venerdì 17 luglio 2026

Questa è la terza guerra civile inglese (Parte #6)

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di E. M. Burlingame

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/questa-e-la-terza-guerra-civile-inglese-8b8)

La Rivoluzione americana – una sorta di seconda guerra civile inglese – recise i legami politici con notevole successo. Entro il 1783 la nobiltà coloniale aveva espulso gli eserciti britannici, istituito una repubblica e proclamato la propria sovranità di fronte al mondo. Eppure, nel giro di sei anni, il programma finanziario di Alexander Hamilton aveva silenziosamente reintrodotto proprio quel DNA che la rivoluzione aveva cercato di estirpare: una banca nazionale modellata sulla Banca d'Inghilterra, l'assunzione di debiti statali che legavano le sorti della nuova nazione agli obbligazionisti e uno stato fiscale-militare permanentemente dipendente dal denaro preso in prestito.

I rivoluzionari erano riusciti a sfuggire alla Corona, ma non al regime parassitario. La tipologia finanziarista – quella specifica classe dirigente il cui potere deriva non dal dominio territoriale ma dal controllo del debito, del credito e dell'ingegneria finanziaria – li seguì oltreoceano. Si radicò più profondamente sul suolo americano di quanto non avesse mai fatto nel Regno Unito e negli stati predecessori, dimostrando che l'accordo del 1688 non fu un caso geografico, bensì una forma di potere trasmissibile.

Per il secolo e mezzo successivo, questo sistema radicato crebbe di pari passo con la repubblica americana, talvolta servendone gli interessi, talvolta subordinandoli. Ma la sua prova più grande – e il suo trionfo più grande – arrivò con lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Quel conflitto, che sembrò spostare il centro di gravità da Londra a Washington, in realtà realizzò qualcosa di ben più sottile e duraturo: la ricomposizione di una classe finanziaria inglese frammentata e la costruzione di un apparato mondiale che avrebbe trasformato ogni angolo della Terra in un teatro della guerra civile inglese.

Questo saggio ripercorre tale trasformazione. Mostra come la Seconda guerra mondiale sia diventata il meccanismo attraverso il quale la supremazia di Londra è stata ristabilita – non su Washington, ma attraverso Washington – mediante la creazione di organizzazioni mondiali, la globalizzazione della finanza e la sistematica presa di controllo dei Sette Elementi del Potere Nazionale. Rivela l'infrastruttura occulta di ricatti e ricchezze illecite che sostiene questa presa di controllo, e le “Legioni del Male” che la impongono in ogni continente. E dimostra che la lotta in cui siamo ora impegnati, in tutti e sette gli elementi, non è altro che la lotta per recuperare la sovranità americana sradicando e distruggendo la Guardia Pretoriana della City di Londra – di Roma – ovunque essa operi.


La grande riconsolidazione: come la Seconda guerra mondiale sanò la frattura

Le guerre mondiali non furono semplici conflitti tra stati. Furono crisi quasi fatali per la classe finanziaria transnazionale, la quale si trovò dilaniata tra le capitali in guerra di Londra e Washington. I finanziari britannici e americani, che avevano trascorso decenni a costruire reti interconnesse di consigli di amministrazione, joint venture e alleanze tra famiglie, si trovarono improvvisamente di fronte alla prospettiva che i rispettivi stati si distruggessero a vicenda, e con essi, le fondamenta del loro potere condiviso.

La sopravvivenza della tipologia finanziarista dipendeva dal ristabilire l'unità e quest'ultima, a sua volta, dipendeva dall'emergere di un nodo come partner senior indiscusso, mentre l'altro accettava una posizione subordinata, ma pur sempre privilegiata, all'interno di una gerarchia riconsolidata.

La storia convenzionale ci dice che Washington soppiantò Londra dopo il 1945. Il dollaro sostituì la sterlina come valuta di riserva mondiale, la potenza militare americana eclissò quella britannica, gli Stati Uniti costruirono un nuovo ordine mondiale mentre la Gran Bretagna si ritirava dall'impero.

Ma questa narrazione confonde il trasferimento di determinate funzioni con il trasferimento di potere. Ciò che è realmente accaduto è stato più complesso: il DNA finanziarista di Londra è stato caricato nelle nuove istituzioni mondiali di Washington, garantendo che l'accordo del 1688 sarebbe sopravvissuto – anzi, avrebbe raggiunto il dominio planetario – proprio nel momento in cui appariva più vulnerabile.

La Seconda guerra mondiale divenne il meccanismo di questa riconquista. L'immenso debito contratto con il programma Lend-Lease pose la Gran Bretagna in una posizione di perenne supplica, ma diede anche ai finanziari londinesi un vantaggio: essi comprendevano le nuove istituzioni guidate dagli Stati Uniti perché avevano contribuito a progettarle. La conferenza di Bretton Woods del 1944 non fu un'imposizione americana, bensì una negoziazione anglo-americana, con Keynes e White che ne elaborarono insieme i progetti. Il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale non erano strumenti della politica estera statunitense in senso stretto; rappresentavano il passaggio di consegne istituzionale che ricreò il modello della Banca d'Inghilterra del 1694 su scala planetaria.

Come ha osservato l'economista politico Jeremy Green, l'ordine del dopoguerra è emerso da “processi di sviluppo anglo-americani co-costitutivi” che hanno reso la City di Londra e New York “attori chiave in una rinascita dell'economia politica mondiale”. La relazione speciale non era una mera formalità diplomatica, bensì lo statuto operativo di una holding transnazionale, con Washington come quartier generale visibile e Londra come partner principale nell'ombra.

Michael Hudson ha colto il risultato nel libro, Super Imperialism: “Gli Stati Uniti hanno così raggiunto ciò che nessun precedente sistema imperiale era riuscito a realizzare: una forma flessibile di sfruttamento globale che controllava i Paesi debitori imponendo il Consenso di Washington tramite l'FMI e la Banca mondiale”. Ma Hudson aveva anche compreso che i beneficiari finali di questo sistema non erano il popolo americano, né tantomeno lo Stato americano, bensì la classe finanziaria transnazionale che lo aveva ideato, una classe il cui centro nevralgico rimaneva, come lo era stato fin dal 1688, nella City di Londra.

Persino la Gran Bretagna stessa divenne vassalla di questo nuovo ordine. Le crisi della sterlina del 1947, 1949 e 1967 costrinsero i governi britannici che si susseguirono a subordinare la politica interna alle esigenze dei detentori di dollari. La sovranità parlamentare – la presunta più grande conquista della Rivoluzione Gloriosa – fu resa una finzione dal dominio del dollaro. Se la sede della Corona non poteva controllare la propria valuta, i propri tassi di interesse, la propria politica economica, allora non era più sovrana in alcun senso. E se Londra non era sovrana, allora Washington – apparentemente il partner più anziano – anch'essa incapace di controllare la propria valuta, i propri tassi di interesse, la propria politica economica, era anch'essa occupata, seppur con uffici più lussuosi e una fetta maggiore del bottino.


L'architettura della sovranità: le organizzazioni mondiali come meccanismi di recupero del debito

Le nuove istituzioni mondiali create a Bretton Woods e sviluppatesi nei decenni successivi non erano organismi tecnocratici neutrali. Erano l'apparato amministrativo della supremazia finanziaria, strumenti per imporre il diritto di veto degli obbligazionisti sugli Stati sovrani.

Il Fondo monetario internazionale, apparentemente un prestatore di ultima istanza, divenne lo strumento di imposizione degli aggiustamenti strutturali: le nazioni in cerca di finanziamenti di emergenza dovevano aprire le proprie economie alla penetrazione straniera, privatizzare i beni statali e subordinare il welfare al servizio del debito. La Banca mondiale, apparentemente un'agenzia di sviluppo, divenne il canale per convogliare le risorse del Sud verso i creditori del Nord attraverso progetti infrastrutturali che avvantaggiarono le multinazionali più delle popolazioni locali. L'Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio (GATT), poi diventato Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), divenne il meccanismo per scavalcare le leggi nazionali che potevano interferire con la libera circolazione dei capitali, pur mantenendo una forte limitazione del lavoro.

Queste istituzioni condividevano un DNA comune con la Banca d'Inghilterra. Erano, secondo la formulazione di Carroll Quigley, strumenti attraverso i quali “i poteri del capitalismo finanziario” potevano “creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, capace di dominare il sistema politico di ogni Paese e l'economia mondiale nel suo complesso”. Hanno sancito come norme mondiali il debito permanente, il controllo privato sul denaro pubblico e la finanziarizzazione di ogni attività umana.

Ma le istituzioni da sole non bastano a sostenere la supremazia. Richiedono personale – amministratori leali, politici compiacenti, funzionari corrotti – per tradurre la loro autorità astratta in potere concreto. Ed è qui che emerge la seconda dimensione del dominio finanziarista: la corruzione sistematica e il compromesso degli individui in ogni ambito del potere nazionale.


L'infrastruttura del compromesso: ricatto e ricchezza illecita come strumenti di governance

Il sistema finanziarista non si regge solo sull'ideologia o sul consenso. Non può farlo, perché i suoi obiettivi – l'estrazione di ricchezza dalle popolazioni produttive a favore delle élite finanziarie, la subordinazione della sovranità nazionale alle pretese dei creditori, il finanziamento perpetuo della guerra a scopo di lucro – non sono popolari. Richiedono meccanismi di controllo che operano al di sotto del livello del consenso consapevole.

Questi meccanismi costituiscono quella che dovremmo definire l'infrastruttura del compromesso: un apparato mondiale per identificare, coltivare e, in ultima analisi, controllare gli individui che occupano posizioni di potere. Informazioni compromettenti a sfondo sessuale, trappole finanziarie, dossier che distruggono carriere, opportunità di carriera non meritate, la promessa di lucrose sinecure in cambio di fedeltà futura: non si tratta di aberrazioni occasionali, ma di strumenti sistematici di governo.

Un diplomatico che accetta conti offshore strutturati per evadere le tasse si mette in balia di chi è a conoscenza dei fatti. Un politico le cui indiscrezioni giovanili sono state documentate in sordina, non può permettersi di indagare troppo a fondo sulle fonti di finanziamento della sua campagna elettorale; un giornalista la cui carriera dipende dai ricavi pubblicitari degli imperi mediatici controllati dai finanziari impara, senza istruzioni esplicite, quali storie sono sicure e quali no; un generale che si aspetta una pensione redditizia come appaltatore della difesa, sa che le decisioni sugli appalti prese oggi determineranno se quella pensione sarà agiata o misera.

La bellezza di questo sistema, dal punto di vista finanziarista, sta nel fatto che non richiede un comando centrale. Funziona secondo la logica decentralizzata della distruzione mutua assicurata: chi è compromesso non può smascherare il sistema senza smascherare sé stesso. Ogni individuo catturato diventa una risorsa permanente, incapace di defezione senza andare incontro alla rovina personale. I compromessi proteggono i compromessi e l'intero apparato si riproduce di generazione in generazione.

Carroll Quigley, che grazie ai suoi contatti nei gruppi della Tavola Rotonda godeva di un accesso insolito a queste reti, ne descrisse il risultato in Tragedy and Hope: una “rete di straordinaria influenza” che operava “in modo discreto e silenzioso” per garantire che “l'elemento dominante in qualsiasi società” fosse costituito “dai governanti finanziari”. Non si riferiva a una cospirazione nel senso volgare del termine, bensì a una struttura: un'élite i cui membri “si conoscevano, si frequentavano e si imparentavano tra loro tramite matrimoni”.


Le Legioni del male: la guardia pretoriana

Le istituzioni forniscono la struttura, il compromesso e la vulnerabilità garantiscono la lealtà... ma né le istituzioni, né il compromesso e la vulnerabilità possono imporre l'obbedienza quando questa viene rifiutata. Per questo il sistema finanziarista ha bisogno di forza bruta: una forza organizzata, disciplinata, negabile, capace di operare in ogni continente e in ogni ambito dell'attività umana.

Questo supporto muscolare è fornito da quello che il Colonnello Towner-Watkins identifica come il Sindacato, ma che io ho definito le Legioni del male: una guardia pretoriana ibrida composta da due branche che appaiono distinte ma funzionano in stretto coordinamento.

Il braccio “legittimo” è costituito dai servizi segreti e dalle forze speciali degli Stati, in particolare quelli dell’alleanza Five Eyes. La CIA, l’MI6, l’ASIS e le loro controparti forniscono la copertura dell’autorità statale. Conducono operazioni che richiedono l’approvazione ufficiale, reclutano informatori e mantengono l’infrastruttura di sorveglianza e destabilizzazione che protegge gli interessi finanziaristi. Quando un politico sovranista emerge nel Sud del mondo, sono spesso queste agenzie a orchestrare la “rivoluzione colorata” o il colpo di stato silenzioso che lo depone. Quando un leader si rivela scomodo – un Patrice Lumumba, un Salvador Allende, un Muammar Gheddafi – sono queste agenzie a pianificarne la rimozione, a volte con un’assistenza non dichiarata da parte del secondo braccio.

Il braccio “illegale” è costituito da reti di criminalità organizzata e da gruppi terroristici/fondamentalisti. La mafia, i cartelli della droga, i trafficanti di esseri umani, le milizie jihadiste: questi non sono nemici dell'ordine finanziarista, ma suoi ausiliari irregolari. Svolgono funzioni che non possono essere eseguite dalle forze ufficiali: l'assassinio che non deve lasciare tracce, la destabilizzazione che deve apparire organica, il traffico illecito che deve finanziare le operazioni senza stanziamenti di bilancio.

L'innovazione cruciale di questo sistema – ciò che lo rende autosufficiente e praticamente invulnerabile – è il suo modello di finanziamento. Le Legioni del male non necessitano di bilanci approvati dai parlamenti o di stanziamenti stanziati dalle casse dello Stato. Si finanziano attraverso frodi finanziarie, frodi bancarie, traffico di droga, tratta di esseri umani e riciclaggio di denaro su una scala che fa impallidire il PIL della maggior parte delle nazioni. La ricchezza illecita generata da queste attività viene riciclata attraverso le stesse istituzioni finanziarie che costituiscono il nucleo del sistema, reintroducendo miliardi nella Catena finanziaria della morte e generando profitti per i legittimi finanziari che possiedono tali istituzioni.

Questo modello è emerso da precedenti stabiliti durante la Seconda guerra mondiale. L'Operazione Underworld, l'alleanza del 1942 tra la Marina statunitense e la mafia per proteggere i moli di New York dai sabotaggi dell'Asse, dimostrò che i servizi segreti potevano collaborare con la criminalità organizzata. Le successive collaborazioni della CIA con i gangster corsi a Marsiglia, con i trafficanti di eroina nel Triangolo d'Oro del Sud-est asiatico e con i contrabbandieri di cocaina dei Contras in America Centrale hanno perfezionato ed esteso questo modello. Negli anni '80 la fusione tra agenzie di intelligence e reti criminali non era più un'eccezione, ma una prassi consolidata.

Oggi questa struttura ibrida funziona come l'esercito mondiale del regime, il quale rimane nascosto dietro le quinte. Opera in ogni Paese, in ogni continente, in ogni ambito dell'attività umana. Impone il diritto di veto degli obbligazionisti non attraverso eserciti e marine – sebbene possa ricorrervi quando necessario – ma attraverso metodi più subdoli come assassinii, intimidazioni e corruzione. Ed è interamente autofinanziata, traendo le proprie risorse dalle stesse economie illecite che contribuisce a sostenere.


I sette elementi: come funziona l'occupazione

Con le istituzioni come struttura portante, il compromesso come collante e le Legioni come strumento di controllo, il sistema finanziarista ha raggiunto ciò che nessun impero nella storia è riuscito a realizzare: la cattura totale di ogni elemento del potere nazionale, non in un singolo Paese, ma in tutti i Paesi simultaneamente. L'analisi che segue mostra come questa occupazione operi nei sette ambiti riconosciuti dagli strateghi come il modello DIMEFIL: Diplomazia, Informazione, Militare, Economia, Finanza, Intelligence e Applicazione della Legge.

Diplomazia

La diplomazia si è trasformata in un sistema di riscossione del debito con altri mezzi. L'espansione della NATO, le condizionalità dell'FMI, il patto sui sottomarini AUKUS: non si tratta di accordi di mutua difesa tra pari sovrani, bensì di meccanismi per vincolare gli stati vassalli al nucleo finanziario. Una nazione che accetta prestiti dall'FMI accetta anche i “consigli” degli economisti dell'FMI in materia di politica fiscale, priorità di spesa e quadro normativo; una nazione che aderisce alla NATO accetta anche l'obbligo di acquistare sistemi d'arma da appaltatori della difesa controllati dai finanziari; una nazione che firma un accordo commerciale con gli Stati Uniti accetta anche la portata extraterritoriale della legge statunitense.

I diplomatici che negoziano questi accordi sono essi stessi il prodotto dell'infrastruttura del compromesso. Sono stati selezionati, formati, promossi e, in definitiva, controllati attraverso meccanismi invisibili al pubblico. Un incarico a Londra o a Washington è una ricompensa per la lealtà passata e un'opportunità per future trappole. Vengono aperti conti offshore, acquistate proprietà, i figli vengono istruiti, il tutto in giurisdizioni dove i finanziari esercitano la loro influenza. Quando un diplomatico raggiunge il rango di ambasciatore, non è più in grado di rappresentare gli interessi della propria nazione contro quelli dei suoi protettori. È diventato, consapevolmente o meno, un agente doppiogiochista.

Quando la diplomazia non riesce a ottenere l'obbedienza, le Legioni del male intervengono a supporto. Le “rivoluzioni colorate” che hanno travolto gli Stati post-sovietici – la Rivoluzione delle Rose in Georgia, la Rivoluzione Arancione in Ucraina, la Primavera Araba – non sono state esplosioni spontanee di volontà popolare: si è trattato di operazioni orchestrate, finanziate da ONG controllate dai finanziaristi, consigliate dai servizi segreti ed eseguite da attivisti addestrati. Il loro scopo non era la democrazia, ma il riallineamento: integrare i governi sovranisti nell'apparato mondiale finanziarista.

Informazione

L'informazione è l'ossigeno della politica moderna e il sistema finanziarista ne controlla la distribuzione. I grandi imperi mediatici, dalle reti televisive tradizionali alle piattaforme digitali, sono di proprietà o fortemente influenzati dagli stessi gestori patrimoniali transnazionali. BlackRock, Vanguard e State Street, i tre principali fornitori di fondi indicizzati, detengono partecipazioni sostanziali in ogni grande azienda mediatica del mondo anglofono. Non dettano direttamente i contenuti editoriali, ma non ne hanno bisogno. La struttura proprietaria stessa impone disciplina: i dirigenti che permettono la diffusione di contenuti ostili agli interessi finanziaristi vedranno crollare il valore delle loro azioni, limitato l'accesso ai capitali e accorciarsi la carriera.

Al di sotto del livello di proprietà si cela l'infrastruttura del compromesso. I giornalisti che raggiungono la notorietà sono quelli che hanno dimostrato affidabilità; chi si discosta da questa linea vede la propria carriera distrutta da dossier di passate indiscrezioni, reali o presunte, la propria reputazione fatta a pezzi da attacchi coordinati da parte di colleghi, il proprio sostentamento minacciato dal ritiro degli introiti pubblicitari. Il movimento #MeToo, pur con i suoi autentici successi nell'affrontare le molestie sessuali, ha anche fornito un meccanismo per neutralizzare i giornalisti le cui posizioni politiche erano scomode. La stessa dinamica opera nel settore tecnologico: i dirigenti del settore che si oppongono alla sorveglianza o alle backdoor di crittografia si ritrovano nel mirino di azioni regolamentari, audizioni al Congresso e campagne mediatiche che si materializzano misteriosamente da molteplici fonti contemporaneamente.

Quando il controllo dell'informazione richiede operazioni non ufficiali, le Legioni del male forniscono dei prestanome. Le campagne di disinformazione vengono condotte attraverso reti criminali e agenti terroristici, rendendo impossibile risalire alle loro fonti. Le fughe di notizie mirate distruggono personaggi scomodi, mantenendo al contempo l'apparenza di un'indagine giornalistica. La narrazione della collusione russa che ha dominato la politica americana dal 2016 al 2019 non era, da questa prospettiva, il prodotto di un'interferenza democratica, bensì di una guerra interna al mondo finanziario: il tentativo di una fazione di neutralizzarne un'altra attraverso l'uso dell'informazione come arma.

Militare

Lo stato fiscale-militare, perfezionato nel 1688 ed esportato in America nel 1789, ha raggiunto la sua forma definitiva. Gli interventi finanziati dal debito non servono le nazioni che li combattono, bensì gli obbligazionisti che li finanziano. L'invasione dell'Iraq, il cui costo è stimato in oltre $2.000 miliardi, ha trasferito ingenti somme dai contribuenti americani alle imprese di difesa, alle società militari private e agli istituti finanziari che hanno finanziato il debito. Allo stesso modo la guerra in Ucraina arricchisce le imprese di difesa e i commercianti di energia, impoverendo al contempo i contribuenti europei ed eliminando le reclute ucraine.

Le compagnie militari private operano come moderne Compagnie delle Indie Orientali, sfruttando il potere statale per profitto privato. Blackwater (ora Academi), DynCorp e i loro concorrenti svolgono funzioni un tempo riservate alle forze armate in uniforme: protezione delle ambasciate, addestramento delle forze alleate e persino partecipazione ai combattimenti. Non rispondono a nessun elettorato, a nessun parlamento, a nessuna catena di comando al di fuori dei loro azionisti. Sono il braccio legittimo delle Legioni del male, manifestatosi in tutta la sua potenza.

I generali che sovrintendono a queste guerre sono essi stessi compromessi dal sistema al servizio del quale operano. Il continuo passaggio di personale tra il Pentagono e le aziende del settore della difesa garantisce che le decisioni sugli appalti prese oggi determineranno il reddito pensionistico di domani. Un generale che cancella un sistema d'arma che ha sforato il budget non si limita a prendere una decisione militare; mette a repentaglio il futuro lavorativo dei suoi colleghi e le proprie prospettive di ottenere un lucroso incarico in qualche consiglio di amministrazione. La corruzione non è personale, ma strutturale: il sistema seleziona coloro che ne comprendono le esigenze ed emargina chi non le comprende.

Quando i militari in uniforme non possono intervenire – perché l'operazione richiede la negabilità, perché l'obiettivo è politicamente sensibile, perché il quadro giuridico vieta l'intervento – subentra il braccio illecito delle Legioni del male. Le forze speciali addestrano milizie jihadiste per destabilizzare i rivali, come fecero in Afghanistan contro i sovietici e in Siria contro il governo di Assad. Mercenari per procura conducono assassinii che non possono essere ricondotti ai governi nazionali. I confini tra esercito statale, contractor privati ​​e organizzazione criminale si confondono fino a diventare indistinti.

Economia

L'economia mondiale è stata progettata per servire lo sfruttamento finanziario attraverso la “Catena finanziaria della morte”. I regimi commerciali – NAFTA, protocolli di adesione all'OMC, trattati bilaterali sugli investimenti – sono concepiti per delocalizzare la produzione dai Paesi ad alto salario verso le periferie a basso salario, arricchendo le multinazionali e deindustrializzando il cuore dell'economia. La deindustrializzazione del Midwest americano, del Nord dell'Inghilterra, della “Cintura della ruggine” francese non sono conseguenze naturali del progresso tecnologico, ma esiti deliberati di scelte politiche compiute da funzionari corrotti al servizio dei padroni finanziari.

I dirigenti aziendali che implementano queste linee di politica vengono ricompensati con assegnazioni di azioni, piani di riacquisto di azioni proprie e pacchetti retributivi che allineano i loro interessi con quelli degli azionisti a scapito dei lavoratori, delle comunità e delle nazioni. Un amministratore delegato che delocalizza la produzione aumenta gli utili trimestrali, fa salire il prezzo delle azioni e si arricchisce, anche se le sue azioni distruggono le comunità che ospitavano le sue fabbriche e i lavoratori che producevano i suoi prodotti. Dal punto di vista finanziario non agisce in modo immorale; agisce razionalmente all'interno di un sistema progettato per premiare l'estrazione rispetto alla produzione.

Quando le nazioni tentano di sfuggire a questo sistema – costruendo industrie nazionali, proteggendo i settori strategici, rifiutando le condizionalità dell'FMI – si scontrano con il braccio armato delle Legioni del male. Reti di traffico illecito e organizzazioni criminali che eludono le sanzioni minano i loro sforzi, inondando i loro mercati di merci di contrabbando, indebolendo le loro valute e destabilizzando i loro governi. Un Paese che cerca di svilupparsi in modo indipendente scopre che l'indipendenza non è consentita.

Finanza

Il mondo finanziario è il cuore del sistema, l'organo da cui scaturisce ogni altro potere. Le banche centrali, un tempo istituzioni preposte alla gestione delle valute nazionali e alla promozione della stabilità interna, sono diventate veicoli di trasmissione per le linee di politica finanziariste. Gli interventi della Federal Reserve dopo il 2008, i suoi programmi di quantitative easing, le sue linee di politica in merito ai tassi di interesse prossimi allo zero, sono serviti a proteggere i bilanci delle principali istituzioni finanziarie, facendo ben poco per le famiglie che hanno perso casa, lavoro e risparmi.

Il sistema bancario ombra – hedge fund, private equity, fondi monetari – opera completamente al di fuori di ogni controllo democratico, eppure le sue decisioni influenzano la vita di miliardi di persone. Quando una società di private equity acquisisce una catena di case di riposo, la indebita pesantemente, ne estrae i beni e la lascia fallire; non si tratta di un risultato di mercato, bensì di una conseguenza politica: il sistema permette l'estrazione perché è stato concepito da chi la pratica.

L'utilizzo del dollaro come arma – ovvero l'impiego del suo status di valuta di riserva per imporre sanzioni, congelare beni ed escludere Paesi dal sistema finanziario – rappresenta la massima espressione del potere finanziarista. Una nazione che sfida Washington si ritrova tagliata fuori dal sistema di compensazione in dollari, incapace di commerciare, di ottenere prestiti e di funzionare. Non si tratta di diplomazia, né di guerra economica nel senso tradizionale del termine; si tratta piuttosto dell'esercizio della sovranità su un sistema finanziario mondiale i cui centri di controllo rimangono a Londra e New York.

I banchieri e gli organi di controllo che gestiscono questo sistema sono a loro volta controllati attraverso meccanismi tanto sottili quanto grossolani. Le trappole del debito personale – il mutuo che impone la continuità lavorativa, le tasse scolastiche dei figli che dipendono da bonus regolari – garantiscono la lealtà. Il kompromat sulle attività di trading – il front-running, l'insider trading, la manipolazione – assicura il silenzio. Le reti di frode finanziaria e riciclaggio di denaro, legate alla criminalità organizzata, riciclano capitali illeciti direttamente nel sistema, finanziando il successivo ciclo di appropriazione indebita di potere con i profitti del precedente.

Intelligence

L'intelligence è il sistema nervoso del sistema: l'apparato che raccoglie informazioni, identifica le minacce e coordina le risposte. L'alleanza Five Eyes – composta da Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda – costituisce il nucleo di questo apparato, una rete permanente e discreta che trascende qualsiasi governo o amministrazione. I suoi membri condividono informazioni, coordinano le operazioni e mantengono l'infrastruttura di sorveglianza mondiale che Edward Snowden ha rivelato a un pubblico sconvolto nel 2013.

Il capitalismo della sorveglianza – la raccolta e la monetizzazione dei dati personali da parte di società private – si è fuso con l'intelligence statale per creare un panopticon mondiale. Ogni telefonata, ogni email, ogni ricerca sul web, ogni transazione finanziaria genera dati a cui il sistema può accedere quando necessario. L'infrastruttura di compromissione opera attraverso questi dati: analisti e dirigenti che potrebbero opporsi vengono ricattati tramite le proprie tracce digitali – la relazione extraconiugale rivelata nella cronologia delle ricerche, l'irregolarità finanziaria scoperta negli estratti conto bancari, il dissenso politico documentato nelle comunicazioni private.

Le agenzie di intelligence sono anche il braccio operativo principale delle Legioni del male. Documenti declassificati mostrano la preoccupazione documentata della CIA per leader antimperialisti come Michael Foot, con rapporti interni che affermano che “un governo a maggioranza laburista rappresenterebbe la più grande minaccia per gli interessi statunitensi”. Tale minaccia è stata neutralizzata non attraverso un intervento palese, ma attraverso il discreto coordinamento di agenti dei servizi segreti, alleati nei media e operatori politici. Lo stesso schema si ripete nel corso dei decenni e in diversi continenti: i leader che minacciano gli interessi finanziaristi si ritrovano indeboliti, destabilizzati e infine rimossi.

Il coordinamento con reti jihadiste e criminali per operazioni sotto copertura e reclutamento di informatori, documentato da investigatori che vanno dalla Commissione Intelligence del Senato alle Nazioni Unite, non è un'aberrazione, ma una caratteristica intrinseca del sistema. Il sistema che ha finanziato e armato i mujahidin in Afghanistan, che ha collaborato con i trafficanti di cocaina dei Contras in Nicaragua, che ha addestrato milizie jihadiste in Libia e Siria, è lo stesso sistema che ora si presenta come difensore della civiltà contro il terrorismo. I terroristi non sono nemici del sistema, ma risorse utilizzabili o scartabili a seconda delle circostanze.

Applicazione della legge

L'applicazione della legge, l'elemento finale, fornisce al sistema la capacità di repressione interna. La portata extraterritoriale – il Magnitsky Act, il Foreign Agents Registration Act, la proliferazione di sanzioni secondarie – non viene utilizzata per la giustizia, ma per la repressione pretoriana del dissenso sovranista. Una nazione che approva leggi a tutela dei propri cittadini contro le azioni legali straniere si ritrova con i propri funzionari soggetti ad arresto quando viaggiano all'estero. Un politico che sostiene politiche contrarie agli interessi finanziari si ritrova indagato, incriminato e imprigionato con accuse che non verrebbero mai perseguite contro un collega compiacente.

I pubblici ministeri e i giudici che amministrano questo sistema sono a loro volta corrotti dal finanziamento delle campagne elettorali, dagli scandali personali e dalla promessa di sinecure post-pensionamento. Un pubblico ministero che prende di mira un politico sovranista sa che il successo gli porterà avanzamento di carriera, mentre il fallimento lo porterà all'emarginazione. Un giudice che si pronuncia contro gli interessi finanziaristi sa che le sue decisioni saranno ribaltate in appello, la sua reputazione attaccata dai media e le sue prospettive di carriera ridotte. Il sistema seleziona coloro che ne comprendono le esigenze ed emargina coloro che non le comprendono.

A livello locale, i centri di fusione – operazioni congiunte che collegano le forze dell'ordine federali con la polizia statale e locale, la sicurezza privata e le agenzie di intelligence – fanno rispettare sul campo il diritto di veto degli obbligazionisti. Quando una comunità tenta di opporsi alla costruzione di un oleodotto, quando un sindacato si organizza contro il furto sui salari, quando un movimento sovranista guadagna terreno, si scontra non solo con la polizia, ma anche con l'apparato coordinato del potere statale e privato. Il braccio interno delle Legioni del male garantisce che la resistenza rimanga localizzata, contenuta e, in definitiva, sconfitta.


La posta in gioco: il recupero della sovranità come terza guerra civile

Ogni evento di portata mondiale – l'Ucraina, gli attacchi in Iran, le tensioni tra Stati Uniti e Cina – è teatro di questa guerra civile interna all'Inghilterra. Non si tratta di rivalità tra grandi potenze nel senso convenzionale del termine, né di conflitti tra civiltà distinte con interessi contrastanti. Sono sintomi della stessa scissione interna all'élite che ebbe inizio negli anni Quaranta del Seicento e culminò nella guerra del 1688, il tutto ora proiettato su uno schermo planetario.

Da questa prospettiva la guerra in Ucraina non riguarda principalmente l'espansione della NATO, l'aggressione russa o la sovranità ucraina, sebbene coinvolga tutti questi elementi. È un teatro di guerra in cui le fazioni di Londra e Washington si contendono il controllo degli oleodotti, le strutture di rimborso del debito e il futuro dell'integrazione finanziaria europea, mentre le Legioni del male forniscono la forza che alimenta il conflitto. Le spedizioni di armi, la condivisione di informazioni di intelligence, i regimi sanzionatori: questi non sono strumenti politici neutrali, ma attraverso i quali le fazioni finanziarie perseguono il proprio vantaggio.

Le tensioni con la Cina si riflettono in modo analogo. La narrazione superficiale di una competizione strategica maschera una realtà più profonda di compromesso tra le élite: le stesse istituzioni finanziarie che finanziano le aziende americane del settore della difesa finanziano anche le imprese statali cinesi; gli stessi gestori patrimoniali che dominano i mercati occidentali si stanno rapidamente infiltrando in quelli cinesi; le stesse famiglie che hanno guidato le fortune dei finanziari per generazioni si stanno preparando per un futuro in cui Pechino potrebbe essere il partner dominante.

L'apparato descritto in questo saggio è un regime di occupazione. Lo “Stato profondo” che tanto preoccupa i populisti americani non è una cospirazione di americani, né una cricca segreta di generali e burocrati che perseguono i propri interessi. È la presenza radicata di un nemico finanziarista transnazionale i cui centri di comando e controllo anglofoni sono divisi tra Londra e Washington, la cui lealtà è al sistema piuttosto che a qualsiasi nazione, e il cui potere dipende dalla continua subordinazione della sovranità al mondo della finanza.

Persino il governo britannico – sede della Corona, culla della sovranità parlamentare – è uno stato vassallo in questo regime. Le crisi della sterlina nel secondo dopoguerra, le svalutazioni forzate, il salvataggio dell'FMI nel 1976, la subordinazione della politica economica britannica alle esigenze dei detentori di dollari: tutto ciò ha dimostrato che la “sovranità parlamentare” è una finzione quando la valuta non è sovrana. Se Londra non può controllare la propria moneta, non può controllare nient'altro.

E se Londra non è sovrana, allora anche Washington – apparentemente il partner più anziano – è occupata. La differenza è di grado, non di natura. Il popolo americano elegge i propri rappresentanti, ma questi, una volta eletti, entrano a far parte di un sistema che ha catturato ogni elemento del potere nazionale. Possono approvare leggi, ma esse saranno interpretate da giudici asserviti, applicate da agenzie asservite e minate da media asserviti. Possono promuovere linee di politica, ma esse saranno osteggiate da una burocrazia permanente la cui lealtà è al sistema piuttosto che a una qualsiasi amministrazione transitoria. Possono tentare di governare, ma scopriranno che farlo richiede il controllo sui sette elementi – ed essi non sono nelle loro mani.

La lotta in cui siamo ora impegnati, attraverso tutti e sette gli elementi, è la guerra per riconquistare la sovranità degli Stati Uniti sradicando e distruggendo le Legioni del male della City di Londra in tutto il mondo. Non è una lotta partigiana tra Repubblicani e Democratici, non è una disputa politica tra destra e sinistra, non è un conflitto culturale tra progressisti e conservatori. È una competizione intra-élite trasformatasi in Guerra Civile 3.0: la fase finale di una lotta quadriennale tra la tipologia finanziarista e le popolazioni che sfrutta.

Carroll Quigley, che comprese questa lotta meglio di qualsiasi altro osservatore, svelò le ambizioni del finanziarismo nel libro, Tragedy and Hope: “Le potenze del capitalismo finanziario avevano un altro obiettivo di vasta portata, niente di meno che creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, capace di dominare il sistema politico di ogni Paese e l'economia mondiale nel suo complesso”. Tale obiettivo è stato raggiunto: il sistema mondiale esiste, il dominio è reale.

Ma Quigley aveva anche capito che i sistemi possono essere smantellati. Non sono eterni, non sono inevitabili, non sono al di sopra di ogni critica. Esistono perché gli esseri umani li creano e li sostengono attraverso le loro scelte. E ciò che gli esseri umani creano, altri esseri umani possono distruggere.

La scelta binaria è netta.

Opzione A — Bisanzio 2.0: richiede un centro di sovranità restaurato, che sia a Washington o in una nuova configurazione del potere americano, che porti a termine l'opera del 1776. Deve smantellare i sette elementi compromessi, estirpare le Legioni del male dal suolo americano e dalle reti mondiali, e riprendere il controllo della propria valuta, della diplomazia e delle forze armate dalla classe finanziaria. Non si tratta di una riforma, ma di una rivoluzione: una seconda rivoluzione americana che realizzi ciò che la prima non è riuscita a fare.

Opzione B — Declino irreversibile: è la strada che stiamo percorrendo. Il consolidamento finale del regime condanna non solo la civiltà anglofona, ma il mondo intero che avvolge a un declino irreversibile. L'estrazione continua finché non rimane più nulla da estrarre; il debito cresce fino a diventare insostenibile; le guerre si moltiplicano fino a diventare incontrollabili. Il sistema si autodistrugge, trascinando con sé le popolazioni che avrebbe dovuto servire.


La mappa dell'occupazione

Il sistema finanziarista ha raggiunto il dominio mondiale impadronendosi dei sette elementi del potere nazionale, consolidando tale dominio attraverso ricatti sistematici e compromessi illeciti legati alla ricchezza, e imponendolo tramite le Legioni del male che operano in ogni continente e in ogni ambito dell'attività umana. A questo punto il mondo è un unico, vasto teatro di una terza guerra civile inglese, i cui conflitti e crisi sono i sintomi visibili di una lotta invisibile tra élite che condividono il DNA del 1688.

Comprendere questo apparato – le sue istituzioni, i suoi meccanismi di compromesso, i suoi bracci di coercizione – non è un esercizio accademico. È il rapporto di intelligence essenziale, la ricognizione, necessaria per spezzare la Catena finanziaria della morte. Questo saggio ha fornito la mappa dell'occupazione, il compito che resta da svolgere è agire di conseguenza.

Il prossimo saggio delineerà le linee di battaglia conclusive e i possibili percorsi per superare la crisi: liberazione o distruzione totale. Esaminerà le forze che potrebbero spezzare la morsa dei finanziaristi, le strategie che potrebbero avere successo laddove i precedenti tentativi hanno fallito e la posta in gioco che rende questa lotta il conflitto determinante del nostro tempo. Perché se Quigley aveva ragione – se l'obiettivo dei finanziaristi era davvero quello di creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private – allora l'unica domanda che rimane è se tale sistema possa essere rovesciato prima che porti a termine la sua opera.

La risposta a questa domanda determinerà non solo il futuro della civiltà anglofona, ma il futuro dell'umanità stessa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Letture consigliate:

• Michael Hudson, Super Imperialism: The Economic Strategy of American Empire (terza edizione, 2021);

• Jeremy Green, The Political Economy of the Special Relationship: Anglo-American Development from the Gold Standard to the Financial Crisis (Princeton University Press, 2020);

• Benn Steil, The Battle of Bretton Woods: John Maynard Keynes, Harry Dexter White, and the Making of a New World Order (Princeton University Press, 2013);

• Catherine R. Schenk, The Decline of Sterling: Managing the Retreat of an International Currency, 1945–1992 (Cambridge University Press, 2010);

• Carroll Quigley, Tragedy and Hope: A History of the World in Our Time (1966; ristampato 1975);

• Carroll Quigley, The Anglo-American Establishment: From Rhodes to Cliveden (1949; pubblicato 1981);

• G. William Domhoff, Who Rules America? The Triumph of the Corporate Rich (settima edizione, McGraw-Hill, 2013);

• Thomas Ferguson, Golden Rule: The Investment Theory of Party Competition and the Logic of Money-Driven Political Systems (University of Chicago Press, 1995);

• Rodney Campbell, The Luciano Project: The Secret Wartime Collaboration of the Mafia and the U.S. Navy (McGraw-Hill, 1977);

• Tim Newark, The Mafia at War: Allied Collusion with the Mob (Greenhill Books, 2007);

• Alfred W. McCoy, The Politics of Heroin: CIA Complicity in the Global Drug Trade (Lawrence Hill Books, rivisto 2003);

• Lawrence E. Walsh, Iran-Contra: The Final Report (1993);

• Christopher Andrew, For the President’s Eyes Only: Secret Intelligence and the American Presidency from Washington to Bush (HarperCollins, 1995);

• Richard J. Aldrich, GCHQ: The Uncensored Story of Britain’s Most Secret Intelligence Agency (HarperPress, 2010);

• Shoshana Zuboff, The Age of Surveillance Capitalism: The Fight for a Human Future at the Frontier of New Power (PublicAffairs, 2019);

• Ben Macintyre, The Spy and the Traitor: The Greatest Espionage Story of the Cold War (Viking, 2018);

• Martin Moore, The Crisis of Trust in News Media (Reuters Institute for the Study of Journalism, 2021);

• Jonathan Macey, The Death of Corporate Law (Yale Law School, 2021);

• Lucian Bebchuk & Scott Hirst, The Specter of the Giant Three (Boston University Law Review, 2019);

• P.W. Singer, Corporate Warriors: The Rise of the Privatized Military Industry (Cornell University Press, 2003);

• Joseph Stiglitz, Globalization and Its Discontents (W.W. Norton, 2002);

• Naomi Klein, The Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism (Metropolitan Books, 2007);

• Eric Toussaint, The Debt System: A History of Sovereign Debts and Their Repudiation (Haymarket Books, 2019);

• Lincoln A. Mitchell, The Color Revolutions (University of Pennsylvania Press, 2012). 


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