La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/oltre-la-pillola-nera)
Il recente articolo di Jeffrey Tucker, Don't Take the Black Pill, pubblicato su The Epoch Times, esprime valide preoccupazioni riguardo al soccombere alla disillusione. Avendolo appena letto, mi sono sentito in dovere di rispondere. In quanto amico e persona che ammiro profondamente, sia come pensatore che come persona che ha dedicato la sua carriera alle cause della libertà, rispetto profondamente il suo appello alla speranza in mezzo all'oscurità, ispirato al pensiero di Chesterton, e condivido la sua critica a coloro che trovano conforto solo nel cinismo. Tuttavia, inquadrare il profondo scetticismo come un semplice “prendere la pillola nera” non coglie un aspetto cruciale del percorso verso la sovranità.
La pillola nera come rifiuto politico
Quando, prima delle elezioni, alcuni giornalisti indipendenti hanno esaminato criticamente i legami tra le figure politiche e l'élite tecnocratica, sono stati immediatamente etichettati come “disillusi”, non per essersi arresi alla disperazione, ma per essersi rifiutati di sospendere il proprio discernimento in quello che veniva definito un momento politico di portata esistenziale.
All'epoca scrissi che, pur riconoscendo che la squadra blu rappresentava una chiara minaccia per i valori occidentali, non era ancora chiaro cosa sarebbe diventata la nuova coalizione. Ancora oggi, vedo molti primati storici entusiasmanti accanto ad alcune preoccupanti continuità con le precedenti strutture di potere. Questa posizione sfumata è stata spesso liquidata come disfattismo anziché essere considerata come un'analisi approfondita.
Come ha fatto notare Derrick Broze nel podcast di Sam Tripoli, “Black Pill è la nuova etichetta per i complottisti”: un'etichetta comoda per liquidare chi mette in discussione le narrazioni dominanti, anche quando tali domande sono accompagnate da soluzioni concrete. L'etichetta diventa un'arma per imporre il conformismo piuttosto che per affrontare le critiche sostanziali.
The Blackpill Label is Another Psyop @samtripoli asks journalist Derrick Broze about the use of the term "blackpilled" to diminish critiques on both parties. Derrick explains that he saw a ramping up in the use of the term right near the (s)election 2024. Watch the full interview on Tin Foil Hat Podcast #884: The Pyramid Of Power With Derrick Broze here: https://t.co/2VNR088VFS
— Derrick Broze (@DBrozeLiveFree) May 16, 2025
Ho assistito ripetutamente a questo schema di minimizzazione. Quando Whitney Webb ha sollevato preoccupazioni sull'influenza tecnocratica prima delle elezioni, è stata etichettata come “disillusa” anziché essere confrontata nel merito. Quando Toby Rogers afferma chiaramente: “I vaccini contro il Covid sono un'attività criminale. Chiunque in una posizione di autorità tale da poter ritirare i vaccini dal mercato, non lo fa, commette un reato”, molte voci autorevoli hanno liquidato la sua affermazione come allarmismo anziché affrontare le specifiche preoccupazioni. L'ho visto accadere quando persone del “nostro gruppo” hanno contestato decisioni (o non decisioni) all'interno del movimento per la libertà medica.
Remembering that time someone told me Whitney Webb was like my dark twin. All I know is she doesn’t get CBDCs right.
— Izabella Kaminska (@izakaminska) January 22, 2025
Covid shots are a criminal enterprise. Anyone in a position of authority to pull the Covid shots from the market who fails to do so is engaged in a crime.
— Toby Rogers (@uTobian) May 12, 2025
Questa etichetta va oltre la politica. Mi sono chiesto se i tagli al bilancio del Dipartimento della Difesa operati da Musk non possano rappresentare un preludio a una tecnocrazia più profonda attraverso i sistemi di identità digitale. Mi sono interrogato sul Progetto Stargate, o sulle dichiarazioni del nuovo capo della FDA, Marty Makary, riguardo a come l'intelligenza artificiale approverà i farmaci in futuro. Ho visto persone che per anni hanno difeso la libertà di parola improvvisamente applaudire leggi che limiterebbero certe forme di critica.
🚨FDA Commissioner @MartyMakary announces the first scientific product review done with AI: "What normally took days to do was done by the AI in 6 minutes...I've set an aggressive target to get this AI tool used agency-wide by July 1st...I see incredible things in the pipeline." https://t.co/PVFQMizP0C
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) May 9, 2025
Questo non significa che ogni domanda sia automaticamente corretta, o che lo scetticismo di per sé renda una persona nel giusto. Ma etichettare immediatamente queste domande come “disillusione” interrompe conversazioni necessarie. Meno tribalismo non significa assumere la pillola nera, ma significa chiedere la verità al potere, a prescindere da chi sia al comando.
Ciò che è particolarmente preoccupante in questa impostazione è come rispecchi esattamente la dinamica che ho descritto nel saggio, La seconda Matrix: la sostituzione senza soluzione di continuità dei vecchi sistemi di controllo con altri nuovi e più seducenti. Nel momento in cui iniziamo a riconoscere gli schemi di cattura istituzionale, veniamo etichettati come disfattisti anziché realisti.
Transizione, non destinazione
Ciò che Jeffrey identifica come “assumere la pillola nera” potrebbe essere meglio compreso come uno stato di transizione necessario, non una conclusione ma un inizio. È il momento in cui le illusioni si infrangono e ci troviamo di fronte direttamente alla cattura istituzionale. Questo momento di chiarezza può certamente portare alla paralisi se vi rimaniamo, ma può anche catalizzare una profonda trasformazione.
Il problema non è la pillola nera, ma il fatto di rimanere lì.
Quando ho scritto il pezzo, Il governo lavora per noi, non stavo incitando a un abbandono alla malinconia, bensì a mettere in discussione il rapporto fondamentale tra cittadini e istituzioni. Ho affermato chiaramente: “Non siamo sudditi in attesa di un governante benevolo”. Questa consapevolezza non è fatalismo, bensì il primo passo verso la riconquista della sovranità.
Dal riconoscimento degli schemi alla loro rottura
Questa consapevolezza diventa problematica solo quando non è accompagnata dall'azione. Come descrive Broze nel suo libro, How to Opt-Out of the Technocratic State, il punto non è abbandonare la speranza, ma reindirizzarla dalle istituzioni asservite verso alternative sovrane.
Jeffrey teme che i puristi della “pillola nera” “non saranno mai appagati finché non verrà soddisfatta la condizione X”. Ma credo che questo tralasci un aspetto cruciale: quando riconosciamo che la cattura istituzionale è la regola piuttosto che l'eccezione, smettiamo di aspettare che le istituzioni ci salvino e iniziamo a costruire alternative dalle fondamenta.
Il percorso che va dalla consapevolezza all'azione non è istantaneo. Implica fasi specifiche che ho osservato sia in me stesso che negli altri.
Innanzitutto arriva lo shock: la dissonanza cognitiva derivante dalla consapevolezza che i sistemi di cui ci si fidava sono fondamentalmente compromessi. Questa fase può essere paralizzante, ma è necessaria per un vero risveglio.
Segue la fase di ricerca: collegare freneticamente i punti, riconoscere gli schemi e ricostruire la propria comprensione di come funziona effettivamente il potere. Questa fase può essere isolante, ma getta le basi per un'azione consapevole.
Poi arriva la fase di recupero: porre dei limiti ai sistemi corrotti e, al contempo, costruire delle alternative. Questo potrebbe significare ritirare il consenso in alcuni ambiti e creare nuove strutture in altri.
Infine, giunge l'integrazione: dove lo scetticismo non diventa un'identità ma uno strumento, dove il pensiero critico è al servizio della creazione anziché di una critica senza fine. È qui che la pillola nera viene completamente metabolizzata.
Non abbiamo bisogno di altre diagnosi. Abbiamo bisogno del coraggio di costruire, pur sapendo benissimo che il sistema non ci seguirà.
L'alchimia della speranza conquistata
Ciò che emerge al di là della “pillola nera” non è un ottimismo ingenuo, ma quella che potremmo definire una speranza meritata: una speranza fondata sulla verità piuttosto che su un pio desiderio. Questa alchimia trasforma il dolore in chiarezza e la chiarezza in capacità di agire.
Quando ho contestato il processo di approvazione dei vaccini da parte della FDA, non stavo facendo una critica senza speranza. Stavo tracciando dei confini tra ciò che merita la nostra fiducia e ciò che non la merita, indicando al contempo delle alternative.
Ho scritto: “Mi rifiuto di partecipare al patetico spettacolo di implorare i burocrati affinché rispettino il consenso informato”. Questa non è disperazione (almeno non è questa l'intenzione), bensì una dichiarazione di sovranità che libera energie per percorsi più produttivi.
Nella mia vita, questa transizione si è manifestata quando ho smesso di aspettarmi che gli enti regolatori proteggessero la salute della mia famiglia e ho invece instaurato rapporti con professionisti che rispettano l'autonomia del corpo e il consenso informato. Quella che inizialmente era stata una sconvolgente rivelazione è diventata la base per un approccio più autentico al benessere.
Rendete autonoma la vostra salute
Questo ci porta a un concetto introdotto di recente da Celia Farber e messo in evidenza da Catherine Austin Fitts: rendete la vostra salute autonoma. Non si tratta solo di un concetto intelligente, ma rappresenta il passo evolutivo successivo alla mera critica: la creazione di strutture parallele per la sovranità sanitaria.
La scelta delle parole segnala qualcosa di profondo: un passaggio dal linguaggio di opposizione al linguaggio di creazione.
Il vero antidoto alla disperazione non è la cieca fiducia nelle riforme, ma passi concreti verso l'autonomia. Ciò include la creazione di reti sanitarie locali, il sostegno alla ricerca indipendente, la documentazione dei fallimenti istituzionali e la creazione di alternative, nonché il collegamento con persone che condividono gli stessi ideali per formare comunità resilienti.
Comunità al di là della conformità
Jeffrey solleva con perspicacia le preoccupazioni su come il cinismo possa erodere i legami comunitari, una preoccupazione legittima che merita attenzione. Il mio punto di vista complementare consiste nel riconoscere che le comunità più forti spesso si formano non attraverso la conformità ai sistemi esistenti, ma attraverso una condivisione della realtà e un aiuto reciproco costruito su queste solide basi.
Come abbiamo visto con gruppi di supporto per le vittime di danni da vaccino come React19, quando le istituzioni deludono le persone, queste non necessariamente si isolano. Al contrario, spesso si creano legami più profondi basati su esperienze condivise autentiche, piuttosto che su narrazioni imposte.
Questo processo di costruzione della comunità inizia con la sovranità individuale, ma non si conclude lì. Come ho approfondito nella conclusione della mia serie, MKULTRA: La mano nascosta, la libertà cognitiva deve iniziare liberando le nostre menti individuali dai vincoli programmati. Solo allora possiamo unirci efficacemente agli altri per creare strutture collettive resilienti. La sovranità individuale non è il punto di arrivo, ma il fondamento necessario per un'autentica azione comunitaria.
L'ordine è fondamentale: prima viene la liberazione cognitiva personale, poi la capacità di connettersi autenticamente con altri che condividono la vostra stessa chiarezza, e infine il potere collettivo di costruire alternative in grado di resistere alla pressione dell'influenza istituzionale.
È proprio per questo che ho insistito sulla costruzione di strutture parallele, non per pessimismo, ma nella consapevolezza che aspettare che le istituzioni sotto il controllo del regime si riformino da sole è un vero e proprio esercizio di futilità.
Che aspetto ha davvero la sovranità
Non scegliete la pillola nera per sottrarvi all'azione, ma non abbiatene nemmeno paura. A volte bisogna attraversare l'oscurità per vedere chiaramente. E ciò che vediamo ora, innegabilmente, è che l'era della fiducia passiva è finita.
La strada da percorrere non è fatta di ottimismo cieco, o fatalismo perpetuo. Si tratta piuttosto di offrire un modello di come superare la disillusione senza soccombere al nichilismo. Ognuno affronterà questo percorso in modo diverso. Alcuni si impegneranno nell'attivismo all'interno del sistema, altri si concentreranno sullo sviluppo di competenze e strutture al di fuori di esso, e altri ancora potrebbero temporaneamente fare un passo indietro per preservare la propria salute mentale. Non esiste un'unica risposta giusta, ma è compito di ognuno di noi trovare la propria strada verso la libertà e il benessere, in qualsiasi modo possibile.
Ciò che accomuna questi approcci non è la cieca adesione a una particolare strategia, bensì un'onestà radicale riguardo alla cattura istituzionale, unita a una sovranità concreta e alla resilienza della comunità. Si tratta di riconoscere i modelli di controllo e, al contempo, di spezzarli attraverso alternative tangibili.
Non dobbiamo scegliere tra cinismo e ingenuità. Possiamo scegliere la sovranità: la chiarezza conquistata a caro prezzo che deriva dall'affrontare la realtà senza esitazioni, per poi costruire qualcosa di migliore dalle fondamenta.
Conclusione: attraversare l'oscurità, non aggirarla
C'è una splendida ironia nella posizione di Jeffrey che non posso fare a meno di notare con ammirazione. Egli ha riconosciuto la cattura istituzionale dei media generalisti e del mondo accademico, e in risposta ha costruito una straordinaria struttura parallela, che è rapidamente diventata un vitale centro intellettuale per pensatori indipendenti, scienziati ed esperti di politica. Il Brownstone Institute rappresenta una potente dimostrazione di come il riconoscimento dei fallimenti sistemici possa catalizzare notevoli innovazioni e azioni positive. Il lavoro di una vita di Jeffrey dimostra come il superamento della fase di riconoscimento della cattura istituzionale possa portare alla costruzione di qualcosa non solo di migliore, ma di veramente essenziale per preservare la libertà intellettuale nel nostro tempo.
Nessuno verrà a salvarci.
E riconoscere che la verità non significa prendere la pillola nera, ma riprenderci il nostro futuro. Significa finalmente deporre il peso estenuante della falsa speranza, così da poter stare in piedi a testa alta, con gli strumenti in mano, pronti a costruire il mondo che meritiamo.
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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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