mercoledì 23 dicembre 2020

Niente privacy, né diritti di proprietà: Il mondo nel 2030 secondo il WEF

 

 

di Antony P. Mueller

Il World Economic Forum (WEF) è stato fondato cinquant'anni fa. Ha acquisito sempre più importanza nel corso dei decenni ed è diventata una delle principali piattaforme di pensiero e pianificazione futuristica. In quanto luogo d'incontro dell'élite globale, il WEF riunisce i leader del mondo degli affari e della politica oltre ad alcuni intellettuali selezionati. L'obiettivo principale del forum è il controllo globale. Il libero mercato e la scelta individuale non sono i valori massimi a cui aspirare, bensì l'interventismo e il collettivismo statale. La libertà individuale e la proprietà privata scompariranno da questo pianeta entro il 2030 secondo le proiezioni e gli scenari provenienti dal World Economic Forum.


Otto previsioni

La libertà individuale è di nuovo a rischio. Ciò che potrebbe accadere è stato previsto nel novembre 2016, quando il WEF ha pubblicato "8 Predictions for the World in 2030". Secondo lo scenario del WEF, il mondo diventerà un posto completamente diverso da ora perché il modo in cui le persone lavorano e vivono subirà un profondo cambiamento. Lo scenario per il mondo nel 2030 è più di una semplice previsione, si tratta di un piano la cui attuazione ha subito un'accelerazione drastica con l'annuncio di una pandemia ed i conseguenti lockdown.

Secondo le proiezioni del "Global Future Councils" del WEF, la proprietà privata e la privacy saranno abolite nel prossimo decennio. L'imminente esproprio andrebbe addirittura oltre la richiesta comunista di abolire la proprietà sui beni di produzione lasciando però spazio ai beni privati. La proiezione del WEF afferma che anche i beni di consumo non sarebbero più proprietà privata.

Se la proiezione del WEF dovesse avverarsi, le persone dovrebbero affittare e prendere in prestito le loro necessità dallo stato, il quale sarebbe l'unico proprietario di tutti i beni. L'offerta di beni sarebbe razionata in linea con un sistema di credito sociale. Lo shopping in senso tradizionale scomparirebbe insieme agli acquisti privati ​​di merci. Ogni movimento personale sarebbe monitorato elettronicamente e tutta la produzione sarebbe soggetta ai requisiti di energia pulita e di un ambiente sostenibile.

Per ottenere "un'agricoltura sostenibile", l'approvvigionamento alimentare sarà principalmente vegetariano. Nella nuova economia dei servizi totalitari, lo stato fornirà alloggi di base, cibo e trasporti, mentre il resto dovrà essere preso in prestito dallo stato stesso. L'uso delle risorse naturali sarà ridotto al minimo. In collaborazione con i pochi Paesi chiave, un'agenzia globale fisserebbe il prezzo delle emissioni di CO2 ad un livello estremamente alto per disincentivarne l'uso.

In un video promozionale, il World Economic Forum riassume le otto previsioni nelle seguenti dichiarazioni:

  1. Le persone non possiederanno nulla. Le merci sono gratuite o devono essere prestate dallo stato.
  2. Gli Stati Uniti non saranno più la superpotenza principale, ma domineranno una manciata di Paesi.
  3. Gli organi non verranno trapiantati, ma stampati.
  4. Il consumo di carne sarà ridotto al minimo.
  5. Si verificherà un massiccio sfollamento di persone con miliardi di rifugiati.
  6. Per limitare l'emissione di anidride carbonica, verrà fissato un prezzo globale ad un livello esorbitante.
  7. Le persone possono prepararsi per andare su Marte e iniziare un viaggio alla ricerca della vita aliena.
  8. I valori occidentali saranno testati fino al punto di rottura.


Oltre la privacy e la proprietà

In una pubblicazione per il World Economic Forum, l'ecoattivista danese Ida Auken, che era stata ministro dell'ambiente del suo Paese dal 2011 al 2014 ed è tuttora membro del parlamento danese (il Folketing), ha elaborato uno scenario di un mondo senza privacy o proprietà. In "Welcome to 2030" immagina un mondo in cui "non possiedo nulla, non ho privacy e la vita non è mai stata migliore". Entro il 2030, così dice il suo scenario, lo shopping e il possesso sono diventati obsoleti, perché tutto ciò che una volta era un prodotto ora è un servizio.

In questo suo nuovo mondo idilliaco, le persone hanno libero accesso a mezzi di trasporto, alloggi, cibo "e tutte le cose di cui abbiamo bisogno nella nostra vita quotidiana". Dato che queste cose diventeranno gratuite, "non ha senso che noi possediamo granché". Non ci sarebbe la proprietà privata per le case né qualcuno pagherebbe l'affitto, "perché qualcun altro userà il nostro spazio libero ogni volta che non ne avremo bisogno". Il soggiorno di una persona, ad esempio, verrà utilizzato per riunioni di lavoro quando si è assenti. Preoccupazioni come "malattie legate allo stile di vita, cambiamento climatico, crisi dei rifugiati, degrado ambientale, città completamente congestionate, inquinamento dell'acqua, inquinamento atmosferico, disordini sociali e disoccupazione" saranno cose del passato. L'autore prevede che le persone saranno felici di godersi una vita così bella che sarà molto migliore "rispetto al percorso su cui siamo adesso, dove è diventato chiaro che non possiamo continuare con lo stesso modello di crescita".


Paradiso ecologico

Nel suo contributo del 2019 all'incontro annuale del Global Future Councils, Ida Auken predice come il mondo potrebbe apparire in futuro "se vinciamo la guerra contro il cambiamento climatico". Entro il 2030, quando le emissioni di CO2 saranno notevolmente ridotte, le persone vivranno in un mondo in cui la carne sul piatto "sarà una cosa rara" mentre l'acqua e l'aria saranno molto più pulite di oggi. Passando dall'acquistare beni all'utilizzare i servizi, la necessità di avere denaro svanirà, perché le persone spenderanno sempre meno in beni. Il tempo di lavoro si ridurrà e il tempo libero aumenterà.

Per il futuro la Auken immagina una città in cui le auto elettriche avranno sostituito i veicoli a combustione convenzionale. La maggior parte delle strade e dei parcheggi saranno diventati parchi verdi e zone pedonali. Entro il 2030 l'agricoltura offrirà principalmente alternative vegetali all'approvvigionamento alimentare, anziché carne e latticini. L'uso della terra per produrre mangime per animali diminuirà notevolmente e la natura si diffonderà di nuovo in tutto il mondo.


Fabbricazione del consenso sociale

Come si può portare le persone ad accettare un tale sistema? L'esca per attirare le masse è l'assicurazione di un'assistenza sanitaria completa ed un reddito di base garantito. I promotori del Grande Reset promettono un mondo senza malattie. Grazie agli organi prodotti biotecnologicamente e ai trattamenti medici personalizzati basati sulla genetica, si dice che sia possibile un'aspettativa di vita drasticamente aumentata e persino l'immortalità. L'intelligenza artificiale sradicherà la morte ed eliminerà malattie e mortalità. La corsa tra le aziende biotecnologiche è aperta per trovare la chiave per la vita eterna.

Insieme alla promessa di trasformare qualsiasi persona comune in un superuomo divino, la promessa di un "reddito di base universale" è molto allettante, in particolare per coloro che non troveranno più un lavoro nella nuova economia digitale. Ottenere un reddito di base senza dover passare attraverso il tapis roulant e la vergogna di richiedere assistenza sociale rappresenta la classica esca per assicurarsi il sostegno da parte dei poveri.

Per renderlo economicamente sostenibile, la garanzia di un reddito di base richiederà il livellamento delle differenze salariali. Le procedure tecniche del trasferimento di denaro verranno utilizzate per promuovere una società senza contanti. Con la digitalizzazione di tutte le transazioni monetarie, ogni singolo acquisto verrà registrato e di conseguenza le autorità statali avranno accesso illimitato per controllare in dettaglio come le singole persone spenderanno i loro soldi. Un reddito di base universale in una società senza contanti fornirà le condizioni per imporre un sistema di credito sociale e un meccanismo per sanzionare comportamenti indesiderabili, oltre ad identificare il superfluo e il non necessario.


Chi saranno i governanti?

Il World Economic Forum tace sulla questione di chi governerà in questo nuovo mondo.

Non c'è motivo di aspettarsi che i nuovi detentori del potere siano benevoli. Anche se i massimi responsabili delle decisioni del nuovo governo mondiale non fossero meschini ma solo tecnocrati, quale motivo avrebbe una tecnocrazia amministrativa per andare avanti con gli indesiderabili? Che senso ha per un'élite tecnocratica trasformare l'uomo comune in un superuomo? Perché condividere i vantaggi dell'intelligenza artificiale con le masse e non mantenere la ricchezza per pochi eletti?

Senza lasciarsi affascinare da queste promesse utopiche, una valutazione sobria dei piani sopraccitati deve giungere alla conclusione che in questo nuovo mondo non ci sarà posto per la persona media, la quale sarà invece messa da parte insieme ai "disoccupati", ai "deboli di mente" ed ai "nati male". Dietro il vangelo progressivo della giustizia sociale professato dai promotori del Grande Reset e dell'istituzione di un nuovo ordine mondiale, si cela il sinistro progetto dell'eugenetica (ora chiamata "ingegneria genetica") e del movimento chiamato "transumanesimo" (un termine coniato da Julian Huxley, il primo direttore dell'UNESCO).

I promotori del progetto tacciono su chi saranno i governanti in questo nuovo mondo. La natura distopica e collettivista di queste proiezioni e piani è il risultato del rifiuto del capitalismo. Stabilire un mondo migliore attraverso una dittatura è una contraddizione in termini. Una maggiore prosperità economica è la risposta ai problemi attuali, non una minore, e pertanto abbiamo bisogno di mercati più liberi e meno pianificazione statale. Il mondo sta diventando più verde ed è già in corso un calo del tasso di crescita della popolazione mondiale. Queste tendenze sono la naturale conseguenza della creazione di ricchezza attraverso il libero mercato.


Conclusione

Il World Economic Forum e le sue istituzioni correlate, in combinazione con una manciata di stati e alcune aziende high-tech, vogliono guidare il mondo verso una nuova era senza proprietà o privacy. Sono in gioco valori come l'individualismo, la libertà e la ricerca della felicità, che secondo questa gente sono da ripudiare a favore del collettivismo e dell'imposizione di un “bene comune” definito dall'autoproclamata élite di tecnocrati. Ciò che viene venduto alla popolazione in generale come promessa di uguaglianza e sostenibilità ecologica è in realtà un brutale assalto alla dignità umana e alla libertà. Invece di utilizzare le nuove tecnologie come strumento di miglioramento, il Grande Reset cerca di utilizzare le possibilità tecnologiche come strumento di schiavitù. In questo nuovo ordine mondiale, lo stato è l'unico proprietario di tutto, mentre viene lasciato alla nostra immaginazione capire chi programmerà gli algoritmi e gestirà la distribuzione dei beni e dei servizi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 22 dicembre 2020

Le politiche sul cambiamento climatico non valgono il loro alto costo

 

 

di Lipton Matthews

Numerosi leader concordano sul fatto che il cambiamento climatico è la questione principale del ventunesimo secolo. Per ottenere un ampio sostegno alla loro causa, gli attivisti spesso rappresentano il cambiamento climatico come un rischio esistenziale. Ci viene ripetutamente detto che ci sono prove incontrovertibili che gli esseri umani sono la causa principale del cambiamento climatico e che i suoi effetti sono catastrofici. Il mancato rispetto di una qualsiasi di queste posizioni può causare gravi danni alla reputazione di esperti e studiosi. A causa della paura di rappresaglia, molti scelgono di rimanere in silenzio. Rivisitare la storia del cambiamento climatico, tuttavia, mitigherebbe l'isteria riguardo l'allarmismo isterico sul clima. Il cambiamento climatico non è un fenomeno nuovo e non è nemmeno sinonimo di disastri. Mostrando che la posizione dominante sul cambiamento climatico è fuorviante, dimostreremo che le raccomandazioni radicali sono ingiustificate e quindi hanno maggiori probabilità di infliggere danni piuttosto che portare prosperità.

Il primo errore eclatante commesso dagli esperti è quello id affermare che il cambiamento climatico sia un problema del ventunesimo secolo. In realtà, il cambiamento climatico è un evento naturale che può verificarsi indipendentemente dalla nostra esistenza. A causa della sua variabilità, il clima è sempre soggetto a cambiamenti. La piccola era glaciale insieme al successivo periodo caldo medievale sono esempi di cambiamento climatico. È evidente che gli attivisti per il clima non sono in grado di capire la relazione tra precedenti variazioni cicliche e cambiamento climatico. Se fosse stato così, avrebbero riconosciuto che per secoli gli esseri umani sono stati consapevoli dei cambiamenti climatici e quindi hanno intrapreso strategie ingegnose che hanno consentito l'adattabilità alle nuove circostanze. Uno studio del 2020 pubblicato sul National Science Review ci descrive le risposte ai cambiamenti climatici nel bacino di Nihewan in Cina durante il Pleistocene: "Le condizioni ambientali instabili all'inizio della transizione climatica del Pleistocene medio forniscono un buon esempio della versatilità adattativa degli ominidi in Cina durante il Pleistocene inferiore, in contrasto con la nozione di comportamenti conservatori di lunga durata e tecnologie indifferenziate in tutto il Pleistocene". L'ingegnosità umana può evitare possibili svantaggi derivanti dal cambiamento climatico. Inoltre gli individui contemporanei, come i loro antenati, hanno un'immensa capacità di innovare. Ad esempio, scienziati della Purdue University in America ed i loro omologhi nell'Australian National University esplorano costantemente nuovi modi per ridurre le implicazioni della siccità. Il cambiamento climatico non è uno scenario nuovo che dovrebbe spaventarci fino al disfattismo. L'unica costante è il cambiamento e gli esseri umani non mancano mai di illustrare la loro abilità nella gestione dei processi dirompenti.

Inoltre, come gli esseri umani, altre specie hanno mostrato un'impressionante capacità di adattarsi al cambiamento climatico e ai suoi effetti. Sebbene le ingiurie degli attivisti lasciano presagire oscurità, analisi rigorose indicano che la biodiversità prospera nei periodi caldi. In uno studio del 2009 pubblicato sul Journal of Forest Ecology and Management, gli autori contraddicono l'assunto secondo cui il riscaldamento globale sia dannoso per la salute delle specie vegetali, scrivendo che "gli aumenti delle temperature future potrebbero portare alla crescita della produttività delle foreste nel Pacifico nord-occidentale, in particolare a Washington". Una relazione del 2012, scritta da ecologisti su PLOS ONE, è ancora più critica nei confronti della tesi secondo cui il cambiamento climatico impoverisca la fauna selvatica: "Si prevede che gli ecosistemi artici e sub-artici siano particolarmente sensibili ai cambiamenti climatici. Di conseguenza, le specie alle alte latitudini dovrebbero essere particolarmente sensibili ai cambiamenti climatici, probabilmente sperimentando significative contrazioni della gamma. Contrariamente a queste aspettative, la nostra modellizzazione della distribuzione delle specie suggerisce che il cambiamento climatico previsto fino al 2080 favorirà la maggior parte dei mammiferi che attualmente popolano l'Europa sub-artica. Assumendo la piena capacità di dispersione, la maggior parte delle specie trarrà vantaggio dal cambiamento climatico, ad eccezione di pochi specialisti del clima freddo". Le specie non umane fanno affidamento su una vasta gamma di strategie per affrontare il cambiamento climatico. Ciò è chiarito anche da ricerche di altri ricercatori: "Il fatto che le specie esistenti siano sopravvissute a repentini cambiamenti climatici storici potrebbe essere, almeno in parte, una buona notizia. Ciò suggerisce che la capacità delle specie di sopravvivere a cambiamenti climatici drastici è maggiore di quanto finora riconosciuto, forse a causa della variabilità fenotipica delle popolazioni o della loro capacità di sopravvivere in sacche microclimatiche in un paesaggio eterogeneo".

Finora abbiamo dedotto che il cambiamento climatico è un processo normale con implicazioni positive che vanno dal miglioramento della vegetazione ad ecosistemi dinamici. Ora dobbiamo stabilire se la CO2 stia davvero causando il riscaldamento globale. Sulla base dell'ortodossia dei "riscaldatori globali", l'aumento dei livelli di CO2 può innescare il processo di riscaldamento, ma c'è una montagna di prove che affermano il contrario. Ad esempio, nello studio peer-reviewed intitolato "On the Existence of a 'Tropical Hot Spot' and the Validity of EPA's CO2 Endangerment Finding", gli autori scrivono: "Arrivati a questo punto non ci sono prove statisticamente valide che i passati aumenti dei livelli di CO2 atmosferica abbiano causato l'aumento ufficialmente segnalato, persino dichiarato, di temperature da record". Inoltre diversi ricercatori attribuiscono il riscaldamento ai cicli oceanici. Come spiega il professore di scienze dell'atmosfera Anastasios Tsonis: "Il ciclo di oscillazione di El Niño e dei suoi 'cugini' non ci dicono nulla sui contributi umani al cambiamento climatico. Tuttavia sottolineano l'importanza della variabilità naturale nel cambiamento climatico. Mentre gli esseri umani possono svolgere un ruolo nel cambiamento climatico, anche altre forze naturali come gli oceani e le influenze extraterrestri, come il sole ed i raggi cosmici, possono svolgere un ruolo importante". In assenza di un consenso diretto sul fatto che la CO2 stia alimentando le temperature globali, ha senso perseguire politiche che hanno come scopo la sua eliminazione?

Molte di queste proposte richiedono il disinvestimento dai combustibili fossili e in altri casi la deindustrializzazione su vasta scala. Tuttavia l'incertezza che circonda il ruolo della CO2 nell'attivazione del riscaldamento globale non ispira fiducia in tali azioni. La ricerca è piuttosto schiacciante sulla capacità delle misure anti-CO2 di migliorare la prosperità. Matt McGrath della BBC commenta una ricerca in cui si sostiene che le tecnologie anti-CO2 possono stimolare un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari:

Le tecnologie in grado di rimuovere l'anidride carbonica dall'aria potrebbero avere enormi implicazioni per i prezzi alimentari futuri, secondo una nuova ricerca [...]. Una delle idee su come ottenere questo risultato si chiama BECCS, bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio. Significa coltivare colture che assorbono CO2, quindi bruciarle per produrre elettricità mentre catturano e smaltiscono il carbonio prodotto [...]. I critici dicono che questa idea richiederebbe lo spiegamento di enormi quantità di terra che ridurrebbe la quantità di quella disponibile per l'agricoltura in un momento in cui assistiamo ad un aumento della popolazione globale [...]. Un'altra tecnologia che ha suscitato molto interesse è chiamata Direct Air Capture (DAC), dove le macchine estraggono CO2 direttamente dall'atmosfera [...]. Ciò richiederebbe energia pari al 115% dell'attuale consumo globale di gas naturale.

Contrariamente alla sfortunata rappresentazione della CO2 come inquinante, il suo effetto di fertilizzazione è ampiamente riconosciuto dagli scienziati. Commentando questo processo nel Journal of Environmental and Experimental Botany, gli  scienziati affermano che "un'elevata concentrazione di CO2 aumenta la crescita delle piante e la fotosintesi delle foglie, anche in condizioni di stress idrico". Sebbene l'analisi reale ci informi che questo gas ha alcuni effetti benefici, gli esperti tradizionali persistono nell'informare male la cittadinanza. A meno che non affrontiamo i loro errori, la guerra al biossido di carbonio riuscirà a peggiorare la situazione dell'umanità.

Inoltre non possiamo concludere una discussione sul cambiamento climatico senza confrontare il riscaldamento globale con il raffreddamento. Sentiamo tante lamentele riguardo il riscaldamento globale, quando invece il raffreddamento è meno favorevole alla prosperità. Ecco un estratto da uno studio che documenta la relazione tra clima e sviluppo nel corridoio cinese Hexi negli ultimi due millenni: "I risultati hanno rilevato che la temperatura ricostruita della regione era fortemente accoppiata con le dinamiche delle precipitazioni, ovvero un clima caldo era associato ad umidità, mentre un periodo di raffreddamento è stato associato ad una siccità più frequente. Un periodo freddo prolungato tendeva a coincidere con l'instabilità sociale [...]. Al contrario, un periodo caldo prolungato coincideva con un rapido sviluppo". Un altro articolo riguardante la Cina arriva ad una conclusione simile: "Gli impatti complessivi del clima sono stati negativi nei periodi freddi e positivi nei periodi caldi". Come abbiamo evidenziato in precedenza, il riscaldamento è compatibile con la vegetazione in crescita e la diversità ecologica, quindi il calo della produttività agricola nei periodi più freddi può essere un possibile contributo al conflitto e alla sofferenza economica. Ad esempio, Murat Iyigun, Nathan Nunn e Nancy Qian (2017) nella valutazione dei conflitti in Europa, Nord Africa e Vicino Oriente dal 1400 al 1900 hanno osservato che i periodi più freddi erano caratterizzati da guerre: "Dimostriamo che il raffreddamento è associato ad un aumento dei conflitti. Quando permettiamo che gli effetti del raffreddamento per un periodo di cinquant'anni dipendano dall'entità del raffreddamento durante il periodo precedente, l'effetto sui conflitti è maggiore nei luoghi che hanno subito un raffreddamento precedente".

È evidente che sebbene il cambiamento climatico sia un problema reale, diverse affermazioni postulate dagli attivisti per il clima sono sopravvalutate e non supportate da prove scientifiche. Il cambiamento climatico è un processo dinamico che è al di fuori del nostro controllo e con effetti diversi. Il mantra apocalittico degli attivisti per il clima è guidato dall'antiumanesimo e dal desiderio di controllo. Una tale visione del mondo non indurrà la prosperità umana e deve essere rispedita al mittente. Insomma, proposte radicali e costose come il Green New Deal non sono giustificate dal fenomeno del cambiamento climatico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 21 dicembre 2020

Privacy, potere, politica fiscale, poveri: quattro ragioni per temere le CBDC

 

 

di Wolf von Laer

È ormai chiaro che le valute digitali delle banche centrali, o CBDC, faranno parte del nostro futuro e la tecnologia cambierà radicalmente l'uso del denaro e il sistema economico nel suo complesso.

Le più grandi economie del mondo e le loro banche centrali hanno annunciato che stanno lavorando alle CBDC: la Federal Reserve, la Bank of Canada e la Banca Centrale Europea sono in coda dietro la People's Bank of China che sta già testando la sua CBDC con più di cinquantamila cittadini. Le Bahamas hanno emesso la loro valuta digitale, il "sand dollar", ad ottobre.

Le CBDC promettono transazioni più rapide, maggiore sicurezza, facilità d'uso, implementazione immediata della politica monetaria (se la si considera un miglioramento) e costi di transazione inferiori rispetto al contante. In futuro questi vantaggi saranno sottolineati fino alla nausea da esperti e politici per rendere la tecnologia appetibile a tutta la popolazione.

Sebbene tutti i vantaggi siano veri, è anche fondamentale riflettere sulle implicazioni di tale tecnologia e su come potrebbe influire negativamente sull'economia e sulla cittadinanza. Esistono diversi tipi di CBDC con diversi gradi di rischio ed è importante comprendere le sottigliezze di questi sistemi. Tuttavia tutte le CBDC devono essere centralizzate e manipolabili in una certa misura, perché altrimenti la politica monetaria non sarebbe possibile.

Al contrario, Bitcoin è in forte espansione grazie alle sue proprietà decentralizzate, aperte, pubbliche, senza confini, neutre e resistenti a manomissioni e censura. A seconda del tipo, le CBDC possono diventare l'esatto opposto, soprattutto se le banche centrali offrono conti al pubblico, implementando quello che è noto come un modello diretto di CBDC.

Questo articolo delinea quattro scenari di come le CBDC possono indebolire la stabilità economica e sradicare la privacy.


Centralizzare il potere nel sistema economico

Gli stati sono fallibili. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, pensate al lancio di healthcare.gov o le violazioni a livello federale e statale che hanno coinvolto dati sensibili in oltre 300 milioni di casi negli ultimi dieci anni. Con le CBDC l'intero sistema economico potrebbe essere portato sull'orlo di aggiornamenti errati o perdite di dati dal registro centralizzato, visto che non saranno protetti dalla Proof of Work come invece accade con Bitcoin. Quest'ultimo ha impiegato un decennio per costruire una robusta potenza di calcolo decentralizzata per assicurare l'integrità della blockchain. Gli stati non si spingeranno a tanto e dovranno fare affidamento su modi diversi e più fragili per proteggere il registro centralizzato.


CBDC = Un incubo distopico

Il sistema statale tende a raccogliere quanti più dati sui suoi cittadini e può farla franca. Ciò avviene con il pretesto della sicurezza, come nel decreto del governatore dello stato del Michigan (catalogare le informazioni personali di ogni cliente per contenere la diffusione del Covid-19), o con il pretesto di spingere le persone a diventare cittadini modello nel caso della Cina. Immaginate un sistema di punteggio del credito sociale abbinato ad una CBDC. Tutte le tue decisioni di acquisto potrebbero influenzare il vostro punteggio, dal quale dipendete per tutto. Volete fare una donazione all'organizzazione no profit "sbagliata" come WikiLeaks? Spiacente, non potete più acquistare i biglietti del treno. Avete comprato dei giocattoli per adulti per il vostro coniuge? Oh no, il vostro punteggio di credito potrebbe diminuire o la vostra domanda per un lavoro statale non venire accettata.

Quello che sembra un incubo distopico è già una realtà in Cina. Se uscite con le amicizie sbagliate, il vostro punteggio di cittadino, che è fondamentale per gli acquisti, il lavoro, i viaggi e molto altro, ne risente. Abbinate questo livello di sorveglianza alla possibilità di tenere traccia di qualsiasi decisione di acquisto che prendete e avrete la ricetta perfetta per il Grande Fratello sotto steroidi.


Fine dell'economia informale

Oltre il 60% di tutti i posti di lavoro nel mondo opera nell'economia informale. Ciò deriva dalla mancanza di istituzioni di libero mercato come lo stato di diritto, i diritti di proprietà e il denaro stabile in molti Paesi in via di sviluppo. Ma anche nei Paesi sviluppati, come gli Stati Uniti, l'economia informale gioca un ruolo enorme. Qui l' Organizzazione internazionale del lavoro stima che ci siano almeno 30 milioni di posti di lavoro che dipendono dal mercato informale. Sono molti i mezzi di sussistenza minacciati dalle CBDC. L'economia informale include cose innocue come pagare il vostro vicino per aggiustare il tetto, o pagare un adolescente per prendersi cura del vostro giardino.

Molte attività in cui tutti ci impegniamo rientrano nell'economia informale e sono efficienti. Semplificano la vita, superano la burocrazia inutile e fanno risparmiare denaro. Allo stato questo non piace, perché non può incamerare entrate fiscali. Avere un registro governativo che tenga traccia di ogni transazione renderebbe praticamente impossibile fare qualsiasi cosa all'interno dell'economia informale e una parte enorme dei 30 milioni di posti di lavoro svanirebbe. Una CBDC apre la strada ad una società senza contanti, il che è nell'interesse dell'apparato statale. Pertanto potrebbe essere la fine dei mercati informali, che spesso sono un rifugio sicuro per molte persone alla luce di uno stato normativo in continua espansione.


Banche centrali e politica fiscale

Certo, l'epidemia del virus C ha praticamente intonato il lavoro delle banche centrali con la politica fiscale. I governi “stimolano” l'economia come mai prima d'ora e, in questo modo, i deficit corrono liberi. A causa dell'abbassamento dei tassi d'interesse, i rendimenti obbligazionari sono storicamente bassi e la domanda di obbligazioni è bassa. Normalmente cosa succede? I governi non emetterebbero tanto debito, ma ovviamente non devono preoccuparsi se c'è una domanda infinita prodotta premendo un semplice pulsante. La FED acquista prevalentemente tutto il nuovo debito e poi parte di quello nei mercati secondari. Questa è una monetizzazione indiretta del debito pubblico.

Ora le CBDC potrebbero eliminare completamente la politica fiscale. Le banche centrali potrebbero immediatamente generare liquidità e distribuirla alle piccole e medie imprese. Le persone con maggiori risparmi potrebbero ottenere tassi d'interesse più elevati rispetto a coloro che non risparmiano. Uno stimolo fiscale e un approccio basato sul tasso d'interesse multilivello sono del tutto possibili quando lo stato dispone di tutti i vostri dati finanziari. Gli stati sosterranno che ciò è estremamente vantaggioso, ignorando il pericolo di manipolazione, cattiva gestione economica e una monetizzazione ancora più rapida del debito pubblico, il cui costo lo paghiamo tutti dal momento che utilizziamo denaro il cui potere d'acquisto viene eroso progressivamente.

Ci sono molti altri motivi per diffidare delle CBDC, ma spero che questo articolo vi incoraggi a riflettere sugli effetti di questa tecnologia e su cosa significa per voi e per il vostro futuro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 18 dicembre 2020

L'insostenibile ignoranza del socialismo

 

 

di Francesco Simoncelli

È stato esattamente ieri, lunedì 14 dicembre, che ho drizzato le orecchie perché sta iniziando ad emergere con una certa insistenza non solo una forma mentis prona ad accettare una insinuazione crescente del sistema statale nella proprietà degli individui, ma addirittura che esso possa prenderne il controllo totale. Il discorso riguardava gli sfratti in questo periodo "difficile". Innanzitutto non si realizzava che la difficoltà del periodo è stata resa tale dal totalitarismo sanitario insieme ad una incessante crescita della burocrazia. La volontà di volere ammazzare il piccolo commercio, in particolar modo in Italia, è palese quando tutti i dati puntano ad una sola ed inequivocabile verità: i luoghi di "contagio" non sono i luoghi comuni di aggregazione. In questo contesto, quindi, diviene praticamente ovvio il motivo per cui ci sono stati e ci sono lockdown generalizzati e la spasmodica necessità di controllo da parte dei pianificatori centrali. La transizione verso un sistema distopico e totalitario è la ragione della follia generalizzata, vista la data di scadenza raggiunta da quello attuale.

E badate bene, questo esito è stato stimolato anche dai cosiddetti "esperti" e ricercatori nel campo scientifico, i quali col loro lavoro hanno avallato tutta questa serie di scelleratezze che stanno portando miseria, sofferenza e povertà. È così che il socialismo genera il suo consenso.

Quando i modelli statistici vi rassicurano sul fatto che esiste un'inflazione dei prezzi intorno al 2%, mentre le vostre percezioni vi dicono il contrario, chi è che vuole nascondere l'operato truffaldino delle autorità? Quando i modelli statistici vi rassicurano sulla solidità del sistema bancario centrale ma avanzano qualche timida critica nei confronti di chi le guida, chi è che vuole nascondere la natura predatrice delle autorità? L'ancella prediletta dello status quo è proprio la figura dello scienziato che fa ricerca, celebrandone il ruolo quando è allineato e relegandolo nelle tenebre quando non lo è. Non conta più la validità e il ragionamento alla base della ricerca, ma il modo attraverso il quale torturare i dati a disposizione fino a fargli dire ciò che si vuole. Quindi ecco che un Friedman viene ascoltato quando propone obbrobri come il sostituto d'imposta o una crescita dell'offerta di moneta tra il 3-5%, mentre su qualsiasi altro argomento concernente una maggiore libertà dal punto di vista sociale e commerciale viene ignorato.

Allo status quo, al sistema statale e al sistema bancario centrale, serve un trampolino di lancio. Una giustificazione accademica agli occhi della popolazione affinché possa dire di aver ottenuto l'approvazione "scientifica". Sin dai tempi di Keynes va avanti questa pratica. Non importa quanto siano assurde le ipotesi di partenza, o se i dati inseriti sono irreali, l'importante è la conclusione che vada a giustificare un interventismo continuo all'interno dell'ambiente di mercato. Senza la povertà diffusa il socialismo non ottiene consensi, ma questa è allo stesso tempo la sua spada di Damocle visto che una povertà diffusa significa meno ricchezza reale da predare. È l'apodittismo delle leggi economiche nella sua forma più visibile.

E da qui ne consegue una maggiore necessità di controllo. Alla luce di questo background, non sorprende se osserviamo affermazioni come quelle del Papa riguardo la proprietà privata.


IL TALLONE D'ACHILLE DEL SOCIALISMO: IL CALCOLO ECONOMICO

La critica migliore e più specifica che è stata mossa al socialismo proviene dalla mente di Ludwig von Mises quando mise su carta Economic Calculation in the Socialist Commonwealth. In quel saggio del 1920 espresse l'inevitabile fine che avrebbero fatte tutte quelle economie strizzanti l'occhio ad un tale sistema. L'impossibilità di un calcolo economico in accordo con i desideri degli individui e la negazione della scarsità sono i principali temi affrontati. Nonostante la masnada di giovani russi mandati negli Stati Uniti a studiare affinché, una volta tornati in patria, avrebbero potuto trovare il modo di mimare la borsa americana ed i relativi successi, nonostante "intellettuali" occidentali del calibro di Paul Samuelson sostenessero la presunta superiorità di economie socialiste su quelle libere, alla fine è arrivato il 1991 e con esso la caduta sotto gli occhi di tutti dei sogni di gloria socialisti.

Judy Shelton nel 1984 fu la prima a farsi venire qualche dubbio, ma il merito per questa "previsione" venne giustamente dato a Mises sulle pagine del New Yorker da parte di Richard Heilbroner. Tanti bei calcoli matematici, statistiche e modelli tutti finiti nella pattumiera della storia, il loro regno ideale quando si ha a che fare con la macroeconomia. Sia ben chiaro, non che questo strumento sia inutile, ma quando lo si sostituisce al ragionamento logico-deduttivo l'inganno e le distorsioni sono sempre dietro l'angolo. Come disse George Canning, posso provare tutto con la statistica, tranne la verità.

Per forza di cose l'essere umano deve essere ridotto ad una macchietta, con i bisogni dati o relegati esclusivamente alla sfera biologica. Per la filosofia marxista e attualmente per la teoria economica mainstream, gli individui sono solo dei robot in cui in base a degli input (biologici, chimici, psicologici) si muovono per massimizzare l'output. Non si pongono due domande fondamentali: come e perché? Il mezzo, o i mezzi, attraverso i quali soddisfare le proprie necessità e bisogni (ovvero, tornare ad uno stato di quiete temporaneo prima di passare al successivo stato di irrequietezza/insoddisfazione) sono scarsi mentre i desideri degli esseri umani sono infiniti, e ciò per forza di cose presuppone una scelta ponderata in base allo scopo e al bacino di possibilità. Su quest'ultimo aspetto, è importante ricordare che alcune devono essere lasciate indietro. Quali? Non esiste modello matematico o teoria sociale che possa rispondere a questa domanda, ma solo il riconoscimento che esiste e bisogna subordinare eventuali autorità a questa decisione.

Altrimenti? Altrimenti a cascata si vanno a perturbare le dinamiche di mercato che spingono gli individui verso questa o quell'altra preferenza. Tale perturbazione ha un costo, perché significa imposizione di un corso determinato da un gruppo ristretto di individui che, facendo affidamento sulla teoria secondo cui gli individui hanno da soddisfare esclusivamente bisogni biologici, sono ciechi di fronte all'implicazione che ha il tempo nel lungo termine. Questo a sua volta introduce forzatamente un'obsolescenza tecnologica e produttiva che si sedimenta su un gruppo ristretto di attori di mercato, facendo in modo che sopravvivano a tutti i costi ed erigendo barriere all'ingresso.

Inevitabilmente questo porta alla sovrapproduzione di alcune merci e alla sottoproduzione di altre, portando troppo spesso a carestie diffuse: nell'Unione Sovietica dal 1921-22 e 1946-1947, in Ucraina (1932-1934), Cina (1958-1962), Cambogia (1979), Etiopia (1983-1985) e in Corea del Nord (1995-1999). L'Unione Sovietica ha dimostrato, ad esempio, che non è possibile pianificare a livello centrale il grano. Per produrlo tutto ciò di cui si ha bisogno è un buon terreno, pioggia e sole; poi basta mettere i semi nel terreno e aspettare. Il grano è un prodotto semplice e ha un ciclo prevedibile di un anno. Eppure i sovietici fallirono in modo talmente eclatante che milioni di persone morirono di malnutrizione.

Ma nel momento in cui sono di fronte all'illogicità delle loro tesi, i socialisti scartano tutti questi ragionamento come "non scientifici". Proviamo quindi a percorrere un semplice esempio, proprio quello del grano.


GRANO, PANE E PIETRE

Immaginiamo un libero mercato e in un certo momento nel tempo lo stato impone un prezzo minimo al grano, stando quindi pronto a comprare tutte le eccedenze per sostenere tale assetto. Per gli agricoltori è letteralmente una manna dal cielo, perché questo significa non dover più contrastare l'incertezza del mercato e festeggiano per i prezzi più alti che possono chiedere. Infatti questo "stimolo" spinge gli agricoltori ad aumentare la produzione per guadagnare di più, a fronte, però, di una domanda che rimane pressoché costante. Di conseguenza all'aumentare dell'offerta il prezzo percepito dagli attori di mercato che acquistano diminuisce, poiché al margine la loro necessità di grano era ed è soddisfatta con una produzione minore. Allo stesso tempo, i costi di produzione del grano aumentano visto che se ne vuole creare di più e il prezzo effettivo deve per forza di cose salire.

Più risorse scarse vengono impiegate per coltivare e grano e più attori di mercato vengono attirati in questo mercato visto il prezzo minimo impostato dallo stato. Data questa capacità maggiorata lo stato ricompra le eccedenze per stabilizzare il prezzo al minimo impostato, ma il quesito sorge spontanea: come fa a comprarle? Ovviamente imponendo più tasse. Non è necessario scomodare Laffer qui per intuire che qualsiasi tassa rappresenta uno strumento distruttivo a livello di ricchezza reale. Infatti imporre nuove tasse significa ampliare la capacità dell'apparato statale di riscuoterle e a sua volta ciò significa un'espansione della burocrazia: più regolamenti, più norme, più non discrezionalità.

Gli accademici sventolano il feticcio del moltiplicatore keynesiano, ma dimenticano che esistono gli incentivi economici e lo "stimolo" attraverso questo artificio accademico presuppone una distruzione (raccolta tasse) per finanziare una serie di attività scelte arbitrariamente da un gruppo ristretto di individui che si suppone sappiano meglio degli altri. Quest'ultimo aspetto è quello che Hayek definiva "pretesa di sapere", visto che chi interviene nell'economia di mercato lo fa con l'arrogante presupposto di essere a conoscenza di cose che altri non sanno. In realtà, è impossibile che una cosa del genere possa essere vera data l'imprevedibilità degli individui alla prova del tempo e dei loro desideri infiniti scanditi da una priorità ordinale.

Ora abbiamo, quindi, un prezzo del grano che tende a salire e una popolazione che viene tassata progressivamente per mantenere in piedi il prezzo minimo (senza contare l'effetto crowding out su altre industrie che vedono sottrarsi risorse scarse). Un problema che subito dovrebbe saltare agli occhi, visto che parliamo di socialisti, è quello dei poveri: sono loro i primi a soffrire delle politiche interventiste dello stato, nonostante sia in nome loro che spesso e volentieri vengono promosse. Inutile dire che esiste un programma per ridistribuire il reddito: tassare i ricchi. E cosa significa a sua volta questo? Più tasse, più barriere, più regolamenti. Non solo, ma dovendo le persone spendere di più per il grano e avendo meno a causa delle tasse, non possono comprare altri beni e servizi come sarebbe accaduto altrimenti (ceteris paribus) se non ci fosse stato alcun interventismo centrale. Le industrie legate a tali beni e servizi ne soffrono e a loro volta chiedono un intervento per i loro beni specifici, generando un nuovo ciclo di interventi come quello elaborato finora.

Inutile dire che questo esempio semplificato al massimo tiene conto delle principali distorsioni all'interno dell'ambiente di mercato, visto che ce ne sarebbero così tante e talmente impreviste che è impossibile prenderle in considerazione tutte quante. L'approccio Austriaco, infatti, è predittivo nei mercati ostacolati proprio perché espone la criticità ineluttabile che ha questa strategia d'azione. Si finisce inevitabilmente in una spirale di interventi per sostenere quello iniziale, facendo collassare su sé stessa la struttura della produzione. La misallocation dei beni capitali finisce per far emergere una crisi (senza contare che qui non abbiamo preso per niente in considerazione l'effetto del credito facile).

Mises concluse correttamente che non esiste alcun paradiso socialista perché alla fine i costi insostenibili, e che gli interventisti ignorano (presupponendo arrogantemente che il loro intervento è giustificato), si accumulano a tal punto da richiedere una correzione. Per l'URSS arrivò nel 1989 e infine nel 1991. I sogni marxisti di un'economia pianificata centralmente si infransero contro un muro di mattoni. Ciò è altrettanto vero per le economie "miste" al giorno d'oggi, dove un grado maggiore di libertà permette al bacino dei risparmi reali di avere meno pressioni. Ciononostante gli eventi sotto i nostri occhi ci suggeriscono che tale realtà è cambiata e la spasmodica ricerca del controllo da parte dei pianificatori centrali è un segno evidente del fine corsa.

Non solo per l'economia nel suo complesso che è stata gravata da una mole indescrivibile di errori economici da correggere, ma anche per la professione economica dove uno stuolo di accademici non ha fatto altro che starsene zitta o suggerire giustificazioni su giustificazioni ad una classe dirigente corrotta e intenzionata a mantenere in piedi questo teatro Kabuki a tutti i costi. Cari lettori, sta venendo chiamata in causa la teoria keynesiana dello stimolo della domanda e la teoria monetarista del denaro. I limiti di questi due approcci sono ormai evidenti, perché avallando il gigantesco aumento dell'offerta di denaro delle varie banche centrali più importanti del mondo si sono messi nella stessa posizione degli intellettuali marxisti nel 1991: diventeranno lo zimbello della professione economica.

La loro affermazione che le banche centrali possono trasformare le pietre in pane gli si sta rivoltando contro. Il credito facile abbassa artificialmente i costi dei mutui, ma rialza i prezzi delle abitazioni. Il credito facile semplifica l'accesso al credito, ma distrugge il bacino dei risparmi. Il credito facile salva alcune imprese, ma permette loro di assorbire e sprecare risorse scarse.


IL MIRACOLO CINESE?

Le argomentazioni fin qui esposte non valgono solo per l'Occidente, ma anche per l'Oriente dove l'economia keynesiana sotto steroidi per eccellenza è quella cinese. Non pensate affatto che le cifre miracolose sventolate dal governo cinese siano la formula magica socialista verso il paradiso. Tutt'altro... Leggiamo infatti quello che ci dice Daniel Lacalle:

[...] In un recente studio ("A Forensic Examination of China's National Accounts" [2019]) gli autori hanno concluso che il PIL cinese è stato ingigantito di circa il 2% all'anno tra il 2008 e il 2016, dimostrando che il PIL reale della Cina è probabilmente il 18% inferiore alla cifra ufficiale. Il PIL cinese non viene mai rivisto e il dato di dicembre è valido senza che nessuno avanzi qualche dubbio. Questo è un fattore importante che le autorità cinesi hanno cercato di correggere con maggiore trasparenza e aggiustamenti da parte dell'NBS (National Bureau of Statistics). Il problema è che le province hanno accelerato la corsa nel tentativo di fornire cifre spettacolari e l'entità delle correzioni dell'ufficio nazionale non compensa queste "esagerazioni".

Un altro problema è che le revisioni annuali calcolano la crescita ma non vengono riviste in base alla cifra del PIL. La base di calcolo è ridotta. Ad esempio, secondo la società di consulenza indipendente China Beige Book, la formazione di capitale lordo per il terzo trimestre del 2019 è stata rivista al ribasso di ¥2.300 miliardi. Con il calo della cifra nel 2019, la crescita sugli stessi dati per il 2020 sembra spettacolare. La stessa revisione è stata fatta con il dato delle vendite al dettaglio: quelli di agosto 2019 sono stati rivisti al ribasso di ¥50 miliardi e il dato di crescita per il 2020 sembra miracoloso. Tuttavia una revisione di tale profondità nel calcolo di base dei dati per il 2019 non ha generato una revisione al ribasso del PIL per quell'anno.

Questi problemi metodologici si aggiungono all'indagine utilizzata per il calcolo. Il governo cinese utilizza un elenco di società che generano un importo minimo di entrate. Tale elenco cresce e si restringe creando problemi di omogeneità a cui l'NBS cerca di adeguarsi.

Chi ci vede il futuro nella Cina, non ha ben chiaro cosa rappresenta in realtà l'economia cinese.


COME RENDERE DAVVERO INVIOLABILE LA PROPRIETÀ PRIVATA

A dimostrazione che l'essere umano non è un automa che reagisce meccanicisticamente agli stimoli esterni, e invece ha scopi, abbiamo sotto gli occhi la miglior prova empirica di ciò: Bitcoin. Esso infatti rappresenta uno degli strumenti migliori nel contesto attuale per emanciparsi dal furto operato attraverso l'inflazione del sistema bancario centrale e la riserva frazionaria del sistema bancario commerciale. Non solo, ma rappresenta altresì una piattaforma di sviluppo su cui imbastire il futuro dei rapporti sociali complessi. La potenza di calcolo, la crittografia, la rete P2P sono le caratteristiche principali di un mezzo attraverso il quale preservare privacy e proprietà privata.

Un ambiente in cui i soggetti al suo interno cooperano e danno vita ad un ordine spontaneo come teorizzato da Menger in Principi di Economia, fondatore della Scuola Austriaca e della relativa epistemologia. Ma c'è chi si azzarda addirittura a dire che Bitcoin è "la vittoria del socialismo perché promuove la libertà secondo canoni marxisti". Prestate attenzione a questa gente, perché vi sta mentendo. Innanzitutto Bitcoin è un sistema che fa della decentralizzazione il suo cavallo di battaglia, basti pensare, oltre alla rete P2P, anche alla validazione delle transazioni (autorizzate correttamente) da parte dei nodi. Non solo, ma accostare libertà a marxismo è un ossimoro: lo stesso Marx nel suo Manifesto affermava che sarebbe dovuta esistere una banca nazionale con un monopolio sia sul credito che sull'emissione del denaro.

E se la moneta cattiva scaccia la moneta buona (Legge di Gresham), il capitale cattivo distrugge il capitale buono (Legge di Simoncelli). Il capitale è ciò che rappresenta ricchezza reale. Sono i risultati di ieri: risparmio, fabbriche, negozi, macchine, autostrade, conoscenze, competenze, infrastrutture, depositi, ecc. Il capitale è ciò che rende ricco un Paese e un altro povero; e il capitale è ciò che i geni nel sistema bancario centrale stanno ora distruggendo per mantenere in piedi un'illusione di stabilità. La disconnessione tra i mercati finanziari ed i fondamentali economici rappresentati da Main Street è talmente ampia da aver generato benessere per una piccola cerchia di investitori mentre ha spostato il peso delle perdite e del dolore economico sul resto della società. Ma i primi non sono esenti da correzioni, perché sta esplodendo la quantità di asset a rendimento negativo. Praticamente si sta spingendo questa situazione fino al suo inevitabile punto di rottura.

I rischi di inversione, infatti, sono anche rappresentati dalla scelta di rifugiarsi in un asset che permetta agli individui non solo di condurre i propri affari in accordo con i loro scopi, ma anche di essere sicuri di conservarne la proprietà nel tempo. Cosa ci può essere di più stabile a questo mondo di un sistema che garantisca in ogni momento la sicurezza del proprio titolo di proprietà su un determinato bene?


giovedì 17 dicembre 2020

Il “Grande Reset” e il piano per una guerra totale al risparmio

 

 

di Daniel Lacalle

Secondo l'Institute of International Finance, il debito globale dovrebbe salire a $277.000 miliardi entro la fine dell'anno. Il debito totale dei mercati sviluppati – governo, imprese e famiglie – è balzato al 432% del PIL nel terzo trimestre. Il rapporto debito/PIL dei mercati emergenti ha raggiunto quasi il 250% nel terzo trimestre, con la Cina al 335% e secondo l'IIF dovrebbe raggiungere circa il 365% del PIL globale entro la fine dell'anno. La maggior parte di questo massiccio aumento ($15.000 miliardi) in un solo anno proviene dalla risposta degli stati e delle imprese all'epidemia. Tuttavia, dobbiamo ricordare che il debito totale aveva già raggiunto livelli record nel 2019, prima di qualsiasi epidemia e in un periodo di crescita.

Il problema principale è che la maggior parte di questo debito è improduttivo. I vari stati stanno utilizzando lo spazio fiscale per perpetuare spesa corrente gonfiata, la quale non genera alcun ritorno economico reale, quindi il risultato è un debito che continuerà a crescere anche dopo la fine della crisi sanitaria e che il livello di crescita e produttività raggiunti non sarà sufficiente a ridurre l'onere finanziario sui conti pubblici.

In questo contesto il World Economic Forum ha presentato una tabella di marcia per quello che è stato chiamato "il grande reset". Si tratta di un piano che mira a cogliere l'attuale opportunità per "dare forma ad una ripresa economica e alla direzione futura delle relazioni, delle economie e delle priorità globali". Secondo il World Economic Forum, il mondo deve anche adattarsi alla realtà attuale "dirigendo il mercato verso risultati più equi, assicurando che gli investimenti siano finalizzati al progresso reciproco, compresa l'accelerazione degli investimenti ecologici e [avviando] una quarta rivoluzione industriale, creazione di infrastrutture economiche e pubbliche digitali". Questi obiettivi sono ovviamente condivisi da tutti noi e la realtà mostra che il settore privato sta già implementando queste idee, poiché vediamo tecnologia, investimenti rinnovabili e piani di sostenibilità fiorire in tutto il mondo.

Stiamo assistendo in tempo reale alla prova che le imprese si adattano rapidamente e forniscono beni e servizi migliori a prezzi accessibili per tutti, raggiungendo un livello di progresso e benessere nella sfera ambientale che sarebbe impensabile se fossero gli stati al comando.

Questa crisi mostra che il mondo è sfuggito al rischio di scarsità e iperinflazione grazie ad un settore privato che ha superato tutte le aspettative in una crisi apparentemente insormontabile.

Il messaggio del WEF sembra promettente, solo tre parole rovinano tutto: "dirigere il mercato". Il rischio che gli stati prendano queste idee per promuovere un gigantesco interventismo, non è affatto piccolo. L'idea del Grande Reset è stata rapidamente abbracciata dalle economie più burocratiche ed interventiste, a riprova del crescente coinvolgimento del settore pubblico nell'economia. Tuttavia, questo è sbagliato.

L'idea che gli stati promuoveranno un sistema economico che riduce l'inflazione, migliora la concorrenza e dà potere ai cittadini è inverosimile. Il World Economic Forum non può ignorare il rischio di un interventismo centrale all'interno della sua idea, anche perché è già in atto da anni.

Tecnologia, concorrenza e mercati aperti faranno di più per la sostenibilità, il benessere sociale e l'ambiente rispetto all'azione dello stato, perché anche quelli con le migliori intenzioni cercheranno di difendere ad ogni costo tre cose che vanno contro i messaggi ben intenzionati del WEF: infatti gli stati continueranno a difendere i loro campioni nazionali, l'inflazione in aumento ed un maggiore controllo dell'economia. Queste tre cose vanno contro l'idea di un nuovo mondo con beni e servizi migliori e più accessibili per tutti, con un benessere migliore, una minore disoccupazione ed un fiorente settore privato ad alta produttività.

Dovremmo sempre preoccuparci di quelle idee ben intenzionate quando i primi ad accoglierle sono coloro che sono contro la libertà e la concorrenza.

C'è una parte ancora più oscura. Molti interventisti hanno accolto questa proposta come un'opportunità per cancellare il debito. Sembra tutto rosa e fiori, finché non capiamo cosa comporta veramente: gli stati utilizzeranno la scusa di cancellare parte del loro debito per cancellare gran parte dei nostri risparmi. Dobbiamo ricordare che questa non è affatto una teoria. La maggior parte dei fautori della MMT afferma che i deficit statali sono compensati dai risparmi delle famiglie e del settore privato, quindi non ci sono problemi... l'unico problemino (notate l'ironia) è far corrispondere il proprio debito con i risparmi degli altri. Se comprendiamo il sistema monetario globale, allora capiremo che cancellare migliaia di miliardi di debito pubblico significherebbe anche cancellare migliaia di miliardi di risparmi dei cittadini.

L'idea di un sistema economico più sostenibile, più pulito e sociale non è nuova e non c'è bisogno che gli stati la impongano. Viene già applicata mentre parliamo, grazie alla concorrenza e alla tecnologia. Agli stati non dovrebbe essere consentito di ridurre e limitare la libertà, i risparmi ed i salari reali dei cittadini, anche se in ballo c'è una promessa ben intenzionata. Il modo migliore per garantire che stati o grandi imprese non utilizzino questa scusa per eliminare la libertà ed i diritti individuali è promuovere il libero mercato ed una maggiore concorrenza. Investimenti lungimiranti e idee a favore del benessere generale non devono essere proposte o imposte; i consumatori stanno già facendo in modo che le aziende di tutto il mondo attuino politiche sempre più sostenibili e rispettose dell'ambiente. Questo approccio orientato al mercato ha più successo dell'interventismo e dell'ingerenza statale, perché una volta provati è quasi impossibile fermarli.

Se vogliamo un mondo più sostenibile, dobbiamo difendere politiche monetarie responsabili e un minore interventismo centrale. I mercati liberi, non gli stati, renderanno questo mondo migliore.

Infatti è stato proprio l'interventismo statale che ci ha portato nelle misere condizioni in cui ci troviamo e una dose maggiore di certo non ce ne farà uscire.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/