mercoledì 24 novembre 2010

Videogiochi e statalismo: Una giornata da sindaco (virtuale) keynesiano...


Sull'onda dell'articolo su Caesar III e la pianificazione centrale, pubblico questa interessante riflessione esposta da Luca Fusari.

Un'addendum utile e costruttivo che inquadra più approfonditamente il problema insito nella pianificazione riproposta in modo "innocentemente" ludico nei videogiochi.

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di Luca Fusari

A conferma dell'articolo di Mattheus Von Guttemberg pubblicato e tradotto da Francesco Simoncelli ( http://francescosimoncelli.blogspot.it/2010/11/caesar-iii-e-lonnipresente-fallimento.html ) i videogiochi di pianificazione centrale sono alquanto irrealistici e costruttivistici nella loro visione delle cose eppure nonostante tutto sono divertenti e addirittura nonostante tutto pure educativi (seppur in termini ben diversi da quanto i programmatori o gli ammiratori del socialismo intendono).

Di fatto i videogiochi strategici o gestionali sono la rappresentazione di una utopia, la visione del deus ex machina onniscente e pianificatore che controlla tutto e che ottiene dati in tempo reale su tutto quanto dai suoi sottoposti o agenti, in essi manca (forse per via dei programmatori) una vera descrizione della funzione del governante e delle sue ragioni.

Nella realtà la pianificazione centrale non può funzionare come Mises ha ben spiegato nei suoi libri (Socialism e Human Action anzitutto).

Il controllo pianificato e centrale dei prezzi e dei costi ci porta inevitabilmente a un sistema che sottovaluta le esigenze e le richieste reali degli individui.

Nei videogiochi non esistono quasi mai realtà astatuali o privi di governance (a parte videogiochi interessanti quali Spore, sempre di Wright o Sim city societies quest'ultimo non ideato da Will Wright a differenza del nome, e forse anche per questo ampiamente bistrattato dal pubblico nonostante l'idea di fondo sia completamente differente dalle solite dinamiche presenti nel più famoso simulatore di città della storia dei videogiochi) dove si possano realizzare modelli privi di funzione politica specifica (anche di tipo anarco-capitalista).

Esiste sempre unl ruolo partecipe e attivo del videogiocatore, ed è a lui richiesta una interazione che necessariamente comporta la presenza attiva nel processo decisionale da far compiere all'intera comunità.

Non va meglio in Civilization (io sono rimasto alla versione anzianotta della III, ma penso che Luca Bocci mi possa confermare come non cambi di molto la dinamica nella V) il tipo di "governo" deciso come anarchia non differisce come logiche dagli altri (curiosa la cosa...) e di fatto il livello promosso in tale modalità è una visione puramente hobbesiana di caos e improduttività che tende ad essere in perdita anzichè come guadagno di bonus e punti di ricerca e di fatto è visto solo come una seccatura a fronte del passaggio da una dittatura repubblicana a una democratica o a una dispotica alla ricerca della conquista diplomatica, militare o culturale sugli sfidanti.

Ci sarebbe da chiedere ai programmatori quanto tali videogiochi gestionali siano per loro la rappresentazione virtuale immaginaria di una società impossibile da realizzarsi fuori dal web come pianificazione centrale o quanto invece tale società sia da loro auspicata e magari promossa implicitamente come funzione ideologica inconscia e indotta nei giovani.

Ovvio che questo andrebbe ad aprire l'annosa questione della propaganda nei videogiochi e mi pare del tutto evidente che tale questione la si risolva nella libera consapevolezza dei fruitori.

Io posso benissimo giocare alla serie Total War invadendo territori e imponendo tasse militari come finzione funzionale allo scopo di massimizzare la resa del mio divertimento nel videogioco con gli eserciti in campo.

La virtualità mi permette di farlo senza ledere il diritto di nessuno, esattamente come potrei sterminare ondate di soldati o di mostri virtuali entro qualche arena virtuale di fraggatori.

Questo esula completamente da ciò che poi penso o ritengo sia giusto compiere e attuare invece in un dato reale dato che la dimensione del videogioco è eidetica.

Il videogioco è un passatempo da tenere e valutare in separata sede come funzione di giudizio rispetto a quello del mondo reale.

Il videogioco al pari della musica, della letteratura è un'arte e come tale è al di là del giudizio morale.

Certo con l'avanzare della tecnologia, dei giochi di ruolo online e dei simulatori di società parallela come Second Life i sociologi e i soliti tromboni dell'intellighenzia sinistrata direbbero che pure internet e il web stanno ormai superando quel limite di divisione tra reale e virtuale e quindi a loro avviso tra uno scopo utile e produttivistico e uno futile di disimpegno.

Ma ciò che non comprendono nella loro avversione alla tecnologia di matrice luddista-francofortese è che la funzione è differente.

Un videogioco può essere usato come social-network (si pensi a World of Wacraft) ma un social-network non è essenzialmente un videogioco, benchè pure questo social-network siano presenti al suo interno parecchi giochini, resta dal mio punto di vista anzitutto uno strumento di comunicazione.

Vedere in uno strumento di comunicazione necessariamente una maschera con cui abbellire qualsiasi mia esigenza teatrale è una visione che dimostra la difficoltà da parte di questi sociologi nel valutare o comprendere le funzioni della tecnologia e della comunicazione in sè.

La loro disamina pecca per riduzionismo omologante dei mezzi utilizzati.

Il social-network o un sito web (a meno che non vogli fare saltuariamente un troll) è un mezzo dalla funzione predominante di comunicazione esattamente come il cellulare o la lettera cartacea.

Il videogioco è un contesto differente dove le regole reali vengono abbandonate per venir incontro a un iperuranio realizzato e simulato.

La simulazione sta nel videogioco non in tutti i mezzi di comunicazione.

Il videogioco affinchè sia divertente tende inevitabilmente ad essere moralmente immorale.L'immoralità del videogioco è qualcosa di necessario affinchè la natura umana possa sperimentare e soddisfare i propri desideri e le proprie brame liberamente in assoluta libertà.Il videogioco è una valvola di sfogo delle tensioni accumulate e ovviamente tende ad essere accattivante in funzione delle sue potenzialità consentite in termini di azione al suo interno.Il videogioco è quindi un gioco simulato in uno schermo, e come tale non segue una prassi morale o legata ad un necessario soddisfacimento delle regole presenti nella realtà.

Con questo cosa voglio dire?Voglio dire che appare del tutto evidente che il videogioco produca situazioni o realtà non funzionanti, non realistiche, distopiche o immaginarie nella realtà ma proprio per questo il videogioco attira numerosi videogiocatori.

Quindi è possibile interpretare i videogiochi gestionali come delle mere ipotesi teoriche poste su un piano immaginario e fantastico di modelli utopistici anche immorali senza necessariamente vedere in essi delle forme di propaganda o di promozione di tali modelli anche nel dato reale.

E' il videogiocatore che decide in ultimo il valore e significato da attribuire a tale interfaccia virtuale depotenziando di fatto anche il ruolo e la possibile propaganda inconscia.

Questo rientra anche nella distinzione tra la realtà esterna e quella virtuale e come abbiamo già accennato tra i mezzi di comunicazione da quelli di espressione e di simulazione fantastica.

Quindi se mi metto a pianificare con un gaming online lo faccio per venir incontro a una mia curiosità o un mio divertimento a costo 0 senza avere interferenze sul dato reale anche qualora questi fossero utenti attivi come avatar in un dato multiplayer (figuriamoci negli avatar presenti nel videogioco in questione Cesar III o Sim City).

Ergo so bene che le cose all'interno di un videogioco in quanto forma espressiva e artistica sono al di là del bene e del male comunemente accettato nella società reale.

Con questo però non voglio negare la possibilità che molti adolescenti possano ritenere fattibile pianificare sia fuori che dentro un videogioco la società ma questo rientra nelle interpretazioni e negli strumenti (anche ideologici) già acquisiti e in possesso nell'individuo con i quali si interpretano tali fatti videoludici in opera.

Appare evidente che taluni videogiochi siano più raffrontabili e in grado di realizzare una simulazione attenta delle regole del mercato e del libero mercato anche con rudimenti austriaci (che io conosca esiste solo l'ottima serie Patrician dall'ambientazione commerciale medievale anseatica).

David D. Friedman ritiene che World of Wacraft sia un modello anarco-capitalista visto la presenza di regole derivanti dal gold standard applicate al suo interno per l'acquisto di bonus o per il commercio interno.

Questo è certamente vero anche se io ritengo che WoW rientri tra i videogiochi che tendano ad una certa neutralità o a una panarchica organizzativa affidata agli utenti che va ben al di là del mero dato economico, proprio perchè punta su un dato associativo o antropologico cooperativo.

Non a caso i videogiochi di simulazione virtuale di mondi, non essendo finalizzati al dato gestionale di risorse ma alla cooperazione, tendono ad essere meno incentrati su logiche platoniche.

In videogiochi come Sim City invece con l'estensione della città appare evidente e naturale che vi siano maggiori problematiche, costi di servizi e disfunzionalità che richiedono manutenzione e maggiori tasse.

Le tasse sono sempre presenti e pare che Will Wright non sappia cosa sia il tagli fiscali e i servizi privati (a parte qualche scuola privata o qualche chiesa più di decoro che altro).

Anzi per esperienza se io riduco a 0 o sotto una aliquota del 20% flat tax a tutti i vari ceti (puntando più su un indotto diffuso che concentrato di pressione fiscale), e categorie produttive, molto spesso non ottengo una crescita demografica e neppure degli introiti nel videogioco.

Ergo il linguaggio di programmazione codificato nella serie Sim City è fortemente keynesiano (basti pensare alle bolle immobiliari e palazzinare su cui il videogioco fa ampio uso), e questo pone l'intera esperienza del videogioco su tale tipo di comportamento da parte dell'utente come sua massimizzazione del divertimento.

Non a caso se aumento le tasse irrazionalmente cresce addirittura la domanda di bisogni (come pontifica Keynes) sebbene non necessariamente la popolazione (superata una certa soglia).

I servizi non sono dati in mano a privati ma sono centralizzati nella figura del sindaco, questo però comporta che superato un certo limite (a me capita intorno a città di 100.000 abitanti, quindi di medie dimensioni), il sistema collassa.

Troppi debiti, troppi acquedetti, troppe scuole, troppe centrali a gas o ad eolico non ammortizzabili (che poi nel videogioco le pale eoliche hanno pure un prezzo irrealmente vantaggioso come mezzo iniziale di erogazione energetica, rispetto a quello reale come Carlo Stagnaro potrebbe confermare....) tutto nelle mie mani e in costante crescita.

E poi i problemi dei rifiuti, delle aree verdi sempre ed esclusivamente pubbliche...

La pianificazione insomma non funziona o quantomeno non riesco da austriaco a farla funzionare a pieno.

Paradossalmente sembra nonostante tutto e contro ogni previsione, che un simil sistema keynesiano in un videogioco funziona meno che nella realtà come sua durata (si pensi alle megalopoli urbane reali e alla loro estensione attuale, c'è da dire che però queste conoscono quantomeno una maggior autonomia economica affidata ai privati come servizi funzionali) e questo non è male, anzi tende a costituire un interessante spunto in merito al dibattito tra concentrazioni urbane e periferia in termini jeffersoniani, oltrechè l'interrelazione tra addensati urbani entro una scala regionale in termini federalista di reti di cooperazione, sviluppando possibili scenari panarchici o vagamente indirettamente anarcocapitalistici (sebbene purtroppo il livello di anarcocapitalismo in tali videogiochi sia alquanto grossolani data l'onnipresente funzione governativa, solo in funzione di una ottimizzazione delocalizzante del tipo di servizio commerciale o servizio primario, secondario o terziario realizzato entro il singolo appezzamento di terreno) .

Il fatto che anch'io al pari dello studente della Mises University citato nell'articolo pur usando un differente videogioco gestionale non riesca a produrre una città virtuale superiore alle centomila unità senza che tali concentrazioni urbane eterodirette dall'alto siano costose e generalmente in perdita nel bilancio keynesiano (dedito al tentativo di un soddisfacimento del bisogno tralaltro contradditorio sia nelle istanze dei singoli che nei servizi) pongono un indiretto e una seconda considerazione più sottile e più inconscia su tale tipo di gioco rispetto al giudizio iniziale: si può essere bravi amministratori pubblici, oculati quanto si vuole, si può tagliare e ridurre al minimo i servizi comunque massimamente erogati ai cittadini (in assenza di operatori alternativi al videogiocatore nel gioco), ottimizzando le perdite comunque sempre presenti ma di fatto il videogioco dimostra quantomeno l'incapacità del videogiocatore di far fronte a tutte le richieste della popolazione pur attuando una pianificazione centrale.

Cioè il videogioco tenderebbe indirettamente a dimostrare sul dato concreto empirico delle ore giocate in puro stile keynesiano, gli effetti della malagestione e della pianificazione centrale indirettamente.

Questo nonostante la programmazione, lo scopo e la funzionalità dichiarata sia di fatto il contrario (ovvero una giocabilità keynesiana e demiurgica).

Non dico che la cosa sia voluta da parte dei programmatori, ma quantomeno questo è l'effetto non voluto o indotto intrisecamente dall'azione del fruitore più attento (o forse nel mio caso più incapace a produrre altre conseguenze avendo ben altri modelli economici in mente).

Trovo anch'io al pari dell'autore dell'articolo linkato, la difficoltà di realizzare una bilanciata gestione in attivo e certamente pur dando libero sfogo virtuale al keynesismo tassa e spendi per accondiscendere alle dinamiche del gioco, non solo non vedo migliorare nel complesso del bilancio la città, ma mi rendo conto che i problemi tendono ad incrementarsi e non a ridursi (non saprei se il software del gioco è programmato a complicare il livello interno della sfida in automatico invogliando ad un ulteriore dose krugmaniana di spesa e tasse o se è la dimostrazione di un raggiunto palese limite disfunzionale del sistema keynesiano stesso).

Certamente il videogioco rispecchia effettivamente con o senza una codificazione del programma di tali risultati, una difficoltà della propria gestione inflazionata direttamente man mano che si vuole operare su vasta scala.

Ergo il gioco parrebbe proporre man mano che gioco un controsenso implicito: più ampio ed estendo la mia giocabilità e la massimizzazione del mio dominio sul dato virtuale ottemperando alle varie funzioni keynesiane disponibili nel gioco (oltrechè alle richieste degli indicatori e consigli al suo interno) più ottengo l'esatto contrario, tendo cioè a perdere il controllo dei particolari e i numerosi parametri diventano talmente complicati e delicati da non permettere talvolta neppure paradossalmente una ulteriore interazione di tipo keynesiana senza andare in una sorta di default o di squilibrio del sistema tra le varie componenti che porta inevitabilmente alla tabula rasa e all'inizio di una nuova partita.

Di fatto il keynesismo porterebbe ad una situazione kafkiana, ad una forma parmeneidea innaturale dettata dal keynesismo acquisito a fronte di quello impossibile da inflazionare in seguito, di fatto una situazione paradossalmente di stasi contraria al keynesismo stesso pur non essendo comunque idonea per venirne fuori dagli annosi problemi.

I debiti aumentano, le richieste pure, i servizi vengono sempre più richiesti eppure il sistema impotente nel soddisfare tali domande indotte, tende alla fin fine a rivelarsi controproducente anche rispetto a quanto venutosi a realizzare sino ad allora in termini più o meno soddisfacenti.

Con questo non voglio dire che lo zampino austriaco sia presente come morale finale dell'esperienza ludica, nè che dopo un certo punto del gioco bisogni cambiare parametri economici culturali da socialisti in termini miniarchici, ma certo la schizofrenica gestione keynesiana dimostra tutto il suo fiato corto dopo un paio di orette di intenso gioco.

I cittadini virtuali indirettamente pur non essendo rilevanti sembrano divenire improvvisamente insoddisfatti e quasi nauseati da tale attivismo del deus ex machina, benchè sino a quel momento abbiano vissuto nel socialismo più sfrenato trovando soddifsfatta e soddisfacente ogni loro richiesta nella forma più totalitaria e assistita di vita urbana.

Non saprei dire se è una mia sensazione nel leggere gli indicatori di sfiducia e la fuga di decine di migliaia di cittadini dalla città amministrata o se è una impostazione del software del videogioco ma parrebbe quasi che dopo un certo punto di edificazione e di urbanizzazione keynesiana, la città a seconda dell'equilibrio tra servizi, demografia, fisco e ambiente posti sul campo, tenda a raggiungere un limite superato il quale avviene l'implosione e il suo collasso (questo può avvenire a seconda del mix di case, servizi, industrie o tasse a centomila come a cinquantamila abitanti prima o dopo) in stile sovietico.

Parrebbe insomma che Sim City tenda paradossalmente a produrre il ciclo economico in tutte le sue fasi, quella keynesiana dell'espansione e quella misesianamente della contrazione o crisi del crack up boom.

In conclusione appare del tutto evidente che i videogiochi anche quelli più propagandistici e stupidi per logiche apparenti o per dinamiche reali siano dei validi passatempi e paradossalmente degli straordinari insegnanti (se oculatamente interpretati nei termini corretti).

I videogiochi in sè per sè non hanno alcuna colpa in tutto ciò, neppure se ci inducono volutamente a passare qualche ora keynesiana e guerrafondaia davanti al nostro monitor (l'importante è aver bene in mente la dimensione ludica del proprio operato a fronte di una realtà differente).

Paradossalmente rivelano aspetti simulati della natura e delle pessime idee dell'uomo poste a compimento fortunatamente solo sul video, permettendoci di capirle senza bisogno di applicarle nel dato reale per vedere il loro concreto fallimento.

I videogiochi sono quindi maestri di vita, ci permettono di capire la difficoltà del bene e del male proprio trascendendo da tali valori nella loro messa in pratica virtuale.Sono una dimostrazione ludica di idee e teorie, degli istinti e delle ambizioni umane.

Il videogioco gestionale è al massimo riflesso di questa prassi presente in alcuni uomini, e certo al pari dei libri questi vanno interpretati anche attraverso la loro diretta interazione virtuale.

Pare evidente e necessario allora far notare anche alla luce delle mie ore di gioco con tali gestionali che i politici reali (aspiranti reali imperatori, faraoni e imperatori sulle nostre vite reali non in quelle dei videogiochi) abbiano un grave problema di percezione distorta della realtà e della differenza tra mondo reale e simulato.

Di fatto i politici keynesiani socialisti e statalisti del mondo reale sono da questo punto di vista delle persone malate e con un problema di tipo ludico incompiuto.

Gli statalisti non dico che debbano aver giocato come me a Sim City (di certo non ci hanno giocato intenti come sono a rubar soldi) ma non hanno neppure imparano dagli errori del passato (molto spesso compiuti da loro stessi), preferiscono produrre dei disastri economici a catena nel mondo reale anzichè giocare e imparare divertendosi nel mondo virtuale a verificare in "laboratorio" le loro pseudoteorie (che non sempre funzionano neppure nei videogiochi come ho ben delineato, superato un certo limite).

I politici sono allora dei fanciulli eraclitei che si pongono il compito di governare la realtà giocando con il destino degli altri?.

Per certi versi apparentemente si a prima vista.

Sono dei bambini cresciutelli e anzianotti che pensano di giocare a fare Dio o il faraone o il Cesare nella realtà proprio perchè non hanno mai giocato o non conoscono la possibilità di farlo nella realtà virtuale o solo perchè hanno sbagliato l'epoca in cui nascere.

Ma temo che ci sia anche altro a tale spiegazione un pò semplicistica.

Temo che non siano tanto fanciulli eraclitei o piuttosto dei traumatizzati infantili assetati di divertimenti non realizzati quando portavano i calzoni corti (a causa forse di una attività politica precoce) quanto piuttosto degli avidi di potere e di volontà di coercizione.

I politici statalisti sono volutamente dei sadici criminali in quanto godono nel voler proporre senza alcuno scopo, senza nessun benessere o nessuna felicità la loro volontà ideologica sugli altri al di là della loro fallimentare visione.

Qui non si tratta di un percorso spirituale o inconscio interiore di tipo eracliteo-nietzschiano oltreumano teso a sè stessi e ad altri orizzonti, qui si tratta di promozione di una volontà di obbedienza e comando sugli altri, di un egotismo smisurato non finalizzato all'egoismo smithiano o a una razionale funzione economica prasseologica.

Di fatto parliamo di una cieca volontà socratica e di una razionalizzazione il-logica che è di fatto mostra la sua assurdità a lunga scadenza (come dimostra anche l'operato keynesiano in Sim City).

Pura metafisica, puro fideismo filisteo autoreferente ammantato a certi valori collettivi di patria, nazione, popolo, religione.

I politici sfruttano la loro ignoranza come valore, il loro essere al servizio di una causa superiore anzichè della propria come privati cittadini.

No, il politico non è un privato cittadino.

La loro causa è pubblica e in quanto pubblica è la loro idea di attuazione anche di ciò che è esclusivamente personale a danno degli altri.

Il politico vede nel "privato" un competitors eccetto quando questo privato produce una loro autoreferenzialità lobbistica oppure una personificazione di sè stessi a vari livelli.

E' l'uomo stesso a contemplare una trascendenza esteriore rivolta al mondo anzichè verso sè stesso in termini individualistici (non necessariamente religiosi o quantomeno non nel significato comune o realizzatosi sovente come rozza cultualità).

Egli si affida a categorie come Stato, Democrazia, Nazione o Popolo perchè ritiene di superare i limiti stessi umani mettendosi al servizio di una causa superiore.

E' la retorica organicistica e meccanicistica all'opera.

In realtà non supera un bel niente, egli dimostra tutta la sua paura di sè stesso di un suo agire libero responsabile in quanto potenzialmente erroneo.

Lo statalista è il pianificatore, ed è colui il quale teme l'individuo proprio perchè teme sè stesso, egli si illude che omologare e mettere gli altri e in primo luogo sè stesso al servizio di una idea superiore istituzionalizzata, possa produrre un agire a tavolino di per sè in termini moralmente giusti e privi di ogni errore.

La mistica paura che porta con sè, lo porta a inserire sè stesso entro meccanismi di controllo reciproco attorno ad uno scopo comune riducente, che tende ad estirpare la propria individualità e la propria creativa al servizio di una logica preconfezionata e apodittica.

Lo statalista pianificatore ha paura, teme il fallimento come nessun altro.

Lo statalista ha paura di riconoscere l'errore.

Egli idealisticamene mira alla perfezione all'escatologia delle proprie idee e del proprio essere (il controllo di tutto e di tutti, che equivale anche ad una moralizzazione di tutto e di tutti) in termini ossessivi.

Se ottemperasse l'errore l'intero sistema idealistico delle idee entrerebbe in crisi e potrebbe essere criticato e abbattuto facilmente da altre idee.

E dato che la sua idea è monodica e monomaniacale se ottemperasse l'errore con l'esperienza conseguita, se riconoscesse quindi l'impossibilità o il fallimento di un tale sistema farraginoso posto su vasta scala, se vedesse in tutto ciò l'immoralità di tale metodo e sistema centralizzato di controllo e la sua efficacia, egli come minimo impazzirebbe e verrebbe a perdere ogni ragione di vita in quanto non solo si interromperebbe il circolo vizioso della sua autoreferenzialità ma di fatto risulterebbe evidente la sua palese inutilità nei confronti del prossimo all'interno dell'ordine spontaneo di natura dell'azione umana.


martedì 23 novembre 2010

La questione della riserva frazionaria


Avevo promesso in un precedente post di parlare delle banche ed eccoci qua. Oltre alla FED che stampa letteralmente denaro dal nulla, le banche possono farlo in un modo simile ma meno visibile ed al "limite del legale". Ma sempre di denaro creato dal nulla si tratta.

Attraverso questo semplice esempio ideato dall'economista Robert Murphy, il lettore può rendersi conto dello "strano" e "bizzarro"
modo di funzionare della riserva frazionaria bancaria.
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di Robert P. Murphy

L'economia Austriaca è superiore al Marxismo sotto ogni aspetto e ciò include litigi interni e settari. Quando noi Austriaci sentiamo che i tempi sono maturi per un'altra carneficina — ci mantiene forti rispetto alla mandria incipiente una volta ogni tanto — discutiamo della riserva frazionaria bancaria.

Se non avete avuto il piacere di guardare simili fuochi d'artificio, vi rimando al recente post sul blog di Joe Salerno; ha abbastanza link da mettervi al corrente. Nell'attuale articolo voglio presentare un semplice esempio per assicurarmi che tutti capiscano esattamente perchè alcuni di noi pensano che la riserva frazionaria bancaria è solo un'evidente bizzarria.

Ovviamente la stranezza non è prova di dubbiosità, figuriamoci la frode, ma i banchieri che si adoperano nella riserva frazionaria bancaria davvero "creano denaro dal nulla", e penso che molti commentatori non apprezzeranno pienamente. Offro quest'articolo per rendere almeno chiaro quale sia il problema apparente.


Un'Esempio Semplice

Ammettiamo che un teenager, Bill, sta rovistando nella soffitta e trova 1,000$ in valuta fisica in un vecchio scrigno. Bill è entusiato e corre alla banca locale, dove apre un conto corrente e deposita i pezzi verdi di carta.

In un sistema bancario con riserva del 100%, la storia finirebbe. Nel momento in cui si apre il deposito, la moneta che Bill possiederà cadrà di 1,000$, mentre il bilancio del suo libretto degli assegni aumenterà di 1,000$. Mettere il denaro nella banca non influenzerebbe la quantità totale di denaro nell'economia.

Tuttavia, nel nostro sistema attuale, la banca di Bill vedrebbe una nuova opportunità di profitto. Dopo che la banca mette i 1,000$ di denaro cartaceo nel suo caveau, le sue riserve sarebbero più alte di questo ammontare, mentre le sue notevoli passività aumenterebbero di 1,000$ (nella formazione del nuovo conto corrente di Bill). Ma dal momento che le banche negli Stati Uniti sono soggette solo ad una richiesta di riserva (approssimativamente) del 10%, la banca avrebbe nuove riserve in eccesso per 900$. Se trovasse un debitore adeguato, la banca avrebbe l'abilità legale di garantire un nuovo prestito per questo ammontare.

Ammettiamo che la banca trovi un simile debitore, Sally, e le richieda il 5% d'interesse per un prestito a 12 mesi. Ammettiamo che lei ripaghi il prestito in tempo, ecco come il bilancio della banca apparirebbe nei vari stadi del processo:


I. Stato Patrimoniale della Banca dopo il Deposito di Bill

  • Asset: 1,000$ nel caveau
  • Passività + Patrimonio Netto: 1,000$ (bilancio del conto corrente di Bill)


II. Stato Patrimoniale della Banca dopo il Prestito Garantito a Sally

  • Asset: 1,000$ nel caveau & 900$ prestito a Sally al 5% per 12 mesi
  • Passività + Patrimonio Netto: 1,000$ (bilancio del conto corrente di Bill) & 900$ (nuovo conto corrente di Sally)


III. Stato Patrimoniale della Banca dopo che Sally Spende il Suo Prestito nei Rifornimenti per l'Azienda

  • Asset: 100$ nel caveau & 900$ prestito a Sally al 5% per 12 mesi
  • Passività + Patrimonio Netto: 1,000$ (bilancio del conto corrente di Bill) & 0$ (conto corrente di Sally)


IV. Stato Patrimoniale della Banca dopo che Sally Vende i Suoi Prodotti per 1,000$ e Deposita i Profitti nel Suo Conto

  • Asset: 1,100$ nel caveau & 900$ prestito a Sally al 5% per 12 mesi
  • Passività + Patrimonio Netto: 1,000$ (bilancio del conto corrente di Bill) & 1000$ (conto corrente di Sally)


V. Stato Patrimoniale della Banca dopo che Sally Ripaga il Suo Prestito Più gli Interessi

  • Asset: 1,100$ nel caveau
  • Passività + Patrimonio Netto: 1,000$ (bilancio del conto corrente di Bill) & 55$ (conto corrente di Sally) & 45$ nel patrimonio netto della banca


Come il nostro ipotetico esempio[1] rende chiaro, con il potere della riserva frazionaria bancaria, i banchieri possono apparentemente guadagnare entrate dal nulla! Finchè Bill lascia il suo denaro nella banca e finchè Sally è capace di guadagnare abbastanza profitti dalla sua attività da evitare l'inadempienza nel suo prestito, il patrimonio della banca si ritrova con 45$ del denaro della comunità, libero e pulito.

Ora, la banca non punta una pistola in faccia a nessuno ed i possessori originali di quei 45$ li hanno volontariamente commerciati con Sally in cambio di qualsiasi bene o servizio che la sua azienda abbia prodotto. Però qualcosa sembra puzzare visto che la banca ha creato 900$ in nuovo denaro, guadagnato 45$ in "vecchio" denaro posseduto dalla comunità e poi ha distrutto i 900$ quando Sally ha ripagato il suo prestito.

Fra l'altro è a causa di queste strane macchinazioni che molti critici del nostro attuale sistema finanziario lo descrivono come "basato sul denaro a debito". In un senso reale, se le persone smettessero di contrarre nuovi debiti (dalle banche) e ripagassero i loro notevoli prestiti, la quantità totale di denaro si ridurrebbe drasticamente. Secondo la mia opinione ciò sarebbe una buona cosa — specialmente se i politici e la FED si siedono e lasciano che ciò accada — ma è nondimeno una vera strana caratteristica del nostro sistema attuale.


Creando Denaro dal Nulla?

Alcune persone negano che le banche "creano denaro dal nulla". Concordano che la FED lo faccia quando compra asset scrivendo un'assegno da sé. Tuttavia nel nostro esempio di sopra, sembra che la banca al peggio stia prendendo 900$ dal "denaro di Bill" e lo stia dando a Sally. Sicuramente ciò potrebbe apparire sospetto, ma non è tanto sfrontato quanto la FED che scrive letteralmente assegni dal nulla, giusto?

In realtà penso che questa descrizione standard da libro di testo — in cui ogni nuova banca in sequenza crea nuovi prestiti uguali al 90% dei nuovi depositi — sia abbastanza ingannevole. Non c'è nulla nel requisito della riserva legale che impedisce alle banche di fare nuovi prestiti che sono ampi multipli di un nuovo deposito. Invece, è la cautela da parte della banca che impone questo freno.

Per vedere ciò, ripetiamo la storia di cui sopra, ma facciamo si che la banca conceda a Sally un prestito maggiore:


I. Stato Patrimoniale della Banca dopo il Deposio di Bill

  • Asset: 1,000$ nel caveau
  • Passività + Patrimonio Netto: 1,000$ (bilancio del conto corrente di Bill)


II. Stato Patrimoniale della Banca dopo il Prestito Concesso a Sally

  • Asset: 1,000$ nel caveau & 9,000$ prestito a Sally al 5% per 12 mesi
  • Passività + Patrimonio Netto: 1,000$ (bilancio del conto corrente di Bill) & 9,000$ (nuovo conto corrente di Sally)


Fermiamoci a questo punto e consideriamo cosa è accaduto. Lo stato patrimoniale della banca ancora è ancora in pari — 10,000$ in asset e 10,000$ in passività. Così la testa del contabile non esploderà a causa dell'ampio prestito a Sally.

Ma forse la banca nel nostro scenario aggiornato sta andando in conflitto con il requisito del 10% di riserva imposto dalla FED? No — poichè al momento del nuovo prestito a Sally i bilanci dei conti correnti totali dei clienti è di 10,000$ e la banca ha 1,000$ in denaro fisico nel suo caveau, "a sostegno" di quei conti. Quindi la banca sta soddisfando il requisito del 10% di riserva.

Per capire il perchè la banca sarebbe così sciocca da concedere un prestito di 9,000$ a Sally dopo aver ricevuto 1,000$ da Bill, dobbiamo andare avanti di un passo:


III. Stato Patrimoniale della Banca dopo che Sally Spende il Suo Prestito per i Rifornimenti dell'Azienda

  • Asset: 8,000$ nel caveau & 9,000$ prestito a Sally al 5% per 12 mesi
  • Passività + Patrimonio Netto: 1,000$ (bilancio del conto corrente di Bill) & 0$ (bilancio del conto corrente di Sally)


Ora vediamo il problema: presumibilmente Sally non sta prendendo in prestito 9,000$ ad interesse, per lasciar pesare questo bilancio nel suo conto corrente. Lei spenderà il denaro scrivendo assegni dal conto. Le persone che ricevono questi assegni li depositeranno nelle loro banche; e, durante le normali operazioni di compensazione interbancarie, la banca originaria riceverà richieste di trasferire 9,000$ dalle sue riserve.

Ora vediamo perchè secondo i libri di testo standard d'economia le banche possono solo concedere nuovi prestiti uguali al 90% della quantità di ogni nuova iniezione di depositi. La supposizione è che il nuovo depositante non ritirerà il suo denaro tanto presto, ma che il nuovo debitore (per esempio, la persona che contrae il prestito) ritirerà il denaro molto presto.

Meglio essere chiari sulla morale della storia: in questo secondo scenario — il quale non vìola il requisito di riserva (sebbene possa vìolare rquisiti di capitale o altri regolamenti) — la banca sta abbastanza visibilmente "creando denaro dal nulla".

Esaminiamo: la banca ha ricevuto 1,000$ in moneta da Bill e poi ha concesso un prestito a Sally di 9,000$. Questo nuovo denaro non è "arrivato da" nessuna parte: è esistito non appena l'impiegato di banca ha cambiato i numeri nel libro mastro. Sally è andata dall'avere 0$ nel suo conto corrente all'avere 9,000$, con la semplice pressione di un bottone.


Conclusione

Nel presente articolo abbiamo analizzato un semplice esempio per illustrare la strana natura della riserva frazionaria bancaria. Nel suo vero senso, questo processo crea denaro dal nulla. Questa osservazione da sola non prova la sua illeggittimità, figuriamoci la sua connessione con il ciclo economico, ma dovrebbe dare una pausa a coloro che non vedono nulla di male con tale pratica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Nelle tabelle sopra, tecnicamente, con il passare del tempo il valore di mercato del prestito di Sally aumenterebbe dalla sua cifra iniziale di 900$. Maturando il prestito, la sua rivalutazione si abbinerebbe con un'eguale crescita del patrimonio netto nella parte destra dello stato patrimoniale (in altre parole, il patrimonio netto aumenterebbe gradualmente di 45$ nel corso dell'anno; non salterebbe immediatamente da 0$ a 45$ quando Sally ripaga il prestito). Ma noi abbiamo trascurato questa complicazione per mantenere l'esempio di sopra il più semplice possibile.

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lunedì 22 novembre 2010

Caesar III e l'onnipresente fallimento della pianificazione centrale

Essendo oggi lunedì meglio intrattenersi con temi leggeri e non troppo complicati. Ho sempre avuto un conflitto interiore con questo giorno della settimana.

Presento, quindi, una traduzione di un'articolo tratto dal sito Mises.org, in cui attraverso l'esperienza ludica si trae un'importante verità sulla pianificazione centrale delle varie attività e risorse nella realtà.
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di Mattheus von Guttemberg


Qualche settimana fa ho intrattenuto un mio amico con un'amichevole discussione sulla politica. Essendo lui un'ardente socialista, sosteneva la propria tesi per cui il nostro paese aveva bisogno di applicare politiche redistributive A, B e C. Dopo che aveva finito, gli ho chiesto come poteva aspettarsi che qualcuno pianificasse o calcolasse tutto ciò che fosse richiesto. Mi chiese se avessi giocato ad un gioco chiamato Caesar III. Giurava che questo gioco modellava bene l'economia e che l'avrei dovuto provare di mia mano per vedere come una società pianificata centralmente potesse ben funzionare. Ho accettato la sua sfida.

Per coloro che non hanno familiarità con Caesar III, esso è un gioco in cui si costruisce una città ambientato ai giorni della colonizzazione Romana. Nel gioco il giocatore ricopre il ruolo di un governatore e deve vedere come la sua colonia possa soddisfare le richieste di Cesare (il quale invia richieste abbastanza arbitrarie per la città). Il proprio ruolo, come governatore, deve essere inquadrato nella costruzione di una città prospera e fiorente, con una robusta economia ed una popolazione felice.

Si parte con un appezzamento di terreno inviolato. Qualche volta ci sono montagne in cui scavare o mari in cui pescare oppure terreno coltivabile su cui coltivare piante. A un lato dello schermo c'è una barra delle applicazioni piena di edifici che si possono costruire. Si può scegliere di costruire dozzine di teatri uno accanto all'altro sulla stessa strada se si vuole. Non c'è niente che impedisca la costruzione di qualsiasi edificio in ogni momento — a parte il denaro per costruirlo e forse montagne o laghi sulla strada. Il gioco dà specifici criteri da soddisfare. Si deve avere un certo livello di "Cultura" (mostrato da quanto sfarzose sono le abitazioni), "Favore" (la disposizione di Cesare verso di te), "Popolazione", "Pace", ecc.

Come organizzatore della città si deve decidere in quale ordine ed in quale quantità si deve costruire tutto. Le scelte giuste sono ricompensate con l'aumento in quei criteri; le scelte sbagliate costano denaro e tempo. Per avanzare nei livelli, bisogna soddisfare quei criteri nella quantità che Cesare sceglie. In un livello iniziale potrebbe richiedere un livello di "Cultura" di 10, nel quale caso si può superare il livello con le palafitte, ma in seguito non si può completare un livello finchè l'indice non arriva a 50, il che richiede ville Romane elaborate con vino e vasi di ceramica, ecc.

Non appena si soddisfano tutti i requisiti, il gioco dichiara trionfalmente che la tua città è un successo.

Sfortunatamente non c'è alcuna opzione "Disabilita il Governo" (forse i creatori pensavano che ciò avrebbe semplificato eccessivamente il gioco), così siamo forzati ad assumere il pieno controllo e costruire una città da zero. Questo è il perfetto esempio di pianificazione centrale. Ho speso 3 ore su Skype col mio amico J.P. Gonzales per provare a finire un livello. Anche dopo aver unito le forze, dare ordini e governare le masse si è rivelato difficoltoso.

Nel mondo reale c'è una componente di pianificazione centrale che tutti dovremmo prendere in considerazione la quale non esiste in questo gioco: cioè la realtà di interessi egoistici da parte della casta che governa. E' abbondantemente chiaro nel mondo reale che i governi agiscono primariamente nei loro propri interessi, e così ogni affermazione che la democrazia/il socialismo sono "per le persone" può essere considerata ingenua nel migliore dei casi e crudelmente propagandista nel peggiore. Non è così in questo gioco.

Come ultimo pianificatore cittadino posso dire di fronte a voi tutti che ho fatto l'impossibile per portare avanti il paradiso immaginato da Marx. Ho lavorato sulle strade e sugli acquedotti, la mia fronte sudava quando riorganizzavo i progetti industriali; ho persino donato il mio stesso salario da governatore quando necessario per pagare i debiti arretrati in cui sono incorso con Cesare. Sono il governatore dei cieli, disinteressato all'accumulazione materiale a scapito della mia popolazione. Non ho tentazioni. Anche così, i miei tentativi sono falliti dopo un misarabile fallimento.

Per iniziare a costruire la città la prima azione è stata tracciare le strade. Dopo tutto se non ci sono strade non posso avere immigrati nella mia città, costruirei quindi una città per nessuno. Dopo il completamento delle strade, ho in seguito costruito le future case della mia gente, fattorie su terreno coltivabile (connesse ovviamente alla strada), granai in cui immagazzinare il grano e mercati per distribuire i beni ai consumatori.

Tutto il lavoro — dalla crescita del grano al nutrimento delle persone — deve essere organizzato da voi. Ho dovuto classificare i diversi lavori che la mia forza lavoro poteva compiere in ordine d'importanza, un processo decisionale critico infatti.

Poi arriva la parte dell'acqua potabile: ho dovuto costruire serbatoi vicino i laghi e connetterli attraverso gli acquedotti, affinchè potessero portare l'acqua in città. Ho dovuto pianificare attentamente dove posizionare gli acquedotti, per paura che potessi posizionare malamente preziose risorse. Infine ho costruito fontane per portare l'acqua alle persone.

Potete vedere come il gioco progredisce. In aggiunta a cibo ed acqua, lo stesso processo deve essere applicato a scuole, ospedali, templi (dedicati a cinque dei differenti), biblioteche, bagni, teatri, accademie, prefetture, giardini, sedi degli ingegneri, ecc. Questa è la diretta esperienza della verità del discorso di Mises contro il socialismo: che senza prezzi di mercato per i fattori di produzione, non esiste modo intelligente o razionale per organizzare la società. Non esiste la proprietà privata ed i prezzi che determinano i beni sul mercato sono completamente arbitrari. Il calcolo economico è impossibile.

Per di più l'intera città è costruita dai fondi del mio stipendio da governatore. Le case, le fattorie, i porti, i magazzini, gli anfiteatri, le banchine e tutto il resto viene direttamente dalle mie tasche. Per guadagnare denaro, devo incrementare le tasse o esportare beni in un'altra terra. Trovo questo sistema di tassazione abbastanza irrilevante perchè tutti i salari derivano dallo Stato. Se tutti i salari sono uniformemente imposti, come anche le tasse, che ragion d'essere hanno entrambi? Ciò è quello che Hazlitt intende quando parla di "togliere dalla tasca sinistra per mettere nella tasca destra".

Tra l'altro, sia chiaro che il Senato ed i tribunali — basi degli esattori delle tasse — sono alcune delle più utili costruzioni nel gioco. Immaginate una comunità socialista senza la tassazione!

Ad un certo punto nella carriera da giovernatore, bisognerà intensificare le entrate dall'esportazione. Per esportare, si deve acquistare il diritto ad una via commerciale. Dopo tale acquisto, si deve allocare il lavoro nelle industrie che producono quei beni che gli importatori vogliono comprare. Ciò richiede un completo cambiamento nella direzione del lavoro e spesso crea disoccupazione massiccia; i disoccupati diventano poi criminali e derubano gli esattori, emigrano o continuano a consumare il tuo capitale senza produrre nessun bene.

L'obiettivo del gioco è completare la serie di richieste ed andare avanti. Ogni livello diventa sempre più difficile ed i turni per la pianificazione da stimolanti a terrificanti. Ho fallito almeno una mezza dozzina di volte in ogni livello prima che imparassi a giocare.

Ci sono alcune cose importanti da imparare in questo gioco. In primo luogo si debbono costruire grandi quantità di stazioni di polizia (prefetture) ogni volta. Proteggono i cittadini e rendono le abitazioni in cui vivono sicure dagli incendi. I fallimenti in questi campi avranno come risultato esplosioni spontanee di edifici a caso (letteralmente!). Ci sono state volte in cui mi sono dimenticato (povero me) di piazzare 3 prefetture tutt'intorno i miei terreni coltivabili, e tutte le mie fattorie sono state invase dagli incendi ed eliminate.

Allo stesso modo il gioco richiede anche un'insolita grande quantità di sedi degli ingegneri per assicurarsi che l'architettura non crolli. Senza di essi si verificherebbero gli stessi crolli spontanei degli edifici ed una pulizia completa sarebbe richiesta. Ho trovato spassoso che il gioco ti forzi a costruire senza proporzione grandi quantità di uffici pubblici per assicurarti che "i tuoi cittadini siano al sicuro". Molte parti della città sono così: non abbastanza uffici dei medici per contrastare una peste epidemica; non abbastanza lavoro dedicato alla coltivazione dei campi ha come risultato l'emigrazione di massa.

Un'altra bella caratteristica è il pannello degli avvisi. Cliccando su questo pannello si può parlare con i consiglieri della città sul lavoro, sulla religione, sul cibo, sulle minaccie militari, ecc. La relazione che questo gioco ha col socialismno del mondo reale è paurosa. Non avrei nemmeno potuto avvicinarmi a concludere un livello se non fossi tornato a guardare i miei consiglieri ogni minuto. Se i progettatori di Caesar stavano provando a rendere i giocatori più compassionevoli nei confronti dei dittatori, avrebbero potuto rendere la pianificazione un lavoro più facile oppure, come minimo, avrebbero potuto dare ai consiglieri migliori modi di trattamento.

La quantità di notizie, allarmi, preoccupazioni, consigli, minacce, domande da Cesare ed esplosioni sono abbastanza da suggerire una valutazione da Contenuto per Adulti per questo gioco. Coloro che hanno problemi con il multi-tasking è meglio che facciano attenzione.

Insomma Caesar III è una lezione della futilità della pianificazione centrale. Il gioco non tenta neanche di trattare la popolazione come umani razionali con desideri che cambiano. Sono degli automi robotici sotto il vostro controllo. La difficoltà del gioco deriva dalla distribuzione di cibo, acqua, istruzione, salute, religione, legge e tutti i tipi di beni dei consumatori (vasi di ceramica, mobili, ecc.). Nonostante le condizioni non cambino, l'impossibilità di una pianificazione razionale rende questo un gioco difficile — e specialmente frustrante per gli Austriaci. Anche con un brillante pianificatore centrale, mi sono ritrovato nell'incapacità di soddisfare tutti i desideri dei miei plebei.

Una scoperta interessante era che le persone miglioravano le loro case in risposta a quanto bene il pianificatore soddisfava le necessità. Io non miglioravo le case: lo facevano da sole. Questa potrebbe essere l'unica traccia di individualità che Caesar III permette. E' stata una bella scoperta perchè almeno implicitamente ammette la verità che la ricchezza economica può solo essere creata dagli individui perseguendo scopi razionali. Posso fornire i beni, ma se la popolazione decide di vivere nello squallore, non c'è molto che io possa fare.

Sfortunatamente non ho più avuto la possibilità di dire al mio amico la completa inadeguatezza del gioco a catturare l'essenza dell'azione umana. Se il mio amico, come Platone prima di lui, pensa che la società possa essere modellata come una colonia di formiche, gradirei ascoltare i suoi tentativi di spiegare come. Per quel che è, Caesar III era un'esperimento di confutazione. Se un laureato della Mises University ha problemi a pianificare per finta una colonia romana, che speranza c'è che chiunque possa pianificare la realtà?


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


domenica 21 novembre 2010

Quantitative easing: sta affondando lo status della FED

Un articolo per compensare chi sta avendo una bella domenica, per chi oggi gli va tutto storto meglio che legga altrove o vada ad accalappiare qualche scoiattolo, le novità che ci porta Murphy non sono per nulla divertenti. Però un filo di speranza forse c'è. Tutto il mondo sta aprendo gli occhi e tutti stanno comprendendo che questa baracca chiamata FED ha trascinato il mondo in una depressione peggiore di quella degli anni '30. Ed il bello di questa storia è che più dice di voler salvare il mondo, più preme il piede sulla testa per affossare l'economia. Quale momento migliore se non questo per mettere pressione a questo istituto? Per fare domande? Per chiedere su quali spalle vive?
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di Robert P. Murphy

Uh oh, gli indigeni si stanno facendo irrequieti. Ora non sono più Sarah Palin e Glenn Beck, o banchieri centrali esteri, ma sempre più economisti Americani che stanno apertamente criticando il secondo round di "quantitative easing".

E' duro governare il mondo, e qualche volta le masse arretrate diventano arroganti. La prima sorprendente respinta avvenne nel 2009 durante i meeting "municipali" sul sistema sanitario, che spaventarono molti legislatori a Washington. Più di recente i funzionari dell'Amministrazione sulla Sicurezza dei Trasporti (TSA) sono parsi impreparati per l'indignazione causata dalle perquisizioni e dai body scanner.

Nel reame della politica monetaria i difensori della FED fanno quadrato contro le apparenti critiche semplicistiche mosse al "QE2", che rifiutano di prendere la loro medicina inflazionistica. Nell'attuale articolo evidenzierò alcuni degli ultimi (e più divertenti) scombussolamenti nel dibattito.


Gli Intellettuali ed i Bifolchi all'Assalto di Bernanke

Questa lettera aperta nel WSJ al presidente della FED Ben Bernanke ha scatenato un sacco di reportage. Il suo messaggio è abbastanza schietto:
"Crediamo che il piano d'acquisto su vasta scala di asset da parte della Federal Reserve (il cosiddetto "quantitative easing") dovrebbe essere riconsiderato e soppresso. Non crediamo che un simile piano è necessario o consigliabile date le attuali circostanze. Gli acquisti pianificati di asset rischiano la svalutazione della moneta e l'inflazione, e non pensiamo che realizzeranno l'obiettivo della FED di promuovere l'impiego. [...]

Non siamo d'accordo con la visione che l'inflazione debba essere spinta su e siamo preoccupati che un altro giro di acquisti di asset, con i tassi d'interesse ancora vicino allo zero da un'anno dalla ripresa, distorcerà i mercati finanziari e complicherà enormemente i futuri sforzi della FED di normalizzare la politica monetaria".


Come Jeffrey Tucker ha fatto notare, la lettera è originale perchè non avverte solamente del prezzo dell'inflazione ma riconosce che il piano della FED in acquisti da 600$ miliardi "distorcerà i mercati ifnanziari". Ciò che rende la lettera particolarmente ispirante è che pochi rispettabili economisti l'hanno firmata.

Per coloro che preferiscono critiche da rissa, questo divertente cartone animato (che ha anche alcune parolacce) ha fatto parecchi giri. Sebbene il suo autore probabilmente non abbia un dottorato di ricerca in economia dal MIT, poco importa perchè la maggior parte della sfilza di cose che racconta colpiscono il segno.


I Difensori della FED Fanno Quadrato

Naturalmente i promotori del QE2 si sono precipitati in sua difesa. Ma in molti casi è stata una difesa apatica. A tal riguardo la mia favorita è stata quella di Tyler Cowen:
"Non sono sicuro che funzionerà perchè non aggiusterà il mercato immobiliare, non potrebbe ripristinare le domande per i beni in maniera sostenibile, non potrebbe ripristinare la normale affluenza di credito verso le piccole aziende, non potrebbe abbassare i rischi al premio stimati soggettivamente e non potrebbe aggiustare la sconnessione generale tra le aspettative e la realtà. Gli effetti a lungo termine sui tassi d'interesse sono tetri. [...]

Quindi il QE2 non potrebbe far del bene. Questioni finanziarie, anche se non sempre comprendiamo come o perchè, ed eccessiva ristrettezza monetaria non hanno mai fatto un favore all'economia del mercato orientato. Pensate al QE2 come ad un trucco per rimediare a qualche politica monetaria sbagliata in precedenza. [...] Il QE2 non riguarda un qualche terrificante scoppio di una potenziale iperinflazione. Il mercato dei TIPS (buoni del Tesoro protetti dall'inflazione) sta prevedendo un'inflazione all'incirca del 2% ed è salito — di quanto — 60 punti pase sin da agosto? Questo difficilmente porterà alla fine della Repubblica. [...] Ho pensato attraverso "modelli d'innesco" di una rapida ed intensificante inflazione, ma non mi spaventano più di tanto".


Un'altra divertente reazione arriva dall'economista monetario Scott Summer. Richiama alla memoria ciò che il presidente Obama spiegò dopo le elezioni del 2010, non dicendo che gli Americani hanno rigettato l'essenza del suo programma ma dicendo piuttosto che ancora i tonti non capiscono quanto egli stia provando ad aiutarli. Quello che abbiamo qui, ha detto Obama, è stato un fallimento nella comunicazione.

Summer adotta l'esatta tattica nello spiegare perchè tutti i cafoni (ed economisti minori) sono turbati dal QE2. Summer pensa che Bernanke soffra di un problema di marketing. Invece di chiamarla "inflazione", Bernanke dovrebbe semplicemente dire che sta cercando di spingere le entrate. A questo punto gli Americani non si lascerebbero imbambolare da animazioni che criticano il piano.


Un Possibile Evento Imprevisto

L'autore finanziario di successo Nicholas Nassim Taleb — che ha familiarità con la critica Hayekiana della pianificazione centrale ed ha scritto feroci attacchi verso la matematica nell'economia — come al solito offre un'interessante prospettiva su questo secondo scoppio d'inflazione. In un certo senso Taleb è un anti-Cowen: mentre Cowen effettivamente dice "Hey, probabilmente non funzionerà, ma comunque potremmo dare una possibilità al QE2", Taleb effettivamente risponde "Hey, potrebbe far saltare l'intero sistema finanziario mondiale, meglio non dare una possibilità al QE2".

Lasciatemi abbozzare un possibile scenario in cui gli attuali difensori della FED si guarderebbero indietro e direbbero: "Oops!" Ammettiamo — contrariamente a Paul Krugman — che l'inflazione nei prezzi continui ad accelerare nei prossimi 12 mesi (dopo tutto, nei precedenti 12 mesi l'Indice dei Prezzi alla Produzione è a +4,3% mentre l'Indice dei Prezzi al Consumo è a +1,2% — difficilmente l'orlo di una china deflazionistica).

Mentre le aspettative di inflazione nei prezzi aumentano, i rendimenti dei vari bond iniziano ad aumentare a loro volta. Ad un certo punto alcune banche troveranno più interessante iniziare a prestare le loro riserve in eccesso di trilioni di dollari, piuttosto che mantenerle a deposito nella FED in cui attualmente fruttano solo lo 0,25%.

Nello stesso tempo ammettiamo che l'economia è ancora devastata. La disoccupazione è ancora più alta dell'8% ed il governo a tutti i livelli è ancora proiettato a contrarre massicci deficit a perdita d'occhio.

Poi un'osservazione su due piedi di un funzionario Cinese è tradotta male. Gli operatori di borsa intorno al mondo pensano immediatamente chei Cinesi stanno per scaricare un'ampia porzione dei loro buoni del Tesoro. Temendo un crollo del dollaro tutti si precipitano a scaricare i propri buoni del Tesoro per primi — portando di conseguenza ad un crollo del dollaro.

I tassi d'interesse sul debito dello zio Sam vanno alle stelle. Piuttosto che un rendimento al 2,85% come hanno attualmente, i buoni del tesoro a dieci anni improvvisamente rendono all'8% — che fu il caso della metà degli anni '90.

A questo punto il genio dell'inflazione è fuori dalla lampada. Le riserve in eccesso iniziano a volare fuori dalle banche. Piuttosto che guadagnare il basso tasso d'interesse che Bernanke sta pagando loro, le banche inseguono ritorni più alti; ora disponibili perfino dai relativamente sicuri bond del governo. Bernanke tenta di tamponare l'esodo mettendo in azione uno dei suoi "strumenti", cioè l'aumento del tasso d'interesse pagato sulle riserve in eccesso dallo 0,25% al 5%. Tuttavia dopo pochi giorni il mercato inizia ad andare nel panico ancora una volta. Viene finalmente in mente agli investitori — e tutti si rendono conto che tutti se ne sono resi conto — che Bernanke non può realmente risolvere il problema delle troppe riserve in eccesso causando la loro crescita esponenziale.

Guardando la differenza tra i rendimenti dei bond regolari contro i TIPS, Bernanke ed i suoi colleghi si rendono conto che il mercato sta prevedendo tassi annuali dell'inflazione nei prezzi maggiori del 10% per il successivo decennio. Bernanke decide che non ha altra possibilità che iniziare a liquidare l'enorme bilancio della FED, anche se la "ripresa" è ancora fragile e la mossa distruggerà alcune delle più grandi banche come anche il mercato immobiliare.

Tuttavia Bernanke deve iniziare a vendere gli asset della FED, in modo da assorbire alcune delle restanti riserve in eccesso prima che le banche le prestino tutte e creino una quantità multipla di nuovo denaro. Ma con suo orrore Bernanke presto si rende conto che, anche se volesse tornare al bilancio della FED del 2007, non sarà abbastanza per fermare l'inflazione.

Il problema è che Bernanke è seduto su un'enorme pila di debito del governo, che è stato proprio decimato nel mercato obbligazionario. Per esempio, se Bernanke nel 2010 ha creato 1$ miliardo di nuove riserve comprando 1$ miliardo in debito addizionale del Tesoro, questi titoli avrebbero ora un valore (diciamo) di solo 650$ milioni. Così anche se Bernanke li rivende tutti nelle mani di privati, sarà solo in grado di eliminare il 65% delle nuove riserve che ha precedentemente creato. Le operazioni del mercato aperto non gli permetteranno di prosciugare il sistema.

Bernanke ed i suoi intelligenti colleghi sarebbero in grado di posticipare la crisi di qualche mese in più, forse anche un'anno, inventando tutti i tipi di programmi e "strumenti" d'emergenza. Per esempio, la FED potrebbe emettere il suo stesso debito e "prendere in prestito" le riserve delle banche per un lungo periodo. Ma questa sarebbe solo una variante del trucco di pagare l'interesse direttamente, e non risolverebbe il problema una volta che gli investitori riflettono sulle sue diramazioni.

A questo punto gli Stati Uniti soffrirebbero di una stagflazione a doppia cifra, con il peggio all'orizzonte in dipendenza da quante riserve in eccesso si trovino ancora nel sistema nel punto in cui Bernanke (o il suo successore) perderebbe infine il controllo. Paul Krugman ed altri dichiarerebbero poi: "Per quanto riguarda ciò, sembra che non siamo più in una trappola di liquidità. E' meglio che il governo aumenti vertiginosamente le tasse e ponga alcune nuove rigide regolamentazioni nel settore finanziario prima che l'economia si surriscaldi troppo".


Conclusione

Il sistema finanziario mondiale è incredibilmente complesso. Come avverte Taleb, la politica del quantitative easing è uguale a qualcuno che prova a far uscire il ketchup dalla bottiglia. All'inizio si prova per un pò e niente sembra accadere. Ma poi un colpo disattento può portare ad un disastro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


sabato 20 novembre 2010

Perchè lo Stato?




di Johnny Cloaca


Una domanda frequente tra le fila libertarie, meno frequente invece nella vita quotidiana in cui si giustifica senza battere ciglio una realtà "assodata" da anni come utile e migliore. Ma è così? Si parte subito in quarta con l'accusa verso l'interlocutore che una società sprovvista di organizzazione statale (e pianificazione centrale) sarebbe barbara ed incivile, condannata ad un caos ed una spirale di decadenza. All'apparenza potrebbe essere vero, ma se ci si sofferma a riflettere si potrebbe notare che le persone possono darsi delle leggi per coesistere. Un'azione del tutto legittima per salvaguardare la prorietà individuale, contro eventuali invasioni (da notare inoltre che la spirale di decadenza la possiamo osservare anche ora, con lo Stato che fa da garante ad una presunta quanto mai percepita libertà). Come le persone possono darsi delle leggi? Attraverso un "contratto". In cui la migliore di suddette leggi sarebbe, senza dubbio, il principio di non aggressione. Ma si sa l'indole umana è quello che è, e sicuramente il crimine non sparirebbe. Ovvio. Ma che dire quando il crimine serpeggia perennemente nelle sale e negli uffici dei cosidetti governanti? Anche quello è crimine.

Soltanto che usando la parola "istituzionalizzato" il concetto magicamente cambia e si china la testa. Leggiamo cosa ci propone John Locke nel suo Saggio sul Governo Civile:
"[...] 224. Ma si dirà che questa teoria getta il fermento di frequenti ribellioni. Al che rispondo come segue. In primo luogo, non più di qualsiasi altra teoria, perché quando il popolo è caduto in miseria e si trova esposto all'abuso di un potere arbitrario, esaltate quanto volete i suoi governanti, come figli di Giove, fateli sacri o divini, discesi o autorizzati dal cielo, spacciateli per chi o che cosa volete: accadrà lo stesso. [...]

225. In secondo luogo, rispondo che tali rivoluzioni non accadono ad ogni minima mancanza nell'amministrazione dei pubblici affari. Gravi errori nei governanti, molte leggi ingiuste e inopportune e tutti i falli della fragilità umana, saranno sopportati dal popolo senza rivolta o mormorazione. [...]

226. In terzo luogo, rispondo che questa dottrina di un potere, risiedente nel popolo, di provvedere di nuovo alla propria sicurezza con un nuovo legislativo, quando i suoi legislatori, col violare la sua proprietà, hanno agito contro la sua fiducia, è la miglior difesa contro la ribellione e il mezzo più sicuro per impedirla. Infatti, poiché la ribellione è un'opposizione non alle persone, ma all'autorità, ch'è fondata esclusivamente nelle costituzioni e nelle leggi del governo, veramente e propriamente ribelli sono coloro, quali che siano, che con la forza le trasgrediscono, e con la forza giustificano questa violazione, perché quando gli uomini, con l'entrare in società e nel governo civile, hanno escluso la forza e introdotto leggi per la conservazione della proprietà, della pace e dell'unità fra di loro, coloro che ristabiliscono la forza in opposizione alle leggi, compiono l'azione del ribellare, cioè a dire riportano lo stato di guerra e sono propriamente ribelli, e poiché ciò è assai più probabile che sia compiuto da quelli che sono al potere, perché hanno il pretesto dell'autorità, sono tentati dalla forza che hanno tra le mani e sono adulati da quelli che li circondano, il modo migliore per prevenire questo male è mostrarne la pericolosità e l'ingiustizia a coloro che maggiormente sono tentati d'incorrervi".[1]


Quindi secondo Locke le persone si riuniscono in comunità per necessità di preservare la proprietà privata. Premessa accettabile in fin dei conti, ma avviene che i diritti delle persone sono scavalcati da una casta di governanti che forti del potere concesso dalla civiltà lo esercita per i propri fini schiavizzando la popolazione stessa. E per non perdere il poco che si possiede il popolo rimane quieto perchè ha imparato nel tempo a riverire i suoi subordinati. Quello che il governo chiama tassazione non è altro che un crimine verso la popolazione. Lo Stato infatti non può esistere senza commettere crimini, senza prevaricare le vite, la libertà e la proprietà. Con la prevaricazione e la violazione di quest'ultima cade anche il motivo dell'esistenza della società, secondo cui gli uomini si coalizzano in comunità per preservare e proteggere la proprietà.

John Locke offre una possibilità nel suo trattato: uno Stato limitato. Ma si rende conto che questa realtà è impossibile da far durare, perchè la corruzione che lo Stato si porta dietro è abnorme e condiziona negativamente tutti gli individui che fanno le sue veci; invadendo i diritti naturali che si era concordato di difendere, si fallisce misaramente nel compito della preservazione della proprietà e dell'individuo e si cede il passo al caos. Un'aspetto di cui tenere conto.

Caduta la salvaguardia, la protezione e la difesa esterna della società la falla che si crea nel sistema statale non è indifferente e merita un riconoscimento come analisi critica di un sistema di schiavitù e sfruttamento. Sant'Agostino argomentava che lo Stato fosse addirittura un discendente del peccato originale. Inoltre la schiavitù è un requisito fondamentale per lo Stato e forse la sindrome di Stoccolma può spiegare la devozione dei sudditi nei confronti di un sistema talmente coercitivo. Ma il tutto non si ferma qui. Il sistema deve dotarsi di anticorpi, persone in buona o cattiva fede che argomentano in favore di tale sistema; non facenti parti del sistema stesso, ma un'addendum (o appendice) che riporta la calma e la serenità nel gregge. Una sorta di cartina tornasole che ricorda come un sacrificio maggiore possa garantire un male minore. Ma sempre di male trattiamo.

Un'esempio pratico è rappresentato dall'interferenza politica nell'economia ed il relativo supporto di un manipolo di uomini che ne giustifica la necessità. Come accade ciclicamente da un pò di decadi a questa parte, ciò che era considerato virtù (risparmio) è grottescamente diventato oppressione. Si è iniettata con scarsa parsimonia, ma con vigore incessante, la subdola fallaccia per cui la spesa sia un bene per l'economia; la spesa crea posti di lavoro; la spesa crea ricchezza; la spesa garantisce prosperità. Ma attenzione, questo sotterfugio sospinto negli occhi della popolazione non era solo direzionato verso il loro portafoglio ma in gran parte alla loro mente giustificando di conseguenza, facendola diventare una consuetudine ben accetata e difesa, l'obbligo morale dei governi ad indebitarsi per creare prosperità. Come logica comanda, un siffatto sistema è destinato a collassare perchè i conti devono essere pagati e qualcuno deve rimetterci il proprio posto visto che ha praticato una tale politica sconsiderata.

Portogallo, Grecia, Irlanda, sono pochi esempi in cui questa linea strategica ha iniziato a dare i primi cedimenti. Per non parlare degli Stati Uniti che tra stimoli e salvataggi dell'ultima ora hanno aumentato il debito pubblico di circa un trilione di dollari. Ordunque che succede? I responsabili devono essere presi e sbattuti in gattabuia perchè criminali e profittatori della proprietà altrui; non solo, questo gioco va avanti sin dal 1930 con quella teoria che ha fondato le basi per un controllo (in realtà un fuori-controllo) ed un giusto diritto d'intervento nell'economia da parte dei governanti. Si, sto parlando del Keynesianismo. Gli interventi, infatti, che il governo statunitense ha intrapreso non sono stati altro che una spesa dei soldi pubblici, dell'estorsione a mano armata, della violazione della proprietà privata, in direzione di settori non produttivi ma produttivi verso altri fini.

Il tema economico non è da sottovalutare, è il perno su cui si fondano le basi della prevaricazione; la manipolazione dello stesso (e Mises lo sapeva bene, come ha spiegato egregiamente nell'Azione Umana) e la relativa gestione (leggasi anche: impossibilità di creare contratti tra due persone) dello stesso rende lo Stato un garante della stabilità della società, senza il quale il bastione della civilizzazione si scioglierebbe come neve al sole. Ed a supporto di questa pseudo-realtà vengono chiamati in causa commenatatori e cronisti che svolgono un lavoro di pulizia della figura statale. Non solo. In un subdolo cerchio di "sollecitazioni" e "risposta", il cronista instaura un legame, all'occhio del lettore, con l'istituzione la quale presta un pò della sua aura di riverenza alla figura del commentatore, rendondolo un pò più uguale degli altri e di conseguenza degno di nota e di ascolto. Un'esempio pratico: l'establishment politico statunitense è sempre stato in cerca di personale tecnico per far giustificare la sua sempre crescente spesa e bisogno di prestito. Paul Krugman è uno di questi, che difatti, sollecita la politica a spendere pena l'apocalisse.[2] Il cerchio quadra.

Un altro esempio pratico per inquadrare meglio il discorso. Il manipolo di economisti Keynesiani sostenevano che il New Deal non portò la piena ripresa, ma il più del merito era da consegnare alla Seconda Guerra Mondiale grazie a cui l'industria bellica è proliferata. La grande spesa del governo poi ha fatto tutto il resto, ha rimesso in moto l'energia economica ed ha contribuito a diminuire la disoccupazione.

Stiamo osservando le stesse scuse ora con l'Iran. La stessa cosa fu detta da Krugman dopo la sciagura dell'11 settembre. Secondo queste persone c'è bisogno di un disastro o di un'evento catastrofico catalizzatore per rimettere in moto la macchina economica dopo che tutte le altre misure d'emergenza (per esempio, il quantitative easing) hanno fallito. Ora lasciando da parte la FED[3] e le banche (di cui presto si parlerà su questo blog, per quanto riguarda la riserva frazionaria), i temi sostenuti dai Keynesianisti sono fallaci. Infatti, come da copione, dopo anni di iniezioni di denaro con il New Deal il tasso di disoccupazione restava oltre il 10%. Cosa è successo quindi? E' successo che la coscrizione ha fatto la sua parte forzando, invadendo la proprietà privata, tradendo il patto della società. Si sono catapultate le persone a combattere una guerra inutile e generata dalle menzogne dello Stato. La disoccupazione, ovviamente, diminuì col numero di persone crivellate in mille modi diversi.

Come si osserva in questo punto, oltre al dissesto sociale, lo Stato provvede anche ad un dissesto economico aumentando a dismisura la spesa del paese in settori artificialmente produttivi che sopravvivono solo grazie all'interventismo, penalizzando quei settori che potrebbero svilupparsi spontanemaente ma si vedono privati delle risorse; inabili quindi ad espandersi secondo le richieste di mercato. E siamo arrivati a due aspetti, in linea generale, dell'analisi dell'esistenza dello Stato. Lungo questo discorso si è finora osservato che questo macchinario leviatanico imponente ed invasivo è stato concepito solo come prevaricazione ed usurpazione della proprietà privata delle persone che hanno perso il controllo sul contratto originale della società facendo precipitare nel vero caos l'umanità. Ironico che invece venga spacciato come puro caos l'anarchia, non credete? Invece questo è lo Stato, non organizzazzione ma caos sociale.

Ma Krugman è un'esempio dell'ultima ora, si pensi ad Hobbes ad esempio. La sua soluzione alle barbarie dell'uomo nell'anarchia possono solo essere evitate attraverso lo Stato. Ma forse non osservava che lo Stato era la degenerazione dell'ordine sociale e del principio di non aggressione. I conflitti sono testimoni di questa realtà; il che ci porta al punto conclusivo di questo discorso.

Analizziamo, quindi, l'ultimo aspetto di questa faccenda: l'ultimo bastione di cui si forgia la politica per far presa sulla gente. La difesa. Il terrore interno ed esterno che lo Stato esercita è sotto gli occhi di tutti. Per l'Italia si pensi ad esempio a Genova, Napoli, Val di Susa, ecc. All'estero, bè ci sono le cosidette missioni di pace che regolarmente riscuotono i loro tributo di sangue con drammatici record. Oltre alla moneta ed al debito fuori controllo, c'è anche l'ingordigia di potere la quale ha ri-scoperchiato l'insensata brama di conquista ( qualcuno forse sentiva nostalgia del colonialismo old-style). Ma fondendo le due realtà, si nota che non c'è nessuno sconto per la popolazione autoctona che anche se non in guerra, subisce le angherie del proprio Stato.[4]

Morte e distruzione su vasta scala è stata perpetrata solo dallo Stato, nessuna persona, gruppo di persone o organizzazione è stata mai in grado di causare le sciagure devastanti che ha fatto il sistema statale. Mai.

La domanda sorge spontanea: perchè lo Stato? Perchè assoggettarsi ad un sistema che si riconosce come marcio? Perchè tanta lealtà? Nonostante ci si trovi in un apparato che si riconosce come malvagio, l'alternativa viene considerata peggiore; anche se non si conoscono le implicazioni future. Una cosa è certa, le varie minaccie alle libertà individuali sarebbero molto limitate in un paese privo di Stato. Non sarebbe saggio togliersi la spina che ci tormenta il piede? Certo il piede farà male, però si potrà curare meglio la ferita. La prosecuzione dello Stato non è altro che un'incentivo a delinquere, si fornisce l'alibi perfetto ai ladri ed ai criminali. Visto che l'uomo è un'essere imperfetto e quindi anche corruttibile, l'opportunità di sfruttare questa carta è grande; ma finchè si lascierà sfruttare questa carta la prevaricazione e l'annullamento della proprietà privata (seguita dall'annullamento anche del principio di non aggressione) non avranno fine.

Aristotele, invece, diceva che l'uomo è un'animale politico, ma il suo concetto di polis prevedeva un'ambiente molto ristretto in cui ogni persona si conosceva e poteva giudicare l'operato del suo "governo". Tutt'altra storia rispetto ad un'organizzazione statale. Viene logico concludere che la risposta più consona per il titolo di questo passaggio sia: prevaricazione ed usurpazione della proprietà altrui attraverso un consenso estorto alla comunità. La degenarazione del contratto sociale ha portato ad un successivo caos sociale in cui le persone tuttora vivono; l'estorsione, le ruberie, le angherie, le aggressioni, le ingiustizie, sono i testimoni degli atti caotici imbastiti dallo Stato per spodestare (attraverso propaganda ed azioni auto-celebrative) qualsiasi sistema concorrenziale capace di riportare l'ordine in una società "dei contrari".


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Note

[1] Della Dissoluzione del Governo, John Locke.

[2] Ecco perchè se fossi presidente della FED prometterei un'inflazione alta, Paul Krugman, articolo dal Il Sole 24 Ore.

[3]
La FED come un grande contraffattore, Robert Murphy.

[4]
Democidio: gli omicidi del governo, i governi hanno ucciso centinaia di loro cittadini e proprio sotto il loro controllo.

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