mercoledì 24 gennaio 2024

Le temute previsioni per il 2024: dove si va da qui?

 

 

di Tom Luongo

L'anno scorso ho infine ceduto alla pressione e ho scritto un post su 10 previsioni per il 2023. Non sono un grande fan di questo tipo di articoli, ma uscire dalla propria zona di comfort non è mai una brutta cosa. Diamo, quindi, un'occhiata a com'è andata e aggiorniamo le cose.

L'anno scorso è stato un disastro, molti dei temi di cui ho scritto sono avanzati in modo significativo e hanno fatto sì che molte persone perdessero la bussola a causa della narrativa mainstream.

La maggior parte delle mie previsioni, però, non si è avverata. Le previsioni #4, #6 e #8 le ho azzeccate: la guerra in Ucraina è andata avanti (#4), la de-dollarizzazione (#6) ha subito un'accelerazione man mano che il commercio bilaterale si è allontanato dal dollaro in molti settori, mentre l'USDX ha trascorso gran parte dell'anno in rialzo (#8) solo per crollare nel quarto trimestre nella speranza ridicola di otto tagli dei tassi da parte della FED nel 2024; il petrolio, poi, non è mai sceso sotto i $70 al barile.

Mi prenderei il merito della #9, ma il Dow Jones Industrials ha mancato la soglia dei 40.000 per poco più di 2.000 punti. D’altra parte, dato che quasi tutti gli altri si aspettavano che il Dow sarebbe crollato, penso che dovrei ottenere credito extra per aver previsto, almeno, il passaggio dalle obbligazioni alle azioni per la maggior parte dell’anno, solo per veder invertito il trend alla fine del quarto trimestre nella speranza di una FED accomodante.

Considerando quanto sia stato un disastro il 2023, immagino che dovrò prenderlo come una sfida per migliorare. Cominciamo... il problema è, ovviamente, da dove iniziamo? Dove si va da qui?


#1 – I Democratici proveranno a mandare in malora il Paese per vincere le elezioni

Siamo nel mezzo di una Rivoluzione Culturale come non se ne vedevano dai tempi di Mao in Cina. Finché non lo comprenderemo e non inizieremo, metaforicamente, a “tagliare gole” al grido di H. L. Mencken, perderemo quella che, purtroppo, è diventata l’elezione più importante della nostra vita.

Non che le elezioni significhino molto, certamente non dopo che Joe Biden è stato eletto al posto di Donald Trump nel 2020. Dopo le elezioni del 2020 ho scritto che “allora è guerra civile”.

Se solo ci liberassimo di Trump, tutto ciò che non va in America scomparirà [...]

[...] Quindi tutto ciò che hanno ora è l’inestinguibile invidia marxista che brucia fino a consumare tutti per punizione, o finché non vengono abbattuti come cani rabbiosi. Questo è ciò che viene mostrato in questi centri di conteggio.

Questo è quello che hanno fatto nel 2020 e oggi tante persone li vedono per quello che sono, grazie soprattutto a un panorama sociale meno controllato grazie a un tizio di nome Musk.

Pertanto l’unica opzione per i democratici e per la cricca di Davos è fare le cose in grande o andare a casa.

Devono vincere questa tornata elettorale, oppure svaniranno quelle architetture sociali costruite da centinaia di anni di oppressione coloniale ed estrazione fiscale... almeno questo è quello che pensano. Per fermare Trump non si fermeranno letteralmente davanti a nulla. Se non mi credete, credete alla descrizione dell'AP riguardo la prima settimana della campagna elettorale di Biden, dove non gli è nemmeno permesso di avere uno sfidante.

È tutto Goebbels nei media, tutto il giorno. “Repubblicani MAGA”, “Nazisti”, “Salvare la democrazia!” Leggete le citazioni dei millennial dietro la campagna di Biden e ditemi che le cose non stanno così.

Sono solo io o qualcun altro sta pensando a “Matt Daaa-mon” in Team America: World Police ogni volta che vedo o sento Joe Biden?


#2 – È un mondo falso falso falso falso falso

Entrambe le cose che prevedo in questo tweet sono scaturite da eventi della prima settimana del 2024: l'inizio della campagna elettorale di Biden e l'attacco al funerale che commemora il 3° anniversario dell'assassinio del generale Qassem Soleimani.

Ogni idiota neoconservatore ci ricorderà giorno e notte nei prossimi mesi quanto l’Iran ci odi. Useranno come punto di discussione anche il fatto che gli Stati Uniti ritirano il gruppo di portaerei Gerald Ford – ritiro atteso da tempo per manutenzione, per vostra informazione – dal Golfo Persico. Innanzitutto per dimostrare quanto siamo diventati deboli non resistendo all’Iran e ai terroristi sciiti.

In secondo luogo lo useranno per inventare la fantasia di un Iran super potente che invia agenti negli USA per sabotare la rete elettrica in Texas o Florida.

La cosa migliore è che i repubblicani come Nimrata Haley guadagneranno punti politici, grazie anche a Fox News, perché Biden ha spalancato i confini del Paese. E questo poi ci porta al punto 3: aspettatevi operazioni false flag per tutta l’estate. Queste persone hanno bisogno di un casus belli per risvegliare gli Stati Uniti dal loro sonno pacifista e che metterà fine all’esperimento americano una volta per tutte.

L’obiettivo è sempre quello di salvare sé stessi, e gli Stati Uniti che combattono una guerra su tutti i fronti sono, per loro, la strada migliore per farlo.


#3 – Né Trump né Biden saranno presidenti nel 2025

La proverbiale scritta è già sul muro. Nessuna delle mosse di Biden per salvarsi politicamente funzionerà e l’unica cosa che farà uscire dal sottosuolo il suo indice di approvazione, e quello dei democratici, è una guerra, e solo una guerra giusta grazie al #2.

Ma, proprio come ho spiegato, Biden e i democratici verranno accusati di qualsiasi attacco contro i civili statunitensi da parte di “terroristi” entrati nel Paese.

Quindi, in questo scenario, sbarazzarsi di Donald Trump è la priorità. Trump è chiaramente pronto a tornare alla Casa Bianca, questa volta armato di una percezione molto migliore del potere che effettivamente può esercitare come presidente.

Non sono un suo sostenitore, tutt'altro, ma solo il desiderio di vendetta di Trump e il suo senso di patriottismo dovrebbero bastare a fargli fare un bel po’ di casino nei suoi eventuali primi 100 giorni.

Ed è per questo che devono impedirgli di vincere o, se vince, di entrare in carica.

Non sto facendo previsioni sull'esito delle elezioni, ma è ovvio che molti malintenzionati stanno facendo il provino per diventare il vicepresidente di Trump. Wall Street ha reso ovvio che dovrebbe essere Nimrata. Speriamo che non accada! Ma è lo scenario più probabile se riesce a uscire dai primi stati anche con un falso slancio.

Vivek Ramaswamay è autentico quanto i biscotti con gocce di cioccolato di Hillary Clinton, ma dice tutte le cose giuste e potrebbe anche volerne dire un paio di più.

Ron DeSantis non è pronto per la prima serata e ha comunque troppo lavoro da fare in Florida per prepararsi alla Guerra Civile.

Meno si dice del resto, meglio è. Se in qualche modo Trump s'insedierà tra un anno, sarà gravato da una miriade di bocconi avvelenati.

Dal lato democratico della navata, Gavin Newsom è chiaramente sulla rampa di lancio. Michelle Obama odia così tanto gli Stati Uniti che le piacerebbe finire il lavoro iniziato da suo "marito", ma solo se le fosse possibile affidare il lavoro com'è stato con Biden.

Big Mike non bacia i bambini bianchi.

E l'attuale Kamala Harris potrebbe avere ancora qualcosa da dire su tutta questa storia; il problema è se qualcuno riuscirà a capirlo.

Nessuna di queste persone può battere Trump anche se alcune delle mie previsioni fallite per il 2023 si avverassero nel 2024, vale a dire la #5: “Gli Stati Uniti lasceranno la Siria”, per cercare di allontanarsi da posizioni profondamente impopolari.

Far uscire le nostre truppe dalla Siria rientrerebbe nel complotto “l’Iran attacca i civili statunitensi” che ho delineato sopra. Ciò alimenterebbe la strategia neocon/Nimrata di dare potere all’Iran fuggendo dagli Houthi. Ricorderà a tutti il ​​vergognoso ritiro di Biden dall'Afghanistan e le darà credito in politica estera per essere la vicepresidente scelta da Trump.


#4 – Inflazione interrotta

La maggior parte delle mie previsioni per il 2023 prevedevano un ritorno dell’inflazione nella seconda metà dell’anno. Invece non è tornata a causa dello sforzo concertato di mantenere i prezzi del petrolio al di sotto degli $80 al barile. Ciò ha mantenuto i prezzi all'ingrosso della benzina più bassi affinché Biden” ottennese punti agli occhi degli elettori.

Inoltre i crediti RIN sono scesi a causa di un raccolto record di mais negli Stati Uniti. Anche i prezzi bassi del gas naturale utilizzato per l’essiccazione hanno contribuito ad abbassare i prezzi del gas durante tutto l’anno. Questa dinamica non cambierà nella prima metà del 2024.

A partire dal COVID abbiamo a che fare con un’inflazione spinta dai costi e soprattutto con quella “indotta dalla benzina”.

I futures sul gas sono entrati nel 2024 con tutto lo slancio possibile sulla scia delle vendite di veicoli elettrici.

Per favore, applaudite.

E questo significa un IPC basso per tutta la prima metà del 2024. Nonostante abbiano dichiarato la fine dei combustibili fossili entro il 2030, o il 2035, gli sciocchi della cricca di Davos hanno difficoltà a spiegare perché l’AIE ha appena rivisto al rialzo la sua proiezione per la domanda mondiale di benzina dopo un 2023 record.

I prezzi bassi della benzina sono un fenomeno americano: imbrogli sulla vendita della miscelazione di etanolo (RIN), la re-indicizzazione del Brent per includere l’eccesso di offerta del West Texas Intermediate (ponderazione del 25%) e il dumping di più della metà della Strategic Petroleum Reserve degli Stati Uniti nel mercato per punire Russia e Arabia Saudita.

L’ampliamento dello spread Brent/WTI, ora superiore a $5 al barile, indica che la domanda mondiale è forte nonostante i numeri record della produzione statunitense.

Infine l’amministrazione Biden sta ricostituendo la SPR, a prezzi molto più alti di quelli rifiutati nel febbraio dello scorso anno. Anche se l’inflazione è ferma, è ancora incastonata in questa torta economica e il presidente del FOMC, Jerome Powell, lo sa.

Quindi mi aspetto che l’IPC rimanga esattamente dove nessuno lo vuole per la prima metà del 2024; abbastanza alto da impedire alla FED di tagliare i tassi, ma abbastanza basso da fare pressione su Powell affinché allenti le condizioni del credito in tutto il mondo.


#5 – È davvero un “Pivot” dopo più di due anni?

Le maggiori domande per il 2024 riguardano la FED. Quando inizierà a tagliare i tassi e per quante volte? Queste sono domande che hanno maggiori implicazioni per il dollaro a livello mondiale piuttosto che a livello nazionale.

Ora possiamo esaminare la salute finanziaria del Paese in modo più accurato grazie alla presenza di un mercato reale per la domanda interna di dollari: SOFR (The Secured Overnight Financing Rate). Chiunque utilizzi i dollari ora deve pensare a ciò che vuole direttamente la FED piuttosto che a ciò che vuole la City di Londra che muoveva come un ventriloquo la FED.

È una distinzione importante in questo ciclo.

Nei cicli passati la FED non ha mai avuto realmente il controllo della propria politica monetaria, ma si è sempre presa la colpa di ciò che accadeva. Gli Austro-libertari come me e altri hanno applicato la critica generale (corretta) al sistema bancario centrale come l’ennesima iterazione del motivo per cui tutta la pianificazione centrale è fallimentare.

Ma, senza il contesto più ampio del sistema così com'è stato costruito, vale a dire il sistema dell’eurodollaro, suddetta critica è superficiale. Questo non perché l’obiettivo finale della decentralizzazione bancaria e monetaria sia sbagliato, ma perché ci sono alcune dozzine di mosse da fare prima di poterlo effettivamente implementare.

Il mondo intero non si riunirà attorno al fuoco, prenderà una chitarra acustica mal accordata e uno spinello e dirà: “Sì... amico”, prima di lanciarsi a suonare la canzone di Ron Paul (per quanto buona!).

Persino Ron sosteneva che dovevamo fare il minor danno possibile, ciò significa cambiare la direzione del Paese mentre manteniamo le nostre promesse, paghiamo le bollette e puliamo le nostre stanze.

Ron ha sostenuto l’abbattimento del 95% del governo federale in un anno? No, ha detto di riportare il bilancio a quello di qualche anno fa, limitare la spesa, normalizzare i tassi d'interesse, porre fine all'Impero all'estero.

Ma non lo si poteva fare se il LIBOR era ancora la coda che agita il cane del sistema bancario statunitense.

Riportare la FED ad essere la banca centrale degli Stati Uniti piuttosto che del mondo non è una mossa simile a quelle elencate sopra? Per porre fine al sistema dell’eurodollaro ci vorranno più di un paio d’anni, ci vorranno decenni per drenarlo se non vogliamo massimizzare il danno collaterale per tutti derivante dal cambiamento di questo sistema.

Quindi, per quest’anno, la politica monetaria è assolutamente politica: qualunque cosa Powell faccia, o non faccia, sarà politicizzata. Tutti affileranno la propria ascia ideologica perché ottiene clic, compra voti e paga le bollette.

Quelli che muoiono sulla vite dell’eurodollaro urleranno: “PIVOT!” Quelli che finalmente ottengono un rendimento reale positivo dai loro risparmi diranno: “Non penso proprio!”

Si potrebbe sostenere che i primi due anni di lotta contro il Grande Reset e i comunisti europei siano stati quelli facili. Ora è il momento cruciale, ora scopriremo non solo che Powell è forte internamente, ma quanto siano effettivamente forti coloro che sostengono il suo gioco.

Questa è la vera domanda a cui tutti abbiamo faticato a rispondere da quando ho sollevato l'argomento per la prima volta due anni fa.

Se ho avuto ragione su tutta questa faccenda SOFR & LIBOR, allora Powell manterrà la sua posizione “più in alto, più a lungo” il più a lungo possibile. Poi possiamo discutere sulla definizione di “lungo”.

Ciò significa che finché avrà la copertura di un’inflazione bassa ma fastidiosamente alta (#4), non dovrà fare nulla nel primo trimestre, anche se i mercati gridano il contrario.

Dall’inizio di questa settimana il mercato dei futures SOFR ha già scontato un taglio dei tassi per il 2024.

Ne verranno valutati altri 1 o 2 entro la prossima riunione del FOMC? Guardate quanto lontano si muovono queste curve da un incontro all'altro e ditemi se il mercato ha qualche indizio su cosa c'è all'orizzonte.

L'anno scorso, poiché mi aspettavo un ritorno dell'inflazione, mi aspettavo che la FED avrebbe fatto una pausa per poi riprendere i rialzi dei tassi, spingendo verso un tasso più vicino al 7% che al 5%. Chiaramente non è andata così, ma se ho ragione riguardo al ritorno dell’inflazione nella seconda metà di quest’anno, allora questa tesi è ancora valida.

Detto questo, ecco le risposte alle domande che riguardano la FED nel 2024.

Lo scenario Goldilock è questo (ed è quello in cui tutti dovremmo sperare):

Se la FED riuscirà a superare il periodo di bassa inflazione grazie ai prezzi bassi della benzina nel primo semestre del 2024, allora potrà liberare il terreno affinché Powell continui a non fare nulla finché le elezioni non saranno più alla portata della cricca di Davos. A quel punto sarà libero di abbassare i tassi nella seconda metà dell'anno, alla riunione di luglio o dopo Jackson Hole, per dare al presidente entrante, si spera Trump, il via libera verso una casa pulita con un contesto creditizio positivo in modo da continuare la riorganizzazione dell'economia con un Congresso meno corrotto.

Ora ecco il mio scenario realistico:

Powell si rifiuta di tagliare i tassi entro marzo per aiutare Biden a vincere le elezioni. La FED diventa uno dei principali punti di critica nella campagna democratica e si spinge affinché venga fusa al Ministero del Tesoro americano; la si incolpa della recessione. Non funzionerà. Powell taglia i tassi a maggio o giugno, una volta. La dichiarazione del FOMC alla riunione di ottobre sarà un presagio di dove staranno andando gli imbrogli elettorali. I soliti sospetti strepiteranno con uguale ferocia.


#6 – Sconvolgimenti politici nel cuore del globalismo

Per anni ho coltivato l'idea che l'Unione Europea sia il modello per l'unione tecnocratica più perfetta della cricca di Davos. Si basa su molte delle idee messe in pratica nel XX secolo in Unione Sovietica e in Cina.

Il globalismo non è solo un'idea, è una religione e un processo da attuare metodicamente nel tempo; una cosa multigenerazionale. Ciò non significa che qualcuno sia realmente in carica di qualcosa, significa che ci sono persone che tirano le leve come se fossero loro a comandare tutto.

Ciò che si sta costruendo da anni in Europa è stato del tutto prevedibile in quanto vi sono culture estremamente diverse, storie di guerre intertribali, barriere linguistiche e costrutti giuridici diversi, tutti profondamente radicati nel DNA delle persone che vivono lì.

L’Ungheria esce dalle riserve e assume il controllo della presidenza del Consiglio europeo a luglio; nei Paesi Bassi ci sono state massicce proteste degli agricoltori che si sono concluse con elezioni anticipate e la vittoria del Partito per la Libertà (PVV) di Geert Wilders. Il cuore dell’UE si sta stringendo nel momento esatto in cui l’UE sta spingendo per consolidare il potere politico ed economico.

Le elezioni del Parlamento europeo probabilmente non cambieranno nulla, poiché il Partito popolare europeo (PPE), attualmente il partito più grande in tale organismo, vincerà ancora. Non ci sarà alcun cambiamento, tuttavia la chiave per vedere cosa accadrà dopo è scavare nei dettagli di ciò che sta accadendo in Germania.

L’UE si basa sull’idea di una Germania disposta non solo a guidarla, in una sorta di Quarto Reich politico, ma anche a spendere ciò che resta della sua anima come Germania per far sì che ciò accada.

Volevo scrivere sulle difficoltà politiche della Germania in questo post, poi ho sentito della rivolta degli agricoltori ancora in corso. L’attuale governo di coalizione è fragile; a questo punto i numeri dei sondaggi sono in realtà peggiori di quelli dei democratici statunitensi.

E in circostanze prossime alla normalità, il governo tedesco sarebbe già crollato. Ma non siamo in tempi normali dato che non ha ancora ricevuto l'ordine di cadere. Il compito della Coalizione "Semaforo" ora è quello di fare tutto quello che può prima delle elezioni statali di fine anno.

Brandeburgo, Sassonia e Turingia si recheranno tutti alle urne per eleggere i nuovi governi locali nel 2024. Si prevede che i consensi per Alternative for Germany (AfD) saranno travolgenti. Prevedere una vittoria dell’AfD non è difficile, né lo è prevedere gli ostacoli che si troveranno di fronte alla loro entrata in un governo di coalizione.

Ciò che è difficile prevedere è se questi blocchi riusciranno a fermare la costruzione del colosso populista nell’ex-Germania dell’Est. Se l’AfD dovesse ottenere una vittoria abbastanza grande in suddette regioni, ciò precluderebbe il tipo di pugnalata alle spalle in cui Angela Merkel si è impegnata dopo il voto della Turingia nel 2020. Gli effetti sulla CDU furono profondi, provocando profonde divisioni all’interno del partito. Si può vedere che i semi per sfidare il merkelismo (che è proprio il desiderio di Davos ) dovrebbero germogliare questa primavera in una vera e propria rivolta politica.

Questo è il motivo per cui c’è un nuovo gruppo scissionista nella CDU che cerca di contrastare l’AfD al momento del passaggio elettorale, nella speranza di prosciugare parte del suo sostegno. Nel frattempo l’AfD sta preparando migliaia di pasti per gli agricoltori che protestano pacificamente per un futuro più sano. Conquistare i cuori e le menti, esattamente come li ho esortati a fare quando hanno attraversato per la prima volta la soglia del 16%.

Se l’AfD entrasse nei governi locali delle regioni sopraccitate, darebbe loro il potere di veto su 12 dei 69 voti della Camera alta tedesca, il Bundesrat; i Verdi avranno ancora una cospicua maggioranza di veto. La domanda quindi è se tutto ciò si tradurrà nel crollo della coalizione guidata da Scholz e in elezioni anticipate entro la fine dell’anno.

Con il voto della scorsa settimana dell'FDP per rimanere nella coalizione, nonostante i dubbi sulla legittimità di tal voto (dove l'abbiamo già sentito prima?), la risposta in questo momento è No. Ma Mark Rutte è stato costretto a lasciare l’incarico nei Paesi Bassi... mai dire mai.


#7 — Il Giappone rafforzerà lo yen, il Nikkei salirà

Il Giappone è uno dei fulcri più interessanti su cui poggia il sistema finanziario mondiale. Quando l’ex-capo della Banca del Giappone, Haruhiko Kuroda, ha scioccato i mercati nel dicembre 2022 ampliando la fascia del controllo della curva dei rendimenti (YCC) allo 0,5%, è stato un presagio di grandi cambiamenti in arrivo.

Il nuovo arrivato, Kazuo Ueda, ha lentamente invertito quei cambiamenti, deludendo i mercati che, come sempre, hanno fatto il passo più lungo della gamba. Per gran parte del 2023 ho detto che la BoJ sarebbe rientrata nel tavolo da poker della politica monetaria, dopo essere stata il pollo per tre decenni.

L’analisi standard sul Giappone è che sono fregati a causa del loro folle rapporto debito/PIL. Ma, in un mondo in cui tutte le prime economie mondiali hanno enormi deficit, devo chiedermi perché proprio il Giappone dovrebbe andare a gambe all'aria?

Il Giappone è nella stessa posizione dell’UE: un importatore di energia che deve uscire dal QE perché lo ha fatto la FED e deve contenere l’inflazione. L’inflazione è cresciuta più lentamente rispetto agli Stati Uniti e all’Europa e questo è il motivo per cui Ueda è stato in grado di rallentare le sue modifiche alla politica monetaria, con il limite YCC sul decennale ora all'1% rispetto allo 0,5% di Kuroda.

Si può sostenere, giustamente, che un’inflazione del 3% in Giappone è una questione politica molto più importante di un 4% o 5% qui da noi, ma il punto resta valido: loro hanno un problema molto diverso dal nostro.

Con l’ingresso nel 2024, il rally “Buy All the Things” del quarto trimestre si attenuerà in tutte le classi di asset. Uno yen più forte dominerà l’inflazione, soprattutto in presenza di prezzi energetici moderati, consentendo allo stesso tempo alla BoJ d'iniziare a ridurre il proprio bilancio. Il Giappone adotterà la politica monetaria di Powell.

Una volta che i tassi saliranno sopra l'1% sul decennale giapponese, il breakout e il consolidamento che abbiamo visto nel Nikkei 225 finiranno e inizierà un nuovo rally. Il mio obiettivo è che lo yen raggiunga i 125 quest'anno, con il Nikkei che lo segue verso i 45.000 punti.


#8 – Secessione morbida negli Stati Uniti e in Canada

In Canada i due temi del cambiamento climatico e del sovranismo si sono riuniti magnificamente sotto l'egida di una rivolta fiscale vecchio stile. Negli Stati Uniti gli stati sfidano apertamente il governo federale sull'immigrazione (Texas) e sulla politica sanitaria (la Florida dichiara pericolosi i vaccini).

Lo scorso autunno, in Alberta, la premier Danielle Smith ha invocato il Sovereignty Act per rimandare al mittente le nuove normative di Ottawa sulla rete energetica; subito dopo, nel Saskatchewan, il premier Scott Moe ha annunciato che la provincia smetterà di riscuotere la carbon tax sia sul gas naturale che sull’elettricità.

Tutto ciò sarà accolto con indifferenza da Justin Trudeau e dalla sua vice, Chrystia Freeland, che mandano avanti lo spettacolo da quelle parti, ma non avrà importanza.

Questo è il modo in cui si esprime la propria sovranità, è così che si dice No: non raccoglieremo le tasse e non le invieremo a Ottawa. E, dato che queste due province forniscono gran parte delle entrate fiscali, hanno molta influenza.

Potete aspettarvi di vederne molte di più in futuro; in sostanza, un'aperta sfida al governo centrale. Il punto #6 riguarda l'Europa, ma saranno le espressioni di sovranità statale e il ritorno dei principi federalisti a fare la differenza.

Ora, detto questo, anche se è un’ottima cosa per il Canada, potrebbe non esserlo per gli Stati Uniti.

A nessuno frega niente dei rendimenti obbligazionari canadesi, tranne che al governo canadese. Non sono loro la spina dorsale del sistema finanziario mondiale.

Uno stato che si oppone a un governo centrale corrotto su qualcosa di così importante rappresenta un attacco diretto alla validità dello stesso e, per estensione, alla sua valuta e ai suoi titoli di stato. Danielle Smith lo capisce, ecco perché è andata dritta alla giugulare di Ottawa.

Ciò eserciterà una pressione al rialzo sui rendimenti obbligazionari mentre Alberta fa un passo dopo l’altro verso l’indipendenza finanziaria e normativa. Dato il modo in cui si è comportata la Banca del Canada, Smith e Moe hanno più amici di quanto si possa pensare.

Aspettatevi che Ottawa e la cricca di Davos reagiscano, ma, ancora una volta, come in Germania, se l’attacco fallisce e Smith vince questo round, ciò segnerà l’inizio della fine del governo centrale a Ottawa.

La secessione da Ottawa sarebbe devastante per la Corona britannica, per la cricca di Davos e per tutti questi dannati demoni globalisti.

Come lo è stata la Siria nei confronti del Medio Oriente – dicendo alle nazioni dell’OPEC che qualcuno avrebbe potuto opporsi agli Stati Uniti – Alberta che si oppone a Ottawa rende il Saskatchewan più forte; rende, per estensione, anche stati come l’Idaho negli Stati Uniti più forti.

Venti stati negli Stati Uniti stanno organizzando e introducendo le loro versioni del Sound Money Act, creando valute transazionali in oro e argento; il New Hampshire è il primo questa settimana a presentarlo al parlamento.

Ma dall'altra parte c'è una California che tenterà la stessa cosa durante un secondo mandato Trump, all’esatto opposto. Ciò raggiungerebbe l’obiettivo del WEF di rompere il mercato obbligazionario statunitense, creando dubbi su quegli stessi mercati che gli impediscono di gestire il tavolo da gioco e consolidare il potere in Occidente sotto il controllo dell’Europa.

So di aver già sottolineato questi punti in passato, ma è importante continuare a collegare gli eventi attuali alla tesi generale riguardo a chi è l'agenda, quale evento serve e perché. Alberta non è la California per molte ragioni, ma quella più importante è chi viene colpito dai loro atti di ribellione.


#9 – Rimuovere Putin?

Ad aprile la Russia andrà alle urne. Il 2023 si è concluso con molti colpi, escalation contro i civili russi con armi fornite dall’Occidente; il 2024 continuerà con questa tendenza. La guerra in Ucraina non è finita, anche se la maggior parte delle persone vuole che finisca, soprattutto ucraini, russi e coloro che pagano i conti per questo massacro di slavi.

Putin vincerà la rielezione, su questo non ci sono dubbi; non c’è dubbio anche sul fatto che i pazzi neoconservatori continueranno ad attaccare la sua posizione. Putin non è immune alla stanchezza politica, nonostante ciò che alcuni potrebbero credere. Sì, ha sostenuto con forza di fronte al popolo russo che questa è una guerra contro l’Occidente, ma tutti infine si stancano di vedere i propri figli tornare a casa in sacchi per cadaveri.

Sta combattendo una guerra contro persone a cui non importa di nessuno tranne che di sé stesse. Ci sacrificheranno tutti per i loro fini; come con Trump, faranno di tutto per impedirgli di fermarli. Pertanto non possiamo escludere la possibilità che uno di questi tentativi di omicidio contro Putin abbia successo.

Lo scopo dei bombardamenti civili è quello di dare potere allo zoccolo duro dei reazionari del Cremlino che ritengono che Putin sia troppo debole. Martin Armstrong ha scritto molto su questo argomento e mi riesce difficile non essere d'accordo con lui su questa parte della storia.

La moderazione di Putin di fronte alla follia neoconservatrice ha cambiato molti cuori e menti negli ultimi due anni. Incontro spesso gente che non mi aspetterei d'incotnrare e mi dicono che siamo dannatamente fortunati che sia lui a governare la Russia.

Ogni folle attacco alle infrastrutture – Nord Stream, ponte Kerch, nave rifornimenti in porto, bombardamento di civili – radicalizza qualche russo in più, ma rompe anche l’incantesimo sul malvagio Putin in Occidente.

Armstrong ha indicato il 7 maggio come punto di svolta nel suo modello di fiducia economica, il giorno del prossimo insediamento di Putin. Sarà questa la volta in cui il GCHQ lo farà finalmente fuori?

Anche se Putin sopravvivesse e entrasse in carica, è probabile che accada qualcosa intorno all’Ucraina quest’estate che garantirà che la guerra continui fino al 2025 e oltre.

Il Ministro della Giustizia Antony Blinken ha incontrato il leader saudita Mohammed bin Salman per evitare che la situazione israelo-palestinese si metastatizzi ulteriormente. Blinken sta improvvisamente diventando anti-guerra dopo aver innescato tre diversi conflitti importanti in altrettanti anni?

Diavolo no! È un neoconservatore in tutto e per tutto. Qualsiasi “pausa” in qualsiasi conflitto è semplicemente un'ammissione che oggi non siamo preparati per l'escalation, quindi diamo un “cessate il fuoco” in modo che si possano riorganizzare. Oppure c'è ancora confusione su cosa prevedessero per davvero gli Accordi di Minsk?

Putin capisce che quando l’Occidente, in particolare gli attori statunitensi allineati alla Gran Bretagna, offrono un cessate il fuoco significa che è tempo d'intensificare le operazioni, non di ridurle. Questo è il motivo per cui la Russia esercita pressioni sull’Ucraina su tutto il fronte, sondandone i punti deboli e degradandone le capacità.

Nel 2024 l’Ucraina finirà nel dimenticatoio, ma sarà il più grande boccone avvelenato per chiunque sarà presidente nel 2025. Lascerà Putin con poche opzioni se non quella di continuare a concentrare la sua produzione economica su di essa.


#10 – Nessuna recessione nel 2024

La parte più difficile nel fare previsioni in un mondo caotico non è solo che i dati sono errati, ma che il passato non è una linea guida al di là di ciò che ci si può aspettare dagli attori principali. Comprendiamo come la FED vede l’economia; sappiamo come si presenta la struttura degli obiettivi dei globalisti; possiamo anche sapere come molte di queste cose s'incontrano e interagiscono.

Ciò che non sappiamo è come reagiranno le persone e quale sarà il loro comportamento generale. E questo, in definitiva, è ciò che determina se ci sarà o meno una contrazione economica. Le recessioni sono cose molto definite dal punto di vista tecnico: due trimestri consecutivi di contrazione della spesa, contrazione del PIL.

Nel mondo reale è molto più complesso e difficile. L’anno scorso mi sono attenuto alla definizione tecnica di recessione e avevo ragione: la crescita del PIL non è mai stata negativa. I deficit sono elevati, dato che, mentre la FED sta facendo QT, il Congresso sta spendendo più dei miglioramenti di bilancio. Una di queste due cose non potrà più andare avanti nel 2024.

Escludendo un evento sei-sigma, che finora abbiamo evitato sui mercati dei capitali, non ci sarà recessione negli Stati Uniti nel 2024. Ne avevamo bisogno nel 2023 per preparare il terreno per quest’anno, ma non c'è stata. Potremmo averne una quest’anno, ma ciò preparerebbe il grande evento per il 2025.

Pensate agli eventi nel mercato dei pronti contro termine nel 2007 che hanno mandato a gambe all'aria prima Bear Stearns e poi Lehman Bros; a quelli sempre in tal mercato nel settembre 2019 che hanno dato origine alla crisi COVID, all’attacco ai prezzi del petrolio, al CARES Act e al ritorno ai tassi a zero nel 2020.

È necessario che ci sia un incidente del genere per ottenere l'evento principale più tardi, con un effetto ritardato di almeno sei mesi. Mancano ancora almeno tre mesi all'esaurimento del denaro nel Reverse Repo Facility e poi ci saranno ancora mesi di aggiustamento prima che le banche si ritrovino per le mani una crisi di riserve.

Quindi, detto questo, e anche se la “salute fiscale” cominciasse a mettere radici a Washington mentre ci avviciniamo alle elezioni di novembre, c’è ancora troppo denaro in giro per vedere la spesa diventare negativa. Mi dispiace, gente, ma nel gioco del PIL le cose stanno così: è necessario fermare la spesa per ottenere una recessione.

Con essa la gente compra prostitute e rivoluzionari sudamericani... aspettate un momento, non siamo più negli anni '80...

Comprano iscrizioni a Pornhub, Cheetos e nazisti ucraini; è pur sempre spesa e sta pur sempre andando avanti.

Se la FED taglia leggermente i tassi (50-75 pb nel 2024), inizia a parlare di rallentamento del QT anche a partire dal terzo trimestre, allora vedremo le cose diventare più difficili, ma non così tanto da rallentare la spesa nel complesso. La sua qualità scenderà lungo la catena del valore, verso beni di ordine inferiore (cibo, affitto, ecc.), ma ci sarà ancora.

Sono d'accordo con Joseph Wang su questo punto, stando alla sua ultima intervista su Blockworks. Tassi più bassi, come abbiamo visto nei mercati ipotecari, miglioreranno i bilanci di Main Street al punto in cui potremo cavarcela e riusciremo a cavarcela. L’inflazione dei prezzi sarà ancora più alta di quanto si voglia. Potrebbe far schifo, ma dal punto di vista della spesa delle famiglie, chi se ne frega?

Ciò non richiederà qualcosa di radicale da parte della FED, ma una crisi del debito sovrano causata dal collasso di un grande governo. Infatti continuo a sostenere che ciò sia molto più probabile in un luogo diverso dagli Stati Uniti (nonostante il gaslighting di Obama). Quando la Reuters pubblica articoli come questo:

È lì che dovreste guardare. Se volete il vostro "cigno nero", pensate a cosa farà l’Europa per impedire a Viktor Orban di dirigere il Consiglio europeo per un periodo superiore al normale mandato di sei mesi.

Tutte le tendenze evidenziate l’anno scorso sono ancora in corso quest’anno. Il dollaro è ancora più forte di quanto ci si aspettasse; la de-dollarizzazione è ancora in corso, solo che la de-euroizzazione nel commercio globale è avvenuta per prima (nel 2023); l’Iraq è ora apertamente ostile alla presenza militare statunitense nel Paese; le truppe statunitensi in Siria sono sotto un fuoco sempre più pesante come rappresaglia per l’attacco dei civili a Belgorod da parte del Regno Unito e dell’Ucraina.

E i vampiri globalisti succhiatori di anime affilano le loro zanne e dichiarano quanto sangue ancora dobbiamo loro. Ma a questo punto meno si parla di Ursula Von der Leyen, meglio è.


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martedì 23 gennaio 2024

Il controllo sugli affitti è una linea di politica fallimentare

Il cappello dell'articolo di oggi non poteva non contenere la legge di recente approvazione da parte di Milei riguardo l'abrogazione dell'odiato controllo sugli affitti. L'effetto immediato è stato quello di far letteralmente moltiplicare l'offerta di case a disposizione degli affittuari e farne scendere i prezzi. È straordinario come attraverso le sue linee di politica si possa finalmente dimostrare, a livello pratico anche, quanto siano fondate le linee economiche guida fornite dalla Scuola Austriaca d'economia. A questo punto, quindi, non si può far altro che alimentare ulteriormente il proprio ottimismo riguardo altri temi cari a Milei, come ad esempio la dollarizzazione del Paese e lo smantellamento della banca centrale. La banca centrale della nazione è in bancarotta, con riserve nette negative, e il pèso è una valuta fallita; lo smantellamento della banca centrale, quindi, è essenziale e il Paese deve avere un regolatore indipendente senza il potere di stampare valuta e monetizzare tutto il deficit fiscale, eliminando altresì la possibilità di emettere il folle Leliq (debito remunerato). La questione monetaria è solo una faccia della medaglia, l'altra è il problema fiscale: porre fine al deficit fiscale e porre fine al deficit commerciale. È necessario abbassare le tasse in un Paese che ne ha 165 e ha il cuneo fiscale più alto del continente, dove le piccole e medie imprese sono schiacciate. L’Argentina deve cambiare quello che attualmente è uno stato predatorio, oltre a essere rimosse le barriere burocratiche, le misure protezionistiche e i sussidi statali. Inoltre Milei deve garantire la certezza del diritto e un quadro normativo affidabile dove non ritorni lo spettro dell’esproprio e del furto istituzionale. Se l’Argentina vuole tornare a essere un’economia fiorente ha bisogno di un sistema macroeconomico e monetario stabile; sarà difficile, ma non impossibile, e il suo potenziale è enorme. La stessa cosa non si può dire, invece, dell'Italia, dove nel campo immobiliare in particolare sta percorrendo una strada diametralmente opposta.

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di Andrew Syrios

Non sempre gli autori del Mises Institute vanno d'accordo sulle opinioni riguardo i vari argomenti affrontati, ma il nostro (metaforico) sacco da boxe preferito è Paul Krugman. Malgrado ciò, quando si tratta del cadavere resuscitato di recente, ovvero il controllo degli affitti, possiamo dire d'aver trovato una causa comune. Infatti ecco cosa scrisse nel 2000:

Il controllo degli affitti è tra le questioni meglio comprese in tutta l’economia e, tra gli economisti, una delle meno controverse. Nel 1992 un sondaggio dell’American Economic Association rilevò che il 93% dei suoi membri concordava sul fatto che “un tetto al prezzo degli affitti riduce la qualità e la quantità delle abitazioni”. Quasi ogni libro di testo per matricole contiene un caso di studio sul controllo degli affitti, utilizzando i suoi noti effetti collaterali negativi per illustrare i principi della domanda e dell’offerta. Affitti alle stelle su appartamenti non controllati, perché gli affittuari disperati non hanno nessun posto dove andare – e l’assenza di nuovi appartamenti, nonostante gli affitti alti, perché i proprietari temono che i controlli vengano estesi? Tutto abbastanza prevedibile.

Rapporti aspri tra inquilini e proprietari, con una corsa agli armamenti tra strategie sempre più ingegnose per cacciare gli inquilini [...] e regolamentazioni in continua proliferazione progettate per bloccare tali strategie? Tutto abbastanza prevedibile.

Paul Krugman si è sbagliato su moltissime cose, ma questa è una cosa su cui aveva ragione. Non che questo significi molto, alla fin fine. Il sondaggio a cui Krugman faceva riferimento conteneva quaranta domande e fu inviato a 1.350 economisti. La questione relativa al controllo degli affitti ebbe una risposta più sbilanciata tra tutti e quaranta.

Il 93% rispose Sì (il 76,3% era d'accordo e il 16,6% era d'accordo ma con riserve), mentre solo il 6,5% era in disaccordo. Ciò significa che Krugman non poteva essere peggiore del novantatreesimo percentile degli economisti!

 

Il ritorno del controllo sugli affitti

Il controllo degli affitti divenne originariamente popolare all’inizio del 1900, soprattutto a New York, quando la prima grande ondata d'immigrati era vicina al suo culmine e case popolari di bassa qualità venivano costruite a destra e a manca per ospitarli. Le abitazioni erano anguste e affollate e stimolavano un (fuorviante) animus anti-proprietari così come richieste (fuorvianti) di riforma.

Il controllo degli affitti si diffuse in tutti gli Stati Uniti fino agli anni ’50, quando il boom edilizio del dopoguerra alleviò i problemi di offerta e il fallimento di tale misura divenne più evidente. Negli anni ’70 una nuova generazione di controlli degli affitti leggermente più moderati (chiamati “stabilizzazione degli affitti”) fu introdotta nelle città costiere prevalentemente liberal, ma la cosa non durò a lungo. Come ha scritto l’Urban Institute nel 2019: “Oggi solo quattro stati (New York, New Jersey, California e Maryland) e Washington DC, hanno governi locali con leggi attive sul controllo degli affitti”.

Nonostante la quasi unanimità tra gli economisti sul fatto che il controllo degli affitti sia dannoso, una moltitudine di gruppi di attivisti e politici stanno spingendo per rilanciare questa linea di politica perché, sicuramente, non è stata applicata bene la prima volta.

Le proposte più radicali sono effettivamente comuniste: un gruppo chiamato People's Action ha proposto una “Garanzia nazionale per le case” che “tolga le case dal mercato e le demercifichi”. Si potrebbe sperare che i risultati catastrofici degli “esperimenti” comunisti del ventesimo secolo e i tristi blocchi di appartamenti che hanno creato, o i disastri americani con l’edilizia pubblica come Cabrini-Green, possano far riflettere tali sostenitori.

Per quanto riguarda proposte più moderate, due contee di Los Angeles nel 2022 hanno votato per approvare una misura di controllo degli affitti che ne limiti gli aumenti al 4% annuo. L'Oregon ha approvato un limite statale del 10% e diverse roccaforti costiere liberal, come San Francisco e New York, hanno il controllo degli affitti ormai da molto tempo. Infatti anche gli elettori della Florida hanno approvato un provvedimento elettorale per il controllo degli affitti prima che un giudice lo dichiarasse incostituzionale.

Ora l’amministrazione Biden ha proposto un progetto di legge, o di diritti degli affittuari, con una disposizione peculiare al suo interno che impone alla Federal Housing Finance Agency (FHFA) di porre un limite agli “eclatanti aumenti degli affitti”. Una lettera di diciassette senatori democratici chiedeva alla FHFA di limitare qualsiasi aumento degli affitti su tutte le proprietà con un prestito da parte di Fannie Mae o Freddie Mac, il che discriminerebbe di fatto i proprietari di immobili in base al tipo di finanziamento ottenuto.

Inutile dire che il controllo degli affitti è tornato alla ribalta.


Perché il controllo degli affitti non funziona

Forse non dovrebbe sorprendere che si torni a discutere attivamente del controllo degli affitti, sia questi ultimi che i prezzi delle case sono aumentati notevolmente negli ultimi anni. E i prezzi delle case hanno continuato a salire nonostante i tassi d'interesse siano più che raddoppiati sin dalla metà del 2021.

Invece di attribuire l’inaccessibilità agli immobili al massiccio aumento dell’offerta monetaria, che crea inflazione dei prezzi in tutta l’economia, compresi gli immobili, nonché restrizioni su quest'ultimi che a loro volta ne riducono l’offerta e una linea di politica sull'immigrazione sovvenzionata dal governo che aumenta la domanda, il controllo degli affitti è stata la soluzione proposta da quelli di sinistra.

Come con qualsiasi controllo dei prezzi, quando viene posto un limite ai prezzi inferiore al tasso di mercato, l’offerta verrà ridotta.

Fonte: Murray N. Rothbard, Man, Economy, and State with Power and Market, 2 ed. (Auburn, AL: Mises Institute, 2009), fig. 83.

Il punto P rappresenta la quantità di offerta (in questo caso, l'offerta di immobili) in normali condizioni di mercato. Quando viene introdotto un controllo sui prezzi – in questo caso C – l’offerta viene ridotta dal punto P al punto A. Più restrittivo è il controllo sui prezzi, maggiore sarà la riduzione dell’offerta.

Si potrebbe pensare che questo non si applichi all'edilizia abitativa, poiché i fornitori di immobili non possono scegliere ogni anno quante case ci sono sul mercato; gli edifici già esistono. Anche se questo è vero, i proprietari di case unifamiliari possono scegliere di vendere a un proprietario di casa invece di affittare. Nelle aree di fascia bassa i proprietari possono lasciare che una proprietà cada in rovina e diventi invivibile se non riesce a produrre flussi di cassa positivi. Più comunemente, però, il risultato di un controllo sui prezzi degli immobili è una riduzione delle nuove costruzioni, che, ironicamente, aumenterebbe l’offerta e renderebbe gli immobili più accessibili.

Così, ad esempio, vediamo che uno studio della National Association of Builders mostra che quando i controlli sugli affitti vengono rimossi, si verifica una “crescita dell’offerta più rapida negli anni successivi per quelle comunità sottoposte ad affitti controllati”.

Infatti la letteratura sul controllo degli affitti è estremamente unilaterale. Uno studio di Stanford del 2019 ha rilevato che “il controllo sugli affitti limita la mobilità degli affittuari del 20%” e “i proprietari trattati dal controllo sugli affitti riducono l’offerta di immobili in affitto del 15%” e il controllo generale sugli affitti “fa aumentare gli affitti nel lungo periodo”.

Un altro studio sul controllo degli affitti effuato dal Brookings Institution ha rilevato che “tale linea di politica imponeva $2 miliardi di costi ai proprietari immobiliari locali, ma solo $300 milioni di tal ammontare venivano trasferiti agli affittuari di appartamenti”.

La relazione del Fraser Institute sul controllo degli affitti sottolinea che:

Gli economisti che ne hanno studiato gli effetti sono praticamente unanimi nella loro valutazione. La portata del loro accordo è dimostrata dalle osservazioni dei Premi Nobel per l’economia nel 1974: Gunnar Myrdal e Friedrich Hayek, le cui opinioni ideologiche su questioni diverse dal controllo sugli affitti sono, per usare un eufemismo, piuttosto diverse.

Gunnar Myrdal, che Samuelson descrisse come un importante architetto dello stato sociale del Partito laburista svedese, aveva la seguente opinione sul controllo degli affitti e su coloro che lo implementavano: “Il controllo sugli affitti ha costituito, in alcuni Paesi occidentali, il peggior esempio di cattiva pianificazione da parte di stati privi di coraggio e visione”.

In tutta la relazione ci sono immagini di edifici in rovina con la domanda “Danni da bombe o da controllo sugli affitti?”. Onestamente è abbastanza difficile indovinare quale faccia parte dell'uno e quale faccia parte dell'altro.

È anche importante notare che il controllo sugli affitti non causa solo una riduzione dell'offerta. Come ha scritto Krugman nel suo pezzo citato all'inizio, trovò un articolo sul New York Times in cui si lamentava di come “a San Francisco gli affittuari sono diventati dei supplicanti”.

Era un pezzo interessante con storie di aspiranti affittuari che passavano mesi a passeggiare lungo i marciapiedi spulciando gli annunci, dozzine di disperati in cerca di un appartamento e quando ne trovavano uno cercavano d'impressionare il proprietario con le loro credenziali. Eppure mancava qualcosa in quel pezzo, tre parole che sapevo dovevano far parte di quella storia: “Controllo sugli affitti”.

Dopo tutto, il tipo di comportamento dei proprietari descritto nell'articolo – pretendere che i potenziali inquilini forniscano curriculum e rapporti di credito, che si vestano bene e si comportino con entusiasmo – non si verifica nei mercati immobiliari liberi. I proprietari non vogliono umiliarsi: preferiscono avere solo i soldi.

Infatti non è difficile trovare casi in cui i proprietari interrompono la manutenzione ordinaria di quegli immobili a canone controllato, perché l'affitto non copre le loro spese. Più comunemente smettono di preoccuparsene e gli immobili di ottima qualità finiranno con l'avere impianti vecchi di diversi decenni. In alcuni casi i proprietari senza scrupoli richiederanno favori sessuali, o altri tipi di tangenti, per quelle che, secondo la linea di politica dello stato, sono proprietà in affitto sottomercato con una domanda maggiore rispetto all'offerta.


La soluzione del libero mercato

Naturalmente è impossibile soddisfare ogni desiderio umano, poiché ciò che gli esseri umani vogliono è effettivamente infinito mentre la realtà ci mette di fronte alla scarsità.

Ma quando si tratta di immobili, la soluzione per renderli più accessibili è piuttosto semplice: costruirne di più.

È necessario affrontare la politica monetaria sconsiderata del sistema bancario centrale e le sue oscillazioni selvagge, e si dovrebbero porre fine ai sussidi statali all’immigrazione di massa. Ma nel breve termine, quando si verifica una dislocazione del mercato tra domanda e offerta, il modo per alleviarla è attraverso un’offerta aggiuntiva.

Eppure, dovunque ci giriamo, lo stato si sta intromettendo mediante regolamenti edilizi cervellotici. San Francisco, una delle città con il controllo degli affitti, è quasi comica a questo riguardo. Il tempo medio che intercorre tra la richiesta di autorizzazione per un nuovo progetto di costruzione è poco meno di tre anni, mentre i costi ammontano a $440/metro quadro; il più alto al mondo e gran parte di tale costo è dovuto alla durata dello sviluppo e alle tasse comunali.

C'è da sorprendersi se la gente stia lasciando San Francisco in massa? La soluzione è sostanzialmente prendere ciò che sta facendo San Francisco e fare il contrario.

Costruire di più è l’unica via d’uscita dalla crisi immobiliare americana. Il controllo sugli affitti e altre restrizioni statali non faranno altro che peggiorare i problemi di accessibilità economica negli Stati Uniti.


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lunedì 22 gennaio 2024

Perché le persone comuni amano i dittatori

 

 

di Barry Brownstein

Cicerone diceva che la storia “fa luce sulla realtà ed è una guida alla vita”; la saggezza acquisita comprendendo il passato aiuta a evitare che si ripetano gli stessi errori.

Sebastian Haffner ha cercato di rispondere alle domande su come i nazisti salirono al potere in Germania e perché il popolo tedesco non li fermò. Nel 1939 scrisse, ma non lo finì mai, il suo libro parzialmente autobiografico intitolato Defying Hitler: A Memoir. L'analisi approfondita di Haffner lo portò a concludere che le scelte e la mentalità dei tedeschi comuni furono responsabili dell'ascesa al potere di Hitler.

Haffner era lo pseudonimo di Raimund Pretzel e ricevette una formazione come avvocato, ma le circostanze lo costrinsero a intraprendere la carriera di storico e giornalista. Fuggì dalla Germania nazista verso l'Inghilterra nel 1938.

Perché dovremmo preoccuparci della spiegazione di Haffner degli eventi storici in termini di mentalità della gente comune? Dopotutto, come scrisse lui stesso, la teoria dell'uomo forte nella storia è ampiamente condivisa:

Se si leggono i normali libri di storia – che, spesso trascurati, contengono solo lo schema degli eventi, non gli eventi stessi – si ha l’impressione che non siano coinvolte più di qualche dozzina di persone, che guarda caso sono “al timone della nave dello stato” e le cui azioni e decisioni formano quella che viene chiamata storia.

Se cercate gli uomini forti, scrisse Haffner, crederete che la storia degli anni ’30 “sia una specie di partita a scacchi tra Hitler, Mussolini, Chiang Kai-shek, Roosevelt, Chamberlain, Daladier e un certo numero di altri uomini i cui i nomi sono sulla bocca di tutti”.

Quando accettiamo la teoria dell'uomo forte, le persone comuni hanno poche responsabilità; sono viste come “anonimi [che] nella migliore delle ipotesi sono gli oggetti della storia, pedine nel gioco degli scacchi, che possono essere spinte avanti o indietro, sacrificate o catturate”.

Haffner rifiutò il principio dell'uomo forte e articolò “la semplice verità” secondo cui “tra noi, le masse anonime, accadono eventi storici decisivi”:

I dittatori, i ministri e i generali più potenti sono impotenti di fronte alle decisioni simultanee di massa prese individualmente e quasi inconsciamente dalla popolazione in generale. La caratteristica di queste decisioni è che non si manifestano come movimenti o manifestazioni di massa. Le assemblee di massa sono del tutto incapaci di agire in modo indipendente.

Haffner nacque nel 1907. La sua esperienza da scolaro durante la prima guerra mondiale ne plasmò il modo di pensare: “Dal 1914 al 1918 una generazione di scolari tedeschi ha vissuto quotidianamente la guerra come un grande, emozionante, avvincente gioco tra le nazioni, che ha fornito più eccitazione e soddisfazione emotiva di qualsiasi cosa la pace potesse offrire”.

Per gli scolari, la vita reale sembrava troppo ordinaria: “Uno andava a scuola, imparava a leggere, a scrivere e a far di conto, e poi il latino e la storia; giocava con gli amici, usciva con i genitori – ma era vita quella? La vita invece ha tratto il suo brivido, il giorno il suo colore, dagli attuali eventi militari”.

Haffner si descriveva come “un tifoso della guerra proprio come si è un tifoso del calcio”; non si lasciava coinvolgere in campagne d'odio, ma provava un certo “fascino per il gioco della guerra, in cui, secondo certe regole misteriose, il numero dei prigionieri presi, delle miglia avanzate, delle fortificazioni conquistate e delle navi affondate giocavano un ruolo decisivo come un goal nel calcio e i punti nel pugilato”.

Gli atteggiamenti bellici inculcati nelle menti di quegli scolari furono i precursori “dell'entusiasmo per l’azione” dei nazisti e della “sua intolleranza e crudeltà verso gli oppositori interni”.

I potenziali “Hitler” sono sempre vissuti tra noi, ma l'Inghilterra e la Francia non si sono rivolte a uno di essi. Cosa c’era di diverso in Germania?

Dopo la prima guerra mondiale in Germania la pace arrivò con l’iperinflazione, fenomeno che cancellò ogni ricchezza. Haffner descrisse quella che gli economisti Austriaci chiamerebbero una preferenza temporale elevata tra i giovani tedeschi: “In mezzo a tutta la miseria, la disperazione e la povertà, c’era un’aria di giovinezza spensierata, licenziosità e carnevale”. Il denaro “veniva speso come mai prima, o dopo; e non in cose per cui gli anziani spendono i loro soldi”.

I legami della civiltà si sfilacciano durante l’iperinflazione. Come scrisse Ludwig von Mises in On Money and Inflation: “La verità è che lo stato – cioè il ricorso alla violenza – non può produrre nulla. Tutto ciò che viene prodotto è prodotto dalle attività degli individui e viene utilizzato sul mercato per ricevere qualcosa in cambio”.

Senza una riserva stabile di valore, lo scambio volontario diventa difficile: “La cooperazione sociale tra gli esseri umani – e questo significa il mercato – è ciò che porta alla civiltà”. Quando il denaro diventa inutile, “tutto ciò che la civiltà ha creato” è a rischio.

Nell’estate del 1924 la stabilità monetaria era tornata e Haffner vide che, nonostante la pace e la stabilità monetaria, la mentalità di molti tedeschi preparava il terreno per un futuro pericoloso:

Una generazione di giovani tedeschi si era abituata a vedersi consegnare gratuitamente, per così dire, dalla sfera pubblica l’intero contenuto della propria vita; tutta la materia prima per le loro emozioni più profonde, per l’amore e l’odio, per la gioia e il dolore, ma anche per tutte le loro sensazioni ed emozioni, per quanto accompagnate da povertà, fame, morte, caos e pericolo.

La Germania era diventata una nazione di consumatori passivi di eventi esterni, una popolazione incapace di trovare uno scopo interno, o di dare un significato alla propria vita. Haffner scrisse:

Ora che queste consegne sono improvvisamente cessate, le persone sono rimaste indifese, impoverite, derubate e deluse. Non avevano mai imparato a vivere interiormente, a rendere grande, bella e utile la vita privata ordinaria, a goderne e a renderla interessante. Consideravano, quindi, la fine della tensione politica e il ritorno della libertà non come un dono, ma come una privazione.

I tedeschi erano ansiosi di un’azione esterna per colmare un vuoto interiore; i tedeschi degli anni ’20, racconta Haffner, “erano annoiati [...] aspettavano con impazienza il primo disturbo, il primo intoppo, o incidente, per potersi lasciare alle spalle questo periodo di pace e intraprendere qualche nuova avventura collettiva”.

L'intuizione di Haffner era che coloro che resistettero al nazismo potevano dare un significato creando una vita ricca e non dipendente dall'eccitazione esterna, mentre coloro che non avevano tale forza di spirito divennero nazisti.

Fino all’ascesa al potere di Hitler, Haffner era fiducioso che i vincoli della civiltà tedesca avrebbero resistito:

Eravamo più o meno sicuri che [i nazisti] sarebbero stati tenuti sotto controllo. Ci muovevamo tra loro con la stessa indifferenza con cui i visitatori di un moderno zoo senza gabbie passano davanti agli animali feroci, sicuri che i fossati e le siepi siano stati attentamente calcolati. Le bestie dal canto loro probabilmente ricambiano questa percezione. Con profondo odio hanno coniato la parola “sistema” per indicare la forza impalpabile che li teneva entro i limiti, mentre lasciava loro la libertà. Per il momento rimanevano entro quei limiti.

Nell’America di oggi sentiamo le stesse invettive contro il “sistema” e la Costituzione degli Stati Uniti viene attaccata come una “barriera al progresso”.

Nell'America di oggi Gallup ha scoperto che l'85% dei lavoratori non è impegnata sul lavoro, pertanto molte persone non traggono alcun significato da un’attività che consuma metà della loro giornata di veglia. Questa noia viene attenuata dal fatto che le persone controllano abitualmente il proprio telefono in media 144 volte durante il giorno; le persone sono ansiose di riempire un vuoto interiore.

Haffner ci mise in guardia: “Le decisioni che influenzano il corso della storia nascono dalle esperienze individuali di migliaia o milioni di individui”. Se fosse vivo oggi, sventolerebbe una bandiera gialla: la mancanza di scopo e la codardia possono portarci ad accettare il rovinoso richiamo del totalitarismo.

Molti nazisti, sosteneva Haffner, non comprendevano le conseguenze del loro fallimento morale. “La maggior parte di loro”, scrisse, “sarebbe rimasta profondamente scioccata se qualcuno avesse suggerito che ciò che realmente rappresentavano erano camere di tortura e pogrom ufficiali”.

Hitler salì al potere nel 1933 in parte promettendo, secondo le parole di Haffner, “tutto a tutti, il che naturalmente gli portò un vasto e sciolto esercito di seguaci ed elettori tra gli ignoranti, i delusi e i diseredati”. La disponibilità a rinunciare all’autosufficienza e allo Stato di diritto a favore dei vantaggi per pochi fu terreno fertile per ciò che seguì.

Hitler emanò rapidamente direttive totalitarie e Haffner rimase sbalordito: “‘Che fine hanno fatto i tedeschi?’ [...] La maggioranza di loro ha votato contro Hitler [...]. Com'era possibile che non ci fosse la minima reazione visibile da parte [della maggioranza]?”

Una spiegazione ovvia era la paura, ma le intuizioni di Haffner vanno più in profondità: riconobbe una mentalità comune tra i tedeschi, ovvero non “fare nulla che possa ‘far deragliare’ la tua vita – qualcosa di audace o fuori dall’ordinario”.

Vediamo lo stesso comportamento di autoprotezione nell'America di oggi. Ogni giorno emergono nuovi esempi, ma oggi leggo del dottor Mike Joyner che ha subito "sanzione disciplinare" dalla Mayo Clinic per la sua disponibilità a scrivere sui vantaggi che il testosterone offre agli atleti nati maschi. Senza dubbio molti colleghi del dottor Joyner comprendono o rispettano la sua posizione, ma restano in silenzio per paura della propria carriera.

Dal manoscritto di Haffner non è chiaro se fosse a conoscenza delle idee di Jung e Freud sulla proiezione. Coloro che vivono una vita senza significato proiettano inevitabilmente sugli altri la vergogna e il senso di colpa per le proprie scelte sbagliate. Per rafforzare la propria identità personale, sono spinti insensatamente ad attaccare gli altri. L'attacco non significa necessariamente un attacco fisico; proiettare sconsideratamente sugli altri tutto ciò che si odia di sé stessi è una forma di attacco, vedere gli altri come oggetti di disgusto è una forma di attacco. L’odio sancito dallo stato è un meccanismo utilizzato dagli autoritari per catturare le menti prone a un tale attacco.

Haffner ci ha raccontato l’aumento dell’odio sancito dallo stato: nel 1933 era Referendar (un avvocato in formazione) per il Kammergericht (la corte suprema di Berlino), poco dopo che il governo nazista organizzò il boicottaggio delle attività ebree, gli avvocati ebrei divennero un bersaglio. Un giorno Haffner sentì un “rumore di passi fuori nel corridoio, il suono di stivali ruvidi sulle scale, poi un frastuono lontano e indistinto, grida, porte che sbattevano”. Come nella scena di molti film, erano arrivate le SA (Sturmabteilung), l'ala paramilitare del partito nazista.

Haffner era nella biblioteca di giurisprudenza e sentì uno dei suoi colleghi dire: “Stanno buttando fuori gli ebrei”. Altri cominciarono a ridere e Haffner, che non era ebreo, scrisse: “In quel momento quella risata mi allarmò più di quello che stava realmente accadendo. Con un sussulto mi resi conto che c’erano dei nazisti che lavoravano in quella stanza”. Capì che tra i suoi colleghi c'erano degli antisemiti che ora si sentivano liberi di condividere il loro odio.

Più tardi un uomo delle SA si avvicinò alla scrivania di Haffner e gli chiese: “Sei ariano?” E lui rispose: “Prima di avere la possibilità di pensare dissi: ‘Sì’ [...]. Un momento troppo tardi sentii la vergogna, la sconfitta [...]. Che umiliazione aver risposto così facilmente a quella domanda ingiustificata se fossi ‘ariano’ [...]. Avevo fallito il primo test; avrei voluto schiaffeggiarmi”.

Leggendo la testimonianza di Haffner, mi sono reso conto che se fossi stato nei suoi panni mi sarei comportato allo stesso modo. Ho capito a un livello più profondo che la migliore salvaguardia della libertà è il sostegno sociale a un sistema che prevenga gli abusi di potere prima che siano necessari atti di eroismo individuali. Quando per mantenere la libertà è necessario resistere alla minaccia della violenza, probabilmente è già troppo tardi.

Nel parco, con la sua ragazza, Haffner si rese conto che il virus mentale dell’antisemitismo aveva infettato il Paese. Era una giornata di gite scolastiche e al passaggio di ogni gruppo di “adolescenti dal volto fresco, accompagnati e sorvegliati dai loro insegnanti [...], [essi] gridavano ‘Juda verrecke!’ (morte agli ebrei) verso di noi con le loro voci giovani, come se fosse una sorta di saluto dell'escursionista”.

In un contributo significativo alla nostra comprensione dell’odio sancito dallo stato, Haffner ha esplorato il trucco mentale che i nazisti usarono non solo contro gli ebrei ma contro altre nazioni e gruppi. I nazisti ribaltarono il loro odio provocando conversazioni non sul loro odio, ma sulla "questione ebraica": “Minacciando pubblicamente una persona, un gruppo etnico, una nazione o una regione di morte e distruzione, provocano una discussione generale non sulla loro stessa esistenza, ma sul diritto delle loro vittime a esistere”.

All'improvviso tutti si sentirono giustificati, e anzi obbligati, ad avere un'opinione sugli ebrei e ad affermarla pubblicamente. Si facevano distinzioni tra gli ebrei “perbene” e gli altri. Se alcuni indicavano i risultati degli scienziati, degli artisti e dei medici ebrei per giustificare gli ebrei (giustificare? per cosa? contro cosa?), altri avrebbero ribattuto che si trattava di una dannosa “influenza straniera” in queste sfere.

Presagendo l’odierna politica dell’identità, che richiede uguaglianza di risultati, Haffner scrisse:

Infatti divenne presto consuetudine imputare agli ebrei il fatto che svolgessero una professione rispettabile o intellettualmente valida. Questo era trattato come un crimine o, per lo meno, come una mancanza di tatto. Ai difensori degli ebrei fu detto accigliatamente che era riprovevole da parte degli ebrei avere una determinata percentuale di medici, avvocati, giornalisti, ecc. I calcoli percentuali erano un ingrediente popolare della “questione ebraica”.

Haffner ci ha spiegato chiaramente perché il nazismo e, in effetti, tutto il tribalismo rappresentano una minaccia esistenziale per l’umanità: “L’antisemitismo di matrice nazista non aveva nulla a che fare con le virtù o i vizi degli ebrei”. Le giustificazioni fornite dai nazisti per i loro programmi contro gli ebrei erano “assolute sciocchezze” e quindi non il vero orrore; invece i nazisti furono i primi nella storia “a negare agli esseri umani la solidarietà di ogni specie che gli consente di sopravvivere; trasformare gli istinti predatori umani, che normalmente sono diretti contro altri animali, contro i membri della loro stessa specie, e trasformare un’intera nazione in un branco di segugi da caccia”.

In modo agghiacciante Haffner aveva previsto che una volta che questo appello al peggio della natura umana viene “risvegliato [...] e addirittura trasformato in un dovere, sarà semplice cambiare obiettivo. Ciò può essere visto chiaramente oggi: invece di “ebrei” si può dire altrettanto facilmente “cechi” o “polacchi” o chiunque altro”. Haffner spiegò perché la civiltà stessa era stata messa in gioco:

Abbiamo qui l’infezione sistematica di un’intera nazione, la Germania, con un germe che porta i suoi cittadini a trattare le loro vittime come lupi; o, per dirla diversamente, la liberazione e la rivitalizzazione proprio di quegli istinti sadici il cui incatenamento e contenimento è stato il lavoro di mille anni di civiltà.

“Se il nucleo centrale del programma nazista diventasse realtà, ciò equivarrebbe a una grave crisi per l’umanità e metterebbe a rischio la sopravvivenza stessa della specie Homo sapiens”.

Il programma nazista divenne realtà, ma l’umanità è sopravvissuta. Con l’ascesa della religione della giustizia sociale e delle identità di gruppo, l’umanità è di nuovo a rischio?

In un diario del 1829 Ralph Waldo Emerson scrisse: “Immaginate che la speranza venga rimossa dal seno umano e vedrete come affonderà la società, come i forti legami dell’ordine e del miglioramento si allenteranno e quale immobilità simile alla morte prenderà il posto delle energie inquiete che ora muovono il mondo”. Haffner sperava che un giorno il suo Paese si sarebbe destato da quell'incubo, ma la storia insegna come le azioni degli esseri umani possano creare sofferenze inimmaginabili. Per evitare il peggio, dobbiamo apprendere le lezioni impartite dalla storia.


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venerdì 19 gennaio 2024

Evitare la “Grande Perdita”

 

 

di Francesco Simoncelli

Il mio obiettivo oggi, con il presente pezzo, è far capire la natura della cosiddetta “Grande Perdita” ed evidenziare linee guida generali su come evitarla. L'idea originale viene dal grande Richard Russell, il quale disse che la maggior parte delle persone guadagna la maggior parte del proprio denaro in modo incrementale, in un lungo periodo di tempo: guadagnano, risparmiano, investono. Se sono fortunati finiscono con un bel mucchietto di soldi, ma solo dopo aver raggiunto la mezza età. Il pericolo non è che uno perda la prossima grande opportunità d'investimento: Amazon, Google, Netflix, ecc. Queste opportunità sono poche e imprevedibili, emergono migliaia di nuove aziende ma solo poche sopravvivono. Il vero pericolo per la maggior parte delle persone di età superiore ai 55 anni è non lasciarsi sfuggire qualche innovazione sconosciuta; invece vengono colpite da qualcosa di ben noto e che si rivela fasullo.

Alla fine degli anni '90, la minaccia della Grande Perdita proveniva dalla fiducia che le persone riponevano nelle nuove tecnologie – in particolare in Internet e nelle dot.com. Investire nel settore sarebbe stato Ok per un giovane, di solito non hanno molto da perdere e la cosa più importante per loro è imparare. Lo scoppio di quella bolla impartì loro una lezione che non avrebbero dimenticato tanto presto. La successiva Grande Perdita arrivò nel mercato immobiliare: nel 2002 la casa media era venduta a $150.000; nel 2007 a $200.000. Gli investitori furbi (smart money) capirono come sfruttarlo: investendo in settori legati all’edilizia abitativa e in strumenti derivati che avessero come riferimento i prestiti in tal settore. E anche qui, alla fine, è emersa una lezione da imparare: nel corso dei successivi 5 anni la casa media avrebbe perso $50.000 in valore, i proprietari di casi avrebbero dovuto resistere altri 5 anni ancora per non essere più sommersi e gli speculatori sarebbero stati completamente spazzati via insieme a tutti i prodotti finanziari che avevano contribuito a gonfiare. Nel giugno 2009, in un articolo intitolato “Angelo's Ashes”, il New Yorker ripercorse l'ascesa e il crollo di una delle più grandi società di finanziamento ipotecario: quella di Angelo Mozilo. Si trattò di una perdita dell'83%.

Un'altra Grande Perdita è arrivata nelle criptovalute, per la precisione con l'esplosione del mercato delle cosiddette altcoin. Alcune persone si sono arricchite, soprattutto quelle che sono uscite presto. La stragrande maggioranza delle altcoin sono truffe, peccato quindi per il povero investitore che ci ha investito tutto. Inutile dire che la descrizione della peggiore l'ho lasciata per ultima: le obbligazioni, soprattutto quelle sovrane. Una regola di asset allocation abbastanza conosciuta nell'ambiente dice che si dovrebbe sottrarre la propria età da 100 e la differenza è la quantità di denaro che si dovrebbe investire in azioni. Poi, man mano che si invecchia, l’allocazione dovrebbe diminuire a favore delle obbligazioni (considerate meno rischiose delle azioni). Ma le obbligazioni non sono affatto così sicure come recita il mantra ora che è tacito che i pianificatori monetari centrali hanno dimostrato che la via d’uscita da qualsiasi emergenza passa attraverso la “stampante monetaria”. Dal Corriere della Sera:

[...] Il 2022 ha fatto registrare perdite considerevoli a tutta la famiglia dei Btp, con una perdita media in contro capitale di circa il 14,4%. I danni maggiori li hanno subiti le emissioni a più lungo termine. Il titolo a 50 anni, con scadenza marzo 2072 e cedola del 2,15% è scambiato sul mercato secondario al valore di 59,9, con una perdita di oltre il 40% rispetto al prezzo di sottoscrizione. Chi acquistasse oggi il titolo a questo prezzo farebbe tuttavia un buon affare, perché con un esborso di meno di 6 mila eurao avrebbe diritto a un rimborso di 10 mila euro nel 2072, con un rendimento annualizzato del 4,07%.

L’esempio estremo dei titoli a 50 anni, strumenti utilizzati dagli investitori istituzionali e non dai risparmiatori privati, chiarisce le dinamiche che valgono su scadenze meno lunghe. Il Btp con scadenza agosto 2031, emesso quando i tassi erano al minimo e con cedola dello 0,60% vale appena 74,4. Chi lo avesse acquistato all’emissione registrerebbe una perdita di oltre 2.500 euro su un valore facciale di 10mila. Ma chi lo scegliesse adesso, pagandolo circa 7.500, otterrebbe alla data del rimborso 10mila euro, con un rendimento del 4,21%. Sembra un valore elevato ma è pur sempre meno della metà del tasso di inflazione corrente, che viaggia oltre il 10%. Il tasso di interesse «reale» al netto dell’inflazione, sarebbe dunque pesantemente negativo: circa il -5%.

I titoli obbligazionari sovrani dovrebbero rappresentare il credito più sicuro nel panorama degli investimenti secondo la consuetudine, ma, quelli italiani in particolare, sono risultati in calo per 36 mesi. Per quanto negli ultimi due mesi pare essersi ripresi, sono tutt’altro che sicuri.

E ricordate, la Grande Perdita arriva sempre come una sorpresa. Pensate di poter contare su immobili, obbligazioni, o azioni? Pensateci due volte.


“NON SVEGLIATECI!”

Il Nasdaq crebbe dell’85% in un solo anno – il 1999 – più di quanto qualsiasi indice statunitense avesse mai fatto e il Dow, in termini di oro, salì ai massimi storici. Nel 1999 si potevano scambiare 30 azioni Dow con 40 once d’oro (per riferimento, nel 1980, il rapporto era quasi 1 a 1). Era una bolla e anche in quel caso gli Austriaci misero in guardia gli investitori dicendo loro di evitare i titoli dot.com, compreso Amazon.com, il che dimostra come si può avere ragione e torto allo stesso tempo: la bolla delle dot.com sarebbe scoppiata, ma ciò non significava che non fosse un successo dato che le azioni salirono vertiginosamente e hanno reso milionarie migliaia di persone. La cosa sorprendente, allora come oggi, è che molti non pensavano che avessero torto, ma si comportavano come se, mettendo in discussione la bolla delle dot.com, si stesse commettendo una sorta di peccato.

L'errore è sempre dietro l'angolo, nessuno non sbaglia mai... ma perché arrabbiarsi, cedere all'ira? Nessuno conosce il futuro, chi naviga nel mondo finanziario come il sottoscritto cerca solo di unire i puntini e indovinare, con quanta precisione probabilistica possibile, cosa verrà dopo. Per molte persone la bolla delle dot.com era diventata personale e fonte di molta emotività. Da quanto ho letto e studiato non saprei dire ancora esattamente il perché, ma ho un'ipotesi. Nel 1999 l’America era al culmine della sua storia: Wall Street era in boom, il bilancio del governo federale era in pareggio e dopo il crollo dell’Unione Sovietica non era rimasto alcun nemico serio contro cui dichiarare guerra. Ciononostante l'americano medio non vedeva aumenti salariali significativi da un quarto di secolo. I ricchi stavano diventando sempre più ricchi, ma in tutto il “cuore del Paese” le persone comuni perdevano i posti di lavoro ben retribuiti nel settore manifatturiero e si ritrovavano intrappolati in un ciclo di disperazione, droga, disoccupazione, o lavori a bassa retribuzione nel settore dei servizi. Qualcosa stava andando storto.

E così quando arrivò la rivoluzione digitale, sembrava che la porta di una prigione fosse stata improvvisamente spalancata. Ciò che seguì fu una grande fuga: gli investitori si diedero il cinque a vicenda e acquistarono titoli come Webvan, Global Crossing, pets.com, ecc. Questa era la grande svolta che stavano aspettando! Purtroppo i detenuti non apprezzarono quando venne detto loro che presto sarebbero dovuti tornare nelle loro celle. Inutile dire che reagirono male... Ma cosa significava? Perché agitarsi così tanto per una previsione finanziaria?

Alla fine, dopo essere cresciuto dell’800% dal 1995 al marzo 2000, il Nasdaq crollò; due anni dopo era quasi tornati al punto di partenza. Nel 2004 più della metà delle dot.com erano scomparse. Fred Wilson, la cui società di venture capital finanziò molte start-up, perse il 90% della sua fortuna. Anche allora gli Austriaci esortarono gli investitori a comprare oro e a stare fuori dal mercato: l’idea non era quella di fare soldi, ma semplicemente di non perderli. La maggior parte delle persone guadagna denaro grazie a risparmi e investimenti incrementali nel corso della propria carriera, quindi la cosa peggiore che può capitare loro a livello finanziario è subire la Grande Perdita. Dopo una certa età è molto difficile recuperare e, allora come adesso, il mio obiettivo è evidenziare come evitare la Grande Perdita.

All’inizio degli anni 2000, poi, la febbre della guerra e dell’inflazione si era diffusa nel Paese. Sotto la copertura di una “emergenza nazionale” ogni resistenza ha ceduto e la stampante monetaria della FED è rimasta accesa giorno e notte. Dopo l’11 settembre tagliò di 500 punti base il tasso di riferimento sui prestiti e gli americani furono esortati a “spendere, spendere, spendere” per sostenere l’economia. Ciò che gli americani comprarono con più entusiasmo furono le case. Alcuni per viverci, altri per usarle come “bancomat”, e nel 2007 i tassi estremamente bassi avevano creato un’altra bolla, questa volta nel settore immobiliare. Gli acquirenti hanno pagato troppo; i mutui non potevano essere pagati. Previsione facile: la bolla immobiliare sarebbe scoppiata. Molte persone affermavano con sicurezza, invece, che “il settore immobiliare non crollerà mai” e liquidarono come eccentrici gli Austriaci, ma alcuni di loro erano arrabbiati. Ben presto le famiglie sarebbero state cacciate dalle loro case troppo costose, le società finanziarie nel mondo delle ipoteche sarebbero fallite e quattro milioni di persone avrebbero perso la casa.

Poi, dopo il fallimento della Lehman e un forte crollo del mercato azionario, le banche centrali si sono messe al lavoro dimostrando ancora una volta che non esiste calamità che non possa essere peggiorata. Un'altra grande emergenza! Troppo credito aveva causato troppi debiti e quale sarebbe stata la risposta? Più credito: una linea di politica di tassi a zero. Il quadro stava diventando sempre più chiaro: gli Stati Uniti si stavano comportando come una repubblica delle banane, un Paese con troppi debiti e un’élite incompetente e parassitaria. Nel 2016 la guerra al terrorismo era fallita e i cittadini comuni avevano trascorso 36 anni cercando di tenere la testa fuori dall’acqua; sempre più persone vedevano la nazione in declino.

Fu allora che un candidato presidenziale ammise che la nazione stava scivolando nell'oblio e s'impegnò a “rendere di nuovo grande l’America”. La gente voleva credere che Trump ci sarebbe riuscito: era il messia che stavano aspettando. Ma l’immagine era molto diversa da ciò che molte persone volevano vedere: durante i quattro anni di mandato di Trump il debito federale è cresciuto più velocemente rispetto agli anni precedenti, con i più grandi deficit di sempre, mentre la crescita del PIL è rallentata fino al livello più basso sin dalla Grande Depressione. Non ha posto il veto su nessuna spesa, non ha chiesto alcun pareggio di bilancio al Congresso, non ha chiuso basi estere né posto fine a nessuna delle dolorose avventure militari americane. Ha promosso un importante taglio delle tasse, ma non ha apportato tagli al bilancio per compensare le entrate perse; ha presieduto i lockdown, la follia degli stimoli fiscali e ha esortato la FED ad abbassare ulteriormente i tassi. Durante la presidenza di Trump, la "palude" è diventata più profonda, la nazione si è indebolita e i milioni di lavoratori – le persone che Trump si era impegnato ad aiutare – si sono indebitati più che mai. Joe Biden ha poi ripreso da dove Donald Trump aveva lasciato: inflazione in salita, stimoli fiscali/monetari, più sanzioni e due nuove guerre!

E adesso, dopo quattro anni, il messia può resuscitare. Ma che messia sarebbe se prima non fosse stato crocifisso? E infatti dapprima si è discusso di estrometterlo utilizzando il venticinquesimo emendamento, poi è arrivato il tentativo di collegarlo ai servizi segreti russi, successivamente si è tentato di processarlo per impeachment due volte e alla fine è stato accusato di altri crimini. Ora alcuni stati stanno tentando di rimuoverlo dalle elezioni del 2024 per un crimine di cui non è nemmeno stato accusato. L'uomo comune guarda ed è la vittima sacrificale nell'incanalamento di tempo, energia e risorse verso l'alto in quella che è una guerra civile in America, più in generale una guerra finanziaria tra fazioni attualmente contrapposte. Fortunatamente la guerra cinetica è ancora solo uno spettacolo secondario nel contesto più grande, anche perché Powell al momento sta riuscendo a contenere la capacità degli avversari d'imbarcarsi in avventure che non potrebbero sostenere sia economicamente che militarmente (1 e 2). Data la grandezza, la sfera d'influenza e il livello di propaganda/obnubilazione in grado di scatenare per muovere le masse, evitare la Grande Perdita significa anche sapere quale fazione supportare (temporaneamente). È una lotta tra giganti, mentre le formiche guardano; unico caso raro, probabilmente, in cui la scelta del meno peggio non è da condannare o criticare.


L'ALTRO LATO DELLA CURVA A “S”

Viviamo in un mondo in cui due generazioni di investitori hanno visto solo tagli dei tassi e gigantesche iniezioni di liquidità. La BCE, più di tutte, ha creato incentivi perversi nei mercati che, se avesse davvero seguito il suo mandato di "stabilità dei prezzi", non starei qui a commentare. Oltre alla fuga di capitali finanziari alimentata dalla contrazione del mercato degli eurodollari, la BCE si trova ad affrontare un altro rischio: se vuole che l’euro sopravviva, deve evitare di seguire le lusinghe degli interventisti. Coloro che chiedono una “politica monetaria espansiva” rappresenta esattamente ciò che ha devastata Argentina, Venezuela e Cuba: l’espropriazione della ricchezza attraverso la dissoluzione del potere d’acquisto del denaro. Ora sta concentrando tutta l’attenzione sui prezzi e non sugli aggregati monetari e questo è molto pericoloso, perché può creare un problema più grande: una contrazione dell’economia reale mentre i mercati finanziari vengono fatti restare a galla.

L’inflazione dei prezzi ha rallentato, ma non è scesa: poiché l’indice dei prezzi al consumo viene calcolato su base annua a partire da un valore molto elevato, l’effetto di base contribuisce fino all’85% sul rallentamento; lo stesso effetto di base potrebbe incidere negativamente nei prossimi mesi se dovesse continuare il percorso annuale di aumento dei prezzi. La più grande aberrazione economica dei nostri tempi, i tassi d'interesse negativi, ha indebolito a livello strutturale l’economia: crescita anemica e indebitamento cronico/improduttivo. I tassi negativi e le iniezioni di liquidità non hanno generato una crescita maggiore o migliore, ma hanno lasciato enormi squilibri. Sto parlando di un tasso d'inflazione cumulato superiore al 22% sin dal 2018 e di un aumento dei prezzi che continua a preoccupare, soprattutto per i beni non sostituibili.

Breve digressione. Le banche centrali hanno potuto spacciare l’illusione di un’inflazione permanentemente bassa, nonostante abbiano pompato migliaia di miliardi nell’economia mondiale, per una ragione: la Cina. Nella prima metà degli anni ’90 essa era un sistema di vasti bacini interconnessi di:

  1. Manodopera a basso costo in attesa di essere sfruttata da multinazionali, imprenditori locali ed enti statali;
  2. Ambizione e desideri a lungo soppressi di migliori opportunità e miglioramento individuale/familiare;
  3. Necessità di capitale/credito per costruire un'economia e infrastrutture moderne;
  4. Potenziale per l’emissione nazionale di valuta e credito su grande scala.

Tutti e quattro questi punti sono stati sfruttati fino alla saturazione negli ultimi 30 anni, consentendo alla Cina di sgonfiare il costo dei beni a livello mondiale in quanto “fabbrica del mondo”. A parità di condizioni, l’emissione di quantità senza precedenti di valuta e credito, sia pubblico che privato, in genere stimola i consumi e la produzione nella prima “fase di spinta” di una qualsiasi Curva a “S”. Poi, una volta sazi gli usi più produttivi del credito, il denaro creato ex novo confluisce nella speculazione improduttiva e nelle operazioni d'ingegneria finanziaria spingendo l’inflazione dei prezzi; tendenza, questa, rafforzata dall’esaurimento di tutte le riserve di manodopera a basso costo e di materiali più facili da sfruttare. Il bacino della manodopera cinese, abbondante e a buon mercato, è stato completamente prosciugato: i salari in Cina sono aumentati vertiginosamente, insieme all’inflazione dei prezzi, e la demografia sta riducendo il bacino di lavoratori. Ironia della sorte, 30 anni di rapida espansione hanno diminuito la disponibilità della forza lavoro a svolgere lavori in fabbrica a bassa retribuzione, lontano da casa e famiglia.

L’economia cinese è ora afflitta dall’inevitabile lato in discesa della Curva a S e iniettare nuovo denaro non crea usi produttivi laddove va a finire; incoraggia solamente gli incentivi perversi alla speculazione e all'ingegneria finanziaria. La Cina non è la sola ad aumentare la propria offerta di denaro e il proprio debito, ma è in testa rispetto alle altre nazioni, la cui gigantesca espansione del credito ha salvato l’economia cinese e mondiale nel 2009 e di nuovo nel 2020. Ma questo meccanismo è ora paralizzato dalla Legge dei rendimenti decrescenti: gonfiare l’offerta di denaro, prendere in prestito migliaia di miliardi per finanziare la spesa in deficit ed espandere il credito privato non sta più creando crescita, ma inflazione dei prezzi e il freno al ripagamento del debito.

Nel frattempo, per una serie di ragioni ben note, la globalizzazione come fonte di deflazione dei prezzi ha fatto il suo corso e non è più in grado di compensare l’inflazione dei prezzi né in Cina né nelle nazioni importatrici di beni cinesi a livello globale. Stando così le cose, quindi, l’inflazione non ritornerà al 2% e non rimarrà lì indefinitamente. Tutta la valuta e il credito che si riversano nell’economia mondiale mentre la produzione, la qualità e la quantità ristagnano o crollano, alimenteranno solamente nuove cavalcate dei prezzi. Come ho scritto in un pezzo precedente, l'inflazione dei prezzi agirà secondo uno schema "Stop & go".

Certo, potrebbe scendere per un certo periodo man mano che i consumatori frenano la spesa, ma la “soluzione” proposta dalle banche centrali non farà altro che peggiorare la situazione. Il periodo dei tassi a zero è morto e sepolto e lo spostamento verso tassi d'interesse più elevati e un’inflazione dei prezzi più elevata non potrà che acquisire slancio nel futuro prossimo.

Infatti non bisogna mai dimenticare un fatto importante: l’inflazione dei prezzi è un effetto monetario. Quella che alcuni chiamano inflazione dei costi, inflazione delle materie prime, o shock dell’offerta non è altro che più unità di valuta rispetto alla crescita economica reale e destinate ad asset relativamente scarsi. I prezzi unitari possono aumentare per ragioni esogene, ma non generano un aumento sostenuto e cumulato dei prezzi aggregati. Se un prezzo aumenta a causa di un fattore esogeno, gli altri non aumentano immediatamente se la valuta emessa rimane costante rispetto alla crescita economica.

Dai documenti di ricerca di Richard Burdekin con The U.S. Money Explosion of 2020: Monetarism and Inflation a quelli di Claudio Borio con Does money growth help explain the recent inflation surge?, o di Juan Castañeda & Tim Congdon con Inflation, The Next Threat?, anche a livello mainstream ci sono moniti sulla persistenza dell’inflazione dei prezzi dovuta fondamentalmente a un azzardo morale a livello monetario. Se si guarda alla contrazione degli aggregati monetari, l’inflazione dei prezzi avrebbe dovuto scendere più rapidamente e l’economia in generale si troverebbe (ufficialmente) in recessione. Ciò che sta mascherando questa conclusione non è altro che la spesa in deficit degli stati.

Ma per quanto possa rappresentare, di primo acchito, un cerotto in grado di medicare una ferita aperta, non può niente man mano che le scadenze fanno il loro corso. Ecco cosa si vuole evitare disperatamente, in particolar modo l'Europa: che le maturità di ieri scadano prima che la situazione economica venga in qualche modo stabilizzata. Infatti per quanto ci siano sospiri di sollievo per aver schivato una recessione finora, essi sono infondati a fronte di un consumo pubblico gonfiato dal debito, una produttività debole e una crescita del settore privato al palo.


CONCLUSIONE

Nel libro della vita il futuro è sempre il capitolo che non abbiamo ancora letto, Ma la vita segue degli schemi: le grandi nazioni hanno il loro momento di ascesa e ciò che di solito le porta nella fase di discesa è una combinazione di sforzi eccessivi (guerra) e spese eccessive (espresse come inflazione o default). Gli americani farebbero meglio a farsi gli affari propri e a bilanciare il proprio bilancio. Per molti questo equivale a tradimento.

Cosa mi qualifica ad avere un’opinione in merito? Nell'epoca del DSA europeo questa domanda appare alquanto "legittima"...

Unire i puntini e mostrare come denaro e potere possano unirsi in modo disastroso. L' Occidente ha raggiunto il proprio picco nel 1999: la sua élite è stata corrotta da ricchezza non guadagnata e potere sfrenato, e la gente comune è stata confusa dalla propaganda dei mass media, dal denaro fasullo e dallo stato sociale. Per chi poi volesse, poi, approffondire gli aspettici pratici di quanto delineato in questo pezzo a livello teorico, può usufruire del seguente servizio che metto a disposizione tramite Calendly: https://calendly.com/fsimoncelli/consulenze


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