lunedì 22 ottobre 2018

Gli errori di Hayek riguardo un reddito universale di base





di Brittany Hunter


I sostenitori di un libero mercato tendono solitamente a rifiutare qualsiasi tipo di sistema che cerchi di derubare un individuo per fornire vantaggi ad un altro. Tuttavia, quando si tratta del welfare state, alcuni che si allineano con la libera impresa supportano l'idea di un reddito universale di base (RUB).

Alcuni credono che un RUB sarebbe il modo migliore per limitare il welfare state senza aggrapparsi alla visione idealistica che vorrebbe una sua abolizione totale. Dal momento che molto probabilmente lo stato continuerà a derubarci, si ritiene che possiamo anche mitigarne i costi assegnando a ciascun individuo una quantità fissa di denaro ogni anno.

Fornendo a ciascun individuo la stessa quantità di denaro, diciamo $10,000 all'anno, come è stato suggerito da alcuni, il reddito sarebbe almeno equamente distribuito. E senza un labirinto di altri programmi di welfare, un RUB potrebbe effettivamente ridurre il welfare state.

E anche se ricerche e studi recenti condotti sulla materia hanno dato risultati non favorevoli, ci sono ancora quelli nel campo del libero mercato che continuano a difenderlo.

Ma questa grande divisione libertaria sulla questione del RUB non è un'esclusiva dei nostri giorni. Infatti sia Milton Friedman che F.A. Hayek dimostrarono il proprio sostegno a questo tipo di sistema. Hayek dedica a questo tema gran parte del suo nono capitolo in The Road to Serfdom, mentre discute del dibattito sempre attuale tra libertà e sicurezza.



Sicurezza economica

I libertari usano spesso la citazione di Ben Franklin secondo cui è da sciocchi negoziare più sicurezza a scapito della propria libertà. In un mondo post-9/11, la questione traa libertà e sicurezza è diventata fin troppo scottante, in quanto i giovani hanno vissuto la maggior parte delle loro vite in un mondo carente delle libertà civili più preziose.

Come dice la citazione:
Coloro che rinunciano alla libertà per acquisire una piccola sicurezza temporanea, non meritano né la libertà né la sicurezza.

Ma c'è di più in questa libertà rispetto alla questione della sicurezza: tutte le libertà sono legate l'una all'altra, ma Hayek usa il capitolo "Sicurezza e libertà" del suo libro per discutere l'importanza della libertà economica.

Hayek ritiene che ci siano essenzialmente due tipi di sicurezza economica: limitata e assoluta.
Sarà bene sottolineare fin dall'inizio due tipi di sicurezza: quella limitata, che può essere raggiunta da tutti e che quindi non è un privilegio se non un legittimo oggetto del desiderio; e la sicurezza assoluta, che in una società libera non può essere raggiunta da tutti e che non dovrebbe essere data come un privilegio, tranne in alcuni casi speciali come quello dei giudici, dove la completa indipendenza è di fondamentale importanza.

Ma ciò che trascura di mettere sul tavolo è il fatto reale che nessuna sicurezza può mai essere garantita in una società composta da singoli attori. La vera libertà sarà sempre un rischio, perché non si può garantire la sicurezza senza prima spogliare le persone delle loro libertà e usare la forza.

Invece Hayek afferma l'esistenza di una sicurezza economica "limitata" compatibile con la libera impresa. "Ma non c'è incompatibilità, in linea di principio, tra lo stato che fornisce maggiore sicurezza in questo modo e la conservazione della libertà individuale", dice Hayek in suddetto capitolo.

Poi continua:
Né vi è alcuna ragione per cui lo stato non debba assistere gli individui nel provvedere a quei rischi comuni della vita contro i quali, a causa della loro incertezza, pochi individui possono fare provviste adeguate.

Ci sono due problemi con questa affermazione. Innanzitutto Hayek ha già affermato che è difficile limitare gli stati una volta che viene dato loro un po' di potere. Quindi questo è un pendio molto scivoloso.

Trascura anche il fatto reale che per fornire agli individui i loro bisogni di base, è necessario denaro. E quest'ultimo deve uscire da qualche parte. Poiché lo stato stesso non fornisce alcun vantaggio o servizio che porti profitto, il denaro per finanziare tale programma dovrebbe venire a spese dei contribuenti. In altre parole, comporta il furto a opera dello stato.

Infatti uno studio recente condotto sull'impatto di un'implementazione di un RUB negli Stati Uniti, ha rilevato che:
Quando si paga per tale politica aumentando le tasse sulle famiglie piuttosto che finanziarla a debito, essa non è espansiva. Infatti con una mano si toglie e con l'altra si dà; non c'è alcun effetto netto.

Quindi, non solo questo tipo di sistema difende il furto istituzionalizzato, ma sostiene anche di risolvere un problema che, di fatto, non ha alcun impatto. Dato che questi soldi necessari per finanziare un RUB derivano dall'aumento delle tasse sugli individui o dall'aumento del deficit, i suoi costi sono esorbitanti.



La paura del progresso tecnologico

Come parte della sua tesi a favore di questo tipo di sistema, Hayek affronta il fatto che spesso il progresso tecnologico comporta una perdita di posti di lavoro per molti lavoratori che sono specializzati in una specifica area. Dal momento che questi progressi non sono imputabili a loro stessi, Hayek sostiene che lo stato dovrebbe garantire che non subiscano una perdita di reddito.
Conosciamo tutti la tragica condizione di un uomo ben formato il cui talento improvvisamente perde il suo valore a causa di alcune invenzioni che avvantaggiano il resto della società. La storia degli ultimi cento anni è piena di esempi di questo tipo, alcuni dei quali riguardano centinaia di migliaia di persone alla volta.

Poi continua:
Offende il nostro senso di giustizia che chiunque possa subire una grande diminuzione delle sue entrate e un'amara delusione di tutte le sue speranze, nonostante il duro lavoro e l'eccezionale abilità.

Quanto evidenziato è applicabile ai nostri tempi, in cui la paura dell'automazione è stata usata per sostenere un RUB. I grandi nomi del mondo tecnologico come Mark Zuckerberg e Bill Gates hanno entrambi usato la scusa dell'automazione per dire che ora, più che mai, sarebbe necessario un reddito universale di base.

È innegabile che l'automazione creerà inevitabilmente disoccupazione per alcuni individui, proprio come le macchine crearono disoccupati tra i lavoratori durante la rivoluzione industriale. Se l'automazione si rivelerà più efficiente e meno costosa dei lavoratori umani, sarebbe sciocco per le aziende non muoversi verso questo sistema.
Ma creando un RUB come rete di sicurezza, lo stato incentiva le persone a rimanere stagnanti e ad abbandonare lo sforzo di apprendere nuove competenze che potrebbero aiutarle a creare nuovo valore nella forza lavoro. Niente nella vita è scolpito nella pietra. Quello che è qui oggi potrebbe non essere più qui domani. Nessuna falsa rassicurazione può evitare questo fatto.

Le carriere non sono diverse. Se le vostre capacità non sono richieste a causa dei progressi tecnologici, allora dovete imparare una nuova abilità e creare valore in un settore diverso. Mentre i progressi tecnologici eliminano posti di lavoro in alcuni settori, ci sono ancora altri settori e nuove nicchie che non sono ancora capitalizzate. Emergono nuove industrie, settori ed opportunità di lavoro, offrono nuove speranze alle persone che cercano lavoro e, non dimentichiamolo, servono le persone come consumatori che desiderano una vita migliore.

Garantire che, qualunque cosa accada, lo stato vi fornirà supporto, diminuisce l'incentivo ad espandere costantemente le proprie abilità al fine di creare più valore possibile. Infatti è un'illusione: la vita va avanti e non è mai statica, non è mai bloccata in un punto.

Ma su questo punto Hayek non è d'accordo:
Sebbene i risultati ottenuti siano spesso commisurati agli sforzi e alle intenzioni, questo non può sempre essere vero in qualsiasi forma di società. Non sarà particolarmente vero nei molti casi in cui l'utilità di alcuni scambi, o abilità speciali, viene modificata da circostanze che non potrebbero essere previste.

La maggior parte degli eventi della vita sono imprevedibili. La vita è, sfortunatamente, ingiusta e non è responsabilità degli altri rimediare ai momenti sgradevoli della vita altrui. Ciò di cui abbiamo più bisogno è la libertà di adattarci, di evolvere, di diventare qualcosa che è apprezzato dagli altri. Questo è precisamente ciò che viene spronato dall'economia di mercato, l'istituzione più benevola che esiste sulla Terra.



I problemi

Hayek non è affatto uno sprovvisto nel campo economico e mentre accetta erroneamente il RUB come una soluzione ragionevole di libero mercato al posto del welfare state, è anche consapevole dei problemi che potrebbero sorgere con questo sistema.
Quando il reddito di una persona è garantito, non gli si può permettere di continuare a svolgere il suo lavoro solo perché gli piace. Poiché non è lui colui che crea il guadagno o a subisce la perdita a seconda del suo movimento o non movimento, la scelta deve essere fatta al posto suo da coloro che controllano la distribuzione del reddito disponibile.

Hayek affronta il fatto che un RUB ha al suo interno il rischio molto reale che un individuo non abbia alcun incentivo a migliorare la sua vita. Quando i bisogni vengono soddisfatti senza alcuno sforzo da parte sua, il desiderio di migliorare la propria posizione diventa meno importante.

Terminando questo capitolo, Hayek afferma:
Una certa sicurezza è essenziale se si vuole preservare la libertà, perché la maggior parte delle persone è disposta a sopportare il rischio insito nella libertà fintanto che tale rischio non è troppo grande.

Anche se è veloce ad aggiungere:
Ma mentre questa è una verità che non dobbiamo mai perdere di vista, nulla è più fatale della moda attuale tra i leader intellettuali di esaltare la sicurezza a spese della libertà.

In breve, mentre la sicurezza economica può essere attraente per molti, porta con sé tanti costi e, nella maggior parte dei casi, è una perdita non solo per la nostra libertà economica, ma anche per la libertà in generale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


sabato 20 ottobre 2018

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, 19/10/2018


Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, dove andremo a sondare i vari indicatori tecnici, a descrivere i vari archi temporali e a delineare aree di prezzo importanti da tenere d'occhio.
È possibile consultare l'analisi tecnica al seguente indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin--19-10-2018-5dcfe991dc1f


venerdì 19 ottobre 2018

Oro in saldo ed inflazione dei prezzi in arrivo





da Barron's


L'oro ha finora subito un brutto colpo.

Considerato da sempre come la scelta dei timorosi e dei conservatori, il metallo giallo non produce nulla; come ha detto Warren Buffett, "si limita solamente a guardarvi".

Quest'anno è stato particolarmente debole per l'oro. Il suo prezzo è crollato dell'8%, a circa $1,200 l'oncia, ed è sceso di oltre il 35% dal suo massimo a $1,900 nel 2011. Aggiungendo la beffa al danno, Vanguard presto ribattezzerà il più grande fondo comune d'investimento orientato all'oro e sposterà la sua attenzione lontano dal metallo giallo.

Ma questa classe di asset ora merita un posto nei portafogli d'investimento.

Rispetto alle azioni e ad altri asset finanziari, l'oro sembra poco costoso. Ancora più importante, l'inflazione sta iniziando a salire negli Stati Uniti e in gran parte del mondo, dal momento che le banche centrali stanno riducendo i loro enormi bilanci. E l'oro ha rappresentato una buona difesa contro l'inflazione, la quale erode il valore di un portafoglio azionario o obbligazionario. Nel corso del tempo ha conservato il suo valore rispetto al dollaro. L'oro era a $20.67 l'oncia 100 anni fa e comprava un abito da uomo buono. A $1,200 l'oncia, vale lo stesso oggi.

"L'oro è raro ed è difficile aumentarne rapidamente l'offerta", afferma Keith Trauner, co-portfolio manager del fondo comune GoodHaven, il quale detiene Barrick Gold, una delle principali società minerarie. "Nel corso della storia le persone l'hanno considerato come una copertura contro il deprezzamento delle valute fiat".

Ci sono circa sei miliardi di once d'oro nel mondo per un valore di oltre $7,000 miliardi, circa il 30% del valore dell'indice S&P 500. L'offerta annuale di nuove miniere aggiunge meno del 2% al totale globale.

"Praticamente tutti gli stati del mondo stanno cercando di promuovere l'inflazione, in parte perché c'è così tanto debito sovrano", dice Trauner. Quando c'è così tanto debito, sostiene, gli stati hanno tre scelte: default, ristrutturarlo, o inflazionare la valuta. "I politici, quando ne avranno la possibilità, sceglieranno quest'ultima opzione".

I critici sostengono che tassi d'interesse più elevati sono una cattiva notizia per l'oro, perché aumentano il fascino di possedere denaro. Ma l'oro ebbe uno dei suoi migliori decenni durante gli anni '70, quando i tassi salirono alle stelle.

Un catalizzatore che potrebbe cambiare il sentimento degli investitori riguardo l'oro è un calo del dollaro USA.

"L'oro è l'anti-dollaro", afferma Pierre Lassonde, presidente e co-fondatore di Franco-Nevada, una società mineraria con un valore di mercato di $12 miliardi. "Quando il dollaro è forte, non c'è bisogno d'oro. Ma quando il dollaro è debole, la gente torna a cercare l'oro. "

Dal punto di vista storico l'oro e il dollaro hanno avuto una correlazione negativa tra l'80% e l'85%. Il dollaro è stato sostenuto da aspettative che la Federal Reserve continuerà a seguire una posizione monetaria restrittiva e rialzerà il suo benchmark, il tasso dei fondi federali, al 2.5%-3% entro la fine del 2019.



In cerca d'oro

Ecco alcuni modi in cui gli investitori possono puntare su un rimbalzo dei prezzi dell'oro.


Trey Reik, uno stratega dei metalli di Sprott USA, afferma che la FED potrebbe dover cedere, in parte perché la pressione al rialzo sui tassi sta comprimendo le economie in via di sviluppo che detengono obbligazioni denominate in dollari o altri titoli simili. Se i mercati intuiscono che la FED sta iniziando a perdere terreno, il dollaro potrebbe scendere e l'oro molto probabilmente salirebbe. Il suo punto di vista è che "nell'attuale ambiente d'investimento, complesso ed infido, l'oro offre un'enorme utilità nei portafogli".

Attualmente molti investitori statunitensi possiedono poco oro, se non niente, ma ci sono alcuni ottimisti di spicco riguardo il futuro del metallo giallo. Uno è Jeffrey Gundlach, amministratore delegato di DoubleLine Capital, la grande società d'investimento orientata ai bond.

"Nel mio webcast di giugno ho consigliato ai gold bug di aspettare fino a $1,200 prima di comprare, perché aveva appena rotto al ribasso" da circa $ 1,290, ha scritto Gundlach in una e-mail a Barron's. È diventato positivo all'inizio di questo mese quando l'oro ha toccato i $1,196. Sulla base dei dati tecnici "ora sono rialzista", ha concluso.

L'oro è stato una copertura tradizionale contro le crisi finanziarie ed economiche, giocando questo ruolo durante il crollo del 2008-09. L'oro ha recuperato il 17% sin dal crollo della Lehman Brothers il 15 settembre 2008, fino a quando il mercato azionario non ha toccato il minimo il 9 marzo 2009, un periodo durante il quale l'indice S&P 500 è sceso di oltre il 40%.

L'oro è una riserva di valore ed è stato una misura della ricchezza per migliaia di anni. Ed è ancora percepito in tal modo in gran parte del mondo, inclusa la Cina e l'India. Prima degli anni '30, veniva usato come moneta negli Stati Uniti
Quanto è economico l'oro oggi?

Un modo per misurarlo rispetto alle azioni è un confronto con il Dow Jones Industrial Average. Ci vogliono 22 once d'oro per comprare un'azione del Dow. Il minimo più recente in questo rapporto si è verificato nel 2011, quando il rapporto Dow/oro è sceso a 7.8. All'epoca l'oro era vicino al suo massimo storico di $1,900 l'oncia.

Il picco storico di 40 anni si è verificato nel 1999, quando l'oro era trattato a circa $290 l'oncia e il Dow era a circa 11,500 punti. Il bottom è arrivato al picco del boom delle materie prime nel 1980, quando il metallo giallo e il Dow erano in parità intorno a 800 dopo un decennio in cui il Dow si mosse poco. Dal punto di vista storico le commodity sono quasi sempre state economiche rispetto alle azioni.

Nei mercati a termine, gli speculatori, che normalmente sono long sull'oro, sono ora nella rara posizione di essere short. Molti analisti considerano le posizioni speculative come un indicatore contrario e la situazione attuale come rialzista.

I lati negativi sono molti. È un asset statico che non produce nulla e l'oro fisico costa denaro per poterlo immagazzinare. L'amministratore delegato della Berkshire Hathaway, Buffett, afferma che preferirebbe possedere beni produttivi come imprese, fattorie o azioni. "L'oro viene scavato dalla terra in Africa o da qualche parte", ha osservato 20 anni fa. "Poi lo fondiamo, scaviamo un altro buco, lo seppelliamo di nuovo e paghiamo le persone per stare di guardia a guardarlo. Non ha utilità. Chiunque guardasse da Marte si gratterebbe la testa sorpreso".


Peggio ancora, sono sorti dubbi sul fatto che l'oro rimanga una buona copertura contro il disastro, anche se è andato durante la crisi finanziaria del 2008.

I recenti problemi nei mercati emergenti, ad esempio, non hanno alimentato un aumento dei prezzi. "Con i mercati e l'economia che stanno andando bene, le persone non sentono il bisogno di avere la protezione che ottengono dall'oro", dice Byron Wien, vice presidente di Private Wealth Solutions Group e stratega degli investimenti presso Blackstone Group. "In un mercato ribassista è probabile che fornirà una certa protezione, ma in un mercato rialzista molto meno".

Il mese scorso Wien ha tenuto la sua serie annuale di pranzi con 100 importanti investitori: c'era poco interesse per l'oro.

Per coloro che sono interessati all'oro, ci sono molti modi per scommetterci. Tra i fondi che trattano le materie prime c'è lo SPDR Gold Trust (GLD), leader nel settore, il quale è negoziato a circa $114 e lo IAU intorno agli $11,50. L'ETF SPDR ha una commissione annuale dello 0.4% e l'iShares dello 0.25%. Il nuovo MiniShares Trust, a $12, ha una commissione di appena lo 0.18%.

È una misura dell'impopolarità dell'oro che la dimensione dell'ETF SPDR sia ora di $29 miliardi, circa un decimo della dimensione del più grande fondo negoziato in borsa, lo SPY. Quando l'oro ha raggiunto il picco a circa $1,900 nel 2011, i due ETF erano circa della stessa dimensione a $75 miliardi.

I fondi comuni d'investimento in metalli preziosi hanno sperimentato un decennio da dimenticare. In media, sono diminuiti del 5% all'anno, secondo Morningstar. I grandi fondi comprendono Fidelity Select Advisor Gold Portfolio (FSAGX), First Eagle Gold (SGGDX) e VanEck International Investors Gold (INIVX). (Nota a margine: per chi fosse invece interessato a detenere o comprare/depositare in totale sicurezza oro fisico, può consultare la seguente pagina: https://www.auromoney.com/it/come-comprare-oro-online)



Scavare a fondo

La quantità d'oro estratto in tutto il mondo dovrebbe raggiungere presto il picco.


A luglio, Vanguard ha annunciato che il fondo Vanguard Precious Metals & Mining da $1.8 miliardi (VGPMX), il più grande fondo comune d'investimento statunitense orientato all'oro, sarà ribattezzato Vanguard Global Capital Cycles alla fine di questo mese e che la sua esposizione mineraria in metalli preziosi sarà ridotta in favore di altre industrie legate alle materie prime e dell'infrastruttura globale, come le telecomunicazioni. I titoli minerari di oro e metalli preziosi costituiranno il 25% del fondo.

Gli ottimisti nei confronti dell'oro considerano questa decisione come un segno di capitolazione. La mossa di Vanguard nel 2001, togliere l'oro dal nome del fondo e ampliare il suo mandato, ha coinciso con un bottom di circa $255 l'oncia.

Alcuni fondi chiusi possiedono oro fisico. Ad esempio, lo Sprott Gold & Silver Trust (CEF) detiene circa due terzi del suo patrimonio in oro e un terzo in argento. Questo fondo di vecchia data, precedentemente noto come Fondo Centrale del Canada, è trattato intorno a $11.75, uno sconto del 4% sul suo valore patrimoniale netto. Sprott, con sede a Toronto, gestisce anche lo Sprott Physical Gold Trust (PHYS).

Le azioni minerarie, come altri produttori di risorse naturali, possono offrire un trade a leva sull'oro. Quando i prezzi dell'oro aumentano, i guadagni minerari aumentano in genere di una percentuale maggiore. Prendete una compagnia mineraria con un costo complessivo di $1,000 l'oncia. Se l'oro salisse del 25%, a $ 1,500, i profitti potrebbero più che raddoppiare, con margini che vanno da $200 a $500 l'oncia.



Oro contro Dow

Un confronto tra il Dow Jones Industrial Average e l'oro degli ultimi 100 anni mostra quando le azioni sono state popolari e quando l'oro ha visto tempi favorevoli. Le azioni ora sono in voga, con il Dow valutato a circa 22 volte il prezzo dell'oro.


Tuttavia le azioni minerarie dell'oro sono ancora più depresse del metallo stesso, perché la leva finanziaria agisce in entrambi i versi. Il più grande ETF per l'estrazione dell'oro, VanEck Vectors (GDX) da $8 miliardi, è diminuito del 19% quest'anno, a circa $19, dopo aver toccato un minimo di 52 settimane di recente. Le sue partecipazioni più importanti comprendono i leader del settore Newmont Mining (NEM), Barrick Gold, Newcrest Mining (NCMGY), Goldcorp (GG) e Franco-Nevada.

Le aziende minerarie devono affrontare molte difficoltà. I Paesi in Africa e altrove stanno cercando di ottenere un maggiore controllo delle loro risorse e tali progetti possono affrontare l'opposizione ambientale. Le grandi scoperte sono rare, ma le compagnie minerarie stanno mostrando una maggiore disciplina nel capitale e ora si trovano ad operare a livelli storicamente bassi di flussi di cassa.

A riflesso della frustrazione per le prestazioni delle aziende minerarie, un gruppo che comprende il gestore di hedge fund miliardario John Paulson ha annunciato la formazione di una coalizione di 16 gestori d'investimenti chiamata Shareholders' Gold Council per pubblicare ricerche e "promuovere best practice" nel settore.

Newmont è il leader del settore con un valore di mercato di $17 miliardi, un solido bilancio con meno di $1 miliardo di debiti netti e un rendimento da dividendi di quasi il 2%. Suddetto è l'unico titolo legato all'oro nell'indice S&P 500 ed è trattato a $31, o 24 volte i profitti del 2018 a $1.30 per azione. Questo non è un multiplo economico, ma Newmont ed altre grandi aziende minerarie raramente vengono trattati ad un rapporto prezzo/utili così basso e spesso vengono valutati in base al loro valore di "opzione", il che significa che offrono una scommessa di lungo termine: prezzi dell'oro potenzialmente più alti.

"Newmont è stata una delle major di maggior successo nel mettere in ordine il proprio bilancio e nel ricostruire la propria produzione", afferma John Bridges, analista minerario presso JPMorgan. Ha un buon rating sul titolo, con un obiettivo di prezzo a $40. La produzione di Newmont è considerata stabile, a circa cinque milioni di once all'anno nei prossimi cinque anni.

La produzione aurifera di Newmont proviene da località relativamente sicure, come il Nord America e l'Australia. Bridges afferma che gli Stati Uniti sono ora considerati uno dei posti migliori per estrarre oro, grazie al taglio delle imposte sulle società e ad altre agevolazioni fiscali. Quindi Newmont ed altre aziende minerarie si stanno espandendo a livello nazionale.

Barrick Gold ha invece invertito la sua rotta. Negli ultimi anni la società ha tagliato il debito di quasi $10 miliardi, a $5 miliardi, attraverso vendite di asset e flussi di cassa positivi. Le azioni, a circa $10.50, sono trattate a 19 volte i guadagni previsti del 2018 a 55 centesimi per azione e rendono poco più dell'1%.

La forza trainante di Barrick è stata il suo presidente, John Thornton, ex-dirigente di Goldman Sachs. Ha cercato di portare quella che lui chiama una "cultura della partnership" in Barrick. Ha voluto che l'azienda si concentrasse sull'aumento dei rendimenti per gli azionisti e non cadesse nella trappola comune di inseguire le "once" o la produzione, indipendentemente dai costi.

"Barrick è un operatore relativamente a basso costo, con le persone al vertice che si concentrano sull'allocazione redditizia del capitale piuttosto che sulla crescita per la crescita", afferma Trauner, gestore di portafoglio di GoodHaven, che detiene Barrick. Sostiene che al prezzo attuale, le azioni di Barrick offrono un'opzione quasi gratuita su prezzi dell'oro più alti. In un ambiente migliore tali azioni potrebbero salire molto di più. Barrick ha guadagnato più di $4 per azione ed era trattata a $50 nel 2011 quando l'oro raggiunse il picco di $1,900 l'oncia.

L'attenzione di Thornton sui rendimenti, però, è andata troppo oltre e la produzione annuale d'oro, che dovrebbe scendere dalle 5.3 milioni di once nel 2017 a circa 4.75 milioni di once quest'anno, potrebbe scendere ulteriormente. La compagnia ha avuto problemi politici con le miniere in Argentina e Tanzania.

"Barrick ha messo in ordine il bilancio e stabilizzato il business. Ora ha bisogno di dimostrare che può crescere in modo sensato ", dice Trauner. Alcuni pensano che Barrick potrebbe diventare un obiettivo di acquisizione per un acquirente cinese. Thornton ha coltivato una forte relazione con i cinesi, soprattutto con Shandong Gold.

Franco-Nevada ha fatto registrare le migliori prestazioni sin dalla sua nascita alla fine del 2007, con un rendimento del 16% annuo.

La società deve il suo successo ad un interessante portafoglio di asset e ad un modello di business che offre agli investitori un'esposizione effettiva di quasi 500,000 once di produzione annuale d'oro. Franco-Nevada non possiede o gestisce miniere, invece fa investimenti in oro nuovo, esistente, metalli preziosi vari e risorse energetiche in cambio di flussi di entrate derivanti dalla produzione presente. I margini operativi di Franco-Nevada, tra il 70% e l'80%, sono il doppio di quelli dell'azienda mineraria media.

Lassonde, il presidente di Franco-Nevada, lo definisce "il miglior modello di business del pianeta" grazie alla sua esposizione ad un portafoglio in crescita di quelle che considera proprietà minerarie accattivanti. L'azienda ha solo 31 dipendenti.

Gli investitori hanno riconosciuto i punti di forza di Franco-Nevada: la società, le cui azioni sono trattate intorno ai $65, sfoggia 53 volte i guadagni stimati del 2018. Il rendimento delle azioni è dell'1.5%.

Ponti, l'analista di JPMorgan, definisce Franco-Nevada la "Mercedes" dell'industria mineraria dell'oro, perché la società è stata in grado di proteggere gli investitori dai ribassi nei prezzi dell'oro. Il suo è un punteggio Neutrale sulle azioni di Franco-Nevada, con un obiettivo di prezzo a $85.

Le azioni degli Stati Uniti sono arrivate a livelli record proprio in un momento in cui le tensioni globali, le tensioni commerciali, il nazionalismo populista e simili sembrano in crescita. Questo potrebbe essere un momento propizio per gli investitori: spostare almeno una parte dei loro portafogli in oro, sia il metallo fisico che le azioni minerarie depresse.

Per capovolgere la frase di Buffett, negli anni a venire. l'oro potrebbe fare di più che limitarsi a guardarvi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 18 ottobre 2018

I tassisti sono perseguitati dalla burocrazia, non dall'innovazione





di Bill Wirtz


Gli scoppi d'ira dei tassisti di tutto il mondo, quando si tratta di servizi di ride-sharing come Uber o Lyft, sono indicativi di un monopolio nelle sue ultime fasi di vita. Se i tassisti non fossero arrabbiati, allora ci sarebbe qualcosa di sbagliato.



Vittime del loro stesso monopolio

Nel saggio La Legge di Frédéric Bastiat, l'economista francese elabora le condizioni che portano al monopolio:
C'è in tutti noi una forte disposizione a credere che tutto ciò che sia lecito sia anche legittimo. Questa convinzione è così diffusa che molte persone hanno erroneamente affermato che le cose sono "giuste" perché la legge le rende tali. Così, per fare apparire il saccheggio giusto e sacro a molte coscienze, è solo necessario che la legge lo decretasse e lo sanzionasse. La schiavitù, le restrizioni e il monopolio trovano i difensori non solo tra coloro che ne traggono profitto, ma anche tra coloro che ne soffrono.

Ciò si riflette bene in un recente articolo del New York Post sulle difficoltà finanziarie dei tassisti di New York. Il pezzo racconta le storie personali di quei tassisti che si vedono appesantiti dal sistema delle licenze, ma conclude che bisogna incolpare Uber e Lyft per le loro difficoltà. I reclami di un guidatore sono spiegati come segue:
Dalla prospettiva del consumatore, è difficile capire come questa possa essere una brutta cosa. Aspettare 15 minuti per un taxi quando si hanno importanti obblighi di lavoro non è certamente adeguato alle esigenze dei nostri tempi. Per il consumatore la decisione non si basa solo su prezzi più bassi, ma anche su un servizio migliore, conducenti più amichevoli e automobili migliori.

L'attore Matthew Cherry ha risposto all'articolo ed è andato anche oltre.

È vero che i costi delle licenze sono elevati e che il passaggio ad un altro sistema non è necessariamente conveniente per tutti. Tuttavia non fingiamo che quello attuale di sistema non abbia avuto i suoi vantaggi. Per anni i tassisti hanno approfittato del sistema delle licenze e del medaglione obsoleto (un certificato rilasciato dalle autorità pubbliche che consente di guidare un taxi), perché ha limitato il numero di taxi legalmente autorizzati a circolare. Risulta che le tariffe possono essere molto più alte quando si è fortunati e si trova un taxi in 15 minuti. Confrontate tutto questo con un sistema in cui vi viene fornito un autista, arriva rapidamente e nessuno può entrare all'ultimo minuto.

I tassisti si considerano vittime dell'innovazione, quando in realtà è l'esatto opposto: la regolamentazione li soffoca.



I tassisti scioperano... e allora?

In Europa, il dibattito sulle app di ride-sharing è andato avanti con quelle che chiameremo "maniere meno cortesi".

Nella città francese di Lione un uomo di 26 anni è stato picchiato da un tassista che si era rifiutato di farlo salire a bordo del suo veicolo dopo che il ventiseienne gli aveva detto che da quel momento in poi avrebbe usato Uber. A Parigi un autista di Uber ha descritto in questo modo l'attacco dei tassisti al suo veicolo: "Quando il mio parabrezza ha iniziato a scricchiolare, ho avuto davvero paura." I tassisti avevano costruito un checkpoint al di fuori dell'aeroporto di Roissy a Parigi per intercettare gli autisti di Uber. Nello stesso attacco violento i passeggeri sono stati feriti da vetri rotti e sono stati riempiti di sputi. Nella capitale belga di Bruxelles, i tassisti hanno attaccato autisti di Uber e hanno danneggiato le loro auto. In risposta, il presidente della federazione dei taxi ha detto che poteva "capire la loro frustrazione".

A marzo i tassisti di Bruxelles hanno bloccato le strade principali che conducevano al centro della città, nel tentativo di attirare l'attenzione del consiglio comunale. Questo è stato uno dei tanti "scioperi dei taxi" in cui i tassisti arrabbiati hanno difeso il loro monopolio. Gli innumerevoli casi di attacchi violenti contro gli autisti di Uber lanciano una brutta ombra sull'industria dei taxi.

Detto questo, l'unica ragione per cui l'industria dei taxi è arrabbiata è perché le app di condivisione del traffico stanno generando un enorme successo, motivo di celebrazione dei consumatori. Il semplice fatto che i tassisti si arrabbino al pensiero di Uber e Lyft, indica che le tariffe stanno diventando più economiche ed il servizio sta migliorando.



Abbracciate la tecnologia

I lavoratori della Nokia si sono ribellati in seguito alla nascita degli smartphone della Apple? I progettisti di CD hanno acceso fuochi nelle piazze delle città per lamentarsi dell'arrivo dei lettori mp3? I vetturini hanno bloccato la costruzione della rete ferroviaria?

Deve esserci un punto in cui riconosciamo che la tecnologia ci avvantaggia tutti. Sì, è vero che alcune vecchie industrie perseverano, a volte attraverso un marketing aggressivo, trucchi intelligenti o sentimenti nostalgici del passato. Tuttavia la maggior parte delle vecchie industrie muore, perché semplicemente non soddisfa i bisogni dell'attuale generazione di consumatori. Abbiamo assistito alla morte delle cabine telefoniche, di MySpace e dei fax. Alla fine toccherà anche ai taxi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 17 ottobre 2018

La FED sta andando alla cieca





di Thorsten Polleit


I tassi d'interesse USA continuano a salire, in gran parte perché la Federal Reserve (FED) dovrebbe rialzare ulteriormente i costi di finanziamento nei prossimi trimestri. Il tasso sui fondi federali è ora tra l'1.75 ed il 2.0% e il rendimento del decennale statunitense è salito leggermente al di sopra del livello del 3%. Costi di finanziamento più alti possono avere conseguenze di vasta portata per l'economia e, in particolare, per i mercati finanziari.

Ciò diventa chiaro se riflettiamo sulla ZIRP della FED impiegando una solida teoria economica. Cominciamo quindi con l'evidenziare cinque effetti che derivano dall'abbassamento artificiale dei tassi d'interesse, con la FED che ha tagliato il suo tasso sui fondi federali e/o facendo offerte sulle obbligazioni statali e quindi sopprimendo su tutta la linea i rendimenti nel mercato dei capitali. Questo dovrebbe aiutarci a capire meglio cos'ha in serbo l'attuale politica monetaria ristretta della FED.



Effetti della manipolazione del tasso d'interesse

  1. Il tasso d'interesse artificiosamente soppresso induce un boom insostenibile: scoraggia il risparmio ed incoraggia consumi ed investimenti, seducendo così l'economia a vivere al di là delle sue possibilità. Le imprese assumono nuovo personale, potenziano i loro impianti di produzione, pagano salari più alti e l'economia si espande.

  2. L'abbassamento forzato del tasso d'interesse rende le imprese più propense ad impegnarsi in investimenti di lungo termine, i quali diventano più redditizi con l'ulteriore calo dei tassi d'interesse. La struttura complessiva della produzione e dell'occupazione nell'economia viene distorta: le risorse scarse vengono sempre più attratte nelle industrie dei beni capitali e sottratte all'industria dei beni di consumo.

  3. Il calo artificiale dei tassi d'interesse gonfia i prezzi delle azioni e delle abitazioni: i flussi di cassa futuri sono scontati ad un tasso d'interesse più basso, aumentando così il loro valore attuale e, di conseguenza, il loro prezzo di mercato. Tassi d'interesse artificialmente bassi contribuiscono anche ad aumentare i livelli di valutazione dei mercati degli asset: ciò significa che, ad esempio, le azioni e le case diventano più costose rispetto ai redditi che generano.

  4. Il calo dei tassi d'interesse contribuisce ad un aumento di tutti i prezzi di beni e servizi. Questo perché le imprese acquistano i fattori di produzione ad un prezzo che riflette il valore aggiunto (il "prodotto a valore marginale") utilizzando questi fattori di produzione, scontati al tasso d'interesse del mercato. In altre parole: tassi d'interesse più bassi fanno salire i prezzi dei beni intermedi come, per esempio, l'energia e il lavoro.

  5. La propensione al rischio degli investitori tende ad aumentare man mano che i tassi d'interesse scendono. La ZIRP riduce i costi del credito, rendendo il prestito più accessibile, specialmente per quanto riguarda le garanzie collaterali dei mutuatari. I consumatori, le imprese e le entità del settore pubblico che hanno fame di credito possono ricorrere al debito al tasso d'interesse più favorevole ed i bassi costi del credito incoraggiano ad accumulare ancor più debito.




Il "tasso d'interesse naturale"

In questo contesto, si potrebbe pensare che un aumento dei tassi d'interesse debba inevitabilmente e immediatamente causare problemi: rallentare l'espansione economica; far esplodere la struttura produttiva ed occupazionale; deflazione dei prezzi degli asset; mettere sotto pressione i mutuatari a causa dei loro finanziamenti. Tuttavia le cose non sono così semplici, in quanto molto dipende dal cosiddetto "tasso d'interesse naturale".

Il tasso d'interesse naturale (non osservabile) è parte del tasso d'interesse del mercato, ed è il tasso d'interesse al quale i risparmi sono allineati agli investimenti in modo che l'economia possa proseguire lungo un sentiero sostenibile. Se la banca centrale spinge il tasso d'interesse di mercato al di sotto del tasso d'interesse naturale, l'economia viene spinta verso un boom; e se il tasso d'interesse di mercato viene rialzato al di sopra del tasso d'interesse naturale, l'economia finisce in crisi.

Quindi se vogliamo farci un'opinione di cosa significhi un rialzo dei tassi d'interesse per l'economia ed i mercati finanziari, dobbiamo ragionare sul livello del tasso d'interesse naturale: nel caso in cui il tasso di interesse naturale sia aumentato negli ultimi anni, i tassi d'interesse più alti della FED causerebbero meno problemi all'economia ed ai mercati finanziari rispetto al caso in cui il tasso d'interesse naturale sia rimasto ad un livello molto basso.



Un processo di trial & error

Il problema è che non conosciamo e non possiamo conoscere il livello del tasso d'interesse naturale. Il mercato dei capitali non può fornirci queste informazioni a causa degli interventi permanenti della FED: la banca centrale continua ad emettere dollari scoperti e moltiplicati dal credito bancario, dirottando sistematicamente i tassi di mercato dai livelli che prevarrebbero se non ci fosse denaro emesso dalla FED.

Inoltre non esiste una relazione fissa o immutabile tra cifre quali, ad esempio, la crescita del prodotto interno lordo ed il tasso d'interesse. Infatti un determinato livello del tasso d'interesse naturale può essere, a seconda delle circostanze, compatibile con un livello alto o basso di risparmi ed investimenti. Detto questo, è giusto dire che la politica monetaria della FED stia "andando alla cieca" quando si tratta di stabilire i tassi d'interesse del mercato.

Poiché la FED non conosce e non potrà mai conoscere il livello corretto dei tassi d'interesse, la sua politica è un processo di "trial & error". Dalla fine del 2015 la FED ha intrapreso, anche se lentamente e con cautela, un sentiero di rialzo dei tassi d'interesse. L'economia statunitense ha continuato a espandersi, almeno finora, con produzione ed occupazione in aumento; e questo ci suggerisce che la FED ha mantenuto il tasso d'interesse di mercato al di sotto del tasso d'interesse naturale.

In altre parole, l'attuale boom che dura da un bel po' non ha ancora affrontato la sua correzione. Questo, tuttavia, non è un motivo per compiacersi perché provocherà più investimenti improduttivi e più alti consumi, farà sì che le persone prendano decisioni sempre più sconsiderate. Il percorso di rialzo dei tassi della FED aumenterà la probabilità che qualcosa vada storto ad un certo punto, che il boom deraglierà lasciando il posto al bust.



Attenzione al "cluster di errori"

L'esperienza ci dice che l'attività economica può andare tranquillamente avanti per un po', mentre gli investimenti improduttivi, che desincronizzano la produzione e la domanda del mercato, continuano ad accumularsi. Poi, all'improvviso, l'economia finisce nel caos: non solo in un settore imprenditoriale, ma in quasi tutti emergono i "cluster di errori imprenditoriali". Questa è una delle caratteristiche principali del ciclo di boom/bust.

La teoria monetaria del ciclo economico avanzata dalla Scuola Austriaca non spiega solo il fenomeno del "cluster di errori", ci fa capire i problemi economici ed etici che derivano dalla struttura del nostro sistema monetario, in cui le banche centrali detengono il monopolio della produzione di denaro, creandolo dal nulla attraverso l'espansione del credito bancario.

L'azione della banca centrale causa, per esempio, un'inflazione cronica dei prezzi da cui ne traggono beneficio alcuni a scapito di molti; mette in moto cicli di boom/bust; aumenta l'onere del debito. La verità è che mantenere artificialmente basso il tasso di interesse del mercato, al di sotto del tasso d'interesse naturale, è diventato essenziale per sostenere l'attuale boom ed impedire che crolli la piramide del debito.

La teoria economica solida trasmette un messaggio che fa riflettere: ci sono poche ragioni per pensare che la FED riuscirà a sostenere indefinitamente il boom. I mercati azionari ed immobiliari potrebbero continuare a salire di prezzo per un po' di tempo, ma questo non significa affatto confutare il fatto che la FED crea, attraverso la ZIRP, boom che ad un certo punto si trasformano in bust.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 16 ottobre 2018

Bitcoin è uno schema per ridistribuire la ricchezza?





di Valentin Schmid


Di norma il concetto di ridistribuzione della ricchezza coinvolge lo stato, il quale usa la forza per prendere da alcune persone e dare ad altre, ma la rivoluzione di Bitcoin sta ridistribuendo la ricchezza in modo diverso.

Bitcoin ha finora reso molte persone ricche e la maggior parte di loro è decisamente composta da giovani, i quali sono stati svantaggiati dallo status quo attuale rappresentato dal sistema finanziario e dal denaro fiat.

Dall'altra parte abbiamo i rappresentanti del vecchio sistema monetario, i Jamie Dimon ed i Joseph Stiglitz del mondo, i quali hanno fatto fortuna usando il vecchio sistema (Dimon) o guadagnato prestigio e riconoscimento parlando e scrivendo su di esso (Stiglitz). In questo momento, stanno perdendo. Il valore dei loro asset viene schiacciato in termini di Bitcoin, e sempre più persone si interessano a questa criptovaluta.

Il prezzo di un'azione di JPMorgan valeva 0.084 BTC il 3 gennaio 2017 e il primo dicembre dello stesso anno valeva solo 0.0096, un calo dell'89%. Numeri simili ci sono anche per l'indice S&P 500, il decennale USA e persino il concorrente di Bitcoin, ovvero, il buon vecchio oro.

Bitcoin viene spesso confrontato con le cosiddette "penny stock", ma solo il migliore può competere con un rialzo dei prezzi stratosferico e Bitcoin si sta spingendo verso la sfera dei pesi massimi della finanza. Ma è ancora ben lontano dagli $8,000 miliardi dell'oro globale, dai $20,500 miliardi del debito pubblico americano, o dagli $80,000 miliardi di titoli azionari globali.



Sofisticazione nella ridistribuzione della ricchezza

Quindi cosa accadrà se il prezzo di Bitcoin continuerà a salire a $50,000, a $100,000 o addirittura a $1 milione, un valore al quale la sua capitalizzazione di mercato sarebbe all'incirca uguale ai bilanci combinati di FED, BCE e BOJ (per un totale di $14,500 miliardi)?

Non è che i soldi che spendete per comprare un Bitcoin vengono risucchiati dalla blockchain e scompaiono; vengono trasferiti alla persona che vi ha venduto l'unità di Bitcoin e poi quest'ultimo li potrà spendere in cambio di altri beni o servizi.

Se il prezzo di Bitcoin continua a salire, il suo valore relativo e quello di altri asset cambierà, analogamente all'esempio del titolo azionario di JPMorgan, che l'anno scorso è sceso del 90% in termini di Bitcoin.

Non solo i dollari varranno di meno nel processo (giù del 92% in termini di Bitcoin l'anno scorso), ma anche qualsiasi altra risorsa che non terrà il passo con l'aumento dei prezzi di Bitcoin. Le persone che detengono Bitcoin diventeranno più ricche, non solo in termini di dollari USA, o euro, o yen, ma anche rispetto al mercato azionario e all'oro.

E tutto ciò accade senza una singola regola o normativa statale. Tuttavia esistono altri meccanismi che impediscono alle persone di entrare nel mondo di Bitcoin, sebbene nessuno di essi includa l'uso della forza.



Pensare è difficile

La prima barriera è la comprensione di cosa sia Bitcoin.

Per "comprare" Bitcoin bisogna credere alla storia. Bitcoin si propone principalmente come sound money digitale, non controllato centralmente da uno stato o da qualcuno, è resistente alla censura ed è al di fuori del sistema bancario.

Tuttavia, sebbene la corruzione del sistema monetario fiat sia stata esposta a fondo, molte persone ancora non percepiscono lo status quo come un problema, né vedono rischi all'interno del mercato azionario in forte espansione.

Quindi per loro Bitcoin non risolve alcun problema, e quindi non avranno motivo per esporsi alla volatilità e al rischio tecnologico ancora insito nel sistema.

Un argomento simile si applica alle élite dello status quo che hanno beneficiato del sistema corrotto e considerano Bitcoin un rischio per tal sistema. Questo gruppo comprende quasi tutti i funzionari statali, in particolare i banchieri centrali, i politici e l'élite del settore bancario commerciale. Sono incentivati a difendere il vecchio sistema a tutti i costi, ma sarebbero pronti a prendere determinate precauzioni per proteggersi in caso di crollo. Alcuni potrebbero farlo in segreto.

Quindi questi sono i primi ostacoli intellettuali da superare: capire che il nostro attuale sistema monetario è gravemente imperfetto, e che per prosperare e progredire l'umanità ha bisogno di un'alternativa.

Per comprendere appieno questa tesi, molte persone trascorrono anni studiando storia ed economia lontano dalla propaganda scolastica tradizionale.



La trappola dell'oro

Poi c'è una seconda trappola. Poiché la maggior parte della storia del sound money si concentra giustamente sull'oro e sul periodo del gold standard del tardo '800, alcune persone che comprendono i problemi del sistema monetario sono troppo legate all'oro per dare una possibilità a Bitcoin.

Questo gruppo di persone crede – e potrebbe avere ragione – che l'oro sostituirà il sistema finanziario basato sul debito, come è sempre accaduto nella storia. Inoltre non sono per niente esposti al Bitcoin.

Per capire la tecnologia alla base di Bitcoin e per quale motivo, nonostante i suoi rischi, potrebbe fornire una nuova soluzione e un nuovo sistema monetario per l'era digitale e l'economia digitale, sarebbe necessario un corso di studi universitario.

È necessario, quindi, un approccio agli investimenti più sfumato e basato sulla probabilità, mentre Bitcoin è molto più rischioso dell'oro e presenta alcuni svantaggi rispetto al metallo giallo, sebbene fornisca prospettive di rialzo molto più alte. Il mercato dell'oro è relativamente costoso, a $8,000 miliardi, mentre quello di Bitcoin è relativamente economico, a circa $300 miliardi. Anche Bitcoin presenta alcuni notevoli vantaggi rispetto all'oro, che ne giustificano un aumento del prezzo.

Una volta che ne si comprende il valore e si è pronti ad acquistarlo, bisogna prima registrarsi su un "sito cambiavalute" e conservare in modo sicuro i propri Bitcoin, un altro ostacolo che molte persone non comprendono completamente.
(Nota a margine: chi fosse interessato ad apprendere come muovere i primi passi nel mondo delle criptovalute, è disponibile questo servizio curato dal sottoscritto: https://bit.ly/2I90AY2 )



Vincitori e perdenti

Quindi in generale, e naturalmente con le solite eccezioni, la vecchia guardia dei sistemi politici e finanziari e la vecchia guardia sostenitrice del sound money si tiene a bordo campo quando si parla di Bitcoin.

Non perché non abbiano soldi da investire o perché lo stato proibisca loro di farlo. È l'inflessibilità intellettuale, la mancanza di curiosità e l'avversione al rischio che impedisce loro di entrare.

Dato che Bitcoin diventa sempre più sicuro e sempre più mainstream, sempre più persone di questi gruppi vorranno salire sul treno, ma saranno in grado di permettersi meno Bitcoin con le proprie risorse rispetto a quelli che avrebbero potuto comprare uno o cinque anni fa.

Dato che queste persone ne faranno schizzare in alto il prezzo, i primi che lo capiranno saranno ampiamente ricompensati e il loro potere d'acquisto aumenterà rispetto a beni e servizi – e in relazione alle risorse che la vecchia guardia ora possiede.

Allora chi sono le persone che stanno guadagnando con le loro criptovalute?

Sono i pionieri e gli innovatori che hanno costruito l'ecosistema intorno a Bitcoin e continuano a lavorare instancabilmente per renderlo più sicuro e sempre più amico del consumatore.

È l'ex-professionista della finanza che ha imparato a conoscere il sound money su YouTube e ha trascorso mesi a studiare come funziona Bitcoin.

È lo sviluppatore di software che per primo ha esaminato il protocollo Bitcoin per interesse tecnologico e poi ha imparato tutto sulla storia monetaria.

È l'investitore sofisticato che comprende che una politica di tassi a zero rafforza le sue posizioni azionarie nel breve termine, ma le espone ad un massiccio rovescio della medaglia quando i tassi ricominceranno a salire. Sa che la diversificazione del suo portafoglio con asset al di fuori del sistema bancario aumenta il suo rendimento aggiustato al rischio. Non pensa di aver bisogno di fare una scelta tra Bitcoin e oro, li prende entrambi.

È il risparmiatore prudente che capisce che spendere meno in consumi frivoli è necessario quando può risparmiare in una valuta sana e solida.

Certamente ogni tecnologia e ogni settore finanziario ha le sue mele marce: truffatori e speculatori che non hanno idea della proposizione di valore sottostante. Anche Bitcoin, ma non sembrano andare al di là della portata e delle proporzioni che abbiamo visto nel settore bancario e statale.

Nonostante questo solito avvertimento, Bitcoin premia chi si assume rischi, gli innovatori, i risparmiatori e quelle persone che sono abbastanza curiose e persistenti da apprendere le caratteristiche delle nuove tecnologie. Premia le piccole persone che sono disposte a rischiare contro la vecchia élite che combatte per mantenere i propri privilegi. Premiando queste qualità positive, la ridistribuzione di ricchezza volontaria in Bitcoin crea un ciclo positivo di incentivi, molto diverso dal vecchio modello basato sulla forza burocratica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/

lunedì 15 ottobre 2018

La Behavioral Economics è una buona teoria economica?





di Frank Shostak


Di recente una teoria economica relativamente nuova chiamata Behavioral Economics (BE) ha iniziato a guadagnare popolarità. I suoi epigoni come Daniel Kahneman, Vernon Smith e Richard Thaler hanno ricevuto il premio Nobel per il contributo nel campo della BE.

La struttura della BE è emersa a causa dell'insoddisfazione nei confronti della teoria neoclassica in merito alle scelte dei consumatori. Un grosso problema nella teoria neoclassica è che essa avalla l'esistenza di una scala di preferenze ben radicata nella testa delle persone. Indipendentemente da qualsiasi altra cosa, questa scala rimane sempre la stessa.

I sostenitori della BE sostengono che questo sia un caso molto irrealistico. Quindi, per rendere il quadro mainstream più realistico, hanno suggerito di introdurre la psicologia nell'economia.

Si ritiene che lo stato emotivo delle persone influenzerà il loro processo decisionale. Pertanto, se i consumatori stanno diventando più ottimisti riguardo al futuro, questo rappresenterà un messaggio importante per le imprese in merito alle loro decisioni di investimento.

Secondo i ricercatori della BE, se i consumatori sono generalmente pazienti o impazienti ciò determina se sono inclini a spendere o risparmiare nel presente. Se sono più pazienti e risparmiano di più, ciò fornirà la base per generare fondi per i nuovi progetti di investimento degli imprenditori.

Gli economisti comportamentali sottolineano l'importanza della personalità. Una persona enfatica è considerata più propensa a fare scelte altruistiche. Le persone impulsive hanno maggiori probabilità ad essere impazienti e non così brave a risparmiare per il loro pensionamento. Le persone avventurose hanno maggiori probabilità di correre dei rischi — saranno più propense a giocare d'azzardo (vedi Behavioural Economics. A Very Short Introduction di Michelle Baddeley).

Mentre la critica della BE sull'economia mainstream è valida, ci chiediamo se la BE risolva il problema delle preferenze invariate dei consumatori e se presenti questi ultimi come persone reali e non come macchine.

La chiave qui è la definizione di ciò che sono gli esseri umani. Secondo la BE le persone non sono razionali, nel senso che usano la ragione in varie decisioni. Secondo i sostenitori della BE, il fattore chiave per le scelte dei consumatori sono le emozioni. Ad esempio, il premio Nobel Vernon Smith sostiene:
Alla gente piace credere che un buon processo decisionale sia una conseguenza dell'uso della ragione, e che qualsiasi influenza che le emozioni potrebbero avere è antitetica alle buone decisioni. Ciò che non è apprezzato da Mises e altri che si affidano similmente al primato della ragione nella teoria delle scelte, è il ruolo costruttivo che le emozioni svolgono nell'azione umana.[1]

Ovviamente una volta che l'importanza della ragione viene respinta, ciò che rimane è trattare gli esseri umani come oggetti. Secondo questo modo di pensare, l'azione umana non è guidata dalla ragione ma da fattori esterni che agiscono sugli esseri umani. Per mezzo di uno stimolo dato, si può quindi osservare varie reazioni umane e trarre ogni sorta di conclusione riguardante il ​​mondo dell'economia. Tuttavia, secondo Mises:
È impossibile descrivere qualsiasi azione umana se non si fa riferimento al significato che l'attore vede nello stimolo de a ciò a cui punta la sua risposta.[2]

Rifiutando l'importanza della ragione umana, gli economisti comportamentali e sperimentali considerano l'uomo come un semplice animale. Infatti alcuni degli economisti sperimentali stanno conducendo vari esperimenti su piccioni e ratti per verificare varie proposizioni dell'economia tradizionale.[3]



Perché l'introduzione della psicologia in economia non renderà l'economia più realistica

La psicologia è un elemento importante nell'economia comportamentale e sperimentale sulla base del fatto che l'azione umana e la psicologia sono discipline interconnesse. Tuttavia c'è una netta differenza tra economia e psicologia. La psicologia si occupa del contenuto dei fini e dei valori. L'economia inizia con la premessa che le persone perseguono una condotta intenzionale. Non si occupa del contenuto particolare dei vari fini.

Secondo Rothbard:
I fini di un uomo possono essere "egoistici" o "altruisti", "raffinati" o "volgari". Possono enfatizzare il godimento dei "beni materiali" e dei conforti, oppure possono sottolineare la vita ascetica. L'economia non è interessata al loro contenuto e le sue leggi si applicano a prescindere dalla natura di questi fini.[4]

Mentre:
La psicologia e l'etica si occupano del contenuto dei fini umani; si chiedono perché l'uomo scelga determinati fini, o quali scopi dovrebbero essere considerati primari.[5]

Pertanto l'economia si occupa di un dato fine e le implicazioni formali del fatto che gli uomini hanno fini e utilizzano mezzi per raggiungerli. Di conseguenza l'economia è una disciplina separata dalla psicologia.

Introducendo la psicologia in economia, si cancella la generalità della teoria. Questo è esattamente ciò che stanno facendo lo psicologo Daniel Kahneman, premio Nobel per l'economia, ed i suoi seguaci.

Attraverso vari test che ha condotto, Kahneman ha concluso che le persone non si comportano sempre in modo razionale, cioè in accordo con le premesse dell'economia mainstream. Ciò che Kahneman ha scoperto non ha nulla a che fare col fatto che le persone sono razionali o meno. Ha a che fare con la premessa imperfetta dell'economia popolare: le preferenze della gente sono costanti. In breve, le persone sono come macchine che non cambiano mai idea.

Contrariamente al pensiero tradizionale, la Scuola Austriaca ha sempre sostenuto che le valutazioni non esistono da sole indipendentemente dalle cose da valutare. Su questo Rothbard ha scritto: "Non ci può essere valutazione senza cose da valutare".[6]

In altre parole, la valutazione è il risultato della mente che valuta le cose. È una relazione tra la mente e le cose.

Se le preferenze sono costanti, allora è possibile comprimere queste preferenze in una formulazione matematica, cioè, si può catturare i desideri delle persone per mezzo di una formula. Ciò viene etichettato dall'economia mainstream come funzione di utilità. Curiosamente il presupposto della costanza è etichettata come un'importante caratteristica della razionalità dall'economia popolare.

Ovviamente le persone cambiano idea, quindi non sorprende se Kahneman abbia "scoperto" che il comportamento delle persone reali possa deviare sistematicamente da quello della cosiddetta "macchina uomo", come illustrato dall'economia mainstream.[7]

Piuttosto che ignorare il presupposto delle preferenze costanti, Kahneman sostiene questa ipotesi e ha solo modificato la formulazione matematica delle preferenze del consumatore, vale a dire, la funzione di utilità, al fine di portare più realismo nel modello dell'economia mainstream. Nel suo lavoro altamente elogiato, Kahneman ha scritto:
Quindi la funzione di valore derivata (utilità) di un individuo non riflette sempre atteggiamenti "puri" nei confronti del denaro, poiché potrebbe essere influenzata da ulteriori conseguenze specifiche. Tali perturbazioni possono facilmente produrre regioni convesse nella funzione di valore per i guadagni e regioni concave nella funzione di valore per le perdite. Quest'ultimo caso può essere più comune in quanto grandi perdite spesso richiedono cambiamenti nello stile di vita.[8]



Il quadro misesiano delle scelte dei consumatori

Seguendo la struttura del pensiero di Mises, possiamo accertare la caratteristica distintiva e il significato dell'azione umana. Ad esempio, si può osservare che le persone sono impegnate in una varietà di attività. Ad esempio, possono svolgere lavori manuali, guidare automobili, camminare per strada o cenare nei ristoranti. La caratteristica distintiva di queste attività è che sono tutte propositive.

Inoltre possiamo stabilire il significato di queste attività. Pertanto il lavoro manuale può essere un mezzo per guadagnare denaro, il che a sua volta consente di raggiungere vari obiettivi come comprare cibo o vestiti. Mangiare in un ristorante può essere un mezzo per stabilire relazioni d'affari. Guidare una macchina può essere un mezzo per raggiungere una destinazione particolare.

In altre parole, le persone operano all'interno di un quadro di fini e mezzi; usano vari mezzi per raggiungere i fini. Possiamo anche stabilire che le azioni sono consapevoli e propositive.

La consapevolezza che l'azione umana sia consapevole e propositiva è certa. Chiunque cerchi di opporsi a questo fatto si contraddice, perché rappresenta un'azione intenzionale e consapevole nel voler sostenere che le azioni umane non sono consapevoli e propositive.

Sono valide anche varie conclusioni che derivano da questa conoscenza dell'azione consapevole e intenzionale, il che implica che non è necessario sottoporle a vari test di laboratorio come avviene nell'economia sperimentale. Per una conoscenza che è certa, non è richiesto alcun test empirico.

Gli economisti comportamentali e sperimentali, come il premio Nobel Vernon Smith, respingono l'idea che le azioni umane siano consapevoli e intenzionali. Così ha scritto Smith:
Lui (Mises) vuole affermare che l'azione umana sia intenzionalmente propositiva. Ma questa non è una condizione necessaria per il suo sistema. I mercati sono là fuori a fare le loro cose indipendentemente dal fatto che la molla dell'azione umana implichi o meno una scelta deliberata autocosciente. Sottolinea enormemente i processi mentali inconsci. La maggior parte di ciò che sappiamo non ricorda l'apprendimento, né il processo di apprendimento è accessibile alla nostra esperienza cosciente, la mente. [...] Anche i problemi decisionali importanti che affrontiamo vengono elaborati dal cervello sotto l'accessibilità consapevole.[9]



Mezzi/fini e le scelte dei consumatori

L'azione intenzionale implica che le persone valutino vari mezzi a loro disposizione in base ai loro fini. I fini individuali stabiliscono lo standard per le valutazioni umane e, quindi, le scelte. Scegliendo un particolare fine, un individuo stabilisce anche uno standard di valutazione dei vari mezzi.

Per esempio, se il mio scopo è quello di fornire una buona educazione a mio figlio, allora esplorerò varie istituzioni educative e le classificherò in accordo con le mie informazioni sulla qualità dell'educazione che queste istituzioni forniranno. Il mio standard per classificare queste istituzioni è il mio fine, quello di fornire a mio figlio una buona educazione.

O, per esempio, se la mia intenzione è quella di acquistare un'auto, ci sono tanti tipi di auto disponibili sul mercato, quindi devo specificare a me stesso i fini specifici che l'auto mi aiuterà a raggiungere. Per esempio, un fattore che potrei dover considerare è se pianifico di percorrere lunghe distanze, o solo una breve distanza da casa mia alla stazione ferroviaria e poi prendere il treno. Il mio fine definirà come valuterò le varie auto. Forse concluderò che per un breve tratto una macchina di seconda mano sarà buona. Poiché i fini di un individuo determinano le sue valutazioni dei mezzi, e quindi le sue scelte, ne consegue che lo stesso bene sarà valutato in modo diverso dall'individuo a seguito di cambiamenti nei suoi fini.

In qualsiasi momento le persone hanno un'abbondanza di fini che vorrebbero raggiungere. Ciò che limita il raggiungimento dei vari fini è la scarsità dei mezzi. Quindi, una volta resi disponibili i mezzi, è possibile accogliere un numero maggiore di fini, o scopi, e gli standard di vita delle persone miglioreranno.

Un altro limite al raggiungimento dei vari scopi è la disponibilità di mezzi adeguati. Quindi per placare la mia sete nel deserto, avrò bisogno di acqua. I diamanti in mio possesso non saranno di alcun aiuto in questo senso.

La struttura mezzi/fini è l'essenza di ogni azione umana, sia che l'azione sia in accordo con ciò che è considerato come condotta razionale, oppure no.

Inoltre una volta accettato che le azioni umane sono consapevoli ed intenzionali, non avrà molto senso estrapolare le preferenze in un laboratorio, o tramite questionari, dal momento che solo qualcosa che è costante può essere estratto. Quindi i vari risultati ottenuti dai test di laboratorio, o dai questionari, non faranno avanzare la nostra comprensione dell'azione umana per quanto riguarda l'economia, ma al contrario ci impediranno di acquisire una conoscenza significativa.



Conclusioni

Seminando dubbi sulla nozione che la ragione sia la principale facoltà che guida le azioni umane, l'economia comportamentale enfatizza l'importanza delle emozioni come fattore chiave che guida le azioni umane.

Attraverso l'analisi psicologica, i sostenitori dell'economia comportamentale hanno presumibilmente dimostrato che la condotta delle persone è irrazionale.

Di conseguenza i sostenitori dell'economia comportamentale potrebbero aver involontariamente gettato le basi per l'introduzione di controlli statali per "proteggere" gli individui dal loro comportamento irrazionale.

Ad esempio, ampie fluttuazioni nei mercati finanziari possono essere attribuite a comportamenti irrazionali che possono danneggiare l'economia. Quindi avrà senso frenare questa irrazionalità con un dosaggio di regolamenti restrittivi.

L'economia comportamentale, pur criticando l'economia tradizionale per non essere realista riguardo alle scelte umane, tratta gli esseri umani come automi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Vernon L. Smith, “ Reflections on Human Action after 50 years,” Cato Journal 19, no.2 (Fall 1999): 200.

[2] Ludwig Von Mises, The Ultimate Foundation of Economic Science. Si veda il capitolo 2.

[3] Frances K. McSweeney & Samantha Swindell, “Behavioral Economics and Within-Session Changes in Responding,” Journal of the Experimental Analysis of Behavior 72, no.3 (November,1999): 355–71.

[4] Murray N. Rothbard, Man, Economy and State, p. 63.

[5] Ibid., p. 63.

[6] Murray N. Rothbard, Towards a Reconstruction of Utility and Welfare Economics.

[7] Daniel Kahneman & Amos Tversky, “Prospect Theory: An analysis of decision under risk.” Econometrica 47, no. 2 (March, 1979).

[8] Ibid.

[9] Vernon L. Smith, “ Reflections on Human Action after 50 years,” Cato Journal 19, no. 2 (Fall 1999): 200.

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domenica 14 ottobre 2018

Riscoprire cos'è il sound money: conferenza sul Bitcoin a San Daniele del Friuli

Mercoledì 17 ottobre alle ore 18.30 presso la Biblioteca Guarneriana Antica di San Daniele del Friuli sarò relatore nella conferenza "Cos'è Bitcoin?" Il mio intervento consentirà al pubblico partecipante di comprendere le meccaniche di teoria economica alla base della rivoluzione che stanno mettendo in campo le criptovalute. Poiché sebbene sia importante capire il come, è altrettanto fondamentale capire il perché un qualcosa stia diventando un fenomeno di mercato catalizzante attenzione crescenti. Uno scrutinio del mondo delle criptovalute attraverso la lente d'ingrandimento della metodologia della Scuola Austriaca, analizzando un mondo che potrebbe consentire in futuro di ritornare ad un sound money attraverso la riacquisizione di quei principi teorici fondamentali che sono andati persi sin dal 1914.

Perché, ricordate, il sound money inizia nella mente degli attori di mercato e solo dopo si manifesta nella pratica.



venerdì 12 ottobre 2018

Perché le persone accettano il denaro fiat?





di Francesco Simoncelli


In origine, la moneta cartacea non era considerata denaro ma solo un sostituto del denaro, ovvero l'oro. Le banconote cartacee erano coperte da oro depositato presso le banche. I titolari di queste banconote potevano convertirle in metallo giallo ogni volta che lo desideravano. Poiché le persone ritenevano più conveniente utilizzare le banconote cartacee per lo scambio di beni e servizi, queste venivano considerate tanto buone quanto il denaro reale sottostante. L'introduzione di suddette banconote ha aperto la porta a pratiche fraudolente: le banche sarebbero state tentate di aumentare i loro profitti prestando banconote scoperte.

In un'economia di libero mercato una banca che emette banconote cartacee in eccesso rispetto alla quantità di oro in suo possesso, scoprirà rapidamente che il valore di scambio delle sue banconote in relazione ad altre diminuirà. Questo calo del valore di scambio spingerà le persone a convertire in oro le banconote di quella banca in loro possesso, al fine di proteggere il proprio potere d'acquisto. La banca in questione non avrà abbastanza oro per onorare tutte le banconote cartacee emesse, e pertanto dovrà dichiarare bancarotta. La minaccia di fallimento, quindi, serve a dissuadere le banche dall'emettere banconote cartacee scoperte. Si può quindi concludere che in un'economia di libero mercato la moneta cartacea non può assumere una "vita" propria e diventare indipendente dal denaro reale sottostante.

All'interno di un'economia di mercato ostacolata, caratterizzata dall'interferenza dello stato, la moneta cartacea può avere speranza di sopravvivere. Lo stato può abolire con un decreto la convertibilità in oro delle banconote cartacee, evitando così che le banche falliscano. Tuttavia l'abolizione della convertibilità non cancella il potere d'acquisto di ieri delle banconote cartacee. Il collegamento passato con l'oro funge da punto di riferimento iniziale attraverso il quale gli attori di mercato possono continuare a gestire i propri affari. Sulla base delle informazioni passate, possono formulare nel presente la loro domanda di certificati cartacei. Tuttavia, una volta che le banche non sono più obbligate a rimborsare in oro le banconote cartacee, ciò apre la possibilità ad enormi profitti: un incentivo ad una sfrenata espansione dell'offerta di banconote cartacee. Ci si allontana, quindi, sempre di più da quel punto di riferimento iniziale e si viaggia in una terra indefinita e ricca di crescenti incertezze. La soppressione della volontà dei mercati, a lungo andare, provoca conseguenze indesiderate dai pianificatori monetari centrali.

Infatti potrebbe addirittura generare un'iperinflazione e portare al crash dell'economia di mercato. Per evitare questo esito, è necessaria l'applicazione di leggi specifiche sullo standard monetario cartaceo. Lo scopo principale è impedire a banche concorrenti di emettere banconote cartacee in eccesso. Questo risultato si ottiene attraverso l'istituzione di una banca monopolista, cioè la banca centrale, la quale gestisce l'espansione della moneta cartacea. Per affermare la propria autorità, la banca centrale introduce le proprie banconote cartacee, le quali sostituiscono quelle delle banche commerciali. Il potere d'acquisto delle banconote della banca centrale può esistere perché esse vengono scambiate ad un tasso di cambio fisso con le precedenti banconote cartacee delle singole banche commerciali, le quali conservavano l'ultima traccia di connessione con la realtà del mercato grazie al precedente legame con l'oro.

Le banconote cartacee della banca centrale, dichiarate a corso legale, fungono anche da riserva per le banche. Ciò a sua volta pone un limite all'espansione del credito delle banche e sembrerebbe quindi che attraverso le politiche monetarie la banca centrale possa gestire e stabilizzare il sistema monetario. Invece le cose non stanno così: lo standard monetario cartaceo deve essere costantemente manipolato per prevenirne un crollo. Ciò significa un pompaggio monetario continuo e in continua crescita per mantenere il sistema "stabile", ma questa pratica porta a cali permanenti del potere d'acquisto della moneta fiat e cicli ci boom/bust che a loro volta destabilizzano l'intero sistema monetario. Un perfetto esempio di tale teoria è la storia di John Law. John Law of Lauriston (1671-1729), figlio di James Law, un ricco orafo e banchiere scozzese, nacque ad Edimburgo, sperperando in giovane età l'eredità del padre in gioco d'azzardo. Condannato per aver ucciso un rivale in amore in un duello a Londra nel 1694, Law fuggì alla prigione e scappò nel continente. Dopo un decennio in Europa meditando sui problemi monetari, Law tornò nel 1703 in Scozia e si concentrò sullo sviluppo e la pubblicazione del suo schema di teoria monetaria, presentato al Parlamento scozzese nel 1705, pubblicando nello stesso anno il suo famoso trattato, Money and Trade Considered. Il Parlamento scozzese lo prese in considerazione, ma rifiutò il suo piano; l'anno successivo l'avvento dell'unione della Scozia con l'Inghilterra costrinse Law a fuggire di nuovo nel continente, poiché era ancora ricercato dalla legge inglese per la vecchia accusa di omicidio.

Law sosteneva che una banca centrale potesse emettere moneta cartacea inconvertibile, o meglio, denaro cartaceo "coperto" dalla terra della nazione. Come parte della sua proposta, la nazione (in questo caso la Scozia) avrebbe dovuto mettere a capo della banca centrale lo stesso Law per mettere in atto questo schema inflazionistico.

John Law propose di "fornire alla nazione" una somma sufficiente di denaro. Tale aumento avrebbe dovuto far risorgere il commercio e aumentare l'occupazione e la produzione (potremmo definire questo un proto-keynesismo). Law sottolineò, in opposizione alla tradizione del sound money, che il denaro è una semplice creazione statale e che non ha alcun valore intrinseco. La sua unica funzione è essere un mezzo di scambio, e non un deposito di valore per il futuro. John Law assicurò alla nazione che l'aumento dell'offerta di moneta e del credito bancario non avrebbe fatto salire i prezzi, specialmente sotto l'egida saggia del suo comando. Law anticipò addirittura Irving Fisher ed i monetaristi, assicurando che la sua inflazione cartacea avrebbe protato alla "stabilità del valore": stabilità del prezzo del lavoro o del potere d'acquisto del denaro. Law anticipò anche Adam Smith nella sua fallace giustificazione delle banche a riserva frazionaria, le quali avrebbero fornito l'equivalente di "castelli in aria": una riserva di denaro senza spendere risorse per l'estrazione di oro o argento .

Se la salita dei prezzi interni costituisce il tallone d'Achille dell'inflazione monetaria, un'altra preoccupazione è il deflusso di oro ed argento dal Paese; in breve, una "bilancia commerciale sfavorevole". Ma John Law respinse questo problema: dichiarò che un aumento dell'offerta di moneta avrebbe aumentato l'occupazione e la produzione e "quindi" avrebbe aumentato le esportazioni, generando così una bilancia commerciale favorevole, con oro e argento che sarebbero confluiti nel Paese.

Law ebbe la possibilità di attuare il suo piano in Francia quando il suo amico Philippe, Duc d'Orléans, salì al potere. Il duca d'Orléans lo nominò capo della Banque Générale nel 1716, una banca centrale col monopolio sull'emissione di banconote in Francia. Ben presto la Banque divenne la Banque Royale e il duca d'Orléans aiutò la banca richiedendo che gli esattori delle tasse utilizzassero le banconote di Law per riscuotere le imposte. Malgrado ciò Law aveva anche dei nemici, e testarono il suo schema richiedendo argento per cinque milioni delle sue banconote. Law non poteva soddisfare questa richiesta subito, e promise di farlo il giorno dopo. Per quanto il ministro delle finanze non amasse Law, a causa dell'intimo rapporto di quest'ultimo con il duca d'Orléans, sentiva di doverlo aiutare e fornire l'argento necessario per soddisfare la richiesta di rimborso.

Quando il sistema di Law sembrò funzionare, tutti cedettero alla febbre speculativa. E Law lo rese facile, con le masse che erano in grado di acquistare azioni con pochi soldi e anche di speculare in quelle che erano essenzialmente opzioni sulle azioni della Compagnia del Mississippi. Originariamente le banconote erano usate per pagare le tasse francesi ed erano riscattabili in argento; presto, però, la rimborsabilità dell'argento venne abolita. Nel 1717 John Law aveva tutto il potere monetario e finanziario del regno e al suo vecchio schema aggiunse il finanziamento del massiccio debito pubblico. Venne nominato capo della nuova Compagnia Mississippi, nonché direttore generale delle finanze francesi; le azioni della Compagnia Mississippi sarebbero state "coperte" dalla vasta e sottosviluppata terra che il governo francese possedeva nel territorio della Louisiana nel Nord America. La banca di Law creò la famigerata "bolla Mississippi"; azioni, credito bancario, prezzi e valori monetari salirono alle stelle dal 1717 al 1720.

Nel 1720 la bolla scoppiò e Law rimase solo un povero debitore, costretto ancora una volta a fuggire dal Paese. Tra i primi ad uscire per primi dalla bolla ci fu il banchiere irlandese Richard Cantillon. Egli si rese conto che il mercato toro era tutto fumo e niente arrosto: quantità sempre crescenti di banconote scoperte. Law vagò per l'Europa, vivendo in modo precario come giocatore d'azzardo e cercando di trovare un altro Paese che adottasse il suo piano. Morì nel 1729, a Napoli, cercando di persuadere il governo napoletano a renderlo il suo banchiere centrale.

John Law finì in disgrazia dopo che il suo sistema Mississippi fallì nel 1720, ma lo stato e le sue cheerleader nella professione economica continuano ad abbracciare le sue idee, credendo che la stampa di denaro possa far prosperare l'economia. Credono che i banchieri centrali sappiano quanti soldi richieda un'economia, o quanto alti o bassi debbano essere i tassi d'interesse per garantire la prosperità. L'episodio di Law è una perfetta replica della situazione attuale: egli era convinto che i problemi economici della Francia potessero essere risolti con l'espansione della cartamoneta scoperta, proprio come fanno oggi gli economisti mainstream. Al centro dell'esperimento di Law c'era la convinzione che lo stato avrebbe dovuto controllare il denaro e non doveva essere lasciato alla scelta dei mercati. Law sfidava la saggezza dell'epoca nel campo monetario, proprio come Keynes ignorò la Legge di Say in modo da creare un ruolo per lo stato.

Cosa possiamo apprendere dall'esperimento di John Law? L'inflazione monetaria diventa come un tapis roulant lanciato a tutta velocità dal quale la fuga è praticamente impossibile. Una volta che il Duca autorizzò l'ulteriore emissione di un miliardo di livree quando la Banque Generale divenne la banca ufficiale dello stato, il dado venne tratto. Il Duca era stato convinto che c'era una soluzione per l'insolvenza dello stato. La situazione finanziaria della Francia all'epoca era simile a quella di molti Paesi oggi, dove le spese pubbliche sono di gran lunga superiori alle entrate fiscali. John Law cercò di ridurre il costo dell'interesse annuale sul debito pubblico da oltre il 7% al 3%. La BCE ha fatto un po' meglio per gli spendaccioni nell'Eurozona, usando mezzi simili.

Un'altra caratteristica comune è l'uso deliberato dell'espansione monetaria per creare una sensazione di benessere attraverso l'inflazione degli asset. L'introduzione e la continuazione del quantitative easing negli ultimi dieci anni ha lo stesso scopo. L'inflazione degli asset a Parigi venne accompagnata dall'inflazione dei prezzi. Poi si estese alle altre città in cui Banque Royale aveva filiali. La stessa cosa la vediamo oggi, con i prezzi di beni e servizi ordinari significativamente più alti nei centri finanziari, come New York e Londra; questi prezzi più alti si sono poi diffusi anche ad altri centri finanziari e commerciali.

Oggi il ciclo dell'inflazione degli asset che si trasforma in inflazione dei prezzi, ha sempre causato una crisi del credito, ma ognuna di queste crisi può essere considerata una versione minore dell'esperimento francese di Law. Iniziano con l'espansione della moneta cartacea scoperta, cosa che porta all'inflazione dei prezzi degli asset, la quale alimenta l'inflazione dei prezzi e quindi si arriva ad una crisi del credito. Questi cicli finora non si sono sviluppati in bolle tanto distruttive quanto quella di John Law, ma le distorsioni economiche si sono accumulate dopo ogni ciclo di credito. Di conseguenza oggi ancora non abbiamo visto il crollo visto in Francia durante il 1720.

Sembra che si stia avvicinando al momento in cui la gigantesca bolla gonfiata sin dal dopoguerra diventerà sempre più difficile da sostenere attraverso le crisi creditizie. Sia l'espansione della base monetaria che quella del credito bancario nell'ultimo ciclo del credito non hanno precedenti, e da allora la situazione è diventata più instabile. Il messaggio dall'esperienza di Law è che il collasso dell'intero sistema monetario fiat è inevitabile e probabilmente vicino. E quando avverrà, distruggerà le valute di carta scoperte. Ecco il motivo per cui stiamo assistendo alla loro "tokenizzazione". Ma non solo negli Stati Uniti, anche in Svizzera, in Francia e in Austria. La merce più scambiata in un ambiente fiat è la fiducia(1, 2, 3), e durante la prossima crisi del credito questo sarà decisamente chiaro. Ancorare le valute fiat alle criptovalute sarà l'evoluzione del contesto economico attuale, ma questa decisione porta con sé conseguenze indesiderabili (per i pianificatori centrali), perché sosterrà la tesi di Hayek esposta nel suo saggio del 1974.

Si tratterà di token "stabili" che sono l'opposto di Bitcoin e delle altre 4 o 5 criptovalute decentralizzate e "libere". Abbiamo a che fare con una strategia per diffondere le valute fiat 2.0 utilizzando parte della tecnologia blockchain, ma in modo centralizzato. Alla fine ci sarà solamente più controllo, mentre la massa penserà di usare qualcosa di nuovo e molto interessante che la trasformerà come conigli in gabbia. In realtà, ci sono molti indizi che avallano suddetta tesi: Morgan Stanley, Citigroup, Goldman Sachs, Merril Lynch, ecc.

Chi è sveglio e consapevole di queste tendenze epocali sfrutterà sia il punto di svolta epocale delle criptovalute "stabili" e valute fiat trasformate in pseudo-criptovalute, sia il boom che di conseguenza avranno le vere criptovalute come Bitcoin, le quali diventeranno riserva di valore/modo alternativo di operare scambi. I pochi consapevoli giocheranno entrambe le partite cercando di raggiungere il miglior risultato possibile. Una bella scommessa che solo una piccola percentuale vincerà. In questo modo la competizione premierà le criptovalute vere e libere, non le pseudo-criptovalute nate da un piccolo gruppo di individui. Chi ha studiato la Scuola Austriaca d'economia ed i suoi strumenti intellettuali ha intuito il potenziale di questa tendenza epocale e si posizionerà in anticipo. D'altra parte, coloro che seguiranno la massa e realizzeranno il potenziale di Bitcoin troppo tardi, pagheranno un prezzo più alto per la loro leggerezza.