martedì 23 giugno 2015

Come finirà il mondo


Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Bill Bonner


Oggi vi racconterò di come finirà il mondo.

Non proprio la fine del mondo in quanto tale, ma della fine del sistema monetario fiat a cui il presidente Nixon diede i natali nel 1971... quando recise il legame tra dollaro e oro. E può assomigliare alla fine del mondo a causa del caos sociale che provocherà.

Quello che segue è tratto da un mio intervento a La Estancia de Cafayate di Doug Casey...

E' da un bel po' di tempo che sto predicendo la fine del mondo — la fine del mondo monetario post-1971.

Spero di sbagliarmi, ma prima o poi avrò ragione.

Nel frattempo, mi sento come un chirurgo che ha appena fallito un'operazione. Vede il paziente rigido sul tavolo operatorio e si chiede se debba tornare sui libri di testo. Forse la caviglia non è collegata alla tibia, dopo tutto.

Ma i libri di testo sono senza speranza. Sono scritti da economisti moderni, i quali credono che l'economia sia meccanicistica e non umanistica.

Queste persone hanno soluzioni per ogni problema e chiavi inglesi in ​​entrambe le mani. Inoltre gestiscono le nostre banche centrali e pensano di sapere cosa stia succedendo... e cosa fare al riguardo.

Quindi mettono a vostra disposizione la "forward guidance", ma è inutile. Peggio che inutile, perché presume conoscenza e lungimiranza — nessuna delle quali in possesso delle autorità.

Vi ricordate per caso la FED che ci metteva a disposizione la "forward guidance" prima della crisi del 2008?

Io no.

Né Ben Bernanke né Janet Yellen avevano idea di quello che stesse succedendo. Non potevano concepire alcuna forward guidance su quella crisi e non possono concepirne alcuna riguardo la prossima.

Si limitano a reagire agli eventi. Né li vedono arrivare né possono controllarli. E hanno una sola grande reazione — più credito.

Ma non si può risolvere un problema di debito con altro debito. Questo è ciò che sta offrendo la FED e questo è ciò che stanno offrendo anche la Banca Centrale Europea e la Banca del Giappone.

Si sono impegnate a fornire sempre più credito a un mondo che vi sta già affogando dentro. Dovrei fermarmi qui e dire qualche parola su come funziona realmente l'economia.

Questi meccanici goffi presso la FED, la Banca Centrale Europea e la Banca del Giappone pensano di poter girare le manopole e regolare le leve. Ma l'economia è un sistema dinamico, complesso, con meccanismi di feedback intricati.

Risponde alle azioni di quelle scimmie maldestre presso le banche centrali, ma non necessariamente nel modo in cui vorrebbero i federali . E' molto più complessa di quanto possano mai capire, ben che meno riescono a controllarla.

In questo momento la stanno facendo franca con politiche mai viste prima. I mercati ancora non li stanno punendo. In realtà, gli investitori sembrano premiare questo tipo d'innovazione.

Ad esempio, cos'è il rendimento dell'1.1% per il decennale spagnolo se non un invito a finire nei guai? O un rendimento dello 0.2% per il decennale tedesco?

E' impossibile sapere cosa succederà, ma qualcuno perderà denaro. Questi rendimenti sono innaturali e addirittura pericolosi.

Ma il rischio non è solo che i prezzi al consumo possano superare questi rendimenti gracili; c'è anche il rischio che gli emettitori di tali titoli possano andare in default.

I governi europei sono profondamente indebitati e la BCE li sta incoraggiando a sprofondare ancora di più nei debiti.

I rendimenti dei titoli europei sono ai minimi da 150 anni. Circa un terzo delle nuove emissioni comporta un rendimento nominale negativo (prima di aggiustarli all'inflazione).

Che senso ha abbassare ancora di più i rendimenti... spingendo in alto i prezzi? (I prezzi delle obbligazioni, ricordate, si muovono in direzione opposta ai rendimenti.)

Nessuno — tranne che molti governi e imprese europee ora vengono pagati affinché prendano in prestito soldi!

E i giapponesi intelligenti hanno un altro asso nella manica. Non solo la BOJ sta sostenendo direttamente il mercato dei titoli di stato giapponesi, ma sta facendo lo stesso con il mercato azionario. Stiamo per svenire, ma le cose stanno così.

Quando si tratta di strafare, nessuno esagera meglio dei giapponesi. Ricordate, verso la fine della seconda guerra mondiale, quando i piloti giapponesi si suicidavano?

I kamikaze prendevanoo il volo con la speranza di morire in un'esplosione di fuoco sul ponte di una portaerei degli Stati Uniti. Oggi le politiche monetarie giapponesi sono da kamikaze. La Banca del Giappone è destinata ad acquistare titoli di stato per un ammontare totale di $1,400 miliardi in base al suo programma di QE. Questo permetterà al governo giapponese di continuare a sprofondare nel debito.

Ma la BOJ ha consegnato più esplosivi ai suoi kamikaze finanziari. Perché fermarsi ai bond? Perché non comprare anche azioni?

Sin dal 2010 la BOJ ha acquistato exchange-traded fund (ETF azionari giapponesi). E nel settembre 2014, ha acquistato una quantità record di azioni attraverso il suo programma di acquisto di ETF. Questo la rende il più grande detentore di titoli giapponesi nel mondo — con l'1.5% di capitalizzazione totale.

Anche la BOJ sta scegliendo di acquistare durante i ribassi.

Dubito che il governatore della BOJ, Haruhiko Kuroda, sia un cacciatore di cose con un certo valore. Invece è quasi certo che voglia manipolare direttamente i prezzi delle azioni, proprio come con il mercato obbligazionario.

Sin dal 2010 la BOJ ha guadato in borsa ogni tre giorni, come riporta il Wall Street Journal.

Dove ci condurrà tutto ciò?

Ad un incidente mortale!

Come direbbe Yogi Berra, l'America sta arrivando ad un bivio...

In questo momento la FED non è aggressiva come la Banca Centrale Europea (che ha deciso di pompare €1,200 miliardi nei mercati finanziari attraverso il suo programma di QE), o innovativa come la Banca del Giappone (che attraverso il suo QE sta comprando i fondi del mercato azionario così come le obbligazioni).

Le valutazioni sono arrivate a livelli allucinanti a Wall Street. Prendete la misura preferita di Warren Buffett — la capitalizzazione del mercato rispetto al PIL. Con un'eccezione di otto mesi durante il boom delle dotcom (e sapete cosa è successo dopo), il valore di tutte le azioni nell'S&P 500 è il più alto degli ultimi 100 anni rispetto al PIL degli Stati Uniti.

Nel frattempo la Deutsche Bank avverte che l'utile per azione dell'S&P 500 sarà piatto quest'anno rispetto al 2014. Negli ultimi tre mesi le vendite al dettaglio sono scese di circa il 9% su base annua e il PIL degli Stati Uniti ha rallentato ad un tasso annuo di poco superiore all'1%... con la possibilità di una recessione all'orizzonte.

Inoltre, crolli e mercati orso sono sempre esistiti. Questo sembra un momento buono come qualsiasi altro. Quando arriverà la prossima crisi, il bivio richiederà una scelta. O la FED può ammettere che le sue politiche non hanno funzionato... ripudiarle... lasciare che i tassi d'interesse salgano e che il libero mercato faccia il suo lavoro; oppure può seguire gli europei e i giapponesi intervenendo in modo più aggressivo — con un massiccio QE e acquisti diretti d'azioni.

Sono abbastanza sicuro di quello che farà: sprofonderà ancora di più nelle tenebre.

In realtà, credo che le banche centrali e gli stati abbiano rivelato la follia delle loro intenzioni. Beh, forse non la completa follia. Non hanno ancora gettato soldi dagli elicotteri... ma è probabile che assisteremo anche a questo.

Ecco cosa dicono i tarocchi riguardo le banche centrali:

  • Forzeranno i tassi d'interesse a livelli assurdamente bassi per anni e anni.
  • Finanzieranno il 100% dei disavanzi pubblici — per sempre, se si tratta di questo — con la stampa di denaro.
  • Potranno anche alimentare il mercato azionario con questo stesso denaro fiat acquistando direttamente azioni (come sta già facendo la Banca del Giappone).

...e anche acquisire imprese. Bisogna essere cerebrolesi (o un economista moderno) per non rimanere sbalorditi dall'audacia... dalla mendacità sfacciata... e dall'incredibile truffa che sta alla base della seguente farsa: è possibile creare denaro dal nulla e usarlo per pagare guerre, scuole, autostrade e stipendi dei burocrati.

Vorrei ricordarvi una citazione di Lenin: "I capitalisti ci venderanno la corda con cui noi li impiccheremo."

Al giorno d'oggi i capitalisti nemmeno vendono più; le cose le danno via gratis.

Ma cosa c'è che non va?

Gli investitori azionari si stanno arricchendo. Gli obbligazionisti stanno facendo soldi. Lo stato può spendere quanto gli pare e piace, e gli elettori vengono ingannati; pensano che tutto ciò contribuisca a migliorare l'economia.

Questa sarà un'abitudine difficile da spezzare.

Quindi, ecco il succo della mia conclusione: gli stati non spezzeranno l'abitudine di ottenere qualcosa in cambio di niente. Sarà questa abitudine che li spezzerà.

Ma come?

Pare proprio che abbiano trovato la fonte dell'eterna giovinezza. Creano denaro per comprare il proprio debito, ma ciò non comporta un aumento dei prezzi al consumo (almeno come misurati ufficialmente). Tutti sono felici.

Ovviamente questo trucco non funzionerà per sempre. Non mi interessa quante manopole si girano o quante leve si tirano. Le cose non funzionano in questo modo. In ultima analisi, si stanno gettando a terra chiodi arrugginiti ... e si finirà per camminarci sopra.

Come? Quando?

Nessuno lo sa. Ma vorrei fare una supposizione...

E da qui in poi non voglio più usare le mie capacità d'osservazione per dirvi cosa accadrà. Userò il mio intuito. Credo che l'anello più debole nella catena della banca centrale sia il credito. Quindi diamo un'occhiata a come può rompersi questo anello.

Nella nostra economia moderna quando parliamo di "denaro" ciò di cui stiamo parlando realmente è il credito.

Le banche creano questo credito ex nihilo (dal nulla) quando concedono un prestito. Esiste, per la maggior parte, come registrazione digitale su una rete di computer da qualche parte...

E a differenza della tradizionale cartamoneta, tale credito può sparire tanto velocemente e facilmente così come è stato creato. Perché è puramente digitale e non è possibile accumulare credito. Non lo si può mettere in una cassetta sicurezza. Non si può caricare una carriola di credito e comprare un tozzo di pane.

Il credito dipende dalla fiducia. (La parola "credito" deriva dal latino "credere" — fidarsi o avere fiducia.)

Così, quando il nostro sistema finanziario imploderà — cosa che accade sempre quando c'è troppo debito — la macchina dei prestiti e dei mutui si incepperà. Nessuno si aspetterà di essere pagato. Il credito sparirà — migliaia di miliardi di dollari — improvvisamente.

Questa naturalmente non sarà la fine del mondo. Nemmeno l'inizio della fine. Ma sarà la fine della cartamoneta creata da Nixon nel 1971.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 22 giugno 2015

Le guerre tra valute del ventesimo secolo


Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di Addison Wiggin


Jim Rickards non è un manager di hedge fund come tutti gli altri. Un sacco di tizi possono vantare una carriera di 35 anni a Wall Street.

Solo Rickards, però, è stato anche il capo negoziatore del salvataggio di Long-Term Capital Management nel 1998 — in cui 14 delle più grandi banche del mondo sborsarono $3.6 miliardi per evitare un tracollo finanziario globale. E solo Rickards è stato un consulente del Pentagono che ha fatto da guida a strateghi militari anziani durante la loro prima "guerra finanziaria".

Il suo libro best-seller, Currency Wars, si apre con un resoconto lungo due capitoli su questa guerra — diretta presso il Warfare Analysis Laboratory a Laurel, Maryland, una strategy room in cui ci sono "14 schermi al plasma per esercizi di difesa" e "scenari e visualizzazioni 3-D".

La guerra finanziaria si è intensificata dal momento che è scoppiata tra il panico finanziario del 2008 e l'inizio del '09. Non vorremmo rivelarvi troppo; è sufficiente aggiungere che la Russia ha annunciato che avrebbe accettato solo oro in cambio di petrolio e gas — non dollari. Poi la Cina ha fatto la propria mossa "stringendo il cappio intorno al collo del dollaro".

Poi Vladimir Putin ha dichiarato: "La moneta di riserva globale è diventata un pericolo per l'economia mondiale: ormai è evidente a tutti."

Rickards crede che la vera e propria guerra tra valute presagita da Putin sia iniziata nei primi mesi del 2010. L'ha etichetta come la Terza Guerra tra Valute.

"Le guerre tra valute", scrive Rickards, "si combattono a livello globale in tutti i principali centri finanziari, 24 ore al giorno, da banchieri, trader, politici e sistemi automatizzati — e il destino delle economie e dei loro cittadini rimane in bilico."

Le due guerre tra valute precedenti hanno entrambe avuto luogo nell'ultimo secolo. La Prima Guerra tra Valute è scoppiata dalle ceneri della prima guerra mondiale, nel 1921, quando la Germania iniziò la sua epica svalutazione del marco — dove le foto di persone con carriole di cartamoneta per acquistare una pagnotta di pane hanno fatto il giro del mondo.

Il resto delle nazioni mondiali si unì alla battaglia svalutando le proprie valute in modo da rimanere "competitive". La Francia aprì le danze nel 1925, svalutando il franco. La Gran Bretagna abbandonò il gold standard nel 1931. Nel 1933 gli Stati Uniti svalutarono il dollaro rispetto all'oro — da $20.67 l'oncia a $35. Francia e Inghilterra svalutarono di nuovo.

"Round dopo round di svalutazioni e di default," scrive Rickards, "le maggiori economie del mondo hanno compiuto una race to debase, causando massicce interruzioni di scambi, perdite di produzione e distruzione di ricchezza."

La Prima Guerra tra Valute finì in un gemito, nel 1936, con un accordo a tre tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. La Germania invece stava preparando i tamburi di guerra.

La Seconda Guerra tra Valute esplose nel 1967, quando la Gran Bretagna svalutò la sterlina nei confronti del dollaro. Ben presto quest'ultimo finì sotto pressione — situazione ancora più critica se teniamo in considerazione che il dollaro era ancora legato all'oro nel commercio internazionale.

Il resto è storia monetaria: la Francia inviò le sue navi in America per rimpatriare il proprio oro, ma non fu l'unica nazione. L'offerta d'oro del Tesoro USA diminuì da 20,000 tonnellate nel 1950 ad appena 9,000 tonnellate quando il presidente Nixon "chiuse la finestra dell'oro" nel 1971. Il mondo intero era ormai finito in uno standard a moneta fiat.

Il dollaro affondò durante gli anni '70, ma risalì nei primi anni '80 grazie soprattutto al presidente della Federal Reserve Paul Volcker. Le altre valute principali, lo yen giapponese e il marco della Germania occidentale, timbrarono i biglietti per una corsa sulle montagne russe. Gli Accordi del Plaza nel 1985 furono deleterei per il dollaro e gli Accordi del Louvre nel 1987 riportarono un certo equilibrio — più o meno.

"C'è stata una certa pace nelle questioni monetarie internazionali," scrive Rickards, "ma questa pace poggiava sulla fiducia nel dollaro come riserva di valore, su un'economia degli Stati Uniti in crescita e su una politica monetaria stabile da parte della FED."

Questa fiducia è andata in frantumi all'inizio del 2010.

Il 27 gennaio 2010 il presidente Obama ha fatto scoppiare la Terza Guerra tra Valute nel suo discorso sullo Stato dell'Unione: l'introduzione del National Export Initiative, il cui scopo era quello di raddoppiare le esportazioni statunitensi in cinque anni.

"Il modo tradizionale e veloce per aumentare le esportazioni è sempre stato quello di svalutare la moneta," scrive Rickards in Currency Wars. E tutti nel mondo lo sapevano.

Sempre nel 2010, la Federal Reserve è intervenuta con un secondo giro di "QE". "Utilizzando il quantitative easing per generare inflazione all'estero, gli Stati Uniti hanno aumentato la struttura dei costi di quasi tutte le principali nazioni esportatrici."

E così è cominciata un'altra race to debase, un nuovo ciclo di svalutazioni competitive. "Siamo nel bel mezzo di una guerra monetaria internazionale," ha dichiarato il ministro delle finanze brasiliano Guido Mantega nel settembre del 2010, "un indebolimento generale della valuta."

Nessuno uscirà illeso dalla Terza Guerra tra Valute, ma Rickards dice che i teatri di guerra sono essenzialmente tre. In due dei teatri, i combattenti hanno obiettivi comuni. Il terzo è la fonte di conflitto più probabile.




Il teatro atlantico rappresenta l'equilibrio tra gli Stati Uniti e la zona Euro. "L'euro e il dollaro," scrive Rickards, "sono due passeggeri sulla stessa nave... si muovono alla stessa velocità e si dirigono verso la stessa destinazione."

L'euro ha raggiunto un picco di $1.59 nel luglio 2008 e ha toccato un fondo a $1.10 nel giugno 2010. Mentre stiamo scrivendo è a $1.29 — in sostanza dove si trovava all'inizio del 2007 e di nuovo all'inizio del 2011.

Questa stabilità relativa non è un caso: Washington mira a sostenere l'euro, anche perché nel 2008 la FED ha escogitato un salvataggio segreto delle banche europee — $3,080 miliardi in prestiti, storia diventata pubblica solo nel 2011.

Il teatro eurasiatico, nel frattempo, è l'equilibrio tra Europa e Cina. "La Cina ha un interesse vitale in un euro forte," scrive Rickards — anche perché l'Unione Europea è il partner commerciale principale della Cina, mentre gli Stati Uniti devono accontentarsi del secondo posto.

Morale della favola: "Europa, Cina e Stati Uniti sono uniti nei loro sforzi per evitare un crollo dell'euro nonostante le loro varie motivazioni e posizioni contraddittorie in altre arene."

Il che ci porta al Teatro del Pacifico — il grande spettacolo.

Il deficit commerciale degli Stati Uniti con la Cina era poco meno di $50 miliardi nel 1997. Nel 2006 si è gonfiato a $234 miliardi. I politici hanno puntato il dito contro i lavoratori cinesi che a loro avviso "hanno rubato i posti di lavoro" degli americani e hanno accusato i leader cinesi di "manipolare" la loro valuta.

Non importa se la prova che collega il valore della valuta ai posti di lavoro sia esile. Anche se lo yuan raddoppiasse in valore, Rickards afferma che un produttore di mobili cinese intascherebbe $236 al mese — e un produttore di mobili in North Carolina ancora non sarebbe competitivo.

Se avessimo avuto un gold standard — o anche un sistema come Bretton Woods tra il 1944/1971 — tali gap commerciali non si sarebbero mai verificati. I flussi d'oro tra nazioni debitrici e creditrici — riportate alla mente il nostro esempio all'inizio dell'articolo — avrebbero mantenuto un certo equilibrio.

Nel frattempo, la manipolazione è una strada a doppio senso: "La politica cinese di ancoraggio dello yuan al dollaro," scrive Rickards, "si basava sulla vacua speranza che la FED non avesse abusato dei suoi privilegi monetari."

Si può venir fregati una volta, ma la seconda...

"Data la scelta," scrive Rickards, "tra inflazione incontrollata con conseguenze impreviste e una rivalutazione controllata dello yuan, a partire dal giugno 2010 i cinesi hanno preferito la seconda opzione."

Potete vedere il risultato nel grafico qui sotto. Nel 2010 ci volevano 6.8 yuan per comprare un dollaro. Ma con la decisione consapevole di rafforzare la moneta cinese, ora ci vogliono appena 6.1 yuan per comprare un dollaro.




"Gli Stati Uniti hanno vinto una battaglia nella guerra tra valute." Ce ne saranno di più nel futuro prossimo.

"Il dollaro salirà o scenderà? Beh, rispetto a cosa? E' questo quello che si fa nelle guerre tra valute ed è a questo che dobbiamo guardare. Sono queste dinamiche che dobbiamo comprendere. Dobbiamo essere consapevoli che due valute qualsiasi sono un gioco a somma zero."

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 19 giugno 2015

Trovate riparo — Il casinò farà un bel botto


Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di David Stockman


Negli ultimi giorni si sono susseguite onde d'urto in tutto il mercato obbligazionario globale. Il 17 aprile il rendimento del decennale tedesco era di 5bps, ma ieri ha raggiunto i 100bps. Queto significa un movimento del 20X in 39 giorni di negoziazione.

Ha significato inoltre il totale annientamento di chi stava facendo front-running a Mario Draghi col 95% di leva nel mercato repo e non ha premuto abbastanza rapidamente il pulsante "vendere". E c'erano un sacco di pulsanti "vendere" da premere. Il rendimento del decennale italiano è salito da un minimo dell'1.03% a fine marzo al 2.21% della scorsa notte, e il rendimento del decennale spagnolo è raddoppiato in un modo simile.

Inutile dire che il seguente non è un lamento nei confronti degli speculatori obbligazionari che negli ultimi tempi sono stati ampiamente coccolati. Dopo la raccolta di centinaia di miliardi di guadagni imprevisti grazie al "whatever it takes" di Draghi, meritavano di essere presi a schiaffi.

Invece quella che abbiamo qui è solo l'ennesima dimostrazione che i mercati finanziari sono del tutto rotti. Ormai la nozione di price discovery onesto potrebbe essere relegata nel museo della storia finanziaria.

A quanto pare il catalizzatore delle vendite in preda al panico di ieri è stata una dichiarazione pubblica di Draghi, secondo cui anche se la BCE manterrà la rotta del suo programma di QE da $1,300 miliardi, non può impedire una "volatilità" di breve periodo nei trading.

Perché qualcuno dovrebbe sorprendersi è difficile da capire. La mandria nel mondo del trading va nella direzione tracciata dalle banche centrali, fino a che alcuni spericolati cadono dai loro mezzi e causano una caduta generale inaspettata, inducendo il branco ad invertire temporaneamente la rotta.

Quindi, non c'è da sorprendersi se alcuni trader sono stati presi alla sprovvista nei giorni scorsi. Nel caso del decennale italiano follemente sopravvalutato, per esempio, il prezzo è salito (e il rendimento è sceso) per quasi 33 mesi.




Ciò che è accaduto durante tale intervallo di tempo, non aveva nulla a che fare con i fondamentali economici. Nel primo trimestre il PIL reale in Italia è risultato inferiore del 3% rispetto al momento della dichiarazione di Draghi nel 2012.




Allo stesso modo, il suo sistema politico è totalmente paralizzato e il suo rapporto debito pubblico/PIL ha continuato ad aumentare. Tra le principali economie dei mercati emergenti, il suo debito schiacciante è superato solo da quello della Grecia e del Giappone.




Tuttavia le azioni di Draghi illustrano solamente una condizione ormai mondiale. Vale a dire, i sistemi finanziari sono stati trasformati in bische clandestine gestite dalle banche centrali, dove i prezzi sono stati massicciamente falsificati dalla ZIRP e dal QE e dove i movimenti di breve termine dei trading sono totalmete arbitrari (senza né capo né coda e senza una qualsiasi relazione con le condizioni economiche del mondo reale).

Di conseguenza, i casinò finanziari sono le istituzioni più pericolose, instabili e distruttive sul pianeta Terra. Chi è preoccupato per la propria ricchezza farebbe bene a trovare riparo, e il più presto possibile.

Dopo tutto, non c'è niente di unico nel mercato obbligazionario europeo. La carneficina che ha sperimentato negli ultimi giorni può accadere ovunque; è stata una momentanea fuga precipitosa della mandria di trader, innescata dalle parole di un banchiere centrale ignaro che ha gonfiato una bolla monumentale nei mercati obbligazionari europei.

A tale proposito, il mercato del Tesoro degli Stati Uniti è altrettanto vulnerabile ad un passo falso della banca centrale. Le ripercussioni europee si sono propagate nel decennale statunitense, portandolo da un rendimento del 2.09% di cinque giorni fa al 2.43% ieri. Tale movimento — che aveva già visto il decennale statunitense salire dall'1.65% di fine febbraio — non ha avuto nulla a che fare con gli sviluppi sul fronte fiscale degli Stati Uniti, o gli sviluppi nell'economia americana.

Infatti sono anni ormai che il mercato del Tesoro degli Stati Uniti — l'unico mercato di titoli più importante del mondo — è stato slegato dai fondamentali economici. In parte è colpa dei massicci acquisti della FED col QE ($3,500 miliardi di titoli del Tesoro e GSE sin dal settembre 2008), e in parte è colpa degli speculatori di carry trade entrati in scena ogni volta che Bernanke ha lasciato intendere che all'orizzonte si profilava un nuovo giro di QE.

La ZIRP è fonte di vita per la speculazione rampante; essa causa un mis-pricing dei titoli attraverso il denaro quasi gratis pescato nel mercato repo. Sin dall'autunno del 2008 non c'è stato alcun miglioramento nelle tristi prospettive fiscali di questa nazione. Il debito dello zio Sam è salito da $9,000 miliardi a $18,000 miliardi, e le passività non finanziate sono aumentate di $100,000 miliardi.

Allo stesso modo, nel firmamento macroeconomico — PIL, posti di lavoro, o il cosiddetto divario della piena occupazione — non c'è nulla che possa spiegare la discesa del decennale. Questa è tutta opera dell'intrusione della banca centrale e del soffocamento dei mercati del debito.




La dozzina di persone che gestiscono le banche centrali del mondo e le relative istituzioni, non hanno idea di quello che stanno facendo; per la maggior parte sono accademici e burocrati che sono completamente ignoranti quando si parla di mercati.

Se non avete letto l'ultima dichiarazione dal capo del FMI, eccola qui. Non vedendo alcuna "inflazione" nei beni e nei servizi in un mondo che sta annegando nella capacità in eccesso — finanziata da anni di repressione finanziaria delle banche centrali — Christine Lagarde ha affermato che la ZIRP dovrebbe essere estesa anche al 2016. Cioè, prolungata ben oltre il suo 90° mese.

"Pensiamo che un rialzo dei tassi sarebbe più appropriato nel 2016 ", ha detto Christine Lagarde durante una conferenza stampa......

Nella sua revisione annuale dell'economia degli Stati Uniti, il Fondo Monetario Internazionale ha affermato che la FED dovrebbe attendere "segni più tangibili" di un'inflazione dei prezzi o dei salari rispetto alle evidenze attuali.

L'inflazione non raggiungerà il 2% (obiettivo della FED) fino a metà del 2017, ha detto la Lagarde.

I mercati del mondo sono in fiamme a causa dell'inflazione dei prezzi degli asset finanziari, ma la presidente francese del Fondo Monetario Internazionale, che a quanto pare ha studiato economia dalla pagina di Wikipedia su Keynes, non riesce nemmeno a capire una verità evidente: il prezzo più importante di tutto il capitalismo è il tasso d'interesse del mercato monetario, perché rappresenta il costo dell'entrata nel casinò.

Inutile dire che quando si tentano i giocatori d'azzardo con denaro gratuito — e poi si si continua su questa strada per altri 90 mesi — non si fa altro che nutrire le furie finanziarie. Infatti il sistema finanziario mondiale è letteralmente finito in una trappola mortale, la quale può esplodere da un momento all'altro facendo sembrare un pic-nic domenicale la recente carneficina nel bund tedesco.

Secondo l'ultimo computo delle IPO nel mondo delle start-up, per esempio, i primi venti affari — che vanno da Uber, Snapchat, Pinterest, Airbnb e Dropbox fino a Pure Storage — hanno una valutazione corrente di $100 miliardi. Invece l'equity sottostante è di $25 miliardi — la quasi totalità dei quali è stata accumulata nel corso degli ultimi due o tre anni.

Proprio così, gli scommettitori della Silicon Valley hanno gonfiato di quattro volte i propri investimenti prima di scaricarli a "sciocchi più sciocchi", i quali vengono attirati nel mercato delle IPO per quello che si rivelerà il terzo massacro finanziario di questo secolo. Nel frattempo, scorre incessante il torrente di contanti nel mercato immobiliare di San Francisco; questo significa che i proprietari di catapecchie stanno incassando $2,000 al mese in affitti per un letto e un bagno da condividere con altre 20 persone.

E' una situazione che finirà male, ma non solo lungo il tratto settentrionale della faglia di San Andreas. La falsificazione sistematica dei mercati finanziari da parte delle banche centrali ha letteralmente ammassato migliaia di miliardi di fondi investibili nel mercato obbligazionario, in quella che ormai è diventata una corsa disperata per rendimenti decenti.

Come ha sottolineato ieri Jeff Snider, ciò ha provocato l'emissione di $2,800 miliardi di nuovi titoli spazzatura, prestiti a leva e CLO (obbligazioni garantite da collaterale) negli ultimi tre anni. Tutti questi titoli sono follemente sopravvalutati, e nessuno di essi ha un minimo di liquidità a sostegno.




Quando il mercato dei mutui subprime cominciò ad incrinarsi, per poi esplodere nel marzo 2007, il suo valore era di $1,300 miliardi. Oggi il mercato statunitense dei titoli spazzatura vale $3,000 miliardi, tutte bombe finanziarie pronte a scoppiare.

Il fatto è che il sistema finanziario mondiale è saturo di speculazioni, alimentate dalle banche centrali e dalla loro inflazione del credito. Nel 2006 i bilanci delle banche centrali facevano segnare $6,000 miliardi, oggi segnano $22,000 miliardi.

Questo è tutto combustibile monetario che non può essere ritirato; può soltanto evaporare nel corso di un crollo monumentale del casinò.

Quindi, sì, dopo la carneficina degli ultimi giorni, l'indice obbligazionario statale globale ha perso $625 miliardi rispetto al picco della bolla obbligazionaria a fine marzo. Chiamatelo pure "evento preparatorio".


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 18 giugno 2015

Uber e l'ABC dell'economia

Prima di leggere questo pezzo, consiglio a chi non l'avesse ancora fatto di leggere il saggio di Bastiat "Le Macchine". In questo modo riuscirete a capire che coloro che protestano contro Uber non sono altro che la manifestazione odierna dei luddisti. Ugualmente ai loro avi, vanno in giro a distruggere i beni di quei "portatori della novità". Infatti la fallacia ipocrita e meschina che spesso risuona nelle loro bocche, prevede l'attacco di Uber poiché aiuterebbe i suoi dipendenti ad evadere le tasse. Questo è un pensiero dettato dall'invidia. Vuole la distruzione della posizione di successo raggiunta da qualcun altro. E' come se un prigioniero scappasse di prigione e un altro degli incarcerati avvertisse la guardia. Invece di pretendere di essere esonerati dal pagamento delle tasse, i tassisti vogliono imprigionare chi è riuscito a trovare una scappatoia dalla camera a gas rappresentata dal fisco. Il cosiddetto "investimento" nelle licenze è semplicemente un investimento improduttivo, poiché sostenuto dal potere di coercizione dello stato che erige barriere all'ingresso per controllare quanto più possibile il mercato in questione. Diversamente dalla volontà pianificatrice dello stato, le forze di mercato creano quegli anticorpi che corrodono tali barriere. Possono essere sostenute attraverso politiche che precluduno l'uso della novità, ma alla fine vengono abbattute. Accade sempre. Anche perché, chi ormai pensa più alle lavandaie? A coloro che accendevano le candele per illuminare le strade pubbliche? Uber potrebbe portare all'estinzione della figura professionale del tassista, ma ciò non è un male. Il mercato, infatti, tende ad incrementare l'efficienza e a scacciare i lavori usuranti, permettendo agli individui di risparmiare tempo e risorse con i quali migliorare i beni e servizi esistenti.
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di James E. Miller


L'anno scorso il servizio Uber car-sharing, ha avuto il privilegio d'essere il bersaglio primario del disgusto sinistroide nei confronti del capitalismo. Non solo la compagnia ha sfidato le tradizionali barriere all'ingresso stabilite dai cartelli statali, ma si è anche guadagnata la diffidenza della stampa mainstream. Gran parte di questo antagonismo è stato trainato da un'osservazione poco dignitosa espressa dal dirigente Emil Michael, il quale avrebbe voluto scovare dati personali sconvenienti riguardo i giornalisti. Michael ha poi chiesto scusa per queste osservazioni e ha detto di non possedere niente di tutto ciò.

Ma i commenti della stampa, scandalosi e fuori luogo, hanno reso la vita difficile ad Uber. Durante tutto il 2014 sono stati scritti un sacco di articoli denigratori sul modello di business della compagnia. I progressisti che scrivono su The Nation hanno addirittura proposto di socializzare Uber, cosicché i guidatori avrebbero avuto una quota della compagnia (gli autori non si rendono conto che la socializzazione comporterebbe un controllo da parte dello stato piuttosto che da un sindacato operaio).

Ma alla fine, la stampa non può far altro che soffiare sul fuoco del risentimento pubblico. Stati e consigli comunali hanno sferratto l'attacco più grande a Uber, poiché hanno introdotto una serie di disegni di legge o per vietare il servizio, oppure per limitarne notevolmente l'accessibilità. Intere nazioni sono arrivate a vietare Uber all'interno dei loro confini.

Con un anno difficile alle spalle, non sembra come i tempi possano migliorare per Uber. Il modello di business della compagnia è ancora una volta sottoposto alle paranoie degli incartapesce, i quali non comprendono l'ABC dell'economia. Gli avversari di Uber nella carta stampata sono più agguerriti che mai, soprattutto perché secondo il loro giudizio i prezzi della compagnia sono sleali.

Alla fine del 2014, il servizio di ride-sharing si è preparato per le festività di Capodanno attuando quello che si chiama un "aumento dei prezzi". La logica è semplice: con una maggiore domanda di corse, ci dev'essere un modo per fornire il servizio ai clienti. Le corse non sono gratuite. Capodanno è un giorno in cui si possono incontrare più persone ubriache del solito, e tutti sono d'accordo che coloro che alzano troppo il gomito non devono guidare. Per questo motivo il servizio di Uber, che riporta a casa i festaioli sani e salvi, è un vero e proprio bene pubblico.

Ma gli imperativi morali non sempre rappresentano un buon modo di fare economia. Le risorse sono scarse, inclusi i guidatori e le vetture di Uber. Quindi la compagnia ha dovuto trovare un modo per bilanciare la domanda con un'offerta limitata, o per dirla in gergo economico, adeguarsi alla curva della domanda quando si sposta verso destra. E' qui che entrano in gioco gli aumenti dei prezzi ed è anche qui dove risiede la reazione anti-Uber.

Numerosi commentatori online hanno fatto del sarcasmo circa l'aumento dei prezzi dopo aver accettato il servizio. Anche se Uber aveva avvertito i clienti di questa evenienza, non è riuscito a frenare le lamentele. Alcuni degli indignati l'hanno definita "fare la cresta sui prezzi" – un termine destinato a suscitare il classico odio anti-capitalista. Nonostante tutte le lamentele, c'è una semplice ragione economica per un aumento dei prezzi.

Come ha scritto Thomas Sowell: "La prima lezione dell'economia è la scarsità: non c'è mai abbastanza di una qualsiasi cosa per soddisfare tutti coloro che la vogliono." La legge della domanda e dell'offerta dice che quando aumenta la domanda, aumenta anche il prezzo. Quanto più un prodotto, o un servizio, è richiesto, tanto più aumenta l'opportunità di profitto per il produttore. Però questa dinamica non verte esclusivamente sull'incrementare i profitti. Le variazioni dei prezzi permettono ai fornitori di poter scegliere tra le persone che richiedono i loro prodotti. Se la notte di Capodanno qualcuno è disposto a pagare $50 per un passaggio a casa e un altro è disposto a pagarne $60, il conducente di Uber sceglierebbe a chi offrire il servizio. In questo modo, la persona che vuole fortemente il servizio può pagare per il privilegio di ottenerlo rispetto agli altri.

Lo scopo del sistema dei prezzi è quello di garantire che le risorse vengano destinate a chi le richiede di più. E' per questa ragione che il socialismo – la distribuzione arbitraria di beni e servizi da parte di burocrati statali – non può funzionare. Se la notte di Capodanno Uber avesse offerto un prezzo universale per il suo servizio, ci sarebbe stata una carenza di corse. Per quanto le persone si possano lamentare di un servizio costoso, è sempre meglio del non avere alcun servizio.

L'aumento dei prezzi di Uber è il modo più efficiente per assicurarsi che coloro che desiderano i suoi servizi, li possano ricevere. Ma serve anche ad un altro scopo importante. Prima di Capodanno era scoppiato un altro scandalo in seguito alla crisi degli ostaggi a Sydney, Australia. Mentre gli ostaggi fuggivano, i guidatori di Uber sono stati chiamati in massa. La compagnia, al solito, ha risposto alla crescente domanda incrementando le tariffe. Tra l'altro l'aumento dei prezzi aveva attirato più guidatori sul luogo, permettendo all'offerta di tenere il passo con la domanda. I guidatori di Uber non sono automi che vanno dovunque ci siano dei problemi. Si trovano in questo business per racimolare qualche soldo, altrimenti avrebbero scelto un'altra professione. Il reddito supplementare è il modo migliore per attirare gli imprenditori e ogni guidatore di Uber agisce in proprio. Con l'aumento dei prezzi, Uber sperava di avere più guidatori disponibili per coloro che fuggivano da una situazione di pericolo.

Il piano non ha funzionato così bene. La reazione del pubblico è stata così negativa che la compagnia ha rilasciato delle scuse ufficiali e ha rimborsato tutti coloro che hanno utilizzato il servizio in seguito alla crisi degli ostaggi. Questo è stato un caso in cui l'incremento dei prezzi ha fallito. Un altro, a sorpresa, si è verificato alla vigilia di Capodanno, quando molti hanno scelto di non pagare l'aumento delle tariffe. Ciò che aveva economicamente senso, non è stato compreso come previsto – un altro esempio di scarsa lungimiranza da parte di Uber.

L'imprenditorialità richiede d'essere consapevoli delle opportunità di profitto. Come azienda, Uber ha riempito una nicchia economica offrendo ai consumatori corse a prezzi accessibili e personalizzabili. Ha sostanzialmente offerto un'alternativa al di fuori dei cartelli dei taxi. Per la sua alertness alla domanda, Uber è stato profumatamente ricompensato con quasi $10 miliardi di guadagni. Il successo, tuttavia, non è mai un evento isolato. E Uber è entrato in competizione con l'opposizione politica.

Per il momento Uber merita la sua popolarità nelle principali città poiché fornisce un ottimo servizio. Lamentarsi delle sue tattiche commerciali aggressive e proporre modi per limitarne il potere di mercato, è una strategia miope. Uber risponde al mercato. Il modello di business della compagnia non sempre è perfetto, soprattutto perché le creazioni dell'uomo sono intrinsecamente imperfette. Detto questo, non vi è alcuna ragione per cui la compagnia debba essere osteggiata così dalla stampa e dalla sinistra politica. Le intenzioni degli avversari di Uber sembrano voler danneggiare la compagnia piuttosto che tutelare i consumatori. E' solo una questione di tempo prima che la compagnia passi da disgregatore schumpeteriano ad impresa autorizzata dallo stato. E' un peccato, ma prevedibile in un'economia così strettamente allineata con lo stato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 17 giugno 2015

Perché la mania si sta facendo terrificante — Le banche centrali stanno alimentando una macchina mortale


Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.

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di David Stockman


Se avete bisogno di prove sul perché siamo nel bel mezzo di una folle mania finanziaria, vi basta leggere questo commento tratto da Marketwatch sul perché i mercati stanno viaggiando sempre più alto:

"I commenti di Janet Yellen e Zhou Xiaochuan, governatori rispettivamente della FED e della Banca Popolare Cinese, stanno fornendo grande spinta al mercato, e in assenza di dati o notizie negative, immagino che questo continuerà a spingere i mercati per tutta la sessione," ha detto Erlam in un commento via e-mail.

La Yellen ha detto che un aumento graduale è probabile quest'anno, ma che la banca centrale si muoverà con cautela....... il governatore della PBOC ha detto di possedere "ampio spazio" per allentare la politica se l'economia dovesse rimanere debole e se l'inflazione continuasse a rallentare.

E' tutto così spaventosamente semplice. Se una delle principali banche centrali sul pianeta dovesse allentare la politica monetaria, o darne solo l'idea, i robo-trader scatenerebbero una valanga di proposte d'acquisto e medie azionarie da capogiro.

Questa mattina Zero Hedge ha catturato tale movimento in modo succinto. Seguendo le parole del blog di Bernanke secondo cui il 98% della politica monetaria è costituita da "parole al vento", i mercati sono balzati verso l'alto al momento giusto. Cioè, se i banchieri centrali muovono le labbra, ciò significa comprare!




Ciò significa che la terza bolla finanziaria di questo secolo continuerà a gonfiarsi, a meno che i banchieri centrali non smettano di parlare dello "stimolo", a quel punto la bolla crollerà definitivamente sotto il proprio peso. Alla fine è una cosa che accadrà — e possiamo approssimare facilmente la potenziale carneficina.

L'ultima volta il mercato azionario globale è arrivato ad un picco di $60,000 miliardi in valore aggregato, prima di sprofondare a $25,000 miliardi durante la crisi post-Lehman. Ora l'incoscienza dei banchieri centrali del mondo l'ha ripompato a $80,000 miliardi, ma questa volta il progresso economico sottostante è ancora più artificioso e insostenibile; è costituito solamente da un'esplosione temporanea del credito pubblico e privato. Nel frattempo la bolla si è diffusa nel mercato del credito mondiale a causa dei programmi d'acquisto di bond statali abbracciati da quasi tutte le banche centrali del mondo.

Ma i banchieri centrali si rendono conto di essere seduti su una potenziale implosione del mercato finanziario? Che la madre di tutti i crolli si nasconde dietro l'angolo?

A quanto pare questo timore non li sfiora neanche. Hanno strappato dai mercati finanziari tutti i circuiti di stabilizzazione, disabilitando completamente un onesto price discovery. Questo significa che hanno spento la paura, estinto il rischio, danneggiato i fondamentali economici, diminuito drasticamente il costo di copertura e hanno offerto agli speculatori l'opportunità illimitata di fare front-running alle varie campagne d'acquisto di bond e alle manipolazioni delle valute. In breve, i banchieri centali hanno inondato gli speculatori con stupendi guadagni inattesi, sostituendo il processo di auto-correzione dei mercati con il processo di manipolazione del casinò.

Il danno immenso nei mercati finanziari è proprio lì in bella vista. L'interminabile propaganda "comprare azioni S&P durante i ribassi" strombazzata sin dal marzo 2009, ad esempio, sarebbe stata derisa in un libero mercato. Allora perché ignorano i pericoli e si ostinano a perseguire strategie come la ZIRP, la N-ZIRP, il QE, la forward guidance e tutti gli altri strumenti di stimolo?

Le esternazioni del duo che ha dato il via alle chiacchiere di oggi, rendono assolutamente chiaro il motivo per cui i banchieri centrali non smetteranno mai di perseguire la via dello stimolo. Hanno abbracciato la "dottrina dell'inflazione" e in tal modo si sono ancorati alla ruota di una macchina del giudizio universale.

La massiccia repressione finanziaria delle banche centrali è la vera causa della deflazione. La fase di boom del ciclo economico porta ad un indebitamento pubblico e privato insostenibile, il quale finanzia una spesa artificiale di famiglie e stati e un eccesso d'investimenti in capacità d'estrazione, lavorazione, produzione, trasporto e distribuzione privata, così come nelle infrastrutture pubbliche. Poi arriva la fase di bust, quando l'indebitamento finisce o diminuisce, con conseguente riduzione a cascata di produzione, prezzi, profitti e redditi in tutta la catena economica.

La minaccia del governatore Zhou Xiaochuan di scatenare più stimoli a causa dello spettro della "deflazione", è davvero comica. La deflazione di cui parla è stata causata dalle campagne monetarie della PBOC nel corso degli ultimi decenni — campagne che hanno prodotto una monumentale inflazione dei prezzi e del credito in Cina, e che sono state poi trasmesse e amplificate in tutta l'economia mondiale, in particolare nell'approvvigionamento dei mercati emergenti.

Tal processo ha causato enormi sovrainvestimenti e malinvestment nel settore privato e nelle infrastrutture pubbliche. La "deflazione" che Zhou professa di temere è quindi il risultato di una riduzione dei prezzi da parte di quelle imprese gravate da troppo debito e troppo poco business. Non solo, ma è anche il risultato di un raffreddamento inesorabile della domanda artificiale per materiali e servizi necessari per costruire appartamenti vuoti, centri commerciali vuoti, città vuote, autostrade deserte, aeroporti deserti, metropolitane deserte e ponti deserti.

In realtà, la PBOC sta minacciando di mordersi la coda. L'alta inflazione al consumo della Cina sta scemando a causa del drastico raffreddamento del complesso energetico e del complesso minerario — tendenze che, a loro volta, hanno origine dal brusco ed inevitabile rallentamento della mania per gli investimenti nel settore delle costruzioni.




E' così che stanno le cose. La PBOC ha arroventato le rotative monetarie per più di due decenni, e ha alimentato la più grande bolla del credito nella storia umana. Alla fine del secolo scorso il debito totale dei mercati del credito in Cina era di $2,000 miliardi; ora è aumentato del 14X a $28,000 miliardi.

Inoltre il PIL nominale della Cina è di poco raddoppiato — da $5,000 miliardi a $10,000 miliardi sin dal 2007. Eppure il suo debito nei mercati del credito — pubblico e privato — è aumentato di $21,000 miliardi, o quattro volte l'aumento del PIL in denaro.

Questa è decisamente una follia monetaria. Ma in risposta al modesto raffreddamento della frenesia immobiliare cinese, il capo della banca centrale riesce a pensare solo ad una cosa: più allentamento monetario! A quanto pare un aumento del 7X del bilancio della PBOC sin dalla fine del secolo scorso non è sufficiente — anche quando tutto ciò aggiunge solamente benzina al fuoco della deflazione.




Inutile dire che durante l'anno scorso, il castello di carte della Cina ha iniziato a traballare vistosamente. E qui arriviamo al punto in cui tutta questa storia diventa esplosiva. Il sistema finanziario della Cina, ormai dipendente dal credito, ha incanalato le iniezioni di liquidità della banca centrale nel mercato azionario, rispondendo in tal modo ai tentativi di Pechino di frenare gli eccessi nel sistema bancario ombra e, in particolare, i cosiddetti "prestiti fiduciari" agli sviluppatori e agli speculatori nelle materie prime.

Di conseguenza l'indice Shanghai A Shares è salito dell'81% negli ultimi nove mesi, alimentato da margin loans e da un'esplosione di speculazione nei titoli azionari retail. Non c'è mai stata una fila più lunga di lemming disposti a buttarsi giù da una rupe.




Non che le ultime dichiarazioni di Janet Yellen fossero più ragionevoli della sua controparte cinese. Agitando le braccia davanti allo spauracchio di un'inflazione troppo bassa, ha proclamato quanto segue:

Detto questo, dobbiamo essere ragionevolmente sicuri che al momento dell'aumento dei tassi, l'inflazione si sposterà verso il nostro obiettivo del 2% e che tale movimento non ostacolerà la crescita solida dell'occupazione e della produzione.

Queste sono solamente insensatezze. Non esiste prova che un 2% d'inflazione possa generare una crescita della produzione e dell'occupazione rispetto ad un 1.6% d'inflazione — il tasso del deflatore PCE meno gli aumenti di cibo ed energia sin dal 2007. Peggio ancora, non vi è assolutamente alcuna possibilità che la strategia dell'Eccles Building avrà un qualche impatto sugli ondulamenti irrilevanti di breve termine dell'IPC.

Infatti, l'idea che l'economia americana sia affetta da un'inflazione insufficiente è solo una fandonia keynesiana che sfida la realtà empirica e il buon senso. Come abbiamo dimostrato la scorsa settimana, il tasso di crescita del PIL reale è rallentato all'1.7% sin dalla fine del secolo e all'1.1% rispetto al picco pre-crisi. Cioè, meno di un terzo rispetto al suo tasso di crescita storico. E questo nonostante un aumento del 9X del bilancio della FED — da $500 miliardi a $4,500 miliardi nel corso degli ultimi 15 anni — e un aumento spropositato dell'inflazione per le famiglie di Main Street in contrasto col tasso di crescita tiepido dei loro salari.




E non importa come la si misuri. L'inflazione è stata elevata su base cumulativa e il reddito familiare medio è andanto nella direzione opposta.




In breve, l'economia degli Stati Uniti non ha sofferto di una "mancanza d'inflazione". Come mostrato qui sopra, il livello dei prezzi è effettivamente raddoppiato sin da quando nel 1987 Greenspan ha inaugurato l'era della pianificazione centrale monetaria.

Allo stesso modo non vi è carenza di "domanda aggregata", quindi non c'è necessità di una "politica monetaria accomodante". La modesta riduzione dell'inflazione dei prezzi al consumo negli ultimi mesi, riflette la pervasione di una deflazione epocale in tutto il pianeta — la correzione inesorabile del boom monetario che è stato alimentato dalle banche centrali sin dagli anni '90.

Ritenendo che una politica monetaria accomodante possa riempire una vasca da bagno immaginaria chiamata economia degli Stati Uniti fino a raggiungere il bordo della piena occupazione, e precisamente una variazione del 2,000% del deflatore PCE in qualche lasso di tempo arbitrario che però rimane sempre indefinito, la FED si è impegnata in un atto di follia monumentale. E ora il resto delle banche centrali del mondo sta copiando questa strategia.

Questo è l'equivalente di un uomo che si scava la propria fossa. Le banche centrali opteranno per una politica monetaria allentata e parleranno di stimolo monetario fino a quando la terza bolla più grande di questo secolo non raggiungerà il punto critico. Poi inizierà la carneficina. Di nuovo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/