mercoledì 9 settembre 2026

La politica monetaria argentina rivela la perdita di controllo da parte della Germania

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/la-politica-monetaria-argentina-rivela)

Javier Milei è un politico formatosi secondo i principi della Scuola Austriaca di economia. Per lui, vale la massima coniata da Ludwig von Mises: l'inflazione è sempre e comunque un fenomeno monetario.

In altre parole: l'espansione artificiale dell'offerta di moneta porta ad aumenti dei prezzi, in modi diversi. Il credito di nuova creazione e scoperto, com'è intrinseco al sistema monetario fiat, può inizialmente manifestarsi nei prezzi degli asset a seconda della struttura dell'economia, ad esempio con un aumento del prezzo dell'oro. Una volta che questo credito diventa effettivo sul lato della domanda, può portare ad aumenti generalizzati dei prezzi dei beni, ed è allora che i consumatori ne risentono direttamente. A questo punto, la politica monetaria nel sistema monetario fiat diventa sgradevole per i consumatori.

Abbiamo sperimentato questo fenomeno in modo esemplare durante i lockdown. All'epoca, i governi deliziarono i propri cittadini con i cosiddetti “bonus statali”, denaro gratuito recapitato a domicilio. In un certo senso, abbiamo assistito a una reminiscenza delle politiche dell'era Weimar sotto il cancelliere Wilhelm Cuno. Durante l'occupazione francese, Cuno invitò i cittadini della regione della Ruhr a uno sciopero generale e tentò di sostenerli economicamente con trasferimenti di denaro. L'esito è noto: la Repubblica di Weimar crollò tra ondate di iperinflazione, perdita di fiducia e fallimento sistemico.

Il compito dei media specializzati e della comunità accademica di economia dovrebbe essere quello di istruire il pubblico sulla relazione fondamentale tra politica monetaria espansiva e distruzione del potere d'acquisto.

Ciò smaschererebbe il camuffamento statale che cela i presunti benefici della pianificazione centralizzata finanziata dal debito. Molte persone potrebbero perdere fiducia in questo sedativo assistenziale basato sul debito. La democrazia non potrebbe che trarne vantaggio.

Torniamo al presente. Da quando Milei si è insediato nel dicembre 2023, si sono verificati notevoli sviluppi nella politica monetaria e nel meccanismo del credito. La rigorosa politica fiscale che ha prodotto un surplus primario ha frenato la crescita dell'offerta di moneta, così come la massiccia riduzione della forza lavoro nel settore pubblico. La misura standard dell'offerta di moneta, M2, che, in termini molto generali, comprende contanti, depositi bancari e titoli altamente liquidi, è scesa da 94.700 miliardi di pèsos all'inizio del mandato di Milei a 84.500 miliardi di pèsos nel secondo trimestre dell'anno in corso. La misura più ampia dell'offerta di moneta, M3, è aumentata solo leggermente, da 163.200 miliardi a 164.200 miliardi di pèsos.

In Argentina si è verificata una piccola ma significativa rivoluzione monetaria. Il Paese era stato afflitto da un'inflazione elevata per decenni, spingendo i suoi cittadini, quasi per necessità, verso il dollaro come protezione contro un apparato statale oppressivo. I cittadini si sono rifugiati nel migliore dei mondi possibili – la valuta di riserva mondiale del credito fiat – e ora si trovano in una fase di transizione. La conseguenza di questa inversione di tendenza monetaria: l'inflazione si attestava al 211,4% nel 2023, ma è scesa al 117,8% nel primo anno di mandato di Milei e poi al 28% lo scorso anno. Continua a oscillare intorno a quel livello.

Si tratta di un chiaro mandato per il presidente a proseguire con la sua politica di consolidamento. Milei sa che la politica ha anche una dimensione simbolica e così sta già presentando una curiosità politica: una proposta di legge che renderebbe i politici personalmente responsabili dei deficit pubblici e, nei casi più gravi, ne sospenderebbe lo stipendio.

La lotta di Milei contro la svalutazione monetaria è il fondamento della sua politica economica. Dal punto di vista di un economista libertario, ciò ha senso: l'inflazione sconvolge l'intero meccanismo di calcolo di un'economia di mercato. La cattiva allocazione delle risorse scarse e la perdita di fiducia nella capacità di pagamento dei consumatori distruggono ogni speranza di prosperità economica. Milei, quindi, con la sua politica di stabilità, cerca soprattutto di proteggere il potere d'acquisto dei suoi cittadini. La stessa persona che il cancelliere tedesco Friedrich Merz ritiene stia calpestando il suo stesso popolo, sta cercando di proteggere i suoi cittadini con lo scudo di un'economia di mercato funzionante.

Una linea di politica che in Germania è ormai nota solo per sentito dire. Permangono ancora i ricordi dei racconti dei nonni sull'epoca di Ludwig Erhard. La sua promessa era “prosperità per tutti”, fondata sull'economia sociale di mercato, sulla stabilità monetaria e su uno Stato minimo che lasciava la gestione economica ai professionisti, agli operai specializzati e agli imprenditori.

Durante il suo mandato, Javier Milei ha tagliato il bilancio statale del 27-30%. Sebbene l'aumento dei prezzi si sia successivamente invertito, seguendo un andamento disinflazionistico, l'inflazione in Germania continua a crescere. Ufficialmente, il tasso di inflazione tedesco si aggira intorno al 2,8%. Tuttavia, è risaputo che lo Stato manipola, per usare un eufemismo, la definizione del paniere di beni e servizi utilizzato per calcolare il livello dei prezzi. Il denaro si sta svalutando a un ritmo considerevolmente più rapido di quanto indichino le statistiche ufficiali.

L'inflazione è una tassa occulta, un trasferimento dal creditore al debitore più grande, l'apparato statale.

Chiunque acquisti titoli di Stato per finanziare questa montagna di debito dovrebbe avere ben chiaro un punto: la cedola del titolo di Stato tedesco a dieci anni, pari a circa il 3,2%, viene completamente annullata dall'inflazione. Alla fine, lo Stato ripaga i suoi creditori con denaro svalutato.

Una seria politica fiscale in Germania dovrebbe innanzitutto abbandonare i progetti non più compatibili con la solidità economica del Paese. In primo luogo, dovrebbe tenere conto del fatto che lo stato sociale tedesco dovrebbe porre fine agli sforzi per reclutare personale dall'estero. Il rimpatrio è inevitabile, vista l'impennata dei costi, se si vuole ottenere un rapido alleggerimento della crisi. Lo stesso vale per il coinvolgimento della Germania nella guerra in Ucraina, che anche quest'anno assorbirà miliardi di trasferimenti. Insieme agli aiuti allo sviluppo, più che discutibili e in larga parte intrecciati al sistema di sfruttamento delle ONG, i contribuenti tedeschi dovrebbero essere sollevati da oltre €20 miliardi all'anno solo in questi due ambiti.

Considerando che i nuovi prestiti contratti per finanziare tutte queste bravate politiche ammontano ad almeno il 5,5% del PIL quest'anno, si tratta di un vero e proprio scandalo. Dal punto di vista del contribuente tedesco, l'unica speranza è che il mercato obbligazionario ponga fine a questi eccessi megalomani in un futuro non troppo lontano, attraverso massicce vendite di titoli di stato tedeschi ed europei, in modo da mostrare il cartellino rosso al cancelliere e al suo ministro del debito.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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