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domenica 16 gennaio 2011

I sei stadi della creazione dello Stato #2




Parte 2 di 2. [Estratto dal capitolo 1 de The State: Its History and Development Viewed Sociologically]


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di Franz Oppenheimer



Stadio 4: Occupazione

Il quarto stadio, ancora una volta, è di gran importanza dal momento che aggiunge un fattore decisivo nello sviluppo dello Stato di come siamo abituati a vederlo, ovvero, l'unione in una striscia di terra dei due gruppi etnici (è ben risaputo che nessuna definizione giuridica di Stato non può essere raggiunta senza il concetto di territori dello Stato). D'ora in poi la relazione dei due gruppi, che originariamente era internazionale, gradualmente diviene sempre più intranazionale.

Questa unione territoriale può essere causata da influenze esterne. Può essere che orde più forti hanno spinto oltre i pastori, o che il loro aumento di popolazione abbia raggiunto il limite decretato dalla capacità nutritiva delle steppe o delle praterie; può essere anche che una grande epidemia del bestiame abbia forzato i pastori a scambiare le possibilità illimitate delle praterie con la valle di un fiume. In generale, tuttavia, le cause interne da sole sono sufficienti a portarlo alla luce poichè i pastori rimangono nelle vicinanze dei loro contadini.

Il compito di proteggere i loro tributari contro altri "orsi" li forza a mantenere una tassa per i giovani guerrieri nelle vicinanze dei loro sottomessi; e questo è allo stesso tempo un'eccellente misura di difesa dal momento che impedisce ai contadini di desiderare di rompere i loro legami, o lasciare che qualche altro gruppo di pastori diventi il loro sovrano. Quest'ultima conseguenza è alquanto rara, dal momento che, se la tradizione è corretta, è il mezzo in base a cui i figli di Rurik vennero in Russia.

Tuttavia la giustapposizione locale non vuol dire una comunità statale nel suo senso più stretto; dovremmo dire, un'organizzazione unitaria.

Nel caso in cui i pastori debbano avere a che fare con soggetti completamente non belligeranti, portano avanti la loro vita nomade in pace girovagando su e giù e radunando il loro bestiame tra i perioike e gli helots. Questo è il caso dei Wahuma: "i più bei uomini del mondo" (Kandt), nel centro Africa, oppure il clan Tuareg degli Asgar nella Hadanara: "che hanno preso i loro posti tra le Imrad e sono diventati dei filibustieri. Queste Imrad sono le classi di servi degli Asgar, che vivono con loro, sebbene le Imrad possano mettere sul campo un numero di guerrieri dieci volte maggiore; la situazione è analoga per gli Spartani in relazione ai loro Helot."

La stessa cosa può essere detta dei Teda tra i vicini Borku:
"Proprio come la terra è divisa in un semi-deserto che sostiene i nomadi e giardini con piantagioni, così la popolazione è divisa tra nomadi e gente con fissa dimora. Sebbene quasi in numero eguale, dieci e dodicimila, va da sé che quest'ultima è sottomessa agli altri."


E lo stesso si applica all'intero gruppo di pastori come i Galla Masi ed i Wahuma:
"Sebbene le differenze nei possedimenti sono considerevoli, hanno pochi schiavi, come classe di servi. Questi sono rappresentati da persone di una casta più bassa, che vivono separati ed altrove rispetto a loro. E' essere pastore che è la base della famiglia, dello Stato e del principio dell'evoluazione politica. In questo ampio territorio, tra Scehoa ed i suoi confini meridionali da un lato e Zanzibar dall'altro, non c'è alcun potere politico forte a differenza dell'articolazione sociale enormemente sviluppata."


Nel caso in cui il paese non è adatto per la cura del bestiame su larga scala — come lo era universalmente il caso dell'Europa occidentale — o dove una popolazione più belligerante potrebbe condurre tentativi di insurrezione, la folla di lord diviene più o meno permanentemente insediata, prendendo sia luoghi scoscesi sia punti strategici importanti per i loro campi, castelli o cittadine. Da questi centri controllano i loro "sottomessi", principalmente per il motivo di raccogliere il loro tributo, non prestando alcuna attenzione su di loro per altri aspetti. Lasciano che loro amministrino i propri affari, portino avanti i propri credi religiosi, risolvano i propri disaccordi ed organizzino i propri metodi di economia. La loro costituzione autoctona ed i loro funzionari locali sono, difatti, senza interferenza.

Se Frants Buhl riferisce correttamente, questo fu l'inizio del governo degli Israeliti a Canaan. L'Abyssinia, quella grande forza militare, sebbene a prima vista possa apparire uno Stato pienamente sviluppato, non lo è; tuttavia sembra essere avanzato oltre il quarto stadio.

Almeno così Ratzel dice:
"La preoccupazione principale degli Abyssini consiste nel tributo, nel quale seguono il metodo dei monarchi orientali dei vecchi e moderni tempi, che non prevede interferenze con la gestione interna e l'amministrazione della giustizia dei loro sottomessi."


Il moglior esempio del quarto stadio si trova nella situazione del Messico antico prima della conquista Spagnola:
"La confederazione sotto il comando dei Messicani aveva qualcosa di più progressivo della sola idea di conquista. Venivano spazzate via solo quelle tribù che opponevano resistenza. Le tribù sconfitte si governavano da sole come prima, tramite i loro stessi funzionari. Era differente in Perù dove la formazione di un'impero compatto seguiva il primo attacco. In Messico l'intimidazione e lo sfruttamento erano i soli scopi della conquista. E così accadde che il cosidetto Impero del Messico al tempo della conquista rappresentava solamente un gruppo di tribù indiane intimidite, il cui raggruppamento l'una con l'altra era impedito dalla loro paura di spedizioni di saccheggio da alcuni inattaccabili forti militari."


Si deve osservare che non si può parlare di questo come uno Stato in qualsiasi senso appropriato. Ratzel mostra ciò nella nota seguente il precedente passaggio:
"E' certo che i vari punti mantenuti in sottomissione dai guerrieri di Montezuma erano separati l'uno dall'altro da tratti di terra non ancora conquistati. Una condizione molto uguale al governo degli Hova in Madagascar. Non si direbbe che disperdere poche guarnigioni, o meglio ancora colonie militari, sia un segno di assoluto dominio, dal momento che queste colonie, con grandi problemi, mantengono una striscia di poche miglia in sottomissione."



Stadio 5: Monopolio

La logica degli eventi si spinge velocemente dal quarto al quinto stadio e forma quasi completamente lo Stato. Sorgono liti tra villaggi vicini o clan che i lord non permettono più che siano combattute, dal momento che a causa di ciò la capacità dei contadini in servizio sarebbe ridotta. I lord assumono il diritto di arbitrare e, in caso di bisogno, di imporre il loro giudizio. Infine accade che per ogni "corte" del villaggio del re o del capitano del clan c'è un vice ufficiale che esercita il potere, mentre ai capitani è permesso di trattenere l'apparenza dell'autorità. Lo Stato degli Incas mostra, in una condizione primitiva, un tipico esempio di tale organizzazione.

Qui troviamo gli Incas uniti a Cuzco dove avevano le loro terre patrimoniali e dimore. Un rappresentante degli Incas, il Tucricuc, tuttavia, risiedeva in ogni distretto alla corte del capotribù. Egli:
"aveva la supervisione su tutti gli affari del suo distretto; gestiva le truppe, sopraintendeva la consegna dei tributi, ordinava la forza lavoro su strade e ponti, sopraintendeva l'amministrazione della giustizia ed in breve supervisionava tutto nel suo distretto."


Le stesse istituzioni che sono state sviluppate dai cacciatori Americani e dai pastori Semiti si ritrovano anche tra i pastori Africani. Tra gli Ashanti il sistema del Tucricuc è stato sviluppato in un modo caratteristico; e i Dualla avevano stabilito per i loro sottomessi che vivevano in villaggi segregati "un'istituzione basata sulla conquista a metà strada tra un sistema feudale e di schiavitù".

Lo stesso autore riporta che i Barotse hanno una costituzione corrispondente ai primi stadi dell'organizzazione feudale medievale:
"I loro villaggi sono [...] di regola circondati da un cerchio di borghi dove vivono i loro servi. Essi coltivano i campi dei loro lord nelle immediate vicinanze, coltivano grano o badano al bestiame."


La sola cosa che non è tipica qui consiste in questo, ovvero che i lord non vivono in castelli isolati o manieri, ma si insediano nei villaggi tra i loro sottomessi.


Stadio 6: Stato

E' solo un piccolo passo dagli Incas ai Dorian in Grecia, o ai Messenia a Creta; e nessuna grande distanza separa i Fulbe, i Dualla e i Barotse dalle relative e rigide organizzazioni statali degli Imperi Africani dell'Uganda, dell'Unyoro, ecc.; ed i corrispondenti imperi feudali dell'Europa occidentale e orientale e di tutta l'Asia.

In tutti i luoghi gli stessi risultati sono conseguiti dalla forza delle stesse cause sociopsicologiche. La necessità di mantenere i sottomessi in ordine ed allo stesso tempo di mantenerli alla loro piena capacità per lavorare porta passo dopo passo dal quinto al seso stadio, in cui lo Stato, acquisendo la piena intranazionalità e con l'evoluzione della "Nazionalità", è sviluppato in ogni senso.

Il bisogno di interferire diviene sempre più frequente, per alleviare le difficoltà, per punire, o per imporre l'obbedienza; e così si sviluppa l'abitudine a essere governati e l'uso del governo. I due gruppi, separati al principio e poi uniti su un territorio, sono dapprima solamente disposti uno di fianco all'altro, poi sono mescolati l'uno con l'altro come una mistura meccanica, termine usato in chimica, finchè gradualmente diventano sempre più una "combinazione chimica". Si fondono, si uniscono, si amalgamano, in usi e costumi, nel linguaggio e nel culto.

Presto i legami di connessione uniscono gli strati superiori ed inferiori. In quasi tutti i casi la classe leader sceglie le vergini più belle dalle razze sottomesse per essere loro concubine. Così si sviluppa una razza di bastardi, a volte presa nella classe dirigente, a volte rigettata, e poi a causa del sangue dei loro padroni nelle loro vene, diventano i neonati leader della razza sottomessa. Nella forma e nel contenuto lo Stato primitivo è completato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


(1). Link alla Prima Parte


sabato 15 gennaio 2011

I sei stadi della creazione dello Stato #1

Dopo aver letto di Oppenhaimer il precedente articolo sulla genesi dello Stato, questo segue a ruota riprendendo il discorso lì dove si era interrotto. Viene analizzata ora la crescita dello Stato, attraverso una discussione sociologica che fornisce al lettore un quadro generale di questo abnorme ente coercitivo e criminale che nessun altro finora aveva fornito. Una lettura vivamente consigliata a tutti coloro che ancora si chiedono come siamo potuti finire in questa "gabbia senza sbarre". (Parte 1 di 2).
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di Franz Oppenheimer


Nella genesi dello Stato, dalla sottomissione di un contadino da parte di una tribù di pastori o da parte di nomadi del mare, si possono distinguere sei stadi.

Nella seguente discussione non dovrebbe essere presupposto che l'attuale sviluppo storico, in ogni caso particolare, debba seguire passo dopo passo questa scala. Anche qui l'argomento non dipende da una nuda costruzione teorica, dal momento che ogni particolare stadio è fondato su numerosi esempi sia dalla storia del mondo sia dall'etnologia e ci sono Stati che hanno apparentemente progredito attraverso ognuno di questi stadi. Ma ce ne sono molti di più che hanno saltato uno o più di questi stadi.


Stadio 1: Saccheggio

Il primo stadio comprende il furto e l'assassinio nelle lotte di confine, comabttimenti senza fine mai interroti né dalla pace né dall'armistizio. E' marcato dall'uccisione degli uomini, il rapimento di donne e bambini, il saccheggio delle mandrie e l'incendio delle abitazioni. Anche se i colpevoli sono sconfitti all'inizio, torneranno in forze maggiori, spinti dalla sete di faida. A volte il gruppo di contadini può unirsi, potrebbe formare la propria milizia e forse sconfiggere temporaneamente il nemico sempre pronto; ma la mobilitazione è troppo lenta e le scorte che devono essere portate nel deserto troppo costose per i contadini. La milizia dei contadini non porta, come invece fa il nemico, la propria riserva di cibo — il suo gregge — con sé sul campo.

Nel sud-ovest dell'Africa i Tedeschi hanno recentemente sperimentato le difficoltà che una forza ben disciplinata e superiore, equipaggiata con un treno di scorte, con una ferrovia che raggiungeva la sua base delle scorte e con milioni dell'Impero Tedesco dietro di essa, potrebbe avere con un manipolo di pastori guerrieri, che sono stati in grado di dare ai Tedeschi una sonora sconfitta. Nel caso delle prime imposizioni questa difficoltà è incrementata dallo spirito limitato del contadino, che considera solo il suo vicinato, e dal fatto che mentre la guerra va avanti le terre sono incoltivate. Perciò, in casi simili, a lungo andare il piccolo ma compatto e facilmente mobilitato corpo sconfigge costantemente la massa più grande scomposta, come la pantera trionfa sul bufalo.

Questo è il primo stadio della formazione degli Stati. Lo Stato potrebbe rimanere stazionario per secoli a questo punto, per migliaia di secoli. Il seguente è un'esempio minuziosamente caratteristico:
"Ogni campo di una tribù Turkoman era precedentemente delimitato da un'ampia cintura che potrebbe essere designata come il suo "distretto di saccheggio". Tutto il nord e l'est del Chorassan, sebbene nominalmente sotto il dominio Persiano, è appartenuto più ai Turkoman, ai Jomudes, ai Goklenes e ad altre tribù delle pianure, piuttosto che ai Persiani. I Tekinzes, in un modo simile, saccheggiavano tutte le distese da Kiwa a Bokhara, finchè altre tribù Turkoman non furono radunate sia con la forza che con la corruzione per agire come un tamponatore. Innumerevoli altri esempi possono essere scovati nella storia della catena delle oasi che si estende tra l'Asia orientale ed occidentale direttamente fino alle steppe della sua parte centrale, dove fin dai tempi antichi i Cinesi hanno esercitato un'influenza predominante tramite il loro possesso di tutti i centri strategici importanti, come l'Oasi di Chami. I nomadi, viaggiando da nord a sud, provarono costantemente a sfondare queste isole di terreno fertile, che devono esse apparse loro come Isole Benedette. Ed ogni orda, sia che caricasse un bottino sia che scappasse da una sconfitta, era protetta da queste pianure. Sebbene le minacce più immediate erano evitate dal continuo indebolimento dei Mongoli e dall'attuale dominazione del Tibet, l'ultima insurrezione dei Dunganes mostrò quanto facilmente le ondate di una tribù mobile potessero spaccare queste isole di civiltà. Solo dopo la distruzione dei nomadi, impossibile fintanto che ci sono aperte pianure nell'Asia centrale, la loro esistenza poteva essere garantita."


L'intera storia del vecchio mondo è riempita da esempi ben noti di spedizioni di massa, le quali devono essere assegnate al primo stadio dello sviluppo dello Stato, finchè erano compiute non a scopo di conquista ma a scopo di saccheggio. L'Europa occidentale ha sofferto di queste spedizioni per mano dei Celti, dei Germani, degli Unni, degli Avari, dei Magiari, degli Arabi, dei Tartari, dei Mongoli e dei Turchi sulla terraferma; mentre i Vichinghi ed i Saraceni la assediavano dall'acqua.

Queste orde inondavano interi continenti ben oltre i limiti della terra di saccheggio a cui erano abituati. Scomparivano, ritornavano, furono assorbiti, e si lasciavano dietro solo terre distrutte. In molti casi, tuttavia, in alcune parti dei distretti invasi avanzavano direttamente al sesto ed ultimo stadio della formazione dello Stato, ovvero, dove avrebbero stabilito un dominio permanente sulla popolazione contadina. Ratzel descrive queste migrazioni di massa eccellentemente nel seguente passaggio:
"Le spedizioni delle grandi orde di nomadi contrastano con questo movimento, poco a poco e passo dopo passo, dal momento che lo sovrastano con tremendo potere, specialmente nell'Asia centrale e in tutti i paesi vicini. I nomadi di questo distretto, dell'Arabia e del nord Africa, uniscono la mobilità nel loro modo di vivere con un'organizzazione di raggruppamento delle loro intere masse per un singolo obiettivo. Sembra essere una caratteristica dei nomadi sviluppare facilmente un potere dispotico ed una considerevole potenza dalla coesione patriarcale della tribù. Prendono vita di conseguenza i governi delle masse, che compaiono con altri movimenti tra gli uomini nello stesso modo in cui un fiume gonfio d'acqua compare con il regolare ma diffuso affluire in esso di un'affluente. La storia della Cina dell'India e della Persia, non meno quella dell'Europa, mostra la loro storica importanza. Proprio come si sono mossi in continuazione dai loro campi con le loro mogli e figli, schiavi e carri, mandrie ed armamentario, così hanno invaso le zone di confine. Mentre questa zavorra potrebbe averli privati di velocità, ha aumentato il loro slancio. Gli abitanti erano terrorizzati davanti a loro e come un'onda si sono riversati sui paesi conquistati, assorbendo la loro ricchezza. Dal momento che portavano tutto con loro, le loro nuove dimore erano equipaggiate cone tutti i loro possedimenti e così i loro insediamenti finali erano di un'importanza etnografica. In questo modo i Magiari hanno invaso l'Ungheria, i Manchus hanno invaso la Cina, i Turchi i paesi dalla Persia all'Adriatico."


Ciò che qui deve essere detto su Hamiti, Semiti e Mongoli potrebbe essere detto anche, almeno in parte, sulle tribù di pastori Ariane. Si applica anche ai veri Negri, almeno a quelli che vivono interamente delle loro mandrie:
"Le tribù mobili e belligeranti dei Kaffiri possiedono un potere di espansione che ha bisogno solo di un'obiettivo allettante per scatenare effetti violenti e rovesciare le relazioni etnologiche di vasti distretti. L'Africa orientale offre un tale obiettivo. Qui il clima non proibiva l'allevamento di bestiame, diversamente dai paesi interni, e non paralizzava dall'inizio il potere d'impatto dei nomadi, eppure numerosi agricoltori pacifici trovarono il posto per il proprio sviluppo. Le tribù girovaghe di Kaffiri si diffondevano come fiumi devastanti nelle terre fertili dello Zambesi e fin su le colline tra il Tanganyika e la costa. Qui incontrarono la guardia avanzata dei Watusi e un'onda proropente di Hamiti proveniente dal nord. I precedenti abitanti di questi distretti furono o sterminati o resi servi a coltivare le terre che prima erano di loro proprietà; oppure continuarono ancora a combattere; oppure rimanevano indisturbati in insediamenti lasciati ad un lato del campo di battaglia."


Tutto ciò ha avuto luogo sotto i nostri occhi. Parte di ciò sta ancora avvenendo. Durante molti migliaia di anni ha "scosso tutta l'Africa orientale dallo Zambesi al Mediterraneo". L'incursione degli Hyskos, in base a cui per oltre 500 anni l'Egitto fu soggetto alle tribù di pastori dei deserti orientali e settentrionali — "congiunti delle persone che fino ai giorni odierni hanno radunato il loro bestiame tra il Nilo ed il Mar Rosso" — è la prima fondazione autenticata di uno Stato. Questi Stati furono seguiti da molti altri sia nei paesi stessi del Nilo sia nei remoti paesi meridionali, fino all'Impero di Muata Jamvo sul bordo meridionale del distretto centrale del Congo, come i commercianti Portoghesi in Angola hanno riferito alla fine del sedicesimo secolo, e giù nell'Impero d'Uganda, che solo ai giorni nostri è infine capitolato all'organizzazione militare superiore dell'Europa. "Le lande del deserto e delle civiltà non hanno mai vissuto pacificamente l'una con l'altra; ma le loro battaglie sono simili e piene di ripetizioni".

"Simili e piene di ripetizioni"! Ciò potrebbe essere detto della storia in toto sulle sue linee basilari. L'ego umano nel proprio aspetto fondamentale è molto simile in tutto il resto del mondo. Agisce uniformemente, in obbedienza alle stesse influenze del suo ambiente, con razze di tutti i colori, in tutte le parti della terra, dai tropici fino alle zone temperate. Si deve fare un passo indietro e scegliere un punto di vista talmente alto, affinchè il variegato aspetto dei dettagli non nasconda il grande movimento della massa. In tale caso il nostro occhio non scorge il "modo" di combattere, di girovagare, di lavorare dell'umanità, mentre la sua "sostanza", mai simile, mai nuova, mai duratura attraverso il cambiamento, si rivela sotto leggi universali.


Stadio 2: Tregua

Gradualmente, da questo primo stadio, si sviluppa il secondo, in cui il contadino, tramite migliaia di tentativi di rivolta privi di successo, ha accettato il suo destino ed ha cessato ogni resistenza. A questo punto inizia ad albeggiare nella coscienza del selvaggio pastore che un contadino morto non può più lavorare e che un albero da frutta abbattuto non sarà più utile. Nel suo stesso interesse, quindi, dovunque sia possibile, lascia il contadino in vita e l'albero in piedi. La spedizione del pastore rimane la stessa, ogni membro brulica di armi ma non intende più nè si aspetta una guerra e un'appropriazione violenta.

I razziatori bruciano ed uccidono finquanto è necessario a rafforzare un completo rispetto, o per spezzare una resistenza isolata. Ma in generale e principalmente in accordo con un diritto abituale in sviluppo — il primo germe dello sviluppo di tutte le leggi pubbliche — il pastore ora si appropria solo del supplemento del contadino. C'è da dire che egli lascia al contadino la sua casa, la sua attrezzatura ed i suoi approviggionamenti fino al raccolto successivo.

Il pastore nel primo stadio è come un'orso che nello scopo di derubare un'alveare lo distrugge. Nel secondo stadio è simile ad un'apicoltore che lascia abbastanza miele alle api in modo che possano superare l'inverno.

Grande è il progresso tra il primo stadio ed il secondo. Lungo è il passo in avanti, sia da un punto di vista economico che politico. All'inizio, come abbiamo visto, l'acquisizione da parte della tribù di pastori era puramente di tipo occupazionale. Senza badare alle conseguenze distruggevano la fonte della ricchezza futura per la gioia del momento.

Da qui in poi l'acquisizione diviene economica, perchè tutta l'economia è basata sulla saggia gestione domestica, o in altre parole, sul restringimento della gioia del momento in modo da soddisfare i bisogni del futuro. Il pastore ha imparato a "capitalizzare".

E' un grande passo in avanti nella politica quando uno strano essere umano, predando fino a qui come gli animali selvaggi, ottiene un valore il quale è riconosciuto come una fonte di ricchezza. Sebbene questo sia l'inizio di tutta la schiavitù, la sottomissione e lo sfruttamento, è allo stesso tempo la genesi di una più alta forma di società, che va oltre la famiglia basata sulle connessioni di sangue.

Abbiamo visto come, tra i ladri ed i derubati, i primi punti in comune di una relazione giuridica erano fatti girare attraverso la crepa che separava quelli che finora erano stati solo "nemici mortali". Il contadino così ottiene una parvenza di diritto per le necessità della vita; cosicché viene considerato come erroneo uccidere un'uomo che non oppone resistenza oppure spogliarlo di tutto.

Meglio di ciò altri punti d'incontro, gradualmente più delicati e cruciali, sono consolidati in una struttura molto sottile, ma che, nondimeno, causa più relazioni umane rispetto all'abituale accordo di una divisione delle rovine. Dal momento che i pastori non incontrano più i contadini solo in combattimento, ora erano probabilmente in grado di garantire una richiesta rispettosa o rimediare ad una lagnanza fondata. "L'imperativo categorico" dell'equità, "Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te", aveva finora regnato nei pastori solo nelle loro faccende con altri della loro tribù e simili. Ora per la prima volta si inizia a parlare, bisbigliando timidamente, a favore di coloro che erano estranei a connessione di sangue. In ciò troviamo il germoglio di quel magnifico processo di amalgamazione esterna che, al di fuori di piccole orde, ha formato nazioni ed unioni di nazioni — e che, in futuro, avrebbe dato vita al concetto di "umanità". Troviamo anche il germoglio dell'unificazione interna di tribù un tempo separate, da cui, al posto dell'odio dei "barbari", scaturirà l'amore dell'umanità, del Cristianesimo e del Buddhismo.

Nel momento in cui il conquistatore risparmiava la sua vittima in modo da sfruttarla permanentemente nel lavoro produttivo, ciò era di una importanza storica incomparabile. Ha dato vita alla nazione ed allo Stato, al diritto e alla più alta economia, con tutti gli sviluppi e le ramificazioni che sono cresciute e che da qui in poi sarebbero cresciute. La natura di tutta l'umanità affonda le radici nel terreno dell'amore animale e dell'arte, ma non meno nel terreno dello Stato, della giustizia e dell'economia.

Tuttavia ancora un'altra tendenza annoda più vicino queste relazioni psichiche. Ritornando al paragone del pastore e l'orso, ci sono nel deserto, oltre all'orso che fa la guardia alle api, altri orsi che anche hanno desiderio di miele. Ma la nostra tribù di pastori blocca a questi la via e protegge i suoi alveari con la forza delle armi. I contadini si abituano, quando il pericolo minaccia, a chiamare i pastori, i quali non sono più considerati ladri ed assassini, ma protettori e salvatori. Immaginate la gioia dei contadini quando la banda di vendicatori ritorna e riporta al villaggio le donne ed i bambini rapiti, con le teste o gli scalpi dei nemici. Questi legami non sono più punti in comune, ma gruppi forti ed annodati.

Ecco una delle forze principali di quella "integrazione", su cui si basa il successivo sviluppo, tra quelli che originariamente non erano dello stesso sangue ed abbastanza spesso di differenti gruppi con un liguaggio diverso, i quali saranno infine uniti insieme in un'unica popolazione, con una lingua, una abitudine ed un sentimento di nazionalità. Questa unità cresce per gradi dalla comune sofferenza e dal comune bisogno, dalla comune vittoria e sconfitta, dal comune giubilo e dal comune dolore. Un nuovo e vasto dominio è aperto quando il padrone ed il servo servono gli stessi interessi; allora sorge un fiume di simpatia, un senso di comune servizio. Entrambe le parti apprendono e si riconoscono gradualmente l'un l'altro appartenenti alla stessa umanità. Gradualmente i punti di somiglianza sono percepiti, al posto delle differenze nel corpo e nell'abbigliamento, di linguaggio e religione, che hanno fino a qui causato solo antipatia ed odio. Gradualmente imparano a capirsi l'un l'altro, prima attraverso il linguaggio comune e poi attraverso un'abitudine mentale comune. La struttura delle interrelazioni psichiche diviene più forte.

Nel secondo stadio della formazione degli Stati, il lavoro di base, nei suoi punti essenziali, è stato pianificato. Nessun altro passo può essere paragonato in importanza alla transizione in base a cui l'orso diviene un apicoltore. Per questa ragione, brevi riferimenti devono essere sufficienti.


Stadio 3: Tributo

Il terzo stadio arriva quando il "supplemento" ottenuto dalla classe contadina è consegnato regolarmente nelle tende dei pastori come "tributo", un regolamento che offre ad entrambe le parti vantaggi considerevoli ed evidenti. Con questo mezzo la classe contadina è alleggerita completamente dalle piccole irregolarità connesse al precedente metodo di tassazione, come uomini colpiti in testa, donne violentate o dimore date alle fiamme. I pastori dalla loro parte non hanno più bisogno di applicare a questo "business" alcuna "spesa" e lavoro, per usare un'espressione mercantilizia, e dedicano il loro tempo e la loro energia così liberata verso "un'estensione dei lavori", in altre parole, alla sottomissione di altri contadini.

Questa forma di tributo si ritrova in motli esempi ben conosciuti della storia: Unni, Magiari, Tartari, Turchi, hanno derivato larga parte delle loro entrate dai loro tributi Europei. A volte il carattere del tributo pagato dai sottomessi ai loro padroni è più o meno indistinto e l'azione assume la forma di un pagamento per la protezione, o invece, di una sovvenzione. Il racconto è ben conosciuto in base a cui Attila era raffigurato dal debole imperatore di Costantinopoli come un principe vassallo; mentre il tributo che gli pagava appariva come una tassa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


(1). Link alla Seconda Parte


domenica 26 dicembre 2010

La genesi dello Stato

Visto che si parla di nascite ed origini in questi giorni, mi pare sensato analizzare anche un'altra nascita. Un'essere abnorme (e partorirlo non deve essere stato facile) e tiranno che non ha fatto altro che spargere illusioni, povertà e conflitti.
Ha invaso la maggior parte delle vite delle persone e tenta, col passare del tempo, di diffondersi ulteriormente per controllarle pienamente. Nato come una tradizione, è rimasto nei secoli mutando in qualcosa di perenne e durevole; piccoli accorgimenti sociali hanno consentito alla società di partorire una simile aberrazione che esaltava solo la parte decadente e più scura dell'uomo: lo Stato. Questo articolo è un'estratto del capitolo 1 de The Stae: its History and Development Viewed Sociologically.
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di Franz Oppenheimer

Una singola forza spinge tutta la vita; una forza l'ha sviluppata, dalla singola cellula, dal granello di polvere che fluttuava nel caldo oceano del periodo preistorico, ai vertebrati, fino all'uomo. Quest'unica forza è la tendenza di provvedere alla vita, biforcata in "brama ed amore".

All'inizio della società umana, e nella sua graduale evoluzione, questa tendenza spinge se stessa avanti in varie bizzarre idee chiamate "superstizioni". Queste sono basate su conclusioni puramente logiche di osservazioni incomplete su aria, acqua, terra, fuoco, animali e piante, che paiono dotati di una schiera di spiriti sia gentili sia maligni. Si potrebbe dire che nei tempi moderni, ad uno stadio conseguito solo da molte poche razze, sorga anche la giovane figlia del desiderio per la causalità, cioè la scienza, come un risultato logico di osservazioni complete sui fatti — la scienza ora è richiesta per sterminare la superstizione ampiamente estesa, che, con innumerevoli trame, si è radicata nell'anima dell'umanità.

Seppur potente, specialmete nel momento dell' "estasi", la superstizione potrebbe aver influenzato la storia, seppur potente, anche in tempi ordinari potrebbe aver cooperato nello sviluppo della vita comune dell'uomo; la forza principale del progresso deve essere ancora riconosciuta nella vita, la quale forza gli uomini ad acquisire per sè stessi e per la loro famiglia il nutrimento, l'abbigliamento e la casa. Ciò rimanda, di conseguenza, all'impulso "economico". Un'investigazione — e ciò significa una di tipo socio-psicologico — sociologica del progresso della storia non può, quindi, svilupparsi se non seguendo i metodi con cui i bisogni economici vengono soddisfatti nella loro graduale apparizione e facendo attenzione alle influenze dell'impulso della casualità al posto giusto.


Mezzi Politici ed Economici

Ci sono due mezzi fondamentalmente opposti in base a cui l'uomo, alla ricerca di sostentamento, è spinto ad ottenere i mezzi necessari per soddisfare i suoi desideri. Questi sono il lavoro ed il furto, il lavoro stesso e l'appropriazione forzata del lavoro di altri.

Il furto! L'appropriazione forzata! Queste parole ci trasmettono idee di crimine e di carcere, dal momento che siamo i contemporanei di una civiltà sviluppata, specificamente basata sull'inviolabilità della proprietà. E questo non è perso quando siamo convinti che il furto per mare e per terra è la relazione primitiva della vita, proprio come il commercio dei guerrieri — che per un lungo periodo di tempo fu solo organizzato sul furto di massa che costituisce la più rispettata delle occupazioni. A causa di ciò ed anche dal bisogno di avere, nel successivo svolgimento di questo studio composto da termini opposti, chiari, secchi e nitidi per questi contrasti molto importanti, propongo nell'attuale discussione di chiamare il lavoro di qualcuno e l'equivalente scambio del lavoro di qualcuno per il lavoro di altri, i "mezzi economici" per la soddisfazione di bisogni, mentre l'appropriazione non corrisposta del lavoro di altri sarà chiamata "mezzi politici".

L'idea non è del tutto nuova; i filosofi nella storia hanno sempre trovato questa contraddizione ed hanno provato a formularla. Ma nessuna di queste formulazioni ha completamente portato la premessa al suo logico fine. Da nessuna parte è mostrato chiaramente che la contraddizione consiste solo nei mezzi con cui l'identico scopo, l'acquisizione di oggetti economici di consumo, è ottenuto. Tuttavia questo è il punto critico del ragionamento.

Nel caso di un pensatore del calibro di Karl Marx si potrebbe osservare quale confusione sia causata quando lo scopo economico ed i mezzi economici non sono strettamente differenziati. Tutti questi errori, che infine portano la splendida teoria di Marx molto lontana dalla verità, si basavano sulla mancanza di una chiara differenziazione tra i mezzi di soddisfazione economica dei bisogni ed il relativo scopo. Ciò lo porto a designare la schiavitù come una "categoria economica" e la forza come una "forza economica" — mezze verità che sono molto più pericolose di verità non dette, dal momento che la loro scoperta è molto difficile e le false conclusioni da esse sono inevitabili.

Dall'altro lato la nostra nitida differenza tra i due mezzi che puntano allo stesso fine ci aiuterà ad evitare ogni simile confusione. Questa sarà la nostra chiave per una comprensione dello sviluppo, dell'essenza e dello scopo dello Stato; e dal momento che tutta la storia fino a qui è stata solo la storia degli Stati, verso una comprensione della storia. Tutta la storia del mondo, dai tempi preistorici fino ai nostri civilizzati, presenta una singola fase, cioè una competizione tra i mezzi economici e politici; e si può presentare solo questa fase finchè non si raggiunge la libera cittadinanza.


Persone Senza uno Stato: Cacciatori e Coltivatori

Lo stato è un'organizzazione dei mezzi politici.

Nessuno Stato, perciò, può esistere finchè i mezzi economici hanno creato un numero definito di oggetti per la soddisfazione dei bisogni, i quali oggetti possono essere presi o sequestrati con un furto bellicoso. Per questa ragione i cacciatori preistorici erano senza uno Stato; e perfino i più sviluppati cacciatori divennero parte di una struttura-Stato solo quando scoprirono nei loro vicini un'organizzazione economica evoluta che potevano soggiogare. Ma i cacciatori primitivi vivevano praticamente in anarchia.

Grosse parla in generale dei cacciatori:
"Non ci sono differenze essenziali di ricchezza tra di loro e quindi una fonte principale per l'origine delle differenze nella classe sociale è mancante. In generale tutti gli adulti nella tribù godono di diritti uguali. Gli anziani, grazie alla loro maggiore esperienza, hanno una certà autorità; ma nessuno si sente legato a rendere loro obbedienza. Quando in alcuni casi i capi sono riconosciuti — come per i Botokude, i Central Californians, i Weeda ed i Mincopie — il loro potere è estremamente limitato. Il capotribù non ha nessun mezzo per imporre i suoi desideri contro la volontà degli altri. La maggior parte delle tribù dei cacciatori, tuttavia, non ha alcun capotribù. L'intera società degli uomini ancora forma una massa omogenea indifferenziata, in cui solo quegli individui che ottengono importanza si crede che abbiano poteri magici."[1]


Qui esiste scarsamente un "barlume di Stato", anche nel senso di teorie ordinarie dello Stato, ancora meno nel senso dell'idea sociologica corretta di Stato.

La struttura sociale dei contadini primitivi ha difficilmente più somiglianza ad uno Stato rispetto a quella dei cacciatori. Dove il contadino, lavorando il terreno con la zappa, vive in libertà, non cè infatti alcun "Stato". L'aratro è sempre il segno di una condizione economica più alta che avviene solo in uno Stato; vale a dire, in un sistema di lavoro in piantagioni portato avanti da schiavi soggiogati.[2] I coltivatori vivono isolati l'uno dall'altro, sparpagliati nel paese in appezzamenti di terra separati, forse in villaggi, divisi a causa di litigi sulle zone o sui confini delle fattorie. Nel migliore dei casi vivono in deboli associazioni organizzate, tenute insieme da giuramenti, unite solo approssimativamente dal legame che la coscienza della stessa discendenza, della stessa lingua e delle stesse credenze impone su di loro. Si riuniscono forse una volta all'anno nella celebrazione comune di famosi antenati o del dio tribale. Non esiste un'autorità governante sull'intera massa; i vari capotribù di un villaggio, o possibilmente di una zona, possono più o meno avere un'influenza in sfere circoscritte, in dipendenza di solito dalle loro qualità personali e specialmente dai poteri magici che sono attribuiti loro. Cunow descrive i contadini Peruviani prima l'incursione degli Incas come segue: "Una vita non regolata vissuta l'uno accanto all'altro, tribù reciprocamente in conflitto che erano divise più o meno in unioni autonome territoriali, tenute insieme da vincoli di parentela."[3] Si potrebbe dire che tutti i contadini primitivi del vecchio e del nuovo mondo erano di questo tipo.

In una simile stato di società, è difficilmente pensabile che una organizzazione bellicosa possa realizzarsi per scopi offensivi. E' sufficientemente difficile mobilitare i clan, o addirittura le tribù, per la difesa comune. Il contadino manca sempre della mobilità. E' attaccato al terreno come le piante che coltiva. Infatti il lavoro dei suoi campi lo rende "legato al terreno" (glebae adscriptus), anche se, in assenza di legge, ha libertà di movimento.

Quale effetto, per di più, avrebbe una spedizione di saccheggio in un paese che per tutta la sua estensione è occupato solo da contadini? Il contadino può sottrarre dal contadino nient'altro che già non abbia. In una condizione societaria segnata da superfluità di terreno agricolo, ogni individuo contribuisce solo con un piccolo lavoro data la vasta coltura. Ognuno occupa tanto territorio di quanto ha bisogno. Di più sarebbe superfluo. La sua acquisizione sarebbe un lavoro perso, anche se il suo proprietario fosse in grado di conservare per qualsiasi periodo di tempo il grano prodotto così garantito. In condizioni primitive, tuttavia, questo si rovina a causa di cambiamenti atmosferici, formiche, o altri agenti. Secondo Ratzel, il contadino del Centro Africa deve convertire la porzione superflua del suo raccolto in birra il più presto possibile in modo da non perderlo interamente!

Per tutte queste ragioni i contadini primitivi erano totalmente in mancanza di quel desiderio bellicoso per andare all'attacco, il che è il segno distintivo tra cacciatori e pastori: la guerra non può migliorare le loro condizioni. E questo atteggiamento pacifico è rafforzato dal fatto che l'occupazione del contadino non lo rende un guerrieri efficiente. E' vero che i suoi muscoli sono forti ed ha capacità di resistenza, ma è lento nel movimento ed apatico ad arrivare a decisioni mentre i cacciatori ed i nomadi a causa dei loro modi di vivere sviluppano velocità di movimento e rapidità d'azione. Per questa ragione il contadino primitivo è di solito di un temperamento più gentile.

Per riassumere: entro le condizioni economiche e sociali dei distretti dei contadini, non si può trovare alcuna differenziazione per una più alta forma di integrazione. Non esiste né l'impulso né la possibilità per l'assoggettamento bellicoso dei vicini. Non può sorgere alcuno "Stato"; e, infatti, da simili condizioni sociali nessuno Stato è mai sorto. Se non ci fosse stato alcun impulso dall'esterno, da gruppi di uomini nutriti in un modo differente, il coltivatore primitivo non avrebbe mai scoperto lo Stato.


Persone Antecedenti lo Stato: Pastori e Vichinghi

I pastori al contrario, anche se isolati, hanno sviluppato un'intera serie di elementi dello Stato; e nelle tribù che sono progredite ulteriormente, hanno sviluppato questo aspetto nella sua totalità con la singola eccezione dell'ultimo punto di identificazione che completa lo Stato nel suo senso moderno, vale a dire, con l'eccezione solo della definitiva occupazione di un territorio circoscritto.

Uno di questi elementi è di tipo economico. Anche senza l'intervento di una forza extra-economica, si potrebbe ancora sviluppare tra i pastori una sufficiente differenziazione di proprietà ed entrate. Affermando ciò, all'inizio, c'era completa eguaglianaza nel numero del bestiame, tuttavia in un breve periodo di tempo un uomo potrebbe essere più ricco ed un altro più povero. Un'allevatore specialmente intelligente vedrà il suo gregge aumentare rapidamente, mentre un sorvegliante specialmente attento ed un audace cacciatore lo salvaguerderanno dalla decimazione da parte dei predatori. Anche l'elemento fortuna influenza il risultato. Uno di questi allevatori trova un buon terreno per il pascolo e posti idricamente salutari; un altro perde la sua intera mandria a causa della pestilenza, o di una slavina o di una tempesta di sabbia.

Le distinzioni nella fortuna rapidamente causano una distinzione di classe. Il pastore che ha perso tutto deve farsi assumere dal ricco; e ponendosi sotto di lui, ne diventa dipendente. Dovunque il pastore viva, in tutte e tre le parti dell'antico mondo, troviamo la stessa storia. Meitzen relaziona sui Lapponi, nomadi della Norvegia: "Trecento renne sono sufficienti per una famiglia; chi ne possiede solo un centinaio deve entrare al servizio del più ricco, la cui mandria sale fino ad un migliaio di capi."[4]

Lo stesso scrittore, parlando dei nomadi dell'Asia Centrale, dice: "Una famiglia richiede trecento capi di bestiame per vivere nel benessere; un centinaio di capi di bestiame è sinonimo di povertà, al che segue una vita di debiti. I servi devono coltivare le terre del lord."[5]

Ratzel riferisce, riguardo agli Hottentot d'Africa, su una forma di "commendatio": "La persona povera si sforza di farsi assumere dal ricco, il suo solo obiettivo per essere in grado di ottenere il bestiame."[6]

Laveleye, che riferisce sulle stesse circostanze in Irlanda, traccia l'origine ed il nome del sistema feudale (systeme feodal) nel prestito di bestiame da parte del ricco ai membri poveri della tribù; dunque, un "fee-od" (avente il bestiame) era il primo feudo per cui finchè il debito esisteva il magnate legava il piccolo possessore a sé come "suo uomo".

Possiamo solo alludere ai metodi in base a cui, anche in associazioni pacifiche di pastori, questa differenziazione economica e sociale potrebbe essere stata incoraggiata dalla connessione del patriarcato con i servizi del supremo e sacrificale sacerdozio, se l'anziano saggio avesse usato intelligentemente la superstizione dei suoi associati nel clan. Ma questa differenziazione, finchè non è toccata dai mezzi politici, opera entro confini molto modesti. L'intelligenza e l'efficienza non sono ereditate con nessun livello di certezza. Anche la più grande mandria sarà divisa se molti dei suoi eredi crescono in una tenda e la fortuna è capricciosa. Ai giorni nostri l'uomo più ricco tra i Lapponi della Svezia, nel più breve tempo possibile, è stato ridotto ad una tale povertà che il governo ha dovuto sostenerlo.

Tutte queste cause fanno sì che la condizione d'uguaglianza economica e sociale sia sempre approssimativamente ripristinata.

"Più il nomade è pacifico, indigeno e sincero, più ristrette saranno le differenze tangibili nei possedimenti. E' toccante notare la soddisfazione con cui un vecchio principe dei Mongoli Tsaidam accetta il suo tributo o dono, che consiste in una manciata di tabacco, un pezzo di zucchero e venticinque kopek."[7]


Questa uguaglianza è distrutta perennemente ed in maggior entità dai mezzi politici. "Dove la guerra è portata avanti ed un bottino è acquisito, sorgono maggiori differenze, che trovano la loro espressione nel possedimento di schiavi, donne, armi e vigorosi cavalli."[8]

Il possedimento di schiavi! Il nomade è l'invetore della schiavitù e perciò ha creato la giovane pianta dello Stato, il primo sfruttamento economico dell'uomo sull'uomo.

Il cacciatore porta avanti la guerra e fa prigionieri. Ma non fa di loro degli schiavi; o li uccide o li integra nella tribù. Gli schiavi non sarebbero di alcun uso per lui. Il bottino della caccia può essere riposto anche meno di quanto il grano possa essere "capitalizzato". L'idea di usare un'essere umano come una macchina da lavoro potrebbe essere solo concepita in un piano economico dove un corpo di ricchezza si sia sviluppato, chiamiamolo capitale, che può essere aumentato solo con l'assistenza di forza lavoro dipendente.

Questo primo stadio è dapprima raggiunto dal pastore. Le forze di una famiglia, in mancanza di assistenza esterna, bastano a mantenere insieme una mandria molto limitata e proteggerla dagli attacchi di predatori o nemici umani. Finchè i mezzi politici non entrano in gioco, le forze ausiliarie non si trovano tanto facilmente; come i membri più poveri del clan già menzionati, insieme ai fuggiaschi di tribù straniere che si trovano in tutto il mondo come dipendenti protetti al seguito dei più grandi proprietari di gregge.[9]

In alcuni casi un'intero clan povero di pastori entra, in semi-libertà, al servizio di qualche ricca tribù.

"Molte persone prendono posizioni in corrispondenza della loro ricchezza relativa. Così i Tungusen, che sono molto poveri, provano a vivere vicino agli accampamenti dei Tschuktsches, perchè trovano occupazione come pastori delle renne possedute dai ricchi Tschuktsches; sono pagati in renne. E la sottomissione degli Ural-Samojedes ai Sirjaenes si sviluppa attraverso la graduale occupazione delle loro terre da pascolo."[10]


Eccetto, tuttavia, l'ultimo caso nominato, il quale ricorda molto lo Stato, le poche forze lavoro esistenti, senza capitale, non sono sufficienti a permettere al clan di mantenere una grande mandria. Inoltre i metodi di raduno stessi impongono una divisione. Il pascolo, come dicono nelle Alpi Svizzere, non potrebbe essere "spinto oltre il massimo", vale a dire, avere molto bestiame in esso. Il pericolo di perdere l'intero bestiame è ridotto dalla misura in cui è distribuito sui vari pascoli. Malattie del bestiame, tempeste, ecc., possono influire solo su una parte; mentre perfino il nemico dall'esterno non può spazzarlo via tutto d'un colpo. Per questa ragione gli Hereros, per esempio: "considerano ogni proprietario benestante forzato a possedere, oltre alla mandria principale, diverse mandrie secondarie. I fratelli più giovani o altri parenti più stretti, provano con i vecchi servi per fare la guardia al bestiame."[11]

Per questa ragione il nomade sviluppato risparmia il suo nemico catturato; può usarlo come schiavo nel suo pascolo. Possiamo notare questa transizione dall'uccidere allo schiavizzare in un rito consueto degli Sciti: offrivano al posto dei loro sacrifici uno delle molteplici centinaia di nemici catturati. Lippert, che riferisce di ciò, lo vede come: "l'inizio di una limitazione e la ragione da cui è evidente che si sia fondato il valore secondo cui un nemico catturato è acquisito attraverso la sua trasformazione in servo di un pastore tribale."[12]

Con l'introduzione degli schiavi nell'economia tribale dei pastori, lo Stato, nei suoi elementi essenziali, è completo, anche se ancora non ha acquisito un limite territoriale circoscritto. Lo Stato ha così la forma di dominio e la sua base economica è lo sfruttamento del lavoro umano. D'ora in poi la differenziazione economica e la formazione delle classi sociali progredisce rapidamente. Le grandi mandrie sono saggiamente divise e meglio guardate da numerosi servi armati rispetto a quelle dei semplici uomini liberi che, di regola, tendono a conservarsi nel numero originario: aumentano anche più velocemente rispetto a quelle degli uomini liberi, dal momento che sono allargate dalla maggiore divisione del bottino che il ricco riceve, in corrispondenza al numero di guerrieri (schiavi) che questo posiziona sul campo.

Allo stesso modo la carica di sommo sacerdote crea una spaccatura in costante ampiamento, che divide i numeri del clan, tutti precedentemente uguali, finchè infine una vera nobiltà, i ricchi discendenti dei ricchi patriarchi, è posizionata in giustapposizione del comune uomo libero.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Grosse, Formen der Familie. Freiburg e Leipzig, 1896, p. 39.


[2] Ratzel, Völkerkunde. Seconda Edizione. Leipzig e Wien, 1894-5, II, p. 372.


[3] Die Soziale Verfassung des Inkareichs. Stuttgart, 1896, p. 51.


[4] Siedlung und Agrarwesen der Westgermanen, etc. Berlino, 1895, I, p. 273.


[5] l. c. I, p. 138.


[6] Ratzel, l. c. I, p. 702.


[7] Ratzel, l. c. II, p. 555.


[8] Ratzel, l. c. II, p. 555.


[9] Per esempio tra gli Ovambo che secondo Ratzel, l. c. II, p. 214, in parte "sembrano fondati in uno status simil schiavista", e secondo Laveleye tra gli antichi Irlandesi (Fuidhirs).


[10] Ratzel, l. c. I, p. 648.


[11] Ratzel, l. c. II, p. 99.


[12] Lippert, Kulturgeschichte der Menschheit. Stuttgart, 1886, II, p. 302.


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