giovedì 15 novembre 2018

La miglior difesa contro le molestie sessuali è un libero mercato del lavoro





di Jeffrey Tucker


Lin Farley, la persona che ha coniato l'espressione "molestie sessuali" nel 1975, è oggi profondamente infelice per il movimento a cui ha dato origine. Pensa che sia degenerato.

"All'inizio", scrive, "sembrava che il termine avesse il potenziale per cambiare tutto. Le donne lavoratrici fecero subito loro il mio modo di dire, il quale catturava l'essenza della coercizione sessuale che vivevano quotidianamente".

È vero che dando un nome alla pratica, scrive, le regole della vita aziendale e del governo avrebbero cominciato a cambiare. I programmi di allenamento contro le molestie sessuali sono comuni. Le donne con un certo grado di successo professionale, risorse e altre opzioni, hanno nuovi modi per cercare un risarcimento. La legge è cambiata. Gli avvocati hanno vinto alla grande.

È meno convinta che sia cambiato qualcosa nella pratica per la donna media professionista. Coniare la frase "ha fatto molto meno per incoraggiare le conversazioni che avevo immaginato nel 1975 e che credevo avrebbero aiutato a cambiare la nostra cultura". "Peggio, consente a coloro che sostengono che la cultura e le dinamiche del potere siano cambiate di ricorrere alle nuove regole come prova".



Le leggi non funzionano

Non è certo la prima volta che le nuove leggi non riescono a raggiungere l'effetto sperato. La soluzione che ha proposto? Oltre a raccomandare più chiacchiere, più esposizione, più hashtag #metoo, non sembra averne una, a parte scrivere articoli di opinione furiosi sul New York Times.

Un maggiore coinvolgimento del governo federale significa solo combattere la coercizione con più coercizione, e non è un percorso molto promettente.

La mia proposta alternativa: la migliore difesa possibile contro tutte le forme di sfruttamento sul posto di lavoro, incluso ciò che si presume sia una forma di genere o sessista, è un libero mercato del lavoro. Leggi, mandati e regolamenti che bloccano le persone in particolari posti di lavoro, industrie e percorsi di carriera, rendono i lavoratori più vulnerabili agli abusi da parte dei padroni. Il modo migliore per equiparare il potere tra proprietari/manager e dipendenti è un mercato del lavoro altamente competitivo.

Più ci allontaniamo dal libero mercato, più lo sfruttamento del lavoro è un problema importante.

Specifichiamo qui che non ci sarà mai il nirvana. Questo mondo non sarà mai un luogo di sacralità universale. Troll, cretini e capi sfruttatori saranno sempre con noi. La vera domanda è: come può il potere che le persone cattive hanno sulle persone buone essere ridotto in modo che si traduca nel minor danno possibile per le persone e la società? Come minimo le vittime e le potenziali vittime hanno bisogno di un modo per fuggire. La via di fuga dovrebbe essere ovvia: a basso costo e non dannosa.

Ben oltre il diritto di licenziarsi e trovare un nuovo lavoro. Si tratta di creare un mercato intensamente concorrenziale per il lavoro, in modo tale che i datori di lavoro debbano essere persone decenti per assumere e mantenere lavoratori. Devono comportarsi bene, altrimenti perderanno le persone talentuose a beneficio dei loro concorrenti. Il denaro parla, istruisce e forma le persone per essere migliori. Si tratta di un'economia in cui nessuno è intrappolato o costretto dalla mancanza di opzioni a sopportare il degrado personale.



La via capitalista

Fornire una simile fuga fu fondamentale per la rivoluzione liberale del XVIII secolo: non servitù della gleba, schiavitù, o servitù in generale. Il risultato è stato il capitalismo, l'unico sistema economico ad aver eliminato il ruolo dello sfruttamento nel lavoro e nelle relazioni capitali (Marx aveva capito esattamente il contrario).

Guardate che cosa scrisse Ludwig von Mises nel 1927 sul potere del lavoro contro il potere del capitale in un mercato libero:
In un'impresa privata l'assunzione di lavoratori non è il conferimento di un favore, ma una transazione commerciale da cui entrambe le parti, datore di lavoro e dipendente, beneficiano. Il datore di lavoro deve sforzarsi di pagare i salari corrispondenti in base al lavoro svolto. Se non lo fa, corre il rischio di vedere il lavoratore lasciare il suo impiego per quello offerto da un concorrente e più remunerativo. Il dipendente, per non perdere il lavoro, deve a sua volta sforzarsi di adempiere ai doveri della sua posizione abbastanza bene da meritare il suo salario. Dal momento che l'occupazione non è un favore, ma una transazione commerciale, il dipendente non ha bisogno di temere che possa essere licenziato se finisce per essere antipatico. Poiché l'imprenditore che licenzia, per ragioni di pregiudizio personale, un impiegato utile che vale la pena di pagare, fa male solo a sé stesso e non al lavoratore, il quale può trovare altrove una posizione simile.

Sembra ideale, vero? Esattamente. L'ideale qui sembra fantastico, se dovessimo andare in giro a praticarlo. Mises fa immediatamente riferimento al problema dell'intervento nel libero mercato. Tutti gli interventi creano forme burocratiche di gestione per soppiantare le forze del mercato e ciò riduce i diritti reali del lavoro.

Quali sono gli interventi che hanno ridotto i diritti dei lavoratori e hanno dato ai capi la sensazione di "concedere favori" ai lavoratori? L'elenco è lungo, ma include gli obblighi dell'assistenza sanitaria, le vacanze obbligatorie, i costi della tassazione sul salario, il licenziamento professionale, i salari minimi e la lunga lista di cosiddetti "diritti del lavoro" che si concludono solo con l'intrappolamento dei lavoratori in lavori da cui non possono andare via.

Tutti questi programmi soffocano la concorrenza nel mercato del lavoro. Rendono i lavoratori meno commerciabili e costringono le persone ad aggrapparsi ai posti di lavoro che hanno. Per dirla in modo chiaro: l'Obamacare ha contribuito in maniera massiccia alla promozione delle molestie sessuali.



Tenersi il lavoro

Pensateci: se oggi vorreste licenziarvi, quanto pensate che ci vorrebbe per trovare un altro lavoro? Quanto tempo vi aspetteresti di rimanere senza reddito? In alcuni settori dei servizi, come ristoranti, alberghi e bar, di solito ci vogliono alcune settimane. Ma una volta entrati in posizioni di fascia alta, le cose diventano difficili e possono passare da sei settimane a due mesi per ricoprire un'altra posizione.

Il licenziamento, per tradizione dai tempi antichi, prevede solo due settimane di reddito. Poi c'è l'enorme problema dell'assistenza sanitaria. Il timer scatta subito. Dovrete rivolgervi al cosiddetto "mercato" dominato dall'Obamacare, o pagare una sanzione al governo federale. Quindi potreste dovervi spostare, e sarebbe costoso. Nel frattempo potreste provare a fare diversi colloqui e fare una buona impressione – nonostante siate preda del panico per la vostra vita, lo status sociale e le finanze.

Vedete tutto questo e pensate:
Sì, penso che terrò il mio lavoro attuale. È vero, il mio capo è un idiota. Mi da fastidio e ha tanti difetti. Il mio manager stava facendo vaghe insinuazioni che mi mettevano a disagio. Si arrabbia facilmente solo per mostrare il suo potere. Il mio supervisore sta trollando i miei social media e fa domande personali che non lo riguardano. Ma cosa posso fare? Nessuno vuole trovarsi disoccupato.

Tenersi un lavoro di questo tipo è una delle principali ragioni per cui i capi danno sfoggio di un potere sproporzionato sui lavoratori. È un importante fattore che contribuisce e perpetua lo sfruttamento. Più scelta esiste nel mercato del lavoro, più i lavoratori sono nella posizione di chiedere decenza, rispetto e decoro dalla direzione.



Per favore ritorna

Alcuni anni fa, quando l'economia stava crescendo rapidamente e le aziende erano alla disperata ricerca di lavoratori, ho assistito ad una scena in un minimarket che non dimenticherò mai. Una giovane arrivò in ritardo di alcuni minuti al lavoro. Il capo era furioso con lei e cominciò a urlarle contro, di fronte ai clienti.

Rimase lì a prendersi tutti gli insulti. Quando ebbe finito, si tolse tranquillamente il grembiule e lo mise sul bancone. Disse "arrivederci" e uscì dalla porta principale.

Cosa pensate sia successo dopo? Immediatamente il capo capì quanto fosse stato un idiota. Uscì fuori per fermarla e la pregò di tornare. Non riuscivo a sentire la conversazione, ma sembrava la stesse pregando. Scuse, orari migliori, promesse di non essere più un idiota – non so cosa la convinse precisamente, ma qualunque cosa abbia detto la persuase a tornare a lavorare.

Guardai questa scena con un senso di soggezione. Ecco, l'immagine di un ideale! Il contratto di lavoro è uno scambio in cui entrambe le parti beneficiano. Se una parte vuole andarsene, l'accordo è finito. Nessuno viene mai danneggiato. Nessuno viene mai umiliato. Nessuno dovrebbe mai dover affrontare il problema di fornire qualsiasi tipo di servizio che non è nel contratto. Equità, decenza e valori umani vincono.

Un libero mercato significa progresso verso la fine di tutte le forme di sfruttamento, tra cui le molestie sessuali, l'indecenza, il contatto inappropriato, il casting sui divani, i pranzi che durano troppo a lungo e diventano troppo intimi, le comunicazioni personali a tarda notte, gli interrogatori invasivi sulle vite personali, le intimidazioni sottili o non sottili, o qualsiasi altra forma di imposizione. La via per la pace e la dignità umana è la stessa qui come altrove: rendere tutte le cose volontarie.

Dite che questo non metterà finalmente fine al problema? È probabile, ma ci darà il miglior modo possibile per migliorare la nostra vita e diminuire la sofferenza umana. Questo è più di quanto possano ottenere leggi, opinioni, vergogna o speranze varie, affinché l'umanità possa migliorare da sola.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 14 novembre 2018

Dovremmo usare la probabilità in economia?

Ludwig von Mises delineò una distinzione netta tra teoria e storia: la prima è lo studio dell'azione umana, in quanto riguarda l'uomo in un mondo di risorse scarse, e la seconda è un resoconto reale di come esseri umani, prezzi, beni e servizi hanno interagito l'uno con l'altro in passato. In altre parole, per definizione, c'è una differenza tra ciò che affermiamo di ottenere attraverso la teoria dell'azione umana rispetto all'indagine storica. E su questa distinzione Mises scrisse un intero libro intitolato "Teoria e storia". Infatti le affermazioni e le proposizioni economiche non derivano dall'esperienza, sono apodittiche come la logica e la matematica. Non sono soggetti a verifica e falsificazione sulla base dell'esperienza e dei fatti, sono logicamente e temporalmente antecedenti a qualsiasi comprensione dei fatti storici. Sono un requisito necessario di ogni comprensione intellettuale degli eventi storici. Mises definì questa teoria generale la prasseologia dell'azione umana. L'economia è un sottoinsieme della prasseologia. Gli Austriaci non credono che le leggi economiche possano essere scoperte tramite prove empiriche/statistiche. Per definizione, lo scopo delle prove e delle statistiche è di raccogliere informazioni storiche, non di scoprire la teoria economica. Pertanto l'informazione empirica riguarda "l'economia" solo in un modo ampio e generale; per avere un quadro migliore del passato, ma mai per acquisire le leggi dell'azione umana. Solo perché gli Austriaci non pensano che le leggi dell'economia siano scoperte da modelli complessi, non significa che le statistiche in generale non debbano mai essere utilizzate. Sarebbe come lamentarsi che le leggi della logica non siano mai state "provate" dalle statistiche. Ma le statistiche per loro natura epistemologica non possono smentire quelle cose che vengono scoperte a priori. Le statistiche sono piene zeppe delle loro stesse ipotesi, correlazioni, condizioni temporali e altro, che le rendono del tutto insufficienti a fornire leggi infrangibili di teoria economica. In questo contesto esistono studi che "dimostrano" la positività a livello di bilancio di un deficit crescente e altri studi che dimostrano il contrario. Ma la logica deduttiva insita nella teoria economica è apodittica ed essa ci dice che un calcolo economico in accordo col mercato è impossibile per un ambiente centralizzato come quello statale. Basta solo questo per dire senza paura di essere smentiti che la manovra economica del governo italiano, così come quella del governo francese, sarà un fallimento, accantonando a cuor leggero tutte quelle litanie intonate con "lasciamoli lavorare" che vorrebbero giudicare il risultato ex-post.
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di Frank Shostak


L'economia moderna, oltre alla matematica sofisticata, impiega anche distribuzioni di probabilità. Cos'è la probabilità? La probabilità di un evento è la proporzione di quante volte un evento si verifica in un numero elevato di prove.

Ad esempio, la probabilità di ottenere testa quando una moneta viene lanciata è 0.5. Questo non significa che quando una moneta viene lanciata 10 volte, si ottiene sempre cinque volte testa.

Tuttavia se l'esperimento viene ripetuto un gran numero di volte, è probabile che si otterrà il 50%. Maggiore è il numero di lanci, più probabile sarà l'approssimazione.

In alternativa, diciamo che in una particolare area la probabilità che le case di legno prendano fuoco sia dello 0.01. Ciò significa che in base all'esperienza, in media, l'1% delle case in legno prenderà fuoco.

Ciò non significa che quest'anno, o l'anno successivo, la percentuale di case che prendono fuoco sarà esattamente dell'1%. La percentuale potrebbe essere dell'1% o meno ogni anno. Tuttavia, nel tempo, la media di queste percentuali sarà dell'1%.

Questa informazione, a sua volta, può essere convertita nel costo del danno da incendio, stabilendo in tal modo la possibilità di assicurarsi contro il rischio di incendio. I proprietari di case in legno potrebbero decidere di spalmare il rischio creando un fondo.

Ogni proprietario di una casa in legno contribuirà con una certa proporzione alla somma totale di denaro necessaria per coprire i danni di quei proprietari le cui case saranno danneggiate dall'incendio.

Si noti che l'assicurazione contro il rischio d'incendio può avvenire solo perché conosciamo la probabilità della sua distribuzione e perché ci sono abbastanza proprietari di case in legno per spalmare il costo del danno da incendio tra di loro in modo che il premio non sia eccessivo.

Nei suoi scritti, Ludwig Von Mises ha etichettato questo tipo di probabilità come una probabilità di classe. Secondo Mises:
Probabilità di classe significa: sappiamo o presumiamo di conoscere, per quanto riguarda il problema in questione, tutto sul comportamento di un'intera classe di eventi o fenomeni; ma per quanto riguarda gli eventi o fenomeni singoli non sappiamo nulla, ma sono elementi di questa classe.

Pertanto i proprietari di case in legno sono tutti membri di un particolare gruppo, o classe, che sarà colpita in modo simile da un incendio.

Sappiamo che, in media, l'1% dei membri di questo gruppo sarà colpito da un incendio. Tuttavia non sappiamo esattamente chi sarà.

La cosa importante per l'assicurazione è che i membri di un gruppo devono essere omogenei per quanto riguarda un particolare evento.



Perché la distribuzione della probabilità non è rilevante in economia?

In economia non ci occupiamo di casi omogenei. Ogni osservazione è un evento unico, non ripetibile, che non è un membro di alcuna classe... è una classe a sé stante.

Di conseguenza non può essere stabilita nessuna distribuzione della probabilità. (Anche in questo caso, la distribuzione della probabilità si baserebbe sul presupposto che stiamo trattando casi omogenei.)

Prendiamo ad esempio le attività imprenditoriali. Se queste attività fossero omogenee con distribuzioni della probabilità conosciute, allora non avremmo bisogno di imprenditori.

Dopotutto, un imprenditore è un individuo che organizza le sue attività per scoprire le esigenze future dei consumatori. Tuttavia le esigenze delle persone non sono mai costanti rispetto ad un bene particolare.

Poiché le attività imprenditoriali non sono omogenee, ciò significa che non è possibile formare la distribuzione della probabilità per i rendimenti imprenditoriali.

Ad esempio, nel primo anno un'attività imprenditoriale produce un ritorno sull'investimento del 10%. Nel secondo anno un'altra attività imprenditoriale produce un rendimento del 15%. Nel terzo anno una terza attività imprenditoriale produce un rendimento dell'1% e nel quarto una quarta attività imprenditoriale genera un rendimento del 2%. La media di questi rendimenti è del 7%.

In nessun modo, tuttavia, ciò implica che possiamo stabilire una distribuzione della probabilità dei rendimenti in base a come si può stabilire per il rischio di incendi o per ottenere testa nel lancio di una moneta.

I rendimenti in vari anni sono il risultato di specifiche attività imprenditoriali. Queste attività non sono omogenee e non possono essere considerate appartenenti alla stessa classe.

Il profitto emerge una volta che un imprenditore scopre che i prezzi di determinati fattori sono sottovalutati rispetto al valore potenziale dei prodotti che questi fattori, una volta impiegati, potrebbero produrre.

Riconoscendo la discrepanza e facendo qualcosa al riguardo, un imprenditore rimuove suddetta discrepanza, cioè, elimina il potenziale per un ulteriore profitto.

Il riconoscimento dell'esistenza di potenziali profitti significa che un imprenditore aveva conoscenze particolari che altre persone non avevano. Avere questa conoscenza unica significa che i profitti non sono il risultato di eventi casuali.[1]

Mises ha definito questa come una probabilità del caso:
Probabilità del caso significa: sappiamo, per quanto riguarda un particolare evento, alcuni dei fattori che ne determinano l'esito; ma ci sono altri fattori determinanti su cui non sappiamo nulla.[2]

Mises riteneva che la probabilità del caso non fosse aperta a nessun tipo di valutazione numerica. L'azione umana non può essere analizzata nello stesso modo in cui si analizzano gli oggetti concernenti una probabilità di classe.

Per dare un senso ai dati in economia, non bisogna esaminarli con metodi statistici ma cercando di capire come siano emersi.

L'assunto che l'economia mainstream renda valida la distribuzione della probabilità in economia, porta a risultati assurdi.

Proprio perché non descrive un mondo di esseri umani che esercitano le loro scelte, ma macchine.

L'impiego delle probabilità nelle analisi economiche implica che i vari dati economici siano stati generati da un processo casuale in somiglianza con il lancio di una moneta. (Abbiamo già visto che non è così per quanto riguarda i profitti imprenditoriali.)

Notate che casuale significa arbitrario, cioè senza metodo o decisione consapevole. Tuttavia, se le cose stessero così, gli esseri umani non sarebbero stati in grado di sopravvivere.

Per mantenere la loro vita e il loro benessere, gli esseri umani devono agire consapevolmente e con determinazione. Devono pianificare le loro azioni e impiegare mezzi adeguati.

Ora, se in economia la probabilità numerica non può essere stabilita oggettivamente, che dire della probabilità soggettiva? Nel momento in cui ci si sposta in compiti soggettivi, si potrebbe dire qualsiasi cosa.

Si potrebbe dire che in base ai sentimenti personali c'è un'alta probabilità di una recessione tra qualche tempo. In alternativa, si potrebbe dire che c'è il presentimento che il mercato azionario affronterà una correzione molto presto.

Queste affermazioni derivano dall'esperienza personale o dalla conoscenza che ha un individuo.

Suggeriamo che questi esempi fanno parte della probabilità del caso, cioè, sappiamo certe cose per quanto riguarda un particolare evento, ma ci sono altri fattori determinanti su cui non sappiamo nulla.

Ad esempio, sappiamo che un aumento dell'offerta di moneta potrebbe esercitare in futuro una pressione al rialzo sui prezzi delle merci.

Tuttavia non possiamo essere certi che i prezzi aumenteranno, poiché potrebbero esserci altri fattori di compensazione di cui non sappiamo nulla. Non sarà di gran beneficio assegnare arbitrariamente probabilità numeriche.



Sommario e conclusioni

Contrariamente al pensiero popolare, la probabilità numerica non è applicabile in economia. La probabilità numerica è rilevante nella sfera della non-economia in cui si osservano casi omogenei. In economia, non ci occupiamo di casi omogenei.

Ogni osservazione è un evento unico, non ripetibile, causato da una particolare azione da parte degli individui. Di conseguenza non può essere stabilita nessuna distribuzione di probabilità. L'azione umana non può essere analizzata nello stesso modo in cui si analizzano gli oggetti. Per dare un senso ad un dato storico, non bisogna esaminarlo con metodi statistici, ma cercando di capire come sia emerso.

Il fatto che l'economia mainstream faccia esistere una distribuzione della probabilità ed essa possa essere quantificata, porta a risultati assurdi. Perché non descrive un mondo di esseri umani che esercitano le loro scelte, ma macchine.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Murray N. Rothbard, Man, Economy, and State (Los Angeles: Nash), Vol 2, p. 466.

[2] Human Action, p. 110.

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martedì 13 novembre 2018

Il lato oscuro della criptoimpresa





di Jeffrey Tucker


Un paio di giorni fa ho ricevuto una mail da un amico: "Un tipo dalla Polonia ha chiesto a mia madre se avesse potuto ricevere denaro dalla Western Union, convertirlo in bitcoin e poi inviarli in Australia. Sembrava una truffa. Hai mai sentito qualcosa di simile?"

Non dite niente. La risposta è si, è una truffa. Una delle tante nel settore Bitcoin.

Questo era particolarmente deprecabile, perché il tizio incriminato aveva fatto amicizia con una vedova da settimane. A lei piacevano tutte quelle attenzioni. Andavano d'accordo e poi lui ha sganciato la bomba.

Lei ha sentito puzza di bruciato e ha chiamato suo figlio, salvandola dalla perdita di denaro. Il truffatore poi ha "provato ad instillarle un senso di colpa perché non voleva farlo".

Come un fan della tecnologia, mi dispiace che ci siano questi episodi. Come tanti altri, desideriamo disperatamente che questo settore sia pulito dalle truffe. Andate via scammer!



Le truffe seguono le innovazioni

Detto questo, non considero la presenza di truffe nell'industria della crittografia come un qualcosa che possa gettare discredito sulla tecnologia. È l'opposto. Gli scammer rappresentano il lato oscuro dell'imprenditoria. Vanno dove sono i soldi, e questi ultimi tendono a seguire la cosa più bella.

Pensate all'industria ferroviaria nel 1870. Le frodi erano ovunque: furti, appropriazioni indebite, truffe e racket di ogni tipo. E sì, anche scandali politici. Seguono ogni nuova tecnologia. A volte è difficile distinguere la cosa reale da quella falsa.

Bitcoin e le criptovalute in generale sono particolarmente suscettibili alle operazioni poco chiare. Le persone presumono due cose su questo settore:
  1. è troppo difficile da capire per le persone normali;
  2. se non ci sei dentro, te la stai perdendo. 
Questa è un'opportunità perfetta per l'imbroglione!
Come possiamo riconoscerli? Non è sempre facile, ma ci sono alcuni modelli che abbiamo visto più e più volte.



Cinque modi

David Veksler di WalletRecovery.info ha mostrato particolare interesse per l'argomento, soprattutto perché ha dovuto confrontarsi con persone che cercavano di ingannarlo. Ha delineato cinque modi principali.
  1. Contratti di mining. Vi parleranno dei soldi che farete se solo inviate subito Bitcoin. Li investiranno per voi e li faranno fruttare. Uno ci crede e, whoop, i ladri scappano con i vostri soldi. Vi sentirete un idiota, ma non avete idea di come fare per riavere i vostri soldi. Ci sono mining pool reali a cui potete unirvi, ma non è mai così facile come inviare criptovalute ad un indirizzo pubblico e poi diventare ricchi.

  2. Wallet fasulli. Questa è piuttosto semplice: scaricate questo wallet e vi trasferite i vostri fondi. Poof, il denaro scompare. A volte prendono nomi simili ai wallet reali, come nel caso di Electrum Pro, che era una versione farlocca del wallet reale Electrum. Wallet falsi sono apparsi e scomparsi sui siti di download legittimi.

  3. Fork fasulli. Quando una blockchain subisce un hardfork, i proprietari esistenti possono ottenere i loro nuovi token. Ma non è così facile come inserire le vostre chiavi private online. Fatelo e probabilmente vi ruberanno sia i vecchi che i nuovi fondi. Come dice Veksler, l'unico modo sicuro per rivendicare i token è spostare prima i vecchi token in un nuovo wallet. Non è scienza missilistica, ma dovete assolutamente sapere cosa state facendo.

  4. Exchange fasulli. Molti, se non la maggior parte dei proprietari di criptovalute, non hanno idea del problema di base: possedete o meno le chiavi? Se avete un wallet privato o un hard wallet, allora sì. (Per favore, scrivetevi le parole del backup, stampatele e mettetele in un posto sicuro.) Se state usando uno exchange e stornate dei fondi lì, non possedete le chiavi private. Le persone usano gli exchange per comprare e vendere criptovalute ed è grandioso, ma alla fine c'è bisogno di fidarsi dell'exchange. Non tutti sono degni di fiducia. Gli exchange farlocchi prenderanno i vostri soldi e ve ne renderete conto solo quando cercherete di spostare i soldi che presumibilmente possedete.

  5. Wallet in vendita. Devo ammettere che non ne avevo mai sentito parlare. Secondo Veksler, i truffatori vendono i wallet presumibilmente pieni di token, ma affermano di aver dimenticato la password. Il modo per evitare questa truffa è semplice: convertite dollari in criptovalute e poi trasferiteli solo su wallet privati, o tramite un exchange legittimo.

Potreste notare qualcosa in comune con quanto detto finora. Tutti vogliono che reimpegnate il denaro. Questa cosa dovrebbe già mettervi in allarme. Fortunatamente tutto ciò che è necessario sapere sulle truffe nel mondo delle criptovalute è disponibile con una rapida ricerca su Internet. La comunità è stata assolutamente fantastica nell'autoregolarsi. Queste persone sanno bene che lo stato non sarà mai efficace nel prevenire le frodi in questo spazio.

Prendete in considerazione la truffa della Western Union che ha quasi derubato la madre del mio amico. È dettagliata con trascrizioni complete qui. Non deve necessariamente coinvolgere anche Bitcoin. Le truffe con trasferimento di denaro esistono da molto tempo.

Ovviamente ci sono molte persone che pensano che Bitcoin sia esso stesso una truffa, o forse un vero e proprio schema di Ponzi. La presenza di racket incoraggia solo lo scetticismo. Per tutto ciò che è reale in questo settore, ce ne sono altre decine che non lo sono.

Tra l'altro, mentre stavo scrivendo questo articolo, ho ricevuto una email che mi spingeva ad adottare un nuovo token, disponibile solo a me perché sono presumibilmente famoso ed influente. Ehi, hanno un white paper! Deve essere legittimo!


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 12 novembre 2018

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin e delle principali Altcoin, 12/11/2018


Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, dove andremo ad analizzare gli indicatori chiave per l'arco temporale a 1 giorno insieme ai relativi indicatori e poi passare all'analisi dell'arco temporale a 1 settimana insieme ai relativi indicatori, osserveremo poi alcuni potenziali indicatori in anticipo come il mercato OTC, Litecoin ed Ethereum, ed infine analizzeremo alcune Altcoin tra cui Ripple, 0xProtocol, Lumen, Zcash, Ethereum Classic, EOS, Tron, Siacoin, NEM, Ziliqua.
È possibile consultare l'analisi tecnica al seguente indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bicoin-e-delle-principali-altcoin--12-11-c665b689c843


Il lento marcire dell'Europa





di Alasdair Macleod


L'UE come costruzione politica è in uno stato di decadenza. Lo sappiamo per una ragione: il suo principio fondamentale è che lo stato è superiore alla sua gente. Un sistema di governo può funzionare nel lungo termine solo se riconosce che è il servitore del popolo, non il suo padrone. Non importa quale sia il sistema elettorale in vigore, purché questo principio sia rispettato.

L'esecutivo dell'UE a Bruxelles non accetta il primato elettorale. Condivide invece con il comunismo marxista una credenza nel primato dello stato. L'unica differenza tra i due credo è che Marx pianificò di governare il mondo, mentre Bruxelles è sulla strada per governare l'Europa.

I metodi per soddisfare i loro obiettivi differiscono. Marx sosteneva la guerra civile su scala globale per distruggere il capitalismo e la borghesia, mentre Bruxelles ha progressivamente assunto poteri che marginalizzano i parlamenti nazionali. Entrambi i credo condividono la convinzione che tutto debba essere in mano ad un dirigente onnipotente. Il confronto con il marxismo non lusinga l'UE, e suggerisce una sua vita limitata e l'inizio della sua disintegrazione. Nonostante l'evoluzione economica nel resto del mondo, come i comunisti marxisti Bruxelles è bloccata in un credo economico e politico fallimentare.

Non ha alcun meccanismo per il compromesso o l'adattamento. Una ribellione dalla Grecia è stata sedata, gli inglesi hanno votato per la Brexit, che si sta dimostrando impossibile da negoziare, e ora l'Italia pensa di poter parzialmente sfuggire a questa versione statalista dell'Hotel California. Gli italiani stanno commettendo enormi errori. I partiti ribelli che formano un governo di coalizione vogliono rimanere nell'UE, ma stanno cercando di uscire dall'euro. Mettendo da parte per un momento l'impossibilità di cambiare, lo farebbero nel modo sbagliato. Se vogliono ottenere qualcosa, dovrebbero uscire dall'UE e restare nell'euro. Lasciatemi spiegare, a partire dal lato politico, prima di considerare quello economico.

Come affermato sopra, l'UE è quasi marxista, poiché pone lo stato sopra le persone. Il governo italiano ha collaborato con Bruxelles per asservire il proprio popolo come vassalli del super stato europeo. Se c'è una rivolta in Italia, questo è ciò contro cui l'elettorato si deve ribellare: contro quegli eurocrati senza volto che dicono agli italiani cosa fare e cosa pensare. La gente è scontenta sia del super stato che dei propri governi deboli.

I due partiti che formano la coalizione di governo sono troppo spaventati per incolpare l'UE, e invece propongono di chiedere l'elemosina e dicono di stare riflettendo su un'eventuale uscita dall'euro. Ma senza una visione chiara e una comprensione del perché l'elettorato italiano è scontento, questa coalizione, parafrasando una delle frasi memorabili di Boris Johnson, si rivelerà essere composta da gelatine invertebrate protoplasmatiche in posizione supina. La Grecia è il precedente. Ciò rende più facile per l'UE trattare con gli italiani. Non otterranno nulla.

La tesi economica, secondo cui l'Italia starebbe meglio con la sua moneta, è folle. Con una storia di governi irresponsabili, è molto meglio che la moneta sia al di fuori del controllo dell'Italia. Tuttavia i commentatori keynesiani sono solidali con tale tesi, ritenendo che l'euro sia stato costruito a beneficio della Germania. L'Italia, insieme agli altri membri del Club Med, si dice che ne stia pagando il prezzo. Questo, sostengono, è il difetto fatale nell'euro. Questa interpretazione della situazione monetaria è una sciocchezza. Ignora il fatto che il debito dell'Italia è salito dopo l'introduzione dell'euro, perché il costo dei finanziamenti per l'Italia è sceso allineandosi coi tassi d'indebitamento della Germania, grazie alla garanzia di un'eventuale unificazione. La differenza è stata che la Germania ha preso in prestito per investire nella produzione, mentre il governo italiano ha preso in prestito per spendere. Il problema oggi è che la dissolutezza del passato ha raggiunto l'Italia e il suo governo deve smettere di prendere in prestito.

La creazione di un'alternativa come una nuova lira, o dei mini-BOT, è un concetto mal concepito che peggiora solo le cose. La proposta dei mini-BOT rappresenta l'emissione di certificati sostenuti da entrate fiscali future da utilizzare per pagare i creditori del governo. Sembra che ai promotori di schemi come questo non passi minimamente per l'anticamera del cervello che i creditori dello stato insisteranno per essere pagati in euro.

I promotori di schemi come i mini-BOT sono sciroccati monetari, incentivati dal desiderio di evitare la realtà. Il governo italiano utilizza da anni questo tipo di escamotage finanziario, perlopiù con la cartolarizzazione dei flussi di reddito futuri, come la lotteria nazionale. I mini-BOT sembrano essere una proposta per un altro lancio di dadi.

Non sorprende se il popolo italiano sia stufo del suo establishment. Ma è troppo tardi, perché lo stato, e quindi le banche, sono già irrimediabilmente falliti, un fatto a malapena nascosto dal sostegno della BCE nei confronti del governo italiano con i tassi d'interesse a zero mediante l'acquisto di titoli di stato. Non solo la BCE ha chiuso un occhio sulla situazione finanziaria dell'Italia, ma quest'ultima è imprigionata.



Le banche europee sono insolventi

Il caos derivato da un'uscita dell'Italia dall'euro sarebbe fatale per il sistema bancario dell'UE su almeno quattro livelli.

  • Il sostegno della BCE alle banche italiane verrebbe ritirato, il che scatenerebbe una cascata di fallimenti bancari in Italia, sia a seguito della mole dei crediti inesigibili, sia a causa del deterioramento dei bilanci bancari dopo un calo dei prezzi dei titoli di stato italiani.
  • I problemi per le banche sorgerebbero qualora i prestiti passati rimanessero denominati in euro ed i loro bilanci passassero ad una nuova valuta indebolita. Le banche italiane deficiterebbero dei margini per sanare i bilanci corrotti, poiché i loro attivi verrebbero denominati in una valuta in svalutazione rispetto alla valuta a cui sarebbero denominati i loro passivi.
  • I residenti di altri Paesi della zona Euro si affretterebbero a ridurre e ad eliminare le loro esposizioni al mercato italiano, il che sarebbe pari ad una corsa agli sportelli bancari contro l'intero Paese. L'unica soluzione politica sarebbe quella di imporre controlli draconiani sui capitali tra l'Italia e il resto del mondo, compresi gli altri stati membri dell'UE.
  • Infine, verrebbero minacciate l'esistenza della BCE e del sistema dell'euro stesso.

Questi punti richiedono poca elaborazione, eccetto forse la minaccia alla BCE e al sistema euro. La BCE ha acquistato grandi quantità di obbligazioni italiane, finanziando le spese in eccesso del governo italiano a rendimenti ridicolmente bassi. Infatti la BCE si è messa in una posizione impossibile e, con il peggiorare della situazione italiana, il dibattito sul destino degli squilibri TARGET2 è destinato ad intensificarsi. Questi sono mostrati nel grafico qui sotto.


Finché l'euro-sistema rimane unito, ci viene detto che questi squilibri non contano. Tuttavia, con la banca centrale italiana in debito con il sistema per un importo netto di €447 miliardi, sarebbe interessante conoscere il modo in cui sarebbero affrontati questi squilibri (senza provocare un collasso della zona Euro) in caso di un'uscita italiana dall'euro. E val la pena di notare che anche la banca centrale spagnola ha accumulato debiti per €390 miliardi, nel caso in cui l'elettorato spagnolo, o anche i catalani, o i baschi, vogliano andarsene.

La Bundesbank ha un credito netto di €896 miliardi ed è estremamente nervosa per quanto riguarda l'Italia. La stessa BCE deve un saldo netto di €235 miliardi a tutte le banche centrali nazionali. Quando la BCE acquista il debito pubblico italiano, la Banca d'Italia agisce a suo nome. Le obbligazioni italiane sono detenute presso la Banca d'Italia. Nella misura in cui la BCE ha acquistato obbligazioni italiane, il saldo negativo complessivo della Banca d'Italia viene ridotto, quindi i suoi disavanzi nei confronti delle altre banche nazionali nel sistema sono in realtà superiori ai €447 miliardi indicati.

In breve, è difficile vedere come l'Italia possa lasciare l'euro senza che la BCE non garantisca formalmente tutti i deficit TARGET2. Non è impossibile e la garanzia è già implicita, ma la BCE non vuole che nessuno metta in discussione la propria solvibilità, quindi possiamo tranquillamente pensare che un'uscita non sarà consentita, per una semplice ragione: il sistema e le banche in esso sono solvibili a patto che il sistema non venga contestato.

L'uscita dall'euro dell'Italia non è scontata comunque, perché la nuova coalizione non sa ancora cosa vuole. Gli italiani devono anche essere dissuasi dal loro desiderio di ottenere un condono del debito per le stesse ragioni per cui i greci sono stati altrettanto dissuasi. E come hanno scoperto i greci, cercare di negoziare con l'UE e la BCE è come parlare con un muro di mattoni. Gli italiani sperimenteranno le stesse difficoltà. Non importa se l'Italia è un problema molto più grande e di conseguenza avrebbe maggiore potere negoziale: un muro di mattoni rimane un muro di mattoni.

Per quanto riguarda Bruxelles e Francoforte (la casa della BCE), si sentono sempre nel giusto. Il progetto europeo e l'euro sono più importanti delle singole nazioni e i loro elettori non hanno voce in capitolo. Spesso la consideriamo arroganza, invece è un errore. È peggio: come i marxisti, gli eurocrati condividono una convinzione che non può essere messa in discussione. Dall'altra parte del tavolo siederanno gli italiani, senza alcun credo politico degno di menzione, e fin troppo spaventati dalle conseguenze delle proprie azioni.

Questo è il modo in cui funziona l'UE. In un sistema statalista senza volto come questo, ci saranno sempre problemi a livello nazionale da affrontare. Poi ci sono difficoltà localizzate, come la Deutsche Bank, il cui prezzo delle azioni ci dice che sta fallendo. Ma in tal caso sarà senza dubbio salvata a causa della sua enorme esposizione ai derivati, del contenimento del rischio sistemico nella zona Euro e dell'orgoglio tedesco. La BCE ha dimostrato grande abilità nel bluffare su questi e su altri problemi ed è probabile che continui a riuscirci, fatta eccezione per una particolare circostanza: la fase finale del ciclo del credito.



Il ciclo del credito rappresenterà la disfatta dell'UE

È un malinteso comune quello di credere che il mondo si trovi in un ciclo economico: ciò si limita a dare la colpa al settore privato per i boom/bust periodici. La verità è che ogni boom/bust ha le sue origini nella politica monetaria della banca centrale e nella riserva frazionaria. Una banca centrale prima tenta di stimolare l'economia con tassi d'interesse bassi, iniettando denaro nell'economia per salvare le banche dalla crisi precedente; poi la banca centrale continua a sopprimere i tassi d'interesse, gonfiare gli asset e facilitare il finanziamento dei deficit pubblici.

A ciò fa seguito l'espansione del credito bancario, in quanto le banche riconoscono che le condizioni commerciali nell'economia non finanziaria sono migliorate. L'inflazione dei prezzi aumenta in modo inaspettato, ma inevitabile, ed i tassi d'interesse devono aumentare. Salgono al punto in cui i precedenti investimenti in fase di disinvestimento iniziano ad essere liquidati e si sviluppa una crisi del rimborso dei prestiti nei mercati finanziari.

È fondamentalmente un ciclo del credito, non economico. I banchieri centrali, con pochissime eccezioni, non capiscono di esserne la causa. Ed i pochi banchieri centrali che lo capiscono, non sono in grado di influenzare la politica monetaria abbastanza da cambiarla. Non capendo che essi stessi creano la crisi, i banchieri centrali credono di poter controllare tutti i rischi finanziari attraverso la regolamentazione e l'intervento, motivo per cui sono sempre presi di sorpresa quando arriva una crisi del credito.

Per questi motivi sappiamo che è solo una questione di tempo prima che il mondo affronti un'altra crisi creditizia. La prossima sarà probabilmente senza precedenti nella sua violenza, addirittura superiore all'ultima nel 2008/09, a causa della portata della reflazione monetaria aggiuntiva che ha avuto luogo negli ultimi dieci anni. L'ulteriore accumulo di debito significa anche una minore altezza a cui i tassi d'interesse innescheranno la crisi.

La mia attuale aspettativa è che una liquidazione del debito globale e una crisi del credito non siano lontane e si verificheranno entro la fine del primo trimestre del 2019, forse anche entro la fine di quest'anno. Il problema è globale e non sappiamo dove erutterà. Ma una volta emersa, la BCE e l'euro dovranno affrontare la deflazione più violenta della storia moderna, addirittura superiore al crollo globale degli anni '30. Sappiamo in anticipo quale sarà la soluzione: iperinflazione monetaria per salvare banche, governi ed istituti indebitati.

È improbabile che gli effetti sui prezzi nell'Eurozona riusciranno ad essere tamponati a lungo come lo sono stati nel ciclo attuale, in parte a causa dell'enorme portata dell'emissione di nuova moneta e credito necessari per stabilizzare il sistema finanziario, in parte perché l'euro è subordinato al dollaro come valuta di rifugio, e in parte a causa della sua storia limitata come mezzo di scambio.



Brexit

Se avrò ragione sui tempi della prossima crisi del credito, coinciderà col momento in cui la Gran Bretagna dovrebbe uscire dall'UE nel marzo 2019. La Brexit non dovrebbe essere messa in pausa dalla crisi del credito e dalla catastrofe che attende l'Eurozona, ma l'istinto statalista del governo britannico potrebbe essere quello di mettere in pausa l'intero processo della Brexit nell'interesse dell'unità mondiale, almeno mentre viene affrontata la gestione della più grande crisi creditizia. Il coordinamento a livello del G20 sembra destinato a prevalere su questioni politiche potenzialmente dirompenti come la Brexit.

Quindi, nonostante l'impegno referendario, anche la Gran Bretagna potrebbe continuare a rimanere intrappolata nel super stato dell'UE per un po' di tempo, sfidando i desideri dell'elettorato. Come prefigurato in The Road to Serfdom di Hayek, l'UE e il governo britannico coglieranno l'occasione della crisi per aumentare il controllo sui loro popoli, erodendo ulteriormente le poche libertà individuali rimaste.

Nel frattempo, gli inglesi si trovano in una posizione simile agli italiani. L'UE si rifiuta di accettare il risultato elettorale britannico, perché ritiene che non sia una questione da lasciare nelle mani degli elettori britannici. Bruxelles è rassicurata dal fatto che ci sono potenti forze nell'establishment britannico che mirano ad indebolire la posizione negoziale della Gran Bretagna. È fiduciosa che la Gran Bretagna non lascerà mai l'UE, perché non le sarà consentito di farlo.

La certezza marxista nella posizione dell'UE è paragonabile alla mancanza di impegno da parte dell'Inghilterra nel prendere una posizione solida. Il governo conservatore si limita a parlare apertamente di mercati liberi, riluttante a discutere una loro vera attuazione. Né può sostenere il principio della supremazia democratica dell'elettorato britannico, perché, nonostante il mantra di agire in base alle istruzioni del referendum, sembra disposto a scendere a compromessi. Nonostante gli sforzi di coloro favorevoli alla Brexit, come Boris Johnson, il governo britannico, come il governo italiano, si sta rivelando una gelatina di protoplasma invertebrato, che pone i suoi istinti di sopravvivenza a breve termine al di sopra delle sue responsabilità elettorali.

A questo punto possiamo solo supporre che, come la vecchia Unione Sovietica, la presa politica dell'UE resti più ferma che mai. Il problema è che la negazione di mercati liberi e la supremazia del super stato, stanno facendo marcire l'UE dall'interno. L'istinto euroscettico di abbandonarla per un mondo più progressista al di fuori dell'UE ha sicuramente ragione. Ma la precarietà dell'Unione Europea sarà completamente esposta solo durante la prossima crisi del credito e la risposta monetaria della BCE, la quale finirà per far crollare l'euro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 9 novembre 2018

Stablecoin: la testa d'ariete tra il vecchio e il nuovo paradigma





di Francesco Simoncelli


La maggior parte della popolazione mondiale crede che i propri conti bancari siano al sicuro. Non solo, ma crede che possa scappare dalla mano lunga dei pianificatori centrali aprendo conti bancari all'estero. Sta diventando molto difficile nascondere le proprie attività, anzi direi che ormai è impossibile soprattutto se consideriamo questa notizia in uno dei Paesi presumibilmente più sicuri al mondo dal punto di vista della privacy bancaria. Nel nome della protezione della privacy della popolazione, i presunti protettori la stanno invadendo sull'adagio sempreverde "una persona onesta non ha niente da nascondere". Non c'è da sorprendersi, i controlli dei capitali sono l'evoluzione naturale di una organizzazione centralista che tenta in tutti i modi di proteggere i propri affari, e soprattutto la propria sopravvivenza, attraverso un controllo sempre più capillare dell'economia. Ormai non si tratta più di teoria, ogni volta che osservate una nuova direttiva o legge atta ad erodere ulteriormente la libertà individuale, potete vedere il futuro... o perlomeno quello prossimo. La maggior parte delle persone è incapace di vederlo in anticipo e quindi viene soverchiata dagli eventi. Perché? Perché non ha una teoria chiara e coerente con la realtà; ma soprattutto crede che la teoria sia solo un accessorio degli strumenti di indagine dei ricercatori utile solo a creare bei trattati che rimangono belli solo sulla carta.

Uno dei migliori trattati sulla materia è Teoria e Storia di Ludwig von Mises. In questo libro noi apprendiamo chiaramente come la metodologia d'indagine possa fornire quegli strumenti "predittivi" in grado di evitare eventi indesiderabili e ricercare quelli più desiderabili. È magia? No di certo. Significa andare al cuore della prasseologia di matrice misesiana e con essa riconoscere che le leggi dell'economia sono a priori, impossibili da violare ma temporaneamente aggirabili. Quest'ultimo aspetto, però, non arriva senza un costo da pagare. E tale costo viene incrementato ad ogni intervento che tiene in piedi una struttura economica/finanziaria basata sempre più su errori economici e non sulla creazione di ricchezza reale. Come vediamo dalla seguente immagine, infatti, il valore nominale delle cose possedute non rappresenta affatto ricchezza, ma un cluster di errori alimentato dalle politiche monetarie che va ad erodere il bacino dei risparmi reali.


Durante la crisi immobiliare del 2008, le persone che finirono nel ciclone dei pignoramenti avevano ricevuto un grado di sicurezza sui prestiti tra C ed E (su una scala da A ad F). L'unica cosa che praticamente le rendeva mutuatari appropriati era il fatto che promettevano letteralmente che la loro vita stava per cambiare, pronti ad ottenere un nuovo lavoro che avrebbe permesso loro di compensare il rating basso. Chiaramente alcuni di questi prestiti non andavano a buon fine, quindi per compensare le banche commerciali crearono alcuni prodotti finanziari cartolarizzando i prestiti in difficoltà.Tutti sappiamo come è andata a finire. La cosa divertente è che la storia è stata ripetuta sulla scia del classico mantra "stavolta è diverso". A questo giro non si chiamano più subprime, ma "non-prime", e da quando le riserve in eccesso hanno iniziato ad essere drenate dai loro conti, le banche commerciali hanno ripreso la loro attività di prestito come prima della Grande Recessione (per non parlare del tasso interbancario che a quanto pare è resuscitato).

L'approvazione di nuovi mutui è tornata ad essere molto facile, praticamente basta dimostrare che si hanno un po' di soldi sul conto bancario e la passata storia di cattivi pagamenti è come se non contasse. E ovviamente è tornata la cartolarizzazione degli stessi. Credere che in questo modo la ricchezza delle famiglie sia aumentata, come canonicamente inteso, grazie alla presenza di bolle in ogni tipo di asset a causa della posizione monetaria allentata della FED dopo il 2009, è errato. Non è qualcosa di infinito, perché nel frattempo il bacino dei risparmi reali è stato consumato di più ed è questa l'unica cosa diversa rispetto a dieci anni fa. Il ciclo economico procede ingolfando i bilanci puliti dei vari attori di mercato che si lasciano trasportare dagli eccessi del boom artificiale e, come ci ricorda Hayek, la produzione non va più a soddisfare i bisogni del mercato bensì a rincorrere rendimenti elevati di quegli asset in cui viene canalizzata la liquidità espulsa dalle banche centrali.

Sovrabbondanze e carenze prendono il sopravvento creando distorsioni che alla fine devono essere corrette. Perché? Perché nonostante le banche centrali possano tamponare falle nell'economia, lo fa a scapito di altri settori e le leggi economiche sono a priori di conseguenza alla fine faranno valere questa loro natura. Alcuni esperti del settore affermano tronfi che l'attuale sistema può andare avanti ancora per anni e anni. Può anche darsi che sia vero, ma la domanda che non si pongono è una solamente: a che prezzo? Lascio che siate voi lettori a calcolare il prezzo: https://www.bls.gov/data/inflation_calculator.htm



LA TEOLOGIA DEL CONIO STATALE

Queste dinamiche ci stanno conducendo rapidamente alla prossima crisi, ma a differenza di quelle viste finora avrà qualcosa di diverso. Le montagne di debito accumulate e le distorsioni da tenere in piedi sono diventate talmente grandi che alla fine saranno le valute fiat a finire nell'occhio del ciclone. Questo esito inevitabile preoccupa non poco i pianificatori centrali, i quali non sono stupidi, sono solo accecati dalla religione che per molto tempo hanno professato: keynesismo. Hanno provato anche il monetarismo di matrice friedmaniana, ma la Legge dei Rendimenti Decrescenti sta sottolineando l'inefficacia di quest'altra linea di politica poiché anch'essa distaccata dalla realtà. Rappresentano giustificazioni per pasti gratis presumibilmente infiniti e invece ci siamo ritrovati ad osservare l'esperimento monetario più folle mai condotto nella storia dell'economia. I pianificatori centrali, però, sono umani e quindi anch'essi conoscono la disperazione; conoscono anche la mera "speranza che le cose si aggiustino da sole", visto che ci troviamo in un ambiente economico in cui i segnali di prezzo sono intorbiditi e non forniscono più punti di riferimento affidabili.

In questo contesto si inserisce la popolazione, la quale, sin dalla demonetizzazione dell'oro come denaro del mercato, ha considerato mezzo di scambio quello approvato dagli enti presumibilmente superiori alle loro scelte e su cui c'era il loro "sigillo". A loro modo di vedere lo stato ha il diritto di controllare il denaro, affinché tutti siano più sicuri. Questo ragionamento circolare è ridicolo: ci vuole lo stato affinché si limiti lo stato. Questa richiesta è nata col gold-exchange standard post-Prima guerra mondiale ed è giunta a maturazione nel 1971 quando gli ultimi resti di un gold standard sono stati spazzati via. I protettori applaudono e si compiacciono di avere una corsia preferenziale nelle menti e successivamente nei portafogli delle persone.

La maggior parte delle valute e delle monete del mondo ha immagini di politici, sia vivi che morti. I re ed i governi hanno a lungo affermato la loro autorità, se non un monopolio assoluto, sulla moneta. L'essenza di questa autorità inizia con il controllo delle immagini e si estende con la capacità dello stato di estrarre ricchezza dalla popolazione attraverso la svalutazione della moneta: tassazione furtiva, i cui effetti negativi possono essere attribuiti agli speculatori privati. Rinunciare a questo privilegio che ha richiesto decenni e decenni di propaganda non sarà facile, quindi, in virtù di quell'adagio insito sin dagli albori dei tempi "vivere al massimo col minimo sforzo", i pianificatori centrali faranno del loro meglio per trattenere questo privilegio. E a quanto pare ciò passerà attraverso le cosiddette stablecoin, ovvero, pseudo-criptovalute ancorate con un rapporto 1:1 alle monete fiat canoniche.

Ogni nazione pare interessata ad emettere la propria, con gli Stati Uniti che hanno bruciato tutti sul tempo. Il dollaro Gemini, ad esempio, è emesso dalla Gemini Trust, la quale gestisce anche l'exchange Gemini. Nel frattempo la Paxos Trust, che possiede l'exchange itBit, emette il Paxos. Come con le altre criptovalute, queste due stablecoin saranno basate sulla blockchain e, nello specifico, sulla blockchain di Ethereum. Diversamente da Bitcoin ogni stablecoin ha una connessione con i dollari statunitensi, il che significa che il loro potere d'acquisto sarà stabilizzato, molto simile ad un normale dollaro Questa è una proprietà utile, poiché la maggior parte delle persone preferisce che i propri soldi non soffrano della volatilità.

Ciò che rende unici Gemini e Paxos è la loro natura "regolamentata". Nello specifico, entrambi sono stati autorizzati dal Dipartimento dei Servizi Finanziari dello Stato di New York (NYDFS), uno dei tanti organi statali che regolano coloro che spostano il denaro, tra cui PayPal. Regolamentate significa che sia Gemini che Paxos devono rispettare le regole antiriciclaggio e gli sforzi per contrastare il finanziamento dei terroristi. Se Tizio chiede a Gemini Trust di convertire i dollari USA nel suo conto bancario in dollari Gemini, la Gemini Trust può condurre suddetti controlli su Tizio prima di approvare la conversione. Allo stesso modo, se Caio chiede a Gemini di convertire i propri dollari Gemini in depositi in dollari USA, Gemini Trust ha il diritto di eseguire questi controlli anche su Caio. Ma come fa Gemini ad eseguire suddetti controlli dati la potenziale infinità di scambi operati dagli individui?

Nel caso di Paxos, una rapida occhiata al suo white paper mostra che Chainalysis, una società specializzata nell'analisi della blockchain, condurrà "monitoraggi continui delle transazioni e valutazioni dei rischi per rilevare e prevenire frodi". La blockchain di Ethereum non è anonima, quindi Chainalysis dovrebbe avere vita facile. Se la provenienza di una moneta è ritenuta sospetta da Chainalysis, verrà contrassegnata e Paxos rifiuterà di riscattarla. Quindi la moneta incriminata diventerà senza valore, o perlomeno trattata ad uno sconto enorme. Forse questa forma di monitoraggio è sufficiente per conformarsi alle norme NYDFS sul riciclaggio di denaro e sul finanziamento del terrorismo.

Gemini è più cauto riguardo le sue politiche anti-riciclaggio. Nel suo white paper notiamo che il suo design consente di "sospendere, bloccare o invertire i trasferimenti di token in risposta ad un incidente di sicurezza (ad esempio, un evento catastrofico) o se obbligato giuridicamente o costretto da un tribunale o altro ente governativo". Gemini, quindi, è programmato per avere la possibilità di congelare qualsiasi account. Questa misura è stata senza dubbio presa per conformarsi ai requisiti del NYDFS, secondo cui le forze dell'ordine dovrebbero essere in grado di rendere irrecuperabile, inutilizzabile o addirittura distruggere qualsiasi stablecoin. Ma resta da vedere come Gemini determinerà chi sta usando i dollari Gemini per scopi legali e chi per violare le regole.

Esiste un'incoerenza di fondo con queste stablecoin regolamentate. Uno dei motivi principali per costruire uno schema di pagamenti su una blockchain è quello dettato dalla creazione di un sistema aperto, resistente alla censura. Piuttosto che essere gestite da un unico proprietario centralizzato, le blockchain sono gestite da una rete decentralizzata di nodi anonimi. Questi nodi non hanno alcuna motivazione per escludere una particolare transazione. Se lo facessero, perderebbero una commissione. Né uno stato può esercitare facilmente pressioni sui nodi affinché essi si conformino: sono anonimi e dispersi. Poiché si trova sempre in un unico indirizzo pubblicamente noto, un sistema centralizzato è molto più facile da usurpare per un censore.

La resistenza alla censura ha un costo: la rete decentralizzata di validatori che mantiene una blockchain può solo arrivare ad un consenso sulla validità di una transazione usando un processo ad alta intensità energetica chiamato proof of work. Un hub centralizzato non ha bisogno di preoccuparsi di questo arduo processo, quindi sarà sempre più economico e veloce gestire un sistema di pagamenti centralmente, come fa una banca, piuttosto che in maniera decentralizzata. Riuscite a vedere l'incongruenza ormai? Gemini e Paxos sono emessi su Ethereum, una piattaforma relativamente costosa e lenta. La spesa ha un vantaggio associato: la capacità di promuovere una piattaforma di pagamenti aperta e resistente alla censura. Programmando i loro stablecoin per conformarsi alle normative NYDFS, Gemini e Paxos stanno eliminando tutti i vantaggi derivanti dalla creazione di Ethereum.

La prossima volta che ascolterete qualcuno parlare esclusivamente delle meraviglie delle criptovalute di stato, chiedetegli questo: "Perché non ti fidi del libero mercato?" Questa domanda ha lo scopo di suscitare ciò che mi piace chiamare un "brusco risveglio".



TANTO BUONO QUANTO BITCOIN?

Inutile dire, quindi, che queste nuove criptovalute o pseudo-criptovalute saranno solo un escamotage per traghettare gli sprovveduti da un sistema monetario ad un altro. O per meglio dire da un a truffa ad un'altra, ma chi ha appreso una metodologia chiara d'indagine, ovvero la prasseologia, avrà anticipato questo esito e riuscirà a sfruttare a proprio vantaggio la mania per le stablecoin e successivamente la fuga verso le criptovalute vere e proprie (Bitcoin e altre 4 o 5). Le stablecoin esistono perché sono più facilmente trasferibili da un exchange all'altro, evitando del tutto il sistema bancario convenzionale. In altre parole, svolgono le stesse funzioni di compensazione fornite dalla stanza di compensazione nell'era del free banking.

Inoltre negli ultimi anni sono state utilizzate per speculare sui regolamenti bancari: con l'inasprimento delle regole bancarie il prezzo di Tether e di altre stablecoin è salito leggermente, e quando le regole sono state allentate il prezzo delle stablecoin è sceso di poco.

Per il suo ruolo fondamentale nel trading di Bitcoin, Tether è diventato di fatto una stanza di compensazione nei mercati delle criptovalute. L'idea delle stablecoin come sistema di compensazione alternativo per le banche è buona. Ma in condizioni di libero mercato verrebbero ad esistere sulla scia della domanda del mercato piuttosto che come riflesso del clima normativo che ha limitato agli exchange l'accesso ai servizi bancari convenzionali.

A breve termine (da 2 a 5 anni) queste criptovalute nasceranno e moriranno; a lungo termine potrebbero fornire un percorso per sistemi di compensazione in una criptoeconomia.



IL NUOVO PARADIGMA

Ciò che però si fallisce di capire è principalmente una cosa sola: il libero mercato risolve i problemi, non li crea. Tether, e Nubits prima di lui, è una stablecoin nata dal mercato e non è stata creata ad hoc per fungere da pseudo-criptovaluta ancorata ad una moneta fiat. Gli individui avevano bisogno di velocizzare le loro operazioni di scambio e quindi si sono rivolti al mercato, ma solo perché siamo ancora immersi in un sistema finanziario che ha come riferimento ultimo le monete fiat. Il dinamismo dei mercati, però, sta rapidamente apportando un cambiamento anche nei mercati monetari e la volontà della pianificazione centrale di affiancare le criptovalute con le stablecoin di loro creazione rappresenta un disperato tentativo di stare al passo con i tempi. Rappresenta l'ennesimo tentativo di influenzare a proprio favore il mercato. I pianificatori centrali si rifiutano di realizzare che esistono due forze che si stanno contrastando al momento: i rendimenti decrescenti stanno portando al collasso il sistema economico/finanziario che conosciamo, ed i rendimenti acceleranti stanno portando alla ribalta il mondo delle criptovalute.



L'informazione ha continuato ad aumentare il suo raggio di espansione e con essa la dissociazione tra economia pianificata ed economia reale, quella guidata dalle scelte degli individui. Con le stablecoin la pianificazione centrale s'è data la proverbiale zappa sui piedi, avallando un sistema che fino a ieri giudicava criminale, mentre oggi viene accolto come la rivoluzione dei nostri tempi. Presto il prezzo di Bitcoin denominato in valute fiat non conterà più, perché esso stesso diventerà il parametro attraverso il quale verranno prezzati i vari beni e servizi. La pianificazione centrale con l'avallo alle stablecoin ha praticamente aperto la porta alla concorrenza tra valute e finalmente la Legge di Gresham tonerà ad avere il suo valore originale: la moneta buona scaccerà quella cattiva.

Inutile dire che affronteremo un periodo di transizione, ma questo non deve farci perdere di vista l'essenza del cambiamento di paradigma che hanno apportato le criptovalute: riscoprire cos'è la libertà e perché il libero mercato porta pace e prosperità economica. La tecnologia di base delle criptovalute, la blockchain, consente di confermare contratti e offerte senza la necessità di una terza parte affidabile come banche, compagnie di assicurazione, società di carte di credito e così via. Diventare indipendenti da queste istituzioni renderebbe gli accordi più sicuri, più democratici e più trasparenti. La blockchain potrebbe elaborare informazioni su voti, contratti, elenchi e transazioni senza la necessità di un'autorità centrale nel sistema.

Sembra ancora inverosimile immaginare che una tecnologia così dirompente possa avere un impatto reale a breve termine, e invece è già realtà. Uno degli ultimi esempi ci arriva dalla filiera della sicurezza alimentare, dove Walmart e IBM lavorano insieme per sradicare eventuali focolai di contaminazioni del cibo utilizzando la tecnologia blockchain. Inutile dire, inoltre, che l'impennata dei prezzi di Bitcoin ha portato l'attenzione generale su questo tipo di idea, e questo di per sé porta molto valore. Bitcoin ha fatto capire alle persone il funzionamento e la gestione delle valute e ha messo in discussione la necessità di un controllo centrale delle valute. Indipendentemente dal valore del Bitcoin in dollari, la sua tecnologia di base rappresenta valore reale per la società.

E questo nuovo tipo di denaro sta aiutando a migliorare e a far evolvere ulteriormente la specializzazione del lavoro e affinare la produzione. Anche perché, nel corso del tempo, l'evoluzione della merce più commerciata ha aiutato non poco il processo di comprensione di questa verità. E inevitabilmente si tratta sempre id un fenomeno che parte dagli individui e dalle loro azioni; ma se nella Rivoluzione Industriale le cose sono andate così, al giorno d'oggi stiamo affrontando il processo inverso. Ovvero, il sound money ci sta facendo ricordare quei principi cardine che servono ad avere chiara una visione dell'economia scevra da influenze distorcenti esterne. E guarda caso, le criptovalute stanno rendendo obsolete quegli stessi intermediari che hanno spacciato finora queste influenze mefitiche.

Bitcoin, quindi, ci sta riportando alla memoria quelle caratteristiche del denaro che rappresentano l'essenza di un'economia solida e prospera, e, inoltre, attraverso ciò sta aprendo le porte ad una nuova Rivoluzione Industriale. Infatti essa stessa non è iniziata nel 1800, bensì le sue radici sono riconducibili ad un cambio di paradigma risalente addirittura al 1600. Oggi le criptovalute stanno creando questo ambiente, fertile alla libera impresa, alla libertà individuale e alla cooperazione per prosperare. Attenzione, però, perché la blockchain non è la panacea di tutti i mali; grazie ad essa non entreremo magicamente nel giardino dell'Eden. La società odierna sta iniziando a veder venire meno quella figura patriarcale che da troppo tempo si è insinuata nel suo modo di ragionare.

Dopo aver avuto le spalle "coperte", dopo aver delegato quasi tutto al prossimo, dopo aver rinunciato a gran parte dei propri diritti di proprietà, la gente si sta ritrovando a dover fare i conti con la responsabilità e non sarà facile. Inizialmente pretenderanno l'impossibile, quando invece lo stesso atteggiamento non l'hanno riservato ad un'entità truffatrice, assassina e fuorilegge. Pretenderanno che sia perfetta, quando essendo una loro creazione perfetta non potrà mai esserlo. Ciò che bisogna capire è che la tecnologia della blockchain e Bitcoin rappresentano un modo per emanciparsi da realtà che distruggono la libertà e si cibano in modo parassitario della ricchezza della società. L'accoppiata Bitcoin/blockchain permette quindi agli individui di allenarsi di nuovo alla libertà, a pensare da uomini liberi.



Come affermato alla fine del mio intervento, il sound money inizia prima nelle menti delle persone e solo dopo si sviluppa nella pratica.



CONCLUSIONE

Il libero mercato ha creato il denaro. Lo stato ha individuato un'opportunità e l'ha colta: monopolio sul denaro attraverso il corso legale. Lo ha fatto in nome della difesa della società da truffatori e contraffattori senza scrupoli. Dal giorno in cui il re Creso affermò l'autorità su quella invenzione rotonda e metallica che noi chiamiamo moneta, lo stato ha mosso il suo primo passo negli affari monetari. Poi sono arrivati carta ed inchiostro. Come disse una volta Ludwig von Mises: "Solo lo stato può trasformare oggetti preziosi come la carta e l'inchiostro in qualcosa di assolutamente inutile".

Ci sono molti che ancora credono alla legittimità dello stato di battere denaro. Ma la storia ci ricorda che niente è immutabile, come invece vogliono farci credere i teorici sociali a favore di un monopolio statale sul denaro.


Lo stato paternalista sta lentamente raggiungendo il posto che gli spetta: il cimitero della storia. Si lascerà dietro un figlio (la popolazione) che è cresciuta sotto una campana di vetro. Gli individui dovranno tornare a capire cos'è la responsabilità individuale nel modo più brusco. Non sarà un percorso facile, ma fortunatamente per loro esiste una metodologia chiara e coerente con la realtà, quale la prasseologia, che può fornire una chiave di lettura scevra da influenze di terze parti. E questa chiave di lettura riguarda anche le criptovalute e le pseudo-criptovalute. Queste ultime rappresenteranno la testa d'ariete che nei prossimi anni faranno guadagnare fiducia alla tecnologia blockchain, soprattutto a coloro ancora scettici riguardo il mondo delle criptovalute. Le stablecoin, quindi, saranno solo un passaggio e infine apriranno le porte alle criptovalute vere.


giovedì 8 novembre 2018

La rivoluzione fantasma





di Gary North


Di recente ho pubblicato una sezione del libro di Garret Garett del 1953, The People's Pottage, in cui riportava su stampa i suoi commenti del 1938 in un saggio intitolato "The Revolution Was". In esso sosteneva che il New Deal aveva rappresentato una rivoluzione di successo imposta dall'alto e aveva anche avuto successo nel ridefinire i termini del dibattito politico in entrambi i partiti politici.

Continuiamo a sentire parlare di una rivoluzione politica incombente. Abbiamo avuto rivoluzioni politiche in passato e la più recente è stata nel 1933. Ha rimodellato il pensiero di una vasta maggioranza di elettori americani. Non hanno cambiato idea sin da allora e nemmeno i loro figli hanno cambiato idea. Questo è il motivo per cui non prendo seriamente alcun discorso su un'imminente rivoluzione politica, ma prendo molto seriamente l'idea di una rivoluzione politica durante e dopo il Grande Default del governo federale su previdenza sociale, Medicare e Pentagono.



LA RIVOLUZIONE PIÙ RECENTE

Il mio primo lavoro a tempo pieno è stato con la Foundation for Economic Education. Era stata fondato nel 1946 da Leonard E Reed. Fu il primo think tank libertario.

Nella sua biografia su Read, Mary Sennholz fornisce un resoconto dettagliato delle condizioni politiche nel 1933. All'epoca Read era il capo della divisione West Coast della Camera. Più tardi gli vennero offerti $100,000 all'anno per diventare vice presidente esecutivo della International Chamber. Era il 1946 e $100,000 erano un sacco di soldi. Rifiutò e rimase con la FEE.

Read una volta mi parlò del suo incontro con Mullendore. Disse che era andato all'incontro pronto a fargli cambiare opinione. In un'ora, disse, Mullendore cambiò la sua opinione e cambiò anche la sua vita, ma ci vollero 13 anni affinché quel cambiamento si manifestasse nella fondazione della FEE.

Read aveva scarso interesse per la politica. Secondo lui nulla di significativo poteva essere cambiato in meglio attraverso la politica. Voleva cambiare le menti delle persone nello stesso modo in cui Mullendore aveva cambiato idea.

Potete quindi capire perché amava il saggio del 1937 di Albert J. Nock, "Il lavoro di Isaia".



RETORICA APOCALITTICA

Con questo come sfondo, lasciatemi citare un articolo di qualcuno chiamato Jonathan su un sito che è piuttosto popolare, ma di cui non avevo sentito parlare fino a qualche settimana fa, SOTT (Signs of the Times). Non ho ancora capito quale sia la sua inclinazione politica, ma chiaramente non è uno dell'establishment. Il saggio inizia con una tesi apocalittica, sul fatto che l'impero degli Stati Uniti sia sull'orlo del collasso a causa di una mancanza d'identità interna, una censura dilagante e la palude di clientelismo che infesta ogni livello del governo federale. Mentre lo leggete, sovrapponetela retroattivamente alle settimane precedenti l'elezione del 1860. Direste che la sovrapposizione sia corretta?

Abraham Lincoln era eletto a novembre. La Carolina del Sud si era separata a dicembre. Prima che Abramo Lincoln si insediasse nel marzo 1861, la secessione aveva già avuto luogo. Nei successivi quattro anni oltre 700,000 americani morirono in battaglia.

La retorica apocalittica del novembre 1860 era appropriata.

Ma non fermiamoci al 1860 e torniamo indietro fino al 1775. Anche allora una tale retorica era valida? Non penso, ma certamente era profetica riguardo quello che stava per accadere. Era retorica come questa, incarnata nelle parole della Dichiarazione d'Indipendenza, la quale portò ad una rivoluzione che creò gli Stati Uniti d'America. Tale retorica si stava intensificando da oltre un decennio. Il grande maestro di questa retorica era un avvocato della Virginia, Patrick Henry. Eppure quando tutto fu finito e la Costituzione fu ratificata nel 1787, Henry avvertì di non farlo. Considerava la Costituzione come un'estensione illegittima del potere consolidato del governo federale. Le sue parole caddero nel vuoto. James Madison ed i membri di una Convention chiusa crearono con successo un processo di ratifica illegale ed incostituzionale per aggirare le legislature statali, ed i nazionalisti ebbero la meglio in ogni stato. Si facevano chiamare federalisti, ma in realtà erano nazionalisti.

Non vedo nessun grande cambiamento in arrivo, perché penso che le rivoluzioni ci siano già state: 1775, 1865 e 1933. Ogni volta c'è stata una centralizzazione del potere politico. Ogni volta tale centralizzazione ha guadagnato l'accettazione diffusa della grande massa di elettori americani. Ogni volta è stata ratificata ancora e ancora nelle elezioni successive. C'è stato un consolidamento del potere centrale come risultato diretto della rivoluzione nel 1775. Le rivoluzioni centralizzano gli eventi. Non si può avere una rivoluzione in cui il potere non sia centralizzato. Questa tesi ci arriva nientemeno che da Frederick Engels, il co-fondatore del marxismo. Elaborò questo tema in un saggio, "On Authority", del 1872: "Una rivoluzione è certamente la cosa più autoritaria che ci sia, è l'atto con cui una parte della popolazione impone la sua volontà sull'altra parte per mezzo di fucili, baionette e cannoni; mezzi autoritari, se non ci sono e se il partito vittorioso non vuole aver combattuto invano, deve mantenere il suo dominio per mezzo del terrore che le sue armi ispirano nei reazionari".

Torniamo al saggio di Jonathan.
Il dipartimento della "Difesa", la grande industria farmaceutica, i grandi nomi nell'industria petrolifera, l'istruzione, i gruppi per i diritti civili, i neri, gli indiani, gli ebrei, il Deep State, i funzionari dello stato, i sindacati, i neocon, i populisti, i fondamentalisti cristiani, gli atei, i sostenitori della vita e della morte, gli ambientalisti, gli avvocati, gli omosessuali, le donne, i millenial, i baby boomer, i colletti blu/colletti bianchi, gli immigrati illegali, ecc. La lista potrebbe continuare all'infinito, ma il punto è che i programmi di questi gruppi disparati sono risultati inconciliabili per qualche tempo. La differenza oggi è che siamo di fatto in guerra l'uno contro l'altro, e che non si tratta di una guerra di parole o di un combattimento reale. Ciò che importa è che non comunichiamo più, e quando ciò accade è facile demonizzare l'altro. La violenza non è mai molto lontana dall'ignoranza.

Ci sono sempre stati programmi disparati orditi da gruppi eterogenei. Non c'è nulla di nuovo in questo. Suddetti programmi non possono essere conciliati, così i politici e gli educatori prendono parte a questi programmi e creano ibridi che i veri credenti di entrambe le parti non possono accettare.

C'è stata un'escalation nella retorica sin dall'elezione di Trump. Quest'ultimo è contrario alla struttura di potere esistente, ma non l'ha sfidata come presidente. I suoi appuntamenti sono abbastanza convenzionali. Brett Kavanaugh era il meno conservatore dei vari nomi sulla lista dei candidati alla Corte Suprema. Ha scelto un burocrate di George W. Bush.

Non sto dicendo che la retorica sia irrilevante. I gruppi si solidificano dietro e contro i rappresentanti che si esprimono in un modo particolare, ma se stiamo parlando di cambiamenti politici reali, non ce ne sono stati. La rivoluzione è solo un fantasma. L'agenda progressista fu imposta da Franklin Roosevelt oltre 80 anni fa. Non c'è opposizione ad essa. Reagan gli rese omaggio e anche Newt Gingrich.

Non parlatemi di rivoluzioni politiche senza parlarmi anche di bilanci federali radicalmente nuovi. Voglio vedere un cambiamento nelle spese. Posso dirvi in cosa crede davvero una persona se mi lasciate guardare al suo libretto degli assegni. Può avere proposte buone, ma il libretto degli assegni mi dirà se alle parole fa seguire i fatti. Ecco cosa ci dice il libretto degli assegni della nazione:


Le percentuali si spostano a malapena ogni anno. Questo budget non cambia ed è bipartisan. Nessuno al Congresso si azzarda a modificarlo.

Non c'è spazio di manovra per i prossimi Presidenti degli Stati Uniti. Bernie Sanders affronterebbe gli stessi limiti che deve affrontare Donald Trump. E quest'ultimo affronta gli stessi vincoli che avrebbe affrontato Hillary Clinton. Non importa quale sia o fosse l'agenda ufficiale di Bernie Sanders. Ciò che conta è il bilancio federale. Il resto è chiacchiericcio politichese, è retorica senza sostanza.

Non si crea una rivoluzione basata sulla retorica senza sostanza. Se la retorica non è accompagnata dal potere politico di cambiare il bilancio, allora è semplicemente chiacchiericcio. Potrebbe essere una preparazione per una rivoluzione futura, ma non ce ne sarà una immediatamente.

Se ci sarà una grave recessione prima delle elezioni del 2020, allora i Democratici arriveranno al potere. E poi cosa faranno? Faranno esattamente quello che sta facendo Trump. Avranno un deficit nell'ordine delle migliaia di miliardi di dollari. Non toglieranno fondi alla previdenza sociale, all'assistenza sanitaria statale e al dipartimento della difesa. Creeranno nuovi programmi acchiappa-voti, ma questi sprechi rappresenteranno una piccola percentuale del bilancio federale da $4,500 miliardi.

I progressisti si irritano profondamente per il fatto che Donald Trump sia un negoziatore che si è arricchito grazie all'economia keynesiana. Ha sconfitto Hillary Clinton, un negoziatore che si è arricchito con la Fondazione Clinton e discorsi da $250,000. Tutti quelli che hanno votato per lei sapevano che era ammanicata con l'élite finanziaria. Tutti quelli che hanno votato per Bill Clinton sapevano che era un adultero seriale. A loro non importava, lo hanno rieletto nonostante tutto questo. Se fosse stato idoneo ad essere candidato anche nel 2000, sarebbe stato rieletto. Era molto popolare quando concluse il suo mandato.

Nulla di fondamentale è cambiato nella politica americana sin dal 1933. È l'agenda dei Progressisti. L'élite ha ottenuto il sostegno politico delle masse. Roosevelt lo ha consolidato prima della fine del suo primo mandato. Alf Landon vinse solo in Vermont e in Maine nel 1936. Non dovremmo dimenticarlo.

Oggi il Vermont è rappresentato da Bernie Sanders.

La rivoluzione è un ectoplasma.



CONCLUSIONE

La popolazione imparerà con suo grande disappunto che i Democratici non possono aggiustare l'economia se subentreranno nel 2021. E allora? Possono essere rieletti nel 2024. Non importa. Non aggiusteranno l'economia con una maggiore inflazione monetaria e un maggior numero di sprechi. I disavanzi massicci di previdenza sociale e Medicare finiranno col sopraffare il sistema. Questi programmi sono politicamente intoccabili. Non c'è niente che i Democratici possano fare al riguardo. La retorica non bilancia il bilancio.

Trump non sta nemmeno cercando di usare la retorica per bilanciare il budget. Non ne parla affatto. Nessun repubblicano ne parla e nessun democratico ne parla. E questo è solo il deficit in bilancio, per non parlare dei deficit fuori bilancio di previdenza sociale e Medicare.

Non mi interessa molto la retorica, invece mi interessa il bilancio federale. Fatemi sapere quando il bilancio federale andrà in eccedenza. Disturbatemi quando esisterà un movimento politico il cui collegio elettorale pretenderà che il Congresso voti per un surplus ogni anno nel bilancio federale. Voglio vederne almeno tre di fila. Solo dopo potremmo parlare di rivoluzioni.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.com/


mercoledì 7 novembre 2018

I numeri delle grandi aziende nel campo tecnologico nascondono molti peccati

Il presidente della FED, Powell, è stato apertamente criticato da Trump, ma questo non farà sì che il FOMC inverta il processo di tightening. Inoltre Powell vuole evitare di passare alla storia come il presidente che ha fatto perdere l'indipendenza della Federal Reserve. È altamente probabile che l'S&P 500 calerà ulteriormente. Il minimo recente è stato di 2652 e la correzione più pesante quest'anno è ancora quella di febbraio (303 punti). Non siamo lontani e un movimento al di sotto dei 2637 alimenterà il panico. Il Dow Jones ha rotto a nuovi minimi di quest'anno e la settimana scorsa il NASDAQ ha subito il suo più grande calo di un giorno in sette anni. Una chiusura al di sotto dei 2352 per l'indice S&P 500 costituirebbe una correzione del 20%. Se il mercato tornerà al minimo del 2016 (1810) la correzione sarà del 38% e raggiungere tale punto significherebbe curva dei rendimenti invertita (e ad un livello molto basso di tassi d'interesse). A capo della capitolazione ci sono le azioni FAANG, ma questo non è niente di nuovo per voi lettori perché in tempi non sospetti vi avevo avvertiti di quale sarebbe stata la nuova "Big Short". Nonostante ciò le pratiche di ingegneria finanziaria continuano ad andare avanti in quella che si ritiene sia solo un "incidente di percorso temporaneo". Se la correzione del mercato azionario raggiungerà i minimi del 2016, allora aspettiamoci una rapida inversione della politica della FED per evitare di essere accusata di aver deliberatamente progettato il disastro. A lungo termine la situazione è terribile; la storia potrebbe non ripetersi, ma tende a far rima col passato. Tra i principali problemi del 2008 c'era un eccesso di debito, oggi il livello di indebitamento è maggiore; quindi, no, non stiamo galleggiando, ma annegando.
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di Brendan Brown


La domanda per i cosiddetti ingegneri finanziari aumenta e diminuisce in base all'inflazione degli asset. Quindi non c'è nulla di strano in questi professionisti che ora godono di un buon mercato per i loro servizi. Ma perché le grandi aziende nel campo tecnologico sono così ansiose di reclutarli?

L'arte (non la scienza) dell'ingegneria finanziaria (che nasconde un aumento della leva finanziaria che incrementa i guadagni attuali e futuri allo scopo di sostenere una corsa al rialzo dei prezzi delle azioni) è la strategia più ricercata quando l'irrazionalità nei mercati dei capitali è più forte. Ciò si verifica in momenti di inflazione monetaria, la quale alimenta un'inflazione virulenta dei prezzi degli asset come sintomo più evidente. La fame per rendimenti decenti, o esuberanza irrazionale, annulla un cinismo sobrio e razionale che aiuterebbe gli investitori ad individuare l'operato degli ingegneri finanziari.

Si potrebbe immaginare che le grandi società nel campo tecnologico, data la fantastica natura dei loro profitti (escludendo Amazon che molti analisti non inserirebbero in questa categoria), abbiano numeri abbastanza decenti senza dover impiegare ingegneri finanziari. Ma con gli attuali valori azionari dei FAANMG (Facebook, Apple, Amazon, Netflix, Microsoft, Google) che raggiungono il cielo, sembra che gli ingegneri finanziari siano necessari per sostenere la convinzione di una crescita esponenziale e persistente degli utili. E gli ingegneri finanziari potrebbero anche essere d'aiuto nel trattare con quelle enormi pile di denaro accumulate dall'attuale potere monopolistico che potrebbero attrarre il controllo di regolatori, autorità anti-trust e governi affamati di tasse.

La forza contro cui gli ingegneri finanziari combattono è la percezione razionale che i guadagni dovuti ad un aumento della leva finanziaria non dovrebbero aumentare il valore dell'equity. Questo è ciò che apprendiamo dall'ABC della finanza secondo il "Teorema di Modigliani-Miller". In base a ciò, se gli azionisti vedessero che un qualsiasi cambiamento della leva finanziaria impiegato dall'azienda finisce per avere ripercussioni sui loro conti, allora non pagherebbero per un qualsiasi aumento degli utili dichiarati derivato da questa mossa.

In particolare, in quelle fasi dell'inflazione dei prezzi degli asset quando i tassi d'interesse sono molto bassi, o addirittura negativi, le società possono rafforzare i loro guadagni per azione e il rendimento degli utili sul capitale netto contabile, come misurato dai ragionieri, aumentando il debito totale e diminuendo l'equity. Ma l'azionista razionale non pagherebbe alcun extra per questa spinta. Potrebbe ottenere lo stesso risultato aumentando la leva del suo portafoglio personale, o riducendo la quantità di obbligazioni sicure (il che significa meno leva negativa).

Eppure sappiamo che durante i periodi d'inflazione dei prezzi degli asset, la crescita rapida degli utili per azione sostenuta dagli ingegneri finanziari sembra fare miracoli. Infatti i profitti impliciti derivanti dalla leva finanziaria sono moltiplicati per lo stesso multiplo prezzo/utili per giustificare il valore azionario gonfiato. Inoltre quando il prezzo del capitale azionario sale, i coefficienti di leva finanziaria calcolati secondo il valore di mercato potrebbero effettivamente scendere, nonostante gli ingegneri finanziari.

Nell'esecuzione delle loro competenze all'interno delle grandi aziende nel campo tecnologico, gli ingegneri finanziari non hanno a che fare con la leva nel suo solito senso positivo. Il compito qui è quello di mascherare una grande diminuzione della leva negativa, risultato dovuto ad una riduzione di vaste pile di denaro accumulate da anni di profitti di mega monopolio. I programmi di riacquisto di azioni proprie sono un'operazione per distribuire suddette pile di denaro agli azionisti e conseguentemente ritirare le azioni in circolazione.

Gli ingegneri finanziari possono sostenere la tesi ragionevole secondo cui anche in mercati totalmente razionali ed efficienti, l'esaurimento del denaro aumenterebbe il valore azionario ammortizzando una gestione aziendale inefficiente (inclusi takeover giustificati). Gli ingegneri finanziari, inoltre, sperano di creare un colpo di coda sul prezzo azionario di una determinata società, alimentato da chiacchiere fuorvianti nei mercati sui riacquisti di azioni proprie.

Gran parte del malinteso popolare deriva dal fatto che la società è sul mercato per comprare azioni. Sicuramente questo tende a far salire i prezzi — specialmente se dalla stessa operazione gli utili per azione e il rendimento degli utili sono rafforzati in modo significativo. Questo non accadrebbe in un mercato efficiente e avente una forte razionalità. Prendete in considerazione il seguente esempio aritmetico.

Tech Titan A ha in circolazione 100 milioni di azioni, ognuna con un prezzo di mercato di $10,000. Ha un surplus di denaro di $100 miliardi. Decide quindi di ritirare un'azione su dieci, dando ai titolari $10,000 in cambio della quota annullata. Molti investitori sarebbero contenti di avere solo ciò che rimane (nove azioni su dieci) nel loro portafoglio e mantenere il denaro. Alcuni potrebbero decidere di aumentare le loro partecipazioni per avvicinarsi all'ammontare originario prima dell'annullamento del patrimonio netto (anche se ciò rappresenterebbe una percentuale elevata del valore commerciale totale ora in Titan A); altri potrebbero decidere di tenere una proporzione più bassa. Ma il prezzo della transazione, ceteris paribus, dovrebbe essere ancora di $10,000. Il ritiro delle azioni sostanzialmente non modificherebbe il valore degli investimenti aziendali di Titan A; il valore totale del capitale azionario in circolazione dovrebbe diminuire solo in base alla quantità di denaro versato (forse un po' meno se le affermazioni di una maggiore efficienza vengono prese per vere dal mercato).

In pratica, le aziende non ritirano azioni come in questo esempio, invece le riacquistano. Ma il risultato collettivo dell'operazione è lo stesso. Quando Titan A annuncia un programma di riacquisto di azioni, molti degli attuali azionisti preparerebbero il proprio programma di vendita, non volendo aumentare l'intensità del loro investimento negli asset di A e, in alcuni casi, decidere di ridurre la proporzione. Alcuni potrebbero non intraprendere alcuna azione, sia per passività irrazionale o scelta deliberata per aumentare il loro investimento; altri potrebbero decidere di vendere più di quanto sia necessario per mantenere costante la loro quota non monetaria in Titan A.

Allora perché c'è tanta pubblicità riguardo i programmi di riacquisto di azioni proprie da parte di Apple, Google, Microsoft e Facebook? In parte perché i gestori di queste aziende hanno interesse ad aumentare l'attuale rincaro del loro valore azionario. Per avere otto anni grandiosi anziché sette, val la pena di chiamare gli ingegneri finanziari. Utili alle prospettive di successo dell'ingegneria sono il gran numero di investitori che per ora credono con fervore nei profitti delle FAANMG; che addirittura saliranno esponenzialmente per decenni.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/