(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/celata-dagli-inglesi-e-tempo-di-riconquistare)
Fu Churchill a nascondere questa via. Dapprima alla fine della Prima guerra mondiale quando, in veste di Cancelliere dello Scacchiere, riportò l'Inghilterra a un gold standard ai tassi pre-bellici. Lo shock risultate ebbe come esito il rafforzamento del dollaro, il cui effetto furono i famosi Ruggenti Anni Venti, mentre in Inghilterra ci fu una deflazione cavalcante. Le parti si invertirono quando i flussi andarono nella direzione opposta, costringendo la FED a svalutare il dollaro da $20 l'oncia a $35 l'oncia e la conseguenza fu la Grande Depressione (oltre a una deflazione dei prezzi come quella vissuta in precedenza dagli inglesi nel decennio precedente). Alla fine della Seconda guerra mondiale Roosevelt disse a Churchill: “Non abbiamo combattuto questa guerra per ripristinare l'Impero inglese”. Due settimane dopo aver proferito queste parole alla Conferenza di Yalta, Roosevelt muore... circostanza “curiosa”, così come il fatto che lo stesso Churchill non andò al funerale. La faccenda diventa ancor più “curiosa” se si aggiunge il fatto che Truman molto probabilmente perse contro Dewey.
Truman seguì il copione inglese del post-Prima guerra mondiale e, con Bretton Woods, torna al gold standard ma ai tassi pre-bellici. I “peccati” monetari delle precedenti guerre vennero di nuovo spazzati sotto il tappeto. Questo fece schizzare in alto il prezzo del dollaro e spinse le altre economie a cercare un'alterativa attraverso l'oro, il quale crebbe di prezzo fino al fallimento del London Gold Pool che decretò la fine formale di Bretton Woods. Come disse Rothbard all'epoca c'erano praticamente 3 sistemi monetari, fino a quando non arrivò la decisione di Nixon. Sotto questo punto di vista egli fermò la rapina delle casse pubbliche americane, un atto difensivo dato che dal 1950 al 1971 gli USA subirono un'emorragia di oro tra le 12.000 e le 13.000 tonnellate a vantaggio delle controparti europee. Ancora una volta, flussi e riflussi di capitale sulla scia di un prezzo dell'oro sbagliato. Il boom del secondo dopoguerra venne pagato dal bacino della ricchezza reale americano, in tutto il mondo.
Rileggere la storia e le decisioni sballate prese dalle amministrazioni americane attraverso le lenti “oligarchi americani” e “oligarchi inglesi” che si accordano per permettere all'impero di perseverare lungo la iterazione successiva permette di avere una comprensione superiore degli eventi che si sono succeduti. Soprattutto nei dieci anni successivi al 1971, quando prese il sopravvento il sistema del dollaro offshore. Infatti non è mai esistito un sistema monetario col dollaro come riserva, bensì uno con l'eurodollaro come riserva: il LIBOR, dopo gli Accordi del Plaza, avrebbe impostato il costo del flusso degli asset finanziari (compresi quelli americani) in tutto il mondo. La Federal Reserve non era affatto in controllo della politica monetaria della nazione, come minimo sin dal 1950. Il cosiddetto LIBOR standard termina nel 2008 con la Grande crisi finanziaria, lasciando spazio alla Coordinated central banks policy che sarebbe durata fino al 2021. L'introduzione del SOFR avrebbe rappresentato lo strappo tra i personaggi americani seduti nella Tavola Alta rispetto alle loro controparti inglesi e francesi. Ecco perché negli Epstein file possiamo leggere di come Bannon fosse stato reclutato sostanzialmente dagli inglesi per fare propaganda contraria a Powell.
Da questo ne consegue che l'identificazione dei guerrafondai di oggi non coincide coi guerrafondai di ieri. Una volta che si identifica con precisione il nemico, non si combatte più contro delle ombre bensì l'obiettivo è visibile e attaccabile laddove fa più male. La cosiddetta Pax Americana, in questo contesto, altro non era che l'uso della forza militare americana per permettere al mai scomparso impero inglese di riciclarsi in sordina nelle trame della storia moderna.
Se si pensa che nel post-Seconda guerra mondiale le mappe vennero ridisegnate per creare tensioni consapevoli nei vari Paesi del mondo, questa strategia del terrore era piuttosto utile per tenere vivo il flusso di denaro. Alimentare scontri ad hoc tra due etnie in conflitto storico e creare le motivazioni per interventi perenni o ricatti consapevoli nei confronti dei relativi governi. È in quest'ottica che si inserisce anche il periodo del terrore in Italia ed è in quest'ottica che va inquadrato anche oggi. Attentati, criminalità, terrorismo... tutti asset che si possono gestire in modo da ottenere risultati quanto più desiderabili possibile. È stato così con l'ISIS durante la presidenza Obama ad esempio, prima che intervenisse Putin e iniziasse a ripulire la Siria. È stato così in Medio Oriente, è stato così con India e Pakistan, ed è stato così anche con l'operazione Gladio in Italia. Ed è così oggi con i cartelli messicani e i loro partner di merende nelle banche canadesi. Ciò che conta è il flusso, la movimentazione di dollari che scorre all'estero e al di fuori della portata degli Stati Uniti. Il flusso istituzionale alimenta il flusso privato (criminalità organizzata, terrorismo) e, senza la necessità di possedere direttamente alcunché, è possibile comprare politici, oligarchi, magnati del petrolio. L'estensione del controllo dei flussi passa attraverso Camere di commercio, società di assicurazione, sindacati, stanze di compensazione, ecc. e queste vengono usate come una clava per dissimulare e far perdere traccia delle persone dietro le quinte. Se fossi io a tirare le fila del gioco agirei allo stesso modo: sventolerei tutti i tipi di feticci per impressionare gli altri e farli scagliare l'uno contro l'altro in modo da agire indisturbato.
Negli ultimi 125 anni l'Impero britannico ha mantenuto una stretta strategica sul Medio Oriente attraverso una calcolata politica di destabilizzazione geopolitica e finanziaria. Operando sulla base della massima “divide et impera”, i politici britannici hanno sistematicamente manipolato le tensioni religiose ed etniche per impedire l'emergere di stati nazionali sovrani e industrializzati nella regione. Un meccanismo primario di questa destabilizzazione fu la ridefinizione artificiale dei confini mediorientali in seguito al crollo dell'Impero Ottomano (per cui inglesi e francesi scatenarono la Prima guerra mondiale). Attraverso l'accordo Sykes-Picot e il successivo Trattato di Sèvres, inglesi e francesi spartirono la regione in mandati coloniali, assicurando che Paesi come Iraq, Siria, Libano e Palestina emergessero con conflitti etnici e religiosi intrinseci. Per gestire questo instabile assetto, l'intelligence britannica si avvalse di agenti operativi come T. E. Lawrence e Aubrey Herbert: specialisti per guidare i diversi movimenti per procura mediorientali e mantenere la regione in uno “stato cronico di naufragio”. La creazione dei moderni confini e stati mediorientali aveva lo scopo di fungere da perenne elemento di disturbo, tenendo le popolazioni locali l'una contro l'altra come pedine di un gioco imperiale molto più ampio.
L'Iran, storicamente noto come Persia, è stato un obiettivo centrale di questi disegni imperiali britannici. Già nel 1907 Re Edoardo VII orchestrò l'Intesa anglo-russa che divise esplicitamente l'Iran in sfere di influenza e ne neutralizzò l'autonomia per tenere sotto controllo le potenze rivali. La guerra finanziaria fu utilizzata come arma insieme alla diplomazia; ad esempio, nel 1911, gli inglesi approvarono un ingente prestito alla Persia utilizzando come garanzia i proventi dell'oppio della nazione, agganciando di fatto lo stato al debito coloniale. L'oligarchia britannica mantenne anche il controllo sulle vaste risorse dell'Iran attraverso istituzioni alleate come la British Bank of Middle East. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli inglesi cercarono disperatamente di mantenere il controllo sulle riserve petrolifere mediorientali per sostenere il loro impero finanziario. Quando personaggi come Enrico Mattei tentarono di negoziare accordi energetici equi e indipendenti con le nazioni mediorientali, tra cui l'Iran, il Ministero degli esteri britannico lo considerò una minaccia mortale per le loro relazioni coloniali e il controllo del petrolio. Mattei fu infine assassinato in un complotto con forti tracce britanniche.
Oggi i persistenti conflitti in Medio Oriente, inclusa l'ostilità tra Iran e Israele, sono la diretta conseguenza di questa vecchia strategia del divide et impera. Le moderne fazioni globaliste, allineate con le reti bancarie e di intelligence britanniche, hanno continuato ad alimentare queste guerre per procura per impedire l'integrazione economica eurasiatica. Innalzando minacce come la “Mezzaluna sciita” e trasformando le sanzioni in armi, queste forze mirano a mantenere l'Iran isolato e la regione nel caos. La minaccia perpetua dell'arricchimento nucleare iraniano è servita da comodo “spauracchio” per giustificare interventi senza fine e mantenere il complesso militare-industriale ben finanziato.
Gli inglesi e i loro alleati sanno che se alle principali potenze regionali fosse consentito di stabilizzare e sviluppare autonomamente il loro petrolio e le loro infrastrutture, come gli enormi corridoi ferroviari ed energetici attualmente in costruzione da Russia e Cina attraverso l'Iran, il controllo finanziario della City di Londra sui mercati energetici globali crollerebbe. Dal 1979 in poi Stati Uniti, Israele, Francia, Paesi Bassi, Svezia (patria della famiglia Wallenberg, quasi mai menzionata) e altri hanno continuato a fare affari con l'Iran, vendendo addirittura materiale bellico e altri armamenti. Ultima iterazione di ciò durante il JCPOA architettato a suo tempo da Obama: la prima compagnia che firmò contratti petroliferi fu la Total francese; poi, quando nel 2018 Trump impose le sanzioni sull'Iran, dovette svendere i suoi contratti a Gazprom. Già allora vennero gettati i primi semi del conflitto tra i membri della cosiddetta Tavola Alta e questa è una guerra che deve indirizzarsi per forza di cose ai poteri occulti che si celano dietro gli intermediari. Capite adesso perché, tra le altre cose è nato Bitcoin e nel Genesis Block c'è una pagina finanziaria di un giornale inglese?
La virtualizzazione degli asset reali, compreso il dollaro tramite l'eurodollaro, è stato un meccanismo per usare la finanziarizzazione con cui creare asset sintetici che avrebbero dovuto replicare 1:1 quelli fisici. O almeno sulla carta... Finché gli asset fisici rimanevano sepolti, la catena del valore poteva essere virtualizzata tramite intermediari (stanze di compensazione, società di saldo, società di assicurazioni, ecc.). Sottoporre a riserva frazionaria questo sistema ha avuto come sottoprodotto, tra le altre cose, la disparità di ricchezza che s'è andata sempre più ad acuire. Il bacino della ricchezza reale erano gli Stati Uniti, mentre Londra e Bruxelles hanno usato questa oca dalle uova d'oro per acquisire potere e influenza. Il denaro proveniente da canali illeciti è solo l'iterazione intermedia di un tale sistema, al cui apice ha i soldi della Tavola Alta stessa e sul fondo il “denaro pubblico” dei programmi di welfare. Lo smantellamento di questo sistema da parte dell'amministrazione Trump ha avuto come primo obiettivo la chiusura dei rubinetti pubblici (es. USAID) e adesso la chiusura di quelli privati (es. cartelli messicani), fino a costringere gli avversari a mettere in campo i propri di capitali. Sono ingenti, ma non infiniti. Ma se il flusso coinvolto negli asset sintetici è quello che tiene vivi Londra e Bruxelles piuttosto che gli asset fisici (dato che ne sono sprovvisti), qual è quella tecnologia che in sordina ha iniziato ad attaccare gli INTERMEDIARI? Qual è quello strumento che si fregia di superare la necessità di passare attraverso di loro? Bitcoin. E cosa c'è nel Genesis Block? Esatto, una pagina di un quotidiano inglese. E chi ha abbracciato con maggior vigore la “rivoluzione Bitcoin”? Gli Stati Uniti. Comincio a pensare che, come Internet, Bitcoin sia stato il primo colpo sparato nella guerra finanziaria oggi in atto. E questa semplice riflessione dovrebbe farvi capire quanto sarà importante in futuro, al di là del prezzo.
Come ho documentato nel Capitolo 7 del mio ultimo libro, Il Grande Default, ciò che conta davvero non è la velocità del denaro, bensì la velocità con cui si trasferisce la titolarità delle classi di asset. A cascata derivano, poi, riciclaggio di denaro e frodi nei titoli stessi. Cos'è la Banca d'Inghilterra se non un gigantesca compagnia che si dedica al passaggio di classi di asset? E le sue propaggini in giro per il mondo, come ad esempio Jane Street, Citadel, Blue Owl, non sono altro che incubatori per figure che poi verranno inserite in altri contesti finanziari di altre aziende. Jane Street, in particolare, di cui ho parlato su queste pagine riguardo alla manipolazione di prezzo di Bitcoin sui mercati finanziari, è una ripetizione di quello che accadde negli anni '80 con la frode delle S&L. Infatti quella fu un'operazione della CIA, ed è ormai noto che al suo interno ci sono infiltrazioni dell'MI6, per finanziare parte del proprio bilancio (il quale, ricordiamolo, è in parte segretato anche agli occhi del Presidente e del Congresso), come documentato dai libri Inside Job e The Mafia, CIA & George Bush. E gli insider ottengono l'accesso al ritmo con cui le classi di asset cambiano mano, oltre a ottenere l'accesso a prestiti a tassi zero se non addirittura negativi.
Notate, però, cosa è accaduto subito dopo la decisione della Corte Suprema di ritenere i dazi di Trump inadeguati col modo con cui sono stati imposti. L'argento è balzato in su del 9% e l'oro ha seguito l'esempio, mentre i mercati cinesi erano chiusi per festa. Se rapportiamo ciò alla difficoltà con cui non riusciva a superare la soglia dei $50, soprattutto nel 2011 quando venne usata la notizia dell'uccisione di Osama bin Laden per sopprimerne l'ascesa, è decisamente un netto cambio di passo e circostanze. Proprio perché quella di adesso È una guerra mondiale, la quale, però, è combattuta principalmente sui campi di battaglia finanziari. Infatti gli Stati Uniti stanno lasciando correre il prezzo di questi metalli per mettere pressione su Londra e sul suo controllo dei flussi nei mercati sintetici di hard asset come oro, argento, Bitcoin, ecc. L'obiettivo è distruggere la LBMA e la LME, la principale arma finanziaria in mano inglese per controllare la determinazione dei prezzi degli asset a livello mondiale (inclusi il dollaro, lo yen, i titoli del Tesoro americani, ecc.).
Lentamente, ma inevitabilmente, iniziano a palesarsi i primi effetti del drenaggio della LBMA e dell'uccisione degli short sui mercati sintetici dei metalli.https://t.co/Jnuce8TlrC
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) February 28, 2026
Tutto si riduce a chi ha il collaterale fisico rispetto a chi è esposto a leva riguardo lo stesso per controllarne il prezzo. Uno dei teatri di guerra di questo conflitto mondiale è il controllo del meccanismo di prezzo del collaterale fisico. Stati Uniti e Cina vogliono tale controllo, e sono disposti a rimpallarselo fintanto che non ce l'abbia Londra. La cosa importante è che quest'ultima non abbia più la possibilità di determinare il prezzo delle commodity tramite rehypothecation all'infinito nei mercati sintetici. Nel sistema in lenta definizione chi avrà collaterale a sua disposizione potrà entrare nei mercati digitali delle valute. Ecco perché dopo la decisione della Corte suprema americana sui dazi c'è stata l'inversione di tendenza dell'argento dopo un paio di candele di correzione nel settimanale ed è stato poi fatto fuori El Mencho, uno dei nomi di punta del cartello messicano. Chiamatela pure controffensiva di Trump, dato che l'UE ha rigettato la proposta di pace avanzata da Trump a Davos e Rubio alla Conferenza di Monaco, e subito dopo di ciò l'operazione “Epic Fury”. In quest'ultimo caso l'obiettivo ritengo fosse l'IRGC, che adesso è in “guerra civile”, e il sottostrato di influenze inglesi/francesi. La mia ipotesi che si sia impiegato un mix di strategia tra Venezuela e Messico, in entrambi i casi lo scardinamento di strati al di sotto di quelli governativi alla luce del sole. Stesso discorso in Iran, dove ha senso affermare che una o più fazioni nel Paese abbiano stretto un accordo con Trump. La tesi evitare la guerra ha altresì senso se la si inquadra in ottica blocco dello Stretto di Hormuz, perché chi ci perde sono principalmente gli europei. La conclusione, quindi, è la pressione su Bruxelles e Londra col paravento di una “guerra prolungata” in Iran, perché se fosse stato un pantano ordito da inglesi e francesi avremmo visto dichiarazioni diverse sul mainstream da parte loro.
La bomba nucleare in mano all'Iran avrebbe rappresentato la scusa perfetta per la “guerra infinita”. La cricca di Davos continua a essere pressata su ogni fronte: sugli Epstein file, sul mercato oro/argento, sulle midterm. Trump stava andando abbastanza bene finora, eccezion fatta per il SAVE Act, addirittura ottenendo riscontri positivi a livello pubblico dal suo uso di agenti ICE per elezioni oneste. A dimostrazione che fosse ancora sull'offensiva, insieme a Bessent sul fronte mercati. I tentennamenti iraniani circa i negoziati pubblici non erano altro che il balletto performato da Zelensky in Ucraina: un gioco di dilatazione dei tempi. Per la serie: allungare il brodo così sarebbero arrivate le midterm, forse le avrebbe perse e i restanti due anni di mandato sarebbero stati un inferno.
Non si può negare che il rischio è alto in questo caso. Comunque ci sono fonti di intelligence credibili che suggeriscono che l'AIEA fosse complice di tutto il teatrino iraniano riguardo l'assenza di armi nucleari sul suo territorio. La mia opinione è che la Corea del Nord abbia costruito la testata nucleare (pagata dagli inglesi), mentre l'Iran il missile che l'avrebbe ospitata. Al di là di ciò, però, la freddezza con cui l'operazione americana è stata accolta da parte degli europei dovrebbe essere rivelatrice. Infatti non giova alle economie europee e questo vi suggerisce chi sta perdendo veramente nell'attuale scontro in Iran. E gli inglesi sanno che il prossimo obiettivo sulla lista di Trump è la Turchia, dove la Fratellanza musulmana è da tempo un asset nelle mani inglesi.
Un'altra cosa rivelatrice è stata la sessione tra Trump e Merz, la quale ha avuto poca risonanza sulla stampa e sui media generalisti. A ragion veduta. La maggior parte delle persone non l'ha vista, ma così facendo s'è persa diversi punti chiave che ci dicono chi sta “vincendo”.
Sotto i nostri occhi si sta facendo la storia e in Iran 300 anni di storia sono improvvisamente evaporati. Tre fatti dirimenti sono accaduti l'altro ieri durante l'incontro tra Merz e Trump: c'è una frattura evidente tra le linee di politica inglesi e americane; una delle più grande compagnie assicurative del mondo, la Lloyd, è stata buttata fuori dal Medio Oriente e con essa i traffici inglesi nella zona; i Paesi del Golfo si sono uniti sotto un'unica bandiera e appoggiano l'operazione di Trump. Se tutto questo è “poco”, se tutti questi sviluppi non vengono considerati traguardi raggiunti da chi sta vincendo e si cade vittima della retorica “Trump non ha il polso della situazione” “non ha un piano” “sta perdendo”, allora non si ha la minima idea del motivo per cui l'Iran è stato attaccato.
I primi effetti sulle società di assicurazioni che, ricordiamolo, la maggior parte di esse ha sede a Londrahttps://t.co/3FewNeCcwY
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) March 2, 2026
Gli Stati Uniti non si stanno ritirando dal mondo: lo stanno riorganizzando attorno a relazioni di potere bilaterali in cui le materie prime e il dollaro sono le leve. Il diciannovesimo secolo sta infine cedendo il passo all'era moderna, dove la City di Londra era la principale zona di intermediazione delle materie prime e di altre attività (es. stanze di compensazione, società di assicurazioni, contratti, giurisprudenza, ecc.) attraverso la virtualizzazione degli asset fisici e l'impostazione indiretta del prezzo del dollaro. Da quando Trump e Bessent hanno assunto le loro rispettive cariche è iniziato il processo di cambiamento: forzare la consegna degli asset sottostanti ai contratti futures. Se in passato la fonte di liquidità ultima erano gli Stati Uniti, e il Comex insieme a LBMA e GLD/SLV rappresentavano il “triangolo della morte” per i metalli preziosi, sganciare il Comex ha indicato la volontà americana di smettere di pagare per i pasti gratis altrui. Come si ricostruisce una base industriale, e per estensione si fornisce sollievo alla propria classe media, se gli input necessari vengono prezzati altrove? È una questione di potere se ci pensate e Washington è in grado di prenderlo per sé facendo a meno degli inglesi.
Esatto, le scorte di metalli stanno calando alla LME. Non solo, ma chi sta costruendo in tutta rapidità una delle più grandi fonderie di alluminio al mondo?https://t.co/ADRwDsic33 https://t.co/74vZVrYdK5
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) March 4, 2026
È un questione anche di bancarotta degli Stati Uniti se avessero continuato lungo la strada dell'espansione indefinita di leva finanziaria e massa monetaria, solo per acquisire beni di consumo a basso prezzo che avrebbero lasciato solamente un buco crescente nei conti pubblici. Ma questo era lo scopo del Grande Reset ideato dalla cricca di Davos, pagato per intero dagli USA. Adesso invece sarà pagato da chi ha forte carenza di materie prime: Londra e Bruxelles. È così che gli USA hanno invertito il loro destino da agnelli sacrificali per permettere alle economie europee di andare in default su parte dei loro debiti ed emetterne di nuovi catturando i capitali mondiali a controllori privilegiati dei flussi finanziari. L'unico accesso rimasto agli europei a risorse energetiche affidabili è rappresentato dalla Scandinavia e dal North Slope (quest'ultima fonte, però, incerta a causa del fantomatico “cambiamento climatico”).
E sono propenso a credere che la chiusura dello Stretto di Hormuz non sia altro che una tattica perseguita dall'intelligente statunitense, perché, oltre alle compagnie di assicurazioni, scombussola anche la rotta del petrolio a livello internazionale. E chi ha più da perdere è ancora una volta l'Europa. Il Qatar ha chiuso i rubinetti del gas e la Russia si appresta a farlo anch'essa.
Ricordate: ARC. Mentre Sanchez e Starmer corroborano, con le loro dichiarazioni, che l'operazione in Iran ha Londra e Bruxelles nel mirino, il presunto alleato di Teheran rafforzerebbe la pressione americana sulla cricca di Davos. https://t.co/U9tsvdPCHO
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) March 4, 2026
Come ripetuto diverse volte, l'ultimo contratto più importante rimasto nelle mani londinesi, ora che la LBMA e la LME sono sotto attacco, è il Brent. Tolto quello, gli altri intermediati a Londra (es. alluminio, zinco, nickel, ecc.) cadranno in rapida successione. Se il petrolio è la crisi del momento, il rame sarà poi la crisi del decennio. A gennaio S&P Global ha pubblicato uno studio in cui si prevede che la domanda di rame raggiungerà i 42 milioni di tonnellate entro il 2040, con un aumento del 50% rispetto ai livelli attuali; la produzione globale raggiungerà il picco di 33 milioni di tonnellate nel 2030, per poi diminuire. Il divario di offerta risultante: 10 milioni di tonnellate, pari al 23,8% della domanda prevista. L'Agenzia Internazionale per l'Energia, alla conferenza della Critical Minerals Association dello scorso dicembre, ha affermato che un deficit di approvvigionamento del 30% potrebbe materializzarsi entro il 2035. Le proiezioni di Wood Mackenzie sono a dir poco preoccupanti: la domanda di rame aumenterà del 24%, raggiungendo i 42,7 milioni di tonnellate all'anno entro il 2035, richiedendo oltre 8 milioni di tonnellate di nuova capacità mineraria e 3,5 milioni di tonnellate di rottami.
Il Cile produce circa il 25% della produzione mondiale di rame; il Perù aggiunge un altro 10-12%. Insieme questi due Paesi controllano circa il 40% dell'approvvigionamento minerario ed entrambi devono far fronte a carenze idriche, instabilità politica, ritardi nelle autorizzazioni e opposizione ambientale. Gli Stati Uniti hanno designato il rame come metallo critico nel novembre 2025, riconoscendone tacitamente la vulnerabilità strategica.
Pensate adesso al solo meccanismo di trasmissione dell'attuale conflitto con l'Iran. Il petrolio a $82 e in aumento influisce direttamente sui prezzi della benzina, i costi di trasporto aumentano e si riversano sui beni di consumo. Il gas naturale aumenta del 60% in Europa, facendo aumentare altresì i costi dell'elettricità, il che a sua volta fa aumentare i costi di produzione, che si ripercuotono sui prodotti finiti. I premi assicurativi per le spedizioni attraverso il Golfo Persico stanno già aumentando, aggiungendo punti base al costo di ogni merce che entra in contatto con l'acqua salata. Poi c'è il deficit di rame. Ogni veicolo elettrico, ogni pannello solare, ogni data center, ogni ammodernamento della rete costa di più, mentre i prezzi del rame superano i $13.000 a tonnellata (nuovi record a gennaio 2026). L'argento a $80 e oltre aumenta il costo di ogni cella solare, ogni contatto elettronico, ogni dispositivo medico. Le restrizioni sulle terre rare aumentano il costo dei magneti permanenti, che vengono utilizzati in tutto, dalle turbine eoliche ai motori degli F-35. Questo è l'ambiente in cui Londra e Bruxelles sono adesso intrappolati.
Ecco perché l'unica cosa che è rimasta loro per avere ancora un briciolo di considerazione a livello internazionale è l'impostazione dei quadri giuridici su qualsiasi tema, inclusa la libertà di parola. Controllo normativo e istituzionale su come si muovono i capitali intorno al mondo; da qui l'aggressività europea contro X ad esempio o le altre società americane. La loro ultima spiaggia è il controllo residuo sui flussi di denaro, non sul denaro stesso.
E adesso questa gente deve fare i conti con un sistema che si sta accartocciando su sé stesso, incapace di fermare un treno in corsa lanciato inevitabilmente contro un ponte fragilissimo. Uno degli obiettivi del governo Starmer è quello di rimpiazzare la Camera dei Lord con una “assemblea eletta”. Si tratta di un ulteriore assalto alla costituzione inglese, perché eliminando questa istituzione la si può popolare con elementi eterodiretti come accade col Parlamento. E chi può apporre il veto? Il re. È importante capire chi fa parte della Camera dei Lord: ci sono i pari a vita (eletti dal Primo ministro) e i pari ereditari. Sin dal governo Blair, che ha avviato questo trend, questi ultimi sono stati ridotti in numero sempre di più. Ciò che fece Blair, inoltre, fu rendere la Corte suprema del Regno Unito l'ente giuridico ultimo al posto della Camera dei Lord. Questa mossa del governo Starmer è sovrapponibile al diciassettesimo emendamento della Costituzione americana, il quale introdusse l'elezione diretta dei senatori. È intrigante notare come i fautori originali di quel cambiamento, tramite la loro pedina Wilson, lo stanno adottando adesso su di essi. Ricordate che Londra non è la City di Londra, e la Brexit automatica si avvicina: anche l'Inghilterra quindi è terreno di scontro nella guerra totale mossa dalla cricca di Davos. La missione iniziale era fregare gli USA e riciclarsi a Pechino, dove già erano stati inviati capitali mascherati da investimenti immobiliari. I cinesi hanno preso il malloppo e tenuto chiuso il mercato dei capitali, mentre gli americani hanno schivato il proverbiale proiettile d'argento tramite il SOFR. E adesso non tutte le voci all'interno della cricca di Davos parlano più all'unisono: alcune sono disposte a trattare, mentre altre no. Queste ultime, quindi, devono essere condotte a più miti consigli tramite pressioni economiche e geopolitiche su più fronti.
L'ordine postbellico che ha permesso un commercio globale senza attriti, catene di approvvigionamento just-in-time e la riduzione dei prezzi delle materie prime attraverso la finanziarizzazione è finito. Stiamo entrando in un periodo in cui il possesso fisico di risorse critiche conta più delle rivendicazioni contrattuali su di esse. Il mondo si sta frammentando lungo linee geopolitiche e le fratture attraversano direttamente le catene di approvvigionamento delle materie prime da cui dipende l'economia globale.
CONCLUSIONE
Chi ha consegnato gli Stati Uniti nelle mani dell'impero inglese fu Woodrow Wilson. Egli era senza dubbio alcuno un asset britannico. Se poi guardate gli ultimi 100 anni di storia indossando queste lenti, la concatenazione degli eventi diventa molto più chiara e coerente. Riconsidererete qualunque posizione avevate sul post-Prima guerra mondiale, sulla Grande depressione, sul post-Seconda guerra mondiale, su Bretton Woods, sul periodo inflazionistico anni '70, ecc. Più vedrete il mondo attraverso queste lenti, più non potrete più fare a meno di non vederlo. In questo modo il “vero” nemico finalmente assume una forma definita e si può sconfiggerlo, dato che non si combatte più contro le ombre o contro un nemico sbagliato. I comunisti, i musulmani e altri sono solo fermate intermedie: tutte le strade conducono a(lla City di) Londra.
Quella che si sta combattendo ora è una guerra, una guerra tra oligarchi ovviamente, è la strategia è tutto. Chi guarda non deve abbandonare i propri principi di libero mercato, ciononostante per quanto si possa criticare la FED bisogna riconoscere in quest'ottica che il suo operato dal 2021 al 2024 è stato cruciale altrimenti BOE e BCE avrebbero preso il sopravvento. Lo stesso ragionamento vale per la strategia hamiltoniana intrapresa da Trump per ricostruire la classe media americana: la relativa sostenibilità è opinabile nel lungo termine, ma nel breve-medio è un innesco più che sufficiente. Trincerarsi stupidamente sui principi adesso non fa altro che rafforzare la capacità degli avversari, non solo dell'amministrazione Trump ma dell'umanità intera, di annichilire anche il minimo tentativo di cambiamento pratico e reale che potrebbe portare in futuro a un miglioramento davvero in linea coi principi di libero mercato e libertari.
Quello che stanno percorrendo adesso gli USA è il percorso più credibile dal punto A, socialismo, al punto B, capitalismo di libero mercato. Ci vorranno diverse iterazioni e non si esaurirà in una sola legislatura, ma questo è il messaggio che anche io ho comunicato nel mio ultimo libro, Il Grande Default: adesso è il momento per pensare in modo strategico e non essere “utili idioti” per i veri nemici.
Il periodo della pandemia è servito a tutti per aprire gli occhi di fronte a quanto possano essere spaventosi chi fa parte della cricca di Davos e non si fermerà davanti a niente pur di raggiungere i propri obiettivi. Gente, questa è una cricca che scaglia i propri assalti a livello istituzionale non individuale. E se sono necessari “strani compagni di letto” per arrivare a una loro sconfitta, o sostituzione come classe dirigente, allora la vittoria e la speranza di un mondo migliore sono la spinta che serve per fare questo salto. Negli anni '70 Rothbard disse che l'intero movimento libertario poteva riempire il soggiorno di un appartamento di New York; oggi, per un motivo o per un altro, chi è sostenitore o semplicemente affine a tale filosofia è aumentato esponenzialmente. E per certi versi l'amministrazione Trump va in quella direzione. Vedete, quando siete all'opposizione la “purezza” è tutto ciò che avete e la usate per persuadere quelle persone che hanno come minimo un'intuizione di quello che accadrà. Ma nel momento in cui non siete più opposizione e avete la possibilità di vincere, allora la politica è l'arte del pratico ed è possibile spostare l'asticella un po' alla volta verso principi sempre più radicali e in sintonia con l'anarco-capitalismo. È così che si migliora il mondo; è così che si crea fiducia nel futuro, speranza, ottimismo, si abbassano le preferenze temporali e, in ultima analisi, si percorre la via verso la prosperità.
Lo stesso Rothbard votò 3 volte per Pat Buchanan. Pat era perfetto? No. Era la migliore scelta al tempo? Sì. La politica è un conto, la filosofia politica un altro. E fondere le due cose significa condannarsi alla sconfitta, perché equivale a dire “non voglio costruire niente, voglio solo che tutto sia puro”. Ricordate il finale dell'imponente manoscritto di Tolkien, Il Signore degli Anelli? Frodo, alla fine, fallisce. L'anima più pura della Terra di Mezzo, se non di tutta Arda, viene conquistata dall'unico anello. Chi è che salva tutti (sebbene involontariamente)? A Tolkien ci vollero 10 anni per arrivare alla risposta, perché sapeva che l'opera che stava scrivendo era in realtà un enorme trattato di politica, geopolitica ed economia.
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