venerdì 19 aprile 2019

L'oro si prepara alla prossima mossa





di Alasdair Macleod


Le prospettive economiche globali si stanno deteriorando, pertanto possiamo aspettarci un aumento dei deficit pubblici nei vari Paesi occidentali. I dati TIC del Tesoro USA confermano che gli stranieri hanno già iniziato a liquidare i loro asset in dollari, aggiungendo alle future difficoltà di finanziamento del governo degli Stati Uniti. La prossima ondata di inflazione monetaria, necessaria per finanziare i deficit di bilancio e mantenere le banche solvibili, non impedirà agli asset finanziari di finire in un bear market, poiché la svalutazione monetaria sarà di così ampia portata che il potere d'acquisto del dollaro e di altre valute ne risulterà gravemente intaccato. Le valute fiat svalutate suggeriscono che l'ordine finanziario basato sul dollaro sta ormai volgendo al termine. Ma a parte poche eccezioni, gli investitori non possiedono nient'altro che investimenti denominati in valute fiat. L'unica protezione da questi potenziali pericoli è l'adozione del sound money: l'oro.

L'economia globale è ad un bivio, con il commercio internazionale in fase di stallo. Alcune banche centrali, in particolare la Banca Centrale Europea, la Banca del Giappone e la Banca d'Inghilterra, stanno ancora reflazionando le loro economie attraverso la soppressione dei tassi d'interesse. La FED e la Banca Popolare Cinese hanno invece iniziato un percorso di tightening nel 2018. La PBOC però è rapidamente entrata in modalità stimolo a novembre e la FED ha sospeso la stretta monetaria e il rialzo dei tassi d'interesse, in attesa di ulteriori sviluppi.

È molto probabile che questa nuova recessione sarà significativa. L'ultima volta che coincisero fase finale del ciclo del credito e protezionismo commerciale fu nel 1929 e la depressione che ne seguì fu devastante. La ragione per cui dovremmo essere preoccupati oggi è che lo stallo del commercio sconvolge i flussi di capitali che finanziano i deficit di bilancio, in particolare in America, dove i risparmiatori non hanno capitale libero da investire in titoli di stato. Peggio ancora, gli stranieri ora non solo non stanno più investendo in dollari e in titoli denominati in dollari, ma stanno ritirando fondi. Secondo i dati TIC più recenti del Tesoro USA, a dicembre e gennaio questi deflussi hanno totalizzato $257,2 miliardi. A questo ritmo, non solo il Tesoro USA dovrà finanziare un deficit che potrebbe superare i mille miliardi di dollari nell'anno fiscale 2019, ma i mercati statunitensi dovranno assorbire anche ingenti vendite da parte di stranieri.

In breve, l'America sta per affrontare una crisi legata ai finanziamenti. Avere questo problema in coincidenza con la fine dell'espansione del credito è una combinazione letale, non ancora riconosciuta come fattore più importante dietro le prospettive economiche americane e globali. Il problema è destinato ad emergere prorompente nei prossimi mesi.

Mentre il protezionismo commerciale di oggi è meno aggressivo dello Smoot-Hawley Tariff Act, le continue minacce commerciali dell'America non sono affatto da sottovalutare. Nel 1929 la fine del ciclo del credito era ortodossa; il suo effetto principale era stato quello di alimentare una frenesia speculativa del mercato azionario nel 1927-29.

Questa volta la bolla del credito è proporzionalmente molto più grande e la sua implosione rischia di essere ancora più violenta. I governi di tutto il mondo sono in debito fino al collo, come lo sono i consumatori. I risparmi personali in America, nel Regno Unito e in alcune nazioni dell'UE sono praticamente inesistenti. Il potenziale di una crisi creditizia, economica e sistemica è quindi considerevolmente maggiore oggi rispetto a novanta anni fa.

Tenendo presente che nel 1929 il Dow scese del 90% rispetto al suo picco, il confronto con questi fatti empirici suggerisce che potremmo sperimentare un capitombolo simile negli asset finanziari. Tuttavia c'è un'importante differenza tra allora e ora: durante il crash di Wall Street c'era il gold standard. In altre parole, l'effetto della depressione si rifletteva in un potere d'acquisto crescente dell'oro. Questa volta nessuna valuta fiat è coperta dall'oro, quindi una crisi del credito, economica e sistemica si rifletterà in un calo del potere d'acquisto delle valute fiat.

Le finanze di qualsiasi governo, la cui valuta scoperta è il mezzo di valutazione nazionale, saranno fondamentali per determinare in futuro i livelli generali dei prezzi. Ad esempio, se prendiamo il dollaro USA, il rapporto tra debito pubblico e PIL è superiore al 100% (nel 1929 era inferiore al 40%). Al culmine del ciclo, il governo dovrebbe avere un surplus di entrate che rifletta la piena occupazione e il picco delle entrate fiscali. Nel 1929 tale eccedenza era dello 0,7% del PIL; oggi invece c'è un disavanzo del 5,5% del PIL. Nel 1929 il governo aveva impegni legislativi minimi per il welfare. I deficit sorti negli anni '30 erano dovuti al calo delle entrate fiscali e ai sistemi di governo volontario promulgati dai presidenti Hoover e Roosevelt. Oggi il valore presente degli impegni futuri in materia di welfare è sbalorditivo e le stime per gli Stati Uniti superano i $220.000 miliardi (calcolate dal professor Lawrence Kotlikoff), senza considerare una svalutazione futura della valuta.

Altri Paesi si trovano in una posizione potenzialmente peggiore, in particolare in Europa. Un crollo economico globale su qualsiasi scala, per non parlare di uno simile alla depressione degli anni '30, avrà un impatto drastico su tutte le finanze nazionali. Le entrate fiscali crolleranno, mentre gli obblighi di welfare aumenteranno. Alcuni governi sono più esposti di altri, ma i governi di Stati Uniti, Regno Unito, Giappone e UE perderanno il controllo sulle loro finanze. Inoltre la loro capacità di ridurre le spese è limitata per legge a quella non obbligatoria. Anche presumendo una gestione responsabile da parte dei politici, l'espansione dei deficit di bilancio può essere finanziata solo attraverso l'inflazione monetaria.

Questa è una trappola del debito ed è già scattata. Per una soluzione temporanea i governi possono rivolgersi solo alle banche centrali affinché finanzino i loro deficit con mezzi inflazionistici. L'inflazione monetaria e del credito è la cura per tutto secondo i banchieri centrali. L'inflazione non è utilizzata solo per finanziare gli stati, ma per fornire alle banche commerciali i mezzi necessari per stimolare l'economia. Un'accelerazione dell'inflazione monetaria è praticamente una garanzia dato il rallentamento economico globale, quindi il potere d'acquisto delle valute fiat scenderà man mano che la svalutazione andrà avanti. Questo è il messaggio che dobbiamo prendere in considerazione quando discutiamo dell'oro fisico, l'unica forma di denaro libera da ogni passività.

L'oro non può che dare un'approssimazione della perdita del potere d'acquisto in una valuta fiat durante una crisi, perché nel contempo il potere d'acquisto dell'oro aumenterà. Tra il 1930 e il 1933 l'indice generale dei prezzi in America scese del 31,6% ed i prezzi al consumo del 17,8%. Queste variazioni di prezzo riflettevano il potere d'acquisto crescente dell'oro, data la sua convertibilità fissa con il dollaro all'epoca.

Pertanto il cambiamento nel potere d'acquisto di una valuta fiat è solo una parte dell'intera storia. Tuttavia il confronto tra i poteri d'acquisto dell'oro e della moneta fiat è l'espressione più pratica del cambiamento del potere d'acquisto di quest'ultima.

Il Grafico 1 mostra come quattro principali valute siano diminuite quando misurate in oro negli ultimi cinquant'anni. Lo yen ha perso il 92,4%, il dollaro il 97,42%, la sterlina il 98,5% e l'euro il 98,2% (prima del 2001 il prezzo dell'euro è calcolato sulla base dei suoi elementi costitutivi).


Il fallimento definitivo degli stati si rifletterà in un ulteriore balzo verso il basso nei poteri d'acquisto delle loro valuta fiat.



Analisi tecnica e di mercato della posizione dell'oro

Col passare del tempo diventerà evidente che il prezzo dell'oro in valuta fiat continuerà a salire. I motivi non sono ancora chiari alla maggior parte degli investitori e degli speculatori, ma è probabile che i più preveggenti tra di loro inizieranno a rendersi conto che in caso di recessione o depressione, il prezzo in dollari dell'oro aumenterà in modo sostanziale.

Per il momento è probabile che si concentrino sui tempi, usando l'analisi tecnica, piuttosto che ragionare mediante i concetti economici. Il Grafico 2 illustra la posizione tecnica corrente.


Dopo il picco raggiunto a settembre 2011, l'oro ha toccato un minimo di $1047 a dicembre 2015, seguito da un rimbalzo del 31% fino a $1375 a luglio 2016; da allora l'oro ha stabilito un modello di consolidamento triangolare. Lo scorso agosto il prezzo era a $1160, scendendo in netta zona oversold. Questo ha stabilito il secondo punto di un trend crescente, contrassegnato dal supporto ascendente.

A febbraio il prezzo dell'oro ha superato l'intervallo di consolidamento prima di ritirarsi per testare il supporto a $1280-$1305, indicato dalle linee tratteggiate.

C'è una buona probabilità che vedremo un altro tentativo di superare il livello $1350. I seguenti punti riassumono i motivi di questa tesi:
  • L'attuale rally è iniziato da una condizione di oversold sul Comex. Il selloff è stato coerente con l'esaurimento delle vendite, indicando una svolta importante.
  • La posizione managed-money netta del Comex indica che i contratti sono ancora moderatamente in zona oversold. I contratti di questo mese stanno arrivando a scadenza, il che significa che circa 200.000 contratti in scadenza devono ancora essere venduti, consegnati o rinnovati entro la fine di questo mese. Ciò suggerisce che potrebbe essere necessario un po' più di consolidamento prima che l'oro avanzi per tentare un nuovo test dei $1350.
  • Le medie mobili a 55 giorni e 200 giorni hanno sfoggiato una golden cross rialzista, con il prezzo sopra entrambe a segnalare un trend rialzista. All'inizio di questo mese si è verificato un nuovo test del supporto rappresentato dalla MA55 e ha retto.
  • Se, come suggerisce il grafico, sta emergendo un pattern a triangolo, si tratta di un triangolo ascendente, il che è rialzista. Un triangolo ascendente ha una cima piatta e una base crescente. Certo, la linea superiore scende leggermente, ma non abbastanza da inserirla nella classe dei triangoli simmetrici, dove l'eventuale direzione del break-out è meno certa.
  • È possibile che il prezzo dell'oro veda un'altra gamba in giù, entro i confini del triangolo, prima di fare il suo break-out finale al rialzo. In tal caso il prezzo dell'oro potrebbe scendere verso i $1200 prima di rompere al rialzo.

La possibilità che il triangolo ascendente abbia bisogno di più tempo per formarsi, porta alla raccomandazione tecnica di aspettare che l'oro superi il livello $1350-$1365 prima di iniziare a comprarlo.

Il Grafico 3 offre una prospettiva a lungo termine della valutazione dell'oro. È il prezzo dell'oro aggiustato all'offerta mineraria e ai cambiamenti nella quantità di moneta fiat. In poche parole, la FMQ è la somma di denaro contante, depositi bancari e conti di risparmio, nonché le riserve bancarie detenute presso la FED. È la quantità totale di denaro fiat sia in circolazione che disponibile per la circolazione.


In dollari del 1934, l'oro è tornato ai minimi storici visti solo in due precedenti occasioni. La prima quando il London gold pool fallì negli anni '60, seguito dal crollo degli accordi di Bretton Woods nel 1971. All'epoca il declino del prezzo dell'oro fu alimentato dall'espansione monetaria fino a che non venne raggiunto un punto dove non si sarebbe potuti andare oltre. Ciò portò ad una ripresa esplosiva del prezzo dell'oro.

La consapevolezza che il dollaro si trovasse di fronte alla prospettiva di un'inflazione incontrollata dei prezzi, costrinse la FED a lasciar salire i tassi d'interesse. Il tasso primario delle banche superò il 21% nel dicembre 1980 e ciò fu sufficiente ad impedire che il prezzo dell'oro salisse ulteriormente. Da lì in poi emerse un nuovo carry trade: le banche centrali iniziarono a vendere oro e tale piano era progettato per segnalare la demonetizzazione del metallo giallo e scoraggiare i compratori. Diedero in leasing ingenti quantità di lingotti, aumentando l'offerta in modo artificiale e riportando il prezzo dell'oro agli stessi minimi di valutazione visti negli anni '60. Era il 2000-2002.

Dopo il rally da questi minimi fino al picco del settembre 2011, un aumento dell'offerta di derivati ​​insieme ad una visione sempre più rosea nei confronti delle valute fiat sono stati determinanti nel restituire l'oro ai minimi di valutazione degli anni '60 e 2000-2002.

È in questo contesto che dovrebbe essere preso in considerazione il risultato previsto nel Grafico 2. Se, come discusso in precedenza in questo articolo, l'America e il resto del mondo si trovano di fronte ad una crisi globale, è probabile che l'oro fisico sarà trattato ad un premio rispetto ai sostituti dell'oro, come i derivati ​​e persino gli ETF. In tal caso un ritorno al livello di prezzo del 1934 in termini aggiustati alla FMQ, implica un prezzo nominale dell'oro di circa $24.000.

Se, come sembra probabile, si verificherà una crisi del credito come conseguenza degli eventi odierni, la quantità di moneta fiat in circolazione aumenterà significativamente rispetto ai livelli correnti man mano che il debito pubblico verrà monetizzato. Pertanto, data l'estrema sottovalutazione dell'oro suggerita dal grafico 3, è difficile vedere come il prezzo dell'oro, misurato in dollari, possa scendere molto più in basso.



Definire il mercato dell'oro e la liquidità che svanisce

Il mercato dell'oro ha tre elementi di base. Esiste uno stock sottostante di circa 170.000 tonnellate, in aumento di circa 3.000 tonnellate all'anno. Non è possibile stabilire in quale misura lo stock totale estratto sia oro monetario, non ultimo perché i gioielli in Asia vengono acquistati come riserva di valore ed utilizzati come garanzia per i prestiti. Tuttavia se vogliamo classificare i gioielli asiatici come oro non monetario, allora l'oro monetario sotto forma di lingotti e monete è tra il trenta e il quaranta percento del totale. Supponendo una stima media del 35%, si tratta di 60.000 tonnellate, di cui 33.760 tonnellate dichiarate in riserve nazionali. Questo lascia circa 26.240 tonnellate di oro in mani pubbliche, per un valore di $1.100 miliardi. Gran parte di ciò può essere considerato come una conservazione della ricchezza personale a lungo termine. A fini di mercato, il mercato fisico da solo è relativamente illiquido.

In secondo luogo, ci sono i mercati regolamentati di futures ed opzioni, il più importante dei quali è il Comex americano. Attualmente ci sono circa 520.000 contratti Comex da 100 once ciascuno in circolazione, per un valore totale di $68 miliardi. Le opzioni su futures ammontano ad ulteriori 220.000 contratti, impossibili da stimare essendo put e call a prezzi di esercizio variabili.

In terzo luogo, vi sono i derivati ​​OTC non regolamentati, per lo più contratti a termine a Londra. L'ultima statistica della Banca dei Regolamenti Internazionali stima che i contratti a termine e gli swap in oro ammontano a $419 miliardi, oltre sei volte la dimensione del Comex. Inoltre ci sono $149 miliardi di opzioni OTC.

La liquidità è sostanzialmente limitata a questi tre settori; sono tutti derivati, con consegne dell'oro fisico sottostante al minimo. Di conseguenza il prezzo dell'oro fisico non è determinato dall'offerta marginale e dalla domanda di lingotti, ma riflette quasi interamente fattori finanziari nel sistema bancario. Se le condizioni del mercato finanziario tornano ad un'approssimazione del periodo 1929-32 per le ragioni descritte in precedenza in questo articolo, è probabile che ci sarà una crisi bancaria o, perlomeno, una grave crisi nei mercati finanziari. Pertanto è possibile che i fondi d'investimento ed i privati ​​cerchino di esporsi parzialmente all'oro, mentre i mezzi per farlo si assottiglieranno o addirittura scompariranno del tutto.

Un risultato di questo tipo dipende dalla profondità e dal ritmo del deterioramento economico. Solo il tempo dirà se l'attuale deterioramento delle prospettive economiche replicherà il precedente del 1929-32, ma è sempre più difficile trovare differenze sostanziali. In tal caso il prezzo dell'oro potrebbe salire rapidamente a causa della sua attuale sottovalutazione: carenza di oro monetario al di fuori delle riserve delle banche centrali, crisi sistemica dei mercati dell'oro sintetico ed inflazione monetaria galoppante prima che la maggior parte degli investitori realizzi ciò che sta accadendo.



Passaggio da strumenti finanziari fiat all'oro

Se la combinazione di una crisi creditizia e commerciale porterà ad una versione moderna della crisi economica del 1929-32, i valori degli asset finanziari scenderanno pesantemente. Ma questa volta vi è il fattore aggiuntivo di una rinnovata accelerazione dell'inflazione monetaria, cosa che fino ad un certo punto potrebbe offrire un qualche sostegno ai prezzi delle azioni, almeno in termini nominali. In ogni inflazione di massa i corsi azionari possono andare bene secondo tali termini, ma una volta aggiustati alla perdita di potere d'acquisto della valuta, i prezzi delle azioni subiscono in realtà perdite sostanziali.

Ciò presuppone, ovviamente, che il resto dell'economia mondiale sia sostanzialmente stabile, il che quasi certamente non si verificherà nel nostro scenario.

Inoltre le condizioni inflazionistiche delle valute fiat imporranno livelli crescenti di preferenza temporale su tutto, compresi i prezzi delle obbligazioni. Pertanto il divario tra i prezzi di mercato ed i valori di rimborso finali si amplierà notevolmente. Gli stati e gli altri mutuatari scopriranno che sarà quasi impossibile accedere a nuovi finanziamenti, a meno che non siano disposti a pagare coupon di interessi sempre più elevati. A differenza dell'esperienza della grande depressione, quando i tassi d'interesse riflettevano quelli dell'oro, i rendimenti obbligazionari questa volta saliranno visto che sono pagati in denaro fiat.

Ciò porterà ad una serie di sviluppi notevoli rispetto al 1929-32. Una sequenza approssimativa di come evolveranno questi scenari è descritta come segue:
  1. La prova di una recessione incombente diventerà sempre più evidente. Le banche centrali risponderanno nel loro modo consuetudinario, allentando la politica monetaria. I prezzi dei titoli di stato saliranno, in quanto sono considerati gli investimenti meno rischiosi in una prospettiva economica incerta e le azioni saliranno dopo un iniziale sell-off. Allo stesso tempo, i banchieri osserveranno un aumento del rischio nel credito commerciale e risponderanno ritirando silenziosamente le linee di credito da tutti tranne i maggiori produttori di beni e servizi. Questa sembra proprio la situazione attuale.

  2. Con il crescere degli inventari invenduti, la produzione industriale si contrarrà e aumenterà il numero di lavoratori disoccupati. Gli analisti rivedranno al ribasso le loro previsioni per gli utili societari e salirà il numero dei fallimenti societari. I trader di titoli obbligazionari aggiusteranno le loro aspettative riguardo i prestiti pubblici e il quantitative easing verrà reintrodotto dalle banche centrali per garantire che i titoli di stato possano essere emessi a tassi d'interesse soppressi. In questa fase gli investitori affronteranno una combinazione di prezzi azionari in calo (a riflesso di un peggioramento delle prospettive economiche) e un'inflazione monetaria inattesa sotto forma di QE.

  3. Gli stranieri liquideranno gli investimenti statunitensi per vendere dollari (la valuta di riserva) e rimpatrieranno i fondi per sostenere le loro operazioni. I trader di titoli obbligazionari si aspetteranno che i rendimenti obbligazionari continuino a salire. I mercati azionari affronteranno una correzione e con ciò ci si renderà conto che la recessione sarà in procinto di trasformarsi in una crisi seria.

  4. Poiché la salita delle preferenze temporali indebolirà le finanze dei debitori, gli investitori eviteranno sempre più le obbligazioni e le azioni, abbandonando la speranza di una ripresa dei prezzi degli asset finanziari. Inizierà una corsa all'oro per proteggersi e il suo potere d'acquisto continuerà a crescere, misurato sia in denaro fiat che in materie prime ed energia.

  5. Essendo rimaste indietro rispetto alla preferenza temporale richiesta dai mercati, le banche centrali saranno costrette con riluttanza a lasciar salire i tassi d'interesse overnight per proteggere la valuta e tenere sotto controllo l'inflazione dei prezzi. Non avranno scelta, ma gli investitori la considereranno una capitolazione. I costi dei mutui per immobili saliranno drasticamente, spingendo i consumatori verso un'equity negativa poiché i prezzi degli immobili saranno soggetti a vendite forzate. Nei Paesi in cui la casa è diventata il bene principale della classe media, l'effetto sulla spesa dei consumatori sarà devastante. Gli stati ricorreranno al bail-out o al bail-in degli istituti di credito mentre cercheranno di soffocare i costi in ascesa degli interessi dei mutui.

  6. A questo punto il prezzo dell'oro misurato in valuta fiat inizierà a scontare una continua accelerazione dell'inflazione monetaria. Il prezzo dell'oro sarà molto superiore ai livelli attuali in tutte le valute, incluso il dollaro.

  7. Il senso di crisi si intensificherà e l'aumento dei crediti inesigibili presso le banche farà emergere la prospettiva di una crisi bancaria sistemica. Nonostante i sistemi di protezione dei depositanti, questi ultimi inizieranno a prendere provvedimenti per ridurre i loro saldi bancari. Con limiti stringenti per chi vorrà ritirare i propri depositi bancari, si diffonderanno le alternative alle banche insolventi. Ovvero oro e argento. Le criptovalute diventeranno una via di fuga per chi vorrà fuggire dai depositi nel sistema bancario.

  8. Coloro che cercheranno di sfuggire al rischio sistemico, scambiando i loro saldi bancari per le alternative, non faranno altro che passare i depositi bancari a coloro che vorrà accettarli. Questo va bene, a patto che questi ultimi siano felici di accollarsi il rischio sistemico. In caso contrario, i prezzi dei depositi di valore alternativi dovranno aumentare per compensare il rischio.

  9. Le valute fiat perderanno rapidamente potere d'acquisto e percorreranno la fase finale del loro ciclo di vita. I titoli di stato avranno perso quasi tutto il loro valore, misurato in oro, e gli stati continueranno ad accelerare il finanziamento inflazionistico, perché quello tramite bond, senza la banca centrale che li compra, non sarà più una percorribile.

Durante questo processo, con poche eccezioni, gli asset finanziari andranno incontro all'annientamento. Un altro problema è il fallimento delle banche che sono custodi dei diritti azionari, di cui poche registrano direttamente i nomi dei beneficiari effettivi. Nella migliore delle ipotesi ciò comporterà una temporanea perdita di proprietà; nel peggiore dei casi fornirà i mezzi per la confisca.

Un bear market distrugge la ricchezza: ad un certo punto gli investitori inizieranno a rendersi conto che i loro portafogli saranno quasi totalmente esposti al rischio di cambio in valuta fiat. Verrà smentita la convinzione che l'hedging classico contro l'inflazione, come le azioni sovraponderate e le obbligazioni sottopesate, offra davvero protezione contro l'inflazione monetaria estrema. Gli investitori avranno bisogno di un approccio nuovo, utilizzando il sound money come punto di riferimento. Questo ruolo non può essere ricoperto da un indice d'inflazione, il quale è facilmente manipolabile mediante il metodo statistico e nemmeno le valute fiat in rapida svalutazione. Deve essere l'oro.

Il problema che gli investitori dovranno affrontare è matematico. Ci sono meno di 30.000 tonnellate di oro monetario, esclusi i gioielli asiatici, che al giorno d'oggi valgono circa $1.100 miliardi. Secondo il Boston Consulting Group, nel 2015 c'erano $71.400 miliardi in asset nei portafogli, di cui $36.100 miliardi in dollari USA. Considerando che l'oro monetario detenuto al di fuori delle riserve governative è pari a circa all'1,5% degli asset nei portafogli, come si sostituiscono gli asset dipendenti dalla valuta fiat con un portafoglio concepito per il sound money?

Questo è il motivo per cui il ritorno al sound money distruggerà il sistema finanziario occidentale, facendo salire il potere d'acquisto dell'oro misurato in merci, beni e servizi e denaro fiat. La distruzione della ricchezza finanziaria potrebbe facilmente essere paragonata agli accadimenti del 1929-32.

Gli investitori che fuggiranno dal rischio sistemico non percepiranno più il denaro fiat come via di fuga sicura. L'effetto sarà la trasformazione del rischio sistemico in una corsa per beni, oro e criptovalute. Una volta che questa macchina si mette in moto, può correre abbastanza rapidamente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 18 aprile 2019

L'investimento di capitale: il miglior tipo di carità

Solo l'economia di mercato non ostacolata trasforma i lussi di oggi in necessità di domani. Anni fa la gente diceva che nessuno aveva bisogno di lussi come l'aria condizionata, i viaggi aerei, i telefoni, la TV a colori, i frigoriferi e altri oggetti che al giorno d'oggi sono comuni nelle case di tutti. Ora sono dati per scontati e considerati necessarie per l'uomo comune. La domanda di questi "beni di lusso" attrae ulteriori investimenti nella loro produzione e li porta a diventare molto più accessibili per l'uomo comune. Ciò ha permesso la produzione di più oggetti di valore, rendendoli accessibili a più famiglie. I ricchi non accaparravano questi oggetti, invece nel corso del tempo la ricchezza della società è aumentata in modo che sia i ricchi che i poveri potessero permettersi un numero crescente di articoli "di lusso". Ad esempio, 50 anni fa oggetti domestici comuni come lavastoviglie, aria condizionata e televisori erano molto rari, si trovano in circa il 10-20% delle famiglie. Questi erano considerati articoli di lusso in quanto solo le famiglie ad alto reddito potevano permetterseli. Senza scordarci i tassatori selvaggi, quelli che credono che tassando i ricchi la classe lavoratrice starà meglio. Ricordate la "tassa sugli yacht"? Nel tentativo di spennare i ricchi, il governo decise di tassare lo stanziamento degli yacht nei porti. Com'era prevedibile, la vendita di tali barche colò a picco e vennero spazzati via migliaia e migliaia di posti di lavoro. I ricchi erano ancora ricchi, ma molti lavoratori della classe operaia finirono tra le fila dei disoccupati. Le persone guidate dall'invidia finiscono per fare cose stupide e dannose, non capendo che i lussi di oggi diventano le necessità di domani se il progresso non viene soffocato dalle interferenze dello stato.
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di C.Jay Engel


Nel nostro tempo di crescente retorica socialista e indignazione contro coloro che posseggono grandi ricchezze, serpeggia anche l'idea che l'uso della ricchezza per fini caritatevoli sia migliore per la società piuttosto che usarla per lo sviluppo delle imprese e per l'investimento di capitale.

Poche argomentazioni sono tanto impopolari quanto la difesa di miliardari e ricchi capitalisti, ciononostante è l'impiego del capitale nella struttura produttiva che genera grandi benefici per il mondo. Per approfondire questo tema voglio riassumere un certo concetto formulato dal grande F. A. Harper nel festschrift del 1956 a Ludwig von Mises.

Nel suo saggio "The Greatest Economic Charity", Harper mette in discussione le nozioni prevalenti riguardo il rapporto tra redistribuzione della ricchezza e carità. Possiamo fare riferimento alla carità economica come descritto dai dizionari, ovvero, benevolenza materiale per migliorare il benessere materiale di qualcun altro che ne ha molto bisogno.

Ma in termini di benevolenza materiale, c'è differenza tra carità che migliora le condizioni immediate di un uomo e carità che migliora le condizioni a lungo termine non solo di una persona specifica, ma di un'intera società.

È quest'ultima carità che Harper definisce la più grande carità economica:
La più grande carità di tutte [...] sarebbe quella di aiutare una persona a diventare totalmente autosufficiente entro i limiti della natura, e quindi totalmente libera.

Qui possiamo focalizzare la nostra attenzione sulla separazione tra ciò che potremmo definire carità fine a sé stessa e carità produttiva.

Per carità fine a sé stessa intendo ciò che viene subito in mente quando pensiamo alla natura della carità. Harper descrive questo concetto come segue:
Tra le varie forme di carità economica in cui di solito indulgiamo, la più semplice sembra essere quella di comprare ad un vagabondo una tazza di caffè o dargli una monetina per comprarsi qualcosa da mangiare.

La maggior parte delle azioni caritatevoli oggigiorno è di questo tipo, in cui l'intento del donatore è di fornire qualcosa per il consumo diretto o per alleviare le sofferenze di un destinatario indigente.

Sfortunatamente troppe persone concentrano la loro comprensione della carità su quegli atti che hanno il solo effetto di una risoluzione dei bisogni basata sul consumo immediato.

Sebbene anche questo tipo di carità abbia un certo ruolo all'interno della società, può essere controproducente e sovvenzionare le condizioni attuali; può persino essere sfruttata dai politici e da altri cercatori di potere per schiavizzare gli uomini:
Il socialismo è una forma in cui lo stato diventa il dispensatore di un bottino raccolto con la forza. I destinatari perdono la fiducia in sé stessi e arrivano a sentirsi indebitati per sempre nei confronti della collettività. Sono ormai diventati schiavi.

Il sempre più popolare socialismo democratico è un esempio che calza a pennello in questa descrizione.

Parliamo adesso della carità produttiva, che deriva da "risparmi investiti in strumenti di produzione in mano ai privati". Harper sostiene che l'investimento negli "strumenti di produzione" non solo ha un effetto più sostenibile sul sostentamento delle persone, ma in realtà è una forma di carità molto più efficiente.

Con strumenti di produzione, Harper intende i beni capitali; beni, come spiega Murray Rothbard, "che aiutano nel processo di produzione per produrre beni di consumo". Sono le fabbriche, le attrezzature, i macchinari usati per aumentare la produzione di beni che gli individui considerano utili.

Harper descrive tre modi in cui gli investimenti di capitale soddisfano le caratteristiche della carità economica di lungo termine. Primo, l'investimento in beni capitali oggi produce successivamente nuovi beni che altrimenti non sarebbero stati creati; gli strumenti rendono possibili beni extra che, per definizione, vengono passati ad altri che vedono del valore in essi.

Secondo, il trasferimento dei benefici economici è volontario, poiché le proprietà rubate passate da una parte all'altra non soddisfano le condizioni per una vera carità; la carità preclude il furto come mezzo di trasferimento della ricchezza. La carità richiede che il benefattore agisca liberamente e di propria volontà nel trasferire benefici materiali ad un altro.

Terzo, la natura anonima di questa carità. Piuttosto che la carità fatta con le attenzioni dei media, l'investimento nella struttura del capitale ha un beneficio per migliaia, forse milioni di persone future, molte delle quali non sono ancora nate e certamente non conoscono l'identità di questo benefattore.
Si può facilmente testare l'anonimato che scaturisce dal risparmio e dagli investimenti in strumenti. Se facciamo l'elenco di tutti gli oggetti economici che consumiamo o di cui godiamo, il test è di provare a nominare tutte le persone i cui risparmi e investimenti hanno reso possibile la costruzione di suddetti oggetti. La maggior parte di noi non potrebbe nominare nemmeno una persona per un oggetto che usiamo e che ci piace.

Il benessere materiale che è stato tramandato ai giorni nostri grazie agli investimenti di ieri, diceva Harper, è enormemente più grande dei fondi raccolti su base annuale per la carità fine a sé stessa. Infatti la carità fine a sé stessa era "meno dell'1% della beneficenza ricevuta nello stesso periodo di tempo dagli utilizzatori di strumenti". Questo perché gli strumenti di capitale rafforzano la quantità e la qualità dei beni e quindi rendono i lavoratori più produttivi, espandendo il frutto del loro lavoro.

La ragione per cui l'Occidente ha avuto livelli più elevati di ricchezza rispetto ad altre parti del globo negli ultimi 300 anni ha poco a che fare con cose come la disparità dell'intelligenza, lo spirito d'innovazione e il duro lavoro. Ciò che conta davvero è l'accumulo di risparmi e l'investimento di tali risparmi in beni capitali. In qualsiasi momento l'umanità ha a portata di mano la possibilità di trasferire una maggiore quantità di ricchezza a persone che non ha mai incontrato; non richiede pianificatori brillanti, una classe politica, o lo spennamento dei ricchi.

Harper incoraggia quindi il suo lettore ad avere una prospettiva più ampia sulle ramificazioni dello spirito contemporaneo, ponendo grande enfasi sulla differenza tra carità fine a sé stessa e carità produttiva:
il dare il grano ad una persona che muore di fame [...] potrebbe servire meglio come seme per un raccolto che impedirà a venti persone dopo di morire di fame. [...]

Il risparmio, se usato con saggezza da un'impresa privata per produrre strumenti di capitale di rischio, serve come seme economico in modo analogo. L'uso di esso come seme diventa un atto di carità. Ma la sua creazione richiede sufficiente pazienza e moderazione dalle richieste di consumo immediato, in modo che gli strumenti vengano creati. Bisogna avere lungimiranza e intuizioni economiche sufficienti per vedere oltre l'allettante necessità del consumo attuale.

Il capitalismo fornisce un effetto caritatevole migliore e più duraturo di qualsiasi altra disposizione socio-economica concepibile. I risparmiatori e gli investitori di oggi, coloro che contribuiscono all'accumulo di beni capitali e fattori di produzione, sono benefattori per quelle persone non ancora nate. Se la carità economica è al suo massimo quando consente agli uomini di superare le condizioni di povertà, bisogna smetterla immediatamente con la critica sociale dei capitalisti e di coloro che investono nella struttura del capitale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 17 aprile 2019

Come il libero mercato si occupa del problema del sovrappopolamento





di Robert P. Murphy


Il mercato fa un buon lavoro quando si tratta di produrre un numero ottimale di biciclette, ma si può contare su di esso quando si tratta di regolare la crescita della popolazione? Il laissez-faire produce molto più del numero ottimale di persone, giusto?

In realtà gli aspiranti genitori prendono in considerazione la maggior parte degli effetti che la loro potenziale progenie avrà sull'umanità, perché la maggior parte delle risorse che un bambino consumerà (alloggio, cibo, riparo) saranno pagate dai genitori. Se alcune coppie vogliono avere una dozzina di bambini, mentre altre coppie vogliono un solo bambino, non c'è nulla di "antieconomico" in nessuno dei due approcci.



"Esternalità" della popolazione

Si potrebbe obiettare che questa analisi sia troppo semplicistica e trascuri le esternalità. Quando una coppia mette al mondo un bambino, di certo non mette in difficoltà tutta la società a causa dei costi che comporta tale scelta.

È vero che ci sono programmi statali (come istruzione "gratuita" e assistenza finanziaria in base al numero di bambini) che sovvenzionano a tutti gli effetti i figli, ma questo non è certo colpa del capitalismo.

Anche tenendo conto delle esternalità, ce ne sono di negative e positive quando le persone decidono di avere più figli. Oltre ai lati negativi, anche i genitori poco lungimiranti non prendono in considerazione il fatto che il loro figlio potrebbe sviluppare la cura per il cancro, o inventare un nuovo gioco di carte che farà faville in tutto il mondo. L'economista Steve Landsburg esamina la maggior parte delle varie considerazioni e conclude che le persone in più probabilmente conferiscono maggiori "benefici sociali" rispetto ai "costi sociali".



Limiti alla crescita della popolazione

"Puoi provare ad incolpare chi vuoi, ma la tesi regge: il fatto è che viviamo su un pianeta finito, mentre non c'è limite alla crescita 'naturale' della popolazione."

È semplicemente un mito che il mondo sia attualmente sovrappopolato. Alcune città sono molto affollate, ma le persone che vivono in esse hanno concluso che i vantaggi della vita cittadina, che derivano in gran parte dall'essere vicini a tante altre persone produttive con abilità e gusti diversi, superano gli svantaggi dei prezzi elevati e della congestione.

Attualmente se prendessimo la popolazione globale di 7,6 miliardi e la mettessimo in Texas, ogni persona avrebbe circa mille piedi quadrati di spazio in piedi, un po' più di un terreno di 30 piedi x 30 piedi.

I critici possono prendere in giro questi calcoli come un non sequitur, ma il punto è sottolineare quanto sia grande la Terra. Prendere un aereo o fare un lungo viaggio in treno dimostrerà questo punto, facendo vedere quanti spazi vuoti ci siano. E man mano che gli umani diventano più abili nello sfruttare le risorse dell'oceano e persino coprirne la superficie con le città, la "capacità di trasporto" fisica della Terra sarà ancora più ampliata.

In un famoso saggio del 1798, l'economista Thomas Malthus sosteneva che nel lungo periodo una crescita demografica incontrollata avrebbe necessariamente superato la produzione alimentare, perché al massimo la produzione alimentare sarebbe cresciuta aritmeticamente (1, 2, 3, 4...), mentre la popolazione geometricamente (1, 2, 4, 8...). A causa del suo lavoro, che sia giusto o meno, il termine malthusiano è arrivato a denotare qualcuno preoccupato per la rapida crescita della popolazione e le risorse limitate di Madre Terra.

Eppure la storia ha mostrato che le "ovvie" congetture di Malthus erano semplicemente sbagliate. Anche se la popolazione globale è cresciuta enormemente da quando ha scritto il suo saggio, la produzione alimentare totale è cresciuta ancora più velocemente. L'output pro-capite sotto qualsiasi parametro è molto più alto oggi di quanto non fosse nell'anno 1800. Anche se si percepisce che le risorse della Terra siano finite, finora non è stato un vincolo. L'ingegno umano è riuscito a fare di più con meno, sorprendendo i pessimisti più e più volte.



La risorsa più potente

"Forse Malthus era in anticipo coi tempi. Dopotutto, oggi possiamo vedere la tensione sugli ecosistemi che l'umanità sta causando."

Ci saranno sempre problemi causati dal cambiamento, inclusa una popolazione che cambia, ma finora l'umanità è riuscita ad occuparsi con successo del problema, con condizioni di vita in costante miglioramento (sin dalla rivoluzione industriale).

E la tendenza è continuata anche in tempi più moderni. In una famosa scommessa del 1980, Julian Simon, che considerava gli esseri umani come cervelli e non apparati digerenti, sfidò il biologo Paul Ehrlich (autore del libro catastrofista, The Population Bomb) a scegliere cinque prodotti. Nel corso di 10 anni, se il prezzo fosse aumentato, allora Ehrlich avrebbe vinto, ma se il prezzo fosse diminuito, allora Simon avrebbe vinto. Dopo aver parlato con un collega che condivideva il suo pessimismo, Ehrlich scelse rame, cromo, nichel, stagno e tungsteno, e disse che vincere la sua scommessa sarebbe stato come "sparare sulla Croce Rossa". Nel 1990 tutti e cinque le materie prime erano diminuite di prezzo, perché, come aveva previsto Julian Simon, la mente umana si è dimostrata una risorsa più potente dei materiali fisici sepolti nel terreno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 16 aprile 2019

Il capitalismo non ha deluso l'America, siamo noi ad averlo deluso

Nonostante la politica monetaria ultra allentata da parte della banca centrale, la situazione di Main Street non solo continua ad arrancare, ma è peggiorata. Perché? Dato che lo stato non è di per sé un creatore di ricchezza, ciò significa che ogni volta che aumenta la sua spesa, alza anche il ritmo della deviazione di ricchezza dal settore privato. Dirottando ricchezza reale verso varie attività non produttive, l'aumento della spesa pubblica indebolisce il processo di creazione di ricchezza e nel tempo indebolisce anche il tasso di crescita dell'economia. L'idea che lo stato ed i pianificatori monetari centrali possano far crescere l'economia deriva dal moltiplicatore keynesiano: un aumento della spesa pubblica dà origine ad un output di un multiplo di tale aumento iniziale. In realtà non farà altro che impoverire i produttori, perché attraverso la tassazione o i prestiti, i pianificatori centrali costringono i produttori a separarsi da risorse che questi ultimi potrebbero mettere meglio a frutto e li usano per creare beni e servizi che si trovano su una scala prioritaria inferiore per quanto concerne i desideri degli individui. L'aumento della spesa pubblica non riesce ad aumentare la produzione complessiva di un multiplo positivo, ma al contrario porta all'indebolimento del processo di creazione di ricchezza reale. E infatti cosa è stato monetizzato principalmente durante l'era del Tocco Pesante delle banche centrali? Bond statali. Ma ora lo stock di obbligazioni globali con rendimenti al di sotto dello zero ha appena toccato i $10.000 miliardi, intensificando la fame degli investitori per rendimenti decenti nel bel mezzo di un rallentamento economico. Chi paga? Non i ricchi, i quali hanno una corsa preferenziale illuminata dall'effetto Cantillon. Non i poveri, i quali non hanno nulla da perdere. Non gli insider, i mendicanti del welfare e gli ammanicati, per i quali i pianificatori centrali stanno ancora spendendo soldi. Chi, quindi? Pensionati, consumatori, contribuenti, negozianti e tutte le persone che fanno funzionare l'economia. Il debito pubblico è essenzialmente un trasferimento di ricchezza dal sistema "win-win" di Main Street al sistema "win-lose" dei pianificatori centrali.
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di Bill Bonner


Quando la folla insorge contro i ricchi, alcuni di questi ultimi indossano stracci e si uniscono a loro.

CNBC:
La nipote di Roy Disney, co-fondatrice di The Walt Disney Co. insieme al fratello Walt Disney, ha dichiarato su "Squawk Box" di CNBC che "i CEO in generale sono pagati troppo".

"Lo stipendio di un CEO è di 700, 600, 500 volte la paga dei suoi lavoratori medi, nemmeno Gesù Cristo stesso non vale più di 500 volte la paga di uno dei suoi lavoratori medi".

"Il problema è che c'è un sistematico favoritismo delle persone che hanno accumulato un'enorme quantità di ricchezza".

Non abbiamo mai incontrato un amministratore delegato che valesse anche 10 volte la paga del suo lavoratore medio. Quindi non abbiamo mai incontrato Gesù Cristo.

Ma se i proprietari vogliono pagare i loro amministratori delegati anche 1.000 volte quello che pagano al loro lavoratore medio, non sono affari nostri.
Ma aspettate... e se il denaro stesso è stato manipolato? Se un amministratore delegato può accendere prestiti ad un costo quasi vicino allo zero... perché non pagare milioni a sé stesso... e corrompere anche gli azionisti, riacquistando le loro azioni e aumentandone il prezzo?

È un mondo scorretto di fare le cose, caro lettore; e la scorrettezza assume molte forme e travestimenti.

Alcuni dicono che il capitalismo abbia deluso l'America. È più probabile che l'America abbia deluso il capitalismo. Il capitalismo ha bisogno di capitale, denaro reale. In altre parole i federali hanno diffuso denaro falso.

E ora, in una delle truffe più eleganti e subdole della storia, le élite (pseudo-capitalisti) intascano i guadagni, mentre le perdite sono poste alle spalle delle classi lavoratrici o sotto forma di una valuta svalutata, oppure sotto forma di debito pubblico.

La rabbia contro i ricchi sembra fermentare pericolosamente di questi tempi. Ricorderete anche che la folla crede che ci sia qualcosa di sbagliato nel "capitalismo"... la colpa dell'ampio divario tra ricchi e poveri.
Alexandra Ocasio Cortez, ad esempio, ha detto che la "disuguaglianza" di reddito è stata causata dal capitalismo e che il sistema è "senza speranza di salvezza".

Per semplificare, ci sono solo due modi per fare le cose: o volontariamente, per accordi win-win... oppure involontariamente, dicendo agli altri cosa fare. Il capitalismo ha senso solo come sistema volontario, vantaggioso per tutti.
Il socialismo è diverso: un'élite decide chi ottiene cosa, imponendo accordi win-lose con la forza (imposizione dei prezzi, lavoro involontario, dazi, imposte, regolamenti).

Certo, non esiste un capitalismo puro o un socialismo puro... Persino in un sistema comunista le persone in genere cercano di andare d'accordo e di andare avanti, facendo affari nel mercato nero.

Nel corso del tempo i governanti allentano la presa, quindi si possono fare più accordi vantaggiosi per entrambe le parti (Cina)... o il sistema tende a restare indietro (Corea del Nord) e alla fine cade a pezzi.

E in un sistema capitalista ci sono sempre persone che cercano di usare la coercizione degli stati per imporre affari win-lose sugli altri. Nel corso del tempo sempre più di loro hanno avuto successo in questa pratica e il sistema capitalista è diventato sempre più corrotto.

Dal momento che viviamo in quello che è fondamentalmente un sistema capitalista, è indicato fare un esame di coscienza di quanto accaduto...

In un sistema capitalista e libero le persone povere e a reddito medio vendono il loro tempo: è tutto ciò che hanno.

Poi se gestiscono le loro finanze con prudenza, accumulano risparmi e alla fine hanno abbastanza capitale per ritirarsi comodamente... magari passando la casa e l'argento della famiglia alla generazione successiva.

Il ricco, in genere, ha il capitale (ereditato o guadagnato) sotto forma di azioni, obbligazioni o immobili. Questo capitale è spesso una fonte di entrate più grande del loro tempo.

Anche quelli senza molto capitale possono entrare in azione: ottengono posti di lavoro come manager e traggono beneficio da una compensazione legata alle prestazioni, ben oltre il valore effettivo del loro tempo.

Un giovane, ad esempio, potrebbe aiutare a mettere insieme una fusione o un'acquisizione... o un documento su uno schema di riacquisto di azioni... e guadagnare.

Ecco perché, per più di 20 anni, il figlio di ogni madre è stato invitato a non entrare né nella manifattura, né nelle miniere, né nell'agricoltura, ma a Wall Street. Perché? È lì che ci sono i soldi!

C'è qualcosa di sbagliato in questo? No. È solo il capitalismo in azione.

Ma cosa accadrebbe se i federali avessero sottovalutato l'intera faccenda introducendo un nuovo tipo di denaro che non era capitale reale? Un tipo di denaro che non rappresentava alcun risparmio, nessuna invenzione, nessuna produzione, nessun lavoro, nessun profitto, nessuna tolleranza, nessun sudore, nessuna innovazione e nessun aumento reale del PIL?

E se i federali prestassero questo denaro falso ai capitalisti a tassi falsi e artificialmente bassi? E se avessero usato questo denaro falso per comprare gli asset dei capitalisti, ma non il tempo del lavoratore?

E se quando i mercati hanno tentato di correggere gli scandalosi prezzi degli asset... nel 2000, e di nuovo nel 2008... i federali non abbiano fatto altro che aggiungere più denaro falso e trasformare Wall Street in un affare "testa o croce"... un affare win-lose dove gli addetti ai lavori hanno vinto alla grande e tutti gli altri sono stati lasciati con $13.000 miliardi di debiti in più?

Ahia! Ora stiamo andando molto in profondità... fino all'osso...

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 15 aprile 2019

L'Europa sta rallentando e la BCE non è pronta





di Claudio Grass


Alla fine di gennaio, solo un mese dopo la fine ufficiale del programma di QE della Banca Centrale Europea (BCE), Mario Draghi ha dichiarato alla commissione del Parlamento europeo che la banca centrale potrebbe riprendere i propri acquisti obbligazionari, in uno sforzo discutibile per attenuare le preoccupazioni sull'impatto del cambiamento della sua politica monetaria. Mentre l'economia europea mostra chiari segnali di rallentamento, i dubbi si stanno moltiplicando sulla sostenibilità dei piani della BCE, sull'efficacia delle sue misure e sulla sua capacità di sostenere l'economia, qualora dovesse verificarsi un'altra crisi.



Le vulnerabilità dell'economia europea

I dati più recenti della produzione industriale della zona Euro hanno rivelato un calo molto preoccupante: 0,9%, più del doppio delle previsioni di dicembre. Su base annua la crisi è stata la peggiore sin dalla Grande Recessione.

Fonte: Eurostat, Bloomberg

Nel frattempo la Germania, il motore economico di tutto il blocco, ha più volte mostrato segni di debolezza, giustificando e riaffermando le diffuse preoccupazioni sul futuro dell'economia europea. L'economia tedesca ha subito una brusca battuta d'arresto, con gli ultimi dati sulla crescita che indicano che è rimasta invariata nell'ultimo trimestre del 2018. Sfatando le già cupe previsioni di uno 0,1%, ha trainato la maggior parte dei suoi pari nell'area Euro con una crescita media dello 0,2%. Essendo arrivata così vicino al territorio della recessione e senza segni positivi all'orizzonte, un rimbalzo in questa fase appare molto improbabile. Come il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha detto il mese scorso in un discorso, la crisi economica potrebbe durare più a lungo di quanto si pensasse in precedenza e "le cattive notizie per l'economia tedesca potrebbero continuare per un bel po' ".

Dopo una lunga serie di rapporti preoccupanti e dati economici deludenti, le aspettative per le prestazioni europee sono state ridimensionate, con la Commissione europea che ha annunciato significative revisioni al ribasso per molte delle principali economie della zona Euro. Nel complesso le sue previsioni di crescita per il 2019 sono state ridotte all'1,3% a febbraio, una notevole riduzione rispetto all'1,9% previsto a novembre. Nonostante la revisione al ribasso, molti analisti ritengono che le aspettative siano ancora eccessivamente ottimistiche e per il 2019 proiettano invece una realtà economica peggiore. Come Citigroup afferma in una nota: "Il rischio di recessione è ovunque, ma più imminente in Europa che negli Stati Uniti".

Fonte: Commissione europea, Bloomberg

Questi rischi sono davvero difficili da ignorare. Per prima cosa, l'Italia è una fonte di grandi preoccupazioni, sia a livello economico che politico. La terza maggiore economia dell'Eurozona sta crollando sotto la pressione del suo enorme debito pubblico, mentre è ufficialmente entrata in recessione, facendo registrare una contrazione economica dello 0,2% nell'ultimo trimestre. Anche la Brexit è un importante fattore di rischio, poiché il tempo stringe e anche le speranze di un divorzio amichevole e una transizione graduale. Per quanto riguarda le controversie commerciali con gli Stati Uniti, le minacce di introdurre pesanti dazi, soprattutto nel settore automobilistico, hanno generato nuove pressioni ed oscurato ulteriormente le prospettive economiche del blocco europeo.

La regione è stata anche tormentata da proteste e disordini pubblici persistenti e diffusi. Il noto movimento Gilet Gialli, nato in Francia ma che presto ha messo radici anche in altri stati membri, non mostra segni di esaurimento. Al contrario, le figure di spicco dei gilet gialli francesi stanno già pianificando la loro transizione dalle strade all'arena politica, presentando una seria sfida allo status quo. Allo stesso tempo, il presidente Macron e il suo governo, ampiamente impopolare, stanno intensificando i loro sforzi per sedare il movimento, dispiegando metodi sempre più violenti per controllare la folla. Le crescenti brutalità riscontrate nelle recenti proteste hanno suscitato preoccupazioni sull'uso delle forze di polizia e sono solo servite ad infiammare ulteriormente i manifestanti.

Il rallentamento economico e le tensioni politiche hanno formato un cocktail tossico che conferma le aspettative negative e le paure di una prossima recessione in Europa, la quale potrebbe minacciare l'economia globale. Le grandi aziende del blocco europeo stanno già proiettando un pronunciato pessimismo per il futuro, con aziende tedesche come Leoni AG che hanno sospeso i pagamenti dei dividendi dopo che i guadagni sono diminuiti più del previsto e Daimler AG sta preparando un programma "globale" di riduzione dei costi, dopo aver segnalato un 28% di utili netti in calo nel 2018. Una recente indagine sui CFO condotta dalla Duke University ha mostrato che il 66,7% si aspetta una recessione entro la fine di quest'anno in Europa. A livello globale, un sondaggio della Bank of America Merrill Lynch ha rivelato che le aspettative pessimistiche sono al punto più alto sin dal dicembre 2011.



A corto di munizioni

Tenendo presente i rischi e le numerose indicazioni che puntano ad una imminente recessione economica, la prontezza tattica della BCE è di fondamentale importanza, poiché la Banca Centrale Europea sarà nuovamente chiamata a salvare capre e cavoli. Ecco perché la BCE, nel suo attuale stato di impreparazione e con la sua mancanza di munizioni per combattere la prossima recessione, è estremamente vulnerabile.

Negli ultimi anni è diventato evidente che la BCE ha reagito lentamente e, quando lo ha fatto, ha ottenuto troppo poco troppo tardi. In termini di normalizzazione, ha chiaramente perso l'opportunità di ridurre il proprio sostegno in tempo utile per prepararsi alla recessione economica. Prolungando oltremodo il suo programma di QE e tassi d'interesse negativi, la banca centrale è all'angolo ormai. Mentre la sua controparte americana è stata molto più veloce ad invertire la rotta, col rialzo dei tassi ed il suo quantitative tightening, la cronica riluttanza della BCE e la paura di scatenare una crisi nei mercati l'hanno posta in grave svantaggio. L'inadeguatezza della banca centrale diventerà molto evidente non appena inizierà la prossima recessione.

La BCE ha messo fine al suo programma di QE a dicembre, una mossa che è arrivata quattro anni dopo la FED e probabilmente troppo tardi, poiché ormai nuvole scure si stavano già addensando all'orizzonte dell'economia europea. Inoltre, mentre ha ufficialmente concluso l'acquisto di nuove obbligazioni, la BCE continua a rinnovare quelle esistenti che detiene, almeno fino a quando non annuncerà un cambio di strategia. Fino a questo punto la sua politica sui tassi d'interesse è rimasta invariata e non vi sono piani per un loro rialzo fino alla fine del 2019.

Nel complesso, sotto la supervisione di Draghi, il bilancio della BCE è balzato a livelli inimmaginabili e politiche aggressive come l'ampio programma di QE ed i tassi negativi hanno favorito l'accumulo di debito e meccanismi di mercato fortemente distorti.


Decine di aziende "zombi", che altrimenti sarebbero morte senza il supporto artificiale del credito a basso costo, stanno ora infestando la maggior parte delle grandi economie. L'incoraggiamento e l'incentivazione mirata del debito rispetto al risparmio o agli investimenti prudenti hanno creato una montagna tossica di crediti inesigibili. Se si innesca una valanga di default, è improbabile che il settore bancario, già sofferente e altamente vulnerabile, sia in grado di assorbire lo shock.

Allo stesso tempo, i principali Paesi europei stanno annegando nel debito pubblico e non sono in grado di utilizzare misure fiscali e programmi di stimolo per rianimare le loro economie. Inoltre milioni di pensionati e risparmiatori sono stati costantemente penalizzati per la loro gestione finanziaria oculata e responsabile, mentre sono state incoraggiate le spese spericolate con denaro preso in prestito. Poiché i rendimenti sono svaniti dai veicoli d'investimento che un tempo erano considerati opzioni sicure da coloro che avevano una tolleranza per un profilo di rischio basso, anche gli investitori responsabili sono stati obbligati nelle aree più rischiose del mercato affinché potessero ottenere prestazioni positive.

Oltre ad un impatto economico negativo, queste politiche hanno anche alimentato divisioni sociali. Mentre quelli in cima alla piramide vedevano aumentare il valore dei loro asset, alla grande maggioranza della popolazione, che non ha tratto vantaggio dai prezzi più alti delle azioni, è stata negata la possibilità di beneficiare dalla frugalità. Tali ingiusti vantaggi hanno contribuito in modo significativo alle tensioni politiche che vediamo oggi. L'ascesa del populismo in tutto il mondo può essere ricondotta alle disparità che sono state incoraggiate da suddette politiche e all'ampliamento della divisione socioeconomica cui hanno contribuito. Ciò che è ancora più preoccupante è l'escalation di questo attrito e del conflitto interno in caso di crisi. Dato che ci sono molti focolai già diffusi in molte nazioni europee, una recessione potrebbe far divampare un incendio imponente.

In questa fase difficilmente ci si può aspettare che la fine degli acquisti di obbligazioni mensili faccia la differenza. Qualsiasi tentativo da parte della BCE di un'inversione di queste politiche non è solo destinato a fallire, ma rischia anche di innescare un tracollo economico.



Implicazioni per gli investitori

Dopo gli ultimi sviluppi ed una lunga serie di cattive notizie (es. le revisioni al ribasso delle previsioni economiche ed il rallentamento economico sia in Europa che a livello mondiale), gli investitori hanno iniziato a spostarsi verso approcci di rischio diversi ed a gravitare verso i beni rifugio. Il prezzo dell'oro ne ha già beneficiato considerevolmente, poiché il metallo prezioso sembra essere entrato in una fase decisiva. Alla fine di gennaio il prezzo dell'oro ha superato la barriera dei $1300 e continua a librarsi al di sopra di essa sin da allora.

Questo recente aumento dell'interesse degli investitori per il metallo giallo è una buona notizia per chi lo possiede, ma la salita della domanda che seguirà l'inizio di una recessione farà impallidire quella attuale. La maggior parte degli analisti e delle previsioni sono già positivi per quest'anno, anche se il potenziale per una grave recessione non è stato ampiamente preso in considerazione. Quindi solo dal punto di vista delle prestazioni ora è un ottimo momento per espandere le proprie riserve di metalli preziosi.


Tuttavia l'oro è destinato a svolgere un ruolo molto più importante negli anni a venire. Con un numero crescente di analisti, investitori ed economisti che prevedono una recessione entro il 2020, prepararsi agli scenari peggiori è una scelta saggia. A differenza della crisi del 2008, quando le banche centrali avevano ancora munizioni da sparare, il prossimo crollo le coglierà sprovviste di misure con cui agire. Se il QE ed i tassi d'interesse estremamente bassi sono stati criticati come misure radicali, eccessivamente zelanti e pericolosamente aggressive, la reazione delle banche centrali alla prossima recessione sarà probabilmente ancora più spericolata.

Data tale prospettiva, è probabile che la BCE, non avendo imparato nulla dagli errori del passato, cercherà di evitare il disastro stampando più denaro e usando il credito a basso costo come panacea. Naturalmente questo scenario sarebbe molto vantaggioso per l'oro, specialmente in termini di euro. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, non possiamo ancora sapere quanti soldi verranno immessi sul mercato in questo scenario e dobbiamo osservare la pressione che l'USD potrebbe esercitare sull'oro. Tuttavia gli Stati Uniti non sono troppo entusiasti di un dollaro forte e quindi, da un certo punto in poi, possiamo aspettarci che anche la FED inizi a stampare.

Nel complesso, poiché sta salendo il rischio di una recessione, diventa sempre più chiaro che questa volta sarà diverso: con pochi strumenti a loro disposizione, il presupposto "venire in soccorso dei mercati" è destinato a spingere ulteriormente i banchieri centrali in territorio sperimentale, con risultati imprevedibili e pericolosi. Pertanto per l'investitore prudente pianificare in anticipo tali eventualità è fondamentale per proteggere e preservare la propria ricchezza. I metalli preziosi e le criptovalute svolgeranno un ruolo essenziale per soddisfare tale obiettivo. 


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 12 aprile 2019

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, 12/04/2019


Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica del prezzo di Bitcoin. Come avrete notato ho cambiato piattaforma dove pubblicarle, passando a Honest.cash.

È possibile consultare l'analisi tecnica al seguente indirizzo: https://honest.cash/Francesco_Simoncelli/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin-12042019-3702


Un'introduzione alla Scuola Austriaca e alla teoria Austriaca del ciclo economico (ABCT)





di Francesco Simoncelli


L'economia austriaca non ha nulla a che fare con l'Austria, è chiamata così perché i suoi padri fondatori sono tutti nati lì: Carl Menger, Eugen von Bohm-Bawerk, Ludwig von Mises, Friedrich A. Hayek (vincitore del premio Nobel nel 1974) e Joseph Schumpeter. Murray N. Rothbard e Israel Kirzner sono gli austriaci americani di più alto profilo. L'economia austriaca diverge in molti modi da quella mainstream, innanzitutto la scuola Austriaca appartiene al regno della logica, non è una scienza empirica. Per i neoclassici, positivisti logici, il fine di ogni scienza empirica corretta è rappresentato dalla falsificabilità e dalla testabilità. Tutte le affermazioni in economia sono solo ipotesi provvisorie, confutate o approvate se e solo se sono in grado di resistere ai test empirici. Anche se anche gli Austriaci considerano tali ipotesi, si occupano fondamentalmente delle leggi apodittiche, necessariamente vere. Non possono essere testate né falsificate, e tuttavia sono assolutamente certi.

Facciamo un esempio: ogni volta che si verifica uno scambio volontario, entrambe le parti ci guadagnano. X vende una mela a Y in cambio di un euro: al momento della transazione, X è interessato più al denaro che riceve rispetto al frutto a cui rinuncia. Y invece pone più valore al frutto che riceve rispetto al prezzo che deve pagare. Non abbiamo la minima idea del motivo per cui queste due persone vogliano operare uno scambio del genere, e in quanto economisti non dovrebbe interessarci (è qualcosa questo di cui dovrebbe occuparsi l'etica e di cui ha anche scritto Adam Smith nella Teoria dei sentimenti morali). Sappiamo che è innegabilmente vero che entrambe le parti ritengono che questa transazione andrà a vantaggio di ciascuna di esse. Un'altra affermazione a priori nel lessico Austriaco: all'equilibrio un salario minimo creerà disoccupazione per tutti coloro la cui produttività è inferiore al livello stabilito da una tale legge. Questo fenomeno non può essere testato, perché non siamo mai in pieno equilibrio e non lo sapremmo nemmeno se lo fossimo. In tutti questi casi, queste leggi sono logicamente innegabili e ci danno una conoscenza importante di come l'economia funzioni nell'effettivo.

Ma non tutte le ipotesi empiriche sono scartate dagli Austriaci, perché non tutto è legge apodittica. Ad esempio, se il prezzo delle banane sale del 10%, sappiamo che ne verranno acquistate meno, a parità di condizioni. Ma l'unico modo per determinarne l'elasticità (a quale percentuale scenderanno gli acquisti) sarà attraverso la ricerca econometrica empirica.

Senza aver approfondito per niente le tesi alla base della Scuola Austriaca, molti economisti mainstream considerano gli Austriaci un culto o una religione. Gli Austriaci e i loro cugini neoclassici divergono su tutta una serie di altre questioni, i primi infatti rifiutano le curve dell'indifferenza, la transitività, l'utilità cardinale (per gli Austriaci esiste solo la varietà ordinale), la curva di Phillips, ecc. La Scuola Austriaca respinge inoltre la dottrina dei fallimenti del mercato (monopolio e quindi leggi anti-trust, esternalità, beni pubblici, informazioni asimmetriche, ecc.), mentre i neoclassici avallano tutti questi concetti.

Forse l'elemento più importante di questa diversità intellettuale può essere individuato in relazione alla macroeconomia: denaro, inflazione, disoccupazione e ciclo economico. Per i keynesiani il libero mercato passa continuamente dalla disoccupazione all'inflazione e viceversa. Dal loro punto di vista il ciclo economico è endogeno al mercato; quest'ultimo causa il primo. Secondo la prospettiva Austriaca, invece, queste oscillazioni sono il risultato di una politica statale sconsiderata (anche perché non esiste una politica statale saggia), principalmente perpetuata dalla banca centrale.



LA TEORIA AUSTRIACA DEL CICLO ECONOMICO

I cicli economici, in poche parole, sono fluttuazioni della crescita economica lungo il trend di lungo termine dell'economia. Identificare i sintomi dei cicli economici è abbastanza semplice, ma identificare la loro causa è un compito molto più difficile. Infatti molte teorie c'hanno provato, ma non sono riuscite a fornire collegamenti causali convincenti. Molti economisti e politici sono persino arrivati ​​ad accettare i cicli economici come un tratto intrinsecamente malevolo del capitalismo. Invece con questo articolo cercherò di spiegare tali fenomeni attraverso l'approccio logico e solido della Scuola Austriaca: la teoria Austriaca del ciclo economico (ABCT). Questa teoria pone l'accento sul tasso d'interesse: quando viene impostato arbitrariamente dalle autorità monetarie, vi è un effetto negativo sulla struttura della produzione che funge da catalizzatore principale dietro i boom ed i temuti bust dei cicli economici.

Per vedere come funziona ABCT, avremo bisogno di una comprensione di quattro concetti principali:
  • Production Possibility Frontier (PPF)
  • Loanable Funds Market (LFM)
  • Struttura di Produzione
  • Stage Specific Labour Markets (SSLM)

Useremo questi quattro concetti all'unisono per dimostrare e differenziare tra crescita sostenibile coperta da risparmi e crescita insostenibile "coperta" da aumenti nell'offerta di moneta.

Production Possibilities Frontier (PPF)

La PPF nel contesto dell'ABCT illustra il necessario compromesso tra investimento e consumo (Figura 1). L'idea alla base è semplice: più si consuma, meno soldi si ha da investire e quindi meno si investe. Allo stesso modo più si investe e quindi meno si consuma. L'investimento in questo caso rappresenta un investimento lordo, che comprende il capitale sostitutivo (l'investimento utilizzato per sostituire il capitale usurato già in uso) e l'investimento netto (il nuovo capitale creato): capitale lordo = capitale sostitutivo + capitale netto.[1] Un punto chiave da notare è che secondo la teoria mainstream, il consumo e gli investimenti non richiedono tale compensazione,[2] un aumento della spesa per consumi non richiede una diminuzione della spesa per investimenti e viceversa.

Figura 1 – Solo i punti sulla PPF sono efficienti. Qualsiasi cosa all'interno della PPF è inefficiente in quanto più può essere consumato o investito al punto indicato, e qualsiasi cosa al di fuori della PPF è insostenibile in quanto l'economia non dispone di risorse sufficienti per sostenere un tale livello di consumo e investimento.

La crescita economica sostenibile è rappresentata da uno spostamento verso l'esterno della PPF, dal momento che sarebbe possibile raggiungere livelli più elevati di consumo e investimenti. Il tasso di questa crescita dipende da molti fattori. Supponiamo che cambino le preferenze degli individui per il risparmio ed essi diventino parsimoniosi, decidendo di risparmiare di più. Questo sarebbe un segnale indicante la loro volontà di consumare meno adesso e di più in futuro; ci sarà quindi un movimento verso il basso lungo l'attuale PPF man mano che il consumo diminuirà, portando ad un aumento degli investimenti e l'economia crescerà ad un ritmo più veloce in futuro (Figura 2). Bisogna notare che il tasso di crescita sarebbe superiore rispetto a quello in cui le preferenze delle persone per il risparmio non i fossero spostate consentendo un livello più alto di investimento.

Figura 2 - Se gli individui non avessero deciso di risparmiare, l'economia sarebbe cresciuta ad un ritmo più lento. Ciò è dovuto al fatto che una riduzione del consumo oggi consente un aumento degli investimenti, che in definitiva porta ad un aumento della produzione e del consumo in futuro.

Ma in che modo un aumento dei risparmi porta ad un aumento degli investimenti e perché questo porta ad un tasso di crescita economica più alto in futuro? Per spiegarlo, dobbiamo introdurre il concetto di market for loanable funds.

Market for Loanable Funds (MLF)

Il MLF comprende i risparmiatori ed i mutuatari di un'economia. Può essere rappresentato attraverso un semplice grafico tra domanda e offerta (Figura 3). Il risparmio comprende l'offerta di fondi mutuabili, mentre la disponibilità degli individui (imprenditori, imprese, ecc.) ad accendere prestiti e ad avviare progetti rappresenta la domanda per suddetti fondi. Secondo l'ABCT il tasso d'interesse nell'economia dovrebbe essere impostato laddove si intersecano domanda ed offerta. Il tasso d'interesse gioca un ruolo chiave nell'ABCT e poi vedremo cosa succede quando non viene impostato dal MLF.[3]

Figura 3

Tornando all'esempio precedente, se gli individui decidono di orientarsi più al futuro e risparmiare, allora l'offerta di fondi mutuabili aumenta (spostamento della curva di offerta a destra). Quando ciò accade, il tasso d'interesse diminuisce e l'investimento totale aumenta man mano che la comunità imprenditoriale approfitta del tasso d'interesse più basso (poiché il costo del denaro preso in prestito, noto anche come tasso d'interesse, è diminuito). Questa è considerata una crescita sostenibile, perché il calo del tasso d'interesse è determinato da un aumento dei risparmi.

La Figura 4 ci mostra come interagiscono tra di loro il MLF e la PPF.

Figura 4 - L'aumento dei risparmi porta ad una diminuzione del tasso d'interesse, cosa che a sua volta porta ad un aumento degli investimenti e ad una riduzione dei consumi.

Il concetto che un tasso d'interesse più basso, stimolato da un aumento dei risparmi, porterà ad una riduzione dei consumi e maggiori investimenti che alla fine porteranno ad un aumento dei consumi in futuro, è contrario alla credenza mainstream che una diminuzione della spesa per consumi comporterebbe un'eccedenza di inventari che alla fine porterebbero a tagli di produzione, licenziamenti e, in definitiva, a minori investimenti con conseguente recessione (il cosiddetto "Paradosso del risparmio"). Questa convinzione keynesiana non tiene conto del fatto che le scorte non sono rappresentative di tutti gli investimenti, ma solo di una parte degli investimenti, e che sebbene un tasso di interesse ridotto determinato da un aumento del risparmio sarà accompagnato da una riduzione degli investimenti nelle scorte, può generare un aumento di quelli che sono descritti come investimenti negli "stadi preliminari della produzione". Per comprendere questo concetto, dobbiamo introdurre la nozione di Struttura di Produzione.

La Sttruttura di Produzione

L'ABCT è unica nel fatto che disaggrega gli investimenti, o più precisamente la produzione, in varie fasi in base al tempo. Questa disaggregazione può essere rappresentata graficamente attraverso una figura chiamata "Triangolo di Hayek", che prende il nome dal suo concettualizzatore, F. A. Hayek (Figura 5).

Figura 5

Il triangolo hayekiano rappresenta la struttura della produzione. Può anche essere considerato come una linea temporale in cui hanno luogo gli investimenti.[4] La parte più a sinistra rappresenta gli investimenti nella fase iniziale, quelli più lontani dal consumatore. Sono investimenti che richiedono il maggior tempo possibile per giungere a buon fine, come la ricerca e sviluppo, l'estrazione mineraria, ecc. Mentre ci spostiamo ulteriormente a destra, ci imbattiamo in altri tipi di investimenti che possono essere realizzati in tempi relativamente brevi e sono quindi più vicini al consumatore. Ad esempio, nel mezzo del triangolo possiamo trovare attività d'investimento come la raffinazione e la distribuzione, mentre nella parte destra troviamo attività d'investimento come la vendita al dettaglio.

Il triangolo stesso può aumentare o diminuire di lunghezza in risposta alle preferenze del consumatore (vedi Figura 6). La lunghezza di ogni fase rappresenta la quantità di risorse assegnate a tale fase, mentre l'altezza è rappresentativa del valore della produzione consumabile generata nella fase finale. È importante notare che in qualsiasi momento tutte le fasi sono in movimento, tuttavia la quantità di risorse assegnate a ogni fase e l'output prodotto possono variare. Ad esempio, quando le persone decidono di risparmiare denaro, inviano due segnali apparentemente in conflitto.

Il primo segnale: il calo dei consumi si traduce in una corrispondente diminuzione della domanda per investimenti nella fase finale. Questo perché se gli individui hanno deciso di risparmiare di più, stanno segnalando di voler diminuire il consumo corrente; quindi gli investimenti nelle fasi finali, come gli inventari al dettaglio il cui scopo è il consumo immediato, non hanno senso. Il secondo segnale: il tasso d'interesse più basso derivante dall'aumento dei risparmi stimola la domanda per i beni d'investimento, in quanto gli individui più intraprendenti cercheranno di approfittare del tasso di finanziamento più basso. Inoltre, poiché una diminuzione del tasso d'interesse renderebbe i progetti a lungo termine (che producono flussi di cassa in futuro) più allettanti di quelli che generano flussi di cassa a breve termine,[5] saranno destinati maggiori investimenti nella fase iniziale del triangolo.

Questo coordinamento degli investimenti e delle preferenze dei consumatori è ciò che l'ABCT definisce la funzione più importante dei tassi d'interesse e il motivo per cui non dovrebbero essere influenzati artificialmente dalla banca centrale.

In base al modello aggregato dell'economia mainstream, questi due segnali sono apparentemente in conflitto poiché nel modello AD = C + I + G + (X-M), il termine di investimento "I" comprende tutti gli investimenti senza alcun riguardo allo stadio in cui sono posizionati. Pertanto un calo degli investimenti nelle fasi finali che andrebbe a ridurre la "I" e un aumento degli investimenti nella fase iniziale che aumenterebbe la "I", non possono essere adeguatamente compresi da un tale modello aggregato.

L'ABCT ci fa vedere che quando un aumento dei risparmi porta ad una diminuzione del tasso d'interesse, la struttura della produzione aumenta di lunghezza per riflettere l'afflusso di investimenti nelle prime fasi della produzione e diminuisce in altezza per riflettere la diminuzione della spesa per consumi (Figura 6).

Figura 6 - Una diminuzione dei tassi d'interesse, provocata da un aumento dei risparmi, porta all'allungamento della struttura produttiva , cosa che si riflette in aumenti degli investimenti nelle prime fasi della produzione (come la R&S) e nella diminuzione in altezza che rappresenta la riduzione della produzione corrente.

Un aumento dei risparmi nel presente porta ad una maggiore crescita in un periodo futuro. Con un aumento iniziale dei risparmi e una successiva riduzione dei consumi, la quantità di consumo scende al di sotto del consumo previsto nel presente. L'economia quindi si adegua e supera rapidamente la vecchia tendenza, in quanto i maggiori risparmi mettono a disposizione fondi per gli investimenti che alla fine si tradurranno in maggiore produzione e consumo nei periodi futuri, più di quanto sarebbe stato possibile se non fossero stati effettuati ulteriori investimenti (Figura 7).

Figura 7

Stage Specific Labour Markets (SSLM)

Inoltre la teoria mainstream impiega l'aggregazione anche nel mercato del lavoro e nei salari, in cui la quantità di lavoro impiegata e il salario medio pagato sono rappresentativi dell'intero mercato del lavoro. Come abbiamo visto con la produzione, la disaggregazione rivela diverse fasi della produzione e, a seguito di ciò, abbiamo anche mercati del lavoro diversi, o più precisi e specifici. Come dimostrato in precedenza, un aumento del risparmio diminuisce la domanda per gli investimenti nelle fasi avanzate e aumenta quella nelle fasi iniziali; dovremmo aspettarci di vedere una fluttuazione simile per la domanda di lavoro in ciascuna delle rispettive fasi di produzione. Questo è noto come "gradiente della retribuzione" (Figura 8).

Figura 8

L'afflusso di investimenti nelle fasi iniziali implica un aumento della domanda di lavoro per coloro che lavorano nelle industrie legate a tali fasi della produzione; più persone in questa fase sono impiegate ad un salario più alto. Viceversa, è vero il contrario per coloro impiegati nelle industrie legate alla produzione nelle fasi finali. La domanda per il loro lavoro diminuisce e quindi in questo stadio si impiegano meno persone ad un salario più basso.

La Figura 9 ci illustra come funzionano insieme tutti i concetti finora esposti.

Figura 9 - L'aumento dei risparmi porta ad un calo del tasso d'interesse, cosa che porta ad un aumento degli investimenti, cosa che si traduce nell'aumento della struttura della produzione causando fluttuazioni nei mercati del lavoro (specifici a quello stadio).

È importante sottolineare che quando il MLF determina il tasso d'interesse funziona come un coordinatore intertemporale. In sostanza, il tasso d'interesse coordina la preferenza temporale dei consumatori con le decisioni d'investimento prese dagli imprenditori. Quando gli individui risparmiano di più significa che vogliono rinviare il consumo ad un periodo futuro, questo, come abbiamo visto, porta a maggiori investimenti nelle prime fasi della produzione perché il flusso di cassa generato dagli investimenti a lungo termine diventa relativamente più elevato; e dal momento che tali investimenti diventeranno disponibili in futuro, esattamente quando gli individui vorranno consumare di più, il tasso d'interesse di mercato funge da coordinatore intertemporale. Allo stesso modo se le persone risparmiano meno, segnalando che vogliono consumare di più ora, i tassi d'interesse saliranno e gli imprenditori investiranno di più in investimenti nelle fasi finali come i beni al dettaglio disponibili per il consumo immediato.

Tuttavia quando un'autorità monetaria imposta artificialmente i tassi d'interesse, la funzione di coordinamento intertemporale del tasso d'interesse viene meno. Come accennato brevemente in precedenza, l'economia mainsetream è incentrata sull'aumento della domanda aggregata ( AD = C + I + G + (X-M) ). Quando la banca centrale decide di sopprimere il tasso d'interesse con l'intento di incrementare il prestito al consumo per stimolare l'attività economica e aumentare l'AD, lo fa aumentando l'offerta di moneta. Questo viene fatto attraverso un processo chiamato operazioni di mercato aperto, dove compra titoli di stato con denaro stampato ex novo. Questo denaro entra quindi nell'economia facendo percepire un aumento illusorio dei risparmi reali, e fa sì che la curva dell'offerta dei fondi mutabili si sposti verso destra come normalmente farebbe, ma questa volta il cambiamento non è supportato da un aumento dei risparmi reali e conseguentemente non rappresentativo di un cambiamento nelle preferenze dei consumatori (Figura 10).

Figura 10

L'intromissione della banca centrale nel libero mercato crea un divario tra investimenti e risparmi. La comunità imprenditoriale accende prestiti, approfittando del tasso d'interesse più basso, spostando la curva della domanda verso sinistra. Nel frattempo i consumatori rispondono al tasso d'interesse più basso risparmiando di meno e consumando di più, visto che l'incentivo al risparmio è indebolito.[6] Questa fase è nota come "boom". L'attività commerciale cresce, vengono effettuati più investimenti, in particolare nei progetti a lungo termine, gli investitori ottengono alti ritorni sui loro investimenti, i consumatori spendono di più e aumentano la domanda aggregata.

Ricordate, però, è il denaro creato ex novo e non risorse reali investibili che alimentano la discrepanza tra gli investimenti e il risparmio. Questo non è altro che l'antecedente del bust. Il tasso d'interesse più basso aumenta l'attività d'investimento, spingendo per un movimento verso destra della PPF, verso gli investimenti; i risparmiatori ora risparmiano meno, il che implica un movimento verso sinistra della PPF, verso il consumo. Questo "tiro alla fune", accelerato dall'espansione del credito, spinge l'economia verso un punto insostenibile al di fuori della PPF (Figura 11).

Figura 11

Il tasso d'interesse basso stimola gli investimenti nelle fasi iniziali della produzione (quello che l'ABCT definisce malinvestment) piuttosto che nelle fasi finali. Poiché i consumatori risparmiano meno e consumano di più, molti di questi investimenti non saranno mai redditizi. Inoltre, quando l'economia si "surriscalda" a causa del boom indotto dal credito e la banca centrale è costretta a lasciar salire i tassi d'interesse per ridurne l'inflazione, molti di questi investimenti a lungo termine risulteranno non redditizi, non solo perché non si accordano con le preferenze dei consumatori, ma perché l'aumento dei tassi d'interesse renderà i costi di finanziamento troppo gravosi rispetto alla diminuzione del valore dei flussi di cassa. Una volta che la banca centrale contrae l'offerta di credito, le imprese e i progetti d'investimento che una volta sembravano redditizi durante il periodo di boom andranno in bancarotta. L'occupazione diminuirà e così anche le spese, portando ad una contrazione della domanda aggregata e, in ultima analisi, del PIL, il tutto noto come il temuto "bust".

Quelli qui descritti sono i meccanismi del boom e del bust. Il consiglio di noi economisti Austriaci è quello di evitare il boom alimentato dal credito facile, in modo che non ci sarà un bust in seguito. Se il tasso d'interesse è impostato dal mercato, che per sua stessa natura "conosce" le preferenze di consumo e di risparmio di milioni e milioni di individui che lo compongono, allora l'economia potrà sperimentare una crescita sostenibile. È quando i banchieri centrali sopprimono il tasso d'interesse nel tentativo sconclusionato di stimolare l'attività economica che siamo testimoni di calamità e fluttuazioni economiche.


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Note

[1] Il capitale è definito come beni durevoli che possono essere usati nella produzione di altri beni come fabbriche, macchinari e altro strumentario.

[2] La teoria mainstream si concentra sull'aumento della Domanda Aggregata (AD) come mezzo per far salire il PIL di un Paese. L'AD è uguale alla spesa al consumo più l'investimento più la spesa pubblica più esportazioni meno importazioni ( AD = C+I+G+(X-M) ); di conseguenza un aumento di C non necessita di una riduzione di I, una nozione che l'ABCT definisce falsa.

[3] Oggi i tassi d'interesse non sono impostati dal mercato, ma dalle banche centrali ad un livello che ritengono appropriato. Li influenzano aumentando l'offerta di denaro. Attraverso questo strumento, il tasso d'interesse tende a scendere. È necessario sottolineare che un aumento dell'offerta di denaro non rappresenta un aumento dei risparmi. Secondo l'ABCT è esattamente questo fenomeno il colpevole dei cicli boom/bust.

[4] L'investimento deve necessariamente aver luogo in uno stadio o un altro del triangolo. Inoltre sono mostrati solo 5 stadi ma è solo a scopo di esemplificazione, un'economia moderna può avere centinaia di stadi diversi.

[5] Le imprese usano i modelli di discounted cash flow (DCF) quando devono vagliare le opportunità d'investimento. In presenza di tassi d'interesse bassi, i modelli DCF attribuiscono un valore più alto ai flussi di cassa futuri. Questo risultato potrebbe suggerire che i flussi di cassa futuri giustificheranno i costi di breve termine per finanziare un determinato progetto d'investimento, quindi è per questo motivo che vengono perseguiti investimenti di lungo termine.

[6] L'incentivo a risparmiare in questo caso è il rendimento che ricevono i risparmiatori sui loro risparmi (il tasso d'interesse), il quale è stato soppresso dalla banca centrale.

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