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venerdì 4 settembre 2026

La risposta del sistema immunitario dell'amministrazione Trump alle metastasi dei globalisti



di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/la-risposta-del-sistema-immunitario)

Il sensazionalismo delle ultime settimane nel momento in cui il debito americano ha superato l'asticella dei $40.000 miliardi è stato pervasivo. Così come la decisione di Bessent di operare uno swap interno di debito pubblico tra le scadenze corte e quelle lunghe. Immediatamente si sono levate le voci di un nuovo QE e di come gli USA siano una nazione in bancarotta. C'è molta confusione a tal proposito, soprattutto perché ai commentatori che arrivano a una certa conclusione linearmente mancano dei pezzi che impediscono loro di vedere il quadro più ampio. Un riferimento che ho cercato di dare quando ho pubblicato il mio libro, Il Grande Default, all'interno del quale ci sono tutti quei tasselli del mosaico che aiutano il lettore a trovare la giusta via, o perlomeno quella più coerente con la realtà, affinché non si perda, o scada, nella solita retorica “catastrofista”. Prendiamo come esempio la suddetta vicenda di Bessent: cosa è accaduto?

Iniziamo col dire che stiamo parlando dell'uomo che è stato in grado di piegare la Banca d'Inghilterra negli anni '90. Attualmente il Dipartimento del Tesoro americano e la FED stanno lavorando in tandem per difendere il dollaro, non più per vandalizzarlo come è accaduto fino al 2022. L'entrata in scena del SOFR, il tasso di riferimento americano che ha sostituito il LIBOR per l'indicizzazione dei debiti interni, ha permesso alla FED di riprendere il controllo sul lato corto della curva dei rendimenti americana. In sintesi, adesso i tassi a breve termine dei titoli di stato sono influenzati dalla FED. Ciò che manca è lo spettro a lungo termine, il quale è influenzato dal mercato dei mutui immobiliari principalmente, e finché Fannie/Freddie sono fuori dai giochi (che contano) quei tassi saranno ancora influenzati dall'estero. A tal proposito è significativo di come il differenziale tra i titoli a due anni e decennali americani abbia iniziato a muoversi in sincronia col differenziale tra il decennale americano e quello inglese... nell'esatto momento in cui il carry trade sullo yen è stato invertito dall'inasprimento della politica monetaria giapponese.

Non fraintendetemi, però, il sistema monetario/finanziario attuale è stato impostato affinché fosse matematicamente destinato ad accartocciarsi. Il caos che vediamo oggi è il risultato di disconnessioni e frammentazioni che vanno avanti da decenni, alimentato da generazioni di parassitismo. Quest'ultimo è stato garantito dal LIBOR che ha funzionato a livello internazionale: un tasso impostato a Londra per fungere da raccordo internazionale per tutti gli altri tassi di riferimento, soprattutto i prestiti al consumo e immobiliari. Per quanto il 2008 abbia rappresentato una rottura conclamata di questo standard, la fase che ha abbracciato il periodo storico da quell'anno fino al 2022 ha rappresentato una serie di rattoppi utili ad accelerare la liquidazione degli Stati Uniti (per mano di Londra e Bruxelles). Gli 11 anni di Coordinated central banks policy sono stati l'offuscamento perfetto per la BCE e la Banca d'Inghilterra per mascherare la loro debolezza economica e di come avessero fatto esclusivo affidamento sull'eurodollaro per continuare a essere dei leader a livello mondiale.

Ricordate, non esistono nazioni per gente come i globalisti: solo territori da sfruttare e poi passare al prossimo. Questo presupposto è esplicativo dello svuotamento industriale ed economico a cui assistiamo e abbiamo assistito in Occidente. Per quanto la stampa finanziaria voglia dipingere il Giappone come quello in difficoltà, in realtà la sua base industriale è più solida di quella europea, la quale ormai è pressoché inesistente. E con il supporto americano, può avere una canale diretto da cui attingere a garanzie collaterali, cosa che invece gli inglesi non hanno (un elemento visibile sia nel mercato fisico dei metalli preziosi che in quello delle materie prime in generale). Per decenni il sistema eurodollaro ha succhiato equity da tutto il mondo, soprattutto dagli Stati Uniti, e ha creato tutto il caos finanziario ed economico a cui assistiamo oggi. La leva implicita in tale sistema ha superato di centinaia di volte l'equity sottostante, una cosa che Nixon intuì bene negli anni '70. E una cosa che ha ben chiaro ormai Bessent. Il SOFR e le stablecoin sono gli strumenti migliori attualmente a disposizione degli Stati Uniti per ridimensionare il caos generato nel mercato degli eurodollari (un'impresa titanica, dato che ci vorranno generazioni per sbrogliare questa matassa che ha richiesto altrettante generazioni per essere creata). Per quanto i titoli di stato americani non siano il miglior collaterale in circolazione, sono funzionali in questa fase di transizione allo scopo: un modo per attirare equity negli Stati Uniti e stabilizzare i conti pubblici/privati.

In questo modo, mentre gli USA cercano di mantenere l'attuale livello di prezzi laddove si trova adesso e facendo digerire il boccone amaro alla popolazione americana dell'ultima impennata monetaria del 2021, si lascia simultaneamente salire il lato degli attivi del bilancio nazionale per controbilanciare l'equazione. Detto in modo semplice, si lasciano correre gli attivi affinché superino progressivamente le passività. La recente visita di Rand Paul a Fort Knox e la conferma che l'oro si trova lì, è l'ennesimo indizio in tale direzione; così come la spinta all'approvazione del CLARITY Act.

Anche qui, non fraintendetemi, è un percorso tutt'altro che lineare dato che quasi tutti i “giocatori” internazionali traggono vantaggio dal mercato dell'eurodollaro e dal mungere il contribuente americano. Di conseguenza è difficile altresì trovare alleati in questa guerra. Ecco perché osserviamo un cambio di relazioni diplomatiche in Medio Oriente, ad esempio, dove le vecchie cedono il passo a quelle nuove. E non è nemmeno un caso che se volessimo tracciare l'inizio della guerra finanziaria tra gli USA e Londra/Bruxelles, il momento esatto in cui hanno perso la testa è stato quando JP Morgan ha tagliato fuori dal mercato pronti contro termine americano coloro che non apponevano asset denominati in dollari come garanzie per accedervi; oppure quando Powell rialzò di cinque punti base i tassi del mercato dei pronti contro termine inversi intermediato dalla FED. I due grossi eventi che sono seguiti a questi segnali sono stati il SOFR nel 2022 e il rialzo dei tassi della BOJ nel 2024, i quali hanno rappresentato, insieme ad altri minori, anelli di una catena (processo).

Detto in modo semplicistico, il mondo sta cambiando e ci sono battaglie politiche, geopolitiche ed economiche (interne ed esterne) a Capitol Hill, Londra, Medio Oriente, Bruxelles, Pechino, Mosca, Singapore, ecc. L'innesco l'ha rappresentato il mercato dell'eurodollaro che costantemente, ma inevitabilmente, s'è accartocciato su sé stesso. Ad attori statali e non statali piaceva, soprattutto per la leva finanziaria implicita che garantiva e le possibilità di finanziamento gratis che poteva sfornare... ma l'attuale passaggio alle stablecoin e, per estensione, a un sistema che può essere sottoposto a una leva finanziaria inferiore riduce i privilegi del passato e consente solo a chi controlla il dollaro di conservarli. Per i colonialisti europei, che considerano servi tutti gli altri, è un anatema.

Infatti se voi faceste parte della cricca di Davos, perché non mettere pressione sullo yen e “convincere” i mercati ad andare corti sulla valuta giapponese? Data l'alleanza del Giappone con il vostro avversario significherebbe un contagio finanziario indiretto e un sfogo della pressione sui mercati obbligazionari dirottata lontano da quelli europei. Il più grande trucco in questo contesto è aver fatto credere che il Giappone sia attualmente il massimo detentore di titoli del Tesoro americani, quando invece è l'Inghilterra insieme alle sue sussidiarie. Infatti se aggiungiamo ai $900 miliardi di bond americani posseduti esclusivamente dagli inglesi, le cifre della Banca del Canada, dell'Irlanda, di Bruxelles, delle Cayman, delle Isole Vergini Britanniche, delle Bahamas, di Singapore e di Hong Kong il risultato finale è un mercato obbligazionario americano tenuto in ostaggio dalla City di Londra. Se prendiamo come riferimento il 2021 e dividiamo il mondo in tre macro aree (Europa, Asia-Pacifico, Resto del mondo), ebbene l'Europa ha comprato titoli del Tesoro americani al ritmo di $1.700 miliardi all'anno per difendere l'euro, la sterlina e i differenziali di rendimento dei suoi bond.

Guardate il differenziale di rendimento tra il decennale americano e quello tedesco: ~1.5%. Poi guardate al differenziale di rendimento tra il decennale americano e quello giapponese: ~1.9%. Ci sono 40 punti base con cui “giocare” e sono un vantaggio lato Europa (i più grandi possessori di titoli di stato americani attualmente). Questo singolo fatto aiuta a spiegare perché Bessent/Warsh hanno coordinato le loro azioni per fornire supporto alla BOJ che non ha rialzato i tassi all'ultimo meeting. A mio giudizio non l'ha fatto di proposito, affinché il Dipartimento del Tesoro americano e la FED dicessero senza mezza termini ai mercati che chi ha maggiormente da perdere nello smantellamento del carry trade sullo yen sono gli europei. I mercati delle valute sono altamente sottoposti a leva e bastano pochi miliardi per far saltare posizioni da migliaia di miliardi in valore nominale (spazzando via l'equity). Infatti identificare platealmente il problema nel cross EUR/YEN fa capire chi davvero è nei guai e che il mirino di Bessent è puntato sulla BCE/BOE. E i legami con la guerra in Iran sono altrettanto in bella vista: ogni volta che Trump ordina il bombardamento del Paese, il decennale francese, ad esempio, schizza in alto andando a sconquassare la fragile capacità della Lagarde di tenere in piedi la Yield curve control sui bond europei. E il carry trade sullo yen è strettamente legato alla manipolazione dei titoli trentennali americani (e per estensione il mercato dei mutui americano) e al differenziale tra i titoli a due e dieci anni che impostano i tassi di prestito delle banche americane. Tutte queste cose sono legate perché il colonialismo europeo ha continuato a prosperare in cima alla sua natura feudale: estrarre ricchezza da altri.

Perché lo yen, poi, era la valuta perfetta per impostare un carry trade con le altre? Perché il Giappone aveva un'enorme base industriale e un'economia molto sviluppata. I prestiti venivano impostati in funzione di tale capacità. Poche altre nazioni possono vantare le stesse caratteristiche e, per quanto siano tornati allo zero, gli svizzeri non sono tra questi. E l'oro in Svizzera? In custodia, non c'è produzione. Di conseguenza gli europei possono sfruttare fino a un certo punto il differenziale di rendimento tra i tassi svizzeri e i loro per sostituire il carry trade sullo yen. Questo a sua volta significa che c'è un limite al quale gli europei possono succhiare capitali dalla Svizzera e tenere un tetto ai loro rendimenti obbligazionari. Ecco perché lentamente stanno esplodendo al rialzo, soprattutto il decennale tedesco che è sulla via verso la soglia pericolosa del 3.5% dove le banche e le compagnie di assicurazione vanno fallite (lo stesso vale per Italia e Francia). Quando la Svizzera verrà consumata, quello sarà il momento in cui il differenziale tra i tassi di Giappone e Stati Uniti si avvicinerà, smantellando ciò che rimane del carry trade sullo yen.

Oh, e qui arriva il bello! La BCE si ritroverà costretta a creare un carry trade sull'euro, solo per permettere alla valuta comune di sopravvivere. Questa impostazione, però, crea una domanda artificiale nel breve termine perché poi tutti andranno short sull'euro: prenderanno in prestito euro, li venderanno e investiranno altrove (molto probabilmente negli Stati Uniti). Nel frattempo, però, l'economia europea interna avrà bisogno ci credito per non cadere in una spirale deflazionistica, premendo ancora di più sulla capacità di stampa della BCE e sull'ulteriore abbassamento dei tassi di riferimento. Si tratta di credito che va a finanziare il 50% delle spese mondiali per il welfare, a fronte di una popolazione che è il 17% di quella mondiale. Improduttivo per sua natura, quindi, senza contare gli ostacoli posti alle imprese con tassazione e follie ambientali.

Quello che era partito come un default ordito per il resto del mondo a vantaggio dell'UE, si è trasformato in un default che attende solo Bruxelles. In questo contesto la fame di dollari è talmente vorace dopo il prosciugamento del mercato dell'eurodollaro che vengono lanciati schemi Ponzi, come le GIFT City indiane, affinché HSBC, Citigroup, Standard Chartered e altre banche europee possano entrare in possesso di dollari all'estero e succhiarne quanti più possibili dagli USA. Le GIFT City indiane vogliono essere un surrogato di posti come Hong Kong, Dubai o Singapore (avamposti noti per i magheggi finanziari e la leva dell'eurodollaro). La proposta indiana è quella di offrire alla diaspora indiana interessi sui depositi in dollari del 7%. Ovviamente tale cifra non può essere offerta investendo sui titoli decennali americani, quindi per forza si deve trattare di titoli sul lato corto della curva dei rendimenti americana... ma anche così si troverebbero sotto di 3 punti percentuali. Ma ecco il “colpo di genio”: prendere i dollari depositati, girarli alle banche sopraccitate e attraverso la loro “alchimia finanziaria” sottoporli a una leva del 20X (roba che basterebbe un calo del 5% sulla garanzia per spazzare via tutto il capitale).

Questo dovrebbe dare l'idea della crisi di liquidità in dollari presente nel sistema monetario internazionale, della disperazione di chi vi accedeva facilmente prima del SOFR e di come il dollaro stia diventando soft collateral perché indirettamente legato ad hard collateral come oro, petrolio e Bitcoin. La stampa ha giustificato intorno alla FED quell'alone di istituzione keynesiana-monetarista. La “forward guidance” è stata data in pasto ai giornalisti per rafforzare questa spirale di auto-confermazione. Se i tassi di risparmio fossero stati “troppo alti”, sarebbero state intraprese azioni per punire i risparmiatori (Paradox of Thrift); se l'occupazione fosse stata vicino alla piena capacità, invece, allora bisognava rialzare i tassi (Phillips Curve). La FED ha un doppio mandato: prezzi stabili e piena occupazione... entrambi incompatibili in un contesto keynesiano. Da qui la continua necessità di intervento. Powell prima, e adesso Warsh, hanno iniziato a cambiare questo assetto. Infatti la FED sta cambiando il modo in cui emette dollari e in cui il sistema bancario emette credito. Essa diventerà una barriera: da un lato gli americani avranno accesso ai dollari a un tasso “agevolato”; dall'altro il resto del mondo dovrà pagare un premio per accedere ai dollari. Molti commentatori confondono questo mutamento con una “de-dollarizzazione”, ignorando ulteriormente che il SOFR, il nuovo tasso di riferimento della FED, è un tasso collateralizzato (bond americani). C'è bisogno di dollari e/o asset denominati in dollari per trattarne la curva dei futures. In ogni caso, è anche un modo per coprire di ridicolo coloro che sventolano il feticcio del rollover del debito americano come motivo di preoccupazione per la FED.

I tassi reali negli USA stanno calando perché c'è necessità di rimpatriare capacità industriale, c'è necessità di far crescere la base industriale e, soprattutto, c'è necessità di avere un gradiente inferiore di finanziarizzazione. Ecco perché Warsh molto probabilmente taglierà i tassi al prossimo incontro dell'FOMC.

Questo a sua volta significa che nel breve termine l'inflazione dei prezzi tenderà a salire a causa delle spese in conto capitale e le materie prime. Il rame, ad esempio, continua a urlare che c'è un problema: la cricca di Davos/City di Londra hanno fatto uno splendido lavoro nel distruggere le miniere di rame che potevano essere sfruttate negli USA. Ad esempio, c'è un gigantesco deposito di rame in Arizona che non può essere toccato a causa dei vincoli ambientali. E questo vale anche per altri stati americani come l'Alaska. Ora che Warsh ha platealmente ripudiato la religione della Phillips Curve, la quale non faceva altro che uccidere nella culla qualsiasi germoglio di crescita (sia organica che inorganica), tale rischio può essere assorbito dalla domanda e dall'offerta.

Un tale “sfogo inflazionistico” non fa bene al mercato obbligazionario ed è per questo che vediamo tanti commentatori stracciarsi le vesti in pubblico riguardo il lato lungo della curva dei rendimenti americana... ma come abbiamo spiegato sopra, si tratta dapprima di un attacco diretto degli avversari degli USA e in secondo luogo si tratta di uno stratagemma per nascondere in piena vista CHI è davvero vulnerabile a un simile stress finanziario: l'Europa. Infatti il risultato di questa presunta “incertezza” che circonda gli Stati Uniti è sconfessato dai capitali esteri che volano via dal resto del mondo per trovare occasioni negli USA... e volano via soprattutto dall'Europa.

In questo modo lo zio Sam mette sul piatto l'opportunità di fare affari in un ambiente in cui lo Stato di diritto è ancora esistente, la giustizia è business friendly e l'imprenditorialità viene incentivata. Non solo, il tutto viene reso più appetibile grazie alle barriere innalzate tra il dollaro “interno” e  quello “esterno”, o il prestito alle aziende che delocalizzeranno sul posto rispetto a quelle che rimarranno all'estero. Le prove tecniche di questa divisione sono state fatte coi dazi. E questa fuga contribuirà a bilanciare il bilancio nazionale americano, oltre alla caterva di frodi che continuano a essere smascherate a livello previdenziale ad esempio.

Quello che stiamo osservando in diversi ambiti, a livello geopolitico, economico, sociale e finanziario, è la risposta del sistema immunitario dell'amministrazione Trump alle metastasi dei globalisti. Tra sei mesi sarà completamente diversa, in base ai risultati delle elezioni di medio termine. Riflettete un attimo su questi numeri, però: la FED possiede attualmente 8.133 tonnellate d'oro che, ai prezzi attuali, valgono circa $12 miliardi; immaginiamo ora un salto fino a $20.000 l'oncia e improvvisamente la banca centrale americana si ritrova $4.000 miliardi in valore sul suo bilancio. Il totale di quest'ultimo è meno di $7.000 miliardi, parleremmo quindi di un rapporto di leva inferiore a 2:1 (soprattutto se Warsh continua a restringerlo liberandosi dei titoli coperti da ipoteca).

L'altra componente fondamentale di questo processo è l'abbraccio degli asset digitali, la digitalizzaione del dollaro, e Bitcoin come collaterale alla base. Esso rappresenterà la credibilità che permetterà al credito americano di alimentare la ricostruzione del settore manifatturiero e industriale: stablecoin coperte da garanzie collaterali solide. Questi dollari digitali verranno presi in prestito al tasso dei T-bill (~3.5%) e gli investimenti derivanti cresceranno a un ritmo più alto, invertendo quel ciclo di estrazione che ha caratterizzato invece il sistema dell'eurodollaro. L'incentivo alla re-industrializzazione americana unito alla creazione di un fondo sovrano che dia stabilità al bilancio nazionale fa parte di quell'impianto filosofico hamiltoniano che caratterizza la visione di Trump della rinascita statunitense.

La vandalizzazione del dollaro è stata sostituita dalla difesa del dollaro e questo significa riformare quei sistemi che giocavano a favore di chi, oltreoceano, aveva accesso a pasti gratis presumibilmente illimitati. Ci saranno vincitori e vinti, non sarà affatto piacevole.

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mercoledì 8 luglio 2026

Il declino della moneta fiat nelle nazioni sviluppate

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Daniel Lacalle

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-declino-della-moneta-fiat-nelle)

I governi presumono di poter stampare tutta la moneta che vogliono e che verrà accettata con la forza. Tuttavia la storia delle valute fiat è sempre la stessa: prima i governi superano i limiti di credito, poi ignorano tutti i segnali di allarme e infine assistono al crollo della valuta.

Oggi assistiamo in tempo reale al declino delle valute fiat nelle economie sviluppate. Il sistema di riserva mondiale si sta lentamente ma inesorabilmente diversificando, allontanandosi da un ancoraggio basato esclusivamente sulle valute scoperte per orientarsi verso uno misto in cui l'oro gioca un ruolo dominante.

I dati COFER dell'FMI mostrano che, sebbene il dollaro continui a dominare, la sua quota di riserve dichiarate è scesa verso il 50%. L'oro ha superato il dollaro e l'euro come principale bene rifugio delle banche centrali per la prima volta in 40 anni.

C'è una ragione per questo cambiamento storico: le economie sviluppate hanno superato tutti i loro limiti di indebitamento.

Il debito pubblico è costituito da emissioni di valuta e la credibilità delle nazioni sviluppate come emittenti sta rapidamente svanendo. Tutto è iniziato quando la BCE, la FED e le principali banche centrali mondiali hanno fatto registrare ingenti perdite. I loro attivi generavano rendimenti negativi, mentre l'inflazione e i problemi di solvibilità diventavano evidenti. Gli economisti e i governi tradizionali hanno minimizzato queste perdite, considerandole insignificanti, eppure esse dimostravano l'estremo rischio associato agli acquisti di asset effettuati negli anni precedenti.

L'inflazione è una forma di default graduale sugli obblighi emessi, e le banche centrali stanno evitando il debito dei Paesi sviluppati perché prevedono un deterioramento delle prospettive fiscali e inflazionistiche. Il debito sovrano non è più un bene di riserva.

Il debito pubblico mondiale ha raggiunto circa $102.000 miliardi, un nuovo record storico, ben al di sopra dei livelli pre-pandemia e vicino ai picchi toccati durante la più aggressiva espansione monetaria. Il debito sovrano ha alimentato questa crescita fenomenale, con Paesi come la Francia e gli Stati Uniti che hanno fatto registrare enormi deficit annuali anche in periodi non di crisi. La politica economica statunitense, nota come “Bidenomics”, è stata la prova più evidente di una politica fiscale imprudente, con deficit record e un aumento della spesa di oltre $2.000 miliardi in un periodo di forte ripresa economica.

Come si è verificata questa perdita di fiducia? Le nazioni con una forte sovranità monetaria non hanno una capacità illimitata di emettere valuta e debito; hanno dei limiti ben precisi che, una volta superati, generano un'immediata perdita di fiducia a livello mondiale. Le economie sviluppate hanno oltrepassato questi tre limiti, soprattutto a partire dal 2021:

• Il limite economico viene raggiunto quando un debito sempre più elevato porta a una diminuzione della crescita marginale. La spesa pubblica ha gonfiato il PIL, ma la produttività è stagnante e i salari reali netti sono invariati o in calo.

• Il limite fiscale deriva dallo spiazzamento degli investimenti produttivi da parte degli oneri finanziari e della spesa per i servizi sociali. Nonostante la repressione finanziaria, i bassi tassi di interesse e gli stimoli monetari, gli oneri finanziari assorbono quote sempre maggiori dei bilanci dei Paesi sviluppati, rendendo più oneroso il finanziamento degli obblighi pubblici, anche se l'indice dei prezzi al consumo annuo si modera.

• Il limite inflazionistico viene raggiunto quando il ripetuto finanziamento monetario della spesa pubblica erode la fiducia nel potere d'acquisto della moneta fiduciaria e l'inflazione cumulativa supera i salari reali, creando una crisi di accessibilità economica.

La recente combinazione di elevato debito nominale, aumento degli oneri finanziari e deficit fiscali strutturali nelle principali economie avanzate dimostra il superamento di ogni limite.

Le banche centrali comprendono la natura della moneta fiat e sanno che il debito sovrano non rappresenta più l'asset sicuro in grado di garantire stabilità e rendimenti economici reali, pertanto hanno reagito con un'ondata senza precedenti di acquisti d'oro. Gli acquisti ufficiali netti hanno superato le 1.100 tonnellate nel 2022 e si sono mantenuti al di sopra delle 1.000 tonnellate sia nel 2023 che nel 2024, più del doppio della media annua registrata tra il 2010 e il 2021. Nel 2024 le banche centrali hanno acquistato ufficialmente 1.045 tonnellate d'oro, segnando il terzo anno consecutivo al di sopra delle 1.000 tonnellate e prolungando una serie di 15 anni di aumenti netti. Tuttavia si stima che gli acquisti non ufficiali siano significativamente maggiori. I sondaggi mostrano che circa un terzo delle banche centrali prevede di aumentare le proprie riserve auree nei prossimi anni e oltre quattro quinti si aspettano che le riserve auree ufficiali mondiali continuino a crescere a causa delle preoccupazioni per l'inflazione persistente, la stabilità finanziaria e i problemi di solvibilità.

La domanda record di oro è una risposta diretta alla mancanza di fiducia nella sostenibilità delle passività in valuta fiat emesse da stati eccessivamente indebitati. L'oro non presenta rischi di default e non è soggetto al controllo delle banche centrali, il che lo rende un investimento adatto quando le stesse banche centrali dubitano della credibilità a lungo termine delle valute dei grandi Paesi.

Molti gestori di riserve ritengono che il modo in cui i governi aumentano massicciamente l'offerta di moneta durante le crisi, unitamente al lento ritorno alle politiche normali, implichi che l'inflazione e il controllo finanziario siano ormai componenti permanenti del sistema, anziché semplici soluzioni temporanee; pertanto l'acquisto di riserve auree rappresenta una sorta di polizza assicurativa contro la graduale tassazione dei risparmiatori attraverso rendimenti reali negativi e inflazione.

Un simile esito non significa un imminente crollo del dollaro, né un processo di “de-dollarizzazione”, bensì un'indiscutibile perdita di fiducia nelle valute fiat in generale, dall'euro e dalla sterlina allo yen e al dollaro stesso. Quest'ultimo, però, rimane la valuta fiat dominante, rappresentando l'89% delle transazioni mondiali e detenendo il 57% delle riserve mondiali.

Investitori e banche centrali si stanno orientando verso un ordine di riserva ibrido in cui le valute fiat coesistono con un'allocazione strutturalmente più elevata nei confronti dell'oro, ma anche con un utilizzo crescente di crittovalute decentralizzate.

Alcune banche centrali sono nel panico. La BCE mira a imporre l'uso dell'euro attraverso l'introduzione di una valuta digitale emessa dalla banca centrale, ma questo approccio errato riflette sia la disperazione che il desiderio di controllo. La FED e il governo statunitense stanno incentivando le stablecoin coperte da titoli del Tesoro come mezzo per stimolare la domanda di dollari. È un'idea migliore rispetto all'imposizione e alla repressione, soprattutto considerando che il governo statunitense è concentrato sulla riduzione del deficit e del debito. Tuttavia se il governo statunitense non accelera le misure per ridurre il debito attraverso politiche di crescita e tagli alla spesa, la fiducia nella sua valuta potrebbe indebolirsi rapidamente.

Nessun governo nelle economie avanzate vuole tagliare la spesa pubblica, fatta eccezione per l'amministrazione statunitense, che lo sta facendo con moderazione. Con economie che si trovano ad affrontare rapporti debito pubblico/PIL superiori al 100%, persistenti disavanzi primari e resistenza politica a seri tagli alla spesa, è probabile che chi emette valuta fiat rimanga intrappolato oltre i limiti economici, fiscali e inflazionistici.

Stiamo vivendo un cambiamento monetario storico che avrà implicazioni a lungo termine. Le banche centrali di tutto il mondo hanno smesso di credere alle promesse sulla carta e richiedono moneta reale. La prima nazione ad adottare politiche monetarie e fiscali solide vincerà... le altre perderanno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 26 giugno 2026

La morsa sempre più stretta al collo di Londra, Parigi e Bruxelles

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-morsa-sempre-piu-stretta-al-collo) 

Più si scava nella storia, più ci si accorge che in realtà i fatti come vengono raccontati ufficialmente sono il ritratto di Dorian Gray: belli e lineari da una parte, contorti e deformi dall'altra. Il miglior alleato della libertà d'azione sono le ombre. E così ci siamo ritrovati con la presunta vittoria degli USA dopo la Seconda guerra mondiale, a livello ufficiale, mentre è sempre stato l'impero inglese quello che ha avuto la meglio: ha trasferito con successo il vecchio sistema di colonizzazione tramite i debiti e l'estrazione di ricchezza, tramite banche centrali e arbitraggio sulle valute, negli Stati Uniti col beneplacito dell'oligarchia americana a Washington. La relazione “speciale” tra Inghilterra e Stati Uniti nacque proprio a Bretton Woods col preciso scopo di canalizzare oltreoceano la ricchezza reale prodotta dalla classe media americana. Un processo che ha impiegato praticamente 80 anni per essere portato alle sue estreme conseguenze, il che dà l'idea di quanto fosse mastodontico.

L'ancoraggio del dollaro all'oro a $35 l'oncia dopo l'imponente stampa di denaro durante la guerra è servito da innesco per far volare oltreoceano le riserve d'oro americane e dare modo a Triffin di elaborare il suo famoso “dilemma”; lo stesso trucco che Churchill impiegò dopo la Prima guerra mondiale sulla sterlina ed estrasse tutto l'oro dalla Germania. Gli USA passarono dall'avere 20.000 once d'oro nel 1946 a 8.000 nel 1971, risparmi e riserve che vennero usati per ricostruire l'Europa che aveva temporaneamente parcheggiato i “gioielli di famiglia” negli Stati Uniti (es. financial kill chain). Lo stesso processo che nel tempo ha spostato il “centro finanziario” del mondo da Venezia, Amsterdam e Londra (e nel presente l'avrebbe fatto a Dubai). In questo modo l'Europa è stata ricostruita e parallelamente ha imposto dazi alla produzione americana in modo da gestire un avanzo commerciale attraverso il quale alimentare ulteriormente il mercato dell'eurodollaro che già negli anni '50 era più grande del mercato interno del dollaro.

Nixon non fece altro che intervenire per far smettere questa emorragia. Venne “ricompensato” con una damnatio memoriae e l'effettivo saccheggio degli USA prese piede con la famosa inflazione dei prezzi dell'epoca. Le estreme conseguenze non si sarebbero palesate fino al 2008, però, quando è stata nazionalizzata l'industria dei mutui aprendo le porte alla conservatorship di Fannie/Freddie, l'Obamacare ha devastato il sistema sanitario americano e la FED è stata trasformata in una stazione di pompaggio degli eurodollari tramite la ZIRP. Il culmine, la fase finale della financial kill chain, sarebbe arrivata col COVID, il dollaro digitale e le città da 15 minuti... ma nel 2016 quella stessa oligarchia americana, o una parte di essa, ha detto basta e spezzato col passato scegliendo Trump.

Le principali istituzioni, interne ed estere, sono contro di lui esattamente perché sono luoghi catturati da quelle stesse persone e gruppi (City di Londra, cricca di Davos, Tavola Alta, chiamateli come volete) che si sono visti fermare all'ultimo passo il processo di raccolta. Questa guerra di riconquista e sostituzione non si può portare a termine senza avere dalla propria “generali” e “luogotenenti” di cui ci si può fidare, ed ecco che i test di lealtà sono all'ordine del giorno da parte dell'amministrazione Trump, così come pungolare gli avversari per farli venire allo scoperto. È in questo senso che deve essere letta la retorica trumpiana, questa è la chiave di lettura più accurata per inquadrare il recente strappo tra la Meloni e Trump.

Il modo in cui il governo degli Stati Uniti si finanzierà sta cambiando, poi, allontanandosi da quello di matrice inglese, e con esso cambierà anche l'ottica con cui si guarderà a Bitcoin, ad esempio, che avrà un ruolo importante. L'obiettivo dell'amministrazione Trump è quello di solidificare il dominio del dollaro sia a livello interno che esterno alla nazione e Bitcoin rappresenterà una delle garanzie collaterali a supporto. Un'uscita dal vecchio sistema “debito e tasse” che invece Londra e Bruxelles vogliono tenere in piedi. La “bitcoinizzazione” tanto agognata dai bitcoiner non arriverà attraverso l'asset stesso, almeno non in questo periodo storico, bensì attraverso la collateralizzazione delle stablecoin ancorate al dollaro. È in questo modo che Bitcoin “conquisterà” il mondo, soprattutto se tramite quelle stesse stablecoin sarà ancorato a qualcosa di reale anche il flusso di asset (in particolare l'energia). Wall Street e le società nel mondo dell'energia sono pronte a questo scenario e Strategy non è altro che il proxy di quello che vedremo: le società bitcoin treasury si moltiplicheranno. Non mi sorprenderà se un domani, non molto più in là nel tempo, Strategy diventerà alla stregua di Intel per il Dipartimento del Tesoro americano e in questo modo verrà creata la riserva strategica di Bitcoin in seno al governo americano.

Non c'è bisogno della FED, la quale sarà ridimensionata in importanza e portata delle sue azioni. La cosiddetta stampa di denaro che tanto ha alimentato la narrativa a sostegno di Bitcoin come difesa da una valuta in declino si sta trasformando in una narrativa in cui il suo prezzo aumenterà per abbassare quel rapporto di leva che ha svuotato il dollaro, e per estensione la ricchezza reale degli USA, a vantaggio di Londra e Bruxelles. Il LIBOR altro non era che il raccordo mondiale con cui giustificare un rapporto di leva finanziaria iper-esteso e giustificare carry trade multipli sul dollaro da cui estrarre rendimenti. Il SOFR, invece, è un tasso collateralizzato ed è per questo che la City di Londra, assetata di liquidità in dollari, sta ricorrendo a tutti i suoi canali per acquisirli; ed è anche per questo che usa uno dei suoi proxy, il Canada, per attaccare la curva dei futures sul SOFR.

Uno in meno a cui può attingere è quello del Giappone che, con l'abbattimento delle tasse sulle crittovalute, si allontana dal modello bancario incentrato sulla City di Londra. Sin dalla fine del carry trade sullo yen decretata da Ueda ad agosto dell'anno scorso, abbiamo assistito a una serie di azioni intraprese per avvalorare la tesi indipendenza dagli inglesi. E Dio solo sa quanto il Giappone abbia bisogno adesso di collaterale per stabilizzare il proprio debito pubblico, stessa strategia adottata dagli USA: congelare i prezzi nominali e lasciare che i prezzi degli asset che fungono da collaterale salgano... dopo che ne hanno acquistati a sufficienza a un prezzo quanto più basso possibile. Non sono stupidi. In questo contesto potremmo ipotizzare che il prezzo “basso” sia quello che non mandi in bancarotta società come quella di Saylor, ad esempio, destinata a essere il proxy del fondo sovrano di cui si servirà il Dipartimento del Tesoro americano per il suo processo di ricapitalizzazione degli USA.

In questo contesto fa riflettere la scelta italiana, invece, di percorrere il sentiero opposto: aumento della tassazione per le crittovalute. Al che si possono pensare a due scenari. Il primo, ovviamente, è quello in cui lo Stato profondo italiano è talmente profondo da aver fatto desistere il governo Meloni da qualsiasi possibile riforma interna in grado di concretizzare un allineamento con Trump. Adesso il suo scopo è solo quello di sopravvivere fino alla fine della legislatura. L'altro scenario, quello più fosco, era che la Meloni fosse sin dall'inizio un cavallo di Troia posto dall'UE per Trump: una finta affinità a livello di politica estera, ma non di quella interna, per dare l'impressione che ci fosse un “alleato” in Europa con cui dialogare.

Se il campanello d'allarme per essere guardinghi è suonato con la stretta fiscale sulle crittovalute, la certezza è arrivata con le scelte (pavide) italiane riguardo il confronto in Iran... a differenza della Grecia, ad esempio.

Ma torniamo un attimo indietro, ai titoli di stato americani e al SOFR. A questo link potete trovare la ripartizione dei possessori dei titoli di stato americani tra gli stranieri. Spicca il secondo il lista, ovvero il Regno Unito, che da quando è entrato in vigore il SOFR l'accesso al mercato dell'eurodollaro avviene tramite collaterale (es. T-bill o T-bond), non più il “far west” del LIBOR non collateralizzato. Ma non fatevi ingannare, perché in realtà se si contano anche le succursali UK allora Londra è la prima detentrice di titoli di stato americani al mondo. Infatti oltre a Canada, Isole Cayman, Hong Kong e Singapore, c'è un altro grosso detentore che passa inosservato. Infatti le Isole Vergini britanniche sono passate dall'avere un valore trascurabile in titoli di stato americani a circa $80 miliardi oggi. Un incremento non indifferente, che denota due cose principalmente: la necessità di Londra di tenere quanto più liquido possibile (per sé) il mercato dell'eurodollaro e la persistente presenza di infiltrati ostili nelle istituzioni americane.

Deve farlo adesso, durante questa fase di transizione, dove ancora esiste un tasso di riferimento unico, non c'è ancora un doppio dollaro e la collateralizzazione del flusso degli asset è ancora all'inizio. Questo processo è iniziato ufficialmente quattro anni fa quando JP Morgan è diventata custode del GLD, separando nettamente la consegna fisica dalla speculazione finanziaria: il COMEX si sarebbe occupato solo della consegna fisica dell'asset, mentre JP Morgan avrebbe coperto il mercato sintetico con offerta fisica. In questo modo gli short sono stati uccisi, mentre i long hanno potuto finalmente respirare un po' di determinazione onesta dei prezzi. Lo stesso discorso possiamo farlo col differenziale tra WTI e Brent, perché gli USA stanno replicando lo stesso meccanismo nel mercato del petrolio: questa volta però uccidendo i long e coprendo gli short. Ecco perché tra gli altri motivi il petrolio non è schizzato a $200.

Infatti, ricordiamolo, questa è una guerra principalmente finanziaria. E c'è un aspetto che ho notato e che mi ha fatto drizzare tutti i peli del corpo. Prima che JP Morgan compiesse la mossa sull'oro, avallata ovviamente dall'entrata in vigore del SOFR, i mercati dei differenziali tra i bond americani a 2 e 10 anni (laddove vengono impostati i tassi dei mutui) e tra i decennali americani e inglesi si muovevano in modo sproporzionato. Dopo l'avvento del SOFR, ma più in particolare quando la scorsa estate il Giappone ha posto fine al carry trade sullo yen, hanno iniziato a muoversi in sincronia.

Stesso differenziale di rendimento. Cosa significa? La City di Londra, usando il sopraccitato bacino di bond americani, sta manipolando i differenziali americani per impedire uno scoppio al rialzo delle cifre inglesi. Inoltre ecco perché finora la City di Londra/cricca di Davos ha fatto l'impossibile per impedire a Trump di togliere dalla conservatorship Fannie/Freddie. Dallo shutdown dello scorso autunno fino alla più recente bagarre contro Bill Pulte (indovinate un po' che ruolo aveva prima? FHFA). Il vero obiettivo della crisi del 2008 era quello di insediare Obama, rubare Fannie/Freddie dai suoi azionisti, salvare AIG (due volte) e dare la colpa di tutto al crollo della Lehman. E ricordiamolo, AIG è una creatura di Londra sostanzialmente. Da quel momento in poi è stato un gioco da ragazzi far scendere la FED a zero coi tassi e finanziare senza freni il mercato dell'eurodollaro. Ricordate, la FED “controlla” il front-end della curva dei rendimenti (il mercato dei T-bill); il back-end invece è “controllato” dall'industria dei mutui, ovvero Fannie/Freddie tramite acquisto/vendita di titoli garantiti da ipoteca.

Dopo il 2008 la City di Londra/cricca di Davos aveva il controllo di entrambi gli spettri della curva dei rendimenti americana. Il SOFR ha cambiato tutto, come ho documentato anche nel mio libro, Il Grande Default: ha riportato il controllo della politica monetaria nelle mani di Washington. Ora la lotta è sul back-end della curva dei rendimenti: impedire che anche il mercato dei mutui torni nel pieno controllo di Washington e, oltre a impedire l'uscita dalla conservatorship da parte di Fannie/Freddie, manipolare il back-end della curva americana (il mercato dei T-Bond) come forma di ricatto. Nel frattempo si cerca di scardinare la presa londinese usando le crittovalute.

E quanto detto finora ci conferma che chi sta conducendo lo spettacolo qui è Bessent, non Trump. Perché? Perché il confronto in Iran riguarda il flusso monetario nel mondo e il conseguente modo in cui tale liquidità scorre negli asset (in particolare energia). Quando il flusso di denaro che entra nelle casse dell'IRGC è seriamente sotto attacco, ecco che ripartono le schermaglie. La realtà qui è che l'IRGC sta finendo i soldi con cui finanziarsi, soprattutto sulla scia della morsa applicata da Bessent a tutti quei fondi oscuri che per decenni hanno svuotato di ricchezza reale gli USA a vantaggio dei terroristi, dapprima, e di Londra/Bruxelles in secondo luogo. Hezbollah e tutti gli altri gruppi facenti parte del cosiddetto Asse del male (compresi i Fratelli musulmani in Turchia) sono solo dei canali per far scorrere risorse monetarie in Iran, ecco perché vengono assediati da Israele. Ma la vera guerra qui è finanziaria, si svolge nel sottobosco delle relazioni internazionali dove Londra e Parigi hanno gran interesse a vedere scorrere dollari verso le loro economie e continuare a influenzare il mondo tramite ricatti geopolitici indiretti (es. strozzature geografiche, petrolio).

Lo scorso 17 aprile ho scritto un pezzo in cui mi interrogavo: Come si crea un equivalente di una Delci Rodriguez in Iran? Ebbene, adesso abbiamo la risposta.

L'IRGC, ridimensionata dalle operazioni militari di successo israelo-americane, ha perso nei confronti delle fazioni “moderate” (governo + esercito), permettendo a queste ultime di prendere il sopravvento. E questo grazie alle uccisioni chirurgiche e alla guerra aerea capitanata dagli A-10. Trump non ha giocato sul campo di battaglia preparato dall'IRGC-City di Londra, ma ha scelto il suo e l'ha imposto all'avversario. Il teatro imbastito dalle scaramucce tra Netanyahu e Trump era la classica “nebbia di guerra” per gli avversari (e per gli sprovveduti che non hanno saputo leggere gli eventi). Tutti gli obiettivi sono stati raggiunti ed è stata un'operazione che ha avuto successo data la natura più complicata della precedente in Venezuela. L'OPEC è sfaldato, Dubai non sarà più un hub della City di Londra, il Qatar fornirà energia all'UE alle condizioni americane e la testa che coordina Hamas a Doha ha smesso di fomentare caos in Israele, l'oleodotto che partirà dalla penisola arabica fino a Haifa sarà il simbolo di pace e prosperità per la regione, le strozzature geopolitiche non saranno più usate come arma di ricatto da Londra e Bruxelles, gli atti di terrorismo non saranno più una componente che faranno aumentare artificialmente i premi assicurativi e la Marina statunitense non fornirà più difesa gratis alle assicurazioni londinesi (che adesso hanno un concorrente in quelle americane), le rotte petrolifere e le rotte logistico/commerciali verranno concentrate nel Golfo d'America e nel Pacifico... ma soprattutto il denaro privato che scorreva nel traffico di droga ed esseri umani è stato prosciugato per arrivare a tutti questi risultati. Riflettete quindi su quali sono stati i player in questo confronto, quali erano i loro traffici iniziali e quali i risultati. In questo modo sarà più facile capire che la bonifica degli USA era necessaria e sacrosanta, nonostante i costi annessi all'operazione. Il mondo adesso non dico che sia più buono o perfetto, ma un poco migliore sì.

Ma dove conducono tutte queste strade? A un unico sbocco, come ho scritto anche nel Capitolo 16 del mio libro, Il Grande Default: la morsa sempre più stretta al collo di Londra, Parigi e Bruxelles. La BCE, con l'ultimo rialzo dei tassi, ha dimostrato che il suicidio ritualistico è ancora in voga. Secondo il modello keynesiano standard, l'aumento dell'inflazione dei prezzi trainato dall'aumento dei prezzi energetici richiede un aumento dei tassi di riferimento. Per i banchieri centrali keynesiani come la Lagarde, l'inflazione spinta dai costi delle commodity e quella trainata dalla domanda sono la stessa cosa. Sono talmente presi dalle macchinazioni centralizzate da non capire che c'è una netta differenza se l'economia si “surriscalda” a causa dei prezzi delle commodity più alti o a causa della domanda di denaro trainata da una maggiore volontà di commerciare/creare/produrre. Interferire fa sempre diffondere miseria e canalizzare le risorse verso la classe dirigente.

La BCE ha rialzato i tassi perché deve difendere la valuta. Un apprezzamento della valuta unica avrebbe significato maggiore possibilità di acquistare dollari e stemperare la crisi di liquidità. Invece che ha fatto l'euro? È sceso (in rapporto al dollaro). I mercati dei capitali hanno fatto call al bluff della Lagarde... forse perché sanno che sta perdendo il controllo quindi vogliono tassi ancora più alti prima di fare offerte d'acquisto per l'euro? Quando una valuta scende in risposta a un aumento dei tassi ciò suggerisce che nessuno la vuole.

Il problema della Lagarde è che per “smorzare l'inflazione” attraverso i rialzi dei tassi ucciderà al contempo qualsiasi possibilità di crescita nell'UE, perché è questo il segnale inviato quando la banca centrale intraprende un tale percorso. Rallentare ancora di più l'economia tedesca? Solo chi è fuori di testa potrebbe continuare a tenere euro. Sperava che Warsh avrebbe tagliato affinché anche lei potesse farlo più aggressivamente, invece no. Quando Powell rialzò i tassi anche le altre banche centrali furono costrette a seguirlo: mantenere i differenziali dei tassi. Ecco perché non è possibile difendere sia la valuta che i rendimenti dei bond, uno dei due va fuori controllo (soprattutto adesso che il mercato dell'eurodollaro non è più una risorsa a disposizione di Bruxelles): far apprezzare l'euro per mitigare il costo degli input energetici, ma questo significa vendere dollari e comprare titoli americani a scapito dei titoli europei; oppure vendere euro per comprare titoli europei, ma questo significa far apprezzare il dollaro e far salire i costi delle esportazioni. E ciò si ripercuote sugli esportatori europei anche in un secondo modo, dato che essi devono difendersi dai rischi sulle valute, uccidendo ulteriormente il comparto commerciale europeo.


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venerdì 12 giugno 2026

Dall'Europa al Pacifico, dal Brent al WTI, dall'eurodollaro a Tether

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/dalleuropa-al-pacifico-dal-brent)

Una delle migliori serie TV che io abbia visto è The Wire. Si partiva da una intercettazione in ambito di indagini poliziesche di un “pesce piccolo” e si finiva poi per catturare “pesci grandi”. Questo è un modo semplificato per far capire meglio ai lettori cosa sta facendo l'amministrazione Trump in quanto a politica interna: liberare capitali sequestrati dalle frodi affinché la gente comune possa trovare il SUO modo per guarire il malessere che ha ingabbiato per decenni il potenziale di crescita americano. In questo modo, piuttosto che avere a che fare con una popolazione costantemente arrabbiata e distratta dalla carcerazione sistematica delle persone, si ha a che fare con una popolazione che ha la capacità di rimboccarsi le maniche e creare/costruire qualcosa per il futuro. In sintesi, la classe media ha la possibilità di tornare a essere classe media.

Alla fine della fiera Hillary Clinton non andrà in prigione, ma se il tuo obiettivo è mandarci Obama allora la cosa migliore da fare è mettere quest'ultimo contro di lei. L'Iran non poteva sostenere economicamente lo sforzo di minare e arricchire l'uranio per scopi bellici, non vendevano abbastanza petrolio per arrivare alle cifre necessarie. Qualcuno li ha aiutati. Chi? Il fatto che Trump continui a sottolineare l'importanza che l'Iran consegni l'uranio arricchito in suo possesso è un indizio; un altro è stato Netanyahu che ha sempre sottolineato la necessità di impedire all'Iran di avere armi nucleari. Unendo questi puntini, e seguendo questo processo di “scoperta”, è possibile incastrare mediaticamente il sopraccitato “chi”. In tal senso la “guerra” in Iran è costata poco se la confrontiamo con i potenziali benefici. Infatti ha degli obiettivi chiari e precisi, non è la solita “guerra infinita” di matrice inglese. Nel frattempo vengono scoperte altre frodi a livello federale e iniziano a circolare i primi nomi che vengono perseguiti legalmente.

È un sistema molto grande e richiede molto tempo per essere aggiustato. Ma la grande opportunità che viene data alla classe media in questo modo, non è solo la capacità di prosperare, ma di avere davvero voce nella società americana. Quando Russell Vought dice che bisogna presentare una ricevuta se ci sono rimborsi federali per determinate attività, significa che il cittadino medio può tornare a fidarsi delle proprie istituzioni. Non basta, infatti, schiaffare qualcuno in prigione per risolvere le cose se poi il sistema rimane come prima. Il processo di pulizia passa sia attraverso la giustizia che la riforma di quelle istituzioni che non facevano altro che rappresentare un peso gravoso, a livello socio-economico, sulla classe media. Lo stesso quando Trump firma un ordine esecutivo in cui si dice sostanzialmente che i dipendenti pubblici possono essere licenziati con tanta facilità quanto quelli nel settore privato.

E questi segnali sono fondamentali perché indicano una volontà di ricostruire nella “giusta” direzione, diversamente dal chiasso che fanno gli accoliti di Bannon/Dugin che invece, da infiltrati-sabotatori quali sono, infuocano gli animi della gente comune solletticandone la pancia. Anche in questo l'amministrazione Trump è riuscita a staccare una vittoria.

Se il tuo obiettivo è quello di fermare una guerra mondiale, allora la strategia più intelligente è risucchiare tutti quei capitali che finanzierebbero gli asset da schierare in una tale guerra. Farlo significa impedire soprattutto che essi arrivino a un punto di rottura cruciale da scatenare effettivamente il conflitto. Questo a sua volta significa disinnescare Israele e Iran, Siria, Azerbaijan, ecc. Allo stesso modo in cui si sta comportando Putin nei confronti dell'“esercito ucraino”. Esaurire la capacità offensiva di suddetti asset vuol dire anche spogliarli della capacità di creare “minacce fantasma”, tipica strategia d'intelligente franco-inglese. Trump in questo caso diventa il “cattivo” della situazione, soprattutto agli occhi della stampa, ma fa call a tutte quelle minacce che hanno tenuto il mondo in subbuglio, soprattutto in Medio Oriente. Tutte le parti impantanate in conflitti secolari ne escono scontente, ma non c'è più alcun conflitto da poter sventolare con cui minacciare il mondo intero e farlo eventualmente sfociare in un confronto militare mondiale.

Questo documento, ad esempio, rilasciato di recente dalla Casa Bianca, sottolinea come i Fratelli Musulmani siano il minimo comun denominatore di tutti i gruppi jihadisti e terroristi in Medio Oriente e sono ciò che Trump/Bessent stanno scardinando. Avendo ben presente questa base la domanda successiva è: chi ha permesso a questo player di crescere, svilupparsi e diffondersi? Nientemeno che la comunità dell'intelligence britannica sin dal 1928. La British Suez Canal Company aiutò il fondatore dei Fratelli Musulmani a costruire la moschea che ne divenne poi il centro operativo. Da quel momento in poi i Fratelli Musulmani sono stati usati dall'intelligence britannica, a in seconda battuta da quella americana, contro i movimenti nazionalisti in tutto il Medio Oriente, il tutto per difendere l'architettura economica e strategica dell'impero inglese. La documentazione a supporto di queste tesi potete trovarla nel libro di Mark Curtis, Secret Affairs. Infatti queste informazioni, sebbene non circolino con una certa ampiezza, sono state rilasciate dal governo inglese quando ha desecretato documenti sensibili. I Fratelli Musulmani, quindi, e tutti i suoi gruppi satelliti sono asset operativi inglesi, messi in piedi, finanziati e sfruttati da Londra.

È evidente, poi, che il Qatar fosse un altro asset della City di Londra, così come lo è l'Iran, l'Oman, Erdogan/Fratelli musulmani e lo sarebbero diventati gli EAU. Ma cosa c'è di meglio di un cambio di governo? Far lavorare gli stessi asset per te. La stessa offerta presentata a Maduro e la stessa offerta presentata alla teocrazia iraniana. Il Qatar ha accolto l'invito quando Netanyauh l'ha bombardato l'anno scorso. Lo stesso di quanto accaduto tra Thailandia e Cambogia per mezzo della Malesia, ma senza bombardamenti. E, poi, trasformare il Qatar in una risorsa americana ha permesso di mettere ulteriore pressione sull'UE lato energia. 

La risposta della cricca di Davos, in particolar modo dopo la guerra dei 12 giorni tra Israele e Iran che aveva esaurito entrambe le nazioni? Attaccare le industrie principali di un Paese, i principali asset economici, e sottrarli: il petrolio russo, il petrolio venezuelano, il petrolio iraniano. Qual è l'asset più grande e importante degli Stati Uniti? I mercati dei capitali più profondi e liquidi del mondo. Con che cosa la cricca di Davos ha da sempre minacciato gli USA quando questi ultimi tentavano di cambiare il modo in cui il denaro scorreva nel mondo? Attacchi ai mercati dei capitali americani, cosa che da sempre ha spaventato il Congresso, perché è stato addestrato a credere che se la spesa pubblica si ferma allora gli Stati Uniti finiscono in un buco nero economico e finanziario. Il ruolo di Trump, da parte dei NY Boys che l'hanno messo lì, è sempre stato quello di fungere da pala meccanica nel campo della retorica per demolire queste credenze che la stessa cricca di Davos ha oculatamente piantato e fatto crescere per decenni. E indovinate un po'? Sta funzionando, soprattutto nello sconfessare tutte quelle voci contrarie che, sulla scia di dazi e altre linee di politica economiche, avevano predetto una fine ingloriosa per l'economia statunitense.

Questi player extra-statali hanno costruito una rete nel corso dei decenni, una gerarchia simil aziendale (es. low management, middle management, high management, Tavola Alta) in cui i vari strati rappresentano un nodo di intermediazione vitale per la proliferazione del controllo ombra dell'impero inglese. Così come la FED fu costruita a immagine e somiglianza della Banca d'Inghilterra, anche la CIA è stata costruita a immagine e somiglianza dell'MI6. È ormai noto che il suo budget è stato in parte finanziato dai cartelli della droga e sono ormai altresì note le sue connessioni con i terroristi, portandoci a concludere che l'intreccio MI6-CIA si sia avvinghiato più forte che mai nel corso del tempo. La lotta ai cartelli della droga, infatti, è il segno distintivo di un drenaggio di risorse da quel nodo nella rete inglese che per decenni ha alimentato l'estensione del suo potere ombra. Infatti gli USA, diversamente dal passato in cui erano praticamente invischiati nella sopraccitata rete, e piuttosto che combattere tali cartelli li facevano crescere, adesso stanno prosciugando quegli affluenti che hanno consolidato i flussi monetari sotterranei.

Inutile dire che questa rete ombra ha sempre funzionato ad appannaggio della City di Londra, attraverso le banche inglesi che, grazie all'oscurità gettata nelle connessioni tra i vari nodi, possono usufruire della proverbiale negazione plausibile per dichiararsi estranee a tutte quelle accuse che le vedrebbero invischiate in scenari di caos consapevole per il proprio tornaconto. Questo denaro ombra è sempre stato il nodo gordiano attraverso il quale le precedenti (potenziali) strategie di emancipazione hanno fallito. Un modo che hanno trovato Kash Patel e Scott Bessent di tenere traccia di questo denaro è stato quando l'anno scorso, a Los Angeles, hanno mandato gli agenti ICE a controllare un giro di riciclaggio di denaro sporco. Sono seguite delle rivolte legate al “razzismo” e quel denaro è stato spostato, lasciando una traccia che prontamente è stata seguita da FBI e Dipartimento del Tesoro permettendo loro di iniziare a tracciare tutta quella pletora di ONG che ha funto/funge da raccordo.

Perché, ad esempio, l'Iran continua ad attaccare gli Emirati Arabi Uniti? Perché questi ultimi hanno trovato un accordo con gli USA e hanno smesso di riciclare denaro per conto dell'IRGC. Infatti il presunto “nemico mortale” dell'Iran, Israele, è stato praticamente dimenticato. Questo “dettaglio” avvalora la tesi secondo cui ciò che conta è il flusso internazionale di denaro ombra e gli intermediari per far perdere le tracce del “beneficiario” sono nodi vitali affinché questo flusso rimanga intatto. Ed è qui che gli USA stanno DAVVERO facendo la guerra alla City di Londra/cricca di Davos, prosciugando un tale fiume sotterraneo. Questi sono i veri termini della vittoria americana. Infatti come mai anche la Turchia ha iniziato a finire insistentemente sulle pagine dei giornali? Perché è sempre stato un intermediario nel flusso di oro che dal Medio Oriente finiva poi nelle casse della LBMA, partecipando alla ben tenuta del sopraccitato fiume sotterraneo di denaro ombra. Più vengono intaccati i vari nodi della rete, più una tale rete diventa instabile.

L'ordine all'IRGC era quello di resistere quanto più possibile e creare quanto caos possibile nella regione, il tutto per minare l'immagine degli USA agli occhi del mondo: una nazione allo sbando, sconfitta e devastata economicamente. Ovviamente non importava che ciò non coincidesse con la realtà, l'importante era venderne la percezione. Soprattutto in vista delle elezioni di medio termine. Ora, con la situazione che si sta assestando in Iran, la City di Londra/cricca di Davos stanno già vedendo oltre le elezioni di medio termine perché sanno che è una causa persa per loro: hanno fallito nei tempi, anticipati dalle mosse di Trump/NY Boys. Per il 2028 stanno già fomentando la divisione all'interno del movimento MAGA, creando narrazioni divisive intorno alla persona di Vance, Rubio, ecc. Arrivare per allora con un caos interno significa offrire il fianco, perché diversamente dalle tesi strampalate che si sentono in giro non ci sarà un terzo mandato Trump. Ma di chi fidarsi ora? Ecco che i test della lealtà sono l'arma più efficace in questo contesto per scremare i papabili candidati ed evitare un ambiente controverso come quello visto con “Trump-De Santis”.

A Vance, in qualità di vicepresidente che di norma è solo una carica proforma, sono stati dati diversi compiti importanti (non ultimo le redini dell'affare Iran), ma ha fallito nel portare a casa il risultato. Rubio, invece, ha finora eseguito un ottimo compito a tal proposito. Questo, unito alla pulizia delle alte sfere gerarchiche dei rami esecutivo, giudiziario e legislativo del governo federale, cambiando al contempo il modo in cui il denaro scorre nello stesso governo federale (es. frodi tramite il welfare state ridotte al minimo), significa meno potere appaltato ai nemici degli USA e più vita alla rivoluzione inaugurata dai NY Boys, la quale sarà in grado di sopravvivere alla persona di Trump.

E come documentato nel mio libro, Il Grande Default, questa rivoluzione è iniziata col SOFR e poi ha toccato tutti quegli aspetti legati al sistema eurodollaro. Prendete ad esempio il Giappone. Uno degli altri motivi per cui la cricca di Davos ha provocato la guerra tra Ucraina-Russia era impedire al Giappone di comprare petrolio russo e saldare l'arbitraggio in una valuta diversa dalla sterlina, deteriorando soprattutto le trattative di pace che porrebbero fine alle ostilità che si portano dietro sin dalla Seconda guerra mondiale. Giappone e Russia, infatti, non hanno mai siglato un trattato di pace che mettesse fine alle ostilità della Seconda guerra mondiale. Una volta che ciò accade, l'intermediario rappresentato da Hong Kong e Singapore, e per estensione gli inglesi, vengono esclusi ed entrambi i Paesi commercerebbero direttamente (in particolar modo petrolio). Il Giappone è importante perché è stato usato come amplificatore del sistema eurodollaro tramite la sua capacità produttiva e il carry trade sullo yen, ecco perché la BOJ è stata l'ultima banca centrale ad abbandonare lo “zero bound” nei tassi di riferimento. E già dall'anno scorso, quando la BOJ ha avviato il ciclo di rialzo di tassi, ricordavo ai miei lettori che il Giappone non stava perdendo il controllo (ribadendo il concetto lo scorso febbraio). Quando Kuroda, poi, si è ritirato e non ha lasciato il posto al suo vice (l'anzianità conta molto in Giappone), mentre invece è diventato governatore Ueda, il messaggio era chiaro: la BOJ non sarebbe stato più l'amplificatore della leva nel sistema eurodollaro.

Infatti dicevo la normalizzazione dei tassi avrebbe catturato capitale che si rifiutava di entrare nel Paese a causa della ZIRP. Senza contare che gli investitori interni sono “patriottici” e se riescono a prendere anche 5 punti base al di sopra dell'inflazione, continueranno a scommettere sul proprio Paese. Non solo ma la BOJ ha potuto vendere il lato lungo della curva dei rendimenti obbligazionari grazie al suo portafoglio di azioni nel Nikkei ed è qui che tutti quegli analisti che dicevano che la fine del carry trade sullo yen avrebbe fatto saltare in aria il Giappone e per estensione gli USA avevano torto marcio: la cavalcata del Nikkei ha aiutato la BOJ ad attutire le perdite di bilancio sulle obbligazioni, oltre al fatto che aveva le spalle coperte dalle linee di swap in dollari. E la Takaichi, quando è stata eletta, la prima cosa che ha fatto è stato volare negli USA per staccare un nuovo accordo commerciale sul WTI con Trump. Di conseguenza potremmo dire che, insieme a Russia e Cina, gli USA inseriscono nel loro nuovo quadro logistico-commerciale anche il Giappone dato che in questo modo si esercita pressione sul dollaro di Hong Kong (altro grande punto di raccordo del sistema eurodollaro).

Infatti se Cina e Russia esercitano pressione sul lato energetico e delle commodity, Tokyo si occuperà di quello monetario. Una cosa è certa: ci sono ulteriori prove a supporto che il centro del mondo si sta spostando nel Pacifico.

Washington e Pechino sono attualmente protagonisti di un gioco delle parti: se nel primo trimestre dell'anno è il primo che compra oro, nel secondo trimestre è il secondo che lo compra, alternandosi nuovamente nel terzo e quarto trimestre dell'anno. Questa pressione è indirizzata ai mercati finanziarizzati di Londra, alla LBMA, la quale cerca di sopravvivere a questa morsa tramite la Turchia. Infatti gli acquisti di oro di quest'ultima sono un proforma, dato che si trasformano subito in vendite da spedire nel Regno Unito. Un dettaglio fondamentale in questo contesto è il fatto che il mercato cinese è saldato in oro fisico e ciò ridimensiona non poco il potere di leva londinese sulle singole once d'oro. Stabilizzare i mercati interni tramite l'afflusso di metalli preziosi è quanto di più indispensabile in un modello industrializzato che tenta di copiare i processi enunciati a suo tempo da Hamilton e Clay. La loro metodologia è quanto viene applicato oggi dall'amministrazione Trump per ridare slancio al settore manifatturiero americano e puntellare il peso gravoso del debito pubblico.

Rivalutare l'oro e rimuovere strati e strati di finanziarizzazione inglese dagli input industriali è il minimo che si può fare se si vuole ristabilire un calcolo imprenditoriale onesto e una classe media vivace, oltre a riorientare i flussi energetici mondiali anche. Infatti Alaska e Golfo d'America diventeranno i nuovi hub mondiali petroliferi da cui passeranno la maggior parte delle rotte commerciali petrolifere, consolidando ancor di più il nuovo polo commerciale del mondo con base nel Pacifico. Ma ancora di più sta avvenendo a livello federale in termini di cambiamento organizzativo: dalla centralizzazione alla decentralizzazione. La Federal Reserve tornerà a essere quello che era prima del 1935, ovvero il prestatore di ultima istanza nel commercial paper market americano e impostare il prezzo nominale del dollaro all'estero, mentre il Dipartimento del Tesoro coordinerà il mercato dei titoli di stato. Con un tasso di riferimento collateralizzato come il SOFR, questo design è realizzabile. Infatti ogni agenzia governativa avrà la capacità di emettere credito per i progetti nella sfera delle sue competenze a fronte di una copertura fatta di titoli di stato americani a breve termine. Come verrà emesso questo credito? Ovviamente tramite stablecoin. Il Dipartimento del Tesoro rappresenterà il raccordo principale in questa rete, determinando i flussi dei titoli stessi e provvedendo alle riconciliazioni nel tempo. Questo a sua volta significa che i progetti pubblici verranno regionalizzati, così come i tassi di interesse, rendendo obsoleto l'attuale Fed Fund rate. Le agenzie governative federali si occuperanno delle grandi opere pubbliche, mentre i singoli stati di quelle infrastrutture più importanti per i propri cittadini.

E le banche? Esse si inseriranno verticalmente in questo schema, offrendo l'architettura per le stablecoin stesse, dimostrando che stanno abbandonando progressivamente e consapevolmente il modello finanziarizzato dell'economia di matrice inglese. È questo che innescherà il CLARITY Act. Se guardato dall'esterno ci saranno sostanzialmente “due dollari”, uno a circolazione interna e uno a circolazione esterna che avrà un premio per essere utilizzato. Internamente, però, il mercato delle stablecoin fornirà abbastanza competizione tra le varie soluzioni da far emergere spontaneamente quelle forme migliori e più preferite dagli attori di mercato. Perché, ricordate, una CBDC richiedere “affittare” gli asset monetari sottostanti (perdendo quindi la proprietà privata su di essi), mentre le stablecoin permettono a chi le usa di conservare la titolarità sulle unità monetarie fisiche sottostanti.

E questo singolo aspetto spaventa a morte l'Unione Europea e il Regno Unito, dato che permette a Tether di succhiare progressivamente e inesorabilmente ciò che rimane della forza vitale di euro e sterlina. Pensateci: cos'è bandito in Europa, Bitcoin o Tether? Questo perché Tether, e per estensione la versione digitalizzata del dollaro, rappresenta un anatema peggiore per l'euro rispetto alle necessità attuali riguardo Bitcoin (riserva di valore, garanzia collaterale). Se si vuole colpire dove fa più male all'UE, adesso, bisogna commerciare e usare Tether. Quest'ultimo e Circle regolano oltre $700 miliardi al mese e sono già l’infrastruttura predefinita per i pagamenti transfrontalieri nei mercati emergenti. La disconnessione temporale è il punto chiave e l'euro, o perlomeno la sua versione digitale, sono già  roba da museo. Di conseguenza il mondo non si sta affatto “de-dollarizzando”, bensì si sta “de-euroizzando” e “de-sterlinizzando”. La sterlina, infatti, sopravvive all'anacronismo storico perché salda i cambi esteri sul Forex: il ponte tra i vari pair. Circa il 30% dei volumi del Forex sono intermediati dalla sterlina, la quale fornisce la liquidità necessaria per effettuare i vari cambi. Se, ad esempio, un tappezziere turco vuole vendere un tappeto negli USA: tra i vari passaggi riguardanti lira turca e dollari c'è di mezzo la sterlina e una banca inglese. Il fatto che la sterlina abbia conservato nel tempo questa sua funzionalità è stato grazie alle vecchie relazioni intessute dall'impero inglese e dalle banche inglesi, coperto dal flusso di petrolio tramite i contratti futures del Brent. Indovinate un po'? Le stablecoin in dollari elimineranno questo bisogno di intermediazione nel nuovo sistema finanziario in evoluzione e il WTI sostituirà il Brent come riferimento nella determinazione della consegna al margine di un barile di petrolio. Togliete queste due cose e la sterlina diventa una “reliquia barbarica”. Il premio non è la DeFi, bensì il DeFo ovvero il Forex disintermediato/decentralizzato.

A cascata vengono eliminati anche tutti quei prodotti finanziari su cui gli inglesi hanno costruito il loro castello della finanziarizzazione, dalle assicurazioni ai derivati, soprattutto perché non ha senso nel mondo di oggi che la sterlina venga trattata a 1.34-1.35 rispetto al dollaro in base alla capacità industriale inglese (assente) e alla capacità dell'economia inglese di generare domanda per la propria valuta. È un artefatto di un vecchio sistema usato per colonizzare finanziariamente il mondo tramite i flussi commerciali. Ed è qui che si inerisce l'indipendenza americana perseguita da Trump, soprattutto quando ciò significa “far cambiare bandiera” a tutti quegli asset nel Congresso americano che remano contro l'attuale amministrazione.

Dopo tutti gli scalpi che Trump ha preso finora, soprattutto al Senato (es. McConnell, Cornyn, Tillis, Cassidy), i vari deputati si stanno convincendo che egli (e chi sta dietro di lui) ha davvero pieno controllo sulla situazione americana e può garantire status e protezione. Gente come John Thune e altri simili esattamente questo vanno cercando, altrimenti restano sul carro dei vincitori che invece lavorano contro gli USA. Il fatto che Gingrich abbia di recente spalleggiato Trump riguardo le sue mosse, all'interno e all'esterno del Paese, dimostra che il GOP sta capitolando e che le elezioni di medio termine possono essere vinte da Trump con una certa agilità (nonostante le allucinazioni della stampa italiana e commentatori vari/eventuali sui social).

 

CONCLUSIONE

Durante periodi di transizione come quello in cui stiamo vivendo ci sono grandi opportunità di arbitraggio, perché la maggior parte ignora i meccanismi fondamentali che muovono l'evoluzione del sopraccitato periodo. La grande opportunità in questo momento è che tutti gli asset che possono essere usati come collaterale dovranno essere riprezzati in base alla quantità di dollari che scorreranno nel sistema. Il grande errore degli Stati Uniti, un errore che in realtà è stato imposto loro da forze esterne, è stato quello di “chiedere” al dollaro di ricoprire tutti e tre gli aspetti principali del denaro: riserva di valore, mezzo di scambio e unità di conto. Ma come fa una forma di credito e passività allo stesso tempo, uno strumento di debito potremmo dire, a essere una buona forma di denaro? Affinché esista un dollaro qualcuno deve indebitarsi... è un gioco a somma zero. Se il dollaro ha pochi problemi a essere un mezzo di scambio e unità di conto, ha grossi problemi a essere riserva di valore senza un ancoraggio a una commodity. Oggi l'oro è un'ottima riserva di valore, ma è terribile in quanto a mezzo di scambio e non è usato come unità di conto. In sintesi l'oro non è denaro oggi, è solo risparmio.

È stato relativamente facile “far scordare” alla popolazione in generale il gold standard, dato che la sua preferenza temporale è diventata sempre più veloce nel saldo degli scambi commerciali rispetto alla capacità di spostare altrettanto velocemente l'oro. Il dollaro, quindi, è stato una buona soluzione tecnologica a questo problema. Infatti bisogna ricordarsi che fintanto che non esistono rivendicazioni multiple sullo stesso dollaro, i guai economici rimangono ridotti al minimo. Il sistema monetario, quindi, deve espandersi in modo da tenere il passo con la domanda di denaro. Lo stesso discorso lo possiamo fare per il petrolio e il flusso di petrolio a livello mondiale sin da quando è scoppiato il conflitto in Iran. Infatti il problema non è tanto il prezzo del petrolio, ma è se è davvero possibile mettere le mani su un barile di petrolio. Niente più, niente meno che la Legge dell'utilità marginale decrescente. E questa è anch'essa un'opportunità: il modo in cui si muovevano i flussi di barili di petrolio nel mondo sta cambiando, rimuovendo quelle strozzature geografiche davano ad alcuni player la capacità di ricattare il resto del mondo.

Spostare questa capacità altrove significa invertire il processo dell'utilità marginale decrescente e invece innescare quella dei rendimenti marginali acceleranti, ridando altresì vigore alla produttività.

Ragionamenti come questi sono quelli che permettono di gettare le basi per un discorso riguardo gli investimenti più coerente con la realtà, sfruttando correttamente gli arbitraggi che attualmente spuntano fuori laddove chi non ha le idee chiare fatica a vedere. Il servizio di consulenza che trovate sul blog serve a soddisfare esattamente questo scopo. Prenotate uno slot su Calendly. 


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venerdì 17 aprile 2026

Come si crea un equivalente di una Delci Rodriguez in Iran?

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/come-si-crea-un-equivalente-di-una)

Per capire la differenza tra le guerre eterne del passato e i conflitti di oggi basta guardare alla lunga lista di nazioni che si ritengono “arrabbiate” per quanto accade oggi in Medio Oriente. Inutile dire che in cima alla lista ci sono Francia e Regno Unito, molto probabilmente perché sanno qual è l'obiettivo finale dell'amministrazione Trump. Questa loro reticenza è propellente per una riforma della NATO stessa, se non addirittura un suo pensionamento. Infatti finora è stato un veicolo che usava il potere di proiezione militare statunitense gratuitamente a favore di Londra e Bruxelles. Non più adesso.

Israele in questo gioco ha finalmente una sua politica estera. Netanyauh è un falco e il suo principale obiettivo è quello di garantire la sopravvivenza della nazione e questo significa annientare la minaccia iraniana. Questo a sua volta lo rende inaffidabile come partner degli USA e Trump lo sa. Ciò è risultato evidente quando, durante l'attuale conflitto con l'Iran e quello dell'anno scorso, l'esercito israeliano ha bombardato obiettivi energetici iraniani senza il consenso americano, poi c'è stata la successiva reprimenda di Trump. Da quando Israele è diventato un asset in rapido deprezzamento agli occhi della City di Londra ed è stato lanciato nella mischia, sulla scia del famoso 7 ottobre e il successivo confronto contro Gaza, il Paese si è sganciato dalla linea di politica estera dettata a Londra. Non mancano tuttora fazioni all'interno del Paese che remano verso un ricongiungimento con la “base madre”, ciononostante l'acredine maturata nei confronti dell'Iran in tutti questi decenni di attriti costruiti ad hoc dal Divide et impera inglese, adesso stanno venendo al pettine in un confronto definitivo in quella che rappresenterà la fine definitiva del caos in Medio Oriente. Tutte le strade conducono a questo singolo esito... ovviamente bisognerà vedere come...

Lato USA l'obiettivo, in soldoni, è quello di mettere in ginocchio l'IRGC e rafforzare il governo iraniano attualmente in carica. Il presidente è ancora vivo, il Ministro degli esteri è ancora vivo e l'entourage da loro scelto è quello che sta conducendo le trattative con l'amministrazione Trump. La posta in gioco è alta ed è un esito delicato da raggiungere, soprattutto perché si tratta di separare l'IRGC da tutti quei canali che la legavano alle strutture di potere interne. Ricordate sempre che nessuna nazione è un monolite: esistono diverse fazioni al loro interno e ognuna di esse ha una sua agenda. Per semplificare, l'Iran è il Venezuela ma con gli steroidi; un problema ordini di grandezza superiore. E questo ha richiesto un impegno superiore rispetto alla precedente operazione in Venezuela. Ma la cosa importante è che l'Iran si è preparato per la guerra sbagliata, o per meglio dire Londra aveva preparato una trappola di Tucidide simile a quella irachena e afghana. L'amministrazione Trump, invece, ha scelto un campo diverso di gioco e questo ha sparigliato le carte in tavola iraniane. Ad esempio, per quanto si chiacchieri di intervento via terra, viene invece incrementata la presenza di velivoli A-10 Warthog, aerei in grado di assicurare una certa supremazia sullo Stretto rispetto a un intervento militare via terra.

Dal punto di vista militare, poi, l'operazione non è finita dato che la tattica a mosaico degli iraniani prevede un vademecum per le singole unità affinché svolgano compiti precisi ogni giorno (per quanto le scorte non siano infinite); mentre invece dal punto di vista strategico è finita. Gli USA, infatti, stanno lavorando col governo civile e l'ala militare, questo perché l'IRGC aveva il controllo completo sull'armamentario iraniano. L'esercito era praticamente ridotto a rango di polizia locale. In questo modo l'IRGC poteva avere il controllo, tramite missili balistici e addirittura un'arma nucleare, sulle strozzature marittime nella zona. Ricordate anche che questa gente, per quanto fanatica possa essere, non è folle. Chi è disposto a veder bruciare tutto intorno a sé rimangono sempre Londra e Bruxelles. I razionamenti energetici sventolati in Europa sono la conseguenza diretta dell'ideologia miope e sconsiderata che entrambi questi centri di potere hanno usato come scusa per colonizzare poi il resto del mondo. Ora sono vittime della loro stessa narrativa, che purtroppo finisce per strangolare anche la popolazione autoctona. E, dispiace dirlo, ma su questo Trump ci contava.

Per l'appunto, invece di distendere gli animi in Ucraina si lasciano sciamare droni sulle strutture energetiche russe e le si attaccano. Questa è gente priva di scrupoli, disposta a tutto pur di conservare il proprio ruolo nella gerarchia di potere attuale e la rabbia della popolazione dovrebbe essere direzionata contro di essi. E data la direzione da dove arrivano questi droni, è facile concludere che si tratti molto probabilmente di operazioni inglesi. Tentativi disperati di arginare un semplice scenario che spaventa a morte la City di Londra: la ristrutturazione delle rotte marittime, l'inversione del globalismo e la regionalizzazione delle catene di approvvigionamento, e la rimozione dei “caselli inglesi” lungo le “autostrade” dei flussi monetari internazionali ombra. Finalmente il potere economico statunitense potrà essere scatenato senza che ci sia una mano che intervenga esternamente per direzionare, o stoppare, un tale potenziale.

Per capire il quadro generale dovete pensare alla strategia degli Stati Uniti come se fosse divisa in 3 fasi: la prima consisteva col riprendere il controllo del prezzo del dollaro attraverso il SOFR; la seconda consisteva nel riprendere il controllo dei prezzi dei risparmi attraverso oro e argento; la terza consiste nel riprendere il controllo sul processo di alimentazione monetaria dei mercati mondiali, tramite il petrolio. Negli ultimi 3 anni la volatilità nel Brent è più che raddoppiata, la City di Londra l'ha praticamente mandata su di giri. In questo modo ha buttato fuori quasi tutti i player reali dal mercato e assottigliato i volumi... capite che questa è una tattica suicida... ed era anche consapevole. Perché una volta ammazzato il mercato del Brent, i processi della City si sarebbero spostati a Dubai (finanziarizzando poi il petrolio dell'Oman/Dubai). Trump ha fatto in modo che un tale “trasloco” non avvenisse, da qui il crollo psicologico degli investitori nei confronti della città. L'impennata del WTI, adesso, conferma la backwardation del petrolio e che questa guerra riguarda il prezzo e il controllo al margine del barile di petrolio.

Parallelamente a ciò corre un'altra strategia, anch'essa in 3 fasi, come ripetuto già da tempo: far uscire allo scoperto quelle organizzazioni che usavano l'ombra per camuffarsi e chiudere selettivamente i vari canali monetari che sfruttavano per finanziarsi. Dapprima i flussi pubblici e la mannaia che si abbatte sugli sprechi in ambito Stato sociale americano. Attraverso le spese gonfiate di Medicare/Medicaid e previdenza sociale, indirizzate verso una traiettoria insostenibile, i dollari volavano all'estero e fungevano da propellente per la riserva frazionaria nel mercato dell'eurodollaro, garantendo “pasti gratis” a chi sfruttava questo meccanismo e svuotando l'economia statunitense. Tutta la pletora di ONG e organizzazioni estere avevano e hanno ancora lo stesso compito. A tal proposito, il segnale che sta dando Bessent è uno: niente più pasti gratis a scapito della sostenibilità americana. E dopo essersi occupati del flusso di fondi pubblici, indirizzarsi a quelli privati: cartelli, terroristi, riciclaggio di denaro. Solo in questo modo le organizzazioni malevole nell'ombra saranno costrette a usare i loro di capitali.

E li stanno usando, nonostante abbiano messo da parte quantità considerevoli di risorse monetarie dopo decenni di manipolazioni dei mercati. Infatti Le banche europee continuano a operare come operano perché la BCE, la Banca del Canada e la Banca d'Inghilterra le tengono a galla e manipolano i differenziali delle obbligazioni. Ma ora si aggiunge un ulteriore strato di difficoltà nelle condizioni attuali di crisi energetica. Manipolare la valuta: tenere alto il valore dell'euro per compensare gli aumenti dei prezzi del petrolio. Per farlo devono vendere titoli del Tesoro americani, oppure l'oro. Ecco perché il metallo giallo ha subito una correzione di recente. Da notare che gli USA hanno superato l'inversione della curva senza troppi problemi.

A proposito di oro, qui chi ha venduto grosse quantità di metallo giallo è stata la Turchia. La Turchia sta vendendo oro per due ragioni principalmente. E c'è anche l'Iran al centro di questa storia. Quando Obama tagliò fuori l'Iran dallo Swift nel 2011, la Turchia cambiò le regole del suo sistema bancario affinché potesse detenere oro come riserve. L'India ha fatto la stessa cosa quest'anno ed entrambi sono avamposti inglesi. La Turchia prese quella decisione perché l'Iran doveva vendere il petrolio sul mercato aperto e doveva riciclare i proventi attraverso il sistema bancario di qualcuno. Quindi l'Iran vendeva petrolio in cambio di oro, poi lo vendeva alle banche turche, le quali poi lo vendevano per qualsiasi valuta avessero bisogno. All'epoca aveva senso affinché l'Iran potesse sopravvivere alle sanzioni. Se guardate la lista dell'FMI riguardo l'oro in possesso delle varie nazioni, noterete che la Turchia ha un asterisco perché è un numero che varia molto in base al denaro che entra/esce dalle banche turche. Anche perché, se davvero i turchi sono così “ricchi” in oro, come mai la lira turca è in caduta libera? Si tratta, quindi, di oro di passaggio e non serve davvero come riserva o supporto per migliorare la base di capitale del Paese. La Turchia, così come il Canada, nell'effettivo non ha affatto oro. La settimana scorsa chiudevano i contratti di marzo della LBMA e, come avevo evidenziato in precedenza, Londra aveva bisogno di oro fisico per coprire le proprie passività.

Il prossimo campo di battaglia, invece, che la cricca di Davos sta preparando è quello del razionamento energetico. C'è un senso di impotenza che serpeggia adesso, non solo nel resto del mondo, ma anche negli USA. Il senato è praticamente bloccato, il Dipartimento di Giustizia non è stato in grado di perseguire i protagonisti di tutti quei casi importanti e lo spettro delle midterm rischia di ostacolare l'agenda dell'amministrazione Trump. La vera scommessa è che l'economia americana sia in condizioni migliori rispetto a quelle del resto del mondo (soprattutto UE e UK), perché la cricca di Davos sta davvero giocandosi il tutto per tutto. L'ultimo report sulle payroll americane è incoraggiante, così come altri indicatori macro, suggerendoci che nonostante i prezzi della benzina siano alti, solo gli americani sono in grado di sopportare $4 di media al gallone. Gli altri capitoleranno subito. Stesso discorso possiamo farlo con la borsa americana e la resilienza sulla scia dello scoppio della bolla del private credit. È un braccio di ferro, quindi, e la muscolatura migliore fortunatamente ce l'hanno ancora gli USA rispetto alla cricca di Davos.

Lo ripeto per chi ancora non avesse compreso il punto centrale dell'operazione americana in Iran: tali sforzi sono sostanzialmente mirati a costringere Londra e Bruxelles ad accettare i termini della resa presentati da Trump a Davos e Rubio a Monaco. L'Iran è solo un proxy. Prima di dichiarare indipendenza dall'ombra inglese sul sistema eurodollaro, gli Stati Uniti garantivano la libera navigazione nel mondo e tutti gli altri strutturavano le proprie economie e politiche attorno a questa assicurazione gratuita. L'Europa e il Regno Unito hanno sguinzagliato linee di politica ecologiste, ridotto le proprie capacità militari e impartito lezioni a Washington sulla virtù del globalismo, sicuri, tramite le proprie infiltrazioni al Congresso e alla Casa Bianca, che le portaerei americane sarebbero sempre state a loro disposizione.

Trump ha alimentato un momento di massima tensione e nel frattempo ha tolto la sopraccitata garanzia militare automatica. Il punto, quindi, è dilatare i tempi e farlo prima delle elezioni di medio termine. Permettendo che una chiusura o una semi-chiusura di Hormuz faccia sentire i suoi effetti sulle economie europee, Trump si assicura che il dolore immediato si concentri proprio nelle giurisdizioni che hanno più palesemente approfittato degli USA: Londra e Bruxelles. Le loro industrie, i loro consumatori e le loro convinzioni sulla transizione energetica vengono smascherati per quello che sono realmente: un pio desiderio sostenuto da un'architettura ombra che incanalava risorse di capitale americane verso le fantasie ambientaliste europee. In questo contesto il messaggio di Trump diretto ai leader europei e britannici – “Avete più bisogno del petrolio dello Stretto di Hormuz di noi; perché non andate a prendervelo?” – non è una frase buttata lì a caso: stiamo assistendo alla riorganizzazione di un sistema in cui gli Stati Uniti, di fatto, controllano il flusso globale di petrolio. Un mondo in cui la produzione nel Sud America allineata agli Stati Uniti, unita alla capacità discrezionale di garantire, o meno, la sicurezza di Hormuz, pone Washington al centro della scacchiera degli idrocarburi. Per questo obiettivo strategico un rapido ripristino del vecchio status quo sarebbe controproducente.

Una “soluzione rapida” in Iran significherebbe che Londra e Bruxelles tirerebbero un sospiro di sollievo e tornerebbero alla normalità. Dicendo esplicitamente a Londra e Bruxelles di “andare a prenderselo” da soli il petrolio in Iran, Trump impone un confronto basato sull'ormai manifesta power politics. I leader europei e britannici devono affrontare il fatto che i loro sistemi energetici, le loro basi industriali e i loro sermoni geopolitici si fondano sullo sfruttamento del potere americano. In tal senso il ritardo nella “riapertura” dello Stretto e la sfida lanciata agli alleati della NATO affinché lo facciano da soli non è indecisione, né le dichiarazioni di Trump sono oscure e confuse. È una strategia meticolosa che richiede una determinazione ferrea per liberarsi di una struttura finanziaria ombra che per decenni ha tenuto in ostaggio la ricchezza reale americana. Dichiarare indipendenza da questa idrovora non sarà facile, ridurre alla sete di liquidità gratis coloro che in precedenza la davano per scontata richiederà grandi sacrifici e al tempo stesso ritorsioni sempre più violente.

Ma lo strangolamento non avviene solo a livello energetico. Quello è solo il primo strato; esso si ripercuote inevitabilmente nei mercati delle valute e nei cosiddetti avamposti mondiali che fanno riferimento a Londra e Bruxelles. Quando i prezzi dell'energia subiscono un'impennata, i Paesi dipendenti dalle importazioni si trovano immediatamente di fronte a un problema: hanno bisogno di più dollari per pagare lo stesso volume di carburante. Se non ce li hanno, la loro valuta si indebolisce, e se la loro valuta si indebolisce le importazioni diventano ancora più costose. La risposta standard è che la banca centrale venda le riserve in valuta estera per difendere la divisa nazionale e assorbire lo shock. Questo funziona, ovviamente, fino a quando le riserve non si esauriscono. La Turchia ha consumato le sue riserve più velocemente di quanto quasi tutti si aspettassero: solo nella prima settimana di marzo la banca centrale ha speso $12 miliardi per difendere la lira. A metà marzo le riserve erano scese da $65,7 miliardi a $53,6 miliardi.

Il 13 marzo gli investitori stranieri hanno venduto titoli di stato turchi al ritmo settimanale più veloce mai registrato. I trader che avevano preso in prestito dollari a basso costo e li avevano investiti sui tassi di interesse turchi al 37% per massimizzare i profitti, si sono dati alla fuga: si stima che tra i $12 e i $15 miliardi di capitali siano fuggiti in due settimane. Al Gran Bazar di Istanbul i cambiavalute vendono dollari a un premio rispetto al tasso interbancario, un indicatore affidabile del panico diffuso tra gli investitori.

L'India ha agito con maggiore discrezione. Il 13 marzo il Ministro delle Finanze, Nirmala Sitharaman, ha presentato alla Lok Sabha richieste supplementari di stanziamenti, tra cui circa $6,7 ​​miliardi per un “Fondo di Stabilizzazione Economica”, con un obiettivo di raccolta fondi totale di $12 miliardi. Lo scopo dichiarato: “margine di manovra fiscale” per far fronte agli “shock energetici e alle interruzioni delle catene di approvvigionamento dovute al conflitto in Medio Oriente”. L'India importa quasi l'87% del suo petrolio greggio e il caos energetico ha già causato una delle più gravi carenze di gas degli ultimi decenni: le autorità hanno interrotto le forniture di GPL all'industria per garantire alle famiglie una quantità sufficiente di combustibile per cucinare. Lo schema: Turchia e India rappresentano due livelli di sviluppo economico e due diverse entità di capacità di spesa pubblica, ma stanno facendo la stessa cosa, ovvero consumare le proprie riserve.

Ma cosa succede quando non sono sufficienti?

Quando le riserve non riescono a contenere lo shock i governi si rivolgono al lato della domanda: iniziano a razionare l'energia, riducendo i consumi con la forza. Il Pakistan, poi, è passato direttamente a un'austerità totale. Il 9 marzo il Primo Ministro, Shehbaz Sharif, è apparso in televisione annunciando 15 misure di emergenza: una settimana lavorativa di quattro giorni per i dipendenti pubblici, la chiusura delle scuole per due settimane, il passaggio obbligatorio al telelavoro per il 50% della forza lavoro governativa, il divieto di tutti i viaggi ufficiali all'estero, la rinuncia allo stipendio per due mesi per i membri del governo, una riduzione del 25% dello stipendio per i parlamentari, una riduzione del 30% per i funzionari con uno stipendio superiore a 3 milioni di rupie al mese e il fermo del 60% dei veicoli governativi. Tutti i fondi dedotti confluiscono in un fondo denominato “Piano di Austerità del Primo Ministro”, nessuno, però, sulla stampa pakistana si è posto la domanda ovvia: austerità da cosa? Il Pakistan importa oltre l'80% del suo petrolio. Le detrazioni salariali e i veicoli fermi sono una cifra irrisoria rispetto al conto dell'energia che il Pakistan si appresta a pagare.

Ma è nell'Asia meridionale e sudorientale che il razionamento è diventato più viscerale, perché questi Paesi sono entrati nella crisi con le riserve più esigue. Il Bangladesh importa il 95% del suo carburante e ha riserve petrolifere sufficienti per circa tre settimane. In alcuni distretti i distributori di benzina sono rimasti a secco. Il settore tessile, che genera l'84% dei proventi delle esportazioni del Paese e impiega circa quattro milioni di lavoratori, sta affrontando interruzioni di corrente a rotazione di otto-quattordici ore al giorno. Lo Sri Lanka, segnato dal collasso economico del 2022, ha riattivato il suo sistema nazionale di codici QR per il carburante: ogni veicolo deve registrare il proprio numero di identificazione e il numero di cellulare, generando un codice QR univoco che un addetto alla stazione (spesso scortato dai militari) scansiona prima di erogare carburante. Le motociclette sono limitate a cinque litri a settimana, le auto a quindici litri e gli autobus a sessanta litri. Le Filippine hanno dichiarato lo stato di emergenza energetica nazionale; la giunta militare del Myanmar ha istituito giorni di guida alternati a Yangon e Naypyidaw, con soldati a guardia dei depositi di rifornimento. Le Nazioni Unite stimano che i prezzi del petrolio siano aumentati di circa il 45% e quelli del gas del 55% dalla fine di febbraio, con un incremento del 35% dei prezzi dei fertilizzanti.

C'è un punto in ogni crisi monetaria in cui il governo smette di cercare di difendere il tasso di cambio e inizia a cercare di impedire che la ricchezza lasci il Paese. I controlli sui capitali segnalano che le autorità hanno perso fiducia nella loro capacità di gestire la situazione con strumenti convenzionali e accelerano il panico stesso che sono progettati per prevenire. La Russia, ad esempio, è intervenuta il 26 marzo con due decreti: uno che vieta l'esportazione di rubli in contanti superiori all'equivalente di $100.000 verso gli stati dell'Unione Economica Eurasiatica e un altro che vieta l'esportazione di lingotti d'oro di peso superiore a 100 grammi. La motivazione ufficiale: combattere l'economia sommersa. Il contesto reale: la Russia ha registrato un deflusso di liquidità pari a $13,2 miliardi dal sistema bancario solo a gennaio 2026, dovuto al passaggio delle imprese al mercato nero per evitare l'aumento dell'IVA. Il viceministro delle Finanze, Alexei Moiseev, ha riconosciuto che l'oro viene sempre più utilizzato come sostituto della valuta estera in transazioni illecite e nella fuga di capitali. Poi c'è la Turchia come dicevamo prima, la quale ha trascorso l'ultimo decennio accumulando circa $135 miliardi in riserve auree per scambiarle con valuta forte sul mercato londinese.

Ed ecco l'ultima fase: la resa dei conti. Se volete vedere dove porta questa strada quando non ci sono più riserve, nessun cuscinetto fiscale e nessuna via d'uscita da bloccare, guardate il Libano. Ovviamente è il capolinea questo e non tutti ci arriveranno. L'unica variabile è la velocità e la chiusura di Hormuz ha accelerato il processo per tutti i mercati importatori di petrolio.

L'attuale sistema finanziario mondiale si basa su due elementi: energia a basso costo e liquidità in dollari. Togliendo uno dei due elementi l'intero sistema inizia a collassare; togliendoli entrambi contemporaneamente si ottiene qualcosa che assomiglia meno a una recessione e più a un collasso sistemico. I Paesi che oggi stanno bruciando le riserve in valuta estera saranno quelli che domani si rivolgeranno al Board of Peace per prestiti di emergenza.

La questione non è se tutto questo rimodellerà i mercati globali e la politica monetaria. Lo ha già fatto.

Il riassesto della proiezione di potere militare è una funzione del riassesto del flusso di petrolio intorno al mondo, il che a sua volta è un riassesto del flusso di denaro nel mondo. Quella in Iran non era una guerra ma la rottura di una rete, come avvenuto in Venezuela e col CJNG; strozzature che dovevano essere bonificate. La maggior parte delle strade conducono a Londra, ma molto spesso una tappa intermedia prima della destinazione è Bruxelles. La tassa principale che ha fatto ingrassare le casse della City di Londra è quella del caos su cui s'è fondato il suo schema di ricatto “Dividi et impera”. È risaputo che l'IRGC ha connessioni con Londra e Parigi, e tramite i canali finanziari ombra è riuscita a connettere gli interessi di tali luoghi con le organizzazioni terroristiche internazionali. Gli USA sono serviti da garanzia collaterale in tutto questo schema di pagamenti ombra. Trump ha semplicemente detto “Basta!”. Gli USA non pagheranno più i loro interessi sul debito per finanziare navi e marinai per pattugliare i mari gratis, mentre gli inglesi incassavano i premi delle assicurazioni, le commissioni nel Forex e fomentavano il caos facendo aumentare allo stesso tempo i premi di rischio. L'Iran, quindi, non era altro che una delle ultime roccaforti in cui l'Impero inglese fomentava il caos nella regione ed è questo Impero che ha perso, non quello americano.

Non esistono coincidenze in geopolitica, solo evoluzioni di eventi innescati in precedenza.


CONCLUSIONE

Mentre la maggior parte delle persone è occupata a lanciare invettive contro Trump, coloro che sono anti-umanità e anti-civiltà ottengono nuovamente un free ride di fronte alla percezione comune. Inutile dire che social, stampa generali sta e canali d'informazione alternativi fanno un buon lavoro sotto questo aspetto per sviare accuratamente le attenzioni. La critica alla classe dirigente europea è pressoché assente; la rabbia nei confronti della classe dirigente europea è assente. Nel frattempo il tortuoso cammino americano verso una nuova indipendenza continua.

Iniziato col SOFR, ha dovuto seguire un percorso di maturazione caratterizzato da continui attacchi alla sua fragile, almeno inizialmente, architettura. Ciò ha costretto gli Stati Uniti ad assecondare il principio di distopia della cricca di Davos che ha infestato il mondo, in modo più virulento rispetto al passato, dal 2019 al 2022. Da quel momento in poi gli Stati Uniti hanno potuto cambiare la propria postura: da difensiva ad attaccante. Ma questi sono temi che ho trattato ampiamente nell'ultimo libro che ho pubblicato, Il Grande Default.

Trump, quindi, sta riorganizzando le rotte petrolifere mondiali e le “rotte” finanziarie mondiali. Il super potere della City di Londra passa dai flussi monetari e dai flussi commerciali, in particolar modo dalle assicurazioni. L'IRGC e la sua minaccia di “chiusura” dello Stretto di Hormuz era il braccio armato del club P&I con cui la City di Londra gestiva a monte il flusso del petrolio e per estensione quello del commercio mondiale. Ecco perché la dichiarazione di guerra del 28 febbraio nei confronti dell'Iran era indirizzata a tutti i mezzi militari ad appannaggio dell'IRGC, le guardie pretoriane del regime e vero comandante del Paese dietro le quinte. L'obiettivo ambizioso di questa operazione è togliere dalle mani inglesi questo premio, se non addirittura portarlo nelle mani americane e protetto dalla Marina americana. Quest'ultima smette praticamente di lavorare gratis per gli altri e farli ingrassare sul loro trono di ideologie verdi e fantasie di burocratizzazione del mondo intero. È la solita storia: tutti i vantaggi scorrevano all'estero, pochi benefici, se non nessuno, restavano negli USA.

Ancora una volta, non dovete ascoltare tutto ciò che dice Trump. La maggior parte delle volte è “smoke & mirror”, un suo modo di negoziare. Sono poche le volte in cui dice effettivamente ciò che sarà. Dovete guardare all'evoluzione della sua strategia, lì risiede il vero potere analitico di “predizione”. Se invece volete direzionalità a livello verbale, ascoltate Jamie Dimon. Una di quelle volte in cui Trump è stato chiaro è proprio di recente quando ha pubblicato un post sul social Truth in cui invitava i “partner” europei e inglesi ad andarsi a prendere il petrolio se davvero lo volevano. O altrimenti comprarlo dagli USA.

Oltre ad aver sottolineato l'obsolescenza della NATO, sostituita molto probabilmente da una nuova alleanza in Medio Oriente, Trump ha reso chiaro che acquistare petrolio o gas dagli USA significherà accettare altresì il pacchetto di assicurazioni americane messi a disposizione dal DFC.

Gli USA possono aspettare tutto il tempo che vogliono in tal senso, non hanno alcuna fretta. Il cappio energetico che si stringe è intorno al collo di Londra e Bruxelles, non a quello di Washington. Infatti tre nuovi terminal di GNL vengono espansi negli Stati Uniti, riorganizzando altresì il modo in cui scorre l'energia a livello interno (resa consapevolmente inefficiente in precedenza).

Questo tipo di riorganizzazione non avviene dalla sera alla mattina. Richiede tempo. Stiamo parlando di reti ombra che vengono riorientate, accordi centenari che devono essere riscritti, alleanze abbandonate per nuove. Senza contare la pressione psicologica e i ricatti nel momento in cui si “tradisce” il vecchio assicuratore inglese per quello nuovo americano. Alcune delle compagnie marittime vantano centinaia di anni di sottoscrizioni assicurative con Lloyd's, ad esempio. Tutto ciò era chiaro sin da quando Trump, in risposta all'opzione nucleare lanciata tramite la confusione dei primi giorni di conflitto dall'Iran ovvero “chiudere” lo Stretto di Hormuz e poi concretizzata nell'effettivo dalle assicurazioni inglesi che hanno smesso di assicurare le navi in caso di guerra, ha presentato la possibilità di un'assicurazione americana per le navi in transito ad Hormuz. Come ci insegna la teoria Austriaca, tutti i cambiamenti avvengono al margine: infatti saranno le piccole compagnie di spedizione greche le prime ad accettare la proposta assicurativa americana, le più colpite finora dalla crisi.

In sintesi, gli Stati Uniti si stanno emancipando non solo dai singoli punti di fallimento a livello finanziario (es. contagio sistemico tramite l'eurodollaro), ma anche da quelli a livello commerciale in modo da non essere più ricattabili. Ecco perché stanno potenziando le strutture tecnologiche in Arizona per accogliere il know-how di Taiwan, oltre al fatto che quello stesso stato americano ha una delle riserve di elio più grandi al mondo.

Quando Trump ha detto già dal secondo giorno di conflitto che era finita, era effettivamente finita a livello funzionale. La domanda era: come si crea un equivalente di una Delci Rodriguez in Iran? Ricordate, stiamo parlando di un Paese ordini di grandezza superiore al Venezuela. L'accordo che è stato portato avanti nel corso di questi mesi non era ovviamente definitivo, bensì una bozza. Questo perché non essendo il Paese un monolite, ed essendoci diverse fazioni al suo interno, una delle quali l'IRGC, le trattative hanno subito “interferenze”. Mettiamo che il team di Trump stesse trattando con Araghchi e il suo di team: siglare un accordo con loro non avrebbe significato AUTOMATICAMENTE che essi avrebbero potuto farlo valere in patria. E questo è stato evidente durante le trattative pre-conflitto: un po' come accaduto in Turchia nel 2022 quando Zelensky era pronto a trattare con Putin, ma poi, dopo l'intervento di Boris Johnson, cambiò idea. Quando negozi contro gli interessi del tuo Paese significa che hai puntata alla testa una pistola.

In questo conflitto ci sono quattro giocatori principali: USA-Israele & Iran-City di Londra. Quest'ultima ha un interesse esistenziale in gioco: “gestione” delle leve di prezzo di petrolio, Forex e flusso di denaro tramite il commercio mondiale. Trump, quindi, non sta facendo altro che riorganizzare il commercio mondiale lontano da queste strozzature perché sono una passività per gli USA: è costato più difendere lo Stretto di Hormuz piuttosto che ricostruire l'Europa nel secondo dopoguerra. Pensavate davvero che lo scopo dell'IRGC fosse quello di diffondere la “rivoluzione islamica” piuttosto che essere partner in affari con Londra e rappresentare quindi una minaccia costante per il commercio mondiale con missili balistici, ed eventualmente bombe nucleari, in grado di raggiungere altri Stretti nel mondo? Londra ormai non ha più una Marina, non ha una più un esercito, non ha più un'industria, non ha più accesso ad energia a basso costo; l'unico controllo che hanno come Impero è sulle assicurazioni, sulle riconciliazioni finanziarie, sulle normative finanziarie e sugli intrallazzi dell'MI6. Nel momento in cui entra in scena un Donald Trump che toglie l'accesso a questi proxy, cosa credete che avrebbe fatto la City di Londra? Questa è la semplificazione, se proprio necessario, che si deve tenere a mente: è una lotta a quattro giocatori e ognuno di loro muove le proprie pedine.

Il resto è rumore di fondo e distrazione.


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