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venerdì 24 ottobre 2025

Il mondo dietro di voi

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-mondo-dietro-di-voi)

Come si suol dire, “a furor di popolo” quello di oggi sarà una sorta di pezzo riepilogativo di quanto successo finora nel panorama geopolitico ed economico. Andremo a vagliare il contesto reale, quello che a livello generalistico è contorno mentre invece è la vera sostanza di quanto accade sotto i nostri occhi. Capiremo soprattutto come l'incompetenza, in verità, è meno diffusa di quanto si possa credere nelle aule della politica, abilmente mascherata dalla malizia sottostante. La vendita alla popolazione osservante dell'incompetenza delle figure sotto i riflettori è un attenuante di gran lunga più digeribile rispetto alla piena consapevolezza delle loro azioni. In questo modo si scambiano anche “tenenti”, “colonnelli” e “generali” per i veri governanti. Ogni strato in piena vista compie azioni che fanno riferimento a uno strato superiore costituito da altri individui che conoscono le informazioni dello strato inferiore più le loro e così via fino a salire fino in cima a questa catena di comando dove la “cupola mafiosa” fatta di famiglie e interessi antichi, molto antichi, tirano le stringhe delle marionette. Ovviamente non hanno tutte le informazioni del mondo, impossibile per un semplice essere umano, ciò che hanno invece è l'esperienza della storia e la capacità di influenzare pesantemente l'ambiente al di sotto del loro raggio d'azione. E come in ogni cupola mafiosa che si rispetti, ci sono alleanze e tradimenti, interessi circostanziali ed esistenziali. Nessuno è amico di nessun altro, ma la coincidenza d'intenti quella sì che investe di una patina superficiale di amicizia la fugacità di una alleanza.

Se immaginate il caos, vi sbagliate. Esiste un “codice di condotta” e come in qualsiasi gioco esistono delle regole. Certo, possono essere stiracchiate fino alla quasi rottura, ma non possono essere infrante. Il sopraccitato codice è il Diritto marittimo, il quale regola e imposta le relazioni tra gli “uomini” sulla “terra”. Per quanto la Legge naturale dovrebbe essere il faro guida al di sotto del quale tutti dovrebbero sottostare, artifici semantici e capovolgimenti giuridico/religiosi hanno portato al di sopra della stessa il Diritto marittimo. In questo senso la cupola mafiosa risponde certamente a una sorta di “diritto” e regole, ma non sono le stesse cui è sottoposta la gente comune (la formula la “Legge è uguale per tutti” è la legge del più forte, coniata per la prima volta in quella che fu la Battaglia di Milo). La scena della riunione tra le varie bande criminali nel film, Il Padrino, è utile in questo senso per capire meglio quanto detto finora.

È qualcosa di nuovo? No. Vi basta osservare qualsiasi chiesa, ad esempio, e noterete che gli affreschi a sfondo religioso saranno caratterizzati anche da stemmi di casate nobiliari. La propaganda dell'epoca la potremmo definire, sostituita oggi dall'intrattenimento di massa, ciononostante la storia è una cronologia di battaglie, alleanze e tradimenti di famiglie che si sono godute il privilegio di poter “gestire” le persone (inconsapevoli) al di sotto di esse. L'Unione Europea, per fare un esempio contemporaneo, è una tecnocrazia oligarchica dove famiglie di potere (come quella della Von der Leyen) usano un impianto tecnocratico per governare. La guida occulta che sto descrivendo avviene tramite il cosiddetto “sottobosco statale”, lo Stato profondo, e questo si riverbera sugli apparati amministrativi “alla luce del sole” che subiscono pesantemente questa influenza. È una saldatura che permette a suddette famiglie di insinuare i propri sodali e, come in uno schema piramidale, così riesce a sostenersi nel tempo e proiettare maggiore potere.

L'epoca storica moderna non permette più l'imposizione del potere politico tramite quello economico, bensì tramite la tecnocrazia. “Lo dice la scienza” è l'eggregora per eccellenza che, come un grimaldello, apre le coscienze della maggior parte delle persone ed esse diventano disponibili (acconsentono) a sottostare alla direzionalità impostata dall'alto. In tutta Europa, al giorno d'oggi, la politica è stata sostituita dalla tecnica e la magistratura è un braccio armato di quest'ultima. In questo mondo fatto di famiglie/fazioni/bande mafiose e retto da tecnocrati facenti funzione, la popolazione è convinta che tutto sia fatto di tecnica e pensa altresì che le varie “macroaree” (economia, geopolitica, politica estera, ecc.) siano fatte di decisioni tecniche. Lasciare tutto nelle mani dei tecnici, affidarsi ai tecnici che applicano i principi studiati, delegare: la ricetta perfetta per l'assenza di contestazioni o indagini.

L'era moderna della geopolitica è indubbiamente iniziata con la Brexit. Ripensate al giugno del 2016: Trump stava correndo contro la Clinton per la presidenza degli USA e le piazze inglesi erano infervorate da gente come Farage che spingevano per un voto contro l'UE. Alla luce di quanto detto finora, è chiaro come il giorno che anche quest'ultimo non era affatto mosso da scopi individuali e questo a sua volta significa che il movimento di chi voleva lasciare l'UE non era affatto “populista”. Stiamo parlando di quegli oligarchi, quell'aristocrazia inglese, che gravitano intorno alla City di Londra e che hanno “tradito” la Thatcher e venduto l'Inghilterra all'Unione Europea (cfr. The Rotten Heart of Europe). C'è stata la Brexit perché Trump non era quello che doveva vincere la carica di presidente e, col senno di poi, essa s'è dimostrata una lotta su chi avrebbe dovuto controllare le istituzioni post-Seconda guerra mondiale dopo il sacco completo degli Stati Uniti.

La vittoria della Clinton avrebbe dovuto impantanare ancora di più il Paese e permettere alle fazioni globaliste all'estero di prenderne il controllo. Così sarebbe stata una faida su chi avrebbe esercitato il diritto di sedere a “capotavola” ed essere il decisore più influente: l'aristocrazia inglese, i vecchi neoconservatori inglesi, i vecchi membri dell'Impero inglese, o i globalisti continentali (olandesi/tedeschi/francesi). Tony Blair e Jacob Rees-Mogg non “giocano” nella stessa squadra; per quanto siano entrambi globalisti il primo fa riferimento all'UE, ad esempio. Così come Obama... e così come Farage fa riferimento al vecchio conglomerato dell'Impero inglese nella City di Londra. Quest'ultima gente è “l'eredità” di coloro che ci hanno dato la Dichiarazione di Balfour, tanto per far capire i legami. Detto in termini più sintetici, le fazioni e le famiglie che costellano il mondo della geopolitica, della politica e della finanza si preparavano a banchettare sul cadavere degli Stati Uniti e spolpare ciò che ne rimaneva. A quest'ora, infatti, l'UE, l'ONU, l'FMI e la BRI avrebbero dovuto essere i riferimenti cardine del “nuovo mondo”. A tal proposito, cosa pensate che sia la recente linea di swap in dollari con l'Argentina se non l'applicazione della Dottrina Monroe da parte degli Stati Uniti e lo sganciamento della nazione dai prestiti FMI/Banca mondiale?

Quindi la Brexit era il classico “coltello nella schiena” piantato dagli inglesi nella schiena dell'UE. Si sarebbero alleati con la “nuova” America e avrebbero pienamente riconquistato la colonia fuggita. Sin da allora si è trattato di una lotta ai vertici della cupola mafiosa che governa le persone e chiunque prevalga alla fine non equivale alla “salvezza” della popolazione in generale. Nella migliore delle ipotesi si tratta di una qualità di vita lievemente migliore. La maggior parte delle persone cadrà vittima della divisione tra presunti buoni e cattivi, schierandosi con i primi. Non esistono né i primi, né i secondi; esistono solo opportunità per la gente comune di trarre vantaggio da lotte al vertice come questa, se non altro per non finire schiacciata come formiche da giganti che si prendono a randellate sulla testa. Schierarsi significa perire.

Cos'è successo nel novembre del 2016 poi? Donald Trump è stato eletto e non doveva accadere. Queste due cose hanno richiesto una revisione dei piani in corsa, dato che il tabellone di gioco non era più quello che si credeva dovesse essere. Inutile dire che l'errore è spesso il figlio dell'improvvisazione.

E qui facciamo un passo indietro introducendo nell'analisi la componente economica. Partiamo dal LIBOR.


LIBOR ED EURODOLLARI

Questo è un tema ancora oscuro per la maggior parte delle persone. Addirittura c'è chi crede erroneamente che l'eurodollaro sia il tasso di cambio tra euro e dollaro. Prima del mio ultimo libro, Il Grande Default, c'era scarsa narrativa in italiano a riguardo; dopo di esso, però, non ci sono scusanti. Il background storico di questo mercato l'ho dato in una recente serie che potete recuperare qui, quindi adesso mi limiterò ad affermare che gli eurodollari sono essenzialmente dollari offshore detenuti da banche estere. Come accaduto con l'oro, possedere una cosa passivamente non è redditizio quindi nel corso del tempo si sono studiati modi per rendere queste riserve “attive”. Il problema con i prestiti, ovviamente, era che non esisteva un tasso d'interesse di riferimento in grado di determinare l'ammontare che poteva essere richiesto all'atto di elargizione del credito. Non esistendo un tasso di riferimento che coordinasse il sistema bancario mondiale, permettendo alle singole banche in una nazione di prestare dollari a un'altra di un'altra nazione, emerse una necessità che non tardò a essere soddisfatta.

Così come venne creato il gold fix a Londra per intermediare a livello internazionale i contratti sintetici legati al metallo giallo, nel 1968 una banca greca fece sapere che avrebbe prestato le sue riserve in dollari a un tasso d'interesse tra il 4.5% e il 5%. Il precedente crea il caso e nel 1984 la storia arrivò a mostrare 18 banche della City di Londra che, alla fine della giornata, si riunivano in teleconferenza per determinare il prezzo a cui sarebbero stati concessi i prestiti in dollari tra di esse. A cascata questo avrebbe permesso di adottare un tale riferimento per mutui, titoli garantiti da ipoteca, ecc. Nel mondo di oggi, dove i computer imperversano e le comunicazioni digitali sono più veloci, sarebbe stato meno macchinoso il processo, allora, invece, ci si doveva accontentare di un “giro di telefonate”. E fu così che il LIBOR (London Interbank Offered Rate) sarebbe stato preso come modello mondiale per i dollari circolanti all'estero.

L'anno successivo, il 1985, gli Accordi del Plaza resetteranno le valute fiat dopo lo scisma dall'oro del 1971 e le collegarono alla determinazione del LIBOR. Per allora il sottobosco dei prestiti in dollari al di fuori degli Stati Uniti era andato già fuori controllo e fu esattamente ciò che portò alla crisi economica degli anni '70, la quale non fu risolta da Volcker ma dall'introduzione del LIBOR. La Francia di De Gaulle diede solo una spintarella al sistema finché venisse riformato lungo questi binari e il mio sospetto è che ci fosse un accordo sottobanco con gli inglesi per premere sull'acceleratore: nonostante l'odio tra i due Paesi, esso fu scavalcato dal desiderio di ottenere pasti gratis tramite finanziamenti in dollari offshore a riserva frazionaria e la possibilità di riconquistare la colonia sfuggita al loro controllo. Ricordiamoci che la Francia lavorò insieme all'Inghilterra per fomentare la guerra civile americana.

Il LIBOR, quindi, divenne il tasso d'interesse a cui sarebbero stati indicizzati tutti i debiti mondiali denominati in dollari, inclusi anche quelli negli Stati Uniti. Per esempio, quando una banca doveva impostare l'interesse da far pagare a un qualsiasi mutuatario, gli chiedeva il tasso del LIBOR + n (dove n era un qualsiasi numero che permetteva all'istituto di credito di guadagnare dal prestito). Lo stesso accadeva con le carte di credito. Quando si prendevano questi due fatti insieme, ovvero il LIBOR che indicizzava tutti i debiti del mondo e il mercato dei dollari offshore che era di ordini di grandezza più grande di quello interno, la Federal Reserve non era affatto l'istituto che determinava la politica monetaria americana.

Facciamo un altro passo avanti adesso. L'economia degli Stati Uniti è di gran lunga la più forte del mondo, dato che può mandare dollari fuori e far entrare beni (Dilemma di Triffin), di conseguenza può permettersi un costo del capitale più alto rispetto al resto del mondo. I mercati esteri, nonostante le loro riserve in dollari, sono molto più suscettibili a una variazione del tasso di riferimento americano (Federal fund rate). Per dirla in altro modo, l'economia americana è più dinamica e capace di assorbire un costo del capitale più elevato per la fabbricazione dello stesso prodotto che potrebbe essere fabbricato in Vietnam. Se, ad esempio, uno volesse costruire una casa in Vietnam ciò sarebbe accessibile a un tasso Fed Fund del 3%; se uno volesse fare la stessa cosa negli USA, ciò sarebbe ancora accessibile al 5,5%. Perché? Perché l'economia statunitense è migliore, più profittevole e più efficiente. Gli americani sono in grado di usare il capitale a loro disposizione in modo più efficiente rispetto ai vietnamiti. Questo è un vantaggio non indifferente quando, ad esempio, la FED, facendo ricorso al suo keynesismo, afferma di dover “rialzare” i tassi d'interesse per “raffreddare” la creazione di credito nell'economia.

Gli Austriaci hanno sempre avuto ragione a criticare la FED perché capitolava “troppo in fretta” nel suo ciclo di rialzo dei tassi e tornava a tagliarli. Con le informazioni che avete a disposizione adesso e la mia ricerca in tal direzione, cari lettori, adesso sapete il perché: non perché la FED fosse stupida o incapace, bensì a causa del LIBOR. Per 40 anni questa giostra ha continuato a girare: la FED vedeva “surriscaldarsi” l'economia americana a causa di un'enorme espansione dei mercati dell'eurodollaro, quei dollari tornavano in patria, svalutavano il biglietto verde ed essa rialzava i tassi d'interesse. Ma qui arrivavano i guai: il Vietnam, come nell'esempio precedente, non poteva gestire tassi d'interesse al 7%, solo al 3%, e i debiti iniziavano ad “andare a male”. Il LIBOR, di conseguenza, esplodeva al rialzo ben al di sopra del Fed fund rate americano, dato che c'era un fuggi-fuggi per accaparrarsi il denaro con cui servire il debito. In particolare esplodevano i tassi sul front-end della curva del LIBOR (la domanda di dollari era più impellente nel breve termine ovviamente) e, superando quelli sul back-end, essi segnalavano inversione e quindi pericolo di recessione.

Le economie meno efficienti, quindi, affrontavano lo spauracchio dell'inadempienza, cosa che accadde, ad esempio, con Long-Term Capital Management quando andò in default a causa della crisi che dapprima scoppiò in Thailandia e poi si diffuse in Russia. La leva finanziaria, infatti, è un'arma a doppio taglio; può dare soddisfazioni, ma piramidarci sopra progetti a lungo termine significa esporsi a un volo da un burrone assicurato. Il LIBOR e la riserva frazionaria nel mercato degli eurodollari alimentavano la sconsideratezza e l'azzardo morale perché si supponeva che sarebbe stato un sistema sempre a disposizione del resto del mondo. Certo, ci sarebbero stati agnelli sacrificali qua e là ogni tanto (es. crisi argentina, crisi asiatica, bolla dotcom, LTCM, ecc.), però poi si sarebbe acceduto alla stessa fonte che aveva causato la crisi per inondare la stessa di dollari e prenotarsi per il giro di giostra successivo.

Il meccanismo era sempre lo stesso: necessità di dollari, prestiti nei mercati pronti contro termine per raccattare qualsiasi finanziamento rapido possibile, esplosione al rialzo del LIBOR. Ma cosa succedeva negli Stati Uniti? Esplodevano al rialzo anche i tassi variabili dei mutui, ma non dell'ammontare equivalente al rialzo dei Fud fund (diciamo da 2% al 5%) bensì di quello del LIBOR (diciamo dal 2% al 9%). D'improvviso le carte di credito passavano da tassi al 12% a tassi al 21%, ad esempio, e così anche per i tassi per i prestiti automobilistici, i mutui immobiliari, il credito revolving, ecc. Cosa succedeva all'economia americana quindi? Iniziava a rallentare ben prima che gli investimenti improduttivi del precedente ciclo potessero essere eliminati, come recita correttamente la teoria Austriaca del ciclo economico, e la FED era costretta a tagliare i tassi ben prima che tale processo potesse concludersi efficacemente. In sintesi, era la City di Londra a controllare l'economia e il sistema bancario americani.

Mentre la stampa generalista veicolava l'idea che la FED fosse gestita da incompetenti, gli Austriaci fungevano da cassa di risonanza e amplificavano il messaggio fraudolento: “End the FED”! Obiettivo legittimo, ma perché non “End the BOE” la fonte primaria di tutti i mali economici? A causa del loro ego: il (presunto) riconoscimento a livello mainstream li ha accecati e ha gonfiato il loro orgoglio, facendoli trincerare nella teoria e abiurando la pratica di ciò accade nella realtà. La teoria è valida, e anche una guida per obiettivi di lungo termine, ma nel frattempo viviamo il presente e i fatti che lo costellano non andranno via chiudendo semplicemente gli occhi di fronte a essi.

Nel 2022, però, tutto questo è cambiato. Per capirlo, riprendiamo la storia dove l'avevamo lasciata quando Trump è stato eletto presidente nel 2017. La prima cosa che fa è nominare un nuovo presidente alla Federal Rserve: Jerome Powell. Janet Yellen stava per lasciare la carica e si rifiutava di rialzare i tassi quando ce n'era bisogno, Wall Street quindi consegna nelle mani di Trump il nome di Powell. Sì, Wall Street, perché non dimentichiamoci delle fazioni di cui abbiamo parlato all'inizio di questo saggio: una di queste negli USA è quella facente riferimento ai cosiddetti New York Boys, ovvero quel gruppo di pressione rappresentato dal sistema bancario commerciale americano la cui capillarizzazione sul territorio è ben radicata. Powell è stato per anni un membro del FOMC e uno di quelli che, sin dall'epoca Bernanke, è stato un fermo sostenitore della necessità di rialzare i tassi e fermo critico dell'obiettivo d'inflazione al 2%. Come seconda mossa, Trump sposta John Williams dalla FED di Atlanta alla FED di New York. Per chi non avesse contezza di come è strutturata la Federal Reserve, esiste la sede principale a Washington DC e poi le 12 Federal Reserve regionali. Quella di Atlanta non ha tanto potere, quella di New York invece organizza l'overnight repo desk (mercato dei prestiti rapidi, linee di swap in dollari, ecc.) e le altre strutture della branca principale.

Perché è importante Williams nella nostra storia? Perché è l'architetto del SOFR (Security Overnight Financing Rate), un tasso interbancario tra la Federal Reserve e le banche americane che comprano dollari nel mercato pronti contro termine americano. Quel che è importante assimilare è che la domanda di denaro nel breve termine viene gestita egregiamente e lo scompenso tra domanda/offerta di denaro viene gestito esclusivamente dal mercato pronti contro termine americano. Se, ad esempio, una banca deve pagare dividendi o stipendi domani, ma ha solo titoli del Tesoro americani e poca liquidità dato che avrebbe ricevuto una grossa somma due settimane dopo, essa può rivolgersi a una sua controparte e farsi prestare dollari ponendo come garanzia i titoli a sua disposizione. Il contratto pronti contro termine è il privilegio di usare dollari di altri, o liquidità di altri, per un breve lasso di tempo in cambio di un interesse pattuito tra le parti.

Quindi il SOFR è una tasso a cui vengono indicizzati i debiti interni degli Stati Uniti e nel momento in cui gli americani richiederanno un finanziamento o un mutuo verrà caricato loro come interesse SOFR + n, non più LIBOR + n. Ma ecco il punto: il SOFR non è dipendente dall'opinione di 18 banche nella City di Londra. Se in passato l'impostazione del LIBOR per i dollari offshore influenzava pesantemente i mercati americani, e quindi le condizioni economiche estere, soprattutto quelle di Europa e Inghilterra, influenzavano pesantemente i mercati americani, ora questi ultimi rispondono esclusivamente alle condizioni economiche interne tramite il SOFR. Sono le differenze più piccole a fare la vera differenza: ora i mercati del dollaro interni controllano il prezzo del dollaro a livello internazionale. Questo mi porta a concludere che gli USA hanno dichiarato la loro, vera e propria, indipendenza dall'Europa quando Powell è diventato presidente della Federal Reserve e John Williams ha avviato i lavori per implementare il SOFR al posto del LIBOR. A fronte di un periodo di test della durata di 4 anni, sarebbe diventato attivo il primo gennaio 2022.

Si capisce che Powell è un alfiere dei NY Boys, la fazione opposta a quella della cricca di Davos/inglese/olandese, quando nel 2021 l'amministrazione Biden ritarda/ostacola la sua rielezione a presidente per oltre 6 mesi e lui stesso viene accusato di insider trading. Quest'ultimo era un tentativo raffazzonato dell'UE di contrastare la stretta monetaria ombra della Federal Reserve che stava iniziando a prosciugare il mercato degli eurodollari: a giugno di quell'anno Powell aveva rialzato di 5 punti base il reverse repo facility della FED. L'obiettivo quindi era quello di liberarsi di Powell, visto che dal lato politico/fiscale l'amministrazione Biden era corrotta, e riguadagnare il controllo anche sulla politica monetaria insediando la Brainard. Infatti fu quest'ultima che fece trapelare ad Axios e Politico i trading sull'indice S&P 500 che apparentemente incriminavano la condotta di Powell e Clarida. Saltò fuori poi che addirittura tali trade passavano sotto la sua firma... a dir poco imbarazzante. La presidenza della FED fu promessa alla Brainard da Obama. L'attacco riuscì ad affondare tre dei membri più fedeli a Powell nell'FOMC (Clarida, Rosengren e Kaplan), ma non lui stesso. Alla fine, come ci si poteva aspettare, tutto si risolse in una bolla di sapone. Ciononostante l'FOMC dovette affrontare lo stesso l'attacco sferrato dalla cricca di Davos per mezzo dell'amministrazione Biden, e lo fece dichiarando Powell presidente fino a riconferma o scelta di un sostituto. Questa indecisione, riconferma o no, è durata 4 mesi, tempo in cui l'amministrazione Biden smosse mari e monti per impedire la continuazione di Powell a guida della FED... fino a quando il Senato non lo riconfermò (non sarebbe potuto passare nessun altro).

La prima cosa che fece una volta riconfermato fu rialzare i tassi a marzo 2022. Voleva farlo già a Jackson Hole l'anno precedente ma non poteva, dato che vennero votati il Build Back Better e l'Infrastructure Bill i quali avevano lo scopo di incatenare le mani della FED con $8.000 miliardi in nuova spesa da monetizzare; col favore del SOFR, entrato ufficialmente in vigore il primo gennaio 2022, il suo compito fu semplificato. Nell'esatto momento in cui Powell ha spinto sull'acceleratore nel drenaggio del mercato degli eurodollari, tutti i profeti di sventura sono stati smentiti... per loro anche solo l'arrivo all'1% avrebbe significato recessione automatica. Non avevano idea di cosa fosse stato architettato dai NY Boys per salvare i loro interessi: infatti i rialzi sono andati avanti, addirittura nel bel mezzo di una crisi bancaria quando nel 2023 sono saltate in aria 3 banche del circuito FED di San Francisco! Ulteriore conferma, questa, che la tesi finora descritta qui riguardo il LIBOR è corretta e che la FED, come pronosticato dal sottoscritto, poteva addirittura arrivare al 6% coi Fed Fund e non sarebbe stata scatenata alcuna recessione. In soli 4 mesi la FED è riuscita a drenare da M0 mondiale $2.000 miliardi!

E questo senza che il mercato dei titoli di stato americani diventasse bidless, come invece accaduto nel marzo 2020. All'epoca il SOFR era ancora in fase di test e praticamente illiquido, quindi un qualsiasi attacco nei suoi confronti sarebbe stato vittorioso. E così fu. Powell fu ricattato costretto a tornare a zero coi tassi di riferimento e inondare i mercati, interni ed esteri, di liquidità in dollari a basso costo.


CONCLUSIONE

Gli esseri umani hanno le stesse pulsioni ataviche alla fin fine: vivere al massimo col minimo sforzo quando si presenta l'opportunità. Ciò non è diverso quando si parla di fazioni e famiglie al vertice della piramide sociale. Anzi, vale ancora di più. I contribuenti sono il collaterale col quale avanzare le proprie richiesta al tavolo delle decisioni, ma potere e ricchezze nascono dalle spoglie dei pari che riescono a sottomettere. Gli inglesi, la City di Londra, s'è dimostrato l'Impero più longevo e influente nel corso della storia, usando come proxy gli Stati Uniti la cui indipendenza non è stata una realtà sino al 2022 quando è entrato in vigore il SOFR e il LIBOR, insieme all'influenza finanziaria proveniente da Londra, è stato sostituito. Infatti gli stessi USA sono stati vittime del sovvertimento dall'interno che ha caratterizzato da sempre il modus operandi degli inglesi:

  1. Ottenere l'accesso alle risorse naturali come garanzia;
  2. Trasformare tale garanzia in un asset 20 volte superiore attraverso la finanziarizzazione;
  3. Aumentare il valore degli asset e creare una crisi economica;
  4. Ottenere un salvataggio diventando troppo grandi per fallire, a livello sistemico;
  5. Impoverire e indebitare quattro generazioni di cittadini per ripagare un salvataggio che è 3-5 volte superiore al valore degli asset finanziarizzati.

Un caso eclatante di come scorrono i fiumi di dollari offshore e come si perda la loro traccia (leverage) nel momento in cui passano tramite il sistema bancario ombra, è la biblioteca di Obama di recente costruzione. È così che l'eurodollaro ha funzionato per decenni ed è così che Bruxelles e City di Londra si sono sostenuti a scapito degli USA. I soldi dei contribuenti americani venivano sottoposti a leva e gonfiati tramite l'eurodollaro. I finanziamenti alle ONG erano pressoché infiniti. La “golden power” e la Guarda nazionale applicati adesso da Trump sono propedeutici alla guerra contro la cricca di Davos. È così che ad esempio Putin ha messo in riga gli oligarchi e scacciato l'influenza delle ONG. La stessa cosa ha fatto la Georgia. La stessa cosa non ha potuto farla l'Ucraina dato che la politica estera degli USA, nel 2022, era ancora appaltata a Londra e Bruxelles. L'ascendente di Washington su Tbilisi, ad esempio, era una propaggine dell'impero inglese. Ecco perché i disordini recenti nella nazione sfoggiando bandiere europee e sfilate di politici europei. Con il prosciugamento del mercato degli eurodollari e la riorganizzazione di Washington lontano dalle influenze geopolitiche estere, nonché la pulizia di quelle aree nel mondo in cui gli inglesi avevano ascendente, viene smantellata una piovra sotterranea vecchia di decenni.

Inizia a bussare al proverbiale “dominio pubblico” la selva di ONG che nel corso del tempo ha funzionato da veicolo di riciclaggio di denaro nel sottobosco finanziario e finanziamento occulto di intere nazioni (principalmente UE e UK). Smantellare questa piovra tentacolare, che aveva come nutrimento il mercato degli eurodollari controllato a Londra e come cinghia di trasmissione il settore bancario ombra americano abilitato da traditori nel Congresso che hanno approvato leggi criminali come la Dodd-Frank, sarà arduo ma il processo sta andando avanti piuttosto bene. Per chi ha letto il mio libro, Il Grande Default, tutto questo non è niente di nuovo.


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martedì 15 luglio 2025

L'uscita di scena di Klaus Schwab annuncia un nuovo ordine mondiale (spontaneo)

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato "fuori controllo" negli ultimi quattro anni in particolare. Questa è una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa è la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso è accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Paul Mueller

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/luscita-di-scena-di-klaus-schwab)

Il pensionamento di Klaus Schwab e la sua successiva caduta in disgrazia simboleggiano i cambiamenti tettonici in atto nell'attuale ordine mondiale. L'obiettivo di tutta la vita di Schwab è stato costruire un ordine mondiale globalista governato dalle élite internazionali e dalle Nazioni Unite. Ha fondato e diretto il World Economic Forum (WEF) per decenni e ha promosso questa visione di governance globale per il bene dei popoli del mondo.

Schwab e i suoi compatrioti nutrivano grandi ambizioni: rimodellare l'ordine globale con un “Grande Reset”. La conferenza annuale del WEF a Davos è stata probabilmente l'incontro tra élite globali più prestigioso degli anni 2010. Da questo incontro sono scaturite decisioni politiche, priorità globali, cooperazione internazionale e numerose iniziative. L'incontro di Davos ha promosso i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) in tutto il mondo, nell'ambito della visione di Schwab di promuovere il “capitalismo degli stakeholder”.

Durante la pandemia, il mondo ha visto per quello che era l'impulso totalitario dietro l'agenda globalista di Schwab. La reazione pubblica post-COVID è stata dura. Nel 2022 la conferenza di Davos ha iniziato a perdere slancio; nel 2023 e nel 2024 hanno iniziato a mostrarsi le prime crepe; nel 2025 era diventata in gran parte una barzelletta. Le persone in tutto il mondo hanno respinto il loro elitarismo globale verticistico.

Schwab ha visto il suo sogno di un capitalismo degli stakeholder quasi realizzato... quasi, perché poi l'ha visto crollare. Ma con lui fuori dai giochi e l'ordine globale da lui sostenuto in rovina, cosa succederà adesso? Il successo di Trump, emblematico di molti movimenti populisti di destra in tutto il mondo, è stato in parte guidato da rinnovate preoccupazioni per la sicurezza e l'innovazione.

Le élite globali sono praticamente addormentate al volante, o peggio, complici della stagnazione dell'Europa e dell'aggressiva espansione della Cina. Di fatto il movimento ESG, e più in generale il movimento ambientalista, hanno intrappolato i Paesi occidentali in costose formalità burocratiche, lasciando in gran parte indenne la Cina. La linea di politica “la propria nazione al primo posto” dà priorità allo sviluppo economico interno e alla rapida innovazione, ed entrambe queste cose migliorano la posizione strategica di un Paese a livello internazionale, aumentando al contempo gli standard di vita dei cittadini.

Molti nazionalisti populisti non vogliono alcun “ordine” internazionale, ma il principio “la propria nazione al primo posto” può davvero funzionare senza riferimento al resto del mondo? I populisti a volte sminuiscono il cosiddetto “ordine internazionale basato sulle regole” degli anni '90, definendolo una copertura per le élite affinché manipolino tutti gli altri. Questa caratterizzazione, sebbene in gran parte ingiusta, ha portato a richieste di “disaccoppiamento” dagli altri Paesi a favore di agende nazionaliste.

La strategia “prima la propria nazione” può essere valida, ma deve comprendere le regole del gioco. In politica estera un approccio più moderato e isolazionista può essere la scelta migliore, soprattutto quando si tratta di interessi nazionali a somma zero; ciononostante presumere che tutte le relazioni e le interazioni internazionali debbano essere a somma zero è un grave errore.

La maggior parte delle nostre interazioni con le persone, sia nel nostro Paese che a livello internazionale, si svolge nel contesto di uno scambio reciprocamente vantaggioso. Entrambe le parti traggono beneficio dalla possibilità di stipulare accordi volontari e commerciare tra loro. Ciò crea un ordine spontaneo e complesso, sia all'interno dei Paesi che tra i Paesi stessi. Mentre un rinnovato interesse per l'identità nazionale e per la prosperità rappresenta un gradito antidoto al cosmopolitismo omogeneizzante del dominio delle élite mondiali, dovremmo riflettere su come potrebbe presentarsi il panorama internazionale.

Un ordine globale può essere sia spontaneo che organico. Può essere al servizio degli individui attraverso accordi e associazioni volontari. Sebbene questo tipo di ordine non richieda pianificazione o direzione da parte dello stato, richiede ai governi di esercitare moderazione e limitare il loro interventismo. Burocrazia, tasse elevate, sussidi e ogni sorta di obblighi legali possono impedire la formazione di un sano ordine spontaneo.

Un importante esempio negativo di mancanza di moderazione è la gravosa regolamentazione delle catene di approvvigionamento e delle normative ambientali dell'Unione Europea. Queste norme distorcono, e in alcuni casi distruggono, l'ordine spontaneo. Sostituiscono processi decisionali e piani decentralizzati con i piani coercitivi delle élite globali; il risultato ha spaziato dalla stagnazione economica alle proteste, fino a una produzione energetica costosa e inaffidabile.

Nazionalisti e populisti dovrebbero impegnarsi a fondo per smantellare questi strumenti di controllo legali e normativi. E lo stanno facendo, ma non dovrebbero creare nuove barriere all'ordine spontaneo.

Quest'ultimo emerge dal basso verso l'alto, non dall'alto verso il basso. Si sviluppa attraverso lo scambio e l'associazione volontari piuttosto che attraverso la coercizione. Non è soggetto ai capricci, agli interessi, o all'ideologia di poche persone influenti come Klaus Schwab. L'azione volontaria dal basso verso l'alto significa che un ordine spontaneo sarà decentralizzato, adattabile, creativo e innovativo.

Creare questo ordine richiede regole chiare che si applichino equamente a tutti i livelli. Queste regole dovrebbero essere relativamente semplici e stabili. Non abbiamo bisogno di orde di burocrati o autorità di regolamentazione per “gestire” questo nuovo ordine mondiale. L'associazione volontaria significa anche libertà. L'ordine spontaneo che emergerà dal coordinamento decentralizzato sarà un sistema aperto, piuttosto che chiuso, in cui i nuovi entranti saranno i benvenuti.

In un ordine spontaneo, gli operatori storici hanno una capacità limitata di proteggersi dai nuovi concorrenti. I nuovi entranti, più piccoli e agili, imporranno ai player consolidati innovazione e miglioramento continui. Anziché avere fossati legali e normativi a protezione di gruppi di interesse consolidati, in un ordine spontaneo ognuno può perseguire le proprie iniziative nell'arena internazionale. Questa competizione libera e aperta libererà molta più creatività, innovazione e soluzioni organiche di quanto la precedente élite globale, Klaus Schwab e il WEF avrebbero mai potuto immaginare. 


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 16 maggio 2025

La grande riorganizzazione degli USA (Parte #1)

 


di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-grande-riorganizzazione-degli)

Il motivo principale per cui ho pubblicato il mio ultimo libro, Il Grande Default, è stato quello di mettere in evidenza due punti sostanzialmente. Il primo: nessuna autorità è amica del contribuente o del cittadino medio, possono essere alleati temporanei o “cospiratori”, ma questo è un matrimonio che è destinato a finire non appena il “nemico” (che più di tanto non lo è) viene ridimensionato e condotto al tavolo delle trattative. Si tratta pur sempre di bande mafiose che sopravvivono grazie all'estorsione di risorse. Il secondo: distinguere tra l'eurodollaro e il sistema dell'eurodollaro. Il primo esisterà sempre dato che si tratta di liquidità che serve a saldare le transazioni internazionali e la domanda di dollari, soprattutto in questo frangente, è più viva che mai. Il secondo, invece, è quello a cui si stanno indirizzando le attenzione di questa amministrazione e prima di lei della FED. Infatti l'entrata in scena del SOFR non ha fatto altro che cambiare il modo in cui il dollaro viene prezzato al margine all'estero, dato che gli USA non sono mai stati in grado di controllarlo direttamente in passato.

Non essendo in grado di controllare la “stampante” dell'eurodollaro, l'offerta è andata fuori controllo ed è stato quello che ha condotto in ultima analisi alla demonetizzazione dell'oro e alla crisi del 2008. In sintesi, quando c'era bisogno di socializzare le perdite derivanti dall'azzardo morale nel sistema dell'eurodollaro, gli Stati Uniti venivano tirati per la proverbiale giacchetta affinché intervenissero. Il colonialismo franco-inglese non è mai terminato, in verità, ed è stato riciclato fino ai giorni nostri tramite il sistema finanziario: la capacità di controllare il prezzo offshore del dollaro. Non è un caso che il LIBOR era impostato da 18 banche nella City di Londra, 17 delle quali europee e una sola americana. In passato, quindi, se si vedeva un'inversione nella curva dei futures dell'eurodollaro ciò avrebbe innalzato spauracchi di recessione e condotto la FED a intervenire sui mercati per fornire liquidità reale in modo da coprire quella fittizia. Questo sistema era stato trasformato per andare a beneficio del dollaro offshore e di chi era in grado di prezzarlo al margine, facendo sanguinare il capitale americano (industriale, energetico, manifatturiero) oltreoceano.

Tenete sempre una cosa a mente, però, questo testo non viene scritto per assolvere gli USA. Non c'è dubbio che anch'essi abbiano i loro scheletri nell'armadio sin da Bretton Woods, stiamo pur sempre parlando di bande mafiose vorrei ricordarvi. Ciononostante bisogna anche ponderare il fatto che gli USA non sono mai stati veramente in controllo della politica interna, della politica estera e della politica monetaria sin dai tempi di Woodrow Wilson. Per tutto il XVIII e XIX secolo gli Stati Uniti hanno costruito un gigantesco stock di capitale e ai tempi delle guerre mondiali erano già la destinazione preferita dal resto del mondo per quanto riguardava gli investimenti esteri. Non era affatto nel miglior interesse della nazione scialacquare questa fortuna, sia in termini umani che non, per ricostruire il resto del mondo che bruciava e cercare di “diffondere la democrazia”. L'impero risultante dalla Pax Americana non era nel miglior interesse della nazione, soprattutto in un contesto in cui per mantenere questa enorme macchina di guerra avrebbe significato lasciare che il prezzo del dollaro all'estero venisse impostato dalla City di Londra. Quando si riflette su questi punti si comprende che tutte le strade conducono a Londra e alla Banca d'Inghilterra.

L'amministrazione Trump, e i NY Boys dietro di essa, hanno detto basta. Il loro compito, adesso, è quello di invertire la tendenza e cercare di riparare a decenni di malgoverno e, soprattutto, all'erosione del bacino americano della ricchezza reale. Gli USA sono una fonte non indifferente di capitale umano e di risorse, il solo stato dell'Alaska vale più di tutta l'UE messa insieme in termini di ricchezza del sottosuolo. Ed ecco perché tutti vogliono continuare a fare affari con lo zio Sam, malgrado i dazi: non possono permettersi di vendere l'output a un prezzo inferiore rispetto a quello ideato originalmente per il mercato americano, soprattutto la Cina. La guerra commerciale è solo una costola di una guerra più grande a livello finanziario, da come avrete capito. Infatti serve a distinguere tra “amici” e “nemici” degli USA; i primi otterranno linee di swap tramite la FED in caso di stress finanziario, i secondi no.

La cosiddetta cricca di Davos è costituita da tenenti, le persone che fanno parte del WEF sono facenti funzione di figure che rimangono nell'ombra. Quindi la strategia primaria è quella di farli venire a galla e vedere fin dove si spingono le loro trame, soprattutto sul proprio territorio. Poi si passa a togliere loro le fonti di finanziamento e di influenza. Solo dopo ci si sposta a livello internazionale. Ora, se si distilla tutto il rumore, il minimo comun denominatore è solo uno: smantellare il sistema dell'eurodollaro. Per essere più precisi, bloccare tutte le scappatoie all'euro e all'accesso al collaterale (finanziario, energetico, industriale). In questo contesto Tether serve a bypassare l'intermediazione non collateralizzata della City di Londra per soddisfare la domanda di dollari nel mondo (collateralizzata grazie ai titoli sovrani americani comprati da Tether) e prezzare al margine il sistema dell'eurodollaro secondo il volere di Washington, non altrui. La tokenizzazione degli hard asset e la possibilità di diffondere capillarmente nel resto del mondo una valuta coperta da oro e Bitcoin è quanto di più vicino ci possa essere a una garanzia che il dollaro resterà la divisa preferita nel commercio mondiale. Ed è solo l'inizio, viste le implementazioni con IA che possono essere applicate al denaro catapulteranno anni in avanti gli USA rispetto a una Unione Europea che ancora deve lanciare l'euro digitale che, oltre a dimostrarsi un fallimento, è già obsoleto alla luce di tutte queste innovazioni in ambito stablecoin e Bitcoin.

I titoli del Tesoro americani rappresenteranno il collaterale di qualità alla base di questo ecosistema. E, a proposito, le aste dei bond statunitensi continuano a far registrare numeri incoraggianti come dimostrato dall'ultima riguardante i decennali, mentre, dall'altra parte dell'Atlantico, i Bund prendono una sonora sberla. Ancora una volta possiamo accogliere con una vibrante pernacchia i titoli dei giornali secondo cui i titoli tedeschi sarebbero presto diventati la nuova frontiera degli asset di riserva. Non solo, ma sarà molto probabilmente la BCE a guardare in alto per vedere fin dove schizzeranno i rendimenti dei titoli sovrani europei. Lo stesso discorso vale per la Cina, dove si chiacchiera tanto di come possa usare lo yuan per sostituire il dollaro nel commercio internazionale e di come possa vendere il biglietto verde per arginare/contrastare la potenza dello zio Sam. Notizia per voi: un calo del dollaro significa ri-dollarizzazione. Negli ultimi 20 anni solo la Cina ha creato $60.000 miliardi in nuovi prestiti. Attualmente gli NPL (es. prestiti non performanti) sono il 5% di tale cifra. Ha $2.500 miliardi in debiti esteri ($1.100 miliardi solo in dollari) e riserve monetarie estere per $3.000 miliardi (2.000 miliardi in dollari). Se volesse ripagare il suo debito estero, rimarrebbe solo con $1.000 miliardi in riserve estere e un monte di NPL ancora in crescita. Senza contare la necessità di pagare per le importazioni (nessuno vuole yuan per davvero). Alla luce di tutto ciò, che fine farebbe il peg dello yuan col dollaro? Chi è, quindi, che verrebbe realmente travolto da una vendita di dollari e asset denominati in dollari? Ah, e l'economia cinese è in crisi già adesso.

Contro l'amministrazione Trump, quindi, è stata lanciata una gigantesca campagna di caos, confusione e corruzione. Molto probabilmente si evolverà di nuovo in violenza per le strade con BLM 2.0, tra Dem, infiltrati e cricca di Davos oltreoceano il mantra rimane quello di lanciare contro il proprio “nemico” tutti ciò che si è in possesso. O per essere più precisi, per avere un vantaggio negoziale decente al tavolo delle trattative alla fine della guerra commerciale/finanziaria. Quanti asset sono stati bruciati ultimamente per cercare di tirare giù Hegseth? Quando Politico, Axios, o il Wall Street Journal parlano di “fonti interne alla Casa Bianca” che vorrebbero Hegseth, ad esempio, messo alla porta, non esiste niente del genere. È confusione; Trump sa benissimo che l'attuale gabinetto rimarrà in carica come minimo per un altro anno. È caos quanto accaduto circa un mese fa dopo il “Liberation Day” nei mercati obbligazionari e azionari americani quando la cricca di Davos, tramite il proxy di Inghilterra ed Europa, ha venduto asset americani per sostenere i mercati monetari e obbligazionari europei.

Questi spasmi sono tutti la conseguenza dello smantellamento del sistema dell'eurodollaro e il SOFR ha resistito finora a degli attacchi inauditi contro di esso riuscendone indenne. Nel mio ultimo libro, Il Grande Default, descrivo gli avvenimenti del settembre 2019 quando il SOFR esplose al 10-11% intraday a causa di una corsa agli sportelli dei mercati pronti contro termine americani e una forte domanda di denaro. Diverse banche finirono sotto pressione e la FED fu costretta a intervenire affinché creasse liquidità temporanea e puntellasse i mercati. Il problema di allora era che il SOFR era ancora in “fase beta”, tanto per usare un termine preso in prestito dall'informatica, e molto illiquido, di conseguenza molto sensibile a sbalzi improvvisi. Avanti veloce fino al 2023, durante il crollo di Silvergate, Silicon Valley Bank e Signature, la sua maturazione l'avrebbe portato ad assorbire il colpo permettendo al contempo a Powell di continuare a rialzare i tassi. Se ci pensate, qualcosa di inaudito per un banchiere centrale, ovvero rialzare i tassi durante una crisi bancaria. Avanti veloce fino al mese scorso quando, la seconda settimana di aprile, il SOFR mostra movimenti al rialzo nelle singole ore ordini di grandezza superiori rispetto ai movimenti giornalieri. Detto in termini semplici, era sotto attacco. Gli spike che vedete nel grafico del CME non dovrebbero accadere nemmeno nelle sessioni giornaliere “normali”.

Tutte le chiacchiere secondo cui la Cina stava scaricando i bond americani, i fondi pensione che scoppiavano in Giappone, o il “basis trade” erano una distrazione. Era invece un attacco al SOFR usando i titoli di stato americani a lungo termine per creare un avvallamento nella curva dei rendimenti nel medio termine e far gridare “recessione!” ai titoli dei giornali. L'obiettivo della cricca di Davos è sempre stato uno sin da quando il SOFR è entrato in gioco: delegittimarlo come meccanismo di prezzo del dollaro a livello internazionale. In passato era il LIBOR, un tasso non collateralizzato, dove i vari player si passavano tra loro le stesse passività per creare dal nulla liquidità temporanea e uno stock praticamente infinito di eurodollari con cui sommergere i loro problemi; ciò, a sua volta, avrebbe avuto ricadute sugli USA e sulla FED che sarebbe stata costretta a monetizzare questo mondo e quell'altro. Oggi devono attaccare il SOFR perché si tratta invece di un tasso collateralizzato a livello interno, basato sui mercati monetari interni agli Stati Uniti: niente più azzardo morale a spese del bacino della ricchezza reale statunitense, se si vuole accedere ai mercati pronti contro termine americani bisogna avere garanzie collaterali solide (solo titoli di stato USA). Oggi, quindi, sono necessari ingenti capitali per cercare di sovvertire un tale assetto e se tali attacchi vanno a vuoto chi li svolge perde molto rispetto al passato. Non possono essere reiterati ad libitum.

Il punto qui rimane solo uno: il sistema SOFR non si è rotto e la FED non è dovuta intervenire. Per quanto la stampa cerchi di fuorviare i lettori parlando di PIL in calo negli Stati Uniti, esso non misura né la crescita né la creazione di ricchezza reale, e il suo recente calo non è segno di debolezza bensì di forza: sono i tagli alla spesa pubblicano che lo stanno facendo scendere ed essi rafforzano l'economia. Dal punto di vista strategico è così che vengono portati allo scoperto i “nemici” ed è possibile individuarli. Trump ha davvero ricevuto tutte le telefonate che ha detto di aver ricevuto nel momento in cui ha approvato i dazi reciproci per tutti? Probabilmente no, probabilmente nessuno “ha chiamato”. Si tratta di avere la comunicazione strategica giusta per evidenziare i “nemici”. E ovviamente continuare a mettere pressione su di essi, perché la mancanza di accesso a finanziamenti facili come accadeva in passato significa altresì una ri-ponderazione del rischio su tutto lo spettro economico/finanziario mondiale.

Questo il motivo, in sostanza, per cui l'oro sale e continuerà a salire. Il metallo giallo è la forma definitiva di garanzia collaterale e c'è una corsa per accaparrarlo. Anche qui la City di Londra sta subendo altri duri colpi, perché l'oro adesso viene acquistato a New York e venduto a Londra. La LBMA è sotto corsa agli sportelli. In passato l'intermediazione dell'oro sintetico a Londra permetteva di tenere un tetto sul prezzo dell'oro fisico e veicolare l'idea che tutto fosse sotto controllo, che le crisi fossero sotto il controllo delle banche centrali. All'apertura di New York venivano scaricati i contratti e ricomprati alla chiusura, per poi continuare il gioco con apertura/chiusura in Europa. La presenza del LIBOR permetteva anche queste deformazioni. La credibilità/affidabilità degli Stati Uniti passa anche da un mercato dell'oro in ascesa in grado di stabilizzare e ripagare l'enorme debito pubblico della nazione. Ecco perché quel tetto adesso è stato smantellato e gli USA, rispetto ai loro avversari, sono la nazione con le riserve d'oro più grandi. Una volta rotto il gioco del LIBOR, a cascata tutte le distorsioni dei mercati sono venute al pettine.


BACKGROUND STORICO

Ma facciamo un passo indietro. Quando si tratta di analisi macroeconomica, ci sono sempre innumerevoli pezzi in movimento e possiamo immaginarli come punti su una scacchiera. Per capire cosa sta succedendo nel mondo dobbiamo vedere quei punti per quello che sono nel miglior modo possibile e poi dobbiamo collegarli tra loro in un modo che abbia senso. Se ci riusciamo, scopriremo che raccontano una storia. Come qualsiasi altra storia, però, può essere vera o falsa. Per determinarlo, dobbiamo continuare a valutare i pezzi in movimento e capire se nuovi dati e sviluppi supportano o invalidano la nostra storia.

Dopo tre anni trascorsi a seguire questa storia e a valutare i pezzi in movimento, credo che la mia versione sia accurata, oltre al fatto che i nuovi sviluppi sembrano supportarla. Questa storia rappresenta la natura dell'attuale lotta di potere: non è una lotta fisica, ma finanziaria. È ormai chiaro che le potenze europee del vecchio mondo hanno influenzato la politica e l'economia americana da molti anni. La realtà è molto più sfumata, ma mi piace usare il termine “cricca di Davos” per descrivere queste potenze europee. Stiamo parlando di quelle potenze che stanno alla base di istituzioni globaliste come l'Unione Europea, la Banca centrale europea, le Nazioni unite, la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale, la Banca dei regolamenti internazionali, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, il Forum economico mondiale (WEF) e entità simili. Queste istituzioni sono allineate nella visione del mondo e promuovono un programma simile: una governance globale centralizzata rispetto alla sovranità nazionale, e soprattutto rispetto alla governance localizzata.

Il WEF ha sviluppato un quadro politico per quantificare questo programma: “capitalismo degli stakeholder”. Klaus Schwab ha confezionato questo quadro come “Il Grande Reset” e lo ha pubblicizzato al mondo nel giugno 2020, nel mezzo dell'isteria per la crisi sanitaria. È chiaro che anche alcune grandi istituzioni americane si sono allineate a questo programma globalista ormai da anni e alcune lo fanno ancora. Bank of America, ad esempio, parla dell'implementazione del capitalismo degli stakeholder ogni anno nella sua lettera annuale agli azionisti. Tuttavia, è altrettanto evidente che altre importanti istituzioni americane hanno rotto i ranghi rispetto al programma globalista. Infatti si è verificata una frattura ai vertici della struttura di potere.


LA CONTRORIVOLUZIONE AMERICANA

Coloro che sono al centro del sistema finanziario americano sono ora in modalità autoconservazione: stanno portando avanti un piano per salvare il sistema finanziario basato sul dollaro, fondamentale per la loro ricchezza, il loro potere e la loro influenza. Questa dinamica ha iniziato a manifestarsi platealmente nell'ottobre 2022. La Federal Reserve aveva già rialzato il suo tasso di riferimento di 300 punti base dall'inizio di quell'anno e la cricca di Davos non ne era entusiasta. La campagna di rialzo dei tassi della FED spinse le Nazioni Unite a pubblicare un annuncio quello stesso ottobre, supportato da una relazione accademica intitolata Trade and Development Report 2022. La relazione delle Nazioni Unite chiedeva a tutte le banche centrali di interrompere immediatamente i rialzi dei tassi. Gli autori affermarono che sarebbe stato irresponsabile rialzarli ulteriormente, insinuando che ciò sarebbe stato paragonabile a un attacco ai Paesi in via di sviluppo.

Questa relazione era chiaramente rivolta alla FED: era un messaggio proveniente dal quartier generale globalista e proclamava che la FED aveva superato i limiti. All'epoca mi aspettavo che Jerome Powell facesse marcia indietro, dopotutto la FED aveva coordinato apertamente la politica monetaria con la BCE e altre banche centrali per anni dopo la crisi finanziaria del 2008. Sembrava proprio che fossero tutti dalla stessa parte. La settimana successiva Powell rialzò il tasso di riferimento della FED di altri 75 punti base e avrebbe continuato a farlo nei mesi successivi (+150 punti base). Inutile dire che attirò la mia attenzione: Powell non solo stava sfidando gli ordini di marcia globalisti, ma si stava muovendo contro di essi in modo aggressivo e senza scuse. Powell iniziò a parlare della necessità di una riforma fiscale all'interno del governo statunitense. In una riunione del Federal Open Market Committee, affermò esplicitamente di non ritenere che fosse compito della FED monetizzare il debito pubblico.

Nel frattempo, nel settembre 2023, l'allora Segretario al Tesoro, Janet Yellen, annunciò quello che definì un “piano di riacquisto di titoli del Tesoro”: il Dipartimento del Tesoro americano avrebbe acquistato regolarmente titoli di stato statunitensi per tutto il 2024. Si trattava ovviamente di un'operazione volta ad avviare quello che in gergo finanziario viene chiamato “controllo della curva dei rendimenti”. Si tratta di un'operazione in cui un'entità – in genere una banca centrale – acquista titoli di stato di determinate scadenze per impedire che i tassi d'interesse superino un certo livello. Il piano della Yellen assomigliava a una nuova “Operazione Twist”.

Quest'ultima era ciò che la FED aveva già implementato nel 2011. Fu allora che Ben Bernanke acquistò titoli del Tesoro a lungo termine e contemporaneamente vendette titoli a breve termine in grandi quantità. Ciò contribuì a spingere i tassi d'interesse a lungo termine più in basso di quanto sarebbero stati altrimenti. La Yellen si propose di applicare la stessa strategia l'anno scorso, ma c'era una sfumatura: il Dipartimento del Tesoro non può creare denaro dal nulla come la FED. L'unica cosa che può fare è emettere nuovi titoli di stato per finanziare la propria spesa. Ciononostante ha bisogno di investitori disposti ad acquistarli. Questo è il motivo per cui i programmi di controllo della curva dei rendimenti sono sempre gestiti da una banca centrale. Non funziona molto bene se non si possono stampare ingenti quantità di denaro per acquistare i titoli che si desidera comprare.

Perché la Yellen stava cercando di controllare la curva dei rendimenti? Non era Powell che avrebbe dovuto gestire questa operazione? La risposta è diventata chiara col tempo: la Yellen e Powell erano in squadre diverse.

La Yellen è una fedele sostenitrice della fazione globalista. Ha assecondato l'agenda globalista quando ha presieduto la FED dal 2014 al 2018 e ha fatto lo stesso dal suo incarico di Segretario al Tesoro durante l'amministrazione Biden. Powell, invece, lavora per la fazione americana, ovvero i NY Boys, che hanno rotto i ranghi con i globalisti. Powell, infatti, ha supervisionato il ciclo di rialzo dei tassi più aggressivo della storia, nonostante la struttura di potere globalista gli urlasse di fermarsi. E, come vedremo, ha avuto un ruolo fondamentale nel liberare la politica monetaria statunitense dalle influenze globaliste.

Per quanto io e altri abbiamo considerato la FED inetta e incapace, aveva messo in atto un piano da diversi anni: un tasso chiamato Secured Overnight Financing Rate (SOFR).


RIPRISTINARE LA SOVRANITÀ FINANZIARIA STATUNITENSE

Il SOFR è ora il tasso d'interesse di riferimento per prestiti e derivati ​​denominati in dollari. Si basa esclusivamente sulle transazioni del mercato pronti contro termine del Tesoro statunitense. Il SOFR è stato creato nel 2018 e implementato gradualmente nel corso degli anni successivi. Ha poi sostituito il London Interbank Offered Rate nel gennaio 2022 ed è ora il tasso d'interesse di riferimento esclusivo negli Stati Uniti. Le istituzioni finanziarie utilizzano i tassi d'interesse di riferimento per determinare il prezzo dei prestiti. Prima del 2022, per i prestiti denominati in dollari si usava il LIBOR; ora si usa il SOFR. Ricordate, la Federal Reserve non può “impostare i tassi d'interesse”, tutto ciò che può fare è modificare il tasso Fed Fund (si tratta del tasso al quale le banche si prestano denaro overnight). Con il SOFR, il tasso Fed Fund ha un impatto diretto: stabilisce un limite minimo al di sotto del quale è improbabile che il SOFR scenda.

Invece il tasso Fed Fund non ha avuto un impatto diretto sul LIBOR; ha avuto solo un'influenza indiretta. Questo perché il LIBOR era calcolato sulla base di stime giornaliere fornite da un consorzio di 16 banche: 11 banche con sede in Europa, 3 banche americane, 1 banca giapponese e 1 banca canadese. Per questo motivo il tasso Fed Fund non poteva stabilire un limite minimo con il LIBOR, perché quel consorzio poteva sempre presentare stime inferiori per abbassare i tassi. Ed è esattamente quello che facevano. Nel 2012, quando è scoppiato lo “scandalo LIBOR”, abbiamo appreso che alcune banche del consorzio avevano presentato stime di tassi artificialmente basse per manipolare il LIBOR al ribasso.

Quando il LIBOR era il tasso di riferimento per i prestiti denominati in dollari, l'economia statunitense era vincolata ai programmi stabiliti dalle fazioni al potere che controllavano l'Unione Europea: quelle 11 banche del consorzio in Europa potevano manipolare i tassi d'interesse tramite il LIBOR, se ciò fosse stato favorevole ai loro programmi. Di conseguenza la differenza tra SOFR e LIBOR è fondamentale.

Il SOFR si basa esclusivamente sulle transazioni nel mercato dei pronti contro termine. Si tratta di transazioni reali che sono accadute. Al contrario il LIBOR, che si basava su stime presentate da un consorzio di banche, non faceva affidamento su transazioni effettive. Ciò significa che il SOFR consente al mercato di avere un impatto diretto sui tassi d'interesse a lungo termine. Questo è fondamentale per determinare il prezzo del credito con ragionevole accuratezza. Con il SOFR ora in vigore, le banche europee non hanno alcuna influenza sui tassi d'interesse denominati in dollari. Non è esagerato affermare che il SOFR ha liberato la politica monetaria statunitense dall'influenza globalista.

Questo ha aperto la strada a quella che chiamo la Grande Riorganizzazione americana.


NORMALIZZAZIONE, MERCATI E TASSI

Non è un caso che il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, abbia iniziato a rialzare i tassi nel 2022, dopo quattro anni dal suo mandato. Powell ha dovuto aspettare finché il SOFR non avesse sostituito il LIBOR come indice di riferimento statunitense, altrimenti gli interessi finanziari legati all'UE avrebbero potuto vanificare i suoi sforzi manipolando il LIBOR al ribasso. In altre parole il SOFR ha permesso a Powell di rompere i ranghi con il cartello globale delle banche centrali. Ovviamente i media finanziari non ne hanno parlato in questo modo e molti analisti finanziari non si rendono ancora conto di cosa stia succedendo.

Quello a cui stiamo assistendo è un tentativo di “normalizzare” il sistema finanziario statunitense e la politica dei tassi d'interesse è una parte importante di questa normalizzazione.

La FED ha tagliato il tasso di riferimento di 50 punti base a settembre 2024 e secondo i media finanziari siamo tornati in piena corsa per tagli sempre più aggressivi. Infatti hanno affermato che la FED ha “cambiato rotta”. Non è affatto così. Powell ha dichiarato pubblicamente di volere che il tasso Fed Fund torni a essere “neutrale”. In altre parole, vuole che tali tassi siano determinati dal mercato, come consentito dal SOFR. È stato schietto e diretto a tal proposito fin da quando ha iniziato a rialzare i tassi dal 2022. Anche allora i media continuavano a dire che avrebbe “cambiato rotta”, ma non lo ha mai fatto. Se prendiamo Powell in parola, intende normalizzare i tassi d'interesse e ciò imporrebbe una massiccia riorganizzazione dell'economia americana.

Il fatto è che ogni aspetto dell'economia è stato “finanziarizzato” negli ultimi 50 anni: la società americana è stata rimodellata per favorire gli asset finanziari rispetto alla produzione di beni e servizi. Sebbene questo abbia rappresentato un grande vantaggio per Wall Street e il mercato azionario, ha anche svuotato la classe media americana e la piccola imprenditoria. Gli Stati Uniti sono risultati effettivamente in recessione per gran parte del decennio precedente, questo perché la politica monetaria allentata e la ZIRP svalutano tutto. Quando sono stati portati i tassi a zero e stampato migliaia di miliardi di dollari dal nulla, è stata incoraggiata la finanziarizzazione, la speculazione e gli sprechi.

Quello di cui sto parlando è una trasfigurazione della società americana: milioni di piccole attività commerciali nelle vie principali di tutta l'America sono state spazzate via. È così che sono spuntate fuori ville in periferia e auto di lusso che nessuno sa come riparare quando qualcosa va storto; è così che sono spuntati fuori centri commerciali e grandi magazzini ovunque e vie principali deserte; è così che sono spuntate fuori legioni di laureati in sociologia e studi sulla diversità e poche persone che sanno davvero come funziona qualcosa. Ma non dimentichiamocelo: c'è un tempo per ogni cosa e una stagione per ogni attività sotto il cielo.

Il SOFR che sostituisce il LIBOR e la rottura della FED con l'agenda globalista segnalano che è in corso una controrivoluzione americana e le briciole di pane iniziano ad allinearsi...


AFFRONTARE LO STATO PROFONDO

Questo significa, in sostanza, che l'era del denaro facile e dei tassi d'interesse artificialmente bassi sono alle nostre spalle. Ciò che è stato sostenuto da questi due meccanismi finirà con essi. E adesso ci spostiamo sul Congresso e sulla politica fiscale. Per decenni il Congresso degli Stati Uniti ha operato partendo dal presupposto di poter spendere denaro senza conseguenze. I tassi d'interesse a zero, favoriti da politiche monetarie ultra lassiste, hanno permesso deficit progressivamente crescenti senza ripercussioni immediate. Eravamo arrivati al punto in cui il Congresso sarebbe stato destinato ad aggiungere oltre $2.000 miliardi al debito nazionale ogni anno e questa era solo la punta dell'iceberg. Il livello di debito del governo degli Stati Uniti era diventato insostenibile. La spesa per interessi aveva superato i $1.100 miliardi nell'ultimo anno fiscale, rendendo il pagamento degli interessi la seconda voce nel bilancio federale. Per illustrare quanto fosse estrema questa situazione, diamo un'occhiata alle spese federali principali per l'anno fiscale 2024:

• Previdenza sociale: $1.500 miliardi

• Pagamento degli interessi: $1.100 miliardi

• Medicare: $869 miliardi

• Difesa: $826 miliardi

Il fatto che Elon Musk e Vivek Ramaswamy si siano uniti per formare il Dipartimento per l'Efficienza del Governo (DOGE) suggerisce che potenti figure abbiano capito la necessità di tagliare drasticamente la spesa federale ora, in modo da evitare una crisi del debito sovrano. Anche perché nei prossimi 4 anni arriveranno a scadenza circa $17.000 miliardi di debiti negli USA. Il team DOGE si è impegnato a pareggiare il bilancio tagliando quasi $2.000 miliardi in spesa federale. Ciò sta comportando l'eliminazione di ingenti somme di denaro dallo Stato sociale e una drastica riduzione del personale nel governo federale. Inutile dire che non mancano le resistenze. Inoltre il team DOGE sta intervenendo anche contro la regolamentazione, eliminando decine di norme e ingessando lo Stato amministrativo statunitense che opera come un governo ombra.

Questa è la lotta che sta impervesando e imperverserà per i prossimi anni: DOGE contro lo Stato profondo.

Il direttore dell'Office of Management and Budget, Russell Vought, ha articolato quello che ritengo un piano molto ben ponderato nella sua intervista con Tucker Carlson poco prima del Giorno del Ringraziamento. Mi è chiaro che comprendono il funzionamento interno del sistema e ciò che stanno affrontando: se non si ferma la spesa incontrollata del governo federale, ci sarà una crisi del debito sovrano entro i prossimi quattro anni. E poiché il dollaro e i titoli del Tesoro USA sono fondamentali per l'intero sistema finanziario globale, una crisi del genere porterebbe a qualcosa di ben peggiore di quanto visto nel 2008.

Inutile dire che la cricca di Davos consideri un tale evento come un'opportunità. I globalisti hanno già gettato le basi per il loro “Grande Reset” durante l'isteria del Covid, una crisi finanziaria globale di proporzioni epiche offrirebbe loro una finestra di caos attraverso la quale inaugurare il resto del loro programma.

La buona notizia per chi non vuole vivere sotto una grottesca forma di neofeudalesimo e tecnocomunismo è che l'America può ancora essere salvata.


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👉 Qui il link alla Seconda Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2025/05/la-grande-riorganizzazione-degli-usa_01519109095.html


venerdì 9 maggio 2025

Come gli inglesi hanno inventato le rivoluzioni colorate

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato "fuori controllo" negli ultimi quattro anni in particolare. Questa è una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa è la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso è accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Richard Poe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/come-gli-inglesi-hanno-inventato-3ec)

“Ciò che si sta svolgendo davanti ai nostri occhi è un tipo molto specifico di colpo di stato, chiamato Rivoluzione colorata”.

Lo affermò l'ex-collaboratore di Trump, Darren Beattie, durante un intervento al programma di Tucker Carlson il 15 settembre 2020.

La maggior parte delle persone aveva la sensazione che ci fosse qualcosa di sospetto nelle elezioni successive, ma era difficile dire cosa.

Beattie diede un nome al problema: lo chiamò “Rivoluzione colorata”.

La definì come “un modello di cambio di governo favorito da molti nel nostro apparato di sicurezza nazionale. Utilizza uno scenario elettorale contestato e progettato” per interrompere e scavalcare le elezioni legittime, spiegò Beattie.

L'America aveva utilizzato questa tecnica per decenni in modo da rovesciare i governi all'estero.

Ora, accusò Beattie, si stava pianificando un'operazione simile contro Trump.

Il suo avvertimento si rivelò profetico.

Gli americani potrebbero non essere d'accordo sul fatto che si sia trattato di un “colpo di stato” o di una “insurrezione” di Trump, ma la maggior parte concorderebbe sul fatto che gli eventi dal 3 novembre 2020 al 6 gennaio 2021 non si potevano considerare delle normali “elezioni”.


Beattie accusò gli “atlantisti”

Quando Beattie mise in guardia contro una “Rivoluzione colorata”, infranse un tabù temibile.

L'ultima persona che cercò di denunciare le rivoluzioni colorate in TV fu Glenn Beck nel 2010. La Fox News cancellò il suo programma poco dopo.

Ora Beattie aveva raccolto la torcia, ma andò oltre.

Mentre Beck incolpava George Soros per aver finanziato le Rivoluzioni colorate, Beattie accusava lo stesso governo degli Stati Uniti, in particolare il nostro “apparato di sicurezza nazionale”.

Beattie sottolineò, in particolare, una cricca di agenti di politica estera noti come “atlantisti”.

Atlantista è un termine diplomatico che indica una persona che antepone gli interessi britannici a quelli americani.


Gruppi del fronte britannico

Nel mio ultimo articolo, “In che modo gli inglesi hanno venduto il globalismo all’America”, ho spiegato come le reti di influenza britanniche esercitino un “soft power” su Washington, operando attraverso gruppi di facciata come il Council on Foreign Relations (CFR).

La missione principale di questi fronti britannici è quella di promuovere l'atlantismo, ovvero l'idea che l'America debba sempre intervenire in soccorso della Gran Bretagna quando questa è coinvolta in una guerra.

Prima di partecipare al programma di Tucker Carlson, Beattie aveva scritto una serie di articoli sul sito Revolver News, di cui è curatore.

La serie di Beattie aveva smascherato una rete di ONG statunitensi fondate e finanziate dal governo degli Stati Uniti, la cui missione è quella di sovvertire le elezioni e rovesciare i governi di tutto il mondo, con il pretesto di “promuovere la democrazia”.

La loro arma preferita è la Rivoluzione colorata.

Beattie si riferiva a questi gruppi come “ONG atlantiste”.


Il mostro di Frankenstein

Secondo Beattie, queste “reti atlantiste” includono gruppi come il Transatlantic Democracy Working Group, il German Marshall Fund, il National Endowment for Democracy (NED) e i suoi due gruppi affiliati, l'International Republican Institute (IRI) e il National Democratic Institute (NDI).

Beattie rivelò che gli stessi “professionisti della Rivoluzione colorata” che gestiscono queste ONG “allineate agli atlantisti” hanno anche svolto ruoli di primo piano nella “resistenza” anti-Trump.

Infatti Beattie sosteneva che l'America aveva creato il suo mostro di Frankenstein.

Le stesse armi che avevamo impiegato per sovvertire le elezioni in altri Paesi ora venivano rivolte contro di noi, per indebolire le nostre elezioni.

Chi c'era dietro tutto questo? Chi aveva il potere di prendere il controllo delle ONG americane per la “promozione della democrazia” e di rivoltarle contro il loro stesso padrone, il governo degli Stati Uniti?

Chi erano questi “atlantisti” accusati da Beattie?


Il Grande gioco

L'Oxford English Dictionary definisce “atlantismo” come “una linea di politica o un principio di stretta cooperazione militare, economica e politica tra Europa e Nord America, o tra un Paese europeo e uno nordamericano; in particolare sostegno o difesa della NATO”.

Questa definizione può essere vera, ma è anche fuorviante. Non coglie il punto: il vero scopo dell'atlantismo è consolidare l'alleanza militare tra Stati Uniti e Regno Unito.

La Carta Atlantica del 1941, che stabilisce i principi guida dell'atlantismo, è un accordo tra due Paesi, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti.

Tutti gli altri Paesi sono semplicemente pedine nel cosiddetto Grande gioco.

La NATO (talvolta chiamata “Alleanza Atlantica”) è il meccanismo di attuazione dell’ordine atlantista.

Il primo segretario generale della NATO, Lord Hastings Ismay, spiegò che lo scopo della NATO è “tenere i russi fuori, gli americani dentro e i tedeschi sotto”.

Nel 1944, quando Charles de Gaulle si oppose all'ingerenza degli Stati Uniti negli affari francesi, Winston Churchill lo rimproverò con queste parole: “Se la Gran Bretagna deve scegliere tra l'Europa e il mare aperto, dovrà sempre scegliere il mare aperto. Ogni volta che dovrò decidere tra te e Roosevelt, sceglierò sempre Roosevelt”.

Con queste parole, Churchill ricordò a de Gaulle che il posto della Francia nella cosiddetta “Comunità atlantica” era, nella migliore delle ipotesi, di scarsa importanza.


Propaganda britannica

L'espressione “Comunità Atlantica” fu coniata dal giornalista americano Walter Lippmann nel 1917. Come tanti giornalisti americani dell'epoca, Lippmann lavorava all'ombra di intermediari britannici, in particolare di un certo Norman Angell, un fabiano britannico che in qualche modo era diventato un “membro non ufficiale” del comitato editoriale della rivista di Lippmann, The New Republic.

Angell era arrivato nel 1915 grazie a una borsa di studio del Carnegie Endowment for International Peace. Fondato nel 1910 dal magnate dell'acciaio scozzese, Andrew Carnegie, l'Endowment promuoveva un programma anglofilo. Carnegie era un aperto sostenitore dell'“unione anglo-americana”, ovvero la fusione di Stati Uniti e Regno Unito in un unico superstato. Il suo Endowment chiedeva la fine dell'“isolamento” degli Stati Uniti e promuoveva l'intervento americano nella Prima guerra mondiale.

In linea con gli obiettivi del Carnegie Endowment, Angell fece passare The New Republic da una posizione neutrale a una di aperto sostegno alla Gran Bretagna nella guerra.


Un “nucleo di autorità” di lingua inglese

Lippmann è ampiamente riconosciuto come l'inventore dell'atlantismo.

Il 17 febbraio 1917 scrisse un articolo per The New Republic intitolato “In difesa del mondo atlantico”. Era un aperto appello alla guerra.

Lippmann sosteneva che l'America dovesse schierarsi al fianco del “mondo occidentale” contro le orde barbariche dell'Oriente. Scrisse: “La guerra [della Germania] contro Gran Bretagna, Francia e Belgio è una guerra contro la civiltà di cui facciamo parte. [...] Perché sulle due sponde dell'Oceano Atlantico si è sviluppata una profonda rete di interessi che unisce il mondo occidentale. [...] Non possiamo tradire la comunità atlantica [...]”.

Si ritiene che l'articolo di Lippmann abbia dato il via al movimento atlantista.

In realtà Lippmann non faceva altro che ripetere le vecchie e logore frasi della propaganda britannica, che da tempo dipingeva l'Impero britannico come l'ultimo baluardo dell'Occidente contro la barbarie orientale.

Sir Norman Angell chiarì in seguito il vero significato dell'atlantismo quando scrisse che qualsiasi governo mondiale doveva essere guidato da un “nucleo di autorità” — in particolare dall'“Occidente” — che a sua volta doveva essere guidato dal “mondo anglofono”.


L'agenda della Tavola Rotonda

Come spiegato nei miei precedenti articoli, “Come gli inglesi hanno inventato il globalismo” e “In che modo gli inglesi hanno venduto il globalismo all'America”, i leader britannici all'inizio del XX secolo riconobbero che l'Inghilterra non poteva più permettersi di controllare il suo impero globale.

Elaborarono un piano per trasferire il costo dell'impero agli Stati Uniti. Il piano prevedeva che gli americani controllassero il mondo a proprie spese, mentre la Gran Bretagna avrebbe preso le decisioni, mantenendo il controllo della politica imperiale.

Ecco in sintesi cosa significa atlantismo.

Per mettere in atto questo piano, venne formato un gruppo segreto chiamato Tavola Rotonda, in parte grazie ai fondi del Rhodes Trust.

Dal 1909 al 1945 circa, la Tavola Rotonda trascinò gradualmente gli Stati Uniti in una rete di interdipendenza con la Gran Bretagna. Ciò avvenne, in primo luogo, con l'istituzione del Council on Foreign Relations (CFR) nel 1921, per esercitare un controllo segreto sulla politica estera statunitense. In secondo luogo, furono istituite entità transnazionali, come l'ONU, la NATO e l'alleanza d'intelligence Five Eyes, che legarono ulteriormente gli Stati Uniti al destino della Gran Bretagna.

In questo modo gli inglesi si assicuravano il sostegno degli Stati Uniti per qualsiasi futura operazione militare avessero voluto intraprendere.

Dopo aver ottenuto la cooperazione degli Stati Uniti, il passo successivo fu la decolonizzazione, ovvero la concessione dell'autogoverno alle colonie britanniche, in modo che l'Inghilterra non dovesse più sostenere autonomamente l'onere di sorvegliarle e difenderle.


Il passaggio all’“Impero informale”

Uno dei grandi miti del nostro tempo è la presunta “caduta” o disintegrazione dell'Impero britannico. Una cosa del genere non è mai accaduta.

La decolonizzazione era già pianificata ben prima della Prima guerra mondiale.

L'unica cosa che ostacolava il piano era la necessità di neutralizzare la Germania come concorrente imperiale e di garantire il supporto militare permanente degli Stati Uniti al nuovo ordine globale. Questi obiettivi furono raggiunti nel 1945, con la spartizione della Germania e l'ingresso degli Stati Uniti nell'ONU.

Tra il 1946 e il 1980 la Gran Bretagna concesse l'autogoverno alla maggior parte delle sue colonie, ma solo lentamente, una alla volta e a determinate condizioni.

Prima di concedere l'indipendenza a qualsiasi colonia, gli inglesi insediavano governanti locali disposti a onorare i precedenti accordi commerciali. Chi collaborava veniva ricompensato; chi creava problemi veniva rimosso.

La Gran Bretagna passò così dal governo “diretto” a quello “indiretto”, dall’impero “formale” a quello “informale”.

Per dirla in termini marxisti, la Gran Bretagna passò da un impero coloniale a uno “neocoloniale”.


“Resistenza passiva”

Per mantenere il nuovo sistema, la Gran Bretagna aveva bisogno di metodi più discreti per rimuovere i vassalli ribelli. Uno di questi metodi si rivelò essere la rivoluzione colorata.

Gli studi britannici sulla “resistenza passiva” e sulla “non obbedienza” iniziarono già durante la Prima guerra mondiale, quando il filosofo Bertrand Russell propose che gli eserciti invasori potessero essere sconfitti senza sparare un colpo, se i civili si fossero rifiutati di obbedire alle forze di occupazione nemiche.

Le idee di Russell influenzarono i pianificatori militari britannici come Basil Liddell Hart e Stephen King-Hall, i quali incorporarono la resistenza non violenta nel crescente arsenale di armi psicologiche della Gran Bretagna.

 

Decolonizzare l'Africa

Il 3 febbraio 1960 il Primo Ministro britannico Harold Macmillan parlò davanti al Parlamento sudafricano: “Il vento del cambiamento sta soffiando”, affermò, e la Gran Bretagna deve seguirlo, liberando le sue colonie africane.

Gli inglesi insistevano affinché le altre potenze europee seguissero il loro esempio. La Gran Bretagna non voleva che le sue colonie appena liberate venissero inghiottite dai rivali europei.

Il Portogallo si rifiutò di collaborare. I portoghesi dichiararono che avrebbero combattuto fino alla morte per mantenere l'Angola, il Mozambico e gli altri possedimenti africani.


La Rivoluzione dei garofani

Il dittatore portoghese Antonio Salazar morì nel 1970, ma il suo regime dell'Estado Novo sopravvisse, proseguendo le sue lunghe guerre coloniali contro gli insorti africani.

Il 25 aprile 1974 il primo ministro portoghese Marcelo Caetano fu improvvisamente rovesciato da un colpo di stato militare “soft”. La rivolta divenne nota come “Rivoluzione dei garofani”, perché i manifestanti infilarono garofani nelle canne dei fucili dei soldati.

La Rivoluzione dei garofani è il primo esempio di cui sono a conoscenza di una vera e propria “rivoluzione colorata”.

La Gran Bretagna nega di aver preso parte al colpo di stato, ma i segnali della guerra psicologica britannica sono evidenti.

Prima del colpo di stato, pochi giorni prima della prevista visita di Caetano a Londra, il Times riportò la notizia di un massacro di 400 persone da parte delle forze speciali portoghesi in Mozambico. Il Primo ministro britannico, Harold Wilson, chiese a Caetano di annullare la sua visita, accusandolo di “genocidio” e chiedendo l'espulsione del Portogallo dalla NATO.

In questo modo la Gran Bretagna minò il sostegno a Caetano, in un momento in cui i futuri golpisti stavano già lanciando minacce e avanzando richieste.

Dopo il colpo di stato, la Gran Bretagna riconobbe rapidamente la nuova giunta di sinistra e offrì indicazioni su come smantellare l'impero africano del Portogallo.


Gene Sharp, agente della guerra psicologica

Gli attivisti di oggi venerano Gene Sharp, un pacifista americano, come il padre della “nonviolenza strategica”. Sharp scrisse il “manuale” per la Rivoluzione colorata: The Politics of Nonviolent Action (1973).

Ciò che gli attivisti non sanno è che Sharp era un agente della guerra psicologica, con forti legami sia con i servizi segreti americani che con quelli britannici.

Sharp trascorse 30 anni al Center for International Affairs, soprannominato la “CIA di Harvard”.

Ancora più importante, Sharp trascorse 10 anni in Inghilterra (dal 1955 al 1965), collaborando con il movimento pacifista britannico e conseguendo un dottorato di ricerca a Oxford. L'opera iconica di Sharp, The Politics of Nonviolent Action, era la sua tesi di dottorato a Oxford.


“Proteste degli adolescenti”

Nel 1967 lo psicologo australiano, Fred Emery, allora direttore del Tavistock Institute of Human Relations (TIHR) di Londra, predisse che, entro gli anni novanta, presto le “proteste degli adolescenti” sarebbero state sfruttate come arma politica in grado di rovesciare i governi.

Aveva ragione.

Nel 1989 un'ondata di rivolte non violente travolse il blocco sovietico, rovesciando i regimi comunisti. La rivolta ceca fu soprannominata “Rivoluzione di velluto”, termine che finì per essere usato in modo intercambiabile con “Rivoluzione colorata”.

Le “Rivoluzioni di velluto” del 1989 furono in gran parte orchestrate dai governi occidentali che operavano attraverso gruppi di facciata.


“Promozione della democrazia”

I gruppi del fronte occidentale che hanno contribuito a far crollare l’Impero sovietico sono, in molti casi, le stesse “ONG atlantiste” accusate da Darren Beattie.

Nel mondo delle ONG sono conosciuti come gruppi “pro-democrazia”, “costruzione della democrazia” o “promozione della democrazia”.

Promuovere la “democrazia” è stato uno dei principali obiettivi degli atlantisti fin da quando Woodrow Wilson dichiarò che l’America doveva lottare per “rendere il mondo sicuro per la democrazia”.

Ovviamente ci sono momenti in cui lottare per la “democrazia” è encomiabile.

La caduta dell'Unione Sovietica aiutò senza dubbio le nazioni conquistate dell'Europa orientale.

Eppure, troppo spesso, le grida di “democrazia” e “libertà” sono state utilizzate per coinvolgere giovani ingenui in iniziative poco raccomandabili, come la destabilizzazione della presidenza di Donald Trump.


Il modello Freedom House

La maggior parte degli storici concorda sul fatto che la prima ONG per la “promozione della democrazia” sia stata Freedom House, fondata il 31 ottobre 1941 a Washington DC.

Fin dalla sua fondazione, Freedom House è stata un'agenzia di copertura dell'intelligence britannica.

Il suo scopo originario era quello di combattere l'“isolazionismo” americano e spingere l'entrata degli USA nella Seconda guerra mondiale.

Nell'aprile del 1940 Winston Churchill creò una speciale unità di intelligence chiamata British Security Coordination (BSC), per condurre operazioni segrete contro il movimento pacifista statunitense.

Con la piena collaborazione del presidente Franklin D. Roosevelt e del direttore dell'FBI, J. Edgar Hoover, la BSC aprì degli uffici al Rockefeller Center, sotto il comando dell'agente dei servizi segreti canadesi William Stephenson, nome in codice Intrepid.

Freedom House è nata dalla fusione di due organizzazioni pro-guerra: Fight for Freedom (FFF) e The Committee to Defend America by Aiding the Allies (CDAAA).

Secondo Desperate Deception: British Covert Operations in the United States, 1939-1944 di Thomas E. Mahl, entrambi erano fronti britannici gestiti dalla BSC di Churchill.


Il National Endowment for Democracy

Il 17 novembre 1983 il Congresso degli Stati Uniti autorizzò il finanziamento di una nuova entità denominata National Endowment for Democracy (NED), un ente pubblico-privato che avrebbe ricevuto finanziamenti dal governo degli Stati Uniti.

Lo scopo del NED era quello di fungere da gruppo ombrello per una rete di ONG per la promozione della democrazia, tra cui due gruppi affiliati che sarebbero poi diventati noti come National Democratic Institute (NDI) e International Republican Institute (IRI).

Nello stesso anno Gene Sharp, l'agente segreto addestrato in Gran Bretagna che aveva inventato le Rivoluzioni colorate, fondò un suo gruppo, l'Albert Einstein Institution a Boston.

Tutti i gruppi sopra menzionati avevano due cose in comune: innanzitutto tutti hanno seguito il “manuale” di Gene Sharp per la Rivoluzione colorata; in secondo luogo tutti hanno aiutato il governo degli Stati Uniti a finanziare e organizzare Rivoluzioni colorate in altri Paesi, con l'apparente scopo di promuovere la democrazia.

Secondo Darren Beattie tutti questi gruppi hanno preso parte alla destabilizzazione della prima presidenza Trump.


Cui Bono?

Resta da vedere se le accuse di Beattie resisteranno alla prova del tempo.

Una cosa è certa, però: il governo britannico è stato estremamente soddisfatto dell'estromissione di Trump.

E non vogliono che ritorni.

Il 4 febbraio 2020, mentre era in corso il secondo processo di impeachment di Trump, il Royal Institute of International Affairs, noto anche come Chatham House, dichiarò sul suo sito web che “il processo a Trump non è sufficiente a riparare la democrazia”.

Mettendo in guardia dal fatto che la “disinformazione” elettorale diffusa dai sostenitori di Trump rappresentava una minaccia per la democrazia, Chatham House chiese una commissione in stile “11 settembre” per indagare ulteriormente sull’“insurrezione” del 6 gennaio.


Londra chiama

Chatham House non è un semplice think tank.

Opera in base alla Royal Charter e sotto il patrocinio della corona inglese.

Inoltre è l'organizzazione gemella del Council on Foreign Relations. Insieme i due gruppi formulano e coordinano la politica estera degli Stati Uniti e del Regno Unito.

Dopo tutti questi anni, sta iniziando a diventare chiaro cosa intendesse Norman Angell quando parlava di un “nucleo di autorità” al centro della comunità atlantica.

E quel nucleo è a Londra.

Questo è il mondo creato dagli atlantisti.

Benvenuti nella comunità atlantica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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