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lunedì 23 agosto 2021

La fine di Bretton Woods, Jacques Rueff ed il “peccato monetario dell'Occidente”

 

 

di Lawrence White

Il 15 agosto 2021 è ricorso il 50° anniversario del giorno in cui il presidente Richard Nixon "chiuse la finestra dell'oro", ponendo fine al sistema monetario internazionale di Bretton Woods. È un momento opportuno, quindi, per riconsiderare le incongruenze interne di quel sistema. Come capirono i suoi critici contemporanei, Bretton Woods era destinato a fallire se non fosse stato fondamentalmente riformato ed uno dei suoi principali critici fu l'economista francese Jacques Rueff.


Jacques Rueff

Rueff (1896-1978) è stato il più importante economista liberale classico francese della sua generazione. Da giovane, lavorò sotto Raymond Poincaré alla svalutazione del franco nel 1926. In seguito si occupò di questioni finanziarie per l'ambasciata francese a Londra, dove osservò in prima persona il tentativo fallimentare della Gran Bretagna di riportare in auge il gold standard dopo un periodo di guerra ed inflazione, senza svalutazione dell'oro per eguagliare l'erosione del potere d'acquisto della sterlina rispetto al metallo giallo in tempo di guerra (o una deflazione sufficiente per riportare il potere d'acquisto della sterlina al pari di quello dell'oro). Rueff attribuì la Grande Depressione al fallimento nel ristabilire il gold standard dopo la guerra, infatti un "gold-exchange standard" improvvisato e in continua evoluzione permise di accumulare squilibri fino al crollo di quel sistema finanziario. Non fu il gold standard, ma un gold-exchange standard mal gestito dalle banche centrali che fallì nel periodo tra le due guerre.

Rueff aiutò ad organizzare il Walter Lippmann Symposium, un raduno internazionale di liberali classici a Parigi nel 1938 e discutere il libro di Lippmann del 1937, The Good Society. L'incontro fu visto come un precursore della Mont Pelerin Society, a cui avrebbe successivamente partecipato. Nel 1939 divenne vice governatore della Banca di Francia, ma fu licenziato durante l'occupazione tedesca a causa delle sue origini ebraiche.

Dopo la seconda guerra mondiale, Rueff fu un importante sostenitore del libero scambio mentre ricopriva una serie di posizioni ufficiali nel governo francese, nella Commissione europea del carbone e dell'acciaio e alla Corte europea. Quando il presidente francese Charles DeGaulle tornò al potere nel 1958, nominò Rueff presiedere di una commissione sulle riforme fiscali e monetarie. Il risultante "Piano Rueff" rese il franco francese liberamente convertibile in dollari, ponendo fine ai controlli sui cambi, dopo una considerevole svalutazione. Il piano prevedeva anche riduzioni dei dazi, l'eliminazione dei sussidi alle imprese e il dimezzamento del deficit di bilancio. Nel suo necrologio il New York Times scrisse che Rueff "era meglio conosciuto per il suo programma di riforma del 1958, il quale stabilizzava l'economia francese" all'inizio della Quinta Repubblica di de Gaulle, aggiungendo poi: "Con l'adozione del Piano Rueff, l'economia francese iniziò un periodo di vigorosa espansione commerciale e Rueff ha continuato ad essere premiato negli anni '60 come aspro critico delle politiche monetarie degli Stati Uniti e dei deficit di bilancio".


Le contraddizioni interne di Bretton Woods

Rueff e l'economista americano Robert Triffin furono i due analisti più importanti per identificare i problemi intrinseci del sistema monetario internazionale del dopoguerra stabilito a Bretton Woods. Secondo il sistema, le valute di altre nazioni dovevano mantenere tassi di cambio fissi con il dollaro USA (erano convertibili in dollari USA, ma non direttamente in oro). Il dollaro USA era la "valuta chiave", l'unica direttamente convertibile in oro e rispetto alla quale era detenuta una grande riserva aurea. Il diritto di riscatto, tuttavia, era limitato alle banche centrali estere, aziende e cittadini statunitensi continuavano ad essere legalmente esclusi dal detenere oro monetario. Per ottenerlo bisognava riscattare i dollari, una banca centrale estera doveva essere disposta a rischiare la disapprovazione delle autorità statunitensi in un momento in cui gli Stati Uniti stavano fornendo aiuti Marshall e difesa contro il blocco sovietico.

Rueff vide nel sistema di Bretton Woods, con il dollaro USA la valuta chiave, le stesse debolezze esibite dal gold exchange standard durante il periodo tra le due guerre mondiali, con la sterlina britannica e il dollaro USA che condividevano lo status di valuta chiave. Col gold standard classico ogni banca centrale (o sistema bancario, se come gli Stati Uniti e il Canada non aveva una banca centrale) deteneva le proprie riserve auree. Con Bretton Woods, al contrario, le banche centrali non statunitensi detenevano solo asset denominati in dollari statunitensi rimborsabili in oro (soprattutto titoli del Tesoro statunitensi) come riserve per mantenere un tasso di cambio fisso con il dollaro.

Questo accordo diede agli Stati Uniti quello che il ministro delle finanze francese definì un "privilegio esorbitante". Gli Stati Uniti potevano acquisire beni e servizi dal resto del mondo espandendo l'offerta di dollari, pagando il conto solo in un futuro indefinito. La tentazione si rivelò irresistibile. L'impianto di Bretton Woods non era compatibile con gli incentivi: permetteva al governo degli Stati Uniti di emettere valuta di riserva mondiale, con benefici immediati ma con pochi costi immediati per il perseguimento di una politica monetaria troppo espansiva per mantenere il suo ancoraggio nel lungo periodo. Le banche centrali estere detenevano asset in dollari come riserve e quindi li avrebbero accettati volentieri, almeno fino ad un certo punto (le banche centrali estere non detenevano banconote della Federal Reserve o saldi di conti correnti in dollari; le scambiavano con asset sicuri in dollari che fruttavano interessi). Il flusso di dollari all'estero significava che i sistemi monetari esteri guadagnavano riserve e potevano anche espanderle nominalmente, mentre (in in contrasto con il classico gold standard in base al quale gli Stati Uniti avrebbero perso oro per regolare la propria bilancia dei pagamenti) gli Stati Uniti non avevano bisogno di contrarle. Così il gold exchange standard, nelle parole di Rueff,"compromette la sensibilità e l'efficacia del meccanismo del gold standard" nell'auto-regolamentarsi.

Notare una cosa: fino ad un certo punto. L'immediato dopoguerra fu caratterizzato da lamentele di una "carenza di dollari" in Europa, poiché le banche centrali cercavano di accumulare le riserve di dollari di cui avevano bisogno per ancorarvi le loro valute nazionali. Nel corso del tempo, con il governo degli Stati Uniti che stampava dollari da esportare in Europa in cambio di beni e servizi, le discussioni si spostarono sul problema di un "eccesso di dollari". Le banche centrali europee accumularono più asset denominati in dollari di quanti avrebbero voluto. Come notò in seguito Rueff, gli Stati Uniti potevano persino andare oltre il punto di accumulo volontario, visto che potevano utilizzare la leva politica o diplomatica per scoraggiare le banche centrali estere dal riscattare l'oro. Ma tali discorsi diplomatici non sarebbero stati efficaci per sempre, poiché l'espansione monetaria causò l'accumulo di riserve sempre crescenti di dollari nelle banche centrali europee.

A differenza di Triffin, che preferiva risolvere i problemi del sistema di Bretton Woods con l'ampliamento delle linee di credito del FMI, Rueff raccomandava di eliminare le sue contraddizioni fondamentali sostituendo il gold standard di Bretton Woods con un gold standard internazionale a tutti gli effetti di stampo pre-bellico. Ogni nazione doveva detenere le proprie riserve auree. In questa raccomandazione Rueff era quasi solo, affiancato da un solo economista europeo contemporaneo, Michael Heilperin del Graduate Institute of International Studies di Ginevra. Negli Stati Uniti il giornalista economico Henry Hazlitt criticò Bretton Woods in modo simile a quello di Rueff. I politici internazionali, ovviamente, non abbracciarono l'analisi o le raccomandazioni di Rueff.


Il disfacimento del sistema di Bretton Woods

L'oro venne drenato dal Tesoro degli Stati Uniti durante gli anni '60, quando le banche centrali europee riscattarono alcune delle loro scorte di oro. La riduzione delle riserve auree statunitensi, a sua volta, amplificò ulteriormente i rimborsi: le banche centrali europee avevano compreso il pericolo crescente di una svalutazione del dollaro rispetto all'oro man mano che le riserve auree statunitensi si andavano esaurendo. Una banca centrale che avesse conservato asset in dollari quando sarebbe arrivata la svalutazione, si sarebbe ritrovata col cerino in mano.

Il Fondo Monetario Internazionale cercò di nascondere il problema emettendo "Diritti Speciali di Prelievo" (DSP) da utilizzare come mezzo di settlement internazionale al posto dell'oro, ma i DSP si rivelarono inutili nel fermare il drenaggio dell'oro dal Tesoro degli Stati Uniti. Quando le riserve auree statunitensi scesero a livello critico nell'agosto 1971, invece di frenare la politica monetaria statunitense, Nixon "chiuse la finestra dell'oro", interrompendo l'ultimo legame del sistema monetario internazionale col metallo giallo. Un sistema di settlement scoperto venne approvato nell'accordo Smithsonian del 1971, ma durò meno di 18 mesi prima che il mondo entrasse nell'era moderna delle valute fiat fluttuanti.

Il libro di Rueff del 1971, The Monetary Sin of the West, (pubblicato per la prima volta in francese come Le Péché Monêtaìre de l'Occident) fornisce un quadro nefasto della situazione con il sistema di Bretton Woods durante il suo ultimo decennio. Rueff vedeva gli squilibri accumulati negli anni '60 come simili a quelli che si erano accumulati prima del 1929 e temeva una crisi di dimensioni della Grande Depressione. La crisi che arrivò nel 1971, tuttavia, non fu una crisi di deflazione del debito, ma una crisi di ripudio del debito e di inflazione.

Rueff sostenne acutamente che ci si devono aspettare crisi croniche quando una banca centrale è incaricata di un gold standard. I meccanismi di mercato di un gold standard decentralizzato coordinano l'offerta di denaro con la domanda/offerta meglio di quanto possa o voglia qualsiasi pianificatore monetario centrale: “Non credo, infatti, che le autorità monetarie, per quanto coraggiose e ben informate possano essere, possano effettuare deliberatamente quelle contrazioni nell'offerta di denaro che il meccanismo del gold standard avrebbe generato automaticamente”. In pratica, le autorità hanno ritardato la contrazione, prolungando il boom fino a quando la correzione necessaria non è diventata un grande shock doloroso, mentre un gold standard decentralizzato opera quotidianamente, lentamente e gradualmente per mantenere l'equilibrio attraverso il meccanismo di price-specie flow.

In un articolo del febbraio 1970 su Le Monde, Rueff avvertì che "se le richieste residue di conversione di dollari in valuta estera o oro [...] fossero più di quanto gli Stati Uniti potessero soddisfare", le autorità monetarie americane avrebbero dovuto chiudere la finestra dell'oro. Come nota di accompagnamento, inserita nell'edizione americana del 1972, si legge: "Questo accadde il 15 agosto 1971".

La previsione di Rueff che il sistema di Bretton Woods non sarebbe sopravvissuto nella sua forma allora attuale, perché altri governi nazionali alla fine non sarebbero stati disposti a continuare ad accumulare pile di crediti in dollari, si è dimostrata corretta. D'altra parte Rueff avvertì costantemente che un'altra Grande Depressione incombeva se il sistema non fosse stato prontamente riformato nel modo da lui suggerito; scrisse molte volte di una "catastrofe" nelle sue opere. Dopo il fatto sappiamo che questi avvertimenti erano eccessivamente allarmistici, poiché non prese in considerazione la strategia di uscita proposta da Milton Friedman negli anni '60, anche prima che le riserve auree statunitensi iniziassero ad esaurirsi, vale a dire un passaggio a tassi di cambio fluttuanti combinato con una regola monetaria per limitare l'inflazione una volta che l'oro fosse stato rimosso. Non era necessaria alcuna deflazione.

Naturalmente Friedman ottenne solo la prima metà del suo programma. La fine de jure di Bretton Woods sancì la fine de facto (dalla metà degli anni '60) della politica monetaria da parte della FED vincolata alla rimborsabilità dell'oro. Nessun altro vincolo lo sostituì. La crescita annuale di M2 ha raggiunto le due cifre. Il tasso d'inflazione, già in aumento, seguì: passò a due cifre nel 1974, 1979 e 1980. Come si scoprì, quindi, il gold exchange standard di Bretton Woods terminò con l'espansione monetaria e la Grande Inflazione, non con la contrazione monetaria ed una Grande Depressione. Si potrebbe dire che l'inflazione posticipò la recessione al 1980-82. Anche se è vero che il 1980-82 fu una recessione relativamente grave, non somigliava affatto alla Grande Depressione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 17 gennaio 2019

Criptovalute e la denazionalizzazione del denaro





di Lawrence H. White


In un libro del 1976 intitolato, The Denazionalisation of Money, l'economista premio Nobel F. A. Hayek enunciò una nuova proposta riguardante il cosiddetto denaro privato. Ciò che Hayek aveva in mente, non erano le banconote del passato emesse privatamente e che i relativi possessori potevano portare preso le banche emittenti e riscattare in monete d'oro o d'argento. Il suo piano richiedeva denaro irredimibile. Il mercato proposto da Hayek ricorda il mercato delle criptovalute emerso nell'ultimo decennio.

Hayek puntò il dito contro gli stati per la Grande Inflazione degli anni '70. Avevano monopolizzato l'offerta di moneta, eliminato i loro obblighi contrattuali di riscattare le banconote in oro e argento, e quindi aumentato significativamente l'offerta di moneta irredimibile. Era naturale che ne seguisse una grande inflazione. La soluzione, secondo Hayek, era quella di consentire la concorrenza tra le valute, de-monopolizzando e de-nazionalizzando il denaro.

Secondo la proposta di Hayek, i privati ​​e le imprese dovevano essere liberi di offrire la loro versione del denaro affinché entrasse in concorrenza con quella emessa dagli stati già in circolazione. Hayek riteneva che le persone avrebbero scelto valute ritenute migliori in base al loro giudizio e che la prospettiva di acquisire clienti avrebbe spinto gli emittenti privati ​​ad offrire alternative superiori. Gli stati avrebbero dovuto quindi migliorare le loro valute (cioè abbassare i loro tassi d'inflazione), o perdere quote di mercato a vantaggio dei fornitori privati.

Come doveva essere gestito questo denaro privato? Secondo Hayek le persone preferirebbero le valute con un potere d'acquisto stabile. In tal caso, i fornitori privati ​​gestirebbero il loro denaro in modo tale che un'unità di valuta acquistasse, con una certa affidabilità, un determinato paniere di merci. Una moneta stabile è interessante, perché elimina il rendimento negativo dei relativi possessori, a volte chiamato "imposta dell'inflazione". Riduce il rischio di stipulare contratti a lungo termine in quell'unità monetaria. Elimina inoltre gli aggiustamenti di prezzo non necessari che derivano dall'inflazione e facilita il confronto dei prezzi nel tempo.

Coloro che hanno esaminato la proposta di Hayek hanno notato tre potenziali problemi. Primo, non è così ovvio che le persone preferirebbero una moneta che ha un potere d'acquisto stabile. Forse preferirebbero una moneta che produce un rendimento positivo in relazione ad altri asset sicuri. Forse preferirebbero una moneta che stabilizza il reddito nominale. È difficile saperlo in anticipo.

Secondo, Hayek sembra sottovalutare l'importanza degli effetti di rete. L'utilità di una particolare moneta dipende dal numero di coloro disposti ad accettarla. La maggior parte di noi sarebbe riluttante a passare ad una moneta migliore che poche persone usano. (Altrimenti gli americani utilizzerebbero franchi svizzeri.) I costi di cambio delle valute ci dicono che sarebbe costoso per un datore di lavoro pagare i salari a diversi dipendenti in diverse valute, o che la maggior parte dei dipendenti convertisse i loro stipendi. È più probabile vedere una convergenza verso un'unità monetaria comune relativamente affidabile piuttosto che lo scenario immaginato da Hayek, in cui dozzine di monete distinte circolano simultaneamente nella stessa area.

Infine Hayek non prende seriamente in considerazione la tentazione di coloro che emettono la moneta di rinnegare le loro promesse. Per guadagnare quote di mercato, gli emettitori privati ​​devono promettere di gestire bene i propri fondi. Ma, una volta che una moneta viene ampiamente utilizzata, coloro che la emettono hanno un forte incentivo a rompere questa promessa. Infatti, poiché non hanno bisogno di rimborsare le loro banconote, potrebbero espanderne l'offerta senza alcun limite.

In un certo senso le criptovalute hanno messo in pratica l'esperimento mentale di Hayek. Le criptovalute emesse privatamente competono direttamente con il denaro emesso dallo stato. A differenza dell'oro, dell'argento e del sale, le criptovalute come bitcoin, ether e dash non hanno un evidente uso non monetario. Non sono merci, né sono riscattabili per una merce sottostante. Piuttosto sono monete irredimibili che vengono emesse da privati, proprio come aveva immaginato Hayek.

Tuttavia la maggior parte delle criptovalute si differenzia chiaramente dalle valute nella visione di Hayek in quanto non promettono un potere d'acquisto stabile. Invece, per superare il problema della rottura delle promesse, coloro che emettono le criptovalute si impegnano in modo credibile sulla quantità che emetteranno. Pre-programmano un programma di emissione nel codice delle criptovalute. L'offerta di bitcoin, ad esempio, si espande ad una quantità predeterminata in intervalli di 10 minuti. Quindi sappiamo già quante unità di bitcoin esisteranno in questo momento l'anno prossimo. La pre-programmazione rimuove la capacità di rinnegare una promessa in seguito, quando l'incentivo a farlo sarà forte.

Alcune criptovalute, come il tether, mirano a fissare il loro tasso di cambio rispetto al dollaro o all'euro. Altre lo fissano con l'oro, o mirano a stabilizzare il loro potere d'acquisto nei confronti di beni e servizi. Tuttavia queste "stablecoin" non sono riuscite ad ottenere molte quote di mercato fino ad oggi. Forse pochi individui vogliono una moneta che deficiti del potenziale di rivalutazione, o forse gli effetti di rete scoraggiano il passaggio a quello che potrebbe essere un mezzo di scambio superiore, o una combinazione dei due.

Il mercato delle criptovalute è ancora piuttosto nuovo. Bitcoin è stato lanciato poco meno di dieci anni fa. Nuove idee continuano ad essere sviluppate e proposte, quindi è probabilmente troppo presto per dire come andranno le cose. Hayek ebbe chiaramente un'intuizione eccellente quando propose di consentire alternative private al denaro statale mal gestito. Ma come Hayek ha scritto altrove, la competizione è una procedura di scoperta: dobbiamo far sì che funzioni per rivelare quali tipi di denaro le persone vogliono di più e il modo migliore per fornirlo. Come ha scritto il pioniere delle criptovalute, Nick Szabo, le domande non risolte sulle criptovalute "possono essere risolte solo mettendole in pratica e vedendo come funzionano".


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.com/


mercoledì 4 luglio 2018

Somiglianze e differenze del bitcoin col gold standard





di Lawrence H. White


Molti commentatori hanno paragonato il bitcoin all'oro come bene d'investimento. "Può bitcoin essere l'oro del futuro?", si chiede un analista di portafogli. "Il bitcoin sembra sempre più destinato a sostituire l'oro come copertura contro l'incertezza", suggerisce un reporter di Cointelegraph.

Gli economisti, al contrario, sono più interessati a considerare in che modo un sistema monetario basato sul bitcoin si paragona ad un sistema monetario aureo. In un articolo degno di nota pubblicato nel 2015, George Selgin ha definito il bitcoin come una "commodity monetaria sintetica". Lo storico monetario Warren Weber nel 2016 ha pubblicato un interessante documento per la Bank of Canada dal titolo, “A Bitcoin Standard: Lessons from the Gold Standard”, dove analizza un ipotetico sistema monetario internazionale basato su bitcoin supponendo che "il bitcoin standard assomiglierebbe strettamente al gold standard" dell'era pre-prima guerra mondiale. Più di recente l'economista dell'Università di Chicago, John Cochrane, in un post sul suo blog ha caratterizzato il bitcoin come "una versione elettronica dell'oro".

In quali aspetti importanti il ​​sistema bitcoin e un gold standard sono simili? In quali altri importanti aspetti sono diversi?



Somiglianze e differenze

Bitcoin è simile ad un gold standard in almeno due modi.
  1. Sia il bitcoin che l'oro sono apolidi, quindi entrambi possono fornire una base monetaria internazionale che non è la creatura di nessuna banca centrale nazionale o ministero delle finanze.
  2. Entrambi forniscono una base monetaria che è limitata in modo affidabile nella quantità (questo è il fondamento per la caratterizzazione di Selgin), a differenza di una moneta fiat che una banca centrale può creare in qualsiasi quantità a suo piacimento.

Bitcoin e il gold standard sono ovviamente diversi in altri modi. L'oro è un bene fisico tangibile; bitcoin è una risorsa puramente digitale. Questa differenza non è importante per l'esperienza del cliente, in quanto la proprietà di (o il diritto a) un bene può essere trasferita online, o di persona, tramite app o carta.

I "front end" dei pagamenti sono praticamente gli stessi al giorno d'oggi. I "back end" possono essere diversi. I pagamenti in oro possono essere effettuati peer-to-peer senza il coinvolgimento di terze parti solo quando viene consegnata una moneta o una barra fisica. I pagamenti elettronici in oro richiedono un intermediario fidato. I pagamenti con bitcoin operano su un registro distribuito e possono essere eseguiti peer-to-peer elettronicamente senza l'aiuto di un istituto finanziario. In pratica, molte transazioni in bitcoin utilizzano i servizi di storage commerciale e provider di scambio come Coinbase.

La differenza più importante tra bitcoin e l'oro risiede nei loro meccanismi contrastanti di domanda e offerta, che danno loro livelli molto diversi di stabilità nel potere d'acquisto. Lo stock d'oro estratto viene lentamente aumentato ogni anno dalle miniere d'oro di tutto il mondo, ad un ritmo che risponde e stabilizza il potere d'acquisto dell'oro. Anche la domanda delle commodity (non monetarie) risponde al prezzo dell'oro e frenano i movimenti del suo valore. Il tasso di creazione di bitcoin, al contrario, è interamente programmato. Non risponde al suo potere d'acquisto e non c'è domanda di commodity.



Differenza nei meccanismi dell'offerta

Consideriamo l'offerta in modo più dettagliato. Nel corso del tempo la produzione annuale d'oro è stata una piccola percentuale (in genere dall'1% al 4%) delle scorte esistenti, ma non zero. Poiché è piccolo l'assorbimento dell'oro da parte degli usi non monetari da cui non è recuperabile (come le otturazioni dei denti che finiranno nelle tombe e rimarranno lì, a differenza dei gioielli), lo stock totale d'oro cresce nel tempo. Storicamente questo ha prodotto un tasso d'inflazione quasi nullo nei Paesi col gold standard.

Il numero di BTC in circolazione è stato programmato per espandersi al 4.0% nel 2017, ed è programmato per diminuire progressivamente in futuro e raggiungere lo zero nel 2140. A quel punto, supponendo che la domanda reale di possedere BTC cresca allo stesso tasso del PIL reale, il bitcoin mostrerebbe una leggera crescita nel suo potere d'acquisto, o equivalentemente vedremmo una moderata deflazione nei prezzi di beni e servizi denominati in BTC. (Il documento di Warren Weber arriva alle stesse conclusioni). Questo tipo di deflazione guidata dalla crescita è benevolo, ma la differenza è piccola tra una massa monetaria che cresce stabilmente al 3% l'anno e una allo 0% quando si parla di conseguenze reali sul benessere economico.

La differenza fondamentale nei meccanismi dell'offerta è da cercare nella variazione del tasso di produzione dell'oro monetario in risposta al suo potere d'acquisto, in contrasto con la non variazione in BTC. Un aumento del potere d'acquisto di BTC non provoca alcun cambiamento nella quantità di BTC nel breve periodo, o nel lungo periodo. Secondo l'ABC dell'economia, la curva dell'offerta per BTC è sempre verticale. (La curva dell'offerta, tuttavia, è programmata per spostarsi a destra nel tempo, sempre più lentamente, fino a quando non si ferma a 21 milioni di unità).

Al contrario, un aumento non transitorio del potere d'acquisto dell'oro determina a breve termine un piccolo aumento della quantità di oro monetario, incentivando i proprietari di oggetti in oro non monetari (gioielli e candelabri) a fondere alcuni di essi e monetizzarli (presumendo Zecche aperte) in risposta al crescente costo di opportunità e alla maggiore ricchezza dei proprietari. La curva dell'offerta a breve termine non è verticale. Ancora più importante, questo aumento determinerà un aumento molto più grande nel lungo periodo incentivando i proprietari di miniere d'oro ad aumentare la loro produzione. La "curva dell'offerta di lungo periodo" per l'oro monetario è piuttosto piatta. (Esaminerò più nel dettaglio le dinamiche del flusso dell'offerta nel Capitolo 2 del mio testo sulla teoria monetaria.)

Poiché la sua quantità è pre-programmata, lo stock di BTC è esente da shock nell'offerta, a differenza dell'oro monetario. Gli shock nell'offerta da parte di nuove scoperte d'oro sono stati esigui. Il più grande mai registrato è stato l'impatto congiunto delle ondate di oro californiane e australiane, che (secondo Hugh Rockoff) generarono insieme solo il 6.39% della crescita annuale nelle riserve mondiali di oro durante il decennio 1849-59, con meno dell'1.5% annuo d'inflazione nel corso di quel decennio. Come riferimento, la media dei tassi di crescita annuali nel periodo 1839-1919 fu di circa il 2.9%.



Offerta prevedibile

L'elasticità a lungo termine del prezzo dell'offerta dell'oro combinata con la piccolezza e l'infrequenza degli shock nell'offerta, faceva in modo che il potere d'acquisto dell'oro in un gold standard fosse più prevedibile, soprattutto oltre gli orizzonti decennali, rispetto al potere d'acquisto del dollaro fiat del secondo dopoguerra.

Come ho scritto in precedenza: "Con un gold standard, possiamo essere fiduciosi che il livello dei prezzi non si sposterà di tanto nei prossimi 30 anni, perché è limitato da forze di mercato impersonali. Qualsiasi aumento considerevole del livello dei prezzi (diminuzione del potere d'acquisto dell'oro), causato da una ridotta domanda di possedere oro, ridurrebbe la quantità d'oro estratto invertendo così il movimento del livello dei prezzi. Viceversa, qualsiasi riduzione considerevole del livello dei prezzi (aumento del potere d'acquisto dell'oro), causato da una maggiore domanda di possedere oro, aumenterebbe la quantità estratta invertendo in tal modo il movimento del livello dei prezzi".

Bitcoin non ha alcuna risposta di questo tipo. Non c'è da aspettarsi una controtendenza nel potere d'acquisto di BTC, e quindi il suo potere d'acquisto è molto più difficile da prevedere secondo un qualsiasi orizzonte.

Descrivendo l'offerta d'oro, Warren Weber scrive: "I cambiamenti nello stock mondiale d'oro sono stati determinati dalle relative scoperte minerarie e dall'invenzione di nuove tecniche per estrarlo". Così non è detto tanto bene. I cambiamenti nello stock mondiale d'oro monetario si verificano ogni anno in base alla normale estrazione mineraria. I miglioramenti tecnici nell'estrazione hanno determinato cambiamenti nel tasso di crescita (non del livello) dello stock.

Dal punto di vista storico, i cambiamenti nel tasso di crescita non erano drastici se paragonati ai cambiamenti nei tassi di crescita del dopoguerra. Il più delle volte i cambiamenti nei tassi di crescita dello stock d'oro si sono riequilibrati, accelerando il ritorno del potere d'acquisto dell'oro alla tendenza principale. Come notò Rockoff, alcune importanti miniere d'oro (come quella del Klondike nel 1890) e alcune importanti scoperte tecniche (come il processo al cianuro del 1887) emersero grazie all'elevato potere d'acquisto dell'oro all'epoca, il che diede un ulteriore incentivo per la prospezione e la ricerca.

La frase di John Cochrane citata sopra fa parte di un intero più grande: "È una versione elettronica dell'oro, e la variazione di prezzo dovrebbe essere un monito per gli economisti che desiderano un ritorno all'oro." In base al ritorno alla tendenza principale del potere d'acquisto dell'oro, e della mancanza di tale caratteristica da parte di bitcoin, possiamo vedere che la seconda parte della frase di Cochrane è errata.

Il meccanismo anelastico dell'offerta che produce variazioni di prezzo in bitcoin dovrebbe far riflettere coloro che prevedono che lo stesso diventerà un mezzo di scambio comunemente accettato. Non dice nulla sul potere d'acquisto dell'oro in un gold standard.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/