venerdì 16 ottobre 2026

L'Unione Europea è tra l'incudine (della soppressione dei rendimenti obbligazionari) e il martello (della svalutazione dell'euro)

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/lunione-europea-e-tra-lincudine-della)

Il dollaro e i mercati del Dipartimento del Tesoro americano sono due cose diverse. La debolezza nella curva dei rendimenti americana è una punizione da parte di chi usa l'eurodollaro per difendere le proprie valute (principalmente l'euro) e tirare su liquidità in dollari. Si tratta degli stessi che sono short sullo yen. Bessent e Warsh stanno combattendo per limitare gli effetti più ampi di queste macchinazioni: il secondo spingendo in alto i tassi sul lato corto della curva, il primo appiattendo quello lungo fino ai decennali (ottenendo un bear flattening). Il contesto che dovete immaginare per comprendere la situazione è quello in cui un'azienda sta apportando migliorie a una strada a due corsie affinché diventi a quattro corsie. C'è estrazione di materiali per la costruzione, cantieri, pianificazione dei lavori e ovviamente disagi per gli automobilisti. Successivamente ci sarà un miglioramento, ma nell'immediato non è affatto percepito.

Infatti, al di là delle elezioni di medio termine, l'amministrazione Trump è in quel delicato processo di riportare nelle mani dell'esecutivo e dei procedimenti costituzionali tutti quei poteri che erano stati sottratti e appaltati al sistema giudiziario. Non tutte le battaglie possono essere vinte in una guerra, e alcune sono state effettivamente perse da Trump (es. birthright citizenship), ciononostante quelle che sono state vinte hanno avuto il prezioso effetto di erodere le capacità della cricca di Davos di fare quel che aveva fatto fino a quel momento (es. Chevron deference, Humphrey executive, ecc.). Sono stati enormi cambiamenti nel modo in cui Washington aveva operato finora. Un altro grosso cambiamento è in ambito monetario, dove le stablecoin faranno da ponte: da un mondo che si preoccupa dell'offerta di denaro a uno in cui ci si preoccupa della velocità del denaro. È vero che gli USA hanno un debito da $40.000 miliardi, ma è altrettanto vero che hanno attivi per oltre $200.000 miliardi che in base ai sistemi analogici attuali sono praticamente illiquidi. La tokenizzazione degli asset rimuove questa frizione, permettendo loro di essere mobilitati alla velocità della luce.

Questo a sua volta significa che i binari dei pagamenti e del credito cambieranno, rimuovendo tutta quella burocrazia che, come ho descritto nel Capitolo 7 del mio ultimo libro Il Grande Default, ha trasformato le banche centrali in agenti di monetizzazione di bad debt. Gli USA, quindi, vogliono liberare capitale e usarlo in modi più efficienti (come già si vede dalla proliferazione dei data center e dall'abbattimento dei costi dell'elettricità per i retailer), facendolo fare agli imprenditori; l'UE, invece, vuole accentuare la sua natura organizzativa “top-down” e Pontes va in tale direzione, potenziando il ruolo dei burocrati. Da creatura colonialista quale è sempre stata, l'UE vuole normare per sottrarre ed estrarre, diversamente dagli USA che vogliono creare e innovare, e per questo sono le prede preferite dagli eurocrati. Ecco perché la cricca di Davos/City di Londra non mollerà la presa tanto facilmente e le sue macchinazioni si faranno sempre più spregiudicate.

Il messaggio dietro la rimozione di tutte le frodi assistenziali ai danni degli USA è sostanzialmente uno: i dollari dei contribuenti non verranno più dirottati verso attività avulse dal controllo americano. Non più indirizzati da Londra, Parigi, Bruxelles, Singapore, o una SIU ad esempio. La California è uno di quegli stati “canaglia” da cui sono fuoriusciti dollari a iosa per alimentare il sistema dell'eurodollaro. Ed è l'esempio per eccellenza della “catena finanziaria della morte” che opera “in piccolo”, lacerando il tessuto sociale del luogo fino al suo esaurimento. Uno degli effetti benefici composti di “aggiustare” la faccenda dell'immigrazione illegale è quello, ad esempio, di migliorare i prezzi degli affitti. Questo ragionamento si può estendere a una miriade di altre azioni effettuate dall'amministrazione Trump che a cascata hanno benefici lungo tutto il tessuto sociale americano... e questo significa che a volte è necessario stringere accordi con chi “non ti piace”. “Let's make a deal”, è una proposta che è stata presentata più volte all'UE, ad esempio. Così come tutti quei player che fino a 5 anni fa erano “avversari” nel mercato dell'eurodollaro, adesso sono stati “trasformati” in alleati: Emirati Arabi Uniti, Qatar, ecc. Trump ha dimostrato che se viene esercitata abbastanza pressione economica/geopolitica su di essi, li si può far diventare asset.

Questo è lo stesso ragionamento che da 4 anni a questa parte porto avanti riguardo alla FED e al ciclo silenzioso di restringimento monetario operato dalla stessa che ha portato all'attuale crisi incalzante nell'eurodollaro. Infatti non ho mai sostenuto la “bontà” di questa istituzione o che dovesse esistere per sempre, invece la tesi è sempre stata quella che sarebbe arrivato il momento in cui o avrebbe continuato a essere un agente ostile alla nazione finendo di distruggerla, oppure sarebbe diventata una potenziale risorsa per invertire il processo della Legge dei rendimenti marginali decrescenti. E in sostanza è lo stesso messaggio che Xi ha fatto intendere tra le righe durante la sua visita negli USA: essere partner piuttosto che avversari.

I titoli dei giornali allarmistici e i post apocalittici sui social sulla rovina americana, non tengono affatto conto che sono gli europei a dover capire come tenere alta la liquidità man mano che il sistema eurodollaro viene prosciugato. In parole povere, è questo prosciugamento che sta facendo salire i rendimenti a livello obbligazionario e li sta facendo salire a un tasso accelerante in Europa soprattutto, la quale ha avuto un disperato bisogno del carry trade sullo yen per controllare il livello dei differenziali di rendimento tra i titoli europei e quelli del resto del mondo. I giapponesi non sono più disposti a fornire pasti gratis in tal senso. Lo yen a tasso di prestito ridicolo era diventato un'idrovora per ottenere liquidità a basso costo con cui acquistare la valuta giapponese, che quindi si indeboliva nei tassi di cambio, da usare poi sui mercati dei titoli di Stato (principalmente europei, ma anche americani per controllarne la curva dei rendimenti). Il vantaggio si sviluppa tra gli interessi del titolo acquistato e quello del tasso richiesto per ottenere prestiti in yen.

Nel momento in cui la Banca del Giappone ha iniziato il suo ciclo di rialzo dei tassi tale carry trade ha iniziato a mostrare le crepe, dato che chi lo sfruttava ha cominciato a veder svanire i margini di guadagno: ripagare il debito in yen a un costo maggiore e per giunta comprando yen. Infatti la valuta giapponese si è indebolita nei confronti del dollaro, che sta fungendo da garante per tale operazione, mentre si è rafforzata nei confronti dell'euro... e da qui si capisce chi davvero stava sfruttando questo carry trade. Oltre a questo c'è bisogno di smobilitare tutta quella pletora di altri investimenti (a leva) che sono nati parallelamente all'acquisto di titoli di Stato. L'effetto è quello di un riprezzamento dei mercati in vari settori e soprattutto un rialzo dei tassi di titoli obbligazionari europei, perché non dispongono di una domanda genuina sui mercati dei capitali. Aumentando i tassi di interesse europei in un contesto di minore liquidità in dollari, minore capacità produttiva e minore possibilità di coprire il debito attingendo dalla bilancia commerciale e alla tassazione, esercitare pressione sul continente è più facile affinché torni al tavolo delle trattative con richieste “più umili”.

Gli europei, adesso, con cosa vorrebbero sostituire il carry trade sullo yen? Secondo la Lagarde, Pontes. Ma non è esclusa nemmeno la possibilità di avviare un carry trade sull'euro, che per quanto nel breve termine può offrire sollievo tramite esportazioni più a buon mercato, non può resistere alla prova del tempo: l'UE non ha la capacità industriale ATTUALE su cui basarlo, non ha sufficiente collaterale e ciò significherebbe la distruzione definitiva dell'euro. L'UE è tra l'incudine e il martello di dover salvaguardare i differenziali di rendimento tra i titoli tedeschi e quelli del resto del mondo, e dover salvaguardare l'euro. Non può salvarli entrambi.

Ma perché Pontes? E perché proprio adesso? Perché un Congresso (popolato da traditori e vandali) dovrebbe fermare il CLARITY Act che fornirebbe regole e norme coerenti a banche e altre istituzioni americane riguardo gli asset digitali, mentre l'UE se ne esce improvvisamente con una regolamentazione in tal senso che vorrebbe venisse adottata a livello internazionale? Lo stesso discorso possiamo farlo riguardo le recenti idiozie pronunciate da Anthropic sull'IA. Inizialmente società come Anthropic, in base al loro livello di sviluppo, avrebbero potuto offrire “consulenza” e “infrastrutture” al governo americano per la politica estera, ad esempio. In cambio quest'ultimo avrebbe dovuto firmare un EULA per usare la tecnologia. In sostanza, era come appaltare a un soggetto esterno la propria linea di politica. Queste società, quindi, si sono viste chiudere la porta in faccia dall'attuale amministrazione. Inutile dire che la tesi “bolla della IA” ha delle parti di narrazione che sono vere; non tutte, ma alcune sì. Infatti non si può effettuare un percorso di investimento imprenditoriale senza incappare in un qualche errore di calcolo e questo poi va a inficiare nelle fasi successive, come sta accadendo adesso con le IPO. Il modo migliore per nascondere sotto il tappeto del bilancio questi errori è quello di farsi assorbire dal settore pubblico e attraverso di esso non solo sfruttare i contribuenti per coprire i buchi, ma sfruttarli anche per fermare nel tempo e nello spazio l'innovazione. Un oligopolio come più volte è accaduto nella storia. E qual è quel gruppo di interesse che espande la sua influenza tramite oligopoli e usa il potere statale indirettamente per porre in stasi l'innovazione tecnologica?

Anthropic, quindi, voleva essere solo un cavallo di Troia. La certezza arriva quando Obama ha affermato che il presunto prossimo speaker della Camera avrà il compito di regolare/normare l'IA e altri temi “cari” ai Dem. È così che hanno sempre agito: il sottobosco dell'economia e della geopolitica è il loro parco giochi. Solo che Trump, invitando a cena Amodei, gli avrà fatto capire come andranno invece le cose: Anthropic verrà nazionalizzata, smembrata e ciò che rimarrà verrà fatto fagocitare alle aziende di Musk.

Si tratta di barriere, ostacoli e rallentamenti posti da un continente indietro su tutto e che ha una disperata necessità di non far uscire capitali. Guardate ai differenziali di rendimento tra i decennali tedeschi o inglesi e quelli giapponesi: equilibrio precario. Fate lo stesso esercizio sostituendo i primi con il decennale francese: esplosione in alto. Cosa significa? La BCE e l'UE stanno perdendo il controllo, così come mostrano il pair EUR/USD schiantatosi a 1.11 e il DXY che punta verso i 103.5 (starebbe a 110 se tale paniere considerasse anche lo yuan).

Quando si pensa a quali possono essere gli incentivi degli Stati Uniti per avere idea dello scopo principale alla base del quadro generale delle loro azioni, allora il tutto si può ridurre alla necessità di liberarsi dei vecchi poteri colonialisti. E qual era il loro punto di forza? Le strozzature navali in giro per il mondo intero e tutte le infrastrutture finanziarie costruite al di sopra di esse. Tutte le spaccature, o i tentativi di crearne, nel movimento MAGA o in chi supportava Trump al di fuori di esso, sono emerse all'indomani dell'incontro Trump-Putin dell'anno scorso. In particolar modo sono emerse nei mercati dei capitali e nel loro movimento nella sfera obbligazionaria, soprattutto nel differenziale di rendimento tra il decennale americano e quello inglese. Da lì in poi è stata un'escalation fino all'estate di quest'anno con Bessent che copre lo yen e scarica l'euro e la sterlina, Trump che s'incontra con Xi e quest'ultimo parla di partner e non avversarsi tra Cina e USA, il G20 con la foto tra Siluanov e Bessent mentre gli altri hanno rifiutato, i delegati europei in visita in Cina che non avevano neanche un Uber ad aspettarli. Il vero “incubo” di Mackinder è diventato realtà, e non era l'avvicinarsi tra Europa e Asia, bensì l'avvicinarsi tra America, Russia e Cina. Se ci pensate, l'Europa è stata praticamente trasformata da questi tre nell'equivalente di Manhattan nel film, Fuga da New York, di John Carpenter.

L'odio che viene alimentato nella propaganda mediatica europea nei confronti di Russia, Cina e Stati Uniti è propedeutica per creare potenziali fratture nella loro unione d'intenti, null'altro. Perché lo scopo dell'UE è sempre stato quello di fomentare una guerra a livello mondiale e ripetere il copione dei precedenti due conflitti mondiali del passato: far pagare il costo dei propri eccessi a qualcun altro. Alimentare odio e crisi è il loro biglietto della lotteria per avere accesso a un pesante haircut dei debiti pubblici europei. Il fallimento di questo piano significa che i pilastri rimanenti dell'UE (Francia, Germania e Italia) vedranno il “sacrificio” di uno di essi per far sopravvivere gli altri due. Se nella precedente crisi europea sono state consumate Spagna e Grecia, a questo giro le necessità sono superiori data la quantità di storture economiche che sono state accumulate sin da allora. E non credete nemmeno per un momento alla favoletta dei bond vigilantes: sono una chimera partorita dalla Banca d'Inghilterra per far credere che esistano delle figure mitiche in grado di mettere sotto pressione un mercato gestito al margine dalle banche centrali.

Ci troviamo a un punto di svolta nel passaggio dal vecchio sistema a uno nuovo e questo significa a sua volta un riprezzamento degli asset. Ma la cosa più importante è che la definizione di dollaro o yen cambierà, quando la transizione tra il sistema eurodollaro a quello dello stablecoin sarà completata. E se tu, Europa, ti trovi alla fine della catena delle garanzie collaterali, l'unico modo che hai per giocarti le tue carte della sopravvivenza è quello di creare quanta più turbolenza possibile in quei luoghi che si stanno facendo fautori di un cambiamento: Putin sul fronte militare, Xi sul fronte commerciale, Trump/Takaichi sul fronte finanziario, USDT sul fronte economico.

Ma come si suol dire attenzione a quel che si desidera perché potrebbe avverarsi, dato che la turbolenza scatenata è un'arma a doppio taglio... come sta scoprendo la Francia, ad esempio.

E come scritto poco sopra, il riprezzamento degli asset significa anche che tutto quel capitale che in precedenza era mal investito deve essere smobilitato e trovare nuove applicazioni. Un processo che non è privo di rischi. Ma la domanda è: per chi? Infatti la strategia di cui ho parlato in apertura di questo articolo, un bear flattening nella curva dei rendimenti americana, è un'arma di ritorsione di Warsh e Bessent contro coloro che hanno cercato di destabilizzare USA e Giappone andando short sia su yen che sui titoli di stato americani a lunga scadenza. Adesso il costo del capitale per loro è aumentato e le crepe nei mercati obbligazionari europei sono il sintomo che individuano chi è il vero malato oggi nel mondo finanziario, nonostante su queste pagine tale affermazione aveva già trovato ampio spazio in precedenza quando i giornali finanziari si stracciavano le vesti invece nei confronti di Stati Uniti e Giappone. Fuorviante, così come sono fuorviati sull'attuale processo generazionale che porterà ad avere un Dipartimento del Tesoro americano che supervisionerà la Federal Reserve. Sarà un processo lento e doloroso, ma che così facendo impedirà alla cricca di Davos di scatenare i presupposti per una guerra cinetica. La restante metà del mandato di Trump sarà usata per creare le giuste infrastrutture per impedire a chi verrà nel 2029 di inficiare quanto finora costruito.

E se è vero che i cambiamenti avvengono al margine, allora i moti di indipendenza di Galles, Scozia e Irlanda del Nord sono solo l'antipasto di quello che succederà poi all'Unione Europea.

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