venerdì 4 settembre 2026

La risposta del sistema immunitario dell'amministrazione Trump alle metastasi dei globalisti



di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/la-risposta-del-sistema-immunitario)

Il sensazionalismo delle ultime settimane nel momento in cui il debito americano ha superato l'asticella dei $40.000 miliardi è stato pervasivo. Così come la decisione di Bessent di operare uno swap interno di debito pubblico tra le scadenze corte e quelle lunghe. Immediatamente si sono levate le voci di un nuovo QE e di come gli USA siano una nazione in bancarotta. C'è molta confusione a tal proposito, soprattutto perché ai commentatori che arrivano a una certa conclusione linearmente mancano dei pezzi che impediscono loro di vedere il quadro più ampio. Un riferimento che ho cercato di dare quando ho pubblicato il mio libro, Il Grande Default, all'interno del quale ci sono tutti quei tasselli del mosaico che aiutano il lettore a trovare la giusta via, o perlomeno quella più coerente con la realtà, affinché non si perda, o scada, nella solita retorica “catastrofista”. Prendiamo come esempio la suddetta vicenda di Bessent: cosa è accaduto?

Iniziamo col dire che stiamo parlando dell'uomo che è stato in grado di piegare la Banca d'Inghilterra negli anni '90. Attualmente il Dipartimento del Tesoro americano e la FED stanno lavorando in tandem per difendere il dollaro, non più per vandalizzarlo come è accaduto fino al 2022. L'entrata in scena del SOFR, il tasso di riferimento americano che ha sostituito il LIBOR per l'indicizzazione dei debiti interni, ha permesso alla FED di riprendere il controllo sul lato corto della curva dei rendimenti americana. In sintesi, adesso i tassi a breve termine dei titoli di stato sono influenzati dalla FED. Ciò che manca è lo spettro a lungo termine, il quale è influenzato dal mercato dei mutui immobiliari principalmente, e finché Fannie/Freddie sono fuori dai giochi (che contano) quei tassi saranno ancora influenzati dall'estero. A tal proposito è significativo di come il differenziale tra i titoli a due anni e decennali americani abbia iniziato a muoversi in sincronia col differenziale tra il decennale americano e quello inglese... nell'esatto momento in cui il carry trade sullo yen è stato invertito dall'inasprimento della politica monetaria giapponese.

Non fraintendetemi, però, il sistema monetario/finanziario attuale è stato impostato affinché fosse matematicamente destinato ad accartocciarsi. Il caos che vediamo oggi è il risultato di disconnessioni e frammentazioni che vanno avanti da decenni, alimentato da generazioni di parassitismo. Quest'ultimo è stato garantito dal LIBOR che ha funzionato a livello internazionale: un tasso impostato a Londra per fungere da raccordo internazionale per tutti gli altri tassi di riferimento, soprattutto i prestiti al consumo e immobiliari. Per quanto il 2008 abbia rappresentato una rottura conclamata di questo standard, la fase che ha abbracciato il periodo storico da quell'anno fino al 2022 ha rappresentato una serie di rattoppi utili ad accelerare la liquidazione degli Stati Uniti (per mano di Londra e Bruxelles). Gli 11 anni di Coordinated central banks policy sono stati l'offuscamento perfetto per la BCE e la Banca d'Inghilterra per mascherare la loro debolezza economica e di come avessero fatto esclusivo affidamento sull'eurodollaro per continuare a essere dei leader a livello mondiale.

Ricordate, non esistono nazioni per gente come i globalisti: solo territori da sfruttare e poi passare al prossimo. Questo presupposto è esplicativo dello svuotamento industriale ed economico a cui assistiamo e abbiamo assistito in Occidente. Per quanto la stampa finanziaria voglia dipingere il Giappone come quello in difficoltà, in realtà la sua base industriale è più solida di quella europea, la quale ormai è pressoché inesistente. E con il supporto americano, può avere una canale diretto da cui attingere a garanzie collaterali, cosa che invece gli inglesi non hanno (un elemento visibile sia nel mercato fisico dei metalli preziosi che in quello delle materie prime in generale). Per decenni il sistema eurodollaro ha succhiato equity da tutto il mondo, soprattutto dagli Stati Uniti, e ha creato tutto il caos finanziario ed economico a cui assistiamo oggi. La leva implicita in tale sistema ha superato di centinaia di volte l'equity sottostante, una cosa che Nixon intuì bene negli anni '70. E una cosa che ha ben chiaro ormai Bessent. Il SOFR e le stablecoin sono gli strumenti migliori attualmente a disposizione degli Stati Uniti per ridimensionare il caos generato nel mercato degli eurodollari (un'impresa titanica, dato che ci vorranno generazioni per sbrogliare questa matassa che ha richiesto altrettante generazioni per essere creata). Per quanto i titoli di stato americani non siano il miglior collaterale in circolazione, sono funzionali in questa fase di transizione allo scopo: un modo per attirare equity negli Stati Uniti e stabilizzare i conti pubblici/privati.

In questo modo, mentre gli USA cercano di mantenere l'attuale livello di prezzi laddove si trova adesso e facendo digerire il boccone amaro alla popolazione americana dell'ultima impennata monetaria del 2021, si lascia simultaneamente salire il lato degli attivi del bilancio nazionale per controbilanciare l'equazione. Detto in modo semplice, si lasciano correre gli attivi affinché superino progressivamente le passività. La recente visita di Rand Paul a Fort Knox e la conferma che l'oro si trova lì, è l'ennesimo indizio in tale direzione; così come la spinta all'approvazione del CLARITY Act.

Anche qui, non fraintendetemi, è un percorso tutt'altro che lineare dato che quasi tutti i “giocatori” internazionali traggono vantaggio dal mercato dell'eurodollaro e dal mungere il contribuente americano. Di conseguenza è difficile altresì trovare alleati in questa guerra. Ecco perché osserviamo un cambio di relazioni diplomatiche in Medio Oriente, ad esempio, dove le vecchie cedono il passo a quelle nuove. E non è nemmeno un caso che se volessimo tracciare l'inizio della guerra finanziaria tra gli USA e Londra/Bruxelles, il momento esatto in cui hanno perso la testa è stato quando JP Morgan ha tagliato fuori dal mercato pronti contro termine americano coloro che non apponevano asset denominati in dollari come garanzie per accedervi; oppure quando Powell rialzò di cinque punti base i tassi del mercato dei pronti contro termine inversi intermediato dalla FED. I due grossi eventi che sono seguiti a questi segnali sono stati il SOFR nel 2022 e il rialzo dei tassi della BOJ nel 2024, i quali hanno rappresentato, insieme ad altri minori, anelli di una catena (processo).

Detto in modo semplicistico, il mondo sta cambiando e ci sono battaglie politiche, geopolitiche ed economiche (interne ed esterne) a Capitol Hill, Londra, Medio Oriente, Bruxelles, Pechino, Mosca, Singapore, ecc. L'innesco l'ha rappresentato il mercato dell'eurodollaro che costantemente, ma inevitabilmente, s'è accartocciato su sé stesso. Ad attori statali e non statali piaceva, soprattutto per la leva finanziaria implicita che garantiva e le possibilità di finanziamento gratis che poteva sfornare... ma l'attuale passaggio alle stablecoin e, per estensione, a un sistema che può essere sottoposto a una leva finanziaria inferiore riduce i privilegi del passato e consente solo a chi controlla il dollaro di conservarli. Per i colonialisti europei, che considerano servi tutti gli altri, è un anatema.

Infatti se voi faceste parte della cricca di Davos, perché non mettere pressione sullo yen e “convincere” i mercati ad andare corti sulla valuta giapponese? Data l'alleanza del Giappone con il vostro avversario significherebbe un contagio finanziario indiretto e un sfogo della pressione sui mercati obbligazionari dirottata lontano da quelli europei. Il più grande trucco in questo contesto è aver fatto credere che il Giappone sia attualmente il massimo detentore di titoli del Tesoro americani, quando invece è l'Inghilterra insieme alle sue sussidiarie. Infatti se aggiungiamo ai $900 miliardi di bond americani posseduti esclusivamente dagli inglesi, le cifre della Banca del Canada, dell'Irlanda, di Bruxelles, delle Cayman, delle Isole Vergini Britanniche, delle Bahamas, di Singapore e di Hong Kong il risultato finale è un mercato obbligazionario americano tenuto in ostaggio dalla City di Londra. Se prendiamo come riferimento il 2021 e dividiamo il mondo in tre macro aree (Europa, Asia-Pacifico, Resto del mondo), ebbene l'Europa ha comprato titoli del Tesoro americani al ritmo di $1.700 miliardi all'anno per difendere l'euro, la sterlina e i differenziali di rendimento dei suoi bond.

Guardate il differenziale di rendimento tra il decennale americano e quello tedesco: ~1.5%. Poi guardate al differenziale di rendimento tra il decennale americano e quello giapponese: ~1.9%. Ci sono 40 punti base con cui “giocare” e sono un vantaggio lato Europa (i più grandi possessori di titoli di stato americani attualmente). Questo singolo fatto aiuta a spiegare perché Bessent/Warsh hanno coordinato le loro azioni per fornire supporto alla BOJ che non ha rialzato i tassi all'ultimo meeting. A mio giudizio non l'ha fatto di proposito, affinché il Dipartimento del Tesoro americano e la FED dicessero senza mezza termini ai mercati che chi ha maggiormente da perdere nello smantellamento del carry trade sullo yen sono gli europei. I mercati delle valute sono altamente sottoposti a leva e bastano pochi miliardi per far saltare posizioni da migliaia di miliardi in valore nominale (spazzando via l'equity). Infatti identificare platealmente il problema nel cross EUR/YEN fa capire chi davvero è nei guai e che il mirino di Bessent è puntato sulla BCE/BOE. E i legami con la guerra in Iran sono altrettanto in bella vista: ogni volta che Trump ordina il bombardamento del Paese, il decennale francese, ad esempio, schizza in alto andando a sconquassare la fragile capacità della Lagarde di tenere in piedi la Yield curve control sui bond europei. E il carry trade sullo yen è strettamente legato alla manipolazione dei titoli trentennali americani (e per estensione il mercato dei mutui americano) e al differenziale tra i titoli a due e dieci anni che impostano i tassi di prestito delle banche americane. Tutte queste cose sono legate perché il colonialismo europeo ha continuato a prosperare in cima alla sua natura feudale: estrarre ricchezza da altri.

Perché lo yen, poi, era la valuta perfetta per impostare un carry trade con le altre? Perché il Giappone aveva un'enorme base industriale e un'economia molto sviluppata. I prestiti venivano impostati in funzione di tale capacità. Poche altre nazioni possono vantare le stesse caratteristiche e, per quanto siano tornati allo zero, gli svizzeri non sono tra questi. E l'oro in Svizzera? In custodia, non c'è produzione. Di conseguenza gli europei possono sfruttare fino a un certo punto il differenziale di rendimento tra i tassi svizzeri e i loro per sostituire il carry trade sullo yen. Questo a sua volta significa che c'è un limite al quale gli europei possono succhiare capitali dalla Svizzera e tenere un tetto ai loro rendimenti obbligazionari. Ecco perché lentamente stanno esplodendo al rialzo, soprattutto il decennale tedesco che è sulla via verso la soglia pericolosa del 3.5% dove le banche e le compagnie di assicurazione vanno fallite (lo stesso vale per Italia e Francia). Quando la Svizzera verrà consumata, quello sarà il momento in cui il differenziale tra i tassi di Giappone e Stati Uniti si avvicinerà, smantellando ciò che rimane del carry trade sullo yen.

Oh, e qui arriva il bello! La BCE si ritroverà costretta a creare un carry trade sull'euro, solo per permettere alla valuta comune di sopravvivere. Questa impostazione, però, crea una domanda artificiale nel breve termine perché poi tutti andranno short sull'euro: prenderanno in prestito euro, li venderanno e investiranno altrove (molto probabilmente negli Stati Uniti). Nel frattempo, però, l'economia europea interna avrà bisogno ci credito per non cadere in una spirale deflazionistica, premendo ancora di più sulla capacità di stampa della BCE e sull'ulteriore abbassamento dei tassi di riferimento. Si tratta di credito che va a finanziare il 50% delle spese mondiali per il welfare, a fronte di una popolazione che è il 17% di quella mondiale. Improduttivo per sua natura, quindi, senza contare gli ostacoli posti alle imprese con tassazione e follie ambientali.

Quello che era partito come un default ordito per il resto del mondo a vantaggio dell'UE, si è trasformato in un default che attende solo Bruxelles. In questo contesto la fame di dollari è talmente vorace dopo il prosciugamento del mercato dell'eurodollaro che vengono lanciati schemi Ponzi, come le GIFT City indiane, affinché HSBC, Citigroup, Standard Chartered e altre banche europee possano entrare in possesso di dollari all'estero e succhiarne quanti più possibili dagli USA. Le GIFT City indiane vogliono essere un surrogato di posti come Hong Kong, Dubai o Singapore (avamposti noti per i magheggi finanziari e la leva dell'eurodollaro). La proposta indiana è quella di offrire alla diaspora indiana interessi sui depositi in dollari del 7%. Ovviamente tale cifra non può essere offerta investendo sui titoli decennali americani, quindi per forza si deve trattare di titoli sul lato corto della curva dei rendimenti americana... ma anche così si troverebbero sotto di 3 punti percentuali. Ma ecco il “colpo di genio”: prendere i dollari depositati, girarli alle banche sopraccitate e attraverso la loro “alchimia finanziaria” sottoporli a una leva del 20X (roba che basterebbe un calo del 5% sulla garanzia per spazzare via tutto il capitale).

Questo dovrebbe dare l'idea della crisi di liquidità in dollari presente nel sistema monetario internazionale, della disperazione di chi vi accedeva facilmente prima del SOFR e di come il dollaro stia diventando soft collateral perché indirettamente legato ad hard collateral come oro, petrolio e Bitcoin. La stampa ha giustificato intorno alla FED quell'alone di istituzione keynesiana-monetarista. La “forward guidance” è stata data in pasto ai giornalisti per rafforzare questa spirale di auto-confermazione. Se i tassi di risparmio fossero stati “troppo alti”, sarebbero state intraprese azioni per punire i risparmiatori (Paradox of Thrift); se l'occupazione fosse stata vicino alla piena capacità, invece, allora bisognava rialzare i tassi (Phillips Curve). La FED ha un doppio mandato: prezzi stabili e piena occupazione... entrambi incompatibili in un contesto keynesiano. Da qui la continua necessità di intervento. Powell prima, e adesso Warsh, hanno iniziato a cambiare questo assetto. Infatti la FED sta cambiando il modo in cui emette dollari e in cui il sistema bancario emette credito. Essa diventerà una barriera: da un lato gli americani avranno accesso ai dollari a un tasso “agevolato”; dall'altro il resto del mondo dovrà pagare un premio per accedere ai dollari. Molti commentatori confondono questo mutamento con una “de-dollarizzazione”, ignorando ulteriormente che il SOFR, il nuovo tasso di riferimento della FED, è un tasso collateralizzato (bond americani). C'è bisogno di dollari e/o asset denominati in dollari per trattarne la curva dei futures. In ogni caso, è anche un modo per coprire di ridicolo coloro che sventolano il feticcio del rollover del debito americano come motivo di preoccupazione per la FED.

I tassi reali negli USA stanno calando perché c'è necessità di rimpatriare capacità industriale, c'è necessità di far crescere la base industriale e, soprattutto, c'è necessità di avere un gradiente inferiore di finanziarizzazione. Ecco perché Warsh molto probabilmente taglierà i tassi al prossimo incontro dell'FOMC.

Questo a sua volta significa che nel breve termine l'inflazione dei prezzi tenderà a salire a causa delle spese in conto capitale e le materie prime. Il rame, ad esempio, continua a urlare che c'è un problema: la cricca di Davos/City di Londra hanno fatto uno splendido lavoro nel distruggere le miniere di rame che potevano essere sfruttate negli USA. Ad esempio, c'è un gigantesco deposito di rame in Arizona che non può essere toccato a causa dei vincoli ambientali. E questo vale anche per altri stati americani come l'Alaska. Ora che Warsh ha platealmente ripudiato la religione della Phillips Curve, la quale non faceva altro che uccidere nella culla qualsiasi germoglio di crescita (sia organica che inorganica), tale rischio può essere assorbito dalla domanda e dall'offerta.

Un tale “sfogo inflazionistico” non fa bene al mercato obbligazionario ed è per questo che vediamo tanti commentatori stracciarsi le vesti in pubblico riguardo il lato lungo della curva dei rendimenti americana... ma come abbiamo spiegato sopra, si tratta dapprima di un attacco diretto degli avversari degli USA e in secondo luogo si tratta di uno stratagemma per nascondere in piena vista CHI è davvero vulnerabile a un simile stress finanziario: l'Europa. Infatti il risultato di questa presunta “incertezza” che circonda gli Stati Uniti è sconfessato dai capitali esteri che volano via dal resto del mondo per trovare occasioni negli USA... e volano via soprattutto dall'Europa.

In questo modo lo zio Sam mette sul piatto l'opportunità di fare affari in un ambiente in cui lo Stato di diritto è ancora esistente, la giustizia è business friendly e l'imprenditorialità viene incentivata. Non solo, il tutto viene reso più appetibile grazie alle barriere innalzate tra il dollaro “interno” e  quello “esterno”, o il prestito alle aziende che delocalizzeranno sul posto rispetto a quelle che rimarranno all'estero. Le prove tecniche di questa divisione sono state fatte coi dazi. E questa fuga contribuirà a bilanciare il bilancio nazionale americano, oltre alla caterva di frodi che continuano a essere smascherate a livello previdenziale ad esempio.

Quello che stiamo osservando in diversi ambiti, a livello geopolitico, economico, sociale e finanziario, è la risposta del sistema immunitario dell'amministrazione Trump alle metastasi dei globalisti. Tra sei mesi sarà completamente diversa, in base ai risultati delle elezioni di medio termine. Riflettete un attimo su questi numeri, però: la FED possiede attualmente 8.133 tonnellate d'oro che, ai prezzi attuali, valgono circa $12 miliardi; immaginiamo ora un salto fino a $20.000 l'oncia e improvvisamente la banca centrale americana si ritrova $4.000 miliardi in valore sul suo bilancio. Il totale di quest'ultimo è meno di $7.000 miliardi, parleremmo quindi di un rapporto di leva inferiore a 2:1 (soprattutto se Warsh continua a restringerlo liberandosi dei titoli coperti da ipoteca).

L'altra componente fondamentale di questo processo è l'abbraccio degli asset digitali, la digitalizzaione del dollaro, e Bitcoin come collaterale alla base. Esso rappresenterà la credibilità che permetterà al credito americano di alimentare la ricostruzione del settore manifatturiero e industriale: stablecoin coperte da garanzie collaterali solide. Questi dollari digitali verranno presi in prestito al tasso dei T-bill (~3.5%) e gli investimenti derivanti cresceranno a un ritmo più alto, invertendo quel ciclo di estrazione che ha caratterizzato invece il sistema dell'eurodollaro. L'incentivo alla re-industrializzazione americana unito alla creazione di un fondo sovrano che dia stabilità al bilancio nazionale fa parte di quell'impianto filosofico hamiltoniano che caratterizza la visione di Trump della rinascita statunitense.

La vandalizzazione del dollaro è stata sostituita dalla difesa del dollaro e questo significa riformare quei sistemi che giocavano a favore di chi, oltreoceano, aveva accesso a pasti gratis presumibilmente illimitati. Ci saranno vincitori e vinti, non sarà affatto piacevole.

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