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venerdì 7 agosto 2026

MKULTRA: La mano nascosta | Parte 1 - Il laboratorio

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Joshua Stylman

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/mkultra-la-mano-nascosta-parte-1)

Questo saggio è pubblicato in quattro parti consecutive. Ciascuna si basa sulla precedente, pur mantenendo un proprio focus tematico. L'opera completa esaminerà l'evoluzione del controllo mentale a partire da:

Parte 1: Il Laboratorio - Fondamenti Storici del Controllo Mentale
In questa parte esploreremo una storia documentata di cui la maggior parte delle persone non ha idea. Sembra assurdo, lo so, ma è tutto contenuto negli archivi governativi. Questa base è fondamentale: se non si comprende cosa è realmente accaduto in contesti classificati, il resto di questa analisi non avrà senso.

Parte 2: Il Teatro - Continuità Istituzionale e Integrazione Culturale
In questa parte collegheremo queste tecniche alla cultura delle celebrità e all'intrattenimento. È un cliché dire che viviamo in un mondo ossessionato dalle celebrità, ma vi siete mai chiesti se sia naturale? Dopotutto, questo livello di fissazione culturale è un fenomeno relativamente recente. È un fenomeno del tutto organico, o stiamo forse assistendo all'architettura dell'influenza che si manifesta attraverso le nostre icone più care?

Parte 3: La Rete - Evoluzione Tecnologica
Il vero punto cruciale: scoprire come questi sistemi si siano espansi oltre i laboratori e le figure pubbliche per raggiungere ognuno di noi. Ciò che un tempo richiedeva la forza ora opera attraverso dispositivi che portiamo volontariamente con noi. Siamo diventati tutti partecipanti volontari al più grande esperimento di influenza mentale della storia.

Parte 4: Lo Specchio - Implicazioni Filosofiche
Dove siamo costretti a riflettere su cosa questo significhi per la libertà umana e la coscienza stessa. Se le nostre percezioni possono essere manipolate, cosa significa davvero l'autonomia?

Diversi lettori possono approcciarsi a questo materiale con prospettive diverse.

Per ricercatori e accademici: il saggio fornisce prove documentate, collegamenti storici e specifiche tecniche che illuminano i sistemi di influenza nascosti.

Per coloro che sono interessati all'influenza tecnologica: le sezioni sulla documentazione dei brevetti e sullo sviluppo tecnologico offrono spunti su come i sistemi di influenza operano nella vita moderna.

Per gli appassionati di filosofia: la Parte 4 esplora questioni fondamentali riguardanti l'autonomia, la coscienza e i diritti umani nell'era delle tecnologie di influenza avanzate.

Per gli scettici: capisco perfettamente – sarei scettico anch'io se qualcuno mi presentasse questo lavoro. Ecco perché ho incluso numerose citazioni da documenti governativi declassificati, registri di brevetti e sviluppi tecnologici. Presento il mio lavoro proprio perché comprendo la natura straordinaria di ciò che sto proponendo.

Nel corso del saggio distinguo tra fatti verificati e connessioni più speculative. Il mio obiettivo non è convincere, ma documentare e collegare informazioni storicamente disparate in una narrazione coerente che faccia luce sull'evoluzione di queste tecnologie.

Per analizzare questi sistemi complessi e multidominio, applicherò il metodo descritto dal mio amico, il filosofo Mark Schiffer. Questo quadro concettuale trascende sia l'analisi accademica convenzionale (che richiede una validazione istituzionale), sia ciò che altri potrebbero liquidare come teorie del complotto (che richiederebbero nessi causali diretti che non sempre posso fornire). Identifica invece delle firme architettoniche: caratteristiche strutturali ricorrenti in ambiti apparentemente non correlati. Si può pensare a tutto questo come al rilevamento di un'impronta digitale nel tempo e nello spazio: non una prova diretta, ma una firma coerente che diventa inconfondibile se osservata nel suo insieme. Quando meccanismi di controllo identici compaiono in operazioni di intelligence, nell'industria dell'intrattenimento, negli istituti psichiatrici e nei brevetti tecnologici; credo che stiamo assistendo a una convergenza che trascende la semplice coincidenza.

Questo approccio non richiede di dimostrare ogni connessione, piuttosto rivela i sistemi attraverso i loro schemi ricorrenti. Come osserva lo stesso Schiffer: “Ogni singolo fatto può essere oggetto di dibattito, ogni affermazione isolata può essere attaccata, ma uno schema che converge in più ambiti è innegabile”.

Ogni parte contiene materiale sostanziale che esplora diverse sfaccettature di questo tema complesso. I lettori potrebbero trovare utile affrontare ogni parte – e persino le sezioni all'interno di ciascuna parte – al proprio ritmo, sia che si tratti di verificare le affermazioni, di tornare a materiale precedente per seguire i collegamenti, o semplicemente di elaborare le implicazioni. Questa analisi premia un approccio attento e ponderato piuttosto che una lettura frettolosa. Non esiste un modo giusto per approcciarsi a questo materiale: prendetevi il vostro tempo e seguite ciò che vi risuona.

Ho creato questa analisi per pura curiosità e preoccupazione, per portare l'attenzione su qualcosa nel mio piccolo angolo di mondo che credo meriti la nostra attenzione. Se anche solo una frazione degli schemi che ho identificato fosse corretta, ci troveremmo di fronte a qualcosa di profondo: la possibilità che la nostra libertà più fondamentale – la nostra mente – sia stata sistematicamente compromessa. Quando il campo di battaglia diventa la coscienza, la libertà di pensiero... non è solo un'altra libertà, è il fondamento che rende possibili tutte le altre libertà. Senza la libertà di coscienza, ogni altro diritto diventa illusorio.


PARTE 1: IL LABORATORIO - LE BASI STORICHE DEL CONTROLLO MENTALE

Nel 2023, durante l'Eras ​​Tour di Taylor Swift, accadde qualcosa di strano. I fan iniziarono a segnalare quello che i media definirono “amnesia post-concerto”: l'incapacità di ricordare parti significative degli spettacoli a cui avevano appena assistito. “È come se il mio cervello non riuscisse a elaborare quello che stava succedendo”, ha dichiarato un fan ad ABC News. Un altro ha ammesso: “Non ricordo assolutamente nulla”. Migliaia di persone hanno condiviso esperienze simili online. Gli esperti medici hanno attribuito questo fenomeno alla “normale dissociazione” dovuta al sovraccarico sensoriale.

Questo fenomeno, liquidato come sovraccarico sensoriale, riecheggia tecniche perfezionate decenni fa in laboratori segreti. È possibile che questa esperienza non sia un'anomalia culturale isolata derivante dall'entusiasmo dei fan di Taylor Swift? Potrebbe invece rappresentare il culmine di un sistema che ha perfezionato i suoi metodi nel corso delle generazioni: l'evoluzione del controllo mentale dai laboratori segreti ai dispositivi di consumo, dai soggetti costretti ai partecipanti volontari, dagli esperimenti isolati all'implementazione mondiale?

Metodi sofisticati di controllo mentale hanno origine in programmi governativi segreti condotti in ambienti di laboratorio. I ricercatori hanno testato le teorie su piccoli gruppi, affinato i loro metodi ed esplorato sistematicamente i limiti della manipolazione psicologica. Questo approccio scientifico è riuscito a scomporre e rimodellare le menti umane. Ciò che un tempo sembrava impossibile è diventato prassi comune. Questi primi esperimenti hanno gettato le basi per sistemi di controllo più ampi, che hanno iniziato a prendere forma man mano che i ricercatori ne ampliavano l'applicazione.

Comprendere questi primi esperimenti di laboratorio e la loro evoluzione verso le moderne applicazioni su larga scala è fondamentale per orientarsi nella nostra realtà attuale. Anche dopo le audizioni del Congresso volte a smascherare e fermare questi programmi, essi si sono evoluti, adattati e diffusi attraverso le nostre istituzioni e tecnologie più affidabili.

Oggi le stesse tecniche di influenza un tempo testate su soggetti di laboratorio ignari raggiungono le nostre tasche attraverso gli smartphone, plasmano le nostre percezioni tramite feed algoritmici e modificano il nostro comportamento attraverso ambienti attentamente progettati. Senza riconoscere questi schemi, rischiamo di affidare la nostra stessa coscienza a sistemi progettati per frammentarla, reindirizzarla e, in ultima analisi, controllarla. Questa tecnologia è ben documentata nei brevetti, implementata nei prodotti e influenza miliardi di persone ogni giorno. L'ultima frontiera della libertà non è la terra, la legge o il codice informatico, ma la mente stessa. Senza la sovranità cognitiva, ogni altro diritto diventa negoziabile.

Nel saggio di oggi esamineremo le origini di laboratorio su cui si sarebbe sviluppato e costruito un sistema ben più ampio, ma la storia non finisce qui. Nelle serie successive ripercorreremo l'evoluzione di queste tecniche, passate da esperimenti classificati a istituzioni consolidate, tecnologie di uso comune e, in definitiva, al tessuto stesso della società moderna.

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Le radici antiche

La ricerca del controllo della mente e del comportamento umano risale a secoli fa. Nel 1493 nacque l'alchimista e medico Paracelso, che distinse tra quella che definì “magia bianca” – tecniche ipnotiche terapeutiche – e “magia nera” – che utilizzava metodi simili per il controllo e la manipolazione. Nel 1679 il De Medicina Magnetica di Guillaume Maxwell documentò metodi di mesmerismo che dimostravano come forze esterne potessero influenzare il comportamento e la percezione.

Nel 1784 il Marchese de Puysegur documentò quello che definì “sonnambulismo artificiale”, oggi riconosciuto come trance ipnotica. Il suo lavoro rivelò che i soggetti potevano eseguire comandi complessi mentre si trovavano in stati alterati di coscienza e, aspetto cruciale, potevano sperimentare amnesia al risveglio, senza alcun ricordo di quanto accaduto durante la trance.

Questa scoperta dell'amnesia post-ipnotica presenta una sorprendente somiglianza con le esperienze riportate dai fan della Swift. Pierre Janet, nel 1882, definì la dissociazione come la condizione in cui “le cose accadono come se un'idea, un sistema parziale di pensieri, si emancipasse dal controllo personale cosciente per funzionare in modo indipendente”. Queste prime ricerche gettarono le basi dei concetti fondamentali – dissociazione, amnesia, suggestionabilità – che sarebbero stati in seguito strumentalizzati dalle agenzie di intelligence.

La Commissione Franklin, incaricata da Luigi XVI nel 1784 di indagare sul “magnetismo animale”, riconobbe privatamente questi fenomeni pur respingendoli pubblicamente, stabilendo così un altro schema ricorrente: la negazione ufficiale delle capacità di controllo mentale che venivano attivamente studiate a porte chiuse.

Per una cronologia più completa di queste prime tecniche di controllo mentale e della loro evoluzione nel corso dei secoli, si veda l'Appendice A. Questa cronologia si basa sull'opera pionieristica di Carla Emery, Secret, Don't Tell: The Encyclopedia of Hypnotism, e sulla mia approfondita ricerca su questi metodi storici.

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Il vuoto etico

Nel XX secolo questi concetti psicologici si sono intrecciati con sperimentazioni sempre più inquietanti condotte su soggetti umani in altri campi di studio. Un esempio precoce sono gli esperimenti sulla pellagra (1915-1920) che dimostrarono la disponibilità dei ricercatori a negare trattamenti debilitanti e questa malattia, potenzialmente fatale, si diffuse tra gli afroamericani delle zone rurali, nonostante se ne conoscessero sia la causa che la cura. Lo studio sulla sifilide di Tuskegee (1932-1972) portò la questione ancora oltre: 399 uomini affetti da sifilide furono osservati per quattro decenni, durante i quali il trattamento fu deliberatamente negato, e le loro sofferenze documentate in prestigiose riviste mediche.

Durante il Progetto Manhattan (anni '40) ai civili fu iniettato plutonio senza consenso per misurare gli effetti delle radiazioni. Lo studio della dottoressa Lauretta Bender del 1944 presso l'ospedale Bellevue sottopose 100 bambini (alcuni di appena tre anni) all'elettroshock, sostenendo che fosse un trattamento per la schizofrenia infantile, nonostante molti dei bambini non mostrassero sintomi che giustificassero tale diagnosi.

La normalizzazione di pratiche di ricerca non etiche ha creato le basi per lo sviluppo di tecniche sistematiche di controllo mentale. Questa preoccupante metodologia si espanse in seguito fino a creare ambienti in cui persino personaggi pubblici o famosi potevano essere manipolati, come si sarebbe visto in casi come quello della relazione tra Marilyn Monroe e il suo psichiatra Dr. Ralph Greenson, che a quanto pare esercitò una notevole influenza su molti aspetti della sua vita privata.

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I punti di rottura di Sargant

Lo psichiatra britannico, William Sargant, fornì il quadro teorico che sarebbe stato presto messo in pratica in uno dei programmi segreti più famigerati della storia americana: MKULTRA. La sua opera del 1957, Battle for the Mind, sintetizzò osservazioni provenienti da casi psichiatrici e traumi bellici per sviluppare un modello completo per distruggere e riprogrammare la mente umana.

Attingendo alle ricerche di Pavlov, Sargant individuò come spingere il cervello oltre la sua normale soglia di stress potesse creare uno stato di maggiore suggestionabilità. “Diversi tipi di convinzioni possono essere impiantati nelle persone dopo che la funzione cerebrale è stata sufficientemente alterata da paura, rabbia o eccitazione indotte accidentalmente o deliberatamente”.

Negli anni '60 e nei primi anni '70, presso il Royal Waterloo Hospital, Sargant mise in pratica le sue teorie sulla suggestionabilità indotta dallo stress e sulla disfunzione cerebrale. Con il pretesto di curare la depressione e altre patologie psichiatriche, sottopose giovani donne a coma farmacologico della durata di mesi, combinato con terapia elettroconvulsiva. Le sopravvissute, tra cui l'attrice Celia Imrie e la modella Linda Keith, ne uscirono in uno stato che descrissero come “simile a quello di uno zombie”. La Keith in seguito ricordò: “Non riuscivo a prendere decisioni da sola... La cosa più sconvolgente di tutte era che non riuscivo più a leggere”.

I metodi di Sargant – interruzione del sonno, manipolazione sensoriale, ansia indotta e interrogatorio assistito da farmaci – fornirono un modello scientifico per il controllo mentale sistematico che sarebbe stato adottato direttamente dalle agenzie di intelligence.

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La rete di sperimentazione nazista

Da bambino, interpretavo le atrocità naziste semplicemente come “il male fine a sé stesso”: atti di crudeltà casuali e privi di scopo. Ma lo studio dei loro programmi di ricerca ha rivelato qualcosa di ben più inquietante: non si trattava di atti di violenza casuali, bensì di indagini scientifiche metodiche. Mentre la ricerca tradizionale è vincolata da risorse ed etica, gli scienziati nazisti operavano con finanziamenti praticamente illimitati provenienti da interessi bancari internazionali e senza alcun limite morale su ciò che si poteva fare ai soggetti umani.

Questa orribile combinazione permise loro di spingere la sperimentazione sul corpo e sulla mente umana a livelli senza precedenti. Le conoscenze acquisite – per quanto atroci fossero i loro metodi – rappresentavano un tesoro di dati sui limiti psicologici e fisiologici dell'essere umano che non avrebbero potuto essere ottenuti con mezzi etici.

L'utilizzo di dati ottenuti con metodi così orribili sarebbe, ovviamente, profondamente immorale e non etico, nella migliore delle ipotesi. Eppure, nonostante questa evidente violazione dell'etica, esiste un legame diretto tra la sperimentazione umana nazista e i programmi americani di controllo mentale. Questo collegamento fu formalmente stabilito attraverso l'Operazione Paperclip, il programma segreto documentato nell'autorevole opera storica di Annie Jacobsen, che portò più di 1.600 scienziati tedeschi negli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale.

Il dottor Kurt Blome, che condusse esperimenti sui prigionieri dei campi di concentramento, sfuggì al processo di Norimberga grazie all'aiuto americano e in seguito lavorò a progetti di armi chimiche e biologiche negli Stati Uniti. Il dottor Hubertus Strughold, che supervisionò gli esperimenti a Dachau dove i prigionieri morirono in condizioni di estrema bassa pressione, divenne direttore della Scuola di Medicina Aeronautica nell'Aeronautica Militare statunitense e fu in seguito celebrato come il “padre della medicina spaziale”.

Nella sua opera definitiva, Poisoner in Chief, Stephen Kinzer documenta come “ogni volta che uno scienziato che ambiva a reclutare si rivelava avere qualche macchia sul suo curriculum, il governo statunitense ne riscriveva la biografia. Eliminava sistematicamente i riferimenti all'appartenenza alle SS, alla collaborazione con la Gestapo, allo sfruttamento dei lavoratori forzati e agli esperimenti su soggetti umani”.

Colin Ross nel suo libro, The CIA Doctors: Human Rights Violations by American Psychiatrists, scriveva: “L'importazione di medici nazisti negli Stati Uniti attraverso programmi segreti come Paperclip è parte integrante del contesto”. Attraverso richieste ai sensi del Freedom of Information Act (FOIA), Ross ha documentato come questi scienziati abbiano portato non solo la loro competenza, ma anche le loro metodologie nei programmi di ricerca americani. L'approccio metodico allo studio della psicologia umana sviluppato nei campi di concentramento – in particolare, l'uso sistematico di traumi, farmaci e manipolazione sensoriale per frammentare l'identità – ha fornito le basi per tecniche simili nel progetto MKULTRA.

A riprova di ciò, i razzi della NASA che (presumibilmente) portarono Neil Armstrong sulla Luna furono costruiti dal team di Wernher von Braun, l'ingegnere aerospaziale nazista che in seguito diresse il programma di sviluppo missilistico della NASA. Si trattava degli stessi razzi sviluppati a Camp Dora, dove circa 20.000 lavoratori morirono in condizioni orribili. Questo trasferimento di personale e conoscenze rappresentò una trasmissione diretta di tecniche sperimentali dai campi di concentramento ai programmi di ricerca americani classificati.

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Frammentazione sistematica della coscienza

Il 13 aprile 1953 il direttore della CIA, Allen Dulles, autorizzò MKULTRA, un programma che sarebbe diventato la più vasta ricerca sistematica sul controllo mentale mai condotta dal governo degli Stati Uniti. La tempistica rivela un livello di audacia sconcertante: appena sette anni dopo che il processo di Norimberga aveva stabilito il principio del consenso informato nella sperimentazione umana, quando il mondo credeva che i buoni avessero ormai il controllo. Mentre la cultura americana passava dalla mentalità bellica agli ideali sani e morali del “papà sa tutto”, queste arti oscure venivano perfezionate in laboratori governativi segreti, contraddicendo apertamente la narrazione pubblica di una leadership morale.

MKULTRA sarebbe diventato il più famigerato dei programmi sistematici di controllo mentale condotti in segreto dagli Stati Uniti, ma certamente non fu il primo. I documenti storici dimostrano chiaramente che tali ricerche erano iniziate prima, con progetti precursori basati sulle conoscenze acquisite con l'Operazione Paperclip. Il Progetto CHATTER, condotto dalla Marina degli Stati Uniti dal 1947 al 1953, indagò sui sieri della verità e sulle droghe che inducono la parola, traendo ispirazione direttamente dagli esperimenti nazisti con la mescalina a Dachau. Il Progetto BLUEBIRD (1950) si concentrò sull'impedire ai dipendenti della CIA di rivelare informazioni durante gli interrogatori. Il suo successore, il Progetto ARTICHOKE (1951), si espanse per esplorare applicazioni “offensive”, tra cui la domanda posta in un memorandum del 1952: “Possiamo ottenere il controllo di un individuo al punto da indurlo a fare ciò che vogliamo contro la sua volontà e persino contro le leggi fondamentali della natura?”

Questi programmi interconnessi – BLUEBIRD, ARTICHOKE e CHATTER – rappresentavano diverse sfaccettature dello stesso ampio programma di ricerca. Sebbene gli storici li distinguano in base alla cronologia, all'obiettivo e alla struttura amministrativa, essi funzionarono come una continua evoluzione di tecniche correlate. Il termine “MKULTRA” è successivamente diventato sinonimo di tutta questa costellazione di ricerche sul controllo mentale, proprio come “Q-tip” è diventato sinonimo di tutti i bastoncini di cotone. Questo saggio segue tale convenzione, usando MKULTRA non solo per indicare lo specifico programma con quel nome in codice, ma anche la più ampia metodologia di manipolazione della coscienza che si è evoluta attraverso molteplici iniziative e decenni.

A capo di MKULTRA c'era il Dottor Sidney Gottlieb, capo della Divisione Servizi Tecnici della CIA e soprannominato il “Mago Nero” all'interno dell'agenzia. Grazie alla sua formazione in chimica e alla sua reputazione di avere approcci creativi alle operazioni segrete, a Gottlieb fu concessa una straordinaria libertà d'azione nell'esplorare metodi per controllare il comportamento umano. Come scrive Kinzer: “In vent'anni alla Central Intelligence Agency, Gottlieb ha diretto la ricerca più sistematica della storia sulle tecniche di controllo mentale”. Gli anni '90 riportarono l'attenzione sul ruolo di Gottlieb quando, morente di cancro, rilasciò interviste a U.S. News & World Report in cui riconosceva che “la maggior parte della ricerca sul controllo mentale era entusiasmante e intellettualmente stimolante”, pur affermando di “cercare di purificare la sua anima dagli angeli anziché dai demoni”: una frase curiosa che suggerisce un'ambiguità morale riguardo a un lavoro che aveva rovinato innumerevoli vite.

Come documenta Ross: “L'obiettivo principale dei programmi di controllo mentale della Guerra fredda era quello di creare sintomi e disturbi dissociativi, incluso il disturbo dissociativo dell'identità”. Non si trattava di semplice curiosità scientifica, ma di un tentativo metodico di frammentare la coscienza umana in componenti programmabili.

Il Sottoprogetto 136 di MKULTRA dichiarava esplicitamente il suo obiettivo di “indurre stati dissociativi” utilizzando “ipnosi e farmaci”. Non si trattava di un concetto nuovo e sviluppato in modo isolato. George Estabrooks, un eminente psicologo che aveva collaborato con le agenzie di intelligence statunitensi fin dalla Seconda guerra mondiale, aveva già affermato pubblicamente di poter creare “super spie” con personalità multiple, in grado di svolgere missioni senza esserne consapevoli. Ciò di cui Estabrooks discuteva apertamente negli ambienti accademici, il progetto MKULTRA cercava di perfezionarlo in laboratori segreti.

Sotto la direzione di Sidney Gottlieb, il progetto MKULTRA comprendeva 162 sottoprogetti documentati, distribuiti in 44 università, 12 ospedali e diverse altre istituzioni. Questi progetti esploravano la manipolazione chimica, la stimolazione elettronica, metodi basati sul trauma e sofisticate tecniche ipnotiche, tutti finalizzati alla creazione di stati dissociativi controllabili. L'obiettivo finale era sviluppare metodi affidabili per costringere gli individui a compiere azioni, comprese operazioni che avrebbero violato il loro codice morale o il loro interesse personale, e successivamente non avere alcun ricordo di averle eseguite, creando essenzialmente risorse umane “programmabili” che potevano essere attivate e dirette a loro insaputa.

Questa mappa interattiva visualizza gli ospedali, le università e le strutture mediche note coinvolte nel progetto MKULTRA e nella relativa ricerca sul controllo mentale in Nord America. Ho compilato coordinate, categorie e attività di ricerca specifiche per ciascun sito, basate su documenti declassificati e ricerche storiche. La distribuzione geografica rivela come questi programmi fossero sistematicamente integrati in prestigiose istituzioni mediche, creando una vasta rete di siti di ricerca operanti con diversi meccanismi di finanziamento e coperture. Questa mappa è ancora in fase di elaborazione: i lettori in possesso di ulteriori informazioni o correzioni sono invitati a contribuire a questo lavoro di documentazione in corso.

All'interno di questa rete di strutture, alcuni siti sono diventati tristemente noti per applicazioni particolarmente estreme di tecniche di controllo mentale. Il lavoro del Dr. Ewen Cameron presso l'Università McGill a Montreal esemplifica gli estremi del programma. Finanziato attraverso il Sottoprogetto 68 di MKULTRA, Cameron sviluppò tecniche di “guida psichica”. Ciò che rende questo caso particolarmente inquietante è che Cameron eseguì questi esperimenti su pazienti che si erano rivolti a lui per curare disturbi minori come ansia o depressione, trasformandoli in inconsapevoli soggetti di ricerca e senza il loro consenso. Questi soggetti venivano sottoposti a coma farmacologico per settimane, durante le quali ascoltavano messaggi audio ripetitivi. Il suo approccio di “de-patterning” utilizzava massicci trattamenti di elettroshock – fino a quaranta volte più potenti della terapia standard – per cancellare le strutture di personalità esistenti. Alcuni pazienti ricevettero fino a 360 trattamenti, con conseguente perdita permanente di memoria e deficit cognitivi. Quando le vittime intentarono causa alla CIA, i documenti rivelarono che Cameron aveva ricevuto circa $60.000 (equivalenti a oltre $500.000 odierni) per una ricerca che aveva distrutto la vita di pazienti che si erano rivolti a lui per problemi minori come l'ansia.

Il caso di Frank Olson rappresenta un esempio lampante dell'imprudenza del programma. Olson, un biochimico dell'esercito che collaborava con la CIA, fu deliberatamente drogato con LSD a sua insaputa e senza il suo consenso durante un ritiro nel 1953, nell'ambito degli esperimenti della CIA su soggetti ignari. Pochi giorni dopo, in preda a un grave disagio psicologico, morì cadendo dalla finestra di un hotel al tredicesimo piano di New York. Come riporta Stephen Kinzer: “Due decenni dopo la CIA ammise che i suoi agenti avevano somministrato LSD a Olson pochi giorni prima della sua morte, provocandone la caduta fatale”. Inizialmente classificato come suicidio, indagini successive suggerirono un omicidio, e la famiglia di Olson ricevette infine un risarcimento dal governo senza che venissero divulgate tutte le circostanze.

Oltre a questi sottoprogetti documentati, altre iniziative come il Progetto OFTEN (documentato in documenti declassificati e resi pubblici nel 1977) si occupavano di studiare tossine e agenti biologici in grado di alterare il comportamento e la coscienza, inclusa l'esplorazione di materiali occulti. Il Progetto SPELLBINDER (descritto in dettaglio in una relazione della Commissione Church del 1976) si concentrava specificamente sulla creazione di assassini “dormienti” che potevano essere attivati ​​per compiere missioni senza che ne avessero consapevolezza o memoria: l'applicazione concreta del concetto di “candidato manciuriano”.

Va' e uccidi è un film del 1962 in cui un soldato americano viene catturato, sottoposto al lavaggio del cervello e programmato per diventare un assassino inconsapevole, attivabile tramite specifici stimoli e privo di memoria delle proprie azioni successive: esattamente la capacità che le agenzie di intelligence cercavano di sviluppare.

Oltre agli interventi psicologici e chimici diretti, le testimonianze dei sopravvissuti e dei ricercatori suggeriscono che le fiabe per bambini più conosciute fungessero da potenti strumenti di programmazione. In particolare Il mago di Oz e Alice nel Paese delle Meraviglie sono stati identificati come modelli frequentemente utilizzati nei protocolli di controllo mentale.

Queste storie venivano scelte proprio perché fornivano percorsi simbolici preconfezionati che svolgevano molteplici funzioni nella programmazione. La loro struttura familiare creava percorsi dissociativi (“attraversare l'arcobaleno”, “scendere nella tana del coniglio”), mentre i loro personaggi offrivano modelli per diversi frammenti di personalità o “alter ego”. La duplice natura infantile e spaventosa di queste storie le rendeva veicoli ideali per codificare le risposte al trauma.

Questo periodo vide anche lo sviluppo di tipologie di programmazione specializzate, tra cui quelle che ricercatori e sopravvissuti identificarono in seguito come “modelli presidenziali” per la memorizzazione delle informazioni e la programmazione “beta sex kitten” per la manipolazione sessuale – quest'ultima potenzialmente esemplificata dalla figura pubblica attentamente gestita e dalle difficoltà private di Marilyn Monroe.

Ciò che ebbe inizio in ambienti di laboratorio controllati trovò presto espressione su larga scala, poiché queste tecniche si evolsero da procedure sperimentali a strutture istituzionali che furono silenziosamente integrate in organizzazioni e sistemi culturali rispettati.

Il passaggio dal laboratorio all'istituzione rappresenta un'evoluzione critica nella metodologia. Mentre MKULTRA richiedeva l'accesso fisico diretto ai soggetti e operava entro vincoli di riservatezza, l'adozione istituzionale permise a queste tecniche di diffondersi su larga scala attraverso canali culturali consolidati. Gli stessi stati dissociativi un tempo indotti da traumi e sostanze chimiche potevano ora essere ottenuti attraverso processi culturali. Grammatica, progettazione ambientale e influenza sociale. Questo cambiamento, invisibile al pubblico generale, è stato trasformativo. I meccanismi di controllo hanno perso la loro natura esplicita e si sono integrati in modo sottile e furtivo nel tessuto della vita quotidiana, operando attraverso le stesse istituzioni di cui le persone si fidavano di più.

L'antropologo Gregory Bateson ha fornito le basi teoriche per il controllo mentale attraverso il suo lavoro sulla schismogenesi (il processo mediante il quale i gruppi si dividono e si polarizzano progressivamente) e sulla teoria del doppio vincolo. La sua ricerca, in parte finanziata attraverso i canali MKULTRA, ha esaminato come le comunicazioni contraddittorie creino conflitti psicologici irrisolvibili. Questi doppi vincoli costringono una persona in trappole psicologiche: ad esempio, i manuali di interrogatorio della CIA declassificati negli anni '70 istruivano gli agenti a offrire contemporaneamente clemenza in caso di collaborazione, chiarendo al contempo che la non collaborazione sarebbe stata punita, creando una situazione senza via d'uscita che annientava la resistenza. A livello di laboratorio, queste tecniche favorivano la confusione e la dissociazione necessarie per programmare gli individui. Questo schema si estese in seguito a livello sociale: durante la Guerra fredda al pubblico americano veniva contemporaneamente raccomandato di vigilare sull'infiltrazione comunista e di fidarsi ciecamente delle istituzioni governative, istituzioni che a loro volta adottavano sempre più metodi di sorveglianza totalitari. Ciò creò un vero e proprio dilemma in cui i cittadini erano intrappolati tra il loro dovere patriottico di essere sospettosi e il loro altrettanto patriottico obbligo di dimostrare una fiducia incondizionata nell'autorità. Quando emersero le rivelazioni su programmi come MKULTRA, questa comunicazione contraddittoria si intensificò, frammentando ulteriormente il consenso pubblico sull'affidabilità delle istituzioni. Come abbiamo esplorato nel saggio, Per non cadere divisi, la posizione di Bateson all'incrocio tra antropologia, cibernetica e teoria dei sistemi lo rese particolarmente prezioso per i ricercatori che cercavano metodi scientifici per frammentare e ristrutturare la coscienza umana.

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Il collegamento con Kennedy

Lo schema di Oswald

La teoria divenne operativa nelle circostanze che circondarono Lee Harvey Oswald e l'assassinio del presidente Kennedy. Dal 1957 al 1958 Oswald prestò servizio presso la base aerea navale di Atsugi, in Giappone, una struttura in cui venivano condotti attivamente gli esperimenti del progetto MKULTRA. Sidney Gottlieb, l'ideatore principale del MKULTRA, risulta essere stato presente ad Atsugi nello stesso periodo.

Un cablogramma della CIA, classificato come segreto fino alla sua declassificazione ai sensi del JFK Records Act del 1992 e reso pubblico nel 1996, indicava che Oswald stava “maturando” e “aveva le capacità per essere utilizzato”, suggerendo che l'agenzia lo considerasse una potenziale risorsa o un agente operativo. Pubblicato insieme a migliaia di altri documenti di intelligence, il cablogramma rafforza l'opinione di molti ricercatori secondo cui Oswald non era un agente ribelle, ma una persona nota all'intelligence statunitense e forse da essa manipolata. Numerosi testimoni descrissero in seguito Oswald come un individuo che manifestava comportamenti coerenti con quelli di agenti programmati, tra cui assenze ingiustificate, storie personali incoerenti e improvvisi cambiamenti di personalità.

La Commissione Warren, incaricata di indagare sull'assassinio, era a conoscenza di questi collegamenti ma non li approfondì mai, il che è particolarmente significativo considerando che era presieduta da Allen Dulles, lo stesso direttore della CIA che aveva autorizzato il progetto MKULTRA e che era stato licenziato da Kennedy dopo il fiasco della Baia dei Porci.

L'intersezione di Ruby

Lo schema dei collegamenti tra i servizi segreti diventa innegabile esaminando Jack Ruby, l'assassino di Oswald. Dopo che Ruby uccise Oswald in diretta televisiva, fu esaminato dal dottor Louis Jolyon “Jolly” West, un eminente ricercatore del progetto MKULTRA. In seguito a questo esame, lo stato mentale di Ruby si deteriorò rapidamente: iniziò ad affermare di far parte di una cospirazione e che gli venivano iniettate cellule cancerogene. Questo deterioramento rispecchia gli effetti documentati delle tecniche di deprogrammazione di West.

Lo stesso Dr. West, basandosi sulle teorie di William Sargant sugli stati dissociativi indotti, aveva riferito alla CIA nel 1956 di aver realizzato quello che definiva l'“impossibile”: sostituire “veri ricordi” con “falsi” in esseri umani a loro insaputa. In un documento classificato intitolato, The Psychophysiological Studies of Hypnosis and Suggestibility, West descrisse esplicitamente le tecniche per “manipolare il ricordo di un evento specifico nella vita di un individuo e, tramite suggestione ipnotica, indurre il successivo ricordo cosciente, in modo che quell'evento non si sia mai verificato, ma che un altro evento (fittizio) sia effettivamente accaduto”.

I parallelismi con l'assassinio di RFK

Lo schema si estendeva all'assassino di Robert Kennedy, Sirhan Sirhan, che presentava i classici segni di programmazione e tra i sintomi riscontrati figurava l'amnesia riguardo alla sparatoria e un apparente stato di trance. Come documentato da Lisa Pease nel libro, A Lie Too Big to Fail, Sirhan presentava proprio i sintomi che la ricerca di West, finanziata dalla CIA, mirava a creare: un soggetto programmato che avrebbe compiuto un'azione senza poi ricordarsene. Diversi osservatori, tra cui il cameraman della CBS James D. Wilson, notarono che Sirhan sembrava agire sotto suggestione post-ipnotica, il che si allineava perfettamente con la ricerca specializzata di West sulla combinazione di ipnosi e sostanze psicoattive per impiantare falsi ricordi e creare barriere amnesiche. Il coinvolgimento di West va oltre le dirette visite mediche e si estende a inquietanti coincidenze che circondano entrambi gli assassinii dei Kennedy.

In un'altra surreale coincidenza, John Frankenheimer, regista del film Va' e uccidi, che narrava la storia di un assassino programmato, era con RFK il giorno in cui fu ucciso. La trama del film riguardava un veterano della guerra di Corea sottoposto al lavaggio del cervello e programmato per assassinare un candidato alla presidenza. Lo stesso Jolly West aveva condotto approfondite ricerche sui prigionieri di guerra reduci dalla guerra di Corea, studiando precisamente il tipo di condizionamento descritto nel film. Che questi parallelismi con l'assassinio di Kennedy non fossero una semplice coincidenza?

Forse l'elemento più intrigante in questo intreccio di relazioni era George Joannides, il capo delle operazioni di guerra psicologica della CIA, presente all'Hotel Ambassador la notte dell'assassinio di Robert Kennedy. Con un colpo di scena degno di un thriller di spionaggio, questo stesso agente aveva gestito e finanziato direttamente il gruppo di esuli cubani che aveva documentato la distribuzione, nei mesi precedenti all'assassinio di JFK, di volantini filo-castristi con lo slogan “Giù le mani da Cuba”. Questi materiali, distribuiti ai media poche ore dopo la morte di Kennedy, contribuirono a consolidare rapidamente la notorietà di Oswald. Anni dopo, nel 1978, Joannides fu nominato referente della CIA presso la Commissione speciale della Camera sugli omicidi, senza rivelare questo legame: un fatto che, secondo quanto affermato in seguito dal consulente legale capo della Commissione, avrebbe reso Joannides stesso oggetto di indagine se fosse stato noto.

La rete di Manson

Un altro caso emblematico di questo schema emerse con gli omicidi della Famiglia Manson. Come documentato nella pionieristica ricerca di Tom O'Neill, Chaos: Charles Manson, the CIA, and the Secret History of the Sixties, il dottor West allestì un “laboratorio camuffato da rifugio per hippie” nel quartiere di Haight-Ashbury a San Francisco nel 1967, proprio quando Charles Manson stava sviluppando la sua setta nella stessa zona. Questa struttura operava in collegamento con la Haight-Ashbury Free Medical Clinic, dove Manson e i suoi seguaci si recavano regolarmente. Sebbene non vi siano prove definitive che West abbia visitato personalmente Manson, la sua assenza al processo fu sospetta per una persona solitamente chiamata a testimoniare in casi di così alto profilo. Il collegamento si approfondì grazie al collega di West all'UCLA, il dottor Joel Hochman, che testimoniò riguardo alle ragazze Manson che utilizzavano quelli che sembrano essere schemi linguistici programmati: “Consapevolezza totale... un solo pensiero... non c'è realtà”. La ricerca di Lisa Pease ha dimostrato che questi schemi rispecchiano gli stati dissociativi che West era specializzato nel creare attraverso il suo lavoro documentato con nuove droghe efficaci nell'accelerare l'induzione dello stato ipnotico.

Gli omicidi di Sharon Tate e LaBianca, perpetrati dalla Famiglia Manson, potrebbero avere profonde connessioni con gli assassinii di Kennedy. Sharon Tate era stata coinvolta nella campagna presidenziale di Robert F. Kennedy nell'area di Los Angeles e alcune fonti riportano che fosse presente a una cena privata poco prima dell'assassinio di Kennedy, durante la quale quest'ultimo dichiarò che avrebbe riaperto le indagini sull'omicidio del fratello una volta arrivato alla Casa Bianca. Ciò crea un collegamento tra gli assassinii di Kennedy e quelli di Sharon Tate attraverso la presenza di persone coinvolte, la stessa tempistica e interessi convergenti nell'insabbiare le indagini. Il suo omicidio, per mano della banda di Manson, eliminò un importante e potenziale testimone nel caso di Robert Kennedy. In particolare, prima ancora dell'arresto dei membri della Famiglia Manson, Ed Butler – la stessa figura che aveva organizzato la conferenza stampa con Lee Harvey Oswald, trasmessa a livello nazionale il giorno dell'assassinio di JFK – pubblicò un articolo in cui attribuiva falsamente gli omicidi Tate-LaBianca a “militanti neri”, in linea con lo scenario di guerra razziale “Helter Skelter” della Famiglia Manson.

Il coinvolgimento di West in casi di rilevanza politica continuò nei decenni successivi, con la sua partecipazione diretta alla valutazione di altri personaggi di alto profilo che mostravano segni di condizionamento mentale. Il suo coinvolgimento in importanti eventi storici si protrasse con il caso di Patty Hearst, che valutò direttamente dopo il suo rapimento e l'apparente condizionamento da parte dell'Esercito di Liberazione Simbionese. Questo caso presentava molteplici connessioni con la ricerca sul controllo mentale: non solo West fu coinvolto, ma anche William Sargant (le cui tecniche di de-programmazione hanno influenzato direttamente la metodologia MKULTRA) fu consultato per la difesa di Hearst. Sargant arrivò persino a scrivere agli avvocati di Hearst offrendo la sua esperienza nel lavaggio del cervello, affermando che il suo caso era “il miglior esempio di lavaggio del cervello che avessi mai visto”. La valutazione di West sulla trasformazione dell'identità di Hearst si basava sulla sua ricerca finanziata dal governo presso l'UCLA sulle modifiche indotte della personalità, dove aveva diretto il dipartimento di psichiatria per 20 anni, mentre Sargant riconobbe nella sua trasformazione gli stessi schemi che aveva documentato nel suo libro Battle for the Mind.

Il culmine del coinvolgimento di West, protrattosi per tutta la sua carriera, con soggetti sottoposti a condizionamento mentale si manifestò nel suo ultimo caso importante: l'attentato di Oklahoma City. Il 19 aprile 1995, prima ancora che McVeigh venisse identificato come sospettato, West apparve al programma televisivo “Larry King Live” per parlare del “pazzo solitario” responsabile dell'attentato. West diresse poi l'équipe traumatologica dell'American Psychological Association che si precipitò a Oklahoma City e visitò McVeigh diciotto volte nel carcere federale. Secondo il profiler dell'FBI John Douglas, McVeigh era “una personalità facilmente controllabile e manipolabile”, esattamente il tipo di soggetto che West era specializzato per programmare. Quando McVeigh incontrò per la prima volta il suo avvocato difensore Stephen Jones, dichiarò spontaneamente: “Non ho subito il lavaggio del cervello”, un'affermazione che Jones trovò “curiosa” e “strana”.

Il fidato terapeuta di McVeigh in prigione, il dottor John Smith, aveva studiato direttamente con il dottor Louis Jolyon West, creando un altro anello di congiunzione diretto nella catena che collega West a un altro “lupo solitario” responsabile di atti di violenza politicamente rilevanti.

La presenza di West in così tanti casi di alto profilo che coinvolgono comportamenti simili a quelli programmati non può essere liquidata come una coincidenza. Qualsiasi persona razionale riconoscerebbe il chiaro schema di connessione. Solo tra il 1974 e il 1989 West ricevette oltre $5,1 milioni in finanziamenti federali attraverso il National Institute of Mental Health, con altri milioni di dollari confluiti nell'UCLA Neuropsychiatric Institute da lui diretto.

Come concluse Walter Bowart, autore di Operation Mind Control, dopo aver indagato su questi collegamenti: West era “forse il principale sostenitore del controllo mentale nell'America di oggi... [la cui] carriera pubblica appare come una costruzione attentamente studiata per una copertura di spionaggio”.

Il progetto di Huxley

Gli scritti di Aldous Huxley sul controllo della popolazione, la persuasione di massa e l'uso di sostanze psichedeliche per il condizionamento comportamentale si allineano strettamente con i temi centrali esplorati dal Tavistock Institute, un'organizzazione britannica del dopoguerra focalizzata sulla psicologia sociale, la propaganda e l'ingegneria comportamentale. Sebbene non vi siano prove documentate di un suo impiego diretto al Tavistock, i suoi contributi intellettuali si intrecciarono profondamente con i suoi obiettivi, e la leadership di suo fratello Julian all'UNESCO contribuì a istituzionalizzare modelli simili su scala globale. Come documentato nella corrispondenza di Huxley con le figure chiave del progetto MKULTRA, egli concettualizzò come gli stati di sopraffazione successivi a eventi traumatici potessero creare le condizioni ideali per impiantare nuovi schemi di pensiero in intere popolazioni. Questo collegamento chiude il cerchio tra teoria e applicazione: ciò che iniziò come esplorazione filosofica di Huxley in opere come “Le porte della percezione” si è evoluto nelle tecniche operative impiegate da West e altri in questi casi di alto profilo, creando un filo diretto tra la teoria letteraria e la manipolazione storica.

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Conclusione

Le prove storiche dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio che il governo degli Stati Uniti ha condotto ricerche sistematiche sul controllo mentale attraverso MKULTRA e programmi correlati. Ciò che ha reso questo sistema particolarmente efficace è stato il modo in cui ha replicato simultaneamente gli stessi meccanismi di controllo in molteplici ambiti. Proprio come Edison ha stabilito il controllo monopolistico sui media visivi attraverso cinque meccanismi chiave – controllo delle infrastrutture (attrezzature cinematografiche), controllo della distribuzione (sale cinematografiche), quadro giuridico (brevetti), pressione finanziaria (liste nere) e definizione di legittimità (contenuti “autorizzati”) – MKULTRA ha stabilito un controllo parallelo sulla coscienza: controllo delle infrastrutture (istituti psichiatrici), canali di distribuzione (soggetti di test inconsapevoli), quadro giuridico (classificazione per motivi di sicurezza nazionale), pressione finanziaria (finanziamento strategico dei ricercatori) e definizione di legittimità (etichettatura dei soggetti come “malati di mente” per screditare le testimonianze).

Questo schema si è ripresentato costantemente nel corso del XX secolo, come ho ampiamente documentato nella serie Ingegnerizzare la realtà, la mia precedente serie di saggi che esplora come le strutture di potere plasmino sistematicamente la percezione pubblica. John D. Rockefeller ha impiegato meccanismi identici in medicina: controllo delle infrastrutture (facoltà di medicina), controllo della distribuzione (ospedali), quadro giuridico (licenze), pressione finanziaria (finanziamenti strategici) e definizione di legittimità (medicina “scientifica” contro medicina “alternativa”). La ricorrenza di questo schema preciso in ambiti apparentemente non correlati – cinema, medicina e ora controllo mentale – rivela non una coincidenza, ma una progettazione architettonica deliberata. Non si trattava di programmi isolati, bensì dell'espressione di un piano tecnocratico complessivo per il controllo sia della realtà fisica che della coscienza umana in molteplici ambiti. Ciò che iniziò come antiche tecniche di mesmerismo e ipnosi si è evoluto attraverso metodologie sempre più sofisticate, di pari passo con i progressi della conoscenza scientifica e delle capacità tecnologiche.

Attraverso documenti declassificati, testimonianze al Congresso e resoconti di ricercatori e soggetti sperimentali, possiamo tracciare una linea chiara che va dalle prime sperimentazioni umane non etiche, passando per i contributi scientifici nazisti dell'Operazione Paperclip, fino all'approccio formalizzato e sistematico del progetto MKULTRA. Ciò che questi documenti dimostrano è un investimento istituzionale decennale nello sviluppo di tecniche per controllare e manipolare la coscienza umana. Dai metodi psicologici per distruggere la personalità attraverso il trauma agli interventi chimici progettati per creare stati programmabili, questa ricerca rappresenta uno dei capitoli più inquietanti nella storia della ricerca governativa.

Nella storia dell'umanità, quando mai una struttura di potere ha rinunciato volontariamente a una capacità una volta sviluppata? Lo schema si ripete in tutte le civiltà e tecnologie: le capacità non vengono mai abbandonate, ma solo evolute, rinominate o trasferite a diversi ambiti di controllo. La manipolazione mentale sarebbe lo strumento di potere per eccellenza: immaginare che le agenzie di intelligence rinuncerebbero semplicemente a una tale capacità significa ignorare consapevolmente sia la logica che i precedenti storici.

La metodologia di riconoscimento degli schemi che abbiamo impiegato in questa analisi rivela connessioni che gli approcci storici tradizionali spesso non colgono. Come osserva Schiffer: “Ogni singolo fatto può essere oggetto di dibattito, ogni affermazione isolata può essere attaccata, ma uno schema che converge in più ambiti è innegabile”. Identificando firme architettoniche ricorrenti in ambiti apparentemente non correlati, anziché richiedere prove causali dirette, possiamo vedere come i sistemi di controllo mentale si manifestino attraverso caratteristiche strutturali coerenti anche quando la documentazione specifica è stata deliberatamente distrutta. Ciò diventa particolarmente cruciale quando si esaminano sistemi progettati per nascondere le proprie operazioni, come fece MKULTRA quando i suoi file furono distrutti per ordine del governo nel 1973.

Come approfondiremo nella Seconda parte, la conclusione ufficiale del progetto MKULTRA non ha rappresentato la fine della ricerca sul controllo mentale, bensì la sua evoluzione e diffusione attraverso pilastri consolidati della società. L'impiego operativo di queste metodologie – dimostrato dai loro collegamenti con eventi cruciali come gli assassinii dei Kennedy – ha continuato a plasmare le narrazioni storiche, rimanendo al contempo latente nei sistemi medico, dell'intrattenimento e culturale.

Ripercorrendo l'evoluzione del controllo mentale, dalle antiche tecniche ipnotiche agli esperimenti sistematici del progetto MKULTRA, abbiamo visto come le tecniche inizialmente sviluppate per il controllo individuale abbiano gettato le basi per applicazioni più ampie. Questa fase di laboratorio ha definito gli strumenti metodologici – dissociazione, trauma, manipolazione chimica e programmazione sistematica – che sarebbero stati successivamente impiegati nei sistemi culturali e tecnologici. Sebbene il Laboratorio abbia creato le tecniche, sarebbe stata necessaria l'adozione istituzionale per estendere realmente questi metodi oltre i singoli esperimenti.

Le prove presentate finora ci costringono a riconoscere una realtà scomoda: ciò che è iniziato come ricerca sperimentale si è evoluto in programmi operativi con profonde implicazioni sia per le libertà individuali sia per la nostra comprensione della coscienza stessa. La storia documentata del controllo mentale non è una semplice curiosità storica, bensì il fondamento su cui si basano le moderne tecnologie di influenza. Ciò che un tempo accadeva dietro le porte dei laboratori ora permea ogni aspetto della vita moderna. Quelli che iniziarono come esperimenti classificati su soggetti ignari si sono evoluti in una sofisticata architettura di influenza, ora intessuta in una sottile rete che tocca miliardi di persone attraverso sistemi che si mascherano da cultura spontanea o naturale.

Ci siamo lasciati alle spalle i laboratori, ma gli esperimenti sono continuati, ora sceneggiati, confezionati e venduti come intrattenimento. Ciò che è iniziato nell'ombra non è finito: è diventato mainstream.

Prossimo articolo della serie: Parte 2: Il teatro - Continuità istituzionale e integrazione culturale, ovvero come le tecniche MKULTRA hanno trovato nuova collocazione in università, ospedali e nell'industria dell'intrattenimento e perché i riflettori sono spesso il nascondiglio perfetto.

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Appendice A: Cronologia del controllo mentale ed evoluzione attraverso i secoli

Questa cronologia presenta le tappe fondamentali nello sviluppo delle tecniche di controllo mentale, dalle loro origini documentate fino all'era MKULTRA e oltre. Visualizzando questi sviluppi cruciali in ordine cronologico, emergono schemi che altrimenti potrebbero rimanere nascosti studiando eventi isolati.

La progressione rivela come le antiche pratiche ipnotiche si siano evolute in programmi di ricerca sistematici, come i confini etici siano stati ripetutamente oltrepassati in nome della scienza e della sicurezza nazionale, e come le tecniche perfezionate in contesti riservati abbiano infine influenzato pratiche istituzionali più ampie.

Punti di svolta cruciali, come l'Operazione Paperclip (1947), l'autorizzazione di MK ULTRA (1953) e le rivelazioni della Commissione Church (1975), segnano transizioni fondamentali nel modo in cui queste metodologie sono state sviluppate, impiegate e infine divulgate al pubblico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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👉 Qui il link alla Seconda Parte: 

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venerdì 31 luglio 2026

Questa è la terza guerra civile inglese (Parte #7)

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di E. M. Burlingame

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/questa-e-la-terza-guerra-civile-inglese-bb8)

Ciò che il mondo scambia per rivalità tra grandi potenze, guerre per procura in Ucraina e nel Levante, bombardamenti che hanno annientato la leadership iraniana, esplosioni del debito e collasso istituzionale, non sono altro che i sintomi terminali di un'unica guerra durata 400 anni. Questi sette articoli hanno smascherato l'illusione, strato dopo strato.

La Prima Parte ha smascherato il conflitto con l'Iran come una guerra tra fazioni interne all'élite del doppio impero capitalistico. La Seconda Parte ne ha rintracciato la genesi nel 1688: non una Rivoluzione Gloriosa, bensì un'ostile acquisizione dello Stato inglese da parte delle corporazioni. La Terza Parte ha definito il belligerante: il finanziario, il cui potere deriva dall'estrazione attraverso il debito e la ricerca di rendite. La Quarta Parte ha individuato il meccanismo nello statuto della Banca d'Inghilterra del 1694: il “peccato originale” che fonde il credito privato con il potere pubblico. La Quinta Parte ha mostrato la Rivoluzione americana come una seconda Guerra Civile inglese: una vittoria politica a Yorktown, ma una sconfitta finanziaria sancita dalla replica della Banca d'Inghilterra nel 1791. La Sesta Parte ha tracciato la mappa dell'occupazione mondiale post-1945: come Bretton Woods e le Legioni del male abbiano trasformato il pianeta in un teatro della faida inglese.

Ora, nella fase finale della crisi del saeculum di Strauss-Howe (anni 2020-2030), la Catena finanziaria della morte si è protratta oltre il limite. Il parassita si muove per divorare il suo ospite. La questione è esistenziale: Washington diventerà la nuova Costantinopoli – sovrana, produttiva e duratura – o la nuova Roma, svuotata in un decadimento irreversibile?

Thomas Jefferson colse l'essenza della questione nel 1816: “Credo sinceramente... che gli istituti bancari siano più pericolosi degli eserciti permanenti; e che il principio di spendere denaro che sarà ripagato dai posteri, con il pretesto di finanziare, non sia altro che una truffa su vasta scala ai danni del futuro”. Questa truffa si è trasformata in un debito da $36.000 miliardi, nel dominio della Federal Reserve, nella deindustrializzazione e in un'infinità di teatri di propaganda. Il DNA del 1688 – banca centrale, debito pubblico perpetuo, fusione del finanziarismo con il potere statale – ha raggiunto la sua fase finale: l'abbandono della base produttiva dei popoli anglofoni.


La diagnosi della crisi terminale

Questa non è geopolitica normale. È il punto d'arrivo logico della Catena finanziaria della morte che opera attraverso i Sette Pilastri. Gli asset finanziari totali superano ora il PIL mondiale con un rapporto superiore a 4:1, livelli mai visti dalla tarda Repubblica Romana, quando la schiavitù del debito consumava i contadini italiani. La disuguaglianza è paragonabile all'era dello sfruttamento del 1688-1788, quando i movimenti di recinzione cacciarono i popolani inglesi dalle loro terre per soddisfare l'appetito degli obbligazionisti. La guerra perpetua è diventata servizio del debito con altri mezzi: i $2.000 miliardi sperperati in Iraq e Afghanistan, le centinaia di miliardi che affluiscono in Ucraina – niente di tutto ciò garantisce la sicurezza della nazione; tutto ciò garantisce le cedole degli obbligazionisti.

Nel 1776 Adam Smith scrisse: “La pratica del finanziamento ha gradualmente indebolito ogni Stato che l'ha adottata. Le repubbliche italiane sembrano averla iniziata... la Spagna... in proporzione alla sua forza naturale, ne è stata maggiormente indebolita”. Ciò che Smith osservò a Genova e in Spagna, l'Inghilterra lo perfezionò nel 1694, e l'America lo ereditò.

Edmund Burke diagnosticò lo stesso fenomeno nel 1770: “Il potere della corona, quasi morto e marcio come prerogativa, è rinato, con molta più forza e molto meno odio, sotto il nome di influenza”. Oggi quell'influenza indossa la maschera della presidenza della FED e della sala riunioni del consiglio di amministrazione della società di gestione patrimoniale.

Il colonnello Thomas Rainborough espresse lo spirito restaurazionista durante i dibattiti di Putney del 1647: “Credo davvero che anche il più povero in Inghilterra abbia una vita da vivere, così come il più ricco... ogni uomo che deve vivere sotto un governo dovrebbe prima di tutto, con il proprio consenso, sottomettersi a quel governo”. Oggi le classi produttive, svuotate dalla delocalizzazione, dall'inflazione e dal debito contratto con gli obbligazionisti, non hanno alcun consenso nel regime finanziarista.

Nel 1689 John Locke fornì le basi filosofiche per la resistenza: “Essendo gli esseri umani... per natura tutti liberi, uguali e indipendenti, nessuno può essere estromesso da questo stato e assoggettato al potere politico di un altro senza il proprio consenso”. Ciononostante il sistema finanziarista vincola ogni generazione senza consenso. Jefferson insistette nel 1813: “La terra appartiene ai vivi, non ai morti... ogni generazione come nazione distinta ha il diritto... di vincolarsi, ma nessuno di vincolare la generazione successiva”. Il meccanismo del 1694 vincola ogni generazione alla mano morta del detentore delle obbligazioni. Ora il ciclo crolla perché deve.


Le linee di battaglia tracciate esplicitamente

All'interno delle élite anglofone si dividono ora in una spaccatura aperta: la stessa frattura che percorse i dibattiti di Putney fino al 1776 e al 1861, ora di portata planetaria.

La fazione dei Restaurazionisti/Produttori – eredi di Alfredo il Grande e della sovranità Tudor, dei ribelli del 1776 e della visione jeffersoniana – trae ispirazione da coloro che creavano ricchezza in modo lecito: manifatturieri, agricoltori a conduzione familiare, nazionalisti sovrani, classi militari. La loro visione del mondo riecheggia la tradizione del diritto comune inglese, la garanzia della Magna Carta di un giudizio da parte dei pari e l'insistenza di Locke sul fatto che il governo esista per il bene pubblico e che le tasse vengano riscosse solo con il consenso del popolo. Tra i portatori moderni di questa visione si annoverano le coalizioni per la reindustrializzazione e i riformatori monetari.

John Milton enunciò il principio restaurazionista nel 1649: “È lecito... chiamare a rispondere delle proprie azioni un tiranno o un re malvagio e, dopo averne accertato la colpevolezza, deporlo e metterlo a morte; se il magistrato ordinario ha trascurato o si è rifiutato di farlo”. Il regime finanziarista è quel tiranno e lo stato, ormai sotto il suo controllo, ha negato la giustizia.

A opporsi a loro c'è la fazione consolidata dei finanziaristi/pretoriani, eredi dei Whig del 1688, della controrivoluzione di Hamilton, della City di Londra e di Wall Street. Il loro potere si basa sull'estrazione illecita: la sovranità del debito, la concentrazione della gestione patrimoniale e le Legioni del male per far rispettare le regole. Essi difendono il meccanismo del debito perpetuo.

Alexander Hamilton rivelò il credo di questa fazione nel 1790: “Un debito nazionale, se non eccessivo, sarà per noi una benedizione nazionale”. Quella benedizione si è trasformata in una maledizione da $36.000 miliardi. Come scrisse il Venerabile Beda a proposito di un'altra civiltà in disgregazione: “Così questo mondo passa, e coloro che un tempo erano amici diventano nemici”.


Strategie di liberazione: il percorso bizantino

La vittoria richiede lo smantellamento graduale della Catena finanziaria della morte e la riconquista dei Sette Pilastri, seguendo i precedenti della riappropriazione dei beni dell'epoca Tudor e del rifiuto delle Leggi Monetarie del 1776. La via non è né rivoluzione né riforma, ma restaurazione: il recupero delle libertà sovrane inglesi dall'occupazione del 1688.

Innanzitutto bisogna stroncare sul nascere l'infiltrazione e la corruzione, riappropriandosi dei pilastri della finanza, dell'intelligence e dell'applicazione della legge. Bisogna sottoporre a verifica il continuo passaggio di personale tra il Dipartimento del Tesoro, la Federal Reserve e i grandi gestori patrimoniali; bisogna revocare la sovranità implicita di società come BlackRock, Vanguard e State Street; bisogna imporre lo scioglimento dei consigli di amministrazione interconnessi, con pene detentive; bisogna porre fine al monopolio privato della Federal Reserve sulla creazione di moneta; bisogna restituire l'emissione di valuta al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti come bene pubblico. Come scrisse John Adams nel 1787: “Nel momento in cui si ammette nella società l'idea che la proprietà non sia sacra quanto le leggi di Dio... iniziano l'anarchia e la tirannia”.

In secondo luogo, bisogna spezzare l'indebitamento e la finanziarizzazione, riappropriandosi dei pilastri dell'economia e della finanza; bisogna porre fine alla creazione di moneta privata; bisogna collegare la ristrutturazione del debito ai mandati di reindustrializzazione: condono del debito in cambio di investimenti nella capacità produttiva americana; bisogna riconvertire gli asset speculativi in ​​garanzie produttive tassando le transazioni finanziarie per finanziare infrastrutture e industria manifatturiera. Andrew Jackson si rivolse direttamente al nostro tempo nel 1832: “È deplorevole che i ricchi e i potenti pieghino troppo spesso gli atti di governo ai propri scopi egoistici... Molti dei nostri uomini ricchi non si sono accontentati di pari protezione e pari benefici, ma ci hanno implorato di renderli più ricchi con un atto del Congresso”. Queste suppliche devono finire.

In terzo luogo, fermare l'estrazione mineraria, riappropriandosi dei pilastri dell'esercito e della diplomazia. Riorientare le forze armate dal recupero del debito globale alla difesa sovrana; verificare e smantellare le Legioni del male, le reti illecite di forze speciali e milizie criminali che operano senza il controllo del Congresso dal 1947; sottoporre tutte le operazioni segrete a stanziamenti trasparenti. George Washington avvertì nel 1796: “La grande regola di condotta per noi nei confronti delle nazioni straniere è, nell'estendere le nostre relazioni commerciali, di avere con esse il minor numero possibile di legami politici”. Non aveva previsto un'economia di guerra permanente al servizio degli obbligazionisti.

Locke ribadì il principio: “Il potere supremo non può sottrarre a nessuno alcuna parte della sua proprietà senza il suo consenso”. Il modello bizantino richiede innanzitutto una ricostruzione interna: autonomia strategica senza isolamento, confronto con le potenze esterne su un piano di parità e ricostruzione della base produttiva interna.


L'esito binario della civiltà

Ora i due futuri divergono.

Percorso di liberazione: Washington come Nuova Costantinopoli, controllo politico riaffermato sulla politica monetaria e del debito; riconnessione della ricchezza alla produzione e alla proprietà privata individuale dei cittadini; ripristino di un governo equilibrato e delle libertà del diritto comune; l'eredità anglofona preservata per altri mille anni. A livello mondiale, fine del sistema tributario parassitario.

Questo percorso richiede la comprensione di una verità profonda: quando il nuovo centro imperiale (Washington) si libera dal controllo finanziarista del vecchio centro (Londra), non abbandona quest'ultima al degrado. Vi ritorna, non come conquistatore, ma come restauratore. L'occupazione del 1688 fu un crimine contro l'intera famiglia inglese, contro il diritto comune, contro la Magna Carta. Quando Washington si libera, deve tornare indietro attraverso l'Atlantico per liberare la vecchia patria: per restaurare Londra non come nido di parassiti finanziari, ma come cuore pulsante della civiltà. Le antiche libertà della City di Londra, corrotte nel 1694, possono essere ripristinate. Il Parlamento sovrano di Westminster, catturato dagli obbligazionisti, può essere riconquistato.

Il cammino del declino: Washington come Nuova Roma, il consolidamento finanziario produce infinite guerre pretoriane, un totale svuotamento e il collasso. I barbari interni – i pretoriani obbligazionisti – portano a termine ciò che le minacce esterne non sono mai riuscite a fare. L'avvertimento di Jefferson diventa epitaffio: un sistema che “truffa il futuro su vasta scala” finché i figli “si svegliano senza casa nel continente che i loro padri hanno conquistato”.

Thomas Paine intuì chiaramente questo schema nel 1796: “Il sistema finanziario... trasferisce la proprietà del possessore allo speculatore... e in tal modo produce una nuova specie di povertà”. Questa nuova specie minaccia ora di travolgere interamente il mondo anglofono.


In conclusione: l'imperativo della vittoria interna

L'arco temporale di 400 anni – dall'acquisizione da parte delle grandi aziende nel 1688, attraverso ogni passaggio di consegne e frattura – ci ha condotti a questa soglia. I finanziaristi non hanno alcun diritto naturale a governare. Come dichiarò Rainborough, il consenso è il fondamento; come insistette Jefferson, la terra appartiene ai viventi; come insegnò Locke, il governo esiste per il popolo e dal popolo.

La finestra è aperta proprio perché la Catena finanziaria della morte ha oltrepassato i limiti. Washington può ancora diventare la nuova Costantinopoli, completare la restaurazione iniziata nel 1776, oppure presiedere alla sua caduta. Ma non se veneriamo il finanziarismo. Non se ci limitiamo a passare da un sistema arcano a un altro, con nuove élite che si appropriano indebitamente della ricchezza al vertice per un altro ciclo di 400 anni. La scelta spetta ai produttori anglofoni che da sempre custodiscono l'anima della civiltà.

Quando la vittoria interna sarà conquistata – quando Washington spezzerà l'occupazione finanziarista e rivendicherà il suo diritto sovrano – dovrà ricordare il suo dovere verso la vecchia patria. La liberazione del nuovo centro è incompleta senza il ripristino del vecchio centro. Londra, una volta liberata dal meccanismo del 1694, potrà tornare a essere la sede del diritto inglese, della libertà inglese, della civiltà inglese. La nuova Costantinopoli dovrà tendere la mano oltre l'Atlantico per restaurare la vecchia capitale. Questo è il compito finale, la riunione definitiva, il compimento di una lotta lunga 400 anni.

La serie si conclude qui. La guerra continua finché le classi produttive di entrambe le nazioni non reclameranno il loro diritto di nascita, non attraverso nuove élite o sistemi arcani, ma ripristinando il principio sancito da Jefferson: la terra appartiene ai vivi, non agli obbligazionisti defunti.


Post-scriptum: un avvertimento dal sangue

Permettetemi ora di parlare non come un analista, non come uno storico, non come uno scrittore che elabora argomentazioni persuasive, ma come ciò che sono: un uomo la cui stirpe scorre ininterrotta nel suolo dell'Inghilterra e della Scozia da più di mille anni, e nel suolo del Nord America da quasi quattrocento. I nomi sul mio albero genealogico non sono astrazioni, sono persone che hanno aperto la strada a Runnymede, che hanno portato le picche a Bannockburn, che hanno perso i figli a Flodden Field, che hanno mantenuto la fede durante la Dissoluzione, che hanno visto i loro mariti salpare per la Virginia, che hanno seppellito i figli in tombe anonime nella frontiera del Massachusetts e l'hanno considerata il prezzo della libertà. Hanno combattuto a Naseby e Marston Moor, dalla parte che la coscienza imponeva; hanno firmato patti, costruito fienili, servito nelle milizie e chiesto solo che i loro discendenti ereditassero le terre e i beni per i quali avevano versato il loro sangue.

Ho ripercorso le loro tracce attraverso i registri parrocchiali e i ruoli di leva, attraverso le concessioni terriere e gli inventari testamentari, attraverso i silenzi che le famiglie custodiscono e le storie che raccontano quando pensano che i figli siano abbastanza grandi da ascoltare. So cosa hanno costruito, so in cosa credevano e so che non hanno impiegato mille anni a forgiare una civiltà in mezzo alla natura selvaggia, alle paludi e alle invasioni straniere affinché i loro discendenti potessero esserne privati ​​in una sola generazione da uomini e donne con registri contabili e conti offshore, senza una patria per cui sarebbero disposti a morire.

La serie, “Questa è la terza guerra civile inglese”, è stata interpretata da alcuni come un esercizio di storia, da altri come un'argomentazione politica, da pochi come una profezia. Sia chiaro: non è nessuna di queste cose. È un avvertimento.

Il regime finanziarista del 1688 governa il mondo anglofono da 338 anni e ha cambiato maschera molte volte – mercante olandese, banchiere londinese, gestore patrimoniale di Wall Street – ma il suo volto è rimasto lo stesso. È il volto dello sfruttamento senza produzione, del debito senza riscatto, del potere senza responsabilità; è il volto che ha guardato alle terre comuni dell'Inghilterra e ha visto recinzioni, alle industrie americane e ha visto delocalizzazione, al sangue dei nostri soldati e ha visto una fonte di guadagno. Non ha mai costruito nulla, ha solo preso.

Noi, il popolo autoctono di lingua inglese, che siamo in tutto o in parte di discendenza irlandese, scozzese, inglese o gallese, che siamo nati nelle Isole o nelle terre in cui il nostro popolo si è insediato in tutto il mondo, abbiamo visto questo regime consumare la nostra eredità. Abbiamo visto le nostre città svuotarsi, le nostre famiglie distrutte dai debiti, i nostri figli imparare che la loro eredità è vergognosa e che i loro antenati erano oppressori. Abbiamo visto coloro che non hanno mai impugnato un martello, piantato un seme o versato il loro sangue su un campo di battaglia arricchirsi oltre ogni immaginazione manipolando il denaro creato dal nostro lavoro. Siamo stati pazienti, abbiamo rispettato la legge, abbiamo creduto che le istituzioni costruite dai nostri antenati si sarebbero alla fine corrette da sole.

Non è accaduto e non accadrà!

Le istituzioni sono asservite e la legge è al servizio degli obbligazionisti. L'urna elettorale offre una scelta tra fazioni dello stesso regime. Non c'è rimedio all'interno del sistema perché il sistema stesso è il danno. È stato progettato per essere irriformabile. Questo fu il genio del 1688: creare una macchina in grado di assorbire qualsiasi opposizione convertendola in un'ulteriore fonte di reddito.

Ma le macchine si rompono e questa si sta rompendo proprio ora.

Che nessuno fraintenda ciò che diciamo. Non stiamo parlando di protesta, non stiamo parlando di riforme, non stiamo parlando di un cambio di amministrazione, di nuove politiche o di un partito diverso al potere. Abbiamo già provato tutte queste soluzioni, eppure il regime continua. Il parassita continua a nutrirsi, l'ospite continua a indebolirsi.

Stiamo parlando di rivoluzione!

Non assomiglierà alle rivoluzioni che avete visto in televisione, non sarà contraddistinta da colori, né approvata da marchi, né gestita da fondazioni. Non sarà guidata dalle celebrità dell'opposizione né finanziata dai miliardari della resistenza. Sarà ciò che la rivoluzione è sempre stata quando un popolo forte e capace è stato spinto oltre il limite: una sollevazione. Un'affermazione, un rifiuto.

Quando arriverà – e arriverà – tutto cambierà. Il debito verrà ripudiato, il sistema bancario centrale verrà sciolto. Ai gestori patrimoniali verranno revocate le licenze e i loro beni restituiti a coloro ai quali erano stati sottratti. Le reti di compromissione e ricatto verranno smascherate e smantellate. Le Legioni del male verranno distrutte e i pochi sopravvissuti dispersi. I Sette Pilastri verranno recuperati.

E quando la polvere si sarà posata, la civiltà inglese sarà restaurata. Non l'impero dello sfruttamento, non il sistema tributario mondiale, non il dominio degli obbligazionisti, ma la civiltà: il diritto comune, il processo con giuria, il consenso dei governati, il diritto di conservare ciò che si è creato, il dovere di difendere ciò che si è ereditato. La sovranità di ogni inglese nativo, che lavori la terra del Kent o le pianure del Kansas, che cresca i figli a Edimburgo, Auckland, o Vancouver. Tutti noi, un solo popolo, un'unica eredità, un solo futuro.

Solo allora l'antico centro imperiale verrà restaurato. Londra non rimarrà la City di Londra, quella fortezza extraterritoriale della finanza mondiale. Tornerà a essere il cuore della civiltà inglese, la sede del diritto inglese, la patria della libertà inglese. La nuova Costantinopoli, una volta liberatasi, tornerà oltre l'Atlantico per liberare l'antica sede del potere, il nucleo del nostro popolo civilizzatore. Non per governarla, non per sfruttarla, ma per restituirla al suo popolo.

Questa non è una minaccia. È una promessa scritta nel sangue di mille anni. I nostri antenati non hanno costruito questa civiltà affinché noi potessimo vederla crollare. Non hanno combattuto a Crécy e Agincourt, a Bunker Hill e Gettysburg, a Vimy Ridge e in Normandia, perché i loro discendenti diventassero servi della gleba al servizio di uomini e donne che non hanno mai impugnato una spada o brandito una falce.

Abbiamo avuto pazienza fin troppo a lungo. La macchina si sta rompendo, il momento è arrivato e quando arriverà, quando inizierà la rivolta, sappiate questo: non ci fermeremo, non accetteremo di contrattare, non ci faremo comprare con promesse né placare con concessioni. Abbiamo visto la nostra eredità rubata pezzo per pezzo per 338 anni, e il debito è giunto al termine.

Il regime del 1688 ha fatto il suo tempo. È finito.

I popoli nativi di lingua inglese stanno restaurando la nostra civiltà, anche a costo di versare sangue, se e dove necessario!


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 28 luglio 2026

Privacy per i potenti, sorveglianza per tutti gli altri: la proposta di regolamentazione tecnologica dell'UE si spinge troppo oltre

La preoccupante deriva politica che sta allontanando l'Europa dalla libertà va vista nel contesto di una coercizione economica praticata da decenni nel Vecchio Continente. È difficile definire “libera” una società sotto la schiacciante pressione fiscale che soffoca le economie europee. La pressione fiscale in Europa è esorbitante, ma forse l'aspetto più sconcertante è che i lavoratori con un salario medio in molti Paesi non riescono nemmeno a trattenere la metà di quanto le loro aziende pagano per loro (compresi i contributi a carico del datore di lavoro). Quando le imprese europee sono costrette a rimandare, ridurre o annullare gli investimenti a causa degli elevati costi del lavoro e delle imposte sulle aziende, l'intera società ne risente economicamente, con salari stagnanti, aumento della disoccupazione, disincentivi al lavoro e mancanza di innovazione. Sebbene contribuiscano anche altri fattori, come l'energia e la burocrazia, gli effetti della tassazione si fanno sentire... eccome! L'Europa non può quindi essere definita una zona di “libertà” economica, nonostante gli indici irragionevolmente alti generalmente attribuiti ai Paesi europei dalla Heritage Foundation. Inoltre la Curva di Laffer mostra ciò che molti politici europei sembrano incapaci di comprendere: oltre un certo livello di tassazione le entrate fiscali diminuiscono man mano che questo parassitismo indebolisce lentamente la società. I ​​cittadini europei sono vagamente consapevoli di questa situazione, ma sono convinti che ciò che perdono in libertà economica lo guadagnino in sicurezza e altri benefici sociali. Questo è il vecchio adagio di sostituire la libertà con la sicurezza, una china scivolosa verso l'autoritarismo e un coinvolgimento sempre più profondo dello Stato nella società. Questa posizione è errata sia dal punto di vista pratico che morale. Da un punto di vista pratico, è ovvio per la maggior parte delle persone che la sicurezza fornita dallo Stato oggi è a dir poco frammentaria: criminalità e insicurezza sono in aumento in Europa. Dal punto di vista morale, l'amara ironia della mancanza di libertà economica in Europa oggi è che i pensatori europei l'avevano compresa ed espressa nelle loro opere: Cantillon, Quesnay, Hume, Smith, Turgot, Bastiat, Spencer, Leoni e Mises, per citare i più importanti, avevano capito che le minacce alla libertà nella società provengono esclusivamente dallo Stato. Nonostante questa lunga tradizione intellettuale di libertà, in Europa è stata accantonata all'inizio del secolo scorso, sostituita da visioni socialiste e stataliste che promuovevano un numero sempre maggiore di “diritti” per tutti. Il concetto di “diritti” è stato ampliato nel corso di decenni di politiche stataliste fondate sulla confusione, spesso intenzionale, tra libertà, democrazia e uguaglianza. L'unica soluzione per permettere all'Europa di rimanere competitiva e crescere di nuovo in modo naturale è quella di allentare la coercizione fiscale. Ciò significa togliere lo stivale del fisco dalla gola dei lavoratori europei, al fine di liberare le economie europee. Concretamente, questo significa una massiccia riduzione della pressione fiscale, con una riduzione ancora più drastica della spesa pubblica e un progressivo ridimensionamento del ruolo dello Stato nella società. Un programma di questo tipo non solo aumenterebbe la libertà in Europa, ma porterebbe anche a una ripresa degli investimenti e dell'imprenditorialità, nonché della creatività e dell'ottimismo, tutti elementi a lungo repressi.

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di Elen Irazabal Arana & Nikolai G. Wenzel

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/privacy-per-i-potenti-sorveglianza)

Il mese scorso abbiamo criticato il Frontier AI Act della California. La legge privilegia la conformità alla gestione del rischio, proteggendo al contempo burocrati e legislatori da ogni responsabilità. In sostanza, impone norme regolamentari dall'alto, invece di consentire alla società e agli esperti del settore di sperimentare e sviluppare standard etici dal basso.

Forse potremmo liquidare la legge come l'ennesimo esempio della propensione interventista della California, ma alcuni politici e regolatori americani stanno già chiedendo che la legge diventi un “modello per armonizzare la supervisione federale e statale”. L'altra fonte di ispirazione per questo modello sarebbe l'Unione Europea (UE), quindi vale la pena tenere d'occhio le normative che usciranno da Bruxelles.

L'UE è già molto più avanti della California nell'imporre normative problematiche e calate dall'alto. Infatti l'Artificial Intelligence Act del 2024 segue i principi di precauzione generali dell'UE. Come spiega il think tank interno del Parlamento europeo: “Il principio di precauzione consente ai decisori di adottare misure precauzionali quando le prove scientifiche su un rischio per l'ambiente o la salute umana sono incerte e la posta in gioco è alta”. Il principio di precauzione conferisce un potere immenso all'UE in materia di regolamentazione in condizioni di incertezza, anziché consentire la sperimentazione con le garanzie di sanzioni e responsabilità civile (come negli Stati Uniti). Soffoca l'apprendimento etico e l'innovazione. A causa del principio di precauzione e della relativa regolamentazione, l'economia dell'UE soffre di una maggiore concentrazione del mercato, di costi di conformità normativa più elevati e di una minore innovazione, rispetto a un contesto che consente la sperimentazione e una gestione oculata del rischio. Non sorprende quindi che solo quattro delle 50 maggiori aziende tecnologiche al mondo siano europee.


Dall'innovazione soffocata alla privacy soffocata

Oltre al principio di precauzione, la seconda forza motrice alla base della regolamentazione UE è la promozione dei diritti, ma selezionando dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE solo quelli che spesso sono in conflitto tra loro. Ad esempio, il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) del 2016 è stato imposto con l'idea di tutelare il diritto fondamentale alla protezione dei dati personali (tecnicamente distinto dal diritto alla privacy, e che conferisce all'UE un potere di intervento molto maggiore, ma questo è argomento di studio accademico). Il GDPR ha finito per limitare il diritto alla libertà economica.

Questa volta i diritti fondamentali vengono invocati per giustificare la lotta dell'UE contro gli abusi sessuali sui minori. Tutti noi amiamo i diritti fondamentali e tutti noi detestiamo gli abusi sui minori. Tuttavia, nel corso degli anni, i diritti fondamentali sono stati utilizzati come un'arma per espandere i poteri normativi dell'UE. Il regolamento proposto in materia di abusi sessuali sui minori (CSA) non fa eccezione. Ciò che è eccezionale è la portata dell'intrusione: l'UE propone di monitorare le comunicazioni tra i cittadini europei, raggruppandole tutte come potenziali minacce anziché come espressione protetta che gode di un diritto primario alla privacy.

Il 26 novembre 2025 la macchina burocratica dell'UE stava negoziando i dettagli del CSA (Child Sexual Abuse Act) e nell'ultima bozza la scansione obbligatoria delle comunicazioni private è stata fortunatamente rimossa, almeno formalmente. Ma c'è un intoppo: i fornitori dei servizi di hosting e di comunicazione interpersonale devono identificare, analizzare e valutare come i loro servizi potrebbero essere utilizzati per abusi sessuali su minori online, e quindi adottare “tutte le misure di mitigazione ragionevoli”. Di fronte a un mandato così vago e alla minaccia di responsabilità, molti fornitori potrebbero concludere che il modo più sicuro – e legalmente prudente – per dimostrare di essere conformi alla direttiva UE sia quello di implementare la scansione su larga scala delle comunicazioni private.

La bozza del CSA insiste sul fatto che le misure di mitigazione dovrebbero, ove possibile, essere limitate a parti specifiche del servizio o a gruppi specifici di utenti, ma la struttura degli incentivi punta in un'unica direzione. Il monitoraggio diffuso potrebbe finire per essere l'unica opzione praticabile per la conformità normativa. Ciò che oggi viene presentato come volontario rischia di diventare un obbligo di fatto domani.

Nelle parole di Peter Hummelgaard, Ministro della Giustizia danese: “Ogni anno vengono condivisi milioni di file che ritraggono abusi sessuali su minori. E dietro ogni singola immagine e video c'è un bambino che ha subito gli abusi più orribili e terribili. Questo è assolutamente inaccettabile”. Nessuno mette in dubbio la gravità o la turpitudine del problema, ciononostante, in base a questa narrazione, ci si aspetta che l'industria delle telecomunicazioni e i cittadini europei si facciano carico di pericolose misure di mitigazione del rischio che probabilmente comporteranno la perdita della privacy per i cittadini e ampi poteri di sorveglianza per lo Stato.

Ci viene detto che il costo è irrisorio rispetto al beneficio. Dopotutto, chi non vorrebbe combattere gli abusi sessuali sui minori? È ora di fare un respiro profondo. Chi abusa dei minori deve essere punito severamente. Ciò non esime una società libera dal rispetto di altri valori fondamentali.

Ma aspettate... c'è dell'altro...


Monitoraggio diffuso? Beh, non del tutto diffuso

Nonostante l'imperativo morale di proteggere i bambini – un imperativo morale così impellente che l'UE è disposta a violare altri valori fondamentali per promuoverlo – la proposta di legge sulla protezione dei minori introduce una comoda eccezione. Tutto ciò che rientra nella sicurezza nazionale e qualsiasi servizio di comunicazione elettronica non accessibile al pubblico (ovvero accessibile solo a funzionari eletti e burocrati) rimarrebbe completamente inalterato. Le chat private tra cittadini sono soggette a controllo, ma le conversazioni di coloro che affermano di proteggerci sono off limits.

Come ha detto il sopraccitato ministro: “Dietro ogni singola immagine e video c'è un bambino che ha subito gli abusi più orribili e terribili”. Se ciò è vero per ogni “singola immagine e video”, perché non dovrebbe esserlo anche per i messaggi protetti dalle eccezioni di sicurezza nazionale e di riservatezza previste dalla legge sulla protezione dei dati personali? Forse l'orrore si dissolve quando gli autori sono politici o burocrati? Ciò che è inaccettabile diventa improvvisamente accettabile quando riguarda chi scrive le regole?

Nella gerarchia dei diritti dell'UE, la tutela dei minori ha la precedenza sulla privacy, ma la tutela degli eurocrati ha la precedenza sulla tutela dei minori. In definitiva, la tecnologia moderna offre ai politici opportunità senza precedenti di monitorare i cittadini, sottraendosi al contempo a qualsiasi controllo.

Al momento non si parla – per quanto ne sappiamo – dell'introduzione di misure simili negli Stati Uniti. Tuttavia, dalla tassa patrimoniale alla regolamentazione dell'intelligenza artificiale – e persino alle origini dello stato amministrativo americano – le cattive idee provenienti dall'Europa hanno la brutta abitudine di attraversare l'Atlantico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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