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mercoledì 4 settembre 2019
Il mito ridicolo della sovrabbondanza di risparmi e la follia dei rendimenti sottozero
di David Stockman
Quando appare qualcosa di simile al grafico qui sotto, potreste pensare che anche i giocatori d'azzardo di Wall Street avrebbero tirato fuori le loro teste dalla sabbia.
Il fatto che a settembre 2017 l'Austria sia stata in grado di emettere un'obbligazione a 100 anni con un rendimento del 2,1% è abbastanza folle. Dopotutto, la vecchia Austria (Impero austro-ungarico) è scomparsa esattamente 100 anni fa alla Conferenza di Versailles; lo stato che si è lasciata alle spalle fu quasi annientato da Hitler negli anni '30 e dall'Unione Sovietica negli anni '50; e negli ultimi 70 anni l'inflazione è stata in media del 2% come minimo, mentre lo stato sociale continua a crescere e le tasse continuano a salire.
Quindi perché i cosiddetti "investitori" dovrebbero acquistare un'obbligazione centennale con la prospettiva di nessun rendimento al netto dell'inflazione e delle tasse e con un ragionevole dubbio sul fatto che lo stato austriaco non sopravvivrà fino al 2117?
La risposta potrebbe essere la teoria del lo Scemo Più Scemo: data la carenza di rendimenti decenti in Europa, un gestore patrimoniale intelligente può sempre raccogliere un rendimento del 2,1% e uscire al primo segno di indebolimento del credito, aumento dell'inflazione, o problemi di default, scaricando questo titolo a quella persona tanto scema da comprarlo.
Nel frattempo il prezzo di questa bellezza da €3,5 miliardi è salito del 60% dalla sua emissione, costringendo il rendimento già scarso a scendere a solo l'1,12% alla fine di giugno. Quindi, non a caso, il governo austriaco non ha avuto bisogno di alcun suggerimento speciale: ha riaperto l'asta e ha venduto un'altra quota da €1,25 miliardi con scadenza nel 2117, per un rendimento appena superiore all'1,0%.
Inutile sottolineare quanta follia stia immagazzinando il mondo. Mentre l'ammontare del debito sotto zero nel mondo è salito da $10.000 miliardi a $15.000 miliardi negli ultimi 60 giorni, il prezzo dell'obbligazione austriaca è salito bruscamente di quasi il 186%, il che significa che il rendimento attuale è ben al di sotto dell'1,00%; ma ancora più importante, i falò della stupidità degli speculatori ora si accenderanno sicuramente.
Vale a dire, se la nazione austriaca e la solvibilità del suo governo riescono a sopravvivere fino al 2117, è una garanzia che gli attuali detentori, tutti i loro eredi e gli scemi successivi perderanno l'intero premio dell'86% incarnato nel prezzo di oggi. Naturalmente tale perdita di capitale garantita spazzerebbe via circa i prossimi 40 anni di interessi, anche se non teniamo conto di inflazione, tasse e valore attuale dei pagamenti.
Ma ecco il punto: il prezzo dell'obbligazione ora sta diventando parabolico, come è evidente nella parte destra del grafico. Questo perché c'è una grande convessità nei bond a lunga scadenza, il che significa che bastano solo pochi punti base nella variazione del rendimento per causare una variazione significativa del prezzo.
Ad esempio, se le banche centrali del mondo riescono a far scendere i rendimenti globali medi di altri 50 punti base entro il prossimo agosto, il prezzo delle obbligazioni salirà a circa il 244%. E uno speculatore che ha acquistato un bond a settembre 2017 vedrebbe un profitto del 150% (compresi gli interessi). Su un bond!
Inoltre se finanziasse l'acquisto al margine, o con pronti contro termine, il guadagno sarebbe maggiore.
Ecco perché stanno acquistando questa spazzatura. È una mania speculativa che insegue i prezzi ed è andata assolutamente a segno in tutti i mercati del reddito fisso del mondo, di cui il titolo obbligazionario austriaco a 100 anni è solo l'avanguardia.
E con questo arriviamo al tema di oggi: i banchieri centrali keynesiani ed i loro apologeti a Wall Street vogliono farvi credere che il debito sotto zero non è affatto anormale, e certamente non è una conseguenza del loro massiccio acquisto di obbligazioni.
Invece hanno inventato una storiella assurda per spiegare altrimenti l'inspiegabile: il mondo soffre di un enorme "eccesso di risparmi" ed i rendimenti inferiori allo zero incarnano semplicemente le direttive di Mr. Market che mette in equilibrio domanda e offerta.
Allo stesso modo, Mr. Market sta anche anticipando una debole recessione globale, facendo scendere i rendimenti in previsione di una domanda incerta per i prestiti e di un calo dei tassi d'inflazione.
In altre parole, questa corsa verso rendimenti infimi è presumibilmente razionale: il prezzo di condizioni completamente nuove che sono emerse nell'economia globale e nei mercati del reddito fisso.
Bene, se volete capire cosa significa "razionale" seconda questa gente, prendete in considerazione questa cosa: se i tassi d'interesse globali salissero solo dell'1,0% in media, tornando a dove erano meno di un anno fa, il titolo austriaco a 185,75 precipiterebbe a 115, per una cancellazione di quasi il 40% del suo valore!
Inutile dire che ciò non accadrebbe tra decenni, ma l'anno prossimo; e non dopo una conflagrazione finanziaria senza precedenti, ma solo con un ritorno a tassi d'interesse che hanno prevalso ben meno di un anno fa.
Proprio così. Il decennale USA ha chiuso oggi con un rendimento dell'1,65%, ma fino all'11 febbraio aveva prodotto un rendimento del 2,65%.
Allo stesso modo, il bund tedesco a 10 anni ha chiuso a -0,59%, ma era a +0,41% ad ottobre 2018. E la stessa storia vale per il decennale britannico che è passato da un rendimento dell'1,49% lo scorso ottobre a solo lo 0,49% di oggi.
Inutile dire che il centennale austriaco non è una sorta di strano spettacolo nel circo finanziario. Come mostra la griglia qui sotto, ora ci sono migliaia di miliardi di obbligazioni a lungo termine che vengono scambiate a rendimenti inferiori allo zero e che crolleranno di prezzo al termine dell'attuale mania obbligazionaria.
All'inizio del 2015 c'erano meno di $2.000 miliardi di obbligazioni investment grade scambiate a rendimenti inferiori allo zero e alla fine 2017/inizio 2018 la cifra era ancora inferiore a $8.000 miliardi.
Ma negli ultimi mesi il numero è diventato parabolico e questo fatto da solo demolisce le razionalizzazioni di Wall Street: non c'è un "eccesso di risparmi", tanto per cominciare, ma anche i modesti tassi di risparmio ora evidenti tra le principali economie mondiali sono cambiati molto poco dal 2015 e quasi mai durante l'ultimo anno di impennata dei bond sottozero sul mercato globale.
Quindi il tasso di risparmio non può affatto spiegare il grafico qui sotto.
In ogni caso, ecco il colpevole: negli ultimi 15 anni tra il 2003 e il 2018, c'è stata davvero una "sovrabbondanza", ma si trattava dell'acquisto di obbligazioni da parte delle banche centrali, non risparmi reali fuoriusciti dalla produzione e dal reddito.
Infatti le banche centrali si sono intromesse per un ammontare di $22.000 miliardi in "domanda" per titoli di stato e altri titoli che sono stati finanziati da crediti digitali dal nulla.
Non solo hanno saturato i mercati con migliaia di miliardi di liquidità in eccesso, ma, soprattutto, hanno lanciato un segnale agli speculatori: acquistare ciò che le banche centrali stanno acquistando, o che compreranno al più presto, perché questa sarebbe stata letteralmente la più grande opportunità di profitto mai vista.
Ed è per questo che i prezzi delle obbligazioni sono diventati parabolici nelle ultime settimane e nei mesi scorsi, e per cui la montagna di debito sotto zero sui mercati globali è aumentata vertiginosamente in uno o due giorni.
Basta rivedere il grafico del centennale austriaco sopra, perché dimostra i potenti ostacoli agli scambi che derivano dalle banche centrali che abbassano i tassi d'interesse nei loro inutili tentativi di stimolare la crescita, i redditi e l'occupazione. In parole povere, i prezzi delle obbligazioni a più lunga durata aumentano vertiginosamente.
Invece di un luogo in cui gli investitori a lungo termine possono trovare sicurezza e rendimenti modesti, le banche centrali hanno trasformato i mercati obbligazionari in bische clandestine in cui i rendimenti sono irrilevanti e l'apprezzamento del capitale a breve termine è l'unica preoccupazione.
A meno che non crediate che Beyond Meat Inc al 125X, o anche Chipotle al 56X, stiano segnalando che tutto il mondo diventerà vegano o che il mondo impazzirà per avere burrito sempre più cari. Le obbligazioni torneranno sempre al prezzo di parità al riscatto, ed i trader e gli speculatori che oggi sono lieti di chiamarsi investitori, perderanno le loro mutande.
Questo è garantito. L'unica cosa è quanto presto arriverà il bagno di sangue e quanto violentemente il terrore finanziario si diffonderà dai mercati obbligazionari al resto del sistema finanziario
Quanto all'eccesso di risparmi, è semplicemente una sciocchezza. Il grafico qui sotto vi dice tutto ciò che dovete sapere, perché mostra il tasso di risparmio netto degli Stati Uniti nel modo più accurato possibile. Cioè, combina i risparmi delle famiglie con i risparmi delle imprese (cioè gli utili non distribuiti) più i risparmi del settore pubblico e confronta tale somma con il reddito nazionale.
Questa è la misura più solida di "risparmio", perché rappresenta la somma netta delle entrate che può essere utilizzata per gli investimenti e sta calando da molti decenni ormai.
All'attuale livello del 2,1%, rappresenta una frazione del livello che ha prevalso durante il periodo di massimo splendore americano negli anni '60 e successivi.
I risparmi nazionali statunitensi sono quasi svaniti, ma non importa perché c'è un surplus ancora maggiore nel resto del mondo. Ma anche questa versione di tale sciocchezza è falsa.
Prendiamo il caso dell'Europa, dove l'intera curva dei rendimenti di Paesi come la Germania e Paesi Bassi viene scambiata a livelli inferiori allo zero; e anche nella distopia socialista della Francia i rendimenti fino a 15 anni sono negativi e i suoi debiti a 50 anni sono scambiati a solo lo 0,81%.
L'acquisto maniacale di obbligazioni da parte della BCE, che ammonta a $3.000 miliardi dal 2015, ha sostanzialmente schiacciato i rendimenti investment grade nell'Eurozona. In realtà ci sono anche una dozzina di titoli spazzatura scambiati sottozero.
Eppure Mario Draghi ha avuto il coraggio di insistere sul fatto che la politica monetaria e il NIRP non sono il problema. Né Draghi si è preso la briga di dare la colpa esclusivamente alle ragazze cinesi ossessionate dal risparmio che lavorano per 12 ore al giorno nelle fabbriche Foxcon che assemblano iPhone. No, l'eccesso di risparmi è una malattia che si è sprigionata anche dall'Europa.
In realtà, è una bugia bella e buona. Il tasso di risparmio delle famiglie nella zona Euro è in calo sin dall'inizio della moneta unica. E questa erosione di lungo termine è continuata su una linea di tendenza al ribasso da quando Draghi ha annunciato il suo ukase nell'agosto 2012.
A dire il vero i banchieri centrali come Draghi utilizzano un sotterfugio statistico, sostenendo che gli "avanzi delle partite correnti" sono la stessa cosa dei "risparmi nazionali".
In realtà non sono niente del genere; le eccedenze e i disavanzi delle partite correnti sono un'identità contabile all'interno degli schemi contabili del PIL keynesiano e per tutte le nazioni sono necessariamente zero, salvo discrepanze statistiche.
Infatti le eccedenze e i disavanzi delle partite correnti dipendono dalle politiche del credito e dei cambi della banca centrale e dal loro impatto su salari, prezzi e costi interni. Le eccedenze croniche delle partite correnti derivano dal fissare i tassi di cambio al di sotto dei livelli economici e quindi reprimere i salari ed i prezzi interni; mentre i deficit cronici sono l'opposto.
Detto in altro modo, ciò che i banchieri centrali affermano essere "risparmi in eccesso" generati da famiglie e imprese, che devono essere puniti per i loro peccati, sono in realtà deformazioni del commercio mondiale e dei flussi di capitali radicati nella macchinazione degli stessi banchieri centrali.
Questo è evidente nei numeri di Draghi. Rimprovera la Germania e la zona Euro per aver alimentato l'eccesso di risparmi, rappresentato rispettivamente dal 5% e dal 3% delle eccedenze delle partite correnti del PIL. Durante i 14 anni prima del "whatever it takes" di Draghi, l'Eurozona non aveva un avanzo delle partite correnti; il surplus è emerso da quando Draghi ha distrutto la valuta unica.
Quello che Draghi definisce come il problema, un avanzo delle partite correnti, è principalmente una sua stessa creazione!
Cioè, è il risultato della svalutazione monetaria del 20% effettuata dalla BCE sotto la sua guida e anche del temporaneo miglioramento delle condizioni commerciali dell'Europa grazie alla sovrabbondanza globale di petrolio e materie prime. E anche in quest'ultimo caso c'è lo zampino dei banchieri centrali che hanno portato al boom del credito degli ultimi due decenni e hanno comportato investimenti eccessivi in tutto il mondo dell'energia, delle miniere, della produzione e della capacità di trasporto.
In ogni caso, le eccedenze della zona Euro sin dal 2011 mostrate di seguito non rappresentano i consumatori e le imprese che non riescono a spendere abbastanza e accumulano denaro. Al contrario, queste eccedenze contabili sono solo l'ennesima fase del sistema deformato del commercio globale e dei flussi di capitali. Questi ultimi, a loro volta, sono il frutto di un sistema marcio di falsificazione dei prezzi del mercato monetario e dei capitali da parte delle banche centrali.
Infatti quando i risparmi sono misurati onestamente, non esiste un'unica grande economia al mondo che non abbia subito un grave declino del suo tasso di risparmio negli ultimi decenni. Il tasso di risparmio delle famiglie canadesi, ad esempio,è letteralmente scomparso dai radar e ora si attesta solo all'1,1%.
Allo stesso modo, le tanto decantate famiglie giapponesi che hanno risparmiato molto nel loro periodo di boom pre-1990, sono letteralmente scomparse dalla faccia della terra. Tuttavia questo sviluppo si è verificato proprio quando il Giappone aveva bisogno di costruire un notevole gruzzolo di risparmi per i decenni a venire, quando si trasformerà essenzialmente in una gigantesca colonia di pensionati.
Il profondo declino secolare dei tassi di risparmio delle famiglie in tutto il mondo è di per sé la conferma che le banche centrali hanno deformato drasticamente il sistema finanziario, e ora stanno raccontando la proverbiale grande bugia della "sovrabbondanza di risparmi" per giustificare il loro continuo assalto ai depositanti. Questo perché il tipo di boom degli investimenti vissuto dal mondo negli ultimi due decenni sarebbe stato accompagnato da un grande surplus di risparmi nelle economie del mondo sviluppato.
Durante il grande boom della crescita globale e dell'industrializzazione tra il 1870 e il 1914, ad esempio, la Gran Bretagna, la Francia, l'Olanda e, in misura minore, la Germania furono grandi esportatori di capitali. Al contrario, i mercati emergenti dell'epoca (Stati Uniti, Argentina, Russia, India, Australia, ecc.) erano importatori di capitali.
Ciò aveva un senso: le economie avanzate dell'epoca guadagnavano eccedenze commerciali esportando macchinari, materiali, acciaio, prodotti chimici e manufatti di consumo, quindi reinvestivano queste eccedenze in prestiti e investimenti in navi, miniere, ferrovie, fabbriche, porti e infrastrutture pubbliche nelle economie in via di sviluppo.
Il perno di questo circolo virtuoso era il denaro globale comune. Cioè, valute che avevano un peso costante in oro e che, di conseguenza, erano convertibili a tassi fissi per lunghi periodi di tempo. Gli investitori e le compagnie assicurative inglesi, ad esempio, investivano in obbligazioni denominate in sterline emesse da mutuatari stranieri perché sapevano che le obbligazioni erano buone come l'oro e che il loro unico rischio reale era il default del debitore su interessi o capitale.
Il mondo odierno del denaro fiat ha capovolto la logica del capitalismo e del gold standard. Di conseguenza negli ultimi decenni i produttori e le petro-economie dell'Asia orientale sono diventati risparmiatori ed esportatori di capitali, mentre le economie più avanzate del pianeta sono diventate un gigantesco importatore di capitali. Infatti sia gli economisti keynesiani che i cosiddetti monetaristi conservatori hanno proclamato queste enormi eccedenze croniche delle partite correnti statunitensi come una cosa meravigliosa.
No, non lo sono. Donald Trump ha ragione, anche se per la ragione sbagliata.
Gli Stati Uniti hanno preso in prestito circa $8.000 miliardi dal resto del mondo sin dagli anni '70, non secondo le leggi dell'economia, come proclama il consenso keynesiano/monetarista. Invece la serie ininterrotta di disavanzi delle partite correnti mostrata nel grafico di seguito è stata accumulata in violazione delle leggi del sound money; e sono stati resi possibili dall'abbandono della convertibilità dollaro/oro nell'agosto 1971.
In ogni caso, anche le economie dei mercati emergenti non sono giganteschi risparmiatori, come sostengono attualmente i propagandisti keynesiani. Lo Schema Rosso di Ponzi, ad esempio, ha gestito la sua stampante monetaria alla massima velocità per oltre un quarto di secolo. Ciò a sua volta ha alimentato una massiccia ondata di investimenti interni, industriali, infrastrutturali e abitativi, che hanno raggiunto livelli estremi.
Secondo la contabilità del PIL keynesiano, ovviamente, ciò ha fatto sembrare che le centinaia di milioni di lavoratori cinesi che venivano riversati dalle risaie nelle nuove industrie della Cina, dove lavoravano per pochi dollari l'ora, o anche meno, fossero risparmiatori seriali.
Eppure questa è un'illusione contabile. Quando la massiccia montagna di debiti della Cina è cresciuta da $2.000 miliardi a $40.000 miliardi nell'ultimo quarto di secolo, l'effetto è stato una spesa per investimenti ultra elevata rispetto ad utili delle imprese e salari.
Ma una volta rimossi il credito della banca centrale ed i prestiti bancari, tutto chiò che rimane è una gigantesca bolla nata dalle rotative della PBOC.
Vale a dire, fermate la massiccia ondata di indebitamento annuale dello Schema Rosso di Ponzi e gli investimenti precipiterebbero. A loro volta crollerebbero anche i redditi (in particolare i profitti e le retribuzioni delle imprese nei settori delle fabbriche, delle abitazioni e delle infrastrutture) ed evaporerebbe l'illusione di alti tassi di "risparmio" nei conti del PIL.
La verità è che la menzogna del cosiddetto eccesso di risparmi sta già venendo alla luce nello Schema Rosso di Ponzi. Come mostrato di seguito, il tasso di crescita (flusso) guidato dal debito e dagli investimenti è in costante calo, nonostante lo stock di debito (linea verde) relativo al PIL salga sempre di più.
Senza dubbio la Cina ha prolungato il periodo di crescita degli investimenti indotto dal debito, consentendole di falsificare i numeri della crescita del PIL. Ma tali numeri non erano indicativi di un eccesso di risparmi senza precedenti in un'economia in sviluppo. Il grafico traccia solo il più grande (e il più insostenibile) Schema di Ponzi economico nella storia.
Infatti se gli operai della Cina fossero dei risparmiatori seriali, perché dovrebbero prendere in prestito come se non ci fosse un domani?
Solo negli ultimi 15 anni il rapporto tra reddito disponibile e debito è quasi quadruplicato.
La verità è che non esiste alcun eccesso di risparmi nel mondo. Al contrario, vi è un enorme eccesso di distorsioni alimentate dalle banche centrali e falsificazioni dei prezzi nei mercati finanziari che hanno provocato l'assurdità delle obbligazioni austriache a 100 anni scambiate al 187% rispetto al prezzo di emissione.
E questo tipo di "eccessi" non è affatto confortante; è un'insegna al neon rossa lampeggiante che avverte che le bolle finanziarie generate dai banchieri centrali keynesiani si stanno avvicinando alle loro data di scadenza.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
mercoledì 22 maggio 2019
La liquefazione dei sogni di Wall Street
di David Stockman
La stupidità regna sovrana a Wall Street: è circondato da ogni tipo di politica economica sfavorevole ed evento imprevedibile, eppure i trader ed i robo-trader continuano a camminare sul bordo di una vasca piena di pescecani.
Non sembrano affatto ricordare che tra il picco intra-giornaliero di 2.941 e la chiusura alla vigilia di Natale, l'indice S&P 500 è sceso di un 25% in soli 64 giorni di trading.
Può davvero essere che la cecità di Powell e l'apparente tregua tra Trump e lo Schema Rosso di Ponzi abbiano rimosso ogni singola nuvola oscura dai cieli?
Ad ascoltare le teste di legno nello zombie-box, pare proprio di sì. E ancora meglio, ora che le preoccupazioni sul Muro sono state cancellate, il proverbiale tsunami di denaro a bordo campo si sta presumibilmente preparando ad alimentare la madre di tutti i crolli del mercato azionario.
Lo stesso Larry Fink, amministratore delegato di Blackrock, lo ha detto poco tempo fa. Intendiamoci, non ha detto perché dovrebbe salire ancora di più rispetti ai suoi attuali livelli già stratosferici, solo che il FOMO sta per scatenare un altro fuggi-fuggi di acquisto nel casinò.
Tra tutte le persone proprio Larry Fink, seduto in cima a $6.000 miliardi di asset (perlopiù ETF e fondi comuni d'investimento che possono essere scaricati in un momento di panico), dovrebbe essere agitato. Blackrock guadagna meno di 30 bps sulla sua montagna di risorse gestite, il che significa che un crollo dei prezzi degli asset di rischio (anche vicino a quelli del 2008-09 e 2000-2001) spazzerebbe via la maggior parte dei suoi $4 miliardi di profitti annuali.
Ma Larry Fink è apparentemente cieco di fronte a questo rischio e per una semplice ragione: è uno dei cavalcatori di bolle della sua generazione, e dopo 30 anni di indicibili successi e accumuli di ricchezza, ha da tempo perso la comprensione di cosa sia una finanza solida ed è diventato progressivamente ignaro del fatto che la sua azienda è in realtà seduta in cima alla più grande bolla finanziaria della storia.
Come uno dei quattro partner originali di Blackstone subito dopo l'ultima correzione onesta dei mercati nell'ottobre 1987, quando il Dow è crollato del 22% in un solo giorno, Fink è stato salutato come un innovatore finanziario estremamente brillante. Ancora ventenne, Larry Fink è stato uno dei pionieri del settore dei titoli garantiti da mutui ipotecari e inizialmente aveva realizzato profitti giganteschi scambiando e sottoscrivendo questi nuovi titoli. Compito reso estremamente facile da una evento: quando arrivò a Blackstone nel marzo 1988, il presidente della FED, Alan Greenspan, scoprì la stampante monetaria nel seminterrato dell'Eccles Building. Procedette quindi ad inondare Wall Street di liquidità, vanificando così i tentativi di Mr. Market di operare una pulizia degli errori economici accumulati sino a quel momento.
Nel 1989 i mercati si erano "ripresi" e la grande bolla trentennale dell'era attuale aveva iniziato la sua lunga, implacabile inflazione. Fu in quel momento che Larry Fink iniziò a pensare in grande: sviluppare il primo fondo comune che avrebbe investito esclusivamente in titoli garantiti da ipoteca di Fannie Mae e Freddie Mac. Ci vollero due settimane affinché il team Blackstone raccogliesse $100 milioni.
Tale team era guidato dal co-fondatore di Blackstone, Pete Peterson, già presidente di Lehman Brothers, segretario al commercio sotto Nixon, più giovane CEO in America all'età di 29 anni quando prese il timone di Bell & Howell. C'erano anche Steve Schwarzman (ancora membro di Blasckstone), Roger Altman (che successivamente ha fondato un altro gigante di Wall Street chiamato Evercore), Mark Gallogly (che in seguito ha fondato Centerbridge Partners) e il sottoscritto.
$100 milioni allora sarebbero stati $1 milione di oggi, ma quello era il 1989, quando la FED aveva un bilancio di appena $200 miliardi e il bilancio congiunto di tutte le principali banche centrali mondiali ammontava a ben meno di cinquecento miliardi di dollari. Nessuno si sarebbe mai sognato quello che sarebbe successo nel frattempo: il bilancio della FED da solo è passato ad un picco di $4.500 miliardi e il totale dei bilanci delle principali banche centrali del mondo hanno raggiunto i $25.000 miliardi.
Ma ecco il punto: le banche centrali si erano sempre date una regolata per quanto riguardava la creazione di denaro dal nulla. Vale a dire, i bilanci sono incrementati di circa il 3-4% all'anno, il che significa che i bilanci delle banche centrali ricoprivano una piccola percentuale del PIL (2-5%), mentre i modesti interventi nel mercato monetario esercitavano un tocco leggero sul prezzo del denaro, del debito e del rischio.
Ad esempio, durante il periodo di massimo splendore del capitalismo americano tra il 1953 e il 1966, il bilancio della FED si è espanso solo del 4,0% all'anno. Durante questo periodo la crescita economica era in media del 3,8% annuo, l'inflazione dell'1,0% all'anno e il rapporto tra debito pubblico e privato totale e PIL era cresciuto lentamente dall'1,33X nel secondo trimestre del 1953 all'1,45X nel secondo trimestre del 1966 (rispetto al 3,5X di oggi)
Inutile dire che tutto è cambiato dopo che Greenspan ha preso il timone della FED nell'agosto 1987 e ha proceduto ad esplodere il suo bilancio di 4 volte durante i 19 anni del suo regno; e ancora più importante costringere il resto delle banche centrali del mondo a seguirlo.
Di conseguenza durante i 27 anni tra il 1987 e il 2014, il bilancio della FED è cresciuto ad un tasso vertiginoso del 12,2% annuo, mentre negli ultimi trent'anni i bilanci congiunti delle banche centrali del mondo sono cresciuti di un 14,0% annuo.
Questo è completamente folle e ha causato una massiccia inflazione del prezzo degli asset finanziari, non in beni e servizi, e per una ragione molto semplice.
Per intenderci, il mondo non è mai stato a corto di lavoro: il nostro pianeta ha sempre avuto molti lavoratori, ma erano intrinsecamente vincolati al capitale perché fino agli ultimi 30 anni, la creazione di nuovo capitale richiedeva aumenti nei risparmi privati e innumerevoli atti di soddisfazione posticipata dei propri desideri.
Non più ormai, almeno non durante l'attuale era della Finanza delle Bolle. Le banche centrali hanno sistematicamente represso il costo del debito e gonfiato il valore delle azioni, cosa che ha alimentato una lunga serie di massicci investimenti improduttivi. Di conseguenza i beni produttivi sono stati finanziati con il capitale a buon mercato stampato dalle banche centrali, o finanziati da speculatori col front-running in titoli di debito e titoli azionari.
A dire il vero questa deformazione finanziaria ha favorito una falsa prosperità, la cui più fulgida incarnazione è lo Schema Rosso di Ponzi. Il fatto più cruciale è che ha estinto qualsiasi tendenza verso un aumento dell'inflazione dei prezzi di beni e servizi, visto che un miliardo di lavoratori dalle risaie dell'Asia si è spostato nelle fabbriche.
Alla fine, quindi, l'inflazione artificialmente bassa di beni e servizi promossa dalle banche centrali è diventata la scusa per ancor più sconsideratezza monetaria. Il paravento delle banche centrali, la "lowflation", ricorda il dodicenne che uccide entrambi i genitori e poi si dispera nei tribunali per il fatto che sia rimasto orfano!
In ogni caso, le banche centrali hanno stampato denaro come mai prima d'ora. Ciò, a sua volta, ha travolto i giocatori nei mercati dei capitali, che si sono costantemente trasformati in casinò, con questa Grande Deformazione e ha fatto perdere definitivamente ogni traccia di una determinazione onesta dei prezzi.
Questo ci riporta al nostro Larry Fink. Negli ultimi 30 anni i sopraccitati $100 milioni di asset in gestione di Blackrock hanno raggiunto i $6.000 miliardi, ma per quanto sia intelligente, Larry Fink non è uno scienziato finanziario.
Inutile dire che Larry Fink è solo il manifesto di una generazione di trader e speculatori che hanno cavalcato bolle anche da 60.000X; e l'hanno fatto per così tanto tempo che non riescono nemmeno a vedere la follia finanziaria tutt'intorno a loro, come con Facebook, Zoom e Chipotle per citarne alcuni. Ma è sufficiente qui considerare il caso di Amazon, che ha guidato il folle recupero del 25%-35% dei principali indici azionari durante sin dalla vigilia di Natale.
La capitalizzazione di mercato di Amazon è quasi tornata al suo massimo storico, a $945 miliardi. Ciò rappresenta un assurdo 95X le sue entrate nette annuali da $10 miliardi, e un 74X del suo flusso di cassa annuale da $12,8 miliardi.
Inoltre quasi il 60% del reddito operativo di Amazon durante il 2018 è stato guadagnato dal suo business cloud (AWS), che rappresentava solo il 12% dei suoi $233 miliardi di vendite. Queste ultime non hanno nulla a che fare con il core business da $207 miliardi dell'e-commerce, e rappresentano in realtà un investimento non proprietario, a basso rendimento, ad alta intensità di capitale in vaste server farm (vale a dire, lo stupido patrimonio dell'economia digitale).
In sostanza, Amazon è un crogiolo di inefficienze, investimenti improduttivi e distruzione economica di Main Street, grazie ai falsi incentivi offerti dalla sua incredibile sopravvalutazione.
Ma come Larry Fink, i cavalcatori delle bolle non vedono l'assurdità della situazione perché 30 anni di implacabile inflazione degli asset hanno distrutto i meccanismi di funzionamento del mercato monetario e dei capitali.
Infatti anche MarketWatch ha iniziato a capire coem stanno le cose, commentando in modo perplesso il fatto che 45 analisti azionari che coprono AMZN lo considerino un "buy". Incredibile davvero, perché unac osa del genere non accadrebbe neanche tra un milione di anni in un libero mercato ed onesto.
Forse è anche per questo che l'ultima stella cadente delle IPO, Zoom, è stata tradata ad una capitalizzazione di mercato di $17,7 miliardi nella sua ultima chiusura. Ciò rappresenta 54X i suoi $331 milioni di entrate e 2.330X i suoi $7,6 milioni di reddito netto. E sì, stiamo parlando di duemilatrecentotrenta volte i guadagni.
Poi tra gli altri c'è Chipotle, che ha riportato un utile netto di $205 milioni per il periodo annuale terminato a marzo 2019. Ciò è notevole perché nel 2011 Chipotle ha incassato $215 milioni! Tuttavia ciò non ha impedito ai trader di scommettere sui suoi titoli fino ad una capitalizzazione di mercato di $20 miliardi, il che significa che è valutato al 100X del suo reddito netto e oltre il 55X il flusso di cassa.
Proprio così. Questa è una catena di ristoranti di burrito che non è andata da nessuna parte da otto anni a questa parte, perché ha saturato il Paese con negozi, ha molta concorrenza, sta affrontando crescenti costi di manodopera e cibo, ed è soggetta a molteplici episodi di avvelenamento dei suoi clienti con cibo contaminato.
Ma a quanto pare tutto ciò non importa per Larry Fink e compari, i quali ignorano come una liquefazione dei sogni di Wall Street e compagnia sia proprio dietro l'angolo.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
giovedì 17 marzo 2016
Questo burrito finirà spiaccicato sul muro
Ricordo a tutti i lettori interessati che è in vendita la mia
traduzione dell'ultimo libro di Gary North, L'economia cristiana in una
lezione, acquistabile a questo indirizzo: http://bit.ly/1JUqFIt.
Con questo manoscritto North, attraverso uno sforzo letterario
pregevole, unisce ciò che è stato diviso per anni da un mondo accademico
cieco e sordo alla centralità dell'individuo nell'analisi economica:
etica ed economia. L'escamotage della chiave di lettura teologica è
utilizzata per chiarire al lettore come una visione epistemologica
chiara sia fondamentale per uscire dall'attuale pantano intellettuale in
cui è finita la teoria economica moderna.
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di David Stockman
Durante i 150 giorni sin dal 4 agosto, il prezzo delle azioni di Chipotle è precipitato del 45%. Quasi $11 miliardi di capitalizzazione di mercato sono stati cancellati — tra cui $4 miliardi nelle ultime tre settimane.
Di conseguenza il suo valore di mercato è ora tornato ai livelli del marzo 2012. I tori che si sono scatenati con CMG, il quale nel frattempo s'è impennato per 1250 giorni, sono stati fucilati.
Detto in altro modo, quella che era una baracca sforna-burrito da $12 milioni ora ne vale solo $6.5 milioni, ed è una cifra in calo... molto velocemente. Ma il colpevole non è una presunta epidemia di E. coli, come sostengono gli apologeti di CMG.
Al contrario, le azioni CMG sono irrazionalmente valutate.
La capitalizzazione di mercato di Chipotle da $24 miliardi, è una di quelle cose che spiegano da sole l'attuale Finanza delle Bolle. È sicuramente il manifesto del modo in cui il casinò di Wall Street, sponsorizzato dalla FED, ha pubblicizzato il mondano come qualcosa di miracoloso; e ha sostituito le gambe perennemente rialziste all'analisi di merito e di giudizio.
Cioè, un mercato finanziario che valuta $12 milioni questi locali sforna-burrito che generano $750,000 in flusso di cassa per punto vendita, è semplicemente assurdo; si tratta di una grande bisca clandestina che renderebbe invidiosi i magnati di Las Vegas.
Eppure il sorprendente livello di compiacenza che ha portato le azioni CMG ad un picco di $750 pochi mesi fa, non è un'aberrazione una tantum. Incarna la sostanza dei mercati finanziari che sono stati distrutti da una massiccia intrusione della banca centrale e dalla falsificazione sistematica dei tassi d'interesse e dei prezzi degli asset.
Quindi al suo picco d'agosto, i $24 miliardi di capitalizzazione di mercato di CMG rappresentavano il 48X dei $500 milioni di proventi netti. Ma i 1,900 ristoranti Chipotle che hanno sfoggiato questi inverosimili multipli PE, non sono empori alimentari di fascia alta che servono piatti da gourmet a prezzi di lusso alle famiglie benestanti.
In realtà vendono burrito, taco, insalate, fagioli neri, salsa e patatine a $9. I suoi clienti fanno parte per lo più della Generazione Y, i quali hanno un reddito medio di $155 al mese, compresi quelli che vivono ancora con mamma e papà.
L'azienda non ha barriere all'entrata e ha poca pubblicità. Viene assalita da un esercito di concorrenti, tra cui catene affermate come Taco Bell e nuovi arrivati come Qdoba e innumerevoli altre. E CMG ha ormai saturato le principali località e mercati — il destino che s'è sempre abbattuto sulle imprese nella ristorazione che andavano alla grande.
Sì, CMG ha validi espedienti di marketing. Vale a dire, che il suo cibo è fresco, organico, di provenienza locale e che i maiali e i polli nei burrito non sono stati maltrattati in una fattoria industriale.
E allora? C'è qualcosa in questa tesi che non può essere replicato dalla concorrenza — anche se costretta ad inseguire per un po'?
Il fatto è che nessuna azienda ha mai dominato in modo permanente nella filiera della ristorazione — dagli hamburger alla pizza, al pesce, alla pasta e alle steakhouse di fascia alta. Tuttavia i multipli PE assurdamente elevati di Chipotle rispecchiano esattamente questa proposizione — iper-crescita e dominio completo, praticamente un mondo senza fine.
In realtà, la crescita approssimativa degli utili di Chipotle al 25% annuo sin dal 2009, è stata causata dall'inaugurazione di 200 nuovi negozi l'anno grazie a costi di leasing dannatamente bassi. E questo grazie alla repressione dei tassi d'interesse da parte della FED e all'abbondanza di lavoro a salario minimo.
Durante suddetto periodo, Chiptole ha anche aumentato i prezzi dei suoi menù capitalizzando la loro posizione di spicco nel segmento Tex-Mex e la loro temporanea popolarità tra la Generazione Y.
Ma quest'ultimo s'è rivelato il tallone d'Achille di tutta l'operazione. CMG ha propagandato d'essere una spanna più in alto rispetto a tutta la sua concorrenza. Eppure non ha speso molto di più in cibo e rifornimenti rispetto alla maggior parte della concorrenza.
Per esempio, i costi di Panera riguardo il cibo hanno rappresentato il 34% delle vendite a fronte del 33% di Chipotle. Anche i costi di hamburger, cibo e carta sono finiti nella stessa zona, e per Wendy's nel trimestre più recente erano circa il 32%.
C'è una ragione se la maggior parte delle operazioni nel settore della ristorazione si basa su canali di commercializzazione centralizzati, alimentati dalla produzione industriale di carni e altri ingredienti importanti. Vale a dire, i costi degli alimenti prodotti industrialmente sono di gran lunga più economici e le catene di fornitura centralizzate sono più efficienti, affidabili e burocraticamente stabili rispetto agli appalti decentrati degli allevamenti di quartiere.
Questo è particolarmente vero per una realtà nel settore della ristorazione che ora possiede più di 2,000 sedi e 53,000 dipendenti retribuiti ad un tasso medio di appena $20,000 l'anno.
In una parola, da un lato CMG prometteva d'offrire con i suoi prodotti una qualità di vita salutare, e dall'altro non spendeva abbastanza per mantenere le sue promesse. E poiché non aveva i livelli d'infrastrutture e di costi organizzativi necessari per mantenere le sue promesse, stava essenzialmente raccogliendo profitti fantasma che non erano sostenibili.
Era solo una questione di tempo prima che il caso dell'E. coli, o decine di altri potenziali assalti al suo marchio, divenissero di pubblico dominio. Infatti ecco come ha reagito un analista alla notizia, che a quanto pare ha analizzato l'andamento di Chipotle in modo regolare. Come ha spiegato su Seeking Alpha, il colpo al franchising di CMG è stato devastante:
Ora è arrivato il tempo della vendetta. Secondo i dati più recenti, a dicembre l'ex-re delle composizioni sperimentatali messicane ha sperimentato un tonfo del 30% nelle vendite e non c'è ancora una fine in vista. Di conseguenza il management ha ora ridotto la prospettiva del quarto trimestre a $2 per azione e non si aspetta un miglioramento in tempi brevi.
Bene, ora prendete l'attuale tasso annualizzato e gettateci dentro altri due dollari d'aria fritta — e otterrete un tasso annualizzato di $10/azione. Al suo picco dello scorso agosto, CMG era tradato al 75X degli utili per azione.
Come nei casi precedenti di catene di ristorazione che andavano alla grande, non vi è alcuna base economica razionale per capitalizzare con multipli folli la crescita una tantum degli utili dovuta semplicemente ad aperture di nuovi negozi. Questi casi gonfi d'ambizione si sfracellano sempre a terra, oppure il prezzo delle loro azioni cola a picco mentre i multipli PE si restringono nonostante gli utili possano continuare ad espandersi.
Nel caso di Chipotle, c'è stata ancor più follia stando ai suoi multipli elevati PE. Stava arrivando il rischio della concorrenza. Il rischio nella catena dei rifornimenti era evidente. Gli incrementi dei prezzi a causa della sua base di clienti in diminuzione, erano una bomba ad orologeria. C'erano troppi punti vendita nella maggior parte degli Stati Uniti. Il cosiddetto Tex-Mex non stava prendendo piede all'estero.
E, soprattutto, CMG non ha asset concreti, a parte la buona volontà dei suoi clienti. Si tratta di un mucchio di leasing fuori bilancio alla cui base c'è una quantità risibile d'attrezzature e miglioramenti per negozio. Quindi non può nemmeno fare il verso ad Eddie Lambert e dire che i negozi vuoti Sears sono irrilevanti poiché gli immobili alla base hanno un valore inestimabile.
Detto in altro modo, gli utili derivanti dall'ammortamento relativo ad avviamento ed attività immateriali come mattoni, brevetti, know-how, tecnologia rivoluzionaria o pubblicità martellante, non possono assolutamente valere il 48X. Il fatto che CMG abbia raggiunto questa follia solo pochi mesi fa, rappresenta la pistola fumante della compiacenza monumentale che pervade il casinò.
Il resto del mercato, infatti, è solo un esempio un po' meno esagerato. Proprio come nel caso di CMG, i tassi di capitalizzazione ai recenti picchi non hanno alcun senso; a parte per i venditori di fumo sell-side, secondo i quali niente al mondo può andare storto e il ciclo economico è stato miracolosamente abrogato.
Ma non c'è bisogno d'essere troppo svegli per comprendere che il boom del credito ventennale capitanato dallo Schema Rosso di Ponzi sta frenando bruscamente, perché le banche centrali sono a corto di polvere da sparo asciutta e di credibilità.
L'economia mondiale è nel mezzo della più grande deflazione delle materie prime sin dagli anni '30, mentre i prezzi industriali ed i profitti vengono intaccati duramente e le spese in conto capitale stanno finendo in una vera e propria depressione.
Tutto questo sta causando un calo dei redditi e dei profitti in tutto il mondo, e questa volta la differenza non può essere colmata con una rinnovata espansione del credito. Questo perché praticamente ogni economia del mondo è arrivata al cosiddetto "picco del debito".
Sebbene la Cina sia cresciuta presumibilmente al 7% l'anno scorso, la verità è che il consumo non è cresciuto affatto e il volume del trasporto delle merci su ferrovia è calato del 10%. Si noti inoltre che il fiore all'occhiello della catena d'approviggionamento della Cina — l'economia industriale della Corea del Sud — è in un mare di guai. Le sue esportazioni sono scese del 15% su base annuale. Si noti inoltre che il prezzo del petrolio greggio, del rame, del ferro e di altre commodity sta colando a picco.
Proprio così, gli utili GAAP per le aziende nell'S&P 500 sono scesi da un picco di $106 per azione dal settembre 2014 a $90 nel periodo più recente. Questo è un calo del 15% e tale debolezza sta cominciando a diffondersi al settore dell'energia e a quello dei materiali industriali.
Ma i multipli di mercato del 22X non sono nemmeno la metà della storia. Le stesse persone che hanno consigliato CMG in base ai suoi multipli del 75X, hanno semplicemente spacciato la solita vecchia storia delle gambe rialziste perenni.
Le previsioni di Wall Street davano nel 2015 gli utili dell'S&P 500 a circa $133 per azione; sono risultati inferiori del 20%, a $106.
Eppure eccoci qui a parlare di nuovo di queste cose. Il consenso per il 2016 ha iniziato a $137 per azione la scorsa primavera, e solo ora sta iniziando a fare marcia indietro a $120. Date le enormi turbolenze nell'economia globale e i segni emergenti della recessione inevitabile negli Stati Uniti, i cosiddetti "permabull" sono veramente ridicoli.
Ma c'è un'altra cosa. Assecondano la compiacenza e la pigrizia intellettuale che è discesa sul casinò dopo due decenni di coccole della FED e sette anni di denaro gratuito per le operazioni di carry trade.
Vale a dire, i cosiddetti strateghi ed economisti di Wall Street si sono trasformati in "permabull" decerebrati ed incapaci di riconoscere gli ovvi fallimenti macroeconomici e i rischi finanziari che abbondano ovunque, anche nell'economia interna.
Non c'è stata alcuna crescita degli investimenti per 15 anni; la produttività sta marcendo; ci sono ancor meno posti di lavoro a tempo pieno e da capofamiglia rispetto al dicembre 2007; e il debito federale e il mostro del welfare state sono stati lasciati allo stato brado, il che significa che nei prossimi anni è in arrivo una massiccia crisi fiscale.
Ma ecco cos'ha detto ieri uno di questi "permabull". La seguente è la prova che Jeffery Saut ha trascorso troppi anni a cuocersi il cervello sotto il sole della Florida:
Oh, suvvia. Il rischio finanziario è più grande che mai — la FED l'ha semplicemente esteso dal sistema bancario ai fondi comuni obbligazionari, agli ETF e ad altre forme di finanziamento non bancario.
Allo stesso modo, il deficit federale tornerà a più di $1,000 miliardi l'anno al primo accenno di recessione; a causa dei costi del Medicare e della previdenza sociale nei prossimi dieci anni, vedremo il debito pubblico arrivare a $30,000 miliardi e al 135% del PIL.
Anche il debito aziendale negli Stati Uniti è cresciuto, da $11,000 miliardi prima della crisi ai $13,000 miliardi di oggi. La maggior parte è finito in riacquisti d'azioni proprie e in F&A.
Nel caso di CMG, almeno rimarrà qualche burrito. Nel caso degli Stati Uniti, dei mercati finanziari e dell'economia mondiale, nemmeno quello.
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
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di David Stockman
Durante i 150 giorni sin dal 4 agosto, il prezzo delle azioni di Chipotle è precipitato del 45%. Quasi $11 miliardi di capitalizzazione di mercato sono stati cancellati — tra cui $4 miliardi nelle ultime tre settimane.
Di conseguenza il suo valore di mercato è ora tornato ai livelli del marzo 2012. I tori che si sono scatenati con CMG, il quale nel frattempo s'è impennato per 1250 giorni, sono stati fucilati.
Detto in altro modo, quella che era una baracca sforna-burrito da $12 milioni ora ne vale solo $6.5 milioni, ed è una cifra in calo... molto velocemente. Ma il colpevole non è una presunta epidemia di E. coli, come sostengono gli apologeti di CMG.
Al contrario, le azioni CMG sono irrazionalmente valutate.
La capitalizzazione di mercato di Chipotle da $24 miliardi, è una di quelle cose che spiegano da sole l'attuale Finanza delle Bolle. È sicuramente il manifesto del modo in cui il casinò di Wall Street, sponsorizzato dalla FED, ha pubblicizzato il mondano come qualcosa di miracoloso; e ha sostituito le gambe perennemente rialziste all'analisi di merito e di giudizio.
Cioè, un mercato finanziario che valuta $12 milioni questi locali sforna-burrito che generano $750,000 in flusso di cassa per punto vendita, è semplicemente assurdo; si tratta di una grande bisca clandestina che renderebbe invidiosi i magnati di Las Vegas.
Eppure il sorprendente livello di compiacenza che ha portato le azioni CMG ad un picco di $750 pochi mesi fa, non è un'aberrazione una tantum. Incarna la sostanza dei mercati finanziari che sono stati distrutti da una massiccia intrusione della banca centrale e dalla falsificazione sistematica dei tassi d'interesse e dei prezzi degli asset.
Quindi al suo picco d'agosto, i $24 miliardi di capitalizzazione di mercato di CMG rappresentavano il 48X dei $500 milioni di proventi netti. Ma i 1,900 ristoranti Chipotle che hanno sfoggiato questi inverosimili multipli PE, non sono empori alimentari di fascia alta che servono piatti da gourmet a prezzi di lusso alle famiglie benestanti.
In realtà vendono burrito, taco, insalate, fagioli neri, salsa e patatine a $9. I suoi clienti fanno parte per lo più della Generazione Y, i quali hanno un reddito medio di $155 al mese, compresi quelli che vivono ancora con mamma e papà.
L'azienda non ha barriere all'entrata e ha poca pubblicità. Viene assalita da un esercito di concorrenti, tra cui catene affermate come Taco Bell e nuovi arrivati come Qdoba e innumerevoli altre. E CMG ha ormai saturato le principali località e mercati — il destino che s'è sempre abbattuto sulle imprese nella ristorazione che andavano alla grande.
Sì, CMG ha validi espedienti di marketing. Vale a dire, che il suo cibo è fresco, organico, di provenienza locale e che i maiali e i polli nei burrito non sono stati maltrattati in una fattoria industriale.
E allora? C'è qualcosa in questa tesi che non può essere replicato dalla concorrenza — anche se costretta ad inseguire per un po'?
Il fatto è che nessuna azienda ha mai dominato in modo permanente nella filiera della ristorazione — dagli hamburger alla pizza, al pesce, alla pasta e alle steakhouse di fascia alta. Tuttavia i multipli PE assurdamente elevati di Chipotle rispecchiano esattamente questa proposizione — iper-crescita e dominio completo, praticamente un mondo senza fine.
In realtà, la crescita approssimativa degli utili di Chipotle al 25% annuo sin dal 2009, è stata causata dall'inaugurazione di 200 nuovi negozi l'anno grazie a costi di leasing dannatamente bassi. E questo grazie alla repressione dei tassi d'interesse da parte della FED e all'abbondanza di lavoro a salario minimo.
Durante suddetto periodo, Chiptole ha anche aumentato i prezzi dei suoi menù capitalizzando la loro posizione di spicco nel segmento Tex-Mex e la loro temporanea popolarità tra la Generazione Y.
Ma quest'ultimo s'è rivelato il tallone d'Achille di tutta l'operazione. CMG ha propagandato d'essere una spanna più in alto rispetto a tutta la sua concorrenza. Eppure non ha speso molto di più in cibo e rifornimenti rispetto alla maggior parte della concorrenza.
Per esempio, i costi di Panera riguardo il cibo hanno rappresentato il 34% delle vendite a fronte del 33% di Chipotle. Anche i costi di hamburger, cibo e carta sono finiti nella stessa zona, e per Wendy's nel trimestre più recente erano circa il 32%.
C'è una ragione se la maggior parte delle operazioni nel settore della ristorazione si basa su canali di commercializzazione centralizzati, alimentati dalla produzione industriale di carni e altri ingredienti importanti. Vale a dire, i costi degli alimenti prodotti industrialmente sono di gran lunga più economici e le catene di fornitura centralizzate sono più efficienti, affidabili e burocraticamente stabili rispetto agli appalti decentrati degli allevamenti di quartiere.
Questo è particolarmente vero per una realtà nel settore della ristorazione che ora possiede più di 2,000 sedi e 53,000 dipendenti retribuiti ad un tasso medio di appena $20,000 l'anno.
In una parola, da un lato CMG prometteva d'offrire con i suoi prodotti una qualità di vita salutare, e dall'altro non spendeva abbastanza per mantenere le sue promesse. E poiché non aveva i livelli d'infrastrutture e di costi organizzativi necessari per mantenere le sue promesse, stava essenzialmente raccogliendo profitti fantasma che non erano sostenibili.
Era solo una questione di tempo prima che il caso dell'E. coli, o decine di altri potenziali assalti al suo marchio, divenissero di pubblico dominio. Infatti ecco come ha reagito un analista alla notizia, che a quanto pare ha analizzato l'andamento di Chipotle in modo regolare. Come ha spiegato su Seeking Alpha, il colpo al franchising di CMG è stato devastante:
Come quanti di voi che andavano spesso da Chipotle, posso dirvi che non ci ritornerò fino a quando la società non annuncerà esattamente quale sia stata la fonte del focolaio di E. coli e fino a quando non saranno passati alcuni mesi dopo che la fonte dell'epidemia di E. coli sarà stata identificata e curata (solo per assicurarmi che abbiano capito come stanno le cose).
Anche quando ci ritornerò sono già certo che mangerò da Chipotle meno di prima, perché ora ho scoperto concorrenti altrettanto validi. Ho il sospetto che il mio comportamento non sarà unico. Gli esseri umani sono creature con abitudini. Chipotle probabilmente scoprirà che dopo lo spavento dovuto all'E. coli, alcuni dei suoi clienti ceneranno molto di meno presso le sue filiali. Questa è una conseguenza naturale di persone che sviluppano nuove abitudini a pranzo e a cena.
Ora è arrivato il tempo della vendetta. Secondo i dati più recenti, a dicembre l'ex-re delle composizioni sperimentatali messicane ha sperimentato un tonfo del 30% nelle vendite e non c'è ancora una fine in vista. Di conseguenza il management ha ora ridotto la prospettiva del quarto trimestre a $2 per azione e non si aspetta un miglioramento in tempi brevi.
Bene, ora prendete l'attuale tasso annualizzato e gettateci dentro altri due dollari d'aria fritta — e otterrete un tasso annualizzato di $10/azione. Al suo picco dello scorso agosto, CMG era tradato al 75X degli utili per azione.
Come nei casi precedenti di catene di ristorazione che andavano alla grande, non vi è alcuna base economica razionale per capitalizzare con multipli folli la crescita una tantum degli utili dovuta semplicemente ad aperture di nuovi negozi. Questi casi gonfi d'ambizione si sfracellano sempre a terra, oppure il prezzo delle loro azioni cola a picco mentre i multipli PE si restringono nonostante gli utili possano continuare ad espandersi.
Nel caso di Chipotle, c'è stata ancor più follia stando ai suoi multipli elevati PE. Stava arrivando il rischio della concorrenza. Il rischio nella catena dei rifornimenti era evidente. Gli incrementi dei prezzi a causa della sua base di clienti in diminuzione, erano una bomba ad orologeria. C'erano troppi punti vendita nella maggior parte degli Stati Uniti. Il cosiddetto Tex-Mex non stava prendendo piede all'estero.
E, soprattutto, CMG non ha asset concreti, a parte la buona volontà dei suoi clienti. Si tratta di un mucchio di leasing fuori bilancio alla cui base c'è una quantità risibile d'attrezzature e miglioramenti per negozio. Quindi non può nemmeno fare il verso ad Eddie Lambert e dire che i negozi vuoti Sears sono irrilevanti poiché gli immobili alla base hanno un valore inestimabile.
Detto in altro modo, gli utili derivanti dall'ammortamento relativo ad avviamento ed attività immateriali come mattoni, brevetti, know-how, tecnologia rivoluzionaria o pubblicità martellante, non possono assolutamente valere il 48X. Il fatto che CMG abbia raggiunto questa follia solo pochi mesi fa, rappresenta la pistola fumante della compiacenza monumentale che pervade il casinò.
Il resto del mercato, infatti, è solo un esempio un po' meno esagerato. Proprio come nel caso di CMG, i tassi di capitalizzazione ai recenti picchi non hanno alcun senso; a parte per i venditori di fumo sell-side, secondo i quali niente al mondo può andare storto e il ciclo economico è stato miracolosamente abrogato.
Ma non c'è bisogno d'essere troppo svegli per comprendere che il boom del credito ventennale capitanato dallo Schema Rosso di Ponzi sta frenando bruscamente, perché le banche centrali sono a corto di polvere da sparo asciutta e di credibilità.
L'economia mondiale è nel mezzo della più grande deflazione delle materie prime sin dagli anni '30, mentre i prezzi industriali ed i profitti vengono intaccati duramente e le spese in conto capitale stanno finendo in una vera e propria depressione.
Tutto questo sta causando un calo dei redditi e dei profitti in tutto il mondo, e questa volta la differenza non può essere colmata con una rinnovata espansione del credito. Questo perché praticamente ogni economia del mondo è arrivata al cosiddetto "picco del debito".
Sebbene la Cina sia cresciuta presumibilmente al 7% l'anno scorso, la verità è che il consumo non è cresciuto affatto e il volume del trasporto delle merci su ferrovia è calato del 10%. Si noti inoltre che il fiore all'occhiello della catena d'approviggionamento della Cina — l'economia industriale della Corea del Sud — è in un mare di guai. Le sue esportazioni sono scese del 15% su base annuale. Si noti inoltre che il prezzo del petrolio greggio, del rame, del ferro e di altre commodity sta colando a picco.
Proprio così, gli utili GAAP per le aziende nell'S&P 500 sono scesi da un picco di $106 per azione dal settembre 2014 a $90 nel periodo più recente. Questo è un calo del 15% e tale debolezza sta cominciando a diffondersi al settore dell'energia e a quello dei materiali industriali.
Ma i multipli di mercato del 22X non sono nemmeno la metà della storia. Le stesse persone che hanno consigliato CMG in base ai suoi multipli del 75X, hanno semplicemente spacciato la solita vecchia storia delle gambe rialziste perenni.
Le previsioni di Wall Street davano nel 2015 gli utili dell'S&P 500 a circa $133 per azione; sono risultati inferiori del 20%, a $106.
Eppure eccoci qui a parlare di nuovo di queste cose. Il consenso per il 2016 ha iniziato a $137 per azione la scorsa primavera, e solo ora sta iniziando a fare marcia indietro a $120. Date le enormi turbolenze nell'economia globale e i segni emergenti della recessione inevitabile negli Stati Uniti, i cosiddetti "permabull" sono veramente ridicoli.
Ma c'è un'altra cosa. Assecondano la compiacenza e la pigrizia intellettuale che è discesa sul casinò dopo due decenni di coccole della FED e sette anni di denaro gratuito per le operazioni di carry trade.
Vale a dire, i cosiddetti strateghi ed economisti di Wall Street si sono trasformati in "permabull" decerebrati ed incapaci di riconoscere gli ovvi fallimenti macroeconomici e i rischi finanziari che abbondano ovunque, anche nell'economia interna.
Non c'è stata alcuna crescita degli investimenti per 15 anni; la produttività sta marcendo; ci sono ancor meno posti di lavoro a tempo pieno e da capofamiglia rispetto al dicembre 2007; e il debito federale e il mostro del welfare state sono stati lasciati allo stato brado, il che significa che nei prossimi anni è in arrivo una massiccia crisi fiscale.
Ma ecco cos'ha detto ieri uno di questi "permabull". La seguente è la prova che Jeffery Saut ha trascorso troppi anni a cuocersi il cervello sotto il sole della Florida:
"Gli Stati Uniti hanno risolto molti dei loro problemi a lungo termine", ha detto Saut. "Le banche sono meno indebitate, il deficit è sotto controllo, i bilanci sono forti."
Oh, suvvia. Il rischio finanziario è più grande che mai — la FED l'ha semplicemente esteso dal sistema bancario ai fondi comuni obbligazionari, agli ETF e ad altre forme di finanziamento non bancario.
Allo stesso modo, il deficit federale tornerà a più di $1,000 miliardi l'anno al primo accenno di recessione; a causa dei costi del Medicare e della previdenza sociale nei prossimi dieci anni, vedremo il debito pubblico arrivare a $30,000 miliardi e al 135% del PIL.
Anche il debito aziendale negli Stati Uniti è cresciuto, da $11,000 miliardi prima della crisi ai $13,000 miliardi di oggi. La maggior parte è finito in riacquisti d'azioni proprie e in F&A.
Nel caso di CMG, almeno rimarrà qualche burrito. Nel caso degli Stati Uniti, dei mercati finanziari e dell'economia mondiale, nemmeno quello.
Saluti,
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