lunedì 22 settembre 2025

Ma scusi Lagarde, l'Europa è già un museo!

Il concetto di impero americano non è che non è mai esistito o non era reale, ma non era un'idea americana. Il colpo di stato negli USA è avvenuto nel 1913: imposta sul reddito, Federal Reserve, elezione diretta dei senatori. Francesi e inglesi c'avevano già provato con la Guerra Civile, ma avevano fallito. Ma gli inglesi non hanno mai smesso di riconquistare la vecchia colonia e ci riuscirono nel 1913, infatti gli Stati Uniti da quel momento in poi avrebbero avuto una politica estera inglese, una banca centrale su modello della Banca d'Inghilterra e una infrastruttura fiscale come quella inglese. Il modello della California come super-stato nel governo federale americano è stato replicato con la Germania come modello per l'UE. La cricca di Davos, il vecchio impero di colonialisti inglesi/olandesi, ha potuto finanziare questa struttura tramite un sistema mondiale del dollaro che gli americani non controllavano... tranne vedersi incolpare di tutti i mali del mondo. Spero sia più facile capire come mai l'amministrazione Trump sia tanto osteggiata sui media generalisti: rappresenta un'opportunità per gli USA di cambiare rotta. Nemmeno con Ron Paul ci sarebbe stata questa possibilità. Davvero si è tanto ingenui da credere che se fosse stato eletto presidente avrebbe posto fine alla FED con uno schiocco di dita? Davvero si è tanto ingenui da credere che avrebbe potuto farlo Milei? Ci sono voluti anni di dibattito pubblico per far capire alla popolazione americana che era necessario un cambio di politica estera e interna. Queste sono idee che, purtroppo, devono essere metabolizzate e ciò richiede tempo affinché siano portate a compimento completo. Bisogna instradarsi dapprima lungo il percorso, mentre ci si emancipa dall'attuale sistema monetario, dalle passività non finanziate. Si tratta di un processo generazionale, non si può portare a compimento dalla sera alla mattina. È iniziato nel 2017 e interrotto nel 2021. Solo quest'anno è riniziato. Il passaggio dal LIBOR al SOFR è stato l'inizio del cambiamento come ho documentato nel mio ultimo libro Il Grande Default: da un impero mondiale sottomesso ai globalisti (europei e inglesi, non americani a cui era stato venduto il “Grande Reset”) a una nazione che bada ai fatti propri. È stata gonfiata la storia della pandemia affinché alla FED venisse impedito di aggiustare il dollaro. Quest'ultimo, infatti, resterà unità di conto e mezzo di pagamento, ma perderà lo status di riserva a vantaggio di oro e Bitcoin. Non solo, ma la trasformazione ci sarà anche al Dipartimento del Tesoro americano dove non sarà più emesso debito con garanzia i lavoratori americani; i dazi servono a cambiare il modo in cui il governo federale si finanzia. Infatti i dazi, era stato propagandato sulla stampa generalista (inglese), avrebbero dovuto portare caos nell'economia americana... non è successo niente del genere. Così come non ha portato caos nell'economia americana il rialzo dei tassi di Powell. Tutti predicevano che anche solo superare l'1% avrebbe scatenato una recessione... forse la domanda più appropriata era: per chi? Per l'Europa. Gli USA sono ancora l'economia più forte al mondo, il mercato dei consumi più liquido al mondo, con la valuta più affidabile al mondo, col mercato dei titoli sovrani più solido al mondo, con il sistema finanziario più efficiente al mondo.

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di Joakim Book

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/ma-scusi-lagarde-leuropa-e-gia-un)

“L'Europa è un museo, il Giappone è una casa di riposo, la Cina è una prigione e Bitcoin è un esperimento”. Queste sono state le parole dell'ex-Segretario al Tesoro Lawrence Summers rivolte agli investitori durante la Morningstar Investment Conference del 2023.

Summers parlava delle condizioni monetarie globali e della necessità di detenere i propri investimenti e denaro in una qualche valuta, da qualche parte. “Preferirei giocare le mie carte con l'America piuttosto che con qualsiasi altro Paese al mondo [...] bisogna mettere i propri soldi da qualche parte e il dollaro è un buon posto dove metterli”.

Il dollaro è la proverbiale camicia meno sporca.

Non posso verificare se Christine Lagarde, la presidente della Banca Centrale Europea, o un membro del suo staff fosse tra il pubblico, ma di certo non hanno recepito il messaggio. I politici europei hanno una lunga storia di manipolazione delle menti nei confronti della popolazione. Con aria seria, raccontano bugie e danno per scontato che i loro sudditi seguiranno le loro orme – e, a nostro discredito, la maggior parte di noi lo fa.

A giugno la Lagarde era in prima pagina sul Financial Times. Non si capisce bene il motivo ma lei e i suoi consiglieri hanno l'impressione che questo sia il momento dell'Europa. Con il presidente Trump che tiene gli Stati Uniti sulle proprie sponde e il dollaro in ritirata, l'euro, una creazione sovranazionale pianificata in modo eccellente e governata in modo impeccabile, è il sostituto ideale.

O forse no...

Ci sono alcune cose ovvie da citare qui: i venditori di fumo e quella citazione di Upton Sinclair sul non capire qualcosa quando da essa dipende il proprio stipendio (nell'ordine dei $500.000)... ma sto divagando.

L'editoriale del Financial Times prosegue esplorando come “la forza economica sia la spina dorsale di qualsiasi valuta internazionale”. Un osservatore imparziale squalificherebbe presto l'Eurozona, la quale ha flirtato per anni con recessione e crescita intorno allo zero, con le peggiori prospettive di fertilità al mondo, prezzi dell'elettricità record, nessuna sovranità energetica – e poco più di un decennio fa era sull'orlo del collasso sotto il peso della prodigalità degli stati. La maggior parte delle persone non si rende conto che le economie americana e dell'area Euro avevano più o meno le stesse dimensioni negli anni '90, e di nuovo durante la crisi finanziaria mondiale, ma che l'economia statunitense è ora più grande di circa il 77%. Secondo la maggior parte delle stime, la vita economica – la “forza” – è migliore in America, a prescindere dalle strane idee che vengono in mente agli uomini dai capelli arancioni nelle case bianche.

Anche secondo i vecchi standard mondiali di inflazione bassa e stabile, e mercati dei capitali solidi e affidabili, l'Eurozona ha una performance nettamente inferiore a quella americana. Il mercato obbligazionario americano è almeno il doppio di quello europeo, frammentato e disarticolato, e i suoi mercati azionari sono circa 6-7 volte più grandi. David Hebert su queste pagine s'è posto la domanda giusta: Perché non ci sono aziende da mille miliardi di dollari in Europa?. Finanziamenti, imprenditorialità e ostacoli normativi sono alcune delle risposte ovvie, ma anche il fatto che “gli Stati Uniti rimangono un luogo privilegiato per lavoratori e imprese. Il nostro sistema promuove le imprese e la creazione di opportunità di lavoro in un modo che è invidiato dal resto del mondo”.

Anche per le start-up l'erba del vicino è molto più verde negli Stati Uniti: meno oneri normativi e un accesso al capitale decisamente migliore. Alcune delle aziende tecnologiche europee di maggior successo, da Klarna e Spotify alla (britannica!) Wise, hanno optato per New York invece di Stoccolma, Francoforte o Londra. Una statistica sorprendente la dice lunga sul dinamismo, la liquidità e i mercati dei capitali del museo Europa: “Nessuna azienda dell'UE fondata negli ultimi 50 anni ha una capitalizzazione di mercato superiore a €100 miliardi, mentre tutte e sei le aziende statunitensi con una capitalizzazione superiore a $1.000 miliardi sono state create durante suddetto periodo” (si potrebbe discutere sull'olandese ASML o sulla danese Novo Nordisk, ma il punto resta...).

In una frecciatina agli Stati Uniti, la Lagarde ci dice che l'Europa ha una maggiore indipendenza per quanto riguarda la sua autorità monetaria (un livello piuttosto basso...), un processo decisionale inclusivo e “pesi e contrappesi”. Il paragrafo successivo mina questo impegno: “Non si deve più permettere che un singolo veto ostacoli gli interessi collettivi degli altri 26 Stati membri”, e meno veti “permetterebbero all'Europa di parlare con una sola voce”, ovvero di scavalcare gli stati turbolenti.

La parte peggiore è quando indica le “industrie strategiche” come quelle impegnate nella tecnologia verde, che non sono né strategiche né tantomeno “industrie”, bensì implementazioni di sogni ideologici sovvenzionati a livello pubblico e morenti.

Tutto ciò che l'Europa ha da offrire al mondo sono il calcio e le case di riposo, un'architettura secolare e spiagge eccessivamente regolamentate e infestate dai turisti.

Credere che l'euro avrà un ruolo più importante negli affari monetari internazionali è ridicolo. Nella misura in cui i gestori patrimoniali e le riserve monetarie dovessero essere spostati dal dollaro, questi non finirebbero nell'euro (o nella sterlina), ma in valute più piccole e non tradizionali. Le istituzioni finanziarie scettiche sull'egemonia monetaria mondiale stanno accumulando oro (e Bitcoin), non nella moneta regionale supervisionata dalla Lagarde.

Sebbene il predominio del dollaro sia costantemente diminuito a seguito delle turbolenze politiche, della crisi fiscale e del congelamento delle riserve russe, è ancora molto più avanti dell'euro. Circa il 58% delle riserve monetarie è in dollari, mentre la seconda migliore “alternativa” rimane immobile al di sotto del 20% – ben lontana dalle ambizioni della Lagarde.

Quel che è peggio è che il tipo di stati, istituzioni e individui che necessitano di de-dollarizzazione non otterrebbero nulla euroizzandosi. Stati e gestori di fondi in Cina, Russia o India non otterrebbero alcuna diversificazione politica detenendo euro invece di dollari; di fatto la Russia l'ha fatto, poiché la maggior parte delle sue riserve congelate era custodita presso Euroclear e banche europee. Tutto ciò che un passaggio dal dollaro all'euro farebbe è sostituire i rischi di governance, inflazione e confisca associati alla leadership americana con gli stessi identici rischi (peggiori) in un formato europeo. Evviva!

“Nonostante le sue altre virtù, usare la moneta di riserva mondiale come arma la si uccide”, ho scritto a proposito del dollaro l'anno scorso. Tali questioni certamente sfavoriscono lo Zio Sam e il dollaro come moneta di riserva mondiale... ma gli europei sono messi peggio.

Sebbene la guerra della Lagarde al contante sia stata un tantino esagerata, in Spagna e Francia esistono norme invasivamente restrittive che limitano l'uso del contante a €1.000, con un limite di €10.000 in vigore in tutta l'Unione Europea entro il 2027.

Le grida al crollo imminente del dollaro sono sempre esagerate, ma l'idea dell'euro come sostituto è ancora più esageratamente illusoria.

La Lagarde avrebbe dovuto leggere l'altro importante quotidiano britannico, The Economist. Il titolo di febbraio di quest'anno? L'Europa non ha scampo dalla stagnazione.

Mi dispiace, Christine.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 19 settembre 2025

I problemi riguardo debito e deficit non sono quelli che pensate

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato fuori controllo negli ultimi quattro anni in particolare. Questa una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Lance Roberts

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-problemi-riguardo-debito-e-deficit)

Negli ultimi mesi si è molto dibattuto sull'aumento del debito e dei livelli di deficit negli Stati Uniti. Ad esempio, ecco un pezzo recente sulla CNBC.

L'autore dell'articolo suggerisce che i deficit federali degli Stati Uniti stiano aumentando a dismisura, con una spesa in aumento dovuta all'impatto combinato di tagli fiscali, misure di stimolo espansive e spese per i sussidi. Naturalmente, con istituzioni come Yale, Wharton e il CBO che avvertono che questa tendenza ha spinto i costi degli interessi a nuovi livelli, superando ora le spese per la difesa, le preoccupazioni sulla solvibilità interna stanno aumentando. Persino personaggi di spicco nei media, da Larry Summers a Ray Dalio, sostengono che siano urgenti misure drastiche, altrimenti l'ennesima “crisi finanziaria” è imminente.

Il problema con gli avvertimenti di Larry Summers, Ray Dalio e molti altri sull'imminente catastrofe finanziaria è che denunciano proprio questo problema da decenni. E questo era il punto della nostra precedente discussione:

Non ci vuole molto per capire che Ray Dalio, un titano degli hedge fund, è come ogni altro essere umano ed è incline all'errore. Non sminuirò completamente Dalio, poiché la sua esperienza nella gestione del denaro presso Bridgewater non è da sottovalutare. Tuttavia la sua esperienza è molto meno invidiabile per quanto riguarda le previsioni sulla crisi del debito. Ecco una breve cronologia.

• Marzo 2015 – Dalio pensa che la FED possa ripetere ancora una volta il 1937.

• Gennaio 2016 – Il superciclo del debito durato 75 anni sta per concludersi.

• Settembre 2018 – Ray Dalio afferma che l’economia sembra quella del 1937 e che tra circa due anni si arriverà a una recessione.

• Gennaio 2019 – Ray Dalio vede un rischio significativo di recessione negli Stati Uniti.

• Ottobre 2022 – Dalio mette in guardia contro una tempesta perfetta per l'economia (che coincideva anche con il minimo del mercato azionario).

• Settembre 2023 – Dalio afferma che gli Stati Uniti avranno una crisi del debito.

Ma si può andare ancora più indietro, quando circa un decennio fa scrisse di alcuni dei suoi più grandi errori.


Ecco il problema per gli investitori

Gli investitori che dieci anni fa avevano dato ascolto alle previsioni di Dalio su una futura “depressione” si sono persi la possibilità di partecipare a uno dei mercati rialzisti più significativi della storia degli Stati Uniti.

Eppure, negli ultimi 40 anni, il debito pubblico è cresciuto esponenzialmente, senza le conseguenze disastrose ripetutamente previste. I tassi di interesse hanno oscillato, la situazione di stallo politico è persistita e i deficit si sono ampliati, ma l'economia statunitense continua a funzionare, crescere e attrarre capitali globali. Il motivo è che gli Stati Uniti continuano a godere di quello che gli economisti chiamano il “privilegio esorbitante”: essere l'emittente della valuta di riserva mondiale. I titoli del Tesoro rimangono il mercato dei capitali più profondo e liquido a livello globale e il dollaro è fondamentale per il commercio, gli investimenti e le riserve mondiali. Ciò crea un vantaggio strutturale che consente agli Stati Uniti di registrare deficit maggiori rispetto ad altre nazioni senza dover affrontare lo stesso livello di disciplina di mercato. Finché la fiducia mondiale nelle istituzioni statunitensi e nello stato di diritto rimarrà intatta, vi sarà una domanda profonda e costante per il debito statunitense, cosa che fornirà un ampio margine di manovra prima che emerga qualsiasi grave stress finanziario.

Inoltre la spesa in deficit non è più uno strumento temporaneo utilizzato in tempi di crisi; è diventata una caratteristica radicata dell'economia. La previdenza sociale, l'assistenza sanitaria pubblica (Medicare), la difesa e altri diritti sono sacrosanti a livello politico. Allo stesso tempo i trasferimenti fiscali (come crediti d'imposta e sussidi) sono ormai una componente regolare dei consumi delle famiglie e del sostegno alle imprese. Per molti versi l'economia statunitense è ormai strutturalmente dipendente da stimoli finanziati in deficit. La crescita, la spesa dei consumatori e persino gli investimenti aziendali dipendono sempre più da un flusso costante di esborsi governativi.

Sebbene i livelli di debito e deficit degli Stati Uniti siano elevati, non vi è alcun rischio imminente di collasso fiscale. Tuttavia vale la pena esaminare l'impatto dell'aumento dei livelli di debito e deficit sulla futura prosperità economica.


Il vero problema dei debiti e dei deficit

Capisco le preoccupazioni relative all'aumento dei livelli di debito, tuttavia il loro aumento NON è un default ma un continuo degrado della crescita economica. Iniziamo questa discussione con un fatto fondamentale: senza un continuo aumento del debito, la crescita economica sarebbe molto scarsa o nulla. Questo perché tutto il debito pubblico finisce nell'economia e nel bilancio delle famiglie attraverso prestiti, credito, o pagamenti diretti. Possiamo capirlo considerando i dollari di debito necessari per creare un dollaro di crescita economica. Dal 1980 l'aumento del debito ha soppiantato l'intera crescita economica. Il problema con l'aumento del debito è che devia i fondi delle tasse dagli investimenti produttivi verso il servizio del debito e il welfare.

Un altro modo di vedere la situazione è considerare una crescita economica “senza debito”. In altre parole, senza debito non c'è stata alcuna crescita economica organica sin dal 2015, pertanto esso e i conseguenti deficit devono continuare ad aumentare per sostenere la crescita economica.

Il deficit economico non è mai stato così significativo. Dal 1952 al 1982 il surplus economico ha favorito  un tasso di crescita economica medio di circa l'8%. Oggi la situazione non è più la stessa, poiché il debito ostacola la crescita. Ecco perché la Federal Reserve si è trovata in una “trappola della liquidità” in cui:

I tassi di interesse DEVONO rimanere bassi e il debito DEVE crescere più velocemente dell'economia, solo per evitare che l'economia stessa vada in stallo.

Il problema dell'attuale emissione di debito è che si tratta principalmente di debito improduttivo.  Questo è un concetto di fondamentale importanza per quanto riguarda l'emissione di debito e il suo impatto sulla crescita economica.


Il problema è il debito non produttivo

Non tutti i debiti sono uguali. La distinzione fondamentale è tra debito produttivo e non produttivo,  e comprenderne la differenza è fondamentale per valutare i rischi e i benefici dell'indebitamento pubblico.

Il debito produttivo si riferisce ai prestiti utilizzati per investimenti che generano rendimenti economici a lungo termine, come infrastrutture, istruzione, ricerca, o spese in conto capitale aziendali. Questi tipi di investimenti possono aumentare il PIL futuro, migliorare la produttività e, in ultima analisi, ripagarsi attraverso maggiori entrate fiscali.

Al contrario, il debito non produttivo finanzia consumi o trasferimenti sociali che non generano un ritorno economico misurabile. Negli Stati Uniti il welfare e il pagamento degli interessi sul debito esistente costituiscono la stragrande maggioranza della spesa pubblica.

I dati sottostanti mostrano che di ogni dollaro speso dal governo federale, circa il 73% è spesa “obbligatoria” per l’assistenza sociale e per gli interessi.

Sebbene la spesa improduttiva sia necessaria, principalmente per sostenere le popolazioni vulnerabili, essa aumenta l'onere del debito senza aumentare la capacità di crescita dell'economia. Gli Stati Uniti, come molte economie sviluppate, fanno sempre più affidamento sul debito improduttivo per sostenere lo slancio economico, il che solleva preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale a lungo termine. Il pericolo non è il debito in sé, bensì quando i fondi presi in prestito non riescono a creare valore futuro, lasciando i contribuenti futuri col conto da pagare senza alcun beneficio economico corrispondente.

Il libro di Woody Brock, American Gridlock, spiega al meglio la differenza tra debito produttivo e non produttivo.

La parola “deficit” non ha alcun significato reale. Si consideri il seguente esempio:

Il Paese A spende $4.000 miliardi con entrate pari a $3.000 miliardi. Questo lascia il Paese A con un deficit di $1.000 miliardi. Per compensare la differenza tra spesa ed entrate, il Dipartimento del Tesoro deve emettere $1.000 miliardi in nuovo debito. Quest'ultimo viene utilizzato per coprire le spese in eccesso, ma non genera entrate, lasciando un vuoto futuro che deve essere colmato.

Il Paese B spende $4.000 miliardi e ne riceve $3.000 miliardi. Tuttavia i mille miliardi di dollari in eccesso, finanziati tramite debito, sono stati investiti in progetti e infrastrutture che hanno prodotto un tasso di rendimento positivo. Non vi è alcun deficit, poiché il tasso di rendimento degli investimenti sostiene il “deficit” nel tempo.

Non c'è disaccordo sulla necessità della spesa pubblica. Il disaccordo riguarda l'abuso e lo spreco della stessa.

Attualmente gli Stati Uniti sono il Paese A. L'aumento del debito pubblico è stato a lungo sprecato in aumenti dei programmi di assistenza sociale e, in ultima analisi, in un maggiore servizio del debito stesso, con un ritorno sugli investimenti effettivamente negativo. Pertanto maggiore è il saldo del debito, più distruttivo è dal punto di vista economico, poiché dirotta quantità crescenti di dollari dalle attività produttive al servizio del debito.

Ma è qui che entra in gioco il concetto più importante da comprendere.


Un moltiplicatore negativo

L’eccesso di “debito” ha un effetto moltiplicatore da zero a negativo, come hanno dimostrato gli economisti Jones e De Rugy in uno studio del Mercatus Center presso la George Mason University.

Il moltiplicatore misura il rendimento della produzione economica quando lo stato spende un dollaro. Se il moltiplicatore è superiore a uno, significa che la spesa pubblica attrae il settore privato e genera più spesa al consumo, investimenti privati ed esportazioni verso l'estero. Se il moltiplicatore è inferiore a uno, la spesa pubblica spiazza il settore privato, riducendolo completamente.

I dati suggeriscono che gli acquisti pubblici probabilmente riducono le dimensioni del settore privato, mentre aumentano quelle del settore pubblico. In termini netti, i redditi crescono, ma i redditi prodotti privatamente diminuiscono.

Le spese per consumi personali e gli investimenti aziendali sono fattori essenziali nell'equazione economica, pertanto non dovremmo ignorare la riduzione dei redditi prodotti privatamente. Inoltre, secondo le migliori evidenze disponibili, lo studio ha rilevato:

Non esistono scenari realistici in cui il beneficio a breve termine degli stimoli sia così grande da ammortizzare la spesa pubblica.  In realtà l'impatto positivo è limitato, molto più piccolo di quanto suggeriscano i manuali di economia.

I politici spendono denaro in base a ideologie politiche piuttosto che a sane politiche economiche, pertanto i risultati non dovrebbero sorprendervi. La conclusione dello studio è molto significativa.

Se si ritiene che l'attuale politica monetaria della Federal Reserve sia ragionevolmente competente, allora non ci si dovrebbe aspettare che l'impulso fiscale derivante da tutta la spesa sia notevole. Anzi, potrebbe essere prossimo allo zero.

Tutto questo, ovviamente, senza considerare le imposte future. Quando economisti come Robert Barro e Charles Redlick hanno studiato il moltiplicatore, hanno scoperto che, una volta considerate le imposte future necessarie per coprire la spesa, il moltiplicatore potrebbe essere negativo.

Ciò che non dovrebbe sorprendere è che il debito improduttivo non crea crescita economica. Come ha osservato in precedenza Stuart Sparks di Deutsche Bank:

La storia ci insegna che, sebbene gli investimenti nella capacità produttiva possano in linea di principio aumentare la crescita potenziale e r* in modo tale che il debito contratto per finanziare lo stimolo fiscale venga ripagato nel tempo (r-g<0), risulta che vi siano poche prove che ciò sia mai stato raggiunto in passato.

L'aumento del debito federale in percentuale del PIL è stato storicamente associato a cali nelle stime di r*: la necessità di risparmiare per onorare il debito deprime la crescita potenziale. Il punto generale è che una spesa aggressiva è necessaria, ma non sufficiente. Essa deve essere progettata per aumentare la capacità produttiva, la crescita potenziale e r*. In assenza di veri investimenti, la spesa pubblica può abbassare r*, inasprendo passivamente la politica monetaria.

Ecco perché il peso economico di una riduzione del debito sarebbe devastante. L'ultima volta che si è verificata una simile inversione di tendenza è stata durante la Grande Depressione.


Conclusione 

Questo è uno dei motivi principali per cui la crescita economica continuerà a rallentare: invertire la tendenza alla spesa improduttiva è impossibile a causa dell'enorme dipendenza della popolazione dai programmi sociali a essa associati. Ridurre tale spesa per lo Stato sociale sarebbe un “suicidio economico”.

Tuttavia, come osservato in “I deficit potrebbero trovare la loro cura nell’intelligenza artificiale”:

Dal punto di vista della narrazione sul deficit, tutto ciò suggerisce che il futuro è potenzialmente molto più luminoso di quanto la maggior parte delle persone immagini. Lo sviluppo di infrastrutture per le data factory basate sull'intelligenza artificiale può stimolare la crescita economica creando posti di lavoro, stimolando le industrie e consentendo aumenti di produttività guidati dall'intelligenza artificiale. Come osservato in precedenza, un aumento solo marginale della crescita stabilizzerebbe l'attuale rapporto debito/PIL. Un aumento della crescita del PIL al 2,3-3% annuo migliorerebbe notevolmente i risultati. Inoltre se i tassi di interesse scendessero anche solo dell'1%, ciò potrebbe ridurre la spesa di $500 miliardi all'anno, contribuendo ad allentare la pressione fiscale.

Mentre gli Stati Uniti si trovano ad affrontare una prospettiva fiscale scoraggiante, caratterizzata da un debito crescente e da deficit in espansione, la vera preoccupazione non è una crisi imminente o un default, piuttosto il problema più profondo e strutturale è che una quota crescente dei prestiti federali viene convogliata in programmi che sostengono i consumi ma non riescono a generare rendimenti economici futuri. Questo cambiamento, iniziato oltre 50 anni fa, crea un freno a lungo termine alla crescita economica, esclude gli investimenti privati ​​e riduce il potenziale dell'economia, o r*.

Come dimostrano i dati e la storia, il debito per finanziare attività produttive, come infrastrutture, innovazione e istruzione, può sostenere la crescita e persino ripagarsi nel tempo; l'indebitamento per lo Stato sociale e il servizio del debito no. Purtroppo le realtà politiche e demografiche rendono quasi impossibile invertire la rotta senza gravi ricadute economiche. A meno che i politici non riorientino le priorità fiscali verso gli investimenti in capacità produttiva, l'economia rimarrà intrappolata in un ciclo di bassa crescita, oneri crescenti e rendimenti in calo. L'innovazione può offrire una via d'uscita, in particolare la trasformazione guidata dall'intelligenza artificiale. Se sfruttata con saggezza, con investimenti mirati e linee di politica intelligenti, l'IA potrebbe aumentare la produttività, ripristinare la crescita e alleviare la pressione fiscale.

La strada da percorrere è stretta, ma non chiusa, e non porta a una crisi finanziaria imminente. Tuttavia la vera sfida sarà la volontà politica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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giovedì 18 settembre 2025

Perché i possessori di Bitcoin trarranno vantaggio dalla legge sulle stablecoin

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato fuori controllo negli ultimi quattro anni in particolare. Questa una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Julia Cartwright

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/perche-i-possessori-di-bitcoin-trarranno)

La recente approvazione del GENIUS Act al Senato e l'imminente “Crypto Week” della Camera segnano un cambiamento epocale nel mondo finanziario. Il disegno di legge, approvato con 68 voti favorevoli e 30 contrari, stabilisce un quadro normativo federale per le stablecoin, il quale include requisiti di riserva, informativa agli emittenti e tutela dei consumatori. Questa legge getta le basi affinché il sistema finanziario statunitense si liberi dal monopolio che le banche hanno a lungo detenuto sul denaro, creando spazio per l'innovazione e la concorrenza nei servizi finanziari.

Al centro di questa transizione c'è l'adozione delle stablecoin, crittovalute progettate per mantenere un valore stabile ancorato a un asset di riserva. Le stablecoin offrono un mezzo di scambio stabile e una riserva di valore, consentendo al contempo transazioni digitali più fluide e una più ampia adozione della tecnologia blockchain.

Ma perché i sostenitori di Bitcoin, che da tempo sostengono una forma di denaro decentralizzata, trarranno vantaggio dalla legge sulle stablecoin? Dopotutto sono emesse da società private e sono ancorate a una valuta fiat.

L'ascesa delle stablecoin non diminuisce il valore o l'importanza di Bitcoin, o di altre crittovalute.

In realtà le due cose si completano a vicenda.

La chiarezza normativa in questo ambito consente agli imprenditori nel settore delle crittovalute di valutare il rischio, minaccia il monopolio che le banche hanno sul denaro e crea una domanda aggiuntiva per i dollari.

Per molti imprenditori nel settore delle crittovalute, qualsiasi legge è meglio di nessuna legge. Il mondo delle crittovalute sta attualmente soffrendo di una sorta di paralisi causata dall'incertezza normativa.

Questo è stato uno dei temi centrali della Bitcoin Conference di maggio, il più grande incontro al mondo dedicato a Bitcoin, che ha visto gli interventi di J. D. Vance, Michael Saylor e Donald Trump Jr. Molti leader nel settore delle crittovalute hanno sostenuto l'approvazione di normative per gettare le basi per regole più formali nel loro settore.

La codifica delle normative sulle crittovalute, di cui il GENIUS Act e lo STABLE Act sono centrali, consente agli imprenditori di valutare con sicurezza il rischio nel settore. La legge può sempre essere modificata in futuro, ma disporre di una struttura normativa chiara incoraggia gli imprenditori a investire con fiducia in questo settore in rapida espansione.

Attualmente le banche decidono di fatto chi ha accesso al capitale e a quali condizioni, attraverso il loro controllo dominante su conti correnti, conti di risparmio e prestiti. L'ascesa delle stablecoin offre una via d'uscita da questo sistema centralizzato. Le stablecoin consentono a privati ​​e aziende di aggirare il sistema bancario tradizionale facilitando transazioni dirette peer-to-peer su reti blockchain decentralizzate, eliminando gli intermediari bancari.

Grazie alla stabilità dei prezzi legata a un asset, all'accessibilità globale (chiunque abbia una connessione Internet può accedervi) e all'integrazione con smart contract, le stablecoin rappresentano un'alternativa efficiente e conveniente ai sistemi finanziari tradizionali.

L'adozione delle stablecoin riduce la capacità esclusiva delle banche di controllare l'offerta di moneta. Con l'utilizzo delle stablecoin, persone e aziende non contribuiscono più ai profitti delle banche sotto forma di commissioni, prestiti o depositi. Le stablecoin possono sostituire strumenti finanziari come i conti correnti, che rappresentano la parte più redditizia del bilancio di una banca. Creando un modo più efficiente e trasparente per gestire le transazioni, le stablecoin riducono i costi complessivi dei servizi finanziari, minacciando di sovvertire la morsa che le banche hanno sul denaro.

Con l'adozione delle stablecoin da parte di un numero sempre maggiore di persone a livello globale, la domanda di dollari e titoli del Tesoro statunitensi aumenterà. L'entità di questo aumento della domanda è sconosciuta, tuttavia essa riduce i rendimenti obbligazionari e facilita l'aumento del debito statunitense. Se la convinzione dei bitcoiner che lo stato abbia scarso autocontrollo sulla politica fiscale si rivelerà vera, trarranno vantaggio dall'ascesa delle stablecoin. Maggiore è la domanda di dollari, più lo stato sarà incoraggiato a stampare e indebitarsi per soddisfare tale domanda. Ciò potrebbe portare a pressioni inflazionistiche, che a loro volta aumenterebbero il valore delle crittovalute, in particolare di Bitcoin, come copertura contro l'inflazione.

L'ampia accettazione delle stablecoin apre la strada a una maggiore chiarezza normativa nel settore delle crittovalute. Con regole chiare per l'emissione e l'utilizzo delle stablecoin, aziende e consumatori avranno maggiore fiducia nell'utilizzarle per le transazioni quotidiane. Per i bitcoiner la chiarezza normativa sulle stablecoin contribuirà a garantire che l'intero ecosistema delle crittovalute abbia leali possibilità di competere con la finanza tradizionale.

Il futuro delle crittovalute è in continua evoluzione e le stablecoin rappresentano una parte importante di questa evoluzione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 17 settembre 2025

È possibile sconfiggere la tirannia?

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato fuori controllo negli ultimi quattro anni in particolare. Questa una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Jeffrey Tucker

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/e-possibile-sconfiggere-la-tirannia)

La scusa che un certo governo è migliore di quanto non fosse, o che avrebbe potuto essere, ha una durata limitata.

Ogni governo di transizione della storia ha utilizzato questo tropo. Si pensi ai Girondini in Francia, a Kerenskij in Russia, a Weimar in Germania, alla Seconda Repubblica spagnola, a Chiang Kai-shek in Cina e così via. Nell'ordine sono stati sostituiti da Robespierre, poi Napoleone, Lenin, poi Stalin, Hitler, Franco e Mao.

In ognuno di questi casi il governo di transizione è stato alla fine annientato dalle pressioni di entrambe le parti: da un lato i sostenitori industriali e intellettuali del vecchio sistema che detenevano il controllo ereditato, e dall'altro il radicalismo dei movimenti populisti che avevano portato al potere nuove persone.

Di questi tempi la storia insegna una lezione più di ogni altra: il nuovo governo deve essere brutalmente onesto sulla criminalità del vecchio sistema e lavorare con determinazione per smantellarlo il più rapidamente possibile. Qualsiasi cosa che non sia questa porta al suo stesso discredito e alla sua eventuale sostituzione.

In ogni ambito il governo odierno, con l'amministrazione Trump, sta entrando nella sua seconda fase e assistiamo all'opera di queste forze storiche. Il movimento popolare che ha superato ogni pronostico per portare al potere i nuovi arrivati ​​nutriva aspettative elevate, persino rivoluzionarie, dopo i cinque anni più orribili della nostra vita.

Alcune di queste speranze vengono parzialmente soddisfatte, ma bloccate in troppi altri modi. Questa dinamica si riflette sul bilancio, sulla richiesta di trasparenza e sulla sanità pubblica.

Di conseguenza l'ottimismo sfrenato che aveva accolto l'insediamento di Trump si è trasformato in qualcosa di diverso, un misto di incredulità della base elettorale e di indignazione e disgusto da parte dei media generalisti e dell'establishment che hanno combattuto questa rivoluzione in ogni modo.

Ciò solleva ulteriormente la prospettiva su cui abbiamo ripetutamente messo in guardia: l'amministrazione Trump potrebbe passare alla storia come un governo di transizione come ne abbiamo visti tante altre volte, un esperimento quadriennale di moderazione intervallato da diverse forme di totalitarismo da entrambe le parti.

Questa è una questione seria, non un gioco da salotto. Né si tratta di una tipica battaglia politica. Quello che è successo negli ultimi cinque anni è stato un evento epocale. L'economia mondiale è stata travolta da una fuga biologica in un laboratorio parzialmente finanziato dal governo statunitense. Il piano di riserva non annunciato, promosso in nome della scienza, prevedeva la distribuzione di un nuovo vaccino con una nuova tecnologia di alterazione genetica.

Il vaccino non ha funzionato. Non è stato efficace, non era sicuro, né sono stati adeguatamente controllati, perché imposti da un editto militare con la scusa di un'emergenza. Altre terapie sono state denigrate e vietate. I critici in ogni ambito sono stati censurati e messi a tacere; chi ha rifiutato l'iniezione è stato licenziato e la salute pubblica è crollata in nome della sua salvaguardia.

Questi danni non hanno trovato giustizia... non ancora almeno.

Nel frattempo, per finanziare questa calamità, la spesa pubblica è aumentata di $8-10 miliardi, caricando il bilancio del governo federale con $2 miliardi in più rispetto a quanto sarebbe accaduto altrimenti. I vaccini sono ancora sul mercato, nonostante i danni innegabili e ampiamente noti.

Niente di tutto questo è un segreto, come forse lo era in passato. Grazie alle tecnologie informatiche, le persone sono perfettamente a conoscenza di ogni dettaglio. Il cosiddetto “movimento populista” è diventato una vasta comunità di esperti, perfettamente in grado di gestire in modo efficace persone e istituzioni consolidate.

I nuovi leader – eletti per cambiare rotta su tutto quanto sopra e altro ancora, compresi i conseguenti problemi di criminalità e di immigrazione – hanno iniziato con grande spavalderia e con editti radicali che sembravano promettenti. Quattro mesi dopo, chiedono pazienza mentre affrontano ostacoli preesistenti da ogni parte, dalle molestie mediatiche ai blocchi giudiziari.

Il problema è che la fiducia della popolazione è completamente svanita. L'intero Paese, traumatizzato da anni di bugie, è diventato il Missouri: mostrate le prove.

Per quanto riguarda la trasparenza, sono stati fatti passi avanti, ma non sufficienti a mantenere le promesse. I fascicoli su JFK sono confusi e incompleti; non sappiamo più di quanto già noto sui due attentatori che hanno tentato di uccidere Trump; ci sono ancora molti interrogativi sul 9 settembre, sul disastro del Covid e su molto altro. Questa non è l'apertura che la gente sperava.

Poi c'è l'area politica della sanità pubblica dove abbiamo visto i maggiori progressi. Abbiamo un nuovo ed eccellente decreto esecutivo sulla scienza: i test Covid finanziati con fondi pubblici sono terminati; un contratto da $750 milioni per un vaccino contro l'influenza aviaria è stato annullato; ci sono nuovi limiti alla ricerca sul guadagno di funzione e gli esperimenti su beagle e altri animali sono terminati; molti pessimi contratti con l'NIH sono stati annullati, mentre parti del CDC sono state smantellate.

Per quanto riguarda le iniezioni a mRNA, il mercato è stato ristretto a solo le popolazioni vulnerabili, tralasciando il noto problema che anch'esse non dovrebbero rischiare.

Esistono nuovi standard per gli studi clinici randomizzati con placebo, ma non vi è alcuna garanzia che queste aziende li attueranno tempestivamente. Gli RCT per un prodotto di cinque anni con effetti immunomodulatori significativi non potranno mai essere una valida selezione di campioni, né la continuazione di tali esperimenti in alcuna forma è moralmente giustificata.

Con due straordinarie vittorie, i vaccini sono stati rimossi dal programma di vaccinazione pediatrica di routine, la prima volta che ciò accade per un prodotto mirato a una specifica malattia, a parte l'eradicazione o la sostituzione. Infatti il CDC/FDA stanno dicendo: è meglio contrarre il Covid che rischiare con questi prodotti. Un messaggio del genere porterà le inoculazioni a nuovi minimi, che alla fine si avvicineranno allo zero.

Inoltre il consiglio scandaloso del CDC che raccomandava alle donne incinte di assumerli è finalmente scomparso. Il promotore di quella linea di politica è fuggito.

Questi sono tutti cambiamenti positivi in ​​linee di politica che non avrebbero mai dovuto esistere fin dall'inizio. Ciononostante nessuno parla dell'elefante nella stanza: anche se queste vaccinazioni fossero state sicure ed efficaci, cosa che non sono, non sono mai state necessarie per la stragrande maggioranza delle persone. Il che solleva la profonda domanda su come e perché tutto questo sia avvenuto.

Ci sono anche altre iniziative riguardanti ad esempio la nutrizione alimentare, la salute mentale e altre questioni nella relazione della Commissione MAHA, tutti cambiamenti estremamente graditi rispetto al passato.

Chi detiene il potere in queste agenzie implora pazienza. Non è irragionevole. Ricordate che questi pochi incaricati si trovano ad affrontare una bestia più grande, più radicata e meglio finanziata di qualsiasi egemone nella storia dell'umanità. Il complesso farmaceutico/media/tecnologico/ONG/accademico è più grande e più potente della tratta degli schiavi, della Compagnia delle Indie Orientali, della Standard Oil, o persino dell'industria bellica che diede inizio alla Grande Guerra.

È certo che un simile Leviatano non può essere fermato in tre mesi, nemmeno con le persone migliori al comando. Tutto ciò di cui la base elettorale ha realmente bisogno è vedere prove di progressi e una spiegazione trasparente per i ritardi. Se le vaccinazioni non possono essere sospese ora, la gente deve sapere perché. Se i poteri di emergenza Covid non possono essere revocati, bisogna spiegare il perché. Se il nuovo vaccino Moderna era già in fase di sviluppo e non poteva essere fermato, la gente deve conoscerne le ragioni.

Chiunque abbia assistito a tutto questo è indeciso, a prescindere dalle fazioni in continua mutazione all'interno dei movimenti dissidenti che hanno visto la propria leadership salire al potere. I membri dei movimenti MAGA/MAHA/DOGE sono entusiasti dei progressi compiuti finora, tanto quanto i media generalisti e l'establishment sono furiosi per tutti questi cambiamenti.

Da parte mia, avendo seguito gli affari pubblici per decenni, questa è la prima volta che assisto a qualche progresso in almeno un ambito delle attività statali. È un risultato degno di essere celebrato. Non ho nemmeno bisogno di soffermarmi sui tanti modi in cui il miglioramento rispetto ai periodi più bui delle nostre vite è palese.

Ciò di cui abbiamo veramente bisogno è la cruda verità sugli ultimi cinque anni. Dobbiamo sapere che le persone in carica, elette o nominate, condividono ancora la profonda indignazione che ha alimentato il movimento che le ha portate al potere. Abbiamo bisogno di sentire un discorso franco sui danni, gli obblighi, le sofferenze, gli inganni, le tangenti, la corruzione, gli abusi, l'illegale violazione della libertà, della scienza e dei diritti umani.

Non basta proclamare una nuova Età dell'Oro e basta. Questo riguarda ogni aspetto della vita pubblica. Le conferenze stampa dei nuovi incaricati, con sorrisi e promesse di un comportamento migliore in futuro, non bastano, vista la massiccia perdita di fiducia, il cinismo dilagante e la furia popolare. È necessario parlare più apertamente, agire in modo più deciso, andando al nocciolo della questione e garantendo un certo grado di responsabilità.

Sentiamo voci quotidiane che tutto questo stia per accadere. Ottimo. In tal caso i nuovi leader devono chiarirlo. Le persone non sono intrinsecamente irragionevoli, ma sono coloro con cui la leadership deve ragionare – non “mandarle messaggi”, non imbonirle con sciocchezze, non intrattenerle con spettacoli digitali e non liquidarle con sufficienza come estremisti ignoranti e complottisti.

Ogni nuova leadership che eredita un disastro come quello degli ultimi cinque anni si troverà necessariamente schiacciata tra il sistema ereditato – comprese le sue vaste burocrazie e i suoi interessi industriali – e i movimenti populisti che lo hanno portato al potere. In questi casi lo status quo si rivela solitamente irresistibile, ma con conseguenze disastrose in seguito.

Ora è il momento di fermare questo disastro, che non può che aggravare gli errori del passato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 16 settembre 2025

Quando l'informazione aveva un peso

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato fuori controllo negli ultimi quattro anni in particolare. Questa una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Joshua Stylman

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/quando-linformazione-aveva-un-peso)

Ogni sabato mattina, a metà degli anni '80, mia madre mi lasciava al mercatino delle pulci di Commack, nel centro di Long Island. Mentre gli altri bambini guardavano i cartoni animati, io passavo ore al tavolo delle figurine di baseball di Albert, assorbendo storie sull'anno da esordiente di Mickey Mantle, imparando a riconoscere le figurine false dalle sottili variazioni nella consistenza del cartoncino. La luce del mattino presto filtrava attraverso i teloni del mercato e l'odore di muffa del cartone vecchio si mescolava al caffè dei venditori ambulanti lì vicino. Albert, ben oltre gli ottant'anni, non era solo un venditore, anche se non lo sapeva, era un curatore, uno storico e un mentore. Avendo assistito in prima persona all'età d'oro del baseball, i suoi racconti erano storia vivente: racconti di un'epoca in cui il baseball era il vero passatempo nazionale americano, unendo le comunità nel boom del dopoguerra. Mi insegnò che la vera conoscenza non consisteva solo nel memorizzare statistiche; si trattava di comprendere il contesto, riconoscere gli schemi e imparare da chi era venuto prima.

Sebbene amassi il gioco, le carte erano manifestazioni fisiche di dati, ognuna un nodo in un'intricata rete di informazioni. Il mercato delle figurine del baseball è stata la mia prima lezione su come le informazioni creano valore. Le guide ai prezzi erano i nostri motori di ricerca, le rassegne mensili di figurine i nostri social network: incontri in cui i collezionisti trascorrevano ore a scambiarsi non solo figurine, ma storie e conoscenze, costruendo comunità attorno a ossessioni condivise.

Per me il baseball non era solo uno sport: era la mia prima religione. Trattavo le medie di battuta come versetti delle Sacre Scritture, memorizzandole con la devozione di uno studioso che studia testi antichi. Conoscevo ogni dettaglio dei tre fuoricampo di Reggie Jackson nelle World Series del '77, ma ciò che mi affascinava davvero erano i racconti quasi mitologici del lontano passato del baseball: l'elettrizzante carriera di Jackie Robinson e il suo gusto per il dramma, Babe Ruth che chiamava il suo tiro nelle World Series del '32 e i duelli tra Christy Mathewson e Walter Johnson nell'era della palla morta. Per me non erano solo fatti; erano leggende tramandate di generazione in generazione, ricche e dettagliate come qualsiasi mitologia antica. Gli adulti si meravigliavano, o si innervosivano leggermente di fronte alla mia conoscenza enciclopedica che abbracciava quasi un secolo di storia del baseball. Non si trattava solo di memorizzazione; era devozione (sebbene oggigiorno se i miei genitori mi lasciassero regolarmente con un ottuagenario che conosciamo a malapena in un mercatino delle pulci, probabilmente si troverebbero ad affrontare una visita dei servizi sociali).

Il mercatino delle pulci era solo una parte dell'infanzia della Generazione X, in cui la scoperta assumeva forme diverse. Mentre Albert mi insegnava a organizzare e valorizzare le informazioni, le avventure nel nostro quartiere – regolate dall'unica regola “tornare a casa prima che faccia buio” – mi insegnavano l'esplorazione e l'indipendenza. Le biciclette erano i nostri passaporti per il mondo, guidandoci ovunque la curiosità ci portasse. Che si trattasse di pedalare verso quartieri lontani, costruire fortini traballanti, o imparare nonostante le ginocchia sbucciate, scoprivamo costantemente attraverso l'esperienza diretta piuttosto che attraverso l'insegnamento. Ogni spazio offriva le sue lezioni su come imparare, pensare e trovare un significato nel mondo che ci circondava.

Con l'arrivo del liceo, la mia ossessione si spostò dalle figurine del baseball alla musica, e il negozio di dischi locale divenne il mio nuovo rifugio. Come in Alta Fedeltà, i ragazzi dietro il bancone di Tracks on Wax a Huntington furono le mie guide attraverso la storia della musica, proprio come Albert lo era stato con quella del baseball. Il mio viaggio iniziò con i vinili ereditati: le copie consumate dei miei genitori degli album dei Beatles, i dischi di Crosby, Stills & Nash sopravvissuti a innumerevoli traslochi e gli LP di Marvin Gaye che portavano con sé il DNA sonoro di una generazione. I ragazzi dietro il bancone avevano il loro curriculum: “Se ti piace Bob Dylan”, dicevano tirando fuori un disco, “devi capire Van Morrison”. Ogni consiglio era un filo conduttore che collegava generi, epoche e influenze. I poster e le spille che compravo diventavano distintivi di identità, indicatori fisici di chi immaginavo di essere: il mio gusto in evoluzione che diventava il mio io in evoluzione.

L'università aprì una dimensione completamente nuova alla scoperta musicale. Le stanze del dormitorio diventarono laboratori di gusto condiviso, dove la conoscenza fluiva tra pari anziché da esperto a principiante. Non studiavamo più solo la storia della musica: la vivevamo, scoprendo il sound della nostra generazione. Trascorrevamo ore a esplorare le nostre collezioni, dall'emergente scena grunge di Seattle ai ritmi innovativi di A Tribe Called Quest e De La Soul.

Nei negozi di dischi vicino al campus, l'atto fisico della scoperta era sacro: sfogliavi le casse fino a impolverarti le dita, strizzavi gli occhi leggendo le note di copertina fino a farti male e portavi a casa le tue scoperte come tesori. I limiti dello spazio fisico imponevano a ogni negoziante di fare scelte oculate per il proprio inventario. Questi vincoli creavano personalità; ogni negozio era unico, riflettendo la competenza del suo curatore e il gusto della comunità. A differenza degli infiniti scaffali digitali di oggi, i limiti fisici richiedevano una cura attenta: ogni centimetro doveva guadagnarsi il suo spazio.

Dopo la laurea nel '95, mentre la rivoluzione digitale era appena agli inizi, mi ritrovai a creare siti web per aziende: il mio primo “vero” lavoro in quella che presto sarebbe stata chiamata l'economia di Internet. Quella conoscenza ossessiva per le statistiche del baseball ha poi trovato un nuovo sbocco quando il mio amico Pete e io abbiamo fondato una delle prime community di fantasy sport su Internet. Eravamo passati dal cercare disperatamente altri fan tra le riviste alla creazione di un'intera community online. Quando Ask Jeeves acquistò la nostra azienda, rimasi affascinato da quella che sembrava la promessa definitiva: sbloccare le informazioni del mondo. La possibilità di cercare e accedere istantaneamente a qualsiasi informazione significava avere le chiavi dell'universo. Ripensandoci, probabilmente avrei dovuto capire che un ragazzino ossessionato dall'organizzazione delle statistiche del baseball sarebbe finito a lavorare nel fantasy sport e nei motori di ricerca. Alcune persone trovano la loro vocazione presto: a me è capitato di trovare la mia nelle sottoculture più nerd possibili.

Verso la fine degli anni '90 facevo previsioni grandiose su come il mondo sarebbe cambiato, anche se, a dire il vero, capivo a malapena come funzionasse davvero. Eccomi qui, passato dall'essere un adolescente che vendeva gelati in spiaggia e serviva ai tavoli, a pontificare improvvisamente sulla trasformazione digitale: un ragazzino che non aveva mai avuto un vero lavoro, completamente all'oscuro di catene di approvvigionamento, manodopera, produzione, o di come funzionassero effettivamente le aziende. Eppure, anche nella mia ingenuità, il mio istinto non si sbagliava. La nostra generazione si trovava a cavallo di un divario unico: eravamo gli ultimi a crescere completamente in analogico, ma abbastanza giovani da contribuire a costruire il mondo digitale. Comprendevamo sia i limiti che la magia della scoperta fisica, il che ci ha dato una prospettiva che né i nostri genitori né i nostri figli avevano. Siamo diventati i traduttori tra questi due mondi.

La trasformazione non si è verificata solo nello sport e nelle carriere. All'inizio degli anni 2000 Napster rese ogni canzone disponibile gratuitamente, Google rese l'informazione infinita e Amazon rese i negozi fisici facoltativi. La promessa era la democratizzazione della conoscenza: chiunque poteva imparare qualsiasi cosa, in qualsiasi momento. La realtà era più complicata. Come osservò una volta Noam Chomsky: “La tecnologia è solo uno strumento. Come un martello puoi usarla per costruire una casa, o per spaccare la faccia a qualcuno”. Ogni progresso tecnologico era allo stesso tempo creazione e distruzione: ha creato nuovi modi di accedere alle informazioni e demolito i vecchi modi di scoprirle. La rivoluzione digitale ha creato cose incredibili: un accesso alle informazioni senza precedenti, comunità globali, nuove forme di creatività... ma ha anche demolito qualcosa di prezioso nel processo.

Sì, le informazioni sono diventate abbondanti, ma la saggezza è diventata scarsa. Gli Albert e i ragazzi dei negozi di dischi sono stati soppiantati da algoritmi di raccomandazione ottimizzati per il coinvolgimento piuttosto che per la scoperta. Abbiamo guadagnato in praticità, ma perso la serendipità. Il catalogo digitale delle schede potrebbe essere più efficiente di quello fisico, ma non vi insegna a pensare alle informazioni: le serve e basta. Quando Albert mi parlava del valore di una figurina di baseball, non si limitava a citare una guida ai prezzi; mi stava insegnando la scarsità, le condizioni, il contesto storico e la natura umana: lezioni sull'autenticità che risultano particolarmente rilevanti nell'era odierna di personaggi online accuratamente curati e contenuti generati dall'intelligenza artificiale. Quando quei commessi nei negozi di dischi facevano raccomandazioni, non si limitavano a confrontare i tag di genere; condividevano la loro passione, trasferendo non solo conoscenza, ma un pezzo della loro umanità. Non si trattava di suggerimenti algoritmici, ma di momenti di genuina connessione, ricchi di contesto e vivi di entusiasmo condiviso. Non ricordi solo ciò che ti hanno insegnato, ma anche l'odore del negozio, la luce del pomeriggio che filtrava attraverso le vetrine polverose, l'entusiasmo nella loro voce quando ti presentavano qualcosa di nuovo. Non si trattava solo di transazioni: era un apprendistato su come pensare in modo critico alle informazioni che avevamo di fronte.

Queste lezioni sulla connessione umana e sulla scoperta hanno assunto un nuovo significato osservando i miei figli orientarsi nell'attuale panorama digitale. Di recente, mentre aiutavo mio figlio a studiare per un compito di geometria sulla lunghezza dell'ipotenusa, mi sono ritrovato a usare ChatGPT, sia come ripasso di concetti che avevo dimenticato da tempo, sia come strumento didattico. L'IA ha scomposto il teorema di Pitagora con una chiarezza che mi ha ricordato le lezioni di Albert sulle figurine del baseball. Ma c'era una differenza cruciale: mentre Albert mi forniva non solo dati, ma anche contesto e significato, le piattaforme di IA, per quanto potenti, non riescono a replicare quella saggezza umana che sa quando spingere, quando fermarsi e come accendere quell'amore critico per l'apprendimento. Mark, uno dei miei più vecchi amici ed esperto in questo settore, ha approfondito molto più di me l'esplorazione di queste tecnologie, aiutandomi a comprenderne sia la potenza che i rischi. Il suo consiglio: testate l'IA solo su domande di cui conoscete già la risposta, usandola per comprendere i pregiudizi e le barriere del sistema, piuttosto che trattarla come un oracolo. Stiamo ancora imparando a integrare queste tecnologie nelle nostre vite, proprio come abbiamo fatto con i motori di ricerca e Internet: ricordate quando per rispondere a una semplice domanda di storia era necessario andare in biblioteca? O quando non si poteva controllare all'istante su IMDB se un attore era apparso in un film? Ogni nuovo strumento ci impone di sviluppare una nuova consapevolezza dei suoi punti di forza e dei suoi limiti.

Ciò fa eco a quello che Thomas Harrington ha scritto nella sua attenta analisi dell'istruzione moderna: trattiamo sempre più gli studenti come elaboratori di informazioni piuttosto che come menti in via di sviluppo che necessitano di una guida umana. Harrington sostiene che, mentre la nostra cultura venera le soluzioni meccaniche, abbiamo dimenticato qualcosa di fondamentale: che l'insegnamento e la comprensione sono processi profondamente umani che non possono essere ridotti alla mera trasmissione di dati. Ogni studente è, nelle sue parole, “un miracolo di carne e sangue, capace degli atti più radicali e creativi di alchimia mentale”. La tecnologia può rendere le informazioni più accessibili, ma non può replicare la saggezza umana che sa quando spingere, quando fermarsi e come accendere quell'amore per l'apprendimento.

Questo equilibrio tra strumenti tecnologici e saggezza umana si manifesta quotidianamente mentre osserviamo i nostri adolescenti orientarsi nel loro panorama digitale. Mia moglie ed io ci troviamo a combattere e ad abbracciare contemporaneamente la modernità. Ho insegnato scacchi al nostro figlio più grande, ma lui ha affinato le sue abilità tramite un'app. Ora giochiamo con una scacchiera fisica quasi tutte le sere, discutendo strategie e condividendo storie tra una mossa e l'altra. La stessa dinamica plasma il loro rapporto con il basket: combinano ore di allenamento fisico con infinite scorribande sui social media e sui tutorial di YouTube, studiando mosse e strategie in modi che a noi non erano accessibili. Stanno creando il loro mix personale di padronanza fisica e digitale. In quanto genitori di adolescenti, non possiamo più guidare il loro percorso; possiamo solo dare loro una spinta, aiutandoli a capire quando abbracciare la tecnologia e quando allontanarsene.

Il riconoscimento di schemi che ho acquisito attraverso le figurine del baseball, i negozi di dischi che mi hanno insegnato come gestire la conoscenza e, sì, persino la libertà di vagare fino a sera – di esplorare, di fallire, di imparare dai nostri errori – non sono state solo esperienze nostalgiche. Sono state lezioni su come pensare, scoprire e imparare. Mentre navighiamo in questa rivoluzione dell'intelligenza artificiale, forse la cosa più preziosa che possiamo insegnare ai nostri figli non è come usare queste potenti capacità, ma quando non usarle – preservando lo spazio per il tipo di apprendimento umano profondo che ha un peso reale – il tipo che nessun algoritmo può replicare.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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