lunedì 21 gennaio 2019

I malanni delle valute fiat





di Alasdair Macleod


Il crollo della lira turca ha dominato i titoli dei giornali ad agosto, inoltre questa ed altre valute dei mercati emergenti sono in difficoltà a causa del prosciugamento della liquidità in dollari. Ci sono tanti che scommettono contro queste valute deboli, così come sulle materie prime e sull'oro.

Senza dubbio il Dilemma di Triffin sta dominando i pensieri di questi speculatori, suggerendo loro che la domanda di dollari come valuta di riserva mondiale possa essere infinita. Questo articolo sottolinea che le entità finanziarie estere già possiedono la maggior parte dell'eccesso di liquidità creato sin dall'espansione monetaria del dollaro nel post-Lehman. Certo, è improbabile che la proprietà dei dollari sia equamente distribuita tra banche corrispondenti che rappresentano tutte le nazioni estere, ma questo non è un motivo per dire che i dollari non sono posseduti da stranieri e neanche dobbiamo dimenticare che i dollari sono disponibili nelle borse estere. Né dobbiamo dimenticare che il motivo dell'enorme quantità di derivati sulle valute ($75.000 miliardi solo per il dollaro) è che la domanda futura di dollari è già significativamente coperta.

No, la ragione per cui certe valute dei mercati emergenti stanno perdendo potere d'acquisto è colpa dei singoli governi e delle loro banche centrali, che non sembrano rendersi conto che le loro valute fiat sono valutate esclusivamente sulla fiducia, sia dalla loro stessa gente che dalle borse estere. E come dovremmo sapere, la fiducia non è qualcosa con cui si può giocare.

Inoltre quei commenti che raffigurano una Cina in difficoltà a causa dei dazi e di un dollaro forte, non colgono il segno. La geopolitica è importante. Gli occasionali successi dell'America nell'attaccare il rublo e lo yuan sono solo vittorie transitorie, non sta vincendo la guerra tra valute contro la Cina e la Russia. La Cina non devia dai suoi obiettivi strategici per diventare, in collaborazione con la Russia, la superpotenza eurasiatica, oltre l'egemonia americana.

Questo articolo guarda oltre il rally a breve termine del dollaro, alimentato prevalentemente da denaro alla ricerca di una prospettiva più equilibrata.



Le valute che crollano non sono una novità

Le valute che crollano sono un argomento ampiamente discusso. Fino a poco tempo fa, era solo il Venezuela, una volta sostenuto da luminari come il professor Stiglitz. Ora il rial iraniano, la lira turca e il rublo russo hanno iniziato a soffrire, principalmente a causa della salita del dollaro e delle sanzioni commerciali, innescando una perdita di fiducia internazionale nelle loro valute. Persino lo yuan cinese, sicuramente la valuta più manipolata, è in calo del 9% rispetto al picco raggiunto ad aprile.

Con circa 180 valute supportate dalla sola fiducia di coloro che le emettono, ci saranno sempre vincitori e vinti, con più perdenti che vincitori se misurati rispetto ad un rafforzamento del dollaro. Indubbiamente la politica monetaria ha molto a che fare con questo esito, con la FED che ha aperto la strada al tightening e molte altre banche centrali l'hanno seguita a malincuore.

Per illustrare quanto sia cambiato l'ambiente monetario negli ultimi mesi, val la pena di prendere in considerazione la Fiat Money Quantity, che è essenzialmente la somma del denaro in circolazione (principalmente contanti, conti correnti e depositi) più le riserve bancarie (depositi bancari commerciali) sul bilancio della FED.


Il grafico qui sopra mostra che lo scorso giugno la FMQ aveva cominciato a contrarsi, poiché le riserve in deposito presso la FED avevano iniziato a scendere e la crescita dei depositi bancari si era arrestata. Il grafico mostra anche che la FMQ è ancora $5.800 miliardi sopra il suo percorso di crescita pre-crisi. Nonostante ciò, il leggero rialzo del Fed Funds Rate, abbinato alla contrazione delle riserve bancarie, sta spingendo i commentatori a preoccuparsi di una crisi di liquidità globale.

Dal momento che il dollaro non è supportato altro che dalla fiducia, non c'è alcuna correlazione tra i tassi d'interesse più elevati e il tasso d'espansione monetaria. I commentatori dovrebbero quindi cercare altrove per la prova dell'illiquidità.

La contrazione delle riserve bancarie sul bilancio della FED coinvolge denaro non in circolazione, quindi ci si potrebbe chiedere se la loro contrazione limiti il credito bancario. La risposta deve essere "No", perché quando le riserve ammontavano a meno di $10 miliardi nel 2007-08, non c'era alcun problema con l'espansione del credito bancario. È vero, ci sono state delle modifiche alle regole volte a ridurre il livello massimo di indebitamento per i bilanci bancari, ma a poco meno di $2,000 miliardi di riserve bancarie, non siamo neanche lontanamente vicini a quell'altezza.



I proprietari esteri di dollari non possono essere ignorati

Si pensa che adesso ci sia una carenza di dollari a livello mondiale. Prima di attribuire il crollo delle valute dei mercati emergenti alla politica monetaria della FED, dovremmo prenderci la briga di stabilire chi detiene effettivamente la liquidità in dollari, almeno al margine. Non vi è alcun dubbio che vi sia un'ampia liquidità, come dimostra la FMQ, ma è vero che gli stranieri sono affamati di dollari?

Ci sono due componenti che dovrebbero attirare l'attenzione di un analista. In primo luogo, il divario di $5.800 miliardi tra l'attuale FMQ e il suo percorso di crescita di lungo periodo, include $1.950 miliardi di riserve bancarie sul bilancio della FED.[1] Questa è la cifra che la FED sta cercando di "normalizzare"; in altre parole, ridurla verso il livello pre-crisi, a poche decine di miliardi.

L'ultima cifra che abbiamo a disposizione riguardo la proprietà estera di liquidità in dollari è del 1° luglio 2017, quando le riserve bancarie presso la FED erano $2,330 miliardi. A quel tempo, il denaro di proprietà estera nel sistema bancario americano era di $4.217 miliardi.[2] Pertanto la somma delle riserve bancarie e dei depositi bancari in dollari di proprietà estera ammontava a $6.550 miliardi e la FMQ era di $6.330 miliardi al di sopra della sua tendenza di lungo periodo. In altre parole, oltre al denaro non in circolazione e parcheggiato presso la FED, la differenza tra il livello della FMQ e dove sarebbe stata senza la crisi del 2007/08 sarebbe interamente dovuta alla liquidità in dollari in mani straniere.

Da allora la bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti si è deteriorata di altri $570 miliardi, aggiungendo altri $500 miliardi alla proprietà di dollari in mani straniere. Pertanto possiamo ancora supporre che l'eccesso di liquidità post-Lehman nelle banche commerciali sia interamente dovuto alla proprietà in mani straniere. I dati ufficiali mettono in una nuova luce l'ipotesi che l'eruzione dei problemi nelle valute dei mercati emergenti sia dovuta unicamente al tightening della FED.

Il livello di possesso estero di dollari è, ovviamente, solo un fattore nelle valutazioni prospettiche. Il possesso di asset esteri da parte di residenti e società statunitensi è un altro fattore, ma i loro investimenti liquidi in valute estere non superano le poche centinaia di miliardi di dollari e sembrano essere principalmente coperti attraverso derivati.[3] Inoltre va notato che gli squilibri commerciali sono il fattore più importante alla base degli squilibri monetari transfrontalieri, fortemente sfavorevoli al dollaro USA.



Il problema del dollaro è il governo, non le imprese

Dalla nostra analisi è chiaro che non c'è carenza di dollari in mani straniere. Inoltre, quando si tratta di accordi commerciali, per quei mutuatari commerciali credibili non vi è alcun problema ad accedervi ed effettuare scambi esteri. La decisione se prestare loro dollari o meno è nelle mani delle banche corrispondenti, non in quelle dei colossi di Wall Street. I problemi che affliggono Paesi come la Turchia sono interamente causati dai loro governi, i loro prestiti irresponsabili, e hanno poco a che fare con la scarsità di dollari.

Il fatto è che le economie moderne, che hanno rifiutato il sound money, hanno dato ai governi carta bianca per gozzovigliare in finanziamenti inflazionistici. Peccato per la popolazione turca. Dopo decenni di inflazione annua quasi al 100%, il 1° gennaio 2005 la banca centrale della Turchia ha tolto sei zeri dalla lira, creando una nuova lira del valore di $0.74. Oggi vale solo $0.15, avendo perso quasi la metà del suo potere d'acquisto solo quest'anno. È irrilevante per il turco medio se l'America stia giocando duro con la Turchia sui dazi. Le invocazioni di Erdogan a vendere dollari ed oro per comprare la lira, non bastano. Sa che le sue lire sono potenzialmente inutili e dovrebbe liberarsene il più rapidamente possibile.

Infatti la perdita di fiducia nelle valute scoperte è la più grande minaccia alla loro credibilità, un fatto che quasi tutti i governi e le loro banche centrali sono riluttanti ad accettare. I banchieri centrali hanno tutti una formazione in economia matematica, che non lascia spazio alla soggettività nella valutazione delle valute, quindi quando la loro valuta viene rifiutata ne restano sempre sorpresi.

Il fallimento di tutte le valute fiat è probabilmente inevitabile. Tuttavia l'emergere di questi problemi oggi richiama i ricordi della crisi asiatica alla fine degli anni novanta. Gli operatori commerciali di tali Paesi avevano costruito capacità industriali con dollari presi in prestito e yen giapponesi in un momento in cui l'assicurazione mediante i derivati era meno sviluppata. I mutuatari di oggi in tutto il mondo non sono esposti ai rischi monetari nella stessa misura di allora. Questo non si può dire dei governi stessi, che quasi senza eccezioni hanno aumentato il loro indebitamento dall'ultima crisi del credito, ed è qui che si trova il problema.



Attenzione ai cinesi ed ai russi

Due valute che hanno sofferto negli scambi esteri sono lo yuan cinese e il rublo russo. In quest'ultimo caso, la Russia si sta emancipando dal dollaro e dal sistema bancario occidentale, che per un Paese che è il più grande fornitore di energia globale significa sfidare lo status  quo commerciale a livello mondiale del dollaro.

Nel frattempo lo yuan cinese è sceso di quasi il 9% rispetto al dollaro sin da metà aprile, nonostante le riserve in valuta estera per oltre $3.000 miliardi, perlopiù dollari. La Cina è di gran lunga il più grande creditore nei confronti degli Stati Uniti. Avrebbe potuto facilmente difendere la sua valuta, ma se lo avesse fatto, avrebbe probabilmente destabilizzato il dollaro.

Immaginate, per un momento, se la Cina vendesse $200 miliardi dalle sue riserve. Non dovrebbe comprare solo yuan, potrebbe comprare euro o yen. La ridistribuzione del suo portafoglio di valute estere ha comunque senso. Tuttavia il messaggio geopolitico di qualsiasi azione del genere sarebbe potenzialmente catastrofico per le finanze del governo degli Stati Uniti, in un momento in cui il deficit di bilancio è in aumento. Quindi, perché la Cina ha scelto di lasciare declinare la sua valuta?

La Cina sta probabilmente riflettendo su una serie di considerazioni. Il maggiore generale Qiao Liang, lo stratega dell'esercito popolare di liberazione, ha informato la leadership cinese di come gli americani abbiano usato il dollaro come arma nel 2015. Ha raccontato come gli americani abbiano usato una politica di rafforzamento del dollaro per indebolire le valute dei loro avversari, che è quello che sembra stia accadendo oggi. Finora non sono riusciti ad indebolire la Cina, nonostante abbiano provato a farlo in diverse occasioni.

Secondo Qiao Liang, la Cina ha finora evitato il confronto con gli Stati Uniti. Indubbiamente questa continua ad essere la strategia della Cina, il che spiega il suo rifiuto ad essere provocata da azioni aggressive basate sulle politiche commerciali. C'è una speranza che il problema si risolva con un compromesso. Nel frattempo lo scopo cinese è quello di consentire l'indebolimento dello yuan nei confronti del dollaro, con la consapevolezza che il presidente Trump desidera un dollaro più debole per aiutare gli esportatori americani a diventare più competitivi e che uno yuan più debole possa compensare i dazi sulle aziende cinesi.

Mentre ci sono problemi significativi con l'analisi di Qiao Liang, è utile per intuire il pensiero della leadership cinese. L'America ha già messo in crisi una potenziale zona di libero scambio del nord-est asiatico con il Giappone e la Corea del Sud; tale zona sarebbe stata una minaccia in termini di dimensioni per l'America e l'UE, e ci sarebbero state tre valute globali: il dollaro, l'euro e lo yuan. Pertanto la leadership cinese non solo considera le azioni americane indirizzate alla Cina, ma anche ai suoi futuri partner negli accordi di libero scambio.

È per questo motivo che la Cina ha deciso qualche tempo fa di espandersi in Eurasia, dove gli americani hanno poca influenza politica. Lo scopo cinese non è resistere e combattere nel Pacifico, ma spostarsi verso ovest.

I cinesi si faranno trovare preparati nel caso in cui non riescano a trovare un compromesso. In ogni caso, la Cina potrebbe intensificare i suoi piani di espansione verso ovest, continuando a prestare sostegno ai suoi partner asiatici e forse anche ad alcuni dei suoi altri interessi globali. Questo supporto è sempre più probabile che implichi il dispiegamento del suo baule da guerra in dollari. La Cina è probabilmente il maggiore creditore straniero del sistema bancario statunitense, oltre alla sua proprietà di titoli del Tesoro USA. È sempre stato nel suo stile implementare queste risorse senza far crollare i mercati, ma esse sono ora necessarie altrove.

La Cina ha già fornito all'Iran un'ancora di salvezza, permettendogli di vendere petrolio in cambio di yuan, il quale può essere scambiato in oro a sua volta attraverso i mercati dei futures. La Turchia è anche un partner importante nel progetto cinese della via della seta, la quale  dà accesso al Mediterraneo. Sia la Turchia che l'Iran sono stati indotti dall'America a diventare stati-clienti della Cina. L'America con le sue azioni li ha già persi.

La Russia è il secondo maggiore esportatore di petrolio al mondo, con oltre l'11% del totale mondiale, e il più grande esportatore di gas naturale. Si è deliberatamente tagliata fuori dal dollaro vendendo le sue riserve per oro fisico. Ha stabilito il proprio sistema di settlement bancario, alternativo allo SWIFT. Non ci sono dubbi, queste sono misure significative.

Il desiderio di liberarsi dal dollaro è comprensibile, ma è probabile che voltare le spalle alla moneta più importante al mondo avrà implicazioni profonde per lo status futuro del dollaro. Probabilmente ci spiega perché l'America stia usando ogni scusa per destabilizzare le finanze della Russia.

Le vendite di energia in Europa possono essere pagate in euro e le vendite in Asia possono essere pagate in yuan e in rubli. Ma il messaggio secondario sembra essere questo: la Russia pare credere davvero che possa vincere la guerra finanziaria contro l'America, forse con il tacito appoggio della Cina. Se questo è il caso, il dollaro perderà rapidamente la sua forza egemonica e si distruggerà da solo. Per proteggersi da questo risultato inevitabile, deve imparare a fare a meno del dollaro e proteggere la propria valuta con l'oro.



Conclusione

Per ora il presidente Trump sta sommergendo di difficoltà monetarie i suoi nemici mediante politiche commerciali aggressive e sanzioni. È un trucco che è stato utilizzato dalle varie amministrazioni americane. I cinesi sono particolarmente diffidenti nei confronti di una guerra tra valute condotta contro il loro yuan ed è improbabile che aumentino le tensioni inutilmente. Stanno giocando e vincendo una partita più grande.

Le azioni del presidente Trump sul commercio, che sembrano riscuotere successo a breve termine, stanno allontanando i Paesi dalla sua sfera di influenza. Alla fine ciò si rivelerà controproducente. Gli speculatori che si fidano di Trump e delle politiche di normalizzazione della FED stanno spingendo al rialzo il dollaro, senza rendersi conto che gli stranieri, lungi dal soffrire di una carenza di dollari, possiedono già tutta la liquidità in eccesso creata sin dalla crisi Lehman. Questa situazione porterà alla rovina del dollaro.

Pertanto il dollaro sta salendo solo in base a considerazioni di breve termine, guidate dai flussi speculativi. Una volta che questi si attenueranno, torneranno in auge le prospettive a lungo termine per il dollaro, compreso un deficit crescente nella bilancia commerciale e un deficit crescente di bilancio, livelli record di proprietà estera di dollari ed aumento dei prezzi alimentato da una combinazione di espansione monetaria precedente e tasse extra (dazi).

E se ciò non bastasse, l'erosione della sua egemonia accoppiata con le future richieste della Cina per il capitale infrastrutturale sembra destinata a condurre ad una ridistribuzione del capitale a scapito del dollaro. Non c'è da meravigliarsi se la Cina e la Russia abbiano deciso di rivolgersi al mercato dell'oro fisico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Note

[1] Per semplicità sto ignorando i reverse repo della FED, i quali riducono temporaneamente le riserve bancarie. Se inclusi, al primo giugno 2017 aggiungevano ulteriori $245 miliardi e $505 miliardi alla fine di suddetto mese.

[2] Si veda US Portfolio Holdings of Foreign Securities, pubblicato dalla New York Fed, Exhibit 19T. Il denaro posseduto dagli stranieri è nell'ultima colonna della tabella e rappresenta cifre corrispondenti a possedimenti bancari esteri.

[3] Si veda il Treasury Bulletin on Foreign Currency Positions, pubblicato dal Bureau of the Fiscal Service. C'è un'esposizione netta alla sterlina di circa $125 miliardi, la quale riflette presumibilmente il bilancio totale di banche americane e delle loro filiali nei mercati di Londra. L'esposizione netta a CAD, CHF, JPY e EUR è quasi interamente coperta da derivati.

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venerdì 18 gennaio 2019

Riguadagnare il paradiso economico: recensione del libro “Riscoprire la Scuola Austriaca d'Economia”





di Francesco Simoncelli


Riscoprire la Scuola Austriaca d'Economia è un libro che trasmette al lettore quelle chiavi di lettura essenziali per apprendere gli strumenti basilari con cui sondare la realtà mutevole che lo circonda con un approccio solido e coerente. Piombini e Gagliano fanno un ottimo lavoro nello strutturare il manoscritto in diverse sezioni che introducono gradualmente chi legge ad un percorso di apprendimento mirato ad ottenere un singolo risultato: disintorpidire la mente degli individui affinché tornino a ricercare con spasmodica necessità la via verso la libertà individuale e la responsabilità individuale. In questi tempi in cui la richiesta di un maggiore statalismo ed interventismo nell'economia sembrano litanie costanti all'interno della maggior parte delle persone, Riscoprire la Scuola Austriaca ha come corollario la riscoperta di un liberalismo classico altamente necessario oggi. È quantomeno fondamentale che si torni a studiare i principi del liberalismo classico, solo così potranno essere gettate basi adamantine sui cui erigere la società del futuro. Egregio è lo sforzo di Gagliano e Piombini nel pavimentare quella strada che permette a lettore il modo in cui, nel corso del tempo, ha perso quella libertà che tanto lo contraddistingue nel mondo attuale, spiegando di conseguenza l'imbarbarimento dei nostri giorni nei comportamenti della maggior parte delle persone. Infatti è decisamente molto azzeccata la strategia di condurre il lettore a comprendere quali sono i principi cardine del liberalismo classico, con i relativi vantaggi, all'inizio del libro e successivamente ad elencare tutte quelle scelte che hanno portato ad un suo annichilimento pezzo dopo pezzo. Non è una caso, infatti, che il libro si apra con il pensiero liberale dell'epigone della Scuola Austriaca, Ludwig von Mises. Viaggiando a ritroso lungo il fiume della conoscenza passata attraverso giganti del pensiero liberale come Hume e Smith, Mises ci condensa in un unico libro, Liberalism, tutto ciò che un individuo deve sapere riguardo la storia del liberalismo classico, infondendo nei concetti che ci trasmette semplicità e al tempo stesso profondità. Gagliano è abile quindi a presentare al lettore un sunto essenziale di ciò che Mises ha prodotto attraverso i suoi lavori.

Se dovessi fare un parallelo letterale, paragonerei Riscoprire la Scuola Austriaca d'Economia ai capolavori della letteratura inglese Paradise Lost e Paradise Regained di John Milton. Gagliano e Piombini, a modesto parare dello scrittore che state leggendo, hanno tratto ispirazione da questa metodologia efficace di presentazione per invogliare ulteriormente i curiosi ed i neofiti ad assimilare con successo quei concetti che col tempo sembravano essere andati persi. Il primo saggio che incontriamo, quindi, è l'incarnazione del Paradise Lost, il paradiso perduto della dottrina liberale classica che attraverso le sue teorie aveva caratterizzato uno dei periodi più floridi dal punto di vista culturale, sociale e tecnologico della storia umana: il XIX secolo. Fu la teorizzazione dei concetti già emergenti nel XVI secolo che diedero vita ad un corpus letterale che forniva agli individui il vademecum alla base del successo umano durante i decenni della Rivoluzione Industriale. Mises, attraverso la diffusione dei suoi manoscritti sulle teorie liberali classiche, non fece altro che aggiornarle ai tempi correnti, fornendo a coloro che non avevano sperimentato il passaggio quella fondamentale memoria storica che tanto serve a ricordarci di non commettere errori già commessi in passato. Uno i questi errori è l'autarchia e Gagliano fa un ottimo lavoro quando ci ricorda questo passaggio cruciale a pagina 37 quando ci parla della "Politica liberale estera". Gli individui hanno sempre tratto vantaggio dalla cooperazione sociale per sopravvivere alle avversità della vita e del mondo in generale, mentre invece l'autarchia ha rappresentato la morte e la regressione. Un monito per i nostri giorni, soprattutto se guardiamo alle politiche estere protezioniste supportate dall'amministrazione Trump. L'introduzione, quindi, di figure presumibilmente illuminate in grado di discernere cosa sia bene e cosa sia male per la stragrande maggioranza degli individui, avallando fantascienze come la telepatie praticamente, ha rappresentato quel disastro che ha condotto l'umanità verso i socialismi estremi (destra e sinistra) del XX secolo. Ancora una volta Gagliano dimostra di essere padrone della materia scegliendo accuratamente di parlare del discepolo di Mises, Friedrich Hayek, mostrando al lettore il passaggio esatto in cui si è perso il paradiso del liberalismo classico: La via verso la schiavitù, capolavoro di Hayek del 1944.

“All'origine della nascita dei regimi totalitari, secondo von Hayek, vi è il progressivo allontanamento dalle idee sulle quali è stata edificata la civiltà occidentale. Da una prospettiva storica di lungo corso, un filo rosso lega questa esperienza, fondata dalla cultura greca e romana e che è cresciuta nel rinascimento e nel liberalismo del XIX secolo. Quelle idee sono condensate nel concetto di individualismo che, a dispetto elle opinioni prevalenti, non significa affatto egoismo, attaccamento ai soli propri interessi. I tratti essenziali dell'individualismo sono dunque il rispetto dell'uomo singolo in quanto uomo, cioè il riconoscimento che le sue idee ed i suoi gusti sono supremi nella sua propria sfera per quanto strettamente questa possa essere limitata, e la credenza che è desiderabile che gli uomini sviluppino i loro talenti e le loro inclinazioni individuali.” (p. 51)

È una necessità biologica che svuota il punto di vista di lungo termine della realtà e facilita le operazioni dello Stato. La necessità di vivere piega la volontà di vivere alle condizioni in base alle quali è possibile vivere; proprio come un uomo modella la propria vita intorno a condizioni primitive nelle lande selvagge, allo stesso modo si adatta a regole, regolamenti, controlli, confische ed interventi imposti dal potere politico. Se queste limitazioni sulle sue aspirazioni vengono rese legali, in modo che il suo "stile di vita" raggiunga una parvenza di stabilità, ben presto perderà coscienza di tali limitazioni; ciò di cui poteva risentirsi all'inizio, non solo viene accettato ma addirittura difeso. Tale è la composizione dell'essere umano che il suo adattamento all'ambiente non solo è confinato alla sfera fisica; deve includere un'accettazione consapevole, una giustificazione, un supporto morale. Non può vivere tranquillamente senza dare la sua benedizione alle condizioni sotto le quali vive. La sua competenza con le parole aiuta il processo di adattamento; con le parole egli sviluppa un'ideologia che soddisfa la sua mente riguardo la correttezza e la rettitudine del suo "modo di vivere". Questo è l'alleato segreto del socialismo: l'inclinazione dell'essere umano ad adorare condizioni che gli sono state imposte e sotto le quali ha trovato un comodo adattamento. La macchina socialista della propaganda, mediante una continua reiterazione, trasforma la frase ideologica in una liturgia; la burocrazia, che rende legale il tanto amato "modo di vivere", acquisisce la gloria di un sacerdozio; le infrastrutture statali, anche le prigioni, vengono ricoperte con un'aura divina; il formalismo statale diventa un rituale, le sue affermazioni un oracolo. Solo il teorico, l'economista e lo storico si preoccupa delle conseguenze di lungo termine riguardanti gli interventi dello stato. Nel frattempo uno deve vivere, e nel frattempo "lunga vita al re." E nelle sezioni 2, 3, 4, del Capitolo 2 apprendiamo come la semantica abbia fatto il suo corso per rendere plausibili delle pseudo-verità che hanno indotto in errore gli individui. Prestate molta attenzione a questo capitolo poiché in esso vengono evidenziati in modo netto i passi falsi che hanno condotto le persone a credere che il socialismo non foss'altro che l'inevitabilità del modello capitalista e Gagliano cattura oculatamente quei punti del capolavoro di Hayek per permetterci di individuare con precisione chirurgica quegli squilibri che hanno portato alla ribalta figure storiche come Marx e Keynes.

Qui la palla passa a Piombini, al quale tocca la descrizione del famoso "Better to serve in hell rather to be a serve in heaven", quando ci presenta i saggi sulle contraddizioni della teoria marxista e keynesiana. Queste due scuole "di pensiero" economico hanno tratto vantaggio dalla loro giustificazione dello pianificazione centrale attraverso lo stato per scavarsi una nicchia proficua all'interno della scala del potere. Assolutamente egregia è la sezione 4 del Capitolo 3 in cui si mostra quell'unico concetto in grado di creare un buco talmente grande nella teoria marxista da renderla assolutamente inutile a livello teorico e pratico. Ma come apprendiamo c'è chi è disposto a vendere il buon senso e la logica pur di acquisire un posto di prestigio all'apice della scala del potere. Lo stesso vale per il keynesismo. Entrambe queste scuole sono l'estensione dell'altra, perennemente alla ricerca di diventare un'appendice funzionale del potere statale e riferimento univoco delle sue scelte. Un posto invidiabile, un'ambizione deprecabile. E quest'ultimo aspetto è elaborato ampiamente nella sezione 7 del Capitolo 4, in cui apprendiamo la fonte da cui si sono diffusi tutti i mali economici negli Stati Uniti. Il New Deal aveva bisogno di essere promulgato e doveva essere metabolizzato dalla maggior parte delle persone, le quali venivano da un secolo in cui la libertà aveva caratterizzato un'incredibile crescita del benessere generale. Non la pianificazione centrale, ma la libertà di scambio e la volontarietà. L'individualismo ed il rispetto dei diritti di proprietà trasformarono una società al limite della sussistenza in un regno in cui le bellezze che un tempo erano solo ad appannaggio dei ricchi potevano essere godute anche dai poveri. Il capitalismo aveva consegnato alle masse quei sogni paradisiaci che i poveri potevano solo immaginare prima della Rivoluzione Industriale. Il New Deal doveva stravolgere questa visione radicata della vita, ma non bastava una legge per far sì che accadesse. Nel 1936, infatti, il keynesismo divenne una religione. Se il marxismo era una religione della rivoluzione politica, il keynesismo sarebbe diventata una religione della rivoluzione economica. Entrambi condividevano un controllo capillare della società da parte di una cerchia ristretta di "profeti" in grado di condurre per mano il loro gregge. Il marxismo aveva fallito perché si concentrò eccessivamente sulla politica, mentre il keynesismo avrebbe imparato da questo errore concentrando il suo fuoco sull'economia. O per meglio dire, il keynesismo sarebbe diventato il vangelo economico grazie alla diffusione delle sue teorie da parte dei governi, necessitanti una scusa ragionevole per intromettersi pesantemente nella vita degli individui.

Qual è una delle pulsioni più ancestrali dell'individuo? Vivere al massimo facendo il minimo. Attraverso i progressi tecnologici può riuscirci, ma ci vuole tempo. Un altro modo è fare in modo che altri lavorino per lui senza che egli debba sforzarsi minimamente. Un gruppo ristretto di persone che si suppone detenga la possibilità di migliorare la vita di miliardi di altri, venditori di fumo, è la scusa migliore per raggiungere questo obiettivo. Ma serve una giustificazione plausibile. Questa venne ricercata attraverso il keynesismo, il quale venne eretto a religione di stato. Al contempo, però, questa scelta rese ciechi di fronte alla realtà e quando accade non si presta attenzione a dove si va a finire; e questo Piombini lo fa notare dettagliatamente nella sezione 10 del Capitolo 4. Una discesa totale all'inferno.

Come riguadagnare il paradiso? Il Capitolo 5 del libro è dedicato interamente a questo compito. Un viaggio tutto da scoprire che permetterà al lettore di guardare al futuro con quell'ottimismo che contraddistingue una scuola di pensiero economico che non è cupa come molti pensano, bensì permette di guardare alla realtà per quello che è. Nessuna illusione, nessuna verità plausibile. Solo l'obiettività di ciò che accade e la responsabilità di affrontare le conseguenze di eventuali errori. L'ottimismo scaturisce dal fatto che potendo vedere chiaramente le cose che circondano il mondo economico, ovvero, conoscendo in modo chiaro e netto le cause dei fenomeni economici, possiamo prevederne gli effetti.  In questo modo non ci si concentrerebbe sugli effetti per correggere i malanni dell'economia, non facendo altro che perpetrarli ed acuirli, ma si andrebbe direttamente alla radice di suddetti problemi e si potrebbero risolvere facilmente. Questo ovviamente significherebbe liberarsi di un apparato parassitario e farraginoso che non ha fatto altro che spacciare un'illusione: che esso fosse l'unico modo per risolvere i problemi della società, di qualsiasi natura fossero. Liberarsene significherebbe tornare in quel punto in cui abbiamo lasciato il nostro sviluppo sociale. Lo stato non è l'apice della società; è un tappo allo sviluppo ulteriore della stessa. Ecco perché alcuni credono, o fanno credere, che l'umanità abbia raggiunto il picco massimo dell'evoluzione: non riescono a vedere oltre a causa della pianificazione centrale. Riscoprire la Scuola Austriaca d'Economia è un libro che rimuove questo tappo e permette alle persone di vedere oltre la cortina di fumo della pianificazione centrale. Permette loro di riguadagnare il paradiso.


giovedì 17 gennaio 2019

Criptovalute e la denazionalizzazione del denaro





di Lawrence H. White


In un libro del 1976 intitolato, The Denazionalisation of Money, l'economista premio Nobel F. A. Hayek enunciò una nuova proposta riguardante il cosiddetto denaro privato. Ciò che Hayek aveva in mente, non erano le banconote del passato emesse privatamente e che i relativi possessori potevano portare preso le banche emittenti e riscattare in monete d'oro o d'argento. Il suo piano richiedeva denaro irredimibile. Il mercato proposto da Hayek ricorda il mercato delle criptovalute emerso nell'ultimo decennio.

Hayek puntò il dito contro gli stati per la Grande Inflazione degli anni '70. Avevano monopolizzato l'offerta di moneta, eliminato i loro obblighi contrattuali di riscattare le banconote in oro e argento, e quindi aumentato significativamente l'offerta di moneta irredimibile. Era naturale che ne seguisse una grande inflazione. La soluzione, secondo Hayek, era quella di consentire la concorrenza tra le valute, de-monopolizzando e de-nazionalizzando il denaro.

Secondo la proposta di Hayek, i privati ​​e le imprese dovevano essere liberi di offrire la loro versione del denaro affinché entrasse in concorrenza con quella emessa dagli stati già in circolazione. Hayek riteneva che le persone avrebbero scelto valute ritenute migliori in base al loro giudizio e che la prospettiva di acquisire clienti avrebbe spinto gli emittenti privati ​​ad offrire alternative superiori. Gli stati avrebbero dovuto quindi migliorare le loro valute (cioè abbassare i loro tassi d'inflazione), o perdere quote di mercato a vantaggio dei fornitori privati.

Come doveva essere gestito questo denaro privato? Secondo Hayek le persone preferirebbero le valute con un potere d'acquisto stabile. In tal caso, i fornitori privati ​​gestirebbero il loro denaro in modo tale che un'unità di valuta acquistasse, con una certa affidabilità, un determinato paniere di merci. Una moneta stabile è interessante, perché elimina il rendimento negativo dei relativi possessori, a volte chiamato "imposta dell'inflazione". Riduce il rischio di stipulare contratti a lungo termine in quell'unità monetaria. Elimina inoltre gli aggiustamenti di prezzo non necessari che derivano dall'inflazione e facilita il confronto dei prezzi nel tempo.

Coloro che hanno esaminato la proposta di Hayek hanno notato tre potenziali problemi. Primo, non è così ovvio che le persone preferirebbero una moneta che ha un potere d'acquisto stabile. Forse preferirebbero una moneta che produce un rendimento positivo in relazione ad altri asset sicuri. Forse preferirebbero una moneta che stabilizza il reddito nominale. È difficile saperlo in anticipo.

Secondo, Hayek sembra sottovalutare l'importanza degli effetti di rete. L'utilità di una particolare moneta dipende dal numero di coloro disposti ad accettarla. La maggior parte di noi sarebbe riluttante a passare ad una moneta migliore che poche persone usano. (Altrimenti gli americani utilizzerebbero franchi svizzeri.) I costi di cambio delle valute ci dicono che sarebbe costoso per un datore di lavoro pagare i salari a diversi dipendenti in diverse valute, o che la maggior parte dei dipendenti convertisse i loro stipendi. È più probabile vedere una convergenza verso un'unità monetaria comune relativamente affidabile piuttosto che lo scenario immaginato da Hayek, in cui dozzine di monete distinte circolano simultaneamente nella stessa area.

Infine Hayek non prende seriamente in considerazione la tentazione di coloro che emettono la moneta di rinnegare le loro promesse. Per guadagnare quote di mercato, gli emettitori privati ​​devono promettere di gestire bene i propri fondi. Ma, una volta che una moneta viene ampiamente utilizzata, coloro che la emettono hanno un forte incentivo a rompere questa promessa. Infatti, poiché non hanno bisogno di rimborsare le loro banconote, potrebbero espanderne l'offerta senza alcun limite.

In un certo senso le criptovalute hanno messo in pratica l'esperimento mentale di Hayek. Le criptovalute emesse privatamente competono direttamente con il denaro emesso dallo stato. A differenza dell'oro, dell'argento e del sale, le criptovalute come bitcoin, ether e dash non hanno un evidente uso non monetario. Non sono merci, né sono riscattabili per una merce sottostante. Piuttosto sono monete irredimibili che vengono emesse da privati, proprio come aveva immaginato Hayek.

Tuttavia la maggior parte delle criptovalute si differenzia chiaramente dalle valute nella visione di Hayek in quanto non promettono un potere d'acquisto stabile. Invece, per superare il problema della rottura delle promesse, coloro che emettono le criptovalute si impegnano in modo credibile sulla quantità che emetteranno. Pre-programmano un programma di emissione nel codice delle criptovalute. L'offerta di bitcoin, ad esempio, si espande ad una quantità predeterminata in intervalli di 10 minuti. Quindi sappiamo già quante unità di bitcoin esisteranno in questo momento l'anno prossimo. La pre-programmazione rimuove la capacità di rinnegare una promessa in seguito, quando l'incentivo a farlo sarà forte.

Alcune criptovalute, come il tether, mirano a fissare il loro tasso di cambio rispetto al dollaro o all'euro. Altre lo fissano con l'oro, o mirano a stabilizzare il loro potere d'acquisto nei confronti di beni e servizi. Tuttavia queste "stablecoin" non sono riuscite ad ottenere molte quote di mercato fino ad oggi. Forse pochi individui vogliono una moneta che deficiti del potenziale di rivalutazione, o forse gli effetti di rete scoraggiano il passaggio a quello che potrebbe essere un mezzo di scambio superiore, o una combinazione dei due.

Il mercato delle criptovalute è ancora piuttosto nuovo. Bitcoin è stato lanciato poco meno di dieci anni fa. Nuove idee continuano ad essere sviluppate e proposte, quindi è probabilmente troppo presto per dire come andranno le cose. Hayek ebbe chiaramente un'intuizione eccellente quando propose di consentire alternative private al denaro statale mal gestito. Ma come Hayek ha scritto altrove, la competizione è una procedura di scoperta: dobbiamo far sì che funzioni per rivelare quali tipi di denaro le persone vogliono di più e il modo migliore per fornirlo. Come ha scritto il pioniere delle criptovalute, Nick Szabo, le domande non risolte sulle criptovalute "possono essere risolte solo mettendole in pratica e vedendo come funzionano".


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.com/


mercoledì 16 gennaio 2019

Perché la Cina dovrebbe lasciar cadere tutti i dazi?





di Alasdair Macleod


L'espansione del credito bancario negli anni '20 in America andò ad intensificare l'inflazione monetaria e dei prezzi durante la prima guerra mondiale. Nonostante l'espansione monetaria, l'America riuscì a tenere in piedi un gold-exchange standard fino al 1933. Anche altri Paesi tornarono ad un gold standard post-bellico (come il Regno Unito), ma lo fecero a tassi di convertibilità pre-bellici con una base di denaro circolante estremamente ampia. Alla fine tutti si ritrovarono a dover ricorrere alla svalutazione. Altre valute europee, invece, crollarono direttamente nel 1924.

L'offerta di moneta negli Stati Uniti salì del 73% tra il 1913-1919 ed i prezzi raddoppiarono. Nel Regno Unito l'offerta di moneta salì del 144% ed i prezzi salirono del 157%.[1] Fu da queste basi elevate che negli anni '20 continuò l'espansione del denaro circolante. Mentre tendiamo a ricordare i progressi economici derivanti dalla diffusione dell'energia elettrica e dalla produzione di automobili, ignoriamo i notevoli squilibri monetari. Gli squilibri monetari provocano squilibri nei prezzi, portando a scambi commerciali e flussi di capitali politicamente sgraditi. I governi e le banche centrali tentarono di soffocarne i sintomi, la ragione alla base della cooperazione tra Benjamin Strong presso la FED e Montague Norman presso la Banca d'Inghilterra durante quel decennio.

Nella prima guerra mondiale, la produzione venne requisita dai governi e ciò ebbe l'effetto di eliminare la concorrenza estera. Mentre il commercio internazionale si riprendeva negli anni del dopoguerra, gli imprenditori si trovavano di fronte a concorrenti stranieri le cui basi dei costi erano denominati in valute svalutate. Vennero quindi introdotti dazi per recintare i mercati domestici. Ciò portò all'Emergency Tariff Act del 1921 in America, consolidato nel Fordney-McCumber Tariff del 1922. Le nazioni straniere risposero approvando a loro volta nuovi dazi e la contrazione del commercio internazionale fu un fattore significativo dietro i crolli delle valute all'inizio del 1924 in Austria, Bulgaria, Germania, Grecia, Russia e Polonia. E poiché la contrazione degli scambi rendeva praticamente impossibile per questi Paesi ripagare i debiti di guerra, i presunti benefici della protezione commerciale richiedevano un enorme costo di capitale per l'America stessa.

Nel 1922 i dazi degli Stati Uniti sulle importazioni andavano dal 7% al 68%, con una media del 38%. Mentre gran parte dell'Europa era depressa dopo la guerra, nel 1926 le economie che ne facevano parte si erano riprese nonostante i dazi, diventatie una protezione insufficiente per le imprese americane. Nel 1930 lo Smoot-Hawley Tariff Act aumentò i dazi sulle importazioni fino a una media del 60%.[2]

Nel 1930 le reazioni dei partner commerciali degli Stati Uniti, che seguirono Smoot-Hawley aumentando a loro volta i dazi, furono altrettanto prevedibili ed economicamente illogiche. I prezzi delle materie prime iniziarono a diminuire in previsione del crollo degli scambi. Ciò ebbe un effetto devastante sugli agricoltori statunitensi, che erano stati una delle ragioni principali dei dazi in tutti i dibattiti sul commercio al Congresso, ancor prima della prima guerra mondiale.

Il mercato azionario statunitense crollò verso la fine del 1929, in vista del primo voto importante sullo Smoot-Hawley Act il 31 ottobre. I trader riuscirono ad anticipare correttamente gli effetti economici. I politici, di fronte al crollo del mercato azionario, diedero la colpa ad una perdita di fiducia da parte delle imprese, cosa che sarebbe stata sanata dall'introduzione dello Smoot-Hawley Act.[3]

Gli ottimisti potrebbero obiettare che le lezioni degli anni '20-'30 rappresentavano la prima volta che gli effetti negativi dei dazi si manifestavano agli occhi dei politici e della popolazione in generale, e quindi era improbabile che si sarebbero ripetuti. Non è così. Nel maggio del 1930, un mese dopo che il Congresso aveva approvato lo Smoot-Hawley, una petizione firmata da oltre un migliaio di economisti chiese al presidente Hoover di porre il veto. L'establishment economico di oggi è ugualmente unito contro i dazi, ma il presidente Trump è meno aperto alla persuasione sugli scambi di quanto lo fosse il presidente Hoover.[4]

La storia della follia politica di novanta anni fa ci suggerisce che l'amore per i dazi è così radicato nella psiche della classe politica che le prove empiriche verranno sempre ignorate. Le conseguenze economiche della guerra commerciale rischiano di farci rivivere la Grande Depressione.

Oltre a quella contro la Cina, c'è anche la battaglia commerciale tra Stati Uniti ed Unione Europea. L'UE è di per sé altamente protezionista e possiamo solo sperare che le crescenti minacce non si concretizzino mai, ma questa è una speranza nata dalla disperazione.



L'agricoltura e il denaro sono diversi questa volta

Ci sono due differenze significative tra gli anni '20-'30 e oggi che dovrebbero essere prese in considerazione. La prima: il grano ed i prezzi delle terre agricole sono stati ulteriormente indeboliti dalla sovrapproduzione, a causa della rapida adozione della meccanizzazione e dei nuovi pesticidi. I prezzi di tutti i prodotti agricoli sono crollati, impoverendo gli agricoltori di tutto il mondo. Le condizioni di aridità degli anni '30 fecero il resto per mandare in crisi gli agricoltori del Nord America.

La seconda differenza è nel denaro. Il crollo della domanda di materie prime nella Grande Depressione portò ad un crollo dei prezzi delle materie prime, misurato in dollari. A quel tempo, per quanto riguardava la popolazione, i dollari erano sostituti dell'oro, essendo scambiati per il metallo giallo a $20,67 l'oncia. Pertanto il crollo dei prezzi rifletteva un aumento del potere d'acquisto dell'oro, e l'eventuale risposta politica fu di annullare la convertibilità del dollaro nel 1933 e poi svalutarlo del 40% nel gennaio successivo.

Se rivivremo un crollo degli scambi commerciali in stile anni '30, sarà misurato nelle valute fiat di oggi. Sappiamo che le banche centrali compenseranno qualsiasi tendenza al calo dei prezzi gonfiando la massa monetaria. Questa è già una politica ufficiale. L'inflazione monetaria non risolverà i problemi sottostanti, servirà solo a dissimularli. Le banche centrali cercheranno di raggiungere un equilibrio tra la quantità di denaro e la stabilità dei prezzi. Questo obiettivo non può essere soddisfatto senza rialzare sia i tassi d'interesse sia il costo del prestito per gli stati, e dobbiamo quindi concludere che una crisi economica alimentata dai dazi minaccerà di indebolire il dollaro e tutte le valute fiat ad esso collegate.



Perché gli squilibri commerciali non hanno nulla a che fare con i prezzi

È tempo di affrontare la teoria degli squilibri commerciali. Abbiamo scandagliato le prove empiriche: i politici sono facilmente persuasi che l'eccesso di importazioni rispetto alle esportazioni sia dovuto alla concorrenza sleale. Persino le società americane tendono a delocalizzare la loro produzione nelle posizioni più economiche per massimizzare i loro profitti e spesso chiuderanno le loro operazioni in località più costose per ridurre i costi. Ma la ragione degli squilibri commerciali non ha nulla a che fare con il comportamento anti-patriottico, o la concorrenza sui prezzi. Essi sono endemici alle valute fiat.

Possiamo dedurre che in un sistema con sound money, vale a dire, in cui i pagamenti sono accettati in oro o in sostituti dell'oro interamente coperti, gli squilibri commerciali possono essere solo lievi e temporanei, perché le importazioni devono essere pagate con denaro reale inflessibile, guadagnato in modo che possa essere successivamente speso. Il denaro e il credito non possono essere prodotti dal nulla per pagare le importazioni. Se si verifica un deficit nel commercio, l'oro esce e di conseguenza diminuiscono i prezzi interni delle merci. Le comunità con prezzi più elevati tenderanno a comprare da comunità con i prezzi più bassi e i produttori tenderanno a vendere alle comunità con prezzi più alti.

In questo modo l'oro che scorre tra le comunità bilancia le preferenze di ogni comunità tra l'oro ed i beni, e quindi sia il commercio che i prezzi si autoregolano verso un livello comune.

Armati di questa conoscenza certa, possiamo procedere a descrivere come sorgono gli squilibri commerciali in un sistema monetario fiat. Esse dipendono dai tassi relativi di espansione del denaro e del credito tra una valuta e l'altra, perché gli squilibri commerciali devono essere pagati in denaro flessibile di oggi. Ciò porta alla seguente identità nella contabilità del reddito nazionale:

(Importazioni - Esportazioni) @ (Investimenti - Risparmi) + (Spesa pubblica - Tasse)

In altre parole, un deficit commerciale è il risultato netto di una carenza nella combinazione tra risparmio e deficit di bilancio. Si applica sia al capitale che alle merci e viene catturato nelle statistiche sulla bilancia dei pagamenti (BOP). Questo è un punto importante, date le grandi quantità di denaro che circolano all'interno del sistema finanziario globale che non sono associate agli accordi commerciali.

Supponendo di considerare un Paese con un deficit nella bilancia dei pagamenti, un deficit di risparmio per gli investimenti è sempre costituito da un'espansione di denaro e credito bancario. Se ci sono anche afflussi di capitali dall'estero, essi si tradurranno o in valuta fornita dalla banca centrale, oppure attraverso un'espansione precedente o presente del credito bancario. In ogni caso, la banca centrale è pronta a garantire che non vi sia una fuga sui mercati monetari attraverso la manipolazione sia dei tassi d'interesse sia del proprio bilancio.

Pertanto è chiaro che in tutte le circostanze il deficit di risparmio nell'identità contabile nazionale di cui sopra debba essere compensato dall'espansione monetaria.

Allo stesso modo, un deficit di bilancio può solo portare ad un'espansione dell'offerta di moneta, che di solito comporta l'emissione di buoni del Tesoro o strumenti simili a breve termine. Quando vengono emessi titoli di stato, le banche li comprano utilizzando i loro bilanci. Quando le entità non finanziarie ed i risparmiatori acquistano titoli di stato, o tolgono risparmi dagli investimenti del settore privato o aumentano i loro risparmi riducendo il consumo. Ridurre i consumi personali a favore del risparmio richiede tassi d'interesse più elevati, processo ostacolato dalle iniezioni di liquidità da parte della banca centrale.

Inoltre, avendo raccolto fondi, lo stato li spende, rimettendo i soldi in circolazione. Se ha attinto al risparmio, quei risparmi vengono trasformati in spesa pubblica. Altrimenti gli acquirenti di titoli di stato hanno un solo modo per entrarne in possesso, e cioè attingere all'espansione monetaria o creditizia. Pertanto qualunque sia il modo in cui la si guardi, un deficit di bilancio espande la quantità di denaro.

Un'analisi simile si applica ad una nazione con un surplus nella bilancia dei pagamenti. In questo caso, l'espansione monetaria è inferiore all'aumento dei risparmi, cosa che si riflette poi in un'eccedenza nella bilancia dei pagamenti. Pertanto, quando si considerano gli squilibri commerciali, i prezzi non hanno nulla a che fare con tutto ciò. I prezzi influenzeranno solo la fonte dell'offerta, non la domanda.

L'origine degli squilibri commerciali attraverso la struttura della contabilità nazionale è confermata dall'osservazione di un altro aspetto. La divisione del lavoro ci dice che facciamo cose e forniamo servizi per guadagnare i soldi per comprare le altre cose di cui abbiamo bisogno e per accumulare risparmi. Questo è vero quando si tratta di capifamiglia in famiglie in cui solo tale figura lavora. È anche vero per i soldi guadagnati e passati ad altri attraverso le associazioni di beneficenza e le agenzie statali. I sussidi di disoccupazione ed i sussidi sociali devono essere guadagnati da qualcuno.

Questo descrive un'economia in cui il sound money è l'agente temporaneo per convertire la produzione in consumo. Supponiamo ora che nell'economia vengano introdotti più soldi, non guadagnati da nessuno come descritto sopra, ma prodotti dal nulla. Di conseguenza più denaro inizia ad inseguire la stessa quantità di merci.

L'introduzione di denaro extra farà salire i prezzi interni. Per un periodo di tempo le merci importate rimarranno disponibili ai vecchi prezzi. L'offerta di questi beni deve provenire da Paesi meno colpiti dalla domanda alimentata dall'inflazione. In pratica, anche altri Paesi inflazionano le loro valute, quindi i differenziali di prezzo diventano una questione relativa. Inoltre i cittadini di alcune nazioni risparmiano più di altri, e fintanto che il volume dei loro risparmi aumenta rispetto all'offerta di moneta, ci saranno beni e servizi disponibili per l'esportazione ad altre comunità.

Ignorare la fonte degli squilibri commerciali è stato un grosso difetto nell'economia keynesiana, portando ad una miriade di altri problemi. Il denaro scoperto per coprire i deficit di bilancio e nel risparmio è al centro di tutto. Non è quindi un caso che questi squilibri aumentino di pari passo con il potere delle banche centrali. Sembra incredibile che, nonostante teorie economiche incontestabili, Keynes pensasse di eliminare completamente i risparmiatori e che lo stato potesse fornire agli imprenditori capitale a basso costo.[5] Keynes era chiaramente un matematico senza una conoscenza approfondita dell'economia, altrimenti non avrebbe negato la verità nell'identità matematica di cui sopra. Invece decise di buttare la Legge di Say e quindi ignorare le conseguenze del denaro scoperto quando è lo stato a voler gestire i risultati economici.



I vantaggi del libero scambio

Alla luce della teoria economica ragionata, la Cina sta commettendo un brutto errore rispondendo all'autolesionismo di Trump con l'autolesionismo. Non si ragione con la follia. Invece la Cina dovrebbe rimuovere tutti i dazi e lasciare che i suoi consumatori e le imprese competano liberamente con gli stranieri.

Forse è un'idea radicale, promossa per la prima volta in Gran Bretagna da David Ricardo che dimostrò i vantaggi del vantaggio comparato (1817), poi ripresa dall'Anti-Corn Law League con Richard Cobden e John Bright (1836-38). Persuase Robert Peel, il primo ministro di allora, riguardo i meriti del libero scambio. Il risultato fu l'abrogazione delle Corn Laws (1846) e da quel momento in poi il commercio esente da dazi divenne la politica nazionale in Gran Bretagna.

Di conseguenza la Gran Bretagna diventò la nazione più potente del pianeta, nonostante le sue piccole dimensioni. Prima della prima guerra mondiale, in Gran Bretagna passava l'80% di tutte le spedizioni marittime, con i maggiori centri di costruzione navale a Clyde, Belfast e Tyne. La Gran Bretagna trasse beneficio dall'assemblare un impero con cui negoziare, ma al centro di questo successo c'era il libero scambio.

I cinesi dovrebbero prendere nota. Hanno assistito agli straordinari successi di Hong Kong e Singapore, dopo la resa giapponese nel 1945. Il loro successo è stato interamente dovuto ai mercati liberi, un commercio privo di dazi e stati poco interventisti. È quindi illogico che la Cina segua Trump al suo gioco. Molto meglio lasciarlo distruggere il potenziale dell'America attraverso scelte sbagliate.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Note

[1] Melchior Payli, The Twilight of Gold, p. 33, citato in Lessons from the Great Depression di T. Rustici.

[2] Frank Taussig, The Tariff History of the United States (New York, Augustus Kelly 1967)

[3] Thomas Rustici, Lessons from the Great Depression, pp. 80 (Capitalism Works Publishing 2005)

[4] Hoover era contrario allo Smoot-Hawley Act, definendolo terribile, fraudolento e truffaldino, ciononostante lo approvò.

[5] J.M. Keynes, General Theory of Employment, Interest and Money, Note Conclusive II.

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martedì 15 gennaio 2019

A quanto pare pochi hanno capito il punto reale nella stampa 3D delle armi

Una delle domande che spesso ricorre quando avvengono delle sparatorie di massa è la seguente: è possibile che una cittadinanza armata possa fermare queste follie? La risposta è Sì ed è documentata in un report dell'FBI, il quale passa al vaglio 50 episodi di aggressori armati attivi tra il 2016 ed il 2017. Gli incidenti con suddetti sono definiti come "uno o più individui attivamente coinvolti nell'uccisione o nel tentativo di uccidere persone in un'area popolata". L'FBI conclude la sua analisi osservando: «I cittadini armati e disarmati hanno ingaggiato l'aggressore in 10 incidenti. Hanno concluso in modo sicuro e con successo le sparatorie in otto di questi incidenti. Le loro azioni disinteressate probabilmente hanno salvato molte vite.» Non sorprende che, in 6 di questi 10 casi, colui che interveniva avesse un porto d'armi regolare ed un'arma regolarmente denunciata. Solo circostanze eccezionali o coraggio eccezionale portano un individuo disarmato a confrontarsi con un killer armato. Forse uno deve avere familiarità con le pistole per tentare. L'FBI scrive: «In quattro casi i cittadini in possesso di porto d'armi validi per armi da fuoco hanno fermato con successo l'aggressore. In due [di questi] incidenti, i cittadini hanno ingaggiato a fuoco l'aggressore. In due episodi, i cittadini hanno tenuto sotto tiro l'aggressore fino all'arrivo delle forze dell'ordine.» In un altro incidente: "un cittadino in possesso di un regolare porto d'armi è stato ferito prima che potesse sparare all'aggressore". Nell'ultimo dei sei incidenti, l'aggressore è stato accolto da armi spianate ed è fuggito. Pertanto un cittadino armato ha posto fine ad una sparatoria di massa in quattro casi, o all'8% delle sparatorie. L'economista John Lott sostiene che l'FBI non abbia tenuto conto di alcune sparatorie e che la percentuale reale negli ultimi anni sia di circa il 15%. In ogni caso, una percentuale significativa di sparatorie di massa è stata fermata da cittadini armati e molte vite sono state salvate. Disarmare la popolazione vuol dire fare un favore ai criminali.
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di Jeffrey Tucker


Il progetto di Cody Wilson per la stampa 3D delle pistole è tornato ancora una volta all'attenzione nazionale. Stavolta perché la compagnia di Cody ha (sorprendentemente) vinto una causa contro il Dipartimento di Stato che in precedenza aveva emanato un ordine restrittivo contro Defense Distribuited, citando il regolamento internazionale sul traffico delle armi.

Ci sono echi qui con la lunga battaglia per la PGP, che alla fine è stata vinta, con grande beneficio per la libertà individuale e la privacy. Fortunatamente ha vinto la libertà di parola. Alla fine potrebbe addirittura salvare il diritto di scaricare e stampare una pistola.

Ricordo l'ordine di rimozione per il progetto e Cody era coinvolto in una lotta ai massimi livelli. Questa era la battaglia che voleva e ce l'ha fatta. La sua vita non sarebbe mai più stata la stessa.

L'ordine precedente contro la DD è stato annullato, consentendo così alla sua azienda di rilasciare file digitali che consentono a chiunque abbia una stampante 3D di produrre una pistola funzionante a casa. Questa pistola ignora le consuete normative riguardanti i numeri seriali, la registrazione e la regolazione. Questo è il modo per provocare il panico in tutte quelle persone che vogliono restringere l'uso delle armi da fuoco.

Il panico non riguarda solo la distribuzione di massa di pistole non regolamentate; si tratta della perdita del controllo in generale.



Nessun controllo

Questa pistola è una manifestazione della nuova realtà digitale: il mondo fisico è ormai basato sull'informazione. L'unico modo per controllarlo è mettere la museruola alle persone, violare i diritti di libertà di parola e trasformare radicalmente un principio che siamo ormai siamo tenuti a credere che sia una relazione tra individuo e stato.

Tenete presente che Defense Distributed non produce né distribuisce armi. È solo flusso di informazioni. È un'azienda e un sito web, ma non mantiene alcuna relazione proprietaria con le informazioni che distribuisce. Ogni download può (ed è stato) duplicato e riprodotto all'infinito utilizzando qualsiasi piattaforma digitale: il mainstream web, il dark web, la messaggistica istantanea, le comunicazioni e-mail criptate, gli SMS, ogni tipo di applicazione basata su SMS, ecc.

Potete provare a controllare questa distribuzione di informazioni, ma nemmeno i regimi più totalitari di oggi vi hanno avuto successo. L'informazione è davvero un'idra a più teste, ma nemmeno questo spiega esattamente di cosa stiamo parlando. L'unico modo per controllare pienamente i flussi di informazioni in un'era digitale è assumere il pieno controllo del pensiero stesso, che è un'ambizione irrealizzabile in questo mondo, anche dal sistema più completo ed efficiente di controllo del pensiero che si possa immaginare.

Ed è esattamente il punto che Cody stava cercando di portare avanti.



I bei tempi del 2013

Cody fa parte di una generazione di intellettuali ed attivisti che dopo il 2008 ha visto nascere questo tipo di mondo. Molte cose precedentemente inimmaginabili sono cominciate ad accadere nel mondo digitale. La condivisione di file su reti distribuite ha rilasciato online grandi quantità di materiale protetto da copyright. Lo stato ha cercato di stare al passo, ma senza alcun risultato: il sistema di condivisione di file distribuiti è cresciuto nel corso dei decenni ed è continuato nonostante la scure dello stato.

Poi nel 2009 è accaduto qualcosa di incredibile: il denaro, il bene che lo stato aveva nazionalizzato 100 anni fa e in gran parte dominato per migliaia di anni, è entrato nel regno dell'economia dell'informazione. Questo era l'ultimo pezzo del puzzle, per così dire. Ora avevamo tutti i pilastri essenziali della vita commerciale e culturale traslati nel mondo dell'informazione, vale a dire, migrati nel regno in cui il potere non era più efficace.

La rivoluzione, a quei tempi, sembrava inarrestabile. Nel primo decennio del XXI secolo, queste persone erano conosciute come cypherpunk, perché usavano il codice informatico e la crittografia per aggirare i canali ufficiali di produzione e distribuzione di informazioni.

Più tardi tale movimento è mutato in quello che è divenuto noto come criptanarchismo. Il punto non era dover convincere le persone di una determinata filosofia, ma mostrare come avessimo gli strumenti per rendere la libertà una realtà. Abbiamo imparato come bypassare i due punti forti dello stato: i suoi monopoli giurisdizionali sulla forza e la sua capacità di mettere a tacere. Bypassarli con strumenti di libertà che non avevano un punto centrale di fallimento.

Le pistole stampate in 3D esistevano ben prima che arrivasse Cody Wilson, ma il suo contributo geniale è stata la volontà e il desiderio di alzarsi ed essere il volto di questo cambio di paradigma. Sapeva che per chiarire il punto, i media avevano bisogno di qualcuno da incolpare, qualcuno da demonizzare, un solo prodotto (una pistola!) su cui concentrarsi, per scrivere le loro storie e discutere delle implicazioni. Ispirare questo dibattito è stato il suo intento.

Cody era e non è un fanatico delle armi; era ed è un fanatico delle informazioni. Ha visto quello che molti di noi hanno visto. Ha scelto di agire in base ai nuovi ideali. È stato disposto a diventare il manifesto di un movimento che, di fatto, non ha nessun capo.



Non si tratta di Cody

I giornalisti che scrivono di questo argomento non hanno capito il punto. Sono abituati a coprire le questioni concentrandosi su persone, istituzioni e prodotti; discernendo tra buoni e cattivi sulla base delle dottrine della religione civica. Non sono disposti a coprire cambiamenti di paradigma su larga scala nella relazione tra individuo e stato. Non comprendono le implicazioni del decentramento, le implicazioni della mercificazione delle reti di informazione e cosa questo significhi per il controllo del mondo.

Ed è proprio per questo che la copertura editoriale della prima settimana di agosto 2018 è stata così assurda. Volevano concentrarsi su Cody e demonizzarlo. Ciò che non riuscivano a capire era il punto centrale di Cody: il mondo fisico sta migrando verso un regno diverso, il mondo dell'informazione che nessuno può controllare. Il mondo del futuro è incontrollato e incontrollabile.

Questo era il suo punto centrale. Non si trattava di armi in quanto tali. Non si trattava nemmeno di stampa 3D in quanto tale. Il suo punto centrale riguardava i flussi di informazione e l'ineluttabilità del potere in un mondo digitale. Niente sarà più lo stesso. Questa è la nostra realtà attuale; non è, tuttavia, la nostra attuale politica o tipo di giornalismo.

Cody e noi abbiamo sottovalutato la resilienza delle forze reazionarie nel mondo di oggi. Il paradigma sta cambiando, ma non senza attriti, non senza vittime, non senza un profondo turbamento dello status quo, che reagirà con strumenti che conosciamo e alcuni che ancora non comprendiamo.

Viviamo giorno per giorno, vivendo solo la scena passeggera che vediamo sui social media. Ma ci sono forze più grandi al lavoro. Non c'è possibilità di censurare definitivamente il futuro, con nessuno degli strumenti che hanno plasmato il passato. La grande migrazione sarà da un'economia basata sulle cose regolate dallo stato ad un'economia basata sulle idee regolate solo dalle scelte degli individui che compongono la società stessa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/