venerdì 22 dicembre 2023

La “cura Milei”: dalla devastazione economica alla redenzione economica



di Francesco Simoncelli

La forza di una correzione è uguale e contraria al delirio che la precede. Dato che l’assurdità degli ultimi 10 anni, in Europa in particolar modo, non ha precedenti nella storia, anche la correzione sarà senza precedenti. Abbiamo già assistito a perdite marcate nel mercato obbligazionario, infatti il valore delle obbligazioni è diminuito sin dal dicembre 2021 con perdite per i decennali italiani finora di circa il 30%. Questa percentuale riflette le perdite derivanti dall’inflazione (nel senso che la sua minaccia ha ridotto i prezzi delle obbligazioni), ma le perdite effettive in materia di potere d’acquisto per chi ha investito in obbligazioni ammontano a un altro 30% (l’aumento dei prezzi al consumo sin dal 2020). La perdita totale di ricchezza reale supera il 60% (i conti sono un po’ più complicati, perché l’aggiustamento all’inflazione si applica al valore corrente residuo, non al valore nominale delle obbligazioni).

Le obbligazioni sono pensate per essere fonti di reddito sicure, non per essere scommesse o speculazioni. Il decennale italiano, ad esempio, è considerato alla stregua di denaro depositato in banca, è considerato “esente da rischi”, un investimento nel Paese stesso con tanto di narrativa patriottica... senza contare la tassazione agevolata sullo stesso. Le banche erano tenute a detenere titoli di stato per accedere ai programmi di liquidità assistita della BCE; i piccoli investitori e coloro che facevano affidamento sui consigli dei broker li hanno comprati pensando al loro futuro; le compagnie di assicurazione utilizzano i titoli di stato per assicurarsi di poter far fronte ai propri obblighi. Questa perdita di valore reale scuote l’intero edificio finanziario: dal più umile saldo ai circa €2.900 miliardi di prestiti al governo italiano.

Rendimento del decennale italiano

Finora le perdite sono ancora sui bilanci, per lo più non riconosciute e a volte nascoste. Come il cadavere di un anziano parente che nessuno si è preso la briga di visitare, l'orrore della sua morte deve ancora essere scoperto. E resta la presunzione che, se tenuti fino a scadenza, non si perderà un centesimo. È come dire: se posticipate abbastanza a lungo la vostra visita, non scoprirete la triste verità sullo zio Ubaldo... anzi forse è meglio dimenticarsene completamente. Ma non si possono ignorare le perdite obbligazionarie, soprattutto perché il governo italiano ha un deficit di bilancio che in un modo o nell’altro dovrà essere coperto, nel presente, non in un futuro molto lontano. O tassi d'interesse più alti generano più risparmi (e acquirenti di obbligazioni sovrane), oppure una maggiore stampa di denaro produce tassi d'interesse più elevati (poiché le aspettative sull'inflazione li spingeranno al rialzo). In ogni caso, i soldi sono in movimento: alcuni asset scompaiono del tutto poiché i debitori non possono rimborsarli, ma gran parte della ricchezza passa di mano. Il governo italiano, ad esempio, deve spendere molto di più per coprire i propri deficit. Ma dal suo punto di vista, comunque, non tutte sono brutte notizie, dato che l’inflazione riduce il valore reale del debito pubblico.

Deficit di bilancio del governo italiano

I risparmiatori guadagnano molto di più, ma i mutuatari faticano a tenere il passo con i costi di finanziamento più elevati. Su e giù per il grande edificio dell'economia italiana appaiono delle crepe: gli zombi falliscono, i prezzi degli strumenti finanziari scendono, le banche falliscono, i costruttori smettono di costruire. Basta guardare cosa sta succedendo nel mercato immobiliare: il tasso medio dei mutui nel 2021 era in alcuni casi anche inferiore all'1%; ora è superiore al 4%. Chi può permetterselo? Non molte persone e infatti le vendite di case sono ora scese a livelli precedentemente visti nella crisi del 2010.

Mentre i costi degli interessi sono saliti alle stelle e l’accessibilità economica è diminuita, i prezzi delle case sono aumentati! L’acquirente medio non può più permettersi di acquistare la casa media, quindi il costruttore medio resta a bocca asciutta. Infatti, dopo la baldoria fiscale sulla scia del cosiddetto Superbonus edilizio, l'output delle costruzioni in Italia è tornato in linea con la tendenza degli anni precedenti e ha ripreso la sua triste e lenta tendenza verso il basso.

La struttura finanziaria del Paese è radicalmente cambiata: quando è necessario rifinanziare i prestiti, i creditori vogliono più interessi e il governo italiano paga sui debiti di oggi circa quattro volte più interessi rispetto al 2021. Quando mandate i vostri figli all’università, le tasse scolastiche aumentano con l’inflazione; se avete intenzione di pagarle con il rendimento delle obbligazioni acquistate nel 2021, ve ne servirebbero cinque o sei volte di più per pagare le spese universitarie dello stesso anno. Cibo, benzina, affitto, ecc. tutto aumenta. Dieci anni fa avreste potuto comprare una casa media con un reddito medio; oggi ve ne serve più del doppio. Senza contare che nel frattempo il reddito medio è anch'esso diminuito.

Niente di tutto ciò dovrebbe comunque sorprendervi o inquietarvi: è proprio quello che accade durante una correzione. E poiché le cose che necessitano di essere corrette sono diventate tante, tale correzione sarà severa.


DAL BOOM (FASULLO) AL BUST (REALE)

La teoria Austriaca del ciclo economico sostiene che gli sforzi volti a sopprimere artificialmente i tassi d'interesse al di sotto dei livelli di mercato alimentano un boom insostenibile. Quando l’espansione del credito inevitabilmente rallenta, la prosperità illusoria si sgretola mentre gli investimenti improduttivi e gli errori economici commessi devono infine essere corretti. Questa fase di contrazione funge da inevitabile periodo di riallineamento doloroso, ma necessario. In contrasto con le tesi mainstream secondo cui le autorità monetarie possono appianare con successo i cicli economici attraverso una linea di politica interventista, la Scuola Austriaca considera controproducenti tali sforzi per stimolare la crescita e, in definitiva, distruttivi. Bisogna, quindi, temere il boom, non il bust.

Il ciclo inizia quando le banche centrali spingono artificialmente i tassi d'interesse al di sotto del loro livello “naturale”, disconnettendo il costo del credito dalle preferenze temporali dei consumatori e dalla disponibilità reale delle risorse. Tassi artificialmente bassi incentivano l’aumento della spesa per investimenti e l’indebitamento: le imprese sono indotte a intraprendere nuovi progetti che normalmente sarebbero risultati del tutto non redditizi e questa ondata d'investimenti improduttivi, alimentata dalla creazione di credito a basso costo, porta a un’espansione in vari settori facendo salire i prezzi degli asset e alimentando ulteriormente la frenesia della boom. In questo modo, la manomissione dei tassi d'interesse sconvolge profondamente l’equilibrio critico tra risparmio e investimento nell’economia reale, e il volume degli investimenti finanziati dal credito inflazionistico supera di gran lunga l’insieme dei risparmi reali disponibili. Detto in parole povere, l’inflazione monetaria crea un miraggio di prosperità.

Questa tendenza è ben illustrata dalla metafora misesiana del capomastro. In un libero mercato la figura del capomastro valuterebbe oggettivamente la redditività di potenziali progetti di costruzione sulla base dei tassi d'interesse di mercato: tassi elevati rifletterebbero una scarsità di capitale per investimenti a lungo termine, suggerendo l'avvio solo di progetti più essenziali e davvero redditizi. Questa analisi disciplinata connette gli investimenti alle richieste effettive dei consumatori, garantendo un’allocazione efficiente delle risorse scarse. Con i tassi artificialmente bassi, invece, il capomastro finisce per credere che il capitale sia abbondante e che ci sia la possibilità d'intraprendere più progetti simultanei e molto ambiziosi. In realtà il capitale reale è scarso, contrariamente all’illusione spacciata dal credito facile. Infatti, man mano che i progetti vengono sviluppati in simultanea, la dura realtà sobbolle sotto la superficie fino a quando non esplode e il capomastro esaurisce letteralmente i mattoni, il cemento e altri materiali. Questa metafora rispecchia il modo in cui i boom artificiali alimentano investimenti improduttivi in tutta l’economia, finanziando innumerevoli iniziative speculative basate esclusivamente su segnali di prezzo distorti dal credito a buon mercato piuttosto che sulle richieste reali dei consumatori e sulla disponibilità reale di risorse.

Alla fine l’espansione del credito decelera e i tassi d'interesse tornano ai livelli naturali, facendo svanire l’illusione monetaria man mano che la realtà economica riemerge dal suo torpore. Gli investimenti giustificati esclusivamente dal credito facile iniziano a fallire, esponendo la loro non redditività; le bolle scoppiano mentre le aspettative di un’espansione monetaria infinita si confrontano con la dura realtà. L’economia inizia la sua convalescenza a lungo ritardata eliminando finalmente le distorsioni e gli eccessi accumulati e seminati durante il boom artificiale. Mentre i tassi d'interesse tornano a salire per riallinearsi con la realtà, il capomastro scopre che le sue prospettive espansive non sono finanziariamente sostenibili: l’illusione di profitti facili va in frantumi quando i fondamentali economici tornano a suggerire un calcolo economico in accordo con segnali di mercato genuini. Ma tutto ciò non riguarda solo il capomastro, bensì tutte le innumerevoli iniziative non redditizie e investimenti errati che sembravano fattibili in condizioni monetarie distorte. Il castello di carte crolla mentre la realtà prende il sopravvento. Emerge, quindi, la fase di bust: necessaria e inevitabile.

Secondo la teoria Austriaca, liquidare sistematicamente gli investimenti sbagliati e gli errori commessi sotto l’influenza dell’illusione monetaria è una correzione inevitabile. Incolpare la crisi per aver messo in luce gli eccessi del passato è come incolpare i postumi della sbornia piuttosto che l'essersi ubriacati. Bisogna eliminare le distorsioni del boom artificiale e correggere gli errori; cercare invece di prevenire la correzione attraverso un rinnovato stimolo inflazionistico è molto simile a evitare la sobrietà dopo una brutta sbronza. E tale correzione necessaria non potrà che diventare più severa se continuamente rinviata e amplificata da ulteriori distorsioni che mantengono artificialmente in vita iniziative improduttive ma politicamente connesse. La recessione funge da fase correttiva naturale, volta a ristabilire le fondamenta di sani principi economici dopo una fase precedente di ottimismo fuorviante indotta dall’espansione artificiale del credito.

La crisi gioca un ruolo essenziale nell’eliminare le distorsioni monetarie riallineando i prezzi, mandando in bancarotta imprese non redditizie e reindirizzando le risorse sprecate verso settori allineati con le richieste reali dei consumatori. Questo processo doloroso, ma necessario, apre la strada a una crescita equilibrata e sostenibile basata sulla realtà piuttosto che su un’intossicazione fiscale e monetaria. I politici spesso additano le recessioni come la causa principale dei problemi economici e tentano di rianimare artificialmente l’economia attraverso una rinnovata inflazione, tuttavia la crisi è in realtà la soluzione, non il problema stesso. Il vero problema erano le distorsioni e gli investimenti improduttivi indotti dal boom artificiale; gli sforzi volti a rigonfiare le bolle attraverso l’intervento monetario non fanno altro che peggiorare enormemente la situazione e piantare i semi per crisi molto più caotiche in futuro, quando la correzione potrà finalmente fare il suo corso.

Possiamo, quindi, estrapolare cinque lezioni da quanto detto finora:

  1. II boom artificiale pianta i semi da cui emerge il bust futuro distorcendo gli incentivi agli investimenti e i segnali di prezzo in tutta l’economia. Quando i tassi d'interesse vengono abbassati artificialmente, gli investimenti improduttivi si diffondono rapidamente in tutti i settori, dando vita a progetti insostenibili privi di redditività reale sottostante.

  2. Il bust è inevitabile e deriva direttamente dalle distorsioni, dagli investimenti improduttivi e dal consumo eccessivo inerenti al boom artificiale precedente. Il bust, di conseguenza, è una correzione necessaria dei mercati. Ciò implica che i politici non possono prevenire le crisi reflazionando i bust con ancora più credito e stimoli poiché ciò non farà altro che accumulare nuove distorsioni su quelle vecchie.

  3. Non ci sono scorciatoie per evitare il bust. La liquidazione degli investimenti improduttivi e il riallineamento della struttura produttiva sono necessari per riportare l’economia alla stabilità e alla crescita sostenibile. Stimoli fiscali/monetari non possono eludere questo processo doloroso, ma curativo.

  4. La crisi deve fare il suo corso, il naturale processo di guarigione dell’economia e non additata come il problema stesso. La bancarotta è la soluzione, non la causa, della turbolenza economica.

  5. Le linee di politica che mirano a inflazionare continuamente i boom causano inevitabilmente danni enormi. Il credito a buon mercato distorce i segnali di prezzo e gli incentivi economici, portando a un’errata allocazione sistemica delle risorse scarse.

Decenni di credito ultrafacile hanno gonfiato oggigiorno la più grande bolla finanziaria della storia moderna e i politici si trovano ad affrontare continue pressioni per rigonfiarla ed evitare ricadute economiche. La teoria Austriaca offre un monito senza tempo a tal proposito: le forze di mercato non possono essere ignorate per sempre. I boom artificiali non fanno altro che preparare il terreno per recessioni ancora più violente quando l’inevitabile correzione finalmente arriva, pertanto comprendere la natura intrinsecamente distruttiva dei boom artificiali fornisce informazioni vitali sulla nostra traiettoria economica precaria. Nonostante la sua impopolarità, la crisi economica rimane una presenza inevitabile nel nostro viaggio, un percorso da un entusiasmo spericolato a una riflessione razionale.


LA CURA MILEI

Se fino allo scorso novembre questa linea di pensiero era sostanzialmente un atto direzionale teorico, dal 19 di quel mese non lo è più. Infatti dopo l'elezione di Milei a presidente dell'Argentina c'è finalmente una concreta possibilità che la teoria Austriaca venga implementata nella sua interezza nell'economia di un intero Paese. Milei deve muoversi velocemente, l’Argentina ha finito i soldi (degli altri) e i parassiti, i potenti e le élite di tutto il mondo stanno facendo tutto il possibile per fermarlo. È un vero riformatore, non uno fasullo; Milei non è uno di “destra”, un “clone di Trump”, invece è qualcos’altro. Sta cercando di ridurre il potere di uno stato in bancarotta. È possibile? Con così tanti interessi speciali contro di lui? Vedremo, ma se il buongiorno si vede dal mattino, è sulla buona strada:

• Licenziamento di tutti i dipendenti pubblici che hanno lavorato per meno di un anno;

• Abolizione di tutta la pubblicità governativa e della relativa spesa per i progetti;

• Le posizioni governative nominate vengono tagliate del 34%;

• Niente più trasferimenti ai governi locali;

• Sospensione e cancellazione di tutte le infrastrutture pubbliche (soggette a molta corruzione in passato);

• Riduzione dei sussidi per l'energia e i trasporti;

• Svalutazione del peso argentino da 350 a 800 pesos per dollaro;

• Eliminazione delle quote e delle licenze di esportazione e importazione;

• Aumento temporaneo delle imposte non agricole per le esportazioni e le importazioni allo stesso livello dell'industria agricola per uniformità;

• Espansione temporanea degli aiuti diretti attraverso l'assegno per i figli e la carta di debito per l'aiuto alimentare.

Questa è la realtà, questa è la volontà di correggere davvero gli errori del passato, piuttosto che spazzarli sotto il tappeto attraverso bonus fiscali e marchingnegni burocratici per stimolare ad hoc settori specifici dell'economia (es. Superbonus edilizio). Quella di Milei potrebbe essere una presidenza in cui i dettami della Scuola Austriaca potranno essere applicati per la prima volta nella storia economica in un intero Paese.


CONCLUSIONE

Il mondo finanziario è cambiato nell’estate del 2020 negli Stati Uniti e a fine 2021 in Europa. Abbiamo visto come il mercato obbligazionario abbia invertito la rotta, perdendo circa il 30% del suo valore reale. Ciò che non abbiamo visto è una vendita di tali proporzioni nel mercato azionario. E mentre le obbligazioni potrebbero rimbalzare, l’inflazione potrebbe prendersi una pausa e le azioni potrebbero salire, il cosiddetto Trend primario ci accompagnerà per molti anni a venire: rendimenti obbligazionari in rialzo, azioni in ribasso, inflazione dei prezzi che va su e giù ma non scompare. Questa nuova tendenza richiederà aggiustamenti su larga scala, inclusa la cancellazione di migliaia di miliardi in “investimenti” che sin dall'inizio non erano redditizi. È così che va il mondo: niente di cui preoccuparsi, a condizione che si stia dalla parte giusta degli aggiustamenti e le autorità non peggiorino la situazione.

Ad esempio, l’anno scorso Putin e Zelensky erano pronti a raggiungere una soluzione; gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno insistito affinché la guerra continuasse. Qualche settimana fa il Brasile ha proposto un cessate il fuoco a Gaza; la maggior parte delle Nazioni Unite era favorevole, ma gli Stati Uniti hanno posto il veto e poi è arrivato Biden con una richiesta da $105 miliardi in termini di nuovi aiuti esteri. Errori di questo genere sono così evidenti che non possono trattarsi affatto di errori: durante la prima guerra mondiale, nel 1916, Inghilterra, Francia e Germania erano già stremate da due anni di guerra e se fossero stati lasciati soli non avrebbero avuto altra alternativa se non quella di elaborare un accordo di pace. Entrarono in scena gli Stati Uniti con una scorta quasi inesauribile di nuovo denaro, soldati e illusioni e la guerra continuò per altri due anni, aggiungendo altri 10 milioni di morti in più e portando alla rivoluzione bolscevica in Russia e all'ascesa del nazismo in Germania.

Oggi, senza il sostegno dell'amministrazione Biden, le armi smetterebbero presto di sparare anche in Ucraina e in Israele. Ma i rischi reali per gli Stati Uniti non si trovano né in Cina, né in Israele, né in Ucraina: sono in patria e sono di natura finanziaria e politica. Gli Stati Uniti stanno spendendo più di quanto possono permettersi e se continuano così ciò porterà a ulteriore inflazione, bancarotte e debolezza. Questo è un declino calcolato, dato che si vuole abbattere la leadership statunitense. Finanziare l’Ucraina, finanziare Israele, finanziare una nuova guerra contro la Cina! In questo modo si ha la giustificazione per non prendere mai in considerazione alcun taglio dei costi e non viene fatto alcuno sforzo per “riequilibrare il bilancio”. Perché? Perché in questo modo i dollari possono continuare a scorrere all'estero laddove Powell ha chiuso i rubinetti monetari dell'eurodollaro.

Gli Stati Uniti devono tagliare la spesa indipendentemente dall’Ucraina, da Israele, o dalla Cina. Il percorso che stanno seguendo è insostenibile e lo afferma anche Powell stesso, infrangendo protocolli rigidi sulla forma. Tagliare la spesa è la strada da seguire, rendendo l'emissione di obbligazioni più sostenibile. Il problema è che una vera riforma politica/finanziaria non sarà possibile finché ci sarà gente come McConnell e Schumer al Congresso; finché questa gente ancora avrà un certo controllo sul Congresso, la FED dovrà mantenere la sua linea di politica sui tassi d'interesse almeno fino alla fine della stagione elettorale.

Se Biden volesse domare davvero l’inflazione dei prezzi, potrebbe farlo abrogando i dazi di Trump sulle importazioni cinesi. Ciò libererebbe la spesa dei consumatori e si assocerebbe alla linea di politica della FED riguardo tassi elevati in modo da incoraggiare il risparmio e gli investimenti negli Stati Uniti. Tagliare la spesa pubblica rassicurerebbe i mercati dei capitali sul fatto che gli Stati Uniti sono seriamente intenzionati a ritornare a una qualche forma di sobrietà fiscale. Se non ci si impegna a tagliare la spesa e ad abbassare il costo dello stato sulla classe media, c’è poco che la FED possa fare per prevenire una crisi. Essa, infatti, ha già in qualche modo aggiustato il lato monetario dell’equazione, frenando la creazione di credito nel settore bancario ombra e restituendo priorità razionali alla spesa delle imprese e dei consumatori. La FED non farà marcia indietro sui tassi d'interesse finché una delle principali banche di New York non si troverà nei guai. Non solo, ma non lo farà fino alla seconda metà del 2024, nonostante il modo in cui il mercato ha prezzato le cose nelle ultime settimane. L’Ucraina è solo l'ennesima giustificazione per esercitare pressioni su Powell.

Per quanto possa essere ritardata, una crisi alla fine arriva data l'insostenibilità degli errori finora commessi sulla scia degli ultimi 15 anni di eccessi monetari. Il delicato gioco della FED, attualmente, è quello di causare tanto dolore economico all'estero da scavalcare quello che viene percepito in patria. E se il settore energetico e quello industriale europei sono un proxy affidabile, e lo sono, ci sta riuscendo. Inutile dire che Powell sta puntando sulla saccenza e arroganza dello status quo di portare avanti un progetto fallimentare che non prevede affatto un redde rationem salutare dell'economia zombificata europea, bensì un raddoppio di quelle linee di politica che stanno portando sul lastrico socio-economico l'intero continente. La “cura Milei” sarebbe ciò di cui avrebbe bisogno l'Europa per ribaltare le sorti di questa guerra finanziaria che la vede perdente: dolore economico nel breve periodo, ma un ritorno organico e sostenibile a fondamentali economici solidi e affidabili. E se Bitcoin sta aprendo le porte al sovranismo individuale nel mondo digitale di domani, le azioni di Milei ci ricordano come esso sia altrettanto cruciale nel mondo analogico di ieri. Se prima il fenomeno della cosiddetta “argentinizzazione” era un percorso destinato alla devastazione economica, adesso può essere preso come esempio per una “redenzione” economica.

Ma così come è inevitabile una correzione dei mercati, lo è anche la presunzione di conoscenza dei pianificatori centrali europei, il loro credo cieco e sconsiderato nei confronti di un progetto in cui hanno investito talmente tanto capitale umano e finanziario da non poter affatto concepire un cambio di rotta. E, come ci ricorda Hayek, è questa presunzione che li porterà a fondo, insieme a tutti coloro che sposano una visione dell'economia capillarmente controllata dall'alto verso il basso.


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1 commento:

  1. Come si fa a non concludere che i giornali italiani non siano altro che la grancassa di una linea di politica economica socialista e, per estensione, fallimentare e impoverente? Come si fa a non concludere che la maggior parte dei lettori che si abbevera da queste fonti non sia altro che coprofagi destinati a farsi riempire la testa di escrementi accademici? Ridistribuzione del reddito, spesa pubblica, deficit, sovranismo monetario annacquato da onanismo intellettuale nei confronti della Lira e del denaro fiat.

    Tutte queste idiozie sono quelle che hanno mandato alla deriva l'Argentina. Tutte queste idiozie sono quelle che spalleggiano tutti quei giornali che oggi criticano senza basi economiche solide le scelte politiche di Milei. Tutte queste idiozie sono quelle che, nel 1982 in particolare, avevano mandato sul lastrico l'Italia. Il divorzio governo-Banca d'Italia, prima, e l'entrata nell'euro, poi, hanno fatto solo guadagnare tempo all'Italia, rallentando il volo dal burrone, ma non hanno cambiato questa realtà di fondo. Non si sfugge al dolore economico quando gli errori precedenti diventano enormi. Non esistono altri posti nel mondo con questo tipo di storia alle spalle: per salvarsi dal proprio destino funesto ci si è venduti ad Hannibal Lecter. È incredibile se ci pensate: per quanto sia terribile il destino italiano nel panorama europeo, sarebbe stato peggio fuori.

    È questo che Milei sta cercando di dire: non esistono pasti gratis. Per restituire un briciolo di credibilità internazionale al Paese e restaurare un'economia allo sfascio è necessario tagliare tutte quelle promesse irrealizzabili dei governi passati e far regredire lo stato. Fa sorridere poi la questione dei "pieni poteri". Praticamente tutte le costituzioni del mondo prevedono uno "stato di eccezione"... tranne quella italiana, ca va sans dire. "Fascisti!", sento già gridare. Il potere non lo deve avere nessuno, quindi se lo possono prendere sempre i soliti noti con metodi mafiosi. Poi il potere qualcuno ce l'ha in mano, ma ufficialmente non può avercelo nessuno; sono tutti mezzi opachi, non trasparenti, d'influenza, di pressioni e di ricatto.

    Milei, in virtù del fatto che la situazione economica è a dir poco mortale, chiede l'attivazione dello stato d'emergenza. Volete ridere adesso? Per lo stesso motivo lo ha fatto Fernandez, uno dei precedenti presidenti, nel 2019. Quando sono i socialisti a chiedere qualcosa, allora va bene. Sono "compagni" ed è quindi "roba nostra"... o "cosa nostra" come direbbe qualcuno.

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