venerdì 23 ottobre 2026

Qualunque sia l'esito delle elezioni di medio termine, esso non fermerà il piano di Bessent &Trump

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/qualunque-sia-lesito-delle-elezioni) 

Che la guerra attualmente in atto non fosse cinetica era chiaro sin dai primi giorni di conflitto in Iran, dove non sono mai state le guardie rivoluzionarie a gettare nel caos lo Stretto di Hormuz bensì le assicurazioni londinesi. Per quanto la capacità nucleare iraniana fosse la giustificazione principale per avviare l'operazione speciale, l'obiettivo era sin da subito uno: i vecchi poteri colonialisti europei. È stato Trump a scegliere momento e luogo, non la cricca di Davos. Quando si realizza che era sin dall'inizio il carry trade sullo yen e il flusso di petrolio alla base dello stesso a essere gli obiettivi definitivi dell'amministrazione Trump, ecco che tutta la storia diventa più chiara. La cronologia degli eventi, ricordata in un precedente pezzo, ha evidenziato una strategia magistrale affinché tutte le pedine fossero in linea e si potesse procedere col piano. Venezuela, Giappone e infine il Medio Oriente, mettendo fine a 70 anni di ambiguità tra i Paesi del Golfo. La chiave di lettura per capire che l'UE è sempre stata l'obiettivo di Bessent è quando ha venduto euro per difendere lo yen, non il dollaro. In questo modo ha rotto l'ancoraggio EUR/YEN e GBP/YEN col quale distorcevano i mercati delle valute e obbligazionari. La furbizia di Bessent è stata quella di capire che non si trattava di un carry trade “normale”, ovvero short yen e long titoli americani (o il contrario), bensì di una concomitanza di posizioni short su yen e titoli americani unita a un long sull'euro. Stiamo parlando di una persona che, durante un'intervista post-nomina come Segretario al Tesoro americano, guarda contemporaneamente a 270 tipi di mercati e va in cerca di anomalie, impronte di azioni ostili da parte di altre banche centrali. Non a caso è stato lui e Druckenmiller a suo tempo a mettere all'angolo la Banca d'Inghilterra.

A questo punto la cricca di Davos/City di Londra ha assunto una posizione di ritirata, perché non potendo più contare sul collaterale dello spostamento mondiale del petrolio ha proceduto ad attaccare la filiera a valle: le raffinerie. La contromossa statunitense? Attaccare il mercato obbligazionario europeo.

Tutto ciò che si trova nel range tra il decennale e il trentennale, a livello di flussi marginali, è controllato dalle banche centrali. Basta leggere le relazioni del TIC per capirlo. Quando si vuole effettuare una psy-op nel mercato obbligazionario, allora vedrete i giornali sempre concentrarsi sul trentennale. La liquidità che si trova, invece, tra il quinquennale e il decennale è di ordini di grandezza superiore e molto più difficile da manipolare. In questo senso è sufficiente per una BOE, ad esempio, comprare i trentennali a pacchi e poi scaricarli quando chi è dall'altra parte del trade fa qualcosa contro di te. In questo modo si crea il titolo sui giornali. Soprattutto ora che gli USA si stanno spostando da un mercato obbligazionario intermediato dalla FED a uno intermediato dal Dipartimento del Tesoro americano, quindi tali asset verranno maggiormente usati come armi. Inseriamo, adesso, in questo scenario un altro dato: negli ultimi anni le banche centrali estere hanno comprato titoli americani lungo tutto lo spettro della curva dei rendimenti (BOE, BCE e sussidiarie hanno accumulato circa $2.000 miliardi in bond americani). E l'hanno fatto quando i rendimenti erano bassi. Ma è un ricatto a senso unico lo spauracchio di una vendita massiccia di titoli americani? Immaginiamo un trentennale comprato 10 anni fa a un rendimento del 2.5%: per i restanti 20 anni si tratterebbe di una passività sui bilanci americani di $500.000 (più il capitale, diciamo $1 milione).

Se la BOE scarica il titolo sul mercato ai tassi attuali e Bessent è l'acquirente dall'altro lato, quest'ultimo sborsa solo $750.000 e la passività di lungo termine sui bilanci (interessi) viene cancellata. È esattamente questo che Bessent sta facendo coi buyback annunciati: sta scegliendo quelli migliori da ricomprare, in termini di valore, e abbassando le passività presenti/future. Non solo, ma ha maggiore spazio di manovra per emettere titoli a breve termine con cui ampliare la portata del mercato delle stablecoin e fornire credito a breve termine alle banche commerciali. In questo senso il “bear flattening” della curva americana alimenta la capacità industriale degli USA e mette nelle stesse condizioni d'azione le altre banche centrali... se hanno però lo stesso spazio fiscale di manovra... cosa che non hanno come dimostra la Francia. Ecco perché il gioco degli eurocrati di estendere la vita dei conflitti in Iran e Ucraina sta diventando per essi estremamente costoso e insostenibile.

È praticamente da un anno che sul blog e sui miei social punto i riflettori su un anello debole europeo che non si riusciva a credere fosse tale: la Francia. Di norma guardavo i differenziali di rendimento tra i decennali tedeschi-italiani, tedeschi-americani, inglesi-americani... poi, però, mi sono chiesto: perché non guardare anche quelli tra Francia e Italia? E quando ho iniziato a mappare un tale andamento in relazione allo svolgimento dell'operazione in Iran, tutto è diventato più chiaro. La volatilità nel sopraccitato differenziale è crollata alla fine della guerra dei 12 giorni e sin da allora è scesa come un sasso in caduta libera, soprattutto quando è poi scoppiato il confronto in Medio Oriente quest'anno. Questo era un tassello che mancava nella storia sull'Iran, dato che, concentrato principalmente sugli interessi inglesi data la relazione tra di essi e il petrolio in quei territori, esiste anche una relazione tra Francia e IRGC.

Inutile dire che il differenziale tra i decennali americani-tedeschi è quello di riferimento, dato che traccia due elementi percepiti oggigiorno come “porti sicuri” nel panorama obbligazionario. Per ragioni diverse, ovviamente, perché il bund tedesco è il “porto sicuro” in seno all'Europa: l'unica mobilità rimanente all'interno del continente per quanto riguarda i capitali europei; i titoli americani, invece, sono il “porto sicuro” dei flussi di capitali internazionali. Per quanto io sia un fermo sostenitore di un libero mercato, oggi non esistono dato che le banche centrali dominano la scena. Quindi in un periodo storico in cui la Lagarde ha messo in piedi un controllo della curva dei rendimenti, manipolare i rendimenti dei titoli tedeschi è un modo astuto per tenere tutti gli altri soppressi. Non funziona al 100%, dato che se si mappano i differenziali di rendimento tra i titoli tedeschi-italiani si notano esplosioni al rialzo in grado di far sfuggire il controllo. Rimane pur sempre un'operazione delicata. E tale delicatezza emerge nella sua interezza quando si mappano i rendimenti dei decennali francesi e italiani.

In sintesi, i capitali europei hanno preferito e continuano a preferire l'Italia come meta rispetto a Germania e Francia. La BCE si sta disperatamente divincolando per mantenere al 3.5% il decennale tedesco, ma al tempo stesso sa che è una battaglia persa: il Giappone sta lasciando salire il lato lungo della sua curva dei rendimenti e non è più possibile manipolare a proprio vantaggio il cross monetario EUR/YEN. O la Lagarde salva il mercato obbligazionario europeo, o salva l'euro... non può salvarli entrambi. E questo è stato chiaro sin da quando Bessent quest'estate ha rotto la banda 181-186 in cui era incapsulata la volatilità tra euro e yen. Adesso bisogna vedere cosa farà la Banca d'Inghilterra, perché è stata la stampella della BCE in precedenza. Infatti nell'ultima iterazione di riunioni di banche centrali, le uniche a non aver effettuato un rialzo dei tassi sono state quella inglese e canadese.

Se proprio era necessario un ulteriore indizio che Carney era stato chiamato a liquidare il Paese e impedire che finisse sin da subito nell'orbita statunitense, il seguente tweet fuga qualsiasi dubbio rimanente. 

Per quanto l'UE volesse far cadere le colpe del caos obbligazionario recente sulle spalle americane anticipando sin da questa estate le criticità del debito pubblico americano, e quindi svincolarsi dai riflettori, Bessent ha astutamente rimandato al mittente gli assalti e ha messo egregiamente sotto pressione quella terza gamba del carry trade sullo yen: l'euro. In questo modo lo scoppio al rialzo dei rendimenti dei bond europei è stata una conseguenza inevitabile. Nel frattempo gli USA hanno continuato a puntellare l'altro fronte in questo scontro: la loro credibilità finanziaria.

La nomina in seno al Dipartimento del Tesoro americano di Judy Shelton è un segnale incoraggiante per l'oro e il suo ruolo centrale nella strategia americana di riqualificazione del bilancio nazionale. Ciò significa un passo in avanti, un indizio in più, per quanto riguarda la rivalutazione del metallo giallo ma Bessent non ha fretta nell'accelerare i tempi. Come descritto in precedenza in questo saggio, ha il polso ben saldo della situazione con gli strumenti finora implementati. Ciononostante arriverà anche il momento della rivalutazione dei prezzi dell'oro, la garanzia collaterale per eccellenza dato che il resto del mondo non ha le capacità aurifere che hanno invece gli Stati Uniti. Soprattutto se prendiamo in considerazione Inghilterra e Canada; soprattutto se prendiamo in considerazione il fatto che il Canada occidentale cercherà asilo negli USA tra una manciata di anni. Perché è così che finirà questa storia, dato che fa parte della strategia America First di protezione della propria sfera d'influenza geopolitica in base alla Dottrina Monroe. L'esempio per eccellenza è stato il recente accordo siglato tra Groenlandia e Stati Uniti... badate bene, stretto col re di Danimarca non col governo danese.

Tutti questi eventi sono talmente importanti che oscurano il chiasso che si sta facendo intorno alle elezioni di medio termine. Vincerle, ovviamente, semplificherebbe la vita a Trump, ma non sono una preoccupazione asfissiante in grado di inficiare quanto finora fatto. È stata la stessa Chatham House a dichiarare, tra le righe, che la cricca di Davos/City di Londra non è in grado di sopravvivere a due mandati di Trump. Il piano di riqualificazione degli USA è talmente avviato da essere in grado di garantire il famoso dividendo da $5.000 per ogni americano; non si tratta di una promessa elettorale, bensì di una capacità insita nella tokenizzazione di asset col potenziale di migliorare gli attivi dello zio Sam fino a $200.000 miliardi. Ecco perché la City di Londra ha un bisogno frenetico di assicurarsi il proprio futuro e questo significa ricorrere potenzialmente a bombe ad orologeria finanziarie. Nel corso del tempo ne abbiamo viste a iosa da FTX, Silicon Valley Bank, l'attacco a Credit Suisse tramite i bond CoCo, Archegos Capital, fino alla più famosa Lehman Brothers per coprire lo smantellamento del mercato immobiliare americano con la nazionalizzazione di Fannie/Freddie. In questo modo la determinazione del lato lungo della curva dei rendimenti americani è stata appaltata all'estero.

La recente sanzione di Bank of America è un monito contro tale istituzione affinché non faccia “cose strane” in vista delle elezioni di medio termine. Questa, infatti, è una bomba ad orologeria finanziaria dato che non ha mai ripulito il suo bilancio da tutti quei derivati che impostavano una strategia short sui metalli preziosi e le commodity in generale. È una slavina, poi, dai mercati finanziari alla geopolitica quando a una esplosione del genere fa seguito un attacco cinetico in grado di trascinare in una guerra cinetica gli USA.

Di conseguenza ai NY Boys serviva un piano B nel caso in cui tutte le altre strategie convenzionali sarebbero fallite. E secondo me questo piano B poteva essere benissimo Bitcoin. Voglio dire, si parla spesso di come possa essere uscito dalla DARPA (un po' come Internet)... e se fosse vero? Se fosse vero che sia stato creato in quell'ambiente, ma non per risucchiare il capitale circolante e fregare chi lo usa, bensì per avere a disposizione un'alternativa digitale con cui rompere il dominio del sistema eurodollaro? Se ci pensate, è a dir poco curioso che il lancio ufficiale di Bitcoin sia avvenuto all'indomani del furto targato Obama di Fannie/Freddie e che nel Genesis Block ci sia un pagina di un giornale inglese. Forse, e dico forse, lo scopo originale di Bitcoin è sempre stato quello di essere l'alternativa incorruttibile al mercato distorto e sintetico dell'oro e dell'argento. In fin dei conti, chi odia Bitcoin più di tutti gli altri nel mondo? Gli europei.

Sin da quando ha toccato i $125.000 a unità, le agenzie del vecchio mondo si sono affrettate a farlo scendere di prezzo in modi anti-economici. Prima di parlare di volatilità “selvaggia” di Bitcoin, meglio ricordarsi che i mercati sono manipolati e attualmente esiste un tetto affinché Bitcoin non superi i $90.000-95.000. Se guardate il grafico a 3 mesi, vi accorgerete che dopo tre candele ribassiste, la penultima in ordine cronologico è una rottura al rialzo: segnale chiaramente bullish e sintomo che il bear market è finito. Ciononostante le oscillazioni settimanali nell'ordine dei $2.000-2500 rappresentano il tentativo di impedire all'asset di sfogare il suo potenziale.

La cricca di Davos/City di Londra ha purtroppo un ampio spettro di possibilità tra cui scegliere e attaccare l'amministrazione Trump. Nel momento in cui una di queste viene messa alle strette passano subito alla prossima, senza dover per forza dichiararsi sconfitti. In questo balletto non è sempre “il nemico” che imposta il ritmo, a volte è anche Trump che ribalta la situazione determinando il campo di scontro. Il motivo è presto detto: anche “il nemico” ha una sua strategia che porterà avanti. Ad esempio, la discontinuità degli attacchi in Iran è sovrapponibile al ciclo delle spese in conto capitale dei costruttori di navi (come la Keppel a Singapore). Colpire il mercato nel momento del ciclo dove è più vulnerabile permette di ottenere il massimo dei risultati con uno sforzo medio se non minimo. Inutile dire poi che a monte non c'è alcun problema (estrazione), le strozzature avvengono a metà (spedizione) e a valle (raffinazione). È così che la cricca di Davos agisce nel momento in cui il suo obiettivo è quello di radere al suolo il sistema attuale.

Ma un punto ci tengo a sottolinearlo, perché potrei essere frainteso: non si tratta di personaggi/famiglie che hanno un potere illimitato. Questo è quello che vogliono far pensare, questo è quello che vogliono far sembrare che sia. Spesso inquadro la City di Londra come centro nevralgico, solo perché la maggior parte dei flussi monetari passano di lì; soprattutto a livello di sistema bancario ombra. Una volta che si comprendono le meccaniche di un tale sistema, non si può più ignorarlo. Non si tratta di un singolo vettore di analisi, ma fa parte di un punto fermo macroscopico che bisogna sempre tenere in considerazione. È ovvio che anche francesi, tedeschi, spagnoli, e addirittura gli oligarchi americani (es. i Bush, i Clinton, ecc.) hanno i loro interessi, ciononostante il raccordo principale dove vengono smistati i flussi monetari rimane uno. Ecco perché è meglio riconsiderare i termini e le espressioni finora usati e usare invece Tavola Alta.

Questo conflitto, questa guerra tra famiglie o bande, nasce dal rifiuto di alcune di esse di fungere da panacea di tutti i mali economici e perdere di conseguenza l'ascendente che avevano su tutti gli altri. Detto in termini più semplici, gli Stati Uniti hanno smesso di essere considerati i “cattivi” del mondo e si sono rifiutati di essere il capro espiatorio per il “giubileo” dei debiti pubblici. Ecco perché sono determinati a ri-collateralizzare il loro bilancio nazionale, al loro ritmo ovviamente, e lo faranno nel modo che avrà meno contraccolpi a livello di economia mondiale, affinché un tale dolore possa essere percepito da meno partner americani possibile... fatta eccezione per quei globalisti nella Tavola Alta che avrebbero voluto far pagare l'intero conto solamente agli USA.

I narcisisti vengono riportati a “più miti consigli” in due modi: ignorandoli e distruggendo la loro reputazione. Nel caso dell'UE farla passare da “eroina”, insignita addirittura del Nobel per la pace, ad antagonista. L'ultimo anello di questa catena che si allunga sempre di più di giorno in giorno è stato l'immagazzinamento di scorte di carburante diesel nonostante le popolazioni europee stiano affrontando spese ingenti per sopravvivere ai prezzi alti alla pompa di benzina e altrove. Per questo Trump ha minacciato l'UE di ritorsioni se non avesse iniziato a rilasciare tali riserve. E indovinate un po'? Succederà la stessa cosa con gli asset congelati russi nelle istituzioni finanziarie europee. Un nuovo muro di contenimento sta venendo eretto in Europa e i confini sono stati delineati dal più recente viaggio di Rubio nel continente. Presto ogni Paese dovrà decidere se stare al di qua (UE, o ciò che ne rimarrà) o al di là di quel muro (USA + ARC, ovvero AmericaRussiaCina).

I cambiamenti, geopolitici e finanziari, messi in moto da Trump e Bessent sono talmente profondi che nessuna elezione di medio termine riuscirà a fermarli.

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