy di destabilizzazione Israele e altri Paesi mediorientali. Soprattutto adesso che gli USA hanno un canale diretto col governo civile in divenire a Teheran, il quale viene usato per smantellare ciò che rimane degli asset dell'IRGC. 

Facciamola semplice, così anche il più obnubilato da stampa e algoritmi di selezione (che, ricordiamolo, “allena” l'utente stesso) possa capire. Gli inglesi controllavano entrambi i lati della barricata in Medio Oriente, sia in Israele che in Iran. Era solamente questa l'origine della guerra infinita che ha infuriato nella zona. Il Golfo Persico era a loro esclusiva determinazione, dato che controllavano Iran, Qatar (pompa del gas), Emirati Arabi (riciclaggio di denaro), Oman (avamposto dell'MI6 sullo Stretto). Se non si parte da questo assunto, e se non si parte dal fatto che esistono diverse fazioni all'interno di una nazione (compresi anche i cosiddetti “intransigenti” e coloro che portano avanti solo ed esclusivamente una linea dura), allora inevitabilmente si finisce per avere una chiave di lettura insufficiente per leggere gli eventi. E quindi attecchiscono narrative fasulle, o addirittura accuse di irrazionalità nei confronti dell'amministrazione Trump.

Quest'ultima, sin dalla sua prima iterazione, sa che il modo migliore per far uscire allo scoperto infiltrati e situazioni compromesse è quello di rivelare l'agenda che hanno i diversi player sulla scena geopolitica. Siamo adesso arrivati al momento in cui i vari leader (di facciata) mondiali e gli opinionisti influenti devono scoprire le carte e mostrare per chi lavorano davvero o da chi sono finanziati per perseguire una certa linea di politica. L'attacco all'Iran, oltre a disinnescare l'arma di ricatto finanziaria e geopolitica dello Stretto di Hormuz, e trasferire logistica e commercio dall'Europa al continente americano nel suo complesso, è servito a smascherare le agende reali dei capi di stato.

Questa è una questione che va al di là delle singole filosofie politiche, o economiche. Si può odiare lo stato quanto si vuole, ma che dire della rete ombra di intrallazzi, interessi, influenze e ricatti che gli inglesi hanno imparato a padroneggiare nel corso della storia? È un concetto che va ben oltre lo stato e paradossalmente il loro superamento significa anche un oscuramento più intricato di suddette ombre. Qual è quell'asset, decentralizzato e distribuito, che fa della trasparenza il suo cavallo di battaglia? Bitcoin. Qual è quella nazione che sta accogliendo una tale filosofia nelle sue strategie economiche e politiche? Gli Stati Uniti. Questo mi porta a pensare che la nascita dell'asset fosse stata pensata esattamente per un momento del genere, che gli USA abbiano alimentato la sua evoluzione per avere a disposizione un'arma con cui gettare luce su quell'impero delle ombre. Pensateci un momento: la migliore definizione di Bitcoin attualmente è una backdoor a un sistema che ha fatto del dollaro ombra offshore la sua cannuccia con cui succhiare indefinitamente ricchezza dagli USA. L'algoritmo su cui “gira” il protocollo è lo stesso di quello usato dal sistema bancario e finanziario. Ciò spiegherebbe anche perché c'è una pagina di un giornale inglese all'interno del Genesis Block.

E questo spiegherebbe ulteriormente perché Powell e Wall Street hanno dapprima lottato unghie e denti per far avanzare i lavori per il SOFR e poi hanno abbracciato la possibilità di aprire a Bitcoin e alle stablecoin. La chiave di lettura della trasparenza è il miglior modo per intendere l'evoluzione di tutti gli eventi finora accaduti nel mondo, sin dalla prima amministrazione Trump e addirittura fin dalla nascita di Bitcoin stesso. Qui si inserisce anche l'abbandono della politica keynesiana in materia di banca centrale americana nel momento in cui Warsh abiura ufficialmente la Curva di Phillips, linea di politica puramente di matrice inglese. Qui si inserisce anche il dialogo con Mosca e Pechino, e lo spostamento di Washington verso un'economia hamiltoniana (in termini commerciali). Mettendo tutte queste cose insieme si arriva alla conclusione che l'attacco all'Iran è stato il palco finale per ridimensionare definitivamente il flusso finanziario ombra che ha tenuto in piedi l'impero inglese sin dal post-Seconda guerra mondiale.

E la maestria degli inglesi nel ribaltare causa-effetto è prodigiosa, soprattutto quando, tramite la propaganda mediatica, instillano nella mente della maggior parte delle persone che gli USA “si stanno isolando”. Sbagliato: sono gli USA a voler isolare Londra e Bruxelles dal resto del mondo.

Lo spostamento di asset militari americani in Grecia, che adesso è il Paese europeo più armato, rappresenta il proverbiale “bastone” agitato nei confronti della Turchia, mentre la “carota” è la stabilizzazione della lira turca. Erdogan ha sempre giocato la sua partita sul filo del rasoio, tra gli interessi americani e quelli della cricca di Davos/City di Londra (es. Fratelli musulmani). Un gioco pericoloso ma che ha rappresento la carta vincente affinché il Paese non venisse invaso né dall'una, né dall'altra fazione. Trump, comunque, come ha dimostrato anche col Qatar, offre una via per collaborare ed è la stessa offerta che ha di recente presentato allo stesso Erdogan. Ed è anche un modo per effettuare una de-escalation sia in Medio Oriente che in Europa dell'est: Iran e Israele non hanno più bisogno di essere monitorati affinché non causino caos nella regione. Il rifiuto recente israeliano di aiuti americani annuali è un segno che la strategia di distensione in Medio Oriente funziona, soprattutto se ci aggiungiamo i piani per costruire nuove infrastrutture di trasporto del petrolio. E questo l'ha capito anche la Turchia, da qui la fanfara grandiosa che è stata allestita all'arrivo di Trump al recente G7, mentre uno squallido pulmino è stato affibbiato ai “leader” europei.

Puntellare il fronte greco e sguarnire quello polacco è stato anche un modo per dimostrare buona volontà nei confronti di Putin, senza però abbassare la guardia (Stretto del Bosforo). Ciò che emerge da questi rapporti è solo una cosa: forza. Concessioni di buona volontà, senza però depotenziare la propria posizione negoziale. Infatti tutte le connessioni inglesi nel Golfo Persico sono state rovesciate e i piani di Londra e Bruxelles di poter maneggiare le leve geopolitiche mondiali si riducono man mano che il tempo passa. In fondo, la Brexit altro non era che una faida interna alla cosiddetta Tavola Alta per decidere chi dovesse guidare il mondo post-reset.

Ora Washington sta offrendo la sopraccitata “carota” a Erdogan, il quale ne ha davvero bisogno per stabilizzare il mercato della lira. Solo una manciata di mesi fa ha scaricato tutti i suoi titoli del Tesoro americani, una mossa che può essere letta in due modi: o Londra ha richiamato i suoi asset, oppure Ankara continua a fare da ponte per i flussi finanziari ombra inglesi. Perché, ricordiamolo, Ankara è uno dei pochi Paesi che permette alle banche locali di detenere oro come riserve Tier-1 e, sin dal 2013 quando Obama tagliò fuori l'Iran dallo Swift affinché venissero potenziati i flussi finanziari ombra inglesi che passavano da lì, il denaro ombra iraniano è stato riciclato in Turchia tramite l'oro. In questo modo Obama ha finanziato indirettamente l'armamento nucleare iraniano. Riportare l'Iran nello Swift significa gettare luce sui flussi ombra. Ancora una volta trasparenza, l'anatema della City di Londra. Trump ha praticamente fatto capire a Erdogan di scegliere da che parte stare e questa offerta può essere presentata solo da un Leader che sta avendo la meglio sui propri avversari. La stessa offerta che è stata presentata a Israele... che tanto si dice controlla gli stati Uniti... mentre invece Trump ha fatto capire a Netanyahu che può sconfiggere Hezbollah, ma può scordarsi di prendersi mezzo Libano.

L'unione di tutti questi temi rappresenta un piano che gli Stati Uniti stanno portando avanti non per bontà o nobiltà di cuore, ma solo perché la classe dirigente americana è stufa di farsi fregare dalle sue controparti oltreoceano.

Infatti il differenziale di rendimento tra il decennale inglese e quello americano è +32 punti base, mentre tra quello inglese e quello giapponese è +210 punti base. La Banca d'Inghilterra continua a manipolare il lato lungo della curva dei rendimenti americana tramite il carry trade sullo yen e la Banca del Canada, mentre combatte unghie e denti per impedire a Trump di tornare a far avere un mercato ai titoli garantiti da ipoteca (cosa che permetterebbe la riconquista completa della politica sui tassi). La vera guerra è tutta qui: lungo lo spettro dei rendimenti tra i 10 anni e i 30 anni. Ed ecco perché il Giappone deve continuare a rialzare i tassi: i differenziali di rendimento vengono a mancare. A quel punto o la Banca d'Inghilterra lascia correre ancora più in alto il back-end della sua curva (causando una crisi obbligazionaria), o lo abbassa a costo dell'arbitraggio sulla valuta (passando la patata bollente dei bond all'UE). Ueda non è conosciuto per il suo coraggio e se sta resistendo alla pressione mediatica è solo grazie all'appoggio di Bessent, il cui obiettivo è la fine degli arbitraggi sulle valute come arma e la fine dei differenziali di rendimento obbligazionari come arma.

Infatti la fine del carry trade sullo yen ha potenziato il prosciugamento di liquidità in eurodollari nei mercati mondiali. Ciò ha permesso agli USA di dedicarsi ad altre faccende geopolitiche, come il Venezuela e l'Iran, e lasciando la componente economica al Giappone. Questo non ha impedito agli avversari degli USA di attaccarli, come continuano a fare sulla parte meno liquida della curva dei rendimenti (trentennale), e a incamerare bond americani per accedere ai dollari (dato che il SOFR è un tasso collateralizzato a differenza del LIBOR). In questo contesto il margine di manovra della BOJ è abbastanza ampio, dato che può coprire le perdite sulle obbligazioni con il portafoglio di azioni in suo possesso. Alla fine della fiera, gli allarmismi (stampa inglese) sul Giappone non erano direzionati al Paese stesso, ma alle conseguenze che avrebbero causato su quelle economie dipendenti dall'eurodollaro e a cui non avrebbero più avuto accesso privilegiato. Washington sta praticamente liberando il Giappone dalla morsa finanziarista inglese che da tempo immemore ha spremuto il Paese.

I futures sulla benzina, poi, mostrano chiaramente un andamento ribassista per i prezzi futuri della materia. Per le elezioni di medio termine si prospetta infatti un valore di $2.35. Lo stesso per la curva forward del petrolio, in manifesta discesa rispetto alle oscillazioni presenti. Certo, il range rimarrà intorno ai $75-80 per il momento, non rivedremo i $60 molto probabilmente fino all'anno prossimo. La backwardation è sul Brent; il WTI è in contango invece. Ma il primo è un contratto puramente finanziario, mentre il secondo prevede la consegna fisica. E con il Venezuela in supporto alla produzione americana e l'OPEC+ che ha tagliato i prezzi del petrolio più del previsto (spiazzando progressivamente l'Iran), i guai saranno esclusivamente europei. Senza contare che il presunto partner dell'UE, ovvero l'Ucraina, continua ad avere come obiettivo bersagli russi la cui distruzione fa esclusivamente del male alle importazioni di energia europee. Un “curioso” modo per farsi continuare a dare soldi e supporto militare...

Un ricatto interno potremmo chiamarlo, perché non dimentichiamoci di un punto: esistono fazioni “moderate” e disposte al compromesso anche all'interno della cosiddetta cricca di Davos. E così come Trump e i suoi alleati sono costretti a superare linee rosse degli avversari per forzarli a una reazione (bombardare nuovamente l'Iran ha come obiettivo indebolire l'IRGC rispetto ai negoziatori disposti a collaborare con gli USA), lo stesso indebolimento è messo in piedi a livello di City di Londra/cricca di Davos. La strategia regina è sempre stata quella di degradare la capacità dei propri avversari nell'accedere alle fonti di collaterale. Infatti chi è che viene più impattato dalla recente decisione cinese di limitare le esportazioni di elio? Non gli Stati Uniti, i quali sono esportatori di elio. Ovviamente l'Unione Europea. Inutile dire che, per motivi logici, Xi, Putin e Trump non possono mostrare pubblicamente la loro alleanza d'intenti in questo conflitto. La quantità di infiltrati nei loro rispettivi Paesi è incapacitante ancora (basti pensare al Congresso americano e la spasmodica e recalcitrante volontà di finanziare indefinitamente la guerra in Europa orientale se potesse).

Visto che l'IRGC ha scelto chiaramente l'annientamento, e per estensione i burattinai dietro di essi ovvero Londra e Bruxelles, il conflitto in Iran si dimostra ancora una volta lo stadio finale di una strategia volta a rendere gli Stati Uniti i decisori ultimi in cima alla Tavola Alta. In sintesi, si stanno prendendo il ruolo di coloro che imposteranno le decisioni che daranno forma al mondo di domani, al sistema mondiale di domani. Infatti non crediate che Londra, Parigi o Bruxelles stessi siano “amici”; si è sempre trattato di chi avrebbe impostato la linea di politica del nuovo sistema. Washington si sta dimostrando semplicemente un “amministratore” più tollerabile visto che vuole far respirare la classe media, diversamente dai piani di Londra e Bruxelles che vogliono un chiaro annientamento della stessa.

In questo contesto attaccare Teheran è un modo, indiretto ovviamente, di risolvere l'altro scenario di guerra in Ucraina, stringendo il cappio energetico intorno al collo dell'UE. In che modo può rifornire di militari, armamenti e strumenti Kiev se la possibilità di accedere a petrolio e gas a basso costo diventa sempre più esigua? E se non ha più accesso alle risorse energetiche, come farà ad attenuare una crisi sul debito sovrano dato che rifinanziare i debiti dei vari Paesi membri non potrà più essere fatto a costi bassi? La più recente asta di titoli decennali tedeschi è stata un disastro (la quale ha raccolto solo la metà dei fondi che si proponeva di raccogliere). Non dimentichiamoci che il petrolio è il collaterale principale tramite cui scorre il denaro nel sistema finanziario odierno.

Disinnescare l'Iran, quindi, era fondamentale a differenza di ciò che dicono “pacifisti oltranzisti” e propagandisti bannoniani/duginisti (se davvero l'obiettivo di Trump fosse stato quello di annientare l'Iran, gli sarebbe bastato imporre un embargo alle importazioni d'acqua). Contenere l'IRGC, e per estensione le influenze della cricca di Davos/City di Londra in Medio Oriente, ha permesso a Trump di ottenere il supporto di quelle fazioni nelle varie nazioni di quella regione tramite un colpo di stato finanziario: dall'entrata in vigore del SOFR sono principalmente gli Stati Uniti a decidere chi può avere accesso facilitato al mercato dell'eurodollaro e chi no. “Bastone e carota”. Riprendiamo in considerazione la Turchia: l'Europa dell'est non è più una minaccia per essa, così come non lo è più il conflitto a Nord-est tra Azerbaijan e Armenia, e l'Iran non è più una fonte di destabilizzazione contro Israele.

Così come gli asset militari americani sono stati spostati in Grecia dal Nord e dall'Est Europa, anche asset finanziari stanno affluendo in Turchia (sotto forma di capitali di rischio, stablecoin in dollari, Bitcoin, ecc.) per convincerla con la “carota”, senza però nascondere il “bastone”. Non mancherà nemmeno l'intelligence necessaria per stanare tutti quei canali che hanno reso Ankara un potenziale nodo nella rete della cricca di Davos/City di Londra, come doveva esserlo Dubai e Pechino. Infatti quest'ultimo sta ritorcendo contro l'Europa, fungendo da punto di pressione in sintonia con Washington, la devastazione industriale autoinflitta senza essere più quella destinazione che le “locuste” di Davos avevano scelto per avviare una nuova Catena della morte finanziaria.

In questo contesto Londra, Bruxelles e Parigi vengono costrette a rimanere in quelle zone che hanno contribuito a devastare, in grado solo di parassitarle fino all'osso pur di rilanciare in qualche modo il loro piano di sopravvivenza. Non possono forzare un reset adesso senza finire per essere spazzati via come classe dirigente a livello internazionale; la crisi obbligazionaria che ho descritto nel mio libro, Il Grande Default, dovevano pagarla Stati Uniti e Russia affinché il Vecchio Continente emergesse come guida unica nell'impostazione del sistema futuro. Entrambi i Paesi si sono rifiutati di stare al gioco: il primo a livello finanziario, il secondo a livello militare. Così facendo hanno costruito un nuovo equilibrio e impostato la loro presenza alla guida al “tavolo delle decisioni”. Il modo di fare guerra ormai è cambiato, rendendo obsoleti gli armamentari nucleari. Oreshnik e la rimozione chirurgica di Maduro sono stati i punti di svolta. Il mondo finanziario è cambiato, dato il SOFR ha permesso agli USA di riprendere il controllo della valuta e del lato corto della loro curva dei rendimenti.

I grafici qui sotto mostrano rispettivamente il differenziale di rendimento tra il decennale inglese e quello americano, e il differenziale tra le obbligazioni a 2 e 10 anni americane (il benchmark di riferimento delle banche a cui concedere mutui e prestiti). Da quando il Giappone ha iniziato il suo percorso di rialzo dei tassi, normalizzazione dei rendimenti obbligazionari e inversione del carry trade sullo yen, questi due grafici si muovono in sincronia. In sintesi, gli inglesi, avendo perso la capacità di manipolare il lato corto della curva dei rendimenti americana, si aggrappano alla manipolazione del lato lungo per disinnescare una crisi del debito sui loro titoli (ecco perché finora hanno fatto in modo che fosse impossibile far uscire fuori dalla conservatorship Fannie Mae & Freddie Mac). E questa semplice descrizione di una delle loro tante manipolazioni è anche il motivo per cui non esistono condizioni di vittoria per l'Ucraina, solo un continuo logoramento per ritardare un redde rationem su quel flusso di prestiti che è stato scaricato nella dolina finanziaria dell'Europa dell'est.


In una qualsiasi partita di GO con più di 4 giocatori è praticamente impossibile costruire una “struttura” stabile con cui vincere il gioco e “l'ideatore” del sistema, chi ne controlla le regole (sistema di estrazione/colonizzazione/divisione conflittuale), vincerà sempre. Oh ma se si bypassa il gioco stesso e si punta direttamente al sistema, le cose cambiano...

Alla fine gli europei non avranno più energia con cui rifornire l'Ucraina e la recente offerta di Trump nei confronti di Zelensky, ovvero quello di fornire Patriot, è stata una buotade. Come può non esserlo se per costruire la fabbrica per produrli richiede come minimo 5 anni per essere costruita e diventare pienamente operativa? Bastone e carota. Trump ha fornito la carota a Zalensky, una via d'uscita, ma quest'ultimo l'ha rifiutata. Così come il MOU è stato rifiutato dalla fazione oltranzista iraniana. L'euristica in questi casi è dannatamente semplice: quando un individuo o un gruppo di individui agiscono diversamente dal loro miglior interesse, e fanno scelte palesemente scellerate, allora qualcuno sta puntando loro una pistola alla testa. Allo stesso modo non basta essere “amici”, o accettare la “carota”, degli Stati Uniti per ottenere più di quello che si merita: non lo otterrà Putin oltre al Donbass e Crimea, non lo otterrà Netanyahu oltre alla distruzione di Hezbollah.

A chi davvero basta sopravvivere per vincere la guerra a questo punto non è l'Iran contro gli USA, bensì alla Russia contro la NATO. I membri europei hanno firmato assegni per sostenere Kiev con collaterale la cui riscossione è ancora intrappolata dietro l'esercito russo. Il cappio, oltre a quello energetico, è anche monetario, stretto intorno al collo dell'UE, e sta soffocando più velocemente le economie europee.

Quali sono quei punti su cui Londra e Bruxelles stanno combattendo più alacremente? Stanno combattendo unghie e denti contro il CLARITY Act, contro la liberalizzazione di Fannie/Freddie, contro l'emancipazione di Canada e Australia come vettori con cui pompare il mercato dell'eurodollaro. Stanno combattendo contro l'eventualità sempre più manifesta della loro mancanza di accesso a garanzie collaterali. Questo è il mosaico dove ha luogo la guerra finanziaria tra la City e Washington, ma se si alterano tutte le cose sopraccitate a livello strutturale allora il sistema risultante sarà molto più durevole. Questo significa rimettere flusso di cassa nelle mani della classe media. Un sistema a due livelli: il governo americano che prende quote in aziende importanti in grado di migliorare la capacità produttiva e il flusso di credito (es. Intel); poi ricostruire il mercato dei mutui trentennali il quale ha permesso alla classe media americana di prosperare come ha fatto, fino alla sua implosione ad hoc nel 2008.

L'idea che dazi e industria manifatturiera siano la fonte della ricchezza, della forza e della sicurezza di una nazione risale ad Alexander Hamilton. Scrivendo poco dopo la Rivoluzione, Hamilton temeva che una nazione di agricoltori ed esportatori di merci non sarebbe stata in grado di resistere a lungo alle grandi potenze europee. Nella sua relazione intitolata, Sul tema delle manifatture, pubblicata nel 1791, scrisse: “Non solo la ricchezza, ma anche l'indipendenza e la sicurezza di un Paese sono materialmente connesse alla prosperità delle manifatture. Ogni nazione, in vista di questi grandi obiettivi, dovrebbe sforzarsi di possedere al suo interno tutti gli elementi essenziali per l'approvvigionamento nazionale. Questi comprendono i mezzi di sussistenza, l'abitazione, il vestiario e la difesa”.

Oppure pensate a Energy Fuels. Il suo impianto di White Mesa, nello Utah, è/era l'unico impianto di lavorazione dell'uranio operativo negli Stati Uniti. Ha una capacità autorizzata di otto milioni di libbre di uranio all'anno. È il principale produttore statunitense di U308, il concentrato necessario per produrre combustibile per le centrali nucleari. È un'attività legata all'uranio, ma è anche un'attività legata alle terre rare. La lavorazione dell'uranio è tossica, in parte perché il minerale è radioattivo e bisogna prendere ogni sorta di precauzione per il residuo generato, oltre a trovarsi in una giurisdizione/area geografica favorevole a tali attività. Lo Utah è uno di questi luoghi. Il mese scorso, il Dipartimento della Guerra ha approvato un prestito condizionato di $720 milioni con Energy Fuels per la lavorazione della monzanite presso l'impianto di White Mesa. Questo potrebbe renderla un produttore nazionale di successo di terre rare. Ciò si integrerebbe perfettamente con la strategia perseguita dall'amministrazione Trump. 

Questo sistema di incentivi negli Stati Uniti attrarrà capitali, cosa che a sua volta creerà non poche difficoltà alla Banca d'Inghilterra e alla BCE affinché li trattengano sul loro territorio e smettano di interferire nel differenziale di rendimento nei titoli americani a dieci e trent'anni tramite la manipolazione, come suggerito sopra, del differenziale due anni-dieci anni americani e quello tra il decennale inglese e americano.

Come si fa affinché la Tavola Alta metta in gioco i propri di capitali? Si adotta la stessa strategia di logoramento applicata dalla Russia forzando la NATO a tirargli contro uomini e materiali militari. Si tratta di un drenaggio dalla classe fiananziarista alla classe media americana, la quale è stata spremuta da tassi dei mutui alti, alta inflazione, regolamentazione selvaggia, sprechi fiscali/sociali, ecc. 


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venerdì 18 ottobre 2024

Il piatto europeo non deve saltare

 

 

di Francesco Simoncelli

Nei miei ultimi pezzi ho analizzato alcuni fattori che ci permettono di avere un quadro della situazione economica abbastanza chiaro: le due cose principali che fanno crollare una nazione sono la guerra e il debito, le nazioni del mondo stanno alimentando entrambi, il debito della maggior parte di loro supera la soglia critica del 130% del PIL, tutti utilizzano la stessa “carta di credito” per le spese pubbliche e rinviano il debito a qualcun altro, in un altro momento, e in una democrazia moderna chi decide compete per potere e denaro; nessuno ha l'incentivo a smettere di calciare il barattolo lungo la strada. Mettiamo queste intuizioni in prospettiva adesso. Il mercato obbligazionario europeo ha raggiunto il picco (con rendimenti minimi record) a dicembre 2020; il mercato azionario ha raggiunto il picco alla fine del 2000. A tutti gli effetti inversioni nel Trend primario, da allora infatti non è successo nulla che suggerisca il contrario: il picco locale del 2007, ad esempio nell'EuroStoxxx 50, è inferiore a quello precedente, così come l'ascesa attuale non ha ancora superato il massimo relativo del 2007. Molto probabilmente assisteremo a prezzi reali di azioni e obbligazioni più bassi (con tassi d'interesse più elevati) per molti anni a venire.

Abbiamo visto i massimi, ora aspettiamo i minimi. Gli investitori avveduti, quelli di lungo termine soprattutto, dovrebbero essere in modalità “prudenza massima”. Potranno allentare la tensione e vendere oro quando i prezzi delle azioni scenderanno così tanto che si potranno acquistare tutte le azioni nell'indice Dow per cinque monete d'oro da un'oncia. Molto probabilmente anche il governo degli Stati Uniti dovrà toccare un fondo: dovrà entrare nel mezzo di una vera e propria crisi del debito prima di potere rimettere insieme i cocci della nazione. Solo dopo potrà tornare a linee di politica finanziarie sostenibili.

Ma aspettate, c'è sempre qualcosa di più. Javier Milei non sta forse ribaltando le sorti dell'Argentina? Trump non sta suggerendo che farà lo stesso con gli Stati Uniti? La Giamaica, ad esempio, non è forse uscita con successo da una crisi del debito... e anche la Grecia? Sì, sì, sì e forse.

Solo pochi anni fa la Giamaica era sull'orlo di un crollo finanziario. Aveva speso troppo e preso in prestito troppo, i creditori si rifiutavano di concedere altro credito, l'inflazione era alle stelle e la valuta stava perdendo valore. Ma invece di andare in default la Giamaica si è rimboccata le maniche e si è messa al lavoro. Un paio di studi accademici, riportati anche dal Financial Times, ci raccontano cosa è successo:

La Giamaica ha dimezzato il rapporto debito pubblico/PIL dal 144% tra il 2012 e il 2023 [...]. Lo ha fatto attraverso surplus primari sostenuti (eccesso di entrate rispetto alla spesa, esclusi i pagamenti degli interessi) superiori al 7% del PIL per sette anni consecutivi.

Per riferimento, l'Italia attualmente sta operando con un deficit di bilancio di circa il 7% del PIL. Gli autori del lavoro accademico, professori di Stanford e Berkeley insieme a Serkan Arslanalp dell'FMI, hanno concluso che è stata una “dura lotta di costruzione del consenso”. In qualche modo il governo giamaicano è riuscito a convincere quasi tutti a stringere la cinghia mentre comprimeva sempre di più il proprio bilancio.

La Grecia è un altro caso di studio. Le finanze pubbliche della Grecia erano gestite in modo assurdo e notoriamente corrotto. Il governo greco era stato in “quasi default” per tutto il XIX secolo e gran parte del XX secolo, ha speso soldi che non aveva e poi ha mentito sui suoi numeri in modo che non si potesse capire cosa stesse realmente succedendo. Nel 2008, ad esempio, la sua spesa militare era il doppio della media dell'UE. Nel 2009, poi, è arrivato il giorno del giudizio, con un debito superiore al 130% del PIL. In circostanze normali le persone non avrebbero prestato tutti quei soldi, ma Goldman Sachs l'aveva aiutata a mascherare la sua situazione finanziaria reale in modo che ottenesse l'adesione all'Unione Europea. Come membro dell'UE è stata in grado di prendere in prestito in una valuta stabile, l'euro, e sembrava avere il sostegno di Germania e Francia. Poi, quando sono iniziati i guai, i tedeschi hanno protestato: non volevano salvare i greci, pigri e dissoluti.

Questi ultimi hanno fatto quello che hanno sempre fatto: sono diventati la prima nazione sviluppata a non pagare un prestito dell'FMI. Ci sono state rivolte, chiusure di banche, caos e tumulti. Le spese sono state tagliate, sono stati negoziati salvataggi, altre crisi, altre negoziazioni. Nel 2012 un bond greco a 20 anni era quasi senza valore, con un rendimento salito quasi del 140%. La Grecia era un “caso disperato”, ma la vita continuava. Gli sportelli bancomat non funzionavano, ma i ristoranti erano aperti. La disoccupazione era salita, ma molti greci erano comunque abituati a non lavorare.

Nel 2011 la Grecia era in depressione, con un PIL in calo del 7%. Più di 100.000 aziende erano fallite e il tasso di disoccupazione aveva raggiunto il 23%. Il rapporto debito/PIL aveva raggiunto il 177% nel 2014 e nel 2016 sembrava aver toccato il fondo, con un greco su tre che si diceva vivesse in povertà. Ma può sempre peggiorare: le crisi economiche spesso diventano anche crisi politiche. Se siete fortunati le persone perdono soldi, perdono il lavoro, le aziende e gli investitori vanno in rovina e questa è la fine; se invece siete sfortunati, volano proiettili e ci sono carri armati nelle strade. Finora la Grecia è stata fortunata.

Avrebbe potuto scappare dall'Europa e dire alla “Troika” (FMI, Banca Mondiale e UE) di andarsene al diavolo; avrebbe potuto tornare alla sua moneta, la dracma, come consigliato da Paul Krugman, e lanciarsi in un baccanale di stampa di denaro e iperinflazione. Invece si è rimboccata le maniche, ha tagliato la spesa, ha aumentato le tasse, licenziato “dipendenti pubblici” fannulloni ed è riuscita a ottenere un surplus di bilancio di circa il 4% del PIL. Il suo rapporto debito/PIL è sceso dal 180% al 160%, ma con l'aiuto della Troika sembra tenere le cose insieme mentre riduce il suo debito.

Cosa possiamo imparare da questi esempi? Probabilmente non molto. Sono piccoli Paesi, dove la democrazia sembra funzionare meglio. E, a differenza degli Stati Uniti ad esempio, non sono mai stati in grado di prendere in prestito grandi quantità in una valuta il cui valore controllavano... quindi non potevano “svalutare” i loro debiti.


L'INCALZANTE STRETTA SULLE PENSIONI

Nel frattempo ci sono anche schemi negli affari politici e a volte è difficile collegare le due cose: finanza e politica (un campo che viene definito Megapolitica). Ma i massimi da record nel mercato obbligazionario e azionario sono stati chiaramente il prodotto di linee di politica governative, due in particolare: debito e guerra. Gli stimoli fiscali/monetari, le guerre e i debiti sono aumentati, così come i prezzi al consumo, e poi l'inflazione ha costretto le banche centrali ad abbandonare il loro sostegno ai mercati azionari e obbligazionari. Le azioni sono scese, così come il valore delle obbligazioni (i rendimenti sono aumentati), anche se nel mercato azionario il danno è stato mascherato dall'inflazione stessa. Ciononostante l'impatto vero sui mercati obbligazionari non è stato ancora avvertito. Fondi pensione, compagnie assicurative e banche commerciali detengono miliardi di euro in obbligazioni sovrane e molti di essi sono stati obbligati ad acquistarle come forme “sicure” di riserve di capitale; poi quando hanno iniziato a perdere valore, i loro proprietari le hanno tenute al valore nominale, impegnandosi a detenerle fino alla scadenza e fingendo che non avrebbero perso denaro.

Ecco perché si parla tanto di abbassare i tassi d'interesse. Non c'è nulla di intrinsecamente buono in tassi d'interesse più bassi. Le persone li pagano e li ricevono sui loro risparmi, ma sono solo informazioni. I principali player nel nostro sistema finanziario, ovvero banche commerciali e agenzie governative, sono tutti grandi proprietari e venditori di obbligazioni sovrane. Quando i tassi d'interesse salgono, non solo per loro diventa più difficile prendere in prestito denaro, ma diminuisce anche il valore dei titoli obbligazionari in loro possesso.

I fondi pensione, ad esempio, dedicano circa il 56% dei loro portafogli alle obbligazioni sovrane. Man mano che queste ultime perdono valore a causa dell'inflazione, i rendimenti dei fondi pensione vengono schiacciati. I deflussi, i pagamenti ai pensionati, vengono aggiustati all'inflazione, ma i loro titoli di Stato no. Devono quindi raccogliere più denaro per coprire il deficit nelle loro riserve e ciò richiede più prestiti, il che spinge i tassi d'interesse verso l'alto.

Nel frattempo sempre più persone vanno in pensione mettendo ulteriore pressione sulle finanze degli stati. I pensionati diventano a tutti gli effetti dipendenti dalla previdenza sociale.

Questo schema segue i modelli di Trend primario nei mercati. Le linee di politica delle banche centrali, in particolare i tassi d'interesse estremamente bassi, hanno ingannato i mercati azionari e obbligazionari fino a farli raggiungere massimi estremi. Ora, e nei decenni a venire, le politiche fiscali/monetarie, guerra e debito li spingeranno a minimi estremi.


LENTO E PROGRESSIVO IMPOVERIMENTO PER NON FAR SALTARE IL PIATTO

Il succo del benessere, di cui tanti hanno nostalgia, degli ultimi 40+ anni era questo: la ricchezza ha abbandonato l'economia dei consumatori (grazie ai prezzi più bassi dei beni di fabbricazione estera e alla perdita di posti di lavoro nel settore manifatturiero) ed è entrata nell'economia finanziarizzata (grazie ai tassi di interesse ultra bassi). Le azioni sono salite alle stelle, gli stipendi sono rimasti stagnanti. Il periodo successivo sarà l'opposto: il denaro verrà sottratto all'economia del capitale e immesso nell'economia dei consumatori (tramite deficit). Tassi più alti, prezzi delle azioni più bassi.

Quanto è utile questa intuizione? Ci permette di capire come il Trend primario nei mercati (tassi d'interesse più alti, prezzi delle azioni più bassi) si collega ai modelli della politica. Non si può capire come funziona una colonia di formiche diventando una formica, né si può capire la politica moderna diventando un democratico o un repubblicano. Bisogna fare un passo indietro e osservare. Come un antropologo che cerca di studiare una tribù mai contattata prima. Anche nel mondo della finanza, conviene essere invisibili, non partigiani. Imparziali.

L'inflazione è diventata parte integrante del sistema, non è più alimentata principalmente dalla politica monetaria (tassi d'interesse bassissimi) ma dalla politica fiscale (deficit elevatissimi). Ogni anno le banche centrali sottraggono dall'economia finanziaria da uno a due mila miliardi di dollari in più (in deficit). Gli investitori acquistano obbligazioni e i fondi finiscono nei “programmi non discrezionali”, come la previdenza sociale e le pensioni. E anche nei programmi discrezionali, come i miliardi spesi in armi da usare nei vari conflitti nel mondo. Questo denaro alla fine arriva negli stipendi e poi nei prezzi al consumo. Il processo è insidioso: vent'anni fa, ad esempio, si poteva comprare un chilo di pane a circa €1,85; oggi costa €4,2 circa, quasi il 70% di più. Il pane è l'alimento più economico e veloce per la classe operaia quando si tratta di mangiare. Una paga oraria media nei primi anni 2000 era di €8 l'ora circa: ci volevano circa 15 minuti di lavoro per comprare un chilo di pane. Oggi la paga oraria media è di €19 circa, il che equivale a circa 18 minuti per comprare un chilo di pane... tre minuti in più. Non è solo inflazione; è un impoverimento lento e progressivo. Negli ultimi 24 anni i lavoratori sono diventati più poveri.

Jeffrey Tucker ci mostra, poi, come i dati ufficiali sull'inflazione distorcono ulteriormente la percezione della realtà.

La politica degli stati è cambiata. Le banche centrali non possono più dare una spinta all'economia finanziaria tramite tassi d'interesse ultra bassi, la Legge dei rendimenti decrescenti sta decretando erosione di PIL e non creazione aggiuntiva mediante nuove unità di debito immesse nel sistema. Il cambio di rotta da parte della BCE, ad esempio, non sta facendo altro che incentivare la fuga di capitali dal mercato obbligazionario europeo e ciò rende più difficile per gli stati membri prendere in prestito i soldi di cui hanno bisogno. E questo, a sua volta, necessita di misure più stringenti sui sottoposti.

Questa “carta di credito”, però, per quanto possa essere profonda, soprattutto in Italia, non è infinita e serve solo a comprare tempo. Perché? Perché con la chiusura dei rubinetti dell'eurodollaro i sogni di scalare gli Stati Uniti sono stati infranti. Questa era la fonte prediletta dei presunti pasti gratis che per molto tempo hanno tenuto in piedi le illusioni burocratiche dell'UE di far marciare in avanti l'idea che l'URSS aveva senso solo che “era gestita male”. Le illusioni socialiste sono sempre le stesse: “Abbiamo imparato dalla storia e non commetteremo gli stessi errori”. Finché i guai economici potevano essere trasferiti a qualcun altro, questo assioma pareva reggere... poi, nel 2017, sono iniziati i lavori per implementare il SOFR negli Stati Uniti e nel 2019 i sogni socialisti dell'UE sono definitivamente tramontati quando i mercati dei pronti contro termine statunitensi sono stati chiusi alle garanzie extra-americane.

Il resto è storia e potete approfondirne i vari aspetti nell'ultimo libro che ho pubblicato di recente, Il Grande Default.

Il succo della storia è che la nave europea sta seguendo la direzione del fallimento e l'unico modo che ha per salvarsi, o almeno per provarci, è quello di accentrare ancora di più il potere. Questo significa la possibilità di tassare direttamente i contribuenti di ogni singolo stato europeo e il trasferimento di tali competenze direttamente a Bruxelles. Non solo, ma anche la possibilità di emettere debito comune, ovvero obbligazioni sovrane comuni. I piani come il Next Generation EU o le obbligazioni SURE sono tutti strumenti che puntano in tale direzione. Chi ha il potere decisionale, infatti, sa benissimo che questa è solo una fase di transizione e affinché rimanga saldamente al comando deve assolutamente condurre il gioco verso suddetto finale di partita. Pensateci, il tessuto industriale è sfilacciato, la capacità innovativa inesistente e la produzione continua a perdere vigore a vista d'occhio; il presunto monopsonio europeo era un'illusione tenuta in piedi dall'accesso al mercato dell'eurodollaro che, a sua volta, permetteva all'UE di accedere a finanziamenti a basso costo. Tale accesso adesso è precluso e lo è in un momento storico in cui le principali potenze del mondo, Cina e Stati Uniti, stanno progressivamente autarchizzando le proprie economie. Se gli Stati Uniti hanno dalla loro l'innovazione tecnologica e l'energia relativamente a basso costo, la Cina può contare anche su un allargamento della sua sfera d'influenza tramite i BIRCS. Cos'ha l'Europa invece? Niente di tutto ciò, così come ha sottolineato di recente anche Draghi nella sua relazione.

Se fino al 2017 l'accentramento progressivo era stato messo sul pilota automatico, abbiamo visto che con la crisi sanitaria e l'escalation in Europa orientale e Medio Oriente ci sono state nuove vampate d'accelerazione in tal senso. Aspettiamocene, quindi, un'altra nell'arco di questa Commissione europea dato che senza tale propellente la macchina europea si ingolfa e salta in aria.


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venerdì 26 gennaio 2024

Sovranismo, parte #3: Mega-politica, la storia e la logica della violenza



di Robert Breedlove

Nella Parte 2 abbiamo esaminato da vicino la principale innovazione nella transizione mondiale verso il sovranismo: Bitcoin. Funzionando come la “banca offshore definitiva” del XXI secolo, Bitcoin è uno strumento indispensabile per gli intrepidi sovranisti che salpano nelle acque internazionali digitali. Oggi analizzeremo le variabili mega-politiche che hanno galvanizzato l’organizzazione socioeconomica umana e la logica della violenza nel corso della storia, e come i cambiamenti in queste considerazioni chiave sulla civiltà plasmeranno il futuro.


Mega-politica

“Se non sai nient’altro del futuro, puoi stare certo che i cambiamenti importanti non saranno né accolti né pubblicizzati dai pensatori convenzionali.”

~ The Sovereign Individual

La mega-politica è lo studio dei modelli macrostrutturali che si riverberano nella storia della civiltà. Uno studioso di storia poco perspicace può essere perdonato per l’errata convinzione che i manifesti politici e i decreti che ne scaturiscano dirigano l’organizzazione socioeconomica. Anche se marginalmente vero, esistono fattori più critici ma meno ovvi che modellano i principali modelli strutturali delle società nel tempo. Le variabili mega-politiche – tra cui la topografia, il clima, la microbiologia e la tecnologia – rappresentano storicamente la stragrande maggioranza della variabilità tra le numerose modalità di auto-organizzazione socioeconomica dell’umanità. In gran parte al di fuori della portata di qualsiasi controllo cosciente, questi elementi scarsamente compresi modellano i canali attraverso i quali viene focalizzata l’energia umana e viene esercitato il potere politico. Innumerevoli mezzi di sussistenza sono stati curati dalla configurazione di questi confini non evidenti per l’azione umana.

La topografia è la variabile mega-politica più evidente: la topografia del paesaggio e l’accesso ai paesaggi marini determinano in gran parte i costi di distribuzione e difesa. Le regioni montuose hanno dato rifugio a molte popolazioni ingovernabili semplicemente perché il costo di “proiettare il potere in salita” è proibitivo. L’accesso acquatico consente l’uso di rotte commerciali efficienti dal punto di vista energetico e lo schieramento di forze navali per difendere le reti economiche. Gli antichi greci, ad esempio, godevano di un elevato rapporto tra litorale e territorio interno, il che consentiva loro di generare redditi elevati su piccoli appezzamenti esportando in modo efficiente olio, olive e vino. L’accumulo di ricchezza generata dall’accesso al mare permise ai greci di armarsi e di schierare una marina competente per proteggere dai saccheggiatori i loro crescenti stock di capitale.

“La linea costiera frattale del litorale greco significava che la maggior parte delle aree della Grecia non erano a più di venti miglia dal mare [...]. I famosi opliti dell'antica Grecia erano agricoltori, o proprietari terrieri, che si armavano a proprie spese.”

~ The Sovereign Individual

La costa frattale dell’antica Grecia offriva un netto vantaggio mega-politico

Il clima è una chiara condizione mega-politica che definisce i confini degli insediamenti umani. Sebbene in qualche modo prevedibile nell’arco di decenni, il clima è costantemente in mutamento e altamente imprevedibile su orizzonti temporali più brevi. Le fluttuazioni meteorologiche stagionali possono avere un impatto determinante sui raccolti; anche lievi cambiamenti ai modelli climatici possono modificare in modo significativo le strategie agricole dell’umanità: ad esempio, un calo della temperatura anche di 1 °C può ridurre le stagioni di crescita di 4 settimane e l’altitudine massima per la coltivazione a 150 metri. Storicamente i cambiamenti improvvisi del clima hanno avuto effetti distruttivi sui redditi agricoli e sulla produzione alimentare, in molti casi “seminando i semi” dell’instabilità politica e della rivolta. I cambiamenti climatici possono anche stimolare o sopprimere in modo significativo l’influenza di un’altra variabile mega-politica chiave: le condizioni microbiologiche.

La microbiologia è una variabile in gran parte invisibile che, prima del XX secolo, era poco compresa. Ogni corpo umano è un mercato di microbi che dipende da un certo grado di equilibrio ecologico per sopravvivere e prosperare. Le culture che tipicamente consideriamo come un nesso di costumi e idee comuni sono spesso anche culture di microbiologia comune. Popolazioni specifiche sono spesso altrettanto resistenti o suscettibili ai microbi estranei, una dinamica che in tutta la storia ha modellato in modo significativo gli esiti della commistione culturale. La mancanza d'immunità ai microbi estranei causò la morte in massa delle popolazioni native americane dopo il primo incontro con i coloni europei nel XV secolo. In quel caso un contagio letale aprì la strada alla conquista europea nel Nuovo Mondo, ma la microbiologia può anche essere difensiva: nonostante i forti vantaggi militaristici, vaste regioni tropicali dell’Africa furono per secoli inespugnabili da parte degli europei perché privi di sufficiente immunità alla malaria, mentre gli africani avevano sviluppato una resistenza (una difesa che, sfortunatamente, è correlata alla prevalenza della sindrome falciforme).

Con l’avanzare della civiltà, queste tre variabili mega-politiche – topografia, clima e microbiologia – sono state gradualmente eclissate in termini di importanza dalla quarta: la tecnologia.

La tecnologia cambia il modo in cui gli esseri umani si relazionano con le altre tre variabili mega-politiche. Grazie all'applicazione dell'intelletto umano, sono stati ottenuti modi più potenti e precisi per incanalare un'ampia varietà di energie attraverso lo spazio-tempo. Gli esplosivi, l’ingegneria del movimento su terra e la bonifica dei terreni hanno consentito agli esseri umani di rimodellare la topografia della Terra per renderla più abitabile. Sebbene il controllo manuale sui modelli climatici rimanga oggi ancora fuori dalla portata della tecnologia, molti dispositivi moderni rendono vivibili luoghi un tempo inabitabili: ad esempio, diverse aree del Sud-est degli Stati Uniti erano totalmente invivibili prima del 1900 e dell'invenzione dell'aria condizionata. Vicino all’apice dell’impatto della tecnologia sull’umanità c’è la scoperta degli antibiotici, i quali hanno aumentato l’aspettativa di vita di oltre il 50% nell’arco di pochi decenni. Naturalmente la lotta umana contro le minacce microbiologiche è in corso, come ha chiaramente dimostrato il Covid-19, ma la tecnologia medica è la modalità più efficace per ridurre l’esposizione umana all’entropia della malattia.

La tecnologia è anche una variabile mega-politica critica, perché fornisce mezzi di attacco e difesa sempre più sofisticati. Entrambe le guerre mondiali del XX secolo possono essere pensate come teatri di violente dimostrazioni tecnologiche: una pletora di scimmie a due zampe che mettono alla prova le meraviglie della carneficina sviluppate nell’era industriale. Gli strumenti e le tecnologie creati dall’uomo fungono da fulcro di un concetto cruciale nell’organizzazione socioeconomica: la logica della violenza. In molte ecologie, la violenza è una strategia comprovata per garantire sostentamento, territorio e capitale; la predazione tra organismi è una strategia di sopravvivenza comune in natura. L’organizzazione socioeconomica umana oggi è vincolata alla violenza perché frutta profitti a coloro che si specializzano in essa.

Poiché la violenza paga, è intrinsecamente difficile da controllare, dato che rappresenta un modello di azione spinto dall’autoconservazione darwiniana. Detto diversamente, nello stato di natura rosseauiano, la violenza è una strategia utile per ottenere con profitto i risultati desiderati derivanti dal lavoro degli altri: un po’ come una mucca che pascola e si nutre della luce solare nelle foglie dell’erba che mangia, o un essere umano che successivamente divora l’energia solare raccolta all’interno della bistecca di mucca. Tutte le strategie competitive sono scolpite dalla ricerca del profitto: che si tratti di profitti psicologici, energetici o finanziari, fa poca differenza.

Le attività redditizie sono intrinsecamente difficili da controllare, poiché esistono pochi stimolanti più potenti per l’azione umana oltre a questa motivazione primordiale. Ma nel XXI secolo la logica e la redditività della violenza e della coercizione stanno vivendo un cambiamento paradigmatico. Una trasformazione nei metodi e nell’accessibilità economica della difesa contro queste forze offensive è in corso grazie alle nuove realtà mega-politiche del mondo digitale. La crittografia è una tecnologia eccezionalmente potente con conseguenze socioeconomiche simili alla metallurgia, o alla polvere da sparo. La crittografia altera la logica e l’applicabilità della violenza e della coercizione, aumentando l’efficacia della difesa e contemporaneamente facendo crollare componenti chiave della sua struttura dei costi. Con set di strumenti digitali crittografati, gli individui possono erigere muri impenetrabili attorno ai dati (e, grazie a Bitcoin, al capitale) a costo quasi zero. Le conseguenze di questa tecnologia sono sconcertanti. Per apprezzare appieno le implicazioni del crollo dei costi di difesa per la civiltà, dobbiamo prima esplorare la logica della violenza insita nella sua struttura esistente.


Il cambiamento nel calcolo della violenza

“Lo stato-nazione ha facilitato la predazione sistematica e su base territoriale.”

~ The Sovereign Individual

Considerati i reciproci antagonismi che possono sorgere tra gli attori di mercato, la violenza (o almeno la minaccia del suo uso) è necessaria per preservare la pace. Garantire le reti economiche che costituiscono i liberi mercati è lo scopo dello stato: l’apparato sociale di costrizione e coercizione. I sistemi giudiziari, la polizia e le spese militari comprendono collettivamente i costi della “sicurezza della rete” necessari per proteggere la divisione sociale del lavoro – l’unico processo in grado di creare tutta la ricchezza in ogni rete economica. Gli specialisti in violenza sono sempre stati necessari per preservare la vita, la libertà e la proprietà; in altre parole, proteggere gli attori di mercato dalla violenza, dall’estorsione e dalla coercizione. I prezzi che gli specialisti della violenza erano in grado d'imporre nell’Era Analogica erano tipicamente alti e in crescita, poiché la sicurezza è un servizio indispensabile per preservare una cooperazione sociale e un’attività commerciale fruttuose.

La protezione è un settore intrinsecamente centralizzatore. Ogni volta che si verifica un conflitto tra due imprese dedite alla protezione, il vincitore è preferito da tutti i potenziali clienti, poiché nessuno vuole lavorare con il secondo miglior fornitore di sicurezza fisica, il quale, essendo stato sconfitto, rimarrà sempre vulnerabile ai capricci del migliore. Detto in modo semplice: i servizi di protezione tendono ad agglomerarsi in monopoli geografici. Nel mercato della protezione “chi vince prende tutto”, lo specialista supremo nella violenza su un dato territorio è, per definizione, lo stato. I confini tra i vari stati, ovviamente, sono tracciati dall’interazione di variabili mega-politiche; dal punto di vista storico all’interno di tali confini la specializzazione della violenza ha tipicamente guidato la centralizzazione della governance. Ecco come Frederic C. Lane descrive questa progressione verso la monopolizzazione della violenza e l’emergere dello stato:

Una volta eliminati dal territorio del suo monopolio tutti i concorrenti nell’uso della violenza, potrebbe ridurre i costi della sorveglianza di quel territorio e di estrazione di pagamenti dai suoi agricoltori, artigiani e commercianti locali. Potrebbe ridurre i costi sostenuti per la produzione e la vendita di protezione, a meno che non vi sia una pericolosa minaccia dall’esterno. I costi potrebbero essere ulteriormente ridotti se lo stato acquisisse legittimità, sia attraverso il mero tempo e la consuetudine, sia attraverso atti cerimoniali e religiosi, o attraverso qualsiasi forma di appello all’opinione pubblica che stabilisca legittimità e sia un modo meno costoso di controllare la violenza rispetto alla spesa per le forze di polizia. [...] La riduzione dei costi di un’impresa produttrice di protezione non porta necessariamente ad una riduzione delle sue estrazioni. Essendo un monopolio, potrebbe mantenere il suo “prezzo di vendita”, o addirittura aumentare il prezzo fino al punto in cui incontra una sorta di resistenza alle vendite, vale a dire difficoltà nella riscossione delle tasse, o al punto in cui invita l'ingresso di un concorrente nel territorio monopolizzato. L'abbassamento dei costi, stabilendo al tempo stesso i prezzi più alti che si possano sopportare, concede all'impresa che controlla il mercato della protezione un eccesso di reddito rispetto ai costi. Si tratta di un tipo speciale di profitto dal monopolio (o surplus del produttore) che è più appropriato definirlo con il nome di tributo.

Pochi oggi si rendono conto che lo stato è nato come monopolio naturale sulla violenza. Paradossalmente nessun altro modello di business nella storia è stato così incline a violare la vita, la libertà e la proprietà dei propri clienti. C’è sempre stata una tentazione irresistibile a esercitare monopoli sulla violenza per estorcere ricchezza proprio agli stessi cittadini che sono socialmente obbligati a proteggere. Prezzi tristemente alti e bassa qualità dei servizi – come quelli resi oggi dagli stati-nazione in tutto il mondo – sono tra le inevitabili conseguenze negative della centralizzazione del potere. I monopolisti sono liberi d'imporre prezzi elevati finché i loro clienti non hanno alcuna possibilità, e i clienti non hanno altra scelta se non quella di pagare poiché la protezione è un servizio essenziale.

Dall’inizio dell’Era Industriale la crescita economica ha consentito agli imprenditori di assorbire i costi crescenti della protezione. Finché la divisione del lavoro si è specializzata sempre di più, la creazione di ricchezza è stata in grado di compensare gli aumenti (non consensuali) dei costi della sicurezza imposti dallo stato – che includono tassazione (non consensuale), inflazione dei prezzi e coscrizione. Gli attori di mercato tolleravano l’estorsione perché c’erano ancora profitti da realizzare sotto la protezione dello stato. Nell’Era Digitale la crittografia sta sconvolgendo l’equilibrio stabilito tra estorsione e protezione. Le implicazioni anche per le istituzioni più monolitiche dell’Era Industriale – banche centrali e stati-nazione – sono di proporzioni esistenziali: i modelli di reddito per tutti gli stati-nazione moderni dipendono da proprietà che possono essere facilmente saccheggiate (tramite signoraggio, tassazione, inflazione o coscrizione) e le istituzioni dominanti dell’Era Industriale stanno diventando sempre meno capaci di estorcere denaro ai cittadini nell’Era Digitale, poiché la crittografia protegge la proprietà dei cittadini dal sequestro forzato.

Chiaramente la violenza e la coercizione sono sempre meno efficaci, ma meno chiaro è il percorso che ha portato la civiltà a questo punto. In che modo l’organizzazione della violenza ha storicamente influenzato la configurazione della civiltà? Si tratta di un brutale processo dal quale nel XX secolo il capitalismo alla fine è emerso come la strategia dominante in materia di risorse.


Emanciparsi dalla violenza

“Le passate transizioni megapolitiche, come la caduta di Roma e la rivoluzione feudale dell’anno 1000, furono indicatori delle equazioni di potere crescenti e calanti che componevano i governi e fecero sì che il bottino dell’agricoltura passasse di mano da un gruppo all’altro.”

~ The Sovereign Individual

Come discusso in precedenza in questa serie, il capitalismo di stato ha surclassato il comunismo nel XX secolo: assimilando i bacini di conoscenza localizzati attraverso il segnale dei prezzi, il capitalismo ha generato molta più ricchezza del comunismo, portando infine al collasso finanziario dell’URSS e alla fine della Guerra Fredda. Come prologo al capitalismo schumpteriano propriamente inteso, Frederic C. Lane espone una teoria in 4 fasi dello sviluppo economico basato sull’organizzazione e sulla redditività storica della violenza:

• Fase 1: il saccheggio dilaga e l'anarchia è la modalità dominante di organizzazione sociale; un ambiente simile all'età dei cacciatori/raccoglitori o allo stato di natura rousseauiano. In questa fase la violenza è un’impresa altamente competitiva: i costi della protezione sono elevati e i margini per gli specialisti in violenza sono estremamente ridotti. Neutralizzare con successo i dissidenti locali e proteggere i confini delle enclavi geografiche porta infine alla creazione di aree pacifiche in grado di puntare sulla cooperazione sociale e sulle imprese commerciali. I cittadini di questi modelli di governance primitivi non hanno opzioni e mobilità, e quindi cedono la stragrande maggioranza dei surplus economici generati ai loro padroni monopolistici nel tentativo di sopravvivere. Tale creazione di centri commerciali regionali o provinciali ben difesi, inizialmente come piccoli monopoli basati sulla violenza naturale, porta alla seconda fase.

• Fase 2: Isolate dal saccheggio e dall’anarchia grazie alle imprese che forniscono protezione, le enclavi ben difese della produzione agricola e commerciale iniziano a creare surplus economici sempre maggiori. I governi, detenendo il monopolio naturale della violenza su queste enclave di produzione, prendono per sé la maggior parte di questo crescente surplus. In quanto monopolisti senza concorrenza endogena, i costi della difesa resi dai governi possono essere ammortizzati nel tempo, mentre le entrate connesse (tasse) possono essere aumentate fino al punto massimo sopportabile dall’economia produttiva sottostante, o altrimenti viene sollecitata la concorrenza esogena. Man mano che i fornitori in cerca di profitto stabiliscono monopoli più solidi, iniziano a offrire protezione a prezzi più bassi (incentivi fiscali) ai potenziali cittadini. Il conseguente aumento della produzione è un vantaggio per il surplus economico generato, il quale stimola il commercio interregionale tra enclavi adeguatamente protette. Questi commercianti iniziano quindi a generare profitti di arbitraggio giurisdizionale (quelli che Lane chiama “rendite di protezione”) ottenendo costi di protezione inferiori attraverso una mix di astuzia, corruzione, assicurazione e legittima difesa. Una terza fase viene raggiunta quando i profitti che affluiscono ai commercianti superano quelli che affluiscono ai governi.

• Fase 3: Grazie all’arbitraggio giurisdizionale, le imprese produttive ora ricevono una quota maggiore del surplus economico generato dalla divisione del lavoro rispetto ai governi. In questa fase le imprese private producono redditi sempre più alti rispetto ai monopoli sulla violenza. Poiché il successo dei commercianti deriva in gran parte da investimenti intelligenti, essi mostrano una maggiore propensione a reinvestire i profitti che guadagnano dalla loro percentuale, ora più elevata, del surplus economico. Ciò si traduce in un ciclo di feedback positivo di imprese commerciali in espansione, miglioramenti agricoli, innovazione e nuova industria. La quarta e ultima fase viene raggiunta quando l’innovazione tecnologica diventa la principale fonte di redditività sul mercato.

• Fase 4: In questa fase finale dello sviluppo economico antecedente all’emergere del capitalismo, prolifera una classe politica di ricchi mercanti e i monopoli sulla violenza finiscono sempre più sotto il controllo dei loro cittadini, come si riflette nella proliferazione di modelli di governance democratica. Fioriscono i lussi della moralità e della virtù moderne. I mercati dei capitali e del credito – che sono stati creati per servire le imprese di violenza e protezione – iniziano a servire le imprese agricole, commerciali e industriali (poiché la complessità della produzione e i profitti sono ora maggiori in questi settori). A questo punto la sequenza laneiana del prologo dello sviluppo economico lascia il posto al capitalismo schumpteriano.

Questa sequenza laneiana di sviluppo economico può essere pensata come un processo di emancipazione socioeconomico. Se paragonato all'informatica, i computer inizialmente eseguono un programma autoreferenziale (ad esempio, un compilatore C scritto nel linguaggio C) che carica ed esegue programmi costantemente più complessi per attivare un processo autosufficiente che procede senza input esterni. Una programmazione più veloce e ambienti più ricchi di funzionalità emergono a ogni livello più elevato di astrazione dal substrato hardware. Una qualche versione di questo processo si verifica ogni volta che si avvia un computer. Allo stesso modo l’umanità ascende a stadi sempre più complessi di organizzazione sociale (programmazione) e produzione economica (caratteristiche). Il nocciolo di questo processo socioeconomico è il sacrificio: l’idea, faticosamente scoperta dagli antichi esseri umani, di ritardare la gratificazione presente con l’obiettivo di migliorare il consumo futuro. Le condizioni iniziali si basano sull’utilità della violenza, compresi i ritorni economici attesi, l’accettazione socioculturale e la codifica istituzionale.

Nella Fase 1 l’umanità separa gli individui fisicamente robusti e virili da quelli deboli. Nella Fase 2 si cristallizzano modalità più complesse di auto-organizzazione umana e si espande la sicurezza della rete per il commercio, supportando così la divisione del lavoro e l’accumulo di energia potenziale umana (sotto forma di capitale) prima che venga raggiunto un punto critico. Nella Fase 3, quando è stato accumulato uno stock di capitale sufficiente ed è stata stabilita la pace a livello locale, emerge la politica e l’intelligenza e l’astuzia diventano qualità di leadership più importanti rispetto alla violenza manifesta. Di conseguenza coloro che sono più esperti in questo campo vengono spinti ai margini della rete economica, nell’impresa dell’espansione territoriale. Come un organismo micellare che inizia a produrre i suoi funghi riproduttivi, una volta sfruttata l’energia adeguata, le economie isolate dal governo si espandono in aree geografiche adiacenti, un’impresa che spesso comporta conflitti armati con altri governi. Infine, nella Fase 4, la produttività tecnologica è diventata la principale fonte di creazione di ricchezza, e la variabile mega-politica della tecnologia – l’indicizzazione degli atomi alle idee – diventa il determinante dominante nell’auto-organizzazione umana. Con l’accumulo di capitale che allevia la povertà e le tecnologie della comunicazione che accelerano il darwinismo delle idee, le “finzioni utili” moderne come le libertà civili, i diritti umani e la democrazia cominciano a fiorire.

I sovranisti vivranno abbastanza per vedere la fase post-capitalismo di stato in questa sequenza di sviluppo economico: la generazione di uno stock di capitale sufficientemente sofisticato di hardware, software e strumenti digitali che annulla l’influenza coercitiva degli stati-nazione conferendo agli individui un ampio potere di controllo e uno spettro di opzioni in ambiti critici come il capitale, le armi, la posizione, l’identità, l’anonimato, le comunicazioni e l’autodifesa. Nessuno sa esattamente come appariranno le (molteplici) implementazioni del sovranismo, ma la sua affermazione come ideologia guida della civiltà è certa quanto i principi biologici che ne hanno spinto l’esistenza. Gli amanti della pace in tutto il mondo troveranno presto motivo di festeggiare, poiché i sovranisti saranno incentivati a cooperare e competere in modo non violento. Aspettatevi di vedere culture globali caratterizzate meno da “falchi” e più da “colombe” man mano che il XXI secolo andrà avanti.

 

Un'arma di pace

“Quando le capacità difensive aumentano, diventa più costoso proiettare il potere al di fuori delle aree centrali, causando la devoluzione delle giurisdizioni e la frattura dei grandi governi in governi più piccoli.”

~ The Sovereign Individual

La Teoria dei giochi può fornirci una comprensione più profonda dell’impatto che il capitale a prova di furto ha sulla configurazione mondiale del potere, della ricchezza e dell’organizzazione socioeconomica. Nel modello evolutivo della Teoria dei giochi “Falchi contro Colombe”, tutti i falchi e le colombe sono ugualmente forti: ognuno ha le stesse possibilità di vincere un incontro competitivo contro l'altro. Tuttavia adottano strategie nettamente divergenti: i falchi intensificano sempre il conflitto, mentre le colombe si tirano sempre indietro se il loro avversario vuole un'escalation.

Supponiamo che in questo gioco 20 punti vengano dati a chi vince un incontro competitivo e 80 punti vengano persi se un avversario intensifica il conflitto e viene ferito. Quando due falchi competono, nessuno dei due si tira indietro, quindi eseguendo un calcolo sui punti diciamo che il falco medio perde 30 punti quando compete contro un altro falco: [(50% * 20)+(50% * -80)] = -30. In un mondo puramente "falco contro falco" sarebbero dei perdenti. Quando due colombe competono, ciascuna vince la metà delle volte, ma nessuna colomba si fa male poiché non intensificano i conflitti; pertanto il calcolo dei punti per la colomba media è di 10 punti: [(50% * 20) + (50% * 0)] = 10. In un mondo puramente "colomba contro colomba" ci sarebbe da guadagnare. Mescolare le popolazioni aggiunge nuove peculiarità al gioco: quando un falco compete contro una colomba, il falco vince (20 punti), la colomba perde (0 punti) e non ci sono feriti (poiché le colombe si ritirano dall'escalation). Questa matrice riassume tale gioco:

L’economia della violenza determina il rapporto tra strategie tra falchi e colombe

La selezione naturale favorisce le strategie più adatte al loro ambiente. Una componente importante di questa idoneità è la proporzione di strategie concorrenti affrontate, ovvero le proporzioni di falchi e colombe nella popolazione. Ignorando altri fattori ambientali in questo gioco semplificato, se la popolazione è composta al 100% da falchi, allora tutti perdono in media 30 punti in ogni competizione: una strada veloce verso l’estinzione. Se la popolazione è composta al 100% da colombe, allora tutti guadagnano in media 10 punti in ogni competizione: una via veloce verso un mondo migliore. Il problema è quando c'è una nicchia: in una popolazione composta al 100% da colombe, quando arriva un falco ha un periodo di massimo splendore, vincendo 20 punti per ogni incontro contro una colomba, mentre le colombe hanno un valore atteso di 10 punti competendo con altre colombe e 0 punti in competizione contro i falchi. Più punti significano più riproduzione, quindi la popolazione dei falchi si espande in modo sproporzionato a scapito delle colombe. La popolazione dei falchi smette di crescere al 25% del totale, in base alla matematica della matrice.

Ora ipotizziamo invece un aumento del rapporto tra ricompensa e rischio in questo gioco evolutivo, in cui si guadagnano 40 punti per la vittoria e 60 punti persi per la sconfitta. Il cambiamento delle ipotesi provoca uno spostamento dell’equilibrio strategico, come si evince dalla proporzione di falchi e colombe nella popolazione totale. Sulla base di queste nuove ipotesi, all’equilibrio il 67% della popolazione sarà costituita da falchi.

Maggiori ritorni economici derivanti dalla violenza portano a una maggiore aggressività

L'equilibrio dipende non solo dai profitti, ma anche dalla strategia impiegata contro le strategie concorrenti. Se tutti sono colombe, è più adatto essere falchi; se tutti sono falchi, è più adatto essere colombe. Il punto chiave: l'equilibrio non rispecchia il mondo. Dipende dallo stato del mondo, dallo stato dell'organismo e dalle frequenze delle strategie; conquistare territorio (e la sua espressione umana, la proprietà privata) è la fonte sottostante dei profitti: i punti guadagnati nella competizione darwiniana. Ma cosa succede quando la proprietà privata per aver vinto una disputa economica scende quasi a zero? Questa è l’inevitabile conseguenza della moneta a prova di furto sugli aspetti darwiniani della competizione economica.

Per estendere questo gioco alla realtà economica, potremmo considerare le ricompense per aver vinto giudizi favorevoli, proprietà confiscate, monopoli legali, entrate fiscali, inflazione, tributi, o altri privilegi politici ottenuti con la forza attraverso il conflitto. “Al vincitore va il bottino”, recita l’aforisma. I danni subiti a seguito dell’escalation dei conflitti economici potrebbero includere sentenze sfavorevoli, spese legali, spese militari, perdite di tempo, tributi da pagare, riduzione in schiavitù, o consumo di capitale. Poiché Bitcoin è praticamente immune a tutte le sentenze legali, ai decreti, all'autorità politica, alla tassazione involontaria, alla confisca e all'inflazione, un’economia che opera secondo uno standard monetario a prova di furto fa crollare tutti quei vantaggi derivanti dalla vittoria nelle lotte socioeconomiche fino a ridurli quasi a zero, dal momento che lo scambio involontario di valore è quasi eliminato. Quando le ricompense monetarie per aver vinto giochi a somma zero a livello interpersonale, socioeconomico e geopolitico si avvicinano allo zero, mentre il costo della sconfitta rimane positivo, la strategia dominante diventa quella accomodante. Di conseguenza le strategie da falco declinano rapidamente verso l’estinzione – una traiettoria matematica favorevole all’emergere del sovranismo, come chiaramente spiegato nella seguente matrice:

L’atteggiamento aggressivo, ovvero la propensione a intensificare i conflitti socioeconomici, è una strategia in rapido declino grazie a Bitcoin

In termini di valore assoluto, maggiore è il rapporto tra i guadagni per vincere e perdere, più aggressiva diventa la popolazione. È vero anche il contrario: un rapporto più basso indurrà una popolazione a mostrare un atteggiamento complessivamente più accomodante. Detto in altro modo: quando il denaro è facile da rubare, la società scivola verso la cleptocrazia, mentre quando il denaro è difficile da rubare, la società diventa laboriosa. La proverbiale “skin in the game” – l’equilibrio tra incentivi e disincentivi in qualsiasi sistema – è il determinante più importante del comportamento. Nel senso del darwinismo universale, le forme di vita sono complesse e impiegano strategie adattative che si propagano attraverso carne, sangue e ossa. Per necessità queste strategie si adattano nel tempo alle circostanze ambientali e quelle che falliscono scompaiono. L'evoluzione avviene tanto a livello dell'organismo individuale quanto a livello della specie collettiva, e nella sfera della socioeconomia nessun incentivo è più potente del denaro.

Un insieme di principi monetari senza tempo permanentemente impressi nel codice: Bitcoin è un’arma di pace brandita dai sovranisti per combattere le devastazioni della predazione sistematica degli stati-nazione.

Bitcoin rappresenta una variabile mega-politica d'impareggiabile importanza: un diritto di proprietà privata indipendente da ogni monopolio sulla violenza che non può essere confiscato né compromesso con la forza. Nel gioco del denaro nel XXI secolo, la criminalità non paga più. Per necessità gli attori di mercato adotteranno strategie competitive e cooperative a lungo termine, meno coercitive e molto più produttive. Progredendo a un ritmo accelerato, la tecnologia continuerà a eclissare la topografia, il clima e la microbiologia come variabile mega-politica più importante nell’era digitale; e all’avanguardia di questo cambiamento c’è Bitcoin, una tecnologia che ha la natura umana come uno dei suoi componenti operativi principali. Nessuna forza politica può contenere l’influenza degli incentivi intrinseci e inviolabili di Bitcoin sull’azione umana e, quindi, sull’ascesa del sovranismo.

La transizione dallo statalismo al sovranismo potrebbe essere caotica nel breve termine, ma il risultato finale promette di essere una società globale più pacifica e produttiva. Nella Parte 4 esploreremo l’origine del concetto di proprietà e la corrispondente crescita della criminalità organizzata nel mondo. Una conoscenza più approfondita di questi elementi socioeconomici fondamentali ci aiuterà a comprendere meglio cosa potrebbe riservare il futuro in un mondo modellato dal sovranismo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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