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venerdì 17 luglio 2026

Questa è la terza guerra civile inglese (Parte #6)

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di E. M. Burlingame

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/questa-e-la-terza-guerra-civile-inglese-8b8)

La Rivoluzione americana – una sorta di seconda guerra civile inglese – recise i legami politici con notevole successo. Entro il 1783 la nobiltà coloniale aveva espulso gli eserciti britannici, istituito una repubblica e proclamato la propria sovranità di fronte al mondo. Eppure, nel giro di sei anni, il programma finanziario di Alexander Hamilton aveva silenziosamente reintrodotto proprio quel DNA che la rivoluzione aveva cercato di estirpare: una banca nazionale modellata sulla Banca d'Inghilterra, l'assunzione di debiti statali che legavano le sorti della nuova nazione agli obbligazionisti e uno stato fiscale-militare permanentemente dipendente dal denaro preso in prestito.

I rivoluzionari erano riusciti a sfuggire alla Corona, ma non al regime parassitario. La tipologia finanziarista – quella specifica classe dirigente il cui potere deriva non dal dominio territoriale ma dal controllo del debito, del credito e dell'ingegneria finanziaria – li seguì oltreoceano. Si radicò più profondamente sul suolo americano di quanto non avesse mai fatto nel Regno Unito e negli stati predecessori, dimostrando che l'accordo del 1688 non fu un caso geografico, bensì una forma di potere trasmissibile.

Per il secolo e mezzo successivo, questo sistema radicato crebbe di pari passo con la repubblica americana, talvolta servendone gli interessi, talvolta subordinandoli. Ma la sua prova più grande – e il suo trionfo più grande – arrivò con lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Quel conflitto, che sembrò spostare il centro di gravità da Londra a Washington, in realtà realizzò qualcosa di ben più sottile e duraturo: la ricomposizione di una classe finanziaria inglese frammentata e la costruzione di un apparato mondiale che avrebbe trasformato ogni angolo della Terra in un teatro della guerra civile inglese.

Questo saggio ripercorre tale trasformazione. Mostra come la Seconda guerra mondiale sia diventata il meccanismo attraverso il quale la supremazia di Londra è stata ristabilita – non su Washington, ma attraverso Washington – mediante la creazione di organizzazioni mondiali, la globalizzazione della finanza e la sistematica presa di controllo dei Sette Elementi del Potere Nazionale. Rivela l'infrastruttura occulta di ricatti e ricchezze illecite che sostiene questa presa di controllo, e le “Legioni del Male” che la impongono in ogni continente. E dimostra che la lotta in cui siamo ora impegnati, in tutti e sette gli elementi, non è altro che la lotta per recuperare la sovranità americana sradicando e distruggendo la Guardia Pretoriana della City di Londra – di Roma – ovunque essa operi.


La grande riconsolidazione: come la Seconda guerra mondiale sanò la frattura

Le guerre mondiali non furono semplici conflitti tra stati. Furono crisi quasi fatali per la classe finanziaria transnazionale, la quale si trovò dilaniata tra le capitali in guerra di Londra e Washington. I finanziari britannici e americani, che avevano trascorso decenni a costruire reti interconnesse di consigli di amministrazione, joint venture e alleanze tra famiglie, si trovarono improvvisamente di fronte alla prospettiva che i rispettivi stati si distruggessero a vicenda, e con essi, le fondamenta del loro potere condiviso.

La sopravvivenza della tipologia finanziarista dipendeva dal ristabilire l'unità e quest'ultima, a sua volta, dipendeva dall'emergere di un nodo come partner senior indiscusso, mentre l'altro accettava una posizione subordinata, ma pur sempre privilegiata, all'interno di una gerarchia riconsolidata.

La storia convenzionale ci dice che Washington soppiantò Londra dopo il 1945. Il dollaro sostituì la sterlina come valuta di riserva mondiale, la potenza militare americana eclissò quella britannica, gli Stati Uniti costruirono un nuovo ordine mondiale mentre la Gran Bretagna si ritirava dall'impero.

Ma questa narrazione confonde il trasferimento di determinate funzioni con il trasferimento di potere. Ciò che è realmente accaduto è stato più complesso: il DNA finanziarista di Londra è stato caricato nelle nuove istituzioni mondiali di Washington, garantendo che l'accordo del 1688 sarebbe sopravvissuto – anzi, avrebbe raggiunto il dominio planetario – proprio nel momento in cui appariva più vulnerabile.

La Seconda guerra mondiale divenne il meccanismo di questa riconquista. L'immenso debito contratto con il programma Lend-Lease pose la Gran Bretagna in una posizione di perenne supplica, ma diede anche ai finanziari londinesi un vantaggio: essi comprendevano le nuove istituzioni guidate dagli Stati Uniti perché avevano contribuito a progettarle. La conferenza di Bretton Woods del 1944 non fu un'imposizione americana, bensì una negoziazione anglo-americana, con Keynes e White che ne elaborarono insieme i progetti. Il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale non erano strumenti della politica estera statunitense in senso stretto; rappresentavano il passaggio di consegne istituzionale che ricreò il modello della Banca d'Inghilterra del 1694 su scala planetaria.

Come ha osservato l'economista politico Jeremy Green, l'ordine del dopoguerra è emerso da “processi di sviluppo anglo-americani co-costitutivi” che hanno reso la City di Londra e New York “attori chiave in una rinascita dell'economia politica mondiale”. La relazione speciale non era una mera formalità diplomatica, bensì lo statuto operativo di una holding transnazionale, con Washington come quartier generale visibile e Londra come partner principale nell'ombra.

Michael Hudson ha colto il risultato nel libro, Super Imperialism: “Gli Stati Uniti hanno così raggiunto ciò che nessun precedente sistema imperiale era riuscito a realizzare: una forma flessibile di sfruttamento globale che controllava i Paesi debitori imponendo il Consenso di Washington tramite l'FMI e la Banca mondiale”. Ma Hudson aveva anche compreso che i beneficiari finali di questo sistema non erano il popolo americano, né tantomeno lo Stato americano, bensì la classe finanziaria transnazionale che lo aveva ideato, una classe il cui centro nevralgico rimaneva, come lo era stato fin dal 1688, nella City di Londra.

Persino la Gran Bretagna stessa divenne vassalla di questo nuovo ordine. Le crisi della sterlina del 1947, 1949 e 1967 costrinsero i governi britannici che si susseguirono a subordinare la politica interna alle esigenze dei detentori di dollari. La sovranità parlamentare – la presunta più grande conquista della Rivoluzione Gloriosa – fu resa una finzione dal dominio del dollaro. Se la sede della Corona non poteva controllare la propria valuta, i propri tassi di interesse, la propria politica economica, allora non era più sovrana in alcun senso. E se Londra non era sovrana, allora Washington – apparentemente il partner più anziano – anch'essa incapace di controllare la propria valuta, i propri tassi di interesse, la propria politica economica, era anch'essa occupata, seppur con uffici più lussuosi e una fetta maggiore del bottino.


L'architettura della sovranità: le organizzazioni mondiali come meccanismi di recupero del debito

Le nuove istituzioni mondiali create a Bretton Woods e sviluppatesi nei decenni successivi non erano organismi tecnocratici neutrali. Erano l'apparato amministrativo della supremazia finanziaria, strumenti per imporre il diritto di veto degli obbligazionisti sugli Stati sovrani.

Il Fondo monetario internazionale, apparentemente un prestatore di ultima istanza, divenne lo strumento di imposizione degli aggiustamenti strutturali: le nazioni in cerca di finanziamenti di emergenza dovevano aprire le proprie economie alla penetrazione straniera, privatizzare i beni statali e subordinare il welfare al servizio del debito. La Banca mondiale, apparentemente un'agenzia di sviluppo, divenne il canale per convogliare le risorse del Sud verso i creditori del Nord attraverso progetti infrastrutturali che avvantaggiarono le multinazionali più delle popolazioni locali. L'Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio (GATT), poi diventato Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), divenne il meccanismo per scavalcare le leggi nazionali che potevano interferire con la libera circolazione dei capitali, pur mantenendo una forte limitazione del lavoro.

Queste istituzioni condividevano un DNA comune con la Banca d'Inghilterra. Erano, secondo la formulazione di Carroll Quigley, strumenti attraverso i quali “i poteri del capitalismo finanziario” potevano “creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, capace di dominare il sistema politico di ogni Paese e l'economia mondiale nel suo complesso”. Hanno sancito come norme mondiali il debito permanente, il controllo privato sul denaro pubblico e la finanziarizzazione di ogni attività umana.

Ma le istituzioni da sole non bastano a sostenere la supremazia. Richiedono personale – amministratori leali, politici compiacenti, funzionari corrotti – per tradurre la loro autorità astratta in potere concreto. Ed è qui che emerge la seconda dimensione del dominio finanziarista: la corruzione sistematica e il compromesso degli individui in ogni ambito del potere nazionale.


L'infrastruttura del compromesso: ricatto e ricchezza illecita come strumenti di governance

Il sistema finanziarista non si regge solo sull'ideologia o sul consenso. Non può farlo, perché i suoi obiettivi – l'estrazione di ricchezza dalle popolazioni produttive a favore delle élite finanziarie, la subordinazione della sovranità nazionale alle pretese dei creditori, il finanziamento perpetuo della guerra a scopo di lucro – non sono popolari. Richiedono meccanismi di controllo che operano al di sotto del livello del consenso consapevole.

Questi meccanismi costituiscono quella che dovremmo definire l'infrastruttura del compromesso: un apparato mondiale per identificare, coltivare e, in ultima analisi, controllare gli individui che occupano posizioni di potere. Informazioni compromettenti a sfondo sessuale, trappole finanziarie, dossier che distruggono carriere, opportunità di carriera non meritate, la promessa di lucrose sinecure in cambio di fedeltà futura: non si tratta di aberrazioni occasionali, ma di strumenti sistematici di governo.

Un diplomatico che accetta conti offshore strutturati per evadere le tasse si mette in balia di chi è a conoscenza dei fatti. Un politico le cui indiscrezioni giovanili sono state documentate in sordina, non può permettersi di indagare troppo a fondo sulle fonti di finanziamento della sua campagna elettorale; un giornalista la cui carriera dipende dai ricavi pubblicitari degli imperi mediatici controllati dai finanziari impara, senza istruzioni esplicite, quali storie sono sicure e quali no; un generale che si aspetta una pensione redditizia come appaltatore della difesa, sa che le decisioni sugli appalti prese oggi determineranno se quella pensione sarà agiata o misera.

La bellezza di questo sistema, dal punto di vista finanziarista, sta nel fatto che non richiede un comando centrale. Funziona secondo la logica decentralizzata della distruzione mutua assicurata: chi è compromesso non può smascherare il sistema senza smascherare sé stesso. Ogni individuo catturato diventa una risorsa permanente, incapace di defezione senza andare incontro alla rovina personale. I compromessi proteggono i compromessi e l'intero apparato si riproduce di generazione in generazione.

Carroll Quigley, che grazie ai suoi contatti nei gruppi della Tavola Rotonda godeva di un accesso insolito a queste reti, ne descrisse il risultato in Tragedy and Hope: una “rete di straordinaria influenza” che operava “in modo discreto e silenzioso” per garantire che “l'elemento dominante in qualsiasi società” fosse costituito “dai governanti finanziari”. Non si riferiva a una cospirazione nel senso volgare del termine, bensì a una struttura: un'élite i cui membri “si conoscevano, si frequentavano e si imparentavano tra loro tramite matrimoni”.


Le Legioni del male: la guardia pretoriana

Le istituzioni forniscono la struttura, il compromesso e la vulnerabilità garantiscono la lealtà... ma né le istituzioni, né il compromesso e la vulnerabilità possono imporre l'obbedienza quando questa viene rifiutata. Per questo il sistema finanziarista ha bisogno di forza bruta: una forza organizzata, disciplinata, negabile, capace di operare in ogni continente e in ogni ambito dell'attività umana.

Questo supporto muscolare è fornito da quello che il Colonnello Towner-Watkins identifica come il Sindacato, ma che io ho definito le Legioni del male: una guardia pretoriana ibrida composta da due branche che appaiono distinte ma funzionano in stretto coordinamento.

Il braccio “legittimo” è costituito dai servizi segreti e dalle forze speciali degli Stati, in particolare quelli dell’alleanza Five Eyes. La CIA, l’MI6, l’ASIS e le loro controparti forniscono la copertura dell’autorità statale. Conducono operazioni che richiedono l’approvazione ufficiale, reclutano informatori e mantengono l’infrastruttura di sorveglianza e destabilizzazione che protegge gli interessi finanziaristi. Quando un politico sovranista emerge nel Sud del mondo, sono spesso queste agenzie a orchestrare la “rivoluzione colorata” o il colpo di stato silenzioso che lo depone. Quando un leader si rivela scomodo – un Patrice Lumumba, un Salvador Allende, un Muammar Gheddafi – sono queste agenzie a pianificarne la rimozione, a volte con un’assistenza non dichiarata da parte del secondo braccio.

Il braccio “illegale” è costituito da reti di criminalità organizzata e da gruppi terroristici/fondamentalisti. La mafia, i cartelli della droga, i trafficanti di esseri umani, le milizie jihadiste: questi non sono nemici dell'ordine finanziarista, ma suoi ausiliari irregolari. Svolgono funzioni che non possono essere eseguite dalle forze ufficiali: l'assassinio che non deve lasciare tracce, la destabilizzazione che deve apparire organica, il traffico illecito che deve finanziare le operazioni senza stanziamenti di bilancio.

L'innovazione cruciale di questo sistema – ciò che lo rende autosufficiente e praticamente invulnerabile – è il suo modello di finanziamento. Le Legioni del male non necessitano di bilanci approvati dai parlamenti o di stanziamenti stanziati dalle casse dello Stato. Si finanziano attraverso frodi finanziarie, frodi bancarie, traffico di droga, tratta di esseri umani e riciclaggio di denaro su una scala che fa impallidire il PIL della maggior parte delle nazioni. La ricchezza illecita generata da queste attività viene riciclata attraverso le stesse istituzioni finanziarie che costituiscono il nucleo del sistema, reintroducendo miliardi nella Catena finanziaria della morte e generando profitti per i legittimi finanziari che possiedono tali istituzioni.

Questo modello è emerso da precedenti stabiliti durante la Seconda guerra mondiale. L'Operazione Underworld, l'alleanza del 1942 tra la Marina statunitense e la mafia per proteggere i moli di New York dai sabotaggi dell'Asse, dimostrò che i servizi segreti potevano collaborare con la criminalità organizzata. Le successive collaborazioni della CIA con i gangster corsi a Marsiglia, con i trafficanti di eroina nel Triangolo d'Oro del Sud-est asiatico e con i contrabbandieri di cocaina dei Contras in America Centrale hanno perfezionato ed esteso questo modello. Negli anni '80 la fusione tra agenzie di intelligence e reti criminali non era più un'eccezione, ma una prassi consolidata.

Oggi questa struttura ibrida funziona come l'esercito mondiale del regime, il quale rimane nascosto dietro le quinte. Opera in ogni Paese, in ogni continente, in ogni ambito dell'attività umana. Impone il diritto di veto degli obbligazionisti non attraverso eserciti e marine – sebbene possa ricorrervi quando necessario – ma attraverso metodi più subdoli come assassinii, intimidazioni e corruzione. Ed è interamente autofinanziata, traendo le proprie risorse dalle stesse economie illecite che contribuisce a sostenere.


I sette elementi: come funziona l'occupazione

Con le istituzioni come struttura portante, il compromesso come collante e le Legioni come strumento di controllo, il sistema finanziarista ha raggiunto ciò che nessun impero nella storia è riuscito a realizzare: la cattura totale di ogni elemento del potere nazionale, non in un singolo Paese, ma in tutti i Paesi simultaneamente. L'analisi che segue mostra come questa occupazione operi nei sette ambiti riconosciuti dagli strateghi come il modello DIMEFIL: Diplomazia, Informazione, Militare, Economia, Finanza, Intelligence e Applicazione della Legge.

Diplomazia

La diplomazia si è trasformata in un sistema di riscossione del debito con altri mezzi. L'espansione della NATO, le condizionalità dell'FMI, il patto sui sottomarini AUKUS: non si tratta di accordi di mutua difesa tra pari sovrani, bensì di meccanismi per vincolare gli stati vassalli al nucleo finanziario. Una nazione che accetta prestiti dall'FMI accetta anche i “consigli” degli economisti dell'FMI in materia di politica fiscale, priorità di spesa e quadro normativo; una nazione che aderisce alla NATO accetta anche l'obbligo di acquistare sistemi d'arma da appaltatori della difesa controllati dai finanziari; una nazione che firma un accordo commerciale con gli Stati Uniti accetta anche la portata extraterritoriale della legge statunitense.

I diplomatici che negoziano questi accordi sono essi stessi il prodotto dell'infrastruttura del compromesso. Sono stati selezionati, formati, promossi e, in definitiva, controllati attraverso meccanismi invisibili al pubblico. Un incarico a Londra o a Washington è una ricompensa per la lealtà passata e un'opportunità per future trappole. Vengono aperti conti offshore, acquistate proprietà, i figli vengono istruiti, il tutto in giurisdizioni dove i finanziari esercitano la loro influenza. Quando un diplomatico raggiunge il rango di ambasciatore, non è più in grado di rappresentare gli interessi della propria nazione contro quelli dei suoi protettori. È diventato, consapevolmente o meno, un agente doppiogiochista.

Quando la diplomazia non riesce a ottenere l'obbedienza, le Legioni del male intervengono a supporto. Le “rivoluzioni colorate” che hanno travolto gli Stati post-sovietici – la Rivoluzione delle Rose in Georgia, la Rivoluzione Arancione in Ucraina, la Primavera Araba – non sono state esplosioni spontanee di volontà popolare: si è trattato di operazioni orchestrate, finanziate da ONG controllate dai finanziaristi, consigliate dai servizi segreti ed eseguite da attivisti addestrati. Il loro scopo non era la democrazia, ma il riallineamento: integrare i governi sovranisti nell'apparato mondiale finanziarista.

Informazione

L'informazione è l'ossigeno della politica moderna e il sistema finanziarista ne controlla la distribuzione. I grandi imperi mediatici, dalle reti televisive tradizionali alle piattaforme digitali, sono di proprietà o fortemente influenzati dagli stessi gestori patrimoniali transnazionali. BlackRock, Vanguard e State Street, i tre principali fornitori di fondi indicizzati, detengono partecipazioni sostanziali in ogni grande azienda mediatica del mondo anglofono. Non dettano direttamente i contenuti editoriali, ma non ne hanno bisogno. La struttura proprietaria stessa impone disciplina: i dirigenti che permettono la diffusione di contenuti ostili agli interessi finanziaristi vedranno crollare il valore delle loro azioni, limitato l'accesso ai capitali e accorciarsi la carriera.

Al di sotto del livello di proprietà si cela l'infrastruttura del compromesso. I giornalisti che raggiungono la notorietà sono quelli che hanno dimostrato affidabilità; chi si discosta da questa linea vede la propria carriera distrutta da dossier di passate indiscrezioni, reali o presunte, la propria reputazione fatta a pezzi da attacchi coordinati da parte di colleghi, il proprio sostentamento minacciato dal ritiro degli introiti pubblicitari. Il movimento #MeToo, pur con i suoi autentici successi nell'affrontare le molestie sessuali, ha anche fornito un meccanismo per neutralizzare i giornalisti le cui posizioni politiche erano scomode. La stessa dinamica opera nel settore tecnologico: i dirigenti del settore che si oppongono alla sorveglianza o alle backdoor di crittografia si ritrovano nel mirino di azioni regolamentari, audizioni al Congresso e campagne mediatiche che si materializzano misteriosamente da molteplici fonti contemporaneamente.

Quando il controllo dell'informazione richiede operazioni non ufficiali, le Legioni del male forniscono dei prestanome. Le campagne di disinformazione vengono condotte attraverso reti criminali e agenti terroristici, rendendo impossibile risalire alle loro fonti. Le fughe di notizie mirate distruggono personaggi scomodi, mantenendo al contempo l'apparenza di un'indagine giornalistica. La narrazione della collusione russa che ha dominato la politica americana dal 2016 al 2019 non era, da questa prospettiva, il prodotto di un'interferenza democratica, bensì di una guerra interna al mondo finanziario: il tentativo di una fazione di neutralizzarne un'altra attraverso l'uso dell'informazione come arma.

Militare

Lo stato fiscale-militare, perfezionato nel 1688 ed esportato in America nel 1789, ha raggiunto la sua forma definitiva. Gli interventi finanziati dal debito non servono le nazioni che li combattono, bensì gli obbligazionisti che li finanziano. L'invasione dell'Iraq, il cui costo è stimato in oltre $2.000 miliardi, ha trasferito ingenti somme dai contribuenti americani alle imprese di difesa, alle società militari private e agli istituti finanziari che hanno finanziato il debito. Allo stesso modo la guerra in Ucraina arricchisce le imprese di difesa e i commercianti di energia, impoverendo al contempo i contribuenti europei ed eliminando le reclute ucraine.

Le compagnie militari private operano come moderne Compagnie delle Indie Orientali, sfruttando il potere statale per profitto privato. Blackwater (ora Academi), DynCorp e i loro concorrenti svolgono funzioni un tempo riservate alle forze armate in uniforme: protezione delle ambasciate, addestramento delle forze alleate e persino partecipazione ai combattimenti. Non rispondono a nessun elettorato, a nessun parlamento, a nessuna catena di comando al di fuori dei loro azionisti. Sono il braccio legittimo delle Legioni del male, manifestatosi in tutta la sua potenza.

I generali che sovrintendono a queste guerre sono essi stessi compromessi dal sistema al servizio del quale operano. Il continuo passaggio di personale tra il Pentagono e le aziende del settore della difesa garantisce che le decisioni sugli appalti prese oggi determineranno il reddito pensionistico di domani. Un generale che cancella un sistema d'arma che ha sforato il budget non si limita a prendere una decisione militare; mette a repentaglio il futuro lavorativo dei suoi colleghi e le proprie prospettive di ottenere un lucroso incarico in qualche consiglio di amministrazione. La corruzione non è personale, ma strutturale: il sistema seleziona coloro che ne comprendono le esigenze ed emargina chi non le comprende.

Quando i militari in uniforme non possono intervenire – perché l'operazione richiede la negabilità, perché l'obiettivo è politicamente sensibile, perché il quadro giuridico vieta l'intervento – subentra il braccio illecito delle Legioni del male. Le forze speciali addestrano milizie jihadiste per destabilizzare i rivali, come fecero in Afghanistan contro i sovietici e in Siria contro il governo di Assad. Mercenari per procura conducono assassinii che non possono essere ricondotti ai governi nazionali. I confini tra esercito statale, contractor privati ​​e organizzazione criminale si confondono fino a diventare indistinti.

Economia

L'economia mondiale è stata progettata per servire lo sfruttamento finanziario attraverso la “Catena finanziaria della morte”. I regimi commerciali – NAFTA, protocolli di adesione all'OMC, trattati bilaterali sugli investimenti – sono concepiti per delocalizzare la produzione dai Paesi ad alto salario verso le periferie a basso salario, arricchendo le multinazionali e deindustrializzando il cuore dell'economia. La deindustrializzazione del Midwest americano, del Nord dell'Inghilterra, della “Cintura della ruggine” francese non sono conseguenze naturali del progresso tecnologico, ma esiti deliberati di scelte politiche compiute da funzionari corrotti al servizio dei padroni finanziari.

I dirigenti aziendali che implementano queste linee di politica vengono ricompensati con assegnazioni di azioni, piani di riacquisto di azioni proprie e pacchetti retributivi che allineano i loro interessi con quelli degli azionisti a scapito dei lavoratori, delle comunità e delle nazioni. Un amministratore delegato che delocalizza la produzione aumenta gli utili trimestrali, fa salire il prezzo delle azioni e si arricchisce, anche se le sue azioni distruggono le comunità che ospitavano le sue fabbriche e i lavoratori che producevano i suoi prodotti. Dal punto di vista finanziario non agisce in modo immorale; agisce razionalmente all'interno di un sistema progettato per premiare l'estrazione rispetto alla produzione.

Quando le nazioni tentano di sfuggire a questo sistema – costruendo industrie nazionali, proteggendo i settori strategici, rifiutando le condizionalità dell'FMI – si scontrano con il braccio armato delle Legioni del male. Reti di traffico illecito e organizzazioni criminali che eludono le sanzioni minano i loro sforzi, inondando i loro mercati di merci di contrabbando, indebolendo le loro valute e destabilizzando i loro governi. Un Paese che cerca di svilupparsi in modo indipendente scopre che l'indipendenza non è consentita.

Finanza

Il mondo finanziario è il cuore del sistema, l'organo da cui scaturisce ogni altro potere. Le banche centrali, un tempo istituzioni preposte alla gestione delle valute nazionali e alla promozione della stabilità interna, sono diventate veicoli di trasmissione per le linee di politica finanziariste. Gli interventi della Federal Reserve dopo il 2008, i suoi programmi di quantitative easing, le sue linee di politica in merito ai tassi di interesse prossimi allo zero, sono serviti a proteggere i bilanci delle principali istituzioni finanziarie, facendo ben poco per le famiglie che hanno perso casa, lavoro e risparmi.

Il sistema bancario ombra – hedge fund, private equity, fondi monetari – opera completamente al di fuori di ogni controllo democratico, eppure le sue decisioni influenzano la vita di miliardi di persone. Quando una società di private equity acquisisce una catena di case di riposo, la indebita pesantemente, ne estrae i beni e la lascia fallire; non si tratta di un risultato di mercato, bensì di una conseguenza politica: il sistema permette l'estrazione perché è stato concepito da chi la pratica.

L'utilizzo del dollaro come arma – ovvero l'impiego del suo status di valuta di riserva per imporre sanzioni, congelare beni ed escludere Paesi dal sistema finanziario – rappresenta la massima espressione del potere finanziarista. Una nazione che sfida Washington si ritrova tagliata fuori dal sistema di compensazione in dollari, incapace di commerciare, di ottenere prestiti e di funzionare. Non si tratta di diplomazia, né di guerra economica nel senso tradizionale del termine; si tratta piuttosto dell'esercizio della sovranità su un sistema finanziario mondiale i cui centri di controllo rimangono a Londra e New York.

I banchieri e gli organi di controllo che gestiscono questo sistema sono a loro volta controllati attraverso meccanismi tanto sottili quanto grossolani. Le trappole del debito personale – il mutuo che impone la continuità lavorativa, le tasse scolastiche dei figli che dipendono da bonus regolari – garantiscono la lealtà. Il kompromat sulle attività di trading – il front-running, l'insider trading, la manipolazione – assicura il silenzio. Le reti di frode finanziaria e riciclaggio di denaro, legate alla criminalità organizzata, riciclano capitali illeciti direttamente nel sistema, finanziando il successivo ciclo di appropriazione indebita di potere con i profitti del precedente.

Intelligence

L'intelligence è il sistema nervoso del sistema: l'apparato che raccoglie informazioni, identifica le minacce e coordina le risposte. L'alleanza Five Eyes – composta da Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda – costituisce il nucleo di questo apparato, una rete permanente e discreta che trascende qualsiasi governo o amministrazione. I suoi membri condividono informazioni, coordinano le operazioni e mantengono l'infrastruttura di sorveglianza mondiale che Edward Snowden ha rivelato a un pubblico sconvolto nel 2013.

Il capitalismo della sorveglianza – la raccolta e la monetizzazione dei dati personali da parte di società private – si è fuso con l'intelligence statale per creare un panopticon mondiale. Ogni telefonata, ogni email, ogni ricerca sul web, ogni transazione finanziaria genera dati a cui il sistema può accedere quando necessario. L'infrastruttura di compromissione opera attraverso questi dati: analisti e dirigenti che potrebbero opporsi vengono ricattati tramite le proprie tracce digitali – la relazione extraconiugale rivelata nella cronologia delle ricerche, l'irregolarità finanziaria scoperta negli estratti conto bancari, il dissenso politico documentato nelle comunicazioni private.

Le agenzie di intelligence sono anche il braccio operativo principale delle Legioni del male. Documenti declassificati mostrano la preoccupazione documentata della CIA per leader antimperialisti come Michael Foot, con rapporti interni che affermano che “un governo a maggioranza laburista rappresenterebbe la più grande minaccia per gli interessi statunitensi”. Tale minaccia è stata neutralizzata non attraverso un intervento palese, ma attraverso il discreto coordinamento di agenti dei servizi segreti, alleati nei media e operatori politici. Lo stesso schema si ripete nel corso dei decenni e in diversi continenti: i leader che minacciano gli interessi finanziaristi si ritrovano indeboliti, destabilizzati e infine rimossi.

Il coordinamento con reti jihadiste e criminali per operazioni sotto copertura e reclutamento di informatori, documentato da investigatori che vanno dalla Commissione Intelligence del Senato alle Nazioni Unite, non è un'aberrazione, ma una caratteristica intrinseca del sistema. Il sistema che ha finanziato e armato i mujahidin in Afghanistan, che ha collaborato con i trafficanti di cocaina dei Contras in Nicaragua, che ha addestrato milizie jihadiste in Libia e Siria, è lo stesso sistema che ora si presenta come difensore della civiltà contro il terrorismo. I terroristi non sono nemici del sistema, ma risorse utilizzabili o scartabili a seconda delle circostanze.

Applicazione della legge

L'applicazione della legge, l'elemento finale, fornisce al sistema la capacità di repressione interna. La portata extraterritoriale – il Magnitsky Act, il Foreign Agents Registration Act, la proliferazione di sanzioni secondarie – non viene utilizzata per la giustizia, ma per la repressione pretoriana del dissenso sovranista. Una nazione che approva leggi a tutela dei propri cittadini contro le azioni legali straniere si ritrova con i propri funzionari soggetti ad arresto quando viaggiano all'estero. Un politico che sostiene politiche contrarie agli interessi finanziari si ritrova indagato, incriminato e imprigionato con accuse che non verrebbero mai perseguite contro un collega compiacente.

I pubblici ministeri e i giudici che amministrano questo sistema sono a loro volta corrotti dal finanziamento delle campagne elettorali, dagli scandali personali e dalla promessa di sinecure post-pensionamento. Un pubblico ministero che prende di mira un politico sovranista sa che il successo gli porterà avanzamento di carriera, mentre il fallimento lo porterà all'emarginazione. Un giudice che si pronuncia contro gli interessi finanziaristi sa che le sue decisioni saranno ribaltate in appello, la sua reputazione attaccata dai media e le sue prospettive di carriera ridotte. Il sistema seleziona coloro che ne comprendono le esigenze ed emargina coloro che non le comprendono.

A livello locale, i centri di fusione – operazioni congiunte che collegano le forze dell'ordine federali con la polizia statale e locale, la sicurezza privata e le agenzie di intelligence – fanno rispettare sul campo il diritto di veto degli obbligazionisti. Quando una comunità tenta di opporsi alla costruzione di un oleodotto, quando un sindacato si organizza contro il furto sui salari, quando un movimento sovranista guadagna terreno, si scontra non solo con la polizia, ma anche con l'apparato coordinato del potere statale e privato. Il braccio interno delle Legioni del male garantisce che la resistenza rimanga localizzata, contenuta e, in definitiva, sconfitta.


La posta in gioco: il recupero della sovranità come terza guerra civile

Ogni evento di portata mondiale – l'Ucraina, gli attacchi in Iran, le tensioni tra Stati Uniti e Cina – è teatro di questa guerra civile interna all'Inghilterra. Non si tratta di rivalità tra grandi potenze nel senso convenzionale del termine, né di conflitti tra civiltà distinte con interessi contrastanti. Sono sintomi della stessa scissione interna all'élite che ebbe inizio negli anni Quaranta del Seicento e culminò nella guerra del 1688, il tutto ora proiettato su uno schermo planetario.

Da questa prospettiva la guerra in Ucraina non riguarda principalmente l'espansione della NATO, l'aggressione russa o la sovranità ucraina, sebbene coinvolga tutti questi elementi. È un teatro di guerra in cui le fazioni di Londra e Washington si contendono il controllo degli oleodotti, le strutture di rimborso del debito e il futuro dell'integrazione finanziaria europea, mentre le Legioni del male forniscono la forza che alimenta il conflitto. Le spedizioni di armi, la condivisione di informazioni di intelligence, i regimi sanzionatori: questi non sono strumenti politici neutrali, ma attraverso i quali le fazioni finanziarie perseguono il proprio vantaggio.

Le tensioni con la Cina si riflettono in modo analogo. La narrazione superficiale di una competizione strategica maschera una realtà più profonda di compromesso tra le élite: le stesse istituzioni finanziarie che finanziano le aziende americane del settore della difesa finanziano anche le imprese statali cinesi; gli stessi gestori patrimoniali che dominano i mercati occidentali si stanno rapidamente infiltrando in quelli cinesi; le stesse famiglie che hanno guidato le fortune dei finanziari per generazioni si stanno preparando per un futuro in cui Pechino potrebbe essere il partner dominante.

L'apparato descritto in questo saggio è un regime di occupazione. Lo “Stato profondo” che tanto preoccupa i populisti americani non è una cospirazione di americani, né una cricca segreta di generali e burocrati che perseguono i propri interessi. È la presenza radicata di un nemico finanziarista transnazionale i cui centri di comando e controllo anglofoni sono divisi tra Londra e Washington, la cui lealtà è al sistema piuttosto che a qualsiasi nazione, e il cui potere dipende dalla continua subordinazione della sovranità al mondo della finanza.

Persino il governo britannico – sede della Corona, culla della sovranità parlamentare – è uno stato vassallo in questo regime. Le crisi della sterlina nel secondo dopoguerra, le svalutazioni forzate, il salvataggio dell'FMI nel 1976, la subordinazione della politica economica britannica alle esigenze dei detentori di dollari: tutto ciò ha dimostrato che la “sovranità parlamentare” è una finzione quando la valuta non è sovrana. Se Londra non può controllare la propria moneta, non può controllare nient'altro.

E se Londra non è sovrana, allora anche Washington – apparentemente il partner più anziano – è occupata. La differenza è di grado, non di natura. Il popolo americano elegge i propri rappresentanti, ma questi, una volta eletti, entrano a far parte di un sistema che ha catturato ogni elemento del potere nazionale. Possono approvare leggi, ma esse saranno interpretate da giudici asserviti, applicate da agenzie asservite e minate da media asserviti. Possono promuovere linee di politica, ma esse saranno osteggiate da una burocrazia permanente la cui lealtà è al sistema piuttosto che a una qualsiasi amministrazione transitoria. Possono tentare di governare, ma scopriranno che farlo richiede il controllo sui sette elementi – ed essi non sono nelle loro mani.

La lotta in cui siamo ora impegnati, attraverso tutti e sette gli elementi, è la guerra per riconquistare la sovranità degli Stati Uniti sradicando e distruggendo le Legioni del male della City di Londra in tutto il mondo. Non è una lotta partigiana tra Repubblicani e Democratici, non è una disputa politica tra destra e sinistra, non è un conflitto culturale tra progressisti e conservatori. È una competizione intra-élite trasformatasi in Guerra Civile 3.0: la fase finale di una lotta quadriennale tra la tipologia finanziarista e le popolazioni che sfrutta.

Carroll Quigley, che comprese questa lotta meglio di qualsiasi altro osservatore, svelò le ambizioni del finanziarismo nel libro, Tragedy and Hope: “Le potenze del capitalismo finanziario avevano un altro obiettivo di vasta portata, niente di meno che creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, capace di dominare il sistema politico di ogni Paese e l'economia mondiale nel suo complesso”. Tale obiettivo è stato raggiunto: il sistema mondiale esiste, il dominio è reale.

Ma Quigley aveva anche capito che i sistemi possono essere smantellati. Non sono eterni, non sono inevitabili, non sono al di sopra di ogni critica. Esistono perché gli esseri umani li creano e li sostengono attraverso le loro scelte. E ciò che gli esseri umani creano, altri esseri umani possono distruggere.

La scelta binaria è netta.

Opzione A — Bisanzio 2.0: richiede un centro di sovranità restaurato, che sia a Washington o in una nuova configurazione del potere americano, che porti a termine l'opera del 1776. Deve smantellare i sette elementi compromessi, estirpare le Legioni del male dal suolo americano e dalle reti mondiali, e riprendere il controllo della propria valuta, della diplomazia e delle forze armate dalla classe finanziaria. Non si tratta di una riforma, ma di una rivoluzione: una seconda rivoluzione americana che realizzi ciò che la prima non è riuscita a fare.

Opzione B — Declino irreversibile: è la strada che stiamo percorrendo. Il consolidamento finale del regime condanna non solo la civiltà anglofona, ma il mondo intero che avvolge a un declino irreversibile. L'estrazione continua finché non rimane più nulla da estrarre; il debito cresce fino a diventare insostenibile; le guerre si moltiplicano fino a diventare incontrollabili. Il sistema si autodistrugge, trascinando con sé le popolazioni che avrebbe dovuto servire.


La mappa dell'occupazione

Il sistema finanziarista ha raggiunto il dominio mondiale impadronendosi dei sette elementi del potere nazionale, consolidando tale dominio attraverso ricatti sistematici e compromessi illeciti legati alla ricchezza, e imponendolo tramite le Legioni del male che operano in ogni continente e in ogni ambito dell'attività umana. A questo punto il mondo è un unico, vasto teatro di una terza guerra civile inglese, i cui conflitti e crisi sono i sintomi visibili di una lotta invisibile tra élite che condividono il DNA del 1688.

Comprendere questo apparato – le sue istituzioni, i suoi meccanismi di compromesso, i suoi bracci di coercizione – non è un esercizio accademico. È il rapporto di intelligence essenziale, la ricognizione, necessaria per spezzare la Catena finanziaria della morte. Questo saggio ha fornito la mappa dell'occupazione, il compito che resta da svolgere è agire di conseguenza.

Il prossimo saggio delineerà le linee di battaglia conclusive e i possibili percorsi per superare la crisi: liberazione o distruzione totale. Esaminerà le forze che potrebbero spezzare la morsa dei finanziaristi, le strategie che potrebbero avere successo laddove i precedenti tentativi hanno fallito e la posta in gioco che rende questa lotta il conflitto determinante del nostro tempo. Perché se Quigley aveva ragione – se l'obiettivo dei finanziaristi era davvero quello di creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private – allora l'unica domanda che rimane è se tale sistema possa essere rovesciato prima che porti a termine la sua opera.

La risposta a questa domanda determinerà non solo il futuro della civiltà anglofona, ma il futuro dell'umanità stessa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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👉 Qui il link alla Prima Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2026/03/questa-e-la-terza-guerra-civile-inglese.html

👉 Qui il link alla Seconda Parte:  https://www.francescosimoncelli.com/2026/03/questa-e-la-terza-guerra-civile-inglese_0662881175.html

👉 Qui il link alla Terza Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2026/04/questa-e-la-terza-guerra-civile-inglese.html

👉 Qui il link alla Quarta Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2026/05/questa-e-la-terza-guerra-civile-inglese.html

👉 Qui il link alla Quinta Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2026/07/questa-e-la-terza-guerra-civile-inglese.html

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Letture consigliate:

• Michael Hudson, Super Imperialism: The Economic Strategy of American Empire (terza edizione, 2021);

• Jeremy Green, The Political Economy of the Special Relationship: Anglo-American Development from the Gold Standard to the Financial Crisis (Princeton University Press, 2020);

• Benn Steil, The Battle of Bretton Woods: John Maynard Keynes, Harry Dexter White, and the Making of a New World Order (Princeton University Press, 2013);

• Catherine R. Schenk, The Decline of Sterling: Managing the Retreat of an International Currency, 1945–1992 (Cambridge University Press, 2010);

• Carroll Quigley, Tragedy and Hope: A History of the World in Our Time (1966; ristampato 1975);

• Carroll Quigley, The Anglo-American Establishment: From Rhodes to Cliveden (1949; pubblicato 1981);

• G. William Domhoff, Who Rules America? The Triumph of the Corporate Rich (settima edizione, McGraw-Hill, 2013);

• Thomas Ferguson, Golden Rule: The Investment Theory of Party Competition and the Logic of Money-Driven Political Systems (University of Chicago Press, 1995);

• Rodney Campbell, The Luciano Project: The Secret Wartime Collaboration of the Mafia and the U.S. Navy (McGraw-Hill, 1977);

• Tim Newark, The Mafia at War: Allied Collusion with the Mob (Greenhill Books, 2007);

• Alfred W. McCoy, The Politics of Heroin: CIA Complicity in the Global Drug Trade (Lawrence Hill Books, rivisto 2003);

• Lawrence E. Walsh, Iran-Contra: The Final Report (1993);

• Christopher Andrew, For the President’s Eyes Only: Secret Intelligence and the American Presidency from Washington to Bush (HarperCollins, 1995);

• Richard J. Aldrich, GCHQ: The Uncensored Story of Britain’s Most Secret Intelligence Agency (HarperPress, 2010);

• Shoshana Zuboff, The Age of Surveillance Capitalism: The Fight for a Human Future at the Frontier of New Power (PublicAffairs, 2019);

• Ben Macintyre, The Spy and the Traitor: The Greatest Espionage Story of the Cold War (Viking, 2018);

• Martin Moore, The Crisis of Trust in News Media (Reuters Institute for the Study of Journalism, 2021);

• Jonathan Macey, The Death of Corporate Law (Yale Law School, 2021);

• Lucian Bebchuk & Scott Hirst, The Specter of the Giant Three (Boston University Law Review, 2019);

• P.W. Singer, Corporate Warriors: The Rise of the Privatized Military Industry (Cornell University Press, 2003);

• Joseph Stiglitz, Globalization and Its Discontents (W.W. Norton, 2002);

• Naomi Klein, The Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism (Metropolitan Books, 2007);

• Eric Toussaint, The Debt System: A History of Sovereign Debts and Their Repudiation (Haymarket Books, 2019);

• Lincoln A. Mitchell, The Color Revolutions (University of Pennsylvania Press, 2012). 


venerdì 10 luglio 2026

Il più grande elefante nella stanza: la centralizzazione è vitale per la cricca di Davos/City di Londra, non per i NY Boys

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-piu-grande-elefante-nella-stanza)

Il CFR è il braccio estero della Chatham House, istituzione inglese che per decenni ha letteralmente influenzato pesantemente la politica estera degli Stati Uniti. Questo almeno fino a quando i NY Boys hanno introdotto Trump sulla scena politica e geopolitica per far sentire il loro “Basta!”. La facilità con cui i comunisti, o più in generale la sinistra, è riuscita a fare leva sulla psicologia delle folle deriva sostanzialmente da una fonte progressivamente crescente di finanziamenti che è maturata con l'evoluzione del mercato dell'eurodollaro. Inutile dire che la City di Londra è sempre stata in prime linea per alimentare questo flusso e se ne è servita per espandere la propria rete di influenze nel sottobosco dei rapporti tra stati. Marx era il trampolino di lancio di quella rivoluzione “culturale” che avrebbe permesso all'impero inglese di sopravvivere al tempo e alla storia. Gramsci sarebbe stato colui che attraverso la “rivoluzione culturale” avrebbe sancito il copione finale con cui effettuare una colonizzazione “invisibile” di interi Paesi. L'ideologia woke odierna non è altro che l'iterazione moderna della conquista culturale, e poi politica, di una nazione. Ma senza un flusso costante e crescente di fondi, è impossibile tenere in piedi una simile macchina di propaganda (ecco perché Marx aveva come padrini due capitalisti e industriali londinesi che lo finanziavano).

L'aspetto monetario è tanto importante quanto quello filosofico e sociologico. Ecco perché è stata venduta la Federal Reserve agli Stati Uniti dai cugini inglesi affinché fosse la copia sputata della Banca d'Inghilterra e operasse le sette fasi della “Catena finanziaria della morte”. Il modello strutturale dell'economia odierna, santificata da Keynes, è quello impostato su debito e tasse di matrice inglese. Chi, come Hayek, provò ad attaccare questa impostazione in divenire venne accuratamente silenziato. E non è un caso che Hayek, ingiustamente accusato da diversi Austriaci di codardia, quando invece capì davvero come stavano le cose, venne minacciato accademicamente da Sraffa (stretto amico di Gramsci). La rivoluzione comunista era l'esperimento iniziale per soggiogare culturalmente la Russia; la rivoluzione della controcultura negli anni '60 negli Stati Uniti era lo stesso esperimento indirizzato però agli Stati Uniti. Infatti, dove viveva negli anni '60 Roszak, il padre putativo del movimento della controcultura?

L'amministrazione Trump e i NY Boys hanno capito un fatto cruciale: tutte le strade conducono a Londra e tutti i suoi finanziamenti conducono all'eurodollaro. Agire per prosciugare questi affluenti causa effetti a catena che agli occhi dei profani, e a quelli che si lasciano fuorviare da operazioni di intelligence (es. Trump plays 47D chess), sembrano azioni su più livelli. In realtà il livello è uno solo e il CFR sta semplicemente cercando di tenere le redini salde in ambito culturale e preparandosi per tenere vivi quanti più rivoli possibile in modo da tenere gonfio il mercato dell'eurodollaro nel post-Trump.

Il concetto che deve essere chiaro è solo uno: se si vuole impedire lo scoppio di una guerra mondiale, allora bisogna distruggere tutte quelle risorse che potrebbero innescarla. La guerra di propaganda, in particolare quella per fratturare il movimento MAGA, è stata avviata 5 minuti dopo il fallito attentato a Butler. Non c'è nessun “mistero” o “giallo”, quindi, solo una psy-op per intorbidire le acque. Infatti quando si analizza il “balletto diplomatico” iraniano la domanda che bisogna porsi è semplicemente una:  QUALE Iran smentisce? La confusione smette di esserci nel momento in cui si pongono le domande giuste e si viene indirizzati verso ragionamenti coerenti e logici. La fazione “costruttiva” in Iran è in trattative con l'amministrazione Trump e lo scopo in questo frangente storico è , per loro, attraversare progressivamente tutte le linee rosse della cricca di Davos/City di Londra. “Facciamo questo, o quello, firmiamo questo o quell'accordo, vediamo come reagiscono”. Israele e il Libano concordano un cessate il fuoco? Il minuto successivo Hezbollah “si sveglia” dal suo torpore. E che dire di Ever Lovely che ignora consapevolmente gli accordi Iran-USA? Oppure vogliamo parlare delle basi americane in Medio Oriente “distrutte”? Se davvero avessero fatto una tale fine, la testa dell'ammiraglio Brad Cooper sarebbe già stata tagliata via dal comando di CENTCOM.

Dal punto di vista militare, poi, ci sono storie che non ottengono adeguata copertura mediatica, come ad esempio le truppe iraqene che portano avanti un'operazione speciale vicino all'ambasciata americana laddove molto probabilmente si nascondevano spie iraniane; oppure l'avanzata dei curdi a nord. In sintesi, Washington sta usando il “tira e molla” dell'IRGC nei negoziati per ritorcerglielo contro: dateci le coordinate GPS da bombardare e indeboliremo ulteriormente la loro resistenza.

Come ho scritto nel mio ultimo articolo, chi sta conducendo le danze è Bessent. Le sue osservazioni al New York Economic Club non si limitavano alla politica economica: delineavano un cambiamento di rotta nell'economia politica interna, ovvero ripristinare la creazione di credito privato, rilanciare il Sistema Americano e ridurre il ruolo della Federal Reserve. Il filo conduttore è chiaro: un'alternativa “America First” al sistema post-2008 caratterizzato da banche centrali dominanti, banche commerciali limitate e dipendenza dai mercati finanziari. Il parallelismo con Hamilton è innegabile: egli non considerava il credito come un semplice sistema di finanziamento; lo vedeva come uno strumento di sviluppo nazionale, in grado di indirizzare i capitali privati ​​verso l'industria e la produzione. Il quadro di Bessent riecheggia questa tradizione: allineare le politiche per premiare la produzione interna, ricostruire il credito produttivo e riorientare i capitali verso la manifattura, le catene di approvvigionamento e i settori strategici, anziché verso una continua ingegneria finanziaria. Inoltre invoca la necessità di un uso più mirato dei bilanci pubblici e delle istituzioni quasi pubbliche per catalizzare gli investimenti nella reindustrializzazione, nella produzione avanzata e nelle capacità strategiche.

Ciò rende la sua critica all'ordine post-crisi più rilevante dei consueti dibattiti sui tassi di interesse. Dalla crisi finanziaria globale, la FED si è evoluta da prestatore di ultima istanza a gestore di fatto della crescita, della psicologia del mercato e della determinazione dei prezzi del rischio. Allo stesso tempo la regolamentazione post-Dodd-Frank ha posto le banche commerciali in una situazione di vincolo strutturale, mentre il credito privato si è espanso principalmente come arbitraggio nei mercati finanziari piuttosto che come naturale espressione di un sistema economico sano.

La ricetta di Bessent non è l'eliminazione della FED, ma il suo ridimensionamento. Sì, Warsh condivide questa tesi. Infatti c'è anche un'eco jacksoniana. Il quadro di riferimento “America First” di Trump, come la campagna di Andrew Jackson contro la Seconda Banca degli Stati Uniti, riflette un profondo scetticismo nei confronti del potere finanziario concentrato e isolato dalla responsabilità democratica. In quest'ottica l'espansione dei canali di credito, sia pubblici che privati, diventa un modo per aggirare gli intermediari finanziari consolidati e reindirizzare i capitali verso le priorità nazionali.

L'obiettivo è un cambiamento di sistema: uno in cui la creazione di credito, incanalata attraverso mercati e istituzioni, sostenga la formazione di capitale produttivo anziché l'inflazione degli asset, e in cui la crescita sia trainata meno dall'ingegneria finanziaria e più dall'innovazione, dalla capacità industriale e dal progresso tecnologico. La scommessa di Trump e Bessent è semplice: l'America sarà più forte quando la FED interverrà di meno e il Paese costruirà di più. Il messaggio è chiaro, quindi: la globalizzazione ottimizzata per i costi ha reso gli Stati Uniti vulnerabili a interruzioni delle forniture, coercizione geopolitica e fughe tecnologiche. La dipendenza non è più una caratteristica benigna del commercio; è una vulnerabilità strategica. Non si tratta di autarchia, ma di una ridefinizione delle priorità. Semiconduttori, sistemi energetici, produzione avanzata e infrastrutture informatiche vengono riconsiderati come capacità sovrane. Le catene di approvvigionamento vengono valutate meno in base all'efficienza e più in base alla loro capacità di resistere agli shock e alle pressioni degli avversari.

Le implicazioni economiche sono meno rassicuranti. La resilienza implica costi più elevati, un sostegno fiscale costante e il rischio di un'inflazione più persistente... ma Washington è disposta a pagare. Per i mercati, il cambiamento è strutturale. I capitali seguiranno le linee di politica nei confronti dei settori strategici, mentre l'esposizione alle catene di approvvigionamento di Paesi avversari sarà sempre più penalizzata.

Questo riorientamento porta con sé un certo gradiente di incertezza, soprattutto all'estero, dato che l'accesso al dollaro inizia ad essere un privilegio esclusivamente interno. La presunta de-dollarizzazione, dal 2022 in poi, è semplicemente stata una narrativa che è rimasta in piedi solo sulla carta. Infatti la domanda di dollari a livello mondiale è più viva che mai, soprattutto alla luce del cambio di passo finora descritto in questo articolo nei confronti del settore industriale e ancora di più nei confronti del settore finanziario. Come ho avuto modo di scrivere in un pezzo del marzo scorso, la crisi di liquidità ha come sua origine principale la riduzione del rapporto di leva nei bilanci americani e la contrazione del sistema private credit/equity. Da allora la situazione non ha fatto altro che scalare la marcia, soprattutto in quest'ultimo ambito. Per un settore, come quello del private credit, che si è sostituito alle banche commerciali per oltre un decennio ormai, ciò significa che le reazioni del comparto industriale sono più sensibili. Ciò a sua volta significa inventari giù, difficoltà economiche montanti per le industrie, spesa per investimenti in contrazione, licenziamenti. La vera domanda è: chi è attrezzato a resistere a questa pressione di vendita e cambio di passo? Infatti la risposta è presto individuata se si osserva CHI sta correndo forsennatamente verso le uscite per ottenere dollari: il mercato estero.

Uno di questi mercati, ad esempio è la Svezia. Il conseguente rallentamento economico a livello mondiale costringe il resto delle nazioni, esclusi gli Stati Uniti, a dover far fronte ai propri oneri finanziari vendendo valuta locale e riserve in cambio di dollari. Ciò ha un impatto significativo sul Forex, ma soprattutto sul mercato del petrolio: nonostante la discesa di prezzo dell'asset, i prezzi alla pompa rimangono alti. Questo perché l'apprezzamento del dollaro equivale, per il meccanismo sopraccitato, a una discesa delle altre valute (i cui costi per accedere alla materia prima salgono). Per estensione importatori ed esportatori, esclusi quelli americani, si ritrovano in grossi guai: i primi per i costi maggiorati, i secondi per i costi maggiorati riguardo la copertura sul rischio monetario. Un ottimo strumento di pressione geopolitica, senza dubbio, soprattutto su Londra e Bruxelles.

Questa situazione, apparentemente vantaggiosa per gli USA, ha però anch'essa un aspetto negativo. Ogni valuta ha un suo range di negoziazione, l'abbiamo visto sin dalla Brexit, ad esempio, dove alla sterlina è stato impedito di svalutarsi in rapporto all'euro per punire la “Little Britain”. Essa è stata continuamente trattata in una fascia di 0.83-0.89 rispetto all'euro. Lo stesso discorso si applica ai differenziali di tassi tra il decennale inglese e quello americano (+60bps), o quello americano e quello tedesco, o il pair USD/JPY (+160bps), ecc. Il DXY non fa eccezione. Al di sotto degli 85 l'emissione di valuta e debito rischia di essere talmente tanto grande da creare successivamente incapacità di ripagare questi oneri in futuro; al di sopra dei 105 questa incapacità diventa manifesta e morde forte, rischiando di creare una spirale di inadempienze e, paradossalmente, una spirale deflazionistica incontrollata (distruzione della domanda).

A livello puramente meccanico, escludendo gli intenti geopolitici, si tratta di due carry trade, uno nella valuta locale e uno in dollari (se la valuta locale si apprezza “troppo” rispetto al dollaro i debiti denominati in essa diventano difficili da ripagare e le esportazioni rallentano; viceversa se il dollaro si apprezza “troppo” rispetto alle valute locali, i costi degli input industriali creano difficoltà industriali e quindi rallentamento economico)... e se si esce al di fuori di suddetta fascia uno dei due va contro chi li esegue.

In questo contesto il proverbiale “canarino nella miniera” è il dollaro di Hong Kong. Avamposto della City di Londra in Asia, è uno di quei principali centri finanziari in cui il raccordo dell'eurodollaro è più presente. Quando il mercato dell'eurodollaro non è stressato, capitali in entrata finiscono inizialmente nell'Hang Seng Index e successivamente in tutta una serie di derivati finanziari. Quando invece monta lo stress nel mercato dell'eurodollaro, l'indice di borsa di Hong Kong scende e con esso si diffonde una disinflazione in tutti quegli strumenti finanziari che popolano il mercato finanziario ombra. In sintesi, il più recente calo dell'Hang Seng Index ci notifica un prosciugamento della liquidità mondiale.

E perché si sta prosciugando? Questa domanda necessita di due risposte, ovvero la comprensione di cosa sia la City di Londra e il motivo per cui la FED viene rimossa dal monopolio di emissione di nuove unità monetarie. Iniziando da quest'ultimo punto, gli USA hanno vissuto per parecchio tempo in una bolla in cui la classe dirigente ha esercitato massimo danno e massimo vandalismo nei confronti delle istituzioni americane. Si è semplicemente arrivati al punto in cui la Legge dei rendimenti marginali decrescenti ha fatto il suo corso per quanto riguarda la distruzione del dollaro: non c'era più alcun beneficio rimasto nel devastare una valuta che viene usata per proiettare potere. Di conseguenza una parte della classe dirigente americana, i cosiddetti NY Boys, hanno dato mandato politico a Trump affinché si invertisse il trend. Il GENIUS Act, lo STABLE Act e il CLARITY Act sono tutti tasselli dello stesso mosaico che puntano a un disegno generale in cui il Dipartimento del Tesoro americano si occuperà di emissione di credito interna, mentre la FED si occuperà solamente di gestire il valore nominale del dollaro con l'estero.

Per anni ci è stata venduta la storia della soppressione del prezzo dell'oro come mezzo per abbellire il cadavere putrescente del dollaro. E non fraintendetemi, era vera ad esempio dal 2002 al 2009, quando se si comprava all'apertura della borsa di New York e si vendeva alla chiusura si perdeva il 70% (nonostante in quell'arco temporale l'oro sia salito del 700%). Poi i tassi a zero, la ZIRP, la coordinated central banks policy hanno fatto il resto. Ma questa situazione è cambiata nel 2022 e con l'entrata in scena del SOFR, inversione che ha richiesto alla FED di scegliere una delle due strada davanti alle quali si trovava: o avrebbe contratto il suo bilancio del 90%, o l'avrebbe contratto fino a un certo ammontare e poi lasciato salire i prezzi delle garanzie collaterali (oro, Bitcoin). La scelta è ricaduta su quest'ultima via, dove l'oro è salito di prezzo ed è stata introdotta l'idea di creare un fondo sovrano nazionale con una riserva di Bitcoin pari a 1 milione di unità.

Gli Stati Uniti hanno intenzione di diventare un'economia più hamiltoniana di quanto non fossero prima, come lo sono ad esempio le economie di Russia e Cina. Ha funzionato per la Norvegia, ha funzionato per l'Arabia Saudita e sta funzionando per la Russia nonostante tutte le angherie che ha sopportato sin dallo scoppio del conflitto in Ucraina. Comprare oro, costruire un fondo sovrano, tenere basse le imposte sul reddito, tenere un tetto alle prestazioni dello Stato sociale, incamerare azioni di società strategiche (es. Intel, Fannie/Freddie, ecc.)... e poi col fondo sovrano finanziare i vari aspetti del governo federale. Per la precisione, gli asset collaterali saranno un mix, non solo T-Bill a breve termine, e questo include anche Bitcoin. Breve digressione qui. Blackrock è una azienda di medie dimensioni. Per quanto venga raffigurata come qualcosa in possesso di tentacoli ovunque, ha un equity ridicolo. Per Dimon & Co. è stato un gioco da ragazzi piegarla. Dal discorso di Fink a Davos lo scorso gennaio, abbiamo appreso che, pur di salvare la sua compagnia, ha deciso di ripudiare tutte quelle idiozie partorite gli anni precedenti da quello stesso forum. Quanto credete ci possa volere per i NY Boys se volessero reiterare lo stesso meccanismo nei confronti di Saylor ad esempio? Perché lui è ancora un'incognita in questo gioco. Potrebbe benissimo essere un proxy del Dipartimento del Tesoro americano per arrivare alla famosa riserva da 1 milione di bitcoin; oppure potrebbe essere benissimo un agente della cricca di Davos/City di Londra che sta accumulando liquidità per loro; potrebbe essere benissimo un tizio che s'è ritrovato per caso in una situazione più grande di lui.

Pensiamo per un momento al meccanismo delle azioni privilegiate. Se non sono convertibili, sono essenzialmente perpetual bond. Se le azioni vanno a zero e non sono convertibili, non si acquisisce l'equity della società. Questo significa che se le azioni privilegiate di Strategy non sono convertibili, se dovesse andare in bancarotta chi le ha acquistate non vedrebbe nemmeno un satoshi. Se invece sono convertibili, il prezzo di Bitcoin viene crashato perché viene venduto tramite le conversioni e lui è fregato. Questa è una di quelle situazioni che va osservata attentamente, soprattutto dopo il rimbalzo marcato che hanno fatto registrare suddette azioni (es. È stato salvato? Ha stretto un accordo sottobanco dietro le quinte? Ha un santo in paradiso e chi è?).

Il dato certo che abbiamo finora è uno: lo zio Sam attualmente possiede circa 200.000 bitcoin e per arrivare a 1 milione ne mancherebbero circa 800.000... la stessa quantità posseduta attualmente da Strategy.

Torniamo adesso alle doppie risposte riguardo la crisi di liquidità e passiamo alla seconda: la City di Londra. Esiste il posto fisico, il famoso miglio quadrato, con le sue regole, le sue norme e la propria amministrazione; poi esiste la metafora che io utilizzo per racchiudere il centro nevralgico di tutti quegli antichi poteri finanziari, i quali nel tempo hanno spostato la loro “capitale” muovendola prima da Venezia, poi da Amsterdam e infine a Londra. Avevano l'intenzione di spostarla di nuovo, a Dubai, e hanno avamposti a Singapore, Hong Kong, Tokyo, Vancouver, Teheran, Ankara, Washington DC, New York. Si tratta, in sintesi, di quel meccanismo dei vecchi poteri dell'Europa colonialista attraverso cui proiettano controllo. Da un lato quello finanziario (City), dall'altro il tavolo decisionale e di impostazioni delle linee di politica socio-politiche (Davos). Non sono esattamente la stessa cosa, non sono sovrapponibili, bensì rappresentano una convergenza di interessi. Ecco perché la Brexit è stata combattuta così tanto e Bruxelles ha fatto di tutto per riassorbire il Regno Unito, così come ha fatto di tutto per far eleggere Primi ministri inglesi che fossero allineati coi suoi punti di vista e sbarazzarsi di quelli che volevano riaffermare la sovranità inglese.

La City di Londra è il modo in cui scorrono i soldi, in cui i dollari vengono sottoposti a re-hypothecation. In realtà è meglio dire “era”, dato che dal 2022 gli Stati Uniti sono tornati a essere i decisori del costo del biglietto verde. Il cuore di questa strategia è stato il mercato dei capitali, è lì che sono state indirizzati gli sforzi per riorientare i flussi finanziari che hanno reso la City il principale sbocco. È questo il più grande “segreto” in bella vista che pochi hanno afferrato: chi ha un dannato bisogno di centralizzazione è la cricca di Davos/City di Londra, invece i NY Boys possono benissimo sopravvivere con una dose maggiore di decentralizzazione negli Stati Uniti. Ecco perché il Senato americano ha approvato una legge che vieta la CBDC sul suolo americano, mentre invece in Europa questo strumento rappresenta la linfa vitale e la sopravvivenza dell'attuale sistema. Il tutto si riduce a un unico motivo: gli eurocrati sono consapevoli che Tether e le stablecoin ancorate al dollaro toglieranno grandi flussi di capitali a Bruxelles e a Londra, quindi il sistema di comando & controllo incalzante che avanza in entrambe le giurisdizioni è propedeutico affinché il Super stato europeo abbia la capacità e la giustificazione economica, sociale e politica affinché possa bloccare i flussi in uscita.

Non dimentichiamoci un aspetto fondamentale: quello americano è un processo, tutti i problemi che attanagliano l'economia statunitense non saranno aggiustati in questa iterazione. 


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martedì 7 luglio 2026

Tsunami del debito: l'eredità di Alan Greenspan

La proposta di Judy Shelton sui Treasury Trust Bond incarna una classe speciale di debito pubblico pensata per ricollegare il dollaro all'oro pur tuttavia senza riportare formalmente gli Stati Uniti al classico gold standard. Il suo obiettivo dichiarato era quello di reintrodurre la disciplina di mercato nel sistema monetario, preservando al contempo un ruolo formale per il governo statunitense. La struttura è semplice, ma le implicazioni sono significative. Il Dipartimento del Tesoro emetterebbe un'obbligazione che non paga interessi periodici. L'investitore, invece, acquista lo strumento a sconto e riceve un pagamento predefinito alla scadenza. La caratteristica distintiva è l'opzione di riscatto: alla scadenza il detentore potrebbe scegliere tra il valore nominale in dollari o una quantità predefinita di oro. Questa scelta trasforma l'obbligazione in un referendum sul potere d'acquisto a lungo termine del dollaro. La Shelton ha presentato l'idea in una forma più simbolica: un titolo del Tesoro convertibile in oro con scadenza a 50 anni, emesso il 4 luglio 2026, in occasione del 250° anniversario della Dichiarazione d'Indipendenza, e con scadenza il 4 luglio 2076, in occasione del 300° anniversario. Ha anche fatto riferimento alle 261 milioni di once d'oro statunitensi, ancora registrate nei libri contabili a $42 l'oncia, mentre il valore di mercato è di gran lunga superiore. Secondo la sua impostazione l'oro non dovrebbe essere venduto, dovrebbe essere mobilitato come garanzia e strumento di credibilità. Questa distinzione è importante: la proposta non è quella di liquidare Fort Knox per finanziare il deficit, si tratta di utilizzare le riserve auree statunitensi come meccanismo di garanzia per uno specifico strumento. Un Treasury Trust Bond creerebbe un prezzo di mercato per la fiducia nel dollaro. Se gli investitori preferiscono i normali titoli del Tesoro, il segnale è che si fidano del dollaro, della FED e della politica fiscale; se invece preferiscono i titoli del Tesoro convertibili in oro, il segnale è diverso: il mercato desidera protezione contro il deprezzamento del dollaro, lo slittamento della politica fiscale o la discrezionalità monetaria. La FED continua ad esistere, ma il mercato riceve uno strumento in grado di misurare, in tempo reale, se gli investitori a lungo termine preferiscono il rimborso in valuta fiat o il rimborso indicizzato all'oro. L'implicazione sul dollaro è quindi sottile. Un Treasury Trust Bond non è anti-dollaro, è un tentativo di renderlo più credibile costringendolo a competere con l'oro all'interno della curva dei rendimenti dei titoli del Tesoro. Gli Stati Uniti non abbandonerebbero il dollaro, bensì affermerebbero piuttosto che è sufficientemente forte da poter essere misurato rispetto all'oro. Per il metallo giallo l'implicazione è ancora più diretta: passerebbe da riserva passiva a garanzia monetaria attiva. Questo rappresenterebbe un importante cambiamento psicologico: l'oro non sarebbe più una copertura contro l'inflazione e una riserva della banca centrale, diventerebbe un punto di riferimento per la disciplina del credito sovrano. L'inversione di tendenza definitiva dall'eredità Greenspan. Questa, infatti, è la vera innovazione: una tale obbligazione non si limiterebbe a raccogliere fondi, ma rappresenterebbe un termometro della fiducia.

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di Jeffrey Tucker

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/tsunami-del-debito-leredita-di-alan)

Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve dal 1987 al 2006, incarna una sorprendente svolta ideologica, passando da sostenitore del gold standard ad architetto del moderno sistema finanziario espansivo, alimentato dal debito. È scomparso all'età di 100 anni e questo rappresenta un buon momento per valutare la sua eredità e spiegarne l'importanza.

Negli anni Sessanta, da giovane economista influenzato da Ayn Rand e dall'Oggettivismo, Greenspan sostenne con forza il sistema aureo. Nel suo saggio del 1966, “Oro e libertà economica”, sostenne che la moneta coperta dall'oro fosse essenziale per il capitalismo. Essa impediva agli stati di inflazionare la valuta per finanziare lo Stato sociale o i deficit, prevenendo l'erosione dei risparmi e i cicli di boom & bust causati dalla manipolazione della moneta fiat. Considerava le banche centrali e la moneta scoperta come strumenti per la confisca occulta della ricchezza attraverso l'inflazione.

Fu proprio quel saggio a fargli guadagnare l'affetto di Ayn Rand. Divenne un membro stimato della sua cerchia ristretta in un periodo in cui tali circoli influenti dominavano la scena di Manhattan. Si guadagnò la sua fiducia mentre la sua società di consulenza acquisiva sempre maggiore influenza. I suoi clienti erano tra i più importanti di Wall Street. La sua vicinanza alla Rand e alla sua cerchia contribuì alla percezione, diffusa all'epoca, che le idee della stessa Rand fossero in ascesa, come dimostrava la costante crescita delle vendite dei suoi libri.

Una volta al potere, però, Greenspan operò all'interno del sistema che un tempo aveva criticato. Divenne noto per la sua politica monetaria discrezionale e flessibile, che privilegiava la stabilità e la crescita economica a breve termine rispetto a regole rigide.

Tra gli elementi chiave figurava la “Greenspan Put”.

I mercati si sono abituati ad aspettarsi che la FED riducesse i tassi di interesse e iniettasse liquidità durante le crisi per attutire il calo dei prezzi degli asset. Questo processo è iniziato con il crollo del mercato azionario del 1987 (Lunedì Nero), durante il quale Greenspan confermò la disponibilità della FED a fornire liquidità.

Questo fu l'inizio di quello che in seguito divenne noto come Quantitative Easing, o allentamento monetario quantitativo, come metodo per affrontare le turbolenze dei mercati. Rappresentò un ripudio totale delle linee di politica di Paul Volcker dal 1979 al 1982, l'ultima volta in cui questo Paese permise a una recessione economica di seguire il suo corso naturale anziché ricorrere a metodi artificiali di stimolo della domanda. Fu una prova della teoria della Scuola Austriaca, secondo la quale le recessioni servono a eliminare gli investimenti sbagliati e a preparare il terreno per una nuova prosperità.

Il test contribuì a creare le condizioni per il boom degli anni '80. Eppure, allo stesso tempo, abbiamo assistito a misure di deregolamentazione finanziaria e bancaria che avrebbero favorito nuove forme di finanziamento creditizio, offuscando le vecchie distinzioni tra risparmi e depositi a vista. Fu proprio questo cambiamento a modificare radicalmente il funzionamento del capitalismo.

Con una moneta solida e un libero mercato, il tasso di interesse rifletteva il tasso di risparmio. Gli investitori prendevano in prestito solo ciò che avevano a disposizione, mentre i risparmiatori venivano premiati per la loro parsimonia con alti tassi di interesse. Il tasso di rendimento del capitale finanziario tendeva a un equilibrio identico ai livelli di produzione industriale. Ciò significa che era sempre più conveniente risparmiare che assumersi rischi, a meno che non si avesse intenzione di intraprendere attività speculative imprenditoriali. Questo era l'equilibrio: risparmiare, investire, crescere.

Gli sforzi di Greenspan ribaltarono completamente la situazione. La Federal Reserve intraprese un nuovo esperimento che avrebbe premiato il debito più del risparmio attraverso un semplice stratagemma: abbassò i tassi d'interesse al punto che risparmiare rendesse meno che investire in azioni, in modo che chiunque potesse indebitarsi e investire, guadagnando di più sui mercati finanziari. Iniziò così quella che viene chiamata finanziarizzazione. Rovesciò i meccanismi tradizionali del capitalismo, introducendo un nuovo sistema di calcolo che smise di premiare il risparmio e iniziò a premiare la leva finanziaria al di sopra di ogni altra cosa.

Un risultato davvero notevole per un uomo che decenni prima aveva condannato proprio questo sistema!

Questa strategia fu riproposta in risposta alla crisi LTCM del 1998, al crollo delle dot-com (2000-2001) e al periodo successivo all'11 settembre. Gli investitori hanno incorporato nei prezzi questa protezione implicita contro i ribassi, come un'opzione put, incoraggiando una maggiore assunzione di rischi, l'utilizzo della leva finanziaria, il servizio del debito e una speculazione sfrenata.

Dopo lo scoppio della bolla delle dot-com e l'11 settembre, la Federal Reserve sotto la guida di Greenspan ridusse il tasso di riferimento a un minimo storico di circa l'1% tra il 2003 e il 2004, mantenendolo a quel livello. Ciò creò credito a bassissimo costo, alimentando i prestiti, la leva finanziaria e l'aumento dei prezzi degli asset (soprattutto degli immobili). Questo alimentò direttamente la bolla immobiliare di metà anni 2000, rendendo i mutui straordinariamente accessibili e incoraggiando i prestiti subprime.

Il risultato fu un azzardo morale e una cultura sfrenata di assunzione di rischi a scapito della prudenza finanziaria. La combinazione di salvataggi per i mercati (non necessariamente per le singole imprese) e tassi bassi alimentò la convinzione che la FED avrebbe sempre “ripulito” il mercato dopo le bolle speculative.

Ciò ha ridotto i rischi percepiti della speculazione, portando a una maggiore leva finanziaria, a mutui esotici e a una più ampia era di “finanziamento tramite debito” in cui l'espansione del credito ha superato la crescita produttiva. Lo stesso Greenspan parlò di “esuberanza irrazionale” nel 1996, ma non agì in modo decisivo per far scoppiare le bolle.

Il mandato di Greenspan ha coinciso con (e ha contribuito a favorire) un cambiamento strutturale verso livelli più elevati di debito pubblico-privato, la finanziarizzazione dell'economia e ripetute bolle speculative. La bolla immobiliare e la crisi del 2008 ne sono gli esempi più lampanti: la politica monetaria accomodante del periodo post-dot-com ha contribuito all'eccessivo indebitamento di famiglie e banche. Sebbene abbia difeso le sue azioni (sostenendo che le bolle sono difficili da individuare in tempo reale e che i bassi tassi di interesse non sono stati l'unica causa dei problemi del mercato immobiliare), le sue linee di politica hanno mascherato i crescenti rischi sistemici e hanno indirizzato gli Stati Uniti verso il disastro.

Negli anni successivi Greenspan espresse un giudizio favorevole sull'oro (ad esempio, definendolo la principale valuta mondiale e ammettendo, in conversazioni con Ron Paul, che la FED aveva cercato di imitare i segnali del gold standard). Riconobbe l'incompatibilità dello Stato sociale con la moneta forte, ma operò pragmaticamente all'interno del sistema.

Belle parole, ma guardate come si è comportato. I successori di Greenspan alla FED non hanno fatto altro che intensificare la sua apostasia, soprattutto Ben Bernanke, che è andato anche oltre, abbassando i tassi a zero e proteggendosi dalle conseguenze inflazionistiche riempiendo i caveau delle banche con denaro fasullo. Tutto questo ha creato innumerevoli istituzioni zombi, mentre la FED continuava a detenere nei propri bilanci questi asset fittizi e sopravvalutati.

Bernanke è stato succeduto da Janet Yellen, la quale ha cercato di attenuare i timori di inflazione all'inizio del 2021, poco prima che la svalutazione riducesse di un terzo il potere d'acquisto del dollaro. Non si tratta di un bilancio esemplare, per il quale Greenspan ha fatto da apripista.

Il giovane Greenspan vedeva l'oro come un freno agli eccessi dello stato e delle banche. Il Greenspan più anziano, esercitando un potere immenso alla FED, lo usò per appianare i cicli economici, con successo per un certo periodo (bassa inflazione, crescita stabile negli anni '90), ma al costo di costruire un'architettura finanziaria più fragile e dipendente dal debito.

Questa mentalità dell'“era Greenspan”, caratterizzata da politiche monetarie interventiste, ha influenzato i successori come Bernanke e continua a plasmare l'attuale contesto di elevato debito pubblico e bassi tassi di interesse (fino a poco tempo fa almeno), nonché le aspettative di interventi di salvataggio da parte della FED. Ha segnato un allontanamento decisivo dai principi di una moneta solida a favore di cicli di credito gestiti tramite la manipolazione della valuta fiat.

Stiamo ancora pagando un prezzo altissimo per questa cattiva gestione. Greenspan è la perfetta incarnazione del principio secondo cui le parole e i fatti devono coincidere, altrimenti si rischia di diventare uno strumento di ipocrisia e di una catastrofe che spazza via ogni convinzione intellettuale un tempo abbracciata.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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giovedì 2 luglio 2026

La falce algoritmica “0,01%” dei futures su Bitcoin: come il meccanismo del tasso di finanziamento spiega le vostre liquidazioni “misteriose”

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Colin Wu

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-falce-algoritmica-001-dei-futures)

In che modo i derivati equivalgono alla stampa di denaro in mano agli exchange? Perché alcune piattaforme osano assumere la posizione opposta rispetto alle operazioni dei propri clienti? Analizzando i meccanismi del tasso di finanziamento dei futures perpetui su Bitcoin (perps) e le dinamiche di mercato che li circondano, mostreremo come i trader vengano condotti, passo dopo passo, in una trappola mortale meticolosamente progettata dagli exchange.

Il cosiddetto “equilibrio dello 0,01%” nei futures perpetui – simile, nello spirito, al livello 0,618 di Fibonacci – funziona come uno strumento finissimo per l’estrazione chirurgica della rendita.


Introduzione

Nel mondo dei derivati sulle crittovalute, i futures perpetui su Bitcoin sono diventati uno degli strumenti più liquidi e influenti. I trader attivi notano spesso uno schema distintivo: nella maggior parte delle condizioni di mercato, il tasso di finanziamento dei futures perpetui su BTC gravita intorno allo 0,01%. Questa cifra non è casuale, né un indicatore diretto del sentiment di mercato; è il risultato di una precisa progettazione di ingegneria finanziaria dello strumento.

In base ai recenti dati storici di Coinglass, la distribuzione del tasso di finanziamento dei contratti perpetui su BTC mostra un chiaro schema di raggruppamento. Per la maggior parte dell'ultimo anno, il tasso si è mantenuto intorno allo +0,01% come tendenza centrale. Deviazioni significative si sono generalmente verificate solo durante brevi periodi di forte volatilità del mercato, fornendo un solido supporto quantitativo all'osservazione che “lo 0,01% è la norma”.


Come leggere questo articolo

Partendo dall'architettura di base dei contratti perpetui e dalla formula del tasso di finanziamento, fino al comportamento degli arbitraggisti e ai cambiamenti di regime nei mercati estremi, questo articolo si propone di analizzare e demistificare la logica più profonda e le dinamiche di mercato che si celano dietro l'equilibrio dello 0,01%.

● Per i principianti o per i lettori in cerca di fondamenti teorici: si consiglia la lettura delle Sezioni I e II per comprendere i meccanismi e le formule principali.

● Per trader e arbitraggisti professionisti: concentratevi sulle Sezioni III e V per i dettagli sui meccanismi dell'arbitraggio, le differenze tra le sedi di negoziazione e le strategie applicabili.

● Per i responsabili della gestione del rischio: la Sezione IV, dedicata all'analisi delle condizioni di mercato estreme, è fondamentale.


I. Architettura dei futures perpetui e meccanismo del tasso di finanziamento

Per comprendere l'origine di quello 0,01%, è necessario innanzitutto afferrare l'intento progettuale e i meccanismi fondamentali dei contratti futures perpetui. L'obiettivo dei contratti perpetui è quello di offrire un'esperienza di trading simile a quella dei futures tradizionali, aggirando la principale complessità di questi ultimi: la scadenza e il saldo a scadenza.

1.1 Il problema della non scadenza

I contratti futures tradizionali hanno una data di scadenza fissa. Con l'avvicinarsi della scadenza, le operazioni di arbitraggio effettuate dagli operatori di mercato spingono il prezzo a convergere verso il prezzo spot dell'asset sottostante, in modo che i due siano effettivamente allineati al momento del saldo. In questo senso la data di scadenza funge da potente ancoraggio di prezzo.

Tuttavia, eliminando la data di scadenza, i futures perpetui consentono ai trader di mantenere posizioni a tempo indeterminato. Questa comodità introduce un serio problema di ingegneria finanziaria: senza l'ancoraggio finale della scadenza, come si può garantire che il prezzo del contratto perpetuo non si discosti in modo persistente e sostanziale da quello del suo sottostante (ad esempio, il prezzo spot di Bitcoin)? In assenza di un efficace meccanismo di ancoraggio, il prezzo di un contratto perpetuo potrebbe fluttuare indefinitamente sotto l'influenza della speculazione, compromettendo il suo ruolo fondamentale di strumento di determinazione del prezzo e di copertura. Questa struttura si pone in netto contrasto con la finanza tradizionale, dove i tassi di interesse sono fissati dalle banche centrali e dal mercato interbancario; in questo caso, l'aggiustamento è endogeno al mercato e opera come un meccanismo di regolamentazione peer-to-peer.

1.2 Tasso di finanziamento: la soluzione principale per l'ancoraggio dei prezzi

Per risolvere questo problema gli exchange hanno ideato il meccanismo del tasso di finanziamento. Il punto più importante da comprendere è questo: il finanziamento non è una commissione addebitata; è un pagamento periodico scambiato direttamente tra posizioni long e short. In sostanza, il meccanismo è un sistema di compensazione dinamico, basato sulle deviazioni, il cui unico obiettivo è quello di ancorare il prezzo di mercato del contratto perpetuo al prezzo spot dell'indice dell'asset sottostante.

Ecco come funziona:

● Quando il prezzo del contratto perpetuo è superiore al prezzo spot, il mercato è orientato al rialzo e le posizioni lunghe prevalgono. Il finanziamento è in genere positivo, quindi chi detiene posizioni lunghe paga chi detiene posizioni corte. Questo aumenta il costo di mantenimento delle posizioni lunghe e incentiva i trader a vendere il contratto perpetuo e/o acquistare a pronti, spingendo il prezzo perpetuo verso il basso e/o il prezzo spot verso la parità.

● Quando il prezzo del contratto perpetuo è inferiore al prezzo spot, il mercato tende al ribasso e le posizioni corte sono dominanti. Il finanziamento è in genere negativo, quindi chi ha posizioni corte paga chi ha posizioni lunghe. Questo aumenta il costo di mantenimento delle posizioni corte e incentiva i trader ad acquistare contratti perpetui e/o vendere a pronti, spingendo il prezzo perpetuo verso l'alto e/o il prezzo spot verso il basso, in direzione della convergenza.

Questo modello riflette una filosofia di governance articolata: anziché intervenire direttamente sui prezzi, l'exchange stabilisce regole di incentivazione che spingono i partecipanti al mercato, in particolare gli arbitraggisti, a correggere le deviazioni di prezzo attraverso il proprio comportamento orientato al profitto. Il risultato è un sistema più resiliente e con una capacità di autocorrezione basata sugli incentivi. Di conseguenza il tasso di finanziamento non è semplicemente una caratteristica dei contratti perpetui, ma il motore fondamentale che ne consente il corretto funzionamento.


II. Decostruire la formula del tasso di finanziamento: componenti di interesse e premio

Per rispondere con precisione alla domanda “perché quello 0,01%”, dobbiamo esaminare la composizione matematica del tasso di finanziamento. Lo 0,01% osservato non è un valore determinato direttamente dalla domanda e dall'offerta; è principalmente stabilito da un parametro fisso preimpostato dall'exchange.

La maggior parte delle piattaforme principali, come Binance e OKX, utilizza una formula ampiamente standardizzata: Tasso di finanziamento = Indice dei premi + clamp(Tasso di interesse − Indice dei premi)

Ciò chiarisce che il tasso di finanziamento è composto da due elementi principali: l'indice dei premi e il tasso di interesse.

2.1 Indice dei premi: un indicatore diretto del sentiment di mercato

L'indice dei premi è la componente del tasso di finanziamento interamente determinata dal mercato. Misura direttamente il divario tra il prezzo di mercato del contratto perpetuo e il prezzo spot dell'indice sottostante. Il suo calcolo è in genere più complesso, con l'obiettivo di riflettere una reale pressione di acquisto/vendita e al contempo scoraggiare le manipolazioni. Ad esempio, le piattaforme spesso utilizzano “Prezzi di acquisto/vendita di impatto” aggiustati in base alla profondità (il prezzo medio di esecuzione per un ordine di dimensioni considerevoli che cattura meglio la profondità del book degli ordini) e applicano una media mobile su una finestra temporale per attenuare le fluttuazioni a breve termine. I metodi e gli intervalli di campionamento variano a seconda della piattaforma; i trader sono invitati a consultare la documentazione di ciascun exchange per le definizioni precise.

● Indice dei premi > 0: le negoziazioni perpetue sono superiori al prezzo dell'indice, il che indica che la domanda di acquisto/posizione lunga supera la pressione di vendita/posizione corta.

● Indice dei premi < 0: il contratto perpetuo viene scambiato al di sotto del prezzo dell'indice, indicando una predominanza di pressioni al ribasso.

In sostanza l'indice dei premi è un barometro della domanda direzionale con leva finanziaria.

2.2 Tasso di interesse: la fonte dello 0,01%

Questa sezione risponde direttamente alla domanda. La cifra dello 0,01% deriva dal termine “Tasso di interesse” nella formula del tasso di finanziamento, un parametro preimpostato dall'exchange, non il risultato immediato della domanda e dell'offerta.

Binance, OKX e Bybit dichiarano nella loro documentazione che il tasso di interesse effettivo è dello 0,03% al giorno (Binance specifica un tasso fisso dello 0,01% ogni intervallo di 8 ore). Poiché i fondi vengono accreditati ogni 8 ore (ovvero tre volte al giorno), la componente di interesse per intervallo è pari allo 0,03% ÷ 3 = 0,01%.

Perché gli exchange applicano un tasso fisso positivo? Questa componente serve a simulare il costo di mantenimento nel mondo reale. Per un contratto perpetuo BTC/USDT rappresenta il differenziale del tasso di interesse tra la valuta di quotazione (USDT) e l'asset di base (BTC). In termini di finanza tradizionale, un tasso giornaliero dello 0,03% si traduce in circa il 10,95% su base annua, il che corrisponde a un costo di finanziamento in dollari relativamente elevato e riflette il premio di rischio intrinseco al possesso di crittovalute altamente volatili.

In altre parole, se si detiene una posizione perpetua, si paga effettivamente circa il 10% annuo sul capitale investito con leva finanziaria, un po' come quando si prende in prestito denaro per acquistare asset e si pagano interessi sui fondi.

Questo progetto ha un'importante implicazione strutturale:

  1. In un mercato perfettamente bilanciato, dove il sentiment lungo/corto si compensa, l'indice dei premi dovrebbe essere circa 0.
  2. La formula di finanziamento si riduce a: Tasso di finanziamento = 0 + clamp(0,01% − 0), ottenendo 0,01%.
  3. Pertanto, anche in assenza di distorsioni di prezzo, chi detiene posizioni lunghe continua a pagare a chi detiene posizioni corte lo 0,01% per intervallo di finanziamento.

Questa configurazione non è neutrale. Impone un costo di mantenimento piccolo ma continuo sulle posizioni lunghe, fornendo al contempo un reddito di base ai venditori allo scoperto. Da un lato scoraggia delicatamente le posizioni lunghe inattive e ad alta leva finanziaria a tempo indeterminato; dall'altro fornisce ai market maker – che spesso sono venditori netti allo scoperto per scopi di copertura – un reddito di base stabile, incentivandoli così a fornire liquidità.


III. La mano invisibile dell'arbitraggio: forzare l'equilibrio dello 0,01%

Dato che lo 0,01% è un tasso di riferimento predefinito, la domanda successiva è: perché la pressione del mercato (ovvero la componente dell'indice dei premi) in genere non travolge questo parametro di riferimento e non spinge i finanziamenti verso oscillazioni ampie? La risposta risiede in una forza di mercato potente ed efficiente: l'arbitraggio.

Poiché il mercato ospita un nutrito gruppo di arbitraggisti professionisti che eliminano incessantemente le opportunità insite nell'indice dei premi, il tasso di interesse a termine diventa il fattore determinante per il finanziamento. Di conseguenza lo 0,01% tende a prevalere come norma di riferimento.

3.1 Comparsa e scomparsa delle opportunità di arbitraggio

Ogni qualvolta si verifica una divergenza significativa tra il prezzo del contratto perpetuo e il prezzo spot/dell'indice, si crea un'opportunità di profitto teoricamente priva di rischio. Gli arbitraggisti, tramite sistemi di trading automatizzati (spesso in co-locazione), individuano ed eseguono queste operazioni in millisecondi, comprimendo rapidamente la dislocazione di base.

Nota 1. Delta-neutrale significa che il valore del portafoglio è insensibile a piccole variazioni del prezzo dell'asset sottostante (ovvero, delta del portafoglio ≈ 0).

Nota 2. Se, al momento dell'apertura, non viene acquistato alcuno spazio per la copertura, la posizione viene colloquialmente definita corta/lunga nuda.

Questo flusso di arbitraggio è anche uno dei casi d'uso più importanti che collegano CeFi e DeFi: gli arbitraggisti trasferiscono frequentemente asset tra i due per sfruttare opportunità di tassi di interesse o di differenziale di prezzo più vantaggiose (ad esempio, Wintermute, DWF Labs, Jump Crypto).

3.2 Prove dell'efficienza del mercato

I mercati delle crittovalute odierni sono fortemente istituzionalizzati, saturi di società di trading quantitativo che utilizzano algoritmi sofisticati. La forte concorrenza tra queste società fa sì che qualsiasi dislocazione significativa del basis (ovvero, un indice dei premi rilevante) venga identificata quasi istantaneamente e sfruttata per effettuare operazioni di arbitraggio.

Di conseguenza la costante osservazione che i finanziamenti si aggirino intorno allo 0,01% è di per sé una forte prova di un mercato altamente efficiente. Dietro questa cifra stabile si cela un continuo arbitraggio ad alta frequenza, eseguito da innumerevoli bot di arbitraggio, la “mano invisibile” che mantiene l'indice dei premi compresso all'interno di una stretta fascia prossima allo zero.


IV. Deviazioni dalla norma: quando i finanziamenti si allontanano dallo 0,01%

L'equilibrio dello 0,01% caratterizza i mercati in condizioni “normali”. Quando il sentiment diventa estremo o lo stress aumenta, la domanda e l'offerta di leva finanziaria possono temporaneamente prevalere sull'arbitraggio, rendendo l'indice dei premi il principale motore dei finanziamenti e allontanandolo notevolmente dal benchmark.

4.1 Euforia da mercato rialzista (elevato afflusso di capitali) 

Meccanismo. In una fase rialzista di forte crescita, un gran numero di trader al dettaglio e istituzionali si riversa in posizioni lunghe ad alta leva finanziaria. Questo fervore speculativo crea una forte pressione d'acquisto sui contratti perpetui, spingendone i prezzi ben al di sopra del prezzo spot.

Esito. L'indice dei premi diventa ampio e positivo, superando di gran lunga il parametro di riferimento dello 0,01%. Il tasso di finanziamento totale può salire allo 0,1% per intervallo di finanziamento (ad esempio, per periodo di 8 ore) o anche di più, rendendo estremamente oneroso il costo di mantenimento delle posizioni lunghe.

4.2 Panico da mercato ribassista (finanziamento negativo) 

Meccanismo. Durante i crolli o le vendite dettate dal panico, la dinamica si inverte. I trader si affrettano a vendere allo scoperto contratti perpetui per coprire il rischio o inseguire la tendenza ribassista, spingendo i prezzi dei contratti perpetui ben al di sotto del prezzo spot.

Esito. L'indice dei premi diventa fortemente negativo. Il finanziamento si inverte, diventando profondamente negativo, quindi chi ha posizioni corte paga commissioni consistenti a chi ha posizioni lunghe. Di fatto questo “premia” chi è disposto ad afferrare il coltello che cade, puntando al rialzo sui perdenti in un clima di estrema paura.

Schema (didascalia). Percorso di rischio di liquidazione a cascata — Carburante per posizioni “lunghe/corte”

4.3 Il ruolo del meccanismo “clamp”

Per evitare che il tasso di finanziamento oscilli eccessivamente nei mercati estremi, innescando così reazioni a catena di liquidazioni e minando la stabilità, gli exchange impongono limiti superiori e inferiori al finanziamento. Questo è il meccanismo di “clamp” (tetto massimo/tetto minimo).

Scopo. Uno strumento chiave di controllo del rischio, progettato per garantire che il tasso di finanziamento stesso non diventi un catalizzatore di crolli del mercato.

Implementazione. La funzione clamp(x, min, max) limita una variabile x all'intervallo [min, max]. Nella formula di finanziamento clamp(Tasso di interesse − Indice dei premi, −0,05%, +0,05%) significa che, qualunque sia il valore prodotto da (Interesse − Premio), il termine utilizzato nella formula è forzatamente limitato tra −0,05% e +0,05% per intervallo di finanziamento (BTC è usato qui come esempio; per molte altcoin i limiti sono più ampi di ±0,05%).

Infatti il meccanismo di bloccaggio rappresenta il compromesso dell'exchange tra gli incentivi puri di mercato e la stabilità del sistema: un interruttore automatico integrato (o, se preferite, una misura di moderazione prudenziale).


V. Implicazioni strategiche per trader e investitori

Una conoscenza approfondita del meccanismo dei tassi di finanziamento non è mera teoria; può tradursi in un vantaggio pratico.

5.1 Tasso di finanziamento: un indicatore quantitativo in tempo reale del sentiment di mercato

La misura in cui i finanziamenti si discostano dal parametro di riferimento dello 0,01% è uno degli indicatori più puri e in tempo reale del sentiment relativo alla leva finanziaria.

● Un livello di finanziamento positivo persistentemente elevato: in genere segnala avidità estrema, leva finanziaria eccessiva e un mercato surriscaldato.

● Finanziamenti persistentemente negativi o fortemente negativi: in genere segnalano estrema paura, scarsità di opportunità e capitolazione.

5.2 Calcolo del “costo di mantenimento” delle posizioni a lungo termine

Per gli investitori che intendono detenere posizioni lunghe con leva finanziaria nel tempo, il tasso di finanziamento di riferimento dello 0,01% rappresenta un costo diretto che deve essere quantificato.

Calcolo dei costi.

Per una posizione lunga su BTC con leva 5× su $100 di garanzia

Il pagamento del finanziamento per intervallo di 8 ore è pari a: Finanziamento per intervallo = 5 × $100 × 0,01% = $0,05

Ciò implica un costo giornaliero di $0,05 × 3 = $0,15 e un semplice costo annuale di $0,15 × 365 = $54,75

(Questo presuppone un finanziamento pari a +0,01% e che i long paghino gli short in tale intervallo; se il finanziamento diventa negativo, la direzione del pagamento si inverte.)

Considerazioni strategiche.

Questo costo di mantenimento erode i profitti e le perdite per le posizioni detenute a lungo termine. L'impatto si concentra principalmente sulle posizioni overnight/swing e a lungo termine. I trader intraday che chiudono la posizione prima del timestamp di finanziamento possono evitare completamente la commissione.

5.3 Arbitraggio cash-and-carry: un modo delta-neutrale per ottenere finanziamenti

Il meccanismo del tasso di finanziamento stesso può essere utilizzato per creare una strategia di rendimento a rischio relativamente basso, ovvero l'arbitraggio cash-and-carry (basis) menzionato in precedenza.

Esecuzione.

  1. Acquistare 1 BTC sul mercato spot;
  2. Vendere allo scoperto 1 BTC nozionale nel mercato dei contratti perpetui.

La posizione combinata è delta-neutrale.

Fonte di profitto.

Tutti i profitti e le perdite derivano dai pagamenti di finanziamento raccolti sulla posizione short-perp. In condizioni “normali”, ciò si avvicina al benchmark dello 0,01% per intervallo di finanziamento (ad esempio, ogni 8 ore). Nell'euforia del mercato rialzista l'afflusso può diventare significativamente maggiore.

5.4 Utilizzo dei finanziamenti estremi come segnale contrarian

Gli estremi tendono a invertirsi. Livelli estremi dei tassi di finanziamento possono segnalare che una tendenza è eccessiva e che la probabilità di un'inversione di tendenza è in aumento.

Allerta di finanziamenti elevati. Quando i finanziamenti raggiungono massimi storici, significa che chi detiene posizioni lunghe sta pagando un elevato carry per la leva finanziaria e che il posizionamento è estremamente affollato.

Opportunità di finanziamento negative e caso di studio. Quando il finanziamento diventa profondamente negativo, segnala il picco del pessimismo. Un esempio emblematico è il 19 maggio 2021, quando Bitcoin è crollato di quasi il 40%, portando il finanziamento a livelli negativi che non si vedevano da mesi. Per gli investitori contrarian, questo ha rappresentato un momento di panico estremo ed è servito da indicatore precoce del successivo minimo e rimbalzo.


Conclusione

In questo contesto ad alta frequenza lo 0,01% non rappresenta un parametro di tasso isolato, bensì il risultato di un equilibrio dinamico tra efficienza del mercato e incentivi al capitale.

Ha origine dal tasso di riferimento stabilito dall'exchange e viene mantenuto da un efficiente ecosistema di arbitraggio, fungendo in definitiva, in situazioni di stress, da prezioso indicatore in tempo reale del sentiment di mercato.

Non è statico; è un'armonia prodotta da innumerevoli bot e trader umani attraverso miliardi di transazioni. Una profonda comprensione di questo meccanismo è un requisito fondamentale per qualsiasi partecipante serio al mercato, dai principi di base alla competenza. Che possiamo sempre approcciarci al mercato con umiltà e rispetto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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